1. Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1498-1500)

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Niccolò Machiavelli

Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1498-1500)

[Scritti di governo]

1

[1] Hominibus Comunitatis Foiani.

[2] Noi non possiamo non ci maravigliare di quello che per una vostra de’ xii del presente intendiamo, cioè come Antonio Maria da Sanseverino è venuto di nuovo a’ danni vostri e dubitate ancora non proceda tanto avanti con l’offesa che vi occupi parte delle ricolte, perché da lui piú volte ci è stato fatto fede che non moverà mai nulla contro a voi se già da voi non fussi prima irritato; pertanto noi vi ricordiano al fare anche voi dal canto vostro el debito. [3] Gli uomini d’arme che avevono a venire in vostro aiuto, e che voi infino a’ tre dí di questo aspettavi, non possono fare non venghino fra 4 o 5 dí, e noi anche sollecitereno la loro venuta. [4] Ha ancora lettere da la Eccellenzia del Duca di Milano detto Antonio Maria, e cosí lo ambasciadore suo che è a Siena, che non debbi innovare nulla contro a noi e i nostri uomini; nondimanco a cautela non restiamo di sollecitare messer Ambruogino venga con le soprascritte genti; e cosí, in ogni cosa giudichereno che sia al salvamento vostro necessaria, sareno sempre vigilantissimi. [5] Die xiiii iulii mccccxcviii.

2

[1] Al Capitano di Pistoia, Bernardo d’Inghilese di Stiatta Ridolfi.

[2] Avvisiamoti che all’aúta di questa tu facci di provedere costí pel contado di Pistoia di dugento falce, o almanco 150, o quelle puoi piú, con le prete d’arotarle, e trovatele le manderai in campo al commissario nostro; e questo bisogna facci con ogni celerità e diligenzia. [3] Manderai dipoi a noi uno che ci avvisi di quello costono e saranno di fatto pagate. [4] E questo vogliamo sia fatto con prestezza e sollecitudine perché ne fa là di bisogno grandissimo e dara’ci di subito avviso di quelle arai trovate. [5] Die xv iulii 1498.

3

[1] Lionardo Ridolfi, Commissario generali.

[2] E’ maestri dell’ascia che tu addimandi, e cosí uno migliore scarpellino, ti si man­deranno; dell’altre cose per ora non ti si può né mandare, né, circa a Carlo da Cremona o altri, dare altra ferma resoluzione. [3] Attendiamo ad ordinare che in ogni luogo si possa a sufficienza provedere e con prestezza; mandaci ad ogni modo all’aúta di questa la copia della scrittura de’ fanti del Capitano e quella dello auzino e riterra’tene copia per potergli rassegnare.

[4] El Conte Lodovico della Mirandola si parte domattina dal Poggio a Caiano con 100 uomini d’arme e 50 balestrieri a cavallo e postdomani sarà in Valdarno: sí che alla aúta di questa sarai col Capitano e ordinerai con sua Signoria da alloggiargli. [5] E perché detto Conte Lodovico non si contenta essere alloggiato in Ponte ad Era, penserai con la Signoria del Capitano se fussi buono alloggiarlo a Treggiaia; fa’ che in­torno a questo tu usi ogni diligenzia. [6] Vale. [7] Die xvi iulii 1498.

4

[1] Ruberto de’ Ricci, Commissario a Pescia. [2] Die 18 iulii 1498.

[3] Tu debbi avere aúta la lettera che comanda a cotesti balestrieri ubbidischino, insieme con la provisione di danari per loro conto. [4] Doverrebbono avere ubbidito; se non l’hanno fatto, constrignigli al farlo; e se non volessino, daccene avviso; ordina con cotesti osti, poiché tu di’ che ’ soldati del Conte Checco se ne contentano, che dieno loro quanto pane e quanto vino e’ vogliono per proprio uso, e tenghinne buono conto, obbligandoti per noi a satisfargli. [5] De’ cavagli che sono a Castelnuovo ne abbiano aúto altronde avviso, e di già abbiamo avvisatone el Capitano, che di già vi ha proveduto. [6] Commendiamoti della diligenzia e confortiamoti al seguire.

5

[1] Lionardo Ridolfi, Commessario in campo. [2] Die 18 iulii 1498.

[3] Perché noi giudichiano, oltre all’altre provisioni che sono ne’ campi necessarie, sia el provedere circa alla peste necessariissimo, abbiamo fatto bandire pel contado e distretto nostro che nessuno ardisca per nessuno conto appressarsi costí al campo, che abitassi o venissi di luogo infetto. [4] E perché questo non basterebbe se tu non facessi anche tu el debito, t’imponiamo che, alla aúta di questa, ti ristringa con la Signoria del Capitano e insieme, intorno a questo, ordiniate quello provedimento che voi giudicherete migliore per conservare in buona sanità cotesto nostro esercito.

[5] Abbiamo aúto notizia che cavagli pisani scorrono verso Campiglia, Bibbona e Rasignano e Monte Scudaio; desiderremo mandassi e’ balestrieri disegnati, se non li hai mandati. [6] Circa alla paga de’ provigionati del Capitano, non si attende ad altro; pro­vederassi ad ogni cosa con prestezza. [7] Del Guerriero abbiamo inteso, e per tuo avviso e per altri: provederassi non ci possa nuocere.

6

[1] Simon Guiducci Vicario e Commissario di Lari. [2] Die xx iulii 1498.

[3] Inteso per la tua de’ xvi quanto ci avvisavi circa al mancamento delle fanterie che tu di’ costí essere, ci risolvemo scriverne in campo al Commessario, che ad ogni modo, inteso appieno el bisogno del luogo, sufficientemente vi provedessi. [4] Crediamo l’arà fatto; e se pure e’ non l’avessi ancora fatto dopo l’aúta di questa, non ti paia fatica con qualche lettera ricordargliene. [5] Noi crediamo certamente ch’e’ fanti di Criaco si portino come tu ci avvisi; pur nondimanco e’ si vuole considerare che sono soldati, e che tutti e’ soldati son piú tosto volti al far male che ad altra buona operazione; sí che e’ bisogna, a chi ha con loro a conversare o a chi è di loro guida, usare prudenzia grandissima e molte cose dissimulare, molte acremente gastigare, secondo che el tempo, el modo e el luogo richiede. [6] Discorriamoti cosí non perché noi ci diffidiamo punto nella sufficienzia tua, ma per ricordarti che tutti e’ soldati son fatti ad uno modo.

7

[1] Leonardo Rudulfo, Commissario in castris. [2] Die xxiiiii 1498.

[3] E’ saranno di corto costí e’ commessari nostri, cioè Iacopo Pitti per costí e Piero Vespucci per Livorno, e’ quali, e alle cose di Livorno e di costí provederanno. [4] Crediamo che Domenico da Volterra possa partire da Livorno, per esservi Vito d’Antoniaccio e Orlando da Fucecchio. [5] E’ si partí ieri di qui Piero del Grasso tavolaccino, el quale viene in compagnia di certi che conducono costí tre cortaldi; farai che gli consegnino a chi è sopra a ricevere la munizione e dara’ci avviso della giunta loro. [6] Noi ti scrivemo a’ xxii di questo che raccettassi messer Bernardino spagnuolo, connestabile, con la suo compagnia. [7] Ora, perché noi abbiamo inteso che, nel venire qui, egli entrorno in certe case di ammorbati e rubatole, e inoltre che si posorono nel venire costà a Saminiatello nelle case di certi ammorbati, in modo che potrebbono facilemente avvelenare tutto cotesto campo, il che genererebbe tanto disordine quanto tu stessi conosci, all’aúta di questa addunche farai di dar loro destramente licenzia essendo costí; e non essendo ancora arrivati, manderai loro incontro a comandare non si accostino al campo, ma piglino verso altra provincia el cammino.

8

[1] Agnolo Pandolfini, in Barga, Commissario. [2] Die xxvi iulii 1498.

[3] Per lo avere tu intrattenuto da amico Stefano di Poggio, ambasciadore lucchese, e oltra di questo avere con effetto fattigli riguardare da e’ tuoi sudditi e le robe loro tolte ristituire, meriti commendazione non piccola, perché, come prudente, hai considerato quanto ci importi in questi tempi lo stare bene con ciascuno e massime co’ vicini: e’ quali, a loro posta, ci possono, e facilmente nuocere, e giovare conoscendo la umanità e sincerità nostra, e degli altri la superbia e impietà: ché vedi, secondo che tu scrivi, avere cominciato già Lucchesi a conoscere l’arroganza viniziana. [4] Confortianti addunche al seguire e osservare l’ordine tuo incominciato, e del fargli riguardare e dello intrattenergli colle cirimonie, servando nondimanco sempre lo o­nore nostro e tuo, e avendo l’occhio loro alle mani per fuggire qualche macchinazione d’inganno che potessi sotto tali velami nascere: il che, perché se’ prudentissimo, sappiamo non bisogna ti sia ricordato. [5] Commendianti ancora e di tutti gli altri avvisi ci dai e dello avere tu sopportato commodamente la insolenzia di Batistone, rimettendolo all’uficio nostro; e noi dal canto nostro, se e’ comparisce come tu ci avvisi, governereno in tale maniera questo caso che gli altri ne piglieranno esemplo e tu ne resterai satisfattissimo.

9

[1] Stefano Parenti, Potestà d’Empoli. [2] Die xxvi iulii 1498.

[3] La tua partita da Empoli, per cagione del morbo o per qual ti vuogli altra cagione, merita reprensione grande nel conspetto di tutti quegli che, come buoni cittadini, prepongono el bene della patria loro al proprio commodo, e di coloro che non si curono, per salvare la Repubbrica, sottomettersi a ogni pericolo benché gravissimo; perché privare una terra di commissario, quasi contermina a quelle de’ nimici nostri, non è altro che darla loro in preda, per piccolo scorso o insulto che da loro fussi fatto. [4] È uficio addunche di buono cittadino, come debbe desiderare ciascuno essere e essere tenuto, quando egli è in qualche espedizione pubblica, avere sommamente caro che qualche avversità gli sopravvenga per mostrare ad una ora e quanto e’ vaglia e quanta affezione e’ porti alla patria sua. [5] Ma tu che se’ stato deputato alla guardia di cotesta terra, come prima sentisti esservi qualche immaginazione di moria, la abbandonasti, acciò che fussi piú facile lo ’ntrarvi a’ nimici nostri: cosa veramente non degna di nessuno uomo che volessi essere stimato prudente. [6] Comandianti addunche che, vista la presente, ti transferisca in Empoli; e quivi farai el debito di fare serrare le porti la sera e arai cura alla terra come debbe avere un buon e amorevole cittadino della patria sua; altrimenti ti faremo intendere ce ne sappia male.

10

[1] Lionardo Ridolfi. [2] Die xxxi iulii 1498.

[3] Noi ti scrivemo a’ ventotto di questo come noi avavamo deliberato che a quelli soldati franciosi, spagnuoli e tedeschi che si erono alloggiati a Marti tu dessi loro licenza, e scrivemoti le cagioni che ci muovevono a farlo. [4] È stato a noi dipoi Cappone Capponi, el quale ci ha referito come e’ non sono ancora partiti, e quali e quanti omicidii e latrocinii abbino commesso, e ogni dí commettino; per la qual cosa, noi ti comandiamo che, subito ricevuta la presente, tu ordini in modo che partino, o per amore o per forza, come tu giudicherai essere necessario al farli partire, perché noi non vogliamo a nessun modo ricevere danno da coloro da chi noi non speriano ricevere commodo.

[5] El Commissario, come stamani ti si scrisse, partirà domani con provedimento di satisfare a tutti e’ bisogni di costí.

11

[1] Noi ti scrivemo ieri per dua nostre lettere come oggi partiva Iacopo Pitti, nostro commissario generale, con ordine tale che potrebbe satisfare a tutte le necessità di costí; cosí oggi di nuovo per questa ti replichiamo. [2] Ma bene è vero che oggi, per certe cose occorse, e’ non è possuto partire; ma partirà domani sanza manco alcuno. [3] E perché interamente tu sappi tutte le occorrenzie di questo, intendi che Iacopo verrà costí ma non potrà portare seco quella intera somma che è a tale espedizione necessaria; ma intendendo noi per le tue lettere el disordine grande che costí era, ci è paruto che sia necessario che parta sanza aspettare piú gagliarda provisione perché lui, con la sua presenza, e parte col soldare qualche uno in fatto e assai in demostrazione, potrà molto meglio intrattenere costí le cose per otto dí ancora, che tu non aresti potuto fare con le parole. [4] E fra otto dí infallante noi dareno qui intero effetto alla disegnata somma e potrassi poi animosamente seguire ogni impresa che la Signoria del Capitano giudicherà onorevole. [5] Tutto ti s’è detto acciò che, informato del tutto, possa meglio colle parole intrattenere fino alla giunta del prefato commis­sario.

[6] El discorso che per l’ultima tu ci fai de’ casi di Cascina ci satisfà assai, di che grandemente ti commendiamo; ma bisogna, come ti s’è detto di sopra, con arte intrattenere le cose tanto che si possino tali disegni con perfezione colorire. [7] Vorremo bene che piú particularmente tu ci avvisassi delle cose di Cascina, cioè quello che tu sotto qualche velame narri, manifestamente ci aprissi: cioè se va nessuna cosa atorno che sia importante, che ce ne dia avviso. [8] Circa a’ fanti todeschi sono a Marti, ci basta che tu gli abbia levati di quivi come avvisi e transferiti altrove dove possino aspettare tanto che ’l predetto commessario giunga: el quale ne delibererà appieno. [9] Fa’ che, vista la presente, tu ci mandi qui a Firenze otto de’ balestrieri della Eccellenzia del Duca di Milano, di quegli che militano sotto el governo di Francesco Nero: e’ quali ci debbono venire per cose pertinenti alla prefata sua Eccellenzia. [10] Vale.

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[1] Simoni de Boncianis, Vicario et Commissario Scarperie. [2] Die 2 augusti 1498.

[3] All’aúta di questa userai ogni diligenzia di far ricercare se fussi costí capitato in paese uno soldato, el quale, per uno omicidio commesso, s’è partito di campo, che si chiama Agnolo dei Badiali: uomo piú che di mezza statura, di età d’anni 35 o piue, toso, una berretta rossa scempia con meza piega tagliata da due lati, giubbone bianco con manichini bianchi listrati di velluto negro, calze alla divisa del Re di Napoli. [4] Manderai addunche e’ tua cavallari che ricerchino tutti e’ luoghi e passi tritamente, dandone notizia anche al Vicario di Firenzuola. [5] E se lo potessi avere nelle mani, terra’lo a nostra stanza e dara’cene subito notizia.

13

[1] Comiti Rainuccio, Generali Gubernatori. [2] Die iiii augusti 1498.

[3] Abbiamo inteso, per una della Signoria vostra, da quanta e quale necessità quella sia al presente angustiata. [4] Intendiamo ancora, pel lungo discorso di quella, con quale animo, fede, e affezione abbia per xvi anni servito alla nostra Repubblica; le quali cose, perché del bisogno di quella eravamo certi, e della fede e sincerità certissimi, non ci hanno possuti render piú pronti al favorirla e alle sua necessità provederla che noi per lo ordinario ci fussino. [5] E veramente, poi che per la nostra inimica fortuna e’ seguí quello accidente dove e’ convenne, e a noi el campo nostro con tanto disagio e dispendio instaurare, e alla Signoria vostra della propria salute provedere, noi non abbian mai pensato se non come potessino e le perdute forze e lo onore nostro e vostro recuperare; e tutti e’ partiti che si sono presi, come appieno vostra prudentissima Signoria conosce, non sono proceduti se non da estrema necessità, pel disordine nel quale era la nostra Repubblica incorsa. [6] Di che a nessun modo non si può né debbe dolere vostra Signoria, perché conoscerà per lo avvenire, in ogni cosa dove potremo, noi essere in benificio e onore di quella prontissimi; e non attendiamo al presente, se non ad ordinare in tutte le sua occorrenzie satisfarla: il che di corto ad ogni modo si adempierà. [7] E rendasi vostra Signoria certissima che non è alcun di noi che pensi vostra Signoria dovere dal servizio della nostra Repubblica alienarsi; anzi si ordina di fare tutte quelle cose, mediante le quali quella fede, amore e affezione, che insino ad ora verso a questa Repubblica ha dimostro, per lo avvenire si raddoppi. [8] Vale.

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[1] Iacopo de Pittis, Commissario generali in castris contra Pisanos. [2] Die 9 augusti 1498.

[3] Quanto a quello che tu ci avvisi dell’essersi transferito ne’ campi nostri el Bianchino da Pisa e dello averli dato condizione, non ti si risponde altro, perché tutto si rimette nella prudenzia tua e in quella del signore Capitano, come in uomini che, per essere in sul fatto, conoscono e’ partiti si debbono pigliare in onore e in utile della Repubblica nostra.

[4] Quanto all’altre cose, e de’ fanti del Capitano e della ’mpresa, non ti si dice altro, perché Piero Popoleschi partí iersera per venire costí con buona somma di danari, e tutto per dare riputazione alla cosa, come da lui a pieno intenderai; e forse alla ricevuta della presente sarà comparso.

[5] Circa a’ cannoni, voi potete provedere costí, perché avete forme e piombo; e se volessi farle di pietre, avete li scarpellini alla Golfolina. [6] Nec plura.

[7] Per uno nostro cavallaro tornato in questo punto di Lombardia, intendiamo come domenica sera alloggiorono in Modona circa 120 balestrieri de’ Viniziani che vengono alla volta di Pisa; e non pare venissino molto presto. [8] Parci debba subito dar notizia al Capitano, acciò che, parendoli a fare provisione nessuna d’impedire loro il passo, lo possi fare, ancora che dubitiano non essere a tempo.

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[1] Nicola Rucellai a Rasignano. [2] Die xii augusti 1498.

[3] Noi ti scrivemo a questi dí come tu lasciassi stare e’ grani di Giovan Foraboschi nostro cittadino abitante costí, el quale si era doluto di te allo Officio nostro: di che, secondo che lui di nuovo ci riferisce, ti se’ fatto beffe e attendi nella tua pristina mala perseverazione. [4] Pertanto noi ti comandiano che tu non sia sí ardito che tu tocchi alcuna cosa appartenente a detto Giovanni sotto pena della disgrazia nostra. [5] E se detto Giovanni non facessi quello che debbe e in alcuna cosa errassi, dara’cene avviso, e noi, secondo e’ sua demeriti, lo gastighereno: perché noi non intendiàno che li uomini nostri e ’ nostri cittadini sieno trattati nella forma che lui dice essere trattato da te.

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[1] Petro Iohanni de Ricasolis, Capitaneo Volaterrae. [2] Die xiii augusti 1498.

[3] Per la tua de’ xii restiamo avvisati quanto messer Pietro Pagolo della Sassetta si mostri male contento per essere Rinieri, suo figlio, al soldo co’ nimici nostri, e come ancora Rinieri, con tutto che sia vez­zeggiato da’ nimici, desiderrebbe essere amico di questa Repubblica. [4] Scrivi ancora che aresti qualche mezzo a tentare questo accordo, quando e’ ci paressi. [5] E perché noi siamo desiderosi, come debbe essere qualunche, non solamente di mantenerci e’ nostri amici, ma ancora di riconciliarsi quelli che per alcuno tempo da noi si fussino alienati, saremo per rimettere ogni iniuria fattaci e ogni errore commesso, purché noi fussino certi che quel tale si disponessi mutare l’animo suo con tale fede e dimostrazione che noi fussimo constretti indubitatamente a credelli. [6] Pertanto quando tu vega che di messer Pietro Pagolo o di Rinieri, suo figliolo, si possa simile cosa sperare, noi ti diàno piena licenza e commissione che tu intenda l’animo loro e quello li offeri che tu giudichi sia intorno a simile opera necessario. [7] Tu se’ prudente, e però tutto alla tua prudenzia rimettiamo, con questo nondimanco, che d’ogni andamento ci dia intero avviso.

17

[1] Petro Corsino. [2] Die xiiii augusti 1498.

[3] Restiamo avvisati per la tua de’ xiii di quanto ci scrivi delle cose appartenenti al Signore Governatore. [4] Di che restiamo satisfatti; ma piú ne resteremo quando intendereno te avere visto con l’occhio quello che sua Signoria ti ha dimostro con le parole. [5] Confortianti a ritornare a Pescia el dí che sua Signoria ti disse dovere essere ad ordine, e cosí ancora ad eseguire tutto quello che s’aspetta a la tua commissione, con quella diligenzia che nell’altre tua espedizioni sogli usare.

18

[1] Commissariis in castris contra Pisanos. [2] Die 18 augusti, hora 12.

[3] Noi saremo brevi, perché e’ non ci occorre rispondere se non a quella parte dove, per quella di iarsera e di ieri, ci referite bisognarvi ad ogni modo ducati 3000, e che altrimenti cotesti soldati non si leveranno domenica mattina secondo l’ordine dato. [4] A che si risponde che Alfonso Strozzi monta ora a cavallo e fia costí con quanta celerità fia possibile. [5] E non si è possuto ordinare altrimenti che mandi danari inanzi, perché per buona cagione non gli è paruto. [6] Sí che usate prudenza acciò che questo non perturbi el disegno vostro, perché e’ fia costí ad otta che voi potrete pagare e’ danari domenica. [7] E cotesti soldati, persuasi da voi, doverrebbono acquiescere alle ragioni e non guardare in un dí. [8] Demum replichianvi che voi sete prudenti e saprete meglio ordinare voi le cose costí per essere in sul fatto che noi non vi sapremo dimostrare con le parole. [9] Nec plura.

[10] Postscripta. [11] Ci siamo ricordati che tu, Benedetto, portasti danari in proprietà, e cosí Raffaello Girolami. [12] Fate di servirvi di cotesti infino alla giunta di Alfonso, che fia presta, come per la lettera vi si è scritto. [13] Ancora vi si ricorda che, disegnando voi di valervi dell’opera del signore Governatore, voi lo facciate con piú onore di sua Signoria che si può, non guastando nondimanco nessuno vostro disegno circa alla ordinata impresa. [14] E questo vi ricordiamo, perché, onorando sua Signoria si viene ad onorare el campo, e onorando quello si viene ad onorare e noi e ex consequenti la nostra Repubblica. [15] Voi, per essere costí, sapete meglio che modi e che termini voi dovete usare intorno a questo, che non sappiamo noi che siamo qui: però, confidandoci nella prudenzia vostra, tutti ci rimettiamo a quella.

19

[1] Commissariis in castris. [2] Die xxi augusti mccccxcviii.

[3] Noi non possiamo non ci maravigliare del non avere voi scritto dopo quella de’ 19, data ad ore quattro, perché, oltre a la incommodità che simile cosa ci arreca, ci nutrisce ancora biasimo, e sanza nostra colpa, nel conspetto di tutto questo popolo; per la quale cosa voi meriteresti, e tutto con sopportazione, di essere accusati di negligenzia in quelli luoghi dove, con ogni vigilanzia, non si può abbondare di sollicitudine. [4] E’ vi si ordinorno le poste non ad altro effetto se non a questo fine, che non passassi almanco 20 ore che di costí le nuove non rinfrescassino: acciò potessimo e provedere e ordinare qualche cosa utilissima per la nostra Repubblica, che simili mezzi fanno piú facile a condurre. [5] Confortianvi addunche per lo avvenire a non preterire dello scrivere, perché siamo certi che ora per ora accade costí qualcosa di nuovo da avvisare: il che faccendo, farete e el debito vostro e cosa grata e a noi e a tutto questo popolo. [6] Desiderremo oltra di questo intendere e’ disegni vostri e cosí del signore Capitano; e’ quali, benché noi sappiamo che saranno probabili, pur nondimanco giudichiamo sia necessario lo intenderli, per potere e consultarli e pensare alla iustificazione d’ogni evento che di simili disegni riuscissi: perché a lo uficio nostro si aspetta di ogni cosa che ne’ campi si tratta, saperne rendere probabile ragioni a qualunche fussi necessario el dimostrarle. [7] Giampagolo Baglioni è certo a stanza della Repubblica nostra e del Signore di Piombino ne stiamo a buona speranza per lo intendere che non sia ancora acconcio con persona. [8] Rassegnerete e’ fanti di Dionigi alla giunta sua e non lo pagherete se non pe’ fanti che costí si rassegneranno: perché abbiamo inteso che se n’è partiti, nel venire costí, qualcuno.

20

[1] Laurentio Spinello. [2] Die xxii augusti 1498.

[3] Disiderando noi dimostrare qualche gratitudine verso cotesti uomini di Castiglione del Terziere per essere loro venuti nuovamente sotto la iuridizione nostra, acciò che quella affezione e reverenzia che portono alla nostra Republica non solamente si mantenga ma ancora si accresca, voliamo e comandiamo che, per virtú di questa nostra littera, tu e qualunche altro tuo successore, non possa né debba riconoscere né punire, né in beni né in persona, qualunche delitto li uomini della comunità di detto Castiglione per alcun tempo o in alcuno luogo avessino commesso, mentre che furno sottoposti e sudditi del Marchese Tommasio di Villafranca; e cosí non ne possa essere nessuno nostro rettore o luogotenente, in alcuno modo o in alcun luogo, riconoscitore, eccetto che di quegli delitti che fussino commessi in danno e detrimento della nostra Repubblica; e di questi possino essere da ogni uficiale luogotenente, e cosí in ogni luogo e tempo secondo e’ loro demeriti, gastigati. [4] E questo voliamo che s’osservi immaculatamente per te e tua successori e qualunche altro rettore sottoposto a nostra iurisdizione.

21

[1] Commissariis generalibus in castris. [2] Die 22 augusti.

[3] Poi che noi vi avemo scritto, ci occorre farvi intendere come da Ruberto de’ Ricci, Commissario a Pescia, ci è stato mandato una lettera diritta a lui dal Vicario di Monte Carlo, della quale vi mandiamo la copia: parte perché voi restiate avvisati di quanto e’ n’avvisa, e ché voi pensiate, come a longo ieri e stamani vi abbiamo scritto, che non è tempo né da dormire, né da fare impresa che sia di poco frutto e d’assai consumazione di tempo, e ché voi vi ricordiate che se Niccolò Piccino non consumava 40 dí a Castello San Niccolò, noi non aremo aúto tempo a ripigliare le forze e non aremo possuto dipoi, con tanto nostro onore e sua infamia, romperlo ad Anghiari (pertanto noi dubitiamo assai che la Verrucula non sia al presente a noi quello che fu, in quel tempo, a quello Niccolò, degnissimo capitano, la impresa di San Niccolò etc.). [4] Parte ancora vi mandiamo tale copia perché voi veggiate s’egli è onesto che uno commissario, in un luogo della importanza che è Monte Carlo, lo abbandoni e venghisene costí in campo. [5] Pertanto ordinerete che ritorni là e ammuniretelo a fare diligentemente lo uficio suo, altrimenti noi saremo, contro a nostra voglia, forzati, poiché lui mostra di fare poco conto delle commissioni iniuntegli, di farne manco di lui.

22

[1] Comunitati Pistorii. [2] Die xxiii augusti 1498.

[3] Sanza che, per le vostre lettere de’ 21, ci fussi fatto fede delle qualità di Niccolaio di Francesco e di Lazzaro, vostri cittadini, eravamo di loro e dello operare loro ottimamente informati e sempre mai li stimamo e amorevoli della loro e della Repubblica nostra fedelissimi. [4] E rendetevi certi che tutto quello ci ha inspinti a richiedervi della venuta loro torna assai commodità a noi, e a voi utile grandissimo: perché el trovarsi loro qui è non solum a proposito delle cose vostre ma ancora della Repubblica nostra. [5] Pertanto per bene universale e di noi e di voi, sarete contenti alla richiesta de’ commissarii nostri farli venire, e questo quando la valitudine loro lo sopportassi. [6] E la stanza loro fia sí breve che non potrà impedire nessuna loro azione pubblica, alla quale quelli fussino preposti. [7] Demum tutto quello che si opera, s’opera ad comunem utilitatem: di che sendone noi desiderosi, voi ne doverresti essere desiderosissimi.

[8] Voi dovete sapere li assai preparamenti che per noi si sono fatti, pertinenti a la espedizione pisana; e perché in campo, secondo che ne avvisorno e’ commissarii nostri, vi era difetto di guastatori, scrivemo a Giovambattista, vostro Capitano, che pel contado vostro ne provedessi di 600: sí che e’ ci sarebbe grato che voi gli porgessi lo aiuto vostro, acciò che simile opera li fussi piú facile a condurre, la quale è, come voi sapete, alla impresa nostra necessaria.

23

[1] Commissariis generalibus in castris. [2] Die 27 augusti.

[3] Noi vi scrivemo stamattina quanto ci occorreva e stasera ci spigne dua cose al riscrivervi: l’una per mantenere l’usanza, l’altra perché non ci pare mai troppo el ricordarvi quanto noi desideriamo che costí non si perda tempo; e, come stamani vi si scrisse, bisogna che ’ tremila ducati, e’ quali fra oggi e ieri v’abbiàno mandati, bastino insino che sia consumata la espugnazione di Vico; e però con desiderio aspettiamo d’intendere che stasera voi abbiate cominciato a fare fatti e domattina a fare qualche progresso. [4] E questo sommamente desideriamo noi e desideralo tutto questo popolo: e se qualche gagliardo acquisto non si vede, noi ci dorreno di voi e quello si dorrà di noi sanza nostra colpa. [5] E’ vi s’è tante volte scritto, tanto ricordato che, nonché voi che sete prudentissimi, ogni rude uomo e grosso potrebbe avere inteso quello che, a noi e a voi, importa lo acquistare o el non acquistare; e basti.

[6] El commissario di Livorno ci avvisa che li sarebbe necessario, a volere vivere sicuro delle cose di quivi, che voi li mandassi 50 fanti: sí che saretene col Capitano e, se vi pare necessario, ne li manderete quanti lui richiede a dovere etc.

24

[1] Simoni de Ridolfis, Commissario Romandiole. [2] Die iia augusti 1498.

[3] Noi ti commendiamo molto della diligenza usata in posare le brighe fra cotesti nostri fedeli, e delli avvisi e’ quali ci dai, e cosí dello avere mandato Piero Francesco di Corbizzo a Faenza: perché tutto è stato ordine di prudente e di amorevole cittadino verso la sua Repubblica. [4] E perché tu intenda quanto di qua intendiamo, a ciò ne possa fare parte a cotesta Illustrissima Madonna, noi abbiamo da Roma come el Papa ha scritto brevi a Siena e amunitili che non si accostino co’ Viniziani, e sub pena privationis scrisse a Perugia che non lasci passare gente viniziana pel territorio loro che venissi a’ danni nostri; e cosí ha comandato al Duca di Urbino che sotto quella medesima pena non cavalchi in sulle terre della Chiesa. [5] Vero è che prima avamo inteso detto Duca trovarsi ad Agobio per passare a’ danni nostri per quello di Perugia. [6] Crediamo ora che e’ brevi mandati, se al tutto non impediranno tale venuta, almanco differiranno; la quale dilazione ci è assai a proposito; e noi per ovviare ad ogni insulto che ci soprastessi abbiamo mandato la presta a Giampagolo Baglioni e al Signore di Piombino, e siamo in pratica tale co’ Sanesi che noi crediamo condurli alla divozione nostra. [7] Pertanto se el Signore di Faenza fia savio, non aspetterà la guerra in casa e lascerassi consigliare da chi pensa cosí alla salute sua come alla propria, e fuggirà el consiglio di coloro che, accecati dalla ambizione, pensono solamente d’acrescere lo imperio loro, il quale aumento non può nascere se non dalla diminuzione d’altri. [8] Il che poiché lui non intende, doverrebbe almanco credere a cotesta Illustrissima Madonna e pigliare esemplo da lei in mantenere la Signoria sua integra e con riputazione. [9] Abbiamo ancora come messer Aniballe ha tocchi pochi danari e crediamo che non sia per cavalcare cosí presto: e cosí che Carlo Orsino e Bartolommeo d’Alviano non sono fermi a condotta, ma hanno tocco danari per la impresa di Piero e che Piero è malato di flusso leggerimente, pure non si vuole allentare un punto della diligenzia solita. [10] Per noi di qua si è preso el bastione e speriamo fra tre o 4 dí conseguire la possessione di Vico e dipoi gagliardamente seguitare la vittoria; e a questo fare non ci mancherà né danari, né unione, né favori: e cosí puoi da nostra parte confortare cotesta Illustrissima Madonna, e quando sarà di bisogno e Dionigi e el signore Ottaviano di Faenza, secondo e’ tua avvisi, cavalchino, si espediranno per costí.

[11] Faragano ebbe da noi, al partire, 40 ducati d’oro, sí che dira’lli ci mandi sannitro per quella somma; e intenderai, perché Giovanni de’ Medici ci scrisse che costí era venuto el sannitro del Duca di Milano, quello ne sia sequito: e di tutto ci darai avviso.

25

[1] Commissariis generalibus in castris. [2] Die iia augusti.

[3] Noi vi scrivemo iarsera, e l’altra, e cosí successivamente tutte le altre sere, quanto noi desideriamo operiate circa allo espedire con ogni celerità la espugnazione di Vico. [4] E per la vostra di stamani intendemo l’ordine dello espugnarlo e quello ne speravi, di che assai vi commendiamo; e confortiamovi, e cosí terrete confortata la Magnificenzia del Capitano, che, se noi fareno el debito nostro qui e voi costí el vostro, non possiamo né dobbiamo dubitare questa nostra impresa non abbia quello fine, el quale noi e voi desideriano: perché, quando e’ non ci si vedessi segno veruno di bene – che ci se ne vede molti –, dobbiamo credere che la Fortuna si abbi col tempo a vergognare per lo averci immeritamente tanto perseguitati. [5] E dobbiamo credere che ’ nimici nostri, benché sieno potentissimi, si sbigottiranno veggendoci nelle avversità ringagliardire. [6] Sí che, sanza rispetto, timore o sospetto alcuno, seguitate animosamente la impresa vostra; e a noi, quanto ci si aspetta, non resterà a fare alcuna cosa intorno a ciò necessaria. [7] E confortiamovi a darci piú particulari de’ successi, che voi insino a qui non avete fatto a satisfazione, e di là ad intendere.

[8] Maravigliamoci assai che tu, Iacopo Pitti, ti dolga de’ capi de’ marraiuoli, avendo noi tante volte scritto o che voi vi rimediassi o che voi ce ne dessi notizia; e non avendo fattone alcuna cosa, stimiano sia per volere voi che la cosa vada cosí e passa con nostro poco onore e assai carico. [9] E sappiate che oggi la lettera si lesse fra li Ottanta e ad ognuno dispiacque assai simile cosa; e pertanto noi vi facciàn fede che se voi non vi rimediate in modo che noi non abbiàno a sentire piú alcuna cosa, noi mandereno per loro e farassi a tutti quello onore che e’ portamenti loro aranno meritato, e basta.

[10] Scrivendo, comparí una vostra, la quale ci significava il disordine nel quale vi aveva messo el contrario tempo della notte passata: a che speriamo si riparerà subito per la prudenzia del Capitano e diligenzia vostra.

26

[1] Commissariis in castris. [2] Die iii septembris.

[3] Alle vostre di stamani accade poco replicare; solamente alla parte che tu, Piero, ci di’ de’ marraioli e di chi li amministra, ti facciamo intendere che oggi abbiamo casso e privo d’ogni autorità Andrea Adimari, Benedetto degli Alberti e Piero Gerardini, concedendo a tutti voi commissarii piena autorità di sustituire tre altri ne’ luoghi di quelli, e cosí metterete ad esecuzione.

[4] Noi scrivemo ad Agnolo Pandolfini a Barga che ci mandassi quello che lui intendea di maestro Matteo, perché, alla ricevuta della vostra di stamani, lo mandamo al Capitano e facciallo guardare a nostra stanza; e aspettiamo ad esaminarlo quello che Agnolo delli ordinamenti suoi ne significhi.

[5] Noi vi abbiamo per molte nostre lettere dimostro quanto lo accelerare nello acquisto torna a proposito, e stasera ancora non differireno di farlo: perché se mai lo giudicamo necessario, ora è da giudicarlo, considerato che ogni dí rinfrescono le nuove delli assai e galliardi preparamenti de’ nimici. [6] E pure stasera ci scrive messer Francesco da Roma che per tutto dí otto del presente fieno ad ordine Bartolommeo d’Alviano, Piero de’ Medici, Duca di Urbino, e Carlo Orsino per assaltarci di verso Siena, e eodem tempore sareno assaltati in Romagna dalle genti si truovono a Ravenna e da quelle di messer Annibale Bentivogli, e tutti fieno ad ordine per tutto dí otto di questo; sí che considerate quanto importi questi insulti trovarvi intorno a Vico o drento, e di quanto momento sia lo averlo recuperato o esserne privo. [7] E aremo ardire di dire che fra uno mese si abbia a vedere che fine sia per conseguire la libertà e la Repubblica nostra: el quale, o prospero o infelice che si apparecchi, di tutto sarete e laudati e incolpati voi, come guida e timonieri di questa barca: sí che, con franco animo e con ogni debita sollecitudine, mostrate di non degenerare da’ progenitori vostri, a’ quali le cure delli eserciti sono state pel passato demandate.

[8] E perché quando a questi dí vi scrivemo di levare el signore Governatore e Bandino, voi ci scrivesti che alla Signoria del Capitano non pareva di levare gente inanzi alla espugnazione di Vico acciò non si togliessi riputazione a noi e dessimo cuore a’ nimici, cedemo alle sua efficaci ragioni, e cosí vi scriviamo ora che insino alla aúta di Vico c’ingegnereno di non le avere a divertire altrove. [9] Ma, espugnato quello, bisogna ad ogni modo che voi disegnate quali sieno da mandare verso Siena, e massimamente che noi siamo in pratica e quasi in ferma conclusione di saldare accordo con Pandolfo Petrucci. [10] E siamo rimasti che, fermo lo accordo, dobbiamo mandare al Poggio e fanterie e uomini d’arme: sí che disegnerete, aúto Vico, quali facciate proposito mandarvi.

[11] E’ fia con questa due lettere di Pandolfo Petrucci a certi connestabili: ingegneretevi di accomodarlo secondo el desiderio suo, non levando però Dionisio, perché Pandolfo crediamo che fia tutto nostro.

27

[1] Andreae de Carnesechis Capitaneo Cortonae. [2] Die quo supra.

[3] E’ sarà arrivato costí Guglielmo de’ Pazzi, col quale arai possuto referire tutto quello ci hai, per la tua del primo dí, significato; e, esaminato quanto è di bisogno, provedrete a tutto con ogni debita diligenzia. [4] E ricordiamoti che nelle cose dove consiste l’onore della Repubblica nostra, tu non abbi riguardo ad alcuno di qualunche stato o essere si sia, cosí laico come religioso, perché tutto quello che si fa in mantenimento dello stato suo è ottimamente fatto.

28

[1] Giovanni di Piero Francesco a Santa Maria in Bagno. [2] Die v septembris.

[3] Per le tua, date a’ 30 e 31 del passato, intendiamo quanto n’avvisi avere operato in comporre le cose di cotesti nostri fedeli, di che meriti commendazione non piccola; restiamo ancora avvisati di quanto ritrai delli andamenti del Signore di Faenza, e cosí di verso Ravenna: e di tutto ti commendiamo.

[4] Noi di qua intendiamo dallo oratore nostro di Roma come Piero de’ Medici era guarito del flusso e fa un grande sollecitare Bartolommeo d’Alviano e Carlo Orsino al cavalcare, e pare che abbino disegnato trovarsi in quello di Siena a’ confini nostri col Duca di Urbino e messer Astor, a 8 o dieci dí di ’l presente. [5] E per la via di Cortona ci è significato el Duca di Urbino essere con le sua genti ad ordine alla Fratta e aspettare di passare per la via di Perugia a’ danni nostri. [6] Vero che, all’incontro di questo, s’intende el Papa avere mandati brevi a Siena e a Perugia, quelli ammunendo e a questi comandando che non permettino gente viniziane passare per el territorio loro a’ danni nostri; e cosí avere scritto al Duca d’Urbino che sub pena privationis non cavalchi su per quello della Chiesa per venire contro a di noi, e quello medesimo avere scritto a Bartolommeo e a Carlo Orsino. [7] Non sappiamo però che frutto sieno per farsi: stimiamo che se non facessino altro, doverrebbono fare la loro venuta non cosí presta, il che è nondimeno da stimare assai. [8] E perché né Bartolommeo né Carlo è ancora fermo a condotta co’ Viniziani, ma solamente hanno aúti danari per cavalcare con Piero, è in Roma chi s’incorerrebbe di farli venire con poca fatica alli stipendii nostri. [9] E per ancora non abbiamo ragionato alcuna cosa, né di loro né di messer Astor (el quale ci ha fatto, per uno suo mandato, intendere quasi che volentieri tornerebbe sotto le nostre condotte), perché voliamo prima sapere che consiglio o che aiuto ne prometta lo Illustrissimo Duca di Milano, al quale tutto si è significato mediante lo oratore nostro. [10] Siamo ancora in stretta pratica d’accordo con Sanesi per assicurarci da quella banda; e a questo trattare si è mandato là ser Antonio da Colle. [11] Crediamo farà qualche frutto, di che alla giornata te ne dareno particulare avviso. [12] Di quello s’intenda di verso Milano non ci affatichereno ragguagliarti, parte perché non ci occorre, parte perché stimiamo, per essere costí, te esserne a pieno informato.

[13] Di campo non ci è altro se non che ’l Capitano attende con ogni debita diligenzia alla espugnazione di Vico, el quale si doverrebbe fra pochi dí espugnare.

[14] Ricordiamoti, per intendere noi Ramazzotto fare fanti a pitizione di Giuliano de’ Medici, che tu stia vigilante e proveduto, che se bisognassi fare preparamento alcuno, ce ne possa a tempo dare notizia.

[15] Simone Ridolfi ti debbe avere fatto noto come noi lo abbiamo fatto procuratore a condurre a’ nostri soldi el Signore di Faenza a comune con l’Illustrissimo Duca di Milano, con que’ patti che nel mandato si contengono. [16] Sappiamo che arai a questo effetto colla Illustrissima Madonna usata ogni diligenzia debita.

29

[1] Commissariis in castris. [2] Die vi septembris.

[3] Di quanto piacere ci sia suto cagione lo intendere, per la grazia di Dio e virtú del Capitano e del Governatore e diligenzia vostra, essersi noi interamente insignoriti di Vico, al presente sarebbe superfluo el discorrerlo, perché da questo prospero principio si può sperare buono mezzo e migliore fine. [4] E da noi, come per la nostra di iarsera doveresti intendere, non resterà a fare alcuna diligenzia perché venghino danari, e’ quali lo acquisto di Vico doverrà fare assai piú facili, come a pieno per altre nostre potrete essere avvisati.

[5] Voi dovete avere inteso da Francesco de’ Nerli, el quale alla giunta di questa doverrebbe essere venuto costí, quanto c’importi el provvedere el Poggio Imperiale di gente d’arme e fanterie rispetto alla pratica che noi tegnano co’ Sanesi: la quale non si può a nessun modo concludere, se quelli che seguono le parti nostre non veggono appressarsi tali aiuti che possino e sbigottire e opporsi a coloro che tengono le parti viniziane. [6] E perché voi lo rintendiate, di nuovo vi mandiano alligata con questa una lettera aúta stamani da ser Antonio da Colle, per la quale voi potrete intendere la importanza di questo; sí che sarete, alla ricevuta di questa, col Capitano, e da nostra parte li esporrete el desiderio nostro, e con ragioni efficace li mosterrete che lo assicurarsi dello Stato di Siena farà piú facile la recuperazione di Pisa. [7] E s’egli allegassi non volere sfornire al presente el campo, mostrategli che questo non importa molto, però che la stanza delle gente al Poggio non fia piú che 3 o 4 giorni, nel quale tempo voi potrete costí intanto ordinarvi ne’ progressi vostri. [8] E quando pure bisognassi che al Poggio le stessino piú qualche dí che ’l disegnato, noi fareno fra questo tempo espedire Giampagolo Ballioni e ’l Signore di Piombino, e’ quali o noi fareno andare al Poggio e quelli tornare che vi fussino, o noi li fareno venire costí, e cosí el campo potrà seguire galliardamente le fazioni sua e la impresa di Siena avere effetto. [9] E però disegnavàno che voi mandassi, come vi si è detto, verso el Poggio el signore Rinuccio e 300 fanti, di quelli de’ quali non è ancora finito la paga, acciò si possino levare sanza danari. [10] E quando e’ paressi al Capitano che fussi di troppo momento la levata del signore Governatore, manderete a questo effetto el signore Ottaviano di Faenza con Bandino da Castello della Pieve o con uno simile. [11] E perché questo c’importa assai, vi mandiamo la presente per staffetta: la quale giunta che fia costí, sarete col Capitano; e espostogli la importanza della cosa e assegnatogli le ragioni sopraddette, parendo a sua Magnificenzia, avvierete, sanza replicare altro, le gente verso el Poggio; e quando pure non le paressi – che crediamo le parrà ad ogni modo – per staffetta ce ne darete avviso assegnandoci quelle ragioni che lo ’mpediscono. [12] E in questo userete quella diligenzia che merita questo caso e quale voi nelle altre cose avete usata.

30

[1] Gulielmo Pazzio. [2] 1498 die vii septembris. [3] A Cortona.

[4] Noi intendiamo, e con satisfazione, quanto hai operato con cotesti Signori di Cortona nostri fedeli, e come ci conforti vivere sicuri cosí di cotesta terra come di Arezzo, faccendo fondamento sopra le loro grate accoglienze e estrinseche cerimonie. [5] E benché noi crediamo, confidandoci nella prudenzia tua, te avere ogni andamento bene esaminato e discorso, ci pare nondimeno non fuori di proposito ricordarti che si vuole in questi tempi avere cura loro alle mani e non agli occhi, imperoché chi vuole ingannare altri el piú delle volte s’ingegna addormentarlo con simile cose. [6] Questo ti si ricorda non perché noi ne sospettiamo o crediamolo, o perché noi dubitiamo della prudenzia o sollecitudine tua, ma solo perché li è nostro debito ricordarlo.

[7] Aspettiamo con desiderio ci avvisi quello arai ritratto per lo esserti abboccato con Giampagolo Balioni, perché ci fia commodità assai intendere tritamente quello giudichi cosí di lui come di messer Astor e di tutto lo stato di Perugia.

[8] Piaceci ancora assai el discorso delle cose di costà, confortandoti cosí diffusamente darci per lo avvenire notizia di tutto quello intenderai essere di bisogno, come hai per le tua passate incominciato.

[9] Giudicando noi essere inconveniente, e non molto a proposito de’ presenti tempi, irritare cotesti populi con alcuna imposizione o gravamento, ti commettemo per una nostra che proibissi si appiccassino costí editti per conto della nuova imposizione de’ preti. [10] Crediamo lo arai fatto e arai usato ancora qualche termine buono in mitigarli, se si fussino per conto di tali editti alquanto risentiti.

[11] Tu debbi avere inteso per l’ultime nostre come, insino mercoledí sera passato, c’insignorimo molto onorevolemente di Vico, el quale principio a Dio piaccia insino al fine felicitare.

[12] El signore Governatore per nostro ordine si è partito stamani di campo per transferirsi al Poggio Imperiale. [13] Crediamo, anzi siamo quasi certi, fra pochi dí comporre in modo le cose di Siena che potreno al tutto vivere sicuri da quella banda, di che per le prime nostre piú particularmente ti dareno notizia.

31

[1] Ser Antonio de Colle, Senis.

[2] Per due vostre lettere degli xi, date iarsera ad ore 4 e 7 di notte, intendiamo quanto n’avvisate avere operato con cotesti Magnifici Signori, e cosí la diligenzia e sullecitudine usata in questa medesima opera dalla Magnificenzia dello oratore ducale, acciò che quello abbi effetto che noi desideriamo in comune utilità di cotesta e questa Repubblica, e in salute e protezione della libertà di Italia; il che retornando utilità de’ casi loro debbe essere da qualunche comunemente desiderato. [3] E di tutto restiamo satisfatti, e massime in quella parte dove ci significate quanto prudentemente e secondo lo animo di tutto questo popolo rispondesti alla petizione fattavi di quitare le cose di Montepulciano sotto stabilita pace; la quale risposta fu tanto vera che nessuna cosa è piú vera di quella. [4] E possonsi rendere cotesti Magnifici Signori certissimi che, cosí come noi per ogni tempo siamo stati della pace amatori e osservantissimi della fede, dobbiamo essere per lo avvenire; e nessuna cosa l’ha tanto a corroborare e fare ferma, quanto l’osservarsi in amore verso questa Repubblica; la quale cosa è per fare vergognare ciascuno che disegnassi macchinare alcuna cosa contro: il che al tutto non può nascere in questa nostra città. [5] Cotesti Magnifici Signori sono prudentissimi e, conoscendo quello che avete loro esposto e che ora noi vi abbiamo replicato essere vero, piglieranno partito da prudenti e crederranno alle parole nostre, alle quali per ogni tempo si è possuto prestare ogni fede; e fuggiranno e’ consigli di coloro che solo alla propria utilità tendono e che, accecati dal desiderio del dominare, da nessuna piatà e da nessuna fede sono laudabili; e non vorranno infine la guerra pisana farla sanese, quod absit. [6] E cosí per la prima vostra ne aspettiamo quella resoluzione che è, da loro e da noi, desiderabile.

32

[1] Commissariis in castris.

[2] Per una vostra delli undici intendemo el discorso che ne aveva fatto la Magnificenzia del Capitano circa al procedere nella impresa. [3] Il che, secondo che ne avvisavi, volendo noi deliberare e non passare e’ termini delle città pubbliche, avemo a noi numero conveniente di cittadini a tale discussione; e preposto loro quello perché e’ si erono chiamati, parte di loro si volsono alla impresa di Cascina, parte a Libbrafatta. [4] Quelli che volevono Cascina, dissono essere in tale espedizione piú facile el condurvi la vettovaglia e cosí l’artiglierie; e, quella espugnata, resta piú sicuro Vico, Pontadera e tutte le colline insieme con Livorno e la Maremma; e che poi che noi perdemo Pisa, si è posseduto Libbrafatta e non ne seguiva quello effetto e quella commodità che alcuni ne allega risultare per la recuperazione di essa. [5] E cosí come allora si perdé, si potrebbe ancora facilemente perdere, recuperata fussi, non potendo mantenerci noi galiardi alla campagna; il che non seguirebbe cosí di Cascina. [6] E oltra di questo, andando a Libbrafatta, l’uomo si caccia in mezzo di dua terre inimiche, donde ne potrebbe seguire danno assai e vergogna non poca; e ad alcun parve, nello andare a Cascina, cominciarsi da la Badia a Sansovino, e dipoi seguire la impresa come è detto. [7] Quelli che si volgevono a Libbrafatta dissono come, espugnata quella, si chiudeva el passo di verso Lucca e privavonsi e’ Pisani quasi d’ogni soccorso di terra e chi s’insignoriva de’ monti che ne soprastavano diventava al tutto signore di ­Pisa; e che, se quando la si possedeva altra volta non se ne traeva el frutto che ora se ne spera, nacque per non essere signori di Vico come siamo al presente. [8] E cosí, allegate hinc inde molte e varie ragioni, tutti uno ore convennono in questa sentenzia, che di tutto quello che si era consultato se ne mandassi informazione al Capitano, e tutto si rimettessi nel prudentissimo iudizio di sua Magnificenzia. [9] Pertanto, espostoli voi quanto ve ne è per questa avvisato, piglierete quel partito che a sua Magnificenzia parrà migliore, e presolo, con quella celerità che l’arte e e’ presenti tempi richieggono, esequirete. [10] Noi vi mandiamo per la presente cavalcata, in compagnia di Niccolò Boccacci, tanti danari che, con que’ di stamani, fanno la somma di 9000 ducati. [11] Userete, nel pagare e nello espedirvi, quella prudenzia e sollecitudine che questi tempi richieggono.

33

[1] Francisco de Altovitis Potestati et Commissario Larciani. [2] Die xv septembris 1498.

[3] E’ ci piace assai lo intendere per una tua lettera, a noi gratissima, te avere cotesto luogo fortificato e ornato di sí bello e munito palazzo, per la qual cosa tanta piú commendazione meriti, quanto con manco nostro disagio e piú utilità e satisfazione di cotesti uomini l’hai condotto. [4] Confortiamoti e per l’avenire cominciare ogni impresa che tornassi in utilità pubblica e non in detrimento di alcuno privato, seguitando in ogni tua azione lo esemplo delli antichi nostri, de’ quali chi seguita le vestigie merita d’essere e laudato e premiato da tutti e’ viventi.

34

[1] Commissariis in castris.

[2] Noi vi scrivemo iarsera una lettera quasi responsiva a una vostra di stamane data costí ad ore 5; e perché voi per quella di nuovo ci scrivete el signore Capitano volere che si spacci a Milano per intendere dove quello Illustrissimo Signore si volge, allegando non importare tale dilazione, non si potendo levare il campo fra 4 dí nel quale tempo si poteva sperare la risposta, noi subito, parendoci la cosa importante, secondo el costume nostro, chiamamo di nuovo cittadini per consultare tale cosa. [3] A’ quali esposto la occorrenzia della cosa, tutti uniti sanza alcuna discrepanzia convennono che, sanza indugiare, si dovessi levare el campo e ire alla volta di Cascina, giudicando lo scrivere a Milano essere superfluo né in alcuno modo necessario, perché per lo addrieto, avendo lo oratore nostro aúta con sua Eccellenzia qualche di­scorso in su le cose di qua, e dimandatola di parere, sempre, come umanissima, ha risposto rimettere tutto al consiglio e al iudizio nostro, come a quelli che, per essere in sul fatto, lo possiamo molto bene giudicare; e cosí al presente si crede al fermo che sua Eccellenzia risponderebbe; pertanto, volendo scrivere e aspettare risposta, non sarebbe altro che volere perdere questo commodissimo tempo ad ogni impresa. [4] Onde si risolverno, e noi insieme con loro, che, sanza intermettere alcun tempo e sanza avere a fare altra discussione in simile cosa, voi vi levassi e gissi alla volta di Cascina: perché abbiamo cosí deliberato, e per molte ragioni e per quella massime che voi scrivete el Capitano allegare, che, andando a Libbrafatta bisognerebbe fare cavalcare costí el Signore Governatore o el Signore di Piombino, il che giudichiamo anche noi, avendo a fare tale impresa, essere necessario. [5] Ma questo è impossibile perché, per li avvisi abbiamo da Cortona, da Arezzo e da Castiglione, ci bisogna fare cavalcare detto signore Governatore e Signore di Piombino là, per resistere alle forze de’ nimici che s’apparecchiono da quella banda. [6] Pertanto, non bisognando fare conto di valersi costí d’altra gente che quella vi avete, vi conviene fare impresa commoda a cotesto esercito, la quale è Cascina e non Libbrafatta, per essere con lo campo in luogo che a Vico e ad ogni altro nostro luogo, sanza avere arrogere gente, si può facilemente prestare aiuto. [7] E cosí non bisogna differire 4 dí in rassettare Vico, non si discostando tanto che e’ nimici non abbino avere paura ad assaltarlo. [8] Onde, concludendo, vi si impone che, sanza scambiare piú lettere di simile materia, per la prima vostra noi intendiamo voi avere esequito e fatto quanto per questa vi si è imposto; perché voliamo cosí, e cosí vuole lo Illustrissimo Duca di Milano, e cosí vorrà la Signoria del Capitano, el quale sappiamo che intende ottimamente ogni cosa e vorrà seguire, sanza alcuno rispetto, quello che le nostre forze, la necessità, e la qualità de’ tempi richeggono.

[9] Abbiamo condotto, a requisizione del Capitano, Simonetto Balioni con 60 balestrieri, la quale condotta abbiamo accresciuta, tanto pe’ conforti che per la vostra lettera ne date a proposito e nostro e della Magnificenzia del Capitano, al quale si manderà subito la prestanza e farassi cavalcare.

[10] E’ danari che vi si sono promessi, vi si manderanno ad ogni modo fra dua dí.

35

[1] Commissariis, Capitaneo e Potestati Pistorii. [2] Die xviii septembris 1498.

[3] Noi abbiamo inteso per diversi luoghi, e per varii avvisi ci è venuto a notizia, come Chiarito è piú volte andato innanzi e indreto da Pistoia a Bologna, e è stato veduto molto alle strette pochi dí fa con Giuliano de’ Medici e con messer Anibale Bentivogli. [4] Pertanto vi confortiano e ammuniano a stare avvertiti e tenere gli occhi aperti ad ogni andamento e intendimento che fussi per essere costí o nelle montagne, e ovviarsi a tutto quello che fussi per muoversi in cotesti luoghi; e massime ve lo ricordiamo intendendo ancora Giuliano con Ramazzotto e messer Anibale pigliare cotesta volta. [5] Voi sete prudentissimi e sappiamo che, uniti e ristretti insieme, con somma prudenzia e generosità vi opporrete a tutti e’ disegni di coloro che pretendessino in alcun modo offenderci.

36

[1] Vincentio de Ridolfis. [2] Die xviiii septembris 1498.

[3] Intendendo di varii luoghi come Ramazzotto insieme con Giuliano de’ Medici, e le genti di messer Giovanni e di messer Anibale Bentivogli, e altre genti veniziane fanno capo grosso in Romagna per venire a’ danni nostri, e dubitasi non piglino cotesta volta di Pistoia; pertanto t’impognamo che, con la solita prudenzia, tenga in que’ luoghi spie dove ti parrà necessario, per potere prevenire con rimedii e’ disegni de’ nimici; e cosí terrai ad ordine cotesti uomini, e bene disposti a fare ogni fazione necessaria: il che ottimamente, essendo prudentissimo, saprai governare.

37

[1] Commissario Podibontii Bernardo de Diacceto. [2] Die 19 septembris.

[3] Essendo, come sai, seguito lo accordo fra e’ Sanesi e la Repubblica nostra, e non giudicando avere piú di bisogno di coteste genti in su cotesti confini, e sentendo, per duplicate lettere dal Borgo, da Anghiari e da altri luoghi convicini, che ’l campo del Duca di Urbino è ingrossato per le genti di Bartolommeo d’Alviano e Carlo Orsino e altre gente d’arme e fanterie, e dubitando di insulto verso Arezzo e Cortona, t’impognamo che, ricevuta la presente, facci cavalcare verso Arezzo el signore Governatore e Maliares. [4] E userai in questo quella sollecitudine e destrezza merita la cosa; e perché Maliares si possa levare, ti mandiamo per lo apportatore el resto della paga sua. [5] E voliamo che ti fermi con dette genti all’Olmo, come luogo piú commodo ad ogni volta che pigliassino e’ nimici, e cosí ancora ad alloggiare commodissimo. [6] E tutto sanza differire metterai ad esecuzione. [7] E circa e’ conti del signore Governatore, li dirai che qui non si pensa ad altro, e promettera’lli che in breve al tutto lo satisfareno.

[8] Intendendo ancora di verso Romagna come Giuliano con Ramazzotto e messer Annibale Bentivogli e le gente di messer Giovanni e altri cavalli vengono alla volta di Firenzuola, abbiamo fatto Commessario là Veri de’ Medici con dua altri e ordinato di mandare in là quella gente ci è paruta a resistere a tali conati sufficiente. [9] Di campo non ci è altro che noi ti possiamo di nuovo significare; restaci solo ricordarti che se Filippo Pandolfini non ti fa piú costí di bisogno, li dia licenza. [10] Vale.

38

[1] Comunitati Burgi Sancti Sepulcri. [2] Die 19 septembris 1498.

[3] Noi abbiamo sempre aúto per antico costume laudare prima, e dipoi premiare, coloro che mostrono in qualunche tempo un cenno di benivolenza e di amore verso la nostra Repubblica; onde per non preterire l’antico nostro costume, avendo inteso dal Capitano, vostro e nostro dilettissimo concive, lo sviscerato amore e viva fede la quale dimostrate, come sapavamo e speravamo, in queste qualità di tempi, verso di noi, ci è parso scrivervi questa perché giudicavamo, non lo riconoscendo almanco con parole, potere essere accusati d’ingratitudine. [4] Il che essendo al tutto discosto da noi, vi commendiamo assai e confortiamovi che noi crediamo in modo, con le opere, in tutte le occorrenzie vostre, e presente e future, satisfarvi che voi, piú l’uno dí che l’altro, vi contenterete esservi in sul nostro braccio riposati; e dimosterreno, come per effetto vedrete, a’ nimici nostri che noi non manchiamo né siamo in alcun tempo per mancare né di forze né di aiuto, in questa e in qualunche altra qualità di tempi che ne soprastessi.

39

[1] Giampagolo de Balionibus. [2] Die xx septembris 1498.

[3] Avendo noi inteso come el campo del Duca di Urbino con ’l resto delle genti n’è ito ad Agobio per andare alla volta di Romagna; e avendo noi levato di campo nostro el signore Ottaviano di Faenza e mandatolo a la volta di Marradi, ci è di bisogno, volendo seguire la nostra impresa, instaurarlo con altrettante forze. [4] Pertanto ci pare necessario che a l’aúta di questa voi vi transferiate in campo, quanto è piú presto possibile espedirvi e per quella via che è piú commoda, che è la via de’ Sanesi; e noi abbiamo scritto a Siena che voi siate provisto di vettovaglia; il che, pel nuovo accordo, liberamente vi concederanno. [5] Perché voi possiate levarvi, vi mandiamo per el presente latore el resto della vostra prestanza. [6] Pertanto, come di sopra vi è detto, quanto piú presto potrete piglierete tale volta, e con que’ cavalli che al presente vi trovate, perché, importando assai tale cosa alla Repubblica nostra, non vogliamo che abbiate cagione veruna di differire; e tutto sappiamo che farete con quella sollecitudine e amore, el quale infino a qui in tutte le nostre occorrenzie ci avete dimostro; e di quanto vi si ricorda siamo stati con instanzia grande richiesti dal nostro generale Capitano.

40

[1] Verio de Medicis. [2] 22.

[3] Per l’ultima tua de’ 21 restiamo avvisati di quanto ritrai da cotesti paesani circa alla via che hanno a tenere le genti inimiche. [4] E quanto alla dubitazione hai di verso Pistoia, si è scritto per duplicate nostre a’ nostri comissarii là e al Capitano della Montagna, da’ quali ci è stato risposto avere prontamente, con uomini comandati, provisto a tutti passi e luoghi opportuni, a che sono stati etiam aiutati da’ Signori pistolesi; e, secondo loro n’avvisono, mostrono franco animo e ottima disposizione verso di noi. [5] Ieri venne in Firenze Dionigi di Naldo con la sua compagnia, e’ quali si sono stamani inviati per Marradi, dove tu ci significhi esserti transferito e dove tu mostri abbisognare di sussidio. [6] Faciàno ancora disegno mandarvi el signore Ottaviano di Faenza: pure soprassedreno qualche dí pe’ conforti dello Illustrissimo Duca di Milano, el quale ci scrive che, infino non si vegga interamente el cattivo animo verso di noi del signore Astore di Faenza, non essere con una simile demostrazione da irritarlo; però, come si è detto, lo fareno soprassedere tanto che si scuopra interamente lo animo di quello. [7] El Signore Governatore si partí ieri dal Poggio, dirizzandosi per nostro ordine alla volta di Vicchio, dove essendo lo potrai fare cavalcare in que’ luochi che fieno piú a proposito.

[8] Di campo ci è stamane, per una de’ commessarii, significato come el campo si de’ levare stamane ad ogni modo per Libbrafatta, chiedendo nondimanco allo usitato danari, buoi, muli e altre cose a loro necessarie e a noi, come sai, difficillime. [9] D’altronde non ci è cosa nata dopo la tua partita degna di avviso; accadendo, come el debito richiede, te ne avvisereno.

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[1] Commissariis generalibus in castris. [2] 1498 die 22 hora 5 noctis.

[3] A due vostre de’ 21 e 22 accade non molta risposta fuora che ’l significarvi come, per la presente staffetta e per le mani del Patena nostro cavallaro, vi mandiamo ducati 40.000 d’oro, e’ quali v’ingegnerete pagare e usare in modo che, per otto dí almanco, non sia in su le vostre lettere danari; e per certo conoscendo con quanta dificultà si conducono queste cose, doverresti discretamente chiedere e doverrebbe non vi dare noia ogni piccola cosa, il che genera affanno e dispetto a noi, e fastidio a qualunche l’ode. [4] Voi sete prudenti: usate questa prudenzia ora che ’l tempo lo richiede con dimostrare, a chi per sé non lo conosce, in su che spesa noi siàno, da chi s’abbino a trarre e’ danari e al iudizio di chi noi siano sottoposti. [5] E siamo certi, usando questi termini, che partoriranno frutto di tale discrezione che risulterà piú commodo a noi, e a voi piú onore, e tutto farà piú facile questa nostra espedizione. [6] Aspettiamo con desiderio intendere per la prima vostra esservi levati tutti.

[7] Noi abbiamo pagato stasera el resto della paghetta al signore Ottaviano di Faenza pe’ suoi uomini d’arme, e domane n’andrà el suo cancellieri a Pescia e condurralli costí in campo; e cosí s’è mandato a Giampagolo Balioni el resto della prestanza e comandatoli si lievi subito per costí: e’ quali la Signoria del Capitano potrà operare dove le sia piú necessario. [8] E perché voi sappiate e possiate rispondere con iustificazione, noi abbiamo oggi, in di grosso, visto il conto del Capitano, e troviamo lui avere auto circa a 41 milia di ducati.

42

[1] Bernardo de Diacceto. [2] Commissario Mucelli et college carissimo. [3] Die quo supra.

[4] Noi ti mandiano pel presente esibitore 500 ducati d’oro in oro, e’ quali disegnamo che ti servino a’ fanti comandati, con pagare a chi uno fiorino, a chi uno mezzo, a chi una paga, a chi prometter solo le spese, e come meglio potrai, pure che tu ne raccozzi insieme piú e meglio armati ti sia possibile. [5] E non ti servendo questi danari, te ne mandereno delli altri, pur nondimanco li spenderai con vantaggio, come è detto; e parci che tu, insieme col signore Governatore, cerchi diligentemente coteste alpi e esamini e’ passi e luoghi di esse, e dove giudichi da porre guardie porvele; e cosí fare tagliate dove el bisogno lo ricercassi; e sopra a tutto vedrete le qualità del passo di Crispino e faretevi le provisioni necessarie; e bisogna espedire tutto con celerità innanzi che ’l Duca di Urbino si conduca a Faenza, el quale crediamo possa esservi fra dua giorni. [6] E perché tu possa dare capo a cotesti comandati abbiamo inviato costí Giovan della Vecchia e datogli 80 ducati d’oro, del quale ti varrai secondo ti parrà piú a proposito. [7] Noi abbiamo mandato Commessario a Modigliana Lionardo Ridolfi con somma di danari, col quale t’intenderai nelli bisogni occorrenti. [8] Abbiamo ancora mandato Antonio Giacomini a Castracaro con danari, acciò accompagni el Fracassa in que’ luoghi che lui giudicherà sia di bisogno; col quale ancora ti potrai intendere di quello scadessi in simile occorrenzie. [9] E quando el bisogno lo ricercassi, ti potrai ancora valere di 2000 fanti, e’ quali Madonna d’Imola ci ha oferti e, a nostra petizione, comandati in Val di Senno: sí che, richiedendolo el bisogno, ne scriverrai al Governatore di Imola e subito ti saranno provveduti. [10] Dara’ci avviso per la prima tua de’ fanti hai messi insieme e cosí d’ogni altra cosa che tu reputassi degna di avviso; e noi non restereno, quanto a noi si aspetta, fare ogni provisione possibile in reprimere questo insulto de’ nimici, al quale, se in questo primo ingresso galiardamente si resiste, sanza dubbio è necessario tale loro sforzo si resolva in acqua. [11] Ma userai diligenzia in scrivere ogni dí a Simone Ridolfi e provedera’lo di farina e ogni altra cosa necessaria, e in questo userai ogni diligenzia. [12] Inviereno ancora a cotesta volta el Signore di Piombino fra 3 dí con la maggior parte della sua gente, el quale al presente si truova a Poggibonzi.

[13] Mandianvi some 3 di lance e dua spingarde; vedrete di mandarle salve. [14] E se credessi fare costí o in coteste parte 500 buoni fanti, avvisacene subito perché noi mandereno el danaio, perché qui volendogli fare non si truovono; e’ quali potrebbono servire col Governatore ne’ luoghi dove bisognassi.

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[1] Laurentio de Spinellis, Commissario Verruche. [2] Die 25 septembris.

[3] La diligenzia usata circa alla investigazione della polvere che si conduce pe’ Viniziani a Pisa merita assai commendazione; e se, per tua sollecitudine, si potessi preoccupare, arebbe assai obbligo questo magistrato con esso teco: in che sappiamo che metterai ogni tuo sforzo e industria. [4] Circa al provedere costí delle cose che per molte tue hai avvisate e che per noi medesimi giudichiamo necessarie, per ora non è possibile, soprastandoci el campo in quello di Pisa della qualità che sai, e ora di nuovo aggiugnendosi lo insulto galiardo che ci è fatto a Marradi e che si ordina tutto dí di farci: le quale cose sono di tanta importanza e tironsi drieto tanta spesa quanta per te medesimo puoi comprendere. [5] Userai addunche qualche buono termine con cotesti nostri fedeli in tenerli meglio che puoi satisfatti in queste necessità e contrarii tempi, promettendo loro ogni qualità di ristoro se mai, in alcuno modo o per alcun tempo, ci fia concessa qualche respirazione.

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[1] Bernardo de Diacceto. [2] Die xxvi mcccclxxviii. [3] Hora ut supra.

[4] Per due nostre con le incluse copie arai inteso quanto s’è ordinato per la Eccellenzia di Madonna e per noi, e crediamo arai inviato Giovan della Vecchia alla volta di Marradi, e tutto con consentimento e satisfazione del Governatore, el quale col tempo conoscerà essere e amato e prezzato da questa Repubblica. [5] Duolci bene che, usando noi, per la confidenzia che abbiamo in sua Signoria, alquanto di sicurtà in quella, lei lo interpreti altrimenti, come manifestamente abbiamo oggi conosciuto per una sua lettera diritta a Bernardino suo secretario; e abbiamo dispiacere quella ancora non conosca che tutto quello si è fatto, non ce lo ha fatto fare altro che la necessità. [6] E ultimamente, avere levato sua Signoria dal Poggio e volta in cotesta banda non è stato per farla corriero, come quella scrive, ma per onorarla, faccendola capo di cotesta impresa, la quale non è né minore né di manco importanza, né manco la stimiano che la espedizione pisana. [7] E però desiderremo el nostro buono animo verso sua Signoria non fussi da quella interpretato perversamente, il che, come di sopra si è detto, col tempo pienamente intenderà. [8] E cosí t’imponiamo per nostra parte le referisca, mostrandole, tu che sai lo animo nostro, quanto sua Signoria da noi sia stimata e prezzata: il che se con le parole non le potrai persuadere, con fatti in breve c’ingegnereno di mostrarle. [9] Altro non ci occorre, perché per dua nostre, come ti si è detto, fusti stamane del tutto raggualiato.

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[1] Andreae de Pazziis. [2] Die quo supra.

[3] Per la tua de’ ventisei restiamo satisfatti per intendere la cagione dello avere tu alquanto soprasseduto in transferirti ad Imola, dove giunto che sarai, arai inteso, da la Eccellenzia di Madonna e per nostre lettere, quello che si sia per noi provveduto in riparare alla forza de’ nimici. [4] E oltre a’ 2000 ducati d’oro che si sono mandati alla Eccellenzia di Madonna, ti sarai ingegnato, secondo la commessione i­niuntati, sua Eccellenzia ci serva di dua o 3 mila ducati, e’ quali si saranno spesi in que’ provigionati che fieno parsi a sua Eccellenzia necessarii; co’ quali, essendosi transferito el Fracassa a Modigliana dove è el signore Ottaviano di Faenza e messer Carlo Tiberti e forse ancora Dionigi Naldi, si potrebbe esser fatto a questa ora qualche bel tratto verso Berzighella, secondo lo ordine che ne aveva dato sua Eccellenzia. [5] Noi di qua, oltra lo avere inspinto el Conte Rinuccio e el Signore di Piombino con le loro genti e circa 400 fanti verso Marradi, abbiamo ordinato che, fra 3 dí al piú lungo, sieno in su e’ monti di Marradi 2000 provigionati pagati o piú. [6] Pertanto, fatti tali provedimenti di qua e di costà, e’ soprascritti, col soprappiú delle genti del Conte di Caiazza che intendiano venirne verso Imola con 4000 omini d’arme e 1000 fanti, non possiamo credere e’ nimici nostri si mettino a passare, e mettendosi non restino con vergogna. [7] E potrai referire da nostra parte a cotesta Illustrissima Madonna che de’ provedimenti soprascritti non ne mancherà un iota, e ringraziare sua Eccellentia di quello ha fatto e fa e ordina fare in beneficio di questa Repubblica; e come noi li restiamo in modo obbligati, che a tali obblighi non si conosca via di alcuna conveniente recompensazione. [8] E te confortiamo a non mancare di nessuna osservanzia e reverenzia verso sua Signoria, perché ci sarà caro lo intendere sua Eccellenzia tenersi della tua venuta satisfatta.

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[1] Criaco del Borgo. [2] Die 29 septembris 1498.

[3] Per non preterire l’antico costume nostro che è laudare e premiare qualunche effettualemente fa cosa, per la quale si dimostri lo intero animo suo verso la Repubblica nostra, per quello che al presente intendiamo voi avere operato, nella espugnazione del bastione, animosamente e fedelmente, assai commendiamo e laudiamo la virtú vostra; offerendoci col tempo a quella con tale dimostrazione di gratitudine che potrà dare esemplo e inanimire ciascuno altro ad operare in beneficio di questa Repubblica, come grata a qualunche opera egregiamente verso di quella. [4] E potetevi rendere certo che a nessuna cosa ci astrigne tanto el desiderio quanto al benificare e premiare la virtú vostra: il che sarà in voi tanto che el tempo e el luogo e la commodità lo richiega.

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[1] Commissariis in castris. [2] Die quo supra.

[3] Con assai nostra satisfazione, per la vostra di stamane s’intese quanto generosamente, per ordine e virtú del Capitano e delle nostre fanterie, si espugnò el bastione: di che lo Altissimo ne ringraziàno, e voi e el signore Capitano con tutto lo esercito molto ne commendiamo. [4] E se questo ci è suto piacere, molto piú ci fia lo intendere voi avere conseguita interamente la vittoria: la quale al certo si potrà dire ottenuta, espugnata che arete cotesta rocca di Libbrafatta; la quale al tutto siamo certi che per vostra virtú si consequirà, ma solo ci tiene sospesi il quando. [5] E dubitiàno forte, se non la accelerate, fra poco poco tempo non ci sia rotto el disegno da’ galiardi insulti che ci sono fatti verso Romagna da e’ nimici nostri, e da e’ forti provedimenti che per loro si ordinano: ché, benché noi non lasciàno a fare alcuna cosa in opprimerli, pure tuttavolta potrebbe essere che le gambe non rispondessino allo animo. [6] Ma se, per la virtú vostra, si tira presto cotesta posta, noi non possiamo e non dobbiamo mai piú dubitare d’alcuna cosa: e rimarranno e’ nimici nostri sbeffati e tanto con maggiore loro vergogna quanto el caso sequirà con maggiore nostro onore. [7] Pertanto noi vi confortiamo allo accelerare e operare ogni forza, ogni ingegno che questo riesca, acciò caviate voi e noi e tutta questa città di tanto pericolo quanto le imminenti occorrenzie ne minacciano.

[8] Voi arete oggi ricevuta una nostra per staffetta, e per quella arete inteso di quanto vi ricercavamo e con quali condizioni, e quali cagioni ci spignevano. [9] Crediamo che arete di già, non avendo risposto altro, tutto messo in opera; e la Magnificenzia del Capitano arà liberamente condesceso a questo, non venendo a sminuire le forze di costí e tornando in utilità assai a noi; il che non vi ricordiamo altrimenti facciate, perché crediamo al certo lo arete esequito.

[10] Noi abbiamo fatto Commessario in Mugello e in Romagna Piero Corsini, el quale, benché lo avessino ordinato a Lucca, ci è parso dipoi mandarlo quivi insieme con Bernardo Nasi; e però mandate li detti 500 fanti perché importano assai piú che noi non sapremo significarvi. [11] E’ si pagò 400 ducati a Piero Corsini per vostro conto e 1000 se ne mandò a Lucca a’ Buonvisi per lo ordine vostro.

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[1] Commissariis in castris. [2] Die 30 septembris mcccclxxxxviii.

[3] Noi vi scrivemo iarsera a longo, discorrendovi di quanta importanza era el mettere voi ogni ingegno e sollecitudine nello espedire cotesta impresa di Libbrafatta e mostramovi quanti pericoli si correvano nel dilatare, soprastandoci di verso Romagna tanti e tali pericoli quanti per voi medesimi potete pensare, avendo a petto tutte le forze de’ Viniziani; di che se avessi dubitato, ve ne arà fatto certi la lettera vi mandamo di Simone Ridolfi. [4] Pertanto, concludendo, bisogna mostrare ora quanta virtú regna in voi, nel Capitano e in tutto cotesto esercito: la quale si conoscerà prontamente nello esservi espediti presto da cotesta impresa.

[5] Dal Podestà di Barga ci è fatto intendere come 31 soma di polvere de’ Viniziani si è rifuggita in Castilione di Lucca. [6] Pertanto vedrete se potessi in qualche modo operare co’ Signori lucchesi o che la licenziassino o che pigliassino qualche onesta via che la vi capitassi nelle mani; in che userete quella diligenzia che tale cosa merita.

[7] Alla vostra di oggi mandataci per staffetta non accade rispondere altro che alla parte dove el Capitano mostra non potere a nessuno modo diminuire lo esercito di forze. [8] E perché le cagioni quali e’ n’assegna ci paiono, come re vera sono, iustissime, abbiamo a quelle ceduto facilmente, come sempre siamo per cedere ad ogni sua deliberazione, reputandola non manco calda in beneficio di questa Repubblica che quelle che per noi proprii si ordinassino; e cosí da nostra parte li riferirete.

[9] Noi desiderremo che voi, con tempo commodo e prudentemente, v’ingegnassi piú presto fussi possibile intendere lo animo del Capitano circa al procedere nella impresa, seguíta che fussi, secondo che noi desideriano e speriano, la espugnazione di Libbrafatta. [10] E questo perché noi desideriano potere a tempo corrispondere col danaio, il che non potremo fare se non intendessino la qualità della impresa: perché ci presummiamo altra somma di danari richiega una, e altra ne richiegga una altra. [11] E intesola, potremo preponderarla e vedere di corrispondere col danaio a tempo, a ciò non avessino a soprastare e perdere tempo, come intervenne dopo la espugnazione di Vico. [12] E perché questo non intervenga, vi conviene con diligenzia fare quanto vi si è ricordato: di che aspettiano per la prima vostra risposta; e questa è la via a tôrre carico a noi e a voi.

[13] Domani vi mandereno 1000 ducati per la via de’ Buonvisi e cosí fra dua dí vi mandereno el resto infino in 3000. [14] Spenderetegli con quel vantaggio è possibile.

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[1] Andreae de Pazzis. [2] Die quo supra.

[3] Per tre tua lettere de’ 28 e 29 intendiamo molto diffusamente lo animo e disposizione che ti pare conoscere nella Eccellenzia di cotesta Madonna, di che farai per nostra parte con sua Eccellenzia tuo debito. [4] Piaceci ancora lo intendere quanto hai ritratto di verso Faenza, sí del sospetto ch’è entrato nel Castellano e nel Signore, sí etiam della paura che mostra essere entrato nel Duca di Urbino di non essere messo in mezzo, le quale cose sono tutte in aumento e favore nostro; e massime se si potessi persuadere al Castellano e Signore di Faenza quello che è in fatto, cioè ch’ e’ Viniziani non cercono tanto rimettere Piero de’ Medici in Firenze quanto tôrli lo stato, il che molto piú facilemente potrà riuscire loro. [5] E poiché la materia si comincia a muovere da sé, ingegnera’ti di aiutarla, perché, quando una simile cosa riuscissi, potrebbesi sperare di avere una vittoriosissima vittoria, a che solleciterai instantemente la Eccellenzia di Madonna. [6] Piaceci ancora intendere, per tua industria essersi disposto el Signore Fracasso a cavalcare a Modigliana, dove ancora, secondo avvisi, si è per conto di Madonna raccozzato 3000 provigionati; tanto che noi crediamo che vi sia per essere tanta gente fra quella del Signore Fracasso e quelli fanti, e Dionisio, e messer Achille, e messer Carlo Tiberti e el signore Ottaviano che si possa pensare di snidiare e’ nimici da Castilione con lo aiuto de’ nostri di qua, che fia loro a fronte el Signore Governatore e el Signore di Piombino con 1500 provigionati o piú; co’ quali el Signore Fracasso si potrà intendere e ordinare di fare qualche bello e generoso tratto degno di sua Signoria. [7] Il che non è da differire perché da Simone Ridolfi siamo avvisati stare Castilione in pericolo grandissimo, sí che bisogna soccorrerlo animosamente e presto. [8] E non ci pare di avere da dubitare del Duca di Urbino, cominciando, secondo che avvisi, a comparire ad Imola le gente del Conte di Caiazza: le quali daranno che pensare al Duca di Urbino e caverannolli la voglia del tirarsi innanzi.

[9] E’ ci dispiace assai intendere el dispiacere che la Illustrissima Madonna prese per lo intendere le genti inimiche avere ributtato da e’ poggi le nostre. [10] Di che la conforterai, perché ci reputereno piú onore el cacciarneli che lo avere ostato al venirvi; e mosterra’le probabilmente noi non avere possuto, né piú presto né piú galiardamente, rispetto alla carestia delli soldati, ché non se ne truova se non con grandissima difficultà. [11] Quello che tu ci scrivi intendere da Bologna dello animo buono di messer Giovanni verso di noi, si riscontra con quello che noi ne ritraiàno per via di Francesco Nerli, là nostro oratore [12] E per mantenerlo e corroborarlo in tale disposizione, non manchereno di scriverne a Milano, né di fare tutte le cose che noi giudichereno esserli favorevole.

[13] Quanto a quella parte dove mostri el disegno di Madonna sarebbe che si mandassi o el Conte Rinuccio o el Signore di Piombino a Palazzuolo, ci è parso, acciò che piú iustificatamente tutto si esequisca, mandare commissarii in Mugello Piero Corsini e Bernardo Nasi, omini, come sai, di iudizio e reputazione, e’ quali intendino e vegghino, e, veduto e inteso, faccino quanto l’utile e el bisogno ricerca. [14] Altro non ci occorre, se non confortarti a spignere piú genti puoi a Modigliana, perché Castilione ha bisogno di soccorso, e presto.

50

[1] Simoni de Ridolfis. [2] Die quo supra.

[3] Le tue miserabili lettere ci hanno in modo afflitti che nessuna altra cosa ci poteva piú affliggere, considerata in quanta estrema miseria e in quale calamità e amaritudine ti abbia la tua disperata fortuna condotto. [4] E piú ci duole non avere possuto porgerti infino ad oggi nessuna qualità di sussidio: cosa veramente miserabile e piena di ogni acerbità e asperitudine. [5] Ora pure, col nome d’Iddio, ti confortiamo a pigliare qualche poco di recreazione e conforto, perché se ’ nostri conforti sono stati insino ad ora lettere, da oggi in là fieno uomini e fatti, perché areno in Mugello uno esercito sufficiente ad espugnare una terra grossa, nonché a tôrre via una ossedione di una rocca. [6] Sí che se gli è possibile che tu sostenga ancora tre dí o manco cotesto insopportabile insulto, se infino ad ora hai con mestizia visto e’ tuoi nimici allegri, speriamo li vedrai con allegrezza dolorosi. [7] Sí che ti confortiamo a stare di buono animo e usare ogni ingegno in soprattenerviti el tempo soprascritto, infra el quale non ti mancherà el promesso aiuto.

51

[1] Commissariis Mucelli. [2] Die quo supra.

[3] Per Sangalletto, nostro cavallaro, vi mandiamo 500 ducati d’oro in oro, con intenzione di mandarvene altri 500 quando voi avvisassi averne grandissima necessità; e’ quali danari spenderete con quello vantaggio che ricerca la carestia che noi ne abbiamo. [4] E crediamo questi essere abbastanza, non avendo voi a pagarne soldati perché ve li mandiamo pagati; tanto è che e’ bisogna li spendiate assegnatamente, il che sappiamo, sendo voi prudentissimi, farete. [5] Ricordiamovi di nuovo che nel nome di Dio mandiate Dionisio a Modiliana, come stamani e infinite altre volte vi si è scritto.

52

[1] Commissariis in castris.

[2] Noi vi scrivemo essere contenti quanto ne avevi deliberato circa al non mandarci e’ 500 fanti, perché ci persuadavamo potere fare sanza. [3] Ora, ingrossando e’ nimici a Marradi e avendo di già piantato l’artiglieria a Castilione, e espugnerebbolo in brevi se non vi mandassino soccorso con celerità, v’imponiamo che alla aúta di questa, che si manda per staffetta, mandiate a questa volta Borgo Rinaldi con tutta la sua compagnia, sanza alcuna eccezione o dilazione di tempo; perché, se non lo mandassi e loro espugnassino Castilione, dove ora ci basta Borgo solamente, non sarebbe poi a fatica sufficiente a reprimerli tutto cotesto esercito. [4] Manderetelo adunche subito subito, a che la Signoria del Capitano, inteso el bisogno e la necessità che è maggiore non diciamo, facilemente acquiescerà.

53

[1] Andreae de Pazziis et Leonardo de Ridolfis Commissariis Romandiole. [2] Die quo supra.

[3] Intendiamo per la vostra a comune quanto ne dite dello avere cotesti Signori esplorato diligentemente cotesti luoghi e passi, e quanto desideravi Dionisio Naldi si transferisse costà, el quale a questa ora crediamo vi debba essere comparito. [4] Attendiamo ora con desiderio la resoluzione faccino cotesti Signori circa al liberare Castilione e recuperare el Borgo perso, e a questo fare bisogna preponderare le forze di costà e di qua; e esaminatole, intendersi insieme; e intesosi, animosamente fare impresa contro a’ nimici. [5] E perché intendiate meglio, in Mugello fia sotto el governo del Conte Rinuccio per tutto domani 1500 buoni fanti: potrete esaminare ora quanto di forza vi bisogna adunare ad opporsi alle forze de’ nimici. [6] E tutto bisogna esequire con prestezza, e solleciterete la Eccellenzia di Madonna a questo effetto in fare piú fanteria può, e mandarli o in Mugello o costí a Modiliana, dove vi parrà piú necessario. [7] E siamo in opinione che ’l Duca di Urbino non sia per potere o per volere porgere aiuto alle genti che sono nel Borgo, rispetto alle genti del Conte di Caiazzo, dalle quali teme non essere messo in mezzo. [8] Pertanto noi giudichiamo che sarebbe ora tempo commodo a fare forza di fare qualche bel tratto, a che sappiamo non sarete per mancare di diligenzia, né in fare, né in confortare cotesti signori che faccino. [9] E come dovete sapere, abbiamo aggiunto in Mugello a Bernardo da Diacceto dua commessarii, Bernardo Nasi e Piero Corsini, co’ quali in ogni occorrenzia v’intenderete.

[10] Di campo ci è, oltra l’aúta del bastione, come hanno espugnato le dua torre di Libbrafatta e sperano consequire la vittoria della terra di ora in ora, di che sarete a pieno avvisati.

[11] Scrivendo, abbiamo ricevuta una tua, Lionardo, a comune con Antonio Giacomini, per la quale intendiamo el disordine in che vi ha messo Iacopo Paganelli: pertanto lo abbiamo richiamato in Firenze. [12] E circa al discorso del Signore Fracasso che avete scritto a Bernardo da Diacceto, lui con Bernardo Nasi e Piero Corsini se ne risolveranno secondo e’ disegni vostri. [13] Altro non ci occorre, se non con­fortarvi a tenere bene disposto cotesti Signori nelle espedizioni di queste nostre occorrenze.

54

[1] Commissariis Mucelli. [2] Die quo supra.

[3] Stamane vi scrivemo quanto ci occorreva; abbiamo dipoi due vostre per le quali intendiamo la diligenzia vostra e e’ bisogni che ne soprastanno, e commendiamovi dello essere iti a Casaglia; ricordiamovi bene andare cauti e avveduti per tutti e’ casi potessino occorrere: il che sappiamo non bisogna ricordarvi, conoscendovi prudentissimi. [4] Quello che voi ci scrivete del Signore di Piombino ci arebbe dato qualche alterazione se non confidassino assai nella prudenzia vostra: la quale saprà molto bene guidare la barca secondo cotesti venti e condurre le cose in modo che si satisfarà a’ disegni nostri e a sua Signoria; e quando pure voi avessi usati tutti e’ termini perché, unitamente col Governatore sanza appicco di cavillazione, passassi, bisognando, e’ monti, e non vi giovassino, piglierete uno espediente di lasciarlo di qua in qualche luogo o passo, sotto qualche colore che fussi per esserli capace; perché giudichiamo, passando e’ monti non bene contento, sarebbe tale cosa molto piú dannosa che utile. [5] E perché piú facilemente possiate temporeggiarlo, come stamani vi si scrisse, commettiamo a Guido Mannelli soprassegga costí quanto el bisogno ricerca.

[6] Qui non si attende ad altro che a spignere sú fanterie, e di tutte vi abbiamo mandato le rassegne; e stasera ve ne mandiamo di 3 comestaboli oggi di nuovo scritti e pagati; userete diligenzia in rassegnarli, e qualunche trovate si sia disonestato impiccatelo ad ogni modo, perché questi tempi, a volere essere temuti, ricercano una simile esecuzione.

[7] Noi abbiamo ordinato che Gulielmo de’ Pazzi si transferisca al Conte di Caiazzo e domattina partirà sanza manco.

[8] Muli e barili e altre cose ne addimandate, vi si manderanno domani ad ogni modo, quelli si potranno: e voi v’ingegnerete valervi delle bestie di costí, perché ci è qui in discommodo grande rispetto alla vendemia. [9] E avvisiamovi come e’ si è scritto al Conte di Carpigna, al quale si mandò 4 o 5 dí fa 300 ducati, che facci la via di costí; sí che fareteci intendere la venuta sua e noi lo provedreno del resto della paga. [10] E questo medesimo ordine terrete alla giunta di 150 fanti che vi debbono comparire mandati da Baldinaccio Martellini di Casentino, a’ quali si mandò ducati 120. [11] E parrebbeci che voi non dessi a Giannino da Bologna a nessun modo piú che ottanta fanti; e domani vi si manderanno e’ denari, o tutti o parte, ne avete adimandati.

55

[1] Commissariis generalibus Mugelli. [2] Die quo supra.

[3] Mandiamovi pel presente nostro cavallaro fiorini 500 d’oro, acciò possiate satisfare alla compagnia del Conte di Carpigna nella giunta sua costí. [4] Noi per piú lettere vi abbiamo sollecitati che voi dovessi tirarvi verso Marradi, essendovi prima intesi co’ nostri di Modiliana e pensassi fare ogni cosa per liberare Castilione. [5] E oggi per vostre lettere non s’è inteso altro progresso; di che ci duole assai, perché avendo noi fatto piú che el possibile in provedervi di gente, desideravamo intendere ancora voi sforzarsi e deliberarsi con ogni industria e forza in liberare Marradi: e prima per lo utile grandissimo che ne resulta, e secondo per fuggire la infamia in che s’incorre; perché, per lettere venute da’ nostri benivolenti di Romagna, s’intende come lí è cosa maravigliosa che ’ nemici nostri che sono nel borgo di Marradi non faccino segno alcuno di temere né le genti che sono costí e a Casaglia, né quelle che sono a Modigliana; e cosí ancora non ha fatto innovazione alcuna nel campo de’ nimici l’essersi mostro el Conte Rinuccio e fattesi sentire con suoni e altri romori; e per questo fanno coniettura che Piero de’ Medici abbi intelligenzie grandi in cotesti paesi. [6] E questa opinione s’è in modo divulgata qui per la terra che, se voi con effetti contrarii non mostrate non essere vero, ne conseguiterete infamia grandissima appresso a questo popolo. [7] Pertanto vi confortiamo a ritirarvi in su e intendervi con que’ di Modigliana, e fare ogni estrema forza di liberare Castilione, perché è la importanza della impresa nostra. [8] E quanto al metter d’accordo el Signore di Piombino e ’l Conte Rinuccio, non possiamo darvene altro modello che, con Guido Mannelli, ieri si ragionassi; e voi, con lui insieme, piglierete a tale effetto quel partito che vi parrà piú a proposito.

[9] Scrivendo, è comparso la staffetta di campo contra a’ Pisani e significane come lo esercito nostro ha preso e passato Santa Maria in Castello, e come el Capitano va galiardo e pronto a questo acquisto e promettene indubitata vittoria, passando le cose di costí secondo e’ desiderii nostri. [10] Pertanto di nuovo v’imponiamo che non pensiate ad altro, né abbiate in occhio altro che ’l soccorso di Castilione, perché in quello sta la pace, lo stato, la libertà e la vita nostra, e via da avere danari, per ogni verso, sotto questa buona speranza, ché altrimenti sarebbe l’opposito. [11] Usatevi ogni industria, sforzo e ingegno, di modo che per la prima vostra noi intendiamo essere nata la salute di questa città.

56

[1] Commissariis generalibus in castris contra Pisanos. [2] Die v octobris 1498.

[3] Stamani vi mandamo una lettera di cambio a’ Buonvisi de mille ducati: varretevi di quelli; e perché noi abbiamo accordato della paghetta el signore Ottaviano di Furlí, non li darete e’ danari si scrisse iarsera li dessi. [4] Abbiamo dipoi la vostra per staffetta e quanto n’avvisate: intendiamo della presa di Santa Maria in Castello, il che ci è suto piacere assai. [5] Dispiaceci bene el dimostrare voi che noi vi abbiamo abbandonati per la impresa di Romagna: il che a nessun modo non debbe né puote esser vero. [6] E facciamovi fede che non fu mai disposto tutto questo popolo, né sí unito, a fare ogni cosa perché cotesta impresa non si pretermetta; e di questo come noi ve ne facciamo fede, cosí voi per nostra parte ne farete fede alla Signoria del Capitano. [7] Confortiamovi bene che se fra 2 o tre dí noi non vi provedessino cosí galiardamente di danari come desiderresti, noi abbiamo dipoi dato tale ordine che non sarà per mancarvi danari in alcuno vostro bisogno; e di questo ve ne potete rendere sicurissimi piú che se li avessi sotto le vostre proprie chiavi. [8] E quanto al procedere nella impresa noi rimettiamo tutto nella prudenzia di cotesto invitto Capitano, al quale da nostra parte, come di sopra si è detto, potete promettere che da noi se li ha a porgere ogni debito aiuto, e tale quale è conveniente alle virtú sua e alla recuperazione delle cose nostre.

[9] Postscripta. [10] È venuto una lettera mandata da Piero Corsini che si truova a Casaglia, significanteci come el soccorso che li avéno mandato in Castilione non vi era possuto entrare; e come, da ottanta fanti che erano usciti della rocca per andare al rio per l’acqua, furono rotti da’ nimici, in modo che ne rientrò pochi in Castilione; pure mostrono disegnare galiardamente soccorrella. [11] Nondimanco avendo voi disegnato ritirarvi alla Caprona, la loderemo: pur tutta volta la rimettiamo nello arbitrio vostro.

57

[1] Andreae de Paziis. [2] Die viiii octobris mcccclxxxxviii.

[3] Intendiamo per la tua de’ vii assai diffusamente come sia seguita la cavalcata feciono e’ nimici in Galeata, e come hai severamente riconosciuto quelli che avevono colpa; di che ti commendiamo, confortandoti a procedere con tale ordine in ogni occorrenzia, usando termini nondimanco di qualità che quelli che si truovono ancora coi nimici nostri, e ragionevolmente doverebbono essere nostri fedeli, possino sperare misericordia appresso di noi.

[4] Noi intendiamo da’ commissarii nostri che sono da le bande di qua, come e’ nimici nostri si sono ritirati tutti nel borgo di Marradi e hanno lasciato libera la rocca, e cosí el Duca di Urbino con tutte le genti essersi transferito a Berzigalla. [5] Il che se è vero, crediamo al tutto nasca inanzi che no da timore hanno nello stare separati, e però si sieno accozzati quasi che insieme; o forse n’è suto cagione el volere difendere Berzighella, che ne sono forse entrati in non piccola gelosia per lo assalto le fu fatto da le gente del Fracassa l’altra mattina. [6] Pur quale si sia la cagione la lascereno a voi interpretare che sete in sul fatto, e conforteremovi ad abbondare in diligenzia del tenere spie doppie in detti campi per potere intendere li animi, andamenti loro: il che è sempre necessario e utile nelle guerre. [7] E cosí confortiamo te a non cessare di confortare cotesti signori, e cosí tutti e’ nostri commessarii, e’ quali si truovono loro appresso, a pigliare qualche espediente e presto in cavare e’ nimici nostri di Marradi, perché Castilione non si può meritamente dire liberato da lo assedio se non se ne truovono al tutto fuora: a che sappiamo che userai ogni prudenzia e sollecitudine. [8] E se ti transferisci a Furlí come ne avvisi, farai con la Eccellenzia di Madonna el debito, secondo che ti parrà conveniente in tenerla bene satisfatta etc.

[9] Noi abbiamo scritto a Giampagolo Balioni che per el Casentino subito si transferisca a Furlí, e crediamo che iermattina partissi da Perugia.

[10] Stamani, per doppie, fumo certificati come el caso di Val di Bagno era passato; e parendoci cosa, o voliamo dire errore, da riconoscerlo, abbiamo ammunito detto capitano e condanatolo in mille ducati, pagandone 500 fra otto dí.

[11] Circa al castel di Gisercole, non ci pare al presente da tentare simile cosa, e però porrai piè in su ’n ogni pratica che in simile cosa avessi tenuta.

58

[1] Domino Octaviano de Manfredis. [2] Die xii ottobris 1498.

