Capitoli per una compagnia di piacere

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Niccolò Machiavelli

<Capitoli per una compagnia di piacere>

[1] Sendosi ragunati insieme piú uomini e donne piú tempo per fare chiacchiere, e essendo accaduto che molte volte si sono fatte cose piacevoli e molte volte dispettose, e non vi si essendo per ancora trovato modo a fare le cose piacevoli diventare piú piacevoli, e le cose dispettose meno dispettose; e essendosi qualche volta pensato qualche natta, e non avendo, per poca diligenza di chi l’ha pensata, aúto effetto; è parso, a chi ha qualche cervello e nelle cose degli uomini e delle donne qualche esperienza, di ordinare o vogliàn dire regolare in modo tale compagnia che ciascuno possa pensare e, pensando, operare quelle cose che alle donne e a gli uomini e a qualunque di essi in qualunque modo giovino. Però si delibera che la detta compagnia sia e si intenda essere sottoposta agli infrascritti capituli, fermati e deliberati di comune consenso. I quali sono questi, cioè:

[2] Che niuno uomo minore di 30 anni possa essere di detta compagnia, e le donne ne possino essere d’ogni età.

[3] Che detta compagnia abbi uno capo, o uomo o donna che sia, da stare otto dí; e degli uomini sia il primo capo quello che ha di mano in mano maggiore naso e delle donne quella che di mano in mano arà minore piè.

[4] Niuno o uomo o donna che non ridicessi fra uno dí le cose che si facessino in detta compagnia, sia punito in questo modo: se la è donna, si abbino ad appiccare le sua pianelle in luogo che ognuno le vegga, con una polizza da piè del nome suo; se gli è uomo, si appicchino le sua calze a rovescio in luogo eminente e da ciascuno veduto.

[5] Debbasi sempre dire male l’uno dell’altro; e de’ forestieri che vi capitassino, dire tutti i peccati loro e fargli intendere publicamente sanza rispetto alcuno.

[6] Non si possa alcuno di detta compagnia, o uomo o donna, confessare in altri tempi che per la settimana santa, e chi contraffacessi sia obligato, se gli è donna portare, se gli è uomo essere portato da il capo della compagnia in quel modo che a lui parrà; e il confessore si debba tôrre cieco, e, quando egli avessi l’udire grosso, sare’ tanto meglio.

[7] Non si possa mai, per alcuno conto, dire bene l’uno dell’altro; e se alcuno contraffacessi, sia punito come di sopra.

[8] Se ad alcuno uomo o ad alcuna donna paressi essere troppo bella e di questo si trovassi dua testimoni, sia obligata la donna mostrare la gamba ignuda infino sopra il ginocchio quattro dita; se gli è uomo, chiarire la compagnia se gli avessi nella brachetta fazzoletto o simile cosa.

[9] Sieno obligate le donne ad andare quattro volte il mese a’ Servi almeno; e di piú, tutte quelle volte che da quelli della compagnia fussino richieste, sotto la pena del doppio.

[10] Quando uomo o donna di detta compagnia cominciassi a dire una cosa, e gli altri gliene lasciassino fornire, sieno condannati in quella pena che parrà a colui o a colei che arà cominciata detta novella.

[11] Deliberinsi in detta compagnia tutte quelle cose alle quali la minore parte de’ ragunati si accorderà; e i manco favori sempre ottenghino il partito.

[12] Se ad alcuno della compagnia da alcuno de’ suoi frategli o da altri fussi detto alcuno secreto e fra dua dí e’ non lo abbia pubblicato, s’intenda, se gli è uomo o donna, incorso in pena di avere a fare sempre ogni cosa al contrario, sanza potersene per alcuno modo o via, retta o indiretta, sgabellare.

[13] Non si debba né possa tenere mai in detta compagnia silenzio, ma quanto piú si cicalerà, e piú insieme, tanto piú commendazione si meriti. E quello che fia primo a restare di cicalare, debba essere tanto stivato da tutti gli altri della compagnia, che renda il conto perché si è racchetato.

[14] Non debbino né possino quegli della compagnia accomodare l’uno l’altro di cosa alcuna; ma sendo da alcuno richiesti d’imbasciate, debbino sempre referirle al contrario.

