<CANTI CARNASCIALESCHI>
Niccolò Machiavelli
I
DIAVOLI ISCACCIATI DI CIELO
Già fumo, or non siàn piú, spirti beati,
per la superbia nostra
siàno stati dal ciel tutti scacciati,
e in questa città vostra
abiàn preso il governo, 5
perché qui si dimostra
confusïon, dolor piú che in inferno.
E fame e guerra e sangue e diaccio e fuoco
sopra ciascun mortale
abiàn messo nel mondo a poco a poco, 10
e ’n questo carnovale
vegnàno a star con voi
perché di ciascun male
fatti siàno e saren principio noi.
Plutone è questo, e Proserpina è quella 15
ch’a lato se gli posa,
donna sopra ogni donna al mondo bella.
Amor vince ogni cosa,
però vinse costui
che mai non si riposa, 20
perch’ognun faccia quel c’ha fatto lui.
Ogni contento e scontento d’amore
da noi è generato,
el pianto e riso, el diletto e ’l dolore.
Chi fussi innamorato 25
segua il nostro volere
e sarà contentato,
perché d’ogni mal far pigliàn piacere.
II
LE PINE
Ah, queste pine che hanno be’ pinocchi,
che si stiaccion con man come son tocchi!
La pina, donne, fra le frutte è sola
che non teme né acqua né gragnola;
e che direte voi che dal pin cola 5
un liquor ch’ugne poi tutti quei nocchi?
Noi sagliàn in su’ nostri pin’ che n’hanno,
le donne sotto a ricoglier ci stanno;
tal volta quattro o sei ne cascheranno,
sí che bisogna al pin sempre aver gli occhi. 10
Chi dice: «Co’ di qua, marito mio,
còr questa còr quell’altra vuol’ io»;
se si risponde: «Sài sul pin com’io»,
le ci volton le rene e fanci bocchi.
E dicon che le pin’ non son granate; 15
e però, quando voi ne comperate,
per mano un pezzo ve le rimenate,
che qualche frappator non v’infinocchi.
Queste son grosse e sode e molto belle;
se ve ne piace venite per elle; 20
a chi non c’ha moneta donerelle,
che ’l fatto non consiste in duo baiocchi.
È la fatica nostra ’l stïacciare
per ch’el pinocchio vorrebbe schizzare;
bisogna tener forte e martellare, 25
poi non abbiàn pensier che ce l’accocchi.
E pinocchi confetti ne’ conviti
fanno destar li amorosi apetiti,
e tutti gli altri cibi saporiti
a rispetto di lor paiono sciocchi. 30
III
CANTO DE’ CIURMADORI
Ciurmador’ siam che ciurmiàn per natura,
donne, e cercando andiàn nostra ventura.
Di casa di San Paulo siam discesi,
discosto nati da questi paesi;
ma qui venuti siamo stati presi 5
da la vostra amorevole natura.
Noi nasciam tutti con un segno sotto,
e chi di noi l’ha maggiore è piú dotto;
se lo vedessi, vedresti di botto
le belle cose che sa far Natura. 10
Piacciavi addunque da noi imparare
che mal vi possin queste serpi fare,
e come voi abbiate a rimediare,
che non vi accaggia ognor qualche sciagura.
Questa serpe, sí corta e rannodata 15
come vedete, scorzone è chiamata;
quando ella è in caldo e che l’è adirata,
di punta passerebbe un’armadura.
L’aspido sordo è un tristo animale,
che dinanzi e di retro ognuno assale; 20
ma quando e’ vien dinanzi, e’ fa men male,
ancor che facci assai maggior paura.
Questo ramarro grosso e ben raccolto
piglia piacer di veder l’uomo in volto,
e di voi donne non si cura molto, 25
cosa che li ha concessa la Natura.
Certi lucertolotti abbiam qui drento,
ch’assaltono altri dreto a tradimento,
e, se da prima e’ non dànno spavento,
riesce la lor poi mala puntura. 30
Quanto vedete questa serpe cresce:
se la strignete fra le dita v’esce,
poi a la pruova molto non riesce,
né può, volendo, offender la Natura.
Stannosi queste serpi fra l’erbetta, 35
o sotto un sasso, o ’n qualche buca stretta;
sol questa grande di star si diletta
in un pantano o ’n qualche gran fessura.
Però bisogna aver gran discrezione,
quando a sedere una di voi si pone, 40
che non vi fussi fatto in sul groppone
qualche ferita di mala natura.
Ma, se di lor non volete temere,
di questo vino e’ vi bisogna bere,
e questa pietra appresso a voi tenere, 45
e che la non vi caschi averne cura.
Cosí, ciurmate poi che voi sarete,
in ogni loco a seder vi porrete:
quanto piú grosse serpe troverete,
tanto vi parrà aver maggior ventura. 50
IV
AMANTI E DONNE DISPERATI
Uomini
Udite, amanti, il lamentoso lutto
di noi che disperati
al basso centro pauroso e brutto
da’ dimon’ siàn guidati,
perché da tante pene tormentati 5
fumo in quel tempo, amando già costoro,
ch’a gli infernal’ ci diàn per fugir loro.
Le prece i pianti i singulti e ’ sospiri
furno buttati a’ venti,
perché trovàmo sempre i lor desiri 10
pronti a’ nostri tormenti,
tal che deposti quei pensieri ardenti
giudichiàno or nella servitú nuova
che crudeltà fuor di lor non si trova.
