Niccolò Machiavelli
Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1504-1505)
[Scritti di governo]
1
[1] Piero Bartolini Commissario Bargie. [2] Die prima iunii.
[3] Tu sai come e’ si sono ordinate due fuste a Livorno e perché e’ bisogna fornirle, t’imponiamo ordini di fare tagliare el legname per fare el palamento di dette fuste, e lo farai condurre a Libbrafatta nel modo che per li tempi passati si soleva condurre: di che t’informerai da cotesti uomini. [4] Bene vale.
2
[1] Capitaneo Campilie. [2] Die dicta.
[3] Abbiamo ricevuto questo dí la tua de’ 30 del passato. [4] Commendiamoti delli avvisi ne dai e ti significhiamo come, avendo ordinato el Duca Valentino artiglierie e uomini assai per imbarcarsi e venire alla volta di Piombino, vennono lettere di Spagna che commettevano a Consalvo lo facessi prigione; e cosí detto Valentino si truova prigione in Castello di Napoli, il che scriverrai per nostra parte al Signore di Piombino. [5] Vale.
3
[1] Antonio Giacomino. [2] Die prima iunii.
[3] Noi fareno risposta questa sera a 3 tua lettere de’ 29, 30 e 31 del passato, perché iarsera sendo occupati in cose d’importanzia non ti scrivemo. [4] Tu arai ricevuto a questa ora la nostra de’ 30 dí e arai visto di quanto piacere sia suto a tutta questa città lo acquisto di Libbrafatta. [5] Né dipoi ci è manco satisfatto el particulare di esso e el modo con el quale ti se’ governato, cosí del campare la vita a quelli Pisani come del riavere li uomini nostri prigioni in Pisa. [6] E perché e’ si possa instaurare quel muro rotto, si è mandato questo giorno Antonio da San Gallo, come tu chiedi, e Lorenzino da Monte Aguto con dua maestri di murare partirà domani: a’ quali tu ordinerai quanto vogli faccino e t’ingegnerai che la si fortifichi in modo che la si guardi e con manco spesa e piú securamente si può; le carra che tu chiedi ancora ti si manderanno. [7] E perché tu ci scrivi che ’ grani che restavono ritti hanno fatto in modo el granello che ’ Pisani sarebbono per valersene quando non fussino impediti, ci piace che tu attenda a consumarlo e a guastarlo con ogni forza; e ti ricordiamo, ancora che noi pensiamo che per te medesimo lo abbi fatto, che sarà bene riporne piú in Libbrafatta fussi possibile, e cosí ridurne al securo nelli altri luoghi dove commodamente si potessi fare, acciò che e’ se ne avessi doppia utilità valendocene noi e privandone e’ Pisani. [8] Quanto alla paga da darsi di nuovo a’ fanti per stare in campagna e molestare e’ Pisani, noi siamo tuttavia dreto a pensare el modo da farla e non solamente questa, ma etiam se si potessi andare piú avanti, perché siamo desiderosi di non perdere tutte quelle occasioni che ci ponessi innanzi la fortuna. [9] E quando cagione veruna piú potente non ci impedisca, non saremo per mancare a la patria nostra e fare capitale de’ ricordi tuoi e di qualunque altro cittadino. [10] Tu in questo mezzo seguirai come hai fatto infino qui; e poiché Rinieri della Sassetta è in Pisa, abbiamo licenziato Andrea Adimari, Commissario in Maremma, e tu disporrai del signore Luca e di Musacchino come giudicherai a proposito. [11] Né ci parve mai, né ci pare ancora, suto superfluo lo avere impegnate quelle genti in quelli luoghi: perché, se ad ogni modo Rinieri è entrato in Pisa, non vi è entrato per terra né con tante genti né etiam con tanta nostra vergogna: sí che ci pare averli tolta, non data reputazione. [12] E cosí ci parrà fare per lo avvenire quando noi disturbereno e’ nimici nostri ne’ disegni loro: e hai a presummere che noi facciamo le cose con quelli respetti e fondamenti si convengono, e mossi da cagioni che tu non entendi e che non è bene scriverti. [13] E perché noi intendiamo che ’ Pisani hanno a questi giorni scorso in quella maremma e predato certo bestiame, desiderremo che questo non avvenissi ogni dí, perché el ferire un suo nimico da una parte e lasciare ferire sé da l’altra, si fa con non molto vantaggio e etiam con poco suo onore. [14] E però se nell’ordinarsi a molestare e’ Pisani e’ si potessi tenere tante gente da la banda di Cascina che le facessino scudo a quella parte, e che a’ Pisani non fussi lecito correre impune per tutti quelli luoghi, ci piacerebbe; il che ti si dice per via di ricordo, rimettendocene nondimanco a te e a quello che ne consiglierà el signore Governatore e cotesti altri signori condottieri. [15] E di nuovo ti si dice che noi pensiamo tuttavolta di andare piú avanti, e tu pertanto temporeggerai coteste fanterie in modo che le non si resolvino sanza promettere al certo alcuna cosa.
[16] Intendiamo quanto scrivi di Cesare da Marciaglia e Iacopo da Corte; e perché cotesti condottieri hanno aúto tutti la prestanza, eccetto el signore Luca, che e’ sono ancora molti giorni, si potrà nel pagare le fanterie scemare qualche paga dove ti parrà meglio e satisfarne a loro. [17] Per altra ti si scrisse licenziassi quelli muli che tu avessi costí superflui, il che ti replichiamo per questa, giudicando non ne bisognare tanti quanti per il passato.
4
[1] Andrea Adimari Commissario in Maremma. [2] Die prima iunii.
[3] Giudicando la opera tua superflua in coteste maremme per intendere Rinieri della Sassetta essere in Pisa, e anche veggendo el desiderio hai di tornartene, siamo contenti te ne ritorni a tua posta; e al signore Luca e Musacchino dirai che dal Commissario generale sarà loro ordinato quanto abbino a fare.
5
[1] Antonio Iacomino Commissario in Cascina. [2] Die quinta iunii.
[3] Noi abbiamo questa mattina ricevuto la tua de’ 3 responsiva alla nostra del primo e per rispondere a quanto tu scrivi della paga de’ fanti, che è il piú importante capo sia nella tua lettera, ti facciamo intendere come noi voliamo dare la paga a cotesti fanti ad ogni modo, la quale voliamo e cosí desideriamo si consumi in fare, come dicono li Franzesi, una guerra guerriabile a’ Pisani, in modo che ne risultassi questi effetti: prima, che non potessino seminare alcuna sorte di biade; apresso, che non potessino pascere el loro bestiame, né potessino scorrere il paese nostro, né potessino etiam avere alcuna sorte di aiuti per via di terra. [4] Ma perché noi desiderreno avanzare piú denari in dare questa paga fussi possibile, a ciò che piú facilmente si potessi dipoi fare in danno de’ Pisani quello che fussi consigliato meglio, che noi pensiamo continuamente e ne abbiamo piú voglia che alcun altro – il che tu ci ricorderai per lo avvenire piú modestamente – abbiamo esaminato se nel dare questa paga si potessi fare in modo che la spesa ci offendessi manco che la non fe’ quando la si pagò uno mese fa.
[5] E però crediamo quando e’ si ordinassi che si dessi la paga a cotesti connestaboli per quelli tanti fanti che ciascuno si truova ora in fatto, si verrebbe a fare questo effetto di diminuire la spesa, restandovi, secondo che tu scrivi, 1.500 fanti. [6] Resta ora che bastino: di che noi ce ne rimettereno a te; ma noi pensavamo che potessino bastare, giudicando che quelli che sono rimasti a’ connestaboli sieno e’ migliori; aspettereno d’intenderne l’opinione tua per resolverci in quel modo che sia bene e che si giudicherà necessario. [7] E quanto all’ordinarsi per fare gli effetti circa el molestare e’ Pisani che di sopra si dicono, aviamo ancora discorso questa parte e pensiamo che sia necessario dividere lo esercito e tenerne ciascuna metà di esso da ogni banda d’Arno; e ciascuna parte tenere in quelli luoghi che dal canto suo e con sua securtà la impedissi e’ Pisani che non seminassino e potessi molestare el bestiame loro. [8] E giudichiamo l’uno e l’altro di questi dua impedimenti essere equalmente necessarii: perché sarà loro d’una gran molestia avere a tenere el bestiame drento e d’uno grande danno quando lo perdessino; e se e’ fussi difficile predarlo e condurlo vivo dal canto nostro, si potrebbe pigliare qualche espediente di ammazzarlo loro, il che co’ balestrieri a cavallo si potrebbe per avventura fare facilmente, né mancherai di pensare a questa parte perché ci pare importante. [9] È necessario, oltre al molestare e’ Pisani, pensare di assicurare e’ nostri e massime fare secura la strada di Livorno al presente e pensare di assicurarla per a tempo, come con el signore Governatore si ragionò quando fu qui nel principio della impresa; perché, non potendo venire le mercatanzie nostre per la via di Lucca quando quella strada non si assicurassi, si farebbe un danno gravissimo a questa città e a tutti e’ nostri mercatanti: e però di questa provisione non si vuole mancare. [10] El modo del dividere lo esercito, e quali condottieri e connestaboli abbino a rimanere insieme e in che luoghi si abbino a mettere, lascereno al tutto pensare a voi. [11] E quello che di sopra ti si dice ancora circa el modo del procedere è per via di opinione, e ne aspettereno al presente d’intendere el iudizio vostro. [12] Siamo bene resoluti ad ogni modo che si faccia che ’ Pisani non seminino e che non possino pascere o con difficultà el loro bestiame, e che la strada di Livorno si assicuri e che non sieno suvvenuti; e circa el modo del farlo ne abbiamo voluto dire in qualche parte quello tanto ci è occorso; aspettereno d’intenderne el parere tuo, del signore Governatore e di cotesti altri signori condottieri, acciò che si possa esequire e condurre la cosa piú a profitto si può della nostra città.
[13] E’ ci piace che tu satisfaccia a Iacopo da Corte e Cesare da Marciaglia, perché sendo uomini de’ quali tu ti sei valuto, ci pare che sia iusta cosa el tenerli bene contenti.
[14] Quanto alli muli non ti direno altro, se non che potendo resecare le spese lo faccia e in questo e in ogni altra cosa. [15] Vale.
6
[1] Antonio Giacomino Commissario generali in campo. [2] Die dicta.
[3] Noi rispondereno brevemente alla tua de’ cinque, perché ti scrivemo a lungo avanti ieri, della quale attendiamo risposta per potere deliberarci come si debba procedere circa questa paga. [4] E veduto come desideri che ci si mandi Iacopo d’Andrea Lanfreducci pisano, lo abbiamo questa sera – accompagnato da dua cavallari nostri – mandato a Cascina con ordine che sia consegnato a Francesco Serragli, che lo tenga a buona guardia e ne faccia dipoi quanto da te gli fia ordinato. [5] E tu ne delibererai tutto quello giudicherai a proposito della città nostra, perché rimettiamo in te il licenziarlo: il che si è fatto volentieri per non mancare ad alcuna cosa, ancora che noi non speriamo che tale liberalità ci giovi in alcuna parte, conosciuto bene gli animi loro etc. [6] Altro non ci occorre perché crediamo che tu non manchi di alcuna cosa per molestare e infestare e’ ribelli nostri. [7] Vale.
7
[1] Antonio Giacomini Commissario in campo. [2] Die quo supra.
[3] Noi abbiamo ricevuto questo dí la tua de’ vii e intendiamo quello scrivi per parere di cotesti signori condottieri e signore Governatore, il che ci piace sommamente avere inteso per il prudente discorso fai delle cose di costà. [4] Né ti rispondereno circa questa parte altro perché sendo domani l’ultimo dí del nostro ofizio riposeremo el tutto sopra le spalle de’ successori nostri, cosí del disegno fate per molestare e’ Pisani come de’ danari per la paga delle fanterie alla quale loro provederanno; ancora che noi aremo desiderato che si fussi tenuto circa questa paga l’ordine di che ti si dette notizia. [5] E quanto alli danari che tu domandi per maestranze e muli e altri bisogni, ti si manderanno ad ogni modo con la paga di detti fanti. [6] Né per questa ci occorre altro perché ci rimettiamo a quello che sarà ordinato da’ nostri successori, e’ quali troviamo pronti e di buona voglia a stringere e’ ribelli nostri. [7] Vale.
8
[1] Antonio Tebalducci Commissario in campo. [2] A’ dí xi di giugno.
[3] Iarsera ti si scrisse quanto ci occorreva in risposta alle tue, e ti si disse in sentenzia come questa sera ti si manderebbe 6 mila ducati, nonostante che con difficultà si fussino fatti; perché, mossi da quello che tu ne hai piú volte scritto, siamo resoluti dare la paga a coteste fanterie. [4] Abbiamo dipoi questo dí ricevuto la tua de’ 9 e intendiamo come coteste fanterie si resolvono sanza che tu vi possa reparare. [5] Pertanto ci è parso scriverti la presente in diligenzia e significarti come in questo punto, che siamo ad ore 21, si sono inviati 6 mila ducati; e per rispetto che non portino periculo per quelli fanti che si sono resoluti, ci è parso mandarli per acqua e farli porre in su ’n navicello a Signa e condurli per Arno insino a Vico. [6] Parci che per ogni respetto tu mandi Bandino Stefani con la sua compagnia ad incontrarli infino qua quanto tu puoi; e per questa cagione ti mandiamo etiam questo presente cavallaro: e se ti paressi ordinare a Bandino dove gli avessi a condurre dove ti fussino piú commodi, liene ordinerai. [7] El resto della paga ti si manderà appresso, ma bisogna che tu vegga di fare piú civanzi puoi nel pagarla; e di nuovo ti commettiamo che tu includa nelle condotte e pagamenti de’ fanti tutte le maestranze di qualunque sorte ti trovi costà, per modo che noi non ne abbiamo a sentire carico veruno particulare. [8] Esaminerai ancora, come iarsera ti si disse, se si potessi diminuire le guardie di coteste terre e massime di quelle che restono guardate in buona parte da le genti che fussino in campagna. [9] E perché noi desideriamo d’essere bene serviti e che le fanterie non si resolvino, quando tu giudicassi che fussi el meglio fante per fante, la rimettiamo in te, pure che non si generi confusione; e cosí se ti paressi o da annullare quelle compagnie de’ connestaboli che fussino inutili o di non fare rifare loro infino al numero che manca, e quello che si levassi da loro aggiugnere a quelli che hanno reputazione e che servono con piú utilità nostra, la rimettiamo etiam in te. [10] Ricordiamoti solo questo: se di questa paga si farà qualche rispiarmo, si potrà con piú facilità pensare ad un’altra, di che abbiamo desiderio e pensereno di darla in ogni modo. [11] E però se costà fussi alcuna spesa superflua, o di rassegna, o di muli, o di commessariotti e altri giovani, tutte le leverai via al tutto e per tutto, e essendo dua conestaboli in Libbrafatta, non pare necessario el tenervi altro commessario o castellano; e però lo licenzierai. [12] Né per questa ci occorre che dirti altro per non avere ancora aúto innanzi a noi Antonio da San Gallo, perché subito parlato li areno, ci resolveremo come e’ si abbi a procedere col danaio si manderà, che facci el pagamento. [13] Giuliano Lapi, a ciò le cose vadino piú ordinatamente. [14] Vale.
9
[1] Baldoria. [2] Die undecima.
[3] Apportatore della presente sarà el Belacqua nostro tavolaccino, el quale noi mandiamo in campo con certa quantità di danari. [4] E perché noi giudichiamo che si conduchino per Arno piú securamente, voliamo ordini di porlo sopra un navicello e in modo che sia condutto infino a Vico: il che farai non manchi.
10
[1] Vicario di Lari strame per cavalli 400. [2] Capitano di Campiglia 200. [3] Vicario di Saminiato 400. [4] Certaldo 200. [5] Vicario di Valdinievole 200. [6] Littere quatuor pro stramine. [7] xii iunii.
[8] Ancora che da’ nostri Eccelsi Signori ti sia stato scritto facci ordinare strami per tutta la tua iurisdizione in quella quantità che ti è possibile piú e che noi crediamo che digià tu abbi dato ordine alla opera, nondimanco, importando questa cosa assai alla nostra Repubblica, ci è parso scrivertene la presente acciò che piú sollecitamente provegga a tutto e in modo anticipi con la provisione che sia di manco carico a cotesti nostri fedeli. [9] E perché piú facilmente e meglio tu possa ordinare questo provedimento, ti vogliamo fare intendere el numero de’ cavagli che noi pensiamo che tocchino a pascere a cotesta tua provincia, che sono ... almeno; onde è necessario che ordini, e cosí t’imponiamo facci, tante seccie e tanti altri strami che si possa nutrire tutto lo anno futuro el numero soprascritto di ... cavalli, che ne tocca un terzo di centinaio el dí per cavallo. [10] Farai dunque ordinare a cotesti sindachi della tua iurisdizione che tale provisione si facci e che si sappia dove questi strami sieno, e quanti, e chi li abbi in costodia; e rimettiamo tutta questa opera a te e a detti sindachi perché non vogliamo deputare alcuni sopra questa cosa, ma lasciare tutto questo carico a voi. [11] Fara’vi usare diligenzia e tale che noi ti possiamo commendare. [12] Vale.
11
[1] Antonio Tebalducci Commissario generale in campo. [2] Die xii iunii.