[3] Noi intendemo a pieno da’ commessarii nostri come era seguito el caso di Berzighella; la quale cosa benché ci dispiacessi, considerato la utilità che a vostra Signoria e a noi ne resultava, pur tutta volta siamo per ripigliarci ogni evento che da la Fortuna ci è preparato pel meglio, come debbe fare qualunche ha fatto in ogni cosa suo debito. [4] Intendiamo dipoi per una di vostra Signoria de’ x el discorso quella ne fa delli inimici, il che ci satisfa assai e crediamo resolutamente, come ne avvisate, la Val di Lamona essere bene volta a’ propositi nostri. [5] E perché, secondo che intendiamo da’ commissarii, e’ nimici si sono ritirati tutti sotto Berzighella e lasciato libero a’ nostri el borgo di Marradi, ci parrebbe che per questa cagione si potessi mettere a ordine di assaltargli nel modo che vostra Signoria ne discorre; benché non possiamo credere che sieno per istare assai a Berzighella e riducendosi a Faenza non saranno per istare anche lí molto, rispetto allo essere rincresciuti a’ paesani; forzati ripasseranno a Ravenna, se già e’ non disegnassino tentare di venire a’ danni nostri per qualche altra via, non essendo loro riuscita la via di Marradi. [6] Il che non possiamo credere perché tutte saranno loro manco riuscibili che quella. [7] È da pensare ora quello che e’ possino fare riducendosi a Ravenna, perché non sono a nessun modo per starsi, massime avendo di nuovo e’ Viniziani ricondotto el Marchese di Mantova. [8] E iudicheremo che fussino per infestare le terre di Madonna, se noi non intendessimo da li oratori nostri che sono a Vinegia come e’ Viniziani non essere per muovere guerra né a sua Eccellenzia, né in alcun luogo in Lombardia, se prima e’ non compongono o capitulano con Re di Francia: il che non sono per fare a questi giorni, secondo che di Francia abbiamo ritratto. [9] Vuole adunche la ragione che tutte le loro forze le versino sopra di noi, o ritornando per la via di Siena e sforzare e’ Sanesi al passo, o ritentare di nuovo di costí, quando e’ fussino piú ingrossati e noi, secondo che ne sperano, piú indeboliti. [10] E questi tali loro disegni conviene, o che ’l tempo li guasti, o che sieno ora interrotti da voi col tentare, innanzi che si riduchino a Ravenna, di romperli o innanzi che si partino da Berzighella o che li eschino di quello di Faenza. [11] Il che speravamo fussi per riuscire facilemente, rispetto alle gente vi si truovano di costà, fra ducali e nostre, e le parti che potrebbono suscitare per conto di vostra Signoria e di Dionisio in Val di Lamona: delle quale, se potessi vostra Signoria disporne, come ne offera, ci prometteremo indubitata vittoria, convenendo massime cotesti signori in uno. [12] Per la quale cosa, esortiamo vostra Signoria a non cessare, né perdonare a nessuna cosa, in circuire cotesti signori, e inanimirli, e­sortarli a qualche animosa impresa mentre che ’l tempo e la occasione lo concede, perché se si lasciono partire e irsene a Ravenna illesi, accozzatisi con Mantua, non ci profitterà el dire: «Noi potavamo fare», e converracci allora solamente confidare che ’l tempo contrario reprima e’ loro conati. [13] Questo discorso si è fatto a vostra Signoria non perché noi crediamo che bisogni, ma per satisfare a noi medesimi in ricordarvi che ora è il tempo da partorire a noi vittoria grande, e a quella onore e commodo: il che non è manco da noi desiderato che il bene nostro proprio. [14] Bene valeat Dominatio vestra.

59

[1] Andreae de Paziis Commissario et Oratori Forlivii. [2] Die xiiii octobris 1498.

[3] Noi ti scrivemo per l’utima nostra quanto ci occorreva: abbiamo dipoi una tua, e in cetera ci significhi come la Eccellenzia di Madonna sta in grande gelosia, dubitando forte che questa piena non si volti tutta sopra di sua Eccellenzia. [4] E a questo ti replichiamo quello che l’altra sera ti si scrisse, come di luogo autentichissimo intendiamo e’ Viniziani non essere per dovere muovere guerra né a sua Eccellenzia né in alcun luogo in Lombardia, se prima non hanno appuntato con la Maestà Cristianissima. [5] E questo intendiamo non essere per riuscire loro cosí ora, e tutto s’intende di luoghi di fede degnissimi. [6] E lo avere soldato di nuovo el Marchese di Mantova non debba fuor di modo alterare sua Eccellenzia, perché non li ha mossi tanto a fare questo el volere accrescere forze a loro e diminuirle ad altri, quanto per purgare qualche infamia nella quale erano incorsi per essersi da loro alienato el prefato Marchese; e per potere ancora con questa nuova condotta inanimire e pascere e’ Pisani con qualche nuova speranza, e’ quali, per essere stretti da noi, erano venuti in ultima desperazione. [7] E crediamo sieno per fare ogni forza per venire a’ danni nostri con quelle forze e in que’ luoghi che loro giudicheranno piú sufficienti e piú a proposito. [8] E questi loro disegni, o li romperà el tempo contrario, per essere addosso al verno, il che doverrebbe essere ad ogni modo, o noi con altante forze ci opporreno. [9] E a questo si offera supperire la Eccellenzia del Duca dove noi fussino per mancare, come infino a qui ha fatto; e non si debbe maravigliare sua Eccellenzia, né tu, se lo Illustrissimo Duca commendò el Conte di Caiazzo per non aver voluto con le sue genti assaltare a cammino certi cavalli inimici; perché lo Illustrissimo Duca ci può difendere con qualche iustificazione, stando la lega ancora tra sua Eccellenzia e e’ Viniziani, ma non può già offendere che e’ non si scuopra affatto inimicissimo a’ Viniziani, il che tornerebbe forse in danno e a sua Signoria e alla nostra Repubblica. [10] E però iudichiamo non essere da riscardarla altrimenti, perché insino ad ora la abbiamo trovata in ogni nostro beneficio caldissima. [11] E se el Signore Fracassa vuole partire da Modiliana e non vuole accozzarsi col Conte di Caiazzo, non noi ci vanteremo fare quello che non può fare el Duca di Milano; ma parci a sufficienza fare, faccendo questo, di tenere e’ nimici nostri fuori del nostro e di quello della Eccellenzia di Madonna. [12] E perché di quello di Madonna non dubitiamo per le ragioni soprascritte, crediamo sieno sufficienti a guardare el nostro le gente che si truovono costí pagate, ché vi è, oltra le gente d’arme, 2500 fanti e la compagnia di Dionigi e e’ fanti del Conte di Caiazzo, che fanno la somma di 4000 fanti vivi e pagati; sí che noi non veggiamo perché e’ bisogni danari al presente, sendovi le soprascritte genti e pagate come sono. [13] Questo discorso ti si è fatto acciò possa defendere la causa nostra quando noi siamo accusati di negligenzia e tardità, e tutto cautamente e prudentemente. [14] Significhiamoti bene che se ’l bisogno lo ricercherà, noi siamo disposti, in salute nostra e di cotesta Madonna, voltarvi tutto lo esercito di Pisa; e non bastando questo, venirvi in persona, come tu medesimo le hai offerto, perché voliamo in qualunche evento esporci ad una medesima fortuna.

[15] E’ bombardieri e el maestro de’ cortaldi, che la Eccellenzia di Madonna addimanda, si ordineranno ad ogni modo, e quando arai esaminato que’ tre balestrieri presi in Val di Bagno, ci fia grato intendere quanto arai ritratto.

60

[1] Commissariis Gulielmo Pazzio et Bernardo de Diacceto. [2] Die xvii octobris 1498.

[3] Iarsera, credendo noi che tu, Bernardo, ti fussi transferito in campo, vi scrivemo a comune quello ci occorreva. [4] Stamani dipoi abbiamo ricevuto una tua e inteso te essere ancora al Borgo, con animo pure d’esserti transferito oggi a Marradi, o dove fussi lo esercito nostro: el quale crediamo sia a Castracaro, per averlo sollecitato a tale volta la Eccellenzia di Madonna e noi scritto che voi siate sempre parati a fare tutte quelle cose, le quali sieno per satisfare alla salute de’ comuni stati; e cosí vi replichiamo per questa che facciate ogni opera pertinente di necessità a coteste occorrenze. [5] E benché el Signore Fracassa sia stato revocato dallo Illustrissimo Duca, non dovete essere per mancare in alcuna cosa del debito, essendovi presertim sopravvenuto Giampagolo Balioni con le sue genti, del quale non è da fare se non buono capitale per essere lui valentissimo uomo e avere di eletti omini in compagnia. [6] E se li inimici ingrossano come ne avvisate, vi si aggiugnerà el residuo delle genti del Signore di Piombino, le quali aspettiamo di ora in ora al Poggio per inviarli a cotesta volta. [7] Benché noi crediamo che per questo anno si potrà fare poche fazioni, e per li inimici e per voi, rispetto a le qualità de’ tempi che corrono, di modo che faranno ritirare a forza le genti a le stanze; pur non è interamente da confidarsi a questo, perché, quando e’ nimici cercassino, come ne avete per piú vostre avvisato, munirsi e ordinarsi in modo da potere stare uniti a la campagna, bisognerebbe ad ogni modo pensare, con qualche diversione, ritrarnegli, come sarebbe cavalcando in su quello di Faenza: perché tutto si potrebbe fare iuridicamente, ché, essendo e’ nimici sopra le terre d’uno nostro confederato, non sarebbe che iusto quando noi cavalcassino in su quello d’uno confederato loro. [8] E di questo crediamo che a questa ora ne siate stati richiesti da Madonna, perché a noi ne scrisse dua dí fa; e ora non ve lo abbiamo per altro conto ricordato, se non per mostrarvi quanto ci è a cuore la salute dello Stato di sua Eccellenzia, faccendo nondimanco ogni cosa con quello consiglio e maturità con la quale si debbono tale espedizioni esequire e simili partiti pigliare.

[9] Francesco de’ Nerli, mandatario nostro a Bologna, ci ha, stamani per una sua lettera, fatto intendere come li inimici nostri, cioè el campo del Duca di Urbino, hanno intendimento in certe nostre terre in Casentino, e vogliono di nuovo entrare per quella via a’ danni nostri. [10] Voi addunche raddoppierete le spie in tutti quelli luoghi che voi giudicate essere convenienti a ritrarre e’ loro andamenti, e riscontrando questo loro disegno, potrete pensare dipoi quali sieno li opportuni rimedii.

[11] Di campo nostro di Pisa non ci è altro, se non che, per lettere del Commissario nostro, intendiamo che quello bastione, el quale hanno di nuovo fabbricato in sul monte della Ventura, dove già Castruccio ne edificò uno, riesce una cosa inespugnabile e quale mai si sarebbe creduto, e come la Magnificenzia del Capitano attende ad espedire con ogni debita celerità quanto ne ha sua Magnificenzia circa tale ossidione disegnato.

61

[1] Commissario in castris Iacopo de Pictis contra Pisanos. [2] Die 18 octobris 1498.

[3] Intendiamo per la tua di stamane quanto la Magnificenzia del Capitano ne discorre circa alla passata del Signore di Mantova; e quando pure fussimo certi avessi a passare, il che per varie vie si potrà intendere, si farà, e per noi e per la Eccellenzia del Duca di Milano, tutto quello fia necessario in proibire tale transito. [4] E perché voi conosciate queste parole avere buono fondamento, vi mandiamo, inclusa in questa, una copia di lettera de lo oratore nostro residente, per la quale intenderete quanto caldamente quello Illustrissimo Signore si offera e tutto comunicherete con la Eccellenzia del Capitano. [5] E quanto a quella parte che voi dite di soldare nuovi fanti, o di Pisa o d’altri, non ci pare per al presente da farlo né ancora condurre nuovi comestabili, come per altra vi abbiamo scritto. [6] E al presente non si attende ad altro che ad ordinare di possere dare interamente la paga a tutti que’ fanti, e’ quali noi insieme con la Magnificenzia del Capitano ci accordereno vi restino. [7] E stasera mandiamo a Pescia, al Vicario, 400 ducati d’oro, come iarsera vi si scrisse: e’ quali ordinerete come sicuramente si conduchino costí, e consegneretegli alla Magnificenzia del Capitano. [8] Quanto a levare fanti di Romagna, non ci pare possibile, considerato che ’ nostri commessarii, e’ quali sono là ogni dí, ci richiegono che di costí se mandi loro qualche centinaio; e però siamo in proposito, stando le cose in questi termini, di nessuno luogo levarli. [9] Commendiamovi dello avere voi mandato a Mantova, e cosí a scrutare le vie e passi unde possa el Marchese passare; e del ritratto ci darete avviso. [10] Quanto a’ Lucchesi, ci sforzereno fare ogni opera per via dello Illustrissimo Duca di tenerli disposti bene verso di noi. [11] E se al Capitano non torna bene mandare a Campiglia que’ balestrieri de’ quali vi avamo richiesti, non ne piglierete altro partito se da noi altro non vi si scrive; e cosí lascerete passare la pratica di Ramondino per le cagioni che di sopra vi si allegono, e el simile farete di Prodo.

[12] Mandiamovi con questa una lettera al Signore Galasso mandatali da la Eccellenzia del Duca, per la quale li è commesso non parta a nessun modo di costí. [13] Sarete colla Magnificenzia del Capitano, e quando paia a quella lasciarlo partire, non li presenti la lettera; e quando vogli non parta, liene presenti. [14] E farete fede per nostra parte a sua Magnificenzia che noi siamo per fare tutte quelle cose verso di essa che sieno per accriescere lo amore e affezione ci ha dimostro, e non diminuirlo: e di questo voliamo che ce ne sieno testimone piú tosto e’ fatti che le parole. [15] E referiretele come, oltre a’ 400 ducati che vi si mandono per conto di sua Magnificenzia, pagamo stamani a Cerbone, suo cancelliere, 600 ducati d’oro in oro, e sempre mai iuxta posse nostrum ci sforzereno fare tutto quello sia a salvazione e onore di sua Magnificenzia, perché tutto redunda in comune utilità.

62

[1] Commissariis Romandiole Bernardo de Diacceto et Gulielmo Pazzio. [2] Die xx octobris 1498.

[3] Piú lettere vi abbiamo scritte a comune, come arete, alla ricevuta di esse, conosciuto. [4] Abbiamo dipoi oggi dua vostre per le quali conosciamo essere voi convenuti a Castracaro; e a quello che tu, Gulielmo, ci significhi averci scritto piú dí fa e mandatoci una lettera di Madonna – dove si mostrava non bene contenta per le tarde provisioni che a sua Eccellenzia pareva si facessino de’ soldati nostri in sua salute – ci pare avere dipoi satisfatto in qualche parte, per averle mandato ducati 2000, e cosí a te, Bernardo, qualche somma, e non avere lasciato addrieto alcuna cosa in sollecitarvi a levarle di in sul suo dominio lo esercito inimico. [5] E benché intendiamo da te, Gulielmo, essere el Conte Rinuccio andato a Furlí, intendiamo ancora da Andrea de’ Pazzi non ne essere seguita alcuna conclusione; e parci, a parlarne a sicurtà con esso voi, che costí, dopo un grande aggirare, non vi si annodi alcuna cosa; e che di continuo vi multiplichino le dificultà, causando ora la indisposizione di Caiazzo, ora lo essere male contenta la Signoria del Fracassa per non volere cedere al fratello, ora la resoluzione delle fanterie, fuora d’ogni conveniente debito, per essere ancora pagate: le quali cose, ciascuna per sé, nonché tutte insieme, farebbono disordinare ogni ordinata impresa. [6] Pur tuttavolta vi con­fortiamo, per essere voi in sul fatto e conoscere come prudenti ottimamente e’ meriti della causa, a misurare ogni cosa, cosí le forze di cotesto esercito come le possibilità nostre, e adattare in modo la parte al tutto che vi sia, quanto sia possibile, la comune salute; e se pure la malattia del Conte di Caiazzo procederà innanzi, iudicando che sia necessario, scriverreno a Milano acciò si provvega di quello che tale accidente ci facessi mancare. [7] Maravigliamoci bene che tu, Gulielmo, chiega danari per satisfare al Conte di Caiazzo, cum sit che a te, Bernardo, dessimo commessione che, innanzi ad ogni altra cosa, satisfacessi a sua Signoria. [8] E se cotesti conestaboluzzi hanno male pagati e’ fanti loro e per questa cagione sono resoluti, desiderremo ne facessi, col nome di Dio, tale dimostrazione che fussi esemplo agli altri. [9] Aspettiamo con desiderio intendere, alloggiato che fia el campo, come ne avvisate, quale resoluzione per voi sia fatta circa al procedere.

[10] A la tua, Bernardo, in particulare non accade altra risposta. [11] Aspettiamo solamente quello si possi sperare della valitudine del Conte perché la iudichiamo di momento grandissimo.

63

[1] Commissariis Romandiole Gulielmo de Paziis et Bernardo de Diaccieto. [2] Die xxiii octobris 1498.

[3] A l’utima vostra de’ xxii data ad ore 8 di notte ci occorre rispondere a dua capi in quella contenuti; e prima, quanto al parervi strano per avervi noi alquanto morsi, benché a ragione, nondimeno fuori di ogni vostra colpa: il che procede dal parerci, dopo lunghi e continui andamenti e pratiche, non si concludere alcuno desiderato effetto. [4] E benché noi ci persuadessino tutto procedere per impotenzia e non per negligenzia vostra, volemo nondimeno intendere da voi quello ne avete dipoi risposto, e per satisfazione nostra e di altri. [5] Quanto al secondo capo, dove voi, concludendo in breve parole, ci mostrate e’ bisogni vostri, perché sono simile alle 4 cose che per la penultima vostra ne addimandavi, con simile risposta vi si risponde; e per questa vi si replica che, non importando altro che danari, come qui non si attende ad altro che a posservi a sufficienzia satisfare. [6] E benché noi stimiamo voi, pel mezzo della Eccellenzia di Madonna, essere a pieno avvisati di quanto ordina la Eccellenzia del Duca, tamen richiedendolo la ragione, vi voliamo fare parte di quanto la Eccellenzia del Duca ordina in nostro favore per opporsi al Marchese e utimare la espedizione pisana; e però in questo vi si manda inclusa una nota di tutto. [7] Non voliamo ancora si preterisca farvi intendere come da uno nostro amico venuto oggi da Mantua ci è referito che, per quanto lui discorre, non crede a nessun modo detto Marchese potere essere a cavallo per tutto dí 20 di novembre prossimo, e come e’ man­dò a questi dí uno suo omo a Trento per soldare 500 scoppiettieri, il che li fu vietato per un bando mandato da la Cesarea Maestà che nessuno ardissi, sotto grave pena, andare al soldo de’ Viniziani; il che è tutto ordine dello Illustrissimo Duca, el quale espressamente ci significa volere deporre tutti e’ rispetti, e questa nostra guerra farla sua propria; e ordina a questo assai cose, come per la inclusa nota intenderete, e molte piú ancora, le quali per la scarsità del tempo non vi si scrivono. [8] Bene valete.

64

[1] Commissariis generalibus in castris Romandiole. [2] Die quo supra.

[3] In questo punto, che siamo ad ore dua di notte, abbiamo ricevuto una vostra responsiva a quanto vi significamo circa alla perdita di Bibbiena. [4] Piaceci assai intendere quanto ne avvisate dello ordine dato in guardare Piatingo, Catulo et caetera. [5] Ma piú caro ci è stato lo intendere el Signore Fracassa confidarsi di farli pentire della impresa se dal canto nostro si fanno le debite provisioni. [6] A che si risponde come per noi non resterà a fare alcuna cosa; e abbiamo già inviato Piero Corsini, Antonio Giacomini e altri piú nostri commessarii con danari e fanti; e Antonio predetto giunse ieri a tempo in Poppi, perché e’ nimici vi dettono tre grande scaramucce, e tuttavia per sua virtú furno rebuttati: tanto che vi è rimaso ferito in una coscia e dubitasi della salute sua, di che ne abbiamo non piccolo dispiacere per essere lui uomo del quale assai ci possiamo valere in questi tempi.

[7] Quanto al Signore di Piombino, crediamo sua Signoria sia per levarsi perché arà inteso noi avere dato al suo cancelliere 100 ducati e promessoli satisfarlo di corto. [8] E oggi da Arezzo intendiamo come el residuo delle sue genti sono giunte a Quarata, dove le abbiamo fatte posare acciò nel venire innanzi non portassino qualche pericolo; farelle levare quando e come parrà a sua Signoria, e voi lo solleciterete a venire avanti con ogni celerità; e cosí quando vedessi le genti inimiche partirsi, o tutte o parte, piglierete quel partito nel secondarli e impedirli al procedere che e’ vi parrà piú utile e salutifero.

[9] Di Giovanni della Vecchia, ci maravigliamo non se ne sia ancora preso alcun partito per voi, né datogli danari perché e’ cominciassi a fare la compagnia: cum sit che quando noi vi mandamo li ultimi danari, fra l’altre cose che nella nota vi significamo, fu che dessi a Giovanni 2000 ducati co’ quali cominciassi a fare la compagnia, il che poi non avete fatto. [10] Direteli che l’animo nostro è di darli ad ogni modo 300 compagni e pagarlo de’ primi danari vi mandereno, che sarà presto; e oggi pure ve ne aremo mandati, se non ne avessimo aúti a mandare buona somma in campo di sotto. [11] Manderenne a voi fra dua dí ad ogni modo. [12] Altro non ci occorre se non che avvisiate per le prime vostre quando el Conte di Monteaúto venne costí e con quanti compagni e quanti ne ha poi tenuti: e tutto per potere acconciare in ordine le scritture. [13] Restaci solo replicarvi facciate ogni opera in vegghiare li andamenti de’ nimici, significandovi che, se noi ci aiutereno, non ci mancherà aiuti esterni, perché lo Illustrissimo Duca non potrebbe essere meglio disposto: e questo tutto dí intendiamo di nuovo da messer Francesco, nostro oratore appresso sua Eccellenzia.

65

[1] Francisco Pandulfino Subcommissario. [2] Die xxviiii octobris.

[3] Noi, dopo la ricevuta della tua per staffetta, esaminamo quanto ne scrivi parere a la Magnificenzia del Capitano che si debba ad ogni modo fare ogni sforzo di perseverare in tenere coteste condotte, e tanto tempo almeno quanto si peni a vedere che sia per seguire della venuta del Marchese. [4] E questo molto bene discusso e considerato, ci parve da risolverci nella opinione di prima di ridursi a 3000 fanti vivi; e in questo modo: cioè che si piglino e’ connestaboli che sono nella nota inclusa disegnati; e perché la loro condotta getta 3700 fanti vivi; e volendo noi ridurli a 3000 vivi, sarà necessario che ad ognuno minuisca quanto ti parrà. [5] E parci che el resto de’ connestaboli, e’ quali fieno da el Capitano e da te giudicati piú sofficienti, li distribuisca per le castella; e perché noi crediamo che forse la condotta di quelli gitterebbe piú che 1300 fanti che abbisognono alla guardia delle terre, voliamo che facci a ciascuno riserbare el meglio della sua compagnia: e quando ancora bastassi manco numero di mille 300 fanti, vi metterai quello meno. [6] E in questa resoluzione siamo convenuti, giudicando prima sminuirci la spesa alla quale non potremo durare, soprastandoci dua altri eserciti e in Casentino e in Romagna; secundo perché crediamo tale numero di fanti essere per potere seguire ogni fazione ordinata, cum sit che da la Magnificenzia del Capitano non fussimo nel principio della impresa di altro numero richiesti. [7] E quanto alla passata del Marchese, si risponde che ne abbiamo di varii luoghi riscontri quello non essere per passare. [8] E quando pure passassi, trarremo di fatto delle castella tutti quelli vi fussino, mettendovi in scambio altri fanti, come potremo piú presto, tale che in un tratto sua Magnificenzia si potrebbe valere di 4300 fanti vivi, atti veramente, per essere el fiore della fanteria di Italia, ad ogni fazione e da non ne rifiutare seimila de’ nimici. [9] E quando ancora questi paressino a sua Magnificenzia pochi, debba considerare che non ne abbiamo ad essere soli a tale resistenzia, e che la Eccellenzia del Duca non mancherà delli aiuti ordinati e oferti, come per messer Agnolo del Caccia Commissario ducale potrà intendere. [10] Demum questo è quanto voliamo facci; e farai di rassegnalli diligentemente, e perché meglio li possa vedere in viso rassegnera’lli disarmati. [11] Altro non ci occorre se non che aspettiamo el parere del Capitano circa la demolizione del bastione di Stagno; e a Milano si scriverrà secondo e’ ricordi di sua Magnificenzia. [12] Vale.

[13] Ricordiamoti mandi quanto piú presto puoi Ciecone a Barga e ricordera’gli che tenga là interamente la sua compagnia. [14] E tu userai dilegenzia in questo come ne avvisi, perché da messer Giorgio fumo molto male serviti: ché, di quanti provigionati doveva tenere, non ve ne tenne mai el terzo; ricordera’gnene e confortera’lo a fare in modo ci possiamo lodare di lui.

66

[1] Abbati Basilio. [2] Die xxx octobris 1498.

[3] Intendiamo da la Paternità vostra quanto e’ nimici desiderano insignorirsi di cotesto luogo, e con quanta fede e affezione lo abbiate difeso e di continuo cerchiate difenderlo: per la quale cosa noi vi restiamo obbligatissimi. [4] E quanto a quello ne richiede vostra Paternità di uomini e di munizioni, ne abbiamo dato notizia a’ nostri commissarii in Poppi, e’ quali, secondo che iudicheranno el bisogno, vi provedranno. [5] Ma crediamo veramente che ’ nimici nostri, mediante le provvisioni abbiamo fatte, si terrebbono contenti potere tenere lo acquistato, nonché e’ sieno per cercare di acquistare di nuovo, della quale cosa vostra Paternità ne vedrà presto frutto. [6] Alla quale di continuo ci offeriamo.

67

[1] Andreae de Paziis Commissario Forlivii. [2] Die 31 octobris 1498.

[3] Per una di Bernardo da Diacceto intendiamo el campo inimico essersi partito iermattina da Villafranca e ito alla volta di Cesena, e come el Conte Rinuccio con uno altro capo delle gente di Caiazzo disegnava transferirsi a Furlí per consultare co la Eccellenzia di Madonna quello fussi da fare sendo partiti e’ nimici; la quale cosa, benché noi credessimo che da loro fussi stato digià pensata e esaminata per potere con celerità, partendosi quelli, pigliare presto espediente in resistere a’ loro disegni, e non avere a differire tanto, nel pigliare el partito, che a’ nimici fussi riuscito el loro disegno, pur tuttavolta, poiché non si è fatto, aspettiamo con desiderio tale resoluzione. [4] E crediamo la Eccellenzia consulterà che si mandi in Casentino piú gente è possibile, sufficiente o ad impedire loro el passo, o a fare qualche altra opera necessaria a simile occorrenzie. [5] E giudichiamo non dovere essere manco che dumila fanti, e’ quali potrete fare co’ danari vi si mandorno e nel modo vi si commisse, e tôrre di quelli che voi giudicassi piú el bisogno. [6] E quando el Conte di Caiazzo avessi ad ordine e’ sua fanti, ve ne potrebbe raccommodare, se non di tutti, di buona somma: la qual cosa potrebbe facilemente fare, perché intendiamo da Milano che la Eccellenzia del Duca l’ha provvista di danari per detti provigionati. [7] Quando pure vi bisognassi ancora qualche danaio a mettere in ordine la fanteria necessaria, richiederetene la Eccellenzia di Madonna, promettendole che no’ le ne sareno fedelissimi renditori. [8] E per tornare alla importanzia del tutto, vi si fa fede che non è tempo da perderlo in ragionamenti, perché le cose nostre del Casentino non patiscono piú dilazione; e considerate che se noi non facciamo uno sforzo galiardo innanzi che questo malore pigli piú del vivo, questo corpo si potria condurre a tale termine che ogni medico si dispererebbe della sua salute; e pensate che mentre che voi fate costí parole, e’ nimici nostri fanno fatti, di modo che tutti e’ loro disegni si coloriscono e e’ nostri tornono in fumo. [9] E perché noi siamo quasi certi che ’l Marchese di Mantova non è per pigliare cotesta volta, potrete piú galliardamente seguitare el nimico e diminuire piú le forze di costí. [10] E di tutto potrai fare fede alla Eccellenzia di Madonna, e quella doverrà acquiescere come desiderosa della salute nostra, non preiudicando allo stato suo. [11] Altro non ci occorre se non ricordarvi che periculum est in mora.

68

[1] Gulielmo Pazio Commissario Casentini. [2] Die quo supra.

[3] Noi giudichiamo che la qualità de’ tempi che corrono meriti piú tosto di vezzeggiare e’ sudditi nostri che irritagli con varie iniurie, e massime quelli de’ quali la fede ha ogni bene meritato. [4] Pertanto intendendo noi, e da piú omini degni di fede, che cotesti omini da Stia non potrebbono esser peggio trattati da’ soldati nostri che si sieno, di modo che li arebbono aúto forse de migliore compagnia da’ nimici, e perché la fede loro ha meritato ogni bene, ci duole tale cosa cordialemente; e imponiamoti per questa facci ogni cosa che sieno per lo avvenire riguardati e instaurati de’ danni passati. [5] E fieci caro intendere averne fatto buona operazione, perché se non vi rimedi, importando assai la cosa, ce ne dorrà assai.

69

[1] Comunitati Sancti Nicolai.

[2] Intendiamo per vostre lettere e vostro ambasciadore quanto desiderate potere mostrare con effetto lo animo vostro verso questa Repubblica; e per potere el vostro desiderio meglio esequire desideravi noi vi provvedessimo di munizioni. [3] La quale petizione è iustissima e noi la adempiereno in quanto ci fia possibile, confortandovi bene che a’ nimici nostri non parrà avere fatto poco se, con le armi loro, se ne potranno ritornare in Romagna: il che non potranno fare se aspetteranno la venuta del Capitano nostro, el quale vi fia di corto. [4] E voi in questo tanto, con la solita fede e affezione, v’ingegnerete guardare cotesto castello e noi da’ nimici: e’ quali poco dipoi saranno, con loro vergogna e danno grandissimo, vostra preda. [5] E noi lo amore e fede vostra verso questa Repubblica, come buoni padri, con iusti meriti riconoscereno.

70

[1] Bernardo de Diaccieto.

[2] Noi teniamo per fermo che tu ti sia levato insieme con le gente duchesche, le quali intendiamo avere preso la volta verso Bagno; e se per caso, impedito da qualche onesta occupazione, tu non ti fussi levato insieme con loro, t’imponiamo che subito, sanza alcuna dilazione, va­di alla volta di quelle. [3] Perché sai le gente d’arme, quando non sono da’ commissarii sollecitate, vanno adagio, né usano e’ termini necessarii allo espedirsi quali userebbeno avendo chi li sollecitassi. [4] E queste dilazioni hanno nelle cose nostre partorito questo effetto, che mai non siamo a tempo: il che torna in nostro danno grandissimo e vergogna non piccola; e pure oggi abbiamo lettere da Madonna di Furlí, la quale ci incolpa assai di negligenzia. [5] E però è di necessità non ti spicchi mai da coteste genti d’arme, e di continuo le solleciti acciò che una volta tu prevenga a’ disegni de’ nimici. [6] E siamo di parere, anzi sommamente desideriamo, che tu, insieme col signore Fracassa e col Governatore, vi transferiate con ogni celerità a la Pieve a Santo Stefano per assicurarci interamente del Borgo, d’Anghiari e Montedoglio: de’ quali non vivereno mai sicuri, se detti Signori con le loro genti non vi si sono condotti.

[7] Intendemo come a’ giorni passati, quando disegnavi fare la cavalcata, facesti stare serrate le porte di Castracaro piú che mezzo giorno, il che fu veramente bene fatto, e comendiamotene. [8] Maravigliamoci bene che, avendo inteso come qualcuno della terra si calò dalle mura per darne notizia a Faenzia, tu non ce ne abbi significato alcuna cosa. [9] Imponiamti ce ne dia notitia: il perché giudichiamo essere necessario farne demostrazione.

71

[1] Commissariis Casentini. [2] Die quo supra.

[3] Alle vostre utime non accade altra risposta che commendarvi delli avvisi datene; e quanto a’ danari e artiglierie addimandate, iermattina vi si mandorono mille ducati in oro, e cosí ordiniamo di mandarvi lance e munizioni in quella somma ci fia possibile rispetto ad esserne noi al tutto vôti per averne aúto a provedere tanti luoghi quanti per voi medesimi sapete; ingegneremoci non pretermettere di diligenzia in satisfarvi. [4] Abbiamo ancora mandato 300 ducati d’oro al Capitano di Arezzo per conto di Giovanni della Vecchia e impostoli, non avendo di bisogno qui, lo mandi costí in Poppi; e cosí ricordiamo a voi che, quando giudicassi ancora voi non essere di bisogno che detto Giovanni vi venissi costí, potrete scrivere al soprascritto Capitano lo indirizzi o alla Pieve a San Stefano, o dove ne fussi altrove di bisogno; e quando pure deliberassi che venissi costí in Poppi, ci parrebbe li facessi intendere come sarebbe bene, se potessi, di tentare nella sua venuta di recuperare Castello Focognano, nello quale intendiamo non essere piú che 60 fanti o manco. [5] Voliamo ancora, se fussino capitate costi el resto delle genti del Conte Rinuccio, le quali si lasciò dreto quando si transferí verso la Pieve a Santo Stefano, le mandiate verso Arezzo per unirsi con el Signore loro e fare tenere loro quella via che tennono le genti del Signore di Piombino quando da Arezzo si transferirno costí in Casentino. [6] E questo perché ci pare, sendo dette genti del Conte là presso Arezzo, potercene piú servire che fermandosi costí, e inoltre quando raccozzassi in cotesto luogo assai gente d’arme, dove ora patite carestia grande di biade, la patiresti dipoi grandissima. [7] Altro non ci occorre perché crediamo arete inteso Cuotolo essere stato occupata da’ nimici e come el signore Rinuccio colli sua cavalli leggeri e Dionisio Naldi co’ sua fanti si eran ritirati nella Pieve a San Stefano, e di tutto crediamo voi esserne informati benissimo.

[8] Non essendo noi ancora resoluti se li era bene levare la Magnificenzia del Capitano nostro per costí e volendo pure accrescere forze in coteste parte per possere meglio resistere a’ conati de’ nimici, ci parve levare di campo in quello di Pisa el Signore Ottaviano di Furlí con tutti suoi omini d’arme e balestieri a cavallo per venire a cotesta volta. [9] E cosí abbiamo scritto a’ nostri commessarii che subito lo inviino in coteste parte; e parendoci ancora che cotesto nostro esercito avessi bisogno di qualche buono capo di fanteria, abbiamo scritto a’ prefati nostri commissarii voltino in coteste parte el Conte Checco da Monte e messer Criaco con le loro compagnie; e di tutto vi si dà notizia perché intendiate quanto per noi si disegni e operi in salvazione delle cose nostre di costà.

[10] Giudicando ancora fussi necessario che con la Signoria del Fracassa fussi un commissario di riputazione per ogni conto e ogni caso potessi accadere, abbiamo ordinato che domattina parta per ire a trovare detto Signore, Luca d’Antonio degli Albizi, uomo, e prudente, e pratico in simile espedizione e della sufficienzia sapete, col quale vi potrete intendere delle occorrenzie di costà, secondo che e’ tempi e ’ progressi delle cose vi ammuniranno. [11] Nec alia.

72

[1] Capitaneo et Commissario Aretii Nicolao de Antinoris et Lucae de Albizis. [2] Die viiii novembris.

[3] Abbiamo ricevute dua di te, Niccolò, delli 7 e 8 del presente, e per esse intendiamo quanto sia successo circa allo arrivare della Signoria del Fracassa costí; la quale cosa, benché ci abbi dato alquanto di­sturbo, pure tuttavolta veggendo, per tua prudenzia, essersi la cosa ferma, ne restiamo in parte satisfatti. [4] E ècci suto caro lo avere inteso la consulta avete fatta con sua Signoria e satisfacci assai che el Conte si abbi a transferire costí per ordinare insieme di fare qualche buono frutto. [5] E desideriamo, raccozzati che sarete tutti a 4 insieme, pensiate non meno come dobbiate assicurarvi di cotesta terra che di alcuno altro progresso potessi in favore pubblico ordinare. [6] E perché tu, Niccolò, ne avvisi cotesti cittadini essere venuti a te offerendosi di venire loro, o di mandare e’ figlioli, dove per noi si disponessi, quando voi giudicassi poterne condurre qui alcuni di loro sotto spezie di ’mbascerie, o iustificazione, o qualche altro verisimile colore, giudichiamo non sarà se non bene: e soprattutto ci pare da ammollire e mitigare la cosa piuttosto che inacerbirla. [7] Pure tuttavolta si vuole ponderare tutto e non lasciare indrieto alcuna cosa per la quale l’uomo ne possa vivere sicuro. [8] Voi sete prudentissimi e per essere in sul fatto saprete molto meglio esequire quanto importa tale causa che noi non vi sapreno significare, solo vi ricordiamo questo: che nulla altra cosa è per al presente di tanto momento alla Repubblica nostra quanto cotesta.

[9] Poi che Giovanni della Vecchia ha parte della compagnia sua a Poppi, ci pare che voi lo dobbiate mandare là, perché ogni volta, accadendo, lo potrete rivocare.

[10] El Conte Checco e messer Criaco vennono oggi qui con le loro compagnie: invierelli a cotesta volta come prima potreno.

73

[1] Ser Antonio de Colle. [2] Die xi novembris.

[3] Ser Antonio, voi intenderete per lo esibitore come li omini di Foiano sono stati predati da quelli di Lucignano, il che non essendo scaduto per loro colpa, ci pare non buono segno di pace. [4] E perché noi desideriamo piú tosto spegnere questo fuoco che accrescerlo, e dubitiamo forte e’ Foianesi non si volere valere de facto, la qual cosa non sarebbe se non cagione di assai scandolo, v’imponiamo siate con Pandolfo e cosí con la Balía, e ingegnatevi di fare restituire le loro bestie a detti omini. [5] E userete in ciò ogni industria e sollecitudine, perché, come voi conoscete, questo caso è d’importanzia non piccola e principio da generare ogni cattivo effetto.

74

[1] Commissariis Poppi. [2] Die xiii.

[3] Abbiamo ricevuta la vostra de’ xii del presente e intendiamo per quella nel pericolo vi trovate e quanto desiderate d’essere provisti di munizioni, danari e fanterie; e quanto e’ nimici sieno grossi e voi debili per mancare di ogni qualità di sussidio. [4] A che si risponde che ’l Conte Checco alla giunta di questa doverrebbe essere comparso con 320 fanti vivi, de’ quali perché qui non se ne è fatto scrittura, li rassegnerete e scriverrete e manderetecene nota; e messer Criaco inviereno fra 2 dí a cotesta volta; e sapete le gente d’arme ducali ci troviamo ad Arezzo, e qui ne è dugento balestrieri sotto el governo di messer Filippino dal Fiesco: el quale non vuole partire se prima non si abbocca col Capitano nostro, el quale ci debbe essere stasera. [5] E con sua Magnificenzia consultato che areno quello sia da fare, lo inviereno a cotesta volta con tutta sua gente d’arme e fanteria, con una aggiunta di 500 fanti che ’l prefato messer Filippino vuole fare qui per commissione del Duca. [6] E la Magnificenzia del Capitano si mostra tanto di buone gambe e volenteroso a cotesta impresa quanto si possa dire piú, e promette subito indubitata vittoria e presta. [7] Con­fortatevi adunche e apparecchiatevi a resistere a’ nimici ancora cinque o 6 dí, tanto che sua Magnificenzia sia ad ordine, perché dipoi crediamo toccherà ad avere ad altri. [8] E se, giunto che sia costí el Conte Checco, e’ vi paressi che li omini d’arme o altri cavalli del Signore di Piombino e Giampagolo fussino superflui, e piú tosto ad impedimento che no, li manderete dove giudicherete a proposito. [9] E cosí se vi paressi da scaricarsi delle bocche disutili, sia rimessa cosí questa cosa come quella de’ cavalli. [10] E perché voi ci scrivete avere mandato a Lierna passatoi e polvere, noi ve ne commendiamo, tamen ci pareva da non sfornire cotesto luogo, sendone in necessità come avvisate; e però vi ricordiamo a tenere la briglia in mane per non sfornire costí che è la importanza del tutto.

[11] Ser Raffaello Fedini espedereno oggi con somma di danari e, a bocca, quello vi raggualierà delle munizioni mandiano e de’ provedimenti si ordinano, come iarsera per altra nostra vi si scrisse.

75

[1] Commissariis Casentini.

[2] Iarsera vi significamo quanto da Milano si era inteso di chi macchinava costí in detrimento publico, e cosí vi scrivemo qualche particolarità dello ordine nostro in defensione di cotesto paese; di poi ricevemo una vostra e intendemo per quella le miserie e calamità vostre, le quali speriamo dovere essere alquanto alleggerite per la giunta del Conte Checco e di ser Raffaello. [3] El quale provedimento, se non è atto a cacciare e’ nimici di Casentino, è sufficientissimo a guardare cotesto luogo; e questa ha ad essere per ora vostra potissima cura, non lasciando di aiutare li altri luoghi d’importanza di quello potete, né per aiutarli indebolirvi in modo che di poi non possiate aiutare voi medesimi, bisognando. [4] E ordinerete di temporeggiare cosí tanto che qui si sieno condotte le debite provisioni atte a liberare non solamente voi ma tutto cotesto paese; le quali se vi paiono tarde, nascie dal non poterle condurre sanza somma grande di danari, e’ quali si fanno con la dificultà sapete. [5] Di poi, sendo ancora la cosa di assai momento, conviene maturamente deliberarla: nelle quali cose si consuma piú tempo, né che noi vorremo, né che voi, per essere in sul fatto e vedere e’ pericoli, desiderresti: bastivi che qui si perde manco tempo è possibile. [6] E confortatevi e tenete confortati cotesti omini, e cosí quelli luoghi vi resta d’importanza, significando loro che, con quella celerità che patiscie tale provisione, vedranno e’ nimici nostri in termine che loro, nonché altri, ne aranno misericordia.

[7] Con satisfazione nostra e grande intendemo Cicalino da Volterra avere francamente difeso Camaldoli con onore suo grande, e disonore e danno grandissimo; e da nostra parte ne lo commenderete, promettendoli iusto premio a’ meriti suoi.

[8] Quanto al disordine dite in che si truovono e’ nimici nostri, e perciò desiderare poterli assaltare con lo aiuto delle genti si truovono ad Arezzo, non vi parendo che lo essere loro in tale luogo sia di frutto alcuno, si risponde che si scriverrà loro quanto da voi ci è suto significato. [9] Tamen non crediamo che insino che di qui non vengono e’ provedimenti ordinati, possino o voglino fare alcuna cosa, non parendo loro essere sufficienti ad assaltare e’ nimici; di che non gli sapremo sforzare, parendoci anche la stanza loro quivi utile per assicurarci di quella terra in su la quale si era fatto da’ nimici nostri non piccolo assegnamento. [10] Altro non ci scade, se non ricordarvi di nuovo che qui si ordina provvedimenti, e grandi, e presti quanto fia possibile. [11] E perché voi ci ricordate Sagunto, noi vi ricordiàno Castello San Niccolò, che si tenne ossediato da Niccolò Piccino 40 dí, tanto che qui si possé ingrossare, ed ingrossati romperlo ad Anghiari.

76

[1] Commissariis Puppi.

[2] Se e’ fussi possibile che noi facessimo e’ preparamenti che si ricercano alle occorrenzie di costí con quella celerità che lo animo nostro ne detta, voi non vi dorresti, né meritamente né immerito; ma perché le forze non rispondono a la voglia, siete constretti a dolervi, e noi per le vostre querule lamentazioni ad aggravare nella passione. [3] Noi vi abbiamo scritto piú volte che ci basta che voi salviate cotesto luogo, tanto che noi facciamo tali provvedimenti che, aperto Marte, possiamo assaltare e’ nimici nostri; e cosí per questa vi replichiamo, esortandovi ad avere pazienzia, tanto che quello si ordina abbi lo intero effetto. [4] Iarsera vi si scrisse quanto s’era ordinato con la Magnificenzia del Capitano, el quale ha fatto di già muovere le sue fanterie e cavalli leggieri per costí; e domattina si partirà messer Criaco dal Borgo con 600 compagni vivi, e el Perugino, e Giovanni Vettori con 150: a la giunta de’ quali potrete cominciare ad ordinare qualche cosa di buono e intendervi con quelli sono ad Arezzo; e’ quali, alla giunta di messer Filippino, si doverrebbono trovare 1000 fanti ducali, sanza la compagnia di Giovanni Della Vecchia, la quale crediamo si truovi ad Arezzo: di modo che potrete cominciare a dare delle brighe a’ nimici, se vorrete trarli di munizione.

[5] Abbiamo inteso, con assai nostra satisfazione, quanto strenuamente si portassi la Signoria del Conte Checco nello assaltare e’ nimici: di che ne siamo tanto piú satisfatti quanto piú conosciamo la sua virtú e sua opera essere stata necessaria in cotesto luogo, di che noi saremo ottimi riconoscitori.

[6] Quanto a quella parte dove ci richiedete se avete a dare audienza a Piero de’ Medici, secondo che per un trombetto suo vi fu significato, ci pare, se de nuovo fussi di tale cosa richiesti, li mandiate a dire non avere ancora aúto da noi intorno a simile materia alcuna risposta, e come ne aspettate resoluzione, e presto; e noi in questo mezzo vi dareno notizia di quanto dobbiate operare.

[7] Le artiglierie che ieri e stamani abbiamo inviate a cotesta volta son queste: 10 archibusi, 3 barili di polvere, 391 libbra di piombo, 5 casse di passatoi, 3 code di spingarde, e inoltre una soma di piombo, le quali munizioni doverranno comparire domani a Castello San Niccolò; manderete per esse subito, e con scorta.

[8] E perché voi per la vostra ci richiedete con instanzia grandissima vi mandiamo delle farine monstrando la necessità etc., abbiamo oggi commesso a Lorenzo di Bernardo da Diaccieto si transferisca al Ponte a Sieve, e datogli 100 ducati d’oro acciò che di qui mandi a cotesta volta piú farina li sia possibile, e la indirizzi a Castello San Niccolò, donde voi le potrete poi fare condurre costí con piú salvo modo vi occorrerà. [9] E desiderando noi che ’l prefato Lorenzo ne abbi el ritratto, acciò possa di continuo provedervene, ci pare che voi le facciate consegnare al vicario di costí, e diatelli questa cura di farle vendere e di rimettere el prezzo al prefato Lorenzo, come voi che sete diligenti saprete ordinare; e noi di qua non attendiamo ad altro che a fare quanto vi abbiamo di sopra significato. [10] E crediamo che ser Raffaello si sia condotto a salvamento con quella somma de’ danari portò di qui, e’ quali spenderete con piú utilità vi fia possibile; e se la v’è paruta poca somma, quello vi arà ragguagliato della cagione; e di tutto ci riferiamo a quanto vi si è di sopra scritto.

[11] Postscripta. [12] Abbiamo ricevuto una vostra de’ 16, e intendiamo per inclusa nota quanta munizione vi abbisogni: provederemovi di quanto ci fia possibile; e domattina inviereno costí uno maestro di mulino a secco con dua maestri di ascia.

77

[1] Iohanni Paulo de Balionibus.

[2] Per la vostra intendiamo quanto generosamente aviate el parente e caporale vostro col sangue delli inimici nostri vendicato, il che ci ha tanto piú satisfatto quanto piú è stato da noi desiderato che quelli nostri inimici conoschino la virtú de’ soldati nostri; di che non potremo essere né piú contenti, né per questo meglio disposti a pensare di fare cosa grata a la Magnificenzia vostra, perché la virtú e generosità di quella ha ogni laude, ogni premio meritato, cosí per questa ultima generosa opera, come per molte altre operate in beneficio della Repubblica nostra: a la quale, se mai lo concederà el tempo, rendereno tali meriti che daranno animo a qualunche altro di operare e affaticarsi in beneficio nostro.

78

[1] Luce de Albizis. [2] Die xviii.

[3] Poiché stamani ti avemo scritto per cavallaro a posta, comparsono le tua de’ xvii per le quali restamo satisfatti di quanto per le nostre ti ricercavamo circa alla notizia delle disposizione del Governatore: di che stiamo di bonissima voglia veggendolo pronto a quanto da te, nostro nomine, fue ricerco, e commendiamoti assai della diligenzia usata in disporle, alla quale opera iudichiamo fussi necessaria l’opera tua. [4] E se al Signore Fracassa e a cotesti altri signori paiono troppe lunghe le provvisioni nostre, massime avendosi a trarre Vitellozzo di campo etc., si risponde le presenti occorrenzie non patire piú celerità; e tutto si è discusso per noi e molti altri cittadini e diligentemente esaminato, e demum preso questo per piú commodo e migliore partito. [5] E domattina di buona ora partirà el Capitano Paulo Vitelli di qui e viene a la volta di costí, di Arezzo, e solamente con la sua privata e semplice compagnia di 20 o 25 cavalli; e Vitellozzo darà ordine ancora lui muovere con le genti d’arme e fanterie, e fia costí di corto, come a pieno dal prefato Capitano sarai raggualiato. [6] E tu terrai confortata la Signoria del Governatore e disposta a fare quanto ti ha promesso, acciò sia ad ordine a levarsi quando per noi le fia ordi­nato.

[7] Stamani abbiamo mandato messer Criaco a la volta di Pratovecchio con 600 fanti d’una bella e buona compagnia; e questo abbiamo fatto sí per averlo in quelle parti e parato ad ogni espedizione si ordinassi, sí etiam perché interim salvi quello luogo di Pratovecchio: perché ci è stato ricordato assai come luogo importantissimo. [8] E arai ancora inteso come 3 dí fa si mandò el Conte Checco a Poppi con 300 fanti vivi e hanno di già, secondo che ’ commissarii nostri ne avvisono, fatto qualche frutto e mostrosi molto animosamente a’ nimici. [9] Pertanto vengono ad essere accresciute le forze nostre in coteste parte di quasi mille provigionati, e di qualità da stimarli per 1500. [10] E per ancora non ci pare, secondo che ne avvisi, di trarre di Casentino Giampagolo Balioni e el Signore di Piombino, perché giudichiamo sarebbe per ancora a sbigottimento grande del paese, perché assai in loro confidano e sperano.

[11] E perché tu ci fai intendere che ’ commissarii di Poppi ti avevono richiesto con grande instanzia mandassi loro Giovanni della Vecchia per guardia di Castello San Niccolò, ti significhiamo come dua dí fa mandamo in guardia di detto luogo Giovanni Strozzi e el Perugino, nostri comestaboli, con 150 provigionati, tale che di tanto presidio si terrà, e e’ prefati commissarii e quello luogo, satisfatto.

[12] A’ comestaboli che tu ci ricordi si provedrà di continuo, ma bene è vero che Dionisio di Naldo e Giovanni di Rossetto anticipano molto: perché la paga loro cominciò a’ 31 del passato, e cosí debbe finire a’ 31 di questo, quando avessino tenuto lo intero della compagnia, perché intendiamo che Giovanni prefato ne ha tenuti manco 100 o piú che ’l debito, tale che resterebbe nostro debitore. [13] Farai loro intendere tutto con buono modo.

[14] Restaci solo esortarti a fare quello ti è possibile circa a lo impedire le artiglierie de’ nimici; pure tutto governerai con la solita prudenzia e verrai temporeggiando, tanto che si possa aperto Marte andarli a trovare. [15] E speriamo, prima nella ragione dipoi nella virtú di cotesti capitani e signori, e prudenzia tua, di essere ad ogni modo vincitori, con danno, vergogna e esterminio grandissimo de’ nimici. [16] E a quello che tu ci ricordi dello appressarsi el tempo dello avere a ritornare constretto da le leggi, si provedrà con tua plenissima satisfazione.

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[1] Luce de Albizis.

[2] Intendiamo per una tua de’ 18 come detto dí si era partito el Signore Governatore per venire a questa volta per le cagioni ne assegnavi, la quale cosa giudicavamo molto a proposito. [3] Ma, per non essere lui comparso, ci esistimiamo essere ritornato costí per qualche onesta cagione, secondo ne ha accennato Bernardino suo cancellieri; per la quale cosa voliamo che a la ricevuta sia con ’l prefato Signore, sendo lui costí, e ordini con sua Signoria parta co’ suoi cavalli leggeri per gire a la volta del campo di Pisa per quella via li parrà piú commoda. [4] E per dispollo a questo, benché crediamo, come ne hai avvisato, lo abbi fatto, userai ogni diligenzia e ogni termine conveniente; e quando sua Signoria fussi pur venuta a la volta di Firenze, l’invierai dreto e’ suo’ cavalli leggeri e darai subito notizia della mossa loro, acciò possiamo in quel medesimo tempo, dalla opposita parte, fare muovere Vitellozzo con le sue genti. [5] E perché in questo consiste el pondo della nostra impresa, userai la solita prudenzia in fare espedire tutto con celerità, perché, quanto piú si differisce tale espedizione, tanto piú si dà tempo al nimico a potersi allargare e mettere le barbe in sul nostro; infine pigliarai tale cura a cuore come piú importante e di maggiore momento a la Repubblica nostra che alcuna altra.

[6] Lo avviso ne dai del numero delle gente duchesche, cosí a piè come a cavallo, ci è stato gratissimo, e cosí el ricordo dello ordinare chi provvega el campo di vettovalia e chi sia sopra munizioni e guastatori; e tutto si ordinerà con diligenzia e satisfazione tua e del campo. [7] Vale.

80

[1] Giampaulo de Balionibus. [2] Comiti Checco de Montedolio. [3] Domino Criaco. [4] Die xxi novembris.

[5] E’ ci è stato referito che a la Musolta, luogo, come sapete, discosto a Bibbiena 30 miglia, si riduce la sera ad albergo Piero de’ Medici e Carlo Orsini con 150 cavalli, o manco, e poco numero di fanti. [6] Pertanto pensavamo, mediante la virtú vostra, di Giampagolo Balioni e di messer Criaco, se fussi da fare una notte un bel tratto: cioè che, cerco con diligenzia che se fussi cosí, v’indettassi con messer Criaco e Giampagolo, al quale ne abbiamo ancora scritto, e con quelli di Camaldoli, una notte ad uno tempo determinato, vedessi di assaltarli con piú numero di fanti e balestreri fussi possibile. [7] A che noi vi esortiamo, perché, quando vi riuscissi questo disegno, ne arebbe questa Repubblica con esso voi obblighi immortali.

81

[1] Andreae de Pazziis Commissario.

[2] Se le nostre forze corrispondessino a lo animo nostro, noi faremo tutto quello che per la tua de’ 19 ci ricordi, con tali evidenti preparamenti, e in Romagnia e dove bisognassi, che a la Eccellenzia di Madonna non solo si satisfarebbe, ma opererebbesi in modo che quella conoscerebbe per evidentissima esperienza a noi non essere meno a cuore le cose sua che le nostre proprie. [3] Ma perché le non rispondono, siamo costretti non meno a dolerci de’ nostri casi, che sono pericolosissimi, che del non potere fare quello verso sua Signoria che si desidera, perché, come tu sai, li inimici, e’ quali sono entrati nel cuore delle terre nostre, non ci lasciono respirare. [4] Perché oltre a lo averci occupato la maggior parte di Casentino, stiamo in continuo sospetto che di furto, mediante lo umore pallesco, non ci sia occupato di nuovo qualche terra; e dove sogliono bisognare la metà forze a difendersi, noi non ci possiamo con piú la metà difendere, perché, oltre a lo avere ad ordinare altanto esercito loro a lo incontro, conviene tegnamo in ogni nostro castello e terra tale e sí grosso presidio che non possi, se vi è cattivo umore, fare cattivo effetto; e a tali preparamenti vi si aggiugne la spesa che per te medesimo conosci. [5] Però bisogna, e con la Eccellenzia di Madonna, e con le altre cose di Romagna, cosí della inonestà delli omini come de’ soldati, temporeggiare tanto che li inimici, o per virtú de’ soldati nostri, o per malignità del tempo, sieno costretti, non possendo ampliare altrimenti, ad abbandonare quello che in Casentino ci hanno tolto. [6] La quale cosa fia presta ad ogni modo, perché, non vi si potendo allargare, come e’ non possono, ancora ingrossarvi è loro impossibile, se già non vogliano, quelli vi sono e quelli vi venissino, morirsi di fame: tale che sono ad ogni modo forzati andarsi con Dio, con vergogna e presto. [7] Perché, quando pure differissino lo andarsene, si potrebbe aggiugnere a la vergogna el danno, perché vi abbiàno volto tanta gente d’arme e fanterie che ne li caveranno di peso, e non si è lasciato ancora in modo le cose di Pisa che le non si possino difendere, volendo quelli soldati vi restano fare el debito loro. [8] Però farai tutto intendere a la Eccellenzia di Madonna, benché per nostra sia di tutto piú a pieno raggualiata; e se noi siamo ancora tardi ne lo scriverle, ne era cagione el desiderare piú tosto fare che dire.

[9] A Val di Bagno provedremo ad ogni modo e tu t’ingegnerai intrattenere que’ soldati tanto che ’l provedimento venga. [10] E a la Eccellenzia di Madonna ne scuserai se Lionardo Ridolfi esequí contro a quello che per sua Signoria ci era suto raccomandato, però che nacque dal non avere le nostre lettere a tempo. [11] Vale.

82

[1] Commissariis Casentini. [2] Die quo.

[3] Abbiamo oggi dua vostre de’ 20 e 21; e quanto a’ danari non accade altro, avendone iarsera mandati per Francesco del Magno. [4] Solo ci occorre esortarvi che facciate omni opera usiate omni industria perché ’l Signore di Piombino faccia quanto vi si scrisse per la nostra in simile materia, perché questo non potrebbe piú importare a la Repubblica nostra. [5] E massime perché si partono domattina le genti del Capitano di campo di Pisa per costí, che fra 3 dí vi saranno, sí che viene el campo nostro in quella parte a rimanere spoliato; e voi non potrete in questo durare tanta fatica che non fia molto bene allogata, reducendo tutto a suo onore e utile, come saprete fare. [6] E perché, come vi si è detto, el Capitano è di animo di raccozzare in coteste parte lo esercito, intenderete, e da Pratovecchio e da’ luoghi circunstanti, se vi è da fare saccomanno di strami per 15 dí, per 600 omini d’arme, per 500 cavalli leggeri.

[7] E perché noi crediamo, secondo lo scrivere vostro, vi siate abboccati con Bernardino bibienate, ne aspettiano el ritratto; e se non vi fussi ancora abboccato con esso, faretelo, e cautamente, in modo caviate e non mettiate in corpo di compagnia. [8] E quando intorno a’ casi di Piero vedessi da fare un tradimento doppio sotto parlamentare o altro colore, ve ne confortiamo, perché fia sempre mai tenuta lealtà el tradimento che si facessi contro ad uno demolitore della patria sua. [9] Alia non occurrunt se non significarvi che se voi osservate in modo con diligenzia cotesti nimici che non si allarghino altrove, noi ci promettiano tale vittoria che fia a perpetua gloria della città nostra.

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[1] Lucae de Albitis. [2] Die xxiii novembris 1498.

[3] Per piú tue lettere ci è pervenuto a notizia quanta fatica abbi durata e quanta sollicitudine e industria messa in disporre la Signoria del Governatore ad esequire quanto per lo officio nostro era suto ordinato, di che hai meritato apresso a ciascuno laude e commendazione non vulgare. [4] E ultimamente per la tua de’ 21 ci significhi el dispiacere avevi aúto per essere ritornato el prefato Governatore indreto, parendoti avere onni fatica e tempo spesa indarno; e soprattutto ti commoveva el non ti essere bene capace la cagione della sua ritornata, dubitando etc. [5] Della quale cosa per darti piena notizia sappi che, intendendo noi come el prefato Signore Rinuccio, per lettere di Bernardino Tondinelli, suo cancelliere, si era ritornato verso Arezzo, e giudicando noi per questo farsi piú difficile el transferirlo in quel di Pisa, ci risolvemo pigliare altro partito, come per altra ti si è scritto, e in cambio del prefato Signore mandare, in suvvenzione delle genti del Capitano in quello di Pisa, el Signore di Piombino. [6] El quale partito, oltre a la cagione predetta, si è preso perché, avendosi a coadunare tutto lo esercito nostro in Casentino, e per questo avendosi a partire di costí le genti duchesche, e volendo noi vivere con lo animo riposato di cotesta terra di Arezzo, giudichiamo fussi necessario lasciare tal presidio in quella, quale è conveniente a simile luogo pieno di umori sospetti, e non ci è parso a questo effetto potere pigliare migliore espediente che permettere che ’l Conte Rinuccio non si tran­sferisca secondo l’ordine primo, ma rimanga in cotesto luogo proprio con tutte le sue genti: acciò, mediante la sua fede e virtú, non possino e’ nimici nostri fare alcuno disegno riuscibile sopra cotesta città; anzi, stretti dalli invitti capitani ducale e nostri, sieno costretti a prendere, o vituperosa fuga, o aspettare loro manifesta ruina, sendo privati d’ogni refugio e sussidio. [7] E crediamo, benché al contrario ti si scrivessi per l’ultime nostre, che si piglierà partito di assaltare e’ nimici per la via di Casentino, secondo l’utima resoluzione fatta costí per el signore Fracassa e messer Oliveretto, mandatario del Capitano, benché di tutto piú a pieno, giornata per giornata, sarete ragguagliati dal Capitano nostro: del quale e’ nimici nostri di Casentino sentiranno e’ trombetti forse prima che loro e voi non stimate, sí che attendi a tale effetto a temporeggiare cotesti Signori con quella prudenzia, la quale hai, in cotesta espedizione e in ogni altra, dimostra.

[8] Di verso Casentino non è innovato altro se non che ogni dí rinfrescono le nuove come e’ disagi e le discordie tuttavolta crescano tra e’ nimici: benché oggi ci sia lettere che ieri dessino una scaramuccia a Lierna e oggi minacciassino di tornarvi, di che e’ commissarii nostri mostrono non dubitare.

[9] Simonetto Balioni, Maliares e li altri conestaboli e’ quali ci ricordi, si satisferanno presto e col loro contento e tuo.

[10] Scrivendo, è comparso una tua de’ 22, a la quale non scade altra risposta che comendarti della sollecitudine e prudenzia hai usata in vicitare Castilione e avvertire tutte le terre circustante, secondo li avvisi aúti di Casentino.

84

[1] Commissariis Casentini. [2] Die 27 novembris 1498.

[3] Con dispiacere grande abbiamo inteso, per dua vostre di ieri e a bocca da Giovan Covoni, la perdita di Lierna, e come miserabilemente quelli nostri soldati e nostri fedeli furno morti dalli inimici, con consenso, anzi consiglio, di Piero nostro rebelle. [4] A la quale cosa, come irremediabile, giudichiamo non sia piú da pensare, ma solamente con ogni industria e sollecitudine ingegnarsi che tale inconveniente piú non segua e che li luoghi che ancora si tengono per noi non pervenghino in mano delli inimici nostri; e di già vi aremo proveduto, e forse el caso di Lierna non saria seguito, se el tempo avverso e le continue piogge non avessino retardato el Capitano nostro. [5] Ma poiché alquanto si è el tempo ritornato propizio, noi vi diàno tanto di conforto che postdomani ad ogni modo fia venuto in luogo el Capitano nostro con le sue genti e a piè e a cavallo, che li inimici lo sentiranno e proveranno forse. [6] E oltre a suoi omini d’arme e fanti a piè, che sono el numero sapete, vi si aggiugne messer Dimitri co’ suo stradiotti e el Bianchino con 200 compagni d’una compagnia florentissima; e tutte queste genti si truovono qui a l’intorno di Firenze a 3 miglia. [7] E sono oggi venute da Cerreto Guidi con tanta voglia di transferirsi costí, secondo ne referisce Francesco Serragli che le ha accompagnate, che è quasi incredibile; perché dice avere aúto oggi non solo a sopportare el disagio del cammino, ma a farselo per forza di ponti e di legname, sendo tutte le vie occupate da l’acque; e son venute innanzi con tanta voglia che non pensono né a danari, né a disagio, né ad alcuna cosa necessaria, ma solo ad abboccarsi col nimico, di qualità che noi ne stiamo d’una perfetta voglia: massime perché Giuliano Gondi ancora ne referisce che el Capitano non si potrebbe piú promettere una certa vittoria che si faccia, purché Pratovecchio e cotesto luogo sia salvo a la giunta sua, la quale, replicandola, fia postdomani. [8] Arà ancora seco, el prefato Capitano, 50 balestrieri a cavallo del Duca di Milano, e’ quali ha mandati di nuovo sua Eccellenzia, e che arrivorno qui dua dí fa. [9] Confortatevi addunche e tenete per fermo che, di quanto si è scritto di sopra, non ne mancherà un iota. [10] E come prima fia venuto el prefato Capitano in cotesta banda, el Signore Fracassa si sarà intanto, con le sue gente duchesche a piè e a cavallo, transferito in lato che arriverà costí in Casentino un dí poi dopo la venuta del prefato; e cosí sono convenuti e rimasti.

[11] E’ danari e le munizioni addimandate, si ordineranno con ogni possibile celerità.

[12] Noi abbiamo deputati sopra a ricondurre le vettovalie costí per lo esercito Antonio de’ Pazzi che si truova a Pratovecchio e Andrea Bonsi che è a Romena. [13] Manderete loro subito le alligate lettere e solleciteretelli ad esequire la loro commissione.

[14] Poscritta. [15] Noi giudichiamo che sia bene, non avendo costí faccenda messer Pagolo Semenza, essendosi partito el Signore di Piombino, che voi li diate onestamente licenza. [16] E per cagione che, dopo la partita di Andrea Bonsi da Romena, quello luogo non rimanga vôto di commessarii, manderetevi di costí uno che iudichiate a proposito.

85

[1] Lucae de Albizis. [2] Die 28 novembris.

[3] L’utima nostra fu de’ 27 e per quella scrivemo quanto ci occorreva; abbiamo dipoi due tue de’ 26, e per quelle intendiamo quanto di alterazione ti dessi lo averti a transferire a Cortona pe’ varii accidenti potevono nascere per la tua assenzia tra coteste gente duchesche e e’ paesani, per essersi quelle portate assai inonestamente, e cosí monstravi el Capitano ducale, per la tua partita, restare in una mezza confusione; e demum avere deliberato di andare e, quam primum, vicitati e’ Priori cortonesi e el Capitano, ritornartene ad Arezzo. [4] Della quale deliberazione ti commendiamo, perché giudichiamo la tua andata a Cortona essere per giovare assai in quello luogo e non nuocere a le cose di Arezzo, ritornando a quella volta mercoledí sera, come ne avvisi. [5] E considerato quanta incommodità abbi generato el tuo partirti di costí e con quanta poca contentezza del Capitano ducale ti partissi, facciamo non debole fondamento che sia necessario che tu non ti spicchi da coteste gente duchesche insino a tanto almeno che le sieno pervenute in Casentino. [6] Perché, considerata la varia e diversa natura di cotesti signori e quanta arte e industria bisogni usare a condurli e disporli a’ propositi nostri, pensiamo, per essere tu e prudentissimo e per averli maneggiati piú giorni, esserne diventato in modo buono conoscitore, che sarebbe pernizioso a cotesta impresa, in su la quale consiste el pondo della libertà nostra, el rimuovertene e demandare cotesta provincia ad uno altro che, per essere nuovo, non saprebbe né potrebbe amministrarla. [7] Pertanto ti esortiamo a procedere in cotesta amministrazione; massime non contrafaccendo a le leggi. [8] Perché, come per una nota inclusa in questa di ser Antonio, Cancellieri a le Tratte, vedrai, ti è concesso tempo a venire a pigliare lo officio personalemente 8 dí poi, cominciando dal dí che ordinariamente si piglia: tale che basta ti transferisca qui per tutto dí undici del mese futuro; fra ’l quale tempo doverranno essere redutte le cose in termine che, con minore disagio e discommodo delle presenti occorrenzie, te ne potrai venire. [9] E quanto a quella parte dove mostri risentirti pe’ tardi nostri avvisi, avendo ad esserti noto le nostre deliberazioni da altri, ti si risponde questo essere intervenuto: che, essendosi rimesso el modo del procedere nel Capitano nostro, potesse sua Signoria darne notizia al Signore Fracassa, dicendo quella essere nostra ferma deliberazione, come era, e come a te ne abbiamo scritto per le ultime nostre a pieno. [10] E cosí per lo avvenire potrebbe scadere che, per via del Capitano nostro, venissino costí avvisi prima che da noi. [11] E questo si è fatto, perché giudichiamo le presenti occorrenzie avere piú tosto bisogno di conclusione che di discettazione: e a questo effetto si è deputato un cavallaro, come per altra ti si è scritto, che vadi da l’uno capitano a l’altro. [12] E perché stamani el Capitano nostro ci mandò una lettera che li aveva mandata la Signoria del Fracassa, responsiva ad una sua dove li diceva volere fare nelle presenti occorrenzie quanto per noi si ordinava, abbiamo scritto una lettera al prefato Signore Fracassa del tenore che per la inclusa copia vedrai; e tu come prudente verrai temporeggiando con l’una e l’altra natura, acciò si conduchino in Casentino coteste gente duchesche, o per quello modo che per la de’ 25 ti significamo, o per altro modo come li andamenti e le condizioni delle cose ti consiglieranno, perché di ogni cosa sarai dí per dí dal Capitano nostro informato. [13] Demum ogni tua industria, cura e diligenzia ha ad essere in mantenere cotesti capitani e signori uniti, la quale cosa, come è di grande importanza, cosí fia di grande fatica e ex consequenti di massimo onore.

[14] El Bianchino da Pisa non verrà a Cortona, secondo l’ordine dato, perché la Signoria del Capitano lo vuole con seco. [15] E come ieri per la nostra ti scrivemo, dovendosi levare coteste fanterie duchesche de’ luoghi dove sono, poiché ’l tempo non patisce provedervi altrimenti, vi metterai fanti comandati delle Cortine, Borgo e Anghiari. [16] Quanto ci ricordi di accordare e’ creditori del Signore Governatore, si metterà ad effetto in quanto ci fia possibile.

[17] Simonetto Balioni, el quale si truova con la sua compagnia ad Anghiari, voliamo si transferisca con le gente duchesche in Casentino. [18] Pertanto liene darai notizia acciò possa prepararsi a questo effetto, e comandara’lo a levarsi come giudicherai conveniente, purché con le prefate genti si venga ad unire nel luogo destinato.

[19] Arai inteso la perdita di Lierna, la quale come è stata a commodità de’ nimici per esservi drento vettovalie assai, cosí è stato a discomodità nostra. [20] E però, perché non venghino piú ampliando, bisogna con ogni industria accelerare; e perché intenda in che termine si truovano le cose di qua, la persona del Capitano nostro si truova a Ponte a Sieve e tutte le gente sua apresso, e domani crediamo cominceranno a scendere in Casentino, come piú appieno e particularemente sarai dal prefato Capitano di continuo raggualiato. [21] Alia non occurrunt, se non che ci sarebbe caro che Magliares avessi ricapito da messer Filippino, il che sarebbe ancora piú utile perché non sarebbe ad aspettare quelli venissino da Siena, la quale cosa genera lunghezza, e la lunghezza danno assai.

[22] Postscripta. [23] Voliamo, come per altre si è scritto, che le genti di Furlí col Conte Albertino Busichetta si transferischino, insieme con le duchesche, in Casentino, e el signore Governatore rimanga costí con le sue a sicurtà di cotesta terra e altri nostri luoghi.

86

[1] Giovanni Lapi Podestà di Castilione Aretino, Andrea Carnesecchi Capitano di Cortona. [2] Die quo supra.

[3] Per altre nostre ti abbiamo scritto come, presentendo che e’ nostri inimici disegnavano sopra a cotesta terra, desideravamo pertanto avessi buona e diligente cura e osservazione, e facessi fare buone e diligente guardie; e cosí per questa ti replichiamo, benché, per essere venuto costí Luca delli Albizi, crediamo te a pieno essere instruito di nostra intenzione. [4] E voliamo che a cotesti nostri fedeli usi ogni termine amorevole, e conferirai loro come fra dua dí el Capitano nostro Pagolo Vitelli sarà in Casentino con tale e tanto ordine che ’ nimici nostri penseranno piú tosto come possino provedere a la salute loro che come possino offendere noi. [5] E amplierai questo effetto con quelli termini e parole che ti parranno conveniente, e soprattutto penserai a la salute di cotesta terra; e di ogni andamento e suspezione presentissi ne darai subito avviso.

87

[1] Die prima decembris 1498. [2] Luce de Albizis.

[3] L’utima nostra fu de’ ventinove del passato, e per quella intendesti quanto era necessario che el Signore Fracassa si levassi per in Casentino, e cosí quanto fussi pernizioso el differire. [4] Abbiamo dipoi dua tue de’ 28 e 29 del passato, e per quelle ci fai intendere con assai nostra satisfazione quanto operasti a Cortona e ordinasti di guardie e altre cose in salute di quella città. [5] Dipoi intendiamo, dopo la consulta fatta con cotesti signori, avere deliberato muovervi domenica mattina, la quale, come cosa fatta, non possiamo se non approvare. [6] Tamen ci sarebbe suto gratissimo che vi fussi levati piú tosto iermattina che stamani, il che forse arete fatto risollecitati dalle nostre lettere de’ 29: imperoché, essendo el Capitano nostro giunto infino ieri in Casentino, iudichiamo, non potendo, avanti a la giunta di coteste genti, mostrarsi al nimico, sia per perdere di riputazione assai, in su la quale faciavamo non debole fondamento. [7] Pertanto ti confortiamo ad esortare cotesti signori di fare ogni cosa per transferirsi piú presto in detti luoghi è loro possibile, perché siamo certi che, se si accozzano, insieme, ne riporteranno, con utile e onore loro e esaltazione e gloria nostra, indubitata vittoria. [8] E di già intendiamo da’ commissarii di Poppi e’ nimici, per lo avere inteso el Capitano nostro cominciare a calare in quella valle, dove li avieno disegnato andare a Pratovecchio, mutorno pensiero e stettono tutto dí in consulta pensando a la salvazione loro. [9] E dove prima stavano inordinati e mostravono di non temere e non prezzare el mondo, ora mostrano di stimare e temere d’ogni cosa, e hanno raddoppiato ascolte e munito el loro campo e ristrettisi insieme: tale che, non avendo piú la campagna libera, non veggiamo, benché lo acquisto di Lierna li abbi alquanto rinfrescati, modo alcuno che debbino né possino stare giorni in sul nostro, cacciati dalla fame e dalla incommodità del saccomanno, quando bene altri non ne li cacciassi. [10] E il Capitano nostro per una lettera, che iarsera scrisse a messer Currado, ne promette vittorioso esito venendo con celerità coteste gente ducali: pertanto usa omni industria in condurre tale effetto.

[11] Tu ne accenni per le tue lettere parerti mille anni di condurre coteste genti in Casentino e partirti da loro; la quale cosa interpetriamo, come prima sono giunte in detto luogo, volertene venire: il che non ci pare a nessuno modo utile a la Repubblica nostra né a te necessario. [12] Che non sia necessario e che non ti corra preiudizio addosso come a transgressore delle leggi, si vinse iarsera con un favore grandissimo una provvisione nel Consiglio grande, che tu possa stare impune in cotesta amministrazione, etiam tutto el tempo dello officio tuo; come per una fede di ser Francesco, Cancellieri delle Rinformagioni, inclusa in questa, conoscerai che non sia utile el tuo ritornare. [13] Sappiamo che per te medesimo intendi che sorte di cervelli sieno quelli di cotesti condottieri e quanta arte bisogni in far loro concludere alcuno buono effetto. [14] E se mai bisognò, bisognerà ora, raccozzati saranno in Casentino cotesti capitani; perché, stando ognuno in sul tirato della reputazione, se non vi fussi un mezzo ragionevole che li temporeggiassi, non si condurrebbe mai alcuna cosa. [15] E quanto questo importi, non ti si discorrerà altrimenti, perché lo intendi meglio che alcuno. [16] Sarai addunche contento restare a quella amministrazione a la quale ti abbiamo, noi e e’ tua colleghi, e tutto questo popolo, destinato.

[17] Nuove non ci è che scriverti, se non che sai come messer Antonio Strozzi si mandò a Ferrara, essendoci data dal Duca qualche intenzione di accordo co’ Viniziani, e mandossi al prefato messer Antonio pieno mandato in potere compromettere nel Duca di Ferrara la causa di Pisa con promissione di ratificare quanto per lui si lodassi; e cosí el prefato Duca ne promisse de’ Viniziani; e subito fatto tale compromesso, che si avessino a levare da ogni parte le armi. [18] E pure ieri avemo una lettera, la quale ne dava speranza che tale compromesso si farebbe: il che, se seguissi, ci trarrebbe delle mani de’ soldati e potrebbonsi le cose assettare in modo che la nostra terra verrebbe a qualche tranquillità, la quale la lunga e diutina guerra ha fatta desi­dera­bile.

88

[1] Lucae de Albizis. [2] Die ii decembris.

[3] Nonostante che stamane ti scrivessimo come ci era rinfrescato el dubbio di Arezzo, e che iarsera da Poppi ti fussi per doppi avvisi el medesimo significato, ci pare che non perda un’ora di tempo nello accelerare in venire in Casentino insieme con la Signoria del Fracassa e con le gente disegnate: perché, poniamo che costí fussi qualche umore cattivo, rimanendovi el Governatore, non può a nessun modo fare cattivo effetto. [4] Perché giudichiamo e’ nimici nostri non si potere levare di Casentino e venire a cotesta volta sanza loro grande pericolo, stando el Capitano nostro vigilante, come sta per essere loro a la coda ad ogni volta pigliassino. [5] Ma crediamo e’ nimici nostri avere ad arte divulgato tale opinione, cioè di volere cavalcare ad Arezzo, acciò che noi, sbigottiti da tale cosa, non leviano el Signore Fracassa da tale luogo e loro dipoi se ne possino gire sicuri: il che non giudicono potere fare se e’ dua capitani, cioè ducale e nostro, s’accozzono insieme. [6] Pertanto t’imponiamo che, remossa ogni cagione che ti avessi arrecato alcuno sospetto, ti lievi con le prefate gente e vada a la volta del Casentino disegnata, e cosí studi Simonetto Balioni e l’altre genti disegnate. [7] E se se’ mosso, come crediamo, non perderai tempo; perché stasera abbiamo lettere da la Signoria di Paulo Vitelli che se coteste genti si accozzano con sua Signoria, questa città non ebbe mai tanta vittoriosa vittoria, e come e’ nostri nimici sono in tremore grandissimo e hanno arsa la Musolta e sonsi ritirati tutti in Bibbiena con gran penuria di strami e d’altre cose necessarie. [8] Sollecita addunche, perché questa cosa non si potrebbe piú desiderare e da noi e da tutto questo popolo. [9] E però, col nome di Dio, se non sete levati alla ricevuta, leveretevi presto presto e iterum presto.

89

[1] Domenico Torniello. [2] Die iiii decembris 1498.

[3] Noi abbiamo scritto a Guido Mannelli, nostro generale commissario, quanto desiderremo facessi vostra Magnificenzia circa a levarvi di costí e in ridurvi in altri luoghi piú propinqui a’ nimici nostri; e però esortiamo quella che, per sicurtà delle cose nostre, sia contenta fare quanto dal prefato nostro commissario le fia ordinato, di che ne ricevereno piacere grandissimo, perché non possiamo stare se non in grande gelosia delle cose nostre quando la persona e gente vostra sono lontane dal volto delli inimici, perché molto confidiamo nella esperienza e virtú vostra.

90

[1] Iacobo de Nerlis. [2] Die quo supra.

[3] Noi ci maravigliamo assai del tuo maravigliarti per non avere aúto lettere da noi, cum sit che ciascuno dí ti abbiamo scritto. [4] E pure iarsera ti demo notizia della giunta del Signore Fracassa a Loro. [5] Stasera dipoi abbiamo, con la tua de’ 3, una di Luca degli Albizi dove e’ mostra essere pervenuto a Castel San Niccolò, e di già essersi abboccati con Vitellozzo, e dopo le cirimonie non avere ritratto altro delle occorrenzie di costí, se non la conclusione fatta per voi circa a lo abboccarsi con Piero de’ Medici: la quale cosa ci è dispiaciuta assai, come cosa di che se ne potessi trarre nessuna utilità e assai danno e carico. [6] E benché per le lettere si scrissono iarsera crediamo tale cosa non abbia sortito effetto, ci pare da ricordarti che per nessun modo tale pratica sia da tenere, e confortiamoti ora che la Signoria del Fracassa è giunta costí, sia sempre col Magnifico Capitano nostro e li persuada a non differire di fare qualche cosa ad utilità della Repubblica nostra e ad esterminazione de’ nimici di quella. [7] E in questo debbi mettere ogni tuo studio, arte e sollecitudine, imperocché, se fra otto dí non si fa qualche buona opera, noi possiamo dipoi quasi desperare delle cose nostre.

[8] Le artiglierie debbono essere comparse, cioè quelle che sono sotto la amministrazione di Niccolò di ser Loro; e lui oggi si è partito con le carrette e cavagli consueti; crediamo che domandassera sarà costí in Pratovecchio. [9] E come iarsera ti scrivemo, abbiamo dati danari al Capitano Guerrieri e Nanni di Picone e a Marco Salviati, e con piú celerità ci fia possibile li inviereno a cotesta volta. [10] Ma non ci pare che cotesti signori debbino allentare un punto in aspettare la loro venuta, perché, fra e’ fanti del Capitano nostro e quelli del Capitano ducale e quelli di Criaco e di Conte Checco Signore di Monteaguto e altri conestaboli circunstanti, fanno tale somma che voi non avete da temere d’alcuna cosa, massime per el governo di cotesti prudentissimi capitani; e potendovi ancora valere commodamente delli omini del paese, e’ quali, per essere di natura armigeri e in questa cosa trafitti e irritati da’ nimici nostri, non potranno se non giovare assai. [11] E perché tu intenda, x giorni fa o piú, per via di Poppi ricevemo lettere degli omini di Bibbiena, per le quali ci significavano della mala contentezza loro, giustificandosi e offerendosi che, potendo, dimosterrebbono el loro buono animo verso la Repubblica nostra. [12] La quale cosa conferirai col Capitano secretamente: perché siamo di parere che se ’ nimici lasciassino, per ire a qualche loro disegno, in Bibbiena non molta gente, e voi con gente grossa vi accostassi a la terra, non mancherebbono fare el debito loro in favore nostro: perché, oltre a la lettera comune, ci mandorono una soscrizione di piú di cento di loro in comprobazione di quanto scrivevono; la quale cosa è ad ogni modo da farne conto non piccolo e usarla in modo che la torni ad utilità nostra e non a danno di quelli che cercono, iusto loro possa, benificarci.

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[1] Lucae de Albizis. [2] Die quinto decembris 1498.

[3] Per essere tu uomo prudentissimo e nostro collega, ci pare da scoprirti interamente l’animo nostro, dove noi ci troviàno e in quale necessità, acciò che tu prudentemente possa esaminare tutto e, esaminato, governarlo a piú comodo e utilità della Republica nostra è possibile. [4] Prima noi ti facciamo intendere che del parlamento con cotesti Signori e Piero de’ Medici non se ne è inteso alcuna cosa per lettere, massime diritte a lo Officio nostro, che quello che per la tua de’ iii del presente intendessimo: il che non è seguíto sanza nostro di­spiacere e ammirazione. [5] Pertanto noi vorremo che ne toccassi fondo quanto possibile ti fussi, e investigassi la origine di questo caso; e cosí, perché noi intendiamo essere suti di già mandati 4 omini dal nostro capitano in Bibbiena, t’ingegnassi, con que’ modi e mezzi che ti parranno migliori, di investigare che commissione ebbono e perché soprastettono a tornare, e di tutto ne dessi largo e buono avviso. [6] Secondo, ci occorre farti intendere come noi entramo dua dí fa in Magistrato e abbiamo trovato ogni cosa esausta e munta di danari, e e’ nostri soldati, cosí quelli di sotto come cotesti, averne necessità grande, immo generalia. [7] Perché le cose in quello di Pisa non potrebbono essere in peggiore condizione, cominciandosi da Livorno, el quale è cuore della città nostra, e’ non vi è rimaso fanti o pochi, e quelli pochi hanno in modo soprasservito che se non si proveggono, saranno quelli nonché lo difendono ma che lo daranno in preda a’ nimici. [8] E oltr’a di questo Vico, Libbrafatta, el Bastione della Ventura, che sono a questa Republica costí un tesoro, stanno con pericolo grandissimo per non avere da pagare chi li guardi; e qui non è danari, e in Consiglio non si vince provisione da poterne fare. [9] Circa a le occorrenzie di costí, per essere tu nel loco, non ci distendereno nelle particolarità, se non che ti fareno noto questo, che, veggiendo quanto coteste cose premono, e richiedendoci el Capitano instantemente di suvvenzione di piú fanti, per volere satisfarli ci siàno sborsato di nostro proprio 2000 ducati circa in soldare Gnagni di Picone, Marco Salviati e el capitano Guerrieri, a’ quali si è dato spaccio, e fra 3 dí saranno costí – e prima ci eravamo obligati co’ particulari ad 4000 ducati per andare in campo –. [10] E cosí le artiglierie doverranno alla giunta di questa essere comparse. [11] Onde conviene che tu pensi, alla giunta de’ prefati conestaboli, che per noi non ti si possa aggiugnere altre forze, e di avere a fare frutto con coteste e presto, e in modo presto che non passino 8 dí da oggi: perché sopravvenendo nuova paga a cotesti conestaboli, e non possendo satisfare loro, ogni cosa ruinerebbe. [12] Pertanto ti affaticherai in quello che lo stato presente di questa città ricerca, e sarai contento in beneficio publico non volere partire di costi per 8 o 10 dí ancora. [13] E benché noi siamo desiderosissimi compiacerti della ritornata, veggiendo come la desideri, tamen la publica necessità ci sforza tanto che non possiamo fare non ti constrignamo a questo. [14] E perché Antonio del Vigna, 3 o 4 dí fa, ci fece intendere di quanta importanza era tenere guardato, non solamente quel luogo ma ancora con esso Montedoglio e certi luoghi circumstanti, noi ti scrivemo ieri per doppie quanto in simile cosa ci pareva da fare: cioè da lasciare in piè quelli fussino piú sicuri e importanti, e li altri desolare per tôrre via spesa a noi e nido a’ nimici; tutto fare con matura e diligente consulta e esamina. [15] Perché ancora a guardare detti luoghi non si può ordinare piú numero di fanterie che le disegnate, potrete, alla giunta de’ 3 conestaboli nuovamente condotti, mandare, a la guardia di Caprese o d’altri luoghi di simile importanza, qualche uno di cotesti conestabolotti che sono in Castello San Niccolò, al Borgo, alla Collina o in simili lati, che non avessino ancora fornito la paga; e in tali luoghi valervi delli omini del paese de’ piú fidati; a’ quali, essendo per la venuta di tanta gente fuggita la paura, doverrebbono servire fedelemente e utilemente. [16] Noi ci siamo resoluti che le genti bentivolesche vadino in quello di Pisa, sí per esserne bisogno in quella parte grandissimo, sí etiam per essere ancora in luogo el Signore di Piombino, che facilemente si potrà voltare in cotesta. [17] Noi – come si aspetta al debito e obbligo nostro, sendo tu, come si è detto, nostro collega – ti abbiamo fatto questo discorso perché tu intenda quel che noi possiàno fare, e dipoi, secondo la tua prudenzia, governarti.

[18] Come iarsera ti scrivemo, Piero Corsini è stato eletto Commissario generale per li Ottanta; fareno ancora, come piú presto si ragunerà el Consiglio, el suo subcommissario.

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[1] Lucae de Albitis Commissario. [2] Eiusdem diei.

[3] Poi ti avemo scritto la alligata, comparse una tua de’ iiii del presente; e prima intendemo per quella li andamenti seguiti circa a lo abboccarsi Iacopo Nerli e el Capitano nostro con Piero, e le pratiche e parole andorno attorno in simile caso, e le parole usasti venendo a consulta di simile cosa: di che, come prudente e savio, te ne commendiamo. [4] E a questo non fareno altra reprica che quello per la alligata ti si scrisse, per esserci questo caso tanto ad odio quanto alcuno che fussi possuto succedere in questi tempi. [5] E vorremo, anzi desiderremo assai che li uscissi della memoria delli omini essersi tenute costí tali pratiche: sí che prudentemente attenderai a sopirle, che di simile cosa, né costí, né qui, se ne abbia a ragionare.

[6] Quanto a’ discorsi fatti pe’ e’ dua capitani e massime circa al provedere la Pieve per potere assaltare la Vernia etc., giudichiamo tutto essere non solamente utile ma necessario; e forse potrebbe essere, per certa speranza nataci stamani per certa somma di danari, che noi potremo dare la paga a Dionisio e Petrone da Modigliana, conestaboli in detto luogo: tale che farieno la somma quasi de’ fanti ne ricercavi. [7] La quale benché potrebbe essere si mandassi ad effetto, anzi c’ingeneremo ad ogni modo di farlo, non voliamo però stiate a simile bada e non ordiniate di fare con le forze vi trovate qualche altra impresa in danno de’ nimici. [8] E quando a simile cosa, cioè allo accostarsi a la Vernia, fusse necessario la persona del Governatore e tu non credessi le cose di Arezzo non restassino in periculo pel suo assentarsi, non parrebbe ancora a noi che bene, parendo a te: massime per confidare assai nella prudenzia tua. [9] Circa a le altre cose ricordi, e fanti e artiglierie, per la alligata ti si è scritto a pieno.

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[1] Lucae de Albizis. [2] Die vii decembris.

[3] E’ si è differito la risposta alla utima tua de’ 5 ad oggi, parte per non essere innovata alcuna cosa, parte per avere di bisogno di discussione qualche parte di quella. [4] E quanto a la parte di Tommaso Ciro, circa a’ 470 ducati, per altra nostra ne intenderai a pieno; perché in questo mezzo ne areno dato notizia al Duca di Milano, e la Illustrissima Signoria sua doverà dare la commissione sieno pagati se non la avessi data. [5] E noi a Giampagolo provvedreno d’altronde e fareno in modo che sua Magnificenzia si terrà bene satisfatta di noi, e cosí li potrai referire.

[6] Ancora circa a la pratica tenuta costí con Piero etc., non manchereno iustificarci, bisognando, con lo Illustrissimo Duca, secondo e’ tua ricordi. [7] E speriamo che se lo avverso tempo non vi lasciò convenire, cioè cotesti capitani e voi, dove avevi disegnato, sendo dipoi successo tempo piú atto vi sarete convenuti e arete pensato e consultato quello sia da fare o si possa fare in danno de’ nimici e utilità nostra; e con celerità, perché come a lungo per la utima nostra ti si scrisse, di nessuna cosa hanno di bisogno e’ presenti tempi quanto dello accelerare rispetto a le cagioni in quella contenute: benché, per una lettera di Piero Corsini, intendiamo parte de’ nimici nostri essersi ritirati verso la Vernia e credere che sieno per levarsi di quivi ad ogni modo. [8] E perché dubitavono non pigliassino la via d’Anghiari, scrivono avervi mandato un conestabole, e cosí a Montedolio uno altro con numero di fanterie per sicurtà di quello luogo: la quale cosa approviamo e laudiamo.

[9] Quanto a li inonesti portamenti delle gente duchesche, se tu ve ne vedi pochi de’ rimedi, noi ve ne veggiamo pochissimi. [10] Pure fareno, secondo e’ ricordi tua, quello ci sarà possibile in favore e beneficio di cotesti nostri omini, de’ quali non ci incresce manco per cotesti insulti estraordinarii che per li ordinarii, e’ quali ogni dí ricevono dalli inimici.

[11] E benché noi avessimo ordinato omini che, pel Valdarno e Mugello, sollecitassino le vettovalie, sendo di nuovo inspinti da’ tuoi ricordi, abiamo stamani mandato fuora a simile effetto Francesco d’Andrea Puccini. [12] E veramente se altro non ci mostrassi e’ nimici nostri essere in carestia d’ogni cosa, e per consequenzia, non potere stare sanza pigliare partito, la necessità nella quale voi dubitate non pervenire ce lo dimostra, massime possendo voi suvvenirvi da molte parte, e quelli da nessuna. [13] E questi tempi acquosi, se costí nuocono alquanto a le fazioni vostre, ci tornono in assai commodità in quello di Pisa: dove porteremo assai pericolo pel mancamento delle genti vi sono, e per la tardità di quelle vi s’hanno a transferire se el tempo ne servissi; pur dove mancono li omini abbonda Iddio e la fortuna. [14] E voi farete el debito costí in stare vigilanti ad ogni levata de’ nimici, sí per guastare loro e’ disegni se alcuno ne facessino sopra le terre nostre; sí etiam quando pure se n’andassino, a vedere se con vantaggio si potessi l’uomo valere di qualche iniuria ricevuta. [15] Aspettiamo con desiderio d’intendere se arai ritrovato o riscontro la mano di chi scrisse quanto in quella polilza trovata si conteneva. [16] E circa alla interpetrazione di essa non ti replichereno altro, non ci parendo massime a proposito insino a tanto che non se ne truovi el vero fondamento.

[17] Di nuovo non è scaduto altro degno di tuo avviso, né di verso Ferrara né d’altronde; e innovandosi alcuna cosa, te ne dareno piena notizia.

[18] E credendo noi te essere in Poppi insieme con li altri commissarii, non scriverreno loro altrimenti, referendoci alla comunicazione che ne potrai fare loro.

[19] E a fine che le lettere venghino con piú celerità, abbiamo, come ti debbe essere noto, messo le poste; e però le userai accadendo, e torrai via ogni altra spesa estraordinaria.

[20] Postscripta. [21] Questa sera pel numero delli Ottanta si è declarato subcommissario a Piero Corsini Niccolò di Piero Capponi. [22] Similemente s’è dato ordine che ’l Capitano Guerriere colla sua compagnia parta domattina di buona ora.

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[1] Andreae de Carnesechis Capitaneo et Commissario Cortone. [2] Die viii decembris.

[3] Tu sai che, nello accordo fatto co’ Signori sanesi, si capitulò che alcuno rebelle di Montepulciano non potessi stare presso a’ confini di Montepulciano a 25 miglia. [4] E ser Antonio da Colle, mandatario nostro, ci fa intendere come a Valiano n’è alcuno che, la notte, alcuna volta passa in su quello di Montepulciano, e mostra come di questa cosa Pandolfo e quella Signoria ne fa conto assai, dolendosi che non sia loro osservate le convenzioni etc. [5] Per la quale cosa, volendo noi, anzi desiderando, stare bene col presente Stato di Siena, siamo desiderosi di tôrre via tutte le cagioni che possino fare contrario effetto; e però voliamo che facci ogni cosa perché quelli Montepulcianesi che sono a Valiano si partino, e discostinsi da quello luogo venticinque miglia. [6] E in questo usarai ogni tua autorità e nostra.

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[1] Commissariis Casentini. [2] Die viiii decembris.

[3] Per le due ultime vostre de’ viii del presente siamo raggualiati come tu, Luca, e cotesti capitani sete ridotti in Poppi, dove sperate fare frutto assai: il che ci è a satisfazione e piacere grandissimo. [4] Appresso ci fate intendere il provvedimento avete fatto a Caprese e quello giudicate sia necessario di mandarvi un nostro che sia amico di quelli omini, giudicando Doffo Spini essere molto a proposito etc. [5] E tutto ci satisfa e ordinerassi fare quanto avete ricordato.

[6] Avendoci scritto Antonio del Vigna la discordia che è fra Dionisio e Petrone, li rispondemo che facessi del prefato Petrone quanto tu, Piero Corsini, li ordinassi, il che è conforme a quanto voi di costí di già ne significate avevi disegnato. [7] E quanto al dare la paga loro, e cosí al Conte di Monteaguto, non vi si può replicare altro, se non che, possendo, fareno ogni cosa e a tutto c’ingegnereno satisfare.

[8] Iarsera significamo a te, Luca, come quanto al mandare costí e’ 3 o 4000 ducati ci nasceva, dopo la impossibilità del danaio, piú dubbi, e’ quali non voliamo replicare altrimenti, se non che per una postscritta delle vostre lettere ci se n’è aggiunto uno altro, perché mostrate avere, per doppi avvisi, in campo de’ nimici essere venuto nuovi danari e buona somma. [9] Pertanto, se questo fussi vero, che debbe essere, quando bene noi avessino da mandarvi 4000 ducati, non farebbono loro alcuna diminuzione di fanterie, sendo rinfrescati da nuovi danari. [10] Tamen, avendogli, si farebbe ogni pruova per non mancare di diligenzia.

[11] Noi siamo in non piccola ammirazione che le artiglierie, cioè quelle che sono sotto el governo di Niccolò di ser Loro, non sieno comparse, per essere 5 dí o piú che detto Niccolò partí di qui con le carrette; e prima, dua dí innanzi, s’erono partiti e’ vetturali che conducevono le artiglierie in su’ muli. [12] Desiderremo d’intendere per la prima vostra quello ne intendiate, e se pure non fussino ancora comparse, le sollecitiate.

[13] Con messer Pagolo Semenza userete l’autorità vostra perché parta ad ogni modo di costí e venga in Firenze; e non li pagherete danaio alcuno per conto dello officio. [14] Altro non ci occorre, se non come iarsera si scrisse a te, Luca, domattina parte Antonio Giacomini, deputato a stare in compagnia col Capitano ducale. [15] E giunto che fia costí, informato che tu, Luca, lo arai di quello che giudicherai necessario, te ne potrai tornare. [16] A Gulielmo de’ Pazzi non si scrive altrimenti per credere quello sia di già a cammino per ritornarsene.

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[1] Commissariis Casentini Lucae de Albizis et Petro de Corsinis. [2] Die x decembris 1498.

