2. Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1501-1503)

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Niccolò Machiavelli

Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1501-1503)

[Scritti di governo]

1

[1] Aloisio Stufae Commissario generali Romandiolae. [2] Die 21 ianuarii 1500.

[3] Frassinino di Sandro da Marrad i è suto al conspetto nostro e dolutosi come andando lui da Marradi a San Giorgio, luogo in su quello di Berzighella, con quella confidenzia che debbono andare e’ sudditi nostri in su quello della Eccellenzia del Duca, fu da certi soldati di Vitellozzo preso e svaligiato, e postogli di taglia 30 ducati, de’ quali a volersi liberare gli è convenuto dare mallevadore. [4] E desiderando noi che questa cosa, fatta fuori di ogni ragionevole e onesta consuetudine, si ricorregga, lo aviamo indirizzato a te, e imponiamoti che subito alla ricevuta di questa scriva a chi ti parrà piú a proposito e piú atto a rimediare ad un simile inconveniente. [5] E dolgati largamente del caso seguíto, e gravilo a liberare e’ mallevadori di detto Frassinino dall’obrigo per la sua taglia, mostrando che la ragione del vicinare ricerca cosí; e che, sendo noi per riguardare e’ sudditi della Eccellenzia del Duca come insino ad ora abbiamo fatto, desideriamo e’ nostri trovino la medesima correspondenzia. [6] E a questo voliamo aggiunga quelle ragioni ti occorrono migliori, a ciò che la ragione abbi el debito suo, e Frassinino sia libero da quello di che disonestamente è suto aggravato.

[Commissaria nella campagna pistoiese]

2

[1] Patens.

[2] Priores Libertatis etc. [3] Singulis atque universis Rectoribus, Offitialibus ac nostrae Reipublicae subditis quibuscumque salutem. [4] Intendendo in questa ora la venuta de’ nostri ribelli pistolesi verso Carmignano e Bacchereto, perché non possino malignare contro a quelli che sono studiosi della pace e quiete, mandiamo Commissarii nostri con amplissima <autorità> a quella volta lo egregio Niccolò di messer Bernardo Machiavelli, nostro Cancellieri e Offitiale, con comissioni oportune al soprascritto effetto; vogliamo adunque e comandianvi obediate in ogni cosa al prefato Niccolò come se noi proprii vi comandassimo. [5] Bene valete. [6] Die iia februari 1500.

[Scritti di governo]

3

[1] Antonio de Filicaria Commissario Liburni. [2] Die ii februarii.

[3] Poi che noi ti avemo scritto l’alligata ci occorre farti intendere come noi desiderremo ci avvisassi per la prima tua di che valore sia el galeone si truova costí e in che modo noi ce ne potessimo valere: perché noi desiderremo di armarlo insieme con un brigantino; ma vorremo che ’l corpo del galeone bastassi alla spesa, se non a tutta, a’ 4/5 di essa. [4] E siamo di opinione che facilmente si truovi chi entri in simile partito, perché quello che lo armassi si potrà valere delle prede che ciascun giorno facessi delle robe che entrono e escono di Pisa; e di questo nostro disegno ti aviamo voluto dare notizia a ciò, come ti si è detto, per la prima tua ci scriva quello che di tale cosa ti occorra. [5] ­Vale.

4

[1] Petro Vespuccio Commissario generali Cascinae. [2] Die iii februarii.

[3] Atteso le necessità di messere Bandino da Castello della Pieve e considerato e’ periculi che corrono allo stato suo quando e’ non vi fussi presenzialmente a soccorrerlo, ci è parso compiacerlo di licenzia iuxta la petizione sua: però lascerai partire liberamente detto messer Bandino con tutta la sua compagnia ad ogni suo beneplacito. [4] Voliamo bene, rispetto al periculo che si correrebbe costí e alla reputazione che se ne perderebbe quando cosí di subito s’intendessi la sua partita, che nel ritornare suo costí – che sarà esibitore della presente – dia fama di non avere licenzia e non si volere a veruno modo partire. [5] E ci ha promesso differire 4 o 5 giorni o piú la partita sua e cominciare ad inviare, in prima, parte de’ sua balestrieri e in ultimo luogo partirsi lui col resto; e cosí venire, come si è detto, a differire piú giorni li fia possibile tale sua partita, a ciò che noi in quel tempo possiamo pensare d’uno che in suo luogo stia alla guardia di coteste nostre terre; a che voliamo lo conforti, lasciandoli nondimanco libertà di partirsi a sua posta, come li è suta concessa da noi. [6] E perché detto messer Bandino ci ha ricerchi che noi lo favoriano tal che possa riavere li uomini suoi che li ha prigioni in Pisa, aviamo deliberato contentarlo. [7] E però t’imponiamo li consenta el permutare li suoi prigioni che lui ha de’ Pisani con li omini suoi che sono prigioni in Pisa; aggiuntovi, nondimeno, quelli di Musacchino e el Rabattino, ancora che ci abbi promesso vedere se può migliorare tali condizioni. [8] Né ci occorre per questa altro se non ricordarti la buona guardia, il che giudichiamo superfluo, per conoscerti prudentissimo.

5

[1] Bartholomeo Marignolle, Capitaneo Marratis, Neapoleoni Aldobrandini, Potestati Mutilianae, Paulo Benci, Vicario Florentiolae, mutatis mutandis. [2] Ut supra.

[3] Non avendo noi tua lettere piú dí sono e intendendo lo esercito del Duca Valentinese riordinarsi per la impresa di Faenza, ci è parso ad un tempo ricordarti la buona guardia di cotesto luogo e appresso el tenere modo di essere avvisato delle cose da cotesta banda, a ciò con diligenzia ce ne possa di continuo dare avviso. [4] E perché l’una e l’altra di queste dua cose importa assai, voliamo che ci usi equale diligenzia, avendo avvertenza a chi entra e esce di cotesta terra, e cosí a fare giorno e notte conveniente guardia, avendo destramente cura alle mani a coloro di chi tu giudicassi non si potere fidare; e non perdonando a qualche spesa per intendere l’andamento dello esercito della Chiesa e delli altri particulari che si possono intendere in questi tempi. [5] De’ quali ci darai notizia per uomo a posta, non ti parendo grave lo scriverci spesso quello intendi, ancora che non ti paressi di molto momento; di che noi ti commendereno perché farai cosa grata a noi e utile alla città.

6

[1] Rectoribus Pistorii, Antonio Vineae et Antonio Iunio. [2] Die vi februarii md.

[3] El caso nuovamente occorso costí del quale per vostre lettere ne date notizia a’ nostri Eccelsi Signori, come è da dispiacere, cosí e a noi e a ciascuno è dispiaciuto, che desidera la quiete di cotesta città. [4] E tanto piú ci offende questa cosa, quanto e’ ci pare che in su e’ disegni nostri di posare la cosa in qualche buono termine surga sempre qualche inconveniente che c’interrompa e facci diventare la cosa piú grave e di peggiore natura. [5] Pur sendo condotti qui, vi confortiamo a fare dal canto vostro quello potete di buono per ovviare che per lo avvenire non seguino tali inconvenienti, ingegnandovi di ostare e col consiglio e colla autorità; e noi non cessereno di fare dal canto nostro qualche provedimento opportuno. [6] E oltre allo avere piú dí sono dato ordine ad Antonio Castellani di fare fanti e cavalli per mandarlo costí in salute di cotesta città e a quiete di chi desidera riposarsi – che fra pochi dí vi doverrà essere –, non cessiamo dal fare qualche altro provedimento a proposito. [7] E pure questa mattina siamo suti buon numero di cittadini in su questa pratica e èssi fatta assai buona resoluzione, della quale speriamo etiam buoni effetti, quando voi in questo mezzo non manchiate di quelle cose che vi si appartengono fare per la salute di ciascuno: perché d’altro non aviamo noi desiderio, né ad altro tendiamo che a questo fine, el quale speriamo conseguire mediante la sollecitudine e diligenzia vostra, provisione nostre e fede e osservanzia di cotesti nostri fedelissimi. [8] E perché Niccolò Ferrucci, che è costí nella rocca, ci avvisa di certi mancamenti di quella, noi ne aviamo dato notizia a’ Capitani di Parte, e’ quali a tutto provedranno; e voi lo esorterete in questo mezzo a fare suo debito e usare buona diligenzia; e se a voi intorno a questo occorressi ricordare o a noi o a lui alcuna cosa ci fia gratissimo lo facciate. [9] Nec plura etc.

7

[1] Aloisio Stufa Commissario Castricari. [2] Die vi februarii.

[3] Questa mattina aviamo ricevute l’ultime vostre de’ 3 e de’ iiii del presente, e esaminato e considerato diligentemente el contenuto di esse, non manchiamo di considerare e’ medesimi periculi che tu mostri essere da temere quando e’ succedessi la espugnazione di Faenzia, né etiam manchiamo con ogni nostra forza, fatica e industria di ordinarvi e’ rimedii, e’ quali, quando non si ordinassino, non fia per non averli preveduti o creduti, ma per non si essere possuti fare rispetto alle condizioni della città: le quali cose noi sappiamo che tu conosci benissimo e però non duriamo molta fatica in persuadertelo o scrivertelo. [4] Né ci occorre ricordarti altro nelle cose che possono accadere costí che quello ti si è ricordato per altre nostre; cioè che ti vaglia, nelle necessità che urgessino, degli omini del paese – quando per noi ancora non si fussi fatto alcuno provedimento, che tuttavia si ordina – de’ quali crediamo pure ti possa valere, sí per essere sempre suti fedelissimi nostri, sí etiam per lo esemplo de’ vicini loro che hanno gli eserciti addosso. [5] E quanto al provedere te in particulare, non ti vogliamo dire altro, né multiplicare in altre parole che farti questa fede: che di corto ti provedreno in qualche parte; di che voliamo ne viva sicurissimo.

[6] Noi aviamo avuto avanti da noi lo apportatore delle tua quale tu scrivi essere suto saccheggiato da quelli di Val di Lamona; e avendo noi fatto questo presupposto di mantenerci amici ad ogni modo del Duca Valentinese voliamo delle ing<i>urie fatte da’ suoi soldati a’ nostri sudditi ne sia riconoscitore lui; e crediamo per questa via fare che ciascuno arà suo dovere. [7] Né ci pare da permettere ad alcuno nostro suddito si facci la ragione per sé medesimo, se già le cose non venissino a rottura, il che non crediamo; ma e’ si può bene tenere ciascuno con questa speranza, che, in uno modo o in nell’altro che la cosa abbia a procedere, e’ sono per riavere el loro. [8] E però non lasciarai per cosa di mondo innovare alcuna cosa. [9] Aviamo etiam udito el Bello di costí, di che non ci occorre scriverti altro. [10] Vale.

8

[1] Aloisio Stufae. [2] Die viii februarii 1500.

[3] Ancora che per il Bello noi ti avessimo scritto quanto ci occorreva per insino a questo dí, non ci è parso se non a proposito scriverti dua versi in risposta di questa tua de’ sei. [4] Tu arai per il Bello predetto ricevuto e’ 50 ducati d’oro, e’ quali conosciamo essere piccola cosa rispetto alle spese ordinarie e estraordinarie sappiamo per te ogni giorno farsi né potere con quelli satisfare ad una minima parte de’ bisogni tuoi; tamen considerato da l’altra parte le difficultà etc., crediamo resterai paziente; perché oltre alla scarsità ordinaria che noi aviamo del danaio, ci si aggiugne avere a provedere di nuovi fanti e nuovi cavalli per le cose di Pistoia, che in vero son di qualità da non le stimare poco. [5] Sí che, considerato tutto, crediamo ti verrai intrattenendo con que’ destri modi ti occorreranno e con lo amico da Furlí e con qualunque altro del quale ti avessi a valere in coteste occorrenzie.

[6] Qui si è detto essersi partito del campo del Valentinese piú che 400 cavalli e iti alla volta di Roma per opporsi a quello che ’ Colonnesi disegnassino fare contro al Pontefice, e che la impresa di Faenza era per risolversi; vorremo che per la prima tua ci avvisassi quello intendi.

[7] L’Arciprete ci fa intendere come un suo nipote ha costí certa inimicizia, della quale dice te essere informato benissimo, e desiderrebbe che ne seguissi o tregua o pace; della quale cosa, per essere opera pia e a proposito a questi tempi, noi te ne aviamo voluto scrivere questi versi e confortarti a tale esecuzione. [8] Vale.

9

[1] Lorenzo Fagioli Potestà di Larciano in Montagna. [2] Die 8 februarii 1500.

[3] Conosciuta la importanzia di cotesta cittadella di Larciano e desiderando che la sia guardata come richiede el debito e sanza dare ombra o a quelli di parte cancelliera o ad quelli di parte panciatica, t’imponiamo vi entri ad abitare personalmente colla tua famiglia e ne tragga tutti quelli vi si trovono drento al presente. [4] E se ti paressi necessario avere a tale guardia, oltre alla tua famiglia, ancora dua o tre uomini, ne siamo contenti; ma vogliamo guardi a pigliare omini neutri e di luogo che non sieno in verun modo segnati da alcuna di dette parti; e se ti occorressi fare per questo spesa alcuna, ce ne manderai conto e subito ne sarai satisfatto. [5] E importandoci questo, come si è detto, ti mandiamo questo cavallaro espresso; pertanto non mancherai di diligenzia di esequire quanto ti aviamo imposto e dare avviso se alcuna cosa ti occorressi. [6] Vale.

[7] Postscripta. [8] Volendo spacciare el cavallaro, come ti scriviamo, sopravvenne la tua de’ sei e veduto quello ne scrivi, ti mandiamo alligata a questa la commissione; né ci occorre mutare alcuna cosa di quello ti avamo scritto, anzi comandarti che tutto esequisca con diligenzia. [9] E voliamo che, per virtú della commissione ti si manda, comandi a tutti cotesti uomini a l’intorno non ardischino muoversi sanza tua licenzia. [10] E perché tu hai a giurare di non fare con questa commissione alcuna di queste tre cose, cioè: non participare di preda, pagare e’ danari ti fussino mandati sanza retenzione, e inoltre nolla adoperare in cose non spettanti alla guerra, in fede di tale osservanzia ne manda in cancelleria fede pubblica.

10

[1] Domenico Riccialbani et Girolamo Salvetti, eiusdem exempli mutatis mutandis. [2] A Prato. [3] Dicta die.

[4] Conosciuto la prudenzia tua e appresso quanta fede e credito tu abbia con cotesti Pis<t>olesi cosí di parte cancelliera come di parte panciatica, ci è parso commettere a te e a Domenico Riccialbano vi tran­sfe­riate subito nella città di Pistoia e nel contado; e con ogni vostra industria e autorità v’ingegnate operare in modo che né l’una né l’altra parte muova alcuna cosa, monstrando a ciascheduna di dette parti che per noi si ordina di quietarli con buona loro satisfazione; e cosí v’ingegnerete che scandolo non segua, infino a tanto che le provisione ordiniamo sieno in essere, perché presto verranno a cotesta volta mandati da’ nostri Eccelsi Signori due dello Oficio nostro e dua dello Officio delli Otto. [5] E a ciò voi possiate esequire tutto, mandiamo a te e a Domenico predetto lettere di commissione per il presente cavallaro nostro, sí che farai subito di accozzarti con lui; e insieme, sanza differire, ne andrete ad esequire tale commissione e merrete el cavallaro presente apportatore, per il quale ci avviserete subito di quan­to arete esequito.

[6] Questa cosa è di grandissima importanza e però è necessario ci usiate grandissima diligenzia, di che noi sempre ve ne commendereno. [7] Vale.

11

[1] Antonio de Iuniis Capitaneo et Commissario Cortonae. [2] viiii februarii.

[3] Al partire tuo di qui noi, inter cetera, ti ricordamo quanto per li nostri Eccelsi Signori e per noi si desiderava che li capituli, e’ quali questa Repubblica ha con la Comunità di Perugia, si perservassino e mantenessino inviolabilmente: e che per la osservanzia di quelli tu non omettessi cosa alcuna. [4] Di che noi non te ne replicheremo altro se non fussino sopravvenute lettere da le Magnificenzie di messer A­driano e Giampagolo Baglioni, per le quali si querelano che in Val di Pierle si fa ragunata per Pompeo delli Oddi, loro avversario, di omini e di artiglierie; e che in cotesta nostra città di Cortona v’è certi loro ribelli perugini, e’ quali tutto giorno vanno in su’ loro confini e fanno qualche danno alli amici loro. [5] Le quali cose ci sono dispiaciute assai, sí per la buona amicizia che ha sempre tenuta questa città colla Comunità di Perugia, sí etiam per li capituli aviamo insieme, e appresso per avere sempre portato affezione grandissima alla casa de’ Baglioni, avendoli sempre esperimentati affezionatissimi allo stato nostro e di qualità che non meritano che al presente e’ nimici loro sieno intrattenuti da noi, e contro a’ capituli e fede pubblica. [6] Pertanto noi t’imponiamo che in quelli destri modi ti occorreranno, provegga in modo e in Val di Pierli e costí nella città, che le Magnificenzie di Adriano e di Giampagolo prenominati intendino noi avere a cuore le cose loro e che della loro buona amicizia si tien conto, tal che si chiamino satisfatti della opera nostra e noi ti aviamo della tua a commendare.

12

[1] Anton Francesco Scali Capitaneo et Commissario Burgi. [2] x februarii.

[3] Per la ultima nostra di ieri e per Cammillo di costí, ti scrivemo quanto ci occorreva; aviamo dipoi ricevuta questa tua de’ vii e commendiamoti dello avviso ci dai, confortandoti di nuovo, come per altra ti si è scritto, a stare vigilante, né rispiarmiare la penna per avvisarci di tutto quello presentissi, ancora che cosa minima e non di molta importanza; avendo diligente cura a cotesta terra e tenendo bene confortati cotesti castellani a fare buone guardie, come ricerca el debito loro e la qualità de’ tempi presenti. [4] E quanto alla fiera, che tu ci ricordi, noi ordinereno di darle la sua perfezione come digià abbiamo cominciato. [5] Vale.

13

[1] Niccolaio de Mazinghis Capitaneo Bargae. [2] xiii februarii.

[3] Per questa tua de’ x, mandata per fante apposta, intendiamo come cotesti omini di Barga sono sollevati per ire a favorire chi parte panciatica e chi cancelliera, e come per questo conto è per succitare certa briga antica fondata in su due parte che l’una franciosa e l’altra era detta italiana. [4] Le quali cose, come tu medesimo mostri, ci paiono d’importanzia grande. [5] E benché noi giudichiamo che sia difficultà nel porvi rimedio con le tue forze ordinarie, tamen ti confortiamo a fare ogni cosa per proibire che non si parta alcuno per andare a li favori di alcuna di dette parte pistolese; e quando o alla spicciolata o altrimenti ti venissi a notizia che alcuno vi andassi, farai d’intendere chi e dara’cene avviso, mandandoci nota di quelli tali che fussino iti verso Pistoia fuor del commandamento nostro e ordine tuo. [6] Appresso t’ingegnerai con ogni industria di fare opera che non si susciti costí alcuna parte; pur quando vedessi che la fusse per suscitarsi né la tua autorità fussi per rimediarvi, ce ne darai subito avviso e ci manderai nota particulare di quelli che si facessino capi dell’una parte e dell’altra; ma guarderai d’intenderne el vero per darcene piú vera notizia.

[7] La preda che è suta fatta da’ Pisani in danno di cotesti nostri omini, mediante el ricetto che è dato da quelli sudditi di Lucca a’ nimici nostri, ci ha dato molestia assai per le cagione che tu puo’ discorrere facilmente. [8] E benché la iniuria che cotestoro hanno ricevuta sia grave e che la meritassi d’essere riconosciuta de facto contro a quelli Lucchesi, nondimanco, per non accendere maggiore fuoco, pensiamo che sia bene che tu seguiti, come hai fatto infine ad ora, di non lasciare a cotesti nostri fare alcuno insulto a li Lucchesi. [9] Ma voliamo bene come da te scriva a Lucca a quelli Priori e cosí a quelle Comunità che raccettono, monstrando che ti dolga le ingiurie che ricevono li omini nostri a causa loro, e che sarà per seguirne scandolo contro a tua voglia, quando e’ non vi proveghino. [10] E con queste e simili parole t’ingegnerai d’avvertirgli e rimuoverli da fare cosa che sia in preiudizio di cotesti nostri; e nascendo nulla, ne darai avviso. [11] Vale.

14

[1] Antonio de Filicaia Commissario Liburni. [2] Die ut supra.

[3] La importanzia di cotesto luogo e la diligenzia che noi aviamo sempre conosciuta in te ci faceva stare di buona voglia e con ferma opinione che costí si facessino le guardie consuete, in modo che non fussi lecito ad alcuno uscire o entrare di cotesta terra, sanza essere o veduto o sentito. [4] Ma da poi che noi aviamo inteso per questa tua de’ xii la fuga di quelli prigioni pisani, noi siamo quasi che mutatici di opinione e stiamo di mala voglia, non tanto per conto dello essersene iti i prigioni rispetto all’utile che se ne potessi trarre, ma per lo animo che ne possono avere preso e’ nimici nostri di potervi entrare come coloro ne sono usciti. [5] E parci impossibile, ancora che ’l tempo fussi della sorte scrivi, quelli se ne fussino possuti andare e prima avere rotte le prigioni, se le guardie o non avessino dormito, o fussino state disposte ne’ debiti luoghi: perché in una terra quale è cotesta è consuetudine tenere spesse le guardie in su le mura e che sempre qualcuno giri la terra, e per destare chi dormissi e per scoprire se alcuna cosa vedessi o sentissi in preiudizio del luogo; e appresso si suole tenere in su la piazza di cotesto palazzo, sotto la loggia, numero di fanti che rispondono a quelli da alto; le quali cose, quando fussino sute cosí ordinate, crederà sempre ciascuno che non fussi possuto seguire simile fuga: sí che per questo la cosa occorsa cosí non può dare se non infamia e carico a chi è costà. [6] Pure poi che la cosa è passata cosí, ti commendiamo dello avere raddoppiato le guardie e confortiamoti a fare per lo avvenire quello occorre con tale diligenzia che te n’abbia a resultare onore e non carico; e mandera’ci nota di chi era deputato a tali guardie.

[7] Noi ti scrivavamo per la alligata mandassi sotto buona costodia a Lari Piero Palmieri e li altri prigioni pisani si presono in sul galeone; ma dapoi che quelli se ne sono fuggiti, saremo della medesima opinione che mandassi Piero Palmieri, che ti è rimaso, se tu non scrivessi che fussi malato grave: sí che, quando e’ non fussi malato come scritto, lo manderai a Lari e in modo che non se ne possa fuggire; e ritenendolo costí, guarderai non ne segua come degli altri.

[8] Poi che Monciatto e Francesco Sacchetti non sono contenti pigliare il galeone, secondo l’ordine te ne demo per la nostra de’ dieci, ci pare che tu vegga di venderlo o a loro o ad altri, ingegnandoti averne piú che puoi; non lo vendendo manco che la somma di cento ducati d’oro in oro, faccendone manco tempo ti è possibile, e appresso pigliando obblighi securi e di nostri mercatanti o d’altri, da chi si possa sperare di ritrarne el danaio; avendo cura di pigliare tali mallevadori con condizione che li abbino ad essere approvati dal Magistrato nostro, altrimenti la vendita sia per non fatta.

[9] A cotesti soldati c’ingegnereno provedere se sarà possibile come per altra ti aviamo scritto; e quanto a’ grani riscriverreno di nuovo a Campiglia e a Bibbona ne lascino trarre per cotesto luogo, e tu dalla parte <tua> farai tuo debito in trovare chi ve ne conduca. [10] Vale.

15

[1] Antonio de Iuniis Capitaneo Cortonae. [2] 18 februarii.

[3] Se tu avessi ricevuta la nostra de’ 9 del presente, non aresti tu dubitato di quello avessi ad esequire mediante le lettere ti sono sute mandate da Giampagolo Balioni e dalla Comunità di Perugia, perché aresti inteso per quella nostra come noi desideriamo, sopra ad ogni altra cosa, che si osservino e’ capituli aviamo con detta città di Perugia: sí perché cosí richiede el debito nostro, sí etiam per la amicizia abbiamo sempre tenuta con tutta la casa de’ Baglioni, da la quale non intendiamo deviare in alcuno modo. [4] Farai addunche di osservare tali capituli e in modo che Giampagolo se ne abbia a satisfare; e risponderai a la sua lettera gratamente, usando termini amorevoli e gravi, faccendo nondimanco tale osservanzia de’ capituli con tale destrezza e modi che altri non se ne abbia a tenere ingiuriato, ma conosca tutto farsi, perché la ragione ricerca cosí. [5] Né altro ci accade che ricordarti lo avvisarci spesso quanto accaggia.

16

[1] Prioribus et Vexillifero Iustitiae, hominibus super occurrentiis guerrae Comunitatis Mutilianae. [2] 21 februarii. [3] Missa est haec eadem ad Comunitatem Marratis die 23 mutatis mutandis.

[4] Restiamo per questa vostra de’ xx avvisati quanto vi è suto significato dal Commissario di Castracaro e li sospetti avete per le cose che tutto el giorno vi sono rapporte da chi viene del campo della Chiesa; né possiamo in satisfazione vostra significarvi per questa altro che per qualche nostra abbiamo fatto intendere al Potestà vostro, cioè che noi siamo in confederazione con la Cristianissima Maestà del Re di Francia e in buona amicizia con la Santità di nostro Signore e Eccellenzia del Duca Valentino; e per questo, non surgendo altro, non crediamo che lo esercito loro innuovi alcuna cosa contro a di voi. [5] Nondimanco, per essere de’ tristi in ogni luogo, come voi etiam prudentemente dite, e molti che sono desiderosi di tumulti e di turbare la quiete d’altri, pensiamo che voi farete prudentemente a provedervi in modo e stare sí cauti che voi non possiate ricevere danno alcuno da chi volessi malignare; e, sopra a tutto, guardarvi che di furto e per inganno voi non fussi offesi. [6] Perché di forza manifesta noi non dubitiamo in verun modo; de la quale, quando ne dubitassimo, siamo per difendervi come sempre aviamo fatto. [7] E quanto alla fede vostra, noi ne viviamo securissimi: pure vi esortiamo a vegghiare l’uno l’altro e essendo fra voi chi non desiderassi el bene pubblico, lo scoprirrete; il che a nessun modo noi non crediamo. [8] Restaci commendarvi della fede vostra, la quale noi siamo per avere grata e riconoscere d’ogni tempo.

[9] Al Capitano di Marradi eiusdem exempli, die 23, con una aggiunta: che mettessi nella rocca di Castiglione legname e per la guardia la notte qualcuno del Borgo, toliendolo fidato e parendo a lui.

17

[1] Al Borgo e Anghiari e la Pieve a San Stefano. [2] Die 24 februarii.

[3] Perché noi intendiamo come insino a dí 21 del presente Vitellozzo insieme con 25 suoi balestrieri si partí da Imola per venire alla volta di Castello, chiamato secondo esistimiamo da Giampagolo Baglioni, ci è parso per fante apposta dartene notizia: a ciò che tu stia vigilante ad intendere li andamenti sua, e appresso ti ordini in modo costí con guardie e altre cose necessarie alla salute di cotesto luogo, che, quando detto Vitellozzo, sotto qualche altro colore cercassi, o de furto o per altra via, innovare alcuna cosa costí, tu sia ad ordine ad ostarli. [4] Farai dunche di usare la solita diligenzia tua e, intendendo alcuna cosa che ti paia a proposito e degna di nostro avviso, ce ne darai notizia subito per fante espresso.

18

[1] Luigi della Stufa Commissario Castricari. [2] iii martii 1500.

[3] Noi ricevemo ieri una tua lettera dell’ultimo del passato per la quale tu ci significasti le qualità di Lorenzo Puntello che abita a Ravenna; e appresso ci mandasti inclusa nella tua una sua lettera de’ 26 del passato, responsiva ad una che da te li era suta scritta, della quale ci mandavi etiam copia. [4] E avendo bene esaminato quello scrivevi al prefato Lorenzo Puntelli e quanto egli era difforme da la amicizia, la quale aviamo tenuta e tegnamo con la Cristianissima Maestà, e quanto detto scrivere posseva nuocere allo stato nostro, quando fussi pervenuto a notizia di chi non cerca altro che mezzi probabili a farci inimici del Re; e da l’altro canto, conosciutoti prudente in ogni tua azione e non riconoscendo la mano del cancelliere, crediamo con difficultà tale lettera essere suta o scritta o ordinata da te; tamen, sendo desiderosi, quando pure tu la avessi scritta, di porci quelli remedii ci si truovono, t’imponiamo facci ogni opera e usi ogni diligenzia di riavere la tua originale lettera mandasti al predetto Puntello, a ciò che la non sia testimone di quello a che questa città mai fu volta e non sia cagione di fare sdegnare chi noi cerchiamo con ogni spendio mantenerci. [5] E perché sappi quale lettera noi voliamo facci di riavere, ti mandiamo inclusa in questa la copia di quella ci mandasti. [6] Vale.

19

[1] Benedicto de Albertis Vicario et Commissario Puppii. [2] Die 8 mai.

[3] Per questa tua lettera di oggi e per dua tua mandati aviamo inteso quanto è occorso in coteste parti per li cavalli che si sono visti in su le alpe di Bagno e per qualche andamento loro: donde ti commendiamo sommamente. [4] E come tu hai usato diligenzia in darci questo avviso, cosí esistimiamo non abbi mancato in fare tutte le cose necessarie in simili sospetti: come sono tenere uomini a’ passi e a’ luoghi commodi a presentire se gente venissi; e appresso, parendoti che sia di bisogno, comandare un per casa che stia ad ordine con le sua arme di potere a un cenno dato convenirsi e ubbidire alli comandamenti tuoi. [5] E non solamente ci persuadiamo te avere proveduto a questo, ma ancora crediamo abbi avvertito di tutto el Capitano di Bagno e il Vicario della Pieve a San Stefano e l’altri luoghi circonstanti ricordando loro quanto sia necessario fare per presentire li andamenti di chi volessi malignare e opporvisi con quelli destri modi e con quelle forze sono loro piú commode; le quali cose quando non avessi fatte, ordinerai subito di farle dopo la ricevuta di questa e in modo che tu meriti di esserne commendato, come hai merito dello avviso datoci. [6] Vale.

20

[1] Antonio Giugni Capitaneo Cortonae. [2] Die xi martii 1500.

[3] Come iarsera per altra nostra ti si scrisse quanto apparteneva al galeone o alla via fatta e ordinata per Giampagolo Balioni per potere passare in sul Montepulcianese, non ci occorre altro se non ricordarti come è necessario fare piú diligenzia a chi è nelle fortezze di Valiana. [4] E perché tu di’ che vi manca provedimento di qualche cosa e massime di vettovalie, ci pare che tu ordini di costà in qualche modo di farvene condurre; e quando bisognassi spendere qualcosa, ce ne darai avviso; e noi fareno intanto diligenzia co’ Capitani di Parte a ciò pensino farvi qualche provedimento.

21

[1] Antonio de Iuniis Capitaneo et Commissario Arretii. [2] md.

[3] Rispondendo a questa tua de’ xv ci occorre significarti, quanto a Marcaccio, che tu seguiti d’esaminarlo come tu hai fatto infino ad ora, poi che tu di’ essere pericoloso el mandarlo. [4] Desiderremo bene cercassi di riscontrare queste sue esamine, a ciò che si vedessi piú veramente la verità della cosa, e potessisi con manco rispetti procedere contro a’ delinquenti; e però, con que’ destri modi ti occorreranno, vedrai di averne qualche riscontro probabile.

[5] Satisfacci assai la provisione hai fatta per Valiano de’ 25 o 30 fanti, e delle 40 o 50 staia di farina. [6] E per la nostra di ieri doverrai avere inteso come noi aviamo ordinato ad el Podestà di Foiano mandi in detto luogo di Valiana 25 fanti, e’ quali, come speriamo, vi manderà subito. [7] E per questo potrai, ogni volta che ’ fanti foianesi fieno arrivati, revocare cotesti di Cortona. [8] E per non mettere cattiva cannella, come sarebbe pagare e’ fanti comandati, desiderremo ordinassi con cotesti Magnifici Priori che li pagassino lor quelli che per tuo ordine vi hanno mandato; ma quanto alla farina, te ne rimborsereno ad ogni modo. [9] Né ci occorre altro se non ricordarti el sollecitare quelle munizioni, di che ti scrivemo ieri che avamo ordinate ti fussino mandate da Arezo. [10] E per dare reputazione alle cose nostre e sbigottire chi volessi malignare, farai di andare spesso a Valiano, e, intendendo nulla, ce ne darai avviso con quella diligenzia hai fatto infino a qui. [11] Vale.

22

[1] Capitaneo Campilie. [2] Die xviii martii 1501.

[3] Intendiamo per diverse vie come in cotesto luogo si trae grani senza rispetto alcuno dove si conduchino, in modo che ne è per resultare inconveniente grande; per la qual cosa ci è parso scriverti la presente, e importi abbi a questo avvertenza grande. [4] E da Livorno in fuora non ne lascerai trarre in alcun modo; e quando alcuno ne trarrà per detto luogo, vedrai di assicurartene in tutti quelli modi ti sia possibile, faccendoti dare mallevadori sufficienti e punendo qualunque trovassi in errore.

[5] Ulterius, perché noi intendiamo come un messer Nicolò da Portofino ha costí 400 sacca di grano, ti imponiamo e comandiamo non gnene lasci trarre fuori del dominio nostro; ma voliamo bene t’ingegni, anzi ne facci omni opera, che ne mandi 200 sacca a Rasignano. [6] E in questo userai omni estrema diligenzia, non mancando di nessuna cosa per fare quanto ti si è commesso. [7] Vale.

23

[1] Comuni et hominibus Castricari. [2] Die 23 martii.

[3] Piero Francesco di Corbizzo, e per le qualità sua e per la buona memoria di suo padre e perché cosí richiede el debito nostro, ci è stato sempre raccomandato, e tanto piú al presente, sendoci ricordato e raccomandato da voi, e’ quali bene merito aviamo sempre e per fedelissimi e affezionatissimi nostri. [4] E per non multiplicare in parole non necessarie, trovandosi al presente el Magistrato nostro esausto e sanza assegnamento non vi possiamo promettere alcuna cosa di certo, ma farenvi solum questa fede: che, come prima ci fia commodità, noi fareno tale opera che Piero Francesco conoscerà noi ricordarci di lui; e voi vedrete che delle vostre raccomandazioni qui se ne tiene conto non mediocre.

24

[1] A Piero d’Antonio di Taddeo Potestati et Commissario Prati. [2] Die 24 martii.

[3] Considerato la qualità de’ tempi presenti, ci pare da stare in modo provisti con quelle forze e con quello ordine ci è possibile che si possa opporsi ad uno scandolo che fussi per nascere per il mezzo di quelli che desiderano alterare lo stato nostro; per la quale cosa voliamo che, subito ricevuta la presente, comandi uno uomo per casa in cotesta terra e in tutta la tua iurisdizione che stieno provisti con le loro armi per adunarsi ad un cenno dato e fare quanto da te fia loro ordinato; la quale cosa fatta che arai, voliamo vegga con diligenzia che numero di uomini getta questo ordine e di tutto voliamo ci mandi nota appunto. [4] Vale.

25

[1] Luigi della Stufa Commissario Castricari. [2] Die xxiiii martii.

[3] Avendoti scritto per la allegata quanto ci occorreva in risposta a 3 tua de’ 18, 19 e 20 del presente, aviamo ricevuto da te questa ultima de’ 22. [4] E delli avvisi ti commendiamo secondo la consuetudine nostra; ma quanto alla parte de’ condannati a chi tu vorresti dare securtà e alla Porta all’Olmo che tu vorresti serrare fuora della opinione del Capitano, ti significhiamo che quanto alla porta ne segua la volontà tua; e perché questo ti sia piú facile, ne diamo come da noi per la alligata commissione espressa a detto Capitano, imponendoli conferisca teco e dia modo di serrarla, remossa ogni cagione: sí che sarai con esso e vedrai destramente di conducerlo alla volontà tua, secondo la commissione nostra. [5] Ma circa e’ condannati che tu vorresti securare etc., non sappiendo noi quanti e’ sieno e per che cagione condannati, né chi si offendessi securandoli, né di che condizione o parentela si sieno, ci è parso non ne possere deliberare sanza averne da te piú pieno avviso: sí che farai per la prima tua di significarci tutto; e noi dipoi ti potreno rispondere di nostra intenzione. [6] Vale.

26

[1] Marcho Nicholino Capitaneo et Commissario Castricari. [2] Die qua supra.

[3] Avendo noi inteso come una porta di cotesta terra che si chiama la Porta all’Olmo, stando aperta in questi tempi, è piú presto per recare qualche periculo a cotesto luogo che altrimenti, ci è parso importi che, subito ricevuta la presente, sia con el Commissario Luigi della Stufa e, discorso insieme questa cosa, ordinerete ad ogni modo di tenerla chiusa e ferma, in modo che se ne stia sanza sospetto come richieggono questi tempi: né mancherai di esequire questa commissione con diligenzia. [4] Vale.

27

[1] Neapoleoni de Aldobrandinis Potestati Mutilianae. [2] Die 25.

[3] Poi che noi ti scrivemo la nostra de’ 23, la quale fia con questa, aviamo ricevuta questa tua de’ 22; e inteso quanto da el Duca Valentinese ti è suto scritto e quello li hai risposto, né te ne potremo piú commendare, parendoci la risposta tua, oltre allo essere fondata in sul vero, piena di prudenzia, né ti commettereno altro intorno a questo, ma ti conforteremo solo a seguire in modo con le opere che tu sia giustificato e che la Eccellenzia del Duca non si possa dolere a ragione, ma, dolendosi, sia manifesto ad ognuno el contrario.

[4] Ricordiamoti etiam lo scriverci per la prima tua la cagione della presura di Salone secondo che per altra nostra ti scrivemo.

28

[1] Philippo Carduccio Commissario Pistorii. [2] Die 27 martii.

[3] Quanto piú noi desideriamo la quiete di cotesta città e c’ingegnamo farne ogni opera per conducere a fine questo nostro desiderio, tanto piú lo veggiamo perturbare mediante l’incendi, ruberie e arsioni che ciascun dí nuovamente si fanno per cotesto contado. [4] E per questa cagione la tua lettera di oggi ci ha dato dispiacere grandissimo: sopra alla quale non ci diste<nde>reno altrimenti, sí per conoscerti prudente e sapere ottimamente quello ti aviamo scritto per lo addrieto circa lo intrattenere etc., sí etiam per scriverti e’ nostri Eccelsi Signori per la alligata quanto occorra loro in cotesta materia. [5] E perché tu ci hai avvisati per piú tua delli disordini sono in coteste fortezze, questo dí ti aviamo mandato quelle munizioni che per la inclusa nota vedrai. [6] Vale.

29

[1] Matteo Biliotti Vicario et Commissario Larii. [2] Die 27 martii 1501.

[3] Tu arai inteso come 3 o 4 dí sono e’ Pisani hanno fatto una scorreria infino presso a Volterra e predato assai capi di bestie e menatine assai prigioni. [4] E giudicando non si potere loro scostare tanto da casa sanza le spalle di qualche luogo donde egli hanno a passare, ci pare da importi per questa usi destramente diligenzia di vedere e intendere gli andamenti di qualcheuna di quelle comunità che sono in su’ luoghi piú atti a simile cosa; e parendoti li modi loro sinistri, ce ne darai avviso particularmente. [5] E perché questo caso importa, non mancherai e con tale destrezza e sagacità che tu ne abbi a essere commendato. [6] Vale.

30

[1] Vicario Sancti Miniati. [2] Vicario Vallis Else. [3] Piscie Vicario et Commissario. [4] Barge Potestati. [5] Die 28 martii.

[6] Perché la qualità de’ presenti tempi richiede lo stare ad ordine con le armi rispetto a tutte le cose potessino occorrere, t’imponiamo per questa facci di ordinare e comandare uno uomo per casa per tutta la tua iurisdizione che stieno parati con le armi per essere ad un cenno dato tutti presti a seguire e’ comandamenti tuoi; e dara’ci notizia che numero di uomini getta simile comandamento. [7] Farai oltra di questo di tenere spie in tutti luoghi convenienti a presentire se gente venissi e se alcuna cosa innovassi e di tutto ci darai subito avviso: faccendo sempre, dal canto tuo e secondo la tua possibilità, quelli remedii che meritassi la qualità della cosa.

[8] Bargae solum: e intendendo che debbono passare dal Ferrarese in sul dominio nostro circa 80 cavalli, farai di stare ad ordine con quelle forze puoi e, passando, li tratterai come nimici e inanimerai cotesti uomini a fare loro debito e mostrare la solita fede loro verso di noi. [9] Vale.

31

[1] Antonio de Iuniis Capitaneo et Commissario Cortonae. [2] 29 martii 1501.

[3] Come noi aviamo proceduto insino a qui circa cotesti Valianesi che tu hai nelle mani, cosí siamo per procedere al presente e rimettere tutta questa materia alla conscienza e arbitrio tuo: perché, sendo tu prudente e conoscendo molto bene quello che tu debbi fare e non fare in questa materia, non è conveniente che per noi ti se ne dia altro ordine, ma ricordarti faccia, e in cotesto caso e in ogni altro, el debito della iustizia. [4] E cosí quando tu ritraessi altro da quelli che tu scrivi essere in manco errore, seguirai di mandarcene nota come ha’ fatto insino a qui. [5] E quanto a’ fanti foianesi e al satisfare te della farina e dell’altre spese fatte, non ti possiamo scrivere altro fuor di quello che per l’ultima ti si scrisse: cioè che per noi si ordina di potere provedere a tutto, né siamo per mancarci di diligenzia necessaria; vero è che al presente lo Offitio non può essere piú esausto si sia. [6] E farrai scrivere a Foiano confortandoli con quelle parole ti parranno necessarie a fare soprastare quivi e’ loro fanti almanco e’ 15 dí per li quali li richiedemo; e se credessi ti fussi per riuscire per qualche dí piú, vi userai diligenzia; e noi non manchereno di farvi qualche provisione.

[7] Ricordiamoti oltra di questo el tenere fuora qualche uomo a cotesti confini o pratica con qualcheuno fidato che stia vigilante e avvisiti se alcuna cosa s’innovassi a ciò la presenta a tempo e che tu vi possa fare qualche provisione con comandati e altri remedii ordinarii, e a noi darne subito avviso; né in questo voliamo manchi di ogni opportuna diligenzia. [8] Vale.

32

[1] Philippo Carduccio Commissario Pistorii. [2] Die 29 martii 1501.

[3] Per rispondere a questa tua de’ 28 subito, e per il medesimo latore come ne ricerchi, non sareno molto bene prolissi, massime non avendo di nuovo che replicarti per la ricevuta di questa tua. [4] Solo ti satisfareno a quanto domandi d’intendere largamente da noi, cioè se avevi a trattare come nimici li 80 cavalli di quali ieri ti demo notizia. [5] La quale cosa avendo esaminata fra noi, e pensando detti cavalli non possere venire in sul dominio nostro sanza nostra licenzia, quoniamque si venghino se non in preiudicio di questo stato, voliamo li tratti nonché da nimici ma da inimicissimi, usando in questo quella destrezza si richiede, e adoperandovi quella medicina vi è buona. [6] Alle altre particularità della tua lettera, come si è detto, non respondereno per non replicare tuttavia una medesima cosa. [7] Solo ti facciamo intendere che per noi non resta di fare tutte quelle cose che dal canto nostro son possibile per lo assetto di costà, e cosí tu non mancherai dello oficio tuo.

33

[1] Aloisio Stufe. [2] Die 30 martii 1501.

[3] Avendo ricevuto ieri dua tue lettere de’ 25 e 27 del presente piene di avvisi pertinenti alle cose di costà, è sopravvenuta dipoi questa mattina l’altra tua de’ 28, responsiva a piú nostre, con le incluse che tu scrivi avere ricevute da Modigliana, dove s’intende el Duca Valentinese avere gran cura se de’ luoghi nostri va alcuno aiuto in Faenza, e come per via di Dionisio s’intende Vitellozzo disegnare di venire a’ danni di quelli nostri di Modigliana: sopra che tu vorresti intendere come te ne avessi a governare. [4] Il che è facile ad intendere e a conoscere per sé medesimo, perché prima è da stare alla vista di ritrarre el vero dello animo di Vitellozzo e appresso provedersi a difendersi in tutti quelli modi ti è possibile. [5] E non potendo al presente avere ad ordine 200 o 300 provigionati come sarebbe necessario e come tu ci avvisi, bisogna ricorrere a quelli aiuti che sono in pronto, e’ quali sono questi: tenere ad ordine e’ comandati, fare buone guardie alla terra, tenere spie, ascolte e velette, fare ridurre le robe al sicuro; e questo in modo destramente che non si mostri piú paura che non fussi di bisogno, né anche fidarsi in modo che se ne ricevessi danno; le quali cose scriverrai largamente a Modigliana al Podestà, faccendogli intendere quale sia la nostra intenzione; né mancherai di ricordarliene diligentemente, né tu di fare costí el medesimo, quando lo giudicassi necessario. [6] E quanto al servirsi per le guardie di costí delli sbanditi etc., avendo inteso quello ne avvisi, voliamo ti accozzi col Capitano; e risolvendovi insieme essere bene e sicuro el sicurarli, ne delibererete de comuni consensu iuxta lo arbitrio vostro: di che etiam ne scriviamo per la alligata al Capitano; e cosí, a piú satisfazione nostra, scriviamo ancora a Modigliana nella soprascritta sentenzia. [7] E perché tu ci ricerchi come di parere se hai a promettere che d’in sul monte le gente del Valentinese sieno suvvenute, come si è fatto insino ad ora, ti rispondiamo che, non innovando loro altro contro a noi, non ci pare da negarla loro, né anche da tenere modi che paia ti sia grato le vi vadino, ma da portarsene con tale destrezza che, non ve ne andando, el Valentinese non si possa dolere di te, e, andandovene, e’ non si intenda espressamente che la sia tua opera. [8] E alla parte pertinente a te circa el suvvenirti etc., ti direno solo questo: che noi siamo, potendo, per fare tutto quello che debbe uno Magistrato verso un suo buono e amorevole cittadino.

34

[1] Neapoleoni de Aldobrandinis Mutilianae. [2] Die 30 martii 1501.

[3] Intendendo come tu hai fatto intendere al Commissario di Castracaro te avere presentito per via di Dionigi di Naldo Vitellozzo disegnare di venire a’ danni di cotesta terra, e benché noi aviamo scritto pienamente quanto intorno a questo ci occorreva al Commissario di Castracaro con commissione te lo faccia intendere, nondimanco, a piú tua instruzione e satisfazione nostra, ti voliamo scrivere el medesimo. [4] E questo è come, non potendo provedere cosí ora di dugento fanti per costí, come sarebbe necessario e utile, conviene provedersi in quelli modi si può; e prima ingegnarsi per ogni via d’intendere la verità dello animo di Vitellozzo e appresso tenere spie, mettere la notte ascolte, el dí velette, fare stare ad ordine e’ comandati per non essere giunti allo improvisto, e per ogni modo e per ogni via fare di presentire, avendo ad essere assaltato, e, essendo, ordinarsi a defendersi. [5] Né giudichiamo se non bene el fare ritirare le robe di cotestoro ne’ luoghi securi, ma con tale destrezza che non si mostri piú paura sia conveniente, né anche, vivendo troppi securi, si portassi periculo e danno. [6] Fa’ di governarti in tutto con prudenzia, e avvisa presentendo alcuna cosa. [7] Vale.

35

[1] Nicholao de Mazinghis Potestati Bargae. [2] Die primo aprilis 1501.

[3] Esistimando che tu abbi ricevuto a questa ora le nostre de’ 28 e 30 del passato per le quali ti era commesso come ti avevi a governare passando costí e’ cavalli di Vitellozzo, sareno brevi in rispondere a questa tua de’ 29. [4] Ricorderenti solo el medesimo, cioè t’ingegni con cotesti nostri fedeli pigliare e’ passi e in ogni cosa trattarli come nimici: facendo stare ad ordine ciascuno con le arme in mano per potere fare el soprascritto effetto. [5] E considerato per li esempli passati la fede di cotesti uomini e da l’altra parte el poco numero de’ cavalli, stiamo d’una buona voglia che li abbino ad essere o impediti nel passare, o svaligiati. [6] Questa cosa importa: farai di governarla in modo che noi ne restiamo satisfatti. [7] Vale.

36

[1] Philippo Sachetti Capitaneo et Commissario Volaterrarum. [2] Primo aprilis 1501.

[3] Per la alligata, soprattenuta insino a questo dí, ti scriviamo quanto ci occorreva delle cose di costà. [4] È sopraggiunto dipoi questa tua de’ xxx del passato, e benché noi crediamo che ti sia difficultà tenere securo cotesto bestiame tanto che le gente nostre venghino, speriamo nondimanco nella diligenzia tua e nel poco tempo è necessario usare tale diligenzia. [5] E sommamente restiamo satisfatti delle tagliate hai ordinate fare; e perché piú facilmente questa opera ti riesca, aviamo scritto le alligate a Campiglia e alle Pomerance, commettendo loro li provveghino di quelli omini che per tale opera della iuriditione loro ti occorressi avere ad operare. [6] E quanto a’ salvocondotti aúti cotesti comuni da’ Pisani, siamo dreto per intenderne la verità e farvi li opportuni rimedia; e tu t’ingegnerai da quello hai nelle mani trarre per ogni via come la cosa è proceduta, e dara’ci avviso del ritratto. [7] A quelli di Montecatini si è mandato qualche munizione secondo che loro n’hanno ricerchi, e restandoci a provedere Pietracassa voliamo vegga di ritrarne el vero se la è in necessità di polvere o no; e trovandovene mancamento, ne la provedrai d’un barile di quella di coteste forteze; la quale, quando facessi loro disagio, si rimanderà costí.

[8] Questi tempi della qualità che e’ sieno non crediamo bisognare ti si esponga altrimenti, e come è necessario a chi è preposto ad una città della qualità che è cotesta, avere un tratto li occhi alle cose capitali, e quelle sanza rispetto veruno correggere, ma in ceteris bisogna portarsi morbidamente e usare unguenti da addolcire piú tosto che da esa­sperare. [9] Questo ti si scrive per intendere certe cose occorse costí pertinenti ad un cittadino per portare lui l’arme, etc. [10] Il che ti si è voluto ricordare per satisfare allo Officio nostro. [11] Vale.

37

[1] Offitiali Bibbonae. [2] Die primo aprilis 1501.

[3] Noi intendiamo essere certi ordini fra cotesti comuni di non potere, se non con preiudicio grande, passare con loro bestiame in su le pasture l’uno dell’altro. [4] E, avendoci fatto intendere quelli di Montescudaio come qualche volta sono necessitati, per fuggire dinanzi a’ Pisani, passare ne’ luoghi vicini per dimorarvi dua o 3 ore, e desiderando non cadere ne’ preiudicii ordinarii e non essere accusati alla tua corte, sono ricorsi a noi; e raccomandandosi, ci pare, iuxta illud, che la necessità non ha legge, che non possino essere per simile conto constretti iustamente; però, se ne fussino accusati, non le graverrai. [5] Sendo la cosa cosí come ci è porta, voliamo bene, se nel passare da un luogo ad uno altro e’ dannificassino o vigne o grani, e’ sieno tenuti alla satisfazione, e cosí, <se> per quel tempo usassino e’ paschi d’altri, li debbino pagare; ma in ceteris non ci pare che debbino incorrere in pena alcuna. [6] Vale.

38

[1] Ludovico de Buosis Romandiolensi.

[2] Strenue Vir. [3] Avendo noi bisogno per la guardia della nostra città di Pistoia d’uno uomo prudente, pratico e fedele allo stato nostro, e conoscendo queste qualità essere in voi, tale che, mossi da lo utile speriamo trarre della opera vostra e dal desiderio aviamo aúto sempre di benificarvi per le virtú vostre, iarsera insieme con li nostri Consigli ordinari vi aviamo eletto e deputato per sei mesi prossimi Capitano della piazza e del contado di Pistoia con 160 provigionati oltre alla persona vostra e 25 balestrieri a cavallo. [4] E dovete tenere detti provi<gio>nati vivi e in fatto e avere ciascun mese per 130 provigionati a ragione di lire 14 el mese per uno, e per restante insino in 160, che sono 30, dovete avere per ciascuno lire 28 el mese, e per 22 balestrieri a cavallo dovete aver per ciascuno ogni mese lire 28, e per restante infino in 25 che sono 3, lire 40 el mese. [5] Ulterius la provisione della persona vostra debbe essere ciascun mese 200 lire. [6] Non potete tenere alcun Pistolese né alcuno che pubblicamente si possa giudicare sospetto a l’una parte o all’altra né veruno confinato, sbandito o ribello della Repubblica nostra. [7] Pertanto, avendovi condotto con le soprascritte condizioni, ve lo aviamo voluto significare subito, a ciò possiate rispondere dello animo vostro, e, accettando tale condotta, come speriamo, vi possiate mettere ad ordine con ogni possibile celerità, e darci avviso quando esistimiate essere in pronto. [8] Valete. [9] Die 3 aprilis 1501.

39

[1] Luigi della Stufa Commissario Castricari. [2] De’ 3 di aprile.

[3] Noi rispondereno per la scarsità del tempo summariamente a queste tue de’ 31 del passato e primo del presente. [4] E primum quanto al seguire el medesimo ordine che ti dettono li antecessori nostri di tenere le spie nel campo del Valentinese tornando a Faenza, voliamo che ad ogni modo lo seguiti; e delle spese ti occorreranno di fare, te ne provedereno ad ogni modo. [5] Pertanto seguiterai in tale ordine con la tua diligenza. [6] Appresso, quanto ad el ricevere e’ soldati fugitivi del Valentinese, cosí a piè come a cavallo, non voliamo che a nessun modo li riceva nella terra per evitare tutti e’ casi potessino occorrere, ma lascera’lli nondimanco andare liberamente a loro viaggio sanza impedirli in nessuna altra cosa, faccendo nondimanco intendere al Podestà di Portico e delli altri luoghi nostri che servino el medesimo ordine di te; e in questo non mancherai di diligenzia. [7] E perché per altre nostre noi rimettemo in te e nel Capitano el sicurare e’ condannati per fare piú forte le guardie di cotesta terra, desiderremo intendere per la prima tua come te ne sia governato: ricordandoti abbi l’occhio a tutto. [8] Né mancherai di osservare tutti coloro che abitano in cotesta terra, e presertim quelli che sono suti per lo addreto piú amici della casa de’ Medici; e quando di alcuno vedessi andamenti da dubitarne, ce ne darai notizia particulare.

[9] El caso del tuo famiglio ci è parso non degno della amicizia teniamo con el Duca Valentinese e vi aviamo considerato drento tutto quello che per te medesimo puoi esistimare: aviamo scritto a Roma a lo Oratore nostro; vedremo quello seguirà. [10] Né ti ricordereno altrimenti el raddoppiare le guardie, perché questo caso e molti altri segni da te preveduti e da noi scritti ti debbono per loro medesimi sollecitare. [11] Né mancherai di tenere confortati e’ rettori all’intorno alla medesima diligenzia e l’alligata manderai a Modigliana.

40

[1] De Aldobrandinis Napoleoni Mutilianae Potestati. [2] Die iii aprilis.

[3] Per seguire la consuetudine nostra, che è di scriverti qualunque volta ci occorre mandare lettere a Castracaro, ti scriviamo la presente, e per quella ti ricordiamo el medesimo che piú volte ti s’è ricordato; che è in effetto fare buone e diligenti guardie, tenere spie, velette e ascolte per non essere giunto all’improvvisto e potersi opporre alli disegni di chi facessi pensieri di offenderci. [4] E perché in questi tempi si attende a corrompere ciascuno, arai buona avvertenza di osservare pure destramente li uomini di costí e li andamenti e pratiche loro; e presentendo cosa che non fussi bene praticata, e occorrendoti avere dubitazione alcuna, ad un tratto vi repererai iusta la possibilità tua, e dara’cene subito avviso. [5] Il che ci è parso ricordarti per non mancare dello officio nostro, pertanto farai di non mancare del tuo. [6] Vale.

41

[1] Iohanni Paulo de Lottis Vicario et Commissario Florentiole. [2] Die 5 aprilis.

[3] Noi non possiamo se non dolerci della poca diligenzia hai usata nel presentire la venuta di Monsignore di Gramonte Oratore della Maestà del Re per a Roma: perché l’un dí ci scrivi non essere bene chiaro se li è ancora a Bologna e l’altro dipoi e’ giugne in Fiorenza. [4] Aviamoti voluto scrivere questo a ciò nell’altre, poiché questa non si può correggere, usi diligenzia e tale che non ne seguiti come di questa. [5] Similmente aviamo inteso come uno forestiero andò ne’ giorni passati circuendo e squadrando le mura di cotesta terra e che tu lo lasciasti partire sanza intendere chi e’ fussi o esaminare quello andassi faccendo, cose veramente poco degne di chi vuole essere tenuto prudente e giudica potere essere preposto alla cura d’una provincia e alla guardia d’una terra che sia della importanza di cotesta. [6] Farai dunque di essere piú accorto in futurum e, oltre alle spie per intendere li andamenti di chi volessi malignare e alle guardie a cotesta terra la notte, terrai le guardie alle porte di dí e ordinerai, come aveva fatto lo antecessore tuo, di potere sapere, chiunque vi entra, chi e’ sia, donde venga e dove vada, non ne lasciando mai uscire veruno – e cosí ordinerai alle porte – sanza tua bulletta, faccendo tutte queste cose prudentemente e diligentemente; né mancherai di darci avviso quando presentissi alcuna cosa.

[7] Giuliano da San Gallo fia esibitore della presente, el quale viene costí per rassettare quello occorre e per conto della terra e della rocca. [8] E perché questo si possa fare sanza spesa e valersi delle opere de’ condannati, arai una lettera con questa che ti ricerca seguiti di loro secondo l’ordine nostro: però securerai quelli tali condennati di che tu arai bisogno per simile opera. [9] E metterai loro in conto ogni opera dua <soldi>, e piú e meno secondo le qualità degli omini, delle quali opere ci manderai poi conto secondo la convenzione arai fatta con loro; e noi ne li fareno fare creditori a l’incontro delle loro condannagioni, di che piú particularmente sarai informato dal prefato Giuliano.

[10] Noi intendiamo essere costí 8 barili di polvere che ha bisogno di raffinarsi e però aviamo ordinato mandarti 8 barili della buona; alla giunta de’ quali voliamo che per li medesimi vetturali ci mandi detti 8 barili di polvere. [11] Vale.

42

[1] Borgo Rinaldi a Prato. [2] Die vii aprilis.

[3] Ancora che noi ti scrivessimo iarsera ti transferissi a Montemurlo con cotesti fanti che si truovono costí per ordine nostro, ci siamo dipoi resoluti ti transferisca domattina di buona ora con tutti e’ predetti fanti a Seravalle per stare alla guardia di quel passo: sí che farai subito di esequire questa commissione secondo la tua consuetudine; e occorrendo alcuna cosa che fussi degna di nostra notizia, ce ne avviserai; e se ti paressi a proposito lasciare quattro o 6 uomini di cotesti in nella fortezza di Montemurlo, lo rimettiamo in te. [4] Vale.

43

[1] Philippo Carduccio Commissario Pistorii. [2] Die x aprilis.

[3] Restiamo avvisati per questa tua di ieri quello ne scrivi di Piero de’ Medici etc. e ti commendiamo dell’ordine tenuto e della diligenzia hai usata con tutti cotesti castellani e provigionati. [4] E benché noi non crediamo interamente cotesta pratica possere essere vera, pur nondimanco iudichiamo sia da pensarvi, non diminuendo però alcuno di cotesti fanti di Giannone o d’altri che sia in coteste fortezze; e appresso ci pare da ordinarvi qualche rimedio per tôrre animo a chi volessi pure malignare. [5] Pertanto, avendo noi a Montemurlo, sotto la cura di Borgo Rinaldi e Antonio d’Ubertino, circa a 120 fanti, saremo di oppinione li facessi subito transferire costí per la guardia di cotesta cittadella e fortezza. [6] E perché questo tu possa fare ad ogni tua posta, aviamo scritto a’ prefati Borgo e Antonio l’alligata e impostoli che ad ogni tua requisizione si transferischino in cotesto luogo per fare quanto da te fia loro ordinato. [7] Sí che manderai per loro, perché ci pare lo debba fare ad ogni modo, mandando uno che li guidi; e del seguíto ci darai per la prima tua notizia. [8] Vale.

44

[1] Vicario et Commissario Piscie Iohanni Boninsegni. [2] Die xvii aprilis 1501.

[3] El sospetto di che tu ci dai notizia per questa tua de’ xvi circa la cavalcata de’ Pisani ci pare tanto piú da temere quanto noi ne aviamo piú riscontri: ancora che noi stiamo di buona voglia che, quando tu e gli altri che si truovono fuora faccino el debito loro, che non abbi a seguire inconveniente alcuno, perché li Pisani con quelle gente si truovono non possono offenderci che nell’uno di questi dua modi: o per via di preda, o per via di furto; delle quali dua cose, la prima si eviterà facilmente col fare ritrarre e’ bestiami, e l’altra con lo stare a buona guardia. [4] E perché noi ti conosciamo prudente siamo certi che a tutto arai proveduto: e primum arai avvertito ciascuno a ridurre le sue cose al sicuro, e appresso terrai buona cura a cotesta terra, faccendo diligente ricerca di chi va e viene e massime de’ forestieri; e cosí non mancherai di fare la notte qualche guardia e tenere spie, per presentire li disegni de’ nimici, e velette per dare contro, quando venissino, che ciascuno sia provisto a difendersi. [5] E di questo non mancherai massime infino a tanto che si mandi costí provedimento, che fia presto: perché speriamo comporre le cose di Pistoia subito e dipoi si volgerà tutte quelle forze vi aviamo in quello di Pisa. [6] Sí che conforterai cotesti nostri a fare loro debito e inanimera’gli faccendo loro fede che non saranno abbandonati etc.

[7] Intendiamo come si fe’ già un fosso tra costí e Monte Carlo, el quale è molto utile per reprimere le correrie de’ nimici, e come quello arebbe bisogno di essere rimesso in ordine. [8] Pertanto t’imponiamo dia ordine di rassettarlo; e bisognandoti valere delli uomini di Monte Carlo, ne scriverrai al Vicario, e cosí farai di compartire le opere vi avessi a mettere equalmente per tutta la tua iurisdizione; e intendendo cosa di momento ne darai avviso. [9] Vale.

45

[1] Nicholao Machiavello et Iohanni Rudulfo Commissariis Pistorii. [2] xxviii aprilis.

[3] Sendo lo esercito del Duca Valentinese disobbligo da la ossedione di F<a>enza, per essere quella pervenuta nelle mani sua; e conosciuto lo umore delli Orsini e Vitelli che sono in quello campo, che potrebbono, etiam invito el Duca predetto, fare qualche insulto a qualche luogo nostro; e sappiendo come Firenzuola è sfornita di presidio e esposta ad ogni insulto che quelli volessino tentare, ci è parso, volendovi provedere, scrivervi la presente e significarvi come noi desiderremo, quando e’ non fussi in preiudizio di coteste occorrenzie, mandassi subito a Firenzuola Cicalino da Volterra e Vitello dal Borgo con le loro compagnie per la guardia di quello luogo, non preiu­<di>­can­do come si è detto alle cose di costà. [4] E questo voliamo facciate piú cautamente e piú segretamente vi sia possibile; e deliberando mandarli, li manderete colla alligata nostra, la quale significa al Vicario e Commissario dello luogo che li riceva. [5] E per lo apportatore presente ci risponderete quello arete deliberato di esequire.

46

[1] Bastiano del Zacheria Capitaneo et Commissario Marratis. [2] Die 29 aprilis 1501.

[3] E’ ci è gratissimo avere inteso per questa tua di ieri come hai esaminato quel Francesco di Piero Guerrini e quello hai ritratto da lui. [4] A che non ci occorre repricarti se non che, ritraendo altro, ne avvisi e lo tenga a buona guardia. [5] E perché la qualità de’ tempi presenti ricerca buona diligenzia, e tanto piú quanto li Orsini e Vitelli sono al presente disobblighi da la ossidione di Faenza, ci pare da ricordarti non manchi di diligenzia in tenere ascolte e spie, e cosí facci fare buona guardia nella rocca di Castilione, e in modo che per alcuna sorta d’inganno e’ non ne fu<g>ga qualche grave inconveniente, ché sai cotesta essere la chiave d’una nostra porta. [6] Farai etiam di darci notizia della opera che hanno fatta quelli mandati de’ Capitani di Parte circa la muraglia che si aveva a fare costà, perché desiderremo assai si tirassi a fine. [7] Né ci occorre altro se non ricordarti di nuovo lo usare una ottima diligenzia, che danno non segua.

47

[1] Prato et Pistorii Potestati et Commissariis. [2] Primo maii.

[3] Avendo noi avviso di luogo autentico come messer Giovanni Bentivogli si è convenuto col Duca Valentinese, e tra li altri capituli si è obbligato prestarli favore ogni volta che lui volessi venire a’ danni vostri, e darli passo e vettovaglia, e come detto Valentinese si è deliberato venire subito a fare insulto in qualche nostro luogo; e tra li altri disegni intendiamo essere questo di venirne per la via di Bruscoli a Barberino, e di quivi alla volta di cotesta terra; e conoscendo noi li umori che sono nel campo del Valentinese, siamo di opinione che questo potessi seguire. [4] E però ci è parso per uomo apposta dartene notizia; e importa che dal canto tuo facciate ogni cosa per evitare un subito insulto, ordinandovi a diligente guardie e faccendo fare la notte qualche ascolta per non essere giunto allo improvisto: usando nondimanco questo nostro avviso con tale prudenzia, che non dia costí sbigottimento estraordinariamente, ma disponga solum li uomini alla difensione conveniente, quando cosa alcuna occorressi.

[5] Prati additur. [6] E perché noi ti demo piú dí sono commissione che facessi di fare stare ad ordine uno uomo per casa, t’ingegnerai di nuovo di riordinarli che ad ogni tuo comandamento sieno presti. [7] E cosí metterai in coteste fortezze e luoghi da guardare qualche uomo fidato. [8] E in summa, t’ingegnerai di usare in modo in ogni cosa la prudenzia tua, che noi ce ne tegnamo satisfatti. [9] E di questo avvertirai cotesti luoghi a l’intorno, confortandoli con sollecitudine a buona guardia sanza scoprire loro altrimenti el particulare di questo av­viso.

48

[1] Tommaso Tosingho Commissario Florentiolae. [2] Die 5 maii.

[3] Noi non crediamo che sia molto necessario persuadere a chi conosce bene le difficultà in che noi siamo, come ragionevolmente doverresti tu conoscere, che per noi si fa lo ’mpossibile per potere rendere securi e non abbandonare cotesti nostri sudditi. [4] E perché tutti l’insulti che ci hanno ad essere fatti hanno a proce<de>re da la voglia e consentimento della Maestà del Re, el primo nostro intento ha ad essere mantenerci amica quella o riguadagnarla, quando fussi perduta; e per questo s’ordina di continuo e’ danari che ti sono noti, e a questo effetto Lorenzo di Piero Francesco cavalcò ieri verso la Maestà del Re: la quale, per le ultime lettere scrivemo in Corte, ha richiamato lo ’mbasciadore nostro e è tutta pacata verso di noi. [5] Le quali provisioni nostre ancora che utilissime e necessarie, per non essere né conosciute né intese da cotesti nostri sudditi li fa stare di mala voglia: e’ quali potrai confortare faccendoli capaci della verità; e significherai loro come e’ non hanno da dubitare se non di qualche correria che facessi o e’ Vitelli o Ramazzotto o li Orsini, o qualche altro simile inimico nostro. [6] E che questo sia vero, el Papa ci si dimostra amicissimo e Monsignore d’Allegri se ne è ito alla volta di Lombardia, il che testifica la buona mente del Re verso di noi. [7] Questo è in effetto quanto speriamo o dubitiamo delle cose di costà; e siamo certissimi che quando in cotesta terra sia qualche numero di fanti e non sia abbandonata da’ suoi abitatori, che la è per rendersi secura da simili insulti. [8] Per tanto intratterrai cotesti compagni e’ quali conducesti costí teco, perché fra pochi dí mandereno loro suvvenzione. [9] E quanto a Ceccotto, come si è detto a bocca a Lonsino che fia apportatore di questa, per di qui domenica si manderà loro qualche danaio da potersi intrattenere qualche dí tanto che passin questi sospetti; sí che farai buono animo e conforterai cotesti nostri ad uscire da’ boschi e ritornare costí nelle case loro: perché dal Pontefice non ci ha ad essere mosso guerra ordinata per non lo avere meritato. [10] Scriverrai etiam a Piancaldoli e a Bruscoli in loro conforto, e potendo mandare a Piancaldoli quattro o cinque fanti, lo farai; e al castellano di costí farai intendere che serva cotesti della terra di dua o 3 bariglioni di polvere perché quella che ultimamente se li mandò non se li mandò ad altro effetto. [11] Vale.

49

[1] Iuliano Ceffino Vicario Scarperiae. [2] Die vii maii.

[3] Tu ci hai scritto piú lettere piene di tante esclamazioni e tante paure che le sarebbono sute troppe avendo el campo intorno e in terra cento braccia di muro. [4] E perché sappia da quello che tu ti hai a guardarti e quanto abbino ad ire in su e’ tuoi sospetti, el campo del Valentinese è a Medicina, e’ Franzesi se ne sono iti verso Lombardia e noi teniamo buona amicizia con el Duca e col Papa: ma tutti e’ sospetti che si hanno sono perché, sendo nel campo del Valentinese Orsini e Vitegli, pensiamo che, sendo inimici nostri, potrebbono di furto fare qualche insulto a qualche nostro luogo. [5] Né si crede che per altri conti o per altre vie possiamo essere offesi; e sta’ di buona voglia che non ha a venire costí campo ordinato e con artiglierie e altri instrumenti atti ad espugnare una terra come è cotesta. [6] E se pure e’ vi avessino a venire, l’artiglierie non volano, hanno a passare li monti e per certo noi el doverremo intendere, e intendendolo vi provedreno; sí che e’ non è necessario sbigottire a cotesto modo li sudditi nostri ma confortarli a stare alla vista e a’ passi e ricorrere costí quando tu li chiamerai e fare la notte qualche guardia per guardarsi da’ furti e mostrare di essere uomo e conoscere di essere in una terra che abbi bisogno del campo a perdersi e non ne andare preso alle grida. [7] Noi ti aviamo voluto dire questo acciò che tu ti conforti e conforti e’ sudditi nostri, perché noi non siamo per abbandonarli, quando tu e loro faranno loro debito, come speriamo. [8] E nondimeno, intendendo cosa di momento, scrivi perché sempre fieno pagate le staffette, come si è fatto infino ad ora. [9] Mandiamo el Barbetta in su, al quale aviamo commesso vadi insino a Firenzuola: sí che lascialo ire volando etc. e di tutto lo paghereno.

[10] Sarà con questa una di Piero Panciatichi ad un suo fattore, per la quale esso Piero li commette che ad ogni tua richiesta si consegni staia 60 o 70 di grano, del quale voliamo sequa quanto dalli Commissarii di Firenzuola ti sarà ordinato.

50

[1] Bernardo Valiente Castellano di Bruscoli. [2] Die viii maii 1501.

[3] Ancora che lo officio di ciascuno sia servare la fede nonché al suo Signore ma a qualunque altro uomo, tamen ciascuno che è posto in qualche periculo, quando non ne manca, merita di essere assai commendato e etiam riconosciute le opere sue; e cosí noi intendendo quanto ci scrivi averti fatto intendere quello tuo amico de’ Bianchi, te ne commendiamo sommamente e laudiamo perché la fede tua provata da la esperienza lo merita; e perché simile pratiche, ancora che lo animo sia perfetto, causono piú tosto male che bene, ci pare tagli cotesta pratica ad ogni modo, mostrando a colui onestamente lo errore suo. [4] E quanto si aspetta al provedimento di cotesta fortezza, sono in cotesta provincia mandati da noi nuovi commissarii: e’ quali viciteranno cotesto luogo e noi lo provedreno secondo li avvisi loro.

[5] A Giovanmaria del Bene non scriverremo altrimenti perché li manderemo in ogni modo qualche danaio.

51

[1] Antianis Terre Burgi. [2] Die 8 maii.

[3] Noi aviamo inteso per le vostre lettere con dispiacere quanto è seguíto contro a messer Ercole Bentivogli per la insolenzia degli uomini di Castello: la quale cosa come ci ha fatto meritamente sdegnare contro di loro, cosí ci ha accresciuto la affezione verso di voi, per avere inteso quello Signore essere stato difeso mediante la virtú degli omini vostri; e cosí ci fia gratissimo seguitiate in onorarlo, mentre sarà costí, come faresti uno di noi. [4] Ulterius vi commendiamo sommamente dello animo dimostrate parato a difendere e mantenere le cose vostre e onore nostro, il che ci è suto tanto accetto che, occorrendo, se ne farà demostrazione. [5] E benché quelli di Castello abbino meritato d’essere saccheggiati e scorsi da noi, pure non occorre al presente tempo da muovere contro di loro o innovare cosa alcuna, ma solum da stare a buona guardia e avere buona avvertenza di non essere offeso. [6] E cosí è nostro desiderio facciate. [7] Né noi siamo per mancarvi quando fia necessario, come ne’ tempi passati avete visto per esperienza. [8] Valete.

52

[1] Eadem die. [2] Generalibus Commissariis Romandiolae et Mucelli.

[3] Se e’ ci satisfece lo intendere che voi, Gulielmo e Antonio, eri inviati con qualche provedimento alla volta di Firenzuola, ci ha molto piú satisfatto lo avere dipoi inteso, per questa ultima vostra di ieri, essere giunti in detto luogo, dove crediamo ancora a questa ora sia arrivato el Ghezzo d’Arezzo e el Pace da la Scarperia con 100 provigionati. [4] E cosí, avendo Ceccotto aúti danari, ci pare avere cominciato a fermare alquanto el piè in cotesto luogo. [5] Venne questa mattina quel cancelliere del Valentinese, del quale ci date avviso; e inteso quanto ne referiva, ci parse a piú satisfazione e iustificazione nostra da non li mandare indreto la risposta per il medesimo, ma farli intendere lo animo nostro a bocca da’ nostri commissarii, e’ quali sono, come arete visto, Piero Soderini, Alamanno Salviati e Iacopo Nerli. [6] Sonsi mandati con piena informazione dello animo nostro, di che sarete suti raggualiati da quelli; e perché la somma di queste cose che al presente corrono si ha tutta a capitulare da la risposta ne farà quello Duca e da la conclusione nascerà per la gita di quelli nostri, non vi aviamo a ricordare altro che in genere quanto vi si disse alla partita, dipoi vi si è scritto, e voi per la prudenzia vostra conoscete. [7] Pertanto starete a la vista per sapere quanto seguirà dopo l’arrivata de’ prefati nostri commissarii; e non partorendo la gita loro quello effetto si spera, farete tutto quello vi parrà necessario secondo li avvisi loro, da’ quali v’ingegnerete essere avvisati subito per potere meglio sapere quanto aviate ad esequire per securtà de’ luoghi e contado nostro. [8] Piaceci aviate scritto a Raffaello de’ Pazzi; attendiamone la risposta con desiderio. [9] Alla Scarperia si è mandato una soma di polvere e 6 archibusi; seguiremo mandarvi dell’altre provisioni bisognando. [10] Di nuovo non ci è se non che e’ fuoriusciti di Perugia sono stati rotti al Borghetto da’ Balioneschi; e ne è suti morti assai e presi, tra ’ quali fu morto Carlo delli Oddi, e Pompeo preso e la notte sequente impiccato. [11] Valete.

53

[1] Petro Vespuccio Commissario Cascine. [2] Vicario Sancti Miniatis eiusdem exempli. [3] x maii.

[4] Questa per farti intendere come noi mettereno domattina ad ogni modo a cavallo el figliolo di Lionardo Guidotti con la intera paga di cotesti fanti; il che ti facciamo intendere acciò possa significarlo loro, e che li attendino a stare di buona voglia, per<ché> questo non mancherà che non segua. [5] Significhiamoti appresso come el Duca Valentinese passa con el suo esercito su per il dominio nostro come amico, perché cosí è convenuto con esso noi. [6] E questa mattina parte delle sue gente si truovono a Barberino di Mugello, e di quivi si trasferiranno al Ponte a Signa per irne alla volta di Siena. [7] Pertanto farai intendere questo a tutti li luoghi circunstanti, imponendo che stieno a bonissima guardia; e con tutto che passi come amico, sanza innovare cosa alcuna, si guardino da lui e da sue genti come nimico, né ricevino lui né sue gente nelle terre: perché cosí ne è convenuto di non entrare in alcuna nostra terra murata. [8] Esequirai questa commissione nostra subito e destramente, a ciò che ogni uomo intenda quello ha a fare, e come si debba governare nel passare di questo esercito. [9] Vale.

54

[1] Capitaneo Cortonae, Capitaneo Arretii, Potestati Castilionis Ieronimus Populeschi, Vicario Plebis Sancti Stephani, Vicario Angarii, Capitaneo Burgi, Vicario Puppii. [2] x maii 1501.

[3] Avendo noi avviso come Piero de’ Medici è partito da Roma per staffetta e itone alla volta di Perugia per tentare qualcosa contro alla nostra libertà, subito ci è parso dartene avviso e importi stia avvertito per la salute prima di co<te>sto luogo e de li luoghi convicini, faccendo a questo effetto tutte le debite provisioni di guardie e di tenere ad ordine con le armi tutti quelli della tua iurisdizione, che sieno presti ad un cenno dato ad ogni tuo comandamento per salvare le robe loro e per difesa del paese. [4] Terrai, oltra di questo, ordine di mandare qualche spia dove giudicassi a proposito per intendere e’ disegni di chi ci volessi offendere, a ciò vi possa riparare piú presto e piú a tempo, e a noi darne avviso subito. [5] Questa è cosa d’importanza, merita di essere attesa con sollecitudine, farai non mancare di diligenzia. [6] Vale.

55

[1] Marco Nicolino Capitaneo Castricari. [2] x maii 1501.

[3] Questi ci paiono temporali da premiare chi volge vettovaglie in questa terra piú tosto che da impedire chi ne vuole condurre; pertanto non sappiamo bene ritrovare con che consiglio tu proibisca a cotesti uomini condurre qui grani. [4] Pertanto ti comandiamo ne lasci trarre per venire a questa volta tutto quello che piacerà a cotesta comunità. [5] Vale.

56

[1] Aloisio Stufae Castricari, Ieronimo Pillo Casentini Commissariis.

[2] Voi arete inteso come lo esercito del Valentinese si è partito d’in sul Bolognese e venutone in su e’ confini nostri per passare per questo dominio nello andarsene che fa a Roma; e iersera alloggiò a Firenzuola e questa sera si aspetta a Barberino di Mugello. [3] E benché le parole e demostrazione sua sieno da amico infino <ora>, nondimanco molti altri segni ci fanno dubitare; e pensando noi fare tale provedimento che non ci possa nuocere quando pure volessi farlo, fra quelli altri che ci occorrono sono questi: di importi subito che alla ricevuta della presente raccozzi tutti e’ fanti sottoposti alla tua iurisdizione, tenendo in questo quello ordine che ti parrà piú necessario, avendo cura che sieno piú numero e meglio armati ti sia possibile, faccendo che ciascun di loro porti seco da poter mantenersi almanco dieci dí; e quelli cosí ragunati voliamo che tu proprio e in persona conduca alla volta di Mugello verso la Scarperia per quella via che ti parrà piú commodo, per fare dipoi tutto quello che da noi ti sarà ordinato. [4] E perché noi aviamo scritto a... che subito faccino el medesimo effetto, di ordinare detti fanti mandandogli medesimamente alla volta di Scarperia, e che li indirizzino a te, per essere sotto la tua obbedienzia, a fare lo effetto soprascritto, voliamo li solleciti e significhi loro di mano in mano dove ti truovi e quello abbino a fare per abboccarsi teco. [5] La importanza di questa cosa noi non te la scriverreno altrimenti, e con quanta celerità e diligenzia sia necessario governarla, perché, conosciutoti prudente, lo stimiamo superfluo. [6] Ricorderemoti solo questo: che ci dia subito avviso di quanti fanti ti credi potere servire e di mano in mano dove ti truovi, e con che ordine, a ciò ti possiamo significare lo animo nostro. [7] Vale.

57

[1] Messer Ambruogio da Landriano. [2] Die xii maii.

[3] Perché noi aviamo sempre confidato e meritamente nella Magnificenzia Vostra, non ci pare grave, come mai ci è parso, affaticarla in ogni nostra occorrenzia. [4] Pertanto, avendo al presente bisogno qui e del consiglio vostro e delle forze vi trovate costí per li casi che corrono, è necessario che subito sanza dilazione di tempo alla ricevuta di questa, vi leviate con tutte le gente a cavallo vi trovate costí, e veniatene qui in Firenze, dove vi fia proveduto danari e ogni altra cosa che sarà di bisogno. [5] E perché vostra Magnificenzia tenga migliore cammino, la mandereno ad incontrare da Domenico Riccialbani cittadino nostro. [6] Ma per avanzare tempo vi moverete sanza aspettarlo e verretene alla volta del Poggio a Caiano, dal quale Domenico poi vi sarà ordinato quale cammino per piú securità vostra e delle genti vostre doverrete tenere. [7] Questo importa assai, e però crediamo che da vostra Magnificenzia sarà esequito tutto e con celerità.

58

[1] Commissariis Pistorii. [2] Die xii maii.

[3] Per potere ovviare a’ periculi che soprastanno a la città e libertà nostra, scriviamo al Magnifico messer Ambruogio da Landriano che subito con tutte le sua gente a cavallo si levi e vengane a questa volta; la quale cosa è necessario fare, e presto, per la salute di questa città. [4] E benché noi giudichiamo levare tali genti di costí possa essere fuora del desiderio vostro, giudicandole voi necessarie in cotesto luogo, tamen vi voliamo confortare, perché noi siamo certissimi che costí non si abbi ad alterare alcuna cosa. [5] E di questo ci siamo quasi che assicurati per la affezione che monstrano, come sempre hanno mostro, questi capi dell’una e l’altra parte a questa Repubbrica; e crediamo, oltre alle parole generali e a’ segni manifesti ne hanno fatto da ieri in qua, fermare le cose loro per via di tregua, in modo che piú tosto ci potreno valere delle forze loro contro a’ nimici nostri, che dubitare innuovino costí alcuna cosa. [6] Oltre a di questo vi rimane tante fanterie che non resterete al tutto spoliati di forze. [7] Farete dunche intendere a messer Ambruogio che si lievi subito con tutte le genti d’arme e balestrieri a cava<l>lo sono costí sotto la condotta del signore Prefetto, e vengane alla volta del Poggio a Caiano, dove lo inconterrà, se non prima, Domenico Riccialbani. [8] E vorrebbe essere al Poggio almanco domattina all’alba: dal quale Domenico li fia monstro che via dipoi abbi a tenere; perché se el venire per la ritta non li fussi securo, sarebbe necessario passassi Arno a Signa e lungo el fiume, dipoi, si conducessi qui. [9] Farete intendere tutto a sua Magnificenzia e conforteretelo ad espedirsi subito.

59

[1] Petro Vespuccio. [2] Die xiii.

[3] L’ultima tua è delli undici; arai dipoi ricevuto per il mandato nostro li danari che per ora si sono possuti provedere; verra’lli con essi intrattenendo tanto che ’l resto della paga venga, che fia presto presto. [4] E quanto al provedere cotesto luogo di nuovi fanti, di vettovaglie e di munizioni, per al presente non ti possiamo dare altro che una buona volontà, per essere occupatissimi in cose gravi e d’importanza somma per disputarsi quasi che della libertà nostra. [5] Truovasi el campo del Valentinese a Barberino di Mugello; aviamo mandato là nostri oratori, aspettiamone la risposta per la quale vedremo come ci areno a governare. [6] Tu intanto fa’ l’officio dello amorevole cittadino, e pensa per questi pochi dí rimediare alle cose di costà con quelle tante genti ti truovi. [7] Non mancare dunque a quello officio, che ciascuno è tenuto verso la patria sua. [8] Vale.

60

[1] Antonio de Filicaria Liburni Commissario. [2] Die xiii.

[3] Per tue lettere de’ 9 e dieci di questo, restiamo avvisati quanto scrivi di Cristofano Galiardo, al quale saremo desiderosi dare qualche suvvenzione per fare li effetti che tu di’; il che non potendo al presente, ci sarà gratissimo lo intrattenga costí e confortilo a seguire in dannificare e’ Pisani insieme con quello brigantino che tu mostri ordinarsi. [4] E quanto a li advisi che tu ci dai di quello hai ritratto in Pisa, te ne commendiamo; e ti confortiamo a fare buona guardia e tenere bene ad ordine cotesti soldati, a’ quali non manchereno al tempo della paga. [5] E se al presente noi non fussimo occupati in cose importantissime per avere lo esercito del Valentinese a Barberino di Mugello, si penserebbe a fare qualche provedimento piú galiardo, el quale si farà ad ogni modo, bisognando. [6] El soprascritto esercito per ancora si porta come amico, e se li è mandato ambasciadori nostri; e in su la resoluzione faranno, ci areno a fondare. [7] E speriamo in Dio e nella ragione che non ci sia per essere fatto violenzia alcuna. [8] Di nuovo ti si ricorda la buona <guardia>, ancora che noi ti conosciamo prudentissimo. [9] Vale.

61

[1] Iohanni Federighi Vicario et Commissario di Ripomarancie. [2] Die xiii maii.

[3] Ancora che ’l Signore di Piombino sia amico nostro, ci piace che aviate tenuto cotesto modo nel suo passare; perché sono tempi da non si fidare di persona ma da avere buona avvertenza in tutte le cose, come avete aúta in questo caso. [4] Ricordiamoti la buona guardia, e che avvisi intendendo alcuna cosa.

62

[1] Die xiiiii maii 1501. [2] Oratoribus apud Valentinium Ducem.

[3] Noi per questa vi voliamo fare intendere come molte delle genti che seguitono lo esercito di cotesto Illustrissimo Duca, oltre all’infiniti danni di bestiame e d’ogni altra cosa che e’ fanno in sul dominio nostro, offendono la città nostra in una cosa importantissima e che non potrebbe piú disordinare e’ cittadini nostri: e questo è che rubono tutte le lane che truovono nelle mani di e’ sudditi nostri e di quelle fanno balle e le mandono verso Bologna o dove pare loro piú luogo sicuro. [4] La quale cosa come torna in grandissimo danno nostro cosí crediamo dispiaccia a cotesto Illustrissimo Signore: e stiamo di buona voglia, per la amicizia antica e per la nuova coniunzione, che ne farà demostrazione tale che noi ne restereno satisfatti; e voi in questa cosa non mancherete di quella opera che si richiede in un caso simile e di tale importanza.

63

[1] Omnes eiusdem exempli. [2] Capitaneo et Commissario Arretii, Capitaneo Burgi, Empoli, Colle, San Gimignano, Volterra. [3] Die xvi maii 1501.

[4] A satisfazione tua e a securtà di cotesta terra e contento di cotesti cittadini nostri fedelissimi ti significhiamo come iarsera facemo lega e confederazione con lo Illustrissimo signore Duca Valentinese, dove ciascuna delle parti si è obbligata avere li amici per amici e li nimici per inimici; aviamo etiam dato condotta a sua Eccellenzia per 300 uomini d’arme per valercene in ogni occorrenzia dello stato nostro; e questo dí si parte con lo esercito per andare al cammino. [5] E restiamo in modo satisfatti di questa cosa cosí successa che noi ne speriamo onore a noi e securità a qualunque fedele nostro. [6] Avvisiamotene a ciò lo facci intendere e per questo si lievi dallo animo a ciascuno se alcuna gelosia li fussi nata per le cose successe ne’ dí passati. [7] E questo voliamo basti in risposta all’ultima tua: perché, quanto alle cose di Valia<no>, ci sforzeremo avanti sia consumato il tempo de’ xv dí avervi proveduto. [8] E benché e’ movimenti di verso Perugia sieno da avvertigli e da fare la diligenzia sua perché disordine non segua, crediamo nondimanco, quando Giampagolo intenda l’amicizia aviamo contratta con questo Illustrissimo Duca, sarà per ritirarsi e per non fare alcuna cosa contro a questo stato e per consequens a quello signore. [9] E per questo voliamo li mandi l’alligata per fante apposta e ingegniti ritrarne la risposta indreto.

64

[1] Philippo Sachetto. [2] Die xvi maii mdi.

[3] Quello che tu ci scrivi avere inteso di verso Siena circa a Piero de’ Medici e li altri preparamenti crediamo non essere vero perché non si riscontra con li avvisi aviamo di là; commendiamotene nondimanco e ti ricordiamo la buona guardia. [4] Queste genti del Duca saranno doman da sera al Ponte ad Elsa; dipoi non sappiamo che volta si abbino a pigliare: crediamo o verso Siena o verso Piombino. [5] È, questo Duca, nostro amico e collegato come ti si è scritto: il che nonostante non mancherai di buona guardia, usando tale diligenzia nel passare delle genti che costí non possa entrare persona sanza tua licenzia. [6] Né ci occorre ricordarti altro per conoscerti prudente.

65

[1] Antonio Francesco Scali Capitaneo Burgi. [2] Die xvii maii.

[3] Brevemente si risponderà a queste tue ultime de’ xv e de’ xvi. [4] Né ci potrebbe avere piú satisfatto l’unione di cotesti uomini e commendiamone la diligenzia tua. [5] E quanto allo avviso che tu hai da Lamole e castello d’Ariente, giudichiamo non possa essere vero per essere Vitellozzo e sua gente con questo signore Duca Valentinese: col quale Duca, come ti si scrisse, si è fatta lega e buona amicizia. [6] E essendo vero questo, Vitellozzo non si può trovare costà: nondimanco è da volere intendere bene che gente è, e attendere a fare buona guardia, né mancare di diligenzia. [7] E conforterai cotesti fedeli nostri: perché siamo, bisognando, per non mancare loro in ogni occorrenzia. [8] Vale.

66

[1] Ioachino Guasconio. [2] Die xxii maii 1501.

[3] E’ ci fia grato ogni volta che tu tornerai allo officio tuo per reputazione e securezza di quel luogo; ma quanto a quelli uomini di Saminiato che hanno vicitato e carezzato Vitellozzo, ancora che ci paia cattivo esemplo, non ci pare però in questo tempo da entrare in simile materia, né manomettere simili uomini a nessun modo; e però non farai alcuna cosa se prima non ne hai da noi licenzia. [4] Vale.

67

[1] Iampaulo Baliono. [2] Die xvi maii 1501.

[3] Perché noi aviamo inteso per piú vie come Piero de’ Medici piú dí sono venne in Perugia, e appresso come la Magnificenzia vostra ha fatto congregazione di piú gente per venire con quello a’ danni nostri e trovarsi al presente sopra e’ nostri confini, ci è parso scrivervi la presente e dolerci colla Magnificenzia vostra di tale demostrazione verso di noi, quando sia vero quello ci è stato referito. [4] Perché oltre alli obblighi che militono hinc inde per ciascuna delle parti, atteso massime con quanta osservanzia insino a qui sieno suti conservati, non posseva in alcun modo né può ancora cadere nell’animo che vostra Magnificenzia volessi mutare el suo antico e naturale instituto di amare questo stato e questa città. [5] Pure quando quella fussi d’altra opinione, il che non crediamo, non saremo per mancare a noi medesimi, ma per seguire la consuetudine nostra. [6] E avendo nuovamente fatto lega con lo Illustrissimo Duca di Valentinese e con detta sua Illustrissima Signoria, secondo il grado di quella, non ci mancherà né forze né amici per opporsi a chi non ragionevolemente volessi perturbare lo stato nostro, e per difendere e mantenere quelli che vorranno persistere nella amicizia nostra: come crediamo volere vostra Magnificenzia, quae bene valeat.

68

[1] Brunetto da Verrazano Potestati Palariae et Pecciolis. [2] Die xxi maii 1501.

[3] Con dispiacere intendiamo el danno che hanno fatto le gente del Duca all’intorno di costí; a che non veggendo molti remedii, ci pare da ordinarsi che per lo avvenire e’ non abbino facultà di reiterare tal danno, col fare tirare cotesti paesani al securo piú che è possibile. [4] La Eccellenzia di quello Duca, come ti è noto, ha nuovamente fatto lega e amicizia con esso noi. [5] E per questo non pensiamo sia da dubitare che venga a sforzare né cotesto né alcuno altro luogo nostro, ma piú tosto per la insolenzia de’ soldati fare qualche scorreria, come hanno fatta. [6] Pertanto, sanza dubitare altrimenti, farai buona guardia per tutti e’ rispetti, non lasciando entrare alcun soldato in cotesto luogo. [7] E di quella cosa che per questa tua d’oggi ci addimandi, ti provedreno ad ogni modo di qualche gavetta.

69

[1] Prioribus et Consilio Fivizani. [2] Die dicta.

[3] Per lettere vostre e del Commissario nostro intendiamo quanto scrivete de’ Franzesi; la quale cosa sendoci fatta intendere da uno mandato loro, e come volevono passare di costà e d’altri luoghi nostri per ire alla impresa loro di Napoli, si è fatto buono ordine di vettovaglie, e cosí è necessario facciate voi. [4] E perché voi siate meglio certificati quando e’ vengono, che numero di gente sieno, e che cammino abbino a fare, questa mattina aviamo mandato in costà Amerigo Antinori nostro cittadino, uomo nato in Francia e pratico bene con esso loro, dal quale sarete avvisati di tutto. [5] Restaci di nuovo confortarvi a fare buono provedimento, perché passeranno via presto e sanza fare alcuno danno, se la necessità non li caccia. [6] E voi, ancora che sia con vostro disastro, penserete che la qualità di questi tempi è necessario passarla per questa via, e noi non manchereno in quello dove abbi a consistere la salute vostra. [7] Valete.

70

[1] Commissario Pontis Here Iuliano Altoviti. [2] Die 28 maii.

[3] Noi crediamo che tu sappi con quanta fede si sieno cotesti uomini del Ponte ad Era portati dal novantaquattro in qua, tale si può dire sia stata sola in cotesto contado di Pisa. [4] E veramente quando noi intendiamo che si sentino non bene contenti di noi o delli officiali nostri, ne stiamo di mala voglia, dubitando non essere notati d’ingratitudine. [5] Cotesti omini, e in verità modestamente, si dolgono di te che sanza alcuna loro colpa tu gli tratti piú tosto da inimici che da fedeli, come sono stati, cacciandogli, non che altro, di cotesto luogo e sforzandogli a pagare danari per mandare fanti, e cosí affaticandogli in molte altre cose non necessarie e insopportabile a chi ha tanto tempo aúto e’ soldati in casa. [6] Pertanto ci fia grato ti porti in modo che noi ci abbiamo a satisfare della opera tua, e vedrai con ogni industria di farli servire d’un poco di grano, come hai promesso loro, il che etiam ci fia gratissimo. [7] Vale.

71

[1] Philippo Sachetto Capitaneo Volaterrarum. [2] Die 29 maii.

[3] Noi aviamo aúto dispiacere grande di questa tua lettera di ieri, anzi piú tosto di quello che per essa ci scrivi avere operato circa a 100 fanti mandati da noi costí per quelle cagioni che piú volte ci avevi scritte. [4] Né credavamo che la paura mostravi avere di cotesto luogo e delle Pomarance fussi fondata in su el volere fare accompagnare Giovachino Guasconi a Saminiato. [5] E sapiendo come per lo esercito che doveva costeggiare coteste parti costí e a Ripomarance era necessario di qualche presidio, non possiamo credere che avendo tu fatto el debito tuo, o l’uno o l’altro luogo non avessi accettati quelli fanti vi mandamo. [6] E quando bene fussi vero che non li avessino voluti, tu ne dovevi fare ogni altro contratto fuora che farli accompagnare Giovachino: non perché noi non desideriamo che ’ cittadini nostri sieno salvi, ma perché noi non voliamo che, privati, sanza nostro consenso si servino delle cose pubbliche, perché esemplo veramente non buono né degno d’uno uomo prudente; e tanto ci è dispiaciuto che non siamo ancora bene resoluti come ce ne dobbiamo governare. [7] Sarà dipoi venuto costí Antonio Giacomini, al quale ti rapporterai della commissio<ne> li abbiamo dato, e t’ingegnerai operare in modo che noi ci tegnamo satisfatti di te. [8] Vale.

72

[1] Pellegrino Lorino. [2] Die xxviiii maii mdi. [3] Et Amerigo de Antinoris.

[4] Poi ti scrivemo l’ultima nostra, è sopravvenuto Monsignore di Roveri, Maestro di casa della Maestà del Re, mandato d<a> quella per le medesime cagione che pochi dí sono ci mandò Monsignore d’Ubigní: che sono in effetto per confortarci e avvertirci a fare buona e galiarda provisione di vettovaglie per li bisogni di quelle genti che debbono passare al conquisto di Napoli. [5] Noi lo abbiamo e visto e udito come si convene ad un segno<re> di quella Maestà; e quanto alla proposta sua ci mostramo caldissimi per fare non che altro lo impossibile a ciò detto esercito non patisca; e da l’altro canto li scoprimo in quali termini ci trovavamo e in che penuria di vettovallie per esserne stato questo anno naturalmente scarso e trovarci in sul fine di quello quando ogni cosa è piú cara; le quali dua cose non arebbono fatto però le deficultà molte grandi, se non fussi sopravvenuto questo esercito del Valentino, el quale colle sue innumerabili disonestà ha lacero e affamato la metà del paese nostro. [6] Tutte queste cose furno udite dal prefato Monsignore e conferme per verissime, e massime quella parte che raguardava alle disonestà dello esercito del Valentinese, dicendo averne vedute e tocche con mano buona parte per il cammino; e ci confortò per questo a fare intendere a cotesto Illustrissimo Monsignore come per speziale grazia era necessario che cotesto esercito dimorassi in sul dominio nostro manco fussi possibile; e per questo, avanti che entrassino in sul nostro dominio, bisognava fussino spediti in modo e lo esercito in tale ordine che non avessino a dimorare piú che una notte per alloggiamento, e che di questo noi ne facessimo pregare da’ nostri mandati cotesto Signore e tutti li altri capi dello esercito; e offersesi a scrivere in conformità di questo una buona lettera a qualunque di loro, la quale ti si manda alligata. [7] E t’impognamo che subito la presenti, e con ogni efficacia, usando tutti e’ termini convenienti, t’ingegni ottenere quel punto, che cotesto esercito non abbia a dimorare per alcuna cagione in sul nostro, non allegando altra cagione come ti si è detto che el difetto e mancamento delle vettovaglie. [8] Giudichiamo etiam sia bene che cotesto Illustrissimo Signore mandi uno o dua de’ suoi uomini di verso e’ commissarii nostri a ciò possino con quelli meglio provedere al bisogno e cotesto Signore sia piú certificato delle dificultà. [9] Né ci occorre altro, se non confortarti ad esequire questa commissione con diligenzia e avvisare.

73

[1] Antonio de Filicaia Liburni Commissario.

[2] Intendiamo per questa tua de’ 30 del passato quanto scrivi di Don Giovanni Caroso e de’ legni del Papa venuti in cotesto porto; e ci satisfa el modo hai tenuto con loro e massimamente la provisione che hai fatta alla Torre Nuova di qualche fante: perché in questi tempi bisogna, volendosi governare prudentemente, non si fidare di persona, ma con destro modo non mancare di ogni provisione necessaria per la salute di cotesto luogo. [3] E quanto a’ fanti, come piú volte ti si è scritto, non siamo per mancare loro in verun modo per la importanza di cotesto luogo e per la fede loro; d<i> che ne farai loro fede e confortera’li a stare di buona voglia. [4] Restiamo bene con qualche ammirazione che per questa tua non facci alcuna menzione de’ cento ducati si mandorno per mandare costí grani ad Andrea Nucci da Bibbona, stiamone sospesi e però vorremo gli sollecitassi a mandarti o danari o grano, e a noi darai avviso del seguíto.

74

[1] Petro Vespuccio. [2] Die iia iunii 1501.

[3] Egli è buon tempo che a lo Officio nostro, e etiam a tutta questa città non è occorso cosa di che se ne sia preso tanto piacere, quanto della nuova ci dai per questa tua di ieri, intendendo essere rimaso preso messer Piero Gambagorta e quello Tarabusa, capo de’ balestrieri di Vitellozzo. [4] Né ci potrebbe avere piú satisfatto l’ordine dato da voi come prudente e bene considerato; di che ne commendiamo tutti cotesti capi. [5] E per nostra parte voliamo faccia loro intendere tutto, mostrando quanto ci sia suta questa cosa grata, e come noi siamo per riconoscere questa e ogni altra loro buona operazione. [6] E quanto a messer Piero Gambacorta e a quello Tarabusa preso, voliamo che sanza mettere tempo in mezzo tu mandi l’uno e l’altro qui al Magistrato nostro, e subito, faccendoli partire ad ora che sieno qui domattina a buona otta. [7] E li farai accompagnare in modo che venghino securi, né mancherai in questo di diligenzia e di destrezza. [8] E quando quelli che li hanno presi dicessino alcuna cosa, farai loro fede e li assicurerai che noi non siamo per partirci dalla consuetudine servatasi per lo addrieto in simile cosa. [9] E sopratutto ti ricordiamo el mandarli subito e bene accompagnati.

75

[1] Iohanni Morello Commissario Fivizani. [2] Die iiii iunii 1501.

[3] E’ non ci occorre in risposta a queste ultime tue altro che commendarti delli avvisi ci dai de’ Franzesi. [4] E con piacere aviamo inteso che tu abbi fatto tale provedimento di vettovaglie, che ne sieno stati abbondanti. [5] E quanto al Marchese Alberigo, commenderai per nostra parte la osservanzia e la sua buona desposizione, faccendogli qualche lettera grata in tale sentenzia. [6] E appresso, arai li occhi alle mani al Marchese Gabbriello e t’ingegnerai intendere sue pratiche; e quando presentissi alcuna cosa degna di nostro avviso, ce lo farai intendere.

76

[1] Esamina di messer Piero Gambacorti. [2] Die quinta iunii 1501, hora v noctis.

[3] Domandato generalmente delle cose successe da el novantaquattro in qua, e massime dipoi a la partita sua di Firenze quando altra volta ci fu prigione, rispose generalmente: dicendo avere scritto el dí d’avanti tutto quello sapeva, e che non posseva sapere altro, per avere servito e’ Pisani come soldato e essere loro a sospetto per essere de’ Gambacorti; e che per lo amore di Dio non si volessi da lui se non quello sapeva, che era per dire ogni cosa etc.

[4] Domandato dipoi come e’ partí di Firenze e sotto che spalle e per che cagione, disse essere stato prigione in Firenze molti mesi e lasciato andare per la terra sotto la fede sua, la quale mai arebbe violata. [5] Ma essendo stato preso da’ Pisani un fratello del Conte Rinuccio, e tenuto a stretta co’ ferri in gamba, dolsesi el detto Conte co’ Signori Dieci e pregolli tenessino a stretta ancora lui; onde che ’ Dieci liene consegnorno per prigione, tale che, essendo dipoi un giorno sotto el Tetto de’ Pisani, vennono la famiglia del Capitano e presonlo e menorollo infino in su la porta del Capitano; dove, sendosi alquanto relassate, dette una scossa e fuggissi delle mani a’ birri e corse verso le Murate; e entrò in casa un farsettaio che li aveva digià fatto uno farsetto, e quivi stette infino a notte. [6] E non volendo dipoi tenerlo piú, s’uscí di quivi e andonne in casa messer Pagolo Semenza, cancellieri allora qui in Firenze del Duca di Milano, dove stette quattro dí. [7] E dipoi se ne andò in Pisa e in capo di xv giorni, avendo el Proveditore viniziano che si trovava in quel tempo a Pisa casso un suo capo di balestri<e>ri a cavallo, tolse in quel cambio lui, e cosí serví come soldato viniziano insino allo accordo che si fece fra questa Signoria e la Signoria di Vinegia.

[8] Domandato poi quale sia stata la vita sua e perché si partí di Pisa, preso Stampace, e se mai avessi tenute pratiche col Capitano nostro, disse che, fatto lo accordo fra li Viniziani e noi, lui si rimase in Pisa, onde seguí che Pagolo Vitelli venne a campo a Cascina, e poi a Pisa; e presa che fu Stampace, lui giudicò Pisa spacciata, e per questo lui pensò volersi salvare, e fuggissi a Lucca; per la quale cosa li fu saccheggiata la casa da e’ Pisani. [9] Stette dua mesi e 1/2 malato in Lucca. [10] E veggendosi venuto in disgrazia de’ Pisani, se ne andò a trovare messer Ercole, col quale è stato infino ad ora. [11] Disse non avere mai tenute pratiche col Capitano, né a Vitellozzo non avere mai parlato, se non quando la prima volta el Valentinese si pose a Faenza, perché era con messer Ercole e toccavagli a fare una fossa coperta etc.

[12] Domandato come e’ fu mandato in Pisa da Vitellozzo, per che cagione, e chi ne era capo delle genti e con che condizioni, disse: essendo rimaso messer Ercole sanza condotta e non volendo lui rimanere sanza avviamento, se ne andò a trovare Vitellozzo perché l’acconciassi col Valentinese; [13] e che Vitellozzo li disse che non era possibile che li avessi danari al presente né dal Duca né da lui, ma che voleva mandare in Pisa... cavalli con messer Liverotto; [14] che se voleva andare con quello li darebbe per la persona sua 40 ducati; [15] e che, avendosi a fare una preda di parecchi migliaia di ducati, che della preda ordinerà che possa pagare 50 uomini d’arme. [16] Disse che dipoi la preda non riuscí, etc.

[17] Domandato che speranze sieno quelle de’ Pisani, che disegni abbino fatto, che fece Vitellozzo in questa sua ultima andata etc., disse averlo scritto largamente e che non sapeva altro, perché li secreti non li erano rivelati da’ Pisani, come a quello che è esoso per essere stati li parenti suoi amici a questa città, scusandosi con parole vive e efficaci etc.

[18] Sendo dipoi posto alla fune in dua volte e posto giú, disse non avere mai da la bocca di Vitellozzo inteso alcuna cosa; ma ragionando piú volte con messer Liverotto, li ha detto che Vitellozzo sarebbe ad ogni modo grande uomo e che ’l disegno suo è prendere la protezione di Pisa, e acquistato Piombino o no, accompagnato che avessi el Duca a Roma, venirsene con tutte sue genti a Pisa, che sono 150 omini d’arme e 5 o 600 fanti, e colle forze hanno e’ Pisani andarsene a Livorno; la quale impresa lui fa vinta per vedervi sprovvisto di genti d’arme, e crede forse si servirà ancora delle genti degli Orsini; [19] e che fa conto di pigliarlo per sé, e per quel mezzo prendere piú facilmente la possessione di Pisa. [20] Replicò el giuramento avea dato Vitellozzo a’ Pisani di essere perpetui inimici di questa Signoria, né possere ragionare di accordo. [21] E come a questo medesimo li aveva confortati messer Antonio da Venafro che si trovava là, uomo di Pandolfo, el quale disse loro: «Voi avete beuto el mare e ora avete paura della pozzanghera», come distesamente aveva scritto. [22] Della cavalcata delle Repomerance, disse essere suta fatta per credere posserla pigliare e saccheggiarla, e pascere con quella preda e’ loro soldati, e che a tale fazione vi venne cavalli di Vitellozzo, di quelli aveva in campo col Valentinese etc.

77

[1] Esamina fatta del predetto messer Piero Gambacorti dipoi a dí vii, hora 14 diei.

[2] Domandato di nuovo da’ Magnifici Dieci che dovessi, sanza aspettare tortura, dire ciò che sapea delle cose seguite o che fussin per seguire tra e’ Pisani e noi, cosí trattate privatamente come pubblicamente, disse che non sapeva altro che dire, fuora di quello avea detto e scritto; e che si considerassi quanto egli era stato in Pisa e con che condizioni, e se mai e’ s’intendessi che fussi intervenuto in alcun consiglio o in alcuna pratica, che lo ’mpiccassino liberamente. [3] E che preso che fu Stampace, come digià avea detto, se ne andò a Lucca, donde e’ Pisani li saccheggiorono la casa e bandirollo per contumacia; per la quale cosa lui mandò a Pagolo Vitelli un Gulielmo da Piacenza, che è caporale del Conte Checco, e feceli intendere e a Pagolantonio Soderini che vi era Commissario, che, se li era dato un salvocondotto, che n’andrebbe in campo e acconcerebbesi al soldo con lui. [4] El salvocondotto li fu mandato con una lettera di cambio a Benedetto Buonvisi di 300 ducati e, per segno, Pagolo mandò a Benedetto un anello che già Benedetto li avea donato. [5] Ma in quel mezzo che penò a venire, li venne una malattia grave e non possé gire, tanto che seguí la cattura di Pagolo Vitelli. [6] E lui guarito, per non possere tornare in Pisa, ordinò che sua donna e sua figlioli ne andassino a Bologna, e acconciossi con messer Ercole con el quale è stato insino a 4 mesi fa.

[7] Domandato come egli era ito in Pisa, sendo sbandito, disse che avea scritto piú volte alla Signoria di Pisa che li volessino concedere uno salvocondotto, perché si voleva iustificare della partita sua; tanto che di gennaio passato ebbe tale salvocondotto, e andò là e iustificossi, e stettevi xv dí. [8] Dipoi se <ne> ritornò da messer Ercole e fece la via da Bologna, per starsi 8 dí con la donna; dove intese da Madonna Ginevra, moglie di messer Giovanni Bentivoli, che messer Ercole era casso, perché li Orsini e Vitegli li aveno fatto setta contro, e che al Duca ne sapeva male che non posseva fare altro.

[9] Domandato come si fuggí da Firenze e se cittadino veruno o magistrato veruno lo avea favorito, disse ut supra, e che ci stava sotto la semplice fede sua, e che volendo essere preso, la fu rotta a lui, e lui cercò di salvarsi come fece.

[10] Domandato come andò la cosa di Stampace, disse che fu tanto lo sbigottimento che e’ Pisani presono, perduta che la fu, che ogni uomo si abbandonò; e che tutto el sabato e mezza la domenica Pisa stette vostra; [11] e come lui se ne andò per non vi vedere remedio; cosí Gorellino, capo delle fanterie, avea fatto le balle; e uno altro conestabole che si chiamava Piero di Luna, la domenica mattina se ne voleva andare; ma veduto e’ Pisani che li vostri non seguivono la vittoria e che non si ordinavono ad altra battaglia, ripresono cuore e pregorno quello Piero non si partissi; e dove gli avieno abbandonati e’ ripari, ritornorno ad abbergarvi su co’ padiglioni e a fare le guardie etc.

