Niccolò Machiavelli
Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1503-1504)
[Scritti di governo]
1
[1] Piero Ardinghello Commissario Burgi. [2] Prima die maii.
[3] E’ ti si scrisse ieri in risposta alle tua, e questo dí ti si replicherà avendo a respondere a queste ultime tua de’ 29 del passato. [4] E per chiarirti bene l’opinione nostra circa le cose di Roma e del Duca ti diciamo come e’ si ritrae quello Duca avere licenziato tutte le fanterie italiane e ancora molte delle oltramontane in modo che, faccendo il conto di quelle che gli aveva 3 mesi sono, non gliene sono rimaste a nessun modo mille; ha oltr’a di questo licenziati tutti e’ cavalli bolognesi, e de’ Franzesi intendiamo che parte o torneranno in Lombardia o se ne andranno nello Reame; e benché la venuta di parte delle genti sua verso Perugia, Castello e Citerna meriti considerazione e debba fare stare te e noi vigilanti, e pensare che possino essere venuti per divertire le nostre imprese, e che solo egli aspettino l’occasione al farlo, e che per questo sia da avere cura a cotesta terra e a tutte le altre e non mancare né di prudenzia né di sollecitudine né di animo, nondimanco lo essersi lui alleggerito di genti come è detto e da l’altra parte vedere el Re di Francia avere fatto pace co’ Svizzeri e avere per ferma quella di Spagna, non ci pare ragionevole che detto Duca contro alla voglia di detta Maestà sia per ferirci o farci contro in alcun modo; né aviamo pelo che pensi quella Maestà fussi per consentirgliene. [5] Né lo essere venute coteste genti a Perugia e a Castello è cosa contraria a questa opinione nostra perché sono stati nuovi, hanno fuori ribelli potenti e lui debbe cercare di assicurarsene per mezzo delle genti sue. [6] Aviamo chiarita la opinione nostra e in su quello la fondiamo, parendoci cosí a proposito; nondimanco, come di sopra ti si dice, è da fare ogni cosa e usare ogni cauzione e diligenzia che non li rieschino e’ disegni quando egli avessi altro animo. [7] E 4 dí sono ti ricercamo della opinione tua circa la guardia di cotesto luogo in questa fazione del guasto, e dua giorni sono ti scrivemo quanto disegnavamo di messer Criaco e come el desiderio nostro era che li stessi costí con la sua provisione e in campo mandassi la compagnia, e con desiderio aspettiamo tua risposta dell’una cosa e dell’altra. [8] E quanto si aspetta a noi ricordarti per la venuta di coteste genti all’intorno, ti diciamo che prima ci pare da non dare loro alcuna occasione di assaltarci né con trattenere loro fuorausciti né con altra cosa, appresso da avere buona guardia a cotesta terra, osservando gli andamenti di chi entra e esce e faccendo el dí le guardie alle porti e la notte per la terra e alle mura, ingegnandoti sanza battezzare persona o parte amica o sospetta tôrre uomini de’ piú fedeli, tenere oltr’a di questo spie per tutto per presentire gli andamenti de’ vicini, confortare el castellano a buona guardia della fortezza, e cosí dal canto tuo non mancare di tutte quelle provisioni che a te sono possibili, faccendo sempre presupposto di avere el nimico intorno; né mancherai di ricordarci sempre quanto intendi essere degno di nostra notizia.
[9] Perché la paga di ser Niccolò di Val Sivignone viene fra 4 o cinque giorni, voliamo non lo lasci partire, anzi li dica per nostra parte che non lasci partire la compagnia perché voliamo che continui nello ofizio suo.
2
[1] Giovambattista di Nerozzo del Nero Commissario sopra le vettovaglie. [2] Secunda maii.
[3] E’ sono stati a noi dua uomini di Castelfranco, e fattoci intendere come desiderrebbono che il loro comune fussi disobbligo da avere a fare un moggio di pane el dí per il campo; e questo disegnono fare con utilità della impresa perché dicono avere un fornaio che si chiama Nicolaio di Biagino el quale piglierà el carico del comune loro sopra di sé e farà non che un moggio el giorno, ma 40 o 50 staia el dí, pure che tu lo favorisca in modo che li possa essere creduti de’ grani, e’ quali lui pagherà de’ ritratti del pane. [4] E parendo a noi guadagnare in questo caso, voliamo con le condizioni sopraddette ti componga con el prefato Niccolaio: con queste condizioni nondimanco, che ’l comune di Castelfranco ti s’obblighi alla satisfazione de’ grani, e’ quali per tuo ordine fussin creduti a detto Nicolaio. [5] Vale.
[6] E’ ci è fatto intendere che e’ grani che Monsignore d’Altopascio ha a Fucecchio sono molto tristi, però vorremo gli andassi a vedere e ci scrivessi di che qualità e’ sieno. [7] Vale.
3
[1] Iohanni de Lapis Vicario et Commissario Certaldi. [2] Die ii maii.
[3] Intendiamo come tu hai svaligiato Francesco della Matrice connestabole con xv compagni, giudicando che possessi andare in Pisa; desiderremo che con qualche demostrazione sanza andare piú avanti tu ti fussi ingegnato ritrarre da alcuno di loro se in verità andavono in Pisa, per possere meglio deliberarne. [4] Pure non intendendo altro, vogliamo ci mandi qui a noi tutte le armi e altre cose hai tolte loro, e dica a detto Francesco e suoi compagni che venghino qui a rappresentarsi a noi perché non siamo per fare loro torto: protestando loro che se torceranno in alcun luogo el cammino verso Pisa e’ saranno tagliati a pezzi. [5] E se tu in questo mezzo avessi ritratto alcuna cosa di loro andamenti ce ne avviserai.
[6] Voliamo oltr’a di questo abbi a te chi rappresenta cotesto comune di Certaldo e quello di Castello Fiorentino e intenda da ciascun di loro quanto pane di loro grano e’ potrebbono fare ciascun dí per mandare in campo ordinando per loro medesimi chi porti e chi pigli e’ ritratti. [7] E di quello convenissi con loro te ne accerterai bene e dara’ne avviso. [8] Vale.
4
[1] Petro Ardinghello. [2] Die iii maii 1503.
[3] Per tuo fante espresso aviamo questo dí ricevuto la tua di ieri responsiva alla nostra de’ 29 circa la condotta fatta di messer Criaco, e ci piace che lui sia volto a rimanere costí quando e’ paia cosí a noi e a mandare la sua compagnia in campo. [4] E noi lo adoperreno costí o in campo secondo che ’l bisogno occorrerà perché non facciamo manco conto di lui nell’uno luogo che nell’altro; ma per ora ci pare che si fermi costí la persona sua e tiri la sua provisione e la compagnia sua mandi in campo nel modo se li scrisse. [5] E se lui si maraviglia che di Bernardo suo fratello non si sia fatta alcuna menzione, è stato non perché noi non ce ne siamo ricordati, ma per avere fatto conto che fermandosi costí messer Criaco, detto Bernardo fussi quello che inviassi la compagnia sua in campo e la comandassi in nome suo; e di questo medesimo parere siamo ancora. [6] Né a messer Criaco doverrà dispiacere né parerli che ’l suo fratello sia lasciato indreto, e noi sareno per satisfare a Bernardo detto di qualche cosa in recompenso del servizio suo. [7] E però voliamo che tu facci intendere a messer Criaco piú largamente la intenzione nostra dopo la ricevuta di questa. [8] E perché tu scrivi che bisogna mandarli qualche danaio per levare la compagnia, ti rispondiamo che el mandare e’ danari costí non ci pare necessario ma piú tosto ci parrebbe cosa superflua e dannosa a noi perché verrebbono a consumare parte della paga avanti gli avessimo in fazione; ma siamo bene contenti, dove noi non volavamo dare loro danari prima che in campo, di dare loro la metà della paga giunti che fieno qui, e el resto in campo. [9] Né da questo si doverranno discostare e tu attenderai ad ordinarli in modo che a dí 12 di questo e’ sieno qui in Firenze. [10] E perché tu di’ che messer Criaco non vuole cedere a piú d’un capo per governo della sua compagnia, ti si risponde che noi etiam siamo nella medesma sentenzia. [11] E se noi ti scrivemo ci mandassi el nome di 4 de’ primi uomini suoi sotto a chi noi conducessino e’ 250 provigionati, fu perché bisogna le condotte grosse farle per li 80, non possendo el Magistrato nostro dare in condotta piú che fanti 50. [12] E volendo noi fuggire questa briga di fare questa condotta di messer Criaco per li 80, bisogna la conduciamo spezzata sotto cinque capi; il che è una cerimonia, ma in fatto ella è tutta condotta sua e sua è la provisione e la reputazione e non d’altri. [13] Ora tu hai inteso quello ci muove e però manderai el nome di 4 o 5 de’ suoi per possere fare quanto ti si dice, e soprattutto lo disporrai a pigliare la mezza paga qui. [14] Altro non ci occorre che commendarti delli avvisi e confortarti a buona diligenzia. [15] E veduto le cose di costà rassicurarsi in qualche parte secondo questa ultima tua, sarà facil cosa che noi deliberiamo di adoperare messer Criaco in campo. [16] Bene vale.
5
[1] Ieronimo Piglio Commissario Barge. [2] Die iii maii.
[3] Significhiamoti come noi aviamo di nuovo inteso che Pulidoro da Rasignano, del quale ti parlamo avanti el tuo partire che era stato veduto passare per le montagne di Bologna e andare verso Lombardia per fare fanti e condurli in Pisa, ha soldato a Modona 100 balestrieri a cavallo sotto uno chiamato Benzo e con quelli è partito, o è per partirsi di prossimo per andare in Pisa. [4] E perché non crediamo che facci altra via che di costí da Barga, ci è parso, importando questa cosa quanto conosci, dartene avviso e impórti abbi a te cotesti capi e li ordini a guardare e’ passi in modo che non possin passare o, passando, che sieno svaligiati. [5] E ricorderai a cotesti nostri lo onore che li ebbono lo anno passato del Fracassa, e che noi non speriamo questo anno avere da loro opera di minore frutto, ovviando a questi cavalli, che fussi quella passata; e tu sanza perdonare o a fatica o a periculo alcuno, farai che questa città intenda quanto volentieri ti affatichi per onore e gloria sua.
6
[1] Domino Criaco de Burgo Sancti Sepulcri. [2] Die iii maii.
[3] Quanto piú noi vi troviamo facile a seguire gli ordini e disegni nostri, tanto piú diventiamo desiderosi di farvi onore e utile. [4] E quanto al restare voi costà o al venire in campo vi rendiamo certo che noi vi adoperreno in quello luogo dove noi giudichereno essere piú dubbio e maggiore periculo; e se e’ rispetti di costà mancheranno come, secondo li avvisi del Commissario, hanno cominciato, fareno pensiero di valerci della opera vostra in campo. [5] Tamen in questo mezzo seguirete quanto dal Commissario vi fia esposto: el quale circa a Bernardo vostro e circa ad ogni altra cosa vi chiarirà la mente nostra, dalla quale siamo certi non siate per partirvi. [6] Bene vale.
7
[1] Potestati Fucechii et Bientinae. [2] Die iiii maii 1503.
[3] Perché noi siamo avvisati che vanno innanzi e indreto certi Lucchesi portando lettere e tenendo pratiche dannose per la nostra città e desiderando ovviarvi, t’imponiamo abbi avvertenza di conoscere tutti e’ Lucchesi e’ quali passeranno di costí o per tornarsene a Lucca o per andare verso Roma, e li fermerai tutti e cerchera’li di lettere. [4] E subito ricercati gli arai, li licenzierai e le lettere manderai a noi e scriverrai el nome e soprannome di quelli a chi tu arai tolte lettere. [5] E perché noi aviamo inteso che uno Garzone Garzoni lucchese è un di quelli che va innanzi e indreto, e che pochi dí sono andò verso Roma, vorremo li avessi cura in particulare, e ci avvisassi se vi è stato veduto passare e se gli è ritornato indreto. [6] E ripassandovi vogliamo lo ritenga e ci mandi se li ha lettere; e non lo licenzierai sanza nostra risposta. [7] Usa diligenzia in questa cosa, avendo nondimanco avvertenza che per questa non ti s’intende levata la commissione che per la nostra lettera de’ 25 del passato ti si dette, dove ti si commisse lasciassi passare liberamente un ser Guido, che fu già cancellieri di Pandolfo, e uno uomo del Re di Francia, che per qualche cosa a proposito di quella Maestà dovevono passare di costí.
8
[1] Antonio Giacomino. [2] Dicta die iiii.
[3] Avendoci tu ricordato che li era necessario dare qualche poco di suvvenzione a cotesti fanti perché potessino aspettare la paga nuova, ti mandiamo per il presente apportatore venticinque ducati d’oro: e’ quali tu pagherai loro acciò si mantenghino; e dipoi li attenderai ad ordinare per la condotta nuova secondo l’ordine che ti è noto che presto aranno la paga.
[4] Facciamoti oltr’a di questo intendere come per tutto dí oggi tutte le gente d’arme che noi avamo ad Arezzo si sono partite e ne vengono per la diritta a cotesta volta a giornate di uomini d’arme. [5] Significhiamotelo acciò possa ordinare li alloggiamenti, distribuendoli in quelli luoghi che rendino piú securo el paese e offendino piú li inimici. [6] Li uomini d’arme che vengono sono questi:
[7] messer Ambruogio con 50 uomini d’arme
[8] Marchese dal Monte con 40
[9] Filippo Cencio e Ruberto Dei con 40
[10] Lance spezzate 12
[11] Valete.
9
[1] Commissario Burgi Sancti Sepulcri Petro Ardinghello. [2] Die 5 maii 1503.
[3] Sendoci noi convenuti con la comunità di Bologna di servirci di messer Antonio della Volta e di tutti quelli uomini d’arme e balestrieri a cavallo, de’ quali detta comunità ha servito questo anno el Papa nelle espedizioni contro gli Orsini, e sappiendo come lui si è con la compagnia partito da Roma per tornarsene a casa, e dubitando che non abbi disegnato fare la via di Romagna e attraversare da coteste parti di costà, ti commettiamo usi ogni diligenzia per intendere se detto messer Antonio con la compagnia si truova o è per trovarsi in alcuna di coteste parti per andarne a detto cammino di Romagna; e se lo intendessi, li manderai per uomo fidato e a posta le alligate lettere per le quali se li commette da quelli suoi signori che venga a questa volta di Firenze alli servizii nostri; e cosí ordinerai di ricevere lui e la compagnia faccendolo accompagnare a questa volta a tua uomini e con tua patente alloggiandolo ad uso di nostro soldato, e noi avvisando di suo essere e della sua venuta, quando venissi. [4] Tu vedi quanto comporta questo caso: non mancare della solita diligenzia. [5] Vale.
10
[1] Vicario Certaldi Giovanni Lapi. [2] Die quinta maii.
[3] Appropinquandosi el tempo che noi ci aviamo a servire de’ marraioli di che ti scrivemo per altre nostre, mandiamo costí Bernardo del Benino e Giovambattista de’ Nobili, Commissarii nostri, per condurli in campo. [4] E per sgravare in parte cotesto vicariato, siamo contenti non ne volere se non 400: e’ quali tu trarrai d’ogni luogo del tuo vicariato sanza riguardo di alcun privilegio eccetto che dalla potesteria del Galluzzo e lega di Settimo, da’ quali luoghi noi ne aviamo ordinati trarre 125 per loro rata. [5] Userai diligenzia in questa cosa e farai che sieno vivi e in fatto 400 e che ’l danaio sia ad ordine per pagarli per xv dí e ordinerai che si raccozzi insieme e mettasi nelle mani di una persona sufficiente del vicariato con ordine che li paghi ad uomo per uomo ad ogni sera, tale che venghino pagati in xv volte. [6] E non lascerai di detti danari venirne nelle mani ad alcuno de’ Commissarii deputati al condurli. [7] Voliamo oltr’a di questo tenga ad ordine detti marraioli in modo che si possino, bisognando, levare a’ 15 dí di questo, ma non li farai levare sanza nostra licenzia perché te lo scriverremo innanzi 3 o 4 giorni.
11
[1] Nicolò Guicciardini Vicario Piscie et Volaterrarum. [2] Die 5 maii.
[3] Volendo dare el guasto a’ Pisani come ti è noto e avendo bisogno di gran quantità di marraioli, ci è parso aggravare tutto cotesto vicariato di 200 marraioli e’ quali tu ordinerai subito che si faccino e che possino essere pagati per xv dí e che si possino levare a dí xv di questo: non li levando sanza commissione nostra, ma li terrai bene ad ordine; e mosterrai a cotesti nostri fedelissimi che questo benifizio ci fia sommamente accetto. [4] E perché gli abbino occasione di condursi voliamo facci mettere tutti danari in mano di chi gli guida con ordine che li paghi ad uomo per uomo ogni sera, tale che venghino pagati in xv volte. [5] Usa diligenzia in questa opera perché la importa.
12
[1] Commissariis Arretii et Capitaneo Cortonae. [2] Die 6 maii 1503.
[3] Ancora che noi presupponiamo che tu stia vigilante per intendere gli andamenti e preparazioni de’ nostri vicini, e che tu non manchi appresso di tutti quelli provedimenti e vigilanzie che si convengono per rendersi securi di cotesta città, nondimanco non ci pare fuora di proposito per debito dello ofizio nostro ricordarti spesso la buona guardia e confortarti ad aver l’occhio a tutti cotesti nostri, e massime a coloro di chi si avessi piú da dubitare, ricordando continuamente a chi ha in guardia la fortezza che facci suo debito. [4] E questo ci muove a scriverti non solum el tempo e la qualità di cotesto luogo, ma etiam lo intendere a Castello, a Perugia e ad altri luoghi circunstanti trovarsi cavalli e fanti del Duca, de’ quali desiderremo etiam intendere da te el particulare: ingegnandoti di ritrarlo per persona fidata acciò possessimo per il riscontro dello avviso tuo farne migliore coniettura; e tu in ogni cosa usera’ migliore cauzione.
[5] Né per questa ti si dirà altro conoscendovi prudenti e uomini che conoscete benissimo la importanzia di cotesta terra, e’ periculi che si possino correre e li rimedi che vi si debbono fare. [6] Bene valete.
13
[1] Petro Ardinghello. [2] Die 6 maii 1503.
[3] Come per l’ultima nostra ti si scrisse, alla quale per questa ultima tua de’ ... tu fai risposta, noi stimamo sempre e cosí stimiamo che fussi da avere l’occhio alle cose di cotesta terra, non altrimenti né con altro ordine che se tu e noi fussino certi di avere ad essere ogni dí assaltati da coteste parte. [4] E benché noi ti discorressimo quelle ragioni che ci facevono in qualche parte temer manco, tamen soggiugnemo come non vi prestavamo piú fede che si meritassi el modo con che procedono le cose in questi tempi: le quali si veggono spesso riuscire in luogo dove nessuno solamente non ha giudicato ma etiam non ha potuto immaginare. [5] E per questa cagione di nuovo ti si replica quello che per altre nostre piú volte ti si è scritto circa al provedere tutte quelle cose che concernino alla salute di cotesto luogo, e in particulare si guardino dall’inganni e dal furto, di che e per la qualità di cotesto sito e de’ tempi si ha piú da dubitare che di alcuna altra cosa.
[6] E degli avvisi che tu ci hai dati cosí delle genti venute a Perugia e delli andamenti del Conte Lodovico e della lettera che era mandata a Giovanni Ridolfi, ti commendiamo sommamente; e quanto tu intendi piú le cose rannugolarsi e conoscile piú periculose, tanto piú speriamo tenga aperti gli occhi e non manchi dal canto tuo della opera conveniente a la perservazione di cotesta terra il che acciò tu possa fare piú commodamente e che noi ne possiamo stare piú securi, ti mandiamo per il presente cavallaro nostro 199 ducati d’oro e 3 lire, de’ quali piglierai 144 ducati e lire 3 e dara’ne la paga a ser Niccolò da Val Sivignone e alla sua compagnia nel modo e con quello ordine la desti l’altra volta e lascerai passare el tempo del fine della passata pigliando el principio dal dí che vennono costí, e t’ingegnerai differire qualche giorno questo pagamento per avanzare tempo e perché detto ser Niccolò con questa seconda paga venga a servire piú giorni si può; in che userai diligenzia. [7] Al quale si manda manco 4 lire perché tanto monta la retenzione di queste dua paghe. [8] E perché tu ci ricordi che sarebbe bene, veduti cotesti aggiramenti, non levare di costí messer Criaco, pensiamo di consigliarci col tempo e secondo quello governarcene. [9] E però ti mandiamo e’ cinquantacinque ducati che sono sopra e’ 144 e lire 3 soprascritti, e’ quali 55 ducati voliamo dia a detto messer Criaco e l’imponga ordini la compagnia secondo la forma se li è commesso, e facci di poterla muovere sotto Bernardo suo fratello ogni volta se li commetterà; ma non la muova sanza licenzia nostra, solo facci di averla ad ordine; né in questo mancherai di diligenzia.
[10] E’ doveva venire costí un Pandolfo da Cesena el quale noi aviamo condotto per nostro soldato, voliamo, se vi è capitato o capitandovi, lo solleciti al venire in qua secondo l’obbligo ha fatto con esso noi.
[11] Arai avvertenza di dire a messer Criaco che non li ha a cominciare a correre la paga se non quando la compagnia sua fia scritta in su luogo dove ha a servire.
14
[1] Girolamo Piglio. [2] Dicta die.
[3] Noi crediamo che tu ti sia a questa ora transferito a Barga e che tu abbi dato ordine a guardare e’ passi perché di Lombardia o d’altronde non passi uno uccello per andare in Pisa; e ne aspettiamo da te lettere perché a questa nostra impresa contro a’ Pisani non può piú dare impedimento altro che simili aiuti. [4] E però è bene avere digià pensato a’ rimedii. [5] E benché noi crediamo lo abbi fatto, pure ci pare da ricordartelo di nuovo non mancando di provedere a’ passi e dare a tutto buono ordine e buono animo con speranza di guadagno a cotesti uomini, e di essere etiam ristorati da noi quando riuscissi loro qualche tratto come quello di anno. [6] E come si dice di sopra ci fia gratissimo ci scriva l’ordine che hai dato e quello che tu ritragga o intenda da cotesta parte.
15
[1] Al Podestà di Modigliana. [2] Die 8 maii. [3] Dicta die.
[4] Egli è stato a noi Petrone da Modigliana e ci referisce che, essendo stato deputato capo di quelli uomini che debbono venire di costí per nostro ordine, vorrebbe trarre di qui qualche suvvenzione. [5] E però ci è parso scriverti la presente e dirti di nuovo come noi non siamo per dare suvvenzione alcuna né a Petrone né ad altri che sia per capo di detti fanti, ma voliamo venghino con quello soldo che da cotesta comunità sarà loro ordinato. [6] E quando Petrone o altro capo deputato ne volessi venire, piglierai o Simoncino, presente apportatore, o altri del paese come ti parrà, pure che sieno uomini di governo e di qualche esperienza. [7] E quanto a’ fanti di nuovo ti s’impone gli tenga ad ordine da poterli inviare quando noi te lo scriverreno e sanza averti a mandare danari. [8] Pure quando ci deliberreno a mandarne, pigliereno ordine che ne possino vivere per la via: perché nostro animo è pagarli ad ogni modo; ma non vogliamo già che gli lascino a casa loro costà e poi sieno necessitati giunti in campo ritornarsene per la fame. [9] E però farai in questa cosa di governarla secondo la intenzione nostra e non invierai tali fanti, come iarsera ti si scrisse, senza nostra commissione.
16
[1] Alexandro Acciaiolo Capitaneo Marratis. [2] Die viiii maii.
[3] Apportatore della presente sarà Neapoleone di Guisante da Montefalco, el quale noi aviamo eletto e deputato Bargello per tutta la provincia nostra di Romagna, di Mugello e Casentino con 50 provigionati e 18 balestrieri a cavallo oltre alla persona sua. [4] Lui ti presenterà con questa la listra della sua rassegna secondo la quale tu lo rassegnerai: e trovatogli la compagnia gli darai per il resto della sua paga e de’ ducati 120 ti truovi in mano centootto ducati d’oro in oro, lire 4 e soldi 4 piccioli; e el restante de’ danari che ti rimangono terrai a nostra petizione.
[5] Questo Bargello ha commissione ampla di potere gastigare tutti e’ delinquenti e riconoscere ogni cosa criminale. [6] E però è necessario che tu e gli altri rettori gli facciate ogni favore. [7] E per ovviare alli tumulti voliamo facci bandire per tutta la tua iuridizione che nessuno sotto pena del capo non lievi tumulto alcuno né corra ad alcuno romore che si causassi per conto di alcuna esecuzione di detto Bargello; e che qualunque lo impedissi o molestassi sarà reputato e trattato come ribello nostro. [8] Bene vale.
17
[1] Neri Vectori Commissario Sancti Miniatis. [2] Die viiii maii.
[3] Intendiamo come hai preso Pier Francesco di Lupo, di che ti commendiamo: e stimiamo che cosí come tu hai trovato modo a pigliarlo, troverrai ancora via a mandarlo qui securamente perché lo vogliamo ad ogni modo nelle mani.
18
[1] Ieronimo Piglio in Lunigiana. [2] Die xii maii 1503.
[3] Aviamo questo dí ricevute tre tua lettere de’ 6 e 8 date a Barga e una de’ dieci data a Fivizzano, e ci dispiace che Pulidoro sia passato e quelli altri sette balestrieri per alla volta di Pisa, ma ci confidiamo che essendo tu nel luogo al presente, tu terrai tali ordini e userai tanta diligenzia e industria che un simile inconveniente non seguirà piú. [4] E ci piace assai l’ordine che tu hai dato per ovviare a chi disegnassi andare in Pisa, a che attenderai con tutte le tue forze e industria, perché ogni dí s’intende per lettere di Francesco della Casa che quelli imbasciadori pisani che sono in Lombardia attendono a sollevare soldati e mandarli a quella volta. [5] Commendiamoti ancora che tu abbi rassegnato e scritto e’ fanti; ma quanto a mandare loro danari, non è necessario perché non facciàn conto levarli di costí ma di servircene alli passi e in cotesto paese; e pensiamo fortificare el campo con altri uomini. [6] Però di nuovo ti si ricorda dare opera con ogni studio che per cotesto paese non passi alcuno che non s’intenda chi e’ sia e dove vada; e se a cotesti uomini paressi essere affaticati per le guardie de’ passi e simil fazioni, ricorderai loro l’antica fede e osservanzia verso questa città, e come e’ sono obbligati servire a loro spese in ogni luogo 8 o 10 giorni. [7] Non ti ordinereno adunque danari altrimenti, non si avendo a partire e’ fanti di costí, ma siamo bene contenti che tu ti vaglia, per potere sopperire a spie e messi, di 20 o 25 ducati e non piú di quelli 200 ducati che tu di’ essere costí di Dionigi Nasi; e fareno buoni a detto Dionigi qui e’ detti 25 ducati. [8] Altro non ci occorre se non ci avvisi spesso delle occorrenzie di costà. [9] Bene vale.
19
[1] Capitaneo Volaterrarum Bernardo da Ghiacceto. [2] Die xiii maii 1503.
[3] Noi aviamo inteso per la via di Roma come, non molti giorni sono, fu nel Consiglio di cotesta città, avendosi a deliberare alcuna loro cosa pubblica, certe parole di mala natura tra Bonfiglio Contugi e Giovanni Incontri: tale che un di loro misse mano per l’arme. [4] E benché non ce ne avendo tu scritto alcuna cosa, noi presupponiamo che ’l caso sia leggieri e posato, tamen sendo cotesta città di tanta importanza quanta è, non ci pare da preterire alcuna cosa a che non si avvertisca, massime quelle che fussino per generare odii e discordie come sarebbe questa. [5] Pertanto voliamo ci dia notizia particulare di questo caso; e per fare che in su tale principio si ponessi piè gagliardamente, ci parrebbe, quando a te non occorressi ragione in contrario, che con modo destro facessi venire qui Bonfiglio Contugi, mostrando che gli è bene che noi intendiamo quanto sia seguíto; ma quando ti paressi altrimenti si rimette in te. [6] E soprattutto ci darai notizia particulare della cosa, e quando e come la seguissi, e perché, e che parole e fatti vi si usassi, acciò possiamo meglio considerare e’ meriti di essa.
[7] Intendiamo oltr’a di questo come don Michele debbe venire a Piombino di corto, né sappiamo con che comitiva, tamen non si debbe credere che vi venga al tutto spogliato di gente. [8] Diamoti questo avviso acciò raddoppi la diligenzia in guardare e’ passi che vanno a Pisa e in avere cura a cotesta terra, ricordando spesso al Castellano della fortezza la buona guardia, la quale è necessario raddoppiare in questi tempi.
20
[1] Petro Bartolino Commissario Maremmae. [2] Dicta die.
[3] Questa mattina si è aúto avviso da Roma come a Piombino debbe venire don Michele insieme con messer Alessandro di Francia, primo Tesoriere del Duca, e che si è imbarcato certi fanti per alla volta di Pisa. [4] El quale avviso ci è parso darti acciò stia vigilante per intendere quando detto don Michele e messer Alessandro arrivano e con che compagnia per potere, quando e’ vi venissi gagliardo, pensare a fare costí qualche provisione perché non saremo per lasciare cotesto luogo sprovisto. [5] Vedrai ancora d’intendere se tali fanterie fanno scala a Piombino: e cosí t’ingegnerai avere ritratto d’ogni minimo particulare e a noi di tutto darai notizia. [6] Né mancherai in ogni evento e in ogni accidente di usare quella diligenzia che noi ci aviamo promessa da te dando avvisi subito, e a noi e a Cascina e a Livorno, di quanto intendi essere a proposito e degno di qualunque de’ predetti luoghi. [7] Non voliamo mancare ancora di ricordarti che se tu giudicassi fussi bene ritirare el bestiame piú al sicuro drento nel nostro: cosí quello che è verso Piombino cosí come quello che fussi verso Pisa, faccendo ogni cosa a tempo e al luogo suo in modo che noi aviamo cagione di satisfarci di te.
21
[1] Iohanni de Ridolfis Capitaneo et Commissario Arretii. [2] Die xiiii mai 1503.
[3] Avendo inteso per lettere vostre e del Commissario del Borgo queste ragunate di gente che si fanno a Perugia e a Castello e ritraendo per lettere dello oratore nostro da Roma che degli andamenti del Pontefice si possa piú tosto dubitare che altrimenti, giudichiamo che sia bene ingegnarsi di scoprire lo animo loro per tutte quelle vie che si può: e avendo pensato al modo, ci risolviamo di usare ministri che lo possino fare sanza molta dimostrazione. [4] E però vogliamo facci di avere a te messer Gismondo da Citerna del quale hai notizia e lo ricerchi che voglia a nostra contemplazione transferirsi infino a Perugia e come da sé parli con Carlo Baglioni e con quelli altri capi che al presente governono quella terra; e mostri loro quanto per chi governa questa città si è aúto riguardo alle cose loro e quanto e’ si desidera bene vicinare e vivere con quelli e perservalli nello stato: e che per questo rispetto e’ si sono levati tutti e’ loro fuoriusciti d’in su cotesti confini e riduttili in lato che occupati ne’ bisogni nostri non possino a nessun modo pensare di alterare quello stato; e che Giampagolo è stato licenziato di questa città; e cosí si è fatto tutte quelle cose che si sono conosciute conveniente a chi con fatti e demostrazioni cerca di vicinare bene. [5] E credendo che questo ci avessi a partorire riscontro simile ci pare al presente trovarcene ingannati, perché s’intende essere venute in quella loro città assai gente a piè e a cavallo e che pubblice si dice essere per venire a molestare lo stato nostro: il che ci fa stare vigilanti e in desiderio d’intendere come abbiamo a vivere con loro. [6] Perché se lo animo loro è bene volto, come ragionevolmente doverria essere e come se ne è dato loro cagione, debbono fare ogni opera di levare via l’ombre, anzi ingegnarsi di certificarci e mostrarci quanto e’ desiderino el bene; perché seguitando loro come si vede el principio noi saremo forzati a pensare a’ casi nostri e prima cercare la ruina d’altri che altri cerchi la nostra.
[7] E cosí con simili ragionamenti vorreno che detto messer Gismondo ne traessi quella opinione che si possessi trarre piú vera, referendoti dipoi con chi e’ ne avessi parlato e quanto gli fussi stato risposto; e cosí che apparati avessi visto di cavagli, fanti e artiglierie. [8] Né solamente vorremo che facessi questo ofizio a Perugia ma etiam a Castello, variando col parlare come si convenissi a l’uno luogo e all’altro. [9] Persuadera’lo pertanto a questa opera e lo instruirai secondo la mente nostra, aggiugnendovi quel tanto di piú che alla prudenzia tua occorressi non variando dal fine che noi ci siamo presupposti; e ci avviserai del ritratto. [10] E se bisognassi dare a questo messer Gismondo qualche danaio gliene darai, e avviserai, e noi te li fareno buoni. [11] Vale.
[12] Restaci ora a fare risposta ad una vostra di ieri. [13] Piaceci che ’l cavallaro sia giunto co’ cento ducati per conto del Signore Piero aspettiamo che ci sia domani secondo l’ordine dato. [14] E quanto alli fanti che sono costí comandati, avendo auti e’ danari a 4 dí ci hanno a servire infino a xviiii: fra el quale tempo si sarà ordinata la loro provisione; e però l’intratterrai continuamente. [15] E perché tu ci ricordi che sarebbe bene dare loro capo, doverrà essere a questa ora comparso costí Cerchio pagato da noi e condotto a tale effetto, e questo dí espedireno Cicalino da Volterra medesimamente per preporlo loro. [16] E facciàno conto che a Cerchio tu dia la cura di quelli di cittadella e a Cicalino di quelli della terra, o come altrimenti ti paressi avendo rispetto alle qualità dell’uno e dell’altro.
[17] Noi giudichiamo che sia a proposito che tu mandi al Monte a San Sovino quello ser Carlo che tu hai costí teco, a stare qualche dí là per vegghiare e intendere le cose di quella terra: perché ci è stato dato qualche cenno che un Mangiaresi spagnolo, già conestabole nostro e ora soldato del Duca e quivi accasato possa tenere in quello castello pratiche non a proposito e giudicheremo fussi bene veghiarle.
[18] Parrebbeci oltr’a di questo che in questa nostra fazione e’ fussi partito piú savio lo assicurarsi quocumque modo di cotesta terra: e non possendo mettervi per ora piú forze nostre, cercare almeno di cavarne quelle che avessino a servire ad altri. [19] E però ti ricordiamo che parendoti che sia costí sopraccollo qualche Aretino, non giudicando bene il mandarli qui, tu li facci almeno assentare della città e andarne in villa a’ luoghi loro; dove stiano tanto che da te sieno richiamati. [20] E ne piglierai tanti di questi che tu ti renda securo.
[21] Postscripta. [22] È stato a noi ser Francesco di Ottaviano di costí Cancelliere de’ nostri Eccelsi Signori e hacci pregato assai che voliamo dare licenzia di poter tornarsene costà a uno Lionardo di Peraccino suo cugino, ritenendo qui Bartolomeo suo figliuolo di età di anni 17, quale al presente si truova qui sanza alcuno tuo comandamento. [23] E ne ha fatto instanzia grande per assai cagioni; e benché noi avessimo desiderio di compiacerli per le sue buone qualità e per la ottima servitú sua con li nostri Eccelsi Signori, tuttavolta non sappiendo di che momento sia costí la persona sua non ne abbiamo voluto deliberare sanza il parer tuo: e però ce ne scriverrai immediate. [24] E quando e’ non sia da trarne molto conto lo rimandereno costà ritenendo Bartolomeo suo figliuolo.
22
[1] Petro Ardinghello Commissario Burgi. [2] Die xiiii mai 1503.
[3] Noi aviamo questo dí ricevute tre tua, l’una di ieri e l’altre d’avanti ieri e commendiamoti della diligenzia che usi e hai usata in intendere e avvisarci. [4] E perché tu desideri sapere prima quello che delle genti venute a Perugia noi ne intendiamo e dipoi quanto noi confidiamo nella natura e fortuna di quello Duca, ti rispondiamo che da Roma di coteste genti né dell’altre non se ne è mai inteso nulla; e se ci avessino a rapportare a quelle lettere, a Perugia non sarebbe un cavallo. [5] Né ce ne maravigliamo come fai tu perché le vengono di verso Roma e non da Roma, sendo sute alloggiate 30 o 40 miglia discosto; e movendosi ad nutum principis e ad ora che lo Oratore nostro non ne può avere notizia non ce ne ha possuto avvisare: pertanto conviene rapportarcene a te, del quale crediamo li avvisi essere fedeli e bene fondati. [6] Né possiamo di coteste cose fare altro iudizio che si possa chi è costí, né dartene altro avviso.
[7] E se noi abbiamo da pensare alla natura e fortuna di quello Signore non crediamo che la meriti disputa: perché tutti gli andamenti e cenni suoi meritono di essere considerati e avvertiti da chi è discosto, nonché da noi a chi lui è addosso. [8] Né manchiamo di pensare che quelle genti conviene sieno venute là o per venire alle stanzie, o per assicurarsi di quella città, o per assaltarci per divertire el guasto, o per darci tanti sospetti che noi o non diamo el guasto a’ Pisani per paura di essere divertiti o dandosi, non si dia gagliardamente come si farebbe quando fussimo liberi da ogni sospetto. [9] Le prime dua cagioni ci danno piccola briga; la terza pensiamo che ’l Duca ne abbi voglia grande, e che la desideri quando e’ non abbi ad avere altro rispetto che ’l nostro. [10] E perché noi non veggiamo però che sieno cessati tutti e’ rispetti, ne stiamo alquanto sollevati con lo animo perché né lui né el Papa sono sí pochi obbligati ad el Re, né el Re ha tanti impedimenti, che loro non li debbino avere non vogliamo dire reverenzia ma respetti grandi, o che lui faccendo loro qualche temerità non li possa correggere. [11] E benché noi conosciamo quello Duca volonteroso, giovane e pieno di confidenzia, tamen non lo giudichiamo al tutto temerario e che sia per entrare in una impresa che facci alla fine ruinarlo, come delli altri che infino a qui vi sono entrati. [12] Non siamo però ostinati in questa opinione; anzi crediamo che facilmente ci potremo ingannare: e per questo si penserà a non lasciare cotesto paese al tutto abbandonato di forze. [13] Diciamoti bene questo, che se si ha da dubitare di assalto manifesto a 12 soldi per lira, e’ se ne ha da dubitare a 18 soldi di furto: acciò che lui sotto qualche colore e’ potessi nascondersi come sarebbe di fare rebellare una di coteste terre e possere escusarsene. [14] E perché a questo si ha a pensare piú noi, piú te lo aviamo sempre ricordato e di nuovo te ’l ricordiamo: che ti guardi dagl’inganni e di non essere giunto incauto in modo o che di notte non ti truovi e’ nimici in corpo o di dí non sia a tempo a serrare le porte.
[15] Né possiamo dirti altro in questa materia né dartene altri avvisi perché quanto ti si discorre e scrivetisi, ti si dice in su li avvisi tuoi. [16] E quando quelle genti vi fussino venute per quella quarta cagione di farci o resolvere la ’mpresa o ire freddamente siamo disposti che ci facci male la forza e non la opinione. [17] Né voliamo desistere né allentare un punto da lo incetto nostro perché ci conforta a questo el malo essere de’ Pisani, el desiderio di toccarne fondo, la causa iusta, e li conforti della Maestà del Re: el quale non vorrà che le cose cominciate sotto gli auspizii suoi abbino altro fine che onorevole.
[18] Circa a’ casi di messer Criaco non ci pare da levarlo di costí, se non vi si manda qualche conestabole di qualche prudenzia: e però non lo lascerai partire sanza commissione nostra, ma gli farai inviare la compagnia secondo l’ordine datoti.
23
[1] Potestati Emporii. [2] Die dicta.
[3] Perché noi voliamo che chi serve al campo nostro sia libero da ogni altra cura e possa servire piú confidentemente e meglio, t’imponiamo che, per da oggi a tutto dí dieci del futuro mese di giugno, suspenda e fermi tutte le azioni avessi contro alcuno di quelli che, o da cotesto comune o da commissarii nostri, fussino, costí o altrove nella tua podesteria, deputati a fare pane o altra cosa in servizio del campo; e non voliamo che sieno per alcuno conto molestati da te fra detto tempo. [4] Solleciterai cotesto comune ad ordinare la sua parte de’ danari per li marraioli. [5] E perché ci scrivono come nelle mani del Camarlingo generale del vicariato è certi loro danari, e’ quali vorrebbono adoperare a questa fazione, ti si risponde che, non sappiendo che danari sieno questi, non ti possiamo commettertene alcuna cosa. [6] Ma ti diciamo di nuovo li solleciti alla provisione de’ marraioli. [7] Vale.
24
[1] Antonio Iacomino, Commissario generali contra Pisanos. [2] Mai xv.
[3] Come tu ci hai fatto intendere la tua opinione per messer Vettorio Caiani, cosí noi per quello ti respondiamo; el quale è di ritorno costí informato delle provisioni nostre, e te ne potrà ragguagliare pienamente: nonostante che da Piero Francesco Tosinghi, el quale partí questa mattina per a cotesta volta, potrai intendere piú el particulare. [4] Èssi ancora questo giorno inviato el proveditore co’ danari per le fanterie; e tutte le altre compagnie che si sono ordinate di nuovo saranno costí fra 3 o 4 giorni, e e’ balestrieri di messer Giovanni Bentivogli si truovono a Pescia per adoperarsi a posta nostra ad ogni fazione; e raccozzato ogni cosa insieme crediamo che tutte le nostre forze fieno costí ad ordine a’ 20 dí del presente, eccetto che le gente d’arme di Luca Savello condotte ultimamente le quali secondo e’ patti debbono trovarsi costí al piú lungo a dí 24.
[5] Voliamo pertanto, sapendo tu quando dal canto nostro saremo ad ordine, che tu esamini dua cose: l’una, quello che costà ti mancassi opportuno alla impresa, e fara’celo intendere a tempo che si possa provedere; l’altra, che ci avvisi quando tu disegni la giornata da uscire in campagna e quando e’ bisogna che e’ marraioli e li muli sieno costí: perché non vorremo muoverli ad ora che con disagio loro e danno nostro e’ perdessino il tempo.
[6] Parci ancora che sia a proposito pensare donde si abbi a cominciare a fare la fazione, e se gli è bene seguire l’ordine di anno o entrare nel principio in Val di Serchio: acciò che con lo esercito piú intero e piú fresco e’ si entrassi ne’ luoghi piú periculosi e non avere ad entrarvi poi quando e’ fussi per la prima fazione in qualche parte diminuito; e però insieme con el Governatore penserete a questo capo e ce ne risponderete di vostra opinione. [7] E cosí non mancherai come ti si dice di sopra di avvisarci di ogni cosa che tu giudicassi degna di nostra notizia.
[8] Noi crediamo che Giovambattista del Nero al quale è suta data la cura delle vettovaglie sia stato piú volte da te e ragguagliatoti degli ordini suoi. [9] Crediamo che gli abbi usata la debita diligenzia; nondimanco ci sarà grato ci avvisi come le cose passono in questa parte.
[10] Scrivemoti per altra nostra come Girolamo de’ Pilli era ito per nostro ordine in Lunigiana a guardare quelli passi e quello che si prometteva. [11] Aviamo questo dí sua lettera de’ xiiii significativa come nell’alpe in sul piano dell’Arena ha svaligiato 20 balestrieri a cavallo e fassi di buon animo di tenere impediti quelli luoghi a chiunque disegnassi passare: a che noi lo confortiamo e provediamolo. [12] Bene vale.
[13] Postscripta. [14] Se ti capitassi alle mani o Pisani o soldati che uscissino di Pisa con salvocondotto nostro, farai loro grata accoglienza e gli lascerai passare securamente.
25
[1] Antonio Iacomino Commissario generali in castris et Petro Francesco Tosingho. [2] xvi mai 1503.
[3] Iarsera si scrisse a te Antonio e ti dicemo in parte quanto ci occorreva in risposta dell’ultime tua, rimettendoci etiam a quello che di bocca per nostra parte messer Vettorio Caiani ti referissi. [4] Noi crediamo che a questa ora tu, Pier Francesco, debbi essere comparso e conferito insieme quanto si ragionò teco avanti el partire tuo.
[5] E per la presente ci occorre farvi intendere come e’ si era disegnato e messo ad ordine infino in 2500 fanti vivi per servirsene costí secondo e’ ricordi che per te, Antonio, ne furno scritti; è seguíto dipoi che oltre alla condotta del Savello che si era fatta avanti che tu, Pier Francesco, partissi, aviamo questa mattina condotto di nuovo el Signore Giovanni da Gonzaga, fratello del Marchese di Mantua, con 50 uomini d’arme, per tempo di uno anno; e ha promesso chi ha per lui ferma la condotta e si è obbligato in forma valida di essere con detti 50 uomini d’arme costí in campo per tutto dí 24 del presente mese. [6] E debbe oltre a’ cinquanta uomini d’arme servirci di 100 balestrieri a cavallo per dua mesi o per quello tempo ci parrà piú, pagandolo mese per mese di questi balestrieri secondo el soldo ordinario. [7] E debbono essere etiam detti balestrieri costí in campo per tutto dí 24 di questo. [8] E cosí ne è fatto obbligo e contratto pubblico, e questa mattina, fatta tale stipulazione, si partí el mandato di quello Signore in poste e con somma di danari per levarlo: in modo che noi siamo certi che la venuta sua fia secondo le promesse.
[9] E per questa cagione venendo ad essere fortificato cotesto esercito di piú cavagli che li disegnati, abbiamo deliberato mandare 300 de’ fanti ordinati per costí verso el Borgo e Arezzo per la guardia di quelli luoghi: cosí non verrà a restare per costí piú che mille 200 fanti, e’ quali iudichiamo sieno abbastanza a fare ogni fazione con quelli cavalli che vi troverrete e qualche lancia spezzata che per voi si ordinerà. [10] E perché iarsera si scrisse come desiderremo intendere da voi el dí che voi disegnate uscire in campagna, per posservi mandare e’ marraioli e e’ muli in tempo che giunti costí e’ non avessino a soprastare invano, questa sera vi si replica el medesimo; e di piú si ricorda che sare’ a ogni modo bene, avendo ragunato per tutto dí 20 di questo costí tante genti quante sapete, pensare di valersene e cominciare a dannificare e’ Pisani e dare el guasto da cotesta parte d’Arno donde voi sete: acciò che alla giunta di questi nuovi cavalli voi oltre allo avere già fatto una parte di cotesta fazione, trovandovi in sul fatto con piú facilità possiate passare ne’ luoghi piú difficili. [11] E però consiglierete insieme questa cosa nonostante quello che iarsera vi si scrisse di cominciarsi dal Val di Serchio, e ci avviserete della resoluzione vostra e se abbiamo a muovere a questo effetto e’ muli e e’ marraioli e quando; perché a noi non pare da perdere piú tempo ma da cominciare a spenderlo in ogni modo ad utile pubblico.
[12] Né ci occorre per questa altro se non di nuovo ricordarvi che ci avvisiate e ricordiate tutto quello voi conoscessi essere di bisogno a cotesta espedizione acciò possiamo essere a tempo co’ provedimenti. [13] E soprattutto ci avviserete se Giovambatista del Nero è col provedimento delle vettovaglie ad ordine. [14] Al quale farete intendere qualche dí innanzi quando voi vogliate che facci cominciare a le comunità pattuite a mandare pane in campo.
[15] Eraci scordato dirvi che d’ora in ora aspettiamo qui messer Criaco e el Signore Piero con le loro compagnie che ascendono alla somma di 500 fanti e subito s’invieranno costí.
26
[1] Petro Francisco Tosingho et Antonio Iacomino Commissario Cascinae. [2] Die xvii mai 1503.
[3] Magnifici viri etc. [4] Dopo la data di queste vostre ultime de’ xv e 16 doverranno essere comparse costí le nostre del medesimo tempo per le quali arete inteso appunto dove ci troviamo co’ provedimenti e quanto da noi si desiderrebbe che voi esequissi. [5] E benché noi avessimo deliberato avanti movessimo altro di aspettare la resoluzione vostra del dí della giornata che voi disegniate uscire in campagna, nondimanco, desiderosi di non perdere tempo, avendo ad ordine tutte l’altre cose nel modo che iarsera vi si scrisse, aviamo scritto per li marraioli e imposto a tutti e’ rettori che ne hanno carico che dieno ordine che sieno costí al piú lungo a’ ventuno dí di questo: al quale tempo o prima dua giorni vi saranno etiam arrivati tutto el resto de’ 2200 fanti vivi che si sono ordinati. [6] Perché quelli del Signore Piero e di messer Criaco partiranno domani di qui e tutti gli altri condotti nuovamente verranno loro appresso; de’ quali e del modo del pagarli e della condotta loro se ne darà al debito tempo nota particulare al proveditore nostro. [7] E stimiamo che condotti che fieno e’ marraioli e queste fanterie, voi potrete cominciare a spendere el tempo utilmente: il che desideriamo assai acciò che venendo poi e’ cavalli che di nuovo sono disegnati, voi siate trovati in sul fatto e vi sia piú facile passare in ogni luogo.
[8] E quanto a’ particulari delle vostre lettere occorre prima commendarvi del parlamento fatto con quelli dua Pisani; e vi confortiamo a seguire co’ medesimi termini in ogni vostra azione mostrando sempre da l’una mano la spada e dall’altra l’unguento, e in modo che conoschino essere in loro arbitrio pigliare quale e’ vogliono: e che se riceveranno danno, nascerà piú tosto da la ostinazione e poca fede loro che da el male animo d’altri.
[9] Ulterius perché voi ci dite che ogni volta che voi arete le provisioni, sarete per uscire fuora e non perdere tempo, ritornando spesso in su questo generale che ’l provedimento non manchi, né venite ad altro particulare che a ricordarci e’ 2500 fanti e 400 muli per passare el Serchio, vi si risponde che a questi dua particulari ci pare avere risposto: perché quanto a’ fanti vi si è detto che 2200 non vi mancheranno e fieno costí fra 2 giorni quelli che restono; e aviànvi allegato qual cagione e che confidenzia ce ne ha fatti stremare 300 e non adempiere el numero de’ 2500; e circa e’ muli, e’ 100 che voi dite avere ad adoperare ora si provedranno e fieno costí quando e’ marraioli o prima. [10] Ma el provederne poi 300 altri, ancora che voi ci diate tempo qualche dí, ci pare impossibile potere provedere a tanto numero; né possiamo credere che vi manchi espedienti, servendovi delle bestie del paese e di tutti quelli cavalli e muli che sono in cotesto campo che non hanno a fare fatti d’arme, e’ quali doverrieno passare piú che ’l centinaio. [11] Pure, avendo tempo, voi penserete e noi pensereno come questa cosa si possa piú facilitare. [12] E quanto a’ ricordi vostri generali che noi provediamo etc., vi si risponde che a noi non occorre altro da provedervi che quello che si è detto. [13] Però mancando noi verrete a’ particulari e vi farete intendere bene: e noi siamo per sforzarci per avere onore con voi insieme.
[14] Piaceci che voi non aviate dato el resto della prestanza a Pandolfo da Cesena poiché voi non lo avete trovato ad ordine; e cosí seguirete in ogni rassegna arete a fare costí.
[15] Noi non aviamo scritto a Lari per li marraioli perché li voliamo lasciare sollecitare a voi e significherete a Piero Pitti l’ordine nostro acciò non manchi dello ofizio suo.
[16] Questa mattina si sono ricevute lettere di Francia per le quali si conosce continuamente l’affezione che da quello Re ci è portato. [17] E fannoci intendere avere ferma la condotta del Balí di Can con 50 lance e che el Re ha voluto che ne meni qui in Toscana a’ servizii nostri cento, e 50 è contento pagarne lui; e el Baglí debbe essere a questa ora partito con li arcieri per venire piú espedito e dare piú reputazione alle cose nostre. [18] E però è di bisogno che dal canto nostro si mostri prontezza e che s’intenda che noi siamo digià in fatto: e però desiderremo assai che lunedí prossimo voi cominciassi adoperarvi da cotesta banda d’Arno la quale in 3 o 4 giorni verresti ad avere espedita, e appunto a quello tempo che le gente d’arme disegnate debbono essere costí.
[19] Scrivonci ancora quelli oratori di Francia come quella Maestà fa preparazioni grandi per il soccorso del Regno e ha espedito Corcò e el Balí di Digiun per soldare 10000 Svizzeri; e di nuovo manda in Italia 500 lance e passa Monsignore della Tramoia in diligenzia per spignersi verso Napoli con le gente d’arme sono in Lombardia; fa ancora per mare qualche provedimento e di vettovaglie e d’ogni altra cosa; e le cose del Reame son posate in modo che le potranno gagliardamente aspettare questi aiuti. [20] Né s’intende che è da stimare piú che quel Re, in questa sbattuta delle sue genti a Napoli, sia per avere troppi rispetti a chi fussi per fare disegno sopra gli amici suoi. [21] Le quale cose tutte ci fanno migliore animo e ci danno piú speranza e desiderio di non perdere l’occasione, e però con sollecitudine si vuole che voi attendiate ad espedirvi per cominciare a percuotere e’ nimici.
[22] Non vogliamo mancare di ricordarvi e’ cento balestrieri de’ Bolognesi che sono a stanza nostra verso Pescia, de’ quali vi potete valere a vostra posta. [23] E cosí aviamo scritto al Signore Giovanni Antonio dal Monte che ne venga a Bientina con la compagnia per fare quanto da voi gli sarà ordinato.
27
[1] Generalibus Commissariis contra Pisanos Petro Francisco Tosingho et Antonio Tebalduccio, concivibus reverendissimis. [2] Cascina.
[3] Magnifici generali Commissari. [4] Aportatore di questa sarà Bernardo di messer Criaco, il quale viene costí con la compagnia di detto messer Criaco e avuto da noi 200 ducati d’oro: faretele pagare e rassegnare per 250 fanti, secondo la nota che ne ha il proveditore; e vedrete che sieno buoni uomini, come richiede il debito. [5] Bene valete. [6] Ex Palatio Florentino, die xviia maii mdiiio.
[7] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice Florentine.
[8] N. Malcla.
28
[1] Petro Ardinghello Commissario Burgi Sancti Sepulcri. [2] Die xviii.
[3] Significhiamoti per questa come avendo deliberato di levare messer Criaco di costí e non ci parendo da lasciare al tutto cotesto luogo sfornito mandiamo costà Antonio Castellani Conestabole nostro con 50 fanti vivi oltre alla persona sua, al quale si è dato 50 ducati; e el resto ti mandereno subito per uno nostro cavallaro. [4] Rassegnera’lo e paghera’lo dipoi in quello modo che ti fia ordinato quando ti si manderà e’ danari.
[5] Le nuove che tu ci hai date per questa tua ultima de’ xv ci sono grate; e tu per piú nostre arai inteso a quante carte noi siamo con el Papa e con el Duca. [6] Per questa non ci scade dirti altro salvo che avemo ieri lettere da’ nostri oratori di Francia e ci fanno intendere avere conclusa la condotta del Baglí di Can con 50 lance e che quella Maestà vuole che ne meni in Toscana 100 a’ servizii nostri, e 50 ne vuole pagare el Re; è digià partito detto Baglí con gli arcieri per anticipare e dare reputazione a questa impresa nostra.
[7] Scrivonci ancora come quello Re manda in Italia di nuovo 500 lance e vienci in persona Monsignore della Tramoggia per passare nel Reame con le lance sono in Lombardia e 10 mila Svizzeri; fa ancora preparazione grande per mare. [8] E tutte per il Reame per cacciarne li Spagnoli e vendicarsi di qualche ributtata che quelle sue genti hanno aúto a questi dí; ma le cose sono in modo ferme che potranno avere e aspettare soccorso facilmente. [9] Vale.
29
[1] Commissariis in castris adversus Pisanos. [2] Die 19 maii.
[3] Noi aviamo questo dí a rispondere a tre vostre di ieri. [4] E per venire a quello che importa piú circa e’ marraioli, provigionati e fanti per le terre che voi ci ricercate, mostrando non vi mancare altro a cominciare le fazioni che simile provedimento, vi si risponde che tre dí fa si comandò a tutti e’ marraioli che movessino e che fussino costí domenica prossima al piú lungo. [5] E’ quali, sanza quelli di Lari e delle colline, ascendono alla somma di dumila 200; e a Lari se ne era comandati 300, e voi ve ne potrete servire di piú e manco secondo che vi farà di bisogno. [6] A’ fanti per mettere nelle terre si mandò danari 4 dí fa e ordinossi che fussino a’ luoghi consegnati loro per tutto domenica prossima.
[7] E’ fanti che noi aviamo disegnati e e’ luoghi che egli hanno a guardare son questi: da Marradi si è tratto 100 fanti con ordine che 75 servino a Lari e 25 a Ponte di Sacco, e’ quali, questo dí, sono arrivati qui e partiti per a quella volta; da Modigliana si trae 175 fanti per la guardia di Cascina; da Firenzuola 85 perché 60 ne serví a Bientina e 25 a Montecarlo; da Pescia si trae 25 fanti per mettere in guardia al Ponte ad Era; restaci solo, secondo la nota vostra, Rasignano, avendo pensato che potessi rimanere o sanza guardia o con qualche parte della compagnia di Giammelus; tamen, ricordandolo voi, se saremo a tempo, vi si farà qualche provedimento. [8] Quanto a’ 2200 provigionati, vi si fa intendere che tutti sono espediti e crediamo che non passi oggi o domane che fieno costí, e cosí vi saranno le lance spezzate; e iarsera de’ connestaboli e di dette lance spezzate, se ne mandò listra al proveditore nostro. [9] Persuadiamoci addunque che tutti questi provedimenti sieno in fatto a quello tempo che si è disegnato e voi, sendo ad ordine dell’altre cose, potrete entrare in fazione e farlo con quella prontezza e sollecitudine che noi ci promettiamo e speriamo.
[10] E circa a Giuliano del Caccia ordinerete al Proveditore per nostra parte che lo paghi secondo la sua condotta vecchia e pensiamo che quelli fanti che lui ha per lo ordinario e questi 25 vi si mandono che la sia sufficiente guardia a quello luogo. [11] E’ ci piace che voi abbiate dato salvocondotto a quelli Pisani per intercessione di quello Priore, ma piú ci piace el modo con che sete proceduti seco; e cosí come altra volta vi si ricordò monsterrete in ogni vostro ragionamento che non si ha allentare un punto da l’offenderli fino che non si vede che si voglino riconoscere, affermando la città essere parata a ricevegli e usare loro quella umanità che loro sapranno chiedere.
[12] E’ ricordi del Governatore ci piacciono circa el sollecitare el Signore Giovanni da Gonzaga e sua genti, ancora che per noi medesimi lo aviamo fatto e facciamo, e stiamo con buona speranza che sia in campo sanza manco a dí 24, secondo la promessa.
[13] De’ cento balestrieri a cavallo de’ Bentivogli ne è capo della metà Lodovico di Val di Seno e è alloggiato al Borgo a Buggiano; e dell’altra metà, che è alloggiata a Pescia, ne è capo Cosimo della Serpe; potrete scrivere al commissario di Pescia quando gli vorrete levare e il resto infino in cento vi fieno costí postdomani.
[14] Mandasi oggi costà 20 muli carichi di piú munizioni secondo che per la lettera del Proveditore vedrete; e perché sono e’ muli condotti da noi per costà gli riterrete per cominciare a servirvene ne’ bisogni del campo.
[15] Accadendovi avere bisogno di Giuliano Lapi e Giovan Francesco Fantoni nelle cose di costà oltre al rassegnare etc., siamo contenti ve ne vagliate: e a loro si scrive faccino quanto da voi fia loro commesso.
[16] Postscripta. [17] Vorremo pensassi nel discostare el campo come le vettovaglie vi avessino a venire secure; e desiderremo parlassi di questa cosa con Giovan Battista del Nero e pensassi di trovare un modo che, perdendosi alcuna cosa, e’ non perdessi el comune nostro, anzi andassi a danno del comune che manda el pane: perché quando le vettovaglie vanno a danno del comune nostro qui si usa manco diligenzia nel guardarle e fanvisi piú ladri. [18] E però penserete a questa cosa.
30
[1] Commissariis in castris. [2] Die 20 maii.
[3] Non avendo altro che scrivere questa sera in risposta di queste ultime vostre di ieri che quello vi si scrisse per l’ultima nostra, sareno brevi e vi replicheremo solo come egli è impossibile che a questa ora non siano comparsi costí tutti e’ connestaboli di che dua dí sono si mandò listra al Proveditore. [4] Vero è che Gian Maria Del Bene, el quale si era ordinato con 50 paghe per costí, si è mandato a Pistoia con ordine che lo mandi costí quando quivi non ne fussi di bisogno. [5] E crediamo ve lo manderà e ha aúto da noi centoquattro ducati e giunto costí debbe avere el resto secondo li altri conestaboli.
[6] E’ marraioli per replicate nostre si sono sollecitati: tale che domani esistimiamo sieno per essere costí tutti, de’ quali ieri vi si mandò listra.
[7] E’ fanti per le terre medesimamente saranno costí domane, perché piú dí fa si dette tale ordine.
[8] E’ muli si sono questo dí inviati in numero di 80, e 20 vi se ne mandò ieri con ordine gli ritenessi.
[9] Pertanto a noi pare avere dal canto nostro fatto quello si può. [10] Resta ora che giunto el provedimento voi non perdiate tempo: a che non vi confortiamo altrimenti, né esortiamo sappiendo quanto voi sete desiderosi e di acquistare onore e di fare cosa utile alla città.
[11] E’ si è mandato nella Montagna di Pistoia commissario Andrea Adimari con quello ordine che vi si mandò lo anno passato, e cosí si è mandato in Val di Nievole Lorenzo Spinelli con el medesimo ordine: con e’ quali vi intenderete acciò, bisognando e non altrimenti, egli offendino chi volessi molestare el campo nostro.
[12] Iarsera vi si scrisse facessi dare la paga a Giuliano del Caccia secondo lo ordine vecchio; questa sera vi si fa intendere che s’è condotto con dieci provigionati oltra alla persona sua e debbe avere per provigionato lire 9 e soldi 6 e per sua provisione 10 ducati d’oro in oro. [13] E cosí lo farete pagare.
31
[1] Commissariis in castris. [2] Die xxii maii.
[3] Iarsera vi scrivemo a lungo quanto era el desiderio nostro che voi uscissi in campagna e dessi principio a cotesta impresa. [4] El quale desiderio continuamente si accresce veggendo che ’l tempo ne serve alla impresa e diserve allo indugio; stiamo nondimanco di buona voglia che per voi si abbi a fare il possibile, a che vi confortiamo con ogni efficacia.
[5] Restaci per questa a fare risposta alla ultima vostra di ieri e ci piace che ’ connestaboli disegnati sieno tutti comparsi; e Lodovico da Cortona, che restava indreto questo dí, è partito di qua per a cotesta volta; e ad el Commissario di Pistoia s’è fatto intendere che mandi subito costà Giammaria Del Bene, né lo soprattenga piú che un dí o dua, quando pure e’ ne avessi di bisogno. [6] A Colle si è mandato questa mattina e’ danari per levare cinquanta fanti per Rasignano, e si è sollecitato quello podestà ad espedirli subito; cosí de’ muli se è adempiuto el numero de’ 100 e ne aviamo ordinato altri cento per supperire all’altra fazione. [7] E perché voi ci dite avere costà parecchi lance spezzate, che sono cosa eletta, ci pare quando cosí sia ne pigliate infino in 8 o in 10, non dando a ciascheduna piú che si sia dato a le altre, cioè 100 carlini per paga, e questo quando aviate danari da poterlo fare; e noi non manchereno di provedervene continuamente iusta el possibile.
[8] Se noi vi scrivessimo quanto ci sia dispiaciuto la mistia nata fra el Signore Piero e il Zitolo noi consumeremo piú d’un foglio: perché ci pare principio da non ne sperare bene quando con prudenzia e’ non fia corretto e tenuto modo che per lo avvenire simile scandolo non nasca: perché ne seguirebbe la totale ruina di cotesta impresa. [9] Però vi confortiamo a fare diligenzia che questa cosa passata si sopisca quanto sia possibile e che per lo avvenire non ne nasca piú una simile, procedendo vivamente contro a chi ne fussi promotore; né in questo guarderete in viso persona, perché ci pare delle piú importante cose che voi abbiate ad osservare costà.
[10] Intendiamo appresso quel che voi dite circa al provedere di chi attenda alle farine, non possendo averne cura Giovambattista del Nero; e come Giovan Francesco Fantoni e Giuliano Lapi non vi vogliono attendere. [11] Maravigliamocene assai e voliamo facciate loro intendere da nostra parte che uno buono cittadino che voglia acquistare grado nella sua città non debbe sempre volere quelle cose che faccion per lui, ma è tenuto pigliare spesso de’ carichi che tornino solamente in utilità della città sua; e non volendo loro tale cura, e avendo fornita la commissione loro, gli farete tornare, non sappiendo a che altro vi possiate valere di loro.
[12] A quelli commissarii fatti per la montagna di Pistoia e per Val di Nievole si è data tale instruzione e loro sono uomini di qualità che noi non crediamo che gli abbino ad errare: massime avendo ordine di andare co’ piè vostri. [13] E però li terrete bene instruiti a quanto giudicherete convenirsi.
[14] Da Girolamo de’ Pilli si ha riscontro di quelli 200 venturieri che voi dite essere entrati in Pisa, ma ci avvisa non passare e’ 150 e quelli essere brutta gente e malissimo ad ordine. [15] Altro non vi si scrive per la presente non avendo nuove che comunicarvi.
[16] Non avendo voi mandato a questa volta Giannino dello Speziale, lo manderete subito. [17] Bene valete.
[18] Mandasi per il presente cavallaro danai diritti al proveditore in quello numero per lettera d’Antonio Venturi gli è significato.
32
[1] Ramazzotto. [2] 22 maii.
[3] Apportatore della presente sarà Giannino dello Speziale, el quale noi vi mandiamo in diligenzia; e benché di bocca egli abbi a referirvi quanto desideriamo, tamen ve lo vogliamo etiam fare intendere per questa nostra lettera. [4] E questo è che noi desiderremo che quella facessi trecento buoni fanti de’ migliori ha tra’ suoi partigiani: e con quelli ci servissi 10 o 15 dí nel campo nostro di Pisa dove desiderremo si trovassi almanco avanti l’uscita del presente mese. [5] Noi sappiamo che vi sarebbe difficile fare questa cosa sanza essere provisto in qualche parte; intenderete da Giannino, apportatore di questa, l’ordine gli aviamo dato.
[6] Desideriamo bene che costà e qua s’intenda che voi vegnate a questa impresa gratis, acciò diate piú opinione di voi qui e che noi possiamo con piú facilità venire incontro al desiderio vostro di farvi utile e onore. [7] E questo fia principio da sperarne ogni bene quando per voi si esequisca vivamente, come speriamo e desideriamo; e soprattutto risponderete subito acciò si possa provedere dal canto nostro.
33
[1] Petro Ardinghello. [2] Die 23 maii.
[3] Noi ti scriverreno la presente piú perché tu non stia molti dí sanza nostre lettere che perché gli accaggia da dirti cosa di momento. [4] E per rispondere brevemente alla tua de’ xxi ci piace che ’ danari sieno comparsi e Antonio Castellani e sua compagnia insieme con quelli. [5] Attenderai dunque alla guardia di cotesta terra, avendo uno occhio drento e uno fuora per potere essere a tempo a provvedere ad ogni cosa che nascessi, mentre massime noi siamo occupati in questa fazione di sotto.
[6] Perché el nostro esercito questo dí etc.
34
[1] Commissariis in castris. [2] Die 24 maii.
[3] Le vostre ultime di iarsera, oltra alli avvisi del procedere vostro, ci pare che abbino dua necessità: la prima circa quelli fanti da Modigliana mandati costí per la guardia di Cascina, l’altra circa el provedere chi riceva le farine che si ordinano per il campo. [4] E quanto alla prima, ci è dispiaciuta assai la cosa per molte cagioni parendoci massime che quelli di Modigliana sieno difformi a tutti gli altri nostri sudditi, e’ quali per simil conto abbiamo affaticati.
[5] E volendoci informare meglio delle qualità loro e de’ loro capi, ci è suto referito da chi ne sa il vero che fra detti fanti di Modigliana ve ne è buona parte che non sono sudditi nostri ma di quelle circunstanzie, come da Faenza o da altri luoghi simili; voliamo dunque facciate diligenzia di conoscere quali sono e’ forestieri e subito gli licenzierete tutti sanza dare loro un soldo. [6] E li farete inviare alla volta di qua con protestazione che fieno svaligiati quando egli uscissino del cammino retto: perché non ci pare da fidare la guardia d’una terra importante a chi non è obbligato al paese nostro. [7] E a quelli che sono sudditi nostri che rimarranno voliamo che mostriate loro il viso, facendo intendere loro che si sono scelti per la guardia di quello luogo come piú fedeli della città: e che si dà loro un ducato per uomo in 15 dí, secondo si dà a tutti gli uomini nostri che noi adoperiamo per la guardia delle terre; e servendoci gli altri a tale prezzo, voliamo che ancor loro ci servino ad ogni modo; quanto che no, si mosterrà a chi di loro fia disubbidiente che ci dispiaccia. [8] E a chi gli guida farete intendere che se non fanno el debito loro che noi ci terremo di loro malcontenti e mosterretene segno. [9] Insomma userete ogni industria e forza perché faccino loro debito. [10] E per supperire a quelli forestieri che voi licenzierete, quando e’ sieno un 40 o 50 – che non doverrieno essere piú – voliamo gli caviate da Montopoli e Saminiato e diate loro un ducato per uomo.
[11] De’ danari si truova in mano el notaio di Modigliana, el quale ebbe 175 ducati e non condusse costí piú che 125 fanti, secondo ci disse quando fu qui, e non avendo dato per uno piú che cinque carlini, gli debbe restare danari da finire di pagare quelli che resteranno e pagare quelli che farete venire di nuovo da Montopoli e Saminiato. [12] E perché detti fanti di Modigliana non abbino opinione di potersene andare e partire di costí securi, ordinerete a tutti e’ passi donde e’ potessino passare e’ fanti che partono o di Cascina o del campo, che qualunque soldato vi passa sanza nostra bulletta sia svaligiato. [13] E tale ordine farete intendere che sia fatto, il che vi servirà non solum a quelli di Modigliana, ma ancora a tutto lo esercito che non si dissolva. [14] Né a noi occorre per ora altro remedio che questo e voi ci userete drento buona diligenzia.
[15] E quanto al provedervi di chi riceva e tenghi conto delle farine, come per altra vi si disse, poiché Laurenzo e Iuliano Lapi non degnano questa cura come di poca utilità, ci persuadavamo la potessi dare costí a qualcuno altro e volentieri aremo lasciato fare questa deputazione a voi. [16] Ma poiché voi ci replicate el medesimo e mostrate essere scarsi di partiti, ad ogni modo questa sera fermereno dua uomini de’ piú atti ci capiteranno alle mani e gli mandereno costí e domattina gli fareno partire sanza manco.
[17] All’altre parti della lettera vostra non occorre risposta, satisfaccendoci lo essere voi usciti fuora e dandoci speranza di avere fra oggi e domani fornita tutta cotesta parte d’Arno: il che vi confortiamo acciò si possa dipoi seguire nella impresa e avanzare tempo.
35
[1] Petro Compagnio Capitaneo Cortonae. [2] Die xxiiii mdiii.
[3] Noi fareno con brevità risposta a questa tua de’ xxii contenente quella solum in maggior parte avvisi delle gente del Duca, e’ quali ci hanno satisfatto assai: e te ne commendiamo sommamente. [4] Risponderenti solo a quella parte dove tu mostri facilmente ti riuscirebbe avere nelle mani el Braca, nostro ribello, se non avessi rispetto alle lettere nostre che ti commettono non innuovi costà alcuna cosa; a che ti diciamo di nuovo nostra intenzione essere tenere ferme le cose e non alterare gli umori, il che quando facessi, non sarebbe a proposito nostro, né voliamo entri in prendere prigioni in sul dominio d’altri: né per mezzo di alcuno o fuoriuscito o partigiano. [5] Saremo bene contenti che, quando o lui o alcuno altro nostro ribello venissi in su’ terreni nostri, e tu, con la tua famiglia, sanza intromettervi altre genti, gli potessi porre le mani addosso, tu lo facessi: perché non se ne potrebbe né muovere né dolere persona; ma altrimenti non voliamo lo faccia, né per altra via, mentre le cose stanno cosí.
[6] E’ nostri oratori ci scrivono di Corte quella Maestà volere fra dua mesi avere nel reame di Napoli 1800 uomini d’arme e 16 mila pedoni per la recuperazione di quello stato. [7] Ha espedito Monsignore della Tramoia a quella impresa; e el Balí di Can ch’è soldato nostro con cento lance partí insino a dí 16 del presente per a questa volta.
36
[1] Laurenzio Domini Dietisalvi Commissario Larii. [2] 24 maii.
[3] E’ fanti che dovevono comparire costí secondo l’ordine dato dovevono essere cento in numero e per ’l pagamento di essi si mandò cento ducati d’oro; e scrivendo tu non essere comparsi costí se non 89, dobbiamo avere indreto undici ducati. [4] Né ci satisfa che ’ conestaboli rimettino degli altri perché a non altro fine si scelsono li uomini nostri per la guardia delle terre che per potercene fidare. [5] Però significherai a chi portò costí el danaio che ci renda conto. [6] Manderai oltr’a di questo e’ nomi di quelli che sono rimasti indreto e se gli hanno auti danari e quanti, perché li vogliamo riconoscere. [7] E perché tu di’ che vi si dolgono del pagamento, ci dispiace perché con questo medesimo ordine si sono condotti e pagati tutti gli altri uomini nostri e dato loro uno ducato per uomo per 15 dí; e cosí voliamo faccino essi [8] E però bisognando ti farai bene intendere a’ loro capi persuadendoli a portarsi in modo che noi non abbiamo cagione di dolerci di loro e farne demostrazione.
[9] Perché noi disegniamo tenere fornita la nostra terra di Livorno delle cose necessarie e massime de’ viveri, abbiamo commesso a Giovan Batista del Nero che subito ti mandi 100 sacca o di grano o di farina. [10] El quale come arai ricevuto, vogliamo ordini in modo sicuro di mandarlo a Livorno. [11] E perché potrebbe essere che Giovambattista detto non avessi commodità a fare questa provisione voliamo che tu pensi donde potessi trarre dette 100 sacca di grano e che ce ne dia subito avviso, acciò ti possiamo mandare el danaio. [12] E t’intenderai circa a quello primo modo con Giovan Battista. [13] Quanto a fare venire el grano costí e quanto al mandarlo a Livorno te ne ’ntenderai del modo con quello Capitano. [14] Usa diligenzia in questo e rispondine presto. [15] Voliamo che le dette cento sacca del grano o di farina non mandi a Livorno se e’ non ti è chiesto da quello Capitano.
37
[1] Bernardo de’ Medici. [2] Ad el Capitano e Commissario di Livorno. [3] Dicta die.
[4] Giudicando noi non si potere avere tanta cura a cotesta terra quanta bisognerebbe piú, e avendoci tu scritto esservi qualche mancamento di vettovaglie, aviamo ordinato che dal Vicario di Lari tu sia provisto di cento sacca di grano, el quale distribuirai in coteste fortezze di piú importanza, consegnandolo per inventario a’ rocchigiani. [5] E perché e’ non basta in luogo di periculo tenere pagati e’ soldati, ma bisogna etiam pensare che non manchino le altre cose con che si difendono le terre, voliamo che ci dia subito minuto e particulare ragguaglio di tutte le cose che mancono costí e in particulare di quello che ragguarda al vivere cosí della terra come delle fortezze: il che acciò possa fare sanza scoprire e piú liberamente, ti mandiamo in questa un modo di cifera da potere sotto altri nomi chiedere e’ bisogni del luogo. [6] Solleciterai dunche che da Lari venga el provedimento e che noi intendiamo presto a quello si ha a provedere costí.
[7] La buona guardia non ti ricordiamo pensando che chi non è sollecitato a farla da la importanza di cotesto luogo e dalle qualità de’ tempi non si doverrà etiam muovere per li ricordi nostri.
[8] Voliamo chiegga le dette 100 sacca del grano a el Vicario di Lari quando ne sia costí di bisogno; ma quando ti paressi da potere aspettare el nuovo e che in questo mezzo non ve ne mancassi, ce ne avviserai prima. [9] Vale.
38
[1] Commissariis in castris. [2] Die 25 maii 1503.
[3] Questa mattina si è ricevuto una tua, Pier Francesco, con una d’Antonio Tebalducci diritta a te, alle quali per questa si risponderà. [4] E prima vi si fa intendere come e’ ci satisfa assai el progresso vostro di ieri circa el guasto e speriamo che le fazioni di oggi non ci abbi a satisfare meno. [5] E per venire a’ particulari di quello ci avvisate, avendo inteso la richiesta fatta da quelli capi che conducono e’ cavalli bolognesi, nonostante che noi sappiamo che fussino al partire loro da Bologna suvvenuti di danari per servirci a questa nostra fazione, nondimanco, perché sieno piú volentieri, non voliàno loro mancare di quanto hanno addimandato; e però vi si manda per il presente cavallaro nostro dugento ducati d’oro, e’ quali siamo contenti spendiate in detti 200 balestrieri bolognesi come vi parrà, ingegnandovi, venendo al pagamento, di tener modo che ’ balestrieri in particulare se ne vaglino. [6] E ci sarebbe grato dessi ad uomo per uomo el danaio, non passando la somma di dua ducati, faccendo loro intendere che quello si fa per mostrarsi loro grato, e fuora dell’ordine dato da el Reggimento di Bologna; e che per conto delle loro spese per 15 o 16 dí che ci abbino a servire e’ debbe loro avanzare danari. [7] E perché noi sappiamo che detti balestrieri non sono cosí bene cento e che ve ne manca piú che una decina: per questo, a dua ducati per balestriere, venendovi di questi dugento ducati ad avanzare danari in mano, siamo contenti diate a’ loro capi quelli tanti vi avanzano, nonostante che loro vi abbino detto non volere per loro conto alcuna cosa; parendoci da fare cosí acciò che gli abbino piú cagione a servirci e piú volentieri.
[8] El proveditore nostro mostra dubitare se gli ha a dare al Zitolo la provisione gli era suta ordinata per 100 fanti o vero quella che se li conviene per 150 come gli furno poi accresciuti: e perché non stia piú in questo errore, gli imponiamo per nostra parte dia a detto Zitolo quella provisione per la persona sua che se li conviene, secondo la condotta di 150 fanti a proporzione dell’altre nostre condotte di fanti: perché la intenzione nostra fu di accrescerli la provisione insieme con la condotta; e ordinerete che gliene paghi subito.
[9] Circa e’ fanti comandati e deputati a guardia delle terre, vi si scrisse iarsera quanto ci occorreva da farsi verso di quelli di Modigliana. [10] E siamo verso tutti gli altri della medesima opinione e voliamo facciate intendere a’ loro capi che dove e’ si sogliono fare pagare alle comunità che noi gli aviamo voluti pagare del nostro; e dessi loro un ducato in 15 dí, sappiendo che tale prezzo basta al vivere loro e che sempre si è servata questa consuetudine e che mai si è auta una simile dificultà, e che avendosi questo anno, quando e’ non vi rimedino, noi pensereno che ne sieno cagione loro, e siamo per mostrare che ci dispiacciono questi modi e che non si serve cosí un suo padrone e signore. [11] E dall’altro canto ordinerete a tutti e’ passi che non sia lasciato passare uno uomo che venga di campo sanza bulletta vostra che non sia svaligiato; e di piú aggiugnerete che, sendo suddito nostro, e’ sia ritenuto preso: perché siamo d’animo ad ogni modo gastigare la insolenzia di qualcuno di cotesti Romagnoli. [12] E se questi modi non fanno che loro vi servino, che crediamo di sí, non sappiamo che altro espediente ci trovare. [13] Ieri avemo lettere da Colle e’ fanti essere partiti per Rasignano talché a questa ora vi potrete valere di quello conestabole; e Giammaria Del Bene si è di nuovo sollecitato al venire costí.
[14] Iarsera vi si diè notizia come sopra l’ordinare le vettovaglie e’ nostri Signori avevono deputati per li ricordi vostri Lorenzo del Biada e Filippo da Casavecchia, e’ quali partirno stamani; e noi vi ricordamo che, nonostante tale deputazione, quando per essere loro uomini nuovi e poco pratichi non sopperissino, voi facessi loro aiutare a qualcuno che vi paressi atto. [15] E perché voi con instanzia per queste ultime vostre ci ricordate questa benedetta provisione di uomini, a tale effetto vi replichiamo che una volta voi avete costà el piú e el meglio, che è la farina, e avendo semila uomini a chi voi comandate, ci pare impossibile che vi manchi instrumenti a fare che questa provisione vadia. [16] E noi siamo contenti, e cosí v’imponiamo, pigliate tutti quelli vi parranno, non avendo rispetto ad alcuna qualità o condizione loro, purché e’ sieno sufficienti e che vi possino servire bene; e di questo vi si dà totalmente libero arbitrio, purché per vostra fé noi non ne sentiamo piú querela.
[17] Questo dí vi si manda 50 muli di nuovo e sopra quelli qualche lancia e qualche gavetta e falce in quello numero intenderete dal proveditore. [18] Fatene per vostra fé quello risparmio che vi è possibile; e le lance e le gavette nella prima paga le metterete a conto a chi le darete, e chi le strazia lo punirete acremente.
[19] Non vi si manda questa per le poste perché, mandandovisi danari, non verrebbono securi.
39
[1] Giovambattista del Nero. [2] 25 maii 1503.
[3] Intendiamo come tu se’ in Cascina a sollecitare el provedimento delle farine, dove ci piace tu soprassegga per fare el provedimento che ha a servire in Val di Serchio; el quale tu sai che pesa quanto tutta questa città perché egli è l’animo di cotesto esercito e cotesto esercito è la vita nostra. [4] Sollecita addunque la comunità a fare loro debito e ordinerai questi che si sono mandati e li metterai in su la via come egli abbino a servire bene. [5] E di nuovo ti ricordiamo l’usare sollecitudine: e quella vita che tu ci offeri per salute di questa Repubblica, noi non la vogliamo, bastandoci solum e’ cittadini nostri avere sollecitudine, diligenzia, amore e fede. [6] Bene vale.
40
[1] Vicario Piscie. [2] Vicario Sancti Miniatis. [3] Potestati Emporii. [4] Laurentio Quaratesi Potestati Fucechii. [5] Vicario Certaldi. [6] Capitaneo Volaterrarum. [7] Potestati Castrifranchi inferioris ser Nicolaio Zeffi. [8] 26 maii 1503.
[9] Desiderando noi che ’l campo nostro non si resolva e volendo a questo provedere convenientemente, t’imponiamo facci guardare tutti e’ passi necessarii e farai svaligiare infino in su la camicia tutti e’ fanti e gente a cavallo passerà, che venga o del campo o d’altre nostre terre di quello di Pisa sanza bulletta de’ commissarii nostri di campo. [10] E quelli che saranno nostri sudditi, oltre allo svaligiarli, li terrai prigioni e darai avviso. [11] Usa diligenzia in questa cosa, ché la importa.
41
[1] Petro Ardinghello Commissario Burgi Sancti Sepulcri. [2] Die 26 maii 1503.
[3] Noi intendiamo per l’ultima tua particularemente le differenzie che sono tra cotesti uomini e quelli del contado. [4] Commendiamoti della notizia ce ne hai data; e perché noi confidiamo assai nella tua prudenzia, desiderremo che tu vi usassi ogni industria per assettarla, esistimando che la non potessi avere se non buon fine sendo e maneggiata e imposta da te. [5] Pure, quando e’ non ti riuscissi, voliamo ci mandi qui dell’una parte e dell’altra quelli capi che ti parranno a proposito con pieno mandato che possin compromettere e ratificare e fare tutto quanto el resto dalla parte loro.
[6] Lo esercito nostro dua dí fa uscí fuora e ha guasto tutta la parte d’Arno di verso Cascina; e questo dí, piacendo a Dio, passa el fiume per andarne poi alla volta del Serchio; Dio lo prosperi, come speriamo, non essendo entrato in Pisa forze e non veggendo di costà altri movimenti. [7] Daremoti avviso del processo.
42
[1] Iohanni de Ridolfis Capitaneo Arretii. [2] Die 27 maii.
[3] El lungo discorso che tu ci fai per questa ultima de’ 24 ci satisfa assai, come sempre ci sono satisfatte tutte le tue azioni; e ci piace che tu abbi ordinato allo amico da potere ire e avvisarti. [4] E perché noi pensiamo di continuo alle cose di costà, stimandole per loro medesime e per li ricordi tuoi, ci è parso fare fermare a Poggibonsi el Signore Luca Savello e sua genti, le quali questa sera debbono essere comparse là, per parerci che in quello luogo e’ dia reputazione a coteste cose e a quelle di Cascina; el quale luogo arà etiam forse bisogno di aiuto, passando lo esercito nostro Arno per andare in Val di Serchio. [5] E però tu darai di questo avviso quella reputazione ti parrà e a noi scriverrai sempre quello ti occorra.
[6] El campo nostro, come ti si dice di sopra, questo dí passa Arno da la banda di Vico per entrare in Val di Serchio e domani sarà in su la fazione, la quale speriamo riuscirà ad votum, non sendo in Pisa altra gente che 100 cavalli e 300 fanti forestieri. [6] Intenderai alla giornata quello seguirà. [7] Quanto a Gnagni di Piccone e sua compagnia, e’ Capitani di Parte ci hanno promesso provedere a tutto e tu gli solleciterai. [8] Vale.
43
[1] Commissariis in castris. [2] Die 27 maii 1503.
[3] Questo giorno occorre fare risposta alla vostra di iarsera data a 2 e 1/2 di notte: per la quale restiamo avvisati della cagione perché ieri non passasti Arno e come oggi disegnavate ad ogni modo passarlo; e noi crediamo lo abbiate fatto. [4] E quanto a’ fanti da pagarsi di nuovo, vi si mandorno ieri e’ danari e con lo avviso come avessi a soldare e pagarli. [5] E cosí come e’ danari dovettono arrivare iarsera di buona ora, cosí questa sera debbono essere arrivati Lazzero di Scaramuccia e il Guicciardino, perché cosí ci promessono. [6] E perché voi ci dite, circa el capo da darsi a quelli cento fanti da farsi costí, non vi parere a proposito Bernardo di messer Criaco, rispetto alla emulazione, ci conformiamo facilmente nella opinione vostra. [7] Se per la nostra vi se ne scrisse fu piú per ricordo che perché ne fussimo al tutto resoluti: e però ve ne governerete come vi parrà e noi tutto approverremo. [8] El discorso che voi ci fate del passare in Val di Serchio e la prontezza dello animo vostro non ci potrebbe piú satisfare: il che tanto piú vi si accrescerà quanto voi vi vedrete provisti di queste forze piú per li fanti 200 nuovamente ordinati. [9] Né vi potremo piú confortare a procedere animosamente e tirare la ’mpresa avanti perché veggiamo el tempo fuggirsi fra le mani e essere in preiudizio nostro e in favore de’ nimici; e’ quali si vede che non pensono ad altro se non come e’ possessino temporeggiarci.
[10] Voliamo nondimanco ricordarvi, piú per il debito dello ofizio nostro che per credere che bisogni farlo, che noi equalmente desideriano e stimiamo la salute di cotesto esercito e il danno delli inimici; e però vi confortiamo ad adoperare in questa parte animo e in quella prudenzia; e a pensare bene ogni accidente che potessi nascere: non perché vi facci storre dalla impresa né dal procedere avanti, ma per farvi entrare ne’ periculi con maggiore securtà e piú cautamente. [11] Le cose che noi vi aremo a ricordare in questa parte sarebbono molte, ma non ci pare da dirle per giudicarlo superfluo, sapendo voi el paese come egli è fatto, le fiumare come le stanno, quello possete temere da Pisa per la disperazione loro, quello da Lucca per la invidia e odio naturale di ogni nostro bene; e avendo innanzi a gli occhi tutte queste cose, potrete facilmente pensare a li rimedi e’ quali noi giudichiamo facili, stando voi ordinati sempre e ciascuno sotto le bandiere sua; non permettendo ad alcuno che esca dall’ordine o per cupidità di preda o per altra insolenzia che suole disordinare e’ campi e fare spesso ruine grandissime: di che stiamo di buona voglia per conoscere e’ capi e sapere che tenete bene el segno nostro e vi fate obbidire.
[12] Noi perché la desperazione de’ Pisani non ci offenda, aviamo provedute quelle tante forze avete con voi; ma perché l’odio de’ Lucchesi non vi nuoca, oltre alle forze vi trovate, come piú dí fa vi si dette notizia, si mandò Andrea Adimari in montagna di Pistoia, Lorenzo Spinelli in Val di Nievole e prima si era mandato Girolamo de’ Pilli in Lunigiana con ordine tenessin parati tutti li uomini delle loro province e in su quelle frontiere di Lucca per assaltare e’ Lucchesi da quelle bande, quando e’ movessino contro a voi in su la fazione del Val di Serchio. [13] Commissesi loro s’intendessino con voi, e colli cenni, ordini e consigli vostri si governassino. [14] Non si sono dipoi altrimenti sollecitati per volerli lasciare disporre a voi, a’ quali scriverrete quanto sia necessario, componendovi con quelli del modo acciò che altri stia a’ termini e che disordine non segua sanza bisogno.
[15] E perché voi ci dite che, non potendo condurre con voi in una volta tante vettovaglie in Val di Serchio che voi potessi fare quella fazione, e che, bisognandovi ritornare per esse, è bene pensare di farne una canova o a Bientina o a Montecarlo, vi si risponde che questa cura ha ad essere vostra e di quello di voi che ha a rimanere a Cascina (dove è bene rimanghi tu, Pier Francesco, ad ogni modo), perché una volta avete le comunità obbligate a portare el pane, avete costí la farina, avete e’ ministri che ne hanno carico, a’ quali potrete ordinare dove le abbino a volgere e a farne canova per rinfrescarne lo esercito; ancora che a noi paressi che fussi piú a proposito fare capo con quelle a Bientina che a Montecarlo per potervi servire del lago e condurvele co’ navicelli incontro.
[16] Noi crediamo che vi sia venuto in considerazione in questa passata d’Arno che e’ Pisani non possono avere altro espediente a molestarvi che assaltare Cascina o qualcuno di cotesti luoghi nostri; e siamo certi, avendovi pensato, vi arete ancora proveduto. [17] E noi, stimando questa cosa, disegnavamo mandare a Cascina gli uomini d’arme di Luca Savello, e’ quali questa sera in parte debbono essere comparsi a Poggibonzi; ma, non volendo noi etiam abbandonare in tutto le cose di sopra per esservi pure qualche cavallo del Duca, ci è parso fermarle a Poggibonzi per potercene servire ad un tratto e a Cascina e di sopra. [18] Aviamovi voluto scrivere la verità e voi darete nome che dette genti abbino a venire subito costí a Cascina per tenere e’ nimici addreto e valervi di questa reputazione.
[19] Piaceci abbiate accordati e’ cavalli de’ Bentivogli, di che ve ne commendiamo.
[20] Noi aviamo, in quanto si aspetta a noi, spiccata la pratica si teneva a Siena d’accordo co’ Pisani e abbiamo dato salvocondotto a quelli ambasciadori sono a Siena per potersene tornare per tutto questo mese e fatto loro intendere che, se vorranno da qui avanti dire alcuna cosa, picchino l’uscio vostro.
[21] El Signore Giovanni Antonio ci fa intendere non avere aúto la paga, di che ci maravigliamo per averne aúto una a Pistoia e un’altra ne doveva avere costí: di che ne aveva ordine Lodovico Morelli. [22] Areno caro intendere come questa cosa stia.
[23] Di nuovo vi si replica che, non avendo voi piú bisogno costí di chi venne per rassegnare, cosí per conto della condotta come per conto nostro, diate loro licenzia. [24] Valete.
44
[1] Commissariis in castris. [2] Die 28 maii 1503.
[3] Iarsera vi si scrisse a lungo in risposta all’ultime vostre. [4] Questa mattina dipoi abbiamo ricevuto la cavalcata vostra di iarsera e intendiamo la cagione perché non sete passati Arno. [5] Stiamo in speranza che lo passiate questo di, sí per la speranza ne date, sí etiam per parerci che ’l tempo vi serva. [6] A che non vi confortiamo altrimente, persuadendoci che sia al tutto superfluo.
[7] Piaceci che voi abbiate ricevuti e’ 540 ducati, ma ci maravigliàn bene che le compagnie del Guicciardino e di Scaramuccia non sieno comparse; crediamo saranno venute dipoi e cosí Giammaria Del Bene, el quale per doppie nostre si è risollecitato. [8] E quanto a Bernardino di messer Criaco, di nuovo vi si dice che la si rimette in voi liberamente.
[9] Iarsera vi si scrisse come noi avamo disegnato fermare el Signore Luca Savello a Poggibonsi con le sue genti d’arme, parendoci cosí a proposito per le ragioni vi si allegorno. [10] Dipoi questa mattina abbiamo mutato sentenzia, avendo inteso le cose di sopra essere in assai buona securtà, per vedere le genti del Duca ritirarsi piú tosto verso Roma che altrimenti. [11] E però si è ordinato che detto Signore Luca Savello con le sua genti si lievi domattina e ne venga alla volta costí di Cascina; dàvvisi questo avviso acciò possiate pensare di servirvene in quello luogo e a quello tempo e in quello modo che alle prudenzie vostre occorrerà. [12] Bene valete.
45
[1] Petro Francesco Tosingho. [2] Die 29 maii 1503.
[3] Esaminato quanto scrivi per questa tua di ieri data a 19 ore e dipoi quello scrive Antonio tuo collega per la sua di stamani, aviamo ordinato che le gente savellesche non venghino piú a cotesta volta ma ne vadino alla volta di Pescia, acciò che lo esercito giunto a Montecarlo dove Antonio disegna approdare se ne possa valere. [4] Aviamo ancora ordinato che le gente de’ Gonzaga le quali oggi si debbono trovare a Bologna ne vadino per la via del Mugello e del Poggio a Caiano a quella volta di Val di Nievole e facciàno conto che le sieno in su luogo o sabato o domenica prossimo. [5] Diamotene avviso acciò possa insieme con Antonio scrivere a Piero Francesco Ridolfi che è con loro se vi occorressi valervene piú in uno modo che in uno altro, perché hanno di commissione seguire li ordini vostri.
[6] E quanto ad el provedimento del pane per farne canova a Montecarlo per rifornire lo esercito, come scrive Antonio, vi si disse per altra che voi dirizzassi tutti e’ vostri instrumenti in quello luogo e ve ne facessi concorrere piú somma vi fussi possibile, in modo che giugnendo lo esercito giovedí mattina a Montecarlo, come ci pare che disegni Antonio, e’ truovi da rifornirsi. [7] E però sollecita Giovambattista del Nero e quelli altri dua a provedervi, e bisognando dare loro aiuti d’altri uomini lo farai; solleciterai ancora le comunità a fare el pane secondo l’obbligo e portarlo verso Montecarlo. [8] E cosí iusta la tua possibilità farai piovere el provedimento da ogni parte, e se saranno venuti el resto de’ muli te ne servirai come ti verrà bene. [9] Né ci pare che per noi in questo caso si possa fare altra opera, ma che tutto abbi a dependere da coloro che ne hanno cura particulare e da te che li hai a sollecitare.
[10] Noi desiderremo valerci di questa paga piú che fussi possibile e vorremo ad ogni modo con quella acquistare Vico. [11] E volendo che non si abbi a perdere tempo bisognerà anticipare con el pensare a’ provedimenti per tale espugnazione: e però penserai alle artiglierie che bisognano, e quante ne hai costí e quelle sono al Ponte ad Era, e che polvere ci truovi, e quante scale, e che bisogna dell’uno e dell’altro, e cosí d’ogni altra cosa necessaria a tale cosa; e ce ne darai avviso acciò si possa anticipare per non perdere tempo, come ti si dice di sopra.
[12] Carlo Ginori ci fa intendere el campo nostro averli scarichi certi navicelli per passare Arno carichi di sue robe; voliamo scriva a quello Commissario di Bientina che abbi cura a dette robe non altrimenti che se le fussino nostre proprie e le facci mettere al securo in modo non capitino male.
[13] Di Giuliano Lapi e Giovan Francesco Fantonio non si è mai inteso nulla; farai loro intendere come e’ non corre loro piú salario.
[14] Scritto fin qui, aviamo la tua di oggi per staffetta, la quale per contenere quasi quel medesimo che quella d’Antonio non ti si risponderà altro se non che, quanto a e’ muli, a questa ora ne debbe essere comparsi infino al numero di 166, e domani ne inviereno altri cinquanta che saranno a Bientina per tutto dí mercoledí prossimo; ordinerai quale campo se ne vaglia.
[15] Lo avviso di Livorno ci piace quanto alla nave che ’l Capitano ha ferma in foce; scriviamoli l’alligata a questo effetto. [16] Farai di mandarla subito e per via secura.
46
[1] Viro Antonio Tebalduccio Commissario in castris adversus Pisanos civi nostro. [2] Ubi sit.
[3] Magnifice Vir generale Commissario etc. [4] Noi aviamo ordinato che questa nostra lettera responsiva alla tua di questa mattina ti aspetti a Montecarlo, dove tu scrivi avere ordinato che le vettovaglie faccino capo per rifornirne lo esercito e ritornare in su la fazione; e noi, quanto ad esse e a li muli, abbiamo fatto quelli provedimenti che alla giunta tua in detto luogo vedrai. [5] E con questa lettera ti sarà presentato dugento ducati, e’ quali voliamo spenda nel Governatore e in proprio per conto de’ marraiuoli e in che altra cosa ti parrà per conto del campo; e di tutto farai tenere conto al proveditore. [6] Troverrai alla giunta tua a Montecarlo le genti de’ Savelli, e quello opererai nel residuo di cotesta fazione come ti verrà bene. [7] Né per altro abbiamo loro fatto pigliare cotesta volta se non perché voi siate piú forti nel ritornare in Val di Serchio, perché desideriamo che cotesta espedizione si faccia ad facto e sicura; e piú tosto si peni un poco piú, perché restando loro da vivere la ’mpresa, saria suta invano e la spesa gittata via. [8] E oltre a queste genti savellesche, le quali fieno costí allo arrivare del esercito a Montecarlo, quelle genti da Gonzaga saranno medesmamente in Val di Nievole o sabbato o domenica prossima; e però ordinerete al Vicario di Pescia quello che dette genti hanno a fare e come ve ne volete servire, overo ne scriverrete a Pierfrancesco Ridolfi che ha compagnie e menale per la via del Sasso da Barberino, Poggio a Caiano e da poi alla volta di Pescia, e dette genti faranno tutto quello ordinerai loro. [9] Non ti scriviamo altro per non avere che dirti di nuovo; confortiamoti solo a fare cotesta fazione secura e in fatto, perché cosí universalmente si desidera. [10] Vale. [11] Ex Palatio Florentino, 29 maii 1503.
[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
47
[1] Iohanni Rudulpho Capitaneo et Commissario Arretii. [2] 29 maii.
[3] Per l’ultima tua de’ 26 intendiamo el lungo ragguaglio ci dai delle cose dell’Aquila e del Reame, di che ti commendiamo; e in parte si riscontra con altri avvisi auti di simile luoghi. [4] E quanto alla parte del cassero e de’ danari che mancano e del Capo maestro che, secondo el Proveditore, non è el bisogno del luogo, si è parlato dell’una e dell’altra cosa co’ Capitani di Parte, e’ quali ci dicono che al danaio provedranno, e che al Capo maestro andranno adagio per essere discordia fra lui e il Proveditore e non potere credere bene a quello che l’uno dice dell’altro.
[5] El campo nostro questa mattina con el nome di Dio è passato in Val di Serchio e portato da vivere per quattro dí. [6] Dio l’accompagni: e di che seguirà sarai ragguagliato. [7] D’altronde non aviamo alcuna cosa che dirti. [8] Vale.
48
[1] Bernardo de Medicibus Commissario et Capitaneo Liburni. [2] Die 30 maii 1503.
[3] Noi ti mandiamo con la presente 50 ducati d’oro acciò intrattenga quello da Solera di che tu scrivesti a Pier Francesco Tosinghi e noi te ne rispondemo per una nostra di iarsera; e desiderremo che con questi danari lo temporeggi piú tempo ti fussi possibile, e non manco di xv o 20 dí; e crediamo ti sarà facile a temporeggiarlo in su quella foce per la speranza che tu gli puoi dare delle prede: perché ogni dí sarà per passare qualche legno per a Pisa carico o di grani o d’altre cose come richiede e’ tempi.
[4] E perché noi saremo per soldare detto legno quando intendessimo che fussi a proposito nostro, ci avviserai particularmente di tutte le qualità sua, cioè di che portata, come gagliardo, che gente vi sia su, quello che vorrebbe il mese, e che fazione si rincorerebbe di fare, e se ’l padrone è uomo da fidarsene; discorrendoci ogni altra sua qualità. [5] Vale.
49
[1] Magnifico viro Antonio Thebalduccio generali Commissario contra Pisanos. [2] Amici nostro carissimo. [3] In castris. [4] Cito.
