Libro delle persecuzione d’Africa

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Niccolò Machiavelli

Libro delle persecuzione d’Africa

per Enrico re de’ Vandali, l’anno di Cristo 500, e composto per san Vittore vescovo d’Utica

[1] Già sono sessanta anni da questo tempo che quello crudele popolo de’ Vandali entrò ne’ confini d’Africa passando per lo stretto del mare, quale è intra l’Affrica e la Spagna. [2] Venendo adunque questa generazione di uomini, che erano, fra piccoli e grandi, giovani e vecchi, piú che ottocentomila, secondo che loro medesimi affermavano acciò che li uomini, sbigottiti da tale numero, pensassino meno a difendersi; [3] e trovando l’Affrica pacifica e quieta, piena di ricchezze e d’ogni bene abbundante, non mancorno di alcuna ragione d’iniuria, cosí contro alli uomini come contro al paese; perché questo arsono e ruinorno dovunche passavano, e li uomini rubavano, ammazzavano, pigliavono prigioni, e li facevono morire in carcere con ogni ragione supplizio. [4] Né perdonò la loro crudeltà alli arbori e a le piante e, che è peggio, non lasciorno indreto le chiese né le sepulture de’ santi, che tutte le arsono e disfeciono. Né valeva a li uomini nascondere loro e loro cose per le valli o selve o caverne, perché in ogni loco erano ritrovati e dipoi rubati e morti. [5] E con maggiori odii e maggiori persecuzioni guastavano e templi di Dio che le case de’ privati;e, trovandole serrate, con le scure le assaltavono, come si fa le querce ne’ boschi, acciò che si potessi dire quel verso della Scrittura: «quasi in silva lignorum securibus conscinderunt ianuas eius; in securi et ascia deiecerunt eam; incenderunt igni Sanctuarium tuum».

[6] Quanti preclari vescovi e prelati e nobili sacerdoti furno morti con diversa ragione di supplizio, acciò che palesassino se gli avevono o oro o ariento appresso di loro! [7] E non bastava che dessino loro quello ch’egli avevono, perché sempre, estimando che ne potessino dare piú, quanta maggior somma ne davono, tanto piú li tormentavano, mettendo ad alcuno del fango puzzolente giú per la gola, ad alcuni facevono bere acqua di mare, ad alcuni aceto, ad alcuno altro sterco o feccia di vino o qualunque altra cosa liquida e puzzolente, e di quelle li riempievono come otri, sanza avere di loro alcuna misericordia. Né perdonavano ancora alle donne o alle fanciulle. [8] Quivi non era considerazione di nobilità né di dottrina, non reverenzia di sacerdozio; ma queste cose facevono li animi loro piú efferati, e dove era piú nobilità e piú grado, quivi si vedeva el loro furore piú esercitarsi. [9] Quanti sacerdoti egregii, quanti uomini illustri si vedevono con pesi a’ dossi ad uso di cammegli e d’asini! E quali erano da loro con certi pungetti come e buoi punzecchiati, acciò ch’eglino accelerassino el passo: de’ quali molti sotto la gravezza di detti pesi morivano. [10] Non gli moveva a misericordia la vecchiaia, non la puerizia; e infiniti fanciulli erano da’ petti delle madri divelti, o mandati in cattività, o presi per li piedi e battuti in el conspetto della madre in terra, o veramente presi per le gambe e divisi infino al capo in dua parti. E potevasi in ogni loco dire questo verso: «Dixit inimicus incendere se fines meos, interficere infantes meos et parvulos meos elisurum ad terram».