[3] Iarsera ti mandamo 6 mila ducati d’oro, come per duplicate ieri ti si fece intendere. [4] E perché noi non siamo ancora stati con Antonio da San Gallo, per volere lui fare prima certo disegno del paese, non ti possiamo scrivere alcuna cosa né del bastione né del modo del procedere vostro: faremolo come prima gli areno parlato. [5] E quanto al modo del pagare e’ fanti ad uomo per uomo, non ti replichereno altro sendovi drento quelle difficultà che tu accenni; e però tu piglierai quello ordine del pagarli che tu giudicherai a proposito perché lo rimettiamo in te; e chi è venuto col danaio ha commessione di fare quanto tu gli commetterai. [6] Ricordiamoti bene che tu ci mandi dipoi l’ordine e il conto de’ pagamenti fatti acciò si possino stanziare. [7] E quanto al Riccio Fantoni, di metterlo in Lari, ce ne rimettiamo a te, purché tu abbi l’occhio alla cura delle cose nostre e delle fazioni che si hanno a fare, resecando nondimanco tutte le spese superflue, acciò che si possa piú durare in campagna. [8] A li avvisi che tu ci dai non occorre altro, né anche ci pare necessario el ricordarti alcuna cosa, sendo tu prudente e amorevole della patria tua. [9] Tu sai con quanta difficultà la vernata le nostre gente d’arme si paschino: e perché questo anno noi ce ne troviamo maggior numero è necessario fare maggiore provedimenti di strami e cominciarsi a buona ora per essere a tempo. [10] Noi tre dí fa abbiamo scritto lettere a tutti e’ vicarii e rettori all’intorno di costí, e a molti degli altri nel dominio nostro. [11] Vorremo nondimanco che ancora tu pensassi a questa cosa e in quello che tu potessi giovare tale provedimento, lo facessi; e cosí ci farai intendere se a te occorressi ricordarci sopra a questo caso alcuna cosa.
[12] Avendo tu a valerti di muli e marraioli per Libbrafatta, ci pare che tu tolga 8 o 10 muli de’ nostri e altrettanti de’ nostri marraioli, perché non ci pare da fidarci né di Lombardi né di vetturali lucchesi. [13] Vale.
12
[1] Iohanni de Ridolfis Commissario Romandiole. [2] Die xii iunii 1504.
[3] Questa sera abbiamo ricevuto una tua breve lettera contenente come el sospetto de’ Viniziani rispetto al Turco ogni dí cresce, e come intendevi el Duca di Ferrara essere morto. [4] Commedianti dell’uno e dell’altro avviso; e quello de’ Viniziani si riscontra per piú vie, ma quello di Ferrara non abbiamo per certo, perché el suo Oratore ci ha mostro lettere de’ 6 dí di certa sua indisposizione e non dice dipoi averne inteso altro. [5] Di nuovo non abbiamo molto che scriverti perché di campo non si ritrae cosa di momento; el campo nostro è, si può dire, in su le mura di Pisa e non lascia uscire alcuno, né a seminare, né a pascere bestiame. [6] Sono e’ Pisani male contenti piú che mai perché quello poco della speranza che avevono era nel Valentino, el quale è preso come ti scrivemo, e si ritrae che ’ danari, che ha aúti messer Rinieri della Sassetta e Piero Gambacorti per fare quelli pochi cavalli con che sono entrati in Pisa, sono tutti venuti da detto Duca. [7] Noi, per non mancare di questa buona occasione, abbiamo mandata un’altra paga in campo e attendereno a seguire di molestarli, e c’ingegneremo non mancare né a questi tempi né a noi medesimi. [8] Vale.
13
[1] Potestà di Terranuova Bartolomeo Benintendi. [2] Die xvii iunii 1504.
[3] E’ ci è referito come Tonio del Riccio di costí, avendo prestato un mulo a Guasparre, speziale di costí, per condurre certe cose che appartenevono ad uno mulino che è comune ad uno Antonio di Piero del Migliore e a detto Tonio e detto Guasparre, detto mulo fu tolto da’ Montepulcianesi, in modo che Tonio, di chi era el mulo, se ne andò alla Mercatanzia nostra; e e’ Sei dettono una sentenzia che ciascuno pagassi el terzo di detto mulo. [4] Nacque dipoi che Guasparre, per mezzo del Capitano di Cortona, fu rifatto di certe robe de’ Montepulcianesi di 20 ducati che valeva el mulo. [5] E’ quali danari volendo Tonio del Riccio come danari che si convengono a lui, sendo suo el mulo, questo Guasparre non liene ha voluto dare, anzi vuole che la sentenzia de’ 6 vadi innanzi. [6] E parendoci che Tonio abbi ragione, stando la cosa cosí, ti commettiamo ricerchi la verità di questa cosa e ordinerai che a nessuno sia fatto torto, né che alcuno di detti si possa querelare ragionevolmente.
14
[1] Giovanni Ridolfi Commissario in Castracaro. [2] Die xvii iunii.
[3] L’ultima tua è de’ xiii del presente, breve e solum significativa del provedimento intendevi farsi per il Papa nella rocca di Furlí, e come quello castellano pareva diventato piú umile dopo la presura del Valentino. [4] Piaceci intendere tutto; e crediamo che, se le speranze di detto castellano erano fondate sopra el Duca, le gli verranno meno fra le mani piú l’uno dí che l’altro, in modo s’intende che Consalvo el tiene stretto: e si crede che a questi tempi non si arà molto a pensare a li casi sua. [5] D’altronde non abbiamo molto che dirti, se non che in campo nostro si attende a molestare e’ Pisani e fassi loro guerra grande di tenerli drento in modo che non possino né seminare né pascere el bestiame; e pure dua dí fa si predò loro circa 90 capi di bestie da giogo e pigliossi xii prigioni, e loro stanno come morti e non escono fuori, tutti sbigottiti; né si vede per ancora che sieno per avere alcuno aiuto, né sono intrattenuti se non da’ Sanesi, Lucchesi, e i Genovesi prestono il nome per uno commissario che vi tengono. [6] Attendereno a seguire di stringerli, e quello che ne seguirà lo mosterrà el tempo. [7] Che Iddio ne dia fine prospero per la città nostra. [8] Vale.
15
[1] Antonio Giacomini Commissario in campo. [2] Die xx iunii 1504.
[3] Iarsera ti scrivemo in risposta della tua de’ xviii dí e ti dicemo, circa el levarvi con el campo e circa el fare el bastione di Stagno, eravamo contenti esequissi in tutto e per tutto quanto pareva a te, al signore Governatore e a cotesti altri signori condottieri. [4] E ci rincresce assai del tempo si è perduto e non vogliamo che se ne perda piú in alcun modo; e se per lo addreto se ne è perduto, non sappiamo chi ne è stato cagione. [5] Però in risposta di questa tua de’ 19 ti replichiamo el medesimo; e quanto al signore Lodovico, si rispose al cancellieri suo a bocca quello ci occorreva; e circa al signore Gian Paulo te ne rispondereno per altra nostra. [6] Altro non ci occorre se non ricordarti e confortarti a seguire di molestare e’ Pisani, come avete fatto infino a qui, e che spendiate el tempo piú utilmente si può.
16
[1] Giovanni Ridolfi Commissario a Castracaro. [2] Die dicta.
[3] Ieri ricevemo la tua de’ xviii contenente quanto era seguíto in Furlí tra Ramazzotto e quelli della fortezza. [4] Commendiamoti di questo e di tutti gli altri avvisi che per quella ci dai; né ti possiamo dire altro in risposta, se non che seguiti nella usata diligenzia.
[5] E’ sono stati al Magistrato nostro ambasciadori di tutta cotesta provincia, e ci hanno mostro la povertà loro e come sarebbe loro impossibile concorrere a spesa veruna del bargello. [6] E perché noi non sappiamo si sarebbe questa, non possiamo forzarli né ribatterli in alcuna cosa. [7] Pertanto ci avviserai per le prime tue particularmente che spesa monterebbe questo bargello ciascun mese, e quello ne toccherebbe a lire e soldo a tutte coteste comunità, e quali comuni vi hanno a concorrere; e di darci questo avviso non mancherai. [8] Avvisera’ci ancora se gli è necessario secondo el iudizio tuo tenere connestabole nella rocca di Modigliana e se Giovanni delli Alberti è al proposito; e questo ci scriverrai per la prima tua.
[9] Di nuovo non ti abbiamo che dire altro, se non che noi abbiamo dato nuovamente una paga allo esercito nostro, e attendiamo ad infestare e molestare quelli nostri rebelli. [10] Vale.
17
[1] Antonio Tebalducci Commissario generale. [2] Die xxiiii iunii.
[3] Questa mattina aviamo ricevuta la tua de’ 22 dí: e quanto a’ danari de’ quali tu ci solleciti, crediamo che a questa ora sia giunto costà Cosimo da Saminiato per il quale ti mandamo trecento ducati d’oro, de’ quali ti potrai servire in pagare quelli fanti che sono rimasi indreto. [4] Crediamo ancora che Cosimo detto abbi dato tale ordine al pane, secondo ci promisse, che non sia per mancarne a cotesto esercito.
[5] È tornato Piero Vecchietti, e prima era venuto Gian Paulo; e dall’uno e da l’altro abbiamo inteso lungamente delle cose di Pisa in conformità di quello che tu ci accenni per questa tua. [6] Siamo tuttavolta dreto al provedimento per condurre l’opera, né per li nostri Eccelsi Signori, né per noi si manca di alcuna diligenzia per potere usare bene questa occasione; e di quanto seguirà ne sarai avvisato alla giornata. [7] E in questo mezzo non mancarai di fare come hai fatto infino a qui perché e’ Pisani sieno molestati e stieno stretti, acciò che e’ danari spesi si consumino con utilità nostra e danno de’ rebelli nostri. [8] Bene vale.
18
[1] Capitano di Cortona; Potestà di Foiano; Potestà di Castiglione; Monte a San Sovino: Biagio Monti. [2] Litterae quatuor. [3] 25 iunii.
[4] E’ ci è fatto intendere come a Lucignano sono venuti certi cavalli di Troiolo Savello e come èvi venuto ancora Pandolfo Petrucci con buona parte della guardia di Siena. [5] E benché noi crediamo che sieno venuti in quel luogo per loro casi proprii, pure nondimanco ci pare che sia bene stare provisto che se volessino fare alcuno danno a cotesti nostri confini, e’ non ne avessino facultà. [6] E però ordinerai che li uomini della tua iurisdizione stieno parati e comanderai loro che svaligino qualunque cavalli entrassino in sul nostro sanza nostro ordine e de’ nostri cavallari. [7] Userai in questa cosa diligenzia, non faccendo però tale demostrazione che se ne abbi ad alterare el paese; e intendendosi cosa alcuna, ce ne avviserai.
19
[1] Antonio Iacomino Commissario generali in Castris. [2] Die prima iulii 1504.
[3] Quasi in uno medesimo punto questa mattina comparse la tua de’ 29 contenente el caso seguíto a Vioreggio ultimamente e una della Signoria di Lucca che se ne querelava. [4] E avendo inteso e esaminato bene tutto, desiderremo che ’ Lucchesi non avessino dato occasione alle genti nostre di offenderli; ma poiché si sono cerchi el danno, ci piace che ne sia suto fatto loro, sendo massime stato fatto con quelle iustificazioni che tu scrivi. [5] E perché tu aspetti risposta da noi per sapere come abbi a rispondere a quello de’ Mei venuto a dolersi costí, e cosí per sapere come ti hai a governare con detti Lucchesi per lo avvenire, ti rispondiamo circa la risposta debbi fare etc., che tu lo iustifichi di nuovo come hai fatto, e dipoi gli facci intendere, con quelle parole e con quello modo che ti abbi a credere, che noi, e qualunque altro rappresenterà noi nelli eserciti nostri, non permetteremo mai sanza cagione che a loro, a loro robe e uomini sia torto un pelo, perché el desiderio universale di tutta questa città è di vivere e vicinare bene con ciascuno, ma che tu se’ bene deliberato che per lo avvenire e’ Lucchesi e ogni altro non presummi di rinfrescare d’un bicchiere d’acqua e’ Pisani sanza credere esserne riconosciuto. [6] E perché tu sai che li è mantenuta loro la vita in corpo da Lucca suvvenendogli, dando loro ricetto e dall’altra parte impedendo lo esercito nostro nelle fazioni sua, hai fatto fermo pensiero che la non vada piú cosí; e se tu intenderai che ricevino el bestiame loro o loro uomini, sarai per andare a trovarli infino drento in Lucca perché hai deliberato che le cose procedino altrimenti che per il passato; né sarai per avere rispetto a cosa alcuna, né a scandolo o ruina che ne potessi nascere, ma t’ingegnerai bene che ogni ruina torni sopra el capo d’altri. [7] E cosí per avverso li dirai che quando e’ vogliono mutare animo e che si vegga per li effetti, tu se’ per averli in quel conto che noi proprii, e per riguardare el paese loro come el nostro. [8] E cosí con questa risposta ne lo manderai, parlando con efficacia e in modo che, se le parole li abbino a muovere, se ne vegga e’ segni. [9] E poiché tu di’ che detto Tommaso Mei rimase quasi convinto per l’attestazione di quello tamburino e di quello ofiziale di Camaiore, ci pare che, avanti che detto Tommaso parta, e che tu licenzii tale ofiziale e tamburino, che di tutto el caso seguíto e per che cagioni, ne facci fare fede autentica, iustificata con quelli testimoni e in quel modo che tu saprai e potrai piú; ordinando tutto cautamente e in maniera che a detta scrittura si possa prestare fede. [10] E quanto al procedere tu piú avanti contro a’ Lucchesi per farli riconoscere e assicurarsene etc., ti scrivemo iermattina quello ci occorse, e di nuovo te lo replichiamo: che non ci pare sanza iusta cagione da infestarli, non intendendo noi altrimenti el disegno tuo. [11] E però ci scriverrai particularmente, quando alla ricevuta di questa non lo avessi fatto, in che modo disegneresti assaltarli, per che via o con che ordine, e come tu giudicheresti dipoi potere fermare la cosa, e con che condizioni o securtà assicurarti di loro che non suvvenissino e’ Pisani. [12] Né ti maraviglierai che con buono fondamento e desiderosi di vederne il fine, noi cerchiamo di fare questa cosa; perché, come iermattina ti si scrisse, iudichiamo quando la si pigli bene sia per darci Pisa; quanto che no, sia per torcela.
[13] E’ danari che tu hai per piú tue addomandati ti si manderanno fra dua o tre ore.
20
[1] Ghirigoro del Benino Commissario Liburni. [2] Die prima iulii 1504.
[3] Perché noi desideriamo assai che la fusta si corredi e si ordini in modo de’ sua abbigliamenti che la si possa adoperare, intendendo come gli è costí Polidoro da Portoveneri, voliamo che tu allo arrivare di questa sia costà e ordini con quello cosa per cosa tutte quelle cose che sono necessarie provedere per detta fusta; e farai di avere alla presenzia Giulianico da Santa Croce e qualche altro intendente, e con el consiglio loro fermerai el prezzo di detti abbigliamenti. [4] E fermo che arai detto prezzo, prometterai per nostra parte a Pulidoro che ne sarà pagato arrivate che fieno le cose costí a salvamento, perché voliamo che mercati quanto bisogna a ristio di detto Pulidoro. [5] E perché lui sia favorito a condurre tale opera, scriviamo la alligata al governatore del Marchese di Finale, pregandolo li facci favore a condurre e a trarre tali abbigliamenti.
[6] Noi aviamo inteso come un galeone padroneggiato da Giovan Cap.e da Nizza, che aveva cariche robe di Francesco Mannelli e alcuni altri mercanti nostri, è suto ritenuto a Portoveneri. [7] E perché noi conosciamo Pulidoro essere affezionato a questa città e amico nostro, voliamo che per nostra parte lo preghi e gravi a fare sí e in tale modo che dette robe de’ mercanti nostri sieno libere, mostrandogli quanto ci sarà grato questo benifizio e come noi saremo per riconoscerlo all’incontro, accadendo, con qualche iusta recompensa. [8] Bene vale.
21
[1] Neri Acciaioli Capitano di Cortona. [2] Die prima iulii 1504.
[3] Quanto piú noi intendiamo essere seguíti disordini in su cotesti confini per conto de’ fuoriusciti di Montepulciano o altri in loro nome, tanto piú ci dispiace; e intendendo per questa ultima tua prede fatte ultimamente e buoi tolti, ne stiamo d’una malissima voglia. [4] E di nuovo ti commettiamo e imponiamo le facci restituire e gastighi quelli tali che hanno errato; e maravigliamoci che non si possa dare tale ordine che non si intenda ogni dí simili insulti, che passano con dispiacere nostro e carico tuo. [5] E perché tu di’ che un Foianese rubò un paio di buoi in sul Sanese e ne fe’ cessione ad un Montepulcianese fuoriuscito, dubitando che a lui non fussi sopportato tale eccesso, aremo digià dato ordine a Montepulciano che questo tale fussi ritrovato; ma non avendo tu scritto el nome, non lo aviamo possuto fare. [6] Però t’ingegnerai d’intendere chi e’ sia e ce ne darai notizia. [7] Commendiamoti di quello hai fatto circa gli strami: starai sollecito a tale provedimento, e farai segnare e’ pagliai che tu farai fare per nostro conto, e mandera’cene nota dove e quanti sieno, e a chi raccomandati. [8] Vale.
22
[1] Antonio Tebalduccio Commissario generali. [2] Die quinta iulii 1504.
[3] Questa notte passata, poi che iarsera ti avemo scritto quello si era concluso sopra le tue lettere venute infino a quella ora, comparse un’altra tua de’ 3 data a sera e significativa come Tommaso Mei cittadino e oratore lucchese era venuto costí con commissione per parte de’ sua Signori di promettere e obbligarsi a non ricevere e’ Pisani, né dare loro alcuna ragione di aiuto, e che da l’altro canto restituissi loro li omini e bestiame loro. [4] Piaceci assai che la cosa sia redutta in questi termini e che sanza andare piú avanti o tentare piú la fortuna con muovere maggiore scacco, e’ Lucchesi abbino calato etc. [5] E perché noi credavamo che non lo avessino a fare, ti scrivemo dua dí fa che abbottinassi el bestiame che tu avevi predato di loro, il che pensiamo tu non abbi esequito per aspettare risposta da noi di questa tua ultima; sopra a che non abbiamo che dirti altro se non che tu governi e componga la cosa co’ Lucchesi come ti parrà meglio, restituendo el bestiame e uomini loro, e pigliando da loro quelli obblighi che tu giudicherai convenirsi per assicurarti che non suvvenghino e’ Pisani e non li ricevino. [6] E t’ingegnerai di fare che li ’ncorrino in qualche preiudizio quando e’ contraffacessino, acciò che contraffacendo e’ si abbia iuridicamente qualche azione loro contro. [7] Né altro ti possiamo dire in questa materia, se non ricordarti el governarla con quella prudenzia hai fatta infino qui e attendere continuamente a molestare e’ Pisani. [8] E digià le galee hanno fatto fazione, perché hanno preso un brigantino pisano suvi 40 uomini, la maggior parte pisani e stradaioli; e ne era capo un Vincenzio Corso, e’ quali tutti Don Dimas ha messi a remo. [9] Vale, etc.