[5] Magnifice vir etc. [6] Noi ti scrivemo iarsera per la via di Pescia, e con quella ti mandamo 200 ducati con ordine che la lettera e li danari ti fussino presentati alla arrivata tua di Montecarlo. [7] Benché e’ non ci sia già per questa scriverti altro che quello ti si scrisse iarsera, tamen per non mancare di scriverti ogni giorno voliamo scriverti la presente, e di nuovo dirti che della compagnia de’ Savelli tu troverrai a Pescia o in quello circumstante 26 uomini d’arme e 16 scoppettieri a cavallo, de’ quali tu ti potrai valere come ti parrà alla giunta tua a Montecarlo. [8] E li altri uomini d’arme, infino in 40, si è ordinato che venendo drieto a questi si fermino a Fucecchio, donde tu ne potrai disporre quel ti parrà, e farli congiugnere con li altri per quella via che sarà piú commoda. [9] Dicemoti, e per questa ti replichiamo, come le genti del Gonzaga per tutto dí sabato o domenica prossima saranno in Val di Nievole, le quali hanno ordine di fare quel che tu ordinerai loro; e però lascerai al Vicario di Pescia quello che alla giunta loro le debbino fare. [10] De’ muli, se n’è ora ordinato piú dí fa infino in 165 in tutto, e maraviglianci che alla partita tua da Cascina e’ non fussino comparsi; crediamo che sieno venuti dipoi, e da Pierfrancesco Tosinghi sia stato loro commesso quello abbino a fare; e oltre a’ predetti muli ne ordinamo ieri cinquanta, e’ quali saranno a Bientina per tutto dí mercoledí, come ci richiese Pierfrancesco Tosinghi. [11] Circa al pane, si è sollecitato Giovambattista del Nero e Pierfrancesco Tosinghi; scrivemo a Prato, scrivemo al Vicario di Pescia che facessino tutto loro sforzo per mandare pane a Montecarlo, in modo che mercoledí sera vi fussi; e tu ti potrai servire, oltre alle vettuvaglie, delle bestie che ve lo aranno portato, perché aviamo commisso al Vicario di Pescia che ti accomodi di piú bestie che può della sua iurisdizione. [12] Di nuovo non ci è da scriverti molte cose di conto, se non che intendiamo per lettere de’ commissarii nostri del lato di sopra le genti del Duca essersi in maggior parte ritirate o resolute. [13] Vero è che abbiamo avuto qualche fiuto questa mattina che a Piombino è arrivato 200 fanti per a Pisa; intendendone meglio il vero, ti si scriverrà per altra nostra. [14] Bene vale. [15] Ex Palatio Florentino, die xxx maii mdiii.
[16] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
[17] N. M.
50
[1] Al Signore Giovanni da Gonzaga. [2] 31 maii.
[3] Ancora che noi ci persuadiamo che la Signoria vostra abbi ad ordine interamente la sua compagnia, tamen non aviamo voluto mancare d’una lettera al presente latore chiamato el Gonzaro da Perugia, el quale ci dice avere ad ordine xv buoni uomini d’arme da poterli fare cavalcare ogni volta. [4] Pertanto, quando vostra Signoria non avessi el numero de’ suoi uomini d’arme e questi tali fussino buoni e bene ad ordine, come ci hanno referito, ci farà piacere quella li accetti. [5] Alla quale ci offeriamo, que bene valeat.
51
[1] Generali Commissario contra Pisanos, Antonio Tebalduccio, concivi carissimo. [2] In campo.
[3] Magnifice vir etc. [4] Parendoci che la provisione del pane importi a cotesto esercito piú che nissuna delle altre, oltre a molte provisioni fatte per questo conto ci è parso mandarvi di qui xvi o 20 some di pane, le quali aviamo date in commenda ad Antonio di Ubertino presente aportatore. [5] Voliamo adunche che tu ordini che coteste genti se ne vaglino; e perché il commissario vostro non perda, farai che, a la giunta di detto Antonio, quelli che hanno cura del pane in campo de’ ritratti ordinarii li paghino ad un tratto la valuta di detto pane; o veramente, quando ti paia meglio, ordinerai a detto Antonio che lo venda come fanno li altri, e lui medesmo ne pigli el ritratto. [6] Bene vale. [7] Ex Palatio Florentino, die xxxi maii 1503.
[8] Decemviri Libertatis et Baliae, Reipublicae Florentinae.
[9] N. M.
52
[1] Vicario et Commissario Pisciae. [2] Die xxxi maii.
[3] Se noi ti scriviamo spesso d’una medesima cosa ne è cagione la importanzia grande che la si tira dreto, perché come tu sai sanza el provedimento del pane lo esercito nostro rimarrebbe a piè e perderebbe tempo con danno e spesa nostra gravissima. [4] E benché noi sappiamo che per te medesimo ti solleciti, di nuovo ti mandiamo questa in diligenzia e t’imponiamo non manchi di ogni termine opportuno e importuno di fare che cotesta comunità mandi a Montecarlo quanto pane ella può, in modo che domani a mezzodí ve ne sia piú somma sia possibile. [5] E per fare questo arai particularmente tutti gli uomini di cotesta terra che hanno in qualche parte el modo, e comandera’ne a chi 10 staia, a chi un sacco, e a chi piú e a chi meno secondo la qualità loro testificando a ciascuno che subito giunto el campo avranno el danaio loro e che tu se’ contento che non lo dieno altrimenti. [6] Di nuovo ti si ricorda questo provedimento importare quanto tutta questa città: nel quale se ti farai vivo ne acquisterai obbligo con questo Magistrato e con tutti e’ cittadini di questa Repubblica.
53
[1] Petro Francesco Tosingho Commissario. [2] Die prima iunii 1503.
[3] Questa mattina aviamo ricevute dua tue: l’una che contiene come ha’ auti e’ danari per a Livorno e la cagione perché non li hai mandati, di che ti commendiamo; con l’altra aviamo ricevuta quella d’Antonio che contiene la fazione del Val di Serchio, delle quali restiamo satisfattissimi. [4] E speriamo che come avanti ieri el guasto procedé galliardamente cosí ieri sia proceduto, e confidiamo in Dio che favorirà questa nostra causa. [5] Non ti diciamo alcuna cosa né de vettovaglie né d’altro, credendo che a questa ora abbi fatto el possibile per provederle.
[6] Ieri avemo lettere da Pierantonio Carnesecchi de’ 29 del passato date al Borgo a San Donnino in Lombardia, e ci fa intendere essersi abboccato con el Baglí di Can, e di qui andarne, con circa a 40 cavalli che sono, alla volta di Pontremoli, e per la via di Lucca venire a trovare el nostro campo o vero venirsene costí secondo che li tornerà meglio e piú securo. [7] Diamotene avviso acciò possa stare avvertito per intendere novella di lui e li possa dare alloggiamento quando e’ venga costí, e riceverlo, e intrattenerlo come merita. [8] Bene vale.
54
[1] Generali Commissario et Capitaneo adversus Pisanos Antonio Thebalduccio concivi nostro charissimo. [2] In campo.
[3] Magnifice Generalis Commissarie etc. [4] Fra ieri e questa mattina aviamo ricevuto 2 tue lettere di avanti ieri, tutte a due date a Filetto, l’una a xii ore la mattina, l’altra a 2 ore di notte. [5] E considerato prima il cammino da voi fatto per arrivare a quello alloggiamento e dipoi la fazione che avete eseguita tutto il giorno, ne restiamo satisfatti e te ne commendiamo sommamente. [6] E perché tu scrivi rimanerti da fare per ancora per due dí da quella parte del Serchio, crediamo non sia per essere arrivato questo dí a Montecarlo, come era nel primo disegno, e speriamo che vincerete in qualche modo con la prudenzia le difficultà del vivere. [7] E noi non abbiamo mancato, dal canto nostro, di fare il possibile perché a Montecarlo troviate grasso rinfrescamento. [8] E oltre a’ provvedimenti ordinarii, si è fatto fare forza a Prato e a Pescia di vettovaglie, e da tutti a due questi luoghi aviamo risposta che faranno il possibile. [9] Né ci bastando questo, vi abbiamo mandato circa xx some di pane di qui; e benché noi abbiamo dato intenzione a’ vetturali che lo hanno portato che fieno licenziati alla giunta loro costà, voliamo li adoperiate ad ogni bisogno del campo, quando vi occorra: tale che stiamo di buona voglia che muli non vi abbia a mancare, perché e’ se ne era ordinati in prima 165, dipoi ne aviamo ordinati cinquanta che furno iersera a Bientina, e poi questi xx che vengono col pane, che questa sera doverrieno essere a Pescia; e oltre a questo, il Vicario di Pescia ci ha promesso servirvene del paese di 40 o 50. [10] Potrete ancora ritenere quelle bestie che porteranno vettovaglie da Prato, in modo che crediamo sanza dubbio potrete fare a questa volta, e per conto di pane e per conto di bestie, sí grassa carovana che voi potrete stare in fazione 5 o vi giorni: il che desiderremo assai e ve ne confortiamo a farne il possibile. [11] Forze, oltra di questo, non vi mancono, sendo di già arrivato costí il signor Luca Savello co’ 3/4 della sua compagnia, el quale metterete in fazione con li altri; e se ti parlassi alcuna cosa della prestanza, allegando non la avere auta e non poter cavalcare etc., come e’ sogliono fare, ti facciamo intendere come insino qui elli ha aúto mille ducati d’oro e questo dí si gliene manda trecentocinquanta: e’ quali danari sono piú che non li tocca, non avendo seco se non xxiv uomini d’arme e 4 scoppettieri, che li viene a mancare alla condotta 15 uomini d’arme e 4 scoppettieri. [12] E cosí come noi scriviamo a lui, cosí li potrai dire tu, e questo è che ogni volta che li arà lo intero della compagnia, non li daremo lo intero della prestanza, né siamo per mancarli, e lui non debbe volere mancare a noi, come non crediamo voglia fare. [13] Le genti de’ Gonzaga sono oggi a Barberino e domani seguiranno la volta di Val di Nievole; però lascierai ordine al Vicario quello tu vuogli che le faccino e dove le si abbino a congiugnere teco; e parendoti da far loro intendere prima alcuna cosa, lo scriverrai a Pier Francesco Ridolfi che le conduce.
[14] Ieri avemo lettere da Piero Antonio Carnesecchi de’ 29 del passato, come si trovava insieme con il Baglí di Can al Borgo a San Donnino di Lombardia, e che si era volto con detto Baglí, che ha seco qualche 40 arcieri, per venire a cotesta volta per la via di Pontremoli; e verranne o in campo a trovarti o a Cascina, secondo li fia piú commodo e piú sicuro. [15] Diantene avviso a ciò possa valerti della venuta sua, e, intendendo di lui novella, ordinarli scorta e quello cammino parrà a te a proposito, perché e’ si abbocchi teco; e al Vicario di Pescia si è mandato una nostra a Piero Antonio Carnesecchi imponendo la mandi per quella via che creda poterlo rincontrare, per la quale si li scrive quanto noi desideriamo. [16] Tu troverrai a Montecarlo 200 ducati, de’ quali in qualche parte ti potrai servire per conto de’ marraiuoli, e ordinerai a Piero Pitti che ne ponga debitore le comunità di quelli uomini a chi e’ servono, a ciò sia in nostra libertà posserli donare loro o risquoterli. [17] Bene vale. [18] Ex Palatio Florentino. [19] Die prima iunii 1503, hora 10a.
[20] Decemviri Libertatis et Baliae Populi florentini.
[21] Postscripta. [22] Parci, a piú cautela nostra, dare ancora a te una lettera diritta a Piero Antonio Carnesecchi, del medesmo tenore che quella si è mandata al Vicario di Pescia. [23] Ingegnera’ti mandarla a detto Piero Antonio per quella via che tu creda incontrarlo, e se ti paressi da scriverli alcuna cosa o ricordarti alcuno particulare, lo farai. [24] Con la presente lettera ti saranno presentati in uno legato cinquecento ducati d’oro, e prima si era ordinato che il Vicario di Pescia, alla giunta tua di Montecarlo, te ne presentassi 200. [25] Voliamo che di questi 700 ducati ne dia 350 al signor Luca Savello, e delli altri 350 ti servirai per conto de’marraiuoli e dell’altre occorrenzie che alla giornata ti fieno di bisogno; e al Savello farai intendere quanto ti si dice di sopra, cioè che quando arà tutta la sua compagnia, si pagherà tutto el resto della prestanza. [26] Iterum vale.
[27] N. Malcla.
[28] Di quelli 350 ducati ti avanzono, oltre al signor Luca Savello, te ne servirai etiam in darne al Signor Governatore quelli ti parrà. [29] Dicta die.
55
[1] Magnifico generali Commissario Antonio Thebalduccio in castris adversus rebelles pisanos. [2] In campo.
[3] Priores Libertatis et Vexilliferi Iustitiae perpetuus populi florentini.
[4] Magnifice generalis Commissarie etc. [5] Perché li principi, e insieme con quelli tutte le republiche, debbono fare partecipi e’ sudditi e confederati loro di tutte le cose che tornono in onore e reputazione del loro governo e quieto vivere, a ciò che participando degli affanni e’ participino etiam del loro bene essere, ci pare, volendo seguire l’ordine di quelli, farti intendere come questo dí abbiamo nuove che iermattina con la grazia del nostro Altissimo Iddio fu pronunziato Cardinale dalla Santità del Pontefice il Reverendissimo Monsignore messer Francesco Soderini, Episcopo di Volterra. [6] Il che per esser dono raro e desiderato da quella Republica, e per ogni conto da stimarlo principio del bene essere di essa, e confusione delli rebelli e inimici nostri, ci pare ad ogni modo dartene notizia. [7] E ci piacerebbe tenessi modo che etiam in Pisa se ne intendessi, a ciò che, oppressi da noi e fondatosi per lo adietro in sulla speranza d’altri, vedessino quello potessino sperare; e insieme lo comunicherai con cotesti Illustri Signori, Governatore, Condottieri e Conestaboli, faccendone appresso ringraziare Iddio, il quale s’è degnato per la sua infinita bontà ornarne questa Republica e uno uomo di quella di un segno, quale lei per la sua grandezza e lui per le sue rare virtú e sapienzia hanno meritato. [8] Bene valete. [8] Ex Palatio Florentino, prima iunii 1503.
56
[1] Petro Francesco Tosingho. [2] Die secunda iunii.
[3] Ancora che questo dí non aviamo tue lettere non voliamo mancare di scriverti la presente e farti intendere come da Antonio Giacomini aviamo avviso per una sua di iarsera data a Filettole a 23 ore come egli avevono a quella ora espedita tutta la parte di là dal Serchio, e che questo dí ne venivono alla volta di Montecarlo per potere ritornare domani in fazione, trovandovi le vettovaglie; delle quali, come ti è noto, non crediamo che manchino. [4] E stiamo di buona voglia che quelle cose aranno el fine secondo el principio, e cosí a Dio piaccia.
[5] Ieri ti si scrisse quanto avamo da Pierantonio Carnesecchi circa el Baglí di Can. [6] Aviamo dipoi questo dí sue lettere date a Pontremoli a dí 29, e perché e’ chiede ad Antonio Giacomini scorta e provisioni di alloggiamento, e Antonio di scorta non lo può servire, e dàlli alloggiamento ad uso di campo, crediamo che ne verrà alla volta di cotesta terra dove bisogna lo onori, riceva e intrattenga ad uso del paese. [7] E, perché Piero Antonio ci scrive che noi ordiniamo che ’l Baglí truovi, o in campo, o costí in Cascina, 25 o 30 corazze, un maestro da farle, e broccati, e panni, e drappi da fare sopravveste (a che noi gli aviamo risposto ordini che detto Baglí mandi qui un suo uomo che sappi el gusto suo e vegga con l’occhio quelle cose che gli piacciono, perché altrimenti e’ non potrebbe essere bene servito), voliamo che, se alla giunta sua e’ ne facessi doglienza per non ve la trovare, difenda questa cosa con le ragioni sopraddette.
57
[1] Pierantonio Carnesecchi. [2] Die ii iunii 1503.
[3] Dopo la tua de’ 29 del passato data al Borgo a San Donnino, alla quale si rispose per doppie e ti si mandorno per le mani del Vicario di Pescia e per la via d’Antonio Giacomini, aviamo questo dí ricevuta la tua de’ 30 data a Pontremoli. [4] E di nuovo s’intende la buona disposizione di cotesto Signore e quello di che voleva essere proveduto in campo di corazze, drappi e altri abbiliamenti. [5] E benché per la nostra ti si dicessi quanto ci occorreva, nondimanco per questa te lo replichereno brevemente: e primum, occorrendo, del suo buono animo lo ringrazierai, mostrandoli come a questa città non è cosa nuova lo intenderlo; e usandogli in questa parte ogni termine per gratificarcelo. [6] E, quanto alle armi e altre cose da provederlo per in campo, non sarebbe possibile poterlo servire bene, come desideriamo, sanza intendere uno suo uomo che sapessi el gusto suo e indirizzassi e li maestri delle armi e de’ drappi a suo proposito. [7] E però farai in questa parte l’ofizio tuo e li dirai che, mandando uno, noi sareno per farli ogni favore e per farlo servire secondo el gusto e la mente di sua Signoria.
[8] Scrissetisi per altra come ci sarebbe suto grato che sua Signoria non fussi passata per Lucca, e, passandovi, t’ingegnassi che vi dimorassi il manco fussi possibile; e avvertissi di guastare tutti quelli che cercassino metterli in corpo qualche spirito non bene a nostro proposito.
[9] Crediamo arai fatto tutto secondo la commissione. [10] Piaceci, oltr’a di questo, el consiglio ci ha’ dato che noi scriviamo in Francia dolendoci de’ Guasconi e de’ Genovesi circa a’ favori fanno a’ Pisani. [11] E tu farai opera che etiam sua Signoria ne scriva alla Maestà del Re perché le lettere sua moveranno assai piú quella Maestà che quelle d’altri.
[12] Antonio Giacomini ci scrive come tu lo ricerchi di scorta e di alloggiamento. [13] Ci risponde che scorta non ti può mandare per essere in fazione e non potere sfornire el campo, e alloggiamento è per darvi ad uso di campagna. [14] E però bisogna, quando vadi alla volta del campo, che tu scusi e, non ti parendo andare securo, ti volga alla volta di Cascina per quella via che sarà piú secura e di quivi, poi, potrai andarne alla volta del campo.
58
[1] Bernardo de Medicis. [2] 2 iunii.
[3] Noi aremo a rispondere alla tua circa la pratica di Pulidoro, il che differireno ad altra nostra, e tu intanto intratterrai la pratica. [4] Per questa solo ti significhiamo come s’intende di Francia che quella Maestà ha imbarcati 3 mila Guasconi per mandarli al soccorso di Napoli, e ci fanno intendere come e’ disegnano per avventura smontare in cotesta terra per andare poi al loro cammino per terra. [5] Di che ti diamo notizia, desiderando che tu faccia in questo caso dua cose: l’una, t’ingegni, venendovi, usare ogni termine con quelli, che non smontino ma ne vadino a smontare a Piombino o in altro porto mostrando loro la carestia del vivere e con quanto loro sinistro e’ sono per essere costí. [6] E se bisognassi dare a’ capi loro perché non smontassino qualche danaio, lo farai, e noi te li fareno buoni. [7] Pure perché potrebbe essere che volessino smontare in ogni modo, ci pare che tu pensi come per li loro danari e’ si possino pascere per quel tempo stessino costí; e però ti ordinerai a questo e vedrai se di grani nuovi ti potessi servire quando la venuta loro differissi 10 o 12 giorni, e cosí che provedimento possa fare di gran’ vecchi, e quel che bisognassi fare per provedere; e di tutto ci darai notizia.
[8] Perché tu ci hai scritto per piú tue delle barche cariche di vena che tu hai ritenute, voliamo che quelle facci discaricare; e terrai la vena appresso di te e non ne lascerai fare bottino, né alienarla in alcun modo sanza nostra commissione, ma la terrai in tutto a nostra stanza. [9] Vale.
59
[1] Eidem. [2] Die iiii iunii 1503.
[3] Per questa tua de’ ii del presente intendiamo come tu se’ giunto in Lucca con la Signoria del Baglí e come per il cammino hai aúto disagi e affanni assai per il disagio di quello Signore e mala contentezza degli uomini suoi. [4] Il che non ci potrebbe piú dispiacere, ancora che noi crediamo sua Signoria, sendo prudentissima, ce ne arà escusati per la qualità de’ tempi. [5] E, perché noi desiderremo che, dopo un disagio sopportato da sua Signoria, quella non entrassi cosí subito in uno maggiore, ci pare che tu conforti detto Signore a non si transferire per ora in campo: ma andarne in Cascina dove potrà stare qualche dí con piú suo commodo e etiam potrà aspettare di armarsi come desidera. [6] E noi, perché e’ sia servito a punto delle armi per la persona sua, mandereno a Cascina un maestro di corazza a prenderli la misura, con la quale possa subito farli qui una corazza a suo proposito. [7] E dell’altre cose che lui vuole e addomanda, dirai che ci mandi uno bene informato della intenzione sua e de’ sua uomini, il che non si fa per nessuno altro conto se non perché sia servito meglio e piú a suo proposito; e noi siamo per favorirlo qui in ogni cosa.
[8] Ingegnati di fare quanto t’imponiamo perché ci sarà grato che sua Signoria si tenga bene contenta di noi. [9] E perché noi siamo contenti che, come tu se’ arrivato a Cascina, te ne venga, li potrai tanto piú fare fede che sarà bene servito d’ogni suo desiderio. [10] E perché possa trovare a Cascina qualche rinfrescamento, si manda questo dí trebbiano e qualche altra cosa da rinfrescarlo; el quale, quando non fussi giunto allo arrivare suo a Cascina, non doverrà differire molto poi.
[11] Avendo scritto, troviamo che ’l migliore maestro di corazze che sia qua ne è venuto alla volta di campo. [12] Al quale noi aviamo mandato dreto e impostoli venga a trovare la Signoria del Baglí a Cascina, dove vogliamo ad ogni modo t’ingegni farlo alloggiare.
60
[1] Antonio Iacomino. [2] Die 4 iunii 1503.
[3] Questa tua lettera di iarsera ci ha dato dispiacere grande perché ci persuadavamo ti avanzassi vettovaglia per queste giornate che dovevi fare. [4] E, essendo venuto oggi qui Giovambattista del Nero, lo avemo a noi e gli leggemo la tua lettera, di che lui ancora mostrò maravigliarsi. [5] E afferma che, computando questo secondo provedimento di pane con quello primo, dice questo secondo essere maggiore el doppio e, essendo quello bastato 4 dí, non può credere che questo non basti cinque. [6] Noi li aviamo replicato che bisogna sforzarsi e abbundare in questi casi, e lo aviamo subito fatto rimontare a cavallo per inspignere piú pane può a Montecarlo secondo l’ordine tuo; il che ci ha promesso fare dicendo averne del fatto a Fucecchio e nelli altri luoghi circunstanti. [7] E cosí siamo rimasti che facci e ci reposiamo sopra le promesse sua, avendo el tempo addosso breve e non possendo provedere altrimenti. [8] E tu ordinerai come hai scritto che la scorta vadia per esso a Montecarlo.
[9] Quanto al Balí di Can si è fatto intendere a Piero Antonio Carnesecchi che vegga di condurlo a Cascina pensando che sia piú a proposito per essere scemata la sua compagnia, che si posi là qualche dí; sí che, avendo a riscrivere a Pierantonio, li farai intendere el medesimo. [10] E, quanto alla lettera che ’l Baglí ti ha mandata, ci piace abbi mandato a Lucca un tuo cancelliere ad iustificare le querele de’ Lucchesi. [11] E cosí farai per lo avvenire, iustificando da una parte, e dall’altra faccendo tutto quello che tu giudichi essere in onore e utile della città nostra sanza respetto alcuno, perché sappiamo che alla Maestà del Re dispiace assai che noi siamo bistrattati e malmenati da’ vicini nostri. [12] Vale.
61
[1] Pierantonio Carnesecchi. [2] Die 6 iunii 1503.
[3] Iarsera comparsono le lettere tua de’ 4 dí, e parci ti sia governato prudentemente nelle cose occorse mentre se’ stato in Lucca, ne’ parlamenti si sono fatti fra e’ Lucchesi o e’ Pisani con el Baglí. [4] E, perché tu ci ricerchi di sapere come ti debba governare nella pratica de’ Pisani, ti facciamo intendere che nostro desiderio è che tu attenda a tagliare tutte le pratiche che si ponessino avanti, perché giudichiamo essere piú a proposito nostro levare via questi parlamenti che se s’intrattenessino: in che userai ogni diligenzia. [5] E, quanto a’ Lucchesi, ti commendiamo non avere lasciato appiccare pratica che gli abbino a tenere uno uomo appresso al Baglí, perché sarebbe dannoso, come tu intendi. [6] E quando egli occorressi che di nuovo si avessi ad iustificare la mente loro verso di noi, farai intendere al Baglí che, se ne vuole essere chiaro, presto gli richiegga di qualche cosa che torni in gran benifizio nostro o del nostro esercito e da quello potrà facilmente conietturare lo animo loro. [7] Noi crediamo secondo el tenore di queste tue lettere che tu sia ito alla volta del campo con el Baglí, né vogliamo parta da lui mentre che gli sta in campo; anzi seguirai d’intrattenerlo e li presenterai l’alligata de’ nostri Signori e gli comunicherai gli avvisi infrascritti. [8] Siamo bene contenti te ne torni come egli è arrivato a Cascina e non prima.
62
[1] Al Vicario d’Anghiari. [2] Die vi iunii.
[3] Noi consegnamo la campana di Monte Aguto a cotesti uomini. [4] Ci promesse, chi era qui per cotesta comunità, che ordinerebbe che cotesto comune disferebbe al tutto Monte Aguto: il che non ha per ancora aúto effetto. [5] E, perché noi desideriamo che questa cosa abbi effetto, voliamo tenga modi che, sanza mettere tempo in mezzo, la si espedisca. [6] Ma, avendone aúto per lo addreto commissione Giovanni Ridolfi, Capitano d’Arezzo, t’intenderai seco e ordinerai insieme con quello quanto fia da operare in questo caso, nel quale voliamo usi diligenzia. [7] Vale.
63
[1] Antonio Iacomino. [2] Die iiiiii iunii 1503.
[3] L’ultima che noi aviamo da te è de’ iiii del presente, data a 22 ore, e con piacere aviamo inteso la fuga delli inimici e l’ordine vostro nelle fazione ordinate. [4] E perché noi aviamo ordinato che a Montecarlo vadia continuamente rinfrescamento di pane, non diremo altro intorno a questa parte, sperando che ne sarai provisto abbundantemente secondo che Giovambattista del Nero ne ha promesso.
[5] E esistimando noi che fra tre o 4 dí si possa avere fornita cotesta fazione, ci pare da pensare quello si avessi a fare di cotesto esercito perché e’ non perda tempo. [6] E benché noi di questo ne vogliamo al tutto el consiglio tuo, e del Governatore, e di cotesti altri nostri condottieri, nondimanco, considerato questa cosa a largo, pensavamo se fussi da fare la ’mpresa di Vico o di Libbrafatta o della Verruca. [7] E quando e’ fussi da fare alcuna di queste, vorremo intendere da voi particularmente quello ve ne occorressi, cioè in quanto tempo crederresti assolverla, che provisioni vi bisognassino, cosí di polvere, artiglierie e munizioni come d’ogni altra cosa che è necessaria a la espugnazione d’una terra quale è Vico o alcuna di quelle; non lasciando addreto in questo parte alcuna.
[8] E perché tu hai tocco un motto nella tua lettera che e’ grani ti paiono troppo soprastati e che e’ Pisani se ne potranno servire in parte, ci è venuto in considerazione se fussi da non si gittare a Vico cosí ora, ma da fermarsi in Val di Serchio in luogo con lo esercito che ’ grani per li nostri si potessino guadagnare e che se ne valessi il paese nostro: perché tale cosa merita di essere ad ogni modo considerata, sendo dannosa e vituperosa per noi quando e’ Pisani si valessino del grano che noi avessimo segato loro. [9] Però considerrete e esaminerete questa parte, se fussi da fermarsi in qualche parte costà a questo effetto. [10] E possendosi fare e parendovi da farlo, ci avviserete quello che si avessi in questo caso a fare dal canto nostro, e con che ordine, e per che luogo vi si avessino a porgere le vettovaglie. [11] Né mancherete nell’una e nell’altra deliberazione di considerare a tutto e subito ci darete particular notizia della deliberazione vostra, perché nostro desiderio è che non si perda una ora di tempo. [12] E però ci darete al tutto notizia di quanto vi occorressi fare dopo cotesta impresa.
[13] Sarà con questa una lettera a Pierantonio Carnesecchi e una al Baglí, a’ quali le farai presentare sendo costí, e, sendone iti a Cascina, te la serberai perché ne aviamo mandato le copie per quelle vie. [14] E, quando el Baglí sia costí, come crediamo, conferirai con lui tutto il di sopra e piglierai parere da quello come dagli altri nostri condottieri. [15] Vale.
64
[1] Petro de Ciachiis Potestati Collis. [2] Die 7 iunii 1503.
[3] Circa gli uomini venuti costí armati per pigliare la possessione della badia di Cerreto, ci pare che la sia facile cosa a resolverla perché, se vi vengono con buone ragioni e sanza contesa e truovino da pigliare la possessione, ci pare che tu gli debba favorire, portandosi loro onestamente e ponendo giú l’arme come è conveniente. [4] Ma, quando le ragioni loro non fussin liquide, o bisognassi loro usare la forza a pigliare la possessione, voliamo che a nessun modo lasci sforzare persona o seguire costí alcuno scandolo, ma dirai loro che venghino qui all’ordinario, che noi sareno per fare loro ragione in modo non si potranno dolere. [5] Vale.
65
[1] Petro Francesco Tosingho Commissario Cascinae. [2] 7 iunii 1503.
[3] Non potendo noi mandare rinfrescamento di danari a’ fanti comandati e deputati a guardare cotesti luoghi all’intorno, non ci occorse piú presto espediente a provedere a detti luoghi di guardie che uno de’ dua, e questo è fare venire di cotesti nostri uomini all’intorno che sono fedeli o fare venire uno 80 o 100 fanti di campo. [4] E scrivendoci tu che la prima provisione è impossibile per essere gli uomini occupati nelle faccende loro e che la seconda sarebbe tarda, non veggiamo che provedimento si possa di qua fare per noi, che possi essere a tempo; con tutto che se ci fa dificultà di danari a provedere e’ comandati ci sarebbe tanta maggiore a soldare un nuovo conestabole. [5] E però noi ritorniamo a quello medesimo rimedio che ti avamo dato per altra nostra e questo è fare venire un conestabole di questi; e dubitando di non venire securi, potrai scrivere che vadino a Montecarlo quando e’ vi va la scorta per le vettovaglie e poi pigli la via a cotesta volta. [6] Né il campo se ne verrà a sfornire per esservi di piú che quando egli entrorno in Val di Serchio e’ cavalli de’ Savelli e quelli da Gonzaga; e però ci pare vega di provvedere a coteste terre per quella via.
[7] Con questa sarà un bullettino e una lettera che va a Bernardo delli Albizi. [8] Vorremo usassi diligenzia di mandarliene súbito e per uomo a posta e a noi farai fede quando el bullettino gli sia suto presentato.
[9] Avendo scritto fin qui, aviamo la tua di oggi per staffetta con la d’Antonio Giacomini, alla quale rispondiamo per la alligata, e perché importa te la mandiamo per staffetta. [10] Voliamo la legga e ne faccia copia e per doppie vie la mandi in diligenzia grandissima al tuo collega.
66
[1] Antonio Iacomino Commissario in castris. [2] vii iunii.
[3] Ieri ti si scrisse per due vie, e ti ricercamo di parere circa al procedere con cotesto esercito, dato che fussi el guasto. [4] E attendendone risposta, aviamo ricevuto la tua de’ 6 data ad ore 3 di notte, la quale ci ha dato piacere, intendendo come avete fatto gran fazione, e da un altro canto ci ha recato molestia assai per dua cagioni: l’una, intendendo che e’ Pisani hanno sgombero in Pisa la maggior parte de’ grani di Barbericina e San Rossore, l’altra, affermando voi detti Pisani potersi valere facilmente de’ grani tagliati da noi.
[5] Crediamo che voi non aviate possuto ovviare alla prima cosa di non lasciare quelli grani entrare in Pisa: perché pensiamo che voi sappiate quanto e’ sia poco a proposito nostro. [6] A che non si sendo fatto rimedio, desiderremo almeno che a quest’altro si rimediassi; e questo è che e’ Pisani non si valessino de’ grani tagliati, perché ci pare questa cosa, oltre al danno grave che se ne riceve, se ne guadagni ancora una infamia gravissima. [7] E desiderando per questo sopra a modo che con ogni oportuno rimedio vi si rimedii, t’imponiamo facci ogni opera che cotesto esercito non parta di costà se non ne seguiti dua effetti: l’uno, che ’l guasto sia dato tutto e in ogni lato, l’altro, che ’l grano gittato in terra si riduca in modo che e’ Pisani non se ne possino valere. [8] E in questo userai tutti quelli termini che tu vi giudicherai oportuni: come sarebbe o ridurlo in luogo che se ne potessin valere e’ nostri, o farne monti e ardello o disperderlo per qualche altra via che può occorrere a te; di che noi non possiamo dartene ordine. [9] Stiamo solo di buona voglia che, intendendo tu per questa, insieme a cotesti signori condottieri, el nostro desiderio, non mancherai di ogni forza per eseguirlo. [10] E bisognando come è necessario rinfrescamento di vettovaglie, mandarai a Montecarlo la scorta dove Giovambattista del Nero ci scrive avere condotto di nuovo 20 moggia di pane.
[11] Ingegnera’ti ancora che ’l Baglí con instanzia ricerchi e’ Lucchesi di transito securo per il loro dominio delle vettovaglie da portarsi costí; e, possendo averlo, ordinerai come le si abbino a condurre, e dara’ne avviso. [12] E se nel mandare e’ muli nostri per le vettovaglie a Montecarlo ti paressi da caricarli di cotesti grani, lo farai.
[13] Conforterai ancora cotesti soldati a seguire con quello amore hanno fatto perché noi pensiamo continuamente come possiamo al tempo satisfare loro, di che non si mancherà. [14] E però quelli satisfaranno a noi dando cotesto guasto affatto e operando che ’ nimici non si vaglino di quello che è segato o che si segassi. [15] Vale.
67
[1] Nicholao de Guicciardinis Vicario Pisciae. [2] Dicta die.
[3] Poi che lo esercito nostro è tornato verso Bientina, abbiamo scritto a Prato e a Pistoia inviino quelle genti da Gonzaga alla volta di Fucecchio, come tu ne ricordi; e quando e’ fussino trascorsi infino costà, gli farai inviare subito a la volta di Bientina, perché voliamo si coniunghino con l’altre nostre genti.
[4] E’ ci dispiacciono assai le disonestà de quelli sbanditi pistolesi. [5] Crediamo che questi commissarii vi provedranno, e tu, o con comandati, o per qualche altro mezzo, vedrai se fussi possibile snidiarli e porre loro le mani addosso. [6] Vale.
68
[1] Commissariis in castris. [2] Die viiii iunii 1503.
[3] Per due vostre di ieri intendemo l’arrivata del campo a San Giovanni alla Vena. [4] Dipoi questa mattina intendemo la deliberazione di cotesti Signori e come si volgono per impresa piú espediente a la espugnazione di Vico, la quale opinione vostra, avendo messa in pratica in numero di molti savi cittadini, tutti unitamente si sono resoluti che tale impresa di Vico si faccia; e noi per quanto si aspetta allo Ofizio nostro, non voliamo mancare a quanto si è consigliato. [5] E cosí voi, infino che le provisioni vengono, non mancherete a quanto giudicherete potere fare in benifizio nostro e in danno de’ nimici. [6] E noi, sendo disposti come di sopra, aviamo questo dí inviato dua cannoni, e polvere, e altre munizioni in quella quantità che da el Proveditore nostro vi sarà dato particulare notizia; alla giunta delle quali potrete cominciare a fare tutto quello che vi porrà innanzi la occasione, la quale non vorremo perdere, né straziare el tempo in alcun modo.
[7] Intendiamo oltr’a di questo, per la vostra di questa mattina, come e’ 100 cavalli leggieri della comunità di Bologna vorrieno partire: e parendoci da non gli soprattenere piú tempo, siamo contenti diate loro licenzia a loro posta. [8] E perché e’ sieno bene alloggiati per il cammino e che né loro, né ’ nostri sudditi patischino, ci pare li facciate accompagnare ad ogni modo per infino in su e’ confini, e piglierete per questo esercizio o Piero Francesco Ridolfi, o Lorenzo Spinelli, o altro chi vi pare a proposito. [9] E, perché cotesti capi de’ balestrieri intendino che noi ci tegnamo satisfatti di loro, sarà con questa due lettere una al Reggimento di Bologna, l’altra al Signore messer Giovanni Bentivogli, le quali darete a’ capi di detti balestrieri che le portino con loro.
[10] Sarà con questa ancora una nostra a Lorenzo Spinelli, per la quale se l’impone se ne torni, quando da voi non li sia ordinato accompagni le gente de’ Bentivogli a’ confini.
69
[1] Commissariis in castris. [2] Die x iunii 1503.
[3] Iarsera per l’ultima nostra intendesti la deliberazione fatta da noi di volere fare ad ogni modo la ’mpresa di Vico e come e’ si era digià dato ordine di apprestare le provisione che a tale espugnazione sono necessarie. [4] E questa mattina si è fatto assai buono fondamento, avendo vinto in Consiglio Maggiore provisione di danari a tale effetto. [5] E come voi vedete che noi non siamo per mancare di fare el possibile di quanto si aspetta a noi, cosí è necessario che dal canto vostro facciate el medesimo.
[6] E benché per voi medesimi siate prudentissimi e benissimo cognosciate e’ meriti di questa cosa e le difficultà che sono qui in fare vivo el danaio, parci nondimeno si aspetti a lo Ofizio nostro recordarvi inter cetera dua cose principali: la prima, che ci affatichiate solamente delle cose necessarie acciò che noi piú facilmente le possiamo espedire e etiam chi le ha a condurre con esso noi non sia forzato tirarsi addreto sbigottito per la dificultà di esse; l’altra che vi si ricorda non è di minore importanza: e questo è che avanziate tempo in tutte le cose che si potessino fare per voi e v’ingegnate ire colla ’mpresa quanto voi potete piú avanti con questa paga. [7] Il che non vi doverrà essere difficile, intendendo cotesti soldati la provisione fatta e essendo certi di avere ad avere la paga al tempo ad ogni modo; di che voi di nuovo ne potrete fare loro fede e non che di questa paga che di prossimo debbe venire, ma dell’altre ancora, perché nostro animo è, Deo dante, tenere cotesto esercito in campagna tutta questa state.
[8] E perché e’ non manchi da noi, questo dí vi si sono inviati di nuovo dua cannoni e uno passavolante con piú altre munizioni come vedrete per la inclusa nota, e tuttavolta si ordina per adempiere quello che manca iuxta la possibilità nostra. [9] E voi consegnerete dette munizione a chi si aspetta e ordinerete che le si spendino utilmente; e se ne facci tale riguardo che s’intenda non essere ite male, come molte volte è intervenuto. [10] E vogliamo a satisfazione nostra ci mandiate nota particulare per la prima vostra lettera quante pallottole da cannone e passavolante, quante libbre di polvere, quante lance o lunghe o alla stradiotta, quante gavette da balestra, quanta fune, quanti stoppini, quanto ferro per fare dadi vi trovate costí in Cascina infino a questo giorno. [11] Oltr’a di questo circa lo ingegnere e carradore che voi chiedete, di tutto sarete provisto, e a Volterra si è scritto che vi sia mandato un maestro Giovan di Lione, bombardiere, con el quale voi converrete del prezzo come vi parrà iusto; e ne darete avviso.
[12] Perché noi desiderremo provedere di guardie Lari e Rasignano e etiam mandare qualche numero di fanti in Val di Nievole per reprimere a molte disonestà che fanno in quella valle quelli sbanditi pistolesi, voliamo che per la prima vostra ci avvisiate, disegnando noi servirci d’un centocinquanta fanti a’ sopraddetti effetti, di che Conestaboli a voi occorrerebbe accommodarci. [13] E perché quelle cose di Val di Nievole non possono essere in maggiore disordine, per avanzare tempo ci pare che subito facciate ire a quella volta el Signore Giovannantonio dal Monte colla sua compagnia de’ cavalli leggieri e lo indirizzerete al Vicario di Pescia.
[14] In risposta alle vostre ultime di iarsera e di oggi ci piace intendere per la prima la buona speranza ne date di avere al certo e con prestezza ad espugnare Vico, in su la quale speranza si è fatto el provedimento di che sopra vi si dice. [15] Speriamo non ne avere a rimanere ingannati. [16] E quanto alla vostra di oggi aviamo aúto dispiacere grandissimo di quelli fanti entrati in Vico, e, come noi crediamo che a questi non si sia possuto ovviare, cosí siamo in fermo credere darete per lo avvenire tale ordine che una simile cosa piú non segua. [17] E perché voi possiate spendere qualche cosa nelli estraordinarii vi si manderà questa sera cinquanta ducati d’oro.
[18] Aviamo ricevuto le lettere della Signoria del Baglí: alla voglia si è provisto volentieri per avere inviato du’ altri cannoni e uno passavolante. [19] Al quale non si scrive altrimenti, e voi supperirete in nostro nome a bocca e lo ringrazierete della buona lettera scrive al Legato in favore nostro. [20] Delle nuove di Napoli non aviamo che dirli se non che s’intende quelli Franzesi che sono in sul Garigliano e a Gaieta stare di buona voglia, per avere aúto vettovaglia di mare e aspettare gran soccorso di terra. [21] La corazza si ordina tuttavia e sarà fatta subito e in modo che sua Signoria se ne satisfarà.
[22] Potrete consegnare e’ cinquanta ducati vi si manderanno per li straordinarii a Lorenzo Bettini, costí Proveditore, el quale gli paghi come gli ordinerete e ce ne renda dipoi conto. [23] Vale.
70
[1] Iohanni de Ridulphis Capitaneo et Commissario Arretii. [2] Die xi iunii.
[3] Questa mattina ci fu presentata la tua de’ dí 9 del presente responsiva ad una degli antecessori nostri circa el caso di Monte Aguto. [4] E abbiamo inteso quanto di’ avere visto con l’occhio, insieme con el Vicario di Anghiari, e la dificultà che tu ne adduci del gittarlo in terra, e li modi che a te occorrerebbono, e la deliberazione ne avete fatta. [5] Commendiamo tutto, parendoci bene considerato e facile, e per darti piú facilità a seguire el tuo ordine sarà con questa alligata una al Vicario della Pieve che lo ricerca facci concorrere quelli uomini a la spesa, per la opera da te disegnata. [6] Varra’ti della lettera come ti parrà, e a lui scriverrai appunto el bisogno perché ci rimettiamo a te.
[7] Quanto al rinvenire chi avessi tolti e’ ferramenti tratti di quello castello, non potremo piú desiderare che tu lo facci; a che andrai dreto. [8] E avendosi in tale caso per il Magistrato nostro a fare cosa alcuna, ce lo scriverrai.
[9] Di nuovo non aviamo da dirti alcuna cosa se non che ’l campo nostro dua dí fa per la grazia di Dio finí di dare interamente el guasto a’ Pisani e molto felicemente; e oggi si truova a San Giovanni alla Vena per porsi allo intorno di Vico, il che fia fra pochi giorni perché aviamo digià inviato l’artiglierie. [10] E iermattina si vinse una provisione in Consiglio Maggiore di 40 mila ducati per possere stare tutto questo anno in su la ’mpresa.
71
[1] Die xi iunii. [2] Leonardo de Antinoris Vicario et Commissario Plebis Sancti Stephani.
[3] Tu sai come piú mesi sono si ordinò di ruinare Monte Aguto per dare esemplo alli altri sudditi nostri di portarsi bene e per levare un nidio che potessi in qualche tempo fare trista vicinanza a cotesto paese. [4] E avendo inteso come detto Monte Aguto ha in piè le mura delle case e del castello, e che facilmente si potrebbe ridurlo in guardia, aviamo deliberato che non stia piú cosí ma al tutto farlo ruinare insino alle radice. [5] E scrivendoci el Capitano d’Arezzo come e’ corre in tale opera qualche spesa, ci pare tale spesa compartirla fra quelli populi che di tale demolizione ne hanno guadagnato: fra e’ quali sono cotesto vicariato della Pieve, che ne restono sgravati lo anno di lire novanta. [6] Voliamo addunque che, scrivendoti detto Capitano d’Arezzo alcuna cosa di questo e dandoti commissione di trarre da cotesti nostri fedelissimi qualche danaio a tale effetto, lo faccia con quella diligenzia e industria che se da noi ti fussi ordinato. [7] Vale.
72
[1] Giovambattista del Nero. [2] Die xi iunii 1503.
[3] Abbiamo la tua di ieri e intendiamo quello scrivi. [4] E quanto all’Offizio tuo espirato con lo Ofizio degli antecessori nostri, parendoci che la opera tua sia costí necessaria ti aviamo raffermo con el medesimo emolumento avevi per lo addreto da loro. [5] E perché tu ci di’ di certe spese fatte, farai di tenerne un poco di conto da parte, cosí delle fatte come delle a farsi, e noi ti usereno sempre discrezione come ha meritato l’opera tua buona.
[6] De’ grani che tu hai e delle farine del comune, hai ad intendere questa essere in summa la intenzione propria, cioè che ’l campo se ne serva e che non se ne perda. [7] E avendo a stare el campo insieme come ha, t’intenderai di nuovo co’ commissarii in che modo per lo avvenire e’ si abbi a provedere e quello si abbi a fare per te, e ce ne darai avviso. [8] E quanto ad el rivedere e’ conti a Filippo e a Lorenzo e a’ comuni, lo farai quanto prima meglio; e a noi darai notizia particulare d’ogni cosa acciò possiamo sapere dove ci troviamo, e che non segua errore. [9] E bisogna ce ne dia buona instruzione, per essere nuovi in su questa cosa e suta infino qui maneggiata dagli antecessori nostri. [10] Vale.
73
[1] Die xii iunii 1503. [2] Commissariis in castris.
[3] Avendovi questa mattina scritto per staffetta e ricercovi di quanto desideriamo intendere da voi, e circa el principio, e circa ’l fine di cotesta impresa, non vi scriverremo questa sera se non desiderassimo servare l’ordine nostro consueto di scrivervi ogni sera.
[4] E molto piú ci costringne a questo el desiderio abbiamo che voi acceleriate in cotesta espugnazione perché una ora ci vale mille per le cose che in questi tempi corrono; ricordandovi che la speranza avete dato che cotesta impresa di Vico sia per riuscire presto ha fatto vincere quella provisione, di che vi si dette notizia per altra nostra. [5] La quale a volere fare viva, e che ’l danaio si possa annoverare, bisogna che qui s’intenda che voi aviate piantato e’ nostri cannoni alle mura e che voi, sanza intermissione di tempo, seguitiate nella impresa gagliardamente e sollecitamente. [6] Di che non dubitiamo punto, ma vi sollecitiamo con tanta instanzia, conoscendo essere cosí el bisogno della città nostra e cosí convenirsi a noi, volendoci iustificare e disobbligare da quello a che ci constringe el debito dello Ofizio nostro.
[7] In risposta alla vostra di iarsera, data ad ore 24, vi diciamo quanto a Giuliano da San Gallo e alla rassegna per coteste gente d’arme che di nuovo si hanno a scrivere, che domani di buona ora si manderà l’uno e l’altro. [8] E questa mattina vi si mandorno el resto delle pallottole e molte altre cose, come vedrete per la inclusa listra, e cosí de’ danari per spendere alla giornata vedreno di mandarvene domani qualche somma. [9] Bene valete.
74
[1] Generalibus Florentinis Commissariis contra Pisanos, concivibus reverendissimis. [2] In campo.
[3] Magnifici generali Commissarii etc. [4] Aportatore della presente sarà ser Rafaello Ronca notaio della condotta, il quale viene costí insieme con uno mariscalco mandato da noi per rassegnare quelli uomini d’arme che restono. [5] Non ci è parso intrare in altre spese per fare questa rassegna, confidando che voi la facciate fare alla presenzia di uno di noi, e non accettiate se non uomo e cavalli conveniente. [6] Bene valete. [7] Ex Palatio Florentino, die 13 iunii 1503.
[8] Decemviri Libertatis et Baliae, Reipublice Florentine.
[9] N. M.
75
[1] Commissariis in castris. [2] Die 14 iunii 1503.
[3] La vostra lettera, data questa notte a 7 ore, ci dette e piacere e speranza grande di quello che è poi seguíto, come per l’altra vostra data a’ 9 intendemo: cioè Vico e la fortezza essere venuta nelle mani nostre. [4] La quale nuova è stata da tutta questa città ricevuta con allegrezza grande; e ciascuno, insieme con esso noi, ne ringrazia sommamente lo onnipotente Iddio e ne esalta e lauda con infinite laude la virtú del Signore Balí e del Signore messer Ercole, e di cotesti altri signori e condottieri nostri, e ne commenda la vostra diligenzia e amore verso la patria sua.
[5] E ciascuno crede che questo principio buono e felice ci abbia a partorire presto frutto piú desiderato da noi, e di che ne abbi a seguire maggiore onore e utile a cotesto nostro esercito. [6] E perché noi conosciamo quanta sia la prudenzia di cotesti capitani e cosí quale sia la diligenzia vostra, e come voi conoscete che la fortuna buona si fa ottima con lo andare avanti e usare bene l’occasione, né lasciare freddare la caldezza del vincitore, né respirare a chi perde, pensiamo che subito voi arete digià pensato di andare avanti e levarsi dinanzi alli occhi la Verrucola, la quale ci è stata sempre una continua molestia e uno impedimento a cotesti nostri luoghi all’intorno e aiuto non piccolo alli nimici. [7] E tanto piú crediamo vi sarete volti ad espugnarla, e noi tanto piú desideriamo lo facciate, quanto per altri tempi e da chi è capo di coteste genti è stata giudicata tale impresa non molto difficile. [8] Desideriamo addunque che voi la facciate subito e sanza perdere una ora di tempo, perché non perdereno tempo ancora noi in dare la paga a cotesti soldati nel tempo debito.
[9] E quando pure in questa impresa voi vedessi qualche difficultà, la quale non crediamo, ce ne darete subito risposta, significandoci lo animo vostro e opinione di cotesti signori capitani, perché, come vi si è detto, el desiderio e voglia nostra è che non si perda una ora di tempo. [10] E ci avviserete, quando tale impresa non paressi da farsi, quello vi occorra: e cosí quello che fussi da fare poi faccendo la ’mpresa della Verucola e avendola espugnata. [11] Vale.
76
[1] Die xiiii iunii 1503. [2] Francesco Temperani Capitano di Livorno.
[3] Noi intendiamo, per una lettera dello Oratore nostro a Roma, come d’ora in ora dovevono imbarcarsi tre Ambasciadori pisani in su ’n un galeone genovese per tornarsene a Pisa. [4] E perché lo averli nelle mani nostre ci sarebbe utile assai per molte cagioni, che per te medesimo puoi intendere, voliamo vega se colla nave che è costí, e condotta da noi, insieme con qualche altro aiuto del porto potessi fare porre loro le mani addosso: di che farai ogni pruova. [5] E se ti paressi da darne notizia a Pulidoro acciò che, capitandogli fra le mani, e’ sapessi come se ne avessi a governare, lo farai: perché a noi parrebbe a proposito gliene scrivessi. [6] Valete.
77
[1] Leonardo de Antinoris. [2] xiiii iunii 1503. [3] Alla Pieve.
[4] De’ xii del presente è l’ultima tua, per la quale s’intende come di costí passa qualche cavallo spicciolato che si partono di quello di Castello e ne vanno in Lombardia. [5] Sopra che non ci occorre darti altra instruzione particulare se non rimettercene al iudizio tuo; e noi crediamo che le sieno gente del Duca che si risolvino e ne vadino a casa loro; il che quando sia, e che le passino per li fatti loro, ci pare gli lasci andare al loro viaggio, intendendo nondimeno sempre destramente delle qualità loro, donde vengono e dove vanno.
[6] Arai inteso come questa mattina per la grazia di Dio si è recuperato Vico Pisano con la fortezza e seguireno nella vittoria, piacendo al nostro Signore. [7] Vale.
78
[1] Commissariis in castris. [2] Die xiiiii iunii 1503.
[3] Continuamente le lettere vostre ci danno piacere assai conoscendo per quelle, oltre alle cose che felicemente sono infino qui successe, ancora una ottima disposizione in cotesti signori condottieri e una sollecitudine in voi sopr’alla quale non potreno desiderare alcuna cosa. [4] E ci piace assai che voi prima abbiate mandato quelli colonnelli verso la Verruca, dipoi abbiate disegnato levarvi domattina e ire col campo alla Caprona, il che crediamo farete ad ogni modo e arete espedito quelle artiglierie arete disegnate per la impresa della Verruca. [5] E noi, questa mattina a 12 ore vi mandamo el canapo dell’opera di Santa Maria del Fiore che voi addimandavi, e doverrebbe essere costà domattina di buona ora. [6] Aremovi oltre a questo volentieri mandato qualche danaio per li straordinarii e per marraioli, ma non si è possuto farlo sí per averne strettezza, sí etiam perché ci bisogna ragunarne insieme quantità per la nuova paga. [7] E però bisogna che, volendo voi valervi di marraioli, v’ingegnate trarli di cotesti luoghi all’intorno come da Lari, Saminiato, Bientina e tutto il Valdarno, e Val di Nievole, e da ogni luogo una piccola parte; il che non vi doverrebbe essere difficile, volendogli per pochi dí. [8] E noi aremo pensato mandarvene di qua qualcuno ma, oltre all’altre difficultà, conosciamo che non sarieno a tempo.
[9] Ulterius, perché voi ci accennate che bisogna mandare subito la paga a coteste fanterie, vi rispondereno quello che voi, dua dí fa, ci scrivesti avere risposto loro in simile caso: e questo è che al tempo la non si mancherà. [10] E quando innanzi a detto tempo e’ ne facessino instanzia, potrete fare loro intendere largamente che simil cosa sarebbe per dispiacerci come cosa al tutto fuori della opinione nostra, e’ quali aviamo sempre conosciuto cotesti capi di fanterie uomini ragionevoli e affezionati a questa città; e siamo d’animo continuamente accrescere quelli che si vorranno mantenere in buona disposizione verso di noi, e cosí non stimare coloro che si portassino sinistramente e volessino le cose non ragionevoli, come sarebbe questa quando innanzi al tempo e’ volessino essere pagati; e però farete in questo caso l’ofizio vostro e solleciterete nelle fazioni come avete fatto infino qui.
[11] Perché el Proveditore desidera potere acconciare qui le sua scritture, voliamo ci mandiate la ricevuta di tutte le munizioni vi si sono mandate, e di questo non mancherete per niente.
[12] Noi crediamo che voi vi siate ingegnati trarre da quelli dua prigioni pisani se gli hanno in loro alcuna cosa di momento pertinente a’ casi di Pisa; di che desiderremo ci dessi notizia. [13] E se oltr’a di questo, non rompendo in parte alcuna la fede al Baglí, e possendolo fare con sua buona grazia, ci sarebbe grato possere avere detti prigioni. [14] E perché in Pisa è dua Franceschi del Torto, vorremo intendere da voi quale è quello che è costí prigione. [15] Ricorderetevi ancora avvisarci che munizioni voi avete trovate in Vico e nella fortezza, e ci direte el modo con el quale la fortezza vi venne nelle mani perché desiderremo intendere simili particulari.
79
[1] Commissariis generalibus in castris adversus Pisanos. [2] Die xvi iunii.
[3] Noi intendiamo come in cotesto contado di Pisa, e etiam in quella parte che è posseduta da noi, sono molti beni pertinenti a luoghi pii della città di Pisa e come tali luoghi pii si sono valuti per lo addreto del frutto di detti beni. [4] E avendo noi questo anno dato el guasto, e volendo stringere e’ Pisani per ogni verso, acciò sieno costretti ravvedersi dello errore loro, non ci pare da permettere che tali luoghi pii si vaglino al presente in alcun modo di alcuna loro cosa. [5] E però v’imponiamo che subito mandiate un bando universalmente per tutti cotesti luoghi e terre dove vi parrà necessario farlo intendere che nessuno che tenessi o a fitto o a mezzo o a livello o in alcuno altro modo beni pertinenti ad alcuno luogo pio della città di Pisa, ardisca, sotto pena di bando di rebello, rendere alcuno frutto o fare alcuno pagamento a tale luogo pio o ad alcuno altro per lui, ancora che fussi nostro suddito, sanza licenzia dello Ofizio nostro; e debbino quelli tali o quello tale che tiene o tengono a fitto o a mezzo o in altro modo detti beni ut supra, notificare subito a voi che beni e’ tiene, a quale luogo gli appartengono, di che valuta e’ sono e quello che rendono. [6] E voi di tutto piglierete nota distintamente e ce la manderete quanto piú presto vi sia possibile, acciò noi possiamo scrivervi quanto ne areno poi deliberato; e in questo mezzo manderete el soprascritto bando e dareteci particulare notizia di quanto vi si dice di sopra; e tutto farete con quella diligenzia sete consueti usare nelle altre vostre azioni.
[7] Avendosi a fare permuta con quello prigione de’ ..... che voi avete costí nelle mani, vorremo avessi per raccomandato Francesco Baldovinetti che si truova prigione in Pisa. [8] Al commissario di Bientina si dà licenzia per la alligata, come di spese avendo Vico superflue e cosí li Capitani di Parte hanno dato licenzia al Castellano di Monte Calvoli, sarà comparso costí uno maestro Giovanni di Lione, bombardiere mandatoci da Volterra, e ha aúto uno ducato d’oro per avviso.
[9] Per avervi scritto stamani non si dice altro se non che ripetiamo il medesimo, che è voi confortiate per nostra parte cotesti nostri soldati che el dí del tempo delle paghe quella non mancherà loro per cosa del mondo. [10] E cosí fatene loro fede.
80
[1] Iohanni de Ridolfis, Capitaneo Arretii. [2] Die xvii iunii 1503.
[3] Con piacere abbiamo ricevuta questa tua lettera di ieri piena di ragguagli delle cose che corrono oggi: né possiamo in questa parte dirti altro che commendarti. [4] E ingegnera’ti che cotesto amico nostro ti tenga raguagliato continuamente delle cose che presentissi degne di nostro avviso. [5] Ma vorremo che tale pratica non ci costassi, perché sendo in penuria di danari non vorremo obbligarci a piú spese. [6] Piaceci che tu abbi scritto a Cortona e noi ancora scriviamo l’alligata a quello Capitano avvertendolo etc. [7] E quanto a Monte Aguto ti diciamo quello medesimo ti si è scritto per altra, che soprattutto tu facci che la spesa si cavi donde avevi altra volta disegnato, pure che el comune nostro non ne partecipi. [8] E ci fia grato che per la prima tua ci avvisi se hai ritrovato chi ebbe quelli ferramenti e se tu ne hai fatto alcuno ritratto.
[9] Ser Carlo dal Monte è stato qui e referitoci per tua parte alcune cose. [10] E noi abbiamo parlato seco a lungo delle cose di costà, come da lui particularmente intenderai. [11] Vale.
[12] El campo nostro è intorno alla Verruca con le artiglierie. [13] Sperasene presto la vittoria: che Dio la conceda!
81
[1] Piero Compagni Capitano di Cortona. [2] Die xvii iunii 1503.
[3] El Capitano d’Arezzo ci fa intendere come Mencocane e Sasso, di costí, nostri rebelli, si truovono a cotesti confini e che si faceno certi fanti in quello di Perugia per assalto secondo dicevono; e perché in questi tempi si dice spesso una cosa e fassene un’altra ti vogliamo avvertire a buona guardia e ricordarti lo usare buona diligenzia in vedere chi va e viene di costí, e cosí el fare ogni altra cosa che ti è possibile per la salute di cotesta città; acciò che l’opera tua risponda alla opinione che noi aviamo di te. [4] E soprattutto ricorderai al castellano della fortezza el fare suo debito.
[5] El campo nostro è intorno alla Verrucola con l’artiglieria e presto ne speriamo la vittoria. [6] Vale.
82
[1] Giovambattista del Nero. [2] Die xvii iunii 1503.
[3] Ancora che noi crediamo che tu sia per non mancare di ogni estrema diligenzia per non mancare allo ofizio tuo, e fare che lo esercito sia bene provisto di vettovaglie, nondimeno scrivendoci e’ Commissarii di campo in quale necessità si truovino, siamo forzati a sollecitarti con nostre lettere, e ricordarti che lo stare lo esercito bene fornito si ha tutto ad imputare a te; e lo onore fia tuo e cosí la vergogna quando mancassi di tuo debito, e in questo consiste adesso el bene essere di questa città. [4] E per abbundare in cautela, mandamo questa mattina in costà Giovannantonio da Montelupo con 200 ducati per aiutarti provedere; non perché si diffidi in te, ma per fare el campo piú abbundante. [5] Di nuovo ti si ricorda el fare tuo debito. [6] Vale.
83
[1] Commissariis in castris. [2] Die xvii iunii 1503.
[3] Questa mattina ad ore xv vi scrivemo a lungo quanto ci occorreva e, per osservarvi quello vi si promisse, vi mandiamo, per il presente cavallaro, 3000 ducati d’oro in oro, e el resto della paga domani ad ogni modo si metterà insieme e per il Proveditore nostro vi si manderà. [4] E’ quali sopraddetti danari vi si mandono acciò che cotesti nostri intendino che gli hanno ad avere la paga ad ogni modo. [5] Né vogliamo che voi di detti danari ne spendiate alcuno infino che gli altri danari non sieno costí, perché voliamo si spendino utilemente. [6] E perché noi sopra ogni altra cosa stimiamo avanzare el tempo e che non se ne perda, vi si ricorda non allentiate un punto della ’mpresa, anzi la seguiterete con ogni estrema sollecitudine. [7] Il che non vi doverrà essere difficile a fare, veggendo cotesti soldati e essendo certi di avere ad aver la paga ad ogni modo, cominciando a vedere el danaio in viso. [8] Noi non sapremo con che altre parole mostrarvi el desiderio nostro. [9] Lascereno esequire ora tutto a voi, ne’ quali assai confidiamo. [10] Vale. [11] Mandavisi el libro delle rassegne, fatelo dare al notario costí etc.
84
[1] Commissariis in castris. [2] Die xviii iunii 1503.
[3] Questa mattina vi si scrisse in risposta delle vostre di iarsera rallegrandoci dello acquisto fatto della Veruca, e ricercandovi di quello iudicavi si dovessi fare per voi con cotesto esercito: di che ne attendiamo risposta. [4] E per la presente ci occorre farvi intendere come, nonostante le difficultà in le quali ci troviamo del danaio, le quali sono molte, come per la prudenzia vostra potrete conietturare, e nonostante che noi avessimo disegnato per questa cagione stremare in qualche parte coteste fanterie per stremare la spesa, tamen – mossi dipoi da la virtú di cotesti condottieri e da la fede con la quale veggiamo ci hanno sempre serviti, e in questa ultima impresa massime, e desiderosi di aggiugnere reputazione e fede alle persone vostre, e’ quali, come avete piú volte scritto, avevi promesso loro la paga –, siamo suti constretti, e per dare a cotesti nostri soldati animo di seguire di bene in meglio, e per fare onore a voi, vincere ogni difficultà e darla loro ad ogni modo. [5] Della quale, come vedesti iermattina, vi se ne mandò 3 mila ducati; e oggi è partito Domenico Riccialbani, Proveditore nostro, con 1500 ducati, con ordine cominci a pagare subito alla giunta sua. [6] E quelli tanti danari che per la intera paga mancano, si manderanno avanti che questi sieno pagati, in modo che non seguirà costí alterazione e non si arà a perdere tempo.
[7] Siamo conscesi, come vedete di sopra, a dare questa paga volentieri, e non tanto ci ha mosso l’opere fatte fino qui, che sono laudabile, e delle quali questa città se ne ha sempre a ricordare, quanto la speranza che si abbi per lo avvenire a seguire animosamente e fedelmente e che non s’abbi ad ommettere un punto di occasione che ne porgessi il tempo, pensando tutti quelli modi per li quali questo tempo si spenda piú utilmente si può.
[8] E a noi pare, giudicando la cosa discosto, che si abbi a fare tre cose: l’una, espugnare Libbrafatta; l’altra, pigliare la torre di Foce; la terza, stare in luogo con lo esercito che e’ Pisani continuamente stieno molestati e, non che seminare, non possino uscire di casa. [9] Ora, quale delle dua imprese si abbi a fare prima, ne aspettiamo risposta di voi e voliamo ci diciate particularmente tutto quello vi occorre e che ragione vi muove a deliberare d’ire piú in un luogo che in un altro, acciò che, fattine voi capaci, ne possiamo deliberare. [10] E voliamo che per lo avvenire usiate questa diligenzia che, faccendo una impresa, voi continuamente pensiate alla seconda, e di quella ci diate notizia e ci ricerchiate di quello bisogna, acciò noi possiamo e deliberarla e provederla. [11] Voi vedete come noi ci premiamo da ogni parte per fare onore a voi e utile a cotesto esercito: arete ora all’incontro ad operare in modo che voi non ci facciate mancare di quella speranza di che siamo abbondati in fino a qui: di che non possiamo credere avere a mancare, conosciuta la virtú di cotesti signori condottieri e conestaboli e la sollecitudine e prudenzia vostra.
[12] Non vogliamo pretermettere di ricordarvi che, nel dare la paga, vorremo usassi diligenzia che la si dessi a quelli uomini e fanti che hanno servito, e non a chi se ne fussi ito e ora ritornassi per ritoccare danari; perché noi aviamo visto ritornare qui qualcheuno che si acconciò con cotesti nostri conestaboli e come e’ ne è venuti qui, cosí crediamo ne vadi altrove. [13] Vorremo pertanto avessi l’occhio a questa cosa e ritrovandone alcuno ne dessi esemplo alli altri. [14] Di nuovo vi si ricorda con ogni efficacia operiate che ’l danaio prima, e dipoi el tempo, si spenda utilmente: perché e dell’uno e dell’altro è da fare conto e ne abbiamo carestia.
[15] Avendo scritto, è comparsa la vostra di iarsera data a iiii ore di notte e con piacere s’è inteso el particulare dello acquisto della Verruca e appresso quanto voi domandate per ire avanti. [16] E a tutto si è proveduto e c’ingegneremo tali provedimenti venghino piú presto si può; e quanto alle artiglierie, noi crediamo che le sieno costí. [17] E voi sarete contenti di scriverci chiaro quando voi dite avere bisogno d’una cosa, se la è costà o se noi la aviamo a provedere di qua. [18] Valete.
85
[1] Commissaris in castris. [2] Die 18 iunii.
[3] Questa mattina avanti le 9 ore vi si mandò, per uno cavallaro nostro, 3000 ducati d’oro per osservarvi quanto per la nostra di ieri vi si era promesso, e questa sera sanza manco partirà el nostro Proveditore con altri danari per satisfare a coteste fanterie; e benché per il cavallaro che porta el danaio vi sarà presentata una nostra significativa di nostra intenzione, nondimeno, perché prima voi intendiate che ’ danari vengono, ci è parso mandarvi la presente e di nuovo imporvi non spendiate detti danari in alcuno di cotesti conestaboli avanti la giunta del Proveditore nostro, perché voliamo pagarli ad uno tratto; e quelli che fussino bisognosi, come per altre vi si è detto, servirete di pane e vettovaglie per valervene poi in su la paga, acciò non patischino.
[4] A questa vostra ultima data a cinque ore di notte non occorre altra risposta se non commendarvi della diligenzia che per voi si usa del tirare avanti la ’mpresa, e crediamo che a questa ora tutta l’artiglieria tragga e che ’l cannone sia piantato in cambio al passavolante rotto — di che aviamo aúto dispiacere, e ricordianvi avere cura a chi voi date a maneggiare le artiglierie di pregio. [5] E se Agostino di Monadora vi serve bene ci è gratissimo, e volentieri ce ne rapportiamo alla resoluzione vostra.
[6] Intendiamo con piacere la male contentezza de’ Pisani e in spezie per il dubbio hanno di non perdere la Verrucola, il che tanto piú vi debbe tenere sollecitati ad espedirla e allo avere soprattutto buona cura non vi entri soccorso.
86
[1] Certaldo 125, San Giovanni 125, Prato 50, Mugello 60, San Miniato 75, Volterra 30, Ripomarancie 30, Val di Nievole 30, Poppi 50. [2] Mutatis etc. [3] 19 iunii. [4] Lettere 9 per marraioli.
[5] E’ corrono al presente tempi per i quali dobbiamo cercare di non perdere quella occasione che ci si apparecchia al presente e di non lasciare alcuna cosa indreto per non mancare di quelle cose che la speranza ne promette. [6] E per questo, sendo necessario affaticare di nuovo cotesti nostri sudditi, loro doverranno entrare sotto questa fatica volentieri; pertanto farai di ordinare subito per tutta la tua iurisdizione ..... marraioli, e’ quali fra dua dí si possino muovere e ire in quel di Pisa e sieno pagati per 15 dí. [7] Farai di mettere ogni tua industria in questa deputazione perché, come si è detto, si possino muovere fra dua dí se noi ti scriverremo li muova; e te lo fareno intendere piú appunto per altra nostra. [8] E tu intanto con ogni sollecitudine gli ordinerai.
[9] A Certaldo aggiugni.
[10] E perché e’ non è tempo a calculare quello ne tocca a’ tassati farai questo conto tu, e comanderai loro la loro porzione e li solleciterai a fare loro debito. [11] Vale.
87
[1] Commissariis in castris adversus pisanam perfidiam. [2] 21 iunii.
[3] Egli è stato a noi el Cancelliere della compagnia de’ 40 uomini d’arme che sono costí de’ Baglioni e espostoci come nella fazione del guasto furno dalle artiglierie pisane morti 4 cavalli a dua loro uomini d’arme: donde si raccomandavano assai. [4] Pertanto, considerato noi la cosa, ci pare che invero meriti compassione, e saremo desiderosi che chi patisce in benifizio nostro fussi remunerato; né sappiendo el modo come si abbi a fare, ci è parso non mancare loro di questa lettera e commettervi che se gli occorressi cosa alcuna mediante la quale, secondo el costume della guerra, a quelli uomini d’arme che hanno perduto si potessi fare qualche piacere in recompensa, ci sarebbe gratissimo. [5] Bene valete.
88
[1] Commissariis in castris. [2] Die xxi iunii 1503.
[3] Voi arete veduto per la nostra che iarsera vi si scrisse come noi siamo resoluti che la impresa di Libbrafatta si faccia: resolvendoci a questo in su la opinione vostra e di cotesti signori condottieri. [4] Nella quale sentenzia siamo ancora nonostante che la lettera vostra data iarsera a tre ore ci abbi dato da pensare, perché le cose che voi dimandate ci paiono da maggiore impresa che quella disegnate fare. [5] Le quali cose ancora che noi disegnassimo adempiere per satisfarvi, nondimeno el potere esequirle si oppone al desiderio nostro; e per questo ci pare necessario che ad ogni modo da voi le sieno in buona parte limitate.
[6] E benché voi diciate che ’l Baglí sia in ferma opinione di non procedere piú avanti sanza esse, crediamo che questo intervenga per non avere lui visto con l’occhio el luogo: ché per aventura avendolo visto gli basterebbe manco cose assai di quello addimandate. [7] Però giudichereno non fuora di proposito, possendosi fare securamente, che lui si transferissi in lato che vedessi el paese e la terra che si ha a combattere; e crediamo al tutto diverrebbe d’altra opinione, perché sempre infino a qui si è inteso la ’mpresa di Libbrafatta essere molto piú facile che quella di Vico. [8] E crediamo non vi bisognarà adoperare altre artiglierie che adoperassi a quella; e se in su questa caldezza della vittoria della Verruca e sbigottimento de’ Pisani vi fussi rappresentati là non ne aveva la cosa altra fine che noi ci presuppognamo.
[9] El resto della paga si manderà fra el tempo che vi si promisse ma per le cagioni dette altre volte e perché cosí ci pare che righiegga el giusto, vorremo, e cosí vi comandiamo, facciate che non si dia danari se non a quelli uomini che furno scritti nella paga passata in qualunque di coteste compagnie e che vi abbino servito continuamente.
[10] E el modo a fare questo ci pare che ’l Proveditore insieme con el notaio della condotta abbino innanzi le condotte passate: e quando nel pagare fante per fante e’ viene loro innanzi uno lo dimandino prima del nome, e trovandolo in sulle listre lo paghino e non altrimenti; e trovandone in frodo alcuno voliamo se ne facci esemplo. [11] E perché molti potrebbono essere scritti, avere preso danari, partitosi poi, e ora ritornare per l’altra paga, conviene usare in questa cosa buona diligenzia in ritrovare questi tali: o per via di bandi che debba partirsi di campo chi fra tanti dí vi fussi venuto etc., o per qualche altra via che vi parrà piú commoda a ritrovarlo. [12] E crediamo che se se ne gastigherà uno sarà terrore alli altri e utile alla Repubblica.
[13] El Commessario per Montecarlo si ordinerà come ne avvisate e el Signore Luca Savello si provedrà ad ogni modo. [14] Mandiamovi questa per staffetta, perché ci rispondiate subito della resoluzione arete fatta, circa le cose ci domandate e come le arete limitate.
89
[1] Commissariis in castris. [2] Die xxii iunii 1503.
[3] Come voi avete veduto per duplicate nostre, noi ci eravamo resoluti a fare la impresa di Libbrafatta; e benché le cose domandate da voi fussino assai e difficili ad esequirle, nondimanco ne avamo dato buono ordine per mandarle ad effetto e non ve ne mancare tale che le erano quasi tutte ad ordine. [4] Ma avendo dipoi aute questo dí lettere da Milano e da Roma, e per quelle da Milano intendendo come Monsignore della Tramoia è in procinto di venire con lo esercito a questa volta per ire al soccorso del Reame, e per quella di Roma sendo avvisati come gli Spagnoli si fanno avanti, poi che ebbono preso el castello di Napoli; e parendoci per questo che vadi attorno cose da volere avere uno esercito disobbligo e non obbligato ad alcuna impresa, ci siamo al tutto resoluti di soprassedere la impresa di Libbrafatta e differirla ad altro piú commodo tempo, e quando le cose sieno piú ferme e che con lo animo piú reposato e piú securo vi si potrà obbligare le genti nostre.
[5] E perché noi non vogliamo a nessun modo perdere el tempo, né lasciare iusta posse posare lo animo a’ Pisani, ci pare che con cotesto esercito si debba andare a la torre di Foce e spianarla infino a’ fondamenti in modo che si lievi quello ricettaculo a’ Pisani e che non possino piú rifarvi nidio alcuno. [6] E fatto questo, si metta il campo in luogo che e’ Pisani sieno costretti stare continuamente drento alle porte di Pisa né possino per questo seminare, né fare alcuna loro faccenda; il che, quando segua come speriamo, fia in fatto quasi quel medesimo che se si pigliassi Libbrafatta. [7] E stareno piú securi a vedere el fine delle cose che corrono, e sareno, come si è detto, piú sciolti a provederci in ogni fortuna che questi tempi ci apparecchiassino.
[8] E benché noi conosciamo che non faccendo la impresa di Libbrafatta e volgendoci a fare quanto si dice di sopra si potessi fare con manco fanterie, tamen per servare la fede promessa, voliamo dare una paga; ma darla, come piú volte vi si è scritto, a tutti quelli fanti che ci hanno servito la paga e che sono restati costí; e vogliamo si paghi in quello modo che al Proveditore nostro per la alligata si commette. [9] El quale conferirà tutto con voi e voi lo favorirete a tale effetto e farete che non segua disordine. [10] Conferirete questa nostra deliberazione con tutti cotesti signori e in spezie con el Baglí di Can e li allegherete le ragioni ci muovono, le quali, per essere vere e bene in fatto, doverranno ancora essere approvate da lui.
[11] Altro non ci occorre; attendereno da voi risposta per intendere el modo come disegnate procedere, e se ci avete a ricordare alcuna cosa. [12] Non voliamo mancare di ricordarvi el raffortificare Vico e la Verruca, perché questa provisione importa assai per le cagioni che per voi medesimi potete intendere. [13] Quanto a Luca Savello voliamo gli facciate pagare quelli dugento ducati che Giovanni Antonio da Montelupo portò costí per conto delle vettovaglie.
[14] Sarà con questa una al Baglí che contiene brevemente la cagione perché la impresa di Libbrafatta non si fa; farete che la abbia e poi gli parlerete a lungo quanto vi si scrive.
[15] Se voi fussi ricerchi da qualche uomo da Marti e da Palaia di licenzia per andare in Pisa a trattare qualche cosa là a benifizio nostro, ci pare che voi esaminiate bene la cosa e poi ve ne governiate come vi parrà piú onorevole.
90
[1] Al Baglí di Can. [2] Dicta die.
[3] Come noi abbiamo dispiacere di non possere seguire la impresa di Libbrafatta, cosí crediamo che alla Signoria vostra dispiacerà. [4] Ma le facciamo intendere come e’ ne è cagione lo avere inteso che li Spagnoli, poi che presono el castello di Napoli, vengono alla volta di Roma. [5] Né si sa bene se il Papa sarà dalla parte loro o dalla parte del vostro Sire, Re di Francia. [6] E per questo ci pare da non ci obbligare ad alcuna impresa per essere presti con lo esercito dove bisognerà. [7] Voliamo nondimanco stare con le genti in campagna e attendere a fare guerra guerriabile a’ Pisani come intenderete da’ nostri Commissarii; e noi nella virtú e nello animo di vostra Signoria assai confidiamo e a quella ci offeriamo. [8] Que bene valeat.
91
[1] Commissariis in castris. [2] Die xxiiii iunii 1503.
[3] Noi veggiamo quello ci scrivete per la vostra di iarsera data a diciannove ore e come voi non approbate el modo che si era scritto al Proveditore nostro circa el pagare le fanterie. [4] E benché noi siamo sempre per prestare fede a voi nelle cose di costà, nondimanco ci pareva modo ragionevole e dal quale nessuno di cotesti connestaboli si potessino discostare. [5] Veggiamo come a voi pare meno inconveniente cassare qualcheuna delle compagnie piú disutile o veramente che si pagassino gli uomini che gli hanno con li medesimi soldi avevono prima. [6] Noi, esaminato tutto e conoscendo la affezione che voi portate alla città e che vi è noto la penuria in che siamo de’ danari, ci resolviamo a l’uno de’ detti modi, nel quale voi giudicherete piú rispiarmo e meno inconvenienti. [7] E quando, oltre al pagare solamente gli uomini vi si truovono, vi paressi da lasciare indreto qualche compagnia di che voi non iudicassi dovervi molto servire, vi ricordiamo che ogni rispiarmo che si farà ci sarà gratissimo per trovarci nelle difficultà che voi conoscete, vedendo massime nascere nuove occasioni di periculi e di spesa.
[8] Intendiamo quanti sieno e’ bisogni delle maestranze, bombardieri e mulattieri. [9] Siamo contenti pigliate de’ danari che ha Domenico Riccialbani per conto delle fanterie e ne facciate loro qualche parte e dipoi ci scriverrete quello che manca alla paga; e a tutto si provedrà.
[10] Circa el pane di che a lungo scrivete per la vostra data iarsera a cinque ore, ne aviamo per nostre lettere sollecitato Giovambattista del Nero e crediamo, sendosi racconcio el tempo e per questo avendo el paese commodità di battere, che facilmente per lo avvenire vi si potrà provedere. [11] Bene valete.
[12] All’altre parti della vostra lettera per altra si risponderà.
[13] Postscripta. [14] Mandate el conto del pane avete fatto dare a qualunque uomo del quale non se ne sia fatto ritratto perché c’importa assai il saperlo.
92
[1] Commissariis in castris adversus Pisanos. [2] Die 24 iunii 1503.
[3] Questa mattina vi scrivemo per staffetta quanto ci occorreva circa la paga né questa sera vi scriverremo altrimenti se non fussino sopravvenute lettere di Giovambattista del Nero che ci mostrono come ha difficultà di provedere le vettovaglie. [4] Il che ci dà dispiacere e darebbeci molto piú, ma crediamo tale difficultà essere nata perché el tempo non ha lasciato battere; el quale, sendosi racconcio, li doverrà fare facile quello che li era difficile. [5] Né sapremo né potremo dal canto nostro ordinare altro che quello si è infino a qui ordinato per noi, perché ci troviamo ti avere ingombero in vettovaglie circa a 3 mila ducati, oltre a quelli dugento vi si mandorno per Giovannantonio da Montelupo; tale che, essendo fatto ritratto del presente che si è venduto infino ad ora, chi ne ha la cura doverrebbe avere in mano danari di nostro; e per essersi racconcio el tempo, non ci doverrebbe mancare el modo da comperare del grano e fare girare e’ mulini ordinati dagli antecessori nostri a simile provisione. [6] E se coteste fanterie avessino ingombrato pane per loro suvvenzione, come ci scrivesti, crediamo ne arete fatto tenere conto; e ora vogliamo rifacciate tenere loro el danaio dal Proveditore in questo pagamento, del quale danaio vi potrete servire nel rinvestire farine e provederne el campo. [7] Insomma sendo costà danari per conto nostro e trovandosi nel paese abbondanza di grano, conviene che la provisione nasca da voi, perché non sapremo che altro espediente ci pigliare, né che altro ordinarci; e però farete intendere tutto a Giovambattista del Nero e vi ordinerete in questo caso in modo che non abbi a seguire disordine.
[8] Circa alla reparazione della Verrucola, di che voi ci scrivesti per la vostra di iarsera, data a cinque ore, desideriamo assai che la si affortifichi; e però non mancate di fare quello si conviene a tale opera, e noi di qua vi mandereno li scarpellini e le altre provisioni ci richiedete per simil conto; e voi in questo mezzo v’ingegnerete tenerla bene guardata. [9] E in spezie vi ricordiamo el ridurre in modo quella strada che voi avete fatta che la non si possa usare, faccendola tagliare o come altrimenti vi parrà da fare, e impedirla. [10] E perché voi ci dite della festa fatta in Pisa, areno caro ne intendiate meglio la verità e qualche altro particulare e ce ne avvisiate.
[11] Se alla Signoria del Baglí dispiacciono le nuove del Reame, a noi non possono ancora piú dispiacere; pure ci confortiamo alquanto, intendendo per lettere da Milano come Monsignore della Tramoia deve partire di quivi subito per venire a Parma e tirarsi con le genti d’arme verso detto Reame. [12] Il che quando segua con quella celerità che merita il caso, si potrà sperare che la Maestà del Re Cristianissimo riabbi lo onore suo e che noi viviamo piú securi nella libertà nostra.
93
[1] Commissariis in castris faelicibus nostris. [2] Die 25 iunii.
[3] Intendiamo per la vostra di iarsera, data ad una ora, la deliberazione da voi fatta di pagare quelle gente vi trovate e approviamo la deliberazione vostra giudicando l’abbiate fatta con piú rispiarmo della città avete possuto, avendovelo scritto e ricordato piú volte. [4] E perché Domenico Riccialbani ci scrive che noi possiamo vedere di qua quello che manca alla paga, li farete intendere che bisogna che ce ne avvisi lui e che lo scriva chiaro e mostri quanto e’ manca, e per che cagione; e quanto prima lo farà, tanto prima vi mandereno e’ danari. [5] E quanto alle lance spezzate che voi ci ricordate, noi desideriamo che si satisfaccia a quelle che lo meritano e che sono buone; ma ci pare da pigliare questo modo nel pagarli, che voi gli compartiate sotto cotesti conestaboli e li facciate scrivere e pagare secondo la paga passata. [6] Ma piglierete solo quelli che vi paia meritino, e li altri licenzierete, che in vero intendiamo esservene qualcheuno che non merita el soldo, e ci avviserete quelli che arete rimossi.
[7] Piaceci che voi disegnate andare alla Torre e presto, e noi presto vi provedreno delli scarpellini perché li fareno partire domattina. [8] E perché el rassettare la Verrucola importa, vi abbiamo ancora espedito questo dí el maestro e c’ingegnereno ancora subito provedervi della calcina e n’abbiamo digià scritto ad Empoli. [9] E perché Domenico Riccialbani di nuovo ci raccomanda le maestranze etc., di nuovo vi diciamo gli facciate satisfare da Domenico de’ danari si truova e noi tanti piú di qua gliene mandereno purché e’ ci mandi el conto e presto. [10] Con piacere intendiamo le correrie fate ogni dí intorno alle mura di Pisa, il che ci satisfa assai, e vi confortiamo a seguire.
94
[1] Giovanni de Ridolfis Capitaneo et Commissario Arretii. [2] Die 26 iunii.
[3] La importanza di queste tue lettere di ieri e d’avanti ieri, per quanto si aspetti a noi, ci pare consista nel provedere cotesti connestaboli della paga loro; il che si è fatto per non mancare del debito nostro e con grandissima difficultà. [4] E, come vedi, ti si manda 600 ducati d’oro in oro per dare la paga a quelli quattro conestaboli ti truovi costí, e’ quali tu pagherai secondo l’ordine della paga passata. [5] E esistimando che abbi copia delle scritture vecchie, non ti mandereno altrimenti le rassegne loro.
[6] E quanto alla ragunata fatta da cotesti fuorausciti in su quello di Siena, ce ne maravigliamo ancora noi: tamen, potendo essere facilmente, la intenderai con maggiore diligenzia e dara’ne avviso. [7] Quanto alla paga di Gnagni di Piccone tu non ci hai ancora detto che ’l camarlingo non la abbi voluta pagare per tuo detto; fara’gliene intendere e non volendo pagarla se gliene farà scrivere. [8] Intendiamo oltr’a di questo la opinione tua circa gli Aretini si truovono qui: seguirenne quanto ricordi.
[9] Di nuovo ci è di verso Roma gli Spagnoli dopo la presa del castello di Napoli non si essere tirati piú avanti e gli Franzesi tenere ancora Gaeta e l’Aquila e certe altre fortezze piú drento nel Reame; e che l’armata franzese di mare ha assediato l’armata spagnola in Istia.
[10] Di verso Milano intendiamo e’ Franzesi attendere alla espedizione per passare avanti con le genti, e Monsignore della Tramoia a questa ora doverrebbe essere a Parma per avere inteso come el Baglí di Digiuno aveva accordato co’ Svizzeri e che si erano per muovere.
[11] El campo nostro in quello di Pisa attende a molestare e’ nimici e non li lasciare uscire di casa.
[12] Parendoci che Cortona stia male cosí, voliamo, pagati che tu arai cotesti conestaboli, che tu ne pigli uno quale ti parrà e lo mandi a Cortona a guardia di quella terra e lo indirizzi con tue lettere al Capitano del luogo. [13] Vale.
95
[1] Bernardo de Medicis Capitaneo et Commissario Liburni. [2] Die 26 iunii.
[3] Tu hai a presupporre, quando tu domandi alcuna cosa per la securtà di cotesto luogo e noi non la provediamo, che nasca dalla difficultà del danaio in la quale ci troviamo. [4] E perché noi in molte cose ci vagliamo qui con la industria dove manca el potere, ricordiamo ancora a te el medesimo. [5] Pure, che nelle cose necessariissime noi non voliamo mancare in alcun modo, ti si fa intendere che la paga per cotesti fanti si manderà domani, che non mancherà per niente, e tu ne farai loro fede e ne gli assicurerai per questa da nostra parte.
[6] Se di Pulidoro tu non hai inteso ancora alcuna cosa, non aviamo che scrivertene, aspetterai d’intenderne e ne darai avviso.
[7] All’altre parti delle tue lettere ti scriverremo per altra; solo ti direno per questa di nuovo che domani a ogni modo partirà la paga per cotesti fanti. [8] Vale.
96
[1] Generalibus Commissariis contra Pisas, concivibus nostris carissimis. [2] In campo.
[3] Magnifici generali Commissarii etc. [4] E’ sarà esibitore della presente maestro Luca del Caprina, il quale noi mandiamo costà per conto della Verruca; aretelo a voi e esaminerete quello sia necessario a tale opera, e delle cose che vi bisogneranno vi ingegnerete di valervi di costà di piú che vi sarà possibile per dare manco briga a noi. [5] E di quello non si potrà provedere per voi di costà, daretecene avviso e noi ci ingegneremo subito ordinarlo. [6] Esaminerete ancora questa cosa con qualche uno di cotesti conduttieri, quale vi parrà piú a proposito, e con quelle cose vi troverrete di costà comincerete a metterlo in opera per avanzare tempo, perché in questo caso noi non potremo per ogni rispetto desiderare la celerità piú che ci facciamo; però ingegneretevi non se ne perda punto. [7] E parendovi il sopradetto maestro Luca a proposito al condurre tale opera, come ci dice, non ce lo rimanderete indrieto ma subito comincerete a lavorare, dando a noi, delle cose che vi mancassino, notizia particulare. [8] Bene valete. [9] Ex Palatio Florentino, die xxviia iunii mdiiio.
[10] Decemviri Libertatis et Baliae, Reipublicae Florentinae.
[11] N. M.
97
[1] Lectere septem de’ passi etc. [2] Capitaneo Volaterrarum, Vicario Vallis Cecine, Capitaneo Campilie, Potestati Fucechii, Vicario Sancti Miniatis, Vicario Certaldi, Vicario Pisciae. [3] 27 iunii.
[4] Avendo noi dato di presente nuova paga in campo nostro contro a li Pisani e desiderando che quelli soldati nostri non se ne vadino co’ nostri danari, t’imponiamo che facci svaligiare tutti quelli soldati che venendo di campo nostro passeranno di costà sanza bullettino de’ commissarii generali e li farai spogliare infino in su la camicia e ce ne darai avviso. [5] Vale.
98
[1] Commissariis in Campo. [2] Dicta die.
[3] Iarsera vi si scrisse tutto quello ci occorreva dirvi intorno alla paga e vi si mandorno per Carlo cavallaro 800 ducati d’oro per ogni resto di quella; e però intorno a questa parte non vi direno altro.
[4] Maestro Luca del Caprina, mandato costí per capo maestro della Verruca, debbe essere comparso. [5] Aspettiamo lo avviso di quello si ha a provedere e se in costà è commodità di calcina a manco spesa che quelle si avessino a trarre da Empoli. [6] E come areno il tuo avviso, non manchereno di provedere a tutto, e voi lo solleciterete a farci intendere el bisogno.
[7] Saranno incluse in questa copie d’una lettera che viene oggi da Roma contenente certo parlare del Papa delle cose che corrono: comunicheretela al Baglí acciò che l’intenda e consideri bene a tutto e solleciti con le lettere Monsignore della Tramoia e il Re; e v’ingegnerete bene darliene ad intendere. [8] Saracci ancora un’altra copia di Francia che contiene certo parlare d’Entraghes con el Re. [9] Comunicherete tutto a detto Baglí, acciò che vegga quanto sua Maestà confidi in lui e desideri che ci serva sollecitamente.
[10] Sarà con questa una lettera che va al Vicario di Pescia, per la quale se li commette faccia tutto quello che voi li scriverrete circa e’ danari, armi, cavalli e altre cose che fussino di questo uomo d’arme de’ Savelli, che è suto morto là. [11] E di tanto siamo suti pregati dal Cancellieri del Signore Luca, el quale ci dice detto Vicario di Pescia non avere voluto ubbidire a vostre lettere; e però li scriverrete di nuovo quanto vi parrà di questa cosa e con la vostra lettera gli manderete la nostra. [12] Bene valete.
99
[1] Niccolò de Guicciardinis Vicario et Commissario Pisciae. [2] Die 27 iuniii.
[3] Noi intendiamo come costí nella tua iurisdizione fu morto ne’ dí passati uno uomo d’armi del Signore Luca Savello, e come scrivendoti e’ Commissarii generali consegnassi e’ danari e cose di detto uomo d’armi a un loro mandato. [4] Tu ti facesti beffe delle loro lettere, il che ci dispiace perché tutti e’ nostri rettori debbono nelle cose della guerra ubbidire a detti Commissarii. [5] E però t’imponiamo facci tutto quello che da loro in questo caso ti sia commisso. [6] Vale.
100
[1] Iohanni de Ridolfis Capitaneo et Commissario Arretii. [2] Die 27 iunii.
[3] E’ sono stati a noi ambasciadori mandati dalla Comunità d’Anghiari e ci hanno in sentenzia esposto che per molte spese fatte e disagi sopportati non possevono al presente sospettare questa di disfare Monte Aguto, secondo l’ordine dato da te. [4] E avendo noi inteso come per avere aúto loro la campana di quello castello si erano obbligati, ancora che a parole, a tale disfazione, replicamo loro tale obbligo; il che loro non seppono negare, ma si vede che volentieri lo arebbono fuggito; e con le parole mostravono che li era suto fatto fuora del consenso pubblico. [5] Tamen, dopo qualche disputa fatta, e’ si risolverno a farlo, ma che pareva loro ragionevole ci concorressi Monterchi e Montedoglio, e’ quali luoghi, se erono disiunti da loro nelle cose civili, erano nondimanco coniunti nelle criminali e ragionevolmente si potevono gravare a fare questa spesa con loro. [6] Noi intendendo per ultimo questa loro domanda, non ci siamo voluti resolvere, ma ci è parso rimettergli a te come ad uomo prudente e che hai bene ’ termini di questa cosa, la quale tu maneggerai e dipoi vi ti risolverai come parrà alla prudenzia tua secondo iudicherai essere onesto.
101
[1] Piero Compagni Capitaneo Cortonae. [2] Dicta die. [3] 28 iunii.
[4] Noi intendiamo come un certo nipote di quelli ribelli di cotesta città e inimici nostri con un altro che si chiama el Lepre, per vie di cotesta terra sono iti piú volte innanzi e indreto da cotesta città a detti ribelli: il che, quando sia cosí, non possono avere se non praticato cose contro allo stato nostro. [5] E perché egli è cosa da prudente nettare tutti e’ segni e scoprire tutto quello di che si dubitassi, desiderremo che non solum si avessi li occhi alle mani a costoro, ma che si potessino esaminare in modo che s’intendessino gli andamenti e pratiche loro. [6] Vorremo bene che tutto si governassi con prudenzia e in modo che in scambio di scoprire el male e’ non si accendessi; e però voliamo esamini prima le qualità di costoro. [7] E se sanza dubitare di tumulto, o prima o poi, tu li potessi avere nelle mani, ci sarebbe grato; e quando tu giudicassi bisognarti forze, aspetterai un connestabole che debbe venire costí con cinquanta fanti, el quale ti fia mandato dal Capitano d’Arezzo, di chi tu ti varrai in questa e in ogni altra cosa che costí occorressi. [8] E quando a fare el soprascritto effetto o tali forze non ti paressino bastanti o tu in fatto non iudicassi che tenessino tali pratiche o vi conoscessi drento alcuno rispetto da non esequire quanto ti si commette, ce ne darai avviso subito allargandoci in questo lo animo tuo e dicendoci quanto ti occorra in questa materia.
[9] Perché noi intendiamo che ’ fossi del cassero sono ripieni e è necessario rimondarli a fare forte quello luogo, t’imponiamo vi spenda ogni tua forza e autorità per farlo; e di questo non mancherai. [10] Praeterea perché tra le principali cose che bisognono a fare forte un luogo sono le legne, bisogna facci ogni opera perché el cassero ne sia provisto bene: acciò che in ogni tempo non ne abbi mancamento. [11] Alla tua de’ 26 non occorre altro se non commendarti delli avvisi e tanto piú confortarti a buona guardia quanto piú intendi essere necessario per li andamenti de’ vicini. [12] E quanto a li fanti per costí, vedi quanto ti si dice di sopra de’ cinquanta fanti debbono venire d’Arezzo, e’ quali a questa ora debbono essere comparsi. [13] Attenderai a buona guardia e intendendo alcuna cosa ce ne avviserai.
102
[1] Iacopo di Iacopo Sacchetti Castellano della rocca di Livorno. [2] 29 iunii.
[3] Con dispiacere aviamo inteso essere nata certa differenzia fra te e el Capitano. [4] Di che ne riprendiamo ciascun di voi e piú chi ne ha piú cagione; e ti ricordiamo che in ogni luogo, non che in cotesto, non sono bene usati tali termini e che l’artiglieria si debbe serbare per offendere e’ nimici e non li ofiziali nostri. [5] Comunque si sia, desideriamo dua cose: la prima, che le opere future cancellino gli ’nconvenienti passati; la seconda, di quel che è fatto non ne intendere piú nulla. [6] Vale.
103
[1] Capitaneo Burgi Sancti Sepulcri, Bernardo de Manettis. [2] 30 iunii 1503.
[3] Per questa tua de’ 28 s’intende quanto ritrai da Perugia e da Castello: di che ti commendiamo. [4] Né altro in risposta ci occorre, giudicandoti prudente e che per te medesimo intendi come egli è necessario stare con gli occhi aperti per potersi provedere bisognando. [5] Dispiaceci bene che sia revocata la commissione di rendere e’ frutti che sono in quello di Castello a cotesti nostri. [6] Scriverrenne di nuovo a Roma e c’ingegnereno ordinariamente migliorare le condizioni loro. [7] E tu li conforterai a stare pazienti e non innovare per questo alcuna cosa, perché speriamo operare ad ogni modo ch’e’ nostri sudditi non sieno sopraffatti. [8] E perché tu di’ che quello Gnagni della Barba è in Castello e che tuttavolta vi sospetta nostri sbanditi, ci pare che destramente, avendone occasione, ti dolga come da te con qualche uno di quelli primi di Castello, allegandogli che simile cosa non è buona correspondenzia alli modi tenuti da noi, che aviamo non solamente e’ loro rebelli remossi d’in su cotesti confini, ma non li abbiamo lasciati alloggiare in Firenze. [9] E della risposta che ti fussi fatta da loro ce ne darai notizia.
104
[1] Iohanni de Ridolfis. [2] Die 30 iunii 1503.
[3] Avendo commodità di questo fante che parte per a Cortona non voliamo venga in costà sanza nostre lettere diritte a te, e di nuovo ti commettiamo el mandare uno di cotesti connestaboli con la paghina a Cortona, e piglierai quale ti parrà piú a proposito e che sia piú il bisogno di quello luogo. [4] E benché noi aviamo avvisi dal Borgo e da Cortona che ci significano ragunata di fanti che si fanno a Perugia e a Castello, non te ne facciamo intendere altri particulari perché speriamo che abbi e’ medesimi avvisi quando sieno veri; e non essendo, ci pare superfluo lo avvisartene.
[5] Da Roma s’intende per lettere dello ’mbasciadore nostro li Spagnoli farsi avanti per venire affrontarsi con li Franzesi che sono verso Gaeta, e qui si fa diversi iudizii se detti Franzesi sono per aspettare o no, o per difendersi. [6] El Castello dell’Uovo è battuto continuamente, e ancora se ne parla variamente; el Papa dà assai buone parole e scrive buone lettere al Re di Francia, offerendogli aiuti quando le forze del Re fieno piú propinque. [7] Dall’altra non si vede che detto Papa tema delli Spagnoli; e avendogli sí propinqui e vittoriosi, e essendo con detti Spagnoli e’ Colonnesi, e gli aiuti di Francia ancora discosto, doverrebbe ragionevolmente temere, e però si sta sospetto de’ casi di costui. [8] Aviamo lettere di Francia che mostrono quel Re non volere mancare del possibile per recomperare lo onore suo; ha mandato verso Rossiglione 1200 lance e 8 mila uomini di piè per strignere Spagna da quella parte, e ha ordinato che ’ generali del regno lo servino in su li stati nuovi di 700 mila ducati per poterli spendere alla giornata. [9] Abbiamo ancora lettere da Milano che contengono come Monsignore della Tramoia partí a dí 28 da Milano, e che e’ Svizzeri erono partiti e il Baglí di Digiuno che era ito ad accordarli essere venuto a Milano e avere mandato loro danari e fa conto chi scrive a dí dieci del mese futuro e’ sieno in Toscana, di che se ne attenderà il successo. [10] Vale.
105
[1] Commissariis in castris. [2] 30 iunii 1503.
[3] Noi non replicheremo questa sera altro circa a questa benedetta paga, sendosene fatta per ultimo quella resoluzione che per duplicate nostre avete visto e a bocca dal Proveditore nostro arete inteso. [4] Né occorre per la presente altro se non ricordarvi quello che noi siamo certi non essere necessario fare: e questo è che voi sollecitiate el gittare in terra la torre di Foce; e dipoi e prima e in ogni tempo attendiate a scorrere e molestare e’ Pisani continuamente; e ci piace intendere che voi abbiate dato ordine di fare quella cavalcata alla Vettola e ne attendiamo el successo. [5] E di nuovo vi confortiamo a disegnarne e farne continuamente ogni dí. [6] E perché voi ci dite che le genti a cavallo in su questo esemplo delle fanterie sono sdegnate diffidandosi etc., vi rispondiamo che le non hanno però aúto infino a qui tale pagamento che le abbino a credere una simile cosa. [7] E però, bisognando, risponderete loro quello che sia con degnità nostra e secondo la verità.
[8] Aspettiamo con desiderio d’intendere la resoluzione del Caprina per conto della Verruca, per potere cominciare ad ordinare quello bisogna per affortificarla.
[9] Di nuovo abbiamo lettere da Roma de’ 29 che contengono come Castel dell’Uovo era stretto forte da li Spagnoli e che avevano fatte certe barche coperte per andare a farvi una cava; e come Consalvo era con lo esercito a Pontecorvo; e che quelli Franzesi che erano al Garigliano si sono ritirati in su un monte presso a Gaeta, e si dubita che non sieno per essere rotti avanti che ’l soccorso di Lombardia venga. [10] E benché ci sia oggi lettere che e’ Svizzeri sono partiti e che Monsior della Tramoia partí ieri da Milano per venirne verso Parma, nondimanco stiamo con gran gelosia che non sia tardi veggendo Consalvo farsi innanzi e el Papa non fare segno di avere paura: che mostra un tacito accordo con li Spagnoli. [11] Comunicherete tutto al Baglí e lo conforterete a sollecitare Monsignore della Tramoia al venire e li direte che li scriva che venga con grossa banda di gente e non si fidi de’ soccorsi che ’l Papa o altri gli promettessi: perché questi sono tempi a non credere se non a sé medesimo e alle forze proprie. [12] Bene valete.