[12] Domandato se sapeva o credeva el Capitano vi avessi usato fraude, o se li avea intelligenzia co’ Pisani, o se alcuno cittadino nostro aveva alcuna pratica in Pisa, o pubblica o privata, o li confortava per altri mezzi a stare forti, disse che, quanto al Capitano, non sapeva alcuna sua pratica, né possere dire lui che fussi traditore, né possere anche scusarlo: perché del traditore, che voluntariamente e’ non ne avessi voluto Pisa, e’ non ne avea scontro veruno. [13] E quanto a nollo possere scusare, avea tocco con mano che Pisa fu un giorno e 1/2 nelle sua mani; e che lo aveva detto apertamente a Vitellozzo ora a Faenza; [14] e che Vitellozzo si scusava col non sapere né avere allora saputo el termine in che i nimici si trovavono, e che parve loro avere fatto assai avere preso Stampace, e che la natura di Pagolo era di volere rispiarmare e’ suoi fanti e nolli mettere a periculo; [15] e però voleva mettere artiglierie in Stampace per possere piú securamente dare la battaglia; ma che sopraggiunsono poi le malattie e la diminuzione del campo, in modo non li riuscí el poterlo fare. [16] E per questa cagione disse non possere dare iudizio di questo caso. [17] Quanto a’ cittadini nostri, disse non sapere nessuna loro pratica né mai averla tenuta con alcuno lui, né sapere alcuno Pisano che la tenessi mai, perché, quando la sapessi, la direbbe sanza riguardo. [18] E che se fussi un di loro Dieci, li direbbe allora in sul viso: «tu se’ quello che tenevi la tale pratica».

[19] Domandato se li fu parlato da alcuno cittadino nostro al venire in qua, disse prima da nessuno; poi si ricordò e disse: «Bernardo del Beccuto mi parlò all’osteria ad Empoli: né avemo insieme altre parole che generali e da amici»; e che solo nel montare a cavallo se li era accostato e dettoli: «Che sarà de’ fatti mia?» e che lui rispose: «Voi non andrete per Firenze come l’altra volta».

[20] Ridomandato se cittadino veruno aveva mai tenuta pratica con lui, e se nessun lo aveva consigliato a fuggirsi, disse di no. [21] E che quando si fuggiva dinanzi a’ birri, scontrò da San Piero Maggiore Bernardo de’ Medici e che li disse: «Deh, Bernardo, nascondetemi in qualche luogo»; e che Bernardo no li rispose nulla, e che non si sarebbe anche fuggito, se non che messer Ercole li aveva fatto intendere che ’l Conte Rinuccio lo farebbe straziare per vendetta del fratello che era in Pisa.

[22] Domandato se, nel tran<s>ferirsi pochi mesi fa co’ cavalli di Vitellozzo in Pisa, e’ fece la via di Lucca, e come e’ furno intrattenuti, vicitati, e con che parole o promesse, disse che, giunti co’ cavalli leggeri in su quello di Lucca, non vollono alloggiare al Borgo a Moggiano per essere quello troppo grosso luogo, dove non arebbono possuto fare cosí a loro modo, ma ne andorno a Decimo; dove furno vicitati da un Lucchese, che non sa chi, per avere parlato solo a messer Liverotto, e lui in quello tempo dormendo etc. [23] Venne dipoi un messer Stefano Trento con festa per parte della Signoria, offerendo loro maria e<t> montes; e come e’ Pisani erono loro buoni frategli e che possevono essere ricevuti in su quello di Lucca come in su quello di Pisa etc. [24] E domandatogli detto messer Stefano perché non avevono alloggiato al Borgo a Moggiano dove era migliore alloggiamento, e rispondendogli messer Liverotto per baia che quello Vicario non li aveva voluti alloggiare, messer Stefano lo scrisse a Lucca; e che ’ Signori Lucchesi subito mandorno per detto Vicario e lo ammunirno e condannorno. [25] Dipoi l’altro dí, sendo rimasto a Montuolo lui, e messer Liverotto ito innanzi ad un’altra villa detta Ciresolo, messer Niccolaio Tegrimi andò a trovare detto messer Liverotto; non sa quello che li disse, perché solamente, nel passare da Montuolo, messer Niccolaio li aveva tocca la mano. [26] Furno scontrati nello entrare in sul lucchese da 3 cavallari di Lucca, e sempre per quello contado intrattenuti come fratelli; andorno dipoi l’altro dí in Pisa etc.

[27] Domandato se nell’entrare loro in Pisa vi fu alterazione alcuna, disse di no, ma ricevuti con grande festa, fuochi e allegrezza; e se bene vi fussi chi desiderava la quiete e lo accordo, disse che non si mostrava, ma faceva come li altri.

[28] Domandato dell’ordine della cavalcata, e perché la no seguí, disse che giunti a Pisa scavalcorno a Palazzo e consultorno co’ Signori della cavalcata, e che qualcuno de’ Signori si dibatteva per parerli rompere la fede, e che chiamorno e’ loro secretarii; e in effetto conclusono che la cavalcata si facessi. [29] E partiti in su questa conclusione, Benedetto Gaetani cominciò a romoreggiare per la terra e ragunò forse 300 uomini, e andorno a Palazzo, gridando che non si rompessi la fede; e in su questa disputa si stette insino alle 3 ore. [30] Dipoi, cessato el romore, e’ Signori mandorno a dire loro che facessino la cavalcata, e erano circa a 4 ore. [31] Uscirno a 5 ore fuora e cercando fare la preda, trovorno un pastore che aveva una lettera sanza soscrizione che li avvertiva a cansare el bestiame: la quale lettera aveva fatto che tutti si erano ritirati in certi boschi forti, donde non si potevono trarre. [32] E per questa cagione, non avendo loro possuto fare preda se non per mille capi di bestie, giudicorno che fussi bene per sí piccola cosa non rompere el salvocondotto. [33] E cosí lasciorno que’ mille capi predati e ritornoronsi in Pisa.

[34] Domandato, quando avessin fatto la preda, dove era loro animo finire el bestiame, disse che Vitellozzo aveva mandato messer Cornelio a Pandolfo Petrucci per licenzia di poterlo finire in su quello di Siena, e che messer Liverotto li aveva detto che la preda vi si posseva mandare arditamente.

[35] Domandato che cavalli era in Pisa e quanti uomini faceva la terra da portare arme, disse che non avendo voi soldati a riscontro, sono usciti fuora 300 o 350 cavalli, perché ogni fanciullaccio e contadino monta a cavallo nelle cavalcate per cupidità di guadagno; ma avendo ora voi qualche cavallo per riscontrarli, che non uscirà di Pisa 180 cavalli. [36] Disse che Pisa faceva circa a 4000 uomini ma che da rappresentarsene in campagna per uomini eletti, non ve ne è 300; e anche quando dicessi 200 non crederrebbe dire bugia; ma che alle mura e per fare ripari ogni uomo si aiuta.

[37] Domandato perché Gorellino e qualche altro conestabole rimase in Pisa, fatto lo accordo co’ Viniziani, e se vi rimasono de consensu de’ Viniziani, e se el Proveditore confortò e’ Pisani a piú una cosa che un’altra, disse che Gorellino vi rimase e qualche altro conestabole, perché avendo ad avere danari dal Proveditore viniziano, e chiedendogli e non ne possendo avere, e per questo non possendo pagare e’ loro debiti avevono in Pisa, deliberorono di non partire; e che ’l Proveditore vi era mal visto e stavavi con sospetto, e che si scusava col Turco, e che ’l Duca di Ferrara li avea ingannati etc. [38] E quanto al confortare, lui non sapeva se privatamente o pubblicamente se l’aveva fatto.

[39] Ridomandato di queste pratiche de’ Viniziani, e se ne sapeva alcuna cosa, disse che questo era quello che li faceva scoppiare el cuore, per essere domandato di cose che non può sapere. [40] Perché se consider<r>anno chi sono e’ Viniziani e chi è lui, e’ dureranno poca fatica a credere che non sappi alcuna cosa, né etiam di quelle de’ Pisani, per non essere stato in Pisa dal novantaquattro in qua dua anni interi, a raccozzare tutti e’ tempi, e essere stato in contumace, come avea scritto; e era per dire sanza tortura tutto quello si ricordassi e tutto quello che sapessi: soggiugnendo come 8 dí fa venne un cavallaro da Siena per ordine di Vitellozzo con una lettera di cambio de’ Ghigi a’ Buonvisi per pagare a Tarlatino 300 ducati, e che detto cavallaro fu preso da’ vostri di Montecarlo e menato al Commissario; e non li seppono trovare la lettera perché l’avea gittata in terra; venne dipoi a Pisa, e per non avere la lettera, non si possé fare el pagamento. [41] Disse etiam che ha da messer Liverotto come, se riesce loro pigliare Livorno, la intenzione sua è chiedere danari a’ Lucchesi; se li presterranno, bene quidem: attenderanno a fare male a noi e taglieggiare loro ogni dí. [42] Quando e’ non li prestino, vogliono mandare 40 o 50 loro fanti in Lucca spicciolati che vi entrono sanza riguardo, e loro co’ cavalli uscire fuora sotto nome di fare una cavalcata in Val di Nievole. [43] E giunti in su le mura di Lucca, vedere che quelli fanti saltino in su la porta e che li cavalli etiam vi si voltino, e vedere se si potessi pigliarla, e dipoi attendere a seguitare la fortuna contro a di voi.

[44] Domandato se nella prima impresa di Vico, e dipoi in quella di Cascina e di Pisa, el Duca di Milano aveva dato alcuno favore e conforto a’ Pisani secretamente, disse che non ’l sapeva; pure che posseva conietturare di no: perché, fatta la pace fra e’ Viniziani e noi, e’ Pisani mandorno ambasciadori a Milano, a Roma e a Genova; e che tornando quelli da Milano, e’ Pisani lo mandorno ad incontrarli con 50 balestrieri; e giunto a detti ambasciadori, messer Francesco da Catignano, che era un di quelli, lo tirò da canto e dissegli: «Che delibe­<r>a­zione fanno e’ Pisani?»; rispose: «Voglionsi defendere». [45] A che messer Francesco disse: «Noi siamo spacciati, perché el Duca di Milano ci ha in tutto rebuttati». [46] E nel partirci ci disse: «Andate, ch’io intendo che voi torniate ad ogni modo sotto e’ Fiorentini. [47] E ditelo, ditelo a quelli Signori vostri che intendo ad ogni modo cosí. [48] E cosí ci siamo partiti a rotta. [49] E da Genova non si può sperare aiuti, sí che noi siamo spacciati, e vienmi volontà di non tornare in Pisa». [50] E presone consiglio meco, io lo confortai allo andarsene; e cosí lui se ne andò a Lucca, dove ancora si truova, e mai è ito in Pisa, se non con salvocondotto, a medicare chicchesia.

[51] Domandato se li Lucchesi, sendovi el campo a Pisa, favorirno e’ Pisani etc., disse di sí; che vi mandorno dua o 3 notte polvere e sannitro e danari sopra certi pegni, secondo li fu riferito al letto da qualche Pisano, e che sempre attendevono a confortalli, avvisando: «tanti ne è malati oggi, tanti se ne è fuggiti oggi», e che non dubitassino etc.

[52] Domandato che animo sia quello de’ Pisani di fare questa state, disse che ’l fatto loro dependeva tutto da Vitellozzo; e se non fussi suta la sua venuta in Pisa, sarebbe facil cosa che l’accordo fussi seguíto. [53] E se si levassi loro questa speranza dinanzi, l’altro dí penserebbono a’ casi loro; e se si levassi loro la ricolta, farebbono quel medesimo. [54] Ma se si lascia loro riporre el grano, hanno da vivere per otto mesi, se el miglio ancora, per tutto l’anno. [55] E fanno pensiero, riposta la ricolta, di stare alla vista e vedere quel che fa el Re di Francia. [56] E se vince Napoli, pensano che potrà sottomettere loro e voi, e fia finito el giuco; quando non vinca, sperono temporeggiarsi con chi fia superiore. [57] Ma li stanno al presente male, e hanno cavato una campana di San Sovino per venderla ad uno Genovese; e che li omini da bene vorrebbono accordare, e che le robe vi tolsono nel principio certi gallioffi vi fanno guerra. [58] E se, partiti e’ Viniziani, si fussi allargata la mano a questo, era facile cosa che si fussino ridutti. [59] Ma se si togliessino loro queste ricolte, si metterebbe loro el cervello a partito.

[60] Domandato se Bastiano da Cremona caporale di Pagolo Vitelli, quando fu preso da’ Pisani, sendovi Pagolo a campo, tenne alcuna pratica co’ Pisani e perché fu campato, disse esserne stato cagione Gorellino e gli altri capi soldati. [61] E delle pratiche si tenessi, non ne intese mai nulla.

[62] Domandato di Rinieri della Sassetta, se e’ sapessi come si fuggí quando fu preso a Cascina, disse avere inteso da lui essersi partito sotto la fede data a Iacopo di Rossetto, per sapere che liene andava la vita; e però volle piú tosto rompere la fede che capitare male etc.; [63] e che un fante a piè privato li prestò un cavallo, el quale venne poi in Pisa e fu molto carezzato da Rinieri.

78

[1] Messer Francesco Gualterotti, Alamanno Salviato, Oratoribus apud Illustrissimum Ducem de Ubigní.

[2] Dopo la partita vostra di qui ci occorre farvi intendere come per molte vie, e per qualcuna autentica e degna di fede, ritraiamo non solo la cattiva mente e animo di Vitellozzo contro a di noi, ma etiam qualche disegno d’importanza e da offenderci nel cuore dello stato nostro; il quale è che fa conto, dopo qualunque esito della impresa di Piombino, tirarsi – con tutti ’ suoi uomini d’arme e fanterie e con qualunque altro aiuto potessi avere da Orsini e da altri inimici nostri e amici suoi – in Pisa, e dipoi andare a campo a Livorno e vedere di espugnarlo, di che lui si confida assai; e noi, per avere di questo riscontri certi, ne stiamo di mala voglia. [3] E pensando a qualche remedio, ci è parso darne notizia a voi per fante espresso, acciò siate informati di questo sospetto nostro e del disordine potre’ seguire nel nostro stato; e giudicandolo voi a proposito, il che rimettiamo liberamente in voi, possiate conferire tutto con la Eccellenzia di Monsignore di Ubigní; e ricercare da sua Signoria quelli aiuti e consigli che in tale caso si richieggono, usando quelli termini e quelle parole occorreranno alla prudenzia vostra. [4] E di quello arete esequito, o iudizio arete fatto di questo nostro avviso, ci darete risposta subito. [5] E perché noi desideriamo gratificarci in qualche modo cotesto Signore, siamo tuttavia dreto a raccozzare 400 ducati: e’ quali, se espedireno – il che non sappiamo ancora e voi non lo comunicherete altrimenti –, vi mandereno domattina; di che etiam aspettiamo d’intendere da voi el parere vostro e se e’ fieno per essere accetti, rispetto al piccolo numero o altrimenti; perché invero in questo non satisfacciamo, quando etiam abbi effetto, al desiderio nostro – e voi sete della cagione benissimo informati.

79

[1] Domino Iohanni Riccio. [2] Die viiii 1501. [3] Campiliae.

[4] Aviamo questo dí ricevuto la vostra di ieri; e se voi ci avete scritto ogni dí, noi aviamo risposto ad ogni vostra lettera e mandatevele per la via di Volterra e per le mani d’Antonio Giacomini. [5] E benché noi stimiamo sieno pervenute costí salve, tamen potrete intendere da lui.

[6] Li avvisi ci date del campo ci sono grati e sempre ci fieno per lo avvenire, perché siamo desiderosi per piú conti intendere successivamente le cose di costà.

[7] Aviamo visto la lettera vi ha scritto el Signore di Piombino e come ve ne sete governato, il che ci satisfa, acciò che per ogni conto non si possa trovare lettere di vostra mano che potessi essere interpetrato a danno pubblico e secondo la utilità d’altri. [8] Né ci occorre per questa se non commendare le opere vostre per il passato e confortarvi a sequire colla solita diligenzia.

[9] Postscripta. [10] Userete diligenzia in mandare le lettere allo Offitio nostro, e quando scrivete qualcosa di momento, ci manderete le lettere per uno apposta, e noi lo satisfareno secondo ci avviserete. [11] E quanto a ricevere lettere costí del Signore di Piombino, o che venghino da quello o che vadino a lui, non vi travagliarete per nulla perché voliamo nettare in questo caso tutti e’ segni. [12] Direte a Simone Ferrucci sendo costí che se ne venga; e, quando non vi sia, liene farete intendere.

80

[1] Matteo de Biliottis et Piero Vespuccio Vicario et Commissario Larii, Cascine.

[2] Intendiamo da Piero Pitti, Commissario a Peccioli, come egli è capitato in quelle parti un messer Niccolò da la Mirandola che va per coteste terre e luoghi sollecitando le nostre gente d’arme per acconciarle con li Orsini; pertanto t’imponiamo usi ogni diligenzia in intendere dove sia e li comanderai che sotto pena del capo fra dua dí abbi sgombero el dominio nostro; né mancherai in questo di diligenzia perché importa. [3] Vale.

81

[1] Antonio de Iacominis Commissario Volaterrarum. [2] xi iunii.

[3] Questa mattina per Filippo Sacchetti ricevemo la tua e dipoi ne sopraggiunse un’altra di ieri con le alligate di messer Giovanni de’ Ricci; e per quelle e per le tue intendiamo quanto ne scrivete del campo e di Vitellozzo. [4] Né possiamo intorno a questo caso, quando pure egli andassi in Pisa, ricordarti altro che quello hai fatto infino a qui, di avvertire e’ luoghi circunstanti etc.; e noi per ogni via ci sforzeremo fare quelle provisioni che ci fieno in questi tempi possibili, delle quali non si mancherà. [5] Altro non ci occorre, né ci è di nuovo: perché li Franzesi da ogni parte seguitono di dí in dí el cammino loro e presto fieno fuora del nostro. [6] Vale.

82

[1] Matteo Biliotti. [2] Die xv iunii 1501.

[3] Se noi ti scrivessimo non avere aúto dispiacere de’ danni che tu scrivi questa comunità avere ricevuti da quelli nostri soldati del Prefetto, noi non ti scriverremo la verità; ma in questi tempi simili danni son manco da dolere quanto e’ sono piú universali. [4] E però è necessario li conforti a pazienzia, e noi c’ingegnereno subito levarli loro da dosso; né ci occorre per questa ricordarti altro se non la buona guardia, come hai fatta infino a qui. [5] Vale.

83

[1] Domino Iohanni Riccio, Campiliae Commissario. [2] Die ut supra.

[3] Noi aviamo caro che avanti la data della vostra ultima di ieri, voi intendessi el capitulo era in quella, per levare a voi confusione e noia a noi a repricarlo; satisfannoci ulterius li avvisi vostri. [4] Ma dove voi ci scrivete cotesto campo essere di ora in ora per levarsi, veggendo che lo effetto non segue, e apresso intendendo da Livorno come e’ parte da Pisa vettovaglie, e che il Duca cerca d’insignorirsi di tutta l’Elba per fare piú facile la impresa di Piombino, la quale vuole fare al presente ad ogni modo, ci fa stare alquanto sospesi; né sappiamo come ci aderire a la opinione vostra che si levi ad ogni modo; pure desiderremo che la fussi vera etc. [5] Le parole che hanno usato quelli Orsini contro a di noi, le crediamo per averne veduti effetti conformi; e cosí della cattiva mente di Vitellozzo: intorno alle quali cose non ci occorre scrivervi altro perché confidiamo nella prudenzia vostra. [6] Ricordiamovi bene el non provedere né Vitellozzo né altri di vettovaglie, ma scusarvi col non ne avere e non volere condurre cotesti nostri a morirsi di fame. [7] Valete.

84

[1] Iohanni Pandulfino et Gulielmo Pactio. [2] Die xv iunii.

[3] Come ieri per nostra parte e in nome de’ nostri Eccelsi Signori vi si scrisse, noi non aviamo fatto soprassedere costí messer Agabito e messer Mamino e el resto della loro compagnia da Dionisio in fuora, se non perché piú securamente ne possessino ire al viaggio loro, desiderando che li contadini nostri fussino posati etc.

[4] Sendo dipoi venuto al conspetto de’ nostri Signori e nostro messer Antes spagnolo e espostoci la voglia del prefato messer Agabito, aviamo deliberato de consensu de’ nostri Signori, che subito ad ogni loro beneplacito lasci andare al viaggio loro messer Agabito prefato, messer Mamino e qualunque altro fussi suto detenuto costí insieme con loro, da Dionisio, solamente, di Naldo in fuora; el quale terrai a buona guardia, come ieri ti si scrisse, ritenendo tutti suoi cavalli, robe e altri arnesi avessi seco. [5] E lascerai ire i prenomenati e loro compagnia con tutti loro cavalli, robe e arnesi, in modo che se ne tenghino contenti; e noi, perché piú securamente possino transferirsi al loro viaggio, li facciamo accompagnare da uno cavallaro nostro con patente. [6] Questo è in effetto quanto è la nostra intenzione: esequira’la con prudenzia etc.

85

[1] Patentes.

[2] Ostensore di queste nostre patenti lettere sarà el Campriano, cavallaro nostro, el quale noi mandiamo ad accompagnare el Reverendo Monsignore messer Agabito e la Magnificenzia di messer Rimirro, secretarii e consiglieri della Eccellenzia del Duca di Valenza, e’ quali si transferiscono per il dominio nostro nelle terre di Romagna del prefato signore Duca. [3] Per la quale cosa v’imponiamo e comandiamo che ad ogni richiesta del soprascritto cavallaro nostro, riceviate e onoriate e’ prefati signori con tutta loro compagnia e robe, e li lasciate passare securamente e libera<me>nte, non altrimenti che vi faresti un nostro cittadino. [4] Mandantes etc.

86

[1] Iohanni Pandulfino et Vicario Sancti Iohannis Gulielmo Pactio.

[2] Come per altra nostra arete inteso, noi voliamo sieno lasciati liberamente tutti cotesti uomini della Eccellenzia del Valentinese e loro robe, da Dionisio di Naldo da Berzighella in fuora e sua robe. [3] Al presente per questa v’imponiamo che partito fia ciascuno delle genti del Valentinese, e discostatisi secondo el iudizio vostro xii o xiiii miglia, ordiniate di mandare qui in Firenze Di<o>nisio di Naldo predetto, in modo accompagnato e con tanti uomini che voi siate securi che si conduca qui salvo, non lasciando per questo alcuna cosa indreto, né mancando di alcuna diligenzia. [4] E ordinerete a chi fia capo delle genti che lo condurranno qui, che per la piú secreta via può, sanza fare capo in alcuno altro luogo, lo conduca al Palagio del Podestà qui della città nostra, e presentilo per nostra parte a detto Podestà; e al Magistrato nostro mandi uno inanzi a farci intendere la venuta sua. [5] Questo è in effe<tto> quanto voliamo facciate: non mancherete di diligenzia; e sopratutto vi ricordiamo venga securo. [6] Consegnerete ulterius, per inventario, a chi vi parrà costí piú a proposito, tutte sue robe, cavalli e arnesi, mandandone a noi copia e imponendoli le tenga a petizione nostra. [7] E terrete questa sua mandata secreta insino in sul fatto. [8] Bene valete.

87

[1] Die 25 iunii 1501. [2] Singulis infrascriptis: Capitaneis, Vicariis, Potestatibus, Commissariis Cascine; Larii; Vallis Balnei; Castilionis Arretini; Arretii; Cortone; Burgi; Anglarii; Campilie; Bibbone; Rasignani; Sancti Iohannis; Terre Collis; Certaldi; Piscie; Barge; Florentiole; Castricari; Mutiliane; Marratis; Mugelli; Montanee Pistorii; Vallis Cecine; Foiani; Montis Sancti Sabini; Radde; Castelline; Podibontii; Vicario Puppii; a Livorno.

[3] Perché noi giudichiamo nessuna cosa essere in questi tempi tanto importante allo stato nostro quanto el tenere la nostra città, suo contado e distretto abbondante di vettovaglie, t’imponiamo per la presente e comandiamo non lasci uscire della tua iurisdizione grano e biade per passare fuora del dominio nostro; faccendo questa deliberazione nota per bandi pubblici, sotto pena di perdere le bestie e quello vi fussi su, e di quattro tratti di fune a chi contrafacessi. [4] E voliamo, per fare sollecito ciascuno, che la metà delle bestie e del grano o biada che si trovassi in frodo sia tua e l’altra metà di chi le trovassi o accusassi; e la condannagione che oltre a questo ne facessi, voliamo sia di chi si aspetta, secondo li ordini di cotesto luogo. [5] Usera’ci dunche diligenzia tenendo la notte fuora a’ passi chi guardi, e spie segrete che vegghino, non mancando in questo né di diligenzia né di sollecitudine, faccendo iustizia sanza misericordia. [6] Vale.

88

[1] Petro Vespuccio, Commissario Cascinae. [2] xviii iunii.

[3] Intendiamo quanto ci scrivi per questa tua de’ xv in iustificazione dell’arme di messer Piero Gambacorti, né ci pare probabile la ragione ci alleghi, che messer Vangelista non abbi a participare di dette armi; perché, nonostante che messer Piero fussi preso da Musacchino e non da lui, tamen, sendosi trovato in su la preda, ne debbe avere la portione sua. [4] E però farai in modo o con restituire queste arme o qualche altro mezzo onesto, che detto messer Vangelista non si possa dolere, perché saremo forzati a mostra<re> che ci dispiacessi.

[5] Noi intendiamo per via di Volterra che ’l campo del Valentinese è levato; pure nondimanco ti confortiamo a non allentare un punto di spie e d’ascolte verso quella banda, per intendere, se pure non fussin partiti, li andamenti loro.

[6] E’ danari a coteste gente del Prefetto si manderanno domani ad ogni modo e a messer Criaco farai intendere come e’ si pensa tutto giorno di provedere al Borgo e di già si è ordinato uno commissario, e di mano in mano si penserà alli altri remedii secondo che fia di bisogno.

[7] El commissario di Lari ci fa intendere le genti di Gnagni di Piccone non si potere portare peggio con quelli nostri fideli togliendo loro grani e votando le case. [8] E benché noi scriviamo a Lari che riprenda detto Gnagni acremente, voliamo che etiam tu li facci intendere lo animo nostro, perché non intendiamo che li sudditi nostri siano trattati in quella forma e non si faccendo al presente fazioni di qualità che gli abbino da sperare molto ricapito. [9] Ma la natura loro inquieta fa che si dolgono sempre, e però conoscendoli tu per la lunga esperienzia li verrai e sopportando e intrattenendo.

[10] Dispiaceci quello che ha fatto il Moro cavallaro e però li farai presentare lo alligato bullettino e avisera’ci della presentazione fatta. [11] E quanto alle monete pisane, per essere a te commodo il farlo e tua provincia, le proibirai per bandi pubblici in quelli luoghi e in quelli modi ti occorrerà. [12] E Filippo Arrigucci espedireno quanto piú presto ci fia possibile. [13] Vale.

89

[1] Brunetto de Verrazano Potestati Palaiae. [2] Die 28 iunii 1501.

[3] Noi t’imponemo per la nostra de’ 19 del presente che ti sforzassi di mettere d’accordo quelli da Montefoscoli con Antonio di Marchionne da Ripomerancie e certi altri che pretendevono avere da loro per conto di certo bestiame predato etc.; e che non possendo accordarli tu facessi venire le parti avanti al conspetto nostro. [4] La quale cosa non avendo tu esequita secondo ti scrivemo, non ci satisfa punto, immo ci dispiace sommammente, maravigliandoci della prosunzione tua; e però di nuovo ti comandiamo facci venire dette parti qui sotto un dí determinato, significandoci el tempo arai concesso loro. [5] Né procederai in cotesto caso altrimenti, anzi voliamo levi via ogni altra azione e modo che avessi preso in cotesta materia per iudicarla: di che non mancherai per quanto tieni cara la grazia nostra. [6] Vale.

90

[1] Messer Ambruosio de Landriano et Domino Ciriaco. [2] 29 iunii 1501.

[3] Piero Vespucci è stato questa mattina al conspetto e datoci pieni ragguagli delle cose di costà, e’ quali tutti ci satisfanno e in specie quelli che ragguardono e’ disegni per voi fatti; e’ quali sendo desiderosi si colorischino, rimandereno in costà domattina el sopraddetto Piero che doverrà essere costí o domandassera o postdomattina. [4] E voi lo attenderete non innovando avanti l’arrivare alcuna cosa e governandovene in modo, secondo la solita prudenzia vostra, che non se ne possa scoprire sentore alcuno. [5] E quanto alla paga vostra, come per il prefato Piero conoscerete, ne state di buona voglia che per il nostro Magistrato non si ha a mancare di alcuno oficio a tale effetto. [6] Valete.

91

[1] Nicolao Populesco Capitaneo et Antonio Vineae Potestati Pistorii. [2] 1501.

[3] Come e’ ci sono suti grati gli altri avvisi vostri delle cose di costà, cosí vi commendiamo al presente di quello ci scrivete per questa vostra di ieri; dispiaceci solo el vedere che a coteste cose, di quella natura che voi intendete, per voi non si possa fare alcuno rimedio e per noi pochi; pure nondimanco, come noi non manchiamo di pensare a quelli remedii ci sono possibili, cosí voi non mancherete di fare quelle cose intenderete essere a proposito per la comune salute, dandoci con diligenzia avviso sempre di tutti e’ progressi di costà benché minimi, cosí della città come del contado.

[4] Scrivendo intendiamo essere nuova in questi Panchiatichi, come la parte loro avendo fatto capo grosso e ito assaltare quelli Cancellieri che erano all’intorno di Seravalle, li hanno rotti e mortine ben piú che 200; la quale nuova ci ha dato alterazione, non perché noi non desiderassimo la salute di chi era assediato in Seravalle, ma per parerci gli scandoli costí multiplicare e di natura da fare di continuo peggiori effetti. [5] Sopr’ad che non vi possiamo scrivere altro fuora di quello si è detto di sopra; della quale cosa ci darete particulare notizia per la prima vostra.

92

[1] Antonio de Filicario Commissario Liburni. [2] Die qua supra.

[3] Perché tu ci scrivesti ne’ giorni passati avere ordinato di comperare grano per quelli cento ducati che ’ Capitani di parte ti avevono ordina<to> per le mani d’Andrea di Nuccio da Bibbona, desiderremo intendere per la prima tua se li hai comperati e come li abbi distribuiti, perché, quando cosí fussi, subito s’ordinerà co’ Capitani ti sia fatto pagare el danaio; ma, quando non li avessi comperati, lascerai stare la cosa cosí e non li compererai se prima non ne hai da noi commis­sione.

[4] El Commissario di Cascina ci scrive averti notificato certo suo disegno per dannificare li Pisani, el quale benché ancora non siamo in termine da poterlo colorire, ti voliamo ricordare el tenerlo secreto per posserlo mandare ad effetto a tempo, ancora non crediamo bisogni per essere tu prudentissimo.

93

[1] Piero Vespuccio Commissario Cascinae. [2] Die vii iulii 1501.

[3] Iarsera ti scrivemo non dessi in alcun modo salvocondotto a messer Liverotto né a sua uomini nonostante la lettera che ti avamo scritta iermattina; e di nuovo per questa ti replichiamo el medesimo e imponiamoti che, quando lo avessi dato, lo revochi indreto e scriva a tutti e’ passi che sia ritenuto e svaligiato e tratt<at>o da inimico nostro: il che farai con ogni debita diligenzia. [4] Aviamo dipoi questa mattina per il Moro cavallaro ricevuta una tua di ieri e inteso quanto scrivi de’ 30 navicelli che vanno in Pisa e come vi era su robe per sussidio de’ Pisani; le quali robe andando contro a bando come tu conosci, voliamo le disponga e distribuisca come ricerca la ragione e li ordini nostri, dandoci avviso della qualità di dette robe e dello partito ne arai preso. [5] El quale voliamo sia secondo li ordini delle cose prese contro a bando come si è detto e non altrimenti; e li navicelli e li padroni loro lascerai ire liberamente al loro cammino.

[6] Né ci occorre per questa altro se non che, come iarsera ti scrivemo, Lorenzo Ridolfi fia domani costí, se non prima, con quelli trecento ducati per pagarsi a cotesti soldati del Prefetto: e’ quali esorterai a portarsi in modo co’ sudditi nostri che noi abbiamo a tenerci bene satisfatti di loro, come ci siamo tenuti di quello hanno fatto infino ad ora contro alli inimici. [7] Vale.

94

[1] Petro Vespuccio Commissario Cascinae. [2] Die viii iulii 1501.

[3] Questa mattina per il Zerino e Mattio del Vecchio, cavallari nostri, aviamo la tua di ieri, responsiva a quanto per loro ti avamo scritto; e del salvocondotto di messer Liverotto seguirai secondo l’ultime commessione, e ti commendiamo dello avere già scritto per tutto che sia ritenuto secondo la intenzione nostra. [4] Restiamo appresso avvisati del numero d<e’> cavalli restano in Pisa con Tarlatino; e perché tu ci scrivi che vi se ne aspetta circa a 40 di quelli che Don Michele, uomo del Valentinese, si truova a Suvereto, voliamo stia vigilante a presentire la venuta loro; e venendo, t’ingegnerai svaligiarli e trattarli da nimici. [5] E acciò che meglio tu possa presentire tutto, ne scriverreno a Bibbona e Campiglia imponendo loro ti spaccino un fante subito quando presentissino simile cosa. [6] Ma, quanto a’ mali portamenti che tu scrivi Don Michele prefato e sue gente fare verso e’ sudditi nostri, e per questo mostri desiderare d’intendere da noi se vi <è> a fare rimedio alcuno con coteste genti del Prefetto, ti rispondiano che non intendendo per via di Bibbona e di Campiglia se non buoni portamenti di detto Don Michele e sue genti, non siamo per consentire sia in alcun modo molestato per non ci parere tempo da muovere una guerra nuova: eccetto quando se lo andassino cercando, come interverrebbe se mandassi quelli 40 cavalli in Pisa, che tu ci scrivi; perché in questo caso quelli che andassino voliamo sieno trattati come è detto di sopra.

[7] Li 300 ducati debbono essere comparsi, e alle fanterie si provedrà quanto prima ci fia possibile; né però ora aviamo cura che ci prema tanto; e tu farai tuo debito intrattenerle etc., e cosí nello ordinare quelli strami che puoi fare in cotesta parte. [8] Ma ordinerai che al presente non se ne logori, ma riserbensi a tempi piú opportuni; e noi ne aviamo scritto nelli altri luoghi e sollecitatigli.

[9] Per uno Mariotto, mandato di messer Ambruosio, aviamo inteso qualche sua querela delle grasce si conducono costí, come le sono poste a pregi non convenienti, e che il vino vi viene innacquato; le quali cose sendo vere, ci dispiacerebbono: perché ci parrebbe che giustamente si dolesseno e che si dessi loro occasione di portassi non bene co’ sudditi nostri. [10] Pertanto t’imponiamo pensi a questa cosa e diavi tale ordine che non si possino ragionevolmente dolere; e cosí nel conversare con loro e nel maneggiarli, userai tali termini che tu mantenga la dignità del seggio hai, e che non abbino cagione di sdegnare. [11] Il che crediamo, sendo prudente, saprai benissimo operare.

95

[1] Commissario et Capitaneo Bibbone et Campilee, Capitaneo et Commissario Volaterrarum. [2] Die 9 iulii 1501.

[3] Noi ti scrivemo insino a’ 25 del passato come noi volavamo usassi ogni diligenzia in fare che grani, biade e nessuna qualità di grascia uscissi per alcun conto dal dominio nostro, dandoti intorno a questo tutta quella autorità e commissione che in detta lettera si contiene. [4] La quale sapiendo che hai ricevuta, non replichereno altrimenti, ma ti ricorderemo la osservi con quella diligenzia e severità che richiede la importanzia della cosa, perché con dispiacere aviamo inteso esserne suta portata in quello di Siena e verso Suvereto, terra del Signore di Piombino, dove si truova Don Michele con le genti del Valentinese. [5] Pertanto vi avvertirai e fara’vi tale provisione che noi non te ne aviamo a riscrivere.

[6] Addatur illi ad Vicarium Campilee.

[7] A questa tua de’ sei non occorre altra risposta se non che a Piero tuo fratello si pagherà quella somma di danari che hai fatta buona costí per messer Giovanni de’ Ricci, secondo le fede ne hai mandata. [8] Bene vale.

96

[1] Rectoribus Pistorii. [2] x iulii.

[3] Piú per non mancare di risposta alle vostre de’ 6 e 8 del presente vi scriviamo questa che per iudicare noi necessario el rispondervi. [4] Perché, non contenendo le vostre altro che disordini passati e sospezione de’ futuri, né possendo noi al presente farvi convenienti provedimenti, ci pare perdere el tempo in scrivervi. [5] Tamen per il debito dello officio nostro vi commendiamo delli avvisi datoci, e confortianvi a fare in coteste occorrenzie quello di buono vi fia possibile, non mancando di avvisarci continuamente. [6] E noi etiam non manchereno d’essere a’ piedi de’ nostri Eccelsi Signori e pensare quello di buono si può trarre delle difficultà presenti, e dipoi metterlo ad esecuzione. [7] Valete.

97

[1] Vicario Plebis Sancti Stephani. [2] Die x iulii 1501.

[3] Messer Ercole Bentivogli, el quale si truova in Urbino, ci fa intendere come desiderrebbe venire in cotesto luogo con cinquanta cavalli per mutare aria e fare certe nozze di una sua figliola, e per questo essere costí alloggiato ad uso di soldato nostro. [4] Noi per li meriti suoi, sendo già suto nostro condottiere e per la buona amicizia che d’ogni tempo ha servato con la nostra città, siamo deliberati compiacerlo. [5] Pertanto t’imponiamo che, subito dopo la ricevuta di questa, abbia a te chi rappresenta cotesta comunità, e ordini che a detto messer Ercole sia ordinate le stanze per 50 cavalli, e che sia ricevuto costí da amico con tutte sue robe e arnesi; e fara’lli dare, a lui e sua famiglia, come si è detto, alloggiamento e legne gratis e sanza costo alcuno, e le altre cose tutte per li suoi danari; e conforterai cotesti nostri sudditi perché da detto messer Ercole riceveranno tale compagnia, che sarà piú tosto a loro guadagno che perdita, e che voglino per nostro amore onorarlo. [6] E tu farai el simile, perché desideriamo che detto messer Ercole si tenga bene contento di noi in cotesto suo stare costí. [7] Vale.

98

[1] Domino Herculi Bentivolo. [2] Die x iulii.

[3] Come prima ricevemo le lettere di vostra Signoria e udimo ser Lionardo mandato di quella, divenimo desiderosi satisfarle perché la affezione sempre vostra prefata Signoria ha mostro alla nostra città ha meritato da noi questo e ogni altro maggiore commodo. [4] Pertanto, come dal prefato messer Lionardo potrà intendere, subito si è scritto al nostro officiale alla Pieve che ordini che da quelli nostri fedeli sia vostra Signoria ricevuta gratamente e trattata da amicissima insieme con la sua comitiva e cavalli, robe e arnesi, dandole alloggiamento e legne gratis, e le altre cose per li suo danari. [5] Per la quale cosa vostra Signoria mandi là ad quello nostro officiale un suo uomo a prepararsi le stanze, e dipoi a sua commodità vi si transferisca, dove sarà insieme con la compagnia sua da quello onorata e riguardata come li nostri cittadini proprii, perché cosí li aviamo fatto intendere essere di nostra volontà. [6] E se in alcuna parte si mancassi, non lo reputi vostra Signoria alla disposizione nostra, ma allo essere quelli sudditi nostri affannati per le guerre passate e per li incarichi che ciascun dí diamo loro ne’ bisogni occorrenti: e’ quali vostra Signoria arà per scusati [7] E noi ce le offeriàno. [8] Valete.

99

[1] Vicario Certaldi, Vicario Sancti Iohannis, Vicario Piscie, Capitaneo Barge, Capitaneo Arretii, Capitaneo Cortone, Potestati Collis, Potestati Sancti Geminiani, Potestati Podibontii. [2] x iulii.

[3] Non ostante che noi ti scrivessimo sotto dí 25 del passato, e che dipoi e’ nostri Eccelsi Signori ti replicassino el medesimo circa al non lasciare uscire grano né biade né altra grascia fuora del dominio nostro, aviamo questa mattina inteso di piú luoghi autentichi come e’ n’esce, e quantità non piccola; il che ci dà dispiacere, e accusiamone la poca diligenzia tua. [4] E però t’imponiamo di nuovo tenga fuora e’ tuoi oficiali e spie, e non manchi di fare secrete e palese quelle provisioni si richiegono. [5] E farai tale demostrazione contro a chi tu troverrai in colpa, che li altri ne piglino esemplo, se tu dovessi farne impiccare di fatto qualcuno in su cotesti confini, usando in questo l’autorità della commissione tua, e tenendo tutto quello ordine che per altra nostra ti si ordinò. [6] E quando tu ci userai poca diligenzia, sareno forzati con tuo poco onore dare questa cura ad altri, e fare demostrazione evidente che noi ci tegnamo male satisfatti di te. [7] Vale.

100

[1] Laurentio Nigro Capitaneo Campiliae. [2] Die xii iulii 1501.

[3] Aviamo ricevute questo dí l’ultime tua de’ dieci del presente, alle quali quanto a li avvisi non occorre altro che commendarti. [4] Ma circa a’ portamenti sinistri che da qualche dí in qua si fanno verso cotesti nostri sudditi da Don Michele e sua gente, ci pare che ad ogni modo tu seguiti, come hai cominciato, di ammunirlo e pregarlo che debba seguire secondo che si appartiene fra dua vicini; e cosí destramente lo verrai temporeggiando perché non vorremo per cosa di mondo appiccare costí una zuffa. [5] E però ex adverso conforterai cotesti nostri a fare el medesimo e ammuniralli che non capitino in lato, o loro o loro bestie, che si dia occasione a detto Don Michele o sua gente di fare loro iniuria e predarli. [6] E questo infino a tanto che si vegga che progressi fa el Signore di Piombino, perché, soprastando quello con la vittoria, li potrebbe essere buon freno a farlo stare a’ termini. [7] E perché tu possa meglio intrattenere la cosa e anche mitigare lo animo suo quando fussi male volto, ci è parso scriverli la alligata, la quale li manderai quando ti parrà tempo a proposito.

101

[1] Don Michele Illustrissimi Ducis Valentini Orator etc. [2] Die ut supra.

[3] Avendo inteso ne’ giorni passati da e’ commissarii nostri che si truovono a Bibbona e Campiglia e’ buoni portamenti delle gente vostre verso e’ nostri sudditi, ne restamo in modo satisfatti che a voi e a loro n’eravamo obbligatissimi. [4] Ma essendo seguíto dipoi ne’ prossimi giorni che le vostre gente hanno detenuto certo grano e alcuna roba de’ sudditi nostri, ne restiamo ammirati, perché conviene che questo nasca o da’ soldati vostri sanza commissione vostra o per avervi dato e’ sudditi nostri occasione d’iniuriarli. [5] La prima cosa quando fussi, vi prieghiamo la ricorreggiate, per essere noi di animo di mantenere la amicizia con quello Illustrissimo Signore vostro. [6] E quanto alla seconda, non ne sappiamo alcuna cosa, perché, intendendo che ’ nostri sudditi si fussino male portati verso di voi, siamo per correggerli e voi sarete contenti di avvisarne. [7] E fieci sopr’a modo grato che voi con le vostre genti e li commissarii, con quelli nostri vasalli vi portiate in modo insieme che s’intenda la Repubblica nostra mantenersi in amicizia con la Eccellenzia del Duca: il che quando facciate ci fia gratissimo. [8] E offeriamoci in ogni vostra occorrenzia.

102

[1] Commissario Liburni et Commissario Rasignani. [2] Die xiii iulii.

[3] Avendo in questo punto aúte lettere dal Signore di Piombino come 60 vele di Turchi sono venute all’intorno del suo porto e preso Pianosa, sua isola, per forza, ci è parso per fante espresso mandarti copia di detta lettera a ciò che stia a buona guardia e facci tuo debito occorrendo nulla che voltassino verso cotesto luogo, perché, come per le lettere vedrai, e’ ne vogliono ire alla volta di Genova. [4] Farai dunche di stare a buona guardia, come si è detto, e perché noi tegnamo buona amicizia con la Maestà del Signore loro, ci pare che s’appressandosi tali legni a cotesto porto, tu, con que’ destri modi ti occorreranno, vegga o per internunzii o a bocca di parlare a qualcheuno di quelli capitani e luoghitenenti, e farai loro intendere come cotesta terra è de’ Fiorentini, nazione amicissima alla Maestà del Signore loro, e come noi tegnamo sempre nel paese loro piú che 100 uomini de’ nostri cittadini con gran copia di mercatanzie, e per questo tu esistimi che loro non abbino a fare se non buon portamenti verso li uomini e paese nostro; e che tu se’ parato a fare tutti e’ piaceri possibili alla loro armata. [5] E con simili parole ti darai a conoscere loro per via d’interprete, che ne debbono avere seco; e volendo loro qualche rinfrescamento, lo concederai loro liberamente, non sfornendo però cotesta terra; ma quando cercassino d’entrare drento al porto o di venire costí in buon numero o altra cosa che fussi pericolosa el concederla loro, ti scuserai di non avere commissione, e che ne scriverrai: e tutto con buono modo, e da fare loro capace che questo non si fa se non per servare la consuetudine etc. [6] Noi non possiamo circa a questo caso darti altra commissione, ma ci conviene riposare nella prudenzia tua, nella quale assai confidiamo; e stiamo di buono animo che in qualunque modo sarai per salvare cotesta terra. [7] Vale.

[8] Ad Rasegnanum quod sequitur. [9] Ponendo detti Turchi gente in coteste piagge o per fare insulto a cotesto luogo o per rinfrescarsi, voi v’ingegnate di parlare al capo di dette genti e farli intendere per via d’interprete, che ne debbono avere seco, come cotesto luogo è de’ Fiorentini, gente amicissima della Maestà del loro Signore; e quivi esporrete le faccende si fanno in Levante, e come pochi mesi sono si capitulò di nuovo col prefato loro Signore; e che per questo loro non debbono fare insulto a alcun luogo nostro, possendosi servire di quello come da amici. [10] E offeriretevi etc. tal che volendo loro qualche rinfrescamento, sendo possibile o ragionevole, lo concederete loro; ma quando volessino entrare drento in buono numero o qualche altra cosa che fussi pericolosa el concederla, direte non lo potere fare sanza commissione nostra. [11] E tutto farete con buono modo, ingegnandovi per ogni via salvare cotesto luogo, e noi confidiamo assai nella prudenzia e discrezione vostra.

[12] Mandiamovi, alligata a questa, la patente della commissione; e all’ultima vostra non occorre altro se non che de’ danari stiate di buona voglia che, se non prima, quando si manderà danari per la paga di cotesti fanti, vi si manderà la parte vostra, il che fia presto e infallanter.

103

[1] Laurentio de Nigro Capitaneo et Commissario Campiliae. [2] xvi iulii 1501.

[3] Nonostante che noi ti scrivessimo per piú nostre non lasciassi uscire fuora del dominio nostro alcuna generazione di grascie, nondimanco, veduto quello ci scrivi al presente di don Michele circa allo averli conceduto el potere trarre vini etc., e considerato diligentemente li rispetti ti hanno mosso, ne siamo contenti e restiamo della opera tua satisfatti, imponendoti di nuovo non lasci uscire grani né biade fuora del dominio nostro. [4] Ma per non avere costí ad innovare una guerra e dare occasione a detto don Michele d’infestare e’ sudditi nostri, siamo contenti lo intrattenga servendolo di qualche poco di vino, come hai fatto infino ad ora. [5] E quanto al provedere cotesto luogo di guardie, ci pare necessario come tu ne scrivi per questa tua, ma non siamo al presente in termine da potertene promettere alcuna cosa certa; pure non si mancherà del possibile, e tu seguirai nelle medesime opere con quella diligenzia hai usata insino a qui. [6] E perché tu ci scrivi, per una tua de’ xii, cotesti uomini desiderare d’essere serviti per li loro danari de’ grani si truova el Signore di Piombino, aviamo scritto la alligata in loro favore, sí che potrai ordinare costí chi vada, ché crediamo ne fieno serviti. [7] Vale.

104

[1] Iohanni Baptistae de Boninsegnis Vicario et Commissario Pisciae. [2] Die ut supra.

[3] Questa mattina aviamo ricevuto la tua ultima de’ xii con dua alligate, l’una di Basiolio etc., l’altra de’ Panciatichi che si truovono in Seravalle, e diritta al comune di Monte Sommano. [4] E avendo la tua insieme con quelle con diligenza lette e considerate, ci pare da non dormitare nessuna di quelle cose che da dette lettere sono accennate; e per questo cerchereno di potere avere nelle mani Seravalle e le altre tenute che ’ Panciatichi tengono in cotesta parte, il che crediamo si farà d’accordo, perché cosí ci è dato intenzione da chi è qui per detti Panciatichi. [5] E tu per virtú dello offizio tuo non mancherai di persuadere a cotesti populi e comuni all’intorno che stieno neutri in queste divisioni di Pistoia, e non si aderischino ad alcuna delle parte, né con alcuna qualità di favori si declarino o Panciatichi o Cancellieri, monstrando a dette comunità che quando facessino altrimenti, elle farebbono contro a’ comandamenti nostri e ci dispiacerebbe. [6] E cosí t’ingegnerai che nessuna di loro s’intinga in simile brighe; e quando e’ fussino ricerchi o minacciati da’ Panciatichi, come veggiamo per queste lettere, non ci parrebbe se non a proposito che tu scrivessi o facessi intendere a bocca per uomo discreto da tua parte a detti capi de’ Panciatichi, che li solleci<ta>ssino, come el ricercare tale cosa è per di­spiacere a questa città, e che voglino essere contenti delle brighe loro, non avvel<en>are piú paese né piú uomini che quelli al presente vi s’intervengono. [7] E cosí modestamente e con termini simili, t’ingegnerai fare quello di buono si può in tale caso. [8] Né noi siamo per mancare a quello si conviene secondo la possibilità nostra e qualità di questi tempi; e ci darai sempre avviso per fante apposta se alcuna cosa s’innovassi. [9] Vale.

105

[1] Aloisio de Stupha ad Borgum Sancti Sepulcri. [2] Die xvi iulii 1501.

[3] E’ ci occorre fare risposta a tre tue lettere de li 8, xii e xiiii di questo, benché, per contenersi in quelle solum avvisi, non ci accaggia che replicare molto, salvo che alla parte del ritornare tuo qui, come per l’ultima ne accenni, finiti e’ 15 dí della prima elezione tua; la quale cosa non ci pare faccia sanza intenderne da noi altro, e per due cagioni massime: prima, perché non crediamo fra detto <tempo> abbi possuto assicurarci che li umori sono fra cotestoro sieno ammorzati, e’ quali per la opera tua speriamo potersi spegnere; secundo, per avere inteso da te le gente di Vitellozzo spicciolatamente comparire a Castello e aspettarvisi di continuo ancora Vitellozzo. [4] Il che non ci darebbe tanta noia se non riscontrassimo el medesimo per via di Roma e di Cortona; dal Capitano della quale aviamo questo dí lettere de’ xiiii contenenti Vitellozzo predetto essere arrivato a Perugia, tale non pensiamo che a questa ora e’ possa essere in Castello, né crediamo etiam sia venuto per starsi. [5] Onde ci pare a proposito che sia costí uno uomo che abbi credito nel paese, e con li uomini di quello e con la prudenzia sua possa sustenere qualche impeto che da Vitellozzo potessi essere fatto, insino che da noi si facessi piú galiardi provedimenti; de’ quali non siamo per mancare occorrendone el bisogno. [6] Pertanto non mancherai di quello ofizio, del quale mai se’ mancato nell’altre tua commissioni. [7] Vale.

106

[1] Domino Ambruogio de Landriano. [2] Die xxii.

[3] Veduto quello ci scrive la Magnificenzia vostra e quello ne ha esposto Mariotto da Foiano, mandato di quella, li aviamo pagati 80 ducati d’oro, e’ quali vi mandiamo acciò si possino intrattenere quelle vostre genti sino alla paghetta che fra pochi dí si espedirà. [4] Né ci occorre per questa altro se non confortare vostra Magnificenzia a seguire di molestare li Pisani con quella affezione e prudenzia avete fatto infino a qui, e che ci ha referita Niccolò Machiavelli secretario nostro; e a voi di continuo ci offeriamo.

107

[1] Aloisio Stuphae. [2] Die xxiii iulii 1501.

[3] Come per altre tue siamo suti avvisati di Vitellozzo e dell’altre cose che corrono in coteste parti, cosí per questa de’ xx intendiamo come e’ sospetti multiplicano, e quello ti occorrerebbe per provedervi. [4] Alla quale cosa noi etiam pensiamo come necessariissima; ma lo avere aúto a provedere a 16 mila ducati per mandare a Milano in satisfazione della Maestà del Re ci fa non possere espedire cosí presto el desiderio nostro. [5] Pure c’ingegneremo, e presto, fare qualche buona provisione; e tu non mancherai di fare quelli provedimenti che per altra nostra ti si scrissono circa el comandare uno uomo per casa, e fare di riunire cotesti sudditi nostri. [6] E perché ti scrivemo che, quando non vedessi modo di rimpiastrarli insieme, tale che se ne potessi sperare la certa unione loro, che sarà forse bene ne mandassi qui qualcuno per parte: il che rimettemo tutto liberamente nello iudizio e arbitrio tuo; ma non ce ne avendo risposto alcuna cosa, ci dispiace.

[7] Allo avviso che tu ci dai de’ Panciatichi per avere soldato etc., e alla licenzia tua, non ci occorre altro che confortarti allo scriverci spesso, e allo avere pazienzia a soprastare qualche dí. [8] E circa li avvisi desideri da noi, ti significhiamo come da Roma s’intende poco per non andare le lettere secure dal campo a quivi, e per l’ultime lettere intendiamo e’ Franzesi avere prese molte terricciole ma che le città grosse son tutte bene munite e disposte a difendersi. [9] E da Milano li ’mbasciadori nostri non ci avvisono se non delle cose pertinenti alla nostra città, le quali tengono quel medesimo ordine che le hanno tenuto da 3 anni in qua. [10] Bene vale.

[Missione a Pistoia]

108

[1] Prioribus Pistorii.

[2] Mandiamo alle Magnificenzie vostre lo spettabile Nicolò Machiavelli, Secretario e cittadino nostro, ad esporre a quelle lo animo nostro circa le occorrenzie di cotesta città. [3] Pertanto voliamo vostre Magnificenzie li prestino indubitata fede, e quale presteresti a noi proprii se presenzialmente parlassimo a quelle. [4] Que bene valeant. [5] xxiii iulii mccccci.

109

[1] Capitaneo et Potestati Pistorii.

[2] E’ viene costí Nicolò Machiavelli, nostro Secretario e cittadino, mandato da noi a cotesti Magnifici Priori e bene informato di nostra intenzione, al quale etiam voi presterete in tutto indubitata fede di quello vi referirà nostro nomine. [3] xxiii iulii mccccci.

110

[1] Nicolao de Machiavellis Secretario Florentino, Pistorii.

[2] Poi che tu partisti, non ci occorre altro circa alli effetti ti mandamo costí. [3] Aspettiamo con desiderio avviso da te che frutto vi arai fatto. [4] Solo ti abbiamo da significare come noi intendiamo che a’ dí passati, tornando da Empoli Aiuto di Martino e Iacopo dal Pozzo da Monzommano, lavoratori di ser Ottaviano nostro notaro, poi che furono nella valle larcianese furono asaltati da uno figliuolo d’Apollonio di Fede detto Bardo, e due figliuoli di Marco di Rufino, e tolto loro xiii bestie cavalline; cioè cinque cavalle grosse, 4 puledri e 4 cavalle giovane. [5] E dipoi hanno fatto intendere che se rivògliano dette bestie, è necessario le ricomprino ducati 40 d’oro. [6] E perché la cosa ci dispiace assai per ogni rispetto, e massime per essere stata commessa ne’ prefati lavoratori di ser Ottaviano, c’è parso commetterti che tu parli a quelli capi della parte panciatica, e faccia loro intendere che noi vogliamo ad ogni modo, e rimosso ogni cagione, restituischino dette bestie a detti lavoratori di ser Ottaviano; e cosí comandi loro per nostra parte che per lo avvenire si astenghino di fare loro violenzia o dispiacere alcuno; che, non lo facendo, a ora e tempo sareno per dimostrare ci dispiaccia. [7] E per questa via, e con le buone parole e con li minacci e per ogni modo, vedrai operare che dette bestie tornino a’ padroni, né in ciò perdonerai a disagio o fatica alcuna. [8] Die xxiiii iulii mdi.

[Scritti di governo]

111

[1] Iohanni Baptista de Boninsegnis. [2] Die ut supra.

[3] E’ sono molte cose che si vorrebbe sempre piú tosto attendere alla esecuzione d’esse che a darne avviso o chiederne consiglio: tra le quali noi giudichiamo essere quella che al presente hai nelle mani circa al punire chi ha tratti e’ grani fuora del dominio nostro; né dovevi né debbi dubitare di essere impedito da noi, avendotene scritto piú volte e sí caldamente. [4] E però sanza alcuno rispetto farai in tale caso quanto per lo addrieto ti si è scritto, non avendo riguardo ad alcuna qualità di delinquenti, perché la salute di tutto el paese nostro ha a nascere da el danno di quelli pochi che fieno trovati in colpa. [5] Vale.

112

[1] Domino Vangeliste armigero etc.

[2] Magnifice vir, noi laudiamo sommamente la buona e pronta volontà vostra avete sempre mostra a questo stato di servirlo in ogni occorrenza e massime per quello avete fatto in questa ultima commissione di transferirvi da Cascina a Pescia; ma, intendendo dal commissario del luogo la opera vostra non essere piú costí necessaria, voliamo ve ne ritorniate a Cascina quanto piú presto potete. [3] E benché la vostra andata costí non abbi sortito quello fine desideravamo, tamen, non sendo stata infruttuosa mediante la virtú vostra, ne restiamo satisfattissimi. [4] Bene valete.

113

[1] Antonio Iunio Capitaneo Cortonae. [2] Die viiii augusti.

[3] Per quello che tu ci scrivi de’ 6 e 7 del presente avere operato in avvertire el Capitano di Arezzo e gli altri circunstanti di Vitellozzo e di Giampagolo etc., sommamente te ne commendiamo, confortandoti a seguire in simile offizio ancora che noi siamo di opinione per molte ragioni che Giampagolo non abbi a muovere né innovare contro a di noi alcuna cosa alle persuasioni di Vitellozzo o d’altri, non liene sendo data costí occasione, o col tenere sua rubelli o col vicinare non da amico. [4] E per questa cagione ti si è scritto piú volte netti tutti questi segni e facci ogni demostrazione di amicizia verso di lui. [5] Pure tuttavolta è bene stare avvertito e avvertire li altri per non essere giunto improvisto; e cosí seguirai di fare, mentre starai costí, dandoci sempre avviso di quanto ritraessi o intendessi degno di nostra notizia. [6] Vale.

114

[1] Potestati Montis Sancti Sovini, Floriani, Marciani. [2] 16 augusti.

[3] Noi intendiamo con dispiacere nostro e con danno pubblico ciascun dí uscire grani di cotesti confini e essere portati in quello di Siena, nonostante le pubbliche proibizione nostre. [4] La quale <cosa> ci dispiace, tanto piú perché conviene che nasca da poca diligenzia tua, perché, quando bene chi lo porta passassi sí grosso che tu non vi potessi ovviare, doverresti almanco, presentendolo, darcene notizia e significarci chi sono li delinquenti. [5] La quale cosa, no avendo ancora fatta, ci arguisce difetto tuo. [6] E però ti scriviamo la presente, e imponiamoti facci con ogni forza di ovviare a simili inconvenienti, e tenere spie in tanti luoghi, che non ne esca sanza tua con<s>cienza, gastigando chi trovassi in errore infino a morte; e di quelli che non potessi, ci darai notizia usando in tutto tale diligenzia che noi te ne commendiamo.

115

[1] Benedicto de Fortinis Vicario Sancti Iohannis. [2] Die 16 augusti.

[3] Questa tua di ieri ci è suta grata per conoscerti vigilante a fare che non esca grani del dominio nostro. [4] Dall’altra parte, intendendo come continuamente ne passa in quello di Siena sanza posservi tu fare provisione, ne stiamo di mala voglia e per ora abbiamo scritto lettere vivissime al Monte a Sansovino e Foiano e altri luoghi circunstanti, riscaldando quelli nostri offiziali a stare vigilanti sopra a tale cosa. [5] E perché etiam vi sia qualche uno pratico al paese che in spezie vi attenda, ne aviamo in particulare dato commissione a Francesco delli Agli che per stanza si truova a Poggibonzi; e crediamo per questa via ovviare a buona parte di tale inconveniente, non ostante che noi pensiamo a qualche piú galiarda provisione. [6] E tu t’ingegnerai con tutte le tua forze avere nelle mani qualche uno di quelli delinquenti, e gastighera’lo sanza rispetto, come piú volte ti è suto commisso. [7] Vale.

116

[1] Dominico Pandulfino Vicario Larii. [2] Die xvii augusti.

[3] Noi intendiamo come Vitellozzo debbe partire da Roma e con circa 8 o 10 cavalli andarne in Pisa; di che ti voliamo avere dato notizia acciò stia vigilante e vegga se potessi fare un bel tratto di veghiarlo e averlo nelle mani, usandovi prudenzia e diligenzia, non conferendo questo con alcuno salvo che con quelli che di necessità ti convenissi operare in simile cosa. [4] E di questo medesimo ne aviamo scritto a Rasignano e Cascina. [5] Vale.

[Prima legazione a Siena]

117

[1] Pandulpho Petruccio. [2] Die xviii augusti 1501.

[3] Esibitore della presente sarà lo spettabile secretario e cittadino nostro Niccolò Machiavelli, mandato da noi alla Magnificenzia vostra per alcune nostre occurrenzie: pertanto preghiamo quella che di quanto le fia esposto per nostra parte, li presti indubitata fede e come a noi propri, se alla presenzia le parlassimo.

[Scritti di governo]

118

[1] Dominis Capitaneo Volaterrarum, Capitaneo Campilie, Commissario Rasignani etc. [2] 26 augusti.

[3] Noi siamo avvisati da lo ambasciadore nostro a Roma e da molti altri luoghi come Vitellozzo è partito da Roma, e con circa dumila fanti e 200 uomini d’arme ne viene alla volta di Piombino per fare pruova di espugnarlo per commissione del Duca Valentinese. [4] E benché noi non aviamo molta dubitazione che venghi per farci alcuno insulto per le cagioni t’intendi, tamen pensiamo che sia bene nettare e’ segni e pensare, oltra allo avere cura sopra a modo a cotesto luogo, che etiam non rimanchino le vettovaglie in luogo, che altri se ne possa servire con danno di cotesti fedeli nostri. [5] E però farai loro intendere quello occorre e destramente t’ingegnerai che ’ grani e biade e altre vettovaglie si reduchino al sicuro in quello modo che alla prudenzia tua occorrerà, non faccendo la cosa né piú paurosa né maggiore che la ti sia dimostra. [6] E penserai anche in quanto è possibile a ritirare li strami in luogo salvo; e cosí farai ogni cosa, perché si tolga occasione a chi fussi alla campagna d’offendere cotesti nostri, come altra volta intervenne.

119

[1] Iohanni Nicolai Davanzato Doanerio Podibontii. [2] Die 27 augusti 1501.

[3] Intendendo ciascun dí come in quello di Siena passavono grani, deliberamo, oltre alle altre provisioni fatte, di fare a Francesco delli Alli commissione particulare sopra a tale cura. [4] Per la quale cosa noi voliamo che tutto quello grano che da lui o da’ sua ministri sia trovato in frodo appartenga a lui, secondo e in quello modo li abbiamo ordinato. [5] Né voliamo che alcuno altro oficiale abbi a participare della fatica sua, ma che ciascuno che ha la commissione la esequisca, e chi previene nella cosa sia quello che ne abbi la autorità. [6] Pertanto, avendo ultimamente detto Francesco trovato certo grano in bando, non ci pare che per conto di dogana o d’altro tu liene molesti, ma che in questo caso attenda a fare lo oficio tuo e esequisca la commissione tua, non occupando quella d’altri. [7] Vale.

120

[1] Bartolomeo de Tedaldis Vicario Liburni. [2] Die 28 augusti 1501.

[3] Avendoti ieri scritto quello ci occorreva in risposta delle ultime tue, non ci sarebbe oggi necessario lo scriverti, se non fussi sopraggiunta questa tua de’ xxvi, per la quale intendiamo come hai pagati e rassegnati cotesti conestaboli e loro fanterie, e aviamone ricevuto nota. [4] E, rapportandoci a quello che di loro ci scrivi, ne restiamo satisfatti; ma è necessario che tu usi tali termini e in modo ti governi con loro, che li abbino da un canto, servendo bene, buona speranza, e da l’altro temino, andandosene con la paga, di non essere puniti. [5] Nella quale cosa, perché importa, userai buona diligenzia e destrezza. [6] E quanto al disordine dell’una e dell’altra fortezza, sareno co’ Capitani di Parte e vedreno di farvi ad ogni modo qualche provedimento. [7] E tu non mancherai etiam dal canto tuo di quanto si potrà per te ordinare o operare per securezza e salvamento di quelle. [8] E cosí crediamo che sia dipoi stato nella nuova di mare, e aspettiamone da te un minuto ragguaglio. [9] E cosí ti confortiamo a farvi quelle provisioni che dal canto tuo si potranno. [10] A Bartolomeo da Empoli, come arai dipoi visto, si è mandato per scambio Andrea Carducci, el quale conforterai ad essere diligente, come merita chi è preposto alla guardia di quello luogo. [11] E a Bartolomeo detto farai intendere venga qui per la sua paga che li è ordinata. [12] E circa al galeone, el quale tu ci scrivi essere d’Antonio da Filicaia, ti facciamo intendere come e’ si aspetta al Magistrato nostro e non a lui, e però ci avviserai per la prima tua in che termine si truovi, e che contratto se ne potessi fare.

[13] Piaceci oltra di questo che cotesto luogo si possa fornire di grani da Rasignano. [14] E per non mancare di debito nostro, acciò cotesto luogo non manchi di questa commodità, scriviamo la alligata al commissario di Rasignano e li commettiamo lasci trarre di quello luogo grani per costí; e ti mandiamo la lettera, acciò la possi usare ad ogni tua commodità. [15] Ma circa al dare licenzia a quelli della Maremma di andare in Pisa per securtà de’ loro bestiami etc., non ci pare lo facci, se prima non ne hai da noi altra commissione. [16] Altro non ci occorre, se non di nuovo ricordarti che cotesto luogo è il quore di questa città, e che bisogna usare ogni arte, industria e sollecitudine a perservarlo. [17] Vale.

[18] Postscripta. [19] E’ grani che noi intendiamo potersi trarre da Rasignano sono in maggiore parte quelli che vi si truovò dello Arcivescovo di Pisa, e’ quali t’ingegnerai di trarre per costí, come ci hai avvisato.

121

[1] Laurentio de Nigro Capitaneo Campiliae. [2] 30 augusti.

[3] Aviamo ricevuto questa tua de’ 27 significativa di Vitellozzo e delle genti che si debbono aspettare a Sughereto. [4] E appresso aviamo considerato tutti quelli periculi che ragionevolmente si debbono discorrere, e che da te sono esaminati e discorsi. [5] E pensiamo ad ogni modo di farvi qualche provisione; a che vi veggiamo bene volta la Signoria futura, la quale noi siamo per sollicitare, acciò non si manchi di quello si appartenga alla salute di cotesto luogo. [6] E tu in questo mezzo non mancherai dello ofizio tuo, e vedrai di fare quelli provedimenti ti sono in pronto circa el ritirare el bestiame, fare guardie di dí e di notte, e redurre al sicuro tutto quello che facilmente potessi venire nelle mani di chi scorressi la campagnia. [7] Conforterai appresso cotesti sudditi nostri, monstrando loro che non sono per essere abbandonati.

[8] Quello che tu ci scrivi essere seguíto per ordine del Castellano di San Vincenzi e della temerità sua circa la fortezza, ci è dispiaciuto sommamente; e tu, come ne hai ammunito, cosí seguirai di fare per parte nostra; e quando altro di lui presentissi, ce ne darai notizia, e cosí farai di ogni altra cosa che occorra. [9] Vale.

122

[1] Petro Vespuccio. [2] Die 30 augusti 1501.

[3] Se noi avessimo creduto che fussi suto necessario ricordare dí per dí a Piero Vespucci quello che lui doveva fare e non fare in una commissione esercitata da lui già passato uno anno, noi saremo suti sí solleciti al farlo che non sarebbe seguíto el disordine di che per queste tue lettere ci dai notizia; ma perché noi pensavamo che tu non dovessi tentare la fortuna dove fussi tutto el guadagno d’altri e la perdita nostra, siamo suti discosto dal pensare che potessi nascere un simile di­sordine, el quale ci è doluto e duole per molti rispetti che tu ti puoi pensare per te medesimo, e tanto piú quanto veggiamo che merita di essere meno escusato. [4] È suto al Magistrato nostro Camillo dal Borgo e quello caporale, mandato da messer Ambruogio, e da loro non si ritrae che una escusazione di sé e accusazione d’altri; pure convengono tutti in questo, che ’l danno sia gravissimo e che si stia costí con pericolo; al quale volendo ovviare con quelli rimedi che al presente occorrono, aviamo scritto a Vico che, parendo a quelli capi che quello luogo non rimanga sfornito, mandino costí Agnolo del Corbinello con la metà della sua compagnia, e da Saminiato si è ordinato venghino costí 30 in 40 fanti. [5] Le quali provisioni etiam tu solleciterai e appresso non despererai di questa cosa a nessun modo messer Ambruogio, anzi lo verrai intrattenendo commodamente e appresso raccozzando insieme tutti quelli fanti e cavalli che fieno scappati da simile rotta. [6] Scriverrai oltra di questo a Lari e nelli altri luoghi circunstanti, avvisandogli del caso, confortandoli a buona guardia e a ritirare el bestiame in luogo securo, perché facilmente si può conietturare e’ Pisani essere per dovere scorrere sappiendo el disordine vostro. [7] Né mancherai in questo disordine almeno di quella prudenzia che è necessaria; e per la prima tua ci avviserai del particulare di questa cosa, scrivendoci la quantità de’ presi e le qualità loro. [8] Vale.

123

[1] Domino Ambrosio de Landriano armigero etc., Cascinae. [2] Die 31 augusti.

[3] El caso occorso dua dí fa, di che per uomo a posta e per sua lettera vostra Magnificenza ci dà notizia particulare, e di che prima ci aveva avvisato el commissario nostro, ci ha dato dispiacere grande per il disordine in che li ha messo coteste cose nostre, e per lo animo che ragionevolmente ha dato a’ Pisani. [4] E se voi ricercassi chi noi ne incolpiàno, o la cattiva fortuna o la poca avvertenza e diligenza d’altri, vi sarebbe risposto facilmente che n’è incolpata la cattiva fortuna che universalmente ha corso questa città per piú anni; né ci occorreva per voi farne alcuna scusa. [5] Pure nondimanco, sendo la cosa seguíta cosí come vedete, vi facciamo intendere che non solamente l’uomo è conosciuto prudente avanti al periculo, ma etiam seguíto che egli è. [6] E però è necessario dopo el disordine che voi mostriate etiam la prudenzia temporeggiando con chi non è cosí prudente e sperando da questa Signoria ogni onore e aiuto: come potrete intendere di corto dopo la entrata de’ nostri Eccelsi Signori: e’ quali cosí come e’ non sono per mancarvi, cosí voi non mancherete in quanto si aspetta alla salute di cotesto luogo, ché in vero speriamo assai in voi. [7] Bene valete.

124

[1] Gismondo de Benitiis Potestati et Commissario Podibontii. [2] Prima septembris.

[3] Veduto quello ci scrivi, e inteso a bocca da Francesco delli Alli quanto occorre costí fra lui e il doganiere di cotesto luogo, e parendoci per la testimonianza tua che detto doganieri si discosti del dovere, e volendovi riparare, ci è parso farli lo incluso commandamento, el quale tu li farai presentare personalmente e in modo che none possa accusare ignoranza. [4] E appresso li farai intendere che se non fa quanto li è imposto, noi li mosterreno, e presto, se lo Ofizio nostro può procedere contro a di lui o no, significandoli di nuovo che nelle cose dove arà messo mano circa e’ grani o Francesco o un altro, non se ne travalli in alcun modo. [5] Perché, come se li scrisse ne’ giorni passati, voliamo che in questo caso abbi luogo la prevenzione, e cosí si osservi.

125

[1] Mandantes. [2] Die prima septembris.

[3] E’ Magnifici Dieci di Libertà e Balía della Repubblica fiorentina comandono a te, Giovanni Davanzati, al presente doganiere di Poggibonzi, che subito, vista la presente, facci rilassare e porre in sua libertà Bastiano da Qualtaia, detenuto nelle carcere del Podestà di Pogibonzi a tua petizione, o veramente comparisca subito personalmente avanti el magistrato loro sotto pena della loro disgrazia.

126

[1] Bartolomeo de Tedaldis Commissario Liburni. [2] 3 septembris.

[3] Avendo questo dí avuto lettere de’ 31 del passato dal nostro oratore che si truova in Francia, le quali inter cetera ci significano essersi partito di Corte Monsignore di Limor per andare, per la via di mare, a Napoli, dove è deputato Vicerè da quella Maestà, e come e’ toccherà cotesto nostro porto sopra un solo brigantino, ci è parso dartene subito notizia: e importi che, capitando costí detto Signore, tu lo riceva e onori iusta le forze tua e come merita un tale Signore, mandato da quella Cristianissima Maestà; mostrandoli con ogni efficacia che in quanto si mancassi da te per onorarlo, non resta per non ne avere aúto particulare commissione, ma per non ti essere possibile fare piú per la qualità del luogo e per le continue guerre seguíte da molti anni in qua. [4] E a noi darai avviso della sua venuta.

[5] A questa tua ultima de’ 31 del passato non occorre rispondere altro che commendarti delli avvisi ci hai dati cosí delle cose di Piombino come di quelle di Pisa. [6] E perché noi aviamo per piú riscontri Vitellozzo e Pagolo Orsino con circa 800 cavalli e 4000 fanti sono a Massa, in su quello di Siena, e distendonsi insino a Sughereto, per andare, secondo che li hanno dato boce, alla espugnazione di Piombino, ci pare dartene questa notizia; acciò che tu intenda quanta diligenzia ti bisogni usare per la salute di cotesto luogo. [7] Del quale stiamo assai di buono animo, mediante la sollecitudine tua.

[8] A cotesti soldati ci sforzereno provedere a’ tempi, come tu ci avvisi e noi giudichiamo necessario; e la nota delle condotte ci scrivi avere mandate, si sono tutte ricevute. [9] E di tutto ti commendiamo sommamente. [10] Vale.

127

[1] Bartolomeo Tedaldi Commissario Liburni. [2] vi septembris.

[3] Per l’ultima nostra arai inteso quanto noi desideriamo circa lo onorare Monsignore di Limors, che sopra ad un brigantino debbe capitare costí nello andare che fa a Napoli, mandato da la Maestà Cristianissima per essere suo Luogotenente generale in detto luogo. [4] Aviamo dipoi ricevuto l’ultima tua de’ cinque del presente e per quella inteso la venuta costí di Bellisario, fratello del Signore di Piombino, sopra la carovella di Cristofano Galiardo, e come detto Cristofano ti ha richiesto di salvocondotto per potere stare a sua commodità in cotesto nostro porto. [5] Commendiamoti dello avviso, e quanto alla richiesta di Cristofano, voliamo li facci intendere come noi fumo sempre desiderosi di farli cosa grata per avere tratto moltissime volte commodità grande della opera sua per mare e per terra, e per averlo sempre conosciuto affezionato alla città nostra; e per questo, sendo noi ancora del medesimo animo, molto volentieri li concederemo tale salvocondotto sperandone le medesime commodità etc., se qualche onesta cagione e rispetto ragionevole non ci si opponessi. [6] Pertanto lo farai contento ad assentarsi dal porto nostro, infino a tanto massime che si vegga quale fine debbe avere la impresa nuovamente fatta dal Valen­tinese contro a Piombino. [7] E con queste o con simile parole voliamo li facci intendere lo animo nostro e operi tutto destramente e in modo che si abbi a partire di costí bene satisfatto di noi e con buona speranza.

[8] Quanto alla fusta che è venuta costí della armata del Papa, portera’tene etiam prudentemente e in modo che si nettin tutti e’ segni da potere offendere o vegghiare cotesto luogo, non ti sfornendo in alcun modo di alcuna ragione di vettovaglie, le quali ci pare possi giustificatamente negare a ciascuno per esservene poche e in luogo di sospetto.

[9] E’ Capitani di Parte fanno condurre costí grani per fare munizione per li bisogni di cotesta terra; e pervengono detti grani nelle mani di Fantone Fantoni. [10] Diamotene avviso acciò vi tenga su l’occhio e vegga, con ogni rimedio oportuno, che non se ne alieni per nessun conto, anzi si salvino tutti, come s’è detto, per li bisogni occorrenti. [11] Vale.

128

[1] Lorenzo de Nigro, Vicario et Commissario Campilie. [2] Die vii septembris.

[3] Avendo tre dí sono, come debbi avere inteso per altri nostri avvisi, espedito per costí Vangelista e Pace da la Scarperia con 100 compagni, e mandatoti certa polvere e altre munizioni addimandate da te per piú tua lettere, non ci occorre molto che replicarti per questa ultima tua de’ cinque del presente; e però solo ti commendereno delli avvisi e d’ogni diligenzia che hai usata e usi in salute di cotesto luogo. [4] E appresso, non perché e’ bisogni ma per nostro debito, ti confortereno di nuovo a non ne mancare per lo avvenire, anzi con somma prudenzia e animo temporeggiarti in coteste occorrenzie in modo che tu meriti di essere commendato, non dando in alcuno modo cagione e appicco alle gente vitellesche di farti alcuno insulto, né etiam addormentandoti in modo che tu potessi essere giunto alla improvvista. [5] E tutto siamo certi opererai secondo el desiderio nostro e utile di cotesto luogo. [6] Vale.

129

[1] Commissariis Pistorii Philippo Carduccio et Antonio Iacomino. [2] Die vii septembris.

[3] Trovandosi Vitellozzo ne’ luoghi circunstanti a Piombino, come vi è noto, e trovandosi Livorno male provisto di fanterie e standone in continua gelosia, ci è parso ad ogni modo provedervi; né ci trovando capo piú fedele al presente né piú sufficiente di Giannone d’Arezzo, el quale si truova in cotesta fortezza, aviamo deliberato mandarlo con la compagnia in detto luogo di Livorno. [4] E però v’imponiamo che subito facciate intendere da nostra parte al prefato Giannone che con la sua compagnia si truova costí, si transferisca davanti el Magistrato nostro; e questo lo avvertirete a fare sí cautamente che nessuno della compagnia di cotesti altri Conestaboli abbi occasione di partirsi; e la guardia della fortezza rimettiamo in voi liberamente. [5] Né crediamo che questo dia molto sturbo alle fazioni e ordini vostri, perché, sendo voi in su luogo e con qualche forza, stimiamo che basti tenervi drento un 25 fanti con un capo fidato; il che non fa molta diminuzione alle forze vostre. [6] Pure nondimanco, come si è detto, si rimette questa cosa allo arbitrio e iudizio vostro. [7] Valete.

130

[1] Laurentio Nigro Commissario Campilie. [2] viii septembris 1501.

[3] Di nuovo, in risposta di questa ultima tua de’ sei, ti commendereno sommamente delli avvisi ci dai, e ti significhiamo avere mandato costí uno conestabole con cento fanti, el quale attendiamo sia arrivato e che lo abbi rassegnato e ordinato alle guardie per la salute di cotesta terra. [4] Arai etiam ricevuta la polvere e altre cose ti sono sute mandate da 4 giorni in qua e ci avviserai della ricevuta; restaci esortarti ad usare somma diligenzia d’intendere lo esito di Piombino, e appresso dove sia per girare Vitellozzo: e come ne spillassi alcuna cosa, non solamente ne avviserai noi ma ancora tutti e’ luoghi circunstanti, acciò che ciascuno si possa provedere quando lui volessi malignare.

131

[1] Capitaneo Volaterrarum, Podestati Gambassi, Podestati Sancti Geminiani, Podestati Podibontii, Podestati Terre Collis. [2] viii septembris. [3] Mutatis etc.

[4] Tu puoi avere inteso come Vitellozzo si truova con le genti sue e del Duca Valentino allo intorno di Piombino. [5] E perché ad ogni ora può occorrere che s’insignorisca di quello e dipoi nel ritornarsene verso Siena, conosciuto per altri tempi el suo malo animo, potrebbe disegnare di distendersi drento a’ confini nostri e fare qualche preda, ci è parso darti questa notizia e importi facci qualche provedimento di scoprire e intendere quando una simile correria fussi per seguire, acciò che cotesti nostri fedeli potessino ritirare el bestiame loro a tempo; e a chi volessi malignare non riuscissi el nuocerci. [6] Noi ti conosciamo prudente e sappiamo governerai questa cosa con buona destrezza, e in modo che ’ provedimenti seguiranno, e che non si darà per questo sbigottimento alcuno al paese: a che voliamo avvertisca ad ogni modo.

132

[1] Philippo Carduccio et Antonio Iacomino Commissariis Pistorii.

[2] Dopo la partita vostra aviamo ricevuto dua vostre e inteso la buona disposizione della parte cancelliera, prima, di osservare li capituli fatti, e cosí, dipoi, della parte panciatica dove mostrate esservi transferiti. [3] E perché voi ci ricercate aviamo a noi quelli Panciatichi si truovono qui e si comandi loro ne vadino in piano per potersi ordinare alla creazione della nuova Prioria secondo lo accordo, subito li facemo venire: e’ quali liberamente ci dissono volere fare quanto da noi era loro commesso: bene era vero che non sapevono come in questo principio si possevano li otto deputati per la parte loro a creare e’ Priori o e’ 4 Priori dipoi creati tenere securi a venire nella città; non tanto sbigottiti della morte di Matteuzzo quanto per intendere essere in Pistoia el Renzino e qualche altro simile insolente della parte avversa: che arebbono poco respetto a’ capituli fatti o a voi di offenderli, e che usono dire volere ad ogni modo morire prima che partirsi della città. [4] Alla quale cosa ci pregano si avessi avvertenza e buona considerazione, significandoci che erano per venire in piano e ubbidire, ma non già per andare piú oltre sanza vedere come. [5] E cosí montono a cavallo oggi per a cotesta volta. [6] E avendo noi bene esaminato le parole loro e questi loro rispetti, non ci paiono al tutto da farne poco conto; e però ve ne aviamo avvertiti e vi commettiamo non manchiate in questo dello offizio vostro con cotesti Priori e capi de’ Cancellieri: monstrando loro che debbono fare ogni cosa perché chi debbe de’ Panciatichi venire costí sia securo, perché in su e’ termini che si useranno contro a quelli che venissino si fonderà lo assetto o ruina loro. [7] E quando e’ desiderino la quiete, come è ragionevole, e’ debbono ammunire l’insolenti e aiutarveli gastigare: il che quando e’ non facessino, giudicheremo totalmente che restassi da loro a volere la pace e non ci terremo satisfatti di loro. [8] E, come si è detto, questi Panciatichi verranno in piano e vi faranno intendere la loro venuta; e voi intanto arete usato e’ sopraddetti termini co’ Cancellieri e dipoi farete intendere a’ Panciatichi quanto vi occorrerà. [9] E se quelli che vengono bisognassi metterli nella fortezza per piú loro sicurtà nella prima loro venuta, lo farete: avendo cura nondimanco di rimanerne signori. [10] E cosí non mancherete di ogni debita diligenzia, perché in questi principii non nasca inconvenienti, perché sarebbe uno avviluppare e guastare tutto quello si è ordinato insino a qui. [11] E del seguíto avviserete. [12] Die viiii septembris 1501.

133

[1] Marchioni Datio Vicario et Commissario Plebis Sancti Stephani. [2] x septembris 1501.

[3] Sono stati a noi ambasciadori della Badia Tedaldi, e referiscono come, avendo tu per ordine nostro a’ mesi passati per la venuta del Valentinese comandato uomini nel tuo vicariato, e avendo quelli di detta Badia fatti e deputati e’ loro fanti, e presentatisi a te, e trovando partiti gli altri della Pieve, tu giudicassi piú a proposito che tornassino indreto a guardare le cose loro rispetto allo essere a’ confini di Romagna e possere ricevere ad ogni ora qualche insulto da’ sudditi o soldati del Valentinese. [4] Di che nasce che al presente gli uomini di cotesto vicariato li gravono a concorrere alle spese fatte pe’ fanti, dicendo loro esservi obbligati per non avere mandati la parte de’ fanti loro. [5] E parendo a noi, quando el caso stia come ci ànno porto, che sia fatto loro torto, t’imponiamo, sendo la cosa come è narrata di sopra, che tu non li condanni a tale spesa. [6] E sendo altrimenti, ce ne avviserai. [7] Vale.

134

[1] Vicario Mucelli, Vicario Florentiole mutatis mutandis.

[2] Intendendo noi come certo numero di Svizzeri che venivono da Roma erano a Siena per passare per il dominio nostro volendosene andare in Lonbardia, mandamo questa mattina ad incontrarli da Pellegrino Lorini e Girolamo Bettini: e’ quali ci significano in questo punto detti Svizzeri andare alla spezzata a 25 o 30, e pagare ogni cosa come se fussino religiosi; e che digià questa sera ne sono passati San Casciano qualche brigata, e per la ritta ne vengono alla volta di Bologna. [3] Tale che, avendo detti Svizzeri a fare cotesto cammino nel modo e forma predetto, ci è parso dartene notizia per fante proprio, e importi mandi e’ tuoi cavallari su pella strada alli osti o altri luoghi come ti parrà, e facci ordinare pane e carne acciò che per li loro danari e’ si possino pascere, significando a ciascuno come e’ non fanno violenzia a persona e pagono il danaio caffo delle cose che pigliono. [4] E però ordinerai con ogni industria che ne truovino e che possino essere ricevuti da amici come e’ sono: onde non mancherai di tuo debito secondo la commessione datati, acciò ti possiamo commendare. [5] Vale.

135

[1] Domino Iohanni Riccio. [2] Die xi septembris.

[3] Aviamo per questa vostra ultima di ieri inteso largamente quanto avete ritratto per via di quello amico pisano, etc. [4] E benché tutto paia mosso da qualche ombra di antica benivolenzia verso di voi, pure nondimanco pensiamo possi essere fatto ad arte e per sbigottirvi; di che non ci pare da dubitare per il buono animo vostro fondatici in su le parole li rispondesti, che ci paiono e prudenti e bene considerate, tale che di tutto vi commendiamo.

[5] E quanto alla parte del grano dello Arcivescovo etc., e’ ci pare che l’importi tanto a questa città el perservare Livorno che noi non aviamo a pensare, per provederlo, di dare qualche sconcio a li uomini di cotesto luogo. [6] E però, come per altre vi si è scritto, per a Livorno tanto voliamo lasciare trarre grani di costí di quello dello arcivescovado, e infino alla somma di dugento sacca, quando chi viene a levarlo abbi fede dal commissario di Livorno; né chi viene verrà per farne endica, ma per servirne per li bisogni della terra e a proposito nostro. [7] E però farete quanto vi si commette. [8] Ricordiamovi di nuovo la buona guardia e lo scriverci spesso. [9] Valete.

136

[1] Bartolomeo Tedaldi Commissario Liburni. [2] Die xi septembris 1501.

[3] Come per altra ti si è scritto, noi voliamo che tu possa trarre da Rasignano del grano dell’arcivescovado insino in 200 sacca, per servirne cotesta terra nelli bisogni suoi. [4] E perché el commissario di Rasignano ci fa intendere che di detto grano si fa mercatanzia e vanne altrove che costí, tale che quello luogo ne viene a mancare sanza alcuna utilità di cotesto, ci è parso fartelo intendere; e importi vi abbi l’occhio, e con ogni modo oportuno vi facci tale provisione che ’l grano che esce di Rasignano serva re vera a cotesta terra.

[5] E’ ti si è mandato ne’ prossimi giorni qualche munizione, e ti mandereno etiam delle lance da fanti a piè come chiedi; e per la prima tua ci avviserai particularmente tutto quello vi manca, avendo avvertenza mandare la lettera in modo che la non fussi intercetta da’ Pisani, acciò non intendessino e’ segreti di cotesto luogo. [6] Voliamo etiam ci avvisi per la prima tua quante sacca di grano vi sono tra pubblico e privato, e quanto ve ne manca al vitto almanco di sei mesi a venire. [7] E per nettare tutti e’ segni, quando tu farai menzione del grano, parlera’ne sotto nome d’archibusi, in questa forma, che, avendo a dire qui si truova 100 sacca di grano, dirai cento archibusi; e cosí qui ne bisognerebbe 200, ancora dirai 200 archibusi. [8] E userai in questo diligenzia, e attenderai a buona guardia. [9] Bene vale.

137

[1] Messer Giovanni de’ Ricci Commissario Rasignani. [2] xv septembris.

[3] Per rispondere a questa vostra de’ 13, vi facciamo intendere come non traiate di cotesto luogo altro grano, da le 200 sacca in fuora che vi s’è scritto hanno a servire a Livorno, se prima da noi non ne avete nuova commissione, perchè crediamo le dette 200 sacca per al presente essere a sufficienza. [4] Né per questa in risposta delle vostre ci occorre altro, se non ricordarvi di nuovo facciate ogni opera, perché el legname, di che altra volta vi scrivemo, si conduca a Livorno; e farete a questa cosa tutti quelli favori vi fieno possibili. [5] Oltra di questo, scrivendoci el commissario di Livorno mancarli certa quantità di carbone per fare polvere, vi commettiamo ne facciate fare, e intendiatevi con lui; e quando caricherete el legname, potrete etiam caricare quello. [6] E cosí in ogni cosa che vi fussi ricordata da detto commissario di Livorno pertinente a quello luogo, la esequirete con la solita vostra destrezza e sufficienza, perché avendo Vitellozzo preso, si può dire, Piombino, è necessario pensare a Livorno né li mancare di cosa alcuna. [7] Vale.

138

[1] Bartolomeo de Tedaldis Commissario Liburni. [2] Die xvi septembris 1501.

[3] Noi credavamo tu conoscessi che, spoliandosi Rasignano di vettovaglie per forni<r>ne cotesto luogo, noi lo avamo permesso per securtà di cotesta terra, e non per servirne chi venisse costí con legni o con armata. [4] Pertanto noi non possiamo se non maravigliarci che tu abbi sí largamente promesso rinfrescamento alle galee di don Federigo, le quali per questa tua de’ xiiii ci scrivi essere comparse in cotesto porto. [5] Né possiamo vedere che specie di rinfrescamento tu possa dare loro sanza grave preiudizio di cotesta terra; e tanto piú ci maravigliamo di questa cosa, quanto, al tuo partire di qui, te ne demo piú particulare instruzione, imponendoti che, venendo in cotesti porti legni in simile modo che sono questi, tu non ti travagliassi con loro di alcuna cosa e allegassi non lo potere fare sanza darcene avviso prima: il che come tu abbi bene tenuto a mente, ce lo dimostra queste tua larghe offerte che al presente hai fatte. [6] E benché noi non crediamo a questa volta essere a tempo, ti comandiamo espressamente non cavi di costí, sanza nostra licenzia, alcuna quantità di vettovaglia di alcuna ragione, ricordandoti che quando facessi altrimenti, si provederebbe a chi piú cautamente si governassi.

[7] Dacci oltre a di questo ammirazione grandissima che, avendoti scritto licenzii di cotesto nostro porto Cristofano Galiardo, tu non lo abbi fatto, e, quod pejus est, tu non ti avvegga che ci aggira, dicendo ora volere vendere la carovella, e ora acconciarsi col Papa. [8] E quanto sia bene che sia uno a’ soldi del Papa che di fresco sia stato costí e sappi tutti e’ disordini di cotesto luogo, noi crediamo che ragionevolmente tu lo dovessi intendere, avendo massime preso volentieri a guardare una terra della qualità che è cotesta. [9] Farai, dunche, di essere prudente, come si richiede a chi si truova in un simile luogo, perché molte cose occorrono ogni dí, che non si potendo da noi intendere se non fatte che le sono, è necessario totalmente vi si adoperi el consiglio e la prudenzia di chi è in sul fatto.

139

[1] Capitaneo Volaterrarum.

[2] Restiamo per questa tua de’ 16 avvisati la riforma che per l’ordinario si aveva a fare in cotesta città non avere ancora aúto luogo nono<s>tante piú termini usati da te. [3] La quale cosa ci dispiace perché non possiamo persuaderci che questo nasca da altro che da essere li animi alterati di cotesti cittadini; e perché ogni alterazione è trista d’ogni tempo e di questo è pessima, pensiamo sia bene con ogni industria torla via e farvi convenienti rimedi, sí che vi userai ogni industria come richiede el debito dello offizio tuo. [4] Pure, quando vedessi non approdare ad alcuna cosa, ci pare, quando etiam tu lo giudicassi buono rimedio, che tu vegga chi ti paiono quelli che vi si contrappongono: e pigliera’ne 3 o 4 e in qualche modo destro li manderai a noi, e cosí dua o 3 di quelli altri che vi consentiscono; acciò che, aútogli a noi, veggiamo che sesto si possa pigliare a questa cosa.

[5] Piombino, come tu arai inteso, è nelle mani del Valentinese, e Vitellozzo colle sua genti resta disobbligo da quella impresa. [6] E però penserai di raddoppiare la diligenzia in avere cura alle cose di cotesto luogo e alla salute sua. [7] Die xviii septembris 1501.

140

[1] Nerio de Vectoris et Francisco Guiduccio Commissariis Burgi.

[2] Questa mattina aviamo ricevuto una vostra de’ xv; e quanto alle nuove che voi desiderate e massime circa le cose di Piombino, vi facciamo intendere come noi crediamo che a questa ora le gente di Vitellozzo vi sieno drento per avere li uomini della terra capitulato con loro piú dí fa: tanto che voi e noi aviamo a fare presupposto che Vitellozzo sia disobbligo da quella impresa. [3] E quanto a’ varii avvisi che voi avete, e tutti conformi, che lui debbe venire allo assedio di cotesta terra, noi pensiamo che e’ n’abbi voglia e che ogni cosa possi essere, ma al presente noi non lo possiamo facilmente credere; siamo bene di opinione che, quando egli avessi costí qualche trattato e che credessi sanza ossidione o sanza espugnazione entrarvi, che lui ne farebbe ogni cosa. [4] Né da oppinione o cagione mossi mandamo costí te, Francesco, se non perché fussi dua a vegghiare li andamenti di cotesti uomini e massime di quelli che si possono dubitare sospetti, acciò che colla prudenzia vostra o voi riconciliassi e mitigassi li umori loro o voi li scoprissi. [5] Né può, oltre a simili avvertenzie e cauzioni, rendere piú secura cotesta terra che la unione: la quale non può nascere se non da satisfazione universale; e rade volte dove questa satisfazione è può surgere inganno. [6] E però siate prudenti in vegghiare e diligenti e solleciti in posarli: il che quando facciate, come speriamo, sarà con onore vostro e satisfazione nostra. [7] Die xviii septembris 1501.

141

[1] Girolamo Corbinelli Capitaneo Cortonae. [2] 24 septembris 1501.

[3] Significhiamoti per questa come, avendo piú dí sono condotto a’ soldi e stipendii nostri el Magnifico messer Bandino da Castello della Pieve e al presente avendoli noi per Bandino fiorentino suo balestriere mandatogli una paga per levarsi, ci è parso che facci capo costí a te e che tu scriva e rassegni la sua compagnia: la quale debbe essere 89 balestrieri a cavallo oltre alla persona sua, perché la condotta dice 90 balestrieri computata la sua persona. [4] E li puoi accettare, e scrivere in quello numero di 89 balestrieri 15 scoppiettieri a cavallo. [5] Userai dunque diligenzia in scriverlo per peli e per segni e mandera’ne a noi la scrittura acciò lo possiamo rassegnare con quella; e tutto farai con diligenzia e prestezza sollecitandolo al venire e al levarsi presto, perché della presenzia sua ce ne è somma necessità per le cose che ogni giorno occorrono in quello di Pisa. [6] Vale.

142

[1] Hyeronimo de Corbinellis Capitaneo et Commissario Cortonae.

[2] Per lo Ofizio de’ Dieci piú dí sono e per ambasciadori di cotesta comunità largamente ci fu fatto intendere quello medesimo che al presente per questa tua de’ 22 del presente ci scrivi circa alla insolenzia di quelli fuorausciti di Montepulciano che abitono a Valiana; e giudicandola cosa per dovere fare scandolo, deliberamo provedervi e cosí ne promettemo allo ambasciadore e a’ Dieci che ce ne parlorono. [3] E veramente noi lo aremo digià fatto se non fussino le molte occupazioni le quali ci sopraffanno e non ci permetteno cosí espedire le cose come sarebbe conveniente e come noi iudichiamo necessario. [4] Ma esaminato al presente questa tua lettera, ci siamo ad ogni modo resoluti provedervi in qualche parte; il che per potere fare piú iustificatamente e con piú satisfazione nostra, voliamo che per la prima tua ci avvisi che numero di uomini è in Valiana di questi Montepulcianesi e chi sono quelli che sono notati piú scandolosi e di male affare o piú sospetti per alcuno conto, mandandocene nota particulare; la quale aúta che areno, pensereno ad ogni modo a qualche buono espediente.

[5] Questa mattina per lettera del commissario di Livorno intendiamo Vitellozzo essere partito da Piombino con tutto lo esercito e solo vi ha lasciato don Michele alla guardia con certa quantità di fanti; e se ne è ito alla volta di Roma. [6] E perché facilmente lui potrebbe pigliare qualche altra volta, ti avvisiamo di questa sua levata acciò tenga qualche spia ne’ luoghi oportuni per intenderne la verità e presentire li andamenti suoi, quando pure si volgessi altrove, e potercene dare avviso, e fare appresso quelle provisioni che secondo la necessità ti occorressino. [7] E in questo non mancherai di diligenzia dandone avviso ad Arezzo, a Castiglione e dove fussi altrove di bisogno.

143

[1] Laurentio Nigro Capitaneo Campilie. [2] Die dicta.

[3] Restiamo avvisati per questa tua ultima de’ 23 della volta che ha preso Vitellozzo con le sue genti e quanto sia seguíto del Conte di Monte Ag<n>ana e dell’altre cose pertinenti a Piombino e di tutto ti commendiamo. [4] E quanto alla spesa fatta per a Bibbona, ci è parso averla allogata bene, ancora che Vitellozzo si sia discostato, perché né in quello tempo né ora si possono bene prevedere e’ disegni suoi; e però lo stare bene provisto fu sempre utile, nonostante che intendiamo come in su la giunta di Cesare, e’ Pisani avendo fatto certa preda, lui la riscattò. [5] Altro non ci occorre per questa, salvo che ricordarti che, nonostante la partita di Vitellozzo, tu seguiti nella medesima diligenzia per la salute di cotesta terra e delle cose di costà. [6] Vale.

144

[1] Dominico de Pandulfinis Larii Vicario. [2] Dicta die.

[3] Con questa tua di ieri mandata per fante a posta s’è ricevute lettere dal commissario di Livorno: di che ti commendiamo. [4] Né ci occorrerebbe altro se non che noi siamo avvisati da Rasignano come certi cenni, che si debbono fare in cotesto luogo sentendo e’ Pisani fuora, non si fanno, onde spesso ne nasce qualche disordine; e però ti ricordiamo che t’intenda con detto commissario di Rasignano e con lui ti componga de’ cenni si debbono in simili casi fare e dipoi li farai osservare e attendere con diligenzia. [5] Vale.

145

[1] Laurentio Nigro Capitaneo et Commissario Campilie. [2] Die dicta.

[3] Restiamo avvisati per questa tua de’ 27 prima e dipoi per la de’ 28 e a bocca da el Pace da Scarperia a pieno delle cose di costà cosí di cotesto luogo come di don Michele e di Vitellozzo e tutto ci satisfa. [4] E quanto alla suvvenzione o alla paga che ’l Pace ne ha ricerca, ci di­spiace lui essere venuto qui avanti el tempo; pur nondimanco come etiam a lui si è detto, noi non siamo per mancare loro, ma per valercene o costí o altrove in ogni modo; il che tu potrai referire a Vangelista, esortandolo a fare suo debito perché non siamo per lasciarlo indreto. [5] E quanto al mandato di Rinieri e Pietro Pagolo della Sassetta ci pare che dissimuli lo avercene scritto e che dica, non avendo commissione da noi, tu non sapessi che te li respondere né in che pratica entrare con loro. [6] E cosí destramente come da te mosterrai che sarebbe bene, quando pure e’ volessino riconciliarsi con questa Signoria, che mandassino uno a noi a farsi intendere e chiedere, e che qui li potrà essere piú largamente risposto etc.; e quando alla giunta di questa la cosa fussi sopita e il mandato loro se ne fussi tornato indreto, non la desterai altrimenti: perché invero la inimicizia che Rinieri ha tenuta con questa città da buon tempo in qua fa che qui non si può credere guadagnare molto della pratica sua; e però ti governa come è detto.

146

[1] Tommasio de Baroncellis Castrocaro. [2] Die primo octobris 1501.

[3] Egli è buon tempo che per li antecessori nostri si è inteso e’ di­sordini di cotesta provincia e li sinistri modi che si tengono per alcuni scandolosi e di mala vita, e a tutto si è sempre giudicato buon rimedio qualche forza, come sarebbe un bargello o simile instrumento, che potesse dare in su la testa a chi non volessi stare a’ termini delli altri; il che non si è fatto per non lo avere permesso le molte spese che di continuo sono soprastate a questa città. [4] Per la quale cosa, circa a quello ci scrivi per la tua de’ 22 del passato, non possiamo repricarti altro se non maravigliarci della insolenzia di quelli Zoli e del cattivo esemplo che noi aviamo preso, pensando come un altro che ci volessi tôrre cotesta terra potrebbe ad ogni sua posta, avendo quelli potutosi accostare costí sanza essere visti e dipoi preso una porta e a loro piacere entrati drento e ritrattisi. [5] Il che non arebbono possuto fare se fussi le guardie in su le torri come si sogliono sempre tenere, o se la oca fussi stata desta a scoprire chi viene, come sarebbe conveniente; e perché queste cose non si debbono fare, non possiamo se non biasimare chi si truova in cotesto luogo, che non pensa di quanta importanzia sia cotesta terra e non considera quali vicini noi vi abbiamo. [6] E però noi t’imponiamo dia ordine o che nella rocca o che nella terra si faccia tutto el giorno velette che faccino cenno di chi va e chi viene, acciò che tu sia un’altra volta a tempo a serrare la porta. [7] E per tornare al bisogno che tu mostri, e che in fatto è, di reprimere quelli scandolosi, non ci si vede per noi altro remedio che quelli ti sono detti di sopra; ma perché noi siamo nelle medesime spese che per lo addreto siamo suti, ci parrebbe che tu avessi a te chi rappresenta cotesti comuni tua sudditi, e vegga creando un bargello a che errata loro concorrerebbono. [8] E quando a noi ne tocassi una minima parte, penseremo ad ogni modo di sforzarci per far costí tale provisione giu<di>candola utile; e tu ci avviserai del seguíto. [9] Vale.

147

[1] Capitaneo et Commissario Cortonae. [2] iii octobris.

[3] Noi aviamo differito a questo dí el fare risposta alle tua de’ 29 del passato contenenti e’ casi de’ Multepulcianesi fuoriusciti e le prede fatte da loro, perché, importando questa cosa assai, ci volavamo fare drento buona resoluzione. [4] E in effetto ci siamo resoluti, intendendo come per tua ofiziali tu hai fatto sequestrare le dette prede, che séguiti di tenerle ad instanzia nostra insino a tanto che da noi ti fia fatto intendere quello voliamo esequisca, perché voliamo aspettare se da Siena ce ne è scritto alcuna cosa. [5] E perché noi desiderremo per lo avvenire porre fine a simili inconvenienti, sí per non cominciare di costà una nuova guerra, sí etiam per osservare quanto siamo obbligati per la tregua fatta ultimamente co’ Sanesi, ti commettiamo facci intendere vivamente a quelli Muntepulcianesi che si truovano a Valiano e a quelli Valianesi che seguono le pedate loro che, se non si astengono per lo avvenire da simili prede, noi mosterreno loro che ci dispiaccia; e dall’altra parte, quando e’ vivino quietamente, noi pensereno di usare inverso di loro qualche discrezione acciò che si possino sustentare in parte. [6] Né mancherai di diligenzia in questa cosa.

[7] Questa mattina ci è fatto intendere dal Capitano d’Arezzo come per uno suo uomo che torna da Orvieto li è suto significa<to> aspettarsi in quello luogo tutte le genti del Valentinese; e benché ci sia per via di Roma scritto quelle dovere andare alla volta di Camerino, nondimanco pensiamo che non sia da dormire ma da stare cauto e usare buona prudenzia per tôrre animo di malignare a chi pure ne avessi voglia; e però terrai uomini in luogo che tu presenta li andamenti loro e, bisognando, ti possa provedere e a noi darne avviso.

[8] Postscripta. [9] Mandera’ci di nuovo, per la prima tua, nota particulare di quanti Moltepulcianesi abitono a Valiano e quante bocche sono in tutto; e rispetto allo avviso aúto da Arezzo, di che ti abbiamo dato notizia, ci pare facci comandare uno uomo per casa in tutta la tua iurisdizione, che stieno con le loro armi ad ordine per convenirsi armati ad un cenno dato in quello luogo e a quello effetto che da te si ordinerà; e questo ci pare da fare per di<mo>strare a ciascuno di essere ad ordine e non essere per essere giunti alla sprovista. [10] E se per tale preda avessi preso alcuno Valianese o Montepulcianese fuorauscito lo relasserai per questa volta. [11] Va<le>.

148

[1] Iohanni de Minerbettis Capitaneo Arretii. [2] Die dicta.

[3] Siamo avvisati per questa tua di ieri quello hai ritratto delle genti del Valentinese e di Vitellozzo, di che ti commendiamo; e benché noi siamo avvisati da lo oratore nostro che si truova a Roma dette genti dovere andare alla volta di Camerino, nondimanco si può dubitare facilmente di quanto ci scrivi, considerato e’ capi di detto suo esercito. [4] E per questo rispetto ti ricordiamo non manchi di tuo debito in fare quello ti è possibile per la salute di coteste cose nostre, avendo etiam buono riguardo a li umori della città e tenendo buona cura di chi entra e esce acciò che non possa ire attorno alcuna pratica di cattiva natura. [5] Rinfrescherai appresso e’ comandamenti fatti altra volta che uno uomo per casa della tua iurisdizione stia ad ordine con le sua armi per trovarsi ad un cenno dato in quello luogo dove tu ordinassi; e cosí non mancherai di fare ogni viva provisione per dimostrare apertamente che altri non dorma, anzi si attende ad ovviare a’ maligni disegni che da’ nimici nostri si facessino. [6] E seguirai di tenere uomini fuora per intendere giornalmente li andamenti di dette genti. [7] Vale.

[8] Postscripta. [9] E’ ci è fatto intendere come Bernardino di ser Cristofano Valiani di costí tiene pratica col Valentino, e a’ giorni passati si tran<s>ferí a Vitellozzo con ordine, ogni volta si appressassino, dare una porta di cotesto luogo: sí che usa buona avvertenza in veghiarlo e le sue pratiche, e parendoti da farne provisione vivamente la farai né mancherai di diligenzia.

149

[1] Commissariis Pistorii. [2] iii octobris 1501.

[3] Per la vostra di stamane intendiamo qualche cosa che ci è assai dispiaciuta come è volere e’ Panciatichi del piano insignorirsi delle nostre fortezze di Seravalle. [4] E tanto piú ci dispiace quanto e’ ci pare che le vostre lettere non scuoprino bene la mente vostra usando voi in esse questi termini proprii: [5] «E’ ci è fatto intendere che quelli della parte panciatica che tengono una delle fortezze di Seravalle tengono pratica di tôrre la rocca al Castellano di vostre Eccelse Signorie e che vi usano piú persone etc.»; tale che, restando questo avviso mozzo, non ci pare conveniente né degno di noi, sendo ragionevole che ’ commissarii nostri non si riserbino alcuna cosa, ma scrivino largamente quanto intendono. [6] E però sarete un’altra volta piú diligenti e avviserete piú particularmente e daretevi ad intendere meglio. [7] Noi, con tutto questo, aviamo aúto a presso chi rappresenta qui la parte panciatica e ammunitoli del caso soprascritto: a che si sono mostri nuovi, e hannoci con ogni efficacia promesso di farci buona provisione e tale che noi ne restereno satisfatti. [8] Ammunimolli oltra di questo che volessino essere piú pronti nel dare e’ sodamenti e adempiere la forma de’ capituli ultimamente fatti acciò che una volta le cose loro terminassino: promissono farlo. [9] Bene è vero che mostravono dubitare della insolenzia di molti sbanditi che godono nella confusione e volentieri fuggono la pace. [10] Noi vi aviamo piú volte sollecitati allo assetto di coteste cose; e perché voi potessi qualche volta usare l’autorità vostra, vi accresciemo forze: e di nuovo ci pare necessario confortarvi al medesimo e ricordarvi che non potendo concludere quello che voi pensassi essere ragionevole, vi facciate vivi e mostrate el viso a chi si opponessi, come per lo adrieto suole essere suto el costume vostro nelle altre commissioni; di che sempre avete aúto onore. [11] Penserete etiam che non si può stare in su la spesa e che si desidera tanto piú per lo universale della città cotesto assetto. [12] Valete.

150

[1] Prioribus Pistorii. [2] xviii octobris.

[3] Per non mancare di tutte quelle cose che noi giudichiamo necessarie allo assetto e perpetua quiete di cotesta città, inteso massime el buono animo e disposizione perfetta di vostre Magnificentie, come una loro de’ 15 ne ha significato, mandiamo di nuovo commissario nostro in cotesta città el magnifico e prudente cittadino nostro Niccolò Valori, uno del numero de’ nostri venerabili Collegi, al quale aviamo commesso referisca a vostre Magnificenzie la intenzione nostra. [4] E però voliamo li prestiate indubitata fede di tutto quello che per nostra parte da lui vi fia esposto. [5] Bene valete.

151

[1] Commissariis Pistorii. [2] xviii octobris 1501.

[3] Per dare piú reputazione a le forze che nuovamente si sono mandate costí e ordinate per lo assetto di cotesta città, ci è parso mandarvi etiam uno del numero de’ nostri venerabili Collegi, Niccolò Valori, el quale, insieme con voi prima parli alcune cose a cotesti Magnifici Priori, e dipoi tratti e esequisca con voi tutte quelle cose che alla giornata occorreranno per la composizione e mantenimento di coteste cose nostre.

[4] Patens.