[3] Abbiamo ricevuta l’utima vostra di ieri a comune, e inteso come prudentemente ordinasti che ’l Signore di Monteaguto si transferissi a Caprese, poiché da quelli d’Anghiari non fu raccettato; e tutti e’ rispetti che v’indussono a questo ci satisfanno, e però ve ne commendiamo assai. [4] E se voi per al presente non possete dare altro che parole, e’ ce ne incresce; ingegneremoci che per lo avvenire possiate dare danari. [5] E siate certi che noi conosciamo ogni cosa e ’ bisogni di costí e degli altri luoghi che sono di momento e d’importanza grande; e se noi non vi provvegiamo, nasce da ogni altra cosa che dal non volere e non conoscere. [6] E però è necessario, come già si scrisse a te, Luca, che quello di buono che si ha a fare si faccia come el tempo lo concede, e che stiate vigilanti, e cosí confortiate cotesti capitani ad osservare li andamenti de’ nimici; e quando li vedessi scoprire in alcun modo, ferirli galiardamente e prudentemente, e cosí di continuo non restare d’infestarli, per dare loro cagione che s’abbino piú a ristrignere; di che nascerà che verranno piú ad essere in necessità, e al tutto con ogni diligenzia impedire loro el saccomanno. [7] Infine, noi desiderremo di levarci cotesto peso da dosso. [8] E benché noi sappiamo che da voi e da cotesti signori non ha restare di fare alcuna cosa, tamen el desiderio e el debito ci fa discorrere cosí e con tale efficacia ricordarvelo.

[9] Noi ci meravigliamo assai che delle vettovalie non sieno ancora comparse, cum sit che piú di 8 dí fa si mandorono omini fuora e con danari a tale effetto: non restereno fare el debito in sollecitarli.

[10] Le artiglierie ancora non ci danno se non assai ammirazione, come iarsera vi si scrisse. [11] E aspettiamo d’intendere da voi quello sia seguito e se sono comparse.

[12] Mandavisi inclusa in questa una nota di munizioni vi si mandorno a’ 28 e 29 del passato, dove è notato che munizioni furno e quali vetturali le recorno. [13] Aspettereno d’intendere da voi se sono comparse.

[14] E’ ci duole che Marco Salviati abbia transgresso el mandato nostro; e se non lo avete possuto rassegnare per avere recato la rassegna di Gnagni di Picone, detto Gnagni doverrà arrecare quella di Marco, sí che a la giunta sua potrete rassegnare l’uno e l’altro.

[15] Siamoci rallegrati assai della preda hanno fatta e’ fanti del Capitano nostro che andorno verso Corezzo, non tanto per quella, che non è di molto momento, quanto per la speranza che ci è nata di migliore progresso e piú felice vittoria, di che a l’Altissimo piaccia consolarcene.

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[1] Commissariis Casentini. [2] Die quo supra.

[3] Quanto per noi si fussi ordinato insino ad oggi circa il condurre le artiglierie costí, e che numero ve ne sia condotto, e quante ne sia fra via, vi fu per una nostra iarsera a sufficienzia significato, e però in questa parte non ci distendereno altrimenti. [4] E quanto a le vettovaglie, di che per una vostra delli xi ci risollecitate, vi mandiamo inclusa in questa la originale d’una lettera ci scrive Noferi Arnolfi dal Ponte a Sieve, el quale ordinamo sopra a tale espedizione. [5] E per quella intendendo voi quanto egli scrive, desiderremo intendere da voi come questo caso stia, perché noi non sappiamo bene concordare queste scritture.

[6] Come iarsera vi si scrisse, noi avamo mandato a Niccolò Antinori 800 ducati d’oro, perché con quelli ne contentassi Dionigi e vedessi di rimandarlo a la Pieve. [7] Ora scrivendoci voi che avete mandato in detto luogo Gnagni di Picone, e parendoci sufficiente guardia di quello luogo, abbiamo scritto volando ad Arezzo a Niccolò Antinori che se Dionisio è contento agli 800 ducati, lo indirizzi a cotesta volta con la sua compagnia; e quando pure non fussi contento, li abbiamo commesso che subito vi mandi li 800 ducati, e’ quali voliamo spendiate costí in quelli soldati e conestaboli che voi giudicherete essere piú ad utilità pubblica, e averne maggiore di bisogno.

[8] Quanto a la giunta d’Antonio Giacomini e a la mala contentezza di cotesti signori per la tua partita, sarai tu, Luca, contento fare quanto per la nostra di oggi ti fu significato.

[9] E’ 4000 ducati, e’ quali piú volte avete addimandati, non vi se ne può fare altra risposta che per altre nostre vi sia suta fatta. [10] E però è necessario che la sollecitudine vostra e virtú di cotesti capitani sopperisca e abbondi dove mancano le forze. [11] E rendetevi certi che per noi si è operato e operasi ogni cosa ad agumento e favore di cotesta impresa. [12] Ma a quello che è impossibile, nessuno è tenuto, come a te, Luca, per piú nostre abbiamo liberamente fatto intendere. [13] E però vi ingegnate di non perdere un punto di tempo, perché quanto piú si differirà, tanto piú le dificultà multiplicheranno. [14] Voi sete prudenti e sapete benissimo quanto questa cosa pesi: usereteci drento quella diligenzia che vi sarà piú possibile.

[15] Scrivendo, abbiamo ricevuto una lettera da Noferi Arnolfi dove ci fa intendere che voi lo sollecitate delle vettovalie, e però non ci scade mandarvi altrimenti la sua lettera. [16] Solo vi significhiamo che di continuo li terreno sollecitati a lo spignere in costà piú vettovaglia possono. [17] Non restiamo ancora, come di sopra vi si è detto, di sollecitare il fare danari, e piú somma si può, nelle presente difficultà. [18] E postdomani partirà Niccolò Capponi, sottocommissario, ad esequire la commissione iniuntagli. [19] E inoltre questa sera abbiamo mandato el nostro proveditore al Ponte a Signa a sollecitare le artiglierie si truovono là.

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[1] Andrea de Pazziis. [2] Die xii.

[3] E’ ci è pervenuto a notizia come egli è sostenuto in Castracaro un cieco chiamato don Gallo da Berzighella, el quale, preso e condotto costí da li omini di Portico, è stato relassato a sodamento di Corbizzo; della quale cosa sendo noi informati, t’imponiamo che operi, fra tu e el Capitano, di avere liberamente nelle mani el prefato don Gallo in quel modo che ti parrà piú riuscibile. [4] E come prima lo arai nelle mani, voliamo che, una notte cautamente, lo mandi sotto buona custodia qui al Magistrato nostro; e noi fareno buono quella spesa che a simile opera occorrerate. [5] E in questo userai ogni estrema diligenzia.

[6] Circa a la mala contentezza del Signore Ottaviano di Furlí, come per la tua de’ x ci significhi, non ci occorre replicare altro che commendarti di ogni officio abbi speso in tenerlo disposto insieme con la Eccellenzia di Madonna.

[7] Intendiamo quanto ne scrivi del Signore Astore di Faenza, e quanto in su questo speri el Signore Ottaviano de’ Manfredi, e noi siamo in proposito di prestarli tutti quelli favori che ci fieno in queste occorrenzie di tempi possibili, come hanno meritato le opere sue verso la Repubblica nostra. [8] E di tutto nostro nomine liene farai fede.

[9] Piaceci ancora intendere la mala contentezza del Signore di Rimino, e confortiamoti ad intrattenere ogni pratica che fussi o per alienarlo da’ Viniziani, o per farlo sospetto.

[10] In Casentino è seguíto da dua giorni in qua che parte delle fanterie nostre assaltorno certa quantità di cavalli leggeri de’ nimici presso a Corezzo e tolsono loro 30 in 40 cavalli e 1500 capi di bestie. [11] E l’altro dí dipoi, assaltorno pure e’ nostri fanti el saccomano de’ nimici e tolsono loro circa sessanta cavalli. [12] Ancora el signore Governatore assaltò certi omini d’arme di Iagomaccio che erano a la guardia di Rassina e svaligiornone venti o piú.

[13] Tu sai che Dionisio di Naldo, quando noi lo mandamo al soccorso di Marradi, ebbe da noi 2000 ducati d’oro, e non fu prima uscito di Firenze che e’ sua soldati, o per non essere pagati da lui o per loro malignità, se n’andorono tutti, di modo che non ci venimo a servire né di lui né della compagnia sua in alcuna fazione. [14] Ora, essendo quello di nuovo mandato da la Eccellenzia di Madonna in Casentino, fu destinato alla guardia della Pieve a Santo Stefano. [15] E perché noi all’utimo non li abbiamo cosí presto di nuovo mandati e’ danari della paga, se n’è partito insalutato ospite, lasciando quello luogo quasi in preda delli inimici, e non ci è giovato mandalli la metà della paga perché ritorni; di che ti abbiamo voluto dare notizia non per altra cagione, se non che appresso la Eccellenzia di Madonna possa referire come stia la cosa, quando per alcuno tempo fusse di bisogno.

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[1] Commissariis Casentini. [2] Die xiiii decembris.

[3] Iarsera non vi si scrisse, parte per non essere accaduto, parte perché desideravamo intendere prima quello era sequíto, e de’ fanti andorno con Vitellozzo verso Montefatucchio e della partita de’ nimici, secondo che el fuoco visto verso Rassina e e’ luminari usciti di Bibbiena ne significavano. [4] Abbiamo dipoi oggi una vostra di ieri delle xxiii ore, la quale appunto ci significa el seguíto e quanto ritraete de’ nimici e la coniettura fate de’ lumi; le quali cose, benché non sieno successe secondo el desiderio nostro, pure nondimanco speriamo ancora assai nella gita di Vitellozzo, perché, se la cosa di Montefatucchio riuscissi ad votum, verremo avere tanta parte in su la Vernia che se ne potrebbe sperare. [5] La quale cosa se dipoi si conseguitassi, a’ nimici sarebbe tolta la via del ritornarsene e sarebbono redutti in tale ancustia che li arebbono piú tosto a sperare nella misericordia delli avversarii che nella virtú loro. [6] E perché tale cosa abbia desiderato fine, ci pare che voi non abbiate a perdonare a nessuna cosa e che non restiate di sollecitare cotesti signori, e ancora di scrivere ad Arezzo, ad el Capitano e al Governatore, che seguino l’ordine disegnato de’ comandati, e di qualunche altra cosa voi giudicassi essere necessaria a cotesta impresa. [7] E non sarebbe forse se non a proposito, poiché ’ nimici nostri si mostrono sí paurosi, come apparse quando rifuggirno dua dí fa in Bibbiena, che voi tentassi guastare loro le mulina sono intorno a Bibbiena, la quale cosa gli verrebbe a ridurre in maggiore necessità. [8] E tanto piú ci pare da farsi costí ogni sforzo, quanto piú ogni dí s’intende e’ nimici nostri disegnare di volere fare forza in Val di Bagno per guadagnarsi alloggiamento per questo verno: e a questo fanno ogni sforzo, e di nuova gente e di ogni sorte di munizione. [9] Pertanto, quanto piú presto fia libero cotesto paese, tanto piú presto si potrà soccorere quello e fare ogni opportuno rimedio che non vi si annidino.

[10] Oltre a la artiglieria, che noi vi avvisamo essere condotta e al Ponte a Sieve e a Pratovecchio, stamane si è inviato a la volta di costí uno altro cannone franzese, e domattina si lieva da Signa la passavolante che era a Vico con 6 cortaldi; e come fieno qui, l’inviereno con ogni celerità a cotesta volta.

[11] Noferi Arnolfi pure oggi ci scrive avere mandato infinita somma di vettovalia a Pratovecchio e continuamente mandarvene, e maravigliasi assai che voi vi dogliate di vettovalie. [12] Pertanto ordinerete voi che da Pratovecchio fieno condotte costí quelle che vi bisognono; ma bisogna, se voi non volete patire necessità, voi ordiniate che quelli ve ne portono, le portino sicure: altrimenti voi patiresti disagio di esse con piú vostra colpa che nostra.

[13] Perché voi intendiate quello che si intende di Val di Bagno esser vero, vi mandiamo, inclusa in questa, una copia di lettera d’Alessandro degli Albizi; e tutto quello che lui scrive ci è da molti altri luoghi confermato verissimo: sí che farete intorno a ciò quelle provisioni vi parranno piú a proposito.

[14] Noi fra dua dí vi mandereno qualche somma di danari, e cosí ordinereno di mano in mano provedervi in quanto ci fia possibile delle cose necessarie, secondo che e’ tempi e la qualità delle occorrenzie ne dispenseranno.

[15] Quello che si conteneva nella nostra lettera de’ xii, a la quale tu, Luca, mostri, per non la avere aúta, non potere rispondere, era questo: che tu soprassedessi ancora costí 8 o 10 giorni a requisizione di cotesti signori e ad utile di cotesta impresa, benché con dispiacere nostro e tuo per non desiderare noi meno la tua tornata che tu medesimo; a la quale cosa sarai contento acquiescere come buono e amorevole cittadino verso la Repubblica sua.

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[1] Andreae de Pazziis. [2] Die xvi decembris.

[3] Ieri fu l’utima nostra responsiva ad una tua de’ xii, e prima a’ xii ti avamo scritto quello era seguíto di Dionisio di Naldo, cioè come si era partito dalla Pieve e come non era giovato el mandarli dreto danari e promesse per revocarlo. [4] E ultimamente si partí dal Ponte a Sieve e licenziò tutta la compagnia, dicendo volere ire a Napoli per esserli stato promesse gran cose da quel Re. [5] Intendiamo dipoi come egli è capitato a Siena e ito a la volta di Urbino: la quale cosa ci fa, insieme con le altre di prima seguite, entrare in non poca sospezione. [6] E di tutto ci è parso darti avviso, acciò che possa usare questa notizia come ti parrà piú a proposito con la Eccellenzia di Madonna. [7] E ancora userai diligenzia di osservare se potessi presentire alcuno suo andamento, perché questa sua giravolta intempestiva ne ha generato assai di sospetto. [8] Altro non ci è di nuovo occorso degno di tua notizia; occorrendo, te ne dareno subito avviso.

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[1] Commissariis Casentini. [2] Die 18 decembris 1498.

[3] Abbiamo vostre lettere de’ 15 e 16, e questa mattina di nuovo le utime vostre, de’ 17, per le quali particularmente intendiamo lo acquisto di Marciano, il che ci è suto di piacere grandissimo a noi, e conforto a tutto questo popolo. [4] Di che sommamente ne ringraziamo Iddio e commendiamone la virtú di cotesti capitani e sollecitudine vostra; per la quale ci pare che ’ nimici nostri sieno redutti in termine che se ne può indubitatamente sperare quella vittoria, la quale piú volte ne avete per parte di cotesti eccelsi capitani promessa; della quale cosa Iddio, amatore della iustizia, ce ne doverrà favorire come d’impresa tanto dal canto nostro iusta, quanto dalla parte de’ nimici tirannica e iniusta.

[5] Ieri avemo lettere dal Capitano di Arezzo e significavaci che lo avviso nostro che e’ vi mandassi li 800 ducati era giunto a tempo: sí che, a l’aúta di questa, lo solleciterete per fante apposta al mandarvegli. [6] E quanto a lo ordine per cotesti capitani disegnato, e per voi, de’ fanti di Castello e altre particularità per espugnare la Vernia e serrare e’ nimici, si rimette al tutto nella prudenzia vostra; esaminando perciò di fare in modo che per fanti nuovi non si abbi immo a lasciare indreto e’ vecchi, che ne nascessi qualche disordine. [7] Il che non crediamo a nessun modo, riposandoci sopra la prudenzia vostra.

[8] Ancora si è, sopra la transmutazione del signore Piero, consultato e esaminato bene e’ discorsi delle lettere vostre intorno a questo; abbiamo dificultà grande e dispendio grandissimo, perché dove ora e’ fanti, che sono allogati per quelle castella, s’intrattengono di settimana in settimana con poca somma di danari, ne bisognerebbe somma grande volendogli levare di luogo a luogo; e quanto el sopraspendere ci sia a proposito, voi, che sapete in che termine ci troviamo, ne farete iudizio. [9] Ancora per lo acquisto di Marciano ci pare questa mutazione meno necessaria, perché non solamente e’ nimici nostri hanno perduto di forze, ma e’ se n’è accresciuto tanto animo a’ nostri, e massime a gli omini del paese, che speriamo ve ne possiate valere per piú che mille fanti: sí che sarete contenti ordinarvi a fare con le forze vi trovate. [10] E se le munizioni venute di nuovo mancono delle cose necessarie, si ordinerà di mandarle, e presto, insieme con buona somma di danari.

[11] Al signore Capitano Paulo Vitelli direte che li 160 ducati, e’ quali sua Magnificenzia debbe a Benedetto Buonvisi, si pagheranno subito, e cosí si darà ordine pienamente satisfare a le sue fanterie. [12] E faretegli fede che noi e tutto questo populo non può piú desiderare che e’ si faccia, di fare cosa grata a sua Magnificenzia; la quale cosa. perché voliamo con le opere dimostrare, non ci distendereno in altre parole: se non che di questo sua Signoria ne può vivere sicura, fondatasi in su quello che ha operato e continuamente opera in beneficio di questa città.

[13] Messer Ricciardo Becchi ci ha fatto intendere come fra cotesti omini d’arme presi della compagnia del Signore Bartolommeo ve n’è alcuno amico sviscerato di Piero, e che sa tutti e’ sua secreti. [14] Però voliamo che siate con cotesti capitani e veggiate ad ogni modo di mandarci di quelli primi capi di squadra presi; e acciò che non adombrassino in alcuna cosa, significherete loro che per noi si osserverà, a quelli ci manderanno, omne ius belli e ogni ragione consueta fra loro, ma che tutto si fa a beneficio di questa Repubblica, e per sapere e’ consigli de’ nimici nostri, di che loro doverrebbono essere piú caldi di noi medesimi.

[15] Oltre alle altre contentezze che ci hanno recato le vostre utime lettere, noi non potremo restare piú contenti per lo animo e disposizione la quale voi di continuo trovate maggiore nella Eccellenzia del Signore Fracassa, Capitano ducale, e per le opere ogni dí conosciute, per varie cose fatte e ordinate da quella in beneficio della Repubblica nostra; la quale cosa, come è stata utile e grata a noi, cosí sarà accetta a lo Illustrissimo Signore Duca di Milano, al quale abbiamo fatto tutto intendere per mezzo dello oratore nostro residente appresso sua Illustrissima Signoria. [16] Restaci solo ricordarvi che nomine nostro ringraziate sua Eccellenzia e a quella ci offeriate come veri debitori a le egrege opere sue.

[17] Noi conosciamo el desiderio che tu, Luca, hai del ritornartene: e da l’uno canto desiderremo compiacerti, dall’altro veggiamo la opera tua costí essere necessaria pe’ buoni effetti che ciascuno dí appariscono. [18] E circa a la indisposizione della famiglia tua, ci è stato riportato stamane, da uno nostro mandato ad intenderlo, come, per lo Iddio grande, e la tua donna e il tuo figliolo è in buono termine, della quale cosa crediamo ne arai da’ tua parenti e amici piú vera notizia. [19] Demum ti concludiamo che lo stare tuo costí ancora qualche giorno non potrebbe essere piú desiderato e da noi e da tutto questo populo; però come prudente e amorevole della tua patria, andrai ponderando e’ bisogni pubblici che di presente ne soprastanno e li tuoi casi privati, e piglierai quello partito che tu giudicherai piú espediente.

102

[1] Luce de Albizis ceterisque commissariis.

[2] Quanto piú rinfrescono le nuove de’ vostri vittoriosi progressi, tanto piú cresce lo animo a noi e a tutto questo popolo, e mostrasi la allegressa tanta in ognuno e in ogni lato che questa città, da dua giorni in qua, non si riconoscerebbe; e d’ogni cosa si lauda, e esalta la potenzia e iustizia di Dio, e ammira la esimia virtú di cotesti Eccellentissimi Signori Capitani, e’ quali meritano ogni premio e esaltazione. [3] E ciascuno sta con lo animo levato e intento, aspettando che a cotesto corpo inimico, el quale è in parte dilaniato, tale che si vede la morte sua manifesta, se li tragga el cuore, acciò che quello resto delle membra che ancora rimangono vive ad uno tratto restino nulla. [4] E però vi confortiamo a confortare cotesti signori che si stringhino con la solita cauzione a Bibbiena, la quale crediamo alla loro virtú a nessuno modo potere resistere. [5] La quale espugnata e ultimate le cose di costà, potranno ritornare vittoriosi donde partirono, e in brevi ultimare questa guerra, donde debbe nascere el riposo di questa città e tanta gloria a cotesti signori capitani che gli farà per tutti e’ seculi immortali.

103

[1] Antonio Vineae. [2] Die xix decembris.

[3] Tu sai quanto in queste occorrenzie e qualità di tempi importi farsi amare da’ sudditi nostri, però che se tu esaminerai tutte le guerre che sono state dal novantaquattro in qua, vedrai quelle essere procedute dalla mala contentezza e disposizione di quelli. [4] Onde ci pare che sia lo officio nostro ricordare a qualunche è in alcuna amministrazione si porti in modo in tutte le azioni sue, che chi è a suo governo s’inanimisca a servare la fede e non si irriti a mancarne. [5] Le quali cose non si ricordono a te come ad uomo di chi si abbia alcuno sospetto, ma come a quello che, avendo operato bene insino a qui possa, non solamente seguire nelle buone operazioni, ma etiam inanimire gli altri a fare quello medesimo. [6] E di tutto meriterai laude e premio grandissimo.

104

[1] Guido de Mannellis. [2] Die quo supra.

[3] A piú tue lettere de’ 26 e 27 non occorre dire altro se non che Piero Guicciardini partirà ad ogni modo fra due dí, con ordine di dare una paga intera a tutte coteste nostre fanterie, e porterà tanti danari che, con gli 800 ducati ti truovi nelle mani, potrà fare quanto di sopra è detto; e però li serberai li 800 ducati, e piú se piú ti fia possibile, e in questo mezzo che Piero pena a venire, userai in ogni cosa la solita tua diligenzia.

[4] E’ ci è stato fatto intendere come uno va spesso da Pisa a Vico e a cotesti altri nostri luoghi circunstanti, con ordine di avvelenare acque e sali, acciò che le terre diventino vote, o per morte repentina di omini o per sbigottimento di infezione che per simile cosa nascessi. [5] E però t’imponiamo facci ogni cosa e usi ogni industria in ricercare chi attendessi a simile eccesso, perché è cosa da mettervi ogni tempo e dispendio in ritrovarlo. [6] Vale.

[7] Manderai la alligata subito a Livorno.

105

[1] Hominibus et Comuni terre Puppi. [2] Die quo supra.

[3] La fede e affezione vostra verso di questa città è stata tale e di tanta forza che non solamente ha salvato cotesta terra a la iurisdizione nostra, ma ancora tutto cotesto paese, tale che noi non dubitereno mai nello amore e sincerità dello animo vostro riconoscere la possessione di quello e mostrarci paratissimi a conveniente compensazione. [4] Restaci solo confortarvi che con franco animo, come insino ad ora avete fatto, sopportiate questo residuo della avversa fortuna: la quale speriamo, mediante lo aiuto di Dio, non essere per durare molto; della quale, quando vi troverrete fuori, che sarà presto, dareno opera che meritamente vi possiate con esso noi di ogni nostra prosperità a comune rallegrare.

106

[1] Iacopo de Paganellis. [2] Die quo supra.

[3] Come e’ s’intende che ’ nimici vogliono, martedí prossimo, ritornare a’ danni nostri; come gli è necessario che facci passare Saminiato le genti del Signore di Piombino; e al Signore, come Piero li porterà la sua paghetta che ne abbiamo stanziata.

107

[1] Galeotto Patio, Commissario Vallis Balnei. [2] Die prima ianuarii.

[3] Tu debbi stimare, come è nostro interesse, che per noi non si pensa ad alcuna altra cosa che a provedere cotesto luogo e gli altri secondo ricerca el bisogno delle presenti occorrenzie. [4] E quando alcuno provedimento non si espedisce cosí presto come meriterebbe la cosa per sé, nasce da avere a pensare a cosa piú grave e di maggiore importanza. [5] E però non ti debbi maravigliare per lo avere noi lasciato indreto di provederti di quelle cose che cotesto luogo abbisognava, perché el malore di Casentino ci è parso di tanto momento che, se non si usava rimedii presti e opportuni a deviarlo, non solamente quel membro ma tutto el corpo della nostra città ne portava pericolo grandissimo. [6] Ora avendo noi di già fattovi qualche buonrimedio, pensereno a cotesta valle. [7] E per insino ad ora non ti abbiamo mandato danari, come coloro che voliamo mandarne somma da potere fare qualche utilità e dare la paga intera a cotesti comestaboli, e massime a messer Criaco come la virtú e opera sua meritano; e tutto fra pochi dí si potrà esequire, tale ordine si è dato. [8] E però sarai con esso lui e confortera’lo, poiché tanto ha aspettato, ad aspettare ancora qualche dí; significandogli che nessuna sua operazione in benificio di questa città e nessuna demostrazione di amore verso di essa ci è suta tanto accetta, né di che noi tanto ne restiamo satisfatti quanto di questa. [9] E tu con la solita diligenzia ti governerai tanto che ’l provedimento che per noi si è ordinato venga: che fia subito.

108

[1] Iacopo Ciachi Capitaneo et Commissario Liburni.

[2] Intendendo noi, e per varii riscontri di fede degnissimi, come e’ nimici nostri tengono strette pratiche in cotesta terra, e di corruttele e di velenarne acque e sali, come per altra ti scrivemo, di modo che noi stiamo con non poca gelosia che cotesto di furto non ci sia occupato; e per questa cagione ci è parso scriverti che usi nelle guardie d’esso ogni estrema diligenzia, e quelle raddoppi di dí e di notte, tenendo ascolte fuore per essere a tempo a resistere a l’insulti de’ nimici. [3] E per nettare ogni segno e levare via ogni pratica che tenessino e’ nimici in coteste compagnie, abbiamo ordinato a Piero Guicciardini che, in cambio de’ 3 conestabili ti truovi costí, vi mandi Borgo Rinaldi con la sua compagnia. [4] E non bastando quello, li aggiunga un altro conestabolotto de’ piú fidati e che abbia piú fidata compagnia sia in campo. [5] Noi non ti potremo con piú efficace parole dimostrare quanto sia di necessità tenere li occhi aperti e osservare tutto con sagacità e diligenzia, e però ci rimettiamo a la solita prudenzia tua.

109

[1] Commissariis Plebis. [2] Die 5 ianuarii.

[3] Per la alligata responsiva a dua ultime vostre, vi si è scritto quasi quello occorreva in risposta di esse, la quale comunicherete con cotesti signori. [4] E per questa ci occorre come noi restiamo quasi maravigliati della varietà delle vostre lettere: promettendone ora indubitata vittoria, e ora dubitando di manifesta ruina. [5] Noi credavamo veramente che quelli danari che vi si sono mandati servissino a tre effetti: prima a contentare la compagnia del Capitano; secondo a pagare e’ 500 fanti ordinavi di nuovo di Castello e ’ 500 di Perugia; tertio ad intrattenere in parte qualcuno de’ migliori di cotesti conestaboli. [6] E credavamo certo, quando a le dua prime cose fussino bastati, che cotesta impresa si potessi utimare con fanti del Capitano e co’ mille venuti di nuovo da Castello e da Perugia, con uno arroto di qualche comandato del paese. [7] E voi per le vostre ci scrivete quelli da Perugia, nonché e’ sieno comparsi, non essere ancora ad ordine a venire, e di quelli di Castello non fate menzione alcuna, ma solo mostrate fuora delli ordinarii del Capitano non vi restare alcuno provigionato. [8] E cosí dove noi speravamo intendere la espugnazione di Montealone, voi ci scrivete avere mutato proposito e disegnare altra volta. [9] E dove prima mostravi che ’ nimici non potèno passare per le tagliate avevi fatte, ora mostrate essere difficile a tenere loro el passo, di modo che, riscontrando le lettere avemo da voi innanzi avessi e’ danari, con quelle che abbiamo dopo la ricevuta di essi, ci pare quelli avervi tolto piutosto animo e indebolitivi che accresciutovi forze: cosa come non ragionevole cosí fuori di ogni nostra espettazione. [10] E questo vi si è significato non perché noi crediamo che, per voi e per cotesti signori capitani, non si faccia el debito e ogni sforzo in consequire cotesta vittoria, ma per dirvi interamente lo animo nostro, significandovi che, se con difficultà grande vi si sono proveduti cotesti danari, ve ne suverreno ora con difficultà grandissima; però come nella alligata si è detto, conforterete cotesti signori, qualunche volta e’ piglino, a sequirla e espedirla, perché cosí ricerca el presente tempo e lo stato della nostra città.

[11] Abbiamo scritto per biade e vettovalie al Capitano di Arezzo, al Vicario d’Anghiari e al Podestà di Monte a Sansovino, e crediamo ne faranno buona provisione, ma bisogna ordiniate costí chi riceva e paghi.

110

[1] Comiti Guidoni de Peppolis. [2] Die 5 ianuarii.

[3] Sapiendo noi quanta affezione e amore porta la Signoria vostra a la nostra città e presente Stato, non dubitereno dolerci con quella d’un suo uomo chiamato don Battista Cappino a Baragazza, el quale continuamente questo anno ha macchinato cose contro a la Republica nostra, e ancora non desiste. [4] E perché noi siamo certissimi questo essere fuora di ogni consenso e volontà di vostra Signoria, ci è parso, come si è detto, pregare quella sia contento rimuovere el prefato don Battista di detto luogo da Baragazza, e ammunirlo che per lo avvenire sia contento volere piú tosto essere amico nostro e delli amici nostri, che delli inimici e rebelli nostri. [5] A che sapiamo vostra Signoria farà ogni estrema forza, perché verrà a favorire quelli che per ogni tempo sono per riconoscere omni minimo benificio verso di loro, nonché questo che riputereno grandissimo.

111

[1] Petro Corsino. [2] Die vii.

[3] A dua tue di ieri de’ 6, ricevute con lettere del nostro Capitano diritte a te, ci occorre risponderti che esequisca quanto da sua Signoria ti è ricordato. [4] E perché meglio possa servare tutto, ti rimandiamo le prefate lettere; e in particularità ti ricordiamo usi ogni termine per levare la occasione a’ nimici del predare, rifuggendo tutte le robe, e massime strami e bestiami, con ridurgli, o ne’ luoghi muniti, o discostarli tanto da’ nimici che sieno sicuri da insulti. [5] E quando, circa a riporre li strami, non vi vedessi altro rimedio, li abbrucerete, benché crediamo questo non abbi ad essere, per avere aúto agio e avere a salvargli.

[6] Quanto a le altre parte di provvedere luoghi e ex consequenti de’ danari ne addimandate, fareno ogni opera in satisfarvi; e quello non si farà, non mancherà né per sollecitudine, né per non conoscere el bisogno.

[7] Quanto a le vettovalie, si è di nuovo scritto a li ordinati sopr’a ciò, benché abbiamo lettere da loro che fanno el possibile.

[8] Le lance, filo e altre monizione chiedete, vi si manderanno subito.

[9] Di nuovo non ci è che scriverti, se non che oggi abbiamo lettere di Francia come el Conte Valentinese, per lo addrieto cardinale, giunse 10 dí fa a Cinone, con tanta pompa e apparato che fu tenuta cosa mirabile; e secondo li oratori ne riferiscano, è per favorire assai le cose nostre.

112

[1] Piero Guicciardini Commissario in castris contra Pisanos. [2] Die quo supra.

[3] Aviamo tue lettere de’ iiii e 6 del presente e intendiamo, dopo lo arrivare tuo, quanto hai fatto in ordinare la guardia a coteste terre, secondo ti fu commesso, di che ti commendiamo assai. [4] Intendiamo anche quale determinazione abbi fatta con Signore di Piombino circa a lo alloggiare lui e sua gente: el quale disegno approviamo, purché tu solleciti sua Signoria a colorirlo e a levarsi de’ luoghi ove sono stati insino ad ora; perché presentiamo quelli sua soldati avere consumato tutti e’ loro osti e ciascun dí ce ne vène infiniti rammarichii e le grida ne vanno insino al cielo. [5] E però, come si è detto, pensiamo che, per molti capi, sia bene di assettare dette genti, provedendo a quello hanno, per il passato, fatto e a quello per lo avvenire potessino fare, con quelle cauzioni e rimedii che ti parranno piú commodi e piú a proposito. [6] E noi raddoppiereno e’ provedementi delle paglie a ciò non abbino cotesti nostri soldati scusa alcuna e possino stare ne’ luoghi loro consegnati. [7] E perché tu di’ avere soprattenuto Borgo Rinaldi dello andare a Livorno per avere inteso e’ nimici volere cavalcare in Val di Nievole, ci pare da darti notizia come noi abbiamo inteso che disegnono entrare de furto in Saminiato e quello saccheggiare e ardere come Montopoli; la quale cosa voliamo faccia intendere al Vicario e a tutti e’ luoghi circunstanti; e ordinerai velette, spie e a­scolte a presentire li andamenti loro, e ordinerai cenni co’ quali facci mettere insieme le genti e ovviare a’ conati loro. [8] Ma voliamo bene che non differisca el mandare Borgo a Livorno, giudicando tale dilazione assai nociva per le cagioni già ti scrivemo. [9] E crediamo veramente, venendo el Signore di Piombino con le genti dove lo hai disegnato, che tu possa sicuramente privarti di Borgo sanza tuo pericolo, tanto che ’ 3 conestaboli da Livorno comparischino: massime avendo di nuovo soldato Cicalino, la quale cosa ti rende piú sicuro. [10] E però manderai Borgo subito.

[11] Bernardo del Beccuto e Cecone da Barga che tu ci ricordi, giudichiamo essere omini e sufficienti e da mantenersegli; ma per non potere al presente accomodarli d’altro, ti confortiamo ad intrattenerli, dando loro ferma speranza etc.

[12] Lance, filo e altre munizioni addimandi, ti si manderanno. [13] E di nuovo non ci è che scriverti, salvo che intendiamo come el Conte Valentinese se è presentato a la regia Maestà con tanta pompa e apparato che è suto cosa mirabile. [14] E dalla Pieve ci è che ’ nostri disegnavono andare iermattina al Cuotolo e ad uno altro luogo vicino per fare piú facile la espugnazione di Montealone e della Vernia. [15] E del successo te ne dareno avviso.

113

[1] Commissariis Plebis Sancti Stephani. [2] Die x ianuarii.

[3] L’utime vostre de’ 7 e 8 ci fanno intendere la cagione perché voi non seguisti la impresa di Prategli e Cuotolo, come avevono cotesti capitani disegnata; la quale, benché per non essere in sul fatto, noi non possiamo discorrere, e perciò né approbare né reprobare; nihilominus, confidando noi assai nella virtú e esperienzia di cotesti signori e diligenzia vostra, non possiamo altro che commendarla. [4] E perché le spese tuttavia ci crescono fra le mani, veggendo, da mille provigionati, e e’ sono saltati a 2000, e dipoi a 3000, e anche quando questi fussino proveduti, avendo e’ nimici in questo mezzo accresciute le forze loro, non basterebbono, ci pare, che voi siate col Capitano nostro e prima li dimostrate quanta fidanza noi abbiamo, e tutto questo popolo, nella virtú sua; e dipoi li significherete in parte la qualità de’ tempi e el possere nostro, e come noi desiderremo ultimare coteste cose di costà. [5] Il che avendosi a fare in dua modi – o per forza espugnando quelli luoghi che sono occupati da’ nimici; o standosi e defendendo e’ luoghi che al presente si tengono per noi, e guardando e’ passi in quanto fussi possibile, si venissi quasi per ossidione a sforzare el ni­mico – e cosí farete che sua Signoria apertamente vi discorra di quanti fanti, volendosi forzatamente cacciare el nimico oltre a quelli vi sono, vi sarebbe a prevedere, e fra quanto tempo; e cosí, volendo pigliare quello altro modo, quanti provigionati bisognerebbe mantenervi, e se e’ credessi tale disegno o ossedione riuscibile, e fra quanto tempo; perché, quando e’ si disegnassi attendersi solamente a difendere, iudicheremo essere necessario che voi spendessi el manco fussi possibile. [6] E di quanto vi si è detto, ne aspettiamo, per la prima vostra, risposta.

114

[1] Petro Corsino. [2] Die xiiii ianuarii.

[3] La tua di ieri ci fa intendere l’insulto che ’ nimici, poco avanti giorno, feciono a cotesta terra, e quanto animosamente voi vi difendessi: di che ne ringraziamo Iddio, comendiamone la diligenzia tua, esaltiamone la virtú di cotesti soldati. [4] E perché accostarsi e’ nimici a le mura non può essere se non è per colpa o negligenzia di chi fa fuora della terra le ascolte, ti ricordiamo el riconoscere tale cosa e gastigare cosí la negligenzia, perché l’una e l’altra potrebbe causare un medesimo effetto.

[5] Poiché al presente, per la strettezza in la quale ci troviamo del danaio, non ti si può provedere di quelli aiuti, e’ quali tu ci ricordi e noi giudichiamo necessarii, ci è occorso provederti per lo straordinario. [6] E però abbiamo scritto al Vicario di Mugello che quam primum metta ad ordine 50 omini del paese, de’ migliori e meglio armati vi si truovano, e sotto uno buono capo te gli mandi ad ogni modo. [7] E giudicando questo non essere bastante, secondo lo avviso tuo, abbiamo scritto la alligata al Conte Rinuccio, imponendogli che, ad ogni tua requisizione e richiesta, si transferisca costí co’ suoi cavalli leggeri. [8] E però, giudicando tu tale deliberazione essere a proposito, li scriverrai di tua intenzione e mandera’lli la nostra. [9] E quando ti paressi el contrario, potrai fare sanza mandarla. [10] Tamen secondo el iudizio nostro, iudichiamo sia utile el farvelo transferire. [11] Quanto al trarre omini di Porciano, Borgo a Stia e altri luoghi circunstanti, approviamo el iudizio tuo; ma per non avere danari, non possiano altro che con­fortarti ad esperimentare se, con la industria o sotto certa promessa, potessi fare circa a questo buono effetto alcuno.

115

[1] Bartolommeo del Tovaglia, Potestà di Castel San Niccolò. [2] Die xiiii ianuari.

[3] Tu ci scrivi per la tua de’ xii la poca obbedienza e amore che è in cotesti omini, cosa contraria veramente ad ogni opinione aúta e de’ padri loro e di loro. [4] E dove tu, per rimediare a questo ci ricercavi che noi li pugnessimo, ci è parso usare unguento contrario; e però abbiamo scritto loro la alligata esortandogli a bene operare, e a fare ordinatamente le guardie e altre fazione necessarie a la guardia di cotesto castello. [5] La quale presenterai loro, e col dolce li verrai ammonendo e disponendo a tutto, perché questi tempi ricercano che noi ci perserviamo lo amore de’ sudditi nostri, poiché di fatti ci bisogna, per salvare la libertà nostra, di continuo affaticarli. [6] Sí che sarai prudente, e verra’ operando secondo che meritano e’ tempi.

116

[1] Comunitati Santi Nicolai. [2] Comunitati Prativeteris. [3] Comunitati Burghi a la Collina.

[4] Ancora che noi abbiamo conosciuta la fede vostra e la prontezza dello animo vostro a fare ogni opera perché e’ nimici nostri non s’insignorischino, o per forza o di furto, di cotesto luogo, con vostra ruina e con danno della Repubblica nostra, a la quale noi vi conosciamo per mille esperienzie affezionatissimi, ci è parso nondimeno farvi intendere come, essendo di nuovo passati a la Vernia in favore de’ nimici 300 fanti, crediamo non sieno venuti solamente per guardare e’ luoghi loro, ma per vedere se potessino di nuovo espugnare o cotesto o altro luogo: el quale espugnato, gli cavassi della miseria in la quale si truovano; e di già se ne è veduto segno per essere iti con tutto el loro sforzo e unitamente a Poppi. [5] A la quale cosa sendo necessario ovviare, vi confortiamo a non omettere alcuna diligenzia intorno a ciò necessaria, significandovi che se per voi, come siamo certi, e per li altri circunstanti, si farà suo debito e non si lascerà allargare el nimico, noi diamo tale ordine che voi in brevi uscirete di tanti affanni; e quando per alcuno vostro disordine seguissi qualche inconveniente, sarebbe tale manico e nutrimento a’ nimici, che poi, con difficultà, potremo e voi e noi di tale angustia liberare. [6] E però siate cauti e prudenti come siete per insino ad ora stati, confidando nello Altissimo, el quale non permetterà che chi ha la iustizia per tutrice perisca.

117

[1] Petro Corsino in Casentino. [2] Die qua supra.

[3] Sendo noi stati sempre mai desiderosissimi gastigare qualche uno di quelli che hanno demeritato verso la Republica nostra, e intendendo ora quello che per la tua de’ 15 ci significhi di Mariotto di Iacopo da Vaiano e del suo nipote, t’imponiamo e comandiamo che, se per caso o sorte, come ne speri, ti dessino nelle mani i prefati Mariotto o nipote, l’impicchi subito e poi legga se avessino salvocondotto alcuno. [4] Il che, se esequirai con quello animo che noi crediamo, ci ritornerà in satisfazione e piacere grandissimo. [5] Vale.

118

[1] Giuliano de Lapis Commissario Fivizani. [2] Die xviii.

[3] E’ ti fia presentata una lettera per le mani del cancelliere del Marchese Gabbriello, la quale contiene che tu persuada a cotesti nostri vassalli ritornino sotto el patrocinio di detto Marchese. [4] Il che si è fatto non perché noi voliamo che tale cosa abbi effetto, ma per pigliare questo espediente a ciò el prefato Marchese, intrattenuto da detta pratica, non offenda cotesti nostri vassalli. [5] E però t’imponiamo usi in questa pratica omni industria e sagacità, acciò che la meni in longum sanza fare alcuna conclusione e sanza dimostrare che quello ne abbi a perdere la speranza del condurla. [6] E dove noi per quella lettera t’imponiamo che pratichi questa cosa con li omini che vorrebbono e’ Marchesi insieme con quelli che non lo vorrebbono, ti commettiamo per questa che solamente ragioni di tale accordo con quelli che tu conoscerai piú capitali nimici a’ Marchesi che veruno altro, acciò che tale pratica con piú colore di verità si possa mantenere. [7] E di quello che alla giornata accadrà, ce ne darai avviso.

119

[1] Petro de Guicciardinis. [2] Die xviiii ianuarii.

[3] Poi che noi ti avemo scritto la alligata, comparse una tua di ieri, alla quale, circa al Signore della Mirandola e messer Carlo Ingrati, non si farà altra risposta che per quella ti si significhi. [4] Restiamo satisfatti per lo avere tu contento messer Petruccio, e cosí per lo intendere la cavalcata delli inimici essere redutta in fumo. [5] Confortiamoti al seguitare nella solita diligenzia circa a le condizione della pace che a Pisa si ragionano; per noi qui non se n’è ancora inteso nulla: e come tu medesimo conosci, sono trovati o da oziosi o da chi troppo cosí li desidera.

120

[1] Fracassae et Paulo Vitellio: mutatis mutandis. [2] Die xx ianuarii.

[3] Conoscendo la vostra Illustre Signoria quanto e’ prosperi successi di coteste occorrenzie ci sieno grati e quanto sieno utili a la Repubblica nostra, non ci distendereno per le cose nuovamente occorse, né in ringraziarne la Signoria vostra, né in esaltarne la virtú di quella. [4] Solum per questa ci occorre pregare vostra Signoria quella sia contenta operare in modo che cotesti nostri sudditi non sieno constretti per essere malmenati da le gente sue a gittarsi nelle braccia delli inimici; perché, secondo ritraiamo, e’ ripari con tanta fatica da loro fatti per difendere la terra loro sono stati arsi, le case sono state loro ruinate, le masserizie rubate e guaste, gli arbori ancora verdi piú tosto per strazio tagliati che per necessità: tale che li usono dire apertamente come da li inimici non potrèno essere trattati altrimenti. [5] E però sia pregata vostra Signoria dare ordine che le sua genti si portino in modo co’ nostri vassalli che noi non abbiamo ad un tratto a contendere con la pertinacia delli inimici e fedeltà de’ sudditi nostri; di che tanto piú con fiducia richiediamo vostra Signoria quanto piú crediamo tutto procedere contro lo animo e consenso di quella. [6] A la quale di continuo ci offeriamo.

121

[1] Andreae de Pazzis. [2] Die xxii ianuarii 1498.

[3] Poi che noi ti avemo scritto la alligata, comparse una tua de’ xviii del presente, la quale ci ha porto alquanto di alterazione per lo avere inteso la repentina mutazione della Eccellenzia di Madonna dal dí che ti trovò a cammino a l’altro giorno sequente; e tanto piú perché intendiamo questo essere seguito per lettere venute di qui a sua Eccellenzia. [4] Perché, poi che ’l Piovano di Cascina è suto qui, ha possuto tenere continuamente avvisata sua Eccellenzia dello ordine el quale noi davamo in satisfazione di quella, il che se non ha fatto, ha fatto quello non debbe; e di già avamo ordinato mandarlo con un numero di mille ducati d’oro, che partirà forse domattina. [5] E cosí le abbiamo stanziato e concesso lo assegnamento del resto de’ 20 mila ducati imposti ultimamente a le Arti, che sono dumila ducati d’oro o piú, e vengono fra dua mesi o manco: el quale assegnamento, come tu medesimo sai, è vivissimo. [6] Vogliamo ancora richiega el signore Ottaviano, suo figliolo, dello anno del beneplacito; e questo esequirai con ogni instanzia e userai ogni industria in condurlo, usando tutti quelli termini e cerimonie che vi giudicherai convenienti. [7] Abbiamo ancora, e solum per satisfare a cotesta Illustrissima Madonna, condotto messer Achille Tiberti con 50 omini d’arme, o vero 100 balestrieri a cavallo, con quelle condizioni e patti che per la inclusa nota intenderai. [8] E benché noi l’abbiamo condotto, come si è detto, o con 50 omini d’arme o con 100 balestrieri a cavallo, nostra intenzione è che sieno 100 balestrieri, sperando poterci piú valere della opera sua con tale condotta: e però t’ingegnerai disporlo a questo; e tutto conferirai con Madonna, e userai in tale opera mezzo sua Eccellenzia.

[9] Ancora per tuo conto abbiamo stanziato, a chi tu ci ricordi, 30 ducati d’oro in oro, e faremo di corto tale provisione che tu ti chiamerai contento. [10] E per questa non ti ricordereno altro, giudicando superfluo el ricordarti lo intrattenere, promettere e offerire a la Eccellenzia di Madonna quanto el tempo e el caso per sé stesso ne ricerca.

122

[1] Ser Antonio de Colle. [2] Die xxiii ianuarii. [3] Senis.

[4] Per vostre lettere de’ 20 e del Magnifico Pandolfo ci fate intendere come sua Magnificenzia vi ha ricerco, di che ancora a noi ne scrive, come desiderrebbe, che, sotto sua sicurtà e obbligo, si lasciassi andare liberamente per la terra el Signore Giovanni Currado: di che noi siamo contentissimi compiacerne sua Magnificenzia. [5] E però vi commettiamo facciate con lei tale obbligo di dumila ducati in forma valida, contenente questo effetto: che ogni volta che ’l prefato Signore Giovanni Currado esce delle porte di Firenze, s’intenda sua Magnificenzia a detta somma obbligata: del quale obbligo, ricevuto ne areno fede, fia subito relassato.

[6] E perché dua dí fa ricevemo una vostra contenente come la Magnificenzia di Pandolfo con alcuni della Balía si dolevono che li rebelli di Moltepulciano non si erano ancora partiti da Valiano e le querimonie ne aveano fatte etc., subito mandamo un cavallaro a posta a Cortona, imponendo al Capitano che dessi ordine tali rebelli si partissino. [7] E perché noi piú volte abbiamo a detto Capitano scritto di simile materia, e lui ci ha resposto avere eseguito tutto, dubitiamo l’inconvenienti de’ quali voi ci avvisate non naschino da qualcuno fugitivo, e che stia cautamente fra in sul nostro e in su quello de’ Moltepulcianesi, di modo sia difficile al correggerlo. [8] Tamen per noi si farà el possibile, e voi quando di simile materia occorressi ragionare, vediate se potete intendere da loro e’ nomi e lo essere di tali rebelli, acciò che piú vivamente si possi esequire quanto, da loro e da noi, si desidera.

123

[1] Petro Corsino. [2] Die xxiiii ianuarii.

[3] Per l’utima nostra ti scrivemo facessi buono al Bianchino 20 per cento, quando tu non lo potessi ritenere a meno. [4] E cosí per questa ti replichiamo, poiché le sue buone opere e ottima fede, secondo el iudizio tuo, lo hanno meritato. [5] Quanto a quello che per questa tua de’ 23 ci significhi della diligenzia usata in ritrovare e esaminare coteste spie, non ci occorre altro che commendarti, confortandoti ad usare ogni diligenzia in simili esecuzioni. [6] Noi siamo nella tua medesima opinione circa a la demolizione del mulino, giudicando farebbe quelli effetti che tu medesimo ci scrivi; e cosí approviamo tutti e’ rispetti che ti hanno tenuto a non procedere a tale cosa, come arebbe el Bianchino o simili desiderato, perché quelli tali giudicano el piú delle volte le cose piú animosamente che saviamente. [7] Confortiamoti nondimanco a non omettere alcuna occasione che ti fussi preparata da la Fortuna.

[8] Quello che tu ci ricordi circa al sicurare qualunche soldato si volessi uscire di Bibbiena, ci piacerebbe, quando e’ passi di verso la Vernia fussino in modo serrati, che ’ nimici non si potessino di nuovi fanti rinfrescare; perché quando cosí fussi, crediamo che lo essere loro pieni di preda e non essere pagati, e lo stare in continuo periculo, li fare’ facilemente pensare alla salute loro. [9] Ma essendo ancora la callaia aperta e potendo continuamente passare nuova gente, quando per cotesto tuo bando di Bibbiena se ne uscissi, subito si potrebbono instaurare d’altrettanti; e’ quali, per essere nuovamente pagati e non avere predato, non sarebbono dipoi, serrato che fussi il passo, sollecitati da tante cagioni ad abbandonare, per virtú d’un bando, Bibbiena, quanto cotesti che vi si truovano. [10] Noi ti abbiamo voluto discorrere quanto di questo caso ci paia, acciò abbi occasione esaminarlo meglio. [11] Tamen tutto rimettiamo in te, el quale, per essere in sul luogo e prudentissimo, potrai deliberare tutto saviamente, e noi ogni tua deliberazione affermereno.

[12] Poiché, per le lettere d’Andrea Bonsi, ci fai intendere in quanto periculo si truovi Romena, ci pare, non vi potendo noi provedere altrimenti, vi mandi, parendoti necessario, e’ 50 fanti che sono venuti di Mugello; eo maxime perché noi crediamo che fra dua o 3 dí ne verrà costí di nuovo 50, e’ quali piú dí fa si chiesono a’ Pistolesi. [13] E stamani di nuovo si è scritto a Cortona per 50 altri.

[14] Sendo noi ogni dí dal Fracassa e da’ commissarii della Pieve sollecitati al fare transferire el Governatore in cotesto luogo, ci è parso di questo caso non ti scrivere altro che mandarti copia d’una del signore Fracassa a lo imbasciadore ducale residente qui: della quale, intese le ragioni ne allega, possa e a sua Signoria e a noi quello che incontro a questo ti paia significare.

124

[1] Lionardo del Caccia, Commissario Montis Caroli.

[2] Per doppie tue lettere abbiamo inteso la resistenza che Marraccio fa nel volerlo tu rassegnare: la quale cosa ci dà ammirazione avendolo, insino a questo tempo, tenuto omo ragionevole e che tenessi cosí bella e intera compagnia quanto alcuno altro nostro comestabole. [3] Ora, scrivendoci tu come e’ non si vuole rassegnare, dubitiamo assai, sí che per nostra parte li significherai come e’ non è uficio di soldato el non si volere rassegnare, ma oficio di uno che voglia non servare la fe’ al suo Signore. [4] E però, se vuole che noi ci mantegnamo nella nostra antica opinione, non ci dia, con simile demostrazione, cagione di sospettare della fede sua, perché, seguitando cosí, noi sareno forzati non gli prestare in futuro quel credito che per insino a qui abbiamo fatto, e potremoci meritamente dolere di lui. [5] Ècci suto caro che tu abbi fatto costi provedimento di strami: confortiamoti ad perservarlo, a ciò possa accettare o e’ cavalli che si disegnano, o altri, quando el bisogno lo ricercassi. [6] Vale. [7] Ex Palatio Florentino.

125

[1] Commissariis generalibus in castris Casentini. [2] Die 26 ianuarii.

[3] Oggi circa ad ore 22 abbiamo inteso quanto felicemente sieno successe costí le cose nostre, e con quanto esterminio e’ nimici nostri abbino perso 400 cavalli in circa. [4] La quale cosa è stata di tanta allegrezza a questa città ut nihil supra, perché interamente si conosce che, se la virtú di cotesti signori capitani si dimosterrà con quella animosità e prudenzia che per insino ad ora s’è dimostra, a li inimici nostri non resta cosa alcuna in che possino sperare. [5] E veggiàno manifestamente una intera vittoria, però ché voi vi trovate le vostre genti intere e fresche per essere state continuamente al di sopra e in abbondanzia d’ogni cosa, e gli inimici si truovono in rotta e mutilati per avere perso continuamente. [6] E cosí e’ vostri soldati sono fatti, per li continui prosperi successi, animosi e disposti a fare e condurre ogni gran cosa; e quelli degli avversarii, per essere stati assai sbattuti, sono diventati vilissimi. [7] Aggiugnesi a questo lo aiuto degli omini del paese, e’ quali per essere stati prima irritati dalle continue iniurie ricevute da li inimici nostri, e per essere dipoi mossi e incitati da la preda, la dolcezza della quale hanno cominciata assaggiare per le cose nuovamente occorse, faranno effetti grandissimi e fieno di momento non piccolo a la espedizione di cotesta impresa, pure e’ loro animi riscaldati non siano per la tardità vostra raffreddi. [8] E giudichiamo che ora si possa tentare e Montalone, e Bibbiena, e la Vernia, sanza paura d’alcuna cosa, essendo, come si è detto, tutto cotesto paese sollevato in favore vostro e li inimici nostri quasi anniilati. [9] E questo non si debbe né può ragionevolemente a nessun modo lasciare indreto per penuria di fanti, perché, secondo ritraiamo delle vostre lettere, vi trovate costí in prima la compagnia del Capitano nostro che sono 1200 fanti vivi, per avere sua Signoria 3 ducati per provigionato e sei per caporale. [10] Sonvi e’ 200 Perugini, e cosí dugento del Capitano Guerrieri, e quelli 500 che voi avete ordinato venghino da Castello, e’ quali fanno la somma di 2100, tutti vivi e in fatto, faccendo ciascuno quello che ’l iusto richiede. [11] Restonvi appresso 300 del Conte Checco, 200 del Conte di Monteaguto, 200 di Gnagni di Picone, 150 di Petrone da Modigliana e 100 di Cristofano Galiardo, e’ quali fanno la somma di 950: e, a taralli disonestamente, non doverrebbono tornare manco di 700; e’ quali raccozzati co’ 2100 fanno quasi la somma di 3000. [12] Pertanto noi pensiamo che non vi manchi fanteria a nessun modo, ma manchivi e’ danari per fornire e’ connestaboli, e’ quali hanno aúto di già parte del danaio. [13] A la quale suvvenzione crediamo basti, oltre a’ dumila ducati vi mandamo pochi dí fa, ancora mille ducati, e’ quali vi mandereno o domani o l’altro infallanter. [14] E notate che noi caviamo di questo conto e’ 950 ducati avete aúti a rendere al Capitano nostro. [15] E però, non vi mancando fanteria e noi promettendovi di corto la suvvenzione, vi esortiamo ad esortare cotesti soldati a non perdere questa occasione, e volere usare questa vittoria felicemente che la Fortuna ha parata loro innanzi: perché forse per tutti e’ tempi futuri non si apparecchierà loro di potersi partorire immortale gloria quanto s’è a questa volta apparecchiata. [16] E nessuna cosa ha fatto e gli antichi e e’ moderni capitani eccellenti se non la celerità, perché l’importa assai, anzi importa el tutto el non lasciare assicurare el nimico; e però è necessario, innanzi che la prima paura sia fuggita, opprimerlo con la seconda. [17] E voi confortiamo a non perdonare ad alcuna promessa, cosí a’ capitani come a’ condottieri, e dove vi mancono e’ fatti, usare la industria, e cosí aiutando cotesta espedizione con ogni sollecitudine e prudenzia, come si aspetta ad amorevoli e laudabili cittadini.

[18] Noi siamo contenti che Madonna Pagola possa andare a Talentino con quelle cauzioni che a voi parranno necessarie, e’ quali movesti tali suspizioni.

[19] E’ danari, cioè mille ducati d’oro in oro, di che si fa menzione di sopra, vi si manderanno domattina a quello effetto che a lungo per questa vi abbiamo significato.

[20] Poscritta. [21] Non ci pare da lasciare indrieto come noi non giudichiamo al presente necessario mandare e’ 500 fanti in Casentino come voi ricordate, perché ’ nimici nostri, avendo perso tanti cavalli e essendo rimasti pochissimi, non potranno a fatica guardare Bibbiena, nonché scorrere el paese come prima; e però giudichiamo questa spesa non essere necessaria. [22] Vale.

126

[1] Noferi de’ Rossi. [2] Die 27 de gennaio 1498.

[3] Guasparre da Fegghine, esibitore di questa, ci referisce come tu gli hai ritenuto un cavallo turco e una corazzina e certe altre armadure, le quali lui guadagnò dua dí fa a Verghereto. [4] Della quale cosa ci maravigliamo assai perché ci pare, non entendendo altra iustificazione, cosa inonestissima, che dove uno merita per avere assaltato el nimico d’essere premiato e’ sia spogliato; e per questa cagione t’imponiamo che restituisca le sue robe al prefato Guasparre. [5] E quando alcuno altro pretendessi avere ragione in su quelle, lo manderai a lo officio nostro e noi fareno farli el dovere. [6] Insomma noi t’imponiamo che subito visto la presente, o tu li restituisca le sue robe come è detto, o tu ci scrivi la cagione che ti abbi mosso a ritenerle. [7] Vale.

127

[1] Petro Corsino. [2] Die xxvii ianuarii 1498.

[3] Oggi aviamo ricevuto una tua de’ 26. [4] E per questa nostra ci occorre ricordarti che intrattenga el Bianghino, perché noi ordiniamo di continuo poterli satisfare. [5] E da’ commissarii della Pieve ci è fatto intendere come hanno dato al Conte Francesco già 250 ducati perché possa mettere ad ordine la compagnia. [6] Confortiamoti a fare ogni cosa per guastare quel mulino di Bibbiena, di che oggi ce ne hai dato speranza: perché sarebbe l’utima ruina loro.

[7] Quel bando che pochi dí fa per la tua lettera ci ricordasti, ci pare ora venuto el tempo di mandarlo. [8] E però t’imponiamo lo mandi in questa forma: che qualunche forestiero fante a piè si truova in Bibbiena ne possa uscire liberamente fra dua dí dal dí che manderai detto bando, non ne potendo trarre bestie di alcuna sorte; e come ti abbiamo detto, debbi dare la sicurtà a quelli che sono forestieri e fanti a piè, uscendosene fra dua dí e sanza bestie. [9] Vogliamo ancora rinfreschi el bando di Giuliano de’ Medici e di Piero, del quale debbi avere la copia, e che lo pubblichi con le debite cerimonie.

[10] Intendiamo dal nostro ambasciadore come in Roma si fa molto secretamente 200 fanti spagnoli sotto el nome di Bartolommeo d’Alviano, e dicono dovere venire ascosamente ad entrare in una nostra terra dove detto Bartolommeo ha intelligenzia; voliamotene avere avvisato a ciò che ne avvertisca dove ti pare e osservi con spie li andamenti di detto Bartolommeo, el quale intendiamo essere refuggito in Bibbiena. [11] Vale.

128

[1] Petro Corsino. [2] Die xxviii ianuarii 1498.

[3] Non occorre a la tua de’ 27 dirti altro per averti scritto iarsera quello ci occorreva circa el bando per trarre e’ fanti a piè forestieri di Bibbiena. [4] E cosí circa el rinfrescare el bando di Piero e Giuliano de’ Medici, el quale esequirai subito.

[5] El Bianchino t’ingegnerai intrattenere tanto che per noi possa essere proveduto, e presentera’lli l’alligata nostra. [6] Vale.

129

[1] Petro Corsino. [2] Die xxx ianuarii.

[3] Per questa non ti possiamo significare di avere proveduto altrimenti per la paga di Bianchino, Magnares e altri conestaboli; ricorderemoti solo che con l’usata prudenzia l’intrattenga, tanto che per noi si possa ordinare quanto è necessario, e’ quali non lasciamo alcuna cosa indreto per potere ultimare cotesta impresa: la quale non conosciamo molta difficile, e per li avvisi tua e del commissario nostro della Pieve, quando vedessino le provisioni ordinate; e per questa cagione puoi facilemente credere quanto siamo per affaticarci, a fare ultimo nostro sforzo in espedirla. [4] E se alcuna cosa resta indreto, ne è cagione la impossibilità e non el non volere noi o non conoscere quello che ’l bisogno ricerca. [5] Però, come savio e prudente, piglierai questo panno per il verso e ingegnera’ti sopperire con la industria dove ti mancheranno e’ danari: la quale cosa, come pratico e esperto, saprai operare benissimo. [6] E noi non desistereno di fare el possibile in condurre tutto. [7] E al Bianchino in particulare mosterrai quanto la sua opera ci sia grata e accetta, e quanto dispiacere ci fia che con la sua solita affezione abbia ancora pazienzia qualche dí, che fieno pochi pochissimi, di che noi ne areno con lui obblighi grandissimi e operereno in modo che non si pentirà averci di sí brieve tempo accomodato. [8] Significheretegli ancora che del grano suo se ne è scritto a Vico in buona forma, tale che crediamo se ne terrà satisfatto. [9] Circa a la compagnia di don Alfonso, abbiamo scritto a Decomano, andandovi, come qui Noferi de’ Rossi ne accenna, quello si abbi a fare. [10] E per la prima tua aremo caro intendere che di bene abbi partorito el bando che tu mandasti, e cosí ancora ti ricordiamo el mulino di Bibbiena, che veggendo di poterlo guastare sanza molto pericolo, lo facci.

[11] Noi, insino a qui non ti abbiamo, delle cose occorse, o per via di Ferrara o d’altri luoghi, dato alcuna notizia per essere state sempre generali e quasi simili a quelle si trattavano innanzi al tuo partire. [12] Tu arai inteso come nelle pratiche di Ferrara fu richiesto el Duca da’ Viniziani di transferirsi là, dicendo volere intendere da lui qualche particularità di quelle si avevono a capitulare nello accordo fra loro e noi. [13] La quale cosa, benché noi non acconsentissimo in prima, tamen, confortati poi dal Duca di Milano, vi acconsentimo. [14] E cosí è stato el prefato Duca di Ferrara in questo articulo di transferirsi a Vinegia piú e piú giorni, fra el quale tempo, per un mandato viniziano venuto a Ferrara, ci è stato posto innanzi qualche condizione d’accordo, cioè che a’ Pisani restino in mano le fortezze di Pisa, che abbino ad eleggere un rettore forestiero non potendo tôrre né viniziano né loro sottoposto sopra le cause civili; e che noi possiamo mandarvi un capitano per il quale si abbia a confermare tutte le sentenzie date per el forestiero; item che possino lavorare panni e drappi fini. [15] Ancora addimandono la satisfazione delle spese fatte: delle quali ne vogliono, o di buona parte d’esse, buona securtà. [16] Vogliono ancora ci obblighiamo a dare a’ nostri rebelli de’ Medici ogni anno conveniente suvvenzione a lo alimentarsi, e che noi possiamo demandare loro el confine dove ci paressi. [17] Le quali convenzioni pubblicate, si è quasi iudicato che sia da volere piú presto persistere nella guerra che uscirne con sí disonesto accordo. [18] Il che fia ottimamente esaminato e consigliato quando a detto seguirà el provedimento necessario.

[19] Postscripta. [20] Ci è parso avvertirti che, avendo a venire costí tutto lo esercito si truova a la Pieve o la maggiore parte di esso, è necessario rivegga e’ forni sono in cotesta terra; e quelli che avessino bisogno di ristaurazione, fara’lli racconciare; e fara’ne fare di nuovo, quando giudicassi ve ne fussi mancamento. [21] Eraci scordato ancora dirti come li oratori nostri di Francia, oltre alle altre cose sono simili a le passate circa la buona disposizione del Re etc., ci fanno intendere quello Re Cristianissimo avere bandeggiati e’ drappi d’ogni ragione e d’ogni nazione per tutto el suo regno. [22] Circa al mandato di Luca degli Albizi, nostro collega, che viene a te con sua lettera e nostro salvocondotto, farai tanto quanto el prefato Luca per la sua lettera ti commette.

130

[1] Prioribus Arretii: 500 [2] Prioribus Cortonae: 150. [3] Die primo februarii.

[4] E’ parrà forse a le Magnificenzie vostre, et non ab re, che noi troppo e sanza alcuno riguardo le affatichiamo in ogni nostra occorrenzia. [5] Ma quando quelle, come prudentissime, considerranno bene li urgenti pericoli e quanto importi levare el nimico del luogo dove si truova al presente, si adiugnerà a la solita affezione ancora maggiore desiderio di prestarne omni aiuto che da noi, in ultimare questa impresa e consequire questa vittoria, si addomanda: perché stando el nimico nel loco dove al presente è, venendo tempo nuovo si potrebbe aggiugnere tante forze che tardi si penserebbe a rimediarvi. [6] E però, volendo al presente fare nostro sforzo, non ci è parso poterlo a nessun modo fare sanza lo aiuto e spalle delle Magnificenzie vostre, confortando quelle sieno contente volere compiacerne di tenere ad ordine 150 fanti bene armati per poterli mandare, ogni volta che da noi o dal Capitano vostro ne sete richiesti, in Casentino alla espedizione di Bibbiena con ordine che ce ne possiamo servire xv giorni. [7] La quale cosa quanto di obbligo arreghi a questa città con le Magnificenzie vostre, lo lascereno iudicare a quelle che sono prudentissime; e lascereno tutte le cerimonie e offerte da canto, come cose superflue e non necessarie a la buona disposizione vostra e animo nostro. [8] Valete.

131

[1] Petro Corsino. [2] Die quo supra.

[3] Avendo a replicare tuttavia una medesima cosa, ci pare, massime con li omini prudenti, cosa superflua distenderci o in escusare la impossibilità nostra o in confortarti a fare quello di buono puoi in tali qualità di tempi. [4] Insomma e’ ci duole assai essersi resoluta la compagnia di Magliares, e piú ci duole non potere e al Bianchino e a li altri satisfare, secondo che noi e tu desiderremo. [5] Siamo tuttavolta drieto a la provisione e non restiamo di fare ogni cosa per condurla, di che tu quam primum e gli altri ne sarete provisti.

[6] Al morbo sequirai di fare e’ rimedi che si possono fare, come per insino ad ora hai con sollecitudine fatto, e del resto con pazienzia te ne rimetterai ad Dio, primo conoscitore de’ bisogni nostri.

[7] Mandaci per la prima tua e’ conti de’ denari hai insino a qui spesi, perché quelli ci mandasti pochi dí fa non stanno in forma che se ne possino acconciare le scritture. [8] E questo si fa per potere stanziare e non condurre le cose in confusione, come c’interverrebbe se riducessino ogni cosa all’utimo; e però non mancherai. [9] Vale.

132

[1] Capitaneo Arretii Ridolfo de Ridolfis. [2] Die iii februarii.

[3] Intendiamo per la tua la cagione che fa cotesti Magnifici Priori tirarsi indreto da la provisione de’ dugento marraioli. [4] E sanza dubbio, come tu saviamente ricordi, in queste qualità di tempi è cosa ottima el temporeggiare e pigliare da ciascuno quello che voluntario porge; onde ci pare che de’ marraioli appresso loro Magnificenzie non facci piú parola, ma solamente metta ogni industria in disporgli a mettere ad ordine e’ 500 fanti per 15 dí, come per la nostra del prefato ti significamo. [5] Da che loro Magnificenzie non si doverrebbono discostare per essere cosa onorevole e beneficio a questa Repubblica accettissimo. [6] E però voliamo che usi tutti e’ termini necessarii a condurre tale effetto, faccendo di avere a te e’ capi delle cortine e qualunche altro uomo che sia e di credito in cotesta parte e a la nostra Repubblica affezionato; e soprattutto gittarai in grado a cotesti Priori el licenziare loro e’ marraioli per condurli piú facilemente a questo altro nostro disegno. [7] Tu se’ prudente e intendi la importanzia di questo, siamo certi non mancherai d’alcuna diligenzia.

133

[1] Petro Corsino. [2] Die v februarii.

[3] Per la tua de’ iiii con piacere ci fai intendere el mulino di Bibbiena essere stato funditus desolato da’ nostri soldati, la quale cosa fia di assai detrimento al nimico, benché piú sarebbe suto se nel principio si fussi fatto tale opera avanti che li avessino fatti e’ mulini a secco e macinato e’ grani. [4] Tamen non potrebbe essere seguíto tale cosa con piú nostra satisfazione, né piú commendazione appresso a ciascuno ne potresti riportare che ti abbi fatto, insieme con quelli che si sono in simile espedizione affaticati; e confortiamoti a seguire con la solita prudenzia.

[5] Parendo, come iarsera ti scrivemo, e a noi e a’ nostri Magnifici Signori, di dovere fare omni opera in trarre e’ soldati di Bibbiena quando da Salasars spagnolo ci fussi mostro la via, ora sendo stato a noi e parendoci la cosa riuscibile, e’ nostri Magnifici Signori, di loro borsa propria, hanno ordinato el danaio a questo effetto. [6] E perché si spenda solum in questa espedizione, ci hanno commesso che mandiamo un proprio, el quale viene costí col danaio e informato benissimo come li abbia a spendere. [7] E perché ancora tu possa aiutarnelo, noi siamo rimasi col prefato Salasar spagnolo di darli 40 carlini per paga; e in ogni cento debbe avere 10 caporali e uno banderuolo con paga doppia, cioè d’ottanta carlini; e la sua persona debbe avere 15 ducati d’oro. [8] E perché e’ ci ha promesso di trarne 130 omini, siamo convenuti di darli, nel numero di questi 130, 12 caporali e non piú. [9] Ma quando e’ ne traessi piú numero, seguirai l’ordine soprascritto. [10] E soprattutto ti bisogna avere avvertenza di vedere che in fatto si soldino fanti usciti di Bibbiena; e a questo ti bisogna aprire ben li occhi: che, sotto velame alcuno, tu non fussi ingannato; che, in cambio di fanti usciti di Bibbiena, tu soldassi provigionati che fussino a l’intorno di costí; perché oltre al danno che ce ne resulterebbe, incorreremo, e noi e tu, in infamia gran­dissima, e appresso a tutto questo populo e appresso de’ nostri Magnifici Signori: e’ quali, come si è detto, delle loro borse proprie hanno fatto questo provvedimento. [11] El quale, o se non riuscissi o se ne risultassi contrario effetto, ci partorirebbe carico non piccolo. [12] E però avvertisci: la provvisione che non iarsera, l’altra si vinse nelli Ottanta, iarsera, non si cimentò nel Consiglio per non vi essere el numero. [13] Cimentasi questa sera: crediamo si vincerà. [14] E tu potrai confortare cotesti nostri, come el Bianchino e gli altri, che ad ogni modo saranno provvisti e presto, e che noi non siamo per mancare di mostrarci grati de’ meriti e virtú loro. [15] E quando e’ riuscissi questo disegno di trarre e’ 130 fanti di Bibbiena, voliamo che subito, poi e’ ne fussino fuora, rinfreschi el bando che tu mandasti a questi dí, che ciascuno fante a piè forestero possa, libero e securo, uscire di Bibbiena, e mandera’lo in lato che tu sia certo essere pervenuto nella terra.

134

[1] Iacopo de Ciachis, Commissario Liburni. [2] Die 5 februarii.

[3] Ancora che noi approviano le cagioni che ti hanno fatto andare adagio a disaminare coloro hai nelle mani per lo avviso aúto dal Gan­galandi e da noi, tamen, considerato per la fresca esperienza di Bibbiena quanto lo avere misericordia sia in simili casi pernizioso, ci pare che sia piú laudabile cosa peccare nella troppa diligenzia che, faccendo altrimenti, incorrere in qualche irrecuperabile danno. [4] E però ci è parso per questa importi che usi ogni forza e industria, non lasciando alcuna cosa indreto, in esaminare quelle donne e quello caporale e ragazzo hai nelle mani. [5] E cominciera’ti da’ piú deboli, cioè da quelli che sono e di minore parentado e di manco momento che li altri; e prima t’ingegnerai a parole, e col dolcie e coll’aspro, di vedere se potessi intendere da loro alcuna cosa; e quando le parole non bastassino, verrai, come se è detto, a’ fatti. [6] E se, dopo assai diligenzia usata, non ritraessi alcuna cosa, voliamo che, sanza farci intendere altro, mandi sotto buona custodia qui in Firenze quello caporale e quello ra­gazzo, perché lo vogliamo condurre a la presenza della moglie di maestro Giovanni da Ospurgo. [7] E non ostante che ’l prefato caporale sponte se ne entrassi nella Torre Nuova, non voliamo stia a questo, ma lo mandi guardato, in modo che, volendo, a nessun modo se ne possa andare. [8] Questo è quanto noi desideriamo facci; opererai tutto con la solita diligenzia. [9] Vale.

[10] Postscripta. [11] Ricevemo una tua de’ 3 del presente, a la quale non ci occorre repricare altro, se non che non lasci usare la terra ad alcuno Genovese, poiché tu di’ resultare, per conversarvi loro, inconvenienti grandissimi.

135

[1] Petro Corsino. [2] Die vii februarii 1498.

[3] Sendo noi desiderosi, come tu medesimo puoi esistimare, di ultimare cotesta espedizione di Bibbiena, non voliamo lasciare intentata alcuna via, la quale ci occorressi o amorevolemente ci fussi da gli omini prudenti ricordata. [4] E per questa cagione ci è parso per la presente commetterti che, per tutta cotesta valle, notifichi per via di bando, come noi diamo e concediamo Bibbiena e li omini che sono in essa a sacco, significando questo a ciascheduno in quel modo che per la inclusa minuta intenderai. [5] Voliamo ancora che a Francesco di Pierozzo, esibitore della presente, presti omni favore intorno a tale espedizione, e non tanto a lui quanto a qualunche altro si vorre’ a tale effetto adoperare. [6] E perché noi ci persuadiamo tale opera non si potere condurre sanza lo aiuto delle artiglierie, voliamo che scriva al Vicario di Valdarno e negli altri luoghi dove el bisogno ricercarà, chiedendo loro, per parte dello Officio nostro, tante paia di buoi quante giu­dicherai necessarie a tale espedizione; e in questo userai la solita diligenzia.

[7] A la tua di ieri non accade altra risposta. [8] Solum ci occorre ricordarti come con desiderio aspettiamo d’intendere messer Salasars avere fatto quanto ne promisse.

[9] Voliamo nondimanco che facci quanto di sopra ti si è commisso con quella prudenzia che merita tale espedizione, avvertendo di evitare tutti quelli pericoli, e delle artiglierie e degli omini, che si possono correre in una tale impresa. [10] Insomma non voliamo che facci nessuna cosa incautamente, anzi tutto ponderatamente e con maturo consiglio.

136

[1] Petro Guicciardino. [2] Die viiii februarii 1498.

[3] Tu debbi avere inteso come, per una controversia di uno spedale, è nata tale dissensione in Pistoia tra ’ Cancellieri e e’ Panciatichi, che, oltre a lo essersi feriti l’uno l’altro, sono venuti in tanta animosità che vanno a casa l’uno dell’altro col fuoco; di modo che molti anni fa, secondo el iudizio de’ piú, Pistoia non si è trovata in tanto travaglio in quanto al presente si truova; onde, per sedare tale tumulto, e’ nostri Magnifici Signori hanno commesso a Bernardo Nasi e a Lorenzo de’ Medici che si transferischino domattina di buona ora insino là. [4] E noi, perché possiano esequire tale commissione piú facilemente e con piú reputazione, t’imponiamo per questa facci cavalcare a la volta di Pistoia 80 o 100 cavalli utili, cioè o omini d’arme armati a la leggera, o balestrieri a cavallo; avvertendo in questo di non pigliare alcuno de’ cavalli bentivoleschi, perché, sendo quelli in sospezione d’alcuna delle parti, partorirebbono contrario effetto a li disegni nostri; e però piglierai di quelli altri che ti fieno in maggiore commodità, operando tutto con quella celerità e diligenzia che ’l caso per sé stesso merita.

137

[1] Petro Iohanni de Ricasolis. [2] Die quo supra.

[3] La partita del Duca d’Urbino per le tue ultime lettere a noi significata, ancora che la sia seguita fuora del desiderio nostro per non vi essere nel salvocondotto le condizioni che per la nostra degli undici ti significamo, tamen voliamo che non participi ad alcuno tale nostro desiderio; immo mostri a cotesti nostri noi avere approvato quello che da te, per loro consiglio, s’è messo in opera. [4] Perché desideriamo che ’l Duca di Urbino si tenga piú che fia possibile da noi benificato e per questo sia constretto portarsi nelle imminenti occorrenzie con quella modestia che sarebbe conveniente a la qualità sua e dello stato suo; e userai in questo omni prudenzia.

[5] Da Piero Corsini intendiamo oggi esserli suto referito, da fanti usciti di Bibbiena, come ieri, partito che fu il Duca di Urbino, stando Bartolommeo d’Alviano a guardare la porta perché nessuno uscissi fuori, buon numero di quelli comandati, dallo altro canto della terra, saltorono un certo muro che vi è basso; e dicono di piú che cento. [6] E credono in brevi ve ne abbi a rimanere pochi perché vi manca ogni cosa, da pane in fuora: e quello hanno cominciato a ristrignere piú che l’usato; e che vi è certa malattia che in dua o in 3 giorni si muoiono; e che de’ soldati se ne fuggirebbe molti piú, se non fussino guardati da Bartolommeo d’Alviano, che li ammazza come nessuno s’allarga da la terra. [7] Le quali cose, sendo vere, come speriamo, hanno fatta e faranno ancora piú facile tale espedizione: la quale non mancherà di inanimire cotesti signori, limitando e con prudenzia nondimanco qualche loro domanda per la espugnazione d’essa, allegando le cagioni prescritte. [8] E noi presto mandereno costí e’ provedimenti perché ad altro non si attende dal canto nostro.

138

[1] Antonio de Ridolfis. [2] Die xv februarii. [3] Vicopisano.

[4] Davit Lomellino s’è querelato al Magistrato nostro come li è suto ritenuto una scafa con suoi corredi costí da’ nostri soldati nel porto di Vico, la quale mandava innanzi e indreto carica di malvagíe. [5] E per cagione che Davit ha salvacondotto da’ nostri Eccelsi Signori per lui e sue robe, t’imponiamo e commettiamoti che, sanza eccezione alcuna o dilazione di tempo, facci restituire a qualunche suo mandato la prefata scafa co’ suoi corredi. [6] E inoltre ti commettiamo che, qualunche robe per lo avvenire del prefato Davit Lomellino ti capitassino costí nelle mani, non altrimenti le lasci andare libere che se le fussino de’ nostri proprii cittadini, perché sarebbe di assai cattivo esemplo che el salvacondotto de’ nostri Signori fussi in alcuna parte maculato.

139

[1] Iacopo Ciacchi. [2] Die xvii februarii 1498.

[3] E’ ci è stato fatto intendere come Francesco Guadagni, Castellano della Torre Nuova di Mare, ha in detta torre una femmina, la quale è innamorata d’un conestabole pisano. [4] La quale cosa sendo pericolosissima come tu intendi, t’imponiamo e comandiamo tenga tutti quelli modi pe.lli quali non solamente se ne esca detta femmina, ma ancora qualunque altra fussi in detta rocca. [5] Noi stimiamo assai questo caso e scriviamone la alligata al Castellano. [6] Pertanto ogni diligenzia che intorno a ciò userai, sarà minore che ’l desiderio nostro.

140

[1] Vicario Scarperiae. [2] Die xvii februarii 1498.

[3] Piero Giovanni da Ricasoli ci fa intendere come e’ nimici nostri fanno capo grosso a Meldole, e che disegnano venire per la fiumana di San Zeno e uscire a Primalcuore, e poi per la via di Castello dell’Alpe su per il fiumicino che capita a San Godenzo o vero al Castagno: e cosí possono scendere dove vogliono in Mugello. [4] A che occorreva loro dua rimedii: o opporsi loro con gente, o impedire el passare loro con tagliate. [5] E però ci è parso scriverti la presente e impórti abbi a te qualche uomo intendente del paese: e preso el loro parere, ordini con ogni diligenzia fare tagliate in quelli luoghi che sono piú a proposito, non perdonando per condurre questa opera ad alcuno disagio o fatica. [6] E noi intanto c’ingegnereno voltarvi quella gente ci fia possibile.

141

[1] Iohanni de Davanzatis Potestati et Commissario Buggiani. [2] 1498.

[3] Li uomini che desiderano avere onore nelle loro amministrazioni si sogliono sempre specchiare nel superiore loro e andare co’ piè di quelli: e cosí faccendo, si conducono le cose perfette e meritasi appresso ciascuno assai commendazione. [4] Egli è vero che tu se’ proposto a Buggiano e se’ Commissario di cotesta potesteria: non resta però per questo che tu non sia tenuto a servare e secondare la voglia del Commissario generale di tutta la provincia. [5] E però sarai esortato di unirti e concordarti da qui innanzi con la opinione del Vicario di Pescia tuo superiore; e quando dal prefato Vicario ti fia commesso una cosa, la esequirai subito: perché e’ buoni cittadini si hanno a spogliare sempre d’ogni privata passione e ragguardare solo al bene e utile pubblico, altrimenti la città ne patisce e li omini meritamente ne ricevano disonore e carico.

142

[1] Petro Guicciardino. [2] Die xviiii februarii.

[3] E’ ci è suto piacere assai avere inteso per questa tua ultima de’ xviii quanto abbi ritratto di Pisa, e commendiamone assai la diligenzia tua. [4] Quanto a li altri provedimenti che tu ricordi, non aviamo per questa che dirti fuora del consueto, perché se noi non espediamo prima e’ commissarii per di sopra, non possiamo pensare a lo scambio tuo; e sai quando dua mali soprastanno ad uno, sempre si ricorre con la medicina a quello che è di piú importanza. [5] E cosí è bisognato fare a noi nelli imminenti bisogni. [6] Tamen ti facciamo intendere che non passeranno molti dí che tu sarai, e dello scambio e del provedimento, a pieno satisfatto, perché domane doverranno partire infallanter e’ commissarii per la Pieve, e resteracci solamente cura...

[7] Leggemo la lettera del bastione della Ventura, e ingegneremoci provedere a quanto ci è ricordato. [8] E di già circa le farine s’è ordinato che messer Guidantonio Vespucci ne mandi 30 sacca a Pescia ad un Meo di Giorgio, deputato a riceverle. [9] E però scriverrai a quello del bastione ordini che da Pescia vi si conduchino: inoltre ci mandi el ritratto; in che se userà diligenzia, sempre ne fia per quella via proveduto.

143

[1] Antonio Canigiani, Lorenzo de’ Medici. [2] Die xxi.

[3] Avanti la partita vostra di qui, voi dovesti presentire come lo Illustrissimo Duca di Milano mandava di nuovo in aiuto nostro circa 300 cavalli leggeri, e’ quali intendiamo essere condotti a Bologna. [4] E nel discorrere dove fussi da voltargli piú a’ propositi nostri, ci occorse, avendo gelosia di Val di Bagno e Galeata pe’ continui avvisi aúti da Andrea de’ Pazzi, che fussi piú tosto da mettergli fra Castracaro e Modigliana che da farli scendere in Mugello come si era già quasi che deliberato. [5] E perché li capi di detti balestrieri non hanno pratica del paese, per commissione dello Illustrissimo Duca, ci è parso imporvi che quam primum, vista la presente, siate col ducale e nostro Capitano, e insieme con loro ordiniate mandare a quella volta un capo, sufficiente, e per qualità e per esperienzia, che s’intenda con essi capi ducali: e noi vi eleggereno un Commissario che stia appresso di loro per alloggiarli, e imporemogli inter cetera facci quanto da voi li sarà ordinato. [6] E nonostante questa nostra deliberazione, voliamo che quando, e a voi e a cotesti capitani, occorressi essere meglio che le prefati genti si transferissino in altro luogo fuor di quello da noi disegnato, sanza respetto alcuno esequiate quanto vi occorrerà. [7] E di quanto vi si è scritto di sopra, ne è ancora dato notizia al signore Fracassa dallo oratore di Milano residente qui. [8] Valete.

144

[1] Commissariis Plebis. [2] Die xxvi februarii.

[3] Aviamo questo dí ad ore 15 ricevuta la vostra per staffetta di ieri e delle 22 ore. [4] E inteso e esaminato tritamente quanto ci ricercate del dare el salvocondotto a le gente del Duca d’Urbino che sono in Bibbiena, ci occorre replicarvi: o voi disegnate conquistare Bibbiena per forza, o per ossidione; e quando per ossidione, ci parrebbe perniziosissimo dare tale salvocondotto: perché in questo caso, avendo solum a giucarci la necessità, sarebbe piú presto da mettervi mangiatori che trarne; e ulterius dobbiamo credere che, consentendo Bartolommeo d’Alviano di lasciare partire dette genti, sia piú tosto a beneficio loro che a danno, conosciuto lui essere uomo prudente e pratico in tale espedizioni; pertanto ci pare, volendo assediare Bibbiena e non espugnare, che el concedere tale licenzia sia perniziosissimo. [5] Ma quando voi e cotesti capitani disegnassino espugnarla per forza, in questo caso giudicheremo essere da dare tale salvocondotto: e non prima se non quando el campo fussi con le artiglierie a le mura; perché allora gioverebbe assai lo indebolire el nimico e privarlo di omini; e seguirebbene quello effetto che per la copia del Fracassa allo ambasciadore ducale intendiamo. [6] Né crediamo, come quelli avvisano, el Duca d’Urbino farsi piú sollecito per avere 400 suoi omini in Bibbiena; ma parci bene essere certi, se cotesti signori capitani tengono cotesti passi, e di Bibbiena non si tragga persona, che quelli vi si truovono drento, desperati d’ogni aiuto e posti in massima necessità verranno, e presto, ad una voluntaria dedizione: praesertim intendendo di piú luoghi Bartolommeo d’Alviano avere protestato a Vinegia che, se fra un breve tempo non gli è porto galiardo aiuto, che piglierà quelle condizioni che li porrà innanzi la necessità. [7] A che lui non si disporrebbe se Bibbiena si alleggerissi di 500 o 600 mangiatori, rimanendovi ad ogni modo defensori sufficienti a subite scorrerie e tumultuari insulti. [8] Questo è quanto ci occorre. [9] Il che non preterirete a nessun modo, dandone avviso continuo di quanto scadessi e di quanto da cotesti capitani, e circa a questa e circa ad ogni altra occorrenzia, vi fussi ricordato.

145

[1] Petro Guicciardino. [2] Die xxvii februarii.

[3] La cagione del festeggiare che si è fatto in Pisa e nelli altri luoghi inimici, crediamo sia suta quella che per te medesimo stimi, cioè lo accordo fatto fra el Re Cristianissimo e Viniziani, del quale, 3 dí fa, avemo da li oratori nostri notizia sanza scriverci alcuno particulare per essere suto concluso sanza loro participazione e praeter spem. [4] Solum ci significano avere ritratto privatamente essere riservato el luogo al Papa e a noi. [5] Di che non avendo inteso altro, non ne possiano fare altro iudicio. [6] Intendendolo, te ne fareno partecipe, perché cosí el debito richiede, praesertim sendo tu stato iarsera deputato secondo li ordini nostro collega in cambio di Giovanni Manetti, el quale ha ceduto a la natura. [7] Quanto a’ disordini di costí, non ci occorre replicare altro, per esserci tutti notissimi avanti lo scrivere tuo. [8] E però non attendavamo ad altro che ad ordinare el provedimento, e cosí di continuo facciamo; el quale ordinato, te lo mandereno quam primum insieme con lo scambio, perché desiderereno sommamente valerci de’ consigli e opera tua, e’ quali non poco esistimiamo. [9] Fu etiam Ber­nardo Rucellai iarsera creato nostro collega; e chi sieno e’ Signori nuovamente pubblicati, l’intenderai per la inclusa nota.

146

[1] Petro Corsino. [2] Die 28 februarii 1498. [3] In Poppi.

[4] Sandro di Giovanni da Fegghine, presente esibitore, ci fa intendere come faccendo costí un poco di bottega, dette al Bianchino e a certi suoi compagni, fra per amore e per forza, robe per qualche 9 o 10 ducati, e non ha mai possuto, dopo molte promesse, ritrarne un quattrino, onde è stato forzato serrare la bottega per esserli mancato el capitale e non avere onde rifarsi. [5] Il che parendoci di cattivo esemplo, perché sarebbe un tôrre lo animo a chi volessi tenere e’ campi nostri abbondanti, desiderremo facessi ogni opera col Bianchino a che Sandro predetto ritraessi e’ suoi danari. [6] La quale cosa, e perché cosí vuole el iusto e per la ragione predetta, non ci potrebbe essere piú grata.

147

[1] Al Signore di Piombino. [2] Die ii martii 1498.

[3] Piú dí fa scrivemo a la Illustre Signoria vostra quanto desideravamo, per intercessione di Pandolfo Petrucci, circa a ricondurre messer Petruccio suo nipote. [4] Di che restamo satisfattissimi e ringraziamone assai vostra Signoria. [5] Faccendoci ora intendere el prefato Pandolfo come messer Petruccio non si tiene interamente satisfatto del modo del pagamento fattoli, avendogli dato certe mercatanzie e fatte alcune retenzioni estraordinarie, ci è parso, perché di tanto siamo suti pregati da Pandolfo, esortare e pregare vostra Signoria sia contenta operare in questo caso in modo che la Magnificenzia di Pandolfo si tenga, di vostra Eccellenzia e di noi insieme, ottimamente servita. [6] Questo per lo interesse nostro non si potrebbe piú per noi desiderare e per consequens non ci potrebbe al presente vostra Signoria fare cosa piú accetta. [7] Alla quale di continuo ci offeriamo, que bene valeat.

148

[1] Domenico Riccialbani a la Rocca a San Casciano. [2] Die 5 martii 1498.

[3] Avendoci scritto Antonio Canigiani come li pareva che le gente duchesche si truovono costí in Romagna si transferissino in Mugello, li fu risposto per noi che tutto si rimetteva nel iudicio suo e di quelli capitani. [4] Questa mattina dipoi avemo lettere pure da Antonio predetto con una copia d’una lettera che li mandava Madonna, la quale ti mandiamo con questa acciò che intenda quello ne avvisa; e intesolo, conferisca tutto con messer Agnolo del Caccia, e esaminiate diligentemente quale partito sia da pigliare: o da fare transferire coteste genti in Mugello o da farle soprassedere costí. [5] E quando deliberassi farle muovere, ne scriverrai alla Eccellenzia di Madonna e intenderai da sua Eccellenzia quello che di simile cosa le occorrerà. [6] E faccendo venire in Mugello dette genti, vorremo si posassino in luogo che le rendessino el paese sicuro da’ nimici, e potessino facilemente soccorrere Marradi, bisognando, e li altri luoghi circumstanti. [7] E nel transferirsi potrebbono fare la via per la valle di Galeata, la quale giudichiamo piú a proposito e piú sicura. [8] E d’ogni partito piglierai, ne darai subito notizia ad Antonio Canigiani prefato, nostro Commissario in campo: dal quale, per il consiglio di quelli capitani, potrai essere raggualiato piú particularemente che termini debba usare e quale via tenere, e dove in Mugello ti debbi transferire con piú sicurtà e di cotesti soldati e delle cose nostre. [9] E lo essere soprastate coteste genti costí qualche dí, giudichiamo a proposito, perché si potrà meglio conoscere al presente quale volta sieno per pigliare e ’ nimici.

149

[1] Antonio Canigiano. [2] Die vi martii.

[3] L’utima nostra fu a dí 4, e prima ti avamo scritto a’ 2 del presente, e per quella ti significamo quanto ci occorreva circa al provedimento e altre occorrenzie. [4] Onde restiamo ammirati di questa tua ultima de’ cinque per la quale mostri non avere aúto alcuna risposta: il che debbe essere seguito per defetto de’ cavallari; la quale cosa se cosí fussi, ci sarebbe grato intenderlo.

[5] Per la penultima tua de’ 3, oltre alle necessità e bisogni di coteste fanterie e ad altre cose pertinenti a cotesta impresa, ci facesti intendere per una copia della Eccellenzia di Madonna di Furlí quanto sua Signoria ti avvisava delle gente duchesche si truovono in Romagna; la quale copia subito mandamo a Domenico Riccialbani, el quale è suto dal Magistrato nostro deputato in compagnia di esse genti, e imponemogli fussi con messer Agnolo del Caccia, e mostrassigli la copia della lettera di Madonna. [6] E consultato insieme se deliberassino tran­sferirsi in Mugello, lo facessino intendere a sua Eccellenzia a ciò quella potessi cercare da loro quanto le occorresse; e similemente ne dessino notizia a te e a cotesti Signori, a ciò potessi scrivere loro quale via dovessino tenere e dove in Mugello transferirsi a ciò venissino securi e ponessinsi in luogo dove potessino e guardare el Mugello e essere ad un tratto, bisognando, al soccorso di Marradi e di quelli luoghi circunstanti. [7] Pertanto non ti avendo, a la aúta di questa, scritto altro Domenico Riccialbani, potrai prevenire con la deliberazione e scriverli quanto occorrerà e a te e a cotesti signori.

[8] A questa tua de’ 5, venuta per staffetta, e alla parte del nuovo provedimento del danaio che per te si desidera, perché quelli che si sono spesi insino ad ora non sieno gittati via, etc., non ti si può quasi dire altro fuora di quello che per la nostra de’ 4 ti si scrivessi: cioè che danari fia difficile mandarti, se non si fa nuovo provvedimento; e el provedimento nuovo fia difficile, se di costí non surge qualche galiardo progresso che animisca li uomini e el popolo a farlo. [9] El quale fia quando s’intenderà essersi, o acquistata Bibbiena, o fatto tale forza e demostrazione per espugnarla, che ciascuno sia chiaro che coteste forze non bastino; perché difficile è el persuadersi che uno nimico stracco, ossediato e mancante d’ogni aiuto e speranza d’esso, se fussi galiardamente stretto, potessi ad un tratto reggere a sopportare li affanni intrinsechi e fatiche estrinseche di battaglie e guardie e vigilie, e altri disagi che per la espugnazione continua se gli aggiugnessino. [10] Però sarai con cotesti signori ducali e nostri, o con quale di loro ti parrà piú a proposito, e t’ingegnerai disporli o persuaderli ad ordinare qualche cosa per la quale se ne potessi conoscere manifestamente l’uno de’ soprascritti effetti. [11] E al Capitano nostro, in parte significherai come noi, posti in queste condizioni di tempi, desiderremo che la virtú e reputazione sua abbundassi dove mancono le forze nostre; e come al presente non si combatte manco lo onore e utile di sua Signoria che ’l nostro proprio; e avendo a trarre di cotesta vittoria equale utilità debbe ciascuno equalemente adoperarsi. [12] E non potendo per al presente avere piú numero di soldati pagati, dobbiamo e sua Signoria de’ suoi sudditi e noi de’ nostri valerci in questa ultima necessità; perché qualunche utile progresso surgessi, non sarebbe solamente utile a noi ma a tutta Italia. [13] Cosí ancora d’esso non solum noi, ma qualunche potenzia italiana sarà a sua Signoria obbligata. [14] E cosí, con questi e con quali altri termini ti occorreranno, vedrai se potessi abbondare dove si veggono li altri aiuti quasi che mancare.

[15] Intendiamo quello ci scrivi de’ fanti comandati, e quanto variamente hai aúti a licenziarli e a richiamarli. [16] A la quale cosa ci occorre solamente importi che a nessun modo licenzi quelli che vi sono venuti o che vi venissino, cosí con tuo ordine, come fuori di tuo ordine: però che oltre a ’l perdersi la opera di detti fanti, sendo di già pagati da le loro comunità, e’ si diserve e fassi ingiuria a quelli che li mandono in favore nostro e mostrasi di avere poco accetto e’ benificii loro, e stimarli manco, faccendo loro fare spese superflue; e però li riterrai e farai di valertene e operarli piú utilemente ti fia possibile.

[17] Circa la demolizione di coteste terre e el modo del ruinarle, non replichereno altrimenti per avere per altre nostre liberamente rimesso in te tale esecuzione; e cosí circa a la compagnia del Conte Checco e a’ bisogni per le occorrenti spese ciascuno dí, non ti si può dire altro che quanto ti sia di sopra discorso: salvo ricordarti che, no­no­stante omni difficultà, noi non cessiamo del debito nostro circa a lo ordinare e sollicitare che si ordini nuovo provvedimento: el quale crediamo conseguire, ma con lunghezza e dificultà se qualche buono effetto, come abbiamo detto, non lo fa piú facile e piú celere.

[18] Benché noi crediamo che la Signoria del Capitano nostro sia da Cerbone, suo cancelliere, ragguagliato, nondimanco ci è parso non ab re significarti come iarsera li stanziamo 2500 ducati; del quale stanziamento ser Cerbone predetto disse che si servirebbe, poiché per al presente noi non li possavamo pagare el denaio. [19] La quale cosa facemo volentieri perché nessuna cosa ci è tanto a cuore, quanto el desiderio di benificare sua Signoria. [20] Similiter licenziamo liberamente messer Baldassarre Scipioni, richiesti medesimamente da Cerbone per parte di sua Eccellenzia, mossi da quella medesima cagione. [21] E cosí farete intendere nostro nomine a sua Signoria, alla quale di continuo ci offerirete.

150

[1] Illustri Domino Plumbini. [2] Die viiii 98.

[3] Ancora che ’ 150 fanti venuti da la montagna di Pistoia fussino mandati con ordine nostro e che securamente si potessino destinare a la guardia di qualunche di cotesti luoghi, tamen non potremo piú commendare la Illustre Signoria vostra per le cauzione usate, cosa veramente degna della prudenzia sua. [4] E circa a questo non ci occorre altro, perché domani infallanter si partirà Pier Francesco Tosinghi, nuovo commissario ottimamente informato dove tali fanti s’abbino a distribuire, e appresso con tale ordine di danari che tutti cotesti nostri fanti se ne terranno satisfatti.

151

[1] Domino Galeazzo Visconti. [2] Die xi.