106
[1] Commissariis in castris. [2] Die prima iulii 1503.
[3] Noi aviamo inteso con piacere el fine della cavalcata di che per la penultima vostra ci scrivesti avere in disegno; e commendiamone sommamente quelli magnifici condottieri e soldati nostri, de’ quali non ci è in alcuna parte nuova la virtú e amore che portono allo stato nostro. [4] E perché le vostre lettere ci lasciorno in desiderio d’intendere se gli erano ritornati, e se gli avevono presi prigioni, ci fia grato ce lo scriviate per la prima vostra.
[5] Ulterius intendiamo quanto ci scrivete avere ritratto di Pisa, el quale avviso non sappiamo bene giudicare se è vero o no, perché sendo vero si tirerebbe dietro molte cose che importerebbono assai. [6] Saracci gratissimo che voi usiate termini da intenderne qualche altra cosa e ce ne scriviate.
[7] Noi non vi sollecitereno ad espedire presto quanto si è disegnato circa la Torre di Foce, né a tenere continuamente molestati e’ nimici, perché veggiamo per esperienza essere al tutto superfluo; pure, per il debito dello ofizio nostro, vi ricordiamo che gli è bene, mentre che cotesti soldati son freschi in su la paga e che e’ Pisani sono in declinazione, farsi innanzi, e non lasciare a cotesti nostri perdere ’ tempi, né a quelli respirare. [8] Il che fare’ intendere giornalmente non solamente a noi ma etiam a tutto questo populo.
[9] Abbiamo visto oltr’a di questo quanto ci scrivete circa alla Verruca dopo la venuta del Caprina; donde abbiamo questa sera mandato a cotesta volta Giovannantonio da Montelupo con danari per provedere a quello che fa di bisogno. [10] E perché voi e il Caprina per vostre lettere mostrate avere in disegno di fare fare delle calcine in cotesti luoghi costí, vi ricordiamo che, quando e’ se ne potessi fare subito per poter cominciare a murare, che facciate secondo el disegno vostro; ma quando nel fare costí queste calcine andassi tempo, ci pare ne facciate levare da Empoli per ora un 40 o 50 moggia e con questa cominciare la muraglia, e mentre che questa si mura potrete ordinare di farne fare costà. [11] E questo disegno satisfa a’ nostri Signori; e troviamo che in Empoli è meglio che cento moggia di calcina, perché cosí ci ha scritto el Potestà.
[12] Non voliamo mancare di dirvi che ’l Caprina non è suto mandato costí per dare el disegno da fortificare la Verrucola, ma per aiutare condurre quello che fussi disegnato fare: perché nostra intenzione è tale disegno proceda di cotesti signori, Governatore e condottieri, a’ quali, come valenti uomini e uomini esperimentatissimi, vogliamo prestare fede e non ad altri. [13] Vale.
107
[1] Bernardo de Manettis Capitaneo Burgi. [2] iii iulii 1503.
[3] E’ ci pare che queste tue lettere del primo di questo contenghino tre cose: avvisi, la prima: di che ti commendiamo e ti confortiamo ad usare la medesima diligenzia per potere seguire nello avvisarci; la seconda, sollecita el provvedimento del Bargello, a che siamo dreto continuamente e di corto lo espedireno e tu lo conforterai a pazienza; e quanto alla terzia cosa contenuta nelle tue lettere, cioè di essere avvisato come ti abbi a governare costí circa gli umori e parti etc., giudichiamo superfluo lo avvertirtene sendo tu prudente; nondimanco, ricerchi da te, ti diciamo come noi non voliamo che in cotesta terra sia battezzata parte alcuna o amica o nimica nostra, perché noi sanza distinzione gli tegnamo tutti per amici; e cosí vogliamo che le azioni tua sieno tali che tu non battezzi alcuno. [4] Voliamo abbi li occhi alle mani a ciascuno indifferentemente, e tanto piú osserverai quelli che per indizii certi tu avessi ragione di sospettarne: e quando ne scoprissi alcuno ce ne avviserai, e noi allora ti direno l’opinione nostra. [5] Queste cose non si possono dare per struzione, bisogna portarle seco in cotesti luoghi come crediamo abbi fatto tu; insomma vechierai tutte coteste cose drento e fuori, e d’ogni minimo accidente ci darai notizia. [6] E a quelli che non aspettassino tempo farai quelli provedimenti che la discrezione ti mosterrà essere a benefizio pubblico. [7] Bene vale.
108
[1] Commissariis in castris. [2] Die quinta iulii 1503.
[3] Ieri non vi si scrisse per non avere vostre lettere; questo dí abbiamo dua di te, Pier Francesco, e con piacere abbiamo inteso che la Torre di Foce sia desolata e crediamo che a questa ora lo esercito sia alla Badia a San Sovino; e perché voi ci richiedete che vi si scriva quello dobbiate fare, vi rispondiamo come si farà per le prime, e voi in questo mezzo ci scriverrete quanto occorra a voi di fare, il che esaminerete con cotesti signori.
[4] Quanto alla Verrucola vi ricordiamo che voi sollecitiate lo afforzarla, presupponendo che abbiate preso el modello da cotesti signori condottieri. [5] Il che quando voi non lo avessi fatto lo farete, ingegnandovi pigliare disegno forte e che sia presto espedibile.
[6] Ricordiamovi se avete spese superflue di muli, scarpellini o maestranze, che le licenziate; e se ’l Proveditore nostro è espedito lo farete tornare.
[7] El Capitano di Livorno ci scrive avere a Livorno somma di polvere che ha bisogno di raffinarsi, e però vorremo pigliassi di quella avete costí e ne mandassi a Livorno 2000 libbre; e ordinassi alli vetturali che la portono, che ricaricassi a Livorno 2 mila libbre di quella grossa per portarla qui a raffinare.
[8] Ad Antonio Tebalducci si provedrà di scambio ad ogni modo. [9] Di Pulidoro non abbiamo che replicarvi e la nuova ci piacerà quando riscontreremo d’altronde essere vero.
[10] Da Parma intendiamo Monsignore della Tramoia trovarsi a Piacenza e che di già a Como cominciono a comparire e’ Svizzeri.
109
[1] Capitaneo et Commissario Arretii. [2] Dicta die.
[3] Poi che noi ricevemo l’ultima tua con le rassegne de’ connestaboli, non ti abbiamo scritto per non essere accaduto. [4] E al presente, avendo lettere da Milano con un capitulo, la copia del quale ti si manda incluso in questa, ci è parso non differire lo scriverti perché tu non manchi d’intendere quello va attorno in questi tempi: e noi di questo avviso non tegnamo poco conto per uscire di luogo da stimarlo assai. [5] Considerra’lo addunque e guardera’ti poi d’attorno e drento, e dal canto tuo non mancherai e di fare e di ricordare a noi quanto si convenga in salute di cotesta terra; e se ti paressi da pigliare espediente veruno ce ne avviserai. [6] E se tu giudicassi fussi da cavarne piú Aretini, ne li caverai: perché noi in tutto poniamo questa cura sopra le tua spalle e quello che tu arai fatto noi lo approverreno; e quello ci ricorderai si farà se sarà possibile o se maggiore cagione non ci impedirà. [7] Debbe essere questo dí, secondo lo avviso delle lettere, Monsignore della Tramoia a Parma e di quivi si debbe partire di corto a piccole giornate con le genti d’arme e artiglierie. [8] E li Svizzeri sono già cominciati ad arrivare a Como e ve ne è venute cinque bandiere, e vedesi che e’ Franzesi sollecitano quanto possono per passare avanti.
[9] Da Roma s’intende el Duca dare danari alle genti d’arme, e li Franzesi essere pure in sul Garigliano e Gaeta e l’Aquila e qualche altro luogo forte essere ancora franzese. [10] Abbiamo ancora inteso per via di Livorno come un brigantino dua dí fa capitò a Portovenere, che veniva da l’armata di Francia, e referiva l’armata di Francia avere arsa l’armata di Spagna; non sappiamo se è vero. [11] E altro non ci è da conto. [12] Bene vale.
110
[1] Commissarii di Campo. [2] Die 6 iulii.
[3] Poi che iarsera vi avemo scritto, comparse la staffetta vostra di ieri data a 18 ore, e intendiamo quello dite circa el porvi con el campo e ne attendiàno per la prima la vostra resoluzione.
[4] E’ sarà con questa alligato quanto per lettere di Francesco della Casa venute questa mattina s’intende delle cose di Lombardia. [5] E’ quali avvisi voi comunicherete con la Signoria del Baglí; e appresso li farete intendere come noi abbiamo inteso e esaminato el discorso che sua Signoria ha fatto circa quello vi si era commesso gli significassi per persuadere a Monsignore della Tramoia che facessi passare lo esercito per Pisa; e considerate le ragioni che ne allega in contrario e parendoci prudenti, abbiamo soprasseduto el mandare la lettera di sua Signoria a Monsignore della Tramoia per deliberarne piú maturamente. [6] E ringraziamo detto Signore Baglí sommamente della lettera che li ha scritta e de’ consigli che ne ha dati; de’ quali faccendo noi fermo capitale e desiderando servircene per fare meglio intendere l’animo nostro alla Signoria sua, mandereno domani costà Piero Antonio Carnesecchi, informato bene di nostra intenzione.
[7] Ultra di questo, perché, come voi vedrete per li inclusi avvisi, le gente franzese sono quasi espedite e di corto fieno in sul nostro; e perché noi crediamo che la Signoria del Baglí voglia ire ad incontrare dua o 3 giornate avanti Monsignore della Tramoia, per discorrere insieme le cose della impresa, e avendo per questo a lasciare costí lo esercito, è necessario pensare dove vi abbiate a ridurre e con che ordine e’ debba rimanere; e però anticiperete e tutto comunicherete con el detto Signore Baglí e del ritratto ci darete avviso.
[8] Altro non abbiamo che dirvi se non che de’ danari per molte spese che voi ci ricordate non manchereno di sollecitare dove bisogna per provedervi; e di nuovo vi si ricorda el tirare avanti la Verrucola con ogni sollecitudine acciò che in ogni evento la possa rimanere in guardia e starne secura.
[9] Oggi parte di qui Girolamo da Filicaia per Commissario alla guardia di Cascina e presto c’ingegnereno provedere costí d’uno per lo esercito, acciò che tutti a dua possiate ritornare.
[10] Con queste fieno lettere a Livorno; mandatele subito e per uomo fidato perché importono.
111
[1] Capitaneo et Commissario Liburni. [2] 6 iulii.
[3] Tu sai quello ti si scrisse iarsera de’ 4000 Guasconi che dovevono spelagare costí e come noi desideravamo facessi ogni opera che passassino avanti; e avendo aúto al presente la alligata lettera che Monsignore della Tramoia scrive a Monsignore della Ciappella, o ad altri che fussi capo di detti Guasconi, per la quale se li impone non approdi costí, ma si fermi dove vuole non passando Porto Ercole, ci è parso mandartela: la quale gli farai presentare come gli arrivassi. [4] E dal canto tuo farai ogni opera perché gli esequisca detta lettera e li mosterrai la strettezza del paese e tutte le altre difficultà che sono nel fermarsi costí, aggiugnendo come la Maestà del Re ne sarà bene contenta e Monsignore della Tramoia l’arà carissimo, e noi gli restereno obbligati.
[5] Userai ancora diligenzia d’intendere innanzi la sua venuta e come ne avessi alcuna novella ce ne scriverrai. [6] Ricordiamoti di nuovo la buona guardia la quale non può essere troppa in questi tempi, perché ogni dí ci è fatto intendere che noi abbiamo cura a Livorno; e però sta’ vigilante e non perdonare a cosa che si appartenga di fare allo ofizio tuo.
[7] Nel persuadere ad el capo de’ Guasconi che non si fermi costí, mosterrai che tutto si fa a commodità sua e delle genti sua; e userai termini in questo perché ti presti fede e esequisca quanto gli scrive Monsignore della Tramoia.
112
[1] Commissario Burgi Sancti Sepulcri Bernardo de Manettis. [2] Die viii iulii 1503.
[3] Noi abbiamo ricevute dua tua de’ 5 e 6 del presente, alle quali respondendo per questa ti commendiamo delli avvisi auti da te e della diligenzia usi per la salute di cotesta terra, vegghiando continuamente le cose de’ vicini e massime quelle di verso Castello, le quali tu osserverai continuamente e ce ne darai notizia; e da qui innanzi non scriverrai piú, né al Governatore, né ad altri di Castello, acciò non ne riporti piú simile risposta. [4] E perché ci scrivi desiderare d’intendere da noi come ti hai a governare con quelli d’Urbino e delli altri luoghi del Duca che rifuggano costí, ti rispondiamo come nelle terre nostre può venire e abitare ciascuno, pure che non sia sospetto allo stato nostro; vero è quando vi capitassi alcuno uomo di conto, voliamo gli facci intendere che per meno scandolo non si fermi costí, ma entri piú drento a’ confini nostri. [5] Di nuovo ti si ricorda el fare buona guardia e avere buona avvertenza a cotesta terra e avvisarci spesso di quello intendi.
113
[1] Commissariis in castris. [2] 1503. [3] Die viii iulii.
[4] Noi crediamo che a questa ora Pierantonio Carnesecchi sia comparso, el quale è suto mandato da noi ad el Baglí. [5] El quale doverrà pensare d’andare a trovare la Tramoia secondo quello li ordina, benché, secondo li avvisi auti oggi di Lombardia, quello esercito non doverrà partire fra 10 dí: come vedrete per la copia d’un capitolo che di tale lettera vi si manda. [6] E avendo a partire detto Signore Baglí bisogna che voi usiate diligenzia che nello esercito non nasca disordine, intendendo massime el Governatore essere non bene disposto.
[7] Ricordiamovi el sollecitare di espedire la Verrucola sanza intermissione di tempo, il quale è bene avanzare per ogni respetto.
[8] E’ danari de’ balestrieri a cavallo si manderanno subito, perché non si attende ad altro che ad espedirli, di che voi farete loro fede.
[9] Quanto allo scambio di te, Antonio, potrebbe essere che per lo ordinario egli avessi a differire qualche dí, ma c’ingegnereno mandare subito uno per lo straordinario, alla giunta del quale tu potrai tornare.
[10] Non si avendo al presente a fare fazione dove sia necessario artiglierie, stimiamo per ogni rispetto che sia bene ritirare coteste nostre artiglierie da Empoli in qua; il che bisogna fare con destrezza acciò non paia si faccia o per paura de’ nimici o per sospetto de’ Franzesi.
[11] Al Governatore messer Ercule si provedrà ad ogni modo presto e voi liene farete fede per nostra parte.
114
[1] Capitaneo Campilie Giovanni Boninsegni. [2] viii iulii 1503.
[3] E’ sono stati a noi el Conte Neri e Fazio, frategli e figlioli del Conte Gherardo della Gherardesca, e si querelano come messer Pietro Paulo della Sassetta tiene per forza una loro possessione e a un’altra impedisce le ricolte in modo che non se ne possono valere; e richiedendo a noi aiuto per essere nostri uomini, non voliamo mancare loro di quello si può. [4] E però voliamo che tu mandi a detto messer Petro Paulo uno tuo ofiziale, uomo prudente, e a bocca per nostra parte gli significhi le querele ci hanno fatto detti Conti e come questa cosa ci dispiace sendo ingiusta. [5] E lo conforterai a volere bene vicinare con questi Conti e quanto e’ ci piacerà che lo facci e cosí per lo avverso quanto ci dispiacerà che e’ seguiti nello iniuriarli. [6] E cosí li parli con destro modo, dall’un canto addolcendo e dall’altro mordendolo alquanto; e di quello che detto ofiziale arà ritratto ce ne darai avviso. [7] Vale.
115
[1] Commissariis in castris. [2] Die viiii iulii.
[3] E’ non ci occorrerebbe questa sera scrivervi alcuna cosa non avendo vostre lettere, se non fussi che intendiamo come da Roma sono partiti 400 fanti per venire alla volta di Pisa. [4] La quale cosa possendo essere vera, quando fussi vero quello ci avete scritto piú volte che e’ Pisani sono d’accordo con el Duca, fa che noi voliamo avervene dato avviso per questa, acciò possiate disegnare d’impedire la entrata loro quando venissino per terra, e cosí stare avvertiti se vi entrassino per mare, per potercene dare notizia subito acciò che noi e voi possiamo ordinarci per rimediare a dette forze. [5] E voi ne scriverrete all’intorno in cotesti luoghi nostri per impedire loro el passo quando pure passassino.
[6] Abbiamo questa sera levato le poste giudicandole per lo avvenire superflue.
[7] E a te, Antonio, di nuovo diciamo che fra dua dí ti si manderà lo scambio sanza manco veruno: sí che sta’ di buona voglia.
116
[1] Antonio Tebalduccio Commissario generali in castris adversus Pisanos. [2] x iulii 1503.
[3] Questa mattina è tornato Pier Francesco tuo collega, e da quello a bocca e per la tua di ieri restiamo avvisati delle occorrenzie di costà. [4] E quanto al provedere coteste genti di danari e praesertim e’ cavalli leggieri, tuttavia siamo dreto al provedimento, come per altra ti si è detto e speriamo subito mandarti danari per loro conto; e tu li conforterai a stare di buono animo perché non si mancherà loro, né etiam si mancherà al Governatore. [5] E circa e’ casi della Verrucola non sappiamo che farci altro che quello ci aviamo fatto, perché infino ad ora Giovannantonio da Montelupo ha aúto da noi 200 ducati e ha commissione, infino che coteste calcine che si hanno a fare di nuovo non sono ad ordine, di levarne da Empoli e donde ne è; sí che li dirai che solleciti coteste e intanto ne facci venire da Empoli. [6] E se altro si arà a fare per noi, si farà, perché questa fortificazione della Verrucola ci è a cuore e stimiamola assai, e desideriamo sommamente che la si tiri innanzi; e tu solleciterai chi ne ha la cura.
[7] Intendiamo appresso quello che tu di’ della indisposizione tua, la quale cosa ci è dispiaciuta, come coloro che molto desideriamo la salute tua; questa mattina per lo straordinario abbiamo fatto in tuo scambio Francesco Guiducci e tuttavia siamo dreto ad espedirlo: che fia presto presto.
[8] Crediamo che Pierantonio insieme con el Baglí sia partito per alla volta di Pontremoli e però non se li scrive altrimenti.
[9] Per lettera da Roma de’ dí 8 intendiamo Gaeta tenersi francamente e li Franzesi avere rafforzificato il monte; e perché questi avvisi vengono varii bisogna rapportarsene a gli effetti.
117
[1] Capitaneo et Commissario Liburni. [2] xii iulii.
[3] Perché ogni giorno da chi è costí Capitano è dimandato allo Ofizio nostro varie generazioni di munizioni e, non essendo corso mai tempo che le si abbino aute a logorare, presupponemo ragionevolmente, se ogni dí non ce ne fussi chieste di nuovo, che cotesta terra ne abbundassi. [4] E desiderosi di vedere una volta quante vi se ne truova e di che sorte e chi ne ha cura, voliamo che subito ci mandi nota di tutte le artiglierie che sono costí di ogni sorte, distinguendo particularmente dove siene, di che ragione, come in ordine, e quelle che sono inceppate, e quelle che no, e chi è in su le carrette e chi in su ’ cavalletti; dipoi ci scriverrai quante palle di pietra, di ferro, di bronzo, di piombo vi sieno e che artiglierie atte; poi verrai alle casse de’ passatoi, a balestre, a polvere, e a ferramenti, a materia di bronzo, e ad ogni altra cosa fussi costí per conto pubblico e per conto di munizioni: non lasciando addreto cosa alcuna che tu non distingua a numero o a peso, avvisandoci etiam d’ogni particulare qualità loro, e dove sieno, e nelle mani di chi. [5] Usa buona diligenzia in questa cosa perché è importantissima e desiderrella sapere.
118
[1] Iohanni de Ridolfis. [2] Die 14 iulii 1503.
[3] E’ sono stati a noi di nuovo ambasciadori d’Anghiari per sgravarsi della parte tocca loro per la desolazione di Monte Aguto, secondo la distribuizione fatta da te. [4] Noi, come desiderosi che la opera vadi avanti, come l’altra volta si licenziorno e rimessonsi a te, cosí li abbiamo rimessi al presente e cosí siamo per fare qualunque volta verranno: perché, confidando nella prudenzia tua e desiderando che la cosa abbi el fine suo, non voliamo alterare alcuna tua deliberazione. [5] E perché noi ti scrivemo dua dí fa una lettera ad instanzia di quelli da Monte Doglio, voliamo, nonostante tale lettera, esequisca l’ordine tuo. [6] Vero è che, sendosi quelli offerti a servire di 25 o 30 uomini, quando tu potessi accomodare la cosa che detti uomini bastassino in cambio a’ danari toccassi loro, ci sarà grato; quanto che no, ce ne rapportiamo a te.
[7] Alla tua de’ dieci dí non occorre risposta se non commendarti delli avvisi e ricordarti el tenerci avvisati delle cose che tu presentissi all’intorno di costí.
[8] Di nuovo non ci è altro perché le genti franzesi che hanno a venire di Lombardia soprastanno per aspettare e’ Svizzeri sanza e’ quali non sono per partirsi. [9] Pure per l’ultima lettera s’intende e’ Svizzeri essere a Como: il che, quando sia vero, doverrà fare partire le gente d’arme da Parma per a questa volta.
[10] El Duca di Romagna dà a Roma danari alle sua genti d’arme e non s’intende se si è o spagnolo o franzese.
[11] Li Spagnoli sono all’intorno di Gaeta, la quale secondo l’ultime nuove si tiene forte e ci è varii iudizii se la è per aspettare el soccorso o no: riporterencene alli effetti.
119
[1] Francesco Guiducci Commissario generali. [2] xiiii iulii.
[3] E’ sono stati qui dua mandati da li uomini di Vico a rallegrarsi d’essere usciti di miseria e a dolersi de’ danni sopportati e ad offerirsi fedeli etc. [4] Noi abbiamo fatto loro buono viso e raccoltogli gratamente e mostro loro che quando e’ fatti corrispondino alle parole e’ ci troveranno sempre bene volti a fare loro piacere, e cosí ci sarà grato che tu faccia quando e’ loro portamenti lo meritino come speriamo; e perché e’ dicono essere gravati a le spese d’un messo, che vi soleva concorrere Bientina e certi altri luoghi all’intorno, voliamo intenda la cosa e quale sia suta la consuetudine e la farai osservare. [5] Bene vale.
[6] Ulterius ci occorre farti intendere come in Vico sono piú uomini dichiarati ribelli avanti che Vico si perdessi questa ultima volta, e’ beni de’ quali sono in mano delli ofiziali che ne hanno la cura; e perché tali beni sono presi a fitto da piú persone, voliamo abbiate cura che tali fittaioli non intraprendino a nessun modo altri beni né che sia tocco altri che quelli che sono dichiarati rebelli. [7] E perché noi sappiamo che, dapoi lo aviamo riauto, alcuni ne sono iti in Pisa e si sono dichiarati inimici nostri, non vogliamo ancora che ’ beni di questi tali sieno in alcun modo alterati infino a tanto che da noi non ne è fatta altra declarazione; ma e’ beni di quelli che non sono chiariti ribelli e si truovono costí farai non altrimenti riguardare che se fussino di cittadini nostri proprii, e che li abbino loro fatti, e di quelli che sono fuggiti in Pisa e non sono declarati rebelli ce ne darai notizia e e’ fatti de’ beni loro farai depositare in luogo securo a stanza nostra.
120
[1] Francesco de Guiduccis Commissario generali in castris. [2] Die xv iulii.
[3] Sendo le cinquanta lance franzese della compagnia del Baglí a questa ora a Pontremoli per venire a cotesta volta ci pare, venendo costí tali forze, da alleggerire cotesto paese di alcuna di coteste compagnie per servircene in qualche altro luogo piú a nostro proposito; e però voliamo che per ora, e quanto prima meglio, invii qui alla volta di Firenze el Signore Luca Savello con tutta la sua compagnia, e a questo effetto ti si manda el presente cavallaro con la patente da posserlo accompagnare e alloggiare per il cammino.
[4] E’ si mandò costí un canapo dell’opera di Santa Liparata per tirare l’artiglierie alla Verrucola, e essendoci al presente richiesto e non essendo piú costí di bisogno, voliamo ce lo mandi subito.
[5] Avendo a passare l’artiglierie del Re di Francia per cotesta banda e non avendo a passare per Pisa, come crediamo, giudichiamo sia bene anticipare e pensare donde l’hanno a passare Arno e se bisogna fare ponti e provedere legname o fare alcun’altra cosa acciò che, pensandolo innanzi, non abbia a nascere disordine in sul fatto.
121
[1] Domino Herculi Bentivolo. [2] Die xvii iulii 1503.
[3] Avendo inteso la indisposizione della Signoria vostra e come voi desegnavi per curarvi andarne infino a Montecatini a bere di quell’acqua, dall’un canto desideriamo assai che voi pigliassi ogni commodo per la recuperazione della vostra sanità, dall’altro el mancare cotesto nostro esercito del governo di vostra Signoria ci offende e ci fa desiderare assai che vostra Signoria non parta; il che si potrà fare piú facilmente per voi possendo fare venire l’acqua costí e ad un tempo curarvi e non mancare alle gente nostre la presenzia vostra. [4] Pertanto desideriamo che a nessun modo partite, e se volessi per piú commodo vostro redurvi in Vico o in Cascina ne siamo contentissimi, pure che si sappia che la Signoria vostra sia presente; e nondimanco quando passato qualche dí voi avessi bisogno di maggiore cura, sareno sempre per avere rispetto alla salute vostra, della quale noi non siamo manco desiderosi che si sia la Signoria vostra. [5] Né manco pensiamo allo onore e all’utile di quella che vi pensiate voi proprio.
122
[1] Capitaneo Volaterrano Simon del Nero. [2] Die xxviii iulii 1503.
[3] Ancora che per la tua prudenzia noi conosciamo che questi tempi ti faccino stare vigilante e tenere l’occhio volto a tutte quelle cose che è conveniente per la salute di cotesta terra, nondimeno per il debito dello Ofizio nostro te lo vogliamo ricordare e avvertirti a non avere altra cura a cotesta città che se e’ si vedessi uno esercito propinquo che fussi per assaltare el dominio nostro. [4] E benché noi facciamo tutti quelli provedimenti che dal canto nostro si possino fare per resistere alli minacci che ci sono fatti e all’insulti di che si può al presente temere, nondimanco e’ nostri ordini e preparazioni sarebbono fatte indarno quando e’ riuscissi a chi desidera e’ danni nostri di entrare per inganno in qualche luogo nostro della qualità di cotesto, il che ha ad essere cura di coloro che li hanno in custodia. [5] E essendo tu preposto a cotesta città ne stiamo di assai buona voglia presupponendo stia vigilante il dí e la notte per osservare gli andamenti di quelli che potessino essere per qualunque cagione sospetti: e a fare questo effetto bisogna tenere modo di vedere in viso chi entra e esce, osservare chi cavalca spesso, e’ forestieri che vi vengono, donde e’ sono, chi li riceve, che faccende fanno; oltre a di questo considerare che vettovaglia sia nella città e nelle mani di chi, e non ve ne sendo abbastanza farvene venire drento perché bisognando e’ si possa resistere a qualche impeto; considerare ancora la cittadella e la fortezza e vedere come e per quanto vi è da vivere, e essendovi mancamento pensare e’ modi da provedervi e scriverne a noi; vedere come l’artiglierie sono ad ordine, come la polvere si può adoperare. [6] Oltr’a di questo ci pare da avere l’occhio ad un’altra cosa, e questo è alla qualità de’ provigionati e gli esercizii che si fanno e le pratiche e familiarità che tengono per la terra, e chi di loro va spesso fuora e per che faccende; e avendo cura a questo, quando si riscontrassi cosa che dessi ombra, è bene nettare e’ sospetti e da ogni parte pensare che l’inganni e e’ furti non ci offendino, perché da le forze aperte noi c’ingegnereno guardarci e crediamvi trovare remedii e buoni espedienti. [7] E quanto alle vettovaglie ci parrebbe avessi da te qualche uno di cotesti primi, e sott’ombra della passata de’ Franzesi e per via di persuasioni mostrassi loro che fussi bene mettere le vettovaglie drento: e cosí pensiamo che destramente ti potrebbe riuscire e sanza altra confusione. [8] Bene vale.
123
[1] Capitaneo Liburni. [2] Die xxviii iulii 1503.
[3] E’ non ci parrà mai superfluo el ricordarti ogni giorno e per ogni lettera la guardia di cotesta terra: perché, sendo quella il cuore di questa città, e correndo e’ tempi che tu sai, e essendo minacciati da molti luoghi, è da pensare che chi vorrà fare male a questo stato disegni di percuotere costí; e in mentre che non si vede forze manifeste, è da dubitare delle nascose delle quali è necessario guardarsi. [4] E perché questa cura è tua, noi te lo ricordiamo per ogni lettera e ricordereno sempre quando accaggia, e t’imponiamo raddoppi la diligenzia in ogni cosa: e non solamente pensi alle guardie, che vuole essere la prima cosa, ma ancora a’ provedimenti come legname e fare rassettare polvere e munizione, e mettere drento le vettovaglie, e fare tutto quello ti è possibile. [5] Di che non mancherai per quanto tu stimi l’onore e il benessere della tua patria.
124
[1] Pro fanteriis. [2] Antonio da Filicaia, Giovanni Ridolfi, Vicario di Poppi, Vicario Plebis, Capitaneo Vallis Balnei, Capitaneo Marratis, Vicario Florentiole, Capitaneo Castricari, Potestati Mutiliane Ugo della Stupha. [3] Mutatis mutandis. [4] 28 iulii 1503.
[5] Sendo al presente tempi ne’ quali è necessario stare provisto con li uomini suoi per potere ovviare a qualunque disegnassi offendere lo stato nostro, ci pare a proposito tenere quelli in modo ad ordine che ad ogni nostra posta ce ne possiamo valere; e per questa cagione ti commettiamo per la presente che subito alla ricevuta di questa facci per tuo bando notificare che nessuno della tua iurisdizione, di qualunque qualità si sia, ardisca andare a pigliare soldo da alcuno signore o potentato sanza espressa licenzia tua sotto pena di bando di ribello e confiscazione di suoi beni; e tu non darai tale licenzia sanza commissione nostra. [6] Farai ancora bandire che qualunque tuo suddito che al presente fussi al soldo di alcuno signore o potentato debba fra 8 dí dal dí che tu manderai el bando essersi partito da tale soldo e rappresentatosi davanti a te o vero davanti allo Ofizio nostro, medesimamente sotto la pena di confiscazione de’ beni e bando di ribello; e dall’altro canto osserverrai con diligenzia chi fussi de’ nostri sudditi a soldo d’altri e non obbedissi, e ce ne manderai listra perché siamo d’animo ad ogni modo riconoscerli. [7] Voliamo ancora, mandato che arai detto bando, facci diligente descrizione per tutto el tuo dominio detto di uno uomo per casa, el piú atto a portare arme che vi sia, descrivendo ciascuno per peli e segni e per nome e soprannome, e a quelli cosí descritti comanderai che non partino da casa sanza tua licenzia anzi stieno ad ordine e parati a levarsi ad ogni nostro comandamento. [8] Usa diligenzia in questa commissione e commettila ad uomo prudente e atto a simile esecuzione; e di tutto a noi darai avviso mandandoci le listre degli uomini. [9] Vale.
125
[1] Stoldo de’ Bardi. [2] 29 iulii.
[3] El Commissario ci scrive come ti ha mandato ad incontrare le 40 lance franzese. [4] E perché tu sappi la intenzione nostra dove le hai alloggiare, voliamo le indirizzi verso Campiglia e l’alloggi fra Campiglia e Bibbona, luoghi grassi e non affaticati da gente d’arme; fara’lo intendere bene a’ capi e non ti fermerai per nulla prima. [5] E mosterrai a coteste genti che bisogna che le vadino ne’ luoghi soprascritti perché noi abbiamo notizia che tutta l’altra armata franzese sarà in coteste parte di Lucca e di Pisa fra 4 dí e non vogliamo le truovino el paese consumato; e però di nuovo ti commettiamo le solleciti ad ire a Campiglia dove alloggierai commodissimamente.
126
[1] Giovanni de Ridolfis e Piero Compagni, mutatis mutandis.
[2] Per la tua de’ 29 comparsa questa sera intendiamo quanto scrivi e appresso aviamo visto quello ci scrive el Capitano di Cortona; e considerato bene ogni cosa e riscontrolo con altri avvisi e con le qualità de’ tempi, pensiamo che sia da non dormire anzi giudichiamo che per te e per noi si debbe fare ogni opera per opporsi a chi disegnassi turbare lo stato nostro. [3] E quanto si aspetta a fare per la parte nostra, come altra volta ti si è scritto, oltre al Signore Luca Savello che si truova costí si è ordinato mandare alla tua volta messer Ambruogio da Landriano, che è oggi all’intorno qui di Firenze, e el Marchese del Monte e el Signore Giovannantonio dal Monte con le loro compagnie, e’ quali dovettono partire ieri di campo. [4] Abbiamo ancora avviso di Lombardia come fra oggi o domani debbono partire di là 300 lance che vengono avanti per fermarsi in su’ confini di Siena; e oltre a questo sono già comparse 50 lance del Baglí che vengono alli servizii nostri, che dua dí fa erono a Lucca; a’ quali si è ordinato l’alloggiamento a Campiglia. [5] Tutte queste cose sono molto a proposito nostro, e parte ne è in fatto, e parte fieno fra 3 dí o 4. [6] E giudichiamole sufficienti a’ disegni che altri facessi per forza; ma bisogna bene che tu e chi è ne’ luoghi come cotesto pensino che non ci abbino a nuocere l’inganni e che a questo gli stia vigilantissimo: perché non dubitiamo non essere a tempo quando si abbi a venire a manifesta forza. [7] Agiugnesi ancora a questa nostra speranza essere certi che ’l residuo delle genti franzesi verranno fra 6 o 8 dí in ogni modo; e Gaeta si tiene forte e a questa ora vi debbe essere giunto el rinfrescamento di 6000 fanti. [8] Ma il tutto sta che l’inganni non ci offendino: a che bisogna che tu avvertisca e stia vigilante e non perdoni a nessuna diligenzia per intendere, avvisare e rimediare dove bisogna. [9] Bene vale.
127
[1] Locumtenenti di Monsignor lo Baglí.
[2] La Signoria vostra si maraviglierà che noi non aviamo mandato in su il terreno di Lucca uno uomo nostro ad incontrarvi là come era nostro debito. [3] Di che non vogliamo che in alcun modo si maravigli perché piú di xv giorni sono che noi mandamo un nostro cittadino verso di voi perché volavamo vi incontrassi a Pontremoli per accompagnarvi; el quale quando fu in su quello di Lucca fu assassinato e toltogli el cavallo e danari e ogni altra cosa. [4] Pertanto noi non aviamo voluto che un’altra volta un nostro uomo sia destrusiato, e la Signoria vostra ci arà per scusati e sarà bene facci qualche demostrazione verso e’ Lucchesi, monstrando loro che ’l caso seguíto li dispiacci. [5] Noi, come dal presente Commissario nostro intenderete, abbiamo ordinato li alloggiamenti della compagnia vostra a Bibbona e a Campiglia dove staria ben agia. [6] E però vi preghiamo che, a buona diligenzia, andiate in detti alloggiamenti, acciò che avendo a passare di corto l’armata del Re per cotesto paese la non lo truovi vòto di vettovaglie. [7] E alla vostra buona grazia ci offeriamo.
128
[1] Antonio de Filicaia. [2] Die 31 iulii.
[3] A questa tua di ieri data alla Pieve a San Stefano non ci occorre altro se non commendarti, e saracci gratissimo seguiti nella tua commissione e conforti quelli di Cortona e da Borgo de’ sospetti del Valentino; faccendo fede come le cose del Reame vanno prospere per li Franzesi e che tutte le genti questa mattina sono partite di Lombardia, che sono tante e fieno sí preste qua che ’l Duca non potrà offenderci; ancora che per noi medesimi areno fra pochi dí in Val di Chiana piú di mille cavagli. [4] E però farai cotesti nostri di buon cuore e confortera’gli perché invero noi non potremo stare di migliore voglia.
[5] Farai dall’altro canto tuo debito e nello investigare e nello intendere e nel provedere e nello avvisare noi come si aspetta a uno uomo savio come tu.
[6] La differenza che tu ricordi che li Otto acconcino è assettata. [7] Vale.
129
[1] Ad Amerigo Antinori Capitano di Castracaro. [2] Prima augusti 1503.
[3] Poi che si cominciò a trattare questa pratica dello accordare la spesa del Bargello e poi che la si concluse per il tuo antecessore, ci è suto piú volte querele da ciascuna di quelle comunità che concorrono e ognuno si duole assai d’essere piú carico che non se gli conviene; e in spezie el Capitanato di Val di Bagno, el quale molte volte ci ha mandato imbasciadore e ultimamente ora. [4] E dolgonsi assai di questa distribuizione. [5] Noi te ne abbiamo scritto altra volta e ora te ne riscriviamo e ti imponiamo oda le querele loro e vegga che rata tocca a detto Capitanato di Val di Bagno. [6] E tanto imporrai loro e non piú in alcun modo. [7] E a noi scriverrai quello arai fatto e in su che ragioni abbi fondato la sentenza che ne arai data. [8] Vale.
130
[1] Locumtenenti Olivieri de’ Silli Monsignore di Valtortosi, etc. [2] Die prima augusti.
[3] Egli è stato da noi un trombetto di vostra Signoria e per parte vostra ci ricercava che noi mandassimo uno uomo che accompagnassi e alloggiassi le vostre genti. [4] Sappi vostra Signoria che noi, piú di 15 giorni sono, mandamo uno nostro uomo per incontrare la Signoria vostra a Pontremoli, e come e’ fu in su quello di Lucca, fu svaligiato e rubato; di modo che noi non aviamo trovato chi mandare perché ognuno ha paura di non essere assassinato in su quello di Lucca; il che doverrebbe dispiacervi e doverresti farne demostrazione, perché sono cagione del disagio delle genti vostre. [5] E perché noi desideriamo che voi vegnate avanti, si è ordinato come arete inteso che uno nostro commissario venga a Montecarlo, che è in su e’ confini di Lucca, dove attenderà la Signoria vostra e dipoi la condurrà nelli alloggiamenti che vi sono suti ordinati, che sono buoni, e staretevi bene agi perché sono commodi a passare e ire innanzi con l’altra armata del Re di Francia, la quale intendiamo che questo dí è partita di Lombardia. [6] Che Iddio vi mantenga nella sua grazia.
131
[1] A Stoldo de’ Bardi. [2] Die secundo augusti 1503.
[3] Questo dí con dispiacere aviamo ricevuto la tua di ieri e inteso prima come el Governatore di coteste genti volse alloggiare a Pescia fuora dell’ordine tuo, e come poi voi non fusti ricevuti da quelli uomini, il che ancora ci dispiacque molto piú. [4] Crediamo nondimanco che tu sia questa sera con coteste genti venuto a Fucecchio dove speriamo arai trovato commodo alloggiamento. [5] E perché Pierantonio Carnesecchi ci ha mostro una lettera che cotesto Signore li scrive, dove e’ si duole del caso occorso etc. e conclude infine non volere ire a Bibbona ad alloggiare, allegando esservi trista aria e cattive acque, ci ha questa cosa dato alterazione, perché quando e’ non andassino ad alloggiare, si guasterebbono molti disegni fatti da noi circa lo alloggiare le nuove gente franzese. [6] E però voliamo sia subito con sua Signoria, e li mostri prima quanto ci sia dispiaciuto che quelli di Pescia si sieno portati sinistramente, e dira’gli che ne fu in qualche parte cagione non avere inteso quelli uomini che vi dovessino venire ad alloggiare, sendosi disegnato lo alloggiamento ad altro cammino; ma che stia di buona voglia che se ne farà buona demostrazione. [7] E di nuovo gli dirai che di tutte queste cose sono cagione e’ Lucchesi che svaligiorno quello nostro Commissario che noi mandavamo ad incontrarli a Pontremoli, e che da tale principio sono causati tutti questi altri disordini. [8] E quando e’ fussi fermo in su quella opinione che li ha scritta a Pierantonio Carnesechi, di non volere ire ad alloggiare a Bibbona e a Campiglia, e ne allegassi la cattiva aria e le cattive acque, gli dirai a questo come e’ non è vero né l’uno né l’altro e che le sono cose che li sono state dette a Lucca per fare disordine; e che l’acque vi sono sane e fresche, e l’aria vi è vantacciata, perché nonostante che le sieno terre di maremma e’ vi è appresso certe selve che fanno l’aria buona; e che per altri tempi vi si è ragunato eserciti di 14 o 15 mila persone; e che questo alloggiamento si è eletto per essere luogo grasso e dove possono stare bene agi, e per essere in sul cammino di andare verso Siena con l’altre gente franzesi; ché, quando le avessino a fermarsi in Toscana, penseremo ad un altro alloggiamento. [9] Farai di chiarire bene tutte queste cose a sua Signoria. [10] El cammino che tu piglierai ad andare verso Bibbona, farai di preparare li alloggiamenti innanzi, in modo che non t’intervenga come a Pescia; e noi abbiamo inteso che trovandosi alloggiato a Fucecchio, l’altro alloggiamento è buono fra Palaia, Peccioli e Forcoli, e l’altro poi a Bibbona, il quale farai quando sia a proposito; e qualunque cammino tu faccia, ordinerai lo alloggiamento innanzi per le cagioni dette. [11] Sarà alligata a questa una lettera in franzese che Pierantonio scrive a cotesto Governatore: dara’ la in sua mano perché è a proposito di farli fare lo alloggiamento predetto.
132
[1] Niccolò Guicciardini Vicario di Pescia. [2] Die ii augusti 1503.
[3] Per lettere di Stoldo de’ Bardi noi intendiamo come le gente franzese non furno ricevute costí, anzi rebuttate di sotto sinistramente. [4] E benché in questo caso non accusiamo tanto cotesti uomini che noi escusiamo te, ci pare, e cosí ti comandiamo, che subito dopo la ricevuta di questa ci mandi x uomini di cotesta terra de’ primi che ti parse che si facessin capi di recusare detti Franzesi; e cosí ci manderai 3 o 4 di quelli del Borgo a Buggiano. [5] E seguíto che fia questo, scriverreno a te dipoi quello voliamo che tu faccia. [6] Bene vale.
133
[1] Ioanni Rodulpho Aretii. [2] Quarta augusti.
[3] Noi non possiamo negare che le genti che il Valentino conduce e ha condutte in coteste circumstanzie non ci dieno che pensare: perché avere tanta gente propinqua, e coteste terre di quella qualità che tu sai, merita considerazione grande, e per consequens provedimenti boni, perché non rieschino li disegni a chi disegnassi contro di noi. [4] E come altra volta ti abbiamo scritto, noi pensiamo di poter essere offesi in uno de’ 2 modi o per inganno con farci ribellare alcune di coteste terre senza avere a scoprirsi altri apertamente, o per via di una guerra ordinata e aperto Marte. [5] La cagione perché noi ti abbiamo scritto dubitare piú dello inganno che della forza manifesta, è le condizioni de’ tempi presenti, e come si truovono le cose oggi ordinate. [6] E prima facciamo questo fondamento, che il Duca ragionevolmente non debba muovere una guerra di costà aperta e cominciare a travagliare contro a di noi scopertamente, sendo il Re di Francia in buona riputazione e avendo uno esercito grosso in Lombardia che di dí in dí sta per passare di qua. [7] Che sia vero el Re di Francia essere in bona riputazione, rapportandocene noi alli avvisi abbiamo da Roma e da piú di una via, ti facciamo intendere come Gaeta, non che la sia per perdersi come tu giudichi, intendiamo questa mattina per chi viene di là li Spagnoli che vi erano a campo essersi discostati 4 miglia; e la cosa è ragionevole perché se da 8 dí indreto gli Spagnoli non si ardirno darvi mai battaglia, sendo dipoi giunti 6 legni franzesi carichi di 7 mila pedoni che passorno giovedí fece 8 dí da Piombino per a quella volta, e’ pare ragionevole che alla giunta loro eglino abbino dato qualche sbigottimento alli Spagnoli. [8] Aggiugnesi a questo favore la recuperazione di Salerno e di molte altre terre recuperate da un Luis d’Ars franzese che nella rotta loro si ridusse in Venosa con forse 400 cavalli, che ha fatto e fa alli Spagnoli guerra gravissima; tanto che se si ha ad estimare la reputazione del Re nel Reame di Napoli al presente da quello che l’era un mese fa, sendo veri li avvisi e non essendo nato altro in contrario, che non è ragionevole, ella ha guadagnato la metà e è per avanzare tuttavia. [9] Pertanto el fondamento che tu fai, che ’l Valentino sia per muoversi, sendo Gaeta all’olio santo, viene ad essere nulla, ma viene a corroborarci piú nella opinione nostra. [10] Accrescesi ancora la reputazione del Re, da la quale come ti diciamo di sopra dipende la securtà nostra, per lo esercito grosso che la ha in Lombardia e vederlo in procinto di passare; e avanti ieri si mossono 350 lance che ne vengono addirittura per fermarsi in su quello di Siena, e ieri avemo nuove che le erano a Modona e questa sera fieno a Bologna, e successive, a giornate di gente d’arme, verranno avanti; e tutto l’altro esercito fra 6 o 8 dí sarà mosso. [11] E cosí è vano l’altro fondamento fatto da te che e’ Franzesi non sieno per lasciare Lombardia per paura de’ Viniziani, e’ quali non sono meglio in su le staffe che si sieno stati tutto questo anno, né si sente che tramettino un cavallo, né che muovino uno uomo d’arme; tale che, tornando a proposito, noi non veggiamo come el Duca in su el traino di queste cose abbi a cominciare una guerra e turbare apertamente le cose di Toscana, possendo in mille modi esserli, con la metà di questi favori, messo fuoco infino sotto el letto. [12] Pensiamo bene che favorirebbe volentieri qualche nostro rebello e farebbe volentieri rebellare una di coteste terre, credendo potersene escusare con el Re e dall’altro canto darci questa spesa e farci incorrere in qualche periculo per servirsene poi ad altri piú commodi tempi; sí che ragionevolmente quando el mondo non muti viso ci pare potere in quella parte stare securi di lui. [13] Crediamo bene potercene ingannare e però pensiamo di fare quello che si può per rimediarvi; né ad altro fine abbiamo mandato in costà coteste genti d’arme né per altra cagione si è fatto anticipare a queste 350 lance franzese, le quali cose, sendo in fieri, ci assicurono piú. [14] Ma perché questi aiuti non gioverebbono quando le trovassino seguíto di furto qualche inconveniente, ti ricordiamo lo avvertire a questo e cosí ricordarlo a Cortona, ad Anghiari e al Borgo, e nondimeno scrivere quanto intendi perché ci è grato li avvisi di ciascuno e massime degli uomini prudenti come noi giudichiamo te.
[15] Per duplicate ti abbiamo scritto lo animo nostro circa lo alloggiare coteste genti d’arme nostre; e questo è che le s’alloggino all’intorno di cotesta città e piú propinquo a quella e piú insieme e in piú securo luogo si può; e quanto a el signore Piero e a messer Criaco si scrisse loro iarsera quello avevono a fare, cioè che messer Criaco n’andassi al Borgo e che el signore Piero ne andassi o a Cortona o al Monte dove gli pareva e che fra pochi dí si risolverebbon e’ casi loro. [16] Bene vale.
134
[1] Petro Compagni Capitano e Commissario di Cortona.
[2] Noi aviamo questa mattina dua tua lettere del ii del presente colli avvisi delle genti del Duca: di che ti commendiamo. [3] E di nuovo ti ricordiamo per questa che tu avvertisca alle cose di cotesta città che di furto e’ non seguiti alcuno inconveniente: perché a questo bisogna avere l’occhio e vigilare e non mancare di diligenzia. [4] E quanto alle forze manifeste noi per ovviarle aviamo mandato circa 600 cavalli ad Arezzo e abbiamo fatto anticipare el partire a 350 lance franzesi che ieri furno a Modona ed oggi saranno a Bologna e seguiranno di mano in mano el venire avanti a giornate di gente d’arme; e fra 4 o cinque dí saranno in su quello di Siena. [5] Le quali gente daranno animo a noi e torrannolo a chi facessi altri disegni. [6] E però di nuovo ti si ricorda che tu ti guardi da’ furti e dagl’inganni e che tu vegghi che non vadi pratiche attorno, e che allo ’mprovisto tu sia offeso: di che solo noi temiamo e però te lo ricordiamo continuamente. [7] Vale.
135
[1] Capitano Liburni. [2] Die 7 augusti.
[3] Egli è stato a noi Michele da Savona apportatore di questa, e duolsi che avendo servito el padrone della navetta, non è suto satisfatto di 40 ducati; e ricercandoci di aiuto, t’imponiamo intenda le ragioni sue, e avendo ad avere alcuna cosa da detto padrone, li farai ragione.
136
[1] Petro Compagno Capitaneo Cortone. [2] Dicta die.
[3] Avendo scritto infino qui, intendiamo certo sospetto hai aúto del cassero per uno avviso del Castellano di Val di Pierli, el quale sospetto debbe essere poi cessato sendo passato el tempo. [4] Sopr’a che non ci occorre che scriverti se non che tu abbi cura in su li avvisi sinistri e triste novelle non nasca per troppo sospetto qualche tumulto, perché molto bene o per umori cattivi o per qualche altra cagione non buona occorre spesse volte che simili avvisi sono fatti nascere; e però provedrai che chi arriva costí venga a te, e quando alcun porta certe novelle sproporzionate e che ci tornino contro, li proibirai el ragionarne in pubblico, e dall’altre parte cautamente terrai conto d’ogni cosa e ad ogni cosa provedrai iuxta posse, ma tutto con prudenzia.
137
[1] Capitaneo Arretii et Commissario Iohanni de Ridolfis. [2] vii augusti.
[3] L’ultime tua sono de’ 5 e de’ 6 di questo. [4] E quanto alla prima che contiene lo avviso del Capitano di Cortona circa el cassero ci piace la risposta gli hai fatta e l’ordine che tu gli hai dato; ma sendo poi passato el tempo fra il quale e’ fu minacciato, gli fia uscito el sospetto, e tu non mancherai di scriverli di nuovo e ricordarli come in ogni accidente e’ si abbi a governare, e noi rinfreschereno di danari el suo connestabole, né etiam manchereno a cotesti costí perché ci ordiniamo continuamente alla provisione loro. [5] E quello che per altra ti si scrisse circa e’ Franzesi, va avanti gagliardamente: perché domani fieno a Firenzuola 350 lance, e le 50 lance del Balí di Can che erano a Peccioli sono questo dí a Poggibonzi, le quali, o fermandosi quivi o venendo costà, potranno servire in ogni cosa dove bisognassi dare soccorso o a noi o a gli amici nostri; e circa le gente nostre che tu ti truovi costí vogliamo che le fieno alloggiate, come per altra ti si è scritto, strette alla terra, insieme e securamente; e quando tu non potessi fare questo alloggiandole di fuora, le alloggerai drento nella città, perché voliamo che le stieno strette e secure. [6] Alla parte che tu ci avvisi del Signore Piero, la stanza sua al Monte ci tornava a proposito, e etiam desideravamo che a Cortona fussi uno uomo di consiglio; e però ci fia grato che per qualche dí infino che non si faccia altra provisione e’ vi si transferisca. [7] Noi non ti mandiamo la rassegna delle gente d’arme per non ci essere el notaio della condotta; e però farai el meglio potrai in rassegnarle. [8] La lettera de’ Capitani non si è tratta perché dicono avere provisto di 20 ducati di farina la rocca di Cortona, e come la tua provisione non bisognava: di che ti demo notizia e crediamo non abbi auta la lettera. [9] Vedreno nondimanco che tutto si faccia acconciare in buona forma e che tu non ne abbi carico.
138
[1] Pierantonio Carnesecchi. [2] 9 augusti.
[3] Questa mattina è tornato Zanobi, tuo fratello, e ci ha esposto come sono le cose seguite circa la commissione ti demo per la nostra di iermattina; commendiamo te e Zanobi e di prudenzia, sollicitudine e affezione; e avendo trovata l’opera tua buona in questi maneggi, non voliamo mancare di importi quanto ci occorre, sperando etiam che tu non manchi in quello potrai. [4] E parci, veduta la ostinazione del fratello del Baglí di non partire da Poggibonzi etc., che tu di nuovo o a bocca o per qualche tuo mandato a proposito li faccia intendere per parte nostra come el servare questi modi non sono per piacere né ad el Re né a noi, non vi essendo l’utile né dell’uno né dell’altro; e che noi abbiamo le gente d’arme e ci sono concesse da quella Maestà perché le stieno ne’ luoghi dove si corre periculo e dove si maneggia la guerra e non dove non è sospetto alcuno; e che e’ nostri sospetti sono in Val di Chiana e non a Poggibonzi; e che noi sareno per farne querela ad el Re, el quale sappiamo ne sarà male contento e tanto piú quanto gli alloggiamenti che si danno loro in Val di Chiana sono buoni e dove possono stare bene agi. [5] Mosterrai loro dunque l’inconvenienti che fanno a stare a Poggibonzi, che sono: stare dove non bisogna, fare contro alla volontà nostra che è fare contro alla volontà del Re, e che etiam potrebbe nascere qualche inconveniente che, se e’ si transferissino là, non nascerebbe, el quale potrebbe essere di natura che l’impedissi l’armata franzese a passare piú avanti; il che quanto dispiacessi ad el Re, lo lascerai pensare a lui. [6] Aggiugnerai a questo come noi ci troviamo a Barberino di Mugello 200 lance italiane che sono quelle di Bologna, Ferrara, che vanno in soccorso del Reame, e come si truovono a Firenzuola 300 lance franzese, le quali gente fra 3 dí saranno tutte a Poggibonzi; e quando e’ truovino el luogo consumato di vettovaglia, sarà cosa che dispiacerà a loro e ad el Re, e lui ne sarà imputato, e noi sareno forzati scusarcene. [7] Vedrai in summa di mostrarli e persuaderlo che passi in Val di Chiana; e in questo userai o farai d’usare ogni termine perché invero per piú conti la stanza sua a Poggibonzi non ci potrebbe tornare piú sinistra.
139
[1] Giovanni Ridolfi Capitano del Borgo.
[2] Non contenendo queste ultime tua de’ 7 altro che la paura del Vicario d’Anghiari e la risposta li hai fatta, non ci occorre farti molta replica se non commendartene; e di nuovo farti intendere, acciò possa scrivere el medesimo a lui e dove bisognassi, come a Barberino si truovono 100 uomini d’arme e 100 balestrieri a cavallo di Ferrara; e appresso a loro vengono 100 uomini d’arme e 200 balestrieri a cavallo fra di Mantova e di Bologna, tutte soldate da el Re di Francia; e come a Firenzuola al certo saranno domattina 350 lance franzese, le quali gente fra 4 o cinque dí saranno in su el Sanese. [3] El resto dello esercito, che sono 300 lance franzese, fanterie e artiglierie, fra 6 dí per la via di Pontremoli ne verranno in Toscana, tale che ci si racozzerà sanza le nostre gente piú che 1000 uomini d’arme, 8000 fanti e l’artiglierie; e è esercito di qualità da farsi fare la via e fare riguardare gli amici.
[4] Circa li cavalli nostri da alloggiarli o fuora o drento in Arezzo, la rimettiamo in te, purché ne seguiti la securtà loro e la securtà della terra. [5] E è bene pensi dove si abbi alloggiare le 40 lance franzese che si truovono a Poggibonzi, le quali vengono a cotesta volta; e bisogna considerarlo innanzi acciò, giugnendo là, truovino le cose ad ordine e non abbia a seguire scandolo.
140
[1] Francesco Guiducci Commissario generale in campo. [2] Die viiii augusti.
[3] Per lettere degli Anziani da Lucca de’ 7 di questo restiamo avvisati come Vieri Riccialbani con alcuni di cotesti soldati ha fatto preda in su el prato loro verso Porcari di circa 30 bestie grosse e come gli scorse quello loro paese e ne seguí quelli tumulti e danni che in questi simili casi sogliono nascere. [4] La quale cosa ci ha dato dispiacere assai, dolendoci che Vieri abbi presunto senza nostra licenzia muovere uno scacco di cotesta natura e che etiam e’ nostri soldati, sanza tua o nostra licenzia, li abbino fatto compagnia, perché credavamo averne ad essere arbitri noi e non un privato. [5] Desiderando adunque ricorreggiere questo inconveniente, t’imponiamo che subito ordini a detto Vieri che si transferisca infino qui. [6] E le bestie e ogni altra cosa predata terrai a nostra stanza, faccendole ritrovare tutte e ridurre in luogo ne possiamo disporre. [7] E a noi scriverrai appunto l’ordine di questa cosa e chi fece compagnia a Vieri e con che ordine. [8] Non mancare di quanto ti si scrive perché desideriamo e vogliamo ricorreggiere questa cosa come è conveniente.
141
[1] Francesco Guiducci Commissario a Cascina.
[2] Noi non replichereno altro in risposta del caso di Vieri se non che affermereno quanto ti si scrisse per altra nostra, cioè mandi qui Vieri, tenga la preda a nostra stanza e ci scriva la qualità d’essa e ci avvisi de’ nomi di quelli che andorno con Vieri. [3] E quanto allo assaltare e’ nimici ogni volta che securamente si possa fare, ne saremo contenti né ti proibiremo el farlo; bene è vero che ti si è ricordato che si faccia a partito securo securo e non altrimenti; aspettereno el mandato de’ bombardieri e maestranza e con quello ci risolvereno.
[4] Di nuovo abbiamo che scriverti che le genti franzese sono a Scarperia, e domani ne vanno a Decomano e cosí successive n’andaranno a Siena; e li Svizzeri debbono essere a Bologna e l’altra gente che viene da Pontremoli debbe essere mossa. [5] Noi intendiamo come coteste gente d’arme alloggiate costí fanno infinite disonestà da fare disperare cotesti poveri uomini, e come per mandare fuora le cose che rubano, hanno infino bucate le mura. [6] Maravigliànci, prima, che tu non vi abbi riparato; secondo, che tu non ce ne abbi dato avviso, cosa che ci dispiace sommamente; e desideriamo, quando e’ non fussi vero, che simili inconvenienti non venghino, e quando e’ fussi, voliamo vi si rimedi ad ogni modo. [7] Vale.
142
[1] Francesco Guiducci. [2] Die dicta.
[3] Altre volte ti si è scritto come noi vogliamo che gli strami e fieni fatti per la vernata futura sieno riserbati al debito tempo e non sieno logori prima; pertanto ci maravigliamo che Giovanni Alamanni si dolga come la compagnia di Gonzaga gli sfornisce le munizioni di 200 traina di fieno o piú che li avea messo insieme, e però ti scriviamo la presente e t’imponiamo facci riguardare detto fieno, e cosí corregga molte altre disonestà che quelli soldati fanno in Vico: perché l’ofizio tuo non è altro che fare che ’ soldati difendino e non saccheggino e’ sudditi nostri.
[4] Alle maestranze, come per altra ti si scrisse, si provederà ad ogni modo subito. [5] E ti ricordiamo el sollecitare l’opera della Verrucola acciò si rechi a fine. [6] Vale.
143
[1] Pellegrino Lorini. [2] xiiii augusti.
[3] E’ sono tornati questa sera messer Francesco Gualterotti e Alamanno, e avendoci esposto a bocca quanto hanno ragionato con cotesto Illustrissimo Signore, e inteso la voglia sua di parlare con el Gonfaloniere o con el Cardinale, ci siamo resoluti si abbochi con el Cardinale, auti quelli respetti e quelle considerazioni che tu puoi pensare e che oggi ti si scrisse, nonostante che noi avessimo desiderato possere onorare sua Signoria presenzialmente. [4] Aviamo dunque scritto al Cardinale de’ Soderini e commissoli che mercoledí prossimo facci sanza manco d’essere alla Castellina perché consideriamo che cotesto esercito mercoledí verrà ad essere a Gaiole che è presso alla Castellina a 6 miglia; e però bisogna che tu ordini ora con Monsignore di Sandricort come si ha a seguire e di tanto avviserai el Cardinale pure che ne seguiti lo effetto che si parlino insieme. [5] E di nuovo ti diciamo che mercoledí prossimo el Cardinale sarà alla Castellina, al quale bisogna che tu ordini quello abbia a fare e però sarai con Monsignore di Sandricorto e diviserai bene questa cosa in modo che lo effetto segua con onore dell’uno e dell’altro; e di questo cavallaro che ti si manda te ne potrai servire come ti parrà.
[6] Quanto a Giampaulo Baglioni, di che messer Francesco e Alamanno parlò con Monsignore di Sandricort, ti facciamo intendere come detto Giampaulo volentieri verrebbe a fare reverenza alla sua Signoria ma dubita non essere ritenuto prigione da qualche uno di cotesti gentili uomini perché el Capitano Saracinetto che si truova qui ha tentato di pigliarlo: sí che lui, veduto questi cenni, non si è ardito a venire avanti, ma manderà di nuovo un suo uomo. [7] E quando abbi da cotesto Signore qualche sicurtà, verrà subito; e noi crediamo che sia a proposito che parlino insieme.
[8] Da Roma etc.
144
[1] Niccolò Guicciardini Vicario di Pescia. [2] Die xviii augusti.
[3] Intendiamo per la tua de’ 17 lo avviso hai aúto da Francesco della Casa delli Franzesi e l’ordine da te dato per posserli ricevere quando occorressi: il che tanto ci satisfa quanto ci dispiacque lo inconveniente de’ giorni passati [4] E circa la via loro e ogni altra cosa che in questa materia occorra, ce ne rapportiamo alli ofiziali della Onoranza e tu secondo le loro lettere te ne governerai. [5] Vale.
145
[1] Ad el Borgo Bernardo Manetti. [2] Dicta die.
[3] Intendiamo per la tua de’ 16 quanto scrivi circa el campo del Duca e come e’ si ritira verso Viterbo. [4] Commendiamoti sommamente dello avviso, il quale crediamo per avere inteso per via di Roma come el Papa e il Duca sono indisposti del corpo. [5] Confortiamoti nondimanco a non mancare di quella diligenzia circa le guardie e ogni altra cosa che tu hai usata infino a qui. [6] Bene vale.
146
[1] Capitaneo Arretii, Capitaneo Cortonae, Capitaneo Burgi, Potestati Castiglionis Arretini. [2] Mutatis mutandis. [3] xx augusti.
[4] Noi ti significhiamo per questa come qui vennono iarsera nuove che ’l Papa era morto; e perché questi malcontenti del Duca Valentino in su questa nuova s’ingegneranno rientrare in casa loro, e avendogli noi tutti per buoni amici, voliamo che capitandone costà alcuno tu presti loro quelli onesti favori puoi e in specie a Giampaulo Baglioni, el quale doverrà essere costí questa sera o domattina di buona ora. [5] Bene vale.
[6] Aggiugni ad Arezzo.
[7] E perché noi desiderremo intendere che movimenti si sieno fatti in Perugia in su questo avviso della morte del Papa, e in specie che condizione abbi Giampaulo in quella città, e come la sua ritornata sia per essere facile o difficile, voliamo mandi per intendere questo in Perugia uno o dua uomini di discrezione che ti sappino referire tutto e dipoi ci riscriverrai el ritratto; ma vorrebbe essere subito perché c’importa questo avviso assai alle deliberazioni nostre. [8] Vogliamo etiam tenga ad ordine tutte coteste genti d’armi da poterle fare cavalcare dove ci parrà al primo nostro avviso; e con Giampaulo ti governerai sí cauto che non intenda, quanto si aspetta a queste genti, che commissione ti abbiamo data. [9] Sarà con questa lettere a Castiglione, Cortona e Borgo; mandale volando e quello spenderai ti fareno buono. [10] Vale.
[11] Aggiugni alla lettera di Castiglione.
[12] E perché noi desideriamo intendere che movimenti si sieno fatti in Perugia in su questo avviso della morte del papa e in specie che condizione abbi Giampaulo Ballioni in quella città, e come el ritorno suo sia per essere facile o difficile, voliamo mandi per intendere questo, uno o dua uomini di discrezione che ti sappino referire tutto. [13] Ma vorrebbe essere subito perché, quanto piú presto areno tale avviso, tanto e’ sarà piú grato, potendo dipoi meglio consigliarci; e però ci usa diligenzia, e spendendo cosa alcuna ti rimborsereno. [14] Vale.
147
[1] A Girolamo de’ Pilli Commissario a Campiglia. [2] 22 augusti.
[3] Noi intendiamo e da piú bande come Pandolfo Petrucci ha fatto trarre di Siena certe artiglierie e che disegna fare l’impresa di Piombino. [4] E perché questa cosa importa ti spacciamo la presente e t’imponiamo usi diligenzia d’intendere la verità e ce ne avviserai subito subito: e quando sia vero, cercherai, se in quel mezzo peni ad avere risposta da noi, di impedirla con tutti quelli mezzi che alla tua prudenzia occorrerà e soprattutto ci scriverrai subito. [5] Vale.
148
[1] Iohanni Rodulfo. [2] Die 24 augusti.
[3] Questa mattina ti si scrisse per le mani del Cancelliere di messer Ambruogio; e ti dicemo che ordinassi che la compagnia di detto messer Ambruogio insieme con quella del Signore Luca Savello se ne andassi alla volta di Siena per accozzarsi con le gente franzese e che partissino sabato mattina prossimo in ogni modo, e cosí farai sanza differire punto.
[4] E quanto alle tue lettere di ieri non ci occorre altro che commendarti della diligenzia delli avvisi e di nuovo impórti facci ogni opera per intendere quello si ritrae di verso Urbino e Perugia e di ogni particulare ci avviserai. [5] Di nuovo verso Roma non ci è altro se non che ’l popolo di Roma è unito con el collegio de’ Cardinali e che li Spagnoli si stanno fra Castello e Borgo; e’ quali aspettono lo aiuto di Consalvo, e quelli altri aspettono el soccorso de’ Franzesi: vedreno quello seguirà. [6] El Duca non è ancora morto, ma sta malato grave.
[7] Postscripta. [8] Circa le cose di Citerna ci pare da tenerle cosí sospese, intrattenendo le pratiche sanza ire piú oltre per stare a vedere quello segue fra pochi dí.
149
[1] Domino Herculi Bentivolo. [2] Die 25 augusti.
[3] La Signoria vostra ci ha fatto intendere per il suo Cancelliere el desiderio suo di partirsi di costí. [4] E veramente noi la satisfaremo se non fussino occorsi e’ casi che vostra Signoria sa, per i quali potrebbe occorrere qualche cosa che noi avessimo bisogno dell’opera sua in coteste parti, e però vostra Signoria sarà contenta soprastare. [5] E circa a li creditori vostri, si penserà che vi sia la satisfazione vostra, come piú a pieno si è parlato al suo Cancellieri. [6] Bene valete. [7] Die 25 augusti.
150
[1] Al Signore Giovanni da Gonzaga. [2] 25.
[3] Aviamo visto quanto ci scrive la Signoria vostra e quello di che la vostra Illustrissima sorella lo richiede; e veramente come e’ ci rincresce non possere compiacerla, perché sa vostra Signoria come la importanza della guardia di cotesta provincia è tutta posata sopra le spalle di vostra Signoria, cosí ci piace che li soccorsi di vostra Signoria non sieno necessarii, perché s’intende tutto quello stato d’Urbino essere di già rivoltato e tornato a divozione del Duca Guido. [4] Pertanto vostra Signoria attenderà alla guardia di coteste nostre terre e non farà partire un cavallo sanza commissione nostra.
151
[1] Iohanni de Ridolfis. [2] Die 25 augusti.
[3] Noi abbiamo visto quanto tu scrivi allo illustrissimo Signore Gonfaloniere nostro de’ casi di Citerna. [4] E avendo bene esaminata e discussa questa cosa, ti significhiamo come noi saremo contenti pigliare el governo di Citerna, come tu di’ che ti è offerto, quando si potessi pigliare la tenuta della terra e della rocca sanza strepito, come sarebbe di muovere gente o di fare altra preparazione violenta. [5] Né ci tornerebbe a proposito avere la terra sanza la rocca, non essendo al presente in termine da potere né bombardarla né fare altre preparazioni da espugnare un simile luogo. [6] E però ci pare che tu esamini bene questa cosa e chi ti promette e con che fondamento; e quando vegga la cosa riuscibile ne’ modi soprascritti, cioè che si possi pigliare la possessione della terra e della rocca sanza altri romori, enterrai nella ’mpresa; ma parci che la consideri maturamente. [7] E parendoti da conferirne alcuna cosa con el Marchese Carlo del Monte per averne piú parere e ire con piú fondamento, lo comunicherai; e quando ti paressi da non riuscirti la cosa ut supra, intratterrai le pratiche come per altra ti si scrisse. [8] E di quanto segue ne darai notizia subito e soprattutto avvertirai bene, prima s’entri nella ’mpresa, che la sia riuscibile.
[9] Ricordiamo el fare cavalcare subito Ambruogio da Landriano con la compagnia e la gente del Signore Luca, acciò che le sieno a tempo con l’altre come per altra questo dí ti si è scritto.
152
[1] Girolamo de’ Pilli. [2] Die 25 augusti.
[3] Noi abbiamo, per queste tue lettere date a Bibbona e Campiglia, inteso quanto hai ritratto delle cose di Piombino dopo la giunta tua costí. [4] Donde ci occorre risponderti come noi desideriamo t’ingegni con ogni industria seguire la commissione avesti al partire tuo, nella quale insisterai quando vegga che vi si possa sperare. [5] Ma quando vedessi le pratiche, delle quali ci hai dato notizia, andare innanzi, giudicandole noi non punto a proposito nostro, ti volgerai a favorire le cose del Signore vecchio. [6] E perché e’ ti verrà a trovare el Conte di Montagliana, fratello di detto Signore, potrai servirti di lui in ribattere e’ disegni che facessi altri: e questo, come si è detto, farai quando conoscessi non potere stare in su la commissione di prima. [7] E nel trattare la cosa in benifizio di detto Conte e di suo fratello, siamo contenti gli presti ogni favore e d’uomini e d’ogni altra cosa, quando vegga che ’l partito sia riuscibile e non altrimenti; perché quando ti scoprissi e la cosa non riuscissi, si peggiorerebbe la condizione sua, e forse e’ Piombinesi si gitterebbono dove non sarebbe el proposito. [8] Però sarai prudente e farai le cose con buona iustificazione, esequendo quanto ti si commette prudentemente, che è in summa: stare in su la commissione vecchia, in quanto si può, perché male volentieri ci spicchiamo da quella, quando ne vegga da fare frutto; quanto che no, vogliamo favorisca le cose del Signore piú e meno secondo che piú e meno le vedrai riuscibile.
153
[1] Giovambattista Ridolfi. [2] Dicta die.
[3] Ancora che noi non abbiamo tua lettere, tamen avendo occasione di questo messo, ti scriverreno quanto s’intende dipoi la tua partita acciò possa meglio consigliarti nelle cose di costà. [4] L’ultime lettere ci sono da Roma sono de’ 22 dí e intendevasi el Duca essere piú tosto migliorato che altrimenti; e trovarsi con li Spagnoli in Borgo e le altre sue genti d’arme in su e’ Prati, e come gli Spagnoli volsono assediare el Collegio de’ Cardinali nella Minerva e che ’l popolo di Roma si levò in favore di detto Collegio e sta armato. [5] E li Cardinali si sono ritirati nelle case loro e quivi affortificatisi; e el popolo è unito con loro e ha sbarrato la terra acciò che gli Spagnoli non possino correre, e attendono che le gente franzese passino avanti; e gli Orsini fanno capo grosso a Bracciano. [6] El Duca dall’altra parte si tiene forte in Borgo; e vedesi che ’l Castello sta per lui; e aspetta aiuto da li Spagnoli che sono nel Reame. [7] E li Colonnesi si aspettavono in Roma. [8] Le gente franzese sono passate Siena e li Svizzeri che si sono tanto aspettati si truovono a Bologna: e pare che non voglino ire piú avanti se non è dato loro una paga. [9] Urbino è ribellato. [10] Giampagolo Baglioni è in quello di Perugia in certe castella che se gli sono date e attende ad ingrossarsi per accostarsi a Perugia. [11] Da l’altra parte quelli di Perugia si tengono forte e fassi diverso iudizio dello evento di questa cosa. [12] Città di Castello è tutta in arme e la parte Iustinesca è inferiore a quelli de’ Vitelli. [13] Intendesi essere a Bologna Bartolomeo d’Alviano con la sua compagnia e con lui el Duca d’Urbino, e sono per passare verso li stati e partigiani loro. [14] Questo è quanto intendiamo infino a qui e alla giornata ti avvisereno del seguíto. [15] Vale.
154
[1] Girolamo Pigli. [2] Dicta die.
[3] Avendoti noi scritto ieri in risposta a dua altre tua, saremo brevissimi in rispondere a questa tua de’ 24; e di nuovo ti replicheremo che quando la prima commissione tua non abbi luogo come desiderremo, siamo contenti ti volga co’ favori al Signore vecchio per mezzo del Conte di Montagana venuto costí a trovarti. [4] E in questi favori userai tanto l’autorità tua quanto vegga da farvi profitto e non altrimenti, ingegnandoti e di non perdere la occasione e di non guastare né le condizione sua, né le nostre, quando intempestivamente e poco considerato movessi costà qualche scacco; e perché ci richiedi di gente, sareno per mandarle ogni volta che intendiamo a che fine e quello di bene potessi fare la venuta loro. [5] Il che, quando tu ci scriva e la ci paia cosa bene fondata, sareno sempre per esequire. [6] E attendi a coteste cose e diligentemente e prudentemente, e soprattutto scrivi spesso. [7] Vale.
[8] Ricordiamoti di nuovo che in primo loco pensi a’ casi nostri e poi a quelli d’altri.
155
[1] Tommaso de Tosinghis et Ieronimo de Bertinis. [2] Die 27 augusti.
[3] Noi abbiamo visto questa mattina una lettera che scrive el Vicario di Firenzuola alli Ofiziali della Onoranza de’ Franzesi, per la quale s’intende e’ Svizzeri essere partiti da Bologna e come domani fieno ad ogni modo a Firenzuola. [4] E perché e’ mostra in quella lettera che el Balí di Digiuno, capo di detti Svizzeri, ha promesso loro una paga quando fieno in sul nostro, ci fa questa cosa dubitare o che non soprastieno in sul nostro o che alcuno non disegni essere suvvenuto e provisto qui; e però vi scriviamo la presente acciò siate avvertiti in questo caso come vi abbiate a maneggiare. [5] E voliamo che nel parlare farete con el Baglí, sanza monstrare di dubitare d’alcuna delle predette cose, sotto nome di scusarsi de’ provedimenti che non sono abbondanti, monstrate la magrezza del paese, la continua carestia suta, e’ disagi sopportati per le nostre genti d’arme e per le loro, e la mala contentezza de’ paesani; e cosí vi farete un ponte perché l’intenda la necessità dello andare avanti, in che userete ogni industria e destrezza. [6] E quando egli uscissi ad alcuno ragionamento di danari o d’esserne servito, a questo con ogni vivacità monsterrete che li è impossibile e che non bisogna pensarci, per avere oltre a mill’altre spese ordinarie, aúto al presente a pagare el Baglí di Can e tutte l’altre genti d’arme di che si serve el Re, e cosí avere aúto a dare una paga alla Maestà del Re che monta diecimila ducati. [7] E però fate ogni instanzia in sul negare questo, mostrando che sarebbe piú facile fare risucitare un morto che fare una simile provisione. [8] Voi intendete lo animo nostro e ’l bisogno della città: governatevi secondo la solita prudenzia vostra.
156
[1] Francesco Guiducci Commissario Cascinae. [2] Die 27 augusti 1503.
[3] Perché e’ ci occorre avere di bisogno d’adoperare qualcuno di cotesti nostri cavalli e fanti nella Maremma, t’imponiamo che subito dopo lo arrivare di questa mandi alla volta di Bibbona tutte le nostre lance spezzate di uomini d’arme; e cosí vi manderai insieme con dette lance spezzate Giuliano del Caccia, Stefano Tarugi, Girolamo Guicciardini con tutte a 3 le loro compagnie e manderai con loro un tuo ofiziale che le conduca e alloggi. [4] E fara’li presentare a Girolamo Pilli che si trova a Campiglia, el quale ordinerà loro quanto abbino a fare. [5] E perché noi voliamo che ancora messer Bandino con la sua compagnia si truovi con dette genti a Campiglia, domattina di buona ora partirà di qui Giuliano Lapi per a cotesta volta che porterà la paga sua e delli altri cavalli leggieri. [6] Voliamo che, subito giunto che fia detto Giuliano, rassegni e paghi detto Messer Bandino; e pagato lo arai, con un cavallaro che lo alloggi, lo manderai dreto alle gente predette e fara’lo presentare a Bibbona a Girolamo Pigli. [7] E perché cotesta terra per la partita di messer Bandino non porti periculo, farai venire costí in Cascina Pagolo da Parrano co’ suoi cavalli leggieri. [8] E di piú voliamo e per securtà del luogo e per satisfazione della impresa nostra che tu scelga cinquanta di cotesti Cascinesi de’ piú atti a menare le mani vi sono e darai loro in mano una lancia per uno della munizione, e se vi sarà da armarli altrimenti, lo farai e li manderai insieme con Messer Bandino verso Bibbona. [9] E perché si possino pascere per la via, Giuliano Lapi ti porterà da dare 4 grossoni per uomo di loro e a Campiglia si è ordinato che gli abbino le spese. [10] E farai loro nel partire qualche buona parola: che li è tempo a mostrarsi fedeli nostri e che portandosi bene e’ fieno riconosciuti etc.
[11] Noterai bene queste commissioni dateti e le esequirai fedelmente e con diligenzia perché importano. [12] Noi mandiamo costà Giuliano, oltre alle cagioni sopraddette, perché vi si fermi e osservi coteste nostre genti e vadi discorrendo tutti cotesti nostri luoghi. [13] Però, giunto che sarà e che tu arai esequito le commissioni predette, te ne potrai tornare a tua posta. [14] Vale.
[15] Con questa saranno lettere a Livorno, le quali importano assai, perché voliamo valerci di Borgo Rinaldi a Bibbona. [16] Mandera’le subito e per uomo fidato.
[17] Noi ti mandiamo questa lettera in diligenzia acciò che la giunga costí domattina avanti dí e tu possa inviare quelli fanti e lance spezzate che sono costà domattina ad ogni modo. [18] E fara’le ire verso Campiglia perché Girolamo si truova là. [19] E se non vedessino danari e’ fanti, dirai che e’ non è ancora venuto il tempo della paga, e venuto che fia, si daranno loro. [20] Mandera’gli subito subito Messer Bandino e lo invierai co’ Cascinesi come si dice di sopra.
157
[1] Instruzione a Iuliano Lapi. [2] Dicta die.
[3] Andrai a Cascina e nelli altri nostri luoghi del contado di Pisa dove ti abbiamo eletto Commissario. [4] E lo ofizio tuo ha ad essere principalmente tener conto di tutte le nostre genti d’arme e fanterie che sono in quella provincia, le quali tu rassegnerai qualunque volta si manderà loro e’ danari o qualunque altra volta parrà a te o a noi. [5] E dipoi osserverai continuamente condotta per condotta e compagnia per compagnia, se le fanno el debito loro, se le si diminuiscono o no, e trovandovi fraude o diminuzione alcuna ce ne avviserai. [6] Andrai appresso vicitando continuamente, pigliando quelli tempi ti parrà, Cascina, Vico, la Verruca, Rasignano, Lari e, quando te lo commettereno, a Livorno. [7] E intenderai particularmente e’ modi e ordini di chi è capo delle guardie di ciascuna di quelle terre; e trovandone alcuno che non facessi el debito ce ne scriverrai. [8] E cosí arai l’occhio a tutto quello che raguarda al bene della nostra città e a conservazione di quelli luoghi e delli uomini nostri; e non mancherai di provedere a quello bisogna e ovviare alli inconvenienti e noi avvisare sempre e spesso e particularmente d’ogni cosa. [9] Vale.
158
[1] Iohanni Baptiste de Ridolfis. [2] Die 28.
[3] Avendo soprattenuto la alligata per defetto di apportatore, di nuovo ci è per lettera de’ 24 da Roma come el Signore Prospero Colonna è giunto quivi, né s’intende bene con che gente; e come ancora vi è venuto el Signore Fabio Orsino e s’è ridotto in Montegiordano e ha saccheggiato e arso certe case e fondachi di Spagnoli. [4] L’esequie del Papa si cominciorno a dí 25 nella Minerva; el Duca si sta in palazzo e ha le sua genti fra Borgo e e’ Prati. [5] Le genti del Re si spingono forte innanzi e e’ Svizzeri saranno domattina qui; e questa mattina è passato Adovardo Bugliò che è suto spacciato di Francia dopo lo avviso della morte del Papa. [6] E noi abbiamo lettera dallo ’mbasciadore nostro de’ 23 come hanno commesso a tutte le gente che vadino presto a Roma e ordinato all’armata loro di Gaeta che si venga a porre ad Ostia. [7] E dicono, se Iddio per sua grazia darà alla Chiesa un buono e iusto Pontefice sarà bene e quello che desiderano; se non, che fia scisma. [8] E che per questo effetto mandono le genti a Roma e non vogliono la creazione del Pontefice per forza, ma che si facci ordinariamente come si conviene al vero vivere cristiano; e se altri volessi usare la forza, vogliono poterla reprimere. [9] Mostrono essere male animati contro al Duca e volere che tutti e’ fuorusciti suoi ritornino in casa, e inoltre avere scritto al Collegio de’ Cardinali che soprassegga la elezione a fine le cose vadino suo ordine; de’ cardinali ch’erano di là da l’alpe non ne verrà altri che San Giorgio, perché Ascanio e li altri hanno richiamati in corte; Giovampagolo Baglioni, sendosi presentato alla Magione, fu incontrato da li nimici suoi di drento e lo hanno rotto; e si intende si è rifuggito in su quello di Siena. [10] Qui è arrivato oggi el Signore Iulio Orsino e Duca d’Urbino che vanno verso li stati loro.
[11] Restaci significarti che, capitando in coteste parti alcuni della casa de’ Vitelli, tu come da te facci loro intendere che non è al proposito loro venire piú avanti in sul nostro, mostrando che porterebbono nel passare qualche periculo, tenendosi e’ paesani, per le cagioni che tu potrai allegare, male contenti di loro. [12] E cosí, con buono modo destramente e come da te, li farai tornare indreto; e questa medesima commissione darai a tutti quelli rettori da torno che ti parrà a proposito. [13] Vale.
[14] Postscripta. [15] È stato con li nostri Eccelsi Signori il Signore Iulio, e dà nuove il Signore di Camerino essere tornato nello stato suo. [16] Vanno e lui e certi altri Orsini a Roma per aiutare e favorire la elezione del Pontefice in beneficio loro, benché dichino volere che il Papa si facci canonicamente. [17] Dice avere lasciato indrieto il Duca di Urbino, Bartolomeo d’Alviano, Signori di Pesero e Rimino sanza volere dire se verranno qua, monstrando nol sapere, e non venendo, per che camino abbino a traversare il dominio nostro. [18] Questi vanno per rientrare in casa loro e favorire l’uno l’altro per la comune conservazione ne’ loro stati.
159
[1] Francisco Guiduccio Commissario generali. [2] 30 augusti 1503.
[3] Avvisiamoti come noi siamo contenti dia licenzia per 8 dí al Signore Giovanni da Gonzaga di potere, con dieci cavalli e non piú, transferirsi o qui in Firenze o dove gli parrà nel dominio nostro ad incontrare lo illustre Signore Marchese di Mantova, suo fratello. [4] Arai avvertenza che lasci costí le cose ordinate e tolga cavalli di manco danno si può. [5] Vale.
160
[1] Girolamo de’ Pilli Commissario etc.
[2] E’ ci è stato consolazione grande avere inteso come Piombino si tenga per il Signore suo antico e come il Signore suo fratello ne ha presa la possessione. [3] Rallegratevene seco per nostra parte e attenderete ad esequire felicemente come avete cominciato se vi resta alcuna cosa indreto. [4] E offerirai a cotesto Signore quelli aiuti possiamo, de’ quali non siamo per mancare, come non si è mancato infino a qui. [5] Per altra nostra arai inteso le provisioni si erano fatte di gente per mandarle in suo benefizio quando gli occorressi. [6] Crediamo che le sieno comparse a questa ora, delle quali ti servirai quando bisognassino; quanto che no, le rimanderai indreto a’ loro alloggiamenti. [7] Vale.
161
[1] Girolamo de’ Pilli Commissario in Piombino. [2] xxxi augusti.
[3] Poi che noi ti scrivemo iarsera l’ultima nostra in risposta alla tua de’ 28 significativa dell’entrata tua e del Conte di Montagana in Piombino, è comparsa questa mattina un’altra tua de’ 29; e restiamo per quella avvisati della venuta del Signore e dello arrivare di ser Bimbo e del Vescovo di Grosseto e de’ cavalli e fanti che menava seco, e della gelosia che lui ha disseminata fra cotesti uomini verso di noi e delle parole che ti ha usate el Signore quanto a’ cavalli nostri. [4] Le quali cose avendo tutte considerate ci danno dispiacere, non tanto rispetto a noi quanto rispetto a cotesto Signore e dubitiamo forte quando cotesto Signore non sia savio, che quello che non è riuscito ad altri avanti che sia entrato costí, li riesca dopo la entrata sua. [5] El fondamento che noi facciamo a questa nostra dubitazione è facile ad intenderlo a chi sa l’animo di Pandolfo e le pratiche ha tenute costí poi la morte del Papa, perché subito appiccò pratiche con gli Spagnoli per via di corruzione, e non veggiendo chi si potessi ostare a questi suoi disegni altri che noi, mandò costí suoi uomini a mettere loro gelosia de’ casi nostri e ad un tratto veniva a fare e’ fatti suoi facili e piú difficile la tornata del Signore, sappiendo quello non possere avere pronti altri aiuti che ’ nostri. [6] E di questo suo ordine ce ne è testimone piú riscontri e massime quello che ci ha fatto intendere el Baglí di Can per Pellegrino Lorini, dove si vede manifesto lo animo e l’ordine suo: di che, acciò tu possa fare piú piena fede a sua Signoria, ti mandiamo el capitulo della lettera di Pellegrino. [7] El quale tu potrai mostrare a cotesto Signore e dirli come si è detto di sopra che, poiché a Pandolfo non è riuscito el tratto avanti la entrata sua, che farà ogni cosa li riesca dopo l’entrata; e el modo è quello si vede che tiene, di fare d’avere costí le sue forze e tenere pratica con el Castellano, e fare noi sospetti, e tenere discosto le forze nostre; e di nuovo t’imponiamo lo avvertisca a considerare bene quello che importono queste tre cose sopraddette. [8] E quanto alli sospetti in che cerca chi è costí per Pandolfo mettere noi, veramente ci distenderemo in questa parte assai, se pensassimo cotesto Signore non essere sí prudente, che l’intendessi bene lo animo nostro e se non ci avessimo assai testimoni di quello. [9] E quando anche questo non ci fussi, el modo del procedere nostro lo può testificare ad ogni uomo; perché prima non s’intese qui la morte del Papa che noi lo facemo intendere a chi era qui per il Signore e l’imponemo sollecitassi sua Signoria al venire avanti. [10] Mandamo in costà te senza forze e non con altra commissione che di persuadere cotesti uomini alla devozione sua; venne dipoi qui el Conte di Montagana, el quale sa come lo confortamo a transferirsi costí; né mai abbiamo mosso un fante né un cavallo se non quando a detto Conte è parso e a messer Cristofano da Casale suo uomo, che di tutto potrà fare piena fede; e quanto piú el procedere nostro è suto intero, tanto piú ci rincresce essere messi in sospetto. [11] Potrai dunque fare a cotesto Signore questa conclusione per nostra parte: considerato tutte le cose sopraddette, che Pandolfo avanti l’entrata sua costí pensava che non vi ritornassi, ora che vi è ritornato pensa d’ingannarlo; e che noi avanti l’entrata sua costí pensavamo e’ modi a rimetterlo, e ora che vi è entrato pensiamo a mantenerlo e che non sia ingannato; e dubitiamo che non riesca meglio el disegno ad altri che a noi, veggiendo che vi ha le forze e pensando che possa ogni dí entrare nella cittadella per le pratiche che vi tiene e che vi ha tenute. [12] Né è anche da stare securo che non pensi di offendere la persona sua in qualche modo, a che lo conforterai ad avere cura grandissima; e farai bene intendere tutto a sua Signoria, acciò che quando altro di bene non ne seguiti, ne seguiti almeno la iustificazione nostra in ogni evento.
[13] Postscripta. [14] Tu comunicherai questa lettera a cotesto Signore e vi aggiugnerai di bocca quanto ti occorrerà, e non partirai di costí e attenderai a vegghiare coteste cose e scriverrai; e non farai partire le nostre genti da Campiglia sanza nostro avviso perché voliamo te ne serva in ogni cosa che potrebbe nascere.
[15] E’ ci fia una lettera di messer Cristofano da Casale; dara’la bene.
162
[1] Giovanni Ridolfi Commissario et Capitaneo Arretii. [2] 31 augusti.
[3] Alli avvisi che noi aviamo ricevuti da te per queste ultime tua de’ 29 non rispondereno altro per non essere di bisogno. [4] Né etiam circa le cose di Citerna ti possiamo dare altra commissione che quella ti si dette ne’ dí passati e però farai secondo quella di governartene.
[5] Poi che e’ ti si scrisse di nuovo ci è che ’l Signore di Piombino è ritornato in casa e Girolamo de’ Pilli nostro Commissario si truova in Piombino con esso seco. [6] Restagli solo ad acquistare la cittadella dove è un Castellano spagnolo. [7] Di verso Francia si intende Roano insino addí 26 essere partito da Lione e vienne per le poste in qua per transferirsi a Roma. [8] Mena seco Monsignore Ascanio, San Malò e il Cardinale di Raona.
[9] Qui si truovano in su le porte nostre 5000 Svizzeri: partiranno domani; e tutto el resto dello esercito franzese è da Siena in là.
[10] Da Roma ci è per lettere de’ 28 che ’l Signore Prospero Colonna era venuto quivi con forse dumila persone e che gli avea parlato a lungo co’ el Valentino, el quale si truova in Palazzo e ha le sua genti in Borgo, e dubitavasi che non fussino accordati insieme. [11] Intendiamo ancora che ’ Cardinali aveano messo un bando ch’ e’ baroni e li forestieri uscissino di Roma e che solamente gli Orsini avéno ubbidito. [12] Questi avvisi di Roma non sono molto fedeli e però potrebbono variare da la verità.
163
[1] Girolamo de’ Pilli Commissario nostro in Piombino. [2] Die prima septembris.
[3] Questa mattina abbiamo ricevuto una tua de’ 31 del passato contenente el numero de’ fanti e de’ cavalli sanesi si erano rappresentati costí, e l’opera da te fatta perché e’ non fussino ricevuti. [4] Commendiamoti di tutto; ma ci dà qualche confusione lo avere ricevuto questa medesima mattina una lettera di cotesto Signore de’ 30 dí, per la quale sua Signoria si rallegrava dello acquisto della cittadella, e chi porta la lettera conferma el medesimo. [5] Noi crediamo a detto avviso e pensiamo che la tua lettera abbi smarrito dí. [6] E presupponendo cosí, voliamo te ne rallegri sommamente colla sua Signoria, mostrandogli con ogni efficacia quanto ci sia grata questa sua felicità; e che questo principio da noi fatto non si lascerà indreto, ma seguirassi con ogni ofizio per la defensione sua. [7] Voliamo bene lo avvertisca che li abbi cura come e’ lasci usare e conversare costí ’ Pisani, perché, come lui sa, quelli si sono rimessi nelle braccia del Duca, e noi intendiamo come e’ disegna gittarsi in quella città, espedite che lui avessi le cose sua di Roma; e però bisogna che lui consideri quanto importi questo allo stato suo e che si disponga a pensare insieme con esso noi come e’ si abbino a stringere e’ Pisani mentre che ’l Duca è occupato ne’ casi sua a Roma; e uno de’ modi è non lasciare loro libero cotesto adito, ma pensare di stringerli per ogni parte e tôrre loro tutto cotesto comerzio. [8] Farai bene intendere questo capo e con sua Signoria diviserai e’ modi da servarsi, e di tutto ci darai dipoi notizia; e dira’gli che queste demostrazioni saranno un testimone che li sia suto grata l’opera nostra fatta in suo benifizio.
[9] Sarà inclusa in questa la cifera: servirà’tene come ti parrà.
[10] Ricordiamoti quello ti disse messer Francesco Gualterotti, quando si possa esequire sanza perdita.
164
[1] Iohanni Baptistae de Ridolfis a Castrocaro. [2] ii.
[3] Poi che noi ti scrivemo l’ultima nostra, abbiamo tre tua lettere de’ 28 e 31 del passato e primo del presente contenenti tutto lo essere di cotesto stato di Romagna e dove truovi volti cotesti umori. [4] Piaceci assai el discorso e iudizio tuo e desiderremo poterlo colorire col prestarti quelle forze che potrebbono essere col tempo necessarie a volere accrescere a noi reputazione e ad altri guastare el disegno; tuttavolta penseremo quello che si possa fare e non saremo per mancarne. [5] E alla parte del Signore degli Ordelaffi e delle richieste che fa agli uomini nostri, ci pare che tu non dia loro licenzia, ma, quando alcuno ve ne vadia, chiuderai gli occhi e lascerai ire le cose a benifizio di natura. [6] E se el Duca di Ferrara per lettera fa vive le cose del parente, e se el Valentino per suoi mandati magnifica le cose sue, l’uno è forzato dal parentado o da quella cagione che tu alleghi, l’altro, dalla paura di non perdere cotesti stati di fatto. [7] Né sono vere le cose scrive dello essere fatto Gonfaloniere di Santa Chiesa e di molte altre cose da lui allegate in suo favore. [8] Ma è bene vera la perdita di Piombino con le fortezze e con ogni cosa, e cosí d’Urbino e delli altri suoi disordini, che ti sono noti, e’ quali alla giornata si doverrebbono scoprire maggiori, presupponendo el Papa futuro di quella medesima voglia e animo che sono sempre suti e’ Papi passati. [9] E crediamo che a questa ora tutto lo esercito franzese sia all’intorno di Roma, nonostante che Svizzeri si truovino qui, donde doverreno partire domani ad ogni modo. [10] E questa mattina si è partito per alla volta di Roma el Marchese di Mantova con la sua compagnia, e el Cardinale di Roano e Monsignore Ascanio e el Cardinale di San Malò debbono a questa ora essere a Bologna, e’ quali ne vengono in diligenzia per trovarsi a Roma al tempo del conclavi. [11] Quello che abbino a partorire queste cose che si veggono ire attorno, si può difficilmente iudicare; aspetterenne el fine e pregherremo Iddio che lo mandi buono. [12] Circa alla licenzia tua pensereno satisfartene per altra nostra. [13] Vale.
165
[1] Iohanni Ridolfi Capitaneo et Commissario Arretii. [2] Die septembris.
[3] Noi ti scrivemo iarsera e ti dicemo quanto ci pareva da seguire nelle cose di Citerna. [4] E questa mattina è comparsa la tua di ieri con le copie delle lettere venute da Anchiari, e si è benissimo considerato quanto ha scritto Bernardino al Castellano, e quello gli ha resposto, e e’ ragionamenti suti fra el Castellano e gli uomini della terra, e e’ sospetti hanno del campo de’ Vitelli, e gli aiuti che ricercono e’ Citernesi da noi, bisognando, e con che condizione. [5] E avendo esaminate di nuovo queste cose tutte insieme e ciascuna per sé, ti facciamo di nuovo questa conclusione: che noi vogliamo, e cosí siamo deliberati, si facci ogni opera perché Citerna non ricaschi in mano de’ Vitelli. [6] E parci, secondo lo scrivere tuo, che ci sia dua modi: el primo, che si persuadessi al Castellano di ricevere uomini a proposito di quello Bernardino per potere poi mediante quelli etc.; l’altro, guadagnarsi e’ Citernesi con el difenderli da e’ Vitelli quando vi venissino a campo. [7] E voliamo che all’uno modo e l’altro si vadia dreto, e che nel primo si metta ogni industria, e nel secondo non si ometta nulla, promettendo ora loro aiuto e aiutandogli bisognando; con questo che ’l Castellano e loro promettino riceverci loro superiori e che noi diventiamo patroni della fortezza e della terra. [8] E però ti farai bene intendere da loro in questa parte, non ne lasciando alcuna cosa indreto, adoperando el Signore Piero e il Marchese per instrumenti come giudicherai bene. [9] E parte che attenderai a questo non smenticherai quello altro capo, di vedere per mezzo di Bernardino che ’l Castellano riceva quelli uomini. [10] Né sapremo in risposta a queste tua come ti mostrare altrimenti l’animo e deliberazione nostra. [11] Esequira’la ora tu con la solita tua diligenzia e avviserai. [12] Né ci pare da servire a nessun modo el Castellano di Citerna né di polvere né d’altro ch’el facci piú gagliardo, perché giudichiamo che la servissi piú a proposito d’altri che vostro.
166
[1] Giovambaptista de Ridolfis Capitaneo et Commissario Castricari. [2] Die iiii septembris 1503.
[3] In questo punto che siamo ad ore 23 abbiamo ricevuta la tua di ieri, e restiamo avvisati a lungo delle cose che si veggono andare attorno costà in tutte coteste terre. [4] E conosciamo benissimo che sarebbe a proposito, per darci credito e fare piú vive le cose nostre, mandare costí qualche forza; nondimanco sarebbe con gran nostro disagio per averne buona parte co’ Franzesi e tutte l’altre obbligate fra di sotto e di sopra; pure, quando si vedessi di averle a mandare a cosa certa e che fussi per sortirne qualche buono effetto, ci sforzeremo di provvedertene: come sarebbe se si sperassi che riuscissi la pratica che tu ci accenni della rocca di Furlí, e di Faenza. [5] E per dirti lo animo nostro, quando noi potessimo entrare in quella di Furlí, saremo per spendere, a cosa certa e securamente, insino in diecimila ducati, lasciando al Castellano, oltr’a quelli, tutte le robe vi si truovono, da artiglierie e munizioni in fuora; e potra’lli promettere che trovarrà qui comperatori iusti di dette robe; e di piú li offerirai salvocondotto perpetuo di potere stare libero in sul nostro e inoltre altre immunità e priminenze che alla prudenzia tua occorrerà. [6] E quanto a quella di Faenza, per essere in luogo piú sinistro e manco forte, non ci siamo per ancora resoluti. [7] Risponderentene per la prima: e tu, avendone alcuna pratica o occorrendoti d’averla, la verrai intrattenendo con la prudenzia tua e avisara’cene subito. [8] Né noi manchereno di dirtene in questo mezzo la opinione nostra. [9] E desiderremo sommamente che tu ce ne dicessi e come ti paressi da governarti in questa cosa etc.
[10] Di nuovo ci è per lettera de’ iii dí da Roma come el Duca Valentino uscí sabato mattina di Roma con 400 uomini d’arme, 400 cavalli leggieri e 3000 fanti e con tutto el tesoro suo che dicono ascendere alla somma fra danari e cose di 600 mila ducati, e ne è venuto a Nepi e si è congiunto con lo esercito franzese e in tutto si è gittato nelle braccia del Re. [11] Dicono che li è malato grave, e che li ha le gambe infiate infino sopra le coscie, e che si fa portare in una lettica, e credesi che morrà. [12] Pure e’ Franzesi se ne serviranno a fare Roano Papa, el quale Roano fia domandassera a Firenzuola; e questa sera vi si truova Monsignore della Tramoia, e a Pescia sono 150 lance de’ Palavisini e Treulci che si vanno a congiugnere coll’altre genti del Re; e li Svizzeri partono di qui domattina. [13] Vale.
167
[1] Iohanni Baptistae de Ridolfis. [2] vii septembris 1503.
[3] E’ ci resta fare risposta a due tue de’ 5 e 6 del presente continenti molti particulari delle cose di costà. [4] E perché la importanza di esse consiste in quello ti scrive quello Antonio delli Ordelaffi e la coniettura e el iudizio che tu ne fai, ti rispondereno solo a questa parte non occorrendo alle altre cose se non commendarti degli avvisi. [5] Due cagioni sono quelle che ci fanno deliberare andare larghi e non ci ristringere nel praticare con el detto Antonio: la prima el desordine in quale ci troviamo di gente, le quali in ogni impresa sarebbono necessarie; l’altra el dubitare che ’ Viniziani non permettino che costui appicchi questa pratica con esso noi, piú tosto per desiderare di scoprirci che per animo che li abbino d’intraprendere per ora alcuna cosa; se già non la intraprendessino per qualche via escusabile come sarebbe questa, quando noi andando dreto alle pratiche di detto Antonio, ci scoprissimo in modo che loro fussino iustificati nello intraprendere, arguendo di avere fatto perché altri non facessi etc. [6] E che detti Viniziani non sieno per fare impresa sanza colorirla assai, ce lo fa credere le condizione de’ tempi, e sapere che conoscono molto bene chi oggi è arbitro delle cose d’Italia, e vedere la fortuna del Re andare innanzi, e credere facilmente che li abbi el nuovo Pontefice ad essere uomo sí potente pe’ favori di quella Maestà che potrà ridomandare ad ogni uomo le cose della Chiesa. [7] E la regola di chi tiene stato e di chi lo vuole mantenere è fare ogni cosa per non destare alcuno umore che lo potessi offendere, né muovere alcuna cosa che, mossa, non la possa poi correggere a sua posta. [8] Aggiugnesi ancora alle predette ragioni le qualità di quello Antonio Ordelaffi, el quale per le condizioni sua non merita si facci in su li ordini e parole sua gran fondamento. [9] Le quali cose tutte raccolte insieme ci hanno fatto deliberare che tu tenga la pratica seco el piú puoi, non vi mandando alcuno tuo a trovarlo, ma sí bene udendo chi venissi a te da sua parte; e lo temporeggerai come alla prudenzia tua occorrerà dando avviso di quello segue.