[5] Desiderando noi che le controversie e mortali inimicizie, le quali piú tempo sono veghiate e veghiano nella nostra città di Pistoia, suo contado e distretto, terminino e riduchinsi le cose al bene e quieto vivere, ci è parso deputare commissario generale in detta città, suo contado e distretto, el magnifico cittadino nostro Niccolò Valori, uno del numero de’ nostri venerabili collegi, con amplissima autorità di potere fare tutte quelle cose che a quiete di detta città si possono per noi operare e ordinare. [6] E però v’imponiamo e comandiamo li prestiate non altrimenti ubbidienza, che se alla presenzia questa Signoria vi comandassi. [7] Valete.

152

[1] Commissariis Pistorii. [2] Die 26 octobris.

[3] La importanzia delle cose di costà, secondo che da Niccolò Machiavegli ci è suto questa mattina esposto, consiste nello riavere la obbedienzia cosí di quelli che abitano la città come di quelli che abitono el contado. [4] E perché, secondo la relazione sua, voi giudicate cosa importante disporre e’ contadini alla obbedienza, di quelle cose massime che si hanno a trattare al presente (come restituzioni di poderi e di grani e d’altre cose da restituirsi, secondo la forma de’ capituli), per essere detti contadini usi a non ubbidire alcuno e a vivere al loro modo, e come di questo voi ne avete veduto qualche segno, per non avere voluto ricevere qualcuno de’ legittimi padroni in casa loro; la quale cosa parendo etiam a noi importante e atta a disordinare, giudichereno che fussi molto a proposito, come etiam voi disegneresti, fare alloggiare fra detti contadini un cento uomini d’arme. [5] Ma non ne avendo al presente la commodità e però non possendo usare questo espediente, ci piacerebbe che si ricorressi all’altro: come sarebbe di vedere se, sotto qualche colore onesto di qualche depredazione in su quello di Pisa, o sotto qualche nuovo disegno, come da la prudenzia vostra potrebbe essere ordinato, si potessi per uno 6 o 8 dí, trarre Franco del piano con 200 uomini, e quello de’ Dragucci della città con altanti. [6] E per questa via si verrebbe a fare divertire lo animo loro da coteste guerre civili, e a poco a poco assicuralli nell’altre fazioni, tanto che si dessi loro condotta. [7] E questo rimettiamo nella prudenzia e arbitrio vostro, cosí el modo del tentarlo, come el disegnio di quello si avessi a fare; e ogni volta ce ne avviserete, saremo per aiutare e colorire quanto da voi fussi disegnato. [8] E se vi paressi da muovere con loro, cosí con Francesco come con el Draguccio, di condurli, l’uno con cavalli, l’altro con fanterie, lo rimettiamo etiam in voi, perché siamo per farvi onore di tutto quello che intorno a questa parte da voi fussi ordinato. [9] Ma in questo mezzo che si penassi a condurre questa cosa, pensiamo che unico rimedio sia lo attendere a riordinare la città drento, e che torni piú Panciatichi sia possibile, e attendere a comporre tutti li offizi e assettare ogni altra cosa che fussi necessaria a fare vive le sue entrate; e, per fare questo, non si curare di entrare cosí ora nelle cose particulari del contado, dove voi monstrate essere dubbio el tentare la riputazione, ma confortare a pazienzia ciascuno che ve ne richiedessi, e al tutto badare alle cose di drento; perché, tornati fieno e’ Panciatichi in buono numero, di che si fa continuamente opera da noi, e fermi li offizii tutti secondo li capituli, pensiamo che ’l contado fia facile a maneggiarlo, perché e’ cittadini e cotesti Priori ve ne aiuteranno. [10] A’ quali noi scriviamo la alligata in quella sentenzia che ci pare piú commodo per disporli allo assetto di coteste cose.

[11] Ma perché noi intendiamo dua accidenti essere per darvi di­sturbo a tutto quello trattate o fussi per trattare al presente costí, el primo è un Veri contadino panciatico, che voi avete nelle mani, el quale è richiesto da’ Panciatichi e all’incontro e’ Cancellieri ne vorrebbono uno che piú mesi sono fu preso da Peccione e menato in Pisa; l’altro accidente è quella casa che è in sul canto di San Paulo, nella quale el Draguccio pretende avere ragione, e Palamides vorrebbe li fussi restituita, etc. [12] E quanto a Veri prigione, avendo inteso prima per piú vostre lettere e dipoi per Niccolò Machiavegli el caso come è seguíto, ci dà solamente molestia che voi, Filippo e Antonio, aviate promesso, per trarlo delle mani de’ Canciellieri, non lo rendere a’ Panciatichi se non seguiva la restituzione di quello che li avevono in Pisa; perché se non fussi questa promessa fatta da voi, non veggiamo la cagione perché e’ Panciatichi non avessino a riavere el loro uomo; ma volendo noi servare lo onore vostro e dall’altra parte levare questa pietra dello scandolo, vorremo pensassi donde si potessi trarre quella taglia per riavere quello di Pisa, che sentiamo non passa la somma di 50 ducati; e, quando la si potessi trarre da lo universale de’ Panciatichi ci piacerebbe; e crederremo vi riuscissi, quando avessi quelli capi a voi e massime quelli per chi si fa piú la pace, e monstrassi loro che non volessino sí piccola e leggieri cosa la guastassi. [13] Pure, quando questo non si potessi fare, noi rimettiamo in voi di trovare el modo donde si abbino a trarre questi 50 ducati, e etiam con qualche carico nostro, e sempre lo approverreno: perché avendo speso tanto infino a qui, non vorremo che sí leggieri cosa o sturbassi o potessine essere allegata cagione; e però ci pensate, e rispondete. [14] E quanto alla casa, quando voi potessi concederla a’ Panciatichi secondo la forma de’ capituli, sanza opinione che la dessi sturbo, ci piacerebbe; quando che no, ci pare che voi concediate ad ogni modo detta casa a Palamides, e li facciate tale concessione per un 3 o 4 mesi con promessione a el Draguccio di non li derogare alcuna cosa delle ragioni sua, né etiam alla forma de’ capituli: a che lui doverria cedere, e questo perché non vorremo questa cosa impedissi el ritorno de’ Panciatichi, in su che fondiamo lo assetto di coteste cose. [15] E cosí v’ingegnerete questa e quell’altra cosa che è per fare inconveniente di risolverla; e soprattutto fermare il punto che le cose drento di cotesta città piglino sesto, e per fare questo, temporeggiare con tutte l’altre, le quali si potranno fare facili, sendo ferma quella.

[16] Noi non desideriamo manco di voi che ’l Vescovo torni, e non sapemo la venuta sua costí prima che da Niccolò Machiavegli; e perché ne venga, li scriviamo dua lettere, e ve le mandiamo con questa: l’una lo conforta al venire, l’altra gliele comanda; quella che lo conforta è contrassegnata con una croce in questo modo: †; quella che li comanda, non ha contrassegno; e però voliamo che subito li consegnate quella che lo conforta al venire; e quando fra 24 ore, e’ non montassi a cavallo, li presenterete quella che liene comanda, e crediamo ubbidirà.

[17] Né ci resta altro in risposta a quello che da Niccolò ci è stato esposto. [18] Voliamo confortarvi a non mancare dal canto vostro; e perché detto Niccolò ci disse come voi avevi ragionato che sarebbe bene uno di voi cavalcassi ogni dí fuora con coteste genti, e per rimediare ad inconvenienti e per gastigare chi paressi a proposito e che lo meritassi, e per darsi reputazione, ci piacerebbe assai questo disegno fussi messo in atto, per giudicarlo molto utile; e però vi confortiamo a farlo, e massime quello che di voi si sente piú atto a simile cosa; né vi vediamo drento altro che reputazione.

[19] Poiché voi ci dite per queste ultime vostre che con difficultà si trarrebbe la paga da cotesti Priori per il Signore da Monteaguto e Ambruogio Corso, non voliamo manchiate di promettere all’uno e l’altro di fare il debito e provederli; e avanti l’uscita nostra c’ingegnereno farlo, anzi lo fareno a ogni modo. [20] Nondimanco, se voi li potessi far vivi di costà, secondo l’ordine scrittovi per altra, non voliamo manchiate della opera, iudicandolo a proposito. [21] E bene valete.

153

[1] Episcopo Pistoriensi. [2] Die 26 octobris.

[3] Volendo noi conferire con la Signoria vostra alcune cose pertinenti a cotesta città di Pistoia, acciò che in quello Vostra Signoria potessi fussi favorevole a li disegni nostri, trovamo quella essersi transferita costí, tale che noi restiamo privi di potere comunicarle di bocca quello era il desiderio nostro. [4] Né per questo volendo mancare a noi medesimi né alla quiete di cotesta città, ci è parso volere gravare la Signoria Vostra di questo, che la sia contenta subito, e sanza mettere tempo in mezzo, transferirsi qui per intendere lo animo e disegno nostro; che non fia solum proficuo a noi, ma etiam fia mezzo a fare che la Signoria vostra si vaglia di quello tanto le fussi suto occupato delle sua possessioni; e però sia contenta venire subito.

154

[1] Commissariis Pistorii. [2] Dicta die.

[3] Avendo dopo la tornata di Niccolò Machiavegli ricevute dua vostre lettere, né per ancora aúto alcuna risposta di quello vi si scrisse dopo la giunta sua, ne stiamo con qualche ammirazione. [4] Pure non manchiamo di speranza che per voi non si operi al possibile in benifizio di cotesta Città; né in risposta alle due vostre de’ 26 occorre altro, se non dolerci del caso seguíto tra quelli dua borghesi. [5] La quale nuova subito che avemo, facemo fare buona provisione per lo Offizio delli Otto e scrivemone al Borgo, e questo dí ne aviamo dato a Piero Guicciardini, che va là commissario, particulare instruzione. [6] E quanto alle forze che voi desiderate vi sieno mantenute, per giudicarne el medesimo ancora noi, e per non avere alcuno remordimento di conscienzia di non avere proveduto etc., vi mandiamo per il presente cavallaro la paga per Ambruogio Corso e per il signore Francesco da Monteaguto, in quello numero di danari che per una polilza che fia nello legato vedrete; e voliamo li paghiate detti danari in quello modo giudicherete essere piú proficuo; e perché a dette due paghe mancherà cinquanta ducati, facciamo conto vi serviate di quelli vi mandamo per conto delle biade. [7] E cosí voliamo facciate. [8] Piaceci sommamente intendere per l’ultima vostra che dua di voi sieno cavalcati a rivedere le fortezze e se le si riducono a modo onesto; e vi con­fortiamo a seguire come ci promettete fare. [9] E di nuovo vi ricordiamo che aviate per primo obbietto lo assettare e ridurre a buon termine le cose drento di cotesta città, perché, composte quelle, el contado non devierà né potrà deviare da li ordini suoi. [10] E di questo se ne accordano e’ dua oratori venuti nuovamente, co’ quali aviamo discorso ad lunco e ragionato delle guardie necessarie e del modo del pagarli, e di tutto si farà buona resoluzione, come al tempo vi sarà fatto intendere. [11] Altro non ci occorre, se non ricordarvi come ci fia gratissimo che ogni sera almanco voi particularmente ci scrivessi di tutte le cose che fussino el giorno successe. [12] Bene valete.

[13] Postscripta. [14] Abbiamo la vostra di stamani responsiva all’ultima nostra, e con piacere grandissimo intendiamo le cose di costí procedere bene. [15] Né possiamo credere che la difficultà delle possessioni per la prudenzia vostra non si risolva e che non vi si pigli qualche sesto, procedendo le cose della città in quella forma scrivete; a che voi non mancherete per essere il capo principale secondo ogni omo. [16] Stiamo con qualche ammirazione che circa al Vescovo voi non ci rispondiate alcuna cosa, perché desideriamo ad ogni modo si levi di costí. [17] E però, quando non lo avessi fatto, li presenterete le nostre lettere nell’ordine vi scrivemo, e risponderetene.

155

[1] Commissariis Pistorii. [2] Die 29 octobris 1501.

[3] Ieri vi scrivemo quanto ci occorreva e vi mandamo per Filippo, cavallaro nostro, la paga per el signore Francesco da Monteaguto e per Ambruogio Corso, manco 50 ducati, e vi demo ordine prendessi quelli vi avamo mandati per comperare biade. [4] Questa, solo per farvi intendere come dipoi fu a noi uno priore da parte del Vescovo di costí, e ci ricercava che potessi fare l’Ognissanti in cotesto luogo; donde che noi li scrivemo subito di nuovo che tornassi a noi. [5] E perché noi desideriamo sommamente che torni, ci è parso a cautela di nuovo scriverli la alligata, la quale li farete presentare quando voi non lo vedessi ad ordine al venire. [6] Né mancherete etiam, bisognando, fagli intendere di bocca che, non venendo, questa Signoria si terrà male contenta di lui.

156

[1] Episcopo Pistoriensi. [2] Die dicta.

[3] Importando quanto fa la venuta vostra in Firenze per parlare con voi di molte cose a proposito di cotesta città, stiamo di malissima voglia che voi ancora non siate comparso avanti a noi; e per non mancare di nostro debito, vi facciamo di nuovo intendere la volontà nostra, quale è che voi siate per tutto dí domani, che saremo a dí 20, dinanzi a questa Signoria; né farete in questo renitenzia alcuna, per quanto avete caro la grazia nostra.

157

[1] Petro Guicciardino Commissario Burgi Sancti Sepulcri. [2] Die primo novembris.

[3] Noi sareno brevi, perché, non avendo ancora da te lettere che particularmente ci avvisino delle cose di costà, non ci occorre molto che scriverti; e solo ti scriviamo la presente per commodità dello apportatore dal quale ricevemo lettere di Francesco Guiducci tuo antecessore. [4] E perché noi esisti<mi>amo che da quello tu sarai suto raggualiato delle cose di costà e de’ sospetti ci scrive per le genti di Vitellozzo etc., aspettereno lo avviso tuo; e secondo quello ci governereno, faccendo tutti quelli provedimenti che al presente ci fieno possibili per ostare a chi cercassi malignare, ancora che noi non dubitiamo d’una guerra ordinata ma piú tosto di qualche scorreria o furto di qualche nostro luogo; a che sappiamo che colla prudenzia saprai ovviare benissimo. [5] Né ci occorre altro, perché attendiamo tua lettere come si è detto. [6] Vale.

158

[1] 9 novembris 1501. [2] Esamina di Alfonso del Mutolo. [3] Die 9 novembris 1501. [4] Per Alfonso del Mutolo.

[5] Che provisione avea da’ Viniziani? 8 o 9 ducati il mese. [6] Quando si fe’ l’appuntamento, con che provisione vi si rimase lui o Gorlino Albanese e messer Bastiano? [7] Disse con la provisione dava loro la Signoria di Pisa, e che sapeva le cose come soldato.

[8] Quando Pagolo Vitelli prese Stampace, che fec<i>ono li altri soldati di Pisa? [9] Disse non era da Stampace.

[10] Se si sarebbe, preso Stampace, entrati in Pisa? [11] Disse di sí, e che, se ’ nostri andavano innanzi, Pisa era nostra; né sapeva se la Signoria si avea pratica con el Capi<ta>no, ma mandò uno frate a Pagolo ad offerirli; e non fece conclusione.

[12] Quel che andava, innanzi e indreto, faccendo Bastiano da Cremona? [13] Disse che non lo sapeva.

[14] Se il Duca di Milano porse aiuto? [15] Disse non sapere.

[16] Se aveano aúto danari da’ Viniziani? [17] Disse di no.

[18] Per che cagione e’ Pisani stanno duri e in che sperino? [19] Disse che li fa stare duri la desperazione.

[20] Che disegno abbino con Vitellozzo? [21] Dice che Vitellozzo dice avervi in pugno, e che dà danari di suo a’ balestrieri e a’ fanti.

[22] Che disegno ebbono quando andorno alle Pomarancie? [23] Disse che Vitellozzo scrisse loro che ora era tempo fare buona guerra e che, se riusciva avere Pomarancie, volevano ire a Cascina.

[24] Se il Duca Valentino gli ha aiutati? [25] Dice che hanno aúto buone promesse.

[26] Come si governi Pisa? [27] Che, fra ’ contadini, Matteo di Gaddo e Antonio del Pampana era loro capi; che ’ contadini si diportono meglio che ’ cittadini per seminare e non pagare a li cittadini.

[28] Che ’l vino vale 3 lire e il sacco del grano 6. [29] Quando uscirno ora di Pisa, chi li guidava? [30] Disse el Cienga che sta a Palaia, el Pelato e Mancino Berzighella.

[31] Come è restato gente in Pisa? [32] Circa a quaranta cavalli e, per capo, Vincenzio da la Chiostra, e che loro capo nello ire ad Aliga era el Berzighella.

[33] Tarlatino come ha danari? [34] Pochi, e quelli che li ha, della preda de’ compagni. [35] E che non vi è persona altri per conto di Vitellozzo, el quale li ha serviti di 500 ducati per volta.

[36] Aspettono altra gente di Vitellozzo? [37] Disse che no.

[38] Che speranza è la loro? [39] Disse Iddio e la Vergine Maria; e che l’altro dí si diceva si avea a fare pace per mezzo di Piero de’ Medici.

[40] Che pratiche si avea co’ Pistolesi? [41] Disse che vi era v<e>nuto uno Piero Inviso, vestito ad uso di cittadino.

[42] Come e’ sono d’accordo in Pisa? [43] Dice che non v’ha in su che c’intendere.

[44] Chi è de’ primi che governi Pisa? [45] Guido Papponi, Michele Mastiani e uno de’ Lanfreducci sono in buona estimazione.

[46] E’ contadini si stanno per le case loro, de’ cittadini, e non pagono.

[47] Che Vitellozzo si ripara in casa di Piero di Pone.

[48] Che Morello della Mirandola è in Libbrafatta con 30 o 40 fanti.

[49] Che a fare lo sforzo loro non uscirebbe fuori, di fanti buoni, 600 fanti.

[50] Che de’ Franzesi, quando vennono a campo, ve ne entrò da mille a bere.

159

[1] Che favori ebbe quando fuggí delle Stinche?

[2] Che via tenne allo andarsene?

[3] Come e’ fu ricevuto in Pisa, e se vi fu a sospetto?

[4] Come Pisa si è retta poi, e come la si regge oggi?

[5] Chi ha piú credito in Pisa?

[6] Chi li sovviene?

[7] Come stanno circa le vettovaglie?

[8] Le pratiche loro o vero consigli che fanno? [9] Di quante sorte sono, e chi v’interviene? [10] E in chi si ristrigne le cose secrete?

[11] In quello sperono al presente e particularmente circa li Italiani, cosí suddito, soldato, come vicino o altro, come Viniziani?

[12] Quello che ha referito chi è tornato dallo Imperadore, e che pratiche hanno tenuto seco, o che convenzione fatte?

[13] Quello travàglino co’ Genovesi al presente, e quanto è che li abbino aúti da loro?

[14] Che promesse abbino da’ Viniziani?

[15] Che aiuti da’ Lucchesi e che promesse o aiuti abbino da Pandolfo?

[16] Se da’ soldati nostri sono avvisati di alcuna cosa nostra, o se tengono pratica particulare con alcuno?

[17] Quando andorno in corso co’ brigantini, chi e’ ruborno, dove e quanto?

[18] Quanto bestiame resti loro, e dove lo tenghino?

[19] Quanto e’ semineranno questo anno, e dove?

[20] Se da quelli di Val di Calci, di Buti o di Calcinaia o altri ritornati hanno avviso alcuno, o sono suvvenuti di alcuna cosa?

[21] Quanti cavalli sono in Pisa, e quanti ve ne è de’ forestieri?

[22] Quanti uomini in Pisa vi sono da portare armi, e quanti ve ne è de’ buoni da discostarsi da la terra a fare una fazione, e quanto popolo o vero anime facci Pisa?

[23] Quanti soldati a piè vi sono forestieri?

[24] Quanti ne è pagati in fra forestieri e terrazzani, e ogni quanto tempo e donde vengono e’ danari?

[25] Questi prigioni che si ritengono, che alterazione fanno in Pisa, che umori sono in Pisa circa le inimicizie o le amicizie loro, e che effetti sieno per fare?

[26] Che modi, oltre a quelli che si tengono, si potrebbono tenere ad offendere piú e’ Pisani e ad ultimare questa impresa?

[27] Se li hanno abbandonato le pratiche con Spagna, e se furno mai d’accordo a rimettersi in quel Re, etiam che volessi rimetterli sotto loro?

[28] Se tengono pratiche con Francia, e che di nuovo abbino di là?

[29] A chi li hanno dati e’ salvocondotti de’ nostri per bestiame o per altro?

[30] Quel che vi faccino e’ fuoriusciti genovesi, quanti ve ne è, e che speranza li stieno, e se li ànno ricerchi di cosa alcuna?

160

[1] Primo capitolo

[2] Piero di Giovanni d’Agostino di Galeata udí dire da Santone di Valbona, che piú anni sono Barignone insultò etc., e disse essere vero quello che nel capitolo si contiene. [3] La cagione disse non saperla.

[4] Bartolomeo di Francesco d’Aversare disse essere vero, ma che Barignone detto fu preso a Faenza e restituí le bestie e pagò 200 fiorini per lo omicidio. [5] E disse Barignone avere fatto questo perché el Conte aveva voluto fare pagare certe pene d’una tregua indebitamente.

[6] Simone di Bartolomeo affermò quasi quello che Bartolomeo disse di sopra.

[7] Baldassarre di Mercatino affermò essere vero quello che nel capitolo si contiene, ma disse non sapere la cagione.

[8] Secondo capitolo

[9] Piero di Giovanni disse essere vero, ma che questo aveva fatto Barignone perché era creditore di Graziano; e che ’l capitolo di Castracaro accordò la cosa infra lui e il nipote di Graziano.

[10] Bartolomeo disse essere vero, e essere stato lui con Bariglione a questo effetto, e che Filippo dell’Antella l’aveva accordata d’accordo con li uomini di detto Conte.

[11] Simone di Bartolomeo affermò essere vero quello che ’ soprascritti testimonii dicevano, e disse d’udita.

[12] Baldassarre affermò quello che Simone.

[13] Terzo capitolo

[14] Piero di Giovanni affermò essere vero quello che nel capitolo si contiene, per averlo udito. [15] E disse non sapere la cagione.

[16] Bartolomeo di Francesco, che fu vero che Barignone ferisse Cristofano, ma non ruppe tasse e non rubò; e questo fece per un campo li era suto tolto da el Conte di Soiano, e che ne furno innanzi a Filippo dell’Antella.

[17] Simone di Bartolomeo intese quello si contiene nel capitolo essere vero, e essere nata la differenza per certe pezze di terre.

[18] Baldassarre disse avere udito per vero quello che nel capitolo si contiene.

[19] Quarto capitolo

[20] Piero disse non sapere niente.

[21] Bartolomeo disse non sapere.

[22] Simone disse avere inteso per vero ciò che in detto capitolo si contiene.

[23] Baldassarre disse non si ricordare.

[24] Quinto capitulo

[25] Piero disse non sapere.

[26] Bartolomeo disse non sapere.

[27] Simone disse non sapere.

[28] Baldassare disse non sapere.

[29] Sesto capitolo

[30] Piero di Giovanni disse essere vero quello si conteneva in detto capitulo, secondo aveva udito, e questo essere suto perché un nipote d’Antonio aveva rotta una fede con Agnolo da Culiano, la quale fede aveva in mano detto Ferantino.

[31] Bartolomeo di Francesco disse come Piero incirca, e parte ne avere vedute.

[32] Simone disse come Piero, e parte ne avere vedute.

[33] Baldassarre affermò il detto di Piero, ma disse per udita.

161

[1] Antonio Iacomino et collegae Commissariis Pistorii etc.

[2] Per rispondere a questa ultima vostra delli 8 del presente, responsiva a piú nostre, vi facciamo intendere circa la nuova paga da darsi a cotesti fanti in calen di gennaio prossimo, quello medesimo che per altra vi si scrisse: di che stiamo di buona voglia confidandoci nella diligenzia e autorità vostra, esistimando non ne aviate a mancare, etiam quando e’ bisognassi purgare quelli umori che malignamente vi potessino ovviare. [3] E quanto alla contenzione che è fra cotesti religiosi circa le compagnie dello Spirito Santo e Trinità, ci pare che l’ofizio vostro sia questa e ogni altra cosa che venga in controversia finirla e decidere con l’autorità vostra – e quanto piú presto la si finisce tanto fia meglio, perché nella lunghezza nasce sempre piú discordia per essere consuetudine di chi contende el cercarsi amici e fautori. [4] E però non pensiamo sia bene quello che può nascere dalla autorità vostra si rimetta al iudizio d’uno 1/3. [5] Pure sendo voi in sul fatto e inteso e per questa e per altre lo animo nostro, vedrete di fare quello che sia migliore espediente nelle cose di costà. [6] E alla parte di quello Antonio di Gualfante d’Aless<andr>o, non ci occorre altro da poi si truova in quella securtà che cercava; e quando ce ne ricercassi di nuovo, sappiamo come ce ne aviamo a governare. [7] Come a questi dí vi si scrisse, si manderà domani la paga a messer Bandino con ordine ne venghi a questa volta, per servircene in quelli luoghi dove fia necessario: sí che liene farete intendere acciò che cominci a rassettare le sua genti per essere presto. [8] E al signore Giovanni Antonio direte che la paga della condotta sua presto fia espedita. [9] E perché là è 40 balestrieri a cavallo pensiamo sia bene che mandi e’ sua uomini d’arme si truova costí al suo fratello signore Carlo, perché voliamo al presente mettere a cavallo lui e ogni altro condotto nuovamente da noi e dare a tutti la loro prestanza.

[10] Circa li casi di te, Antonio, replichiamo che non ti corre né preiudizio di tempo né d’altro, né ti correrà infino che dopo la giunta costí de’ nuovi rettori, tu possa venire qui per dua o 3 giorni a rimediare alli casi tua. [11] Valete.

162

[1] Laurentio Nigro seu eius successori, Capitaneo et Commissario Campiliae etc.

[2] E’ ci è suto fatto intendere per modo segretissimo e degno di fede come un prete detto ser Matteo da Bibbiena e cappellano di Vitellozzo è suto ne’ dí passati in Siena e di quivi è partito o veramente debbe partire di prossimo e andarne per cotesta via in Pisa; e di quivi medesimamente per cotesta via debbe ritornare a Siena. [3] E perché costui è uomo de’ nimici nostri, sommamente desiderremo averlo nelle mani; e per questo ti mandiamo el cavallaro presente e t’imponiamo facci d’intendere destramente se li è passato; e t’ingegni, all’andare, e, quando non fussi a tempo a questo, almanco ad el tornare da Pisa, farli porre le mani addosso. [4] Né ti fiderai di aspettarlo costí ma tenderai le reti in tutti quelli luoghi iudicherai a proposito, non mancando di diligenzia alcuna; e riuscendoti lo averlo nelle mani, lo terrai a nostra posta e dara’ne avviso subito; e cosí se intendessi alcuna cosa di lui. [5] Vale.

163

[1] Nicolao de Serraglis Vicario et Commissario Pisciae.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Con dispiacere si è inteso el caso seguíto a Monte Carlo, e tanto piú quanto el conestabole non ne manca di colpa. [4] Pertanto per nostra parte li scriverai sia contento volere guardare quel luogo e non cerchi di guadagnare con preiudizio nostro. [5] E perché noi aviamo qui assai prigioni pisani, desiderremo intendere appunto le qualità di coloro che sono rimasti presi, e li nomi loro; e quanto piú presto potrai, ce ne manderai nota. [6] E perché noi intendiamo, non lo avendo però di certo, che a Pisa sono venuti cavalli nuovamente, pensiamo se fussi bene alloggiare costí un 40 cavalli leggieri. [7] Pertanto, come da te, verrai ragionando di simile cosa co’ capi di cotesta comunità e di quello ritrarrai da loro, ci avviserai. [8] A Monte Carlo non si scrive altrimenti, perché voliamo che tu facci intendere al commissario quanto di sopra ti si commette. [9] Die 23 decembris 1501.

164

[1] Ioanni Berlingherio Potestati Castilionis Florentini.

[2] Avendoti scritto a di vii del presente quello che nello incluso esemplo si contiene circa li detenuti in cotesto luogo da te per la differenzia della Cristofana, figliuola di Piero da Brolio; e veduto questa mattina una tua citazione a Bastiano Ciuccio e Filippo e Carlo suo figliuolo significativa come per tutto xiiii di questo corre loro bando di ribelle per contumaci, non comparendo; e da l’altro canto avendoli noi fatto sodare di non partire di qui, ci pare che questa cosa proceda con poco onore nostro. [3] E però di nuovo ti imponiamo e comandiamo esequisca tanto quanto per la prefata nostra de’ 7 ti si scrisse, e oltre a quello non proceda per cosa del mondo in dare bando alli prenominati, perché stando qui a sodamento e per comandamento nostro sequirebbe la cosa con poco onore di questo nostro seggio per le ragioni dette. [4] E perché noi siamo meglio informati di cotesto caso, manderai subito qui il tuo cavaliere, obbedendo ad ogni modo a quanto ti si commette per la nostra de’ 7 perché quando differissi il farlo per qualunque cagione ci dispiacerebbe e saremo forzati farne demostrazione. [5] Bene vale. [6] xii ianuarii 1501.

165

[1] Magnifico generali Commissario Vulterrarum Antonio de Giacominis civi nostro carissimo. [2] A Volterra.

[3] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[4] Magnifice generalis Commissarie. [5] Poi che noi ti aviamo scritto la alligata, ci è parso significarti tutto quello aviamo inteso particularmente di alcuno di cotesti citadini. [6] E questo è come non molto tempo fa uno Piero di messer Benedetto, o monstrando di andare in Sicilia o che pure vi volessi andare, in fatto se ne andò in Pisa, dove stette piú di xx dí. [7] E chi referisce di costui, non lo fa se non uomo di spirito, e da avvertire le cose sue. [8] Ècci oltre a questo fatta relazione come uno ser Marchionne del Cagnazzo, Giovanni Zachi, ser Franceschino Contugi, Niccolao di Salvestro Mattonagi, e’ quali erano già rebelli nostri e dipoi, dal ’94 in qua, furono rimessi per intercessione di Piero Capponi quando fu costí Capitano, sono uomini non di buona mente, e che al presente si ricordono piú della iniuria dello esilio che del benificio dello essere ripatriati. [9] La qual cosa noi ti scriviamo sí per satisfare a noi scrivendoti tutto quello intendiàno delle cose di cotesta città, sí etiam perché noi desideriamo tre cose da te in questo caso: la prima, ci scriva per la prima tua della qualità e essere di questi cinque; secondo, se tu hai presentito mai alcuno loro andamento da sospettarne; 3o, quando fussino di qualità da dubitarne, che remedii ti occorrerebbono per nettare e’ segni e tôrre via e’ sospetti, sanza fare piú alterare li uomini, quando alcuno ve ne fussi.

[10] E perché ogni dí ci perviene alli orecchi generalmente come egli è costí chi tiene pratiche con el Valentino, chi con Vitellozzo, ti ricordiamo di nuovo lo avere avvertenza a chi va e viene, volendo vedere ciascuno in viso. [11] E quando intendessi alcuna cosa o di alcuna sospettassi, non ti sarà grave lo scriverne particularmente oltre al farvi quelli remedii subito che la cosa in sé meritassi. [12] Tu se’ prudente, e noi confidiamo assai in quella; e benché noi esistimiamo superfluo el ricordarti alcuna di queste cose, tamen lo facciamo per satisfare allo obligo nostro, come è detto.

[13] Ex Palatio nostro, die vii aprilis 1502.

[14] N. M.

166

[1] Magnifico Viro Antonio de Thibalducciis generali Commissario civitatis Vulterrarum, civi nostro carissimo. [2] Ad Volterra.

[3] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[4] Spectabilis civis noster etc. [5] Come per altra ti dicemo, noi aspetteremo che li ambasciadori di cotesta Comunità venghino e dipoi vedreno ad ogni modo saldare questa piaga fra loro e il contado: e se non totalmente, ad minus come le qualità de’ tempi ricercono. [6] E quanto alle fortezze e alli disordini loro, abbiamo commesso al Proveditore nostro che capituli tutti e’ bisogni de’ luoghi nostri di importanza: perché siamo di animo di farvi ad ogni modo provisione. [7] E tanto piú fareno questo, quanto noi intenderemo piú el particulare di bocca da el Proveditore di coteste rocche. [8] E perché tu ti possa valere del legname di Val di Cecina secondo la consuetudine, ne scriviamo a quello Vicario la alligata, imponendoli faccia circa la provisione di detto legname quanto tu li scrivi. [9] E tu li ricorderai a punto quello che tu vorrai che faccia.

[10] Al Castellano di Vada, che tu ci ricordi, è ordinato che da Livorno li sia mandato del grano. [11] Altro non ti possiamo scrivere, salvo che intendiamo per via del Borgo come Vitellozzo ha in punto tutta la sua artiglieria, e che fra 8 dí dovea con le sue genti e con quelle uscire fuori: dove a punto non ci scrive. [12] El quale avviso ci è parso darti come lo abbiamo, acciò vegga quanto maggiormente si debbe usare diligenzia per tenere ferma cotesta città. [13] Bene vale.

[14] Ex Palatio nostro, die 8 aprilis mdii.

[15] N. Maclavellus.

167

[1] Magnifico generali Commissario nostro Vulterrarum, civi nostro charissimo Antonio de Iacominis. [2] Volaterris.

[3] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[4] Magnifice vir etc. [5] Perché tu possa pigliare lo officio e fare qualche altra faccenda, siamo contenti che ti possa assentare di cotesto luogo per 4 dí; e cosí per questa ti diciamo. [6] Vale. [7] Ex Palatio nostro, die xvi aprilis 1502.

[7] N. M.

168

[1] Magnifico Commissario et civi nostro dilectissimo Antonio Thebald<uccio> nostro etc. [2] Volaterrarum.

[3] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[4] Magnifice Commissarie noster etc. [5] Del caso seguíto costí ultimamente e noi e e’ successori nostri, co’ quali oggi ne abbiamo parlato a lungo, ne abbiamo preso tanto dispiacere quanto di veruna altra cosa che da buon tempo in qua ci sia venuto a notizia, considerando da uno simil principio quanti mali potessino succedere facilmente; e non vorremo per cosa alcuna si avessi troppo spesso a correre simili accidenti, da’ quali può nascere dapoi cose molto piú gravi. [6] E però noi giudichiamo essere necessario che ci si ponga remedio e si posi questa controversia nata tra la famiglia del Capitano e e’ provigionati di cittadella, e ne scriviamo a te piú a pieno la intenzione nostra: la quale noi vogliamo che vivamente la facci intendere al Capitano, e mostrigli quanto ci sia suto molesto avere inteso che lui per una simil cosa abbi permesso si suoni a martello e si cominci a tumultuare in cotesta città, atteso la disposizione di questi tempi; e inoltre ancora abbi cominciato a cedolare quelli provigionati e messi in bando, parendoci che lui la corra troppo e consideri poco la natura della cosa, perché la doverrebbe esistimare pubblica e averne rimessa la determinatione a noi, perché cosí richiedeva l’onore nostro e il debito suo, avendo a procedere contro ad uomini inmediate sudditi e servidori nostri e deputati alla guardia della cittadella; di che lui non si ha a travagliare. [7] Tutto vogliamo che li significhi con queste medesime parole, e con piú efficaci, che ti occorressino in sul fatto. [8] E in spezie li farai intendere questo, che e’ posi ad ogni modo, perché noi vogliamo avvocare questa causa a noi; e di questo medesimo animo sono ancora e’ successori nostri. [9] Co’ quali s’è constituito che quello non potremo espedire noi, lo faranno loro; e tu attenderai a comporre questa cosa tra la famiglia sua e e’ provigionati; e mettera’ci ogni tuo studio e diligenzia, perché noi la iudichiamo cosa pericolosa e non vogliamo in tanti altri pensieri e sospetti nostri stare in gelosia da cotesta banda. [10] E se mai noi ricercamo da te fatica, diligenzia o prontezza nelle commissioni dateti, massime la ricerchiamo in questa cosa e sopratutto che chiaramente e bene facci intendere la intenzione nostra al Capitano, e di tutto il seguíto ci terrai diligentemente avvisati. [11] Bene vale. [12] Ex Palatio nostro, die xxviii aprilis mdii.

[13] N. Mach.

[Legazione a Giovanni Bentivoglio]

169

[1] Die prima maii mdii. [2] Domino Iohanni Bentivol<i>o.

[3] Illustris et excellens Domine etc. [4] E’ viene alla Signoria vostra mandato da noi lo spettabile Niccolò Malchiavelli, cittadino e Secretario nostro, per referirle alcune cose, quali ha avute in commissione da noi. [5] A che quella non li darà solamente fede, ma buona espedizione ancora, e secondo il desiderio nostro: del quale quando noi siamo compiaciuti, ne areno obligo eterno con la Signoria vostra, alla quale ci offeriamo.

[Scritti di governo]

170

[1] Magnifico generali Commissario in Chastris co<n>tra rebelles pisanos Antonio Thebalduccio civi nostro carissimo etc. in Castris. [2] Cito.

[3] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[4] Magnifice generalis Commissarie civis noster carissime etc. [5] Noi intendiamo per due tue lettere, delle quali l’utima fu data iermattina a xv ore, dove ti trovavi con lo esercito e in quanta mala disposizione rispetto al tempo; la qual cosa ancora che faccessi noi essere del medesimo dispiacere considerandovi dentro tutte quelle incommodità che tu prudentemente accenni, nondimanco avendo dipoi visto il tempo farsi migliore e piú trattabile, massime da ieri alle 16 ore in qua, pensiamo che abbiate rifrancato tutte quelle ore che iermattina la piova vi fece perdere. [6] Di che stiamo tanto piú di buona voglia per vedere il buono animo che voi mostrate nelle lettere vostre, dicendo volere fare fazioni ad ogni modo, se bene e’ prove<de>ssino lance; e perché noi in questo tempo non aviamo volto la mente ad altro che a pensare se e’ fussi possibile provedervi almeno per due giorni di vittuaglie, e non veggendo che per altra via si potessi fare questo che per la via di Lucca, ti significamo per la nostra iersera quanto si era scritto a Cappone e che ordine se li era dato per vedere se da quella Signoria si potessi trarre qualche emolumento; e questo dí aviamo di nuovo sollecitatolo al medesimo. [7] E inoltre s’è scritto a Doffo Spini a Pescia che subito facci fare almeno 200 staia di pane per poterlo mandare a cotesta volta quando Cappone si sia assicurato del passo con quelli Signori lucchesi. [8] E a Cappone etiam s’è scritto facci ogni opera perché e’ vi si possi mandare securo per quella via. [9] Dianti questi avvisi acciò intenda quanto aviamo ordinato, e che tu possa scrivere a Cappone e intendere da lui a che speranza tu ne possa stare; ricordandoti il farli tutti quelli favori che tu puoi per provedere a vettovaglie almanco per dua dí piú, quando non si potessi per piú tempo, perché, mantenendosi il tempo come si vede indirizzato, iudicheremo che con due dí d’avantaggio si adempiessino interamente e’ desiderii nostri di guastare cotesto paese; e però vi userai dentro ogni diligenzia. [10] E il simile ne scriviamo a Cappone e l’imponiamo non si parta a nessuno modo da Lucca: sí per vedere se può fare tal provisione, sí etiam per iudicare a proposito lo essere suo là: come noi veggiamo che ancora tu desideri. [11] Altro non ci occorre: perché pensiamo piú tosto dovere pregare Iddio che ne conceda tempo prospero, che inanimire o confortare voi a fare l’ufficio vostro. [12] Bene vale. [13] Ex Palatio nostro, die xxvi maii mdii.

[14] Non vogliamo mancare di avvisarti come noi intendiamo da Anghiari Vitellozzo essersi partito da Castello e ito alla volta di Roma con certi cavalli leggieri. [15] Il che quando sia vero, che lo crediamo in buona parte per averne qualche altro riscontro, mostrerai a’ Pisani le speranze loro in su ch’elle sono fondate e fara’lli forse riconoscere meglio lo errore loro.

[16] Eraci scordato dirti nella lettera come nostro desiderio è che tu lasci manco nidi in cotesta valle loro che si può, far loro piú incommodità e risentirsi.

[17] N. Mach.

171

[1] Magnifico viro Antonio de Thebalducciis generali Commissario ad­versus Pisanos civi nostro cari<ssimo>. [2] In campo. [3] Cito.

[4] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[5] Magnifice vir generalis Commissarie etc. [6] Questa mattina vi si dette notizia come in Arezzo si era ieri tumultuato e come noi avamo ordinato provedervi. [7] Né avendo poi da quella parte altro avviso, non abbiamo che scrivervi; e solo vi mandiamo la presente, perché, sendoci tornato a memoria come costí si truova Piero da Doccia e Bernardino Camaiani, aretini e uomini di capo e credito, e pensando che ciascuno nella sua compagnia possa aver qualche aretino di conto, e volendoci assicurare di loro per ogni caso che possa occorrere, ti imponiamo ordini, in quelli modi che a la prudenzia tua occorreranno, di farli venire a noi securamente, e non solum quelli due capi, ma ancora qualunque altro aretino fussi apresso di loro compagnia o d’altri di qualche conto. [8] E il desiderio nostro sarebbe venissino onorevolmente e senza loro dispiacere, perché lo animo nostro è onorarli. [9] Ma da l’altra parte, desiderando assicurarci che venghino ad ogni modo, ti significhiamo che, quando tu non vedessi da poterli mandare securi onorevolmente – il che desiderremo assai – ad ogni modo li manderai securamente in qualunche modo. [10] Ricordiamoti nondimanco che, quando tu vedessi portare pericolo di disordine nel mandarli o nell’un modo o nell’altro, e e’ ti paressi solum da osservarli che non partino senza avere a fare altra dimonstrazione, lo rimettiamo liberamente in te. [11] Oltre a di questo, nonostante che per insino a qui noi non intendiamo cosa per la quale noi abbiamo ad allentare un punto di cotesta impresa, nondimanco, perché potrebbe pure essere che noi avessino a servirci di coteste forze in quelle cose di sopra, voliamo esamini teco medesimo quante forze bisognerebbe lasciare costí, e di cavalli e di fanti, per render securi tutti cotesti luoghi di importanza, dandoci avviso particularmente luogo per luogo e che comestabile si potrebbe lasciare in qualunche di essi a ciò noi veggiamo di quali ci potessimo servire per di qua. [12] E questa esamina farai subito, senza conferirla con alcuno, eccetto che solo il Governatore, parendoti, e non altrimenti. [13] Di nuovo ti si ricorda el non allentare un punto della impresa; e ci avviserai etiam se questa nuova di Arezzo, intendendosi in Vico, fussi per fare piú difficile la espugnazione sua e quanto. [14] E di tutto ci risponderai subito. [15] Scriviamo a te solo per credere Nicolò Zati essere in Cascina. [16] Bene vale. [17] Ex Palazio nostro, die quinta iunii 1502. [18] Hora diei 15a.

[19] N. Malcla.

172

[1] Magnificis Commissariis generalibus in castris contra Pisanos, civibus nostris carissimis. [2] In campo. [3] Cito, cito, cito. [4] In campo.

[5] Priores Libertatis e Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[6] Magnifici Commissarii. [7] Facciamovi intendere come in questo punto che siamo ad ore 10, intendiamo in Arezzo essere nato qualche tumulto e movimento. [8] E benché noi non aviamo ancora bene inteso la importanza di esso, tamen vi si è fatto ogni debito provedimento che in questo instante ci è suto possibile a fare. [9] Di che per ogni respetto ci è parso avvisarvene subito, acciò possiate reprimere ogni tumulto che costí nascessi; e noi, per altra nostra, vi direno se ci sarà altro particulare e vi avvisereno di quanto ci occorra. [10] Infino al quale avviso voi non allenterete un punto della impresa vostra: e terrete questa cosa in voi per ogni respetto. [11] Bene valete. [12] Datum in Palatio nostro, die vi iunii 1502.

[13] Come di sopra vi diciamo, non allentate un punto della impresa e ordine vostro; e noi, come ieri vi si promisse, vi mandereno questo dí e’ danari ad ogni modo. [14] E terrete questo caso segreto quanto vi sia possibile.

[15] N. Mach.

173

[1] Magnificis generalibus Commissariis contra Pisanos Nicolao de Zatis et Antonio Thebalduccio civibus nostris <carissim>is. [2] Cito cito cito. [3] In campo di Pisa. [4] Cascina.

[5] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[6] Magnifici generali Commissarii etc., se questa mattina noi non vi avessimo scritto per duplicate nostre quanto ci occorreva in dimonstrarvi la importanza dello accelerare il venir vostro in qua, e non avessimo creduto che le vi avessino mosso queste lettere ultime con la postscritta data questa mattina, ci arebbe dato dispiacere grande vedendo che voi differivi il venire, ma credendo che quelle lettere ti abbino mosso, Antonio, ne stiamo di miglior voglia; pure, per non mancare di nostro debito, importando lo accelerare vostro l’onore, lo stato e la vita di questa città, ti ricordiamo il mandare qui alla volta di Firenze tutti e’ cavalli leggieri da messer Bandino e Musacchino infuori, e che tu e cotesti capi ne veniate appresso; e vorremo che voi e detti cavalli volassino; e cosí facessi muovere li uomini d’arme e fanterie con quella celerità che si possono muovere; e parendovi da lasciare indrieto con loro messer Ambruogio per condurle lo rimettiamo in voi, pure che le venghino presto presto. [7] Il signor Carlo dal Monte e messer Criaco vennono questa mattina, ma e’ non bastono, bisognano e’ cavalli, bisogna il campo dipoi, alias ne va in preda tutto lo stato nostro. [8] Noi non vel potremo dire con altre parole né con piú efficacia: sforzaci il bisogno e la necessità del vincere a volere mantenere questo stato e la libertà nostra.

[9] Restaci ricordarvi, perché il campo che voi condurrete in qua ha maggior bisogno di vettovaglie che quello che resta costà, che voi ordiniate a’ canovieri, e in specie ad Agostino di Madonna Dora, che carichi quante farine e’ può e le conduca alla volta di qua. [10] E a quello Giovanni comanderete che se si truova farine le conduca in qua, e che si rappresenti al magistrato nostro: perché poi che non ci risponde per lettera, li voliamo ad ogni modo parlare a bocca, e però liene comanderete in modo che l’intenda.

[11] Ricordiamo a te, Niccolò Zati, che subito spacci il Commissario disegnato per Monte Carlo, perché intendiamo dal Commissario di là quello luogo portare pericolo, e perché vi è Martino dal Borgo quale ha 30 provisionati quando e’ non volessi restare contento a tal condotta. [12] Noi crediamo in sul disegno vi si mandò averli ordinato insino in 100 fanti e averli mandato costí il danaio per tale augumento, il che quando cosí sia accrescerete tale sua condotta insino in 200, e lo pagherete. [13] Bene valete. [14] Ex Palatio nostro, die vii iunii 1502 ora ii noctis.

[15] N. M.

[Prima legazione al Valentino]

174

[1] Duci Valentinensi. [2] Die xxii iunii 1502.

[3] Illustrissime Domine ac Excellentissime Princeps etc. [4] Secondo che la Eccellenzia vostra ha ricerco da noi per sue lettere, cosí abbiamo fatto subito e mandato a quella il Reverendo messer Francesco Soderini, Vescovo di Volterra, cittadino nostro, uomo in questa città nobilissimo e di fede e autorità grande appresso di noi, conoscendo che la Eccellenzia vostra merita cosí e la gravità delle cose, secondo che noi arbitriamo, non lo desiderano manco. [5] Sua Signoria li parlerà e quella li darà fede in tutto quello che accadrà trattarsi costí.

175

[1] Magnificis et Excelsis D. Dominis Prioribus Libertatis et Vexillifero Iustitiae Populi Florentini. <Dominis> meis singularissimis.

[2] Magnifici et Excelsi Signori, commendatione premissa etc. [3] Noi ci troviamo questa sera a Ponticelli dove aviamo trovato messer Pietro aportatore, uomo dello Illustrissimo Duca Valentino; e da esso aviamo inteso la celere e felice vittoria di quel Signore dello stato d’Urbino, benché lo avamo inteso di là dal Ponte a Sieve da un frate; e ci maravigliamo assai che vostre Signorie non ne avesse<ro> notizia, non avendo però cavalcato quel frate con diligenzia.

[4] Questo messer Pietro ci mostra el Duca suo avere per certo il Duca d’Urbino essersi salvato nelle terre di vostre Signorie e per questo mandarlo costí, acciò che vostre Signorie, per lo amore e benivolenzia che sua Eccellenzia tiene con esse, ne lo compiaccino; abbiamoli detto non credere che quello Signore si fussi messo in luogo vostro, sapendo la benivolenzia comune con el Duca Valentino. [5] Dice partí iarsera a 3 ore di notte e volere essere costí a dí, domattina; vostre Signorie sapientissime daranno ogni occasione a questo messer Pietro di fare tale relazione, che noi facciamo quello per che andiamo e siamo bene visti.

[6] Mostra avere notizia dello animo del Signore suo buono verso vostre Signorie e non bene contento de’ successi di chi vi offende, come vostre Signorie meglio sapranno ritrarre da lui.

[7] Domattina saremo a cavallo di buona ora, benché dubitiamo che li cavalli aviamo non ci servino male; perché questa sera sono molto stracchi e la via che ci resta è lunga e cattiva, perché ne andremo ritti ad Urbino.

[8] El modo di questa vittoria è tutto fondato su la prudenzia di questo Signore el quale, essendo vicino a 7 miglia a Camerino, sanza mangiare o bere, s’appresentò a Cagli che era discosto circa miglia 35 e nel medesimo tempo lasciò assediato Camerino e vi fece fare correrie; sí che notino vostre Signorie questo stratagemma e tanta celerità coniunta con una estrema felicità.

[9] Apud Ponticellum, die 22 iunii 1502.

[10] Franciscus Soderinus Episcopus.

176

[1] Eidem. [2] xxiii iunii 1502.

[3] Illustrissime Domine ac Excellentissime Princeps etc. [4] Subito che arrivò qui l’uomo mandato dalla Eccellenzia vostra con le sue lettere, come si conveniva a buoni amici, ci rallegramo del felice successo suo nelle cose di Urbino; e lui al ritornar suo ne potrà essere buon testimone. [5] E perché la cosa non aspettava tempo, sanza dilazione alcuna, scrivemo e mandamo con nostre patenti lettere piú nostri cavallari alla volta de’ paesi di costà e massime al Capitano nostro di Bagno, dal quale già avamo ricevuto lettere, per le quali ci significava quello che la Eccellenzia vostra vedrà per esse, commettendoli che subito ci rispondessi di tutto quello che avessi inteso di piú, e facessi ogni diligenzia in osservare e ritenere tutti quelli che passassino da quella volta; il che abbiamo ancora commisso a tutti li altri nostri offiziali per lettere e per uomini ciascuno di loro. [6] Ieri mandamo di qui alla Eccellenzia vostra il Reverendo Vescovo di Volterra, secondo che quella aveva ricerco da noi; e oltre alla commissione datali alla partita sua, questo dí ancora li abbiamo scritto che l’oferisca in nome nostro alcune altre cose, nelle quali quella li presterrà pienissima fede. [7] Bene valete.

177

[1] Eadem die. [2] Episcopo Soderino Oratori apud Illustrissimum Ducem Valentinensem.

[3] Reverende in Christo pater etc. [4] Questa mattina ad ore x è arrivato qui uno uomo della Eccellenzia del Duca con sue lettere per le quali ricerca da noi che, passando per li paesi nostri il Duca di Urbino, lo voliamo ritenere etc. [5] E poco innanzi avamo ricevuto dal Capitano di Bagno lo incluso avviso, di che noi mandiamo a sua Eccellenzia lo originale e piú li significhiamo avere, per tutto il dominio nostro, espedito cavallari e lettere per fare questo effetto. [6] Parci che, allo arrivare vostro, voi dobbiate rallegrarvi seco dello acquisto fatto e farli fede del buono animo nostro e offerire e promettere che, tutto quello che ci sarà possibile, non se ne mancherà in modo alcuno. [7] Noi rispondiamo alla Eccellenzia del Duca e abbiamo commisso al cavallaro nostro che, potendo esser prima là che la Signoria vostra, avanzi tempo; quanto che non dia alla Signoria vostra e la lettera del Duca e la sua; e quella ne sequirà quanto bisogna. [8] Non contiene altro che rallegrarsi della vittoria e monstrare desiderio di farli piacere; e le provisioni si sono fatte per compiacerli in ogni luogo. [9] Bene valete.

178

[1] Die 24 iunii 1502. [2] Domino Francisco Soderino Episcopo volaterrano.

[3] Reverende in Christo pater etc. [4] Dopo la partita vostra vi si scrisse apposta per nostro cavallaro e vi si dette notizia dello arrivar qua d’uno servitore del Duca Valentinese con lettere sue; per le quali noi subito facemo quelle espedizione che furono necessarie. [5] E questa mattina, avendo lettere da Roma de’ xxii dí, ci pare a proposito farvi intendere che la desposizione del Papa in questa perdita delle cose nostre non si potrebbe monstrare migliore, faccendo intendere alli oratori franzesi che sono là e a chi vi è per noi quanto lui sia alieno da questa cosa, essendo contro alla volontà del Cristianissimo, che per tal cagione per cosa del mondo né lui, né il Duca, né sua soldati farebbono contra di noi; aggiugnendo, quando noi tenessimo piú conto di lui e del Duca che non si è fatto per il passato, e servassimo la capitulazione fatta seco l’anno passato, anche sua Signoria terrebbe buon conto di noi e della città, e anche molto maggiore che di Vitellozzo e di alcun altro. [6] In che però non si ristrinse a veruno particulare e fassi coniettura per li sopradetti che l’andata di messer Troccio in Francia sia fra le altre cose causata ancor da questo. [7] E parendoci di assecondare questa di­sposizione e accrescerla, ve ne abbiamo dato notizia a fine che nelle pratiche vostre costí voi possiate regolare e ordinar meglio tutti e’ parlari vostri. [8] E perché noi non sappiamo appunto qual sia la causa della chiamata vostra, non possiamo determinatamente commettervi alcuna cosa. [9] Parci bene a proposito che, movendosi di condotta di nuove imprese, di nuovi restringimenti, voi con le parole ne dimonstriate buona disposizione in noi per dargliene speranza; con condizione però di non mutare animo nelle cose di Francia, né de’ rebelli o alterare questo governo pensare ad alcuna cosa. [10] Intendiamo bene che, nelle cose che si potessino disegnare, la difficultà ha ad essere in su li particulari; e iudichiamo sarebbe stato bene, avanti la partita vostra, aver digrossata questa materia in ciascuna cosa, ma la brevità del tempo non ce lo comportava; e noi lo ommettemo piú facilmente, avendo tempo, per essere il Duca quello che ha a proporre, avendoci ricerchi etc. [11] Di che nascerà dilazione e arassi tempo a poterla risolvere e venirne piú a particulare. [12] Bene valete.

179

[1] Die 26 iunii 1502. [2] Reverendo Episcopo volaterrano.

[3] Reverende in Christo pater etc. [4] Due volte vi abbiamo scritto dopo la partita vostra: prima a dí 23 per la venuta di Piero de Oviedo, mandato dalla Eccellenzia del Duca e dapoi, a dí 24, per nostro cavallaro; né da voi si ha ancora alcuno avviso: di che ci maravigliamo assai; pure interpretiamo questa dilazione in bene. [5] E benché, senza vostre lettere, noi non avessimo cagione di scrivervi molto, tuttavolta, ritornandosene il predetto Piero, non voliamo mancare dirvi che alla venuta sua qua si feciono tutte quelle provisioni e per lettere e per uomini che li furono possibili; e le risposte che se ne sono avute le ha tutte viste il predetto Piero. [6] Quello che si è poi ritratto da Bagno lo vedrete per la inclusa copia; e di piú vi diciamo avere avuto lettere da Castrocaro per le quali ci significava esser passato là da quelli confini a dí xxii il figliuolo del Prefetto che andava a trovare San Piero a Vincula; e appresso esser suto ritenuto certo Genovese di non molto conto; e vedesi molto bene che la dilazione messa a venir qua è suto causa di non fare molti effetti. [7] Di tutto ci pare dobbiate parlare alla Eccellenzia del Duca, escusar noi, far fede del buono animo e volontà nostra e commendare l’uomo della diligenzia usata, perché in verità ha fatto vivamente tutto quello che dovea. [8] Abbiamo di nuovo a dirvi avere stanotte lettere da Parma da Amerigo Antinori, e da Piero Soderini da Milano, e intendiamo già esser partite 200 lance, le quali stasera saranno ad Anzuola. [9] Abbiamo anche dapoi lettere da Lione e si ritrae, dopo la partita del Re da Lione a dí 20, dovea giovedí passato, che fumo a’ 23, partire da Granopoli e venirne alla volta di Italia sanza soggio<r>nar punto. [10] Le cose in Val di Chiana dopo la perdita di Cortona si stanno cosí. [11] Attendiamo con desiderio da voi qualche avviso e la cagione per la quale noi vi mandamo costà ricerchi dalla Eccellenzia di cotesto Signore. [12] Bene valete.

180

[1] Magnificis Decemviris Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae Dominis suis precipuis.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Questa mattina a Mercatello per... cavallaro avemo una di vostre Signorie de’ 23; e subito lo mandamo via con le lettere a la Eccellenzia del Duca acciò che tanto piú presto vedessi el vostro buono animo e la vostra diligenzia; e noi appresso ci conferimo in questa terra avanti l’ora di vespro; e il Signore ci fece alloggiare in vescovado con el Vescovo della terra. [4] E incontro alla porta ci avea mandato messer Agabito, suo secretario, e uno messer Francesco, suo cameriere, essendo noi fuora di abito, sanza fare altra demostrazione; ché da principio, intesa la venuta, parve disegnassi entrassimo di notte, e li dua detti non c’incontrorono, perché, tenendosi serrate le porte per ogni respetto, massime che e’ soldati non entrino, avemo noi a dare la volta e entrare per la porta vicina alla fortezza; e cosí non ci trovorono questi dua se non a casa. [5] E fattoci buona accoglienza da parte del Duca, dissono che, quando fussi tempo, verrebbono per noi: come vennono, circa le dua ore di notte, e andamo in palazzo dove è alloggiato el Duca solo con pochi de’ sua, e el piú del tempo si tiene la porta serrata e bene guardata. [6] Fumo con sua Eccellenzia per spazio di dua ore e proposto quanto avamo in commissione e rallegratici del nuovo acquisto secondo le lettere di vostre Signorie. [7] Monstrò vederci volentieri e avere cara la venuta nostra per lo amore dice portava alla città e il desiderio d’essere bene unito con quella. [8] Ringraziò delle congratulazioni, aggiugnendo che crederrebbe che il suo augumento vi fussi ancora piú grato se voi sapessi avere fatto verso di lui quello avate promisso e si conveniva. [9] Poi cominciò a dolersi di tutte le cose occorse da la venuta sua dello anno passato insino a questo dí; il che non si replicherà perché sapiamo piú volte sono sute dette queste cose e risposto come facemo ancora noi; ma nulla pareva che si appiccassi, tenendo fermo che fussi quelli avessi man­cato della fede e dato causa a tutti e’ disordini che feciono e’ soldati con no li avere dato la prestanza e le artiglierie, come avate promesso. [10] Ora dice che, sendo venuto quella volta solo per avere la vostra amicizia e potersi in quella riposare, e, benché voi aviate mancato, volendo fare questa ultima prova, mandò a chiedere uomini per potere conferire la sua intenzione: la quale era unirsi con voi, volendo; e, non volendo, che voleva essere scusato con Dio e con li uomini se cercassi assicurarsi dello stato vostro per qualunque modo e’ possessi; perché non giudicava potere stare securo nelli stati suoi, confinando con voi tanto paese quanto fa, se non fussi bene assicurato; e piú, quando vi disponessi a questo, ve ne conseguirebbe tanto benifizio quanto di amicizia potessi tenere. [11] E in questa sentenzia si di­stese assai, monstrando che conobbe bene lo anno passato che fu in sua potestà non solo rimettere li usciti, ma darvi un bastone ad el governo e un cane nonché altro. [12] Risposesi alle querele convenientemente: e che da voi non era mancato el servare le promesse, ma che quelli sinistri modi che furono servati significorono che si tenessi sí poco conto della città, che la sua benivolenzia anche non fussi molto stimata; e quanto al desiderare l’amicizia vostra, voi non desiderate manco la sua per la stima faciavate di lui e de’ suoi stati e della Santità di nostro Signore. [13] E per questo ci avate mandato con tanta celerità: acciò che tanto piú presto satisfacessi al desiderio suo e che ci facessi particularmente intendere quello voleva dire, acciò, vostre Signorie sapendolo, sua Eccellenzia potessi conoscere quanto lo stimavate. [14] Sua Signoria sanza molto circuito di parole, disse: «Io voglio intendere prima con chi io ho a trattare la nostra composizione, dipoi ne voglio avere da voi buona securtà, e se questo si fa, mi arete sempre a tutti e’ vostri propositi; se non si fa, io sarò constretto seguitare la ’mpresa e assicurarmi ad ogni modo di voi per non restare io in periculo, ché troppo mi bene conosco che la città vostra non ha buono animo verso di me, anzi mi lacera come uno assassino; e hanno cerco darmi grandissimi carichi e con el Papa e con el Re di Francia». [15] Questa ultima parte si negò e confutò; l’altra ricercamo ci dichiarassi meglio. [16] Disse: «Io so bene siate prudente e m’intendete; pure ve lo ridirò in breve parole: questo governo non mi piace e non mi posso fidare di lui; bisogna lo mutiate e mi facciate cauto della osservanzia di quello mi promettessi; altrimenti voi intenderete presto presto che io non voglio vivere a questo modo, e se non mi vorrete amico, mi proverrete inimico». [17] Risposesi che la città aveva migliore governo che la potessi trovare, e, satisfacendosene lei, se ne possevano satisfare etiam li amici suoi. [18] E quanto alla osservanzia della fede, non credeva lei che in Italia fussi chi ne potessi monstrare migliori documenti, anzi che ne avessi tanto patito quanto lei; e che sua Eccellenzia deliberassi una volta essere quello buono amico che diceva e che troverrebbe buon riscontro. [19] Tornò sempre in su le medesime cose, e che con lui non poteva essere altra forma di composizione, né altra fede; e per cosa li dicessimo, non si mosse mai da questo. [20] E dolendoci noi che questo non era quello per che stimavamo essere chiamati, né era secondo la espettazione di cotesta città, ci dimandò ridendo: «E che credavate voi, per vostra fé, che io volessi da voi altro che iustificarmi?» etc. [21] Dicemoli che, atteso la grandezza dello animo suo e giudicando noi che la amicizia e l’osservanzia vostra facessi per lui, aspettavamo volessi cominciare a farvi qualche grande benifizio, quale conosciavamo essere in sua potestà, massime essendo el signore Vitellozzo suo uomo. [22] Rispose questo: «Non aspettate voi che io cominci a farvi benifizio, perché non solo <non> lo avete meritato, ma lo avete demeritato; egli è bene vero che Vitellozzo è mio uomo, ma io vi giuro etc. che del trattato d’Arezzo io non seppi mai nulla. [23] Non sono già stato male contento di cosa aviate perduta, anzi ne ho aúto piacere e cosí arò <se> seguiterà piú avanti». [24] E dicendo noi: «Che cagione vi aviamo noi dato che ’ vostri condottieri e vostre genti ci abbino ad offendere?», disse: «Vitellozzo lo fa per vendicarsi, e altre mia genti non si sono mescolate; anzi delle vostre terre che mi si sono volute dare io non le ho accettate; ma risolvetevi presto, perché qui non posso io tenere el mio esercito, sendo questo luogo di montagna, che troppo sarebbe danneggiato; e tra voi e me non ha ad essere mezzo: o bisogna mi siate amici, o nimici». [25] E questa fu l’ultima conclusione e quello che ci parve possere ritrarre di tutti e’ ragionamenti, quali furono molto lunghi. [26] E nel discorso sua Eccellenzia monstrò che per le male vostre provisioni e le forze debole e la disunione con male governo, Vitellozzo solo bastava a sforzarvi, tanto piú aggiugnendovi le forze sue; e che non pensava di torvi niente del vostro, come non voleva di quello di persona, non essendo lui per tiranneggiare, ma per spegnere e’ tiranni. [27] E replicando noi della provisione e apparati contrarii con quello che lui diceva, e le genti franzese e il risentirsi che faceva el Re, lui sempre disse che intendeva le cose franzese al pari di uomo di Italia, e che sapeva non si gabbava, ma che bene voi resteresti gabbati. [28] Onde, visto non potere farli dire altro né muoverlo di questa opinione, giudicando che questi súbiti e grandi successi lo possono avere mutato di quello perché ci avea chiamato etc., non ci parendo questo per nulla conrispondente a le sue lettere, e per dare tempo a vostre Signorie di pensare bene a questa sua proposta, e per vedere se in questa notte volessi fare migliore conclusione, dicemo non volere pigliare questo per risposta, ma che ci volessi pensare sú stanotte e domani saremo seco per possere dare avviso certo a vostre Signorie. [29] Disse non era per mutarsi, che ci aveva pensato assai; pure che dopo mangiare saremo seco domani, che anche noi pensassimo al bene nostro e al contento suo. [30] E cosí ci licentiamo con poca satisfazione nostra, vedendo che fine avessi questa chiamata. [31] E parendoci che queste cose importino assai e che il modo del procedere di costoro è di essere altrui prima in casa che se ne sia alcuno avveduto – come è intervenuto a questo Signore passato, del quale si è prima sentito la morte, che la malattia –, sanza mettere tempo in mezzo, domani spaccereno con questo e se aremo ritratto piú avanti.

[32] Intendendo che nelle terre di questo Illustrissimo e Eccellentissimo Signore erano ritenuti circa 43 muli fiorentini, ricercamo li volessi fare liberare. [33] Rispose: «Le robe sono salve e se vorrete intendervi meco, sarete contenti e non perderete nulla, ma per ora non si possono liberare».

[34] Siamo a dí 25 ad ore 20, e ancora questo Signore non ci ha fatto chiamare. [35] Ma ci è stato a vicitare li signori Iulio e Paulo Orsini; e’ quali, con mostrare affezione alla città, assai confortarono fare qualche bene con questo Signore; e, rispondendo essere qua per questo e che per noi non mancherebbe, riandorono quasi le medesime cose del mutare costí governo e assicurare el Duca. [36] Fuli risposto come di sopra e piú galiardamente. [37] Ma loro mostrono avere assai notizia delle cose vostre e vi sanno sí deboli che ad ogni modo abbiamo a pigliare quelle leggi vi saranno date da loro, o vero sottometterci ad el Re di Francia. [38] Della cui amicizia parlando voi securamente, dissono: «Credete voi che siamo pazzi e che avessimo fatto una tale impresa, se il Re non ce l’avessi consentita? benché quando non ce l’avessi consentita, la aremo prima espedita che lui lo sapessi»; e che quella Maestà stimava piú el Duca e casa Orsina, sua fedelissimi, che non faceva voi; però a cosa fatta si contenterebbe di quello che loro, e massime che li darebbono quello che le Signorie vostre, e sarebbono le cose del Re in altra fermezza. [39] E contraddicendo noi questo vivamente, dissono che ser Pepo e altri loro uomini erano certificati della mente del Re e di Roano; e’ quali, benché da principio non avessino consentito, dipoi, monstro per costoro el periculo delle cose todesche, dopo una consulta di tre dí, avevono detto loro: «Andate e fate presto quello volete, perché io non posso negare le genti promesse a’ Fiorentini; ma le manderò adagio e vi darò tempo». [40] E perché io mi trovai a Bles quando vi era ser Pepo e ve lo lasciai ributtato e sbattuto, se li mostrò che il Re non posseva avere mutato volontà sanza causa e che lo vedrebbono presto e per le sue genti e per la sua presenzia. [41] Dissono: «Uno di noi ha a restare ingannato, ma sarete quello voi; e noi pure verreno avanti e già siamo signori d’una gran parte del vostro contado e non vi resterà terra nessuna; e aviamo tanto esercito e tanta artiglieria che, quando bene verranno le genti franzese, le aranno di grazia lasciare voi e accostarsi a noi». [42] E monstrando che ’l Duca, come amico e come iusto, non ci lascerebbe cavalcare dalle sua genti, dissono: «Voi vedete pure quello fa Vitellozzo, suo soldato: e vedrete quello faremo noi che saremo prima in su e’ vostri terreni che non sarete voi e non sarete perciò ritenuti», inferendo che la deliberazione fussi fatta e fussi prossima; e di questo vollono mettere pegno un corsiere di 50 ducati. [43] Insomma, costoro monstrorono alla scoperta la ’mpresa essere deliberata contro alle vostre Signorie e essere in procinto di cavalcare, faccendola vinta e sí facile che né voi né il Re a pena lo abbino a sentire innanzi; dicendo che sapranno cavalcare 40 miglia per dí per trovarsi in su le porti.

[44] Stamani, per staffetta, son venuti qui messer Cornelio Galanti, uomo de’ Vitelli e ser Pepo di Pandolfo, né s’intende quello portino; perché questo Signore è molto solitario e segreto. [45] Bisogna dire o che sieno venuti per sollecitare el Duca ad unirsi con loro, o a conferire delle lettere e dello araldo. [46] Non lasceremo già dire che, volendo quelli signori di sopra facci toccare con mano che il Re non si curava delle cose vostre, dissono: «Perché non si fa el Re intendere al Duca, che vi può con una lettera levare da questa briga?». [47] Dicemo lo aveva fatto, e farebbe di nuovo, e che vedrebbono presto il Re non era uomo da giucarsi né la fede né li amici.

[48] Dicono questi dua che ’l campo de’ nimici pensava d’entrare in Casentino e riuscire al Ponte a Sieve e che il campo vostro era resoluto; e si ridevono de’ condottieri e de’ soldati nostri, e che si era perso tutta quella parte da Arezzo in qua, e che fra pochi dí si sentirebbe dell’altra. [49] E messer Cornelio accertò che Vitellozzo scriveva lettere «ex pontificiis castris».

[50] Questo Signore ha un campo vicino qui a 3 miglia ad uno luogo detto... nel quale dicono essere circa 400 uomini d’arme, 300 cavalli leggieri e 3 mila fanti; e altri 2000 ne ha che sono venuti di Romagna con messer Romiro; un altro campo è intorno a Camerino, e tuttavia debbe dare el guasto, nel quale dicono essere piú che 3000 fanti, circa 150 lance e altrettanti cavalli leggieri; e tutto dí dicono le fanterie venire da piú bande perché ne comanda assai e poi fa scelta delle migliori e pagali; e fassi stima che, tra di qua e in Toscana, possa mettere insieme 16 mila persone, benché loro dichino di 20 e 25 mila.

[51] Dello stato del Prefetto non si fa dubbio che non lo possa avere a sua posta, avendo aúto questo con tanta celerità e sanza riservo di nessuna fortezza.

[52] Questo Signore è molto splendido e magnifico; e nelle armi è tanto animoso che non è sí gran cosa che non li paia piccola; e per gloria e per acquistare stato mai si riposa, né conosce fatica o periculo. [53] Giugne prima in un luogo che se ne possa intendere la partita donde si leva; fassi benevolere a’ suoi soldati; ha cappati e’ migliori uomini d’Italia. [54] Le quali cose lo fanno vittorioso e formidabile, aggiunto con una perpetua fortuna.

[55] Siamo ad ore tre, e il Duca ci ha fatto chiamare e replicato quasi le medesime cose, concludendo che non può, né vuole stare in questa ambiguità, ma desidera essere vostro amico, in che vuole le dua cose dette; e non avendo ad essere amico, vuole essere inimico aperto. [56] E per assicurarsi e per avere risposta da vostre Signorie non ha voluto consentire piú che 4 dí. [57] E benché stretto da noi, non li ha voluto prolungare per nulla; onde, benché avessimo disegnato tornarcene tutti a dua, veduto el corto termine, non parendo poterlo fare a me, s’è preso partito che Niccolò venga costí con quella prestezza può a farvi intendere el progresso di questi trattati; non perché lui possa referire altro che quello si dice questa lettera, ma per possere, mediante la sua venuta, <tirare> questa cosa in piú lunghezza un dí, se fia possibile. [58] E il cavallaro si manda con questa, acciò che voi subito possiate consultarla e, alla giunta sua, darne resposta. [59] E restando appiccato alcuna pratica, le Signorie vostre mi mandino un compagno perché io non sono per potere né per volere solo un tale carico.

[60] Hanno, come io ritraggo, questi signori Orsini oggi combattuto assai el Duca per farlo rompere con voi; non lo ha consentito, ma vuole prima intendere lo animo vostro: e fia, questo, poco tempo. [61] E però avanzino tempo le Signorie vostre, alle quali ci raccomandiamo umilmente.

[62] Urbini, die 26 iunii ante lucem.

[63] La non è riveduta.

[64] E. V. Ex. D. servitor Franciscus Soderinus Episcopus Volaterrarum.

[Scritti di governo]

181

[1] Commissario generali Antonio Iacomino. [2] Die prima iulii 1502.

[3] Iarsera ti si scrisse quello ci occorreva in risposta di piú tua. [4] Aviamo dipoi ricevute l’ultime di ieri e per quelle inteso cosa che ci satisfà: e questo è come Anghiari si tiene e come e’ nimici non lo possono molto sforzare per mancamento di palle ecc. [5] E avendo dipoi ricevuto una lettera da Monsignore di Volterra, el quale pochi dí sono mandamo ad Urbino ad el Duca Valentinese, della quale ti mandiamo copia; e per quella intenderai quello che lui giudica e avvisa delle genti di quello Duca; el quale avviso, quando fussi vero, ci renderebbe piú sicuri, e piú facile ci farebbe la recuperazione delle cose nostre. [6] Ma desiderremo bene che la perdita di quelle non fussi maggiore che la si sia suta infino a qui, acciò che si cominciassi dipoi piú facilmente a racquistare la reputazione e non si continuassi in perderla. [7] E per questo, se si possessi soccorrere Anghiari o monstrarli qualche speranza di soccorso, ci sarebbe soprammodo grato e tornerebbe molto a proposito alle cose nostre. [8] Il che ci fa piú desiderare uno avviso aviamo aúto da uomo prudente che ci scrive da la Pieve a San Stefano, significandoci prima come gli Anghiaresi si difendono ingenuamente, e che, se si mandassi un cento cavalli e qualche fante a Montedogli che facessino spalle a quelli della Pieve e ad altri del paese, sarebbono per molestare in tanto e’ nimici che sarebbono necessitati levarsi da campo. [9] E per questa cagione ci è parso mandarti la presente volando, acciò vegga quello si può fare in questa cosa e non manchi del possibile; e a noi pare che avendo ora le gente franzese alle spalle si possa governare le cose costí piú audacemente e con piú fiducia mettersi avanti. [10] E però di nuovo ti ricordiamo, se possibile è, se non in fatto saltem in demostrazione, rincorare quelli nostri fedeli d’Anghiari, sí per dare animo loro a stare forte, sí etiam per non lo tôrre a li altri, e per non dimostrare a li sudditi nostri che noi li lasciamo in preda e sí vilmente nelle mani d’un semplice soldato. [11] E di questo ne aspettiamo risposta, e lo effetto, se li è possibile. [12] Noi attendereno a sollecitare e’ Franzesi, e’ quali fieno a Sesto domani ad ogni modo, e di mano in mano li rispingnereno secondo che a voi occorrerà o al capitano di essi, con el quale speriamo di essere domattina. [13] A lungo scriverrete oltre a di questo a Poppi, alla Pieve e, se voi potete, ad Anghiari e al Borgo, confortando, monstrando gli aiuti propinqui, e che presto con loro satisfazione e danno delli avversari saranno liberi da ogni molestia. [14] Bene valete.

[15] Il cancelliere di Spirito da Viterbo ci fa intendere come de’ sua cavalli ne debbe essere capitati costí 14; il che sendo cosí, li alloggerete e darete avviso della venuta loro.

182

[1] Antonio Iacomino Commissario in castris. [2] Die ii iulii 1502.

[3] Avendo noi ricevuto questa ultima vostra di ieri, per la quale voi ci mostrate el desiderio aresti di soccorrere Anghiari e le dificultà vi vedete, per avere a partire con tutto el campo e, andando per la via di Casentino, si verrebbe a lasciare cotesti luoghi aperti a li inimici; e’ quali, levandosi da campo, ne potrebbono venire sanza ostaculo a questo cammino infino qui; o veramente Piero de’ Medici solo con li Aretini potrebbe fare di coteste terre a suo modo; pertanto noi aviamo esaminato diligentemente quanto scrivete, e parci che, quando nel levarsi voi di costí per soccorrere Anghiari, non portassi altri periculi che li allegati da voi, quelli non si dovessino stimare molto per non credere che i nimici presummessino di venire in qua sendoci le genti franzese. [4] Ma non veggiamo già, levandovi di costí e andando per la via di Casentino, quando fussi condotti alla Pieve, come possessi transferirvi verso il Borgo, securi di non essere incontrati dal campo inimico, e essere constretti a fare giornata con quello; che è quello che li inimici hanno sempre desiderato per essere superiori, e voi temuto per essere inferiori secondo avete sempre avvisato. [5] Pertanto, se rispetto veruno si debbe avere nel soccorrere Anghiari, ci pare che debba essere el rispetto di non essere incontrati e rotti; di che quando voi non dubitassi, giudicheremo che gli altri allegati da voi si ponessino da canto e che Anghiari si soccorressi ad ogni modo. [6] Ma perché noi crediamo che si abbi a dubitare di questo, vogliamo ci consideriate bene, né vi mettiate a periculo in alcun modo: perché voliamo salvare coteste poche genti per fare testa grossa con questi Franzesi, donde ne speriamo quella utilità che se ne può sperare ragionevolmente. [7] E’ quali Franzesi, come iarsera vi si scrisse, sono qui a Sesto, e post domattina, se non prima, partiranno a cotesta volta. [8] Desiderremo bene soprammodo, quando voi giudichiate non sia bene levarsi con tutto el campo al soccorso d’Anghiari per li periculi detti (che ci paiono da consideralli e da temerli), che voi facessi quanto vi si scrisse iarsera, cioè mandassi a Montedoglio cento cavalli leggieri sotto un buon capo – e a noi occorreria Pagolo da Parrano – e mandare con lui qualche fante, per tenere confortati gli Anghiaresi, e per potere pizzicare el campo inimico e molestarlo, acciò che non stessi tanto sciolto e securo in tale ossidione. [9] E di questo non vorremo mancassi in alcun modo.

[10] Delle cose del Borgo, noi le intendiamo come voi e c’ingegneremo mandarvi subito un nostro cittadino per intrattenere la parte ghibellina e per rimediare a quello di che si può dubitare facilmente. [11] E voi, come avete fatto infino qui, farete ogni opera perché messer Criaco né Gnagni non parta, e ad Antonio del Vigna scriverrete che scriva a voi, quando li occorre alcuna cosa, e non a’ connestaboli. [12] Né per questa ci occorre altro se non farvi intendere come qui non si attende ad altro che a sollecitare e’ Franzesi e ad ordinare l’altre cose necessarie a fare un campo da renderci reputazione e racquistare le cose perse.

183

[1] Commissario generali Antonio Iacomino. [2] Die ii iulii 1502.

[3] Questa mattina ti scrivemo dandoti notizia come Anghiari, la Pieve, Caprese e Montedoglio si era accordato co’ nimici; e come del Borgo si dubitava; e che per questo noi desideravamo salvare Poppi, tanto che passi 3 o 4 giorni che e’ Franzesi giunghino costí. [4] E ti commettemo mandassi subito in tale luogo quelli cento cavalli avevi ordinati mandare a Montedoglio per il soccorso d’Anghiari, e con quelli mandassi qualche fante. [5] La quale cosa ti replichiamo per questa di nuovo e t’imponiamo mandi sanza differire ad ogni modo tale provedimento in Poppi sanza manco; e darai alli fanti, manderai co’ cavalli un altro capo o dua, buono da potere essere con Gnagni di Piccone alla difesa di quello castello e alli aiuti del commissario. [6] E di questo non mancherai per cosa di mondo. [7] Vale.

184

[1] Antonio Iacomino Commissario. [2] Die iiii iulii 1502.

[3] Tu arai visto per una lettera che poco fa ti si scrisse come noi avamo deliberato mandare le genti franzese alla volta di costí per la via della ’Ncisa; il che veggiamo che ancora torna a proposito alli disegni tuoi, secondo che per la tua ultima di stamani ci avvisi. [4] In risposta della quale ci occorre farti intendere di nuovo come domattina di buona ora e’ Franzesi detti saranno alloggiati alla ’Ncisa; e co loro si è deputato venga, per essere in tua compagnia nelle cose di costà, Cappone di Gino Capponi, el quale ancora partirà domattina con quelli capi. [5] E perché in su la tua lettera tu monstri dubitare che ’ nimici non si voltino a Poppi, e per questo vieni disegnando e’ rimedi sí circa alle fanterie che bisognerebbono, sí etiam circa al modo del seconda-re e’ nimici e del pigliare gli alloggiamenti: e quanto al primo capo, questi Franzesi conducono seco costí circa 300 fanti forestieri de’ quali facciamo conto. [6] E cosí siamo rimasti, con chi li conduce, di capparne un 150 incirca e pagarli; e per satisfare a quelli che vi trovate e per provedere ad altri, crediamo domattina ad ogni modo mandarti per un principio 2500 o 3000 ducati acciò che tu possa cominciare a rassettare coteste compagnie. [7] Né, circa el modo di fare questo, ti daremo instruzione alcuna, confidando assai nella prudenzia e esperienzia tua, el quale conoscerai benissimo sotto che capi sia bene rassettare tutti cotesti fanti e quali sieno non necessarii e quali sospetti; solo ti diremo in genere questo, che tu non dia un quattrino per via di suvvenzione, ma, a quelli conestaboli a chi tu darai danari, li darai la paga intera; e nostro desiderio sarebbe che tutti cotesti uomini si pagassino, ma sotto capi buoni si riducessino, e chi non sta bene conestabole ritornassi capo di squadra; il che di nuovo si rimette in te come in uomo pratico etc. [8] E quanto alla seconda parte, del soccorrere Poppi, mutare alloggiamento verso Pratomagno o altrove, noi ti vogliamo scrivere lo animo nostro e voliamo che basti per tutte le altre volte che si abbi a ragionare d’una simile cosa. [9] Come ti si è detto le gente franzese con el capitano loro sarà domattina alla ’Ncisa, e co lui Cappone Capponi: co’ quali, come prima potrai, ti abboccherai. [10] E quello che delle cose di costà circa el levarsi, accamparsi, incontrare el nimico, soccorrere Poppi o qualunque altra fazione voi delibererete tutti a 3 insieme con el Governatore, noi sempre approverreno; né fa di bisogno che altrimenti ne aspettiate le deliberazioni nostre, né voliatele intendere: la prima, che, per essere discosto, noi facilmente non ci potremo apporre; la seconda che voi nello scrivere e attendere risposta potresti perdere qualche volta occasioni da non le riacquistare poi; e voi insieme deliberrete e esequirete. [11] Né ci occorre altro se non farvi intendere che noi desideriamo assai che Poppi si salvi per ogni modo, perché, non si salvando, egli aranno la via facile alla città e piú aperta ad offenderci nel vivo che per ancora non hanno; e però ne farete ogni cosa confortando Gherardo e di aiuti e di stanze. [12] Circa le vettovaglie e lo alloggiare e’ Franzesi si è mandato el proveditore nostro con danari e appressoli Francesco Serristori, Bernardo di Puccino e Galeazzo Alamanni; e prima era ito avanti Filippozzo Gualterotti e Andrea Commini. [13] Vale.

185

[1] Gherardo de Corsinis Commissario a Poppi. [2] Die iiii iulii 1502.

[3] Noi saremo brevi in risposta a questa tua di stamani, perché lo avviso del Borgo, di Chiusi e Caprese e e’ sospetti che ’ nimici non venghino costí o vero non lo circundino entrando in cotesti luoghi allo intorno, ricercano un medesimo rimedio; e questo è che ’l campo nostro ingrossi e che vi possa soccorrere. [4] E questo fia presto presto ad ogni modo. [5] E domattina saranno e’ Franzesi alla ’Ncisa, tale che fra dua dí tutte le genti fieno insieme. [6] E a li commissarii si è scritto che faccino ogni cosa per salvare cotesto luogo. [7] E tu farai el medesimo perché alla securtà nostra egli ’mporta piú che alcuno altro de’ perduti infino ad ora. [8] E però fa’ buono animo né mancare né alla città né a te; di che stiamo di buona voglia, conosciuto l’animo e prudenzia tua.

186

[1] Petro Iohanni de Ricasolis. [2] Die iiii iulii.

[3] Tu sai come Bernaba di ser Sanzi, suto conestabole nostro, si trovò a dare la rocca di Cortona in modo che fu cagione che si perdé quella città; e per questo noi desiderremo assai averlo nelle mani. [4] Ora noi intendiamo come e’ si truova per instanza in su quello di Siena ad uno luogo detto Castiglioncello, confine a Rincini, e che spesso viene in su quello di Rincine a parlare ad un prete suo amico. [5] Pertanto noi vorremo lo vegghiassi e vedessi ad ogni modo di farli porre le mani addosso e ce lo mandassi sotto buona custodia. [6] Questa cosa ci è fatta facile, quando vi si abbi quella cura che tu suoli avere nelle altre tua cose. [7] Vale.

187

[1] Antonio Giacomino. [2] Die quinta iulii.

[3] Noi crediamo che tu abbi avuto di Gerardo Corsini quello avviso che per sue lettere questa mattina abbiamo inteso noi, e questo è come il campo delli inimici si trovava fra Caprese e la Vernia e che oggi o domani lo aspettava intorno a Poppi; e benché iersera noi ti scrivessimo che circa alle cose di costà non eravamo per ricordarvi alcuna cosa ma per aspettare quel che da voi fussi deliberato e approvare tutto; nondimanco ci è parso scrivervi la presente per ricercarvi in su tale avviso di Gerardo quello che voi sete per fare e che disegni sieno i vostri, acciò che, bisognando per noi farsi alcuno provedimento di vittuaglie o di altro, possiamo essere a tempo. [4] E andando esaminando, quando voi non possiate soccorrere Poppi, come sarebbe e è sempre suto il desiderio nostro, quello che per li inimici si possa fare e per voi al rincontro di loro, pensiamo che quando loro accordassino Poppi, che li abbino a tenere una delle due vie: o venirsene per la diritta dal Ponte a Sieve a Firenze o vero per la via di Pratovecchio passare in Mugello per entrare in questi piani di Prato dove e’ possono presupporre di stare a loro commodità e a detrimento nostro, rispetto a trovarsi Pistoia ne’ termini dove si truova. [5] Per la quale cosa noi andavamo esaminando se fussi bene, quando non vedessi da soccorrere Poppi, ritirare el campo nostro al Ponte a Sieve: per essere in su quello passo e serrare loro la via ritta per qui, e per possere essere piú commodo a ritirarsi verso Prato quando e’ volessino pigliare quella volta; e perché l’importa assai che voi ne facciate resoluzione súbita, sí per intendere se bisogna che e’ Franzesi passino la ’Ncisa o no, sí etiam perché noi possiamo provedere delle vettovaglie e sapere dove le aviamo ad indirizzare. [6] Per questa cagione ti espediamo la presente staffetta acciò che subito insieme con el Governatore monti a cavallo, e facci d’abboccarti con Cappone Capponi e con el Capitano franzese; alli quali si è scritto venghino allo incontro di voi e vi consigliate insieme e deliberiate quanto sia da esequire; e della resoluzione vostra ce ne manderete subito notizia. [7] E perché noi aviamo dato ordine a Filippozzo Gualterotti e ad Andrea Cambini di certe biade, e ieri mandamo a San Giovanni Galeazzo Alamanni, Francesco Serristori e Benedetto Puccini insieme con el proveditore nostro con danari per simile provedimento, ordinerete a tutti quello abbino a fare secondo la deliberazione ne arete ordinata. [8] E sopr’a tutto ci avviserete della determinazione fatta per possere fare quello che è di bisogno circa e’ provedimenti.

188

[1] Commissariis in castris. [2] Antonio Thebalduccio. [3] 6 iulii.

[4] In questo punto, che siamo ad ore 22, aviamo da Gherardo Corsini lo incluso avviso. [5] El quale vi mandiamo volando, perché, sendo vero, non è di bisogno condurre el campo al Ponte a Sieve, ma lo soprassederete costí a Montevarchi; faccendo nondimanco ritirare e’ Franzesi in su verso Montevarchi detto per coteste castella di Val d’Arno perché non sarebbe possibile pascerlo alla ’Ncisa. [6] E avviserete quello sia da fare in questo caso, non scorrendo altrimenti in su l’Aretino o altrove sanza licenzia nostra; e la partita loro non crediamo nasca per essersi voltata Cortona, perché non la crediamo che la si sia voltata.

189

[1] Gerardo Corsino Puppii Commissario. [2] Die 6 iulii 1502.

[3] Come iersera ti si scrisse, noi pensiamo piú al soccorso di cotesta terra, e piú ci è a cuore che ad alcun altro. [4] E per uno de’ piú presti remedii, come tu medesimo giudichi, pensiamo che sia il venire a soccorrerla con lo esercito. [5] E di questo non si manca a fare alcuna cosa; e presto presto lo areno insieme e ad ordine da potere incontrare il nimico. [6] E nonostante questo, non mancheremo di mandarti delle munizioni adimandi, e subito ti mandereno i danari per cotesti fanti e conestaboli, e’ quali tu conforterai a fare loro debito e monstrare quale sia la fede loro suta per lo addrieto e la speranza che noi abbiamo in quelli: e che in questi tempi se si porta qualche periculo e’ si guadagna col suo Signore onore e utile <per> avere occasione di fare di sé esperienzia; tanto che se vorranno fare il debito loro, come speriamo, salveranno cotesto luogo e a noi daranno causa di poterli rimeritare. [7] La terra è forte pel sito, munita abundantemente di uomini e fedeli, né manca<n>te delle altre defensioni all’incontro. [8] Voi avete il nimico piú tosto insuperbito in sulla buona fortuna che ragionevolmente, per essere entrato nelli luoghi dove è suto loro aperto le porte sanza fare alcuna difesa; in modo che, quando e’ si monstri loro il iusto, si conoscerà quello che li avessino fatto quando li altri si fussino difesi. [9] Oltra di questo loro non possono combattere molto gagliardamente con artiglieria grossa per avere mancamento di palle e di polvere; e tutte queste cose sarebbono da giudicare nulla se voi non aspettassi soccorso, el quale non vi ha a mancare perché noi aviamo le nostre gente d’arme tutte insieme, né ci manca che a dar i danari alle fanterie; il che si fa tuttavolta in modo che presto con piacere vostro sarete liberi da la ossidione e vedrete mutare viso alla fortuna del nimico. [10] Sí che state di buona voglia, perché, oltre a questo, non ci ha a mancare né defensori né reputazione, perché, oltre alle gente d’arme mandate da el Re, se ne è mosse 400 lance che debbono la maggiore parte essere a quest’ora a Bologna.

190

[1] Bindaccio de Circulis in Poppi Vicario. [2] vi iulii.

[3] E’ luoghi che hanno li inimici intorno, come cotesto, con fatica si difendono a fare el meglio che altri può e usando somma prudenzia con buona unione, nonché a fare il contrario e tenere altri modi. [4] Né ti scriverreno quello abbiamo inteso né il dispiacere ne abbiamo aúto, ma facciamoti solo intendere questo, che tu lasci guardare la terra al Commissario, e tu attendi allo ofizio tuo civile, significandoti che, quando altrimenti ti governassi, e’ dispiacerebbe e a te e a noi. [5] Bene vale.

191

[1] Antonio Tebalduccio. [2] Commissariis in castris. [3] Die xii.

[4] Noi aviamo differito el rispondere alle vostre ultime de’ x a questa mattina per essere stati tutto el giorno di ieri occupatissimi in cose di gravissima importanza e pertinenti tutte alla salute nostra e confusione delli inimici. [5] E venendo a’ particulari delle vostre lettere, intendiamo el disegno vostro dello alloggiare sopra li inimici avendo le forze chieste piú volte de’ 3000 fanti, giudicando che quelli fussino necessitati o appiccarsi con voi a disavvantaggio o a ritirarsi in Arezzo. [6] Il quale disegno vostro non ci potrebbe piú piacere né ve ne potremo piú commendare. [7] Ma ad intelligenzia vostra vi si fa intendere come la Maestà del Re Cristianissima ha preso questa defensione nostra sopra di sé e ha deliberato questa volta con onore e reputazione sua levarci el nimico da dosso e restituirci el perso. [8] E però, oltre a coteste lance e alle 150 che si debbono questo giorno trovare presso a Bologna, egli ha mosso Monsignore della Tramoia, un de’ primi capitani del Regno, con dugento altre lance e 15 carra d’artiglieria, e con questi el Balí di Digiuno con 4000 Svizeri, le quali forze e aiuti fieno qui subito. [9] E perché noi areno a concorrere alla maggiore parte di questa fanteria, e perché oltre a questo ci correrà addosso infinite spese di vettovaglie, provisioni e altre cose consuete, delle quali non si può mancare avendosi a servire de’ capitani, ci pare da fare masserizia e ristringersi da ogni banda; e però verrete temporeggiando le cose di costà, come vi si scrisse per l’ultima nostra. [10] E el signore franzese intratterrete o con questo avviso quando e’ vi paressi, mostrandoli la voglia del Re essere che si temporeggi infino che le sue forze venghino, o vero, se in questo modo vi paressi da alterarlo, piglierete qualche altro espediente come alla prudenzia vostra occorrerà per farlo quieto e paziente a mantenersi; perché, recando in somma el desiderio nostro, voi avete ad intrattenervi, e sanza spesa o con manco che si può.

[11] E’ ci satisfà che voi aviate condotto quelli xii venturieri a cavallo. [12] E quanto al satisfare alle nostre genti d’arme e con quelli etiam di poca condotta intendiamo lo animo vostro, e vedreno di fare parte ad ognuno con quello ci sarà. [13] E circa le vettovaglie e biade solleciterete Filippozzo Gualterotti, el quale, come per altra vi si disse, ne ha la cura; e, conosciuta la diligenzia sua, non siamo se non di openione che sia per servirvi. [14] La lettera del Capitano di Monsignore di Ligní si mandò fedelmente, né ci occorre per questa altro etc.

192

[1] A Giuliano Lapi Vicario Florentiole.

[2] Intendiamo per duplicate tue come e’ Franzesi debbono essere costí domani e come biade non vi è e vino poco; noi aviamo sollecitato Tommaso Tosinghi a spignere in costà dell’una cosa e dell’altra; e noi qui in questo punto, che siamo ad ore xii, ne cari<chi>amo assai, della biada, la quale se non servirà loro domattina servirà domandassera. [3] Tu sai quanto noi aviamo bisogno di questi Franzesi e quanto sia necessario el mantenerli amici; usaci la tua prudenzia né mancare di alcuna cosa; e sopratutto fa’ che non nasca scandolo, ammunendo ogni uomo che se fussi fatto loro alcuna villania, noi lo sbarberemo per sempre; e dall’altro canto prometterai ristoro del disagio e del danno. [4] Né ti scriverreno per questa altro confidando in te e nella tua sollecitudine. [5] Vale.

193

[1] Potestati Prati. [2] xiiii.

[3] Inteso l’inconvenienti che ogni dí seguono in cotesta parte per la insolenzia di alcuno Pistolese cosí dell’una come dell’altra parte, ci siamo resoluti, insieme con li oratori di cotesta comunità, mandarvi el Magnifico Conte Bernardino da Marciano con 50 balestrieri a cavallo per reprimere quelli insulti che da simili tristi si sogliono fare, e lui ha promesso provedere e rimediare iusta sua possa a tutto sanza alcuno riguardo a Panciatico o Cancelliere. [4] Alloggiera’lo dunche come merita sua Magnificenzia, dandogli legne, strame e alloggiamento gratis secondo l’usanza. [5] Vale.

194

[1] Giovanni Spinelli in Vicchio. [2] xiiii iulii 1502.

[3] Aviamo questo dí la tua e ci maravigliamo che tu facci difficultà di alloggiare queste gente franzese fra Vicchio e Decomano, perché ci paiono alloggiamenti che per una sera doverrebbono sopportarne molto piú. [4] E però di nuovo ti diciamo che cominci alla lega di Vicchio ad alloggiarli e li distenda per tutti cotesti luoghi commodi infino a Decomano. [5] E a chi ha sgomberato farai riportare la roba a casa: perché giudichiamo non la possa avere portata molto discosto; e li minaccerai che noi sareno per riconoscere e’ delitti delli inobbedienti. [6] E voliamo che tu ordini che quelle leghe che non ne hanno addosso contribuischino a portare pane e vino dove ne è, e cosí biade: perché voliamo servare l’ordine che si serva in ferrarese e in bolognese, che è che ogni uomo dia le spese a quelli che li ha in casa. [7] Farai dunque el debito tuo, e monstra di volere essere ubbidito, perché non crediamo, faccendo cosí, che a’ Franzesi possa mancare alcuna cosa. [8] Vale.

195

[1] Benedetto de’ Nerli e Lorenzo de’ Medici. [2] xviii.

[3] Noi scriviamo questa sera a lungo ad Antonio Giacomini e Cappone Cappone in particulare, presupponendo che alla giunta della lettera voi non possessi essere ancora insieme. [4] Voliamo nondimanco che la vi sia comune; e trovandovi a cammino e prima di loro, la di­suggellerete: e in spezie noterete quanto si scrive circa a Pandolfo Petrucci e vi arete quella avvertenza che per quella si ricorda e che alla prudenzia vostra occorrerà. [5] Bene valete.

196

[1] Antonio etc. Commissariis generalibus. [2] Die xx.

[3] Noi vi demo iersera notizia della venuta del Risorbolo con piú vostre lettere; a le quali dicemo di r<ispo>ndere questa mattina, abbisognando quelle di qualche considerazione. [4] E benché per ancora noi non abbiamo deliberato la risposta, nondimanco non abbiamo voluto differire lo scrivervi, sendo sopravenuta la vostra di iersera contenente la mandata del trombetto da Monsignore Ubalt a Vitellozzo e quello che di tal cosa è successo, cioè che Vitellozzo ha ricerco di venire a parlamento con cotesti signori; il che, mostrando essere buono servidore del Re e di non volere uscire de’ suoi comandamenti e di quelli di cotesti capitani. [5] E noi, considerato l’affezione che cotesti signori ci portono e la prudenzia loro, e appresso veggendo e’ disordini che sono per nascere costà, pensiamo che sia piú presto da guadagnarne che altrimenti; e che le cose nostre, sanza paura di tanti disordini che si dimostrano, potessino avere piú presto fine. [6] E però, volendo loro Signorie parlare seco, potrete referire loro che noi ce ne contentiamo assai; e di quanto si fia ragionato, ce ne darete avviso subito per fante espresso, acciò possiamo deliberare meglio in ogni cosa nostra. [7] Ieri di nuovo avemo lettere da la Corte contenente la buona disposizione di quella Maestà verso di noi e la mala verso li inimici nostri; e come tuttavolta si apprestavono le forze che di nuovo inspigne da le parte di qua. [8] Di nuovo non ci è altro che la morte di Morgante Balioni e del Conte Lamberto da Marciano: credesi dell’uno e dell’altro ne sia suto cagione e’ nimici loro.

197

[1] Antonio etc. [2] Commissariis in castris.

[3] Per e<l> Risorbolo si riceverno iarsera due vostre e questa mattina aviamo un’altra da voi. [4] E inteso le prime lettere e udito el Risorbolo, ci pare che le dua prime abbino dua capi principali: l’uno circa alle provisioni bisognano volendo ire avanti, l’altro la importanza delle vettovaglie e il disagio in che eri per incorrere o stando o andando, quando e’ non si provedessi. [5] E cominciandosi alla prima parte di quello addimandono quelli capitani per ire avanti circa el fornire el numero di 3000 fanti e mille comandati, veggiamo questa cosa difficile a noi per le spese in che incorriamo per la paga de’ 3000 Svizzeri che vengono, e non di molto frutto, anzi piú tosto di qualche periculo, e oltra di questo con poca satisfazione della Maestà del Re e di cotesti capitani. [6] Perché ogni via che voi pigliassi con queste genti, da camparsi ad Arezzo in fuora, non farebbe molta utilità, né circa alle vettovaglie né circa ad altro: perché, scorrendo per la Val di Chiana e ripigliando quelli luoghi, e restando in piè Arezzo, facilmente, come vi ritraessi, si potrebbono riperdere: dove sarebbe piú disonore e piú danno, come per esperienza si è veduto di Battifolle. [7] Dipoi, avendovi noi a portare le vettovaglie diet<r>o, multipricherrebbono le dificultà e potrebbo<n>ne sequire quelli inconvenienti ne’ quali solo Vitellozzo spera al presente. [8] E lo andare ad Arezzo, sendovi Vitellozzo con queste forze, non la giudichiamo cosa secura né riuscibile, addutti da lo esemplo di Pisa; la quale città, se era piú forte di Arezzo, tamen mancava di uno defensore come Vitellozzo e di tanta gente quanto lui ha seco; e aveva piú offensori che non sarebbono coteste genti, per esservi 6000 uomini di piè e 500 lance. [9] Da l’altra parte Luca ci referisce la Maestà del Re desiderare sommamente che coteste sua genti non tentino alcuna cosa d’importanza e di qualche dubbio da riuscire, avanti che l’altre sue forze che manda sieno congiunte con loro. [10] E a questo effetto manda loro la allegata, contenente quanto di sopra si dice. [11] Pertanto, considerato tutte queste cose, cioè le forze che voi aresti aggiuntovi e’ dumila fanti, la spesa che noi aremo a fare e che ricerca la ossidione d’una terra, quella che ci corre addosso de’ Svizzeri che vengono, le vettovaglie quanto le ci costino, e ne’ termini dove ci troviamo, aviamo deliberato non fare al presente piú fanterie, ma seguire al tutto la opinione della Maestà del Re di temporeggiare in cotesto alloggiamento tanto che queste altre forze venghino; stando massime Vitellozzo in Arezzo e con quelle forze vi si truova. [12] Ma, quando si partissi o indebolissi di forze e a cotesti capitani paressi da fare allora con coteste forze qualche fazione sanza moltiplicare impresa di fanti, ne saremo contentissimi e desiderosi. [13] E perché al soprassedere cosí non ci occorre altra importanza che le vettovaglie, aviamo questa mattina creato uno Magistrato sopra a questo capo solo, e’ quali faranno tale provedimento che non se ne mancherà; e perché l’ordine loro comincia questa mattina, è necessario che si vadi temporeggiando cosí dua o 3 giorni perché dipoi speriamo che ne abbino ad essere abbondanti. [14] E perché di costà si pigli qualche buono sesto e ordine al pagamento, e che cotesti capitani vi faccino piú favore, mandiamo costà Francesco Nori a questo effetto: el quale si rappresenterà a voi, dipoi sarà con loro Signorie, e vedrà di farci drento qualche buona opera e voi ne lo aiuterete. [15] E insieme con seco mandereno Tommaso Tosinghi, uno de’ detti deputati, per intendere la cosa meglio e assodarsi in questa parte quanto sia bisogno provedere e ordinare perché el campo stia abbundante. [16] Voi intendete addunque la deliberazione nostra, la quale è necessaria introduciate a cotesti capitani in quello modo che la abbi effetto e che non ne abbi a seguire l’alterazione loro, fondandola tutta in su la voglia della Maestà del Re; in che userete buona prudenzia. [17] E tu, Benedetto e Lorenzo, non partirete in alcun modo infino a tanto che questa cosa abbi preso el verso suo e che la sia ferma secondo lo animo e desiderio nostro. [18] E quanto alla ultima lettera, dove cotesti capitani sono richiesti da Vitellozzo abboccarsi seco, offerendo volere ubbidire la Maestà del Re e loro Signorie, dubitiamo assai, veduto poco avanti el caso di Battifolle, e conosciuto lo animo suo contro a quella Maestà per molti riscontri, che questo abboccarsi non fussi piú tosto aggiramento che no e che ci sia drento poco onore di quella Maestà; pure, quando altrimenti paressi a cotesti signori, noi non siamo per opporci alla volontà loro, giudicando tutto avere ad essere ad onore della Maestà del Re e salute dello stato nostro. [19] E perché noi ricevemo ieri da messer Francesco Pepi un breve del Papa, el quale lo ’mbasciadore del Re aveva tratto da sua Santità, diritto a Vitellozzo in favore nostro, ve lo mandiamo con questa acciò lo diate a cotesti capitani che lo mandino come prima ne avessino occasione; faccendo loro intendere come e’ lo manda lo ’mbasciadore del Re e da sua parte lo presentino. [20] E benché iersera vi scrivessimo circa e’ fanti quello ce ne occorse, di nuovo vi si replica che noi aviamo dispiacere grande d’intendere essere costí 1300 fanti vivi e non piú, dovendovene essere mille 700 secondo li danari mandati e li avvisi vostri. [21] Sopra a che desiderremo si facessi qualche remedio, e in modo che una volta e’ s’intendessi che ci rincresce essere a questo modo bistrattati e con sí poca fede e poco onore nostro.

[22] L’artiglierie s’inviorno ieri come voi sapete e tuttavolta vengono avanti, acciò che, occorrendovi di fare alcuna cosa, el mancamento di esse non vi abbia a ritardare.

198

[1] Antonio Iacomini. [2] Commissariis in castris. [3] Die 22 iulii 1502.

[4] L’andata di messere di Ubalt verso Vitellozzo è dispiaciuta a noi come veggiamo che a voi non è parsa a proposito. [5] Ma, come iersera vi si scrisse, è necessario vincere questa dificultà con la pazienzia; e quando le altre cose manchino questa non si vuole perdere in alcun modo. [6] E però tu, Antonio, sarai contento seguire nello ofizio tuo e aiutare le cose della città come hai fatto infino a qui, da che nessuno buono cittadino si debbe discostare. [7] E se non si è fatto quel numero di fanti che si richiedevono a sforzare el nimico, non è restato perché non credessimo fussi utile e necessario il farlo; ma, avendo a concorrere alli Svizzeri che vengono, deliberàno spendere manco costà fussi possibile, non possendo satisfare alla spesa di dua luoghi. [8] E cosí è necessario facciamo servendoci di coteste forze o con offendere el nimico quando elli indebolisca o col temporeggiare quando e’ si mantenga galiardo. [9] Nondimanco ci sforzereno satisfare in brevi a coteste genti d’arme nostre, e cosí provedere a quelli 700 ducati che mancono per il resto del terzo della paga; e parci, come oggi per questo capo solo vi si scrisse, che voi vi riserbiate quelli danari ha in mano el camarlingo infino che noi mandiamo questo resto, acciò che questo terzo che manca si dia ad un tratto. [10] Noi ti scrivemo iarsera quello ci occorse circa Noello franzese e li venturieri che nuovamente cotesti capitani vorrebbono condurre. [11] E benché noi avessino desiderato passare questa spesa, tamen siamo contenti, quando cotesti signori se ne mostrassino pure di mala voglia, di pagarne in tutto 200, computandovi etiam drento la compagnia di Noello.

[12] Voi ci scrivete Uliveto essersi salvato; desiderremo intendere come, e se il campo de’ nimici vi si rappresentò.

[13] Quanto alle gente di Morgante, noi aviamo qua giú dua suoi uomini. [14] Vedreno di fare qualche composizione, e a voi non debbe dare molta noia, perché vi debbe avanzare cavalli.

[15] Aspettiamo con desiderio d’intendere che effetto abbi sortito l’abboccamento di Ubalt e Vitellozzo, e di nuovo vi confortiamo a sopportagli con ogni industria; e quando del pagamento de’ venturieri o d’altre spese e’ vi gra<va>ssino fuor dello ordinario, userete questi termini, di mostrare che la Maestà del Re voglia danari subito per la sua paga e per li Svizzeri, e che per questo e’ non si può satisfare a tante spese; e che di tutto sua Maestà è contenta e tutto procede con suo ordine.

199

[1] Monsignore di Lancre.

[2] Sendo tornato verso noi Lorenzo de’ Medici e avendoci referito con quanto amore e affezione voi favorite di costà le cose nostre per onore della Maestà del Re e profitto nostro, ne ringraziamo sommamente la vostra Signoria e siamo certi che la Maestà del Re se ne chiamerà ancora bene contenta, e noi le scriverreno tutto. [3] Restaci offerirci continuamente a vostra Signoria perché siamo parati farle onore in ogni sua occorrenzia. [4] E perché li è occorso alcuna cosa dove è necessario si truovi alla presenzia Lorenzo de’ Medici, vostra Signoria lo arà per scusato se non ritornerà verso quella; e a vostra Signoria ci offeriamo.

200

[1] Antonio Thebalduccio. [2] Commissariis in castris. [3] Die 24.

[4] Ancora che per la nostra di ieri vi si scrivessi lo animo nostro circa a quello ne aveva referito Lorenzo de’ Medici della pratica tenuta fra Ubalt e Vitellozzo, nondimanco, veduto quanto ci scrivete per la vostra di iarsera circa la medesima pratica e quello che Ubalt ha disegnato dire a Vitellozzo e concludere seco, ci pare necessario di nuovo far<v>i intendere lo animo nostro, perché questa resoluzione d’Ubalt fatta ultimamente ci pare poco discosto da quello ha referito Lorenzo, né veggiamo con che onore della Maestà del Re o utile nostro la si possa fermare cosí, sendovi incluse condizioni che ’l Cardinale Orsino debba prima parlare a quella Maestà, perché per la parte del Re ogni condizione che si mette nell’appuntamento è con poco suo onore, e per la parte nostra non veggiamo che sicurtà ci rechi rimetterci al parlamento del Cardinale Orsino, per essere un de’ capi delli avversarii nostri. [5] Pertanto non ci consentirete per la parte vostra in alcun modo, se già, come ieri si disse, non si levassino tutte le condizioni, e che subito le terre tutte si rimettessino nelle mani di cotesti capitani sanza riservo di alcuna cosa, e che quelli ne avessino a fare tutto quello ne disponessi la Maestà del Re sanza mettervi alcuna condizione o interposizione di tempo, perché a questo modo verremo a restare solo a discrezione di quella Maestà, il che ci sarebbe grato per essere sempre suti disposti riconoscere el bene e il male da quella. [6] Pure, quando voi vedessi cotesti capitani vòlti ad alcuna cosa contro a questo nostro disegno e opinione, vedrete, sanza consentirvi, di non li alterare, ma li andrete temporeggiando prudentemente. [7] Piaceci be­ne sommamente questa ultima vostra conclusione e resoluzione fatta, di uscire in campagna, perché ci veggiamo piú beni: el primo, che Vitellozzo si perderà quella reputazione che li ha dato questo abboccamento; el secondo, che si salverà buona parte di quelli grani di Val di Chiana che ne vanno tutti in quello di Siena; l’altro, che voi viverete con piú facilità potendovi provedere da quelli castelli e terre che sono pieni di vettovaglie; e oltre a queste commodità che sono certe, potrebbe seguirne, del farsi innanzi, molto onore e molto utile che la occasione ne potrebbe arrecare, per la repu<ta>zione che si acquisterebbe d’essere in compagnia. [8] E perché a questo voi chiedete vettovaglie, el resto della paga delle fanterie e gente d’arme, e certe munizioni, di che ci mandate nota etc., vi significhiamo che le munizione si sono ordinate e oggi si caricheranno o tutte o la maggiore parte. [9] Quanto a’ 700 ducati che mancono per le fanterie, quando questo vi ritenessi allo andare innanzi, e avendogli fussi per andare ad ogni modo, noi ve li mandereno per di qui a domandassera ad ogni modo; ma quando voi non fussi per spingervi innanzi ancora che avessi el resto di detta paga, differireno el mandarvegli tre o 4 giorni, nel quale tempo vi si manderà ancora el resto per le gente d’arme. [10] Il che assai ci sarà piú facile fare quando s’intenderà che voi siate in fazione, perché sapete la natura etc. [11] Circa le vettovaglie noi aviamo sollecitato questi deputati, e’ quali dicono sono per fare ogni cosa, e noi mandereno danari a Filippozzo; e dal canto nostro non si mancherà acciò che di questa provisione voi non manchiate. [12] Ma giudichiamo che questo non vi abbi a ritenere dello ire avanti, perché vi potrete servire di quelle vettovaglie che vi sumministerranno quelle castella a chi voi vi accosterete, le quali ne sono abbondantissime, come vi è noto; e se voi uscite fuora, come scrivete volere fare e come noi desideriamo, vedranno cotesti signori che miglioreranno patti con Vitellezzo con piú onore della Maestà del Re e satisfazione sua, la quale reputa detto Vitellozzo suo inimicissimo, come ne hanno mostre le opere e molti riscontri che si hanno di lui contro a detta Maestà.