Donne
Quanto sie stato grande l’amor vostro, 15
tanto il nostro anche è stato,
ma non l’avendo come voi dimostro,
per l’onore è restato.
Non è per questo l’amante ingiuriato,
ma viene al mondo a sí brutta sentenza 20
colui che ha piú furor che pazïenza.
Ma perché perder voi troppo ci duole,
vi verrèn seguitando,
con suoni e canti e con dolze parole
gli spiriti placando, 25
che tolti voi dal vïaggio nefando
in vostra libertà vi renderanno
o di voi e di noi preda faranno.
Uomini
Non è piú tempo di pietà concesso,
però tacer vogliàno, 30
e chi non fa quando ha tempo, appresso
si pente e prega in vano;
e perché a questi d’un voler ci diàno,
ogni vostro pregar tutt’è ’n van suto,
che dispiacer non può quel ch’è piaciuto. 35
Donne
E però, donne, avendo alcuno amante
al vostro amor costretto,
per non trovarvi come noi errante,
fugate ogni rispetto;
non gli mandate al regno maladetto, 40
che chi dannazïon provoca altrui,
a simil pena il ciel condanna lui.
V
SPIRITI BEATI
Spirti beati siàno
che da’ celesti scanni
siàn qui venuti a dimostrar in terra,
poscia che noi veggiamo
il mondo in tanti affanni 5
e per lieve cagion’ sí crudel guerra,
e mostrar a chi erra
sí come al Signor nostro al tutto piace
che si ponghi giú l’armi e stieno in pace.
L’impio e crudel martoro 10
de’ miseri mortali,
il lungo strazio e ’nremediabil danno,
il pianto di costoro
per li infiniti mali
che giorno e notte lamentar gli fanno 15
(con singulti e affanno,
con alte voci e dolorose strida
ciascun per sé merzé domanda e grida):
questo a Dio non è grato,
né puote essere ancora 20
a chiunche tien d’umanitate un segno;
per questo ci ha mandato,
che vi dimostri ancora
quanto sie l’ira sua giusta e lo sdegno,
poi che vede il suo regno 25
mancar a poco a poco, e la sua gregge,
se pel nuovo pastor non si corregge.
Tant’è grande la sete
di guastar quel paese
ch’a tutto il mondo diè le leggi in pria, 30
che voi non v’accorgete
che le vostre contese
alli nimici vostri apron la via.
Il signor di Turchia
auzza l’armi e tutto par che avampi 35
per inundar i vostri dolci campi.
Dunque alzate le mani
contr’al crudel nimico
soccorrendo alle vostre gente afflitte;
deponete, cristiani, 40
questo vostro odio antico
e contro a lui voltate l’armi invitte,
altrimenti interditte
le forze usate vi saran dal cielo,
sendo in voi spento di pietate il zelo. 45
Dipartasi il timore,
nimicizie e rancori,
l’avarizia, superbia e crudeltade,
risurga in voi l’amore
de’ giusti e veri onori, 50
e torni il mondo a quella prima etade;
cosí vi fien le strade
del ciel aperte alla beata gente,
né saran di virtú le fiamme spente.
VI
ROMITI
Ne gli alti giochi del nostro apennino
frati siàno e romiti,
ch’or qui venuti in questa città siàno,
imperò che ogni astrolago e ’ndovino
van tutti sbigottiti, 5
secondo che da molti inteso abbiàno,
che un tempo orrendo e strano
minaccia ad ogni terra
peste diluvio e guerra,
fúlgor’ tempeste tremuoti e rovine, 10
come se già del mondo fussi fine.
E voglion sopra tutto che le stelle
infrussin con tant’acque
che ’l mondo tutto quanto si ricuopra;
per questo, donne grazïose e belle, 15
se mai servir vi piacque
alcuna cosa che vi sia di sopra,
nessuna se ne scuopra
per farci alcun riparo,
però che ’l cielo è chiaro 20
e ci promette un lieto carnovale,
ma chiunche crede apporsi dice male.
Fien l’acque il pianto di qualunche more
per voi, o donne elette,
i tremuoti rovine e loro affanno, 25
le tempeste e le guerre fien d’amore,
i fúlguri e saette
fieno i vostri occhi che morir gli fanno.
Non temete altro danno
e fia quel ch’esser suole: 30
il ciel salvar ci vuole,
e poi chi vede il diavol da dovero
lo vede con men corna e manco nero.
Ma pur se ’l ciel volessi vendicare
e mortal’ falli e l’onte, 35
e che l’umana prole andassi al fondo,
di nuovo il solar carro faríe dare
nelle man’ di Fetonte
perché venisse ad abbruciare il mondo.
Pertanto Iddio giocondo 40
dall’acqua v’assicura:
al fuoco abbiate cura.
Questo iudizio molto piú ci affanna,
se second’il fallire il ciel condanna.
Pur, se credessi a quegli van’ romori, 45
venitene con noi
sopra la cima de’ nostri alti sassi:
quivi farete i vostri romitori,
veggendo piover poi
e allagar per tutti i luoghi bassi, 50
dove buon tempo fassi
quanto in ogni altro loco;
e curerenci poco
del piover, che chi fia lassú condotto
l’acqua non temerà che gli fia sotto. 55