[3] Ancora che la Signoria vostra per questa sua lettera de’ nove si tenga da noi ottimamente satisfatta, tamen non possiamo per alcuno modo a noi medesimi satisfare, non sendo seguita la opera secondo el desiderio nostro. [4] Il che, quando etiam fusse sequito, non arebbe possuto corrispondere ad una parte de’ meriti di verso di noi; a che si è accresciuto le affezionate proferte, che quivi questa sua ne aggiugne, le quali accettiamo. [5] E ringraziandone vostra Signoria sommamente, vi facciamo sopra tale fondamento che noi non possiamo né dobbiamo sperare altro che felice esito non solum a cotesta, ma a ciascuna altra nostra impresa mediante la opera sua. [6] A la quale di continuo ci offeriamo, que bene valeat.

152

[1] Antonio Canigiani. [2] Die xii.

[3] Questa sera aviamo una tua de’ 9, a la quale, per essere responsiva ad una nostra de’ 7, non occorre molta risposta. [4] Solum ti confortereno a seguire con la tua solita prudenzia di tenere bene disposto el signore Capitano alla impresa, levandogli destramente omni ombra che sua Signoria, o per conto del Governatore, o per altro, fussi per pigliare, mostrandogli, come re vera è, che per noi non si desidera altro fuora che fare cosa che li sia grata e accetta. [5] E a messer Galeazzo Visconti presenterai la alligata, ringraziandolo sommamente del buono animo e delle sue buone operazioni verso di noi, offerendogli per nostra parte etc.

[6] Commendiamoti della diligenzia che hai usata nel ricercare e’ fanti secondo li avvisi di Lionardo del Caccia; e quanto a le gente ducale, te ne abbiamo per altra nostra scritto a lungo. [7] Le poste, come cosa necessaria, non ci si scordono manco per sé medesimo che si faccino le tue lettere; e però crediamo che non passerà domane che le fiano messe ad ogni modo.

[8] Bernardo Puccini, quale fu mandato da noi in Val di Bagno per rifare la compagnia di Criaco, ci fa intendere come uno Iacopone da Bagno vi è capitato, al quale tu hai dato danari per fare fanti; e come, non che dia ordine di fare alcuno provigionato, dice espressamente avere aúti danari per il servito vecchio; e apresso ci fa intendere el prefato Bernardo questo Iacopone, avendo per lo addrieto preso danari da’ commissarii nostri, s’è servito degli omini del paese, dando 2 o 3 carlini per uomo, e cosí si ha sempre mai riservato la metà della paga nelle mani. [9] Pertanto noi ti commettiamo che per la prima tua ci facci intendere appunto le condizioni del prefato Iacopone, e quanti danari gli abbi dati, e con quali patti e cosí per lo addreto si sia governato, e quali sieno stati e’ portamenti suoi con li altri commissarii: perché, intesone el vero, siamo desiderosi riconoscere e’ suoi demeriti.

[10] Quella medesima cagione che non ti lascia scrivere a lungo ci fa soprassedere li avvisi ad altra nostra, quando fieno messe le poste e verranno le lettere per via piú sicura.

153

[1] Antonio Canigiani Commissario generali Plebis. [2] Die xvi.

[3] Poi che noi ti scrivemo l’utima nostra de’ 14, aviamo ricevuto 4 tua lettere de’ 12, 13 e 14 del presente, per le quali ci fai intendere desiderare principalemente 4 cose. [4] E prima che si dovessi ovviare al dire male di cotesti capitani, mostrando quali effetti ne potrebbe surgere etc. [5] Secondo: come sia necessario el provvedere a nuovi danari. [6] Tertio: che partito avessi a pigliare quando, necessitato dal tempo, ti bisognassi, sanza darne avviso altrimenti, concedere o no salvocondotto a tutti quelli di Bibbiena. [7] Quarto: quanto desiderresti essere o compiaciuto d’uno scambio per potertene venire o almanco, non potendo sperare questo, di uno compagno che ti aiutassi portare parte di cotesto carico. [8] Alla prima, tu sai, per essere uomo prudente, quanto tale licenzia, immo disonestà di lingua ci dispiaccia e appresso per essere suto in Firenze continuamente da 4 anni in qua, conosci benissimo quali rimedi in tali condizioni di tempi ci sieno e ci si possino addurre: il che se verrai col tuo solito iudizio esaminando, ce ne conoscerai, come noi, pochi o nessuno; tamen ti commendiamo dello avercene avvisati. [9] E noi c’ingegneremo, se alcuno spiraglio ci si offerirà, entrarvi e cosí tenere qualche via, non perché noi crediamo che ci riesca, ma per satisfare in questo e in omni altra cosa pertinente alla utilità pubblica e a lo animo e conscienzia nostra. [10] Voliamo nondimanco persuada alla Signoria del Capitano nostro, il che dovrebbe essere facile, sendo lui prudentissimo, come queste calumnie nascono da uomini oziosi, ignoti e prebei, a’ quali, poi che la natura ha tolto el potere e sapere fare, volliono dire almanco e dire male come cosa piú accetta a li orecchi di ogni uno. [11] La quale cosa dagli uomini savi si debbe tanto prezzare quanto ella può nuocere, e tanto manco stimarla quanto vale manco chi ne è motore: e di questo sua Signoria, sendo prudentissima, ne debbe essere ottima conoscitrice, presertim aven­do per esperienza conosciuto quanto le buone opere de’ prudenti preponderino alle parole degli ignoti e debili; e di quelli farà piú stima da’ quali ha ricevuto piú onore. [12] E’ quali se già furno affezionati verso di lei, al presente sono affezionatissimi; a’ quali omni sua mala contentezza e dispiacere è un peso grandissimo, ma piú ancora sarebbe quando non la conoscessino prudente, come la conoscono. [13] Pertanto, ancora che per noi si farà el possibile, non cesserai di mostrarli la verità di tutto, alla quale, come sapiente, doverrà acquiescere.

[14] Alla seconda parte, di nuovo provediamo per ovviare a’ nuovi e vecchi disordini, e ultimare la impresa secondo el comune desiderio; non ti si può dire altro che per piú nostre ti si sia fatto intendere, cioè come ogni provvedimento fia difficile e duro per le cagione altre volte assegnate, e come per noi non si pretermette alcuna cosa necessaria a tale esecuzione: il che, come prima arà effetto, sarai avvisato e provvisto subito. [15] E tu in questo mezzo non mancherai di tuo debito.

[16] Quanto alla terza parte, circa allo lasciare ire liberi quelli di Bibbiena etc., ci siamo resoluti che, quando venissi a trattare alcuno accordo con quelli nostri nimici di Bibbiena e tu avessi tempo a darne avviso, voliamo che ad omni modo, e postposta onni cagione, ce lo facci intendere, a ciò possiamo piú maturamente consultarla, e con piú tuo e nostro scarico deliberarla. [17] Ma quando la cosa si riducessi in uno termine e articulo che tu non potessi ad alcuno modo, se non con disturbo del pattuire, farcelo intendere, siamo contenti che in questo caso, non potendo avere piú largo e migliore patto, lasci andare liberi tutti quelli nostri inimici si truovono in Bibbiena, purché tu sia securo prima di possedere subito la terra, anzi, a dire meglio, sia entrato in possessione di essa; perché lasciandone andare parte e rimanendovi ad omni modo guardia conveniente a guardarla, verremo a peggiorare nostre condizioni e migliorare quelle delli inimici. [18] Però avvertirai e non preterirai quanto di sopra ti sia commesso.

[19] Dello scambio o compagno addimandi, ad ogni modo c’ingegneremo de l’uno de’ dua compiacerti: e massime del compagno a ciò possi durare a coteste fatiche e perservarti sano a’ bisogni occorrenti della città.

[20] Altro non ci occorre, perché a tutte le altre parti si è risposto nel secondo capitolo; e alle condotte de’ connestaboli ci mandasti la lista, non ti possiamo dire altro per essere stati condotti costí e non n’essere qui scrittura alcuna. [21] E però bisogna che ancora in questo non manchi di diligenzia dove la incuria d’altri ha abbundato.

[22] Michele Niccolini parte domattina nuovo Commissario a Poppi: el quale voliamo suvvenga di tutti quelli favori come di conestabili, fanti e altro, de’ quali da lui fussi ricerco.

154

[1] Magnifico Galeatio Vicecomiti de Vicecomitibus etc. [2] 1498, 19 martii.

[3] Mandiamo alla Magnificenzia vostra questo piccolo presente, non perché noi lo iudichiamo degno di essa, o conveniente ad una minima qualità di quella, ma perché noi, sequitando lo antico costume della città nostra, non voliamo in alcuno officio benché minimo mancare verso di quelli che se le mostrono, come la vostra Magnificenzia, affezionati. [4] Preghiamovi addunche lo accettiate con quello animo col quale di continuo avete le cose nostre favorito. [5] E a vostra Magnificenzia di continuo ci offeriamo, que bene valeat.

155

[1] Giuliano de Lapis. [2] Die xxii martii 1498.

[3] La cavalcata che feciono e’ nimici verso cotesta banda, per essere ritornata addreto sanza avere fatto alcuno insulto, ci arebbe dato, come a te, non piccola ammirazione, se noi non fussino stati avvertiti che tale cosa potrebbe essere seguita perché, venendo danari da Vinegia, potessino entrare in Pisa securi; e però quelli essere usciti fuora con tale sforzo a cagione d’incontralli. [4] Nondimanco, non ostante che questo sia verisimile, ti confortiamo ad usare le debite cauzioni e inanimire cotesti nostri fedeli alla loro defensione. [5] E userai buon termini con cotesti Marchesi, come per altre ti abbiamo scritto, in tenerli in parte satisfatti e non desperati al tutto di qualche composizione a loro proposito consentendolo el tempo etc.

[6] Ulterius, quanto alla pratica del Marchese Iacomino Ambrosio della Villa, ci pare la venga intrattenendo sanza annodare alcuna cosa, non ci parendo da fare cosa per la quale altri ci avessi ad essere inimico per suo conto, né ancora da non mostrare di non avere grato quanto prometta in favore nostro.

[Legazione al Signore di Piombino]

156

[1] Instruzione a Niccolò Machiavelli, Secretario, allo Illustre Signore di Piombino, etc.

[2] Andrai al Ponte ad Era, dove, transferitoti alla presenzia dello Illustre Signore di Piombino, al quale arai nostre lettere di credenza, li esporrai essere stato mandato da noi per causa, che, avendo inteso, per mezzo del cancelliere suo qui e dagli oratori nostri che sono a Milano per ricordi di quel Signore, certo desiderio di sua Signoria di avere da noi, oltre a quella somma ch’è stipulata nella condotta sua pel piatto, aumento infino in cinque migliaia, allegando esserli stato promesso cosí e convenirsi per non essere sua Signoria in cosa alcuna inferiore al Conte Rinuccio; sopra che abbiamo giudicato potersi meglio alla presenzia farli intendere per te quello che ci occorre intorno a ciò. [3] Il che in effetto è che noi siamo desiderosi assai di satisfare a sua Signoria generalmente in ogni cosa per la fede e affezione che ha mostro inverso questa Repubblica, di che noi facciamo capitale assai; e in questa parte ti estenderai con parole efficace per dimostrarli una buona nostra disposizione, ma con termini larghi e molto generali, e i quali non ci oblighino a cosa alcuna. [4] E alla parte dello aumento predetto, li dirai che subito come avemo tale avviso facemo vedere il libro delle condotte nostre, dove trovamo, nel secondo capitolo, sua Signoria essere convenuta colla Eccellenzia del Duca di Milano e con il Magistrato nostro, che la provisione sua del piatto fussi 2400 ducati, e quel piú che paressi al Magistrato nostro: e che noi in questo caso preghiamo sua Signoria voglia contentarsi di quello che una volta gli è piaciuto. [5] E se bene questa cosa è rimessa in noi, sua Signoria pensi ancora a’ termini in che ci troviamo, e speri nella buona volontà nostra e ci scusi per molti respetti che ci bisognono avere in questa cosa. [6] E cosí li offerirai ad altro tempo tutto quello che si convenissi, e alle virtú e buoni portamenti di sua Signoria, e allo amore nostro verso di quella: tenendoti sempre in su termini amorevoli, e per i quali possa conoscere di noi buono animo e sperarne ancora lo effetto; e sopratutto avere pazienzia se si venissi a rottura, e lasciarlo scorrere, e poi ripigliare e fare forza di disporlo ad avere pazienzia.

[7] Potrebbe ancora accadere che la Signoria sua verrebbe a ricercare da te lo aumento di 40 uomini d’arme, come si contiene nel terzo capitolo di detta condotta; a questo risponderai che, essendo la condotta sua a commune colla Eccellenzia del Duca di Milano e noi, non ci pare conveniente mutare o aggiugnere sanza conscenzia della prefata Eccellenzia per lo interesse suo, e che noi ne scriverreno a Milano e attenderenne risposta, la quale crediamo sarà secondo el desiderio di sua Signoria. [8] E di quello che appartenessi a noi per la parte che ci tocca, offerirai a sua Signoria, in nome nostro, che ci ingegneremo a ogni modo satisfare al desiderio suo, e cosí escuserai questa dilazione, come è detto di sopra, per essere necessità, per lo interesse del Duca, deliberarne con sua participazione. [9] E in questi effetti esequirai la prima e la seconda parte di questa tua commissione con quelli termini che in sul fatto ti parranno piú a proposito.

[10] Ex Palatio Florentino. [11] Die xxiiii martii mcccclxxxxviii.

[12] Decemviri Libertatis et Balie Reipublicae Florentinae.

157

[1] Illustri Plumbini Domino. [2] Die xxiiii martii 1498.

[3] Mandiamo alla Signoria vostra Niccolò Machiavegli, nostro cittadino e Secretario appieno informato di nostra intenzione, al quale pre­sterrete non altrimenti fede che a noi medesimi.

158

[1] Petro Francisco de Tosinghis. [2] Die xxiiii martii.

[3] Mandiamo a parlare a cotesto Illustre Signore Niccolò Machiavegli, nostro cittadino e Segretario, el quale è appieno informato di nostra intenzione circa la causa di sua Signoria; e però voliamo li presti quelli aiuti e favori in espedire tale causa de’ quali da lui fussi richiesto e che per te medesimo iudicassi li fussino necessarii.

[Scritti di governo]

159

[1] Ridolfo de Ridolfis, Capitaneo et Commissario Arretii.

[2] In questo punto aviamo lettere de’ 23 da Antonio Canigiani, generale Commissario a la Pieve. [3] E fannoci intendere come tu hai fatto sgomberare la tua iurisdizione a li omini d’arme di Giampagolo Balioni che erano a lo intorno di costí, e come parte di loro se ne sieno andati, e parte iti a la volta di Castiglione. [4] La quale cosa come ha dato alterazione a Giampagolo e ad Antonio Canigiani, cosí etiam ha noi perturbati, non potendo intendere né immaginare la cagione che ti abbi indotto a fare tale cosa e di tale momento, quale è cotesta. [5] Pertanto t’imponiamo che: prima, se rimedio è alcuno in fare ritornare li omini d’arme donde li hai fatti partire, lo facci; dipoi dia a noi avviso, e ad Antonio Canigiani, della cagione che t’induce a tale comandamento: e farai quanto da noi e da lui ti fia ordinato. [6] E quando non li potessi fare ritornare, ad ogni modo lo farai intendere come di sopra: perché tale partito preso se non ha sotto uno ottimo fondamento non può essere ad alcuno modo laudabile, considerato e’ tempi che corrono. [7] Hora iia noctis.

160

[1] Antonio Canigiano. [2] Die 26 martii 1499.

[3] Noi ti abbiamo tante volte discorso le dificultà nelle quali ci troviamo per la strettezza del danaio e per la durezza che ci pare conoscere nello espedire nuovi provvedimenti, che sarebbe al tutto superfluo per questa di nuovo replicarli. [4] E non credere che la presenzia tua ci potessi piú largamente manifestare cotesti disordini che si faccino le tue lettere, né ti persuadere che noi non intendiamo quanto sarebbe necessario fare in mantenimento di cotesto esercito; ma voliamo che creda omni nostra tardità dependere dal non potere. [5] E però la venuta tua qui, come per la tua de’ 24 ne accenni, sarebbe al tutto superflua e darebbe assai piú disagio alle cose di costà che favore a que­ste nostre di qua. [6] Pertanto ti confortiamo a prosequire con la solita diligenzia, e noi, se possibile fia, tireremo innanzi questo provvedimento.

[7] Alla parte di Simonetto Baglioni non ci distendereno altrimenti per essere venuto questo dí in Firenze el suo cancelliere. [8] Solo voliamo li facci intendere noi essere d’animo di fare omni cosa a suo benificio e esaltazione.

[9] E’ si scrisse al Capitano di Arezzo di quanto ci avvisasti per la tua de’ 23; el quale ci ha risposto in sua iustificazione quello che per la sua lettera intenderai, la quale ti mandiamo con questa. [10] Abbiamolli rescritto e impostoli s’intenda teco in ogni occorrenzia, a che ancora tu lo conforterai. [11] <.......> piú avvisi e’ quali userai prudentemente <......> lettere da Vinegia de’ nostri oratori, le quali in somma mostravono che quella Signoria e oratori di Milano e il Duca di Ferrara erano indegnati alquanto per avere i nostri oratori dinegato volere fare libero compromesso nel prefato Duca di Ferrara, se prima non avevono risposta di qui. [12] La quale indegnazione si mostrò ancora maggiore nel Duca di Milano per lettere avemo ieri medesimamente da’ nostri oratori residenti presso a sua Eccellenzia. [13] La quale cosa avendo noi messa in pratica e in numero di assai cittadini, fu consigliato che tale remissione e compromesso nel Duca di Ferrara si facessi ad omni modo. [14] La quale deliberazione si scrisse iarsera medesimamente a’ nostri oratori a Vinegia: vedremo quello seguirà.

161

[1] Oratori ducali residenti Lucae. [2] Die 27.

[3] Se alla Magnificenzia vostra parrà che noi con troppa fiducia la affatichiamo, etiam in omni minima cosa, ne è cagione non alcuna prosunzione, ma solum el desiderio aviamo quella usi quelli medesimi termini verso di noi in omni sua occorrenzia. [4] La vostra Magnificenzia sa in quali disordini si trovi el Bastione della Ventura, al quale desiderando noi provvedere, aviamo ordinato che Benedetto Buonvisi vi paghi costí 150 ducati; e’ quali danari desiderremo subito si spendessino in vettovaglie, come da Sanbrandano potrete intendere; el qua­le, per essere conestabole di detto luogo, sa di che sorta vettovaglie vi sia di bisogno. [5] E bisogna fare questa provvisione con tale celerità che, quando la scorta sia ad ordine, quella sia ancora espedita. [6] Questa cosa importa assai alla città nostra. [7] E conosciuta l’affezione di vostra Magnificenzia, non ci distendereno altrimenti in persuaderla o pregarla, neanche in dichiarare lo obbligo areno con quella, sendo e’ suoi meriti verso questa città infiniti.

162

[1] Antonio Canigiano et Tommaso Tosingo. [2] Die xii.

[3] Aviamo questo dí recevute due vostre de’ x del presente, e per l’ultima vorresti intendere particularemente el modo dello alloggiare coteste genti, allegando che la prudenzia non basta etc. [4] A che non vi possiamo rispondere alcuna cosa particulare per non ci essere ancora deliberati, né per deliberarci ancora, se prima non s’intende essere corroborato lo accordo, e allotta vi si darà di tutto notizia. [5] E in questo mezzo seguirete l’ordine che nella alligata si contiene, seguitando pure d’intrattenere coteste genti piú vi è possibile; e se a messer Galeazzo occorrerà lo avere a fermarsi, seguireno intrattenere e onorare sua Magnificenzia secondo l’ordine della nostra città e qualità sua, e dello Illustrissimo Signore suo.

163

[1] Magnifico viro Petro Francisco, Commissario generali in agro Pisano, maiori suo onorando. [2] Ad Pontem Herae.

[3] Copia di avvisi di piú lettere da Milano aúti per via dello Oratore di Milano residente a Vinegia, e prima per lettera de’ 13 dí.

[4] Come e’ Viniziani avean fatto Capitano dell’armata messer Antonio Grimanni Procuratore, che si è offerto servire di suo quella Signoria di xx mila ducati, stimando guadagnarsi el dogato, e che pensavono di armare 40 in 50 galee sottili, 22 galeazze e xviii nave. [5] E che era venuto uno altro grippo di Levante significante come il Turco sollicitava l’armata, che saria di 150 vele; e come andrà verso Soria; ma, per avere a passare di Cipro, quella Signoria vi volea mettere la sua armata per non avere ad essere richiesta di servire di porti. [6] E che, per questa briga del Turco, non si pensava niente dare danari al Re di Francia e che si erono smenticati le cose di Pisa.

[7] Come el Doge aveva, dopo l’appuntamento fatto di Pisa, di continuo mostro migliore disposizione allo Oratore di Milano verso el Duca e che si doveva attendere per ciascuno a conservare questa pace e tenere li oltramontani fuori di Italia. [8] E che il Re di Francia era offeso forte da le gotte e quella gente che disegnava mandare in Italia bisognava voltassi verso Borgogna per intendere lo Archiduca volere secondare la voglia di suo padre. [9] E come, non passando el prefato, aranno e’ Viniziani scusa non li dare e’ 100 mila ducati, avendone massime avere bisogno per sé proprii.

[10] Come del Papa si parla molto vituperosamente.

[11] Come el Re Federigo ha aúto un figliolo maschio e ognuno se ne è rallegrato.

[12] Per lettere de’ xxv dí.

[13] Come si vedeva ciascun dí crescere in Vinegia la disposizione buona di osservare el lodo.

[14] Come etiam cresceva el timore del Turco per averlo già a’ confini e che, oltre all’armata, provedeano Cipri, Corfú e le terre hanno in Puglia; e fassi iudizio che sanza che il Turco offendessi, e’ Viniziani conviene ad omni modo stieno in su la spesa per non restare a discrezione.

[15] Come e’ Viniziani avevono fatto dua oratori per Francia, non tanto, secondo si stima, per supprire a quelli si partono, quanto per scusarsi circa el danaio col mantello del Turco e per persuadere a quella Maestà che bisogni ora badare ad altro che alle cose di Italia. [16] E par loro piú presto da governarsi cosí che da negarli el passo espressamente.

[17] Come era venuto a Vinegia uno uomo del Prefetto per acconciarlo con quella Signoria con 300 omini d’arme; e come detto uomo aveva detto che quella Signoria avea promesso al Re di Francia ne’ capituli 1500 uomini d’arme insino a guerra finita, cioè quelli del Prefetto e Orsini tutti, e come non aveva ancora aúto risposta.

[18] Come el Duca di Milano ha fatto scrivere a Genova e alli passi di terra che, capitandovi Pisani per andare in Francia, li sieno mandati là, perché li vuole interrompere e disporre.

[19] Come quella Eccellenzia è piú pronta che mai a benificare questa città e, se fa ora tornare le sua genti, lo fa per osservare el lodo; ma che non è poi, bisognando, per mancare.

[20] Come quello Duca ha notizia che nella confederazione fra el Re di Francia e Svizeri si contiene come il Re dà loro 80 mila ducati l’anno e le artiglierie quando e’ n’abbino bisogno, e li debba aiutare quando fussino molestati; e loro sono obbligati offendere li nimici sua e nominatamente el Duca di Milano quando sieno richiesti.

[21] Magnifice Vir, mandovi questi avvisi a consolazione di vostra Magnificenzia; e a quella di continuo mi raccomando. [22] Die 29 aprilis 99.

[23] Excelsae vestrae Magnificentiae deditissimus

Nicholaus Maclavellus Cancellarius.

164

[1] Magnifico viro Petro Francisco Tosingo Commissario generali in agro pisano et suo maiori honorando.

[2] Magnifice vir etc. [3] Piú dí fa el Duca di Milano scrisse a questi Signori che voleva non andare piú al buio con voi: e però si voleva obbligare e che voi vi obbligassi. [4] E richiedevavi che omni volta che li avessi bisogno delli aiuti vostri, voi fussi tenuti a servirlo di 300 omini d’arme e 2000 fanti; e che voi chiedessi quello volevi da lui per la recuperazione di Pisa. [5] Risposesi per li nostri Signori, dopo qualche consulta, che omni volta che lui de facto v’insignorissi liberamente di Pisa, che voi vi obbligheresti a quanto addimandava: ma sendo la cosa in termine che questo non poteva seguire, si giudicava pericoloso el de­clararsi rispetto alle cose franzesi e sanza utilità di sua Signoria, e però si rimetteva in lui el trovare un modo che sua Eccellenzia si assicurassi e non si mettessi in periculo lo stato nostro. [6] La quale risposta non satisfé punto alla Eccellenzia di quello Signore; e rispose a li nostri oratori tutto alterato. [7] E per questa cagione a’ nostri Signori è parso mandare un proprio a sua Eccellenzia per potere meglio iustificarsi apresso di sua Signoria; e mandonvi ser Antonio da Colle, che li hanno revocato da Siena, el quale partirà postdomane.

[8] Questo è quanto occorre ora d’importanza; e ciascun dí s’intende rinnovare le nuove del Turco e oppinione è di qualcuno che vadi alla volta di Sicilia. [9] E vero è che li ha fatto tanto sforzo per terra e per mare, che ciascuno sta in su l’ale. [10] E il Duca di Milano ancora teme piú che altro delle cose di Francia: e per essere piú tempo che non ci è venuto lettere di Francia si dubita che ’l Duca non le abbi intercette.

[11] Se io non vi ho scritto di continuo come io arei desiderato ne è suta cagione la occupazione, e ancora non ci essere venuti avvisi se non ordinarii. [12] Altro non mi occorre, se non raccomandarmi alla Magnificenzia vostra.

[13] v iunii 99.

[14] Vester Nicholaus Machiavellus.

[15] Secretarius

165

[1] Consulta

[2] Messer Domenico Bonsi: che li dispiace la mossa del Governatore; per essere contro all’opinione non rimidiarvi, o che ’l Governatore andassi in Val di Serchio e con 500 fanti, e che doverrebbe riuscire fare con una mezza paga per esservisi ridutto el Signore di Piombino, e sarebbe tanto meglio; o veramente persuadere al Governatore che s’iniungessi col Capitano, ma che ’l Capitano servassi quelli modi che fussino convenienti; e per questo effetto mandarvi uno omo d’altorità a ciò che, non volendo el Governatore ubbidire al Capitano, ubbidissi a quello omo secondo l’ordine del Capitano; tamen che si dessi danari al Signore di Piombino: o una paghetta, o 3/4, o 2/3; e mettere le poste.

[3] Lorenzo Lenzi: disse che s’era già consultato per lo addreto che non fussi da fare la ’mpresa e che el guasto era principio d’impresa; e che le genti era bene fussino ite in quello di Pisa per vedere se per via d’accordo e’ si poteva fare alcuna cosa, ma non stuzzicarli: perché Pisani possono essere fondati in su tale persona che si scoprirrebbe con nostro danno; e però sarebbe o da fermarsi con carico, o sequire con grandi pericoli; e vedute le differenzie, sarebbe bene che ’l Governatore si stessi in Val di Serchio e el Capitano si stessi al Ponte ad Era e molestassi in qualche cosa e’ Pisani sanza disperarli; non volendo fare questo, approbava el parere di messer Domenico.

[4] Pagolantonio Soderini: che stava di buona voglia avendo sentito el Governatore voleva ubbidire; e parevagli buono partito quello si era preso dello sforzo: ma veduta l’alterazione che nasce, presupporrebbe volentieri che ’l Governatore facessi segno di ubbidienza verso el Capitano e el Capitano se portassi verso di sua Signoria bene; e che appresso al Governatore si mandassi uno omo a questo effetto. [5] E quando questo non si potessi fare, stessisi nel Val di Serchio, ma non vi sarebbe da fare molte faccende; pure terrebbe affannato quella banda e dagli fanti che potessi andare attorno. [6] Se le genti d’arme fra 4 dí si potessino levare, se li dessi qualche danari e, in quello mezzo, le genti nostre, con quelli fanti vi sono, si facessino andare sotto Cascina a Settimo; e che ’ soldati vostri doverrebbono fare questo e per non mancare di diligenzia aggiugnerci e’ 500 fanti.

[7] Pagolo Falconieri: che li dispiace che ’l signore Governatore non ubbidisca, avendolo promesso per Tommaso Tosinghi; e approvò el detto di Pagoloantonio.

[8] Giuliano Gondi: che viene del Capitano e trovalo in disposizione buona; e che sanza dumila fanti non può fare sanza pericolo; pure farebbe omni cosa, e che si mandi uno al Governatore come si è giudicato.

[9] Piero Popoleschi: che li pareva che la proposta avessi piú bisogno di fatti che di parole; e che si debbi mandare uno al Governatore, perché anno a Vico si convennono molto amorevolemente; e quando la non concordassi, si servassi el modo detto di mandarlo in Val di Serchio, che forse farebbe piú frutto; e che al Signore di Piombino si mandi danari.

[10] Bernardo de Diacceto: che ’l tempo è la piú cara cosa ci sia e non è da perderlo. [11] Confermò la opinione di Pagoloantonio e di Piero Popoleschi.

[12] Lorenzo Neroni: che si mandi uno savio cittadino al Conte Rinuccio; e confermò el detto di Pagolantonio.

[13] Pierogiovanni da Ricasoli: confermò la opinione di Pagoloantonio e di Piero Popoleschi.

[14] Bernardo Nasi: li pare che ’l tenere le forze disunite non sia a proposito; che ’l tenere le gente del Conte in Val di Serchio bisognerà provederlo di fanterie; e che faccendo difficultà el Capitano stare fra Pisa e Cascina con 1500 fanti e 400 omini d’arme, non porebbe andare quelle con 500 in Val di Serchio: e però sarebbe bene unirli insieme e dubitava che le genti d’arme...

[15] Amerigo Corsino: approvò el consiglio di Pagoloantonio Soderini.

[16] Iacopo Pandolfini: che si debbe dare el guasto poi che si è consigliato; e che si faccia omni cosa perché el Conte si unissi, e però vi si mandassi uno; e non dividere le forze per le ragioni assegnate da Bernardo Nasi.

[17] Lorenzo Morelli: è nella opinione di messer Domenico; e mandisi uno o dua al Conte e vedessi di unirli per piú securo partito e di manco spesa; e non si unendo si facessi per necessità quello che la ragione niega.

[18] Ghimenti Sernigi: dispiacelli l’alterazione del Governatore e conferma la opinione di Pagoloantonio; e mandisi uno o 2 al Governatore e con prestezza; e se mancassi fanti, che se ne contentassi, potendo; e parli pericoloso el disunire le forze; che se fussi modo, si dessino danari al Signore di Piombino.

[19] Bernardo Rucellai: crede che ’l guasto si dia per avere Cascina, il che è principio d’impresa; e vedere se lo avere Cascina fussi per essere consentito dal Duca; e crede, se e’ consentirà, sarà forse perché, privi e’ Pisani di Cascina, si gettino piú volentieri nelle mani sua e diegli le fortezze; e avendo le fortezze non è per dare a nessun modo Pisa libera a voi e fia d’uno altro volere, quando arà la fortezza, che non mostrono ora le lettere; pure, sendo el guasto tanto innanzi, non sa che iudicare e conferma la opinione di quelli che consigliono che s’unischino insieme.

[20] Tommaso Capponi: che si facci omni cosa per unirli; e non volendo ubbidire, si dia forza al Capitano a potere fare questo effetto; e vedere col Governatore se vuole con le disunione ruinare la città e poi consigliare se si debba tenere o el Governatore o el Capitano etc.

[21] Benedetto Nerli: che ’l guasto si dia, con lo agumento delle fanterie, le genti del Signore di Piombino al Capitano; e che si mandi uno al Governatore, e presto, per unirli; quanto che non, si pigli el modo detto.

[22] Piero Guicciardini...

[23] Francesco de’ Gherardi: se si può unire si faccia e che si dia el guasto ma con sicurtà; e che a quello che disse Tommaso bisogna maturamente consultarlo; e che Bernardo Rucellai parlò prudentemente; e che ancora lui non si sa risolvere e rimettesi nel iudizio delle Signorie loro.

[24] Braccio Martelli: che si mandi qualche cittadino al Governatore, prudente, per unirle; quando che no, si mandassi in Val di Serchio el Governatore come è detto; e mandisi fra dua ore.

166

[1] Consulta an esset expugnanda Cascina

[2] Die xiiii iunii 1499.

[3] Sendosi parlato per la Magnificenzia del Gonfaloniere e domandato consiglio se si doveva fare la ’mpresa di Cascina; e consigliandosi di sí, come o donde si avessi a trarre el danaio, fu consigliato nelle infrascritte sentenzie:

[4] Per dua de’ Confaloni: che la ’mpresa si faccia ad omni modo e che ’l danaio si traga: o da’ cittadini richiesti, o da uficiali di Monte, vecchi e nuovi, o come altrimenti parrà a loro Signorie.

[5] Per dua de’ XII: che la ’mpresa di Cascina si faccia ad omni modo e che ’l danaio si traga per via di richiedere cittadini, o come altrimenti pareva a loro Signorie, recordando, se si potessi, riscuotere qualche debito vecchio che sarebbe bene.

[6] Per dua de’ XII nuovi: che la ’mpresa si faccia di Cascina e che ’ danari si riscuotino e traghinsi da’ cittadini ne’ modi soprascritti. [7] E a Girolamo della Stufa, uno del loro numero, non pareva da fare tale im­presa se non consideratamente per lo esemplo di anno; pure si rimetteva alla prudenzia della Signoria e de’ compagni suoi.

[8] Pe’ Capitani di Parte, Teghiaio Buondelmonti: che sia di dovere fare la ’mpresa, sendo massime promessa al popolo nel vincere la provisione, e però non si perdonare a nulla. [9] Quanto a’ danari: che si adoperi el Monte e ’ mercatanti, le quali cose sempre hanno difesa la libertà, e che si osservi loro la fede.

[10] Per li Otto di Balía, Tinoro Bellacci: che male si potrà fare sanza fare la ’mpresa, e credono che al danaio si sia pensato. [11] Pure quando non fussi, si ristrignessi a minore numero deputando Collegi e cittadini a trovare el modo, e tanto si faccia; e offeronsi pronti ad omnia etc.

[12] Messer Domenico Bonsi, per li Officiali di Monte, nuovi e vecchi, e pe’ Dottori: da dua o 3 infuora, sono che la ’mpresa si faccia, ma da considerarla in qualche tempo nel quale potrebbe succedere qualche effetto desiderato, stando le genti ferme fra Cascina e Pisa, e in questo tempo quando bene alcuno non riuscissi, si potrebbe consultare meglio se la fussi da farsi. [13] Quanto al danaio: che si doverrebbe trovare chi pagassi innanzi qualche sua gravezza, o severamente seguire quello che ricordò Tinoro Bellacci.

[14] Per ’ Conservadori di Legge, Amerigo Corsini: 4 di loro dicono che la ’mpresa di Cascina è importantissima per li pericoli etc., e per la spesa ne potrebbe riuscire, e per non destare chi dorme, e per la dificultà del danaio, e per non ci essere Magistrato per la guerra, e però desideravono si adoperassino le genti a beneficio sanza fare impresa; li altri 2 iudicavono essere vergogna el non fare la ’mpresa, ma vorrebbonsi accertare che non si avessi a passare la spesa di 6 mila ducati; al danaio non ’l vedevano modo, se non disegnare sopra la ’mposizione con dare sconto alle gravezze poste e non forzare.

[15] Per la prima pancata delli Ottanta e per Bertoldo Gianfigliazzi: che la ’mpresa si faccia. [16] Quanto a’ danari, che sendo poca somma, che ’l danaio s’accatti da’ cittadini, e dipoi diesi uno sconto di 14 per cento e che ’ residui delle quintine si adoperino a questo effetto.

[17] Per la ii e 3 pancata delli Ottanta e per Giovanni Formiconi: che da due o 3 infuora confortano alla impresa di Cascina e sonvi caldissimi per molte ragioni etc., né sia da farsi piú ombra de dubbi che si bisogni. [18] E per questo, loro offerano vincere o tirare innanzi gravezze o fare uno sconto come disse Bertoldo etc.

[19] Per la prima panca de’ Richiesti, Alesandro da Filicaia: che da 3 infuora, consigliano che si facci la ’mpresa per molte ragioni, e massime per essersi vinta la provvisione in su tale speranza e opinione; e però sono caldissimi a tale impresa. [20] Al danaio, che la Signoria si ristringa con ufficiali di Monte e altri cittadini, e trovino modi convenienti.

[21] Per la ii pancata de’ Richiesti, Marco Niccolini: che tutti sono caldi che la ’mpresa di Cascina si faccia e pregonne le Signorie vostre. [22] Al danaio, che sendo vinta le provisione, si seguitino e’ modi usitati; e se paressi da dare per via di provisione beneficio a chi pagassi innanzi al tempo, che si faccia.

[23] Per la iii pancata delli Richiesti, Braccio Martelli: che unitamente s’accordano che sia da fare la ’mpresa quando la facilità fussi, come è promessa da quelli signori; e perché lo credono, confortano a fare tale impresa, e benché vi sia qualche dubbio, pure non si deviino da la prima opinione. [24] Al danaio, conosciuta la prudenzia della Signoria, non pareva da consigliarvi, pure pareva loro da voltare l’assegnamento vinto alli Officiali del Monte e loro prestassino; o vero fare qualche abilità a chi volessi pagare innanzi.

[25] Per la iiii pancata de’ Richiesti, Gulielmus Pazzus: che di 15 sono, 14 s’accordano che la ’mpresa di Cascina si faccia ad omni modo per la ostinazione de’ Pisani etc. [26] Al danaio, che si dia alli Uficiali del Monte l’assegnamento, e servino, o richiedere cittadini che servino, o tirare innanzi qualche registro posto; e rimettonsi al tutto nelle loro Signorie.

[27] Per la quinta pancata de’ Richiesti, Mauro Ceffini: che unitamente consigliono che la ’mpresa, sendo di grandissimo momento, non si può consigliare cosí de facile, e però sarebbe da deputare cittadini co’ Collegi a tale esamina. [28] E cosí credano che la Signoria abbi esaminato onde abbi a trarre el danaio e quando non fussi abbino a sé li officiali del Monte, e esaminino etc.

[29] Per la sesta pancata e per Girolamo Villani: che ad ogni modo la ’mpresa di Cascina si faccia. [30] Che al danaio si tirino innanzi le quintine colli sconti, o deliberare un modo con li ufficiali del Monte.

[31] Per la seguente pancata de’ Richiesti, per Francesco d’Orlando Gherardi: che desiderano Cascina, ma stanno perplesi nel modo di averla e non vorrebbono che si errassi per troppo amare. [32] E massime, sendo la prima difficultà el danaio, che della provisione vinta non si caverrebbe 30 mila ducati, e volendo e’ Capitani la prestanza non basterebbono 40 mila ducati. [33] E però parrebbe da assodarsi con quelli Capitani che spesa fussi questa, e quando e’ fussino contenti a non avere la ’mprestanza e non si avessi a passare la somma di 15 mila ducati, si facci la ’mpresa, alias non. [34] Al danaio, che si facessi una provisione, che chi volessi pagare le gravezze non assegnate le paghi con uno sconto di 14 per cento.

167

[1] Commissariis in castris. [2] Die xvi iunii mcccclxxxxviiii.

[3] Satisfacci che aviate consegnate le munizioni al provveditore, e cosí vi confortiamo a tenerne diligente conto.

[4] De’ buoi, vi potrete servire di quelli che domattina partiranno con le artiglierie. [5] Ricordianvi che, possendo voi fare con cotesti signori vicini, passerebbe con manco spesa e piú commodità vostra.

[6] Con dispiacere aviamo inteso ieri non essersi fatta alcuna fazione, né possiamo interamente ammettere la scusa vostra dello averlo causato la pioggia, cum sit c’ogni altra cosa in questi tempi aremo possuto esistimare impedissi un giorno intero, eccetto l’acqua! [7] E per non satisfare a noi questa parte, la aviamo voluta ritenere in noi, giudicando che a chi lo intendessi per avventura, come a noi, non satisfarebbe. [8] Ricordianvi dunque e esortianvi ad essere solleciti e usare tutta la diligenzia vostra che lo effetto segua e che non si perda una ora di tempo, e cosí faccendo non potresti fare cosa che piú grata ci fussi, e a questo popolo piú accetta.

[9] Della resoluzione fate che Piero Corsini segui lo esercito infino siate accampati a Cascina, ci satisfa, credendo massime che aviate a tutto pensato bene.

[10] Attendiamo con desiderio ad ogni ora essersi dato questa mattina principio, e dipoi esequito una giornata, come per la vostra ce ne davi speranza, con ciò sia perché speriamo lo dobbiate e aviate possuto fare; e cosí sendo el successo, sarà a nostra satisfazione e suplirà a parte di quello che ieri per voi si mancò. [11] E benché vi aviamo di sopra a sufficienza esposto quello ci pare, per avere voi addimandateci piú artiglierie grosse per la espedizione di Cascina che non avevi fatto 3 dí fa quando si deliberò la ’mpresa, tamen non voliamo omettere replicarvi che ancora che noi diamo ordine a provedere tali artiglerie, iudichiamo voi non essere necessitati ad aspettarle. [12] E però vi confortiamo di nuovo a non mancare di diligenzia in seguire e in espedire tale impresa, perché iuxta el poter nostro per noi non si mancherà di alcuna cosa necessaria. [13] Valete. [14] Ex Palatio nostro etc.

168

[1] Commissariis in castris apud Cascinam. [2] xvii iunii mccccic.

[3] Per questa vostra di iarsera intendiamo, inter cetera, come lo esercito nostro, e tu Piero Corsini con quello, si era transferito a Settimo e aveva espugnato Sansovino, e seguito di dare el guasto, nonostante lo impedimento dell’acque; e come desideravi offendere li Pisani in altra forma e bisognava provisione di nuovi marraioli; e come era necessario provedere a li fanti si debbono fare: e tutto con prestezza etc.

[4] Primum, noi vi commendiamo di quello che, per la diligenzia vostra, si fussi operato, e apresso ne ringraziamo cotesti signori Capitano e Governatore. [5] Parci bene non a proposito che resti punto di grano ritto e che interamente cotesto guasto non si dia come voi accennate. [6] E benché lo anticipare di andare a Cascina a campo sia utile, nondimanco, ci pareva e parci ancora utilissimo, che cotesto gua­sto si dessi interamente, e quelle cose non si potessino segare o ruinare si ardessino, né lasciare indrieto alcuna cosa, per la quale e’ nimici nostri si dannificassino. [7] E perché voi ci ricordate nuovi marraioli, non vi replicheremo altro che quello iarsera vi scrivemo, allegandovi la difficultà rispetto al contado nostro ruinato e esausto, parte per avere aúto la guerra addosso, parte per essere stato albergo de’ soldati nostri, parte per essere suto di continuo affaticato con simili incarichi. [8] E però vi ricordiamo soprattenessi costí quelli vi trovate e perché non se ne vadino usassi omni mezzo conveniente. [9] Né possiamo credere, se farete in questo caso el debito vostro, ne abbia a partire alcuno. [10] E similiter de’ fanti comandati sono nelle terre e quando, o quelli o questi, avessino bisogno di essere sustentati, lo facciate; e noi ci sforzereno provedervi a tutto: a che, come a cosa importantissima, arete avvertenza, perché rimanendo sanza, e non potendo noi provedere se non con difficultà, rimarrebbe cotesta impresa indreto con dispiacere nostro, danno della città e disonore vostro.

[11] E’ danari che per quello augumento di fanterie sarete rimaso con cotesti signori ci addimandate, vi mandereno o domani o l’altro sanza manco. [12] E voi in questo mezzo potrete fare rassettare quelli fanti arete disegnati espedire a questo, e cosí ordinarvi con tutte le altre cose vi fanno di bisogno; e parte potrete seguitare galiardamente cotesto guasto, e cosí non verrete a perdere tempo, il che sommamente desideriamo.

169

<Verbale di consulta>

[1] A dí xxvia di giugno 1499.

[2] Per la Magnificenzia del Gonfaloniere fu proposto, secondo il tenore delle lettere venute di Francia de’ dí xv e da Milano de’ xi, xxii e xxiii; e tandem fu consigliato in questa sentenzia:

[3] Per i Gonfalonieri: che si stia neutrale e stiesi a vedere, e avendosi a determinarsi, s’accordano piú con Francia, e che a Milano si dia buone parole.

[4] Per i Dodici: che si scriva a Vinegia e Roma e vedasi dove sono volti e che, con Francia e con Milano, si usi il beneficio del tempo sanza obligarsi a nessuno.

[5] Per messer Domenico Bonsi: per la prima, fece da consentire alla richiesta che fa el Re di Francia perché pondera assai esserli amico o inimico, perché preparazione si vede grande e volontà al venire a’ danni del Duca. [6] Nondimeno a lui pare che si possa godere el beneficio del tempo infino che non se ne vegga manifesto danno; e che ora non se ne vegga manifesto danno, lo dimostra avere e’ deputati promesso d’aspettarne resoluzione, e che non è bene andare al pari de’ Viniziani, per le parole che dicono li oratori che noi aviamo tempo a fare quello che faranno e’ Viniziani. [7] E circa allo scrivere, li parrebbe da scrivere ne’ medesimi modi si conchiuse avanti questa efflagitazione novamente fa il Re, e benché li deputati faccino omni sforzo ad aderirci, voi ancora dovete cercare di fare e’ fatti vostri. [8] Crede che omni volta sarete a tempo a declararvi etiam quando el Re avessi piè in staffe, però li pare da stare sospeso etc.

[9] Quanto a Milano e mandare il Duca a Pisa dua sua omini, che si lodi la commendazione sua, né dimostrare diffidenzia ma piú tosto fiducia che questa gita abbi a partorire buoni effetti per voi; e della deliberazione fatta scriverne destramente a Roma e a Vinegia.

[10] Per messer Antonio Strozzi: che, non vedendo innovato altro, dopo l’ultima conclusione fatta, di cosa che sia da ponderare, però lui resta nella deliberazione del benificio del tempo, secondo che ha referito messer Domenico; e cosí delle altre cose se ne rimette al referito.

[11] Per Lorenzo Lenzi: che la necessità mostra quello si debba fare, che quando e’ Veniziani e ’l Papa andassino ad un cammino la sarebbe cura desperata; però considerava si dovesse usare el benificio del tempo e scriverrebbe in Francia scusandosi; e scriverrebbe a Vinegia e a Roma per intendere la mente loro; e parte espugnare Cascina. [12] E quando queste cose succedessino in modo che non fussi da potere piú usare el benificio del tempo, vi piglierebbe su resoluzione; in ceteris si referí al detto di messer Domenico.

[13] Per Paulo Antonio Soderini: che non essendo innovato cosa per le ultime di Francia di momento e sendo sute prima consigliate unitamente, non li pare da pigliare nuovo partito, e scrivere in Francia con quelle iustificazioni occorreranno; parrebbegli da fare nuovi imbasciadori in Francia, li quali farebbe cavalcare uno espedito a ciò potessi iustificare a bocca etc., l’altro farebbe mettere ad ordine per seguitarlo. [14] Circa Milano, in risposta alla sua, afferma el detto di messer Domenico che si mostri fede in quella Eccellenzia, né altro ricordare al mandato se non rimettere a quello che li è suto dato in commissione dal Signore, e considera che sarebbe bene rifare oratori a Milano in cambio per potersi piú iustificare nelle dimande fatte dal Duca, e mosterrebbesi ancora di onorare piú quello Duca.

[15] Per Pagolo Falconieri: confermò el consigliato.

[16] Per Tommaso del Bene: confermò el consigliato.

[17] Per Piero Antonio Bandini: parli che saviamente omni uno s’accordi ad usare el benificio del tempo, pure non vorrebbe che si usassi con danno; avvertisce che si guardi Livorno: in quello canto e in Provenza si fa grossa armata; e benché dieno voce d’ire a Rodi, potrebbono volgersi altrove.

[18] Per Giuliano Gondi: confermò el detto, tamen dubita non si diventi nimico dell’uno e dell’altro.

[19] Per Piero Populeschi: che volentieri si conferma con quello è suto detto insino a qui, etiam parli che c’insegnino pigliare dilazione, avendo oferto a li oratori farci securare da due potenzie di Italia [20] E circa a Milano giudica che sia bene ringraziare el Duca e confortare a perseverare, e sanza ricordare altro al mandato, lascerebbe correre la cosa naturalemente. [21] E che si ricordi a Milano, quando le pratiche si ristrignessino, di migliorare le condizioni nostre co’ Pisani. [22] Chiede quello che fussi da fare di Piero de’ Medici e se lo volessi tirare a sé, e questo ancora lascerebbe correre a benificio di natura e ad elezione di sua Eccellenzia. [23] Conforta a serrare Cascina e parrebbegli che ora si mettessi in pratica se si dovessi andare avanti a Pisa per potere avanzare tempo e trovare danari.

[24] Per Giovanni Buondelmonti: confermò el detto di messer Domenico, e ancora quello che ricordò saviamente Piero Antonio Ban­dini.

[25] Per Antonio Paganelli: confermò el detto di messer Domenico.

[26] Per Bartolomeo Gianfigliazzi: confermò el detto.

[27] Per Bernardo da Diacceto: confermò el detto di messer Domenico.

[28] Per Guglielmo Pazzio: confermò el detto di messer Domenico e ricordò el levare li oratori di Francia e mandarvi de li altri, come Pagolantonio aveva detto; che si tenessi un modo d’intendere quello che succede, dí per dí e ora per ora, fra Svizziri e lo ’mperadore. [29] Né li pare da mostrare diffidenza in Milano, ma da dire nelle lettere noi confidiamo assai nella sua Eccellenzia.

[30] Per Francesco Pucci: confermò el detto, ma ricordava si facessi in modo da non restare inimico dell’uno e dell’altro.

[31] Per Antonio Spini: confermò el primo dicitore.

[32] Per Lorenzo Neroni: comfermò el detto di messer Domenico e di Paulo Antonio.

[33] Per Antonio Canigiani: confermò el detto e ricorda che si pensi come si ha a procedere, espugnata Cascina, per potere provedere etc.

[34] Per Braccio Martelli: che s’era detto prudentemente e però le approvava.

[35] Per Amerigo Corsini: che si debba usare el benificio del tempo; e però approvava el mandare nuovi oratori in Francia; e conferma e’ ricordi di Piero Antonio Bandini circa a Livorno, e inoltre tutto quello che discorse Lorenzo Lenzi.

[36] Per Filippo Giugni: conferma quello si era detto per ciascuno e massime per Pagolo Antonio. [37] E ricordò el provvedere a polvere.

[38] Per Iacopo Paganelli: che si debbe, circa le cose di Francia, seguitare l’ordine della prima consulta, massime per intendere el Re non essere per passare in persona quest’anno. [39] Ringrazierebbe la Eccellenzia del Duca del mandare a Pisa. [40] Di Piero de’ Medici commendava el detto di Piero Popoleschi, da mandarlo in Francia in fuori, e che si eleggessi nuovi ambasciadori e che si chiamassi 200 cittadini perché pagassino le loro gravezze grosse infino a questo dí.

[41] Per Piero degli Alberti: che si usi e’ benificii del tempo come era suto consigliato.

[42] Per Piero Lenzi: confermò el detto di messer Domenico e di Pagoloantonio Soderini.

[43] Francesco Gherardi: parli che nelle cose di Francia sia da seguitare e’ consigli dati sopra le prime lettere, non avendo queste ultime innovato alcuna cosa. [44] E che Milano si commendi del mandare a Pisa. [45] Circa Piero sarebbe da volerlo a Milano quando el Duca ci fussi amico: alias non.

[46] Tommaso Capponi: che si usi el benificio del tempo e appiccarsi in su e’ capi delle lettere delli oratori che ne danno occasione, e massime quello che ’l Re ha referito ore proprio; e tamen ricercare d’in­tendere quello sieno per fare e’ Viniziani e el Papa in nostro benificio, bisognando. [47] Né farebbe menzione di Piero come non degno di ragionarne: e che sarebbe bene tenere uno a Napoli, uno in la Magna per intendere segretamente quello occorre giorno per giorno.

[48] Per Antonio di Giovanni Giugni: confermò el detto, e ricordò pensare quello si abbia a fare dopo Cascina.

[49] Giovanni Minerbetti: confermò el detto e ricordò pensare a quello si debba fare, vinto Cascina.

[50] Per Berto da Filicaia: confermò el detto di messer Domenico e che di Piero de’ Medici non si parli, che si provvegga Livorno e che non si vadi piú là, presa Cascina.

[51] Per Filippo Carducci: confermò el detto e massime quello che disse Tommaso Capponi, commenderebbe el Duca etc.: e che si pensi ad el futuro dopo Cascina.

[52] Per Benedetto Nerli: confermò el detto; e che di Piero de’ Medici non si ragioni come disse Tommaso Capponi; e che si pensi quello si debba fare dopo Cascina.

[53] Per Tommaso Ginori: confermò la opinione di messer Domenico, di Pagolantonio e di Tommaso Capponi; che Livorno si provegga; che si pensi dopo Cascina quello si ha a fare.

[54] Per Giovanni Berlinghieri: confermò quello se era consigliato di usare el benificio del tempo e fare nuovi oratori in Francia e a Milano; e a’ casi di Piero de’ Medici si referisce al iudicato infino a lui.

[55] Per Luca di Maso degli Albizi: confermò el iudizio di messer Domenico Bonsi e appresso quello disse Pagolantoni0; innovare oratori a Francia e a Milano, perché l’una cosa e l’altra differisce; e che si pensassi dopo Cascina; né ragionerebbe de’ casi di Piero per le ragioni assegnate.

[56] Per Antonio Lanfredini: comprovò el detto di messer Domenico, Pagolantonio e Tommaso Capponi.

[57] Per Giovanni di Tommaso Ridolfi: comprovò el detto di messer Domenico, Pagolantonio, Piero Popoleschi, e circa e’ casi di Piero de’ Medici, Tommaso Capponi.

170

[1] Magnifico Commissario Petro Francisco Tosingo in castris adversus Pisanos, suo maiori honorando. [2] In campo.

[3] Magnifice Vir etc. [4] Se io ho differito lo scrivervi ne è suto cagione le occupazioni grandi in quali mi truovo, e voi mi arete per scusato. [5] Con Milano le cose vostre si truovono in questi termini: quello Signore molti dí fa vi richiese che voi vi declarassi suoi collegati e obbligassivi a suvvenirlo, omni volta li fussi di bisogno, di 300 uomini d’arme e 2000 fanti el mese, e allo incontro vi offeriva ciò che addimandassi per la recuperazione di Pisa. [6] Non parve a questi Signori che ’l declararsi fussi utile, e totaliter tagliare questa pratica pareva pericoloso; e però si è preso mezzi a tenerlo in speranza e non correre pericolo con Francia, e per questa cagione si mandò ser Antonio da Colle a

Milano. [7] E cosí di continuo si sta in questa agitazione. [8] El Duca fa forza perché voi vi declariate e voi usate omni termine per discostarvi, parendovi pericoloso. [9] Con Francia si truovano questi Signori in quelle medesime difficultà, perché sono con instanzia richiesti di aderirsi a sua Maestà, con questi patti che voi li siate tenuti servirlo quanto dura la espedizione di Milano di 500 lance, e lui si vuole obbligare servire voi per uno anno di 1000 lance ad ogni vostra impresa, e promette fare obbligare e’ Viniziani e el Papa a difendervi. [10] A che si è fatto risposta ordinaria col mostrare tale cosa non si potere fare sanza nostro manifesto pericolo; e cosí si va temporeggiando con l’uno e con l’altro, usando el beneficio del tempo. [11] E se in questo mezzo si potessi riavere Pisa – il che a Dio piaccia – potrebbesi sanza tanto pericolo (potendosi essere meno offeso) declararsi; o vero, sanza avere paura di essere forzati, starsi di mezzo e lasciare un poco giucare altri. [12] E credesi veramente, se questa armata franzese, per ordine del Papa, non impedisce le cose di Pisa, che le non aranno ostaculo a fare che le non abbino desiderato effetto. [13] Questo è in effetto quello che va attorno di momento e che si maneggia per li oratori vostri di Francia e di Milano. [14] Quello che ci è di avvisi da Vinegia, ve lo scrissi iarsera nella lettera pubbrica. [15] A voi mi raccomando. [16] Ex Flo­rentia.

[17] Die vi iulii 99.

[18] Vester

[19] Nicholaus Machiavellus.

[Legazione a Caterina Sforza]

171

[1] Die... iulii 1499.

[2] Commissione data a Niccolò Machiavelli per a Furlí alla Eccellenzia di Madonna e del Signore Ottaviano suo primogenito. [3] Deliberata etc.

[4] Andrai a Furli, o dove intendessi trovarsi quella Illustre Madonna e la Eccellenzia del Signore Ottaviano suo primogenito. [5] E poi che arai fatto reverenzia alle loro Eccellenzie e presentato le nostre lettere di credenzia, quale arai da noi, e in comune all’uno e allo altro e di per sé a ciascuno di essi, esporrai la causa della andata tua, monstrando essere stata perché piú tempo fa li agenti suoi hanno ricerco da noi il beneplacito di questo anno della condotta del Signore Ottaviano. [6] Al quale tu monsterrai che noi stimiamo non essere tenuti, perché, avendo noi in nel tempo debito per il mezzo di Andrea de’ Pazzi, allora nostro Commissario in Romagna, ricerco tal cosa, ci accade fare intendere loro quelle ragioni con le quali crediamo potersi iustificare facilmente la denegazione nostra. [7] E narrerai qui come a dí ultimo di gennaio Andrea de’ Pazzi ricercò, in nome de’ Dieci, la Eccellenzia del signore Ottaviano di tale beneplacito, a che respose: «non teneri, nec obligatum esse, cum pro parte Magnificorum Decemvirum etc., non fuerint sibi servata capitula conductae suae», di che fu rogato uno ser Spinuccio da Furlí. [8] E inoltre per lettere del prefato signore Ottaviano, sotto il medesimo dí, avemo il medesimo; e per piú lettere di Andrea de’ Pazzi avemo il medesimo, nelle quali ci scriveva per parte della Illustre Madonna, che per niente voleva tale beneplacito; donde noi facemo fondamento che né sua Eccellenzia fussi piú obligata a noi, né noi a quella, parendoci che li modi servati e li scritti che si avevono di là facessino assai fede che sua Eccellenzia per alcuno modo non volessi accettare tale beneplacito. [9] E si adiunse a questo che dalli oratori nostri da Milano ci fu scritto piú volte che la Eccellenzia di Madonna aveva scritto a quello Illustrissimo Principe in resposta di sue lettere per le quali la confortava ad accettare tale beneplacito, che per niente lo voleva accettare, allegandone essere male reconosciuta etc.; e che trovando condizione con altri, quella Eccellenzia non li volessi tôrre il commodo suo. [10] Le quali cose tutte ci forzorono a pensare che, e in parole e in fatto, le loro Eccellenzie non volessino piú perseverare in quella condotta; e quando mancassino tutte queste ragione, il non avere sua Eccellenzia alla richiesta nostra accettato tale condizione fra 4 mesi, faceva che ora era impossibile, passato il tempo, tornare a’ patti della condotta, essendo in tutto espirata. [11] E cosí iustificherai bene tutta questa parte distintamente, e in modo che sua Eccellenzia intenda che quello che non si è fatto è stato ragionevolmente, e per le ragioni dette di sopra. [12] E immediate subiungerai che, nonostante tutte le predette cose, visto il desiderio suo e pensando quanto per le cose passate noi li siamo obligati, per satisfarle quanto è possibile a questi tempi e per monstrarli qualche gratitudine delle buone opere sue verso questa città, ci siamo resoluti di concedere alle loro Eccellenzie tale beneplacito, da cominciare dopo il fine della ferma sua. [13] Ma perché di presente, per le cose passate, e per il numero grande di gente d’arme che abbiamo ancora, desideriamo che tale beneplacito sia a tempo di pace per questo anno, con soldo di x mila ducati, stimando che tale condotta abbia a satisfare a sua Eccellenzia, se non per la quantità, almeno per la fermezza sua, perché potrà durare piú a questo modo che se noi la mantenessimo nella medesima quantità e di soldo e di uomini d’arme. [14] E ancora crediamo che sua Eccellenzia pensi in questo satisfare non tanto a sé, quanto farlo con grazia di questa città e con animo di acquistarne maggiore benivolenzia, adiungendo a’ meriti passati questa liberalità. [15] E li monsterrai, quando tale condotta non sia utile secondo il desiderio suo, sarà con dignità e con speranza di meglio, quando la città sia restituita a’ termini suoi e reintegrata dello stato e forze sua. [16] E se forse sua Eccellenzia allegassi in suo favore lo aumento fatto a qualche nostro conduttiere, arai grande campo da monstrarli che le condizioni di quelli tempi ricercavono cosí, con affermarli, quando si avessino a fare ora, non se ne sarebbe né sí largo, né si arebbe tanti respetti quanto fu necessario avere allora, trovandosi le cose a quelli tempi ne’ termini che si trovavono. [17] E cosí allegandosi la perdita del piatto, allo incontro allegherai essere di già passati dua mesi di tale beneplacito, li quali sono tutti guadagnati a sua Eccellenzia, e si possono facilmente compensare con tale perdita. [18] E in questi effetti ti distenderai con efficacia di parole e con quelli migliori termini che ti occorreranno, monstrando a sua Eccellenzia quanto questa città desidera li sia data occasione di benificarla e reconoscerla delle opere sua, la fede che abbiamo in quella e la necessità e coniunzione delli stati nostri, e con parole grate vedere di persuaderla a questo effetto.

[19] Ricordiànti scrivere subito del ritratto, a ciò ti possiamo rescrivere subito e resolvere se ci nascessi dificultà alcuna, e non meno procedere in questo, in modo che sua Eccellenzia non si abbia a dolere se ’ pagamenti non li respondessino cosí a’ tempi. [20] A che fia buono modo monstrarle che sanza necessità alcuna nostra, e solo per satisfare al desiderio suo, noi facciamo questa condotta. [21] E gravati da tante spese fia necessario qualche volta differire i pagamenti; e in questo usare termini tali di escusazione, che sua Eccellenzia lo possa facilmente compreendere.

172

[1] Illustri et Excellenti Domino, Domino Ottaviano de Riario Imole Forliviique etc., amico nostro carissimo.

[2] Illustris et Excellens Domine amice noster carissime, mittimus ad Excellentiam vestram Nicholaum Malchiavellum civem et Secretarium nostrum, qui ut mandavimus illi coram multa exponat in quibus haberi illi certissimam optamus fidem non secus ac loquentibus nobis.

[3] Bene valeat Excellentia vestra. [4] Ex Palatio nostro.

[5] Die xii iulii mcccclxxxxviiii.

[6] Marcellus

173

[1] Illustribus et Excellentibus Dominis, Dominae Catherinae Sforziae Vicecomiti etc. et Domino Octaviano de Riario, Imolae Foroliviique Dominis et amicis carissimis.

[2] Illustres et Excellentes Domini, amici carissimi.

[3] Mittimus ad Excellentias vestras Nicolaum Malchiavellum, civem et Se-cretarium nostrum, qui ut mandavimus illi coram multa esponat, in quibus haberi illi certissimam optamus fidem non secus ac nobis loquentibus. [4] Bene va­lete.

[5] Ex Palatio nostro. [6] Die xii iulii mcccclxxxxviiii.

[7] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[8] Marcellus

174

[1] Spectabili viro Nicholao de Malchiavellis mandatario et civi nostro carissimo. [2] Forlí.

[3] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Tu doverrai, nel passar tuo da Castrocaro, avere inviato alla volta di qua, secondo ti commettemo, quelle polveri che erono in quel luogo; e per questo ti significhiamo, quando non l’avessi fatto, lo facci immediate. [6] E appresso, per piú abbundanzia, voliamo che richieghi cotesta Illustre Madonna di x o xii migliaia di polveri ancora, in presto o in compera, come parrà meglio a sua Eccellenzia; e inoltre, perché ultimamente abbiamo avuto di campo l’ultima resoluzione del numero delle fanterie, veggendo essere stati serviti sempre bene dalli uomini di cotesto paese, significherai a sua Eccellenzia come desideriamo quella ci facci elezione di 500 buon fanti sotto buoni capi, al soldo ordinato ultimamente di lire 14, soldi 17 per essere in campo a’ dí 28 del presente mese, dove aranno la paga loro. [7] E queste due ultime commissioni, delle polveri e fanti, tratterai in quel modo che possino piú presto e meglio sortire lo effetto suo; e surgendovi difficultà alcuna, ne scriverrai subito per questo medesimo cavallaro.

[8] Et bene vale.

[9] Ex Palatio nostro. [10] Die xvi iulii mcccclxxxxviiii.

[11] Marcellus Virgilius

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[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini, Domini mei singularissimi.

[3] Giunsi qui iarsera ad ore 22 in circa, e subito fui con la Magnificenzia del Capitano, e espostoli quanto vostre Eccelse Signorie desiderano circa a polvere, palle e sannitro, mi rispose come tutte le palle di ferro ci erano, cosí piccole come grosse, si mandorno anno costí per la espugnazione di Vico, e che la polvere ci fu lasciata da’ Franzesi, che era 15 o 20 mila libbre, tutta arse dua anni fa, incesa da una saetta, e ruinò parte della rocca dove era suta riposta. [4] Mandai dipoi per Faragano per intendere da lui del sannitro, secondo el ricordo mi aveva dato el proveditore di vostre Eccelse Signorie. [5] Risposemi non ne avere se non cento libbre, ma essere bene uno amico suo nella terra che si trovava seicento libbre di polvere incirca: la quale somma, benché fussi piccola, nientedimeno, per non avere fatto questa posata invano, la mando per il presente esibitore a vostre Eccelse Signorie; le quali prego li dieno subito e’ suoi danari, perché li ho promesso che quelle lo pagheranno a ragione di quaranta fiorini el migliaio. [6] Dipoi, pesata la polvere, è tornata libbre cinquecentoottantasette, e el vetturale si chiama Tommaso di Mazzolo, al quale pagherete e’ danari della polvere, e presto, perché cosí li ho promesso; e io li ho pagato per la vettura lire 8.

[7] Circa le cose seguite fra ser Guerrino del Bello e el Capitano, e prima quando volse pigliare Marchionne Golferegli, e delle altre occorrenzie di qui, ne ho ritratto questo, e da omini di ogni qualità, tale ch’io credo averne ritratto el vero; che sendo scritto da li antecessori di vostre Eccelse Signorie al Capitano di qui d’un certo sospetto si aveva che Dionigi Naldi non entrassi una notte in questa terra a fare villania a quelli di Corbizzo, e che un chiamato Marchionne Golferelli non li facessi spalle, deliberò el Capitano porre le mani addosso a detto Marchionne; e avendolo la famiglia sua condotto presso che nella corte, li fu tolto da dua suoi parenti, e’ quali insieme con lui si sono ridotti a Furlí. [8] E perché crederno che tale iniuria fussi loro suta fatta per suggestione di quelli di Corbizzo, disdissono una triega era fra loro e quelli di Corbizzo durata assai tempo.

[9] Circa el caso di ser Guerrino, fui con il Bello suo padre, el quale non può scusare la inobbedienza del figliolo, tamen mostra che el Capitano si portò inumanamente a volere che di notte cacciassi fuora di casa quattro suoi parenti e amici; e che credeva essere di tanta fede che non si avessi a dubitare di lui in nessun modo, e che ne’ tempi ch’e’ nimici erano all’intorno, raccettò per volta 30 suoi amici armati e non li fu mai defettato da’ commissarii alcuno che da lui fussi aprovato; e che raccomandava sé e il suo figliolo a vostre Eccelse Signorie. [10] Questo Bello, secondo ch’io ho ritratto da lo Arciprete Faragano e da piú omini di questo castello, è uomo da bene, pacifico, e che mai per alcun tempo si dichiarò amico di alcuna parte, ma piú tosto è suto mediatore di pace che seminatore di scandoli. [11] E raccolto lo essere di questa terra in una, mi pare che la sia unita, e fra li omini di essa non ci è inimicizia scoperta. [12] Potrebbeci essere qualche invidia dopo la morte di Corbizzo, che omni uno desidera ereditare la sua reputazione. [13] E se tale umore non è nutrito da chi se ne ingegna, non è per fare effetti cattivi. [14] Solo ci è un sospetto grandissimo di questo Dionisio Naldi, che con lo aiuto di Madonna non facci loro qualche villania. [15] E tenendo Madonna buona amicizia con vostre Eccelse Signorie, non si possono né valere né etiam fidare, e stanno in continue angustie, cosí li omini della terra come del contado. [16] E pure ieri 15 o 20 balestrieri di Madonna andorno ad un luogo qui presso ad un miglio, chiamato Salutare, che è luogo di vostre Signorie, e ferirno 3 omini, e uno ne menorno preso, e roborogli la casa; e cosí fanno ciascun dí simili insulti. [17] E fo fede alle Eccelse Signorie vostre di questo, che ieri da molti contadini del paese piagnendo mi fu detto queste formali parole: «Quelli nostri Signori per avere troppo da fare ci hanno abbandonati». [18] Vostre Signorie sono prudentissime, prenderanno quello espediente a questo che sia con onore della città e satisfazione de’ fedelissimi sudditi suoi, come sono questi. [19] Altro non occorre; partomi in questo punto per a Furlí per esequire la commissione di vostre Eccelse Signorie, alle quali umilemente mi raccomando. [20] Quae faeliciter valeant. [21] Ex Castrocaro. [22] xvi iulii 99.

[23] E. Ex. V. D.

[24] minimus servitor

[25] Nicolaus Machiavellus.

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[1] Magnifici et Eccelsi Domini, Domini mei singularissimi etc.

[2] Da Castracaro scrissi ieri mattina a le Eccelse Signorie vostre quello mi occorse circa palle, polvere, sannitro e condizioni della terra etc. [3] Venni dipoi el dí medesimo qui a Furlí a buona ora, e per avere trovato questa Illustre Madonna occupata in alcuna sua espedizione, ebbi audienza circa ore xxii, dove non si trovò presente se non sua Signoria e messer Giovanni da Casale, agente qui per lo Illustrissimo Duca di Milano, perché la Signoria del signore Ottaviano suo figliolo era ita a piacere a Furlimpopulo. [4] Transferitomi donche avanti sua Eccellenzia, esposi la commissione di vostre Eccelse Signorie, usando omni termine conveniente in mostrarle prima quanto vostre Signorie desideravono venissi tale tempo che potessino mostrare effettualemente come le tengono conto di quelli che le hanno nelle loro occorrenze servite con fede, e sanza alcuno respetto accomunato omni fortuna, come aveva fatto sua Eccellenzia. [5] E se paressino segni contrarii non la avere satisfatta del servito suo, e cosí lo avere disputato co’ suoi agenti se erano obbligate e tenute a l’anno del beneplacito, si rendessi certa sua Signoria che del primo, come piú volte per lettere di vostre Eccelse Signorie se li era fatto fede, ne era suta cagione la impotenza, per avere aúto a provedere a quello in che consisteva la somma della vostra città. [6] E circa lo avere voluto chiarire non essere tenute al beneplacito, monstrai a sua Signoria che non fu mai vostra intenzione di non condescendere a tutto quello vi fussi possibile in satisfazione sua. [7] E per nulla altra cagione vollono le Signorie vostre chiarire non essere tenute, se non perché sua Eccellenzia intendessi che né obligo alcuno vi costrigneva ad offerirle el beneplacito, né qualità di sinistri tempi, ma solo l’affezione portata a quella per li meriti suoi. [8] E per questa cagione mi avevi mandato a sua Eccellenzia, significandole che, ancora che vostre Eccelse Signorie non sieno tenute, tamen, per le sua buone opere verso la vostra città, eravate contente concedere alla Signoria del suo figliolo tale beneplacito; ma per il numero di gente d’arme vi trovate, desideravi declararlo a tempo di pace, per questo anno, con soldo di x mila ducati. [9] Né mancai in questo mostrare a sua Eccellenzia, con quelle ragioni mi occorsono migliori, tale condotta dovere essere con satisfazione di sua Signoria, confortandola a volere al cumulo degli altri suoi meriti aggiugnere questo; perché col tempo conoscerà avere servito Signoria non ingrata, né si pentirà avere fatto questo, insieme con le altre buone opere, in benifizio di quella. [10] Fu risposto per sua Signoria come le parole ha aúto in omni tempo da vostre Eccelse Signorie le hanno sempre satisfatto, ma che li sono bene dispiaciuti e’ fatti, per non avere per ancora aúto mai corrispondenzia a’ suoi meriti. [11] Pur nondimanco, conosciuta la natura di cotesta eccelsa Repubblica d’essere gratissima, non posseva credere cominciassi ora ad essere ingrata verso di chi aveva fatto forse piú che non aveva fatto buon tempo fa alcuno suo aderente, mettendo sanza obbligo alcuno lo stato suo in preda alli Viniziani, suoi convicini e potentissimi. [12] E di questa speranza era contenta pascersi quanto pareva alle Signorie vostre, e non volere piú disputare se vostre Eccelse Signorie erano tenute a concederle el beneplacito o no, ma volere tempo a rispondermi circa la domanda fattagli, perché li pareva ragionevole non si risolvere cosí ad un tratto in quello che vostre Signorie prudentissime avevono piú tempo discusso e consultato. [13] E cosí replicato ch’io ebbi quanto era conveniente, e pregato sua Signoria di celere espedizione, mi parti’ da quella. [14] Questo giorno dipoi, circa ore xvi, è suto da me messer An­tonio Baldraccani, primo Secretario di sua Signoria; e referitomi per sua parte, come lo Illustrissimo Duca di Milano 5 o 6 dí fa aveva scritto a la Signoria di Madonna, richiedendola le mandassi in suo favore 50 omini d’arme e 50 balestreri a cavallo, di che sua Signoria ne aveva scritto sabato passato a vostre Eccelse Signorie, né per ancora aveva aúto risposta. [15] E appresso come questo giorno, medesimamente dal prefato Illustrissimo Duca di Milano, aveva ricevuto lettere pregandola che, non sendo convenuta co’ Signori fiorentini dell’anno del beneplacito, fussi contenta obbligarsi alli stipendii suoi con quella condotta e condizioni aveva servito l’anno passato le Eccelse Signorie vostre. [16] Referimmi etiam el prefato Secretario, come ebbono iarsera lettere dal Piovano di Cascina, continenti che otto deputati del numero degli Ottanta le avevono fatto intendere che volevono ricondurre el signore suo figliolo con dua condizioni: la prima era quella che per me si era esposta alla Signoria sua; la seconda che lei obbligassi lo stato suo, il che detto Piovano avea mostro a quelli deputati essere impossibile Madonna consentissi. [17] Ulterius disse detto Secretario che la Signoria di Madonna stava dubia quale partito dovessi prendere, e però non mi posseva dare resoluta risposta. [18] E di questo ne era cagione el parerli essere vituperata insieme col suo figliolo ad accettare queste condizioni posteli avanti da vostre Signorie. [19] Perché, accrescendo a li altri condizioni, che non hanno tanto meritato, e a lei diminuendole, non posseva se non credersi che vostre Eccelse Signorie ne tenessino poco conto, e quelle non fussin mai per darle altro che parole; e appresso non sapere con che ragioni si potessi escusare con Milano, quando accettassi le condizioni vostre poco onorevoli e recusassi le sue onorevolissime; e pure li pareva essere obbligata alla Eccellenzia di quello Signore, e per sangue e per infiniti benifizii ricevuti da quello Stato. [20] E per queste cagioni era in aria, né posseva risolversi sí presto alla risposta, ma che io ne scrivessi a vostre Eccelse Signorie, acciò quelle etiam in questo mezzo potessino rescrivere quanto loro occorressi. [21] Risposi alla prima parte circa alla richiesta fattali dal Duca di Milano, di gente e altre condizioni etc., che non ne sendo avanti el partire mio costí alcuna notizia, le Eccelse Signorie vostre non me ne posserno dare alcuna commissione, né io per questo avere che rispondere, se non di scriverne a vostre Eccelse Signorie, e da quelle aspettarne risposta. [22] Quanto a quello che ’l Piovano di Cascina scriveva della obbligazione del Stato etc., dissi etiam non ne sapere alcuna cosa, ma maravigliarmi bene che, se questo fu deliberato avanti al partire mio, non me ne fussi dato commissione, o dipoi non me ne sia suto scritto, e però non avere etiam che dirne, ma che ne scriverrei ut supra. [23] A che fu replicato per il Baldracano che questo non importava, perché, quando si fussi d’accordo nelle altre cose, in questo non saria difficultà alcuna, perché Madonna non si curava obligarsi a quello per scrittura, che l’era in animo di osservare sanza alcuno obbligo, come lo anno passato aveva fatto. [24] Seguitai dipoi el replicare mio; e circa alla ambiguità in quale avea detto trovarsi la Signoria di Madonna, veggendosi con disonore diminuire di condizione, e alli altri accrescere, e circa e’ rispetti mostrava avere al Duca, sendo richiesta da sua Signoria etc., risposi che se la Signoria sua considera bene quali cagioni spinsono vostre Eccelse Signorie ad accrescere condotta a quelli suoi Capitano e Governatore, e quali le muovino al presente a ricondurre sua Signoria, vedrà che lo accettare tale beneplacito le fia, non che vituperio come quella allega, ma sommo onore: perché dove a quello le Eccelse Signorie vostre furono constrette da la necessità de’ tempi, a questo non sono mossi da veruna altra cosa che da l’affezione e amore le portano; il che debbe essere tanto piú onorevole e accetto, quanto li è piú voluntario. [25] Né si debbe né può la Eccellenzia del Duca di Milano dolere quando la Signoria di Madonna lasciassi le sua condizioni e offerte, benché alquanto piú larghe, per aderirsi alle di vostre Signorie, che al presente appariscono piú scarse: prima, per essere la Repubblica vostra in buona amicizia con quello Signore, el quale debbe sempre esistimare omni augumento di vostre Signorie comune; secondo, per essere quodammodo ancora el signore Ottaviano soldato vostro, né essere le condizioni posteli avanti difformi al contratto della condotta fatta l’anno passato. [26] E cosí replicate furno hinc inde quelle parole occorsono, mi fece di nuovo questa conclusione, che Madonna non era per risolversi sí presto, e però era bene che io dessi notizia di tutto a vostre Eccelse Signorie, e lui referirebbe alla Eccellenzia di Madonna quanto per me si era replicato, benché io arei ad omni ora commodità referirlo a bocca. [27] E nel partirsi da me, disse che si era smenticato dirmi da parte di Madonna, come la desiderrebbe assai sapere quali assegnamenti vostre Eccelse Signorie le danno per il suo servito vecchio, e che io per sua parte le pregassi a rispondere qualcosa sopra a questo, perché quando se ne facessi resoluzione buona sarebbe tale segno della mente vostra, che potrebbe con piú securità e fiducia venire alli servizii vostri.

[28] Delle cose di qua, io non presummerei scriverne molto, per esserci stato poco. [29] Pure, secondo che questi sono apresso a Madonna, e cittadini di vostre Signorie, ne referiscono, sua Signoria non potrebbe essere piú affezionata a cotesta Repubblica. [30] Trovasi qui un messer Giovanni da Casale per il Duca di Milano, le condizioni e qualità del quale, per essere stato el verno passato con le genti d’arme ducali in Casentino, non mi affaticherò referire; basti solo a vostre Signorie che da poi ci fu, che sono dua mesi, ha sempre governata omni cosa. [31] Valeant Dominationes vestrae. [32] Ex Forlivio.

[33] Die xvii iulii 99.

[34] Ieri richiesi per parte di vostre Eccelse Signorie la Illustre Madonna di palle e sannitro con le condizioni mi fu imposto da quelle; risposemi non ne avere, e esserne in massima carestia. [35] Iterum valeant.

[36] E. V. Ex. D.

[37] Humilis servitor

[38] Nicolaus Machiavellus.

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[1] Magnificis et Excelsis. Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini, Domini mei singularissimi.

[3] Scrissi ieri a lungo a vostre Eccelse Signorie per Ardingo cavallaro quanto avevo esequito circa la commissione iniuntami da quelle, di che aspetto con desiderio risposta. [4] Questa mattina dipoi ebbi una per Tommaso Totti, per la quale vostre Signorie mi sollecitano della polvere e sannitro dovevo trarre da Castracaro, di che avendone scritto a’ xvi del presente appieno, non mi distenderò in altro. [5] E imponendomi etiam vostre Eccelse Signorie che io richiedessi Madonna di polvere e fanti, subito fui avanti sua Eccellenzia, e di nuovo espostoli el desiderio vostro e el piacere ne conseguiterete, mi rispose che non aveva punto di sannitro, e di polvere era scarsa. [6] Ma per non mancare in quello che li era possibile, era contenta che 20 mila libbre di sannitro, che Leonardo Strozzi aveva per suo conto mercatato a Pesero, ne avessi mercatato 10 mila libbre per vostre Signorie, e impose a Risorbolo che scrivessi questa sua volontà a Lionardo detto. [7] Né per me si mancò di alcuno officio in disporre sua Eccellenzia secondo el desiderio di vostre Eccelse Signorie, né possibile mi fu trarne altro. [8] Vostre Signorie dunche aranno a loro Lionardo Strozzi, e potranno convenire con quello, e subito mandare a questa volta vetturali per levarlo e scrivere a me volando, mandandomi lettere di Lionardo, che ’l sannitro sia consegnato a mio mandato e io ordinerò farlo condurre a Castracaro, donde lo leveranno e’ vetturali di vostre Signorie; perché tale ordine si tenne anno, come sa Guasparre Pa­squini ministro di vostre Signorie.

[9] Circa e’ fanti, la sua Eccellenzia mi disse essere contenta dare licenzia a’ suoi omini che venghino a’ servigi di vostre Signorie, ma non sarebbe possibile a lei farli muovere sanza danari; però vostre Signorie mandino da posserli levare, che lei s’ingegnerà tôrre omini scelti, bene armati e fedeli, e espedirli presto. [10] Però se vostre Signorie sono in necessità di fanterie, mandino subito 500 ducati per possere dare un ducato per uno. [11] E credo che sieno in quello di Pisa fra 15 dí da oggi e non prima, sí che vostre Signorie penseranno quale espediente sia piú per loro, e daranno avviso; e io esequirò omni commissione con ogni debita diligenzia.

[12] Questa Illustre Madonna, quando io le comunicai questa mattina la lettera di vostre Signorie, avanti ch’io dicessi alcune cose, disse: «Io ho, questa mattina una buona nuova, perché io veggo che quelli vostri Signori vorranno fare pure da vero, poiché raccozzano le fanterie. [13] Di che io ne li commendo e sonne contentissima, tanto quanto prima ne ero male contenta, veggendo la tardezza loro, parendomi perdessino un tempo irrecuperabile». [14] Ringraziai sommamente sua Signoria, dipoi le mostrai che tale tardezza la aveva generata la necessità; a che sua Eccellenzia consentí facilemente, soggiugnendo che vorrebbe avere lo stato suo in luogo che la potessi inspingere tutte le sue genti e sudditi in favore vostro, perché dimosterrebbe a tutto el mondo che nulla altra cosa aveva fattola partigiana del stato di vostre Signorie, che la affezione e la fede ha in quello; ma desiderrebbe bene essere riconosciuta, e non le fussi tolto lo onore suo, che la stima sopra omni altra cosa. [15] Il che giudicava fussi a proposito delle vostre Signorie, non tanto per conto di lei, quanto per lo esemplo darete a li altri aderenti di essere riconoscitori de’ benefizii e non ingrati. [16] Io non mancai del debito in replicare quello mi occorse; pure nondimanco, conobbi che le parole e ragioni non sono molto per satisfarle, se non vi si aggiugne le opere in parte. [17] E credo veramente che, se vostre Eccelse Signorie, o del servito vecchio le faranno qualche commodità, o verranno piú allargando le convenzioni nuove, che ad omni modo se la manterranno amica, per non potere essere piú affezionata a cotesta città, di che io ne veggo tutto dí segni evidentissimi. [18] Èmi parso scrivere questo a le Signorie vostre, acciò quelle possino meglio esaminare quello di che ieri io detti avviso, quae faelicter valeant.

[19] Ex. Forlivio. [20] Die xviii iulii 99.

[21] E. Ex. V. D.

[22] Humilis servitor

[23] Nicolaus Machiavellus.

[24] Le alligate lettere a Lionardo Strozzi son quelle che Madonna fa scrivere per conto del sannitro.

[25] Postscripta. [26] È suto a me un secretario di Madonna e referitomi per parte di sua Signoria, come sua Eccellenzia ha in su el suo dominio da fare di dua ragione fanti: l’una sono millecinquecento che lei ne ha armati, per averli ne’ suoi bisogni, de’ quali non manderebbe a vostre Signorie se non dessi loro una intera paga per un mese, e vuogli pagare ella con obbligo di satisfare per qualunche non servissi el tempo d’un mese, e vuole dare per uomo lire 18; sí che, volendo vostre Signorie di questi, arebbono a mandare 1500 ducati per 500 fanti, ma promettegli bene armati, e buona gente, e subito. [27] D’una altra ragione fanti ha, che sono usi ad ire al soldo, ma non sono scritti da lei, de’ quali sua Signoria vi lascerà trarre pro arbitrio e con quelli pagamenti fussi d’acordo con loro. [28] Vostre Signorie sono prudentissime, piglieranno quello partito giudicheranno piú a proposito, e io sono per esequire con diligenzia omni loro commissione.

[29] Iterum valeant. [30] Die qua in litteris.

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[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi florentini.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Per essere la tua de’ xvii piú difficile a risolvere che l’altre, lasciandola per ora da parte fino se ne sia consultato, ti risponderemo brevemente alle altre dua tua de’ xvi e xvii. [4] E di quello che ci scrivi avere esequito a Castrocaro, di già ne abbiamo visto lo effetto perché ieri arrivò la polvere, ma fu iudicata meno peso per non aver voi forse di costà tarato li bariglioni al medessimo modo, e cosí se li è fatto la polizza di meno 50 libbre. [5] E arebbano desiderato questi maestri delle munizioni che il pregio fussi stato dichiarato meglio, perché si è fatto difficultà assai se li ducati aveono ad essere di grossi o d’oro; esseli ultimo fatto la polizza a ducati di grossi.

[6] Bisognerà, nel ritorno tuo, facci a Castrocaro opera d’intendere particularmente tutto quello che è occorso fra ser Guerrino del Bello e il Capitano, e similmente delle altre occorrenzie di quella terra, acciò, informato bene di tutto, ci possa referire delle cose di quivi piú certamente; e in resposta della tua de’ xviii, ci accade farti intendere che noi stimiamo le xx mila libbre di salnitro mercatato da Lionardo Strozzi a Pesero sia quello che iiii o v dí sono il predetto Lionardo ne fe’ mercato con noi; e cosí crediamo valerci, essendo quello, non solo di x ma di xx mila; pure attenderemo quel che ne farà intendere Lionardo Strozzi al quale si mandorono subito le lettere, e per ancora non ci fa intendere altro.

[7] Alla parte de’ fanti, noi ci siamo resoluti, essendo sí vicini allo accamparsi e proponendoci tu x dí di tempo a trovarsi in campo, non essere al proposito provederne di costà, massime perché il Capitano sollecita, strigne e infesta ogni ora; e a noi ancora, per il desiderio ne abbiamo, pare che si differisca troppo; e per questo, avendo di già provisto qui di 2000, e abbondandone in campo, non ci accade altro se non commetterti che ne ringrazii Madonna con quelle piú efficaci parole che ti occorreranno, e cosí delle altre offerte fatte da sua Eccellenzia etc.

[8] Non lascerai di fare intendere a sua Eccellenzia come ogni dí abbiamo querele, e dalli offiziali nostri di Romagna e da uomini privati, di molti insulti e villanie fatte dalle sue genti; e che ultimo a Salutare, luogo vicino a Castrocaro, ferirono iii uomini e ne menorono uno prigione, e poi li tolsono assai roba di casa. [9] E la pregherrai per nostra parte a volere provedere a simili inconvenienti perché, oltre al danno delli uomini, simili termini ci sono molesti e di carico a sua Eccellenzia; e perché tu ne se’ informato appieno, ci pare basti solo commettertene quello che è il desiderio nostro.

[10] Bene vale.

[11] Ex Palatio nostro. [12] Die xviiii iulii 1499.

[13] Marcellus

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[1] Eidem. [2] Eadem die.

[3] Due dí fa avemo la tua contenente li primi congressi e ragionamenti avuti con la Eccellenzia di cotesta Madonna, e abbiamo inteso dopo la esposizion tua quello che abbi ritratto, e prima da sua Eccellenzia e poi dal Secretario suo. [4] E per rispondere a quanto si conviene, a noi ci pare le debbi fare intendere che, come li hanno sempre satisfatto, come dice, le parole nostre, cosí le arieno satisfatto ancora le opere se non fussi stata retardata la volontà nostra da infinite cagioni potenti e efficaci, a fare che né noi potessimo monstrare gratitudine de’ benefitii ricevuti, né sua Eccellenzia potessi pigliare frutto delli incommodi e disagi presi per noi; le quali noi racconteremo se non lo stimassimo superfluo seco, avendo insieme con noi concorso alla difesa di questo stato, del quale, a questi tempi, noi ne riconosciamo grande parte dalle opere sua. [5] E quando noi ce le rememoriamo ci aggiungono dolore, veggendo da uno canto il desiderio nostro sanza alcuno effetto, e da altro il dispiacere di sua Eccellenzia, il quale ci è molesto, non avendo noi altro maggior piacere che essere officiosi nelle amicizie nostre. [6] Donde, per satisfare allo animo e obligo nostro in qualche parte, ti avamo mandato con commissione di pregare sua Eccellenzia a volere di presente contentarsi di quello ci scrivi avere esposto, e a che, nondimeno, non hai avuto resoluta resposta, ma solo ci hai scritto cotesta Eccellenzia essere stata richiesta dallo Illustrissimo Duca suo barba, non essendo ancora convenuta con noi, li piacessi obligarsi alli stipendii suoi, con quelle condizioni che era stata l’anno passato a’ nostri. [7] E ora, proponendo noi a sua Eccellenzia il beneplacito del signore Ottaviano, con condizione poco onorevole a suo iudizio, diminuendoli e gente e soldo, a tempo che a tutti li altri nostri condottieri avamo accresciuto, non li pareva potere risolversi sanza carico suo, o di onore o di non avere voluto satisfare allo Illustrissimo Duca di Milano. [8] Per questo, quanto alla richiesta fattali dalla Eccellenzia del Duca, noi non avendo cosa alcuna da Milano e non sappiendo ancora in tutto le necessità e disegni di quel Signore, né ancora lo animo e voglia di cotesta Illustre Madonna, non possiamo dirne altro che rimettercene a quello che sua Eccellenzia saviamente arà deliberato, laudando li respetti suoi e il parerli essere obligata a quello Signore per molti benefizii ricevuti, e lasciando il partito di questo a sua Eccellenzia. [9] Per satisfare allo animo e obligo nostro, ancora che non si estendino di presente le forze di questa città, stando ferme tutte le altre parti della commissione datati, voliamo che a’ x mila ducati di soldo ricerchi da sua Eccellenzia, similmente tu prometta il beneplacito con provisione di ii mila piú, che sarebbe la somma di tutto il piatto concesso nella prima condotta; la qual somma, benché ci sia grave, nondimeno l’abbiamo fatto volentieri per satisfare a parte de’ meriti suoi verso questa Repubblica. [10] E quanto appartiene alli assegnamenti per il suo servito vecchio, di nuovo ne escuserai per le molte spese in che siamo, e li prometterai, come prima saremo espediti da questa impresa, che fia oramai di pochi dí, lo satisfaremo in tutto. [11] A quello che ha scritto il Piovano di Cascina di costà non accade rispondere, perché non sappiamo donde si abbia tratto tal cosa. [12] E quello che ci accadeva in questa pratica, te lo demo in commissione alla partita tua, e ora ti aggiungiamo per questa; né ci pare debbi tener mente ad altro che a quello ti scriviamo noi.

[13] Ringrazierai efficacissimamente la Eccellenzia di Madonna delle offerte de’ fanti, come ti scriviamo per la alligata. [14] E similmente, la pregherrai a volere provedere alli inconvenienti sequiti a questi giorni dalle genti sua a Castrocaro, come vedrai per la inclusa copia. [15] E quando tu concludessi secondo questa commissione, preso buona licenzia dalla sua Eccellenzia, te ne potrai ritornare subito. [16] Vale.

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[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini, Domini singularissimi etc.

[3] Scrissi a le Eccelse Signorie vostre a’ 17 del presente per Ardingo cavallaro, come questa Illustre Madonna stava dubia quale partito dovessi prendere, sendogli da vostre Signorie voluto scemare condizioni, e dal Duca di Milano offertole volerla mantenere nella medesima condotta; e come sua Eccellenzia volse ch’io ne dessi notizia a vostre Signorie, a ciò quelle intendessino tutto e potessino considerare meglio a lo onore suo, e satisfarle secondo li oblighi etc.; di che si aspetta con desiderio risposta, la quale non sendo ancora venuta, mi è parso in diligenzia spacciare questo fante e pregare vostre Eccelse Signorie rispondino subito, quando non lo avessino fatto, e mandinmi la loro ultima resoluzione, acciò che io, concludendo o no, possa tornare costí a’ piedi di vostre Eccelse Signorie. [4] E quello che fussi per fare contenta questa Madonna, credo sarebbe sicurarla prima del servito vecchio, di che lei vive con dispiacere grandissimo, e appresso crescere el soldo di questo anno insino in xii mila fiorini: il che è secondo una mia opinione, la quale facilemente potria essere vana, sí per essere stata sua Eccellenzia sempre in su lo onorevole, né avere mai accennato volere manco di quello le offera el Duca di Milano, sí etiam per essere difficile a iudicare lo animo suo dove la sia piú inclinata, o a Milano o a la Repubblica vostra. [5] Primum, io veggo piena la sua corte di Fiorentini, e’ quali si può dire abbino nelle mani el stato suo. [6] Dipoi la veggo naturalemente inclinata verso cotesta città, e mostrare sommamente di desiderare essere amata da quella, di che ce ne è segni manifesti, avendo un figliolo di Giovanni de’ Medici e sperando lo usufrutto de’ beni suoi, perché ciascun dí è per pigliare la tutela. [7] Ulterius, che è quello che importa piú, la vede el Duca di Milano essere assaltato dal Re, e non può sapere bene quale securezza sia aderirsi a quello in queste condizioni di tempi, il che sua Signoria conoscie benissimo; le quali cose mi fanno avere quella opinione che la sia per pigliare etiam le condizioni nostre scarse. [8] Da l’altra parte io veggo appresso sua Signoria messer Giovanni da Casale, agente qui per il Duca di Milano e essere in massima esistimazione e governare el tutto; il che è di grande momento, e facilemente per possere flettere lo animo dubio in quale parte volessi. [9] E veramente se la paura del Re di Francia, come ho detto, non intercedessi, io crederrei che, etiam di pari condizione, fussi per lasciarvi, massime perché non iudicherebbe spiccarsi da la amicizia vostra, sendo voi in buona amicizia con Milano. [10] Èmi parso fare questo discorso a ciò che, inteso le Signorie vostre quello la può impedire, ne possino fare piú ferma resoluzione non la avendo fatta, il che sua Signoria aspetta con desiderio, per essere ciascun dí molestata dal Duca.

[11] Ieri si fece qui la mostra di 500 fanti, e’ quali questa Madonna manda al Duca di Milano sotto Dionigi Naldi; e dua dí fa si fece di 50 balestrieri a cavallo, medesimamente per Milano, e’ quali si partiranno fra 2 o 3 dí con un cancellieri del Duca, che venne 3 dí fa per levarli e pagarli.

[12] Credo che le Signorie vostre aranno mutato pensiero circa e’ fanti volevono trarre da questa Madonna, il che è suto migliore partito, quando li abbiate possuti trarre d’altronde con piú comodità. [13] Ma quando vostre Signorie ancora ne avessino di bisogno, voi aresti buon fanti fedeli e bene ad ordine e espediti presto, ma bisogna mandare danari per la paga intera d’un mese, come per la ultima mia significai a vostre Eccelse Signorie, a le quali infinite volte mi raccomando.

[14] Ex Forlivio. [15] Die 22 iulii 99.

[16] Humilis servitor.

[17] E. V. Ex. D.

[18] Nicolaus Machiavellus.

181

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini, Domini mei singularissimi etc.

[3] Ieri, scritto ch’io ebbi e spacciato el fante, parendomi che la risposta alla mia de’ xvii differissi, giunse Ardingo cavallaro di vostre Eccelse Signorie con lettere di quelle de’ xviiii e 20 del presente; e inteso el contenuto di esse, fui avanti la Eccellenzia di Madonna. [4] E con quelle piú accomodate parole mi occorsono, esposi quanto vostre Signorie mi commettono circa la richiesta fattali da Milano, e appresso quanto le Signorie vostre le offerivono in sua satisfazione, per farle intendere che per voi non ha a mancare mai di fare tutto quello torni in salute, onore e commodo di sua Eccellenzia, usando tutti e’ termini ch’io credetti necessarii e convenienti a persuaderla etc. [5] A che sua Eccellenzia replicò non avere altra speranza di vostre Signorie, e che solo la offendeva in questo caso el disonore nel quale le pareva incorrere, e el rispetto li pareva dovere avere al suo barba. [6] Pur tuttavolta, veggiendo la ultima volontà di vostre Signorie, s’ingegnerebbe risolversi presto e vincere quanto le fussi possibile omni difficultà se li opponessi. [7] A che, replicato ch’io ebbi quello occorreva, e ragionato alquanto sopra le lettere di vostre Signorie de’ 19 circa le iniurie fatte a li sudditi vostri, mi parti’ subito, pregando sua Eccellenzia di celere espedizione.

[8] Dipoi, questo giorno è stato a me el Baldraccane, e fatto prima escusazione perché Madonna non mi aveva proprio ore fatto intendere lo animo suo, allegando sua Signoria essere indisposta e in malissima contentezza per la malattia grande in che è incorso Lodovico, figliolo suo e di Giovanni de’ Medici, mi espose per parte di sua Eccellenzia come era contenta, nullo habito respectu, per essersi un tratto rimessa nelle braccia di vostre Eccelse Signorie, e in quelle volere confidare e sperare, di accettare lo anno del beneplacito a tempo di pace, e con le condizioni ultimamente per le vostre lettere, offertoli di xii mila ducati. [9] Ma perché tale cosa proceda con piú iustificazione appresso di qualunque e con piú onore e reputazione del stato suo, disse come sua Eccellenzia desiderava che vostre Signorie si obligassino a la defensione e protezione e mantenimento del suo stato. [10] La quale cosa, benché la sia certa vostre Signorie essere per dovere fare e sanza obbligo alcuno, tamen, a sua satisfazione e contentezza, desiderare sommamente tale obbligo da le Signorie vostre, el quale sapeva non dovere essere denegato da quelle, tornando in onore grandissimo di sua Eccellenzia, e non in preiudizio alcuno di vostre Signorie. [11] Ulterius disse sua Eccellenzia desiderare assegnamento, se non di tutto, di parte del servito vecchio, per possersene valere in molti bisogni suoi e urgenti necessità, né posseva credere che a questo ostassi le spese imminenti, gravandomi sommamente ch’io ne scrivessi e gravassi­ne vostre Eccelse Signorie per parte di sua Eccellenzia.