[13] Intendiamo quanto dite di Novello franzese e di questi venturieri; siamo nella opinione vostra di fare ogni cosa per non vi avere a perdere; pure quando e’ si alterassino cotesti signori, non voliamo passare el numero di cento. [14] E seguendone costí per simile cose conclusione o movimento alcuno, ce ne avviserete.

[15] Commendiamovi delle lettere intercette; e perché fra quelle è una lettera di Francesco Canigiani data a’ 16 dí di giugno in Civitella che permette il passo libero a’ cavallari di Vitellozzo, vorremo intendere se lo fece con licenzia vostra e come tale lettera vi sia capitata nelle mani.

[16] Postscripta. [17] Avendo scritto fino qui, ci è suto referito di luogo che noi li prestiamo fede assai come Perugia è in arme per esservisi accostato il Duca Valentino con le sue genti e volere entrare dentro e li Perugini non lo volere accettare; il che quando fussi vero, che lo crediamo in maggior parte, vi debba dare tanto piú animo allo andare avanti, perché tutto torna in preiudicio di Vitellozzo per essere una medesima cosa Giovampaolo o lui come sapete.

201

[1] Monsignore di Lancre. [2] 25 iulii.

[3] Questa mattina è ritornato Monsignore di Melon e ci ha presentato lettere di vostra Signoria e ci ha esposto quanto voi desiderate el bene nostro; di che noi non potremo stare di migliore voglia né potremo piú essere obbligati a vostra Signoria. [4] Pregamola bene che, se qui non si fanno le cose con quella prestezza e quelle forze che voi desiderresti, che quella ci abbi grandemente per escusati, perché tutto procede da le molte spese aviamo e massime per la venuta di Monsignore della Tramoia, dove aviamo a pagare assai danari; e perché noi sappiamo che vostra Signoria è prudentissima e che la considerrà bene tutto, siamo certi che quella ci arà per escusati, e cosí ancora ci escuserà appresso la Maestà Cristianissima. [5] Bene valete.

[6] Poi che noi avemo scritto, abbiamo lettere da Ugolino Martelli, che è in Corte apresso la Maestà Cristianissima, insieme con lettere che vengono alla Signoria vostra, per le quali potrete vedere quanto quella Maestà abbia a cuore le cose nostre. [7] Pertanto ci è parso affaticare di nuovo Monsignore di Melon e Francesco Nori, e’ quali potranno referire piú particularmente tutto a vostra Signoria.

202

[1] Francesco Nori. [2] Die xxvi iulii 1502.

[3] Noi intendiamo per lettera di Benedetto de’ Nerli data questa mattina come Monsignore di Lanch li ha fatto intendere che crederrebbe accordare con Vitellozzo che noi riavessino di presente Arezzo con la fortezza, quando noi perdonassimo a li Aretini sotto la fede del Re. [4] E ricercandoci di risposta subita, ci è parso mandare costà messer Antonio da Colle per fare resposta di bocca; che referirà in effetto come noi siamo contenti perdonare a detti Aretini quando e’ ne seguiti dua cose: la prima, che ci sia restituito ora di presente Arezzo e messovi drento le nostre genti; la seconda, che noi ci possiamo assicurare di loro; il che piú largamente esporrà ser Antonio. [5] Ècci parso da<r>ne notizia ancora a te come a quello che noi giudichiamo ottimo ministro a disporre cotesti signori e a confirmarli nello loro buono animo, aiutando ser Antonio detto in questa pratica a benifizio della tua patria.

203

[1] Patens. [2] Die 29.

[3] In personam Nicolai Angeli Biffolii, Commissarii in potesteria Vincii et sine salario. [4] Colle e San Gimignano; a Campiglia; a Rasignano; a Pescia; a Volterra; a Poggibonzi; Radda.

[5] Per cagione che e’ grani nostri non eschino del nostro dominio e che per questo e’ non segua qualche inconveniente da temere in questi tempi, ci pare che, se l’anno passato si usò buona diligenzia, questo anno sia necessario raddoppiarla. [6] E per questa cagione ti scriviamo la presente, imponendoti dia grande ordine e facci ogni opera di vigilare che ’ grani non eschino del nostro; e trovandone alcuno in fraude, li torrai la bestia e ’ grani, e manderai bandi pubblici che nessuno ardisca o presumma trarre del dominio nostro grani o biade sotto quelle pene che ti parranno convenienti, non perdonando né a disagio né a fatica in questa cosa. [7] Bene <vale>.

204

[1] Bernardo de Bardis Commissario. [2] 30 iulii 1502.

[3] Questa mattina aviamo ricevuto la tua di ieri, per la quale ci significhi l’arrivata de’ Franzesi costí a Sansovino e come e’ davono ordine di mettere le guardie per quelle fortezze; e tutto ci piace, salvo lo avere tu promesso pagare detti fanti: perché una simile cosa, come la non è ragionevole, cosí tu non la dovevi fare sanza consentimento nostro; e però è necessario che vegga destramente di ritirarti da un simile pagamento. [4] Di che se ne è parlato a lungo questa mattina a Tommaso Tosinghi, el quale è partito per venire costí in tua compagnia commissario, e doverrà esservi domattina di buona ora; insieme con el quale tu vedrai di ritirarci da questa spesa. [5] Oltr’a di questo, sendo Civitella e Gargonsa ritornate a noi avanti lo accordo, non è necessario farle altrimenti guardare da’ Franzesi; e però vedrai insieme con Tommaso se fussi bene non li gravare, quelli nostri populi, d’una simile cosa. [6] Piaceci quella preda fatta di quelli muli etc.; e in ogni cosa che tu potrai operare per volgere in là cotesto umore, lo farai. [7] Bene vale.

205

[1] Francesco Allio. [2] Die ultima iulii.

[3] Per la tua di stamani intendiamo come el Cardinale San Severino domattina sarà costí a Poggibonzi; pertanto ci occorre in risposta farti intendere per cavallaro espresso che tu, subito arrivato che fia detto Cardinale in Poggibonzi, intenda quando e’ sia per partire e dove voglia posarsi dopo la partita; e appresso intenderai diligentemente quanti sieno e’ suo cavalli proprii e quanti quelli che ne vengono in compagnia seco; e cosí vedrai particularmente che personaggi elli ha seco e di che qualità e condizione, e ci manderai ragguallio distinto e particulare d’ogni cosa e presto, acciò sappiamo dove e quando e’ venga e con quanti cavalli e con che qualità di uomini. [4] Bene vale.

206

[1] Bernardo de’ Bardi e Tommaso Tosinghi. [2] Die prima augusti.

[3] Aviamo in questo punto ricevuto la vostra di ieri; per la quale intendiamo l’arrivata di te, Tommaso, e come cotesti capitani si sono deliberati alloggiare domane a Castilione, e come voi credete che le cose procederanno secondo el desiderio nostro, e che cotesti capitani aranno la tenuta di Cortona e Borgo. [4] La quale cosa ci piace quando la segua cosí; e voi di tutto ci avviserete particularmente. [5] E perché la Maestà del Re scrive una lettera a cotesti capitani dove la mostra essere malcontenta dello appuntamento fatto e comanda loro che, se le terre non sono messe in sua mano liberamente e sanza alcuna eccezione, rompino subito la guerra, voliamo osserviate quello che tale lettera abbi partorito; e veggiendo occasione veruna di bene e d’utile nostro, la piglierete, agumentando le disposizioni di cotestoro a benifizio pubblico, intendendovi di tutto con Antonio Giacomini che ha il particulare di questa lettera e ieri parlò a lungo con Monsignore di Lancre. [6] Piaceci oltr’a di questo quanto intendiamo dello avere scorso e’ Guasconi in su quelli confini etc. [7] Desiderremo bene per la prima intenderne piú el particulare e che Guasconi, e quali erano, e se li erano cavalli o fanti a piè, e di che qualità era la preda. [8] Desiderremo ancora ci avvisassi che fu di quelli 40 muli che e’ tolsono pochi dí fa, perché intendiamo Pandolfo farsi bello di averli riaúti. [9] E tu, Tommaso, sai quello ti si parlò a bocca di questa cosa: però aiuterai la materia acciò ancora e’ vicini nostri sentano delle incommodità che sentiamo noi.

207

[1] Giovachino de Guasconibus. [2] Die prima augusti 1502.

[3] Intendiamo per questa tua di ieri le lunghe querimonie fai de’ tre prigioni aretini che tu hai per nostro ordine relassati: il facemo fare per essere loro stati a nostro soldo uno mese dopo la rebellione d’Arezzo; né era conveniente dopo la licenzia farli prigioni.

[4] Di nuovo non ci è altro, se non che Arezzo e tutte le altre terre sute occupateci sono nelle mani de’ Franzesi; delle quali in brevi dí speriamo ne seguirà la restituzione. [5] Oltr’a di questo e’ Svizzeri, che debbono venire in Toscana con Monsignore della Tramoia e con le altre genti, piú dí fa giunsono in Milano; e crediamo dovessino partire infino ieri, perché alla Maestà del Re non basta farci rendere el nostro, ma ci vuole assicurare interamente da’ nostri inimici.

[6] Postscripta. [7] Che renda alli tre prigioni aretini 19 ducati, le armi e ogni loro cosa sanza eccezione o replica alcuna.

208

[1] Bernardo de’ Bardi e Tommaso Tosinghi. [2] iiii augusti 1502.

[3] Restiamo avvisati per questa ultima vostra di ieri, la quale era in parte copia d’una di non ieri, l’altro, quanto sia seguíto circa le cose di costà e come la possessione di tutte coteste terre è libera nelle mani de’ Franzesi, nonostante che voi non ci diate avviso se in Arezzo sono entrati piú cavalli o se disegnano entrarvi: perché la somma di 40 cavalli soli con Imbalt non ci parevono conveniente forze a chiamarsi possessori di quella terra; e però desiderremo intendere bene questo e ogni altro particulare delle cose di costà, di che, per una nostra del secondo del presente, vi se ne dette particulare instruzione. [4] E essendosi cotesti signori bene insignoriti di tutto, stiamo di buono animo che quella Maestà ne commetterà subito la restituzione, a la quale si è spacciato in diligenzia. [5] E voi in questo mezzo temporeggere-te costí, come avete fatto e come è necessario fare, per mantenersi cotesti signori amici, faccendo riguardare iusta el potere vostro quelli uomini che voi conoscete fedeli e che non hanno bisogno di correzione. [6] E ci piace sommamente intendere le parole e lo animo buono de’ Cortonesi e di tutti quelli altri di Valdichiana, amicissimi nostri, e’ quali tutti conforterete per nostra parte, facciendo loro fede che del buono animo loro ne siamo certi e di queste demostrazioni contentissimi e parati a riconoscerle con iusti meriti quando la occasione e il tempo lo patirà. [7] Ulterius, perché voi ci scrivete come la compagnia di Guasparre e quella di Noel vi chiede danari, dicendo che noi abbiamo promesso loro etc., desiderremo ci dichiarassi meglio questa cosa e chi sieno queste compagnie, come pagate e quando e che si sia promesso loro; perché a Noel e certi altri Guasconi che vennono con Monsignore di Lancre si dette licenzia e Benedetto de’ Nerli ci scrisse averli contenti con 60 ducati. [8] E però, non sappiendo e’ termini di questo caso, né come e’ si vada, ce ne parlerete piú largo e piú particularmente; e guarderetevi, come a te, Bernardo, si scrisse piú giorni, di non promettere alcuna cosa, ma rimetterete tutto a noi.

[9] E quanto a li altri avvisi che voi ci scrivete, non ci occorre replicarvi, salvo che alla parte dove dite avere inteso che quelli di Luciniano e da Sinalunga hanno scorso in su quello di Marciano per valersi delli muli e grani furno tolti da’ Franzesi; el quale avviso sendo dubio, fa che noi non possiamo darvene risposta con determinazione certa. [10] Tamen voliamo che voi v’ingegnate d’intenderne el vero; e trovando che in fatto sia cosí, che quelli di Siena abbino scorso etc., voliamo siate con Lancre e cotesti capitani e mostriate loro come, infino a tanto che loro Signorie tengono in mano coteste terre, tutte le iniurie che sono fatte a li uomini di quelle son fatte a loro e a la Maestà del Re, e che loro sono tenuti a vendicarli e salvarli; e però, che saria bene correre e predare in sul sanese e fare ravedere chi li ha stimati poco dello errore suo con el mostrarli che voglino essere stimati assai, e predarli e saccheggiarli come si conviene alla insolenzia loro. [11] E quando detti signori dicessino che ne volessino commissione da noi, replicherete che noi non aviamo iusta querela con loro per non potere dire che li offendino nostri uomini, mentre che le terre stanno in altre mani; ma farete bene loro fede che noi ne siamo contenti e ne areno seco buono obbligo, e che ancora a la Maestà del Re sarà gratissimo, per avere inteso sempre quella Maestà essere inimica di Pandolfo e di Siena; e che per l’ultime lettere li oratori nostri lo affermano. [12] E quando vi paressi, per muovere la cosa piú cauta, di fare ancora che li uomini nostri offesi si querelassino a loro e chiedessinne vendetta, la rimettiamo in voi, pure che voi facciate el debito vostro quando in fatto e’ sieno scorsi e’ Sanesi in sul nostro; di che vi aviamo discorso a lungo, perché questo articulo ci pare d’importanza e desideriamo che sia bene governato e prudentemente.

[13] Circa le altre cose, come si è detto, non aviamo che ricordarvi, se non teniate bene disposti cotesti signori e ci avvisiate continuamente e ogni dí: perché lo stare assai sanza vostre lettere ci dispiace. [14] E circa el mandarvi danari, si penserà satisfarvi in qualche modo.

[15] Avendo scritto Monsignore di Lancre e Odet Secretario una lettera a’ nostri Signori, significando le terre essere tutte in sue mani e che solo restava che noi facessimo che la Maestà del Re li comandassi la restituzione, è parso a’ nostri Signori farli risposta che saranno con queste. [16] Presenteretele loro e aggiugneretevi quelle grate parole che ricerca la materia. [17] Bene vale.

209

[1] A Monsignore di Lancre. [2] Nomine Priorum. [3] iiii augusti 1502.

[4] Noi restiamo avvisati come, mediante la virtú e buona diligenzia di vostra Signoria, voi avete presa liberamente la possessione in nome della Maestà del Re di tutte le terre e piazze nostre e che le sono in vostre mani. [5] Di che noi ne ringraziamo sommamente la Signoria vostra e restiamone a quella obbligatissimi. [6] E crediamo che ancora la Maestà del Re si terrà b<e>nissimo contenta di voi, sendo seguíte le cose secondo li ordini suoi. [7] Alla quale noi aviamo scritto in diligenzia, perché vostra Signoria abbi la commission di reporle in nostre mani, e speriamo averla presto; e vostra Signoria in questo mezzo arà per raccomandato quelli sudditi nostri che sono stati sempre nostri amici e fedeli.

[8] Né per questa ci occorre altro che offerirci continuamente alla vostra buona grazia.

210

[1] Antonio Giacomino Commissario generali in castris. [2] 4 augusti 1502.

[3] Poi ti scrivemo la nostra di iarsera, aviamo avviso da Bernardo e Tommaso Tosinghi come tutte le terre sono in mano de’ Franzesi; e che ambasciadori cortonesi avéno fatto grande scusa e grande oferte loro; tale che noi non attendiamo altro al presente che la commissione del Re che le ci sieno restituite. [4] Di che noi non dubitiamo per avere sempre inteso da li oratori nostri, che pure ieri ci avvisorno del medesimo, una buona e ferma disposizione di quella Maestà per renderci le cose nostre; e crediamo che ne abbino commissione in brevissimi dí. [5] Pertanto non ci dà molta alterazione quelli modi sono tenuti da Imbalt, perché tutti sono ad arte per trarre da li Aretini il piú che può, giudicando che noi non li possiamo mancare in su la restituzione. [6] Però ti verrai temporeggiando e seguirai la loro natura, mantenendoli bene disposti quanto ti sia possibile; e arai quella avvertenza in ogni cosa, quale si conviene ad uno prudente come tu; e noi, circa cotesti fanti e cavalli, per la prima nostra ti scriverremo di nostra intenzione. [7] Sarà alligata a questa una a Bernardo e Tommaso: mandera’la subito e con modo securo.

[8] Postscripta. [9] Ceccone da Barga ci fa intendere che vuole licenzia: siamo contenti gliene dia. [10] Vale.

211

[1] Bernardo de Bardis. [2] vii augusti 1502.

[3] Questa mattina ricevemo la tua de’ 5 del presente; e per non essere ancora arrivato costà Tommaso Tosinghi, el quale ti arà dipoi referito a bocca la intenzione nostra circa e’ Guasconi, non ci occorre dirti altro, se non che noi ci tegnamo male serviti da te in tale caso, perché questa spesa de’ Guasconi la reputiamo tua opera, che, per essere bene visto da cotestoro, non ti se’ curato allargare le promesse sanza nostro ordine. [4] Ma poi che per il passato non te ne se’ guardato, guardera’tene per lo avvenire: perché noi saremo per porre debitore te di tutto quello aggravassi il pubblico.

212

[1] Bernardo de’ Bardi e Tommaso Tosinghi. [2] 8 augusti 1502.

[3] Questo dí aviamo la vostra de’ 6 e intendiamo come le cose sono nel medesimo buono essere che erano avanti la partita di te, Tommaso. [4] Né ci occorre rispondervi altro a questa, salvo che alla parte che voi ci dite che li Aretini mandono grani a Pandolfo per averli lui serviti di 2000 ducati. [5] La quale cosa non ci po­trebbe piú dispiacere: prima per uscire e’ grani nostri del nostro dominio, secondo per servirsi Pandolfo di quelli, che è sempre suto contrario in questa e in ogni altra impresa alla Maestà del Re. [6] Pertanto, vorremo vedessi di persuadere a cotesti signori non permettessino una simile cosa alli Aretini, monstrandola dannosa a cotesto paese e a noi e etiam ad el Re che tiene Pandolfo per suo nimico. [7] Né voliamo ommettere di dirvi quello ci è suto referito per uomo degno di fede, e questo è che voi fate costà incetta di grano, cosa vituperosissima ad ogni privato, nonché a chi rappresenta el pubblico e questa Signoria come voi. [8] E veramente egli è errore d’essere corretto e avvertito con altro che con lettere, perché noi non sappiamo quello che voi permettete costà ad un altro quando voi fate un simile errore. [9] E però noi vi significhiamo che subito ci avvisiate che somma di grani voi aviate comperata, e quella tenete a nostra stanza, perché vi voliamo restituire el prezzo e adoperarlo per conto pubblico dove ne sarà necessario. [10] Né seguirete piú in simile incetta perché noi saremo forzati fare poco conto di chi stima tanto poco lo onore pubblico.

[11] Gli uomini di Subbiano ci referiscono come, avendo nella venuta de’ Franzesi preso un commissario aretino e datolo prigione a detti Franzesi, gli Aretini gli minacciono di ardergli e saccheggiarli; pertanto voliamo intendiate questa cosa e v’ingegnate ad ogni modo di salvarli, monstrando che, quando e’ capitassino male, sarebbe per avere fatto benifizio a’ Franzesi. [12] Vale.

213

[1] Antonio Tebalduccio. [2] 9 augusti 1502.

[3] Magnifice etc. [4] Poi che noi ti avemo scritto iersera la ultima nostra, comparsono 2 tue: una de’ 7, l’altra de li 8 del presente. [5] E per la prima intendiamo come ti sei aboccato con Imbalt e quello di che lui ti ha ricerco circa el volere che se li consegni e’ beni di quelli che fussino nostri ribelli etc.; della qual cosa non ci possendo noi risolvere per non sapere né che beni, né chi si sieno questi, né etiam le condizioni della restituzione, non te ne possiamo etiam rispondere. [6] E però, quando di nuovo lui ti ricercassi di una simil cosa, el che vorremo che tu fuggissi quanto ti fussi possibile, gli farai quella risposta che tu giudicherai essere secondo la mente nostra, non ti obbligando a nulla come hai fatto infino qui; di che ti commendiamo assai per avere conosciuto lo umore e vedere che ogni volta l’uomo è a tempo a promettere; sí che governera’ti come hai fatto infino qui, né dubitare che lo scrivere tuo libero di coteste nature ci facci usare male questa tua liberalità. [7] E se Imbalt si è doluto che a noi e ad el Re è suto scritto sinistramente di lui etc., non nasce questo se non da dubitarne, per parerli essersi portato un poco fuora del dovere; tanto è che noi desideriamo segua nello intrattenerlo e in ogni altra cosa come hai fatto sempre. [8] E perché tu di nuovo ci ricordi Morello e Gnagni, potrai fare loro intendere che non spendino piú nelle compagnie, e darai loro licenzia, volendola, di andarsene a casa, confortandoli a non dubitare che noi siamo per abbandonarli, perché la fede loro merita ce ne ricordiamo, ma che al presente, sendo gravata la nostra città in molte spese, fa che contro a nostra volia li licenziamo. [9] E quanto alle lance spezzate, le quali tu giudicheresti essere bene mantenersi, vorremo ci mandassi nota di quelli che tu giudichi a proposito: e noi potreno di poi deliberarne. [10] E circa li fanti, per altra ti se n’è scritto abbastanza e raffermianti per questa el medesimo: cioè che noi non manchiamo di pensare a tutto e iusta la possibilità nostra vi provedreno.

[11] Aviamo questa mattina lettere di Corte de’ 6; e per non essere ancora arrivate le lettere di cotesti capitani significative dello avere tutto in loro mani, non si era espedito el mandato per consegnarle; aspettiallo ad ogni modo per la prima.

[12] El Valentino era giunto in Corte e attende a giustificarsi con el Re e incolpare Vitellozzo, el quale ha aúto salvocondotto da el Re per possersi transferire securo: ora, intendendo da te che li è malato di febbre, dubitiamo e’ non finga per avere cagione di non ubbidire. [13] Vorremo ne ricercassi el vero, e scrivessine, acciò noi potessino scriverne in Corte.

[14] E perché Tommaso Tosinghi ci scrive Monsignore di Lancre desiderare che le lettere che vengono di Corte capitino prima nelle mani sua che di Imbalt, voliamo che ogni volta ti mandiamo lettere di Francia non facci al messo toccare Arezzo, ma lo farai piú tosto rallungare la via perché li arrivi prima a Lancre che altrove.

214

[1] Tommaso Tosingo Commissario etc.

[2] Sendo suti a noi gli uomini di Gargonsa e raccomandatosi strettamente, mostrando di temere non essere soprafatti sopra le forze loro, non possiamo fare che non ce ne incresca e che noi non te li raccomandiamo, imponendoti che in tutte quelle cose puoi loro giovare lo facci sanza riguardo alcuno. [3] E potrai mostrare a cotesti Franzesi come e’ non meritano de essere aggravati, per essersi renduti a noi con grave loro periculo avanti che li avessino appuntato con li Aretini. [4] Né mancherai con queste e quelle altre ragioni ti occorreranno defenderli e favorirli debitamente.

215

[1] Domino de Lancre. [2] 14 augusti 1502.

[3] Avendo inteso per lettere de’ commissarii nostri che sono appresso vostra Signoria come voi avate scritto una calda lettera a Vitellozzo perché quello ne restituisca le altiglierie che li ha tratto delle piazze nostre e munizione e ogni altra cosa avessi nelle mani di nostro, e cosí che lui restituisca e’ nostri cittadini che tiene prigioni nelle sua mani, ne siamo contenti assai e ringraziamone sommamente la Signoria vostra. [4] E benché iarsera per altra nostra vi scrivessimo di questa materia, nondimanco voliamo per la presente monstrare alla Signoria vostra che queste artiglierie che Vitellozzo si truova nelle mani di nostro c’importono assai per trovarsi sfornite tutte le nostre piazze, e quando le avessimo a rifornire ci sarebbe carico e danno assai; però vi preghiamo di nuovo ne facciate ogni opera. [5] E facciamo fede alla Signoria vostra che al presente quella ci può fare poco maggiore piacere e di che noi ne possiamo restare piú contenti. [6] Ancora raccomandiamo alla Signoria vostra e’ cittadini nostri che si truovono prigioni nelle mani di Vitellozzo: né possiamo credere, mediante la opera vostra, di non essere satisfatti dell’una cosa e dell’altra. [7] E noi di queste buone opere e amorevoli verso di noi ne aviamo fatto fede alla Maestà del Re, la quale se ne tiene bene contenta; né mai questa città potrà smenticare lo amorevole ofizio vostro verso di noi. [8] Dio vi dia quello che voi desiderate.

[Commissioni ad Arezzo]

216

[1] Nicolao de Malclavellis. [2] 15 augusti 1502.

[3] Spectabilis etc. [4] Con questa saranno 2 lettere di Francesco Nori: l’una perché, avanti vadi là, ti mandi scorta; l’altra va al Secretario. [5] A noi occorre importi che facci di avere il bando mandato <per> Imbault e cosí la patente; e apresso piú raccolto de’ processi suoi si può, affine che ce ne possiamo sempre iustificare con la Maestà del Re.

[6] Postscripta. [7] Intendiamo Inbalt essere a la festa a Siena; però ci pare, e cosí t’imponiamo, che acceleri il piú ti è possibile per esservi avanti la tornata sua. [8] Vale.

217

[1] Eidem Antonio Tebalduccio. [2] 16 augusti.

[3] Una ora fa ti scrivemo per mano del mandato tuo in risposta di 2 tue ricevute questo dí; né ci accadrebbe altro se non fussi che e’ ci è fatto intendere dal maestro delle poste del Re aver nuove lettere di quella Maestà, le quali ha a mandare a cotesti capitani in conformità quasi di quelle che portò loro Nicolò, Secretario nostro. [4] Viene costà con esse uno suo garzone e noi lo indiriziamo a te, perché facci, e a l’uomo e a le lettere, buon ricapito e condurlo salvo infino là dove e’ saranno, e ancora perché subito a l’arrivare suo ne dia notizia a Nicolò Malchiavelli; e per parte nostra li significa che non parta da Monsignor di Lanques infino che queste lettere non sieno arrivate là; le quali, benché sieno piú vecchie di uno dí che quelle portò lui, nondimeno sono di momento grande, e noi le stimiamo al proposito, perché si conoscerà da esse la Maestà del Re perseverare in quel suo pensiero. [5] Vale.

218

[1] Antonio Tebalduccio. [2] Dicta die.

[3] Poi che gli è entrato Monsignor di Lanques in Arezzo con tutta la sua banda, come ti è noto, e’ ci pare essere in assai miglior termini circa le cose di costà, che non eravamo prima. [4] E benché noi abbiamo aúto questo dí lettere di Corte che mostrono come elli espedivono tuttavia el mandato per la restituzione, el quale digià era commesso, tale che noi speriamo che non passi domani che e’ venga; pur nondimanco ti confortiamo ad intrattenere in questo mezzo Monsignor di Lanques detto in tutti quelli modi ti occorreranno, ingegnandoti ritrarre delle cose d’Arezzo continuamente piú il vero puoi come le procedino; e dara’ne avviso a noi continuamente. [5] Piaceci che quelli contadini che si sono ragunati in su quelli monti, come ci ha riferito Nicolò, sieno a proposito nostro; e tu li conforterai ad avere pazienza qualche dí e non fare scandolo con li Franzesi, mostrando che non sono per stare molto le cose cosí, ma che le si risolveranno in bene secondo li propositi nostri. [6] E perché Bernardo de’ Bardi e Tommaso Tosinghi ci scrivono avere presentito che molti della città di Arezzo, quando e’ non si diffidassino di venia, si volgerebbono e ci si farebbono incontro, ci pare che destramente tu dissemini questa opinione che noi non ci teniamo gravati da el populo di Arezzo, né da lo universale della città, ma da pochissimi cittadini di quella; mostrando che noi siamo per riceverli e averli in quel grado che sempre si sono aúti; e in questo userai buona prudenzia. [7] E quanto a’ danari per coteste genti che tu ci ricordi per l’ultima tua, non si ha a mancare loro; di che etiam loro possono essere certi avendoli noi ad operare, come si hanno, di corto. [8] Sarà con questa la copia de la lettera aúta da la Corte questo dí, la quale ti mandiamo a ciò vegga quello si può sperare; e voliamo che detta copia mandi con le lettere che sono alligate a questa a Bernardo e Tommaso a Castiglione e in buona diligenzia perché voliamo che e’ significhino tutto a Monsignor di Lanques, perché lo iudichiamo a proposito.

[9] Noi abbiamo questo dí ricevute lettere da la Signoria del Governatore Conte Bernardino e da te, per le quali ci ricercate di aggiungnere a detto Conte secondo la condotta sua quelli balestrieri che soleano militare sotto Gnagni Morello e li altri che sono suti rimossi; a che ti rispondiamo che e’ si rimossono per alleggerirsi di spesa per al presente e non per altra cagione: il che fa che non possiamo per ora aggiugnerli a detto Conte. [10] E però li farai intendere che seguiti di servirci co’ cavalli che e’ si truova scritti, faccendoli fede che al tempo noi ci faremo incontro a lui perché desideriamo, possendo, onorarlo e beneficarlo.

[Scritti di governo]

219

[1] A Monsignore di Lanques. [2] Dicta die.

[3] Noi aviamo aúto piacere grandissimo intendendo che la Signoria vostra con tutta la sua banda si truova drento alla villa di Arezzo e parci al presente che veramente detta villa sia in mano del Re e che piú liberamente ne possa disporre che non poteva prima; e crediamo che la Maestà del Re arà molto caro intendere questo. [4] Preghiamo ora vostra Signoria usi diligenzia in farci recuperare quelle artiglierie che Vitellozzo ha nelle sue mani. [5] E intendiamo che infino a qui Vitellozzo non ha dato se non parole, il che non è punto bene fatto; sí che di nuovo vi preghiamo facciate opera che le renda, e di questa opera ve ne saremo bene grati.

[6] Vostra Signoria arà inteso come, avanti che voi entrassi drento a cotesta villa, Monsignore Imbalt aveva mandato certi uomini aretini al tutto inimici nostri a governo della villa della Pieve e d’Anghiari, il che tornava in carico nostro e della Maestà del Re. [7] Crediamo che la Signoria vostra vi arà fatto buona provisione e rimediato a simili inconvenienti; di che noi ne la preghiamo e siamo a’ piaceri vostri. [8] Che Dio vi dia quello desiderate. [9] Bene valete.

220

[1] Domino de Borsu. [2] 21 augusti.

[3] Noi mandamo ieri a vicitare la Signoria vostra uno Monna secretario; el quale, non avendoci referito come vostra Signoria desinava questa mattina qui, è stato cagione che noi non aviamo fatto el debito nostro, come è nostra consuetudine quando un signore franzese viene in Firenze; il che ci duole assai e aviamone preso grandissimo dispiacere. [4] E per questa cagione vi mandiamo el presente cavallaro, el quale presenterà alla Signoria vostra da fare una volta buona cera per nostro amore. [5] Che Dio vi dia ciò che voi desiderate.

221

[1] Giovachino Guasconio. [2] Volaterris. [3] 23 augusti.

[4] E’ ci pare che per ogni buono rispetto tu tenga costí appresso di te quello Niccolò Albanese che tu scrivi avere nelle mani, e questo infino a tanto che noi ne deliberiamo altrimenti.

[5] Restaci solum per la presente avvisarti come ieri vennono, mandati da la Cristianissima Maestà per restituirci tutte le nostre cose liberamente e sanza alcuna eccezione, Monsignore di Melon e Ugolino Martelli con commissione fatta a senno del savio nostro. [6] E questa sera partono detti mandati per fare detta restituzione; e domattina cavalcono Piero Soderini e Luca delli Albizi, commissarii, per ricevere dette terre. [7] La quale nuova comunicherai a cotesti Magnifici Priori e te ne congratulerai con loro Magnificenzie, le quali potranno intendere per questo quanto piú di onore e di utile ha recato seco la fede e buona affezione loro e quanto danno e disonore si ha guadagnato la perfidia e malignità di altri. [8] Bene valete.

222

[1] Piero Pitti Commissario a Cascina. [2] 24 augusti.

[3] Girolamo e Giovanni di Niccolò Martelli sono stati al Magistrato nostro e fattoci intendere come desiderrebbono che certi loro lavoratori che sono costí di Cascina potessino con tua licenzia lavorare piú loro terre che loro hanno a Santa Maria a Trebbio. [4] E desiderando noi sommamente satisfare a’ cittadini nostri, quando e’ non sia con danno pubblico, t’imponiamo esamini questa cosa diligentemente; e non preiudicando né alla città, né alla securtà di cotesto luogo siamo contenti dia tale licenzia, perché noi desideriamo compiacere a’ prefati nostri cittadini come buoni e amorevoli. [5] Bene valete.

223

[1] Petro Soderino et Lucae Albitio. [2] 26 augusti.

[3] E’ vi è noto la differenzia ch’è suta fra el Conte Checco e Gnagni di Piccone perché, avanti al partire vostro di qui, come tu, Piero, sai, l’uno e l’altro di loro erano stati al Magistrato nostro. [4] E avendogli noi, dopo el partir vostro, aúti piú volte innanzi, aviamo condottogli a fare compromesso nel nostro Magistrato con promissione che non si offendino durante tale compromesso. [5] E ricercandoci dipoi el prefato Conte di licenzia, ci è parso concederliene liberamente e a voi fare intendere che, venendo costí, voi li facciate quelli onori e utili che ne permetterà la occasione e che hanno meritato le sua opere passate. [6] Ulterius, perché ci ha referito come gli suoi frategli sono perseguitati da quelli Franzesi che sono al Borgo, come inimici nostri, donde e’ giudica non solum le robe di detti suoi frategli, ma sue proprie portare periculo, voliamo che in quelle cose che voi lo potrete favorire e salvare, insieme co’ frategli suoi, lo facciate; di che lui ve ne resterà obbligato e noi ve ne commendereno.

224

[1] Giovambattista Corbinelli a Pescia. [2] 27 augusti.

[3] Tu ci fai intendere per questa tua di ieri cosa che ci dispiace: significandoci essere seguíto qualche disordine per la parte de’ Lucchesi e nostra. [4] E ti commendiamo dello avere tu scritto a Lucca e dolutoti del caso, e cosí dello avere fatto ogni cosa perché da e’ sudditi nostri non si innuovi cosa alcuna; in che userai ogni estrema diligenzia: perché al presente non è tempo da suscitare umore, ma da posarli; e ci darai avviso del seguíto.

[5] Oggi abbiamo lettere da e’ commissarii nostri come gli entrorno ieri in Arezzo e che ’l populo giurò fede a Marzocco; e manda qui a noi 30 suoi cittadini per riconciliarsi; e come oggi dovevono pigliare la possessione di tutte le altre terre. [6] Voliamo lo conferisca con cotesti nostri fedeli acciò che piglino piacere della nostra prosperità.

225

[1] Piero Rucellai Commissario Rasignani. [2] 29 augusti.

[3] E’ sono stati avanti al conspetto nostro tre uomini di costí, escusandosi d’avere preso salvocondotto da’ Pisani sanza tua licenzia; e parendoci che li abbino fatto in questo qualche errore, né avendo tua lettera, né sappiendo come te ne se’ governato, non aviamo che scriverti. [4] Solo ti direno questo: che, quando tu ne abbi fatta alcuna demostrazione, noi siamo per approvare ciò che hai fatto; ma quando non lo avessi fatto e la cosa rimanessi cosí, te li raccomandiamo. [5] Bene ­vale.

226

[1] Piero Soderino Commissario in Arezzo. [2] iia septembris 1502.

[3] Iarsera si scrisse a te e a Luca quanto ci occorreva infino a quella ora; aviamo dipoi ricevuto dua tua, le quali bene considerate, ci pare che la importanza di esse sia tutta circa la commissione che per la ultima ti demo circa le cose di Castello. [4] E veduto la opinione e disegno di cotesti signori franzesi e le munizioni, artiglierie, fanti e danari che loro ricercano in questa impresa, ci pare che pensino bene e prudentemente quando e’ disegnassino avere a campeggiare Castello. [5] Ma la opinione nostra era altrimenti: cioè che, mediante la mala contentezza de’ Castellani e le parti che vi hanno drento questi fuorausciti, e’ bastassi per via di correria presentarsi in su quello di Castello; ma perché a fare questo è necessario ridurre coteste genti verso el Borgo, come tu scrivi avere in disegno di fare, veggiamo che bisogna, a volere fare questo e trarre e’ Franzesi di Arezzo, avere prima ad ordine le nostre genti; e essere ancora deliberati come ci dobbiamo governare con li Aretini. [6] E perché noi non siamo ad ordine col danaio per satisfare alle genti nostre né etiam siamo resoluti come ci dobbiamo governare nelle cose di Arezzo, non ci pare a nessun modo da pigliare ora quella deliberazione che tu accenni, di trarre e’ Franzesi di Arezzo e mandarli al Borgo; ma vogliamo li intrattenga cosí infino a tanto non ti scriviamo altro, perché fra 3 o 4 dí saremo ad ordine e resoluti meglio di ogni cosa; e tu in questo tempo non mancherai di tenerli bene disposti e pronti ad ogni deliberazione che per noi si facessi. [7] E quanto a fare la impresa galliarda e con ordine da potere espugnare la terra, quando e’ bisognassi, non te ne rispondiamo altro, perché, partendoti al presente di Firenze e sapendo le spese che ci sono corse e continuamente corrono, puoi de facili conietturare come al presente si possa soldare 6000 fanti e provedere a tutte l’altre cose notate in su la listra ci hai mandata; le quali, quando bene si riducessino a la metà, sarebbono etiam impossibili. [8] E però ti governerai come di sopra ti scriviamo, intrattenendo in cotesto luogo cotesti signori con le loro genti infino che noi siamo ad ordine con le nostre, nel quale tempo si potrà meglio deliberare la partita loro di costí.

[9] Questa sera e’ nostri Eccelsi Signori hanno li 80 per ordinare commissarii in coteste terre. [10] Scriverremoti per la prima chi e quanti e’ sieno e per che luoghi.

[11] A Luca, tuo collega, si è oggi mandato la licenzia per ordine de’ nostri Signori acciò che possa venire a curarsi in Firenze.

[12] Come iarsera ti si scrisse, dopo la partita tua non si è aúto lettere né di Corte né da Roma e per questo non vi si è possuto dare alcuna nuova. [13] Né de’ casi di Pistoia vi si è ancora scritto per non ne avere el particulare, non li avendo maneggiati noi; pure, secondo abbiamo ritratto, s’intende come tutte quelle cose che nella città di Pistoia si maneggiavano per Pistolesi, hanno ad essere per un certo tempo governate da cittadini nostri. [14] Sono oltr’a di questo levati al tutto e’ loro Collegi e Consigli e solum e’ Signori loro hanno a residere in palagio pro forma piú che per altra autorità che li abbino. [15] Èssene confinati in Firenze assai dell’una parte e dell’altra per 4 mesi e per uno anno; e nelle Stinche è da ogni parte. [16] Bene vale.

[17] Postscripta. [18] Ti ricordiamo quello che iarsera ti si scrisse del mandarci Ugolino, perché ci pare ogni ora mille di rimandarlo in Corte. [19] Avvisiamoti oltr’a di questo come e’ Pisani sono in modo ingrossati di cavalli che corrono sanza ritegno tutto el paese nostro di sotto; e pure ieri predorno in quello di Volterra 300 capi di bestie vaccine e 400 pecorine, donde noi siamo forzati levare da Laterina Pagolo da Parrano e messer Ambruogio da Landriano con le loro genti; e in ogni cosa si spende in grosso come ti è noto. [20] Aspettiamo con desiderio d’intendere che risposta Vitellozzo abbi fatto a questo ultimo messo mandatogli da Lanc, acciò possiamo ancora meglio risolverci etc. [21] Sono suti deputati commissarii per li Ottanta li infrascritti: Giovambattista Ridolfi per farti compagnia in Arrezzo, Giovanni di Tommaso Ridolfi per al Borgo, Giovambattista Bartolini per a Cortona, e per a Castiglione Piero Ardinghegli.

227

[1] Piero Soderini Commissario Arretii. [2] iiii septembris.

[3] Tu sai, come per una nostra del primo del presente diritta a te e a Luca ti si dette notizia che, veduto Vitellozzo non andare in Corte e Pandolfo essere per accordato con la Maestà del Re e el Duca Valentino per ritornarsi ne’ sua stati, ci pareva non possere, salvi costoro, vivere securi delle cose nostre sanza qualche forza della Maestà del Re; e per questo si era scritto a Luigi, nostro oratore, vedessi di fare opera con quella Maestà che rimanessi in Toscana Monsignore di Lanc con la banda con quale e’ passò di qua. [4] E desideravamo sommamente a questo effetto possere mandare Ugolino in Corte, el quale non sendo ancora venuto qui, ci dà ammirazione e dispiacere. [5] E se noi avamo allora desiderio che dette genti restassino in sul nostro, al presente ne aviamo dua cotanti per intendere oggi, per lettera di Luigi dell’ultimo del passato data a Genova, Pandolfo avere accordato darli 40 mila ducati, de’ quali ne dà 10 mila alla mana e il resto in tempo; e el Duca Valentino essere appresso di quella Maestà in un favore grandissimo, per il quale si può credere che li abbi a tornare di qua piú potente che mai. [6] È occorso oltr’a di questo che Francesco Nori ha ricevute lettere questo giorno del primo dí di questo; fra le quali è lettera del Re a tutti cotesti capitani e in particulare a Monsignore di Lanc, come suo luogotenente, el tenore della quale vedrai per la inclusa copia; e in effetto li commette che, avendo espedito quello per che e’ fu mandato dal canto di qua, si levi con le sue genti e ne vada alla volta di Lombardia. [7] La quale cosa, quando seguissi cosí, verrebbe ad essere tutta fuori del disegno e bisogno nostro. [8] E però è necessario che tu vi facci quelli rimedi ti occorreranno, e’ quali ci paiono questi: che tu sia subito con Monsignore di Lanc e mostri come noi aviamo aúto notizia da li oratori nostri della lettera che ultimamente li scrive el Re; e appresso li apirrai quanto per noi si <desi>derava circa al rimanere sua Signoria in queste parti con quelle genti, e pregherra’lo sia contenta non volere levarsi, ma aspettare tanto che noi aviamo risposta di questa pratica che da noi è suta mossa al Re, la quale risposta non può soprastare molti dí. [9] Crediamo che tu liene persuaderai facilmente: prima, perché noi esistimiamo sua Signoria arà caro rimanere di qua Luogotenente regio e in benifizio nostro, sperandone etc.; secundo, perché el soprastare qualche dí non controffà alla lettera, né alla commissione regia, sendo in essa questa condizionale: «incontinente che avete espedito quello che io vi ho mandato e scritto per Mellone e Ugolino»; e questo non è ancora espedito per rimanere in pendente el caso delle artiglierie e di Vitellozzo; di modo che ’l soprastare è lecito, e tanto piú avendo scritto di simil cosa detto Monsignore ad el Re, secondo tu e lui ci scrive per le lettere ricevute questo dí. [10] Delle quale è cosa ragionevole volerne avere risposta tanto che noi crediamo ti sarà facile lo intrattenerlo, in che userai ogni destrezza. [11] E a noi basta averti distintamente narrati e’ termini della cosa e quello che noi desideriamo. [12] Lasceremo ora a te pensare el modo del condurlo o secondo l’ordine ti diamo, o come altrimenti ti paia, pure che questo effetto segua.

[13] E quanto alla tua di ieri, ricevuta questo dí, circa la parte di Vitellozzo e dell’artiglierie, sai quello che per altre nostre ti si è scritto, né per ora esistimiamo trarre altro frutto di questa pratica se non un poco di dilazione per condurre quello che di sopra ti si è narrato. [14] E circa alla mallattia del tuo collega, a’ tuoi disagi per le continue querele e disordini etc.: dell’una cosa c’incresce assai e all’altra ci pare in parte avere provisto per la creazione di Giovambattista Ridolfi, el quale attendiamo a solleci<ta>re per espedirlo; né d’un giovane che sappi la lingua franzese ti manchereno in cambio d’Ugolino, el quale bisogna che sia qui subito ad ogni modo. [15] E ci piace avere inteso che con non molto spendio e tempo si rassetterebbe la cittadella; parci vi faccia metter mano e vegga usarvi drento quelli straordinari puoi per tôrre spesa al comune.

[16] Elli è stato qui Monsignore Imbalt, el quale partirà domattina e crediamo assai bene contento di noi. [17] Sono ancora stati di qui dua Franzesi, e’ quali erano alla Pieve a San Stefano; vedreno di contentarli e tu t’ingegnerai contentarli di costà e mandarne a noi el manco ti sia possibile. [18] Bene vale.

[19] Postscripta. [20] Parci che per condurre Monsignore di Lanc a non partire di costí, ma aspettare questa resoluzione, se li ha a rimanere o no, tu non li scuopra in prima la mente nostra, ma vegga di ritenerlo per aspettare risposta dal Re delle lettere che lui ha scritte ultimamente per conto di Vitellozzo; e quando questa cagione lo ritenga, bene quidem; quanto che no, li apirrai in tutto la mente nostra e vedrai di ritenerlo per quell’altra via.

228

[1] Petro Soderino. [2] Die vi septembris 1502.

[3] Intendiamo per questa tua di ieri, responsiva alla nostra de’ iiii, come coteste genti dopo la ricevuta della lettera del Re son tutte volte a levarsi; e come con fatica tu le hai soprattenute ancora tre giorni. [4] E importandoci la partita quanto ti abbiamo scritto per altra, e quanto per te medesimo puoi conietturare, aviamo questa mattina di nuovo scritto in diligenzia in Corte per avere da el Re che la compagnia di Lanc, Fois e Miolans restassino costà. [5] E desiderremo che tu fussi di nuovo subito con detto Monsignore e lo pregassi strettamente che fussi contento per amore nostro soprassedere ancora almeno 8 giorni, tanto che noi siamo meglio ad ordine con le nostre genti, monstrandoli, che quando e’ soprastia, questo benifizio avanzare quasi tutti gli altri che ci ha fatti infino a qui. [6] E quando e’ ti paressi da scoprirli lo animo nostro del ritener lui e quella compagnia e credessi che fussi per giovare, liene manifesterai; e per fare piú facile questa cosa si scrive l’alligata a detto Lanc in nome de’ Signori nostri, la quale lo priega solo al soprastare, rimettendosi delle cagioni a quello che tu a bocca gli referirai. [7] E di piú li aviamo fatto scrivere una lettera ad

Ugolino Martelli esortatoria a questo e un’altra a Meslon che lo conforti e persuada al soprastare, né mancherai d’andare investigando la cagione di questo suo desiderio del partirsi; perché la lettera del Re non ci pare di tanta efficacia che lo avessi a fare muovere cosí subito. [8] E quando vedessi che fussi per tenersi male contento de’ beveraggi o provisione loro, voliamo che largamente tu li facci intendere che di questo non si ha a mancare debitamente; e insomma noi voliamo che tu usi ogni remedio possibile perché e’ non parta avanti che questa risposta di Corte non sia venuta, la quale non può differire otto giorni ancora. [9] E quando pure tu lo vedessi ostinato, né ci vedessi remedio alcuno, il che non crediamo, ce ne darai subito notizia acciò possiamo ordinare le nostre genti, mandare loro danari e appresso trarre di cotesta città tanti uomini che si possa starne al securo. [10] Tu intendi quale è la mente nostra, sai etiam quale sia el bisogno di questa città, crediamo non le mancherai, come non hai fatto infino a qui.

[11] Quando Giovambattista Ridolfi non venga e pure e’ Franzesi partino, mandereno costí in compagnia tua con le genti Antonio Giacomino, né manchereno provederti di giovani in tuo aiuto; e questa mattina siamo tuttavia dreto a questa materia. [12] E quanto a Maestro Antonio del Val d’Ambra che ti ha ricerco di parlarti etc., ci pare che ad ogni modo lo debbi udire, presupponendo nel vederlo esservi piú tosto guadagno che altro.

[13] Non voliamo mancare dirti che, quando cotesti Franzesi desiderassino partire di costí per mancamento di vivere e per parere loro essere troppi in cotesta terra, potrai dire a detto Monsignore di Lanc che quando e’ volessi inviare parte delle genti, che noi ce ne contenteremo e’ fussino quelle che vennono nel principio con Monsignore Imbalt, purché rimanessi costí quelle 3 compagnie ti si dice di sopra, la quale cosa doverrebbe fare contento a soprassedere detto Monsignore piú qualche giorno; mostrandoli tu che meglio saranno proveduti di vettovaglie quando e’ se ne vadino in dua partite che andare tutti in tutti. [14] E per concludere, a noi basta che rimanghi costí, tanto che la risposta venga di Corte, la compagnia di Lanc, Fois e Miolans; e le altre vadinne a loro posta quando non voglino soprastare.

[15] Postscripta. [16] Che si vaglia della polvere che è a Laterina, che ve ne è buona somma, e delle artiglierie etiam che vi sono, scrivendo ad Antonio Giacomini per intendere etc.

229

[1] Tommaso Tosingo. [2] Dicta.

[3] Avendo ieri scritto quello ci occorreva in risposta a piú tue, per questa non ci occorre altro se non che tu segua nel mantenere cotesti uomini bene disposti verso della città, ingegnandoti de’ disubbidienti farne piú ubbidienti puoi; e perché noi vorremo sapere quelli che sono fuora, t’ingegnerai ritrarre appunto e’ nomi e le condizioni di tutti, e ce ne manderai nota per la prima. [4] Bene vale.

230

[1] Petro de Soderinis. [2] 8 septembris.

[3] Questa mattina aviamo visto quanto tu scrivi allo Ofizio de’ Dieci e come e’ Franzesi vogliono partire sabato prossimo; a che lascereno rispondere allo Ofizio loro. [4] Solo t’imporreno e comandereno questo in conformità loro che per ordine nostro ti scrivono, e questo è tragga, avanti che e’ Franzesi partino, tutti quelli Aretini di cotesta terra, e li manderai qui a noi che tu giudicherai, o per cervello, o per animo, o per bestialità, o per ricchezza, potere tirarsi dreto alcuno; e penderai piú presto in trarne, e mandarne, piú 20 che manco uno, sanza avere rispetto né a numero, né a rimanere vota la terra, né a cosa che ti potessi deviare da questa deli­berazione; perché cosí è la mente nostra e cosí ti comandiamo. [5] Né partirai di costà per cosa del mondo sanza espressa commissione nostra, perché ci dispiacerebbe.

231

[1] Piero Soderino. [2] 8 septembris.

[3] Noi ti scrivemo questa mattina per il Campriano cavallaro tutto quello ci occorreva in risposta alla tua di ieri e ti mandamo 8 cento ducati d’oro per possere levare Antonio Giacomini da Laterina con tutti e’ cavalli che vi si truovano e di piú 200 o 300 fanti e metterli in Arezzo avanti la partita de’ Franzesi, avendo loro a partire, come tu ci scrivi. [4] E pensando che 300 fanti vivi bastino insieme co’ comandati, che tu puoi trarre di Casentino, Anghiari e tutta Val di Chiana, ci sforzereno domani mandarvi almanco altrettanti danari vi si sono mandati oggi perché li possa satisfare. [5] E come questa mattina ti si scrisse, tu arai fatto intendere tutto ad Antonio e convenutoti seco del modo del procedere e di qualunque altra cosa occorre in questa espedizione. [6] Arai oltr’a di questo per la commissione che questa mattina ti si dette, ordinato di trarre, avanti che e’ Franzesi partino, tutti quelli Aretini de’ quali ti parrà bene assicurarti, sanza avere alcuno riguardo, lasciandoti piú tosto andare al piú che al meno; il che di nuovo ti si ricorda come cosa che ci pare delle prime importanti. [7] E quanto si appartiene a’ Franzesi, avendosi loro a partire, voliamo li tenga fermi in sul camino di Pontremoli, passando per il sanese e scendendo in Val d’Elsa in sul nostro. [8] E avendo esaminato del modo dello accompagnarli in sul sanese, non ti paia da mandare con loro segno pubblico che abbi a fare gran demostrazione per quelle cose che potrebbono nascere di carico a noi, che non vi essendo segno nostro si potrà fuggire; il che facilmente tu potrai persuadere a Lanc. [9] E perché e’ non manchi al tutto d’uno uomo nostro in sua compagnia, manderai seco di costí o Galeazzo Alamanni o Simone Capponi che è partito oggi per a cotesta volta, faccendo nondimanco fede a detto Monsignore di Lanc che al primo alloggiamento che ritornerà in sul nostro e’ troverrà dua de’ primi nostri cittadini che lo inconterranno e riceverranno con ordine di riconoscerlo etc.; usando in questo caso termini da farlo bene contento e non li dare alcuna ombra. [10] E perché e’ si possa satisfarli appieno, come questa mattina ti si scrisse, ci scriverrai subito la qualità de’ beveraggi quali e’ debbino essere e come e’ si abbino a distribuire e cosí quale alloggiamento si abbia ad ordinare per riceverli la prima volta in sul nostro; e ingegnera’ti stremare tal provisioni piú che tu puoi.

[11] Noi aviamo questa sera espedito Ugolino Martelli per alla Corte perché lui, tra le altre cose, vegga di arrestare la metà di coteste genti in Toscana; e speriamo averne la commissione avanti che le abbino passato Pisa, andando quelle temporeggiando come tu scrivi e massime in sul sanese; a che le conforterai, e domattina detto Ugolino se ne andrà in poste. [12] Ad Antonio Giacomini si scrive una breve lettera e solo se li commette che del modo del procedere con le genti se ne intenda teco, esistimando che lui sia ancora a Laterina; e per questa cagione non vi scriviamo a comune. [13] Vale.

[14] Postscripta. [15] È comparsa l’altra tua di ieri e ci piace che il Governatore si sia trasferito costí e abbiate conferito del modo dello alloggiare le genti nostre; e tutti qui aviamo cuore che noi non vogliamo che si passi il numero di 200 in 300 fanti perché la scarsità del danaio non patisce piú speze. [16] Piaceci che voi vi manteniate in sul camino di Pontremoli per quello di Siena e volentieri udireno Meslon e il Secretario, ma non vogliamo già che tu parti a nissun modo perché voliamo che tu e con teco Antonio fermiate le cose di cotesta terra.

232

[1] Piero Soderini e Antonio Iacomini. [2] Die xi septembris 1502.

[3] Noi vi scriviamo la presente per avere ricevuto in questo punto, che siamo ad ore 14, lettere da la Corte: per le quali lo ’mbasciadore nostro ci fa intendere come la Maestà del Re è contenta che Monsignore di Lanc con la sua compagnia, insieme con quella di Miolans e Fois, rimanghino qua alli servizii nostri per 15 dí o 3 settimane. [4] E perché lo animo nostro è che le ritornino costí in Arezzo dove dimorino questo tempo, fra el quale si vedrà quello che disegni fare el Valentino in questa sua tornata e cosí questi movimenti di Castello che volta piglieranno; perché si ritrae Vitellozzo avere qualche sospetto di detto Duca, di modo che, ritornando detti Franzesi costí, non sarà necessario spendere quanto sarebbe suto non vi ritornando; e però voliamo che, infino a tanto non avete da noi altra lettera, ristrignate la mano di non spendere de’ danari vi trovate costí e massime in fanterie, cosí di quelli avevi prima, come delli 800 ducati vi mandamo dua dí fa e de’ 500 vi mandamo ieri. [5] E solo per questa cagione vi mandiamo questa in diligenzia. [6] Potrete ancora, quando vi paia, non mandare quelli Aretini che per questa ultima vostra ci scrivete avere disegnati mandare. [7] Insomma, nostro desiderio è che, infino non abbiate nuove lettere da noi, facciate di cotesti danari vi trovate ogni rispiarmo e massime quelli che avessi a spendere in fanterie, come si è detto; e terrete questa cosa del ritornare le genti costí segreta infino se ne intenda interamente la resoluzione. [8] Bene valete.

233

[1] Piero Quaratesi Podestà di Barga. [2] 14 septembris 1502.

[3] Quanti piú disordini noi intendiamo essere seguíti e seguire continuamente in cotesta terra, tanto piú ne stiamo continuamente di peggiore voglia, né piú ci potrebbe dispiacere el caso seguíto di quel tuo famiglio. [4] Confortianti a temporeggiare e moderare la insolenzia di simili quanto ti è possibile; e perché tu mostri come un commissario sarebbe buon principio di remedio, ci sforzeremo in ogni modo crearne uno e mandarlo subito. [5] Vale.

234

[1] Piero Ardinghelli Commissario Castilionis. [2] 14 septembris 1502.

[3] Questo dí ci è suta da’ nostri Eccelsi Signori fatto presentare la tua de’ xii diritta a loro Signorie; e per quella intendiamo l’arrivata tua costí e quello hai operato per salute di cotesto luogo; e considerata ogni tua azione, ci pare che tutte insieme, ciascuna di per sé, meritino d’essere commendate da noi come da uomo prudentissimo. [4] Né ci potrebbe piú piacere che tu facci riscuotere a cotesti uomini quelli loro serventi che tu ci avvisi: perché, mancando loro costí ofiziale ordinario, è necessario che tu summariamente, etiam in quello che raguarda al civile, non li abbandoni; perché altramente sarebbe cosa impia e non conveniente. [5] Non ti ricordereno la guardia della terra, né il tenere spie a Perugia e a Castello perché ci pare abbi dato ordine a tutto, nonostante che per al presente non si crede abbino a fare alcuno movimento per temere piú tosto di sé che <a>ltrimenti e per avere noi ferme in quello di Pisa 150 lance franzese, le quali possono essere costà in 3 giorni; né per questo è però da lasciare indreto ogni diligenzia che si appartenga a chi ha la cura d’un luogo come cotesto.

[6] Di nuovo non ci è altro, se non che ’l Valentino si aspetta in Romagnia e si crede farà la impresa di Bologna e che il Re gliene ha consentita.

235

[1] Andreae de Pactiis. [2] Die 15 septembris 1502.

[3] Noi aviamo questo dí ricevute due tue lettere; e nonostante che noi intendiamo per quelle le dificultà che tu fai che coteste genti abbino ad alloggiare per quelli luoghi della Val d’Era e che tu creda che non sieno per pagare alcuna cosa, tamen non ci diffidiamo che, usando tu la solita prudenzia, e’ non abbino ad ire in quelli alloggiamenti disegnati da noi. [4] A che di nuovo noi ti confortiamo, imponendoti vi usi ogni opera e facci ogni diligenzia perché disalloggino di costí e vadino in detti luoghi. [5] Né ci pare a proposito che si volgessino verso quelle terre del Val d’Arno, come Salvestro di Salvestro d’Agostino accenna: sí che ti ricordiamo inspignerli verso la Val d’Era e levarli di costí, perché ci pare ogni ora mille di levarci le querele di cotesta comunità da dosso, la quale noi desideriamo non affaticare.

[6] Màndatisi con la presente el cavallaro che tu domandi, né ti manchereno di provisione di danari; e tu sarai contento sopportare qualche giorno questa fatica d’essere con cotesti Franzesi e ti servirai di Salvestro predetto, al quale farai intendere come non siamo per mancarli del debito. [7] Vale.

236

[1] Andreae de Pactiis. [2] Die xvii septembris.

[3] Veduto per queste tue lettere e’ disordini che nascono costà e avendo inteso el desiderio di co<te>sti capitani di andarne verso Lombardia, ci è parso dare ordine di satisfare a tutto. [4] E a questo effetto, fra due ore o 3, espedireno Niccolò Machiavegli e Lodovico Morelli, e’ quali fieno costí questa sera ad ogni modo e con provisione da mandarneli ragionevolmente satisfatti; il che ti facciamo intendere acciò temporeggi con loro in questo tempo come ti parrà bene, e ti serva di questo avviso come giudicherai a proposito delle cose nostre. [5] Vale.

237

[1] Potestati Prati Giraldo de Giraldis. [2] 21 septembris.

[3] Baldassarri di Mariotto da Montelucci, cittadino aretino e apportatore della presente, avendo alloggiato in casa sua in Arezzo messer Ercule Bentivogli e lasciatagli la casa libera, intende come gli è suto tolto 13 panni fiandreschi e tante altre veste e masserizie che ascendono alla valuta di 600 fiorini; e perché egli ha riscontro che e’ muli di messer Ercole sono venuti carichi in costà, dubita che lui non li abbi fatto questo danno. [4] E desiderando noi ritrovarlo, mandiamo costà Baldassarri detto che ti instruirà e daratti e’ contrassegni meglio d’ogni cosa; e tu, destramente e sanza demostrazione, t’ingegnerai riscontrarne il vero; e ritrovandolo con veri contrassegni, ce ne darai subito notizia. [5] E tutto farai destramente e cautamente come si è detto.

238

[1] Eidem Vicario. [2] Dicta die.

[3] Egli è stato a noi Iacopo Peri, e espostoci come avendo comperato un paio di buoi in su la piazza di Montevarchi e datogli ad un suo lavoratore per li servizi del podere, tu hai al presente messo detto suo lavoratore in prigione, allegando volere fare restituire detti buoi a Francesco e a Biagio da Ruscello. [4] Pertanto noi t’imponiamo esamini <se> detti buoi furon presi di buona guerra da chi li vende; e essendo beni presi, libererai subito el lavoratore di Iacopo, el quale voliamo che tu tragga subito di carcere a buon sodamento; e quando tu ritraessi che non fussino suti presi di buona guerra, scriverrai a punto a noi la qualità del caso, e noi ti ordinereno quanto abbi ad esequire.

239

[1] Piero Pitti Commissario Cascinae. [2] Dicta.

[3] E’ ci incresce assai che e’ Pisani abbino fatto quella preda sopra quelli di Bientina, né possiamo scusarne molto te e chi altri si truova costí, perché voi dovevi intendere che la cavalcata era per uscire fuora. [4] E però è necessario pensare meglio alle cose di costà e con maggiore cura, perché, oltre al danno che ne patiscono e’ sudditi nostri, ne ha carico chi è alla cura delle cose, il che non ci dà manco noia né minore dispiacere.

[5] Per il presente cavallaro si manda in uno legato suggellato el resto della paga in quello numero di danari che per la nota nello legato si contiene. [6] Consegnera’lo a Giovachino, imponendogli li paghi secondo l’ordine aúto da noi al partire suo.

240

[1] Alessandro Uguccioni in Arezzo. [2] 3 octobris.

[3] Intendendo come tu sinistri di pagare appunto e’ danari portasti teco secondo la commissione di cotesti commissarii, il che ci ha dato ammirazione e dispiacere, pertanto noi ti comandiamo, per quanto tu temi la indegnazione nostra, che paghi de’ danari ti truovi in mano della Parte quella quantità e a chi e in quello modo parrà e piacerà a cotesti Magnifici Commissarii. [4] Il che quando non facessi, ti dimosterremo quanto ci dispiaccia el non essere ubiditi. [5] Vale.

241

[1] Antonio Iacomino et Alamanno Salviato Commissariis Arretii. [2] 3 octobris.

[3] E’ si è differito ad oggi el rispondere a queste ultime vostre dell’ultimo del passato, perché, abbisognando quelle di qualche considerazione, non ci siamo possuti risolvere prima; e avendo dipoi bene esaminato el contenuto di esse, non possiamo se non commendarvi e della buona mente vostra e della grande affezione avete alla patria, ricordandoci tanto efficacemente el modo del salvare con cotesta città tutto el dominio nostro e la propria libertà: di che non si può né debbe stare se­curo disarmati fra tanti armati di malo animo verso di noi e vicini nostri. [4] Il che, nonostante che fussi e conosciuto e temuto da noi e che noi fussimo volti a farci oportuni remedii, tamen e’ ricordi vostri ci hanno piú riscaldati, in tanto che noi siamo deliberati o provederci o iustificarci con ciascuno che per noi non rimanga. [5] Ma perché a fare questo effetto bisogna danari e uomini e a provedere a l’una cosa e all’altra va tempo assai, è necessario, come voi medesimi etiam considerate, pensare in questo mezzo di salvarsi e di mantenersi e pigliarci drento tutti quelli espedienti che ci sono e di qualunque sorte, non perdonando a cosa alcuna, né avendo alcuno respetto ad altri per salvare noi. [6] E avendo considerato quello che ne occorre a voi, cioè di tirare con sollecitudine avanti la cittadella, stando le cose quiete, e alterandosi in parte, di mettere e’ contadini drento, ci pare che l’una e l’altra cosa sia da voi bene pensata. [7] Né manco ci piace el modo che vi occorre per la satisfazione della muraglia, di pigliare di quelli beni mobili delli Aretini contumaci; ma perché tali beni non si possono ragionevolmente cominciare ad alienare se prima non precedano ordinariamente le citazioni e poi le declarazioni de’ ribelli, desiderreno che voi potessi soprassedere ad alienare detti beni mobili infino che tale atto fussi esequito. [8] Ma quando la muraglia avessi per questo a fermarsi e voi non avessi donde sumministrarle danari altrimenti, ci pare in questo caso da porre da parte tutti e’ rispetti e che voi cominciate a pigliare di quelli beni mobili di coloro che sono piú scoperti inimici e che furno capi della rebellione, faccendo di tutto tenere buono conto e spendendo utilmente, come siamo certissimi sete per fare. [9] E perché e’ nostri Signori possino fare le citazioni e dipoi le declarazioni de’ ribelli, ci manderete subito la nota di tutti li Aretini che si truovono fuora e contumaci, e distinguerete chi fussi da fare rebelle ora, chi da darli ancora tempo, chi da tenere cosí sospeso; né mancherete di mandarla subito, usando per distinguerla meglio ogni diligenzia d’intendere bene le qualità di tutti. [10] E quanto alla parte del tirare drento el contado, bisognando, non potendo noi fare iudizio altrimenti di questa cosa per non essere in sul luogo, non conoscendo li umori loro, né sappiendo el tempo quando questo abbi ad essere, voliamo in tutto rimettere tale deliberazione al iudizio vostro; ricordandovi nondimanco a tôrre di quelli che sono piú fidati perché, fra le cortine, non può fare che non sia qualcuno che non partecipi dell’umore de’ cittadini. [11] E però è necessario avervi buona avvertenza e sopr’a tutto nel metterli drento farete di mettere drento etiam e’ beni loro, acciò che sieno piú pronti alla defensione. [12] Ulterius, perché voi ci scrivete se ci pare da levare di costí le donne e figlioli delli assentati e mandarli loro, abbiamo medesimamente considerato questa parte e veggiamo e nel tenerli e nel mandarli qualche cosa che ci offende: perché mandandogli loro, noi vegniamo a privarci di avere nelle mani cosa di loro che li abbino a fare ire rattenuti, perché ci vengono ad essere come statichi; vedesi per avverso <n>el tenerli costí periculo per le pratiche possono tenere; donde si pensava se si potessino tenere in uno luogo terzo. [13] Né ci possendo etiam bene risolvere in questo per non essere in sul luogo, voliamo rimetterla in tutto al iudizio vostro, el quale sempre approverremo. [14] E quanto alle altre cose di costà, si attende per li nostri Signori con diligenzia ad ordinare di potere creare uno Magistrato che piú particularmente pensi a cotesta città e possa attendere a’ beni immobili de’ ribelli e all’altre cose necessarie; e voi in questo mezzo non mancherete di quella debita sollecitu<di>ne e diligenzia che ricercano coteste occorrenzie.

[15] L’ultime lettere che noi aviamo di Francia sono de’ 28 del passato; per le quale non si ha altro avviso delle cose nostre se non che a Roano e ad el Re è sommamente piaciuta la elezione di Piero Soderini, facciendone segni evidentissimi d’allegrezza, dicendo che si è deputato uno uomo che teme Iddio, savio e amatore della sua patria. [16] Delle cose del Valentino e di Bologna, s’intende el Valentino essere in favore, di modo che si crede che lo serviranno di 100 o 200 lance per quella impresa. [17] Roano usò queste parole all’uomo di messer Giovanni Bentivogli: che non erano per fare contro alla Chiesa, ma per mandarle aiuto quando lo chiedessi. [18] Li ’mbasciadori della Magna si sono partiti di Corte e non sanza opinione che séguiti fra el Re e lo ’mperadore triegua per dua anni. [19] La Corte si truova a Lione e è di corto per transferirsi in Borgogna. [20] Valete.

242

[1] Piero Pitti Commissario a Cascina. [2] 3 octobris.

[3] Noi aviamo inteso con piacere la preda che cotesti nostri soldati hanno fatto; e saracci sempre grato che, possendo, si offendino e’ Pisani, avendo nondimanco avvertenza di andare a man salva, cosí per conto di chi esce fuora come per conto di chi rimane drento: perché ogni inconveniente che nascessi, o per l’uno modo o per l’altro, sarebbe molto piú grave che non è utile ogni preda che si potessi fare. [4] Commenderai dunque per nostra parte tutti cotesti capi. [5] E quanto alla licenzia di messer Bandino, essendo buona parte di noi in villa e non possendo deliberare, non aviamo che scriverti; facciamoti solum intendere che, come prima sarà l’Ofizio intero, ci sforzereno compiacerlo.

243

[1] Piero Ardinghelli Castilionis Commissario. [2] Die 3 octobris.

[3] Ancora che poche ore sono ti si scrivessi in risposta alla tua de’ 24, nondimanco per la presente ti rispondereno alla parte che tu scrivi delli uomini di costí che sono al soldo con Giampagolo Balioni; e considerato tutto, ci pare che sanza giudicarli altrimenti contumaci tu gli lasci finire el tempo che sono obbligati. [4] Ovvierai bene a questo, che non vadino attorno molto dall’uno luogo all’altro, perché giudichiamo sia bene fuggire quello comerzio e quelle pratiche che non fanno al presente a proposito; e in tutto bisogna che tu usi prudenzia. [5] Vale.

244

[1] Commissariis Arretii. [2] Antonio Thebalduccio etc. [3] 4 octobris 1502.

[4] Aviamo questa mattina ricevuto la vostra di ieri, e ci è dispiaciuto, inter cetera, che Alessandro Uguccioni voglia fare l’ofizio suo e il vostro; donde e’ nostri Signori li scrivono l’alligata e li comandano che spenda e’ danari si truova in mano appunto come da voi li sarà ordinato.

[5] Noi intendiamo quello che voi scrivete della dieta si ordina per cotesti convicini, e parci la cosa di quella importanza che voi conoscete e scrivete. [6] Di che aviamo subito dato notizia in Francia; e per tutto dí domane, o al piú lungo l’altro, areno mandato uno a posta al Duca Valentino. [7] E cosí fareno in questo caso quelli rimedi ci occorreranno: e voi v’ingegnerete intendere gli andamenti loro e avvisarci, non mancando di diligenzia per sapere se Piero de’ Medici è in paese o se si travaglia in simili maneggi.

[8] Al Volterrano presto si manderà la paga e voi lo terrete confortato continuamente; e cosí avvertirete el Commissario, ancora che per la alligata se li scriva abbastanza.

[9] E’ sarà in questa una nota di certi Aretini che si truovono costí e a noi mandati per uomini sospetti; voliamo esaminiate le condizioni loro e, parendovi da comandarli per qui, la rimettiamo in voi.

[10] E’ nostri Signori hanno aúto questo dí a loro e’ Capitani di Parte e li hanno confortati a mandarvi danari per la muraglia. [11] Crediamo che subito ve ne manderanno qualche somma. [12] Vale.

245

[1] Bernardo de Bardis Commissario Cortonae. [2] Seu Francesco de Guiduccis. [3] Die 4 octobris.

[4] Tu arai inteso come alla Magione in quello di Perugia si fa una dieta dove convengono Orsini, Balioni, Vitelli, uomini di Pandolfo Petrucci e di messer Giovanni Bentivogli. [5] E perché simile ragunata potrebbe non essere a proposito nostro, è necessario vegghiarla per intendere la resoluzione e li andamenti loro. [6] E benché noi crediamo che tu vi abbi per te medesimo volto l’animo, nondimanco per la importanzia della cosa ci è parso scrivertelo e ricordartelo, commettendoti usi diligenzia in intendere tutto e darne avviso; e supra ogni cosa vedrai di sapere se Piero de’ Medici si rappresenta in paese. [7] Arai ulterius li occhi a cotesta città con quella avvertenza che ricerca la importanza di essa; terrai mano oltr’a di questo alla fortezza e conforterai el conestabole a fare suo debito, faccendoli intendere che subito se li manderanno e’ sua danari. [8] Bene vale.

246

[1] Doffo Spini Commissario di Montecatini. [2] 4 octobris 1502.

[3] E’ presenti apportatori sono stati a noi e espostoci come tu hai ­incarcerrate certe donne, loro attenenti, per tenere piú a segno e’ mariti loro; e chiedendoci aiuto in questo caso, ci è parso scriverti a ­loro satisfazione questa lettera, non intendendo però per questo che tu esca dalli ordini tua e di quello che tu giudichi essere la salute del paese.

[Seconda legazione al Valentino]

247

[1] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini; universis et singulis ad quos he nostre littere pervenerint s.

[2] Mandando noi Niccolò di messer Bernardo Machiavelli, nobilissimo cittadino e Secretario nostro, allo Illustrissimo Duca di Romagna etc. per alcune nostre occurrenzie, comandiamo a tutti rettori, officiali, sudditi e stipendiarii nostri, e voi, amici e confederati nostri, preghiamo che lascino passare il prefato Niccolò con tutte sue robe e arnesi sanza pagamento di alcuno dazio o gabella; e bisognandoli aiuto o favore alcuno per condursi salvo al sopradetto Signore, gnene prestiate e comodiate, offerendoci sempre paratissimi a rendere pari e maggiore opera, accadendo. [3] Bene valete.

[4] Ex Palatio nostro, die iiii octobris mdii.

[5] Marcellus.

248

[1] Duci Valentinensi. [2] Die v octobris mdii.

[3] Illustrissime Domine etc. [4] Noi mandiamo alla Eccellenzia vostra Niccolò Machiavelli, cittadino e Secretario nostro, per farli intendere alcune cose secondo che ricercano e la amicizia nostra e li tempi presenti. [5] Preghiamo quella per amore nostro prestarli quella fede farebbe a noi proprii.

[6] Dicta die. [7] Item littere passus in forma consueta pro eodem.

249

[1] Die quinta octobris 1502.

[2] Magnifici Domini etc. extraordinarie et decreto suo tantum deputaverunt ad eundum ad Illustrissimum Ducem Valentinum Nicolaum Malclavellum, cum salario alias deputando et cum his mandatis quae infrascripta sunt.

250

[1] Comissione data a Nicolò Malclavelli da’ nostri Eccelsi Signori deliberata a dí detto.

[2] Nicolò, noi ti mandiamo ad Imola a trovare la Eccellenzia del Duca Valentino con lettere di credenzia, dove tu cavalcherai prestissimo; e sarà nel primo congresso seco la esposizione tua, che avendo inteso ne’ dí passati, dopo la tornata sua in Romagna, la alienazione e partita delli Orsini da sua Eccellenzia e la coadunazione e dieta disegnata da loro e da’ loro aderenti a la Magione in nel perugino, e la fama che è di dovervi ancor venire il Duca di Urbino e il signore Bartolomeo d’Alviano, per praticare e deliberare cose contro a quella, le quali noi reputiamo essere ancora contro al Cristianissimo Re; e essendo stati ricerchi destramente di mandarvi nostro uomo e convenire con loro, noi continuando nel medesmo animo e volontà di esser boni amici di Nostro Signore e di sua Eccellenzia, con fermo proposito di non separarci né partire da la devozione del Re di Francia, ne la amicizia e protezione del quale vivendo questa città, non può fare, dove si tratti dello interesse suo e delli amici e dependenti da quella, non ricordare tutto quello che accade e che si intenda per noi, e fare ogni officio di buoni amici; e che per tale cagione ti abbiamo mandato in poste a sua Eccellenzia, parendoci che la importanza della cosa ricerchi cosí e per significarli di nuovo come in questi movimenti de’ vicini nostri noi siamo per aver ogni rispetto a le cose sue, e averle nel medesmo grado che le abbiamo sempre aúte, respetto al reputare tutti li amici di Francia nostri amici e, dove si tratti dello interesse loro, trattarsi ancora del nostro. [3] E questo ci pare che debbi bastare per la tua prima audienza, nella quale tu farai ogni dimostrazione che noi confidiamo e speriamo assai in sua Eccellenzia; e in questa parte ti allargherai quanto ti parrà a proposito in sul fatto, amplificando el parlare tuo da tutte quelle circunstanzie che ha questa materia, le quali non ti si discorrono qui, per esserne tu benissimo informato. [4] Né vogliamo che fuori di questo in questa materia tu parli di altro o altrimenti; e di ciò che sua Eccellenzia ti ricercassi piú oltre, rimettera’ti a darcene avviso e a aspettare risposta. [5] E dopo questo primo parlare o in questa prima audienzia o dapoi, ringrazierai con ogni efficacia la sua Eccellenzia del beneficio conferito a’ nostri mercanti, el quale noi riputiamo conferito in noi e come cosa pubblica, de la deliberazione di quelli panni tenuti a’ mesi passati ad Urbino, de’ quali ci è oggi nuova in questi mercanti che sono stati consegnati a’ mandati loro; con amorevol demostrazione mostrando aver ancora di tal cosa comissione particulare, descendendo dapoi, quando tu ne arai buona occasione, a ricercare in nome nostro da la sua Eccellenzia sicurtà e salvocondutto per li paesi e stati suoi, per le robe de’ nostri mercanti che andassino o venissino di Levante: la qual cosa perché inporta assai e si può dire esser lo stomaco di questa città, bisogna farne ogni opera e usare ogni diligenzia, perché la abbia lo effetto secondo el desiderio nostro.

251

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici et excelsi Domini, Domini mei singularissimi. [3] Trovandomi io al partire di costí non molto bene a cavallo, e parendomi che la commissione mia ricercasse celerità, montai a Scarperia in poste, e ne venni senza intermissione di tempo a questa volta, dove giunsi questo giorno a ore 18 incirca; e per aver lasciati indietro i miei cavalli e servitori, mi presentai subito cosí cavalchereccio a sua Eccellenza, la quale mi accolse amorevolmente; e io, presentategli le lettere di credenza, gli esposi la cagione della mia venuta e cominciai dal ringraziarlo della restituzione de’ panni. [4] Dipoi scesi alla separazione fatta dagli Orsini, e alla dieta loro e loro aderenti, e come vostre Signorie erano destramente state ricercate, e quale animo sia il vostro rispetto all’amicizia che tenete col re di Francia e devozione che conservate verso la Chiesa; amplificando con tutte le parole mi occorsero quello vi costringe a seguire l’amicizia di questi, e fuggire quella degli avversari loro; testificandogli come in qualunque movimento vostre Signorie sono per avere tutti quelli rispetti alle cose di sua Eccellenza, che si convengono alla buona amicizia che tenete con il Re di Francia e alla divozione che avete sempre portata a sua Signoria; reputando tutti gli amici di Francia vostri amicissimi e confederati.

[5] Sua Eccellenza, alla parte delle robe restituite, non rispose cosa alcuna; ma scendendo agli altri particolari, ringraziò le Signorie vostre di questa offerta e grata dimostrazione; dipoi disse avere sempre desiderata l’amicizia delle Signorie vostre, e quella non aver conseguita piú per malignità d’altri che per cagione sua; dicendo volermi narrare particolarmente quello che mai piú aveva detto ad alcuno circa il venir suo coll’esercito a Firenze. [6] E disse come, espugnata Faenza e tentate le cose di Bologna, gli Orsini e Vitelli gli furono addosso, persuadendogli a volere ritornarsene a Roma per la via di Firenze; il che ricusato da lui, perché il Papa gli commetteva per un breve altrimenti, Vitellozzo piangendo gli si gettò a’ piedi a pregarlo facesse codesta via, promettendogli che non farebbono al paese né alla città violenza alcuna. [7] Né volendo lui condescendere a questo, tanto con simili preghi vi si rimessero, che lui cedette al venire, ma con protesta che non si violentasse il paese, e che de’ Medici non si ragionasse. [8] Ma volendo pure trar frutto di questa sua venuta verso Firenze, pensò fra sé voler fare con vostre Signorie amicizia, e valersi di quella occasione: il che testifica non avere mai in ogni pratica tenuta parlato poco o nulla dei Medici, come sanno quei commissari che trattarono seco, né aver mai voluto che Piero venisse in campo suo. [9] E che molte volte, quando erano a Campi, gli Orsini e Vitelli gli chiesero licenza di presentarsi o a Firenze o a Pistoia, mostrandogli tratti riuscibili; e lui mai vi volle acconsentire, anzi con mille proteste fece loro intendere che gli combatterebbe. [10] Essendo seguíta dipoi la composizione, ne nacque, parendo a Orsini e Vitelli che lui avesse avuto il desiderio suo e non loro, e che quella venuta fosse stata a sua utilità e a loro danno, attesero a guastarla con le disonestà, e fecero tutti quei danni, per adombrare le Signorie vostre e sturbare l’accordo. [11] Né lui mai vi poté riparare, sí per non poter essere in ogni luogo, sí ancora per non gli aver dato le Signorie vostre la prestanza, come gli era stato ordinato, anzi accennato. [12] Posossi la cosa cosí fino a giugno passato, nel qual tempo seguí la ribellione d’Arezzo: di che disse mai aver prima inteso nulla, come già disse al vescovo di Volterra, ma bene l’aveva avuta cara, per parergli poter pigliare occasione a farvi riconoscere. [13] Né allora anche si fece alcuna cosa, o per la mala sorte comune, o per non essere in tale disposizione la città vostra da poter trattare e concludere quello che saria stato salute a ciascuno; il che disse non gli avere ancora dato molta noia; e disposto a beneficarvi, veduta la voglia del Re, scrisse e mandò uomini apposta a Vitellozzo, perché si ritraesse da Arezzo; né contento di questo, se ne andò verso Città di Castello con sue genti: e avrebbe potuto torgli lo sta-to, perché i primi uomini della terra sua gli venivano ad offerirsi; d’onde dice nacque il primo sdegno di Vitellozzo e mala contentezza sua.

[14] Degli Orsini disse non sapere donde sia nata la indignazione loro in Corte, senza licenza di Nostro Signore; dipoi aver visto come quella Maestà lo ha trattenuto piú di detto Cardinale, e onoratolo assai, aggiuntosi con certe voci che si erano disseminate che gli aveva a tôrre lo stato; donde si sono partiti, e ritrovavansi in questa dieta di falliti. [15] E benché si abbia avuto piú ambasciate da parte del signor Giulio Orsini, testificando non essere per opporsi, etc., e che la ragione non volesse che si scuoprissero, per aver loro presi i suoi danari, nondimeno, quando si scuoprissero, che li giudicava piú pazzi che non sapeva, per non aver saputo scegliere il tempo a nuocergli, essendo il Re di Francia in Italia e vivendo la Santità di Nostro Signore; le quali due cose gli fecero tanto fuoco sotto, che bisognava altra acqua che coloro a spegnerlo.

[16] Né si curava che li alterassero il ducato d’Urbino, per non avere smenticato la via a riacquistarlo quando lo perdesse; soggiungendo dipoi che ora era tempo, se le Signorie vostre volevano essere suoi amici, ad obbligarselo; perché lui poteva, senza rispetto d’Orsini, fare amicizia con voi: il che mai aveva potuto per l’addietro. [17] Ma se vostre Signorie differissero, e lui in questo tanto si fosse rimpiastrato con gli Orsini, che lo cercano tuttavia, tornerebbero i medesimi rispetti: né potendosi gli Orsini soddisfare d’accordo, se non col rimettere i Medici, le Signorie vostre venivano a tornare nelle medesime difficultà e gelosie; onde giudica che le Signorie vostre si debbano presto ad ogni modo dichiarare amici suoi o loro: perché, differendo, ne potrebbe nascere accordo con loro danno, e seguire la vittoria da una delle parti; la quale, vittoriosa, resterebbe o nemica o non obbligata alle Signorie vostre. [18] E quando vi abbiate a determinare, che pensa abbia ad essere di necessità, non vede come si possano vostre Signorie deviare da quella parte concorre la Maestà del re e la Santità di Nostro Signore; soggiugnendo che gli sarebbe molto grato che, movendo Vitellozzo o altri verso alcuno degli stati suoi, vi faceste rappresentare le genti che avete verso il Borgo, o a quei confini, per dare riputazione alle cose sue.

[19] Io stetti ad ascoltare sua Eccellenza attentamente le cose dette di sopra; la quale parlò non solamente gli effetti soprascritti, ma le medesime parole, le quali vi ho scritto a largo, acciò le Signorie vostre possano meglio giudicare tutto; né vi scriverò quello rispondessi, per non essere necessario il farlo: mi ingegnai non uscire dalla commissione, e alla parte delle genti non risposi cosa alcuna; solo dissi che scriverei a vostre Signorie del suo perfetto animo, di che voi piglierete piacere singolarissimo. [20] E benché sua Eccellenza, come vedete, mostrasse di aver desiderio che l’accordo tra voi e lui si faccia presto, nondimeno, non ostante che io gli entrassi sotto per trarre da lui qualche particolare, sempre girò largo, né potei mai averne altro che quello ho scritto. [21] E avendo io inteso alla giunta mia, come nello stato di Urbino era seguíto qualche movimento, e avendo sua Eccellenza nel discorrere detto che non si curava che gli fosse alterato quel Ducato, mi parve nel replicare domandargli come quelle cose passavano. [22] A che sua Eccellenza rispose: «L’essere io stato clemente, e avere stimato poco le cose, mi ha nociuto: io presi, come tu sai, in tre dí quel Ducato, e non torsi un pelo a nessuno, da messer Dolce e due altri in fuore, che avevano fatto contro la Santità di Nostro Signore; anzi, che è meglio, io avevo molti di quei primi proposti ad uffizi di quello stato, con un di questi deputato sopra certa muraglia che io facevo fare nella rocca di San Leo; e due dí fa lui ordinò con certi contadini del paese, sotto ombra di tirare alto una trave, certo trattato; talché ha sforzata la rocca, e è perdutasi: chi dice che la grida Marco, chi Vitelli, chi Orsini: ma per ancora né l’uno né l’altro si è scoperto, ancorché io faccia quel Ducato perso, per essere uno stato fiacco e debole, e quelli uomini malcontenti, avendogli io affaticati assai co’ soldati; ma a tutto spero provvedere; e tu scriverai ai tuoi Signori che pensino bene a’ casi loro, e facciansi intendere presto, perché, se il duca d’Urbino ritorna, e viene da Venezia, non è a proposito loro, e manco nostro: il che fa che noi possiamo prestare piú fede l’uno all’altro».

[23] Questo è in effetto quanto per al presente io posso scrivere alle Signorie vostre; e benché il debito mio ricercasse vi scrivessi quante genti questo Signore si trovi, dove sia alloggiato, e molti altri particolari delle cose di qua, tuttavia essendo giunto pure oggi qui, non ne posso sapere il vero, e però mi riserberò ad altra volta. [24] E alle Signorie vostre mi raccomando. [25] Die 7 octobris, 1502.

[26] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus. [27] Imolae.

[28] Tenuta fino a questa mattina a ore 16, per essere il cavallaro a piè, e non aver trovato fino ad ora cavalcatura. [29] E mi resta scrivervi, che ieri questa Eccellenza nel ragionare meco, mi disse che Pandolfo Petrucci gli aveva il dí avanti mandato uno travestito a fargli fede che non era per dare alcun favore a chi disfavorisse Sua Eccellenza, e che in questi effetti gli parlò molto largamente.

[30] Nel venire io ieri scontrai messer Agapito fuori di qui qualche dua miglia, con circa sette o otto cavalli; e riconoscendomi, gli dissi dove io andavo e chi mi mandava. [31] Fecemi grande accoglienza, e andò poco piú avanti, che ritornò indietro. [32] Questa mattina ho ritratto come detto messer Agapito ne veniva costí a vostre Signorie mandato da questo Duca, e per la venuta mia si ritornò indietro. [33] Iterum valete.

[34] Die 8 octobris 1502.

[35] Io ho dato al presente cavallaro due ducati, perché sia costí dimattina avanti giorno, che saremo a’ dí 9. [36] Priegovi ne rimborsiate ser Agostino Vespucci.

252

[1] <V>iro Niccolao de <Mac>hiavellis man<data>rio Florentino apud Ducem Valentinum con<civi nostr>o charissimo. [2] <Imo>la. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] La esposizione tua a cotesto Illustrissimo Principe e la replica sua ci è suta grata, secondo lo avviso tuo delli viii, satisfaccendoci nell’una la opera e diligenzia tua, nell’altra la grande affezione e savi ricordi suoi circa le cose nostre e le iustificazioni sue delle cose passate, alle quali noi prestiamo fede per averne d’altronde assai riscontri. [6] Donde si è accresciuto in noi, per la buona opinione che si aveva di sua Eccellenzia, il desiderio che aveva tutta questa città di farli cosa grata, aggiugnendosi alla inclinazione che noi avamo alle cose sua respetto alla Santità di Nostro Signore e del Cristianissimo Re, uno affetto particulare per la disposizione sua, la quale ogni dí si conosce migliore verso di noi, e da tenerne piú conto quanto questi accidenti, e’ quali noi reputiamo communi, ci fanno desiderare piú questa amicizia; alla quale, e per inclinazione naturale e per respetto delle cose presenti, noi non potremo esser meglio disposti. [7] E in fatto non è necessario altra declarazione; e non siamo nelle cose sue per procedere se non come si conviene con buoni amici e reputare ciò che accadrà commune. [8] E se noi potessimo con parole piú certe dichiararci in questa parte, lo faremo tanto volentieri quanto verun’altra cosa: ma la scarsità delle forze nostre e le condizioni di questi tempi non patiscono che noi possiamo lasciare le fazioni nostre in quel di Pisa e di Arezzo e deliberare di nuove intelligenzie o amicizie sanza coscienzia e consenso del Cristianissimo Re, con il quale noi siamo in confederazione e protezione. [9] E cosí trovandoci di presente in questi termini, ci occorre in resposta della preallegata tua commetterti che di nuovo tu accerti la sua Eccellenzia in questi accidenti la città nostra essere per continuare nel medesimo animo che ha fatto fin qui e in buona amicizia, e usar seco tutti li termini e portarsi in modo da buoni amici; ma circa il restringerci insieme e muovere le genti verso il Borgo, non essere ancora possibile né conveniente, avendo tutte quelle forze che noi abbiamo, che non sono molte, obligate nel paese di Pisa e ad Arezzo, e prima che siamo avvisati dal Cristianissimo Re come si abbi a procedere in questa cosa, nella quale noi reputiamo trattarsi ancora dello interesse suo. [10] Il che però si può differire poco, perché digià di tutti questi accidenti abbiamo dato notizia al Cristianissimo Re, come ancora crediamo che abbi fatto sua Eccellenzia. [11] E oggi abbiamo condotto, con titolo di Capitano, il Marchese di Mantova con obligo di averci a servire con 300 uomini d’arme: in che si è proceduto secondo e’ ricordi e conforti della Maestà sua, la quale se lo reputa oggi e confidente e amico e noi crediamo che abbi a convenir bene con li amici di quella Maestà, e manderassi a levare di prossimo, e quando sarà qua, la sua Eccellenzia può sperare aversene a servire come noi proprio. [12] E in questi effetti vorremo che tu ti allargassi con quelle parole che ti paressino piú a proposito e facessi ogni pruova di persuaderli che noi in questi moti delli inimici suoi non siamo per deviarci dalle cose franzesi, e per consequenti ancora dalle sua, nonostante che ogni ora noi ne siamo invitati e sollecitati con buone e onorevoli condizioni; promettendoli, come prima si potrà, procedere seco piú oltre, non si mancherà di quelle demonstrazioni che fieno necessarie in benefizio suo. [13] Dove li potrai ancora significare come oggi si è ritratto e di luogo degno di fede, li inimici suoi in questa dieta aver fatto conclusione di andare a’ danni suoi, non sappiamo già dove particularmente. [14] E tu, nel parlar seco, vedrai di ritrarre dove sia con lo animo circa le cose nostre, quel che disegni di noi; e non sarà fuor di proposito che destramente e per via di consigliarci, tu lo ricerchi, essendo noi assaltati mentre che stiamo cosí con loro sospesi, quel che dovessimo fare e che farebbe sua Eccellenzia; e generalmente ci terrai avvisati di tutti li apparati e disegni suoi e di ciò che fussi costí degno di notizia. [15] Bene vale.

[16] Ex Palatio Florentino, die x octobris mdiio.

[17] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[18] Marcellus.

253

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Ieri scrissi alle Signorie vostre per il Campriano, che doveva giungere costí questa mattina avanti giorno, e fecigli vantaggio due ducati, quali prego gli rimborsiate a messer Agostino Vespucci. [4] Questa mattina poi comparve Ardingo cavallaro, e portò lettere qua a certi privati; e non ne avendo di Vostre Signorie, mi ha fatto dubitare o che le sieno rimaste costí su’ deschi o che le sieno cadute per la via, e sto dubbio come la cosa sia ita; e ritornandosene lui, mi occorre scrivere quello di poi fia seguíto.

[5] Essendo questo dí, circa ore venti a Corte, l’Eccellenza del Duca mi fece chiamare, e mi disse che mi voleva far parte delle nuove che aveva, acciocché io ne potessi avvisare vostre Signorie, e mi mostrò la lettera di monsignor d’Arli, oratore del Papa in Francia, data a’ 4 dí del presente, dove lui scriveva quanto il Re e Roano erano ben volti a fargli piacere; e subito che intesero la voglia sua di aver genti per l’impresa di Bologna, spacciarono a monsignor di Ciamonte a Milano, che senza replica inviasse verso il Duca monsignor di Lanques con 300 lance; e quando lui fosse ancora richiesto dal Duca di trasferirsi in persona verso Parma con 300 altre lance, che vi andasse; e gli mandava la copia della lettera che il Re scriveva a detto Ciamonte; la quale copia sua Eccellenza mi lesse tutta di sua bocca, e volle che io vedessi le soscrizioni di Arli e la lettera scritta a lui: la qual mano io riconobbi, per averla pratica in Francia e costí; e in sostanza tal copia non potrebbe piú comandare che queste genti muovino. [6] Le quali come sua Eccellenza ebbe lette, disse: «Or vedi, segretario, questa lettera è fatta sulla domanda che io feci per assaltare Bologna, e vedi quanto ella è gagliarda; pensa sarà quella che io trarrò per difendermi da costoro, la maggior parte de’ quali la Maestà del Re ha per inimicissimi, perché hanno sempre tentato muovere qualche scacco in Italia a suo danno. [7] Credimi che questa cosa fa per me, né loro potevano scuoprirsi in tempo che mi offendessero meno, né io, in corroborazione dei Stati miei, potevo desiderar cosa che mi fosse piú utile; perché io saprò a questa volta da chi io mi avrò a guardare, e conoscerò gli amici. [8] E quando i Veneziani si scuoprissero in questo caso, che non lo credo, lo avrei tanto piú caro, né il re di Francia lo potrebbe piú desiderare. [9] Io ti conferisco questo, e conferirotti alla giornata quanto accaderà, acciò possa scriverlo a quelli tuoi Signori, e che vegghino che io non sono per abbandonarmi, né per mancare di amici; fra i quali voglio connumerare le loro Signorie, quando si faccino intendere presto; il che quando le non facciano ora, sono per porle da parte, e se io avessi l’acqua alla gola, non ragionerei mai piú d’amicizia; nonostante che mi dorrà sempre avere un vicino, e non gli poter far bene, e non ne ricever da lui». [10] E mi domandò quando io credevo che la risposta alla lettera che io vi scrissi ieri dovesse venire: al che io risposi che non doveva passare mercoledí. [11] E all’altra parte, e dell’avermi comunicato le lettere e dell’amicizia che desidera, dell’una cosa lo ringraziai, e nell’altra usai quei termini che io credetti soddisfacciano a lui e alle commissioni di vostre Signorie.

[12] Dissemi ancora sua Eccellenza che non si era ricordata, quando io gli parlai altra volta, di rispondermi alla parte dove le Signorie vostre lo ringraziavano de’ panni renduti; dicendo che lo aveva fatto molto volentieri, e farebbe sempre il medesimo quando occorressi beneficarvi; e di questi panni aver avuto piú pena per difendergli dagli Orsini, che di cosa che mai avesse: i quali ogni dí lo molestavano per abbottinargli, e che gli aveva voluti rendere motu proprio e senza intercessione di persona, e che è usato a fare i benefizi suoi cosí. [13] Richiesilo su questo di un salvocondotto generale per la nazione: dissemi che molto volentieri; e perché non s’intendeva di simili cose, che io ne parlassi a messer Alessandro Spannocchi, e con lui la facessi. [14] Col quale io sarò; e avendomi in questo caso rimesso a lui, è necessario che io navichi secondo che messer Alessandro vorrà; e benché io creda sull’esempio passato, che messer Alessandro sia per fare ogni bene, pure giudicherei fosse a proposito che alcuni di codesti mercatanti che hanno credito seco, gliene scrivessero e gliene mettessero in grado; ancoraché io giudico sia da avvertire detti mercatanti a considerare come s’ingolfino qua, perché in questi movimenti un paese è oggi di uno e domani è d’un altro.

[15] Discorsemi di nuovo sua Eccellenza il caso di San Leo, che furono le medesime cose vi scrissi per altra, e che due castellucci intorno a S. Leo si erano solo voltati, e che tutte le altre terre stavano cosí sospese, e che né Orsini né Vitelli si erano ancora dimostrati contro; e che un cavaliere Orsino suo gentiluomo era ito tre dí fa a trovarli, e che lo aspettava presto, e che Pandolfo spesseggiava con lo scrivergli e farli ambasciate che non era per fargli contro. [16] E di nuovo mi ricordò al partir mio da lui, che io ricordassi alle Signorie vostre che, se le si staranno di mezzo, le perderanno ad ogni modo; accostandosi, potrebbono vincere.

[17] Io non potrei con penna esprimere con quanta dimostrazione di affezione egli parli, e con quanta giustificazione delle cose passate; e nel medesimo concorrono tutti questi suoi primi. [18] Dico bene questo alle Signorie vostre, che non è per stare molto cosí, ma essere chiaro, se non alla prima, alla seconda risposta. [19] Di che io vi voglio avvertire, acciocché, quando voi giudicaste che questa via fosse buona, voi non vi persuadiate essere a tempo ogni volta; e lui nel primo parlare me lo disse, che al presente non aveva ad aver rispetto ad Orsini, come sarebbe necessitato aver quand’ e’ fossero riuniti insieme; ma trovando la cosa fatta, egli avrebbe<ro> pazienza. [20] E benché non sia venuto a nessun merito della cosa, nondimeno si vede che si farebbe seco ogni mercato: il che si conosce per molte cose, che meglio s’intendono che non si scrivono. [21] Pertanto io prego le Signorie vostre che si vogliano risolvere e scrivermi come io mi abbia a governare in questa parte. [22] Né ancora manchino di avvisarmi quello abbia a rispondere della richiesta che fecemi questa Eccellenza, che, movendo i Vitelli, voi tiraste le genti verso il Borgo; e avendo alcuno avviso da fare, sieno contente le Signorie vostre scriverlo, acciocché io possa avere piú facile l’udienza, e meglio temporeggiarlo. [23] E volendo appiccare cosa veruna di momento, con quanta reputazione si trattasse, meglio e con piú vantaggio si condurrebbe. [24] Sicché a rinfrescarci di un uomo che fosse o ambasciatore o altrimenti, non sarebbe se non a proposito.

[25] E per dar notizia particolare alle Signorie vostre delle cose di qua, subito che questo Signore intese la perdita di San Leo, fece quello stato di Urbino spacciato, e pensò di attendere a tener ferme le cose di Romagna con quella gente che aveva, tanto che si fosse ordinato con tanti favori, che potesse assaltare chi aveva molestato lui. [26] E per questo spacciò subito messer Ramiro che scorresse tutta quella terra, visitasse e ordinasse le fortezze. [27] Scrisse a un don Ugo spagnuolo, il quale si ritrovava con sua gente d’armi a’ confini di Urbino, che si ritraesse verso Rimini. [28] Spacciò don Michele con danari per rassettare circa mille fanti, che si trovavano con dette genti; e oggi dà danari a qualche 800 fanti di Val di Lamona, e gli manda in su a quella volta; né al presente si trova piú che qualche 2500 fanti pagati, e gli sono rimase di gente d’armi qualche 100 lance dei suoi gentiluomini, che metterebbe in campo meglio che 400 cavalli da faccende. [29] Ha, oltre a questo, tre compagnie di 50 lance l’una sotto tre capi spagnuoli, le quali sono assai diminuite per essere state piú tempo senza paga.

[30] Le genti a piè e a cavallo che cerca fare di nuovo e i favori che egli spera sono questi. [31] Egli ha mandato Raffaello dei Pazzi a Milano per far 500 Guasconi, di quei venturieri che si trovano in Lombardia; ha mandato un uomo pratico agli Svizzeri per levarne 1500; fece cinque dí fa la mostra di 6000 fanti cappati dalle sue terre, i quali in due dí può avere insieme. [32] E quanto alle genti d’arme e a’ cavalli leggieri, ha bandito che tutti quelli che sono degli Stati suoi lo vengano a trovare, e a tutti dà recapito. [33] Ha tanta artiglieria e bene in ordine, quanto tutto il resto quasi d’Italia. [34] Spesseggiano le poste e i mandati a Roma, in Francia e a Ferrara, e da tutti spera avere ciò che desidera. [35] Da Roma, non è da dubitare; di Francia, vostre Signorie intendono quello scrivo di sopra; ma da Ferrara, quello chiegga io non lo so.

[36] E quanto appartiene alle Signorie vostre egli crede o averle amiche, rispetto a Francia e alla qualità dei nemici suoi, o che le si fa<ra>nno neutrali.

[37] Dall’altra parte si vede questi suoi nemici esser armati, e in ordine a fare uno incendio subito, e questi popoli sono pure tutti romagnuoli, e non stati molto bene trattati, per aver fatto questo Signore sempre piú favore a’ suoi soldati che a loro. [38] Dubitasi che a questi movimenti non tengano mano i Veneziani, e che la cosa non abbia o non sia per avere, secondo il successo, suo fondamento da Spagna e dalla Magna, e da tutti coloro che invidiano alla potenza di Francia. [39] Ma quando fosse vero quello che mi ha detto oggi questa Eccellenza, che nessuno dei Vitelli e Orsini si fosse ancora mosso sugli accidenti di Urbino, salvo che messer Giovanni Bentivogli aveva mandati tre di loro a Castel San Piero discosto a qui a poche miglia e quattro bandiere di fanti sotto il governo di Ramazzotto e del Mancino, i quali questa mattina, secondo che mi ha oggi detto questo Signore, detto messer Giovanni gli ha fatti ritirare verso casa, e dalla banda dei Veneziani non s’intende altro, se non che essi hanno certe genti a Ravenna, le quali ci sono state piú tempo, il che io non ho anche di luogo autentico.

[40] E’ mi è parso che l’ufizio mio righiegga scrivere alle Signorie vostre in che termini si trovino le cose di qua, e come io l’intendo; il che io ho fatto con quella fede che io soglio e che io debbo. [41] Lasceronne ora giudicare alla prudenza loro. [42] Alle quali mi raccomando.

[43] Ex Imola, die 9 octobris 1502.

[44] E. D. V. servitor Nicolaus Machiavellus Cancellarius.

[45] Postscripta. [46] Avendomi detto ierisera, sullo spedire Ardingo, messer Alessandro Spannocchi, che il Duca voleva questa mattina spedire uno per Roma a codesto cammino, e che io fossi attento soprattenere il cavallaro, non ho potuto spedirlo prima che a quest’ora, che siamo a 22 ore, e ai dí 10; e avendo parlato con detto messer Alessandro del salvocondotto generale per la nazione, mi ha detto che io lasci passare due dí, e che vedrà di far cosa che mi sia grata. [47] Non mancherò di diligenza; e a vostre Signorie mi raccomando. [48] Iterum va­lete.

254

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici etc. [3] Ieri per Ardingo cavallaro scrissi a vostre Signorie quanto occorreva; e per non mancare di avvisare le Signorie vostre ciascun dí di quello che io intendo, oggi è qui nuova, come la Signoria di Venezia, intesa che ebbe la ribellione della rocca di San Leo, mandò per il vescovo di Tiboli, oratore del Papa, e fecegli intendere tale ribellione, mostrando averne dispiacer grande, e dolendosi che in detta rocca si gridasse Marco; facendogli fede che non erano per deviarsi dalle cose di Francia né dalla Santità di Nostro Signore, né ancora dalla protezione che avevano dell’Eccellenza del duca, e che non erano per prestare alcun favore al Duca Guido; e mandarono per lui, e in presenza del prefato vescovo gli chiarirono l’animo loro. [4] La qual nuova ha fatto stare di buona voglia tutta questa Corte, giudicando questa cosa non avere quel fondamento si presumevano. [5] E questa Eccellenza, per mostrarsene grata, ha mandato subito a quella Signoria messer Romolino suo segretario a ringraziarla e delle offerte e del loro buon animo.

[6] Inoltre s’intende come don Ugo spagnuolo, capo di gente d’arme di questo Signore, e don Michele, capo di sue fanterie, a’ quali lui aveva in questi movimenti comandato che si ritrovassero verso Rimini, essendosi fuora dei comandamenti suoi fatti avanti a soccorrere i castellani della Pergola e di Fossombrone, hanno preso l’una terra e l’altra, e messa a sacco, e morti quasi tutti gli abitanti: talché si vede questi accidenti cominciare a pigliar via piuttosto favorevole a questo Signore che altrimenti. [7] E alle Signorie vostre mi raccomando. [8] Quae bene valeant.

[9] Ex Imola, die 11 octobris 1502.

[10] E. D. V. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

255

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici etc. [3] Per l’alligata le Signorie vostre avranno visto quello che ieri s’intese di nuovo in questa Corte. [4] Venne dipoi questa notte passata, circa 5 ore, Baccino cavallaro vostro con la di vostre Signorie dei 10, responsiva alla mia degli 8; e inteso e esaminato bene tutto il contenuto di essa, mi trasferii ad ora di udienza dal Duca, che fu questo dí circa 22 ore; e nel presentarmi a sua Eccellenza, mi disse: «Noi aviamo da ogni banda buone nuove»; e narrommi quanto gli era offerto dai Veneziani, che è tutto quello che per l’alligata si scrive alle Signorie vostre, e quello ancora che don Ugo e don Michele avevano fatto in Pergola e Fossombrone; dicendo cosí allegramente, che quest’anno correva tristo pianeta per chi si ribellava. [5] Dissemi poi aver nuove da Perugia da un mandato del Papa, come nella giunta sua là vi trovò Vitellozzo con la febbre e il sig. Paolo Orsino pieno di rogna; e che non fu prima arrivato, che gli Orsini se gli gettarono in grembo, dicendo essere soldati della Chiesa, e non si volevano deviare dalla voglia del Pontefice, e che del loro essersi levati, ne era stato cagione trovarsi in sinistro di vettovaglie, e che pregasse la Santità di Nostro Signore che fosse contento riceverli, e dar loro la stanza, perché qui non potriano piú vivere, e che di già il Pontefice le aveva ordinato loro. [6] Di Vitellozzo, lui non mi disse niente altro; ma ritrassi poi per altra via, come lui ha mandato a dire a questo Duca, che se potrà avere qualche sicurtà da sua Signoria, onesta, che verrà da lui; quando che no, dileguarsi e mostrargli che gli è servitore. [7] E sopra il ragionamento degli Orsini stati alquanto, io venni ad esporre a sua Eccellenza quanto vostre Signorie rispondono per la loro dei 10, e fecigli intendere a parte a parte il contenuto di essa, e quali ragioni avrebbero ritenuti gli aiuti, quando sua Eccellenza per ora ne avesse avuto di bisogno, e quali ragioni facevano che non vi potevi al presente dichiarare altrimenti in amicizia; mostrando quanto si era scritto in Francia, e la risposta che se ne aspettava. [8] Fecigli appresso intendere la condotta del marchese di Mantova, aggiungendovi, come da me, che io mi persuadevo la Maestà della Francia aver fatto pigliar questo partito alle Signorie vostre, perché avendo a dare recapito ad un suo amico, come è diventato questo Marchese, e volendo armare una repubblica sua fedelissima di buone armi, di che lei e gli amici di essa si potessero servire; e volendo tôrre voi istrumenti di questa importanza a coloro che invidiano la sua grandezza; quella Maestà non pensava a far pigliar partito a vostre Signorie né piú savio né piú utile, né di che ancora sua Eccellenza si dovesse piú rallegrare. [9] Né mancai in questa parte, né nelle altre, d’imprimere in sua Eccellenza la buona mente vostra, secondo che voi per le lettere desiderate.