23
[1] Francesco Serragli Commissario di Cascina. [2] vi iulii 1504.
[3] Avendo visto una lettera che fu fatta da questo Magistrato a dí 18 di settembre 1503 in favore delli uomini di Vico e desiderando che la sia osservata continuamente, ci è parso rinnovalla e mandartene la infrascritta copia, cioè:
[4] Noi ti facciamo intendere come di Vico sono piú uomini dichiarati ribelli avanti che Vico si perdessi quella ultima volta, e’ beni de’ quali sono in mano degli ofiziali che ne hanno la cura. [5] E perché detti beni sono presi a fitto da piú persone, voliamo che abbi cura che tali fittaioli non intraprendino a nessun modo altri beni, né sia tocco da loro altri che quelli che sono declarati rebelli. [6] E perché noi sappiamo che, dappoi abbiamo riaúto Vico questa ultima volta, alcuni ne sono iti in Pisa e si sono dichiarati inimici nostri, non voliamo ancora che e’ beni di questi tali sieno in alcun modo alterati infino a tanto che da noi non ne è fatta altra declarazione, ma ce ne darai notizia, significandoci chi sieno questi tali, che terreni abbino e chi al presente li possiede. [7] Ma e’ beni di quelli che non sono declarati rebelli e si trovono in Vico, farai non altrimenti riguardare che se fussino de’ cittadini nostri proprii: perché noi voliamo, e cosí è la mente nostra, che non sieno sopraffatti in alcuna cosa. [8] Bene vale.
24
[1] Capitano di Volterra, Vicario d’Anghiari, Vicario di San Giovanni, Podestà di Prato, Capitano di Cortona, Podestà del Monte a San Sovino, Capitano d’Arezzo, Capitano del Borgo, Vicario di Mugello, Podestà di Foiano, Podestà di Castiglione Aretino, Vicario di Casentino. [2] Littere xii per strami. [3] Die 8 iulii.
[4] Noi ti scrivemo a dí 3 del presente circa al fatto delli strami e in conformità di quello ti era suto scritto piú dí avanti da’ nostri Eccelsi Signori. [5] E perché questa provisione ci preme, non voliamo mancare di ricordartelo continuamente, acciò che tu non manchi di provederlo. [6] In somma noi voliamo che tu ordini che si faccino strami per conto pubblico per tutta la tua iurisdizione in quella somma che tu puoi piú, e che tu lo facci fare comune per comune, e che ordini de’ tuoi ofiziali chi li solleciti; e tu ci avviserai e mandera’ci nota particulare e distinta quali comuni hanno fatto gli strami, e quanti, e a chi sieno raccomandati, acciò che poi al tempo noi sappiamo dove sono gli strami nostri; non mancherai di questa diligenzia in alcun modo e noi avviserai per duplicate di quello abbi fatto e disegni fare in questa materia. [7] E perché la cosa vadia piú a nostra satisfazione, manderai subito al Magistrato nostro un tuo ofiziale, acciò possa parlare a noi; e tu nondimanco in quello tanto non perderai tempo, anzi seguirai dreto alla opera. [8] Di nuovo ti ricordiamo la diligenzia e lo scriverci e lo avvisarci acciò che noi non viviamo al buio.
25
[1] Plumbini Domino. [2] Die quo ante.
[3] Illustris ac Excellens Domine etc. [4] Noi ogni volta che gl’accaggia richiedereno sempre la Signoria vostra posposto ogni rispetto, perché desideriamo che quella, occorrendoli, faccia el medesimo. [5] La Signoria vostra debbe avere inteso come a Livorno per guardia del porto nostro si truovano tre galee del Re Federigo comandate dal signore Don Dimas, ispagnolo, uomo valentissimo e affezionato a noi e a tutti li amici nostri; el quale ci fa intendere come apresso alla Signoria vostra si truova prigione uno Giaume Riquesens, suo nipote. [6] E perché quel signore desidera che sia relassato, non avendo altro peccato verso la Signoria vostra che essere servidore del Valentino, siamo ancora noi nel medesimo desiderio e preghiamo la Signoria vostra ne compiacia della liberazione di detto Ricasens, il che riceveremo in piacere grandissimo; e el prenominato signore Don Dimas arà causa di benificare la Signoria vostra quando le occorressi. [7] Valete.
26
[1] Lionardo Bartoli Potestati di Foiano. [2] xiii iulii 1504.
[3] Abbiamo questa mattina ricevuta la tua degli undici dí contenente come hai provisto circa gli strami che ’l comune si serva di dua some per fuoco. [4] Desiderremo intendere da te piú particulare la qualità di questo provedimento; e però ci avviserai quello che pesano dua some e quanti fuochi ha cotesta potesteria. [5] E di nuovo ti ricordiamo che facci questi strami per conto del comune deporre appresso a qualcuno di chi tu ci manderai el nome; e cosí el conto delli strami, acciò sappiamo quanti sieno e appresso di chi; e ci usera’ diligenzia.
27
[1] Simone Bonciani Vicario Vallis Cecinae. [2] Die xiii iulii.
[3] Intendiamo per la tua come ti fu commesso ordinassi strame in nel tuo vicariato per alloggiare 200 cavalli, di che tu ti maravigli etc. [4] Sappi come tale commissione si era ordinata al Vicario di Valdinievole e la lettera fu mandata a te per errore. [5] Voliamo bene, e cosí era l’ordine nostro, ti si scrivessi che tu ordini per il tuo vicariato piú strame puoi per conto del comune nostro, e quello farai deporre appresso terze persone; e ci manderai dipoi nota di quanto strame hai ordinato, e appresso di chi e’ si truova, acciò che noi sappiamo come ce ne abbiamo a servire.
28
[1] Francesco Serragli Commissario a Cascina. [2] Die xiii iulii 1504.
[3] Piú giorni sono ti si scrisse facessi fare piú strami costí all’intorno ti fussi possibile e comandassi a quelli di Vico, e di Bientina, e del Ponte ad Era, Ponte di Sacco e costí questa fazione in modo che delle seccie né de’ fieni e fienaschi non andassi male un filo. [4] Crediamo lo abbi fatto e noi te lo ricordiamo; e ci avviserai come abbi innanzi l’opera, perché, importando come fa, ne vorremo essere al securo.
29
[1] Giovanni Altoviti Capitano del Borgo. [2] Dicta die.
[3] È stato a noi el tuo notaio e ci ha esposto el caso delli strami e l’ordine che da te ne è dato. [4] Piaceci tutto, ma vogliamo ponga peso a quella soma che tu hai ordinata per casa; e ci avviserai poi che getti tutta la somma, e dove e’ sia, e a chi consegnato. [5] Bene vale.
30
[1] Antonio Iacomini Commissario generale in campo. [2] Die xiii iulii.
[3] Questo dí si sono ricevute dua tua lettere delli undici e dodici del presente. [4] Alla prima non occorre altra risposta, salvo che alla parte delle fanterie ti rispondereno per altra; e ci piace avere inteso e’ disegni fatti da voi circa l’alloggiare le genti d’arme, e quanto ne discorrete delle strade fra Pisa e Lucca e de’ Lucchesi. [5] Aviamo ancora aúto piacere delle lettere intercette mandate con la ultima e commendiamo l’ordine dato da te per parlare al prigione, el quale ci manderai quando ne arai ritratto quello giudicherai necessario intendere delle cose di Pisa.
[6] Le paghette si mandorno tutte costà, sí che tu potrai ordinare al conte Lodovico e al signore Iacopo Savello che paghino, in cambio all’uomo d’arme, Iacopo da Corte e Cesare da Marciaglia. [7] Piaceci ancora abbi scritto a Lorenzo Spinelli come abbi a iustificare quello Commissario di Serezana. [8] Di nuovo ci occorre significarti come s’intende ’ Lucchesi essere di nuovo ritornati in pratica co’ Genovesi sopra la difesa e aiuto de’ Pisani, e per tale effetto avere mandato un Garzone Garzoni, loro cittadino, con un Pisano a Genova. [9] E pare el disegno loro sia che ’ Genovesi cedino a’ Lucchesi tutte le ragioni hanno in Pietrasanta, e all’incontro loro sborsino certa somma di danari quali e’ Genovesi pretendino dovere avere, e nondimeno tali danari si spendino in aiutare e’ Pisani. [10] Diamotene notizia perché vadi investigando se li è cosí. [11] Vale.
31
[1] Antonio de Tebalducciis. [2] Die 14 iulii 1504.
[3] Magnifice etc. [4] Questo giorno sono comparse due tue de’ 12 e 13; e con la prima abbiamo aúto la lettera di Lorenzo Spinelli che ti avvisa del ritratto fatto del prigione etc. [5] Piaccionci tutte le diligenzie che si sono usate insino a qui intorno a questo caso e attendiamo ora di sapere quel che da lui tu arai ritratto, e cosí che tu lo facci condurre qui, acciò lo intendiamo ancora noi di bocca. [6] E perché tu di nuovo per quella ultima di ieri ci scrivi el modo come ti parrebbe da pagare coteste fanterie, ci siamo resoluti governarcene secondo tale ordine. [7] E però ti preparerai a dare questa paga secondo la nota ci hai mandata, che ci soddisfa, pure che e’ pagati sieno buoni uomini e in fatto, come per la nota avvisi; e non voliamo mancare di tentare questo ordine, confidando in te e desiderosi di non essere rubati. [8] Rimettiamo ancora in te, all’incontrare quelli 3 comestaboli di che tu ci scrivi, e el rimettere in loro cambio quelli altri 4 col numero delle page avevano quelli 3. [9] Altro per la presente non ci occorre, se non confortarti a non mancare d’alcuna occasione per stringere e molestare e’ Pisani, come hai fatto infino a qui. [10] E aproviamo assai che tu permetta l’uscire di Pisa a quelli soldati forestieri, acciò che quelli che sono drento al soldo de’ nostri rebelli sappino di poterne uscire a loro poste, trovandosi là in disagio e sanza pagamento.
32
[1] Iohanni de Ridolfis Commissario Castricari. [2] Die xvii iulii.
[3] Poi che noi ti scrivemo l’ultime nostre abbiamo visto quello che tu ci scrivi per dua tue de’ xiiii e xv. [4] Commendiamoti delli avvisi; né ti direno altro circa la securtà che tu debbi pigliare delle artiglierie nostre quando el Duca d’Urbino se ne voglia valere, perché, come prima si rimisse tutto nella prudenzia tua, cosí si fa al presente, nonostante che da Roma ci sia lettere che ’l Papa non crede averle ad operare e sta di buona voglia che quello castellano abbia a calare. [5] Vedreno che seguirà; e tu ci scriverrai quello che di mano in mano costà succederà. [6] Abbiamo visto una lettera che tu scrivi a’ nostri Signori circa el mulino da Marradi: né ti diciamo altro che quello altra volta ti si è scritto perché facemo vedere le ragioni di quelli nostri a messer Francesco Gualterotto, e ti si mandò el rapporto che messer Francesco ne fece acciò tu vedessi quello che de iure si posseva fare e quello in che si posseva favorire e’ nostri. [7] Governera’ti dunque secondo quello, e t’ingegnerai soprattutto che non si venga all’arme, acciò che una cagione sí debile non ci facessi entrare in piú spesa in questi tempi che noi desideriamo stremarle tutte per vedere, se possibile fia, d’ultimare le cose di Pisa: delle quali saremo in grandissima speranza se non si fussino scoperti e’ Genovesi disonestamente a favorire e’ Pisani. [8] Tu sai come e’ vennono le 3 galee del Re Federigo a servirci e el Bardella, che per conto de’ Genovesi era in foce con uno galeone, si ritrasse; e cosí la foce era serrata. [9] Ma cinque dí fa tornò el Bardella con uno galeone e una barcia armata, e servendolo il vento, le galee non lo hanno possuto offendere, e entrò in Pisa 3 barcie cariche di vino e di carnaggi.
[10] Questa mattina el connestabole nostro che sta alla Verrucola ci scrive avere veduto le nostre galee dare la caccia a 6 barcie, e che 3 ne avèno dato in terra nella piaggia di Vioreggio, e 3 altre erono alla vela e le galee a remi. [11] Pensa che le potranno avere guadagnato; e referisce che ’l galeone e la barcia armata per non avere venti buoni non potevono defendere quelle barce che erano cacciate; e cosí si andrà travagliando la cosa hora pro hora in contro. [12] El campo nostro è in su le mura e non lascia uscire uomo di Pisa; di Francia non s’intende che quelle paci sieno per avere effetto, ma piú tosto si dubita di guerra e di rottura fra quelli principi.
[13] Questo dí sono ne’ mercanti nostri lettere da la Velona molto fresche che narrano l’armata del Turco essere tutta ad ordine, e che vi si aspetterrà cinquemila cavalli turchi e 2 mila uomini di mare per fornire le galee. [14] Non si sa dove questo malore farà capo. [15] Dio la mandi buona.
33
[1] Antonio Iacomino. [2] Die xvii iulii.
[3] Poi che tu ci scrivesti la tua de’ 14 non abbiamo ricevute tue lettere, né ieri ti si scrisse perché non occorreva; e questa sera non avendo tue lettere non ci occorre manco che dirti: pure, per buono uso, non voliamo mancare. [4] Tu arai visto per la ultima nostra come eravamo contenti, nel dare questa seconda paga, seguire gli ordini dati da te secondo la nota ci mandasti; e ci reduciamo a farlo, sí per essere consigliata la cosa da te sí per avere infino a qui tentato varii modi in questi pagamenti e trovatigli sempre nel medesimo danno: tale che noi abbiamo molto caro di fare questa ultima esperienza. [5] E tu ti ordinerai a poterlo esequire acciò che venuta la paga si possa metterlo in atto.
[6] Noi attendiamo con desiderio che Antonio da Filicaia torni per intendere quello ha parlato e ordinato teco e con el capitano di mare. [7] Confortiamoti a tenerlo continuamente ragualliato e avvisato di quelle cose che tu giudichi degne di sua notizia acciò che, sappiendo e’ disegni l’uno dell’altro, e’ Pisani sieno per terra e per mare ristretti. [8] Altro non aviamo che dirti perché di nuovo non s’intende alcuna cosa che importi. [9] Vale.
34
[1] Ghirigoro del Benino Capitano di Livorno. [2] Die xvii iulii.
[3] Questa mattina si sono ricevute una tua de’ 16 e intendiamo quello è seguíto del galeone del Bardella. [4] E perché noi esistimiamo che la Signoria del Capitano Don Dimas abbi fatto ogni opera a lui possibile per fare profitto a noi e onore a sé, non ti replichereno intorno a questo altro se non che tu prieghi e conforti sua Signoria a non perdonare a cosa alcuna per offendere e’ nimici nostri, e attendiamo con desiderio quello che sia poi seguíto. [5] E perché sua Signoria e tu ci scrivi come e’ sarebbe bene accompagnare dette galee con uno o dua legni piccoli, pensereno ad ogni modo di provederne. [6] Ma perché noi sappiamo che sono costí dua gusci di brigantini, ci scriverrai quello bisognassi fare per valersene, e se sono costí uomini da fornirgli, e che spesa sarebbe e quello bisognerebbe fare.
[7] Abbiamo veduto quello che scrive Pulidoro da Porto Veneri: parci che si porti da amico e tu lo intratterrai. [8] E perché el Capitano Don Dimasi monstra nella sua lettera desiderare d’intendere come si ha a governare co’ Genovesi, poi che li hanno bandito in Riviera la nazione nostra, farai intendere a sua Signoria come noi desideriamo essere bene certi di tale bando e dipoi ci resolvereno e farello intendere a quella; e tu in questo mezzo t’ingegnerai averne piena notizia e ce ne darai avviso.
[9] Le balle della lana che tu ci domandi, di che ti ha richiesto el signore Capitano, vedreno d’ordinare in modo che sua Signoria se ne possa valere, e per la prima nostra crediamo potertene dare ordine. [10] Farai intendere ancora alla Signoria del Capitano che c’ingegnereno di mandarle subito un buono bombardiere. [11] E perché per mancamento di tempo a sua Signoria non si scrive altrimenti, gli comunicherai la presente e per parte nostra te li oferirai. [12] Bene vale.
35
[1] Antonio Tebalducci Commissario generale in campo. [2] Die xviii iulii 1504.
[3] Questo dí abbiamo ricevuto la tua de’ xvi del presente, e quanto alla prima parte dove tu ci ricerchi che noi capituliamo le provisioni de’ connestaboli che hanno grosse compagnie, non avendo deliberato ancora come ce ne abbiamo a governare, ci pare da intenderne prima l’opinione tua e dopo ci risolvereno; e tu non mancherai di scriverci quanto conosci in questo caso.
[4] Intendiamo appresso quello che tu scrivi delle galee, e abbiamo aúto ancora lettere particulari dal Capitano di Livorno e dal signore Don Dimas, contenente come procede quello assalto. [5] Chiede detto signore di essere accresciuto di dua brigantini per potere seguire in ogni loco e’ nimici; ingegneremoci provederlo acciò che la spesa fatta sia utile. [6] E si scusa di non avere possuto operare altro contro a’ nimici perché e’ furno favoriti da’ venti, e promette tentarli di nuovo e non mancare di suo debito. [7] Noi non aviamo mancato di questa insolenzia de’ Genovesi di scriverne in Francia e querelarci appresso a quella Maestà; né manchereno etiam di pensare alli remedi e, vista la possibilità nostra, non ne lascereno indreto alcuno. [8] Bene vale.
36
[1] Domino Don Dimas Capitaneo Triremum. [2] xviiii iulii 1504.