[12] Alla prima parte, quanto allo accettare l’anno del beneplacito etc., risposi con quelle amorevoli parole mi occorsono, mostrandoli che la opinione che Madonna aveva di cotesta Repubblica la accrescerebbe di continuo per esperienza. [13] Ma quanto allo obbligo che sua Signoria ricercava, lo iudicavo superfluo per le ragioni allegate da sua Signoria, e perché io non potevo di questa concludere alcuna cosa, non lo avendo in commissione; sua Eccellenzia posseva per al presente accettare el beneplacito, e dipoi scrivere costí al suo agente questo suo desiderio, di che io credevo sarebbe compiaciuta. [14] Replicò messer Antonio, come sua Eccellenzia voleva fare omni cosa ad un tratto, e però mi pregava che io ne scrivessi a vostre Signorie, acciò quelle per loro lettere me ne dessino commissione, permettendo ratificare a tale obligo fatto per me in nome di quelle. [15] Né volendo, per cosa ch’io allegassi in contrario, mutare sentenzia, sono constretto a scrivere quanto da quello mi sia suto esposto, acciò vostre Eccelse Signorie con loro sapientissimo iudizio si risolvino, e presto mi avvisino quanto sia loro ultima intenzione, acciò me ne possa tornare, perché lo desidero assai. [16] Alla parte dello assegnamento per il servito vecchio, dissi che, avendone lui parlato meco a questi dí, e io scrittone a vostre Signorie, e quelle risposto, mi pareva superfluo replicare piú una medesima cosa, massime sapiendo la vostra buona disposizione e le dificultà che al presente v’impediscono. [17] Tamen per satisfarle ne scriverrei di nuovo con omni efficacia.

[18] Ieri la Eccellenzia di Madonna fece meco massime escusazioni, quando io, per parte di vostre Signorie, mi dolsi dello insulto fatto da’ suoi balestrieri a quelli vostri da Salutare: dicendo che aveva commesso loro andassino per le ricolte d’un Carlo de’ Buosi, ad un podere che li aveva in sul suo dominio; el quale Carlo era suto poco avanti am­­mazzato da Dionisio Naldi in vendetta del signore Ottaviano; e che questi contadini dissono loro, quando e’ toglievono le ricolte, che sarebbono tagliati a pezzi, e altre parole iniuriose, in modo che furono constretti quasi a fare loro villania. [19] Pure nondimanco, liene doleva insino all’anima e farebbene segno, e commisse subito che ad uno di quelli balestreri, el quale fu primo ad iniuriarli, fussin tolte le armi e mandato via. [20] E cosí è seguito. [21] E alle Signorie vostre umilemente mi racomando, quae bene valeant. [22] Ex Forlivio, die xxiii iulii 99.

[23] E. Ex. V. D.

[24] Humilis servitor

[25] Nicolaus Machiavellus.

[26] Postscripta. [27] Domattina parte di qui 50 balestrieri a cavallo per a Milano pagati da quello Duca.

182

[1] Magnifici Domini, Domini mei singularissimi.

[2] Ieri per Ardingo, cavallaro di Vostra Signoria, ebbi dua di quelle de’ 19 e 20, e credo domani fermare el beneplacito con questa illustre Madonna, secondo l’ultima commessione, e appresso etiam comporre in modo le cose di questi vostri sudditi con sua Eccellenza, che Vostre Signorie se ne chiameranno satisfattissime. [3] Non posso distendermi in altro, partendo el messo con furia, se non che, quam primum sarò espedito, tornerommi da Vostre Eccellenzie: alle quali umilmente mi raccomando.

[4] Die xxiii iulii 1499. [5] Ex Forlivio.

[6] E. V. D.

[7] Humilis servitor

[8] Nicolaus Machiavellus.

183

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini, Domini mei singularissimi.

[3] Avendo io iarsera scritta la alligata, e volendo espedire Ardingo, venne a trovarmi messer Giovanni da Casale, e dissemi per parte di Madonna, come non era necessario scrivessi, perché la Eccellenzia di Madonna era contenta non richiedere d’altro obbligo vostre Signorie, sendo certissima che quelle non erano per portarsi altrimenti ne’ bisogni suoi che lei si fussi portata in quelli di vostre Signorie; e che questa mattina io fussi da sua Eccellenzia per fermare el beneplacito etc. [4] Pertanto, persuadendomi io cosí dovere seguire con effetto, e scrivendo el Piovano di Cascina a Lorenzo di Piero Francesco per uno a posta, scrissi per il medesimo a vostre Signorie quanto io mi persuadevo fussi concluso. [5] Questa mattina dipoi, credendo io venire alla conclusione secondo si era rimaso, e trovandomi con messer Giovanni prefato alla presenzia di Madonna, mi disse sua Eccellenzia avere la notte pensato che con piú suo onore si aderirebbe a vostre Signorie, declarandosi quelle obbligate a difenderle el stato, come dal suo cancellieri mi era suto esposto. [6] E però di nuovo si era deliberata ch’io ne scrivessi a vostre Signorie, e che se mi aveva fatto intendere altrimenti per messer Giovanni, che io non me ne maravigliassi, perché le cose quanto piú si discutono, meglio s’intendono. [7] Udendo io questa mutazione, non posse’ fare ch’io non me ne risentissi e non me ne mostrassi male contento, e con parole e con gesti, dicendo che vostre Signorie ancora se ne maraviglierebbono, avendo scritto a quelle sua Eccellenzia essere contenta sanza eccezione alcuna. [8] E non possendo trarre da sua Signoria altro, sono suto constretto mandarvi la alligata, dandovi per questa etiam particularemente notizia del seguíto, acciò quelle possino meglio farne iudizio e risolversi, e presto.

[9] Domattina mi transferirò a Castracaro per vedere se io posso assicurare quelli di Corbizzo da Dionisio Naldi e suoi partigiani, a che Madonna s’è offerta fare omni opera. [10] E di quanto seguirà, vostre Signorie fieno avvisate, alle quali mi raccomando, que bene valeant.

[11] Ex Forlivio xxiiii iulii 99.

[12] E. V. Ex. D.

[13] Humilis servitor

[14] Nicolaus Machiavellus.

184

[1] Spectabili viro Nicolao de Machiavellis civi et Secretrario nostro carissimo Forlivii.

[2] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi florentini.

[3] Spectabilis vir, Secretarie noster etc. [4] Siamoci oggi resoluti circa il desiderio di cotesta Eccellenzia di obligarci alla difesa e protezione sua, secondo ci scrivi per le tue ultime de’ 24. [5] E non ci parendo necessario tale obligo, per avere noi coniunti li stati nostri in tal modo che di necessità siamo forzati fare questo effetto per la salute comune e per infiniti beneficii ricevuti da sua Eccellenzia, ci pare li facci intendere subito alla ricevuta di questa non essere bisogno obligarci con scritto alcuno, essendoci tanto tempo obligati con lo animo e voluntà, la quale ha molto piú tenacità e fermezza che alcuna altra forma di obligazione: perché in fatto questa riuscirà sempre, quando ancora non ci fussino li beneficii ricevuti da sua Eccellenzia per la necessità che ne abbiamo per la salute nostra; che cosí è stato sempre costume di questa città, come potrai allegare da infiniti esperimenti, avendo sempre questa Repubblica presa la protezione delli amici e vicini suoi, per satisfare a uno tempo allo officio e debito suo e salvare sé. [6] E cosí, fattole intendere che in questa pratica noi non siamo per accrescere o mutare parte alcuna, te ne tornerai subito, sanza rescrivere altrimenti. [7] E quanto appartiene alla satisfazione sua di quello che li dobbiamo, non ci accade scrivertene altro che quello ti abbiamo scritto per altre. [8] E cosí fattole intendere il medesimo, te ne tornerai subito, sanza attendere da noi altre lettere o scriverci piú.

[9] Bene vale. [10] Ex Palatio nostro. [11] Die xxvii iulii mcccclxxxxviiii.

[12] Marcellus.

[Scritti di governo]

185

[1] Commissariis in castris. [2] Die iiii septembris 99.

[3] Quanto piú noi desideriamo che cotesta impresa si tiri avanti, tanto piú ci dispiace e offendeci intendere per le vostre lettere di oggi cotesti signori essere come resoluti fra dua dí partirsi; il che non possiamo credere faccino per avervi scritto per doppie e’ provedimenti aviamo mandati e continuo mandiamo e quelli che ordiniamo in futuro; né crediamo, se cotesti signori aranno quello riguardo alla gloria loro e alla città nostra si conviene, che sieno mai per determinare di partirsi, se già uno urgentissimo periculo non li constringessi. [4] E di questo non ci pare da dubitare, avendovi rinfrescato da pochi dí in qua di piú somma di danari e variamente e promettendo di continuo provederne e venendo tempo che l’aria doverrebbe farsi migliore e le malattie doverrieno scemare, e quelli di drento non sendo né sí gran numero, né sí bene armati che vi possino fare insulto quando voi starete ne li ordini debiti. [5] E cosí considerato omni cosa maturamente, non sappiamo vedere la cagione perché voi non possiate temporeggiare tanto che maggiore forza vi si avvenga, che fia presto presto; e perché voi ne possiate essere piú certi, letta la vostra lettera di ieri nella pratica secondo la consuetudine della città e esaminato quelli tre modi che per quella ci ponevi avanti, tutti unitamente concorsono che si dovessi seguitare la ’mpresa nel modo principiato. [6] E per questa grandissima volontà conosciuta nelli animi de’ nostri cittadini, crediamo ci fia facile ottenere onni provisione che per noi si metterà avanti, la quale speriamo conseguire presto. [7] Né in questo mezzo manchiamo d’alcun nostro debito, come iarsera vi si scrisse e per questa vi replichiamo, perché e di buoi e di maestri d’ascia e marraioli si è fatto provedimento buono e fieno costí subito; cosí etiam si attende ad inviarvi polvere e qualunche altra cosa o noi crediamo sia necessaria, o da voi ci sia ricordata. [8] E però non vorremo a nessun modo vi ritraessi di Stampace o vi discostassi altrimenti col campo, per non dare animo al nimico e tôrlo a’ nostri; e se pure voi giudichassi necessario a maggiore cautela mandare coteste bombarde grosse a Livorno, come ne scrivete, siamo contenti, e cosí tutti e’ cannoni perché giudichiamo poterli fare venire omni volta per la commodità dell’acque e con piccola spesa: e però le farete levare ad omni modo. [9] Ma del ritirarvi da Stampace a verun modo ce ne accordiamo, perché sendosi speso 70 mila ducati per mettere un pie’ in Pisa, non voliamo a alcun modo ritrarlo, non ci sforzando la necessità: la quale ancora non veggiamo per le ragione preallegate e, oltre a quelle, per aver mandato iarsera Alessandro degli Alessandri con somma di danari, come vi si scrisse, che potrà e suvvenire le fanterie e ancora le gente d’arme del Signore di Piombino: alle quali vi si è scritto diate 150 ducati d’oro e el Cancelliere ci ha promesso che le staranno in su le fazioni. [10] Doverrebbono ancora, fra domani e l’altro, arrivare costí e conestaboli mandamo fuora a fare fanti; e circa el non soldare qui, seguiremo e’ ricordi vostri e mandereno questi nuovi comissarii con somma di danari: che si fermeranno, o tutti o un di loro, a Cascina; e quivi daranno danari e non verrà per questo el campo a dissolversi. [11] Voi sete prudenti, e intenderete quanto si desidera per noi e quello che è el bisogno della città: e però non mancherete della solita diligenzia vostra. [12] E noi a piú ferma resoluzione areno domattina nuovamente cittadini e, letta loro questa vostra ultima di oggi, intendereno di nuovo la opinione loro: di che sarete subito avvisati. [13] E voi, sendo al presente messe le poste, ci avviserete al continuo di omni occorrenzia, come è vostro debito:

[14] Antonio del Caccia ci fece intendere averci mandati 21 Cascinesi, de’ quali ne è rimaso indreto e’ suscritti; manderetegli subito:

Maestro Antonio di Piero e Bastiano, suo figliolo; Bartolommeo e Simone di Nuto; Bartolommeo di Giovanni di Pace; Benedetto d’Andrea, detto Cesta Barbieri; Luigi di Piero di Ligi.

186

[1] Commissariis in castris.

[2] A questa vostra ultima di iarsera non possendo fare resoluta risposta circa el levare el campo questa notte o non levare, per non avere possuto ancora conferirlo con le pratiche consuete, ci occorre avvertirvi, poiché cotesti signori sono in ferma deliberazione di governarsene a loro modo, che in cotesto caso mettiate manco dello onore pubblico vi fia possibile. [3] E questo fia cedendo piú tosto che mostrando andarne forzati, quando voi vedessi non possere aspettarne piú resoluta resposta. [4] Imponiamovi appresso vediate quello scriviamo ad Alessandro degli Alessandri, in che metterete omni industria per satisfare al desiderio nostro. [5] Vi commettiamo che mandiate qui a noi tutti li omini di Cascina, o preti o laici che sieno, da 14 anni in su, lasciando solum el prete del Commissario, e in Cascina metterete o tutti o la maggior parte de’ comandati che sono venuti costí, e faretegli vendemiare tutte coteste vigne, insino in su le mura di Pisa se possibile, cedendo loro tutto el vino al loro uso e commodità; e loro, guadagnando, doverrieno fare questa fazione volentieri. [6] Altro non ci occorre se non che in tutto mettiate omni industria e prudenzia vostra.

187

[1] Tommaso Capono. [2] Die vi septembris 99.

[3] Restiamo avvisati per la tua di ieri della creazione de’ 3 oratori per qui e restiamone assai satisfatti per le qualità loro; e, con quella destrezza ti occorrerà, solleciterai la loro venuta, la quale, secondo scrive lo oratore ferrarese a messer Manfredi, si differirà alquanto per la malattia di Benedetto Buonvisi: il che non ci parendo a proposito, userai termini che tu giudicherai necessarii ad accelerarla.

[4] Delle cose di Milano non ci occorre altro che quello ti scrivemo ieri per il vecchio tuo mandato, perché non è innovato altro di certo, benché da cavallari e altri che vengono da Milano si dica el ducato tutto essere pervenuto nelle mani del Re e il Duca transferitosi nella Magna.

[5] Quanto alle cose franzese, mosterrai a cotesti Signori largamente e’ termini in che ci troviamo con quella Maestà per esserci declarati piú mesi fa amicissimi sua e aderiti secondo ne fumo richiesti; e per ultimo s’intende da’ nostri oratori per lettere de’ 31 del passato, quando andorno a congratularsi con quella Maestà dello acquisto d’Alessandria, che furno ricevuti con tanta affezione e demostrazione di amore con quanta mai potrebbono esprimere, la quale etiam si può iudicare ab effecto, sí per averci di nuovo concesso el possere usare el Reame suo co’ nostri drappi, sí etiam per conoscere ottimamente quella Maestà nessuna potenza o terra di Italia esserli affezionata naturalmente e sanza simulazione fuora della nostra per la innata devozione verso la Casa di Francia; perché conoscie benissimo tutte l’altre per paura cederli e consentirli, e ogni volta lo vedessino inferiore non si porterebbono altrimenti che si portassino nella passata del Re Carlo passato: le quali, poi che lo vidono in volta e che li era necessitato a partirsi del Reame, li chiusono la via per farli disonore. [6] E noi soli non ci spiccamo mai da la devotione sua, ancora che per quello fussimo inimici a tutta Italia e in varii modi offesi, e fattoci assaltare da lo Imperadore e per molte altre vie tentatoci sforzarci per torci da la devozione di Francia; e noi sendo stati sempre fermi e tutto sendo noto a quella Maestà, non può a verun modo se non amarci e benificarci, e di già se ne vede segni manifesti. [7] Il che farai largamente intendere a cotesti Signori, perché, se desiderranno perseverare ne la amicizia nostra, come dimostrano, non sareno se non per giovarli appresso quella Maestà; il che noi siamo sempre per fare con ogni officio quando vedreno le opere loro corrispondere a le parole e a quello che ragionevolemente debbe osservare chi desidera con li vicini vivere in pace e godersi nel suo stato

[8] Perché e’ ci pare necessaria la stanza tua costí infino che si vegga el fine di questa pratica, non partirai a verun modo sanza licenza e, a piú satisfazione nostra, comunicherai el soprascritto capitulo a cotesti Signori, perché in vero le lettere ultime di Francia non potréno essere migliori. [9] A Libbrafatta e al Bastione si è fatto qualche provedimento e tu li terrai confortati con qualche lettera.

188

[1] Commissariis in castris. [2] vi septembris.

[3] Iarsera vi scrivemo per staffetta, significandovi, poiché noi non vedavamo in coteste occorrenzie rimedio alcuno per satisfare al desiderio nostro ch’era di seguire la espugnazione di Pisa per la via incominciata, si cedessi alla voglia di cotesti signori circa el ritirare el campo; ricordandovi inter cetera che con ogni diligenzia reducessi in luogo securo tutte coteste artiglierie e appresso munissi di guardia e di ogni altra cosa necessaria la torre di Foce, e cosí facessi qualche provedimento al bastione della Ventura e Ripafratta. [4] Il che etiam per questa vi replichiamo. [5] Aviamo dipoi una vostra di iarsera, per la quale intendiamo el seguíto e quello cotesti signori mettono avanti circa la e­spugnazione di Pisa, a che non occorre altro se non che per ora ci siamo resoluti che si fortifichi piutosto la Foce che San Piero in Grado; e circa al procedere nel resto, fra 2 o 3 dí mandereno costí nuovi commissarii bene instruiti e informati di nostra intenzione, acciò possino disporre tutto secondo la nostra volontà. [6] E voi isto interim attenderete a fortificare la Foce e appresso assicurarvi del bastione e Ripafratta, e mettere in luogo securissimo le artiglierie nostre e rassettare tutte le munizioni e consegnarle a qualcuno diligente, infino a tanto vi mandiamo chi ne sia guardia. [7] E di tutto voliamo ci mandiate inventario e nota particularemente, e dove e quali e quanti sieno, e a chi consegnate, perché desideriamo vedere una volta dove ci troviamo con simili cose. [8] Ancora v’imponiamo diate ordine di fare tale riparo al muro rotto di Cascina, che vi si possa stare alla guardia; e se bisogna rivotare o rassettare el fosso, etiam lo farete. [9] E ad queste opere userete e’ comandati vi sono venuti, e bisognando, ne comanderete di cotesti all’intorno; e crediamo, quando voi voliate fare el debito vostro, che basteranno a simile esercizio. [10] Insomma el desiderio nostro è che infino che e’ commissarii nostri non arrivono costí, che fia di corto, con pieno mandato di quello si abbia a seguire, che voi attendiate con ogni industria a munire e’ luoghi preallegati, e riordinare le cose ne’ termini convenienti, come voi per la esperienza e sollecitudine vostra saprete fare.

[11] Voi ci scrivete consumare e’ danari vostri nelle lance spezzate e fanterie del Capitano, e ègli 10 dí o piú che noi intendemo quelle essere pagate per un mese; e però ci pare da avvertirvi, e cosí ne avvertirete Alessandro, che rivegga con diligenzia e’ conti vecchi di Piero da Verrazzano e di Lionardo del Caccia, acciò non nasca alcuno inconveniente a pubblico danno.

[12] Iarsera vi scrivemo che se non avessi danari da pagare Saniccia Corso e Orlando da Fucecchio, e’ quali deono venire costí con 100 fanti per uno e con nostre lettere, ne dessi avviso e intrattenessigli tanto che noi vi provvedessimo al danaio, il che per essere d’importanza vi replichiamo. [13] Appresso ci maravigliamo che, avendovi mandato 4 dí fa 2500 libbre di polvere, voi non aviate scritto averla ricevuta, e però ne darete notizia per la prima vostra: non manchi.

189

[1] Commissariis in castris. [2] 99 viii.

[3] Le vostre lettere di oggi ci hanno recato quello dispiacere che per voi medesimi possete immaginarvi. [4] Veggendo fuora di omni ragionevole espettazione multiplicare costí tali disordini, quali a nessun modo si possevono temere maggiori; e desiderosi non mancare di quello si può per noi, non possendo suvvenirvi d’altro aiuto, oltre alli secento ducati vi mandamo ieri per el Campriano, nostro cavallaro, vi mandiamo etiam per la presente staffetta 400 ducati d’oro in oro, acciò con quelli e questi possiate ritirare el campo, se li è possibile, e salvare coteste artiglierie e ordinare marraioli e buoi e guardie al Bastione, Libbrafatta, Cascina. [5] Di che vi graviamo e esortiamo perché nessuna cosa al presente ci preme tanto, né tanto è da noi desiderata quanto la guardia di coteste terre e la salute di coteste artiglierie; e però sanza differire punto o mettere per alcuna altra cosa tempo in mezzo, v’ingegnerete redurle subito in luogo salvo valendovi, per fare una forza, di questi danari in omni necessità o di marraioli, o d’altro fussi di bisogno. [6] E voliamo quando Alessandro fussi costí, consegnate e’ danari a lui e lui li spenda secondo e’ ricordi vostri, sendone lui posto debitore; e quando non vi fussi per essere ito a Livorno, come avvisa, liene darete conto alla tornata. [7] E tu, Galeotto, t’ingegnerai mandarli in campo di costí da Cascina securamente, acciò che non occorra come delle vettovaglie; in che metterai omni industria; e avvertirai circa Orlando da Fucecchio e Saniccia Corso, che Orlando ebbe 80 ducati d’oro e Saniccia 50, sí che li pacherete del resto per li fanti che aranno e non per piú. [8] A noi non occorre altro se non di nuovo replicarvi che noi desideriamo sommamente che di questi danari si tragga questo frutto: che le artiglierie si salvino e e’ luoghi prenominati si fortifichino di presidio e d’altro, e reducasi presto il campo, a ciò che noi possiamo piú liberamente discutere e esaminare tutte coteste occorrenzie e, sanza respetto, capitulare el male nostro quomodocumque. [9] E però non mancherete di somma e estrema diligenzia.

190

[1] Iuliano de Lapis Commissario Fivizanae. [2] Die viiii septembris 99.

[3] Noi aviamo differito el rispondere a la tua de’ iiii del presente a questa mattina per essere in essa alcuna parte che meritava essere di­scussa e esaminata; come è se tu dovevi riaccettare quelle terre che erano possedute da messer Filippino dal Fiesco o no. [4] A che ci siamo demum resoluti che, omni volta che quelli omini che furno già nostri vassalli dal novantaquattro indreto ti vengono ad offerire le terre sute per lo addreto del dominio nostro, tu li accetti per nostri fedeli e di quelle con le debite cerimonie prendi la possessione; e però ristrignerai questa pratica come tu giudicherai necessario a condurre questo effetto. [5] Ma quelli uomini che mai fussino suti nostri vassalli e quelle terre che mai furno della iurisdizione nostra, non prenderai ad alcun modo, ancora che sponte venissino alla dedizione; ma voliamo bene l’intrattenga con risposte grate e promesse di non mancare mai per la salute loro: tanto che noi ne scriviamo alli oratori nostri che sono in Francia, acciò, intesa la volontà di quella Maestà, sappiamo come ci abbiamo a governare in simile caso, perché non siamo se non per seguire, e in questo e in omni altra cosa, li consigli e ordini suoi. [6] E di quanto seguirà, con la tua solita diligenzia, ce ne darai pieni e presti avvisi.

[7] De’ fanti non ti diciamo altro che per l’ultima nostra ti scrivessimo, cioè che ci fieno piú grati e’ danari che ’ fanti: e’ quali attenderai a spedire, e espediti, ce li manderai.

191

[1] Commissariis in castris. [2] Die xiii septembris.

[3] Noi non siamo, per la perdita fatta delle 4 barche e delle artiglierie e munizioni vi erono sú, per accusarne né la poca diligenzia vostra, né di alcuno altro, ma solo dolerci della mala nostra fortuna in cotesta espedizione; la quale, benché in molte cose sia suta aiutata, tamen non ci potrebbe essere stata piú avversa. [4] Ma perché egli è necessario provedere piú tosto al futuro che avere rispetto alle cose passate, non vi sendo alcuno rimedio, v’imponiamo, quando credessi le artiglierie perdute essere rimase in lato che si potessi avere qualche speranza di riaverle, che ordiniate, o con lasciare qualche segno o in qualche altro modo, di tenere a mente dove tale naufragio seguissi, acciò che, possendo fare impresa di ripescarle, si sappia el luogo appunto dove sono rimaste: in che metterete omni estrema diligenzia. [5] E poi che voi ci significate el campo ritirarsi a Cascina, e desiderando noi, come vi si è detto piú volte, rassettare cotesto esercito e capitulare cotesta spesa, aviamo espediti Braccio Martelli e Antonio Canigiani eletti commissarii, secondo li ordini, e’ quali con buona somma di danari partiranno di qui stasera infallanter. [6] E avanti la loro venuta voi seguirete nello officio vostro con quella diligenzia vi sarà possibile, e ingegneretevi serbare loro, de’ danari vi si sono mandati, quella quantità potrete: acciò potendo loro spendere piú grossa somma, ad un tratto ne venghino a fare piú el bisogno della città. [7] E però con omni industria v’ingegnerete e sforzerete salvarli; e se avanti la venuta de’ nuovi commissarii voi potessi fare qualche provisione per ripescare le artiglierie affondate, la farete con diligenzia.

192

[1] Commissariis Antonio Canigiano et Braccio Martello. [2] Die xvi septembris 99.

[3] E’ ci dà alterazione assai intendere per queste vostre lettere di ieri lo avere voi trovato costí disordini fuora di omni nostra e vostra opinione, e tanto piú quanto ci pare che la mala fortuna di cotesto nostro campo non cessi, né sia etiam aiutata con quello animo che si richiederebbe. [4] Voi sapete che ’l desiderio nostro è che lo esercito si mantenga in campagna e sapete quali cagioni ci fanno desiderare questo: che sono, oltre alla reputazione ne manterremo e con la Cristianissima Maestà e co’ omni altro con chi noi avessimo a trattare alcuna occorrenzia, el bene ne seguirà dello tenere e’ Pisani stretti per essere loro addosso e con le forze unite, e non avere a spendere in altre guardie per coteste terre circumstante, a le quali, stando el campo alla cam­pagna, basterà che vi sia solum chi levi el romore o notifichi la venuta de’ nimici; ché, quando el campo fussi resoluto, vi bisognerebbe tanta guardia che farebbe la medesima spesa sanza tanta utilità e di reputazione e di aiuto. [5] Perché, omni volta che ’l campo fussi alle stanze, surgerebbe voce che fusse resoluto e disperso: il che farebbe lo ’nconveniente che voi conoscete appresso coloro che noi desideriamo ci stimino e favoriscono; e dipoi, sendo le forze nostre disunite, sarebbono omni dí cotesti luoghi nostri da li inimici assaltati e, se non vi si disponessi galiardi presidii, occupati con assai maggiore disonore nostro che non fu lo onore se ne conseguí nel recuperarli.

[6] Non veggiamo addunche, avendo discusso e esaminato bene omni cosa e trovato nel campeggiare piú securtà, piú onore e manco spesa, per quali cagioni cotesti signori non debbino o non possino in questo caso seguire e’ disegni e volontà nostra; e benché noi non aviamo ancora la voglia e intenzione del Capitano, per non essere voi ancora abboccativi con sua Signoria, tamen ci è parso intenderla avendo voi parlato con Vitellozzo; e quanto a quello che voi ci ricercate che noi vi scriviamo la volontà nostra, veggendo voi difficultà nella commissione iniuntavi, vi rispondiamo che, non ci essendo allegate altre ragione che dire che li è necessità fare cosí, noi non siamo per rimutarci della opinione nostra, né per darvi altra commissione, massime non ci possendo volgere ad alcuna via dove sia etiam in minimis la reputazione o la securità nostra. [7] Per la quale cosa, alla aúta di questa, o parlato o no che arete con la Signoria del Capitano, sarete con sua Magnificenzia e faretele intendere la ultima resoluzione e sommo desiderio nostro, e quali cagioni ci spingono a volere questo, monstrandole co’ ogni efficacia che egli debbe volerne el medesimo. [8] Massime non vi correndo periculo alcuno né a lui, né a sua gente: perché, quando e’ non fussi in campo se non cento omini d’arme, avendo 2000 fanti come gli voliamo dare, sono etiam d’avanzo a resistere ad uno impeto de’ nimici che non abbino o pochi o nessuno cavallo; né possiamo credere, quando voi arete vivamente fatto intendere questo a sua Signoria, che non acquiesca alle ragioni e alla volontà nostra. [9] Pure, quando la vedessi resistente, fareteli intendere che questo porta tanto alla nostra città, che quando sua Signioria o non possa o si diffidi poterlo fare, che noi saremo per dare perfezione a questo nostro desiderio ad omni modo e prendere omni mezzo per non avere questa ultima vergogna: la quale sua Signoria doverrebbe piú avere a cuore che noi proprii, perché la non è per nuocerli manco che la sia nociuta a noi e alla Repubblica nostra.

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[1] Tommaso Cappono, 18 settembre 1499, Oratori Lucae.

[2] Come per altre tue aviamo inteso cotesta città essere assai volta alli favori pisani e prestarne loro di ogni sorta, cosí per questa tua ultima de’ xvi intendiamo el simile; la quale cosa ci dà solamente questa alterazione, che noi veggiamo di non avere a possere, tenendo loro cotesti modi, conservare quella amicizia con loro che noi desideravamo, e che essi ragionevolmente doverrebbono desiderare. [3] Il che tanto piú ci si persuade quanto piú noi veggiamo seguire dilazione nel mandare li loro oratori, causando tuttavia qualche cagione secondo noi non accettabile; e per questa cagione ci è parso seguire e’ ricordi tuoi e mandarti la alligata, dove ti si commette te ne ritorni subito; e acciò la possa usare a tuo proposito, aviamo lasciato sospeso el dí. [4] E però la userai e non userai, come ti parrà conveniente, avendo sempre riguardo allo onore della nostra Repubblica.

[5] Intendiamo quanto ci scrivi di Sebastiano e Gorlino, conestaboli de’ Pisani, e sarebbeci grato poterli tôrre a’ Pisani, quando tu giudicassi che l’uomo si potesse fidare di loro; pertanto verrai tirando innanzi questa pratica e darai di tutto notizia a’ commissarii di campo, acciò ti possa governare secondo el consiglio loro. [6] E questo voliamo facci quando ti paressi da soprastare costí e da non usare la licenza, perché quando ti paressi da usare la licenza, voliamo la usi ad ogni modo e sanza intermettere punto di tempo e a Sebastiano e Gorlino facci intendere che se vogliono da noi condizione, o venghino qui o vadino a trovare e’ commissarii nostri e fieno sempre ben visti, e date loro condizioni onorevoli.

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[1] Commissariis in castris adversus Pisanos. [2] Die 19 septembris 99.

[3] Noi intendiamo per l’ultima vostra di iarsera quello che dal Governatore, Signore di Piombino, e Vitellozzo vi fu referito circa el volere ire alle stanze per otto dí etc., e quello rispondesti loro. [4] Il che, sendo secondo la prudenzia vostra e gusto e deliberazione nostra, ci ha assai satisfatto e commendiamovene, confortandovi a fare omni cosa e usare omni industria perché si continui nel campeggiare per le ragioni piú volte assegnatevi e che voi ottimamente intendete. [5] E perché voi veggiate che dal canto nostro si dà ancora opera che voi ne aviate cagione, vi mandiamo questa sera per un nostro cavallaro ducati..., e’ quali seguirete di spendere ne’ 2000 fanti disegnati per il campo e se altra necessità vi fussi che urgessi; perché omni volta che fanti vi fieno, cotesti signori aranno manco occasione di non volere stare fuori; e tuttavolta siamo dreto a potervi con celerità sumministrare del resto, in modo che ve ne terrete satisfatti.

[6] Quanto domanda el Signore di Piombino, seguirete nella commissione datavi per altra nostra, e avviserete quello fia seguito, e cosí solleciterete le mura rotte di Cascina con omni instanzia.

[7] Messer Bandino da Castello della Pieve non è ancora comparso; venendo, lo espedireno subito.

[8] Quanto all’andata di messer Currado a Milano, sarete col Capitano e commenderetelo della participazione fatta e mosterreteli come di tale mandata noi ne siamo contentissimi, come coloro che aviamo desiderato sempre e desideriamo omni suo onore e reputazione e massime appresso la Cristianissima Maestà della quale noi siamo osservantissimi. [9] Ma voliamo bene che li abbi questo rispetto, di non mandare messer Currado o altro mandato suo in tempo che vi sia avanti li oratori nostri, che partiranno fra 2 dí. [10] A che sua Signoria doverrà restare paziente importando questo allo onore nostro, e a lei non preiudicando in alcuna cosa.

[11] Satisfacci assai quello ci scrivete essere suto fatto da la Signoria di Vitellozzo in onore nostro e danno de’ nimici: non per la cosa in sé, che è di poco momento, ma per iudicare che la nostra cattiva sorte possa essere in parte cessata.

[12] Quanto a quello è necessario provedere al bastione, aviamo preso quello espediente che s’è usato le altre volte, ordinando che a Francesco Spa a Lucca sieno pagati 150 ducati, acciò vi provegga secondo la nota ci mandasti questa mattina: il che lui farà subito.

[13] I maestri del sale ordineranno che el canoviere loro del Ponte ad Era dia in grosso del sale ad Agostino di Mona Dora omni volta che detto Agostino s’obblighi, per mano d’un notaio pubblico e in forma legittima recipiente per detti maestri, rendere buon conto a detti maestri del sale li fussi consegnato, o da loro o da altri per loro, e dia per sicurtà di questo dua mallevadori sufficienti. [14] Sí che farete fare tale obbligo e manderetecene fede, e potrassi, o dal Ponte ad Era o di qui, provedervene.

[15] Da Milano intendiamo per lettere de’ 17 come el Castelletto di Milano è pervenuto nelle mani del Re di Francia, e parendoci per questo che la Regia Maestà abbia conseguita interamente la vittoria secondo el suo disegno, ce ne siano rallegrati evidentemente e secondo el costume della città, come merita la osservanzia nostra verso di quella; intendiamo appresso la Regia Maestà personalmente per tutto dí ventuno del presente si doverrà trovare in Milano: e però noi aviamo ordinato che ’ nostri oratori partino domani, infallanter.

[16] Da Vinegia s’intende per lettere del medesimo dí, come el Turco strigne Lepanto e per terra e per mare: e fassi spacciato, non si stando di buona voglia e di Corfú e di qualche altro loro luogo importante. [17] E per essere l’armata del Turco nel golfo di Patrasso, dicono che lí è in luogo securo, e per potervi stare questa vernata, volendo; e che l’armata franzese, sendosi appiccata con quella del Turco e non avendo fatto el debito suo la vinitiana, è venuto scisma fra loro, tale che Franzesi ne vogliono ire a Rodi, dove sono suti destinati, né si crede che alcuna diligenzia li ritenga; donde el Capitano dell’armata veneta e quelli padroni gentili uomini ne sono in modo incolpati a Vinegia, che si ragiona di fare loro li scambi: il che è retardato da’ parenti loro; e disegnono armare di nuovo piú legni possono, il che demostra timore assai. [18] Intendesi etiam che non hanno aúto el Castello di Cremona e possonlo con dificultà sforzare, per esservi drento la parte ghibellina che lo defende vivamente e a sua posta può avere aiuto. [19] Vorrebbono etiam detti Vinitiani sforzare Cotignola, la quale è suta difesa galiardamente, e messer Giaiacomo ha scritto a Vinegia che, se non desistono da offenderla, le manderà aiuto, allegando quella non essere ne’ patti, in modo che si crede che l’amicizia fra el Re di Francia e loro non sia per durare molto.

[20] Avendovi iarsera scritto a lungo quello desideravamo seguissi delli omini di Cascina e Vico, non ve replichereno altrimenti, perché ne aspettiamo intendere per la prima vostra el seguíto; né ci pare per questa da omettere ricordarvi che, remota omni cagione, voi conduciate le artiglierie grosse nostre al Ponte ad Era, perché giudichiamo essere quella piú loro stanza in omni evento.

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[1] Commissario Plebis Sancti Stephani. [2] Die 26 septembris 99.

[3] Piú volte si è inteso, come tu sai, questo anno varii andamenti delle genti venitiane ne’ luoghi contermini al dominio nostro; e, nonostante che piú volte te ne aviamo avvertito, ci pare non mancare al presente di ricordarti che facci buona e diligente guardia, usando in questo omni estrema diligenzia; e ingegnera’ti edificare sí cotesti omini che tu non abbi da dubitare di loro per alcuno accidente che surgessi di prossimo: in che non mancherai di diligenzia, significandoti che tu non ne potrai usare tanta che la sia iudicata superflua.

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[1] Commissariis in castris adversus Pisanos. [2] 26 septembris 99.

[3] Noi vi scriviamo la presente piú per mantenere la usanza dello scrivervi omni sera che perché ci occorra farvi intendere alcuna cosa di nuovo. [4] Voi a questa ora per Tommaso Totti arete ricevuti 700 ducati d’oro in oro, e’ quali vi si mandorno iarsera; e benché con dificultà grande noi li raccozzassimo, nondimanco, tanto è el desiderio aviamo che si facci qualcosa rilevata, che noi non ci curiamo affati­care noi medesimi e votare le nostre borse proprie per conseguitare quello che noi e voi desiderate.

[5] Come iarsera vi si scrisse, aviamo ordinato el Commissario ad uso e questo dí si sono espediti Piero Davanzati e Filippo Pandolfini a ciò ve ne possiate servire ne’ bisogni del campo.

[6] El Baldoria ci ha di nuovo fatto intendere non potervi servire di scafe, ma che a Bientina ne sono dua, e a Gusciana, delle quali vi potete servire a vostra posta.

[7] Di nuovo non ci è alcuna cosa degna di vostra notizia, se non che da Vinegia s’intende come quella Signoria sta di malissima voglia per le cose di Lepanto e per dubitare di non perdere Corfú: el quale si fa spacciato sí per non potere e’ Viniziani resistere né in mare né in terra alla forza del Turco, sí etiam per avere el Turco fatta buona compagnia a’ Lepantini con avere lasciate le chiese libere e loro fatto esenti per 5 anni. [8] Valete.

[9] Mandiamovi in questo punto per il Campriano, nostro cavallaro, ducati ottocento d’oro in oro, el quale fia costí domani di buona ora.

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[1] Commissariis in castris. [2] Die 27 septembris 1499.

[3] Per la vostra di ieri restiamo avvisati della ricevuta de’ danari per Tommaso Totti nostro cavallaro. [4] Arete oggi dipoi ricevuto per il Campriano ottocento ducati d’oro, e’ quali crediamo, con quelli vi si sono mandati, essere sufficienti ad esequire li ordini e commissioni nostri: perché, raccolti tutti e’ danari avete aúti, passono la somma di novemila ducati, e in sul disegno fatto a la partita vostra non si passa la quantità di 10 mila: sí che ci pare dal canto nostro avere fatto piú che ’l debito. [5] Resta ora che per voi non manchi di fare che si rechi a fine quanto si desidera comunemente in recuperazione dello onore della città e in destruzione de’ ribelli e inimici nostri: acciò che noi appresso qualunche potente e massime la Cristianissima Maestà, appresso la quale è la somma delle cose d’Italia, noi ci valiamo di qualche reputazione per avere e’ soldati nostri insieme e’ nimici stretti; e che s’intenda che noi ci voliamo aiutare ad omni modo e che noi non siamo da essere manco stimati che li altri potentati d’Italia. [6] E però usate la sollecitudine vostra e la prudenzia con tale circumspezione e animo che né el troppo animo, né e’ troppi rispetti, vi faccino errare: accelerando per l’una cagione piú che non bisognerebbe e per l’altra differendo piú che non patissi la occasione etc.

[7] Voi non ci avete mai risposto quello sia seguito de’ Cascinesi erano al soldo col Capitano, e perché noi desiderremo che ne seguissi quello che altre volte vi aviamo scritto: cioè o che venissino qui, o che non stessino in alcun nostro luogo, di nuovo ci è parso scriverlo: e voi per la prima vostra ci darete di tutto notizia. [8] Appresso ci significherete quello che è seguito delle artiglierie grosse e se l’avete fatte condurre ad Empoli; il che etiam, non avendo fatto, metterete ad esecuzione sanza differire; e in questo e ne’ Cascinesi e in ogni altra cosa, non mancherete di diligenzia. [9] Di questi omini di Cascina ci avete mandati, perché ve ne è alcuno di poco momento, lo rimandereno costí a ciò ve ne valiate nel rifare le mura di Cascina, le quali solleciterete con instanzia e sollecitudine grande, perché ci pare omni ora uno anno possere vivere securi di quello luogo.

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[1] Commissariis in castris. [2] Die xxviiii septembris 99.

[3] In questo punto, che siamo ad ore x, aviamo la staffetta vostra di iarsera e intendiamo per quella el disegno fatto essere riuscito in parte per essere sostenuto el Capitano e Vitellozzo fuggitosene in Pisa. [4] Per la quale cosa, avendo concluso di condurre el Capitano qui, aviamo in questo punto fatto montare a cavallo Filippo Buondelmonti e Luca degli Albizi; e’ quali, pieni informati di nostra intenzione, potranno alla giunta loro, insieme con esso voi, consultare e deliberare quello sia necessario in condurlo salvo; e secondo che occorrerà alla prudenzia vostra e loro, vi potrete governare. [5] Occorreci in questo mezzo ricordarvi piú cose: prima che aviate cura diligente a tutti cotesti nostri luoghi e massime a Livorno, perché, sendo Vitellozzo o in Pisa o in altro luogo, si debbe credere farà omni cosa per potersi assicurare del fratello. [6] E perché noi voliamo che chi non ha errato non patisca, ma sia intrattenuto destramente, se vi paressi da ridurre li omini sua di condizione sotto cotesti signori o veramente riaverli voi per lance spezzate, lo farete, e con tale distribuizione e prudenzia che non possino fare movimento alcuno. [7] Ma, tertio, voliamo usiate omni diligenzia in fare di avere nelle mani messer Oliverotto da Fermo e messer Ghembino dal Borgo, e’ quali iudichiamo conscii di tutti i suoi secreti; e appresso quello Bastiano da Cremona suo capo di squadre che, sostenuto in Pisa, andò piú volte da’ Pisani al Capitano secondo la relazione de’ nostri commissarii a quel tempo; e se oltre questi vi fussi capo alcuno che alla vostra prudenzia occorressi assicurarsene per questa via, la rimettiamo in quelle. [8] Né ci occorre altro, se non ricordarvi esequiate questa commissione con diligenzia, e per la prima vostra ci diate avviso del particulare come la cosa del campo procedessi; e tutte le scritture sua e cancellieri e altri suoi favoriti farete sostenere, né permetterete li omini di Cascina erano appresso di lui entrino in Cascina. [9] E se altro occorressi alla prudenzia vostra operare in questo caso che da noi non vi fussi ordinato o ricordato, lo farete con diligenzia.

199

[1] Al Borgo, Anghiari.

[2] Avendo inteso per varii riscontri Pagolo Vitelli, nostro Capitano, non avere con quella fede si conviene servito la Repubblica nostra, ma piú tosto cerco di ruinare le imprese nostre che di condurle a fine, ci è parso in recuperazione dello onore nostro fare d’averlo nelle mani; e cosí è successo secondo li avvisi de’ commissarii nostri. [3] E perché Vitellozzo è scappato verso Pisa e in cotesta terra è alcuno loro benivole e amico, ci è parso da dartene avviso a ciò subito sia con cotesti nostri fedeli e presenti loro la allegata nostra e mostri le cagioni ci ha mosso a fare questo e confortili, con accomodate parole e prudenti, a volere essere, come si aspetta a buon figlioli e fedeli, amici delli amici e inimici delli inimici nostri; e dipoi ordinerai e disporrai buone guardie alle porte e avvertirai quelli delle fortezze a fare buona guardia usando in questo somma prudenzia e diligenzia.

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[1] Commissariis in castris. [2] Die prima octobris 99.

[3] Alla vostra di iarsera non occorre altro se non commendarvi delli avvisi ne date di Vitellozzo e confortarvi a osservarlo con diligenzia. [4] E quanto a Simone Salamoni e al suo galeone e brigantini, non ci occorre altro, perché, venendo qui, noi lo potremo intendere e saldare con lui quanto noi giudichereno essere necessario.

[5] Circa le cose del campo e de’ soldati nostri non ci occorre in particularità dirvi altro se non che attendiate ad ordinare insieme le fanterie e gente d’arme, acciò che voi vi possiate defendere e ordinarvi a qualche fazione utile secondo occorrerà.

[6] Pagolo Vitelli giunse iarsera qui; e esaminatolo diligentemente e trovatolo degno di morte, lo aviamo questo dí condannato e fattolo decapitare: di che vi diamo notitia per ogni respetto.

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[1] Hominibus Bagnoni et hominibus Pestine. [2] Hominibus Suggellinae. [3] iiii octobris.

[4] Quanto piú noi aviamo conosciuta la fede vostra, tanto piú siamo obbligati e a difendervi e a commendarvi. [5] E veramente noi conosciamo che di tutti e’ nostri fedeli voi sete fedelissimi, né desideriamo che venga tempo che la nostra città possa reconoscere e’ meriti de’ suoi fedeli per altro che per possere riconoscere e’ vostri, che sono degni di ogni premio e remunerazione. [6] E perché noi siamo piú desiderosi gratificarvi con le opere che commendarvi con le parole, non sareno molto lunghi, ma solo vi significhereno questo: che, come della fede vostra grandissima, noi ne siamo al presente commendatori, cosí per lo avvenire ne sareno ottimi remuneratori, il che sommamente noi desideriamo. [7] Bene valete.

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[1] Commissariis in castris apud Cascinam. [2] Die v octobris 99.

[3] Per fare risposta a la vostra del secondo dí del presente, per la quale ci ricercavi di resoluzione nel modo del procedere per lo avvenire circa el campeggiare o ridursi alle stanze etc., avendo aúto secondo la consuetudine nostra sopra di ciò matura consulta, ci siamo resoluti che sia ottimo partito per al presente ritirarsi a le stanze e ridursi a manco spesa ci è possibile; e questo ci è parso piú salutifera deliberazione per piú cagioni: prima per essere coteste gente d’arme in modo diminuite per le malattie e ridutte a sí poco numero che, non sanza gran somma di danari, si potrebbono riordinare; secondo, per essere addosso el verno e di già guasti in modo ’ tempi che con fatica grandissima si potrebbe campeggiare; terzo e ultimo, che ci pare di piú momento e efficacia, è el vedere ridutte le cose di Italia in modo nello arbitrio della Maestà Cristianissima che noi iudichiamo essere necessario in ogni impresa nostra el consenso suo: perché non veggiamo come sanza el consenso suo noi siamo o per cominciare impresa o, cominciandola, noi fussimo per conseguirla. [4] E però, esaminato tutto, aviamo fatto fermo proposito ridurci a minore spesa sia possibile e distribuire con ogni parsimonia e’ presidii per cotesti luoghi necessarii e importanti, e cosí le genti d’arme in quelli luoghi dove stieno con piú utilità della città, piú commodità loro e manco sinistro de’ sudditi nostri. [5] E perché noi vi conosciamo prudenti e pratichi, non ci è parso darvi di questo altra instruzione, ma tutto rimettere in voi, nella prudenzia de’ quali assai confidiamo. [6] Fiaci bene gratissimo che della deliberazione vostra e distribuzione ordinerete ce ne diate particulare notizia; ricorderemovi solum questo: che spendiate con piú rispiarmo e riduciate le spese a manco vi sia possibile, in che u­serete omni diligenzia.

[7] Di Vitellozzo non ci occorre altro se non che avvertiate a tutto con diligenzia e avvisiate, intendendo alcuna cosa degna di notizia; e avvisereteci quello sia seguito delle artiglierie e come procede la muraglia delle mura di Cascina, la quale solleciterete con grande instanzia e sollecitudine. [8] Valete.

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[1] Commissariis in castris. [2] Die viii octobris 99.

[3] Restiamo avvisati per la vostra di iarsera come voi fusti con cotesti signori dopo la ricevuta della nostra de’ 5 e quanto da quelli ritraesti essere necessario sborsarsi in qualunque modo noi volessimo pigliarla: di che, se noi non conoscessimo la natura de’ soldati, ci maraviglieremo assai. [4] Né siamo, per quanto vi abbino dimostro, per mutarci di sentenzia, ma stiamo nella medesima opinione che per l’ultima nostra vi facemo intendere: cioè che nostro disegno è temporeggiare costí con manco spesa si può tanto che si vegga in quali termini ci troviamo con Franza, perché, secondo la conclusione che faranno li oratori nostri con quella Maestà, potremo dipoi capitulare le spese nostre e con le gente d’arme, e con le fanterie. [5] E però, insino a tanto che tale appuntamento segua, che lo aspettiamo di ora in ora, lo oficio vostro costí fia avere l’occhi a Livorno, Cascina, Vico, Libbrafatta e Bastione e altri luoghi se ve n’è d’importanzia; e e’ danari vi trovate non li spenderete in altro che in satisfare a quelli conestaboli che sono deputati o che voi deputerete a la guardia di tali luoghi; e a cotesti signori, quando si dolessino per non avere danai, farete intendere el buono animo nostro verso di loro, intrattenendoli con quelle parole vi occorreranno necessarie a tale effetto. [6] E commendiamovi sommamente di non ne avere speso danaio in gente d’arme, giudicandogli in sí poco numero gittati via, come re vera sarebbe. [7] E cosí seguirete per lo avvenire: il che vi fia tanto piú facile quanto piú avrete inteso a pieno lo animo nostro. [8] E quanto di sopra vi si è scritto, metterete ad esecuzione con diligenzia sanza altre repliche.

[9] Agnolo Serragli ci fa intendere come Vitellozzo è alquanto sullevato del male e che li ha forse 150 cavalli e 100 fanti, e che li ha dato un ducato per uomo a cavallo e un mezzo per fante a piè, e che li aspetta danari da Castello, e che Pisani lo stimulano vadi al campo a Libbrafatta per potere seminare el Val di Serchio, e che lui vorrebbe ire a Livorno; e perché noi aviamo el medesimo riscontro da un mandato dal Bastione e conosciuta la natura di Vitellozzo, quando fussi sano, non stiamo se non con qualche timore che li abbi a fare qualche insulto.

[10] E benché noi esistimiamo che di tutto siate raggualiati, nondimanco, per nostro debito, vi avvertiamo a stare vigilanti e provedere quelli luoghi che sono piú esposti a’ periculi, e massime Livorno, de’ presidii necessarii, usando in simile cose omni estrema diligenzia.

[11] Circa la licenzia del Governatore per venire qui a curarsi etc., non possendo bene discorrere di che momento si sia questa sua partita, la rimettiamo totalmente in voi; desiderremo bene, quando e’ non venissi, ci facessi fede autentica delle parole li usò PagoloVitegli, come ne è raggualiato Girolamo de’ Pigli.

[12] Del Signore di Piombino e suoi tituli, avendovene altra volta scritto, non ci occorre altro se non lo intrattegnate come occorrerà alla prudenzia vostra.

[13] Se voi non adoperate el libro di Lionardo del Caccia e quello di Lessandro degli Alessandri, desiderremo sommamente ce li mandassi a ciò el Proveditore nostro possa acconciare le scritture.

[14] Intendiamo essere costí some di grano di Tarlatino: venderetelo e spenderete el danaio nelle spese occorrenti, tenendo di tutto diligente conto.

[15] Non avendo da Milano, né da Vinegia alcuna cosa degna di vostro avviso, non ci occorre altro.

[16] Desiderando noi che ’l Conte Rinuccio piú presto si curassi costí che farlo venire qui, mandamo ad intendere dove si trovava maestro Mingo, el quale aviamo inteso trovarsi a Pescia. [17] Potrete mandare per lui, bisognandovi, e graverrete, come di sopra vi si dice, el Conte a fare fede delle parole li aveva detto Pagolo e Vitellozzo: a che lui non debba avere riguardo, perché Pagolo, in certi suo disegni fatti d’insignorirsi di Piombino, mostrava desiderare la ruina del Conte e di tutti e’ suoi, il che apparisce in una lettera di messer Currado.

[18] Le scritture di Galeotto de’ Pazzi e Piero Vespucci vi si manderanno fra 4 dí, raggualiate che le fieno dal Proveditore nostro. [19] Se vi paressi che costí fussi alcun Cascinese da averne sospetto, li confinerete o verso Cortona o verso San Gimignano, o in alcun nostro luogo da non potervi innovare cosa alcuna.

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[1] Giovanni Pepi Commissario Lunae. [2] x octobris 99.

[3] Noi aviamo per duplicate tue inteso con dispiacere el caso successo della Rocca Suggellina; e tanto piú ci è molesto quanto e’ ci pare essere suti offesi da chi ne aveva meno occasione, avendo noi sempre vicinato co’ Pontriemolesi fedelmente e come si conviene a buoni amici. [4] Ora, volendo noi ovviare a quello che per lo avvenire può surgere di male e veggendo quello che è seguito insino a qui avere aúto dependenzia da quello che messer Iaiacomo e Monsignore di Ligní ha scritto in favore di messer Filippino, ci è parso piutosto da rimediare per quella via e dimostrare al Re Cristianissimo e a quelli signori le ragioni nostre quali elle sono, che tentare la forza e innovare costí una nuova guerra. [5] E però, nonostante che piú dí fa ne avessimo scritto caldamente a li oratori nostri a la Corte, di nuovo per lo accidente seguíto aviamo loro repricato per fante a posta e scritto loro caldamente che fieno e con la Cristianissima Maestà e con quelli signori, e dimostrino loro con ogni efficacia le ragioni che la Repubblica nostra ha sopra coteste terre, e quanto iuridicamente noi le riaddomandiamo, e ex adverso come tirannicamente messer Filippino le possedeva e sanza alcuna ragione; e appresso dimostrino le qualità di detto messer Filippino, e come li è allievo del signore Lodovico, e stato sempre inimico a quella Maestà; e noi sendole sempre suti devotissimi, non doverremo a nessun modo, sendo le ragioni dal canto nostro, essere in questo caso in peggiori condizioni apresso quella Maestà. [6] E però crediamo certamente che, dove Monsignore di Ligní e messer Iaiacomo hanno scritto in favore di messer Filippino, scriverranno in contrario. [7] E però conforterai cotesti omini di Bagnone con quelle parole ti occorreranno, significando loro quello che per noi si è operato e che attendino a fare buona guardia e a difendersi di qualche insulto che potessino loro fare e’ Pontremolesi, perché noi crediamo, come di sopra ti si dice, che ’ nostri oratori faranno in brevi tale opera col Cristianissimo che loro e noi ce ne terreno satisfatti.

[8] Al Marchese Morello farai intendere el medesimo e mande­ra’gli l’allegata confortandolo e offerendoli etc. [9] Altro non ci occorre, se non commendarti di quello hai fatto come buono e affezionato cittadino a la patria tua; e se per lo avvenire seguiterai come speriamo, ne sarai iustamente remunerato.

205

[1] Hominibus de Pontremoli. [2] Die ut supra.

[3] La amicizia lungamente tenuta con voi e la affezione vi aviamo portata e la iusta impresa nostra del recuperare le terre che ci erano sute occupate da messer Filippino dal Fiesco non hanno meritato che ’ vostri omini sieno venuti, come hanno fatto, a li danni nostri; e non veggendo quale cagione li abbi mossi e credendo questo essere occorso fora di vostro consenso, ve lo aviamo voluto fare intendere e esortarvi pro viribus a volere fare rimettere li omini nostri della Rocca Suggellina nelle case loro, donde e’ vostri omini li hanno tratti, e appresso pregarvi non voliate permettere che quelli di Bagnone e altri nostri fedeli sieno infestati. [4] Di che noi ve restereno obbligatissimi, ancora che l’antica e comune benivolenzia lo richiegga e la iustizia lo desideri, perché delle opere nostre verso di voi ne sono testimone li omini vostri, e’ quali abitano questa nostra città e quelli che per alcune occorrenzie passono per il dominio nostro: sí che non voliate con tali portamenti maculare quella amicizia che noi sommamente desideriamo mantenere; di che noi ne sareno contentissimi e omni potentato italiano ve ne commenderà.

206

[1] Commissariis in castris. [2] Die xi octobris 99.

[3] Noi rimandiamo in costà Marco di maestro Iacomo da Castello, suto uomo d’arme di Pagolo Vitelli, al quale voliamo facciate restituire ad unum tutte le sue cose e sanza rispetto di chi le avessi occupate. [4] E perché voi non aviate piú a dubitare di nostro animo sopra tali cose, v’imponiamo che non ci mandiate piú simili omini d’arme, perché le occupazioni nostre non patiscono questa faccenda superflua; pertanto con li omini d’arme di Pagolo Vitelli vi governerete circa el ritenerli, pagarli o licenziargli come parrà a voi sanza darne alcuna noia al Magistrato nostro.

207

[1] Angelo Serraglio, Commissario Liburni. [2] xiii octobris 99.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Intendendo per questa tua delli undici come ti se’ governato circa la fusta e li dua brigantini venuti in cotesto nostro porto, te ne commendiamo sommamente, sí per non avere lasciatogli partire, sí etiam per avere ritenuto Mottino, capo di detti legni; e avendo esaminata bene la tua lettera e discussi e’ ragionamenti hai aúto con lui, siamo in ferma opinione che sia venuto costí o per levare Vitellozzo, come ne accenni, o per fare qualch’altra cosa in danno di questo stato; una cosa desiderremo avessi fatta: che li avessi dimandato la cagione perché mandò el brigantino in Foce di Pisa, per intendere sotto che colore e’ si iustificava. [4] Ora essendo el caso in questi termini, voliamo che si governi in questo modo: prima, che tu tenga detto padrone a buona guardia, intrattenendolo nondimanco come richiegono le qualità sua; dipoi voliamo non lasci partire a alcun modo né la fusta né e’ brigantini, ma usi omni forza per ridurli a man salva nel porticciolo dentro a la catena, faccendo omni cosa sanza dannificarli o in persona o in avere, per assicurarti che non ti offendino né ti sforzino in alcun modo. [5] Il che potrai fare facilemente, sendo costí comparso Monciatto, come crediamo, con ordine d’armare el galeone e el brigantino, col quale potrai tagliare la via etiam a quel brigantino che andò in Foce, quando vedessi che fussi per partirsi; appresso t’imponiamo, ridutto che arai questi legni in luogo salvo, abbi a te qualche uno di quelli primi in disparte l’uno da l’altro, e destramente intenderai di loro essere e chi el padrone loro sia, e verrai riscontrando se da Mottino ti è suto detto la verità, e di quanto arai ritratto e esequito ce ne darai subito piena e particulare notizia. [6] E noi in questo tanto ne areno scritto a Roma, e secondo ritrarreno, ci potreno governare. [7] Tu intendi quanto desideriamo facci; esequirai tutto con la solita prudenzia e diligenzia.

208

[1] Commissariis in castris. [2] Die xv octobris 99.

[3] Per lettere nostre delli xi e 13 del presente arete inteso quello ci occorreva e el provedimento che avamo fatto a Livorno; aviamo dipoi una vostra alla quale non occorre rispondere altro se non che rimettiate nella Signoria del Governatore el venire qui o no, avvertendolo, disponendosi a venire, che e’ venga con sí pochi cavagli che non facci sinistro alle cose di costí.

[4] Iersera avemo lettere da li oratori nostri appresso el Re di Francia come a’ dí dodici del presente avéno fermo e stipulato e’ capituli con quella Maestà, e’ quali, sendo onorevoli per questa Repubblica, ratifichereno oggi; de’ quali vi mandiamo copia summata in brevi capituli non deviando dal senso di essi, e’ quali allargherete secondo che a la prudenzia vostra occorrerà o parrà necessario. [5] Avendo addunche al presente a mettere omni industria per ordinare di potere osservare tali capituli, saremo con ogni sollecitudine dreto a le provisioni necessarie per possere satisfare al Re de’ danari li dobbiamo e delle genti d’arme quando sua Maestà n’ha di bisogno, acciò che ancora quella ex adverso sia pronta a fare in benificio nostro quanto in detti capituli si contiene. [6] Pertanto ci pare che lo officio vostro sia al presente venire limitando ogni spesa e riserbarsi solo le necessarie, tenendo le guardie in quelli luoghi che sono di maggiore importanza e piú esposte ad essere offese da’ nimici; né ci pare che sia né con correrie, né con assalimenti di strada, né etiam con minacci, da offendere in alcun modo e’ Pisani, sí per dare loro tale saggio di noi che possino sperare buoni trattamenti, sí etiam per mostrare al Re di volere interamente riconoscere da sua Maestà omni acquisto che si farà di Pisa e dell’altre nostre terre: e verreno con tali modi a dare buona opinione di noi in questi principii e al Re e a’ Pisani. [7] E però ci userete diligenzia e scriverretene a Livorno, Bastione e Libbrafatta che solum stieno a buona guardia, e non offendino in alcun modo e’ Pisani. [8] Appresso, perché 3 o 4 dí fa noi vi accennamo per una poscritta che voi prestassi fede ad uno che da parte nostra vi parlassi alcuna cosa pertinente a Pisa e che seguitassi li disegni suoi, per la presente vi significhiamo che non innoviate alcuna cosa e tagliate con quello modo che vi parrà piú conveniente al tutto simile pratica.

[9] Scrivendo è comparsa una vostra de’ 13, alla quale non occorre altro se non che, se coteste gente d’arme stanno costí male, le distribuirete alle stanze in quelli luoghi dove stieno con manco sinistro de’ sudditi è possibile, e al Governatore darete licenza del venire ogni volta ve la addomanderà.

209

[1] Illustri Dominae Forlivii. [2] Die qua supra uno superaddito.

[3] El Piovano di Cascina prima, e dipoi la Eccellenzia vostra per sue lettere avendoci fatto intendere el desiderio suo circa lo essere nominata da noi per nostra aderente e collegata appresso el Cristianissimo Re di Francia per la virtú de’ capituli ultimamente stipulati fra questa Repubblica e quella Maestà, divenimo desiderosissimi di compiacerla, perché, considerato li meriti vostri verso di noi e la innata vostra benivolenzia verso questa città, ci fia sempre gratissimo fare cosa che a vostra Eccellenzia sia accetta; e iarsera scrivendo a li oratori nostri a la corte demo loro notizia del desiderio di vostra Signoria, imponendo loro per speziale commissione che ogni volta lo patissi la occasione, declarassino vostra Signoria Illustre per aderente, confederata e benivolentissima di questa città. [4] Il che loro esequiranno con ogni desterità e sollecitudine, e noi in qualunche cosa a vostra Eccellenzia occorressi ci offeriamo ad esibirci prontissimi alli suoi beneplaciti, perché cosí ha meritato l’amore e opere sue verso di noi: e a quella di continuo ci offeriamo, que bene valeat.

210

[1] Capitaneo Marradi. [2] Die xvii octobris 99.

[3] E’ ci è suto referito, e da persona degna di fede, come un certo, chiamato Tonino di Pierone di Sandro, di costí da Marradi ha in casa sua nello ultimo palco della casa 14 archibusi in una arca dove tiene bracia. [4] Ora desiderando noi trarliene dalle mani, ci è parso dartene notizia, e importi che vegga, destramente e sotto qualche colore, sanza avere a fare scandolo, di ritrovarne la verità, e fare di averli, mostrando di volerli o per la rocca o per qualche altro luogo d’importanza; e di quanto arai ritratto ci darai avviso.

211

[1] Commissario Liburni Angelo de Serraglis. [2] xvii octobris 99.

[3] Come per la nostra de’ 15 ti significamo, demo circa e’ casi del Mottino notizia subito a lo oratore nostro a Roma, acciò che, inteso di sue qualità, lo potessimo piú facilmente iudicare; e benché per questa tua de’ 15 tu ci significhi non avere ritratto altro di suo essere e che ci paia essere certi, avendo tu parlato col padrone del brigantino che andò in Pisa, che non venissi per levare Vitellozzo, nondimanco, avendone scritto a Roma come ti si è detto, ci pare necessario aspettarne la risposta per non ci avere dipoi a pentere di averlo lasciato. [4] E però ti comandiamo che in questo tanto lo intrattenga come hai fatto; e se potessi inspignere el padrone di quello brigantino che andò in Pisa insin qui lo farai; e cosí ridurrai, potendo, etiam el brigantino fra le torri o in luogo dove non possino partire sanza tua licenzia, non faccendo lesione o a li omini o a loro robe.

[5] Crediamo che Monciatto sia poi comparso e che abbi cominciato a rassettare el galeone; sollecitera’lo e confortera’lo a portarsi in modo che possa essere commendato.

[6] Arai inteso come li oratori nostri a Milano hanno stipulato e’ capituli con quella Maestà: fra ’ quali è uno obbligo, come quello Re ci debbe rendere Pisa fra un mese, e quando non giovino sue lettere o comandamenti, fia tenuto ad usare la forza insieme con esso noi per la recuperazione di essa. [7] E per essere detti capituli in omni parte onorevoli per questa città, li aviamo con ogni debita solennità ratificati, de’ quali per altra piú appieno intenderai el tenore.

212

[1] Commissariis in castris contra Pisanos. [2] Die xviii octobris 99.

[3] Poi che noi vi significamo la stipulazione fatta delli capituli con la Cristianissima Maestà e la ratificazione nostra, non ci è occorso altro di nuovo; aspettiamo intendere da Milano quello dipoi sia seguíto, di che vi si darà sempre notizia particulare. [4] Aviamo dipoi ricevute 3 vostre, l’una de’ 15 e dua de’ 16, alle quali poco occorre replicare per essere responsive a piú nostre; attendereno la venuta del Governatore e ingegneremoci e intrattenerlo e disporlo, quando questa nuova creazione del Capitano lo avessi alterato; sarebbeci bene suto grato che voi ci avessi particulariter referito come fu da lui e Signore di Piombino accettato quello capitolo del Prefetto.

[5] Èci suto grato lo avere inteso che abbiate spedito Baccino della Stufa, al quale arete ritenuti dieci ducati li demo quando lo indirizamo a voi, e cosí vi commendiamo per avere mandato quel figliolo di Tommaso Mormorai per Commissario o Proveditore al Bastione e Libbrafatta: desideriamo intendere come ha nome per poterne fare memoria qui secondo la consuetudine.

[6] Voi per la prudenzia vostra, avendo letto e esaminato la somma de’ capituli vi mandamo, potrete avere compreso come per lo avvenire ci abbiamo a governare, perché a noi pare dovere avere a pensare solum a la osservanzia di essi e per l’una e per l’altra parte, cioè ingegnarci che la Regia Maestà faccia suo debito, e dal canto nostro fare in modo che se liene dia occasione. [7] E a volere che piú facilemente si possa per noi fare questo, bisogna temperare sí ogni altra spesa che la non impedischi fare queste altre di maggiore importanza: e però, come per altra vi si scrisse, e’ bisogna spendere costí el manco che si può. [8] Né vi veggiamo etiam molta necessità di sopraspendere per essere tutto cotesto paese allagato d’acqua, né potere e’ Pisani uscire ad alcuna fazione; e quando bene el tempo non li impedissi, veggiamoli destituti e sanza forze, sendosene partito Vitellozzo, da non dovere avere ordine di uscire di casa; crediamo etiam che, inteso e’ capituli e la convenzione fatta fra la Cristianissima Maestà e noi, penseranno piú tosto a trovare misericordia appresso di noi che cercare altro espediente. [9] E crediamo certamente che voi arete pensato a tutto, e verretevi accommodando con quella desterità che occorrerà alla prudenzia vostra; e noi non pensiamo ad altro che ad espedire un galiardo provedimento per possere e rassettare le genti d’arme e fare quanto siamo tenuti al Cristianissimo Re, a ciò che sua Maestà si esibisca ancora lei prontissima al medesimo effetto.

[10] Le cose che per nota ci addimandasti c’ingegnereno mandarvi o in tutto o in parte; e voi, quanto prima vi fia possibile, ci manderete quelli libri di Lionardo del Caccia e Lessandro delli Alessandri, perché el non li avere ci dà non piccolo impedimento.

[11] Intendiamo da Vinegia che Turchi che scorsono nel Trevigi e nel Frivoli si sono ritirati con uccisione di 15 mila anime e ruina di quello paese, e che nel passare un fiume, dubitando non potere condurre salvi 2000 prigioni avevono, taliorono a tutti la testa. [12] Da mare s’intendeva che l’armata de’ Turchi aveva aúto un poco di temporale avverso; pure che mettevono in mare uomini e disegnavono fare qualche fazione. [13] Di nuovo era venuto a Vinegia el Vescovo di Lepanto con lettere di credenzia del Turco; credevasi, per trattare accordo. [14] Dicevasi che el Turco si tornava in Constantinopoli per la differenzia che era venuta fra dua suoi figlioli; e che v’era venuto el certo che lo accordo era fatto fra Svizzeri e lo Imperadore.

[15] Da Roma s’intende che ’l Re Federigo strigne el Papa a dovere securalli el Regno da’ Franzesi e che ’l Papa gli dà buone promesse perché non metta e’ Turchi nel Reame, e da l’altra parte sollecita el Re di Francia a quella impresa. [16] Valete.

[17] Noi vi scrivemo piú dí fa che se vi veniva a trovare uno per nostra parte a ragionarvi delle cose di Pisa, lo ascoltassi etc. [18] Dipoi vi scrivemo che li tagliassi omni ragionamento sendo capitulato etc. [19] Siamo al presente in questo proposito che se viene, voi l’ascoltiate e subito cautamente sanza mettere alcuna cosa in atto, ci avvisiate di vostra opinione e quello che di simile cosa vi paia.

213

[1] Angelo de Serraglis. [2] Die xviii.

[3] È suto a noi Baldo, padrone del brigantino che andò in Pisa, e avendoci mostro brevi e patenti della Santità di nostro Signore, e veduto come liberamente sia venuto, ci siamo resoluti che in lui né in Mottino non sia né dolo né mancamento alcuno; e però t’imponiamo che ricevuta la presente lasci liberamente andare a suo viaggio Stefano Mottino e cosí Baldo, presente latore, con loro fusta e brigantini, e userai loro quelle parole ti occorreranno per lasciarli andare con piú satisfazione loro ti fia possibile; né li riterrai alcuna cosa né per vitto, né per alcuna altra cosa, e questo osserverai sanza eccezione alcuna.

[4] Della licenzia tua non ci pare ancora da compiacerti, per non essere costí capitano: ordinereno che alla giunta sua ne sia compiaciuto.

214

[1] Giovanni de Pepis, Commissario Fivizani. [2] Die x.

[3] Spectabilis vir. [4] Per tue lettere de’ 15, presentateci questo dí da li omini de la Rocca, siamo avvisati come di nuovo messer Gianiacomo comanda a quelli di Bagnone che ubbidischino al mandato di messer Filippino dal Fiesco, e appresso ci significhi la miseria in quale si truovono quelli della Rocca. [5] Alle quali cose non ci occorre replicare altro che per doppie nostre ti si sia scritto: cioè che, sendo stipulati a’ dodici dí del presente e’ capituli fra la Maestà del Re e noi, ne’ quali si conteneva che tutte le terre che per l’addreto sono sute nostre debbino tornare sotto la iurisdizione nostra, noi speriamo che messer Filippino non abbia a molestare piú né Bagnone, né alcuno altro nostro luogo; e cosí lascerà liberamente ritornare quelli della Rocca in casa loro. [6] Il che tu potrai loro referire, confortandogli ad avere pazienzia, tanto che da Milano venga la resoluzione, di che ne sarai subito avvisato; e commendiamoti grandemente dello avere scritto a li oratori nostri a Milano, perché speriamo potrai etiam da loro intendere cosa che satisfarà a tutti cotesti nostri fedeli. [7] Altro non ci occorre per questa, se non esortarti a fare tuo debito, come hai fatto insino ad ora. [8] Maravigliamoci bene dica non avere nostre lettere, cum sit che per doppie ti abbiamo scritto di questa materia.

215

[1] Vicario Piscie Rinaldo de Rinaldis. [2] Die xxi octobris 99.

[3] Dopo la fuga di Vitellozzo in Pisa e la cattura di Pagolo Vitelli, noi scrivemo a Bartolomeo Giugni, tuo antecessore, che facessi guardare tutti cotesti passi e ritenere quelli omini d’arme che de’ Vitelli si fuggissino. [4] Quietata dipoi la cosa, parendoci che chi fussi sanza colpa non meritassi di ricevere danno alcuno, rescrivemo a Bartolomeo predetto che non facessi novità ad alcuno degli omini d’arme di detti Vitelli, anzi facessi restituire loro quello fussi stato loro tolto insino a quello tempo; e perché al presente ci sono sute fatte alcune querele che cotesti tuoi sudditi stanno a certi passi e spogliono e violentono qualunche passa, ci pare cosa come inonesta, cosí etiam incomportabile; per questa t’imponiamo che, prima per via di comandamento sotto qualche pena, ordini che cotesti tuoi sudditi non faccino simili insulti; dipoi, non giovando questo, procederai contro di loro come aranno meritati e’ loro demeriti.

216

[1] Commissariis in castris. [2] Die xxii octobris 99.

[3] Questo dí aviamo lettere da li oratori nostri appresso la Cristianissima Maestà, responsive alla ratificazione, fatta per noi sotto dí 15 del presente, delli capituli, de’ quali piú dí fa vi mandamo copia; el tenore delle quali è con tanta satisfazione nostra con quanta non vi si potrebbe significare: perché, oltre allo avere accettato quella Maestà con lieto animo la ratificazione fatta, ne ha megliorato etiam le condizioni de’ capituli, per avere dechiarato per un nuovo capitulo, quali abbino ad essere e’ favori sia tenuto prestarci per riavere le cose nostre, e sí largamente, come per la inclusa copia vedrete, che noi non ne aremo possuto piú desiderare da sua Maestà. [4] Da la quale speriamo, oltre alla osservanzia dello obbligo, omni bene e omni felicità alla nostra città, secondo che li oratori nostri testificano, e noi per fermo crediamo, quando dal canto nostro non manchi; di che non si dubita punto per avere visto per le lettere e parecchi e nuovi capituli letti in Consiglio, una comune contentezza di ciascuno e satisfazione tale che meritamente ne abbiamo fatto oltre a pubblichi bandi significativi della lega fatta, etiam pubbliga letizia e con campane e con fuochi, secondo l’antiche consuetudine della nostra città. [5] Di che vi diamo notizia, e imponiamo che, oltre al ringraziarne sommamente Iddio come di dono singulare, comunichiate el tutto a cotesti signori, e facciatene quella pubblica letizia che si conviene per essere pervenuto in amicizia d’un tanto Re e sperarne tanto bene quanto ne aspettiamo; dandone etiam notitia a Livorno e a tutti cotesti luoghi nostri, imponendo loro faccino el medesimo. [6] E fiaci gratissimo che, o per spia o per qualche altro mezzo, intendiate come e’ Pisani si tenghino satisfatti, e in quale speranza si truovino; e ingegneretevi ritrarre se sono per aspettare la forza e sotto che speranza. [7] E userete etiam la simile diligenzia in mandare in Lucca per intendere quello che di questo accordo ne paia a loro, sendo incluso nella restituzione ci debbe el Re etiam Pietrasanta. [8] E di tutto ci darete particulare notizia. [9] E quanto per la vostra de’ 20, ricevuta in questo punto, ci significate, non occorre dirvi altro se non che usiate la prudenzia vostra tanto che ’l provedimento necessario alla osservanzia de’ capituli abbi effetto: col quale etiam si potrà riordinare e coteste fanterie e gente d’arme, le quali doverrieno aspettarlo non avendo massime dove volgersi per freschi danari; né e’ Pisani debbono posservi molto offendere, perché crediamo che piú presto penseranno a trovare misericordia che a cercare con nuovi insulti di togliersi omni speranza di salute.

217

[1] Antonio Canisiano Commissario generali in castris. [2] 26 99.

[3] Ancora che noi ti commendiano per ricordarci in ogni tua lettera instantemente el provvedimento di coteste fanterie, nondimanco voliamo ti persuada che, non per non giudicare el provedimento essere necessario, non vi si sia proveduto, ma per essere in modo vòti di danari e d’ogni assegnamento che a fatica ci pare credibile. [4] Né, poi che si ratificò alli capituli dello accordo fra la Cristianissima Maestà e noi, aviamo pensato ad altro che ad ordinarci con nuovo provedimento, il che per diverse cagioni non ha ancora sortito effetto. [5] E per questa cagione non ti possendo ancora provedere secondo desiderresti, conviene che temporeggi tanto che, o per noi o per la nuova Signoria, si dia perfezione a questo provedimento. [6] Né ci pare, non avendo al presente danari, da innovare o alterare costí alcuna cosa circa li conestaboli, ma da temporeggiarli tanto che si possa farlo o che si abbia a dare ordine di fare la impresa di Pisa; alla quale, secondo che per lettere de’ 22, ricevute questa mattina, s’intende, quella Maestà è dispostissima e hanne aúto lungo ragionamento con li oratori nostri, benché desiderassi d’intendere come facilemente, rispetto al tempo e al luogo, vi si potessi campeggiare o da quale banda, e cosí come vi si potessi condurre le artiglierie. [7] E benché noi aviamo qui el Conte Rinuccio dal quale ci possiamo informare di queste due cose, ci pare che ne ragioni etiam tu con el Signore di Piombino o con qualcuno di quelli conestaboli di piú condizione, tirandovegli con ragionamento da la lunga; e intenda tritamente, volendovi condurre el Re le sue artiglierie, come li saria facile o per che via; e avendole a campeggiare se fussi possibile, e da che banda. [8] E di tutto ci darai avviso particulare. [9] Appresso voliamo ci significhi come le arteglierie nostre sono in ordine, e come e quante se ne potre’ adoperare avendo ad espedirle subito. [10] Quanto a’ Cascinesi, de’ quali tu ci accenni essere costí piú che 200 case e portarsi qualche periculo etc., ti ricordiamo che te ne assicuri in quello modo ti occorrerà piú commodo e con quello colore che ti parrà piú ragionevole; e avendone tu piena autorità lo rimettiamo in te liberamente.

[11] Alla parte di Braccio, ci rincresce assai della sua mala valitudine e restiamo satisfatti della sua assenzia a Saminiato perché siamo desiderosi della salute sua e perché noi crediamo che quivi lui si possa commodamente curare; e volendo darvi licenzia – darla a tutti e dui – non ci occorre altrimenti licenziarlo, ma significhiamoti che, cupidi di satisfare e a voi e alla città, questa sera fareno ogni forza di creare li scambi vostri fra li Ottanta. [12] E’ quali cosí espedireno con ogni possibile celerità: e tu in questo mezzo, poiché Braccio non vi è presente, seguirai nella comune amministratione con la consueta affezione, di che noi e bene merito ti commendereno.

[13] Intendiamo come egli è costí uno Simone di Matteo chiamato Mone dal Borgo a San Sipolcro; e perché noi desiderremo averlo nelle mani, ti imponiamo che, se si può senza scandolo, faccia di averlo ad omni modo e mandera’lo qui a noi sotto buona custodia. [14] Vale.

[15] Postscripta. [16] Ci pare ricordarvi sopra el caso di Simone di Matteo soprascritto, che quando per sostenerlo voi giudicassi fare sdegnare alcuno conestabole sotto el quale e’ militassi, o rompere alcuna consuetudine del campo, o incorrere in alcuno scandolo benché minimo, voi non ne facciate impresa in alcun modo; ma quando non fussi per seguirne alcuna delle predette cose, farete quanto nel soprascritto capitulo vi si commette.

218

[1] Commissariis in castris. [2] Die 27 octobris 99.

[3] Noi vi scrivemo ieri parte per rispondere a due vostre, parte per darvi notizia di quanto intendavamo da Milano circa la pronta volontà che si vede in quella Maestà Cristianissima di renderci Pisa e farne impresa, poiché la ostinazione e perfidia de’ Pisani lo permette. [4] Questa mattina dipoi aviamo nuove lettere da la Corte le quali, oltre a raffermare quello che ieri vi scrivemo, ci significano come quella Maestà, avendo qualche dubitazione, rispetto al tempo, di non potere condurre le artiglierie né etiam campeggiare, ha deliberato, ad piú sua informazione e satisfazione, mandare costí in campo un maestro di artiglierie con uno altro personaggio intendente del porre el campo, acciò che esaminino e la qualità delle vie e del sito di Pisa, e cosí le artiglierie nostre di che numero e sufficientia sieno. [5] E’ quali, perché con lettere delli oratori nostri faranno capo a voi, v’imponiamo che primum li onoriate e vezzeggiate e intratteniate secondo le qualità loro, abbundando piú tosto che mancando in loro satisfazione; dipoi nel trattare ed esaminare con esso loro quanto hanno in commissione, voliamo che con ogni industria e mezzo monstriate loro la cosa piú facile vi sia possibile: né mancherete in questo di diligenzia, avvertendone cautamente quelli con chi loro aranno a discorrere o consultare minutamente tale cosa. [6] Appresso voliamo mostriate loro tutte le artiglierie nostre e in questo destramente veniate a caricare li sinistri portamenti e opere di Pagolo Vitelli: mostrando come ci trovavamo molte piú artiglierie quando si andò ad Pisa, e molto meglio ad ordine, e come per li suoi tristi ordini e malivoli disegni nel ritrarle ne affondò parte in mare, che dipoi pervennono nelle mani delli Pisani; del quale danno non fu minore lo averci fatto consumare presso a dugentomila libbre di polvere indarno ed esserci per questo in modo sforniti che non ch’altro non ne aviamo per li bisogni nostri delle fortezze. [7] Ed in su questo vi allargherete ed insisterete con omni efficacia, perché verrete a fare dua effetti buoni: prima, a mostrare la perfidia di Pagolo; secondo, a mostrare a quelli che bisogna che la Maestà del Re, volendo espedire presto la ’mpresa, mandi le sua artiglierie fornite e di polvere e di palle e di ogni altra cosa necessaria, e da fornire quelle tante delle artiglierie nostre che sua Maestà disegnassi operare. [8] Aggiugnendo etiam alla polvere consumata invano, sanza voler mai dopo una gran rottura di muro dare una battaglia, le innumerabili palle che si consumorno, e come, essendoci mancato la materia del ferro, fumo constretti farle di bronzo con spendio nostro infinito e con la medesima utilità. [9] Insomma noi vi ricordiamo circa la venuta di questi regii mandatarii 3 cose: primo, li onoriate; secondo, mostriate loro la ’mpresa facile, tertio ed ultimo, nel mostrare l’artiglieria nostra, danniate Pagolo Vitelli circa allo averle messe in disordine e vòtici di ogni specie di munizione: ad ciò ne conseguiti li effetti che di sopra vi aviamo dimostri. [10] Ed in questo userete somma diligenzia, dandoci avviso particulare e della giunta loro e di quello giudicherete degno di nostra notizia.

219

[1] Antonio Canisiano Commissario in castris contra Pisanos. [2] Die xxx octobris 99.

[3] Per la nostra de’ 27 arai inteso come la Maestà del Re Cristianissimo disegnava mandare costí dua o 3 personaggi per le cagioni che in essa si contenevano, la quale perché esistimiamo ti sia venuta nelle mani non replichereno altrimenti. [4] Aviamo dipoi questo dí ricevuta una tua de’ ventotto e restiamo avvisati per quella del discorso hanno fatto cotesti signori e conestaboli circa el campeggiare Pisa o condurvi l’artiglierie; el quale, perché si conforma in parte con quello ne ha etiam consigliato el Governatore, ci satisfa. [5] Né ci occorre replicare altro avanti la venuta costí di quelli regii mandatarii, co’ quali serverete quelli termini di che per la de’ 27 ti avvertimo.

[6] Quanto al provedere cotesti di danari e alla licenza vostra, voliamo ti persuada che nulla altra cosa ci è tanto a cuore quanto questa: perché la fede di cotesti soldati e la necessità che si ha di loro e el pericolo in quale ci pare incorrere non provedendo, fa che noi la estimiamo e ricordiamocene e di continuo vi pensiamo. [7] Né manco etiam hanno meritate le opere vostre di essere e riconosciute e voi consolati di nuovi scambi; ma, perché l’una si tira dreto l’altra, c’ingegneremo ad un tratto e a l’una e a l’altra satisfare. [8] E di già se ne è dato ottimo principio perché iarsera per il numero degli Ottanta furno eletti nuovi commissarii per costí Filippo Buondelmonti e Luca d’Antonio degli Albizi; e perché lo espedirli sanza provedimento farebbe piú tosto cattivi effetti che buoni, bisogna soprastiate costí tanto che ’l provedimento si faccia. [9] E essendo tale cosa della importanza sapete e noi trovandoci nello ultimo del Magistrato non ci sarebbe possibile darli perfezione: ma bene significhiamo come noi lo aviamo in modo digesto e questi Magnifici nostri successori vi sono di sí pronto animo che non passerà molto che li aranno dato la intera perfezione; el quale fia sí vivo e tanto che né cotesti soldati né altri si potrà dolere non essere provisto secondo li bisogni suoi. [10] E tu, conosciuta la verità e importanzia del tutto, ne farai fede a cotesti capi con quelle parole ti occorreranno e ti parranno piú necessarie. [11] Né ci occorre altro circa a questo, perché el Governatore non ci pare volto al venire costí se prima el provedimento non ha aúto la perfezione sua.

220

[1] Petro de Marignollis Capitaneo Castricari. [2] Die quarta novembris 99.

[3] Ser Guerrino del Bello di costí è suto a noi e espostoci come per suo lieve dellitto gli hai, piú mesi fa, voluto, e or di nuovo gli vuoi, dare bando del capo; di che te ne è suta data da’ nostri antecessori commissione in contrario. [4] E avendo aúto a noi qualche nostro ministro informato di questo caso, benché ci sia parso grave e di mala natura e degno d’ogni punizione, pure, considerato e’ tempi che corrono e come ciascuno dí si ha a fare pruova della fede de’ sudditi, ci siamo resoluti che non sia a proposito procedere al presente contro a detto ser Guerrino, massime essendo el Bello suo padre uomo da bene e costí di buona condizione e affezionato a questa Repubblica; e però non procederai contro a ser Guerrino in alcun modo. [5] E perché noi aviamo inteso che li antecessori nostri trassono di cotesta rocca e dell’altre all’intorno di costí polvere e altre munizioni per la espedizione di Pisa, e volendo noi per ogni respetto riprovederle, t’imponiamo mandi uno uomo di discrezione ad esaminare e vedere e’ mancamenti di esse, e di tutto ci darai nota particulare. [6] E parte farai confortare e’ castellani a fare buone e diligenti guardie e tu le farai fare di continuo alle porte di costí, e la notte alle mura per la terra con omni diligenzia, perché intendiamo Piero de’ Medici si truova a Milano a fare non so che disegni sinistri sopra le cose nostre. [7] E però, oltre al fare buone guardie, terrai bene edificati cotesti nostri sudditi e disposti verso questa città, come el debito tuo richiede. [8] E intendendo innovare alcuna cosa, ce ne darai avvisi particulari e subito.

221

[1] Iohanni de Pepis Commissario Fivizani. [2] Die iix novembris 99.

[3] Ancora che la opinione aviamo di te sia tale che, nonostante omni calunnia ti fusse data da’ Pontremolesi, noi fussimo per averla sempre buona come di prudente e affezionato cittadino, e che non bisognassi altrimenti iustificassi e’ casi tua con lo Oficio nostro, tamen ci è suto grato avere inteso per questa tua del primo del presente diffusamente come le cose sono procedute costà. [4] Restaci per questa a confortarti, se hai per lo addreto usate diligenzia e sollecitudine, per lo avvenire le raddoppi insino a tanto che si stabilischino le cose e che messer Filippino sia chiaro non potere né dovere riavere la possessione di coteste terre: di che te ne demo avviso per altra nostra e crediamo basti qualche diligenzia di guardie; il che non ometterai e di fare e di ricordare si facci.

[5] Scrivendo, è comparsa una altra tua de’ iiii del presente per la quale restiamo della opera tua satisfattissimi, intendendo come hai con Pontremolesi fatto composizione; per la quale cosa, se colla tua prudenzia la manterrai, ci pare da dubitare meno di messer Filippino. [6] E in ogni cosa che tu presentissi di movimento, massime da’ Pontremolesi o da altri vicini, li verrai piú tosto addolcendo colle lettere e ammunendo che si fa contro alla Maestà Cristianissima che mostrando di volere governartene altrimenti: avendo nondimanco li occhi ad ogni cosa, faccendovi le provisioni necessarie.

[7] Commendiamti dello avere renduti e’ prigioni e cosí d’ogni altra cosa che farai in vicinare bene e co’ Pontremolesi e con ogni altro.

222

[1] Commissario in Cascina Antonio Canisiano. [2] Die xiiii novembris 99.

[3] Spacciando el cancellieri di messer Bandino un fante, ci è parso, ancora che altro di nuovo non occorreva, rispondere a l’ultima tua de’ xii del presente e replicarti, quanto al provedimento e la licenzia, quello medesimo che per l’altra nostra ti si è scritto; e tanto piú te ne possiamo dare ferma speranza quanto piú siamo avanti per condurre e l’una e l’altra cosa, e perché noi aviamo in buon termine el provedimento del danaio, e, essendo Filippo Buondelmonti e Luca delli Albizi impediti, aviamo per lo estraordinario deputato per costí Antonio Giacomini; e espedirello prestissimo perché si mostra pronto in volere assummere tale commissione; e poi che tu e cotesti nostri soldati hanno aúto tanta pazienza, non possiamo credere per sí brevissimi dí non seguitino: di che e te e loro sommamente ne confortiamo.

[4] Circa el caso di messer Bandino, se debba tenere cavalli o fanti etc., non avendo ancora deliberatone quelli cittadini che aviamo deputati ad esaminare coteste cose, non ci occorre che risponderti, ma per la nostra lo intenderai.

[5] Di nuovo ci è come la Maestà del Re è partita da Milano e itone a Vigevane per transferirsi dipoi a Lione. [6] E in quello medesimo dí, che fumo a li 9 di questo, si partirno 300 lance franzese e 4000 Svizeri per ire alli danni di Madonna d’Imola, tutte pagate dal Papa, el quale vuole dare quello stato, insieme con Rimino, Faenza, Pesero, Cesena, Urbino, al Valentinese. [7] Credesi che, se li popoli non fanno a Madonna el peggio possono, lei si difenderà; e quando non difendessi le terre, per la perfidia de’ popoli, le fortezze si difenderanno ad ogni modo: di tale animo ci pare intendere si truovi. [8] Vale.

223

[1] Commissione a Berto da Filicaia, deliberata die 14 novembris.

[2] Andrai in Romagna dove noi ti aviamo eletto e deputato generale Commissario, come apparisce per la patente nostra lettera; nel quale luogo transferitoti, farai intendere, e a quelli nostri di Castracaro e Modigliana e alli altri nostri sudditi, la cagione della tua venuta in quello modo e con quelli termini tu giudicarai necessarii e convenienti, usando parole e affezionate e amorevoli verso di loro, disponendogli a stare vigilanti e fare buone guardie, come si richiede ne’ tempi di guerra.

[3] Viciterai dipoi tutte quelle nostre fortezze, e massime quella di Castracaro, Modigliana, Montepoggiolo e Marradi; e dara’ci particulare notizia delle cose vi si truovano in munizione e se altro vi conoscerai degno di nostro avviso.

[4] Perché noi crediamo che ’l forte della stanza tua abbia ad essere a Castracaro, per essere capo di quelli nostri luoghi e piú vicino a Furlí dove si aspetta che si abbino a fare le fazioni della guerra, voliamo che stia vigilante che non s’innuovi, per alcun modo, o suddito o soldato, alcuna cosa che sia o in favore o disfavore di Madonna o delle gente sue nimiche, usando in questo somma diligenzia. [5] E perché varii casi possono occorrere ciascun dí, che al presente non si possono né prevedere né dartene particulare instruzione, oltre a rimetterci alla prudenzia tua, t’imponiamo che di ogni cosa che accadrà ci dia subito particulare avviso; e noi per nostre lettere ti fareno intendere e commettereno quanto voliamo facci.

224

[1] Antonio Canisiano Commissario in castris. [2] xvii novembris 99.

[3] Sarà esibitore della presente Antonio Giacomini, el quale mandiamo costí Commissario generale, tuo successore, con danari per pagare e ordinare le guardie per coteste nostre terre, come da lui a bocca ti fia significato. [4] Saracci gratissimo soprastia con lui qualche dí per informarlo e ordinarlo in quelle cose che tu giudicherai necessarie e utile alla città nostra; e dipoi te ne potrai ritornare a tua posta.

225

[1] Spectabili viro Francisco de Ridolphis Capitaneo et Commissario Liburni civi nostro carissimo etc.

[2] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi florentini.

[3] Spectabilis civis noster etc. [4] Noi ti mandiamo cinquanta ducati d’oro in oro, e’ quali voliamo spenda ne’ bisogni occorrenti costí, come nel tuo partire ti si fe’ intendere; e massime voliamo provega alla torre nuova di mare, la quale per un mandato del castellano intendiamo essere in disordine. [5] Le lettere ci scriveva di tal disordine, al detto fante da’ Pisani sono state intercette; la qual cosa piú ci dispiace. [6] Ingegnera’ti adunque provedere a qualche suo bisogno, e de’ disordini di costí ci darai avviso.

[7] Da Agnolo Serragli tu sarai forse suto raguagliato d’un certo Mottino, soldato del Papa, il quale due volte è venuto in cotesti nostri porti con una fusta e due brigantini; e perché noi pensiamo che la conversazione sua costí non sia a proposito nostro, e perché di già ne è nato qualche cosa atta a seminare scandolo piú tosto che altro, t’imponiamo che, se il Mottino predetto o suoi legni vi capitassi piú, a nessun modo li dia ricetto, anzi destramente li faccia intendere come per buone ragioni non si accosti; e userai in questo destrezza e prudenzia, dandoci sempre avviso del seguíto. [8] Vale.

[9] Ex Palatio nostro. [10] Die x decembris mcccclxxxxviiii.

[11] N. Machiavellus.

226

<verbale di consulta>

[1] Die xviii decembris 99.

[2] Sendo esposto per la Magnificenzia del Gonfaloniere come messer Astor Balioni aveva fatte certe rappresaglie, e come messer Guido e Ridolfo Balioni domandavono 9 mila ducati, e come Giampagolo domandava el suo servito, e Pandolfo Petrucci 3 mila ducati, e el Signore di Piombino danari per sostentare le genti d’arme, e el Conte Rinuccio el simile, o di licenzia per irne a casa, e appresso esposto quanto le provisioni de’ danari sute proposte vi erano discosto, fu consigliato in questa sentenzia, e prima per il numero de’ Gonfalonieri, cioè:

[3] Per Lorenzo Morelli: farli stare sopra di loro, vedutili tutti insieme ad un tempo addimandare etc., pure credono che naturalemente sia seguito come chi ha avere; e credono che ’ Baglioni, quando intendino che voi siate per ordinare la città all’assegnamento, aranno pazienza a soprassedere, e tanto piú quanto alcun crede che ’l Papa ci favorirà. [4] Li altri si debbono confortare avere pazienzia tanto che ’l provedimento venga. [5] Quanto al Conte Rinuccio, par loro da pensare di non avezzare e’ soldati all’interessi, ma quando si pigliassi modo che l’interessi venissino ne’ cittadini questo piacerebbe piú; e quando questo non si potessi fare, parrà loro di contentarlo: e non lo lasciare andare per necessità e non per volontà. [6] Ma omni cosa è vana sanza el provedimento del danaio e di chi veghi; e benché se ne sia fatte provisioni e non ottenute, non cessare di andarvi dreto o alle medesime, o alle nuove che si riordinassino.

[7] Per Gismondo Martegli del numero de’ xii: che ’l debito si debba satisfare e però giudicano si debbe fare provedimento di danari e offerono favorire ogni provisione sia posta avanti.

[8] Per messer Domenico Bonsi: che li è bene provedere con omni modo al danaio; e perché el numero grande lo ha a deliberare, li pareva da conferire el discorso fatto per il Gonfaloniere in numero maggiore, acciò che omni uno intenda che, a guardare el suo privato, bisogna provega al pubblico. [9] E però sia grandissimo numero, e se in una volta non bastassi, facessisi in dua. [10] El quale modo si crede gioverà etc.

[11] Per Guglielmo de’ Pazzi: che non si facessi composizione veruna co’ Baglioni se non restituischino prima le robe tolte, per non insegnare alli altri come abbino a fare a valersi; e restituite quelle, si deputassi a vedere e’ conti loro e facessi loro ragione con fare li stagli convenienti, di che sarà aiutata la Signoria da Giampagolo. [12] Le altre cose di Siena e di Bologna ricercono provedimento, e questo si tiri innanzi con ogni modo oportuno. [13] Circa el Conte Rinuccio, si trovassi modo di non darli l’interessi, ma che venissino piú tosto ne’ cittadini; e che non si lasci andare a casa a nessun modo e riducerlo a condizione che sia piú comportabile che in quella ove si truova al presente. [14] Circa al danaio, si tentino e’ medesimi modi ultimamente tentati: ma veduta la durezza del metterle ad esecuzioni, par loro prima da fare una pratica larghissima, e intendere da loro la cagione perché non fanno quello ch’è suto consigliato. [15] E questa fare tante volte che si facessi loro capace etc. [16] E sopratutto che la Signoria si faccia ubidire: a che non le mancherà modi; e loro li offerono tutte le forze sua etc.

227

[1] Magnifico generali Commissario adversus Pisanos Antonio Iacomino civi nostro dilectissimo. [2] A Cascina.

[3] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi florentini.