[10] Risposemi gratamente alle prime parti, mostrando credere con effetto quello che le Signorie vostre dissero e delle genti e dell’amicizia, né sopra di questo insisté molto, né lo sollecitò altrimenti, siccome lo aveva fatto per l’addietro. [11] Del Marchese parlò onorevolmente, e che egli era uomo da bene e suo amico, e che mi poteva mostrare sue lettere, dove di prossimo si era offerto venire con gente ad ogni sua impresa, e che aveva molto caro averlo qua in vicinanza; al che fu risposto convenientemente. [12] Dipoi, per adempire le commissioni delle Signorie vostre, ritornandosi a ragionare degli Orsini e Vitelli, dei quali lui mostra una cattiva opinione, e confessa liberamente non si poter fidare di loro, ma volere aspettar tempo etc.; entrai che costoro, rimanendosi cosí disperati, potrebbero per ventura scorrere sul nostro, e benché noi non dubitassimo di terra alcuna, pure sarebbe disturbo al paese; e che sua Signoria in questi casi facesse, quando seguissero avanti, che le genti ordinate da vostre Signorie fossero sul luogo. [13] Sua Signoria rispose che non credeva per cosa di mondo che si avessero a muovere, e ne assegnò qualche ragione; ma quando pure si movessero e s’intendesse dove avessero l’esito, e con che gente, e che aiuti vi abbisognassero, che non era per mancare d’ufizio di buon amico di quelle cose che potesse fare. [14] Né potei ritrarre altro da sua Signoria in questo ragionamento che le cose predette. [15] E nel partire lo ricercai di nuovo del salvocondotto per la nazione: promisemelo di nuovo liberamente, e che io ne parlassi con messer Alessandro. [16] Dissi averlo fatto e che lui mi aveva differito a due o tre dí. [17] Rispose che queste presenti occupazioni erano causa di questa dilazione, e che io gliene riparlassi. [18] Gliene ho parlato di nuovo: dà buone parole, né sortisce ancora effetto, né so altrimenti la cagione. [19] E mi raccomando alle Signorie vostre. [20] Quae bene valeant.

[21] Ex Imola, die 12 octobris 1502.

[22] Servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

256

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici, etc. [3] Io ho differito a questa sera il rimandare Baccino con le due alligate, per poter soddisfare meglio a vostre Signorie nello scrivere a quelle delle cose di qua, e massime al desiderio che elle mostrano avere d’intendere dove questo Signore sia con l’animo e quello che disegni di voi; e non avendo mai potuto trarre da sua Eccellenza altro che quello si è scritto, e trovandosi qui un segretario del duca di Ferrara, mandato nuovamente su questi accidenti a questo Signore, presi occasione di parlargli, e di uno in altro ragionamento, lui per sé medesimo disse aver particolare commissione dal suo Signore di confortare questo Duca a questa amicizia, soggiugnendo, come da sé, che gli pareva si pensasse troppo a fermarla; e che era deliberato, come prima gli parlasse, vedere se lo poteva condurre a qualche particolare, che per mezzo del Duca suo si potesse poi mettere davanti alle Signorie vostre, e me ne parlerebbe avanti si partisse. [4] Io non mostrai né di fuggire né di desiderare questa sua offerta, anzi generalmente lo ringraziai. [5] Parlò dipoi al Duca; e ritrovandomi e entrato seco sopra tali ragionamenti, mi disse aver trovato in questo Signore generalmente una buona e grande disposizione, e che in ultimo, avendogli detto che a voler concludere le cose e fermarle bisogna ristringerle, se e’ gli pareva che il Duca suo movesse alcun partito, etc., rispose che non per ancora, e che lo farebbe intendere al tempo.

[6] Né bastandomi questo, io presi occasione di esser oggi a lungo con messer Agapito suo primo segretario, e parlando di queste cose l’uno e l’altro di noi, come da noi segretari, dicendo voler dire quello che ognuno giudicasse a benefizio comune, e ragionando a lungo, mi disse: [7] «Guarda come stanno bene insieme le amicizie di queste due potenze: quelli che sono amici dei tuoi Signori, sono amicissimi del mio Duca; quelli che sono inimici al mio Duca, sono inimicissimi a’ tuoi Signori. [8] I Veneziani son sospetti all’uno e all’altro, per avere questo Duca tratta loro di mano la Romagna. [9] Né era necessario a quelli tuoi Signori soldare al presente Mantova, perché non potevano essere offesi, essendoché questo Duca non si possa mai piú fidare di Orsini e di Vitelli»; e contò che sopravolte lo avevano ingannato; ma che gli pare bene che vostre Signorie perdano una bella occasione, massime avendogli fatto occupare il luogo suo da altri, e che non sapeva quali convenzioni si potesse fare al presente con le Signorie vostre essendo questo Signore glorioso, fortunatissimo, e usato a vincere, e avendo accresciuto, poi che si fece la condotta, e voi diminuito; donde è ragionevole che si accresca piuttosto onore e grado con voi, che lo diminuisca. [10] E narrato della buona fortuna sua, oltre alle imprese successive, venne a quell’ultimo accidente, dicendo che sua Eccellenza non poteva chiedere a lingua cosa che fosse piú a suo proposito, essendo seguíti questi movimenti: che, dove forse gli Orsini speravano far risentire ogni uomo contro sua Eccellenza, ogni uomo si è voltato e scoperto in suo favore, avendogli vostre Signorie mandata ambasciata, i Veneziani scrittogli, la Maestà del re mandandogli gente; soggiungendo che di una fortuna verde a questo modo si debbe pur far qualche conto. [11] E in tale ragionamento, che non fu breve, ritoccò due altre volte che della condotta, quando non si avesse a riguardare indietro, per l’avvenire non se ne poteva toccare alcuna cosa.

[12] Io non voglio tediare le Signorie vostre con dire quello che io risposi; fo solo fede di questo alle Signorie vostre, che io dimenticai poche delle risposte a proposito delle cose di sopra, ma in fine io non ne trassi altro, se non conoscere che questo Signore ha gli occhi volti a quella condotta. [13] Né voglio mancare di dire alle Signorie vostre che quel segretario di Ferrara, discorrendomi qual cagione potrebbe fare ire il Duca rattenuto, disse credere che ne abbia scritto al Papa, e volere in questo caso procedere co’ piè suoi; e io penso che ce ne potesse essere due altre: o non volere a nessun modo, poiché le cose sono rischiarate qua, cancellare questa condotta, e per questo volere aspettar tempo, etc., ovvero vuole aspettare, avanti che la cosa vada piú oltre, che il gonfaloniere futuro sia in Palazzo: il qual ordine ha dato tanta reputazione a codesta città, che non è uomo lo credesse.

[14] Io non so né debbo, Magnifici Signori, giudicare altrimenti queste cose; seguirò solo in darne notizia di tempo in tempo, come le si troveranno; e per insino ad ora da 4 dí in qua elle hanno fatto questa mutazione che voi intendete; e quanto piú bel tempo fia, tanto piú sarà difficile a lavorare questo terreno. [15] Una cosa sola, e con riverenza, voglio dire alle Signorie vostre: che se fate cavalcar presto il Marchese, si ridurrà al ragionevole sempre chi se ne discostasse. [16] Bene valete.

[17] Ex Imola, hora 4 noctis, die vero 13 octobris 1502.

[18] E. V. D. Servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

257

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] La sera avanti che noi ricevessimo questa ultima tua de’ 9, tenuta a’ x, arrivò qui il Grechetto e il Bianchino da Pisa in sua compagnia, mandato dalla Eccellenzia di cotesto Illustrissimo Principe con sue lettere, perché noi li facessimo favore a condurre certa somma di fanti e qui e nel dominio nostro; e oggi, per mano del Potestà di Modigliana, ci sono sute presentate altre sue lettere diritte a Magnares per la medesima causa. [4] E noi volentieri all’una e a l’altra cosa abbiamo fatto quelli favori che ci sono suti possibili, e al Grechetto, oltre al concederli quello che lui desiderava, offerto in ciò che altro li bisognassi ogni nostra opera e favore. [5] E benché queste cose sieno minime respetto a quello che noi desideriamo fare per sua Eccellenzia, nondimeno te ne abbiamo voluto significare, perché, non respondendo per lettere a sua Eccellenzia, per tuo mezzo almeno intenda ciò che sia sequíto per conto di tal sua richiesta di qua. [6] E in risposta della preallegata tua de’ x, non abbiamo che altro scriverti di quello che ti si scrisse altra volta per Baccino, nostro cavallaro, il quale doverrà essere comparso dapoi; e per essa arai inteso quello ci occoressi in risposta della tua delli viii circa la nuova intelligenzia e circa il muover delle genti verso il Borgo; nel qual proposito noi perseveriamo molto piú che prima.

[7] Di nuovo diciamo il medesimo: che quanto appartiene al muovere delle genti, non ci è di presente possibile, per aver tutte quelle che noi abbiamo occupate nella guardia di tutte queste terre di sotto e di sopra; e al far nuova intelligenzia, a che noi siamo tanto bene disposti quanto sua Eccellenzia sapessi desiderare, non esser conveniente farla sanza consenso del Cristianissimo Re, al quale noi ne abbiamo scritto, e ricerco con ogni instanzia consiglio e ordine come abbiamo a procedere. [8] E essendo la Eccellenzia di cotesto Signore in grazia e favore di quella Maestà, come è, non può sperar di noi se non tutto quello che si ricerca tra buoni amici, e e’ quali abbino cagione di reputare comuni li inimici l’uno dell’altro.

[9] Li avvisi e discorsi tuoi ci sono suti gratissimi; e noi non abbiamo in che rendertene cambio, perché delle cose di Urbino stimiamo esserne costí piú certi e piú spessi avvisi; e d’altronde non abbiamo avviso di momento alcuno, salvo che di Francia per lettere dello oratore nostro s’intende uno fermo proposito di quella Maestà e del Legato di voler favorire le cose di cotesta Eccellenzia contra Bologna; la quale ringrazierai della buona disposizione che ha monstro circa il concedere a’ nostri mercanti salvocondotto per li paesi suoi; di che tu ci scriverrai quel che sia sequíto dapoi, a fine che noi possiamo ricordarti se ci accadrà nulla.

[10] Abbiamo ancora oggi inteso con piacere il soccorso dato da messer Rimirro a don Michele, il qual pareva si trovassi in pericolo nella Pergola; e dal Borgo si è inteso la mossa delle artiglierie di Vitellozzo con parte delle genti verso La Fratta. [11] Bene vale.

[12] Ex Palatio Florentino, die xiii octobris mdiio.

[13] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentine.

[14] Marcellus.

[15] ...Insomma, per tutte quelle cagioni che tu intendi, la intenzione nostra è ristringerci con cotesto Signore; e desideriamo la amicizia sua come cosa piú a proposito che verun’altra, ma non ne voliamo deliberare se non con conscienzia e grazia del Re. [16] E a questo effetto si è scritto già tre volte apposta e aspettiamone risposta; però il maneggio costí ha ad essere sanza obligarci ad alcuna cosa, ma tenerci con cotesto Principe in miglior disposizione che tu potrai; e far pruova di ritrarre dove e’ sia con lo animo circa questa amicizia, che condizioni e’ vi ami e quel che disegni in questa cosa.

258

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici, etc. [3] Le Signorie vostre dovranno avere inteso dalle mie degli 11, 12, e 13 del presente, mandatevi per Baccino cavallaro, quanto sia seguíto fino a qui; né mi occorre molto per questa; nondimeno avendo occasione di... Spinelli, che da Bologna è oggi capitato qui, e ne viene costí con diligenza, scriverò alle Signorie vostre quel poco che occorre.

[4] Per altra mia ho scritto alle Signorie vostre che questo Signore avea mandato un cavaliere Orsino a quelli Orsini della dieta ad intendere la mente loro, e a vedere se gli era via a ridurgli. [5] Tornò ieri detto cavaliere, e quello che si operasse io non lo so particolarmente; ma solo ho inteso questo, che Paolo Orsino si era offerto venire qui, e che questo cavaliere era venuto per pigliare il sí dal Duca, e ieri sera ne fu mandato in là con ordine, secondo ho ritratto, che detto Paolo possa venir sicuro: e ci si aspetta fra due o tre dí. [6] Questo degli Spinelli mi ha detto molte cose, le quali vostre Signorie potranno intendere da lui; solo dirò questo particolare che lui dice avere ritratto in Bologna, che in questa dieta si era concluso per detto signor Paolo potesse venir qua e accordare con questo Signore, purché in ogni accordo si escludesse l’impresa di Bologna. [7] Bene valete.

[8] Ex Imola, die 14 octobris 1502.

[9] Servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

259

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici, etc. [3] Questo giorno circa ore venti, essendo a Corte, arrivò il cavallaro di vostre Signorie con le loro de’ 13; le quali, per contenere circa la pratica etc. quel medesimo effetto, che quelle avevo ricevute prima de’ 10 dí, non essendo di molta importanza, massime avendo io risposto a quelle largamente per le mie degli 11, 12 e 13, non mi sarei curato di entrare altrimenti all’Eccellenza di questo signore, se non vi fosse stato incluso dal Borgo circa la mossa dell’artiglierie e de’ fanti; il quale parendomi di momento e da farne grado con vostre Signorie, cercai di avere udienza: ed essendo lui occupatissimo in vedere in viso certe fanterie che gli passavano avanti del palazzo ad uno ad uno per rassegnarsi, detti ad un suo segretario la copia del capitolo di Giovanni Ridolfi, che lo presentasse al Duca, come cosa importante; il quale, come lo ebbe letto, mi fece chiamar dentro e mi disse: «Che credi tu di questo avviso?»; il quale letto che io l’eb-bi, gli dissi che, se io avevo a misurare tale avviso dal luogo dove si scriveva e dall’uomo che lo scriveva, io non lo potevo se non affermare per vero, per essere il Borgo lontano da Castello cinque miglia, e Giovanni esser uomo prudentissimo e di tanta stima quanto alcun altro in codesta città. [4] Al che lui disse: «Io mi indovino come va questa cosa. [5] Tu vedi che egli ha mosso le fanterie e le lance spezzate, e non gli uomini d’arme: il che significa che vuole potersi scusare con ogni uomo di non mi essere traditore, come non potrebbe, se mi offendesse con le genti che io ho pagate. [6] Può ancora Vitellozzo questa mossa dell’artiglieria simularla, perché, avendo lui certi pezzi di artiglieria di mio e piú giorni sono avendogliene io mandata a richiedere, può dare a intendere a quelli miei soldati che me la rimanda e che me la rimanda accompagnata, perché quelli d’Agobio non gliene tolghino; e a quelli di Agobio può dare ad intendere di venire in loro soccorso. [7] Ma presto si dovrà vedere che effetto ne segua; e a me pare mill’anni di vedergli scoperti, ancorché io non creda che gli Orsini si scuoprino per certe pratiche vanno attorno; e quelli miei soldati si dovevano questo dí rappresentare ad Urbino». [8] E cosí su questo ragionamento stato alquanto, io, avendone l’occasione, gli dissi quanto apertamente le vostre Signorie avevano fatto favore al Grechetto e al Bianchino e quanto volentieri avevano dato licenza al Maglianes; e benché le cose sieno piccole, pure di cose piccole si fanno le grandi, e che gli animi degli uomini si conoscono etiam in minimis. [9] Dipoi brevemente gli replicai, secondo le commissioni vostre, la buona di­spo­sizione di vostre Signorie in ogni altra cosa, ragguardandosi sempre quello che fosse ragionevole e possibile, e avendovi quei debiti rispetti che si convengono, ringraziandolo ancora della buona risposta mi aveva data due volte de’ salvicondotti, e quanto a vostre Signorie sarebbe a grado che sortisse presto effetto etc. [10] Sua Signoria alla prima parte ringraziò sommamente le vostre Signorie, dicendo che reputava ogni minimo benefizio che ricevesse da quelle per grandissimo, e uscí di simile ragionamento generalmente, pure con parole grate e amorevoli. [11] E alla parte de’ salvicondotti, chiamò messer Alessandro Spannocchi, e gli disse: «E’ si vuol esser qui con il segretario, e vedere di dar forma a questo salvocondotto». [12] E cosí mi partii da sua Eccellenza, avendo avuto seco piú ragionamenti, e massime quanto il re di Francia è volto a fargli piacere, e che vi era stato il dí d’avanti Odoardo Bagliò a raffermare di bocca quello che quella Maestà gli aveva scritto piú volte, e che presto se ne vedrebbero i segni.

[13] Io scrissi sí largamente alle Signorie vostre, per la mia de’ 9 tenuta a’ 10, delle forze che aveva questo e gli aiuti che egli sperava, che io giudico non esser necessario scriver piú; e sono in tanto miglior condizione le cose sue, quanto si è inteso poi l’animo de’ Veneziani non essere per offenderlo, e vedesi al di sopra in quello stato d’Urbino, che lui aveva messo fra i perduti; al che si aggiunge, se è vero, che questi Orsini sono calati e sieno per calare; né di questi se ne è inteso poi altro, non ostante che si dica il signor Paolo Orsino essere per venir qui, come per una di ieri scrissi alle Signorie vostre. [14] Ha, oltre di questo, questo Signore condotto il signor Ludovico della Mirandola con 60 uomini d’arme, e 60 cavalli leggeri. [15] Ha, oltre di questo, ordinato che il figliuolo del Generale di Milano, che si diceva già il generale di Savoia, il quale mandò a soldare quei 1500 fanti svizzeri, raccolga per la Lombardia insino 150 uomini d’arme e vogliene dare in condotta. [16] Talché le genti d’arme, che crede trovarsi tra un mese, sono queste; e prima, fra i suoi gentiluomini e quelle tre compagnie degli Spagnuoli, di che io vi scrissi, e quelli che raccoglie ne’ suoi paesi di Romagna, aggiugnere alla somma di 500 uomini d’arme; dipoi ci è il signore Ludovico e questo figliuolo del generale, elle saranno circa 210, e fa conto di avere altrettanti cavalli leggeri quanti uomini di arme. [17] Delle fanterie stimo che se ne trovi in Siena e in quello d’Urbino 2500 incirca; e ne avrà tante piú, quanto egli avrà danari; e sino a qui si vede che ne fa radunare da ogni parte.

[18] Quanto alla poscritta, che vostre Signorie mi scrivono, di temporeggiare, non ne obbligare e cercare d’intendere l’animo suo, mi pare fino a qui aver fatto le due prime cose, e della terza essermi ingegnato; di che per la mia dei 13 avendo scritto appieno e di poi non ne avendo ritratto altro, mi par superfluo rientrarvi. [19] Credo bene che, oltre alle altre cagioni che io scrissi che potevano fare star sospesa sua Signoria, ce ne possa essere un’altra, e questo è voler farvi in questo caso regolare a Francia, poiché voi mostrate di aspettare il consenso di quella.

[20] Fu qui ieri, come di sopra si dice, Odoardo Bagliò: visitailo, né ebbi comodità trarre da lui alcuna cosa; di che feci non molto conto, dicendomi di avere in commissione di essere costí a vostre Signorie.

[21] Messere Alessandro Spannocchi mi disse essere tornato in palazzo, aver riparlato al Duca del salvocondotto: e in effetto questo farlo generale pare una certa cosa da dare piuttosto carico al Duca che no. [22] E volendogli io rispondere, mi disse: «Saremo domani insieme con messere Agapito, e vedremo quello si potrà fare». [23] Né posso dire di questa cosa altro, se non che lo scrivere a detto messere Alessandro da qualche suo amico costí sarebbe molto a proposito.

[24] Di verso Bologna non s’intende alcuna cosa, e di verso Urbino non ci è poi altro. [25] Mi raccomando alle Signorie vostre.

[26] Die 15 octobris 1502, Imole.

[27] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus.

260

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici, etc. [3] Le Signorie vostre per l’alligata vedranno quello che, dopo l’arrivare delle vostre de’ 13, io abbia ragionato con l’Eccellenza del Duca, e appresso quanto io scrivo delle cose di qua. [4] Mi son risoluto a scrivere da parte questa alle S.V., parendo cosí a proposito.

[5] L’Eccellenza di questo Signore sull’avviso di Giovanni Ridolfi, che significa la mossa delle artiglierie e delle genti di Vitellozzo, mi disse, se mi ricordo bene: «I tuoi Signori hanno avuto due rispetti di non fare accostare qualche gente loro a quei confini di Vitellozzo: l’uno di aspettare l’ordine del Re, e il modo come abbiano a procedere ne’ movimenti di qua; l’altro, le poche genti che hanno e gli assai luoghi che hanno a guardare. [6] E perché io desidererei assai che si avanzasse tempo, e che quei Signori mi mostrassero qualche favore, io risolvo questi due rispetti a questo modo. [7] E circa il primo del Re, tu puoi accertare – che io ne sono piú certo che della morte – che quella Maestà vorrebbe che tutto il popolo fiorentino venisse in persona in aiuto delle cose mie, e ne vedranno presto la risposta risoluta; l’altro, dell’aver poche genti, scrivi a quei tuoi Signori che se per levare qualcuna di quelle genti d’onde sono, ne segue inconveniente alcuno, io sono per muovermi in persona in loro aiuto e per sostenere ogni peso di guerra. [8] Né voglio che facciano altro che mandare in quei luoghi finitimi a Castello 50 o 60 cavalli, 300 o 400 comandati, farvi tirare due pezzi d’artiglieria, comandare in quei luoghi un uomo per casa, far fare mostra e simili cose. [9] E di questo io ti gravo ne gli richiegga con quella efficacia che tu saprai».

[10] Queste furono quasi le parole sue formali, e io non mancai di mostrare a sua Eccellenza la scarsità delle genti nostre e i dubbi che vi erano a levarle; il che nonostante, ha voluto ad ogni modo che io ve ne scriva e richiegga; il che convenne promettergli, e l’ho fatto da parte alla lettera ordinaria, acciò voi possiate, senza pubblicare cotesta richiesta del Duca, quando giudichiate che sia bene compiacerne, farlo piú cautamente, e mandare verso il Borgo e Anghiari qualche comandato, far fare rassegne, e altre cose che chiede, o tutte o parte, sotto colore di aver sospetto, e dall’altra parte di qua metterlo in grado: e di due si potrà dir quattro, per non poterne questo Signore avere gli avvisi certi. [11] E prego le Signorie vostre che non m’imputino questo né a consiglio né a presunzione, ma lo scrivino ad un’affezione naturale che deve avere ogni uomo verso la sua patria. [12] E di tutto aspetto risposta, e presto.

[13] Die 16 octobris 1502.

[14] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

261

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imola. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Di dí in dí ci siamo condotti ad oggi, aspettando qualche risposta di Francia di quello che sono già dieci dí vi abbiamo scritto e repetito piú volte per potere nelle cose di cotesto lllustrissimo Principe procedere piú oltre e a te dare risposta piú determinata circa a quanto ci hai scritto piú volte e ultimamente alli xi e xii e xiii. [6] Ma differendosi li avvisi di là e essendoci pervenute alle mani le alligate copie di lettere scritte qua da Perugia da uomo che ha avuto vera notizia delle cose della dieta, non ci è parso lasciare indrieto questa occasione di confirmare il medesimo e significare quanto ci è venuto a notizia alla Eccellenzia di cotesto Signore, e perché egli intenda, se non si procede piú avanti, restar solo per non aver ancora resposta dell’animo del Re in questa cosa, e non di meno che di qua si tiene fermo quel principio che si è dato e le offerte fatte fino ad ora, e per accertarla di nuovo che, resolvendosi la Maestà del Re, come noi crediamo, si può promettere di noi quel tanto che si potrà e con le forze e con le demonstrazioni. [7] E piaceci sommamente che la sua Eccellenzia si sia rallegrata della nuova condotta fatta del Marchese di Mantova e della buona opinione e confidenzia che ha di lui e delle offerte fatteci quando li inimici suoi, lasciando le altre imprese, si voltassino a noi: di che tu ringrazierai quella. [8] E del determinarci a cosa alcuna, starai in sulle comissioni vecchie: di monstrarli dal canto nostro voglia e buono animo della amicizia sua, con escusare la suspensione etc. nel modo e con le ragioni dette altre volte.

[9] Li alligati avvisi li communicherai in quel modo che abbino ad esser piú grati, monstrando che se li nomi di chi scrive e a chi è scritto si sono celati, tutto è suto a buon fine e per non precluderci la via ad intendere dell’altre cose; le quali, quando s’intendino, sempre si communicheranno alla Eccellenzia sua per il debito della amicizia che abbiamo insieme. [10] Bene vale.

[11] Ex Palatio Florentino, die xvii octobris mdiio.

[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentine.

[13] Marcellus.

262

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Le Signorie vostre per le ultime mie, le quali mandai ieri per il cavallaro, avranno inteso quanto intendevo delle cose di qua, e quello mi occorreva in risposta alle loro de’ 13: di che attendo risposta. [4] Restami per la presente avvisarvi, come questo giorno circa le ore diciotto l’Eccellenza del Duca mandò per me a casa; e giunto a sua Eccellenza, mi disse: «Io voglio seguire nell’istituto mio di conferirti, quando intendo cosa che riguardi o a quei Signori o in comune a ciascuno di noi. [5] Io ho oggi ricevuto questa lettera di Siena da uno mio che mandai là»: e lessemi un capitolo di essa; il quale conteneva come gli Orsini si erano avviati con le loro genti verso Cagli, non come nemici, ma con dire che il cavaliere Orsino, che aveva parlato loro da parte del Duca, aveva detto che se gli Orsini volevano essere amici del Duca, si ritirassero con le genti verso lo stato di Urbino. [6] Oltre di questo, che i Fiorentini avevano cercato di essere loro amici, facendogli patti onorevoli. [7] Soggiungeva poi chi scriveva, che gli Orsini in fatto sariano buoni amici di sua Eccellenza quando egli volesse lasciare l’impresa di Bologna, e entrare o nello stato de’ Fiorentini o in quello de’ Veneziani. [8] E come sua Eccellenza mi ebbe letto questo capitolo, disse: «Tu vedi con quanta fede vengo con voi, e credendo che voi veniate di buone gambe ad esser miei amici e quelli tuoi Signori non m’ingannino, e devino pure al presente aver piú confidenza in me che per il passato; né io per la mia parte sono per mancare del debito».

[9] Io alla prima parte lo ringraziai per parte delle Signorie vostre della liberalità usata circa il comunicarmi la lettera; e all’altra gli dissi, che se io avevo a parlare a sua Signoria secondo la commissione avuta al partir mio e secondo le lettere dipoi ricevute da vostre Signorie, io non potevo se non attestargli un buono e perfetto animo vostro verso di lui, distendendomi poi in questo parlare quanto mi parve necessario, secondo l’ordine che ho dalle Signorie vostre. [10] E ragionando poi insieme di questi Orsini, dove si trovavano con le loro genti e che animo sia il loro, disse aver nuove per altra via che si trovavano a Cagli, e che quelli di Cagli alla giunta loro avevano voluto dare la battaglia alla rocca, e che gli Orsini non avevano voluto, e che, essendo detti Orsini domandati da detti uomini di Cagli se erano qui per offendergli, risposero che no, ma che non erano anche per difendergli, e che vanno cosí temporeggiando la cosa. [11] E cosí mi portai da sua Signoria; e mi è parso, per il discorso da lui fatto, e per molte parole usate, che saria lungo scriverle, averlo trovato questo dí piú desideroso di fermare il piè con le Signorie vostre che altra volta, quando ultimamente gli parlai.

[12] Né voglio mancare di scrivere alle Signorie vostre quello che mi ha parlato uno di questi primi suoi: il quale non allegherò, essendone cosí pregato da lui. [13] Col quale avendo io ragionamenti delle cose presenti, lui cominciò a biasimare questa tardità che si faceva tra le Signorie vostre e sua Eccellenza circa l’intendersi; e stando su questo ragionamento, mi disse: «Quello che io dico teco, è manco di due sere che lo dissi con il signor Duca, dicendogli che egli era bene trarne le mani, parendo, anzi, essendo la cosa facile, perché i Fiorentini hanno della voglia e sua Signoria della voglia, l’uno e l’altro ha de’ nemici, e ognuno ha da tenere gente d’arme, ognuno ha da difendersi, e facilissima cosa è convenire in tutte queste». [14] Al che dice che l’Eccellenza del Duca rispose: «Perché stanno adunque quei Signori, che non mi muovono qualche partito? Né altro mi fa stare in gelosia di loro, se non il non si dichiarare, né si fare intendere. [15] Né io desidero per altro che sia mossa da loro qualche cosa, se non perché tutto quello si concludesse fosse piú stabile». [16] Quello che io rispondessi non accade replicare. [17] Ho voluto solo darvi questo avviso, acciò le Signorie vostre possano per questo meglio intendere l’animo di questo Signore, o, vogliam dire, meglio congetturarlo.

[18] Erami scordato scrivere alle Signorie vostre come nel parlare oggi, questo Signore mi disse: «Questo mio uomo che mi scrive da Siena, mi dice come quei tuoi Signori hanno mandato un loro uomo là che tratta di fare certa tregua». [19] Io gli risposi essere al tutto nuovo di quello si trattasse fra vostre Signorie e quei Senesi, né sapevo che tregua si potesse essere, se già non fusse quella che si fece nel 98 per cinque anni, la quale avendo a spirare fra sei o otto mesi, era facil cosa si cercasse fermarla. [20] Dimandommi che condizioni aveva seco; risposi, non si offender l’uno l’altro, e non dare aiuto ad alcuno esercito nemico per offendere lo stato dell’altro; il che lui mostrò credere.

[21] Di verso Urbino s’intende come l’esercito di questo Signore, che aveva ordine di accostarsi a Urbino, non è passato Fossombrone; chi dice per amor del tempo, chi per esser entrata una bandiera di fanti di Vitellozzo in Urbino, o forse per esser venuti a Cagli gli Orsini, come di sopra si dice.

[22] Qui si trova mille fanti che hanno la spesa di questo Signore; né credo sieno iti avanti per la scarsità di danari, e tuttavia se ne aspetta da Roma per via di costí buona somma. [23] Gli ordini di che io ho scritto altre volte, e delle genti francesi e di quelle che fa di nuovo a cavallo e a piè, si attendono a sollecitare continuamente, e tutto giorno tornano suoi mandati di Lombardia, e di nuovo ne manda.

[24] Tornò iersera quel cavaliere Orsino da Perugia, di che io ho scritto altra volta. [25] Quello che porti non lo so. [26] Congetturo sia quel medesimo che scrive il mandato del Duca da Siena, di che si dà notizia di sopra. [27] Altro non ho che scrivere alle Signorie vostre se non che se quelle mi domandassero quello che io creda di questi moti, risponderei, praestita venia, credere che a questo Signore, vivente il Pontefice e mantenendo l’amicizia del Re, non mancherà quella fortuna che gli è avanzata sino a qui; perché quelli che hanno dato ombra di volere essere suoi nemici non sono piú a tempo di fargli gran male, e manco saranno domani che oggi.

[28] Die 17 octobris 1502, Imolae.

[29] E. V. D. servitor Niccolò Machiavelli Secretarius.

263

[1] Die xix octobris 1502. [2] Niccolao de Malchiavellis.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Ieri per Iacopino cavallaro che arrivò a mezzogiorno ricevemo le tue de’ 14, 15 e 16; e posto da parte la prima per contenere solamente avvisi, e grande parte della seconda per non poter deliberare circa a coteste cose di noi né piú né altrimenti che ti s’è scritto per il passato, avanti ogni altra cosa ti rispondereno alla richiesta di cotesto Illustrissimo Principe come a cosa di piú importanza. [5] E ti facciamo intendere non ci essere possibile fare in tutto il desiderio suo, perché dalla banda di sopra noi non abbiamo gente a cavallo se non il Marchese e messer Ambruogio, con la condotta che tu sai, e e’ quali sono alloggiati in Arezzo per la guardia di quella terra e non se ne potrebbono levare, non essendo ancora ridotta la fortezza in guardia sufficiente, sanza sustituire in quel luogo altre genti di quelle di Pisa: il che non si può anche fare per non lasciare quelle cose in pericolo. [6] Non si è già mancato né mancherà di quello che si può: perché abbiamo mandato al Borgo due comestaboli e cosí a quelle altre frontiere certe genti; e per piú demonstrazione, fatto comandare tutto il vicariato della Pieve di Anghiari e Capitaneato di Bagno per essere ad ordine ad ogni richiesta; e pochi dí sono ancora vi mandamo due pezzi di artiglieria. [7] Conosciamo bene non essere quanto bisognerebbe e quel che noi desideriamo, ma non ci è possibile altro; e questo è quel che ci accade in risposta alla richiesta fattaci da cotesto Illustrissimo Principe. [8] Il che tu li porgerai con quella destrezza e in quel modo che li abbi ad essere con piú satisfazion sua e scarico nostro che si può.

[9] Nelle altre cose ti replichiamo il medesimo che ti s’è scritto tante altre volte: che in somma è di volere essere in buona amicizia e servare seco tutti quelli termini che si convengono a chi ha fatto pensiero di reputare commune ogni successo cosí in bene come in male, e voler fare tutto quello che vorrà la Maestà del Re; del quale, di Francia e da Milano, noi non potremo ritrarre miglior disposizione verso sua Eccellenzia. [10] E da Milano abbiamo avviso essere arrivato là Rafaello de’ Pazzi, e Monsignor di Ciamonte venire a Parma, e le genti disegnate in favor suo essere ad ordine per cavalcare ogni volta che vorrà sua Eccellenzia.

[11] Saranno con questa certi avvisi avuti da Cortona, e quali ti si mandano per tua informazione solamente. [12] Del salvocondotto, iudicando che cotesto Signore non se ne sia ancora resoluto, non ci pare di presente da farne grande caccia; e se pur questi mercanti lo desiderano, lasciar prima digrossare questa materia a loro. [13] Vale.

264

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici, etc. [3] Avanti che io ricevessi ieri la vostra dei 17, alla quale si risponde per l’alligata, l’Eccellenza di questo Signore mandò per me, e mi disse aver lettere di Francia da Monsignor d’Arli, contenenti come l’oratore di vostre Signorie era stato per parte vostra da quella Maestà, e narratigli questi movimenti degli Orsini e diete fatte, e altri movimenti contro la Santità di Nostro Signore, e lui mostratogli la coda che poteva aver questa cosa, e confortatolo a volerci mettere le mani; e in ultimo dicendogli che vostre Signorie erano portate a fare tutte quelle dimostrazioni in favore di Nostro Signore e suo, che le potevano, quando paresse cosí a sua Maestà. [4] Al che dice, la Maestà del re avere rispostogli molto caldamente in favor suo, e che è contentissimo; e quanto piú gagliardo fia l’aiuto, tanto piú l’avrà caro, e che lo facessero con le genti d’arme e con ogni altro modo. [5] Al che rispondendo l’ambasciatore che di gente d’arme vostre Signorie erano scarse, rispose il Re che dava loro licenza ne traessero di tutti gli stati suoi, per farne in benefizio della Chiesa.

[6] E narratomi tale avviso, soggiunse: «Scriverai a quei tuoi Signori, mi avessero mandato in aiuto dieci squadre di cavalli. [7] E scriverai loro che io son parato a fare con loro un’amicizia ferma, indissolubile, dalla quale eglino abbino a trarre tanto frutto, quanto si può sperare e da’ miei aiuti e dalla mia fortuna»; soggiungendo che, poiché la Maestà del Re è in questa opinione, della quale vostre Signorie ne debbono ancora esser chiare, vorrebbe si fosse mandato ad effetto quello di che io vi scrissi per la mia de’ 16, la quale si mandò per Giovanni di Domenico cavallaro nostro, il che io non replico altrimenti, e di piú che le vostre Signorie facessero intendere agli Orsini, e a quelli altri ca­pi loro seguaci o per lettera o a bocca come paresse a quelle, sotto colore di scusarsi mostrando esser forzati a seguire i commandamenti o ricordi della Maestà del Re, che, quando sua Maestà volesse che voi favorissi la Santità di Nostro Signore contro qualunque, che voi saresti necessitati a farlo. [8] E qui mostrò che vostre Signorie gli farebbero benefizio grande, e che io vi scrivessi subito.

[9] Entrossi poi in vari ragionamenti, e io non mancai di quell’uffizio che io devo in ogni cosa che si parlasse, né mi pare di scriverlo per non importar molto. [10] Dico solo questo, che ragionando di Pandolfo Petrucci, mi disse: «Costui mi manda ogni dí o lettere o uomini apposta a farmi intendere la grande amicizia che tiene meco»; ma che lo conosceva. [11] Dissemi come gli era stato scritto di piú luoghi, come voi confortavi i Bolognesi a rompergli guerra, e chi scriveva, diceva che voi lo facevi o per desiderare la rovina sua, o per far seco accordo piú onorevole: il che disse non credere per tutti i riscontri, e massime per quelli avuti di Francia. [12] Valete.

[13] Die 20 octobris 1502, Imolae.

[14] E. V. D. servitor Niccolò Machiavelli Secretarius.

265

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici, etc. [3] Per Baccino cavallaro ieri circa a ore 20 ricevei lettere di vostre Signorie de’ 17 con le copie delle lettere mandate costí da Perugia. [4] Le quali come ebbi ricevute, subito mi presentai all’Eccellenza di questo Signore, e narratogli prima quanto le Signorie vostre mi scrivevano dell’aspettare avviso di Francia, e del buon animo loro, e della cagione di avermi mandato questo cavallaro, gli lessi le copie di queste lettere, le quali udite che ebbe, ringraziò prima assai le Signorie vostre delle amorevoli dimostrazioni che fanno in ogni cosa verso di lui, allargandosi qui con parole amorevoli e larghe, promettendo qualche volta riconoscerle quando il tempo ne desse occasione. [5] Dipoi disse che quei 600 uomini d’arme, di che questi suoi avversari fanno conto, torneranno meno qualcuno alla rassegna; e ridendo disse: «Fanno bene a dire “uomini d’arme in bianco”, che vuol dire in nulla. Io non voglio bravare, ma voglio che gli effetti, quali fieno questi, dimostrino chi loro sieno, e chi noi. [6] Ed io gli stimo tanto me-no, quanto gli conosco piú, e loro e loro gente; e Vitellozzo, a chi si è data riputazione, mai posso dire di averlo veduto fare una cosa da uomo di cuore, scusandosi col mal francioso: solo è buono a guastare i pae­si che non hanno difesa, e a rubare chi non gli mostra il volto, e a fare di questi tradimenti; e a questa volta egli ha chiarificata la cosa di Pisa, né piú ne può dubitare persona, avendo tradito me, essendo mio soldato, e avendo avuto i miei danari». [7] E in questo affare si diffuse assai, parlando cosí pianamente, senza mostrarsi altrimenti alte­rato.

[8] Io risposi a sua Eccellenza quello che mi occorse, né in questo ragionamento, che non si spiccò cosí presto, mancai di fare l’ufficio mio per mantenerlo in opinione che non si possa e non si debba mai piú fidare di loro, facendogli toccar con mano molte cose seguíte per il passato, quando si mostravano amici, che tutti loro macchinavano e ordivano contro sua Eccellenza; e <di> tanto egli fu capace. [9] E mi sforzo per ogni verso farmi uomo di fede appresso sua Eccellenza, e potergli parlare domesticamente, ancorché il temporale ne aiuti e le dimostrazioni che vostre Signorie hanno fatte sin qui verso di lui. [10] Né per ora da sua Signoria ritrassi altro, né io gli entrai sulle cose di Urbino, non vi entrando da sé medesimo, per non l’offendere, e poterlo intendere in buona parte per altra via.

[11] Una volta, Magnifici Signori (come le Signorie vostre possono avere inteso di costà forse piú veramente che io di qua, perché in questa Corte le cose da tacere non ci si parlano mai e governansi con un segreto mirabile), questi Orsini, Vitelli e altri collegati si sono al tutto scoperti, e non simulano piú, come sua Eccellenza mi disse, e secondo che io vi scrissi per la mia de’ 17; e tre dí sono dettero come una rotta a don Michele e don Ugo e messer Ramiro, e gli misero in Fossombrone; e si dice esser don Ugo preso, don Michele ferito e messer Ramiro ritirato a Fano con la maggior parte della gente; e chi dice che hanno al tutto abbandonato Fossombrone, e chi che vi hanno lasciato qualche 300 fanti. [12] Come si sia, i particolari non importano; una volta questi del Duca si sono ritirati, e hanno avuto delle busse, né s’intende altri percossi di poi.

[13] Circa il Duca Guido, venne qui sentore quattro dí sono, che si era partito da Venezia per entrare nel ducato; onde questo Signore mandò subito molti suoi uomini per vedere d’impedirgli il cammino; né si è poi inteso dove sia capitato. [14] Chi dice che egli sia in Urbino, chi in S. Leo, chi che non è ancora passato; né io posso scrivere se non quello che intendo, né intendere se non quello che posso.

[15] Di verso Bologna non si muove persona, né pare che ancora se ne dubiti. [16] Le provvisioni di questo Signore, di che per piú mie ho scritto, si sollecitano da ogni parte, e ha spesi, poiché io fui qui, tanti danari in cavallari e mandatari, quanti un’altra Signoria non spende in due anni; né resta dí e notte di spedire uomini; e ieri sera mandò due suoi gentiluomini, e con loro Guglielmo di N<iccolò> di Piero di Bonaccorso, che lo ha servito, e parla bene francese, ad incontrare le lance franzesi che vengono; le quali devono essere, secondo mi disse sua Eccellenza, a quest’ora da Modena in qua.

[17] Io credo di spedire oggi il salvocondotto generale per la nazione; e pure ieri, parlandone con sua Signoria, si crucciò che non era ancora spedito; e entrando su questo ragionamento, mi disse: «Perché i miei sieno sicuri sul vostro ne ho io ad aver fede veruna?». [18] Risposi che vedeva per effetto che non bisognava, ma quando sua Signoria volesse trarre un salvocondotto per gli uomini e sudditi suoi, che non gli saria mai negato. [19] Raccomandomi alle Signorie vostre.

[20] Imolae, die 20 octobris 1502.

[21] E. V. D. servitor Nicolò Machiavelli Secretarius.

266

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici, etc. [3] Ieri per Baccino cavallaro scrissi alle Signorie vostre quello mi occorreva in risposta alle vostre de’ 17, e dissi in entrare, come io credeva trarre il salvocondotto; pel quale andando a messer Agapito, lui mi disse che era fatto, ma che voleva la corrispondenza di un altro salvocondotto dalle Signorie vostre per tutti i sudditi del Duca; e mi dette copia del suo: il quale vi mando con questa, acciò, parendo alle Signorie vostre, ne possiate fare uno simile a questo, e mandarmelo; e io trarrò subito quello di qua, e verrassi con questo scambio ad avere senza spesa, se a quelle tornerà a proposito cosí.

[4] Di nuovo non ci è poi innovato altro, se non che venne ieri sera qui messer Antonio di Venafro, uomo di Pandolfo Petrucci e mandato dagli Orsini, e dipoi partito questo dí. [5] Non so quello si abbia trattato: userò diligenza d’intenderlo, e ne avviserò le S.V. [6] Alle quali mi raccomando.

[7] Die 21 octobris 1502.

[8] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

267

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imola. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Avendo scritto e sigillato avant’ieri la alligata per espedirla subito, sopraggiunse una tua de’ xvii, e fu causa che noi soprasedemo quello spaccio fino ad ier mattina per darti ancora risposta di quello che tu ci scrivi per essa; e cosí differendo, la mattina a buona ora fu a’ nostri Eccelsi Signori con uno breve credenziale del Papa messer Gasparre Peu, suo cameriere, il quale una ora dapoi partí per a cotesta volta; e quello che lui ricercò fu di qualità che, secondo il constume della città, è suto necessario conferirlo e consigliarlo; e cosí ancora ieri non si poté risponderti. [6] Le cose che il predetto cameriere ricercò in nome della Santità del Papa furono quelle medesime che piú volte ci ha ricerco per tuo mezzo la Eccellenzia di cotesto Signore: di fare amicizia insieme, concluderla una volta e venire allo individuo delle condizioni: che di presente noi lo servissimo di cento uomini d’arme, e’ quali lui pagherebbe secondo li soldi che hanno da noi; e similmente del Marchese di Mantova, pure a sue spese per quel tempo che se ne servissi. [7] E benché queste richieste si risolvino per sé stessi, perché quanto appartiene al determinarci in amicizia seco, con lo animo e demonstrazioni digià si è fatto, avendo reietto tutte le altre pratiche, mandato te a sua Eccellenzia e offerto a Roma e costí, publicatolo in ogn’altro luogo: volere esser seco, tener termini da amici, reputare comune questo suo caso e fare quel che si può; e del concluderla e apporre le condizioni e stipularla, significato all’uno e all’altro non voler farlo, se non con la possibilità e securtà nostra, e con conscienzia e grazia del Re, e che digià ne avamo scritto; e che il servirlo di 100 uomini d’arme ci è di presente impossibile per averne pochi piú che questo numero, e questi essere impegnati alla guardia de’ luoghi nostri di sopra e di sotto, donde non si possono levare sanza pericolo per avere dalle bande di sotto inimici appresso a tali luoghi e tutto quel paese piú volto a’ favori de’ Pisani che nostro, e dalle bande di sopra tutte le fortezze in terra e li uomini malissimo disposti; e che la condotta di Mantova non cominci prima che a marzo e lui si truovi in Francia: che tutte sono cagioni sufficienti a resolvere queste richieste e escusar noi della denegazione. [8] Nondimeno se li rispose che, secondo il constume della città, bisognava conferire e consigliare, e che se lui poteva aspettare, li risponderemo questa mattina; quanto che non, mandereno uno nostro omo al Papa con la risposta di questa cosa. [9] Monstrò contentarsene e disse lo scriverrebbe alla Santità sua e lo referirebbe costí al Duca. [10] Per conto di che noi non abbiamo ancor fermo come tu abbi a procedere: risolveremocene questa mattina, e con questa ti se ne darà particulare avviso e ordine.

[11] E quanto appartiene alla tua de’ xvii, non ci accade altro, salvo commetterti, di ogni atto di amore o di fede di cotesto Signore verso di noi, ringraziarnelo sempre efficacemente, e in quello che accaggia, monstrarli di noi il medesimo animo e volontà; e di qua non si mancherà di dartene occasione con li avvisi e con ciò che altro sarà a proposito.

[12] Né ci accade per questa risponderti altro circa il parlare fattoti da quello amico: perché se noi ci risolveremo per tal cosa piú in uno modo che in un altro te se ne darà avviso quando accadrà. [13] Non voliamo già mancare dirti che tutto quello ti dice di noi, di aver cerco la amicizia delli inimici suoi e dello aver mandato a Siena nostro omo a trattar cosa alcuna, è fondato solo in volere darci carico e ingelosirci con sua Eccellenzia: perché in fatto è suto tutto il contrario, e noi ne siamo stati richiesti, non ne abbiamo ricerchi altri, come per le lettere di Perugia mandatoti iii dí fa arai potuto vedere. [14] E a Siena per nostro ordine non è ito veruno: ha bene chiamato là Pandolfo un ser Antonio da Colle, suo familiare, per la vicinità del luogo, e commessoli ci referisca alcune cose intorno a questo; di che non si è tenuto qui conto alcuno, né mai si potrà vedere di questo alcuno ordine o deliberazione nostra.

[15] Di tutto ti sforzerai far bene capace la Eccellenzia sua e purgare ogni ombra concetta di noi, allegando in contrario tutto quello che si può dire per respetto nostro cosí verso del Papa, del Re e sua Eccellenzia, come verso questi altri suoi inimici, inimici nostri e qualificati nel modo che sono. [16] Bene vale.

[17] Ex Palatio Florentino, die xxi octobris mdiio.

[18] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[19] Marcellus.

268

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Conclusio Dominorum.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Questa mattina ti si scrisse la alligata e oggi abbiamo fermo quello voliamo fare intendere alla Santità del Papa e ancora alla Eccellenzia di cotesto Illustrissimo Principe circa le cose dimandateci per messer Guasparre Peu; delle quali, dua si resolvono per noi con le ragioni date per la alligata; la terza, che è del ristringerci con sua Santità, se l’è solo circa una amicizia quale si conviene tra noi, non ricerca altro di quello s’è fatto fino ad ora: del mandare te costí, mandare di nuovo a Roma, fuggire tutte le altre pratiche, dichiararci con le parole volere essere seco e portarci da amico come ti s’è scritto tante altre volte; se la ha ad essere una obligazione, come si è usato per altri tempi, con oblighi e patti particulari, a noi occorre considerare prima la volontà e il consenso del Re, dapoi la possibilità e in ultimo la securtà nostra; e mancandoci o tutte o alcuna di queste parti, non sarebbe conveniente che noi ce ne determinassimo, perché contro alla volontà del Re questa città non piglierebbe alcuno partito. [5] Di molta spesa non ci possiamo caricare; e avanti che la sia armata suffizientemente, vega che favori volga il Re di qua e le arme del Papa e del Duca gagliarde, non può securamente obligarsi a cosa alcuna contro alli inimici suoi, potendo loro facilmente, mentre le cose stanno cosí, voltarsi alle offese nostre. [6] E però la commissione che si darà a ser Alessandro destinato a Roma arà principalmente cagione dalla venuta di questo uomo del Papa per farcene piú grado; e dipoi una denegazione de’ cento uomini d’arme e del Marchese di Mantova, iustificata da tutte quelle circunstanzie e ragioni che si scrivono per la alligata; e in ultimo, per farli intendere come, avendo noi destinato ambasciadore alla Santità sua e essendo venuto qua il detto messer Gasparre per la cagione come di sopra, noi, per anticipare d’intendere lo animo di quella, lo abbiamo mandato etc.; e se li è commisso che parli largamente della buona disposizione nostra circa alla amicizia sua, allegandone quelle ragioni che li occorreranno, iustifichi la denegazione delle sue domande; e dipoi ricerchi la Santità sua quel che desideri, offerendoli, dove sia la possibilità e securtà nostra, che qui non se li mancherà di alcuna cosa, per aver cagione a questo modo di differire qualche dí e da altro canto non partirci da questo segno, credendo che queste dua eccezioni, della possibilità e securtà, abbino a causare assai repliche, e nell’una essere facile iustificarsi, sappiendosi quanto male si possa caricarci di nuova spesa, e nell’altra potersi dedurre il pericolo che ci soprasterebbe quando noi, innanzi alla preparazione di nuove genti, avanti che il Duca sia ad ordine e si intenda quel che il Re voglia in questa cosa, ci declarassimo manifestamente e ci obligassimo contro di loro. [7] Ma questa ultima parte se li è dato in commissione in caso che bisogni venire allo individuo della cosa.

[8] Questo medesimo ordine vorremo tenessi ancora tu costí; e dopo lo avere narrato la venuta di messer Gasparre, la resposta fattali, la mandata di questo uomo a Roma e la escusazione nostra circa il denegarli le due cose, della terza, che è del restringimento seco, li monstrassi la disposizione nostra, la voglia che ne abbiamo e li commodi che se ne spera; e li riducessi in somma che, sempre sua Eccellenzia si resolva a voler da noi cose possibili e con securtà nostra, che si può promettere di questa città quanto vuole, monstrando di desiderare che si venga al particulare e che la sua Eccellenzia se ne facci intendere; dove, proponendo le cose o impossibili o poco secure, potrai allegare in contrario le cagioni che ci ritraggono dall’uno e dall’altro, secondo che è detto di sopra, e nondimeno rimettertene a scrivere.

[9] E perché per la tua de’ 17 tu ci referisci il parlare fattoti da quello amico nel quale lui ti accennò che sarebbe bene muovere qualche partito alla Eccellenzia di cotesto Signore delle voglie che noi avessimo, non ci accade altro se non ricordarti che simili occasioni si vogliono sequitare, se non per altro, almeno per scoprire piú paese e per tentare dove sia con lo animo chi parla, e in prima monstrare che il principal desiderio di questa città è di riavere Pisa e che ogni partito che facessi a questo effetto si sequiterebbe e farebbesene ogni opera, e cosí ogni altro che monstrassi commodo o utile alcuno, e tenere vive simili pratiche per trarne col tempo quel frutto si può.

[10] Avendoti scritto per il di sopra lungamente tutta la deliberazione nostra, pensando esser meglio servirci di questo tempo che l’uomo nostro penerà ad andare a Roma e che costí non s’intenda sí presto il tutto, abbiamo pensato che tu non proceda in questa cosa se non in narrarli la venuta di questo uomo, la risposta fattali e la deliberazione nostra del mandare ad Roma; e concluderli in somma, se la Santità del Papa ci ricercherà di cose possibili e con sicurtà nostra, le faremo di buono animo e vivamente. [11] E cosí a sue risposte non replicherai altro, se non che di ciò che ti movessi di nuovo rimettertene a scrivercene. [12] Bene vale.

[13] Ex Palatio Florentino, die xxi octobris mdiio.

[14] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[15] Marcellus.

269

[1] Magnificis Dominis Decemviris Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae <Dominis me>is precipuis.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Questo giorno circa ad ore 20 per Francesco del Magno ricevve’ tre di vostre Signorie: l’una de’ 19 e dua de’ 21. [4] E veduto e esaminato bene meco medesimo quello che nella prima e nell’altre si conteneva, mi transferi’ alla Eccellenzia di questo Signore. [5] E narratoli con quelle parole mi occorsono la risposta fate sopra la dimanda sua, di che io scrissi per la mia de’ 16, scesi alla venuta costí di messer Guasparre Peu, mandato del Papa, e alle domande sua; e le dua prime parte, circa le cento lance e il Marchese di Mantua, resolve’ l’una con la impossibilità, l’altra con el non ne avere che fare del Marchese per non cominciare l’obbligo prima che a marzo; e quanto alla terza parte, circa la amicizia etc., narrai la deliberazione per voi fatta di mandare uno uomo in diligenzia al Pontefice per intendere piú da presso sua volontà e trattare cosa che fussi a benifizio comune, non scoprendo in alcuna parte le commissioni sua; come nell’ultimo della ultima vostra lettera mi avvertite. [6] Né manchai di persuaderli con efficacia quanto le Signorie vostre sieno volte a benificarlo, e quanto elle sieno discosto da lo intendersi con alcuno de’ suoi avversarii; e parendomi el capitulo della vostra lettera che tratta di questa materia a proposito, liene comunicai. [7] Sua Signoria mi ascoltò gratamente, come ha fatto sempre; e, ritiratosi ad una tavola dove erano certe lettere, disse: «Io ti voglio mostrare, avanti che io ti risponda altro, una lettera che la Maestà del Re scrive a’ Viniziani, della quale Monsignore d’Arli mi ha mandato la copia in franzese; e perché la intenda meglio sappi che questi Viniziani, sott’ombra di carità, avevono fatto dire alla Maestà del Re da e’ loro oratori come, amando loro quella corona, avevono per male che lei avessi alcuna infamia per la Italia e che lo volevono, come suoi amicissimi, avvertire di quello si diceva e quanto carico li arrecava e’ favori che li aveva dati e che cercava dare al Pontefice e al Duca di Valenza, come a coloro che usurpono el bene d’altri immeritamente, guastono le provincie con le guerre, fanno infiniti mali e infiniti inconvenienti, con disonore della corona sua che li permette; e che li altri carichi delle cose passate sono nulla rispetto a questi li sono dati di Bologna, avendola sua Maestà in protezione. [8] Le quali cose avendo intese el Re, fa loro questa risposta per lettera acciò che possino rivederla piú volte e intendere meglio la mente sua». [9] E mi lesse tutta la lettera, la quale in effetto iustificava tutte le calunnie; e appresso concludeva che voleva redurre tutte le terre della Chiesa ad obbedienza di quella; e che, se alle imprese del Papa loro si contrapponessino, li tratterebbe come inimici.

[10] E come sua Eccellenzia la ebbe letta, mi disse: «Io ti ho detto piú volte, e questa sera te lo dico di nuovo, che non ci mancherà favori: le lance franzesi saranno qui presto e cosí e’ fanti oltramontani che io ho disegnati piú dí sono; e de’ nostrali vedi che io ne soldo ogni giorno; e cosí né el Papa ci manca di danari, né el Re di gente; né voglio bravare di fare e di dire se non che per avventura e’ nimici mia si potrebbono pentire de’ tradimenti che mi hanno fatto». [11] E entrando con el ragionamento negli Orsini, disse: «E’ mi hanno fatto per ultimo el maggiore tradimento si facessi mai: tu sai, come io ti dissi ne’ giorni passati, che mi avevono scritto venire nello stato d’Urbino per mio ordine e a mia posta per essere suto detto loro cosí dal cavaliere Orsino; il che credendomi, per avere levato la battaglia da la rocca di Cagli, come ti dissi, scrissi a don Ugo si facessi avanti con le genti verso Urbino perché li Orsini venivono in favore mio dall’altra parte: e cosí fece; e se non che badò per la via a saccheggiare dua castellucci, quelli miei erano tagliati tutti a pezzi, e’ quali, passando pure avanti ed essendo assaltati da gran numero di villani, furno etiam investiti da quelli Orsini che avieno ad essere amici. [12] Ora sono scesi nel contado di Fano, pigliono solamente el vitto loro e dicono che sono mia amici; e Giampagolo cosí amico volle entrare in Fano e non li riuscí. [13] Sí che vedi come e’ si governono: tengono pratiche d’accordo, scrivonmi buone lettere e oggi mi debbe venire a trovare el signore Pagolo, domani el Cardinale; e cosí mi scoccoveggiono a loro modo; io da l’altro canto, temporeggio, porgo orecchi ad ogni cosa e aspetto el tempo mio. [14] E per rispondere a quello che tu m’hai detto da parte de’ tuoi Signori, facil cosa mi è accettare tutte le scuse, perché le conosco fondate in su la verità; né posso piú tenermi contento di loro che io mi faccia; e quello che li scrivono di essere ito a Siena sarà vero e perché lo riscontro; sí che offerisci loro per mia parte tutto quello che io posso e vaglio. [15] E quando tu ci venisti da prima, io non ti parlai cosí largo per trovarsi in assai cattivo grado lo stato mio, sendosi ribellato Urbino, non sappiendo che fondamento avessi, trovandomi in disordine d’ogni cosa e con questi stati nuovi; né volsi che quelli tuoi Signori credessino che ’l timore grande mi facessi essere largo promettitore. [16] Ma ora che io temo meno, ti prometto piú; quando non temerò punto, si aggiugneranno alle promesse e’ fatti, quando bisogneranno». [17] E avendo io a questi suoi ragionamenti, che furno come io ve gli scrivo, replicato convenientemente e essendo rientrati a parlare delli Orsini e d’accordo, mi parve a proposito dirli come da me: «La Eccellenzia vostra vede quanto liberamente e’ mia Eccelsi Signori son venuti e vengono seco; che in sul colmo de’ periculi suoi, mi mandorno a farvi certo del loro animo e ad assicurarvi di loro, non si curando che e’ s’intendessi per darne re­pu<ta>zione a sua Eccellenzia e torla alli inimici suoi; vede ancora come hanno tagliata ogni pratica con quelli; hanno aperto le loro strade e tutto el loro territorio a’ commodi di sua Signoria: le quali cose sono da stimare assai e meritano d’essere riconosciute e tenute a mente; per tanto io ricordo a vostra Eccellenzia che dove si avessi a trattare d’accordo con Orsini o altri di loro, quella non concluda alcuna cosa difforme allo amore dimostroli e alle parole buone che li ha sempre usate».

[18] A che sua Eccellenzia rispose: «Non ci pensare punto. [19] Tu sai che ci è stato ser Antonio da Venafro da parte di quelli Orsini e, fra molte altre sue novelle che mi ha dette, mi metteva partito avanti di mutare stato in Firenze; a che io li risposi che lo stato di Firenze era amico del Re di Francia del quale io ero servitore, e che tale stato non mi aveva mai offeso, anzi, che era meglio, che io ero tuttavolta per capitulare seco. [20] A che lui disse: “Non capitulare a nessuno modo; lasciami andare e tornare e fareno qualcosa di buono”. [21] E io per non li dare appicco, dissi: “Noi siamo tanto avanti che non può stornare”. [22] Pertanto io ti dico di nuovo che io sono per udire e intrattenere costoro, ma non mai per concludere contro a quello stato, se già e’ non me ne dessi occasione; e se questo messer Antonio ritorna, io ti prometto dirti quanto da lui mi fia detto che riguardi a’ casi vostri; e farollo ad ogni modo». [23] E cosí finito questo ragionamento e molti altri che non sono a proposito narrare, mi parti’ da sua Signoria.

[24] Le Signorie vostre intendono le parole che usa questo Signore, delle quali io non ne scrivo la metà; considerranno ora la persona che parla e farannone iudizio secondo la solita prudenzia loro. [25] Circa a lo essere delle cose di qua, lo stato di questo Signore, poi che io fui qua, si è retto solo in su la sua buona fortuna, della quale ne è stato cagione la opinione certa che si è aúta che il Re di Francia lo suvvenga di gente e el Papa di danari, e un’altra cosa che non li ha fatto meno gioco, e questo è la tardità usata da e’ nimici a strignerlo. [26] Né io giudico che al presente e’ sieno piú a tempo a farli molto male, perché egli ha proveduto tutte le terre importanti di fanterie e le rocche ha fornite benissimo: tale che, essendo gli animi raffreddi insieme con tali provisioni, lo fanno stare securo a potere aspettare le forze; e queste terre conoscono che avendo le fortezze in corpo e faccendo pazzia alcuna, venendo poi e’ Franzesi, la tornerebbe loro sopra a capo; e questo sospetto solo le farà stare ferme o tutte o la gran parte di ­esse.

[27] Ha questo Signore fatto ridurre don Michele a Pesero con quelle tante genti li rimasono, come terra piú sospetta. [28] Fano ha lasciato a discrezione degli uomini suoi, come terra piú fedele. [29] In Rimini ha messo buona guardia, della quale terra ne è stato e stanne in gelosia. [30] Di Cesena, Faenza e Furlí non dubita molto: sí per essere e’ Furlivesi nimici di Madonna e per non avere quelle altre dua terre signori. [31] Truovasi la persona sua qui in Imola per resistere a’ movimenti de’ Bolognesi; e cosí ordinato, non manca di sollecitare le provisioni per uscire in campagna, le quali consistono solo nella venuta de’ Franzesi. [32] E questo dí è tornato Raffaello de’ Pazzi e dice che ad ogni modo li debbono essere ora in Ferrarese e ha lasciato 800 Guasconi a... discosto qui trenta miglia. [33] Sono venuti oggi qui 600 fanti ferraresi che questo Signore mandò a fare là. [34] Ha espedito oggi el Cancellieri del Signore della Mirandola con danari e mandato a levarlo, e lui li ha promesso essere qui in dieci dí con le genti.

[35] Da l’altra parte, da l’uno lato e’ nimici sono intorno a Fano e oggi si dice che vi sono a campo; e dall’altr<o>, gente assai de’ Bolognesi si truovono a Castel Sampiero; e dua dí hanno scorso e predato el paese, e questa sera si dice che sono intorno a Doccia, presso qui a tre miglia. [36] Faccino ora quello iudizio le Signorie vostre che parrà alla prudenzia loro.

[37] Avendo le Signorie vostre mandato uno a Roma, la stanza mia qui è superflua: pregovi siate contenti darmi licenzia, perché le cose mie rovinono costí e io ho speso tutti e’ danari mi desti, come sanno qui e’ servidori miei.

[38] Die 23 octobris 1502. [39] Imole.

[40] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus.

[41] Postscripta. [42] Siamo a dí 24 e dicesi che questa sera abberga a Cesena el signore Pagolo Orsino per venire a questa volta domattina ad abboccarsi con questo Principe.

270

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imole. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Scrivemoti a dí 21 quanto si era deliberato per la venuta del cameriere del Papa e per la esposizione fattaci da lui; a che si è poi dato la totale esposizione, perché non ier, l’altro, partí di qui ser Alessandro Braccio per a Roma con la commissione disegnata secondo che ti si dette notizia; e maravigliànci dapoi non aver lettere da te se non de’ 20, le quali si riceverono a’ dí xxi. [6] E considerato la diligenzia tua, dubitiamo non ne sia capitato male qualche tuo piego; e alle preallegate tue non accade replicare altro, salvo di nuovo commetterti fare intendere alla Eccellenzia di cotesto Signore come noi abbiamo mandato a Roma per intendere di là piú a punto lo animo del Papa e, ad uno medesimo tempo, potere e là e costà tirare le cose innanzi; e che nonostante che le cose in quello di Urbino procedino con qualche sinistro del Duca e ogni dí noi siamo di nuovo sollecitati a declararci contro alla Eccellenzia di cotesto Signore, qui non si è mutato sentenzia, anzi siamo fermi piú che mai in voler favorire e aiutare le cose sua, visto che il Cristianissimo se ne risente tanto e fa le provisioni che fa.

[7] Noi è piú dí che non abbiamo avvisi di Francia e però non possiamo delle cose di là darti alcuna notizia. [8] Qui è venuto messer Mino de’ Rossi, ambasciatore bolognese, per farci intendere le iustificazioni loro e accertarci che queste loro diete e genti d’arme non sono per nuocere a noi, ma solamente per loro difesa, la quale si è sforzato monstrare esser iustissima; venendo infine per parte di tutti a ricercarci che volessimo essere con loro. [9] Èsseli risposto generalmente alle cose generali e rimesso a farli intendere altra volta circa le cose importanti qual sia lo animo nostro; parci che di questo ancora debbi dar notizia alla Eccellenzia di cotesto Signore e continuar seco nel medesimo in monstrarli che, nonostante le fazioni delli inimici suoi e tanti inviti che ci fanno costoro, qui non si muterà animo per tutte quelle cagioni che ti sono note.

[10] Intendiamo cotesto Signore aver preso uno di quelli Buosi di Val di Lamona, e’ quali ci sono sempre suti buoni amici e vicini: e però desiderremo, sanza alterare lo animo di cotesto Principe, facessi ogni opera per la liberazione sua. [11] Desideriamo tue lettere e però ti si manda costui apposta, per il quale tu ci riscriverrai indrieto tutto lo stato delle cose di costà. [12] Bene vale.

[13] Ex Palatio Florentino, die xxv octobris mdiio.

[14] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[15] Marcellus.

271

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imola.

[3] Spectabilis vir etc. [4] La memoria della fede e del servito di Salvestro de’ Buosi nelle fazioni fatte la state passata e la disposizione di cotesto Principe a questi tempi verso di noi ci fanno ricercare la liberazione sua e sperarne ancora buon fine. [5] Lui fu preso ad Anghiari dove era per noi alla difesa di quello luogo e, ad instanzia di Dionigi di Naldo, chiesto da cotesto Signore, fu mandato da Vitellozzo a sua Eccellenzia; e da quello tempo in qua è stato sempre prigione e ora si truova nella Rocca di Furlí malato gravemente. [6] Vorremo, per riconoscerlo in qualche parte, come per noi ha patito, cosí ancora per mezzo nostro si liberassi; e a questo fine viene costà lo apporta<tor>e di questa, mandato da’ sua parenti. [7] Farai alla ricevuta di parlarne alla Eccellenzia del Signore e lo pregherrai per amor nostro a volerlo liberare e condonare a noi se lui avessi mancato in qualche cosa verso la Eccellenzia sua, monstrando quanto piacere noi ne aremo e quanto volentieri lo compiaceremo sempre di simili e maggior cose. [8] Di nuovo ti ricordiamo farne ogni opera e metterci dentro tutta quella diligenzia e prestezza fia possibile. [9] Bene vale.

[10] Ex Palatio Florentino, die xxv octobris mdii.

[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

272

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Per le mia de’ 23, tenute a’ 24, feci intendere a le Signorie vostre quello mi occorreva in risposta alle vostre de’ 21; venne dipoi ieri, che fumo a dí 25, el signore Paulo Orsino in questa terra e si presentò a questo Duca vestito come da corriere, e dicono che per sua securtà el Cardinale Borgia si è messo nelle mani d’Orsini. [4] La venuta del signore Paulo è stata procurata assai da questo Signore; e lui, come chiamato, ci è venuto per escusare e iustificare le cose seguíte e intendere appresso la volontà del Signore e referirlo o scriverlo a li altri; e questo dí, che siamo a dí 26, ha spacciato uno suo verso Fano per trarre la totale resoluzione da quelli altri suoi; né ho possuto trarre del parlare loro altre particularità, né credo posserlo fare, per essere questo Signore secretissimo e conferire con pochi. [5] Una volta accordo si tratta, e messer Giovanni ha mandato qua piú volte al Vescovo d’Euna; e ora, dopo la venuta del signore Paulo, viene spesso un cancelliere a trovarlo mandato da messer Aniballe, che si truova a Castello Sampiero; e la preda, la quale tre dí sono feciono e’ Bolognesi, si rendé tutta. [6] Né quelli Orsini sono iti a campo a Fano come si diceva, né questi Bentivogli si accamporno a Doccia come venne qui fama e io vi scrissi che qui si diceva; e cosí nessuno si muove e vedesi che il praticare d’accordo fa per il Duca e che lo intrattiene volentieri; che animo sia el suo, io non lo giudicherei.

[7] Siamo a dí 27 e essendo venute iarsera a 4 ore lettere di vostre Signorie de’ 25, mi conferi’ questa mattina, come prima la Eccellenzia del Duca fu levata, da sua Signoria; e parendomi la lettera vostra da comunicarla, liene lessi in la maggiore parte. [8] Ringraziò, secondo la consuetudine sua, le Signorie vostre del loro fermo animo e della participazione fatta per la venuta di messer Bino de’ Rossi, affermando non ne potere credere altro che si resonassin le parole e lo scritto vostro. [9] E entrando a ragi<o>nare della venuta del signor Paulo e dello accordo, disse: «Costoro non vogliono altro se non che io gli securi; resta ora trovare el modo, el quale debba essere secondo certi capituli che si aspettono dal Cardinale Orsino». [10] E sanza che io entrassi altrimenti in parole, soggiunse: «A te basti questo generale: che contro alli tuoi Signori non si concluderà alcuna cosa, né io permetteria che in uno pelo e’ fussino offesi». [11] Mostrò avere caro che si fussi mandato a Roma, tamen non ricercò altro intorno a questo caso, ma passollo.

[12] Circa a Salvestro dei Buosi, io non mancai di raccomandarlo con quelle parole che le Signorie vostre mi commettono. [13] Sua Signoria mi rispose: «E’ tuoi Signori vorrieno che questo si liberassi perché era loro amico; e io rispondo che tutti e’ miei sudditi sono loro amici e servidori; e debbono amare piú assai de’ miei, che riceverebbono danno per la sua liberazione, che questo solo. [14] Basti questo, che non riceverà lesione alcuna; e quando sanza scandolo del paese mio si possa liberarlo, e’ si farà molto volentieri per loro amore».

[15] Le Signorie vostre mi scrivono che io di nuovo narri loro e’ termini in che si truovono le cose di qua; la quale cosa avendo fatto largamente per la ultima tenuta a dí 24 e presupponendo che la sia comparsa, non la replicherò altrimenti, sendo le cose nel medesimo essere che io vi scrissi, eccetto che la preda fatta da’ Bolognesi è restituita e el campo non è ito né a Fano né a Doccia come si diceva; vero è che oggi ci è nuove come la rocca di Fossombrone, che si teneva per il Duca, è suta presa da e’ Vitelleschi. [16] Il che el signore Pagolo ha mostro dispiacerli e ha sparlato assai contro a chi ne è suto cagione; e quanto allo accordo che possa seguire fra costoro, non intendendo altrimenti e’ particulari, se ne può fare male iudizio; e chi esamina le qualità dell’una parte e dell’altra, conosce questo Signore uomo animoso, fortunato e pieno di speranza, favorito da un Papa e da un Re, e da costoro iniuriato non solum in uno stato che voleva acquistare, ma in uno che li aveva acquistato; quelli altri si veggono gelosi delli stati loro e timidi della grandezza di costui avanti che lo iniuriassino, e ora diventati molto piú, avendoli fatto questa iniuria; né si vede come costui abbi a perdonare la offesa e coloro a lasciare la paura, né per consequens come egli abbino a cedere l’uno all’altro nella ’mpresa di Bologna e nel ducato d’Urbino.

[17] Ragionasi che uno accordo ci potessi essere, solo quando e’ si potessino volgere unitamente contro ad uno terzo, dove né il Duca né e’ collegati avessino a diminuire le forze loro, ma piú tosto ciascuna delle parti accrescessi di riputazione e d’utile. [18] E quando questo avessi ad essere, non si potreno voltare altrove che o contro le Signorie vostre, o contro li Viniziani. [19] La impresa contro alle Signorie vostre è iudicata piú facile quanto a voi, ma piú difficile quanto ad el Re; quella contro a’ Viniziani piú facile quanto ad el Re e piú difficile quanto a loro; quella sarebbe piú grata a questo Duca e cotesta piú accetta a’ confederati; tamen non si crede né l’una né l’altra, ma se ne ragiona come di cosa possibile; e cosí non truovo persona che si sappi determinare a saldare el modo dello accordo fra costoro. [20] E chi pure si determina, crede che questo Signore sbrancherà qualche uno di questi confedera<ti>: e come li avessi rotti, non arebbe piú a temere di loro e potr<à> seguire le sue imprese; e io credo piú questo per averne sentito smozzicare qualche parola a questi suoi primi ministri; e ancora ho riscontro che ’ Bentivogli dubitono assai di questa venuta del signore Paulo; tamen questo è anche difficile a credere in su questa collegazione fresca. [21] Ora le Signorie vostre, intesi e’ discorsi se ne fanno qua, ne determineranno meglio, come assai piú prudenti e di maggiore esperienza; e a me pare si convenga scrivere loro tutto quello intendo.

[22] De’ Guasconi ne è venuta buona parte a Castello Bolognese e e’ forrieri delle genti d’arme franzesi si aspettono qui di dí in dí.

[23] Di nuovo priego le Signorie vostre mi voglino dare licenzia: perché quanto al pubblico el temporeggiare piú non è necessario; e volendo concludere, bisogna uomo di maggiore autorità; quanto al privato, le cose mie costí vanno in disordine grandissimo, né qui si può stare sanza danari e sanza spendere. [24] Raccomandomi a le Signorie vostre. [25] 27 octobris 1502. [26] Imolae.

[27] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

273

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imole. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Quanto piú noi consideriamo il procedere di cotesto Illustrissimo Principe, tanto piú conosciamo il buono animo suo verso di noi e ci cresce il desiderio di fare in queste sue cose quello che tante altre volte ti abbiamo scritto, sperando, dove sia sí buona volontà verso di noi e sí aperte demonstrazioni con allargarsi di tutto quello che li occorre dí per dí, molto maggiori e migliori effetti, quando dal canto nostro se li risponda con il medesimo animo e li tempi lo comportino: a che tutta questa città non fu mai meglio disposta, né piú desiderosa di fare per sua Eccellenzia contro alli inimici suoi qualche opera di quelle che sono convenienti farsi per li amici; in el qual grado noi abbiamo oggi cotesto Illustrissimo Principe piú avanti che verun altro. [6] Né ci duole alcuna cosa di presente se non mancarci quelle facultà che sarieno necessarie; nondimeno si è fatto e farassi quel che si può, e, in quello che mancassi, la sua Eccellenzia accetterà lo animo nostro.

[7] Noi mandamo, come ti si scrisse altra volta, ser Alessandro a Roma: e benché a quest’ora lo facciamo arrivato là, tuttavolta non si ha ancora da lui alcuno avviso. [8] Né del Marchese di Mantova circa la condotta sua si ha resposta: in modo che, essendo ancora l’una e l’altra cosa ne’ medesimi termini, noi non abbiamo che dirti piú oltre della amicizia e delli aiuti chiestoci dalla Santità del Papa e dalla Eccellenzia di cotesto Principe; e nondimeno areno caro che quella intenda continuiam<o> nel medesimo proposito di esser seco, e favorirla, e aiutarla in questi sua travagli secondo le facultà nostre. [9] E ti confortiamo a farne opera e mantenerla in questa opinione: perché in fatto noi desideriamo cosí e voliamo essere con il Re e con li amici suoi in ogni fortuna, con animo di procedere ancora con le demonstrazioni e con li fatti piú oltre che non si è fatto fin qui. [10] Né altro ti possiamo scrivere oggi in questa materia e di nuovo non abbiamo altro.

[11] E quanto appartiene al salvocondotto, tu ne ringrazierai per nostra parte la Eccellenzia di cotesto Principe come di benefizio grande a tutta questa città per la commodità e frutto che se ne trarrà; e non ti maraviglierai se noi non ti abbiamo mandato a l’incontro il nostro, perché non si essendo due dí fa chiamati e’ collegi, e’ quali difficilmente convengono nel fine del Magistrato, non se li è potuto dare la sua perfezione. [12] Manderassi per il primo altro e tu ci scriverrai diligentemente per ogni tua lo stato di coteste cose. [13] Bene vale.

[14] Ex Palatio Florentino, die xxviii octobris mdiio.

[15] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[16] Marcellus.

[17] Postscripta ad partem.

[18] Noi intendiamo quel che ti dice cotesto Signore circa le pratiche dello accordo tra il Papa e Orsini e crediamo possino esser tenute a quel fine che lui dice. [19] Potrebbe nondimeno riuscire anche in contrario, atteso la natura di chi ha a convenire e la qualità delle cose, perché li aiuti di Francia sono 200 lance sole e non si monstra di là uno grande ardore. [20] E costà s’intende esser venuto Paulo Orsino; e il dí che mossono le genti bolognesi, esser suto scritto loro dalli Orsini che fermassino; e a Chianciano in quel di Siena pare sieno convenuti il Cardinale Orsino, Pandolfo Petrucci, uno uomo del Valentino e certi altri per ciascuno de’ collegati: che ci fa dubitare assai che quello che forse fu mosso ad altro fine possa riuscire vero, essendo le genti di Francia poche e tarde; però noi vorremo che tu osservassi bene tal cosa e ricercassi tritamente etc. per intendere dove noi rimanessimo in tal caso con cotesto Signore e colli altri; e di tutto ci darai avviso.

274

[1] Nicolao Maclavello amico optimo. [2] Imola.

[3] Niccolò, circa al salvocondotto non mi occorre dirti altro che quello che ti si scrive publicamente; e Niccolò non ho visto, né mi è accaduto parlarli; né lui me ne ha detto cosa alcuna. [4] Bene vale.

[5] Florentiae, die 28 octobris mdii.

[6] Marcellus Virgilius.

275

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] De’ 27 furno l’ultime mia e scrissi quanto intendevo delle cose di qua. [4] Andò dipoi el signore Paulo Orsino a Bologna e è tornato questa sera e si dice pubblice che lo accordo è fatto fra e’ collegati e questo Duca, e che si aspetta solo el consenso del Cardinale Orsino. [5] E ricercando io le condizioni di tale accordo, non ne ho possuto ritrarre cosa che mi satisfaccia: perché si dice essersi raffermi tutti e’ patti vecchi che questo Signore avea prima con messere Giovanni e con Vitegli e Orsini, e che lui debbe essere reintegrato d’Urbino; e che ’l Duca di Ferrara promette per l’una parte e per l’altra. [6] Dicesi qualche altra cosa, la quale io non narro per essere manco credibile di questa; e se lo appuntamento è fatto, o se li è fatto secondo el modo soprascritto, io non ardirei raffermarlo, perché, oltre a questi andamenti d’accordo, io veggo a questo Signore spendere in grosso per ordinarsi alla guerra; e pure ieri spacciò un ser Arcolano in Lombardia con parecchi migliaia di ducati per sollecitare e il restante delle genti franzesi che debbono venire e le altre genti a cavallo che lui ha fatte ragunare sotto el figliolo del Generale di Savoia: di che io vi detti notizia piú giorni sono.

[7] Sento oltr’a di questo sparlare da questi suoi primi al secreto contro a questi Orsini e chiamarli traditori; e pure stamani parlando con messer Agabito dello appuntamento, lui se ne rise e disse che lo appuntamento era un tiegli a bada. [8] E dal parlare del Duca sempre ho ritratto che lui li temporeggerebbe volentieri, tanto che fussi ad ordine. [9] Né posso credere anche che queste cose non fussino conosciute da quelli altri: sí che io mi confundo; e non potendo trarre alcuna cosa particulare da questi ministri, arei parlato al Duca, ma non ne ho dipoi aúto occasione; pure, se domane non vengono vostre lettere, vedrò parlarli per vedere che termini usa intorno a questo accordo.

[10] E pensando se si fussi concluso alcuna cosa in disfavore di vostre Signorie, me ne fa stare con lo animo sollevato lo andare la cosa stretta e piú tosto questi suoi secretarii essersi insalvatichiti meco che altrimenti. [11] Oltr’a di questo, uno che ci è per il Duca di Ferrara, dove e’ soleva convenire meco volentieri, mi fugge; e questa sera dopo cena messer Alessandro Spannocchi usò certe parole che non mi piacquono, accennando che le Signorie vostre avevono aúto tempo a fermarsi con el Duca e che li era passato. [12] E’ quali cenni e andamenti mi è parso conveniente scriverli come io l’intendo: acciò che le Signorie vostre pensino a quello che potrebbe essere e ordininsi in modo che ogni uomo non possa disegnare loro addosso.

[13] Siamo circa ore sei di notte e è venuto a me uno e referiscemi essere venute nuove in questo punto al Duca come Camerino è ribellato: se fia el vero, s’intenderà domattina meglio; e tanto doverrà essere piú difficile lo accordo fra costoro, se già el Duca non cedessi loro piú volentieri, temendo di peggio. [14] Valete.

[15] Die 29 octobris 1502. [16] Imole.

[17] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus.

[18] Siamo a dí 30 e è arrivato el Zerino con le vostre de’ 28, in su le quali parlerò al Duca e questa sera piú largamente scriverrò delle cose di qua. [19] E questa mando per il Bianchino che parte in questo punto che siamo a 20 ore; e viene costí per comperare cavagli etc. [20] E circa le cose di Camerino, di che di sopra si dice, in corte questa mattina non se ne parla pubblice, ma colui che me lo disse iarsera me lo rafferma e dice che ne ha vedute lettere diritte al signore Paulo, e che ’l Duca lo ha pregato non lo scuopra, questo avviso: e io lo scrivo alle Signorie vostre come io lo ’ntendo. [21] E iterum mi raccomando a quelle.

276

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Io vi scrivo per la alligata quanto infino a questa mattina ritraevo delle cose di qua; sono stato dipoi infino a questa ora, che siamo a 24, ad avere audienza da questo Signore: che non mi è intervenuto piú cosí, ancora che qualche cosa giusta lo impedissi.

[4] E presentatomi a sua Eccellenzia, li parlai quanto mi commettete del buono animo vostro e come vostre Signorie attendevono la arrivata del loro mandato a Roma etc. [5] Dipoi, entrando in su questo accordo che si diceva essere fatto, sua Signoria mi disse come era fermo tutto; e domandatolo de’ particulari, mi disse che prima la Santità di Nostro Signore perdonava loro liberamente tutto quello che li avevono fatto in questa separazione contro a sua Santità, dipoi raffermava alli Orsini e Vitelli le condotte consuete loro; e che di questo né lui né el Papa dava loro securtà veruna, ma che loro davono bene a sua Eccellenzia per securtà loro figlioli e nepoti o altri ad elezione del Pontefice; obbligonsi a venire alla recuperazione di Urbino e d’ogni altro stato che si fussi ribellato o che si ribellassi.

[6] Domandatolo se delle Signorie vostre si faceva alcuna menzione disse che non; e ricercolo dipoi nelle cose di Bologna, disse come e’ se ne faceva libero compromesso in sua Eccellenzia, in nel Cardinale Orsino e in Pandolfo Petrucci, e di nuovo mi attestò che di vostre Signorie non si era fatto alcuna menzione; e mi promesse farmi dare la copia di detti capituli, e’ quali io m’ingegnerò di avere domani ad ogni modo, quando e’ mi sieno osservate le promesse. [7] E alla parte di quello che le Signorie vostre scrivono di amicizia e buono animo etc., lui rispose poche parole, pure amorevole, ma le passò leggermente.

[8] Avanti che io fussi con la Eccellenzia del Duca, andai parlando con qualche uno che mi suole mostrare affezione per amore delle Signorie vostre e che è in luogo che può intendere etc.; e pugnendolo da ogni verso, quello mi disse la conclusione essere fatta circa el medesimo effetto che mi disse poi el Duca; e in conformità di questo, mi parlò uno altro che ha medesimamente buona parte de’ secreti di questo Signore; e da tutti, sanza che io mostrassi altrimenti dubitarne, mi fu fatto fede che questo Signore era suto sempre defensore, nel ragionare questa cosa, delle cose vostre.

[9] Ora le Signorie vostre considerranno le qualità delle offese e dello accordo, e dipoi con loro prudentissimo iudizio ne iudicheranno; e io non ho possuto intenderne altro. [10] Ingegnerommi bene mandare e’ capituli se mi fia osservata la promessa, e penseranno vostre Signorie che se si è appuntato pure nulla contro a quelle, che io non sono per intenderlo: perché non è ragionevole che venga a luce cosí presto; il che se può essere o no, ne farete iudizio voi.

[11] Questa sera sono arrivati e’ forrieri delle lance franzese e domani saranno qui loro; e questo Signore non resta di sollecitare tutte quelle altre genti che li aspetta di Lombardia, che sono el Signore della Mirandola e quello figliolo o nipote del Generale di Milano; a che si è aggiunto el signore Fracassa e uno de’ Palavisini, e’ quali questo Signore aveva condotti a provisione; e ora si dice che li ha mandati loro danari perché ogni uomo di loro faccia gente d’arme; e qui sono venuti danari assai per la via di Vinegia, de’ quali la maggiore parte ne ha mandati in Lombardia. [12] Oltr’a di questo, qui sono tutti e’ mali contenti di Perugia, Castello e Siena; e ècci un di questi Savelli, e pure ieri mi disse un di loro che il Duca non li ha voluti licenziare, perché avevono chiesta licenzia in su la opinione dello accordo; e se ce ne è alcuno di conto, non ha voluto che vadia fuora e ha parlato loro di notte. [13] E questa sera si è partito el signore Paulo Orsino e itone alla volta di Urbino.

[14] Oltre alla pratica che si è tenuta con la universalità de’ collegati, messer Giovanni Bentivogli ne ha tenuta un’altra da canto con questo Signore e governatola per mezzo di Tommaso Spinelli, el quale è ito piú volte innanzi e indreto; e secondo mi ha detto questo Tommaso, quando messer Giovanni vedessi di assicurare bene e’ fatti sua con questo Signore, sarebbe contento lasciare li Orsini a discrezione; ma voleva che la Maestà del Re lo assicurassi. [15] E tra le altre particularità che si trattavono, el Protonotario Bentivogli era contento lasciare la Chiesa e tôrre per moglie una sorella del Cardinale Borgia; e per trattare queste cose venne Tommaso detto 8 dí sono, per un salvocondotto per il Protonotario, del quale spirò el tempo; onde dipoi iermattina tornò detto Tommaso per riavere un altro salvocondotto e questa sera si è partito con esso; sí che da questo si può misurare, quando cosí sia, che fede possa essere fra costoro e il fine che abbi avere questo principio di guerra, e dipoi questo accordo fatto. [16] Né altro per ora ho di nuovo, salvo che si è verificata la rebellione di Camerino, della quale per la alligata vi detti avviso; né mi parse poi mandarla per il Bianchino avendo commodità del cavallaro, el quale sarà costí domane ad ogni modo.

[17] Intendo come le Signorie vostre si dolgono che ’ mia avvisi son rari, il che mi dispiace; e tanto piú quanto a me non pare possere migliorare avendo scritto a’ 7, 9, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 20, 23, 27; e queste sono de’ 29 e 30. [18] Raccomandomi alle Signorie vostre.

[19] 30 octobris 1502.

[20] Vostro servitore Niccolò Machiavegli in Imola.

[21] E’ mi era scordato dire alle Signorie vostre come, ragionando con messer Alessandro e ricercolo destramente delle parole aveva usate, di che io scrivo per la alligata, quello rispose che non volse dire altro se non che vostre Signorie avéno perduta la occasione ad fermare a loro modo e’ fatti loro con la Eccellenzia del Duca, perché sendo per questo appuntamento ritornati li Orsini sua amici, li bisognava avere de’ rispetti con loro che non aveva prima e che etiam quanto ancora piú s’indugiava tanto era peggio; né da lui posse’ ritrarre altro. [22] Ricordo bene con reverenzia a le vostre Signorie el fare onore di qualche cosa particulare a chi me le dice e che non li abbi a tornare nulla alli orecchi. [23] Iterum valete.

277

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Per le tua de’ 27, 29 e 30 s’è inteso la pratica e dipoi la conclusione dello accordo fatto tra la Eccellenzia di cotesto Signore e li Orsini e altri, benché tante altre cose faccino argumento in contrario e da Chiusi, dove è stato il Cardinale Orsino e Pandolfo e altri, si intenda la rebellione di Camerino avere fatto indurire piú l’animo loro; pure come li è seguíto fino qui fuora di omni espettazione nostra, cosí si può dubitare ancora dell’ultima sua perfezione. [4] A noi sono suti molto grati li avvisi tuoi e benché non accaggia replicarvi altro, né qui sia cosa di nuovo che scriverti, nondimeno, per avere da te nuovi avvisi, ti mandiamo con la presente Carlo, nostro cavallaro, perché te ne possa servire in scriverci subito allo arrivare suo quanto arai ritratto dapoi.

[5] Circa il procedere tuo costí con la Eccellenzia di cotesto Signore, te ne abbiamo scritto fino qui a bastanza e ci remettiamo alle commissioni dateti altre volte, non essendo di qua occorsa o deliberatosi per noi alcuna cosa in contrario; e cosí continuerai fino che abbi da noi altro avviso e ci darai notizia di tutta la oppinione tua delle cose di cotesto Signore e delli Orsini, e massime se arai ritratto dipoi nulla che apartenga a noi; e ti ingegnerai mandarci la copia de’ capituli fatti tra loro, avendoli avuti, e ciò che fussi in fatto e quello di che facessi coniettura o per iudicio tuo o per altri indizii; né ora ha ad esser altro il maneggio tuo che tenerci diligentemente avvisati di quanto accade dí per dí.

[6] Il salvocondotto chiestoci per altra tua, si deliberò fino sabato mattina e nondimeno fino a questa ora non s’è transcritto, né ora anche si può fare per la strettezza del tempo; èssi fatto per uno anno e cosí si manderà per il primo.

[7] Da Lione intendiamo il Re doversi partire di quivi per alla volta di Locces e lo Arciduca tornare di Spagna e espettarsi in Corte; e quella Maestà e il Cardinale esser molto pronti a’ favori della Eccellenzia di cotesto Signore. [8] Bene vale.

[9] Ex Palatio Florentino, die prima novembris mdii.

[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[11] Marcellus.

278

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Per le mie ultime de’ 29 e 30, le quali mandai per il Zerino, cavallaro di vostre Signorie, quelle aranno inteso quanto mi è occorso in risposta alla loro de’ 28 e quanto ho ritratto delli andamenti del signore Paulo e de’ capituli fatti fra e’ collegati e questo Signore, cosí da la bocca del Duca, come da altri. [4] E perché el Duca mi promisse farmene dare una copia, *sono stato oggi dreto a messere Agabito per averli, el quale in ultimo mi disse: «Io voglio dirvi la verità: questi capituli non sono ancora fermi in tutto, ma si è fatto una bozza che è piaciuta al Duca e a signore Paulo, con la quale detto signore Paulo è partito. [5] E quando e’ collegati la confermino el signore Paulo la può confermare in nome del Duca; e il Duca lo ha fatto procuratore a tale effetto. [6] E partito che fu el signore Paulo, esaminando il Duca tali capituli, li parve vi mancassi uno capitulo che avessi rispetto a lo stato e onore del Re di Francia; onde che si formò subito un capitulo di nuovo a tale effetto; e il Duca mi fe’ cavalcare dreto al signore Paulo co ordine che io li esponessi che sanza tale capitulo non voleva in alcuno modo concludere; e cosí raggiu<n>tolo, lui recusò di accettarlo; poi disse che lo porterebbe a li altri e non credeva che loro lo accettassino. [7] E per questa cagione il Duca non vuole che se ne dia copia; e non si è data né a Cancelliere di Ferrara né ad altri». [8] Dipoi soggiunse detto messere Agabito: «O ques<to> capitulo sarà accettato o no; se sarà accettato, si apirrà al Duca una fenestra da uscirsi di questi capituli a sua posta; e se non fia accettato se li apirrà uno uscio; ma di tali capituli, insino a li putti se ne debbono ridere, sendo fatti per forza con tanta ingiuria del Duca e con tanto suo periculo». [9] E cosí s’infocò in questo parlare assai.* [10] E questo ragionamento io ho scritto cosí alle Signorie vostre perché mi fu posto in secreto; e raccolto questo con quello scrissi ieri, vostre Signorie prudentissime ne faranno conveniente iudizio; fo solum intendere questo, come *messere Agabito è colon<n>ese e affezionato a quella parte.*

[11] Le Signorie vostre per la postscritta della loro lettera de’ 28 mostrono li aiuti che questo Signore aspetta di Francia essere pochi e tardi; e per questo dubitate che sua Signoria trovandosi debole e co’ nimici addosso, non facci qualche appuntamento con suo disavvantaggio e in preiudizio de’ vicini suoi. [12] Io credo che le Signorie vostre abbino fedeli avvisi da Milano e di Francia rispetto alle qualità de li omini che sono nell’uno e nell’altro luogo; pure vi dirò quello intendo qua, acciò che meglio vostre Signorie possino riscontrare le cose e conietturarle e dipoi giudicarne. [13] Ieri tornò Gulielmo di Niccolò di Piero di Bonaccorso, cittadino vostro, che era ito, come io scrissi, ad accompagnare queste lance franzese che sono venute, le quali tutte questo Signore ha fatte alloggiare nel contado di Faenza; e dicemi dette lance essere cinque compagnie: cioè Montison, Fois, Miolans, Dunais e Marchese di Saluzzo, e averle vedute tutte rassegnare, che vi mancava a dugentocinquanta lance, che le dovevono essere, qualche 7 lance, ma che crede che le sieno ora piú che ’l numero debito per essere loro venuto dreto qualche lancia di venturieri; e, come ho detto, queste lance si truovono una volta qui in fatto. [14] Tornò ieri medesimamente un Pietro Guarderoba spagnolo, el quale era suto da questo Signore mandato in Francia; e mi dice detto Gulielmo, che per la via li parlò a lunga, averli detto Pietro referito avere appuntato con la Maestà del Re che venghino tre altre compagnie; e che al partire suo da Milano si era già mossa la compagnia di Monsignore di Ligní; e che dell’altre due compagnie, Monsignore di Ciamonte non ne aveva ancora deliberato quali si avessino a venire.

[15] Scrissi alle Signorie vostre per una mia de’ 9, se quelle si ricordono bene, che fra li altri preparamenti che questo Signore aveva fatti nella mutinazione delli Orsini, era che li avea mandato un figliolo del Generale di Milano in Lombardia con ordine facessi 1500 Svizzeri e di piú dessi ricapito a cinquanta o cento uomini d’arme di quelli che già erono del Duca di Milano, de’ migliori, e li conducessi sotto di sé; e le spese che corrono in levare queste genti si dice le farà el Generale detto per il desiderio ha di fare un suo figliolo cardinale. [16] E mi dice questo Gulielmo avere inteso e’ Svizzeri essere già a Pavia e che le genti d’arme erano quasi che ad ordine.

[17] Dicesi oltr’a di questo che passa di nuovo in Italia el figliolo di Monsignore di Le Pret con cento lance in favore del cognato; la quale cosa, sendo vera, ancora che fussi tarda, dà qualche reputazione; e questo Gulielmo, che mi ha confermate queste cose, è uomo sensato e non doppio per quanto lo abbia pratico.

[18] Circa le gente italiane, la condotta del Conte della Mirandola è vera e piú dí sono ebbe danari. [19] Dicesi che lui dà ancora uomini d’arme al Fracassa e che li ha aúti danari e cosí ad uno de’ Palavisini, suo gentile uomo. [20] Questo si vede in fatto, che dà ricapito a tutti li spicciolati che li capitono a casa; e pure dua dí fa ci venne un Piero Balzano con 40 balestrieri a cavallo, che si è fuggito da messer Giovanni Bentivogli, e, subito che giunse, ebbe danari.

[21] Né delle cose di qua per ora posso scrivervi altro, perché, dopo la rebellione di Camerino, da quella parte non si è inteso altro e di verso Bologna manco. [22] Né è venuto poi qui el Protonotario Bentivogli come si era dato ordine e come io scrissi a vostre Signorie. [23] E a dire le cose di qua in dua parole: dall’un canto si ragiona di accordo, da l’altro si fanno le preparazioni da guerra. [24] Ora quello che si faccino o possino e’ suoi nimici e se questo Signore debbe calare loro o no, vostre Signorie che hanno li avvisi d’ogni parte, ne faranno migliore iudizio che chi vede una cosa sola.

[25] Scritto infino qui a dí 31. [26] Siamo a dí primo di novembre: e desideroso di mandare e’ capituli a vostre Signorie o di riscontrare quello mi aveva detto lo amico, secondo vi scrivo di sopra, parlai con uno altro che si truova medesimamente a’ secreti di questo Signore; e ragionando di simile cosa, lui mi disse circa el medesimo effetto che mi aveva detto lo amico; né posse’ di questo arroto trarre particulare alcuno, se non che ragguardava allo onore di Francia; e di nuovo costui mi affermò che delle Signorie vostre non si ragionava. [27] Disse bene questo: che in su e’ capituli vi era uno capitulo che li Orsini e Vitellozzo non fussino obbligati servire tutti personalmen-te el Duca, ma solamente un di loro per volta; *e ridendo disse: «G<u>arda che capituli sono questi».* [28] Non staccherò questa cosa per vedere di trarli o d’intenderne altro; e perché le Signorie vostre non stieno sospese, spaccio el presente a posta, che si chiama Giovanni Antonio da Milano, el quale mi ha promesso essere costí per tutto dí domane; e vostre Signorie li faranno pagare fiorini uno d’oro.

[29] Die primo novembre 1502, hora 24. [30] Imole.

[31] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

[32] Volendo serrare la lettera, è arrivato Tommaso Spinelli e mi dice avere lasciato el Protonotario Bentivogli a Castel Sampiero e che domattina sarà qui.

279

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imole vel ubi sit. [3] Cito.

[4] <Spectabilis vir>. [5] Lo uomo che tu mandasti con la tua del primo serví malissimo, perché non comparse prima che stamani ad ora di mangiare; e nondimeno, per non dare trista opinione di noi a chi avessi a venirci altra volta, li abbiamo pagato tutto quello che tu ci scrivi e espeditolo questa sera indrieto perché possa domattina venirsene di buona ora; e areno caro serva meglio in costà che non ha fatto in qua, come ci ha promesso.

[6] Non ci occorre già scrivere molto in resposta della preallegata tua, perché qui non è di nuovo alcuna cosa, salvo che ci espettiamo uno Arcidiacono di Celon, uomo franzese e stato già a Roma per il Re, mandato dal Papa e, secondo li avvisi che si hanno, con conmissione della Maestà del Re, né si può credere per altro che per sollicitarci a quanto già è gran tempo ha desiderato il Papa; il quale, per mezzo di ser Alessandro, ci monstra desiderarlo piú che mai per non confidare che *lo accordo abbia a seguire,* di che si vede segni molto evidenti, e sperare assai in noi. [7] Di che ti potrai servire, stringendoti la Eccellenzia di cotesto Signore a venire alla conclusione, in differire la cosa, benché noi desideriamo piú tosto tu stia in sulla commissione avuta da noi: che è non potere né doverci dichiarare prima che siamo provisti di gente sufficientemente; e che di continuo si attende qui a fare provisioni di danari e mettere insieme le gente. [8] Fra le quali non sappiamo ancora quando e come ci potreno servire di quelle di Mantova, trovandosi lui in Francia, né si intendendo fino ad ora di sua intenzione altro; con accertare sempre sua Eccellenzia che questa città è seco e che respetto alle forze sua quella ne può sperare e promettersene quanto di verun’altra.

[9] Non si sa qui fare iudicio dello accordo praticato e concluso tra cotesto Signore e li altri, sí diversi avvisi se ne hanno e tante ragioni sono per l’una parte e per l’altra; però ti confortiamo tenercene diligentemente avvisati e osservare omni accidente e omni cosa <che monstrassi> o l’uno o l’altro effetto.

[10] Stimiamo ancora a proposito che ne’ parlari f<acessi col> Duca, destramente li monstri esser necessario che sua Eccellenzia aiuti questa nostra buona <di­spo>­sizione e pensi, se non di altro, almeno di quel che non costa né a sua Eccellenzia n<é alla> Santità del Papa favorirci, avendolo a spendere per sua Eccellenzia, accennandoli di deci<me> le quali sarieno tanto grate a questa città per avere piú compagni a sopportare tante spese, che quella ne potrebbe sperare grandi effetti per sé.

[11] Sarà con questa uno salvocondotto di che ti si scrisse altra volta e èssi fatto per uno anno per non potersi estendere ad piú tempo secondo le leggi nostre e con eccezione del paese di Pisa per la guerra che abbiamo con quella città; le quali dua cose tu porgerai a sua Eccellenzia nello escusarle in quello modo che li abbi ad essere piú grato; né ci occorre per questa ricordarti altro, salvo scriverci spesso e diligentemente di tutto che accade di costà. [12] Bene vale.

[13] Ex Palatio Florentino, die iii novembris mdii.

[14] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentine.

[15] M<arcellus>.

280

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Io scrissi alle Signorie vostre l’ultime mie de’ dí ultimo del passato e primo di questo; e avvisai quelle quanto avevo dipoi ritratto circ’a’ capituli e la cagione perché io non li avevo aúti. [4] E pure oggi ho parlato a lungo con uno di questi primi secretari che mi ha raffermo tutto quello che per altre ho scritto; e dice che si aspetta che torni el cavaliere Orsino, e secondo la relazione sua si daranno fuora o no; e mi ha promesso che non si daranno ad altri che ne arò io la copia; e di questo me ne bisogna rapportare ad altri. [5] Pure non ho ritratto cosa che mi facci dubitare in contrario, né ho sentito per alcuno verso cosa che appartenga alle Signorie vostre, salvo che io le ho sentite dannare di non avere in questi tempi cerco di fermare el piè con questo Signore.

[6] Delle cose di qua ho scritto per ogni mia largamente quello intendo; e non mi sendo riserbato alcuna cosa, né essendo dipoi innovato altro, non ho che scrivere, salvo che replicarvi di nuovo questo: che se le parole e le pratiche mostrono accordo, li ordini e preparazioni mostrono guerra; e come per altra dissi, cinque compagnie di lance franzesi, 4 dí sono, alloggiorno nel contado di Faenza e ieri vennon quelli capitani a vicitare questo Signore e stettono a parlamento un pezzo; e usciti che furno, io vicitai Monsignore di Montison, capo di tutti, in nome di vostre Signorie; lui mi vide volentieri e largamente si offerse parato in benifizio vostro e che alla giornata io li ricordassi se li occorreva nulla in vostro profitto. [7] Vicitai el Baron di Bierra, Monsignore Lo Grafis e Monsignore di Borsu, luoghitenenti di Fois, Miolans e Dunais; dettimi loro a conoscere e loro mi riconobbono per averli pratichi costà. [8] Tutti mi vidono lietamente e tutti mi si ofersono; e secondo ho riscontro sono vostri partigiani e lodonsi assai di vostre Signorie: il che non è poca ventura; e se intorno a questi Signori io ho a fare piú una cosa che un’altra, le Signorie vostre me la commetteranno.

[9] Oggi sono comparsi circa 300 altri Guasconi e li Svizzeri ci si aspettano fra 4 dí, alla venuta de’ quali si crede che si darà principio a quello che si debbe fare di qua.

[10] Dissi per l’ultima mia del primo come iermattina doveva venire el Protonotario Bentivogli sotto fede di salvocondotto, e cosí venne circa 19 ore. [11] Desinò con el Duca e stette dipoi circa mezza ora seco, e partissi subito alla volta di Bologna; né posse’ ritrarre e’ ragionamenti loro per esserne ito seco chi mi suole riferire tali pratiche. [12] Ritrassi bene, parlando con uno di questi che sanno le cose di questo Signore, come e’ doveva tornare indreto presto e che, se messer Giovanni si vuole obbligare a favorirlo contro li Orsini e Vitelli, è per farli ogni partito di pace e farli ogni securtà; e venendo al modo come lui poteva, rispetto alla collegazione etc., rispose che si ordinerebbe che el Re di Francia liene comandassi; e discorrendo insieme quanto questa cosa era a proposito del Duca, delle Signorie vostre e di messer Giovanni quando la si conducessi, soggiunse come questo Duca la desiderava assai e che li era stato mostro come elli era piú fermezza del suo stato mantenere messer Giovanni e farselo amico, che volere cacciarlo e pigliare una terra che non si possa tenere e che col tempo avessi ad essere capo della ruina sua. [13] E di piú disse che ’l Duca di Ferrara non aveva mai voluto promettere alcuno aiuto a questo Signore, né è per prometterlo, se non accorda con Bologna. [14] Io m’ingegnai confermare costui in questa opinione e ci aggiunsi quelle ragioni mi occorsono. [15] E mi pare essere certo che questa pratica si tenga e che si stringa e da questo Duca e dal Duca di Ferrara; di che io do notizia a vostre Signorie, perché mi pare cosí conveniente; e benché la fussi da scriverla piú cautamente, tamen mandandola per cavallaro proprio, ho voluto fuggire questa noia e torla a vostre Signorie; le quali sieno contente per lo utile comune farmene onore.

[16] Uno, e per lo addreto vostro conestabole e al presente lancia spezzata di questo Signore, mi referiscie come iarsera circa a cinque ore, trovandosi nello alloggiamento del Conte Alessandro da Marciano, fratello del Conte Rinuccio, questo Signore passando a quella ora da quello luogo, fece chiamare fuora detto conte Alessandro e stette seco per spazio d’una ora; e spiccatosi dipoi da lui, li disse come el Duca aveva ragionato seco di molte cose, le quali, raccolte tutte insieme, mostravano essere in sua Signoria piú tosto desiderio di vendetta contro a chi ha messo in periculo lo stato suo che desiderio o animo di pace.

[17] Alla lettera di vostre Signorie del primo di questo non mi occorre altro che quello si sia detto di sopra, né ho cerco di parlare al Duca non avendo che dirli di nuovo, e le medesime cose sarebbono per farli fastidio; e avete a notare che non se li parla se non per tre o 4 de’ suoi ministri e per qualche forestiero che abbi da trattare seco cosa d’importanza; e non esce mai d’una anticamera sed non da le cinque o 6 ore di notte in là: e per questa cagione non si ha occasione di parlarli mai se non per audienza a posta; e come e’ sa che uno non li porta se non parole, e’ non li dà mai audienza. [18] Questo ho detto acciò le Signorie vostre non si maraviglino di questa mia deliberazione di non li avere parlato, e cosí se per lo avvenire io scrivessi loro di non avere possuto avere audienza. [19] Bene valete.

[20] Ex Imola, die iii novembris 1502.

[21] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus.

281

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Messer Baldassarre Scipioni, gentile uomo sanese, del quale vostre Signorie hanno buona cognizione per le sue buone qualità, sendo nuovamente condutto da la Eccellenzia di questo Signore per capo di sua lance spezzate, è mandato costí da el prefato Signore per alcune occorrenzie pertinenti a sua Signoria: donde messer Alessandro, tesorieri, mi ha pregato ve lo raccomandi e vi prieghi per parte della Eccellenzia del Duca e sua che in tutte quelle cose che a messer Baldassarre detto occorressi gli aiuti e favori vostri, siate contenti prestarli; di che el Duca e lui vi resterà obbligatissimi; e io per loro parte ne prego umilmente le Signorie vostre. [4] Alle quali mi raccomando.

[5] iiii novembris 1502. [6] In Imola.

[7] E. D. V. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

282

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Dua dí fa ti scrivemo per il medesimo uomo che ci portò le tua del primo e con essa insieme ti mandamo il salvocondotto nostro per commutarlo con quello di cotesto Illustrissimo Signore; e reputando l’una e l’altra cosa salva, non la replicheremo, massime essendo tutto quello che ti s’era scritto conforme alle altre commissioni dateti infino ad ora.

[4] Abbiamo dipoi una tua de’ 3, alla quale non si responderebbe questa sera per contenere poco altro che avvisi, se non fussi per darti notizia della mandata del Vescovo di Volterra e di Alessandro Nasi oratori in Francia, li quali partiranno domane, e della conmissione che abbiamo dato loro per conto di coteste cose, le quali noi reputiamo comuni, e non ci pare potere parlare dello interesse nostro che non parliamo ancora di quello della Eccellenza del Duca. [5] Circa a che s’è dato loro commissione e di fare intendere alla Maestà del Re la natura di coteste cose quanto sieno pericolose, e quanto facci per quella mantenere li amici sua di qua e massime la Eccellenzia di cotesto Signore.

[6] Di che noi voliamo che tu li dia notizia e di nuovo li facci intendere il perseverare nostro in quel medesimo proposito di volere fare con le demonstrazioni e con fatti per sua Eccellenzia quanto faremo per noi. [7] Di nuovo non abbiamo che dirti. [8] Vale.

[9] Ex Palatio Florentino, die v novembris mdii.

[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[11] Marcellus.

[12] Postscripta. [13] E’ Gaddi, mercanti di Roma, ci fanno intendere aver certe loro cause a Roma di lor crediti con alcuni cortigiani, nelle quali fino ad ora non hanno trovato quella espedita e favorevol iustizia che par loro meritare. [14] Vorrebbonne essere aiutati da cotesto Signore, sappiendo quanto sia la autorità sua e grazia appresso la Santità del Papa. [15] E però tu ti affaticherai per loro e farai opera con cotesto Signore scriva alla Santità del Papa in loro favore, pregandola che ordini non sia mancato loro di iustizia, e similmente un’altra al Cardinale di Salerno che per parte di sua Eccellenzia le ricordi e raccomandi al Papa e a chi altri fussi necessario per averne buona espedizione. [16] E le lettere manderai qua a noi perché di qui si manderanno a Roma.

283

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Le Signorie vostre aranno inteso, come io scrissi costí per una de’ cinque, come questo Signore ne andò a Salarolo a trovare quelli signori franzesi; e trovandosi lui là, comparsono le vostre de’ 3 del presente e ieri dipoi vennono le vostre de’ cinque; e per essere tornato el Signore iarsera tardi e oggi dipoi fatto rassegne di Svizzeri che cominciono a comparire, non ho possuto parlare a sua Eccellenzia prima che questa sera ad una ora di notte.

[4] E in summa li feci intendere la mandata di Monsignore di Volterra in Francia e le commissioni sua in favore e benifizio di sua Eccellenzia e suoi stati, allargandomi in questo quanto si conveniva. [5] Dipoi soggiunsi che vostre Signorie mi scrivevono avere nuove dal loro mandato a Roma come nella Santità del Papa si trovava quella medesima buona disposizione che si era trovata in sua Eccellenzia e che vostre Signorie, nonostante questo, desiderieno avere e’ favori di sua Signoria appresso sua Santità in quelle cose che alla giornata occorressino loro. [6] E domandando sua Signoria che potessi occorrere, risposi credere che potrebbe essere d’impetrare qualche decima; a che lui replicò che era per fare quello che fussi conveniente. [7] E ringraziato che li ebbe le Signorie vostre della commissione data al Vescovo, mi dimandò se ’l Marchese di Mantua accettava la sua condotta; risposi che vostre Signorie per una lettera loro pochi dí erano mi avevono scritto che ne erano ancora dubie. [8] Disse in su questo: «E a me che condotta daranno quelli Signori?». [9] A che io risposi non sapere lo animo di vostre Signorie, ma per infino ad ora essermi persuaso sua Signoria essere volta a volere piú tosto condurre altri. [10] Rispose: «Che onore mi sarebbe egli faccendo professione di soldato e essendo amico di quella Signoria e non avere condotta da lei? né mi credo ingannare di questo ch’io crederrei servirla bene quanto alcuno altro». [11] Dipoi mi domandò quanta gente d’arme vostre Signorie faccessino conto di tenere; dissi non sapere lo animo vostro, ma credere che voi ne volessi tenere 500 almeno. [12] Dimandommi quanti ne aveva el Marchese e quanti ne avamo; dissigli quello che era; e lui in su queste parole si rizzò dicendo: «Dunque non ci è luogo per me»; e ritirossi a parlare con uno franzese, e io me ne venni.