[3] È tornato el Magnifico Antonio da Filicaia Commissario nostro e ci ha referito lo animo buono di vostra Signoria di fare cosa grata a questa Repubblica e onorevole per lei, di che noi siamo restati satisfattissimi; e speriamo al tutto che la opera di vostra Signoria sia per farci venire a fine de’ desiderii nostri. [4] E perché la Signoria vostra scrive come el prefato Commissario nostro non ha voluto fermare un capitolo per il quale le fussi lecito andare a servire la Maestà del Re Federigo occorrendole, nonostante la capitulazione fatta, e essendo noi affezionatissimi a quella Maestà, non voliamo mancare di quelle cose che abbino a tornare in suo profitto. [5] Pertanto vi facciamo fede per queste nostre lettere come noi siamo contentissimi se in questo tempo che dura la condotta di vostra Signoria occorressi alla Maestà del Re Federigo avere bisogno della opera vostra, che lo andiate a servire con le galee in qualunque luogo da quella Maestà vi sarà comandato, ma non dobbiate essere pagato se non per il tempo ci arete servito, e avendo soprapreso sia tenuta la Signoria vostra satisfarlo indreto. [6] E voliamo che questa nostra lettera abbi non altrimenti fede appresso qualunque che se la fussi rogata per mano di notaio. [7] Altro non ci occorre se non offerirci alla Signoria vostra e ricordarle che il danno che riceveranno e’ nimici ritornarà tutto in sua gloria, e a noi sarà tanto accetto quanto fussi mai per alcun tempo cosa che si facessi in onore di questa Repubblica.
37
[1] Ioanpaulo Balioni. [2] Dicta die.
[3] Noi abbiamo inteso come el signore Bartolomeo d’Alviano è venuto in Perugia con circa ottanta cavalli, e benché noi siamo certissimi che nello Stato della Signoria vostra non si ha a travagliare cosa alcuna contro di noi, desiderremo nondimanco levare ogni ombra che potessi prendere lo universale che non discorre cosí la cosa appunto: massime non sendo necessario alla Signoria vostra che detto signore stia in quello luogo perché, esaminato bene ogni cosa, non veggiamo che vostra Signoria nello Stato suo possa avere alcuna dubitazione. [4] Saracci pertanto gratissimo che ’l signore Bartolommeo si parta da Perugia, né crediamo che alla Signoria vostra abbino a mancare onesti modi a farlo. [5] E oltre al piacere ne riceveremo tornerà etiam in discarico di vostra Signoria, la quale noi stimiamo e amiamo assai, e desideriamo sommamente sanza ostaculo alcuno possere accrescerle reputazione e onore. [6] Sono ancora state viste passare molte genti vostre che alla sfilata se ne tornono a Perugia, di che ci è parso avvertire la Signoria vostra acciò dia ordine che quelle non partino sanza sua licenzia perché siamo certissimi che fuora della sua volontà se ne vengano. [7] Altro non ci occorre se non offerirci a vostra Signoria, que bene valeat.
38
[1] Capitaneo Arretii Giannozo Manecti et Potestati Castilionis Arretini Carlo della Tosa. [2] Dicta die.
[3] Tu arai inteso come Bartolomeo d’Alviano con circa 80 cavalli è venuto a Perugia, e benché noi crediamo che non sia per muovere alcuna cosa contro allo Stato nostro né che sia anche in potere di farlo, nondimanco, perché lo stare proveduto e lo essere cauto fu sempre bene, ti avvertiamo di quanto aviamo inteso acciò che tu t’ingegni di tenere uomini in luogo da potere intendere gli andamenti suoi. [4] E appresso ordinerai a cotesti confini che, entrando alcuni soldati in sul dominio nostro sanza segno o patente nostra, e’ sieno riconosciuti e ritenuti e quando e’ facessino forza sieno trattati da nimici; e questo ordinerai con tale destrezza che non si metta né sospetto né paura al paese. [5] Vale.
39
[1] Antonio Iacomino. [2] Die quo ante.
[3] Piú dí fa s’intese come lo Ofizio degli 8 fece staggire tutte le ricolte della Pieve di San Marco posta nel vicariato di Lari, e come nonostante tale staggina Musacchino vi mandò e’ sua cavalli e tolse dette ricolte per ordine d’una delle parti fra quali si litigava detta Pieve. [4] Donde noi ne scrivemo a Lari e quel vicario ci ha risposto come Musacchino fa certa scusa la quale non ci satisfa. [5] Pertanto ci è parso scriverne a te e importi abbi a te detto Musacchino e lo constringa a fare in modo che ’ suoi soldati riponghino quello grano ne’ luoghi dove da l’Ufizio delli Otto e’ fu staggito, come piú a pieno intenderai da un prete ..... apportatore di questa. [6] Vale.
40
[1] Antonio Iacomini Commissario in campo. [2] Die 24 iulii.
[3] Questa mattina ti si scrisse una brevissima lettera e ti si mandò per le mani di Pellegrino Lorini nostro proveditore che venne costà co’ danari della paga de’ fanti. [4] Per la presente ci occorre dirti come noi voliamo che avanti tu dia danari ad alcuno conestabole, rassegni prima tutte le compagnie acciò vegga in che luogo ti truovi co’ fanti e co’ connestaboli; e perché tu ci scrivesti a questi dí volere permutare certi conestaboli, t’imponiamo che avendo a pigliare alcuno connestabole nuovo e lasciarne alcuno de’ vecchi tu pigli per ogni modo Gnagni di Piccone, el quale si truova qui in Firenze e sanza avviamento per non avere voluto servire piú nel cassero d’Arezzo. [5] E essendo detto Gnagni valente uomo e fidato, non voliamo a verun modo che rimanga in terra, avendosi a tôrre nuovi connestaboli e lasciare de’ vecchi come tu ci scrivesti. [6] Vale.
41
[1] Musacchino. [2] Die 25 iulii.
[3] Noi intendiamo come alcuni della tua compagnia sono iti per le ricolte della Pieve di San Marco posta nel vicariato di Lari, le quali erano staggite a stanza delli Otto, e le hanno portate dove era paruto loro. [4] Pertanto noi t’imponiamo ordini con quelli tuoi che subito riponghino tali ricolte donde le levorno, acciò che noi non siamo necessitati procedere altrimenti in questo caso contro a quelli che non ubbidissino. [5] Vale.
42
[1] Antonio Iacomino. [2] Die 25 iulii.
[3] Apportatori della presente saranno dua compagni fuggitisi nuovamente di Pisa e mandati qui a noi dal Conte Checco. [4] Abbiamo parlato loro e ci è parso mandarli costà e dirizzarli a te, e giudichiamo che sia bene dare loro ricapito sotto uno di cotesti conestabili acciò che, vezzeggiando costoro, li altri che sono in Pisa piglino animo a partirsi: il che ci torna a proposito, come tu intendi, e come piú largamente per la nostra di questa sera ti discorrereno. [5] Vale.
43
[1] Antonio Iacomino. [2] Dicta die.
[3] Avendoti scritto la alligata ci occorre farti intendere come sendo venuta assai mercatanzia a Livorno, e tuttavia aspettandovisene dell’altra, è necessario pensare al modo del condurla; tale che per avanzare tempo voliamo che si ordini e allarghisi la strada, e dipoi si pensi di farla secura. [4] E perché ad ordinare detta strada bisogna averne el disegno da chi è pratico, voliamo sia subito con la Signoria del Governatore e esaminarai seco come e dove si abbi ad indirizzare la strada da Lari a Livorno, e ne farai dua disegni in modo che si vegga luogo per luogo dove tale strada partendosi da Lari abbi a toccare infino a Livorno; e uno di quelli disegni manderai al Vicario di Lari e l’altro manderai a noi. [5] Il quale subito che areno ordinereno uomini che faccino questa opera di tagliare legnami, fare ponti e ogni altra cosa necessaria a fare una via da potere usarla. [6] E fatto che sarà questo, si potrà pensare alle guardie e al modo del mantenerla secura. [7] Usa diligenzia in questa cosa e la espedisci presto. [8] Vale.
44
[1] Iohanni Rodulfo Commissario Castricari. [2] Die xxvi iulii 1504.
[3] Ieri ricevemo l’ultima tua de’ 23, e per risponderti a la parte che ragguarda el maneggio fra Madonna d’Imola e il Castellano di Furlí ti rispondiamo avere diligentemente ricerco questa cosa e non ci abbiamo trovato fondamento alcuno. [4] Seguireno nella medesima diligenzia per intenderlo, e scoprendo alcuna cosa te ne avvisereno acciò possa satisfare a chi di costà te ne ha ricerco. [5] Intendiamo appresso quel che tu di’ circa el mulino di Marradi e come tu dubiti che quel proveditore non cerchi di condurre la cosa avanti a’ suoi superiori, il che non vorremo seguissi per alcun modo. [6] E però ci parrebbe che tu vedessi di fermare un punto in tal causa, d’accordo con le parte, e fussi secondo la instruzione ti mandamo di messer Francesco Gualterotti. [7] E fermo tale punto, la causa dipoi si rimettessi in un iudice terzo con obbligo di starne al iudicato, come tu di’ che detto proveditore vuole fare nella causa de’ Zoli e in quella parte che ragguarda se la tregua è rotta o no, e se e’ danari pagati sono bene pagati. [8] E perché in detta causa de’ Zoli ci pare che quel proveditore vadia sinceramente, siamo contenti che tu facci rimettere quello articulo della tregua, se la è rotta o no, in un iudice che non sia del dominio viniziano né del dominio fiorentino. [9] Ma avanti facci tale remissione è necessario che vi consentino cotesti di Castracaro e che tu sia chiaro che quelli Zoli vi abbino etiam consentito. [10] Hai inteso addunque la intenzione nostra, governera’tene ora secondo la prudenzia tua cosí di questa causa come di quella del mulino sopraddetta.
[11] Circa e’ fanti nostri che vanno a servire Dionisio di Naldo, desiderremo da l’un canto che non andassino, da l’altro non avendo quelli partito da noi e essendo costà cattive ricolte, ci pare cosa inumana privarli de’ guadagni loro; pertanto è da tenere questo modo: di proibire loro generalmente che sanza tua licenza e’ non vadino al soldo di alcuno forestiero; e venendoti poi a domandare licenzia tu consideri dove e’ voglino andare, e parendoti secondo el iudizio tuo da consentirlo loro lo consentirai, quanto che no ne farai loro proibizione.
[12] Di nuovo ci è come domenica passata un Pierazzo da Cascina, con 10 altri fra cittadini e contadini pisani di consenso di tutti, andorno a trovare Gabbriozzo e il Moro del Sappia etc., come sta lo avviso.
45
[1] Al Capitano Don Dimas. [2] Dicta die.
[3] Alla lettera di vostra Signoria, responsiva alla nostra che si scrisse circa lo essere noi contenti satisfacessi alla Maestà del Re vostro qualunque volta ve ne ricercava, non occorre altra risposta se non farvi di nuovo intendere che per onore e commodo suo e di vostra Signoria nelle cose oneste non siamo mai per mancare dello ofizio di buoni amici. [4] Accade per la presente significare alla Signoria vostra come noi intendiamo che di Provenza debbono partire di corto certi legni carichi di grano di Lucchesi che si debbe condurre a Vioreggio. [5] E perché tutti e’ grani che girono costí intorno ci pare, ancora che sieno di Lucchesi, da ritenerli e redurli in porto nostro, come da Antonio da Filicaia fu ditto a bocca alla Signoria vostra, vi significhiamo la partita di detti legni acciò possiate fare l’ofizio vostro. [6] Non voliamo già che ’l grano si tocchi sanza saputa nostra, e però quando gli avessi redutti costí ce ne avviserete e noi penseremo e deliberremo come si abbi a procedere dipoi. [7] Altro non ci occore salvo che di nuovo offerirci alla Signoria vostra.
[8] Avendo scritto fino qui, intendiamo come alla Spezia s’ordina certo barchereccio per a Pisa: confortiamo la Signoria vostra a stare vigilante. [9] E perché quella sia piú gagliarda aviamo pensato se vi potessi servire d’una delle nave venute in cotesto porto, come piú particularmente se n’è scritto al Capitano della terra, el quale conferirà con la Signoria vostra. [10] Preghiamo quella favorisca e aiuti questa opera per onore nostro e suo. [11] Vale.
46
[1] Antonio Iacomino Commissario generali. [2] 27 iulii 1504.
[3] Dopo le tue dua de’ 23 alle quali si rispose avanti ieri è comparsa una tua breve lettera de’ 24. [4] E perché circa la paga non occorre che dire, avendo mandati costà e’ danari, rispondereno solo a quella parte dello rassettare Libbrafatta, che tu ricordi. [5] A che ti si replica che noi siamo desiderosissimi e voliamo ad ogni modo che la si rassetti; e però ti si mandò avanti ieri 60 ducati e 4 maestri di murare. [6] E se ti bisogna piú maestri lo scriverrai, e bisognandoti piú danari torrai di piú vivi ti trovi costí e dara’ne avviso, e noi subito te ne fareno rimborsare. [7] Né per questa altro ci occorre perché attendiamo quello arete consultato circa el ristringere piú e’ Pisani, e cosí attendiamo el disegno della strada fra Lari e Livorno per potere cominciare a rallargarla e farla usabile. [8] Avendo scritto infino qui e’ comparse la tua de’ 25 e inteso lungamente quanto ci scrivi de’ Lucchesi, ci dispiacciono assai questi loro modi sinistri, ma e’ sono ’ quali noi ci siamo sempre persuasi. [9] E iudicando noi che non si possa fare alcuna cosa se prima non è dato la paga, ci riserveremo di rispondertene allora; e interim penseremo quello che sia da fare. [10] Intendiamo appresso quanto ci scrivi del barchereccio che si ordina a Portoveneri per condursi in Pisa e ti commendiamo che tu ne abbi dato notizia a Livorno; ma dubitiamo che, sendo le galee sole, elle faccino quella pruova che le feciono la prima volta. [11] E pensando a’ remedii, li troverremo facili quando e’ non fussi difficile il danaio, perché li assegnamenti scarsi fanno che e’ non si può in dua luoghi spendere grossamente: cioè in mare e in terra. [12] E se potessimo spendere in mare la occasione ne ha dato potere fare qualche cosa utile, perché e’ sono capitate di nuovo in porto 2 nave delle quali se ne armerebbe almanco una per fare spalle alle nostre galeee: cosí si rimetterebbono ad ordine li brigantini che si adoperorno ultimamente con quelle. [13] Ma bisognerebbe questa spesa trarla di costí col resecare al necessario coteste fanterie. [14] Né sappiamo la cagione perché 1.000 fanti vivi non bastino in cotesto esercito a star fuora e accompagnare coteste genti d’arme. [15] Cum sit che quelli uomini d’arme che sono a Cascina senza compagnia di alcuno fante abbino corso molte volte insino a Pisa e non sieno mai stati riscontri da ’ nemici. [16] E quando tu ti trovassi a 1.000 fanti vivi costí e strignessi le guardie delle terre dove le non sono molto necessarie come è a Vico, Ponte di Sacco e Lari, non passerebbe, o di poco, questa paga de’ fanti 4.000 ducati; e tutto quello che ne avanzassi, secondo l’ordine dell’altra volta, si potrebbe volgere al mare dove sarebbe la spesa con quello utile che tu medesimo intendi. [17] Penserai adunque a questa cosa con quello amore che debbe fare uno buono cittadino come tu se’ sempre stato e ti risolverai al farlo quando non ci si vegga drento perdita come noi veggiamo.
[18] Restiamo avvisati, oltr’a di questo, di quello secondo l’ordine fai circa al rassettare a Libbrafatta uno luogo da potere ricevere cavalli. [19] Approviamo al tutto tale disegno e ti confortiamo a metterlo in opera con prestezza, e se non ti basta la provisione fatta di sopra de’ maestri da murare e de’ danari ci avviserai quello bisogno si facci e a tutto si provederà; e in questo mezzo spenderai de’ piú vivi danari ti truovi costà, perché ti rimborsereno di tutto. [20] E questa sera ti mandereno 1.500 ducati per dare compimento alla paga secondo che fia necessario.
47
[1] Capitaneo Cortonae Neri Acciaioli. [2] Die dicta.
[3] Abbiamo questa mattina ricevuta la tua dove tu ci dai avviso del signore Bartolomeo e de’ Colonnesi: commendiamotene. [4] E circa e’ soldati che sanza nostra patente entrassino in sul nostro, voliamo che non li svaligi, anzi li ritenga a petizione nostra e dia avviso, se già e’ non fussino sí grossi che defendendosi e’ fussi necessario offenderli.
48
[1] Al Capitano di Livorno. [2] Dicta die.
[3] Noi aviamo inteso come in tutta cotesta terra si truova circa sessanta sacca di grano. [4] Dispiaceci prima che tu non abbi proveduto secondo l’ordine ti lasciò Antonio da Filicaia, dipoi ci dispiace per avere inteso questo disordine da altri: il che monstra poca diligenzia, la quale non soleva essere in te.
[5] El Capitano delle galee ci fa intendere essere in necessità di grani, e trovandosi certo biscotto a Cascina abbiamo ordinato che quel commissario ti avvisi quanto e’ sia; voliamo, subito che arai ricevuto tale avviso, lo facci intendere al signore Don Dimas, e saprai da quello se vuole detto biscotto; e volendolo, ch’egli sarà condutto in campo nostro e dipoi a la piaggia di mare dove e’ vorrà. [6] Sí che, volendolo, ne scriverrai al Commissario di Cascina e gli ordinerai che subito mandi detto biscotto in campo nostro per farne lo effetto detto.
[7] Intenderai ancora dal prefato Don Dimas se vuole che tu gli faccia consegnare a Campiglia o a Bibbona 200 o 300 sacca di grano; e quando e’ voglia, scriverrai a Rinaldi fattore di messer Pietro Paulo che mandi detto grano in uno di detti luoghi e lo conduchi ad uno mandato di Don Dimas; e perché detto fattore faccia la volontà tua gli scriviamo l’alligata commettendogli che circa e’ grani faccia quello che tu gli commetti. [8] Comunicherai al signore Don Dimas l’uno e l’altro di questi partiti e ne prenderai o uno o tutti a dua, come gli parrà. [9] Farai ancora venire costí in Livorno 150 o 200 sacca di detto grano di messer Pietro Paulo e lo terrai in munizione a stanza del Magistrato nostro, e non ne alienerai un granello sanza nostra commissione.
