Niccolò Machiavelli
NATURE DI UOMINI FIORENTINI
Piero di Gino Capponi
1. [1] Piero di Gino Capponi
[2] Cosí morí Piero Capponi, uomo assai reputato per le virtú dello avolo e bisavolo suo, la opinione delle quali, spenta nel padre, si aveva con lo animo e con la eloquenzia racquistata; delle quali dua qualità assai si prevaleva. [3] Fu nondimanco vario nelle sua azioni, intanto che, parlando di lui, Lorenzo de’ Medici disse che Piero li pareva quando el padre e quando lo avolo.
[4] Non ebbe la fortuna manco varia che lo ingegno, perché da quella, in ogni qualità di governo, fu in varii modi ora sollevato, ora depresso.
[5] Puossi darli, infra le altre, questa laude, che lui solo reggessi quello che tutti li altri cittadini aveno abbandonato, quando in su la fronte del re stracciò quelli capituli che toglievono la libertà alla patria sua. [6] Né lo sbigottí la insolenzia e potenzia de’ Franzesi, né la viltà de’ suoi; e solo per lui stette che Firenze non vivessi serva de’ Franzesi, come per Camillo che Roma non vivessi ricomperata da quelli.
Antonio Giacomini
2. [1] Antonio Giacomini, quando fu eletto commissario al primo guasto
[2] Costui, in sua puerizia, per le parte di messer Luca e di Piero de’ Medici vecchio fu confinato con suo padre fuora della città, e, riduttosi ad una sua villa, el padre lo mandò a Pisa a faccende di mercato, nelle quali tutta la nobiltà di Firenze si esercita come in cosa piú utile e piú reputata nella patria loro. [3] Dove non stette molto, perché avendo volto lo animo a maggiore fortuna, si ridusse a stare per le corti de’ principi, e con el signore Ruberto da Sanseverino, allora primo capitano in Italia, consumò parte della sua gioventú.
[4] Era tornato poco avanti el ’94 in Firenze e, come uomo virtuoso, fu per il mezzo di Francesco Valori primamente monstro alle azioni publiche; e nelle prime commissioni li furno date, si portò in modo che fu sempre giudicato degno di maggior grado, tanto che dal popolo li furno dati tutti quelli onori drento e fuori, de’ quali secondo la età si onora qualunque onesto cittadino.
[5] Era Antonio delle cose della guerra innanzi a tutti li altri cittadini fiorentini peritissimo; cauto nel pigliare e partiti, animoso nello esequirli, nimico de’ tristi e poltroni, amatore e premiatore de’ buoni e valenti uomini, severo nel servare la maestà publica; e, quello che è mirabile e raro, liberalissimo del suo e astinentissimo da quel d’altri. [6] Né, quando era al governo d’uno esercito o d’una provincia, voleva da’ suoi subietti altro che la ubbidienza, né de’ disubbidienti aveva alcuna pietà. [7] Era, privato, sanza parte e sanza ambizione alcuna; quando publico, era solo desideroso della gloria della città e laude sua. [8] Le quali sue qualità feciono in breve tempo che ’l popolo di Firenze non credeva sotto altro governo possere o espugnare e nimici o defendersi da quelli; né veruna cosa forte animosa o periculosa era creduta ad altri che a lui, né altri piú volentieri la accettava: donde non solo crebbe el suo nome in Firenze, ma in tutta Toscana. [9] E cosí Antonio, incognito prima e oscuro, acquistò reputazione in quella città, dove tutti li altri clari e reputati cittadini la avevono perduta.
Cosimo de’ Pazzi e Francesco Pepi
3. [1] Di messer Cosimo de’ Pazzi e messer Francesco Pepi, fatti oratori allo imperadore
[2] Furno eletti oratori messer Cosimo de’ Pazzi, vescovo d’Arezzo, e messer Francesco Pepi, iureconsulto, uomini, oltre allo essere nobili, graduati e prudenti, in chi el nuovo stato assai confidava per avere renduto all’uno la patria, all’altro lo stato, e, di stietto causidico, averlo chiamato a quello governo che in uno vivere libero, per le sua virtú, non li poteva essere negato.
Francesco Valori
4. [1] Di Francesco Valori
[2] Ebbe Francesco Valori questo fine indegno della vita e della bontà sua, perché veruno cittadino ebbe mai la patria sua che desiderassi piú el bene di quella che lui, né che ne fussi tanto e con meno respetti defensore. [3] Il che, perché non è conosciuto da molti, lo fece odiare da molti; donde li suoi inimici particulari presono animo d’ammazzarlo. [4] E dello animo e mente sua buona ne fa fede lo avere aúto sempre governo ed essere morto povero, di modo che li suoi nipoti rifiutorno la sua eredità. [5] Fanne fede non essere mai suto cagione né principio di alcuna innovazione, ma fermo defensore delli stati presenti della città. [6] Né per lui mancò che lo stato de’ Medici non stessi, el quale dopo la morte di Lorenzo difese contro alli detrattori di quello, né per lui stette che lo stato libero non si fermassi; e tutte quelle securtà e ordini che li ha, si possono riconoscere da lo animo e ostinazione sua.