[13] E avanti che noi entrassimo in questi ragionamenti della condotta e di uomini d’arme, sua Signoria mi disse, parlando de li Orsini, che la confermazione de’ capituli non era ancora venuta perché chi li aveva a soscrivere era discosto l’uno da l’altro e che qualche uno di loro era stato renitente un poco, per essersi messer Giovanni sdegnato, parendoli che li abbino fatto poco conto di lui a lasciare le sua cose in compromesso; ma che li davan questi loro sdegni manco noia de l’altro giorno per trovarsi piú ad ordine. [14] E soggiunse che in questo tempo sarebbe bene che vostre Signorie venissino seco a qualche particulare, acciò che non fussi forzato lasciarsi andare in tutto da l’altra parte, certificandomi che se si fermassi bene con li Orsini, che non era per fare loro fraude alcuna. [15] E in su questo mi disse: «Io ti prego, Secretario, che mi dica se quelli tuoi Signori sono per ire piú là mec<o> con la amicizia che generalmente»; a che respondendo io di sí secondo le lettere vostre etc., lui mi disse: «Io ti dico questo perché, se bastassi loro questa amicizia generale, io non sono per volerne altro che loro; e non vorrei in su la speranza del ristringerci al particulare e dipoi non lo concludendo, che nascessi qualche sdegno fra noi; perché io vorrei che meco si andassi liberalmente etc.». [16] E dopo questo si entrò ne’ ragionamenti di che io vi scrivo di sopra.

[17] Poi che io ebbi parlato al Duca qualche dua ore, venne a me un ministro di questi Bentivogli e mi disse venire da parlare col Duca e che, poi mi ero partito di Corte, la ratificazione de’ capituli era venuta; nondimeno che lui sollecita el concludere questo accordo particulare con Bologna e che li commisse spacciassi uno subito al Protonotario a farlo venire qui; el quale non era ancora venuto per essersi guasto un dito del piè.

[18] Oltr’a di questo, si è detto oggi la rocca della Pergola essersi data a quelle genti delli Orsini, che si teneva per questo Signore: le quali cose fanno aggirare altrui el cervello, né io ve ne posso scrivere altro che quello si può intendere. [19] E’ Svizzeri e questi altri Franzesi si dice saranno qui per tutta questa settimana. [20] E ragionando con uno secretario di questo Signore della venuta di detti Franzesi, mi disse questo Signore avere ordinato che parte se ne fermassi a Parma e non passassin piú in qua. [21] A che io dissi: «Dunque non si vorrà el Duca assicurare di questi suoi inimici?». [22] Rispose: «Voi ne sete cagione, voi che non avete saputo conoscere el tempo ad assicurare el Duca e voi». [23] Dissi che non ci era stato mostro il modo: e che per vo­stre Signorie non restò mai di fare el possibile in favore delli amici.

[24] Parlai al Duca della cosa de’ Gaddi; dissemi che io liene facessi ricordare a’ suoi secretarii. [25] Né per questa mi occorre altro, se non che domattina io sarò a Corte a vedere s’io intendo alcuna cosa di questi capituli: e di quanto ritrarrò vostre Signorie ne saranno avvisate.

[26] Imolae, die 8 novembris 1502.

[27] E. D. V. servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.

284

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Mi occorre, oltre a quello che per l’alligata si scrive, fare intendere a vostre Signorie un ragionamento avuto con quell’amico, il quale nei dí passati, come io vi scrissi, mi aveva detto che non era bene che vostre Signorie stessero con questo Duca sul generale, potendo massime convenire stringersi insieme facilmente, avendo ognuno delle voglie e de’ nemici. [4] Questo tale iersera ordinò di parlarmi, e mi disse: «Segretario, io ti ho qualche altra volta accennato che lo stare sul generale quei tuoi Signori con questo Duca, fa poco profitto a lui e manco a loro, per questa cagione, perché il Duca, vedendo rimanersi in aria con vostre Signorie, fermerà il piè con altri; e io mi voglio allargar teco questa sera. [5] Ancorché io parli per me medesimo, pure non è in tutto senza fondamento. [6] Questo Signore conosce molto bene che il Papa può morire ogni dí, e che gli bisogna pensare di farsi, avanti la sua morte, qualche altro fondamento, volendosi mantenere gli stati che lui ha. [7] Il primo fondamento che fa è sul Re di Francia; il secondo, sulle armi proprie; e vedi che ha già fatto un apparato di presso a 500 uomini d’arme e altrettanti cavalli leggeri, che saranno fra pochi dí in fatto; e perché giudica che col tempo questi due fondamenti potrebbero non bastargli, pensa di farsi amici i vicini suoi, e quelli che di necessità conviene che lo difendino, per difendere se medesimi; i quali sono Fiorentini, Bolognesi, Mantova e Ferrara. [8] E cominciandosi da piè, tu vedi con Ferrara quale amicizia si è fatta, perché, oltre al parentado della sorella con tanta dote, si è beneficato e beneficasi tutto dí il cardinale suo. [9] Con Mantova si tratta di fare due cose: l’una, il fratello del Marchese cardinale; l’altra, di dare la figliuola di questo Duca al figliuolo del Marchese, e che per conto del cappello deve il Marchese e suo fratello depositare quarantamila ducati, i quali hanno a servir poi per dote della figliuola di questo Duca: e queste cose avranno effetto ad ogni modo, e sono questi obblighi di natura da preservarsi l’amicizia. [10] Con Bologna si tratta ancora qualche appuntamento in disparte dai collegati, il quale io veggo a buon termine; perché il Duca di Ferrara lo sollecita, questo Duca ne ha voglia, e fa per i Bentivogli. [11] E in fatto, questo Signore non fu mai tanto desideroso di possedere Bologna, quanto di assicurarsi di questo stato; e ogni volta che questo ultimo segua, egli è per riposarne. [12] E cosí questi quattro stati, quando sieno uniti, per essere contermini l’uno all’altro e sull’armi, sono per essere riguardati, e il Re di Francia è per augumentargli, potendo fare fondamento su loro. [13] Dei tuoi Signori fiorentini egli è manco di tre dí che io ne sentii ragionare al Duca, che voleva ch’essi usassero il paese suo liberamente, e lui usare il loro, essendo loro amici di Francia e lui; e che non era mai per far loro contro in alcuna cosa, ancorché non si venisse ad alcun fermo appuntamento; ma quando vi venisse, vedrebbero che differenza è dall’amicizia sua a quella d’altri. [14] E, per tornare a proposito, io ti dico che lo stare sul generale fa piú d’incomodo ai tuoi Signori che a questo Duca, perché il Duca avendo favorevole il Re e gli prenominati, e voi non avendo altri che il Re, verranno i Signori tuoi ad avere piú bisogno del Duca, che il Duca di loro. [15] Né per questo dico che il Duca non sia per far loro piacere; ma venendo loro il bisogno e non essendo lui obbligato, potrà farlo e non lo fare, come gli parrà. [16] Ora se tu mi dicessi: «che si avrebb’egli a fare? venghiamo un poco a qualche individuo», risponderotti che per la parte vostra voi avete due piaghe, che se voi non le sanate, vi faranno infermare, e forse morire: l’una è Pisa, l’altra è Vitellozzo; e se voi riaveste quella, e quello si spegnesse, non vi sarebb’egli un gran benefizio? [17] E per la parte del Duca io ti dico che a sua Eccellenza basterebbe aver l’onor suo con voi rispetto alla condotta vecchia e questo stima piú ch’e’ danari e che ogni altra cosa: e che quando voi trovaste modo a questo, ogni cosa sarebbe acconcia. [18] E se tu dicessi circa a Vitellozzo: «il Duca ha fatto l’appuntamento con gli Orsini e con lui», ti rispondo che non è ancora venuta la loro confermazione, e il Duca pagherebbe la miglior terra che ha, che non venisse o che dell’accordo non si fosse mai ragionato. [19] Pure quando la confermazione venisse, dove è uomini è modo, ed è meglio intenderselo e parlarlo, che scriverlo. [20] E perché tu intenda, questo Duca è necessitato a salvare parte degli Orsini, perché, morendo il Papa, gli bisogna pure avere in Roma qualche amico. [21] Ma di Vitellozzo non può sentire ragionare, per essere un serpente avvelenato e il fuoco di Toscana e d’Italia; e in questa confermazione che dovevano fare gli Orsini, egli ha fatto ogni cosa e fa <per> darle disturbo. [22] Voglio dunque che tu scriva al gonfaloniere o a’ Dieci quanto io ti ho detto, ancorché sia, come da me, ricordato loro un’altra cosa: che potria essere facilmente che il Re di Francia comandasse a quei tuoi Signori che osservassero la condotta a questo Duca e servisserlo delle loro genti, e loro sariano forzati farlo, e con poco grado. [23] E però ricorda a loro Signorie che il piacere che si ha a fare, è meglio farlo da sé, e con grado, che senza». [24] E mi pregò che rispetto al parlare contro Vitellozzo e altre cose importanti, io governassi questa cosa segretamente.

[25] Il ragionamento di questo amico fu lungo, e della qualità che intendono le vostre Signorie. [26] Io replicai brevemente, e solo a quelle parti che importavano. [27] Dissi in prima, che questo Signore faceva prudentemente ad armarsi, e farsi amici; secondo, gli confessai essere in noi desiderio assai e del ricuperare Pisa e dell’assicurarsi di Vitellozzo, ancorché di lui non si tenesse molto conto; terzo, quanto alla sua condotta, io gli dissi, parlando sempre come da me, che l’Eccellenza di questo Duca non si aveva a misurare come gli altri Signori, che non hanno se non la carrozza, rispetto allo stato che tiene; ma ragionare di lui come di un nuovo potentato in Italia, con il quale sta meglio fare una lega e un’amicizia, che una condotta. [28] E perché le amicizie fra i Signori si mantengono con le armi, e quelle sole le vogliono fare osservare, dissi che vostre Signorie non vedrebbero che sicurtà si avesse avere per la parte loro, quando i tre quarti o i tre quinti dell’armi vostre fossero nelle mani del Duca. [29] Né dicevo questo per non giudicare il Duca uomo di fede, ma per conoscere le Signorie vostre prudenti, e sapere che i Signori devono essere circospetti, e non dover mai far cosa dove possano esser ingannati.

[30] Alla parte che il Re di Francia possa comandare a vostre Signorie, dissi non essere dubbio che quella Maestà poteva disporre della vostra città come di sua cosa; pure non poteva né lei, né altri fare che voi faceste quello che vi fosse impossibile. [31] Lui replicò solo alla parte della condotta, e disse, che io parlavo liberamente e secondo la verità, e che l’aveva molto caro, e che gli 300 uomini d’arme si potevano ridurre in fatto a 200, e mantenere la voce di 300; e per poter meglio far questo, concedere a vostre Signorie una decima o due a’ preti.

[32] E cosí su questo ragionamento, non potendo stare piú meco per sue occupazioni importanti, si partí, con ordine che io facessi intender questo ragionamento, dove credessi, purché fosse segreto. [33] Il che io ho fatto, come veggono vostre Signorie. [34] Né posso dire a quelle, se questo è motivo del Duca, o pure mossa di costui. [35] Solo posso dire che costui è de’ primi uomini che abbia questo Signore; e essendo questa cosa fantasia sua propria, si potria ingannare, per essere di una ottima natura, e amorevolissimo. [36] Ora le Signorie vostre esamineranno tutto e ne risponderanno, etc.

[37] Datum Imolae, die 8 novembris 1502.

[38] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

285

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] L’ultime mie furno delli 8 del presente, responsive alle vostre de’ 3 e 5, le quali mandai per il garzone di Tommaso Totti; e desidereno sieno salve per giudicarle di qualche importanza; e ne attendo risposta. [4] E per questa mi occorre fare intendere a vostre Signorie come el Protonotario Bentivogli è venuto oggi qui, al quale parlai avanti parlassi al signore Duca, e tròvolo tutto affezionato a vostre Signorie. [5] La cagione della venuta sua, io ne ho scritto altre volte alle Signorie vostre che è fermare lo stato suo con questo Signore e fuggire quel compromesso che ’ capituli fatti da e’ confederati disegnavano.

[6] Credesi, come altre volte ho scritto, che le cose si fermeranno fra loro ad ogni modo, perché si vede questo Duca averne voglia e farsi per li Bentivogli; e chi ne dubitassi, rispetto alla confederazione hanno e’ Bentivogli con li Orsini, si risponde che pare loro essere stati ingannati in questo accordo fatto dal signore Pagolo, sendo rimaso le loro cose in compromesso.

[7] E perché le vostre Signorie sappino meglio come s’intendono ora queste pratiche, io scrissi a vostre Signorie per l’ultime mie avere inteso, poi che io ebbi parlato al Duca, la ratificazione de’ capituli essere comparsa; la quale in fatto venne ratificata da tutti e’ collegati, da messer Giovanni Bentivogli in fuora, al quale non pare rimanere securo restando le sue cose in compromesso; e il primo giorno messer Giovanni reclamò contro a detti capituli.

[8] Hanno ad intendere vostre Signorie ancora una altra cosa: come nella confermazione di questi capituli debbe convenire la ratificazione del Pontefice, el quale, come si vede per uno suo breve scritto a Trocces, del quale vi mando copia, è contento che detto Trocces ratifichi in suo nome, con questo, che el Cardinale <O>rsino, Pandolfo e messer Giovanni abbino ratificato.

[9] Resta addunque a dare perfezione a questi capituli dua cose: l’una la ratificazione del Pontefice, l’altra quella di messer Giovanni; né si vede che messer Giovanni sia per ratificare, né per consequens el Pontifice; e si crede che ’l Papa abbi dato la commissione a Trocces con la condizione predetta, avendo inteso prima messer Giovanni non essere per ratificare. [10] E si giudica, considerato tutte queste cose, quando altra cosa non nasca, che messer Giovanni si salverà con applicarsi con qualche legame stretto a questo Duca; e dipoi el Duca si assicurerà di buona parte di questi che li hanno fatto contro.

[11] E se vostre Signorie considereranno bene questi capituli, de’ quali io vi mando copia con questa, vedranno quelli essere pieni di diffidenzie e sospezioni; e esaminato quelli insieme con el iudizio se ne fa di qua, ne iudicheranno secondo la solita prudenzia loro. [12] Detti capituli e lettera del Papa io non ho tratti della Cancelleria del Duca, come mi fu promesso, ma li ho aúti per altra via; né ho che scrivere altro alle Signorie vostre se non che a tirarsi innanzi collo esercito verso Pesero, si aspetta due cose: questo resto delle lance franzesi con li Svizzeri, e l’accordo con messer Giovanni; e credesi che l’una e l’altra arà presto effetto. [13] Raccomandomi alle Signorie vostre, quae bene valeant.

[14] Ex Imola, die decima novembris mdii.

[15] E. D. V. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

286

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] <Im>ole vel ubi sit. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Maravigliànci assai non avere da 8 dí in qua tue lettere: perché, oltre al mancare di cotesti avvisi, cosa necessaria a questi tempi, questa intermissione sí lunga è causa che noi non possiamo continuare nello instituto e officio nostro con cotesto Illustrissimo Principe, non ne avendo occasione da tua lettere; e tanto piú ce ne maravigliamo quanto, avendoti scritto sabato passato a dí 5 per il Totto, cavallaro nostro, della partita del Vescovo di Volterra per in Francia e con che commissione circa alle cose presenti per conto della Santità del Papa e della Eccellenzia del Duca, noi lo desideravamo piú e a te era piú facile, trovandoti costí cavallaro nostro da poterlo rimandare in qua facilmente. [6] E conosciuta la diligenzia tua, interpetriamo questa dilazione in peggiore parte; e per tale cagione ti si manda il presente cavallaro per intendere di te e delle cose di costà, massime, poiché lo accordo trattato e concluso costí per il signore Paulo si intende esser stato publicato in Consistorio dalla Santità di Nostro Signore, per vedere se costí con fatti si pensi piú alla guerra che alla pace e particularmente che facci il Duca, dove si truovi, quante gente abbi messo insieme infino ad ora, quante ne espetti di piú e di che sorte, se li è per tirarsi avanti e quando, dove si truovino li inimici suoi, che fazione abbino fatto di prossimo e che faccino di presente, e insomma tutto quello che tu intendessi di momento, cosí circa allo accordo o guerra, come omni altra cosa fatta o che si avessi a fare tra loro.

[7] Da ser Alessandro che è a Roma, intendiamo per l’ultime sue de’ 7 la Santità di Nostro Signore avere destinato qua lo Arcidiacono di Celon per trattare con noi de’ desiderii suoi. [8] Espettiamolo con desiderio; e la andata del Vescovo di Volterra in Francia e la venuta di costui qua sono causa che noi differiamo la conclusione de’ ragionamenti avuti e a Roma e costí, non mancando intanto di provederci e di danari e di gente per non averli a ricercare al tempo che si aranno ad usare. [9] E perché tu sappi quale sia lo animo nostro circa lo stare tuo costí, noi ti diciamo volere, mentre che la Eccellenzia di cotesto Signore starà costí, che tu non ti parta; e quando partirà, voliamo ancora lo seguiti e stia tanto appresso di sua Eccellenzia che noi ti scriviamo in contrario. [10] Vale.

[11] Ex Palatio Florentino, die xi novembris mdii.

[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[13] Marcellus.

287

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici Domini, humili commendatione premissa. [3] Se le Signorie vostre si maravigliano di non avere aúto mie lettere, io non me ne maraviglio, ma bene mi dolgo non ci avere possuto né possere fare alcuno rimedio. [4] In cambio di Tommaso Totti, venne qua uno uomo a piè, poco pratico al paese e male in gambe; e a dí 8 li detti la risposta delle mie lettere, che erano di tanta importanza quante lettere abbi scritte poi che io fui qui. [5] Le quali replicherei se da questo cavallaro non mi fussi stato detto che, avanti l’uscire suo di Firenze, era entrato lo apportatore di quelle.

[6] Avevo scritto prima a’ cinque, occorrendomi scrivere al Gonfalonieri in privato, tutto quello che in pubblico occorreva, che non era molto; avevo prima scritto a dí 3 e a dí primo, e l’ultime sono state a dí dieci, le quali vi mandai per Iacopo vetturale da Monticelli colla copia de’ capituli e con tutte le nuove di qua, le quali debbono essere oggi costí. [7] Sí che io prego le Signorie vostre mi abbino per scusato: e pensino che le cose non s’indovinono, e intendino che si ha a fare qui con un principe che si governa da sé; e che chi non vuole scrivere ghiribizzi e sogni, bisogna che riscontri le cose, e nel riscontrarle va tempo; e io m’ingegno di spenderlo e non lo gittare via.

[8] Io non enterrò in replicare quello scrissi per la mia delli 8 e per quelle de’ x, sperandole salve ancora che tarde; per le quali vostre Signorie aranno visto come girono le cose di qua e in parte aranno conosciuto lo animo di questo Signore, sí per le parole usatemi da lui, sí etiam per quelle mi disse quello amico, el quale tutto dí mi pugne, dicendo che chi aspetta tempo e àllo, cerca migliore pane che di grano, e che tuttavia non si truova l’occasione parata; e quello che è stato e è replicato da me: prima, d’aspettare la voglia del Re di Francia; dipoi, volere mandare a Roma per intendere el Papa. [9] Ora, pendere in su l’andata del Vescovo in Francia e la venuta dello Arcidiacano di Celon costí, è interpretata una lunga. [10] Né manca qua chi mi dica che costume di vostre Signorie è fare cosí; e mi è rimproverato tutto dí che da el ’99 indreto, per non essere né Franzesi né ducheschi, vostre Signorie furno prima male servite dal Duca e dipoi assassinate dal Re.

[11] Io mantengo lo onore della città e defendolo iuxta posse, allegando quelle ragioni che ci sono, che ce n’è assai, ma le non sono ammesse; né io lo ho voluto scrivere alle Signorie vostre infino qui, dubitando non essere accusato di prosunzione; tamen veggendo le cose procedere come io mi sono creduto, voglio piú tosto dolermi di chi facessi strana interpretazione, che pentirmi di non avere scritto tutto quello sento di qua.

[12] Vostre Signorie ricercono da me molti avvisi, e’ quali mi pare avere adempiuti infino a qui, se le mie lettere sono state lette tutte. [13] E prima, vostre Signorie ricercono se qui si pensa piú alla pace che alla guerra; rispondo avere detto che della pace si ragiona e fannosi provedimenti per la guerra; e quanto alla pace, io ho scritto quello concludessi qua el signore Paulo. [14] Dipoi con le mie de’ dieci mandai e’ capituli e significai le dificultà vi erano per non volere messer Giovanni ratificare e quello che ’l Papa scriveva a Trocces; in modo che, pendendo la ratificazione di messer Giovanni e del Papa, quelli capituli vengono a restare sospesi. [15] Scrissi prima per la mia de’ 30 del passato el discorso che si faceva qua, in che modo si potessi fare questa pace fra costoro e le dificultà ci erano considerate, conoscendo le qualità del Duca e le qualità degli altri; né si posseva credere potere nascere fra loro alcuno accordo, ma si credeva bene che ’l Duca potessi sbrancare qualcuno di loro. [16] E ora si veggono andare le cose a questo cammino: perché il Protonotario Bentivogli si truova qui, come per altra scrissi, e tratta accordo in particulare con questo Duca e è quasi per concluso; e li Bentivogli se ne possono scusare co’ collegati, avendogli loro lasciati in compromesso; e saracci la sicurtà loro, promettendo el Re di Francia per la osservanzia di tale accordo. [17] E questa sera parlandone con el Protonotario, mi disse se vostre Signorie soderebbono questo accordo per l’uno e per l’altro, sodandolo el Re di Francia; risposi che con el Re di Francia vostre Signorie erano per entrare in ogni luogo.

[18] Le condizioni di tale accordo non le dico per non le avere intese in modo che io me ne satisfacci; e chi replicassi a questo che al Duca parrà grave non si cavare la voglia di Bologna, si risponde quello che altre volte ho scritto: che a lui è stato monstro essere meglio fare una amicizia che abbi a durare che pigliare una terra che non si possa tenere. [19] Dipoi li Orsini e Vitegli li hanno fatto un cenno da farlo savio quando e’ non fussi: e li hanno mostro che li bisogna piú pensare a mantenere lo acquistato che ad acquistare piú. [20] E el modo del mantenere è stare armato d’arme sue, vezzeggiare e’ sudditi e farsi amici e’ vicini: il che è il disegno suo come mi referí quello amico, secondo che per la mia delli 8 scrissi.

[21] Quanto a’ capituli de’ collegati de’ quali venne la ratificazione come io scrissi, questo Signore ha mandato verso quelli Orsini un suo uomo per vedere d’accordare la parte di messer Giovanni, e cosí li temporeggia; e loro sono nel contado di Fano né vengono innanzi né tornono indreto: e cosí va ambigua questa parte della pace universale; *e resterà superiore chi saprà meglio ingannare l’altro, e quello ingannerà che si troverà* piú forte di gente e di amici: e questo basti quanto alla pace e alla guerra.

[22] Le preparazioni che si fanno qua, io lo ho detto altre volte alle Signorie vostre; le quali si continuano sempre e sollecitono, ancora che le sieno piú tardi non si pensassi che le fussino per dovere essere. [23] E perché vostre Signorie abbino piú notizia delle genti a piè e a cavallo si truova e di quelle aspetta, ve ne mando inclusa una lista e ve la mando secondo ch’io ho raccolto da piú persone; né possendo dire di veduta, mi bisogna rapportarmi ad altri. [24] Trovasi qui el Duca, né è per partire se e’ Svizzeri non vengono, e’ quali si aspettavano di questa settimana insieme con altre lance franzese: e si aspettono di dí in dí. [25] Dà questo Signore ricapito come si è detto piú volte a tutti ’ nimici di Pandolfo, Giampaulo, Vitellozzo e Orsini; né so che scrivermi altro delle cose di qua. [26] Prego le Signorie vostre mi scusino quando non satisfacci o ci remedino; e a quelle mi raccomando umilemente.

[27] Die xiii novembris mdii. [28] Imolae.

[29] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus.

288

[1] Fanterie

[2] Don Michele fanti 600

[3] Dionigi di Naldo 500

[4] Comandatore 500

[5] Maestro di Sala 500

[6] Romolino 400

[7] Lo Sgalla da Siena 300

[8] Grechetto 200

[9] Salzeto spagnolo 300

[10] L’Imola 200

[11] Giambattista Mancino 400

[12] Marcantonio da Fano 500

[13] Giannetto di Siviglia 150

[14] Mangiares 200

[15] Fra Guasconi e Todeschi 600

[16] Questi Guasconi e questi Tedeschi sono qui; li altri tutti sono distesi per questi luoghi insino a Fano; e della maggior parte è consumata la paga di 4 o 6 giorni. [17] Debbono venire e’ Svizzeri che si aspettano, che dicono sono bene 3000.

[18] Uomini d’arme

[19] Don Ugo spagnolo 50

[20] Monsignore d’Allegri spagnolo 50

[21] Don Giovanni di Cardona 50

[22] Queste tre compagnie avanti la rotta di Fossombrone erano di­m<i>nute, e avendo dipoi aúto stropiccio deb<bo>no stare peggio.

[23] Raccolti de’ paesi suoi 50

[24] Conte Lodovico Mirandola, dicevono 60, ho inteso poi 40

[25] Costui con la compagnia si truova oggi discosto qui a 6 miglia.

[26] Figliolo del Generale di Milano dicono avere ordine di fare 100 uomini d’arme. [27] Trovasi ancora in Lombardia e io so certo che dodici dí sono se li mandò quantità di danari.

[28] Messer Galeazzo Palavisini si dice ha ordine di fare 50 uomini d’arme: è costui ancora in Lombardia.

[29] Gentili uomini di casa, cento uomini d’arme, sono qui.

[30] Cinque compagnie di lance franzese sono nel contado di Faenza. [31] Dicono che ne viene dell’altre e aspettonsi di dí in dí.

[32] Cavalli leggeri

[33] Don Michele 100

[34] Maestro Francesco da Luna: 50 scoppiettieri

a ca<vallo>

[35] Messer Rinieri della Sassetta e Giampaulo da

Toppa cento balestrieri

[36] El Conte Lodovico della Mirandola 40

[37] Sono oltre alli uomini d’arme

[38] Guido Guaini 40

[39] Giovan da Sassatello 40

[40] Lance spezzate 40

[41] E ha mandato costí messer Baldassarre da Siena a farne dell’altre.

[42] Fuggiti da’ Bentivogli balestrieri 40

[43] Trovasi qui el Fracassa condotto a provisione e rifiutò li uomini d’arme.

289

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] A dí 13 per Carlo cavallaro scrissi quello mi occorreva in risposta della vostra delli undici. [4] Entrò dipoi in questa terra el dí medesimo el Conte Lodovico della Mirandula con le sua genti, delle quali al presente posso scrivere el vero: perché annoverai 34 uomini d’arme e 70 cavalli leggieri; ha aúte le stanze a Doccia, lontano di qui 3 miglia da la parte di verso Bologna.

[5] Scrissi etiam a vostre Signorie per l’ultima e per altre mia come si stringeva forte lo accordo co’ Bentivogli e come el loro Protonotario ci era, el quale è suto mirabilmente carezzato da questo Signore. [6] Stetti iermattina un pezzo con sua Signoria Reverendissima; parlom-mi assai di queste cose, discorrendomi in effetto la amicizia del Duca quanto la tornava loro bene, possendosene fidare, e quanto el Duca, se fia bene consigliato, debbe desiderare la benivolenzia loro. [7] E da detto Protonotario ritrassi in summa come la cosa saria già conclusa, ma el Duca vuole che ’l Papa sia el principale in tale accordo, avendo el Papa sempre desiderato che questa impresa di Bologna si faccia per sua boria, acciò si dicessi sua Santità avere redutta ad obbedienzia della Chiesa una città che altro Papa mai avea possuta redurre; e per questo el Duca vuole che ’l Papa fermi tale accordo, e che a questo effetto cavalcherebbe messer Romulino a Roma, secretario di questo Signore.

[8] Ritraggo la convenzione fra costoro avere dua capi principali: prima, un parentado fra el Vescovo d’Euna, o vero el Cardinale Borgia, e questi Bentivogli, el quale debbe essere in dua modi: o che ’l Protonotario si spreti o che messer Ermes rifiuti quella che li ha giurata delli Orsini e prenda questa; l’altro capo è che e’ Bentivogli sieno tenuti con uno numero di gente d’arme favorire el Duca contro a qualunque; e qui dicono essere qualche differenzia: perché ’l Duca ne voleva essere servito gratis e li Bentivogli volevono essere pagati, o di tutti o di parte. [9] Hannosi ancora in questo accordo a terminare e’ conti vecchi; e ragionasi qualche cosa d’un cappello per il Protonotario, quando e’ non lasciassi el prete; di che io non ho alcuno particulare né etiam affermo quanto ne scrivo di sopra.

[10] Questa mattina è partito messer Romolino e ito insieme con el Protonotario alla volta di Bologna per ragionare insieme con messer Giovanni di questo loro accordo; e di quivi se ne andrà verso Roma. [11] E per questa cagione scrivo la presente, acciò, non andando lui in poste, vostre Signorie li possino fare qualche onore e trarre da lui qualche cosa di questa materia.

[12] Ragionasi in Corte che questo Signore si partirà per di qui a giovedí e ne andrà a Cesena dove farà alto con le sue genti.

[13] Di verso Fano non s’intende altro per non essere tornato quello che pochi dí sono fu mandato da questo Signore a li Orsini; e mi è oggi suto detto che fra li Orsini da una parte, e Vitellozzo e Giampaulo dall’altra è nata qualche differenzia in su questi capituli, per esserne suto Vitellozzo malissimo contento.

[14] De’ Svizzeri e delle genti d’arme che debbono ancora venire qui, io non ne so altro che quello scrissi per l’ultima mia. [15] Aspettasi di costí danari per levare questo campo; e 8 dí sono mandorno costí quello Gulielmo di Bonaccorso, del quale ho scritto altre volte a vostre Signorie. [16] E per tornare alli accordi di costoro, si giudica qua non possere seguire a nessuno modo cosa che sia generale e prenda ciascuno, se già e’ non si accordassino a fare male ad uno terzo; e però pensono che chi ha da dubitare debbe, mentre che li è tempo, operare che tale accordo non segua. [17] Raccomandomi a vostre Signorie.

[18] xiiii novembris 1502.

[19] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius. [20] Imolae.

[21] Parte questo fante a dí 15 a 12 ore, che per non avere altro remedio mando un mio garzone. [22] Debbe essere costí mercoledí; le Signorie vostre li faranno pagare lire sei, etc.

290

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Cito, cito.

[3] Spectabilis Vir etc. [4] Nicolò, per queste ultime tue delli viii, x e xiii si è inteso piú a punto dove sia con lo animo cotesto Signore e qual sieno e’ disegni suoi con questa città e come sia suto interpretato costí il processo nostro fino ad ora nelle cose sua con poca mem<o>ria del passato e manco respetto a quello che possa sequire e insomma tutto fondato in sulla speranza presente con che pare che gli speri potere anche regolare e ordinare in futuro le cose sue e dare loro quel nome che vuole, considerato che da un canto disegna una amicizia e restringimento di lega, e delle condizioni particulari fa menzione solo di quelle che tornano bene a lui. [5] E pure pareva conveniente che sua Eccellenzia dovessi aver grato e ricordarsi delle demonstrazioni fatte da principio in suo benefizio con mandare ser Alessandro a Roma e te costà con comissione di accertare e il Papa e lui di non temere di noi, anzi valersene in tutto quello che si potessi e fussi con securtà nostra, a tempo che sua Eccellenzia non era ancora armata né s’intendeva che favori li facessi la Maestà del Re, e in mezzo il corso e augmento della vittoria delli inimici suoi, da’ quali anche eravamo ricerchi e con condizioni onorevoli e utili; e nondimeno, sanza alcuna securtà nostra o speranza di alcun bene, anzi con pericolo di tirarci addosso tutta questa guerra, ci obligamo seco e ci sottomettemo a quella fortuna che avessino le cose sue; e similmente dovea sperare in futuro da questo principio simili e maggiori effetti. [6] E nondimeno da sua Eccellenzia lo animo nostro è interpretato sinistramente e confirmato questa sua opinione con esempli poco a proposito e in materia dissimile, e nella quale per necessità di molte cose non era possibile a quel tempo procedere altrimenti; di che non accade parlare ora: perché, se mai si procedette con veruno sinceramente e bona fide, noi possiamo dire averlo fatto di presente e nelle cose sue; perché noi non ci abbiamo fatto reservo di nulla e siamo traboccati con le demonstrazioni, e tanto manifeste ad ognuno, in quella parte donde forse le cose passate e la poca speranza che si aveva per lo avvenire arebbe ritratto ogn’altro.

[7] E si vede sua Eccellenzia pensa non poter mai nascer piú caso in nel quale la vicinità, le forze e molti altri interessi nostri li abbino a bisognare, ancora che la esperienzia delle cose presenti li dovessi dettare in contrario, cum sit che disegna di noi una amicizia tutta per sé e nella quale non sia condizione se non a suo proposito e per la inequalità sua poco stabile, mancandoli quel primo fondamento che è necessario nelli stati, della sicurtà, conmodo, utile e onor di ciascuno; perché noi consideriamo tutto il desiderio suo essere nella condotta, la quale a noi non è tolerabile per la spesa, né anche sarebbe reputata a proposito della città per non convenirsi credere a uno tutto lo stato suo, come saviamente tu rispondesti a quello amico; e a l’incontro, per benefizio nostro, non ci troviamo altro che la concessione di qualche decima, di che noi non teniamo molto conto: prima, perché reputiamo non ci esser dato se non il nostro e anche per volere ad ogni modo riscuoterle e esser uno donarci quello che non ci può esser venduto; e la ruina di Vitellozzo non esser piú interesse nostro che suo e la recuperazione di Pisa non conoscere come o quando lui ce la possa promettere osservare.

[8] E però, raccolto tutto insieme, ci pare conoscere la sua Eccellenzia sanza respetto alcuno del passato o del futuro, stringere solamente il caso suo e voler da noi cose solide, vere e in fatto, e rimetter noi a cose incerte, di spesa e pericolose; e cosí monstrandocene duri, ci imputa che non ci lasciamo intendere e non voliamo venire a’ particulari, negandoli quello che assolutamente non fa per noi: il che sarà sempre quando si abbi per la prima cosa a ragionare della condotta sua, della quale non bisogna parlare avendosi a fare amicizia, per reputarla impossibile e piú a proposito della città.

[9] E benché per tutto il di sopra, che è quasi uno specchio delle ragioni e animo nostro, tu possa conoscere come abbi a procedere e che abbi a rispondere al Duca e a quello amico, noi ti voliamo brevemente e quasi per via di summario fare due conclusioni. [10] L’una è desiderare la amicizia di cotesto Signore, esser di presente in volontà e animo di concluderla, ma con quelle condizioni che sieno tolerabili e che abbi tutti li respetti e circunstanzie necessarie, cosí di Francia come d’altro. [11] L’altra è che a questa condotta non si pensi, né con vantaggio di decime o d’altro, perché noi non reputiamo alcuna condizione appostavi sufficiente a contrapesare al respetto che noi vi abbiamo dentro per la sicurtà nostra.

[12] E voliamo che da ora si proceda piú avanti; e nel maneggiare questa cosa, tu facci come da te ogni demonstrazione di desiderare d’intendere piú oltre in questa cosa e che si venga a’ particulari, escludendoli secondo l’ordine di sopra tutto quello di che non si abbi a ragionare, e nelle altre cose stringnerlo a’ particulari: come è quel che disegna fare di Vitellozzo, che modo egli abbi alla recuperazione di Pisa, e cosí in ciascun’altra cosa qualche circunstanzia piú di quello che tu ci hai scritto fino ad ora; e tutto maneggiare destramente e con quella gravità che tu se’ consueto; e in modo che il denegarli le cose ragionevolmente li dia fede nelle altre, pensando che di qua si consultano e deliberano maturamente e si fermono le cose per piú tempo che per una state o una vernata solamente; e che a volere che le sieno tali, bisogna che le sieno con satisfazione d’ognuno. [13] Noi lasciamo volentieri indrieto, per confidare assai in te, darti ordine o di parole o di termini che abbino a satisfar piú a cotesto Illustrissimo Signore, stimando che per te medesimo lo abbi a fare e parlarli in nome nostro come a Signor grande, amico della città, desideroso di beneficarla e di chi si conosca la potestà e volontà di farlo, e per chi questa città abbi a far sempre, respetto alla fortuna e virtú sua, tutto il possibile; e tutto esporgerli con quella modestia che si conviene, e a parole, sanza communicarli altrimenti questa lettera.

[14] Questa mattina ci sono lettere da Roma per le quali ser Alessandro ci scrive il Potestà nostro di Firenze, uomo perugino, avere scritto là ad uomo perugino suo amico che noi aderiremo alla lega delli inimici suoi e che a questo effetto si tenevono continue pratiche; e che l’andata di ser Alessandro là non era per fare alcuna conclusione; e che questa città desiderava assai la vittoria delli suoi inimici per diminuire la grandezza di cotesto Signore: cosa aliena dallo animo e instituto nostro e in tutto falsa, di che si può far coniettura delle opere e motivi nostri. [15] Potrà essere che la Santità di Nostro Signore ne abbi dato notizia a cotesta Illustrissima Signoria. [16] Se te ne verrà alcuna cosa a notizia escuserai, come si è fatto là, ancor costí la cosa con la passione dell’uomo o qualche malignità d’altri, il quale abbi voluto con questi avvisi metterci in sospetto con la Santità del Papa e con la Eccellenzia sua.

[17] Desiderremo assai che tu ci facessi espedire quelle lettere in favore de’ Gaddi; e loro ci dicono se si sarà fatto alcuna spesa, te ne rimborseranno súbito allo avviso tuo.

[18] Eraci scordato dirti come ier mattina, ricerchi dal signor Paulo Orsino, il quale diceva venir costà alla Eccellenzia di cotesto Signore, li demo salvocondotto per traversare per il dominio nostro; e tutto si fece, avendolo visto autore di questi accordi, per piacerne al Duca e non retardare alcuno de’ disegni suoi. [19] Di tutto li darai notizia, faccendocene seco piú grado potrai. [20] Bene vale.

[21] Ex Palatio Florentino, die xv novembris mdiio.

[22] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[23] Marcellus.

291

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir. [3] Il Marchese dal Monte mi fa intendere come il Conte Giovanni di Carpigna, suo genero, teme assai del Duca Valentino che no li lievi stato suo che è in Carpigna; e però, trovandovi voi costí in fatto, favorirete le cose del predetto Conte Giovanni colla Eccellenzia del Duca in quel modo iudicherete sia al proposito; e quando vedessi che la cosa non fussi per riuscire e che ci metessimo di capitale, non ne parlate. [4] E tutto farete colla vostra solita prudenzia, come siete usato di fare.

[5] Florentiae, die 15 novembris 1502.

[6] Petrus de Soderinis.

292

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Iermattina mandai a vostre Signorie per Antonio, mio garzone, l’ultima mia de’ 14, la quale credo sia a questa ora arrivata. [4] Occorremi per la presente scrivervi quello ho ritratto dipoi circa e’ capituli che si sono tanto tempo trattati fra li collegati e questo Signore; che è in effetto: che ’l signore Paulo partí di qui con una bozza di capituli, la quale dipoi fu ritocca da li altri in qualche parte e redutta in quello modo che io ne mandai copia a vostre Signorie. [5] E la mandorno a questo Signore soscritta e ratificata da loro; e essendo, come io ho detto, suta ritocca, non parve a questo Signore di confermarla, ma vi aggiunse e levò qualche cosa a suo proposito; e poi mandò con essa un proprio a fare loro intendere che se la volessino cosí, la prendessino, ché non era per fare altro.

[6] Partí questo suo uomo alli 8 o 9 dí di questo e iarsera mi mostrò un di questi secretari una lettera che detto mandato scriveva a questo Signore, data a dí 13 in quel di Siena. [7] Le parole sue erono queste: «Io ho trovato qui el signor Paulo Orsino, el quale si maravigliava non avere aúto né risposta né mandato da vostra Signoria sopra a quello che vi avea fatto intendere in nome delli altri collegati; e in effetto, esposto che io ebbi a lui e a Pandolfo Petrucci la commissione di vostra Illustrissima Signoria, dopo qualche disputa, si è concluso ogni cosa in buona forma e appunto secondo el desiderio e ordine della Signoria vostra. [8] E ha ratificato detto signore Paulo e Pandolfo in buona forma; e messer Antonio da Venafro ha ratificato per il Cardinale Orsino, che ne aveva pieno mandato; e non ci essendo chi avessi el mandato di Vitellozzo, né di Giampaulo, né di messer Liverotto, Pandolfo e il signore Paulo hanno promesso per loro che ratificheranno, come piú a pieno potrete intendere da detto signore Paulo, el quale viene a trovare la vostra Illustrissima Signoria». [9] Queste sono in sustanzia le parole che erano scritte in su la lettera predetta. [10] Attendesi qui stasera detto signore Paulo e ritraendo altri particulari, vostre Signorie ne saranno avvisate.

[11] El Duca Guido d’Urbino mandò qui dua dí sono a dire che, se questo Duca mandava un salvocondotto ad un cittadino d’Urbino, che li sarebbe grato per farli intendere alcune cose. [12] El salvocondotto si espedí sanza il nome di chi particularmente avessi a venire; venendo, m’ingegnerò intendere quello tratti e ne avviserò vostre Signorie.

[13] Ieri si ordinorno stanze per 150 lance franzese, secondo che dicono; le quali vengono nuovamente a Tosignano, Fontana e Codironco, che sono luoghi a piè di queste montagne in su ’ confini del bolognese. [14] De’ Svizzeri non ho poi inteso altro. [15] Di verso Fano non si è inteso alcuna cosa, salvo che un Giovambatista Mancino, capo di 400 fanti, che era alloggiato verso Montefeltro e sopra Rimini qualche 8 miglia, è suto svaligiato da quelli contadini di Montefeltro e ieri tornò qui in giubbone. [16] Delle cose di Bologna, si attende quello che farà messer Romolino a Roma, che partí ieri mattina da Bologna. [17] El Duca non si ragiona che parta domani di qui, come era l’ordine, ma differirà forse a domenica. [18] Tutte l’altre cose sono ne’ termini ho scritto per altre.

[19] El grano vale qui a ragione di 40 soldi lo staio a modo nostro, e uno messer Iacopo dal Borgo, luogotenente in questa terra, mi dice che si è fatto conto de’ grani che sono nello stato di questo Signore: e trovasi che a tutte queste città ne manca, a chi per uno e a chi per dua mesi; che aggiunta questa gente forestiera, doverrà essere in questo paese non troppa buona stanza, nonostante che questo Signore ne facci provisione d’altronde. [20] Di che do notizia a vostre Signorie acciò veghino che di qua non ne passi del loro.

[21] E’ si trova qui un messer Gabriello da Bergamo, el quale portò danari da Vinegia e fa le faccende assai. [22] Mostrommi iarsera una lettera che veniva da Vinegia che diceva come quivi era nuove che in Portogallo erano tornate di Galigutte 4 carovelle cariche di spezierie; la quale nuova aveva fatto calare assai di pregio le spezierie loro: il che era danno gravissimo a quella città. [23] Raccomandomi alle Signorie vostre. [24] Quae bene valeant.

[25] Die xvi novembris 1502. [26] Imolae.

[27] E. D. V. servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.

[28] Parte questo apportatore ad ore 22; ha promesso d’essere costí domandassera; holi promesso fiorini uno d’oro: vostre Signorie saranno contente farliene pagare.

293

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imole. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] A dí xv per Carlo, cavallaro nostro, ti si scrisse lungamente in risposta di alcune tue, ricevute fino a quel dí; e in conformità di esse si scrisse ancora il medesimo dí a Roma, a fine che e quivi e costí s’intendessi di noi una medesima disposizione e conclusione; nella quale ci conformiàno ogni dí piú, massime circa la condotta. [6] A che si è aggiunto che, rimanendo sospesa la condotta di Mantova, per non ci poter servire questo anno, stando la persona sua in Francia e non li concedendo il Re le 100 sue lance delle quali era obligato servirci, per non voler levarle del Reame, la Maestà sua ci ha richiesto di qualche suo interesse, che fa, proponendo meritamente le cose sue a tutte le altre, non esser possibile non aver respetto a’ desiderii suoi; e faccendolo, non escludere qualcun altro per la tanta spesa di che noi ci aggraverremo. [7] Però tanto piú bisogna in ogni parlare che si facessi seco, e per le ragioni dette e per la preallegata nostra e per questo, tôrli ogni opinione che sua Eccellenzia avessi, e escludernela al tutto.

[8] Abbiamo ricevuto dapoi due tue de’ 14 e 16, alle quali non accade risposta per contenere solamente avvisi: di che ci basta la notizia sola. [9] Abbiamo di nuovo a significarti essere stato qui tre dí fa messer Carlo delli Ingrati, oratore bolognese al Papa, dove cavalcava in poste e in compagnia di messer Romolino, secretario di cotesto Signore. [10] Ha visitato li nostri Eccelsi Signori; e dopo il primo congresso di parole cerimoniose, ci ha fatto intendere essersi piú dí trattato tra la Eccellenzia di cotesto Signore e il loro Magnifico Reggimento e il signor messer Giovanni certo accordo da parte e digià esser con la pratica in luogo da sperarne ad ogni modo la conclusione. [11] E ci ha ricerco dapoi, promettendo la osservanzia di tale accordo per la parte di cotesto Signore lo Illustrissimo Duca di Ferrara, noi voliamo promettere per quella comunità e per il signor messer Giovanni, sanza venire ad altri particulari di de<tto> accordo, per non essere ancora fatto, e reservarsi l’ultima conclusione alla Santità di Nostro Signore. [12] Rispondemoli per allora, secondo il costume della città, di consultare etc.; e benché si sia potuto mal fare per non intendere a che e come ci avessimo ad obligare, ci siamo nondimeno resoluti in generale di fare, come desiderosi di pace e fautori d’ogni quiete di tutti loro, quanto si possa sanza nostro danno.

[13] E cosí desideriamo che tu facci intendere alla Eccellenzia di cotesto Signore; e oltre alla notizia della richiesta fattaci, li monstri quanto volentieri noi faremo sempre cosa che li sia grata e che in tal cosa questo ci è principal respetto; aggiunto che tutto si facci con buona grazia della Maestà del Re e lo obligo sia di natura e di cose che non se ne abbi a ricever danno; e questa eccezione voliamo che ci sia bene chiara e specificata, dubitando che lo obligo nostro non abbia ad essere se non per la osservanzia di gente d’arme o per li loro pagamenti; in che potendo accadere facilmente che messer Giovanni ne mancassi, noi non vorremo averne oltre al danno se ne portassi, la Santità del Papa e la Eccellenzia sua si tenessi malcontenta di noi – rimettendoti a parlarne altra volta piú particularmente, quando si sarà avuto notizia de’ particulari dello accordo.

[14] Né di Francia, né di Lombardia ci è innovato cosa di conto: perché, dopo la partita della Corte da Lione per a Loces a’ 3 del presente e la partita di Monsignor di Volterra, non si è ricevute lettere di là. [15] E benché di Lombardia ti si potessi scrivere qualcosa, tamen per stimare esser costí benissimo noto tutte quelle provisioni di gente a piè e a cavallo venute costà, non ti enterremo in altro particulare. [16] Bene vale.

[17] Ex Palatio Florentino, die xix novembris mdiio.

[18] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[19] Marcellus.

294

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Le Signorie vostre hanno visto per le mia delli otto, dieci e 13, come da diverse persone io ritrassi lo animo di questo Signore; e benché tutti battessino in uno medesimo segno, tamen la Eccellenzia del Duca non si allargò né entrò in molte cose che entrò quello amico; né etiam quello amico né el Duca mi punsono con esempli poco convenienti, come qualcuno altro che mi ebbe a parlare di questa materia. [4] Per la quale cosa, nonostante che le Signorie vostre mi rispondino generalmente a tutto per questa loro de’ xv, conosco tamen essere suto lo ufizio mio rispondere a ciascuno secondo le proposte sue; il che ho fatto tanto piú volentieri, dicendomi le Signorie vostre che io governi questa cosa con quella modestia che mi parrà che si convenghi etc.

[5] Fui dunque iarsera a lungo ragionamento con la Eccellenzia di questo Signore e cominciai el parlare mio da la diffidenzia che sua Signoria avea mostro di voi, quando, l’ultima volta che io li parlai, e’ mi aveva dimandato se io credevo in vero che le Signorie vostre avessino in animo di stringere la amicizia seco o no; il che avendo io scritto a vostre Signorie, dissi come voi ne avevi preso alterazione e dispiacere; e nello allegarne le cagioni, li dissi assai di quelle cose che vostre Signorie nel principio della loro lettera mi scrivono circa le demostrazioni fatte da quelle, sanza riservo o rispetti etc. [6] E essendomi qui allargato assai, scesi alla parte della condotta, mostrandoli etiam questa cosa avervi dato molestia grande, sí per essere impossibile, sí etiam per parervi che nel primo ragionamento e’ si avessi respetto piú al particulare suo che allo interesse comune, e che in questa parte vostre Signorie non vedevono in alcuno modo come ci potere o dovere entrare, perché condotta grossa non possevono dare, piccola non erano per proferire. [7] E demum li feci intendere che, levato via questa parte e sua Signoria voglia volgersi a partiti possibili e securi a vostre Signorie, aúto sempre rispetto al Re di Francia, che vostre Signorie erano per fare di presente ogni restringimento, distendendomi dopo questo con molti termini e parole a proposito, avendo in tutto el mio parlare dua respetti: l’uno, di non mi deviare punto da le commissioni vostre; l’altro, di usare parole che non lo alterassino, attenendomi nondimeno alla lettera di vostre Signorie piú che io possevo.

[8] Sua Signoria mi stette ad ascoltare volentieri, né fece segno di alterazione alcuna; e parlato che io ebbi, lui mi disse: «Ecco che qui non si stringe nulla; e, come io ti dissi l’ultima volta, e’ si ha a fare fra noi una amicizia o generale o particulare: quando abbi ad essere generale, non bisogna parlarne piú, perché io ti ho sempre mai detto, e cosí sono per fare, di non essere per torcere un pelo a quella Signoria, anzi per farle ogni piacere, potendo, e che li suoi cittadini prendino ogni commodità del paese mio; ma avendo ad essere particulare, remota la condotta, io non ho che farci, perché e’ si nega e’ primi principii».

[9] Io non mancai di replicarli a tutto, dicendoli che le amicizie generali non obbligano e che ’ tempi si variano e che la cattiva e la buona fortuna non albergano sempre in uno medesimo lato; e che si fa ogni dí amicizie, dove non si ragiona di condotta, e che le amicizie durabili sono quelle che fanno per ciascuno; aggiugnendo a questo molte altre cose che mi parsono a proposito dirle allora e ora poco necessario el repricarle. [10] Basti, ad intelligenzia di vostre Signorie, sapere che lui concluse questo: che se vostre Signorie erano contente di questa amicizia generale e lui <era> contento, dicendo qui molte parole amorevoli etc.; quando elle si vogliono ristringere, che le avevono inteso lo animo suo. [11] Né, per parole che io usassi, ne pote’ trarre altro.

[12] Entrossi dopo questo parlare in varii ragionamenti di questi sua casi qua, e che aveva per fermi e’ casi di Bologna. [13] E ragionando delli Orsini e Vitelli, disse che aspettava el signore Paulo; e io li dissi del salvocondotto aúto e per che cagione. [14] Di Vitellozzo e Giampaulo parlò molto sinistramente; e dicendoli io che sempre io lo avevo fatto vincitore e che, se ’l primo dí io avessi scritto come la ’ntendevo e ora e’ la leggessi, la li parrebbe una profezia; e allegandoli, tra le altre ragioni che mi movevano che li era solo e aveva a fare con piú, e che li era facile rompere simili catene, rispose che l’aveva rotta da dovero e avevane già sbaragliati piú di 4.

[15] E ragionando di Giampaulo, mi disse come e’ si vantava essere molto vostra cosa. [16] Risposi che li era già amico per essere stato nostro soldato e essere valente uomo, ma che ci aveva in quest’ultimo fatto un cattivo servigio. [17] E’ disse allora: «Io ti voglio dire quel che quelli tuoi Signori non sanno: avanti che si partissi di Perugia e andassi a trovare Vitellozzo in Arezzo, e’ mi scrisse una lettera che diceva: “Tu sai che io voglio male a Vitellozzo e pure vorrei essere seco a rimettere questi Medici in Firenze, ma non vorrei mostrare di farlo per amore di Vitellozzo; però ti prego mi scriva una lettera che mi comandi che io vadia a questa impresa”; io la scrissi; ora non so se se ne sarà fatto bello per darmi carico». [18] Risposi non ne avere mai inteso nulla.

[19] Ragionando poi de’ casi di Vitellozzo, mi disse tra le altre cose: «Io ti voglio dire un altro tradimento, che io ho inteso dua dí sono, che mi volse già fare. [20] Tu sai, quando noi venimo con lo esercito in quello di Firenze, veggendo che non li riusciva quello che desiderava e che io non vi avevo el capo, pensò, sanza mia saputa, d’accordarsi con li Orsini e scalare Prato una notte e lasciarmi in preda nel mezzo del contado vostro; e comunicò questo suo disegno con uno che me lo ha detto dua dí sono. [21] El quale dicendoli con che fondamento e’ facessi questa cosa e come vi si potessi mantenere, rispose che si voleva dare principio alle cose e che ’l mezzo e il fine seguiva poi per necessità; la quale cosa lui non fece poi perché, andando a vedere Prato, lo trovò meglio guardato e le mura piú alte che non credeva». [22] E soggiunse a questo che oggimai egli era sua arte el fare tradimenti e che ogni dí si verificava e’ Fiorentini avere iustamente proceduto contro al fratello. [23] Io risposi secondo che richiedeva la materia; e, di tutto el suo parlare, ritrassi avere malo animo addosso a detto Vitellozzo, ma particularmente come e’ si ha a procedere, non ritrassi.

[24] Fui dipoi con quello amico e, circa la condotta, la esclusi secondo le commissioni di vostre Signorie. [25] E delle cose di Vitellozzo e di Pisa, li usai quasi le parole proprie che le Signorie vostre scrivono, aggiugnendovi tutte quelle altre cose che fanno a proposito parlare sopra a questa amicizia. [26] Né posse’ circa Vitellozzo ritrarre altro che un malo animo del Duca verso di lui. [27] Di Pisa disse: «Una volta questo esercito si ha a ridurre verso Urbino, dipoi andrà forse piú là, accennando verso Perugia, Castello e Siena; e quando e’ si trovassi in quelle parti, li sarebbe facile girare in un tratto a Pisa e, trovandola sprovista, li sarebbe facilissimo l’occuparla; ma bisognerebbe governare la cosa secretamente. [28] Non so se, per la creazione di questo Gonfaloniere, questo si può al presente fare e se quelli Signori potessino ordinare un 25 o 30 mila ducati che bisognassino, sanza avere a renderne ragione prima ad ogni uomo». [29] Quello che io respondessi non replicherò, per non infastidire lo animo di vostre Signorie: ingegna’mi satisfare allo ofizio mio.

[30] Circa alla condotta, disse questo amico come e’ non ci era lo onore del Duca a non ne ragionare; e, stando un poco sopr’a sé, disse che si poteva mutarla di condotta in provisione che le Signorie vostre li dessino. [31] Risposi che la muterebbe nome, ma la non muterebbe viso; e che, a volere che io entrassi a ragionare con vostre Signorie di questa provisione, bisognerebbe che io potessi dire loro quello che fussi el riscontro in loro profitto; e bisognerebbe che fussi chiaro e di presente, e che si annoverassi come farebbe quella, parlando sempre come da me; rispose detto amico che ci penserebbe un poco: e cosí finimo el ragionamento. [32] Né ho, in risposta della vostra de’ xv, che scrivere altro alle Signorie vostre, perché a li altri che giornalmente parlono meco di queste cose, io ho risposto e risponderò loro sempre quello creda mi si convenga.

[33] E’ son venuti questo resto de’ Franzesi che ci si aspettavano e sono alloggiati dove altra volta scrissi a vostre Signorie essersi ordinato; e, secondo che mi dice un messer Federico, uomo del Cardinale di San Giorgio, che dua dí fa venne qui, tutti e’ Franzesi che sono partiti da Parma per il soccorso di questo Signore, computando e’ primi e li ultimi, aggiungono alla somma di 450 lance. [34] Io non so se dice el vero, ma si riscontra con quello che dicono costoro; e lui viene da Parma dove è stato molti giorni.

[35] E’ Svizzeri non sono ancora venuti, né ho inteso dove si sieno; ma si dice non possono differire a giugnere.

[36] L’accordo, da la parte delli Orsini pende in su la venuta del signore Paulo che non è ancora comparso; e da la parte de’ Bentivogli pende in su messer Romolino che è ito ad Roma, come già vi scrissi; e nessuno movimento s’intende.

[37] Questo Signore si truova ancora qui; e domandando io ieri messer Alessandro tesoriere quando e’ partiva, rispose aspettarsi una risposta da un ser Arcolano che piú dí sono mandorno a Milano.

[38] Delli apparati di questo Signore alla guerra in queste conclusioni di paci ne sta sospeso ogni uomo, considerato massime di che fede si può oggi fare capitale. [39] E, prima, messer Giovanni teme assai, nonostante li onori fatti al Protonotario suo e el sollecitare di tirare innanzi li accordi, perché e’ vede questo Duca tuttavia ingrossare, non si partire di qui e starci con disagio delli uomini della terra e suo. [40] Appresso, vede venire el Conte Lodovico della Mirandola e questi Franzesi venuti ultimamente per la via di Ferrara; e dove, volendo andare verso Rimini, la via loro era farli passare Faenza, e lui li ha fatti girare di qua e poi tornare ad alloggiare, el Conte a Doccia e li Franzesi in tre castelluccia, che io vi ho scritto altra volta, che sono tutte a’ confini de’ Bolognesi, verso Piancaldoli, dove stanno con disagio e son fuora della via. [41] Torna ancora in qua qualche compagnia di fanti, di quelle che erano sute ne’ dí passati mandate per queste città, le quali cose fanno parlare variamente. [42] Tamen, non si crede che si abbi a mancare di fede quando la fussi promessa. [43] E’ Viniziani veggendo rannugolare qua, per non essere giunti allo scoperto, hanno mandato el Conte di Pitigliano a Ravenna con 1000 cavagli.

[44] Delle Signorie vostre se ne sta securo, per essere costui armato di Franzesi, né si credere che loro vi nocessino; che già altrimenti nessuno vi securerebbe. [45] Quello che abbino da temere o Vitegli o Orsini, vostre Signorie lo possono discorrere meglio che non si fa qui; né ci è in effetto sí securo cervello che in queste cose ardisca fermare el punto.

[46] Qui sono venuti circa 20 cavagli pisani che cercono soldo; non so se si appicheranno. [47] Io non ho fatto impresa né di favorirli, né di disfavorirli, per non sapere quale si sia meglio.

[48] Èssi detto questa mattina per la terra che ’l populo di Bologna è levato per sospetto che li è venuto che messer Giovanni non venda Bologna al Duca. [49] Credesi sieno bugie populari, non ci essendo riscontro vero. [50] Raccomandomi alle Signorie vostre.

[51] Die 20 novembris, ora 20 diei, mdii.

[52] Servitor Niccolò Machiavelli. [53] In Imola.

[54] <Po>scripto. [55] Ho tratto el salvocondotto conforme a quello di vostre Signorie <quale> vi mando allegato; e mi è suto fatica trarlo sanza paga <...> di questa Cancelleria, che tutte non sono fatte come quella di vostre Signorie. [56] Allegassi essere tratto el vostro gratis, tamen mi è convenuto <...> in messer Alessandro Spannocchi: el quale, se giudicherà si abbi a paga<re qualche> cosa, bisognerà che cotesti mercanti provveghino. [57] Iterum valete.

[58] Idem Nicolaus.

295

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] <Imo>lae. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Due dí fa ti scrivemo per Nicolò Francioso e reputandola salva, non ne diremo altro, massime non avendo ancora risposta da te a una nostra de’ xv, la quale ti si mandò per Carlo, cavallaro nostro, contenente circa le cose di cotesto Illustrissimo Signore tutta la disposizione e conclusione nostra. [6] Dopo che, non è suto qui alcuno avviso d’importanza, salvo riscontrare per via di Roma le medesime cose dello accordo che ci hai scritto tu: e come quivi era arrivato uno Cipriano, secretario di cotesto Illustrissimo Signore con li capituli soscritti; e che il Cardinale Orsino faceva intendere al Papa venirsene alla Badia sua di Farfaro, lontano da Roma xx miglia; e che il signor Paulo li scriveva essere ad ordine di cavalcare e ad Urbino e dove voleva la Santità sua; e che sua Santità disegnava mandarli xii mila ducati, e nondimeno non si poteva monstrare peggio contenta di questo accordo che si facessi, e strigneva molto piú che prima la conclusione della amicizia nostra. [7] A che si era risposto a dí xv in conformità di quello si scrisse a te; ma non potevano a quel dí essere là tali lettere. [8] Attenderemone risposta e si procederà dapoi secondo che ricercherà la cosa.

[9] Qui è suto avviso da diverse bande Giovampaulo esser tornato a Perugia con pochi cavalli e aver fatto certe diete con cittadini di quella città; e dapoi, come se gli aspettassi nuove genti, ordinato buon numero di alloggiamenti; e similmente Vitellozzo aver mosso la artiglieria sua da Fossombrone per ridurla verso Castello.

[10] Significhiamoti ancora come fra iii dí o 4 partirà di qui messer Giovanni Soderini oratore nostro a Roma e andrà con commissione certa di tirare innanzi la pratica di questa amicizia: a che noi non potremo esser meglio disposti né desiderarla piú. [11] Èssi sopratenuto qui Antonio di Sanzi, tuo garzone, ii dí, credendo ogni ora poterlo rimandare indrietto con qualche cosa di piú importanza: il che non potendo ancor fare, si rimanda con tutto quello che ci è. [12] Ricordiamoti, se tu potrai, dare espedizione a quelle lettere de’ Gaddi. [13] Bene vale.

[14] Ex Palatio Florentino, die xxi novembris mdiio.

[15] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[16] Marcellus.

296

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] In Firenze.

[3] Magnifici Domini etc. [4] A dí xx per Carlo cavallaro scrissi a lungo a le Signorie vostre in risposta della loro de’ xv; e perché le cose si truovono qui in quello medesimo termine erano quando altra volta vi ho scritto, sarò per questa brevissimo. [5] E a dire tutto summariamente, el Duca si truova ancora qui e non si sa bene la partita sua. [6] Le genti non vanno altrimenti innanzi verso Faenza, né si manca delli ordini consueti per la guerra. [7] E’ Svizzeri non sono ancora venuti. [8] El signore Paulo Orsino non è ancora comparso, e si dice non verrà di costí per non avere aúto salvocondotto per 25 balestrieri come chiedeva. [9] Lo accordo di Bologna non è ancora fermo bene, perché, quando messer Giovanni si credette avere fermo tutto, e’ ci restò la differenzia dello accordo vecchio, per il quale detto messer Giovanni è obbligato pagare omni anno a questo Duca 9 mila ducati; e credendo messer Giovanni detto obbligo essere cancellato, questo Signore disse che s’intendeva che quello medesimamente veghiassi; e per questo la cosa è restata cosí sospesa tre dí; e questa sera è venuto messer Mino de’ Rossi per concluderlo a modo d’altri, se non potrà a suo; non so quello seguirà.

[10] Ho ricevuto questo dí la vostra de’ 19, responsiva alle mia de’ 14 e 16, e intendo quanto mi dite dello obbligarsi, etc. [11] Aspetterò che me ne sia parlato, e di tutto vostre Signorie saranno avvisate. [12] Né ho cerco avere audienzia altrimenti dal Signore per parlarli di nuovo delle ragioni muovono vostre Signorie a non potere ragionare della condotta sua, perché, parendomi conoscere a dipresso la natura sua, non lo voglio infastidire di quello che li pare intendere; il che sarebbe piú tosto per farlo alienare piú, che per addolcirlo. [13] E però aspetterò che di simil cosa mi sia ragionato; il che sarà secondo che ’l tempo governerà le cose, le quali sono piú stimate qui dí per dí che altrimenti. [14] Né ancora so come le audienzie sieno per essermi facili, perché qui non si vive se non ad utilità propria e a quella che pare loro intendere, sanza prestarne fede ad altri. [15] Onde io non tenterò la catena, se non forzato, e una o dua che me ne sia fatta, non la tenterò piú, nonostante che per ancora non mi possa dolere; pure non lo vorrei avere a fare. [16] Tale che, computato ogni cosa, desidero assai avere licenzia da le vostre Signorie, perché, oltre al vedere di non potere fare cosa utile a cotesta città, vengo in mala disposizione di corpo; e dua dí fa ebbi una gran febbre e tuttavolta mi sento chiocciccio. [17] Dipoi le cose mia non hanno costí chi le rivegga e perdo in piú modi: sí che, computatis omnibus, non credo che vostre Signorie me ne abbino a scontentare.

[18] Qui è venuto un uomo del Duca d’Urbino, dicesi a chiedere patti, né si sa alcuna cosa particulare.

[19] Bene valete. [20] 22 novembris 1502. [21] Imolae.

[22] E. V. D. servitor Nicholò Machiavegli Secretario.

297

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] L’ultima mia fu a dí 22, la quale mandai per Ugolino Mannelli, e prima avevo scritto a dí 20 in risposta alla vostra de’ xv. [4] Né dipoi ho che scrivere a vostre Signorie, trovandosi le cose ne’ medesimi termini che quando vi scrissi, perché el Duca è ancora qui, el signore Paulo non è ancora venuto e della sua venuta se ne parla variamente. [5] Lo accordo di messer Giovanni Bentivogli non è ancora fermo, perché sono in differenzia di quello conto vecchio de’ 9 mila ducati che messer Giovanni debbe dare fra certo tempo a questo Signore: perché questo Duca vorrebbe o fare tale obbligo perpetuo o vero che li dessi 40 mila ducati in pochi mesi; e messer Giovanni a questo ultimo non porge orecchi, e quello altro vorrebbe terminare in 6 o 8 anni. [6] E in su questa disputa sono stati 4 giorni; e per la parte di messer Giovanni ci si truova messer Mino de’ Rossi. [7] E questa sera mi pare avere inteso che domani ci si aspetta el Protonotario Bentivogli. [8] E chi va interpetrando questa dilazione, dice che la è tenuta dal Duca per aspettare risposta da messer Romolino andato a Roma e che costui, in questo caso, non è per governarsi se non come vorrà el Papa. [9] Alcuno altro la interpetra molto piú sinistramente, no­no­stan­te che fra e’ Bolognesi e questo stato si tenga e servi ogni termine di buona amicizia e che molti presenti si sieno fatti da ogni parte l’uno a l’altro.

[10] Le cagioni perché non parte questo Signore di qui si dicono molte: prima, per volere avanti sua partita fermare in tutto questo accordo co’ Bentivogli; l’altra, che non ci è un soldo e si aspetta danari da Roma; l’altra, che e’ Svizzeri non sono ancora venuti e già 3 dí si diceva che li avevano passato Ferrara, né se ne sa pubblice nulla certo; l’altra ancora, che vorrebbono essere ben chiari se, andando avanti, egli hanno ad ire come amici delli Orsini o come nimici: il che si saprà venuto el signore Paulo. [11] Né manca etiam chi dica che non parte per quelle cagioni che io vi ho già accennate per altre mia.

[12] Io scrissi alle Signorie vostre come egli era suto chiesto a questo Signore un salvocondotto per uno uomo del Duca d’Urbino, che potessi venire qui. [13] El quale uomo venne 4 dí sono e partissi subito; pubblicossi la cagione della sua venuta essere per scambiare certi prigioni, né altro ne ho inteso.

[14] Dua dí fa tornò uno da Urbino, suto detenuto preso nella rebellione, e partissi di là a’ 19 di questo. [15] Referisce essere pure assai sbigottimento in quelli populi, nonostante che sia in loro grande ostinazione, e che questo accordo delli Orsini e del Duca li ha sturbati assai. [16] E narra come, dua giorni avanti che partissi, el Duca ragunò prima e’ cittadini e dipoi e’ soldati; né dice esservi di soldati se non Giovanni di Rossetto con dua altri conestaboli e hanno qualche 400 fanti. [17] E parlò, ancora che di per sé l’uno dall’altro, tamen in conformità a ciascuno, narrando l’accordo fatto fra li Orsini e il Duca Valentino essere certo; e che fra detto Duca e Vitellozzo si stringeva forte e che dubitava non si concludessi; e in su questo domandò consiglio. [18] E’ cittadini risposono che volevano morire seco. [19] E’ soldati, esaminato prima che forze el Duca d’Urbino potessi fare, dissono che erano per salvarli tutta questa vernata Urbino e San Leo, quando tutto el mondo fusse loro contro. [20] E cosí si bandí che tutti e’ castegli e terre dello stato sgombrassino in questi dua luoghi. [21] E Giovanni di Rossetto mandò in San Leo un suo fratello con la moglie e figlioli.

[22] Referisce costui quanto in quello principio quelli Vitelleschi venivono volentieri a’ danni di questo Signore e quanto male e’ gli arebbono fatto se el signore Paulo Orsino non li avessi tenuti indreto; e come 600 fanti di Vitellozzo soli ruppono tutto el campo del Duca a Fossombrone, che vi era 100 uomini d’arme e 200 cavalli leggieri, e’ quali si fuggirno tutti sanza arrestare una lancia; e che in tanti dí quanti e’ sono stati in campo non vi è corso mai un quattrino; e questo Signore da calen’ di ottobre in qua ha speso meglio che 60 mila ducati; il che mi ha, manco di dua dí fa, testificato e affermato messer Alessandro, tesaurieri. [23] Il che io ho scritto volentieri alle Signorie vostre, acciò che elle veghino che, quando un altro è messo in disordine, elli non spende manco di quelle, né è anche meglio servito da e’ soldati che si sieno loro: e per avverso, chi è armato bene e di arme sue fa e’ medesimi effetti dovunque e’ si volta.

[24] Quello amico non mi ha mai poi parlato di alcuna cosa pertinente allo accordo che si avessi a stringere fra vostre Signorie e questo Duca. [25] Credo che li attendino con che commissione vadia messer Giovanvettorio ad Roma o veramente aspettino tempo che voi aviate piú bisogno di loro che al presente; da che io son certo che le Signorie vostre faranno ogni forza per guardarsene. [26] E io fo ancora le viste di non vedere, sí per avere esequita la commissione, avendogli una volta tagliata la via per la quale voleva camminare, sí etiam per non avere ordine da vostre Signorie di nuovi partiti da proporre loro innanzi: sanza la quale cosa si appicherà difficilmente ferro, o a Roma o qui, perché, avendo loro una volta detto l’animo loro e vostre Signorie non acconsentitovi, non ci è altra via a farli ridire, se non col proporre loro innanzi nuove cose, perché el negare e poi tacere non è a proposito con questi cervelli. [27] E io prosuntuosamente ne ho scritto la opinione mia alle Signorie vostre, veggendo che quelle per la loro de’ xv mi scrivono essere deliberate fare amicizia con questo Signore e concluderla ora. [28] Perché se io non avessi detto come io la ’ntendevo, rispetto allo avere pratico la natura di questo Signore, mi parrebbe non avere fatto lo ofizio mio. [29] Bene valete.

[30] Die 26 novembris 1502. [31] Imolae.

[32] E. V. D. servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.

298

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imola.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Scrivemoti a dí xxi per Antonio di Sanzi, tuo garzone, che se ne tornava in costà, in conformità di quello che ti si era scritto fino a quel dí, e di piú che fra 3 o 4 dí partirebbe lo oratore nostro per Roma e con comissione certa di tirare innanzi la pratica della nuova amicizia e lega con la Santità di Nostro Signore e cotesto Illustrissimo Duca. [5] Abbiamo dipoi una tua de’ xx per la quale, bene che s’intenda una fermezza grande di cotesto Signore nella richiesta fattaci e non ne volere allentare uno punto solo, tuttavolta non siamo fuora di speranza che, considerate bene tutte le circustanzie di questa cosa e avuto respetto alla possibilità nostra, non si abbia a resolvere bene in tal cosa; massime che da Roma si ritrae una ottima disposizione del Pontefice e desiderio grande di concluderla: e per tal cagione si espedisce lo oratore nuovo, il quale partirà postdomani o l’altro. [6] Costí è necessario stare in sul medesimo che ti scrivemo a dí xv e monstrare da un canto disposizione e voglia grande di conchiudere questa amicizia, dall’altro uno fermo proposito di non la fare, se non per quanto sono le forze nostre e securamente.

[7] Di nuovo abbiamo solo da dirti ritrarre da Roma e per doppi avvisi, le genti regie che sono costí avere a passare nel Regno, e prima fare una passata con cotesto Principe alla recuperazione di Urbino e di Camerino, la quale stimono facil cosa; e dapoi secondo che ha obligo cotesto Duca con la Cristianissima Maestà, avere ancora lui a transferirsi con le sue genti là dove, contro alli Ispagniuoli, quella Maestà fa apparati grandi: donde, a nostro iudizio, sequirebbe che li inimici di cotesto Signore si potrebbono salvare ancora qualche tempo, non essendo atte coteste genti a transferirsi in tanti luoghi. [8] A Roma questa cosa è notoria e si sa li oratori e procuratori del Re che sono là aver fatto intendere al Papa certe cose circa questo; non sappiamo se costí ne è avviso; areno caro, sanza ricercarne il Duca, ce ne scriva quel che se ne intenda, che animo sia quello del Duca e come se ne contenti. [9] Intendesi di piú il Cardinale Orsino, ii dí fa, essere stato a Roma e parlato lungamente con la Santità di Nostro Signore; e dalla banda di Castello, iiii dí sono, esser partiti di quel luogo buoi e guastatori per condurre le artiglierie di Vitellozzo la quale si truova a Mercatello. [10] Bene vale.

[11] Ex Palatio Florentino, die xxvi novembris mdiio.

[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[13] Marcellus.

299

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] L’ultima mia fu a dí 26, la quale mandai per un garzone suto mandato qui da quelli da Gagliano per loro conto particulare. [4] E prima avevo scritto a dí 22 e mandato la lettera per Ugolino di Niccolò Mannegli che se ne tornava in costà; le quali esistimando salve non replicherò altrimenti.

[5] Per questa mi occorre fare intendere a vostre Signorie come ieri arrivò qui el signore Paulo Orsino; e secondo ho ritratto, egli ha portato e’ capituli ratificati e soscritti da Vitellozzo e da ogni altro de’ collegati; e s’ingegna pro viribus persuadere a questo Signore quanto loro gli debbono e gli fieno fedeli e che gli metta in ogni ’mpresa e al paragone di qualunque altro. [6] Questo Signore all’incontro se ne mostra contento. [7] Vitellozzo ancora in particulare gli scrive lettere molto summissive e molto grate, scusandosi e offerendosi, e dicendo che, se li parlerà mai a bocca, non dubita di non giustificare benissimo sé e farlo capace che le cose seguíte non sono mai sute fatte per offenderlo, etc.

[8] Sua Signoria si piglia ogni cosa, e a che cammino ella si vada, e’ non si sa, perché gli è dificile intenderla e conoscerla. [9] E avendo a giudicare questa cosa da el fatto in sé, da le parole sua e da quelle di questi sua primi ministri, non se ne può se non credere male per altri, perché la ingiuria è suta grande, le parole sua e quelle d’altri sono sempre sute piene di sdegno verso di detto Vitellozzo. [10] E chi mi parlava ieri di questa cosa, che è el primo uomo che questo Signore abbia presso di sé, disse: «Questo traditore ci ha dato una coltellata, e ora crede guarirla con le parole». [11] E andando io investigando come questo Signore abbi a procedere in questo caso, e entrando sotto a questo tale, che io dico essere de’ primi, mi disse: «Una volta noi ce n’andreno con questo esercito verso Urbino, dove non si dimorerà molto perché noi siamo di ferma opinione che ci si darà nelle mani, che noi non sareno a Rimini; e tirereno in su, o verso Perugia, o verso Castello, dove ci parrà. [12] Chiedereno gli allogiamenti drento nelle città come Gonfaloniere di Santa Chiesa e come a terre di Chiesa; e li capituli non dicono che noi non dobbiamo alloggiare con lo esercito del Papa dove lui vuole; vedrassi che risposta ne fia fatta e secondo quella ci governereno», accennando che in su questo non ha a mancare loro occasione per giudicare Vitellozzo e Giampaulo non essere per fidarsi, contro li quali costoro hanno piú animo tristo che contro alli altri.

[13] Dua dí sono, venne qui el Presidente della Ruota, che questo Signore ha ordinata in questo stato: che si chiama messer Antonio dal Monte a San Sovino, uomo dottissimo e di ottima vita, e tiene la residenzia sua a Cesena. [14] E si disse, alla giunta sua, come sua Signoria lo aveva fatto venire per mandarlo in Urbino come uomo del Pontefice ad offerire venia a quello populo e a quelli di tutte le altre terre. [15] Il che si riscontra: perché oggi la Eccellenzia del Duca, el signore Paulo, detto messere Antonio e messer Agabito sono stati ristretti la maggiore parte del giorno insieme; e si dice ad ordinare le patenti e l’ordine come detto messer Antonio debbe procedere, e che insieme con lui andrà el signore Paulo per fare diloggiare le genti d’arme che sono in quello di Fano e ritirarle verso Urbino; e tiensi per fermo che in questa recuperazione non ci si abbi ad adoperare spada. [16] E inoltre si crede che Iacopo di Rossetto, el quale si truova in San Leo, come scrissi per altra mia alle Signorie vostre, per essere uomo di Vitellozzo come ogni uomo sa, non sia stato messo in San Leo da Vitellozzo ad altra fine se non per possere con questo presente riconciliarsi piú el Duca. [17] Dicesi, oltr’a di questo, tenersi da parte una pratica con el Duca Guido, che e’ rinunzii el titulo di questo suo ducato e darli un cappello o una simile ricompensa. [18] Chiede el signore Paulo danari per lui e per li altri in su questo diloggiare da Fano; ègli suto promesso per di qui ad 8 giorni dare cinquemila ducati. [19] La recuperazione di Camerino durante la vernata è giudicata, non che difficile, impossibile. [20] Né si crede che vi si perda tempo quando per accordo la non venissi. [21] E perché, con tutti questi accordi e speranze, anzi certezze, di recuperare questi stati sanza arme, e’ non si vede tornare indreto nessuna di queste compagnie franzese, anzi si disegna di andare avanti con tutta questa banda, e dicesi che gli andranno col Duca in fino a Roma, si crede lo facci per assettare assai cose per la via, e io ne ho el riscontro che io scrivo di sopra alle Signorie vostre; o vero perché questi Franzesi debbono passare nel Reame in soccorso di quelli loro. [22] E benché questa opinione ci sia suta poi che questi Franzesi vennono, tamen si crede piú al presente per intendersi essere passati nel Reame assai Spagnoli di nuovo per la via di Sicilia: il che da Roma vostre Signorie ne possono avere piú certo avviso.

[23] Le cose di Bologna con questo Signore si fermorno ieri e èssi redutto questo pagamento de’ 9 mila ducati, in che era la differenzia, a cinque anni; e sarebbesene fatto el contratto, ma questi Bolognesi non avieno el mandato a farlo. [24] Venne el mandato questa mattina, e oggi non si è fatto nulla per essere stato questo Signore occupato con el signore Paulo e con messer Antonio dal Monte nelle cose dette di sopra. [25] E mi è suto detto el Papa, dopo la giunta di messer Romolino a Roma, avere scritto a questo Duca e confortatolo assai a questo accordo di Bologna, mostrandosene contento e satisfatto. [26] Ingegnerommi, aúta che li arà la perfezione sua, trarne una copia e la manderò a vostre Signorie.

[27] Questi benedetti Svizzeri, che dovevono venire, non sono ancora comparsi, né io ne posso dire altro a vostre Signorie.

[28] Io non voglio mancare di scrivere alle Signorie vostre come qui si ritrae che questo Signore, nel passare verso Roma con questo esercito, quando e’ pigli quella volta, che si crede di sí, seguirà e’ modi suoi vecchi di fare pagare le male spese a tutte le terre della Chiesa che li capiteranno alle mani; e fra le altre Ancona è in sul disegno. [29] E perché si dice essere in quella città assai robe de’ mercatanti vostri, e perché io non so quanto questo esercito sia per appressarvisi, e appressandovisi, è da dubitare di sacco e d’ogni male, considerato la buona sorte sua, ne pago mio debito di avvertirne vostre Signorie. [30] E parlandone l’altra mattina dalla lunga con messer Alessandro, dimandandolo, se noi avessino robe in Ancona, come le potessino venire secure, rispose che ’l modo sarebbe imbarcarle e condurle a Cesena o a Rimini, e che, condotte quivi, le s<e>curerebbe egli. [31] Altro non mi occorre per questa, se non raccomandarmi infinite volte alle Signorie vostre. [32] Quae bene valeant.

[33] Ex Imola, die 28 novembris 1502.

[34] E. V. D. servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.

[35] Siamo a dí xxviiii da mattina, e è arrivato un garzone di Carlo cavallaro con la di vostre Signorie de’ 26; e intendo quanto vostre Signorie dicono dello oratore che debbe partire per a Roma e come io ho ad intrattenermi qua, e la speranza che vostre Signorie hanno che questo Signore scenda da questa sua ferma opinione della condotta; di che io mi rapporto alle Signorie vostre. [36] Parmi bene, non avendo da dire altro a questo Signore, di non cercare di parlarli altrimenti, ma da attendere con questi sua a maturare la cosa e persuaderla e farla capace acciò che l’intendino che possono fare sopra le Signorie vostre ogni fondamento, quando e’ non si partino da el possibile e da el ragionevole. [37] E cosí aspetterò che mi sia da loro fatto intendere altro, né sono per governarmene altrimenti, se le Signorie vostre non me ne danno ordine espresso.

[38] Intendo oltre a di questo, quello che le Signorie vostre mi dicono ritrarre da Roma circa la passata di questo Signore nel Reame. [39] Rispondo non avere inteso mai alcuna cosa che questo Signore passi in persona, ma sí bene si ragiona de’ Franzesi nel modo che di sopra scrivo; ingegnerommi di osservarne meglio el vero e di tutto fieno raggualiate vostre Signorie. [40] Né sopratterrò piú questo mandato per non tenere sospese vostre Signorie delli avvisi di qua e per altra mia sopperirò a tutto; e scriverrei ogni giorno se non fussi la difficultà del passare queste alpe, rispetto a’ tristi tempi che corrono; e dipoi, non variando le cose, mi pare superfluo con spese scrivere una medesima cosa alle Signorie vostre.

[41] Siamo nel medesimo dí ad ore xviii, e è partito el signore Paulo Orsino insieme con messer Antonio dal Monte allo effetto di che io scrivo di sopra; e ha aúto detto signore Paulo 3600 ducati. [42] Valete iterum, etc.

[43] Circa la partita del Duca di qui, si ragiona che partirà per tutta questa settimana, come per altra scrissi, e ne andrà a Furlí.

300

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi a le vostre Signorie per un garzone di Carlo, vostro cavallaro; e benché per questa non mi occorra molto, tamen avendo occasione di mandarla per un garzone di messer Alessandro tesaurieri, non voglio mancare di dare notizia di quanto segue. [4] Come le Signorie vostre intesono per la mia di ieri, el signore Paulo Orsino insieme con messer Antonio dal Monte sono iti alla volta di Urbino, né da quelle bande si è inteso dipoi altro; e in tutto si aspetta quello che partorirà l’opera loro. [5] E questi primi del Duca dicono che questo Signore non è per muoversi di qui, se non intende come si abbi a governare con Urbino: cioè se lui ha ad usare la forza o non. [6] Né circa a questa parte mi occorre altro, se non che el Vescovo di Cagli, avendo chiesto piú dí sono salvocondotto per venire qui e non li essendo volsuto concedere, li è stato dipoi concesso dua dí sono e ci si aspetta di corto.

[7] Dissi alle Signorie vostre per l’ultima mia come lo accordo fra e’ Bolognesi e questo Signore era fermo, e che cinque anni durassi la provisione de’ 9 mila ducati da darsi a questo Duca; e che non mancava se non el mandato a questi Bolognesi. [8] Ma, sendo venuto el mandato, vennono lettere da Roma con uno uomo a posta de’ Bentivogli, che significorno a questo principe essere rimasi d’accordo el Papa e quelli che sono là per messer Giovanni che questa provisione avessi a durare 8 anni e che fussino ogni anno x mila ducati: tale che, vedendo questo Duca el Papa avere guadagnato in questo appuntamento tempo e danari, dice non essere per volersi partire da quello ha fatto detto Papa, e dall’altra parte messer Giovanni se ne discosta e richiedelo della osservanzia di quello erano rimasi insieme; e cosí la cosa si va ingarbugliando e procrastinando, né si sa interpetrare se la è arte o caso. [9] Doverrallo giudicare presto lo effetto: nonostante che a questi de’ Bentivogli paia che le cose procedino naturalmente e ne stieno di buona voglia.

[10] Io ho, per diverse vie, ricerco d’intendere se questo Signore è per trasferirsi in persona con le sue genti nel Reame, o vero se e’ Fran­zesi sono per andarvi loro; né ho possuto dell’una cosa e dell’altra ritrarre alcuna cosa di certo, ma solo opinione; la quale è suta in questa Corte, poi che e’ Franzesi vennono, che, fatto queste faccende, ne andrebbono nel Reame; non mancherò di farne ogni prova per intenderne el vero e avviserò. [11] Né ho che scrivere altro per questa, perché tutte le altre cose sono ne’ medesimi termini che per altre ho scritto alle Signorie vostre, alle quali mi raccomando umilmente. [12] Quae bene valeant.

[13] Ex Imola, die 30 novembris 1502.

[14] E. V. D. servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.

301

[1] Die ii decembris 1502. [2] Niccolao Malchiavello.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Poi che ti <si> scrisse a dí 26, si sono ricevute le tue de’ xxii, xxvi e xxix e ultimamente questa mattina de’ xxx del passato; alle quali, non si essendo variato le cose di qua né avendo noi mutato ordine o respetto nel procedere nostro, non accade altra risposta; e basta rimetterci alle altre nostre scritteti fin qui e confermarti, nel proceder tuo con cotesto Illustrissimo Signore, il medesimo che per il passato. [5] Partí di qui a 28 del passato messer Giovanni Vettorio Soderini e andò con quella commissione che ti si scrisse altra volta.

[6] Delle cose di costà ti ricordiamo tenerci diligentemente avvisati, massime variando ogni dí quanto elle fanno, e, se tu potrai, fare opera che quelle robe che si truo­vono ad Ancona o a Camerino si conduchino salve. [7] Dicono questi mercanti credere che a quest’ora sieno tutte levate da Ancona per condurle alla volta di qua, e sperono in spazio di 8 o x dí averle tutte al sicuro. [8] Accadendo, fara’ne, come è detto, quello che ti fia possibile. [9] Né ci occorre per questo apportatore scriverti altro.

302

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Io scrissi l’ultima mia a dí 30, e prima avevo scritto a dí 28 e 29 del passato. [4] E per la presente mi occorre significare a vostre Signorie come questa sera col nome di Dio si sono fermi e conclusi e’ capituli fra la Eccellenzia di questo Principe e messer Giovanni Bentivogli. [5] La quale nuova, perché mi pare da essere desiderata da vostre Signorie, la significo a quelle per uomo espresso, perché oltre alli altri beni che ne può sperare cotesta città, ci conosco questo e da non stimarlo poco: el quale è che questo Duca si cominci avvezzare a tenersi delle voglie e che conosca come la fortuna non liene dà tutte vinte; il che lo farà piú facile ad ogni proposito che lo volessino tirare vostre Signorie. [6] E benché l’ofizio mio fussi mandarvi la copia di detti capituli, tamen non li avendo possuti ave-re questa sera, ho voluto piú tosto darvi questo avviso sanza essi che, aspettandoli, differirlo.

[7] Ora, Magnifici Signori miei, come questo Duca abbi al presente a procedere nelle sue cose, ci è varie opinioni; perché essendo ferme le cose di Bologna e quelle delli Orsini, e sperandosi buono fine delle cose d’Urbino, – che per tutto dí domane ci doverrebbe essere nuove di quello che ha fatto el signore Paulo in questa sua andata là – non ci resta alcuna cosa in dubbio, se non el pensare quello che questo Signore abbia a fare di queste gente che li ha ragunate insieme; e se di questi Franzesi ne ha a tornare o tutti o parte in Lombardia; e se li hanno a passare nel Reame, o vero se con essi el Duca, nonostante ogni accordo, si ha ad assicurare, e massime di Vitegli e Balioni. [8] E quanto a questa ultima parte non ne ho ritratto mai altro che quello ho scritto piú volte a vostre Signorie: l’una, di vedere un tristo animo nel Duca verso di loro; l’altra, avere inteso da quello amico che, andando verso Roma e alloggiando, si potrà scerre e’ giudei da’ sammaritani, come piú largamente per altra mia vi scrissi. [9] E quanto a quell’altra parte, se e’ Franzesi debbono passare nel Reame o col Duca o san<za>, io ne ho fatto ogni estrema prova per intenderlo, né mai ne ho possuto trarre alcuna cosa certa, e piú tosto mi è suto mostro di non che altrimenti. [10] E pure oggi, parlandone con quello amico che io ho piú volte allegato in su le mie lettere, mi disse: «Questi Franzesi ci hanno oggi mostro una lettera da Napoli, la quale mostra e’ Franzesi essere al di sopra, il che fa non essere necessario che questi vi si transferischino» — e trassesi la lettera di seno e dettemela; della quale vostre Signorie ne leggeranno la copia che io mando inclusa in questa.

[11] Né potrei intorno a questa cosa scrivere altro alle Signorie vostre. [12] Ma per tutto dí martedí prossimo si doverrà vedere che via piglia questa acqua, e da quello principio si doverrà conietturare piú là qualcosa: perché per molti segni io veggo resoluto questo Signore di partirsi fra 3 o 4 dí, e dicesi che ’l primo alloggiamento sarà a Furlí, per andare subito piú avanti e con tutta questa gente: di che ne sarà piú vero iudice el tempo che alcuna altra cosa che se ne dica al presente.

[13] E perché le vostre Signorie intendino meglio che animo abbi costui verso questi suoi nimici riconciliati, sappino che li è stato qui da 8 giorni uno uomo di Pandolfo Petrucci e uno di Giampaulo Balioni; e non ha né l’uno né l’altro possuto avere ancora audienza, né hanno speranza di averla. [14] E parlando uno amico mio con qualche uno di questi, mi è referito che loro giustificano el caso loro con questo Duca, allegando avere voluto farlo Re di Toscana e che a lui non bastò solo el non volere accettare questo benifizio, ma, andando a trovare el Re, li misse in disgrazia di sua Maestà, e che Vitellozzo non ha che replicare altro al Duca che questo.

[15] Di nuovo non ho altro che dire alle Signorie vostre per non ci essere di verso Urbino ancora avviso alcuno poi che partí el signore Paulo Orsino e messer Antonio dal Monte. [16] Aspettasi domane qualche avviso, come ho detto di sopra. [17] Èssi detto oggi in Corte come quelli di Camerino hanno saccheggiato un castello della Chiesa, loro vicino, chiamato Sansoverino. [18] Raccomandomi alle Signorie vostre. [19] Quae bene valeant.

[20] Die iia decembris mdiio.

[21] E. D. V. servitor Niccolaus Machiavellus. [22] In Imola.

[23] Pagate allo apportatore di questa lire sei, che vi debbe essere per tutto dí 4 del presente.

303

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Le Signorie vostre veggono quello che io scrivo per l’alligata; e perché, circa a’ capitoli fra i Bentivogli e questo Duca, mi è suto riferito alcuno particolare, mi è parso scrivervelo a parte, sendone cosí suto pregato. [4] E questo tale fu contento che io leggessi detti capitoli, ma non volse ne serbassi copia, onde io ne riferirò a vostre Signorie quanto se ne è riservato nella memoria.

[5] Le Signorie vostre sanno, come per altra scrissi, che qui si era fermo uno accordo e a Roma un altro, e che quello di Roma era a piú vantaggio del Duca che questo; ed in tale accordo di Roma si contengono gli infrascritti effetti, cioè:

[6] Che fra la Eccellenza del Duca di Romagna, Principe di Squillaci e Bisegli da una parte, e il Magnifico Reggimento e messer Giovanni Bentivogli co’ figliuoli da Bologna dall’altra, si faccia vera e perpetua pace duratura in eterno, avendo gli amici per amici, e i nemici per inimici, e che ciascuna delle parti sia obbligata favorire con l’arme e collo stato l’altra parte, contro a qualunque, eccetto Alessandro Papa sesto, e il Cristianissimo Re di Francia.

[7] Item, che messer Giovanni Bentivogli sia obbligato servire la Eccellenza del Duca di Romagna fra un anno, da cominciare il dí della finale conclusione dello accordo, ogni volta che al Duca parrà o piacerà, in una impresa o due, per spazio di sei mesi, di 100 uomini d’arme e 100 balestrieri a cavallo, a spese di detto messer Giovanni.

[8] Item, che il primogenito di messer Annibal Bentivogli debba tôrre per donna la sirocchia del Vescovo d’Euna.

[9] Item, che il Papa debba confermare alla comunità di Bologna e a messer Giovanni Bentivogli tutti i capitoli e privilegi suti loro concessi per lo addreto da qualunque Pontefice.

[10] Item, promette il Papa e il Duca che la Maestà del Re di Francia, gli Eccelsi Signori fiorentini, e la Eccellenza del Duca di Ferrara prometteranno la osservanza di detti capitoli per la parte del Duca di Romagna.

[11] Item, s’intenda condotto il prefato Duca di Romagna dalla prefata comunità di Bologna con 100 uomini d’arme per otto anni continui prossimi futuri, e con stipendio di fiorini dodicimila d’oro di Camera per ciascun anno.

[12] Questo è in effetto, Magnifici Signori, quanto io pote’ ritrarre per avere letto una volta tali capitoli; e quelli che questa sera si sono fermi sono conformi in tutto a questi, eccetto che, dove lo stipendio de’ 100 uomini d’arme debbe durare otto anni, e loro lo hanno ridutto a cinque, e delli altri 3 anni ne fanno la dota a quella sorella del vescovo d’Euna; e messer Giovanni obbliga suoi beni per conto di detta dota, fra li quali questo Signore ha voluto obbligati quelli che messer Giovanni ha nel dominio di Firenze. [13] È un capitolo in detti capitoli, che io aveva lasciato addreto, che tali capitoli si debbono tenere secretissimi tre mesi prossimi per cagione delle cose d’Urbino e di Camerino: il che ha fatto che io non ne ho possuto avere la copia, e che io vi ho scritto a parte per servare la fede a chi me ne ha pregato. [14] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant.

[15] Die 2 decembris, 1502.

[16] Ex Imola servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

304

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imole.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Andrea di Mariotto da San Casciano ci dice aver venduto lo anno passato a cotesto Illustrissimo Signore varie munizioni per valuta di 200 ducati e consegnatole a don Michele, suo luogotenente a Piombino, e fino ad oggi non essere ancora stato pagato, e per ciò patire assai. [5] Desiderremo che con cotesto Illustrissimo Signore tu facessi opera per lui vivamente e lo pregassi per amor nostro dare qualche ordine migliore che non si è fatto fin qui al pagamento suo. [6] Lui stessi sarà esibitore di questa, che viene costà per questa cagione sola; e di bocca ti dirà piú appunto il bisogno suo. [7] E tu farai con il Signore e con li altri suoi ministri quella opera ti sarà possibile per il pagamento suo. [8] Bene vale.

[9] Ex Palatio Florentino, die iiii decembris mdiio.

[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[11] Marcellus.

305

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Avanti ieri ricevve’ una di vostre Signorie responsiva a piú mie; e perché io scrissi l’ultima a dí dua di questo, dove significai a quelle a lungo delle cose di qua, né essendo dipoi innovato altro, ma trovandosi ogni cosa ne’ medesimi termini, non mi occorrerebbe scrivere altrimenti. [4] Tamen, perché le vostre Signorie non stieno con lo animo sospeso, differendo lo scrivere etc., mi è parso scrivere la presente.

[5] Sendo io stato da 10 giorni sanza entrare a parlare a questo Signore e essendo fatti questi capituli fra sua Eccellenzia e e’ Bentivogli, mi parse ieri non fuora di proposito pigliare occasione di parlarli; e la udienza mi fu concessa subito. [6] E avanti che io li dicessi alcuna cosa, sua Signoria mi disse: «Io sono stato in fantasia di parlarti 4 o 6 dí fa, perché el signore Paulo Orsino, ultimamente che li è stato qui, mi ha detto che li tuo Signori li hanno mandato ad Urbino dua uomini a farli intendere che se voleva condursi, o lui o suo figliolo, che li darebbono condizione, quando egli operassi qualche cosa a benifizio vostro circa le cose di Pisa; e che li era mancato da lui, perché da le Signorie vostre non era rimaso di aderirsi, per fare etiam contro a sua Eccellenzia».

[7] Io li dimandai se el signore Paulo li aveva detto el nome di questi dua, o se ne li aveva monstre lettere di credenza, o vero se detto signore Paulo per lo addreto li aveva mai detto bugia veruna. [8] Rispose che lettere non li aveva mostro e manco detto chi egli erano, ma che delle bugie gli aveva bene dette assai; e cosí si risolvé questa cosa ridendo, nonostante che nel principio lui me ne parlassi turbato, monstrando di crederla, e che la gli dolessi; né io giudico fuora di proposito che le Signorie vostre scrivino qualche cosa, intorno a questa parte, che io li possa mostrare.

[9] Entramo poi in lunghi e vari ragionamenti, per spazio di una grossa ora, e’ quali io non replicherò come superfluo e poco a proposito. [10] Trassine solo in sustanzia come sua Signoria dice essere in quello medesimo proposito di fare amicizia con le Signorie vostre e mantenerla, né mai farvi o consentire che vi si faccia contro, giudicando la debolezza e diminuzione vostra diminuzione sua, accennandomi quodammodo che era per fare a vostro modo, quando non volessi fare a suo. [11] Né questo me lo disse con parole sí chiare, tamen me lo parse raccorre nel suo parlare; e benché io m’ingegnassi scoprirlo, non posse’ farlo per non potere rispondere se non generalia.

[12] Entrommi ne’ casi de’ Viniziani, e come egli avevono tenuto un trattato in Rimini per mezzo d’un Viniziano che abitava quivi, e che lui per onore loro lo aveva fatto impiccare. [13] Dissemi de’ sospetti in che li stavono con questo suo esercito che li aveva ridutto qua, e come avevono onorato uno suo uomo che mandò là per scoppietti, oltre al modo conveniente e a loro e alla persona di colui.

[14] Parlossi delle cose di Pisa, e de’ galiardi assalti che vi avevono fatto vostre Signorie, e come la sarebbe la piú gloriosa espugnazione che potessi fare uno capitano. [15] Di quivi saltò a Lucca, dicendo che l’era ricca terra e che l’era un boccone da ghiotti.

[16] E in simili ragionamenti si consumò tempo assai. [17] Disse dipoi quanto volentieri egli aveva fatto questo accordo co’ Bentivogli, e che li voleva ricevere per frategli, e che Iddio ci aveva messo le mani: perché prima era entrato in questo ragionamento cianciando, tamen, che poi ad un tratto el Papa vi si dispose, e lui vi consentí con tanta satisfazione d’animo quanto fussi possibile, dicendo che se le Signorie vostre, lui, Ferrara e Bologna vanno ad un cammino, che non è per temere mai di nulla: prima, perché el Re di Francia è amico di tutti e, stando in Italia sua Maestà, è per salvarli e augumentarli; secondo, che, se pure sua Maestà avessi qualche noia, questa unione è per farsi tali favori in ogni evento, che nessuno presummerà mai manometterli. [18] Dissemi che ne’ capituli si conteneva che la Maestà del Re, vostre Signorie e el Duca di Ferrara promettessino la osservanzia per ciascuna delle parti e che credeva che le Signorie vostre non ci replicherebbono.

[19] Risposi non poter dirne altro, che dove si abbi ad essere cagione di quiete e pace vostre Signorie vi concorreranno sempre volentieri, sendo massime in compagnia del Re di Francia. [20] Domandai sua Eccellenzia se d’Urbino ci era cosa alcuna, e come e’ disegnava procedere con questo esercito, e se li era per licenziare di queste lance franzese. [21] Rispose avere ieri aúte lettere, come el signore Paulo e messer Antonio dal Monte si trovavono ad un castello presso ad Urbino a cinque miglia e avevano fatto intendere al Duca Guido che si transferissi là, il che lui non aveva ancora fatto per essere impedito da certa gotta; e che loro disegnavano andare a trovare lui, e che quelli delle Penne ad San Marino avéno mandati ambasciadori a detto signore Paulo per comporsi, e che faceva conto fra 3 dí tirarsi infino a Cesena con tutto questo esercito e dipoi fare secondo che vedessi el bisogno.

[22] Disse che per ora non licenzierebbe alcuno Franzese, ma che, aúto assetto queste sue cose, non se ne riserverebbe se non un 200 o 250 lance, per essere loro gente insopportabile e distruggitori di provincie; soggiugnendo che, dove lui disegnava avere un 450 lance franzese, ne ha aúte piú di 600, per essere venute alla spicciolata tutte quelle che Monsignore di Ciamonte aveva seco a Parma, intendendo che qua si vive per lo amore d’Iddio. [23] E stati in su questi ragionamenti alquanto, mi diparti’ da sua Signoria.

[24] Né io delle cose di qua ho che scrivere altro alle Signorie vostre, perché, come io dissi nel principio, le sono tutte nel medesimo essere che altre volte ho scritto. [25] Sonci quelle medesime genti; siamo per levarci di dí in dí, e vostre Signorie v<e>ggono quello mi ha detto il Duca circa el procedere suo; né io ne ’ntendo altro da parte, e lo apporsi è difficile.

[26] Non sappiendo io quando le robe partono da Ancona e che via fanno, non posso pensare di fare loro favore alcuno. [27] Raccomandomi alle Signorie vostre e le prego mi dieno licenzia per tôrre questa spesa al comune, e a me questo disagio, perché, da xii dí in qua, io mi sono sentito malissimo e se io vo faccendo cosí, dubito non avere a tornare in cesta. [28] Die 6 decembris 1502.

[29] Fate pagare allo apportatore di questa fiorini uno d’oro, ché mi ha promesso essere costí domani avanti le 3 ore.

[30] E. D. V. servitor Nicholò Machiavegli. [31] In Imola.

306

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Signori. [3] Avendovi scritto a lungo, è suto a me el maestro di stalla del Duca e si è doluto meco assai delle cavalle che sono sute rubate al Duca nella montagna di Sambenedetto. [4] Né potrei dire quanto lui dica che questa cosa è doluta al Duca, e che lo ha piú alterato che se li avessi perduta una terra, e che io scriva alle Signorie vostre faccino opera che quelle che sono sute loro tolte sieno restituite, e che le mandino uno loro uomo in quella montagna, e appresso faccino demostrazione contro a chi ha fatto tale errore.

[5] Io ho scusato assai questa cosa; tamen non si possono placare, come cosa che è assai stimata da questo Signore. [6] E però di nuovo io prego vostre Signorie piglino tale espediente che queste cavalle si restituischino e s’ingegnino iustificare tutto, acciò che li mercatanti vostri non abbino a patire, quando mai non ne resultassi altro danno. [7] Raccomandomi a vostre Signorie.

[8] Ex Imola, die vi decembris 1502.

[9] E. V. D. servitor Niccolò Machiavegli Secretario.

307

[1] Die vi decembris 1502. [2] Niccolao Malchiavello.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Avant’ieri per Antonio di Sanzi ricevemo una tua de’ dua del presente e con essa la copia d’una del Duca di Limors e del ritratto de’ capituli conclusi con messer Giovanni: di che abbiamo avuto piacere, e per la notizia avutane, e per la qualità della cosa. [5] E benché non accadessi resposta, per non ci essere di nuovo e per non avere che replicare etc., tuttavolta tornandosene in costà Antonio di Sanzi, garzone tuo, ti scriviamo brevemente; e principalmente per farti intendere da Roma non si essere ancora avuto avviso alcuno, e noi avere allargato la commissione allo oratore nostro che è quivi, e comissoli venire alli individui, e volere per questa cagione, potendo facilmente occorrere avere bisogno di te costí, che tu sequiti la Eccellenzia di cotesto Signore dovunche egli andrà e non parta prima che ne abbi espressa commissione da noi: il che è necessario facci per la cagione predetta e perché noi desideriamo essere avvisati de’ progressi di cotesto Principe. [6] Al prefato Antonio si pagò, secondo l’ordine tuo, le vi lire. [7] Eraci scordato dirti in quella parte de’ capituli, dove si dice il Re di Francia, noi e Ferrara avere a promettere la osservanzia per la parte del Duca, tu facci diligenzia di intenderla a punto, e circa a che ha ad essere tale obligo, e se tutti hanno a promettere per l’una parte e l’altra o altrimenti. [8] Diciamoti cosí per avere inteso da messer Carlo Ingrati, quando fu qui, altrimenti. [9] Nelle altre cose ti ricordiamo sequitare le commissioni avute da noi fino a questo dí e con la Eccellenzia di cotesto Principe usare li medesimi termini s’è fatto fino ad ora in ciascuna cosa. [10] Bene vale.

308

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imola.

[3] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae perpetuus Populi Florentini.

[4] Spectabilis mandatarie noster etc. [5] E’ sono circa 16 mesi che fu mossa una causa in Camera Appostolica tra Agostino Ghisi, cittadino sanese, e Pagolo di Nanni Rucellai, nostro cittadino, dependente dallo appalto degl’alumi, la quale per la parte di Pagolo si è sollicitata di espedizione con ogni diligenzia; e aveva, secondo ci referisce detto Paulo, promessa da’ signori Cherici di Camera di espedirla di prossimo. [6] E sarebbe per avventura questo effetto seguíto, se non fusse una che ne scrisse sua Eccellenzia al Reverendissimo Cardinale di Salerno, Presidente in detta Camera, per la quale gli persuade a sospendere detta causa per insino alla venuta d’Agostino a Roma; la quale mora non è sanza incommodo e danno grande di Pagolo predetto, perché gli hanno sequestrati in mano sua ottomila cinquecento cantari d’allumi che vagliono circa 9 mila ducati. [7] E per questa cagione, per satisfare al cittadino nostro, noi desiderremo che fussi con la Eccellenzia del Duca, e con tutte quelle efficaci ragione ti occorreranno, le persuadessi le piaccia scrivere una lettera al Reverendissimo Cardinale di Salerno che, estante quella ne scrisse altra volta, voglia procedere oltre alla espedizione della causa e fare ragione a chi l’ha; la quale lettera curerai sia sottoscritta di mano di sua Illustrissima Signoria, che altrimenti sarebbe per fare poco frutto. [8] Fa’ quanto ti commettiamo, adoperando in ciò ogni tua destrezza e diligenzia; e del seguíto per tue lettere ce ne darai particulare avviso. [9] Bene vale.

[10] Ex Palatio nostro, die septima decembris 1502.

309

[1] Die viii decembris 1502. [2] Niccolao Malchiavello.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Altra volta ti scrivemo in raccomandazione di Stefano de’ Buosi detenuto prigione a Furlí dalla Eccellenzia di cotesto Signore e ti commettemo facessi opera seco per la liberazione sua; e per la risposta fattaci non ci fia tolta in tutto la speranza di esserne compiaciuti; il che desideriamo oggi molto piú che allora per quelle medesime cagioni e respetti che ti si scrissono, massime che di nuovo questi suoi ne fanno instanzia, uno de’ quali sarà esibitore della presente. [5] Il quale viene per questa cagione sola, intendendo che il prefato Stefano patisce assai in quel luogo dove egli è, e per potere trarnelo e allargarlo in qualche modo, e disposto fare tutto il possibile, etiam di dare statichi e fare pace. [6] Lui stessi ti parlerà a lungo come voglia trattare questa cosa, e tu, perché cosí è la volontà nostra, parlerai al Signore e farai seco ogni opera in nome nostro, perché e’ sia liberato in tutto o alleggerito in qualche parte del disagio in che egli sta.

310

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] L’ultime mia furno a dí 2 e a dí 6 del presente e le mandai a posta con vantaggio d’un fiorino per ciascuna; e benché alcuno non sia ancora tornato, tamen credo sieno arrivate salve. [4] Per questa mi scade fare intendere a vostre Signorie come iarsera fu qui nuove, el signore Paulo avere accordato Urbino e che tutto quello stato si è rimesso liberamente nelle mani di questo Signore; e che ’l Duca Guido ne è ito a Città di Castello e cerca di avere da questo Duca qualche provisione; e per questa cagione dicono non si essere ancora accordato San Leo, ma starsi cosí a stanza di detto Duca Guido. [5] Intendo come costoro vorrebbono che rinunziassi la donna e darli un cappello e che lui non lo vuole fare, ma dice bastarli avere provisione da possere vivere. [6] È partito questa mattina assai gente verso Furlí e domattina si dice partirà el Duca per a quella volta con tutti questi Franzesi e ogni altra gente sua: vedremo quello seguirà.

[7] Quello amico, di chi io ho scritto per altre mia alle Signorie vostre, mi ha piú volte a questi dí detto che si maravigliava che vostre Signorie non vengono con questo Duca a qualche conclusione, sendo ora un tempo tanto accomodato a farlo, che per avventura non si potrebbe desiderare piú; e replicandogli io, fra le altre cose, che io ne stavo di migliore voglia che io non solevo, per parermi avere conosciuto, quando ultimamente avevo parlato al Duca, sua Eccellenzia non essere resoluta in sul volere ad ogni modo la condotta, il che quando sia con effetto e che voglia fare el conto di vostre Signorie come el suo, troverrà sempre costí riscontro, come io li avevo detto infinite volte, risposemi: «Io ti ho detto altra volta che in questa condotta è onore e utile: dello utile e’ non si cura, ma dello onore sí; e trovandosi modo dove si satisfaccia allo onore, e’ sarà subito d’accordo».