[10] Questa mattina entrò in Firenze el Cardinale Roano e el Cardinale Ascanio; e desinato che ebbono si sono partiti, e questa sera alloggiano a le Tavernelle di Val d’Elsa e a gran giornate n’andranno avante. [11] Vale.
168
[1] Bernardo Manetti Capitaneo del Borgo. [2] Die viii septembris 1503.
[3] Noi intendiamo come e’ sarebbe non molta difficultà avere el Signore Francesco da Monte Aguto, ribello nostro, nelle mani. [4] E perché noi desideriamo assai che simili uomini non possino per alcun tempo molestare e’ sudditi nostri, voliamo usi ogni industria per vedere di averlo nelle mani e che noi in qualche modo ce ne assicuriamo. [5] E da ora prometterai a chi ti parrà bene, per parte nostra, quello ricompenso e quella remunerazione del benifizio che noi siamo consueti fare a chi ci ha fatti per lo addreto simili piaceri; e di quanto seguissi ci darai notizia.
169
[1] Nicolò Guicciardini Vicario di Pescia. [2] Dicta die.
[3] Perché e’ Pisani o altri in nome loro non pretendino piú fare alcuno insulto in cotesta valle, abbiamo ordinato che subito parta da Arezzo el Signore Giovannantonio dal Monte co’ suoi cavalli leggieri e ne venga a cotesta volta. [4] Ordinerai in questo mezzo che non vi segua disordine alcuno, e che tutta cotesta valle concorra a sopportare il carico di detta compagnia di Giovannantonio. [5] E, quanto al mandare cotesto comune ambasciadori a Lucca, non ci pare da farlo ad alcun modo perché vi metteremo di reputazione; e però dirai a cotesti uomini che, avanti si partino di qui e’ loro ambasciadori, si piglierà qualche sesto a questa cosa che vi sia drento quello di ciascuno. [6] Vale.
170
[1] Girolamo de’ Pilli Commissario nostro. [2] viiii septembris.
[3] Noi ti abbiamo scritto per dua altre nostre circa el disfare la Sassetta quanto era el desiderio nostro; e per questa ti replichereno el medesimo e ti commettiamo disfaccia infino a’ fondamenti l’abitazione e fortezza di messer Pietro Paulo e tutte le case che li sono all’intorno, perché non voliamo a nessun modo che vi rimanga alcuno nidio. [4] E perché la lettera tua de’ vii ricevuta questa mattina ci dice come tu attendi a disfare l’abitazione di messer Pietro Paulo, t’imponiamo di nuovo disfacci ancora le case che li sieno all’intorno e ordinerai che gli uomini vadino ad abitare dove altrove parrà loro, salvando loro tutte loro robe. [5] Farai oltr’a di questo venire qui detto messer Pietro Paulo e sua famiglia come ti si commisse; e espedito che arai tutto ce ne darai notizia e noi ti significhereno quanto abbi ad esequire.
[6] Alla parte del Signore di Piombino, ci satisfa la sua buona volontà e quando, o per tuo mezzo o per altro suo mandato, ci facci intendere alcuna cosa particulare, saremo sempre per non ci discostare da quello che sia onore e utile suo e nostro.
[7] El Capitano di Volterra ci scrive come tu non li hai rimandati e’ torchi né l’artiglierie né polvere e altra munizione ti è avanzata. [8] E per questo ti commettiamo che tutto quello hai tratto da alcuno luogo e detto Capitano ti avessi servito, lo facci riporre in su luogo donde si cavò e di questo non mancherai.
[9] Ricordiamoti di nuovo ancora el rimandare e’ cavalli verso Cascina quando non li abbi ad operare e farai questo quanto prima potrai, o di tutti o di parte.
171
[1] Iohanni Baptistae de Ridolfis. [2] Die x septembris 1503.
[3] E’ ci resta a fare risposta a l’ultima tua de’ 6 del presente per la quale intendiamo quanto scrissono quelli di Cesena a cotesti nostri costí e la risposta facesti loro, la quale fu prudentissima, e ce ne satisfacciamo assai. [4] E circa l’altre cose che tu discorri per la tua lettera, non abbiamo che replicarti, non essendo innovato altro di verso Roma piú che quello ti si è scritto infino a qui. [5] E come altra volta ti si disse, el Duca si è dichiarato franzese; bene è vero che lo accordo fatto nuovamente è soscritto solo, per la parte del Re, da Sandricort, Capitano delle gente d’arme, Cardinale San Severino e Monsignore di Trans, che sono oratori a Roma per quella Maestà. [6] Resta ora come Roano allo arrivare suo piglierà detto accordo e come gl’intenderà procedere seco; e potrebbe facilmente essere che fussi simile a quello che fece anno Imbalt con Vitellozzo nelle cose nostre d’Arezzo. [7] Una volta, la copia di questo accordo, la quale noi abbiamo vista, ce lo mostra cosa molto debole: attenderenne el fine e presto si doverrebbe vedere che volta pigliassi questa acqua. [8] Detto Duca si truova malato grave in Civita Castellana e ha seco le sue genti, che s’intende non essere molte, e l’artiglierie sue sono rimase a Roma in mano del Collegio; e le gente franzese si truovono a Campagnano discosto a 6 miglia a Roma e Roano debbe o questa sera o domandassera giugnervi, e darassi principio al nuovo pontefice.
[9] Giampaulo Baglioni entrò iermattina in Perugia per forza d’assalto e cosí li stati del Duca e partigiani sua vengono a diminuire forte; e se e’ Franzesi non lo pigliono di nuovo pe’ capegli, non li doverrà restare nulla; e per le cose digià ribellate gli è al tutto sbarrato el cammino a soccorrere in alcun modo coteste terre che ancora gli restono costà. [10] E benché noi non possiamo, in su questa opinione che le abbino a voltare, mandarti costà gente d’arme, tamen non vorremo al tutto spogliare cotesta provincia di chi in qualche modo le tenessi a dipresso; e questo ci fa sommamente desiderare che tu soprastia costí. [11] Da l’altra parte, la fede dàtati e le necessità tua private contrappesono tanto che noi al tutto non te la possiamo negare e cosí non te la diamo né neghiamo: avvertiamti solo a volere considerare tutto quello si discorre di sopra, e quando giudichi che sia a proposito della città lo stare tuo costí, farai lo ofizio del buono cittadino; ma quando altrimenti ti paressi, il cui parere approvamo sempre, te ne tornerai a tua posta.
[12] Madonna d’Imola è suta di nuovo a noi: raccomandaci sé e li suoi figlioli. [13] Èssegli resposto generalmente non avendo aúto mai da te avviso per il quale noi aviamo visto di potere fare fondamento alcuno sopra di lei. [14] Ècci parso di nuovo ricordartelo acciò che tu di nuovo ci scriva delle condizioni sua e, se non lei, saltem se e’ suoi figlioli potessino sperare alcuna cosa di bene. [15] Vale.
172
[1] Giovambattista Ridolfi Commissario di Romagna. [2] Die xi septembris.
[3] Questa mattina è comparsa la tua ultima de’ nove del presente e, con satisfazione nostra grandissima, intendiamo el raguaglio delle cose di costà, e come tu le discorri, e la conclusione che tu ne fai. [4] E veramente e’ non corrono cose in questi tempi che ci dieno tanto travaglio né tanto che pensare quanto coteste da cotesta banda; dubitando assai, come digià se ne è vista la esperienza, che ’ Viniziani non entrino in tutti cotesti stati. [5] E veramente e’ primi e piú potenti rimedii che ci fussino sarieno quando noi mandassimo costà gente, per le quali si acquistassi tanta reputazione che a loro non fussi tanto aperta la via a’ disegni fanno; ma, poiché questo al presente non si può fare, ci pare che sia da pigliare tutti quelli modi che a detti Viniziani si attraversi. [6] E ogni via che si piglierà, non ci essendo altri espedienti, ancora che la tornassi in benifizio del Duca, ci piacerà: perché, come tu prudentemente discorri, coteste terre, a riguardo nostro, stanno meglio in mano di qualunque altro che de’ Viniziani; e non possendo favorire noi, quando altri con onesto modo fussi favorito, ci piacerà. [7] E ti commendiamo dello avere scritto a chi ti richiedeva ti transferissi in quelle sue terre in modo che se ne vaglia e ne abbi obbligo. [8] E quanto allo essere raffermi cotesti popoli in parte per le nuove venute che ’l Duca è franzese, ci farebbono credere tale cose che si avessino a fermare piú quando vedessimo piú fermo tale appuntamento e fussi fatto e ratificato da altri che da quelli oratori, sanza conscienza del Re e di Roano; e se anche non si intendessi ogni dí detto Duca perdere qualche stato e ire avanti e’ suoi nimici, come si vede per la tornata di Giampaulo in Perugia, come ieri ti si scrisse. [9] Pure è bene, parendo a te cosí essere a proposito per li respetti soprascritti, aiutarlo piú tosto con le parole che altrimenti; il che rimettiamo nondimeno in te. [10] E per non multiplicare in parole con chi intende per cenni, ti facciamo quella medesima conclusione che tu facesti per la tua lettera a noi: che ci pare che cotesti stati stieno meglio a benifizio nostro in ogni altri che nelle mani de’ Viniziani; e tu hai mentre stai costí a tendere a questo fine, e per ogni via e modo attraversare loro e’ disegni e a tale effetto adoperare ogni instrumento per dare speranza e timore secondo le occorrenzie. [11] E perché, a fare queste cose e condurle, bisogna uno uomo che non abbi bisogno di essere consigliato d’ogni cosa e che abbi iudizio in simili maneggi, non ci potrebbe tornare meno a proposito el ritorno tuo che si fa. [12] Pure, come ieri ti si scrisse, per osservarti la fede, non ti diamo né togliamo la licenzia, ma vogliamo ti ponga innanzi coteste cose e quello importono, e contrappesatole con el bisogno tuo del tornare, ne delibererai quello ti parrà bene. [13] Né d’Antonio Ordelaffi ti scriviamo altro se non che ’l secreto delle cose sua si terrà, e tu ti governerai seco secondo l’ordine e a quello fine ti se ne scrive di sopra. [14] Né ci è da ieri in qua innovato altro da avvisarti.
173
[1] Girolamo de’ Pilli Commissario Campigliae. [2] Die xi septembris 1503.
[3] Questa mattina si è ricevuto la tua de’ nove contenente in che termine si truovi l’opera del ruinare la Sassetta. [4] E quanto alla ruina del palazzotto e della torre ne restiamo assai satisfatti, quando la resti ne’ termini ci scrivi. [5] Ma non restiamo già punto satisfatti che le case intorno a detto palazzotto restino in alcuna parte in piè, né ci pare per questo che tu abbi letto le lettere ti scrivemo a’ 5, 6 e 7 e 8 di questo, per le quali ti commettavamo disfacessi tutte dette case infino al piano della terra. [6] E perché noi siamo di quella medesima opinione, di nuovo ti commettiamo il medesimo, e t’imponiamo non ne lasci alcuna in piè, anzi, con fuoco e con altri instrumenti, le ruini e desoli tutte, perché non vogliamo che per alcun modo quello luogo si possa piú abitare. [7] E ci sarà gratissimo non ti avere piú a scrivere di questa materia, né avere a commettere questa opera ad altri.
[8] E’ connestaboli e fanti ti truovi costí gli rimanderai alli luoghi loro quando non te ne serva piú costí.
174
[1] Iohanni Baptistae de Ridolfis Commissario Castricari. [2] Die xii septembris.
[3] Se noi, per le altre tua lettere e per avere molto tempo fa conosciuta la natura de’ Viniziani, aviamo dubitato che coteste terre vicine allo stato nostro venghino sotto il dominio loro, per questa tua ultima di ieri ne aviamo dubitato molto piú, sí per la certezza delle preparazioni fanno a Ravenna, sí etiam per e’ dubbi che si veggono nello Ordelaffo, el quale monstra d’avere molto bene scoperto lo animo loro. [4] E premendoci questa cosa assai, e pensando alli rimedii, aviamo questa sera concluso fare iuxta le nostre forze quello si può per non mancare a noi medesimi, usandoci quelli remedi e quella industria ci è possibile. [5] E per al presente, quanto alle forze, si è ordinato questa sera che le gente d’arme ci troviamo ad Arezzo, che sono 40 uomini d’arme e 40 balestrieri a cavallo sotto el Marchese e Signore Giovannantonio dal Monte, subito ne venghino a cotesta volta. [6] E tu comanderai per tutta cotesta provincia che li stia ad ordine uno uomo per casa con l’arme, per potertene servire ad ogni tuo comandamento, ordinando con che cenni si abbino a levare, chi abbino ad ubbidire e dove convenirsi. [7] E nonostante detti cavalli che al presente si sono ordinati, pensereno di mandartene altrettanti uomini d’arme, e tu ti varrai della reputazione con ordinare le stanze etc. [8] E quanto al modo del procedere tuo, con le forze o sanza, pensando noi prima quello che voglino fare e’ Viniziani, dubitiamo forte che, nonostante accennino di volersi volgere verso Furlí, non abbino intelligenzia in Faenza, sí per essere luogo dove gli hanno piú pratica per esservi stati già loro Proveditori, sí ancora per avere quella città la fortezza debole e di qualità da ubbidire subito alla terra; le quali due cose non convengono in Furlí, sendovi la fortezza fortissima e non vi avendo ragionevolmente tanta familiarità. [9] Pure, qualunque si sia el disegno loro, conosciuto noi le forze ci troverreno costà, non ci pare essere gagliardi in modo da potere a nostra elezione favorire alcuna parte; ma ci bisogna recarsi innanzi coloro che pretendano in su dette terre, che sono: Duca Valentino, Chiesa e signori fuorausciti; e esaminare bene quale di questi è piú favorito in qualunque di quelle città dove si vedessi e’ Viniziani volti a fare impresa, e con quelli tali che avessino piú favore aderirsi. [10] E però arai bene l’occhio a questa parte; e essendo a proposito favorirne el Valentino, non ne mancherai, dandogli reputazione, con lettere e con ogni altro modo, e di forze e d’amicizia e di savità; e cosí sendo da favorire la Chiesa per le ragioni dette, farai el medesimo, e quivi volterai ogni tua industria. [11] Né mancherai anche a’ signori fuorusciti, quando la parte loro fussi piú potente che quella della Chiesa e del Duca, e noi non manchereno di scrivere in Francia e a Roma e in qualunque altro luogo dove bisognerà per destare e avvertire chi possa opporsi alla ambizione loro. [12] E quanto al fare venire dal canto di qua el Signore Antonio degli Ordelaffi, parendoci per le sua lettere avere certezza dello animo suo, ci pare molto a proposito; ma, per la scarsità del tempo, non ci possiamo resolvere ad alcuna promessa o obbligo particulare. [13] Voliamo bene gli offeri generalmente che fia ricevuto e visto volentieri e che se gli farà ogni aiuto, né se gli mancherà di tutto quello si possa fare in suo benifizio etc. [14] Ora perché queste cose hanno bisogno d’essere trattate e maneggiate in quello modo che tu conosci, e perché le sono della importanza che tu sai, voliamo abbi pazienza, né tornerai per alcuno modo. [15] Promettiamoti bene questo, di fare ogni cosa per consolarti: il che sarà quando tu medesimo ce ne consiglierai.
175
[1] Petro di ser Francesco de Sinis Vicario Montis Caroli. [2] Die xiiio septembris 1503.
[3] Intendiamo per la tua come hai preso tre Pisani: e perché noi voliamo che cotesti uomini sieno un’altra volta disposti alle fazioni, siamo contenti che di detti 3 prigioni ne faccino quello che voglino. [4] Diciamoti bene questo acciò che tu lo possa dire loro, che, se e’ gl’impicassino, e’ non darebbono mai piú noia a cotesto paese e sarieno esemplo a li altri.
[5] A Cascina si è scritto ti mandi un bariglione di polvere. [6] Sarà bene che tu mandi per esso e e’ ferri ti si manderanno.
176
[1] Niccolò Sacchetti Podestà di Arezzo. [2] Die xiiii septembris 1503.
[3] Sendo, come ti è noto, entrato el Signore Giovannantonio del Monte in Citerna per nostro ordine, con volontà di quello populo, e giudicando che sia necessario si transferisca in Citerna un segno nostro, giudicandoti prudente e essendo tu costí propinquo a quello luogo, voliamo dare questa cura a te; e però ti aviamo fatto lo alligato comandamento acciò che sanza tuo preiudizio possa andare e stare là quanto sarà utile allo stato nostro; e per farti fede con quelli uomini, arai etiam la alligata patente. [4] Voliamo addunque che subito dopo la ricevuta di questa ne vadi a Citerna, dove è per nostro conto el Signore Giovannantonio, e merrai teco el Signore Piero con qualche comandato, bisognando, come si è scritto a Giovanni Ridolfi. [5] E l’ofizio tuo là voliamo che sia: prima, parlare a quelli uomini gratamente, usando quelle parole e termini che alla prudenzia tua occorrerà, avendo riguardo a’ tempi, alle qualità degli uomini e dello stato nostro; l’altra cosa che tu hai a fare è trattare con el Castellano della fortezza, che te la dia nelle mani; e quando la potessi avere a buona fede e sotto promesse generali, la piglierai; ma quando e’ chiedessi alcuna cosa particulare, terrai la pratica seco e avvisera’cene. [6] Userai diligenzia in questa commissione e quella prudenzia che tu se’ consueto. [7] Vale.
177
[1] A Girolamo da Filicaia. [2] Die dicta.
[3] Perché noi aviamo aúto lettere da’ Signori di Lucca che si dolgono de’ cavalli tolsono quelli della Verrucola a certi loro cittadini presso a Pisa, e volendo noi che le cose vadino iustificate, intendendo che detti cavalli sono costí, voliamo non li lasci vendere ma li facci stare a petizione del nostro Magistrato; e di quelli che fussino venduti non lascerai consumare el prezzo acciò che tutto si possa riconoscere, bisognando.
[4] Avendo a tornare costí in Cascina Musacchino co’ suoi cavalli per essere tornato a Lari el Guicciardino, e parendo per questo al Governatore mandare Pagolo da Parrano in Vico, voliamo ne faccia tutto quello che da Giuliano Lapi o da lui ti sarà ordinato.
[5] Ricordiamoti oltr’a di questo come iarsera ti si scrisse che mandi qui, sotto buona custodia, quello Piero di Ciola, cittadino pisano, che fu preso da quelli della Verrucola, perché li vogliamo parlare; e a quelli soldati farai fede che li starà qui per farne la volontà di colui a chi e’ s’aspetta. [6] Vale.
178
[1] Simoni del Nero. [2] Capitano di Volterra. [3] Die xvi septembris.
[4] E’ ci è stato referito da chi viene di cotesta città come, sendo e’ provigionati di cittadella iti qualche volta in certe vigne costí propinque, quelli che ne sono padroni e molti altri non solamente ne li hanno cacciati, ma è ridutto la cosa in termine che detti provigionati non possono uscire di cittadella che non sieno con grida e con corni e con altri romori seguitati e fatto ragunata di gente loro dreto; la quale cosa, quando fussi vera, ci dispiacerebbe perché, in una città come cotesta e ne’ tempi che noi siamo, è da reprimere ogni cosa che desti gli animi delli uomini e li facci coadunare insieme. [5] E però ci è parso scriverti la presente, desiderosi d’intendere da te di questa cosa la verità: e quando la fussi come si dice di sopra, voliamo ci avvisi se tale cosa avviene o per la tristizia de’ provigionati, o per la insolenzia d’altri, scrivendoci chi fussi capo di simili romori, e di tutto dandoci notizia particularmente perché possiamo correggere chi ne avessi di bisogno.
[6] E’ ti si scrisse per altra nostra come per ordine nostro la donna di messer Pietro Pagolo tornava costà; e perché e’ ci pare che la stia meglio in questa città, voliamo le facci intendere che attenda ordinare fra x o xii dí le cose sua e poi ne venga qui, lei e e’ figlioli maschi che la ha seco, perché ci piace che la stia qui appresso al marito suo. [7] Vale.
179
[1] Giovanni Ridolfi Capitano e Commissario Arretii. [2] Die 17.
[3] Questa mattina ti si scrisse in risposta della tua di ieri data ad ore 19, e ti si mandorno circa a 190 ducati per dare una paga al connestabole che si ha a mettere nella fortezza di Citerna e cosí ad el Signore Piero che si ha a deputare alla guardia della terra. [4] E ti si mandò una nota come e quando e per dove dovessi pagare detti connestaboli: la quale cosa non replichereno altrimenti sperando che detto cavallaro giunga salvo. [5] Aviamo dipoi ricevuto questa sera l’altra tua di ieri, e ci dispiace che le nostre lettere de’ quattordici non sieno comparse, perché ti ordinavono molte cose che sarebbe a proposito che tu le avessi aute. [6] E dubitiamo che ’l fante che tu mandasti con le tue de’ 13, poiché non affogò al venire in qua, come tu stimavi, che non sia affogato al tornare in costà; e quomodocumque sia ita la cosa, restiamo satisfatti delle cose successe costà e riconoscereno con el tempo la virtú del Signore Giovannantonio e di qualunque vi si sarà adoperato.
[7] E circa el governare questa cosa per lo avvenire tu ordinerai, allo arrivare de’ danari ti si mandorno questa mattina, di mettere Bernardino d’Anghiari nella fortezza e el Signore Piero nella terra. [8] E circa el commissario per il governo di detta terra, avendo bisogno questa cosa di espedizione celere, aviamo ordinato a Niccolò Sacchetti costí Podestà, vi si transferisca: dove ordini le guardie e facci le altre cirimonie con quello populo e uomini che si convengono; e noi subito vi provedreno di qualcuno altro che ne abbi cura particulare. [9] Però li presenterai le lettere e con lui ordinerai quanto sia di bisogno. [10] E come stamani ti si scrisse, manderai verso Castracaro el Signore Giovannantonio co’ suoi cavalli, come prima arai ordinata la guardia de’ fanti a Citerna.
[11] Sarà ancora con questa una lettera che noi scriviamo a messer Criaco. [12] Vorremo gliene mandassi dove intendessi che fussi.
180
[1] A messer Criaco. [2] Dicta die.
[3] Conosciuta quanta sia la virtú vostra e quanta sia l’affezione avete sempre portato allo stato nostro, seguiremo secondo la nostra consuetudine di affaticarvi in tutte quelle cose che ci verranno a proposito. [4] E’ si truova a Castracaro Giovambattista Ridolfi, nostro Commissario, el quale, avendo inteso quanto egregiamente voi vi sete portato in favore della Eccellenzia del Duca d’Urbino, e come per vostra singulare virtú sua Signoria ha recuperato quello stato, e cosí come qualche un altro di quelli Signori all’intorno si è valuto e favorito mirabilmente della opera vostra, desidera detto Giovambattista che voi vi transferiate infino a Castracaro per potersi valere, in benifizio di questa città, di voi in nelle cose che li occorre maneggiare là. [5] Noi che desideriamo satisfare al suo desiderio, conoscendolo utile per lo stato nostro, vi aviamo voluto scrivere questa, e commettervi che, quanto prima meglio, ve ne andiate con 8 o 10 de’ vostri capi di squadra insino a Castracaro e vi rappresentiate a Giovambattista. [6] E vi facciamo intendere questo: che ’ maneggi che si hanno a fare là saranno utili e onorevoli e a noi e a voi; e tutta quella impresa siamo resoluti porre sopra le spalle vostre e ve ne fare capo. [7] E detto Giovambattista arà ordine di satisfarvi convenientemente. [8] Non enterremo in altre parole presupponendo che voi dobbiate essere quello medesimo siate stato per lo addreto. [9] Valete.
181
[1] Giovambaptista de Ridolfis Commissario Castricari. [2] xviii septembris.
[3] L’ultime nostre furno a dí xv e dipoi son giunte le tua del medesimo dí responsive alle nostre de’ xii, e per quelle intendiamo di nuovo le preparazioni de’ Viniziani, e in che termine si truovino le cose di tutte coteste città, e che umori vi pecchi drento, e come per ora tu giudichi che sia da intrattenere chi vi è in stato etc. [4] Approviamo el iudizio e discorsi tuoi come abbiamo sempre fatto. [5] E quanto alli remedii non si è mancato avvertire messer Giovanni di quanto è necessario, e cosí se ne è scritto in Francia e a Roma, e desto nell’uno luogo e nell’altro chi è conveniente che se ne risenta. [6] Ma crediamo che tutte queste cose non potranno prima essere attese che dopo la creazione del Pontefice, el quale ragionevolmente doverrà essere o Franzese o partigiano de’ Franzesi per essere lo esercito loro all’intorno di Roma. [7] E secondo si ritrae di là potrebbono essere a questa ora in conclavi, il che, quando fussi, mosterrebbe el Collegio essere unito con tale esercito. [8] E non è ragionevole che ’l Papa, qualunque si sia, sopporti che cotestoro si faccino maggiori con diminuzione della Chiesa. [9] Conosciamo bene che, differendosi a fare detto Papa, e’ si porta periculo che cotestoro non piglino piú animo. [10] E volendo fare loro le cose piú difficile, bisognerebbe di costà piú ordine e migliore forze. [11] Pure crediamo che vivendo el Duca e intendendosi amico di Francia, come s’intende, che tal cosa abbi a dare piú animo a’ populi e tórne piú a’ Viniziani, e che loro debbino avere rispetto nello assaltare e quelli nel ribellarsi. [12] E quanto a noi non ti possiamo per ora promettere altro che quello ti si promisse per la nostra de’ dodici, cioè che ’l Signore Antonio dal Monte e el Marchese verranno costà colli loro cavalli; e digià vi sarebbono giunti, ma ci è bisognato adoperarli in quello d’Arezzo per le cose di Citerna, la quale insieme con la sua rocca è venuta nelle mani nostre per ordine di detti condottieri. [13] Ma perché sono al presente espediti, li fareno cavalcare. [14] Ingegneremoci nondimanco, per le altre cose che bisognano, sforzarci a fare qualche migliore preparamento, e fareno ogni cosa per mandarti danari e qualche somma. [15] E perché giudichiamo a proposito messer Criaco sia costà, li abbiamo scritto ti venga a trovare; e perché e’ potrebbe essere che fussi verso Rimino, ti mandiamo una lettera diritta a lui, la quale gli potrai mandare come ti parrà meglio.
[16] Parci che sia a proposito che Francesco del Signore Galeotto stia meglio a Bologna che altrove, perché sarà quivi come uno sprone a messer Giovanni. [17] E quanto all’Ordelaffo, circa ’l venire a qualche promessa particulare, non possiamo per ora risolverci, e tu, in questo caso, starai nella commissione vecchia.
182
[1] Piero Compagni Capitaneo Cortonae. [2] Dicta die.
[3] E’ ci dispiace assai, per le cagioni che ti sono note, che dagli uomini nostri o che abitano el nostro si sia fatta quella preda della quale tu ci dai notizia per questa tua de’ xvii. [4] Ma ci piace bene la abbi nelle mani perché la vogliamo restituire a’ padroni d’essa. [5] E però, quando te ne venga querela alcuna e alcuno come padrone venga per richiederla, intenderai bene chi egli è, e come, e perché e’ ne è padrone, e di tutto ci darai notizia. [6] E noi ti scriverremo quanto vogliamo facci perché la vorremo rendere iustificata. [7] Quanto a quelli che tu hai nelle mani farai loro ragione e non altrimenti. [8] E perché tu ci ricerchi d’essere servito in cotesta fiera del Bargello d’Arezzo, ne scriverrai a Giovanni Ridolfi e, quando e’ non li importi el trarlo d’Arezzo, crediamo te ne accommoderà.
[9] Da Roma ci è come e’ cardinali sono in conclavi e d’ora in ora aspettiamo la nuova del Papa.
183
[1] Giovambattista Ridolfi Commissario generale in Romagna. [2] xxi septembris.
[3] Egli è occorso che andando certi giovani di nostri mercatanti con danari alla fiera di Ricanati, come furono sotto Gualdo, terra della Chiesa, el Castellano della rocca, che è Furlivese, li fece sostenere e li condusse in detta rocca dove ancora si truovano. [4] E desiderando noi favorire e aiutare come è conveniente e’ nostri cittadini, aviamo fatti tutti quelli rimedii ci sono occorsi; e non volendo mancare in alcuna parte, ci è parso farlo intendere ancora a te perché, sendo tale castellano furlivese, sarebbe facil cosa mediante e’ parenti suoi di Furlí trovare qualche buono espediente. [5] Noi non ti possiamo dire el nome del castellano; crediàno bene ti sarà facile intendere chi e’ sia. [6] Ricorderenti solo questo, che tu ne scriva o a Luogotenente di Furlí o a quale ti parrà di cotesti capi del Duca che abbi piú credito e li sia piú facile el rimedio. [7] Parci ancora, con quello modo che a te occorrerà migliore, lo facci intendere a li uomini che sono capi di Furlí, mostrando la disonestà della cosa e la necessità del ripararvi se pensono che noi ci ricordiamo delle iniurie e che noi per alcuno tempo possiamo avere mai occasione di valercene. [8] E t’ingegnerai fare ogni pruova perché e’ mercatanti nostri riabbino e’ loro giovani e i loro danari, e’ quali aggiungono alla somma di 800 ducati. [9] Vale.
[10] Postscripta. [11] S’intende detto Castellano essere un messer Pier Giovanni da Forlí.
184
[1] Giovanni Bernardi Capitano di Bagno. [2] 22 septembris.
[3] Questa tua lettera de’ xviiii ci fa intendere el desiderio arebbono alcune di coteste castella vicine di venire sotto el nostro dominio: alle quale parte ti rispondiamo come al presente non si può attendere a simile cose. [4] Fieci bene gratissimo che tu intrattenga quelli uomini con buone parole e tengali bene disposti sanza entrare in altri particulari. [5] E quanto al Conte Niccolò da Bagno, per essere lui amico nostro, ci dispiace che li uomini d’Urbino gli faccino alcuno dispiacere e ci rincrescie non vi potere fare rimedio. [6] Ma quanto alli uomini nostri che non lo offendino, voliamo ne facci ogni opera che da’ nostri sudditi non li sia fatto iniuria alcuna e a detto Conte scriverrai gratamente mostrandoli come noi siamo per benificarlo possendo e non per offenderlo in alcun modo. [7] Vale.
185
[1] Girolamo da Filicaia Commissario Cascinae. [2] Die 22 septembris 1503.
[3] L’ultima tua è de’ 19 del presente, la quale non ha in sé altra importanza che lo avviso che tu ci dai de’ contadini di Val di Calci e altri di cotesto contado che mostrano per desperazione volere venire ad abitare fuora di in Pisa ad ogni modo. [4] E perché tu sappi la intenzione nostra ferma in questo caso, ti facciamo intendere come noi non vogliamo che per cosa del mondo permetta loro tale venuta. [5] Anzi, quando, o desperati, o altrimenti, e’ venissino in luogo dove si potessi porre loro le mani addosso, ne farai ogni demostrazione da inimico contro di loro in modo tale che non ardischino venirvi né abitarvi perché voliamo che li stieno in Pisa, e che loro e gli altri abbino cagione di riconoscersi. [6] Usa in questo caso diligenzia e fa quanto ti commettiamo. [7] Vale.
186
[1] Giovambaptistae de Ridolfis. [2] Commissario Romandiolae. [3] Die 23 septembris.
[4] Significhiamoti come in questo punto che siamo ad ore 15 sono lettere dello ’mbasciadore di Ferrara date a Roma iermattina a 15 ore, e significano che el Papa in detto tempo si era pubblicato, quale era el reverendissimo Cardinale di Siena e chiamasi Papa Clemente ottavo. [5] Non contiene la lettera altro particulare e però non te ne possiamo scrivere altro, e noi ti diamo questo avviso acciò te ne possa valere di costà. [6] E intendendo altro ne sarai avvisato.
[7] Restaci rispondere a due tue lettere date a Modigliana de’ 17 e 21 del presente. [8] E perché noi non abbiamo che dirti altro né darti altra commissione che quella ti sia data infino a qui, commendiamoti solamente delli avvisi e discorsi che in dette lettere fai.
[9] Del Duca di Romagna non s’intende altro perché questa espettazione della creazione del Papa ha tenuta ogni altra cosa sospesa; ma non se ne intendendo alcuno modo, male pensiamo che si truovi piú tosto in migliore disposizione quanto alla sanità che altrimenti.
[10] Quanto alla licenzia tua, questo dí ad ogni modo ti fareno lo scambio e puoi credere questo, che noi siamo desiderosissimi di satisfarti. [11] Vale.
[12] Postscripta. [13] Come nella lettera ti si dice, noi fareno oggi lo scambio tuo e c’ingegnereno che fra 4 dí e’ sia costà; e quando fra 4 dí e’ non fussi giunto e tu volessi tornare che la necessità ti strignessi, siamo contenti torni, ma desiderremo lo aspettassi, perché, come tu intendi, cotesta provincia costà non sta bene sola. [14] Iterum vale.
187
[1] Girolamo Corbinelli a Scarperia. [2] Dicta die.
[3] Non intendendo noi dopo la entrata tua quello sia seguíto di quelli tristi che assaltorno e ruborno e’ Svizzeri, ci dispiace assai perché vorremo che a questa ora ne fussi uscito esemplo a ciascuno loro pari. [4] Pertanto noi t’imponiamo solleciti questa cosa e facci ogni opera per averli nelle mani; il che quando non ti riesca, procederai contra di loro per la via ordinaria infino a dare loro bando delle forche. [5] E a noi scriverrai quanto arai seguíto. [6] Vale.
188
[1] Amerigo Antinori Capitano di Castracaro. [2] Die 27 septembris 1503.
[3] Noi rispondereno per questa alla ultima tua de’ 24 e ti commendiamo degli avvisi, confortandoti a scriverci spesso e darci notizia di quello intendi delle cose di costà. [4] E quanto a quella villa chiamata Camano che si voleva congiugnere con cotesto capitanato, ci pare abbi risposto prudentemente perché, sendo el Duca vivo e guarito del male suo, siamo per favorirlo e non per diminuirlo in alcuna parte degli stati suoi. [5] E quanto alle gente de’ Viniziani, crediamo che sendo ora creato el Pontefice, egli andranno piú adagio nel manomettere coteste terre. [6] Vale.
189
[1] Francesco Temperani Capitano di Livorno. [2] Die 27 septembris 1503.
[3] L’ultime tue sono de’ xii e 20 dí di questo, alle quale non occorre molta risposta, sendo venuti costí e’ danari per li fanti, secondo che tu ci scrivevi essere di bisogno. [4] E quanto a’ legni spagnoli che tu scrivi essere in coteste piagge, voliamo che con questi o con altri simili tenga modi che non possino offendere né nuocere a cotesto luogo. [5] E nell’altre cose in generali ti porterai da amico, e soprattutto ti ricordiamo la buona guardia. [6] Bene vale.
190
[1] Giovambaptiste de Ridolfis. [2] Die 29 septembris.
[3] Dopo la ricevuta di questa tua de’ 27, ancora che noi pensiamo ti possa essere mosso per tornartene in qua, non aviamo voluto mancare di scriverti quanto ci occorre sopra detta materia acciò che, non sendo tu partito, possa ordinare quello credi faccia a nostro proposito; e essendo partito, possa scrivere al Capitano di Castracaro come e’ si abbi a governare. [4] E ad intelligenzia di quanto si è deliberato e concluso per noi, ti significhiamo come, per l’ultime lettere da Roma de’ 24 e 25, s’intende el Duca Valentino essere al tutto guarito, e trovarsi 200 uomini d’arme e 300 cavalli leggieri e circa mille fanti, e essere a Nepi, dove è stato piú dí sono; e come egli ha aúto un salvocondotto de’ Franzesi di potere andare verso Romagna e passare securamente per tutte le terre delli amici del Re. [5] Parci addunque da considerare, se qui s’intraprendessi quanto ti è suto messo innanzi da’ Furlivesi circa ’l favorire l’Ordelaffo etc., quello che di tale impresa ne dovessi riuscire. [6] E vedesi certo che, entrando detto Ordelaffo in Furlí per mezzo nostro, e mettendovelo contro alla voglia de’ Viniziani e del Duca, che noi lo areno a difendere dall’uno e dall’altro, la quale cosa sarebbe a noi difficile, quando ancora insieme con la terra la fortezza venissi in sua mano; e quando la non venissi, sarebbe difficile molto piú. [7] E tu sai come si possa per noi entrare in tali espedizioni. [8] E benché dall’un de’ lati le sopraddette dificultà ci sbigottischino e la ambizione de’ Viniziani ci facci stare sospesi, e benché a rincontro di questo vegghiamo e conosciamo molte cose essere nate da xv dí in qua che debbino fare andare e’ Viniziani piú rattenuti, nondimanco, o volendo noi fare impresa o no, o sendo per farsi e’ Viniziani innanzi o no, ci parrebbe a proposito avere l’Ordelaffo dal canto nostro; e per questo effetto vorremo si facessi ogni pruova e se gli mandassi generalmente ad offerire tutti quelli aiuti che noi potremmo prestarli per metterlo in stato quando e’ fia di qua e che noi non saremo per mancarli in alcuna cosa etc., e cosí accettarlo con simile parole e farliene tanta fede che gli avessi a venire. [9] Desiderremo bene per ogni respetto che quello Giorgio che suole ire attorno non fussi piú mediatore in questa pratica, acciò che una volta e’ non rimanessi scoperto e non scoprissi noi; e però, possendo usare qualche suo consorto o uomo che abbi con el Signore Antonio quella medesima fede, ci parrebbe piú sicuro. [10] Non ti possiamo dire altro in questa materia, se non che la governi iuxta la intenzione nostra secondo che ti occorrerà. [11] E trovandoti, come si dice di sopra, questa lettera fra via, ne darai al Capitano di Castracaro quella commissione iudicherai convenirsi, e noi pensereno che quello luogo non stia vacuo d’uno uomo che possa maneggiare simile pratiche, poiché Luca degli Albizi, che era suto disegnato tuo successore recusa cotesto peso.
[12] Restiamo avvisati delle risposte ti hanno fatto e’ commissarii del Duca circa e’ nostri presi a Gualdo. [13] Ricordiamoti el fare favore a’ nostri in quello puoi.
[14] Intendiamo come messer Criaco è per venire a costí come se gli scrisse. [15] E parendoci che non si abbi ad usare forze e non ci essendo ordine satisfarli, vorremo se li facessi intendere non venissi, monstrandoli essere cessata la cagione della sua venuta.
[16] Lo apportatore di questa arà una lettera al Capitano di Castracaro, la quale potrai fare sanza darla, quando tu non sia partito; ma sendo fra via, la leggerai e di piú gli scriverrai quanto penserai sia bene commetterli.
191
[1] Amerigo Antinori Capitaneo Castricari. [2] Die xxviiii septembris.
[3] Noi crediamo che Giovambattista Ridolfi, nostro Commissario generale, ti abbi ragguagliato di tutte le pratiche che li ha tenute costà. [4] E perché noi dubitiamo che allo arrivare di questa e’ sia partito, ti commettiamo che se alcuno da Furlí ti ricercassi di aiuto per conto del Signore Antonio delli Ordelaffi, e ti mettessi innanzi alcuna pratica, che tu risponda Giovambattista essere venuto a Firenze per comunicare di bocca alla Signoria questa pratica e che se ne farà presto qualche buona resoluzione; e cosí gli terrai in buona speranza e avviserai. [5] E perché el detto Signore Antonio delli Ordelaffi ha fatto piú volte intendere a Giovambattista per uno Giorgio da Golfaia che si transferirebbe infino qui quando e’ potessi sperare aiuti etc., voliamo che tu facci intendere a detto Signore Antonio, per chi parrà a detto Giorgio, che venga ad ogni modo dal canto nostro di qua; e attestera’gli che, venendo, noi saremo per farli ogni favore e darli ogni aiuto per rimetterlo in casa, ma che questa Signoria desidera una volta vederlo in viso e parlarli a bocca. [6] Usa diligenzia in questa cosa e avvisa. [7] E la cagione che noi non vogliamo che tu mandi piú Giorgio a detto Signore Antonio è perché e’ non fussi scoperto; e però ordinerai che Giorgio vi mandi qualche suo consorto o altro amico con chi el Signore Antonio abbi quella medesima confidenzia ha con seco.
192
[1] Tommaso Giacomini Commissario a Citerna. [2] Die secunda octobris 1503.
[3] Perché tu intenda la intenzione nostra, se a bocca al partire tuo tu non ci avessi inteso, noi non vogliamo tenere per guardare cotesto luogo di Citerna altra spesa che la compagnia d’Agnolo del Corbinello, e voliamo che detto Agnolo con detta compagnia stia nella rocca sempre e guardi bene quella. [4] E nella terra starai tu e tuoi proveditori, e se ti paressi di alloggiare nella rocca, ci fia piú grato: perché a noi basta che stia el dí solum fuora di detta rocca a rendere ragione a cotesti uomini secondo la forma de’ capituli che tuttavolta si trattono qui con li ambasciadori di cotesta comunità. [5] E in questo tanto che ’ capituli si penono a fare, attenderai ad intrattenere cotestoro e a fare tirare avanti la fortificazione della rocca con farle rassettare quelle cose che erano state guaste da l’artiglieria, perché a tale effetto s’ordinò che ’l capitano d’Arrezzo vi mandasse el Proveditore di Cittadella con danari. [6] Né ci pare per al presente da entrare in spendere millecinquecento ducati, perché ci basta la ritorni forte come era prima; che ci è referito, quando e’ vi si mantenga 40 provigionati come ha Agnolo, è per tenersi e aspettare gli aiuti etc. [7] Né ci pare ancora da tenere altra spesa e altra guardia nella terra perché degli inimici di fuora non abbiamo sospetto, non sendo altri che ’ Vitelli di chi si abbi a dubitare. [8] Né ci pare che le condizioni nostre e quelle di detti Vitelli in questi tempi sieno tali che si possa o debba dubitare di loro. [9] E quanto agli uomini di drento, di quelli che fussino malcontenti di noi, non è ragionevole che sieno per innovare alcuna cosa, avendo gli aiuti deboli di fuora, la parte inimica drento e una fortezza sopr’a capo, e possendo noi ad un tratto rappresentarci costí co’ cavalli abbiamo ad Arezzo e co’ comandati nostri; le quali cose, guardando bene la fortezza, ci fanno stare di buona voglia e pensare che la guardia della terra sia superflua. [10] E però seguirai gli ordini nostri perché non vi vogliamo spesa né di comandati né d’altri; e farai tuo debito nelle cose che occorreranno, avvisandoci sempre di quanto intendi.
[11] E’ xv ducati che si sono pagati per tuo ordine ad e’ fanti del Signore Giovanantonio si farà opera che ne sia rimborsato.
193
[1] Vicario Laris Thomasio de Guidectis. [2] Die iii octobris 1503.
[3] Egli è suto qui a noi uno con lettere di credenza di cotesta potesteria di Lari e ci ha fatto intendere con quanta incommodità cotesti uomini possono attendere a lavorare e’ loro terreni e a fare le altre faccende loro, non tanto per le correrie grosse de’ Pisani, quanto per ladri e mascalzoni che assaltono e rubonogli uomini che truovono spicciolati; e come facilmente a questo inconveniente si rimedierebbe se si ordinassi 25 o 30 uomini al piú che avessino cura di guardare e’ passi, e scoprire e’ ladri, e porre etiam loro le mani addosso quando bisognassi; e che a questa spesa di tali uomini concorrerebbe volentieri la loro potesteria, ma, per essere in disagio, non la potrebbono sopportare tutta e vorrebbono essere aiutati da le altre potesterie di cotesto vicariato, le quali etiam sentirebbono dell’utile che recassi detta guardia. [4] A noi, parendo la petizione di costoro iusta e la provisione utile, ci è parso scriverti la presente e commetterti vegga prima quanti uomini bisognano a tale guardia, e ne torrai, non passando a nessun modo trenta, el manco potrai. [5] Dipoi vedrai che monta la provisione loro ciascun mese e a che rata vuole concorrere cotesta potesteria che, per averne piú utilità, doverrà concorrere a maggiore somma. [6] E veduto quello che manca, farai di avere a te chi rappresenta le potesterie all’intorno, e t’ingegnerai con destro modo che ciascuna d’esse concorra per residuo di tale pagamento, chi piú e chi meno secondo la possibilità di ciascuno e secondo l’utile che di tale guardia ne cavano. [7] Userai destrezza in questa cosa perché desiderremo si conducessi ad ogni modo: e noi avviserai dell’ordine arai dato, e della distribuzione fatta da te, e di qualunque altra cosa sarà occorsa in questa materia.
194
[1] Iohanni de Ridolfis Capitaneo et Commissario Arretii. [2] Die iii octobris.
[3] E’ ti si scrisse cinque o 6 dí sono come e’ ci pareva, per essere cessati quelli rispetti che ci feciono richiamare qui e’ cittadini che di cotesta terra ci si truovono, da dare licenzia ad alcuni d’essi, e perché noi non volavamo né voliamo deliberarne sanza avere prima el tuo parere, ti ricercamo della opinione tua; e non ci avendo tu ancora fatto risposta, e desiderando risolverci, ci sarà grato che per la tua prima ci scriva chi e quanti ti paressi da tôrre e la cagione ti muove.
[4] Ulterius ti è noto quante volte aviamo disegnato mandare qualche gente d’arme in Romagna, il che, per le cagione sai, non si è possuto fare: le quali sendo ora cessate, t’imponiamo ordini al Marchese Carlo dal Monte che con tutta la sua compagnia si parta e ne vadia alla volta di Castracaro. [5] E noi domattina ti mandereno un cavallaro che lo accompagni per la piú commoda via, e tu intanto lo farai apprestare acciò non abbi se non a muoversi.
[6] Con queste saranno lettere a Citerna. [7] Mandera’le.
195
[1] A messer lo Capitano e Commissario di Volterra Simon del Nero. [2] Die iiii octobris.
[3] Avendoci nuovamente pregato messer Piero Paulo della Sassetta se gli conceda ancora qualche dí di tempo a fare venire qui la sua donna, voliamo la lasci stare costí infino a dí venti del mese presente; e dipoi ordinerai venga qui come ti si scrisse per nostra de’ 27 del passato.
[4] Intendiamo che non sono ancora fatte venire costí quelle artiglierie lasciò Ieronimo Pigli a Bibbona: ordinerai ad ogni modo di farnele condurre. [5] Vale.
196
[1] Amerigo Antinori Capitaneo et Commissario Castricari. [2] Die quinta octobris.
[3] Questa mattina si è ricevuto la tua di ieri, e con piacere abbiamo inteso la venuta costí del Signore Antonio degli Ordelaffi: che veramente la liberalità sua dello essersi rimesso nelle mani nostre, e lo onore che gli ha fatto a questa Repubblica ci ha in modo satisfatto, che quando e’ non ci avessi a muovere altro rispetto a piacerli ci ha a muovere questo. [4] E perché e’ si hanno in questa materia a praticare piú cose che hanno necessità della presenzia sua qui e conviene a volerne deliberare bene parlarli a bocca, voliamo gli facci intendere per parte nostra che, quanto prima e’ può, ne venga alla volta nostra; e t’ingegnerai che parta subito perché lo attendiamo, acciò non si abbi a perdere tempo quando o la occasione o altra cosa si mostrassi favorevole a li disegni di sua Signoria e nostri, e ce li offerirai.
[5] Postscripta. [6] La alligata ti si scrive acciò la possa leggere e comunicare al Signore Giovannantonio, e appresso fare opera, come in quella si contiene, che detto Signore ne venga qui. [7] E perché noi pensiamo che lui abbi bisogno di qualche danaio per potersi levare, voliamo che, ricercandotene lui o bisognandogli, lo serva al piú di 25 ducati d’oro, e noi ci obblighiamo a rimborsartene al primo tuo avviso. [8] E in summa l’ofizio tuo debbe essere circa a detto Signore di fare con ogni destrezza che subito ne venga a questa volta. [9] Ulterius noi pensiamo che questa venuta costà di detto Signor Antonio abbi dall’un canto dato buona speranza a quelli di Furlí che desideravono e’ ritornassi per le mani nostre e faccilli stare sollevati, e è ragionevole che ti mandino a fare intendere qualche cosa di loro animo. [10] Dall’altra parte crediamo che ’l Maiordomo e altri uomini, ofiziali e partigiani del Duca Valentino (e’ quali per ordine nostro da Giovambattista Ridolfi sono stati intrattenuti infino a qui e favoriti) insospettischino al presente di noi, e dubitino che noi non voliamo perturbare lo stato di Furlí e disfavorire el loro Signore con questo Signore Antonio; e che quello che noi vedavamo di non potere fare con Madonna e li figliuoli per le condizioni loro noi lo vogliamo fare con cotestui. [11] E essendo certi che le cose di questa terra saranno in tali dispareri, e non ci venendo per ancora a proposito farci inimici di alcuna delle parti, voliamo, in quanto fare si può, che le s’intrattenghino tutte e dua in questo modo: che a li uomini e ministri del Duca facci intendere, quando gli vedessi ne’ sospetti predetti, che detto Signore Antonio si è fatto venire di qua solum a benifizio del Duca loro per levare a li Viniziani questa via di perturbare quella città di Forlí e per chiudere loro quella porta che solo pareva fussi loro aperta, e, con questa iustificazione, l’intratterrai. [12] E, per avverso, a’ Furlivesi che favorissino el Signore Antonio predetto e che ti facessino intendere alcuna pratica, mosterrai come noi lo aviamo fatto venire qui in Firenze per praticare, ordinare e disporre seco quanto sia da fare e che non si mancherà di cosa alcuna. [13] E cosí da ogni parte verrai bilanciando la cosa acciò noi ci guadagnamo tempo, el quale stimiamo assai in questo maneggio; ma bisogna averci buona prudenzia e destrezza, e governarlo secretamente e in modo colorirlo che nessuna delle parti si avvegga di essere o aggirata o tenuta in pratica. [14] E sappiamo che non ci mancherai d’altro e sopr’a tutto ci scriverrai spesso quanto arai o inteso o operato in questa materia. [15] Ricorderenti solo questo che di tutte quelle cose che aspettono tempo, te ne rimetta a scrivercene e pigliarne ordine e parere da noi.
197
[1] A Giuliano Lapi Commissario in agro pisano. [2] vii d’ottobre.
[3] Sarà di questa aportatore Piero da Montelupo, el quale ci referisce avere fatto l’ofizio del bombardiere molte volte ne’ campi nostri, e ultimamente nel guasto passato essere suto storpiato quando rovinò la Badia a San Sovino. [4] E ricercandoci almanco di essere messo sotto un di cotesti conestaboli e tirare la paga sua, e sappiendo noi che ad ogni nuova paga a cotesti conestaboli manca loro uomini, e giudicando che questo Piero sia per guadagnarla commodamente, ci piacerà che tu operi che uno di cotesti conestaboli lo riceva con le condizioni predette. [5] E sarebbe forse a proposito, sappiendo lui maneggiare l’artiglieria, metterlo nella Verrucola. [6] Pure si rimette in te e tu farai quello giudicherai essere bene.
198
[1] A Tinoro Bellacci Vicario e Commissario di Saminiato. [2] Die vii d’ottobre.
[3] E’ sono stati a noi mandati del comune di Montopoli, e ci fanno intendere come, andando Antonio di Michele, loro terrieri, verso Empoli con uno asino per vendere nocciole, giunto che fu sotto Saminiato, si riscontrò in quattro armati, e’ quali li tolsono el cinto che lui aveva in su l’asino, e tolsogli buona parte de’ danari vi aveva drento, e gli renderno el cinto, e feciogli molte altre villanie, per le quali detto Antonio si ritornò a Montopoli e, presi 3 altri compagni sua amici, attraversò la strada a detti 4 armati che li avevano fatto villania, e, richiedendogli e’ suoi danari, vennono a parole: tale che di quelli 4 che avéno offeso Antonio ne fu feriti dua e dipoi ne è morto uno. [4] Referiscono questa querela essere dinnanzi allo ofizio tuo, e, chiedendo a noi aiuto rispetto alla necessità che indusse quelli loro terrieri a fare tale insulto, ci è parso non denegare loro questa lettera, e, per questa, ammonirti che la fede di questi uomini di Monte Topoli, e la qualità de’ tempi, e li disagi che ogni dí sopporta e ha sopportato el loro comune, merita di essere considerata e che vi si abbi rispetto: e tanto piú quanto el caso stia come ci è suto porto. [5] E, conosciuta la prudenzia tua, sappiamo che arai buono e ragionevole rispetto ad ogni cosa. [6] Desideriamo bene intendere per la prima tua come questo caso sia suto rapporto alla tua corte e come tu lo abbi inteso di costà, acciò ce ne possiamo meglio iustificare.
199
[1] Ad Amerigo Antinori Capitano di Castracaro. [2] viiii d’ottobre.
[3] Iarsera ricevemo la tua de’ vii e subito ordinamo un nostro cavallaro che venissi ad incontrare el Signore Giovannantonio secondo che lui desiderava. [4] E’ ci piace che sia partito di costí e, se tu lo arai servito di danari, ce ne darai notizia; e cosí ci rimetterai conto delle spese fatte in lui, e di tutto sarai rimborsato. [5] E, quanto allo intrattenere in Furlí dall’un canto la parte dell’Ordelaffo e da l’altro quelli ofiziali del Duca, ci sarà gratissimo tenga quello ordine che per altra nostra ti si scrisse. [6] Aremo bene aúto caro avere visto quello scrivesti in risposta alla lettera di messer Antonio perché, nonostante ci scriva mandarci la copia della lettera, non la aviamo ricevuta, e però ce la manderai per altra tua.
[7] Del Bargello, avendotene scritto e’ nostri Signori, non direno altro ma seguirai in tutto l’ordine di quelli.
[8] Questa mattina per fante a posta ti si scrisse come si era inteso che ’l Signore Francesco de’ Manfredi con cavagli e altre genti era venuto o a Modigliana o costí, e ti si commisse non permettessi che si facessi alcuno insulto d’in su le terre nostre né per li uomini nostri contro a lo stato del Duca, e che operassi che detto Signore si partissi e ne venissi a questa volta. [9] Scriviamoti per questa el medesimo e ti diciamo di nuovo che non lasci alloggiare in su e’ confini nostri alcuno soldato né altro che fussi, come è detto, per sturbare le cose del Duca, e a gli uomini di condizione dirai che venghino qui a noi a farci intendere lo animo loro, e che se ne piglierà buono partito. [10] Altro non ci occorre se non ricordarti t’ingegni ritrarre piú el vero puoi delle cose che vanno attorno, e di tutto ci avviserai.
[11] Postscripta. [12] È comparsa la tua di ieri con le lettere del Presidente e del Conte Niccolò. [13] E, quanto a li avvisi che per quella ne dai, ti commendiamo, e cosí di quello hai scritto al Presidente, el quale, intesa la partita del Signore Antonio, doverrà restarne satisfatto, e tu liene potrai mettere in grado. [14] E, quanto alle genti di che ti richiede ci piace non gli abbi risposto; e, se per lo avvenire te ne ricercherà, o non gli risponderai, o tu darai qualche scusa onesta secondo e’ tempi. [15] E circa el Conte Niccolò, quando alla auta di questa tu non li abbi risposto, lo assicurerai de’ suoi stati, promettendogli quanto a noi che ne può vivere securissimo, e piú tosto aspetti d’essere aiutato che offeso. [16] E quanto a dare licenza a quelli da Melandra o altri nostri sudditi che vadino seco a servirlo, ci piace tenga modi che cautamente e’ se ne serva a sua posta.
[17] Tu vedi quello che per la alligata ti si scrive circa cotesti Signori de’ Manfredi che cercono alterare le cose di costà. [18] E parrebbeci per potere reprimere meglio questa cosa che tu ti transferissi o a Modigliano o alla rocca dove sentissi essere alcuno di detti Signori, e operassi ad ogni modo che sortissi uno de’ dua effetti: o che e’ ne venissino a questa volta, o che non stessino in sul nostro a trattare simili pratiche, ingegnandoti fare le cose in modo che non si avessino a gittare a’ Viniziani.
200
[1] Amerigo de Antinoris Capitano e Commissario di Castracaro. [2] xi d’ottobre.
[3] Questo dí sono comparse le tua di ieri significative delle cose di costà, le quali sono di quella importanza che tu sai; e quanto piú sono da estimarle, tanto ci pare che le abbino ad essere governate piú prudentemente e con maggiore cauzione. [4] E essendo, nelle cose che si maneggiono delli stati, da misurare bene el parlare che si fa con alcuno a bocca, debbe l’uomo astenersi al tutto da lo scrivere: e essendo pure necessitato a farlo, si debbe scrivere breve, dubbio e irresoluto, e guardarsi da tutti quelli termini che scuoprino altri in alcuna parte o che ti obblighino ad alcuna cosa. [5] Questo ti si dice perché la risposta che tu facesti a dí dieci a quello Signore Francesco di Faenza, è di qualità che la non serva punto l’ordine soprascritto: perché, dove tu lo conforti a stare di buona voglia, e che noi siamo per aiutarlo, e che non s’invilisca per essere suto ributtato una volta, non fai altro con simili e piú efficaci parole che dare animo a detto Signore Francesco e commodità che possa fare fede con la tua lettera a ciascuno dello animo nostro; e farci carico appresso a coloro che infino a qui aviamo intrattenuti come tu sai. [6] E quando questo che tu gli hai scritto gli avessi fatto intendere a bocca, sarebbe suto manco inconveniente, né lo aremo reputato errore. [7] Tamen poiché la cosa è qui, ti governerai per lo avvenire piú cautamente, e sarai tardissimo alla penna, perché si debbe avere quelle considerazioni ti aviamo detto. [8] E perché noi ti scrivemo ieri per duplicate nostre come ti abbi a governare con detto Signore di Faenza, seguirai l’ordine ti si scrisse allora, e questo è gli facci intendere che non ci pare a nessun modo che gli stia in su cotesti confini ad alterare lo stato d’altri sanza che noi intendiamo l’ordini e disegni suoi. [9] E però venga qui a farsi intendere, o si discosti. [10] E cosí farai che l’una delle dua cose seguiti ad ogni modo. [11] E quanto a quello che ti hanno fatto intendere quelli di Furlí, ci piace quello hai risposto loro, e per essere l’ora tarda e avere la cosa bisogno di consulta, non ti possiamo dire sopra questo altro se non che gli ’ntrattenga nel medesimo modo infino ti si risponde, che sarà domani infallanter.
[12] El Marchese dal Monte colli sua uomini d’arme partí dua dí fa da Arezzo per a cotesta volta. [13] Crediamo che a questa ora sia comparso. [14] Darà’gli gli alloggiamenti, e non farai muovere né lui, né alcuno de’ sua cavalli sanza nostra licenza.
[15] Questa sera è comparso qui el Signore Antonio degli Ordelaffi. [16] Bene vale.
201
[1] Girolamo da Filicaia a Cascina. [2] Die xii d’ottobre.
[3] E’ ci è fatto intendere come Rinieri della Sassetta si è uscito di Pisa con circa 6 cavalli e ne è ito alla Sassetta e quivi si è ammacchiato per fare qualche insulto a li uomini e sudditi nostri. [4] Donde si è scritto in diligenzia a Campiglia e a Volterra, imponendo vegghino questa cosa e faccino che non possa nuocere al paese; e appresso s’ingegnino di averlo nelle mani. [5] E perché potrebbe essere che bisognassi loro qualche cavallo, vogliamo che avendo tu riscontro che detto Rinieri sia ito alla volta della Sassetta, mandi 20 o 25 cavalli leggieri al Capitano di Campiglia con tua lettera, scrivendo a detto Capitano la cagione perché tu gli mandi là e imponendogli te gli rimandi subito non avendo di bisogno.
[6] Circa el prigione che tu ci hai scritto avere nelle mani, intenderai da lui quello che tu puoi ritrarre e poi ne disporrai secondo la ragione.
[7] Tu ci hai scritto per altra tua come egli uscirebbono molti cavalli quando si dessi loro salvocondotto. [8] E perché ci pare a proposito disarmare e’ Pisani, siamo contenti dia salvocondotti a tutti quelli soldati a cavallo che sono in Pisa, che te lo addimandassino per uscirsene, eccetto che alla persona di Tarlatino e di messer Rinieri della Sassetta, e cosí eccetto a quelli che fussino cittadini pisani. [9] E quando ancora o messer Rinieri o Tarlatino o alcuno cittadino pisano ti addomandassi salvocondotto, non ne gli despererai in tutto, ma terra’gli a parole e dara’cene avviso.
[10] Con questa fia una lettera a Livorno. [11] Mandera’la per securo modo.
202
[1] Ugo della Stufa Podestà di Modigliana. [2] Die xiii octobris 1503.
[3] Poi che noi ti scrivemo la nostra lettera de’ 9 dí sopra lo avviso aúto della venuta costí del Signore Francesco Manfredi, comparsono iarsera le tua delli undici, responsive a quelle, e ci facesti intendere come credevi fare venire a questa volta detto Signore secondo li ordini nostri e come si partirebbe la mattina dipoi. [4] E stando noi a questa speranza, comparsono oggi lettere del Capitano di Castracaro con una copia d’una tua lettera de’ xii, per la quale gli significavi come, venendo a questa volta, el Signore Francesco fu sopraggiunto da uno mandato di Faenza e dettogli che la parte sua lo chiamava e che l’aveva preso le porte etc., e come detto Signore, in su tale avviso, si ritornò indreto etc.; le quali cose, sendo cosí come tu le hai scritte al Capitano di Castracaro, ci fanno credere che a questo Signore Francesco sarà forse piú facile l’entrata in Faenza che noi non stimavamo. [5] E desiderando noi, quando e’ vi abbi ad entrare, che riconosca da questa città qualche commodo, aviamo mutato sentenzia da quello ti si scrisse per la nostra de’ 9, il che ne è cagione, come è detto, la varietà delle cose di costà. [6] E però ti commettiamo per la presente che, quando detto Signore Francesco non fussi, alla giunta di questa, entrato in Faenza, e tu vedessi tali moti in quella terra che si potessi sperare che vi avessi ad entrare, che onestamente gli presti tutti quelli favori puoi, e cautamente dia licenzia a tutti gli uomini nostri del paese di chi si volessi valere che vadino seco a questa impresa, avvisandoci particularmente d’ogni successo. [7] E, quando per avventura e’ fussi, alla auta di questa, entrato in Faenza, lo intratterrai e offerrai ogni nostro possere in suo benifizio, mostrandogli che non per altro e’ si desiderava farlo venire qui se non per fare che sortissi quello effetto che li ha sortito. [8] Né per questa ti possiamo dire altro perché le cose bisogna che poi, in sul fatto, sieno regolate da te. [9] Una volta ti abbiamo ordinato quello che abbi a fare, o entrato o non entrato che sia; del resto ce ne riportiamo alla prudenzia tua.
203
[1] Ad Amerigo Antinori Commissario e Capitano di Castracaro. [2] xiii octobris.
[3] Avendo oggi ricevuto le tua lettere di ieri con le copie delle lettere del Podestà di Modigliana, e conosciuto quanto le cose di Faenza e di Furlí erano avanti, e come el Signore Francesco de’ Manfredi è tornato indreto, richiamato da quelli di Faenza, ci siamo mutati di quella sentenzia eravamo quando ti scrivemo la nostra lettera de’ 9 in simil materia, giudicando per tali avvisi l’entrata di detto Signore Francesco in Faenza possa essere assai piú facile che allora non si sperava. [4] E però abbiamo scritto una lettera al Podestà di Modigliana e li abbiamo commesso come vogliamo si governi in questa cosa. [5] E perché noi vogliamo sappi la mente nostra e aiuti questo nostro ordine con ogni tuo ingegno insieme con detto Podestà di Modigliana, ti mandiamo inclusa in questa la copia della lettera li scriviamo: leggera’la e farai conto la scriviamo a te, esequendola insieme con lui in ogni parte. [6] Ma quanto si aspetta a’ casi di Furlí, che debbe essere piú tua cura particulare, attendiamo d’intendere da te che abbino partorito quelli romori, che tu sentisti ieri a 15 ora, di campane e artiglierie in detta terra di Furlí; e circa al mandare in costà l’Ordelaffo, lo aremo digià inviato se avessimo inteso particularmente questi romori essere fatti in suo favore, e che fussimo chiari che li avessi parte potente in detta terra; e tamen ad ogni modo lo aremo inviato se fussi suto bene disposto. [7] Ma c’ingegneremo inviarlo domani ad ogni modo e tu potrai fare fede a quelli Furlivesi che ti parlono per lui come noi non lo aviamo fatto passare di qua se non per loro commodo e per assicuralli de’ Viniziani etc.; e soprattutto ci avviserai del seguíto.
[8] Intendiamo appresso quanto ci scrivi della pratica della fortezza di Furlí: ci piace vi si vadia dreto, e si tenti cautamente e saviamente se vi è da fare su fondamento, perché in su ’n una cosa certa di cotesta qualità, non si farebbe dificultà né vi si arebbe alcuno rispetto. [9] E soprattutto ti ricordiamo in ogni pratica tieni costà, facci le cose di bocca e con messi che parlino, e non con lettere. [10] Vale.
204
[1] Iuliano de Lapis Commissario in agro pisano. [2] Die xiiii octobris.
[3] E’ sono stati all’Ofizio nostro mandati da cotesti uomini di Vico per i casi del messo alle spese del quale presupponevono dovessi concorrere el comune di Bientina e di Buti. [4] E avendo inteso le loro ragioni alla presenzia di quelli di Bientina, ci siamo resoluti per ora che quelli di Bientina non concorrrino, tanto che a bell’agio si possa meglio deliberare di questa cosa. [5] E per avverso voliamo che concorrino alla spesa di detto messo quelli di Buti. [6] Né ci siamo resoluti a che parte, ma aviamo riserbato questo al iudizio tuo. [7] El quale esaminerai la spesa e dipoi giudicherai quello che detti di Buti debbono pagare per simil conto.
[8] Altra volta si è scritto a chi è suto Commissario costà che abbi cura che chi ha ad affitto e’ beni de’ ribelli non passi e’ termini ragionevoli, né facci torto ad alcuno di cotesti contadini. [9] E però terrai l’occhio in su questa cosa e quando alcuno si disonestassi o tu vi rimedierai o tu ce ne scriverrai.
[10] Quegli che sono stati qui per il comune di Bientina ci hanno pregato che noi diamo ordine che tu amministri loro ragione, e nel civile e nel criminale. [11] E parendoci conveniente che gli abbino dove rifuggire a chiedere iustizia, siamo contenti che tu la amministri loro e per virtú di questa lettera te ne diamo espressa commissione. [12] Valete.
205
[1] Tinoro Bellacci Vicario e Commissario Sancti Miniati. [2] Die xiiii octobris.
[3] Aviamo ricevuta la tua degli undici risponsiva alla nostra de’ 7. [4] E inteso per quella el caso di quelli di Monte Topoli, ci pare che la lettera tua sia conforme alla relazione ce ne feciono quelli uomini, e quanto piú questo caso si riscontra tanto ci pare da avere maggiore avvertenza a chi cercò di riavere el suo; e cosí è da considerare bene la qualità de’ tempi e di quelli uomini e come e’ sono in uno paese guerreggiato, e che ogni dí bisogna avere l’arme in mano per defendersi. [5] E consideriamo che, se si procedessi contra di loro in questo caso, che sarebbe absolute un volere che per lo avvenire e’ si lasciassino offendere. [6] Ècci parso discorrerti la cosa cosí acciò che, alla prudenzia e discrezione tua alla quale ci rimettiamo, si aggiunga la opinione e ricordi nostri; e’ quali sono mossi dalla qualità del caso, che merita che vi si abbi buona avvertenza e compassione grande.
206
[1] A Piero Francesco Tosinghi in Romagna Commissario. [2] Die xviiii octobris.
[3] Ancora che noi non abbiamo tua lettere, tamen parendoci necessario che tu intenda gli avvisi abbiamo da Roma acciò possa con maggiore prudenzia governare le cose di costà, ti facciamo intendere come per lettere private de’ xvi e xvii di questo s’intende che, volendosi partire el Duca Valentino da Roma per venirsene a cotesta volta di Romagna, e avendo digià cominciato ad avviare le fanterie e cariaggi suoi, e essendosi levato certi romori da la parte orsina, dette fanterie si fermorno in su la piazza di San Piero, negando di non volere andare piú avanti se non avevono nuovi danari. [4] In modo che ’l Duca, per sua sicurtà, veggiendo cominciarsi ad abbandonare da le sua genti, se n’andò a Palazzo e rappresentossi al Papa; e di quivi fu veduto andare in Castello lui e un suo fratello, e chi dice che ’l Papa ve lo ha messo per salvarlo, e chi dice che ve lo ha messo come prigione. [5] E le gente d’arme sue e sue fanterie sono resolute, e parte ne han preso a soldo gli Orsini, e parte el Collegio de’ Cardinali; ancora che ci sia chi scriva come el Cardinale di San Giorgio ne ha preso buona parte per mandarle in costà in favore di Madonna e de’ parenti suoi, e come lui ha auti e’ contrassegni delle fortezze di Furlí e d’Imola.
[6] Abbiamo ancora nuove, e queste hanno certo autore, come gli Orsini, da Giovan Giordano in fuora che resta co’ Franzesi, si sono acconci ad el soldo delli Spagnoli con soldo di 500 uomini d’arme; la qual cosa dando reputazione e forza alli Spagnoli, e volendo Roano farvi qualche remedio, operò tanto per il mezzo del Cardinale de’ Soderini che Giampaulo Baglioni non ha presa la volta delli Spagnoli con li Orsini, ma va a servire e’ Franzesi con 200 uomini d’arme, e la condotta, che se ne è fatta, si è fatta in nome nostro; e come nostro condottieri, pagato nondimeno da Francia, servirà detti Franzesi, e qui dua dí fa molto unitamente in una pratica grandissima si concluse che tale condotta si ratificassi.
[7] El campo degli Spagnoli s’intende essere a San Germano, e quello de’ Franzesi di là da Ceperano, e tuttavolta può venire avviso che gli abbino fatto fatti d’arme.
[8] El Papa sta malato grave, e dubitasi forte della salute sua, e in Roma se ne sta di mala voglia per essere ogni cosa sottosopra vivente lui, e, se e’ muore, dubitarvisi di ruina grandissima. [9] Ora tu intendi quanto si ritrae di là, e dove el Duca si truovi e quello che se ne dubiti. [10] Nondimanco a noi pare a proposito, per mantenere piú ferme coteste terre, non pubblicare a nessun modo che sia suto ritenuto prigione in Castello, ma dire che vi sia suto messo per salvarlo, e che, partiti gli Orsini, e’ se ne potrà partire securissimo; e cosí venire ribattendo chi lo facessi spacciato. [11] Ultra di questo, circa a quella parte che San Giorgio ha auti e’ contrassegni delle fortezze e che gli ha soldate buona parte di quelle genti che erano del Duca, non sappiamo se lo avviso sie vero, e piú tosto lo crediamo falso, sí che non lo pubblicherai costà. [12] E noi c’ingegnereno averne da Roma meglio el particulare, e te ne dareno notizia subito acciò possa prevenire quando e’ s’intendessi che quelli di Madonna fussino per avere un simile favore.
207
[1] Petro Francesco Tosingo Commissario Castracari.
[2] Tu arai visto quello ti si scrisse iarsera delle nuove di Roma. [3] Questa mattina ci è dipoi come el Papa è morto e Roma è in travaglio grande. [4] Diamoti questo avviso come importante alle cose di costà, e per altra ti scriverreno se intendereno altri particulari.
208
[1] Giuliano Lapi Commissario in quel di Pisa. [2] Detto dí.
[3] Girolamo da Filicaia ci fa intendere essere malato grave, e, perché noi desideriamo si possa medicare, siamo contenti si parta e vengane verso Firenze. [4] Però voliamo che subito ti transferisca a Cascina e, partendosi detto Girolamo, rimarrai quivi Commissario e attenderai a la cura di quella terra con buona diligenzia, avendo l’occhio nondimanco a Vico, e ricorderai a Giuliano del Caccia quanto ti parrà conveniente per salute di quello luogo. [5] E, perché Girolamo predetto ci scrive avere un prete nelle mani per le cagioni che da lui intenderai, li aviamo scritto che, partendosi, te lo consegni, e tu lo esaminerai, e ci manderai la esamina, e non lo lascerai partire sanza licenza nostra.
[Legazione a Roma]
209
[1] Die 23 octobris 1503.
[2] Magnifici Decemviri etc., dederunt infrascripta mandata Nicolao de Machiavellis, electo ab eis in mandatarium Reipublicae Florentinae pro stando in civitate Romana, ut patet de eius elezione in libro deliberationum dictorum Decem sub die 21 dicti mensis, quorum tenor infrascriptus est.
210
[1] Commissione.
[2] Commissione data da’ Magnifici Signori Dieci a Niccolò Machiavelli deliberata a dí 23 di ottobre 1503.
[3] Niccolò, tu andrai a Roma con omni prestezza e porterai teco molte nostre lettere di credenza a molti di quelli Reverendissimi Cardinali a’ quali si debbe avere piú respetto, come è Roano, Santo Giorgio, Santo Severino, Ascanio, Santo Piero a Vincula e Santa Prassedia, li quali tu visiterai in nome nostro e a ciascuno farai intendere come avendo a’ dí passati fatto elezione di oratori e essendo già in procinto di cavalcare, si intese la morte del Pontefice, di che tutta la città prese dispiacere grande; e che avendo detti oratori a soprastare, noi non abbiamo voluto mancare fare loro intendere per te quanto tale cose ci sia dispiaciuta e quanto noi desideriamo si provegga di nuovo Pontifice, il quale sia secondo il bisogno della Cristianità e di Italia, e che sapendo la loro buona disposizione a tale cosa, noi offeriamo tutte le forze nostre per tale effetto; regolando il parlare tuo con ciascuno secondo che intenderai bisognare e secondo la informazione che ne arai dal Reverendissimo Cardinale nostro, con il quale tu parlerai avanti di tutte queste cose e da lui piglierai ordine come abbi a procedere. [4] Arai ancora teco copia della condotta fatta a’ dí passati de’ Ballioni in nome nostro da sua Signoria e una minuta della ratificazione che noi voliamo si facci sopra tale cosa, in che tu osserverai questo ordine: che prima ne parlerai con il Reverendissimo Cardinale nostro e li farai intendere il desiderio nostro di chiarire secondo tale minuta il capitolo di tale condotta disponente circa il relevarci dalla spesa e danno etc., e del potersi servire di questa condotta in ogni bisogno nostro per il numero che ella è, a conto delle 400 lance, con dire che sua Signoria alla presenzia tua o di per sé, voglia parlare al detto di Roano per tale conto, in quello modo che li parrà; e intendendola il detto Roano come facciamo noi e come ancora pare per la scrittura, non doverrà essere dificile; e in tale caso, stipulata che sarà tale declarazione secondo la minuta predetta, tu farai la ratificazione; al quale atto noi ti abbiamo fatto Procuratore e ne arai teco lo instrumento in pubblico. [5] Quando sua Signoria ne facessi dificultà, non voliamo che tu ratifichi a tale condotta, ma ce ne scriva immediate per fare dapoi quanto ti sarà commesso; e in caso che facessi dificultà, finire e quitare la città secondo si dice in tale minuta. [6] Opponendo che forse noi non pagheremo e il Re non sarebbe servito, responderai che noi siamo contenti che, omni volta che Giampaulo si querelassi e dopo uno certo numero di dí non fussi accordato, ritornare nella obligazione vecchia per quel tanto che avessimo mancato, bastando nondimanco uno pagamento al Re o a Giampaulo; e similmente se per il detto di Roano o per Giovampaulo fussi fatta dificultà e opposto di non volere la ratificazione predetta a bocca e in questa forma, potrai offerirla e prometterla dal Magistrato nostro in forma, la quale si manderà, secondo che loro richiederanno, come prima se ne arà notizia da te. [7] Di cose particulari non abbiamo altro che commetterti, salvo che nella stanza tua quivi ci tenga diligentemente avvisati dí per dí di tutto quello che accadrà degno di notizia. [8] Ex Palatio Florentino. [9] Die xxiii octobris 1503.
[10] Ego Marcellus Virgilius subscripsi.
211
<Al cardinale Francesco Soderini>
[1] Reverendissime in Christo Pater etc. [2] Reddet Reverendissime Dominationi vestrae has litteras nostras Nicolaus Maclavellus civis et Secretarius noster, sub fide quarum nonnulla explicabit quae nos illi mandavimus. [3] Precamur ob id Reverendissimam Dominationem vestram fidem illi habere certissimam in omnibus quae nostro nomine referet. [4] Quae faelicissime valeat. [5] Ex Palatio nostro. [6] Die xxiii octobris mdiii.
[7] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.
212
[1] Cardinali Vulterrano. [2] Die 23 octobris 1503.
[3] Reverendissime etc. [4] Noi mandiamo a stare costí fino alla elezione del nuovo Pontefice Niccolò Machiavegli cittadino e Secretario nostro, e li abbiamo commesso che della ratificazione della condotta e di ogni altra cosa datali in commissione, parli lungamente con la Signoria vostra Reverendissima e li conferisca quanto li abbiamo ordinato che parli e faccia costí, in che quella lo indirizzerà e consiglierà secondo il bisogno della città.
213
[1] Viro Nicolao Machiavello Secretario et mandatario Florentino. [2] Romae, vel ubi sit.
[3] Spectabilis vir, etc. [4] Questa mattina, immediate dopo la partita tua ci furono nuove lettere da Roma e intendiamo per esse il Reverendissimo Cardinale di Santo Giorgio dolersi gravemente di noi che disfavoriamo li nepoti sua al ritornare in Furlí, ricettando e aiutando lo Ordelaffo; di che abbiamo avuto dispiacere grande per la qualità dello uomo, a chi sempre abbiamo fatto volentieri piacere, e per notarci tacitamente di ingratitudine, di che sempre questa città fu aliena quanto veruna altra. [5] E essendone ora e in questo caso piú che mai, ci pare necessario dare bene ad intendere le cause e li respetti di questa cosa; di che essendo tu informato ci farà essere piú brevi, ricordandoti solo nel parlare che farai a sua Signoria, secondo la commissione tua, li facci ancora intendere dove si trovavono quelle cose e il pericolo in che erono di non venire in mano de’ Viniziani per le assai gente che avevano a quelli confini per la pratica agitata col Castellano per la parte che ve li voleva: donde nasceva che ogni dí ci pareva vederveli dentro. [6] E strignendosi le cose dopo lo avviso venuto là del soprastare del Duca in Castello, non vi essendo molto desiderati questi sua nipoti, noi lasciamo correre la cosa in questo modo e non abbiamo dato favore piú ad uno che ad un altro, né si potrà mai dire che noi ve lo abbiamo rimesso, perché tutto è proceduto da mera voluntà e affezione di quelli uomini. [7] E non dubitiamo punto, se le fieno discorse bene tutte queste cose, che sua Signoria non ci escusi di ogni carico e non iudichi essere stato necessario fare cosí acciò quella terra non venissi in mano di chi ci sarebbe dispiaciuto grandemente, e sua Signoria né li sua nipoti mai la arebbono potuto trarre; dove, essendo costui infermo e sanza figluoli, se ne potrà col tempo sperare qualche assetto: a che noi sareno sempre di bonissima voglia. [8] E omni volta che si possa sperare di rimettervi questi sua nipoti, noi voliamo essere li primi a favorirli, perché con lo Ordelaffo non si ha obligo alcuno e con li sua nipoti se ne ha infiniti, li quali noi desiderremo riconoscere e siamo per farlo e vivamente ad ogni occasione. [9] E di tutto parlerai a sua Signoria Reverendissima vivamente e con buona efficacia, discorrendoli tutto a punto secondo la notizia ne hai e secondo ti commettiamo di sopra. [10] Sarà con questa una de’ nostri Eccelsi Signori al Collegio de’ Cardinali, la quale tu presenterai: contiene offerte in questa elezione del nuovo Pontifice, secondo si scrisse altra volta. [11] Bene vale. [12] Ex Palatio Florentino. [13] Die xxiiii octobris mdiii.
[14] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [15] Marcellus.
214
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Due dí fa ti scrivemo tutto quello ci occorreva; siamo a dí 26 e ore 24 e ci è nuova Faenza ancora come Furlí avere richiamato il Signore Francesco de’ Manfredi ieri a ore 15: il quale, come ti è noto, si trovava a Castracaro, dove quella medesima ora si trovavono dua ambasciadori faventini venuti al Comissario nostro a significarli come tutta quella città avea preso partito, mentre viveva il Valentino, o che si avessi qualche speranza delle cose sua, non mutare Signore, poi volere il detto Signore Francesco; e pregavono che in questo mezzo si operassi che non scorressi o innovassi altro. [4] E pare che nascessi questa loro mossa per sospetto aveano di certe fanterie messe insieme da Dionigi di Naldo: che è quella causa, come sai, che ci recherà trista condizione con quella terra a’ propositi nostri. [5] Lui, avuto questa nuova, partí subito, e vi si truova a quest’ora col Signore Astore suo fratello. [6] Sono ridotte le cose di quella provincia nel termine intendi, e non solo li Signori, ma le comunità ci chieggono aiuto di danari, di gente e di artiglierie; il che come noi possiamo ti è noto. [7] E *ogni dí ci cresce piú il sospetto che o Castelani o Signiori o le comunità di quele terre non chiamino altri per essere aiutate ad assicurarsi*. [8] Bene vale. [9] Ex Palatio Florentino. [10] Die xxvi octobris mdiii.
[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [12] Marcellus.
215
[1] Nicolao Maclavello. [2] Dicta die.
[3] Spectabilis etc. [4] Scrissesi in conformità di quanto è scritto di sopra all’oratore di Francia, solamente quanto allo avviso delle cose di Faenza e dell’alterazione che si era fatta.
216
[1] Magnificis Dominis D. Decemviris Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [2] Dominis meis praecipuis.
[3] Magnifici Domini. [4] Ieri scrissi alle Signorie vostre dello essere arrivato qui; per la presente darò notizia a quelle di ciò che è seguito quanto alla prima parte della commissione vostra e quello dipoi intendo delle cose di qua.
[5] Le Signorie vostre sanno come, sendosi costí concluso che la condotta di Giampaulo si ratificassi con quelle cauzioni che fussino convenienti etc., quelle ne dettono notizia ad el Reverendissimo Cardinale di Volterra. [6] El quale avendo compreso per le vostre lettere bene el vostro animo, e fuggendogli el tempo infra ’l quale e’ doveva ratificare, né sappiendo che io dovessi essere espedito a tale effetto, formò una lettera, la quale e’ disegnava che Roano mandassi alle Signorie vostre, soscritta di sua mano propria, la quale non conteneva altro in sustanza che si contenga quella formula della declarazione che le Signorie vostre mi dettono, secondo la quale io debbo procedere etc. [7] E essendo detto Monsignore Reverendissimo sopra questa materia, sopraggiunsi io e espostogli la commissione mia, li piacque essersi riscontro con la intenzione delle Signorie vostre, e lasciato le pratiche teneva per condurre che detta lettera si soscrivessi, fece intendere a Roano e ad el Presidente che trattava questa cosa come egli era venuto uno uomo mandato da vostre Signorie a fare la ratificazione. [8] Ordinò poi el Cardinale che io parlassi con Roano, e per le molte occupazioni sua non posse’ parlarli prima che questa sera a 4 ore; e volle el Cardinale che io li dicessi in sustanza, parendogli cosí a proposito rispetto a questi tempi, che le Signorie vostre non erano manco solleciti per li casi e occorrenzie del Re che per li loro proprii, e che per questo, come buon figlioli, intendendo molte cose in disfavore del Re e contrarie alli desiderii loro, volevono ricordarle, e con riverenzia pregare che le fussino avvertite e attese come le meritono. [9] E dissi come costí s’intendeva che lo esercito loro tornava addreto; intendevasi come le gente d’arme tengono in Lombardia se ne tornano in buona parte in Francia; intendevasi e’ Viniziani essere grossi in Romagna e attendere ad insignorirsi di quelle terre; dubitavasi forte che ’ Tedeschi o motu proprio o per suggestione d’altri non scorressino in Lombardia: le quali cose facevono stare d’una malissima voglia le Signorie vostre e recordare a sua Signoria Reverendissima che gli era tempo ad accrescere forze in Italia e piú tosto lasciare l’altre imprese etc. [10] Dissi ancora essere mandato per ratificare la condotta di Giampaulo e che ne avevo autorità ogni volta che le scritture si acconciassino in modo che non si avessi ad avere piú carico e manco speranza si ha nello accordo fatto con el Re. [11] Rispose Roano che ringraziava le Signorie vostre de’ ricordi e che pensava bene a tutto e non era qua per altro etc. [12] E quanto alla condotta, che saremo con el Cardinale di Volterra e tutto si assetterebbe in buona forma. [13] Referi’ al Cardinale quanto Roano aveva risposto all’una parte e l’altra; e facemo questa conclusione circa la condotta, che si fussi fatto dal canto nostro el debito e che fussi ora da aspettare loro, e cosí si farà.
[14] Io credo che sarà apportatore di questa Monsignore di Mellon, el quale viene in costà mandato da Roano a voi, Bologna, Ferrara, e dipoi ad Urbino, a dolersi in fatto delle ingiurie sute fatte al Duca Valentino nelli stati suoi di Romagna. [15] E questa entrata dell’Ordelaffo in Furlí, giudicando qui ciascuno che la sia stata con vostro ordine, ha fatto sdegnare San Giorgio per conto de’ nipoti e alterare in parte Roano per conto del Duca; e pure questa mattina erano Monsignore di Trans e il Presidente che si alteravono con el Reverendissimo di Volterra di questa cosa; el quale mi chiamò e io giustificai le Signorie vostre in tutti quelli processi di Romagna, come le Signorie vostre sanno che io posso, per esserne informato; e allora per pascere el Duca di avervi fatto qualche remedio si deliberò mandare Melon o altro che avvertissi etc.
[16] El Duca si sta in Castello e è piú in speranza che mai di fare gran cose, presupponendosi un Papa secondo la voglia delli amici suoi.
[17] Le esequie finiscono oggi e domani doverrebbono entrare in conclavi; non vi enterranno, secondo si dice, per volere che Bartolomeo d’Alviano e questi Orsini sieno partiti, e’ quali si truovono qui; e chi dice che li hanno 300 chi dugento uomini d’arme e chi meno: avéno aúto danari per mille fanti, che non se ne è visto fare loro molti.
[18] Giovan Paulo alloggia in Borgo e dicono questi suoi che li ha 100 uomini d’arme, e digià ha auti 5000 ducati per conto della condotta e 3000 per mille fanti, e’ quali non si sono ancora veduti in viso. [19] Non li ho possuto ancora parlare e a pochi altri ho parlato, da el Cardinale in fuora, in modo che delle cose di qua non vi posso dare quello ragguaglio desidero; userocci diligenzia e m’ingegnerò satisfare al debito mio.
[20] Quello che io ho ritratto del campo de’ Franzesi è questo: che essendosi presentati a San Germano e avendo dato facultà a Consalvo di venire a giornata e avendola Consalvo refiutata, né parendo a’ Franzesi possere espugnare quello luogo, deliberano tornare addreto per passare overo tentare el passo altrove; e dicesi sono a Ponte Corvo e che vanno alla volta di Gaeta per passare el Garigliano.
[21] Del Papa futuro ci è varie opinioni, e però io non ho che dirne alle Signorie vostre se non che sopra a San Piero a Vincula si dà 32 e sopra Santa Prassedia 22. [22] Raccomandomi alle Signorie vostre. [23] Romae. [24] Die 28 octobris 1503.
[25] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.
217
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Questo dí sono stato alle mani con el Presidente a chi Roano ha commesso che si pratichi queste cose di Giampaulo; e in summa, raccozzando tutti e’ ragionamenti insieme, non veggo che si possa fare per Roano alcuna declarazione secondo la forma che vostre Signorie mi ordinorno, avanti che lui esca di conclavi, perché questa creazione del Papa lo tiene tanto occupato che gli è d’averlo per scusato. [4] E perché questi cardinali vogliono che le genti forestiere eschino di Roma in su la entrata loro in conclavi e non si volendo da l’altra parte partire Giampaulo sanza avere el resto della imprestanza, credo che si verrà a questo termine: che Roano facci quitanza alle Signorie Vostre di 6 mila ducati, e’ quali voi doviate dare a Giampaulo per il resto della prestanza, e ne siate quiti per il Re da Roano e sienvi messi nel conto de’ x mila ducati dovete dare ad el Re in questo Ognissanti; e n’averrete avere commodità, secondo che mi ha ragionato Domenico Martelli, tutto novembre prossimo. [5] Cosí credo che per ora si resolva questa cosa di Giampaulo; e invero e’ non se le può dare altra fine, sendo occupato Roano come è. [6] Bartolomeo d’Alviano partirà domattina secondo che si dice, e ne andrà alla volta delli Spagnoli; e Giampaulo mi ha detto che non ha 200 uomini d’arme e 300 fanti. [7] E chi va ricercando bene el fine di queste nuove condotte fatte per li Spagnoli e Franzesi, è stato per valersi piú della reputazione che degli uomini, perché costoro in queste terre di Roma, per le grandi inimicizie hanno, sono piú tosto latrunculi che soldati; e essendo obbligati alle proprie passioni loro non possono servire bene un terzo, e queste loro paci che fanno durano quanto e’ pena a venire occasione l’uno all’altro d’offendersi. [8] E chi è qui ne vede ogni giorno la esperienza e chi li conosce pensa di temporeggiarli tanto che possa dare loro e’ termini.
[9] Giovan Paulo ne verrà alla volta costà di Toscana perché cosí ha voluto lui, dicendo bisognarli fare la compagnia a casa sua; e Roano per ogni respetto non se ne è curato, e credo come dico di sopra, che verrà con ordine di essere pagato da voi e che ’l pagamento vadia a conto del Re con le quitanze debite.
[10] Sendo questo dí in camera del Cardinale di Volterra, vi venne el Presidente e Monsignore di Trans e mostrorno ad el Cardinale una lettera che Monsignore d’Allegri scriveva ad el Marchese di Mantua data a Traiet alli 24 dí di questo; e li diceva come lui si trovava quivi con 300 uomini d’arme e dumila fanti e che aveva mandato per il Viceré che doveva venire a trovarlo con 3 mila fanti e coll’artiglieria; e come detto Viceré vi fussi arrivato passerebbe subito el Garigliano, e che a passarlo non era punto di dificultà, e sollecitava el Marchese a venire a trovarlo con tutto el resto dello esercito. [11] E di piú lo avvisa come aveva nuove in quel punto da l’armata che era ita alla volta di Napoli, che Napoli si era ribellato dagli Spagnuoli e ricevuto la gente del Re. [12] Questa lettera, come io dico, scriveva Allegri ad el Marchese di Mantova e el Marchese ne mandò l’originale a Roano; e scriveva de’ 25 dí che l’altro dí poi si levava con lo esercito per andare a trovare Monsignore Allegri. [13] Questa nuova come io la ho udita leggere, cosí la scrivo alle Signorie vostre e quelle ne faranno buono iudizio e aspetteranno el riscontro.
[14] Avendo aúto questa mattina una lettera delle Signorie vostre de’ 24 dí contenente la escusazione dovevo fare con San Giorgio per la entrata dell’Ordelaffo, fui subito con sua Signoria Reverendissima e dopo alquante parole gli lessi la lettera delle Signorie vostre, parendomi efficace e da fare seco buono effetto. [15] Lui disse che di tutte le cose gli uomini guardavano piú al fine che alli mezzi e che ’l fine di questa cosa era l’Ordelaffo essere entrato in Furlí e li suoi nepoti trovarsene fuori, e credeva bene che le Signorie vostre non abbino possuto fare altro per le ragioni allegavate e che era contento ammetterle; bene certificava vostre Signorie che, poiché la forza aveva constretto voi a non li favorire, che sarebbono anco quelli suoi nepoti forzati gittarsi da’ Viniziani e pigliare favori dovunque gli troverranno per fare e’ fatti loro; e con tutto questo si offerse largamente ad ogni beneplacito di vostre Signorie.
[16] San Pietro in Vincula ha tanto favore in questo papato, secondo che dice chiunque ne parla, che se si avessi a credere alla opinione universale e’ si crederrebbe che dovessi essere al tutto Papa; ma perché el piú delle volte e’ cardinali, quando e’ son fuora, sono d’altra opinione che quando e’ sono rinchiusi, dice chi ha intelligenzia delle cose di qua che non si può fare iudizio nessuno di questa cosa; e però ne aspettereno el fine.
[17] Altro non ho che scrivere a vostre Signorie, perché, avendovi scritto per un’altra di iarsera del parlare fatto con Roano, non mi occorre altro che dirvi al presente, se non raccomandarmi a vostre Signorie quae faelices valeant.
[18] Ex Roma, die xxviiii octobris mdiii.
[19] Servitor N. Machiavegli Mandatario.
218
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] A dí 28 scrissi per Monsignore di Milon e ieri scrissi etiam a lungo e detti la lettera a Giovan Pandolfini che la mandassi col primo. [4] Restami per la presente avvisare le Signorie vostre come avendo deliberato questi signori Cardinali di entrare domani in conclavi hanno fatto forza che questi soldati che ci erano per Spagna e Francia si eschino di Roma; e questa mattina si è partito Bartolomeo d’Alviano e alloggia questa sera discosto 12 miglia verso el Reame, né si sa bene se lui è per andare piú avanti: e le sue genti con tutte quelle delli altri Orsini non passano in verun modo 200 uomini d’arme. [5] E’ Savelli si sono ritirati nelle loro terre e Giampaolo questa sera alloggierà a Ruosi luogo discosto a qui 18 miglia in su la via di venire in Toscana; e queste genti sue, levatone la compagnia di messer Bandino che si truova seco, non aggiungono a 60 uomini d’arme. [6] Dice bene volerla fare come arà la prestanza e credo che se ne andrà alle stanze in quello di Perugia perché ne ha voglia, e costoro gnene permetteranno se altro non nasce. [7] E quanto alla ratificazione della condotta io non ve ne posso dire altro che io mi scrivessi ieri, perché sendo Roano occupatissimo in su questa entrata del conclavi, non ci può attendere. [8] E credo che domattina, avanti entri, questi che sono qui agenti per Giampaulo vedranno di trarre da lui quella lettera nella forma dissi ieri, per la quale vi sia commesso che de’ x mila ducati dovete ad el Re in questa fiera, voi ne diate 6 mila ducati a Giampaulo per il resto di sua prestanza, faccendovi Roano cauti per detta lettera che sia come se voi gli pagassi ad el Re proprio; la quale prestanza quando Giampaulo abbi, sarà pagato per un pezzo in là. [9] E trovandosi in Toscana, come potrebbe essere che li stessi, vostre Signorie potranno pensare di valersene in qualche modo. [10] E io che li ho parlato a lungo in su questa cosa, lo truovo tanto bene disposto e tanto caldo a benificarvi che se fussi nato di cotesta città sarebbe troppo. [11] Ora le vostre Signorie ci penseranno e potranno farsi intendere dove bisogna quando ci vegghino alcuno partito buono drento.
[12] Questi Cardinali, come di sopra si dice, se altro non nasce, entrono domani in conclavi e la opinione che gli abbi ad essere San Piero in Vincula è tanto cresciuta che si truova chi dà 60 per cento sopra di lui; e veramente egli ha favori assai fra e’ cardinali e lui con quelli mezzi che s’usano se gli sa guadagnare; e el Duca Valentino è intrattenuto forte da chi desidera essere Papa, rispetto ad e’ Cardinali spagnoli suoi favoriti, e assai Cardinali gli sono iti a parlare ogni dí in Castello, tale che si crede che el Papa che sarà, arà obbligo seco; e lui vive con questa speranza di essere favorito da el Pontefice nuovo.
[13] Roano si è travagliato forte, e da’ Cardinali che vengono in Palazzo si fa in buona parte capo a lui; né si sa bene se va alla volta del Vincula; che quando e’ fussi cosí, el caso suo non arà disputa; bisogna in summa rapportarsene al fine.
[14] La nuova che io scrissi ieri alle Signorie vostre di Napoli e dell’essere e’ Franzesi per passare el Garigliano non si è poi verificata. [15] Vero è che non ci è anche suto nulla in contrario; e sendo rotte le strade fra el campo e qui, non ci viene lettere se non con difficultà. [16] E io, per non mancare di quello posso, ho scritto per doppie a Luca Savello che mi scriva alcuna volta delle cose di là. [17] Intendesi le genti d’arme italiane che erano co’ Franzesi essersi in buona parte resolute; chi dice per parere loro stare con periculo, chi perché l’erano male trattate, chi per loro cattiva natura. [18] E io ne ho visto arrivare qui qualche 30 uomini d’arme di quelli ch’erono del Duca Valentino, e’ quali avea mandati nel Reame in servizio del Re, che si sono alloggiate per Roma; chi dice ad instanza del Collegio, chi dice che ’l Duca ve le ha fatte fermare lui con speranza di valersene, fatto el Papa.
[19] Io ho scritto e scriverrò ogni dí una lettera e le manderò a Giovanni Pandolfini che le mandi, perché non avendo ordine da vostre Signorie non posso pigliare altri mezzi; e se quelle volessino la nuova del Pontefice in diligenzia mi avvisino e mi dieno commissione che io spenda; quanto che no, m’ingegnerò fare per le mani d’altri, ma raro si fa cosa buona cosí. [20] Raccomandomi a vostre Signorie. [21] Bene valete. [22] Ex Roma, die xxx octobris 1503.
[23] Servitor N. Machiavegli.
[24] Siamo a tre ore di notte e avendo scritto el di sopra, è comparsa la vostra de’ 26 significativa della perdita dello stato di Faenza per conto del Duca; e essendo io ritornato allo mio alloggiamento, né si possendo ire securo di notte, detti notizia del caso ad el Cardinale di Volterra per una polilza e domattina ragionerò seco a bocca. [25] Né io vi posso dire altro intorno a questo, se non che per rimediare a quelli periculi che le Signorie vostre accennano non si vede qua ordine veruno, avendo e’ Franzesi, da’ quali si aspettava el rimedio, faccenda assai. [26] Restaci solo se al Duca riuscirà essere favorito dal Pontefice nuovo, come e’ crede, e se anche e’ castellani delle fortezze aspetteranno che li possa soccorrere. [27] Raccomandomi di nuovo alle Signorie vostre.
219
[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 30 octobris 1503.
[3] Scrivemmoti a dí 24, dopo la partita tua, quanto avessi a seguire con il Reverendissimo Cardinale di San Giorgio circa lo escusarci seco di quello si doleva che noi disfavorissimo e’ suoi nipoti, e dipoi a dí 26 per darti avviso della novità seguita in Faenza il dí avanti, le quali tutte reputiamo salve; però non se ne manda copia. [4] Sonci dipoi questa mattina lettere di Francia, e con esse abbiamo ricevuto una lettera regia per la quale sua Maestà ci promette aver rato e approbare quanto si sarà fatto o si farà per il Reverendissimo di Roano circa la condotta de’ Baglioni, di che abbiamo preso piacere, se non per altro, almeno perché non se ne possa pretendere ignoranzia. [5] E attendiamo risposta da te di quello che arai seguito intorno a ciò secondo la commissione datati costí, dello averla conclusa come del non le avere potuto dare perfezione se forse vi fussi nata qualche difficultà; e ti confortiamo o nell’un caso o nell’altro fare a punto quando ti abbiamo ordinato e scriverci diligentemente tutto quello che sarà costí degno di notizia: e maxime de’ Franzesi, de’ quali dalla banda di Perpignano non si intende, molti dí sono, troppo buoni successi, e ultimamente per lettere de’ 25 si ha essersi levati da campo da Salsa, e venire a Nerbona, e il Re tornarsene a Lione, e che le genti di Borgogna erono comandate cavalcare, ma non si intendeva per dove, e il Cardinale di San Malò fino quel dí era partito per Italia e con lettere di credenza a tutti li amici del Re; e che quello du Mans doveva ancor lui venire. [6] Di Romagna non si intende cosa che buona sia, perché il popolo e il Signore di Furlí, non se reputando securi, cercano da ognuno aiuto, e fínalmente lo potranno pigliare da chi lo arà piú presto e piú gagliardo; e la valle di Lamona, non convenendo con la terra, sarà causa di qualche disordine, come ti è noto. [7] Qui sono oratori faventini e furlivesi, e tutti chieggono aiuto di presente e protezione in futuro. [8] Siamo in questi termini e di ciò che seguirà si darà notizia. [9] Non cessono e’ Veniziani di intraprendere di quelle cose il piú che possono e con pratiche e con fatti, e come feciono a Cesena, cosí hanno fatto a Russo, Castel di Faenza, e venutovi con le genti, chiamati da una parte delli abitanti; di che ci pare si debbi dare notizia costí a chi conviene; e del successo di Salsa parlarne in quelli luoghi e in quel modo che non se ne abbia carico.
[10] Intendiamo costí esser stato preso dalli Orsini uno Guglielmo Buonaccorsi, quale fu uomo del Valentino; e essendo nostro cittadino, vogliamo che con tutti quelli mezzi che tu potrai favorisca la liberazione sua e li facci tutti quelli favori e aiuti che tu potrai.