[15] Sia obligato ciascuno ad avere invidia al bene dell’altro, e per questo farli tutti quelli dispetti che potrà, e potendo farne alcuno e non lo facendo, sia punito a beneplacito del signore.

[16] Che ciascuno, in ogni luogo e d’ogni tempo, sanza alcuno rispetto, sia tenuto voltarsi a qualunque riso, spurgo o altro cenno e rispondere col medesimo, sotto pena di non potere negare cosa di che fussi richiesto per tutto quel mese.

[17] Volendo ancora che ciascuno possa avere le sua commodità, si provvede che ciascuno uomo e ciascuna donna, l’uno sanza la moglie, l’altra sanza il marito, debbe dormire del mese almeno quindici dí netti, sotto la pena di avere a dormire dua mesi insieme alla fila.

[18] Colui o colei che farà piú parole e meno conclusione sia piú onorato e tenutone piú conto.

[19] Debbino cosí uomini e donne di detta compagnia andare a tutti i perdoni, feste e altre cose che si fanno per le chiese; e a tutti i desinari, merende, cene, commedie, veghie e altre chiacchiere simili che si fanno per le casa, sotto pena, sendo donna, di essere confinata in una regola di frati, e, sendo uomo, in uno munistero.

[20] Sieno tenute le donne stare i tre quarti del tempo tra le finestre e gli usci, o dinanzi o di dietro come pare loro; e gli uomini di detta compagnia sieno tenuti rappresentarsi loro almeno dodici volte il dí.

[21] Che le donne di detta compagnia non abbino ad avere suocera; e se alcuna per ancora l’avessi, debba infra sei mesi, con scamonea o altri simili rimedi, levarsela dinanzi: la quale medecina possino anche usare contro a’ mariti che non facessino il debito loro.

[22] Non possino le donne di detta compagnia portare faldiglie o altra cosa sotto che dia impedimento, e gli uomini tutti debbino ire sanza stringhe, e in luogo di quelle usino gli spilletti; i quali sieno proibiti a portare a le donne, sotto pena di avere a guardare con gli occhiali il Gigante di Piazza.

[23] Che ciascuno, cosí mastio come femmina, per dare riputazione al luogo si debba vantare delle cose che non ha e che non fa; e, quando dicessi il vero appunto, per il quale vero e’ mostrassi o la povertà sua o altra simile cosa, sia punito a beneplacito del principe.

[24] Che non si debba mai mostrare con segni di fuora lo animo suo di drento; anzi fare tutto il contrario, e quello che sa meglio fingere o dire le bugie, meriti piú commendazione.

[25] Che si debba mettere la maggiore parte del tempo in azzimarsi e ripulirsi, sotto pena a chi contrafacessi di non essere mai guardato dagl’altri della compagnia.

[26] Qualunque in sogno ridicessi alcuna cosa che gli avessi detta o fatta il giorno, sia tenuto una mezza ora a culo alzato, e ciascuno della compagnia gli debba dare una scoreggiata.

[27] Qualunque, udendo messa, non guardarà spesso intorno intorno o si porrà in luogo da non essere veduto da ciascuno, sia punito pro peccato di lese maiestatis.

[28] Che non debba mai, o uomo o donna, massime chi desidera avere figliuoli, calzare prima il piè ritto, sotto pena di avere ad ire scalza uno mese, o quel piú paressi al principe.

[29] Che nessuno nello addormentarsi possa chiudere tutti e dua gl’occhi ad uno tratto, ma prima l’uno e poi l’altro, il quale è ottimo rimedio a mantenere la vista.

[30] Che le donne nello andare portino in modo i piedi, che non si possa mediante quegli cognoscere se le sono accollate alto o basso.

[31] Che nessuno si possa mai soffiare il naso quando è visto, se non in caso di necessità.

[32] Che ciascuno sia obligato in forma camerae a grattarsi quando gli pizzica.

[33] Che l’ugna de’ piè, come quelle delle mani, si debbino ogni 4 giorni nettare.

[34] Che le donne sieno tenute, nel porsi a sedere, sempre mettersi qualche cosa sotto per parere maggiori.

[35] Che si debba eleggere uno medico per la compagnia che non passi anni 24, acciò che possa e disagi, e regga alla fatica.