[8] Dissemi oltr’a di questo essere venuto un Pisano, mandato da quelli Anziani di Pisa, e avere ricerco parlare al Signore; e che sua Signoria prima aveva deliberato non lo udire, dipoi ha pensato che non possa nuocere lo ascoltarlo, ma che me lo farebbe intendere; e questo è tre dí che me lo disse. [9] Ho dipoi molte volte ricerco detto amico di tale cosa: hammi risposto sempre non ne avere parlato ancora al Duca e lui per le occupazioni non avere possuto ritrarre quello che si voleva; e questa sera, domandandoli di nuovo di questo caso, mi disse che non li aveva parlato e che li era suto licenziato. [10] E per altra via ho inteso come questo mandato è Lorenzo d’Acconcio e che li ha parlato al Duca dua volte; e la cagione della sua venuta essere a significare a sua Eccellenzia come a Pisa è venuto uno mandato del Re di Spagna ad offerire loro aiuto, e che loro sono per accettarlo, quando e’ non truovino defensore piú propinquo, perché non possono stare piú cosí; e ha offerto la città a detto Duca. [11] A che intendo questo Signore avere risposto generalmente e dettogli che li venga dreto a Cesena etc. [12] Ora io non so a chi mi credere di questi dua; lascerollo giudicare alle Signorie vostre. [13] Fo loro bene fede di questo, che l’uno e l’altro di costoro ne può avere inteso la verità facilissimamente.

[14] Qui si disse 10 dí fa come gli era suto tolto Cascina di furto alle Signorie vostre; e ieri intesi da uno mio amico che, venendo questa nuova in casa el Bianchino da Pisa, dove si ragunano questi Pisani, subito un di loro disse che la credeva, perché li era dato ordine che un giorno e’ cavalli di Pisa si mostrassino presso a Cascina e, uscendo fuori quelli che sono alla guardia di Cascina per affrontarli e rimanendo in Cascina poca guardia, e’ contadini si levassino con le donne e occupassino la terra. [15] Significolo alle Signorie vostre, acciò che, quando pure fussi vero questo ordine, vostre Signorie ne avvertischino quello Commissario. [16] Raccomandomi a vostre Signorie.

[17] Die 9 decembris 1502.

[18] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus. [19] Imolae.

311

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi la alligata a vostre Signorie, e, volendola espedire e dare vantaggio di dua ducati, non ho trovato chi la porti rispetto a’ malissimi tempi, perché 4 giorni ci è nevicato continuamente, né per questo si truova chi vuogli passare le alpi; pertanto prego vostre Signorie mi abbino per scusato, perché, nonostante che continuamente facci cercare di chi venga, non truovo ancora.

[4] Restami significare alle Signorie vostre come questa mattina col nome di Dio si è partito el Duca e ito alla volta di Furlí con tutto questo suo esercito; e questa sera alloggia ad Oriolo Seco e domandassera a Cesena. [5] Né si dice quello che dipoi si abbi a fare, né qui ci è alcuno che credessi indovinarlo, perché Urbino è accordato e l’accordo è fermo con Orsini e Bentivogli, e dall’altro canto, non si licenzia una lancia franzese, anzi tutti insieme fanno quella via che io ho detto alle Signorie vostre.

[6] Ieri vennono danari assai da Milano, mandati da el Re a questi Franzesi: non so el numero, ma costoro dicono 6 some di moneta d’argento; Francesco della Casa ne potrà raggualiare vostre Signorie. [7] Ulterius questo Duca aspetta di costí xii mila ducati, da Bologna 4 mila, da Vinegia 3 mila e mi ha detto un messer Gabbriello da Bergamo che è qua, avere ordine di pagarliene oltre a’ sopraddetti ancora 10 mila fra 15 dí. [8] Lascerò interpetrare ora queste cose alle Signorie vostre che, per avere avvisi d’ogni parte, lo possono giudicare benissimo.

[9] Io partirò domattina di qui e ne andrò dreto alla Corte, non di buona voglia, perché io non mi sento bene; e oltre alle altre mia incommodità, io ho aúto da le Signorie vostre 55 ducati e ne ho spesi infino a qui 62: truovomi in borsa 7 ducati, dipoi mi converrà ubbidire alla necessità. [10] E però prego vostre Signorie mi provegghino. [11] Quae bene valeant.

[12] Die decima decembris 1502.

[13] E. D. V. servitor N. Maclavellus Secretarius. [14] Imolae.

312

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] Imolae. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Non ti abbiamo scritto da iii dí in qua per non essere accaduto cosa che meritassi spesa e di qua non esser partito persona per a cotesta volta, come accade di presente, tornandosene a Piancaldoli uno provisionato di quel luogo, al quale abbiamo commisso che di quivi te le mandi per piú fidata persona che potrà.

[6] Ricevemo due dí fa le tue de’ vi e èssi suto gratissimo intendere la buona disposizione di cotesto Principe, nella quale dal canto nostro si darà cagione di mantenersi e accrescerla; e non dubitiamo che ancora la sua Eccellenzia non conosca e operi dal canto suo a questo medesimo effetto. [7] Èssi scritto allo oratore di Roma, ma non se ne ha ancora risposta tanto largamente e con commissione sí bene resoluta circa la pratica della lega, che speriamo di ora in ora essere avvisati di là di qualche cosa molto avanti. [8] Di che subito se ne arà notizia ti se ne scriverrà; e come si è fatto fin qui nel praticare e fermare, e dipoi usare questa amicizia, si userà termini da piacer sempre.

[9] Ingegneremoci purgare il carico datoci dal signor Paulo, se noi non credessimo che gli avessi piú fede di noi appresso la Eccellenzia di cotesto Signore quel che si è fatto e si fa e quel che si doveva; e che è verisimile che le parole di uno che per conscenzia dello averci offeso, abbi dubitato usare il paese nostro sanza salvocondotto: da che si può fare facilmente iudizio quel che e’ dovessi e potessi dire di noi; e che il tempo, non diciamo il futuro, ma il presente e le cose in sé, non monstrino tutto il contrario. [10] Duolci che cotesto Principe ne abbi avuto ombra, ma ci dispiacerebbe piú quando credessimo che la Eccellenzia sua non intendessi meglio di noi tutte queste cose. [11] Né noi siamo sí male avvertiti della natura loro e di quello che abbi meritato e meriti con noi cotesto Illustrissimo Principe, né conosciamo sí male, respetto alle cose dell’uno e dell’altro, quale amicizia fussi da preporre, che ci fussimo lasciati andare a questo. [12] Non si è mai pensato di qua ad una simil cosa; e sempre che ne fussi detto in contrario, sarebbe bene ricercare e’ particulari e purgarli, come si può facilmente: e cosí ti confortiamo a fare vivamente.

[13] Molto avanti la ricevuta delle preallegate tua de’ vi, si aveva avuto notizia del disordine sequíto in su l’alpe circa le cavalle e puledri di cotesto Signore; e subito che se ne ebbe notizia, vi se ne fece ogni provisione possibile e si mandò per lo Offizio delli Otto a ricercare e ricuperarne il piú che si poteva; ma il sito, la stagione dell’anno e la natura delli uomini vi ha fatto ogni cosa difficile; pure non si mancherà di farne, etiam sopra quello che si può: perché ancor noi lo desideriamo per l’onor nostro e per piacerne a cotesto Signore. [14] Bene vale.

[15] Ex Palatio Florentino, die x decembris mdiio.

[16] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[17] Marcellus.

313

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] <Imol>a vel ubi sit. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Questa notte passata ricevemo le tue de’ 9 e x; e, faccendoti a quest’ora verso Cesena, ti mandiamo la presente per via di Castrocaro con ordine al Capitano di quel luogo che te la mandi per uomo a posta, avendo commodità di uno che se ne torna in là.

[6] E quanto appartiene alli avvisi datici, non ci occorre dire altro, salvo avere ancor noi da Roma il medesimo avviso della mossa fatta da Silvio e Iacopo Savelli, da un canto, e dall’altro del signor Luca, che pare abbino rotto in ii luoghi. [7] E le terre riprese dicono essere Palombara e la fortezza, Stazzano, Cretone e certe altre; e che digià alcuni romaneschi della parte colonnese erono iti a trovare detti Savelli; e che il Papa digià aveva mandato a quelle terre vicine e massime a Castello Candolfo qualche provisioni di fanti e il Bargello con qualche cavallo leggere. [8] E non pare che questa mossa sia interpretata a quel fine che accenni tu nelle tue lettere, il quale nondimeno è molto verisimile.

[9] Non si potrebbe la Santità del Papa esser monstra piú contenta dell’andata là del nostro oratore, né farne maggior demonstrazione; e doverrà tanto piú continuare in questo animo, quanto le commissioni sue sono di natura da piacere e da tirare a fine ogni pratica tenuta fin qui, venendosi a partiti ragionevoli.

[10] Subito che ricevemo la tua, si scrisse a Cascina di tutto quello che era necessario; e per conto delle preallegate tue non ci resta dire altro salvo significarti di nuovo aspettare ogni dí qualche ragionamento fatto a Roma con la Santità di nostro Signore circa li individui e particulari di questa nuova amicizia, perché cosí ha commissione da noi lo oratore nostro; e la disposizione nostra non potrebbe essere né maggiore né migliore in questo caso; e la speranza che noi abbiamo di farne conclusione è causa che noi voliamo che soprastia costí ancora qualche dí e ti provedremo immediate di quello che fa di bisogno. [11] Bene vale.

[12] Ex Palatio Florentino, die xiii decembris mdiio.

[13] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[14] Marcellus.

314

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Io mi parti’ da Imola a dí xi da mattina e la sera andai alloggiare in Castrocaro, dove stetti tutto dí xii; parti’ poi la mattina seguente e arrivai qui in Cesena iarsera e mi parse differire un giorno el venire dreto alla Corte per amore dello alloggiare. [4] E benché non mi occorressi scrivere per la presente alcuna cosa di nuovo, avendo scritto alle Signorie a’ 9 e x del presente, tamen mi è parso scrivere questa, per non tenere le Signorie vostre sospese in alcuna parte delle cose di qua.

[5] Io scrissi per l’utima mia quello intendevo d’Urbino e come tutto quello stato, eccetto San Leo, si era liberamente rimesso nelle mani di questo Signore, e che ’l Duca Guido ne era ito a Città di Castello, e che San Leo era rimaso indreto per vedere se, per questo mezzo, detto Duca Guido possessi in alcuna parte migliorare le condizione sua con questo Signore. [6] Né si è dipoi inteso altro, ma tuttavolta si tratta questa pratica; e dove la si abbi a battere o in che termini si truovi, io non lo so; ingegnerommi intenderlo e di tutto fieno avvisate le Signorie vostre.

[7] Trattasi medesimamente accordo con quelli di Camerino, e ho inteso di buono luogo come e’ lo hanno per accordato. [8] La Eccellenzia del Duca, come ho detto, si truova qui con tutto lo esercito franzese e suo, eccetto quelle genti che sono state tutto questo anno a Pesero, le quali non si sono mosse di là; e è alloggia<to> in questa città e all’intorno di quella, e vivono a discrezione: che vuole dire a modo loro e non di chi gli alloggia.

[9] E possono immaginare le Signorie vostre come le cose vanno e come le sono ite ad Imola, dove è stata la Corte 3 mesi e dua tutto questo esercito, che hanno consumato infino a’ sassi; e veramente quella città, e poi tutto questo paese, ha fatto pruova della bontà sua e di quello che può sopportare; e dico questo alle Signorie vostre acciò che le intendino e’ Franzesi e tutti gli altri soldati non essere altrimenti fatti in Romagna che si sieno suti in Toscana; e che non è migliore ordine né manco confusione qua che si sia stato altrove dove si sono trovati etc.

[10] Come altra volta io scrissi alle Signorie vostre, tutti gli animi di coloro che hanno qualche discorso stanno sospesi sopra a quello che debbe fare questo Signore, sendo venuto qui con questa gente e non avendo, in su queste paci e recuperazioni di stati, licenziato solo un Franzese; e quando si sono assai aggirati, si resolvono che non possa volere fare altro che assicurarsi di coloro che li hanno fatto questa villania e che sono stati ad un pelo per torli lo stato. [11] E benché a questo paia si opponghi lo accordo fatto, tamen gli esempli passati fanno che si stima meno; e io credo assai a chi ha questa opinione per li riscontri che io ne ho sempre aúti: di che le Signorie vostre si debbono ricordare per le mie lettere; e pure quello scrissi ultimamente per la mia de’ dieci dí circa e’ Savelli, fu assai corroborazione a questa opinione. [12] Né manca con tutto questo chi dica che li andrà a Ravenna o a Cervia; e li Viniziani ne stanno con gelosia grande, perché chi viene di là dice che quelli rettori in persona vanno la notte rivedendo le guardie, le quali vi si fanno non altrimenti che se li avessino el campo all’intorno: tamen con tutto questo non è alcuno che lo creda, giudicando questo Signore non possere fare una simile impresa, se già el Re di Francia in uno medesimo tempo non li assalissi in Lombardia; e di questo non si sentendo qui alcuno ordine, quest’altro non si crede; e cosí andando gli uomini in varie opinioni, si risolvono la maggiore parte che sia meglio lasciare scoprire le cose al tempo che volere durare fatica assai in giudicare le cose per apporsi poco. [13] Se si debbe con queste genti andare nel Reame o no e che opinione se ne abbi, per altre ne ho scritto a vostre Signorie; e di nuovo replico che qui non se ne ragiona molto. [14] Dicon bene tutti questi cortigiani che ’l Duca, assettato bene queste cose d’Urbino e di Camerino, ne vuole ire a Roma e che partirà di qui fatto questo Natale; e chi crede che si voglia assicurare in ogni modo de’ nemici suoi, dice che può molto bene essere che parta per Roma e per la via assettare le cose a suo proposito. [15] Vedreno quello seguirà e io farò mio debito in avvisarne vostre Signorie, mentre starò qua; che non credo possa essere molto: prima, per essere rimaso con 4 ducati in borsa, come sa il tavolaccino che fia aportatore di questa, el quale ragualierà vostre Signorie di mio essere e delle mie spese; secondario, per non fare a proposito lo stare mio qui. [16] E parlando a le Signorie vostre con quella fede che io le ho sempre servite, egli era molto piú profitto, per la conclusione che si avessi a fare con questo Duca, mandare uno uomo di reputazione qui che a Roma; la ragione è questa: che dello accordo che si ha a fare, se ne ha a contentare costui e non el Papa, e per questo le cose che si concludessino dal Papa, possono bene essere ritrattate da costui, ma quelle che si concludessino da costui non saranno già ritrattate dal Papa, se già e’ non vi si vedessi el vantaggio come intervenne nelle cose di Bologna. [17] E però sendo el trattare una medesima cosa in dua lati periculoso e per questo avendosi a trattare in uno luogo, era meglio trattarla qua che a Roma; e perché a questo io non ero né sono buono, per bisognare uomo di piú discorso, piú reputazione, e che s’intendessi piú del mondo di me, giudicai sempre che fussi bene mandarci uno oratore, el quale arebbe tanto guadagnato con questo Signore nelle cose che si avessino aúte a trattare seco, quanto altro mezzo che si fussi possuto usare; e qualunque è qua giudica quello medesimo che io. [18] Vero è che non bisognava venire scarso di partiti, ma resoluto in parecchi luoghi; e cosí sanza dubbio le cose si acconciavono e presto. [19] Io ne ho pagato altra volta el debito, né ora ho voluto mancarne, perché se si è passato tempo assai, e’ non si è ancora perduto in tutto. [20] E le Signorie vostre ripiglieranno queste parole secondo che io le scrivo; e di nuovo le prego umilissimamente che mi proveghino di danari e di licenzia. [21] Quae bene valeant.

[22] Ex Cesena, die xiiii decembris 1502.

[23] E. D. V. servitor Nicolaus Maclavellus.

[24] Postscripta. [25] È stato a me uno de’ primi uomini che abbi questo Signore, e per parte di sua Eccellenzia mi ha pregato che io raccomandi a vostre Signorie messer Bartolomeo Marcelli dal Borgo a Sansipolcro, el quale è in su quella listra fra coloro che, per bando de’ Cinque Deputati, avevono a comparire inanzi a loro da dí primo del presente a dí 10; e dice avere aúto lo avviso a dí 8: uomo di 72 anni, avere a fare in dua dí 70 miglia, perché si trova per stanza qui, e passare le montagne cariche di neve, e essere il dí 7 ore, pare impossibile e da averli compassione. [26] Dice volere ubbidire e escusare la innocenzia sua, quando egli abbi tempo a posserlo fare. [27] Donde io sono suto pregato che io preghi le Signorie vostre lo voglino fare rimettere nel buon dí, tanto che dal dí che lo ’ntende egli abbi almanco tempo 5 o 6 dí a comparire, e lui allora subito comparirà. [28] Sonne stato pregato e io ne prego le Signorie vostre perché, sendone stato richiesto caldissimamente e per parte del Duca, parmi conveniente farlo intendere a quelle e ne aspetto risposta.

[29] Faccino pagare le Signorie vostre al presente latore per sua fatica fiorini uno d’oro.

315

[1] Niccolao de Machiavellis etc. [2] <Imola vel ubi> sit. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Scrivemoti a dí 13 per via di Castracaro stimandoti a quella ora a Cesena; e questa ti si scrive per via di Bagno, per causa che abbiamo questa mattina dal Capitano di quello luogo esservi rifuggito molti uomini e robe del dominio di cotesto Illustrissimo Signore e dubitare non si volti là qualche parte di cotesto esercito per guadagnarle; e ordinarti che quelli remedii che sono possibili fare di costà, si faccino, acciò nessuna parte di coteste genti si volti in quel luogo o in altra parte del dominio nostro. [6] E oltre a questo s’è ordinato al detto Capitano che facci tirare piú dentro nelli paesi nostri tutti li uomini e robe che vi fussino rifuggiti, come ancora s’è scritto alla Pieve e a tutti confini dello stato di Urbino, reputando farlo sanza ombra e carico di noi appresso a cotesto Signore, visto che quella tanto liberamente ha concesso venia a omni uomo e non solo conservatoli, ma revoc<a>toli ancora a casa sua. [7] Attendiamo tua lettere e le desideriamo assai per intendere de’ disegni di cotesto Signore il piú si può. [8] Bene vale.

[9] Ex Palatio Florentino, die xvii decembris mdii.

[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[11] Marcellus.

316

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] E’ mi occorre per la presente avere a fare risposta a tre di vostre Signorie delli 8, x e xiii del presente, alle quali non scade che replicare molto, per essere responsive a piú mia. [4] E perché in quelle si conteneva la escusazione fate di quello che io scrissi avere detto Paulo Orsino a questo Signore, e appresso si mostra la intenzione vostra buona di ristringervi seco, e quanto el Papa abbi aúto caro l’andata dello ambasciadore vostro là, e come voi sete scesi a qualche individuo etc., mi parse di cercare di parlare con la Eccellenzia del Duca, né posse’ entrare a lui prima che iarsera a 4 ore; e parendomi le lettere vostre da comunicarle in parte, li lessi tutte quelle parti che raguardano alli effetti soprascritti. [5] Sua Eccellenzia molto lietamente ascoltò tutto; dipoi mostrò restare satisfattissimo di quello scrivono vostre Signorie circa el signore Paulo; e all’altre parte, disse quello che molte volte mi ha detto: cioè che desidera l’amicizia vostra, e quanto la fia piú stretta, gli parrà tanto maggiore capitale e li fia tanto piú grata. [6] E vienvi tanto piú volentieri quanto e’ vede la Santità del Papa esservi piú volta, dicendo avere di prossimo aúto lettere da quella, nelle quali si conosce una volontà grande di questa cosa e una affezione verso vostre Signorie, che voi medesimi non la potresti desiderare maggiore; di che dice essere contentissimo piú che mai, parendoli per questo mezzo fare un fondamento grandissimo allo stato suo; soggiugnendo che essendo insieme vostre Signorie, lui, Ferrara, Mantua e Bologna, non sa di che, né lui né gli altri, si possino e debbino temere; e che a questo viene di buone gambe, parendoli el fatto suo, e è per ire tanto netto e con tanta sincerità quanta si possa richiedere da uno reale Signore; e che già si ricorda avermi detto che quando aveva possuto poco, non aveva né bravato né promisso alcuna cosa, ma si era riservato a farlo nello stato suo piú securo, e dipoi offertosi largamente a vostre Signorie. [7] E che ora che li ha recuperato Urbino e che Camerino sta a sua posta, e che sanza e’ Vitegli e gli Orsini e’ si truova x mila cavalli intorno, parendogli potere promettere assai, promette tutto lo stato suo in benifizio di quelle; e quando e’ venissi caso che le fussino assaltate, non aspetterebbe di essere invitato, ma mosterrebbe co’ fatti quello che promette al presente.

[8] Io dubito, Magnifici Signori miei, che le Signorie vostre non credino che io ci metta di bocca, perché io, che lo ho udito parlare e veduto con che parole e termini sua Signoria ha parlato le sopraddette cose, e con che gesti pronunziate, non lo credo appena. [9] E mi pare che sia lo ofizio mio scriverle e quello delle Signorie vostre è el giudicarle e pensare che sia bene che le dica, ma che sia meglio non ne avere a fare pruova. [10] Io, per parte delle Signorie vostre, lo ringraziai in quel modo che giudicai convenirsi, monstrando quanto capitale le Signorie vostre erano per fare della amicizia e offerte sua, etc.

[11] E da questo saltando in qualche altro ragionamento, mi disse sua Eccellenzia: «Tu non sai: e’ ci è venuto uno cittadino pisano, e piú dí mi ha fatto domandare di audienzia: non liene ho ancora concessa; e andando investigando quello che voglia, sento che mi vuole fare intendere come el Re di Spagna offera loro aiuto e che sono per pigliarlo, quando altri non li voglia aiutare. [12] Io fo conto d’udirlo al presente, perché li è costà in sala, e tu non partirai perché, udito che io lo arò, ti voglio raggualiare di tutto». [13] E cosí ringraziato che io lo ebbi, mi appartai e entrò drento el Pisano, che stette seco qualche un 1/4 d’ora. [14] Licenziatolo, mi richiamò e mi disse averli fatto intendere per parte di quelli Anziani di Pisa come el Re di Spagna ha mandato loro a dire che è per dare loro quanto grano e’ vogliono, e quanta gente a piè e a cavallo fa loro di bisogno per difenderli, pure che loro promettino stare a sua posta e essere sua amici; il quale partito dicono essere forzati a pigliare, quando e’ non veghino di essere aiutati da altri, e per questo avere mandato a sua Eccellenzia a scusarsi di ogni partito pigliassino. [15] Dissemi avere loro risposto che considerassino bene quello che facevono e dove li entravono, perché e’ vedevano tutti gli Italiani essere Franzesi, el Re di Francia potente in Italia e inimico del Re di Spagna, e quando loro si accozzassino con Spagna, verrebbono a farsi inimici tutti quelli che per infino a qui li hanno mantenuti; e ad un tratto sarebbe loro stretta la gola, perché una mattina e’ si troverrebbono in su le mura el Re e li amici del Re; e che lui era per volare a porre loro el campo ad una minima polilza di quella Maestà. [16] E però lui, come amico, li confortava a starsi cosí e mantenersi con el Re di Francia, e fare ciò che quella Maestà voleva, nella quale solo possevono sperare. [17] Dice che lui restò confuso, né ebbe che rispondere se non che non possevono piú vivere cosí. [18] E mi disse sua Eccellenzia averli fatta questa risposta, parendoli che la fussi da essere creduta da loro e utile alle Signorie vostre: perché, rimettendoli a Francia e Francia sendo amica vostra, li rimette a voi sanza ricordarvi, per non li asperare piú. [19] Dipoi el levarvi una guerra di vicinanza, come potrebbe essere quella, li pare a proposito vostro; e pensa che sia da farne ogni cosa perché non faccino questa pazzia, ancora che ne dubiti rispetto alla desperazione loro; soggiugnendo che per ora gli era occorso rispondere cosí, ma che per lo avvenire era per rispondere come le vostre Signorie li ordinassino.

[20] Io lo ringraziai della participazione e dissi che la risposta mi pareva suta prudentissima e bene considerata da ogni parte, né che io ero per dire a sua Eccellenzia come e’ si avessi a governare in questo caso, perché lui sapeva benissimo quanto Pisa ci era a cuore e come le altre cose d’Italia stanno: da che lui aveva a misurare tutte le risposte e tutte le pratiche che sua Eccellenzia avessi a tenere con Pisani. [21] Dissi che ne scriverrei alle Signorie vostre e sendomene da quelle dato alcuno ordine, liene farei intendere.

[22] Le Signorie vostre sanno come io scrissi loro per altra mia avere aúti diversi ritratti di questa pratica, e come da uno mi era suto detto che non avéno parlato al Duca e dall’altro che li avéno parlato dua volte; desideravo per questo, avanti el serrare di questa, parlare di nuovo con amendua costoro per vedere quello che da l’uno e da l’altro ritraevo: non lo ho possuto fare; ingegnerommi per altra mia supperire.

[23] Le cose d’Urbino sono ne’ termini ho scritto altre volte; e di Camerino non ne so altro che quello mi dicessi el Duca, che io scrivo di sopra: cioè che li sta a sua posta. [24] Ha mandato questo Signore per le artiglierie che si truovono a Furlí e le fa condurre in qua. [25] Dà danari forte a fanterie e gente d’arme; e si dice che fra 8 dí partirà el campo e ne andrà a Sinigalia a di lungo. [26] Èssi detto da 4 dí in qua e’ Franzesi avere aúto nel Reame una gran rotta. [27] El Duca mi disse iarsera che la non era suta cosa di molto momento; le Signorie vostre ne possono intendere meglio la verità.

[28] Io ho ricerco per intendere come ha ad essere fatto l’obbligo che le Signorie vostre hanno a fare insieme con el Re di Francia e col Duca di Ferrara mediante e’ capituli fatti con Bologna. [29] Hammi detto un messer Giovampaulo, secretario de’ Bentivogli, che ’l capitulo dice che la Eccellenzia del Duca si obbliga che fra dua mesi dal dí della finale conclusione de’ capituli, a curare sí e in tale modo che la Maestà del Re di Francia, la Eccelsa Signoria di Firenze e el Duca di Ferrara prometteranno per la osservanzia della pace. [30] E pare che, avendovene a richiedere el Duca, e’ si abbi a promettere per il Duca solo, e cosí pare a detto segretario; tamen le parole stando cosí, si possono intendere ancora altrimenti; e le Signorie vostre non ne sono ancora sute richieste perché nella conclusione fatta rimase sospesa la dota della quale ha ad essere dotata la sorella di Monsignore di Euna, della quale non è ancora fatta la conclusione; e oggi hanno ad essere alle mani.

[31] Le Signorie vostre per una loro delli 8 mi raccomandono di nuovo el caso di Salvestro de’ Buosi. [32] Parla’ne iarsera con sua Eccellenzia; fecemi, dopo molta disputa, questa conclusione: che li salvò la vita contro alla volontà della famiglia de’ Naldi, ma che contro alla volontà loro non è per liberarlo, perché non li pare guadagnare, benificando uno e offendendo 4. [33] E trovandosi modo che Dionisio se ne contentassi, a lui sarebbe piacere sommo: e che altrimenti non può farlo.

[34] Raccomandomi alle Signorie vostre e di nuovo le riprego mi mandino da potere vivere, che avendo 3 garzoni e 3 bestie alle spalle, io non posso vivere di promesse. [35] Ho cominciato a fare debito e infino a qui ho speso 70 ducati; e domandatene Niccolò Grillo tavolaccino che è stato meco. [36] Arei possuto avere le spese e potre’le avere da la Corte; non le voglio e pel passato me ne sono valuto poco, parendomi onore di vostre Signorie e mio fare cosí. [37] E andando io lemosinando qua 4 ducati e 3 ducati, pensino vostre Signorie come io lo fo di buona voglia. [38] Bene valete.

[39] Ex Cesena xviii decembris 1502.

[40] E. V. D. servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.

[41] Postscripta. [42] Sanno le Signorie vostre che, quando piú settimane fa io trassi el salvocondotto da questo Signore, mi convenne promettere di dare alla Cancelleria quanto sarebbe giudicato da messer Alessandro Spannocchi, né mi giovò allegare a l’incontro el modo. [43] Ora detta Cancelleria mi è ogni giorno addosso, e in fine io resto condannato in 16 braccia di dommasco. [44] Prego le Signorie vostre me lo faccino provedere a’ mercatanti, perché, quando io non satisfaccia questo Cancelliere, non potrei mai piú espedire cosa alcuna, e massime di cose private, perché tutte le spediscono loro sanza che se ne possa mai parlare al Duca; e dipoi mi caveranno le Signorie vostre d’obbligo: sí che ancora in questo caso mi raccomando alle Signorie vostre. [45] Iterum valeant.

317

[1] Magnificis et Excelsis Prioribus Libertatis et Perpetuo Vexillifero Populi Florentini, Dominis suis praecipuis.

[2] Illustres ac Excelsi Domini premissa recommendatione debita etc. [3] Parlando ieri con la Eccellenzia del Duca, messer Agabito, suo primo Secretario, mi si accostò e pregommi scrivessi a vostre Signorie e le pregassi fussin contente operare che messer Lodovico Archilegio de Amelia fussi condutto per iudice della Arte della Lana; a che questo Signore aggiunse che se li farebbe singulare piacere e che non ne voleva scrivere altrimenti, ma rimettersene a me; e se di già ne fussi fatta elezione, che la si facessi per detto messer Ludovico, sussequente a quella che fussi fatta. [4] Né potrei dire con quanta caldezza io ne fui pregato da l’uno e da l’altro. [5] Attendone risposta.

[6] El Barone di Bierra in sul suo partire di qui mi raccomandò el padre di Cammillo dal Borgo, el quale è nel numero di quelli che sono citati da’ Cinque Ufiziali a comparire, dicendo che comparirà sendoli dato tempo da potere venire, che ha 72 anni e è qui in Cesena. [7] Scrivene l’alligata detto Barone a le Signorie vostre; e io, per sua parte, ve lo raccomando e me insieme con lui.

[8] Ex Cesena. [9] Die xviiii decembris 1502.

[10] E. V. D. servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

318

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] <Ces>ena vel ubi sit. [3] Cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Dopo l’ultime nostre che furono de’ 17, mandate per la via di Bagno, abbiamo ricevuto due tua de’ 14 e 18; e se non fussi che ci pare superfluo repetere tante volte una medesima cosa circa la disposizione di questa città e prontezza alla amicizia di cotesto Illustrissimo Principe, noi riandremo quanto ci sieno stati grati li avvisi tua in questa parte e quel che si sia fatto e ciò che si disegni fare; e abbonderemo in ciascuna parte per satisfare allo animo nostro e dar fede di noi; ma perché ci voliamo rimettere alli effetti, e che il tempo giudichi di noi in questa parte, non ne parleremo altro, riferendoci a quello che ti s’è scritto fino ad ora e che si tratta per lo oratore nostro a Roma, al quale si è dato e si dà continuamente piú larga commissione di tirare innanzi la pratica. [6] E pure ultimamente, dicendo la Santità del Papa non desiderare altro che una lega generale etc. e non venendo ad altri particulari, noi li abbiamo commesso ricercare dal canto nostro quello che desideriamo per digrossare la materia e vedere, maneggiandola, dove ella ci conduce; e per lo avvenire si tirerà drieto a questo principio galiardamente, e insomma si farà con le demonstrazioni e opere segni che per noi non rimanga. [7] E correspondendo la Santità di nostro Signore e la Eccellenzia di cotesto Illustrissimo Principe, se ne potrà sperare la conclusione e, drieto a quello, ogni altro bene. [8] A che si vede dal canto loro buona disposizione; e noi ne abbiamo preso grande fede poi che intendemo la risposta fatta allo oratore pisano, la quale non ci sarebbe potuta satisfar piú e ci è parso fatta saviamente e con grande affezione verso di noi: di che ne ringrazierai sua Eccellenzia in nome nostro infinite volte.

[9] È qui uno uomo di messer Giovanni Bentivogli e fa instanzia grande che li rispondiamo alla richiesta fattaci della fideiussione de’ capituli etc.; e monstra desiderarla condizionata alla richiesta del Papa e del Duca, e poi che l’arà fatta la Maestà del Re: come quello che intende molto bene, e per sé e per risposta fattali, ogni nostra dilazione esser fondata in su questi dua capi. [10] Noi a l’incontro teniamo la cosa cosí sospesa per averci dentro piú tempo che si può; e tanto piú lo facciamo volentieri, quanto intendiamo per la tua de’ 18 esser prefinito tempo di ii mesi al Duca di curare e operare in modo che il Re e noi e Ferrara facciamo tale obligo: che essendo cosí, ne aremo questo grado piú.

[11] Parlossi con li v di Arezzo per il caso di messer Bartolomeo Marcelli dal Borgo; e per nostra intercessione e opera, quando e’ sia della disposizione che tu ci scrivi, se li potrà prorogare il tempo. [12] Cosí farai intendere a chi te lo raccomandò, faccendocene seco buon grado; e a lui significherai, se gli è costí, che ordini qua a qualcuno che ricerchi il caso suo e noi in ogni evento li saremo sempre buoni fautori.

[13] Intendesi Vitellozzo a dí 17 esser partito da Castello con 600 fanti eletti e con quelle genti a cavallo che vi aveva e ito alla volta di Montone e della Fratta; e in Castello essere rimasto il Duca Guido, indisposto come era quando vi venne.

[14] Sarà con questa uno taglio di domaschino viniziano di braccia 16, secondo che tu scrivi, per la espedizione del salvocondotto, del quale sequirai quanto per te stesso intendi esser necessario. [15] E per questo medesimo cavallaro, che è Ardingo, ti mandiamo ducati venticinque a fine ti possa mantenere costí, donde non voliamo parta prima che ne abbi ordine da noi; e partendo di costí, voliamo che lo sequiti per fare il medesimo effetto che hai fatto fino ad ora: di onorare la Eccellenzia di cotesto Principe di questa demonstrazione, e praticar seco, e tenerci avvisato dí per dí di ciò che accadessi. [16] Bene vale.

[17] Ex Palatio Florentino, die xx decembris mdiio.

[18] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentine.

[19] Marcellus.

319

[1] Ai Dieci di Libertà.

[2] Magnifici Domini. [3] Avanti ieri scrissi a le Signorie vostre e mandai le lettere per un garzone d’Antonio da Sesto. [4] Per la presente mi occorre farvi intendere come, trovandomi questa sera a Corte, viddi tutti questi capitani franzesi ristretti insieme venirne al Duca; e prima, avanti entrassino, feciono colloquio insieme; e osservando io loro gesti e cenni, mi parevono alterati; e pensando ci fussi qualche cosa di nuovo che importassi, usciti che furno, per chiarire lo animo mio, me n’andai a casa el Barone di Bierra sotto spezie di vicitarlo per parte delle Signorie vostre, dicendo come da quelle avevo nuovamente commissione di fare cosí. [5] Lui dopo el ringraziamento fatto, mi tirò cosí da parte e disse: «Noi dobbiamo fra dua dí partire di qui e tornare nello stato di Milano, che cosí abbiamo aúto oggi lettere di fare». [6] E domandandoli io della cagione, disse non saperlo, ma che tutti e’ Franzesi una volta dovevono partire e tornarsi indreto e che postdomani si leverebbono infallanter. [7] Domanda’lo se Monsignore de Vanne, figliolo di Monsignore di Lebret, partiva con la sua gente; disse che non sapeva quello che lui si farebbe, ma che tutti gli altri, con tutte le loro compagnie, partirebbono infallanter. [8] Dissemi che io lo possevo scrivere per certo alle Signorie vostre e, di piú, fare loro intendere che a Milano erano venuti danari per pagare 15 mila uomini di pié che fra un mese sarebbono insieme.

[9] Questa cosa cosí insperata, come io ho possuto vedere pe’ gesti, ha mandato el cervello sottosopra a questa Corte; e come la fia pubblicata, vi potrò scrivere piú a pieno come le cose passino. [10] Né possendo intendere la cagione di tale cosa né il fondamento suo non la posso giudicare; vostre Signorie, che aranno e’ ragguagli d’altronde, potranno meglio pensare a tutto. [11] E benché io creda vostre Signo-rie abbino a questa ora questo avviso di Lombardia, tamen mi è parso spacciare questo fante a posta, el quale, anche per essere male securo el paese, non potrà partire prima che domattina, e lo altro dí ha promesso d’essere costí.

[12] Monsignore di Bierra, nel ragionare seco, mi disse che lui e li altri capitani avéno deliberato non camminare mai piú in alcun luogo sanza avere con loro uomini di pié, perché non vanno a questo modo punto securi; e questo disse per parere loro avere ricevuto qua qualche iniuria da questi paesani e non se n’essere possuti valere a loro modo. [13] Né io ho voluto mancare di scriverlo, parendomi parole da notarle etc.

[14] L’artiglierie sono tutte condotte qui e, avanti questa nuova, si era ordinato mandarle a Fano; non so ora quello seguirà, perché pare ragionevole in su questo nuovo accidente fare nuovo consiglio.

[15] Poi che queste genti furono qui, si è atteso a saccheggiare certe castella del Vescovo di Ravenna, le quali nondimeno in temporalibus sono sottoposte a Cesena, dicesi per avere quelle favorito li Urbinati in questa rebellione. [16] Altro non mi occorre che raccomandarmi a le Signorie vostre.

[17] Die xx decembris 1502, hora 4 noctis.

[18] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus in Cesena.

[19] Fate pagare allo apportatore presente fiorini uno d’oro.

320

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. <...> vel ubi sit. [2] Cito.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Questa mattina per lettere di Guidaccio Pecori, Vicario di Poppi, siamo avvisati dopo una lunga diligenzia usatasi per lui e per ordine nostro di ricercare le cavalle e puledri di cotesto Illustrissimo Signore, averne ritrovate tre cavalle e averle ad instanzia nostra raccomandate al <camarlingo della po>teste<ri>a di Poppi. [5] E noi inmediate li abbiamo scritto che le facci servare a buona guardia e le provegga del bisogno loro abbundantemente, e ordinatoli che le consegni a chi tu li ordinerai, a fine che si avanzi tempo e non si abbi a scrivere innanzi e indrieto: però significhera’lo costí a chi cura simili cose per il Signore o alla Eccellenzia sua potendo, con far piú grado che si potrà alla città della diligenzia usatasi in ritrovarle. [6] E volen<do> loro mandare a Poppi a levarle, scriverrai a quel Vicario che gliene consegni sanza spesa alcuna, e che, occorrendovi difficultà alcuna, rimetta a noi ogni omo; ma non si vuol mancare di lastricare la via a chi verrà, che, per invitare li altri a notificare etc., sarebbe a proposito donare qualcosa al notificatore che le ha fatte ritrovare. [7] Bene vale.

[8] Ex Palatio Florentino, die xxii decembris mdiio.

[9] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae.

[10] Marcellus.

321

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Iersera per Ardingo cavallaro nostro, ti mandamo 25 ducati e braccia 16 di domasco nero e ti scrivemo quel che accadeva fino allora; e quella medesima ora ricevemo la tua de’ 20, alla quale non accade altra resposta, salvo di nuovo ricordarti, benché non bisogni, tenerci diligentemente avvisati di quello seguirà da questo principio; di che qui non era alcuna notizia né di Lombardia né d’altronde, e molto meno ne possiamo imaginare la cagione. [4] Scrissesi inmediate a Francesco della Casa per intenderne la verità. [5] Per questa, la quale ti si manda per lo uomo mandato qua a posta, non abbiamo che dirti altro, avendoti iersera scritto lungamente di ciò che accadeva. [6] Bene vale.

[7] Ex Palatio Florentino, die xxiii decembris mdii.

[8] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[9] Marcellus.

322

[1] Magnifici Domini etc.

[2] Ieri arrivò l’ultima di vostre Signorie de’ 17 del presente, venuta per la via di Bagno; e intendo quanto per quella mi dite, né mi pare da dubitare che a quello o ad altro luogo di vostre Signorie sia fatto alcuno insulto per cagione delle robe rifuggite di questi sudditi; perché, avendo ad essere offesi, penso abbi ad essere maggiore cagione che quella. [3] Giudico nondimeno che sia prudenzia provedere che si ritirino piú drento nel dominio vostro; di che ne ho scritto a quello Capitano, e quando intendessi cosa che mi facessi dubitare punto, ne avviserò vostre Signorie, che altro rimedio non ci crederrei potere ­fare.

[4] Io credo che le Signorie vostre a quest’ora abbino ricevute tutte le lettere sute scritte da me, poi che io fui qui in Cesena; e la prima fu de’ 14 dí, mandata per Niccolò Grillo, mio tavolaccino; l’altra de’ 18 dí, mandata per un garzone d’Antonio da Sesto che se ne tornava in costà; e l’altra de’ 20 dí, mandata in diligenzia per un da la Scarperia. [5] Per le prime dua scrissi quanto intendevo delle cose di qua e del ragionamento aúto con el Signore e massime delle cose di Pisa; per la ultima de’ 20 dètti notizia della subita partita de’ Franzesi, e’ quali partirono iermattina e ne andorno alla volta di Bologna e feciono tutti alto discosto a qui 3 miglia, che sono qualche 450 lance; e iarsera ne andorno ad alloggiare a Castello Bolognese per possere essere l’altra sera in su quello di Bologna. [6] Questa partita, come ella è suta su­bi­ta e inestimata, cosí ha dato e dà che dire a ciascuno e ogni uomo fa sua castellucci.

[7] Di luogo autentico non si può trarre alcuna cosa che paia ad altrui ragionevole e io non ho mancato, per averne la verità, di quella diligenzia mi si conveniva. [8] Quello che mi disse el Barone di Bierra, io lo scrissi a vostre Signorie; parlai dipoi con Montison: dissemi che si partivono per avere compassione a questo paese e al Duca, non avendo lui piú bisogno e el paese diventandogli inimico, sendo aggravato da tanta gente. [9] Ho parlato con questi primi: tutti mi hanno detto che ’l Duca non li posseva piú sopportare e che, tenendogli, gli davono piú noia l’arme delli amici che quelle de’ nimici e che sanza loro rimaneva gente assai al Duca da potere fare ogni cosa. [10] E per non lasciare alcuna cosa indreto, subito come la partita di costoro fu pubblicata, andai a trovare quello amico altre volte allegato da me e li dissi che, avendo inteso come questi Franzesi partivono e parendomi cosa subita, né sapiendo se questo era con ordine del Duca o fuora di sua opinione, mi pareva che l’ofizio mio fussi fare intendere a sua Eccellenzia che se li occorreva che io scrivessi piú una cosa che un’altra alle Signorie vostre, che io ero parato a farlo. [11] Risposemi che li farebbe molto volentieri la ’mbasciata. [12] Trova’lo dipoi; dissemi averliene detto e che lui ebbe caro tale ricordo; e stato cosí un poco sopra di sé, disse: «Per ora non scade, ringrazierai el Secretario e digli che, occorrendo, io lo farò chiamare». [13] E cosí venni a mancare di quella comodità che io desideravo di poterli parlare e ritrarre da lui qualche cosa piú là in questa materia; né ve ne posso dire altro. [14] Credo bene che le Signorie vostre per la loro prudenzia e per li avvisi che le hanno da piú luoghi, de’ quali io sono al buio, potranno giudicarla a punto; e qua chi ne parla, dice che bisogna che la sia una di queste dua cagione: o perché el Re ne abbi bisogno in Lombardia, o perché quella Maestà si tenga male servita dal Papa e sia nato fra loro qualche ombra: le gente una volta se ne sono ite male edificate e male disposte verso questo Signore, ancora che in su questo si possa fare poco fondamento per la natura loro.

[15] Quello che al presente questo Signore si voglia o possa fare, non si sa, ma e’ non si vede mancare di alcuno ordine fatto infino a qui. [16] Le artiglierie sono ite avanti, e ieri vennono secento fanti di Val di Lamona; e mille Svizzeri sono a Faenza, di quelli che tanto si sono aspettati; e 1500, fra Svizzeri, Tedeschi e Guasconi, aveva prima. [17] Dicesi che ’l Duca parte, fatte queste feste, per alla volta di Pesero, come si diceva prima; da l’altra parte e’ gli sono mancate piú che la metà delle forze e e’ 2/3 della reputazione; né si crede che possa fare molte cose che li accennava prima e che si credevono. [18] E San Leo è nelle mani del Duca Guido, e l’altre fortezze di quello stato d’Urbino sono per terra. [19] Camerino, che prima questo Signore diceva stare a sua posta, inteso questa nuova, muterà proposito; e ieri fu qui un secretario del Cardinale di Farnese, che è Legato della Marca, e mi referí Camerino essere prima ostinato e che ora diventerà ostinatissimo. [20] Le Signorie vostre ora penseranno dove queste cose possono battere, né mancheranno di pensare se le necessità, in le quali fussi per entrare questo Signore, lo potessino fare gittarsi in grembo a chi è naturale inimico vostro; e a tutto con la loro solita prudenzia provedranno.

[21] Io non ho poi inteso di quella pratica di Pisa, di che io scrissi a vostre Signorie, cosa di molto momento; e parlandone con quelli che io ho allegati altra volta, l’uno ha girato largo e mi ha rimesso a quello che mi disse el Duca, l’altro mi disse che Lorenzo d’Acconcio era partito e che doveva ordinare che venissino qui 3 oratori pisani, 2 cittadini e uno contadino; e che questo Signore è volto a vedere se, per via d’accordo, e’ potessi fare qualche rilevato piacere alle Signorie vostre; e che la prima cosa e’ vuole trarre Tarlatino di Pisa e fare che e’ Pisani lascino la devozione di Vitellozzo; dipoi acquistarsi fede con Pisani con dare a’ loro soldati danari e tenerli a suo soldo; e cosí dimesticatogli, cercare, per il mezzo di Francia, fare che segua fra loro e vostre Signorie qualche appuntamento e lui promettere la osservanzia di esso; e questo dice essere per riuscirli facilmente: cum sit che e’ Pisani non stieno ostinati per altro, se non per dubitare che non fussi osservato loro le promesse. [22] Ora, se questo è vero, io non lo so: scrivolo come lo ritraggo e da uomo che ne può sapere la verità; prego bene vostre Signorie ne faccino masserizia per ogni respetto, il che sia ricordato con reverenzia.

[23] Messer Rimirro che era el primo uomo di questo Signore, tornato ieri da Pesero, è stato messo da questo Signore in un fondo di torre: dubitasi che non lo sagrifichi a questi populi, che ne hanno desiderio grandissimo.

[24] Io prego le Signorie vostre con tutto el cuore che sieno contente volermi mandare da possere vivere, perché, avendosi a levare questo Signore, io non saprei dove mi andare sanza danari. [25] Starommi qui, o mi tornerò a Castracaro, infino che le Signorie vostre deliberino di me. [26] Quae bene valeant.

[27] Die 23 decembris 1502.

[28] E. D. V. servitor N. Machiavellus Secretarius. [29] In Cesena.

[30] Postscripta. [31] Si parla per certo che questo Signore partirà lunedí di qui e ne andrà a Rimini; io aspetterò risposta di questa da vostre Signorie e non partirò di qui sanza ordine di potermi levare; di che prego vostre Signorie mi scusino, perché non posso piú.

323

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Per via di Bagno scrissi l’ultima mia a vostre Signorie de’ 23; e avendo scritto per quella a lungo della partita de’ Franzesi e di quello se ne ragionava, non mi occorre per questa dirne altro, né scrivere cosa di momento.

[4] Avanti ieri arrivò el garzone di Ardingo cavallaro con dua di vostre Signorie de’ 20 e 22. [5] E benché dopo la ricevuta di quelle io abbi fatto diligenzia di parlare al Duca, non mi è riuscito, perchè, non avendo aúto tempo se non ieri, e ieri sendo sua Eccellenzia occupata in fare rassegne di fanterie e in suoi altri piaceri rispetto alla pasqua, non fu possibile che mi riuscissi; e questa mattina di buona ora si è levato con tutto lo esercito e ne va a Santo Arcangiolo, discosto a qui quindici miglia e presso a Rimini cinque. [6] E io domattina mi leverò e ne andrò a Rimini, non potendo alloggiarli piú appresso rispetto alla strettezza dello alloggiamento; nonostante che non sia, secondo si dice, per dimorare quivi punto, ma per andarne a gran giornate alla volta di Pesero. [7] Né si sa poi quello che si abbi a fare; e chi ha opinione che voglia tentare Sinigaglia e chi Ancona; e quanto a le forze sue, egli ha quelle genti che io vi mandai per listra ultimamente; e di piú circa 30 stradiotti albanesi, soldati di nuovo; e si truova 2500 fanti oltramontani e qualche altrettanti Italiani, de’ quali fra ieri e l’altro si è fatto qui la mostra; e potete fare conto che ogni mille fanti abbi cinquanta cavalli de’ caporali loro da fare fazione a cavallo. [8] Le artiglierie sono ite a quella medesima volta che va lui con tutte loro necessità di polvere e palle.

[9] Quanto e’ si possa valere delle genti delli Orsini e Vitegli, non si sa; conoscerassi meglio alla giornata, quando e’ fieno piú propinqui l’uno a l’altro. [10] E come io ho piú volte scritto alle Signorie vostre, questo Signore è secretissimo, né credo quello si abbi a fare lo sappi altro che lui; e questi suoi primi secretari mi hanno piú volte attestato che non comunica mai cosa alcuna, se non quando e’ la commette; e commettela quando la necessità strigne e in sul fatto e non altrimenti; donde io prego vostre Signorie mi scusino, né m’imputino a negligenzia quando io non satisfaccia alle Signorie vostre con li avvisi, perché el piú delle volte io non satisfo etiam a me medesimo.

[11] Di San Leo e della pratica si trattava con el Duca Guido, non se ne intende altro. [12] Di Camerino ho scritto altra volta quello mi aveva detto el Duca, che li stava a sua posta; e dipoi scrissi quanto avevo ritratto da quel secretario del Cardinale di Farnese, el quale mi disse che vi aveva poca speranza e massime per la partita de’ Franzesi; ieri mi disse el Vescovo d’Euna che li era come accordato: aspetteronne lo evento interamente per non ci fare piú errore.

[13] Messer Rimirro questa mattina è stato trovato in dua pezzi in su la piazza dove è ancora; e tutto questo populo lo ha possuto vedere; non si sa bene la cagione della sua morte, se non che li è piaciuto cosí al Principe, el quale mostra di sapere fare e disfare li uomini ad sua posta, secondo e’ meriti loro.

[14] Portommi el sopraddetto cavallaro 25 ducati d’oro e 16 braccia di dommasco nero. [15] Ringrazio le Signorie vostre sommamente dell’una cosa e dell’altra.

[16] Perché la corte è in su la levata, non mi è stato consegnato uomo che venga per le 3 cavalle che le Signorie vostre dicono essere a Poppi; èmmi solo suto detto che io preghi vostre Signorie a fare che si abbi loro buona cura infino a tanto che li abbino ordinato chi venga.

[17] Messer Bartolomeo Marcelli dal Borgo, per il quale el Baron di Bierra scrisse ultimamente a’ nostri Eccelsi Signori, non chiede altro, se non che li sia prorogato tanto el tempo a potere comparire che possa venire costí; lui ne scrive a Piero di Braccio Martelli che solleciti questa sua causa; e io di nuovo lo raccomando a le Signorie vostre. [18] Quae bene valeant.

[19] Ex Cesena, die 26 decembris 1502, hora 22 diei.

[20] E. V. D. servitor N. Machiavellus Secretarius.

324

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Ieri ricevemo una tua de’ 23 con la listra delle genti che sono rimaste a cotesto Signore; e tu arai ricevuto dapoi due nostre de’ xxii e una de’ xxiii per Ardingo cavallaro, e con essa xxv ducati e le braccia 16 del domasco; e cosí non accade molta risposta alla tua preallegata, perché, quanto appartiene al ragionamento fatto delle cose di Pisa, non è necessario risponderne di presente altro, e parci a proposito, sempre che se ne ragioni piú in questo modo, monstrare di approvare ogni deliberazione e pensiero di cotesto Illustrissimo Principe come amorevole e buona, e per ricordo e disegno nostro non muovere né accennare alcuno simil partito. [4] Scrivemoti per una delle preallegate nostre delle tre cavalle ritrovate e ferme a Poppi e quello che fussi da fare, che era mandar di costà con tue lettere chi le pigliassi da quel Vicario, che cosí li avamo ordinato. [5] Non è necessario, non l’avendo fatto fino ad ora, farlo, perché, dapoi fu qui uno Antoniaccio da Bologna, vergaio di cotesto Signore e mandato qua per questo effetto, e’ si scrisse che le consegnassi a lui; e cosí doverrà aver fatto.

[6] Abbiamo dapoi ricevute lettere dalli oratori nostri di Francia e s’intende una ottima disposizione di quella Maestà verso le cose nostre; e perché Monsignor di Arli, che è quivi per la Santità del Papa, ha visitato li nostri oratori e offertosi in nome di quella e del Duca molto amorevolmente ad onore e commodo della città non altrimenti che loro proprio, con significazione grande di estimazione e amor verso di noi e desiderio di unione e perfetta amicizia a commune commodo, ci pare che subito, alla ricevuta di questa, ne debbi ringraziare la Eccellenzia di cotesto Principe con parole gravi e che significhino il piú che si può quanto ci sia suto grata tal cosa; e a l’incontro offerisca di noi il medesimo animo e volontà, con significarli li nostri oratori ancora hanno avuto da noi, e da principio e ora, commissione di fare il medesimo per l’uno e per l’altro. [7] Sarà con questa una de’ Cinque di Arezzo, la qual ti scrivono per conto di quel messer Bartolomeo Marcelli.

[8] Questa mattina ci è nuove tenersi per certo Vitellozzo, a dí 23, esser tornato in Castello, benché non si fussi visto andare attorno, ma che tutti quelli che erono iti seco erono suti visti manifestamente; e delle sue genti ne era tornate parte e il resto si aspettavano. [9] Da quel dí indrieto, pareva si stessi in Castello con grande gelosia e sospetto: facevansi le guardie tutta notte in sulle mura, l’artiglieria minuta e grossa era tutta ad ordine e messa fuora, e avevono voltata l’acqua ne’ fossi. [10] Ora si monstrano piú securi e piú tardi a queste provisioni.

[11] Delle cose di Francia, non ci è molto che dire. [12] Il Re si truova a Locces e era opinione dovessi venire verso Lione, dove si aspettava l’Arciduca, qual si truova verso Rossiglione; e che sotto ombra di onorarlo, se li manderebbe incontro alcuni signori franzesi giovani per esserli statichi in questa sua passata nella quale si ha speranza potersi di nuovo reintegrare la amicizia fra li dua Re. [13] Il Marchese di Mantova si truova ancora là e è opinione potersene tornar presto in Italia con grazia del Re: pure è da rimettersene alli effetti. [14] Bene vale.

[15] Ex Palatio Florentino, die xxviii decembris mdiio.

[16] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[17] Marcellus.

325

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi Florentini.

[3] Spectabilis vir etc. [4] E’ si è fatto, dopo la ricevuta tua de’ 19, diligenzia grande di satisfare a cotesto Illustrissimo Signore nel desiderio suo di messer Lodovico di Amelia. [5] E in somma si truova impossibile di presente poterli dare quello officio, perché quello che vi è fu eletto 4 mesi sono e ha ancora a stare in officio circa 16; e cosí bisogna differirla qualche mese, al quale tempo noi ci ricordereno di questa raccomandazione, ma bisogna che ancora lui se ne ricordi. [6] E cosí farai intendere a chi bisogna respondere di questa cosa e lo conforterai a sperare bene e ricordarsi di qua dopo qualche mese. [7] Al caso di messer Bartolomeo dal Borgo, per il quale ci scrisse ancora il Barone di Bierra, non accade dire altro, perché li officiali di Arezzo per una loro mandatati con lettere de’ Dieci ti commettono significarli quanto abbi a fare e a che tempo debba comparire. [8] Bene vale.

[9] Ex Palatio nostro. [10] Die xxviiii decembris mdii.

[11] Marcellus.

326

[1] Alli Signori Dieci. [2] Per staffetta. [3] Firenze.

[4] Magnifici Domini etc. [5] Avanti ieri scrissi da Pesero alle Signorie vostre quello intendevo di Sinigaglia; transferi’mi ieri a Fano, e questa mattina di buona ora partí la Eccellenzia del Duca con tutto lo esercito e ne venne qui in Sinigaglia, dove erano tutti gli Orsini e Vitellozzo, e’ quali, come scrissi, li avevono guadagna<to> questa terra. [6] Fecionsegli incontro; e entrato che e’ fu con loro accanto nella terra, si volse alla sua guardia e fecegli pigliare prigioni; e cosí li ha tutti presi e la terra va tuttavia a sacco, e siamo ad ore 23. [7] Sono in uno travaglio grandissimo: non so s’i’ mi potrò spedire la lettera per non trovare chi venga. [8] Scriverrò a lungo per altra; e secondo la mia opinione, e’ non fieno vivi domattina.

[9] In Sinigaglia. [10] Die ultimo decembris 1502.

[11] Tutte le loro genti sono etiam state prese e le patenti che si scrivono attorno, dicono di avere presi e’ traditori suoi etc.

[12] Al presente apportatore ho dato tre ducati e le Signorie vostre ne li daranno altri tre, e e’ mia ne rimborseranno Biagio.

[13] Vester servitor Nicholaus Machiavellus.

327

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri per duplicate scrissi alle Signorie vostre quanto era seguíto dopo la giunta della Eccellenzia del Duca in Sinigaglia e come li aveva preso Paulo e el Duca di Gravina Orsini e Vitellozzo e Oliverotto; e per la prima detti el semplice avviso della cosa; per l’altra narrai ogni cosa particularmente e, di piú, quello mi aveva parlato sua Eccellenzia, e che opinione si faceva del procedere di questo Signore; le quali lettere io replicherei particularmente, se io stimassi che le non fussino giunte salve; ma avendo mandato la prima con vantaggio di 6 ducati e la seconda con vantaggio di 3 per uomini a posta, l’uno fiorentino, l’altro da Urbino, ne sto di buona voglia. [4] Pure summariamente replicherò tutto alle vostre Signorie per abbundare in cautela, quando quelle non fussino pure comparse. [5] Partí questo Signore da Fano iermattina e con tutto el suo esercito ne venne alla volta di Sinigaglia, la quale era stata occupata, eccetto la rocca, da li Orsini e messer Liverotto da Fermo; Vitellozzo el dí d’avanti era venuto da Castello in quelle parti. [6] Andorno l’uno dopo l’altro incontro al Duca; accompagnorollo dipoi nella terra e in casa; e, giunti in camera seco, sua Signoria li fece ritenere prigioni; dipoi fece svaligiare le loro fanterie che erano ne’ borghi fuori della terra e mandò la metà del suo campo a svaligiare le loro genti d’arme che erano discosto da Sinigaglia 6 o 7 miglia per certe castella. [7] Chiamommi dipoi circa 2 ore di notte, e colla migliore cera del mondo si rallegrò meco di questo successo, dicendo avermene parlato el dí d’avanti, ma non scoperto el tutto, come era vero; soggiunse poi parole savie e affezionatissime sopra modo verso cotesta città, adducendo tutte quelle ragioni che lo fanno desiderare la amicizia vostra, quando da voi non manchi: tale che mi fece restare ammirato, né le replico antrimenti per essermici disteso per quella di <i>arsera. [8] Concluse in ultimo che io, per sua parte, scrivessi tre cose alle Signorie vostre: la prima, che io mi rallegrassi con quelle del successo, per avere spento inimici capitalissimi ad el Re, a lui e a voi, e tolto via ogni seme di scandolo e quella zinzania che era per guastare Italia, di che vostre Signorie ne dovevono avere obbligo seco; appresso, che io ricercassi e pregassi vostre Signorie da sua parte che fussino contente in su questo fatto mostrare a tutto el mondo essere sua amiche e mandare verso el Borgo e’ loro cavalli; e farvi ragunata di fanti per potere, insieme con seco, ferire verso Castello o verso Perugia, come fussi a proposito, dicendo volere ire a quella volta subito e che si sarebbe partito iarsera, se non fussi la paura aveva che, per la sua partita, Sinigaglia andassi a sacco; e di nuovo mi ripregò che io scrivessi che fussi contente fare ogni demostrazione di essere suo amico, dicendo che al presente non vi aveva a ritardare paura, né sospetto alcuno, sendo lui armato bene e li vostri inimici presi; pregommi, ultimo, scrivessi alle Signorie vostre, come lui desiderrebbe che, se in su questa presa di Vitellozzo, el Duca Guido, che è a Castello, si rifuggissi in sul dominio vostro, vostre Signorie lo detenessino; e dicendo io che non sarebbe della dignità della città che quelle liene dessino preso e che voi nol faresti mai, rispose che io parlavo bene, ma che li bastava che vostre Signorie lo tenessino né lo lasciassino se lui non se ne accordava. [9] Rimasi di scrivere tutto e lui ne aspetta risposta.

[10] Scrissi ancora per la mia di ieri come da molti uomini, intendenti e amici della città, mi era suto ricordato che questa era una grande occasione alle Signorie vostre a fare qualche bene per la loro città in loro reintegrazione, pensando ciascuno che rispetto a Francia le Signorie vostre se ne possino fidare. [11] E giudicasi qui essere cosa a proposito mandarci uno de’ vostri primi cittadini per ambasciadore in su questo nuovo accidente e non differire a farlo, perché, se viene uomo di condizione e con partiti da appiccarsi, si crede che ci si troverrà riscontro; e questo, da chi vuole bene a cotesta città, mi è suto ricordato piú e piú volte; e io lo scrivo a vostre Signorie con quella fede che io le ho sempre servite. [12] E questo è in sentenzia quello vi scrissi per l’ultima mia di ieri, ancora che molto piú particularmente.

[13] È seguíto dipoi che questa notte ad ore dieci questo Signore fe’ morire Vitellozzo e messer Oliverotto da Fermo; e li altri dua sono rimasi ancora vivi: credesi per vedere se ’l Papa arà aúti nelle mani el Cardinale e gli altri che erano a Roma, che si crede di sí; e dipoi ne delibereranno di tutti di bella brigata.

[14] La rocca di Sinigaglia questa mattina a buona ora si arrese al Duca e cosí si tiene per lui; e sua Signoria partí questa medesima mattina di quivi e ne è venuto qui con lo esercito. [15] E cosí ne andreno alla volta di Perugia e di Castello al certo, e di Siena si dubita; e poi si di­sten­derà verso Roma a rassettare tutte quelle castella orsine. [16] E el disegno è espugnare Bracciano, e che l’altre sieno un fuoco di paglia: il che è però un ragionamento populare. [17] Stareno qui tutto dí domani e l’altro dí poi alloggereno a Sasso Ferrato con tempi tanto sinistri a fare guerra quanto si possino immaginare; né si crederrebbe chi scrivessi lo stento in che si truova tutta questa gente e chi le va dreto, perché chi alloggia al coperto ha una bella ventura.

[18] Messer Goro da Pistoia, nimico e ribelle di cotesta città, era con Vitellozzo e si truova qua preso in mano di certi Spagnoli; crederrei con un dugento ducati, quando vostre Signorie li volessino spendere, operare che chi lo ha lo darebbe in mano ad uno de’ vostri rettori. [19] Pensino le Signorie vostre a questo caso e, parendo loro, me ne avvisino. [20] Raccomandomi a vostre Signorie. [21] Quae bene valeant.

[22] Ex Corinaldi, die prima ianuarii 1502.

[23] E. V. D. servitor N. Machiavellus Secretarius.

328

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] L’ultima che si ha da te fu de’ 26, scritta a Cesena in su la levata di quel luogo. [4] Di che ci basta lo avviso solo e non accade replicare altro, né anche alle altre parti, perché, quanto appartiene a messer Bartolomeo dal Borgo, ti si mandò, con un’altra nostra, una de’ Cinque di Arezzo, per la quale li prorogavano il tempo, e le 3 cavalle ritenute a Poppi si consegnorono ad Antoniaccio, vergaio di cotesto Signore.

[5] Di Francia non s’intende cosa di momento per non essere il Cardinale in Corte, né farvisi faccende da conto. [6] E da Roma ci si monstrano da qualche dí in qua le cose piú fredde circa quella pratica della lega; e pure, dal canto nostro, si è sollecitato e ci siamo fatti innanzi, e è da dubitare per quel si vede si abbi a mandare in longum. [7] Tre dí fa *capitò al Borgo la Prefettessa con cavalle cinque e passò sconosciuta e il commissario di quel<l>o luogo dissimulò conoscerla;* e cosí crediamo *sia passata a la volta di Lucca;* se di costà *ne fussi fatto querela, bisognerà escusarci col non averne avuto notizia, monstrando però non ne avere avuto avviso da noi alcuno, ma come da te, sapendo quale sia lo animo nostro ne le cose sua.* [8] Bene vale.

[9] Ex Palatio Florentino, die prima ianuarii mdii.

[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[11] Marcellus.

329

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi la alligata a vostre Signorie, per la quale replico quello avevo scritto per dua mie di avanti ieri, date in Sinigaglia e mandate a posta, le quali desidero sieno venute salve e a tempo; e so che quando le Signorie vostre considerranno dove io sia, in che confusione, mi scuseranno della tardità delli avvisi, quando sieno tardi, perché e’ paesani si nascondono, nessun soldato si vuole partire da e’ guadagni delle rapine e questi mia di casa non si vogliono spiccare da me per non essere saccheggiati: tale che tutte queste cose fanno tale difficultà che io, dopo e’ primi dua spacci, e’ quali feci per forza di amici e con promessa di guadagno, rispetto alla nuova etc., io non trovo chi venga; e cosí la lettera che io scrissi iarsera l’<h>o ancora in petto, né so se questo dí mi potrò mandarla; né ho molto che scrivere di nuovo, sendo ancora la Eccellenzia del Duca qui in Corrinaldo.

[4] Ha questo dí atteso a fare pagare le fanterie che sono presso qui a tre miglia e ad ordinare le artiglierie, le quali, per la via di Fossombrone, fa condurre ad Augobio; e di quivi le farà condurre o verso Castello, o verso Perugia, dove li parrà. [5] Domani si alloggerà a Sasso Ferrato e dipoi si andrà avanti verso l’uno de’ dua luoghi. [6] Ho parlato questo dí a lungo con uno di questi primi e di nuovo mi ha detto molte delle medesime cose che mi ha dette il Duca in benifizio delle Signorie vostre; e discorrendomi come sua Signoria doveva procedere, disse che una volta questo Signore aveva fatto morire Vitellozzo e Liverotto come tiranni e assassini e traditori, e che el signore Paulo e el Duca di Gravina voleva condurli a Roma, sperando al certo che el Papa abbi nelle mani a questa ora el Cardinale Orsino e el signore Iulio; e quivi si fermerà el processo contro di loro e iuridicamente si giudicheranno. [7] Disse ulterius questo Signore avere in animo li­berare tutte le terre della Chiesa da le parti e da e’ tiranni, e restituirle al Pontefice, e solum ritenersi Romagna per sé. [8] E iudica per questo che un Pontefice nuovo sia per esserli obbligato, non si trovando servo delli Orsini o de’ Colonnesi, come sono sempre suti e’ Papi per lo addreto; e di nuovo mi affermò che sua Signoria non ha mai pensato da un pezzo in qua, se non come e’ potessi quietare Romagna e Toscana; e ora li pare averlo fatto con la presa e morte di costoro che erono la preta dello scandolo; e iudica quello tanto che resta essere fuoco da spegnerlo con una gocciola d’acqua. [9] E mi disse in ultimo che ora possevono vostre Signorie assettare e’ casi loro; e dovevono mandarli uno ambasciadore con qualche conclusione onorevole e utile per l’una parte e per l’altra, e appresso fare ogni demostrazione di amicizia seco e lasciare da canto le lunghezze e li rispetti. [10] El quale ragionamento mi è parso scriverlo come lui lo disse e vostre Signorie ne giudicheranno. [11] Alle quali mi raccomando.

[12] Die 2 ianuarii 1502.

[13] Servitor in Conrinaldo N. Machiavellus.

330

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Signori miei. [3] Con difficultà ho trovato l’apportatore di questa che si chiama Tornese da Santa Maria Impruneta, al quale ho dato un ducato d’oro e li ho promesso che vostre Signorie li daranno dua altri ducati, ché cosí li ho promesso: pregole faccino rimborsare Biagio del mio ducato e delli altri 4 ho pagati per li dua spacci precedenti. [4] E alle Signorie vostre mi raccomando. [5] Quae bene valeant.

[6] Ex Conrinaldo, die ii ianuarii, hora 23, 1502.

[7] E. D. V. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

331

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. [2] <Pese>ro vel <ubi> sit.

[3] Ieri ti scrivemo le alligate in resposta della tua de’ 26, credendo mandartele subito per uno Baldo da Ancona, spacciato da certi mercanti nostri, il quale ha differito fino a questa mattina; e non abbiamo che dirti altro, salvo in genere raccomandarti tutte le robe e mercanti nostri che fussino in Ancona o dalla banda di costà e commetterti che in omni bisogno loro tu li aiuti vivamente con il mezzo del salvocondotto avuto e con pregarne la Eccellenzia del Signore in nome nostro. [4] E questo si dice generalmente di tutti e in specie ti raccomandiamo Girolamo e Lorenzo Ridolfi e Nicolao Lippi, cittadini nostri abitanti in Ancona, e uno Bartolomeo di ser Tommaso anconitano, consolo della nazione nostra, per esser uomo con il quale li mercanti nostri hanno molte faccende e nella conservazione del quale è la conservazione di molti de’ nostri. [5] Per quella di ieri ti si disse quanto si ritraeva da Roma e dal Borgo. [6] Non s’è dapoi inteso altro, salvo iersera lo acquisto di Sinigallia, di che ci pare ti debbi rallegrare col Signore e monstrarli in nome nostro di queste sua felicità contentezza grande. [7] Bene vale.

[8] Ex Palatio Florentino, die ii ianuarii mdii.

[9] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[10] Marcellus.

332

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Avanti ieri scrissi l’ultime mie a vostre Signorie quasi in conformità di quello avevo scritto per dua altre mia dell’ultimo dí del passato; e a questa ora le dua prime doverrieno essere comparse e vostre Signorie aranno inteso la presa di Paulo e del Duca di Gravina Orsini e la morte di Vitellozzo e di messer Liverotto; e dipoi come el Duca mi parlò e quello che mi commisse scrivessi a vostre Signorie, di che attendo risposta. [4] Dipoi non ci è altro di nuovo, perché partimo iermattina da Corrinaldo, donde io scrissi l’ultime mie, e venimo qui a Sasso Ferrato dove siamo stati ancora oggi; e domattina ne va el Duca a Gualdo, per fare poi quello li darà la occasione di potere operare in danno di questi suoi inimici. [5] Sono tornati oggi quelli condottieri che furono messi alla coda delle genti orsine e vitellesche: e non le hanno possute svaligiare e tutte ne sono ite alla volta di Perugia; hanno lasciato nondimanco assai cavalli per el cammino rispetto alle cattive vie e allo avere a camminare in pressa. [6] Né ho che scrivere altro per questa, perché le cose di qua possono giudicare benissimo vostre Signorie, intendendo massime, molto meglio che non si fa qui, in che disposizione si truovi al presente Perugia e Castello, sopra a che si ha a fondare tutte le cose di qua.

[7] Ho ricevuto questa sera la vostra de’ 28 del passato: intendo come ho a governarmi nelle cose di Pisa, e cosí delle cavalle del Duca, quanto dicono vostre Signorie, e quanto ritraete di Francia, e come io debbo ringraziarne el Duca: il che farò come prima ne arò occasione. [8] Ringrazio le Signorie vostre delli avvisi di Francia e a quelle mi raccomando. [9] Valete.

[10] Ex Saxo Ferrato, die 4 ianuarii 1502.

[11] E. V. D. servitor N. Machiavegli.

333

[1] Die 4 ianuarii 1502. [2] Domino Iohanni Victorio Soderino Oratori Romae et Niccolao Malchiavello.

[3] Magnifice Orator etc. [4] Iarsera e stamani sono sute qui per diverse vie dalle bande di sopra nuove alquanto confuse delle cose sequíte a Sinigaglia; perché qualcuno ci ha scritto el signor Paulo Orsino, Duca di Gravina, Vitellozzo, messer Oliverotto essere stati tagliati a pezzi dalle genti del Valentino a Sinigaglia; per qualcun altro, che solamente sono presi: e in una varietà grande di avvisi ci pare poter credere, per convenire ogni uomo in questo, che il Valentino contro di loro abbi ottenuto o tutto o gran parte di quello che avea disegnato. [5] Però non ci è parso da differire piú lo scriverti e commetterti, quando e’ sia sequíto cosí – di che doverrà, allo arrivare di questa, essere vera notizia in cotesto luogo –, vi conferiate e in nome nostro vi rallegriate con quella di questa sua felicità, con modestia nondimeno e monstrando che noi presupponiamo essersi fatto tal cosa convenientemente e perché loro se ne avessino dato cagione: a fine non paia che noi ce ne rallegriamo indebitamente e abbiamo oppinione che quanto è seguíto, sia tenuto e fatto sanza respetto di fede e di onore; adiugnendo al parlare vostro tutte quelle circunstanzie donde si abbi a credere che noi siamo contenti, etiam per lo interesse nostro, le quali sono principalmente dua: la ruina delli inimici nostri e lo amore che portiamo alla Santità del Papa e alla Eccellenzia del Duca.

334

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Con questa sarà una nostra de’ dí 4, scrittati in su ’ primi avvisi che si ebbano delle cose seguíte a Sinigallia e ritenuta fino a questa sera per espettare tua lettere, delle quali siamo stati in espettazione e desiderio grande piú dí sono; e non sapendo per che via mandartele securamente e a che volta, ne abbiamo ordinato dua e mandatele al commissario di Arezzo che te le mandi da diverse bande per dua di quelli fanti piú atti a questo mestiero. [4] Vedrai per quella di ieri la commissione ti diamo di rallegrarti con cotesto Illustrissimo Signore e de’ suoi felici successi, e in che modo. [5] Per questa ti confermiamo il medesimo e tanto piú vivamente quanto dapoi s’è inteso, fra le altre cose, la morte di Vitellozzo della quale questa città ha cagione di contentarsi assai. [6] Abbiamo dipoi questa mattina nuove lettere da Roma, per le quali la Santità del Papa, per mezzo dello oratore nostro e per uno suo breve, ci richiede di spignere le gente di Arezzo e piú comandati si può alla volta del Borgo, monstrando che cotesto Illustrissimo Signore abbia a venire alla volta di Castello; e che dobbiamo fare guardare li passi dalle bande di sopra per ritenere il Duca Guido, se a caso si gittassi di qua. [7] Abbiamoli resposto di quello primo, che ne siamo in ottima disposizione e si è ordinato al conmissario di Arezzo che le abbi in punto e ad ordine di levarsi quando bisognerà; e si sono renovati li comandamenti a tutti quelli nostri uomini di stare ad ordine con le armi; con escusare di non farlo di presente per averne maggiore bisogno a Arezzo che al Borgo e perché saranno sempre preste in uno dí a transferirsi là; aggiunto che noi intendiamo la Eccellenzia di cotesto Signore venire prima a Perugia e non esser piú necessaria la forza verso Città di Castello, essendosene partiti Vitelli e il Duca Guido con loro alla volta di Perugia; e avendo quella città fatti suoi ambasciadori alla Santità del Papa e alla Eccellenzia di cotesto Signore; e nondimeno che sempre saranno preste, come è detto.

[8] Al secondo, se li è scritto non parere verisimile, né anche ragionevole, che il Duca Guido si transferisca piú qua nel dominio nostro, sendo in compagnia de’ Vitelli, li quali hanno con la città quello respetto che tu sai, e per esser ito una volta a Perugia, dove volendo venire qua, non era necessario andare là, né girare si largo; *sanza negarli o prometter o ligarsi al sí o al no* in alcuno modo *a questa cosa;* questo medesimo diciamo ancora a te, acciò lo possa conferire a cotesto Illustrissimo Signore e procedere seco circa le cose nostre secondo la commissione tua.

[9] Qui è stato questa sera uno maestro Galazzo dell’Ordine de’ Fra’ Minori con lettere di credenza della Communità di Perugia e hacci chiesto in nome di quella aiuto etc., monstrando una buona disposizione di quella città alla difesa sua. [10] Non li abbiamo resposto, ma puoi esistimare e cosí significare alla Eccellenzia di cotesto Principe, che non si arà in questa cosa manco respetto alla sua Eccellenzia che si sia avuto nell’altre. [11] Di nuovo non abbiamo che dirti, salvo la partita del Duca Guido e de’ Vitelli da Castello alla volta di Perugia, come si dice di sopra; e la elezione di dua Ambasciadori di quella città e al Papa e alla Eccellenzia di cotesto Signore. [12] Bene vale.

[13] Ex Palatio Florentino, die v ianuarii mdii.

[14] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[15] Marcellus.

335

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] Cito, cito, cito, cito.

[3] Magnifici Domini etc. [4] Da Sasso Ferrato scrissi a dí 4 alle Signorie vostre quanto occorreva; e per una poscritta avvisai la nuova di Castello, come li Ambasciadori venivono e che el Vescovo di Castello e tutti e’ Vitelli si erano fuggiti. [5] Giugnemo ieri dipoi qui in Gualdo, dove siamo ancora, per riposare lo esercito; e ci trovamo li detti ambasciadori di Castello, e quali ofersono la terra al Duca e rallegroronsi etc. [6] El Duca ricevvé la terra come Gonfaloniere della Chiesa e non altrimenti; e ordinò subito che li spacciassino uno a Castello a mettere in ordine quelle artiglierie, e dall’altro canto fece fermare quelle aveva fatte condurre in Agobio, perché le non venissino piú avanti, giudicando quelle sono a Castello bastare per le imprese future. [7] Dipoi iarsera, circa a 4 ore di notte, venne uno a fare intendere a questo Signore come Giampaulo Baglioni, con Orsini e Vitelli e tutte gente d’arme loro e rifuggite a loro, si erono partite di Perugia e iti alla volta di Siena; e che subito dopo la partita loro el populo perugino si era levato e gridato: «Duca! Duca!». [8] Questa mattina poi giunsono dui ambasciadori perugini e hanno verificata la nuova essere vera e per ancora non hanno parlato al Duca.

[9] Dicono questi primi di sua Eccellenzia che ’l Duca non vuole questa città né Castello per sé, ma liberarle da’ tiranni e fare che la Chiesa le possega; e di nuovo sono in su quello medesimo che io scrissi a lungo a vostre Signorie da Corrinaldo. [10] Parte questo Signore con lo esercito domani di qui e ne va a Scesi, e di quivi si addirizzerà in quello di Siena per fare in quella città uno stato a suo modo. [11] Ora se Pandolfo Petrucci, insieme con queste genti che sono rifuggite là, si aspetterà o no, ci è varie opinioni. [12] Messer Baldassarre Scipioni da Siena, che è qua capo di lance spezzate, uomo noto a vostre Signorie e di discrezione, è di opinione che li aspettino; molti altri credono di no e ciascuno allega le sua ragioni: presto si doverrà vedere.

[13] Io non ho poi parlato con la Eccellenzia del Duca; e perché la domanda fece che vostre Signorie movessino le genti verso el Borgo, non è piú necessaria, sendo arresa Perugia e Castello, credo sarete ricerchi di muoverle verso Siena. [14] È bene che le Signorie vostre ci pensino, acciò che o lo aiuto sia grato, o la scusa sia onesta.

[15] Altro non ho che scrivere alle Signorie vostre, perché quelle sono prudenti e intendono benissimo e’ tempi che corrono e li provedimenti che bisognono. [16] Bene valete.

[17] Ex Gualdo, die 6 ianuarii 1502.

[18] E. D. V. servitor N. Machiavellus.

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[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] Florentiae.

[3] Magnifici Domini etc. [4] Da Gualdo scrissi l’ultima alle Signorie vostre de’ dí 6 e prima avevo scritto da Sasso Ferrato a dí 4, e a dí 2 e a dí primo da Corrinaldo, e da Sinigaglia due lettere dell’ultimo del passato, e da Pesero una de’ 28, delle quali attendo risposta con desiderio. [5] E qui si comincia a maravigliare ciascuno come le vostre Signorie non abbino scritto o fatto intendere qualcosa a questo Principe in congratulazione della cosa nuovamente fatta da lui in benifizio vostro, per la quale e’ pensa che tutta cotesta città li sia obbligata, dicendo che alle Signorie vostre sarebbe costo lo spegnere Vitellozzo e distruggere li Orsini 200 mila ducati, e poi non sarebbe riuscito loro sí netto come è riuscito a sua Signoria.

[6] E per dire alle Signorie vostre quello che è successo di qua dopo l’ultima mia, mi occorre poco; e quello vostre Signorie doveranno avere inteso molto prima da altra banda, restando solo, delle cose che costui aveva in disegno, ad espedire el caso di Siena, perché Castello e Perugia è accordato, come per altre scrissi a vostre Signorie. [7] Le quali terre questo Signore non accetta per sé, né vuole capitulare con loro, ma le rimette a Roma, dicendo volere che le tornino alla Chiesa e spegnere le parte di quelle e trarne li tiranni. [8] E per dare piú colore a questa cosa, non ha permesso infino ad ora che li fuoriusciti di Perugia vi rientrino, e pare che alli ’mbasciadori perugini che vennono a Gualdo e’ promettessi che non vi rienterrebbono, dicendo sua intenzione non essere cacciare uno tiranno e rimetterne dieci.

[9] Giugnemo ieri qui in Asciesi, e ci siamo stati oggi; e domattina lo esercito, sanza impedimento di carriaggi, che cosí si è comandato, ne andrà a Torsiano, discosto a qui 7 miglia, e chi non potrà stare quivi, per essere el luogo piccolo, starà all’intorno; dipoi si dice che farà l’altro alloggiamento a Chiusi in su quello di Siena quando gli riesca el possere passare prima le Chiane e dipoi entrare in Chiusi, dove pare che disegni entrare o per amore o per forza. [10] Sono stati questa sera qui oratori sanesi, mandati da quella comunità, e per lungo spazio hanno parlato con el Duca. [11] La proposta loro intendo essere suta come e’ sono mandati da quella comunità per intendere la cagione che muove sua Eccellenzia a volere fare loro guerra, come pubblicamente si dice che vuole loro fare, dicendo essere parati a giustificarla etc.; a che si dice el Duca avere risposto che ha e ebbe sempre quella comunità per sua buona amica e che mai fu sua intenzione fare a lei guerra, ma che bene ha odio grande con Pandolfo Petrucci, el quale è suo inimico capitale, per essere suto insieme con li altri a volerlo cacciare delli stati sua; e quando e’ pigliassi quella communità modo o espedienti a mandarnelo, sarebbe fatta la pace; quanto che no, lui veniva con lo esercito per questo effetto e li ’ncresceva avere ad offendere altri, ma che se ne scusava con Dio, con li uomini e con loro, come colui che era vinto da la necessità e da uno ragionevole sdegno verso colui che non li bastava solo tiranneggiare una delle prime città di Italia, ma voleva ancora, con la ruina d’altri, possere dare le leggi a tutti e’ suoi vicini. [12] E sanza altra conclusione, come intendo, si spiccorno e’ ragionamenti e li ’mbasciadori rimasono di scrivere alla Balía. [13] E cosí restono le cose ambigue, né ci è chi ardisca giudicarne el fine, perché da l’uno canto si vede in costui una fortuna inaudita, uno animo e una speranza piú che umana di potere conseguire ogni suo desiderio; da l’altro, si vede uno uomo di assai prudenzia in uno stato tenuto da lui con grande reputazione e sanza avere drento o fuora capi inimici di molta importanza, per averli o morti o riconciliati, e con assai forze e buone, quando Giampaulo si sia ritirato seco, come si dice, e non sanza danari; e se son privi di speranza di soccorso per ora, el tempo lo manda spesso. [14] Pure, non è meglio che starne a vedere el fine, el quale si doverrà vedere dopo non molti dí. [15] E se questa cosa comincia a venire in dibattito, vostre Signorie saranno ad ogni modo richieste di aiuto da questo Signore e ricerche che feriate dal canto loro; e mi maraviglio che ancora non lo abbi fatto, ma credo che sia per avere visto come le cose di Castello e di Perugia sono passate, e credere che queste di Siena abbino ad ire per quella medesima via, e non vuole avere questo obbligo con le Signorie vostre. [16] Né posso scrivere altro delle cose di qua a vostre Signorie, referendomi di ogni altro particulare e di ogni altra opinione a quello che io ho scritto per lo addreto e circa le forze si truova, e circa lo animo suo. [17] E repricando ogni cosa in dua parole: quanto alle forze, e’ si truova qualche 500 elmetti e 800 cavalli leggieri e 6000 fanti incirca; quanto allo animo e intenzione sua verso di vostre Signorie, le parole sono state sempre e sono tante buone quanto io ho scritte e dette, e parlate con ragione e sí vivamente in modo che se egli le credessi, come le son vere e come le dice, e’ sarebbe da riposarsene; nondimanco le cose d’altri debbono fare dubitare alt<r>ui delle sue; né merita poca considerazione el procedere suo, quando se li è ragionato d’apuntamento: perché, mostro che sua Eccellenzia ebbe el desiderio suo di volere la condotta vecchia, e tolto che liene fu la speranza, lui sempre ha girato largo e passatosene di leggiere, dicendo bastarli una lega generale, come colui che vedeva non vi possere allora strignere e volere aspettare el tempo a posserlo fare; e parevagli potere temporeggiare molto bene, essendo chiaro una volta che vostre Signorie non erono per offenderlo rispetto a Francia, alla qualità di nimici suoi e alla debolezza vostra; e cosí vedeva nel differire la cosa guadagno. [18] Né voglio inferire altro per questo, se non ricordare alle Signorie vostre che, riuscita che li fia questa impresa di Siena, della quale si appropinqua el tempo, verrà ad essere venuta quella occasione che lui ha aspettata e disegnata; e io lo ricordo amorevolmente alle Signorie vostre; e se io la intendo male, nasce, oltre alla mia poca esperienza, non vedere altro che le cose di qua, con le quali io non posso discorrere altrimenti che di sopra io mi facci. [19] Rimettomi ora a quanto vostre Signorie con el loro prudentissimo iudizio ne discorreranno. [20] Alle quali mi raccomando.

[21] Ho presentito questa sera come qua è trapelato certi Montepulcianesi; vedrò d’intenderne piú e’ particulari e ne avviserò vostre Signorie.

[22] Die 8 ianuarii 1502.

[23] E. V. D. servitor Nicolaus Machiavellus. [24] In Asciesi.

[25] Io scrissi alle Signorie vostre di messer Goro da Pistoia, come egli era qui preso e che per un 200 ducati, o manco, e’ si riscatterebbe e darebbevisi nelle mani; vostre Signorie ne rispondino.

337

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc. <ubi> sit. [2] Cito.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Questi travagli hanno fatto che, dalla partita tua da Cesena in qua, non si sono mai ricevute tua lettere, né tu ancora, secondo lo scrivere tuo del primo e secondo del presente, hai ricevuto piú nostre, scritteti prima per uomo a posta che ti doveva trovare a Sinigallia, espedito da certi mercanti che aveano loro robe in Ancona, e dapoi dua volte per persone levate di Arezzo, de’ quali si avea oppinione si dovessino condurre piú facilmente dove tu fussi che ’ nostri cavallari. [5] Tutto è riuscito male e è suto peggio a proposito, perché quando era piú necessario l’uso dello scrivere e delli avvisi, alora se ne ha avuto piú dificultà; e ieri si ebbe notizia per la prima volta di tuo essere per via del Borgo, donde quel Commissario ci mandò una tua dell’ultimo del passato, portatali da uno vetturale da Urbino che diceva esserli stata data dallo uomo mandato da te, il quale per esser suto svaligiato diceva non potere venire piú avanti; e oggi sono comparse quelle del primo e secondo, e veggiamo essersene perse due altre, per le quali tu ci scrivevi tutti ragionamenti avuti con la Eccellenzia di cotesto Signore; delle quali è bene ci mandi copia o summario, perché si abbi notizia del tutto. [6] Inmediate che ricevemo le dua prealligate, pensamo mandare nuovo uomo alla Eccellenzia di cotesto Signore, e quale si ricerca a questi tempi, di condizione appresso di noi e che li abbia ad esser grato: e se n’è fatta elezione ordinariamente e è caduta in Iacopo Salviati; il quale è resoluto venire e digià è in procinto di cavalcare. [7] Verrà con commissione di presentarsi e rallegrarsi con cotesto Signore, e procedere dapoi alle altre cose secondo le pratiche tenute fino qui. [8] Di tutto ci pare si dia notizia subito a sua Eccellenzia e, nel parlarli, benché forse sia superfluo, se li discorrino le qualità de l’uomo e in genere la buona disposizione nostra con la quale noi lo mandiamo; e perché lui verrà instruito bene di tutto lo animo nostro, non accade replicare molto alle tua preallegate, massime di rallegrarsene con sua Eccellenzia in nome nostro, come ti s’è scritto altra volta, e offerirli di noi tutto quello si può e nel modo che ti si scrisse per una nostra mandatati per via di Arezzo.

[9] E quanto appartiene al Duca Guido, crediamo a questa ora sua Eccellenzia debba sapere come prima si ridusse in Perugia, dipoi a Castello della Pieve e verso Siena: e cosí si vede che lui e tutti e’ Vitelli e Ballioni disegnono altra uscita che per il dominio nostro. [10] Messer Goro è uomo di qualità e portatosi in modo nelle cose di Pistoia che ci sarebbe gratissimo averlo in potestà nostra, ma il pregio ci pare troppo ingordo; però, se si potessi ridurlo da 80 o al piú da cento in qua, noi piglieremo partito di pigliarlo da lui e saremo contenti che ce lo consegnassi o a Cortona o al Borgo. [11] Però tu ci procederai drento con tutti quelli respetti che sono necessarii: prima di non ne monstrare troppo desiderio, dipoi avilire la mercanzia il piú potrai.

[12] Le gente nostre sono ad Arezzo e sonsi comandati fanti per tutta quella parte di sopra del dominio nostro: e di quivi potranno esser preste ad omni luogo. [13] Però le puoi offerire alla sua Eccellenzia in caso che bisogni, ma non lo reputiamo necessario per avere Castello ricevuto uno suo maiordomo e quella città ridotta alla obedienzia sua.

[14] Abbiamo scritto al Capitano di Cortona che mandi a ritrovarti e convenga teco che le tua lettere faccino quivi scala; e cosí, avicinandoti a Perugia, ce le potrai mandare per suo mano.

[15] La presente ti si manda per Labbrofesso, cavallaro nostro. [16] Bene vale.

[17] Ex Palatio Florentino, die viiii ianuarii mdii.

[18] Con questa sarà una a Marco Salviati: fara’la dare subito.

[19] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[20] Marcellus.

338

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Scrissi da Asciesi l’ultima mia a dí 8; venimo poi ieri qui a Torsiano, luogo presso a Perugia a 4 miglia, donde partireno domani e ne andreno allo Spedaletto, discosto qui 12 miglia, alla via di Siena. [4] E avendo scritto per l’ultima mia quanto mi occorreva e non avendo alcuna risposta di tante mie lettere scritte da’ 28 del passato in qua, non mi occorrerebbe che scrivere, se questo Signore non avessi mandato oggi per me. [5] E transferitomi da sua Eccellenzia, mi domandò se avevo lettere da vostre Signorie; e rispondendo di no, monstrò maravigliarsene; e io non manchai di scusare questa tardità con quelle scuse che ci sono ragionevoli. [6] E usciti di questo ragionamento, mi disse: «Tu sai quanto io vo bene con quelli tuo Signori, per reputarli uno de’ primi fondamenti allo stato mio in Italia; e per questo li andamenti miei e mie opere intrinseche e estrinseche non li hanno ad essere nascose. [7] Tu vedi in che termine io mi truovo con costoro che erano inimici comuni de’ tuoi Signori e miei, che ne sono parte morti, parte presi, parte o fugati o assediati in casa loro; e di questi è Pandolfo Petrucci, che ha ad essere l’ultima fatica a questa nostra impresa e securità delli stati comuni; el quale è necessario cacciare di casa, perché, conosciuto el cervello suo, e’ danari può fare e el luogo dove e’ sarebbe, quando restassi in piede, resta una favilla da temerne incendii grandi; né bisogna addormentarsi in su questo, anzi totis viribus impugnarlo. [8] Io non fo el cacciarlo di Siena difficile, ma vorrei averlo nelle mani *e per questo il Papa s’ingenia addormentarlo co’ li brevi, mostrandoli che li basta solo che li abbi e’ nimici suoi per inimici; e io intanto mi fo avanti con lo esercito: e è bene ingannare costoro che sono suti e’ maestri de li inganni.* [9] Li ambasciadori di Siena che sono stati da me in nome della Balía, mi hanno promesso bene e io li ho chiarificati che io non voglio la libertà loro, ma solo che scaccino Pandolfo; e ho scritto una lettera a quella comunità di Siena chiarificando lo animo mio; e loro ne doverrebbono pigliare buono documento in su le cose di Perugia e Castello, e’ quali ho rimessi alla Chiesa e non li ho voluti accettare; dipoi el maestro della bottega, che è el Re di Francia, non se ne contenterebbe che io pigliassi Siena per me; e io non sono sí temerario che io me ’l persuada; e però quella comunità debbe prestarmi fede che io non voglia nulla del suo, ma solo cacciare Pandolfo. [10] E desidero che li tuoi Signori testifichino e pubblichino questa mia mente, che è solum di assicurarmi di quello tiranno. [11] E credo che quella comunità di Siena mi crederrà. [12] Ma quando la non mi credessi, io son per andare innanzi e mettere le artiglierie alle porti e per fare ultimum de potenzia per cacciarlo; il che io ti ho voluto comunicare, acciò che quelli Signori sieno testimoni dello animo mio; e acciò che, intendendo che ’l Papa abbi scritto *alcun breve a Pandolfo, sappino a che fine;* perché io sono disposto, poi che io ho tolto a’ mia inimici le armi, tôrre loro anche el cervello, che tutto consisteva in Pandolfo e ne’ suoi aggiramenti. [13] Vorrei oltre a questo pregassi e’ tuoi Signori ad essere contenti, bisognando in questo caso qualche aiuto, darmelo in benifizio mio contro a detto Pandolfo. [14] E veramente io credo che chi, ora fa lo anno, avessi promesso a quella Signoria spegnere Vitellozzo e Liverotto, consumare li Orsini, cacciare Giampaulo e Pandolfo, e avessi volsuti obblighi di centomila ducati, che la sarebbe corsa a darli; il che sendo successo tanto largamente e sanza suo spendio, fatica o incarico, ancora che l’obbligo non sia in scriptis, viene ad essere tacito; e però è bene cominciare a pagarlo, acciò che non paia, né a me né ad altri, che quella città sia ingrata fuora del costume e natura sua.

[15] E se quelli Signori dicessino non volere fare contro la protezione di Francia, scriverrai loro che el Re ha in protezione la comunità di Siena e non Pandolfo; e quando bene e’ lo avessi, che non lo ha, Pandolfo ha rotta tale protezione per essersi collegato contro a di me e di sua Maestà. [16] E cosí non vengono quelli Signori ad avere scusa veruna, non venendo di buone gambe a questa impresa; e tanto piú ci debbono venire volentieri quanto e’ ci è l’utile loro, la satisfazione della vendetta e utile del Re di Francia: l’utile loro, che spengono un perpetuo inimico a quella città, uno endice di tutti i nimici loro, uno ricettaculo di qualunque fussi mai per fare contro di loro; la satisfazione della vendetta, per essere stato capo e guida di tutti e’ mali che la loro città ha, lo anno passato, sopportati, perché da lui procedevono e’ danari, e’ conforti e li disegni per offenderli, e in che?, in tutto lo stato loro e nella propria libertà: le quali cose chi non desidera vendicare e non prende una occasione come questa, mostra di non si risentire di nulla e merita di essere ogni dí iniuriato; che ci sia l’utile del Re di Francia lo ’ntende ogni uomo, perché, spento costui, io e le Signorie loro restiàno libere da ogni paura degli stati nostri; e potreno correre con le genti nel Reame e in Lombardia e dovunque fia di bisogno a sua Maestà; né possiamo essere secure delli stati nostri, stando Pandolfo in Siena. [17] E queste cose sono intese da el Re e conosciute, e però se li farà piacere grande e aranne obbligo con chi ne fia cagione; e se io conoscessi in questa cosa essere lo interesse mio solo, mi ci affaticherei piú, ma per esserci lo interesse comune, voglio che basti questo. [18] Neanche dico questo per diffidarmi non potere per me medesimo fare questa impresa, ma per desiderare che tutta la Italia sia certa della amicizia nostra, donde ne risulti reputazione a ciascuno». [19] E m’impose ve ne scrivessi e facessi di averne risposta subito: e io ho scritto alle Signorie vostre quasi le formali parole.

[20] Ragionando delle cose del Reame mi disse li Spagnoli avere morti qualche 30 uomini d’arme f<r>anzesi in uno agguato e che non era danno da stimarlo; e che di verso la Magna non si sentiva romore veruno; e che Monsignore di Ciamonte ha aúto el malegrado da el Re per avere revocato le genti d’arme; e di nuovo mi disse che li era stato uno sdegno particulare che detto Ciamonte aveva preso con sua Signoria. [21] Raccomandomi alle Signorie vostre, quae bene valeant.

[22] Ex Torsiano, 10 ianuarii 1502.

[23] E. D. V. servitor Nicolaus Machiavellus Secretarius.

[24] Le Signorie vostre faranno pagare allo apportatore lire 10 e fieno contente rimborsare Biagio de’ cinque ducati, quando non lo abbino fatto, per li tre spacci ho fatti ne’ dí passati.

[25] Postscripta. [26] Don Michele si è oggi adirato meco come un diavolo, dicendo che le sua lettere che li scrive a Piombino e che sono scritte a lui li sono disuggellate; e che alle porte costí di Firenze è stati tolti a certi suoi fanti, che andavono a Piombino, certi arienti rotti da quelli di dogana; prego le Signorie vostre me lo lievino da dosso con el rimediare all’una cosa e l’altra iustificare. [27] E a quelle mi raccomando.

339

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Questa mattina sendo usciti da lo Spedale, dove allogiamo iarsera, e cavalcando verso questo luogo, fui sopraggiunto da uno balestrieri d’Antonio Giacomino che mi presentò una lettera di vostre Signorie de’ cinque dí, la quale mi dette passione assai, scrivendo le Signorie vostre non avere a quella ora alcuno mio avviso delle cose successe qua. [4] Giunto dipoi qui, sopravvenne Labbrofesso con altre lettere de’ 9, le quali mi dettono el medesimo dispiacere, significandomi non avere aúto se non due lettere mia del primo e secondo del presente; e pare veramente che l’opera mia sia mancata quando ella era piú necessaria e quando io ne dovevo acquistare piú grado; tamen li uomini prudenti, come sono le Signorie vostre, sanno che non basta fare el debito suo, ma bisogna avere buona sorte; e volentieri manderei a vostre Signorie la copia di tutte le lettere scritte da me, se io me le trovassi appresso, ma non le avendo, cagione del tempo e de’ luoghi ove mi sono trovato, replicherò tutto brevemente. [5] A dí ultimo del passato scrissi dua lettere: l’una breve data a 23 ore contenente la presura di quelli Orsini e Vitelli, l’altra lunga contenente particularmente el caso successo e quello che mi aveva parlato el Duca, che fu in effetto un parlare con tanta demostrazione d’amore verso cotesta città e con tanti termini amorevoli e prudenti, che io non li arei saputi desiderare piú; mostrando in effetto conoscere come egli era necessario che cotesta città fussi libera e galiarda, a volere che li stati all’intorno potessino godere el loro stato e che era per farne ogni opera, quando da voi non mancassi. [6] Volse dipoi che io ricercassi le Signorie vostre di darli aiuto con le vostre genti per le cose di Castello e di Perugia e che, capitando el Duca d’Urbino in costà, lo ritenessino, contentandosi di non lo avere altrimenti nelle mani, ma disse bastarli che li stessi nelle mani vostre. [7] Scrissi dipoi a dí primo e a dí secondo da Corrinaldo, replicando el medesimo e aggiugnendo quello che allora occorreva, come vostre Signorie aranno visto, avendo aúto le lettere come scrivete. [8] Scrissi dipoi da Sasso Ferrato a dí 4 e da Gualdo a dí 6 gli avvisi di Castello e di Perugia, e delli oratori venuti a questo Duca da l’uno luogo e da l’altro.

[9] Scrissi a dí 8 da Ascesi delli ambasciadori venuti da Siena e quello che io ne avevo inteso. [10] Scrissi a dí 10 da Torsiano quello che mi aveva parlato el Duca in comunicarmi lo animo suo delle cose di Siena, dicendo avere fatto nello animo suo capitale di cotesta città come primo fondamento alli stati suoi; e per questo le voleva comunicare non solum le cose estrinseche, ma le intrinseche; e che, avendo morto Vitellozzo e Liverotto e redutti male li Orsini, e cacciato Giampaulo, gli restava una ultima fatica ad assicurare sé e le Signorie vostre: e questo era Pandolfo Petrucci, el quale lui intendeva snidiare di Siena. [11] E parendoli che questa opera fussi in benifizio vostro come suo, giudica che sia necessario che le Signorie vostre ci ponghino la mano, perché, se restassi là, sarebbe da dubitare, per la qualità dello uomo, per li danari che può fare, per il sito dove è, che non accendessi con tempo fuoco da ardere piú d’un luogo, per potere essere sempre nidio di tutti questi signorotti sbrigliati e che non hanno rispetto. [12] E potendo nuocere una cosa tale piú a voi che ad altri, giudica ve ne abbiate a risentire piú, e che vi abbi a muovere a questo piú cose: prima el satisfare al benifizio ricevuto da sua Signoria per la morte di Vitellozzo, etc.; secondo, l’utile vostro; terzio, el desiderio della vendetta; e, quarto, l’utile della Maestà del Re di Francia. [13] E quanto alla satisfazione dell’obbligo, dice che se uno anno fa fussi suto promesso alle Signorie vostre uccidere Vitellozzo, disfare li Orsini e quest’altri aderenti, quelle arebbono fatto uno obbligo di centomila ducati: il che sendo successo sanza spendio, fatica o incarico vostro, fa uno obbligo tacito, se non ci è in scriptis; e che li è bene che vostre Signorie comincino a pagarlo e a non si mostrare ingrate fuori della consuetudine vostra. [14] Quanto allo utile vostro, dice essere grande, perché Pandolfo, sendo in Siena, conviene che sia sempre un ricettaculo di tutti e’ vostri inimici e uno sustegno loro. [15] Quanto al desiderio della vendetta, disse che avendo lui la state passata fatto solum guerra a vostre Signorie nelle cose di Arezzo con lo ingegno e con li danari, è cosa ordinaria che voi cerchiate l’occasione di vendicarvi: il che quando lasciassi andare e non ve ne risentissi, meritate ogni dí d’essere iniuriate di nuovo. [16] Quanto all’utile che ne risulta alla Maestà del Re è che, snidiato Pandolfo, sua Eccellenzia verrà ad essere disobbliga e secura per possere correre con le sua genti a soccorrere el Re in Lombardia e nel Reame. [17] Disse che le Signorie vostre non dovevono avere riguardo alla protezione che Francia ha con Siena, perché e’ l’ha con la comunità e non con Pandolfo, e lui vuole fare guerra a Pandolfo e non alla comunità, e che l’ha fatto intendere a Siena, e che io lo scrivessi a vostre Signorie, acciò che quelle lo potessino pubblicare e farne testimonanza a ciascuno, attestando che se quella comunità caccia Pandolfo, e’ non vuole mettere piè in su quello di Siena; ma quando la non lo cacci, vuole ire infino con le artiglierie alle mura. [18] E di nuovo mi ripregò che io scrivessi a vostre Signorie e le pregassi a concorrere con le loro genti a questa impresa. [19] E questo fu in effetto el contenuto della mia de’ 10 dí, scritta da Torsiano, la quale ho replicata, dubitando vostre Signorie non la abbino come l’altre; e quelle si resolveranno presto e me ne daranno risposta.

[20] Sono stato questo dí con questo Signore dopo la ricevuta della vostra de’ nove, faccendoli intendere come voi eri pre<s>ti ad ire con le genti verso Castello, quando fussi bisognato, e li mostrai el piacere che aveva aúto cotesta città per le cose successe; e li narrai la creazione di Iacopo Salviati e come e’ sarebbe súbito qui. [21] Rallegrossi assai d’ogni cosa, dicendo che credeva che vostre Signorie non doverranno mancare dello ofizio loro contro a Pandolfo; e di nuovo mi pregò che io ve ne sollecitassi; rallegrossi della qualità de l’uomo eletto e lo aspetta con desiderio; e ragionamo insieme di molte cose, tutte intorno a questa impresa contro a Pandolfo, la quale mostra essere deliberato fare ad ogni modo; e in questo ci si mostra di buone gambe, dicendo non essere per mancarli né danari, né favori.

[22] Da l’altra parte, messer Romolino è ito a Roma per staffetta e partí ieri; e ho ritratto di assai buon luogo la cagione della sua andata essere per consigliarsi con el Papa di questa impresa e intendere, quando si potessi avere con Pandolfo grasso accordo, se fussi da pigliarlo, parendogli avere troppe cose da masticare; avendo a badare a Siena e a le cose delli Orsini ad un tempo; iudicando, fermandone una, l’altra piú facile, e dipoi potere tornare all’altra a sua posta. [23] Potrebbe essere che io non avessi ritratto el vero, tamen la cosa non è sproporzionata, ancora che la sia totaliter contraria alle parole sue, avendomi attestato volere, remota ogni cagione, fare questa impresa di Pandolfo; e se il Papa tiene d’accordo seco pratica, lo fa ad arte per averlo nelle mani, e che in su questa speranza e’ non si fugga. [24] È bene intendere ogni cosa, e poi rimettersene alli effetti.

[25] Tutto dí si è atteso a fare qui scale; e el primo alloggiamento fia di là da le Chiane, in su quello di Siena: dove appunto, non s’intende.

[26] Ha questo Signore fatto una buona cera ad uno secretario de’ Bentivogli che è venuto qui, e fattoli fede della sua buona disposizione verso di loro; e ha ordinato che la pace fra lui e detti Bentivogli si bandisca in tutti e’ suoi stati e cosí qui in campo, acciò che ciascuno la intenda. [27] Ha richiesto detti Bentivogli de’ cento uomini d’arme e de’ 200 cavalli leggieri, che li debbe dare in suo aiuto. [28] E questo dí mi ha pregato scriva a vostre Signorie che voglino dare passo e vettovaglia per li loro danari a queste genti di messer Giovanni che vengono in suo aiuto, e che io ne pregassi vostre Signorie per sua parte.

[29] Del Duca Guido d’Urbino, non si ragionò né per me né per lui, e a me non parve di entrarvi altrimenti.

[30] Sendo qui in Castello della Pieve questo Signore, mi parse di raccomandarli le cose di messer Bandino, soldato vostro; e mi pareva avere inteso esserci tornati qui certi suoi avversarii. [31] Rispose che aveva messer Bandino per quello conto e capitale che li ha una sua cara cosa, per essere soldato e amico di vostre Signorie; e che io ne stessi di buona voglia, che né a sua beni o cose sarebbe fatto alcuna violenzia.

[32] Sarà con questa una lettera che va a Piombino, che mi è suta raccomandata da messer Alessandro Spannocchi; holi promesso che vostre Signorie la manderanno per uomo a posta e cosí le prego.

[33] Io spesi cinque ducati ne’ primi tre spacci feci dopo el fatto di Sinigaglia; pregole me li faccino rimborsare e faccili dare per me a Biagio di Buonaccorso, quando e’ paia a vostre Signorie che io non abbia a patire dove non ho colpa. [34] Raccomandomi a quelle infinite volte.

[35] Ex Castello della Pieve, xii ianuarii 1502.

[36] Postscripta. [37] Erami scordato dire a vostre Signorie come io mandai alle Signorie vostre una lettera con la seconda mia dell’ultimo del passato, la quale questo Signore scriveva alle Signorie vostre in significazione e iustificazione della cosa successa. [38] Credo sarà bene risponderli, comparsa che la fussi o no etc.

340

[1] <Ai Dieci di Libertà>

[2] Magnifici Domini. [3] Poiché le Signorie vostre non hanno aúto tutte le mie lettere, per le quali si sarebbe compreso in buona parte el successo delle cose di Sinigaglia, mi è parso scrivere per questa ogni particulare avendo massime commodità a farlo per avere riposato sopra la Magnificenzia dello oratore tutte le cose che al presente si trattono qua; e credo che vi sarà grato per la qualità della cosa che è invero rara e memorabile.

[4] Aveva questo Signore presentito, dopo la partita che e’ Franzesi feciono da Cesena, come questi suoi inimici riconciliati cercavono, sott’ombra di acquistare Sinigaglia in suo nome, porli le mani addosso e assicurarsi di lui, giudicando possere, sotto colore di tale impresa, ragunare le loro forze insieme, pensando che alla Eccellenzia del Duca non fussi rimasta tanta gente quanto era e per questo essere piú facili e’ loro disegni. [5] Donde questo Signore pensò di prevenirli, e permesse loro la ’mpresa di Sinigaglia, e attese a nascondere le forze sue per farli venire piú volentieri e con maggiore animo; e cosí, quando loro si mossono per ire a Sinigaglia, lui si partí da Cesena, e quando arrivò a Pesero, vennono nuove Sinigaglia essere occupata da li Orsini e tenersi per il Duca, da la cittadella in fuora; e sollecitavono sua Eccellenzia a farsi avanti con le genti e artiglierie per espugnare la fortezza. [6] El Duca, per mantenerli in su la opinione avevano di posserlo ingannare, aveva, nel cammino da lui fatto da Cesena a Fano, fatte venire in modo spezzate le sue genti che nessuno le aveva possute numerare né intendere a dipresso la quantità loro; e, intra li altri termini usati da lui per nasconderle, non aveva consegnato capo a piú che 100 uomini d’arme e 100 balestrieri a cavallo — che li aveva fatti spicciolati e mandati alli alloggiamenti in varii luoghi per le sua terre: a’ quali, nel partire suo da Cesena, ordinò dove presso a Fano avessino a condursi e chi avessino ad ubbidire.

[7] E giunto a Fano a dí 30 del passato con tutto lo esercito intorno e volendo la mattina di buona ora cavalcare verso Sinigaglia, ordinò a tutti e’ suoi capi come ogni uomo facessi d’essere la mattina ad 8 ore con le sue compagnie ad ordine in su ’n un fiume discosto a Fano qualche 6 miglia; e ordinato chi avessi ad essere antiguardo e chi retro e dove avessino ad essere le fanterie, la mattina a l’ora deputata fu ogni uomo in sul luogo. [8] Lo antiguardo aveva el Conte Lodovico della Mirandola, Raffaello de’ Pazzi e dua altri condottieri con qualche 500 cavalli; poi era una banda di Guasconi e Svizzeri di piú di mille; poi era sua Eccellenzia, armata, in su ’n un cavallo bardato, in mezzo al suo squadrone; e poi appresso tutto el resto di sue genti d’arme e cavalli; e in su la marritta verso e’ monti, erano tutto el resto delle sue fanterie. [9] E per dare piú animo a’ nimici suoi e per mostrare poco ordine nel suo venire, non aveva consegnato luogo a’ carriaggi de’ quali questo esercito è copiosissimo, ma li aveva lasciati venire avanti alla sfilata.