[10] Per altra nostra ti scrivemo come di Provenza dovevono partire certi legni carichi di grani pisani ma sotto nome di Lucchesi e che dovevono ire a Vioreggio, e ti commettemo ordinassi al Capitano Don Dimas che li facessi di avere nelle mani ad ogni modo e li conducessi costí in porto, ma non li alienassi né manomettessi sanza commissione nostra; e cosí per questa ti raffermiamo; e lo farai stare vigilante. [11] Scrivemoti ancora vedessi se tu potessi ordinare con quella nave di Provenza o con quella biscaina che la ti servissi con le galee contro al Bardella quando ritornassi in conserva di alcuno legno nimico nostro. [12] Crediamo arai tentato la cosa e ne aspettiamo l’avviso: di nuovo te ’l replichiamo, e ci scriverrai ad ogni modo che ci costerebbe per 15 o 20 dí o uno mese una di dette navi. [13] Altro per questa non ci occorre. [14] Vale.
49
[1] A Don Dimas. [2] Dicta die.
[3] Con dispiacere aviamo inteso come alla Signoria vostra è per mancare la provisione quando non sia provista subito; il che è nato per non essere stato messo ad effetto certo ordine lasciò Antonio da Filicaia, sopra el quale ci reposavamo. [4] Pertanto si è scritto al Capitano di costí che per via di campo e di Cascina ordini provedere la Signoria vostra di biscotto e per via di Bibbona e di Campiglia la provegga di grani, come da detto Capitano la Signoria vostra piú largamente intenderà. [5] Altro non ci occorre per averle scritto tre dí sono el desiderio nostro e questo replicatolo al Capitano di Livorno, dal quale potrà intendere tutto. [6] Siamo a’ piaceri della Signoria vostra, que bene valeat.
50
[1] Antonio Iacomino Commissario in castris. [2] xxx iulii 1504.
[3] Questo dí si sono ricevute due tue de’ xxviii e 29 del presente e ci ha dato dispiacere assai lo avere inteso la risposta ti ha fatto el Signore Governatore e la opinione tua sopra questo. [4] E perché tu ricordi che noi dobbiamo usare ogni diligenzia per ritenere la sua Signoria, non ci pare ancora a noi da mancarne, né ci veggendo instrumento piú a proposito di te, voliamo sia di nuovo seco e con tutte quelle ragioni che ti occorreranno lo persuaderai a servire quanto lo esercito nostro dura in campagna, monstrandoli lo onore che potrebbe fare a sé per li successi che ne potrebbono nascere, e appresso el piacere che ne fa a tutta questa città e a noi. [5] E quando pure tu non possa disporlo, t’ingegnerai che soprassegga el piú che si può e ci userai ogni estrema diligenzia; e noi avviserai dopo la partita di detto Governatore come ti paia da procedere con lo esercito e come si abbino a governare e’ maneggi di quello, e di questo ci darai particulare notizia. [6] E benché questo volersi partire el Governatore ci abbi dato dispiacere e quasi ci abbi fatti ritirare indreto circa al finire di dare cotesta paga, nondimanco, veduto quanto tu ne scrivi e per non perdere la reputazione in dua modi, siamo contenti darla secondo l’ordine avvisi. [7] Ricordiamoti bene che ne rispiarmi el piú che tu puoi acciò ce ne possiamo valere altrove in queste necessità della città. [8] A quello Tommaso Bernardi lucchese ci pare abbi risposto prudentemente; pure, quando avessi udito quello che voleva dire e che partiti di nuovo metteva innanzi, giudichiamo non se ne possa perdere: mostrando sempre, come hai fatto, di non prestare loro fede. [9] E in questo modo per lo avvenire te ne governerai con loro.
[10] Iarsera ti si scrisse come ti avessi a governare circa e’ grani che debbono venire a Vioreggio; non te lo replichereno presupponendoci abbi aúto la lettera. [11] Confortiamoti bene a seguire tutto con la solita prudenzia tua.
[12] E’ si è scritto al Capitano di Livorno che intenda se Don Dimas ha bisogno di biscotto, e avendone di bisogno che ordini che ’l Commissario di Cascina ti mandi costí tutto quello si truova in Cascina e che tu ordinerai di farlo condurre in lato che si potrà levare con le galee. [13] Facciamotelo intendere acciò possa esequire questa cosa quando quello Capitano ne avessi di bisogno.
[14] Circa alla parte de’ 160 ducati per finire quello ricetto per e’ cavalli a Libbrafatta ti diciamo che si manderanno subito, e tu per questo non allentare punto che non solliciti la cosa quanto ti è possibile, acciò tutto si finisca prima si esca di campagna.
51
[1] Al Capitano di Cortona Giannotio Manetti. [2] Die ii augusti.
[3] Tu ci accenni per una tua di certo scandolo seguíto in Val di Prela, e non ci scrivendo el particulare credemo non fussi cosa di molto momento. [4] Abbiamo questa mattina dipoi inteso essere tale caso importante, e che cotesti Oddi, che si riducono in sul nostro, sono usciti de’ confini nostri e fatto certo insulto sopra el Perugino e poi ritornati costí. [5] Pertanto vogliamo ci avvisi come questo caso sia particularmente proceduto, e di piú avvertirai cotesti a fare tale vicinanza costí che noi gli possiamo sopportare.
52
[1] Giovanni Ridolfi Commissario a Castracaro. [2] Die ii augusti 1504.
[3] L’ultima tua per messo a posta è de’ 28, e quanto alli avvisi ne dai ti commendiamo secondo merita la diligenzia tua, la quale è suta e è di qualità che noi restiamo satisfattissimi. [4] E quanto al mulino di Marradi non ti possiamo dire altro che quello ti si è detto infino qui, né dartene altro ordine che quello ti si mandò in nota secondo el consiglio di messer Francesco Gualterotti, al quale tu andrai dreto e con quella destrezza e prudenzia hai fatto sempre nell’altre cose. [5] E quanto a’ Zoli e alla tregua se la è rotta o no, intendiamo prima la alterazione che ha dato alli Zoli la morte di questo loro uomo che era qui prigione, presupponendosi che sia suto avvelenato. [6] E benché una simil cosa può essere facile a iustificarla, nondimanco abbiamo a maggiore cautela fatto della malattia sua e dipoi della morte una esamina pubblica per le mani d’un notaio forestiero, la quale ti si manda alligata: per la quale si vede manifesto un male ordinario e sí chiaro che quelli suoi parenti doverranno levarsi ogni scrupulo da lo animo. [7] Userai queste iustificazioni come le iudicherai convenirsi. [8] Intendiamo appresso quello che muovono di dubbio cotesti uomini di Castracaro nel rimettere di nuovo se la tregua è rotta o no; e avendo pensato a questa cosa, ci pare che ad ogni modo questa remessione si facci: e quando la sentenzia venissi contro non ci mancherà modo a fare che chi ha preso el danaio se lo sborsi. [9] Ma perché tutto segua con onore nostro e che dopo molte dispute non si ritorni nella medesima difficultà, voliamo bene che avanti questa remissione de iure se la tregua è rotta o no, tu ti assicuri che per qualunque iudizio ne nasca, la pace seguirà in ogni modo: perché non vorremo, se la sentenzia venissi contro e’ Zoli, rimanerci derisi quando non se ne contentassino. [10] E se tu potessi fare fare la pace prima, con condizione che circa la triegua rotta o no se ne avessi a stare al iudicato, ci piacerebbe piú. [11] E vorremo che avendosi a fare questa remissione si togliessi un iudice a Roma, dove crederremo avere favori piú che altrove. [12] E perché cotesti di Castracaro ci hanno scritto di quelle loro dubitazioni, si risponde loro che noi abbiàno pensato a tutto e che faccino pure la remissione perché in ogni evento della sentenza e’ non saranno ricerchi se non dello onesto. [13] Tu intendi la intenzione nostra, governatene secondo la prudenzia tua.
[14] E quanto a’ casi di Don Bartolommeo della Tassinara e della insolenzia sua, voliamo comandi per nostra parte a suo padre che ad un dí determinato venga al Magistrato nostro. [15] E perché in questo caso, quando ti occoressi, ti possa valere di qualche forza, abbiamo scritto a Bartolomeo da San Godenzo, che è nostro bargello sopra e’ grani, che si transferisca infino costí in Romagna e si presenti a te. [16] Crederrà venire costà per conto de’ grani e tu potrai valertene destramente come ti parrà. [17] Altro non ci occorre non ci sendo altro di nuovo. [18] Vale.
53
[1] Antonio Thebalduccio. [2] ii augusti.
[3] Ti si scrisse per l’ultima nostra, inter coetera, quanto ci occorreva circa la licenza di messer Ercole, che fu in sententia che non lo potendo persuadere a restare, ve lo intrattenessi piú tempo ti fusse possibile; e tu in questo mezzo ci scrivessi quello e come ti paressi da procedere e a governarti dopo la sua partita, di che attendiamo risposta. [4] Abbiamo questa mattina ricevuta la tua de’ 31 del passato responsiva a la nostra de’ 29, e quella che tu alleghi avere scritta il dí medesmo non è ancora comparsa, che siamo ad ore xv; pur ci basta ad intendere per questa che tu abbi dato l’ordine secondo ti si scrisse, e te ne comendiamo. [5] E ti confortiamo a tenere quelle vedette dove hai disegnato, e cosí a tenere ad ordine li uomini per fornirne o nave o brigantini secondo che tornassi bene al Capitano delle galee; al quale scriverrai spesso, e ti intenderai con lui in tutte le cose avessi a far di costà circa el mare. [6] El resto delle paghe ti si manderà, e cosí ti mandereno danari intorno a quella opera che si à a far a Libbrafatta; e te li mandereno insieme con quelli de’ muli oggi o domattina ad ogni modo. [7] Tenuta ad ore 23, e abbiamo dipoi deliberato mandarti questa sera 1.500 ducati d’oro in oro in quella moneta ti sarà scritto per ordine del depositario de’ Signori. [8] Voliamo ti servino per resto della paga a’ fanti e per dare 2 ducati per mulo a’ mulattieri e cento ducati per Libbrafatta.
[9] Noi abbiamo ordinato che Giovan Berardi, collega nostro, si transferisca insino a Cascina con certi maestri d’acqua per scandigliare e misurare el corso d’Arno per vedere se si posseva volgere, e se a questo è ordine veruno. [10] Diamotene avviso acciò sappi la cagione della sua venuta, e ricercandoti d’alcuna cosa lo accomoderai. [11] Bene vale.
54
[1] Capitaneo Liburni Gregorio del Benino. [2] Die dicta.
[3] Questa mattina ti scrivemo quanto ci occorreva. [4] Per la presente ci occorre significarti come noi intendiamo per lettere di Giulianicco come in su una nave biscaina che si truova costí sono dua belli alberi buoni per le fuste e a buon mercato. [5] E perché tale provisione è necessaria voliamo, sendo questa lettera a tempo, li comperi ad ogni modo, e li porrai in luogo che si salvino per potersene servire e accomodarne le fuste. [6] E perché Giulianicco ci scrive sarebbe bene cominciare a tagliare il velame per dette fuste, ci pare da ordinare, prima che il corpo loro si fornisca, che si faccino le altre cose. [7] E perché Giulianicco predetto dice sarebbe necessario provedere uno torniaio per valersene per certe cose per dette fuste, ci scriverrai che ferramenti sieno costí a suo proposito, e cosí quelli che lui arebbe a portare di qui. [8] E quanto al fare venire qui detto Giulianicco, te lo faremo intendere quando ci verrà a proposito.
[9] Avendo scritto infino qui, abbiamo presentito come la nave provenzale carica di sali, scarico che la arà a Bibbona, se ne andrà a suo viaggio perché l’Albertinello le vuole fare fare el viaggio d’Alessandria in questo mese; e cosí intendiamo come la nave biscaina s’è partita, di modo che quando questo fussi vero saremo privi di speranza di potere condurre dette navi come si era disegnato e a tale effetto avamo mandato questa mattina Giuliano Lapi alla volta di cotesta terra con danari per potere fare e’ pagamenti secondo tu fussi convenuto con loro. [10] Ma perché noi abbiamo anche inteso da Giovanni Carnesecchi come quella navetta venuta ultimamente carica di sali e patroneggiata da Giovan Minerbetti si potrà avere, abbiamo deliberato volgerci a pigliarla quando si vegga in fatto che la sia el bisogno. [11] E Giovanni Carnesecchi predetto cavalcherà domattina a cotesta volta per aiutare condurre detto mercato, e bisognando andrà infino a Bibbona. [12] Voliamo pertanto quando la nave provenzale e biscaina sieno partite sanza essere condotte da te, vadi dreto a condurre detta navetta, e Giuliano Lapi pagarà el danaio secondo la condotta arai fatta. [13] Ma vogliamo prima esamini bene per mezzo di uomini intendenti se tale navetta è el bisogno e se la può portare dua artiglierie grosse, una a poppa e una a prua, e non trovandola el bisogno secondo el iudizio delli intendenti non la soldarai perché non voliamo gittare via e’ danai. [14] Aiutera’ti in questa cosa del signore Don Dimas sendo costí e di qualunque è costí pratico al mare e uomo da fidarsene. [15] Vale.
[16] Postscripta. [17] Bisognando alla navetta, soldata che voi l’avessi, qualche fante, ne scriverrai in campo perché quel Commissario ha ordine di provederne; e cosí bisognandole qualche pezzo d’artiglieria ne la provedrai.
55
[1] Giuliano de Lapis. [2] Dicta die.
[3] E’ ti si manda inclusa in questa uno capitulo d’una lettera che noi scriviamo al Capitano di Livorno per lo quale vedrai come noi dubitiamo non ci potere servire della nave di Provenza né della biscaina, secondo che al partire tuo era el disegno nostro; e come noi ci siamo volti a tôrre una navetta che si truova in quel porto padroneggiata da Giovanni Minerbetti, quando ella sia el bisogno. [4] Esaminerai bene detto capitulo e dipoi insieme con el Capitano di Livorno e Giovanni Carnesecchi, che viene costà a questo effetto, t’ingegnerai concludere el mercato, adoperando in questo caso Don Dimas, trovandosi in porto, consigliandoti seco, e se v’è altri intendenti che possa giudicare se la spesa è utile o no. [5] E bisognandovi fanti per detta navetta ne scriverrete in campo perché quel Commissario ha ordine di provedervi; e cosí bisognando a detta nave artiglierie, ne farai provedere.
56
[1] Antonio Tebalduccio Commissario generali in castris. [2] Die quinta augusti.
[3] Iarsera ti scrivemo quello ci occorse in risposta alla tua del secondo di questo, e arai inteso per quella lo animo nostro che è di stare in campagna quanto lo sopporta el tempo, e se bisognerà dare dua o tre paghe ancora, le dareno: perché non vogliamo in alcuno modo, per accidente che segua, abbandonarti: sí che egli è necessario prepararsi a questo. [4] Scrivemoti ancora significassi al signore Governatore si transferissi qui subito perché gli vorremo parlare sopra questa materia; poiché lui è ad ogni modo resoluto d’andare a’ bagni, crediamo che allo arrivare di questa e’ sarà inviato; se non, lo farai inviare subito a questa volta. [5] E perché messer Criaco ci chiede ancora lui licenza per una sua lettera, non ci è parso risponderne altro a lui ma fare intendere a te quanto in questo caso ci occorra: che è in effetto che si vede cotesti nostri pensare solum a’ casi loro proprii, e quando e’ torna bene loro volere stare in su le fazioni, e quando e’ non viene loro a proposito volersene ire; e non considerono punto a chi e’ servono né a’ disordini suoi. [6] E’ ci pare che la partita di messer Ercole abbi a persuadere a’ Pisani che noi ci vogliamo tôrre dalla ’mpresa nostra del tenerli stretti, e non veggiàno da potere scancellare questa opinione. [7] Né per altro si è fatto difficultà el darli licenza. [8] Ma se con messer Ercole si partissino anche e’ capi delle fanterie ci faremo tanta maggior perdita e resolutamente si crederrebbe la resoluzione del campo. [9] Pertanto non ci pare da dare licenza a detto messer Criaco, e chiedendola a te, li risponderai quello ti parrà acciò si riconosca e che li abbi a pensare per ora a’ fatti nostri.
[10] E’ ti si è mandato in dua volte fra maestri e manovali circa 21, e li danari scrivi avere ricevuti. [11] Attendi ora tirare innanzi la impresa di Libbrafatta e avviserai di quanta vettovaglia si ha a provedere a fornirla per la guardia per tre mesi. [12] Né per questa ci occorre altro se non ricordarti di nuovo attenda a molestare e’ Pisani quando ne abbi occasione. [13] Vale.
57
[1] Giovanni Berardi Commissario. [2] Die 5 augusti.
[3] Noi abbiamo ricevuto la tua di ieri e ti commendiamo per avere ritenuto costí Giuliano Lapi e non lo lasciato ire a Livorno, sendo el barchereccio entrato in Pisa; la quale cosa non ci farebbe anche astenere da el soldare le navi se non fussino 6 galee di Consalvo che sono arrivate a Piombino, le quali vengono, come crediamo, per tenere aperta la foce a’ Pisani e combattere le galee nostre. [4] Per la quale cosa ci pare da non entrare in piú spesa nelle cose di mare se prima non si vede quello faccino o che partito piglino le dette 6 galee. [5] Dirai dunque a Giuliano Lapi che non parta da Cascina e tenga a sé el danaio infino a tanto che non se gli scrive altro. [6] E noi abbiamo anche ordinato a Livorno che Giulianico venga qui, con el quale parlereno delle fuste e de’ brigantini e di quello fussi da fare in questo caso. [7] E perché tu scrivi che Francesco Serragli vuole venire qui, siamo contenti gli dia licenza per nostra parte con promessione che fra tre dí e’ ritorni in costà, e tu intanto supperirai per lui o commetterai a Giuliano Lapi che supperisca quando ti bisognassi ire dreto alla commessione e opera tua, della quale non si vuole che tu manchi.
58
[1] Ghirigoro del Benino Commissario Liburni. [2] Dicta die.