220
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] A dí 30 d’ottobre fu l’ultima mia e scrissi per le mani di questi Del Bene, e dissi inter cetera che opinione ci era del Papa e come dovevono l’altro dí poi entrare in conclavi. [4] E crebbe tanto questa opinione che fussi San Piero a Vincula che avanti si serrassi el conclavi si dava sopra di lui novanta per cento, perché s’intese dua nimici che lui aveva ch’erano atti a torgliene, essere placati; e questi erano Roano e questi Cardinali spagnoli amici del Duca, che si erano al tutto gittati in suo benifizio. [5] E dicesi la causa che Roano vi si è gittato essere perché gli è stato messo sospetto di Ascanio e li è suto monstro che non può fare Papa che sia per torgli ogni credito quanto era el Vincula per essere stati sempre come nimici. [6] Ma a quelli Cardinali spagnoli e al Duca si può facilmente conietturare quello che ve gli abbi indutti, perché l’uno ha bisogno d’essere risucitato e quelli altri di essere arricchiti. [7] Ora se questa sarà suta la via, e’ s’intenderà meglio alla giornata. [8] Ma una volta costui lo arà saputo meglio persuadere che gli altri, quando e’ sia Papa, come oramai si può dire certo; perché in questo punto che siamo ad ore viii di notte, venente el primo dí di novembre, è tornato in questo mio alloggiamento uno servidore del Vincula che viene di Palazzo e mi dice avere aúto dal conclavista di detto San Piero a Vincula cinque polilze l’una dreto all’altra significative della unione de’ Cardinali a farlo Papa; nonostante che etiam nel principio si risentissino da sette Cardinali in favore di Santa Prassedia, tra ’ quali era capo Ascanio; e dissemi che l’ultima polilza li commetteva ne spacciassi la nuova a Savona e a Sinigaglia, e che si era posto nome Iulio Secundo e che aveva spacciato e’ cavallari. [9] Questa cosa e molte altre che succedono alla giornata meriterebbono d’essere spacciate a posta, ma io non ne ho ordine da vostre Signorie, né sono, sanza ordine di quelle, per entrare in simili spese; e la notte non patisce che io mandi o vadia ad intendere se altri spaccia per costí, perché non si va securo, e costui che è venuto da Palazzo è suto accompagnato da 20 armati. [10] Aspetterò el dí chiaro, e trovando chi lievi la lettera la manderò, e con piú certo avviso. [11] E per scusarmi di questo per sempre dico a vostre Signorie che le vedranno che io scriverrò ogni dí una lettera; ma del mandarle me ne governerò come chi fa le cose a posta d’altri. [12] Bene valete. [13] Rome, hora octava noctis inter ultimum diem octobris et primum novembris 1503.
[14] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.
221
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Avviso col nome di Dio le Signorie vostre come questa mattina el Cardinale di San Piero in Vincula è stato pronunziato nuovo Pontefice. [4] Che Iddio lo facci utile pastore per la Cristianità. [5] Valete.
[6] Die prima novembris 1503.
[7] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius. [8] Romae.
222
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Questa notte scrissi alle Signorie vostre e questa mattina di nuovo replicai la elezione fatta del nuovo Pontefice nella persona del Cardinale San Piero a Vincula, el quale si chiama Iulio Secundo; e la lettera ho data a Domenico Martelli, el quale crede spacciare. [4] E questa scrivo per mandarla per un’altra via, perché questi Del Bene spacciorno stamani avanti dí una ora ed io non fu’ a tempo a dare loro la lettera. [5] Questa creazione e pubblicazione è stata straordinaria perché hanno fatto questo Papa a conclavi aperto, e subito convenuti insieme, che era circa mezzanotte, lo mandorno fuora a pubblicare, e in su tali pubblicazioni si scrisse: perché siamo a 15 ore e non si è ancora fatte le cirimonie ordinarie del pubblicarlo. [6] E chi considera bene questi favori che ha auti costui gli giudicherà miracolosi: perché tante parti quante nel Collegio tutte hanno confidato in lui; perché el Re di Spagna e quello di Francia hanno scritto al Collegio in suo favore; ulterius e’ baroni di fazione contraria hannoli prestato favore, San Giorgio lo ha favorito, el Duca Valentino lo ha favorito; tanto che li ha possuto tirare questa posta. [7] Questi della nazione vostra se ne sono rallegrati assai e ne sperano, e per loro conto particulare e per conto del pubblico; e ier mattina mi disse uno uomo di gran condizione che se el Vincula riusciva Papa, si posseva sperare qualche bene per la città e che ne aveva già promesso piú che ordinariamente. [8] Altro non mi occorre. [9] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant.
[10] Ex Roma, prima novembris mdiii.
[11] Servitor N. Machiavellus.
223
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Questa è la quarta lettera che io ho scritta alle Signorie vostre per la assunzione di San Piero in Vincula ad el nuovo pontificato, chiamato Iulio Secundo. [4] Né vi scriverrei la presente se non che parlando oggi, fatte che furno le cerimonie, con el Reverendissimo Cardinale di Volterra, mi dice come fermato che gli ebbono questa notte la cosa del pontificato, egl’imborsorno *tutte le fortezze de la Chiesa, e ordinorno per sorte* c*hi ne avessi la cura: e a San Giorgio toccò Citerna, e al Cardinale di Volterra toccò* certe altre; e pare a detto Volterra *che se non si piglia qualche sesto, voi non arete rimedio a tenere detta Citerna*. [5] E però lui vi consigliava, quando a voi paressi che voi fussi contenti, che lui operassi *tanto con San Giorgio che si facessi uno baratto, cioè che Volterra guardassi Citerna e dessi a San Giorgio una de le sua* e a questo modo giudicava che la cosa si comincerebbe a dimesticare, e che di fatto non se ne avessi a rivedere el conto cosí a punto, e m’impose io ve ne scrivessi e confortassivi a renderne risposta subito.
[6] Io non ho che dire altro alle Signorie vostre circa le cose di qua perché vi scrissi assai a lungo questa mattina circa alla assunzione di questo Pontefice. [7] Una volta egli arà faccende assai ad osservare le promesse ha fatte, perché molte ve ne fia contradittorie; pure egli è Papa e vedrassi presto che volta piglierà e a chi egli arà promesso dadovero. [8] Grandi amici si vede ad ogni modo che lui ha auti nel Collegio, e di questo dicono costoro esserne cagione che lui è sempre suto buono amico, e però ora al bisogno egli ha trovato de’ buoni amici. [9] La nazione vostra se ne è tutta rallegrata perché di molti fiorentini ci sono che sono sua molto intrinsechi; e el Reverendissimo Cardinale di Volterra mi ha questo dí detto che crede che sia molti anni che cotesta città non possé tanto sperare da un Papa quanto da questo, purché si sappia temporeggiarlo. [10] E molti de’ vostri cittadini mi hanno pregato che io vi scriva come lo avere fatto a Papa Pio cinque oratori, faceva che ognuno giudicava che cotesta città non fussi bene contenta della sua assunzione, e però con reverenzia confortono le Signorie vostre a ricorreggere questa elezione e farne sei, come ad Alessandro e Sisto.
[11] Del campo de’ Franzesi e degli Spagnoli non si è mai poi inteso altro che quello vi scrissi, e non ci vengono gli avvisi per essere el cammino rotto. [12] Giampaulo e Bartolomeo d’Alviano debbono essere poco piú là che dove gli alloggiorno la prima sera quando uscirno di qui; e circa la condotta non si è poi fatto altro, né etiam quella lettera si scrisse che questi di Giampaulo volieno trarre a vostre Signorie per il pagamento di Giampaulo; e io fo buona coniettura da questo che Roano non ha piú tanta paura quanto egli aveva quando e’ lo condusse.
[13] Credesi che gli Orsini faranno fare Cardinale l’Arcivescovo vostro, e che l’Arcivescovado capiterà nelle mani a qualche prelato fiorentino: honne sentito nominare piú che uno e però non lo scrivo. [14] Raccomandomi alle Signorie vostre e credo che sarà a proposito che quelle, con quanta piú celerità possono, mi faccino mandare da’ nostri Signori una lettera al nuovo Pontefice per possermegli rappresentare innanzi cerimonialmente; e mandandomela me ne faccino mandare la copia acciò che io possa conformare le parole con lo scritto. [15] Valete. [16] Romae. [17] Die prima novembris mdiii.
[18] Servitor Nicolaus Machiavellus.
224
[1] Nicolao Maclavello. [2] Die ii novembris 1503.
[3] Spectabilis vir etc. [4] Questa mattina ricevemo due tue, una de’ 28 per Monsignore di Milon, l’altra de’ 30 del passato per Cacciallodole, quale portò qui lo avviso del nuovo Pontefice; e ci maravigliamo non avere avuto per lui da te piú fresche lettere che de’ 30, massime che in molti altri mercanti è stato questo medesimo avviso, e questa sera dapoi nello Oratore ferrarese, e son date tutte dalle v ore fino a dí venendo il primo del presente; e non tanto ci maravigliamo di questo quanto dell’essersi fatto cosí presto; reputiamo che non arai avuto tempo a darcene notizia, il che doverrai aver fatto dapoi. [5] Quella che tu di’ avere scritto a dí 27 non è ancora comparsa. [6] E per replicare alle prealligate quanto ci occorre, ti diciamo circa la condotta de’ Baglioni non avere che dire altro, perché aspettiamo se le dia perfezione costí, secondo ti commettemmo al partire tuo, e approviamo quanto si è fatto circa il procedere vostro e ne aspettiamo resoluzione. [7] Subito che s’intese questa mattina la nuova del Pontefice, che venne in Niccolò Del Bene, se ne dette avviso in corte, e parendoci sia caduta in persona a proposito, fareno questa sera omni sforzo di espedire una lettera di credenza dei nostri Eccelsi Signori a sua Santità; e se, per non si ragunare e’ Collegi, non si potrà, la fareno noi. [8] Con la quale tu ti presenterai a sua Santità e li farai intendere in nome di tutta la città la letizia che si è presa della sua assunzione per causa dell’amore e affezione sua verso di noi, conosciuta e esperimentata tante volte mentre che era in minoribus; e per la fede che si ha meritamente in sua Santità di avere sotto il governo suo a prosperare e tutta la Cristianità e Italia, e relevarla da tanti affanni e travagli in che la si truova; e in specie noi, e’ quali essendo sempre stati divotissimi di Santa Chiesa e avendo amato sommamente la sua Beatitudine, lo desideriamo sommamente, e speriamo ancora che per sua bontà vi abbi a provedere, e siamo disposti a favorire questo effetto con tutte le forze nostre. [9] E dopo questo desideriamo se li facci intendere in che termine si truovano le cose di Romagna e dove ultimamente le abbino condotte ’ Viniziani, di che ti dareno notizia appresso, con aggravare questa parte con tutte quelle circumstanzie che ti occorreranno, confortando e riscaldando sua Santità a voler pensarvi per lo interesse della Chiesa proprio, e per il comune di noi altri, e’ quali non vorremo in quelli luoghi altri vicini che si sieno avuti per il passato; allargandoti circa questi effetti quanto ti occorrerà in sul fatto.
[10] Li avvisi che si hanno di Romagna sono che, oltre a Russo, li Viniziani si sono insignoriti di Furlimpopolo; hanno mandato a Faenza uno loro Proveditore con gente grossa a piè e a cavallo a chiedere la protezione di quel Signore; e essendone stati reietti da lui e dalla maggior parte del popolo, hanno minacciato da un dí in là tornarvi con piú gente, dicendo avere la valle e la fortezza per loro e che vi enterranno ad ogni modo; il che è dispiaciuto grandemente e al Signore e a quelli che non ve li vorrebbono, e cosí sono tutti sottosopra; e trovandosi la terra la valle inimica e pochi aiuti di fuora, non si vede come si possino mantenere in questo stato. [11] In Furlí ancora cominciavon le cose ad inclinare a loro, e digià molti di quelli cittadini sono in sul persuadere a quel Signore, che mancandoli li altri aiuti, si voglia accordare con Viniziani; e in omni luogo sono con le genti d’arme, e noi, considerato lo scrivere del Commissario nostro, dubitiamo forte che a questa ora non sia seguito gran parte di questo effetto. [12] Tutto questo medesimo vorremo si parlassi ancora con il Reverendissimo di Roano, e di piú se li mostrassi che, venendo in Toscana Giovan Paulo, sarebbe a proposito grande volgerlo a quelle frontiere e fermarvelo qualche tempo, che pure tra con le forze e con la reputazione del Re e nostra gioverebbe assai. [13] E di quanto arai seguito ce ne darai avviso.
[14] Postscripta: addatur superioribus litteris. [15] Scrivendo, che siamo a 4 ore di notte, e di nuovo ci sono lettere di Romagna per le quali si intende come ieri ad ore 23 li capi della valle di Lamona vi condusseno in quel luogo le genti de’ Viniziani, e hanno dato loro le fortezze, e in quel di Faenza hanno messo 400 cavagli leggieri, e pare che sia serbato tempo a’ cittadini della terra a deliberarsi di questo medesimo tutto dí oggi, altrimenti che enterranno per la fortezza, la quale tutta sta a posta di Dionigi e de’ suoi; e de’ Signori hanno accordato che stieno come privati in quella terra; e dubitasi assai che di Furlí presto non segui il medesimo.
[16] Scrissesi questo medesimo a Alessandro Nasi.
225
[1] Sanctissimo ac Beatissimo Patri nostro patens.
[2] Sanctissime ac Beatissime Pater etc. [3] Abbiamo commesso a Niccolò Malchiavelli Secretario e cittadino nostro, quale sono piú dí che mandamo costí, che parli alla Santità vostra in nome nostro alcune cose nelle quali quella si degnerà prestarli piena e certissima fede.
[4] Quae bene valeat Sanctitas vestra.
[5] Ex Palatio Florentino. [6] Die secundo novembris mdiii.
[7] E. S. V.
[8] Devotissimi filii Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
226
[1] Nicholao Maclavello. [2] Dicta die.
[3] Iersera ti si scrisse lungamente e non partirono prima che stamani per uno corriere venuto di Francia; dipoi oggi ci sono nuovi avvisi di Romagna, e s’intende il medesimo che si scrisse iersera e di piú che le genti venute nella valle di Lamona le conduceva Gian Paulo Manfroni e che i Faventini avieno mandato ambasciadori a Ravenna al Proveditore viniziano e in tutto si erono volti dalla banda di là; di che si può fare iudizio che a quest’ora debbono essere quelle cose ridotte a’ propositi loro; e di Furlí si aspetta continuamente intendere il medesimo. [4] Sonci ancora avvisi il Castellano di Imola essere stato morto da’ soldati suoi, che parendogli avere poca guardia, condusse circa 25 uomini del paese, i quali dipoi han fatto tale effetto, e la tengono ad instanzia di quel popolo. [5] Messer Giovanni Bentivogli per uno suo uomo ci fa intendere el disordine di quelle cose e monstra desiderio di provedervi, e lo fa in tempo che vi si può fare pochi remedii. [6] Crediamo che alla ricevuta della nostra di iersera, arai parlato con la Santità di nostro Signore, e discorsoli, inter cetera, dove si truovino le cose da quella banda con pregarla vi vogli provedere; quando non lo avessi fatto, alla ricevuta di questa fara’lo con presentare una de’ nostri Eccelsi Signori, qual fia alligata a questa, la quale ancora ti servirà, avendo usato la nostra, per aver commodità di parlargli di nuovo; e lo riscalderai a pensare di provedere che quella provincia non vadi in mano d’altri, e farai omni diligenzia di ritrarre se la Santità sua è per pensarvi o no, perché, quando quella vi ordinassi qualche remedio, noi ce ne risentiremo molto piú che non facciamo; e di tutto ci darai particulare avviso. [7] Questa mattina ricevemmo una tua de’ 29 del passato alla quale non accade altra resposta, salvo ricordarti, nella pratica della condotta de’ Baglioni, procedere secondo la commissione tua, acciò non ci troviamo obligati a dua spese, né in tutto né in parte; perché noi non siamo per pagare alcuna parte a Giovan Paulo e restare obligati del resto se non siamo al certo scarichi e relevati dalla spesa in quel modo che si è ragionato fin qui. [8] Siamo a ore 24, e per una del Reverendissimo di Volterra s’è inteso la creazione del nuovo Pontefice, di che, oltre a quello che si fece ieri, la città se n’è rallegrata assai, e publicamente se n’è fatta demonstrazione con fuochi e suoni per tutta la città. [9] E domattina, se altro non accade, si farà la elezione delli oratori, il che tu potrai significare a sua Santità in demonstrazione della disposizione nostra e di tutta la città, la quale non potrebbe esser migliore né piú inclinata a tutti e’ suoi onesti desiderii. [10] La lettera del Papa non ha soprascritta perché non si ha qui certa notizia del nome; fara’la tu di costà secondo il bisogno.
227
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] L’ultime mie furno addí primo, nel quale dí scrissi quattro lettere alle Signorie vostre e le mandai per li Martelli e quelli Del Bene, e però le stimo salve; dipoi non è innovato cosa di momento; tamen, venendo in costà Carlo Martelli in diligenzia, non ho voluto che venga sanza questa mia lettera. [4] Poi che fu creato questo nuovo Pontefice, le cose di questa città sono assai quiete, sendosene partite le gente orsine – le quali non s’intende però sieno passate Monterotondo dove andorno alloggiare la prima volta e non sono anche molte in numero – e cosí sendosene partito di qui Giampaulo: che erano quelli che in fatto saccheggiavono Roma. [5] E come io ho scritto per altre mie alle Signorie vostre, questo Pontefice è stato creato con uno favore grandissimo, perché da tre o 4 cardinali in fuora che aspiravono loro al papato, tutti gli altri vi concorsono, e Roano lo ha favorito sanza mezzo. [6] Dicesi, come altra volta dissi, la cagione di questi favori essere stata che li ha promesso ciò che gli è suto domandato; e però si pensa che allo osservare fia la difficultà. [7] Al Duca Valentino, del quale e’ si è valuto piú che di alcuno altro, si dice che li ha promesso reintegrarlo di tutto lo stato di Romagna, e li ha concesso Ostia per sua securtà, dove detto Duca tiene el Mottino armato con dua legni. [8] Truovasi el Duca in Palazzo in uno luogo che si chiama le Stanze Nuove, dove sta con forse 40 de’ suoi primi servidori: non si sa se si de’ partire o stare. [9] Chi dice che ne andrà alla volta di Genova dove egli ha la maggior parte de’ suoi danari e di quivi se ne andrà in Lombardia, e farà gente e verrà alla volta di Romagna, e pare che lo possa fare per restarli ancora in danari 200 mila ducati o piú, che sono nelle mani, la maggior parte, in mercanti genovesi. [10] Altri dicono che non è per partirsi di Roma ma per aspettare la incoronazione del Papa per essere fatto da lui Gonfaloniere di Santa Chiesa secondo le promesse, e con questa reputazione riavere lo stato suo. [11] Altri credono che, né sono de’ manco prudenti, che, avendo aúto questo Pontefice nella sua creazione bisogno del Duca e fattogli grandi promesse, gli conviene intrattenerlo cosí e dubitano che se non piglia altro partito che di stare in Roma, che non ci rimanga; perché gli è noto el naturale odio che sua Santità li ha sempre portato e non può sí presto avere smenticato lo esilio nel quale è stato x anni. [12] E el Duca si lascia traportare da quella sua animosa confidenzia e crede che le parole d’altri sieno per essere piú ferme che non sono sute le sue, e che la fede data de’ parentadi debba tenere: perché dicono essere confermato el parentado tra Fabio Orsino e la sirocchia di Borgia e cosí la figliola del Duca essersi maritata al Prefettino. [13] Io non vi posso dire altro delle cose sue né determinarmi ad un fine certo: bisogna aspettare el tempo che è padre della verità. [14] Io lascerò indreto el raccontare alle Signorie vostre l’altre paci fatte e promesse a baroni e a Cardinali, perché tutte sono state a volontà di chi ha chiesto. [15] E Romolino ha auta la Segnatura di Iustizia, e Borgia la Penitenzieria, né si sa ancora se ne piglieranno la possessione. [16] E come di sopra è detto, pare che ’l Papa sia necessitato temporeggiare ancora ogni uomo, ma non può stare molto che non si dichiari e che non dimostri di chi debba e vuole essere amico.
[17] Giampaulo Baglioni, come io conietturai da principio, se ne viene in costà alla volta di Perugia con licenzia di Roano e ricercherà stanze da vostre Signorie in quello di Cortona per parte della sua compagnia; e Roano mi ha richiesto che io scriva a vostre Signorie sieno contente servirnelo; e per ancora non si è ratificato alla condotta per non si essere possuto fare faccende con Roano. [18] E perché e’ possa essere pagato del resto di sua prestanza, scrive Roano una lettera alle Signorie vostre che lo paghino de’ danari del Re, e favvi fede che vadino a quello conto; e la lettera è molto iustificata e soscritta di sua mano e segnata con el suo sigillo. [19] E quando le vostre Signorie facessino questo pagamento, parendo loro farlo cauto e che bene la condotta non andassi innanzi come potrebbe essere, e’ verrebbe pure ad essere detto Giampaulo pagato per 6 mesi co’ danari d’altri e potrestivene servire voi, ancora che della condotta non ci siamo al tutto desperati.
[20] El campo de’ Franzesi è tutto insieme in su el Garigliano e hanno preso certe torri che si tenevano per li Spagnoli in su la banda di qua, e fanno tuttavolta un ponte; e benché e’ nimici sieno in su l’altra ripa tamen con el favore della loro armata dicono che non può essere tenuto loro el passo e parlon molto gagliardi; e la lettera è de’ 30 del passato.
[21] E’ ci sono certi oratori pisani che vennono per salutare l’altro Pontefice, e Monsignore Reverendissimo di Volterra ha ordinato con el Papa che andando loro a parlarli, dica che lo ofizio suo è di pacificare Italia, e che, sendo stato Pisa con la sua ribellione cagione della guerra, intende che con riunirla a Firenze la sia cagione della pace, e cosí li ha promesso fare.
[22] Scrissivi per altra delle cose di Citerna e come e’ pareva al Cardinale di Volterra che voi consentissi che facessi opera con San Giorgio di averla da lui acciò che si potessi velare in qualche modo la possessione che voi ne tenete; aspettone risposta.
[23] Credo che questo dí o domani al piú lungo mi presenterò al Papa, e del seguíto ne darò notizia a vostre Signorie, alle quali mi raccomando. [24] Rome, iiii novembris mdiii.
[25] Servitor Nicolò Machiavegli.
228
[1] Viro Niccolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir etc. [3] Iarsera ti scrivemo lungamente e il dí avanti l’avamo ancor fatto per significarti tutto il successo delle cose di Romagna; e con quelle di avanti ieri si mandò una nostra di credenza alla Santità del Papa; con quelle di iarsera una dello Illustrissimo Gonfaloniere nostro e de’ nostri Eccelsi Signori, le quali non parlavano d’altro che della contentezza e letizia che avea preso questa città della sua assunzione e della speranza che si avea etc. [4] Questa mattina dapoi abbiamo ricevuto 4 tue del primo contenenti la nuova del nuovo Pontefice, a che non accade replicare altro. [5] Siamo a xx ore e per non essere li Dieci in Palazzo, non si può rispondere a quanto ci scrivi in cifra per l’ultima delle preallegate; farassi avanti notte ad ogni modo e se ne scriverrà per il primo; e nondimeno, avendo commodità di questo corriere, non voliamo mancare di dire della ricevuta di dette tua. [6] Questa mattina, per uno gentiluomo imolese che veniva costà in poste e dipoi per lettere scritte di là a uno maestro Andrea che è qui, si è inteso quelli cavalli de’ Viniziani che erono venuti in Val di Lamone e Dionigi con loro, essere stati rotti dalli uomini di Faenza e di Furlí; non sappiamo come possa essere stato: ciò che se ne intenderà se ne darà notizia. [7] Noi abbiamo ancor mandato Commissario alla volta di Marradi Antonio Giacomini per favorire quelle cose da ogni banda. [8] Bene vale. [9] Ex Palatio Florentino. [10] Die 4 novembris mdiii.
[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [12] Marcellus.
229
[1] Nicolao Maclavello. [2] Die iiii novembris 1503.
[3] Sono oggi 3 dí che qui arrivò Monsignore di Melon con lettere di credenza del Reverendissimo Roano e di Volterra, e la esposizione sua è stato del dispiacere che sua Signoria Reverendissima ha avuto del travaglio del stato di Valentino, atteso che e il Re e lui lo hanno in protezione; e inoltre del desiderio loro di mantenerlo alla Eccellenzia di quel Signore, come ti è noto; e dapoi se n’è partito alla volta di Bologna e Ferrara per fare il medesimo effetto nell’un luogo e nell’altro, lasciandoci carico di rispondere al detto di Roano, il che si farà per tuo mezzo. [4] E cosí alla ricevuta di questa tu parlerai con la sua Reverendissima Signoria e li farai intendere la venuta qua del detto Melon esserci stata gratissima, e per conto di chi lo mandava e di quello che ci ha parlato; di che tu monsterrai siamo benissimo disposti per amore del Re e suo e del Duca, al quale abbiamo sempre desiderato omni bene e voluto anche farlo, sapendo la coniunzione sua con la maestà del Re; escusando quello che si è promesso in quella provincia per il sospetto che si aveva non vi entrassino e’ Viniziani, di che se’ informato benissimo. [5] Alla parte di Citerna, di che non si potette stamani scrivere, ci pare si debba fare omni opera di tirare a fine il pensiero e disegno del Reverendissimo di Volterra, perché ci pare modo da trarne frutto in omni evento che abbi ad avere la cosa; e cosí farai intendere per parte nostra a sua Signoria, confortandola e gravandola a farne omni opera.
230
[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] A dí 3 e 4 ti s’è scritto lungamente tutto quello che accadeva delle cose di Romagna e d’altro. [4] Sonsi dipoi fatto 4 oratori e stasera se ne farà due altri per costà e poi che saran passati e’ termini de’ ricorsi loro se ne darà notizia. [5] Abbiamo questa mattina nuove lettere da Castrocaro e non si riscontra quanto si disse a dí 4 essere sequito in Val di Lamona de’ cavalli de’ Viniziani e di Dionigi, ma sí bene le loro genti essere venute a Faenza e in molto maggior numero col Proveditore e colle artiglierie, e entrate nella fortezza e postovi su una bandiera di San Marco e dipoi alloggiatosi all’intorno, con metter bandi che ’ forestieri debbino sgombrare e altre simili demonstrazioni e sollevare per ogni via la parte loro ad innovare qualche cosa; e hassi notizia che fino a dí 4 le fortezze della valle si dovevano loro consegnare: il che non sappiamo se è sequito; ma potendo sequire ogni giorno, ci pare da dovere aiutare questa cosa per ogni via e non la lasciare rovinare in tutto. [6] Però, alla ricevuta di questa, farai di nuovo instanzia di parlare a nostro Signore sopra questa materia, e non potendo tu, che il Reverendissimo Cardinale nostro lo facci lui; significando a sua Santità il pericolo che porta quella provincia di non venire in mano de’ Viniziani, secondo li avvisi che hai avuto da noi; e che le provisioni principalmente si aspettono a fare a quella; e come quanto abbiamo fatto noi non è stato per favorire piú questo che quello, ma solo per ovviare, come di sopra; e che qui non si tiene né terrà conto dello Ordelaffo o Manfredi, ma si attenderà a quello che sua Santità ne deliberrà. [7] Il che bisognerebbe che fussi presto acciò che le cose non si avessino a resuscitare poi che fussino morte; monstrando che sarebbe a proposito sua Santità vi mandassi qualche prelato per fermarle una volta, al quale noi di qua presterremo ogni favore per mantenere quella terra alla devozione e obbedienzia di Santa Chiesa: faccendo ogni forza di far piú vero ritratto che si potessi dello animo e disegno suo in questa cosa, acciò ancora noi ci possiamo determinare circa il procedere nostro. [8] Bene vale. [9] Ex Palatio Florentino. [10] Die vi novembris 1503.
[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [12] Marcellus.
231
[1] Ai Dieci.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Per Carlo Martegli scrissi alle Signorie vostre l’ultima mia de’ quattro e non scrissi altrimenti per il procaccio, pensando quelle ditte venire salve. [4] E perché io scrissi per quelle circa la condotta di Giampaulo quanto occorreva, e come Roano aveva scritto una lettera alle Signorie vostre perché quelle pagassino el resto della prestanza, non dirò altro per questa intorno a tale cosa, non essendo dipoi innovato altro; e qui si aspetterà di essere chiamati e allora si risponderà secondo la commissione di vostre Signorie. [5] Accademi per questa significare a vostre Signorie come ier mattina io mi presentai alli piedi del Pontefice e in nome di quelle mi rallegrai della sua promozione ad el pontificato allegandone le ragioni e appresso offerendo tutto el potere di cotesta repubblica in suo onore e commodo. [6] Sua Santità ebbe accetto ogni offerta e tutto quello se gli disse monstrò essergli gratissimo, e disse avere fatto d’ogni tempo capitale di cotesta repubblica e che ora, essendogli cresciuta la autorità e il potere, è per dimostrare in ogni cosa di amarla, avendo massime obbligo di questa sua dignità con Reverendissimo Cardinale di Volterra, che era suta grande cagione di questo suo onore; e cosí, usate queste parole cerimoniali, mi parti’.
[7] Comparsono dipoi le vostre lettere del secondo di questo, per le quali monstrate avere auta la nuova del nuovo Pontefice e vi maravigliate non avere mia lettere. [8] Credo che ne arete dipoi aute quattro, né io ci ho colpa non mi avendo quelli Del Bene fatto intendere nulla quando spacciorno la notte; e io ne li scuso perché mi dissono poi la mattina che credevono quelle lettere avevono di mio contenessino la nuova del Papa; la cosa è qui e credo che per le mie dipoi le Signorie vostre ne resteranno assai satisfatte.
[9] Perché le vostre lettere de’ dua contenevono la ruina di Romagna e lo animo de’ Viniziani e le cose in che termine si trovavono da quella banda, parse a Monsignore di Volterra che io fussi subito con el Papa e gli comunicassi quelli avvisi, e cosí parve a Roano che gli aveva intesi. [10] Anda’ne da sua Beatitudine e lessigli la lettera; lui disse credere che Dionisio di Naldo favorissi le cose del Duca Valentino e non quelle de’ Viniziani, e che ’l Duca d’Urbino era per fare a suo modo e non a modo de’ Viniziani; e che queste cose piglierebbono altra forma qualunque volta s’intenderà la sua creazione, e che le seguivono cosí per non si essere ancora intesa, e che ne parlerebbe con Roano.
[11] Parti’mi da sua Santità e parlai a Monsignore Ascanio, a San Giorgio e a San Severino, ricordando loro che qui non si trattava della libertà di Toscana ma della libertà della Chiesa e che ’l Papa diventerebbe cappellano de’ Viniziani ogni volta che diventassino maggiori di quello sono, e che a loro toccava el provedervi, che ne avevono ad essere eredi; che noi per la parte nostra lo ricordavamo a tempo e offerravànci di quello poco che si può. [12] Mostrorno questi Cardinali di risentirsi e promessono fare ogni cosa. [13] Parlai ancora con el Duca e li comunicai questi avvisi, parendo cosí a proposito per vedere meglio dove lui si ritrovava e che temere o sperare si poteva di lui; e in summa, udito lui la nuova del Castellano d’Imola e lo assalto de’ Viniziani intorno a Faenza, si turbò sopra a modo e cominciò a dolersi cordialissimamente di vostre Signorie dicendo che voi gli eri stati sempre inimici e che si ha da dolere di voi e non de’ Viniziani, perché voi con cento uomini possevi sicurarli quelli stati e non avete voluto farlo, e che s’ingegnerà che voi siate e’ primi a pentirvene; e poiché Imola è persa non vuole piú mettere gente insieme né perdere el resto per riavere quello ha perso, e non vuole piú essere uccellato da voi, ma che vuole mettere di sua mano quello tanto vi resta in mano de’ Viniziani e crede presto vedere lo stato vostro rovinato, e lui è per ridersene; e che ’ Franzesi o e’ perderanno nel Reame o gli aranno in modo che fare che non vi potranno aiutare: e qui si distese con parole piene di veleno e di passione. [14] A me non mancava materia da risponderli, né anche mi sarebbe mancato parole; pure presi partito di andarlo addolcendo e piú destramente che io posse’ mi spiccai da lui, che mi parve mill’anni; e ritrovai Monsignore di Volterra e Roano che erano a tavola. [15] E perché e’ mi aspettavano con la risposta, referi’ loro a punto ogni cosa; alterossi Roano delle parole usate da lui e disse: «Iddio non ha infino a qui lasciato alcuno peccato impunito e non vuole lasciare anche questi di costui». [16] Io scrissi alle Signorie vostre per la mia de’ iiii dove detto Duca si trovava e quello si andava conietturando di lui; èssi visto dipoi che va raggranellando gente, e questi suoi ministri, co’ quali io ho conoscenza, mi dicono che vuole passare in Romagna ad ogni modo con quanta gente potrà. [17] Ora, essendo perduta la rocca di Imola e essendo seguita questa sua alterazione, non so se si muterà di proposito. [18] Una volta, circa a lui non si può scrivere altro alle Signorie vostre; e circa le cose di Romagna, Monsignore di Roano e questi altri Cardinali che vegghiono le cose di Italia, sono dreto a concludere l’una delle dua cose, e questo è che dette terre di Romagna venghino e sieno rimesse o nelle mani del Papa o del Re: se riuscirà loro non so, ma credo ne faranno ogni cosa e ne tenteranno ogni via, né veggo che ci si disegni altri rimedii.
[19] Del campo de’ Franzesi e degli Spagnoli non vi si può per ora dire altro che quello vi si disse per quella de’ iiii, non ci essendo innovato altre lettere. [20] Stanno questi Franzesi con speranza grande che gli abbino passato; e dicono che per essere el Garigliano stretto, tale che le artiglierie loro possono offendere l’altra ripa, e per essere signori del mare da potere mettere qualche legno su per il fiume carico d’artiglierie, che gli Spagnoli non potranno presentarsi a difendere lo scendere loro in su la ripa di là. [21] E fanno conto, riuscendo loro el passare, che riesca loro ogni altra cosa; e puossi credere questo sendosi Consalvo ritirato sempre dreto alli ripari e mai non si mostrò a campagna. [22] Altro non posso scrivere alle Signorie vostre, e il fine mosterrà tutto. [23] Danari una volta non manca a costoro, che questi Del Bene mi dicono avere sempre de’ Franzesi in casa nelle sacca 50 mila ducati e qui non corre altro che ducati. [24] Valete.
[25] El Papa s’incorona domenica ad 8 dí, cioè oggi a 14 dí.
[26] Servitor Niccolò Machiavegli.
232
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi a vostre Signorie le alligate e questa mattina si spedí la posta di Ferrara sanza farmi intendere nulla e io non sono indovino. [4] Di nuovo ricorderò a questi mercatanti che faccino el debito loro e io non mancherò del mio. [5] Poi che io ebbi ieri parlato con el Duca e lasciatolo in quella alterazione che io scrivo alle Signorie vostre, lui mandò per il Cardinale Reverendissimo di Volterra e questo dí dipoi mandò per lui; e in queste dua volte che li ha parlato, e massime questa ultima volta, gli ha detto, oltre a molte doglianze ordinarie, che ha lettere de’ 4 dí come el Castellano d’Imola non era suto morto ma sí preso, e come la fortezza e la terra si teneva per lui e che ’l Signore Ottaviano s’era presentato ad Imola con molta gente e ne era suto ributtato. [6] Disse come Dionigi di Naldo era in suo favore e che ’ Veniziani non avevono gente da stimarla molto; e parse a Monsignore che in su tali avvisi egli avessi preso un poco di speranza di potere recuperare questi stati. [7] Duolsi de’ Franzesi e d’ogni uomo e dal Papa aspetta di essere fatto Capitano di Santa Chiesa e crede domattina che si fa Congregazione essere dichiarato. [8] Monsignore Reverendissimo li mostrò che ’l disperarsi era inutile e che la desperazione torna ut plurimum sopra a capo di chi si dispera. [9] Accrebbegli da l’altro canto la speranza e promissegli bene delle Signorie vostre. [10] Ora bisogna aspettare di vedere quello che farà domani la Congregazione e se al Duca riuscirà avere questo bastone; e quando non li riesca, che disegni e’ faccia; e di tutto saranno ragguagliate le Signorie vostre, e mi sarà grato intendere come in ogni evento io mi abbi a maneggiare con detto Duca e se si ha ad intrattenere e come. [11] Altro non ci è di nuovo. [12] Raccomandomi a vostre Signorie. [13] Die vii novembris. [14] Romae 1503.
[15] Servitor N. Machiavegli.
233
[1] Niccolao de Machiavellis etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Poi che ti avemo scritto a dí vi, ricevemo una tua de’ iiii la quale conteneva poco altro che avvisi delle cose di costà. [4] E a quanto sarebbe suto bisogno rispondere de’ cavalli si fece a dí 4, e de’ Baglioni si attende continuamente di vedere quel se ne possa fare; di che saranno avvisati dí per dí li agenti suoi che sono qui. [5] Scrivemoti per la preallegata de’ vi in che termine si trovassino allora le cose di Romagna e particularmente di Faenza, e se allora si monstrava una oncia di pericolo, di presente se ne monstra una libbra; perché questa mattina ci sono nuove lettere di Romagna de’ vi dí e s’intende ’ Viniziani con piú grossa gente che non si disse allora essere intorno a Faenza, avere avuto in tutto la fortezza, avervi messo iii commestaboli con 300 provigionati, e trovarvisi il Proveditore vinitiano quale è messer Cristofano Moro; e colle genti di fuora e con quelle della fortezza fare ogni sforzo di insignorirsene, benché dichino volere e il Signore e il popolo in protezione nel modo che ti si scrisse altra volta; che, considerato le forze dentro e fuora e la parte che è nella terra in loro favore e da altro canto li pochi aiuti e scarse provisioni che vi abbiamo fatte noi respetto a quelle de’ Viniziani, se ne debbe dubitare grandemente e forse a quest’ora ne è sequito uno tale effetto. [6] Noi, vacante sede, vi abbiamo fatto quelli remedii che tu sai e fatto prima ogni sforzo di tenerle ferme; veduto il pericolo che si correva, non avendo altro remedio, si permisse e favorí in qualche parte la tornata di quelli Signori, sperando con simili mezzi averle a tener ferme qualche tempo, come è sequito; acciò chi vi aveva interesse e massime il Pontefice che fussi creato, vi avessi a pensare e provedere lui e noi aiutarlo secondo le forze nostre per mantenere quella provincia alla Chiesa o ad altri con ordine e contento suo. [7] Sonsi ora ridotte le cose a questi termini e noi abbiamo fatto e facciamo di continuo quanto tu sai e a quel fine che è detto di sopra, e non veggiamo tenere una tal piena; e a questo fine ti si scrive la presente e ti si spaccia per staffetta, e voliamo che alla ricevuta tu ti ristringa col Cardinale nostro e li communichi la presente per nostro ordine. [8] E dipoi insieme o tu solo, come parrà a sua Signoria, siate con la Santità di nostro Signore e in nome nostro li discorriate tutte le cose sequite fino ad oggi, e dove le sieno ridotte, e quel che abbiamo fatto noi, e a che fine: e dipoi preghiate sua Santità a voler provedere ancor lui a tanto disordine per mantenere quella provincia alla Chiesa, e ovviare ad uno principio di questa natura per mantenere ognuno in libertà sua; parlandone efficacemente e in modo che se ne tragga qualche conclusione di quello che sua Santità voglia o non voglia fare in questa cosa, ricordando che li remedii che si avessino a fare parebbono a noi che si mandassi immediate in Romagna qualche prelato da bene e di condizione e dal quale si potessi sperare buoni effetti; e si scrivessi a Ferrara e Bologna e che favoressino e aiutassino ancor loro con lo stato e con le genti questo disegno; e che vi si volgessi Giovan Paulo Baglioni con le sue genti; e perché lui è condotto da’ Franzesi, parlarne ancora con il Reverendissimo di Roano; e far forza di persuaderli questo medesimo per lo interesse del Re; e che la Santità di nostro Signore ne lo richiedessi, monstrando voi a quella che questi remedii sono necessarii in qualunque evento e nonostante ogn’altro respetto che si avessi ad avere circa li interessi particulari che potessi avere veruno in tali luoghi. [9] E vuolsi parlarne vivamente, come è detto, e in modo che possiate risponderci resolutamente dello animo suo. [10] Il che farai immediate perché ne attendereno la risposta, e secondo che la sarà ci governereno per lo avvenire o con far nuove provisioni o lasciare andare quelle cose a benefizio di natura, non essendo noi soli sufficienti e per l’ordinario e per il termine in che ci troviamo ad una tale impresa.
[11] Inoltre bisogna pensare che di necessità quel che farà Faenza farà Furlí: tal disposizione vi si vede e tale espettazione si ha di questa cosa. [12] Vuolsi ancora fare ogni sforzo di ritrarre che fine sieno per avere le cose del Valentino e che disegni e che favori sieno li sua; e se vi parrà potrete ricordare che lui non sarebbe tristo modo a fermare le cose di Romagna. [13] Risponderetecene subito e con la medesima diligenzia. [14] Bene vale. [15] Ex Palatio Florentino. [16] Die viii novembris mdiii. [17] Hora xx. [18] Avvisa come serve.
[19] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [20] Marcellus.
234
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Con questa sarà copia d’una scrittati ier mattina e mandata per staffetta a posta; e dipoi non si ha tue lettere; e di Romagna continuamente si ha nuovi avvisi che le cose di là rovinono in tutto, non vi si faccendo subite e gagliarde provisioni. [4] Ché digià i Viniziani, oltre all’avere fornita la fortezza di Faenza di lor genti, la hanno quasi messa in assedio; e dalla banda di verso noi hanno messo genti in Oriuolo perché non vi si possa mandare né avvisi né gente, e hanno cominciato la guerra manifestamente con predare e far prigioni dovunque e’ possono; e dua delli oratori faventini stati qui che se ne tornavono là, sono stati presi dalle loro genti e menati in campo: in modo che non è da dubitarne né da stare a vedere piú, volendovi provedere. [5] Noi dopo lo spaccio fatto ieri siamo avvisati esservi entrato a salvamento il Marchese Carlo con le sua genti; e di nuovo vi si è volto qualche danaio per far fanti a fine di tenerla cosí il piú che si può, acciò se di costà sarà disposizione di favorire quelle cose, se ne possa sperare meglio. [6] Però tu solleciterai la esecuzione di quanto ti commettemmo ieri, e vivamente: e ce ne darai immediate resposta. [7] Vale. [8] Ex Palatio Florentino. [9] Die viiii novembris mdiii.
[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
235
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] L’ultime mie furno de’ 6 e 7, le quali mandai per uno corrieri spacciato da questi di Bologna; e le mandai sotto coverta di lettere de’ Rucellai e dissi per quelle in che termine si trovavono le cose del Duca e come gli sperava essere declarato Capitano di Santa Chiesa nella prima Congregazione. [4] Fecesi dipoi Congregazione ieri, dove non si ragionò, secondo ritraggo, alcuna cosa de’ casi sua, ma solo si pensò a cose ecclesiastiche e ad ordini loro consueti in sul principio del nuovo Pontefice. [5] Ragionossi della guerra di Francia e Spagna e della utilità che ne resulterebbe al Cristianesimo quando le cose loro si componessino; e vedesi questo Pontefice essere volto a comporli quando e’ possa. [6] Resta pertanto el Duca cosí; e per i savi si fa di lui cattiva coniettura che alla fine e’ non capiti male, ancora che questo Pontefice sia sempre suto tenuto uomo di grande fede. [7] Attendeva detto Duca a rassettare gente d’arme, e, secondo mi ha detto qualcuno de’ suoi uomini, aveva mandato alcuno in Lombardia a fare fanterie per potere, e con queste gente fatte qui e con quelli fanti e con la reputazione d’essere Gonfaloniere e Capitano di Santa Chiesa, andare ad el racquisto delle sue cose. [8] Ora, non li sendo riuscito di essere suto fatto Gonfalonieri in questa prima Congregazione, come lui sperava, non so se muterà ordine o s’egli starà piú in su la opinione di essere fatto in ogni modo. [9] Sarebbemi bene gratissimo avere da vostre Signorie avviso come con detto Duca io mi avessi a governare: perché el condurlo in costà, e assicurarlo perché e’ venga, pare di qua a proposito; non so se le Signorie vostre sono di tale opinione.
[10] Parlò Monsignore di Volterra insieme con piú altri cardinali alla Santità di nostro Signore delle cose di Romagna, e parli avere trovato in sua Santità una ottima disposizione perché le non vadino in mano de’ Viniziani; e dice che dopo molti termini e repliche sua Beatitudine disse: «Io sono stato sempre amico de’ Viniziani e sarò ancora, quando e’ non pretendino piú là che lo onesto; ma quando e’ voglino occupare quello della Chiesa, io sono per fare ultimum de potentia perché e’ non riesca loro; e provocherò tutti e’ principi cristiani loro contro». [11] Tale che detto Monsignore Reverendissimo ne sta con lo animo securo che, in quanto si apparterrà a sua Santità, le cose non andranno piú avanti.
[12] Di campo ci sono lettere de’ 6 di questo e fanno intendere a Monsignore di Roano come, fatto che e’ Franzesi ebbono el ponte in su el Garigliano con lo aiuto delle artiglierie che li avevono in su la proda del fiume, e in su le barche, è passato con el nome di Dio una parte di loro; e li inimici si sono ritirati e hanno perduta certa artiglieria; e che vogliono fare dua altri ponti per avere bene quello passo per loro, tanto che la ripa del fiume di là e di qua è de’ Franzesi; e Sandricorte in su la ripa di là fece la prima guardia e la seconda el Baglí di Can. [13] Truovasi Consalvo discosto qualcun miglio dove aveva fatte certe tagliate, e mostrono e’ Franzesi avere o ad azzuffarsi e vincere o avere a cacciarlo quanto e’ potrà fuggire. [14] Hanno fatto questi Franzesi qui di tale nuova gran festa e pare loro avere vinto. [15] Dio lasci seguire el meglio.
[16] Messer Bartolomeo d’Alviano e gli Orsini si truovono ad Alagnia e dicesi che gli attendono a fare le loro compagnie.
[17] Monsignore di Roano, in su questa nuova della passata del Garigliano, ha ordinato che Monsignore di Volterra scriva a Giampaulo che subito con quelle genti ha si parta e ne vadi alla volta dell’Abruzzi, e cosí ha ordinato faccino e’ Savelli; e che da l’altro canto scriva a vostre Signorie che faccino che ’l resto della prestanza di Giampaulo sia in ordine, secondo che lui scrisse a vostre Signorie: perché non vorrebbe che cotesta cosa lo avessi a fare soprassedere.
[18] Egli è venuto qui uno mandato di messer Ambrogio da Landriano e mostra che per le spese grande del campo non è rimaso loro uno quattrino e, nonostante che ’l tempo dell’altra paghetta non sia venuto, vorrebbe danari; èssegli dato buone parole, e vostre Signorie risponderanno come ci abbiamo a governare seco. [19] Referisce costui el campo essere unitissimo e di grande animo; e dua volte hanno presentato la battaglia a li Spagnoli e che mai hanno voluto appiccarla.
[20] Oltre alle altre provisioni che Monsignore di Roano fa in su questa nuova, ha scritto a quelli capitani che per bandi faccino intendere a quelli Signori del Reame che sono stati spagnoli, come si perdona loro quando e’ si accostino ancora alla parte franzese.
[21] Hanno costoro ancora avviso questa mattina come piú terre dello Abruzzi sono rivoltate: e tanto piú desiderano che ’ Savelli e Baglioni vadino a quella volta, e di nuovo pregano che si scriva a vostre Signorie che le ordinino in modo che per falta di quello resto della prestanza Giampaulo non abbia a soprastare; e quanto alla ratificazione che si de’ fare, credo se le darà espedizione presto. [22] Alia non occurrunt. [23] Raccomandomi a vostre Signorie. [24] x novembris, Romae, mdiii.
[25] Servitor N. Machiavegli Secretario.
236
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Questa mattina scrissi alle Signorie vostre e le mandai sotto lettere del Reverendissimo Cardinale di Volterra, le quali per avventura con seco porterà questo medesimo aportatore. [4] E scrivendo per quelle le nuove del Garigliano, non le replicherò altrimenti; e cosí parlandovi del Duca non mi occorre che dirne, se non che mi pare intendere da questi suoi che si assetta e ordina forte al partire per alla volta di Romagna, e per avventura farà la via di costà. [5] E questa sera, sendo in camera del Cardinale vostro, venne un suo uomo a dimandarli una lettera alle Signorie vostre in suo favore per possere passare di costà securo: staremo alla vista e secondo gli andamenti suoi ne avvisereno.
[6] Comparsono oggi a mezzodí le lettere di vostre Signorie de’ 3, 4 e 6, delle quali la piú importante era quella de’ 6 per contenere le cose in che termine si truovino da la parte di Romagna. [7] E subito mi transferi’ a Palazzo e trovai Monsignore Reverendissimo di Volterra essere con el Papa, e parendomi che la lettera detta fussi tutta comunicabile e da muovere, la mandai a detto Cardinale per messer Francesco da Castel del Rio, uno de’ primi uomini di questo Papa; e cosí, passato alquanto di tempo, uscí fuora el Cardinale e dissemi tale avviso avere mosso assai el Papa e che li espedirà ad ogni modo uno uomo alli Viniziani, e che voleva che io gli parlassi poi domattina in conformità di questo. [8] E cosí sendomi tornato allo alloggiamento, circa 24 ore giunse la staffetta vostra delli 8 contenente piú el particulare di quelle cose di Faenza; e per l’ora tarda non si è possuto entrare al Papa, né al Cardinale è parso inculcarlo in uno di tante volte d’una medesima cosa. [9] E domattina di grande ora sareno alli piedi di quello a fare quanto le vostre Signorie commettono per la lettera, e vedreno di ritrarre la mente sua el piú che si può; la quale, a giudicare cosí discosto, si crede che sia che ’ Viniziani se ne astenghino quando o l’autorità sua o d’altri per lui basti a farneli astenere; ma quale di quelli Signori che vi hanno parte o pié in quelle terre lui debbe favorire, non si crede che sia ancora resoluto, ma ci sia drento confuso per quelle cagioni che altra volta ho dette, e per essere uomo che in questo principio penserà a fare una bella festa in questa sua incoronazione sanza darsi molte brighe estraordinarie. [10] Tamen non si mancherà di tastarlo per ogni verso, sí per destarlo contro a li occupatori di quello d’altri, sí etiam per intenderlo meglio, acciò vostre Signorie possino meglio procedere nelle cose che occorrono. [11] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant. [12] Rome. [13] Die x novembris mdiii.
[14] Servitor N. Machiavellus.
237
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Questo dí per dua altre mia ho scritto a vostre Signorie come el Duca di Romagna metteva in assetto gente per partirsi, e come egli aveva tratto lettere da el Cardinale Reverendissimo di Volterra e da Roano e dal Papa in suo favore e diritte a vostre Signorie. [4] È parso a detto Duca che etiam io scriva la presente e facci intendere a quelle come e’ manda un suo uomo proprio costí per trarre un salvocondotto nella forma che per lo allegato esemplo vedranno le Signorie vostre. [5] Io sono stato pregato raccomandi questa cosa alle vostre Signorie e che io le prieghi dieno a tutto presto espedizione; e chi mi ha parlato per lui mostra el Duca essere di buono animo che, quando le Signorie vostre al tutto non si abbandonino, di trarre presto quelle terre di mano alli Viniziani e impedire e’ loro disegni: tanti danari mostra gli sia ancora restati. [6] Bene valete. [7] Ex Roma, x novembris 1503.
[8] Servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.
238
[1] Nicolao Maclavello. [2] Dicta die.
[3] Avant’ieri ti si spacciò una staffetta a posta per mano di questi Del Vantaggio, e ier poi per loro medesimi se ne mandò copia con piccola aggiunta; reputiamo l’una e l’altra salva, e attendiamo con desiderio risposta di quanto si possa sperare di costà in benifizio delle cose di Romagna, le quali al continuo vanno declinando e si truovano a quest’ora in mal termine; perché ’ Viniziani, oltre allo essersi insignoriti di tutto il contado di Faenza e, dalla valle in fuora, predare ogni cosa e far prigioni, si sono presentati alle mura con l’artiglieria, e per ogni via cercono sforzare quel Signore e popolo a pigliare la protezione loro; e l’uno e l’altro di loro si truovono in termine, quelli da sperare omni buon fine per loro, quest’altri per calar presto ad una tanta forza. [4] Noi al continuo vi abbiamo mandato nuove genti e a cavallo e a piè, e omni ora vi si volgono nuove provisioni, ma non sono per bastare contro ad una tal forza. [5] Però si vorrà di nuovo parlarne con il Reverendissimo di Volterra, e secondo la commissione d’avant’ieri, fare omni diligenzia di ritrarre di che animo sia nostro Signore in questa cosa. [6] Dicono ancora vi sono venute le genti a cavallo del Duca di Urbino, e buon numero di fanti, in modo che ingrossando a questo modo è forza tirino la cosa al disegno loro.
239
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Iarsera per l’ultima mia si dette notizia alle Signorie vostre della giunta della vostra staffetta de’ dí 8 e la cagione si disse perché si differiva a questa mattina el comunicarla al Papa; e avendola comunicata a sua Santità, ancora che con difficultà si potesse discorregli ogni cosa per trovarsi sua Santità indisposta, ha mostro dispiacere de’ modi tenuti per li Viniziani. [4] E se avessi di presente forze gagliarde forse la piglierebbe per altro verso; ma per ora disegna mandare uno a Venezia: né lo vuole deliberare solo né etiam con tutto el Collegio, ma con pochi Cardinali di ciascuno ordine, parendoli pure tale deliberazione cosa grave per la consequenzia si potrebbe tirare dietro. [5] Sopra a che, dice, arà deliberato per tutto domani; e per quanto gli pare ora, vuole mostrare di credere che loro si sieno mossi per odio o del Duca o d’altri particulari e non per occupare gli stati della Chiesa, e’ quali sua Santità, come diretto Signore, vuole avere in mano in ogni modo, potendo, per farne dipoi quello sarà iudicato a proposito secondo la iustizia; e se lo faranno, bene quidem, se non, è per venire a tutti e’ rimedi forti e implorare tutti gli aiuti de’ principi e non lasciare questa cosa cosí per niente. [6] Dice ancora volere scrivere a Ferrara e Bologna e ne parlerà qui con el Cardinale da Esti e con el Protonotario Bentivoglio. [7] E per uno rimedio pronto in su quello che se li era fatto intendere per la lettera de’ 6 dí, ha spacciato un fratello di messer Francesco da Castel del Rio e uno messer Baldassarre Biascia, e’ quali vadino a trovare Dionisi di Naldo e con partiti quanti piú grossi saprà chiedere, rivoltarlo alla devozione della Chiesa; cosí tentare quelli altri populi che, per levarsi da’ periculi imminenti e tôrre ogni uomo da partito, si mettino in mano di sua Santità. [8] E avendo nuove che la reputazione della sua elezione ha salvato Fano, gli pare non avere fatto poco e spera tanto piú nel resto; e disse che ’ Viniziani vi avéno digià mandato gente e bandiere, benché dicessino volerli conservare per la Chiesa.
[9] Confortò oltr’a di questo assai vostre Signorie a fare dal canto vostro el possibile per salvare detti stati in qualunque mani, o a confortarli e operare venghino in mano sua acciò ne possa disporre secundum Deum et iustitiam. [10] Mostrossi a sua Beatitudine quello che si era fatto infino a qui e quanto nettamente e francamente si era proceduto, ma che le condizioni della vostra città non pativono che voi potessi piú e che bisognava che sua Santità fussi quella che ostassi etc. [11] Non se ne trasse altra conclusione: attenderassi a sollecitare che questo mandato vadia a Vinezia e si vedrà parte che frutto arà fatto chi è ito a Dionisio di Naldo; né si lascia qui a fare cosa alcuna per la quale si possa fare risentire sua Santità secondo la intenzione delle Signorie vostre. [12] E Monsignore Reverendissimo di Volterra paga senza alcuno respetto molto bene el debito alla sua patria, né cessa di destare Roano e tutti gli altri Cardinali che hanno credito con sua Santità e’ quali, e per loro interesse e per interesse della Chiesa, ci si affaticano volentieri. [13] E Roano in particulare ci è caldissimo, ma non promette al presente né gente né altro aiuto, salvo che di lettere; e spera, o nella vittoria loro o nello accordo che possa seguire almeno con el Re de’ Romani e l’Arciduca, fare tornare le cose a’ suoi termini e massime questa.
[14] Le Signorie vostre veggono quello che hanno partorito gli avvisi loro dati per quelle de’ 6 e 8 e replicati poi a dí 9 che ne ho ricevuto oggi copia. [15] E perché le Signorie vostre possin meglio discorrere come el Papa si possa muovere o che aiuti contro a’ disegni veneti si possa avere da lui, io riscriverrò alle Signorie vostre quello che per piú mie e in piú volte ho detto. [16] Chi considera queste cose di Roma come le stanno, vede che ci si maneggia tutta la importanza delle cose che girono al presente: la prima e piú importante è la cosa di Francia e Spagna; la seconda queste cose di Romagna; sonci poi queste fazioni de’ baroni e il Duca Valentino. [17] Tra tutti questi umori si truova el Papa, el quale, ancora che sia suto fatto con gran favore e gran reputazione, tamen, per essere stato a sedere poco e non avere ancora né genti né danari e per essere obbligato in questa sua elezione a ciascuno sendovi ciascuno voluntariamente concorso, non si può in verun modo accollare impresa veruna, anzi conviene di necessità che giocoli di mezzo infino a tanto che e’ tempi e la variazione delle cose lo sforzino a declararsi, o che si sia in modo rassettato a sedere che possa, secondo lo animo suo, aderire e fare imprese. [18] E che questo sia vero e’ se ne vede lo effetto: perché, cominciandosi dal maggiore capo, sua Santità è reputata franzese per affezione naturale, tamen si porta in modo con Spagna nelli intrattenimenti che la non si ha da dolere, né vi si getta ancora tanto che Francia debba adombrare; e e’ tempi fanno che ognuno di loro lo scusa. [19] Queste cose di Romagna da l’un canto e’ Viniziani le premono, da l’altro voi esclamate, e la ragione vuole che le cuochino a sua Santità per essere uomo animoso e che desidera la Chiesa accresca e non diminuisca a suo tempo; tamen come e’ se ne governa, le Signorie vostre lo intendono di sopra, e vedete che da l’un lato egli accetta la scusa a’ Viniziani mostrando di credere si sieno mossi per odio del Duca e non per fare contro alla Chiesa; da l’altro mostra con voi male contentezza e vi provede come in fatto e’ può al presente. [20] Circa le cose de’ baroni, non ci si trovando e’ capi di scandolo, dura el Papa poca fatica ad intrattenerli, perché per la parte orsina ci è l’arcivescovo vostro e el Signore Iulio, e per la parte colonnese el Cardinale e certi spicciolati che non importano.
[21] Restaci el Valentino, al quale si crede che sua Santità non voglia bene naturalmente; tamen lo intrattiene per dua cagioni: l’una per servarli la fede della quale costoro lo fanno osservantissimo e per lo obbligo ha seco, avendo a riconoscere da lui buona parte del papato; l’altra per parerli anche, sendo sua Santità sanza forze, che questo Duca possa piú resistere a’ Viniziani che altri; e per questa cagione e’ lo sollecita al partire e li ha fatti brevi a vostre Signorie per passo e salvocondotto, e fa delli altri favori alle cose sua. [22] Tutto questo discorso per altre mia si è accennato; parmi suto necessario declararlo piú particularnente al presente perché, aggravandomi quelle che si ritraessi la mente del Papa e quello che volessi o potessi fare e quello che volessi che voi facessi, le Signorie vostre lo possino intendere e non stieno ad altra speranza di qua; ma bisogna pensino da loro ad altri modi o con favorire el Duca o con altro partito quando e’ ci sia. [23] E possono fare questo presupposto, che ’l Papa si abbi a contentare in questo essere e al presente di tutti quelli fini che aranno le cose di Romagna, pure che le non eschino di mano della Chiesa o de’ vicarii di quella.
[24] El Duca mandò per me oggi e lo ho trovato altrimenti fatto non lo trovai l’altra volta, come vi scrissi per le mia de’ 6 e 7; e mi disse molte cose, che riducendole in una, mostra volere fare punto qui e che non si pensi al passato, ma solo al bene comune e a fare che ’ Viniziani non s’insignorischino di Romagna, e che ’l Papa è per aiutarlo; e dissemi de’ brevi tratti, e che bisognaria le Signorie vostre ci pensassino anche loro e li facessino qualche favore e di lui si promettessino ogni cosa. [25] Risposi generalmente e mostrai che poteva confidare nelle Signorie vostre.
[26] Parlai dipoi a lungo con messer Alessandro di Francio, el quale mi disse come forse questa notte futura spaccerebbono uno costí con el breve del Papa e altre lettere hanno fatto scrivere dal Cardinale e me a vostre Signorie per conto del salvocondotto e che non dubitavono di ottenerlo. [27] Disse che ’l Duca stava ambiguo come avessi a condursi né sapeva se si veniva per terra con le sue genti, che fieno circa a 400 cavalli e altanti fanti, o se si mandava per terra le genti e lui per acqua se ne venissi a Livorno e dipoi si congiugnessi con le genti sua in sul dominio vostro; dove potrebbe parlare con qualche cittadino e fermare e’ casi suoi con voi; ma che non vorrebbe avere a badare, e vorrebbe trovare e’ capituli fatti discretamente, e non vorrebbe avere se non a soscriverli. [28] Desiderrebbe che si avvisassi a Livorno che fussi ricevuto, quando pigliassi quello cammino. [29] Risposi che scriverrei a vostre Signorie e li detti buona speranza. [30] Potranno le Signorie vostre pensare a tutto e risolversi, e avvisare e prepararsi a come si vogliono governare seco. [31] Dissemi messer Alessandro che ’l Duca, per digestire e abbozzare la composizione si avessi a fare seco, arebbe mandato costí uno, ma non lo vorrebbe mandare di poca autorità, e di grande non lo può mandare securo; ma come sarà in luogo da poterlo fare lo manderà.
[32] Presentoronsi al Pontefice le lettere ci avete mandate; ringraziò e offerse etc. [33] Delle nuove mi referisco a quanto scrissi ieri. [34] Valete. [35] Die xi novembris mdiii.
[36] Servitor Nicolaus Maclavellus.
240
[1] Nicolao Maclavello. [2] Die xi novembris 1503.
[3] Fin tanto si abbia risposta da te di quello si debba sperare di costà in favore delle cose di Romagna non lasceremo di scriverti omni dí dove le si truovono. [4] Iersera se ne disse lungamente; sonci dapoi nuove lettere e continuamente si aggiugne a quelle di prima nuovi mali e maggiori pericoli e si intende le genti marchesche che sono nel contado di Faenza aver fatto avant’ieri una preda grandissima, e quasi di tutto il bestiame grosso che vi era, e essersi insignoriti di tutto il resto delle fortezze: in modo che non resta loro a insignorirsi se non del guscio della terra, e questo fia facile, se non per altro, almeno per desperazione di quelli uomini, e’ quali vedendosi abandonati piglieranno quel partito che fieno necessitati, e il tempo può essere breve. [5] Però di nuovo ti ricordiamo fare intendere di costà tutte queste cose a chi ti si è commesso, e risponderci della intenzione che si truova costí; e se noi abbiamo a starcene in tutto o cercare di mantenerle fin tanto sieno aiutate ancora da altri.
241
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri mandai alle Signorie per staffetta spacciata per le mani de’ Pandolfini la lettera delli xi responsiva alla di vostre Signorie de’ dí 8 venuta medesimamente per staffetta; e per quella vostre Signorie aranno inteso le deliberazione del Papa circa le cose di Romagna e tutto quello che si può dire di sua Santità in questi tempi. [4] Aranno ancora inteso e’ disegni del Duca, el quale tuttavolta attende a fare genti e a piè e a cavallo per seguire el cammino suo verso Romagna; e credo che in buona parte egli attende che resoluzione abbi di costà; e noi qui seco non possiamo né trattare né praticare alcuna cosa, non sappiendo l’animo né la volontà di vostre Signorie in questa cosa: di che ne ho cerco piú volte la opinione loro e non se ne avendo risposta ancora si rimane in aria. [5] El Papa una volta è seco, come altre volte si è discorso alle Signorie vostre, tenutovi da le promesse gli ha fatte e dal desiderio ha che quelle terre non venghino in mano de’ Viniziani. [6] E pare che sua Santità sia volta al tutto a fare ogni cosa perché e’ Viniziani non se le inghiottischino; e questo dí credo che fia con 8 o dieci Cardinali di quelli che stimono lo onore della Chiesa, per deliberare di mandare uno uomo a Vinegia, come per la delli xi si disse; e pare che sua Santità non si diffidi di non avere quelle terre, che ’ Viniziani hanno prese, nelle mani: e crede esserne al tutto compiaciuto. [7] E chi lo consiglia lo mette in su questo traino, che facci ogni opera per esserne possessore, mostrandoli che potrà poi deliberarne secondo che richiederà lo onesto etc.
[8] Ho conferito con Monsignore Reverendissimo di Volterra quanto vostre Signorie rispondono sopra le cose di Citerna. [9] È tuttavia dreto a San Giorgio per condurre la cosa; ma dove e’ credeva possere fare un baratto con lui d’una delle sue, San Giorgio non ne vuole fare nulla, ma ne vuole 200 ducati perché dice averneli trovati da altri. [10] Non vorrebbe Monsignore predetto che si avessi a fare questa spesa, tamen non sa, volendo fermare la cosa, come la si possa fuggire, perché San Giorgio gli ha fatto intendere che se non delibera fra oggi o domani di volerla, che se ne andrà a’ piè del Papa a farli intendere come Citerna che tocca a lui per sorte, è suta occupata da’ Fiorentini, e ne farà querela. [11] E però si va intrattenendo, e piglierassi quello partito che Monsignore giudicherà migliore pure che la cosa si addormenti, perché avendo a riprendere altri in questi tempi, bisogna tôrre via l’occasione di potere essere ripreso da altri.
[12] Iarsera solennemente el Pontefice prese la possessione del Castello e vi ha messo per nuovo Castellano el Vescovo di Sinigaglia, e el Castellano vecchio se ne è partito, e si dice con promesse di essere Cardinale.
[13] Scrissi alle Signorie vostre per la mia de’ x le nuove ci eran della passata che ’ Franzesi avevono fatta in sul Garigliano; non ci è poi da loro altro avviso. [14] Vero è che iarsera a notte ci fu lettere in certi Colonnesi che sono qui come, avendo passato el Garigliano circa a 4000 fanti franzesi, Consalvo, che si trovava con lo esercito qualcuno miglio discosto, non posseva avere impedito loro lo scendere per certe acque che erano ingrossate fra Consalvo e loro; ma essendo abbassate dette acque, Consalvo si caricò loro addosso e non avendo le fanterie franzese cavalli, furno ributtate da un certo bastione avevono fatto, e rotte, parte ne erano suti morti e parte erano gittatisi nel fiume e annegati. [15] Questa nuova è suta tratta fuora da questi Colonnesi e siamo oggi a 23 ore e non ci è innovato altro; e e’ Franzesi non la credono, dicendo che le fanterie loro che erano passate, erano guardate da le artiglierie che e’ Franzesi avevono in su la proda del fiume di qua, e in su el fiume in barche: tale che li Spagnoli non possevono appiccarsi con loro. [16] Bisogna che ’l tempo chiarisca questa posta, e quanto s’intenderà tanto scriverrò a vostre Signorie.
[17] Siamo ad ore una di notte e della nuova sopradetta non ci è innovato altro, né in pro né in contro; e li Cardinali non sono suti oggi con el Papa per le cose di Romagna; credo vi saranno domattina.
[18] Mando questa per le mani di Piero Del Bene, che mi dice che per avventura spaccerà uno questa notte. [19] Valete, xiii novembris 1503. [20] Romae.
[21] Servitor Nicolaus Machiavellus.
242
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Ieri ricevemo dua tua, una de’ vii, l’altra data innanzi, ma sanza dí; e benché si convenissi piú tosto aspettare risposta da te di molte nostre che ti abbiamo scritte a dí 3, 4, 6, 8, 9, x e xi del presente e tutto per conto delle cose di Romagna, tuttavolta, venendo ogni dí in peggior condizione e maggior pericolo, ci parrebbe mancare del debito nostro, poiché non le possiamo mantenere nel loro essere, non lo significare a chi vi ha principale interesse: massime atteso che di costà se ne sta forse di migliore animo che non si doverrebbe, e si pensa che Dionigi non facci quello che già egli ha fatto e di continuo fa piú vivamente e che il Duca di Urbino sia per fare etc.; di che non tanto si ha opinione in contrario, ma scienzia e certezza, perché e li commissarii nostri e le genti che sono da quelle bande hanno vera notizia di tutto quello che vi si fa e per chi e con che mezzi. [4] E pure oggi ci sono nuove lettere da Modigliana e Castrocaro per le quali s’intende esser venuti in campo messer Ottaviano da Campo Fregoso con 200 cavalli leggieri mandati dal Duca di Urbino e 1000 fanti trovarsi al Portico Cesenatico per il medesimo conto che doveano levarsi il dí da poi, che era alli xi del presente, e cosí vi si aspettava artiglieria grossa e minuta. [5] Scriveci ancora il Commissario di Modigliana per una sua lo incluso avviso che, attesa la natura sua nel scrivere, ancora che forse non paia verisimile, si debbe pure verificare in qualche parte: vedesi ancora che avendo messo cento cavalli leggieri in Oriolo di Furlí per sbarrare la via tra noi e Faenza, pensono di procedere piú oltre. [6] In Faenza si accresce continuamente, per il disagio e danno, peggiore disposizione, né se ne può sperare bene molti dí. [7] E se non che la sorte li ha aiutati in avere scoperto uno trattato che vi si teneva in favore de’ Viniziani da certi cittadini di buona condizione, forse a quest’ora la cosa sarebbe fatta: perché il modo era facile e il numero de’ coniurati e di qualità era tale da dare ricapito ad ogni disegno. [8] Truovonsi prigioni e pare che il Signore e il popolo disegni procedere contro a di loro ordinariamente.
[9] Noi al continuo vi abbiamo fatto quelle provisioni di aiuti che si è potuto e si fa di continuo vivamente, non ad altro fine che per non le lasciare venire in mano d’altri e per mantenerle a Santa Chiesa e assicurar noi da quella banda, visto quanto sia lo appetito di chi cerca di insignorirsi: e continuando in questo proposito potrà essere che per fermarlo ancora piú vi mandereno uno commissario nostro per posare li animi di quelli uomini e confortarli a mantenersi cosí. [10] Però, se di costà se ne intendessi alcuna cosa e ce ne fussi dato carico, potrai ridurre ancora questa con le altre cose e allegarne una medesima causa che è di trarle di mano d’altri, mantenerle alla Chiesa e assicurarne noi. [11] Siamo stati piú dí con desiderio di tua lettere e parci oramai la risposta della nostra delli viii mandata per staffetta tardi a venire, essendo già a dí 13 e ad ore 24; però ti replichiamo per questa il medesimo che si è fatto fino a oggi: e massime del procedere con la Santità di nostro Signore e trarre qualche conclusione dello animo e disegno suo in questa cosa, nella quale, volendoci fare qualche provisione, *si vuole avvertirla avere respetto a farlo secretamente e in modo che li Signori di quelli luoghi, desperati di avervisi a potere mantenere, non si gittassino loro a’ Viniziani, e non volendo, riuscissi quello a che noi cerchiamo ovviare; e sopratutto ti ricordiamo scriverci spesso e diligentemente di questa materia e di ogni altra* che occorressi costí degno di notizia. [12] E vuolsi monstrare a nostro Signore che la autorità sua sola è per fare grandi effetti, perché il Duca di Urbino non doverrà contrafare e li Vitelli similmente; e con Dionigi si potrebbe tenere modi da farlo ire rattenuto e riconoscere meglio questa cosa. [13] Bene vale. [14] Ex Palatio Florentino. [15] Die xiii novembris mdiii, hora 2a noctis.
[16] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [17] Marcellus.
[18] Postscripta. [19] Ci è parso mandarti la presente per staffetta attesa la importanzia d’essa, e ne ha preso carico Tommaso del Vantaggio, e parte ad ore 2; debbe essere costí in 28 ore: avviserai come ha servito. [20] Inoltre è necessario ci risponda di quel caso di Citerna che ne è seguito da poi e che speranza ve ne sia data, perché ci torna molto a proposito per vedere quello ne possa riuscire.
243
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Ieri fu l’ultima mia, la quale mandai questa mattina per le mani di questi Del Bene e dissi quanto allora occorreva. [4] Restami per la presente significare alle Signorie vostre come iarsera e questo giorno ancora sono stati *insieme con il Papa, Roano, Duca, Volterra, questi Cardinali spagnoli e el Cardinale di Ferrara per concludere la partita del Duca; e insomma si è concluso che ne vada per acqua* in termine di dua o 3 dí *a Portoveneri o a la Spezie e di quivi per la Carfagnana ne vadia a Ferrara, e le sue genti, che fieno* ut aiunt, 300 *cavalli legieri et* 100 *uomini d’arme con* 400 *fanti, ne vadino per terra costà per Toscana alla volta di Romagna e faccino capo ad Imola – la quale dice tenersi per lui – dove lui da Ferrara si trasferirà; e di quivi attenderà alla recuparazione dell’altre cose con le sua forze e con quelle iudica esserli date da voi, da Roano, dal Duca di Ferrara e Giovanni Bentivoglio; e dicemi Volterra che nel ragionare insieme di tali aiuti, il Papa lo serve di brevi e patenti quante ne vuole* sanza mettervi altro di suo. [5] *Roano gli ha promesso che ad minus Montison lo verrà a servire con* 50 *lance*; non si sa già se le li fieno attenute. [6] *Esti disse che credeva che suo padre non li mancherebbe. [7] Volterra dice che* arebbe aúto caro avere inteso lo animo e voglia di vostre Signorie in questo caso e che si maraviglia voi non abbiate mai scritto come si abbi a procedere seco; e sendo forzato a ragionare qualche cosa in nome delle Signorie vostre, disse che una volta le Signorie vostre erano per fare ogni cosa perché quelle città non andassino in mano de’ Viniziani, e quando elle giudicassino che favorendo el Duca, ella fussi la via, non dubitava punto che vostre Signorie non li prestassino ogni aiuto; ma che egli era necessario, nel venire a questi particulari, sapere che aiuti e che forze el Duca aveva, per considerare se, aggiunto alle sue forze quelle delle Signorie vostre, le bastassino a fare lo effetto disegnato; e che li era bene che ’l Duca mandassi costí un suo a farsi intendere e esporre tutte le predette cose. [8] *Quello che fa stare Volterra ambiguo sopra le cose del Duca*, oltre al non sapere la mente di vostre Signorie, *è che lui medesimo non si resolve se fussi a proposito avere il Duca vicino e signore di* 3 o 4 *di quelle città, perché* se lo uomo se ne potessi promettere come di amico, e che altri non dubitassi che li avessi a mancare altrui sotto, *sarebbe el reintegrarlo di quelli stati cosa utilissima; ma, conosciuto la natura sua periculosa, dubita forte che voi non ve lo potessi mantenere* e cosí ne succedessi quel medesimo inconveniente *che se i Viniziani ne fussino signore, vede* preterea *le* Signorie vostre *obbligate a quelli che sono entrati, e quelli populi essersi scoperti inimici del Duca*: in modo che si può dubitare *che favorendo il Duca, i Viniziani non conseguissino piú presto el desiderio loro*. [9] Queste cose tutte fanno stare *Volterra ambiguo* e a me è parso bene referire alle Signorie vostre questo discorso acciò che le Signorie vostre possino dipoi giudicare con la solita prudenzia loro e’ meriti di questa cosa. [10] *A questo ragionamento e conclusione non era presente alcuno per Bologna, ma il Duca si prometteva da loro ogni aiuto. [11] E cosí, in su questa composizione, si partirno: cioè che il Duca ne andassi a la via detta e Esti ne andassi a Ferrara* per sollecitare, etc., *e che Roano scrivessi a Montison* per lo effetto detto di sopra *e Volterra scrivessi a vostre Signorie* e facessi intendere tutto. [12] Restò la cosa cosí *e secondo questo ordine il Duca debbe partire presto*. [13] Non sa già *Volterra se lo farà, per parerli avere trovato il Duca vario*, irresoluto e sospettoso e non stare fermo in alcuna conclusione: o che sia cosí per sua natura o che questi colpi di fortuna lo abbino stupefatto e lui, insolito ad assaggiarli, vi si aggiri drento.
[14] Trovandomi io dua sere fa in quelle stanze dove si posa el Duca Valentino, vi vennono gli ambasciadori bolognesi, e fra loro era el Protonotario de’ Bentivogli. [15] E tutti entrorno al Duca, dove stettono per spazio di piú d’una ora; e pensando io che possessino avere fatta qualche composizione insieme, andai oggi a trovare el Protonotario de’ Bentivogli sotto colore di visitazione. [16] E entrato dopo qualche ragionamento ne’ casi del Duca, mi disse come erano iti a trovarlo chiamati da lui, el quale aveva fatto loro intendere che gli quiterebbe dello obbligo fatto lo anno passato; e che giunti là e chiamato el notaio per stipulare el contratto, el Duca chiedeva, al riscontro di tale annullazione di obbligo, certi aiuti particulari in questi suoi affari di Romagna; e non li volendo loro fare per non ne avere alcuna commissione, lui etiam non volle annullare quello obbligo, e la cosa rimase sospesa. [17] Soggiunse el Protonotario che ’l Duca aveva preso la fallace perché doveva uscire liberale in tale annullazione e non volere piú stare in sul tirato, perché ad ogni modo loro non sono per darliene mai un soldo. [18] Dissemi ancora che avendo aúto di tal cosa ragionamento con el Cardinale di Euna, el Cardinale gli aveva detto che ’l Duca gli pareva uscito del cervello, perché non sapeva lui stesso quello si volessi fare, sí era avviluppato e irresoluto. [19] Domanda’lo se gli erano per favorirlo in alcuna cosa: rispose che lo entrare e’ Viniziani in Romagna importava tanto che, quando favorire el Duca fussi el rimedio ad ostare loro, che credeva suo padre e quel dominio essere per aiutarlo e fare ogni cosa. [20] Né altro ritrassi da lui, né mi è parso fuora di proposito scrivere alle Signorie vostre questo ragionamento.
[21] Delle cose del campo s’intende che li Spagnuoli assaltorno con tutte le forze loro quelli che erano passati el Garigliano; e infine e’ Franzesi con el favore dell’artiglieria si difesono gagliardamente e morí da ogni parte assai uomini; e sono rimasi e’ Franzesi signori della ripa e di tutto el fiume, e attendono a fare quelli dua ponti per passare tutti grossi e forti: che Iddio ne li favorisca. [22] Altro non ci è da conto se non che domenica s’incorona el Papa in San Piero e domenica a 8 in Santo Ianni e fassi la festa trionfale. [23] E nondimanco la peste ci rinforza e ci diventa una stanza molto trista, perché e’ tempi e la straccurataggine e ogni cosa la augumenta. [24] Raccomandomi a Dio e alle Signorie vostre quae bene valeant. [25] Rome, 14 novembris 1503.
[26] Servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.
244
[1] <Viro Nicolao Machiavello etc.>
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Oggi abbiamo ricevute tre tua de’ x e uno breve della Santità di nostro Signore, e una lettera del Reverendissimo di Roano e un’altra del Reverendissimo di Volterra con copia ovvero minuta di certo salvocondotto; e ci maravigliamo grandemente, non avere ricevute lettere del Duca, atteso che tutte queste altre erono sute scritte a sua instanzia. [4] Crediamo che tutto sia suto fatto da lui con gravissimo respetto; e dapoi che si riceverono, che sono assai ore, si è fatto diligente esamina di quanto si ricerca per lui e ci siamo resoluti non concederli tal cosa: con animo però, quando, intese le ragioni che ci muovono a negarlo, e’ piaccia alla Santità del Papa e alli altri che ce ne hanno scritto che lo facciamo ad ogni modo, di farlo. [5] E con questo animo te ne scriviamo, e voliamo che di bocca tu responda alla Santità del Papa al breve che quella ci ha scritto e al Reverendissimo di Roano similmente, e facci loro intendere che per niente tal cosa ci piace né sarebbe consentita dallo universale di questa città: perché passando per il dominio nostro sarebbe uno rennovare la memoria dell’altra sua passata e fare risentire ogni uomo in sulla paura de’ portamenti sua di quel tempo. [6] Ma a questo si troverrebbe remedio, e non voliamo che questo si alleghi per causa della negazione nostra; ma che, pensando allo stato in che si truovono le cose di Romagna, noi iudichiamo questo modo pericolosissimo e per niente voliamo essere autori noi o dare causa in alcun modo che per desperazione quelli popoli si abbino a gittare in mano de’ Viniziani: e cosí si sia gittato via ogni spesa e affanno che s’è preso per mantenerle cosí acciò che la Chiesa ne potessi disporre. [7] Perché noi conosciamo, ogni volta s’intenda che noi diamo favore a tale cosa, subito si commoverà tutto quel paese e cercherà la salute sua da quel luogo donde la potrà avere e piú presto e maggiore; e noi che siamo qua a’ confini e che siamo per patirne piú che verun altro ne facciamo tal iudizio. [8] E siamo in disposizione non ne volere credere ad altri piú che a noi, perché abbiamo maneggiato lungo tempo quelli uomini e intendiamo tutti li appetiti loro; e con il Reverendissimo di Roano basterà dire fino qui. [9] Con il Papa, se tu lo arai secreto e solo, si potrà aggiugnere qual sia la natura sua, di che tu se’ informato; e la potrai discorrere tutta insieme con le parole che a dí vi e vii lui ti usò di voler dare quelle terre lui stessi in mano de’ Viniziani, monstrando che una tal natura non è per essere desiderata vicina né riposarvisi su molto tempo. [10] Ma bisognerebbe questa parte trattarla destramente e in presenzia di pochi: aggiugnendo di che animo sia stato sempre verso di noi, di che tu sai tutti li riscontri che se ne sono avuti per diversi tempi; aggiugnendo sempre infine e alla Santità di nostro Signore e al Reverendissimo di Roano, quando pure piacci loro che si facci, che si farà per compiacerne a loro ma non già perché si conosca essere a proposito; ingegnandoti posare l’uno e l’altro il piú che si potrà, perché non abbino a fare maggiore instanzia di questa cosa. [11] Conferirai tutto, avanti ne parli a veruno, con il Reverendissimo di Volterra; acciò che sua Signoria ti possa indirizzare, non mutando questo effetto, circa il procedere tuo come li paressi meglio; né ci accade rispondere altro alle preallegate tua.
[12] Scrivendo abbiamo nuove lettere di Romagna e si intende ’ Viniziani avere pure condotto a Faenza artiglieria grossa e minuta con grande somma di legname e prepararsi di continuo alla espugnazione di essa; di che si può credere facilmente sia per sequire quanto si dice di sopra in caso si concedessi etc., perché trovandosi dua inimici e avendo offeso l’uno e l’altro no, pare verisimile si abbino a resolvere in quello nel quale sia piú securtà loro. [13] Bene vale. [14] Ex Palatio Florentino. [15] Die xiiii novembris mdiii.
[16] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [17] Marcellus.
245
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Iarsera ti si scrisse in fretta per mano di Tommaso Del Bene e si disse la resoluzione fatta di non dare salvocondotto al Duca, per trovarsi le cose di Romagna in termine che lo intendersi solo una tale deliberazione le condurrebbe immediate in quel luogo donde si è fatto e fa tanto sforzo di trarle, e per ricordarsi quale sia stato per li altri tempi la natura e disposizione sua verso la città e nelle cose di Pisa e nella passata sua di qua e per ogni altro tempo, e per non intendere di presente come ci abbiamo a governare e intender seco. [4] Sono dipoi questa mattina comparse le tua delli xi e xii; e visto il ritratto del parlar fatto con la Santità di nostro Signore, e li respetti suoi, e il lungo discorso tuo di quello che e’ possa fare, aggiunto quel che s’intende poi da Faenza, ci siamo confermati molto piú in quella deliberazione e non siamo punto di opinione che sia a proposito concederli tal sicurtà di passare di qua. [5] Perché dove li Viniziani hanno di presente una parte di quella terra bene disposta verso di sé, mettendo noi l’altra in desperazione e lasciandola a discrezione del Duca, quale hanno conscienzia avere offeso e verisimilmente lo debbono temere, si darebbe loro cagione di andare alla volta delli altri e tutti insieme pigliare quella Signoria per suo scudo e riposo; né se ne può dubitare o crederne altro fine, in termine si truovono quelle cose: con uno campo intorno di 500 uomini d’arme, e altanti cavalli leggieri, e assai pezzi di artiglieria, e con speranza solamente che noi non li abbiamo a lasciare perire: la quale si è mantenuta in loro già sono assai dí con una industria e spesa grandissima, in modo che ce ne maravigliamo noi stessi. [6] E quanto si dice e teme di Faenza, tanto si fa delle altre terre di quella provincia e a Rimino; e tanto piú là quanto la terra in fatto è in lor mano, e il Signore si truova a Vinegia, che avendo tentato ancora le cose di Fano monstra quanto respetto sieno per avere etc. [7] Crediamo che la preallegata di iarsera sarà arrivata a salvamento e che a nostro Signore e al Reverendissimo Roano arai fatto intendere quanto ti commettiamo per essa. [8] E non essendo, servira’ti di questa in fare il medesimo effetto monstrando le cagioni che ci hanno mosso a non concedere al Duca tal cosa, le quali sono le dette di sopra: con far loro piena fede che se noi non la intendessimo cosí e non la toccassimo con mano, non ne faremo difficultà. [9] E che loro hanno da pensare che questo remedio era buono nel principio, ma poiché ’ Viniziani vi sono sí grossi e’ se ne porta manifesto pericolo, a che noi non voliamo dar cagione; e loro ci hanno da pensare molto bene e volgersi a qualche altro remedio piú securo: stringendone l’uno e l’altro con discorrere tutto quello che ne possa sequire nelle cose di ciascuno di loro e massime della Chiesa, resolvendoti però in ultimo, quando pure voglino cosí, che noi posporreno ogni nostro respetto al desiderio loro; e ci basterà averne predetto quel fine che ne riuscirà, e scaricatone lo animo e conscienzia nostra. [10] Con il Duca, essendo necessitato parlarli, si vuol monstrare questo medesimo, e che ogni difficultà che se ne fa è a benefizio suo per il respetto detto: perché e’ crederrebbe trovare quelle cose in termine da poterle relevare e le sarebbono in mano di uomini da non poterli né sforzare né persuaderli facilmente; e che sua Eccellenzia pensi a discostarne ’ Viniziani e provegga a questo con la autorità di nostro Signore e del Re; e che consideri che ’ Viniziani vi hanno 500 uomini d’arme con altanti cavalli leggieri e tutti li capi delle fanterie loro con dimolta artiglieria; e che si ha a pigliare la guerra con ’ Viniziani. [11] E inoltre, quanto bene se li avessi a dare tale salvocondotto, che è a noi necessario intenderci prima insieme, in che bisogna che corra tempo e che prima si pensi a questo.
[12] Ècci piaciuto grandemente che la Santità del Papa mandi a Vinegia: pure questi sono remedii lunghi e le cose sono di qua in termine che bisognerebbe essere in sul fatto; però ci piacerebbe se li ricordassi di mandare uno là, quale si disse altra volta, che in sul luogo provedessi ad infinite cose, di che se si ha ad aspettare resposta da Vinegia, non si potrà essere a tempo.
[13] Ricordiamoti risponderci delle cose di Citerna perché di qua sarebbe bisogno intenderlo presto. [14] Noi non abbiamo risposto della provisione de’ danari di Giovan Paulo, non per avercelo dimenticato, ma perché ci troviamo in tanta angustia, massime per queste cose di Romagna, le quali ci pare vedere ogni ora totalmente periclitate; né siamo securi che ’ Viniziani si astenghino poi di procedere alla offesa nostra. [15] E trovandoci con la maggior parte delle genti d’arme nostre in el Reame e qui in difficultà, anzi in penuria di danari da potere provedere di nuovo, stiamo di malissima voglia. [16] E per altra intenderai che resoluzione si sia fatta di detta instanza. [17] Bene vale. [18] Ex Palatio Florentino. [19] Die xv novembris mdiii.
[20] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [21] Marcellus.
246
[1] Viro Nicolao Machiavello etc. [2] Hora iii noctis.
[3] Spectabilis vir, etc. [4] Questa mattina ti si scrisse lungamente e iarsera ancora; e non ci satisfaccendo di quanto abbiamo detto per l’una e per l’altra delle cose di Faenza, aggiugneremo ancor questa, causata da nuovi avvisi che si hanno quest’ora di là, per non aver mai conscienzia di avere omesso cosa che si dovessi fare o dalla quale si potessi sperare alcun bene; e crediamo doverrà essere l’ultima per la quale si abbi a dire piú delle cose di Faenza nel termine che la era avant’ieri e crediamo sia ancora. [5] E è nostro animo che di costà tu ne parli largamente e alla Santità del Papa e al Reverendissimo di Roano, se forse questo pericolo piú propinquo e piú certo li movessi a farvi qualche provisione piú che non si è fatta fino ad ora; e vivamente facci intendere a l’uno e all’altro che, poi ogn’altri si ritrae da questo carico, noi ancora fareno questo medesimo: e sopportando li altri a’ Viniziani una tale impresa che li conduce alla monarchia di Italia, noi cercheremo il fatto nostro e pigliereno quelli partiti che ci parranno migliori; ché oramai ci par conoscere non si voglia ovviare ad una tal cosa, sí fredde provisioni e lenti vi si è fatte, né pure si è inteso si sia espedito almeno uno breve che comandi a tutte le genti che vi sono, cosí nostre come di altri, che si levino dalla offesa di quella terra e vi si sia mandato qualcuno che l’abbi a tenere in nome di Santa Chiesa. [6] Li avvisi che si hanno di là sono tutti segni mortali, perché si vede il Signore avvilito e gittatosi di barca; e protestare, non essendo aiutato altrimenti, di fare etc.; non vi essere piú obbedito; il popolo essersi tirato da parte e non voler piú fare fazione alcuna di difesa o ripari; domandare ancor lui se hanno a venire altri aiuti, perché in su questi non possono piú stare, essendo assediati da tante genti e sentendosi battere le mura dalle artiglierie; e monstrare a quelli nostri che sono là venire ogni dí nuove genti nel campo delli inimici e quivi non comparire veruno in difesa loro; e sopratutto essere in quella terra uno sollevamento da temerne ogni ora mutazione. [7] E da altro canto s’intende esser venuto in campo uno nuovo Proveditore chiamato messer Niccolò Balbo con nuove provisioni di ii mila fanti dello stato di Urbino e di altre genti a cavallo, e che di Dionigi non si può sperare altro perché si è tutto dato a’ Viniziani; e a lor posta sono ancora le fortezze della valle dove fanno residenzia con grande pompa secondo il costume loro, né mancano di dire publicamente, e si riscontra da altre bande, che se Faenza starà salda e ostinata contra questa ossidione, vi volteranno, oltre alle genti che vi hanno, il Conte di Pitigliano. [8] E di Furlí s’intende al continuo tutte queste medesime cose e sono ancor quivi li medesimi accidenti né se ne può né debbe sperare meglio che di questa in fra poco poco tempo; e per tal cagione si può dubitare ogni ora piú che, sequendosi il partito mosso costà, ne sequirebbe quel che noi iudichiamo. [9] Mandiamoti la presente per staffetta un’altra volta, a fine che di costà satisfacci allo offizio con li preallegati, il quale è, non potendo provederci con forze, avvertirne loro, monstrare li remedii e ricercare aiuti come si è fatto fin qui per ogni nostra; e in ultimo rimettercene a quello che ne vorrà e la Santità di nostro Signore, che ha in queste cose principale interesse, e il Reverendissimo di Roano, il quale, importando questa cosa al suo Re quanto la fa, ha causa di pensarci e provederci avanti ad ogn’altri: e noi avere questo contento, di averne detto largamente quel fine che ne abbiamo preveduto dal principio fino ad oggi. [10] Bene vale. [11] Ex Palatio Florentino. [12] Die xv novembris mdiii, hora iii noctis.
[13] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
[14] Postscripta. [15] Dicesi di sopra di ii mila fanti di Urbino: vuolsi aggiugnere 50 uomini d’arme de’ Vitelli, e aggravarsi in questa parte assai, che essendo sudditi della Chiesa si doverrebbe ritrarli da tale impresa e massime il Duca di Urbino, e’ quali con gente a cavallo, a pié e comandati, favorisce questa loro impresa da partigiano e non pare conosca che fossa apparecchi a se stesso. [16] Iterum bene vale.
[17] Marcellus.
247
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Scrissi a dí 14 a vostre Signorie la alligata, e per non ci essere suto dipoi alcuno spaccio non si è ancora mandata, né so etiam quando la potrò mandare per non ci avere ordine alcuno. [4] Occorremi per questa fare intendere alle Signorie vostre come non prima che oggi sono stati insieme con el Papa Napoli, Roano, Capaccio, Lisbona; Raona, San Giorgio, Volterra e 3 o 4 altri Cardinali de’ piú antichi e di quelli a chi lo onore e libertà ecclesiastica è piú a cuore; e hanno per lungo spazio consultato sopra le cose di Romagna e concluso di mandare uno a Vinegia, e hanno deputato el Vescovo di Tiboli, el quale partirà subito con commissione di fare opera che quella Signoria discedat ab armis e che la metta in mano del Papa quanto ha preso. [5] Deliberorno che si mandassi un altro in Romagna che fussi uomo bene qualificato: e si volgevono a tôrre el Vescovo di Raugia, ma, non se ne essendo bene resoluti, dettono questa cura a Volterra, el quale questa sera di nuovo è ito al Papa; ma per essere l’ora tarda, non ho possuto aspettare d’intendere chi si aranno deliberato. [6] La commissione sua sarà di fare, pro posse, sedare quelli tumulti e ingegnarsi di fermarli e ridurre le cose piú a benifizio della Chiesa si può. [7] Vedesi in ogni cosa questo Pontefice essere al tutto volto a salvare quelli stati per la Chiesa, e non manca chi ve lo tenga su disposto. [8] E Monsignore Reverendissimo di Volterra non dorme in questo, come non fa in tutti e’ casi che riguardano al bene universale di cotesta città, e non resta di essere continuamente alli piedi di nostro Signore per mantenerlo e disporlo piú a quello che per sé medesima sua Santità è inclinata. [9] Sollecita ancora questi signori Cardinali Reverendissimi, mostra loro l’ambizione d’altri e li periculi della libertà loro, né manca di fare tutto quello che le Signorie vostre lo potessino ricercare o avvertire. [10] Di che mi è parso fare fede alle Signorie vostre acciò che quelle intendino di che sorta e di quale autorità procuratore elle hanno in questa corte, e ne faccino quello capitale che meritano le virtú sua grandi e la affezione sua grandissima verso la patria sua.
[11] Non voglio mancare di significare alle Signorie vostre come intendo che ’l Papa si è doluto cordialmente collo Oratore viniziano de’ modi loro, dicendo che non arebbe mai creduto che li Viniziani avessino tanto poco a grado e’ piaceri che lui ha sempre fatti a quella patria, che cercassino disonorare e dismembrare la Chiesa in suo pontificatu; in che quando e’ perseverassino, era per deporre ogni vinculo di amicizia e ruinare ogni cosa prima che patire che la Chiesa si disonorassi e smembrassi e che convocherebbe tutto el mondo contro di loro. [12] A che dice l’Oratore veneto avere resposto umanissimamente etc. [13] Ritraggo da Monsignore de’ Bentivogli, el quale dice averlo aúto da lo Oratore vinitiano, come e’ Viniziani hanno fatto 8 ambasciadori per dare la obbidienza a questo Pontefice; e giudica che sia loro tratto per sapere che simili fummi e dimostrazioni di onori sono mercanzie da esserne tenuto qui conto e da farne stima e da valersene con questo Pontefice. [14] Èmi parso scriverlo acciò che, se fussi vero, vostre Signorie pensino di non essere superate, in cerimonie almeno; e quanto prima verranno gli ’mbasciadori vostri, tanto fieno piú accetti e piú profitto faranno, perché Monsignore Reverendissimo di Volterra non può portare dua persone in modo che non dia carico ad una; e però è bene anticipare.
[15] Di campo ci è come al tutto e’ Franzesi sono signori del Garigliano e non dubitono piú di esserne cacciati; ma non sono iti ancora innanzi per certa illuvione di acqua che è suta di natura che la ha allagato parecchi miglia di paese. [16] Dicono che Consalvo si è ritirato tra Sessa e Capua.
[17] Giovampaulo scrive non potere cavalcare con le sue genti, per non avere ancora auti e’ danari di costí, e dice avervi mandato un suo uomo, di che Roano si è un poco alterato; e hanno mutato proposito e lo vogliono mandare in campo e non piú nello Abruzzi, come avevono deliberato l’altro dí; credesi sia perché Bartolomeo di Alviano si debba essere coniunto con li Spagnoli e che per questo e’ Franzesi si voglino anche loro dare questa reputazione di rinfrescare el campo di gente, ancora che Bartolomeo e gli altri Orsini, come si dice, non abbino condotto molte genti in là, perché tuttavia fanno gente; e a Viterbo sento che ne è da 25 delli uomini d’arme di Bartolomeo detto che aspettono danari per ire avanti; e cosí da ogni parte le difese e l’offese vanno adagio.
[18] Del Duca Valentino non si può dire altro alle Signorie vostre che io mi dica per la alligata; solo che per ancora ci sono le sue genti e la persona sua non è partita; e sta la cosa nel medesimo essere che 2 dí fa, perché si dice fra dua o 3 dí partirà, come si diceva allora; e per tutta Roma si dice che viene in costà per essere vostro capitano; e ogni dí esce fuora de’ casi sua simili novelle. [19] Raccomandomi alle Signorie vostre, quae bene valeant. [20] Die xvi novembris 1503.
[21] Servitor Nicolaus Maclavellus etc.
[22] Avevo lasciato indreto di dire alle Signorie vostre come l’ultime lettere che io ho da quelle sono delli 8 dí; e come la peste fa molto bene el debito suo e non perdona né a case di Cardinali né ad alcuno dove la torna bene; e con tutto quello non ci è chi ne faccia molto conto. [23] Iterum valete.
248
[1] Nicolao Maclavello. [2] Dicta die.
[3] Questa mattina ricevemmo una tua de’ 13 per conto della quale siamo intrati in maggior dispiacere che non eravamo avanti, visto perseverarsi costí ne’ medesimi disegni per il Duca, e per li altri farsi sí fredde provisioni e risentirsi tanto male di queste cose di Romagna: da che noi oramai facciamo iudizio non ci essere piú remedio alcuno che le non venghino tutte in mano de’ Viniziani, e tanto facilmente quanto si potessi disegnare. [4] A noi ne cuoce fino all’anima e non ci troviamo drento riposo alcuno, se non quello che suole nascere nelli uomini che per impotenzia non possono e per avere voluto, ricordato e provisto secondo le forze loro, hanno conscienzia di non esser mancati né a loro medesimi né ad altri per comune benifizio e salute. [5] E avendo noi testimonio Idio e tutto il mondo di quanto abbiamo giudicato, provisto, chiesto e esclamato e protestato perché queste terre di Romagna non venissino in mano de’ Viniziani, abbiamo grande parte di contento e ce ne satisfacciamo drento a noi medesimi grandemente, ancora che veggiamo questo accrescimento recarci pericolo grandissimo e di presente e per lo avvenire. [6] Ma la conscienzia che ci resta di aver fatto quel che abbiamo in favore della Chiesa e per mantenerli li stati suoi ce ne fa temere meno, parendoci dovere essere riconosciuto quel che abbiamo fatto, se non dalli uomini almeno da Dio; e da qui innanzi, poiché le abbiamo condotte intere dove fu il disegno nostro da principio, cioè, vacante sede, non le lasciare occupare da veruno e mantenerle al Pontefice futuro, sperando se ne avessi a risentir lui; e maxime poi che intendemmo la elezione fatta di questo, che per generosità e affezione alle cose della Chiesa, pareva ragionevole non ne avessi a lasciare lo onore ad altri. [7] Non ci pensereno molto piú, né ci curereno farci piú spesa o pigliarci alcuno affanno, maxime reputandole spacciate, ché, secondo li avvisi se ne hanno questa sera, non doverrà passare molti giorni che Faenza fia accordata del tutto con i Viniziani, perché cosí fermorono a dí xv il Signore e il popolo, non avendo da noi tanti aiuti che bastassino a levare loro dalle spalle le genti viniziane; le quali al continuo si sono strette piú alla terra e battutola piú dí con l’artiglieria, in modo che per tutte quelle genti nostre che vi sono se ne fa al certo questo iudizio. [8] E di Furlí è per seguire presto il medesimo; perché ’ Viniziani hanno rapiccato le pratiche con lo Ordelaffo e lui la tiene molto strettamente e ha mandato a Vinegia uno suo Furlivese, uomo di condizione e de’ primi suoi fautori; e cosí né il Duca sarebbe stato a tempo, etiam se fussi volato, a recuperarle, e quanto prima fussi inteso la mossa sua di costà, tanto prima si sarieno fatto tracollare tutte quelle terre a’ Viniziani. [9] E siamone oggi in piú ferma opinione che non fummo allora, perché la disposizione al continuo è cresciuta in quelli popoli di fare quello effetto che si pronosticava; e la Santità di nostro Signore per conto di Faenza non doverrà ancor lei essere a tempo, se già subito non si mandassi a quella volta qualche prelato di reputazione e somma di danari per mettervi drento gente e far forza in contrario con la autorità e con le forze; e questo ultimo remedio de’ danari lo potrebbe ancora fare il Duca, ma bisognerebbe farlo in nome della Chiesa e a nessun modo pensare di venirvi lui, perché immediate chi è suto autore di quelle rebellioni, cercherà la securtà sua e ne nascerebbe quanto abbiamo detto per piú altre nostre. [10] Crediamo, come detto, che a Faenza non si sia piú a tempo non si provedendo presto, e però non si vuole mancare di confortare nostro Signore ad aiutarla per omni verso, ma con remedii presti, e non cerchi da Vinegia; ma di Furlí si vuole fare instanzia, a fine che di tante se ne mantenga almeno una per benifizio comune, per lo onore di sua Santità e conservazione di Santa Chiesa; e farne instanzia grande, e riandare sopra il provedere a Furlí tutto quello che ti abbiamo scritto per piú altre nostre di Faenza.