[4] Magnifice Generalis Commissarie civis noster carissime. [5] E’ ti è noto el lodo che lo anno passato sotto dí vi d’aprile fu dato da lo Illustrissimo Duca di Ferrara fra e’ Venetiani e la Republica nostra, e come, tra le altre cose declarate per quello, ci obligava a pagare ogni anno a’ Venetiani per rifaccimento di spese fatte nella defensione di Pisa xv mila ducati infino a la somma di clxxx mila. [6] E perché al presente noi siamo ricerchi da’ predetti Venetiani di tale pagamenti per la osservanza di tale lodo e volendo noi dire di nullità, ancorché noi abbiamo piú cagione, e iuridiche e onestissime, pensiamo quante piú ne adduciamo in mezzo tanto essere meglio e a piú corroborazione delle ragioni nostre apresso qualunche lo avessi o a iudicare o ad intendere; e avendo inteso come tu hai, al tempo delli antecessori nostri, tenuto per via di uno tuo amico di Lucca certa pratica con Gorlino, e essendo stato Gorlino detto assai tempo in Pisa a soldo dei Venetiani e dipoi rimastovi, ci tornerebbe assai a proposito intendere se vi fu lasciato da loro, o quando egli ebbe licenzia da quelli. [7] Perché, essendosi obligati e’ Venetiani di avere levato via tutte le loro genti che li aveano in Pisa e in tutti li altri luoghi nostri el dí di San Marco, che veniva ad essere a dí xxv del mese d’aprile medesmamente, e essendovi rimasto Gorlino predetto come tu sai, quando e’ ve lo avessino lasciato come loro uomo, o vero e’ gli avessino datoli licenzia dopo la data del lodo, cioè dopo e’ vi dí d’aprile, verrebbono ad ogni modo ad avere contrafatto al lodo dato. [8] E desiderando noi ritrovare il vero di questa cosa, per essere della importanza che tu intendi, siamo di parere, e cosí ti imponiamo, che di nuovo per mezzo di quel tuo amico rappicchi la pratica che a’ giorni passati tenevi con Gorlino detto, allegando qualche cagione onesta per la quale lui possa sperare che della pratica ne abbia a nascere conclusione, a ciò che piú volentieri ti porga li orecchi. [9] E perché tu possa trarre da lui quello desideriamo, vorremo ti abboccassi con quello e ordinassi, dandoli pieno salvocondotto, o che e’ venissi costí, o almanco in qualche luogo piú comodo a lui e piú secreto, o di notte o come li parrà, quando lui volessi, che non si intendessi la venuta sua. [10] Il che crediamo ti fia facile, perché intendiamo lui trovarsi a Lucca. [11] Ulterius, monstrando tu di volerli parlare ore proprio, si persuaderà la pratica del condurlo avere buono fondamento e doverravi venire piú volentiere. [12] E se ti riesce trovarti con lui – che crediamo di sí per le cagioni dette – voliamo che nel discorrere le cose che si ricercono intorno a le condizioni ti adomanderà, ti ingegni con ogni prudenzia e destrezza farlo sdrucciolare dove noi desideriamo, e trarli di bocca in che tempo ebbe licenzia da’ Venetiani e come e’ rimase in Pisa. [13] Nel qual ragionamento potrai entrare per molte vie, come è domandare che stipendio elli avea da loro; la cagione perché si partí da loro dopo lo accordo fatto, e volle piú tosto rimanere con Pisani che andare con loro, possendo piú sperare da loro che da Pisani; se Venetiani lo pagorono tutto il tempo che serví e quanto tempo li avea serviti, la cagione che non rimase con loro quando elli andò a Venezia a questi mesi passati e come cosí e’ ritornò a Pisa. [14] E cosí sequirai simili ragionamenti a proposito a questo effetto: ne’ quali è facil cosa entrare, e entrandovi, è difficile non si truovi quello che si desidera trovare. [15] Potra’lo etiam domandare quando e’ fu condotto da’ Venetiani e quanto durava la condutta sua: perché se la durassi piú tempo che non fu quello che li stettono in Pisa, farebbe molto al proposito nostro. [16] E tu ne potresti fare instanzia di vederla, monstrandoli che piú facilmente verremo a darli condizione onorevole intendendo per modo autentico le condizioni avea da’ Venetiani. [17] E perché quando e’ dicessi qualcosa a’ propositi nostri, noi ce ne possiamo valere e possiamo produrlo bisognando, farai di avere presente a tali ragionamenti il tuo cancelliere e uno altro come secretarii tuoi; e informera’li del caso e commettera’li ne facci rogo secretamente. [18] E sopra tutto fa’ li monstri siamo per fare faccende assai, e che noi siamo per stimare li valenti uomini e li suoi pari. [19] Né mancherai di diligenzia in questo, entrando per tutti quelli luoghi per li quali tu creda sortire lo effetto disegnato. [20] Di che non ti se ne può dare intera instruzione, ma confidare ne la prudenzia tua, la quale esequirà questa commissione iuxta la consuetudine sua. [21] Vale.

[22] Ex Palatio nostro. [23] Die quinta martii mcccclxxxxixo.

[24] Nic. Machiavellus.

228

[1] Potestati Castri Florentini. [2] viiii aprilis 1500.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Per levar via questa incommodità che ci reca chi presta costí cavalli a corrieri e cavallari, e perché sieno necessitati fare scala qui tutti quelli che passano, t’imponiamo che subito facci intendere e comandi al Cornacchia o a qualunque altro che presti costí cavalli a corrieri o cavallari, che subito levino via le poste e ogni ordine di prestarne: notificando loro che, contraffaccendo al tuo comandamento e prestando etc., ne saranno gastigati come inobbedienti e poco osservanti de’ comandamenti nostri. [5] Vale.

229

[1] Potestati Castiglionis Arretini.

[2] Spectabilis Vir etc. [3] Quelli del Ghezzo per una parte, e quelli del Fornaino e del Grasso per l’altra, sono per ordine de’ Commissarii comparsi al Magistrato nostro. [4] E benché noi ci siamo forzati comporre le dissensioni loro per via di pace, non aviamo però possuto farli condescendere ad altro che ad una triegua duratura tutto decembre prossimo futuro, la quale s’è stipulata per il notaio nostro. [5] E tu, dopo la giunta loro costí, la corroborerai con tutte quelle promesse, obblighi e pene che si contenevano in quelle che per li tuoi officiali fu fra loro ordinata e ancora veghia: in che metterai ogni diligenzia estrema. [6] E perché quelli del Ghezzo ci riferiscono essere suta loro rotta la triegua da li avversarii, t’ingegnerai ritrovarne la verità, e esequirai quanto ne ricerca ragione, sanza avere riguardo ad alcuna cosa, perché, presentendo quella non si osservassi e amministrassi, ci spiacerebbe assai.

[7] Die xvi aprilis 1500.

230

[1] Antonio Iacomino Commissario generali in castris. [2] xxi aprilis 1500.

[3] Perché noi aviamo inteso come Niccolò Albanese e Piero Stiavo hanno preso a prigione un prete, Bartolomeo da Camaiore, lucchese, forse credendo che fussi pisano, ti commettiamo, rispetto alla amicizia tegniamo con quelli signori di Lucca, e al grado di detto prete Bartolomeo, che subito lo facci relassare, sendo detti Niccolò e Piero Stiavo in luogo che tu possa esercitare l’autorità tua sopra di loro; né mancherai per esequire questo di diligenzia, perché lo desideriamo assai. [4] Bene vale.

231

[1] Antonio Iacomino, Commissario generali in castris. [2] xxi aprilis.

[3] Come per duplicate nostre ti si è fatto intendere, noi sommamente desideriamo intendere come procedino le cose in Pisa e in che disposizione si truovino li animi di quelli contadini e cittadini. [4] E avendo questo dí, per certo rumore causato da assai buon luogo, presentito come tra li contadini e i cittadini pisani è nato qualche disparere dopo la vittoria del Re Cristianissimo in Lombardia, fondato tutto in su lo essere e’ contadini volti a pigliare qualche partito con esso noi, temendo la ruina che soprasta loro, ci è parso a proposito scriverti la presente in diligenzia, e darti notizia di quello presentiamo, e appresso importi che t’ingegni di ritrarre questa verità per ogni opportuno mezzo. [5] E quando trovassi la cosa essere nello articulo ti aviamo scritto, piglierai quelli espedienti in agumentare e accrescere e’ favori nostri che alla tua prudenzia occorreranno, dandoci di tutto particulare e vera notizia. [6] Vale.

232

[1] Matteo de Cerretanis Capitaneo et Commissario Liburni. [2] 21 aprilis.

[3] Mossi da rispetti ragionevoli, ti commettiamo non lasci per alcuna cagione trarre sali di cotesta terra sanza espressa nostra commissione, il che esequirai remoto ogni respetto. [4] Né ci occorre altro per questa, giudicando superfluo el ricordarti fare buone guardie, essendo tu uomo prudentissimo e che conosci ottimamente la importanzia di cotesto luogo. [5] Vale.

233

[1] Potestati Bargae. [2] 25 maii die et anno 1500.

[3] Questa è per darti avviso come tu, sanza manco, fornisca el Commissario nostro di Fivizzano di qualche gavette di filo da balestro, e di tre o iiii casse di passatoi, e di 9 bariglioni di polvere. [4] E se per questa cagione te ne sfornissi, manderai per essa qui, e noi te ne provedreno.

[5] Ulterius farai d’intendere se si lavora al forno del Marchese di Ferrara, ch’è costí vicino, come sai; e lavorandovisi, manda ad intendere se quello maestro vuole farci palle di ferro per le artiglierie nostre; e volendo, ce ne darai avviso subito per uomo a posta.

234

[1] <Agli Anziani di Lucca. [2] 5 giugno 1500.>

[3] <...> sempre contiguo a’ confini vostri, piú tosto vostre Magnificenzie si possono tenere satisfatte per le utilità ne abbino tratto, che dolersi per il danno ne sia loro resultato. [4] E quanto meglio ci pare aver servati e’ termini della comune amicizia fra cotesta Repubblica e questa città, tanto piú siamo constretti a risentirci delle iniurie fatte agli omini e soldati nostri; e’ quali dovendo voi defendere e ordinare che possino usare securi el territorio vostro, li lasciate e predare e amazzare fuora di ogni iustizia e divina e umana. [5] E se altra volta quelli nostri del Bastione hanno ricevuto qualche danno in sul vostro, perché li è suto raro, e commesso da chi sta in Pisa continuo, ne aviamo facilmente accettata la scusa. [6] Ma al presente, sendo stati de pro­ximo morti e rubati piú volte, e in brevi dí, da’ Pisani che si reducano in sul territorio vostro e da’ sudditi vostri proprii, non vi resta piú loco se non confessare di volere tenere con la Repubblica nostra aperta inimicizia: la quale, quando abbia ad essere, ci premerrà assai, per essere al tutto fuora della mente e instituto nostro. [7] Pur tuttavolta ne saremo piú scarichi e giustificati appresso qualunque quanto ne sareno manco suti cagione. [8] E però facciamo intendere alle prefate Magnificenzie vostre che, quando quelle non frenino chi temerariamente presumme offendere e’ soldati e uomini nostri, ci daranno causa di operare che altri si abbi a dolere di quello che al presente noi ci quereliamo: e sí vivamente che ciascuno intenderà le iniurie che ci sono fatte dolerci e esserne iusti e pronti propulsatori. [9] Bene valeant.

235

[1] Capitaneo Burgi, Capitaneo Cortone, eiusdem exempli.

[2] Sendo occorso, per le guerre seguite fra la Signoria di Vinegia e questa Repubblica da el novantaquattro in qua, che a li mercatanti nostri che sono a Vinegia è suto ne’ prossimi dí tolti certi danari da quella Signoria e appresso fatte sequestrare tutte loro robe e mercanzie; e intendendo come cotesti nostri fedeli fanno qualche faccenda in sul dominio loro, e desiderando che non avvenissi loro qualche sinistro, te ne aviamo per questa voluto dare notizia, a ciò facci loro subito intendere che, se nessuno loro cittadino o conterraneo facessi faccende in alcuno luogo sottoposto alla detta Signoria di Vinegia, li ammunischino si ritragga o ordini per qualche via di essere securo. [3] Vale.

236

[1] Niccolò Sacchetti Capitaneo et Commissario Castricari.

[2] Spectabilis vir. [3] Piú volte, per ambasciadori di cotesta comunità, è suto fatto intendere a questa Signoria come piú tempo fa hanno dato ordine di fare un mulino per servirsene alli bisogni necessarii di cotesta terra; e pregato sia contenta ricordare a chi è suto costí capitano solleciti chi è sopra a condurre tale opera, sendo quella e fruttifera e necessaria a cotesta terra; il che avendo e’ nostri antecessori fatto, e noi di nuovo, sendone richiesti da Faragano loro ambasciadore, t’imponiamo abbi a te chi è ordinato sopra tale opera, e con ogni efficacia li conforti a darle la perfezione sua, perché cosí è nostro desiderio si faccia. [4] E in summa presterrai loro omni favore e aiuto, e userai ogni autorità perché la si tiri avanti. [5] Vale.

[6] vi iunii.

237

[1] Antonio Iacomino Commissario generali Cascinae.

[2] Questa mattina doverrà essere comparso costí Benintendi Rondinelli con facultà di poter dare una mezza paga a tutti cotesti nostri fanti e maestranze: il che debbi digià avere esequito.

[3] Preterea, avendo e’ Franzesi, come per altra ti si è scritto, di prossimo a venire a la espugnazione di cotesti nostri rebelli, ci pare dovere preparare quanto si può le cose necessarie a tale espugnazione, fra le quali sono gabbioni e graticci; e però t’imponiamo che de’ gabbioni facci fare della misura e sorte si fece fare l’anno passato; il che potrai intendere da Antonio da Certaldo e da altri, e fara’ne fare infino a cento; e de’ graticci ne farai fare insino in 800. [4] E non ci perderai un punto di tempo, perché ogni ora attendiamo e’ Franzesi si sieno levati per venire a cotesta volta. [5] Bene vale.

[6] Die vi iunii.

[Commissaria sul fronte pisano]

238

[1] Magnificis et excelsis Dominis Dominis Prioribus et Vexillifero Iustitiae Populi florentini Dominis singularissimis.

[2] Magnifici et Excelsi Domini, Domini nostri singularissimi salutem.

[3] Circa una ora e mezzo di notte arrivamo qui. [4] E credendo Bernardo Puccini fussi per arrivare subito con la provisione del danaio iuxta le promesse di vostre Eccelse Signorie, siamo piú là che le cinque ore di notte, e Bernardo non sendo ancora comparso, ne stiamo di malissima voglia, perché ci pare el partir nostro sia suto superfluo quando non seguiti quello che lo abbi a validare e fare fruttifero secondo el desiderio di vostre Eccelse Signorie. [5] E benché domattina per tempo noi siamo per inviarci alla volta di Pescia, non siamo però per poterci partire di quivi sanza la venuta di Bernardo con l’ordine disegnato, perché iudicheremo el nostro gire avanti infruttuoso e piú tosto a danno che ad utilità di vostre Eccelse Signorie. [6] E tanto piú ci fa desiderare presentarci con provedimento conveniente a quelli signori franzesi, quanto piú noi intendiamo per loro Signorie tenersi l’ordine disegnato, e non mancarsi dal canto loro d’alcuna cosa. [7] Il che oggi ci fu manifesto per una lettera che Giovanni Pepi scriveva di Lunigiana a vostre Eccelse Signorie, la quale aprimo per intendere se quello avvisava alcuna cosa a nostro proposito; aggiugnesi a questo avvisi aúti questa sera da Galeotto de’ Pazzi, per li quali ci scrive essere insino ieri arrivato co’ Svizzeri in Lunigiana, e che oggi le genti d’arme fieno a Serezana e l’artiglieria a Pontriemoli. [8] E monstra Monsignore di Beumonte sommamente desiderare abboccarsi con esso noi quanto prima meglio. [9] Pertanto tutte queste cose ci fanno sanza mezzo essere solleciti ad accelerare el cammino; la quale cosa ci riuscirà quando da le Eccelse Signorie vostre non siamo retardati, per non avere quelle espedito presto Bernardo Puccino col provedimento: il che a verun modo non crediamo e per la importanza della cosa e per conoscere le Signorie vostre essere prudentissime. [10] E noi, per non mancare dal canto nostro di dare buono animo a quelli Signori di venire avanti, aviamo questa sera spacciato in diligenzia un de’ nostri cavallari a Galeotto e Pellegrino, dando loro notizia della partita nostra, e che confortino quelli signori franzesi a tirarsi innanzi, perché da noi fieno subito scontrati e con ordine buono per loro satisfazione.

[11] Perché alla partita nostra non ci parve a sufficienza, secondo la ’mportanza della cosa, ricordare alle Signorie vostre le vettovaglie, non voliamo mancare per questa, con ogni reverenzia, pregare vostre Eccelse Signorie sieno contente darne buono ordine, e tale quale è necessario alla quantità della gente che viene, avvisandoci particularmente che effetti abbi partoriti Lodovico Morelli, e dove si truova e dove fa capo: perché quanto a noi crediamo sia bene lo facci a Cascina, per essere piú commodo e piú vicino a Pisa; tamen tutto rimettiamo a migliore iudizio.

[12] Aspettiamo le patenti, le lettere di credenzia e instruzione nostra, e perché noi pensiamo che possa essere qualche personaggio e signore di conto nel campo de’ Franzesi, de’ quali non si ha notizia, e’ quali non sarebbe se non a proposito vicitarli, e per parte delle Eccelse Signorie vostre, ricordiamo con ogni reverenzia, quando paia a quelle, ci mandino almanco iiii lettere di credenzia suggellate e sanza soprascritta, per possercene servire con chi ci paressi atto a favorire noi in benificio delle Eccelse Signorie vostre; alle quali ci raccomandiamo. [13] Pistorii. [14] Die x iunii md.

[15] E.V.M.

[16] servitores

[17] Iohannes Baptista Rodulfus

et Lucas Antonii Albitius

[18] Commissarii generales.

239

[1] Spectabili viro Ludovico de Morellis Commissario victualiae, fratri nostro carissimo.

[2] Spectabilis vir carissime noster. [3] Avvisiamoti come oggi siamo arrivati qui e domattina partireno per a Barga per seguire dipoi el cammino nostro verso lo esercito del Re Cristianissimo. [4] E benché noi ti conosciamo e prudente e diligentissimo, nondimanco, per lo officio nostro e per la importanzia che reca seco el provedimento delle vettovaglie, ti confortiamo con ogni efficacia a sollecitare el provedimento, e sopra a tutto di biade, non mancando però alle altre cose. [5] E per una tua ci darai notizia subito l’ordine hai dato per il provedimento e come in fatto ti truovi vettovaglie, dove le abbi redutte, e particularemente ci farai intendere ogni tuo ordine; e t’ingegnerai soprattutto avvicinarti con esse a Pisa el piú puoi, perché quivi debbe, secondo speriamo, concorrere tutto lo esercito.

[6] Perché noi non ti possiamo appunto dare avviso dove ci troverremo se non che sareno sempre con lo esercito franzese, avvertirai di scriverci cautamente a ciò che se, a caso capitassi male la lettera, non si intendino e’ disordini ci scrivessi; e mandera’la per fante a posta e per persona fidata, perché sommamente desideriamo essere raguagliati da te. [7] Bene vale. [8] Ex Piscia, xi iunii md.

[9] Iohannes Baptista Rudulphus

et Lucas Antonii Albitius

Commissarii generales.

240

[1] Magnifici et excelsis Dominis D. Prioribus Libertatis et Vexillifero Iustitiae Populi forentini. [2] Dominis nostris maxime honorandis.

[3] Magnifici et Excelsi Domini. [4] Da poi che questo dí scrivemo alle Signorie vostre, veduto ad ogni ora crescere il periculo di questo Marchese di Massa per li molti nimici e per la mala impressione fatta di lui, benché a torto, e parendoci necessario sollecitare le cose nostre, ci transferimo a Monsignore di Belmonte, e con noi venne il prefato Marchese, in benificio del quale usato tutti e’ termini convenienti per aiutare il iusto per onore di vostre Signorie, sendo aderente di quelle, e dopo una lunga disputa, non potemo acquistare alcuna cosa; immo ci è parso che quanto piú la si sia con ragione voluto aiutare, tanto piú sieno peggiorate le sua condizione. [5] Per la quale ostinazione è suto constretto questo Marchese, per perdere manco, a consegnare a Monsignore di Belmonte Carrara, Moneta, L’Avenza; il quale le ha date in cura a messer Ambruogio da Treulci con promissione che insino a tanto ne nasca iudizio in detta terra, si ministri la ragione per li uomini del Marchese in nome della Cristianissima Maestà, e che l’entrate si riscuotino per chi lo ha fatto insino qui. [6] E benché questo caso non ci sia piú possuto dispiacere per la mala natura della cosa, non ci avendo possuto trovare rimedio, il meglio che aviamo possuto si è confortato e dato speranza a questo Marchese che il favore delle Signorie vostre non è per mancarli appresso la Cristianissima Maestà, e in tutti quelli luoghi dove si possa aiutare la sua ragione; e ancora sia restato male contento, spera in voi e cordialmente si raccomanda a vostre Signorie.

241

[1] Postscripta. [2] Restavaci ricordare alle Signorie vostre che, sendo spinti dalla necessità di questa benedetta provisione del vino, deliberamo mandare el Rosso Ridolfi a Lucca, non perché noi vi facciamo su molto fondamento, ma per non mancare dal canto nostro del debito. [3] E per questa cagione, mancando di aiuti con questi signori franzesi rispetto alla lingua, desiderremo che le Signorie vostre espedissino per qui Francesco della Casa secondo l’avviso dato, perché in su lui e in su Perlegrino è il fondamento nostro, sanza e’ quali resteremo in secco; e a Pellegrino cotesta città è obbligata, come con piú agio si potrà fare intendere alle Signorie vostre, que iterum valeant. [4] Die quo in litteris.

242

[1] Magnificis Dominis Prioribus Libertatis et Vexillifero Iustitiae Populi florentini Dominis meis singularissimis.

[2] Magnifici Domini mei singularissimi etc. [3] Matteo Cerretani, Capitano di Livorno, mi scrive per una sua de’ xxii come, uscendo el signore Costantino di Pisa, fu preso dagli omini di Livorno e truovasi nelle forze sue. [4] E perché detto signore dice aver salvocondotto dal Cardinale di Roano, lui mi ricercava quello fussi da fare. [5] La quale cosa parendomi di momento, non ho voluto deliberarne sanza el consiglio di vostre Signorie e sanza conferirne alcuna cosa a Monsignore di Beumonte. [6] Ve lo ho fatto intendere a ciò piú interamente ne possiate disporre e mandovi la copia del salvocondotto perché esaminiate tutto, e, esaminato, mi avvisiate. [7] Bene valete [8] Ex Cascina. [9] Die xxiii iunii 1500.

[10] Lucas Albitius Commissarius generalis.

243

[1] Magnificis et excelsis Dominis Prioribus Libertatis et Vexillifero Iustitiae Populi florentini singularissimis.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Maestro Gilietto, cannoniere, verrà costí per essere provisto di certe cose bisognano alla artiglieria. [4] Preghiamo le Signorie vostre lo espedischino subito, perché quanto piú presto si espedirà, tanto prima fieno alle mura di Pisa, e usciranno le Signorie vostre di tanta angustia: che invero questo è tempo da non perdonare a nulla per espedirsi e uscirne ad onore o con manco danno è possibile; e non vorrebbe passare sabato che le cose fussino ad ordine, perché lunedí si seguissi e’ ragionamenti aúti con Monsignore di Beumonte, di trovarvisi col campo. [5] Bene valeant Dominationes vestre. [6] Ex terribilibus Gallorum castris apud Cascinam. [6] xxiiii iunii 1500.

[7] Lucas Antonius Albitius

[8] Commissarius generalis.

244

[1] Magnificis et excelsis Dominis Prioribus Libertatis et Vexillifero Iustitiae Populi florentini, Dominis suis singularissimis. [2] Per staffetta. [3] Cito, cito, cito.

[4] Magnifici Domini mei singularissimi salutem.

[5] Siamo ad ore 21 e due ore sono vi si scrisse. [6] E dipoi è tanto multiplicato el disordine del vitto, che dove questa gente ha continuamente patito di vino, al presente patisce di vino e pane. [7] In modo ch’io non so io medesimo giudicare el fine nostro, procedendo in tanto disordine sanza remediare a parte alcuna; anzi crescendo tanto piú la carestia del vitto quanto piú cresce el bisogno per la vicinità del nimico: il quale verso di queste genti mostra essere piú disposto a provedere a’ bisogni sua, che noi che li aviamo condotti loro in su le mura per sottometterli. [8] Il che mi pesa tanto piú quanto piú importa, veggendo uno periculo e una ruina da non ci potere rimediare sanza presta e galiarda provisione [9] E però alle Signorie vostre piaccia subito subito provedere, acciò che questo mancamento nostro non dia loro occasione e scusa contro al bisogno nostro. [10] E perché quelle possino con celerità provedere, si manda questa per staffetta. [11] Danari, non si dimentichi, ché Beumonte ogni ora ci è addosso; gli straordinarii multiplicano e multiplicheranno piú che le non credono. [12] E de’ Svizzeri postdomani viene la paga; proveghino per Dio con celerità e prestezza, se le desiderano el bene loro come la ragione vuole, e a ciò che el nimico non pasca gli amici nostri per inclinarli a compassione, come ad ogni ora fanno, e con porgere e con offerire cose da mangiare. [13] Importa questa provisione la vittoria, e faccendo in contrario, oltre al perdere Pisa ci mette in periculo. [14] Bene valeant Dominationes vestre. [15] Ex castris Gallorum apud Pisas. [16] xxviiii iunii 1500.

[17] Lucas Antonii Albitius

[18] Commissarius generalis.

245

[1] Magnifico viro Iohanni Baptista Bartolino Commissario in Cascina suo tanquam fratri carissimo.

[2] Spectabilis vir. [3] Se gli è possibile mandarci del pane, voi ci rimetterete l’anima in corpo, perché li è una miseria vedere questo campo affamato: sí che fatelo possibile e cosí direte a Lodovico Moregli. [4] Appresso manderete subito tutti li scarpellini a questa volta quando fussino comparsi; quando non fussino, come fieno comparsi, sanza manco veruno. [5] Maravigliànci le scale non sieno comparse; per l’amore di Dio, mandateci tutte le munizioni sono costí e li scarpellini questa sera non manchino. [6] Ex Castris, 30 iunii 1500.

[7] Di nuovo vi si ricorda che bisogna ci provediate di pane e di vino: e questa fatica ha ad essere tre dí o meno, ma bisogna fare forza per sei e in modo che ’l campo stia grasso, altrimenti questa impresa rovina e non per altra cagione che per il vitto: sí che sollecitate e mandate del pane e con diligenzia: se voi non ne dovessi lasciare boccone in nessun lato, fatelo per lo amore della patria vostra. [8] Appresso, e’ bufolai se ne son venuti, avian bisogno di adoperarli; rimandategli con buona guardia subito, e tutto presto e con diligenzia. [9] Darete aiuto a Nicolaio cavallaro che vada per le castella a levare tutto el pane; e la vettovaglia che de’ venire bisogna ci sia a dí che la truovino levati che sono, altrimenti e’ non se ne fa profitto. [10] Usate diligenzia per l’amore di Dio.

[11] Lucas Antonii Albitius

[12] Commissarius generalis.

246

[1] Magnifico viro Iohanni Baptista Bartolino Commissario generali Cascinae tanquam fratri carissimo. [2] Cascina.

[3] Magnifice vir. [4] E’ vi si scrisse iarsera che la vettovaglia vi trovavi costí voi la inviassi ad ora che la fussi qui avanti giorno, acciò la mattina di buona ora el campo se ne potessi servire e la non andassi a sacco: voi non lo facesti. [5] Giunse a terza e è ita tutta a sacco, la quale cosa mi tiene disperato perché la maggiore parte del campo si truova sfornito. [6] E siamo in termine che dove noi credavamo sottomettere altri, e’ ci si perderà la vita e lo onore. [7] E queste parole non sono dette per muovere, ma perché cosí è la verità; sí che usate per Dio diligenzia di spignerne queste vettovaglie in tempo che le non sieno saccheggiate, faccendole partire di costí ad ora che le ci sieno 2 hore avanti giorno. [8] E perché quelle comunità che mandono potrieno essere forse oggi sbigottite per il sacco seguito, scriverrete loro oggi a ciascuna che seguino di mandare, perché egli è molto meglio portarle loro qui che li abbino a venire costà a mangiarle. [9] E di nuovo vi si ricorda el provedere e mandarle a buona ora; e se questa sera potessi mandare un poco di vino per cena, e pane, sarebbe a proposito. [10] Ex Castris apud Pisas 1500.

[11] Lucas Albitius

[12] Commissarius generalis

247

[1] Magnificis Dominis meis singularissimis Prioribus Libertatis et Vexillifero Iustitiae Populi florentini.

[2] Magnifici Domini mei singularissimi. [3] Le Signorie vostre mandorno piú dí sono per aiuto delle cose vostre qui Pierantonio Carnesecchi e Cosimo Sassetti; e’ quali del continuo hanno desiderato ritornare costí, e ultimamente, ancora che non potessino essere piú a proposito delle cose di qua, veduto il loro desiderio, non gli ho voluti sconsolare e ho conceduto loro licenzia per quanto si sia per me possuta dare. [4] Cognoscendo che quanti meno sareno nel pericolo, tanto piú si salverà per la città, resto solo con Francesco della Casa che resta l’anima e lo spirito mio: né altro conforto o aiuto mi resta. [5] Parendo a le Signorie vostre provedere d’altri, lo possono fare, ché a me bisogna avere sempre appresso chi intenda la lingua, e da potere commettere. [6] E’ sopraddetti referiranno dove qua le cose si truovono, e in particulare alcuna cosa ch’io ho commessa loro, a che bisognerebbe provedere subito e soccorrere non dico me, ma la città con quelli rimedii che si può. [7] Raccomandandomi sempre alle Signorie vostre. [8] Ex castris Gallorum apud Pisas. [9] iia iulii md.

[10] Lucas Antonii Albitius

[11] Commissarius generalis.

248

[1] Magnificis excelsis Dominis Dominis Prioribus Libertatis et Vexillifero Iustitiae Populi florentini Dominis suis singularissimis.

[2] Magnifici Domini mei singularissimi. [3] L’altro giorno scrissi alle Signorie vostre quello in che fui convenuto col Capitano Guerrieri per fare guardare la strada da Cascina a qui. [4] Èvi stato parechi giorni: vorrebbe essere raccomandato a voi perché non può stare piú cosí; e io avendovene scritto altra volta, pregato da lui, di nuovo ne scrivo in recommendazione sua. [5] Ex castris apud Pisas. [6] iiii iulii 1500.

[7] Lucas Antonii Albitius

[8] Commissarius generalis.

249

[1] Siamo del pane assai ragionevolmente proveduti; manchiamo di vino: e a questo bisogna pensare e provedere per levare ogni cagione a chi desidera disordine per poterci nuocere.

[2] Ieri si scrisse alle Signorie vostre come, a Beumonte e, per suo parere, alli altri capitani si era letta la lettera di Piero da Poggio; e che tutti ne avevono fatto gran conto, e che la avevono transcritta in franzese per mandarla ad el Re. [3] Il che tutto ordinato e inviato per loro cavallaro con tutte l’altre loro lettere e spaccio ordinario, fu sopraggiunto e preso in cammino e menato in Pisa. [4] Di che questi capitani hanno iudizio sia stata fattura e opera de’ Lucchesi; e questa mattina, tutti alterati contro di loro, ebbono a loro questi ambasciadori lucchesi e vollono intendere chi era Piero da Poggio, e se quella lettera era di sua mano che li avevano appresso; e volle la sorta che uno de’ dua oratori era suo fratello o coniunto stretto. [5] E vedendo nel grado che li era e che la lettera era di sua mano, chiese con le lagrime misericordia. [6] In su la quale confessione subito mandorno un gentile uomo a Lucca a chiedere a quella Signoria Piero da Poggio fussi mandato qui come inimico del Re. [7] Doverrà non uscirne sanza danno e Lucca non doverrà restare sanza carico. [8] Che non è stato poco a proposito pe’ favori e mezzi si sono dimostri in loro benifizio nel tempo che è durata questa impresa. [9] E Belmonte par che desideri assai questi loro errori, ché vorrebbe venissino in disgrazia del Re, in benifizio nostro: e noi, per quello si può, non ristiamo. [10] Iterum valete. [11] Die ut supra, hora xxiiii diei.

250

[1] Spectabili viro Iohanni Baptista Bartolino Commissario, Cascina. [2] In poste.

[3] Magnifice vir etc. [4] Sendosi partiti e’ Guasconi a rotta da questo esercito e benché non si sappia che volta piglino, dubitando non segua inconveniente nelle terre nostre, vi avvertiamo per questa che li trattiate come inimici e non li lasciate entrare, né costí né in altri luoghi nostri. [5] E però subito avvertirete Lari, Palaia, Peccioli e tutte le terre delle colline del medesimo, significandoli faccino buona guardia e non lascino entrare alcuno Franzese drento e li Guasconi sieno trattati da nimici; e cosí manderete uno proprio a Volterra a fare intendere el medesimo.

[6] Ex Castris apud Pisas. [7] Die vii iulii 1500.

[8] Lucas Antonii Albitius

[9] Commissarius generalis.

251

[1] Magnificis Dominis meis Prioribus Libertatis et Vexillifero Iustitiae Populi florentini, Dominis suis singularissimis.

[2] Magnifici Domini. [3] Iarsera vi scrisse el Commissario e’ termini ne’ quali ci trovavamo. [4] Oggi dipoi, in su le 14 ore, vennono forse 100 Svizzeri allo alloggiamento e chiedendo danari per la compagnia di Giannotto, dicendo che se ne voleva ire con la paga loro. [5] Non possé el Commissario con alcuna parola o promessa attutarli: in modo che, dopo molta disputa, ne lo hanno menato prigione. [6] Né dipoi so altro, perché mi fermai qui nello alloggiamento di San Michele per dare alle Signorie vostre questo avviso; le quali s’ingegneranno che uno loro cittadino, con tanti suoi e vostri servidori, non muoino: e nelle mani di chi!

[7] Valete. [8] Ex Castris apud Pisas. [9] Die viiii iulii, ora xiiii.

[10] Nicholaus Machiavellus.

252

[1] Magnificis et excelsis Dominis Dominis Prioribus Libertatis et Vexillifero Iustitiae Populi florentini Dominis suis singularissimis.

[2] Magnifici et Excelsi Domini, Domini singularissimi. [3] Le Eccelse Signorie vostre non si maraviglieranno se io delle cose di qua non ho scritto alcuna cosa a quelle e se la commissione mia non ho esequita in alcuna parte: perché, avendo trovato la Magnificenzia di Luca libero e lo esercito partito, non mi è parso, e cosí a Luca predetto, che sia suto necessario il farlo, immo dannoso, perché saria stato piú tosto cagione dello averli fatti soprassedere che altrimenti: il che non è giudicato di qua el bisogno nostro. [4] Aggiugnesi a questo lo avere fatto io proposito di non fare alcuna cosa né scrivere in particulare mentre che la Magnificenzia di Luca predetto si truova qui. [5] E a vostre Signorie mi raccomando, quae bene valeant. [6] Ex Cascina, xi iulii mccccco.

[7] E. V. Ex. D.

[8] servitor

[9] Petrus Vespuccius

[10] Commissarius generalis.

[11] Postscripta. [12] Magnifici Signori miei. [13] Perché e’ non fu mai mia consuetudine essere ingrato verso chi ha meritato poco nonché verso chi ha meritato assai, non posso fare non raccomandi con ogni instanzia a le Signorie vostre Marco Salviati, e quelle strettissimamente preghi sieno contente concederli securità per tutto el tempo loro, perché nessuno è stato qua de’ nostri, a chi la città sia tanto obbligata quanto a lui; e posso con verità dire di riconoscere in buona parte da lui la salvezza delle artiglierie nostre. [14] Sí che per questo e per essere stato ferito in su’ ripari di Pisa, e per mille altri suoi meriti, gli promissi operare che vostre Signorie li concederebbono tale securità. [15] Il che quando farete, fia opera di gratitudine, e a me in remunerazione delle mia fatiche non potete fare al presente cosa che mi fia piú accetta. [16] Pertanto io ne aspetto quella resposta che ha meritato un servidore vostro, quale è suto Marco in questa impresa: el quale ho fatto restare qui e lasciare la cavalcata franzese, acciò ch’io e questi che resteranno si possino valere della opera sua in questa necessità.

[Scritti di governo]

253

[1] Bernardo de Iacominis Capitaneo et Commissario Campiliae. [2] Die xiiii iulii.

[3] Ieri ti si scrisse quello ci occorreva circa el danno ricevuto da quelli di Bibbona mediante la incursione fatta da’ Pisani in su loro, per il quale nostro avviso crediamo abbi dato tale ordine che a loro per lo avvenire non fia piú lecito fare simile insulti; a che di nuovo ti confortiamo con ogni instanzia. [4] E quanto alla tua de’ xii significativa del-la arrivata di messer Rinieri alla Sassetta, poco aviamo che replicarti fuora de’ medesimi ricordi, perché lo usare diligenzia nel fare ottime guardie potrà ad un tratto servire, e a quello che li Pisani ordinassino verso di te e a quello che ordinassi lui. [5] E noi fra poco tempo ordinereno in modo le cose nostre che messer Rinieri e ogni altro nostro inimico arà piú presto da pensare come e’ s’abbi a difendere da noi, che come e’ ci abbi ad offendere.

254

[1] Tedaldus de Tedaldis et Baptistas de Dinis. [2] Emporii. [3] Die xiiii iulii.

[4] A questa vostra de’ xiii non occorre altro che commendarvi assai di ogni diligenzia che avete usata e userete, perché el comune nostro sia conservato e riceva manco danno sia possibile, perché come egli è officio di buon cittadino il farlo, cosí è nostro el renderne iusto premio e debite laude. [5] E non ci occorrendo che commettere a te Batista Dini, siamo contenti, espedite che arai coteste faccende, te ne ven­ga a tua posta.

255

[1] Sambrandano Comestaboli Bastionis Vallis Serchii. [2] Die xiiii iulii md.

[3] Intendesti per la nostra di ieri quello avamo ordinato ti fussi pagato da Benedetto Buonvisi per potere intrattenere cotesti compagni con le vettovaglie etc.; crediamo abbi aúta la lettera e digià te ne sia cominciato a valere. [4] E perché tu possa piú facilemente intrattenerli, giudicando quella prima provisione scarsa, aviamo ordinato al Capitano Saliente che, a richiesta di Biagino, cavallaro nostro, ti provega o di 50 ducati o di vettovaglia per la valuta di essi: el quale Capitano è de’ primi uomini che sieno nel campo de’ Franzesi. [5] Sí che tu potrai mandare là un tuo uomo e fare di trovare el cavallaro nostro; e ingegnera’ti valere di tale somma di danari; e in questo userai diligenzia. [6] Né altrimenti ti ricordiamo la buona guardia, perché la fede e sollecitudine tua fa che noi stiamo securissimi di cotesto luogo.

[Prima legazione in Francia]

256

[1] Andrete con omni prestezza possibile a voi, etiam cavalcando in poste per quanto vi sopporteranno le forze, a Lione o dove intendessi trovarsi la Maestà del Re Cristianissimo; e quivi, trovativi prima con messer Francesco Gualterotti e Lorenzo Lenzi, ambasciadori nostri, a’ quali conferirete tutta questa commissione nostra e piglierete informazione da loro di quello che fussi necessario aggiugnere o levare o del modo del procedere piú in una parte che in un’altra, vi presenterete dipoi insieme con li ambasciadori alla Maestà del Re. [2] E, dopo quelle cerimonie che sono consuete farsi ne’ primi congressi, li esporrete in nome nostro quello che vi diremo appresso. [3] Di che però noi non crediamo potere darvi piú chiara e piú certa informazione che quella che avete voi medesimi, per esservi trovati in sul fatto, e in gran parte ministri e operatori di quello che si aveva a fare dal canto nostro. [4] E perché il tutto di questa cosa consiste in dua parte: in accusare li disordini sequiti con le cagioni e con li autori loro, e in defendere e escusare quelle imputazioni che si facessino contro a noi, questa ultima parte voi non la avete a trattare se non quando stringessi il bisogno per ribattere e opporsi alle querele loro delle cose che si avevono a fare dal canto nostro. [5] E solo ha ad essere la prima esposizione vostra in enumerare tutte le cagioni che hanno constretto Monsignor di Belmonte desperarsi della impresa, e ultimo partirsi dallo assedio di Pisa; le quali sono state al iudicio nostro la poca obedienzia al Capitano, le pratiche tenute d’accordo con Pisani, il Capitano de’ Svizeri prima, e dipoi per alcuni italiani, Triulci e Palavisine, per ordine di messer Gian Iacopo: il quale, intendendo che favore possa fare questa città alla conservazione dello Stato di Milano, poi che sarà reintegrata delle cose sue, non se ne satisfaccendo, ha preso questa volta, e forse per interrompere la impresa di Napoli; e cosí quasi tutti li altri, eccetto Belmonte e Samplet, in e’ quali si sono conosciute tutte le passione vecchie di Italia, e per il Governatore di Asti e Monsignor di Bunò per conto di Entraches. [6] In che bisogna che voi aggiugnate tutti quelli particulari visti in sul fatto, e di che voi arete memoria, e impossibile a noi discorrerli particularmente: dove aggiugnerete ancora quello che abbino operato in favore de’ Pisani, Lucchesi, Genovesi e Sanesi, de’ quali noi non sappiamo alcuna cosa certa, ma intendiamo bene che a questo effetto avevano in campo loro ambasciadori per sturbare la cosa e tenere lo esercito sospeso. [7] E non ometterete per cosa alcuna come spesso simili entravono in Pisa e in specie Rinieri della Sassetta, il quale ci è stato usato per instrumento e è favorito assai da questi Palavisini: da chi, insieme con li altri che non si satisfacevano della impresa di Pisa, noi reputiamo la partita de’ Guasconi, perché altra cagione non ci è; la quale è stata il principio manifesto della ruina di questa impresa, perché dopo loro tumultorono li Svizzeri e negorono volere fare piú fazione, donde il campo fu necessitato partirsi. [8] E tutto questo è a fine di monstrare alla Maestà del Re non esser mancato per noi che l’impresa non si sia guadagnata. [9] E potrete cominciare il parlare vostro dalla partita delle genti da Piacenza, e monstrare finché furono alle mura di Pisa essersi fatto tutto quello che si aveva a fare per noi, e subiungere immediate le cagioni sopradette, e quelle piú di che voi vi ricorderete, dello essersi perso questa impresa. [10] E questo fia il primo parlar vostro, non monstrando di escusarci in alcuna cosa, se non quando vi fussi opposto o il defetto del ponte che si aveva a fare in sullo Osoli, o delle vittuallie, o delle munizioni, o de’ guastatori. [11] A che voi avete escusazione molto facile, perché il ponte non si fece a tempo per difetto della scorta, la quale aveano a mandare loro; e le munizioni si providono, come vi è noto, in maggior quantità il doppio che non aveva chiesto qui il bombardiere loro, di che noi abbiamo ancora copia di sua mano; e benché non ne mancassi loro mai, se non poi che l’impresa si vedeva già desperata, tuttavolta dicevano non ne volere consumare una oncia della loro, nonostante che a Milano fussi appuntato che, quella che li avessino, ne saremo serviti, e cosí delle palle; e che il Commissario offerissi restituirla o pagarla loro. [12] E per conto de’ guastatori, ancora che li loro mali portamenti verso di loro col condurli di dí a piantare le artiglierie, non di meno il Commissario si era offerto, e cosí convenuto col Maestro delle artiglierie, in defetto di questi ad omni bisogno pagare di borsa quelli tanti che bisognassino di quelli che erano per il campo sanza ricapito o soldo alcuno; il che lui aveva accettato e si satisfaceva. [13] Nelle vittuallie voi arete tanta larghezza per le molte e sí manifeste disonestà loro, che questa sarà la piú facile parte che voi arete ad escusare: in che vi bisognerà narrare la maggior parte di quelli casi particulari occorsi quivi, di che tante volte ci fu scritto di campo.

[14] Fia ancora a proposito narrare la presa del Commissario, e da chi, e in che modo, e le altre villanie e obrobrii sopportati quivi, etiam da omni minimo omo, e fare in voi quasi uno summario di tutte quelle cose dalle quali si potessi fare argumento essere stati trattati da loro piú tosto da inimici che da amici, amplificando e estenuando le cose a beneficio nostro. [15] E in questa parte non vi scorderà dire che la detenzione fatta qui di Giannotto da San Martino e de’ fanti suoi fu tutta per ordine di Belmonte; di che per iustificazione vostra porterete con voi tal sua lettera, insieme con molte altre copie e originali scritture, di che vi arete a servire per iustificazione nostra. [16] A noi non pare necessario potere aggiugnere altro per vostra informazione a questa commissione, perché tutto abbiamo tratto di campo dove voi siete stati presenti, e avete potuto cognoscerle e vederle meglio di noi. [17] E però voi vi distenderete intorno a questi effetti quel tanto che sarà bisogno, non uscendo del modo del procedere ordinatovi di sopra, di narrare prima tutte le cagioni che hanno fatto questo disordine, repetendo dalla partita delle genti da Piacenza tutto quello che si è fatto per noi, e de’ pagamenti del soldo, e di omni altra cosa; e dove bisognerà ribattere e escusare tutto quello che allo incontro vi fussi opposto per fare noi autori e monstrare che abbiamo dato cagione a tutti questi disordini, da’ quali è sequita la ruina della impresa.

[18] E benché di sopra noi facciamo eccezione del Capitano per non li dare carico e inimicarcelo, nondimeno quando nel parlare con la Maestà del Re, o con altri, voi ritraessi il carico che si li dessi potersi appiccare, fatelo vivamente, e dateli imputazione di viltà e di corruzione, e che nel continuo nel padiglione e tavola sua erano continue o tutta dua o uno delli ambasciadori lucchesi, da’ quali Pisani ritraevano tutti li consigli e deliberazione che si facevano. [19] Ma per fino a tanto che voi non scoprite questo, parlatene onorevolmente, e referite la colpa in altri; e col Cardinale vi guarderete parlare in suo carico perché noi, sanza fare da altra parte guadagno, non vorremo perderci il favore suo. [20] Di tutto vi potranno informare li ambasciadori e non tanto di questo quanto se voi avete ancora a parlare alla scoperta del Triulcio e altri, di che loro vi potranno meglio dare instruzione per sapere e’ favori e disfavori di Corte meglio che noi.

[21] Potete agiugnere in iustificazione del difetto del ponte che si aveva a fare sopra lo Osole, le genti avere antecipato il cammino e essere venute quello dí che l’avevano ad alloggiare al Ponte a Serchio; e contro a’ Lucchesi allegate che alla partita de’ Guasconi, uno de’ loro ambasciadori ne andò insieme con loro, e che mentre che Franzesi tennono la foce, sempre lasciorono entrare per quella via in Pisa vittuaglie e fanti e altre cose necessarie alla guerra; e in specie Tarlatino da Città di Castello con molti compagni entrò per quella via; e giunto, fu fatto capo della fanteria che vi era.

257

[1] Copia d’instruzione data a Francesco della Casa e Niccolò Machiavelli, mandati verso la Regia Maestà, da Lorenzo Lenzi.

[2] L’informazione che accade dare a voi Francesco della Casa e Niccolò Machiavelli per me Lorenzo Lenzi Oratore etc., poiché non vi possiamo rappresentare alla Cristianissima Maestà per non ci essere messer Francesco Gualterotti e quella Maestà essere partita da questo luogo, si è che vi transferiate alla Corte e in quel luogo vi rappresentiate a Monsignore di Roano e diteli la cagione della venuta vostra, cioè per fare capace quella Maestà di tutti li progressi del campo e principalmente che siate per raguagliarne la Signoria sua, e in tutto e in parte, secondo che a quella paressi, e in quello medesimo modo significarlo dipoi alla Maestà Cristianissima e al Consiglio, o dove li paressi. [3] E in effetto siate per andare con li piedi di Sua Signoria in tutte le cose, perché la città nostra lo ha per precipuo protettore e benificatore, e che quando a sua Signoria paia visitiate la Maestà del Re, ve li facci rapresentare; e cosí di quelle cose che occorrerano dire, v’imponga quello li pare si debba dire e in che modo, e con queste parole largheggiare con sua Signoria in mostrare di avere in quella massima fede, come si ha e si debbe avere, per preservare quella buona disposizione e trarne quella utilità si può.

[4] E in quanto a’ particulari nel discorrere le gravezze che si sono aúte del campo, avere questo riguardo, massime che in quelle cose che non venissino in gravezza nostra non caricare Monsignore di Belmonte, ma mostrare che il defetto è stato per non li avere aúto troppa estimazione, e, per essere naturalmente di gentil natura, forse non è stato tanto temuto o saputosi fare temere quanto sarebbe suto di bisogno, ma che l’intenzione sua si è mostra molto buona; e del vedere ne le cose come procedevano in danno nostro e disonore di quella Maestà, ne ha mostro grande ansietà e dispiacere; e quando l’ingegno e l’opera sua fussino state per fare buono effetto, e’ non ha mancato né di fatica, né di diligenzia, ma la malignità d’altri è quella che è stata causa di tutti questi disordini, repetendo l’invidia sua e cosí l’opera di quelli italiani che sono stati in campo. [5] De’ quali si vuole agravare li modi loro sanza rispetto, perché si è alla presenzia di Monsignore di Roano e di Monsignore d’Albí e ancora del Mariscal di Gies. [6] E quando fussi con Monsignore di Roano solo potresti bene, in un transcorso di lingua, mostrare questi loro modi sono suti di sí mala natura che si è dubitato che l’ordine non sia venuto piú là che di campo, e accennare di quelle cose che avete in commissione e particularmente significare lo avere condotto con loro Rinieri dalla Sassetta nostro rebelle e usatolo poi circa le pratiche di Pisa, dove è intervenuto assai di quelle genti lombarde. [7] E cosí mostrate le insolenzie e bestialità di quelle fanterie e il disordine che hanno fatto alle vettovaglie, la qual cosa è stato causa d’ogni male; non mancare ancora di fare fede de’ boni portamenti del Saliente. [8] E sempre ancora vi avvertisco di una altra cosa, che se Monsignore di Roano dicessi, a voi soli o alla presenzia del Re o d’altri, che Monsignore di Belmonte fussi venuto Capitano dello esercito come chiesto da Piero Soderini o da noi qua, consentiteli avere inteso cosí essere stato e efficacemente, perché l’importanza nostra è cercare di preservarlo etiam a maggior cosa quando bisognassi tirarci adosso ancora maggior carico.

[9] Ripetere poi quanto voi avete inteso, nonostante le cose seguite, quella Maestà essere disposta a perseverare nella offesa de’ Pisani e d’altri che li volessino aumentare o offendere noi, tanto che l’impresa sia per rifarsi e a questa cagione che li era ultimamente rimaso con noi ambasciadori che il campo si mettessi in quello di Pisa in luogo di buona aria e commodo alle vettovaglie, e cosí atto ad offendere Pisa; e l’altre cose che procedessino, come si dice di sopra, insino alla nuova impresa, procedere per guerra guerriabile. [10] A che..., perché voi non sapete in che grado si truovi il campo o in che luogo, né a Firenze quello che sieno atti a potere fare, e sapiendo che Pisani, per essere levate le genti dell’arme, hanno scorso el paese con offesa e disonore nostro: di che era suto causa avere lasciato, noi l’altre genti per rifidarci in su quelle d’essa Maestà, e potere supplire alla spesa de’ fanti e della guerra: il perché bisognerà subito provedere a detti insulti; e per questa cagione, benché da’ nostri Signori non ci sia chiesta, noi avamo fatto questo disegno che, come prima si potessi, e’ significassi al Capitano e sua gente che a richiesta de’ Signori fiorentini sino a 200 lance delle sue non italiane restassino o rimandassino in quel di Pisa; e fussino alloggiati in luoghi buoni e commodi, come si diceva di tutto il campo, e per fare quelli effetti. [11] E a questo, dire trovare disposta sua Maestà per avere inteso da noi, ambasciadori qui, sua Maestà avere scritto che, credendo che il campo suo fussi passato l’Alpe, disegnava fare ire in quel di Pisa 100 lance di nuovo per fare questo effetto. [12] Ma a nostro parere sarebbano poche a volervi stare in reputazione, e tardi avendo preso li Pisani lo animo hanno. [13] E sarebbe meglio questa quantità che tutto il campo, perché sarebbano per suplire al bisogno e meglio si potrieno provedere che tanta gente, e ancora sarebbano di meno gravezza: perché quando vi fussi tutto il campo parrebbe vergogna che non si stringessi alle mura; e questi parrebbano che fussino in quel luogo per rimediare alli insulti e aspettare quando fussi da fare l’impresa; e mosterrebbe che sua Maestà non ne avessi levato il pensiero, che sarebbe di degnità sua e a nostro favore. [14] E cosí chiederli, per aiutarsi in questi insulti fatti, consentire che messer Giovanni Bentivoglio, con le sue forze e genti, potessi venire a’ favori nostri: il quale sarebbe in desiderio di farlo per onore di sua Maestà e bene nostro, ogni volta che da quella li fussi consentito, perché dice avere per obligo non si potere travagliare sanza suo consentimento.

[15] Le persone di chi aviamo fede appresso la Cristianissima Maestà è: primum, Monsignore di Roano e Monsignore d’Albí, e puossi dire tutta la Casa d’Ambuosa; il Mariscal di Gies e Monsignore Generale Robertet, con il quale vi ristringerete spesso e da lui arete e consiglio e aiuto; e di italiani il Conte Opizino da Noara, il quale è molto affezionato alla città, e da lui anche siate per trarre qualcosa; e cosí il Marchese di Cotrone, se vi si truova: praticate con lui quando vi accade e mostrate aver fede, che ancora da lui siate per trarre.

[16] Avevo dimenticato il Gran Cancelliere, che, benché egli abbia nomine di essere affezionato a’ Lucchesi, è amico nostro, e potrete di lui confidare.

[17] Item messer Gian Iacomo da Treulci, mostrare avere fede; e quando venissi a’ ragionamenti con lui, mostrare di consigliarsi con esso e racomandarli la città.

[18] Cosí con Ligní, quando accadessi avere a parlare con lui, mostrare fede con tenere tutti e’ modi d’averli favorevoli o disfavorevoli il meno che si può.

[19] Voi avete notizie di quanto ha scritto ultimamente Monsignore di Roano circa mostrare di avere per accetta la iustificazione de’ Lucchesi; nel giugnere vostro là, questa cosa potrebbe essere ancora sospesa, e cosí resoluta; essendo sospesa, date notizia al prefato Monsignore de’ modi de’ Lucchesi verso di noi e con agravarli il piú che si può, purché sieno con modi che non mostrino troppa passione. [20] E fatto questo, direte al prefato Monsignore che sempre li nostri Signori saranno per aprovare quel che loro delibereran0; ma quando, per aumento della impresa di Pisa, a sua Signoria paressi insino allo intero acquisto lasciarli stare cosí, io giudicherei che a detta impresa fussi per essere aumento, perché questo stimolo li terrebbe in maggior timore e farebbeli piú avvertiti; e cosí li Pisani e li altri che volessino favorirli ne arebbano maggiore sbigottimento: che quando sieno richiamati, sarà dare animo a’ Pisani e alli altri; pure non fate dispute dove veggiate adirizzare sua Signoria. [21] Quando il trovassi resoluto, aprovate quel che si è fatto, che in quel che si mancassi, la potenzia e buono animo loro è per suplire a tutto; non mancando però di dire al prefato Roano che la relazione aúta circa e’ fatti de’ Lucchesi potrebbe essere cosí per non avere notizia chi la fa, come per qualche altra passione; e nientedimanco, usata questa diligenzia, conformatevi poi con la voglia sua.

258

[1] Die xvii iulii 1500. [2] Eisdem Oratoribus qui sunt in Gallia.

[3] Magnifici Oratores etc. [4] Noi mandiano costí lo spettabile Francesco della Casa e Nicolò Malchiavelli con la commissione vi faranno nota. [5] Sono stati di continuo in campo e per questo potranno bene iustificare ogni imputazione ne fussi voluto dare, e con ragione dimonstrare ogni cosa che sia a proposito dell’onore e commodo della Repubblica nostra. [6] Voi adunque, inteso e la loro commissione e ogni progresso da che le genti partirono da Piacenza sino alla levata loro da San Giovanni alla Vena, monsterrete loro e’ termini aranno ad usare con la Maestà del Re e con ogni altro; e loro hanno da noi in comissione sequire ogni vostro ordine.

259

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici Domini etc. [3] Perché in questo punto ci è fatto intendere la partita di questo corriere, noi non aviamo tempo a scrivere alle Signorie vostre altro che, sotto brevità, significare a quelle come domenica addí 26, con quella celerità che ci fu possibile, arrivamo qui; e non ci avendo trovato la Maestà del Re, per essequire le commissione delle Signorie vostre e qualche un’altra che da l’ambasciadore Lorenzo Lenzi ci è suta commessa circa le genti di messer Giovanni Bentivogli e altro, domattina, non ci essendo commodità di posser seguire el Re in poste, monteremo a cavallo di qui e andremo con quella prestezza che ci sarà possibile e in quello luogo che ci sarà piú conveniente di posser parlare a quella. [4] E con ogni nostra diligenzia e fede esporremo e esequiremo tutto; di che per altra nostra a piú lungo ne dareno notizia alle Signorie vostre, perché per questa a piú lungo non è possibile scrivere.

[5] Valeant Dominationes vestrae.

[6] Ex Luddunio. [7] xxviii iulii mccccc.

[8] E. V. Ex.

[9] servitores

[10] Franciscus Della Casa et

Niccolaus Maclavellus.

260

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini, post humilem recomendationem salutem. [3] Ieri si scrisse alle Signorie vostre brevemente rispetto al corriere che non posseva soprastare, e narrossi inter cetera la cagione dello essere noi arrivati qui forse piú tardi che le Signorie vostre non desideravono; il che fu causato da qualche disordine o accidente nato per il cammino che ci costrinse al soprastare. [4] E perché alla giunta nostra messer Francesco Gualterotti si era partito, come per l’altra si disse, a cotesta volta per la via di Santo Antonio – la quale cosa ci dispiacque assai per le cagioni che possono esistimare le Signorie vostre e per quella massime che ci costringeva ad esequire la commissione nostra secondo l’ordine degli oratori –, esponemo alla Magnificenzia di Lorenzo Lenzi la cagione della venuta nostra e quello che avamo in commissione da le Signorie vostre: il che da lui fu udito volentieri e considerato prudentemente, e parvogli le iustificazioni nostre, quanto alla levata del campo da Pisa, buone e da ribattere qualunque contradicessi, ogni volta che le volessino essere udite e esaminate. [5] Di­scorse dipoi sua Magnificenzia in che articulo si trovavono le cose di vostre Signorie appresso questa Maestà, e come per ultima resoluzione vi si era scritto dell’ordine voleva pigliare questa Maestà per intrattenere le sue genti d’arme e fanterie vi restono, in luoghi nostri sani e accommodati ad assaltare ogni dí e’ Pisani: tanto che lui, tornato da Troes, ove andava al presente per convenire con lo Oratore dello Imperadore, potessi instaurare lo esercito e fare nuova impresa. [6] La quale cosa avendovi loro scritta e da voi non sendo per risposta suta accettata, non parve loro comunicarla ad el Re, ma di nuovo in diligenzia rescrivervi, confortando vostre Signorie ad esaminare meglio tutto, di che ancora si aspetta risposta; e il Re la desidera, perché, ad ogni ora che è stato a Roano, ne ha sollecitato detti ambasciadori. [7] A che respondemo come noi esistimavamo la cagione della risposta vostra fredda, e del non vi essere resoluti secondo la richiesta fatta etc., potere essere la qualità del successo delle cose di Pisa, contro ad ogni opinione, con poco onore di questa Maestà e infinitissimo danno vostro: tal che le Signorie vostre, per la esperienzia fatta di quelle genti, non possevono mai piú confidare in loro; e che ragunandosi intorno a Cascina 500 omini d’arme e 3000 fanti, secondo l’utima resoluzione del Re, era impossibile, considerato la natura loro, posserli nutrire lungo tempo; aggiugnendovi che etiam non vi era lo onore di questa Maestà che tanta sua gente stessi quivi solum per scorrere un paese guasto sanza campeggiare la città altrimenti, la quale da Vostre Signorie, con manco gente, era stata stretta e campeggiata. [8] Le quali considerazioni dicemo possere avere fatto che le Signorie vostre non aveno prestato orecchio a quello che per loro si era scritto, e in modo ci distendemo sopra a questo, contando le cose seguite poco fa e lo animo e disposizione di quelle genti, che restò quieto e mutossi quasi di opinione. [9] E nel discorrere che mezzo si potessi pigliare a satisfare ad el Re, avendogli a parlare avanti la risposta vostra, pensò detto oratore che poi che sua Maestà era di animo di temporeggiare in quello di Pisa con le sue genti tanto che nuova impresa si potessi riordinare, che si mostrassi a quella potersi fare questo con manco numero di omini d’arme e sanza sue fanterie: perché, quando paressi a sua Maestà lasciare, o mandare, quando fussino partite, dugento lance delle sua che si alloggiassino fra Cascina e Vico, e con vostre fanterie scorressino ciascun dí insino a Pisa, verrebbe sua Maestà a temporeggiare, come si è detto, insino a nuova impresa e le Signorie vostre a valersi della reputazione del Re, sanza entrare in nuova spesa di gente d’arme. [10] E parte si terrebbe obbligato alla impresa per mettervi continue el nome suo e per consequens dello onore suo: a che facilemente credeva quella Maestà dovessi acconsentire per avere digià offerto cento lance in mantenimento delle cose vostre, sendo passato il suo esercito in Parmigiano, come li era suto referito; aggiugnendo che tutto si domandassi ad el Re, a beneplacito delle Signorie vostre, cioè che voi ne avessi a deliberare se ve ne volevi valere o no. [11] La quale commissione, ancora che malvolentieri ne pigliamo carico sanza espresso ordine da quelle, pur sendo condizionata, la esequiremo come prima ci fia data facultà d’essere con il Re o con Roano: ingegnandoci trarre lettere a quelli capitani che di dugento lance a vostra richiesta ne segui-no la volontà vostra. [12] E vostre Eccelse Signorie potranno ancora esaminare tutto e dirci intorno a questo piú largo e piú resoluto lo animo loro. [13] Né circa alle cose di qua ci occorre altro; domani ad ogni modo ci partireno per seguitare la Corte: il che si è da noi differito per essere giunti qui ignudi e averci aúto a provedere ad un tratto di cavalli, vestimenti e servidori: il che è suto difficillimo per essersi partita la Corte di poco e avere spogliato di cavalcature tutta que­sta terra; tale che fra ’l poco provedimento avemo e le spese grande occorrono e la poca speranza dello essere riprovisti, restiamo in travaglio non piccolo; pur confidiamo nella discrezione e umanità delle Signorie vostre.

[14] Nel passare da Bologna parlamo a messer Giovanni Bentivogli iuxta l’ordine di vostre Signorie, e oltre al ragionarli delli muli presi etc., li offerimo, in questa nostra espedizione per parte di vostre Signorie, ogni officio nostro. [15] A che sua Signoria rispose convenientemente, accettando, ringraziando e offerendosi; e noi, quando ci fia dato occasione, ne fareno opera e cosí che li abbi licenzia di poter venire alli aiuti vostri, come per l’ultima alli ’mbasciadori ne date in commissione; perché Lorenzo Lenzi, con dispiacere nostro, è al tutto resoluto non volere seguitare la Corte, ma è tutto volto a ritornarsene costí.

[16] Restaci significare alle Signorie vostre come, fra Parma e Piacenzia, noi trovamo qualche mille Svizzeri, di quelli del campo, che se ne andavono; e benché da Pellegrino Lorini tutto vi debbe essere suto fatto intendere, non aviamo voluto mancare di significarlo, a ciò vostre Signorie se ne possino valere quando occorressi, alle quali ci raccomandiamo, quae bene valeant.

[17] Ex Lugdunio, die xxviiii iulii mccccc.

[18] E. V. Ex.

[19] servitores

[20] Franciscus della Casa et

Nicolaus Machiavellus.

261

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini nostri. [3] Per la alligata scriviamo alle Signorie vostre quanto occorre. [4] Questa, per significarvi come in questo punto, che siamo circa ore xxi, ci partiamo per alla Corte, a ciò possiamo esporre alla Maestà del Re la commissione di vostre Eccelse Signorie. [5] E ingegneremoci, con ogni celerità possibile, avanzare quello tempo che ci ha fatto perdere lo aversi a mettere in ordine e provedersi d’ogni cosa, con estrema difficultà e spesa grandissima, come etiam per la alligata vi significhiamo. [6] Restaci appresso ricordare alle Signorie vostre con reverenzia, come e’ potrebbe accadere de facili di avere a spacciare a posta, e per cose importantissime, il che non potremo fare da noi, per essere omini sanza danari e sanza credito. [7] E però è necessario che le Signorie vostre pensino di ordinare o a’ Nasi o a’ Dei o a qualcun di questi mercatanti, che dieno ricapito alli spacci nostri e che ne saranno subito satisfatti: perché quando questo non si facessi, resteremo a piè e potremo essere incolpati sanza nostra colpa; ancora che lo spacciare da Corte a qui ci dia da pensare per essere male ad ordine di danari, di che bisognerà che vostre Signorie abbino avvertenza e compassione, perché a noi basterà fare la diligenzia nostra, e della impossibilità speriamo possere sempre iustificarci appresso ciascuno. [8] Bene valeant Dominationes vestre.

[9] Ex Lugdunio, xxx iulii mccccc.

[10] E. V. Ex.

[11] servitores

[12] Franciscus della Casa et

Nicolaus Machiavellus.

262

[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[2] Spectabiles cives nostri carissimi. [3] Saranno con questa due lettere scritte alla Maestà del Re e al Cardinale di Roano in raccomandazione di Bartolommeo Ginori, le quali voi presenterete come sarete arrivati in Corte e, acciò che questa raccomandazione abbi piú efficacia, voi ancora alla presenzia ricercherete dalli prefati Re e Roano il medesimo effetto, monstrando il desiderio nostro e quanto e’ ci sarà grato, né solo a noi, ma a tutta questa città, faccendo loro questa conclusione, che non avendo Bartolommeo peccato contro alla Maestà del Re, né portatosi sinistramente inverso di quella, lo voglia far liberare sanza pagamento di alcuna taglia. [4] Delle iustificazioni che ha la causa di detto Bartolommeo, li suoi ve ne scriverranno da parte e vi informeranno a pieno di tutto che farà bisogno. [5] E benché noi non scriviamo se non al Re e Roano, né vi commettiamo in specie fare il medesimo officio se non con tutti a dua, nondimeno la intenzione nostra è, tutto quello favore, che se li potessi fare in altro modo o per altre persone, in tutto voi vi serviate del nome nostro e, per ogni via che fusse piú a proposito per questo effetto, voi facciate ultima forza di condurre la cosa a quel fine che noi desideriamo, e che è il bisogno del prefato Bartolommeo e di tutti li suoi. [6] Bene valete. [7] Ex Palatio nostro. [8] Die xxxi iulii mccccc.

263

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini nostri, post humilem recomendationem etc. [3] Come per l’ultime nostre significamo a vostre Signorie, addí xxx del passato partimo da Lione e con quella celerità che ci hanno permessa li cattivi nostri cavalli, che per necessità fumo costretti comperarli cosí, ci siamo forzati raggiugnere la Corte; il che ci sarebbe digià riuscito se non ci si fussi opposto e lo avere quella Maestà camminato piú presto che la consuetudine, e cosí lo avere variata la via per essere il paese infetto di morbo; in modo che molte volte credendole tagliare il cammino per avanzare tempo ci siamo discostati da quella. [4] Pur siamo condotti questo dí a Sampiero, luogo presso a Niversa a cinque leghe, dove intendiamo essere la Maestà del Re: talché domani sanza manco le crediamo essere appresso. [5] E come prima potreno, esequiremo la commissione di vostre Eccelse Signorie con quelli ricordi che dipoi da lo oratore ci furno iniunti, e che noi per l’ultime nostre vi significamo. [6] La quale cosa esequita che areno, vi si darà subito notizia del successo, mandando la lettera a Lione a Rinieri Dei, con quelli pochi danari che ci restono in borsa di nostro, perché quelli tanti ci desti hanno servito a 2/3 delle spese aviamo insino ad ora fatte.

[7] Questa lettera aviamo scritta per mandarla alla ventura come quelli che siamo desiderosi le Signorie vostre intendino per giornata e’ progressi nostri, e che sappiamo quanta molestia vi rechi el tenervi sospesi con li avvisi, ancora che niente di momento occorra.

[8] Ex Sancto Petro le Montier. [9] Die v augusti mccccco.

[10] E. V. Ex. D.

[11] servitores

[12] Franciscus della Casa

et Nicolaus Machiavellus.

264

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici e Eccelsi Signori e Padroni miei. [3] Le Signorie vostre sanno che salario al partire mio di costí mi fu ordinato e quale fussi ordinato a Francesco della Casa, credendo forse che le cose andassino in modo che a me toccassi a spendere manco che a lui; il che non è riuscito, perché non avendo trovato la Maestà Cristianissima a Lione, aviamo aúto a metterci ad ordine di cavalli, di famigli, di veste equalemente; e cosí seguitiamo la Corte con le medesime spese io che lui. [4] Pertanto mi pare fuora di ogni ragione divina e umana non avere el medesimo emolumento; e se la spesa in me vi paressi troppa, io credo o che sia bene speso in me quanto in Francesco, o che e’ venti ducati mi date el mese sien gittati via. [5] Quando questo ultimo fussi, io priego le Signorie vostre mi richiamino; quando e’ non sia, io prego quelle ordinino che io non mi consumi e che se almanco io fo debito qui, costà facci altrettanto credito, perché io vi fo fede ch’io ho speso insino ad ora 40 ducati di mio e ordinato costí al mio fratello ne facci debito per me piú che 70. [6] Io di nuovo mi vi raccomando, pregandole che un loro servidore dove gli altri nelle amministrazione pubbliche acquistono utile e onore, io sanza mia colpa non ne riporti vergogna e danno.

[7] Ex Sancto Petro. [8] Die v augusti mccccco.

[9] Ex. V.

[10] humillimus servitor

[11] Niccolaus Machiavellus.

265

[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[2] Magnifice Orator. etc. [3] Con questa sarà copia di una scrittavi a dí 30 del passato, tenuta a dí 2 del presente, mandatavi per mano di Filippo Ginori; e come con essa vi mandammo copia della risposta fatta a Monsignore di Corcò, cosí ve la replichiamo per questa, acciò che, se non fussi stato dato buon ricapito a quelle, non manchiate di sapere quanto è seguito di qua doppo la partita vostra. [4] E di piú vi mandiamo copia di una di Belmonte de’ 3 del presente, insieme con la risposta fattali, scrittaci doppo la giunta di Corcò in campo; e una di Monsignore di Corcò, benché per risposta d’essa non abbiamo ancora determinato alcuna cosa. [5] Se lo faremo avanti il chiudere di questa, lo manderemo insieme con questa. [6] Noi avemmo ultimamente per mano vostra una lettera del Re e una del Cardinale, alle quali abbiamo risposto in quella sentenzia che vedrete per le alligate copie, che è conforme alla risposta data a Corcò; non vi abbiamo aggiunto parte alcuna dell’ultima di Corcò, per non avere resoluto la risposta sua, né sapere che conclusione loro si disegnino fare chieggendo nostri commessarii con possanza di poter fare etc. [7] Mandiamovi tutte queste copie per piú piena instruzione vostra e perché una volta tutte le risposte e deliberazioni nostre, cosí qui come costà, sieno conforme cosí in escusare come in ricercare e praticare alcuna cosa. [8] Vedrete per tali copie tutte le cagioni e respetti che ci muovono a questo, e voi li amplificherete, secondo le commessioni avute da noi e secondo che vi occorrerà in sul fatto. [9] Le principali parti di che si ha a ragionare sono il far di nuovo l’impresa di Pisa (sopra che voi risponderete in conformità della risposta fatta a Corcò dello alloggiare le genti ne’ paesi nostri il medesimo) e della restituzione di Pietrasanta. [10] Per il che vi si mandorono, per quella de’ 2, i verbali di certi testimonii esaminati e vi si manderanno con questa, se saremo a tempo a farli ricopiare, con li quali voi vi ingegnerete fare espedire in favore nostro la restituzione della detta Pietrasanta. [11] E cosí non avendo da voi avviso alcuno, se non fondato in sul vecchio, a noi non accade replicarvi altro, avendo in altre datovi piena notizia delle cose di qua, per tante copie vi mandiamo con questa: circa le quali voi esseguirete quanto intendete essere di nostra intenzione. [12] E se avanti il chiudere di questa vi potremo scrivere altro, lo faremo secondo il consueto nostro.

[13] Alle tue di te, Lorenzo, e a quelle di Francesco e Niccolò de’ 28 non accade replicare altro.

[14] Ricordiamovi lo scrivere spesso e fare l’oficio vostro costí con quella diligenzia che vi è possibile.

[15] Ex Palatio nostro, die v augusti md.

266

[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[2] Magnifici Oratori etc. [3] Avendo scritto tutte le alligate, abbiamo dipoi fatto conclusione di accettare ne’ paesi nostri le genti franzesi, e risposto a Monsignore di Corcò in quella sentenzia che voi vedrete per la alligata; e domattina manderemo li Commissarii nostri a Pescia, come si dice per tale lettera; e se loro non moveranno altre eccezioni, crediamo abbi a seguire questo effetto. [4] Il che noi preghiamo Dio che ce lo feliciti e conduca a bene. [5] Conferirete tutto con la Maestà del Re, e a noi risponderete quanto arete ritratto di costà. [6] Bene valete.

[7] Ex Palatio nostro, die v augusti mccccc.

267

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini nostri observandissimi salutem. [3] Poi che noi partimo da Lione aviamo scritto dua volte in diversi luoghi e avvisate le Eccelse Signorie vostre della cagione che ci ha fatto differire lo accostarsi alla Corte, le quali non replichereno altrimenti, parte per non tediare le vostre Signorie, parte per stimare le lettere essere venute salve ancora che le mandassimo alla ventura. [4] Avendo dipoi, posposto ogni disagio e timore di morbo (che ne è pieno el paese), seguitato el cammino nostro, col nome di Dio questa mattina arrivamo qui dove si truova sua Maestà con poca corte per strettezza del luogo. [5] E subito scavalcati, ci presentamo al Reverendissimo Cardinale di Roano, al quale, benché da vostre Signorie noi non avessimo lettere, come saria suto bene, noi li dicemo, per parte di quelle e per commessione delli ambasciadori, summarie la causa della nostra venuta, raccomandandoli le cose vostre come ad unico protettore in nel quale le Signorie vostre avéno sempre confidato largamente e confidavano. [6] Rispose sua Signoria brevemente, e mostrò nel suo parlare le iustificazioni di campo non essere molto necessarie come cose digià passate, ma piuttosto essere da pensare di recuperare quello che, da la parte del Re e vostra, si era perduto e di onore e d’utile. [7] E subito cominciò a domandarci quello le Signorie vostre pensavono circa al rinnovare la ’mpresa; a che per noi non si poté fare altra risposta, perché in su tale ragionamento arrivamo nello allogiamento del Re, il quale avendo desinato, si stava a suo piacere; donde, poco dipoi levatosi, avendo prima inteso da Roano la cagione della venuta nostra, ci chia­mò e presentatogli la lettera di credenza, ci menò subito in una camera a parte dove ci dette gratissima e buona audienzia. [8] Alla quale nondimanco non intervenne di signori franzesi altri che ’l Cardinale e Rubertet per non vi essere altri signori di Consiglio, a’ quali si aggiunse messer Giaiacomo Treulcio, el Vescovo di Novara con dua altri Palavisini: e’ quali, per essere presenti, furono tutti chiamati, e sempre furon presenti alla audienzia nostra; nella quale per noi prima si espose iuxta la commissione di vostre Eccelse Signorie come, avendo aúto la impresa e assedio di Pisa, con infinito danno di vostre Signorie e disonore grande dello esercito di sua Maestà, un fine tutto diverso dagli altri suoi felicissimi successi, e essendo noi sempre intervenuti a tutti e’ progressi del campo, eravamo mandati dalle Signorie vostre a sua Maestà per farli intendere generalmente come la causa dello essersi levato el campo da Pisa non era per cosa che dal canto vostro si fussi mancata. [9] E in particulare narramo tutte quelle cose ci parsono a proposito e che nella commissione si contengono, e mas­sime quelle parte che riguardano alla partita de’ Guasconi e alle avanie de’ Svizzeri, presa del Commissario e parlamenti continui con li inimici: dove ci allargamo assai, narrando etiam quanto disonestamente si parlava contro delle Signorie vostre e di tutti e’ Fiorentini, mostrando tutto questo avere dato cuore a Pisani a difendersi contro alla opinione di ogni uomo, e essere stato principale fondamento della ruina della impresa. [10] Né ci parve a proposito espressamente accusare alcuno italiano iuxta l’ordine etc., perché, sendo presenti e’ nominati di sopra, pensamo tal cosa piú presto essere per farci piú inimici narrandola in pubblico che per farci alcun frutto. [11] Fu appresso risposto per il Re e per Roano che il mancamento di questa cosa era venuto cosí da la parte vostra come da lo esercito suo. [12] A che replicando noi non possere sapere in che cosa avessimo mancato, accusorno e’ difetti di vettovaglie e munizioni e d’altro, di che dissono non volere né accadere piú parlare, essendo cosa che da l’una parte e l’altra si potrebbe disputare assai. [13] Noi nondimanco, parendoci avere questa occasione di dovere parlare di questi capi e giustificarci, dicemo che sempre fu fatto da le Signorie vostre grandissima provisione di vettovaglie, le quali mai non mancorono, nonostante fussino saccheggiate, e con ogni specie di villanie iniuriati e offesi chi le portava; e se pur qualche volta a qualcuno parse non ne fussi cosí grande abbundanzia, nasceva da la mala distribuzione d’esse, causata dal saccheggiamento predetto; e offerendoci narrare sopr’a questo alcuno particulare seguíto, tagliorono e’ ragionamenti. [14] E quanto alle munizioni e li pagamenti accusati da loro come tardi etc., rispondemo: al primo, le Signorie vostre avere provisto piú che non fu domandato per il suo bombardieri, e al secondo, li danari essere venuti in campo a tempo, ma essersi differito lo annoveralli 5 o 6 dí, perché da’ capitani medesimi fu ordinato cosí; e’ quali non si curorono si annoverassino prima. [15] Circa e’ Guasconi, la sua Maestà monstrò piú volte nel parlare suo conoscer la fraude e tradimento loro e che ad ogni modo li farebbe punire; e per questo, avendo noi detto che se ne erano iti per mare, disse avere ordinato al paese loro fussino presi e puniti. [16] Della presa del Commissario, di che noi parlamo diffusamente, chiamando non solum l’atto brutto, ma la causa inonestissima, non risposono altro se non che Svizzeri erano accostumati fare cosí e assuefatti a simili estorsioni; e in questo parlare el Re tagliò el ragionamento dicendo conoscere che dal canto de’ sua non si era operato el dovere, e che ancora dal nostro era suto mancamento, aggiugnendo che Beumon­te non era suto di quella obbedienzia bisognava, e che se uno altro di piú obbedienzia vi fussi stato, che la ’mpresa non si perdeva. [17] Noi circa a questo, avendoci avvertito lo ’mbasciadore come Roano assai amava Belmonte, talché ogni suo carico li saria molesto, da l’un canto confermamo la disubbidienzia esservi stata, e fuor d’ogni termine ragionevole, e che la era suta cagione d’ogni scandolo, da l’altra parte dicemo avere conosciuto Belmonte geloso dello onore del Re e amatore della patria nostra, e che se li altri fussino suti di tale volontà e disposizione quale era lui, sanza dubbio si riportava vittoria; e cosí venimo a satisfare a Roano, perché li conoscemo grate tali parole, e a non opporci alla conclusione fatta per il Re della inobbedienzia etc.

[18] Parendo alla Maestà del Re che delle cose sopradette si fussi assai parlato e discorso, voltatosi verso di noi, disse: «Orsú, questa impresa ha aúto una volta questo fine e a voi dannoso e a me poco onorevole, perché mai per mia eserciti si perdé in alcun tempo una simile impresa. [19] E però è necessario si deliberi quello sia da fare in recuperazione dello onore mio e del danno vostro; e piú giorni sono che io lo feci intendere a li vostri Signori e per li loro ambasciadori e per Corcú, mio mandato in Toscana a questo effetto: perché come io ho fatto dal canto mio infino ad ora el possibile, cosí farò per lo avvenire, e vi domando che risposta voi me ne date». [20] A che noi respondemo non avere da le Signorie vostre commissione alcuna sopra a questa materia, ma solo delle cose di campo, dove eravamo suti presenti; pur nondimanco che nostra opinione era che cotesto popolo, afflitto di tanti anni in sí continua e insopportabile guerra, visto il male fine e inopinato successo di questa ultima impresa, e parendoli, o per sua mala sorte o per li molti suoi inimici e in Italia e fuori, non poter piú sperare in alcuna cosa, li veniva a mancare la fede e, per consequens, l’animo e la forza per rinnovare altra impresa; ma se la Maestà sua una volta rendessi Pisa e che si vedessi certo frutto delle spese che si avessino a riassummere di nuovo, credavamo che da vostre Signorie ne sarebbe iustamente compensata.

[21] Per le quali parole el Re, Roano e gli altri circumstanti cominciorno tutti quasi ad esclamare, dicendo essere cosa inconveniente che il Re a sua spese facessi la guerra per noi. [22] Replicamo noi non la intendere cosí, ma con condizione di satisfare quella Maestà delle spese fatte, messa che ci avessi Pisa nelle mani. [23] Risposono che il Re farebbe sempre suo dovere secondo li capituli etc., e se per voi mancassi che ne sarebbe scusato a tutto il mondo, soggiugnendo el Re che Pisa e Montepulciano erano in sua potestà, come Pietrasanta e Mutrone, se li voleva pigliare per sé: quasi significando solum non li volere pigliare per osservarci la fede. [24] Messer Giaiacopo, voltatosi a noi, disse che se a questa volta si perdeva questa occasione, considerato la volontà e animo del Re e la commodità del tempo, facile cosa era che mai piú si potessi recuperare per vostre Signorie, e massime con questo mezzo. [25] Non replicamo a questo altro se non che ciò che si era detto era al tutto di opinione nostra e che da vostre Eccelse Signorie non se ne avea commissione alcuna. [26] Sopra di che il Re e Roano conclusono che, essendo venuti noi di costí avanti la giunta di Corcú, non si maravigliavano che noi non ne avessimo commissione. [27] E noi soggiugnendo che fra qualche dí sarebbe facil cosa da le Signorie vostre di questo ci fussi scritto, la Maestà del Re disse che, sanza questa risposta e deliberazione vostra, non si poteva di qua per ora fare altro, ma che bisognava che presto vostre Signorie ne deliberassino per intendere se dovevono licenziare le fanterie che stavono là a vostra petizione, accennando che la spesa di continuo vi correva addosso; e che, in questo mezzo che vostra risposta si aspetta, noi possavamo andare a Monte Argí, dove lui sarebbe fra tre giorni; e con questa resoluzione ci partimo.

[28] La risposta di questa materia di Pisa fu fatta da noi nel modo che intendono le Signorie vostre, benché a noi proprii non fussi data commissione; nondimanco, avendo lette a Lione l’ultime lettere di vostre Signorie addiritte a li ambasciadori, le quali etiam aviamo appresso di noi, che in effetto contengono che al Re espressamente sopra questa cosa si faccia tale risposta, la quale noi, sendocene data occasione, aviamo fatta respective, talché la non può nuocere a nessuna nuova deliberazione che avessin fatta le Signorie vostre: il che desideriamo sia a satisfazione di quelle.

[29] Questo è quanto ci accade significare alle Signorie vostre in esecuzione della nostra commissione: la quale noi piú largamente in qualche cosa aremo ampliata, se non fussi el rispetto aúto a li italiani presenti, e perché ancora conosciavamo simili discussioni non erano grate: prima perché parevono loro cose digià passate e digestite, e inoltre, perché in esse udivono qualche particulare contro allo onore e governo loro. [30] Nondimanco a noi non è parso lasciare indreto alcun particulare importante, eccetto quelli per li respetti detti di sopra: e’ quali noi quando altra volta parleremo a sua Maestà e a Roano, li potremo narrare secondo ci parrà piú a proposito; e massime quello de’ Lucchesi, circa e’ quali, avendo noi detto a Rubertet della lettera intercetta, ci dissono che facessino mettere in franzese quello era a proposito, monstrando tenerne conto; dal quale etiam intendemo come el dí dinanzi avevono richiamati li ambasciadori lucchesi che potessino venire in Corte.

[31] Le Signorie vostre scrivono ancora alli ambasciadori per avere licenzia dal Re che messer Giovanni Bentivogli possa con sue genti venire alli aiuti vostri; e da Lorenzo Lenzi ancora ci fu commesso preponessino al Re che tenga 200 lance alla difesa delle cose vostre. [32] Delle quali cose non ci parse parlarne alla presenzia delli italiani e, tirato da parte il Generale Rubertet, li conferimo il pensiero delle Signorie vostre circa le genti di messer Giovanni, non li parlando dell’altro alcuna cosa. [33] Risposeci che stimava simil guardia non ci bisognare, perché le gente del Re si trovavono a Pietrasanta per fare guerra guerriabile e di nuovo vi si era mandato cento lance. [34] Nondimanco, come prima il Re sarà a Montargí, ne parleremo a sua Maestà e a Roano e non avendo altro in contrario da le Signorie vostre, vedreno ottenere licenzia e lettera per quanto ne domandate.

[35] Delle cose di qua non aviamo che dire per esserci aderiti oggi alla Corte; e la cagione perché questa Maestà non abbi seguito lo andare a Troes e siesi volta verso queste parte non si intende bene; se non che, per il cammino, aviamo inteso li oratori dello Imperadore che vi dovevono venire, non vengono. [36] Ingegnerenci intendere me­glio la verità, e per altra nostra ne dareno piú vero avviso a vostre Signorie.

[37] Ex Nevi, die vii augusti 1500.

[38] Ex. D. vestrae

[39] servitores

[40] Franciscus della Casa

et Nicolaus Machiavellus.

[41] Tenuta addí x per non avere aúto commodità di mandarla prima, ancora che ci aviamo usato ogni diligenzia: e al presente la mandiamo per uno che va a Lione, a Rinieri Dei, che la mandi per il primo spaccio. [42] Siamo al presente a Monte Argí, dove questa mattina si è condotta la Maestà del Re, e per questa non aviamo che dire altro di nuovo a vostre Signorie, alle quali iterum ci raccomandiamo.

268

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Copia d’una nostra data a Montargí addí x con uno aggiunto de’ dí xi.

[3] Fin qui è copia dell’utima nostra scritta a Lione adí vii del presente e tenuta addí x a Montargí; dove dipoi, per esecuzione di quanto ci restassi a fare per le Signorie vostre, siamo suti con Roano, presa buona occasione d’essere uditi a nostro proposito e a lungo. [4] E avendo noi tradutto la lettera intercetta di Piero da Poggio lucchese in franzese e oferto a sua Signoria che la volessi e leggere e gustare, perché in essa troverrebbe assai particulari evidentissimi, i quali dimosterrebbono loro avere operato contro alla Maestà del Re manifestamente, e visto sua Signoria non si curare di leggerla, cominciamo a narrarli alcuni capi di essa. [5] Ai quali sua Signoria subito cominciò ad opporsi e replicare che, da Corcò e da Belmonte e da li altri capitani, era di qua fatto relazione che loro non avevono fatto contro alla Maestà del Re, anzi che meglio e di migliore voluntà avevon servito che Fiorentini, e massime nelle vettovaglie. [6] A che noi replicamo parerci cosa assai inconveniente che Lucchesi, con qualche loro demostrazione di buone parole e con qualche loro mezzo e amico a loro proposito, potessino piú che la verità: la quale in effetto era che noi sempre avamo operato per lo onore del Re e loro in contrario, e massime in questa impresa di Pisa. [7] E di nuovo, volendogli monstrare la traduzione di detta lettera, la recusò, né anche volendogliene lasciare si curò accettarla; e dicendogli noi avere inteso come li ambasciadori lucchesi erano suti richiamati in Corte, rispose subito che, non avendo trovato mancamento in loro, li avevono richiamati. [8] E cominciò sua Signoria a dire come costí Corcú aveva esposto la buona disposizione del Re verso di voi e massime circa la impresa di Pisa: in che primamente si dolse le Signorie vostre non essere di animo di fare alcuno provedimento per questa impresa e che appresso, non che altro, quelle non si curavano né volevono gente del Re in guernigione in sul loro; e inoltre recusavono il pagamento de’ Svizzeri, i quali sempre fu concluso che per loro ritorno avessino avere una paga; dolendosi appresso che, per nostro mancamento, la ’mpresa fussi male successa. [9] Risposesi a questi capi per noi: prima che la città era esausta per le molte e lunghe guerre e che, inoltre, cotesto populo non poteva né doveva aver fede in queste gente sí male ordinate e sí male disposte verso di noi. [10] Replicò a questo, come un’altra volta aveva fatto, che, oltre a’ mali provedimenti, costí non eri uniti; a che noi rispondemo maravigliarci di tale sua opinione, la quale non era vera. [11] Rispose esserne informato da tutti e’ loro stati di costà; a che dicemo loro non avere inteso né possuto intendere o conoscere tal cosa, essendo cotesta città tutta unitissima in ogni cosa importante, e massime in volere Pisa, come aveva dimostro le provisione galiarde che poco innanzi si erano fatte in espedire el danaio necessario alla impresa, al quale è necessario concorra piú che li dua terzi della città, ma che sua Signoria avessi cosí considerazione a coloro da chi simile oppenione gli era referita, come alla qualità delle cose che li erono porte. [12] E quanto al pagamento de’ Svizzeri, dicemo le Signorie vostre non essere tenute, perché loro non avevono servito, immo denegato el servizio delle guardie e fazioni, e inoltre erano quasi tutti dissoluti. [13] A che lui replicò che le Signorie vostre li dovevono pagare e, quando non li pagassi, il Re era forzato pagarli di suo e resterebbe non bene contento di voi. [14] Circa el dolersi che, per nostro mancamento, la ’mpresa fussi resoluta, noi di nuovo replicamo brevemente e’ disordini stati in campo, concludendo che, se la Maestà del Re non era avvisata e informata, che le vettuaglie fussino sute quasi tutte rubate e inoltre male distribuite, che per certo sua Maestà non aveva informazione della verità; offerendoci di nuovo noi essere venuti per questo parati ad ogni esamine, per mostrare il vero essere che per le Signorie vostre si fussi abbundato in ogni cosa etc. [15] Rispose questa disputazione non essere necessaria, ma che bene si maravigliava le Signorie vostre non volessino fare piú cosa alcuna in questa impresa, e proponessimo che il Re a sua spese vi rendessi Pisa. [16] Replicamo nostra opinione essere, anzi tenere per certo, che vostre Signorie volevon fare ogni loro debito e interporre ogni loro potere, ma essendo le cose di prossimo tentate successe nel modo che a sua Signoria era noto, non si doveva meravigliare se cotesta città, pasciuta di tante vane speranze, si disfidava per lo avvenire e per consequens le mancava danari e forze a riassummere nuova impresa; ma che alla Maestà del Re doveva poco importare el fare questa poca guerra di suo solo, fino a tanto ne avessi vittoria, la quale in pochi giorni non li potrebbe mancare: e massime quando la ’mpresa s’intendessi essere sotto suo nome assolutamente e a sua spese: la quale cosa farebbe che nessun nostro vicino o nimico ardirebbe interporsi e offendere sua Maestà; concludendo a sua Signoria che, faccendo questa impresa di suo in principio, prima li saria non solo piú facile, ma li sarebbe securissima, e inoltre piú onorevole e con piú grado verso le Signorie vostre; e sanza alcun suo carico di spesa, perché quelle sempre sarebbono per satisfarli secondo e’ capituli, seguíta che fussi la restituzione di essa. [17] Le quali ragioni furono appresso sua Signoria di nulla accette, sempre rispondendo che il Re mai s’accorderebbe a tale partito; e similmente Rubertet ci ha detto che, movendo le Signorie vostre questo partito, pare quelle si dileggino del Re e che sua Maestà resta sí male satisfatta e contenta di questa vostra disposizione che non vede chi di qua vi possa restare piú amico che possa aiutare le cose vostre. [18] Dicemo appresso a sua Signoria Reverendissima che, oltre alle altre cause che toglievono l’animo a cotesto popolo, era il non restituire Pietrasanta, la quale era in loro potestà. [19] Rispose averne detto a Piero Soderini la cagione essere di aver promesso a’ Lucchesi non la restituire a voi innanzi l’aúta di Pisa. [20] Rispondemo questa essere una espressissima causa che induceva e’ Lucchesi ad ovviare che noi recuperassino Pisa; e inoltre la Maestà del Re prima era obbligata a voi a restituirla, e che il primo obbligo e la prima fede data dovea precedere; disse che tutto verrebbe fatto volendo le Signorie vostre fare el debito loro in recuperare Pisa, e che non volendo, se ne rapportava a voi.

[21] Domandamo a sua Signoria Reverendissima licenzia e lettera del Re a messer Giovanni Bentivogli che, a richiesta delle Signorie vostre, facessi cavalcare quelle sue gente d’arme e fanterie che vi venissino a proposito. [22] Ha risposto essere contentissimo e commesso la lettera: la quale solleciteremo e, aútola, la manderemo alle Signorie vostre. [23] Alle quali ci raccomandiamo.

[24] Ex Montargí, xi augusti mccccco.

[25] E. Ex. V.

[26] servitores

[27] Franciscus della Casa

et Nicolaus Machiavellus.

269

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini mei. [3] Perché io non so se le altre lettere che io vi ho scritte per mio conto le Signorie vostre le hanno aúte, di nuovo sarò prosuntuoso a riscrivere a quelle per non mancare a me medesimo nelle mie necessità. [4] Le Signorie vostre ordinorno al partire nostro a Francesco della Casa 8 lire el dí, e a me 4 el dí. [5] Credo vi fussi qualche buono rispetto e che voi non credessi si avessi a procedere nel modo si fa; ora, Magnifici Signori miei, io seguito la Corte a mie spese e in ogni cosa ho speso e spendo quanto Francesco. [6] Priegovi siate contenti ch’io tiri el medesimo salario o veramente richiamarmi, perché io impoverirei e so che poi alle Signorie vostre ne increscerebbe: ché ho speso già piú che 40 ducati di mio e ordinato a Totto mio fratello ne facci debito 70. [7] Di nuovo mi vi raccomando quanto io posso.

[8] Ex Montargí, xii augusti 1500.

[9] Ex. V.

[10] servitor humillimus

[11] Nicolaus Machiavellus

[12] in Francia

270

[1] Magnificis et Excelsis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini nostri salutem. [3] Non avendo ancora mandato la alligata, che è in parte copia d’un’altra nostra, ricevemo per Bolognino, cavallaro spacciato a Lione da’ Nasi, l’ultime lettere di vostre Eccelse Signorie de’ cinque del presente, con dua lettere, una alla Cristianissima Maestà, l’altra a Monsignore di Roano, con piú copie d’altre lettere mandate e ricevute da Corcò e Belmonte, insieme con la esamina de’ testimoni per conto de’ Lucchesi. [4] Le quali lette e esaminate diligentemente, sanza differire ci presentamo alla Reverendissima Signoria di Roano, perché la Maestà del Re, di tre ore avanti, s’era partito per ire a caccia discosto tre leghe di qui: donde, secondo alcuni, si transferirà piú là sette leghe ad un luogo del Grande Ammiraglio, per starvi qualche giorno a suo piacere e dipoi ritornare qui, benché non se ne possa facilmente scrivere el vero, per le naturali variazioni della Corte. [5] Presentatoci dunche a Roano e presentatogli le lettere di vostre Signorie, li significamo come le Signorie vostre ci avvisavano avere mandati loro commissarii verso Pescia, per convenire con Corcú e con quelli altri capitani di distribuire li alloggiamenti alle genti d’arme della ordinanza della Maestà del Re in sul vostro, aggiugnendovi quelle parole che ci parvono a proposito per farli questa cosa piú grata, e che la qualità del tempo ci comportò; ché lo trovamo con Monsignore d’Albí occupatissimo. [6] E, come per la alligata si dice, avendoci sua Signoria detto, quando ieri li parlamo, la risposta che Corcò scriveva esserli suta fatta costí, e dolutosi con esso noi della poca fede si aveva e di molte altre cose che per la alligata si narrano, ci parve a proposito replicare a sua Signoria la risposta delle Signorie vostre essere suta da Corcò male intesa: perché le Eccelse Signorie vostre avéno monstroli che, quando cosí fussi di volontà della Maestà del Re, erano contentissime che le gente d’arme venissino in quello di Pisa e in luogo di buono aere per stringere e’ Pisani, e che da voi sarebbono sempre e proviste e carezzate; la quale deliberazione avèno sempre rimessa in lui, come in quello che sapeva meglio di loro la volontà del Re. [7] Monstrò sua Signoria avere caro le Signorie vostre avere fatta la provisione de’ commissarii per distribuire le genti; nondimanco accennò che ne aspetterebbe lettere da’ capitani, e’ quali disse ne doverrebbono scrivere a lungo; e circa alla parte toccante a Corcò, dello aver male inteso la risposta etc., e però non la avere possuta significare qua, si risentí alquanto, monstrando che li era uomo da bene e prudente, e per le sue buone qualità amato dal Re. [8] A che facilmente si riparò col monstrare a sua Signoria che le Signorie vostre avéno di lui la medesima opinione, e che facilmente da uno uomo buono e prudente si poteva male intendere una cosa; il che sua Signoria acconsentí, rimettendosi nondimanco sempre a quello che da lui e da li altri capitani per le prime lettere fussi scritto. [9] Entramo dipoi nelle cose de’ Lucchesi e nella esamina de’ testimoni fatta in presenzia de’ capitani regii, monstrando come la era fatta solennemente e di qualità da non dubitare piú della perfidia loro e delli aiuti dati a’ Pisani; tale che la Maestà del Re posseva, sanza carico alcuno, venire alla restituzione di Pietrasanta, quando bene e’ si avessi a tenere piú conto dello obbligo fatto co’ Lucchesi che di quello che prima si era fermo con le Signorie vostre: il che non doveva né posseva ragionevolmente essere ad alcun modo. [10] E avendo in mano tale esamina e volendola monstrare a sua Signoria, non la volse vedere altrimenti; anzi ci replicò in effetto le medesime parole che ieri ci aveva dette, e che noi per la alligata significhiano alle Signorie vostre, cioè che Belmonte e tutti e’ capitani ne facevono loro fede in contrario, e che a noi non si aveva a credere, se non come a parte; e quando si avessi lettere da’ capitani predetti in confermazione delle iustificazioni nostre, non si ometterebbe el mostrare a’ Lucchesi l’errore loro, e che le vostre semplici non bastavano. [11] Sí che le Eccelse Signorie vostre veggono in su che fondamento le hanno a murare a volere edificare qua alcuna cosa di buono pertinente a questa materia. [12] E parci che questo e ogni altra cosa che abbi a farsi costà in satisfazione di questa Maestà o in utile vostro, abbi tutto a dependere da li avvisi ne faranno cotesti capitani. [13] Sí che el tenerli bene edificati verso delle Signorie vostre sarà per giovare assai, il contrario per nuocere, come per questa esperienza di Pietrasanta possono giudicare e intendere le Signorie vostre; perché non ci valse alcuna replica né mostrare come la esamina era autenticata e fatta per strumento pubblico e in buona forma; né mai, per cosa si allegassi o dicessi, si trasse altra conclusione che la predetta. [14] De’ pagamenti delle artiglierie e Svizzeri non ci parse da ragionare a sua Signoria, non ce ne dicendo ella questa volta alcuna cosa; ma, come prima ce ne parlerà, che crediamo fia presto, rispondereno secondo la instruzione e ordine che per l’ultime vostre ci mostrate; né per questa ci occorre altro in risposta di queste vostre. [15] Domattina partirà sua Signoria, secondo ci disse, e girà a trovare la Maestà del Re, per ritornare dipoi qui insieme con quella. [16] Stareno alla vista e governerenci nel seguirli secondo li altri e secondo le faccende che ci sopraggiugnessino.