[3] Con piacere abbiamo inteso per questa tua de’ 3 del presente che costí si truova meglio che 800 sacca di grano; e se ci era suto porto altrimenti, non ci dispiace avere trovato el contrario, pure che in fatto e’ sia quanto avvisi. [4] Ma ci dispiace bene un cenno che tu ci dai nella tua lettera dove tu mostri essere stato pregato di dare tratta di grano per Porto Veneri e che a questi tali puoi avere detto che vi se ne trovava poco per scusa etc. [5] Parci la richiesta che ti è suta fatta poco amorevole e la risposta fatta da te non molto a proposito, perché a chi ti ricerca di tratta di grano per Porto Veneri o altri luoghi fuora del dominio nostro, se gli è Fiorentino ci pare che tu lo riprenda come merita una simile domanda poco amorevole, e se li è forestiero, che tu dica che te ne avanza del grano ma che tu non vuoi cavarlo di costí, e cosí stia in su lo onorevole.
[6] Circa al condurre le nave, arai visto quello ti si scrisse dua dí fa. [7] Ma poi che sono comparse a Piombino le 6 galee di Consalvo, come arai a quest’ora inteso per piú vie, ci pare da non andare piú innanzi con cotesta spesa di mare se non si vede che volta piglino queste dette galee. [8] E però a Giuliano Lapi che si era mandato costà col provedimento si è scritto si fermi a Cascina tanto che si pigli partito di quanto si abbi a fare; e tu lascerai ogni pratica avessi tenuta di condurre alcuna di dette nave, e aspetterai da noi nuova commissione e nuovo ordine. [9] Pure nondimanco in questo mezzo ci pare da parlare qualche cosa con Giulanico, e però lo manderai subito al nostro Magistrato, benissimo informato di quello che bisogna per la fusta e di quello che bisogna per armare uno o dua brigantini, cosí donde si possino trarre gli uomini come ogni altra cosa.
59
[1] Giovanni Ridolfi Commissario Castricari. [2] 5 augusti 1504.
[3] E’ si è inteso lungamente per questa tua del secondo del presente circa e’ casi de’ Zoli e del mulino quello che tu ne scrivi: e come per la parte de’ Zoli si è disdetta la fida, e come non credi che ci sia piú speranza di pace; donde ti se’ volto a una tregua come si fece l’altra volta. [4] Lasceremo stare e’ comenti di questa fida disdetta perché e’ possono essere tutte quelle cose che tu discorri e piú qualcuna altra, le quali, come impertinenti e piú tosto lunghe e fastidiose che necessarie, lascereno addreto. [5] E venendo alla importanza della materia giudichiamo che non si potendo condurre la pace, e’ sia bene anzi necessario pensare alla triegua, e ti commendiamo che tu vi ti sia volto e vorremo che tu vi andassi dreto in ogni modo e che tu la conducessi con tutti e’ Zoli se fussi possibile; pure nondimanco, quando non la potessi condurre per tutti, siamo di parere che sia meglio cominciare a saldare questa piaga in qualche parte e ritrovare la piú importante. [6] E però quando tu potessi condurre questa tregua con quelli che sono sudditi a li Viniziani, ci parrebbe che ad ogni modo tu la concludessi, e dirai a cotesti di Castracaro che, condutta che la fussi con quelli sudditi a’ Viniziani, si troverrà subito espedienti a condurla con gli altri; perché quelli che restono sono parte sudditi nostri, e questi fia facile fare a nostro modo, e parte sudditi alla Chiesa, e a questi etiam fia facile reparare perché non ci mancherà mezzi a farli venire ad el ragionevole. [7] Pertanto, concludendo, diciamo che possendo fare questa tregua con tutti la faccia, quanto che no, fara’la fare con quelli Zoli che sono sudditi a’ Viniziani per le ragioni dette, e avviserai. [8] E circa alla tregua disdetta, quando in sul fare questa nuova tregua non se ne facessi menzione, lascera’la ire; ma quando se ne facessi menzione e loro la volessino rimettere de iure come altre volte si è ragionato, la rimetterai. [9] E circa el mulino di Marradi, poiché ’l Proveditore è volto a rimetterlo de iure in uno iudice terzo, ti rispondiamo che quando e’ si potessi fare questa remissione secondo l’ordine e il punto che ne monstra messer Francesco Gualterotti per quella nota ti mandamo, siamo contenti si faccia tale remissione; ma quando altrimenti, perché si andrebbe a perdere, non ci pare da farla. [10] Ma farai d’avere a te quelli nostri che volevono fare el mulino e li conforterai a soprassedere e non entrare in questa opera infino a tanto che venghino altri tempi. [11] In summa per ridurre tutte le cose in una, ti ricordiamo che l’ofizio tuo ha ad essere in questo caso usare ogni industria per comporre o temporeggiare le cose tanto che si possa procedere altrimenti. [12] Né per questa ci occorre altro. [13] Bene vale.
[14] Abbiamo aúto dapoi una altra tua de’ 3, a la quale non accade altra risposta se non che le forme si ebbono piú dí sono.
60
[1] Antonio Iacomino in castris Commissario. [2] Dicta die.
[3] Avendoti ieri scritto a lungo, sareno questa sera brevissimi. [4] Ricordiamoti solo solleciti messer Ercole al venire quando e’ non fussi partito, e cosí che tu rivegga spesso in viso la fanteria acciò che li abbino meno occasione di resolversi, e li gastigherai quando tu ne trovassi alcuno in fraude; e noi abbiamo ordinato a’ passi che sieno svaligiati. [5] Vale.
61
[1] Baccio da San Godenzo. [2] viii augusti.
[3] Abbiamo questo dí visto per la tua di ieri quello che tu ci hai scritto del Podestà di Barberino. [4] E perché noi abbiamo mandato per il suo notaio e fatto richiedere quello, l’oste e altri che hanno tolte le arme a li tuoi uomini, voliamo che tu mandi qui un tuo che iustifichi questa tua querela in presenzia di detto notaio; acciò che, negando delle polilze e d’ogni altra cosa che tu avvisi, noi non abbiamo a scriverti, ma inteso le parti ne possiamo fare demostrazione. [5] Vale.
62
[1] Antonio Iacomini Commissario in campo. [2] Die x augusti 1504.
[3] Iarsera ti scrivemo quanto ci occorreva volere intendere da te circa le biade che ’ Pisani hanno seminate di là d’Arno. [4] Dipoi, quanto piú pensiamo alla condizione dove si sono ridotti e’ Pisani per stare lo esercito nostro in cotesto luogo, e cosí quanto piú conosciamo e’ Lucchesi avere desiderio di suvvenirli, tanto piú ci pare necessario che ’l campo stia costí e in luogo che tenga stretti e’ Pisani e impedisca e’ Lucchesi al suvvenirli. [5] E perché tu intenda che questo è el desiderio nostro, ci è parso mandarti la presente e importi non muova lo esercito nostro di costí sanza nostra commessione, e cosí non dia licenza a nessun condottiere né connestabole senza licenza nostra, anzi seguirai come si è fatto insino a qui molestando e’ Pisani. [6] E noi non siamo per mancare d’ogni provedimento, ma siamo per dare ancora dua o 3 paghe bisognando e sopportandolo el tempo. [7] Tu intendi la intenzione nostra; sappiamo ti governerai con la solita prudenzia tua.
63
[1] Giovanni Berardi. [2] Dicta die.
[3] Alle tua lettere de’ dieci e de’ nove non occorre rispondere altro se non di nuovo farti intendere come noi desideriamo assai che il guasto si dia alle biade che sono da cotesta parte d’Arno di verso Cascina. [4] E però attendiamo quello che sia consultato sopra a ciò, perché noi siamo di fermo parere che tale guasto si possi dare con le genti d’arme che sono a Cascina, servendosi solamente d’un colonnello de’ fanti che sono in campo e aiutandosi delle genti e soldati di Cascina e di Vico. [5] E però attendiamo la consulta. [6] Ma quando la consulta avessi consultato bisognassi adoperare tutte le genti che sono di là e di qua, ne rimarremo con dispiacere: perché ci parrebbe un principio da volere risolvere el campo, il che è el contrario della opinione nostra che desideriamo tenervelo el piú che si può. [7] Donde ci è parso significarti el nostro pensiero, acciò lo possa favorire quando securamente si possa mettere ad effetto e non ci vegga molto periculo. [8] E perché avendo a fare tale opera con le genti che sono a Cascina e avendo a rimanere Antonio Iacomini con el campo, e bisognando che sia un nostro segno con cotesti di là d’Arno che facessino la fazione, desiderremo, non ti sendo molesto, soprassedessi tanto costí che tale opera si mettessi ad effetto. [9] Ma quando a questo guasto si avessi ad adoperare tutto el campo, il che non crediamo e ci dispiacerebbe, te ne potrai tornare a tua posta. [10] E perché fatta la resoluzione e confermata da noi e’ non si perda tempo, si è scritto a Francesco Serragli ordini 400 o 500 guastatori o quelli piú che bisognano per posserli levare a vostra posta, e s’ingegni che venghino provisti da vivere per loro per 3 o 4 dí; pur quando mancassi loro, voliamo che de’ danari ti truovi costí appresso a te e Giuliano Lapi li facci provedere per ciascuno giorno di 4 o cinque soldi el dí per ciascuno. [11] Aiutarai fare a Francesco Serragli detto ordine di guastatori acciò, come si è detto, non si perda tempo; perché quando vi risolviate che a darlo bastino le genti d’arme che sono a Cascina con uno colonnello di fanti del campo, voliamo che sanza aspettare piú risposta da noi o altra commissione nostra mettiate mano nella opera sanza perdere punto di tempo. [12] Ma quando e’ bisognassi, a fare questa cosa, adoperare tutte le genti e fare levare el campo donde egli è, non voliamo si esequisca altro sanza nostra commissione perché non voliamo a nessun modo che ’l campo si lievi. [13] Bene vale.
64
[1] Guidaccio Pecori Capitano Castricari. [2] Die xii augusti 1504.
[3] Noi abbiamo inteso com’è seguíto, che fu a questi dí, quello scandolo per conto di quello de’ Zoli etc. [4] Cotesti uomini di Castracaro o e’ presono o e’ favorirno la tua famiglia che pigliassi un Girolamo che sta in cotesto contado di Castracaro; e come nel pigliarlo li promissono che tu non riconosceresti in lui una condannagione di 40 lire – di che e’ si truova condannato costí alla tua corte – e che questo medesimo che li promissono detti uomini gli promisse anche dipoi el tuo cavaliere overo notaio, e essendoci stato esposta questa cosa cosí, e dubitando cotesti uomini di Castracaro che Girolamo non sia constretto a pagare la condannagione contro alla loro fede data, ci è parso scriverti questa lettera e significarti come, stando la cosa in simil modo, ci sarebbe gratissimo se ne facessi loro onore, e se ne compiacessi detti uomini di Castracaro acciò che un’altra volta e’ fussino piú pronti a fare onore a cotesto segno, e a favorire la famiglia tua nelle sue esecuzioni. [5] Altro non ci occorre. [6] Bene vale.
65
[1] Giovanni Ridolfi Commissario in Romagna. [2] Die xi augusti 1504.
[3] Noi fareno risposta a due tua lettere de’ 7 e 9 del presente. [4] E vegghiamo come, per la prima circa ’ Zoli, cotesti di Castracaro non si accordavano fare pace co’ Zoli se non con tutti insieme; e come e’ presono dipoi el tempo d’un dí a resolversi. [5] E per la seconda tua lettera siamo certificati come e’ ti hanno al tutto negato el farla, e come tu ti se’ volto a tenere ferme le cose per via di bando, presupponendo che ’l proveditore di Berzighella mandassi anche lui simil bando. [6] Desiderremo pertanto poi che da la parte tua è mandato el bando, che tu procurassi che si mandassi ancora da la parte de’ Viniziani; e t’ingegnerai che sia universale e comprenda tutti e’ sudditi loro. [7] Perché quando e’ fussi cosí ci satisfarebbe ancora piú che non are’ fatto quella tregua che si desegnava fare con una parte de’ Zoli, né in questa materia ci occorre altro che dirti. [8] E quanto a quello Guglielmo Tempioni e al dare licenzia a’ fanti che vadino a servire lui o quelli Naldi, desiderremo che tu governassi questa cosa pari, e che non permettessi aiuti ad alcuno di loro, monstrando che tale private inimicizie è bene ingegnarsi di spegnerle e non di aumentarle.
[9] Con piacere grandissimo abbiamo, per la copia della lettera del Duca d’Urbino, inteso la nuova della recuperazione della rocca di Furlí per la Santità del Papa. [10] E parendoci in su tale nuova a proposito che tu ti rallegri con el prefato Duca altrimenti che per lettera, ti mandiamo alligata a questa una lettera diritta a detto Duca da’ nostri Eccelsi Signori e di credenza nella persona tua. [11] Pertanto voliamo che subito ti transferisca a Furlí e presenti detta lettera a detto Duca: dipoi per parte de’ nostri Eccelsi Signori ti rallegri seco della recuperazione di detta rocca, monstrando che per tale acquisto si possa sperare che la libertà della Chiesa sia per mantenersi, della quale sendo questa città sempre suta devotissima ha udito con piacere grandissimo questo successo. [12] E cosí in questa sentenzia ti distenderai con quelle parole e termini che sono convenienti e che alla prodenzia tua occorreranno.
[13] Mandiamoti ancora con questa una lettera a messer Bartolommeo della Rovere, nuovo castellano, pure di credenza nella persona tua e in nome de’ nostri Signori; pertanto, fatte le cirimonie con el Duca, sarai ad ogni modo con detto castellano e gli presenterai la lettera, e in nome de’ nostri Signori li userai quelle parole che ti parranno a proposito in rallegrarsi seco e offerirli. [14] Né ti si manda lettere all’Arcivescovo di Raugia, giudicandole non necessarie, ma che basti solo gli parli a bocca in conformità di quello si scrive di sopra. [15] E fatto che arai tutte queste cerimonie te ne ritornerai a Castracaro. [16] Ma essendo le cose di Furlí redutte a buon termine e per questo non giudicando la stanza tua piú necessaria in cotesto luogo, voliamo che quanto prima puoi ti transferisca a Modigliana: dove per lo avvenire vogliamo che sia la residenzia tua, acciò sia piú propinquo alle cose de’ Viniziani, e quelle possa tenere piú a di presso e piú facilmente veghiarle. [17] Bene vale.
66
[1] Vicario Larii et Francesco Serragli Commissario Cascinae. [2] xii di agosto.
[3] E’ ci è fatto intendere come in Rasignano sono venute per permissione di quello connestabole ad abitare piú donne e fanciulli in numero di 25 o 30 che per la fame si sono usciti di Pisa, e come li uomini loro sono di dí in dí per venirvi; e perché questa cosa ci pare poco a proposito, anzi tutta contraria alla intenzione nostra, voliamo ad ogni modo intenda se gli è il vero, e essendo facci buona provisione perché ritornino in Pisa. [4] E a noi scriverrai quanto abbi esequito e quello che di questa cosa arai ritratto, e se quel connestabole è in colpa: e tutto farai destramente acciò che non si avvegga di alcuna tua dubitazione. [5] Bene vale.
67
[1] Antonio Iacomini. [2] Die xii augusti.
[3] Noi saremo questa sera brevi perché aspettiamo risposta di quello ti si scrisse ieri acciò si possino indirizzare le cose di costà. [4] Solo ci occorre per questa scriverti che, avendoci tu piú volte scritto come egli è necessario pensare di rimediare alla insolenzia e disonestà de’ Lucchesi, e parendo a noi el medesimo, desiderremo intendere da te el modo come questo al presente si potessi fare e che termini ci converrebbe usare ad assicurarsene: perché ogni volta che tale cosa si potesse fare securamente non saremo per discostarcene; ma quando quel che si facessi fusse per peggiorare la condizione nostra, giudichiamo che sia bene non lo tentare. [5] E però desideriamo d’intendere e’ disegni tua in questo caso, e non sendo ancora partito Giovan Berardi lo potrai comunicare seco, e sendo partito ce lo scriverrai ad ogni modo.
[6] Noi intendiamo come in Rasignano sono venuti ad abitare circa 25 o 30 fra donne e fanciulli che sono usciti di Pisa. [7] Abbiamo scritto a Cascina e a Lari che vi proveghino, e ci è ancora parso di scriverne a te acciò vi possa, quando e’ sia vero, fare qualche provedimento. [8] Vale.
68
[1] Antonio Tebalduccio Commissario generali in castris. [2] Die xvi augusti.
[3] Dopo la tornata qui di Giovan Berardi, collega nostro, non ti si è scritto perché volavamo mandarti la resoluzione come si avessi a procedere costà, e massime circa el guastare le biade che ’ Pisani si truovono di là d’Arno, come capo importante e che non aspetta tempo. [4] E avendo udito Giovan Berardi lungamente sopra questa cosa e dipoi letto e’ pareri di cotesti signori condottieri e avendo esaminato tutto, ci resolviamo che subito e sanza mettere punto di tempo in mezzo questo guasto a dette biade ad ogni modo si dia. [5] E perché la cosa proceda meglio e piú securamente voliamo che a tale fazione intervenga la persona tua e tutte le genti nostre a cavallo e a piè, cosí quelle che si truovono a Cascina come quelle che si truovino costí in campo teco. [6] E perché e’ non è tempo da perderlo, alla aúta di questa ti ordinerai a fare tutte quelle cose che bisognano a tale fazione e ordinerai che Francesco Serragli lievi e comandi quelli marraioli che sono suti da lui disegnati e per quel dí che ti parrà convenirsi e per fare testa in quello luogo che ti tornerà a proposito; e ordinerai di dare loro 5 soldi el dí per ciascuno al piú, e pagara’lli di quelli danari ti truovi in mano di nostro; e commetterai questi pagamenti ad uomo che facci e’ fatti del comune e di quelli poveri uomini e non e’ sua. [7] Ordinera’ti ancora a levare el campo e passare Arno per congiugnerti con quelli di Cascina alla Badia a San Sovino o piú in giú, dove sarà conveniente. [8] Ma è necessario che, prima facci questo, tu pensi che Libbrafatta resti secura e in modo guardata che la non possa essere forzata da’ nimici; e la provederai di fanti e di qualunque cosa le sia necessaria per la defensione sua. [9] E a questo effetto ti servirai delle munizione che hai ’n campo e che sono in Cascina, mancandone; e quanto al vivere e alle farine crediamo che a questa ora la ne sia fornita per qualche dí. [10] Sopra che ti facciamo intendere come Cosimo da Saminiato aveva ordine mandarti certe farine di grani che Francesco Strozzi ha in mano del comune nostro, che sono circa 260 sacca. [11] Pertanto quando tali farine che manda sieno di queste, tu non le hai a pagare; ma quando detto Cosimo mandassi delle sue, allora le aresti a pagare come ti si scrisse l’altro dí: sí che innanzi le paghi intendi bene di quali farine Cosimo detto ti manda. [12] E perché nel levare del campo di costí potrebbe essere che ’ maestri non potrieno lavorare securamente a Libbrafatta, potrai mandarli – quando cosí fussi – a lavorare qualche dí alla Verrucola, tanto che fatta la fazione del guasto si possa farli ritornare alla opera loro. [13] In summa noi voliamo che si dia questo guasto presto e bene e securamente, sí che non mancare di esequire tutto con quella prudenzia che tu se’ solito. [14] E arai avvertenza di ordinare la cosa in modo che trovando o saggine o migli che fussino fatti, e’ Pisani non se ne possino valere, faccendolo ridurre al sicuro da cotesti uomini del paese: il che doverrebbono fare volentieri tornando in loro utilità. [15] Di nuovo ti si ricorda che usi diligenzia; e avvisa se ti occorre ricordarci alcuna cosa in questa materia.