249
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Non avendo possuto mandare prima le dua allegate de’ 14 e 16, verranno con questa acciò che quelle intendino ordinariamente come le cose procedino qua. [4] Né sono per potervi promettere piú solleciti avvisi, non potendo obbligare questi mercanti a fare se non quello che pare loro; e quando le mie lettere mi parrà che soprastieno, farò come al presente di pigliare partito a mandarle con spesa. [5] Ieri mattina di buona ora comparsono le vostre lettere de’ 13 e 14; e prima, qualche 4 ore avanti, erano venute quelle de’ dieci e xi; a queste dua non accade risposta perché stavano ancora in quello tempo vostre Signorie sospese sopra la risposta della loro delli 8 dí, e alle altre dua ancora non molto occorre che dire, avendo vostre Signorie ricevuto la staffetta mia de’ xii e visto diffusamente in che termine si truovino queste cose e quali aiuti voi possiate sperare: alla quale lettera io mi referisco di nuovo e di piú a quello che per le alligate si scrive. [6] Parse nondimanco a Monsignore Reverendissimo di Volterra che io fussi di nuovo a’ piedi del Papa e li leggessi gli avvisi vostri per vedere quello che di nuovo sua Santità dicessi, e anche per dirli la opinione vostra delle cose del Duca, e di tutto ritrarne lo animo suo. [7] Fecesi opera che io li parlassi e non mi posse’ condurre alli suoi piedi prima che a 3 ore iarsera, e li lessi quelle parti della lettera che sono a proposito che sua Santità intendessi; e giugnendo a quella parte dove dite che messer Ottaviano da Campo Fregoso era venuto in campo con cavalli e fanti mandati dal Duca d’Urbino, sua Santità si alterò e disse: «Questo Duca sarà qui fra dua dí, io lo metterò in Castello»; dipoi stette ad udire el resto con grande attenzione e inteso tutto disse che era obligato alle Signorie vostre che li ricordavono quello che fussi lo onore della Chiesa, e apresso operavono etc.; e che, quanto a lui, faceva e farebbe el possibile, come sapeva Monsignore Reverendissimo di Volterra, e che aveva mandato uno a Vinegia a fare intendere lo animo suo, e manderebbe un altro in Romagna e di buona qualità per confortare quelli signori e quelli populi e redurre a devozione sua chi se ne fussi discostato. [8] Io soggiunsi quello mi parve a proposito e non ne ritrassi altro, e si vede che fa quello può, come per altra si è detto. [9] Entrai poi ne’ casi del Duca *e dissi la cagione perché non li avete concesso el salvocondotto; disse che la andava bene cosí e che ne era d’accordo con voi* e alzò el capo. [10] Vedesi per questo quello di che si dubitava prima, che li paressi mill’anni *di levarsilo d’inanzi* e vadane nondimanco in modo satisfatto di lui che non possa dolersi della osservanza della fede e ancora, occorrendo di potersene valere nelle cose di Romagna a qualche suo proposito, non si chiudere al tutto la via di potere usarlo. [11] Ma quello che voi o altra terza persona facci *contro del Duca, non se ne cura. [12] E raccolti tutti li andari del Papa, come altra volta* si è accennato a vostre Signorie *vedesi che li ha in disegno che quelle terre gli venghino in mano, e fassi da’ Viniziani, mandando là* etc. [13] *E se questo non li riesce, tenterà di entrarvi per via d’un altro che le abbi in mano e* forse *crede che il Duca, quando si vegga abbandonare da voi, li abbia a concedere quello tanto li resta in mano; e crede, come li riesce avere alcuna di quelle terre, che l’altre abbino a succedere* facilmente. [14] Questi si crede sieno e’ disegni suoi; e li governa come veggono vostre Signorie, e la resistenza che si fa per le Signorie vostre costà contro a’ Viniziani conviene li sia gratissima.
[15] Le Signorie vostre vedranno per la alligata de’ 14 la conclusione che si era fatta fra el Papa e el Duca e quelli altri Cardinali, il che tutto fu fatto e concluso come se ne è poi visto la esperienza *per dare pasto e per spignerlo allo andarsene; che si vede el Papa desidera che ne vadia*.
[16] Avendo aúto el Duca lettere di costí che li significavono come vostre Signorie non li avéno concesso el salvocondotto, mandò a chiamarmi in modo che, parlato che io ebbi al Papa, mi transferi’ da lui. [17] Dolsesi sua Signoria che ’l salvocondotto gli fussi suto negato, dicendo che aveva inviato digià e’ suoi cavalli, stimando che fussino ricevuti in sul dominio di vostre Signorie, e voleva partire lui sotto speranza che ’l salvocondotto lo avessi a trovare ad ogni modo e che non aspettava questo, e non vi sa intendere, avendo da l’un canto paura che quelle terre non vadino in mano de’ Viniziani, e dall’altro, chiudendo la via a li aiuti; e che per avventura potrebbe pigliare ancora partito che vostre Signorie ne sarebbono disfatte; e benché e’ conoscessi lo accordarsi lui co’ Viniziani essere periculoso, tamen che la forza ve lo indurrebbe e che trovava partiti grandi da loro, e’ quali volea pigliare e entrarvi in luogo che vi offenderà infino al cuore. [18] Io gli risposi che ’l salvocondotto non li era suto negato, ma che gli era stato fatto intendere che le vostre Signorie volevono sapere come avevono a vivere con sua Signoria e saldare prima seco e terminare la amicizia, come si conviene fare a dua che voglino vivere chiari e osservare l’uno all’altro, e che vostre Signorie non erano use ad andare né temerariamente né tumultuosamente in alcuna loro cosa, e non volèno cominciare ora, e per questo egli era bene che mandassi costà una persona pratica e informato della intenzione sua, e che si credeva che vostre Signorie non mancherebbono di fare quello che fussi utilità loro e il bene delli amici loro. [19] Rispose che era in sul partirsi e che aveva inviate le genti e voleva montare in acqua e che arebbe desiderato, avanti la sua partita, essere chiaro di quello che posseva sperare da voi. [20] Risposi che si scriverrebbe questa mattina a vostre Signorie in diligenzia e darebbesi notizia a vostre Signorie come sua Signoria aveva inviate le genti e come e’ mandava uno uomo e che si pregherebbe le Signorie vostre dessino ricapito a dette genti; intanto el suo uomo comparirebbe, parlerebbe con le Signorie vostre e che io non dubitavo punto che non si concludessi qualche cosa di buono: il che detto suo mandato gli posseva significare dovunque e’ fussi. [21] Rimase in qualche parte contento e replicò che se le Signorie vostre gli andavono claudicando sotto – di che sarebbe chiaro fra 4 o 5 dí, tanto che questo suo uomo andassi e scrivessi – dipoi si accorderebbe co’ Viniziani e con el diavolo, e che se n’andrebbe in Pisa, e tutti e’ danari e le forze e amicizie che li restono, spenderebbe in farvi male. [22] L’uomo che lui ha deliberato che venga è un messer Vanni, suo allevato, e doveva partire questa mattina, ma siamo ad ore 18 e non ho inteso di sua partita. [23] Non so se si arà mutato di proposito. [24] Doveva ancora el Duca, secondo che li era rimaso ieri con Roano, partirsi questa mattina e andare alla volta della Spezia, secondo l’ordine primo e disegna menare seco in nave e in su e’ suoi legni 500 uomini fra suoi gentili uomini e fanti, e non s’intende a questa ora che sia partito; non so se vorrà aspettare prima di assicurarsi in qualche parte di voi. [25] *Al Duca si è risposto nel modo che vedete solo per darli un poco di speranza acciò che non avessi a soprastare* e che *il Papa non vi avessi per questo a forzare di dare el salvacondotto*. [26] Le Signorie vostre, *venendo lo uomo del Duca, potranno trastullarlo e governarsene come parrà loro, considerando cosí quello che importa el tagliare la pratica come el concluderla. [27] Le genti a cavallo le sono venute in costà sotto Carlo Balioni e sono* 100 *uomini d’arme e* 250 *cavalli leggieri*; faranno le Signorie vostre d’intendere *di loro essere, e parendo a* vostre Signorie *operare che le si svaligino* in qualche modo, lo potranno fare quando paia loro a proposito; e poi che si è inteso la mente di vostre Signorie, si procederà *con il Duca secondo la loro intenzione e* le Signorie vostre non mancheranno di scrivere se altro occorressi.
[28] Comunicornosi con Roano le lettere vostre e con altri Cardinali, né si manca per Monsignore Reverendissimo di Volterra del possibile per destare e avvertire ogni uomo come nella alligata de’ 16 si narra, e tutto quello che non si condurrà di qua sarà colpa de’ tempi e non perché e’ non sia ricordato e sollecitato. [29] *Roano ancora*, circa *la securtà del Duca, disse che voi facessi la comodità vostra* e dell’altre cose mostrò dolersi e si strinse nelle spalle.
[30] Questa mattina ricevemo dipoi le vostre de’ xv, alle quali non occorre risposta altrimenti.
[31] Le cose di Citerna si vanno intrattenendo per le cagioni che per la de’ 13 si disse; ingegnerassi dar loro presto espedizione e con piú vantaggio si potrà.
[32] Di campo non ci è poi altro, né può essere stando questi tempi, perché, sendo allagato intorno al Garigliano, né li Spagnoli possono fare empito contro a’ Franzesi né e’ Franzesi possono ire avanti.
[33] La incoronazione si è differita a domani ad otto dí.
[34] Pagolo Rucellai mi fa intendere avere in arbitrio suo la tratta del sannitro e, volendo vostre Signorie per suo mezzo piú una cosa che un’altra, desidera li sia fatto intendere.
[35] Siamo ad ore 21 e una ora e 1/2 fa comparse la vostra de’ 15 per staffetta, significativa in quale estremo periculo le cose di Romagna sono redutte; e perché ieri si parlò a lungo con la Santità di nostro Signore e perché oggi Monsignore di Volterra è suto seco, è parso differire a domani conferire la lettera, per non infastidire sua Santità, giudicando maxime che la non avessi a fare altro frutto, né che ’l Papa possa fare altro che scrivere e mandare; e tutto ha fatto e in Romagna credo manderà el Vescovo di Raugia che partirà subito. [36] Raccomandomi a vostre Signorie. [37] Rome. [38] Die xviii novembris 1503.
[39] Mandasi questa per staffetta per le mani di Giovanni Pandolfini; parte ad ore 22; dovete pagare el consueto.
[40] Servitor N. Machiavellus.
250
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Iarsera ti si scrisse lungamente per una staffetta spacciata da Bartolomeo Valori e ti si dette notizia di tutto quello che ci era delle cose di Romagna; reputiamola salva, però non ne direno altro. [4] La presente si fa respetto al conoscere ogni dí importar piú la stanza delle genti marchesche intorno a Faenza e non mancar di dirne ogni dí quanto se ne intende. [5] Sonci di nuovo questa sera lettere di là e sono fatte quelle cose in uno mal termine non vi si provedendo presto; confirmando quanto ti si disse iarsera per avvisi di là e aggiugnendo molto piú de’ tristi segni che vi si vedevano di esser quella città presso al pigliar partito. [6] E però ti si scrive la presente per farlo intendere costà e commetterti che lo significhi e a nostro Signore e al Reverendissimo di Roano, con ricercare quelli remedii che ti si sono scritti altre volte; e’ particulari non ti si discorrono questa sera perché sono e’ medesimi che ti si dissono iarsera ma molto piú gravi e di peggior circumstanzie di essere quella terra all’ultima sua deliberazione: la qual non può essere se non di preiudizio grande, come ti si è scritto molte altre volte fino ad oggi. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio Florentino. [9] Die xviii novembris mdiii.
[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [11] Marcellus.
251
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi alle Signorie vostre e la mandai per staffetta con dua altre mia de’ 14 e 16: intenderanno per quelle vostre Signorie quanto è occorso circa le cose del Duca, el quale questa notte si è partito e ito ad Ostia per imbarcarsi come el tempo lo servirà, el quale questa mattina si mostra buono e potrà servire a lui e anche a’ Franzesi; e’ quali non per altro sono fermi in sul Garigliano che per la trista compagnia che hanno fatto loro le acque, di modo che lo esercito loro e cosí quello delli Spagnoli hanno lasciato guardato certi bastioni che li hanno alle frontiere l’uno dell’altro, e tutto el resto dello esercito si è diviso e alloggiato, ognuno di loro, per casali e luoghi vicini per possere stare al coperto. [4] E se questo tempo s’indirizza, come pare abbi fatto questa mattina, potrà ciascuno di quelli campi entrare nelle fazioni sua e l’uno tentare d’ire avanti e l’altro ingegnarsi di resistere; come di tutto saranno avvisate le Signorie vostre quando s’intenda. [5] Ma per ritornare al Duca Valentino, e’ se ne è, col nome di Dio e con satisfazione di tutto questo paese, come di sopra si dice, andato ad Ostia: e, dua dí fa o 3, inviò le sua genti per terra a cotesta volta, che sono circa 700 cavalli, come lui dice. [6] E quando el tempo lo servirà, monterà in acqua con 400 o 500 persone per irne a la volta della Spezia, secondo è rimaso qua, e per andare poi a quello cammino che nella mia de’ 14 si disse. [7] È da dubitare che non sia adombrato in su e’ casi di vostre Signorie e che non si getti a scaricare a Pisa, come mi accennò l’ultima volta gli parlai, nel modo che io scrissi per la mia di ieri alle Signorie vostre; e quello che me ne fa dubitare è che quello uomo si rimase mandassi costí non mi ha fatto motto, secondo rimanemo insieme, perché aveva ad avere lettere e patenti per sua securtà; donde io dubito che pensi non avere a travagliare piú con voi. [8] Vedrò di ritrarne el vero e di tutto vostre Signorie saranno avvisate.
[9] Comparsono, come iarsera si disse, le vostre de’ 15 per staffetta e questo dí se ne è ricevute le copie tenute a dí 16; né si è possuto oggi, per diligenzia si sia usata, essere al Papa; non passerà domani a nessun modo vi sareno e si farà quello ofizio che si conviene in benifizio della patria ed etiam della Chiesa, trattandosi dello interesse suo. [10] Lessesi la lettera a Roano: vedesi che queste cose gli dolgono infino alla anima; tamen si ristringe nelle spalle e facilmente si escusa non ci avere per ora rimedio; accenna bene che o pace o vittoria che nasca, delle quali ne spera una in ogni modo, di fare tornare le cose ne’ sua termini, e promette alle cose vostre securtà d’ogni tempo; né si vede di potere da sua Signoria sperare altro. [11] E pare che conosca queste cose in modo per se stesso che si offenda a ricordarliene; e pure dua dí fa, da Monsignore di Ciamonte Governatore di Lombardia, gli fu mandata una lettera che l’Oratore franzese che è a Vinegia gli aveva scritta, la quale significava appunto lo animo de’ Viniziani quale egli era e le preparazioni facevono per Romagna, e li disegni loro dove andavono e a che fine tendevono, dicendo non che altro che la ’ntenzione loro era, occupata Romagna, assaltare le Signorie vostre sotto pretesto de’ fiorini 180 mila debbono avere: e con questo assalto debilitare el Re di forze e di reputazione, rispetto alle genti e danari delle quali voi lo servite, e parte domare la Toscana e accrescere lo ’mperio loro. [12] Mandò Roano questa lettera a Monsignore di Volterra e mostrò gustarla e farne a caso. [13] Tamen non si concluse altro se non che bisognava aspettare el fine dell’armata loro nella quale sperano ogni bene quando e’ tempi e l’acque non le impedischino lo ire avanti. [14] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant. [15] xviiii novembris 1503, Rome.
[16] Servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.
252
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Io scriverrò brevemente quello che occorrerà poi che a dí 18 si spacciò la staffetta a vostre Signorie, riserbandomi ad altra mia a scrivere piú particularmente; e fo questo acciò che alla giunta di messer Ennio mandato dal Duca e apportatore di questa, vostre Signorie sappino piú appunto le cose di qua. [4] El Duca partí ier mattina di qui e ne andò ad Ostia, e s’imbarcherà con circa 400 o 500 persone, come si disse, per alla volta della Spezie come si scrisse per altra; e credo, sendo el tempo racconcio, si partirà questa notte da Ostia. [5] E tre dí fa mandò le sue genti per terra alla volta di Toscana, che sono, secondo lui, circa 700 cavalli; e essendosi imbarcato e avendo inviato per terra le sue genti sanza alcuna conclusione di vostre Signorie, per ordine nostro per quelle cagioni che per la de’ 18 vi si scrisse, manda a vostre Signorie messer Ennio, presente apportatore. [6] El quale ha lettera del Cardinale alle Signorie vostre *per satisfarli e non per altro, perché il Papa e Roano arebbe per male*, non ch’altro, *quando si dessi al Duca el salvocondotto* secondo el parlare che fanno e e’ cenni loro. [7] E tornando bene a vostre Signorie seguire el disegno e animo de’ predetti, lo posson fare sanza respetto; e quando el tempo vi avessi fatto mutare sentenzia, *la venuta di costui* vi servirà benissimo, della quale voi vi varrete secondo la solita prudenzia vostra. [8] Mostrossi questa mattina la lettera di vostre Signorie de’ 15 e replicata de’ 16 al Papa: alterossi grandemente e disse, recando in poche parole il tutto, che era nuovo nella sede e che non poteva governare questa cosa secondo lo animo suo, ma che farebbe quello potessi ora, e per lo avvenire farebbe molto piú: e che domattina faceva cavalcare el Vescovo di Tiboli a Vinegia e fra dua dí manderebbe el Vescovo di Raugia in Romagna, el quale farebbe la via di costí con commissione di parlare alle Signorie vostre. [9] E benché sua Santità avessi deliberato aspettare risposta dal Vescovo, voleva mandare a Vinegia avanti procedessi piú là, tamen, veduto la insolenzia loro, era deliberata convocare gli Oratori delle nazioni e farli risentire di questo e narrare loro el suo animo e querelarsi delle iniurie venete. [10] E in summa concluse non essere per perdonare ad alcuna cosa e che intanto le Signorie vostre seguissino nella difesa, ringraziandole di quello facevono. [11] Rispose Monsignore Reverendissimo di Volterra secondo la solita prudenzia sua e io soggiunsi quello mi parve; né altro se ne ritrasse. [12] Attenderassi, come si è fatto infin qui a non mancare di ricordare a lui e alli cardinali el bisogno come richiede el debito, e di continuo si terranno avvisate vostre Signorie di quanto occorrerà.
[13] Questo dí entra in Roma el Duca d’Urbino.
[14] Del campo de’ Franzesi non s’intende altro. [15] Sperasi, se questi tempi si fermano, come hanno cominciati ieri e oggi, che seguiteranno nelle fazioni loro piú facilmente. [16] Valete.
[17] Die xx novembris, Rome, mdiii.
[18] Servitor Nicolaus Machiavellus.
253
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Per la alligata di ieri si scrive alle Signorie vostre quanto è occorso dopo l’ultime mia de’ 18 e si disse non essere ieri possuti essere alli piedi del Papa a comunicarli la staffetta di vostre Signorie de’ 15 tenuta a’ 16. [4] Fumoci questa mattina alla presenzia del Reverendissimo Monsignore di Volterra e lessi la lettera a sua Beatitudine: dipoi si soggiunse per il Cardinale quanto era conveniente e io per ordine di sua Signoria dissi quanto era a proposito. [5] Sua Beatitudine mostrò avere dispiacere grande di queste cose e disse che non era per restare a fare alcuna cosa per onore della Chiesa e che aveva mandato uomini in Romagna e manderebbene di nuovo di maggiore autorità: perché aveva disegnato vi andassi el vescovo di Raugia, e a Vinegia mandava el vescovo di Tiboli, e’ quali solleciterebbe alla partita. [6] E benché avessi deliberato, avanti procedessi piú là, aspettare risposta da Vinegia per ire piú iustificato e essere piú chiaro dello animo loro, tamen in su tali avvisi voleva ire qualcosa piú avanti e scrivere a’ principi e protestare qui alli loro Imbasciadori e cominciare ad uscire di cirimonie con loro. [7] Dipoi chiamò in testimonio di questo suo animo Monsignore Reverendissimo di Volterra che era presente e a me impose che io confortassi vostre Signorie che per sua Santità non si resterebbe a fare alcuna cosa per la libertà della Chiesa e securtà delli amici di quella e di chi volessi bene vivere; e che e’ se gli avessi compassione se in su questi principii lui non si mostrava altrimenti vivo, perché gli era contro a sua natura, forzato da la necessità, non avendo né genti né danari. [8] Disse che ’l Duca d’Urbino sarebbe questa sera in Roma e che ordinerebbe che e’ Viniziani non si valessino né di lui né di suo nome, suo paese o gente etc. [9] Replicossi quanto era conveniente, né se ne trasse altro; né etiam per ora in qualunque evento se ne può sperare altro. [10] Solo si può sperare in una cosa e questo è nella natura sua onorevole e collerica, che l’uno lo accenderà, l’altro lo spingerà ad operare contro a chi volessi disonorare la Chiesa in suo pontificatu. [11] E vedesi che ’ Viniziani, conoscendola, pensono di addormentarlo e di satisfare a questa sua natura per un’altra via, mostrandoli di volere essere suoi buoni figlioli e volere nonché la Romagna ma tutto el dominio loro lo ubbedisca. [12] E vedete che hanno fatto otto oratori alla ubbedienza, cosa a loro nuova né fatta ad altro fine che a questo; e vedesi che se ne fanno belli qua e empionsene la bocca per tutta questa corte mostrando prima la grande allegrezza se ne fece in Vinegia e la elezione fatta dipoi per onorarlo e che lo vogliono per padre, protettore e defensore, e faranno conto con questi modi di vedere se lo potessino addormentare e volgerlo a’ loro propositi; e non si vergogneranno di farsi in demostrazione come servi di questo Pontefice per potere poi comandare a tutti gli altri. [13] Cosí si giudicono queste cose qui e io lo ho voluto dire alle vostre Signorie acciò, se a quelle occorressi farci remedio, lo possino fare; e penseranno se fia bene non essere vinto d’umiltà e di cerimonie poiché di potenza e di fortuna non possete camminare loro appresso.
[14] Messer Agabito e messer Romolino, uomini già del Duca Valentino, ma rimasi qui per non partecipare della sua cattiva fortuna, mi hanno fatto intendere come el Duca, quando partí da Roma e ne andò ad Ostia, ordinò che a Firenze venissi messer Ennio vescovo di ..... e suo uomo, per praticare e fermare qualche buono accordo con le Signorie vostre secondo che li aveva ragionato meco ultimamente; e che volendo per securtà di detto messer Ennio lettere da me e patenti dal Cardinale di Volterra, non mi avevono mai trovato ieri, e però mi pregorno che io fussi con Monsignore Reverendissimo e ordinassi dette lettere le quali come avessi aute, lui partirebbe per costí. [15] Fui con el Cardinale, e parendoci a proposito che costui venissi per le ragioni dette nella mia de’ xviii, el Cardinale scrisse una lettera alle Signorie vostre e li fece una patente di passo alli amici e sudditi di vostre Signorie; e io scrissi una lettera alle Signorie vostre contenente sotto brevità quello che nella alligata e in questa si contiene acciò che, giugnendo messer Ennio costí avanti a queste, vostre Signorie intendessino dove si trovassino le cose di qua e ne potessino deliberare. [16] E come per quella vi si disse e etiam per la altra de’ diciotto, tutti *e’ favori gli ha fatti il Papa, Roano e questi qua, sono suti perché si vada con Dio quanto prima melio*. [17] E però le Signorie vostre hanno el campo libero da pensare sanza alcuno rispetto quello che fa per loro; e di nuovo vi dico che se vostre Signorie giudicassino per qualche nuovo accidente essere bene *el favorirlo* etc., vi si possono volgere, ancora che ’l Papa arà piú caro se li dia la pinta. [18] Una volta le condizione sua sono queste: che si truova nella disposizione sopraddetta con costoro. [19] La persona sua è ad Ostia e aspetta tempo per ire alla Spezia; cavalcherà cinque legni e arà seco 500 persone, né si sa se si è ancora partito; partirà forse questa notte servendolo el tempo. [20] Ha mandato le sue genti d’arme per terra a cotesta volta; e da’ Sanesi e Giampaulo non ha altra fede che si abbi da le Signorie vostre, tale che ciascuno qui si ride de’ casi sua. [21] Vedrassi dove il vento porterà lui e come le sue genti capiteranno, e cosí quello che deliberranno le Signorie vostre.
[22] El Duca d’Urbino è entrato questa sera in Roma con gran trionfo e la famiglia del Papa e tutte quelle de’ Cardinali gli sono ite incontro; dice per alcuno che sarà Capitano di Santa Chiesa.
[23] Dello esercito de’ Franzesi non ho che scrivere a vostre Signorie: rapportomi alla alligata; e essendo questo dí ancora buon tempo, si crede, quando e’ duri cosí, che vadino avanti e che non possi essere loro impedita la via. [24] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant. [25] Die xx novembris 1503, Romae.
[26] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.
254
[1] Nicolao Maclavello. [2] Die xx novembris 1503.
[3] Spectabilis etc. [4] Non prima che ier mattina ti si mandò una nostra breve per le poste di Ferrara, scritta la sera avanti, per continuare nello offizio nostro di fare intender costà tutto il seguíto in Romagna dí per dí; e il dí avanti, che fummo a dí 17, ti s’era scritto lungamente dove quelle cose si erono ridotte e quello che noi ne pronosticavamo. [5] Il che dapoi si è verificato; perché iersera ci furono nuove lettere da Castrocaro e stamani da Modigliana da’ Commissarii nostri che sono in quelli luoghi; e siamo avvisati come, avendo i Faventini a dí 16 mandato loro Imbasciadori in campo al Proveditore viniziano per capitulare etc., dopo la tornata loro, era suto dato loro fine ad ogni pratica, e il Proveditore predetto con le genti era intrato in Faenza a dí 18 e insignoritosi di quella terra per San Marco. [6] E cosí per conto di Faenza non resta loro a fare altro, avendo la terra e la valle con tutte le fortezze in mano; di che fino ad ora non si può aspettare se non male, e in comune a tutti, e a noi in proprietà, quali confiniamo con quelli luoghi, visto quanto sfrenatamente desiderino le cose d’altri, e quelle di che non hanno né protesto né colore alcuno. [7] Parcene avere pagato il debito nostro e con Dio e con li uomini, avendole tenute cosí fino ad oggi, e fatto omni dí intendere costí dove le si trovassino acciò che vi si facessi provisione, di che non si è mai fatto alcuna cosa. [8] Reputiamo tutto essere seguito cosí a buon fine e con respetti gravi; tuttavolta l’accidente era e è di natura da risentirsene vivamente, e conoscendo che questo male non è per posare qui, vogliamo fino all’ultimo continuare in questo medesimo proposito di fare intendere di costà tutto quello che ce ne accade. [9] Faenza, come è detto, del tutto è spacciata; restono Imola e Furlí, dove i Viniziani non hanno né manco favore né manco pratiche, perché di Imola sappiamo noi molti intrattenimenti loro verso e’ primi di quella città, e di Furlí una buona disposizione di grande parte di quel popolo verso le cose loro; e aggiugnesi ora la reputazione acquistata per lo essersi insignoriti di Faenza, che non fia di poco momento a chi era sospeso, visto che altri non se ne risente e che noi soli non bastiamo ad una tanta impresa. [10] Scriviamotene di nuovo perché di nuovo ne parli con la Santità di nostro Signore, con Roano e con chi altri ti parrà de’ Reverendissimi Cardinali i quali sieno per riscaldare la Santità sua a questa cosa; e a tutti facci intendere la perdita di Faenza, il pericolo che portino Furlí e Imola, non vi si provedendo, perché ’ Viniziani sono grossi di gente, sono venuti in reputazione, hanno inclinazione de’ populi, usono buoni mezzi a dimesticarli, e in somma che sono per insignorirsene senza difficultà e presto, lasciando quelle terre star cosí; e come in Furlí noi abbiamo nostre genti statevi già 2 mesi solo a fine di conservare quella terra dalla forza de’ Viniziani, e perché non se ne insignorissino, come ti s’è sempre scritto, e dare agio e tempo a chi e’ tocca di provedervi meglio; e che siamo per tenervele ancora e mandarvene dell’altre quando a questa cosa concorra chi ci ha molto piú interesse che noi; perché fare sempre in benifizio della Chiesa quanto si può, è a noi uno desiderio e instinto naturale, e aggiunto a questo, quel che importa alla libertà nostra il tenere ’ Viniziani discosto a’ confini nostri ci fa fare etiam supra il possibile. [11] E cosí offerirai largamente, pure che si vegga che la impresa si pigli gagliardamente e come si conviene; e da altro canto chiarire molto bene che, essendo lasciati soli in questa impresa, noi siamo per rivocare le genti da Furlí, ridurle a’ luoghi nostri e provedere alla securtà d’essi che non sono fuori di pericolo, trovandosi e’ Viniziani vicino con le genti, che già apertamente dicono volere ciò che è dall’Alpe in là. [12] Parlera’ne largamente con tutti e’ predetti, predicendo loro che, non si provedendo presto presto ad Imola e Furlí, le verranno sí tosto in mano de’ Viniziani che ognuno se ne maraviglierà; e le provisioni e i remedii vogliono essere di mandarvi prelati e, potendo, genti e forze, come s’è detto altra volta; e per conto alcuno la venuta del Duca in quelle parti non è a proposito, e oggi molto meno che a’ dí passati.
255
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Questa mattina ti si scrisse un’altra volta e dipoi si intende venire a cotesta volta oratori imolesi, e referiscono ’ Viniziani aver preso del contado loro Salarolo, quale è presso alla città 2 miglia, e Monte Battaglio; che con questo acquisto e con la Valle di Lamona, cerchiono e’ 3 quarti di quel contado. [4] Ècci parso aggiungere questo alle preallegate acciò s’intenda meglio di che animo sieno Viniziani, e quanto bisogni accelerare ogni provisione. [5] Bene vale. [6] Ex Palatio Florentino. [7] Die xx novembris mdiii.
[8] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
256
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Per le alligate di ieri e avanti ieri vostre Signorie intenderanno quanto sia seguito dopo l’ultime mia de’ 18 dí mandate a vostre Signorie per staffetta e per le mani de’ Pandolfini; il che repricai ieri brevemente per una scrissi e la detti a messer Ennio, uomo del Duca Valentino e mandato da lui a vostre Signorie per la causa che per la de’ 18 si disse; la quale lettera mandai per sua mano acciò che, arrivando costí prima che queste mia, vostre Signorie intendessino in che termine fussino le cose e potessino meglio deliberare sopra la venuta sua. [4] Comparsono iarsera a 21 ora le vostre de’ 17, per le quali s’intendeva Faenza essere alla estrema unzione; e per non mancare del debito, Monsignore Reverendissimo di Volterra mandò al Pontefice le lettere, le quali, come referí el secretario di sua Santità, alterorno assai sua Beatitudine. [5] E come prima questa mattina si fece dí, el Papa mandò per Monsignore Reverendissimo di Volterra, e dolendosi seco de’ modi de’ Viniziani lo domandò quali remedii gli occorrevono. [6] Rispose sua Signoria che a lui pareva, veggiendo ire questo malore avanti, che li rimedi disegnati da sua Santità non bastassino, e che bisognassi fussino piú potenti e che si facessi subito cavalcare el Legato della Marca e facessisi un altro legato in Romagna, Cardinale e uomo buono e di riputazione, che stimassi lo onore della Chiesa, el quale avessi commissione di tenere in fede quelli che servissino alla Chiesa e ridurvi quelli che non servissino; facessi appresso chiamare li ’mbasciadori di tutte le nazioni, fra ’ quali ancora fussi quello di Vinegia, e alla sua presenzia si querelassi delle iniurie fatte alla Chiesa e ricercassi consiglio e aiuto; scrivessi oltra di questo brevi per tutto conformi alle parole avessi usate a detti oratori; e li ricordò che Papa Clemente aveva tratto loro di mano Ferrara, che era suta occupata da loro, e che Papa Sisto, suo predecessore e padre, aveva convocata loro contro tutta Italia. [7] E nonostante questi nuovi rimedi, li pareva da non lasciare indreto e’ vecchi: e fare cavalcare Tiboli e Raugia per mantenere e fermare l’altre terre quando Faenza fussi spacciata. [8] Parvono a sua Santità e’ consigli di Monsignore Reverendissimo buoni e veri, tamen non si risolve ad usarli ancora, dicendo non gli parer tempo da irritare e’ Viniziani cosí presto, e che voleva seguire quel suo primo ordine di mandare Tiboli e Raugia, e vedere se ’ Veniziani d’accordo le ponessino in sua mano; né pare che ne sia al tutto alieno da crederlo e che vi abbi ancora buona speranza, nonostante avessi detto ieri volere chiamare li Oratori e protestare; e aspetta di avere qualche risposta da coloro che mandò a Dionigio di Naldo, de’ quali non si è ancora inteso cosa alcuna. [9] Né Monsignore di Volterra possé persuaderlo ad altro, e pare a sua Signoria vedere el Papa da l’un canto malcontento e d’animo di rimediare quando gli paia el tempo, da l’altro lo truova piú respettivo e piú freddo nelle provisioni che non si converrebbe, né possé per questo fare altra conclusione seco. [10] Rimandò dipoi el Papa circa ad ore 17 un’altra volta per Monsignore predetto e gli disse come questa notte non aveva mai possuto dormire per queste cose di Faenza e di Romagna, e che aveva pensato se fussi bene ritentare el Duca Valentino se voleva mettere in mano di sua Santità la rocca di Furlí e le altre fortezze o luoghi gli fussino rimasi in Romagna, con promissione di restituirliene, pensando che fussi meglio vi fussi drento el Duca che li Viniziani; e ricercò Monsignore di Volterra detto se piglierebbe questa fatica di andare insino ad Ostia a trovare il Duca per concludere seco questo accordo. [11] Accettò Monsignore Reverendissimo di fare ogni cosa che paressi a sua Santità, e el Papa rimase di farliene intendere se si deliberassi a questo: e li commisse che in quel mezzo parlassi con Roano e vedessi dove lo trovassi volto e come disposto in queste cose. [12] Questo disegno – che ’l Duca Valentino rimettessi in mano del Papa quelle terre con obbligo di averle a riavere – fu praticato piú dí sono e il Duca ci conscendeva, ma il Papa non volle acconsentirvi, dicendo non era per rompere fede a persona: e non si contentando che vi fussi signore non ci voleva attendere. [13] Ora vi si è gittato, quando e’ non muti proposito, costretto da quelle necessità sapete; e pensa che questo rimedio sia el piú potente ci sia e el piú scusabile a lui co’ Viniziani, non li parendo ancora a proposito scoprirsi inimico loro. [14] Fu richiamato di nuovo Monsignore Reverendissimo di Volterra da sua Beatitudine in su la ora del desinare e lo tenne a desinare seco e stette con sua Santità infino presso a 24 ore; e referiscemi el prefato Monsignore el Papa avere mandato uno ad Ostia per vedere se ’l Duca Valentino è partito, e, non essendo partito, lo facci fermare; e domattina di buona ora Monsignore lo andrà a trovare, e alla ritornata s’intenderà la conclusione arà fatta; e quando e’ sia partito bisognerà non pensare piú a questo rimedio. [15] Referiscemi ancora come e’ sono stati in su la spedizione del Vescovo di Raugia, el quale viene Governatore di Bologna e di tutta la Romagna con commessione di fare ogni cosa per recare ad ubbidienza della Chiesa quelle terre e trarle di mano a’ Viniziani; ha a fare capo alle Signorie vostre e ringraziare quelle per parte del Papa delle opere fatte infino a qui e consigliarsi con loro se debbe fare capo o a Faenza o a Furlí o per che altra via entrare in Romagna; e usare e’ consigli vostri e valersi di ogni altra cosa di vostre Signorie. [16] Partirà o domani o l’altro.
[17] *Circa Citerna e li dugento ducati* scrissi etc., le Signorie vostre vorrebbono intendere la cagione del pagamento e la utilità che ne seguirebbe. [18] Rispondo la cagione del pagamento essere *che queste rocche sono divise fra e’ Cardinali e perché chi vi entra, se li ha a tenere* 20 *provigionati, ne tiene* 10, si viene a guadagnare el resto perché è per 20 *pagato da la Camera; trovono e’ Cardinali* chi le compera da loro e per questa cagione *San Giorgio trovando della rocca di Citerna* 200 *ducati* non la vuole dare per meno e credo bisognerà sborsagli a volere ridurre a fine la cosa. [19] Ma quanto alla utilità che se ne cavi etc., pare necessario *volendo farsi defensore de la Chiesa, non aparire rattore de le cose sua, né ci è il piú atto modo che questo, perché se si contenta San Giorgio, sopirà la cosa per uno anno*, fra el quale tempo si doverrà trovare qualche rimedio. [20] Questo è il disegno fatto qua, e se li andrà dreto, nonostante che *San Giorgio sia rinculato* e *non si lasci intendere*; pure non si omette l’osservarlo e le Signorie vostre intanto ne risponderanno.
[21] Desiderano intendere oltr’a di questo le Signorie vostre come procedono le cose di qua e che iudizio e che coniettura se ne facci. [22] Parevami infino a qui avere scritto in modo che, recandosi vostre Signorie in mano le mie lettere, giudicavo vedessino una storia di tutte le cose di qua; e ridicendole brevemente: circa el Papa mi rimetto di nuovo a quanto ne scrissi per la mia delli undici, parendomi che sua Santità sia legata in quelli medesimi obblighi e rispetti che allora si disse; quanto al Duca Valentino arete visto dipoi quello che si è scritto e quello che queste tre lettere dicono de’ casi sua, sopra che vostre Signorie giudicheranno el fine suo e delle cose sua secondo la solita prudenzia loro. [23] Quanto a Romagna non posso ancora dirvi altro che per queste e per l’altre ho scritto vi si dica, dove vostre Signorie veggono e’ modi del Papa e di Roano e li termini de’ Viniziani e in fatto e in demostrazione, e come la sorte fa che ’ Franzesi non si possono risentire e il Papa conviene che mostri credere loro; tale che le Signorie vostre, stantibus terminis, non possono sperare che ’ Franzesi o Papa adoperino contro a Viniziani gente o danari, e hanno a fare fondamento sopra ogni altra cosa che sopra e’ danari o gente d’altri. [24] Quanto allo esercito delli Spagnoli e de’ Franzesi: e’ Franzesi si truovono avere guadagnato el Garigliano in modo che gli sta per loro, né gli Spagnoli posserno proibire loro lo scendere in su la ripa di là, né dipoi ne gli hanno possuti cacciare. [25] E chi dice le qualità dell’uno e dell’altro esercito, dice quello che per altre si è scritto e che comunemente ognuno confessa: cioè che li Spagnoli, per essere inferiori di forze, non possono comparire a giornata con loro, ma si ritraggono dreto a’ passi e luoghi forti, come si è prima visto a San Germano e ora al Garigliano, che, cacciati d’in su la ripa del fiume, si sono ritirati in drento forse un miglio, e quivi con nuove tagliate e bastione hanno fatto di nuovo ostaculo a’ Franzesi; né e’ Franzesi sono possuti ire piú avanti per la malignità del tempo: perché, essendo quelli luoghi bassi e paludosi e piovendo tuttavia, sono stati constretti, cosí li Spagnoli come e’ Franzesi, lasciare guardati quelli bastioni hanno a le frontiere l’uno dell’altro e il resto delli eserciti spezzare e ridurre in casali e luoghi vicini, sendo difeso l’uno e l’altro da le acque e dal tempo, el quale, se ieri pareva racconcio, questo dí ha messo tanta acqua, e in forma che si dubita non duri un pezzo. [26] Patisce l’uno e l’altro campo di strame e vettuvaglie, ma patisce piú chi è in luogo piú consumato come sono e’ Franzesi, il che è per fare loro villania quando non possino ire innanzi; tamen la forza del danaio che è ne’ Franzesi è per fare loro un gran gioco, e per avverso per fare danno a li Spagnoli che ne mancono. [27] Credesi Bartolomeo d’Alviano essere accozzato con li Spagnoli e non però con molta gente. [28] Roano a l’incontro ha mandato in campo e’ Savelli e gente di Giovan Giordano. [29] Tengonsi mali serviti di Giampaulo per non avere cavalcato quando gliene comandorno, e lo sollecitorno. [30] Io non saprei, raccozzato ogni cosa insieme, fare iudicio dello evento di costoro; possonne vostre Signorie fare coniettura quanto ogni altro. [31] Dirò solo questo: che universalmente si dice, considerate tutte le predette cose, che da lato de’ Franzesi è piú danari e migliore gente, e da lato de’ Spagnoli è piú governo e piú fortuna. [32] Raccomandomi a vostre Signorie. [33] Die xxi novembris 1503. [34] Rome.
[35] Niccolò Machiavegli.
257
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Due volte ti si scrisse ieri per significarti dove finalmente si fussino ridotte le cose di Romagna e quello che si preparava dopo la espedizione di Faenza contro a quelle altre terre e il iudizio che se ne faceva universalmente. [4] Abbiamo dipoi nuovi avvisi; e quanto al fatto è una medesima cosa, ma non già quanto al tempo: perché a’ 18 dí Viniziani non presono la terra ma fermorono li capituli, e il dí dapoi vi entrorono con tutte le gente e cosí vi sono signori del tutto. [5] Quello che si è ritratto di detti capituli vedrai per la inclusa nota, la quale ti mandiamo perché di costà la facci intendere e a nostro Signore e a Roano e a chi sarà a proposito, con repetere di nuovo quello ti abbiamo scritto altre volte circa il pericolo che si corre del resto di quella provincia e de’ remedii che ci parrebbono da fare, e tanto piú vivamente questo effetto quanto le cose si truovono oggi e sono per trovarsi in peggiore termine ogni dí, non vi si faccendo provisione e grossa e presta. [6] Ritra’si ancora di là che, subito che ebbono presa la possessione di Faenza, mandorono alla volta di Imola parte delle loro gente a cavallo per dare principio a quella impresa, la quale dicono apertamente riuscirà loro come questa; e noi vi prestiamo fede per sapere della disposizione di quelli uomini, quale è cosa piú che ordinaria; e il simile ancora doverranno fare a Furlí per non dare tempo a persona e usare tanta occasione. [7] Sonsi salvate le gente nostre che vi erono, e al partire loro fu fatto intendere al Marchese dal Monte dal Proveditore viniziano che il disegno loro era insignorirsi di tutta quella provincia e che se lo trovavono piú in veruna di quelle terre lo appiccherebbono. [8] Intendevasi ancora essere arivato in campo nuove gente di Lombardia sotto il governo di certi Brandolini, carreggiarsi artiglieria assai e grossa, e in campo trovarsi ancora Vitelli e Feltreschi: che pure si doveva potere sustrarre loro questi favori con la autorità del Pontefice. [9] Non possiamo in questa cosa fare altro che avvisare e ricordare quanto ci occorre per comune beneficio e nostro. [10] Confortiamoti a fare vivamente questo officio con la Santità del Papa e con Roano, e vedere che animo sia il suo per lo avvenire in queste cose acciò conosciamo da qui avanti come abbiamo a procedere; perché resolvendosi la sua Santità a lasciare di presente andare la cosa cosí, noi piglieremo uno modo; volendole aiutare, ci governeremo altrimenti. [11] Bene vale. [12] Ex Palatio Florentino. [13] Die xxi novembris mdiii.
[14] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
[15] Qui in qualcuno è suta opinione che ’ Viniziani abbino fatto questa impresa di consenso e concessione del Pontefice; e forse non è falsa, visto il poco respetto che hanno avuto alla Chiesa e al Papa in questi capitoli. [16] Aremmo caro ne facessi di costà qualche ritratto e quel che ne è investigassi suttilmente.
258
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Avendo scritto e chiuso la alligata, ci sono nuovi avvisi di Imola e si intende per essi essere ito là certo mandato di nostro Signore con uno breve credenziale di sua Santità e avere esposto in nome suo che voglino ricevere per Signore messer Francesco da Castel del Rio: di che quel popolo si è alterato grandemente e ristrettosi a non volere per niente tal cosa. [4] E riscontrando e’ tempi troviamo essere stato quel dí che Viniziani vi mandorono le genti; non ci è parso cosa a proposito, trovandosi loro con le genti in sul luogo, perché ogni alterazione che si dia piú a quelle terre che restono, le farà tanto piú presto traboccare a Viniziani. [5] Diamone avviso a te perché le usi in quel modo che ti parrà a proposito: e nel parlare che farai con il Reverendissimo di Roano di quanto ti commettiamo per la alligata, desiderremo destramente se li facessi intendere il frutto che si sarebbe tratto delle genti nostre se le avessimo avute di qua, e il bisogno che se ne ha respetto al disegno che hanno ’ Viniziani di insignorirsi di tutta Romagna, per vedere se le potessimo riavere, perché ne abbiamo necessità grandissima; e inoltre se li monstrassi per questa medesima cagione esser necessario si pensi alla conservazione nostra secondo lo obligo ne ha il Re; ma l’una cosa e l’altra bisogna sia trattata molto destramente per le cagioni e respetti che tu medesimo intendi benissimo. [6] Maraviglianci da 13 dí in qua non avere tue lettere; stiamone con desiderio grande, massime poi che ti si rispose alla chiesta del salvacondotto per il Duca, per intendere che sia seguíto, e di questo e di ogni altra cosa: però non si vuole mancare in ogni occasione e tempo. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio Florentino. [9] Die xxi novembris mdiii.
[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
[11] Postscripta. [12] Nel parlare che si farà di revocare le nostre genti di qua potrai, faccendosene difficultà per trovarsi in fatto etc., con la medesima destrezza introdurre che, non avendo necessità grande di Giovan Paulo, lo concedessino a noi per servircene di qua; e vuolsi ancor questo trattarlo destramente.
259
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Questo dí a 20 ore partí Monsignore Reverendissimo di Volterra per andare ad Ostia per lo effetto che per le alligate si dice; è ito seco el Cardinale Romolino e non ci fieno prima che domandassera; e quello che aranno operato si farà intendere alle Signorie vostre. [4] E le presenti m’ingegnerò mandare con uno spaccio che è per partire, il che quando non si possa, spaccerò una staffetta in ogni modo. [5] Bene valete. [6] Die 22 novembris 1503. [7] Rome.
[8] Servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.
260
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Io scrivo questi pochi versi alle Signorie vostre in mia raccomandazione, sappiendo con quale confidenzia io possa raccomandarmi a quelle. [4] Io ebbi al partire mio trentatré ducati; spesine circa tredici per le poste, come ne mandai conto a Niccolò Machiavegli collega vostro; ho speso in una mula 18 ducati, in una veste di velluto 18 ducati, in uno catelano undici, in uno gabbano dieci, che fanno 70 ducati; sono in su l’osteria con dua garzoni e la mula, ho speso ciascun dí dieci carlini e spendo.
[5] Io ebbi da le Signorie vostre di salario quello che io chiesi, e chiesi quello che io credetti stessi bene, non sappiendo la carestia è qui; debbo pertanto ringraziare le Signorie vostre e dolermi di me; tamen, conosciuto meglio questa spesa, se ci fussi remedio io ne prego le Signorie vostre; pure, quando el salario non si possa accrescere, che almeno le poste mi sieno pagate come le furno sempre pagate a ciascuno. [6] Niccolò Machiavegli sa lo stato mio e sa se io posso sostenere un disordine cosí fatto; e quando io potessi, li uomini si affaticono di questa età per ire innanzi e non per tornare indreto. [7] Raccomandomi di nuovo a vostre Signorie, quae felices valeant. [8] Die 22 di novembre 1503. [9] Romae.
[10] Servitor Nicolò Machiavegli.
261
[1] Nicolao Maclavello. [2] Die xxii novembris 1503.
[3] Per le poste di Ferrara ti si scrisse ieri lungamente e se ne mandò dipoi copia per mano di Niccolò Del Bene, però non se ne dirà altro: e di nuovo non ci è innovato altro. [4] Sonci questa mattina lettere da Lione de’ 17, per le quali s’intende tutti quelli Signori di Romagna aver ricerco dal Re la protezione sua, e che la Maestà sua ne avea scritto costí al Reverendissimo Roano e mandatoli facultà da poterlo fare, quando però lo giudicassi a proposito: che doverrà questa condizione, con il fine di Faenza e con quella si teme del resto, ritardare questo effetto. [5] Pure se di costà se ne intenderà altro, si vuole aiutare la materia, per servirci almeno del nome e della reputazione. [6] Intendesi ancora a dí xv essersi fatto tra i dua Re dalla banda di Rossiglione una suspensione d’arme per v mesi, e restituire a ciascuno le cose tolte da quella banda, e con protesto non si intenda per mare né per il regno di Napoli. [7] E s’intende tutto essere stato condotto per opera del Re Federigo, il quale si crede ancora ne abbi ad essere di meglio, né pare sia persa la speranza da pacificarsi con il Re de’ Romani; e vuole ad omni modo la Maestà del Re Roano, in questo suo ritorno, vadi ad abboccarsi seco. [8] Ècci parso dartene notizia per questa, la quale si è fatta alla ventura, se a caso passassi veruno che la portassi costà.
262
[1] Nicolao Maclavello. [2] Die xxii novembris 1503.
[3] Spectabilis vir etc. [4] Stamane ti si scripse la alligata per avviso di quello si ritraeva di là da’ monti, e non si disse della ricevuta delle tue fino a dí 18 per non ci essere ancora di Romagna altri avvisi, né aver fermo quello ti volessimo replicare alle preallegate. [5] Sonci dipoi nuove lettere da Castrocaro, e si intende un grande travaglio di Furlí, e una ultima disposizione a pigliar nuovo partito in tanto pericolo li pare stare, non si pigliando propria la difesa di quel Signore e delli uomini contro a’ Viniziani in quel modo che possino sperarne bene. [6] E di nuovo hanno mandato Oratori a’ Commissarii nostri e scritto a noi lettere da dubitarne forte. [7] E di Imola non si sta punto di miglior voglia, e per chi è là si fa iudizio doverrà ancor quella in brevi pigliar partito, e per disposizione di molti che vi sono, e forzati da quelle genti che ’ Viniziani vi hanno mandate; le quali avendo in mano parte di quel contado possono securamente starvi e fare omni fazione. [8] Noi lo scriviamo come la intendiamo e come in fatto succederà, e ne vogliamo pagare il debito nostro fino all’ultimo di farlo intendere costà; a che satisfarai tu in nome nostro, secondo che infinite altre volte ti si è scritto, e con nostro Signore e con li altri Reverendissimi Cardinali, con li quali fin qui hai usato parlare di simile materia. [9] Èssi inteso per le preallegate tua l’ultima conclusione fatta della partita del Duca per mare e della venuta delle genti per terra; oltre a che, avendo inteso questa mattina per lettere de’ 19 dello Oratore ferrarese che quella mattina il Duca si era imbarcato, non è necessario scriverne piú, ma vedere dove capitino le genti di terra e dove spelaghi lui per mare, e aspettare se qui verrà veruno per lui.
[10] Parci a proposito riscaldare nostro Signore a mandare ad ogni modo e presto in Romagna il Vescovo disegnato o altri per fare ogni pruova che quelle cose si mantenghino in loro essere; e per indurlo a fare questo effetto userai ogni mezzo.
[11] Intendiamo intorno a Viterbo esser stati tolti certi panni che venivon costà di nostri mercanti, di che abbiamo avuto dispiacere per il danno loro; però voliamo che di costà facci omni opera di recuperarli e ne parli a chi bisognerà, secondo che ricercheranno da te Giovanni Pandolfíni e Zanobi Strozzi, e’ quali ti ’nformeranno di tutto.
263
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri mandai alle Signorie vostre per le mani di Giovanni Pandolfini e sanza spesa quattro lettere de’ 19, 20, 21 e 22 e per l’ultima dissi della partita di Monsignore Reverendissimo di Volterra per ire ad Ostia a quello effetto che per la de’ 21 significai alle Signorie vostre. [4] Comparsono dipoi questa notte passata le vostre de’ 20 significative della perdita di Faenza; donde come prima fu giorno, questa mattina ne andai alla camera di messer Francesco di Castel del Rio, che è el primo uomo che sia appresso a questo Pontefice, e li lessi la lettera di vostre Signorie; lui mi disse che queste cose di Romagna non possevono essere piú a cuore a sua Santità e per questo simil nuove non lo potevon piú offendere. [5] E pure essendo necessario che le ’ntendessi, li pareva da pigliarne buona occasione e mi si fece lasciare la lettera, la quale gli lasciai volontieri per parermi da ogni parte a proposito che sua Santità la intendessi; e giudicando che fussi bene dare questa nuova a quelli Cardinali che si son mostri piú favorevoli alla Chiesa in questo caso, parlai con Ascanio e Capaccio. [6] Ascanio mi mostrò averne aúto ancor lui nuove e mi disse che era per fare ogni opera in benifizio della Chiesa etc. [7] Capaccio mi usò molte grate parole verso le Signorie vostre; vero è che disse parerli che vostre Signorie avessin fatto uno errore in queste cose di Romagna e questo è avere favorito quelli signori che di nuovo sono entrati in quelle terre, perché o le dovéno starsi e non alterare quelli stati, o, volendoli alterare, farlo in nome della Chiesa e sotto el mantello di quella e non in nome d’altri; e cosí non arebbono dato occasione a’ Viniziani di venire contro e pigliare le armi, e’ quali disse che non si scusavono al Papa con altre ragioni se non con queste e mostravono non avere preso l’armi contro alle terre della Chiesa per occuparle ma per deviare che ’ Fiorentini, sotto colore di quelli nuovi signori, non le occupassino.
[8] Le Signorie vostre sanno che io avevo el campo largo a iustificare questa cosa sendomi trovato costà ad ogni ragionamento e movimento fatto per voi, e tutto si narrò a sua Signoria Reverendissima. [9] Mostrò rimanerne capace, tamen concluse che li era bene non avere dato a li Viniziani tale occasione; pur, poiché la cosa era qui, disse che bisognava pensare alli remedii e che per quanto si aspettava a lui, non era per lasciarne alcuno indreto e parevagli vedere quel medesimo animo nel Papa, e narrommi e’ rimedi fatti di mandare Tiboli e Raugia etc. [10] Parlai a Roano dipoi, el quale mi disse che io facessi intendere el medesimo al Papa e che per lui era per fare el possibile per securtà di vostre Signorie e libertà e onore della Chiesa. [11] Mandò in quel mezzo per me Castel del Rio, che avea mostro la lettera al Papa; e mi disse che sua Santità ha tanto dispiacere di queste cose quanto si potessi immaginare e che non era per lasciare indreto alcuna cosa, come sapeva Monsignore Reverendissimo di Volterra, el quale ad altro effetto non era cavalcato ad Ostia e che alla sua ritornata si penserebbe etiam se ci fussi da fare nessuna altra provisione piú viva, e tutto si farebbe. [12] Io feci el debito mio con costui e cosí con quelli Signori Cardinali; tamen iudico manco necessario el mio ofizio in questo caso, quanto e’ mi pare che Monsignore Reverendissimo di Volterra, come piú volte ho scritto alle vostre Signorie, non lasci né a ricordare né ad operare cosa veruna che si convenga a chi ama la sua patria e il bene universale. [13] E se e’ provedimenti e li rimedii non sono conformi alli ricordi suoi, né tali quali el bisogno ricerca e vostre Signorie desiderrebbono, se ne ha ad incolpare la malignità de’ tempi e la cattiva sorta delli impotenti. [14] Bisogna dunque aspettare la ritornata di detto Monsignore e vedere quale conclusione s’è fatta e se in su questa nuova el Papa o Roano penseranno ad uscire di passo.
[15] Siamo a 24 ore e non essendo ancora tornato Monsignore Reverendissimo credo che differirà a domani. [16] Né voglio mancare di dire alle Signorie vostre quello che s’intende dire publice, e io lo scrivo perché lo ho pure ritratto da uomo grave e che ne può intendere facilmente el vero; e questo è che, sendo venuto stamani di buona ora un messo al Papa mandato da quelli Cardinali che andorno al Duca, che li significava come el Duca non voleva mettere le fortezze in mano del Papa, sua Santità, crucciata in su questo avviso, aveva mandato ad arrestare detto Duca e farlo ritenere per suo prigione, e aveva scritto subito a Perugia e a Siena e dato commissione nell’uno e nell’altro luogo che quelle genti del Duca che erano venute a cotesta volta, fussino svaligiate. [17] Non so se questa cosa fia vera; chiariremocene allo arrivare di Monsignore Reverendissimo e di tutto vostre Signorie saranno avvisate. [18] Quae bene valeant. [19] Rome. [20] Die xxiii novembris mdiii.
[21] Servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.
264
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Per la alligata di ieri, responsiva alla di vostre Signorie de’ venti, quelle intenderanno el seguíto di quel dí. [4] Comparsono poi questa mattina le vostre de’ 21 con la copia de’ capituli fatti tra e’ Faventini e li Viniziani; e avendo inteso in quello stante come Monsignore Reverendissimo di Volterra era tornato, mi transferi’ da sua Signoria e li lessi le lettere e li capituli: e notato bene el contenuto di esse, prima, quanto al poscritto dove vostre Signorie mostrono avere presentito che ’ Viniziani faccino queste imprese di Romagna con consentimento *del Papa*, mi disse averne piú volte ragionato con *Roano* e dubitatone, veggiendo *le sue tarde provisioni*, tamen, parlandoli poi e veduto nel modo che se ne risente, non lo possono credere. [5] E cosí quanto allo avviso dato di quelli che sono iti ad Imola, disse o che le Signorie vostre non erano sute avvisate del vero o chi era ito aveva ingannato el Papa, perché chi andò non ebbe commissione di parlare per altri che per la Chiesa. [6] Andrassi nondimeno dreto all’una e all’altra cosa e ritraendone cosa di momento ne fieno vostre Signorie avvisate. [7] Lessesi dipoi la lettera a Monsignore di Roano e mostrornosi loro e’ capituli; e essendo in camera sua a caso lo ’mbasciadore dello ’mperadore, el quale da parechi giorni in qua ha frequentato molto el venirvi, fu chiamato ad udire la lettera e li capituli. [8] Risentissene assai Roano e lo Ambasciadore detto; e l’uno e l’altro usorno parole gravi e velenosissime contro a’ Viniziani, accennando che questa loro mossa potrebbe de facili essere la ruina loro. [9] E veramente e’ si vede qua uno odio universale contra di loro, in modo che si può sperare, se la occasione venissi, che sarebbe loro fatto dispiacere; perché ogni uomo grida loro addosso, e non solamente quelli che tengono stato per loro, ma tutti questi gentili uomini e Signori di Lombardia sudditi del Re, che ce ne è assai, gridano nelli orechi a Roano; e se non si muove per ancora, nasce da quelli respetti che le Signorie vostre intendono: e’ quali, o per pace o tregua che nascessi o per migliorare altrimenti le condizioni loro, potrebbono cessare. [10] E fassi in summa questo iudizio, che la impresa che ’ Viniziani hanno fatta di Faenza, o la sarà una porta che aprirrà loro tutta Italia, o la fia la ruina loro. [11] Discorse Monsignore Reverendissimo di Volterra, con quella prudenzia e destrezza che suole in ogni cosa, e’ periculi che correva cotesta città e il disagio che la pativa per non avere le sue genti a dipresso; e che posseva, conosciuta l’ambizione de’ Viniziani, facilmente surgere cosa per la quale noi non solamente aremo bisogno delle genti nostre, ma di quelle del Re per defenderci da questa ambizione de’ Viniziani, e’ quali, mentre che pigliavono le cose della Chiesa, minacciavono quelle di vostre Signorie. [12] Alterossi Roano in su tali parole terribilmente giurando sopra Iddio e l’anima sua che se ’ Viniziani facessino una tale disonestà, che ’l Re lascerebbe tutte le sua imprese di qualunque importanza le fussino, per venirvi a defendere, e che le Signorie vostre stessino di questo di buona voglia etc. [13] Parve a Monsignore di Volterra di non andare piú avanti con le parole, giudicando che per ora bastassi averliene detto e averlo avvertito di quello potrebbe nascere. [14] Transferimmi dipoi alli piedi di nostro Signore, dove era alla presenzia Monsignore Reverendissimo di Volterra, e li lessi la lettera di vostre Signorie e li capituli, e Monsignore soggiunse quello gli parve a proposito. [15] Rispose sua Beatitudine quello che ha detto altre volte se li è parlato: che era al tutto disposto a non sopportare che fussi fatto questa iniuria alla Chiesa e che, oltre allo avere mandato Tiboli e volere mandare Raugia per fare intendere in Romagna e a Vinegia lo animo suo, e averne fatto ritirare gli uomini del Duca d’Urbino, e scritto e comandato a’ Vitegli, aveva per tôrre via ogni ansa a’ Viniziani di questa impresa che dicevono venire contro al Duca e alle Signorie vostre, scritto a vostre Signorie che levassino le genti e comandatolo ancora alli Viniziani; *et cosí aveva ordinato del Duca quello sapeva Volterra*. [16] E starebbe a vedere quello dipoi e’ Viniziani facessino; e non desistendo, né restituendo, si accozzerebbe con Francia e con lo Imperadore e non penserebbe ad altro che alla distruzione loro, e trovavaci tutti questi potenti dispostissimi. [17] E replicando Monsignore Reverendissimo di Volterra che ’ Veneziani dicevono volere tenere quelle terre e darne el medesimo censo che quelli signori, a che credevono che sua Santità conscendessi facilmente, rispose che non la intendeva cosí lui, perché vi voleva uomini che ne potessi disporre.
[18] Le Signorie vostre considerranno per le parole del Papa, e per li provedimenti che fa, lo animo suo e quello che sia dipoi per succedere di quelle cose; e aranno aúto el breve da sua Santità che rimuoviate le vostre genti di quelle terre perché cosí ha scritto ancora a’ Viniziani per le ragioni soprascritte. [19] Non si sa quello faranno e’ Viniziani alla auta del breve: potranno le Signorie vostre osservarli e governarsi dal canto loro secondo la loro solita prudenzia. [20] E per concludere alle Signorie vostre quale animo sia quello del Papa, si vede, come altre volte si è detto, è di volere in mano sua e in suo arbitrio tutte quelle terre; e per questa cagione mandò quelli Reverendissimi Cardinali ad Ostia; *donde ne è nato che non volendo il Duca condescendere a darle, il Papa lo ha fatto arrestare, come per la allegata si dice; e pare che sia di animo il Papa di volere quelle terre, e assicurarsi della persona del Duca*: el quale *Duca sta ora a posta del Papa, perché è sopra le galee del Re padroneggiate dal Mottino. [21] Non si crede li facci altro male per ora, né si intende per certo che il Papa abbi mandato a svaligiare le genti che sono venute per terra*, ma si crede che la natura farà per se medesima *venendo in costà sanza salvacondotto di persona*.
[22] El Papa s’incorona domenica prossima, e per questo possono le Signorie vostre fare muovere gli Oratori ad ogni loro posta. [23] E Monsignore Reverendissimo di Volterra ricorda che quanto prima tanto meglio, conosciuta la natura del Papa, perché dice che sua Beatitudine mostra desiderarli, e non li darà noia che venghino innanzi a quelli de’ Genovesi, e li spedirà prima, se prima verranno; e mi ha commesso Monsignore detto che io conforti vostre Signorie a sollecitarli perché sanza piú incarico delle Signorie vostre se ne acquisterà grado grande.
[24] Del campo non si può dire altro che quello dicessi per la mia de’ 21 perché questi tempi li sono contrariissimi; e se vanno procedendo cosí fieno forzati a ritirarsi in qualche luogo a le stanze e forse si potrebbono spiccare da le frontiere l’uno dall’altro con qualche accordo. [25] Di che dà qualche speranza la tregua fatta in Perpignana per sei mesi, di che debbono essere appieno vostre Signorie avvisate. [26] Valete. [27] Die 24 novembris 1503.
[28] Servitor N. Machiavegli.
265
[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 24 novembris 1503.
[3] Ieri non ti si scrisse perché di Romagna non ci fu alcuno avviso e perché reputavamo quello si era scritto fino avant’ieri dovessi bastare per intendere dove le cose di quella provincia fussino redotte e dove fussino per ridursi, non vi si provedendo altrimenti. [4] Abbiamo dipoi questa mattina lettere da Castrocaro, per le quali s’intende omni dí Furlí essere in maggiore pericolo, e quel signore e quel popolo non resta di chiedere aiuti, e fare intendere essere in quella città molto mal seme, il quale in breve sia per parturire peggior frutto: perché ’ Viniziani non cessono per varii mezzi sollevare li animi di quelli uomini, e a questa ora si vede ne sono conci grande parte. [5] Di Imola non si è inteso per qua altro, ma noi non ne stiamo punto di buona voglia per le cagione dette altra volta. [6] In Faenza si truovono ii Proveditori viniziani con tutte le genti, e hanno cominciato a dar nuovi danni e condurre grande numero di fanti; il che ragionevolmente non può essere se non a qualche grande fine. [7] Truovasi ancora in Furlí il Signore malato, che non è cosa di poco momento: e è in termine da non vi far su molto fondamento di vita molto lunga, oltre al non si potere maneggiare. [8] Questa mattina si è pagato a’ Baglioni tutto il resto di 6000 ducati di camera, acciò che per conto nostro non abbino a ritardare o impedire alcuna fazione del Re.
266
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Perché le Signorie vostre non desiderino mia lettere e anche perché le intendino in quanti modi varii sieno passate queste cose del Duca Valentino e dove le si truovino al presente, mando alle Signorie vostre le alligate in diligenzia per le mani di Giovan Pandolfini, el quale, veduto quanto male servono le staffette, delibera mandare uno proprio. [4] Parte ad ore 22 e le Signorie vostre lo faranno rimborsare, secondo lo avviso di Giovanni; e avendo scritto, poi che io sono qui, ogni dí una lettera e al piú lungo de’ dua dí l’uno, mi duole dopo molti disagi e periculi e estrema diligenzia e espesa piú grave che non sopporta né el salario che vostre Signorie mi danno né la facultà mia, essere incolpato di tardità, in modo che non passerà mai tre dí, quando gli straordinari non mi servino, che io spaccerò uno a posta alle Signorie vostre, ancora che la cattiva via e le poste stracche faccino che altrui sia etiam da loro male servito. [5] Altro non ci è che quello mi abbi scritto, e el Papa s’incorona domattina, come dissi. [6] E mi raccomando alle Signorie vostre. [7] Roma, die 25 novembris 1503.
[8] Servitor N. Machiavegli.
267
[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 25 novembris 1503.
[3] Scrivemmoti ieri brevemente per Cacciallodole, quale ci portò lettere da Lione fino a’ 20 dí, dalle quali si ritrae la suspensione dell’arme fatta tra i dua Re avere avuto lo effetto suo e di già venire Oratori di Ispagna a quella Maestà; e fra li altri quel Giovanni Graglia quale, di maggio passato, concluse lo altro accordo al tempo che lo Arciduca si truovava a Lione. [4] E il iudizio universale è che la materia si disponga a conclusione di pace, e tutto si reputa fatto per opera del Re Federigo, quale, insieme con tutti e’ suoi, è intrato in grandissima speranza di avere a ritornare in casa, e per quanto si vede è favorito e intrattenuto grandemente. [5] E al continuo da Nemors, Rubertetto e altri sono tenute strette pratiche in casa sua, e si ragiona delle difficultà che abbi tal cosa, e fra le altre è la sicurtà delli Angioini che hanno fatto contro a di lui, i quali se ne risentono forte e ne parlono publicamente. [6] Parci cosa di momento grande e della quale si possa sperare molti beni; però è a proposito confortare la Santità di nostro Signore a mantenere queste cose di Romagna vive, perché, seguendo tale accordo, potrà piú facilmente disegnare e colorire quello che se li conviene fare per la libertà e conservazione della Chiesa. [7] Non abbiamo che dire di nuovo altro di Romagna, perché le cose sono ne’ medesimi termini, e quelle città ne’ medesimi pericoli; e a Faenza continuamente si dà nuovi danari a fanterie e si ingrossa di nuove genti, il che non si debba reputare fatto a caso; e sono in tanto piú pericolo quelle terre quanto piú tempo quelli uomini sono stati in questa pressura e sospetto; però di nuovo in omni occasione si vuole monstrarne il medesimo pericolo e presto. [8] Noi intanto aspettereno il Vescovo di Raugia e vedreno quello vorrà fare, e secondo lo stato in che si troveranno le cose, allora si aiuterà e indirizzerà con tutte le forze e ingegno nostro. [9] Aspettereno ancora che venga messer Ennio, mandato del Duca, e ci resolvereno seco secondo quello che sia piú a proposito; ma intendiamo esserli per il cammino accaduto certo sinistro per il quale non è potuto cavalcare, di che ci scrisse don Michele iersera da Bolsena, e ci mandò uno ser Piero da Cesena con commissione solamente di ricercare e portarne il salvocondotto per le genti; a che se li rispose che innanzi al salvocondotto bisognava prima intendersi insieme, e però essere necessario che messer Ennio venissi, altrimenti non entrassino in nel dominio nostro perché sarebbono trattati da inimici: monstrandoli che, avendo il Duca preso Pisa per sé e insignoritosene, non era ragionevole coniungersi seco in alcun modo, se prima non si resolvessi come avessimo a vivere insieme; e con questo si lasciò. [10] Sono già ii dí che noi pagammo a’ Baglioni tutti e’ 6000 ducati di camera, e se i Franzesi se ne tengono malserviti, noi non ne abbiamo causa. [11] E parci conoscere che arebbono desiderato potere stare dalle bande di qua; il che crediamo sia causato dalla venuta di queste genti del Duca con le quali si dice esser Carlo Baglioni, e dallo starsi a casa volentieri per piú agio e piú avanzo; pure noi non abbiamo che fare e a loro sta il sollecitarli. [12] Doverrà la perdita di Faenza aver molto piú riscaldato la Santità di nostro Signore al provedere alle cose di Romagna, e noi con desiderio attendiamo risposta da te di piú nostre, per vedere dove le cose si reduchino e che conclusione si sia fatta ad Ostia. [13] Noi, come è detto, delle cose di quella provincia non abbiamo che dirne oggi altro particulare, e la presente si è fatta solo per risposta alle preallegate tue e per darti notizia di quanto è detto di sopra. [14] Abbiamo inteso quanto scrivi circa il caso di Citerna, di che ci siamo resoluti per questo anno non la lasciare; e però farai intendere al Cardinale di Volterra lo animo nostro in questa cosa e lo conforterai a tirare innanzi quello baratto perché, quando bene vi si abbi a spendere questa somma, ancora che la ci sia grave, pure lo fareno.
268
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri per le mani di Giovan Pandolfini, che spacciò uno a posta, mandai alle Signorie vostre tre mie lettere de’ 23, 24 e 25, le quali contenevono quanto in quelli tre dí era seguíto qua e quello s’intendeva in questo luogo delle cose che al presente travagliono; e vi dissi come *il Duca* aveva fatto oggimai tutti gli atti suoi e trovavasi *a posta del Papa, el quale vuole ad ogni modo quelle fortezze che tiene in mano, e assicurarsi de la persona sua. [4] Non si sa ancora bene se detto Duca è ancora in su ’ legni ad Ostia o se li è fatto venire qua*. [5] Parlasene oggi variamente: *vero è che mi ha detto uno che, trovandosi iarsera a due ore in camera del Papa, vennono dua da Ostia e subito fu licenziato ognuno di camera; e stando cosí nell’altra stanza li trapelò a li orecchi come costoro portavano che il Duca era stato gittato in Tevero come lui aveva ordinato*. [6] Io non lo approvo e non lo niego; credo bene che quando non sia, che sarà, e vedesi che *questo Papa* comincia a pagare e’ debiti suoi *assai onorevolmente, e li cancella con la bambagia del calamaio*; da tutti nondimeno gli sono benedette le mani e li fieno tanto piú quanto si andrà piú avanti. [7] *E poiché li è preso, o vivo o morto che sia*, si può fare sanza pensare piú al caso suo; tamen intendendone alcuna cosa piú certa, vostre Signorie ne fieno avvisate.
[8] Oggi si è incoronato col nome di Dio la Santità del nostro Signore Papa Iulio e ha dato la benedizione a tutto el populo molto divotamente, e tutta Roma è stata oggi in festa; e giovedí, piacendo a Dio, andrà a Santo Ianni, e quando el tempo non lo servissi, si riserberà ad altro dí festivo che sia bel tempo. [9] El Vescovo di Raugia, che aveva a venire in Romagna, ha voluto vedere questa incoronazione; non so se vorrà vedere quest’altra festa avanti che parta: avviseronne le Signorie vostre quando e’ partirà, e, quanto al sollecitarlo, credino le Signorie vostre, come altre volte ho scritto, che non se ne lascia a fare nulla, e per chi sapete che ha piú autorità di me.
[10] E’ Franzesi e gli Spagnoli sono ne’ medesimi termini che io dissi alle Signorie vostre per la mia de’ 21 e se ne ha quella medesima speranza che allora dissi, perché, avendo continuato el male tempo, non possono avere fatto altro; vero è che venne ieri uno di campo che era partito dua dí davanti e era mandato da quelli capitani franzesi a fare intendere a Roano che fra 8 dí volèno passare avanti ad ogni modo e fare un fatto o guasto se dovessino andare sotto acqua e nel fango a gola; davono buona speranza di avere a vincere; e intendo che Roano ha dato loro la briglia in sul collo e raccomandatogli a Dio. [11] Stareno a vedere che seguirà e pregherreno Iddio che dia vittoria a chi rechi salute e pace alla Cristianità e alla città vostra. [12] Giudicasi che ’ Franzesi faccino questo impeto a disavantaggio perché, sendo piú deboli di fanterie e non si seccando el fango o per tramontane o altri venti che traessino, e’ cavalli, co’ quali e’ son piú potenti, non si potranno maneggiare: e cosí la loro parte piú gagliarda fia impedita, e quella che è piú gagliarda delli Spagnoli fia espedita. [13] Tamen si debbe credere che tanti uomini da bene che vi sono per la parte di Francia stimino la vita e che l’intendino quello che si fanno.
[14] Comparsono questa mattina le copie delle vostre de’ 20 e 21 e questa sera ne ho ricevute dua de’ 22 e 24. [15] Farassi intendere a Roano la paga fatta a Giampaulo e cosí se li comunicherà la lettera circa le cose di Romagna; e non si farà questo prima che domattina, ché per essere dí sacro questo d’oggi non è parso sturbarli con alcuna faccenda. [16] Maravigliomi bene che a 24 dí vostre Signorie non avessino ricevute le mie de’ 19, 20, 21 e 22, le quali a dí 22 si mandorno per uno corrieri che era spacciato in Francia: credo che ad ogni modo e’ sarà arrivato, e vostre Signorie per questa continuazione di lettere scritte da’ 16 dí a questo giorno, vedranno che moti sieno quelli del Papa e di Roano in su questi movimenti de’ Viniziani. [17] E in effetto el Papa crede possere trarre loro di mano quelle terre amicabilmente e Roano spera possere frenare in brevi la insolenzia loro. [18] E per ora non si vede che costoro dua sieno per sborsarsi altro che monizioni e minacci o per lettera o a bocca, e quelli fieno di quella caldezza che veggono le Signorie vostre. [19] Dissi alle Signorie vostre per la mia de’ 24 come Monsignore Reverendissimo di Volterra mi disse sopra el motivo di vostre Signorie se *il Papa* consentiva a’ *Viniziani* le cose fatte o no, averne piú volte parlato insieme lui e *Roano* e concluso non possi essere, fondatosi sopra le parole ha usato quando se liene parla; e non lo avendo per uomo doppio ma piú tosto rotto e impetuoso, ne stanno di buona voglia. [20] Hammi dipoi detto di nuovo detto Monsignore di Volterra, come fra le altre volte, *Roano* un dí strinse *il Papa* sopra a questo capitolo mostrando desiderare d’intendere l’animo suo, per sapere come si avessi a governare *il Re di Francia*, e che *il Papa* si era riscaldato e alterato, e con iuramenti gravissimi affermato essere contro a sua voglia e che ogni uomo lo ’ntenderebbe, e voleva rimediarci, e con simile parole non si poté piú ingegnare di mostrarsene malcontento. [21] Credono *questi Cardinali* in parte a questa cosa e stannone in buona parte securi, *nonostante che sia qualcuno altro di buona qualità che dubiti che costui, per essere Papa, fra l’altre cose che li ha promesse, abbi promessa questa a ’ Viniziani eccetera. [22] Raccomandomi a le Signorie vostre. [23] Que bene valeant*. [24] Rome, 26 novembris 1503.
[25] Servitor Niccolò Machiavegli.
269
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi la alligata significativa di quanto era seguíto quel giorno. [4] Restami fare intendere a vostre Signorie come si è comunicato al Papa, per mezzo di Castel del Rio, le vostre de’ 24; e in summa non se ne ritrae altro che una ferma disposizione a volere che le cose tornino ne’ luoghi loro, e attende a trarre di mano al Duca quelle fortezze che tiene, del quale Duca io non verifico in tutto quanto per la alligata si scrive, solo che li è ad Ostia a stanza del Papa. [5] E mi è detto che iarsera tornò messer Gabbliello da Fano e messer Michele Romolino da Ostia, e avéno ferme le cose con detto Duca, cioè che lui dessi le fortezze in mano del Papa d’accordo e che ’l Papa gli dessi qualche ricompensa; e che el Romolino si gittò alli piedi di sua Santità piangendo e raccomandandolo; quello ne seguirà s’intenderà alla giornata. [6] Una volta el Papa crede, entrando in quelle fortezze, possere poi meglio volgere il viso a’ Viniziani; e crede che quelli populi sieno piú per aderirli qualunque volta vegghino qualche bandiera della Chiesa ritta in su quelle terre.
[7] De’ Franzesi non si può dire altro che per l’alligata si dica, e questo tempo pare indirizzato; non so se si durerà. [8] Raccomandomi alle Signorie vostre. [9] Die 27 novembris 1503.
[10] Servitor Nicolò Machiavegli Secretario.
270
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Poi che a dí 25 ti avemo scritto quanto accadeva fino a quel dí, comparse messer Ennio con una del Reverendissimo di Volterra e un’altra tua de’ 20 del presente; e ier mattina si udí e lui e uno messer Girolamo Bovadiga constituito dal Duca Procuratore insieme con il predetto messer Ennio a trattare e capitulare con esso noi; e nel parlare loro escusorono le cose passate, monstronno il continuo desiderio che ha sempre avuto il loro Signore di coniungersi con questa città, chiesono passo e salvocondotto per le genti, e condotta e titolo di Capitano per il Duca, per potere con lo aiuto e riputazione nostra recuperare le cose sua. [4] Fu risposto che, secondo il costume della città, se ne piglierebbe consiglio e dipoi se ne risponderebbe piú oltre; e questa mattina si è risposto loro monstrando per via di sospetto tutti quelli pericoli che altra volta si sono detti di non mandare piú presto queste terre in mano de’ Viniziani governandosene in questo modo; e volendo prima aspettare di costà avviso di quello che avessino fatto li dua Cardinali ad Ostia. [5] E tutto si fece a fine di metter tempo in mezzo e aspettare tue lettere, le quali sono comparse questo dí ad ore una di notte, de’ 23, 24 e 25: per le quali crediamo si doverranno costoro resolvere a non ci pensare piú, come siamo ancora resoluti noi. [6] A che il cavallaro aggiugne per il cammino avere inteso tutti quelli paesi esser commossi a svaligiare quelle genti di terra, in modo crediamo non doverranno condursi in sul nostro. [7] Noi non potremo avere avuto piú piacere della disposizione che si comincia ad avere verso le cose di Romagna, e subito che ricevemo le preallegate si scrisse a’ commissarii nostri che, subito fussi presentato loro brevi del Papa etc., ritirassino le genti a Castrocaro per lasciare il carico ad altri, con ordinare ancora loro come avessino a procedere per non desperare quel Signore e quel popolo. [8] Dispiaceci bene grandemente che quello si è fatto a fine di bene e che non si poteva fare per altro modo, sia reputato errore: di che noi parleremo piú lungamente, se delle cagioni che ci mossono a tal cosa tu non ne avessi piena notizia. [9] E non ti ricordereno altro se non che avanti la alterazione di Faenza si presentorono a Cesena, dove non erono nostre genti; e ne’ capitoli di Faenza la hanno presa libera per loro: che è fine molto diverso e molto piú là che volerne trarre noi solamente. [10] Il che fanno ancora verso Imola; e pure questa sera ci è nuovi avvisi di là per li quali s’intende, oltre a Salaruolo, Gattaia e certi altri luoghi vicini del contado di Imola, essersi insignoriti di Tosignano, luogo grosso del medesimo contado, e era opinione che avessino ancora preso d’accordo dua castellucci di Bolognese. [11] E in somma si vede che non desistano, con tutti li mezzi, di forze e d’altro, insignorirsi di tutto quel resto: per il che è necessario che Raugia venga presto, e noi lo aspettiamo, e ogni dí si facci nuove provisioni e remedii a questo male, a che noi sempre concorreremo per quanto saranno le forze nostre. [12] Bene vale. [13] Ex Palatio Florentino. [14] Die xxvii novembris mdiii.
[15] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [16] Marcellus.
271
[1] Ai Dieci.
[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi alle Signorie vostre, e avanti ieri; e l’una e l’altra mandai per le mani di Giovan Pandolfini e sanza costo. [4] Restami significare a vostre Signorie come questa notte andò tutta la guardia del Papa ad Ostia per condurre qui el Duca Valentino, secondo dicono alcuni; e secondo alcuni altri non solamente per condurlo, ma per assicurarsene meglio; perché vennono iarsera avvisi al Papa, come e’ si era ritirato in su certi sua galeoni con le sue genti, e che se non vi si mandava forze, che se ne andrebbe. [5] Donde nacque che fece cavalcare la guardia; e questa mattina a buona ora cavalcò Castel del Rio; e siamo a 24 ore e non sono ancora tornati. [6] Èssi detto per Roma oggi che si era fuggito; pure questa sera si dice che lo hanno in mano. [7] Comunque e’ si sia, s’intenderà meglio domani, e una volta si vede che questo Papa la fa seco a ferri puliti. [8] E per avventura la lettera che io scrissi a vostre Signorie a dí 26 si potrà verificare in tutto; vedesi che i peccati sua lo hanno a poco a poco condotto alla penitenza: che Iddio lasci seguire el meglio.
[9] Raugia partí ieri e passerà di costí, come per altra si disse, *ed in fatto si governerà secondo li ordinerete, e la struzione sua è suta fatta da Volterra; è bene suto avvertito dal Papa che si governi costí sí cautamente, che non dia sospetto a’ Viniziani di parere uomo vostro*. [10] Ho detto questo acciò che vostre Signorie possino procedere cautamente e prudentemente seco.
[11] Tornò ieri uno uomo di quelli che nel principio el Papa aveva mandato in Romagna: e referisce la Chiesa avere in Imola e in Furlí poca parte, perché dubitano non essere rimessi sotto Madonna, e che ’l Duca è desiderato in Imola, e che ’l Castellano di Furlí è per tenersi forte e tenere fede al Duca fino che sa che viva. [12] È dispiaciuta questa relazione al Papa, tamen si rifida sopra questa andata di Raugia e ne aspetterà il fine.
[13] Del campo non vi ho che dire altro che quello vi se ne è scritto ultimamente.
[14] Giampaulo ci si aspetta fra 8 dí. [15] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant. [16] Rome, 28 novembris 1503.
[17] Servitor Niccolò Machiavegli.
272
[1] Magnifícis Dominis Decemviris etc. [2] Die 28 novembris 1503.
[3] *Volterra mi ha oggi conferito come essendo iarsera a ragionare con Roano de le cose che girono e ragionando di questo accordo che va attorno fra questi tre Re, Francia, Spagna, Imperatore, mostrava Roano di desiderarlo assai per avere affaticato questo anno el regno e sperare con ogni poco di riposo possere entrare dipoi in ogni grossa impresa. [4] E in modo ragionò efficacemente di questo che si può vedere che sia per calare a questa pace eti*am *con suo disavvantaggio. [5] Disse ancora come Roano mostrò che in su tale pace l’Imperatore passerebbe in Italia ad ogni modo; e repricandoli Volterra come in simili accordi e passaggi che avessi a fare l’Imperatore bisognava che il Re di Francia avessi a mente li amici e li salvassi, rispose che questo si farebbe in ogni modo prima che l’altre cose, perché non volevano per nessuno conto lasciarsi smembrare la Toscana. [6] Vero è che essendo l’Imperatore povero,* e *volendo passare onorevolmente, bisognerebbe che voi concorressi a servirlo di qualche danaio, che non sarieno molti, e che questo era necessario fare sanza manco. [7] Lasciossi nel parlare Roano uscire di bocca, che ’ predetti tre Re in questo accordo si dividerebbono Italia, affermando nondimeno che sotto l’ombra del Re di Francia voi vi avessi a salvare e esserne di meglio. [8] Né Volterra mancò in questo ragionamento de lo ofizio suo e in somma ritrasse quanto si dice di sopra: il che, se si concluderà, non fia prima che Roano si fia abboccato con l’Imperatore in questo suo ritorno. [9] E è parso darne quella notizia costí che se ne ha qui, acciò che, nel passare che farà Roano, voi possiate metterli a dipresso qualche cittadino che aiuti le cose vostre e sappi circa che e’ si abbi a tentarlo. [10] Dovete ancora intendere come lo ’mbasciadore dell’Imperatore fu questa mattina con Volterra; e li disse come l’Oratore veneziano lo era el dí davanti andato a trovare e da parte de’ suoi Signori si era ingegnato persuaderli quanto quella Signoria amava l’Imperatore e quanto la desiderava che passassi in Italia, acciò che insieme con lei potessino rassettare l’ltalia che va male. [11] E dua o tre volte saltò in su Romagna, credendo che detto Oratore dell’Imperatore entrassi in tale ragionamento; ma non vi entrando, l’Oratore veneziano pure calò. [12] E entrando ne’ disordini d’ltalia mostrò come la Romagna era suta saccheggiata parecchi secoli a cagione de li papi, che chi ne voleva fare signore questo e chi quello. [13] Onde quelli popoli stracchi, per posarsi una volta, si erano gittati loro in braccio e loro li avevano ricevuti; ma che da ora alla Chiesa volevono rendere el debito censo* e *con tutti li altri signori se ne volevano rimettere di iustizia. [14] Disse el Tedesco averli risposto a proposito e, lasciato el ragionare de’ Viniziani da parte, ricominciò a dire che l’Imperatore voleva passare infallanter e presto, e che lo animo suo era circa le cose di Pisa volere dua cose: la prima, darne la possessione a chi piú danari li ne dava; l’altra, di volerne in ogni modo un censo ogni anno come di terra sua e data in feudo ad altri. [15] Repricossi sopra questo da Volterra quello che accadeva e lo Oratore si partí. [16] Scrivesi a vostre Signorie per le ragioni soprascritte e da parte, acciò che tale avviso non vadi in lato che se ne abbi vergogna*.
[17] Idem Nicolaus. [18] Romae.
[19] *E’ si è inteso per la vostra de’* 25 *che commessione date di Citerna*. [20] Andrassi dreto con piú *rispiarmo si può; ma el Cardinale di San Giorgio ci claldica sotto, tamen non si staccherà la pratica* e vostre Signorie ne ’ntenderanno el fine. [21] Die qua in litteris.
[22] Idem Nicolaus.
273
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir etc. [3] Questa notte passata ti si scrisse per mano di Bernardino de’ Rossi e si disse della ricevuta delle tue fino a dí 25 e come si era per noi dato ordine a’ Commissarii nostri di Romagna che ogni volta fussi presentato loro il breve di nostro Signore, che revocassino le genti nostre di quelli luoghi; dubitando, non essendo suto presentato a noi, possa essere stato diritto là dove si truovono le genti per avanzar tempo. [4] Nella qual disposizione siamo ancora, e questa sera si è replicato il medesimo alli predetti Commissarii. [5] Desiderremo bene che li altri fussino della medesima disposizione, di che si vede ogni dí segni contrarii e molto evidenti; perché li Viniziani non tanto ogni dí si insignoriscono di nuovi luoghi, dapoi hanno ancor preso Oriuolo Secco, benché nella rocca si truovi uno Guglielmo Tempioni, creatura di Madonna Caterina, e dica non voler mai darla a’ Viniziani, quanto ingrossano di gente e a piè e a cavallo. [6] E s’intende esservi venuto vi commestaboli di nuovo con le loro compagnie, e si dice esser venuta a Russo la compagnia del Conte di Pitigliano; e che digià e’ cavalli leggieri si erono distesi fino a Faenza e vi si attendeva la persona sua di ora in ora. [7] E’ quali tutti sono segni di non starne di buona voglia e da credere che a ogni modo abbino pensato tirare a fine il disegno loro, il quale, come si vede, non è altro che di insignorirsi di tutta quella provincia. [8] Di che pare loro essere in possessione, respetto allo acquisto fatto e alla facilità che truovono in acquistare il resto: che già s’intende Furlí tumultuare e essere in arme ogni dí e publicamente far pratiche sopra il darsi a quella Signoria. [9] Di Imola e del contado suo s’è detto altra volta che parte ne abbino preso e la disposizione che sia in molti di quella città di darli il resto; e pure oggi si è sparto fama che tal cosa era sequita, di che però non si ha notizia alcuna per noi, né lo crediamo. [10] Abbiamo bene per certo nella fortezza essere entrato Ramazzotto con fanti, con le spalle di gente bolognesi, le quali poi si sono ritirate a Castel San Piero, né s’intende con ordine di chi o a che fine. [11] Puossi bene credere che alterandosi quelle cose ogni dí in tanti modi, quelli popoli abbino a risolversi e indirizzarsi alfine e a riposarsi in quelli luoghi donde sperino piú sicurtà e piú lunga quiete, non si veggendo venire alcuno favore, aiuto o conforto. [12] Ritra’si ancora di là uno de’ dua Proveditori viniziani che sono a Faenza essere ito ad Arimino e avere domandato la rocca di quella terra per la sua Signoria al fratello del Signore qual vi è dentro; e cosí da ogni banda apparisce qual sia lo animo loro, il quale non tanto è di occupare quello della Chiesa, ma minacciano ancora di assaltare il nostro. [13] Sonci parse, e la venuta del Conte in Romagna e la condotta de’ nuovi commestaboli, con il travaglio in che sono Furlí e Imola, degne di considerazione; e però spacciamo la presente staffetta a fine che tutto si facci intendere alla Santità di nostro Signore e se li monstri quanto è necessario fermare di presente e presto questo male e spenderci dentro tutta la autorità e forze sue; e pensare per lo avvenire di ridurre ognuno al termine suo. [14] E però se li brevi non fussino espediti, mandarli di subito: e’ quali se non serviranno ad altro, scopriranno almeno lo animo loro e iustificherà tanto piú la causa propria contro a di loro. [15] Cosí bisognerebbe sollecitare il Vescovo di Raugia che si transferissi subito là e ordinarli qualche forza, se si potessi, perché noi pensiamo, se quelli popoli non si veggono intorno qualche gente per difesa loro, non abbino a volere sopportare e il danno e il disagio. [16] Noi, come abbiamo fatto fin qui, faremo sempre per lo avvenire e non mancheremo con tutto lo studio, con tutta la industria e con tutte le forze nostre operare per la libertà della Chiesa e di tutta Italia. [17] Bene vale. [18] Ex Palatio Florentino. [19] Die xxviii novembris mdiii, hora vi noctis.
[20] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [21] Marcellus.
274
[1] Magnifici Domini. [2] Vostre Signorie per l’alligata intenderanno quello che ieri occorse. [3] Comparve dipoi la vostra de’ 25, e benché questo dí sia stato Concistoro, nondimeno questa mattina di buon’ora si fece opera di comunicare gli avvisi che davano per quelle al Papa: e cosí se gli comunicò la lettera de’ 24 contenente le preparazioni che si vedevano de’ Viniziani per insignorirsi del resto di Romagna. [4] E in somma se sua Santità prese conforto sopra le cose di Francia e speranza di accordo fra quelli due Re, che mostra quella lettera dei 25, si alterò acremente contro detti Veneziani: talché se si può credere a parole, e a gesti e a segni, si deve credere che tali cose gli cuochino, e sieno fatte senza suo consentimento. [5] Non si vede nondimeno che disegni altro che quello si abbia ordinato sin qui: ma pare tutto risoluto ad aspettare che frutto facciano questi suoi mandati in Romagna e a Venezia. [6] Né resta perché non sia riscaldato: ché in vero, oltre a Monsignore Reverendissimo di Volterra che in questo caso cammina con animo e sollecitudine e senza nessun rispetto, ci son degli altri Cardinali che non lasciano riposare sua Santità, e Roano è uno di quelli, il quale gli promette forze e ogni aiuto, quando se ne voglia risentire nuovamente. [7] E che questo proceda cosí, lo dimostra le parole che sua Santità questa mattina ha usate in Concistoro avanti tutti i Cardinali: che venendo alla dichiarazione de’ quattro Cardinali, dichiarati di nuovo questo dí, disse sua Santità che una delle cagioni che lo muoveva a fare tali Cardinali, era perché la Chiesa avesse piú aiuti, e sappiasi difendere da chi cercasse di occupargli il suo, e perché piú facilmente si potesse trarre di mano a’ Viniziani quelle terre che loro le avevano occupate, nonostante che credesse che volessero essere buoni figliuoli di Santa Chiesa, e restituirle, come gli facevano intendere tutto il dí dal loro Ambasciatore; e venne raddolcendo le parole: pure usò quelle prime contro di loro nel modo che sono scritte.
[8] La guardia tornò ad Ostia questo dí a 22 ore, e il Duca Valentino si era condotto a quell’ora su un galeone a San Paolo presso qui a dua miglia; e questa notte si crede sarà condotto qui in Roma. [9] Quel che se ne fia poi si intenderà alla giornata. [10] Una volta le Signorie vostre non hanno a pensare per ora dove possa spelagare: e le fanterie che lui aveva condotte sono tornate in Roma alla sfilata, e i suoi gentiluomini che aveva menati seco, se ne dovranno ire alle case loro; e don Michele e le altre genti che vennero a cotesta volta, non la dovranno fare molto bene. [11] Non ne so per ora altro. [12] Vostre Signorie ne devono avere meglio avviso da Perugia o da quei luoghi circostanti. [13] De’ Francesi e degli Spagnuoli non s’intende altro; sono in quei medesimi luoghi, e tenuti da quelle medesime cagioni che altre volte si è scritto: né si sa che deliberazione piglieranno i Francesi circa il voler ire avanti in ogni modo, come avevano fatto intender qua; e forse quelle considerazioni che si scrissero allora gli avevano trattenuti. [14] Si dice una volta che l’uno e l’altro campo non potria star peggio, né in maggiore necessità; e questi tempi non si addrizzano: e se era stato due dí buon tempo, questo giorno ha ristorato che mai non ha fatto se non pur piovere, e cosí quei poveri soldati hanno a combattere con l’acqua di terra e con quella di cielo. [15] I nomi de’ Cardinali sono questi:
[16] L’arcivescovo di Narbona, nipote di Roano.
[17] Il vescovo di Lucca.
[18] Il vescovo di Mende, terra di Francia.
[19] Il vescovo di Sibilia.
[20] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant.
[21] Romae, die 29 novembris 1503.
[22] Erami scordato dire a vostre Signorie come el Papa non va domani a San Giovanni: per amore del tempo si è differito a domenica.
[23] Servitor Niccolò Machiavelli.
275
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Per le alligate mia di ieri e l’altro, vostre Signorie intenderanno el seguíto da le altre mia de’ 26 e 27 in qua. [4] Occorremi di nuovo fare intendere alle Signorie vostre come Monsignore Reverendissimo di Volterra mi ha questa mattina detto essere stato con el Papa, e entrando sopra le cose di Romagna sua Beatitudine disse: «Questo oratore viniziano fa un grande scramare delle parole che io dissi ieri in Concestoro e se ne va dolendo con tutto el mondo». [5] A che replicò Monsignore che sua Santità doveva imparare da loro, che fanno caso delle parole e non vogliono che sia accennato verso di loro che fan di fatti; e doveva sua Santità risentirsi tanto piú de’ fatti che loro facevano contro alla Chiesa etc. [6] A che rispondendo el Papa se a lui occorreva altro di nuovo da fare, rispose Monsignore: «Parmi che vostra Santità richiegga el Cardinale di Roano, avanti parta, che mandi qualche lancia in Parmigiano; e di piú che lasci stare Giampaulo in Toscana per posserlo mandare a’ confini di Romagna e servirsene, o in fatto o in demostrazione, secondo occorressi». [7] E credeva che a Roano queste dua cose non fussino difficili, perché le gente hanno a svernare e non li debbe dare noia piú a Parma che altrove; e Giampaulo non è necessario in campo perché il campo ha troppi cavalli, e per avventura, seguendo tregua, come si spera, doverrà ire alle stanze. [8] Ricordògli ancora che soldassi presto quelli condottieri voleva soldare oltre al Duca d’Urbino; che pare che voglia prendere alcuno di questi Colonnesi. [9] Ulterius gli narrò come questo anno passato si era, per mezzo del Re di Francia, trattato di fare unire insieme vostre Signorie, Siena, Bologna e Ferrara: e che Papa Alessandro, per il suo appettito vasto di dominare, si era sempre mai opposto a questa cosa, giudicando simili accordi farsi contro di lui, e che sarebbe bene che sua Santità riassumessi questa pratica, e faccendoci drento opera sanza dubbio se ne vedrebbe buono fine e presto; mostrolli el bene che ne risulterebbe e quanta quiete e pace ne posseva nascere e quanta securtà a quelli stati e alla Chiesa e reputazione a lui. [10] Referiscemi Monsignore Reverendissimo che sua Santità udí quietamente e allegramente ogni parte del suo ragionamento e disse che voleva fare opera che Roano facessi quanto si dice di sopra e che farebbe le condotte el piú presto potessi; e piacendogli assai quella unione, la tirerebbe innanzi pro viribus e, quanto a lui, era per fare ogni cosa. [11] Ragionorno dipoi del Duca Valentino, e in summa si vede che ’l Papa non lo tratta ancora come prigione per la vita; e lo ha fatto andare a Magliana dove è guardato, e è un luogo discosto qui 7 miglia. [12] E cosí lo va, el Papa, agevolando e cerca avere e’ contrassegni da lui per via d’accordo, perché non s’intenda che lo abbi sforzato a farli dare; acciò che quelli Castellani, in su tale opinione che ’l Duca fussi forzato, non facessino qualche sdrucito di dare quelle rocche ad ogni altro che ad el Papa; e però vuole avere tali contrasegni sotto accordo come è detto. [13] E girerà tale accordo sotto condizioni che ’l Papa abbi queste fortezze e che ’l Duca dipoi se ne possa ire libero: la quale condizione vi sarà ad ogni modo. [14] E forse si ragionerà di qualche ricompensa o vero si prometterà restituzione fra un tempo; quello che seguirà io non lo so, né anche si può bene giudicare, perché queste cose del Duca, poi che io fui qui, hanno fatto mille mutazioni; vero è che le sono sempre ite alla ingiú.
[15] Comparsono oggi in su la ora del desinare le vostre de’ 27 responsive alle mie mandate a dí 25 contenenti la giunta di messer Ennio con le nuove d’Imola etc. [16] Cercai subito di avere audienza da sua Santità e transferitomi alli suoi piedi gli esposi quanto avvisavate. [17] Replicò quello medesimo che altre volte, dello animo suo contro a’ Viniziani; circa messer Ennio gli piacque intendere lo avviso e come era proceduta la cosa; soggiunse solo che le Signorie vostre avessin cura come le assentassino le loro genti; e io risposi che a tutto le Signorie vostre pensavono e che le farebbono in modo che ’ Viniziani non arebbono da loro cattivo esemplo e dall’altro lato s’ingegnerebbono iuxta el possibile che inconvenienti non nascessi. [18] Mostrò avere inteso le nuove di Tosignano, dolsesene assai e ringraziò vostre Signorie delle offerte.
[19] De’ campi franzesi e spagnoli mi referisco a quello che se ne è detto per me infino a qui. [20] Roano partirà di quest’altra settimana infallanter. [21] Parlando io 3 o 4 dí fa con Monsignore Reverendissimo di Capaccio, mi disse avere impetrato un benefizio in Mugello e che era per mandare le bolle e sue lettere esecutoriali; richiesemi che io scrivessi a vostre Signorie che le fussin contente espedirlo presto, mostrando non le avere mai richiesto di nulla e servitole in ogni caso come Fiorentino. [22] Risposigli convenientemente.