[10] Da Fano a Sinigaglia, come possono sapere vostre Signorie, sono circa miglia 15. [11] Ciascuna di queste città è in su la marina e el cammino che si fa per ire da l’una a l’altra è tutto piano, posto fra la marina e e’ monti, e’ quali si stringono in tale luogo con el mare in modo che da le radice loro a le acque non sono 30 braccia di spazio, e el piú che si allarghino non è tanto terreno che un mezzo miglio non sia piú. [12] Sinigaglia ha da la parte di tramontana el mare, da la qual parte è la rocca; ha da la parte di ponente un fiume grosso che le passa accanto a le mura, el quale bisogna passare a coloro che si partono da Fano per andare là; ha solo, questo fiume, un ponte di legname che non si attesta con la porta della terra, ma con le mura e discosto a quelle qualche tre lance: e in su la man manca, passato el ponte, è una porta piccola, discosto qualche sei lance; e in su la marritta, discosto dua balestrate, che bisogna girare le mura a capitarvi e discostarsi piú dal fiume, è un’altra porta grande con ponti levatoi e altri ordigni consueti. [13] Avanti a questa porta, che viene ad essere da la parte che guarda verso mezzodí, sono assai case non ad uso di borgo, ma spiccate l’una da l’altra, tale che le si lasciano una piazza in mezzo, la quale con uno de’ suoi lati si distende infino al fiume che io dico di sopra. [14] Trovandosi a Sinigaglia – quando el Duca si trovava a Fano – Vitellozzo, signore Pau<lo> Orsino, Duca di Gravina e Liverotto da Fermo con 2000 fanti e circa 300 scoppiettieri a cavallo (e el resto di tutte le loro genti d’arme e fanti erano per certe castella all’intorno, discosto al piú sei miglia); e perché costoro pensavono di potere sforzare el Duca, era necessario che lui pensassi di sforzare loro; e sapendo bene quali erano li disegni loro, e el sito della terra come stava, e come posseva essere offeso e offendere altri, scrisse la sera (che poi partí la mattina) da Fano a quelli Orsini come voleva essere l’altro dí là con le sue genti. [15] E per questo voleva che traessino tutte le loro genti di Sinigaglia e si alloggiassino fuora in quelle case che io dico di sopra che sono accanto alla porta, e, se le persone loro volevono alloggiare drento, la rimetteva in loro. [16] Scrisse etiam che voleva che tutte le porte della terra stessino serrate, da quella che guardava verso quelle case in fuora, per cagione che non potessi entrare se non quelle genti che voleva. [17] E cosí ordinato a’ suoi soldati come avessino a camminare e a li Orsini come lo avessino a ricevere, si partí la mattina a giorno da Fano e ne venne verso Sinigaglia passo passo, con quello modo che possono le fanterie andare in ordinanza; e veramente, per la quantità e qualità delle genti e per la umanità del sito che le mostrava tutte e non guastava l’ordine loro, mi parse spettaculo raro a vederle.

[18] Era ancora la punta di questo esercito discosto da Sinigaglia qualche tre miglia, quando quelli Orsini e Vitelli cominciorno a comparire per incontrare el Duca. [19] Vennono non tutti insieme, ma l’uno dopo l’altro: donde si presume che vi andassino, non per deliberazione comune, ma a caso, forzati da la necessità e da la vergogna o vero da la buona fortuna d’altri e da la cattiva loro. [20] Venne Vitellozzo in su ’n una muletta, disarmato, con una gabbanella indosso stretta, nera e logora, e di sopra un gabbano nero foderato di verde; e chi lo avessi veduto, non arebbe mai giudicato che fussi colui che dua volte questo anno sotto e’ suoi auspizii avea cerco cacciare el Re di Francia di Italia. [21] Era el volto suo pallido e attonito, che denotava a ciascuno facilmente la sua futura morte.

[22] Fu ricevuto costui e gli altri con assai grata accoglienza, e ne vennono ragionando verso Sinigaglia quando con el Duca e quando con chi li era accanto. [23] In questo mezzo, l’antiguardo delle genti d’arme avea passato el ponte e, secondo l’ordine dato dal Duca, si era fermo fra el ponte e la porta, e avéno attelati e’ loro cavagli, che l’una parte volgeva le stiene alle mura della terra e l’altra al fiume, e nel mezzo rimaneva strada al resto dello esercito che passassi: e questo fece el Duca per essere signore di quel ponte e potersene servire in qualunque evento. [24] Li mille fra Svizzeri e Guasconi sopraddetti che erano dreto all’antiguardo entrorno nella terra e, dreto a loro, venne el Duca in mezzo fra questi Orsini e Vitelli, e’ quali, perché non potessino partire da lui, venuto che li fussino incontro una volta, aveva ordinato ad 8 de’ suoi primi fidati che dua di loro intrattenessino un di quelli e in...

341

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Iermattina io parti’ da lo ’mbasciadore per a cotesta volta e per quelle cagioni che per la sua alligata intenderanno le Signorie vostre; e avanti mi partissi, si ragionava in Corte lo accordo fra el Duca e li Sanesi essere fatto; ma trovandomi io questa notte a Castello della Pieve, dove mi convenne approdare rispetto alle chiane, venne una lettera a don Ugo, che si trovava quivi con le sue genti, la quale li commetteva che questa mattina si levassi e ne andassi alla volta d’Orvieto, perché el Duca etiam ne andava con le sue genti a quella volta. [4] E quando io montai stamani a cavallo, etiam detto don Ugo e sue genti si addobavono per partirsi. [5] Dissemi detto don Ugo lo accordo essere fatto e Pandolfo dovere essere partito da Siena con el salvocondotto del Duca; né mi seppe dire altri particulari. [6] E avendo io portato questo avviso fino qui, mi è parso anticipare di mandarlo per uomo a posta; rimettendomi de’ particulari a quello che vi scriverrà lo ’mbasciadore; ma sappiendo con che difficultà e’ suoi avvisi vengono, non ho voluto mancare di dare alle Signorie vostre di questa cosa questo poco del lume. [7] E a vostre Signorie mi raccomando.

[8] Die xxi ianuarii 1502, hora tertia noctis.

[9] E. V. D. servitor Niccolò Machiavegli. [10] In Castiglione Aretino.

[11] Allo apportatore si è promesso lire tre.

[Scritti di governo]

342

[1] Giovanni Ridolfi Capitano e Niccol<ò> Sacchetti Podestà in Arezzo. [2] Dicta die.

[3] Intendiamo per questa ultima vostra quanto ci scrivete circa el cassero e la resoluzione avete fatta che si mandi costí Giuliano da San Gallo per fermare la resoluzione e el modello e potere dipoi attendere alla edificazione di esso. [4] Mandamo subito per detto Giuliano e lo abbiamo trovato talmente indisposto che non è possibile venga cosí ora costí. [5] E però vedreno che guarisca e manderello poi subito; né ci doverrebbe correre molti dí di tempo.

[6] Dua dí fa vi scrivemo come vi avessi a governare con quelli signori di Monteaguto e loro robe: a che ci rimettiamo in tutto.

[7] Di nuovo non abbiamo perché Iacopo Salviati non ci scrive rispetto alla poca securtà che ha chi entra e esce di quello campo. [8] Intendesi nondimeno quello medesimo che ci scrivi tu: che ’l Duca è verso Pienza e attende a predare el paese, e Pandolfo per ancora si truova in Siena. [9] Vale.

343

[1] Commissario Cascinae. [2] Die 28 ianuarii 1502. [3] Bartholomeo Frescobaldi.

[4] Noi per iuste cagioni voliamo dia securtà a chi da Francesco Baldovinetti ti sarà significato in modo che quello tale possa venire da Pisa securamente a parlare a detto Francesco; e voliamo che questa commissione ti duri infino a mezzo febbraio prossime futuro. [5] Ulterius, intendendo noi come con detto Francesco Baldovinetti quando venne da Pisa era uno Pisano, el quale per non avere salvocondotto tu ritenesti prigione, t’imponiamo ci avvisi le qualità di detto prigione e non ne determini alcuna cosa sanza nostra licenzia.

344

[1] A Bartolomeo Frescobaldi et suorum Commissario di Cascina. [2] Die 31 ianuarii.

[3] E’ ti fu scritto da noi per una nostra de’ 19 dí del presente e imposto che di dua prigioni pisani avevi nelle mani, che l’uno si chiamava Baldassare del Mutolo e l’altro Francesco da Noce, facessi di detto Francesco da Noce tutto quello che Francesco Baldovinetti ti ordinassi e che l’altro, ch’era Baldassarre, tenessi a buona guardia e a stanza nostra. [4] E stando cosí questa tua commissione, sopravvenne ieri la tua lettera de’ 29, per la quale ci scrivi el Baldovinetto averti fatto relassare Baldassarre del Mutolo e ritenere Francesco da Noce, il che viene al tutto ad essere contrario a quanto ti si scrisse. [5] E non possendo credere, conosciuto el cervello tuo, che tu abbi fatto sí manifesto errare, ci persuadiamo che li abbi preso errore el cancellieri tuo e abbi scritto Baldassarre volendo scrivere Francesco; tamen ne stiamo con qualche gelosia e però ci avviserai quello che di questo caso ne sia seguíto e come stia la cosa.

[6] All’altra parte della tua lettera, dello avere concesso licenzia a messer Bandino d’abboccarsi con Pandolfo, non importa molto la cosa, pure che messer Bandino ritorni presto in sul luogo. [7] Tu scrivi per questa tua come nessuna cosa è per domare e’ Pisani quanto la fame; e perché noi approviamo molto el iudizio tuo e massime in questa parte, pensiamo che sia da tenere ogni modo e termine che questa loro fame accresca e non diminuisca. [8] E perché noi aviamo inteso che e’ Pisani da dua mesi in qua si sono scarichi di assai bocche di­su­ti­li, ci pare da porvi qualche rimedio. [9] E però voliamo che subito facci bandire alla aúta di questa per tutto cotesto contado che qualunque persona, o uomo o donna, o piccolo o grande che sia, che, da dua mesi prossime passati in qua, fussi uscito di Pisa e venuto ad abitare nel nostro contado, debba fra 4 dí dal dí del bando ritornare in Pisa, notificando a chi non vi ritornassi che sarà preso a prigione, taglieggiato e trattato come inimicissimo nostro. [10] E fatto tale bando, metterai spie per intendere dove ne abiti di simili uomini, e quelli che non aranno ubbidito li tratterai in modo e ne farai tale dimostrazione che li altri ne piglino esemplo. [11] Vale.

345

[1] Giovachino Macinghi Commissario Liburni. [2] Die 31 ianuarii.

[3] Avanti che noi ricevessino questa tua de’ 26 sapevamo quanto era necessario provedere cotesti fanti, sí per la importanzia del luogo, sí etiam per avere servito e’ danari della ultima paga; e che questa noi attendavamo ad espedirla e attendiamo continuamente; e non passaranno pochissimi dí che noi la mandereno. [4] Né possiamo credere che cotesti nostri soldati non abbino pazienza e mutinsi di natura in questo ultimo, perché sanno che la non è mai mancata loro e che etiam non può mancare per lo avvenire. [5] E circa l’opinione che li hanno, che nel campo del Valentino si dia danari, non è vero, perché da chi viene di là ci è fatto fede che in tre mesi vi è corso una paga. [6] Dipoi, sendo acconcie le cose di Siena, non è ragionevole che li spenda ora, ne avendo speso prima. [7] In summa farai fede a cotesti soldati del tutto, e massime li conforterai a stare di buona voglia, ché non siamo per mancare loro e presto.

346

[1] Petro Ardinghello. [2] Die 31 ianuarii. [3] Ad Castiglione.

[4] Noi rispondereno a questa tua de’ 29 piú per servare la consuetudine nostra nel rispondere ad ogni tua che per altra necessità o importanzia di essa. [5] Né ti abbiamo a dire altro se non che li avvisi tua ci piacciono come sempre ci sono piaciuti e commendiamotene sommamente. [6] E perché dua dí sono Pandolfo si uscí di Siena e con salvocondotto nostro se ne è ito alla volta di Lucca, crediamo che quella guerra sia finita e che la Eccellenzia del Duca ne vadia alla volta di Roma dove è richiamata dal Pontefice per li tumulti che suscitono li Orsini in quella parte. [7] Stareno a vedere quello seguirà, e tu, intendendo cosa alcuna, seguirai come hai fatto insino qui. [8] Vale.

347

[1] Bertoldo Gianfigliazzi a Lari. [2] Giovacchino Macigni a Livorno. [3] Girolamo da Filicaia a Montecarlo. [4] Boninsegna Boninsegni a Rasignano. [5] Tomaso Baroncelli a Bientina. [6] Bartolomeo Orlandini a Pescia. [7] Die ii februarii 1502.

[8] Noi intendiamo dal commissario di Cascina come in Pisa sono entrati di nuovo 50 cavalli, e’ quali sono partiti pochi dí fa del campo del Duca Valentino; e benché e’ potessi essere che li andassino alla volta di Lombardia, nondimeno crediamo che sieno per fermarsi quivi: donde che e’ Pisani con queste nuove forze potrieno scorrere e fare qualche danno, quando altri stessi sprovvisto. [9] E però ci è parso scriverti la presente e importi che stia alla vista con cotesti nostri uomini, acciò che non seguiti qualche inconveniente, dandoci notizia di quanto presentissi o occorress<i> degno di nostro avviso.

[10] Aggiugni a Lari.

[11] E perché quelli cavalli che noi scriviamo essere entrati in Pisa feciono la via di costí, ci maravigliamo assai che tu prima non abbi fatto loro qualche resistenzia e dipoi non l’abbi scritto né a noi, né al commissario di Cascina; il che dimostra la tua poca diligenzia e avvertenza: perché tu ti hai a presupporre, quando per te medesimo non lo intenda, che tutti quelli cavalli e altri soldati che vanno in Pisa sono per essere inimici, e però è necessario impedire loro la via, e trattarli da nimici; la quale cosa non credavamo che fussi necessario ricordarti. [12] Però farai d’essere un’altra volta piú avvertente.

[13] Aggiugni a quella di Livorno.

[14] E perché noi sappiamo che cotesti soldati hanno bisogno di essere provisti de’ loro danari a volere che possino fare el debito loro, ti facciamo fede per questa che fra pochissimi dí si manderanno; e loro doverranno avere pazienza sí per essere certi che la non ha a mancare, sí etiam per non avere dove andare per danari, sendo fatto lo accordo fra Siena e il Duca Valentino. [15] E però non mancare di usare la tua solita diligenzia in intrattenerli. [16] Vale.

[17] Aggiugni a quella di Montecarlo.

[18] Occorreci oltr’a di questo fare risposta alla tua di ieri per la quale ci avvisi del caso occorso per la venuta de’ cavalli di verso Lucca e ti commendiamo di quanto hai fatto. [19] E perché noi crediamo che detti cavalli che tu di’ essere fermi in Cerbaia si sieno resoluti e ritornati indreto, e che le robe di messer Antonio Bichi sieno redutte in luogo securo, non ci occorre circa a questo darti particulare instruzione come di cosa già passata. [20] Ma ti avvertireno generalmente di quello ci occorre in simili casi; e questo è che, passando cavalli di costà che uscissino di Pisa o vi andassino, voliamo sieno trattati come nimici; e passandovi altri cavalli in qualunque modo, quando e’ si portino da nimici, farai ancora tu el simigliante; ma quando passassino come amici, vedrai d’intendere loro qualità e loro essere e li giudicherai come occorrerà alla prudenzia tua; e con loro ti governerai soprattutto in modo che non ti possino nuocere. [21] E possendo ritenerli tanto che da noi ne abbi avviso, ci piacerebbe. [22] E per quello che ti si scrive di sopra e per li casi occorsi costí, non voliamo ti parta di cotesto luogo sanza nuova commissione nostra; e seguirai nella commissione tua come hai fatto infino ad ora. [23] E a Bernardino da Carrara dirai che presto sarà provisto de’ suoi danari.

348

[1] Bartolomeo Frescobaldi Commissario di Cascina. [2] Die ii februarii.

[3] Poiché li è necessario scriverti quello che noi crediamo sia noto a ciascuno, tu hai ad intendere questo: che non solamente tutti e’ soldati che entrono e escono di Pisa sanza nostra licenzia sono inimici nostri, ma etiam tutti gli uomini. [4] Hai ancora ad intendere un’altra cosa: che tutti e’ soldati che vanno in Pisa vi vanno per fare danno e vergogna allo stato nostro. [5] Non sappiamo addunque che cagione ti abbi mosso a licenziare quelli 40 cavalli di che tu ci scrivi per questa tua di ieri, e parci suta cosa poco considerata e da non la avere aspettata da un tuo pari; e tanto piú quanto, sanza tuo disagio o periculo, possevi aspettare nostra risposta avanti che tu li lasciasti andare. [6] E se almeno tu li avessi ricerchi di loro essere e avessi inteso quello che li andavono faccendo e se li erano per fermarsi in Pisa o no, meriterrebbe questa cosa manco reprensione; né ti scusa el non te ne avere scritto noi, perché non fu mai in nostra potestà scriverti quello che noi non sappiamo. [7] Ora, poiché la cosa è qui, bisogna raddoppiare la diligenzia in guardare cotesto luogo e li altri all’intorno tanto che si vegga se detti cavalli sono per fermarsi in Pisa o ire piú avanti; e perché in questo caso non è a proposito che cotesto paese rimanga sanza messer Bandino, voliamo, non sendo partito alla aúta di questa, non lo lasci partire infino, come ti si dice, che si vegga la volta che pigliono detti cavalli; ma li dirai che se ci ha pure a referire alcuna cosa di momento, ce lo facci intendere per qualche persona fidata; e ingegnati per lo avvenire di governarti piú cautamente.

349

[1] Giraldo Giraldi Commissario di Pistoia. [2] iii februarii.

[3] Veduto una lettera che tu scrivi a’ nostri Eccelsi Signori circa e’ casi seguíti fra quelli nostri della montagna e li sudditi lucchesi e inteso la venuta costí di quello mandato da Lucca, e desiderando per ogni respetto di comporre la cosa o almeno che altri non si possa dolere che resti da noi, voliamo ad ogni modo che tu pensi a questo caso con diligenzia. [4] E perché tu ricerchi di avere informazione de’ successi, abbiamo aúto a noi Cardinale Rucellai, el quale ci dice e’ comuni che hanno ricevuto danno da’ Lucchesi essere questi, cioè Calamecche, Crespoli, Lanciole, Cutiliano, Gavinana, Mamiano, Piteglio; e Rinaldo da Pupiglio, che li fu morto un figliolo, tolto cento capi di bestie minute, 5 cavalle, 4 ducati e assai masserizia. [5] E volendo tu intendere particularmente e’ danni che detti comuni hanno sopportati, potrai mandare per uno uomo per comune e fare d’informartene da loro; e dipoi venire con el Lucchese a qualche termine perché la cosa si componga. [6] E a tutto t’ingenerai dare presta espedizione, perché la stanza di cotesto Lucchese costí non ci piace molto. [7] E quando tu vedessi che li usassi termini da non piacere, o nel parlare o in altri suoi maneggi, lo licenzierai destramente, differendo questa cosa in altro luogo e ad altro tempo. [8] Vale.

350

[1] Giovanni Ridolfi Arezzo. [2] Die 4 februarii.

[3] Insieme con questa ultima tua del primo del presente è venuto el mandato di messer Ambruogio per li danari; ingegneremoci di espedirlo presto e con piú sua satisfazione si potrà. [4] E quanto al ricevere quelle genti, di che ti si è scritto piú volte per lo adreto, te ne diamo la medesima commissione e rimettiamo nella prudenzia tua el luogo dove li abbi ad alloggiare. [5] Desideriamo bene come prima che tu li vegga in viso e ce ne mandi listra.

[6] E circa quelli scoppiettieri a cavallo che ci sono suti proferti, perché ne è mezzano messer Criaco, non ci pare ancora da farli venire, né anche da spiccare la pratica, ma li dirai l’intrattenga cosí con qualche buona speranza tanto che noi siamo in termine da poterci meglio risolvere.

[7] Di nuovo non ci è molto: Iacopo Salviati è tornato, el Duca Valentino ne è ito alla volta di Roma, Giampagolo e Pandolfo si truovono in Lucca; e d’altronde intendiamo Bartolomeo d’Alviano essere venuto a Ravenna con 600 cavalli e molti hanno opinione che sia per ferire el Duca da quella parte per divertirlo da le ’mprese di Roma contro li Orsini. [8] Vedreno quello seguirà.

351

[1] Bartolomeo Frescobaldo. [2] 5 februarii.

[3] E’ ci dispiace assai che Bernardo delli Albizi si sia portato teco come tu scrivi per questa tua de’ 4 e che non abbi aúto riguardo a chi rappresenta e’ nostri Signori in cotesto luogo, ma piú ci dispiaciono e’ termini usati da quel suo famiglio. [4] E perché noi desideriamo che la cosa non passi sanza qualche demostrazione vorremo, quando e’ te ne dessi il cuore e che sanza altro scandolo tu credessi ti riuscissi, che tu facessi porre le mani addosso a detto famiglio e lo tenessi a nostra stanza e ce ne dessi avviso. [5] E quando la ’mpresa ti paressi non riu­sci­bile, ci scriverrai chi e’ sia e dove si truovi.

[6] A Bernardo delli Albizi farai presentare lo alligato comandamento e scriverra’ci di averliene presentato e in che dí e per chi; e per lo avvenire in simile differenzie ti go<ve>rnerai in modo che non si abbi a giucare l’onore pubblico ogni dí. [7] Vale.

352

[1] Bernardo delli Albizi. [2] 5 februarii.

[3] Perché ci occorre averti a parlare personalmente di alcuna cosa d’importanza voliamo che, ricevuta la presente, venga qui davanti al Magistrato nostro per ubbidire a’ nostri comandamenti. [4] Vale.

[5] Die 5 februarii 1502.

[6] E’ Magnifici Signori Dieci di Libertà e Balía della Repubblica Florentina comandono a te, Bernardo di Francesco delli Albizi, che fra 3 dí dal dí della presentazione del presente comandamento comparisca personalmente dinanzi allo Magistrato loro sotto pena dello arbitrio e indegnazione loro.

353

[1] Alessandro Acciaioli Capitano di Castracaro. [2] Die vi februarii.

[3] Per queste tue ultime due lettere de’ 4 del presente s’intende piú avvisi che tutti mostrono sospetti de’ movimenti che potessino fare e’ Viniziani in su coteste terre del Duca; e’ quali ci sono suti grati e commendiamotene assai; e ci fia grato tenga modi da ritrarne giornalmente el vero e avvisarne. [4] E però ora non ci occorre ricordarti cosa alcuna, presupponendo che per la tua prudenzia non manchi delle guardie ordinarie e di ogni altra cosa che riguardi alla perservazione di cotesto luogo; e crediamo che tu sia tanto piú per accrescerle quanto tu intendessi piú crescere e’ sospetti; e noi ne’ bisogni urgenti non saremo per mancare di nostro debito, come non siamo mai mancati. [5] E’ ci piace che tu abbi dato digià buono ordine alla esazione della prima paga del bargello, a che noi pensereno in modo che, quando e’ verranno e’ danari, sarà tutto ad ordine. [6] A’ provigionati di Montepoggiolo si farà opera che e’ capitani provegghino; e cosí d’ogni cosa che tu ricorderai pertinente a cotesta provincia se ne farà buon capitale e penserassi a la provisione di essa.

[7] E’ sono stati qui dua ambasciadori di Modigliana e si sono mostri molto bruschi circa al concorrerne al pagamento del bargello; abbiamo risposto loro non credere che la loro comunità sia di quella opinione per essere suta sempre fedele. [8] E però vorremo mandassi dua di quelli uomini e dimostrassi loro la cagione perché questo bargello si fa e quanto di quiete recherà alla provincia loro; e con buon modo mostrassi che non debbono, né possono discostarsene; e, discostandosene, ci dispiacerà, perché ad ogni modo siamo disposti che simile opera vadi avanti; e risponderai che ritratto ne hai fatto.

354

[1] Iheronymo de Filicaria, Commissario Montis Karoli. [2] Die 15 februarii.

[3] Noi ti commendiamo del largo avviso ci dai per questa tua de’ xii circa le cose seguíte in su quello di Lucca. [4] E prestando noi assai fede alla relazione tua, ci è parso che a quelli di Porcari si rendino quelle due cavalle che tu di’ essere loro sute tolte; e però si scrive al commissario di Cascina che di dette due cavalle ne facci quanto tu li scriverrai; e tu manderai per esse subito sanza dire di averle a restituire altrimenti. [5] E come le arai aúte appresso di te, le renderai a quello nostro amico de Porcari e farai loro intendere che le si donono loro e non si rendono, e che, benché le fussin prese iustamente, tamen, sendo nostri buoni amici, aviamo voluto fare loro questo piacere e usare con loro questa umanità. [6] Vale.

355

[1] A Cascina, Bartolomeo Frescobaldi. [2] A Pescia, Bartolomeo Orlandini. [3] A Montecarlo, Girolamo de Filicaia.

[4] Tu sai come per la ruina de’ Vitelli, Orsini e Balioni molti uomini d’arme, cavalli leggieri e lance spezzate, sendo rimaste sanza padroni, potrebbono facilmente cercare loro ventura verso Pisa; la quale cosa tornando in nostro preiudizio, voliamo vi si avvertisca e t’imponiamo che facci guardare e’ passi; e capitandotene alcuno alle mani che vadia o verso Pisa o verso Lucca, lo farai ritornare indreto e accompagnato infino al luogo dove e’ non possa piú pigliare quella volta, sotto pretesto che, se ti capita piú alle mani e che ritorni indreto per andare a Lucca o a Pisa, tu lo farai svaligiare; e cosí farai perché, se quello medesimo ti capitassi piú nelle mani per volere ritornare come s’è detto o a Lucca o a Pisa, lo svaligerai e tratterai da nimico. [5] Vale.

356

[1] Alessandro Acciaioli Commissario Castricari. [2] Die 21 februarii.

[3] Se noi desideravamo ne’ giorni passati, come per la nostra de’ xiii ti si scrisse, essere tenuti ragualiati delle cose di costà, ce ne fa accrescere al presente el desiderio li avvisi aúti da te per questa tua de’ xvii, per il che si comprende e’ preparamenti de’ Viniziani a Ravenna crescere e e’ sospetti non diminuire al Duca. [4] E stiamo con aspettazione grandissima di quello che ti abbi a scrivere Faragano, el quale tu di’ avere mandato là per vedere se si riscontra con li avvisi aúti di prima. [5] Né ci dispiacerebbe punto, per avere piú el vero di questa cosa, che tu mandassi ancora a Ravenna un altro; né importerebbe che fussi persona di qualità, pure che li avessi discrezione e fussi uso a vedere delle cose e a saperle ritrarre e referirle. [6] E quando questa diligenzia ti costassi qualche cosa, ne terrai conto, perché ordinereno ne sia rimborsato. [7] Vale.

357

[1] Iohanni Ridulfo Capitaneo Arretii. [2] 1502, die 22 februarii.

[3] Apportatore di questa sarà Paulaccio e Maraglia, uomini d’arme, e’ quali vengono costí per nostro ordine con altri 8 uomini d’arme che fra tutti saranno da 40 a 50 cavalli, a’ quali voliamo che tu dia alloggiamento per cotesti luoghi all’intorno della Val di Chiana, distribuendogli come ti parrà piú a proposito per commodità loro e men carico de’ nostri uomini. [4] E perché e’ potrebbe essere che tu disegnassi mandarne alcun di loro a Foiano, ci è parso, acciò che quelli uomini non abbino cagione di recusarli, scrivere al loro podestà l’alligata per la quale se li commette dia le stanze in quello luogo a tutti quelli soldati che da te li saranno mandati; e però farai portare loro la detta lettera. [5] Vale.

358

[1] Vicario Piscie et Commissario, Bartholomeo Orlandino. [2] Die 4 martii.

[3] Se noi dicessino che non ci dispiacessino l’insulti che cotesti nostri uomini hanno fatto secondo le lettere tua in su quello de’ Lucchesi, noi ci partiremo da la verità, perché in ogni tempo, nonché in questi, si debbe desiderare la pace e l’unione co’ propinqui e vicini suoi. [4] E dacci questa cosa tanto piú molestia quanto e’ ci pare poterci riparare meno, non desistendo e’ Lucchesi da el provocare e infestare cotesti nostri; ma, poiché la cosa è in questi termini, ci pare che per te si usi e tenga modi da giustificarsi e non possere essere incolpato appresso alcuno. [5] E questo è che se e’ Lucchesi mandono in costà loro uomo per vedere che le prede ritornino hinc inde e che ogni uomo abbia el dovere suo, che tu all’incontro non manchi di fare quanto importa el giusto; e cosí quando per altri mezzi e’ si venissi alla restituzione o satisfazione delle cose tolte alli nostri, che tu etiam operi che si satisfaccia alli loro; e insomma mosterrai in tutti e’ tuoi maneggi che se e’ vorranno il bene e’ sieno per trovarne el riscontro, ma se e’ piglino altro verso, che noi non siamo per comportarlo. [6] E dove tu possa con satisfazione de’ sudditi nostri a 19 soldi per lira acconciare la differenzia, ci piacerà sempre lo faccia: perché, come di sopra ti si dice, noi desideriamo spegnere, non accendere, li scandoli. [7] Vale.

359

[1] Eisdem. [2] Die 4 martii 1502.

[3] Iarsera vi si scrisse per Gnagni quanto ci occorreva circa la condotta per la guardia del cassero; e perché non vi si dette, per quella, commissione facessi pagare alcuna cosa né a Gnagni né a la compagnia sua. [4] E pensando che el differire qualche parte del pagamento possessi disordinare quella compagnia che fussi scritta, vi scriviamo la presente e di nuovo v’imponiamo usiate diligenzia in fare questa elezione de’ sessanta provigionati; perché voliamo che tale elezione proceda da voi e che siate e’ principali in questa cosa, nonostante che iarsera vi si dicessi che ’ fanti avessino ad essere trovati da Gnagni; ma bene vi potrete aiutare della opera sua come vi parrà; e ci arete drento tutti quelli respetti di che vi si dette notizia iarsera. [5] E desiderando noi metterli in guardia, scritti che fieno, e per questo pensando che fia bisogno provederli subito di qualche parte del loro stipendio, siamo contenti facciate dare a ciascun di loro dal camarlingo di costí, che ne ha aúto ordine, qualche danaio, tenendo diligente conto a chi particularmente si daranno, non passando uno fiorino per uomo de’ provigionati; e a la persona di Gnagni non darete altri danari che per conto della sua provisione perché, come iarsera vi si disse, lui ha di provisione 14 ducati d’oro e e’ provigionati debbono avere per uomo dua ducati d’oro e hanno ad essere pagati ad uomo per uomo; insomma la intenzione nostra è li eleggiate, scriviate e rassegnate con le cauzioni soprascritte, e dipoi diate loro qualche suvvenzione nel modo detto, e li mettiate in guardia di detto cassero piú presto potete faccendo ricordo dal dí che cominciono a servire, e a noi ne mandiate la nota per poterne fare fare la elezione a’ Capitani di Parte secondo li ordini, e dipoi pagarli interamente e cosí dipoi seguire ciascun mese.

360

[1] Iohanni Ridulfo Capitaneo Arretii. [2] x martii 1502.

[3] Noi ti scrivemo come ti è noto a dí 9 del passato facessi restituire da li uomini di Ceggiano ad Alessandro Petrucci sanese, o suo mandato, 10 capi di bestie vaccine che restavono loro in mano di 60 che avevon predato, parendoci conveniente fare cosí per levare via li scandoli che ne potessino nascere. [4] Sono dipoi stati a noi dua uomini di detto comune di Ceggiano e ci referiscono avere sopportati da e’ Sanesi questo anno molti danni e inter cetera essere suti saccheggiati quando Arezzo era ribellato, e che le loro robe son sute riconosciute in molti luoghi per il contado di Siena; la quale cosa, quando sia cosí, merita che si abbi compassione di loro e fa che noi desideriamo salvarli. [5] E però voliamo che intenda diligentemente questa loro querela e, trovandoli dannificati, siamo contenti si ricompensino con dette bestie, ma vorremo ne traessi tale iustificazione e sí chiara che si potessi ogni volta mostrare la cosa essere proceduta iuridicamente.

[6] Perché noi desiderremo rassettare le cose del comune di Monte Aguto voliamo ordini che ’ sindachi di detto comune si transferischino qui quanto prima sia possibile e li farai presentare al Magistrato nostro.

361

[1] Commissario Bientinae Tommaso Baroncelli. [2] Dicta die.

[3] E’ verranno in cotesta terra Bramante da Saminiato e Biagio da Vico, e’ quali hanno una patente da noi data in questo medesimo dí, che fa loro fede come certe cose che trattono e’ lo fanno per ordine nostro. [4] La quale nonostante, voliamo, sanza che tu mostri di sapere che li abbino la detta patente e la detta commissione da noi, che tu osservi con diligenzia li andamenti e opere loro, e terrai modi da ritrarne el vero. [5] E quando tu vedessi che passassino el modo in alcuna cosa e che fussi da pigliarne ombra, ce ne darai avviso. [6] E parendoti necessario el provedervi, lo farai; e non dimostrando loro la patente, dissimulerai el saperlo, e mostrandotela, te ne mosterrai nuovo. [7] Tu intendi la mente nostra, farai di governartene con prudenzia.

362

[1] Ad el Capitano di Castrocaro Alessandro Acciaiuoli. [2] Die xiiii martii 1502.

[3] Egli è stato a noi uno mandato dal comune di Marradi e ci ha esposto come per la rata de’ 120 ducati che tocca alla Romagna per conto del bargello, tu ponesti al loro comune in prima undici ducati; dipoi gli hai tassati in altri 4 tal che ne viene a toccare loro 15. [4] E dolgonsi assai di questo, parendo loro essere piú gravati che non tocca loro in parte. [5] Noi presummiamo una volta che tu abbi fatto loro el dovere, tamen potrebbe essere che ci fussi corso qualche errore, e in questo caso noi desideriamo che si corregga; ma quando la imposizione fussi pure conveniente, ci avviserai con che ordine la è posta, e se tu hai aúto riguardo o a’ salarii de’ rettori o a l’estimo, o come tu sia proceduto in tale distribuzione, acciò si possino iustificare e fare restare pazienti: perché non voliamo a nessun modo che si possin dolere d’essere stati gravati a proporzione piú che li altri. [6] Vale.

363

[1] Iohanni de Ridolfis, Capitaneo e Commissario Arretii. [2] Die 18 martii 1502.

[3] Noi aviamo differito el rispondere a queste tua de’ xiiii e 16 a questa mattina, perché desideravamo insieme con la risposta mandarti almeno qualche danaio per coteste genti d’arme; e veggendo non potere espedire oggi e’ danari, non voliamo a nessun modo mancare della lettera. [4] E veramente, come tu puoi pensare, noi non possiamo stare di peggior voglia, sí per quello c’intendavamo e vedavamo noi delle cose di costà, sí etiam per quello che ci scrivi tu. [5] E conosciamo essere tutto cosí el vero come tu lo scrivi, e molto piú, che per manco male non si replica. [6] E perché altri intendessi quello che noi, fumo subito a’ piedi de’ nostri Eccelsi Signori, leggemo loro le tua lettere; aggiugnemovi poi quanto ci occorse: donde loro Signorie chiamorno subito e’ Cinque Uomini sopra a cotesta città, feciono loro medesimamente leggere le lettere acciò che potessino pensare se fussi bene rimandare qui alcuno di cotesti Aretini come tu scrivi. [7] E noi a questa parte ci rimettiamo a tutto quello che da detti Cinque ti fia scritto. [8] E quanto a’ danari, e’ nostri Signori ci hanno promesso fra dua o 3 dí mandartene tanti che coteste genti si possino sustentare e abbino cagione di non fare quelli disordini, di che tu hai paura. [9] E noi non restereno di sollecitare e’ prefati Signori nostri a mandare quanto egli hanno promesso. [10] E alla parte che tu di’ degli uomini d’arme forestieri alli quali si son date le stanze per nostro ordine, si pensò di poterli condurre: e però ci parse da fermarli, perché sappiamo quanta dificultà sia trovarne poi quando altri ne ha di bisogno; e siamo ancora nella medesima opinione, quando el provedimento si vinca. [11] E benché la cosa sia stata e sia dura, tamen non si manca per li nostri Signori d’andarli dreto e fare el debito per condurlo, il che sarà e non sarà, secondo che piacerà a Dio e che ne delibererà la fortuna nostra. [12] Altro non ti possiamo dire per non avere cose di alcuna banda di momento. [13] Bene vale.

364

[1] Piero Cambi Capitaneo Burgi Sancti Sepulcri. [2] 22 martii.

[3] Lo esemplo dello anno passato e la qualità de’ tempi che corrono ci fanno dubitare d’ogni cosa e credere ogni relazione che ci è fatta dove si dimostri alcuno imminente periculo. [4] E per questo, sendo suti avvertiti, e di luoghi degni di fede, come e’ si abbi cura a cotesta terra e che si porta periculo che di furto e per trattato non segua qualche inconveniente, e avendo di questa cosa piú d’uno riscontro, non aviamo voluto mancare per le ragioni sopradette di scriverti quanto intendiamo e avvisarti quanto ci occorra in questa cosa. [5] Prima, e’ ci pare che tu debba avere l’occhio a cotesta fortezza e vedere se el castellano e li suoi provigionati fanno el debito loro; e per questo voliamo ti transferisca in sul luogo e ti abbocchi con detto castellano, e li presenterai la alligata nostra lettera, e insieme con lui discorrerai le qualità di tutti e’ provigionati e esaminerai li andamenti loro. [6] E parendoti da avere sospetto d’alcuno ce ne scriverrai. [7] Intenderai appresso el modo delle guardie e come, con che ordine elle si fanno e chi ne è capo. [8] E parendoti da riordinare alcuna cosa o da ricordarla al castellano lo farai diligentemente. [9] Esaminerai ancora le munizioni de essa e le vettovaglie, e se vi è difetto alcuno; e di tutto ci darai notizia. [10] Né mancherai di fare in questa parte quanto ti si commette, e con diligenzia. [11] E quanto alla terra voliamo osservi destramente e sanza dimostrare diffidenzia li andamenti di cotesti uomini; e se vi vedessi alcuno da dubitarne ce ne avviserai. [12] Farai fare le guardie alla terra di notte, e a cotesti conservatori mosterrai cosí desiderarsi da noi, dicendo che le qualità de’ tempi meritono cosí, confidandoti massime con quelli che tu conosca affezionati alla città. [13] Osserverai chi entra e esce in cotesta terra, e massime di forestieri, e t’ingegnerai d’intendere dove e’ ribelli di cotesto luogo si truovino, e massime se ne è a Castello, e chi, e se tengono pratiche con alcuno di cotesti drento, e di tutto ci darai avviso. [14] E perché tu possa fare tutto piú facilmente, ci è parso di levare messer Criaco da Arezzo e farlo condurre costí sotto colore che non sia ad Arezzo piú necessario, e che lui voglia ritornarsi per qualche dí a casa; con el quale tu ti confiderai delle cose che occorreranno, ma bisogna farlo e destramente e cautamente acciò che non si faccino né indegnare né insospettire gli altri, parendo loro che si tenessi manco conto di loro che di lui. [15] Noi non possiamo darti particulare instruzione d’ogni cosa: bisogna rimetterci alla discrezione tua la quale conosciamo prudente; e soprattutto ti ricordiamo lo avvisarci d’ogni mi<ni>mo progresso e accidente che nascessi costí.

365

[1] Iohanni Rudulfo Capitaneo Arretii. [2] 22 martii.

[3] Aviamo questo dí ricevute due lettere de’ 20 e 21, e tu a questa ora doverrai avere ricevuti e’ danari che ieri ti mandamo per suvvenzione a cotesti cavalli; e quanto allo ritratto hai fatto da quello Genovese, ci piace lo avviso e te ne commendiamo. [4] E parci che ’ ricordi tuoi sieno prudentissimi che si debba avere l’occhio a’ nimici secreti e palesi; e tanto piú li stimiamo quanto e’ s’intende di qualche luogo autentico come noi dobbiamo avere cura ad el Borgo. [5] E perché ci pare che ’l Borgo importi cotesto luogo e cotesto quello, aviamo avvertito quel Capitano di quanto ci occorre faccia per stare vigilante e avvertito; e volendovi provedere pure di qualche altra cosa piú là che conforti, ci pare da mandarvi messer Criaco. [6] E crediamo poterlo fare sanza periculo, avendo pure cotesti cavalli tocco qualche danaio al presente, e non avendo messer Criaco la compagnia: tale che, dove costí e’ non fa molto frutto, ad el Borgo può essere utilissimo per le amicizie e parentado vi ha. [7] Ma voliamo vada là mostrando d’essere licenziato di costí per non vi essere piú necessario e volere per questo stare qualche dí a casa. [8] Pertanto farai di averlo a te, dara’li la alligata e esporra’lli la volontà nostra; e soprattutto li <ri>corderai non mostri di essere ito là per nostro ordine, e che si porti umanamente con tutti quelli del Borgo per non suscitare li umori che vi sono; e tenga dipoi tutte le cose di là a dipresso e ci avvertisca di ciò che e’ sentissi là degno di nostra notizia. [9] E perché costí viene a rimanere solo el signore Piero, li dirai che vega se si potessi ridurre appresso qualche uno de’ suoi compagni, acciò che al tutto tu non rimanca sanza fanti; e noi, potendo, c’ingegnereno suvvenirlo di qualche cosa. [10] Inoltre perché per altre tua ci hai scritto che sarebbe bene, diminuendo le forze e crescendo e’ sospetti, rimandare qui qualche uno di quelli Aretini suti rimandati costí, ti commettiamo che tu ne deliberi sempre, sanza scriverne altro, tutto quello che tu intendi essere il bene della città nostra e la securtà di cotesta. [11] Sarà ancora alligata a questa una lettera del Gonfaloniere, diritta a cotesto nostro camarlingo, per la quale li ordina che sopra di lui, sanza aspettare altri stanziamenti, e’ finisca di dare la paga a Gnagni di Piccone e a tutti gli altri suoi compagni. [12] E questo si fa per non differire el pagamento, non potendo e’ Capitani di Parte per le leggi loro stanziare prima che al fine del mese. [13] E però farai opera che tale pagamento segua.

366

[1] Giovan Corsellini Podestà di Foiano. [2] Die 24 martii 1502.

[3] Noi rispondendo a questa tua d’avanti ieri comincereno da le cose del grano come da materia piú importante e di che da noi se ne fa piú conto, perché noi siamo deliberati fare ogni cosa perché grani non esca del dominio nostro. [4] E per questo voliamo, per dare maggiore terrore a ciascuno, facci metter bando súbito per cotesta podesteria per parte de’ nostri Signori che nessuno, di qualunque qualità o condizione si sia, ardisca o presumma portare grani o biade fuor del dominio nostro sotto pena di perdere le bestie, biade e grano, e di qualunque altra pena che parrà o piacerà a’ detti nostri Signori; e notificarai come ciascuno possa essere esecutore di tali delinquenti, declarando che qualunque troverrà grano o biade che esca del dominio nostro, possa pigliare el grano e le bestie: la metà sia guadagnata per sé cosí delle bestie come delle robe, e l’altra metà si applichi al comune nostro; di che tu terrai diligente conto. [5] Bandirai ancora che qualunque accusassi alcuno che portassi detti grani o biade contro a bando guadagnerà la metà della condannagione, e saragli tenuto secreto; e farai bene intendere questo, come d’ogni tempo se ne riconoscerà [6] E perché egli è costí all’intorno alloggiato un Filippo Cencio capo di circa a 20 uomini d’arme, el quale sendo uomo d’animo e per ora non avendo altra occupazione, ci pare da metterlo in questo maneggio; e però li scriviamo l’alligata e voliamo che lo facci avere da te e li presenti la lettera, e li esponga per nostra parte come ci sarebbe grato che vegghiassi chi traessi del dominio nostro grani; e, trovandone, noi li concediamo la metà del grano e delle bestie che trovassi in fraude. [7] E questo li persuaderai e ce ne darai risposta; e soprattutto penserai, o co’ sopraddetti remedi o con altri come ti parrà, che biade né grani eschino del nostro.

[8] Alla parte che tu scrivi delle cinquanta bestie grosse e diciotto capre che tu di’ essere del Vescovo di Chiusi o di quelli Cortonesi, voliamo, quando e’ venga piú a te alcuno di loro, che tu l’imponga venga al Magistrato nostro; e dall’altra parte comanderai a quelli che l’ànno tolte che venghino anche loro a noi, dando loro tempo determinato. [9] E per la prima tua ci avviserai del seguíto. [10] E quanto alla offesa che hanno ricevuta cotestoro da’ Lucignanesi infino a’ tempi di Vitellozzo, ci scriverrai appunto la qualità e importanza del danno, e in che modo seguí e da chi fu fatto e in che modo, acciò che si possa scriverne a Siena e dipoi seguirne quanto vorrà il iusto.

367

[1] Iohanni Rudulfo, Capitaneo et Commissario Arretii. [2] Die 24 martii 1502.

[3] Poi che noi ti avemo scritta la allegata, comparse la tua di ieri per la quale lungamente ci scrivi e’ disordini grandi e gravi periculi che si veggono costí manifestamente; de’ quali, come per altre ti si è scritto, noi siamo certissimi. [4] Né ci premono manco le tue lettere e le immaginazioni che per quelle ci facciamo di coteste cose che si facessi la presenzia tua e le parole che venendo qui potessi usare; né la venuta tua causerebbe altro che farci piú certo di quello che per te medesimo puoi conoscere, cioè che qui s’intende benissimo quel che bisognerebbe; ma el nollo mandare ad effetto nascie dalla impossibilità del colorirlo; e come e’ bisogna a noi adoperare la industria per andare temporeggiando qualche dí piú là, cosí conviene che faccia e tu e qualunque si truova di fuora. [5] Né questo si dice perché noi non voliamo o non desideriamo che tu non scriva largamente ogni successo e mostri manifestamente ogni periculo, ma per ragionare teco della verità, come uom a chi s’appartiene el bene della repubblica e a chi non si debbe nascondere alcuna cosa. [6] E per venire a’ particulari, tu ci scrivi la partita certa di messere Ercole e ci metti in dubbio lo stare del signore Piero, e per questo giudichi essere bene che messer Criaco non parta, secondo l’ordine te ne demo per l’ultima nostra. [7] E parendoci che le considerazioni tua sieno bene fondate e che ti muova buoni rispetti, non voliamo a nessun modo né mancare alle cose di costí né a quelle del Borgo; e per questo ci pare che poi che messer Ercole si vuole partire e che ti sono avanzati li cinquanta ducati che ti si erano mandati per lui, che subito alla aúta di questa ordini con el signore Piero che faccia quanto prima può cinquanta provigionati, e li darai, per poterli fare, e’ predetti cinquanta ducati, e, di piú, quelli xv che ti si erano mandati per suo conto. [8] E crediamo che con detti 65 ducati e’ possa mettersi ad ordine con e’ cinquanta provigionati, tanto che fra pochi dí se li mandi el resto della paga, la quale fia a ragione di 3 ducati per uomo, come aveva prima; e lo persuaderai a questo ordine, e t’ingegnerai che tutto si espedisca presto. [9] E perché le cose del Borgo meritono d’essere tenute a di presso per molte cose che s’intendono, non voliamo a nessun modo mutarci di opinione; ma t’imponiamo, circa al mandare messere Criaco là, seguiti in tutto l’ordine che per altra nostra in simil materia ti si dette, e li dirai che come e’ fia là in su el luogo egli ci avviserà di sua opinione, e noi allora gli ordinereno la compagnia o per quivi o per costí secondo che ’l tempo ne consiglierà; e soprattutto gli ricorderai che mostri non essere mandato là da noi. [10] E quanto alla cittadella che tu di’ stare male sola, ti scriviamo per l’alligata l’opinione nostra, cioè che tu vi alloggi drento e’ cavalli; e’ quali, ancora che non possino fare guardia, tamen sendovi drento, si arà piú secura e se le arà piú rispetto. [11] Né ci pare, esaminata la tua lettera, da ommettere el mandare qui qualche uno di cotesti cittadini piú sospetti. [12] Né ti possiamo per questa dire altro se non che per noi non ha a mancare mai di sollecitare e provedere tutte quelle cose che fussino a salute di cotesto e delli altri luoghi nostri.

368

[1] Capitaneo Burgi Piero Cambi. [2] Die 26 martii 1502.

[3] Noi ti scrivemo a dí 22 del presente quanto ci era suto referito perché noi avessimo buona cura a cotesto luogo; e benché noi stimiamo la lettera essere venuta salva, non voliamo mancare di diligenzia in replicarti brevemente el medesimo; intendendo massime, intra le altre cose, come messer Bartolomeo della Francesca di costí e ribello nostro è suto dal Papa eletto Podestà di Castello, il che monstra che quello luogo tornerà un ricettaculo di tutti e’ fuoriusciti di costí. [4] E però è bene raddoppiare la diligenzia in quello modo che per altra ti scrivemo, e prima osservare li andamenti di detto messer Bartolomeo e di tutti li antri fuoriusciti, dandoci avviso d’ogni minima cosa intendessi di loro, e massime se li è Podestà in quello luogo, come abbiamo inteso; e inoltre farai di avere li occhi alle mani a tutti quelli che costí ti paressino piú sospetti, faccendolo nondimeno con tale modestia che tu non noti persona né dia ombra ad alcuno in modo che fussi per nascerne scandolo. [5] Arai cura a chi entra e esce, visiterai la fortezza, rivedrai in viso e’ provigionati e come la si truova fornita; e di tutto ci darai notizia, e soprattutto ricorderai al castellano la buona guardia, scrivendoci sempre e con diligenzia quanto c’intenda. [6] E perché, come per altra ti si disse, messer Criaco viene costí per ordine nostro mostrando d’avere aúto da noi licenzia da Arezzo, parlerai seco delle cose di costà e con lui te ne consiglierai e in modo destramente e sanza demostrazione che alcun altro non abbi o per invidia o per paura a dolersi. [7] Bene vale.

369

[1] Cascinae, Bientinae Commissariis; Larii, Pisciae Vicariis; Montis Caroli, Rasignani Comestabolibus. [2] Die qua supra.

[3] Altra volta ti si è scritto come noi intendiamo che di Pisa è uscito assai gente per la fame e venute in nel contado nostro; e perché questa cosa ci offende in dua modi, sgravando el nimico e aggravando noi, voliamo e ti comandiamo non solamente dia ordine di cacciare fuora del contado nostro tutti quelli Pisani che vi venissino, ma ancora voliamo si mandino via tutti quelli che da 3 mesi in qua vi fussino venuti. [4] Il che farai per tua bandi notificare, dandogli in preda come nimici ad ogniuno e preponendo qualche premio a chi li notificassi. [5] E ponendo le mani addosso ad alcuno, ne farai tale demostrazione che li altri ne pigliono esemplo e che non si ardischino a venire in sul nostro o a starvi. [6] Usa in questo caso diligenzia e tale severità che noi ti commendiamo e ci tegnamo satisfatti di te. [7] Vale.

370

[1] Alexandro de Acciaiolis Capitaneo Castricari. [2] Die 29 martii 1503.

[3] Alle tue lettere, non occorre che commendarti delli avvisi e d’ogni diligenzia che tu usi per intendere e’ movimenti de’ vicini, e con desiderio aspettiamo di sapere quanto ti referirà quello che tu scrivi aver mandato a Ravenna, perché non ci satisfacciamo ancora bene né ci resolviamo dello animo de’ Viniziani, se fanno cotesti provedimenti o per paura o per volere assaltare altri; e desiderremo una volta intendere che capi e che gente sono a Ravenna, e che tu facessi d’intenderlo per diversi mandati, acciò se ne riscontrassi el vero.

[4] Quanto a ser Cesare da Monterchi ufiziale in Galeata, che tu mostri sarebbe bene che continuassi nello ofizio, lo faremo volentieri, ma non è in arbitrio nostro il potere. [5] Aviamo bene pensato se fussi bene farlo bargello costà, come si è disegnato; e di questo ne vogliamo el iudizio tuo, di che per la prima ce ne avviserai. [6] Vale.

371

[1] Bartolomeo Frescobaldi. [2] Die prima aprilis 1503.

[3] Quanto piú largamente da te siamo avvisati delli andamenti de’ Pisani e dello animo loro, tanto piú ne restiamo satisfatti, perché, riscontrando gli avvisi tuoi, a’ quali prestiamo piena fede, con gli avvisi aviamo d’altronde, possiamo piú assicurarci nelle deliberazioni che si avessino a fare. [4] Né ti confortereno altrimenti a seguire in tali avvisi perché, conoscendoti prudente, per te medesimo seguiterai continuamente come hai fatto per questa tua de’ 30, dandoci particulare notizia d’ogni minima cosa intenderai o ritrarrai di Pisa. [5] E per intenderla non mancherai di quelli strumenti che sono atti ad un simile esercizio, né ti maraviglierai se noi ti riscaldiamo intorno a questo articulo, perché da’ savi è giudicato delle piú utili cose che si faccino in una guerra lo intendere gli andamenti delli avversarii. [6] Bene vale.

372

[1] Giovanni Ridolfi ad Arezzo, Capitaneo et Commissario. [2] Prima aprilis 1503.

[3] Avendo a rispondere a queste tua ultime de’ 28 e 30, sareno brevi, scrivendoci tu avere fermo el punto con el signore Piero circa a’ 50 fanti, de’ quali si è scritto piú volte ne’ giorni passati; e commendiamo e approviamo ogni deliberazione che da te è suta presa in tale caso. [4] E parci molto a proposito che tu non abbi dato loro se non la mezza paga perché, oltre allo essere meglio servito e piú fedelmente, verranno quelli soldati a toccare danari piú spesso e, al fine della paga, a potersi sopportare meglio qualche dí. [5] Né ci occorre per questa dirti altro delle cose di costà, conoscendoti di tale prudenzia che per te medesimo penserai alla salute di cotesta terra e ne ricorderai alla giornata quanto giudicherai essere bene.

[6] Le cose di Roma si truovono ne’ medesimi termini sono state piú settimane per non avere el Duca abbandonata la impresa di Ceri, né s’intendere che sia per espugnarlo facilmente; anzi, secondo che si ritrae da chi viene di là, è giudicata cosa assai difficile. [7] El Re non è ancora a Lione; èvvi el Cardinale e l’Arciduca; e quelli nostri oratori giudicono che l’accordo abbi a seguire ad ogni modo. [8] Rimetterencene a gli effetti. [9] E’ Svizzeri, piú dí sono, uscirno alla campagna e occuporno la Murata, che è un passo forte in sul lago di Como, el quale era guardato per li uomini del Re; e or sono a campo alla rocca di Lucherna, luogo non molto discosto da detta Murata, né mancono e’ Franzesi di far provisione per levarneli: il che si giudicherà meglio alla giornata.

[10] Non vogliamo mancare di avvisarti come questa mattina si è vinto in Consiglio Grande una provisione di danari, mediante la quale si può sperare di potersi riordinare in su le forze piú facilmente.

373

[1] Benedetto de Fortinis, Capitaneo et Commissario Cortonae. [2] Die prima aprilis 1503.

[3] Ancora che noi aviamo per buon segno e<l> non aver lettere da te piú giorni sono, esistimando che le cose procedino costí ordinariamente e con buona concordia e sanza alcuno sospetto, nondimanco, correndo e’ tempi che corrono e andando attorno le cose che vanno, ci pare a proposito e conveniente allo Ofizio nostro scriverti e avvertirti come e’ non si debba mancare d’ogni estrema diligenzia per vegghiare le cose di cotesta città; e non solamente aver cura al di drento, ma osservare e’ ribelli d’essa se alcuno se ne truova di fuori all’intorno, come intendiamo trovarsi quelli d’Arezzo e del Borgo. [4] E soprattutto ti ricordiamo el tenere confortato el Castellano della rocca e el connestabole a fare buona guardia e avere l’occhio per tutto, e in particulare a li andamenti de’ provigionati, perché in questi tempi si debbe temere d’ogni cosa; e quando occorressi alcuna cosa di momento ce ne avviserai subito. [5] Vale.

374

[1] Commissario Cascinae. [2] Die tertia aprilis 1503. [3] Bartholomeo Frescobaldi.

[4] Perché noi desiderremo vedere in fatto quanti cavalli si truovono Spirito da Viterbo e el Conte Bernardino da Marciano, voliamo che subito dopo la ricevuta di questa mandi el tuo cancelliere a Lari e Rasignano. [5] E farai che, col favore di quelli commissarii, e’ rassegni subito e sanza metter tempo in mezzo tutti e’ ca<va>lli si truovono là de’ predetti condottieri e avvertirai chi tu mandi che facci la rassegna subito e scriva per peli e per segni quelli tanti vi truova, o pochi o assai che si sieno, e reducagli in listra; e ce ne manderai poi la nota. [6] E perché noi vogliamo che ’l tuo cancelliere li giunga alla improvista, terrai questa commissione secreta: e cosí ne avvertirai el cancelliere e monsterrai di mandarlo verso Lari per qualche altra faccenda; e in questo userai buona discrezione e diligenzia.

[7] Noi ti aviamo sempre confortato per le lettere nostre a tenere modo d’intendere gli andamenti e ordini de’ Pisani come cosa assai utile per molte cagione che ti sono note; ma come ci pare bene el sapere li andamenti loro, cosí al contrario ci pare pernizioso che l’intendino e’ nostri; e per questo non vorremo che tu avessi pubblicato costí che noi fossimo per dare el guasto, perché el saperlo loro non ci può tornare se non danno. [8] E però t’ingegnerai destramente di spegnere tale opinione, faccendolo con buon modo e sanza perdita. [9] E perché tu ci scrivesti che messer Bandino aveva dato licenzia a 15 cavalli de’ suoi per andare a trovare Giampagolo, voliamo che, tornato sarà el tuo cancelliere da l’opera soprascritta, facci rassegnare di nuovo detto messer Bandino e cosí Musacchino e Pagol da Parrano; e dipoi ci avviserai di loro essere, né in questo ancora mancherai di diligenzia.

[10] Postscripta. [11] Avvisera’ci per la prima tua se quelli quindici cavalli di messer Bandino sono tornati, e dove egli andorno, e che via e’ tennono, e chi ne fu capo e a che fine e’ gli mandò; e di questo ci darai particulare notizia. [12] Bene vale.

375

[1] Piero Ardinghelli, Commissario Burgi Sancti Sepulcri. [2] Die iiii aprilis 1503.

[3] Avendoti scritto la alligata, comparse la tua del iio del presente e intendiamo con piacere nostro la giunta tua costí e appresso quanto abbi esequito e nel conferire con el Capitano e messer Criaco e, dipoi, co’ Conservatori. [4] E per tornare a quello che per l’alligata ti si scrive, sendo seguíto che ’ ribelli nostri sono stati licenziati, non sarebbe suto necessario mandartela; nondimanco, pensando poi che potessino per qualche accidente ritornare, ci è parso a proposito che in quello caso tu intenda lo animo nostro. [5] Oltr’a di questo, intendendo per questa tua la buona disposizione di quelli Castellani e veggendone lo effetto per avere licenziato quelli nostri rebelli, ci piace che tu li mantenga in tale opinione e, se è possibile, la accresca, usando ogni termine e in parole e in fatti conveniente a tale cosa; non mancando nondimanco di avere rispetto e alla securtà di cotesto luogo e alla persona che tu rappresenti, avvisandoci sempre d’ogni tuo progresso.

[6] Approviamo ancora la risposta fatta a coloro che dicevono messer Iulio e Vitello essere qui, né ci dispiace el partito da te preso quando messer Criaco ti ricercò di assaltare quelli ribelli che se ne andavono perché, avendo preso altro partito, non poteva causare se non tristi effetti. [7] E confortianti, come tu hai dato questo principio di andare maturamente e adagio nelle cose, cosí faccia per lo avvenire; e tanto piú siamo in questa opinione, che si debba procedere cosí, quanto le cose di costà hanno quasi un altro viso, dopo la partita tua di qui, che avanti partissi, sendo quelli rebelli partiti; e per questo mostrarsi <da> cotesta parte piú tosto desiderio di quiete che altrimenti. [8] E quanto al Conte Checco, ci satisfa el modo del procedere seco: in che seguirai, non mancando d’avvisarci quando ne intendessi altro.

[9] Messer Criaco, come ti è noto, fu mandato da noi costí a quello fine che tu sai per dare reputazione alli amici nostri e tenere le cose ferme, né fu la intenzione nostra di darli compagnia in cotesto luogo perché non è giudicato a proposito lo adoperarlo costí come soldato. [10] Scrivemogli bene si transferissi costí da Arezzo con quelli fanti vi si trovava, presupponendo, per essere stato 3 mesi sanza danari, che non avessi piú che 10 o dodici fanti suoi allevati e consueti a stare sempre seco. [11] Ora ci ha fatto intendere avere condotti costí 60 fanti per nostro ordine e chiedene el pagamento; e essendo passata la cosa come ti diciàno di sopra, voliamo avertene dato notizia acciò che, lui parlandotene, gli possa con destro modo dire quale fu la ’ntenzione nostra, accennandogli che di corto e’ si adopererà altrove e con sua utilità e onore. [12] E perché meglio lo possa intrattenere in su questo, sarà qui da piè un capitulo per suo conto el quale tu li comunicherai.

[13] Per altra ti si dètte notizia della condotta de ser Niccolò di Val Sivignone per essere bargello costí; dipoi ti scrivemo come a detto ser Niccolò era venuto qualche necessità che ci aveva forzati a darli licenzia che se ne andassi a casa sua per dieci dí e come in cambio di lui veniva costí con la compagnia un suo cancelliere; e ti commettemo lo ricevessi e ordinassi come ti pareva a proposito el servirtene, ma che non li pagassi detta compagnia avanti la venuta costí di detto ser Niccolò; il che di nuovo ti replichiamo acciò intenda meglio lo animo nostro.

[14] E’ ci piace grandemente intendere per queste tue lettere la buona mente e grande affezione di messer Criaco verso di questa Repubblica: non perché e’ ci sia nuovo, ma per essere sempre grato el bene quando e’ s’intende; e ci sforzereno riconoscerlo, come lui ha visto per lo addreto che è sempre usa a fare questa città. [15] E perché ci ha fatto intendere per un suo cancelliere avere condotto costí per ordine nostro circa 60 compagni, ci dispiace che si sia aggravato di tale cosa perché nostra intenzione non fu d’adoperarlo in cotesto luogo con la compagnia sua, ma sí bene con la persona, acciò che con la sua presenzia facessi piú forti gli amici nostri e suoi: il che li farai intendere, significandogli che di corto si pensa fare qualcosa in utilità della nostra Repubblica e etiam con onore e utile suo. [16] E però in questo mezzo non si aggravi costí di spesa straordinaria; e soprattutto li farai fede del buono animo nostro verso di lui e come allo onore suo ha ad avere sempre ogni respetto. [17] Vale.

376

[1] Iohanni Rudulfo, Capitaneo et Commissario Arretii. [2] iiii aprilis.

[3] L’ultima tua è del primo del presente; e quanto a gli avvisi che tu ci dai delle cose di Perugia e d’altri luoghi vicini, te ne commendiamo assai; né ci occorre intorno a questo altro che confortarti a seguire e con diligenzia, come hai fatto infino a qui. [4] E alla parte di Monteaguto e del ragionamento hai aúto con ser Paulo da Anghiari di disfarlo in recompenso della campana etc., ne avamo ancora noi qui parlato con seco e lui ce lo aveva al tutto promesso, e che ne sarebbe con la sua comunità e dipoi teco, e cosí piglierieno qualche sesto a tale opera; e ci piace che tu abbi scritto a quelli uomini e crediamo che la risposta sarà conforme alle parole di ser Paulo; e tu secondo tale risposta, dipoi procederai e avvisera’ne.

[5] Intendiamo oltre a di questo quanto scrivi de’ fuoriusciti d’Arezzo e dal Borgo e della opera fatta da quelli di Citerna per mandarli via e della mala contentezza loro che non se ne vadino e delle promesse fanno di metterceli in mano; e avendo di questo loro animo riscontro per le lettere del Capitano del Borgo, vi prestiamo fede assai e parci da non si fare beffe interamente di questa cosa, perché, riuscendo un simile tratto, ci recherebbe una gran securtà de cotesta terra e di quella del Borgo. [6] E però vorremo che la cosa da l’un canto non si straccurassi e dall’altro non si governassi in modo che ’l Duca o el Papa possessino dire che si fussi usata alcuna violenzia contro a li uomini che fussin rifuggiti ne’ luoghi loro e per questo si fussi rotto ogni legame di amicizia che naturalmente e ragionevolmente debbe essere fra vicini, non si sendo aúto reguardo a lo onore loro. [7] Il che potrebbono dire quando gli uomini nostri gli pigliassino in su quello di Citerna o in altro luogo fuora della iurisdizione nostra; ma se si potessi trovare modo che sotto qualche inganno e’ passassino in sul nostro, in questo caso non ci parrebbe da averci respetto veruno, ma da cercare con ogni diligenzia e industria che il tratto riuscissi e porre loro le mani addosso; o vero, quando questo non fussi riuscibile, ingegnarsi di persuadere a quelli uomini di Citerna che li pigliassino e li conducessino in sul nostro a’ confini e li dessino nelle mani alli uomini nostri. [8] E quelli di Citerna hanno scusa legittima e approbabile per che e’ si fussin mossi a fare una simile cosa, se è vero che detti sbanditi abbino disubbi<di>to a’ comandamenti del legato di Perugia. [9] Né ti possiamo dire altro, né ricordare in questo caso piú là. [10] Crediamo che colla prudenzia tua te ne governerai in modo che, riuscendo o no, si potrà sempre iustificare la causa, avendo massime inteso lo animo nostro e quello ci muove. [11] E perché piú facilmente si possa condurre la cosa ne scriviamo ancora per l’alligata a Piero Ardinghelli e li commettiamo che di tutto se ne intenda teco e secondo l’ordine tuo se ne governi. [12] Bene vale.

377

[1] Petro Ardinghello. [2] Die quinta aprilis 1503.

[3] Avanti el tuo partire di qui ci pervenne alli orecchi, come ti si disse a bocca, per varii luoghi e degni di fede come noi dovessino avere buona cura a cotesta terra del Borgo; donde noi scrivemo subito a cotesto Capitano e al Castellano della Rocca, avvertendo l’uno e l’altro di tutto quello giudicavamo necessario da farsi. [4] E benché noi avvertissimo in spezie el Castellano che avessi l’occhio a quelli provigionati e esaminassi bene le condizioni loro e da quello ci fussi risposto che vi userebbe diligenzia, e nonostante che dipoi ti aviamo mandato costà e che noi conosciamo per le tue lettere con quale ordine e diligenzia tu proceda in coteste cose, siamo questo dí necessitati scriverti e ricordarti quasi quello medesimo che si scrisse a loro, perché di nuovo ci è suto monstro di cotesto luogo el medesimo periculo, ammunendoci vi aviamo buona cura e in spezie alla fortezza; la quale cosa ci fa stare con lo animo sollevato, pensando alla natura de’ tempi e al modo con che al presente si conducono le cose. [5] E però ti sollecitiamo, nonostante che per te medesimo sia prudente, a non mancare di ogni estrema diligenzia per la salute di cotesta terra e della sua fortezza, faccendo, quanto alla terra, quelle cose che si convengono circa le guardie la notte, mettendole in mano di uomini fidati; e el dí tenendo guardate le porte: in modo che ti abbi a venire innanzi qualunque entra e esce di cotesto luogo. [6] E perché a queste cose ti servira’ assai del bargello, solleciterai ser Bernardo cancelliere di ser Niccolò che debba fare condurre costí la compagnia, come per altra ti si scrisse, quando alla giunta di questa non fussi ancora comparso; e noi non manchereno di sollecitare ser Niccolò detto. [7] E perché cotesta fortezza ci è stata in spezie ricordata, vogliamo vi ti volga con tutto lo ’ngegno, e ti transferisca in sul luogo e esamini e intenda bene l’ordine delle guardie e el modo che vi si tiene in farle. [8] Esaminerai dipoi particularmente e’ provigionati uomo per uomo, intendendo e’ nomi loro, dove e’ son nati, che parenti egli ànno, dove stieno, e chi di loro ha moglie nella rocca e chi no. [9] Dipoi ti ritirerai con el Castellano da parte e domandera’lo particularmente delli andamenti di ciascuno d’essi e se quelli che hanno e’ parenti li vanno mai a vedere e come spesso, o se e’ lor parenti gli vengono mai a trovare in rocca, e se ve ne è alcuno che usi chieder licenzia al Castellano per qualche dí per ire a fare qualche sua faccenda, e quante volte la ha chiesta. [10] E perché e’ ci è suto ancor ricordato che si abbi cura alle donne come se quelle conducessino qualche trattato, intenderai particularmente chi le sono e se le usono andare attorno, e dove. [11] E se nel fare diligentemente questa esamina tu conoscessi cosa donde si avessi ad avere sospetto, lo purgherai subito, riducendo la cosa al securo e nettandola d’ogni sospetto. [12] E quando la guardia ti paressi poca, vi metterai 8 o 10 uomini fidati per qualche dí. [13] E perché el Castellano ti presti fede e governisi secondo ne ordinerai, se li scrive l’alligata per la quale se l’impone faccia quanto da te gli sarà ordinato.

[14] E fra le altre cose che ci fanno stare con qualche gelosia è lo avere inteso per le tue lettere e’ fuoriusciti di costí esser suti licenziati da Castello, perché non veggiamo che cosa possa aver mosso el Papa a licenziarli, tale che dubitiamo forte non facci per addormentarci; e però è necessario fare quanto ti si scrive di sopra; e di piú voliamo intenda dove tali fuoriusciti sono approdati, ingegnandoti d’intenderne il vero. [15] Oltr’a di questo, sendo nella gelosia che tu sai noi siamo del Conte Checco, raddoppierai la diligenzia in osservarlo, ingegnandoti intendere bene come gli sta della persona, e se in fatto e’ se ne può valere, e chi li capita a casa e che pratiche e’ tenga, non mancando lo avere l’occhio per tutto, acciò che chi disegnassi di giugnerci al sonno o e’ tuoi provedimenti lo scuoprino, o lo sbigottischino e tolghinli el potere esequire; e soprattutto ci terrai d’ogni cosa spesso e particularmente avvisati.

378

[1] Benedecto Fortini Capitaneo Cortonae et eius successori. [2] 9 aprilis 1503.

[3] Per la via di Siena o di Montepulciano ti sarà presentata una nostra lettera di questo medesimo dí per la quale ti si commette esequisca caldamente circa la restituzione de le prede fatte da quelli fuoriusciti di Montepulciano nel modo che per tale lettera vedrai; la quale si scrisse cosí e sanza alcuno respetto acciò, possendo essere letta da’ Sanesi, e’ vi fussi drento la satisfazione loro. [4] E perché tu intenda appunto quale sia lo animo nostro, ti scriviamo la presente e ti significhiamo come egli è bene nostra intenzione che le cose predate si restituischino, perché in fatto la preda ci dispiacque assai; ma voliamo che la cosa sia governata costí in modo che ancora cotesti nostri non si disperino. [5] E quando in questo caso tu non possa sanza scandolo operare che tale restituzione si faccia effettualmente, fara’ne almanco demostrazioni grandi e in questo t’ingegnerai satisfare. [6] Ma quanto allo ovviare che prede non si faccian piú, voliamo ne séguiti quanto per altre nostre ti si è scritto e in questo usi ogni diligenzia e forza, faccendoti bene intendere a detti fuoriusciti e significando loro come noi non gli areno per amici se tengono simili modi. [7] Né ti scriverremo altro, giudicando che per la prudenzia tua intenda appunto el bisogno di questa cosa: e cosí te ne governerai.

379

[1] Petro Ardinghello, Commissario Burgi Sancti Sepulcri. [2] Die 9 aprilis 1503.

[3] Questa ultima tua de’ vi venuta questa mattina non ha in sé altra necessità che il sospetto che cotesti di Castello ànno che noi non aviamo qui e’ fuoriusciti loro; e quello che da quello amico ti è suto fatto intendere, d’essere operatore che e’ Castellani mandino qui uno loro ambasciadore; e appresso quello scrivi del Conte Checco.

[4] E quanto alla prima parte, ragguardante a messer Iulio Vitelli e se li usciti sono qui o no, te ne rispondemo largamente per la nostra de’ 7 e ti si disse in questo caso quanto allora ci occorreva; e perché noi siamo nella medesima opinione e siamo per essere sempre, quando da altri non ci sia dato cagione di mutarci, ti replicheremo per questa el medesimo, faccendoti di nuovo fede, acciò possa chiarirne la mente di chi dubita, come messer Iulio Vitelli e suoi non si truovono né in questa nostra città, né nel contado nostro; e mai sono, dopo l’uscita loro, suti in luogo in sul nostro che a noi ne sia venuta notizia; né sono per venirci, né noi per consentirlo, perché non siamo per volere né per permettere che si alteri in alcun modo alcuno stato delle terre della Chiesa; e tanto piú siamo volti a non perturbare quello di Castello, quanto speriamo quelli che reggono esserci amici e li fuoriusciti esserci sempre suti inimici. [5] Né mancherai di chiarire di questo e certif<ic>arne bene chiunche bisogna costà, perché lo desideriamo assai.

[6] E quanto al mandare e’ Castellani qui ambasciadori o ordinare a quel tuo amico che lo persuada loro etc., ci pare che tu mostri come a noi sarebbe sempre grato udire e vedere gli amici nostri, ma quando e’ non fussi per dispiacere a e’ superiori loro e che non paressi che noi lo avessimo cerco, o che noi in alcun modo gli volessimo subornare, perché noi non voliamo altro da loro che la buona vicinanza e la buona amicizia del superiore loro. [7] E cosí tenuti e usati questi termini, lascerai ire la cosa a benifizio di natura, e ne’ soprascritti dua casi ti governerai con quella prudenzia che tu se’ consueto.

[8] E quanto al Conte Checco, non ti si dice altro, sendo lui venuto qui oggi personalmente; né ci scade dirti alcuna altra cosa se non avere bene l’occhio all’intorno, stare proveduto e scriverci spesso.

[9] Circa le toppe e le chiavi, ci pare che le si mutino e tu vi usi tale diligenzia e confidile a tale uomo nel mutarle e sí fidato che non si porti pericolo che non se ne riservassi la forma o e’ riscontri per usarle in danno e preiudizio nostro; e a questo non mancherai di avvertire. [10] Circa el grano che tu scrivi quello prete aver venduto alla Fraternità e ora non lo volere dare, ci pare ragionevole operi che la vendita abbi luogo, con tale modestia nondimanco che non ne segua scandolo.

[11] Siamo a dí dieci e è sopravvenuta l’altra tua de’ 6 per la quale solo ci ricordi messer Criaco etc.; a che non ti direno altro che quello ti si scrisse per la nostra de’ iiii, la quale pensiamo abbi a questa ora aúta, e secondo quella te ne governerai, mostrandoli in summa che, quando e’ si abbi a fare alcuna cosa, come speriamo presto, e’ sarà el primo ricerco e che non se li mancherà né di onore, né di utile.

[12] Non voliamo mancare di farti intendere come e’ ci è nuove el Duca di Romagna avere espugnato Ceri e che e’ manda verso Perugia sua cavalli: la quale cosa ti ha a fare stare piú vigilante e avvertito. [13] E di nuovo ti si ricorda el guidare costí la cosa equale e non battezzare persona e massime in demostrazione, perché il maneggiare questo capo prudentemente importa la salute di cotesta terra. [14] Vale.

[15] Postscritpa. [16] Perché tu possa fare piú fede alli uomini di Castello dello animo nostro, ti significhiamo messer Iulio essere a Vinezia e Vitello suo nipote a Pisa; da che si può fare iudicio che speranza loro abbino di noi, intrattenendosi con li inimici nostri; e avendo occasione di parlare a qualcuno di là, lo ricercherai ti dia in nota tutti e’ fuorusciti loro acciò che, sappiendo chi e’ sieno, noi possiamo fare ancora piú fede del buono animo nostro.

[17] Di quello scrivi circa il grano venduto da quello prete, fratello del Conte Checco, alla Fraternità, vedi quanto di sopra ti se ne scrive. [18] E di nuovo ti si ricorda il governare la cosa sanza scandolo; e trovandovi difficultà, ce ne avviserai, perché noi ci ingegneremo risolverle qui con il fratello. [19] Non voliamo lasciare indrieto scriverti quanto ci occorre scriverti circa a quelle donne che tu ci scrivi trovarsi nella fortezza: questo è che tu abbi cura se le sono figliuole o sirocchie di alcuno che, per alcuno conto, sia da dubitarne; e in questo te ne assicurerai. [20] Vale.

380

[1] Ioanni Rodulpho Capitaneo Aretii. [2] Die x aprilis.

[3] Iersera ricevemo una tua, scritta avanti ieri e responsiva a piú nostre. [4] E venendo a’ particulari di essa, e prima circa li usciti nostri e’ quali ti commettemo osservassi e etc., intendiamo quanto ne scrivi: a che ti replicheremo solo come Piero Ardinghello ci avvisa tali fuoriusciti trovarsi a Lamole, luogo presso al Borgo a 9 miglia, e desiderremo che tu e Piero vi ordinassi in modo che ciascuno fussi avvisato da l’altro delli andamenti loro e d’ogni altra cosa di importanza. [5] E quanto al discorso che tu ci fai delle cose di costà e alli avvisi che tu ci dai, e massime di Perugia, te ne commendiamo assai; e come molte volte ti si è scritto circa lo assicurarti di cotesto luogo, parendoti di essere debole di forze, rimettiamo in te el mandare o non mandare qua di cotesti Arretini. [6] Aviamo oltra a di questo visto e lette le liste da te mandate, cosí de’ soldati nostri che sono costí in Arezzo, come di quelli che furono di Giampaulo, che sono alloggiati per coteste nostre terre a lo intorno, e tutto ci piace e te ne commendiamo. [7] E perché tu ci avvertisci che gli è da considerare come detti uomini d’arme di Giampaulo s’intrattengono costà non volendo dispiacere a’ vicini, sendo diventati loro ribelli per disubidienze, e apresso desideri intendere e’ termini in che noi ci troviamo con Giovampaulo, ti si risponde come noi voliamo ad ogni modo dare cagione a’ Perugini e a’ Castellani, e per consequens al Papa e al Duca, che in questa parte e’ non si possino dolere di noi. [8] E quanto a Giampaulo, e’ non si truova né qui né in su el dominio nostro. [9] E quanto a cotesti uomini d’arme di che si ragiona di sopra, noi siamo necessitati, volendoci armare e sendoci carestia di simil gente, ritenerli, ma ce ne governereno bene talmente che nissuno ne potrà pigliare ombra o dolersene, perché, se ve ne fia alcuno piú notabile o di importanza, non lo accetteremo, e li altri che si accetteranno si leveranno di cotesti confini e ritirerannosi piú adreto nel dominio nostro. [10] E benché noi desiderassimo farlo al presente, vorremo pure, avanti che noi li facessimo muovere, aver composto con quelli capi come ci avessimo a governare insieme; e maravigliànci che Filippo Cencio non sia venuto come se li scrisse; e a questo effetto se li manda di nuovo la alligata, la quale tu li manderai subito e sollecitera’lo al venire. [11] E tu, intendendo al presente la mente nostra, potrai parlare liberamente dove ne potessi esser dato notizia a Perugia quanto noi desideriamo ben vicinare e servare l’antica amicizia è sempre suta fra questa città e quella. [12] E quanto a quelli uomini d’arme che tu scrivi si potrebbono trarre da la Marca, Rimini, Urbino, Castello, vorremo facessi intendere a coloro con chi e’ praticano che li persuadessi al mandare uno qui che rapresentassi gli altri di quello luogo dove si truovono, acciò lo potessino intendere e convenire seco, e ne darai risposta. [13] E circa a Pandolfo da Cesena, ne prestiamo assai fede delle qualità sua alla tua relazione, ancora che ci paiono le condizioni che li addimanda essere alquanto gravi; nondimanco, quando voglia venire qui e parlare con esso noi, ci potremo risolvere in qualche modo dove sia la satisfazione sua e la nostra. [14] E perché noi siamo vòlti a fare uomini d’arme, non aviamo che scriverti circa li scoppiettieri che dice el signore Giovanni Antonio; senonché, quando e’ gli potessi intrattenere qualche dí lo faccia, acciò che, se ’l tempo si voltassi in modo da poterli tôrre, che si possa; ma quando e’ non possa intrattenerli, li lasci cercare loro ventura a lora posta.

[15] Circa e’ prigioni hai nelle mani di costí d’Arezzo, noi non aviamo che scriverti altri particulari se non commendarti assai del modo del procedere tuo; e ricorderenti solo questo, che proceda come hai fatto, e che in questi tempi e’ peccati veniali sono mortali, e che egli è bene tôrre animo ad ogni uomo di errare etiam nelle minime cose; né se ne potrà dolere chi fia gastigato, per esserli stato perdonato e usato assai clemenza per lo addreto.

[16] Arai inteso lo acquisto di Ceri fatto per il Papa con assai reputazione sua, il che debbe fare e te e noi vigilante a tutte le cose nostre, e massime a quelle che ne hanno maggiore bisogno, come sono coteste.

[17] Poscritta. [18] Sollecita li uomini di Anghiari al fare disfare Monteaguto, come sai hanno a fare, e manda la alligata al Tosco.

381

[1] Iohanni Rudulpho Capitaneo Aretii. [2] Die xi aprilis 1503.

[3] Ancora che noi ti scrivessimo ieri a lungo in risposta alla tua de’ dí 8 e inter cetera t’imponessino mandassi la nostra lettera a Filippo Cencio e che etiam li significassi che si transferissi infino qui per risolversi con esso noi, nondimanco, sendo necessitati a pigliare partito, volendo soldare le genti a tempo che ce ne possiamo servire, ti riscriviamo la presente. [4] E di nuovo t’imponiamo significhi a detto Filippo e a Ruberto come noi gli aspettereno al piú lungo per tutto dí sabato prossimo; e se verranno, bene quidem; e non venendo, ci provedreno d’altronde. [5] Sí che fara’lo loro asapere subito dopo la ricevuta di questa e per uomo espresso; e ce ne risponderai. [6] E come ieri ti si disse, desiderremo vedere in viso quello Pandolfo da Cesena; e però di nuovo ti si ricorda li commetta venga qui subito; e di questo ancora ci risponderai, perché non siamo per aspettarlo piú là che sabato. [7] Solleciterai ancora che quelli uomini d’arme che tu scrivesti trovarsi nella Marca a Rimini, Castello e Urbino, mandino un loro uomo a farsi intendere a noi: e, questo, quanto piú presto meglio per le cagioni che tu intendi e che di sopra ti si allegono. [8] Vale.

382

[1] Capitaneo Liburni. [2] Die xii aprilis 1503. [3] Bernardo de Medicis.

[4] Aviamo questo dí ricevuto la tua de’ sette, per la quale intendiamo come hai ricevuto el danaio e dato ordine di pagare etc. [5] Il che ci piace; ma piú ci è suto grato intendere e’ particulari della presa del brigantino e della saettia. [6] Sonci ancora suti grati e’ tuoi ricordi: tirereno dreto al possibile e non ne manchereno. [7] E aviamo spacciato uno al Mottino, secondo l’ordine da te dato; e quando li riuscissi e e’ capitassi costí con la cosa fatta, lo onorerai e avendo, nondimanco, tutti quelli rispetti e reguardi per la salute di cotesto luogo che si debbono avere nel ricevere uno uomo della qualità sua e in una terra di tanta importanza quanta è cotesta. [8] Né ti ricordereno altrimenti la buona guardia, perché ti conosciamo prudente. [9] Vale.

383

[1] Bartolomeo Frescobaldi. [2] Die xiii aprilis.

[3] A queste tue lettere delli undici e xii rispondereno brevemente: non perché le non meritassino lunga resposta, ma perché non lo patisce el tempo. [4] E in vero e’ ci dispiace che Antonio Giacomini abbi usate quelle parole, ma piú ci dispiacerebbe se cotesti soldati non avessin fatto loro debito; e benché noi non siamo per dare ora questa sentenzia, pure non possiamo se non maravigliarci che e’ Pisani, morti di fam<e>, con 50 cavalli, ogni <dí> faccino qualche dispiacere a’ sudditi nostri; e da l’altra parte e’ nostri soldati, che sono costí insieme cento 70 cavalli, non solo non assaltino e’ Pisani, ma non tenghino securo el paese e che tutti dí si abbia a dubitare di qualcuno di cotesti luoghi nostri. [5] Né ci vogliamo distendere piú in questa parte, aspettando che altra volta la cosa segua con piú satisfazione nostra. [6] Ricorderenti solo tenere avvertiti quelli di Ponte di Sacco e di Ponte ad Era, acciò che di furto e’ non segua qualche inconveniente, perché d’altro non si può dubitare. [7] E circa la munizione che tu doma<n>di, non ti direno altro, per averti mandato dua some di lance e lanterne, le quali a questa ora debbono essere comparse.

384

[1] Petro Ardinghello. [2] Die xv aprilis 1503.

[3] A questa tua de’ dodici non accade altra risposta, se non alla parte di ser Niccolò di Val Sivignone; e ti diciamo come lui non si può né debbe dolere d’essere condotto con quelle condizioni che sono condotti tutti gli altri nostri conestaboli. [4] È bene necessario, e cosí s’intende la condotta, variare col danaio e col prezzo nel pagare e’ fanti; perché tutti non sono d’una medesima qualità, ma bisogna dare ad uno 4 ducati, ad un altro 3, ad un altro dua, secondo che ti sarà divisato dal conestabole. [5] Tu hai solo ad avere questo riguardo: che, pagati tutti, e’ non sieno meno di 50 provigionati vivi e non passino quella somma del danaio che entra in 50 provigionati vivi a ragione di ducati dua e 1/2 pro provigionato. [6] Hai ad avere un’altra avvertenza, e questo è che, quando tu dai ad alcuno 4, o 3, o 2, o 5 ducati, secondo che ti dirà el conestabole, che quello tale sia sí bene armato e di tale presenzia e di tale qualità, che vi stieno bene su quelli danari che tu gli darai. [7] Tu intendi addunque el parere e intenzione nostra, e secondo quella te ne governerai; né se ne potrà dolere ser Niccolò, pagando noi in questo modo tutti gli altri conestaboli nostri. [8] Vale.

385

[1] Thommaso Baroncelli Commissario Bientinae. [2] Die xvi aprilis 1503.

[3] Perché quelli Signori di Lucca ci hanno scritto in raccomandazione di cotesto loro tamburino e tavolaccino, voliamo gratificarneli, ancora che meritassino qualche punizione. [4] E però voliamo che, subito dopo la ricevuta di questa, gli lasci liberamente. [5] Bene vale.

386

[1] Commissario Liburni Bernardino de’ Medici. [2] Die xviii aprilis 1503.

[3] Se noi ti scrivemo per l’ultima nostra come noi non volavamo che di Bartolomeo Lanfranchi si facessi alcuno contratto sanza nostra licenzia, non fu perché noi volessimo tôrre a nessun modo alcuno utile a cotesti nostri soldati, come ancora in quella ti dicemo, ma per volerci servire di cotesto uomo a nostro proposito. [4] E essendo ancora nella medesima sentenzia, voliamo vegga di comporre la taglia di detto Bartolomeo con cotesti soldati e t’ingegni tirarla piú bassa ti è possibile; e ti diamo commissione la fermi non passando nondimanco ducati 50 d’oro, ingegnandoti, come ti si è detto, ridurla da cinquanta in giú al meno che tu potrai. [5] E fatta che arai questa composizione secondo l’ordine soprascritto, ce ne darai avviso e noi ti mandereno el danaio. [6] Ma terrai – e cosí ordinerai a cotesti nostri soldati che tenghino – tale composizione segreta, acciò che a Pisa non si sappia per che somma di danari el prefato Bartolomeo ci sia rimasto in mano; e però governerai questa cosa prudentemente.

[7] Postscripta. [8] Intenderai se a Pisa sono venuti brigantini carichi di grano e donde; e dara’ne avviso. [9] Vale.

[10] Tenuta a dí 23; e ci occorre dirti che abbi avvertenzia, nel fare la composizione con cotesti soldati del pregione, come ti si dice per la lettera, che detto prigione sia in termine che non si dubiti che gli abbi a morire, ma che si possa condurre qui quando noi facessino pensiero di farcelo venire.

387

[1] Eidem. [2] Dicta die.

[3] Noi siamo suti avvisati per lettera del Commissario d’Anghiari come in Monterchi è seguíto un caso di cattiva natura e di pessimo esemplo, come ti debbe appieno essere noto. [4] E benché noi ci persuadiamo che tu vi abbi fatti quelli provedimenti che la qualità del caso, le condizioni de’ tempi, la natura degli uomini e la poca reverenzia loro richiede, nondimanco ci è parso, per la parte nostra non mancare di farvi quelli remedii ci sono occorsi. [5] E però si è scritto al Capitano d’Arezzo che subito ti mandi el signore Giovanni Antonio con 20 o 25 de’ suoi cavalli, e’ quali doverranno essere costí subito dopo la giunta di questa.

[6] E quando allo arrivare di essi tu non avessi redutte le cose in quelli termini si conviene per posarle e correggerle, voliamo che, coll’aiuto di detti cavalli, col bargello e con ogni altra forza che ti potessi aggiugnere, facci stare e ridurre quelli di Monterchi a’ termini, gastigando acremente e’ motori e causa dello scandolo, e in modo sbarbando le radice di tale cosa che non si abbi da dubitare che la possa risurgere e che gli altri comuni con questo esemplo imparino a stare quieti e ad ubbidire ad un cenno de’ commissarii nostri. [7] Ricordiamoti nondimanco facci tutte le cose prudentemente; di che non aviamo alcuna dubitazione. [8] Bene vale.

[9] Usata che arai l’opera del signore Giovanni Antonio, lo potrai mandare verso Arezzo.

388

[1] Iohanni Rudulpho, Commissario Arretii. [2] Die 19 1503.

[3] Noi aviamo inteso per lettere del vicario d’Anghiari come in Monterchi per certe questione si sono levate dua parti, e che l’una ha presa la rocca e l’altra vi è intorno per espugnarla, e come e’ vi sono corsi molti Citernesi, tale ch’egli è, non vi provedendo, per seguirvi scandoli grandi. [4] E desiderando noi questa forza reprimerla con altre forze e con esemplo da fare stare gli altri indreto, scriviamo a Piero Ardinghello per la alligata, quando e’ non vi abbi rimediato, quale sia la ’ntenzione nostra. [5] E voliamo che a questo effetto facci subito cavalcare el signore Giovanni Antonio dal Monte con 20 o 25 de’ suoi cavalli alla volta del Borgo, e comettera’lli si presenti a detto Piero per fare la sua volontà, e la lettera alligata manderai avanti, e in questo userai buona diligenzia.

[6] Alle tua ultime de’ xvi et de xvii non occorre altro, salvo che, alla parte di quello Gonzaio che tu di’ essere a Cortona e che si acconcerebbe per lancia spezata, non ci pare al proposito farlo venire altrimenti. [7] Vale.

389

[1] Commissario Cascine, Bartholomeo Frescobaldi. [2] Die xviiii.

[3] Perché noi intendiamo per molti riscontri e di luoghi degni di fede come e’ Pisani, affamati e sanza speranza di potere vivere altrimenti, hanno deliberato di fare una preda di bestiame, non avendo riguardo né a’ salvocondotti dati né ad alcuna altra cosa, ci è parso ad ogni modo da fare qualche provedimento perché e’ non riesca loro el disegno. [4] E però voliamo facci venire a te ad uno ad uno, l’un dopo l’altro e con destro modo, sanza farne demostrazione alcuna, tutti e’ vergai che avessino bestiame, o di cittadini nostri o di nostri sudditi, e li pascessino in luoghi pericolosi e facili ad essere predati; e farai loro intendere come e’ si è fatta questa deliberazione in Pisa, di rompere el salvocondotto e predare loro el bestiame. [5] E però dirai a ciascuno che si ritiri col suo bestiame in luogo securo; ma che lo facci destramente e non comunichi la cagione a persona, ma mostri di ritirarsi per cercare migliore pasco o per qualche altra cagione onesta. [6] E questo medesimo farai intendere a ciascuno nel modo soprascritto, e soprattutto imporrai loro che governino la cosa destramente; e che non si faccino beffe di quanto ti si dice, perché ne seguirebbe danno a ciascuno. [7] E non manifesterai questa cosa se non a chi appartiene. [8] E di nuovo ti si recorda usarci diligenzia e prudenzia. [9] Vale.

390

[1] Antonio Capponi Potestà di Fucecchio. [2] Die xx aprilis 1503.

[3] Noi ti scrivemo per la nostra d’avanti ieri quanto avamo deliberato dopo la venuta qui di cotesti Fucecchiesi con quelli prigioni e come si era loro comandato che facessino di metterti nelle mani la mula ch’egli avieno venduta e el cavallo che era in su l’osteria; il che ci promissono fare ad ogni modo. [4] E a te imponemo usassi ogni diligenzia, spendendovi ogni tua autorità, per avere dette bestie nelle mani; le quali volavamo e cosí voliamo si dieno a chiunque venissi costí per parte de’ Signori di Siena o di Lucca. [5] È dipoi questa mattina comparso el cavallaro sanese con tue lettere, el quale noi rimandiamo costà e ti comandiamo di nuovo operi di metterli in mano dette bestie, perché voliamo salvare l’onore nostro e osservare la fede data a quelli Signori di Siena e di Lucca; sí che bisogna che tu le facci nascere per satisfarne a detto cavallaro perché ci dispiacerebbe assai o che gli avessi a tornare piú qui per questo caso, o che se ne avessi a ritornare a Siena sanza avere fatto alcun frutto. [6] Il che non sarà punto a benifizio di chi le avessi nelle mani, perché voliamo si ristituischino ad ogni modo.

391

[1] Laurentio de Dietisalvis Vicario et Commissario Larii. [2] 22 aprilis.

[3] Spirito da Viterbo si partí ieri di qui con una nostra breve lettera per venire costí e dipoi partirsi, sendosi licenziato da noi; e t’imponemo li facessi fare ragione di certo strame pretendeva ad avere. [4] E perché noi aviamo poi inteso di buono luogo come lui è per transferirsi in Pisa e importandoci questa cosa, ci è parso avvertirtene subito e importi che prima abbi cura a cotesto luogo in modo che e’ non possa con sua gente farti né forza né inganno alcuno; secondo, voliamo che, per nostra parte e alla presenzia del tuo notaio, di che ne farai fare rogo ad uso di protesto, li dica come noi voliamo che torni qui da noi: perché noi siamo per stare a conto seco e vedere chi resta creditore o debitore. [5] E fatto questo, gli arai gli occhi alle mani e, quando e’ non volessi tornare qui o andarsene insalutato ospite, terrai modo che non possa a nessun modo levare la compagnia; e a quelli suoi soldati farai intendere come noi siamo per dare loro condizione conveniente. [6] Usa in questo caso diligenzia perché, come sai, l’andata sua in Pisa c’importerebbe assai. [7] Voliamo oltr’a di questo lievi el conto di tutto quello che li ha aúto in danari o in altro per conto di strami e legne da cotesti nostri comuni; e in questo ancora userai diligenzia. [8] Vale.

[9] Ricordiamoti di nuovo, quando Spirito non voglia tornare qui, el fare opera che la compagnia resti; e dirai loro mandino un qui a noi in nome di tutti per convenire con esso noi.

392

[1] Bernardo de Medicis, Commissario Liburni. [2] Die 24 aprilis 1503.

[3] Perché noi siamo di animo di strignere al presente e’ Pisani o con dare loro el guasto o con el fare qualche altra cosa secondo che ’l tempo e la occasione ci permetterà, ci pare conveniente che detti Pisani, e qualunque desidera mantenerli come sono stati molti anni, pensino ogni cosa che fussi per impedire e’ disegni nostri e per salvare loro. [4] E benché non aviamo dubitazione d’alcuno per molte ragioni che si potrebbono assegnare, tamen è piú prudenzia dubitare di qualunque e rimediare iusta sua posse in tutti e’ luoghi dove è piú da credere che altri avessi a disegnare per impedirci. [5] E tra gli altri nostri luoghi, giudichiamo che cotesto sia el principale dove, e per te che l’hai in custodia e per noi secondo l’offizio nostro, si debba volgere gli occhi; e se per lo addreto si usò buona diligenzia in guardarlo, al presente si debbe raddoppiarla; e oltre alle guardie consuete delle quali non si può né debbe mancare, t’imponiamo abbi grande e buona cura non solum a’ forestieri che giornalmente vi vengono e per mare e per terra, ma etiam a quelli che vi si truovono, o stanziali o come mercanti o sotto qualunque faccenda, a’ quali arai gli occhi alle mani. [6] E quando sanza faccenda ve ne vedessi alcuno, o ve ne fussi piú per una cagione medesima che la causa in sé non richiedessi, o, raccozzati tutti insieme, vi te ne paressi troppi e massime di luoghi da starne in gelosia, piglierai modo, o con licenziarli quando vi fussino o col no li lasciare entrare quando venissino o in qualche altro modo destro, di assicurartene, non mancando in questo né di prudenzia, né di diligenzia, nonostante che noi pensiamo, tirando qualche impresa innanzi, di accrescerti di piú forza.

[7] Oltr’a di questo, ci occorre farti intendere come e’ sarebbe facile cosa che noi convenissimo con el Mottino genovese di darli certa somma di danari el mese con obbligo che con una galea, una fusta e dua brigantini e’ corressi cotesto mare in detrimento de’ Pisani, guardando la foce d’Arno etc. [8] E perché e’ sarà necessitato ritirarsi molte volte in cotesto porto, voliamo avvertirti che, benché e’ vi venisse come nostro soldato, non ci pare da ire con lui se non al sicuro e da non ridurre né lui, né sua legni, né sua gente, in lato che potessi, volendo, fare danno a cotesta terra; di che non ti possiamo dare instruzione particulare, ma dirti in genere lo animo e intenzione nostra. [9] Solo ti ricorderemo dua cose: l’una el fare tutto, se possibile è, sanza dargli ombra, mostrando che questo si fa secondo la consuetudine del luogo etc.; l’altra, el vegghiare di che uomini e di che luogo lui è armato. [10] E presertim arai l’occhio alla ciurma, ingegnandoti d’intendere se la tiene per forza o se la è voluntaria: a che bisogna bene aprire l’occhio, perché della voluntaria e’ se ne potrebbe valere costí e in ogni fazione ad ogni suo proposito; della per forza, non potrebbe fare cosí.

[11] Né ti direno per questa altro, se non che lo animo nostro e desiderio nostro è che cotesta terra si salvi e guardisi, in modo che né tu, né noi possiamo esserne accusati. [12] E se ti paressi comunicare la presente con Borgo Rinaldi e consigliartene seco, la rimettiamo in te. [13] E scriverra’ci spesso di quanto ti accaggia.

393

[1] Eidem Bernardo de Medicis Capitaneo Liburni. [2] Die 24 aprilis.

[3] Perché noi disegnamo di stringere e’ Pisani, o per via di guasto o per qualche altra via, secondo che ’l tempo e la occasione ci permetterà, ci pare da pensare che, né loro, né altri che disegniassino favorirli possino offenderci in alcuno de’ nostri luoghi. [4] E tra li altri dove si debbe avere maggior cura è cotesta terra per la importanza di essa; e benché noi disegnamo in su la fazione accrescerti di piú forze, voliamo nondimeno che per te si raddoppi in ogni cosa la diligenzia e abbi cura in spezie a’ forestieri di qualunque sorte; e benché noi stimiamo che lo abbi fatto per l’addreto, voliamo non ve ne lasci entrare alcuno con l’arme, né andare con essa per la terra ad alcuno di quelli che vi fussino.

[5] Occorreci oltr’a di questo farti intendere come e’ sarà facil cosa che noi conveniamo con el Mottino genovese di darli certa quantità di danari el mese, con obbligo che con una galea, una fusta e dua brigantini li scorra cotesti mari e guardi la foce d’Arno in detrimento de’ Pisani. [6] E benché noi crediamo che sia per servirci fedelmente, nondimanco, sendo piú prudenzia avere ottima cura ad ogni cosa, ci pare da avere quella osservanzia di costui, quando e’ verrà costí, che patisce lo onesto: in modo che a lui non si dia ombra di diffidenzia e a noi si rechi securtà della terra. [7] E fra le altre cose ti commettiamo non lo lasci entrare nella terra se non con 12 o 14 compagni, e quelli sieno sanza arme; e se pure la persona sua venissi con le arme, con dua o 3 compagni, la<s>cera’la venire, ma gli altri no. [8] E per questa cagione ti commettiamo noi di sopra non lasci entrare costí e’ forestieri con arme se non perché detto Mottino truovi già fatta costí tale consuetudine, con la quale tu possa scusarti e lui maravigliarsene meno. [9] Fara’lo oltr’a di questo vegghiare e osservare a Borgo Rinaldi, al quale comunicherai tutto e consigliera’tene seco. [10] E farai queste cose con grande destrezza. [11] Voliamo ancora vega se lui è armato di ciurma per forsa o per amore, la quale cosa è bene sapere perché della voluntaria lui se ne potrebbe servire in ogni luogo e in ogni fazione, di quella per forza non faria cosí. [12] Né ti diremo altro, se non che esequisca questa nostra commissione in modo che vi sia la securtà nostra e la satisfazione di detto Mottino, avvisandoci sempre di quanto accaggia.

[13] Non ti ricordiamo alla giunta sua onorarlo, vezzeggiarlo e farli buona cera, perché per te medesimo doverrai farlo, inanimandolo a farci qualche benifizio rilevato, mostrandoli quanto obbligo questa città sarebbe per contrarre seco e invero lui ci ha promesso.

394

[1] Iohanni Ridulfo. [2] Die 25 aprilis.

[3] Ancora che li nostri Eccelsi Signori, secondo li ordini, ti abbino dato licenzia di potere venire qui per qualche giorno e che noi ti potessino ragguagliare a bocca dello animo nostro circa le cose di costà, nondimanco ci è parso fartelo intendere per questa, acciò possa, avanti el partire tuo, ordinare quello ti paia a proposito e che al ritorno tuo trovi le cose in ordine da poterle esequire piú facilmente. [4] Veduto adunque e’ ricordi tuoi secondo che per duplicate ci hai scritto...

[Seconda legazione a Siena]

395

[1] Commissione ad te, Niccolò Malchiavelli, deliberata die 26 aprilis mdiiio.

[2] Niccolò, tu andrai a Siena in poste con piú celerità ti sarà possibile; e quivi, avanti ad ogn’altri ti conferirai al Magnifico Pandolfo, al quale arai nostre lettere di credenza. [3] E dopo li primi termini soliti e necessarii respetto alla amicizia che abbiamo seco, di che non bisogna darti altra commissione, farai intendere a sua Magnificenzia la cagione della tua andata là essere per farli intendere ciò che occorre, massime di qualche importanzia, e che di presente accade significarli come da buon tempo in qua siamo stati ricerchi dalla Santità di nostro Signore e dal Duca di fare amicizia e lega con loro e con tutti li altri di Casa Borgia, e di presente con piú caldezza e maggiore instanzia; donde potendo accadere che la cosa si stringerebbe, avendoci dentro sua Magnificenzia qualche interesse, pare necessario che quella le intenda e ricordi quel che li occorressi in tal caso, e che a questo effetto abbiamo mandato te per satisfare allo offizio di buoni amici.

[4] Arai ancora lettere di credenza alla Balía di quella città, le quali tu presenterai o non, secondo che paressi al Magnifico Pandolfo; e stando ne’ termini di questa commissione, procederai anche in quel modo che paressi a lui. [5] Similmente ne arai un’altra a messer Francesco da Narni, al quale tu parlerai della cagione della andata tua là, con significarli appresso la fede che abbiamo in sua Signoria e la speranza di aver ad ottenere per suo mezzo quanto si è ragionato seco, confortandolo a farne opera e non lasciare indrieto alcuna occasione, con ragguagliarlo delle preparazioni e provisioni nostre e de’ ritratti di Francia e di Roma in quelle parti che parrà a te. [6] Le condizioni della lega che si sono ragionate fin qui sono di farlo con le persone soprascritte per la difesa commune delli stati che sono in Italia con obligo di avere a tener noi 500 uomini d’arme e loro 600; ma fino a tanto che abbiamo recuperato le cose perdute non si abbi a servire se non con 300 e similmente loro, perché lo obligo sia equale; ma, recuperato le cose predette, si abbi a servire con tutte; che si abbino ad avere li amici e inimici communi; che per questo non si deroghi a verun’altra lega che le parti avessino con la Maestà del Re e che, faccendo contro a quella veruna delle dette parti, la lega sia nulla; e che fra uno mese si possi nominare li aderenti e raccomandati né si possa favorire usciti o rebelli; e che, nascendo alcuna difficultà, se ne stia alla decisione del Re, il consenso del quale ci debbe intervenire espressamente.

[7] E fatto e esequito quanto ti diciamo di sopra, te ne tornerai, se già non si movessi qualche ragionamento per il quale tu iudicassi esser necessario scriverci e aspettarne risposta. [8] Ex Palatio Florentino, die ut ante.

[9] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[10] Marcellus.

[Scritti di governo]

396

[1] Commissario Liburni, Bernardo de Medicis. [2] Die xxviiii aprilis 1503.

[3] El primo dí che noi intendemo Bartolomeo Lanfranchi essere costí prigione, ci occorse cosa per la quale noi disegnamo servircene per conto nostro pubblico; e avanti che noi te ’l facessino intendere ci fu scritto da te come e’ non era prigione da trarne piú che un cinquanta ducati; donde noi ci maravigliamo che, poi s’intese costí la mente nostra, e’ sia saltato di pregio a 120 ducati. [4] Né ci offende tanto l’agumento de tal prezzo quanto la diffidenzia che cotesti nostri hanno mostro di noi: perché aremo creduto che bastassi loro intendere come noi non volavamo nulla del loro, anzi salvarli in ogni deliberazione. [5] Pure, sendo la cosa cosí, aviamo di nuovo deliberato di avere qui detto prigione. [6] E però farai intendere a chi si appartiene che, quanto prima meglio, e’ dieno ordine di condurlo qui in modo che venga securo e che, condutto che fia qui, noi fareno loro pagare 120 ducati come tu di’ che ne truovono. [7] E se per la via e’ faranno alcuna spesa di uno 6 o 8 o 10 ducati, noi li fareno buoni a chi lo condurrà, oltre a ’ 120 detti. [8] Farai dunque quanto t’imponiamo e in modo che di questa materia noi non aviamo piú a scrivere e che ’l prigione venga qui con le condizioni e modi soprascritti.

[9] Intendiamo oltr’a di questo quanto tu ci scrivi per questa tua de’ 27 circa l’amico che tu di’ avere inteso del piombinese trovarsi a Roma; e parci che tu diffidi in una cosa che a noi non pare molto difficile a maneggiarla e temporeggiarla: perché la ciurma non può aggiugnere, di quelli legni che sono in disegno, a 300 uomini, come tu scrivi; dipoi, quando bene vi aggiugnessi, non è consuetudine di lasciarla smontare in terra; e pure, quando e’ volessi entrare in cotesto luogo con x o xv compagni, volavamo e cosí vogliamo che v’entrino disarmati, da lui o dua de’ sua primi in fuora; e per questa cagione t’imponemo facesse a questa cosa un poco di ponte innanzi: e questo è che cominciassi subito a non lasciare entrare in cotesto luogo alcuno forestiero con l’arme, acciò che, venendo lui costí, e’ truovi la usanza fatta e tu ti possa escusare de la consuetudine, e lui non abbi cagione di adombrare. [10] Né per questa ci occorre altro, se non importi che usi diligenzia e prudenzia in questa cosa. [11] Vale.

397

[1] Petro Ardingello, Commissariis Arretii. [2] Mutatis mutandis. [3] Die dicta.

[4] Con questa sarà una lettera al signore Piero, la quale vi mandiamo in modo suggellata che voi la potrete disuggellare; e però la leggerete e vedrete l’ordine che se li dà nel fare la compagnia. [5] E perché noi vorremo da l’un canto in questa fazione del guasto satisfare a detto signore Piero e dall’altro non vorremo che si partissi di costí, parendoci che li stia bene in cotesta terra per la securtà d’essa, abbiamo pensato un modo di satisfare all’una cosa e l’altra. [6] E questo è che detto signore Piero rimanga costí con la sua provisione e che la compagnia de’ 250 provigionati, di che se li scrive per la lettera, lui la faccia e la metta sotto uno capo o piú de’ suoi uomini, sufficienti, come a lui paressi; da’ quali capi lui la faccia condurre e ordinare per essere scritta e pagata nel modo che se li scrive, e fra el tempo che se li commette. [7] E cosí verrebbe ad essere in campo la condotta sua con suo onore e la persona sua costí tirerebbe la sua provisione e renderebbeci secura cotesta terra; la quale cosa noi vorremo gli facessi bene capace e ne facessi ogni instanzia. [8] E quando e’ ne sia contento, attenderete che per la via di quelli suoi uomini la compagnia si faccia. [9] Pure, quando e’ non volessi restare patiente e volessi ad ogni modo trovarsi in campo lui con la compagnia, li direte che seguiti l’ordine che se li scrive per la nostra, la quale voi risuggellerete e presentereteliene.

[10] Voliamo che, in qualunque partito che pigli di questi dua, ci mandiate e’ nomi di 4 de’ primi suoi uomini per potere, sotto ciascun di loro, secondo le consuetudini nostre, scrivere 50 fanti per adempiere el numero de’ 250.

[11] Avendoci e’ Capitani di Parte mostro quanto egli è necessario che Uberto si parta di costí, ci è parso darli licenzia; e tu, Berto, resterai con el Podestà tanto quanto el Capitano starà assente.

398

[1] 30 aprilis. [2] Petro Ardinghello, Commissario Burgi.

[3] Sendoci sempre sute grate le tue lettere, non è necessario ti scusi dello scrivere spesso perché è cosa sommamente desiderata da noi; e però voliamo che mai perdoni alla penna, ancora che non ti occorressi cosa di molto momento. [4] E per rispondere a questa tua ultima de’ 28, ci piace quanto tu ci ricordi di messer Criaco; e di già avamo pensato di satisfarli alla condotta e allo stare lui costí nel modo che per la nostra di ieri scrivemo a te e a lui: la quale, stimando venga salva, non replichereno, ma ti ricordereno solo el darcene súbito risposta. [5] Quanto a Pierantonio del Brozo, ribelle di Castello che si truova al Monte in quello del Marchese, si è scritto al Marchese Carlo e commissoli lo licentii; e tu ne lo sollecitarai e servira’tene con quelli di Castello, mostrando l’amicizia etc. [6] E circa gli avvisi e quanto appartiene a messer Bartolommeo della Francesca, ti commendiamo di quelli, e di questo ti rispondiamo che si penserà qualche modo d’assicurartene.

[7] Non ci occorre altro, se non ricordarti raddoppi la diligenzia nelle cose che ragguardano alla salute di cotesta terra, sí per essere venute le genti del Duca dove tu scrivi, sí etiam perché, nel dare noi questo guasto, e’ non surgessi di costà qualche inconveniente. [8] E tu ci scriverrai sempre quello che occorra.