[16] Ricordiamoti, se fussi a proposito, levare el ponte d’Arno che è a Vico e ridurlo in luogo che ’l campo in su la fazione del guasto se ne possa servire. [17] E se fussi bene, avanti che si dessi el guasto, tentare e’ contadini sono in Pisa se vogliono fare qualche opera per nollo avere, te lo ricordiamo medesimamente.
[18] Questa mattina sono suti al Magistrato nostro dua fanti usciti di Pisa che Francesco Serragli ci mandò; e intendiamo da loro inter cetera che se e’ soldati che sono in Pisa sapessino di potere uscire securamente, che se ne uscirebbe la maggiore parte. [19] Il che ti facciamo intendere acciò esamini, se ti paressi da fare intendere loro, o per bando o altrimenti, che possono venire securi, lo facci; quanto che no, te ne governerai come ti parrà a proposito.
[20] Desiderando che in questa fazione del guasto non si perda tempo, come è detto, e che tu possa pagare e’ marraioli, ti si manderà oggi o per questo cavallaro o per uno altro 150 ducati di moneta acciò facci loro fare el pagamento ciascuno dí, come di sopra si dice.
[21] Giulianicco ci ha detto come Monciatto potrebbe convenirsi con uno Lucchese per provedere del palamento della fusta nostra e che si obbligherrebbe condurlo costí a Libbrafatta. [22] E come questa cosa ti è nota, pertanto voliamo ci avvisi se la cosa è riuscibile o no e quello che bisognassi noi facessimo per condurla, perché tutto faremo e presto.
69
[1] Commissario Castricari Iohanni de Ridolfis. [2] Die 20 augusti.
[3] Noi abbiamo di nuovo visto quanto tu ci scrivi lungamente nella causa de’ Zoli per questa tua ultima de’ xv, e abbiamo inteso lo omicidio nella persona di quelli nostri uomini. [4] E considerato da principio questa causa come tu la hai maneggiata, e le difficultà che successivamente sono state al continuo poste innanzi, e le alterazione che dua volte ci sono sute fatte drento da quelli Zoli, e veduto quello ne ha scritto el Proveditore di Berzighella, non sappiamo che iudicio ci fare del fine che debbe sortire questa pratica. [5] E considerando le difficultà e e’ partiti che sono suti messi innanzi, intendemo prima che dava alterazione lo essere declarato quella tregua rotta e esserne di già sborsati danari; dipoi ci scrivesti quel Proveditore non volere obbligare la fede sua per tutti e’ Zoli ma solo per quella parte che sono sotto la sua potestà; ora ci scrivi che non vogliono promettere se non per detta parte, ma vogliono, avanti che si venga a promessione alcuna, che si annulli la pena della tregua rotta, e che se ne liberi quelli che arebbono a pagare el resto, e si satisfaccia a quelli che si fussino sborsati. [6] Tu sai quello che ti si è scritto piú volte in su questa materia e sopra ciascuno de’ predetti capi, tamen te lo scriverreno di nuovo. [7] A noi pare che non si possa fare la piú preiudiziale cosa in cotesta provincia che assolvere della penitenzia coloro che rompono o le fide o le triegue; perché sendo cotesto paese pieno di brighe, vivono la maggiore parte di cotesti uomini sotto simili legge, e qualunque volte e’ si cominciassi a non ne tenere conto si può fare pensiero che cotesta provincia si disabiti. [8] E essendo queste ragioni buone e vere vorremo le facessi bene capaci a quel Proveditore. [9] Pure quando egli stessi in su la sua opinione, arguendo che quella tregua non fussi rotta ma male iudicata, siamo contenti che la si rivegga di ragione; e liene potrai offerire come altra volta ti si commisse, quando nondimeno dopo tale remissione se ne sperassi pace certa: da che non è ragionevole che quel Proveditore si discosti. [10] Ma circa a fare far lo accordo con una parte di loro, non ci pare che ci sia drento la securtà di quelli nostri né veggiamo cagione perché el Proveditore si abbi a discostare di non forzare quelli sua a promettere per tutti; e ci veggiamo drento e lo onore suo e la satisfazione della cosa; perché, se bene quelli altri Zoli non sono sua sudditi e non li può gastigare né correggere, potrà nondimeno gastigare quelli che sono sua sottoposti e avessino promesso per li altri. [11] Sí che andrai persuadendolo in questo modo per vedere se potessi redurlo, e parte vedrai che qualità hanno quelli Zoli che abitano in su quel della Chiesa; e ne comincerai a scrivere a quelli governatori ecclesiastici pregandogli che sieno contenti sbatterli e redurli a vivere pacificamente. [12] E quando tu conducessi e’ marcheschi e gli ecclesiastici, ancora che ciascun per sé, a tregua o pace, e tu vi giudicassi drento la securtà di cotesti nostri, ci parrebbe da fare ogni opera per tirarla innanzi. [13] De’ Zoli che abitano in sul nostro non diciamo altro perché accordandosi quelle due parti ci parrebbe che questa terza fussi accordata per sé medesimo. [14] E perché queste cose che si maneggiono non peggiorino di condizione continuamente, e per dare qualche principio di bene, non ci parrebbe fuora di proposito che si tirassi innanzi quel bando che tu ci scrivesti l’altro dí; perché el Proveditore dopo tale bando sarebbe necessitato avere piú cura a li uomini suoi, e cotesti nostri stareno piú securi, e lo accordo si tratterebbe con piú facilità. [15] Del mulino di Marradi non ti si dice nulla perché di nuovo ci rimettiamo a quello parere che ti se ne mandò, aúto da messer Francesco Gualterotti: el quale crediamo che t’insegni come ti abbi a governare. [16] Né a noi né a’ nostri Eccelsi Signori pare da scriverne ad alcuno di quelli proveditori, per non mettere in queste cose piú di capitale che sia necessario; e però scriverrai tu e governera’ti secondo ne occorre alla tua prodenzia. [17] Bene vale.
70
[1] Antonio Iacomino. [2] Die xx augusti 1504.
[3] Iarsera ti si scrisse della deliberazione fatta da noi circa el voltare Arno alla Torre a Fagiana, e come noi volavamo fare questa fazione subito dopo el guasto, e che per questo egli era necessario che tu pensassi dove, dato el guasto, stessi bene el campo per rendere securo chi lavorerà a tale opera. [4] Di nuovo ti replichiamo per questa el medesimo, perché tale deliberazione è ferma e voliamo ad ogni modo che la si metta innanzi. [5] E però bisogna che oltre allo aiutare tale cosa con lo effetto, la si aiuti etiam con la demostrazione. [6] Questo ti si dice perché se fussi costí alcuno condottieri a chi non paressi, voliamo tu li possa fare intendere quale sia lo animo nostro, e che noi voliamo unitamente e con le demostrazione e co’ fatti la sia favorita.
[7] E perché noi non voliamo che si perda punto di tempo domattina mandereno costà Giuliano Lapi e Colombino acciò che sieno teco e, mostroti el disegno, possiate ordinare quanto sia necessario. [8] E acciò intenda qualche particulare, e’ si è ragionato che bisognono dumila opere il dí e che gli abbino pale, vanghe e zappe; voliamo pagare questi uomini a dieci soldi el dí per ciascuno; bisogna dunque pensare se di cotesto paese all’intorno se ne può trarre tanti, perché bisogna che sieno buoni, pagandogli noi nel modo soprascritto. [9] E avendo ragunato costí 1.000 marraioli secondo lo avviso di Francesco Serragli, potrai esaminare fra loro quali sieno sufficienti alla opera soprascritta e li farai fermare e provedere degli instrumenti loro e el resto provedere in quel modo che ti occorrerà meglio. [10] E non ti bastando ad adempiere el numero questi luoghi convicini, te ne andrai ne’ luoghi piú propinqui. [11] E quando non si potessi el primo dí cominciare l’opera con dumila uomini, voliamo si cominci con quegli piú si può; e cosí quanto prima si può adempia el numero detto. [12] Ragionerai tutte queste cose con Giuliano Lapi e ti varrai dell’opera sua per comandare a quelle cose che in tale fazione sono necessarie. [13] Mena detto Giuliano seco tre o 4 uomini per valersene; e noi facciamo conto che tu ti vaglia, oltre a quelli, di Pagolo da Parrano e altri simili che fussino in cotesto campo buoni ad essere soldati e ad indirizzare una simile faccenda. [14] Né ti scriverreno altro in questa cosa ma ci rimettereno a quello che a bocca ti discorrerà Giuliano Lapi. [15] E el disopra ti si è scritto acciò che intendendo avanti allo arrivare suo e’ meriti di questa cosa vi volga lo animo e ti prepari a quella con ogni modo possibile. [16] Fara’ci scrivere appunto da chi ne ha la cura quante marre, vanghe, pale e libbre d’aúti si truovono costí in munizione, e di tutto ci darai avviso.
[17] Potrai cominciare a fare comandare e’ comuni che venghino con quelli uomini ti parrà e un dí quale tu giudicherai che si possa principiare l’opera; e farai che portino seco la metà vanghe e l’altra metà mezze pale e mezze zappe.
71
[1] Antonio Iacomino Commissario in castris. [2] Die xxi augusti.
[3] Iarsera e avanti ieri ti si scrisse la nostra deliberazione circa el voltare Arno, e questa sera si sono espediti in tutto Giuliano Lapi e il Colombino maestro d’acque; e’ quali domattina avanti dua ore partiranno, e da Giuliano Lapi ti fia presentata questa nostra, col quale tu parlerai e gli farai intendere quello che tu hai di già preparato in tale fazione secondo la commissione e avvisi aúti da noi per le preallegate nostre; e da detto Giuliano sarai raguagliato di quanto è in disegno fare per condurre questa opera. [4] Desideriamo che con ogni sollecitudine tu la favorisca e aiuti, non mancando di usare nessuna tua altorità per condurla e prestando ogni favore e aiuto a detto Giuliano; e ti varrai di quelli uomini che sono in cotesto campo, che oltre allo essere soldati sono atti ad indirizare una simil faccenda. [5] Altri particulari non ti scriviamo perché Giuliano detto supplirà a bocca.
[6] Scritto fin qui, abbiamo ricevuto l’ultima tua di ieri e intendiamo come tu se’ venuto col campo appresso la Badia a San Sovino, il che ci piace intendere. [7] Dispiaceci solo quello che tu ci scrivi de’ fanti e come e’ sono per risolversi etc., perché sendo sí poco che gli ebbono la paga desideravamo che la servissino; e tu t’ingegnerai in quelli modi destri ti occorreranno che non si resolvino, e noi c’ingegneremo che al tempo e’ sieno provisti di nuovi danari, perché tuttavia si attende ad espedirsi per dare l’altra paga. [8] E tu ci avviserai per la prima tua quanti fanti vivi tu credi trovarti in campo. [9] Intendiamo oltre a di questo quello che tu scrivi della venuta di quelli signori da Cascina a costí sanza carriaggi, il che non ci pare che importi molto purché sieno tornati oggi per coniungersi col campo, come ne promissono. [10] Dispiaceci bene el disparere in che è il signor Marcantonio circa il guasto perché dubitiamo che cotesti omori non convenghino; a che bisogna con prudenzia grandissima e con una destrezza grande avvertire, e ingegnarsi per ogni via di tor via quelle cagioni che non avessino a fare buoni effetti. [11] E questo ci pare uno de’ piú importanti capi che si abbia a ricordare a te e a qualunche arà pe’ tempi a venire ad avere tale amministrazione. [12] Noi ne stiàno di bona voglia, conosciute le qualità tue e etiam la prudenzia di detti signori.
[13] Circa le cose di Arno non ti ricordereno altro perché la deliberazione è fatta, e voliamo con ogni sollicitudine si tiri avanti a l’arrivare di Giuliano; ècci parso mandarti questa lettera per uno cavallaro che verrà piú tosto che Giuliano, ancora che parta domattina di buona ora.
72
[1] Vicario di Val di Nievole Pa. Cer. [2] Die 22 augusti 1504.
[3] Avendo noi deliberato voltare Arno in Stagno e bisognandoci a questo effetto assai opere, t’imponiamo tenga ad ordine 400 operai buoni che abbino da portare con loro 200 le vanghe, e dugento fra pale, zappe e ronconi, e questi terrai presti da poterli muovere qualunque volta da Antonio Giacomini o da Giuliano Lapi ti sarà ordinato. [4] Farai che sieno buoni uomini perché gli vogliamo pagare noi a x soldi per ciascuno il dí, e però ci usa buona diligenzia e ci spenderai ogni tua autorità acciò ad el primo avviso de’ prenominati tu gli possa muovere.
[5] Tu arai inteso come el campo nostro ha passato Arno, e essendo occupato in quelle fazioni da quella banda, è necessario che in cotesta valle si stia avvertito e a buona guardia acciò che ’ Pisani con le spalle de’ Lucchesi non si rinfrescassino di qualche preda a danno di cotesti nostri; e però ci farai avere avvertenza e ordinerai cenni e velette per poterli scoprire a tempo e ridursi al sicuro. [6] Bene vale.
73
[1] Vicariis Larii et Sancti Miniatis. [2] Die xxiiii augusti.
[3] Per altra nostra ti fu commesso mandassi alla volta di Cascina quel numero d’operai e con quelli ferri e a quel tempo che da Antonio Giacomini o da Giuliano Lapi ti fussi ordinato. [4] Intendiamo dipoi come da detti Commissarii ti è stato ordinato che tu mandi mille opere; e ti debbono avere scritto con che ferri gli abbi a mandare. [5] Il che quando abbino fatto, esequirai appunto la commissione loro e arai avvertenza che sieno buoni uomini e portino buoni ferri; e farai loro intendere che chi vi andrà sanza ferri buoni sarà messo ad esercizio che liene ’ncrescerà; sí che usa diligenzia in questa cosa perché portino buoni instrumenti. [6] E quando detti Commessarii non ti avessino scritto con che ferri debbi mandarli, farai che la metà di loro portino vanghe e l’altra metà fra pale e marre e con esse al manco 100 ronconi. [7] Di nuovo ti ricordiamo la diligenzia in questa cosa perché la importanzia di questa opera consiste nella bontà e perfezione di detti operai. [8] Vale.
74
[1] Iuliano Lapi. [2] Dicta die.
[3] Con piacere intendiamo per questa tua di ieri Colombino avere referito che la caduta del terreno verso lo Stagno gli riesca maggiore; piaceci ancora che voi vi siate conformati nella opinione nostra di rompere Arno in luogo che l’acqua entri nella rottura piú al diritto che si può, e giudichiamo che sia bene speso non guardare in 4 o 5 dí piú. [4] Aspettiamo che ’ guastatori sieno comparsi e che si sia dato principio alla opera, e non bastando gli uomini del paese richiederete quelli di Val di Nievole secondo l’ordine dato. [5] Né altro ci occorre per questa se non sollecitarti con ogni diligenzia e significarti come le cose chieste da te insino a questo giorno si sono mandate. [6] Bene vale.
75
[1] Capitaneo Cortonae Neri Acciaioli. [2] Dicta die 25 augusti.
[3] Intendiamo per queste tua de’ 23 come non volendo restituire quelli Montepulcianesi fuoriusciti e’ 3 buoi etc., tu gli ài citati sotto pena di bando etc. [4] Parci che sia necessario mostrare che ci dispiacciono tali insulti; e dall’altra parte non vorremo però che si dessi loro bando. [5] Ma avendo inteso come un certo Giuliano del Guasta da Valiana, uomo abbiente, ha tenuto mano a questi e a tutti gli altri insulti hanno fatti detti fuorausciti, ci resolviamo che tu proceda contra detto Giovanni per la valuta di detti tre buoi e ne satisfaccia chi ha perduto; e a Giovanni darai el rigresso di valersi contro a quelli che hanno fatto lo insulto; e nel bando non procederai altrimente. [6] Crediamo che questa sarà medicina ottima a posare le cose, perché ogni volta che detto Giovanni non terrà mano a simile scandoli non ne seguirà alcuno.
[7] Noi intendiamo come verso Castello e Citerna si sono fatti alcuni insulti contro a quelli governatori della Chiesa, e come per la parte vitellesca e orsina vi si raguna assai gente; donde noi giudichiamo che sia bene, ragunandosi dette genti in su e’ confini nostri, stare alla vista e proveduto; e però t’imponiamo usi ogni diligenzia d’intendere gli andamenti loro, e di ogni cosa che intenderai ce ne darai notizia; e di piú voliamo comandi uno uomo per casa che stieno provisti con l’arme per convenire in quello luogo ad un cenno dato dove tu ordinerai loro. [8] E in questa cosa voliamo usi buona diligenzia e soprattutto ci avvisa di ciò che intendi.