[23] Monsignore Reverendissimo di Volterra, come per molte mia si è detto, fa l’ofizio che si debbe fare verso la patria sua, ma desiderrebbe non potere errare e non vorrebbe ch ’l troppo desiderio di operare bene lo ’ngannassi; e però gli sarà grato che voi, oltra al mostrare e’ disordini di Romagna, ricordiate quello sarebbe bene che ’l Papa facessi, acciò che piú animosamente sua Signoria possa entrare nelle cose e trattarle con piú maturità. [24] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant. [25] Die 30 novembris 1503. [26] Rome.
[27] Servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.
[28] Mandonsi le presenti per staffetta e vostre Signorie faranno pagare l’usato a Giovanni Pandolfini. [29] Parte ad ore 4 di notte.
276
[1] Nicolao Maclavello. [2] Die xxx novembris 1503.
[3] Dopo una nostra di avant’ieri, la quale ti si mandò per staffetta, non ci è suto delle cose di Romagna altro avviso; e questa mattina sono arrivate dua tue de’ 26 e 27, per le quali intendiamo della coronazione di nostro Signore e quello che è seguito poi delle cose del Duca, e come il Vescovo di Raugia non era ancora partito, e dove si trovassino le cose de’ Franzesi e che opinione se ne avessi; di che abbiamo preso piacere, ancora che questo e il provedere alle cose di Romagna si facci con piú lunghezza di tempo che non si conviene a’ pericoli in che le si truovono e che e’ non è il desiderio nostro: di che, avendone scritto tanto a’ dí passati, non reputiamo necessario scriverne piú. [4] E la cagione di questo spaccio, il quale si fa per staffetta, non è ad altro fine che per darti notizia come le genti di Valentino, quale a’ dí passati erono a Volsena, cacciate da necessità e paura, o per loro temerità, ché avevono alle spalle Ballioni, Vitelli e Sanesi, dua dí fa capitorono a Valiano e di quivi si distesono tra Castiglione e Cortona, nonostante che da noi non avessino alcuno salvocondotto, anzi piú volte, e per lettere e di bocca qui a chi lo ricercava, lo avessimo loro negato e protestato non entrassino nel dominio nostro perché sarebbono trattate da inimici: il che è seguito, perché tutte sono state svaligiate nel detto luogo da’ paesani, commossi per le ingiurie e danni ricevuti da loro a’ tempi passati. [5] E a Castiglione si truova don Michele preso da quelli uomini e consegnato al Potestà nostro di quello luogo; e chi scrive di là monstra che non ne sia campato alcuno che non abbi perso tutto quello che li aveva. [6] E parendoci cosa da darne notizia alla Santità di nostro Signore, ti spacciamo questa staffetta, allo arrivare della quale tu farai intendere a quella tutto il seguíto.
277
[1] Magnificis Dominus Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Poi che iarsera a quattro ore ebbi spacciato la staffetta con le mie de’ 28, 29 e 30 del passato, arrivò la lettera di vostre Signorie de’ 28 per staffetta, e questa mattina fui a’ piedi della Santità del Papa, dove era alla presenzia Monsignore Reverendissimo di Volterra, e lessi la lettera di vostre Signorie. [4] Sua Santità, allo usato, intese tutto con suo grandissimo dispiacere e di nuovo disse che per lui non resterebbe e non si lascerebbe a fare nulla di quello fussi possibile per lo onore della Chiesa e securtà delli amici di quella, e che infino a quella ora aveva fatto la maggiore parte di quello che vostre Signorie ricercavono: che e’ brevi a Vinegia aveva scritti e mandati e che Raugia doveva a questa ora essere a Siena; ulterius, che non avendo forze, richiederebbe Roano che lo servissi di Giampaulo, e parte attenderebbe ad ordinarsi di qualche gente, e cosí andrebbe faccendo quello tanto potessi e con tale animo che nessuno potrà ragionevolmente desiderare piú altro da lui. [5] Io dissi quello che mi occorse in questa cosa e Monsignore Reverendissimo fece l’ofizio secondo la consuetudine sua, e fa sempre, perché questa mattina, come molte altre volte, è rimaso a desinare seco; né manca di non ricordare alla sua Santità e sollecitare quella quanto sia el bisogno per la securtà nostra e onore della Chiesa. [6] E pare ad el prefato Monsignore vedere sua Santità in una angustia grande, perché da l’un lato desidera, da l’altro non si sente forze a suo modo; e non dubita punto che se li è mantenuto cosí, che fia difficile che e’ non abbi con el tempo a mettere in periculo chi al presente disonora la Chiesa; e parli che vostre Signorie debbino sollecitare gli ’mbasciadori e che di quelle cose che non costono vostre Signorie ne debbino essere larghe e saperle allogare e donare secondo e’ tempi.
[7] Quando e’ se li fece intendere, secondo lo avviso vostro, che Ramazzotto era entrato nella rocca d’Imola, disse che questo era in suo favore, e che se li era vero, doveva essere ordine del Cardinale di San Giorgio e che si posseva intendere da lui se ne sapeva alcuna cosa. [8] Altro non si trasse da sua Santità; e vostre Signorie potranno giudicare e esaminare sopra queste conclusioni e deliberazioni quello sia da fare, perché, come mille volte si è detto, non si può sperare per ora di qua alcuno aiuto o di gente o di danari, se già Roano non conscendessi a servire el Papa di Giampaulo, che se ne farà ogni opera. [9] Né pare che chi maneggia el Papa dubiti punto che lui abbi conceduto questa impresa a’ Viniziani, né si può credere che vadi doppio per non lo avere conosciuto per tale infino a qui, ma piú tosto per uomo rotto e sanza rispetti. [10] E’ brevi sua Santità dice averli mandati duplicati a’ Viniziani, e poiché a vostre Signorie non ne è suto presentato alcuno, sarà facil cosa che si sia astenuto da mandarveli per le cagioni che lui medesimo accennò iarsera quando gli parlai, e come scrissi per la mia di ieri a vostre Signorie.
[11] Sendo a’ piedi della Santità del Papa, vennono nuove come don Michele era stato preso e svaligiata la sua compagnia da Giampaulo Baglioni in su e’ confini fra ’ vostri e di Perugia. [12] Mostronne sua Santità piacere, parendogli che la cosa fussi successa secondo el desiderio suo. [13] Rimase Monsignore Reverendissimo di Volterra con sua Santità e ne andò seco come è detto a desinare a Belvedere e tornò questa sera che erano circa 24 ore; e mi referisce come, dopo la partita mia dal Papa, che ’l Duca d’Urbino mandò una lettera a sua Santità che Giampaulo Baglioni scriveva qui ad un suo uomo e li significava come li uomini di Castiglione e di Cortona, con lo aiuto delle sua genti, avéno svaligiato le genti di don Michele e che la persona sua insieme con Carlo Baglioni erano presi in Castiglioni Aretino in nelle mani de’ rettori di vostre Signorie. [14] Di che el Papa prese tanto piacere quanto dire si potessi, parendoli avere per la presura di costui occasione di scoprire tutte le crudeltà di ruberie, omicidi, sacrilegi e altri infiniti mali che da undici anni in qua si sono fatti a Roma contro Iddio e li uomini; e disse a Monsignore che credeva che le Signorie vostre, poi che le avevono fatto tanto bene che ’ loro sudditi erono concorsi a svaligiarlo, farebbono anche questo secondo di darliene nelle mani. [15] E subito commisse che si scrivessi un breve a le Signorie vostre per chiedere detto don Michele, el quale breve sarà con questa lettera. [16] Monsignore Reverendissimo liene dette ferma speranza, e conforta quanto e’ può le Signorie vostre a farliene un presente, come di uomo spogliatore della Chiesa e nimico di quella; e anche si mosterrà questo segno di amore che sarà stimato assai assai da lui, e a le Signorie vostre non costa. [17] Referiscemi Monsignore predetto averlo tutto questo giorno tenuto sopra e’ ragionamenti di Romagna e avere conosciuto in lui un fermo desiderio e grande appetito di rimediarvi, e volere fare condotte di gente d’arme e ogni altra cosa per potere mostrare e’ denti ad ognuno; e se le cose non vanno cosí al presente vive, nasce da quelle cagioni che si scrisse per la mia delli undici del passato, che lo tengono implicato; e anche naturalmente s’implica un poco in sé medesimo come per avventura non farebbe chi avessi piú espedienti. [18] Ma sopperirà a questo lo animo suo grande e desideroso di onore che ha sempre aúto.
[19] El vescovo di Raugia debbe essere a questa ora comparso costà e da lui, secondo mi dice Volterra, sarà a vostre Signorie presentato el breve quando prima non vi fussi suto presentato; e di nuovo mi ha detto che a Vinegia ha scritto dua volte.
[20] Del campo de’ Franzesi non ci è altro che io sappia. [21] Raccomandomi a vostre Signorie, quæ bene valeant. [22] Die prima decembris 1503. [23] Rome.
[24] Erami scordato dire alle Signorie vostre come el Duca Valentino è in Palazzo, dove fu condotto questa mattina e è stato messo in camera del Tesoriere. [25] Ancora fo intendere a vostre Signorie come el Papa desidera che vostre Signorie mandino don Michele ben guardato infino ad Acquapendente dove sua Santità arà ordinato chi lo riceva. [26] Pare a Monsignore di Volterra, quando volessi fuggire questa spesa di mandarlo tanto in qua, lo facciate condurre a Perugia, e farlo intendere qui subito, acciò che el Papa possa fare provisione di mandare per lui là.
[27] Servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.
278
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi quanto occorreva, la quale lettera per avventura verrà insieme con questa. [4] Per la presente fo intendere a vostre Signorie come questa mattina è stato a Monsignore di Volterra e a me uno uomo d’arme del Signore Luca Savello, mandato da lui a posta a sua Reverendissima Signoria a farli intendere come egli è impossibile che vivan piú sanza danari e che vorrebbe essere provisto d’una paghetta, la quale non venendo presto, sarà constretto licenziare la compagnia e tornarsene a casa; il che non vorrebbe avere a fare per onore di vostre Signorie e suo. [5] Hagli Monsignore dato buone parole e promessogli che se ne scriverrebbe costí, e a me ha commesso che io scriva al Signore Luca e lo conforti; e cosí facci intendere alle Signorie vostre quanto segue acciò possino rispondere e provedere.
[6] Partí costui 4 dí fa e referisce come la maggior parte del campo è in sul Garigliano, dove è fatto il ponte e il resto è all’intorno disteso fra 10 miglia. [7] Referisce molti disordini e difficultà al passare. [8] Dice ancora che in campo si dice come Consalvo ha fatto venire certe barche per terra e vuolle mettere in fiume per passare lui di qua, parendogli, per la venuta degli Orsini, essere superiore. [9] Fu domandato quello che in su tale opinione disegnavono fare e’ Franzesi: nol sapeva dire, né cosí in molte altre cose sapeva giustificare el parlare suo. [10] Altro non ne posso né so scrivere; bisogna attenderne el fine: che Iddio lo mandi buono.
[11] *San Giorgio non vuole che si tragga el breve a Connestabile che sia* fiorentino né loro subbietto, e però mandino un nome di Connestabole quale giudichino a proposito e quanto prima meglio, acciò che se ne possa trarre le mani; *e non costerà meno di* 200 ducati, *perché vuole danari e non baratto*. [12] Raccomandomi a vostre Signorie. [13] Romae. [14] Die ii decembris 1503.
[15] Servitor Niccolò Machiavelli Secretarius.
279
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Poi che io scrissi la alligata, sendomi partito da Palazzo per trovare San Giorgio per le cagioni che vostre Signorie sanno, e essendo soprastato là assai, e anche per le sue occupazioni non li avendo possuto parlare, e ritornando a Palazzo, trovai che Monsignore Reverendissimo di Volterra era stato col Papa sopra le cose del Duca Valentino: e avéno auti e’ contrassegni delle fortezze di Romagna da detto Duca, e ordinato che questa sera o domattina a buona ora messer Pietro d’Oviedo, come uomo del Duca, e un altro uomo del Papa, venghino con detti contrassegni a cotesta volta per andarne in Romagna. [4] E perché Monsignore Reverendissimo nella mia assenzia ha scritto una lettera a’ nostri Eccelsi Signori, la quale porteranno detti mandati, io mi rimetterò in tutto a quella di quanto con el Papa si sia trattato, e cosí quanto paia a detto Monsignore che vostre Signorie operino in questa cosa. [5] Dirò solo questo di sua comissione, che costí non si lasci a fare nulla perché al Papa riesca di avere dette fortezze: e con assicurare quelli castellani entrare loro mallevadori per il Papa a quello che si promettessi; mettervi etiam qualche danaio di suo; tenere modi di assicurare bene quelli populi e dar loro speranza che ’l Papa si ha a governare circa e’ Signori ritornati come loro vorranno; e cosí operare ogni industria perché tale cosa succeda: perché se riuscissi che la rocca di Furlí e di Cesena venissi in mano del Papa, oltre al bene che ve ne risulterebbe per lo impedimento a’ Viniziani, riconoscerebbe etiam el Pontefice assai obbligo con voi.
[6] El Duca Valentino è stato tratto di camera del Tesoriere e truovasi in camera di Roano; e cerca di venirsene in costà con detto Roano, el quale, fatto che fia la incoronazione a San Ianni, se ne verrà a cotesta volta.
[7] *Roano lo ha ricevuto in camera male volentieri e peggio volentieri lo mena seco; ma circa il riceverlo, ne ha voluto satisfare al Papa, ma quanto al menarlo seco, per avventura non ne saranno d’accordo; e poi se il Papa vuole, avanti il Duca parta, avere quelle* fo*rtezze in mano, e essendo Roano in procinto di partire, non possono essere consegnate a tempo*. [8] E però non si sa bene interpetrare che fine arà costui, ma molti lo conietturano tristo. [9] Partirà Monsignore di Roano subito che sarà ito el Papa a San Ianni, che doverrà irvi o lunedí o martedí; verrà con lui quello che è qui Oratore dello Imperadore, e avanti ne vadia in Francia, si abboccherà con lo Imperadore con speranza d’accordare quelli dua Re insieme. [10] Giudica Monsignore Reverendissimo di Volterra che sarebbe bene espedire subito uno uomo di vostre Signorie di credito e pratica, che fussi seco e lo incontrassi da Siena in qua, per vedere se, nel passare da Siena, si potessi trattare qualche cosa con Pandolfo di buono. [11] Parli ancora che sia necessario che vostre Signorie mandino uno seco, el quale sia presente in questo abboccamento con lo Imperadore, per ricordare quello che sia lo utile di cotesta città e per ritrarre se si trattassi alcuna cosa contro a quella e parte rimediarvi iuxta posse, e parte avvisare; vorrebbe essere persona grata a Roano, bene pratica e amorevole della città.
[12] Narrò Monsignore Reverendissimo a Roano quello che questa mattina li aveva detto quello uomo del Savello, secondo che per la alligata si scrive. [13] Dice che li alzò el capo e disse che li era un matto, allegando avere lettere de’ 29 del passato che dicieno che in molto maggiore miseria si trovavono i nimici che li Franzesi, perché erano nell’acque alle cinghie, avéno meno coperte e piú carestia per non avere da spendere, e che i Franzesi erono del medesimo animo sono stati per infino qui d’andare innanzi se l’acque di cielo e di terra li lasceranno. [14] Ho parlato poi questa sera ad uno vostro cittadino che ha parlato a Salvalaglio da Pistoia, che dua dí fa venne di campo, e dice che è stato nel campo de’ Franzesi e delli Spagnoli piú d’un paio di volte da 3 settimane in qua per conto di riscattare certi prigioni: e le parole e relazioni di detto Salvalaglio si accostono piú a quello che dice Roano che a quello che disse quello savellesco; el fine giudicherà tutto, al quale io mi rapporto.
[15] El Marchese di Mantova partí ieri mattina di qui per a cotesta volta e è quartanario. [16] Raccomandomi a vostre Signorie. [17] Quae bene valeant. [18] ii decembris 1503. [19] Roma.
[20] Niccolaus Maclavellus Secretarius.
[21] Avendo scritto e volendo suggellare la presente, giunse la staffetta di vostre Signorie contenente la presa di don Michele; e perché ieri mattina ci fu questa nuova e iarsera vi se ne scrisse a lungo e dissesi quello che al Papa ne occorreva, come quelle intenderanno per un breve di sua Santità che si mandò con le lettere nostre; e avendomi detto Giovanni Pandolfini averle mandate questa notte passata securamente, non replicherò altro a quelle. [22] E nonostante che tale commissione fussi esequita, ho nondimanco mandate le lettere a Monsignore Reverendissimo di Volterra a Palazzo, ché, per essere tre ore di notte, non si va pe’ nostri pari molto securo per Roma. [23] Raccomandomi iterum alle Signorie vostre.
280
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] A’ 30 del passato ti si scrisse per staffetta delle genti del Valentino state svaligiate tra Castiglione e Cortona e della retenzione di don Michele, e la reputiamo salva; però non se ne dice altro. [4] Non abbiamo dipoi tue lettere e le attendiamo con desiderio. [5] Di nuovo abbiamo solo che dire, come ti si scrisse per una nostra de’ 28 del passato, la venuta del Conte di Pitigliano in quella provincia con le sue genti, e come ’ Viniziani al tutto si sono insignoriti di Arimino e di Meldola, castel grosso ai confini nostri di Galeata, e come hanno distribuite tutte le genti loro quasi alle poste a’ confini di quelli altri luoghi per alleggerirne Faenza e averle preste; e quivi sono rimasti e’ 2 Proveditori in luogo commodo a tenere le pratiche e volgersi con le genti dove si monsterà maggiore speranza. [6] Ècci parso dartene notizia acciò che di costà lo facci intendere dove bisogna. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio Florentino. [9] Die ii decembris mdiii.
[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [11] Marcellus.
[12] Postscripta. [13] Altra volta si praticò con Antonio Segni a tempo che era qui, di condurre il Mottino con qualche legno, e, o per esser lui obligato allora o per altra cagione, la cosa non ebbe effetto; e noi, avendone il medesimo bisogno che allora, volentieri lo condurremo. [14] Però farai d’essere con Antonio Segni predetto e li commetterai per parte nostra che ricerchi dal detto Mottino che disposizione o possibilità lui arebbe di venire a servirci di presente con una galea e una fusta; e volendo lui venire, che securtà lui darebbe del servirci e che spesa si arebbe a fare, inteso sempre che fussi con volontà e buona grazia del Papa; e di tutto ci darai subito avviso.
281
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Scrissi ieri dua lettere a le Signorie vostre le quali vi fieno portate da questo medesimo corrieri che si è indugiato a partire questa sera e, secondo intendo, ne verrà a cotesta volta intorno a 3 ore di notte. [4] Allegai per la ultima mia l’arrivata della staffetta vostra contenente la presura di don Michele; e essendo, come io dissi, stato al Papa e digià avendone sua Santità scritto alle Signorie vostre, non occorreva fare altro in questa causa; pure si fece intendere tutto al Papa e ne risultò el medesimo effetto che si disse per la mia del primo: cioè che sua Santità ne mostrò piacere e dipoi lo chiese con grande instanzia, e parli essere certo che non li abbi ad essere negato; e oggi, sorridendo, soggiunse che desiderava di parlarli per imparare qualche tratto da lui per sapere meglio governare la Chiesa. [5] Dissi per la ultima mia di ieri come Piero d’Oviedo, insieme con quello mandato del Papa, doveva partire questa mattina per venire a cotesta volta con contrassegni delle fortezze. [6] Sappino vostre Signorie come e’ non è ancora partito; la cagione è perché trattando el Papa con el Duca questa consegnazione delle fortezze per via amicabile, come altra volta si è scritto, el Duca predetto sta in sul tirato e è in sul volere cauzioni e guardarla nel sottile, né el Papa lo vuole sforzare per ancora. [7] Le cauzioni che li addomanda è che Roano li prometta e soscriva di sua mano quanto el Papa li dice volere fare, e in effetto entri come mallevadore al Papa della fede sua; il che Roano infino a qui recusa e non si crede che lo prometta in alcun modo né per alcun conto. [8] E cosí si è dibattuta questa cosa tutto dí d’oggi, e infine è oppinione che domattina, sanza altra promessione di Roano, messer Pietro sia per venire con contrassegni *e co*sí pare *che questo Duca a poco a poco sdruccioli nello avello*.
[9] Sono stati oggi a Monsignore Reverendissimo di Volterra certi giovani romani di questi che sono gentili uomini del Duca e si sono doluti che, ricevendo e’ mercanti vostri buona compagnia in Roma, che e’ loro uomini e loro robe che erano con don Michele sieno state prese e rubate; e cosí si dolevono e minacciavono. [10] Rispose loro el Cardinale per le rime: e disse che ’ vostri mercatanti venivono disarmati a Roma, e per fare loro utile, non per fare danno; e che se li erono suti svaligiati, era per le iniurie che li avéno per lo addreto fatto a quelli uomini e che di nuovo venivono sanza securtà o salvocondotto per farne dell’altre. [11] Andornosene in effetto come e’ vennono; tamen Monsignore Reverendissimo ricorda che li è bene nettare tutti e’ segni, e se fussi da fare come questi altri che sono suti saccheggiati dal Duca, e’ quali hanno intimate le querele loro e procedono contro di lui via ordinaria, e già sono segnate le suplicazioni; e tra questi sono el Duca d’Urbino, che si richiama di 200 mila ducati, e San Giorgio di 50 mila per conto de’ nepoti: il che quando voi facciate, potrete sempre iustificare questo nuovo accidente con la demostrazione de’ danni ricevuti.
[12] La condotta di Giampaulo rimane sospesa per la parte vostra: e la cagione è che Roano, come altra volta dissi, si tiene non bene contento di lui per averli, poi che li diè licenzia che li andassi a Perugia, comandato molte cose che facci e lui non ne ha fatto mai alcuna e per ancora non si è condotto qui con tutte le lettere scritte e danari pagati etc. [13] Ha paura Monsignore Reverendissimo, se non si pensa di rimediare in qualche modo, che Roano e il Re non abbino messo con tanti danari costui a cavallo e che un altro se lo abbi a godere; e perché non ci è altro rimedio se non che questa condotta si ratifichi con securtà vostra, pensa che questo si possa condurre qui quando Giampaulo con la sua compagnia arrivassi avanti che ’l Cardinale partissi, e parlassigli e mostrassisi ad ordine. [14] E pure, quando el Cardinale partissi che Giampaulo non fussi arrivato, giudicherebbe che fussi bene ne facessi ogni opera voi di costà, perché avanti che li uscissi di Toscana la cosa avessi el pieno suo: perché quando la non sia condutta al fine, dubita che non ne avvenga quanto si è detto.
[15] Valete. [16] Die iii decembris 1503. [17] Romae.
[18] Servitor Niccolaus Maclavellus Secretarius.
282
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Piú per seguire la usanza di scrivere alle Signorie vostre ogni dí che per necessità, scriverrò la presente e mi rimetterò a tutto quello scrissi ieri e l’altro per tre mie lettere, le quali vennono in costà per un fante di Lione che fu spacciato questa notte. [4] Solo dirò di nuovo a quelle come questo dí è suto Concestoro pubblico e sonsi pubblicati quelli Cardinali che io scrissi a vostre Signorie erano suti disegnati. [5] Di nuovo ancora fo intendere a quelle come in questi Franzesi sono nuove per uno uomo a posta, el quale giunse dua ore fa, come gli Spagnoli avéno condotte certe barche per terra e messele nel Garigliano; e disegnavono con quelle urtare el ponte fatto da e’ Franzesi e ancora affocarne qualcuna di dette barche per vedere d’incenderlo. [6] E dato tale ordine, spinsono ad un tratto le barche per acqua e assaltorno per terra el bastione che ’ Franzesi guardano da lato di là del fiume, donde e’ Franzesi gagliardamente riparorno all’uno e all’altro insulto, e hanno morti delli Spagnoli circa 300, e prese e affondato le barche. [7] Cosí è referita la cosa e chi la dipigne è Franzese.
[8] Domani si va a Santo Ianni e ordinasi una bella festa, se ’l tempo non la guasta. [9] Raccomandomi a vostre Signorie. [10] Siamo ad ore 18, e se altro accadrà oggi, sopperireno domani. [11] Die iiii decembris 1503.
[12] Servitor Niccolaus Maclavellus.
283
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Ier mattina si riceverono le tue de’ 28, 29 e 30 del passato e ci sono suti gratissimi li avvisi delle cose di costà. [4] Noi non abbiamo né di Romagna né d’altronde che dire altro, però saremo brevissimi per questa. [5] Non è ancora arrivato lo Arcivescovo di Raugia; quando verrà si fermerà seco quanto ci parrà a proposito. [6] Né ci potrebbe piacere piú la disposizione di nostro Signore circa le cose di Romagna e il disegno suo di servirsi e delle forze e della reputazione del Re, oltre alle sue e quelle delli altri amici; in che si vuole confermarlo e riscaldarlo ogni volta che se ne abbi occasione.
[7] Svaligioronsi le genti del Duca, come ti si scrisse a l’ultimo del passato per staffetta, né dipoi se ne è inteso altro. [8] La presente ti si scrive alla ventura, se forse questa notte passassi veruno; e per altra ti si dirà piú a lungo quel che ci occorra ricordare in benefizio commune e delle cose di Romagna e d’ogn’altra cosa. [9] Bene vale. [10] Ex Palatio Florentino. [11] Die iiii decembris mdiii.
[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae. [13] Marcellus.
284
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Avanti ieri scrissi l’ultima mia alle Signorie vostre. [4] Per questa mi occorre significarvi come, poi che io ebbi scritto la mia de’ 4, partí Pietro d’Oviedo e lo uomo del Papa con contrassegni etc. [5] Doverrebbono, venendo per le poste, essere a questa ora costí, e vostre Signorie aranno loro parlato di bocca. [6] Cosí doverrebbe essere arrivato el Vescovo di Raugia, e con lui arete parlato e dipoi ordinato e proveduto secondo che la occasione e le qualità delli aiuti vi arà concesso. [7] Qui non si è pensato poi ad altro che a festeggiare, e tuttavolta si pensa; e ieri ne andò el Papa a San Ianni solennemente, donde non tornò prima che a 4 ore di notte. [8] E domenica prossima ne va a San Paulo, e èssi comandato che ’ tabernaculi, archi triunfali e templi fatti per le strade non si lievino, perché vuole domenica essere veduto con la medesima pompa. [9] Riceve’ una vostra de’ dua, e benché vi fussi su qualcosa di momento per la venuta del Conte di Pitigliano in Romagna, non se ne è fatto altro per le cagioni dette. [10] Aspettasi dal Papa e da tutta Roma don Michele con una grandissima festa, e desiderrebbono che ci fussi domenica per poterlo menare innanzi al trionfo; tamen e’ se ’l torranno ogni volta e fia sempre el benvenuto.
[11] Del campo de’ Franzesi e Spagnoli non s’intende altro. [12] Sonsi cominciati a parlare Roano e lo ’mbasciadore spagnolo. [13] Dicesi che ’l Papa ha mandato uno a Consalvo per condurre una triegua fra loro; e se non nasce in questo mezzo qualche sdrucito, se ne sta con buona speranza.
[14] Dissesi alle Signorie vostre per altra mia come tenendosi Monsignore di Roano male contento di Giampaulo, era da dubitare che non si fussi messo a cavallo con li danari de’ Franzesi, e che un altro se lo godessi; né pareva che fussi altro rimedio a questo se non che Giampaulo si abboccassi con Roano o qui o per la via, e li mostrassi volerlo servire e essere ad ordine, e che dipoi voi costí vedessi destramente di dare perfezione alla condotta: perché conducendosi si tirerebbe una posta molto a proposito. [15] Ma se Giampaulo non li parla, non ci sarà rimedio alcuno, perché è diventato come uno aspido verso di lui e ha giurato infinite volte da soldato che se non li rende e’ suoi danari, quando e’ non possa offenderlo lui, lo darà in preda a qualunque vorrà accordo seco, o italiano o oltramontano; e dice avere inteso che li avea promesso a Bartolomeo d’Alviano di non andare mai nel Reame contro alli Spagnoli, e vedutone poi qualche segno lo crede indubitatamente. [16] Dal canto di qua per rimediare a questo inconveniente, si è scritto questa sera a Giampaulo, e li ha scritto Volterra e io, ciascun di per sé, e parlatogli in vulgare e impostogli che cerchi di parlare a Roano a cammino, se non vuole rimanere vituperato, inimico de’ Franzesi e poco amico di vostre Signorie. [17] Dassene questo avviso costí acciò vostre Signorie sappino dove si truova la cosa e possino pensarci e farci quella opera giudicheranno convenire al bene pubblico.
[18] Parte Roano, come è detto, o venerdí o sabato prossimo e con lui viene lo ’mbasciadore dello Imperadore; ègli suta confermata la sua legazione di Francia. [19] Ricorda Monsignore Reverendissimo di Volterra che si facci incontrare a dua o tre personaggi, di qua da Siena almeno una giornata, per possere ragionare con lui qualcosa in benifizio della città e massime circa Moltepulciano e Pisa. [20] E cosí ricorda che si mandi uno seco che sia presente quando e’ si abbocca con lo Imperadore, il che giudica utile per ogni rispetto.
[21] El Duca Valentino si sta cosí cerimonialmente in camera di Roano e ieri, rispetto alla festa, fu dato in guardia a Castel del Rio che lo osservassi; el quale lo menò a desinare a Belvedere e lo ’ntrattenne onestamente tutto dí. [22] Credesi che come Roano parte, e’ sarà messo in Castello a buon fine. [23] Raccomandomi alle Signorie vostre, quae faelices valeant et diu. [24] Romae. [25] Die vi decembris 1503.
[26] Servitor N. Maclavellus Secretarius.
285
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Questa mattina di buon’ora comparsono le tua del primo e 3 per mano de’ Machiavelli e poco dapoi due altre de’ dua per mano di Tommaso Del Bene, e tutto questo giorno s’è speso in espedire lo Arcivescovo di Raugia e messer Carlo e Piero d’Oviedo in modo che non si sono potute resolvere molte altre cose particulari che ricercavono particulare resposta; e non era nostro animo. [4] Stasera nondimeno, partendo a questo punto per costà dua corrieri, non voliamo mancare di dirti come ieri venne il predetto Raugia e stamani ebbe audienzia e oggi dopo mangiare sono venuti li dua prenominati, e parendoci la commissione e la causa della loro venuta di tanta importanzia quanta è, li abbiamo subito espediti, e accomodatili di ciò che hanno chiesto, e ordinato al Commissario nostro di Castracaro tutto quello che hanno voluto, e cosí partiranno fra due ore; e tutto s’è fatto alla presenzia di Raugia e con sua conscienzia e consenso. [5] Lui partirà domattina per a Cesena dove ancora sono iti li altri. [6] E èssi tutti conferito li avvisi che si avevano di Romagna e lungamente parlato da parte con lo Arcivescovo: in modo crediamo se ne partirà bene satisfatto, perché non si è mancato loro di quanto hanno voluto e che di costà s’è avuto notizia desiderarsi da nostro Signore. [7] Domattina ti si scriverrà piú lungamente di quanto si sarà seguíto oltre a quanto ti diciamo per la presente. [8] Bene vale. [9] Ex Palatio Florentino. [10] Die vi decembris mdiii.
[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
286
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi la alligata; per questa significo alle Signorie vostre come Roano parte domani ad ogni modo, e andrà alloggiare a Bracciano domandasera. [4] È stato oggi vicitato da tutti e’ Cardinali di questa corte e veramente egli è in buona grazia con ogni uomo, per essere stato trovato piú facile e piú umano che non si sperava, essendo grande signore e franzese. [5] El Valentino rimarrà qui secondo mi è suto detto da parte, ancora che publice si dica che ne venga seco. [6] Ricordasi di nuovo a vostre Signorie el farlo incontrare, per le cagioni già dette.
[7] Parlai con Antonio Segni de’ casi del Mottino; hammi detto questa sera che domani mi saprà dire qualche cosa.
[8] Ricordasi alle Signorie vostre di pensare a questo svaligiamento di don Michele in modo che questi Romani non faccino come Paulo Orsino. [9] Scrissesi el modo altra volta e di nuovo si ricorda. [10] Valete. [11] Die vii decembris, Romae, 1503.
[12] Servitor Nicolò Machiavegli Secretario.
287
[1] Nicolao Maclavello. [2] Dicta die.
[3] Noi scriviamo al Reverendissimo di Volterra per mano di 2 oratori furlivesi in raccomandazione e del Signore Antonio Ordelaffi e di quella comunità piú particularmente quel che accade; e però teco sareno piú brevi, reputando che ogni loro introduzione a nostro Signore e ogni principio di favore abbi a nascere principalmente da sua Signoria Reverendissima; e non accade significare a te altro, salvo che i predetti vengono costà per le cose del Signore e della comunità loro, e come faranno capo a Volterra e forse vorranno che tu ancora in nome nostro li raccomandi a nostro Signore. [4] Di che tu parlerai con la sua Signoria Reverendissima e procederai in questa cosa secondo che li parrà, monstrando a i predetti oratori avere commissione da noi favorire ogni loro cosa non altrimenti che le nostre proprie.
288
[1] Viro Nicolao Machiavello etc.
[2] Spectabilis vir, etc. [3] Per Bernardino de’ Rossi ti si scrisse avant’ieri brevemente per il poco tempo che si ebbe, rimettendoci a scrivere altra volta piú a lungo per risposta delle tue fino a dí iii ricevute a quell’ora (dopo le quali ne è comparsa dapoi un’altra de’ 4) e per dire quanto si sequí con lo Arcivescovo di Raugia. [4] Non si ha ad aggiugnere altro salvo che li ii mandati partirono la notte sequente e ier mattina dapoi lo Arcivescovo detto; e a tutti si è fatto tutte quelle demonstrazioni che ci son sute possibili; e per la espedizione loro hanno avuto da noi tutto quello hanno chiesto, fino a commettere a’ Commissari nostri di Romagna che, bisognando, promettino e stieno mallevadori in nome nostro di ciò che si promettessi a quelli Castellani e fanti, e similmente si è data buona instruzione loro circa lo assicurare quelli popoli e ogni altro maneggio necessario per tirare a fine questa cosa secondo il desiderio di nostro Signore.
[5] Di don Michele non si è preso altro partito né possiamo per questa dirne altro perché, respetto allo essere noi al fine del magistrato nostro, non si è potuto intendere da lui né ricercarlo di molte cose che ci sono necessarie sapere. [6] Toccherà questa cura a’ successori nostri, e’ quali non doverranno mancare di tutti quelli respetti che fieno necessarii e per gratificarne a nostro Signore e per onore della città; e sarà fra brevissimo tempo perché digià si è cominciato questo dí a ricercarlo di qualcosa. [7] Di Citerna ci piace la resoluzione fatta, e noi siamo per darle compimento, e con la spesa di 200 ducati e con provedere del Commestabole, secondo che tu ci scrivi per la tua prima de’ ii. [8] Ma vorremo sapere, faccendo questo, come abbiamo a rimanervi; perché se si disegnassi mandarvi altro governatore o capo e noi fussimo esclusi del tenervi nostro Commissario, non piglieremo tal partito, parendoci fare una spesa sanza ricompensa alcuna. [9] Però rispondera’cene per la prima, o, partendo, come si dirà appresso, lascerai questo carico di darcene avviso a chi ti parrà che lo possi far meglio; benché forse avanti che se ne determini vi saranno li Oratori nostri, e’ quali sono tutti a cavallo per partire fra ii dí se già non li ritenessi il reputare non essere a tempo ad avere audienzia avanti le feste: che avendo a soprastare lo vorranno fare piú tosto qui che costà.
[10] Crediamo che allo arrivare di questa doverrà essere fatta la coronazione e Roano partito o in sul partire; alla venuta del quale, disegnando noi averti qui, voliamo che, essendo partito il detto Roano, ti lievi subito e te ne venga con quella piú celerità che sarà possibile; e non essendo partito, subito che si moverà, te ne verrai ancora tu per essere qui o innanzi o allo arrivare suo. [11] Piaceci sommamente avere inteso il partito che hanno preso li dannificati dal Duca di dare le querele loro: e essendo accettato, noi ancora voliamo che di costà, avanti il partir tuo, come uomo nostro, dia la querela nostra e tassi li danni ricevuti per la venuta sua nel 1501 centomila ducati, e quelli della rebellione di Arezzo, dove fu Vitellozzo e altri sua soldati, dugentomila. [12] Di che parlerai prima con il Cardinale, e con lo indirizzo e consiglio suo procederai in questa materia. [13] Di Giovan Paulo noi non sapremo che dirne altro, perché dal canto nostro non è rimasto di fare tutto quello che siamo stati ricerchi con sicurtà nostra, e abbiamo pagato il danaio e fattoci innanzi con tutto quello che bisognava. [14] Né manchereno per lo avvenire, e massime quanto Roano fia qua; ma dubitiamo fortemente che l’uno e l’altro abbi poca voglia di concluderla; pure per noi non si mancherà. [15] Né per questa ci occorre altro. [16] Bene vale. [17] Ex Palatio Florentino. [18] Die viii decembris mdiii.
[19] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
[20] Postscripta. [21] Noi ti abbiamo scritto questo dí per mano di due Oratori furlivesi in raccomandazione loro, e similmente al Reverendissimo di Volterra, le quali loro vi presenteranno. [22] E parci ad omni modo che e’ sia da confortare nostro Signore a volerli ricevere benignamente e monstrare loro buon viso, massime che e’ vengono con questa speranza, nella quale noi, per mantenerli fermi li abbiamo tenuti e fatto loro intendere possono e debbono sperare bene; di che tu darai notizia al Reverendissimo di Volterra, confortandolo a fare e operare per loro circa a questo effetto tutto il possibile. [23] Iterum bene vale.
289
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Iersera riceve’ le vostre de’ 4 e 7, alle quali, non contenendo altro che la ricevuta di molte mie lettere infino a quel dí, e la giunta di Raugia e di messer Petro d’Oviedo, e anche rimettendovi voi a quello mi scriverrete per altra, non occorre risposta. [4] Scriverrò la presente per servare la consuetudine dello scrivere e la manderò per il procaccio, non importando molto, perché della partita di Roano vi scrissi a dí 6 e 7, e vennono le lettere per un fante di Lione spacciato da questi Del Bene in diligenzia, le quali credo a questa ora sieno giunte costí. [5] Partí el Cardinale di Roano ieri, come io dissi, ma non andò già a Bracciano né si discostò di qui dua miglia; questa sera alloggierà a Bracciano e ne viene costí per andare dipoi in Lombardia. [6] Non si ricorda quello che altre volte si è scritto, e d’incontrarlo e di mandare con lui verso Alamagna, esistimando che digià le Signorie vostre ne abbino fatto deliberazione. [7] El Duca Valentino è rimaso in parte delle stanze che teneva in Palazzo detto Roano e questa notte fu guardato da uomini del Papa. [8] Credesi, per non avere questa noia, che ’l Papa lo metterà in Castello, ancora che si dica in vulgo di molte cose: cioè che ’l Papa ha promesso a Roano lasciarlo, aúto che lui arà quelle fortezze; e che si dà al Prefettino la sua figliola e per dota se li dà la Romagna etc.
[9] Le Signorie vostre mi commettono che io scriva loro quello che fanno e’ Franzesi e li Spagnoli e come si truovono e dove li stanno e quello che se ne dica e creda. [10] Rispondo averne scritto a dí 21 del passato largamente e che si truovono in quello medesimo essere l’uno campo e l’altro, e tanto in peggior grado quanto egli hanno piú stentato. [11] E per replicarlo dico che ’ Franzesi, piú settimane sono, gittorno un ponte in sul Garigliano e presono la ripa di là e vi feciono un bastione, e quello hanno tenuto e tengono; né sono altri Franzesi di là dal Garigliano se non quelli tanti che guardano quello bastione, che non passono 200 fanti; tutto l’altro esercito franzese è di qua dal Garigliano e il quarto ne è presso a quel ponte, gli altri tre quarti sono discosto 5, 6 e 10 miglia alle stanze. [12] Li Spagnoli si truovono di là dal Garigliano e hanno fatto un fosso discosto un miglio a quel bastione e in sul fosso dua bastioni, e li guardono, e appresso sta buona parte del loro esercito e il resto è disteso alle stanze. [13] Sta cosí l’uno e l’altro campo, non si possono appiccare né possono sforzare l’un l’altro, impediti da l’acque del fiume, da quelle che sono piovute e che piovono. [14] Stanno in disagio grandissimo tutti a dua. [15] Credesi che chi la durerà, la vincerà; ora chi la durerà piú non si può intendere perché qui se ne parla come in ogni altro luogo secondo le passioni e, non ch’altro, quelli che vengono di campo son varii nelle opinioni; bisogna riportarsene allo evento. [16] Questo è vero, che li Spagnuoli hanno a questi dí tentato molte volte di rompere el ponte e di cacciarli da quel bastione, come io scrissi, e non è ancora loro riuscito. [17] Cosí stanno le cose di costoro, cosí le scrissi a dí 21; non hanno mutato poi altro viso, né io saprei come altrimenti le dipignere alle Signorie vostre; e quando le variassino, ne avviserò; non variando, non saprei che mi dire, a volerne dire el vero.
[18] Dissi per altra mia alle Signorie vostre come avevo parlato con Antonio Segni, secondo le commissioni di vostre Signorie; questo dí è stato a me detto Antonio e dettomi avere parlato con el Mottino e ritratto da lui in summa questo: che la sua condotta co’ Franzesi finí el dí di Santo Andrea passato e che non si vuole piú ricondurre con loro a pregio veruno; dice bene che non ha potuto e non può avere licenzia da loro e che è tuttavia dreto a Sanseverino per averla. [19] Dice che verrà volentieri a servire vostre Signorie, ma che non ha fusta, e ha dua galee e che non ne vorrebbe lasciare alcuna ma servire con dette dua galee, e sarebbe contento a 900 ducati di camera el mese; le sicurtà darà quelle che chiederanno vostre Signorie. [20] Dice ancora che oltre alle dua galee, ha un suo fratello che ha tre brigantini, e con 300 fiorini el mese verrebbe domani a servirvi con tutti a tre. [21] Le Signorie vostre considerranno ora quello che fa per loro e ne risponderanno. [22] Raccomandomi a quelle. [23] Die 9 decembris 1503. [24] Romae.
[25] Servitor Niccolaus Maclavellus Secretarius florentinus.
290
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Scrissi a dí 9 l’ultima mia e la mandai per il procaccio, la quale doverrà essere costí all’ora di questa, partendosi questa sera un corriere, come intendo. [4] E perché io dissi per quella della partita di Roano e di quanto avevo ritratto dello animo del Mottino, secondo mi riferisce Antonio Segni, mi rimetto a quella. [5] Comparse dipoi l’ultima vostra delli 8 dí; e si è conferito con Castel del Rio quanto scrivete di Raugia e de’ dua mandati co’ contrassegni. [6] Mostrò avere notizia di tutto e disse che ’l Papa non potrebbe tenersi piú contento di vostre Signorie, e questo medesimo mi affermò San Giorgio al quale etiam conferi’ gli avvisi, tale che si vede che Raugia ha scritto bene al Papa e fatto fedele relazione delle opere di vostre Signorie. [7] Mostrò ancora l’uno e l’altro sapere delli Oratori forlivesi che vengono, e alla giunta loro per Monsignore Reverendissimo e per me si farà quanto vostre Signorie commettono.
[8] Di don Michele non me ne sendo stato detto altro, non ho che dirne alle Signorie vostre: quando mi fussi mosso alcuna cosa ne avviserò. [9] Ricordasi con reverenzia rispondere al breve del Papa, e cosí che si pigli questa cosa in modo che fermi piú el Pontefice nella benivolenzia di cotesta città.
[10] Di Citerna intendo quanto scrivete, e Monsignore dice che in simili terre non si manda se non el Castellano a guardia e a cura di esse, sí che le Signorie vostre si risolvino e mandino el nome del Connestabole quando le voglino pigliare questo partito e ordinino etiam donde si abbi a trarre el danaio.
[11] Quanto al dare le querele vostre contro il Valentino, bisogna che chi le dà abbi el mandato di vostre Signorie a fare questo: pertanto o le ordinino qui chi par loro o le lo dieno ad un di questi Oratori che vengono: il che fia forse miglior partito.
[12] El Duca Valentino si truova in quello luogo dove dissi si trovava nella mia de’ 9 dí e si aspetta la resoluzione che faccino quelli stati di Romagna; e de’ Franzesi non ho altro che scrivervi che per quella si dica, alla quale mi rimetto. [13] Credesi, se questi tempi vanno innanzi, che potrebbono ad ogni modo tentare qualcosa quelli dua eserciti l’uno contro all’altro.
[14] Le Signorie vostre mi commettono che io parta con Roano per a cotesta volta e, quando fussi partito, ne venghi in diligenzia per essere costí prima che sua Signoria. [15] La lettera giunse ieri e Roano partí sabato, tale che conveniva venissi per staffetta, e questo mi era molto difficile a fare sendo infetto d’una malattia comune che è in questa città; e queste sono tosse e catarri che intruonono ad altri el capo e il petto, in modo che una agitazione violenta come la posta mi arebbe fatto danno. [16] Arei nondimeno, desideroso d’ubbidire, tentato la fortuna; ma Monsignore Reverendissimo di Volterra non mi ha concesso el partire, parendogli, avendo a differire ancora gli ’mbasciadori un 20 dí, come voi accennate, che el rimanere qua sanza uno instrumento del quale lui si potessi valere per le cose pubbliche, fussi a lui carico e dannoso alla città. [17] Né si è resoluto altrimenti, e io facilmente – e credo che sarà con buona grazia delle Signorie vostre – ho ceduto alla autorità di sua Signoria, constretto da l’affezione che io veggo che porta alla città e da la fede che meritamente da ciascuno costí gli debbe essere prestata; tamen esequireno quanto sopra questo dal primo avviso delle Signorie vostre mi sarà ordinato. [18] Bene valete. [19] Die xii decembris 1503. [20] Romae.
[21] Servitor Niccolò Machiavegli Secretario.
[22] Erami scordato significare a vostre Signorie come certi gentili uomini romani hanno dato le incluse note di robe perdute a Monsignore di Volterra, le quali si sono promesse mandare costí e raccomandare e’ casi loro. [23] Vostre Signorie ne risponderanno quello parrà loro.
291
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Partendo questo corriere ex arrupto scriverrò in furia alle Signorie vostre quello occorre.
[4] Iarsera fu qui nuove in questi Franzesi come le fanterie di Consalvo non potendo piú sopportare e’ disagi in quali stavono e massime per non avere danari, si levorno ex arrupto di campo dove erano, tale che Consalvo è stato constretto ritirarsi in Sessa co’ cavalli, dove è morbo grande; e nel ritirarsi a Sessa lo feciono con tale tumulto che, presentendolo e’ Franzesi, feciono passare el Garigliano circa 20 cavalli che andassino a riconoscere questa cosa, e trovorno che ’l campo era levato e aveva lasciato tutte le cose grosse e di minor valuta. [5] Assaltorno questi cavalli la coda e tolsono e’ carriaggi del Signore Prospero. [6] Cosí la dicano questi Franzesi e ne hanno mostro lettere; credesi, quando la sia vera e il tempo serva, che ’ Franzesi potranno ire piú avanti. [7] Di quello seguirà, vostre Signorie ne fieno avvisate. [8] Occorremi poco altro che scrivere alle Signorie vostre, il che si farà per la prima, non potendo questo corriere aspettare piú. [9] Valete. [10] Die xiiii decembris 1503.
[11] Servitor Niccolaus Machiavellus Secretarius.
292
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Questo dí ho scritto a vostre Signorie una breve lettera e mandata per uno corriere spacciato da questi Franzesi, el quale non mi dette piú tempo; tamen significai a quelle quanto dicono questi Franzesi avere da quelli loro del Garigliano: e questo è che, stentando la fanteria spagnola e non essendo pagata, ad un tratto si levò contro alla volontà di Consalvo, tale che lui ancora fu forzato a levarsi co’ cavalli e ritirarsi in Sessa dove e’ dicono che è moria grande. [4] Dicono ancora che sentendo e’ Franzesi quello romore, mandorno venti cavalli de’ loro a riconoscere la cosa e trovorno el campo levato come in fuga e che aveva lasciato molte cose grosse e massime masserizie di cucina, e che quelli 20 cavalli guadagnorno certi carriaggi del Signore Prospero Colonna. [5] Altro poi non si è inteso; quando se ne intenda di nuovo ne ragguaglierò vostre Signorie. [6] Ho inteso da Pagolo Rucellai, che è molto amico di questi Orsini, come non avendo aúto ancora el quarterone secondo le promesse, hanno protestato a Consalvo di partirsi una volta. [7] Da ogni parte risuona che vi sia penuria di danari.
[8] Ho scritto per altre mia alle Signorie vostre come el Signore Luca Savello ha mandato qui un suo uomo a raccomandarsi e a significare che non possono piú stare in tanto stento sanza danari. [9] Le Signorie vostre non ne hanno risposto e costui si dispera e io non so che li dire. [10] Oltr’a di questo venne ieri qui in persona messer Ambruogio da Landriano con una lettera di credenza del Baglí ad el Cardinale e a sua Signoria, e a me ha pianto le miserie e stenti sua e della sua compagnia, e protestato che si sarebbono morti di fame se e’ Franzesi non li avessino serviti di danari, ma che non li possendo piú richiedere, saranno forzati levarsi con disonore di vostre Signorie; e non lo vorrebbe avere a fare, avendo mantenuto la compagnia fin qui quanto ogni altro, che di 50 uomini d’arme dice averne a cavallo 40 e 10 balestrieri. [11] Vorrebbe almeno una paghetta e mezzo e di piú 100 ducati di suo servito vecchio. [12] Io li ho promesso di scriverne e raccomandarlo come io fo. [13] Prego le Signorie vostre ne rispondino perché ne aspetta risposta.
[14] Partí messer Ambruogio di campo 8 dí sono, e referisce gran disagi di strami, pane e abitazione; e che in campo vi è restato 900 buoni uomini d’arme e 6000 fanti, e che si diceva che li Spagnoli rinforzavano di fanterie. [15] Nondimanco gli pare che questa nuova che lui ha trovata qua che li Spagnoli sieno ritirati possa essere, perché afferma che non potevano pagare le vettovaglie e che parecchi settimane eglino hanno forzati e’ comuni a portarvene; ma per avventura non li potendo ora piú forzare sono suti forzati ad ire a trovare da vivere dove ne è. [16] Referisce tre cose avere tolto fin qui la vittoria a’ Franzesi: la prima e principale e piú importante, lo avere perso tanto tempo intorno alle mura di Roma, che fu quel tempo che sarebbe loro suto commodo ad ire avanti sanza possere essere impediti da acque e da fiumi, perché Consalvo allora non sarebbe possuto rappresentarsi loro innanzi; la seconda, lo avere pochi cavalli alle artiglierie, tal che non posséno fare piú che dua miglia el dí; la terza, la crudel vernata che è seguita e segue, affirmando che non hanno mai voluto tentare alcuna cosa che ’l maltempo non sia raddoppiato. [17] Con tutto questo afferma che, quando bene Consalvo non si fussi ritirato indreto, che non può disegnare di venirli ad offendere per essere loro in luogo forte e gente da aspettare di fare una giornata con ciascuno. [18] Dimandatolo dello ire avanti, dice che, con tutto che Consalvo sia ritirato, se ’l terreno non rassoda e se non provveggono, quando fussi rassodato el terreno, di bufoli o buoi o piú cavalli da carra, che sarà loro impossibile condurre l’artiglieria. [19] Referisce come el Baglí di Can è malcontento di non essere pagato, e Monsignore Reverendissimo di Volterra ricorda che, parendo alle Signorie vostre d’alleggerirsi di tale spesa, che non si lasci passare el tempo.
[20] Sono questo dí comparse le lettere di vostre Signorie de’ x e xi diritte a Monsignore di Volterra, presupponendo che io fussi a cammino. [21] La cagione che io non sono partito lo scrissi per altra, che fu che ad el Cardinale non parve a proposito la partita mia e non volse che io partissi. [22] Intendesi per le vostre dette la cagione perché e’ non ci è nuove di Pietro, né di messer Carlo, né del Vescovo di Raugia. [23] Tutto si farà intendere dove bisogna e cosí si significherà quanto dite di don Michele e delle nuove di Francia; che ogni cosa piacerà a nostro Signore e massime la nuova di don Michele, e vedrassi che si mandi per esso in quelli luoghi dove sarà piú commodità di vostre Signorie, secondo lo scrivere di quelle. [24] Raccomandomi infinite volte alle Signorie vostre quae bene valeant. [25] Die xiiii decembris 1503. [26] Romae.
[27] Servitor Niccolaus Maclavellus Secretarius.
[28] Io non voglio omettere di dire a vostre Signorie come piú dí sono fu preso un secretario che fu del Cardinale di Santo Agnolo per intendere la morte di detto Cardinale. [29] E da dua dí in qua si dice che lui ha confessato averlo avvelenato per ordine di Papa Alessandro e che sarà arso pubblice, e che ’l cuoco e un suo credenziere si sono fuggiti. [30] Comincionsi a ritrovare di queste cose; e el Duca Valentino è dove ho detto altra volta. [31] Ricordasi alle Signorie vostre, se le vogliono procedere contro di lui, di mandare un mandato in chi pare a quelle, con autorità di sustituire Procuratori etc.
293
[1] Nicolao Maclavello. [2] Dicta die mdiii.
[3] Spectabilis vir etc. [4] Trovando noi che li antecessori nostri ti aveano revocato, e credendo che per tal cagione tu fussi a cammino, abbiamo dal primo dí dello offizio nostro fino ad oggi scritto a Monsignore Reverendissimo di Volterra tutto quello che accadeva intendersi di costà, e reputando che le abbi viste, non ne diremo altro. [5] Abbiamo ricevuto e ieri e oggi piú tue de’ viiii e xii, per le quali intendiamo delle cose di costà quanto è occorso; a che non accade replicare altro. [6] E di quello che ricerca risposta, ci pare, avanti ogn’altra cosa, farti intendere un’altra volta che noi desideriamo te ne ritorni, perché avendo a venire di prossimo li Oratori, la stanza tua costà non fia piú necessaria; e cosí farai alla ricevuta della presente. [7] Di don Michele non accade dire altro, avendone fino ad oggi scritto due volte. [8] E di Citerna ogni dí ci va per lo animo nuove dubitazioni di non ci arrecare questa spesa addosso e non aver sicurtà veruna del tenerla, perché par possibile che dopo uno vi o viii mesi San Giorgio la voglia ritirare a sé e mutare il Commestabole; il che quando fussi, non sarebbe quello che è la intenzione nostra. [9] Però vorremo si pensassi ancora a questa parte e ce ne dessi risposta di quello che ce ne potessi resultare e qual sia il constume delli altri, e per altri tempi, e che fede se ne potessi avere dal predetto San Giorgio; e anche non ci pare essere bene resoluti se li 200 ducati si hanno a pagare una volta o ogni anno; di che ancora ci darai notizia nonostante quello che ha’ scritto altra volta alli antecessori nostri. [10] Riserberemoci a dare il mandato ad uno delli Oratori che vengono per addomandare contro al Valentino li danni nostri. [11] Abbiamo ancora ricevuto con la preallegata de’ xii le due listre delle robe che ricercono quelli Romani, a che non possiamo fare altra risposta che si sia fatta qui a tutti quelli che hanno domandato simili perdite; che è reputarci noi offesi da loro per esser venuti ostilmente in tanto numero in e’ paesi nostri e sanza salvocondotto, monstrando che meritamente è intervenuto loro cosí; e inoltre che ci sarebbe al tutto impossibile, non essendo le robe in essere, ché sono venute in mano di infinite persone, come interviene in simili casi. [12] Cosí farai loro intendere, ingegnandoti posarli con queste e altre ragioni il meglio che tu potrai. [13] Del Mottino ti scriverreno altra volta ciò che ne areno deliberato. [14] Sonci oggi nuove lettere di Romagna e s’intendono le medesime cose che si sono scritte a’ dí passati, e di Furlí massime, il quale ogni dí viene in peggior condizione, e quel Signore si truova in malo essere e ha al continuo alle spalle chi cerca la ruina sua insieme con quella della terra. [15] Di Imola non s’intende poi altro salvo che quel Guglielmo Tempioni Castellano di Oriuolo Secco scrive di detta fortezza aver per certo che quella terra griderrà «Chiesa! Chiesa!»; pur sono cose da non vi prestar molta fede. [16] Da chi viene da Ravenna s’intende li Viniziani avervi una grossa banda di gente a piè e a cavallo, che contano fra le altre 1000 cavalli leggieri; e costui che torna di là riferisce aver veduto assai artiglierie grosse e minute, e che il Conte di Pitigliano li avea commisso riferirsi a messer Bandino suo nipote che facessi di esser valente uomo perché lo verrebbe a trovare e svaligiare, e che la causa della stanza loro quivi era a fine di insignorirsi di tutta quella provincia. [17] Di Roano non si ha ancora nuova alcuna quando sia per arrivare a Siena.
294
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] A dí 14 furno l’ultime mie; e la prima, che era breve lettera, mandai per un fante spacciato da questi Franzesi e la seconda detti a Giovanni Pandolfini, el quale mi dice averla mandata per le poste di Ferrara. [4] Duolsi detto Giovanni non essere suto rimborsato delli spacci li ho fatti fare e mi ha pregato lo ricordi a vostre Signorie, e io lo fo constretto da la necessità, perché, occorrendo cosa che avessi bisogno di subito avviso, rimarrei a piè quando e’ non fussi satisfatto; e referiscemi esserli suto scritto da parte che non ch’altro e’ ne ha ricevuto poco grado per avere servito, il che gli duole tanto piú. [5] Scrissi per la preallegata ultima mia quanto s’intendeva delli Spagnoli e quello mi aveva detto messer Ambruogio del Landriano, el quale manda costí un suo uomo che porterà lettere del Cardinale e mie in sua raccomendazione. [6] Né per questa, circa a messer Ambruogio, ho che dire altro se non che con desiderio attendo risposta di quello se li abbi a fare intendere. [7] E quanto alli Spagnoli si è verificata la nuova; e in questa fia un capitulo d’una lettera scritta a Gaeta del tinore vostre Signorie vedranno. [8] Stassi con espettazione di quello debba seguire, ancora che sia chi creda che questa cosa farà la pace piú facile quando e’ non seguiti maggiori sdruciti; saranno vostre Signorie avvisate di quello seguirà.
[9] Le ultime lettere di vostre Signorie delli xi diritte al Cardinale, mi ha detto sua Signoria Reverendissima averle comunicate al Papa, e che resta sopra a modo contento della concessione li è suta fatta di don Michele; non si è già resoluto come o quando lo voglia fare venire. [10] Crede el Cardinale che se ne risolverà per tutto dí domani. [11] El capitulo dello avviso de’ 6 dí di Francia piacque ancora a sua Santità; dispiacquelli ben che cotesti sua fussino suti impediti da le nevi, rimase tamen paziente procedendo la cagione da Chi è piú gran maestro di lui, e cosí sta sospeso in su quello che della gita loro abbi a nascere. [12] Lo ’mbasciadore viniziano è in sul placare el Papa, e per ancora non ci ha trovato stiva. [13] Corteggia continuamente San Giorgio e qui è chi dubita che non cerchi per suo mezzo fare contento el Papa che li acquiesca a Favenzia e a Rimini, e prometta all’incontro favorire e’ nipoti suoi per rimetterli in Furlí e in Imola. [14] Credesi che ’l Papa non ci sia per acconsentire. [15] Né manca qui chi attende a scoprire queste pratiche e attraversarle.
[16] Aspettasi l’ultima resoluzione di Citerna e il mandato per le cose del Valentino. [17] Raccomandomi alle Signorie vostre quae bene valeant. [18] Romae, xvi decembris 1503.
[19] Servitor Niccolaus Maclavellus Secretarius.
295
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini. [3] Apportatore di questa sarà uno uomo di messer Ambruogio da Landriano el quale viene costí mandato da lui a ricordare e’ suoi bisogni; e perché io ve ne scrissi a lungo per la mia de’ xiiii non mi distenderò altrimenti in questa cosa, referendomi a quanto scrissi allora e a quanto da questo presente mandato sarà esposto a vostre Signorie. [4] Alle quali io raccomando infinite volte messer Ambruogio, costui e me. [5] Bene valete. [6] Ex urbe Roma, die xvi decembris 1503.
[7] Servitor Niccolaus Maclavellus Secretarius.
[Scritti di governo]
296
[1] Antonio Iacomino. [2] Die xxviii decembris 1503.
[3] Noi abbiamo differito el fare risposta a le tua ultime de’ 23 a questo giorno perché aspettavamo la tornata di Pier Francesco Tosinchi per intendere da lui se ci aveva a referire di coteste occorrenzie alcuna cosa che meritassi rescrivertene. [4] È giunto qui detto Pier Francesco questo dí e, inteso lui e veduto le tue lettere, ti rispondereno prima particularmente circa la lettera che hai ricevuta da el Signore Antonio per la quale ti ricerca di parere quello debba rispondere al Vescovo di Raugia che lo conforta a mettere quella terra in mano del Papa. [5] E ci pare che tu come da te li debba scrivere per risposta una lettera breve: e prima mostrarli come per noi non è restato né resterà d’intercedere appresso alla Santità di nostro Signore in suo favore e che noi non siamo per mancare in alcuna parte appresso a quella per favorirlo e per servarlo; ma che avendo sua Signoria li Oratori suoi a Roma può, secondo le lettere e risposte di quelli, consigliarsi benissimo. [6] E’ quali lo debbono ragionevolmente tenere avvisato di quanto occorra. [7] E cosí ti rimetterai a loro e di nuovo li mosterrai come a Roma non si manca per la parte nostra del debito per favorirlo.
[8] Scrivendoci tu come el Marchese dal Monte non può passare le alpi co’ cavalli grossi rispetto a’ tempi, ci pare che tu lo facci, quando e’ non fussi mosso, fermare di costà. [9] E in cambio di quello, voliamo facci venire messer Bandino con la sua compagnia a questa volta, perché stimiamo che a cavalli leggieri el passo sarà molto piú facile. [10] E levato che messer Bandino sarà di costà, se prima non fussi occorso il farlo, potrai ritirare ne’ suoi alloggiamenti el Signore Giovanni Antonio Dal Monte quando vedessi che portassi periculo a stare dove egli è secondo che tu accenni. [11] Altro non ci occorre che commendarti delli avvisi e confortarti a seguire in quella diligenzia hai usata infino ad ora.
[12] Postscripta. [13] Sarà alligata a questa una patente per accompagnare messer Bandino a questa volta come ti si dice. [14] E quanto al tornare tuo, Pier Francesco ci ha esposto el tuo desiderio: impegneremoci presto compiacertene.
297
[1] Capitaneo Campiliae Lionardo Salvucci. [2] xxviii decembris.
[3] Intendendo noi come a Genova s’armano quattro galee, e avendo ricerco a che fine si facci tale preparazione, aviamo presentito come le potrebbono pigliare la via per a Piombino per occupare el suo stato a quello Signore. [4] E desiderando ovviare a tale cosa e farci da ogni parte quelli remedii che ci sono opportuni, voliamo che dopo la ricevuta della presente ti parta la prima mattina di buona ora di costí e ne andrai a Piombino, e ti presenterai a quel Signore e li darai una lettera di credenzia che sarà con questa; e dipoi per nostra parte li dirai come, essendo noi suti cagione che si truovi in casa sua, desideriamo ancora continuamente di mantenervelo; e non possiamo fare, sendo desiderosi della sua salute, di non lo avvertire di tutto quello s’intende che lo potessi offendere. [5] Pertanto, avendo inteso come a Genova si armano le dette galee e potrebbe essere in preiudizio del suo stato, ci è parso farlo intendere a sua Signoria per uomo espresso, parendoci che cosí meriti la gravità della cosa. [6] E da nostra parte lo conforterai ad aver cura alle cose sue e a por mente di chi e’ si fida e a chi e’ commette e’ luoghi importanti del suo stato. [7] E cosí da ogni parte pensi alli remedii, offerendogli che di noi si può promettere tutto quello che altra volta per esperienza ha visto, e tanto piú quanto ne avessimo piú commodità. [8] E cosí li farai capace questa cosa e ci risponderai particularmente quello che da lui arai ritratto e, richiedendoti di alcuna cosa particulare, rimettera’ti a scrivercene e noi ti rispondereno quanto vorremo facci. [9] Voliamo ti ritorni la sera medesima a Campiglia.
[10] Sarà con questa, come ti si dice, una lettera di credenza a quel Signore, la quale fia contrassegnata con una croce, e di piú un’altra lettera pure a detto Signore ma sanza contrassegno. [11] E questa non voliamo porti teco, perché la si querela con lui dello avere dato ricetto e salvocondotto a grani e uomini pisani: e però la lascierai a Campiglia. [12] E tornato che tu sarai da Piombino, un dí dipoi e non prima, manderai detta lettera a detto Signore.
298
[1] Antonio Iacomino. [2] Die 30 decembris 1503.
[3] L’ultima nostra fu addí 28 responsiva a le tua de’ 23. [4] Abbiamo dipoi la tua de’ 26 piena di avvisi delle cose di costà, de’ quali ti commendiamo assai, perché ci è grato intendere giornalmente come succedono coteste cose; e parendoci che tu abbi risposto prudentemente al Conte di Cusercule, non te ne dareno altra instruzione; solo ti confortiamo a procedere cosí e intrattenerlo, avvisandoci se altro nascessi in suo disfavore. [5] E circa al Signore Antonio Ordelaffi, per quella de’ 28 ti si scrisse come avessi a rispondere alle domande sua, e cosí esequirai quando da lui fussi richiesto o di consiglio o d’altra cosa, dandone sempre nondimeno avviso a noi acciò possiamo di nuovo deliberarne se altro rispetto ci movessi.
[6] Noi non restiamo di sollecitare la Santità di nostro Signore e di ricordarli la libertà della Chiesa e lo onore suo proprio. [7] E, secondo si ritrae, è volto a fare ogni cosa. [8] E se per infino ad ora non se ne è visto altro che parole, si può escusarlo per non avere forze, sendo nuovo nel pontificato; ma non può stare cosí lungo tempo. [9] E però ci pare da spandere costà queste voci a rincontro della iattanzia intendiamo fanno cotesti Proveditori veneti; e mostrare a cotesti uomini quando hai occasione di parlare loro che, se si persuadano per entrare sotto el governo de’ Viniziani di posarsi e fuggire periculo, s’ingannono; perché non è ragionevole che ’l Papa abbi pazienzia, né etiam che li altri principi che possono in Italia vi consentino: e cosí si verranno a tirare addosso piú guerra e stare in maggiore confusione e in piú periculo che mai. [10] E cosí sostenterai coteste cose el piú che potrai, avendoci drento quelli respetti che si convengono e che alla tua prudenzia parrà conveniente avere. [11] Commendiamti dello avere ricordato la buona guardia a tutti cotesti nostri castellani, e ci pare che sia bene li tenga vicitati spesso con le lettere. [12] E noi pensereno se alla rocca di Marradi è da fare particular provedimento e non se ne mancherà. [13] Vale.
299
[1] Antonio Giacomini Commissario Castricari. [2] Die ii ianuarii.
[3] Noi ricevemo iarsera la tua ultima de’ 30 del passato e restiamo avvisati come el Marchese dal Monte si era inviato per passare in Toscana nonostante le nevi etc. [4] Ma perché ti si scrisse medesimamente a dí 30 facessi venire alla volta qui di Firenze messer Bandino con la sua compagnia e facessi soprassedere costà el Marchese, e intendendo ora el Marchese essere partito e avendo noi bisogno di messer Bandino, vogliamo che, nonostante la partita del Marchese, facci venire ancora a questa volta messer Bandino detto con la sua compagnia perché ci torna a proposito averlo in Toscana. [5] Intendiamo appresso per la detta tua lettera come el Vescovo di Raugia è passato da Furlí per ire verso Imola e le parole che sono ite attorno, delle quali noi tegnamo poco conto sappiendo la Santità del Papa essere informata benissimo delle pratiche e dello animo nostro. [6] Desiderremo bene avere inteso che parole detto Vescovo ebbe con quelli uomini, e s’egli se ne andò con speranza o conclusione alcuna; il che tu t’ingegnerai ritrarre e ne darai avviso. [7] Commendiamti di quello hai scritto a detto Vescovo, e circa e’ castellani, e circa el Conte di Cusercole; né mancherai, come altra volta ti si è scritto e come ancora infino a qui non hai mancato, di favorirti in ogni parte con la industria, perché le cose non vadino a peggiore cammino che le si sieno al presente. [8] E quanto a quello che ti scrive messer Malatesta, non abbiamo che dirti salvo che ci piace lo intrattenga, dandogli per nostra parte buona speranza della condotta; significandogli che fra 6 o 8 dí se ne farà resoluzione e se gli farà intendere; e se infino a qui non si è fatto, è restato per certe occupazioni importantissime abbiamo aute.
[9] Circa e’ porci suti tolti a quello da Berzighella dal Bargello nostro, intendiamo quanto ne scrivi; e volendo noi procedere con piú iustificazione in questa cosa, abbiamo fatto parlare a’ Maestri di dogana e troviamo che quella condannagione che ’l Bargello allega delli 80 ducati è suta pagata; né giustificandoci loro el contrabbando, ci resolviamo che ad ogni modo la valuta de’ porci sia renduta al padrone poiché ’ porci sono venduti. [10] E però seguirai l’ordine hai cominciato, di fare ritenere tanto del salario che cotesti comuni hanno a pagare a detto Bargello, ché colui che ha perduto e’ porci sia satisfatto a 20 soldi per lira; e in questo userai buona diligenzia.
300
[1] Giovanni Ridolfi Capitano e Commissario Arretii. [2] ii ianuarii.
[3] El caso, del quale ci dai notizia per questa tua de’ 30, seguíto contro a quelli due Arretini per quelli 3 uomini di Battifolle ci è dispiaciuto assai per tutte quelle cagioni che prudentemente ci discorri. [4] E avendo noi esaminato questo caso, ci occorre farci dua provisioni: la prima, seguire contro alli delinquenti; la seconda, vedere, per via di concordare cotesti cittadini con quelli tre comuni, porre fine che per lo avvenire non possi nascere piú un tale disordine. [5] E circa la prima cosa non ti direno altro, presupponendo che per te medesimo proceda contro a detti delinquenti secondo li ordini; e quanto allo accordarli, el modo che ci è suto proposto non ci potrebbe piú satisfare, parendoci non molto difficile e ragionevole, e però vi andrai dreto e tirerai la cosa innanzi. [6] E perché questa cosa si governi e maneggi ancora con maggiore reputazione, ne scriverrai alli ofiziali deputati sopra cotesta provincia, e’ quali, avendo udito la tua lettera, sono nella sentenzia nostra e appruovono quanto hai fatto. [7] Vale.
301
[1] Al Capitano di Val di Bagno Bartolomeo Frescobaldo. [2] Die iii decembris 1503.
[3] Egli è stato a noi un cancelliere dello abate Basilio e ci referisce come tu hai fatto richiedere alla tua corte o vero gravare l’erede di Romovaldo, suo fratello, e Francesco di Piero di Nofri di costí a pitizione di certi uomini di Frassineto, Corezzo e Monte Fatucchio per avere loro servito e’ sopraddetti di grano e vini e altre robe necessarie a vivere, quando, per la guerra di Casentino suta nel 1498 tra ’ Viniziani e questa città, Romovaldo e Francesco detto furno lasciati a guardia di detti luoghi dopo la recuperazione d’essi. [4] E richiedendoci el sopraddetto abbate che si provedessi che ’ parenti e uomini suoi non avessino danno di quelle cose che per conto pubblico avessino in quelli tempi aute, e parendo la domanda iusta, considerata la natura della cosa, t’imponiamo che intenda bene questo caso. [5] E essendo vero che ’ sopraddetti Romovaldo e Francesco abbino con i detti uomini contratto el soprascritto debito nel detto anno 1498 durante la guerra co’ Viniziani e per conto di essere suti serviti mentre guardavono e’ sopraddetti luoghi, voliamo che al tutto soprassegga e suspenda ogni azione avessi cominciato contro a detto Francesco e robe di detto Romovaldo infino a tanto non ti se ne scriva altro dal Magistrato nostro. [6] E tenendosi alcuno gravato di noi, lo farai comparire qui.
302
[1] Iohanni de Fodengis Capitaneo Cortonae. [2] Die iii ianuarii 1503.
[3] Egli è suto al Magistrato nostro Tonio di Meo Corbelli, e ci referisce come lui e Agnolo, suo fratello, tolsono nello svaligiare don Michele un cavallo, una corazzina, una tazza e una spada a Pandolfo da Castello, e come tu li constrigni a restituirle e hai preso Agnolo detto; la quale cosa, quando sia cosí, è contraria alla mente e animo nostro: perché noi giudichiamo che chi ha svaligiati e’ soldati di don Michele e del Valentino abbi bene guadagnato. [4] E essendo Pandolfo soldato del Valentino, non sappiamo per quale cagione debba riavere le cose sua o perché Agnolo le debba rendere. [5] E però, se altro non ci è sotto che noi non intendiamo, libererai Agnolo ad ogni modo e, essendoci altra cagione, ce ne scriverrai.
303
[1] Agnolo Acciaiuoli Capitaneo Liburni. [2] iiii ianuarii.
[3] L’ultime tue sono de’ 26 e 28 del passato. [4] Intendiamo per la prima quanto scrivi del galeone del grano, del quale ti avvertimo. [5] Arai aúto dipoi altre lettere nostre che ti significavano come detto galeone era spelagato a Piombino e crediamo arai usato diligenzia per vedere che non passi in Pisa. [6] E quanto a li archibusi, non avendo tu assegnamento da pagarli, non sappiamo che dirtene. [7] E perché tu ci ricerchi di licenzia di potere vendere certe vene sono state costí piú tempo e ricercando noi questo caso, troviamo che dagli antecessori nostri le furno licenziate alli padroni e te ne scrissono; ma perché la lettera fu data alli padroni, pensiamo, poiché non la hai auta, che detti abbino differito el portarla a loro commodità. [8] E però di queste vene non voliamo deliberarne, ma t’imponiamo ne esequisca quanto dagli antecessori nostri ti è suto scritto. [9] Intendiamo ancora come arrivorno costí le dua galee: piaceci che da l’un canto abbi aúto buona cura alla terra, dall’altra ne le abbi mandate bene contente di noi. [10] Attendi alla buona guardia come merita cotesto luogo.
304
[1] Antonio Giacomino. [2] Die v ianuarii 1503.
[3] Per la ultima tua del secondo del presente restiamo avvisati di quanto scrivi delle cose di costà, di che ti commendiamo assai. [4] E quanto a’ ducati 400, de’ quali tu se’ ricerco dal Signore Giovanni Antonio Ordelaffo, non possendo provedernelo come desiderremo, lascereno ordinare la risposta a te; la quale t’ingegnerai sia tale che lo mantenga meglio disposto verso di noi si può, mostrandogli sopratutto che non si manca di favorirlo a Roma, come sua Signoria monstra di avere inteso da’ suoi Oratori; e li farai fede che e’ nostri Oratori e’ quali ultimamente si sono mandati alla Santità del Papa, hanno auta da noi commissione particulare di favorire e aiutare assai, in tutto quello fia loro possibile, le cose di sua Signoria. [5] E nonostante questo se ne è riscritto di nuovo al Cardinale Reverendissimo di Volterra e, secondo le relazione sua, s’intende el Pontefice essere bene volto. [6] E cosí ci pare che tu, con simili e altri termini che alla prudenzia tua occorreranno, lo intrattenga: perché in vero e’ non si manca, né mancherà di quello ofizio che si dice di sopra. [7] All’altre parte di detta tua lettera, non contenendo altro che avvisi, non ci occorre altro che commendarti ut supra e confortarti a seguire d’intrattenere el Vescovo di Raugia secondo l’ordine e le commissione che altre volte ti se ne è date.
[8] Noi ti scrivemo tre dí fa come fra pochi dí ci risolveremo della condotta di messer Malatesta, il che seguí iarsera: perché, avendo presa autorità di condurlo, ci siamo resoluti darli cinquanta balestrieri a cavallo; e però voliamo liene facci intendere e concluda seco detta condotta in forma valida, obbligando lui da l’una parte e te da l’altra in nome nostro, con promettere che noi ratifichereno a quanto arai fatto. [9] Le condizioni della condotta voliamo sieno queste: che debba tenere cinquanta balestrieri a cavallo oltre alla persona sua; e debba avere di soldo ciascun mese e per ciascun balestrieri 4 ducati d’oro e un quinto e, per la persona sua, 18 ducati d’oro; debba durare tale condotta sei mesi fermi e sei a piacimento del Magistrato nostro; e debba cominciare el primo dí di marzo proxime futuro. [10] Esequirai quanto ti si commette e darai avviso; e li farai intendere con quanta opinione e esperanza si è fatta questa condotta e come, da questo principio, e’ può e debbe sperare ogni onore dal canto nostro, pigliando esemplo da coloro che per tutti e’ tempi ci hanno servito.
305
[1] Nicolao Magistri Luce Potestati Buggiani. [2] Die 8 ianuarii 1503.
[3] E’ ci è fatto intendere come, avendo aúto certe parole insieme Maestro Iacopo e Filippo da Bologna, abitanti costí, da una parte, e Bernardino e Meo maliscalco di costí, da l’altra, questo Bernardino e Meo andorno con piú persone per sforzare la casa di detto Maestro Iacopo e Filippo e ruppono usci e con sassi guastorno certo suo tetto quivi propinquo; donde tu al presente cerchi di comporli insieme, ma pare che de’ danni ricevuti tu non voglia ragionare alcuna cosa. [4] E ricercandoci detto Maestro Iacopo di favore, t’imponiamo vegga e intenda con piú diligenzia questa cosa e facci ragione all’una parte e all’altra secondo che richiede e vuole lo onesto e el ragionevole.
306
[1] Domino Criaco de Burgo Sancti Sepulcri. [2] Die 9 ianuarii.
[3] Occorrendoci avere bisogno della opera vostra in cosa importante e da operarvi con utile nostro e onore vostro, vi facciamo intendere come noi desideriamo che subito allo arrivare di questa montiate a cavallo e vi transferiate qui al Magistrato nostro; e se avete costí alcuno capo di squadra e uomo vostro fidato e valente, lo merrete con esso voi. [4] Di nuovo vi facciamo intendere come desideriamo vegniate subito subito dopo la auta di questa. [5] Il che a noi farà piacere grandissimo e a voi onore e commodo. [6] Né di questo mancherete per cosa del mondo.
307
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascine. [2] Die 9 ianuarii.
[3] Avendo inteso in questo punto che siamo ad ora una di notte come Borgo Rinaldi e Morgante dal Borgo, che erano connestaboli alla guardia di Livorno, sono stati presi da’ Pisani e menati in Pisa; e parendoci che quello luogo a stare cosí sanza capi stia con periculo grande e desiderando farvi provedimento con prestezza, ci è parso mandarti la presente in diligenzia e importi che subito comandi per nostra parte a Manno dal Borgo, connestabole nella Verucola, che subito sanza mettere tempo in mezzo con tutta la sua compagnia si transferisca, in quel modo e per quella via che e’ crederrà condursi piú presto e piú securo, a Livorno per stare a la guardia di quella terra infino a tanto che per noi se ne faccia altra provisione. [4] E questo non vuole mancare che seguiti subito dopo la arrivata di questa. [5] E a Carlo da Cremona che rimarrà nella Verucola ordinerai per parte nostra che nella assenzia di Manno non esca per conto veruno della Verrucola, né permetta ancora alli suoi compagni che n’eschino; ma attenda in questo tempo che rimane solo alla guardia di quello luogo e lasci ogni altra cosa da parte. [6] E benché noi crediamo che, non avendo detto Carlo a fare altro che a guardare quella Verucola, la sua compagnia basti, nondimanco, quando fussi giudicato altrimenti e che non bastassi, vi potrai mandare qualcuno di quelli capi di squadra del Conte Checco con qualche compagno. [7] In summa, ordinerai che Manno vadia subito dove è detto di sopra e che Carlo, che rimane, faccia el debito suo in guardare quello luogo e soprattutto non ne esca.
308
[1] Capitaneo et Commissario Liburni. [2] Die 9 ianuarii 1503.
[3] Ancora che del caso seguito costí di Borgo e Morgante suti presi a prigioni da’ Pisani tu non ne scriva alcuna cosa a lo ofizio nostro, tamen, avendolo inteso per la tua delli 8 dí diritta a’ nostri Eccelsi Signori, non aviamo voluto mancare di provedervi come al presente si può e di ricordare a te quanto ci accade. [4] E prima, non possiamo a nessun modo commendare Borgo e Morgante ad essere usciti fuori tutti a dua tanto abbandonatamente, né te che lo abbi permesso loro, o vero che ti sia portato in modo con quelli che li abbino presunto tutti a dua insieme uscire fuora sanza tua licenza. [5] E veramente per ogni capo e da ogni parte questo caso non ci potrebbe piú essere dispiaciuto. [6] E perché noi abbiamo giudicato che questa cosa voglia presto rimedio, abbiamo ordinato che Manno dal Borgo, che si truova alla guardia della Verrucola, si transferisca costí con la sua compagnia infino a tanto che si pensi di altro capo e altra piú sufficiente guardia a guardare cotesta terra. [7] E tu, mentre che Manno differisce a venire – che non doverrebbe però giugnere costí molto dopo a questa lettera – attenderai a fare che non seguiti maggiore male insieme con Giovanni Rinaldi e Giannone d’Arezzo; al quale farai intendere per nostra parte che el trovarsi lui costí ci ha in buona parte alleggerito el sospetto di cotesto luogo; e lo conforterai a stare vigilante e a fare quella opera che si conviene ad uomo di fede e prudente come sempre è stato; e tu non dormirai, ma raddoppierai la vigilanza e diligenzia in ogni parte, perché crediamo che i Pisani abbino fatto questo tratto non tanto per pigliare quelli prigioni, quanto per sfornire Livorno di guardia e potere tentarlo poi per qualche via avanti si rifornisca. [8] E però di nuovo ti si ricorda lo stare vigilante.
[9] Alla tua de’ 5, la quale ci mandasti per Antonio da Certaldo, non occorre fare altra risposta. [10] Ricordiamoti solo lo scriverci particularmente il caso seguíto e quanti fanti si sono perduti di coteste compagnie. [11] Vale.
309
[1] Commissario Cascine Iuliano Lapi. [2] Die x ianuarii.
[3] Iuliano di Ghirigoro da Barga ci fa intendere avere condotte certe sue pecore in costà e volerle pascere fra Lari e Palaia e come tu non lo hai acconsentito se prima non intendi lo animo nostro. [4] Donde ti significhiamo che la cagione perché e’ non si permette pasturare in coteste circumstanzie è prima perché ’ Pisani non si vaglino de’ salvocondotti che danno, l’altra, che non si vaglino delle prede che facessino, la terza, che non si dia occasione loro di scorrere in su el nostro, stando el bestiame in lato che presummino poterlo predare. [5] E per questa cagione, quando questi da Barga voglino tenere il bestiame loro in lato che non possa essere predato da’ nimici, e non sia una esca a tirarli in sul nostro, e non abbino salvocondotto da’ Pisani, e abbino accordato e’ padroni de’ paschi, ci pare che tu dia loro licenzia a potere tenere el bestiame dove non si porti periculo di alcuna delle dette cose; il che lascereno iudicare a te e alla prudenzia tua. [6] Vale.
310
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae. [2] x ianuarii.
[3] Noi ti scrivemo iarsera quanto ci pareva da operare per rimedio alle cose di Livorno sendo seguíto la presa di Borgo e di Morgante come tu sai. [4] Abbiamo dipoi aúto dua tue lettere delli 8 e 9 del presente; e per quella de’ nove restiamo avvisati come avevi per la prudenzia tua provisto di mandare a Livorno Pagolo da Parrana con 30 fanti, di che ti commendiamo. [5] E benché tale provisione, come ti si dice, ci satisfaccia, nondimanco, importando quello luogo quanto fa, ci pare a proposito che oltre a Pagolo da Parrana detto si mandi a Livorno Manno dal Borgo con la sua compagnia, secondo ti si scrisse iarsera; se già e’ non ti paressi, mandandolo, sfornire troppo cotesti luoghi di fanti, il che, quando non sia, ci piacerà ve lo mandi ad ogni modo; e ci darai avviso di quanto arai fatto. [6] E circa la lettera tua delli 8 dí ti respondereno ad ogni cosa generalmente, e questo: che infino non si accrescono costà altre forze non ci pare per alcuno modo di tentare cosa alcuna; e però riserbereno el gastigare quelle ascolte a piú commodo tempo. [7] E cosí ordinerai a cotesti soldati che per ora non scrivino alcuna cosa a Lucca e che, quando e’ sarà tempo, si farà loro intendere. [8] E soprattutto ti ricordiamo e commettiamo attenda a guardare cotesti luoghi sanza tentare altri partiti. [9] E cosí avvertirai e’ connestaboli di Vico e della Veruca che attendino ciascuno a guardare quel luogo gli tocca in guardia, e in questo userai buona diligenzia e prudenzia come se’ uso.
[10] Sarà con questa un comandamento al figliolo di Carlo da Cremona, acciò se ne serva in quel modo che tu lo ricerchi. [11] Vale.
311
[1] Capitaneo Liburni Angelo Acciaiuolo. [2] Die x ianuarii 1503.
[3] Iarsera ti si scrisse quanto ci occorreva in risposta della tua delli 8 dí che tu avevi scritta a’ nostri Eccelsi Signori circa el caso seguito di Borgo e di Morgante. [4] Abbiamo dipoi aúto dua tue lettere delli 8 e 9, per le quali tu ci scrivi el medesimo avevi scritto a’ Signori nostri. [5] E di nuovo ti replichiamo che questo caso ci dispiace assai e molto piú per parerci che sia seguito per la poca prudenzia di quelli capi e per il cattivo ordine tuo. [6] Ricordiamoti pertanto usare piú cauzione per lo avvenire e raddoppiare la diligenzia perché non nasca disordine maggiore. [7] E, come iarsera ti si scrisse, si è ordinato che Manno dal Borgo con la sua compagnia venga costí; e Giuliano Lapi ci avvisa averti mandato Pagolo da Parrano con circa 30 fanti; e cosí giudichiamo possa intrattenerti tanto che per noi si faccia provedimento migliore e piú ordinato. [8] E soprattutto ti si ricorda non permetta che cotesti soldati nostri eschino fuora, ma li farai attendere a guardare cotesta terra come è lo ofizio loro e tuo. [9] E circa le munizioni delle quali ci ricerchi, vedreno provederti. [10] Vale.
312
[1] Antonio Iacomino. [2] Die xi ianuarii 1503.
[3] E’ ci resta a fare risposta a due tue lettere de’ 7 e 8 del presente. [4] E intendiamo per quelle che provisione ti occorrerebbe fare per securtà di cotesti luoghi, e ti commendiamo de’ ricordi ne hai dati, e’ quali si esequiranno secondo si potrà e che si conoscerà el bisogno. [5] E per al presente non manchereno di rinfrescare coteste fortezze che ne hanno piú di bisogno, e digià abbiamo mandato Bartolomeo Peruzzi con 20 compagni nella rocca di Marradi, e cosí provedreno Monte Poggiolo e altre simili a queste d’importanza. [6] E circa le cose di costà e alli avvisi che tu ricordi, non ti possiamo dire altro fuora di quello che infino a qui ti si è scritto: perché bisogna osservarle e intrattenerle con el medesimo ordine si è fatto infino a qui, tanto che si vegga che aiuti si possino farvi maggiori. [7] E perché tu per la tua ultima ci scrivi che ’l Castellano di Furlí comincia a prestare archi a quel Signore e che detto Signore, quando el mercato vadia inanzi, è per richiederci etc., ti facciamo intendere come noi crediamo che questo sia uno inganno quando pure questa pratica andassi innanzi: perché pensiamo che altro disegnassi trarci danari di mano e valersi poi di quello stato a suo modo. [8] Però ci pare che, sendo tu richiesto di alcuno particulare, non prometta alcuna cosa, ma dia buone parole e te ne rimetta a noi giuocando el gioco in modo largo, che a noi stia el deliberarne; e che ancora la pratica si tenga costí appiccata e in speranza sanza romperla, come tu saprai fare per la prudenzia tua, alla quale ci rimettiamo.
[9] Dua sere fa si creò nello Ofizio delli 80 Gherardo Corsini tuo successore in cotesta provincia. [10] Ingegneremoci espedirlo quanto prima fia possibile acciò te ne possa ritornare. [11] Di nuovo non abbiamo che scriverti, non ci essendo innovato altro di verso Roma, e di Francia non ci essendo ancora lettere che significhino quello disegni el Re dopo la perdita di queste sua genti del Reame.
[Seconda legazione in Francia]
313
[1] Regi Francorum. [2] Die xviii ianuarii mdiii.
[3] Christianissime Rex etc. [4] Mittimus ad Christianissimam Maiestatem vestram Nicolaum Maclavellum, civem et Secretarium nostrum mandavimusque illi multa que sibi exponeret; in quibus precamur fidem haberi sibi certissimam. [5] Erunt enim verba nostra que nostro nomine Maiestati vestrae exponet, cui nos civitatem et populum nostrum humillime conmendamus etc.
314
[1] Cardinali Rothomagensi. [2] Die qua supra.
[3] Reverendissime in Christo Pater etc., venit ad Christianissimum Regem missus a nobis Nicolaus Maclavellus civis et Secretarius noster, mandavimusque illi que nostro nomine expositurus sit. [4] Reverendissime Dominationi vestrae placebit ob id sibi fidem habere non aliam quam si coram nos cum ea loqueremur.
315
[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.
[2] Commissione a te Nicolò Machiavelli mandato al Cristianissimo Re di Francia.
[3] Deliberata die xix ianuarii mdiii.
[4] Niccolò, tu cavalcherai in poste a Lione o dove intenderai trovarsi la Maestà del Re Cristianissimo, per via di Milano, e porterai teco lettere di credenza a quella, al Cardinale di Roano, e due altre sanza soprascritta, per servirtene dove fussi piú necessario; e un’altra ancora a Niccolò Valori, Oratore nostro in quel luogo, con il quale, allo arrivar tuo, tu parlerai di quanto ti abbiamo dato in commissione, conferendogliela tutta, acciò lui intenda la causa dell’andata tua là, e ti ragguagli di quanto fussi successo e avessi inteso lui delle cose di là, dopo la partita tua di qui; e dipoi insieme vi presenterete al Re per significarli tutti li infrascritti effetti. [5] E’ quali voliamo che si diano bene ad intendere con tutte le loro circumstanze e non si lasci indrieto alcuna parte acciò si monstri chiaramente in che termine sono venute le cose di qua, dove le si possono ridurre ancora, e che a noi è forza, per non perire, vedere e intendere chiaramente tutti li pensieri e disegni loro. [6] E ha a servire questa tua andata a vedere in viso le provisioni che fanno e scrivercene immediate e aggiugnervi la coniettura e iudizio tuo, e quando fussino di qualità da non vi si riposare su per esser piccole, incerte e con tempo, fare bene loro intendere che a noi non è possibile provedere di tante forze che bastino a salvarci, né punto securo aspettare e riposarci in su aiuti che non sieno e grandi e presti e in essere. [7] Né tanto fare questi quanto monstrare la forza e necessità che si ha di cercare la salute nostra donde la possiamo avere perché noi non dobbiamo preporre alla conservazione nostra alcun altro respetto non ci restando altro che questa piccola libertà, la quale ci conviene salvare con ogni industria. [8] E per fare questa conclusione ti fia necessario discorrere alla Maestà sua, secondo che comporterà il luogo e il tempo, li pericoli che ci soprastanno: da uno canto da’ Viniziani, dall’altro dalli Ispagniuoli, con intelligenzia l’uno dell’altro; e come sieno condizionate le cose nostre, che ci troviamo da un canto la guerra di Pisa, dall’altro in Romagna li Viniziani con uno esercito a’ confini nostri, e tutti li altri vicini nostri mal disposti ordinariamente verso di noi; e dopo questa ruina de’ Franzesi, o di già acconci con li Ispagniuoli o in prossima disposizione a farlo, e con poche genti e quelle impegnate ne’ luoghi detti di sopra e un’altra parte disfatta nel Regno a’ servizii di sua Maestà. [9] Nelle quali cose noi non ti discorrereno alcun particulare, perché nella stanza tua qui ti è accaduto intender tutto: cosí che sia successo in Romagna e che si ritragga da Roma della deliberazione delli Ispagniuoli e di quanto poco si possa sperare dal Papa. [10] In che se ti mancassi alcuna cosa, lo potrai ricercare da Niccolò perché se li è scritto tutto e mandato copia d’ogni cosa e verisimilmente arà tutto appresso di sé; potrai ancora aggiugnere nel raccontare e’ pericoli nostri e dichiarare lo animo delli inimici nostri, raccontare la venuta delli rebelli nostri a Castello e Siena. [11] E di tutte queste cose, le quali tu discorrerai efficacemente con tutte le circumstanzie loro, farai alla Maestà del Re questa conclusione: che noi ti abbiamo mandato là per intendere lo animo suo e che provisioni disegni per mantenere quello li resta e di stato e di amici, significandoli che lo stato di Lombardia non porta piccolo pericolo se la Maestà sua non se ne risente vivamente e monstri ad ogni uomo con provisioni sufficienti che la vuole e può salvare e l’uno e l’altro; e per avere da quella Maestà consiglio e aiuto per salvare e noi e lo stato. [12] Crediamo che le risposte fieno gagliarde e si disegnerà assai cose, ma lo animo nostro è, e cosí ti commettiamo si replichi, che tali ordini e provisioni non ci bastano; ma è necessario che si espedischino subito e di qualità che li inimici e suoi e delli amici suoi si abbino ad astenere di molestare li stati suoi di qua e noi. [13] E che, non essendo tali, noi non vorremo essere assaltati e venire in pericolo di avere a cercare per altra via la salute nostra, sicome per lo opposito non siamo mai per partirci dalla amicizia sua e di volere essere seco in ogni fortuna, sempre che veggiamo via certa alla conservazione nostra. [14] A Niccolò Valori farai intendere la principal causa che ci ha spinto a mandarti là, è suta per le lettere che ricevemo ieri da Alessandro: per le quali s’intese, essere rotta la condotta de’ Baglioni e che noi ordinassimo il pagamento de’ x mila ducati in ogni fiera e lo avere ritenute le lettere nostre: che ci sono parsi l’uno segno da essersi spiccati in tutto dalle cose di qua, l’altro di non pensare se non a’ casi loro proprii e lasciare li amici che hanno tanto patito per loro in preda delli inimici loro; e l’altro di non si ricordare punto de’ meriti e della fede nostra. [15] E perché questi dua capi importano assai, ci pare, avendosene a parlare, si facci intendere che a noi parrebbe necessario fermare tal condotta per quelle ragioni che intendi tu medesimo e secondo che noi abbiamo scritto a Niccolò piú volte; e del pagamento de’ x mila ducati che noi non siamo per mancare né della fede, né delli oblighi nostri, ma non ci è già possibile a gravarci di piú spesa; e che essendo per lor causa e a loro instanzia obligati alla detta condotta, noi non possiamo supplire e all’uno e a l’altro, e che pensino a disobligarcene; dove, se si replicassi che non l’abbiamo ratificata, si potrà rispondere che la cosa è pur fatta e vi è lo obligo del Cardinale; e noi non teniamo sí poco conto di questi respetti che non ci paia necessario per onor nostro la resoluzione di tale obligo; e oltra questo si pensi e si ordinino le cose in modo che noi possiamo stare in fede e mantenere li oblighi, che avendo a patire e essere assaltati sanza vedere refugio non sarebbe possibile. [16] E monstrare ancora che né fermare e’ Baglioni né disobligare noi da ogn’altra cosa basta in tanti pericoli, ma che gli è necessario risentirsi e provedere come è detto di sopra. [17] Tutti questi medesimi effetti parlerai ancora con il Reverendissimo Legato, con Nemors e chi altro vi fussi che potessi aiutare questa materia con la Maestà del Re; in che voliamo usi diligenzia grandissima e ce ne scriva come prima ti fia possibile. [18] E poi che arai esequito questa commissione e fatto di là quelli ritratti che ti saranno suti possibili, te ne tornerai a tua posta, non parendo altrimenti allo Ambasciadore.
[19] Nel passar tuo da Milano visiterai quello Illustrissimo Signore Luogotenente e farai ancora a lui intendere tutti questi medesimi effetti in quel modo che si ricerca a lui e massime in farlo capace de’ pericoli che corre quello stato da ’ Viniziani che vi sono vicini e con lo animo che si vede, e dalli Ispagniuoli e’ quali s’intende mettono ad ordine le genti per venire avanti e che uno de’ principali remedii che abbi questa cosa è mantenere Toscana e conservarle tanto tempo la vita che il Re possa essere ad ordine. [20] E di tutto quello che tu parlassi seco confortera’lo a scriverne alla Maestà del Re, perché la esperienzia ci ha monstro che pochi ricordi li muovono piú che quelli de’ loro medesimi. [21] Noi, Niccolò, ti abbiamo detto in genere il bisogno nostro e commesso chiega al Re aiuto e consiglio come ci abbiamo a governare in tanti pericoli, e non si replicando altro, iudichiamo non si convenga dire altro, se non ricerchi. [22] Nel qual caso, dicendo loro voler provedere e che noi diciamo quello abbiamo pensato di rimedio, potrai replicare che a noi occorreva prima che la Maestà sua passassi e’ monti e se ne venissi a Milano; mandassivi nuove genti, e queste e quelle che vi sono si ordinassino in modo e si tenessino in luogo da non portarne alcuno pericolo; unissi insieme con la autorità sua tutti questi stati di Toscana; soldassi o Colonnesi o Orsini e li facessi grandi, e se non tutti, qualche parte, come sarebbano e’ Baglioni, con li quali si fermerebbe Siena, alla quale è necessario pensare; mantenere l’armata in questi mari di qua; cercare che il Papa si determini per lui e aggiugnere a questo quel che si è scritto altra volta del fermare e’ Svizzeri e altri, come ti potrà informare lo Ambasciadore, a chi si è scritto lungamente ogni dí tutti e’ successi delle cose e tutti e’ pensieri nostri.
[23] Ex Palatio nostro, die xix ut supra.
[24] Ego Marcellus Virgilius subscripsi.
316
[1] Magnificis Dominis, Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Giunsi questo giorno qui, circa a 22 ore, e sono stato con Monsignore di Ciamont, e espostoli la cagione perché io sono mandato ad el Re e perché io ho fatto la via di qua: acciò che sua Signoria intendessi quello medesimo da me che aveva ad intendere el Re e potessi scrivere a quella Maestà e raccomandarli gli amici e gli stati suoi proprii, mostrandogli e’ periculi che soprastavano e quali remedii ci erano. [4] Dipoi gli esposi quanto ho in commissione: e m’ingegnai farli bene capace bisognava che noi fussimo aiutati e che gli aiuti si vedessino in fatto come etiam in fatto si vedevano e’ periculi, perché, quando fussino vostre Signorie abbandonate, era necessario o aspettassino d’essere messe a sacco e vedere l’ultima ruina della vostra città, o accordarsi con chi fussi per sforzarvi quando bene non vi accordassi. [5] Parlai de’ Viniziani iuxta l’ordine mi fu dato, parlai de’ vicini di vostre Signorie e della confusione loro, e quanto era necessario ad el Re mantenerseli e riguadagnare di quelli che si fussino perduti; e mi sforzai non lasciare indreto di dirli alcuna cosa che mi paressi necessaria dire in questa materia non uscendo di commissione etc. [6] Sua Signoria, circa e’ periculi vostri e li rimedii loro, rispose generalmente; e prima, che non credeva che Consalvo fussi per venire avanti; dipoi, che, quando bene venissi, el Re arebbe bene cura alli amici suoi e a’ suoi stati e che non si dubitassi perché el Re non era per mancare. [7] E soggiugnendo io che queste cose non bastavano a chi aveva e’ nimici addosso, e narrandogli e’ riscontri si aveva che Consalvo fussi per seguitare la ’mpresa, disse: «Quando Consalvo vedrà l’armata del Re di mare essere raddoppiata e intenderà che in Lombardia sia una grossa banda di gente, e’ non verrà avanti in alcun modo». [8] Dissigli che l’armata di mare e le genti di Lombardia non defendevano la Toscana; rispose che ’l Papa sarebbe buono franzese e che Giampaulo era loro soldato e che ’ Sanesi starebbono forti. [9] Replica’gli che il Papa e li Sanesi vorrebbono vedere gli aiuti del Re in viso, non avendo forze per loro medesimi, e che gli era bene avere Giampaulo soldato, ma bisognava fermare la condotta. [10] E qui gli mostrai quanto era necessario fermarla e non solum fare di averlo soldato, ma obbligarlo con lo stato; faccendogli capace el piú che io posse’ che non era città in coteste parti piú a proposito per farvi testa e ritenere indreto e’ nimici che Perugia, raccozzandovi un 4 o 5000 fanti e 400 o 500 uomini d’arme, sendo la città fortissima di sito da non potere, sendovi la gente sopraddetta, né mai essere sforzata né etiam lasciata indreto. [11] E li persuasi el piú che io posse’ che gli era bene mantenersela e cosí acquistare degli altri soldati italiani. [12] Entramo dipoi in su queste amicizie che si doverrebbono fare fra questi spicciolati d’Italia con le Signorie vostre, ma che bisognava che la Maestà del Re c’interponessi l’autorità sua; concluse di scriverne ad el Re e cosí gli scriverrebbe dell’altre cose ragionate. [13] Persuasilo a mandare uno uomo proprio perché e’ venissi meco. [14] Disse che farebbe correre la posta e che io facessi diligenzia per trovare el Re, dal quale credeva che io arei tale risposta che le Signorie vostre starebbono bene secure; e nel partirmi da lui e’ disse forte in modo che chi era d’atorno poté udire: «Non dotté di rien». [15] Erami scordato dire a vostre Signorie che circa e’ Viniziani non mi disse altro se non che li farebbono attendere a pescare e che de’ Svizzeri erano securi.