[11] Quelli edificii che per lo splendore e grandezza loro non potevono essere offesi dal fuoco, li distruggevono con la ruina, in modo che l’antiqua bellezza di molte città non apparisce niente come la era già, e molte terre o da nessuno o da pochi sono abitate; e in Cartagine si vede come e teatri, le chiese, la via che si chiamava Celeste, e molti altri belli edificii essere ruinati. [12] Oltr’a di questo, molte chiese che non destrussono, come la basilica dove sono e corpi di santa Perpetua e di santa Felicita, le accomodorno a templi della loro religione. E dove e’ trovavano qualche rocca o sito forte che loro non potessino espugnare, e’ vi ammazzavono intorno di molti uomini e conducevonvi di molti uomini morti, acciò che quelli di drento fussin constretti per il puzzo o morire o arrendersi. [13] Quanti santi sacerdoti fussino da costoro cruciati e morti, non si potrebbe esplicare. Infra e quali el venerabile Pampinia, vescovo della nostra città, con lame di ferro ardenti fu tutto dibruciato. E similmente Mansueto fu arso in su la porta detta Fornitana. [14] E in quel medesimo tempo la città di Ippona era assediata, della quale era vescovo santo Agostino, uomo degno di ogni laude, perché el fiume della sua eloquenzia correva per tutti e campi della Chiesa. Ma in quel tempo avverso si veniva a seccare, e la dolcezza del suo parlare era convertita in amaro assenzio; e verificavasi quel detto di Davit: «dum consisteret peccator adversum me, obmutui». [15] Infino a quel tempo lui aveva scritto dugentotrentadua libri, oltre alle innumerabili epistole ch’egli aveva fatte insieme con la esposizione di tutto el Saltero e de’ Vangeli, le quali sono dette ordinariamente omelie, el numero delle quali non si potrebbe appena comprendere.

[16] Che bisogna dire tante cose? Dopo molte crudeli impietà Gisserico espugnò e ottenne la bella e grande città di Cartagine e quella antiqua, ingenua e nobile libertà ridusse in servitú, perché fece servi tutti e sanatóri d’essa. [17] E prepose uno decreto che ciascuno dovessi portàgli tutto l’oro, prete preziose e vestimenti ricchi che gli avessi; e cosí in breve tempo li uomini si privorno delle robe che ’l padre e l’avolo avieno loro lasciate: [18] perché e’ divise infra ’ sua soldati tutte le provincie, riservandosi a sé le principali, ancora che Valentiniano imperadore ne difendessi alcuna; le quali poi furno medesimamente occupate da Gisserico dopo la sua morte. [19] Nel quale tempo egli occupò tutta l’Affrica insieme con l’isole che sono tra quella e l’Italia, come la Sicilia, la Sardigna, Maiorica e Minorica, le quali occupò e difese con la sua consueta superbia. Nondimanco diè poi la Sicilia a Oddoacro re d’Italia, con reservo di certo tributo. [20] Fatta che Gisserico ebbe questa distribuzione, comandò a tutti e Vandali che cacciassino tutti e vescovi e tutti e nobili de’ luoghi e terre loro. Il che fu fatto in di molti lati; e noi conoscemo e vedemo essere servi de’ Vandali molti nobili vescovi e onorati e clarissimi uomini.

[21] In quel medesimo tempo el vescovo della detta città di Cartagine, chiamato Quodvultdeus, insieme con una gran turba di cherici furno spogliati e posti sopra certi navili e cacciati d’Affrica; e quali per miserazione di Dio si condussono a Napoli in Italia. [22] E quali cacciati di fatto, la chiesa loro, nominata Restituta, nella quale sempre facevono residenza e vescovi, la consacrò alla sua religione; e tutte l’altre chiese, cosí drento alla città come fuori, spogliò; e in particulare dua grandi e belle chiese di san Cipriano martire, l’una dove lui sparse el sangue, l’altra dove fu sepulto, el quale luogo si chiama Mappalia. [23] Chi potrebbe sanza lacrime ricordarsi come questo crudele tiranno comandava che ’ corpi de’ nostri santi sanza solennità di salmi o altre cerimonie ecclesiastiche fussino seppelliti? [24] E mentre che queste cose si facevano, quelli sacerdoti delle dette provincie, che lui aveva divise, e quali ancora non erano iti in esilio, deliberorno d’andare a trovare el re e supplicare che dovessi avere compassione di loro. [25] E cosí, sendo tutti convenuti, andorno ad re, che era presso al lito Maxilitano, supplicandolo che, per consolare el popolo di Dio, e’ dovessi essere loro dato solamente facultà di potere abitare in Affrica e mendicare la vita loro. [26] A’ quali disse el re: «Io ho deliberato del nome e generazione vostra non ne lasciare alcuno, e voi avete ardire di domandarmi grazia?». E voleva farli in quel medesimo punto gittarli tutti in mare, se non fussi suto da’ suoi baroni lungamente pregato che non volessi fare questo male. [27] Fattisi loro maninconosi e afflitti, cominciorno, come potevano e dove potevano, amministrare e divini misteri.