[17] Delle cose di qua, ancora che la sia prosunzione parlarne per noi, essendoci ancora nuovi, pur vi scriverreno quello intendiamo, e le Signorie vostre ci perdoneranno se alcuna cosa si scrivessi poco convenientemente: *questa Maestà* si truova *con pochissima corte rispetto a l’altro Re, e di quella poca il 3o sono italiani*. [18] Dicesi, per non *correre le distribuzioni con quella abundanzia desiderrebbono*, li italiani, *chi per uno conto e chi per uno altro, sono tutti mal contenti, cominciandosi da messer Ioaniacopo, per parerli mancare di quella reputazione sua* etc.; il che ci è parso conoscere al tutto, perché, sappiendo lo umore suo per il passato e parlandogli a caso, sendo in chiesa, e ragionando delle cose seguite in quello di Pisa, sempre con parole affettuose, dètte el torto a’ Franzesi, soggiugnendo queste parole formali: «E vorrebbono pure, sotto el dire che da ogni parte s’è fatto errore, la colpa che è tutta loro, accomunarla con altri». [19] Del resto *de’ Milanesi non ragionerèno, per essere tutti simili al capo*.

[20] E’ Neapolitani, che ce ne è assai de’ fuoriusciti, desperati che la ’mpresa si facci, sono tutti malissimo contenti, perché hanno, secondo si dice, contrario tutto el Consiglio e la Regina; vero è che la Maestà del Re vi è pronta, ma non essendo successe le cose di Pisa, non è per entrarvi cosí presto, perché faceva conto, preso Pisa, co’ danari traeva da voi, con li aiuti che li offeriva el Papa e li Orsini, mediante la reputazione sua, inspignere ad un tratto lo esercito verso Neapoli; il che avendo aúto contrario effetto, è per farli piú presto porgere li orecchi a qualche accordo che ordinare nuova impresa, e digià si parla che debbino venire ambasciadori neapolitani a quello effetto.

[21] Lo oratore veneziano sollecita el Re a favorirli contro al Turco, monstrando in quali periculi si truovino, e allegando perdita di piú luoghi, accrescendo la paura e il danno assai piú che in fatto non s’intende sieno, né ha possuto per ancora ottenere cosa alcuna.

[22] Ritràsi, oltra di questo, che ’l Pontefice con ogni instanzia ricerca da questa Maestà favore per la impresa di Faenza, per aggiugnerla a Furlí e Imola per il suo Valentinese; a che non s’intende el Re essere molto volto, parendoli averli fatto benifizio assai. [23] Pur non ne lo despera, ma vallo intrattenendo come ha sempre fatto, e li Vinitiani e qualcuno altro di Corte favoriscono assai el Signore di Faenza. [24] Ècci oltra di questo uno mandato di Vitellozzo che in ogni luogo dissemina l’offensione e il danno che in poco tempo Vitellozzo farebbe alle Signorie vostre quando el Pontefice o altro vi rompessi guerra; e sta alla vista per vedere se tra questa Maestà e le Signorie vostre venissi alcuna dissensione per mettere avanti questa pratica, e monstra che ’l Papa sarebbe piú volto a questa impresa che a quella di Faenza, quando credessi che di qua li fussi acconsentita.

[25] Altro non ci occorre degno della notizia delle Signorie vostre, se non che si crede che questa Maestà starà qualche dí con poca corte, intento alle cacce e alli suoi piaceri; e della ambasciata dello Imperadore che doveva raccozzarsi con lei a Troes non se ne intende cosa alcuna, immo si dice piú presto che non verranno che altrimenti.

[26] Ulterius si è detto per cosa certissima l’Arciduca essere suto fatto Principe di Spagna, il che accresce sospetto di non si dovere lo ’mperadore accordare cosí de facili; e per questo si crede anche questa Maestà penserà meno alla impresa di Napoli.

[27] In casa lo oratore del Papa è un messer Ettor sanese e, secondo intendiamo, uomo tenutoci da Pandolfo Petrucci, el quale monstra, secondo ci è referito, di avere ferma speranza di comporre le cose di Siena, e con migliori condizioni non aría fatto ne’ dí passati, aggiugnendo che Montepulciano rimarrà libero loro. [28] Noi con diligenzia vedreno di avere riscontri di questa pratica e, trovandola in essere, non manchereno di ricordare al Cardinale li capituli nostri e lo onore del Re.

[29] Qui in Corte non è alcun mercatante della nazione, né altri di chi ci possiamo servire, né in danari che ci bisognassi, né in spacciare corrieri o mandare lettere, in modo che le Signorie vostre ci aranno escusati se cosí presto né cosí spesso come quelle desiderebbono non hanno nostre. [30] E bisognerebbe che a questo, mentre che quelle ci tengono di qua, provedessino in quel modo che parrà loro a proposito, ché noi in effetto inanzi uscissino di Lione, spendemo tutti e’ danari aúti da quelle, e al presente viviamo col nostro e con quello che a Lione da nostri amici fumo serviti. [31] Raccomandiance alla buona grazia delle Signorie vostre.

[32] Non avendo ancora serrata la presente, qui è venuto nuove come la Maestà del Re questa mattina, correndo un cavallo, cascò e hassi alquanto offesa una spalla; onde tutti li suoi carriaggi sono ritornati qui e domani ci si aspetta. [33] Per la prima avvisereno le Signorie vostre del seguíto, alle quali di nuovo ci raccomandiamo. [34] Quae bene valeant.

[35] Ex Monte Argí, xii augusti 1500.

[36] E. Ex. D. V.

[37] Franciscus della Casa et

Nicolaus Machiavellus.

[38] Postscripta. [39] Giudicando di qualche importanza le presente lettere, né avendo altra commodità di mandarle, aviamo rispacciato indreto Bolognino a Lione e diritte le lettere a’ Nasi che le mandino a vostre Signorie; e ordinato a detti Nasi paghino a Bolognino predetto vii scudi. [40] Prechiamo vostre Signorie li satisfaccino costí a ciò che una altra volta noi troviamo credito appresso di loro. [41] Iterum valete, die quo illi etc.

271

[1] Francisco Case et Nicolao Maclavello. [2] Die quo supra.

[3] Don Augustino Infangati e don Felice milanese, monaci professi dello ordine di Cestello, partiti di qua per essere al capitolo in Borgogna, verranno alla Corte e vi presenteranno la presente, per la quale noi vi significhiamo e imponiamo che tutti quelli favori che desiderranno da voi per la conservazione di una loro Badia in Lombardia, tutti li facciate loro in nome nostro, con tutti quelli che bisognassi e in quello modo che loro desiderranno. [4] Li particulari di questa causa loro ve li faranno intendere alla presenzia; e secondo che loro ci hanno referito qui, ci sono parsi di natura da favorirli volentieri, e cosí farete ancora voi in favore di tutto il monasterio loro qui e di molti altri che ce li hanno raccomandati.

272

[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi florentini.

[2] Spectabiles cives nostri carissimi. [3] L’ultime che vi scrivemmo a dí v del presente si mandorono per Filippo corriere in tempo di 4 dí, diritte a Bartolommeo Panciatichi e alli altri della ragione, con ordine che ve le mandassino subito, quando, allo arrivare di esse, Lorenzo Lenzi fussi partito; stimiamole salve, insieme con assai copie mandatevi pure per il medesimo e nel medesimo piego: e però non le replicheremo altrimenti per questa, quale vi si manda per via di Vignone, con piccolissimo vantaggio, per uno fante spacciato da mercanti, il quale ha ordine di quivi mandarle a Lione. [4] Vi abbiamo a significare di piú come dappoi abbiamo avuto risposta dell’ultima scritta a Monsignore di Corcò addí 5, della quale vi si manda copia con la detta ultima nostra, non da lui, ma da Monsignore di Belmonte; per la quale voi vedrete che non rispondono se non a quello che importa a loro, cioè de’ danari suoi e del pagamento dell’artiglieria, come quelli che non hanno voluto ch’egli apparisca replica veruna di lor mano circa allo alloggiare delle genti, e come quelli che erano deliberati del tutto partire, non ostante ogni offerta fatta loro da noi; e la copia di tal risposta sarà con questa.

[5] Le genti partirono da Pietrasanta addí vii e quivi lasciorono pochi di loro uomini a guardia della fortezza insieme con alcuni Pietrasantesi; e per quanto s’intenda, il forte della guardia, cosí della fortezza come della rocchetta della Porta, è in mano de’ detti Pietrasantesi. [6] E nel passare da Massa, fuori d’ogni speranza nostra e ancora della volontà del Re, per quanto si conobbe per una sua scritta a Monsignore di Belmonte circa le cose del Marchese Alberico, li hanno tolto assolutamente due di quelle terre e messole in mano del Marchese Gabriello, suo nimico, e hannosi reservato l’Avenza che è la piú forte di tutte. [7] Il Marchese ogni dí, ogni ora, ci fa instanza: preghiamo per lui la Maestà del Re a fargliene fare la restituzione. [8] Quelli capitani non hanno molto atteso a ricercare se il Marchese aveva fatto contro alla Maestà del Re o no, ma li hanno condizionate tali restituzioni in forma che è impossibile a lui osservare tali condizioni: le quali sono che debbi dare certe migliaia di ducati di beveraggio e sicurtà di l mila ducati costí di farne sempre la volontà del Re. [9] Lui è amico e affezionato a questa città, e per questo noi li desiderremo ogni onore e commodo, e non potremmo desiderare piú che ci facciamo la conservazione sua. [10] Bisogna che con la Maestà del Re voi ne facciate vivamente opera e li mostriate il carico che ne resulta a noi, il disonore suo per averlo accettato in confederazione, e da altro canto, offerire in nome suo ogni iustificazione e negare la sicurtà de’ l mila ducati per esserli impossibile: e non mancare di farli intendere la guerra che li è fatta essere tutta per passione de’ Triulci e Palavisini, parenti del Marchese Gabriello.

[11] Avanti ieri eleggemmo in luogo di messer Francesco Pepi, Luca delli Albizi Ambasciatore a cotesta Maestà. [12] Non possiamo già scrivervi assolutamente se lui verrà, perché è ancora fra il tempo di allegare li impedimenti; né anche se verrà lui solo o insieme con Giovanni Ridolfi; come prima fia passato il tempo, li solleciteremo a venire. [13] Voi intanto farete costí l’oficio vostro secondo le commessioni date, con quella diligenza e sollecitudine che avete mostro nelle altre commessioni datevi per altri tempi.

[14] Le genti, per quanto s’intende, fino ad ora non hanno passato Pontremoli, e addí xi, tutte erano a Santo Stefano nel piano di Fivizzano. [15] Mostrano non volere passare piú avanti sanza altro comandamento del Re. [16] Ieri arrivò qui messer Francesco Gualterotti e tra le altre cose che ci referí, ci disse, nonostante che il Cardinale avessi appuntato a Milano con i Lucchesi di non restituire Pietrasanta se non doppo l’acquisto di Pisa, lui era in disposizione restituircela a ogni modo; e solo lui temeva il dubitare che, mentre le genti fussino di qua, la vorrebbono tenere in mano per sicurtà loro. [17] Per il che, essendo cessato questo respetto per essersi ritirate le genti di là, a noi pare che di nuovo voi dobbiate ricercare la Maestà del Re di tale restituzione, allegandone quelle ragioni che tante volte si sono allegate, e che vi sono ben note: di essere non tanto il ben nostro, quanto quello del Re, oltre allo onore di sua Maestà. [18] Bene valete.

[19] Ex Palatio nostro. [20] Die xiiiio augusti md.

273

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini Domini nostri colendissimi etc.

[3] Scrivemo due dí sono alle Eccelse Signorie vostre ad longum e avvisamo quelle della ricevuta delle loro lettere e commissioni de’ dí v del presente, e quanto fino allora si era per noi operato; e faccendo dette nostre salve, avendole mandate a Lione per fante a posta con vantaggio di scudi sette, non ci pare altrimenti da replicarne; né abbiamo dipoi a significare altro alle Signorie vostre. [4] Né alla Maestà del Re si è ancora presentata la vostra, perché essendoli, come si scrisse, a caccia correndo, caduto il cavallo addosso e stortosi alquanto una spalla con qualche poco di travaglio, la Maestà sua si è ferma qui apresso a 6 miglia, in uno piccolo villaggio, dove si è stato, e crediamo sia ancora, a suo riposo in camera e nel letto. [5] Nondimanco per certo si tiene non abbia né sia per avere per questo altro male; e fra dua dí ha detto volere essere qui: e in questo mezzo doverrà avere avuto lettere da Corcú e Belmonte sopra i Lucchesi e altro; di che vedremo intendere che relazione abbino fatto, e per noi si solleciterà e operrà quanto intenderemo sia a proposito. [6] Raccomandiamoci alle Signorie vostre, quae bene valeant.

[7] Ex Montargí, die xiiiio augusti moccccco.

[8] E. Ex. D. V.

[9] servitores

[10] Franciscus della Casa

et Nicolaus Machiavellus.

274

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini nostri observandissimi etc.

[3] L’ultime nostre furono da Montargí addí xii e dipoi scrivemo una breve lettera addí 16; e da quelle non aviamo aúte lettere, poiché ricevemo quelle de’ cinque. [4] È seguíto dipoi che la Maestà del Re, dopo quella sua caduta, s’è stata tutti questi giorni in piccoli villaggi prima qualche dí nel letto a riposo, dipoi fattosi portare in una lettiera, tanto che ieri si condusse in questa terra sano; ma pure ancora non essendo del tutto rafferma la spalla, la tiene fasciata. [5] E qui si truova tutta la Corte, essendoci venuto el Marescial di Gié, l’Ammiraglio, il Gran Cancelliere e molti altri signori.

[6] Noi in questi dí passati ci siamo qualche volta rappresentati innanzi al Re, ma sempre de’ dua dí l’uno a Monsignore di Roano in qualunque luogo si sia trovato. [7] Al quale noi non ci curamo molto di parlare per qualche giorno, perché, sappiendo noi che sua Signoria non ripigliava a bene che le gente d’ordinanza non fussino nelle terre vostre in guernigione e avendo noi inteso per l’ultime delle Signorie vostre come quelle mandavono commissarii a Pescia per riceverle, noi speravamo che, essendo seguíto tale effetto di averle alloggiate in sul vostro, che le Signorie vostre si avessino in modo gratificati quelli capitani che di qua mandassino qualche migliore relazione che per il passato non avevon fatto. [8] E con questa speranza che ogni dí venissi di qua qualche buona lettera di contentezza de’ capitani, per la quale l’animo del Re e Roano si rassettassi, a noi non parse per qualche dí parlare delle cose nostre, tenendo per certo di averne a riportare per l’ordinario mala risposta e conclusione non buona. [9] Ma parlando dipoi un giorno con Rubertetto, intendemo le gente essere di qua da Pontremoli e non volere ritornare verso Pisa, e che la Maestà del Re era malissima contenta di voi, né era piú rimaso luogo a li amici di parlare in favor vostro. [10] E benché noi gli replicassimo maravigliarci di questo per le lettere aúte da vostre Signorie de’ cinque e che la cagione del non essere volute andare le genti non doveva avere origine da voi, e che si doveva intendere bene ogni cosa prima che se ne dessi iudizio, non giovamo in alcuna cosa; anzi rimase in su quella sua opinione che ’l mancamento nascessi da vostre Signorie: e sputò parole non buone, e da consideralle in bocca d’un Secretario, circa la di­sunione vostra, accennando non ch’altro che costí era chi voleva Piero de’ Medici, e non voleva Pisa. [11] E benché si replicassi tutto quello che in questa materia si posseva, che si posseva assai, si profittò nondimanco ut supra. [12] E nel parlare ci mostrò un Pisano per lungo tempo suto in Franza, che a caso passò da noi, el quale non aviamo mai poi visto, né sappiamo chi lo favorisca in spezie, se non che tutti e’ nimici vostri vi concorrono, che ce ne avete piú che delli amici; e sarebbe facil cosa ne fussi ito a Pisa e con ordine di qualche nuova pratica. [13] Ingegneremoci intenderlo e subito ne dareno avviso.

[14] Parlossi dipoi con Roano che fa oggi sei giorni. [15] Trovossi nelle medesime alterazioni e di non aver voluto far la ’mpresa e non aver voluto pagare e’ Svizzeri e rifiutate le genti: a che poco valse replicare tutte quelle cose che tante volte si sono allegate, perché subito ritornò a’ Svizzeri e che la Maestà del Re gli aveva pagati di suo, e cosí ci partimo da sua Signoria sanza trarne altro. [16] Dipoi, sendosi, come si è detto, condotta in questa terra la Maestà del Re e tutta la Corte, occorse che ’l dí medesmo arrivò Corcú; el quale intendendo noi essere venuto, ci parse da parlarli prima che noi ci rappresentassimo a Roano, per intendere la mente sua e per quella conietturare con che bocca avamo a trovarli; e presentatoci a lui, li significamo quanta fede le Signorie vostre aveno in sua Signoria, e che quelle speravano lui avessi fatta buona relazione del buono animo e disposizione vostra verso del Re, aggiugnendo a questo tutte quelle parole ci parvono conveniente. [17] Rispose essere affezionato alle Signorie vostre per lo onore grandissimo gli avevi fatto costí, ma che alla Maestà del Re non posseva dire altro che quello gli era suto risposto e datogli in scriptis da le Signorie vostre; e fermossi sopra el pagamento de’ Svizzeri, dicendo dolere assai al Re averli a pagare di suo. [18] A che replicando noi l’usitato, accusò la loro bestialità e cancellò la disonestà loro con la consuetudine, e che el Re li aveva pagati. [19] Soggiunse dipoi che non si era mai voluto raccettar le genti in guernigioni, di che li ambasciadori vostri aveno richiesto el Re, e che per questo cavalcò dolendosi assai essere ito invano. [20] E respondendo noi le Signorie vostre non aver mai negato le stanze alle genti del Re, ma aver bene dubitato delle fanterie per la esperienza fatta di loro, disse non essere ragionevole che le gente d’arme sanza fanti si mettino nelle terre d’altri, e che di 1500 fanti le Signorie vostre non dovieno temere: ma tutto essere occorso che costí era chi vuole e chi non vuole Pisa. [21] La quale cosa premendoci piú che alcuna altra per parerci già disseminata per tutta la Corte e da partorire cattivi effetti, c’ingegnamo con ogni efficacia e con lungo discorso torgli tale opinione dello animo, infino a dirli che, faccendo sua Signoria questa relazione, non sarebbe tenuto uomo di iudizio, tal che ci parve persuaderliene e fare intorno a questo buono effetto. [22] Né vogliamo omettere dire alle Signorie vostre che, nel discorso del parlare, lui disse: «E’ vi ha tolto Pisa el non avere speso fra tutti quelli signori e capitani 8 o 10 mila ducati, e in simil cose si vuole avere el sacco aperto, perché faccendo cosí, si spende un tratto e faccendo altrimenti si spende sei».

[23] Deliberamo dipoi, partiti da Corcú, parlare a Roano, e presa occasione, ci accostamo a sua Signoria Reverendissima e dicemo a quella come, essendo venuto Corcú, la Maestà del Re e sua Signoria posseva avere inteso come le cose erano passate, e la buona disposizione de le Signorie vostre verso la Maestà del Re, e delle sua genti d’arme, e li cattivi portamenti d’altri, e massime de’ Lucchesi. [24] A che subito sua Signoria rispose, rompendo el parlar nostro: «Noi aviamo bene inteso tutto e, per mia fe’ che io sempre fino a qui ho fatto per voi quanto bene ho possuto, ora voi vi portate sí male ch’io non saprei piú che farmi in benificio vostro»; e che alla Maestà del Re pareva strano avere pagati e’ Svizzeri per le Signorie vostre. [25] Rispondemo che se sua Signoria volessi bene intendere le ragioni e iustificazioni nostre, la Maestà del Re e la sua Signoria vedrebbe cotesta città aver fatto suo dovere in ogni cosa e che il non renovare la ’mpresa era per impossibilità, nata in parte per essere la città munta e stracca, parte per diffidenzia di quello esercito che in ogni cosa si era monstro piú inimico che amico. [26] E dicendoli noi circa el pagamento de’ Svizzeri che è quello che piú preme al Re, che questo si potrebbe in qualche modo con suo aiuto e consiglio rassettare ragionevolmente, rispose: «Voi non sapresti né con questo, né con altro tanto rassettare e’ casi vostri che bastassino». [27] Pregamo di nuovo sua Signoria che non volessi lasciare la protezione di vostre Signorie sanza cagione e che non volessi sbigottire cotesto populo con simile parole, sendo nato e sempre mantenutosi franzese, e per questa parte aver patito tanto e in sí diversi modi che merita d’essere commendato e aiutato, non sbattuto e disfavorito, cosa che torna a proposito a chi vuole poco bene a lui e manco alla Maestà del Re; perché gli altri di Italia arieno poco che sperare quando e’ Fiorentini, suoi partigiani e che hanno speso e patito tanto, fussino in male termine e non bene trattati da questa Maestà; e che vostre Signorie erano di migliore voglia che mai e meglio disposte ad ogni servizio e beneplacito di questa Corona. [28] Rispose che le erano tutte parole, mostrando dar poca fede a nostre ragioni e essere mal contento delle Signorie vostre, parlando alta voce in modo che tutti e’ circunstanti udivano; e montò subito a cavallo per ire a suoi piaceri.

[29] La cagione perché noi non aviamo parlato ad el Re e presentatogli la lettera di vostre Signorie è suto per la caduta e per essere stata sua Maestà piú dí semota da ogni faccenda e a suoi piaceri in villaggi tra boschi e luoghi poverissimi di alloggiamenti: tal che ora, poi che la è venuta qui, ci è parso intempestivo el presentarla; e benché sua Maestà stia quasi continuamente serrata con pochi, da quel tempo che la cavalca in fuori, e che sia per questo difficile averla a sua commodità, e che a Roano si riduca la somma di ogni cosa, c’ingegnereno nondimanco con ogni opportunità pigliar tempo di posserli parlare e in quello modo ci occorrerà piú efficacemente imprimere in lui el buono animo vostro e tor via qualche opinione sinistra, o di disunione, o di alienazione, che si vede germugliare qua, secondo li ritratti e parole udite da molti; e di tutto le Signorie vostre ne fieno avvisate.

[30] La lettera di licenzia a messer Giovanni Bentivogli non si è tratta, né dipoi chiesta, perché nel parlare facemo con Rubertetto e cadendo in su questa materia, dicendoli se la Signoria del Cardinale liene aveva commessa, rispose di no e che la non era per commetterliene, e se noi li parlassimo, si troverrebbe d’altro animo; per tanto non ci parve da muoverne alcuna cosa di nuovo a Roano, agitandosi costí di ricevere in guernigione le genti franzesi, perché sua Signoria are’ possuto conietturare non bene dello animo vostro e che voi vi volessi piutosto valere delle genti italiane che delle loro; né siamo per richiederlo di nuovo, se da vostre Signorie non se ne ha nuova commissione. [31] Di Pietrasanta etiam non li parlamo, perché la risposta sua, quale avete intesa, ci tolse lo animo a farlo; siamo dreto a Corcú per vedere se lo possiamo disporre a favorirci in questa materia per le esamine ci mandasti, e fatte costí in sua presenzia: e se potreno, con l’aiuto di Rubertetto, che può in lui e nell’altre cose assai, fare qualche profitto, ce ne ingegneremo, nonostante che lo ambasciadore lucchese sia ritornato e bene raccolto; e tutto nasce da sapersi acquistare amicos de mammona iniquitatis; e le Signorie vostre credere che solo la ragione l’aiuti etc.

[32] Parlamo a lungo col Gran Cancelliere e narramogli tutto el successo, e le cose come erano procedute in quello di Pisa, e quello che le Signorie vostre avéno offerto di fare in recuperazione dello onore dello esercito del Re, e instaurazione del danno loro, e la cagione perché non si posseva fare altro. [33] Viddeci sua Signoria molto volentieri e tutto ascoltò gratamente e a l’ultima parte disse che non aveva che dirci, se non che la Maestà del Re era per osservare le promesse fatte di prestare le genti d’arme: ma che di darci Pisa questo era nelle mani della fortuna e non stava a sua Maestà el prometterlo; pur che, occorrendo, sarebbe per favorire sempre la causa nostra, come aveva fatto per il passato. [34] Di che noi lo pregamo, soggiugnendo che noi di qua usereno e’ ricordi suoi come di benefattore di vostre Signorie. [35] E ritornati dipoi a parlare con quella, disse non li esser mai occorso avere a ragionare delle cose vostre con el Re: il che non ci pareva ragionevole; ma piú tosto crediamo non ci abbi voluto fare altra risposta per avere trovato non bene disposto l’animo del Re verso di voi. [36] Saremo di nuovo con sua Signoria, né manchereno, e con questo e con ogni altro mezzo, di fare nostro debito, usando ogni estrema diligenzia e non perdonando a fatica o disagio alcuno: e quello che non si farà, sarà per non potere o per non conoscere piú: di che vostre Signorie ci aranno per scusato.

[37] Ricevemo lettere da le Signorie vostre in raccomandazione di Bartolomeo Ginori; presentamole e avendo digià questa Maestà fattolo venire in Corte, ordinò a’ mariscial che l’udissono e facessin ragione; e ieri fu avanti loro, e’ quali lo hanno tratto delle mani di Tallarú e messo nelle mani del Re. [38] Ingegnerenci favorirlo con quella autorità ci resta, e crediamo che sia da sperarne bene.

[39] Dello accordo tra Pandolfo Petrucci e questa Maestà, non s’intende poi altro; crediamo sia per non esser molto sollecitato etc.

[40] Venne qui dua dí fa uno ambasciadore mandato da’ Svizzeri per le cose di Bellinzona. [41] Ha aúto grande audienza; non si sa che conclusione sia per riportarne.

[42] E’ si è parlato che questa Maestà ha fatto tregua con lo Imperadore per infino a marzo futuro; e bene che da qualche personaggio di conto la ci sia suta rafferma per vera, intendiamo da l’altro canto di molti che ne dubitano: e noi non ardiremo di negarla né di approvarla. [43] Raccomandianci alla buona grazia delle Signorie vostre, quae bene valeant.

[44] Ex Melon. [45] Die xxvi augusti 1500.

[46] E. Ex. V.

[47] servitores

[48] Franciscus della Casa et

Nicolaus Machiavellus.

275

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini. [3] Le Signorie vostre per le allegate veggono in che termine si truovono le cose loro di qua. E per le lettere nostre etiam de’ dí passati possete avere ritratto questa Maestà tenersi male satisfatta di voi, e di dua cose principali di che si tiene piú conto: la prima el non aver voluto seguir la ’mpresa, la seconda el non aver pagati e’ Svizzeri. [4] A le quali si aggiugne una terza che ancora in qualche parte si stima, e questo è non aver ricevuto le genti in guernigioni. [5] Delle quali si fa qui querele, come vedete, ogni volta ci occorre parlare con loro, in quel modo e con quelli termini vi significhiamo. [6] E benché tutte si potessino facilmente solvere, come le Signorie vostre si sono ingegnate fare costí con Corcú, e che noi ci siamo per ordine vostro sforzati di fare qui ogni volta ne è occorso ragionare, tamen non siamo stati uditi; né ci pare, se altro non nasce, che non s’intende, da dovere migliorare condizione. [7] Perché quanto alla prima, questa Maestà non crediamo sia per prendere la ’mpresa sopra di sé; quel che ci muove a crederlo è questo: la natura sua respettiva allo spendere, appresso come si è governato insino a qui nelle cose di Italia, di volerne trarre e non mettervi, e pensare piú al commodo presente che a quello liene possessi resultare poi; il che fa che li stimi poco quello le Signorie vostre li offerono, preso che li avessi Pisa; e dice sua Maestà, quando liene è ragionato, che la è una mocheria. [8] E tanto piú è da credere che non lo faccia, quanto piú facilmente si può discorrere e stimare a 14 soldi per lira che o l’accordo di Napoli seguirà o la ’mpresa si differirà buon tempo: il che farebbe che questa Maestà non penserebbe a’ 50 mila etc. [9] E che questo accordo potessi seguire facilmente, ce ne è piú riscontri: prima, la volontà della Reina, la quale vi è tutta volta e dicesi che la non perdona ad alcuna cosa per condurlo; e di questo parere si dice essere maggior parte del Consiglio, faccendo la ’mpresa difficile a vincere e difficillimo a tenere quello si vincessi, e per lo esemplo passato e per altre ragioni che le Signorie vostre possono discorrere; ulterius, si considera molto bene quali umori si potrebbono destare in questa impresa, come el Turco, che si tiene per fermo la impedirebbe. [10] Dello Imperadore e dello Imperio si dubita che la paura che Napoli si perdessi non facessi far loro quello che non ha fatto fare loro ancor Milano, perché el Re Federigo tien là al continuo suoi ambasciadori; e questa Maestà ne teme, e desidera assai l’accordo. [11] E li oratori non vengono ancora a Troes; e quando venissino s’intende la chiesta dovere esser grande, e da non vi acconsentire. [12] Del Re di Spagna arete inteso come ha armato in favore del Re Federigo e aver fatto l’Arciduca Principe: che son tutte cose che fanno a questo proposito. [13] Appresso, lo spender mal volentieri e come prudentissimo ire nelle cose dubbie adagio li fia sempre un freno grandissimo, massime avendo sua Maestà visto poco fa per lo esemplo di Pisa che dove la forza bisognassi, el gesso e la reputazione non vi basterebbe; e che quando trovassi la cosa per sé difficile, e con l’aiuto del Turco o d’altri fatta difficillima, porterebbe periculo o di aversi a ritirare poco onorevolmente con sospetto delle cose tiene in Italia, per non posser sopportare lungo tempo tale spesa, o d’esservi rotto con suo danno gravissimo. [14] E quando tutte queste cose non fussin vere e male da noi intese, e peggio discorse, il che potrebbe essere facilmente, questo è pur verissimo, che ’l Secretario di Napoli ci è e continuo tratta e pratica d’accordo; e quando qui si comincia ad ascoltare uno che prometta e dia, egli è difficile credere che non si pigli. [15] Sí che, per tornare ad rem nostram, quando questo accordo sia in fieri o la ’mpresa per differirsi lungo tempo, il che lascereno ora giudicare alle prudenzie vostre, e’ 50 mila fiorini non lo hanno a muovere a fare la ’mpresa di Pisa di suo: e non mutando le Signorie vostre opinione, questa Maestà non può rimaner contenta; anzi dubitiamo, per il parlar di Roano e di Rubertetto, che non pensi, per riavere lo onore dello esercito suo, a qualche mezzo difforme da l’utile e bisogno vostro.

[16] Circa el pagamento de’ Svizzeri, che è quello che cuoce assai, e le genti non venute in guernigione, si rispose come per la alligata vedete; il che fu accettato come ancora vedete, e noi esistimiamo che a’ Svizzeri bisognerà satisfare o pensare come vi vogliate difendere da lo sdegno si conceperà verso di voi: el quale viene, secondo noi, in agumento, e per sé medesimo e per essere fomentato e aiutato da li inimici vostri. [17] Né pensino le Signorie vostre o che buone lettere o buone persuasioni ci vaglino, perché le non sono intese: e el ricordare la fede di cotesta città verso questa Corona, e quello che si fece al tempo dello altro Re, e’ danari che si spesono, e’ periculi che si portorno, quante volte siamo suti pasciuti di vane speranze, quello che ultimamente si è fatto, quanta ruina ha porto alla città vostra questo ultimo accidente, quello che sua Maestà si potrebbe promettere di voi quando fussi galiardi, che sicurezza arrecassi la grandezza vostra allo stato che sua Maestà tenessi in Italia, quale fede sia quella delli altri Italiani, tutto è superfluo: perché le sono altrimenti discorse queste cose da costoro e vedute con altro occhio che le non si considerono per chi non è suto qua, perché sono accecati da la potenzia loro e da l’utile presente e stimano solamente o chi è armato, o chi è parato a dare; e questo è ora per nuocere assai alle Signorie vostre, perché par loro che in voi sieno mancate queste dua qualità: la prima delle armi per lo ordinario, e la seconda, dello utile non sperano piú per credere che voi vi tegnate mal serviti e desperati di loro per queste ultime cose di Pisa; e reputanvi pro nichilo, battezzando la impossibilità vostra “di­sunione”, e la disonestà dello esercito loro “cattivo governo vostro”; la quale opinione si accresce secondo noi, e non poco, per essere partiti li oratori vostri di qui e non s’intendere che nuovi venghino: il che giudicano procedere, secondo ci pare ritrarre, o da disunione o dal volere alienarsi da loro. [18] A che, con ogni debita reverenzia, preghiamo vostre Signorie avvertischino e pensino di rimediarvi oportunamente, perché il grado e le qualità nostre, sanza alcuna commissione che sia grata a costoro, non sono per possere ripescare una cosa che summerga. [19] E se voi desiderate intrattenervi come voi volete fare, giudichiamo essere necessario li mandiate ad ogni modo; ma noi facciam bene intender questo: che ’l profitto loro non fia molto, se non vengono con qualche partito nuovo, con ordine di pagare e’ Svizzeri e con modo a farsi degli amici; perché non ci è nessuno che non si abbi fatto qualche procuratore a chi e’ possi far capo, chi e’ possa maneggiare ne’ bisogni suoi, e voi solo ne sete privi; e la amicizia del Re e di Roano bisogna che sia sostenuta a volere che la si mantenga, sendo e da la trista sorte di cotesta città e da tanti avversarii in tanti modi perturbata. [20] Pure ad ogni modo stimiamo li oratori, comunche si venghino, essere necessarii e per giovare in qualche parte; e in questo mezzo le Eccelse Signorie vostre saranno contente instruirci di quello abbiamo a fare e come a governarci in questo articulo, che ci pare importante e periculoso, e che abbi bisogno di presto rimedio. [21] Valete.

[22] Ex Melon, xxvii augusti 1500.

[23] E. Ex. V.

[24] servitores

[25] Franciscus della Casa et

Nicolaus Machiavellus mandatarii.

276

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici Signori nostri osservandissimi. [3] E’ vostri antecessori, quando prima deliberorno di mandarci di qua, credendo indubitatamente che noi dovessimo trovare la Maestà del Re a Lione e, apresso a quella, e’ vostri ambasciadori, ci providono di tanti danari che, espedita la commessione nostra, ce ne potessimo tornare costí in brevi giorni, e massime io, Francesco, a chi fu detto da e’ Signori che di qua non dovevo soprastare. [4] A che ci è avvenuto tutto il contrario: prima, che, trovando il Re partito di Lione e essendo noi spogliati del tutto, fumo forzati entrare in spesa di fornirci in due dí de’ primi cavalli che possemo trovare e vestirci e trovare servidori, e sanza alcuno rilevamento d’essere in compagnia delli ambasciadori, cominciamo a seguitare la Corte; e al presente seguitiamo continuamente con la metà piú spesa che non faremo essendo la Corte in Lione. [5] E ancora assai ci rileverebbe se fussimo in compagnia delli ambasciadori, perché ci bisogna tenere due servidori di piú, ché non allogiamo in osterie, ma in case, dove e la cucina, e ogni altra cosa e provvisione bisogna ci facciamo da per noi. [6] E inoltre ci sono sempre qualche spese estraordinarie, e di forrieri e portinari e corrieri e altro, che tutte insieme fanno somma che, secondo il grado nostro, ci grava assai; e essendoci necessario domandare aiuto e sovvenzione alle Signorie vostre, ci è parso dire a quelle particularmente come ci troviamo. [7] Onde con reverenzia e securtà, preghiamo quelle che abbino considerazione che primamente con il salario ordinatoci di lire 8 il dí noi ci possiamo male salvare che del nostro non ci mettiamo; e apresso hanno a intendere le Signorie vostre che, avendo avuto ducati 80 per uno alla partita nostra di costí, noi ne spendemo in su le poste fino a Lione 30 per uno; e essendoci dipoi messi a Lione in ordine di cavalli e veste e altro, ci bisognò accattare da amici danari per metterci a cammino: i quali essendo una volta consumati, siamo di nuovo suti forzati ricorrere a Parigi e accattare degli altri: i quali quando ci mancassino innanzi che da vostre Signorie ci fussi mandato provvedimento, noi resteremo a un tratto e sanza danari e sanza credito; il che essendo, possono considerare le Signorie vostre in che grado ci troverremo. [8] E pertanto noi umilmente preghiamo quelle che non debbino differire di mandarci quella provvisione di danari che sia conveniente al bisogno nostro e al tempo che quelle disegnono che tutti a dua, o uno di noi, sia di qua per loro. [9] E pensino le Signorie vostre che noi non siamo né di tale sustanzie, né di tale credito che noi potessimo, come molti ambasciadori, intrattenerci di qua né mesi né settimane sanza provvedimento delle Signorie vostre. [10] Alle quali ci raccomandiamo.

[11] Ex Melun, die xxviiiio augusti 1500.

[12] E. Ex. D. V.

[13] servitores

[14] Franciscus della Casa et

Nicolaus Machiavellus.

277

[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi florentini.

[2] Spectabiles viri etc. [3] Doppo l’ultime nostre, che furono de’ dí 14, abbiamo ricevuto da Lorenzo Lenzi piú lettere sue con copie di lettere regie e di una instruzione data a voi: le quali, stimando dovessi vedere avanti la partita vostra da Lione, non ve ne daremo altrimenti notizia; né vi commetteremo delli avvisi di messer Giovanni alcuna cosa, perché, essendo cessata la causa per la quale si domandavono, cioè l’ impresa di Pisa che allora era in fatto, cessa ancora il domandarli. [4] E però fino abbiate altro da noi, non è bisogno ne facciate instanzia. [5] Cosí stimiamo vano il domandare le 200 lance per essere ne’ paesi nostri avanti che si deliberi della impresa piú oltre, visto che loro non volsono ultimamente tornare indreto quando lo significamo loro, e per lettere e per la mandata di due nostri commissarii secondo vi scrivemmo addí 5 del presente. [6] Della quale impresa noi non vi scriviamo di presente altro, perché ci è fatto intendere questo corriere non passare Asti, e noi non vorremmo credere tali lettere alla ventura. [7] E anche desideravamo intendere prima quello ci volessi fare significare Monsignore di Salient, il quale 3 dí sono ci scrisse da Castelnuovo di Carfagnana venire di verso noi, per commessione di Beumonte, il quale aveva lettere dal Re mostrando che le fussino cose a nostra utilità; ma per avere inteso lui li tumulti di Pistoia e per essere indisposto e avere ad essere col Cardinale di San Piero a Vincula, avere disegnato non passare Lucca, e che noi dovessimo mandare là nostri uomini con possanza di ricevere tali lettere e udirle. [8] Abbiamolo fatto, e vi si è mandato Antonio Canigiani e Antonio Mellini, né per ancora ci è risposta da loro. [9] È ben vero che per via di San Piero in Vincula, da Monsignore de’ Capponi ci è scritto venire per offerirci di nuovo la impresa pure a nostre spese, la quale di presente saria impossibile potersi fare fuori di quelli modi che vi sono noti o con qualche altra simile commodità, perché doppo la partita vostra, essendosi partite le genti franzesi, nelle quali noi ci riposavamo avanti che ci potessimo riordinare di gente, e’ Pisani, per la commodità che aveano di quella impresa e con le spalle de’ Lucchesi, quali ci intercludevano ogni soccorso, hanno acquistato Librafatta e il Bastione di Val di Serchio; e a Pistoia quelle 2 parti sono venute alle mani, fino a tanto che l’una ha superato l’altra, benché la città tutta sia in buona fede e obbedienza nostra. [10] Donde, per l’uno conto e per l’altro, siamo suti necessitati spendere assai e al continuo siamo in grandi spese per la guardia de’ luoghi di Pisa, la quale ci è tanto piú difficile quanto, come voi sapete, la città è affaticata assai per le lunghe e intollerabili spese sopportate ultimamente; e aggiugnesi a questo li sospetti dalla banda di sopra de’ Vitelli, Orsini e altri, e’ quali a’ dí passati sono stati in quello di Todi e saccheggiato e arso Acquasparta e morto uno Altobello, capo della contraria parte; e di quivi venuti a Viterbo per fare il medesimo; e per tutto quello esercito non si vocifera altro e da molte altre bande risuona il medesimo, cioè che debbino venire alli danni nostri; sospetti di natura da tenerne conto e da volere provedervi per non essere trovati improvisti. [11] Il che tutto ci grava al continuo di nuove spese e fa che, fuora di que’ modi che voi sapete, noi non veggiamo da potere aggiugnerci altre spese. [12] Nondimeno questo, non vi si dà risposta determinata: né quanto alla impresa, né quanto al ricevere le 200 lance.

[13] Noi veggiamo per queste ultime vostre delli xi e xii non essere molto accettate le escusazioni e iustificazioni nostre circa li disordini seguiti a Pisa, per qualunque cagione si sia; parci non dobbiate procederci drento né inculcarle, per non generare fastidio a chi le udissi, salvo che dove bisognassi, essendocene dato carico, e che solamente lo dobbiate fare provocati. [14] Una cosa sola potrebbe di presente muovere di qua assai li animi di questa città, e questo è la restituzione di Pietrasanta e Mutrone, la quale darebbe al Re fede e a noi riputazione grande appresso di ognuno e solleverebbe li animi di tutta questa città, donde si potrieno indurre facilmente a pigliare ogni impresa; però in ogni vostra pratica costí, e con il Re e con il Cardinale, voi ricercherete questo con ogni instanzia, mostrando di quanto momento ella sarebbe alle cose nostre e a quelle della Maestà del Re in Italia. [15] E perché voi, di questo e di ogni altra cosa, avete da noi buona instruzione, oltre alla notizia e iudizio vostro, non ve ne scriverremo piú a lungo, massime che il corriere ancora non ci dà tempo. [16] Non lasceremo di significarvi come Lorenzo Lenzi ci scrive i Lucchesi avere divulgato costí in Corte che, venendo qua uno ambasciadore loro, era stato richiesto che loro ci quitassino delle ragioni che hanno in Pietrasanta: il che è stato tutto falso, perché qui non è stato ambasciadore da uno anno in qua, né anche ci manca ragione o titulo di tal terra. [17] Di che udendo parlare potrete vivamente risentirvene e fare intendere il contrario. [18] Tutte le vostre, date da’ 28 del passato in qua, sono comparse, le quali sono de’ 28 e 30 del passato, 5, 10, 11, 12 e 13 del presente; e similmente quelle scritte in proprietà da ciascuno di voi, alle quali per ora non accade rispondere altro. [19] Bene valete.

[20] Ex Palatio nostro. [21] Die xxx augusti 1500.

278

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini nostri etc. [3] Siamo addí dua di settembre e ancora non aviamo mandate le alligate per non ci parere da mandarle alla ventura, né avere ordine da spacciare uno apposta, in tanta necessità ci troviamo etiam del viver nostro ordinario: di che, quando vostre Signorie non ci provedessino, saremo forzati abbandonarci, per­ché ciascun dí spendiamo uno scudo e /2; e in vestirci e metterci ad ordine aviamo speso piú che cento scudi per uno e siamo sanza un soldo, e aviamo digià esperimentato el credito invano, e nelle cose pubbliche e nelle private; sí che noi ci scusiamo per questa a vostre Eccelse Signorie, che se provedimento non viene, noi sareno forzati di venirne a cotesta volta e volere stare a discrezione della fortuna piú tosto in Italia che in Francia.

[4] Da ogni parte, Magnifici Signori nostri, poi che noi avemo scritto le alligate, ci è pervenuto a li orecchi la mala contentezza della Maestà del Re, tutta fondata in su quelli dua capi principali di rimanere a le cagioni vostre disonorato in Italia, né potere per la risposta facesti a Corcú recuperare lo onore suo co’ danari vostri; e avere dipoi aúto a pagare di suo 38 mila franchi in Svizzeri, in artiglierie e in altre cose a che vostre Signorie erano obbligate satisfare, secondo e’ capituli e secondo la convenzione fatta a Milano da el Cardinale e Piero Soderini. [5] E è questa mala contentezza della detta Maestà in tanto cresciuta, che la ha dato animo a tutti e’ nimici vostri di preporre partiti a quella contro al bisogno e utile di vostre Signorie; e tutti sono suti uditi volentieri. [6] E piú dí si è disputato in Consiglio se li Pisani si dovevono accettare con condizione di non possere essere sottoposti alle Signorie vostre: la quale pratica se la non si è ancora conclusa, sendo aiutata da tutti li Italiani, è stato piú tosto per essere state vostre Signorie favorite da la ragione che li ha fatti in qualche parte rimanere sospesi che da alcuno amico che vi sia rimaso, perché in tutta questa Corte, sendo la Maestà del Re sdegnata, non ci è rimaso alcuno o pochissimi amici vostri: anzi ciascuno sanza rispetto vi offende con quelle forze che si truova. [7] La quale trista disposizione, ancora che la conoscessimo per noi medesimi per il parlare che ci era occorso fare con Roano, come nelle allegate si contiene, ci è suta fatta meglio intendere di piú luoghi tutti concordi: che se le Signorie vostre non rimediono, le si troverranno, e presto, in tale condizione con questo Re, che le aranno piú a pensare di guardare e difendere le cose tenete e la libertà propria che di pensare alla recuperazione delle cose perdute. [8] La quale cosa ci è suta, fra li altri, fatta intendere da Rubertetto, che ci è solo restato amico, ma presto si perderà se non è mantenuto con altro che con parole; e cosí da qualche altro signore; e insino a messer Gia­iacomo Treulcio una mattina, sendo a Corte, ci chiamò e disse: «E’ m’incresce ch’io veggo la città vostra in un periculo grandissimo e tale che se voi non sete presti a rimediarvi, e’ vi bisognerà pensare come vi abbiate a difendere da l’ira di costoro: perché la natura loro è muoversi subito e, offeso che li hanno un tratto, non perdonare, anzi seguire nello offendere; sí che provedete al bisogno vostro e presto». [9] E tutto ci disse con tali parole e con tale efficacia che, per le cose avamo viste e udite, possiamo fare iudizio sua Signoria averci parlato ex corde. [10] Siamo del medesimo stati avvertiti da qualcuno altro di fede, e’ quali hanno, non ch’altro, dubitato di parlarci pubblicamente per non essere notati amici vostri. [11] E, tra le altre cose, ci fu referito come al Re era stato detto che le Signorie vostre avevono mandati loro omini allo ’mperadore e al Re di Napoli, a profferire danari per provocarli contro a questa Maestà; e che la Signoria del Cardinale aveva piú volte detto che voi eravate mancato, e che questi danari che ’l Re aveva pagati a’ Svizzeri, voi li pagheresti ad ogni modo, e con vostro danno e disonore.

[12] Le quali cose parendoci di momento e atte, quando e’ non ci si fussi in qualche parte rimediato, a condurvi, e presto, in luogo con questa Maestà che non fussi poi remedio a riconciliarsi, facemo forza di avere audienza da Roano e di qualità che noi potessino essere uditi quietamente, come meritava questo caso; la quale ancoraché non si potessi impetrare a modo nostro, pur, presa occasione, ci conferimo da quella; e prima ci dolemo della malignità de’ nimici vostri, e’ quali non si erano vergognati, contro ad ogni discorso ragionevole, avere diffamato le Signorie vostre appresso la Maestà del Re, che le a­véno mandato loro omini allo ’mperadore e a el Re Federigo, a profferire loro danari contro a quella: la quale cosa, come era poco credibile, cosí non credavamo fussi creduta né da la Maestà del Re, né da sua Signoria, perché la lunga fede di vostre Signorie verso questa Corona e la esperienza fatta poco innanzi della fede vostra non meritava si credessi di vostre Signorie una simil cosa; ma sentendolo noi, ne avamo voluto parlare con lui piú per nostro debito che per credere bisognassi tale espurgazione. [13] Appresso soggiugnemo che ci pareva, per il parlare avamo fatto con sua Signoria piú volte e per quello si era ritratto di piú luoghi, la Maestà del Re tenersi male contenta delle Signorie vostre e praticare cose che non fussino secondo la nostra amicizia e fede mantenuta a questa Corona, sanza farci intendere alcuna cosa: il che ci faceva maravigliare, perché noi credavamo che quella Maestà, delli errori che facessino le Signorie vostre, ne le dovessi reprendere amorevolmente e largamente scoprire l’animo suo, e udire gratamente quel che da voi fussi replicato; e quando dal canto vostro si mancassi del debito, allora con ogni oportunità cercare valersi contro a quelle; e però pregavamo sua Signoria fussi contenta dirci qualche cosa e alluminarci di quello avessimo ad avvertire le Signorie vostre.

[14] La sua Reverendissima Signoria, alla prima parte dello aver man­dato allo Imperadore etc., non rispose alcuna cosa, ma solo con lungo parlare si dolfe di essersi molto affaticata per le Signorie vostre e voi avere fatto in modo che non li restava piú luogo ad aiutarvi, per non aver voi né voluto instaurare la ’mpresa, né raccettare le genti in guernigione, né pagare e’ Svizzeri, e la Maestà del Re averne ricevuto danno nello onore e nell’utile. [15] A che volendo noi replicare, soggiunse: «Noi vi aviamo inteso e sappiamo quello che voi volete dire, e aviamo visto quello avete risposto a Corcú». [16] E stringendo noi sua Signoria ci avvertissi di quello fussi necessario scrivere a vostre Signorie etc., disse: «Parlate costí con Corcú – che a caso si trovava presente –, e da quello intenderete el bisogno»; sí che accostatici a lui, ci concluse che questi trenta otto mila franchi che la Maestà del Re si era sborsata alle vostre cagioni, o e’ bisognava pagarli o restarne suo inimico; e benché si dicessi assai come non era ragionevole e che invano se ne scriverebbe costí, sempre stette nella medesima sentenzia. [17] E veduto questa cosa quanto premeva per li riscontri aútine prima, dicemo che ne scriverremo alle Signorie vostre, e lui disse opererebbe con Roano che si aspetterebbe la risposta delle Signorie vostre, e cosí ci partimo.

[18] Sí che, Magnifici Signori nostri, voi vedete in quale termine si truovino le cose di qua; e veramente in questa risposta noi giudichiamo consistere l’amicizia e inimicizia di questo Re; né pensate ci vaglino o ragioni o argumenti, perché non sono intesi, come nella alligata si discorre. [19] E tanto ci è parso che questo importi a mantenere questa amicizia, che se io, Francesco, non mi sentissi malissimo disposto e di qualità ch’io credo essere necessitato avere a partirmi di Corte per curarmi, uno di noi ne sarebbe venuto costí in diligenzia per farvi a bocca toccare con mano quello che scrivendo non si può significare. [20] Pur non manchereno di dirvi che di buon luogo si è ritratto praticarsi che questa Maestà pigli Pisa per sé, e restituiscale el contado e facciavi uno stato aggiugnendovi Pretasanta, Livorno, Piombino e Lucca col tempo, e tenervi un suo governatore: il che giudicono facile a fare e a mantenere per trovare parte della materia disposta, e essere contiguo a lo stato di Milano; veggonvi etiam l’utilità per esserli proferto da’ Pisani 100 mila franchi al presente, aiutati dalli inimici vostri, e ogni anno dipoi un censo ordinario. [21] Giudiconlo etiam scala alla ’mpresa di Napoli, quando si avessi a fare, la quale cosa crediamo che la sia messa innanzi per la moltitudine delli inimici vostri, e che la sia facile a concludere per lo sdegno del Re e utilità presente che ne trarrebbe; e dipoi, essendo voi odiati da ciascuno, a questa Maestà par­rà guadagnare faccendo dispiacere a voi.

[22] Come le Signorie vostre intendono, noi sanza rispetto e largamente scriviamo come ci pare vedere e intendere le cose di qua. [23] E se alcuna cosa è detta temerariamente, è che noi vogliamo piú tosto, scrivendo e errando, offendere noi, che, non scrivendo e errando, man­care alla città. [24] Il che ci pare poter fare per confidare nella prudenzia delle Signorie vostre, le quali potranno esaminare lo scrivere nostro e dipoi farne piú vero iudizio e buona resoluzione; ricordiamo bene con reverenzia el mandare li ’mbasciadori e presto, tal che per la prima vostra s’intenda che venghino, e da potere fare frutto: perché noi non siamo per potere aiutare altrimenti questa materia che ci aviamo fatto né ci resta piú in giuoco, né vorremo trovarci alla dissoluzione d’una amicizia che si è mendicata e nutrita con tanto spendio e con tanta speranza mantenuta. [25] E infino che di costí non venga cosa perché noi ci possiamo presentare a costoro, non siamo per parlare loro altrimenti, perché, non avendo che dire, si terrebbono scherniti; solo ci fareno vedere a ciò conoschino che noi siamo presenti e, occorrendo, ci possino chiamare.

[26] Monsignore di Roano si parte domattina per a Roano e starà 10 in xii dí; sarebbe bene che al ritorno suo noi potessino referirli la risposta vostra, di che vi preghiamo, e cosí poter dirgli che li oratori fussino partiti per qui: il che è necessario.

[27] Messer Iulio Scurcigliato, neapolitano, è stato a lungo ragionamento col Cardinale sopra e’ casi delle Signorie vostre: di che non vi scriverreno altro, perché ne scrive costí pienamente.

[28] Aviamo dipoi inteso la tregua fra questo Re e lo ’mperadore essere bandita a Milano.

[29] Raccomandianci a vostre Signorie.

[30] Ex Melon. [31] Tenuta a dí tre di settembre 1500.

[32] E. Ex. V.

[33] servitores

[34] Franciscus della Casa et

Nicholaus Machiavellus.

[35] Volendo suggellare le lettere, venne a noi Ugolino e disse che un altro suo amico che aveva a concorrere a questo spaccio aveva fatto altro pensiero. [36] Sí che e’ ci è bisognato prometterli scudi venticinque di sole: sí che preghiamo le Signorie vostre li paghiate subito a Giovanni di Niccolò Martegli predetto, a ciò che altra volta possiamo essere serviti e non aviamo a pagarli di nostro. [37] Die ut supra. [38] Ha promesso metter le lettere in 7 dí.

279

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini nostri etc. [3] Siamo a sera né aviamo ancora possuto concludere con costui che voleva concorrere a questo spaccio, né sappiamo se si concluderà ad ora che possa partire domattina; né ci occorre altro, se non che di nuovo si ricorda alle Signorie vostre li ’mbasciadori e la resoluzione circa e’ 38 mila franchi: perché, tornando noi da accompagnare el Cardinale, che oggi dopo mangiare si partí per a Roano, scontramo Rubertetto e domandatolo delle cose nostre, disse: «Elle sono alquanto sollevate poi che parlasti questa ultima volta; ma scrivete che a questi danari che la Maestà del Re ha pagati per voi non bisogna pensare se non di pagarli; e in ogni deliberazione loro è necessario che li oratori venghino, o uno ad minus, e el primo della terra e piú reputato, e che si sappia presto che muova, acciò che si tolga via quella ombra e opinione trista che si prese per la subita partita de’ passati: scrivetelo caldamente, perché l’importa el tutto». [4] Rispondemo che li ambasciadori verrebbono, e scusamo la partita di quelli; e che noi ne scriverremo, e cosí de’ danari. [5] Ma a questa parte non sapavamo che dirci per le cose seguite infino ad ora; e volendo entrare in su e’ casi di Pietrasanta, ci disse: «Ogni cosa si potrebbe assettare, fate che venghino». [6] Il che ci è parso fare intendere a vostre Signorie acciò possino meglio risolversi.

[7] Siamo a tre ore di notte e, col nome di Dio, aviamo convenuto di spacciare questo fante a mezzo, sí che le vostre Signorie pagheranno a Giovanni Martegli trentacinque scudi, cioè scudi xxxv, perché di tanti ce ne ne ha servito Ugolino Martegli; e quello che nella alligata si contiene è annullato, perché solo avete a pagare xxxv scudi: e’ quali vostre Signorie fieno contente pagare, a ciò che questo benificio sutoci fatto non si paghi d’ingratitudine e che noi non ne aviamo a restare debitori ad Ugolino, perché ci siamo obbligati in particulare: sí che alle Signorie vostre ci raccomandiano. [8] Que bene valeant.

[9] Ex Melon, hora tertia noctis et die tertia septembris 1500. [10] Partirà el presente corriere domattina di buona ora e ha promesso essere costí in vii dí.

[11] E. V. D.

[12] servitores

[13] Franciscus Casa et

Nicolaus Machiavellus.

280

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini nostri observandissimi etc. [3] Addí cinque del presente ricevemo dua lettere di vostre Signorie, l’una de’ xiiii del passato e l’altra de’ xxx, con una copia d’una di Beumonte a vostre Signorie, e per quelle aviamo inteso quanto ci significate e quanto c’imponete operiamo intorno alle cose del Marchese di Massa e la restituzione di Pietrasanta etc. [4] Noi crediamo, Magnifici Signori nostri, che avanti lo arrivare di queste, voi arete ricevuto le lettere che de’ xxvi e xxvii del passato e de’ tre del presente vi aviamo scritte, avendovele mandate per uno spaccio apposta, per la via de’ Martelli, soprascritta la coverta a ser Antonio della Valle, e con vantaggio di xxxv scudi; e però non ci affatichereno altrimenti in farne copia, ma solo vi replichereno brevemente a cautela la conclusione di esse. [5] La quale era in effetto come questa Maestà era malissimo contenta di voi, per non aver voi possuto rientrare nella impresa di Pisa, e per questo non aver lui possuto recuperare lo onore dello esercito suo co’ danari vostri, e appresso aversi aúto a sborsare quelli danari in pagare Svizzeri e artiglierie e Guasconi, e’ quali sua Maestà dice essere tenuti a pagar voi. [6] Il che è la importanza del tutto, e in che consiste la somma d’ogni cosa che si abbi a trattare qui, perché, se non si solve questo, è impossibile appiccare altro ragionamento, o se pure e’ si appiccassi, concluderlo. [7] A le quali dua cose vi significamo aggiugnersi una terza, né di minore importanza di quelle, e questa è il sospetto che è entrato in questa Maestà che voi non vogliate pigliare altra volta: di che li fa dubitare la cosa di Pisa e credere che voi ve ne tegnate male serviti; e appresso essersi partiti quasi che ex arrupto gli ambasciadori e non si sentire che nuovi venissino. [8] E questo da li inimici vostri li è fatto loro intendere meglio, e piú considerare che per loro natura non farieno, e massime da li Italiani che si può di tutti dire che sanza freno studino nel mettervi in disgrazia di questa Maestà e pensino alla ruina vostra; e la voce tratta fuori che voi avevi mandato allo ’mperadore uscí da un secretario di Monsignore d’Arli, Oratore del Papa. [9] E cosí aveno tirato tanto la corda che se noi non andavamo a fare quella opera col Cardinale, di che noi vi demo notizia, era facil cosa che da questa Maestà ora si fussi concluso qualcosa in detrimento vostro, a che fussi o pochi o nessun remedio. [10] Pure le cose son rimase sospese non per altro che per accertarsi dello animo vostro: di che la prima coniettura ha ad essere, secondo noi, la resoluzione di questo pagamento che ’l Re dice avere fatto per voi, e appresso la venuta delli ambasciadori, e che s’intenda che sieno mossi; e cosí quanto piú presto partiranno, prima si comincerà a poter ragionare delle cose di vostre Signorie e prima ci assicurereno che costoro staranno quieti insino alla venuta loro. [11] Per la quale cosa, avendo noi ricevute queste vostre de’ xiiii e xxx del passato, ci transferimo a Corte, non per credere di fare alcun frutto circa le cose di Pietrasanta e del Marchese, ma per significare alla Maestà del Re quello ci scrivevi di Libbrafatta, a ciò quella lo sapessi prima da noi che da altri; perché intendemo l’ambasciadore lucchese avere aúto un cavallaro nel tempo medesimo che avamo aúto noi. [12] E per farci piú benivola sua Maestà e rendercela piú quieta ad ascoltarci, ci parve da muovere a quella el parlare nostro da la venuta delli ambasciadori vostri: e benché semplicemente per la vostra de’ xiiii ci diate avviso della nuova elezione di Luca delli Albizi e che per la de’ xxx non ne replichiate alcuna cosa, nondimanco ci pare di tanta importanza questo articulo che noi pigliamo questa autorità, per non giudicarci altro rimedio a voler temporeggiare le cose vostre, di significare a questa Maestà come noi avamo lettere da vostre Eccelse Signorie, per le quali ci significavate la nuova elezione fatta delli oratori; e che voi ci parlavi in modo della loro espedizione che noi credavamo che ad ogni modo a mezzo questo mese s’inviassino a questa volta. [13] Dipoi li facemo intendere la perdita di Libbrafatta e, per torvi meno di reputazione, dicemo che, nonostante le Signorie vostre fussino spoliate di gente d’arme per essersi reposate sotto la guardia delle genti di sua Maestà, e che dopo la partita di quelle non si fussino ancora possuti riordinare, tamen li Pisani non arebbono possuto occuparla se non fussi la poca fede di chi la guardava e lo aiuto e favore ebbono da’ Lucchesi: e’ quali avevono, in questo come in ogni altra cosa, monstro sempre la mala disposizione e tristo animo loro verso di noi: non si curando ancora di offendere sua Maestà, come si era visto quando el suo esercito poco avanti era suto alle mura di Pisa. [14] E per questo sua Maestà potrebbe ad un tratto monstrare l’errore loro e sollevare in qualche parte la vostra città dalle angustie in le quali si truova con la restituzione di Pietrasanta. [15] E qui li mostramo el bene che ne seguirebbe con quelle parole ci concedeva el tempo e la qualità della audienzia, raccomandando la città e monstrando quanto era la fede vostra e la malignità di quelli che non si erano vergognati temerariamente accusare le Signorie vostre di avere mandato allo ’mperadore; e perché la non era cosa ragionevole, non pensavamo scusarla altrimenti.

[16] Sua Maestà rispose gratamente che se li ’mbasciadori erano presti li era molto accetto, perché conosceria vostre Signorie volere essere quelle che le sono sute per lo addreto, e che le dicono volere essere per lo avvenire, ma piú ancora lo conoscerebbe quando le non vorranno che lui riceva danno di quello che, per scritto e convenzione fatta, debbono pagare. [17] E entrò in su questi benedetti danari pagati a’ Svizzeri e ad altri per voi dopo la levata del campo da Pisa, con parole e termini gravi, da considerarli in bocca d’uno potentissimo, dicendo: «Quando quelli vostri Signori si discostassino da questo, io penserei che non fussino mia amici e di valermene ad ogni modo». [18] E volendo noi replicare e narrare la disonestà de’ Svizzeri e el male servito loro, rispose esserne malissimo contento, ma che lui proprio era suto taglieggiato da loro e convenivagli avere pazienzia, come conviene ora avere alle Signorie vostre: ritornando sempre in su’ danari si ha sborsati, e che non ci aveva aúto rimedio, per non guastare e perturbare le cose che corrono e travaglionsi nella Magna, che li sono a cuore e desidera assettare; sí che le vostre Signorie è necessario ne lo satisfaccino.

[19] Noi replicamo che questi oratori verrebbono, e che noi credavamo che delle cose ragionevoli e possibili le Signorie vostre sarebbono sempre per seguire la consuetudine loro; e che sua Maestà fussi contenta aspettare la venuta di quelli a giudicare lo animo loro. [20] A che rispose che era bene contento e che allora si potrebbe etiam ragionare di Pietrasanta e delle altre cose che si avessino a trattare: e cosí ci partimo. [21] Né ci parve da ragionare del Marchese di Massa, per le cagioni dette, che, avanti s’intenda questa partita di detti oratori, qui non si è per porgere orecchi a cosa alcuna o vostra o di vostri aderenti, ché di tutto è causa lo stare dubbiosi dello animo vostro; dipoi non ci sendo el Cardinale di Roano, non si era, quando bene ogni altra cosa fussi disposta, per fare conclusione alcuna sanza lui; sí che ci parve da riserbarci a piú commodo tempo a ragionarne e con piú utilità, e manco perdita delle Signorie vostre.

[22] Parlamo a lungo, dipoi con Monsignore di Albí nella medesima sentenzia che alla Maestà del Re. [23] Monstrò sua Signoria avere assai affezione alla città e che era per fare ogni cosa a profitto di quella, ma che bisognava, se vostre Signorie volevano che lui e li altri amici avessino luogo a poterlo fare, che quelle si disponessino a pagare questi danari pagati dal Re e a fare che si sentissi che questi oratori venissino; e qui si allargò monstrando quanta ombra aveva dato al Re la partita loro e in un tempo che quando non ci fussino suti ci si dovevono mandare; e che el Re aveva piú volte detto: «E’ Fiorentini si alienono da me», e dolutosene.

[24] Noi rispondemo alla parte de’ danari come avamo risposto alla Maestà del Re, e quanto alli ’mbasciadori, escusamo la partita loro, ma che sua Signoria vedrebbe che verrebbono, e presto, e omini di qualità, che questa Maestà vedrà che le Signorie vostre vogliono essere suoi buoni figlioli come sempre son suti; monstronne piacere grande. [25] E cosí ci dipartimo da quella, non possendo, circa le cose di Pietrasanta, trarne altra risposta che ci avessino aúta dal Re: se non che da uno che si truova a tutti e’ secreti ci è suto accennato che con l’accordare questi danari che el Re si è sborsati, si potrebbe tirare questa posta di Pietrasanta; e monstra la cosa quasi fatta, quando non si differisca la venuta delli ambasciadori.

[26] Noi in questa causa non aviamo possuto operare altro, né potreno per le cagioni già dette per altre nostre e per questa replicate, e escusiamocene a Dio e alle Signorie vostre; perché la ’mpressione che costoro si hanno fatta di disunione, di alienazione, e di debolezza conviene nuovi rimedi a torla via e di autorità, alias etc. [27] Operereno bene, come insino a qui si è fatto, che co’ Lucchesi o altri non si concluda cosa alcuna avanti sieno venuti li ambasciadori, ma bisognerebbe fra x o xv dí s’intendessi che fussin partiti e potessinne monstrare le lettere ad el Re: perché se Roano torna, che fra detto tempo ci doverrà essere, e non s’intenda la partita loro, sarebbe facil cosa non ci potessino fare piú frutto. [28] Sí che vostre Signorie, come prudentissime, penseranno a questo, e provederanno a quello che sia el bisogno della città; e la prosunzione nostra escuseranno con la affezione che ci fa parlare cosí. [29] Intendesi, oltra di questo, Monsignore di Ligní essere fra pochi giorni per venire qui, e alcun dice che li ha seco Piero de’ Medici: tal che accresciuto questo inimico a li altri che sono assai e potenti, e non provedendo le Signorie vostre cosa perché questa Maestà non avessi a porgere loro li orecchi, si raddoppierebbe el periculo.

[30] Quello che Monsignore di Beumonte si abbi a fare intendere per Saliente, suo mandato alle Signorie vostre di qua, non se n’è ’nteso alcuna cosa e però non abbiamo che dirvi: se alcuna cosa ne verrà a luce, ne dareno notizia a vostre Signorie.

[31] Qui si parla piú delle cose d’Italia che di nessuno altro luogo; e però non aviamo che scrivervi di nuovo, perché quelle non sono necessarie per non vi fare rileggere quello che voi vi sapete; e d’altronde non ci è innovato cosa alcuna, se non che si dice li ’mbasciadori dello Imperadore venire, ma essere uomini di poche qualità, né essere quelli che erano prima disegnati e per li quali el Re si era partito da Lione per a Troes.

[32] Ulterius li ’mbasciadori del Re di Napoli vengono, ancora che piú volte si sia ordinato che tornino indreto e che li stieno tuttavia fra el sí e el no; pur al presente el sí è al di sopra: vedreno domattina che nascerà. [33] Bene valete.

[34] Ex Melon, viii die septembris mccccco.

[35] E. Ex. V. D.

[36] servitores

[37] Franciscus Casa et

Nicolaus Machiavellus.

281

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici etc. [3] L’ultima nostra fu de’ dí viii del presente, responsiva a due di vostre Eccelse Signorie de’ xiiii e xxx del passato, della quale vi mandiamo copia, ancora che noi esistimiamo quella essere arrivata salva; dipoi non è seguito altro, né noi vi possiamo scrivere altro fuor di quello che si è significato a vostre Signorie. [4] Che è, in effetto, volendosi mantenere la amicizia di questa Maestà, risolversi al pagare questi danari che quella dice avere pagati per le Signorie vostre a’ Svizzeri e altri che erano all’intorno di Pisa; e questo ci risuona da tante parti nelli orecchi, che, quanto alla opinione nostra, non ci giudichiamo remedio veruno: perché in simil cosa questa Maestà è per risentirsi quando e’ fussino 100 franchi, nonché 38 mila come dicono essere; e mentre che questa Maestà arà un capo da dolersi di voi, non bisogna ragionare di pensare d’impetrare nessuna cosa da quella, ancora che leggeri, in profitto vostro. [5] Appresso, questa venuta degli ambasciadori è necessariissima per tôr via questa opinione si hanno fatta, o vero che è suta loro messa, di voi, di alienazione e di disunione, in su e’ quali dua capi e’ fondano e el partire di quelli e el non venire degli altri. [6] E ogni dí esce fuori nuove che voi avete mandato ora al Turco, ora allo ’mperadore: il che noi attendiamo a purgare in ogni luogo; il che non potreno piú fare se la partita di questi oratori si dilata punto: di che noi voliamo avere pagato el debito in ricordarlo, e tante volte, per non poter mai in ogni evento essere accusati di non avere fatto in questa parte el debito nostro e monstro ingenuamente la opera nostra qui non potere fare alcun frutto e assegnatone ragioni evidentissime. [7] E pure, avendo noi di nuovo parlato con Monsiguore di Albí per scusare le Signorie Vostre di quello si diceva che le avéno mandato allo ’mperadore etc., non ci ragionò d’altro che di questi danari pagati per il Re e se li ’mbasciadori erano partiti.

[8] Appresso non vogliàno mancare di ricordare con ogni debita reverenzia alle Signorie vostre di farsi qua qualche amico, el quale mosso da altro che da affezione naturale vegghi le cose di vostre Signorie, possisi maneggiare, e chi è qua per voi se ne possa valere a vostra utilità. [9] Il che quanto e perché e’ sia necessario non ve lo discorrereno altrimenti, avendo costí tanti savi cittadini suti qua ambasciadori che ve ne sapranno rendere migliore ragione di noi; ma direnvi sol questo, che con queste armi si difendono e’ Pisani, vi offendono e’ Lucchesi, si aiutano e’ Vinitiani, el Re Federigo e qualunque ha a trattare qua cosa alcuna; e chi non fa cosí, crede vincere el piato sanza pagare el procuratore.

[10] Tornò Corcú (e per quale cagione si fussi, noi lo lascereno giudicare alle Signorie vostre); fece tale relazione delle cose di costà che se messer Iulio Scruciati non sopravveniva, al quale, come a persona di mezzo, si prestò alquanto fede, forse sarebbono le cose di vostre Signorie acconce piú a profitto d’altri che vostro. [11] E perché da detto messer Iulio voi sarete raggualiate a lungo d’ogni sua azione, non ci affatichereno altrimenti in mostrarle; solo, a sua preghiera, vi raccomandereno una sua causa, la quale dice agitarsi costí fra lui e li eredi di Piero Antonio Bandini; e di questo ve ne scrive ancora questa Maestà.

[12] Come per altra si disse, gli oratori della Magna vengono; ma personaggi di minore qualità che quelli che dua mesi fa si ragionava; e questa Maestà si parte domattina di qui per andare a Bles; seguirella appresso, aspettando la nuova che li ambasciadori delle Signorie vostre sieno partiti. [13] E quello che per noi isto interim si potrà fare di bene, tutto fareno, non mancando di alcuna diligenzia. [14] Raccomandianci a vostre Signorie, que bene valeant.

[15] Ex Melon. [16] Die xiiii septembris 1500.

[17] E. V. M. D.

[18] servitores

[19] Franciscus Casa et

Nicolaus Machiavellus.

282

[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi florentini.

[2] Spectabiles viri etc. [3] Questa non fia per risposta a piú vostre scritteci da’ dí 26 del passato fino alli 8 del presente, non avendo ancora fermi li ambasciatori per costà, benché piú volte se ne sia fatto elezione, e chi ne sia stato escusato, e chi non, né dato fondamento alla commessione sua di natura che abbi a satisfare alla Maestà del Re, che sono li dua principali capi di tante vostre lettere, e in su’ quali si ha a sperare o temere e bene e male, da cotesta Maestà; e benché tali cose sieno della importanza che si vede, e noi avessimo ancora da significarvi cose che meritavano un considerato e diligente avviso, nondimeno, scrivendovi noi questa per cagione particulare e mandandovela per le mani del signor Prefetto, non ci è parso scrivervi se non quello di che sua Signoria scrive ancora in conformità alla Maestà del Re. [4] Voi sapete, doppo la partita de’ Franzesi, ne’ quali noi ci riposavamo, questa Repubblica essere rimasta senza gente d’arme e per questo essere incorsa in gravi pericoli e aver perso da quel tempo in qua per tal cagione Librafatta e il Bastione; e per questo avendo noi pensato provedere di qualche gente d’arme, ricercando donde ce ne potessimo servire, fra tutti li altri condottieri nostri, per l’obligo che noi avevamo con la Maestà del Re e da instanzia che lui ne faceva, disegnammo valercene del Signor Prefetto, non di tutta la condotta, perché questo era impossibile per la grandezza della spesa, ma solo di quella parte che bastassi a rendere sicuri li luoghi nostri; e con qualche speranza dataci qui dall’uomo suo, mandammo Piero Soderini a Bologna, dove si trovava lí vicino ad una sua Badia il Cardinale di San Piero a Vincula e il signor Prefetto suo fratello, per praticare e concludere seco la concessione di presente di parte della sua condotta; e iersera avemmo lettere da lui, per le quali ci significa il Signor Prefetto, come quello che desidera in ogni sua cosa satisfare alla obligazione e servitú sua con il Re, non voler pigliare partito, né di tutto né di parte della condotta sua, senza conscienza di cotesta Maestà: la quale, avendoli fatto intendere qualche suo disegno e volontà, ha caro non alterare veruna delle forze sue fino a tanto non abbi avuto interamente la intenzione delI’animo di quella. [5] E però desiderava assai ci piacessi che lui subito spacciassi in poste costà e significassi al Re di quanto noi lo ricercassimo, di che non dubitava che sua Maestà non avessi a commendare la richiesta nostra e il servirci sua Signoria; e che era contento, fino a tanto tornassi la risposta, servirci di quel numero di gente che si era disegnato, ma che servissino in nome loro proprio e come nostri soldati per quel tempo che montassino li denari dati loro; a che noi li abbiamo risposto essere ben contenti che lui scriva, perché l’animo nostro non è disegnare o fare alcuna cosa fuori della volontà del Re, anzi concorrere sempre con li disegni suoi e stimare ogni suo commodo nostro: nondimeno avanti questa risposta, noi non piglieremo partito di queste genti e reserverenci al fare questa conclusione allora per farla intera e stabile: perché molto nocerebbe alle cose nostre avere dappoi a pensare d’altro. [6] Di che è parso scriverne per darvi notizia non solamente del seguíto di qua circa questa cosa, ma perché voi ancora conferiate con la Maestà del Re il motivo nostro di pigliare queste genti, cioè l’obligo che abbiamo seco, la necessità per li pericoli in che ci troviamo, la risposta che ne ha fatto il Prefetto, quel che lui ricerchi. [7] E non fa di bisogno che doppo questa narrazione voi ricerchiate dalla Maestà del Re alcuna cosa in nome nostro, ma solo dire che la resoluzione presa dal Prefetto ci è stata gratissima essendo conforme allo animo nostro, e che sempre noi aremo caro chiunque ci arà a servire abbi buona intelligenza con sua Maestà: perché noi non potremo sperarne se non buono servizio. [8] E in somma nel parlare vostro non fare oppinione né dare cenno alcuno che noi lo desideriamo se non quanto porta la cosa in sé e che in questo mezzo noi attenderemo alla sicurtà nostra, e bisognando ci provedremo di quello che ci farà di bisogno per quelle necessità che ci strignessino di presente. [9] Ieri si creorno nel Consiglio Maggiore li Dieci di Balía e furono quelli che saranno inclusi in questa in una nota. [10] Èssi dato gran principio a restituire le cose della città alla reputatione vecchia, e cosí non si mancherà d’ogni altro remedio.

[11] Li ambasciadori fino qui, come è detto, non sono fermi chi abbi a venire; ènne causa le tante angustie in che si truova la città e lo essere stracchi cosí del corpo come delle spese, cosí in publico come in privato. [12] Non si mancherà però per questo che non si mandino, e non crediamo scrivervi prima che vi scriverremo per loro. [13] Potete darne della venuta loro certissima speranza e aggiugnere che verranno con buona commessione circa quanto desidera il Re. [14] Non ne parlerete però in modo che loro abbino a disegnare la cosa già fatta, perché questa materia è molto difficile oggi e da non la promettere senza fondamento certo. [15] Aremmovi volentieri mandato qualche suvvenzione se la strettezza del danaio in che noi ci troviamo non ci stringessi ogni dí piú. [16] Faremolo ad ogni modo fra brevi dí e li Dieci nuovi potranno piú facilmente, dandosi loro assegnamenti che si daranno, provvedervi. [17] Confortianvi intanto a fare il meglio che voi potete. [18] Confidatevi che di tutto sarete ben satisfatti.

[19] Bene valete.

[20] Ex Palatio nostro. [21] Die xx septembris md.

283

[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi florentini.

[2] Spectabiles viri salutem etc. [3] Noi non vi volavamo scrivere prima che per le mani delli ambasciatori nostri, ma, partendosi el presente corriere, non abbiamo voluto mancare di significare alcuna cosa che occorre; e prima v’imponghiamo di nuovo siate con la Maestà del Re e con Monsignore Illustrissimo, e escusiate la tardità degli ambasciatori per avere noi voluto fare lo oficio de’ X come vi scrivemmo, e che ora che sono fatti, noi non attendiamo ad altro che alla espedizione di detti ambasciatori, e’ quali doverranno essere costí per tutto il mese d’ottobre prossimo; e noi subito alla partita loro, vi spacceremo un corriere; e fate fede alla Maestà del Re che la commissione loro fia tale che la satisfarà, e conoscerà come noi non siamo mai per negare né el possibile né el ragionevole a sua Maestà, e vedrà che noi le siamo buoni fedeli e affezionatissimi figliuoli, e per sostenere ogni carico e portare ogni pericolo, come per esperienza si vide a tempo del Re Carlo passato. [4] Pregherrete bene sua Maestà non creda a chi è nostro inimico, e che dice che noi abbiamo mandato allo Imperatore, al Turco e al Re di Napoli, ma sia contenta aspettare la venuta delli nostri oratori, e voglia noi giudicare dalle parole di quelli e dall’opere nostre, che sappiamo ne rimarrà contentissima; e di questo la pregherrete con ogni reverenzia.

[5] Avvisiamovi come egli è un commissario genovese presso a Pietrasanta, e dua o tre volte l’ha voluta prendere per inganno; pregherrete la Maestà Cristianissima ne scriva a Genova. [6] Hanno etiam certi sudditi e uomini genovesi predato 200 capi di bestie grosse a’ nostri vassalli. [7] Noi potremmo valerci con la forza, ma vogliamo che cotestà Maestà ci ponga rimedio; e però pregherretela con reverenzia sia contenta ancora di questo scrivere a Genova che e’ nostri sudditi sieno riguardati. [8] Valete.

[9] Ex Palatio nostro [10] Die xxii septembris md.

284

[1] Eisdem. [2] Die xxvi septembris md.

[3] Poi che noi ricevemo, già sono assai dí, le vostre de’ 26 e 27 del passato e 3 del presente e ultimamente quelle delli 8, vi scrivemo a dí 20 del passato delle cose del Prefetto e mandoronvisi per messer Andrea Doria, suo mandato costà, differendo rispondere alle preallegate vostre ad altro tempo, quando noi potessimo darvi piú certezza non della venuta delli ambasciadori per costà, perché questo è concluso doversi fare ad omni modo, ma di chi e della partita loro, e si fussi dato piú certo fondamento alla commissione loro secondo il desiderio della Maestà del Re. [4] E benché di presente, per le medesime cagioni, noi non vi dovessimo scrivere perché né de l’una né dell’altra cosa vi possiamo dare maggiore certezza che vi dessimo allora, nondimeno ci è parso per molte cose occorse da quello tempo in qua scrivervi brevemente e di nuovo rimetterci a quello che di bocca faranno intendere alla Maestà del Re li oratori che noi mandereno. [5] Li quali sono per essere omni ora a cavallo e, come prima si arà certezza del dí della partita loro, vi spaccereno a posta, a ciò possiate significarlo alla Maestà del Re: né solo accertarlo della venuta loro, ma etiam che la commissione loro sarà tale che li satisfarà; presupponendo quella si abbia sempre a contentare delle cose iuste e conveniente, secondo che è stato sempre costume di questa città. [6] Dal quale è in proposito non volere partirsi a veruno modo, nonostante omni cosa seguita, la quale ci avessi potuto alienare da sua Maestà, e tante calumnie delli inimici nostri, le quali omni dí si intendano essere maggiore e da maggiori autori per alienare la Maestà sua dalla oppinione e desiderio che ha di beneficare; e nuovamente si sono viste tanto manifeste che questa è stata la potissima causa dello essere prevenuti nello scrivere per farvi intendere tutto, e che conferiate con la Maestà del Re, con pregarla appresso che in omni carico datoci voglia soprasedere a crederli e muoversi per tali relazioni contro di noi fino alla venuta delli oratori nostri; li quali noi sappiamo molto bene che iustificheranno tutto in modo che sua Maestà se ne satisfarà e arà causa di amarci piú, visto la sincerità e innocenzia nostra. [7] Quali sieno questi carichi, voi li vedrete per uno summario di lettere di Roma che sarà alligato a questa circa tre capi: massime dello avere offerto allo Imperadore 200 mila ducati per passare in Italia, dello avere confortato il Turco a procedere contro a’ Vinitiani, e della divisione e discordia nostra; le quali imputazioni noi iustificheremo, se noi credessimo bisognare. [8] Ma delle offerte etc., lo stato della città arguisce in contrario, e la dependenzia e speranza che noi abbiamo da cotesto Re e tutto il suo regno non lascerà mai credere una simile cosa. [9] E il concorso che si è fatto universalmente alle spese passate e la nuova elezione de’ Dieci monstrano quanto tutta la città sia unita e di una medesima voluntà per la difesa sua; e di omni altra cosa potrebbe essere qui disparere piú tosto che del seguire le parte franzese, perché voi sapete quanto universalmente tutta questa città ami cotesto nome, e quanto sia sempre per fare, secondo le forze sua, per il commodo e beneficio della Maestà del Re. [10] Inoltre noi ci maravigliamo assai essere imputati di avere avvisato il Turco di alcuna cosa, come se a quello Signore mancassi modo o via di investigare le cose delli inimici sua, o noi fussimo sí inimici del nome di Cristo che noi procurassimo, insieme con quella di altri, la ruina nostra: dove ancora voi potrete allargarvi con allegare tutte quelle ragioni e respetti che vi occorreranno, perché in su la verità voi potrete edificare omni cosa; e non si ha da temere di non parlare vivamente contro a sí manifeste calumnie e pregare sempre, come è detto, sua Maestà che, avanti quella si resolva ad alcuna cosa in preiudicio nostro, voglia espettare la venuta delli ambasciadori nostri, de’ quali siamo certi che quella si satisfarà.

[11] Vedrete ancora per uno summario di lettere venute da Pietrasanta quello cerchino Genovesi, e che cose tentino contro di noi: li quali, a’ di passati, hanno predato grande somma di bestiame alli uomini nostri di Caprigliola e condottolo a Santo Stefano, luogo vicino a Serezana, termini veramente da inimici e li quali noi aremo vendicato fino a qui, se non fussi stato la reverenzia che portiamo alla Maestà sua. [12] Dalle quali cose voi potrete fare iudicio quanto noi desideriamo espedire per costà li oratori nostri, non ci restando altro uomo in chi sperare che nella Maestà sua, e che noi non veggiamo la ora di averlo fatto, intendendo molto bene quanto preiudicio ci arrechi questa dilazione. [13] Intenderete ancora per questi summarii tutto quello che si tratta oggi in Italia, massime delle cose del Papa, le quali solo sono in moto; e di tutti tali avvisi vi potrete servire secondo che vi tornerà a proposito.

[14] Sono molti dí che da Pisa partirono dua ambasciadori per costà e dicevasi venivano con commissione di capitulare con la Maestà del Re e, secondo ritratti fatti da Piero Soderini di Corte del Cardinale Santo Piero a Vincula, sarebbe facile cosa che loro appuntassino seco. [15] Per questo noi tanto piú accelerereno la venuta delli oratori e voi intanto farete omni opera che appuntamento non segua con promettere al Re che li oratori verranno con conmissione di natura da satisfarli; il quale, avendo questa fede da voi, crediamo doverrà tenere piú conto della osservanzia della fede sua che delle querele e calumnie di altri e dello avere sborsato etc., e de’ conforti di altre potenzie, prieghi della Regina e offerte de’ Pisani: le quali, se bene fieno grande di presente, sono nondimeno per riuscire piú vane che tutto quello che fussi promesso da noi.

[16] Tutto quello che voi tratterete con il Re tratterete ancora con Roano, ricordandoli li meriti suoi verso di noi, con pregarlo voglia perseverare di benificarci, li oblighi nostri verso sua Signoria per tanti beneficii ricevuti e tutto quello che vi occorressi circa questa materia: e insomma non mancare di omni diligenzia in mantenere il Re intero verso di noi fino alla venuta delli oratori; e persuaderli di non attendere a calumnie delli inimici nostri, e ovviare, per quanto si estenderanno le forze vostre, ad omni conclusione che si avessi a fare di Pisa o di altro in preiudicio nostro.

[17] Al desiderio e bisogno vostro si provedrà subito e non manchereno di satisfarvi etiam piú che non è il debito nostro, atteso con quanta diligenzia e fede voi abbiate fatto e facciate costí lo uficio vostro: e se non prima, alla venuta delli oratori. [18] Confortiamovi intanto a sopportare il meglio che voi potrete omni disagio vostro etc.

285

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini etc. [3] Da Melon addí 13 di questo scrivemo a comune Francesco della Casa e io l’ultima nostra, con la quale mandamo copia d’un’altra nostra de’ dí viii, la quale era responsiva a dua di vostre Signorie de’ xvi e xxx del passato, e mandamole per le poste regie a Lione a Giovan Francesco Martegli, sotto coverta diritta a Giovanni Martegli: le quali crediamo essere comparse, e cosí la orriginale, mandata per la medesima via. [4] E per quella e per altre nostre, spacciate per uomo a posta insino addí tre di questo, pensiamo che vostre Signorie abbino inteso largamente in quali termini si truovino le cose loro di qua e quello che noi possiamo operarci; e quanto sia necessario avere espediti li ambasciadori, e cosí che resoluzione bisogni fare circa e’ 38 mila franchi, volendo o temporeggiare o sperare di ottenere alcuna cosa da questa Maestà; e cosí quanto questo capo li prema e in che modo e’ ne parli. [5] Noi ad ogni ora aspettiamo lettere per le quali s’intenda questa partita degli vostri oratori, della quale ogni dí siamo domandati. [6] E noi aremo desiderato, come alle Signorie vostre si fece intendere, alla ritornata di Roano averla possuta monstrare, per fuggire quelli periculi che ciascun dí si corrono, che non si facci appuntamento sanza avere rispetto alle Signorie vostre, e per turare la bocca a’ vostri inimici che con questo argumento monstrono a questa Maestà le Signorie vostre essere per volgerli le punte, ogni volta che la occasione venissi, aggiugnendovi quelle avere mandato allo Imperadore, e intendersi con il Re di Napoli; il che a questa Maestà è facil cosa persuadere per le ragioni altre volte allegate.

[7] Partí questa Maestà da Melon a dí xiiii per alla volta di questa terra, come per l’ultima nostra scrivemo alle Signorie vostre, e Francesco della Casa in quel tempo ne andò alla volta di Parigi, gravato da un poco di febbre, per curarsi avanti che la malattia invecchiassi; e secondo mi scrive fia qui di corto. [8] Giunse la Maestà del Re in questo luogo sei dí sono, e questo dí è arrivato Monsignore di Roano, el quale per insino a’ 3 di questo ne era ito a casa sua; e avendo io inteso ieri mattina come sua Signoria Reverendissima veniva, mi parve a proposito cavalcare subito e trovarlo dove alloggiava, sí per fare quella cerimonia dello incontrarlo, sí etiam per posserli parlare piú a mia commodità. [9] E cosí pervenni iarsera ad un villaggio discosto di qui otto leghe; e perché l’ora era tarda, differi’ el parlarli alla mattina; e accostatomi a sua Signoria per il cammino, con quelle piú accomodate e affettuose parole mi occorsono, le monstrai in quali termini si truovavono le Signorie vostre, per avere aúto per il passato tante spese e tutte a cagione di questa Corona, e ultimamente per suvvenire alla Maestà del Re nella ’mpresa di Milano e dipoi per la ’mpresa di Pisa; e dove elle aspettavono di essere in qualche compassione appresso questa Corona e cominciare a reintegrarsi e di forze e di reputazione, elle sono sbattute e caricate ogni dí con varie calunnie, tolto loro la reputazione, fatto disegni contro di loro, tale che ciascuno italiano puote avere ardire di manometterle; narra’li la perdita di Libbrafatta e come Vitellozzo, Baglioni e Orsini erano in su l’armi e ogni uomo credeva che si avessino a voltare a’ danni loro; e però ch’io pregava sua Signoria Reverendissima non volessi lasciare el patrocinio di vostre Signorie, anzi instare e persuadere el Re di trattarvi come figlioli e fare che ogni uomo lo ’ntendessi per rendervi la reputazione: il che era facile con la restituzione di Pietrasanta etc.

[10] Rispose sua Signoria alterata e fecesi da lungo, monstrando che da la parte del Re non si era mancato quanto si conteneva ne’ capituli, e che vi aveva prestato le genti d’arme, e che aveva voluto rifare la ’mpresa, e dipoi mantenere le genti in quello di Pisa, e che nessuna cosa era suta accettata da le Signorie vostre, sí che per la perdita di Libbrafatta quelle si avevono a dolere di loro e non del Re, ma che el Re si poteva bene dolere de’ danari aveva aúti a pagare per voi contro alli capituli; e qui si distese con assai parole, dicendo che se le Signorie vostre non erano prudente, che le vi vorrebbono riparare a tempo che le non potrieno; dimandò se gli oratori erano partiti e la cagione perché dilatavono tanto etc. [11] A tutto si replicò, come largamente si puoté fare, e ogni cosa fu disputata, da quella parte de’ danari in fuori: alla quale e’ non possono intendere obiezione alcuna, tanto che io fui constretto, se io non volevo lasciare la cosa in pendente e con periculo, di dire a sua Signoria come io avevo parlato alla Maestà del Re e che, essendosi quello doluto di avere aúto a fare questo pagamento, io avevo pregata sua Maestà fussi contenta di aspettare la venuta delli oratori vostri avanti che si resolvessi in alcuna cosa, per possere intendere le iustificazioni e animo di vostre Signorie; e avendomi quella promesso di essere contenta, io pregavo sua Signoria lo mantenessi in tale disposizione, perché io mi persuadevo detti oratori essere ad ogni modo partiti. [12] Sí che, Magnifici Signori, come vedete, le cose vostre restono sospese in su la venuta de’ vostri oratori, né ci si è veduto altro rimedio a temporeggiarle che questo; e questo si consumerà presto, se a questa ora e’ non sono mossi. [13] E da noi non è mancato el ricordarlo, avendovene scritto tante volte e sí caldamente, e monstro alle Signorie vostre come per noi non si puote fare altro; e che se non si cancella questa partita de’ 38 mila franchi, ogni altro pensiero fia vano, avendo a disegnare in su questa Maestà, perché voi ne potrete fare conto come d’inimica. [14] Potrebbe bene essere facil cosa che se ne a­vessi tempo o che ne seguissi la restituzione di Pietrasanta; sí che le Signorie vostre non aranno mancato in questo, o di mandare li oratori o di avvertirci come ci aviamo a governare in questo frangente: e come si abbino a temporeggiare queste cose, sanza avere amico veruno in Corte, e cascati da la grazia del Re, e in mezzo di tanti inimicissimi vostri, e’ quali mettono ciascuno dí nuovi partiti avanti questa Maestà, monstrogli la debolezza vostra, e quanto li sarebbe utile farsi uno stato allo intorno di Pisa, come per altra vi avvisamo, e mettervi un suo fidato, el quale non si possendo perservare con altri favori che con quelli di sua Maestà sarebbe necessitato esserli fidelissimo; e le Signorie vostre, circundate da li stati suoi sanza aspettare altra forza, verrebbono con la coreggia al collo e manderegli il foglio bianco. [15] Sono queste cose ascoltate, e in periculo che le non si concludino, come da qualcuno ci è fatto intendere. [16] E hammene fatto dubitare piú che, essendo a Corte, *Rubertetto* mi si fece incontro e dissemi: «Io ti ho da parlare, farai di venire oggi a casa». [17] Anda’vi; lui stette alquanto sopra di sé e non parlandomi alcuna cosa e ricercandolo io della cagione perché mi aveva fatto venire, mi disse: «Li oratori vostri vengono?»; e, rispondendogli io che credevo fussino partiti, disse: «Se e’ venissino, e’ potrebbono essere cagione di bene e di ovviare a qualche cosa che non è al proposito de’ Signori vostri». [18] Né mai, per arte ch’io usassi, li pote’ trarre altro di bocca; tal che io dubito per questo assai che qualche pratica non sia sí stretta e sí a cuore alla Maestà del Re, che lui abbi aúto rispetto a conferirla; il che mi è parso scrivere ad unguem a vostre Signorie, a ciò quelle ne possin fare meglio iudizio di me e sollecitare in omnem eventum che questi oratori venghino.

[19] Qui, come per altra vi dicemo, si ragiona il forte delle cose di Italia e massime di questo esercito che ’l Papa ha messo insieme, né si dice per persona che volta e’ si abbi a pigliare: o di Romagna alla impresa di Faenza, Rimini e Pesero o di verso e’ Colonnesi, il che si crede piú tosto, per piacere piú questa impresa a questo Re che quella, e esserli piú a proposito rispetto ad el Re di Napoli; perché, faccendo guerra a e’ confederati sua, lui sarebbe forzato a difenderli. [20] E, venendosi ad indebolire, o e’ verrebbe detto Re di Napoli ad accordo con piú utilità di questa Maestà, o faccendosi la ’mpresa, sarebbe piú facile ad essere vinto; le quali cose penso che a questa ora costà debbono essere chiare.

[21] Delli ambasciadori dello Imperadore, quando si venghino, si parla variamente; pur non s’intende che sieno ancora entrati in questo Reame, e vedesi che qui si vive con qualche gelosia delle cose della Magna e per questo si pensa manco alle cose di Italia: il che fa che meglio si possa temporeggiare circa e’ casi delle Signorie vostre.

[22] La partita di Monsignore di Ligní da Lione per a Genova, ha tenuto li animi di ciascuno alquanto sospesi, e interpetravasi variamente: chi voleva che vi fussi ito mandato dal Re a qualche suo proposito e forse per conto di Pisa; chi dice esservi ito motu proprio, per essere innamorato d’una figliola di quello signore che è là Governatore: e di questa si parla piú; e io non arei ardire di affermare o l’una cosa o l’altra; lascieronne fare iudizio a vostre Signorie, que bene valeant.

[23] Ex Blessis, xxvi septembris md.

[24] servitor

[25] Nicolaus Machiavellus

[26] Secretarius.