[16] Io non ho ritratto altro da Monsignore di Ciamont che il di sopra e mi sono ingegnato scrivere alle Signorie vostre quasi le formali parole. [17] Parlai dipoi con uno amico di cotesta città el quale mi riconobbe perché era in Corte in quello tempo mi vi trovavo ancora io; e tiratomi da parte mi disse, mostrando dolersene, che faceva cattivo iudizio delle cose di questo Re perché sapeva che non posseva mettere mano a piú danari, aveva qui poche gente d’arme e, quelle, sparte in piú luoghi, non ci aveva fanterie, vedeva che bisognava lunghezza di tempo a condurci l’una cosa e l’altra, non sentiva né vedeva farne ordine alcuno; e da l’altra parte e’ nimici erano in sulla sella freschi in su la fortuna e in su la vittoria, tale che non conosceva che rimedio avessino non solum gli amici del Re, ma questo stato. [18] E tutto questo mi disse dolendosi e come uomo che temessi e non desiderassi queste cose; chi sia costui lo scriverrò altra volta per securo modo acciò che io non lo offendessi quando le lettere capitassino male. [19] Altro delle cose di qua non posso scrivere alle Signorie vostre per non avere possuto intendere altro in sí breve tempo; partirò domani circa a mezzo dí per a Lione. [20] Raccomandomi alle Signorie vostre. [21] Mediolani, die xxii ianuarii mdiii.
[22] Servitor Niccolò Machiavegli Secretario.
317
[1] Magnificis Dominis, Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini, io giunsi qui venerdí proxime passato circa 22 ore e cosí vengo ad avere osservato le promesse a vostre Signorie di esserci in 6 dí o prima, trattone el tempo missi nello andare da Milano. [3] Non ho che scrivere alle Signorie vostre delle azioni mia di qua perché confermo tutto quello ne ha scritto a lungo lo ’mbasciadore; aspettasi questa ratificazione della tregua, dopo la quale sarò espedito e porterò o una buona securtà mediante la pace o ordine da fare guerra. [4] El quale se fia o no securo per le Signorie vostre io non lo so, ma so bene che d’altro non si sarà possuto fare capace costoro. [5] Raccomandomi alle Signorie vostre. [6] Que bene valeant. [7] Die 30 ianuarii 1503, in Lione.
[8] E. D. V. [9] Servitor Niccolò Machiavegli Secretario.
[10] Quello che nel passare da Milano io scrissi che faceva tristo iudizio delle cose di quello stato pe’ Franzesi si chiama el Conte Piccino da Noara; dovvene notizia acciò possiate meglio riposarvi sopra l’opinione sua perché è conosciuto da qualunque è stato Oratore in Francia.
318
[1] Magnificis Dominis, Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc., poi che venne la ratificazione della tregua di Spagna io sono stato continuamente in su le staffe per venirmene a cotesta volta; e alla Magnificenzia dello Oratore parse che io non partissi prima che di qui fussi partito messer Francesco da Narni, mandato in costà per quelle cagioni che vostre Signorie aranno intese da detto Oratore; e aveva fatta deliberazione che io partissi seco. [3] Dipoi esaminando meglio la cosa, non volse partissi con lui giudicando che lo andare io con quello li togliessi reputazione e facessi parere questa sua venuta una cosa mendicata dalle Signorie vostre. [4] Truovomi ancora qui e per essere solo mi bisogna aspettare compagnia; e venerdí prossimo partirò sanza manco, nel quale tempo lo Ambasciadore partirà anch’egli per ire verso el Re. [5] Raccomandomi infinite volte alle Signorie vostre e mi rimetto delle cose importanti a tutto quello ne scrive e ne ha scritto l’Oratore perché è prudentissimo, sollecito e affezionato alla patria sua. [6] Bene valete. [7] Die xxv februarii 1503, in Lione.
[8] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.
[Seconda legazione al Signore di Piombino]
319
[1] Die ii aprilis 1504.
[2] Magnifici Domini etc. elegerunt et deputaverunt Niccholaum de Machiavellis ad eundum Plumbinum cum infrascriptis mandatis ad Dominum Plumbini. [3] Mandatorum vero tenor est is qui sequitur.
320
[1] Niccolò, tu cavalcherai a Piombino a trovare quel Signore per le cagioni che noi ti abbiamo referito qui a bocca: le quali ci sono parse di qualche importanzia e per lo interesse del Signore del quale si tratta principalmente e dipoi per il nostro: li quali desideriamo la conservazione di quello stato nel modo che si truova di presente. [2] E veggendo a’ confini de’ Sanesi mettere gente insieme e intendendo mala disposizione del popolo suo verso di sé, con molti altri accidenti che da diverse bande ci tornano alli orecchi, non possiamo fare di non essere curiosi e di non ne tenere conto e mettere ogni nostra industria per ovviare che nessuno altro v’entri o lo alteri in alcuno modo. [3] Le quali cose tu parlerai modestamente, faccendoli poi intendere che noi ti abbiamo mandato là per offerirli tutti quelli favori che li saranno necessarii e farli ancora poi provedere alla conservazione sua per ogni verso; e cosí li offerirai a fine se ne tragga uno de’ dua effetti, o tutti a dua insieme: l’uno è che sua Signoria torni in fede con esso noi, l’altro è che, se gli arà di bisogno di favore alcuno, noi lo proveggiamo; e a uno medesimo tempo si facci el bisogno suo e il nostro. [4] Nella stanza tua in quel luogo osserverai diligentemente tutte le qualità del Signore, la disposizione delli omini, che parte vi abbino e’ Sanesi e quale noi. [5] E passando da Campiglia potrai parlare con il Podestà nostro in quel luogo e pigliare informazione da lui di tutto quello che li occoressi dirti.
321
[1] Plumbini Domino. [2] Die ii aprilis 1504.
[3] Illustris Domine etc. [4] Della presente sarà esibitore Niccolò Malchiavelli, cittadino e Secretario nostro, quale noi mandiamo alla Signoria vostra per farle intendere alcune cose a iudizio nostro di non poca importanza. [5] Confortiamola a prestarli fede in tutto quello che lui le esporrà da parte nostra: e’ quali desideriamo, e in presente e in ogn’altro tempo, oltre alla conservazione sua, fare cosa che le piaccia.
[Scritti di governo]
322
[1] Alessandro Alamanni Capitaneo et Commissario Aretii. [2] Die xi aprilis 1504.
[3] Noi aviamo inteso come tu ha’ permesso che si apri una porta in cotesta città inconsueta a tenersi aperta; e parendoci che questi tempi richieghino di ristringere le guardie di cotesta città e non di rallargarle, t’imponiamo che alla ricevuta di questa facci riserrare o rimurare detta porta in quel modo che la era avanti che tu arrivasti costí. [4] Né di questo mancherai perché e’ si debbe sempre avere piú rispetto a’ commodi pubblici che a’ privati. [5] E quando per lo avvenire ti occorressi innovare cosa alcuna, te ne consiglierai sempre con questi Ofiziali deputati alla cura di cotesta provincia, o con esso noi, acciò che esaminandosi per piú si determini con maggiore prudenzia e piú cautamente.
323
[1] Vicario di Lari Cosimo Bartolini. [2] Die xi aprilis 1504.
[3] Perché Antonio da Certaldo ci scrive essere male servito di tutto quello che li bisogna avere di cotesto vicariato per tirare innanzi la palafitta e le fuste, ci dispiace assai che ne sopporti disagio. [4] E però di nuovo ti si scrive la presente e ti commettiamo ordini che Antonio predetto sia servito di tutti quelli uomini e bestie che lui ti ricercherà. [5] E userai ogni diligenzia e autorità a tale effetto perché voliamo che possa condurre le opere che li ha fra le mani, e quando per difetto d’altri egli avessi a soprassedere, ci dispiacerebbe.
324
[1] Antonio da Certaldo. [2] Dicta die.
[3] Questo dí abbiamo ricevuto la tua de’ dieci dí; e perché tu ti possa valere della autorità del Vicario di Lari, se li scrive la alligata; e scriviamogli in modo che doverrà fare quanto tu scriverrai.
[4] Piaceci che le fuste sieno cominciate; e parendoci che ’l numero de’ banchi sia a sufficienza, ti confortiamo a non perdere tempo, ma a tirare innanzi l’opera acciò che se le dia presto espedizione. [5] E quando ti bisogni danari avviserai e noi vedreno di provederti.
[6] Abbiamo ordinato che ’ Capitani scrivino al Proveditore loro per conto delle chiavagioni, e c’ingegneremo mandarti le lettere per questo fante.
[7] Le figure di Nostra Donna e San Giovanni si faranno dipignere e manderannosi colle prime. [8] El nome con che e’ si abbino a chiamare dette fuste, ci pare che sieno Maria e San Giovanni. [9] E di nuovo ti ricordiamo el sollecitare l’opera acciò che la si conduca bene e presto.
325
[1] Vicario Piscie Theghiario. [2] Die 11 aprilis 1504.
[3] Apportatore di questa sarà Giovanni Doria genovese: el quale è stato al Magistrato nostro, e referitoci come in sul Colle delle Donne fu assaltato da cinque balestrieri a cavallo e toltogli cavallo, danari e altre cose che da lui intenderai. [4] E perché e’ pensa che possino essere stati balestrieri di Pagolo da Parrano, e non volendo noi mancarli di iustizia, t’imponiamo che alla ricevuta della presente mandi con detto Giovanni al Borgo a Buggiano el tuo cavalieri e l’imponga che insieme col Podestà, al quale lui porterà la alligata nostra lettera, facci di vedere in viso tutti e’ balestreri di detto Pagolo. [5] E riconoscendo Giovanni quelli che lo assaltorno, ordinarai che subito li sia restituita ogni cosa. [6] E farai che per nostra parte e’ dica a Pagolo che nostro desiderio è che ’l predetto Genovese o riabbia le cose sua o rimanga al tutto giustificato che non sieno suti sua uomini, perché quando una di queste dua cose non seguissi, ci terremo male contenti di lui. [7] Usa in questo buona diligenzia e avvisa.
326
[1] Capitaneo Cortonae Nerio de Acciaiolis. [2] Die 13 aprilis.
[3] Lorenzo di messer Antonio Ridolfi cittadino nostro si è doluto a questo Magistrato come egli è alloggiato alla possessione che lui ha a Valiano quasi tutta la compagnia di messer Malatesta, e duolsi di essere carico tanto estraordinariamente. [4] Pertanto noi t’imponiamo vegga come quelle gente sono distribuite, e lo alleggerirai quanto è onesto, tanto che sopra le possessioni sua e e’ suoi luoghi non sieno né si paschino se non quello numero delle genti che ragionevolmente si debbono alloggiare, e in modo che a ragione non si potessino dolere.
327
[1] Al Signore Piero dal Monte. [2] Dicta die.
[3] Disegnando noi fare per avventura qualche espedizione onorevole, e desiderando che vi si truovi la persona vostra la quale per prudenzia e fede stimiamo assai, ci è parso farliene intendere per la presente; e ci sarà grato che subito ci significhiate quale sia lo animo vostro.
328
[1] Commissario Cascinae Iuliano Lapi. [2] Dicta die.
[3] Questo dí abbiamo ricevuto la tua di ieri e intendiamo quanto ci avvisi del Signore Giovanni da Gonzaga. [4] E perché noi desiderremo potere vedere a punto e’ casi nostri seco, t’imponiamo che alla ricevuta di questa rassegni tutti quelli uomini d’arme che detto Signore Giovanni si trovassi o costí o all’intorno; e scriverrai e’ nomi loro e e’ cavalli per peli e segni e ce ne manderai nota: in che userai diligenzia. [5] Alle altre parti della tua lettera non occorre risposta.
329
[1] Die 17 aprilis 1504.
[2] Mugiello marraioli 300 Iohanni Paulo de Loctis.
[3] Saminiato marraioli 300 Thommae Thebalduccio.
[4] San Giovanni 500 Sylvestro de Nardis.
[5] Prato 200 Antonio Berlingherio.
[6] Certaldo 400 Alexandro Acciaiuolo.
[7] Ripomarancie 100 Simoni Boncianio.
[8] Volterra 100 Iohanni Baptiste Bartholino.
[9] Pescia 100 Theghiaio Buondelmontis.
[10] Volendo noi seguire questo anno di molestare e’ Pisani per non mancare alla patria nostra di alcuna occasione per la quale si possa sperare che la si rientegri delle cose sua, t’imponiamo che subito dopo la ricevuta della presente dia ordine di fare per tutta la tua iurisdizione o vero provedere che si ordinino ..... marraioli, e’ quali possino essere presti a partire qualunque volta te lo scriverreno; e voliamo che sieno pagati per 15 dí dal dí che partiranno di costí per andare dove areno ordinato loro; e voliamo che dua terzi abbino falcette da secare e il terzo ronconi. [11] Farai dunque di ordinare gli uomini e il danaio; e terrai l’una e l’altra cosa ad ordine per inviarli dove e come ti scriverremo. [12] E soprattutto arai cura che si tolghino uomini sufficienti e ordinisi loro buoni capi che li sappino condurre, acciò che tu abbi onore e che noi ci tegniamo serviti; e però non mancare di diligenzia.
[13] Aggiugni a Volterra
[14] Esponendo a cotesti Magnifici per nostra parte come noi siamo certi che si troverrà in loro Magnificenzie quel buono e pronto animo che si è trovato sempre ne’ bisogni e imprese di questa Repubblica. [15] Vale.
[16] Aggiugni a Certaldo
[17] E perché e’ non sia controversia fra cotesto vicariato e quelli del Galluzzo, si è scritto a quel Podestà che ordini per la sua potesteria 125 marraioli, siché de’ 400 ti si commette non ne caricherai punto la potesteria predetta. [18] Vale.
330
[1] Alessandro Acciaiuoli. [2] Dicta die.
[3] Noi ti scrivemo pochi dí sono facessi 400 marraioli pagati per 15 giorni perché noi ce ne potessino valere a nostra posta, il che voliamo esequisca con diligenzia. [4] Ma perché noi intendiamo come a Castel Fiorentino e in certo altro luogo è morbo, vorremo si pigliassi espediente che ’l numero de’ marraioli non mancassi e che non si portassi periculo d’amorbare el campo nostro; e parebbeci da fare che quelli comuni amorbati soldassino de’ danari loro gli uomini che non fussino de’ luoghi infetti e pigliassigli de’ convicini. [5] Penserai a questa cosa e t’ingegnerai che ci sia drento, e nel numero de’ marraioli e nella securtà del campo, el desiderio nostro. [6] Vale.
331
[1] Nerio Acciaiolo Capitano di Cortona. [2] 20 aprilis 1504.
[3] Apportatore di questa sarà il Zerino nostro cavallaro, el quale noi mandiamo costà perché egli accompagni e conduca alla volta di Cascina per la via qui di Firenze messer Malatesta e el Signore Giovannantonio Dal Monte colle loro compagnie di cavalli leggieri. [4] E però voliamo che subito li facci muovere e a giornate convenienti gli facci venire a questa volta come ti si è detto. [5] El Signore Giampaulo ci ha fatto intendere come vorrebbe cominciare ad alloggiare delle sue gente d’arme in sul dominio nostro; e perché noi ce ne vogliamo servire presto, ci pare da farli ogni commodità. [6] Pertanto t’imponiamo gli consegni alloggiamento, secondo la consuetudine de’ soldati nostri, per tutti quelli cavalli e gente d’arme che lui ti mandassi. [7] E li manderai per uomo apposta e fidato la alligata nostra lettera per la quale noi lo sollecitiamo a cavalcare con tutta la compagnia.
[8] El Signore Iacopo Savello, el quale, piú settimane sono, conducemo a li stipendii nostri, secondo s’intende, è partito da casa co’ suoi cinquanta uomini d’arme per venire a servirci. [9] E perché e’ sarà in brevi dí costí, t’imponiamo lo riceva in sul dominio nostro; e subito con tutta la sua compagnia lo invierai alla volta di Cascina per questo camino e a questo effetto ti mandiamo una patente acciò possa mandare un tuo cavallaro che lo alloggi secondo la consuetudine de’ soldati nostri. [10] E lo potrà accompagnare infino a Castel San Giovanni e quivi ordinare che un cavallaro di quello Vicario lo accompagni infino qui con detta patente. [11] Usa buona diligenzia in queste commissioni acciò ti possiamo commendare. [12] Vale.
332
[1] Al Signore Giampaulo Balioni. [2] Dicta.
[3] Significhiamo alla Signoria vostra come noi abbiamo commesso al Capitano nostro di Cortona dia ricapito e alloggiamento, e secondo la consuetudine, a tutti quelli cavalli e gente d’arme li sieno mandati da quella; pertanto potrà vostra Signoria cominciare ad inviarli a sua posta. [4] Ma perché el paese è suto consumato da le genti che continuamente vi sono state questa vernata, e perché noi desideriamo che vostra Signoria al tempo debito scriva la sua compagnia e possa essere avanti li 8 dí di maggio in fazione in quello di Pisa, la confortiamo ad espedirsi con quanta piú prestezza può acciò che le sue genti non abbino a soprastare in Valdichiana; e noi possiamo fare in tempo el bisogno della Repubblica nostra. [5] E voliamo quella ne venga con la compagnia sua per la via qui di Firenze acciò che la possa scrivere la compagnia sua qui; e le facciamo fare volentieri questo cammino perché, oltre al piacere piglieremo di vedere le sue genti, esistimandole conforme alle qualità di vostra Signoria, le fareno fuggire certa pesta che in qualcheuno di quelli nostri castelli di Val d’Elsa da pochi giorni in qua si è scoperta. [6] Né per questa diremo altro; ricorderemo solo alla Signoria vostra di nuovo lo avanzare tempo, alla quale ci offeriamo. [7] Vale.
333
[1] Bernardo del Ciriagia. [2] Die xxii aprilis.
[3] Egli è stato fatto querela allo Ofizio nostro come a’ 25 dí del passato, trovandoti tu a Vada, vi capitò un don Carlo napoletano, fratello del Cardinale di Raona, al quale tu togliesti molte sue robe allegando che, essendo lui suddito delli Spagnoli nimici di Francia e noi amici de’ Franzesi, possevi come nimico nostro svaligiarlo. [4] La quale cosa come intendemo ci dette dispiacere grandissimo perché, nonostante che noi siamo amicissimi di Francia, siamo ancora amici di Spagna e abbiamo quel paese pieno di nostri mercanti dove sono onorati e ben visti; pertanto cosí come questa cosa è suta fuora dello animo nostro, cosí la vogliamo in ogni modo correggere; e però t’imponiamo che subito dopo la ricevuta di questa ponga in mano del Capitano di Livorno tutte quelle cose togliesti a detto Carlo, e farai che non ne manchi una stringa: e liene consegnerai per inventario. [5] Né differirai punto a farlo perché ci dispiacerebbe assai quando questa restituzione non seguissi. [6] E per lo avvenire ti porterai in modo che noi non abbiamo richiami ragionevoli delle opere tua, perché nostra intenzione fu, quando ti conducemmo, che andassi a li danni de’ Pisani e di chi portassi loro favori e non d’altri. [7] Di nuovo ti ricordiamo facci questa restituzione e ti porti prudentemente.
334
[1] Al Capitano di Livorno Neapoleono Aldrobandino. [2] 22 aprilis 1504.
[3] Alligata a questa sarà una lettera scriviamo a Bernardo del Ciriagia per la quale se li commette restituisca certe robe che tolse nel porto di Vada a’ 25 dí del passato a uno don Carlo napolitano, fratello del Cardinale di Raona. [4] E li commettiamo le restituisca subito tutte e le consegni a te; e perché tu le possa ricevere tutte ti mandiamo, alligato a questa, lo inventario di dette robe. [5] Presenterai a Bernardo la detta lettera e lo strignerai per nostra parte a metterti in mano tutte dette robe: le quali tu serberai a stanza nostra e ci significherai del seguíto; e dirai a Bernardo che noi lo abbiamo condotto perché gli assalti gli nimici e non li amici nostri. [6] Usa diligenzia in questa cosa che non manchi.
[7] Mandiamoti per questo cavallaro la paga di cotesti nostri soldati della quale el nostro Proveditore ti scrive appunto quanto occorra. [8] Vale.
335
[1] Alessandro Alamanni Capitano e Commissario Arretii. [2] 1504.
[3] A dí 29 del passato ti scrivemo una lettera a petizione d’Agnolo di Menco da Cieggiano; sono stati dipoi a noi Bartolino e Leardino da Cieggiano insieme con detto Agnolo. [4] E udito l’una parte e l’altra, ci pare raccorre che Totto fratello d’Agnolo sia quello che abbi participato piú della preda e sia piú in colpa per non la avere restituita; e non si essendo Agnolo suo fratello travagliato in questa cosa, ci pare che detto Agnolo sia disobbligato da detto suo fratello. [5] E però farai, in quel modo che ti parrà piú conveniente, che detto Agnolo sia disobbligo e che Totto detto solamente sopporti questo carico. [6] E tenendosi detto Totto gravato, lo farai comparire davanti a noi. [7] Vale.
336
[1] Al Potestà di Poggibonzi Francesco Torrigiani e a quello di Castelfiorentino Francesco di Giovanni Sergrisi. [2] 27 aprilis 1504.
[3] Ordinerai a chi tiene le poste costí che sotto pena della indegnazione nostra ti sieno presentate da lui tutte le lettere che vanno da Lucca a Roma, le quali lettere voliamo che tu legga tutte; e trovandovi lettere che sieno di Pisani o vadino a Pisani, ce le manderai; e cosí ci manderai quelle de’ Lucchesi che parlassino o di Pisa o di alcun’altra cosa pertinente allo stato nostro. [4] E el restante rilegherai e le manderai a loro viaggio. [5] Vale.
337
[1] Lorenzo Spinelli Commissario in Lunigiana, Piero Davanzati Commissario e Capitano in Montagna di Pistoia. [2] 29 aprilis 1504.
[3] Avendo noi per tutto mezzo el mese di maggio proxime futuro a trarre fuora lo esercito nostro in quello di Pisa per dannificare e’ Pisani, secondo la consuetudine delli anni passati, e avendo a passare con tale esercito in Val di Serchio per guastare da quella parte el paese di Pisa, e perché e’ potrebbe essere che ’ Lucchesi, o motu proprio o per suggestione d’altri, cercassino di molestare e offendere detto nostro esercito, e desiderando noi che l’insulti loro non possino offendere e’ nostri, ci pare da ordinare in modo el paese nostro con termine a loro, che gli ’ntendino come, movendosi, e’ sono per esserne gasticati e per non ne rimanere impuniti. [4] E volendo per questo che si osservino quelli ordini e modi che si sono osservati gli anni passati, t’imponiamo per la presente che tu tenga parati e ordinati con le armi tutti coloro che nella tua iurisdizione le possono portare; e quando intenderai che lo esercito nostro sia fuora e che sia per andare in luogo dove possa essere offeso da’ Lucchesi – di che sarai informato alla giornata da’ Commissarii di campo, e’ quali hanno notizia di tutto quello ti si commette in questa materia – voliamo in quel tempo facci personalmente di trovarti con quanti uomini potrai piú in su cotesti confini; e arai dato ordine per via di spie o cenni o velette d’intendere veramente se ’ Lucchesi o loro sudditi facessino alcuno insulto contro allo esercito nostro. [5] E quando te ne certificassi e ne avessi auti buoni riscontri e non altrimenti, intendendone bene il vero e non correndo a furia in nessun modo, ferirai e molesterai e’ Lucchesi, loro uomini e loro contado con le gente che saranno teco, in tutti quelli luoghi e in tutti quelli modi che tu crederrai loro piú nuocere, scorrendogli e trattandogli come nostri inimicissimi. [6] Ma arai avvertenza soprattutto, come di sopra si dice, di non ti levare a volo e di non fare uno simile insulto se non in modo iustificatissimo; perché voliamo solamente in questo caso reprimere le iniurie che ci fussino volute fare, e non offendere altri né muovere una guerra contro a chi non ce ne avessi dato occasione. [7] E però sarai prudente e di tutto t’intenderai co’ Commissarii di campo, a li quali scriverrai tutto quello ti occorre e secondo l’ordine loro a punto ti governerai; e’ quali Commissarii nostri doverranno essere in quello di Pisa per tutto dí sei o 8 del futuro. [8] Bene vale.
338
[1] A Bernardo del Ciriagia Capitano in mare. [2] 30 aprilis 1504.
[3] E’ ci dispiace intendere per questa tua come e’ ti è suto tolta la fusta e il brigantino, e piú ci dispiace per non intendere bene per questo tuo avviso la qualità del danno ti è suto fatto, né in che modo. [4] E perché noi non siamo consueti iudicare le cose al buio né intenderle quando le non ci sono dette o scritte, vorremo ci facessi meglio intendere come questa fusta e questo brigantino ti fu tolto, in che luogo e da chi, e perché, e se detti legni erano armati o no e donde partirono; dandoci ragguaglio appunto di questa cosa perché desiderremo intenderla e fermare una querela ragionevole da potersene dolere dove fussi conveniente, e etiam al tempo valersene quando la occasione lo patissi. [5] Oltra di questo, perché tu ci scrivi che noi ti diamo licenzia di valerti sopra e’ Genovesi, e da l’altra parte ci è suto detto che tu hai preso una scafa di grani di Genovesi, ti diciamo che noi non voliamo a nessun modo offendere e’ Genovesi perché non è punto al proposito nostro né de’ disegni nostri; e però, sanza espressa nostra commissione, non farai alcuno simile insulto. [6] E se avessi tolta alcuna scafa di grani la restituirai, se già tu non avessi riscontri veri che la andassi in Pisa: perché, come altra volta ti si disse, noi abbiamo per nimici tutti coloro che vanno a portare alcuna cosa in Pisa, e in questo caso la iustificazione è buona e nessuno si può dolere. [7] Tu intendi la intenzione nostra, la quale desideriamo che tu non preterisca. [8] Vale.
339
[1] Francesco Torrigiano Potestati Podibontii. [2] Die 30 aprilis 1504.
[3] Aviamo per un tuo mandato espresso ricevuta la tua lettera data questa mattina, e con quella le lettere intercette. [4] Commendiamoti sommamente della tua diligenzia, e cosí seguirai di fare secondo ti commettemo per altra nostra. [5] Rimandianti le lettere, le quali tu renderai ad el Lucchese e lo lascerai andare a suo cammino; e nel licenziarlo li userai qualche buona parola, monstrando che ci sia dispiaciuto che tu lo abbi ritenuto, e che noi ti abbiamo scritto mostrandoti che e’ Lucchesi si debbono trattare come amici nostri. [6] E cosí t’ingegnerai licenziarlo con piú sua satisfazione potrai, e nondimeno seguirai l’ordine che ti è suto scritto in esaminare chi passa.
340
[1] Al Capitano della Montagna di Pistoia Piero Davanzati. [2] 30 aprilis.
[3] E’ sarà inclusa in questa una listra di danni de’ sudditi del Duca di Ferrara ricevuti da’ nostri sudditi: la quale listra el Commissario di Sestula ci ha mandata. [4] E perché detto Duca ci richiede che noi dobbiamo ordinare che tu ti abbocchi con el suo ofiziale di Sestula e che insieme esaminiate e’ danni che si sono ricevuti da qualunque delle parte e ne facciate dipoi composizione conveniente, né ci volendo noi discostare da lo onesto, t’imponiamo che prima intenda diligentemente tutti e’ danni che hanno ricevuto e’ nostri uomini che sono nel tuo capitaneato e scriverrai al Commissario di Pistoia che ricerchi anche lui se o nella città o nel suo contado fussi alcuno che avessi ricevuto danno e te ne mandi listra a punto, il che gli è suto commesso anche da noi. [5] E redutto che arai ogni cosa per nota, ce ne manderai una copia e dipoi ti abboccherai con detto ofiziale di Sestula e tutti quelli accordi e ricompense saranno ragionevoli da fare siamo contenti si faccino, perché non desideriamo meno che gli altri che ’ nostri sudditi vivino quietamente. [6] Voliamo bene che avvertisca a questo, che nella nota ti mandiamo de’ danni che ’ Ferraresi dicono avere ricevuti apparisce molti danni essere suti fatti da’ nostri rebelli, e’ quali non sono in nostra potestà né li potemo allora ovviare ora correggere: come è el Manzino, el quale poche settimane sono fu tagliato a pezzi per ordine nostro. [7] E cosí potrai dire a detto ofiziale che noi gli gastighereno qualunque volta ne areno occasione e che e’ si dà licenza a lui di fare el medesimo. [8] E cosí le cose fatte da quelli che fussino rebelli anno le verrai iustificando ragionevolmente e le altre verrai componendo come ti parrà meglio, faccendo che etiam a li nostri sia satisfatto. [9] E però è necessario usi prima buona diligenzia in ritrovare e’ danni ricevuti da’ nostri. [10] E del seguíto avviserai.
341
[1] Giovampaulo Balioni. [2] Dicta die.
[3] Noi aviamo commesso al magnifico cittadino nostro Lorenzo delli Alessandri, esibitore presente, che venga all’incontro della Signoria vostra e quella accompagni infino nella nostra città; e di piú li aviamo imposto referisca a quella per nostra parte alcune cose. [4] Preghiamo vostra Signoria li presti plenissima fede e la esortiamo a cavalcare con ogni celerità perché, come dal prefato Alessandro le fia detto, c’importa assai. [5] E a vostra Signoria ci offeriamo. [6] Que bene valeat.
342
[1] Al Signore Monsignore Giovanni Bentivogli. [2] Dicta die.
[3] E’ debbe essere noto alla Signoria vostra come noi conducemo piú settimane sono alli stipendii della nostra Repubblica el Conte Lodovico della Mirandula con 70 uomini d’arme. [4] E perché e’ ci ha fatto intendere essere ad ordine per cavalcare e volendo noi che venga a questa volta per la via del Sasso, preghiamo vostra Signoria sia contenta permettere che sopra el dominio di cotesto Magnifico Reggimento e’ sia ricevuto con la sua compagnia e concessogli el passo come a soldato d’una repubblica amicissima della Signoria vostra, di che ne ricevereno piacere grandissimo e ci offeriamo parati in ogni occorrenzia della prefata Signoria vostra alli suoi beneplaciti, quae diu et felix valeat.
343
[1] Giuliano Lapi a Cascina Commissario. [2] Die iiii aprilis 1504.
[3] Significhiamoti come noi abbiamo ordinato che Raffaello della Opera si fermi alle Capanne; e ha commissione da noi di distribuire per li luoghi convicini tutte le fanterie che alla spezzata vengono di mano in mano. [4] Di che ti diamo notizia acciò che, intendendone alcuna cosa, sappi che tutto è fatto per nostro ordine.
[5] Appresso, ti significhiamo come la maggior parte delle genti d’arme nostre vengono a cotesta volta; e perché tu sappi come le s’hanno a distribuire se le cominciassino arrivare avanti la giunta d’Antonio Giacomini che doverrà partire domani ad ogni modo:
in Cascina, metterai el Signore Governatore con tutti e’ cavalli spicciolati e di piú messer Malatesta colla sua compagnia;
in Ponte ad Era, el Signore Giampaulo;
in Ponte di Sacco, el Signore Iacopo e il Signore Luca Savello;
in Vico, el Conte Lodovico della Mirandola.
[6] Vale.
344
[1] Iohanni Paulo de Balionibus. [2] Die vi maii 1504.
[3] La Signoria vostra sa che per le prime lettere nostre le scrivemo sollecitandola al venire avanti, le mostramo come el disegno e desiderio nostro era che quella con le sue genti fussi a Cascina alli 8 o 10 dí del presente; e dipoi, per Lorenzo delli Alessandri, li facemo intendere el medesimo; e sendo noi digià al sesto dí e intendendo per lettere del Commissario come voi alloggiasti iarsera a Ponte a Romito, giudichiamo o che detto Commissario non vi abbi sollecitato, o che voi abbiate aúto qualche grande impedimento che non ci è noto. [4] E perché noi ci veggiamo venire el tempo addosso, el quale non si può differire alle imprese nostre, e la vostra Signoria essere lenta al cavalcare, non aviamo voluto mancare di scrivervi la presente e ricordarvi che el frutto della spesa che si fa in tutte le genti d’arme nostre si ha a ricorre ora in 15 giorni: e’ quali quando per mancamento di esse si perdessino, né si potessino dispensare secondo e’ disegni fatti da noi, ci dispiacerebbe sommamente perché ci tornerebbe in danno gravissimo. [5] Però di nuovo confortiamo la Signoria vostra a volere cavalcare in modo che a’ x giorni la sia in luogo che noi possiamo servircene in su el principio di questa fazione; perché, desiderando noi, oltre allo utile e commodo della nostra città, lo onore e utile della Signoria vostra, vorremo che questi principii fussino sí pronti e sí gagliardi che ci riempiessino lo animo di buona speranza per le cose nostre e di desiderio di procedere continuamente in onorarla e benificarla. [6] Oltre a di questo, perché ci occorre avere alla presenzia nostra Paulaccio d’Ascesi, el quale intendiamo essere nella compagnia vostra, desideriamo sommamente che subito lo mandiate infino a noi acciò li possiamo fare intendere el desiderio nostro. [7] Bene valete.
345
[1] Antonio Iacomino Commissario generali Cascinae. [2] vii maii 1504.
[3] Ancora che poi partisti di qui noi non abbiamo aute tua lettere; nondimanco, intendendo per lettere di Giuliano Lapi come tu se’ arrivato a Cascina, ci è parso scriverti la presente e farti intendere alcuno ritratto e raguaglio si è aúto da uomo intendente delle cose di Pisa. [4] E’ ci è stato monstro da chi noi giudichiamo che ne abbi notizia come e’ Pisani non stimano questo anno el guasto, perché credono che si abbi a tenere e’ termini si tennono lo anno passato e lo anno avanti. [5] E questo è: guastare prima da cotesta parte d’Arno dalla banda di Cascina e dipoi passare in Val di Serchio e o non entrare in San Rossore e Barbericina, o riserbarlo all’ultimo. [6] E in su questa opinione hanno questa vernata passata disodato, in Barbericina e San Rossore, grande spazio di terreno e seminatovi in maggiore parte segali; il che hanno fatto perché detta segala viene piú presto che il grano, e perché e’ se ne servono; e fannone anche piú conto che del grano, perché dicono che la segala fa migliore mistura con tutte le altre biade che non fa el grano. [7] Noi crediamo questa cosa facilmente, perché etiam da messer Ercole ci fu accennato el medesimo la sera che fu alla presenzia nostra. [8] E perché noi vorremo spendere utilmente e’ danari che si mettono in questa impresa, e che e’ Pisani mancassino di questa speranza, ti aviamo voluto dare questa notizia acciò che tu pensi, insieme con el Governatore, di cominciare questo anno a dare el guasto in Barbericina e San Rossore e riserbare li altri luoghi all’ultimo. [9] Perché, oltre al seguirne lo effetto detto di sopra, ci veggiamo un’altra commodità: e questo è che voi andrete ne’ luoghi piú pericolosi con lo esercito piú fresco, perché sai che dopo 8 o dieci dí le fanterie si sminuiscono. [10] Però penserai a questa cosa e darai modo a seguire questo ordine, perché a noi pare per ogni conto piú utile come etiam el Governatore discorse ne’ ragionamenti fece con esso noi.
[11] Noi espedireno el Proveditore co’ danari delle fanterie o domani o l’altro, e el Signore Iacopo Savello alloggierà domandassera a Montelupo; e Giampaulo Balioni sarà domani qui, e el Signore Luca Savello partirà o domani o l’altro d’Arezzo; e per la via di Val d’Elsa ne viene a cotesta volta; e’ muli e ogni altra cosa si appresta. [12] E tu di costà farai el simile sollecitando e ricordando tutto quello occorre, acciò che col nome di Dio questa espedizione si cominci in tempo, che la si facci con profitto della nostra Repubblica e danno de’ ribelli suoi.
346
[1] Mugello 300
[2] Saminiato 300
[3] San Giovanni 500
[4] Prato 200
[5] Certaldo 400
[6] Galluzzo 125
[7] Ripomerancie 100
[8] Volterra 100
[9] Pescia 100
[10] Per li commissarii de’ marraioli ti si scrisse l’ultima nostra circa a’ marraioli volavamo tenessi ordinati a potere partire a nostra posta. [11] Per la presente ti facciamo intendere come el campo nostro uscirà fuora lunedí prossimo futuro, che sareno a dí 13 del presente: e però t’imponiamo tu ordini che detto dí 13 che non manchi per cosa del mondo e’ ... marraioli ti abbiamo commesso altre volte sieno tutti comparsi e arrivati a Cascina e presentatisi ad Antonio Giacomini Commissario generale. [12] E però non mancare di diligenzia in fare che detto dí vi sieno. [13] E terrai modo che ’ danari non venghino, come per altra ti si disse, nelle mani de’ Commissarii de’ marraioli, ma farai che e’ capi del vicariato o delle potesterie li paghino o sera per sera, o delle due sere l’una, acciò che si vegga chi si fugge; e tu ordinerai di fare loro intendere che saranno gastigati quando e’ si partino sanza licenzia. [14] Insomma farai che detti marraioli sieno a Cascina lunedí prossimo che non manchi.
347
[1] Antonio Iacomino. [2] Die 9 maii.
[3] Avanti ieri ti si scrisse quanto ci occorreva circa l’opinione e desiderio nostro di cominciare la fazione del guasto in Barbericina e San Rossore, di che attendiamo risposta. [4] Per questa ti facciamo intendere come el Proveditore parte oggi di qui co’ danari per pagare le fanterie. [5] E Giampaulo Balioni fu ieri in Pian di Ripoli e c’ingegneremo che parta domani; pur quando e’ non parta, partirà infallanter sabato mattina e promette essere lunedí sera costí che non manchi. [6] El Signore Luca Savello, secondo l’ordine, debbe partire questo dí da Vico e per la via di Val d’Elsa ne verrà in costà. [7] Oggi si è mandato a sollecitarlo, ma non vorremo che quando e’ soprastassi un dí o dua che la sua tardità impedissi che voi non uscissi fuora perché non vorremo che passassi martedí a nessun modo che voi fussi in campagna.
[8] Ti abbiamo oltr’a di questo ordinato che tutti e’ marraioli sieno costí lunedí prossimo, e perché tu possa farli rassegnare ti mandiamo la listra di quanti e donde sono comandati; e avendosi a ragunare tutte le genti costí lunedí detto, ordinerai a’ canovieri che abbino fatto tale provisione di pane che non manchi vettovaglie. [9] Sendo, come tu sai, morto Borgo Rinaldi e non essendo el Signore Piero a’ servizii nostri, abbiamo deliberato che capi di colonnelli siano Messer Criaco, Conte Checco, Zitolo da Perugia e Carlo da Cremona.
[10] Tu ci lasciasti per ricordo ti mandassimo dua carradori: non li abbiamo mandati perché ci dicesti anche che per avventura ti serviresti de’ figlioli del Bimbolo. [11] Però farai di avvisarci subito se ti servi di loro o se ne vuoi essere provisto di qua.
348
[1] Castelfiorentino, Poggibonzi, Fucecchio. [2] Die x maii 1504.
[3] Per altre ti si è scritto usi diligenzia in ricercare qualunque viene da Lucca o va verso Lucca se avessi lettere. [4] E benché noi crediamo ci usi diligenzia, nondimanco, intendendo come uno chiamato Poletto va spesso innanzi e indreto con lettere di Pisa, t’imponiamo raddoppi la diligenzia per avere questo tale nelle mani; e intendiamo che al presente si trova a Pisa e è per passare di corto. [5] Di nuovo ti ricordiamo usi buona diligenzia.
349
[1] Filippo da Casavecchia. [2] Die xi.
[3] Intendiamo per la tua de’ 9 quello che ti ha scritto el Conte della Mirandola; e benché tu non scriva essere ito alla volta di Cutiliano per incontrarlo, crediamo nondimanco, sendo tu prudente, sia subito ito verso Cutiliano detto. [4] E di quivi lo condurrai verso Cascina per quella via che sarà piú commoda e piú facile, sollecitandolo soprattutto al cavalcare: perché lo esercito nostro uscirà martedí prossimo in campagna. [5] Vale.
350
[1] Antonio Iacomino et Iuliano de Lapis Commissariis in Castris.
[2] Iarsera e questa mattina vi si scrisse quanto ci occorreva cosí in risposta delle vostre ricevute infino a quella ora come in darvi notizia di quanto occorreva.
[3] Abbiamo dipoi ricevute dua vostre de’ dieci dí e inteso quanto ci scrivete. [4] Occorre repricarvi per la presente come el desiderio nostro circa spignere avanti cotesta fazione e gagliardamente e ordinatamente non potrebbe essere maggiore, né ci potremo usare drento piú diligenzia, né metterci piú tempo. [5] Né crediamo in questo esser vinti da alcuno, ma se molte cose non procedono come voi desiderresti, e come sarebbe el bisogno, nasce da quelle difficultà che vi sono note, tamen c’ingegnamo e sforziamo vincerle con ogni industria. [6] E per repricare alle cose ricordate da voi quanto al Proveditore e a’ danari, questa mattina se ne mandò buona somma; e la quantità che resta a finire la paga di coteste fanterie si manderà domattina ad ogni modo; in modo che domandassera sarà costí tale che el Proveditore non arà a perdere tempo in aspettarli. [7] E nostro desiderio è che non si dieno danari spezzati, ma quelli tanti connestaboli che si pagono, si paghino interamente; né si perderà tempo per avere mandati e’ danari in tre volte, perché fra detto tempo a fatica pensiamo che si possino essere forniti di rassegnare tutti e’ connestaboli. [8] Mandereno di piú domattina, oltre alle paghe dette, 100 ducati per dare le spese a quelli marraioli di Cascina e a parte di quelli delle colline che ne aranno di bisogno; e logori che fieno tali danari se ne provedrà delli altri. [9] Ricordiamovi bene el farne quella masserizia e lo spenderli con quello rispiarmo che si conviene alla carestia ne abbiamo in questi tempi. [10] Manderavvisi oltre a di questo 50 o 60 ducati per quelle spese di minute che voi ci accennate potere occorrere di bombardieri o maestri d’ascia etc. [11] Manderenvi ancora 80 ducati per fare quelle lance spezzate di che ci richiese messer Ercole e bisogna che questo danaio vi basti a farne 8 o x, non potendo per le ragioni sopraddette mandarvene piú.
[12] Avendoci voi scritto che quelli del Bimbolo non possono servire per maestri di carri, si scrisse questa mattina in diligenzia a Prato che ve ne mandassi uno.
[13] Dua dí fa si mandorno al Porto a Signa 1000 lance, credendo che le bastassino con quelle si trovavono costí; ma inteso quanto ne scrivete, ne mandereno domattina di qui altre 400. [14] Ma, come al Proveditore si scrive, desideriamo che le sieno date a’ connestaboli per il bisogno loro in conto della paga, perché e’ ci hanno a venire a servire armati; è bene costume che perdendole o rompendole in fazione, e’ ne sieno serviti della munizione nostra. [15] Scriviamone al Proveditore e voi ne lo favorirete: perché de’ danari civanzassi per questo conto, ve ne potresti servire nell’altre cose necessarie e che occorrono ogni dí.
[16] E’ muli si sono inviati e sopra si è fatto Bartolommeo Casini; solleciterello a fare suo debito e a rendervi ragione della sua amministrazione. [17] Quanto alle scafe e alle tavole, vi si dice che ’l Baldoria ci ha detto avere inviato a cotesta volta 110 canne d’asse e 7 scafe, che sono piú che quelle di che fumo ricerchi; di nuovo lo abbiamo sollecitato questo dí e sollecitereno continuamente, né crediamo sia per mancarvi. [18] Quanto alle gente d’arme, Giampagolo questa sera è da Signa in là. [19] El Signore Luca Savello debbe essere partito d’Arezzo e noi lo sollecitiamo ogni dí con lettere, cavallari e danari. [20] El Conte della Mirandola, secondo lo avviso suo, sarà domani o l’altro a Cutiliano e da quella scenderà in coteste bande. [21] El Signore Marcantonio Colonna partí a dí 9 da Roma con tutta la sua compagnia e per apprestare el cammino ne viene per la ritta da Siena. [22] E noi da ogni parte sollecitiano costoro e tutte quelle altre cose che si possono fare per fare gagliarda e viva cotesta impresa, acciò quella buona speranza, che per li avvisi vostri ne date, si aiuti con ogni possibile favore; e voi non mancherete dal canto vostro. [23] Bene valete.
351
[1] Antonio Iacomino et Iuliano de Lapis. [2] Die xii maii 1504.
[3] Iarsera vi si scrisse a lungo quanto ci occorreva; abbiamo dipoi ricevuto la vostra di ieri. [4] E quanto alla prima parte che raguarda a Giovanni Rinaldi, ci pare che voi non abbiate bene intesa la resoluzione nostra. [5] Perché, come a te Antonio è noto, per la guardia di Livorno si era ordinato Giovanni Rinaldi con 100 paghe e, oltre a dette 100 paghe, 100 provigionati vivi. [6] Dipoi avendo difficultà in fare detti provigionati, ci parve da convertigli in 150 paghe, le quali demo sotto el Guicciardino, Giammaria Del Bene e Diavolaccio, e’ quali tre connestaboli con 50 paghe per uno anno a servire in Livorno, oltre alle 100 che sono sotto Giovanni Rinaldi; e per questo non ci pare a detto Giovanni fare torto veruno e voliamo che li sia pagato la compagnia che lui ha rassegnata. [7] E perché el Proveditore non portò e’ danari se non di quello agumento che se li è fatto infino in 100, domattina ad ogni modo mandereno il resto della sua paga e voi li potrete scrivere che sarà pagato ad ogni modo. [8] Scrivemovi ancora che, quando quelli tre connestaboli vi paressino disutili a mandare in Livorno, che voi togliessi centocinquanta paghe di quelle disegnate per in campo e le mandassi in Livorno e di loro vi servissi in campo una volta; el desiderio nostro è che Giovanni Rinaldi stia in Livorno con cento paghe e oltre a lui ve ne sia 150 a vostra elezione. [9] Dispiaceci bene che messer Criaco sia partito del luogo sanza licenza vostra e sanza aspettare che in Livorno sia mandato el supplemento della guardia; pertanto voliamo che subito, non avendo provisto a Livorno, vi proveggiate, acciò che, mentre che noi cerchiamo di offendere altri, e’ non ci rovinassi qualche cosa in capo di che se ne riportassi danno e vergogna. [10] Alle altre parte della vostra lettera non occorre scrivere altro per avervi scritto piú volte, e massime per l’ultima nostra, tutto quello si è ordinato e provisto per cotesta impresa, che è in effetto quanto ci è suto ricordato e quanto è suto a noi possibile. [11] Dispiaceci che le fanterie rieschino nel modo ci scrivete, confortiamovi a provedervi in quel modo che vi è possibile per ridurle a migliore termine si può.
352
[1] Giovanni de Ridolfis Commissario Castricari. [2] Die xii maii.
[3] Dopo la partita tua di qui abbiamo ricevuto dua tue lettere delli 8 e 10 del presente e inteso per quelle molti particulari delle cose di costà. [4] E benché li avvisi non sieno secondo e’ desiderii nostri, nondimanco ci sono suti gratissimi per intendere a che termine sono le cose di cotesta provincia; e le copie delle tue lettere si sono mandate a Roma acciò che ’l Papa possa considerare a tutto e farvi dipoi quelli provedimenti che el bisogno ricerca. [5] E cosí continuereno di ricordare e sollecitare a chi principalmente tocca el risentirsene per potere, o migliorare la cosa col destarlo, o scaricare lo animo nostro per non avere lasciato indreto qualunque cosa si sia possuta fare da noi per perservare la libertà alle cose della Chiesa. [6] E ci sarà gratissimo che tu seguiti continuamente in avvisarci, acciò che etiam noi possiamo, e a Roma e dove bisogna, fare el medesimo ofizio.
[7] Giudichiamo ancora, come tu ricordi, che sarebbe necessario mandare costà qualche fante. [8] Nondimanco, per essere noi in su la spesa grossa, non è possibile farlo per al presente; pure quando una evidente cagione ne apparissi non se ne mancherebbe; e tu continuamente ci terrai avvisati di ogni movimento che nascessi di costà. [9] Altro non ci occorre dirti per non ci essere altro di nuovo, salvo che fra dua dí crediamo trarre fuora lo esercito nostro per dannificare e’ Pisani; e per ancora non si vede, né che loro abbino da sperare in aiuti d’altri, né che noi ne abbiamo da temere. [10] Bene vale.
353
[1] Domenico Riccialbani. [2] Dicta die.
[3] Questo dí abbiamo la tua di ieri e inteso la ricevuta de’ 2550 ducati; arai dipoi ricevuto li altri danari che furno mille 100 ducati d’oro che venivono ad essere per lo intero pagamento di tutti e’ connestaboli ordinati, e di piú per fare quello che a te e a’ Commissarii si scrisse. [4] Né ci è per questo bisognato fare altri conti con Francesco Davanzati, perché alla ricevuta di detti danari vedrai che non ci è seguito errore veruno; e quanto a’ casi tua potrai di questi danari che ti sono mandati sopra a piú pigliarne qualcheuno per tuo vitto. [5] E quanto alla paga de’ cavalli leggieri ci maravigliamo che ci muovino lite, perché non credavamo che in su tanta spesa e’ volessino le cose estraordinarie; però farai intendere loro, e massime a messer Bandino che sieno contenti volere aspettare el tempo della paga loro, el quale non si preterirà d’una ora, perché prima sarebbe impossibile; e quando in su ’n una domanda poca onesta le fazione nostre si ritardassino, e’ tornerebbe carico grande a chi ne fussi cagione perché e’ ci parrebbe non essere remunerati come ha meritato lo onore abbiamo sempre fatto loro e continuamente cerchiamo di fare. [6] Non si scrive di questo a’ Commissarii perché loro non ce ne hanno detto alcuna cosa, ma potrai leggere tu loro questo capitulo acciò che, bisognando, e’ possino aprire lo animo nostro a chi si partissi dal ragionevole.
354
[1] Napoleone Aldobrandini Capitano di Livorno e Zanobi Ridolfi Commissario. [2] Dicta die xiii.
[3] Noi abbiamo questo dí ricevuta una lettera da te, Napoleone, alla quale ci occorre fare risposta che circa alla saettia suta presa dal Ciriagia, quando ella si venda, e’ se ne pigli quella parte tocca al comune per spendere nelle cose necessarie di costà; e di tutto si tenga diligente conto. [4] Dispiaceci bene che Bernardo non sia voluto ire con essa a Castiglioncelli per levare altro legname che vi è tagliato per conto delle fuste, come lo aveva richiesto Antonio da Certaldo. [5] E per questa cagione noi scriviamo la alligata a detto Bernardo e l’imponiamo vadia con detta saettia per quello legname: e voi farete ogni opera perché tale effetto segua, a che tu, Zanobi, attenderai diligentemente perché stimiamo sia a questa ora comparso. [6] Solleciterai ancora le fuste perché vorremo, avanti che noi uscissimo, vederle fornite, e però non mancherai di diligenzia; solleciterai ancora la palafitta. [7] E perché noi stimiamo che a questa ora, oltre alle 100 paghe di Giovanni Rinaldi, sieno comparsi costà tre conestaboli con 150 paghe, attenderai a tenerli uniti e a badare solo alla guardia della terra, sollecitandoli alle guardie e fazioni convenienti. [8] Oltre a di questo, perché noi intendiamo che per la partita di messer Criaco el rivellino della torre nuova è abbandonato, ci dispiace questa cosa sommamente; e parendoci che quello luogo stia male sanza guardia, voliamo tolga di coteste compagnie quel numero di fanti vi si suole tenere a guardarlo e ve li mandi acciò non seguissi qualche errore. [9] Altri particulari non abbiamo che dirti se non in genere questo, che cotesta terra è l’occhio nostro ritto e bisogna guardarlo, e massime in questo tempo che noi abbiamo tutte le gente nostre occupate e obbligate ad una fazione; e ricordiamolo in particulare a te, Zanobi, perché sappiamo Napoleone essere infermo, né potere obbligarsi a quelli disagi che richiede una diligente cura di cotesta terra.
355
[1] Zanobi Ridolfi Commissario di Livorno. [2] Die xiii maii 1504.
[3] E’ ti si scrive a lungo per una a comune col Capitano, che è parte risposta ad una sua quanto ci occorre delle cose di costà. [4] Per la presente a parte ti facciamo intendere come e’ si è tenuto pratica secreta per mezzo di Monciatto Toregli di condurre a provisione Giulianico da Santa Croce con provisione di 8 ducati d’oro il mese, e questo finito che fussi el tempo che gli è obbligato a servire a Bernardo del Ciriagia. [5] Pertanto vorremo avessi a te detto Monciatto e fermassi questa condotta con Iulianico, accennandogli che oltre a questa provisione si pensa farli qualche onore. [6] E’ può, accettandola, mandare per la sua famiglia; e tutto tratterrai in modo che Bernardo del Ciriagia non lo intenda e risponderai. [7] Bene vale.
356
[1] Alessandro Acciaioli Vicario Certaldi. [2] Dicta die.
[3] Noi abbiamo inteso per lettere di Roma delli undici dí come detto dí Marcantonio Colonna si partí di quel luogo colla sua compagnia per venire a questa volta per la via di Siena. [4] E perché noi giudichiamo necessario, considerata la qualità sua, di farlo incontrare infino in su e’ confini nostri, abbiamo deliberato dare questo carico a te. [5] E perché tu sappi quando ti abbia a muovere, mandiamo el presente cavallaro ad incontrare detto Marcantonio con ordine cavalchi tanto all’incontro che lo truovi e dipoi ne venga in qua seco; e quando e’ l’ha condotto in luogo che e’ sappia el certo del dí che gli enterrà in sul nostro, te lo avvisi, acciò tu ti possa transferire in su e’ confini ed incontrarlo e dipoi accompagnarlo infino che si congiunga con el nostro esercito. [6] Espedirai subito detto cavallaro e ricordera’gli se alcuna cosa ti occorrerà perché tale cosa segua piú ordinata e piú appunto. [7] E perché tu possa uscire sanza pena alcuna fuora del tuo vicariato e pernottarvi, ti si manda lo alligato comandamento. [8] Né ci occorre altro sopra questa materia, se non di nuovo ricordarti usi buona diligenzia e faccila usare migliore al cavallaro perché ogni cosa proceda ordinatamente. [9] Né ti ricordereno quello abbi a parlare per parte nostra a detto Marcantonio, perché saranno tutte parole generali e cerimoniose in offerirli, sollecitarlo etc.
[10] Per altra ti si scrisse come volavamo ti governassi nella passata del Signore Luca Savello, el quale è soprastato in Arezzo piú non credavamo, pure nondimanco non possiamo credere non passi domani per costà. [11] Voliamo lo vadia a trovare ad ogni modo e per nostra parte li offeri e lo solleciti, monstrandoli onestamente el disturbo dà sua tardità alle cose nostre. [12] Dipoi te ne ritornerai per fare quanto di sopra ti si commette. [13] Vale.
357
[1] Pagolo Cerretani Vicario Pisciae. [2] Die xiiii maii.
[3] Pagolo da Parrana ci fa intendere avere preso certe bestie che portavono vettovaglia fuora del dominio nostro e averle vendute e trattone 15 ducati d’oro, e come tu ne vuoi e’ 3/4 e che il quarto ne rimanga ad e’ balestrieri suoi. [4] E perché e’ ci richiede e prega che detti danari li restino tutti, parendoci bene che si dia animo a quelli soldati di fare piú volentieri le fazioni son loro commesse, t’imponiamo e commettiamo lasci liberamente a detto Pagolo e sua gente tutto el ritratto hanno di dette bestie e vettovaglia, e di questo non mancherai.
358
[1] Giovanni Ridolfi Commissario Castricari.
[2] A dí dodici ti scrivemo in risposta di dua tue delli 8 e 10 del presente. [3] Restaci per questa rispondere ad una tua delli undici, la quale non ha bisogno di molta replica per contenere in maggiore parte avvisi de’ quali ti commendiamo sommamente; e ci sarà grato ci tenga raggualiati di ogni cosa segue costà di momento acciò ne possiamo scrivere a Roma e avere occasione di sollecitare e destare el Pontefice a provedere alle cose sua poiché in altro non possiamo rimediarvi. [4] Intendiamo appresso quel che scrivi di Cicalino e della sua paga, la quale si manderà al tempo che finisce, secondo abbiamo visto, a dí 18 del presente; e cosí gli potrai fare intendere per nostra parte. [5] Abbiamo oltr’a di questo fatto noto a’ Capitani della Parte quello ci scrivi circa el provedere el legname per cotesta fortezza e ci hanno promesso farvi qualche provedimento. [6] Né per questa ci resta altro che dirti salvo che se quelli Commessarii apostolici che sono a Furlí ti ricercassino di artiglierie o d’alcuni aiuti, piglierai tempo a scrivercelo e aspettarne risposta per fare dipoi quello che da noi ti sarà commesso e ordinato.
[7] Lo esercito nostro, piacendo a Dio, uscirà domani in campagna per dannificare e’ Pisani: Dio lo prosperi. [8] Né s’intende che ’ Pisani abbino altri aiuti, né anche si veggono disposti in modo da credere che sieno per mutarsi di opinione; tamen percotendogli continuamente, la ragione vuole che si stracchino e mutino proposito.
359
[1] Commissariis in castris. [2] Die xv maii 1504.
[3] El presente cavallaro vi si manda solo per mandarvi lo incluso avviso aúto da Roma pertinente a Rinieri della Sassetta. [4] Leggerete e dipoi esaminerete se fussi da fare alcuna cosa non impedendo le fazioni vostre.
[5] Iersera comparse la vostra de’ xiii dí, la quale ci fu gratissima, sí perché la confermava la levata vostra questa mattina, sí ancora perché la ci riempieva di buona speranza: il che ci fa tanto piú confortarvi, ancora che non sia di bisogno, allo andare avanti prontamente e a non perdere occasione alcuna che ’l tempo vi mettessi innanzi. [6] E perché tu Antonio andrai con lo esercito, desideriamo ci scriva ogni dí dua volte per quella via che tu giudicherai piú secura, perché desiderreno assai d’intendere giornalmente e’ progressi vostri.
[7] E tu Giuliano che rimarrai a Cascina attenderai con buona diligenzia alla cura di cotesta terra e ci scriverrai continuamente quanto ritrarrai del campo nostro. [8] Le lance, muli e ogni altra cosa chiesta ti si è mandata; e ier mattina si mandorno a voi cento ducati d’oro per spendere a minuto nelli straordinari. [9] Dissevisi ancora per la nostra di ieri dove si trovava Luca Savello, el quale alloggiò iarsera a Greve e ne viene in costà. [10] Bisogna che abbiate ordinato dove abbia ad alloggiare e di tutto gli farete dare notizia. [11] Valete.
360
[1] Doffo Spini. [2] Dicta die 1504.
[3] E’ ci dispiace intendere per questa tua di ieri lo scandolo che è seguito fra el comune di Uzzano e di Buggiano. [4] Aremo bene desiderato che tu ce ne avessi dato particulare notizia per potere meglio considerare la importanza di esso. [5] Abbiamone scritto al Vicario di Pescia e impostoli vegga con ogni oportuno rimedio di fare che tale scandolo si posi; e tu vedrai insieme con lui di fare ogni opera che tale disordine non vadi avanti, acciò che cotesti uomini nostri stieno in pace e noi ci possiamo valere di loro ne’ bisogni occorrenti.
361
[1] Doffo Spini Commissario Vallis Nebulae. [2] xv maii 1504.
[3] Intendiamo per la tua de’ xiiii el caso seguito fra el comune d’Uggiano e quello di Buggiano, il che ci dispiace assai; desiderremo bene averne inteso el particulare. [4] E perché questa cosa è suta rimessa nelle mani delli Otto non te ne direno altro; conforterenti solo a favorire e aiutare dove tu conoscessi el bisogno per comporre e fermare ogni scandolo che ne potessi nascere. [5] Vale.
362
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die xvi maii.
[3] Tu sai quello che per duplicate nostre si scrisse ieri a comune ad Antonio e a te circa alli avvisi avemo di Rinieri della Sassetta e delli altri cavalli che per la via di Siena erano per entrare in Pisa. [4] E desiderando noi che non riesca né a Rinieri né ad altri lo entrarvi mentre che ’l nostro esercito è occupato di qua d’Arno, e veggendo che ’l Signore Luca Savello è in lato da non si potere per ora coniungere con lo esercito, pensavamo di valercene in quelli luoghi che fussi per fare lo effetto soprascritto. [5] Pertanto abbiamo deputato Commissario nella Maremma Andrea Adimari presente apportatore, e li abbiamo commesso si transferisca da te subito e intenda in quale composizione tu se’ rimaso con Antonio Giacomini circa allo impedire costoro e circa al valersi del Signore Luca Savello. [6] E quando al tutto non si disturbi li ordini fatti da voi e non si guasti la nostra principale impresa del guasto, ci parrebbe che detto Andrea insieme con el Signore Luca e sua genti n’andassino verso Rasignano o altrove in Maremma dove deliberassi e giudicassi piú a proposito per impedire el passo a cavalli che volessino ire in Pisa. [7] Voliamo dunque esaminiate questa cosa insieme e ne disponiate e deliberiate secondo che sia el desiderio nostro e el bisogno della città: dando di ogni deliberazione vostra notizia ad Antonio Giacomini e a noi, acciò che lui intenda quanto abbiate ordinato e noi sappiamo a che speranza possiamo stare che s’impedischi chi volessi sovvenire e’ rebelli nostri.
363
[1] Zanobi Ridolfi Commissario di Livorno. [2] Die xvi.
[3] Questo dí è comparsa la tua de’ xiiii e intendiamo come se’ arrivato costí a salvamento e come hai rassegnato le fanterie e vicitato le fortezze. [4] Il che ci piace e te ne commendiamo sommamente; e fareno intendere a’ Capitani di Parte di quello foro che ha fatto l’acqua nella rocca nuova acciò vi proveghino come richiede el bisogno; né ti ricordereno l’usare buona diligenzia in guardare cotesto luogo perché, sendo prudente, conosci la importanza d’esso.
[5] Bernardo del Ciriagia ci fa intendere avere preso un liuto, suvi 12 moggia di grano che andavano in Pisa; voliamo ti facci consegnare la parte nostra e ne terrai conto per servircene o a mettere vettovaglia nelle fortezze, avendone di bisogno, o per tirare innanzi le fuste e le altre cose che si fanno costà per instaurazione del luogo. [6] Ma prima ti accerterai che sia grano che andassi in Pisa, esaminando li uomini del liuto; e autenticherai tale esamina per poterci iustificare con qualunque si querelassi. [7] Terrai d’ogni cosa buon conto e come si conviene a fedele e amorevole cittadino come tu se’ iudicato. [8] Vale.
364
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die xvii maii 1504.
[3] E’ ti si scrisse iarsera brevemente per una poscritta in risposta alla tua de’ 16 e ti dicemo come e’ ti si manderrebbono tutte quelle cose addomandavi. [4] E cosí dipoi questa mattina di buona ora si ordinorono e’ dua corredori e li dieci scarpellini, e’ quali saranno costí subito insieme con le gavette e le funi; e cosí facciamo fare 40 pezzi di scale che ancora si manderanno come fieno fatte, né manchereno di sollecitarle. [5] Aviamo oltr’a di questo scritto a Martino Scarsi a Montelupo mandi costí cento some di vino e ad Empoli che ne mandi cento barili; crediamo che tutte queste provisioni aranno lo effetto loro.
[6] Noi intendiamo come questo dí el Conte Lodovico della Mirandola è arrivato a Pescia; e perché e’ rinfrescano continuamente le nuove che messer Rinieri della Sassetta è per passare per la Maremma con cento cavalli alla volta di Pisa, aviamo questa sera mandato in diligenzia un cavallaro a detto Conte e commessogli venga domandassera ad alloggiare con la compagnia o in Cascina o in Ponte ad Era, dove tu gli ordinerai, e che si posi quivi dove potrà, quando si levassi el romore per quelli luoghi di Maremma che si sono avvertiti, a traversare la via a messer Rinieri; e crediamo che sua Signoria vi sarà atta per avere pratico bene cotesto paese altre volte. [7] Sarà oltr’a di questo arrivato costí Andrea Adimari e ti arà esposto el desiderio nostro circa questa parte; e arete pensato insieme con el Signore Luca qualche espediente perché e’ riesca el disegno a noi e non a messer Rinieri. [8] Farai dunque di tenere la mente volta a questa cosa e penserai insieme con Andrea Adimari di ordinare la cosa in modo con questi dua condottieri che se ne tragga qualche frutto. [9] Eraci scordati dirti come si ritrae con messer Rinieri essere cento cavalli e di piú circa 20 cavalli di nostri ribelli aretini e con loro 200 fanti, ancora che si ritragga e’ fanti dovere imbargarsi per a Pisa e e’ cavalli venire per terra.
365
[1] Zanobi Ridolfi Commissario Liburni. [2] Die xviii maii 1504.
[3] Questo dí abbiamo ricevuto una del Capitano, una tua e un’altra a comune tua e del Capitano; le quali, per essere date in uno medesimo dí e d’un medesimo tinore, non ricercono risposta particulare. [4] Replicheremo solum a te quanto ci occorre al presente scriverti. [5] Tu arai per altra nostra inteso come noi savamo contenti si abbottinassi e’ grani del liuto preso, con questo che prima si esaminassino gli uomini di detto liuto, e, trovato che detto grano fussi de’ Pisani o andassi in Pisa, che se ne traessi di tale esamina pubblico instrumento. [6] E cosí redutta in forma valida, si seguitassi el bottino del grano consegnandone al Ciriagia la parte sua e tu pigliando quella del comune nostro per servirtene alle spese e delle fuste e delle altre cose occorrenti, tenendo di tutto diligente conto. [7] El medesimo ti diciamo al presente di questa saettia che tu ci avvisi che Bernardo ha presa carica di 70 moggia di grano: per che voliamo facci tritamente esaminare gli uomini di quelli e redurrai per ordine tutti e’ riscontri ti daranno perché e’ mostri tali grani essere de’ Pisani, o vero essere mandati in Pisa da altri; e la farai autentica e dipoi abbottinerai e’ grani e piglierai la parte del comune e ne terrai conto, servendotene per le cose necessarie come si dice di sopra. [8] E quando non ti paressi avere riscontri che questi grani non andassino in Pisa o non fussino de’ Pisani, non li abbottinerai, ma terra’gli cosí e a noi darai avviso di quanto intendi.
[9] E’ si mandò per il Proveditore della Parte guelfa e se li fece intendere el danno che fa la marina a la rocca nuova. [10] Referisceci che quelli Capitani a tutto provedranno.
366
[1] Giuliano Lapi Commissario Cascinae. [2] Die xviii maii 1504.
[3] Questa mattina si sono ricevute le tue lettere di ieri con le alligate di Antonio Giacomini. [4] E perché tu di’ che ’l Signore Luca Savello è alloggiato al Ponte di Sacco dove è per istare tanto che si coniunga con lo esercito, ci pare che tu abbi levato lo animo da el pensare d’impedire Rinieri della Sassetta e altri cavalli si dubita che per la Maremma non venghino ad entrare in Pisa, come ti si è scritto piú volte. [5] E perché a noi pare che ’l nostro esercito sia fornito di gente assai per dare el guasto, pensiamo di adoperare el Signore Luca Savello e el Conte Lodovico della Mirandola a tenere guardato quelli passi perché detti cavalli non passino. [6] E però voliamo che detto signore Luca con la sua compagnia ne vadia subito ad alloggiare a Rosignano: il che li commetterai per nostra parte e li presenterai la alligata nostra lettera, e a bocca gli dirai la cagione perché si manda in tale luogo, né mancherai di diligenzia perché lui esequisca quanto se li commette. [7] E perché con detti uomini d’arme pensiamo che fussi a proposito qualche balestriere a cavallo, ci piacerebbe che Musacchino andassi seco quando le cose di Cascina non si disordinassino e che per la sua partita non si portassi alcun periculo o incommodo; di che ci rimettiamo alla deliberazione tua; ma el Signore Luca farai cavalcare ad ogni modo. [8] Tu sai ancora come iarsera ti si scrisse dello ordine si era dato che ’l Conte Lodovico della Mirandola fussi alloggiato o costí o al Ponte ad Era, e come noi lo sollecitamo per le medesime cagioni sopraddette. [9] Perché, intendendo come a Rinieri e altri cavalli che venissino in Pisa, conviene fare una delle due vie – cioè o passare da San Vincenti e tirare alla volta di Rasignano o veramente andare per li monti e capitare a Santo Regolo e Castello Anselmo – s’ordina, come di sopra si dice, mandare el Signore Luca a Rasignano per impedirli quella via; e el Conte potrà pensare, come pratico nel paese, di ordinarsi in modo da impedirli venendo alla volta di Santo Regolo. [10] Tu sarai dunque seco e diviserai le cose in modo che tutto sortisca quello effetto che si desidera. [11] Noi scriviamo ad Antonio Giacomini in risposta ad una sua de’ 16 auta questa mattina. [12] Mandera’la per piú commoda via puoi e piú fidata; e perché di questo ordine soprascritto non se li dice per questa alcuna cosa, liene manderai copia acciò che e’ vegga la deliberazione nostra in questa causa.
[13] Ad Andrea Adimari si scrive una alligata: dara’la se fia presente, se assente la manderai fidatamente; e cosí presenterai la sua al Conte Lodovico.
367
[1] Lionardo Salvucci Capitano di Campiglia. [2] Die xviii maii.
[3] Ancora che piú volte ti abbiamo scritto, dandoti notizia di messer Rinieri e di cavalli che dovevono passare per alla volta di Pisa, e che noi crediamo abbi ordinato tutte quelle cose son necessarie e possibili a te per scoprirli e impedirli, nondimanco avendo ogni dí avvisi nuovi di detto messer Rinieri e intendendo per ultimo come e’ si trovava ieri a Montalto, presso a Cometo, con 100 cavalli e 200 fanti, ci è parso scriverti la presente e ricordarti di nuovo la buona e diligente guardia in tenere velette per scoprirlo; e ordinerai e’ cenni per infino a Rasignano acciò che ad un tratto e’ si scuopra e che le nostre genti che sono a Rasignano e Cascina sappino quando si abbino a muovere. [4] E perché li conviene fare una delle due vie: o passare a piè di San Vincenti e andare ritto a Rasignano, o pigliare la via de’ monti per capitare a Santo Regolo, ordinerai e’ cenni diversi da l’una via all’altra, ordinandogli el dí con artiglierie e la notte con fuochi e artiglierie; e cosí scriverrai al Castellano di San Vincenti quello abbia a fare, e cosí a Bibbona e a Rasignano e in particulare ad Andrea Adimari che è deputato da noi Commessario a questo effetto in cotesta Maremma. [5] Usa diligenzia in questa cosa perché importa assai.
368
[1] Andrea Adimari. [2] Die xviii maii.
[3] Noi stimiamo che tu ti sarai a questa ora rappresentato a Cascina e che arai parlato con el Commissario e pensato dipoi allo esequire quanto ti si commisse, di che aspettiamo d’intendere qualche particulare. [4] Per questa ti significhiamo come e’ si è inteso ultimamente messer Rinieri trovarsi a Monte Alto con 100 cavalli e 200 fanti per venire verso Pisa; donde esaminato le strade intendiamo che conviene o che e’ venga per la via de’ monti, e capiti verso Santo Regolo, o che e’ venga da San Vincenti e capiti a Rasignano. [5] E per questo si è commesso al Signore Luca Savello che vadia con la sua compagnia a Rasignano per essere in su quello cammino e cosí si è sollecitato el Conte della Mirandola che ne venga verso Cascina acciò si metta in luogo che li impedisca quella strada che capita a Santo Regolo; e crediamo che subito el Signore Luca cavalcherà e cosí che a questa ora el Conte sia capitato a Cascina. [6] Abbiamo scritto ad el Capitano di Campiglia che ordini a San Vincenti, e cosí per tutto infino a Rasignano, e’ cenni per significare quando messer Rinieri o altri cavalli fussino scoperti, e sieno in modo e’ cenni diversi che s’intenda ancora quale via e’ faccino. [7] Èssi ancora scritto a Volterra e a Ripomarance a questo effetto e di piú si è mandato a Volterra Carlo del Bava come uomo amorevole e nato al paese che pensi a questa cosa; e se li dette una nostra lettera diritta a te e se gli è commesso ti avvisi e convenga teco. [8] È necessario addunque che tu ordini tutte le cose che sono a questo effetto necessarie e componga bene questa cosa de’ cenni e delle scoperte: acciò che in uno subito le venghino infino a Rasignano e infino a Cascina e in modo che s’intenda, di notte e di dí, quando costui passassi e che via facessi. [9] E cosí arai ordinato quello che in su ’ cenni abbi a fare el Signore Luca e el Conte Lodovico e appresso di loro li uomini del paese; e a questo effetto cavalcherai in tutti quelli luoghi della Maremma dove sarà necessario transferirsi. [10] Questa cosa importa come ti è noto; bisogna ci usi diligenzia e vigilanzia acciò che la sortisca uno de’ dua effetti: o che Rinieri non presumma potere passare, o, presummendolo, che vi rimanga. [11] Bene vale.
369
[1] Antonio Iacomino. [2] Die xviii maii 1504.
[3] Questo dí si è ricevuta l’ultima tua de’ 16 data a Fiocina, e intendiamo come sete giunti appresso a San Rossore e in luogo commodo a guastare tutta cotesta parte; piaceci sommamente intenderlo. [4] Né crediamo che per essere la segale molto innanzi e’ Pisani se ne possono valere, perché da questi che sono pratichi si ritrae la segale monstrare bene essere fatta prima che ’l grano per essere prima spigata, ma penare piú che ’l grano a venire alla perfezione sua in modo che, segandola verde, la si converte in crusca. [5] Dispiaceci bene che voi dubitiate che la provisione non vi basti a guastare tutta cotesta parte; e desiderando noi che non ne resti punto in piè, bisogna pensiate al modo di riprovedervi e ne scriviate a Cascina e a noi, acciò possiate seguire di guastare affatto e interamente tutta cotesta banda: perché non ci parrebbe avere fatto nulla se ne restassi alcuna parte indreto; di che stiamo di buona voglia, parendoci che per la medesima lettera tua accenni d’essere del medesimo animo e lo vogli mandare ad effetto ad ogni modo. [6] Le cose chieste per la impresa di Libbrafatta non mancheranno, ma desiderremo avere aúto risposta di quello ti si scrisse a dí 15 circa el dubitare che Rinieri della Sassetta con quelli suoi cavalli non entrassi in Pisa. [7] E benché a questo abbiamo dato qualche ordine con le gente di Luca Savello che dua dí fa arrivò a Cascina, e con quelle del Conte della Mirandola che oggi debbono essere al Ponte ad Era – come ti arà scritto Giuliano Lapi, al quale si è commisso ti mandi copia d’una lettera li abbiamo scritta a questo effetto –, nondimanco pensiamo che, quando lo esercito nostro si obbligassi a Libbrafatta avanti che fussi dato el guasto di là d’Arno, cioè da quella parte d’Arno di verso Cascina, potrebbono e’ Pisani essere a tempo a riporre el grano vi si truova e in quello tempo detto grano maturarsi. [8] E qui si è aúto qualche sentore che ’ Pisani credono ad ogni modo riporlo quando si vadia a Librafatta avanti che sia guasto. [9] Pertanto a noi parrebbe che, avanti si andassi col campo a Libbrafatta, e’ si guastassi prima tutto quello grano che non fussi commodo a guastarlo mentre che a Libbrafatta si tenessi el campo. [10] Desideriamone avere la resoluzione vostra e intendere bene come giudichiate questa cosa.
[11] De l’altri avvisi ci dai di Pisa te ne commendiamo, e cosí della presa di quello Mulino delle Carte, perché approverremo sempre quanto farai in danno e preiudizio de’ ribelli nostri. [12] Vale.
370
[1] Antonio Iacomino et Iuliano Lapo. [2] Die xviiii maii 1504.
[3] Questo dí si è ricevuto una tua de’ 17 contenente quello era suto guasto quello giorno e quello disegnavi fare l’altri giorni; né ti possiamo a questo replicare altro che commendarti perché ne restiamo satisfatti e cosí speriamo per lo avvenire, e con desiderio attendiamo d’intendere el seguíto. [4] E perché tu di’ che in questo mezzo che si pena ad espedire el Val di Serchio, noi aremo deliberato quello che vogliamo facci cotesto esercito, e massime circa la impresa di Libbrafatta, ti repricheremo quello che a dí 15 ti si scrisse e che iermattina ti si replicò; e questo è che, desiderando noi levare tutti e’ grani alli Pisani, dubitiamo che, andando alla espugnazione di Libbrafatta avanti che si fussino guasti e’ grani che sono di là d’Arno, cioè da quella parte d’Arno di verso Cascina, che in quello tempo e’ Pisani non si valessino di detti grani. [5] E però vorremo che voi, fatta cotesta fazione di Sarrossore e Barbericina, passassi Arno e guastassi e’ grani che sono da quella parte, e sarebbe questo un tempo di dua giorni; e verresti ancora ad ovviare a Rinieri e ad altri cavalli che disegnono entrare in Pisa da quella parte. [6] E fatta tale fazione, potresti andare alla ’mpresa di Libbrafatta e guasto di Val di Serchio e lasciare ordinati quelli luoghi di là d’Arno come ti paressi bene, per ovviare a detto Rinieri: perché ti avanzerà cavalli, sendo, tre dí sono, giunto a Cascina el Signore Luca Savello e dovendovi questo dí arrivare el Conte Lodovico della Mirandola, e potendo etiam fra questo tempo giugnere Marcantonio Colonna, el quale avemo avviso tre dí fa trovarsi in Paglia. [7] Questo modo del procedere ti si scrive per una opinione nostra, rimettendocene nondimanco a quello che tu ne deliberrai con el consiglio del Signore Governatore e di cotesti altri Signori condottieri; e di quanto esequirete ci darete avviso.
[8] La provisione per li cavalli leggieri verrà ad ogni modo al tempo; e cosí le cose per la impresa di Libbrafatta sono ordinate tutte secondo che noi siamo suti ricerchi da Giuliano Lapi.
[9] Esistimando che voi possiate essere in luogo da posservi abboccare insieme, scriviamo la presente a comune. [10] Né ci occorre dirvi di nuovo altro, salvo che per il presente apportatore vi si manda la paga de’ nostri cavalli leggieri in quello numero di danari che per una nota del depositario della Signoria intenderete, e’ quali voi ancora distribuirete a quelli condottieri e in quel modo che per nota o per lettera di detto depositario vi sarà ordinato.
371
[1] Antonio Iacomini e Giuliano Lapi. [2] xxi maii 1504.
[3] E’ vi si è scritto 4 lettere de’ xv, xviii, 19 e 20 del presente contenente una medesima cosa circa la impresa di Libbrafatta; e vi si faceva intendere per quelle come noi aremo desiderato quando cosí fussi suto approvato da voi e da ’l Signore Governatore e da cotesti altri Signori condottieri, che avanti tale impresa si fussi passato Arno verso San Piero in Grado e la Vettola e guasto tutti quelli grani da quella parte di là: perché dubitavamo, e cosí dubitiamo ancora, che mentre e’ si facessi la espugnazione di Libbrafatta e quelli grani da quella parte d’Arno non fussin guasti, che non si maturassino e li Pisani se ne valessino. [4] Rimetteremoci nondimanco sempre a quello che da voi ne fusse deliberato. [5] Ma avendo noi ricevuto questa mattina due vostre, una di campo data al Mulino delle Carte de’ 19 dí, l’altra de’ 20 data a Cascina, e non ci faccendo risposta alcuna sopra questo caso, ce ne maravigliamo. [6] E veggendo per quello che tu Antonio scrivi che nel discorrere l’ordine e disegno del procedere vostro per lo avvenire tu non fai mai alcuna menzione di passare Arno e di dare el guasto da quella parte, ci presupponiamo o che non vi se ne sia seminato, il che ci pare difficile a credere, o che voi presupponiate che ’ Pisani non se ne possino valere e essere a tempo ogni volta a tòllo loro: il che ci sarà grato intendere. [7] E per tornare alla impresa di Libbrafatta vi rispondiamo resolutamente che noi vogliamo la si faccia ad ogni modo; e a questo effetto si sono mandate tutte quelle cose che da te Giuliano Lapi ci furono chieste per nota; e non ier l’altro per avere tutte le genti bene contente si mandorno e’ danari per la intera paga di tutti e’ cavalli leggieri. [8] Desiderremo bene intendere quello dite circa e’ grani che sono di là d’Arno, cioè dalla parte di San Piero in Grado e la Vettola; e cosí che voi ordinassi che si guardassino in modo e’ passi di Maremma che Rinieri non passassi, ancora non si sia inteso poi altro. [9] E circa tale ci rimettiamo totalmente a voi, avendo ad ora costà somma di gente d’arme e cavalli leggieri.
[10] Questa carestia de’ muli in la quale ci dite essere ci fa maravigliare perché el Sottoproveditore nostro ci afferma avere e’ riscontri che ve n’è venuti 309; e con questa se ne manderà una listra. [11] E però arete da voi chi ha la cura loro e intenderete se ne manca e per che cagione e a noi di tutto darete notizia, e ci manderete listra di quelli muli vi trovate e di chi e’ sono; perché, avendo pagato e caparrato el numero soprascritto, voliamo ritrovare chi ha mancato di fare el debito suo.
[12] Circa alle altre parte che voi ci scrivete di fare capo con le vettovaglie a Montecarlo, ce ne rimettiamo a li ordini vostri, e’ quali penserete di fare condurre in quelli luoghi donde ve ne possiate valere.
[13] Postscripta. [14] Farete pagare il Moro cavallaro sotto messer Bandino che in questo modo ha ad avere il suo soldo, e messer Bandino ne è contento.
372
[1] Antonio Giacomini e Giuliano Lapi. [2] 22 maii.
[3] Poi che vi si scrisse una ora fa comparsono le vostre de’ 20 e 21 date l’una al Mulino della Carta, l’altra a Cascina; e restiamo avvisati della opinione vostra circa el passare Arno verso San Piero in Grado. [4] E avendo noi sempre per tutte le lettere nostre rimesso in voi ogni deliberazione che si avessi a fare delle cose di costà, e scrittovi solum l’opinione nostra per via di parere, non crediamo a nessun modo che le nostre lettere abbino impedito alcuno vostro disegno o tardato alcuna cosa fussi ordinata da voi: o per il guasto di Val di Serchio o per la espugnazione di Libbrafatta. [5] E se le nostre lettere non sono state da voi intese, per torvi ogni ombra circa el procedere vi scriviamo la presente e vi diciamo che noi rimettiamo in voi tutto quello si ha a fare e esequire per espugnare Libbrafatta e per guastare Val di Serchio e Lamona. [6] E se el Conte della Mirandola non sta a Lari secondo el disegno vostro, lo farete condurre a Vico e coniugnere con el campo e andare in tutti quelli lati che a voi occorrerà; perché di nuovo ti si dice che la si rimette in voi. [7] E perché voi dite che noi mandiamo le cose chieste per la impresa di Libbrafatta, vi si risponde che voi ci avete chiesto 2 carradori, x scarpellini, 40 pezzi di scale, gavette e fune, e tutte queste cose vi si sono mandate; sicché se volete altro bisogna nominarlo particularmente perché dicendo «mandate le cose chieste», noi intendiamo le soprascritte e queste sono ordinate e mandate. [8] Delle lance da stradiotti e uomini d’arme ancora vi se ne manderà, né del vino vi direno altro perché e’ si è scritto a Pescia che ve ne mandi in campo, e cosí a Pistoia; e crediamo etiam che di quello di Lucca ne verrà in campo qualche somma. [9] Circa al passare per Lucchese, o con licenzia loro o no, non vi direno altro: ricorderemovi solo facciate tutto con prudenzia e con securtà e scriverrete a quelli commissarii di Val di Nievole, Barga, Lunigiana e Montagna di Pistoia come si abbino a governare.
[10] E’ vi si scrisse per altra nostra avessi cura di non guastare in Val di Serchio una casa di maestro Girolamo Buonagrazia: ricordiamovelo per questa perché desideriamo che le cose dei nostri cittadini sieno riguardate.
373
[1] Nerio Acciaiolo Capitaneo Cortonae. [2] Die xxii maii.
[3] Li Ofiziali della Balía di Siena ci fanno intendere come quelli fuorausciti di Montepulciano sono passati nel Montepulcianese e hannone menati tre prigioni a Valiano o altrove in sul dominio nostro, cioè Marzuolo, Pietro Paulo e Tofano, e hanno morto uno che si chiama Staggio. [4] E querelandosi di questo insulto, ci pare, quando sia vero, cosa da emendarla ad ogni modo perché non ci può piú dispiacere che quelli fuorausciti faccino alcuno insulto a cotesti confini. [5] Pertanto voliamo ricerchi e che subito facci lasciare detti tre prigioni; e a quelli fuorausciti di Montepulciano farai intendere che se noi sentiamo piú delle opere loro alcuna querela, noi ne fareno ad ogni modo demostrazione; e questo farai loro intendere bene perché cosí è lo animo nostro.
374
[1] Antonio Giacomini Commissario in castris. [2] 23 maii.
[3] Questa mattina si sono ricevute tre tue lettere de’ 21 e 22; e veramente se non fussi alle due prime sopravvenuta l’ultima che ci avvisava della deliberazione da voi presa di andare con el campo a Libbrafatta, aremo aúto dispiacere non piccolo, perché nostro animo non fu mai che voi perdessi tempo. [4] Il che arai visto per una de’ 21 la quale debbi avere auta, e cosí per quella de’ 22 che iermattina ti si scrisse: della quale ti mandiamo copia alligata a questa, acciò intenda di nuovo lo animo nostro, el quale è che circa la impresa di Libbrafatta e guasto di Val di Serchio e altrove tu ne deliberi in tutto e per tutto come ti pare meglio; e avendone questa mattina inteso la deliberazione vostra di andare prima a Libbrafatta, la approviamo e commendiamo. [5] E cosí voliamo deliberiate come vi pare piú a proposito del Conte Lodovico e d’ogni altra gente nostra, le quali farete ridurre in quelli luoghi che a voi parrà necessario in tutto e per tutto, perché crediamo penserete e di ovviare a Rinieri che non passi e di espugnare Libbrafatta, quando possiate fare l’una cosa e l’altra.
[6] Noi abbiamo inteso come Giuliano Lapi sia malato: e ricercandoci lui di licenzia, ci è parso compiacernelo; e non volendo che Cascina resti sanza Commessario e non potendo farne provisione subito come richiede el caso, abbiamo eletto Commissario in Cascina Francesco Serragli al quale tu presenterai l’alligata e lo farai cavalcare subito. [7] E se bisognassi dare un capo a quelli marraioli che tu ti riserberai, potrai scierre di quelli giovani che erano sopra loro uno che ti paia piú atto e lo deputerai a quella cura che aveva Francesco.
[8] Alle altre parti della tua lettera non occorre risposta perché non richiedendo provisione alcuna e noi avendo proveduto tutte quelle ci sono state scritte infino a qui, non aviamo che dirti: salvo che ’l provedere di nuovo a 200 marraioli da la parte di qua ci sarebbe impossibile e dipoi sarebbono tardi; pertanto vi varrete di quelli di coteste parti provedendogli di vettovaglie etc.
375
[1] Giovanni Ridolfi Commissario Castricari. [2] Die 23 maii 1504.
[3] Subito che noi ricevemo la tua de’ 18 contenente la cattura di quello Bastiano da Castilione Aretino, ne scrivemo a Roma allo Oratore nostro perché conferissi tutto con el Pontefice, acciò che noi potessimo con piú satisfazione sua determinarne. [4] Né per questo ci siamo curati differire el risponderti aspettando di averne prima lettera da Roma; ma sendo questa mattina comparse piú tua lettere de’ dí 20 e 21, e intendendo inter cetera come quello Castellano di Furlí ha preso e ritenuto 4 nostri uomini per la liberazione di quello che è preso da te, sendo desiderosi che li uomini nostri non patischino, ci è parso deliberarne sanza aspettarne altra risposta da Roma. [5] E però t’imponiamo relassi el prefato Bastiano qualunque volta ti sarai assicurato che sieno etiam liberi quelli nostri che sono detenuti dal prefato Castellano; e il modo del governare questa cosa lascereno pigliare a te, pure che con effetto segua che, lasciando tu quello tieni preso, e’ sieno ancora liberi e’ nostri. [6] Oltr’a di questo voliamo scriva a quelli Commissarii apostolici quello che ci ha condutti a relassare el prigione e a pigliare questo partito, escusando la cosa dal canto nostro etc. [7] E di piú li scriverrai tutto quello hai ritratto da lui circa al Duca Valentino e della lettera di credenza aveva seco e di quello che li aveva a dire al Castellano per sua parte; e in queste cose userai la tua solita prodenzia.
[8] Alle altre parti delle tue lettere, per non contenere altro che avvisi, non occorre altro che commendarti assai. [9] E quanto alli avvisi di qua, lo esercito nostro ha guasto San Rossore e Barbericina, e fra dua dí si accamperà a Libbrafatta, della quale quelli Commissarii danno buona speranza; e parte daranno il guasto in Val di Serchio. [10] Circa e’ favori che abbino e’ Pisani, s’intende Rinieri della Sassetta essere a Massa di Maremma con 300 fanti e cento cavalli, e’ quali si crede sieno pagati da’ Pisani medesimi, ancora che li abbino fatto venire el pagamento da Napoli per dare opinione che Consalvo li favorisca. [11] Abbiamo ordinato gente per la Maremma per impedirli el passo, vedreno quello seguirà. [12] Di Francia, né d’altri luoghi non s’intende altro. [13] Bene vale. [14] Bene vale.
376
[1] Zanobio Rudulfo Commissario Liburni. [2] 24 maii 1504.
[3] Ieri ricevemo dua tue de’ 20 e 22 del presente e per la prima intendiamo come non si truova tale iustificazione delle 80 moggia del grano preso ultimamente che si possa abbottinare. [4] E perché noi voliamo fare le cose iustificate, t’imponiamo non abbottini detto grano sanza nostra licenza, ma lo lascerai stare cosí infino a tanto te ne scriviamo altro; e in questo mezzo ricercherai di iustificare la cosa usandoci diligenzia perché noi crediamo che ’l grano andassi in Pisa e che cotestoro venissino con el conto fatto, però vi arai buona cura perché se ne ritruovi el vero. [5] E quanto alla nota che tu ci mandi per fornire la fusta, bisogna pensare di provedella di costà. [6] E perché noi intendiamo come egli è capitato costí una nave padroneggiata da Alessandro Minerbetti sopra la quale sono monti di tali fornimenti, voliamo vegga quello vi sia di che ti possa servire, e tutto comperrai; e mancandoti danari, avvisa, ché subito ne sarai provisto. [7] Né mancherai etiam in questa parte di diligenzia.
[8] Tu arai inteso, e se non lo avessi inteso te ne potrai informare dal Capitano, come Bernardo Ciriagia piú dí fa prese una saettia; e perché e’ ne tocca la rata al comune nostro, voliamo che, avanti detto Bernardo parta, tu faccia che la rata che di detta saettia ne tocca a noi ce ne possiamo valere.
[9] E’ sono stati al Magistrato nostro alcuni nostri mercatanti e fattoci intendere come la nave soprascritta è carica di piú loro mercatanzie delle quali si sono assicurati per scaricarle a Vada; e desiderando che detta nave si conduca salva infino a quello luogo, voliamo ordini con Bernardo che l’accompagni. [10] Non voliamo già che per questo e’ si lasci el condurre quello legname costí, del quale ti si è scritto altre volte, ma crediamo, sendo detto legname in sul cammino di Vada, Bernardo potrà accompagnare la nave e condurre el legname; e tu t’ingegnerai che facci l’una cosa e l’altra e in particulare el condurre el legname non manchi.
[11] Fermerai con Iulianico la condotta di 100 ducati l’anno come tu scrivesti e a pagarlo in quel modo scrivesti; e noi li mandereno danari per il primo fidato.
[12] Tu scrivi che Bernardo si vuole partire domenica e secondo e’ patti della condotta sua e’ ci debbe servire tutto dí 30 del presente; pertanto liene farai intendere e lo conforterai a fare quelle due cose di che ti si dà commissione di sopra, e li dirai che alla tornata ci sareno deliberati circa la sua condotta; e cosí li farai fede che del grano noi non siàno per farli torto, ma voliano intendere bene le iustificazioni come richiede un simile caso.
377
[1] Commissario et Capitaneo Campiliae Lionardo Salvucci. [2] Die 24 maii.
[3] Per la tua ultima di ieri siamo avvisati di quanto seguí nella passata e nella tornata di Rinieri della Sassetta; e poiché delle due cose che noi desideravamo e’ ne è successo una, cioè che non è passato per a Pisa, ne restiamo assai satisfatti. [4] Dogliamoci bene che detto Rinieri si conducessi presso a Rasignano a dua miglia avanti che quelli di Rasignano ne intendessino alcuna cosa, perché aremo creduto che co’ cenni delle artiglierie di Bibbona egli avessino presentito tutto; pure poiché gli è tornato indreto ci satisfa. [5] Né ci pare da dire altro in questa cosa se non che stia a buona guardia tanto che pigli luogo, perché non possiamo credere che gli stia troppo tempo in su cotesti confini, né che cotesti vicini nostri sieno per darli ricetto continuamente perché ci assalti; il che, quando pure fussi, si pena poco a provedervi, e tu ci terrai di continuo avvisati di quello che dí per dí occorrà. [6] Parci bene che come da te tu scriva una lettera al Signore di Piombino e ti dolga che gli abbi dato ricetto in sul suo dominio a detto messer Rinieri: e li mosterrai che questo è cosa che non è degna d’un buono amico e vicino, e cosí con parole modeste in simile sentenzia gli scriverrai, e di tutto quello ti risponderà, ci darai notizia.
[7] Noi voliamo che tu staggisca nelle mani de’ lavoratori o fittaioli tutte le ricolte di messer Pietro Pagolo della Sassetta. [8] E imporrai loro le tenghino a stanza del comune nostro: sí che userai diligenzia in questa cosa e a noi darai avviso di tutto quello arai staggito e nelle mani di chi. [9] Scriverra’ci ancora chi sono coloro che sono stati morti da messer Rinieri e sua genti, e dara’ci notizia de’ loro frategli o padri o parenti.
378
[1] Andrea de Adimari Commissario in Maremma. [2] Die xxiiii maii.
[3] Noi restiamo avvisati per la tua di ieri come successono le cose di Rinieri della Sassetta. [4] E poi che li è successo una delle dua cose come noi desideravamo, cioè che non è passato, restiamo in buona parte satisfatti e commendiamo sommamente cotesti nostri Signori condottieri e te. [5] Abbiamo da Campiglia lettere come detto Rinieri si ritirò la notte ad alloggiare sotto Piombino tutto lacero e scarmanato, in modo che pochi cavalli li arebbono fatto villania. [6] E perché quel Capitano di Campiglia dubita che non facci qualche male quivi all’intorno, ti ristrengerai con el Conte Lodovico e Signore Luca e colsulterete se fussi da spignere el Signore Luca verso Bibbona o quelle parti là, per poterli ostare quando tentassi di fare alcuno danno; lasciando nondimanco l’altra gente in luogo da potere essere in su e’ passi quando fussi di bisogno. [7] E questo ti si scrive per parere, rimettendocene a quello che tu e cotesti Magnifici Signori condottieri ne deliberrete. [8] Bene vale.
379
[1] Andrea Adimari. [2] Die xxv maii.
[3] Veduto quello che tu ci scrivi per la tua di ieri data ad ore xiii, ci rincresce assai che, sanza darne avviso, tu non mettesti in opera quanto giudicavi potervi riuscire di Rinieri della Sassetta, perché la Signoria del Gonfaloniere ci referisce non ti avere detto che tu non seguitassi Rinieri dovunque si rifuggiva. [4] Pure sendo la cosa qui, ti spacciamo el presente cavallaro con diligenzia estrema e ti facciamo intendere che, giudicando te e cotesti Magnifici Signori condottieri possere assaltare Rinieri in Porto Baratto o dove fussi sanza periculo vostro e con vostra securtà, lo assaltiate, perché le opere sue verso questa repubblica hanno meritato cosí, né altri se ne potrà dolere. [5] Altro non ci occorre, se non ricordarti di usare prudenzia in questa commissione; e ti varrai del Conte Lodovico a questa opera giudicandolo a proposito, e dara’ci notizia dell’ora che questo cavallaro giugne.
380
[1] Bernardo del Ciriagia. [2] Die xxvii maii 1504.
[3] Noi abbiamo ricevuto questo dí una tua de’ 25 e perché noi abbiamo scritto al Commissario di costí in risposta a tutto quello che tu hai scritto a noi, non ti replichereno altro a quanto per lo addreto ci hai fatto intendere; e in particulare demo commissione a Zanobi Ridolfi che comperassi tutti quelli fornimenti che erano venuti costí in su la nave del Minerbetto. [4] Occorreci ancora scriverti quello abbiamo ragionato con Rinaldo tuo fratello circa lo assaltare el Bardella. [5] E perché lui dice che tu gli hai scritto che ti rincoreresti, insieme con la navetta del Minerbetto, mettere in fondo el galeone del Bardella, ma che a questo effetto ti bisognerebbe piú uomini e piú qualche artiglieria e munizione, desiderando noi assai che tale si facessi, vorremo intendere prima che uomini e che artiglierie e che altre cose si avessino a provedere e che appunto ci avvisassi che spesa ci corressi; di che ne aspettiamo da te lettera per dartene poi commessione resoluta quando si vegga la cosa riuscibile. [6] E questa in vero sarebbe una fazione che ci farebbe pigliare animo a mantenere costí l’armata e accrescerla e a te fare onore e utile; e però ci risponderai subito.
[7] E’ Genovesi, nella risposta che fanno alla nostra lettera che noi scrivemo loro per conto della tua fusta, si querelano come tu pigliasti un loro secretario che venia da Roma e li togliesti certi danari. [8] E perché noi non abbiamo piú inteso nulla di questa cosa, ci scriverrai ancora per la prima tua quello che la importi, a ciò possiamo iustifícarla quando occorressi. [9] Bene vale.
381
[1] Antonio Giacomini.
[2] Avendo noi per duplicate nostre mandatoti la nota de’ fanti e delle compagnie che si pagorno e di quelle che si hanno ancora a pagare, e avendo mandato e’ danari per conto de’ cavalli leggieri e per conto del Governatore, e cosí proveduto a ogni altra cosa da te addimandata, non ci occorre che scriverti in risposta di questa tua ultima de’ 25. [3] Solo ci occorre dirti circa il caso di quello Lucchese che tu non hai lasciato andare in Pisa: che ci pare abbi fatto prudentemente. [4] E per alcun modo non ne lo lascerai andare, né lui né altri Lucchesi, né qualunque altro uomo; perché, volendo privare Pisa di speranza, bisogna levarle via ogni comerzio. [5] Attendiamo per la prima tua che l’artiglierie sieno piantate alle mura e che dipoi ne sia seguíto quanto noi desideriamo e quanto tu ne prometti. [6] Bene vale.
382
[1] Antonio Iacomino. [2] Die 30 maii 1504.
[3] Noi abbiamo con piacere nostro grandissimo e di tutta questa città inteso come ci siamo, mediante la virtú del Signore Governatore e di quelli altri signori condottieri, insignoriti di Libbrafatta. [4] Di che ne ringraziamo sommamente Iddio e ne commendiamo infinite volte la virtú e industria tua e di quelli signori, a’ quali per parte nostra farai intendere questa nostra satisfazione; e offerirai a loro Signorie tutte le forze di questa città per benificarli e onorarli, presupponendoci quelli dovere a questo felice principio aggiugnere un fine che sia cagione di maggiore loro gloria e di piú nostra quiete. [5] Aspetteremo d’intendere da te el particulare della cosa e in questo mezzo ci consigliereno come si abbi a procedere, di che sarai avvisato subito insieme con cotesti Magnifici Signori alli quali ci offerirai.
[6] Postscripta. [7] Noi crediamo che avanti tu abbi lasciato tornare in Pisa quelli Pisani erano in Libbrafatta, che tu li abbi esaminati per intendere da loro delle qualità di quella città e qualche particulare da potersene servire volendo procedere avanti; il che, quando tu non avessi fatto e allo arrivare di questa ne avessi alcuno in mano, t’ingegnerai di avere da loro la verità del tutto e dara’cene avviso.
[8] Noi crediamo che non ti sia piú bisogno di servirti di tanti muli quanti ti truovi costà; pertanto penserai di licenziare tutti quelli che fussino superflui e farai loro fare polizza in fede del dí che cominciorno a servire e del dí che fieno licenziati acciò che si possino pagare.
383
[1] Domino Herculi Bentivolo Excellentissimo Reipublicae nostrae Gubernatori etc.
[2] Se le opere della Signoria vostra sono accette a questa città e sieno per essere conosciute da noi, ne può rendere testimonio el frutto che se ne è tratto e continuamente si trae di esse e l’antico instituto nostro di remunerare qualunque si affatica in benefizio della patria nostra. [3] E se quello che per lo addreto è stato fatto da la Signoria vostra ci è suto accetto, questa ultima espugnazione di Libbrafatta ci è stata gratissima e ne commendiamo e esaltiamo sommamente la virtú sua; né manco stimiamo el buono animo che quella ha di procedere dopo questo principio piú avante. [4] Del quale facciamo tale capitale che quando si faccia conclusione di seguire gagliardamente questa fortuna, ci presummereno al tutto, eo duce et favente Deo, conseguire el comune desiderio nostro. [5] Bene valete.