286

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici Domini observandissimi, humili commendatione premissa. [3] De’ xxvi del passato fu l’ultima mia alle Eccelse Signorie vostre e significai a quelle la venuta del Re Cristianissimo in questo luogo e come ero rimaso solo, per esserne ito Francesco della Casa ammalato a Paris, e come el Cardinale di Roano era tornato, e quello che con sua Signoria avevo operato, e in effetto quanto era necessario venissino li oratori, a volere o fuggire in tutto o, ad minus, differire qualche conclusione che si pratica circa le cose di Pisa e altre vostre cose in vostro preiudizio. [4] Esistimo le lettere essere venute salve, perché le mandai a Rinieri Dei a Lione per uno che era suto spacciato a posta da l’uomo di messer Giovanni Bentivogli; ho dipoi ricevuto da vostre Eccelse Signorie l’ultima de’ xx del passato per le mani d’uno uomo del Prefetto, mandato da quello in poste per la causa che le Signorie vostre per la loro lettera mi avvisono. [5] Fui subito, allo arrivare di esse, prima con la Maestà del Re e dipoi col Cardinale; e a quelli significai quanto le Signorie vostre ne commettono, monstrando che al soldare gente d’arme vi costrigneva la necessità del difendersi e a richiedere el Prefetto la osservanzia de’ capituli fra voi e sua Maestà; e perché di già l’uomo del Prefetto aveva parlato a ciascuno di loro, la Maestà del Re mi rimisse a Roano, né mancò di domandare se li ambasciadori venivono, né di dolersi de’ danari pagati. [6] A la quale io replicai secondo le parole proprie della lettera di vostre Signorie, che era, come voi mi avvisavi non mi scrivere prima che per li oratori, aggiugnendovi ch’io ero di fermo credere che per tutto ottobre si saranno presentati a sua Maestà. [7] Monsignore di Roano mi parlò piú a lungo e prese, nel rispondermi, Monsignore d’Albí per il braccio, che era presente, a ciò che sua Signoria udissi, e disse: «E’ Fiorentini cominciono a non si lasciare intendere. [8] Noi aviamo voluto tenere a la difesa loro 500 uomini d’arme e 1500 di piè, e non li hanno voluti; avianne proferto loro 100 e 200, e quelli tanti che fussino suti necessarii, e loro gli hanno recusati, e ora vanno mendicando gli aiuti d’altri». [9] E poi, rivoltosi a me, disse: «Cancelliere, io non so che mi ti dire»; e volendo io replicare a la parte del non aver noi voluto ricevere li uomini d’arme loro etc., soggiunse che noi faciavàno molto buone le ragioni nostre e che la Maestà del Re si aveva aúto a sborsare quelli danari che le Signorie vostre dovevono pagare; po’ domandò se gli oratori venivano. [10] Risposi degli oratori quello medesimo che alla Maestà del Re, cioè che per tutto el mese presente doverrieno venire o prima; e che sarebbono per mostrare la fede della città essere cresciuta, e cosí per dovere crescere di continuo, verso questa Maestà, e per iustificare tutte le calunnie che ciascun dí son date da chi vuole poco bene a loro e manco allo onore del Re. [11] E ricercando in ultimo sua Signoria quello che circa el Prefetto io dovevo scrivere alle Signorie vostre, rispose come ci era venuto un suo uomo al quale risponderebbono; né altro ne posse’ ritrarre. [12] Di che non mi occorre altro scrivere alle Signorie vostre, perché ritornandosi in poste detto uomo che fia apportatore di questa verso el Cardinale di San Pietro in Vincula potranno le Signorie vostre da Piero Soderini essere raguagliate di tutto.

[13] Non voglio mancare di scrivere alle Eccelse Signorie vostre come Rubertetto mi chiamò da parte dipoi ch’io ebbi parlato al Cardinale e dissemi quanto egli aveva sempre aúto a cuore le cose vostre, e le opere sue quali l’erano sute, e quanto volentieri sempre si era affaticato ne’ favori vostri, e come li doleva che al presente voi vi fussi abbandonati; e che in tanto urgente caso e importante quanto era questo, non avendo voi mandati li ambasciadori, ognuno ne adombrava e giudicavala o disunione o mala contentezza delle cose di qua, o vero non ne essere bene avvisate, perché la ragione richiede che si fussino inviati in poste per ovviare a qualche conclusione non buona, la quale è ogni dí sollecitata. [14] Risposi a tutto quello che mi occorse e ch’io giudicai convenirsi, affermandogli come e’ non passerebbe questo mese che li oratori ci sarebbono e che tutto si provedrebbe, purché e’ non si voglia fare torto alle Signorie vostre, ad ogni modo, il che non si credeva etc.

[15] Come per altra scrissi alle Signorie vostre, qui si ragiona assai delle cose di Italia piú che d’altro, e massime di questa impresa del Papa, la quale, come per altra vi scrissi, si credeva dovessi ire a’ danni de’ Colonnesi; or par che s’intenda el contrario e che la vada alla volta di Romagna: di che non mi occorre altro per poterne le Signorie vostre intendere meglio el vero; solo dirò questo alle Signorie vostre: come tutto è concesso al Pontefice piú per non volere questa Maestà contradire apertamente ad uno suo sfrenato desiderio, che per volontà abbi che conseguiti vittoria; e a messer Giovanni Bentivogli è suto scritto de consensu regis che quanto al soccorrere Faenza e’ facci lo ufizio del parente etc.

[16] Circa l’ambasciata della Magna, non ho che scrivervi altro, per non si sapere ancora el certo quando debbe venire, e questa Maestà è tutta sospesa in su questo; altro non ci è se non che lo ’mbasciadore veneziano attende a sollecitare li aiuti contro al Turco, massime poi che la perdita di Modone e Corone fu chiara; e di questo si è fatto lunghi consigli, tamen non s’intende altra conclusione. [17] Ragionavasi d’una decima sopra e’ preti, la quale altra volta è suta consumata da’ riscotitori; benché questa Maestà disegni di farla piú viva, tamen el Viniziano non sta molto allegro. [18] Debbono avere le Signorie vostre inteso come el Turco mandava oratori a questa Maestà, per rispondere a quello che da uno araldo di questo Re li era suto significato, el quale el Gran Mastro messe ad ordine in Rodi da oratore per darli piú credito; e’ quali oratori del Turco, come furno a Vinegia, furno licenziati da questa Maestà per ordine de’ Viniziani, che monstrorno non essere bene venissino sanza pleno mandato di potere fare pace. [19] Onde sendo fatto intendere loro che, non avendo mandato, non venissino avanti, se ne tornorno indreto; di che questa Maestà si è pentita assai per esserli dipoi suto detto e’ Viniziani averlo consigliato cosí, perché non intendessi le pratiche hanno tenute col Turco contro di lui. [20] Di che etiam el Gran Mastro si è alterato forte, per avere el Turco per sua intercessione solum espedita tale ambasciata; e intèndessi come e’ manda qui un de’ suoi cavalieri per caricare e’ Viniziani e parlare di loro come di nimici, le quali cose faranno che li aiuti che Viniziani aspettono da questa Maestà si differiranno, e questo anno non doverrieno essere a tempo. [21] Io ho brevemente narrato questa cosa per non infastidire le Signorie vostre, tenendo per fermo che, d’altro luogo e con piú verità, ne siate della maggior parte sute ragualiate. [22] Alle quali infinite volte mi raccomando, quae bene valeant.

[23] Ex Blesis, iia octobris 1500.

[24] Dello essere creato el Magistrato de’ Dieci io non posso se non rallegrarmi e ringraziarne Iddio e cosí sperarne bene, perché da uno migliore governo debbono succedere piú lieti eventi; servirommi di questo avviso come meglio giudicherò in reputazione della città. [25] Iterum valete.

[26] E. Ex. D.

[27] servitor

[28] Nicolaus Machiavellus

[29] Secretarius.

287

[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi florentini.

[2] Spectabiles viri etc. [3] Significheremovi brevemente quello che tante volte vi abbiamo promesso dovervi scrivere per la prima e quello di che voi state in tanta espettazione, e in che l’uno e l’altro di voi fa iudizio agitarsi la somma delle cose nostre al presente, cioè la venuta di uno oratore per costà, il quale sarà Pier Francesco Tosinghi; e potete oramai e nominarlo e dare certezza della partita sua, perché il tempo li è stato assegnato tutto dí x di questo mese, il quale lui non preterirà, o, differendo, non saranno piú che due o tre giorni, se forse li mancassi alcuna cosa per la espedizione sua. [4] E arà ordine da noi di cavalcare prestissimo, in modo che al certo voi lo potete iudicare costí a quel tempo che sia conveniente secondo il cammino. [5] Verrà con commissione di natura che noi crediamo convenientemente doverrà satisfare alla Maestà del Re e iustificare benissimo seco tutte le cose nostre e carichi datici qua in Italia di molte cose; di che noi non vi scriviamo, stimando che le nostre de’ 26, mandatevi di qui per Lorenzo di Giacomino diritte a Bartolomeo Panciatichi, con ordine ve le mandassi subito, sieno arrivate salve e nell’uno luogo e nell’altro. [6] Né ci occorre al presente significarvi di nuovo altro, salvo che la impresa di Romagna essere digià in fatto perché e le genti e l’artiglierie sono partite da Roma in numero di 600 o 700 uomini d’arme, e 6000 in 7000 fanti, 20 falconetti, 6 cannoni e ii colubrine, per la espedizione della quale si era fatto lo accordo tra li Colonnesi, Papa e Orsini per tutto gennaio, con patto li Colonnesi non molestassino né terre di Chiesa né di Orsini, e all’incontro Papa e Orsini non molestassino né terre di Colonnesi né amici loro, con alcuni altri particulari li quali non si sono ben potuti intendere; e lo oratore d’Ispagna ne sta per l’uno e per l’altro. [7] Fecionsi ancora a dí 28 xii cardinali, de’ quali ne sarà una lista in questa. [8] L’impresa pare che si facci nominatamente contro a Pesaro, Rimino e Faenza: dopo che sono molti che fanno iudizio la cosa non dovere fermarsi quivi; e però noi aremmo caro intendere da voi, se ne potessi fare vero ritratto, in che grado stieno costí le cose di messer Giovanni Bentivogli. [9] Sono pochi dí che passò di qua uno Agostino Semenza, fratello di quel Pagolo che era già qui per il signor Lodovico, Segretario dello Imperatore, mandato da lui a Roma; e presentocci sue lettere, le quali non contenevano altro se non che, mandandolo per suoi affari, se li accadessi, passando di qua, cosa alcuna, noi lo favorissimo etc. [10] Né lui espose altro, offerendosi per commissione del suo Signore in questa sua stanza di Roma fare per questa città tutto quello che fussi possibile, senza descendere ad alcuno particulare. [11] Fulli risposto generalmente etc. [12] Doppo che lui fu partito, subito scrivemmovene a fine che, se di questa venuta ne fusse stata data notizia, voi sappiate tutto; il che potria essere facilmente, intendendo noi di qua ogni giorno mille simili dilazioni false, di che verrà bene istrutto lo oratore nostro.

[13] Da messer Iulio Scrucciati non si è ricevuto alcuna lettera. [14] Fucci bene presentata a’ dí passati una lettera regia in suo favore da Luca delli Albizi per sua commessione, al quale piacque differire usare quelli favori che noi eravamo presti a farli, fin tanto che nella causa sua fussi tratto il ricorso. [15] Fareteli intendere tutto e come allora, e ora e sempre, noi saremo ben disposti a favorire tutte le cose sue, atteso tante sue buone opere in benificio nostro; di che in nome nostro lo ringrazierete, pregandolo a continuare nella medesima opera: di che tutta questa città se ne tiene molto satisfatta, e arà caro, essendo con suo commodo, potergliene rendere buono cambio. [16] Bene valete.

[17] Ex Palatio nostro die iii octobris mccccc.

288

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini mei singularissimi etc. [3] Del secondo del presente furno l’utime mie, le quali si mandorno per l’uomo del Prefetto; e benché al presente non mi occorra altro che quello di continuo e per molte mie vi ho scritto, e che io mi persuada li oratori essere mossi, tamen mi pare tanta necessaria la loro venuta, che io non mi curo per ogni fante che si spaccia infastidire vostre Eccelse Signorie di questa medesima materia. [4] Il che mi fa fare con piú efficacia vedere che da’ nimici vostri ciascun dí si truova qualche invenzione a proposito loro; e pure dua dí fa andò un grido per la Corte, che le Signorie vostre avéno, sotto gravi pene, revocati e’ vostri mercatanti sono in questo Reame: e era suto affermato da qualche Franzese che veniva da Lione. [5] E benché le sieno cose che abbino le iustificazioni per la parte vostra seco, tamen le sono udite e, insieme con le altre che ciascun dí s’innuovano, fanno trista impressione. [6] E insino a qui si sono tenute addreto col monstrare la venuta di questi oratori essere presta, e che per quelli la Maestà sua intenderebbe il buono animo vostro in tutte le cose a le Signorie vostre possibili e ragionevoli: il che ha in parte satisfatto; ma quando e’ non s’intenda presto il vero della partita loro, non so quello sia per seguire; ma dubito bene di qualcosa non a proposito vostro. [7] E contra, quando e’ venghino, spererei qualche bene secondo che si può sperare di qua: perché questa Maestà è ingelosita forte da non molti dí in qua delle cose della Magna; e quella ambasceria che con tanta solennità era aspettata, o ella non verrà, o ella si convertirà in uno araldo o in simile persona; dipoi ci si vede di questa dubitazione segni manifesti, che sono lo avere di nuovo mandato 300 lance in Lombardia, ristringersi piú col Papa e tenerne piú conto che l’usato; e dove, come per altra si disse, e’ si era consentito a messer Giovanni Bentivogli che ne’ casi di Faenza facessi lo officio del parente, ora se li è scritto el contrario, comandandogli espressamente non li porga aiuto alcuno; favoriscelo etiam assai co’ Veniziani in quello che detto Pontefice desidera ottenere da loro, cioè che dieno titulo di loro Capitano al suo Valentinese e che lo faccin gentile uomo e donigli casa in Vinegia: e tutto si crede otterrà. [8] Tiene ancora questa Maestà el medesimo stile co’ Viniziani, promettendo loro piú galiardamente aiuti contro al Turco che per infino a qui non ha fatto; pertanto io credo che le medesime cagioni faranno etiam le Signorie vostre essere medesimamente in miglior grado, venendo questi oratori e presto, e non mancando e’ soprascritti sospetti della Magna, come si crede non sieno per mancare, e volendo voi seguire questa fortuna, come pare sia ragionevole; ma quando e’ non s’intenda presto che venghino, questa Maestà fia per credere piú ad altri che alle iustificazioni nostre, dependendo tutto lo averlo a credere o no in su la venuta loro; e penserà, dubitando di non vi avere nimici, di operare che voi non li possiate nuocere. [9] Sí che io prego le Signorie vostre, e con ogni reverenzia, non manchino alla città loro in questa parte, e non sieno contente che venghino per l’ordinario, ma in poste in fino a Lione almanco, perché la importanza del tutto merita cosí etc.

[10] Questa Maestà se parte, come si è ragionato tre o 4 giorni fa, di questo luogo e vanne a Nantes; e quivi non dimorerà molto, ché la vuole pigliare la via di Lione: benché di questo e di molte altre cose, per il variare che costoro fanno ad ogni ora, non se ne può dare fermo iudizio; sí che le Signorie vostre mi perdoneranno se trovassino qualche varietà nelle mie lettere.

[11] Circa al suvvenirmi per li bisogni mia non vi scriverrò molto a lungo, perché io so che le Signorie vostre sanno come al partire mio io ebbi 80 ducati, spesine 30 in su le poste, ebbimi a mettere ad ordine a Lione di tutto, e come io sono con tre cavagli in su l’osteria sempre, e che non si va sanza danari; e a vostre Eccelse Signorie umilmente mi raccomando, quae bene valeant.

[12] Ex Blesis. [13] Die 8 octobris 1500.

[14] Ex. V. D.

[15] servitor

[16] Nicolaus Machiavellus

[17] apud Regem.

289

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini etc. [3] De’ dí vii del presente fu l’ultima mia, per la quale scrissi alle Signorie vostre quel tanto mi occorreva; e prima ne avevo scritte dua altre, l’una de’ xxvi del passato e l’altra del secondo di questo, le quali credo essere comparse a salvamento. [4] Ho dipoi ricevuta la vostra de’ xxvi del passato con gli inclusi avvisi delle cose di costà: e visto e bene esaminato tutto, e massime circa la venuta degli oratori, calunnie date a vostre Signorie, e ordini de’ Genovesi per occupare Pietrasanta, mi transferi’ da la Signoria Reverendissima del Cardinale, per essere ita la Maestà del Re ad un villaggio discosto otto leghe di qui, dove era per stare la sera; e benché, circa el iustificare le calunnie, non fussi molto necessario affaticarsi per avere sempre atteso a farlo, talmente che la Maestà del Re e el Cardinale mi avevono promesso aspettare la venuta degli oratori vostri a credere o deliberare etc., e che io avessi piú tosto voluto poter mostrare la partita certa degli ambasciadori, tamen di nuovo preso animo in su le lettere di vostre Eccelse Signorie, non mancai di significare a sua Signoria Reverendissima la mente, animo e desiderio vostro, e le calunnie già sparse che fondamento le avevono e da che umori mosse e quanto era piú da considerare a’ calunniatori che a chi era calunniato; e che tutto si verificherebbe con le opere future, quando le passate non bastassino, come piú a pieno a lo arrivare degli oratori vostri la Maestà del Re e sua Signoria intenderebbe, e’ quali erano tuttavolta per montare a cavallo, e che per tutto questo mese ci doverrebbono essere: pregandolo a tenere disposta la Maestà del Re ad aspettare la venuta loro innanzi che la creda a chi maledice o che si risolva etc., come da quella e da sua Signoria mi era suto promesso. [5] Entrai dipoi nelle cose di Pietrasanta, narrai la voce tratta fuora da’ Genovesi della concessione etc., dissi quello che il Commissario aveva tentato fare e la iniuria che ’ vostri vassalli aven ricevuta. [6] Tutto fu udito pazientemente e appresso risposto per sua Signoria, non replicando altrimenti a quello che si era detto, ma subito entrò nell’ordine del parlare che piú volte mi ha detto e io a vostre Signorie significato, che è: la Maestà del Re stare malcontenta per avere voi non voluto fare la ’mpresa, non accettare le genti d’armi, non voluto pagare questi danari de’ Svizzeri e artiglierie etc.: il che fa che non si può pensare a nessuna cosa vostra, né parlare in benificio vostro.

[7] Replicai che, quanto alla impresa e allo accettare le genti, io non ero per iustificarlo meglio mi avessi fatto per il passato, che era: l’un con la impossibilità, l’altro con la mala natura di quello esercito; e erano tanto vere tali iustificazioni che la Maestà del Re né sua Signoria non potevono né dovevono credere altrimenti; alla terza parte, de’ danari, ancora si era detto e pregata la Maestà del Re a volere aspettare li oratori, e’ quali erano presti e con commissione per satisfare, e, se ne volevono vedere le lettere di vostre Signorie, ch’io le possevo mostrare loro. [8] Rispose sua Signoria Reverendissima proprio queste formali parole: «Dixisti, verum est, sed erimus mortui antequam oratores veniant, sed conabimur ut alii prius moriantur». [9] E replicando io che ’l tempo era breve e ne l’ aspettare non posseva essere iattura alcuna, disse: «Torna oggi da me a tre ore dopo mezzodí e intenderai lo animo del Re e come le cose debbono procedere»; e perché, nel parlare seco, lui era uscito di casa e itosene in chiesa parlando meco, giunti che fumo in cappella, vi trovamo messer Iulio Scurcigliati che l’aspettava: el quale subito visto, fu chiamato dal Cardinale e volle che a queste ultime parole e’ fussi presente; e disse che li sarebbe grato etiam vi tornassi el dí meco, perché essendo lui amatore di vostre Signorie, voleva si trovassi presente ad intendere quanto occorreva.

[10] E cosí mi parti’, sendosi sua Signoria sopra a quello avevo parlato di Pietrasanta risentita assai; e commisse subito a Rubertet una lettera a Genova che comandassi che nessun Genovese vi fussi raccettato drento, e una altra a Beumonte, che avvertissi chi aveva lasciato nella rocca di fare buona guardia, né in alcun modo tenessi pratica con Genovesi; e nella prima aggiunse un capitulo circa alla restituzione delle bestie predate e ammunigli a fare vicinare bene etc., benché di questo io mi sforzerò trarre una lettera a parte e mandarla a vostre Signorie.

[11] Ritornai a tre ore, secondo l’ordine dato; e, presentatomi al Cardinale dove era messer Iulio, sua Signoria Reverendissima parlò piú che mezza ora, cominciandosi da la durezza vostra avanti che ’ primi capituli fussin fatti con questa Maestà e dipoi come male in ogni parte e’ son suti osservati da le Signorie vostre, e che sempre eri suti tardi in ogni cosa, dannando in qualche parte el pagamento fatto per la recuperazione di Milano, dopo la rebellione sua; dipoi scese a’ nuovi capituli fatti con Piero Soderini a Milano e dello esercito che era ito a Pisa; e come el Re, per amore vostro, ne era rimaso disonorato e come voi v’eri tirati indreto dipoi da ogni partito; e eravi bastato lo animo non ch’altro rispondere che de’ danari per Svizzeri e artiglierie etc. non ne volevi pagare un soldo, e consentire che gli avessi a sborsare el Re. [12] Alla fine e’ fece questa conclusione: che tutte l’altre cose passate le voleva omettere, ma che li era necessario che le Signorie vostre si risolvessino al pagamento di questi danari o no, perché alla Maestà del Re era tutto giorno a li orecchi Lucchesi, Genovesi, Pisani, e ciascun di loro profferiva somma grande di danari e sanza patto o obbligo alcuno, di che quella ne restava ammirata, intendendo da l’un canto el buono animo loro e da l’altro vedere la ostinazione vostra che con lo obbligo prima li avete negati e ora menate la cosa in lunga sotto colore di nuovi oratori. [13] «E io ti dico – per la affezione ch’io porto alla città, ma io vo’ meglio a el Re – che li oratori vostri non potranno né praticare, né essere uditi di cosa alcuna, se prima questo pagamento non segue, e che non s’intenda con questa esperienza lo animo vostro: e scrivi subito, perché ne vogliamo subito risposta, né possiamo, né vogliamo stare piú cosí sospesi; e farai loro intendere che, o nimici o amici che voglino essere, ad ogni modo li pagheranno; ma mantenendosi amici, come se fieno savi faranno, la Maestà del Re farà questo Natale a Lione e la Pasqua di Resurressi a Milano; ha mandato insino in 2000 lance in Italia e piú 6000 pedoni di quelli vi erano, e vedrà se Pisa li regge e se chi li fia avverso è piú forte di lui; e cosí li amici suoi conosceranno che li è Re e che le promesse sua sono intere»; e volsesi a Rubertet e disse facessi che ’ conti fussino presti e dessimegli, acciò io li potessi mandare a vostre Signorie.

[14] Le Eccelse Signorie vostre veggono se a questa proposta era capi da replicare, quando le forze nostre avessin possuto fare paziente la natura loro ad udirmi; e per questa cagione io giudicai che fussi bene ristringere el parlare mio e toccare quelli capi che erano necessarii, né posse’ fare ch’io non dicessi che la Signoria sua Reverendissima, dolendosi d’ogni azione di vostre Signorie e massime di quelle che meritavono somma commendazione, dava ancora a me animo di dolermi di Pietrasanta, che la restituzione non fussi seguita secondo la forma de’ capituli. [15] E questo mosse e alterò sua Signoria e disse che la era un’altra materia, e che tutto si assetterebbe se da voi non mancava. [16] Seguitai el parlare e dissi ch’io non volevo piú iustificare né piú affaticarmi in quello di che tante volte s’era ragionato e dimostro in nessuna cosa essere suto mancamento di vostre Signorie; né ero ancora, di questa ultima parte in che consiste la buona o la mala satisfazione del Re, per parlarne altro che quello mi avessi fatto infino ad ora: cioè che li oratori verrebbono e con satisfazione del Re, volendo quello che sia o ragionevole o possibile; perché quando l’una di queste dua cose non si ricercassi, sarebbe un volere ad ogni modo offendere la città: il che non si crede, perché gli offenderebbe e’ maggiori amici ha in Italia; e che sua Signoria non aprissi tanto li orecchi alle promesse di Genovesi, Lucchesi e Pisani, che la non udissi quello che è lo onore del Re e quello che li possessi essere osservato, e se questo poco dell’utile presente si doveva preporre ad uno utile e commodo continuo: ma che di tutto io darei notizia alle Signorie vostre e che la risposta verrebbe, come la è sempre suta, di cotesta città: la quale, per le lunghe spese fatte sanza frutto alcuno, doverrebbe avere oramai consumata la ’nvidia e essere in qualche compassione. [17] Rispose a questa ultima parte che la Maestà del Re era male contenta d’ogni affanno della città, ma ch’ella non posseva farne altro né era ragionevole che la perdessi e avessi a mettervi di suo; e replicommi ch’io scrivessi subito e che aspetterebbono questa risposta quando la non differissi molto; e vuole essere di fatti perché non s’ha piú a credere alle parole: e nel pagarli consisteva l’amicizia del Re, e nel negarli la nimicizia. [18] E cosí mi parti’.

[19] Magnifici Signori, per la inclusa nota vedrete la somma de’ danari che la è e perché voi ne sete debitori: tra ’ quali son quelli dovete pagare per conto del Signore Lodovico, de’ quali vogliono si risponda come degli altri; ho preso la nota come mi è suta porta, né volutola o calculare o disputare altrimenti, perché io non arei giovato in alcuna cosa, ma forse peggiorato le condizioni vostre in qualche parte. [20] Desiderrei bene che questo avviso volasse, per posserne avere risposta subita, ma non so come farlo per non avere mai aúto ordine come in un bisogno abbia a spacciare un corriere. [21] Pregherrò Iddio che mi aiuti, e quelli pochi danari mi truovo, tutti ce li metterò trovando chi concorra. [22] Altro non ho che scrivere alle Signorie vostre se non che quelle sieno contente – e tutto sia ricordato con reverenzia – dare questa risposta subita; e risolvendovi al pagare, che se ne vegga fatti, perché io dubito che la non sia aspettata molto. [23] E tutto perché le cose della Magna son temute da costoro, come per altra vi scrissi, e’ sonsi ristretti con Viniziani e Papa, e voglion vedere ora come s’hanno a governare con voi: e parte valersi o de’ danari vi addimandano o di quelli che altri dessi loro, quando voi gli negassi, e scoprendovi inimici, trattarvi in modo che voi non possiate loro nuocere; né vogliono ad un tempo dubitare di voi e avere lasciato Pisa libera, dove possa entrare chi facessi loro guerra. [24] Considerranno etiam vostre Eccelse Signorie per li avvisi nostri e’ modi tenuti da costoro poi che noi fumo qua, e come né el Re, né el Cardinale son mai scesi a dimandare questi danari e porci le condizioni avanti come al presente, ma solo se ne son doluti in ogni tempo e in ogni luogo. [25] Hanno intrattenuti Lucchesi, tenuto pratica e strettezza d’accordo con Pisani e Genovesi, minacciato le Signorie vostre apertamente: il che fece ch’io andai al Cardinale, mostrando maravigliarmi della mala contentezza e degli accordi si trattavano etc., sanza citare le Signorie vostre o fare intendere loro altro, e ricercandolo caldamente di quello ch’io avessi a scrivere. [26] Non mi volle dire altro, ma rimissemi a Corcú, come a pieno per la mia de’ tre di settembre scrissi alle Signorie vostre; vennono poi lettere di vostre Signorie de’ 30 d’agosto, sopra le quali io presi la occasione della venuta degli oratori vostri, e ogni mio studio è dipoi suto in sollecitare le Signorie vostre a mandarli e tenere di qua la cosa sospesa alla giunta loro. [27] È seguíto dipoi quello che al presente si scrive, né mi è parso fuora di proposito fare questo poco della replica acciò che le Signorie vostre si rappresentino meglio avanti li occhi le cose di qua e dipoi le possino trattare con piú utile pubblico.

[28] Altro non ci è di nuovo, se non che dua dí fa venne uno oratore del Marchese di Mantoa, insieme con uno del Marchese di Ferrara; e cosí gli oratori del Re di Napoli ci si aspettano; il che è segno, come veggono le prudentissime Signorie vostre, che ciascuno ha piú paura di questo Re che fiducia in altri, ancora che Mantua sia in uno lago e el Re di Napoli abbi vicino el Turco e buona intelligenzia con lo Imperadore. [29] E però mi resta di nuovo pregarle con reverenzia voglino esaminare bene questa risposta e subito farla intendere: ancora che da Rubertet mi sia suto accennato che la Maestà del Re manderà costí uno uomo per questo effetto, tamen, non me ne avendo detto alcuna cosa el Cardinale, non lo affermerei né conforterei le Signorie vostre ad aspettarlo a rispondere; perché mi pare ogni dí che si concluda qualcosa, donde la risposta vostra non possa essere a tempo, e che sanza utilità o perservazione d’amicizia ad ogni modo questi danari s’abbino a pagare; e sarebbe necessario, in questo caso, fare volare li oratori per migliorarla in qualche parte se fussi possibile; e sopratutto bisogna avanzare tempo e fare prestissimo.

[30] Non avendo altro modo a mandare le presenti per non trovare chi concorressi alla spesa, né solo possendola fare, ho preso per partito spacciarle per le poste del Re e dirizzarle a’ Nasi di Lione, condannate in un franco, e ho scritto loro che sieno contenti, per l’affezione portono alla città, mandare subito uno a posta, quando e’ non si spacciassi in Lione per l’ordinario, e che le Signorie vostre ne li satisfarebbono; quando che no, ne ponghino debitore me; sí che io prego vostre Eccelse Signorie che le sieno contente, di quello che detti Nasi scriverranno avere pagato, satisfarli costí, acciò che un’altra volta e’ possin fare el medesimo officio e io abbia animo di richiederli, né abbia a pagare questi di mio. [31] Alla buona grazia delle Signorie vostre mi racomando, quae bene valeant.

[32] Ex Blesis, die xi octobris 1500.

[33] E. Ex. D. V.

[34] servitor

[35] Nicolaus Machiavellus

[36] Cancellarius.

290

[1] Eisdem. [2] Die xia octobris md.

[3] Siamo addí xi e benché addí 3 noi vi scrivessimo resolutamente che oggi partirebbe per costà Pier Francesco Tosinghi, nondimeno non si è possuto tanto apprestare che sia possuto partire questo dí, ma s’è usato tanta diligenzia che non doverrà differire la partita sua al piú alto dua o 3 dí; e benché la presenzia sua costí ci tornassi molto a proposito per potere conferire di molte occurrenzie con cotesta Maestà, tuttavolta, veggendo nonostante omni sollicitudine che non può essere a tempo a molte cose che di presente girono in Italia, ci siamo mossi a commettere a voi quello che forse non è securo crederlo a lettere: ènne causa li pericoli grandi li quali non espettano tempo. [4] Elli è venuto fama di costà di questo esercito che il Papa ha messo insieme sotto il governo del Valentinese, signore Paolo Orsino, Vitellozzo e Giovampaulo Ballioni, con disegno, per quanto loro dicono, di fare la impresa di Rimino, Pesero e Faenza. [5] E fino addí primo di questo partirono per a quella volta con quello esercito e artiglierie che vi scrivemo per quella de’ 3, e hanno fatto capo a Bevagna, luogo tra Perugia e Fuligno, e donde possono pigliare l’uno camino e l’altro; ma per quanto noi ritraiamo da piú bande e luoghi degni di fede, con animo di fare dua cose: molestarci alcune delle terre nostre e rimettere li Medici in Firenze, perché cosí è stato fatto intendere alla Santità del Papa essere necessario fare, se quella vuole con qualche appoggio di vicini potere mantenere quello stato che lui acquistassi; e che meglio li servirà a questo uno stato introdotto in questa città da lui, che veruno altro. [6] Donde noi, considerato da uno canto li umori delli Orsini e Vitelli e da altro la natura del Pontefice, non siamo sanza paura che queste cose si abbino a tentare e, come quelle che possino accadere, ci occorre significarle a sua Maestà, non avendo a chi altri ricorrere per aiuto e consiglio, e che volentieri desiderremo l’uno e l’altro da sua Maestà. [7] E nelli aiuti ci occorre ricordare a quella che amorevolmente volessi scrivere e avvertire il Papa a levare via questi sospetti e averci in luogo di confederati e fare ancora il simile officio con li Orsini e Vitellozzo; e di questo fare omni pruova per espedire lettere a tutti li sopradetti in detti effetti; e agiugnere che, essendo molestati da costoro, noi ricorrereno a quelli remedii e cerchereno di salvarci con quelli remedii e per mezzo di quelli uomini che ci sarà piú facile a farlo e li quali possino fare a tali inimici nostri quello che hanno in disegno fare contro di noi. [8] E a fine che sua Maestà non abbia a pigliare ombra, noi gnene abbiamo voluto significare, perché quella intenda il fine a che noi usereno tali favori: non per partirci in alcuno modo dalla amicizia sua, ma solo per conservarci e mantenere la libertà nostra; perché, essendo noi spogliati di gente e non cessando Colonnesi dall’arme, non veggiamo di chi poterci servire a questo effetto piú presto e con piú fede. [9] Tratterete seco, come è detto, questa cosa chiaramente con pretesto del riservo della amicizia sua.

[10] Alla vostra de’ 26 del passato, arrivata questo dí, non contenendo altro che quello che ci avete scritto tante volte, non accade per ora replicare altro.

[11] Inoltre ci occorre significarvi, a ciò similmente lo facciate intendere alla Maestà sua, come in Pisa sono venuti uno mandato del Papa e uno del Re Federigo, con lettere credenziali dell’uno e dell’altro, e di piú de’ Viniziani e del Re di Ispagna; e hanno molto sollicitato quelli uomini a pigliare partito e fare appuntamento con il Valentinese: il che importando quanto fa, e a noi e alla Maestà sua, è necessario quella vi provegga in quello modo le parrà, a ciò che questa cosa omni dí non diventi piú difficile e metta in maggiore disordine le cose nostre e possa ancora nuocere alli stati di sua Maestà in Italia.

291

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini etc. [3] Siamo addí 14 e questa Maestà Cristianissima si è resoluta mandare Odovardo Bugliotti, varletto di Camera e presente apportatore, per intendere piú appieno la mente di vostre Signorie circa e’ danari debbono avere da quelle, come a lungo per la mia degli undici del presente vi significai: la quale, non avendo io altra commodità, mandai per le poste regie a’ Nasi di Lione con ordine la mandassino in diligenzia alle Signorie vostre. [4] Né ho che replicare altro perché el presente latore vi farà intendere appieno la mente del Re e supperirà dove nelle mia avessi mancato. [5] Replicherrò solo questo, che Roano mi disse che, amici o nimici, noi gli paghereno; e che l’animo vostro s’arebbe a conoscere in su questo avviso, e con le opere, ché le parole non erano per satisfare loro. [6] Sí che le Signorie vostre prudentissime aranno, come io credo, aúte le mie lettere e dipoi udiranno el presente latore e risolverannosi secondo la loro solita prudenzia. [7] Pregole inter cetera di questo: a pigliare qualche mezzo con questo che viene, che lui sia forzato, scrivendo al Re, a scrivere la verità, quando e’ non potessi o non volessi favorire altrimenti le cose vostre: perché e’ tristi rapporti di chi altre volte è suto costí sono suti assai buona cagione dell’ira del Re, e delle male condizioni vostre in che al presente vi trovate di qua. [8] Altro non scade se non raccomandarmi umilmente alla buona grazia di vostre Signorie, que bene valeant. [9] Ex Blesis. [10] Die xiiii octobris 1500.

[11] La Maestà del Re parte questa mattina per a Nantes dove starà pochi dí e ritornerà verso Lione ut aiunt etc.

[12] E. Ex. V. D.

[13] servitor

[14] Nicolaus Machiavellus

[15] Secretarius.

292

[1] Nicolao Machiavello et Francisco Case. [2] Die xxi octobris md.

[3] Ancora che per la partita di Pier Francesco Tosinghi, Oratore nostro per costà, s’è dato particulare commissione di tutto quello che accaggia e che dopo la ultima nostra de’ x non sia occorso cosa di che bisogni darvi notizia, né da voi essendosi, per questa ultima di te, Niccolò, de’ 2, inteso altro che quello che si è inteso piú volte della mala contentezza e ombra del Re per la assenzia delli oratori nostri, e del non si essere satisfatto a qualche suo desiderio, non accadessi scrivervi molto, nondimeno la commodità di questo spaccio ci dà occasione di replicarvi brevemente quello che vi si scrisse a dí x, essendo massime ancora ne’ medesimi termini e veghiando le medesime cagioni. [4] Ma prima vi direno come Pier Francesco Tosinghi, disegnato Oratore per costà, è partito già sono piú dí e ha commissione da noi apprestare il camino suo tanto quanto li comporterà e la stagione del tempo e la età sua. [5] Noi, per la prealligata nostra de’ x, vi demo notizia quante fussino le gente del Papa, quante le artiglierie, sotto che capi e dove si trovassino allora e quale fama fussi, e a Roma e in quello campo, di venire a’ danni nostri, e in specie alla impresa del Borgo con animo ancora di rimettere li Medici, rebelli nostri, de’ quali aveano seco Giuliano; e che per questo noi eravamo necessitati, per salute nostra e conservazione di questa libertà, usare tutti quelli remedii e uomini che potessino, e piú presto e meglio, fare questo effetto, disegnando valerci de’ Colonnesi come di uomini che sieno di presente in sulle arme; non veggendo poterci valere di altri per essere al presente, come vi è noto, spogliati di gente d’arme e non avere potuto ancora conchiudere la condotta del Prefetto. [6] E in questo effetto vi commettemo ne parlassi al Re e Roano con dire loro apertamente la cagione di questo partito, quando si pigliassi, cioè la conservazione della libertà nostra, e che in omni parte largamente li facessi intendere che tutto si faceva con reservo della amicizia sua, dalla quale noi non pensavamo partirci in alcuno modo. [7] E a questo ci induceva non solo lo essere divulgato in omni luogo di venire a’ danni nostri, ma ancora il vedere le gente a grande giornate tenere il camino di qua dall’Alpe, per il quale sono venuti tanto innanzi che, a dí 14 e 15 del presente, tutte alloggiorono tra la Fratta, Montecastelli e Montone, tutti luoghi a’ confini nostri verso Perugia e Castello. [8] Pure dipoi hanno preso il camino che va a Gobbio per la via di Mercatello, e il Duca Valentinese a dí 17 si trovava in Ascesi alquanto indisposto e con lui era Giuliano de’ Medici; e Vitellozzo era con la artiglieria, la quale conduceva per altra via. [9] E per ancora non sono iti tanto avanti che non si potessino, volendo, gittare di qua. [10] Pure si può credere oramai, perché pare verisimile, che le si volterranno al diritto di Faenzia, perché non fa piú bisogno presentarsi a Rimino o a Pesero, delle quali dua città arete inteso come già sono molti dí si dettono al Valentinese; e li Signori di quelle voluntarie, quodam modo desperati di omni aiuto, si sono partiti e iti, come si dice, alla volta di Bologna; tuttavolta non si intende esservi arrivati. [11] Per questa cagione, veggendo noi o levato via questo sospetto del venire queste gente a’ danni nostri, o almeno differito ad altro tempo, ci pare della commissione datavi a di x di parlare al Re, non ve ne mutare alcuna cosa, ma sí bene commettervi che nel parlare vostro a sua Maestà, quando allo arrivare di questa voi non lo avessi fatto, moderare le parole e non la trattare cosí vivamente, ma discorrere seco li pericoli in che ci troviamo per la venuta di queste gente in Romagna.

[12] E avendovi noi, e per questa e per molte altre, scritto a sufficienzia della venuta dello Oratore nostro, non replichereno altro; solo vi commettiamo subito alla ricevuta di questa significare tutto dove bisogni. [13] Tornò lo uomo del Prefetto e portò in qua la risposta, alla quale per ancora non s’è preso altro partito; né altro possiamo scrivervi di nuovo, non ci dando questo corriere tempo.

293

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini. [3] Avendo io scritto alle Eccelse Signorie vostre sotto dí xi del presente a lungo quanto da la Signoria Reverendissima del Cardinale mi era suto parlato circa e’ danari che dicono le Signorie vostre essere tenute a pagare etc.; e avendo dipoi, per la mia de’ xiiii mandata per le mani di Adovardo Bugliotti che viene costí per parte del Re per simile effetto, replicato el medesimo, non mi occorrerebbe scrivere altrimenti alle Signorie vostre, se non fussi sopravvenuta la vostra de’ iii del presente, che mi significa la nuova elezione di Piero Francesco Tosinghi e la partita sua dovere essere suta da’ dieci insino a’ xiii dí di questo. [4] Il che mi fu gratissimo intendere per le cagioni piú volte scritte alle Signorie vostre e per le qualità dello uomo, dal quale si può sperare quel frutto che è possibile ricôrre in su questi terreni. [5] E benché dopo la deliberazione presa di mandare costí Adovardo, l’uomo non fussi cosí sbattuto ciascun dí co­me prima per non si sentire la venuta degli oratori, tamen mi parse a proposito significare alla Signoria del Cardinale quanto mi avéno scritto le Signorie vostre, cioè che a’ xii di questo lo oratore doveva partire e che a questa ora e’ doveva essere presso a Lione, aggiugnendo a questo quelle parole mi parsono convenienti a posare lo animo loro etc. [6] Sua Signoria mi replicò poche parole monstrando che li era bene che li accelerassi el cammino. [7] Ricercommi della cagione perché li era solo; fu iustificata facilmente, ancora ch’io non sappia se farà loro ombra, perché li nimici delle Signorie vostre vi faranno su dodici comenti; starò avvertito e userò diligenzia in iustificare tutto, bisognando. [8] Ricordommi dipoi sua Signoria ch’io scrivessi di nuovo e sollecitassi le Signorie vostre a fare resoluzione buona, e con fatti, di quello mi aveva fatto intendere circa li danari debbe avere questa Maestà, faccendomi certo che alle parole e buone promesse non si aveva a credere e che sarebbon chiari al primo avviso di Adovardo. [9] Risposi farei tutto con diligenzia, ancora che non bisognassi sollecitarle in quello che fussi conveniente, o loro possibile, in benificio del Re; a che sua Signoria rispose che e’ fatti lo avevono a dimonstrare.

[10] Le Signorie vostre mi ricercono di volere intendere in che grado sieno qui le cose di messer Giovanni Bentivogli. [11] Ora, perché ogni dubitazione che si possa avere dello stato suo nasce da questa impresa che ’l Papa fa in Romagna, io mi comincerò da quella. [12] E’ debbonsi ricordare le Signorie vostre come nel principio dello arrivare nostro qui noi significamo a quelle la instanzia faceva el Pontefice di fare questa impresa e come questo Re lo mandava in longo, perché, stando con piú speranza delle cose della Magna, desiderava si facessi quella contro a’ Colonnesi, come si è sempre creduto per le ragioni che per altra vi scrissi; e a messer Giovanni Bentivogli aveva consentito, quando pure el Papa facessi tale impresa, che facessi lo officio del parente, e li Viniziani ancora non gravava, come poi ha fatto, a lasciarne la protezione. [13] Non sendo dipoi venuti li ’mbasciadori dello Imperio e dubitando questa Maestà ciascun dí di non essere assaltata, è stata quasi forzata a consentire al Papa questa impresa: perché questa Maestà, nelle cose che potrebbono nascere in Italia, fa piú stima del Pontefice che di nessuno altro potentato italiano, sí per monstrarsi quello in su l’armi piú che alcuno altro e essere meno affaticato e con manco impedimenti, sí etiam per essere lui capo della religione etc. [14] Roano etiam tira a questo medesimo segno, perché, trovandosi lui qui solo al governo, e per questo invidiato e inimicato da questi signori potenti, spera per il mezzo del Pontefice aggiugnersi piú reputazione e per quella poter meglio resistere alla invidia d’altri; e ragionasi che, nel fare questi Legati nuovi per le cose del Turco, el Pontefice farà detto Cardinale Legato di Francia. [15] E’ Viniziani etiam, sendo stretti dal Turco e da questo Re confortati a lasciare la protezione di dette terre di Romagna, lo hanno fatto volentieri, sperando che ’l Pontefice muova e’ potentati cristiani in loro aiuto; e appresso iudicono non perdere molto venendo dette terre in mano del Valentinese, avendo presa la protezione di quello e fattolo loro figliuolo, e, come si stima, lo faranno loro Capitano. [16] Ora conoscendo l’appetito del Papa insaziabile, giudica qui ciascuno che le medesime cagioni che hanno fatto cedere questa Maestà e li Viniziani al Papa in questa impresa, li faranno etiam consentire quella di messer Giovanni Bentivogli: di che dubitando, lui e cosí el Duca di Ferrara hanno fatto grande instanzia che questo Re sia contento che possino dare aiuto a questi di Romagna. [17] E ultimamente per questa cagione Monsignore di Bigní, pregato da loro, ci ha mandato un suo uomo a posta. [18] Né si è possuto trarne altra risposta da questa Maestà, se non che non se ne impaccia come cosa di Chiesa e che non è per consentire che suoi confederati li vadino contro. [19] E parlandoli ultimamente di questa materia lo uomo di messer Giovanni e monstrando e’ periculi in che era el suo Signore quando el Papa ottenessi questa impresa se non si confidassi nella protezione di Sua Maestà, dopo molte parole ne trasse questa risposta: che quando el Pontefice venissi a questo particulare di voler fare contro a messer Giovanni, che sua Maestà vorrebbe udire le ragioni del Papa e sua, e dare el torto a chi lo avessi. [20] Questo è in effetto intorno a’ casi di messer Giovanni quello che si può sapere di qua; credo averne scritto el vero, per avere aúto ottimo mezzo ad intenderlo.

[21] Di Agostino Semenza non ho di qua parlato alcuna cosa, perché piú dí sono messer Iulio Scurcilliati ebbe lettere da messer Antonio Cola, uomo del Prefetto, che narravono la venuta di detto uomo, ma facevono l’ambasciata piú grave e la risposta nondimanco molto a proposito delle cose di qua; e perché allora di tale avviso mi valsi assai, non mi è parso al presente risucitarlo.

[22] A messer Iulio significai el buono animo delle Signorie vostre verso di lui per le sue buone opere etc. [23] Ringrazia le Signorie vostre e di nuovo le riprega a fare dare espedizione alla sua causa; alle Signorie vostre quello non ha mai scritto, ma tutto quello è accaduto ha fatto intendere costí a sua amici particulari.

[24] Qui è comparso, dopo la giunta della Maestà del Re, Monsignore di Ligní, Monsignore della Tremoglia, el Prinze d’Uranges e molti altri gran signori; e ancora che delle cose della Magna non si parli, pur si crede ne dubitin forte; e fatto questo Ognissanti, la Corte si tirerà ver’ Lione subito.

[25] L’ambasciadori di Napoli si crede sieno già a Lione e el parentado fra Madama la Prinzessa, figlia del Re Federigo, e Monsignore della Roccia si tiene per fatto. [26] Aspettacisi el Cardinale di San Severino. [27] Né altro mi occorre se non raccomandarmi alla buona grazia delle Signorie vostre, quae bene valeant.

[28] Ex Nante in Brettagna, die xxv octobris md.

[29] E. EX. D. V.

[30] servitor

[31] Nicolaus Machiavellus

[32] Secretarius.

[33] Volendo suggellare la presente, Ugolino Martegli ebbe lettere da Lione, e significavogli inter cetera come i xxxv scudi pagò a Melon, per spacciare le lettere de’ 3 di settembre, non erano ancora pagati e che Giovanni Martegli scriveva essersene quasi tolto giú; dolfesi assai meco, né io posse’ replicarli altro se non che li avea ragione e che ne scriverrei alle Signorie vostre. [34] Pregole sieno contente operare che io non ne abbia ad essere pagatore e venendo un bisogno non mi intervenga come ora a Bles, che uno spaccio di quella importanza fui forzato mandare per le poste del Re insino a Lione.

[35] Iterum valete.

294

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini etc. [3] Ancora ch’io creda non essere necessario che io preghi le Signorie vostre per la mia licenzia, stimando al fermo che quelle me la abbino mandata con lo ambasciadore, rimanendo qua per la venuta sua superflua la opera mia, nondimanco mi stringe tanto la necessità dello essere costí ch’io ho voluto, quando tale licenzia non fussi seguita, non mancare a me medesimo e pregarvi con ogni reverenzia piacciavi contentarmi di questa grazia: perché mio padre, avanti el mio partire un mese, si era morto; dipoi si è morta una mia sorella, e restono le cose mia in aria e sanza essere ordinate, e in piú modi mi consumo; sí che le Signorie vostre, a ciò mi possa riordinare costí, saranno contente farmi questa grazia. [4] E io, stato sarò costí un mese, sarò contento stare non che in Francia, ma in ogni altro luogo dove venga a commodità di vostre Signorie, alle quali mi raccomando umilmente, quae bene valeant.

[5] Die 25 octobris 1500.

[6] E. Ex. M. D.

[7] servitor

[8] Nicolaus Machiavellus

[9] in Nantes.

295

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici Domini etc. [3] Poi ch’io scrissi l’ultima mia de’ xxvii del passato, riceve’ l’ultima vostra de’ xxi, la quale referendosi in parte ad una de’ Dieci, che non era ancora comparsa, non mi satisfacevo molto nello esequire la commissione di vostre Signorie; pure deliberai di parlare al Re e a Roano circa le dubitazione vostre per quello avevi ritratto da piú bande del malo animo verso di voi dello esercito del Valentinese, e quanto questa cosa vi premeva per trovarvi in disordine di gente d’arme: pur confidavi nella sua Maestà, la quale pregavi fussi contenta farvi quelli remedii giudicava necessarii, perché dal canto vostro voi non eri per mancare in tutte quelle cose vi fussino possibili per salvare la libertà vostra; e quando altri cercassi di offendervi con Orsini e Vitelli, voi cercheresti difendervi *con Colonesi*. [4] Sua Maestà, per essere occupata, non rispose altro se non ch’io ne parlassi a Roano; transferi’mmi subito da sua Reverendissima Signoria e parla’li nella medesima sentenzia che al Re, aggiugnendovi quelle parole in raccomandazione vostra che ’l tempo mi concedé. [5] Rispose non credere che ’l Papa tentassi impresa veruna in Italia sanza averla prima conferita con la Maestà del Re; e non avendo conferita questa, non credeva che a alcun modo fussi per tentarla; e quando o e’ la conferissi o e’ la tentassi, el Re era in un caso per negarli e non la consentire, nell’altro per darvi aiuto quando voi vi mantenessi con quello. [6] E cosí si dolfe della tardità dello oratore etc.; e alla parte di *Colonnesi* stette alquanto sopra di sé, poi disse: «Mantenendovi voi amici del Re, quelli aiuti non fieno necessari; e quando perdessi la grazia sua, e’ non vi basteranno». [7] Risposi a tutto convenientemente, né mi parve circa ’ *Colonnesi* toccare o replicare altro, desideroso di non alterare piú li animi loro che si sieno insino allo arrivare dello oratore; sperando la commissione sua sia per satisfare e che allora si possa piú liberamente disputare una simile cosa, sendo massime tanto che l’oratore partí di costí che doverrebbe essere qui di corto.

[8] Comparse dipoi, el dí de’ morti, la vostra de’ dieci del passato; e, esaminato quanto scrivevi, ritornai di nuovo a Roano, e brevemente li narrai la cagione del dubitare vostro, e che, espugnata Faenza, egli era loro facile venire a’ danni delle Signorie vostre, e avendo un de’ vostri ribelli seco, facilmente potevono tentare qualcosa in danno della libertà vostra. [9] Il che tornando in danno e disonore di questa Maestà, per essere voi devoti e confederati di quella, era conveniente vi provedessi con scrivere al Pontefice e al Valentinese, che, faccendo cosa alcuna contro di vostre Signorie, farebbono contro a sua Maestà. [10] Sua Signoria Reverendissima mi prese per mano e tirommi verso el Gran Cancelliere e el Marchese di Rotellina ch’ erano li presso; e quivi replicò, secondo che piú volte ha fatto, la pena che lui ha portata in benificio di vostre Signorie e come la Maestà del Re era, per vostro amore, disonorata, e che voi avevi rotte le convenzioni per non avere pagati quelli danari, e che ora, dubitando voi del Papa, voi volevi e’ favori del Re: e’ quali sua Maestà non era per darvi se non intendeva se voi avevi ad essere sua amici o no; perché scrivendo alcuna cosa in favore vostro e’ faceva contro a’ Lucchesi, Sanesi e altri inimici vostri, e’ quali non voleva per nimici non avendo ad avere per amici vostre Signorie.

[11] Alle prime parti, io risposi come piú volte s’è fatto; alle altre dissi ch’io non credevo che al presente si avessi a dubitare della amicizia di vostre Signorie, né anche che la Maestà del Re avessi ad avere rispetto o a’ Lucchesi o a’ Sanesi in favorirvi, perché io non mi ricordavo che li avessin fatto molti beneficii a sua Maestà, né sapevo quello che a tempo di pace o a tempo di guerra e’ si potessin fare, o e’ si potessi sperare che facessino; ma sapevo bene quello che avén fatto le Signorie vostre e per questo e per l’altro Re; e che nelle avversità loro, nel quale tempo si suole sperimentare la fede delli amici, voi eri rimasi soli in fede in Italia e che voi non meritavi essere trattati cosí, perché né e’ meriti di vostre Signorie ne erano degni né un Re Cristianissimo el doveva permettere. [12] Rispose solum el Cardinale queste parole: «Scrivi allo oratore tuo che venga presto o che ti mandi la commissione acciò che noi veggiamo la mente de vostre Signorie, e dipoi non si mancherà di fare sempre quello che si debbe verso le loro Signorie». [13] Parla’li del mandato di *Papa* in Pisa: rispose alterato che non era rien e che io facessi quanto li avevo commesso etc.

[14] L’altro dí poi, che fu ieri, Rubertet mi si fece incontro e disse: «Io ho aúto espressa commissione da la Maestà del Re e dal Cardinale di scrivere a Monsignore di Ligní a Milano e a lo ’mbasciadore a Roma, che l’uno significhi al Papa e l’altro al Valentinese come li di­spiace intendere che nello esercito che è in Romagna si ragioni di andare, o con ribelli o con altri, a li danni de’ Fiorentini: il che sua Maestà non è per comportare in alcun modo»; e insomma mi referí avere commissione di scrivere piú vivamente li era possibile in favore delle Signorie vostre. [15] Ricercai mi dessi le lettere; disse non aveva tale commissione, ma giudicava l’andassi meglio cosí, perché altrimenti le parrebbon cose mendicate.

[16] Questo è quanto ho da significare alle Signorie vostre in risposta delle vostre ultime lettere, né altro ci è di nuovo se non che la Maestà del Re parte oggi di qui per a Torsi, dove debbe udire li oratori della Magna. [17] Bene valete.

[18] Ex Nantes. [19] Die iiii novembris 1500.

[20] E. M.tiarum V. et Ex. D.

[21] servitor

[22] Nicolaus Machiavellus

[23] Secretarius.

296

[1] mccccco Die v novembris 1500. [2] Nicolao Machiavello mandatario apud Christianissimam Regiam Maiestatem.

[3] Spectabilis vir etc. [4] E’ non ci è parso necessario né a proposito di costà scriverti in risposta di iii ultime tue delli viii, xi e xiiii, non contenendo altro che le due conclusioni replicateci piú volte, del mandare ambasciadori e provedere al pagamento di quella somma della quale la Maestà del Re ci ha ricerco piú volte per tuo mezzo e ultimamente per Adovardo Bugliotto, suo mandato, se prima non avamo concluso qui qualcosa circa a tal richiesta: perché al mandare delli ambasciatori si era provisto, essendo partito Pier Francesco Tosinghi già sono piú settimane, e lo scriverti sanza aver fatto la conclusione detta, ci pare potessi fare peggior condizioni alle cose nostre di costà, essendo possibile che loro interpretassino nella peggior parte questa dilazione. [5] Ora avendo, dopo molte difficultà, le quali tu puoi imaginare sappiendo lo stato della città circa il denaio, deliberato pagare questa somma nel modo che tu vedrai per la risposta fatta qui ad Adovardo, di che sarà copia con questa, abbiamo pensato essere a proposito mandarla ancora a te, oltre a quella che la Maestà del Re doverrà ricevere dal prefato Adovardo: a fine che, oltre a l’averne notizia, tu ancora possa presentarla al Re; alla quale tu parlerai in conformità, escusando questa dilazione del pagamento con la strettezza che ci è del danaio per le spese fatte etc. e pregando sua Maestà a satisfarsi di questo, perché la città non aveva né ha altro desiderio che satisfarli; e per questo si è stretta e premuta, e èssi resoluta in questo per ultimo, che è ancora sopra la possibilità nostra: con farli ancora ben intendere che tutta questa città non desidera né ama o prepone altra amicizia alla sua, né è stata o sta in orecchi di altra speranza di Imperatore o d’altri; e tutta volontariamente non cerca altro che piacerli sempre per quanto le è possibile. [6] Né la dilazione di questo pagamento è causata da altro che dalla impossibilità, della quale sono sute molte cagioni, delle spese fatte etc., e in non si essere fatto alcun profitto di tale spese; e che, quando li piaccia di ricordarsi dello amore e devozione che li ha portato e porta questa città, delle oppressioni patite, de’ danni sopportati etc., e riconoscerle graziosamente con qualche ricompensa delle cose nostre, delle quali sua Maestà può disporre, quella conoscerà in noi tanta prontezza in satisfare convenientemente a’ sua desiderii che ella amerà assai, etiam per il commodo suo, aver riconosciutoci per buoni suoi amici.

[8] Di tutto questo parlerai similmente ancora al Cardinale e ingegnera’ti farli bene capace tutte le sopraditte cose accertandolo di due cose massime: del non si essere potuto provedere a questo pagamento altrimenti e che questa città non è mai per mutare animo o sperare in altro che nella Maestà del Re; e con ogni instanzia ricercherai da sua Reverendissima Signoria quel patrocinio e favore verso le cose nostre, quale sempre quella ha usato, con ringraziarla e offerire etc. [9] Bene vale.

[10] Ex Palatio florentino.

297

[1] Die vii novembris 1500. [2] Nicolao Malchiavello.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Avant’ieri ti si scrisse brevemente per le mani di Adovardo Bugliotth non replicando altro alle tue delli viii, xi e xiiii, per parerci che la risposta fatta a detto Adovardo, di che ti si mandò copia con quella, facessi risposta, insieme con la partita dello Ambasciatore, alle principali parti delle dette tue lettere. [5] Né con questa ti si manderà se non la copia della risposta data al detto Adovardo, perché li effetti della preallegata nostra scrittati addí v saranno ancora in questa. [6] Qui, dopo la venuta di Adovardo, si è fatto ultima diligenzia e pruova di satisfare alla Maestà del Re e èssi ricerco tutte quelle vie donde si potessi trarre questo effetto; e per fare la conclusione che tu arai visto per tal risposta, la città si è stretta e premuta etiam piú là che il possibile: in modo che qualche volta ci è parso obligarci a cosa che se ci si aggiugnessi verun’ altra spesa da non poterla satisfare. [7] Nondimeno e’ si è fatto volentieri con buona speranza di avere a risaldare l’animo di cotesta Maestà verso di noi; e, atteso le cose presenti e e’ tempi e le persone, noi non crederremo che quella avessi a replicare in contrario, accertandosi di ii cose massime: e che noi non siamo per mutare animo verso di quella e per compiacerli e satisfarli d’ogni cosa per quanto ci è possibile. [8] Bisogna, oltre a quello che abbiamo fatto qui noi con Adoardo e per lettere nostre al Re e al Cardinale in pregarli a contentarsi di questo, tu ancora, con l’uno e con l’altro, facci la medesima opera in pregarli per nostra parte a satisfarsi de’ pagamenti ordinati ne’ tempi detti nella risposta: allegando loro e la impossibilità e le gravi spese fatte, e per li pericoli in che ci troviamo, la fede nostra, quel che sua Maestà si può promettere di noi essendo mantenuti e accresciuti in Italia, e tutto quel piú che potessi metterci in compassione: restringendoti dipoi a parlare vivamente e fare ogni attestazione e fede della volontà e animo nostro, e che mai noi siamo per deviare dalla amicizia sua; e che qui non fu mai né è disegno o pensiero delle cose dello Imperatore, alle quali realmente questa città non ebbe mai inclinazione nessuna e molto meno è per avere di presente. [9] E come da te introdurrai a sua Maestà e al Cardinale, faccendo presupposito che noi abbiamo ad essere sua buoni figliuoli, come in fatto noi siamo, quella voglia fare intendere in ciascun luogo e massime in Italia la sua buona disposizione verso di noi e scriverne caldamente e al Pontefice e al Valentinese e ad ogn’altri: perché, intendendosi questo, la città ne è per vivere piú secura e piú reputata; e per questo essere ancora a piú profitto della sua Maestà e, a proporzione delle forze sue, per fare piú e maggiore effetti per quella che verun altro.

[10] Se allo arrivare di questa, per qualunque cagione si fussi, tu non avessi fatto intendere alla Maestà del Re la resoluzione fatta per noi e la risposta data ad Adovardo, fara’lo subito, che a questo fine ti si manda copia di detta risposta, con esequire appresso quanto ti abbiamo commisso di sopra.

[11] Le genti del Papa a quest’ora si debbono trovare vicine a Furlí per essere alla impresa di Faenza, la quale, avendo calato Pesaro e Rimino alla voce sola, noi non sappiamo come potrà resistere a’ fatti. [12] Pure la fortuna non fa in cosa alcuna maggior pruova al sí e al non che nelle cose della guerra: attendereno a che sequirà, e, accadendo, di tutto si darà notizia.

[13] Di qui, molti dí è, si partí il Conte Rinuccio desperato trovare piú luogo con noi dopo la conclusione della condotta del Prefetto, e intendesi trovarsi a Bologna; di che la Santità del Papa ha preso qualche ombra e imputatoci che noi li abbiamo dato licenzia colorata per disturbare le imprese sua. [14] E dubitando non ne sia stato scritto costà da quella, ti abbiamo voluto dare questo avviso a fine che, intendendone di costà nulla, possa iustificare bene la causa nostra e fare intendere come, infino di maggio passato, finí la condotta del Conte e da quel tempo in qua è stato sempre in speranza dovere essere ricondotto; e che, poi che la li mancò per la conclusione delle cose del Prefetto, lui ha preso partito; né noi potavamo onestamente ritenerlo o proibirli l’andata, non li dando danari o non lo conducendo, e che in questa cosa noi siamo sanza alcun dolo, come tutto si è fatto toccare con mano ad Adovardo qui.

[15] Scrivemoti ancora per la preallegata nostra de’ v che tu dovessi, dove ti tornava meglio, ricordare alla Maestà del Re, per beneficio nostro e ancora suo, li piacessi ricordarsi di Petrasanta e Mutrone, e pensare, oltre al commodo che noi ne trarreno, darci facultà di potere provedere e satisfare meglio a tutti suoi desiderii. [16] Il medesimo ti scriviamo per questa e ricordiamoti destramente farne ogni opera etc.

[17] Èssi similmente doluto il Papa che noi abbiamo dato semila ducati al Signor di Faenza acciò e’ potessi meglio supplire alla difesa sua: il che è non solo non vero, ma impossibile ancora a questi tempi come per te stesso tu puoi facilmente imaginare. [18] Bene vale.

[19] Ex Palatio florentino etc.

298

[1] Die xii novembris 1500. [2] Nicolao Malchiavello.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Con questa sarà uno piego di nostre lettere scritteti fino a dí vii, in conformità di quello che ti scrivemo a dí v per Adovardo Buglioth, per le quali arai visto che resoluzione noi avessimo fatta circa la richiesta della Maestà del Re; la quale, ancora che noi dessimo certezza doversi satisfare dal canto nostro, nondimeno non eravamo ancora sí certi, come noi siamo da poi, perché li abbiamo fatto uno fondamento, avendo ottenuto ieri in Consiglio assai buona provisione di danari per potere satisfare alla richiesta, di natura da poterne parlare piú gagliardamente e non arrossire di ricercare da cotesta Maestà tutto quello che accaggia per salute nostra. [5] La copia, che noi ti mandamo prima, per Adovardo, della risposta fattali e dipoi con le nostre de’ v, ti monsterrà quello che tu abbia a fare intendere alla Maestà del Re della buona disposizione nostra, e non meno ancora le due prealligate, dalle quali potrai pigliare ordine, e quello li abbia a fare intendere cosí della volontà come de’ bisogni nostri; né per questa ci accadrebbe scrivere molto, se ogni dí noi non ci vedessimo circundare da piú e maggiori pericoli, li quali non solamente si dimonstrano in opinione e in fama per tutta Italia, ma in fatto: già trovandosi lo esercito del Valentinese vicino a poche miglia a’ luoghi nostri, sotto capi nostri inimici e sanza riscontro di gente d’arme alcuna, e vittorioso; in che, oltra ancora le cose manifeste, si vedere peccare umori secreti e di mala natura, e li quali possono col tempo far molti cattivi effetti di diminuzione dello stato nostro e tentare di rimettere li rebelli nostri etc. [6] A che si vede concorrere quasi ogni omo per volontà, ancora che noi non temiamo molto per essere la città tutta unita alla difesa sua contro a ogni omo, e sperando solo nelli aiuti e favori di cotesta Maestà; alla quale ci pare, oltre alla resoluzione fatta qui della richiesta sua, significarli ancora in quanti pericoli noi ci troviamo e per conto del Papa e del Valentinese, e di tutti li altri, e massime Viniziani, li quali non cessano a ogni ora trovare nuove calunnie e a Vinegia col Vescovo di Tiboli e a Roma con lo oratore loro, da chi le intende poi lo oratore franzese, e instigare con nuovi modi omni omo a nuocerci, non ad altro fine, se non per constringerci a volgere ad altri bisogni li provvedimenti per sua Maestà, sappiendo con quanta difficultà si provega oggi. [7] E che li è necessario, per la conservazione nostra, non solo fare quello che si scrive per la nostra de’ vii, di fare intendere, al Papa e al Valentinese e ad ogni altri, la sua buona disposizione verso di noi, ma ancora che, bisognando, ella è obbligata servirci e vuole di quelle genti d’arme che è tenuta per li capitoli, a fine che di qua si intenda la volontà sua e se ne aspetti ancora li effetti. [8] Perché, quando noi siamo conservati, sua Maestà potrà sempre servirsi di noi in ogni sua occorrenzia, nelle quali noi non li manchereno mai, sí come ancora non li abbiamo mancato infino ad ora, e novissime in questa richiesta: della quale tu li darai ogni certezza, perché non passeranno iii o iiii giorni da oggi che noi areno inviato a Milano qualche migliaio di ducati, e cosí si farà successive, secondo la forma della risposta data ad Adovardo; e similmente fare ogni instanzia che sua Maestà facci li effetti sopradetti di scrivere etc., ogni volta però che tu vega quella essersi satisfatta e avere posato l’animo di questa diliberazione nostra.

[9] Lo esercito del Valentinese, già sono molti dí, si trovò a Furlí, e avanti ieri ci fu nuove per mezzo e opera di Dionigi Naldi essersi insignorito di Bersighella e ieri poi ancora della fortezza. [10] E nonostante si tenessino ancora alcune fortezze di quella valle, tuttavolta se ne faceva cattivo iudizio e stimavasi oggi il campo si dovessi presentare a Faenza, la quale per fino ad ora si monstra di bona voglia a defendere quel Signore. [11] Scoprivisi certo trattato tenuto per Castagnino di dare la fortezza al Valentinese, donde lui con molti altri ne sono carcerati; e il Signore con alcuni della terra e del governo vi sono dentro. [12] Puossene dubitare, per essere la cosa in mano d’un popolo sanza capo e obbedienzia, di molta qualità e per tenere il Duca modi, con corrompere ognuno, da tirare presto innanzi ogni effetto. [13] Di quel sequirà ne sarete avvisato.

[14] Qui fu ieri un Monsignor di San Valier, Signore in Delfinato, il quale tornando dal iubileo visitò li nostri Signori e li ricercò di iustizia sopra certe ragioni e diritti quali dice avere sopra certi luoghi in el paese di Cortona per vi indulti e concessione date dallo Imperadore Carlo, Re di Boemmia, dal 1371 infino al 1377, e per uno testamento; e rispostoli perché questa città, nonché a lui che è Signore e amato assai qui, ma ad ogn’altro, non mancherà mai di fargliela: ma sí bene che, essendo la cosa molto antiqua, queste ragioni non bastavano, e che dovessi mandare, se lui ha di questa cosa maggior certezza; e che, di quello che accadessi dal canto nostro farli intendere, noi per il mezzo dello Ambasciadore nostro lo faremo e volentieri; che è quella cagione per la quale vi se n’è scritto, acciò lo sappiate e possiate, come di cosa di che abbiate avuto notizia, risponderne qualche cosa; il che però non farai se non quando ne fussi ricerco.

[15] Postscripta. [16] Sonci in questo punto lettere da Roma, per le quali s’intende pure il Papa perseverare in mala opinione di noi e dello aver dato licenzia al Conte Rinuccio e altro; di che, mancando noi d’ogni colpa, di nuovo ti ricordiamo risentirtene vivamente e farne attestazione in contrario con ogni efficacia: perché ad essere di questa voglia verso di noi e farlo piú animoso ad ogni impresa contro a questa città non lo inducono queste cagioni, perché elle non sono in fatto; ma il vedersi sua Santità secura dal canto suo e che noi non li possiamo nuocere, né muoverli contro quelli uomini, li quali facilmente li potrieno perturbare ogni suo disegno, sí come già ti scrivemo a dí x d’octobre, di che non avemo mai risposta. [17] E aremo caro tu discorressi a sua Maestà, oltre alle altre cose, ancora questa, e monstrasseli che il non potere noi usare e’ Colonnesi sanza la volontà e conscienzia di sua Maestà, fa il Papa e li Orsini piú gagliardi e con manco respetti in queste sue imprese.

299

[1] Die 14 novembris 1500. [2] Nicolao Malchiavello.

[3] Spectabilis vir etc. [4] La commodità di questo fante ci fa che sanza molto bisogno noi ti scriviamo, non essendo da due dí in qua, poi che ti scrivemo a di xii, occorso cosa da disiderarne notizia. [5] E attendendosi al continuo a provedere a quanto si dette in resposta ad Adovardo (di che ti abbiamo scritto già iii volte) e intendendosi delle cose di Romagna il medesimo e non ne mutando noi opinione, ancora che ci sia qualche avviso di poterne sperare altrimenti, solo ti abbiamo a ricordare e commettere, credendo che di costà si saranno, per via del Pontefice, fatte molte querele contra di noi, e dello aver lasciato il Conte Rinuccio, e di aver mandato danari al Signor di Faenza, e molte altre cose, a fine di potere iustificare meglio e li loro sparlamenti e minacci, e forse ancora disegni di nuocerci, che di tutto tu parli vivamente, massime con il Cardinale, faccendoli ogni attestazione della sincerità nostra in tali casi, perché in fatto noi siamo cosí, e èssi proceduto di qua in ogni cosa tanto realmente quanto è stato possibile, né abbiamo colpa di alcuna cosa. [6] E siamo contenti, ogni volta che mai s’intenda essere stato altrimenti o averci dentro fatto falta alcuna, che oltre al perdere la grazia sua, lo vendichi ancora con le arme in quel modo che li parrà; e che gli è necessario sua Signoria, come sempre ha fatto, pigli il patrocinio e la difesa delle cose nostre, e facci significare alla Maestà del Re a ogni uomo l’animo suo bono verso di noi e la confederazione che ha, e quello che è tenuto fare per la conservazione nostra secondo e’ capitoli; e che sempre che e’ bisogni, sua Maestà lo vorrà fare: perché, non avendo noi in chi altri sperare, né potendoci valere d’altre genti italiane, noi non abbiamo né piú potente né miglior remedio di questo; e monstrare a sua Signoria che intendendo molto bene il Papa e questi altri lo obligo che noi abbiamo con sua Maestà e che, sanza sospetto di perdere la amicizia sua, noi non possiamo usare li aiuti delli inimici loro, non cercono altro che con varie calunnie, ora delle cose della Magna e ora del Turco, far generare qualche grossezza tra il Re e noi. [7] E da un pezzo in qua hanno continuato in questo proposito, dirizzando ogni lor cosa a questo fine, reputandosi dell’altra parte securi che noi non ardiremo con le arme de’ Colonnesi, sotto nome nostro, in alcun modo ribattere li loro disegni; che sarebbon soli quelli uomini che lo potrebbono fare facilmente. [8] E noi ancora crederremo, come altra volta si fece intendere alla Maestà del Re, poter fare opera di ridurli alli disegni suoi. [9] Desiderremo una volta che di tutto parlassi a lungo con il Cardinale e far pruova di impetrare quelle espedizioni favorabili per noi che ti fussino possibili e lastricarli la via nelle cose de’ Colonnesi, a fine che, se mai il bisogno strignessi di usare li favori loro per salute della città, la Maestà del Re e la sua Signoria non avessino a credere si fussi fatto per deviare dalla amicizia sua, ma solo per la conservazione di questa città: la quale, in qualunque modo sequissi con reservo della amicizia sua, li doverrebbe essere cara: ché non si farà se non in caso di ultima necessità, come è detto.

300

[1] Die xvi novembris 1500. [2] Nicolao Malchiavello.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Avendo scritto e chiuso la alligata fino avanti ieri credendo mandarle subito, perché ci era fatto intendere spacciarsi quello dí uno corriere per costà, non la potemo espedire quel giorno e l’abbiamo sopratenuta tanto quanto ha indugiato a comparire il detto corriere; né ci occorre, delle comissioni dateti fino ad ora, mutare alcuna parte, ma sí bene aggiugnere, in conformità di quello di che ti abbiamo scritto tante volte, di quello disegnassino Viniziani, Papa, Orsini e Vitelli, tentare di rimettere li rebelli di questa città: li Viniziani, per satisfare alle passioni loro, il Papa, per dare piú sicurtà alli stati sua di Romagna, li Orsini, per valersi secondo li tempi passati e li Vitelli per questo e per satisfare allo appetito loro di vendicarsi etc. [5] Perché sino ad ora tutto quello che noi ne abbiamo detto e scritto era per arbitrio e iudizio nostro, e per alcuni indizii ancora, e per li ritratti che si facevano omni dí delle minacce e sinistre parole loro, dalle quali noi concludavamo non essere ad altro effetto che a questo. [6] E ora ne abbiamo veri ritratti, non come di disegno e pensiero, ma come di cosa inclusa e ordinata e per lo effetto della quale si sieno digià distribuite e ordinate molte cose: infino ancora a volerci usare il nome di sua Maestà, credendo che noi siamo fuora della grazia e amicizia sua; il che però non pensiamo abbia ad essere in verun modo, sappiendo quanto sua Maestà ci abbia sempre amati, favoriti e aiutati in ogni cosa. [7] E però è necessario che, tanto prima e piú vivamente, tu facci intendere alla Maestà sua li pericoli ne’ quali noi ci troviamo, e come è necessario per la conservazione nostra fare quelli effetti che ti si scrivono per la alligata: cioè che quella molto bene facci intendere a ogni omo e in specie a’ Viniziani e al Papa, la sua buona disposizione e animo verso di noi o con lettere o con quali altri mezzi li paressi. [8] E che non solamente li avvertisca della buona amicizia e confederazione che sua Maestà ha con questa città, ma che la è obligata, per virtú de’ capitoli, in ogni nostro bisogno per la difesa nostra servirci di gente, e che, bisognando, lo farà; e similmente, secondo l’altro effetto che ti si scrisse pure per la alligata, se fia necessario per la salute nostra servirci di gente italiane, e di quelle che possino massime divertire questa offesa, le quali ci si offersono servirci a questo sanza alcun pagamento, noi lo fareno: mal volentieri, ma necessitati per la conservazione nostra. [9] E di che, secondo che ti si scrisse per la detta alligata, parlerai con la Maestà del Re e con il Cardinale, monstrando massime queste dua cose, e che il vedere costoro non si potere usare per noi questi aiuti sanza ombra sua, li ha fatti e fa piú gagliardi e manco respettivi a questo; e che, stringendone il bisogno, noi pigliereno tal partito per la salute nostra e non per altra alcuna cagione. [10] Bene vale.

301

[1] Magnificis Dominis D. Decemviris Liberatis et Baliae...

[2] Magnifici Domini etc. [3] Scrissi addí 4 di questo a’ nostri Eccelsi Signori in risposta a dua di loro Signorie delli undici e xxi del passato; sendo dipoi l’altro giorno partita di Nantes la Maestà del Re per andarsene a Torsi, deliberai non mi spiccare da la Corte, ancora che l’andassi per vie transverse, dubitando non venissi in quel tempo la risposta di vostre Signorie circa a quello che Adovardo Bugliò venne ad esporre per parte di questa Maestà a li nostri Eccelsi Signori. [4] Il che, secondo ch’io avevo estimato, occorse: perché, sendo arrivata questa Maestà a Ciampagní, che è un piccolo villaggio discosto a Torsi dieci leghe, comparsono le lettere di vostre Signorie con la risposta fatta da’ nostri Eccelsi Signori ad Adovardo; e essendo venuta addí xviii di questo circa due ore di notte, indugiai a la mattina per tempo a parlare iuxta le commissione vostre. [5] E transferitomi la mattina dipoi a Corte e trovato a sorte Monsignore Reverendissimo di Roano solo e ozioso, mi parse da rubare quel tempo, nonostante che io avessi desiderato parlare prima a la Maestà del Re; e appressatomi a sua Signoria li dissi avere ricevuto lettere da le Signorie vostre con la copia della risposta fatta ad Adovardo, la quale non ero per repricare altrimenti per sapere che anche la Maestà del Re ne era suta da Adovardo appieno raggualiata. [6] Soggiunsi dipoi come vostre Signorie erano certe tale risposta e deliberazione loro non essere per satisfare alla Maestà del Re, considerato a li bisogni che quella monstrava di averne per le sua occorrenti necessità, ma considerato da l’altra parte li affanni che avevono sopportato e che sopportavono le Signorie vostre, e le spese in le quali erano sute, e erano di continuo, per non avere riavute le cose loro, e avere voluto e volere mantenere in Italia el nome di Francia, non possevono credere che questa Maestà Cristianissima non avessi per accetta questa loro deliberazione e non fussi contenta sopportare questo poco del disagio per la dilazione di parte di questo pagamento in recognizione d’un minimo particulare delle opere di cotesta città verso di lei. [7] A la quale cosa, se si aggiugnessi la restituzione di Pietrasanta, come saria ragionevole e come ha meritato la fede di Vostre Signorie e la osservanzia de’ capituli e la malignità de’ Lucchesi, sarebbe un resucitare in tutto le Signorie vostre e uno inanimire cotesto popolo ad eviscerarsi in tutto alli servizii di questa Cristianissima Corona, e un darle tale principio di reputazione che né el Papa né e’ Viniziani presummerebbono offendere lo stato e libertà loro come ogni ora presummono; e in questo mi distesi largamente secondo che la materia e la qualità della audienza mi concedeva.

[8] Sua Signoria Reverendissima rispose essere vero che le Signorie Vostre per la risposta fatta ad Adovardo confessavono el debito e ordinavono pagarne al presente x mila ducati a Milano, ma che questo non satisfaceva a la Maestà del Re, come quello che pativa disagio de’ danari si aveva sborsati per conto vostro; e che a sua Maestà non si poteva ragionare di cosa alcuna in favore vostro se questo pagamento interamente non era seguito; e che e io e lo oratore, quando venissi, arebbe mala risposta dal Re. [9] A che io replicai, avendo commodità di tempo, largamente, mostrando questa mala contentezza del Re, quando ella fussi, essere poco ragionevole non a riguardo di riavere el suo, ma a riguardo di quello che debbe operare un padre verso li suoi figlioli: che è di accettare le opere loro non secondo e’ desiderii suoi, ma secondo le possibilità loro. [10] E distendendomi in questo con quelle ragioni che la qualità della cosa mi sumministrava, non posse’ da sua Signoria Reverendissima trarre altra conclusione, se non che di questi danari ne avevono ad essere pagate le genti d’arme che questa Maestà si trovava in Lombardia, e che se pure le Signorie vostre desideravono avere di parte un po’ di tempo, se ne intendessino con Monsignore di Bigní e Monsignore di Ceumonte, Governatori a Milano; e quando loro fussino contenti aspettare qualche mese, che etiam questa Maestà se ne contenterebbe.

[11] Risposi non essere questa risposta secondo che io esistimavo, e che cotesta città ancora si persuadeva; e perché io sapevo che la era per invilire e prosternare le Signorie vostre, non ero per scriverla perché io mi persuadevo che le Signorie vostre, prive d’ogni speranza di conseguire alcuno bene, si abbandonassino in tutto: e perché io non giudicavo questo essere né al proposito della Maestà del Re, né vostro, non ero per scrivervelo, anzi aspetterei altra risposta, e quale meritava la fede vostra e ancora li meriti verso questa Cristianissima Casa. [12] Né possendo in effetto da sua Signoria Reverendissima trarre altro, mi parti’, e la mattina medesima parlai con la Maestà del Re nella medesima sentenzia e con quelle piú efficaci e vive parole posse’. [13] Li mostrai quanta era la fede di vostre Signorie, quanto era el desiderio di satisfarli e quanto sua Maestà posseva facilmente demostrare di amare quella e la cagione perché questi danari non si pagavono al presente; e per non infastidire vostre Signorie in replicare una medesima cosa, non lasciai addreto nulla di quello giudicai a proposito narrarli intorno a questa materia. [14] Né posse’ da sua Maestà trarre altro che querimonie consuete e de’ danari pagati e dello esercito suo disonorato per nostra colpa; e benché a tutto replicassi convenientemente, non approdai in alcuna cosa, né posse’ côrne altro frutto.

[15] Siamo dipoi arrivati questo dí a Torsi e abboccatomi con uno amico dal quale io soglio trarre segreti assai del Papa circa quello che al presente si tratta fra lui e li Viniziani, mi conferí come lo ’mbasciadore di questo Re che si truova a Vinegia, subornato da lo oratore del Papa, espose nel Senato vinitiano avere inteso, per varii riscontri e degni di fede, come li Fiorentini, Bolognesi, Duca di Ferrara e Marchese di Mantua si erano uniti e stretti insieme sotto ombra di difendere li stati loro, ma in fatto era per volgere le punte a questa Maestà ciascuna volta che lo ’mperadore movessi alcuna cosa in Lombardia; e che quella Illustrissima Signoria doveva avere a questo buona avvertenza e avvertirne la Maestà del Re come coloro che erano obbligati a farlo per li benificii ricevuti etc. [16] Al quale fu risposto essere la cosa verisimile, per essere loro in su l’armi e tenersi male con­tenti di Francia, e che ne scriverrebbono qua allo oratore loro, e che lui ancora ne scrivessi ad el Re; dissemi oltra di questo detto amico mio lo oratore del Papa, che è qui, avere espressa commissione di persuadere questa cosa a questa Maestà; e inoltre come a tutto questo inconveniente si potrebbe riparare con rimettere Piero in Firenze e fermare lo stato di cotesta città a’ propositi suoi per simile via. [17] Il che faccendo si verrebbe a tôrre el capo a Ferrara, Mantua e Bologna e ad impedire loro la via di potere macchinare; aggiugnendo a questo che lo officio di sua Santità richiede cosí perché, essendo el Cardinale de’ Medici uomo di Chiesa e avendo quello supplicato a sua Santità di volere rientrare in casa sua, lui mosso dai suoi preghi iusti, è constretto condescendere a favorirlo; né per questo ricerca altro aiuto da questa Maestà se non che si stia di mezzo e díegli riputazione col consentire, monstrando d’avere lasciato la amicizia vostra e la protezione di quelli altri; e che in breve tempo si rincora, con le forze sua e con quelle li concederanno e’ Viniziani, tôrre lo stato a messere Giovanni Bentivogli e a le Signorie vostre, mettere Piero in casa, e Ferrara e Mantova fare venire con la coreggia al collo. [18] E per dare reputazione a questa impresa e suo desiderio, pregava questa Maestà che, oltre al consentirgliene, mandassi qualche centinaia di lance a’ confini del Bolognese e li Viniziani moverebbono anche loro dove fussi piú a proposito. [19] E dissemi questo mio amico come costoro fanno tutte queste cose fatte, e instanno, pregano e gravano questa Maestà al consentirlo; per altra cagione avevono levato Piero de’ Medici di Francia e condotto a Pisa, se non per averlo presto a li loro propositi. [20] Il che intendendo io e parendomi disegno degno della Santità di nostro Signore, non volli omettere di parlarne qualcosa colla Signoria Reverendissima di Roano; e preso tempo, mi dolsi con quella della malignità delli inimici di vostre Signorie, parlando in genere non piú di Papa che di Viniziani, e’ quali si persuadevono potere dare ad intendere a questa Maestà che le Signorie vostre si volessino alienare da quella. [21] Né, per opporre a queste loro calunnie di­soneste e poco prudenti, io volevo allegare la fede nostra passata né le esperienzie presenti, ma allegare come gli era poco ragionevole che le Signorie vostre sperassino che lo ’mperadore potessi aiutare lo stato loro quando e’ non aveva né aiutato né difeso Milano che si reputava suo, e appresso volersi fare inimico uno Re, el quale loro si credevono aversi obbligato con tanti pericoli e spendii che li avevono fatti e sopportati per lui. [22] Né sapevo ancora come o e’ Bolognesi o e’ Ferraresi potessino porre speranza in altri che in questa Maestà, per essere sempre, rispetto al luogo, forzati e necessitati seguire in ogni evento la voglia di qualunque possiede Milano: l’uno per la paura che li ha de’ pontefici; l’altro, per il timore che li ha de’ Viniziani; ma che questa Maestà si doveva bene guardare da coloro che cercavono la distruzione degli amici suoi, non per altro che per fare piú potenti loro e piú facile a trarli l’Italia delle mani. [23] A che questa Maestà doveva riparare e seguire l’ordine di coloro che hanno per lo addrieto volsuto possedere una provincia esterna: che è diminuire e’ potenti, vezzeggiare li sudditi, mantenere li amici e guardarsi da’ compagni, cioè da coloro che vogliono in tale luogo avere equale autorità. [24] E quando questa Maestà ragguardassi chi in Italia li volessi essere compagno, troverrebbe che non sarieno né le Signorie vostre, né Ferrara, né Bologna, ma quelli che sempre per lo addreto hanno cerco di dominarla. [25] Udimmi sua Signoria pazientemente e rispose la Maestà del Re essere prudentissima e avere li orecchi lunghi e el credere corto; e che la udiva ogni cosa ma la prestava fede a quello che la toccava con mano essere vero. [26] E che oltre a lo avere scritto e a Roma e a Milano ne’ giorni passati quando altra volta io liene ragionai tre dí fa, ne avevano scritto proprio motu e caldamente in raccomandazione delle cose vostre; e benché Monsignore d’Allegri avessi aúto licenzia di andare in Romagna con cento lance a’ favori del Valentinese, nondimanco aveva in commissione espressa di essere favorevole alle cose vostre, e che le Signorie vostre vedrebbono alla venuta dello oratore loro questa Maestà non essere per mancare dello officio suo, quando da loro non resti, e che a questo pagamento etc. si ponga migliori condizioni.

[27] Rubertet dipoi mi parlò nella medesima sentenzia, affermandomi che questa Maestà non era per farvi, né per consentire che vi fussi fatto villania alcuna, se le Signorie vostre non se la facevono da loro per essere disunite e avere nella città chi ama poco la libertà di quella; a che le Signorie vostre dovevono avvertire. [28] A che io replicai e facilemente iustificai questa parte della disunione, la quale è necessario al tutto tôrre della opinione di costoro, perché farebbe cosí mali effetti qui quando la si credessi, come costà quando re vera la vi fussi. [29] Né altro mi occorre di nuovo per non si ragionare quello portino questi oratori della Magna che si truovono qui e essere osservato e notato chi li vicita e chi ragiona di loro troppo curiosamente.

[30] Scrivendo, ho ricevuta una lettera di Piero Francesco Tosinghi responsiva a piú mie li ho scritte a la ventura: per la quale intendo sua Magnificenzia insino a’ xii di questo essere arrivata a Lione e che a’ xv era per partirsi e per venire a questa volta. [31] Aspettolo con desiderio: al quale Dio dia migliore fortuna che a chi per lo addrieto è suto in simile commissione. [32] Raccomandomi a la buona grazia di vostre Signorie, que bene valeant.

[33] In Torsi, die xxi novembris 1500.

[34] E. V. M.

[35] servitor

[36] Nicolaus Machiavellus

[37] Secretarius.

302

[1] Magnificis Dominis, Dominis Decemviris Libertatis et Baliae...

[2] Magnifici Domini etc. [3] Risposi addí 21 del presente alla di vostre Signorie de’ iiii di detto, e significhai pienamente a vostre Signorie quello che la Maestà del Re e el Cardinale mi avevono detto sopra la risposta fatta da cotesta Eccelsa Signoria ad Adovardo. [4] Scrissi appresso l’ordine che di nuovo si era dato dal Papa e da’ Viniziani per fare le Signorie vostre sospette a questa Maestà, e quello che etiam sopra a questo mi fu detto da Roano. [5] E benché non mi occorra al presente dire altro di nuovo, tamen la commodità d’un che parte mi fa diligente a dare notizia alle Signorie vostre di quel tanto che è dipoi occorso. [6] Non essendo io bene contento della risposta fattami per la deliberazione che le Signorie vostre nuovamente hanno fatta di pagare quelli danari a questa Maestà; e essendo qui venute nuove come el Valentinese aveva occupato Val di Lamona e sperava di continuo ottinere la possessione di Faenza; e appresso intendendo Piero essere a Pisa; e oltra di questo essendoci venuto un altro ambasciadore lucchese con ordine, secondo si dice, di potere pagare subito a questa Maestà x mila ducati ogni volta riavessino Pietrasanta; e intendendo etiam come Monsignore della Palissa e Ciattiglione erano mandati, per parte della Reina, Governatori in Pisa, deliberai di ripresentarmi a sua Maestà. [7] E cosí li mostrai di nuovo che la risposta fatta da’ nostri Eccelsi Signori ad Adovardo, se la non era iuxta el desiderio suo, ne era cagione la impossibilità, e per le spese fatte e per quelle che di continuo instavono, avendo lo esercito del Valentinese a’ confini vincitore, e che di continuo minaccia venire alli danni di vostre Signorie, non tanto colle forze sue, ma con quelle di sua Maestà; e in ogni cosa si vale di tale reputazione, la quale cosa è per fare cattivi effetti quando sua Maestà non vi ripari. [8] A che questa Maestà replicò subito: «E’ si è scritto per duplicate a quelli nostri luoghitenenti di Italia, che volendo el Valentinese tentare alcuna cosa in preiudizio o de’ Fiorentini o di Bologna che subito muovino e sanza differire vadino a’ danni di detto Valentinese: sí che di questo voi ne potete vivere securi»; e subito dipoi entrò nelle sue querimonie usitate. [9] E all’altra parte ch’io li toccai, del mandare a Pisa la Reina, e de’ Lucchesi circa a Pietrasanta, fece una risposta generale che noi li avamo rotti e’ capituli per non avere fatto prima questo pagamento a’ tempi né volerlo or fare in modo che se ne vaglia. [10] E per cosa ch’io dicessi o allegassi, che li parlai tanto ch’io dubitai non usare male la pazienzia sua, non ne cavai altra risposta; e nell’ultimo dicendoli che lo ambasciadore sarebbe qui fra dua dí, rispose: «E’ sarà forse venuto troppo tardi».

[11] Partitomi dipoi da sua Maestà, me ne andai a trovare *Rubertetto*, e, discorso seco tutte le soprascritte cose, mi disse non essere vera l’andata di Monsignore della Palissa a Pisa e cosí, se Piero de’ Medici vi era, che non v’era con ordine di qua, ma chiamato dal Valentinese per vedere se in su questo suo favore li potessi riuscire qualcosa a suo proposito; e che li era bene vero che questa Maestà per tre volte o piú aveva scritto a li suoi luoghitenenti in favore di vostre Signorie e de’ Bolognesi, soggiugnendo – e questo mi misse in secreto – *che la prosperità del Valentinese aveva fatto risentire questo Re*. [12] Alla parte de’ Lucchesi mi disse che facevono ogni sforzo per riavere Pietrasanta profferendo x mila ducati o piú, e che si portava pericolo per la mala contentezza del Re circa la tardità di questo pagamento. [13] E replicando io a tutto convenientemente, mi fece questa conclusione generale: che secondo el iudizio suo e quello che e’ sentiva parlare circa le cose di vostre Signorie alla Maestà del Re e a Roano, li pare essere certo che se le Signorie vostre non cercono di farsi male in pruova, che le non aranno mai altro che bene; e con questo mi parti’ da sua Signoria. [14] E con desiderio attendo la venuta dello oratore a ciò si vegga che piego abbino a pigliare le cose vostre e possisene fare piú vero iudizio. [15] Ricorderò solo con reverenzia a vostre Signorie – il che etiam nel principio del venire nostro qua si scrisse largamente, né dipoi si è molto replicato sí per non parere presuntuoso, sí etiam per essere costí cittadini prudentissimi e molto piú pratichi di noi in questa Corte –, e questo è ordinare di farsi qualche amico che vi defenda e sia protettore delle cose vostre, come fanno tutti coloro che fanno qui fac­cende. [16] Né posso credere che questo oratore non venga bene ad ordine; e fo questa fede alle Signorie vostre che se ad minus e’ non potrà monstrare a *Rubertetto* qualche gratitudine, e’ rimarrà al tutto in secco e, non ch’altro, non potrà *espedire una lettera missiva e ordinaria*.

[17] L’ambasciata della Magna, che è un messer Filippo di Nanso con dua altri semplici gentili uomini, ebbe ieri la prima audienza, dove intervenne con la Maestà del Re Monsignore di Roano, della Tramoia, di Ligní, el Gran Cancelliere, Marescial di Gié, Prenze d’Oranghe, el Marchese di Rotellin e Monsignore di Clarí, insieme coll’oratore del Papa, di Spagna e di Vinegia e tre o quattro gentili omini italiani. [18] La proposta sua fu ordinaria e generale: monstrando in effetto come lo Imperio giudicava necessario a volere opporsi alla rabbia delli infedeli, che tutta la Cristianità si armassi, perché altrimenti era difficile mantenere la Repubblica Cristiana, che ogni dí era smembrata dal Turco; e come e’ non posseva seguire con effetto che la Cristianità si armassi se non seguiva pace tra lo Imperio e questo Re Cristianissimo, come quelli che erano capi di Cristianità; e solo per fare questa pace soggiunsono essere mandati, e in questo distesono solamente el parlare loro, usando quelle parole e que’ termini che richiede una simile cerimonia. [19] E’ quali dipoi licenziati da la udienza, si deputò per questa Maestà quattro con chi detti ambasciadori avessino a trattare questa pace. [20] E’ quali deputati son questi: el Cardinale Reverendissimo, el Gran Cancelliere, Monsignore di Borbon, el Marescial di Gié; e doverranno avere espedito tutto per questa settimana. [21] E dipoi si dice questa Maestà se ne andrà a Bles, e di Lione non si parla. [22] Raccomandomi alla buona grazia di vostre Signorie, quae bene valeant.

[23] Da Torsi. [24] Addí 24 novembris 1500.

[25] E. M. V.

[26] servitor

[27] Nicolaus Machiavellus

[28] Secretarius.

303

[1] Magnificis et Excellentissimis Dominis...

[2] Magnifici et Excelsi Domini etc. [3] Avendo io aúte lettere da el Magistrato de’ Dieci in risposta di piú mia scritte a vostre Signorie e avendo risposto a detto Magistrato quello mi occorre pertinente alle cose della vostra città, non lo replicherò altrimenti a vostre Eccelse Signorie, giudicandolo al tutto superfluo; solo mi muove a scrivervi la presente el volere riconoscere la mia servitú con quelle e umilmente raccomandarmi. [4] Appresso, l’affezione ch’io porto a messer Iulio Scruciati, neapolitano, non per mio particulare, ma per le calde, fruttifere e affettuose opere sue in favore di cotesta pubblica libertà, mi muove a raccomandare quello a le Signorie vostre e umilemente pregarle, se le desiderono mantenersi questo defensore, e cosí se le non vogliono essere tenute ingrate e poco reconoscitori da tutta questa Corte per non essere riconosciute da quelle le opere sue, sieno contente aiutarlo manu regia e favorirlo del iusto nella causa ha con li eredi di Piero Antonio Bandini. [5] E fo questa fede alle Eccelse Signorie vostre, che alla nuova ebbe, tre dí sono, come la sentenzia sua non era corsa per inibitoria etc., venne, per il torto li pareva ricevere, in tanta collera che, se io non mi trovavo presente, e’ sarebbe corso a Corte ad esclamare e dolersi de’ torti gli pare ricevere. [6] Lui si duole di piú cose: prima, che le Signorie vostre abbino rimesso quello a lo ordinario che per le Signorie vostre si doveva iudicare summarie; secondo, essere proceduto l’ordinario tanto in lungo che si sia dato tempo a li avversarii ad inibire; terzo, essere suta assoluta dal confine la donna; e quarto, esserli tolto ogni speranza da chi costí veghiava e’ casi sua che lui possa per cotesta via avere le sua ragioni; e ultimo essere suto chiamato nella inibizione dalli avversarii mercatante e usuraio. [7] E lui dice non volere altro che ’l proprio capitale suo e quietare ogni interesso vi fussi corso. [8] Io, Magnifici Signori, non so questa sua causa, ma so bene che, mentre che lo essere vostro con questa Maestà è tenero e in aria, pochi vi possono giovare e ciascuno vi può nuocere: e per questo non mi pare fuora di proposito intrattenerlo e temporeggiarlo, anzi al tutto necessario; quanto che no, alla prima lettera che viene di costà egli ha ad essere come una fulgure per questa Corte e fiegli creduto el male piú facilmente che non gli è suto creduto el bene. [9] E lui è uomo di qualche credito, loquace, audacissimo, importuno, terribile e sanza mezzo nelle sue passioni: e per questo da fare qualche effetto in ogni sua impresa. [10] Io mi sono disteso in questo perché l’affezione della patria e quel ch’io credo essere bene mi fa scrivere cosí. [11] Le Eccelse Signorie vostre mi aranno per scusato e faranno tutto secondo la loro solita bontà e prudenzia; alle quali io umilmente mi raccomando.

[12] Da Torsi, 24 novembris 1500.

[13] E. D. V.

[14] servitor

[15] Nicolaus Machiavellus

[16] Secretarius.

304

[1] Francisco de Casa et Nicolao Malchiavello. [2] Eadem die. [3] Singule singulis.

[4] Spectabiles viri etc. [5] Come ti s’è promesso piú volte che, allo arrivare dello oratore nostro in Corte, ti daremo licenzia di ritornartene qua, cosí abbiamo determinato questo dí; perché due dí fa avemo lettere dal prefato oratore dell’ultimo del passato, e avendo risposto e ordinato a lui tutto quello accade, a te non occorre significare altro, salvo farti intendere, e cosí voliamo, te ne torni quanto prima possa, lasciando allo ambasciatore piena informazione di tutto quello che nella stanza tua avessi fatto costí.

[6] Bene valete.