76
[1] Antonio Giacomini. [2] Die 26 augusti 1504.
[3] E’ non ci occorre per la presente scrivere molto a lungo in risposta della tua de’ 25, non sendo di qua innovato cosa di che ti si abbia a dare alcuna particulare notizia. [4] E quanto alle dificultà che tu adduci circa alla opera che si debbe tirare innanzi secondo l’ordine dato, come e’ non ti manca lo animo nello esequire, cosí a noi non manca la speranza che si esequisca; e crediamo che questo giorno sieno comparsi buon numero, o vogliàn dire tutti gli operai che si sono per voi disegnati. [5] E benché noi pensiamo che voi ricerchiate tutte le cose che sono possibile per facilitare la ’mpresa, nondimanco vi ricordereno sempre quello che ci verrà per lo animo. [6] Noi pensavamo che si potessi adoperare buoi con gli aratoli a cavare quelli fossoni che hanno a dare la via a l’acqua, perché quando questo si potessi fare e el luogo patissi el maneggiarvegli, farebbe un paio di buoi per 20 che vangassino. [7] Pensavamo ancora se si potessi, per votare e’ luoghi che si cavono, adoperare o carrette o tregge; il che conferirai con Giuliano e con Colombino, e possendosi accommodare alcuna di queste cose lo farete.
[8] Piaceci che ’ danari sieno arrivati. [9] Bene vale.
77
[1] Giuliano Lapi Commissario in campo. [2] Die 26.
[3] Per dua tue di ieri ci è suto gratissimo intendere come tu se’ ad ordine d’ogni cosa per seguire l’opera, salvo che degli operai che non sono ancora comparsi non possiamo credere che questo dí non sieno venuti tutti e che oggi non si sieno fatte le prime turate e che domattina non si cominci a rompere; sollecitianti con ogni industria, e perché ci è occorso che si potessi avanzare tempo e opere con el valersi di buoi con gli aratoli per cavare e di carrette o tregge per votare, ne aviamo scritto a lungo al Commissario generale el quale ne parlerà teco e con Colombino; e potendosi fare cosa di buono in tale opera la tirerete innanzi.
78
[1] Al Capitano di Livorno Ghirigoro del Benino. [2] Die 27 augusti.
[3] E’ sono stati a noi e’ dua Genovesi a’ quali è suto tolto quelle 150 sacca di grano di che tu ci desti notizia. [4] E poi che loro aveno tuo salvocondotto, voliamo che sia loro osservato; e però abbiamo deliberato che ’l Capitano Don Dimas volendo detti grani gli paghi nove carlini el sacco, cioè quattro soldi e 1/2; e quando el Capitano non gli volessi a questo pregio gli farai comperare agli uomini della terra, perché voliamo in ogni modo che detti grani rimanghino costí; e delle biade ne farai medesimamente fare mercato a quel pregio che ti parrà onesto. [5] E per lo avvenire non darai salvacondotti ad alcuno che porti grano, acciò che col tuo salvocondotto e sotto colore di venire costí e’ non se ne andassino con un tempo fatto in Pisa.
[6] Noi intendiamo per lettere intercette de’ 13 dí del presente scritte in Sicilia come da Palermo doveva partire per tutto questo mese una nave carica di grani per a Pisa, la quale ha premesso scaricare in foce e è padroneggiata da un che si chiama Mangiamarchi. [7] El navilio non sappiamo appunto di che qualità si sia ma intendiamo che carica 150 salme di grano. [8] Dara’ne avviso al signore Don Dimas acciò che possa fare suo debito e ingegnarsi d’impedirlo. [9] E perché e’ viene el tempo della sua paga, farai el pregio con sua Signoria del biscotto e del grano che gli ha aúto da noi, e mandera’cene conto acciò si possa mandarli el resto. [10] Vale.
79
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die 28 augusti.
[3] Questo dí abbiamo ricevuto dua tue di ieri e intendiamo come per infino a quella ora avevi finito d’acconciare la rotta di San Lorenzo e di San Casciano e oggi dovevi cominciare a cavare el fossone dallo Spedaletto e venire verso Arno. [4] E perché tu ci avvisi come non hai in su l’opera piú che 1.500 operai, e di quelli ne credi licenziare qualche uno per disutili, e come tu disegnavi valerti di quelli 400 che s’erano comandati a Pescia, ti facciamo intendere come infino ieri si scrisse a quello vicario te li mandassi perché desideriamo che la opera si tiri innanzi e avanzisi tempo; e però aspettiamo risposta della lettera che ti si scrisse ieri per vedere quanti operai si potessino operare in coteste fazione sanza generare confusione, perché desiderremo mentre che ’l tempo serve spenderlo ultilmente. [5] E però ci darai avviso di tutto. [6] Tu ci ricerchi oltr’a di questo di qualche garzone che ti aiutassi pagare cotesti operai; a che ti si risponde che noi desiderremo pigliassi modo costà e con quelli uomini che tu vi ci truovi a potere fare tale opera. [7] Pure quando non potessi fare questo ci avviserai di quanti a punto tu avessi bisogno. [8] E cosí, d’ogni altra cosa che ti mancassi, non ci scriverrai mai generalmente, ma sempre verrai allo individuo e al particulare di quello che tu vuoi, acciò che dal canto nostro non si pecchi o nel troppo o nel meno.
[9] Noi aremo mandato in costà volentieri Alessandro degli Albizi, ma troviamo che gli è cavalcato, sí che non possiamo in questo caso per ora adempiere e’ desiderii tuoi e nostri. [10] Seguirai pertanto dreto al disegno fatto da Colombino e lo tirerai innanzi con ogni estrema diligenzia; e soprattutto ci avviserai subito se bisogna che noi mandiamo costí quelli operai che si sono disegnati in Mugello e in Val d’Elsa, come iarsera ti si scrisse. [11] Bene vale.
80
[1] Cosimo da Saminiato e Priore Strinati. [2] Die xxviii augusti.
[3] Ieri per duplicate vi scrivemo quanto era necessario che voi con ogni estrema diligenzia provedessi di pane el campo, e a questo effetto s’ordinò che da Antonio commissario vi fussi dati danari. [4] Ma intendendo continuamente come egli è per seguire disordine per detto conto del pane, di nuovo vi sollicitiamo con questa lettera e vi diciamo che se per tale mancamento l’opera disegnata non andrà avanti, tutto el carico sarà vostro; e quel che importi questo carico lo lascereno iudicare a voi: perché si sturberebbe quello che è desiderato da tutto questo populo e ne sta in espettazione grande. [5] E perché voi abbiate meno scusa vi si manda la alligata patente per la quale si commette, come vedrete, al Capitano di Campiglia e a quelli altri della Maremma vi lascino cavare di detta Maremma infino alla somma di cento moggia di grano, sí che provedete ora voi che grano non vi manchi e siate solleciti perché egli è cosí el bisogno della città e vostro.
81
[1] Cosimo da San Miniato. [2] Die xxviii augusti 1504. [3] Patens.
[4] Noi Dieci etc. significhiamo a qualunque vedrà queste nostre patenti lettere come noi per virtú d’esse diamo licenzia a Cosimo da Saminiato e a Priore Strinati, canovieri del campo nostro, di potere trarre di Campiglia e degli altri nostri luoghi di Maremma infino alla somma di cento moggia di grano. [5] Comandiamo addunque a tutti voi lettori e sudditi nostri e in particulare a te, Capitano di Campiglia, e a tutti e’ nostri connestaboli e passengeri preposti in detti luoghi di Maremma lasciate trarre liberamente a detto Cosimo e Priore la detta somma di sacca cento di grano o a suo mandato; questo nondimanco inteso che tragghino detto grano per condurre verso Cascina e non altrove.
82
[1] Antonio Iacomino et Iuliano de Lapis. [2] Dicta die xxviiii augusti 1504.
[3] Noi siamo ad ore 23 e questo dí non si sono aúte tue lettere né di Giuliano Lapi, né possiamo credere che voi non aviate scritto: ma dubitiamo non sieno capitate male per la via. [4] Stiamo dunque in desiderio grande d’intendere quello che sia seguíto avanti ieri. [5] E perché voi sappiate el desiderio nostro vogliamo che ciascuna sera voi scriviate tutto el processo dell’opera del dí. [6] Ancora ci fa desiderare vostre lettere che noi aremo caro intendere se vi si debbe provedere di operai, perché di Mugello e di Val d’Elsa si sono aúte le risposte e ci significono essere ad ordine cogli uomini e li moveranno qualunque volta si scriverrà loro. [7] E però ci scrivete del seguíto e di quello che avessi di bisogno. [8] Bene vale.
83
‡[1] Antonio Tebalducci Commissario generali in castris. [2] Die xxx augusti.
[3] Questa mattina ti si scrisse quanto ci occorreva circa le vettovaglie; questa sera rispondereno alle altre parte della tua lettera. [4] E quanto alla paga de’ fanti e la paghetta delle genti a cavallo noi siamo assai bene conoscitori del bisogno che ne hanno cotesti soldati nostri, e temiamo ogni dí che non segua qualche disordine e di quella natura che tu accenni. [5] E se per infino a qui la non si è provista è nato per impossibilità: e come non s’è mancato di sollecitarla per lo addreto, cosí non si mancherà per lo avvenire; e speriamo al tutto mandarla, e tu ne potrai fare fede a cotesti nostri. [6] E quanto a mandare e’ danari di Libbrafatta per la via di Lucca, non ci si vede ordine alcuno da potere essere servito e però li mandereno costí, e tu penserai per la via della Verrucola mandarli piú commodamente e piú securamente puoi; e c’ingegnereno provederli subito d’un fornaio.
[7] Quanto alla opera d’Arno intendemo per le prime tua come procedeva l’ordine delli operai; e intendendo per la ultima dipoi come voi vi eri resoluti che si mandassi per quelli operai che si erano disegnati in Mugello e a Certaldo, scrivemo subito a Certaldo che inviassi e’ suoi secondo che da voi li era suto scritto. [8] Ma in Mugello non scrivemo perché, avendo dato ordine a Pistoia d’averne 300, scrivemo subito là che vi fussino mandati e domandassera si doverrebbono trovare costí.
[9] Piaceci che ’l tempo serva, e benché iarsera piovessi qui un poco non crediamo che l’aggiugnessi infino costà, e oggi è suto el tempo bellissimo; e però, come altre volte si è detto, bisogna avanzarlo con ogni sollecitudine.
84
[1] Ghirigoro del Benino Capitano Liburni. [2] Die xxx augusti.
[3] Intendiamo per questa ultima tua come bisognerebbe per rassettare el rivellino infino in 25 ducati. [4] Rispondiamoti che si farà ogni cosa per provederli: e tu in questo mezzo vedrai se quelli x sono venuti, e farai che la barca si metta ad ordine; e del restante che se ne facci ogni cosa in rassettare quel poco si può di quello che manca. [5] Abbiamo scritto a Cascina a Francesco Serragli per intendere la cagione perché e’ 180 ducati del Capitano Don Dimas non li ha ancora mandati, e che li mandi.
[6] Quanto ad el trarre piú grani della Sassetta, ti diciamo che per ora non ne tragga piú; e quelli tratti perserverai per munizione in modo ce ne possiamo valere.
[7] Giulianico ci scrive come Don Dimas lo vuole adoperare in su ’n una galea in cambio del padrone di quella che è malato. [8] E quanto alla fusta che ci ricorda pensereno di tirarla innanzi, e quando questo non si possa fare bisognerà ordinare di trarla fuori dell’acqua per perservarla. [9] Fara’gli intendere tutto perché a lui non si risponde altrimenti. [10] Vale.
85
[1] Antonio Tebalduccio et Iuliano de Lapis in castris Commissario. [2] Die xxxi augusti.
[3] Noi fareno questa sera breve risposta alla tua di ieri, avendoti per la nostra di iarsera scritto a lungo quanto ci occorreva; solo ti significhereno come, perché e’ non vi manchi operai in cotesta opera, abbiamo questo dí, oltre a’ 300 da Pistoia e alli 400 da Certaldo, scritto ad el Vicario di Mugello che vi mandi ancora lui e’ suoi 400: e’ quali crediamo che domani partiranno. [4] Altro non ci occorre per questa se non che solleciti cotesta opera quanto è possibile; e perché noi ne stiamo continuamente in espettazione, vorremo ci scrivessi ogni sera quella opera che si è fatta il dí, e che ci dicessi quante braccia per larghezza e per lunghezza se ne è fatto, e quanto fonda: acciò che noi avessimo o questo piacere di vederla andare avanti galiardamente, o quando non andassi vi potessimo rimediare e provedere.
[5] Postscripta. [6] È comparsa la tua scritta iarsera e ci piace intendere el progresso circa l’opera, e speriamo che per lo avvenire farete maggiore frutto avendo piú opera.
[7] Gli scarpellini che voi chiedete si manderanno domattina e la paga de’ fanti si manderà per di qui a lunedí in ogni modo, perché entrando domattina la nuova Signoria non è possibile prima. [8] Vale.
86
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die quo ante.
[3] Poi che noi ti scrivemo la alligata, abbiamo ricevuta la tua data iersera, per la quale intendiamo el progresso dell’opera fino a quella ora. [4] Né ci occorre risponderti altro se non alla parte dove tu di’ che sare’ bene pensare se fussi da finire cotesto canale cominciato, e, finito, darli l’acqua per vedere come la cosa torna etc. [5] A che pensando noi, ci pare da non dare l’acqua a detto primo canale a nessuno modo se non sono forniti li altri due, perché dubitiamo che, dandoli l’acqua e e’ venissi dipoi una piena, che la non traboccassi in modo che nelli altri canali che si avessino a fare non si potessi poi lavorare. [6] E cosí, non bastando quel canale solo che fussi fatto e non si potendo fare li altri dua, l’opera non rimanessi imperfetta con vergogna e derisione nostra. [7] Pertanto voliamo che voi finiate quel canale principiato in ogni parte da sboccarlo in fuora, e dipoi si metta mano alli altri acciò che l’opera si facci d’uno pezzo e afatto. [8] Né giudichiamo che fia bisogno di fare pruova veruna se l’acqua corre alla ’n giú quando chi ha livellato infino a qui abbi livellato bene e referitone el vero. [9] Pur nondimeno, quando altre ragioni vi movessino, ce le avviserete e noi vi rispondereno della opinione nostra. [10] Domane ti si manderà anche ducati per li operai.
[11] Voliamo che voi lavoriate, o vero facciate lavorare dí di festa e dí di lavorare, e d’ogni tempo, e sollecitamente.
87
[1] Capitaneo Volterrarum Niccolò Corbinelli. [2] Die xxxi augusti.
[3] Noi intendiamo come egli è venuto da non molti dí in qua un pisano in cotesta terra e statovi qualche giorno, e dipoi partitosi sanza che li sia suto riveduto conto da alcuno. [4] Pertanto ci è parso scriverti la presente e impórti che subito ci dia notizia particulare che pisano sia suto questo, con chi e’ sia venuto costí, che pratiche vi abbi tenute, dove sia abitato, e in tutto e per tutto chi e’ sia e quello che li abbi fatto; e in questo non mancherai di diligenzia. [5] Vale.
88
[1] Vicario Scarperiae et Commissario Iohanni Paulo Locti. [2] Die 31 augusti.
[3] Per questa t’imponiamo che subito mandi alla volta del campo nostro in quello di Pisa e’ 400 operai di che per altra nostra ti si dette commissione, e manderai con loro un tuo cavallaro e farai che almanco 300 di loro portino le vanghe, e 100 con le pale e con le marre. [4] Farai che portino buoni ferri e che sieno buoni uomini, e farai loro intendere come giunti in su luogo e’ sarà loro dato un carlino el dí per ciascuno. [5] Usa diligenzia in questa commissione perché importa.
89
[1] Ghirigoro del Benino. [2] Prima septembris.
[3] Rispondendo a questa tua de’ 29, ti diciamo che tu ordini che Lodovico Bacocci spenda utilmente quelli 10 ducati, e le candele e le lanterne ti si manderanno; e quanto alle legne e alle catene che tu di’, sarà bene ripescarle etc. [4] E all’altre spese che tu ci ricordi da fare in cotesto luogo, ti rispondiamo che tu ci mandi el conto de’ 150 ducati ti lasciò in mano di nostro el tuo antecessore, e cosí di tutti gli altri danari hai spesi e presi per conto nostro; dopo el quale conto ti manderemo da potere provedere le cose mancono.
[5] E’ sarà incluso in questo uno avviso che viene da Napoli della natura che per esso intenderai; comunichera’lo con el Capitano Don Dimas, e li ricorderai fare ogni opera per porre le mani addosso a quelli brigantini genovesi e per impedire quelli navili di grani che vanno in Pisa. [6] Né per questa ci occorre altro se non ricordarti la buona guardia.
90
[1] Potestati Prati: 200. [2] Vicario Sancti Iohannis Tommaso Pucci: 500. [3] Die prima septembris 1504.
[4] Significhiamoti come volendo noi voltare Arno verso lo Stagno, e bisognandoci a questa opera gran numero di operai, t’imponiamo che subito mandi alla volta del campo nostro in quello di Pisa..... operai; e li torrai buoni uomini, e cappati e tutti con le vanghe, e farai che li abbino buoni ferri. [5] Fara’gli partire subito, e manderai con loro un tuo cavallaro e uno tuo ofiziale; e significherai loro che gli aranno, giunti che saranno in campo, ciascuno dí per ciascuno di loro un carlino. [6] Usa diligenzia, sollecita non mancare, perché importa e pesa questa cosa quanto questa città. [7] Né ti diciamo fra quale tempo abbino ad essere in campo, perché vorremo vi fussino ora.
91
[1] Giovanni Mori Vicario Larii, Lorenzo Popoleschi Vicario Sancti Miniato, Paulo Cerretani Vicario Pisciae. [2] Die prima septembris.
[3] Dolendosi e’ Commissarii di campo continuamente delli uomini che tu hai mandati loro per operai, secondo l’ordine nostro, e del poco numero rispetto a quello che s’era comandato, e della loro instabilità perché si fuggono, siamo necessitati a dolerci anche noi di voi, perché crederremo, quando a spese del Vicariato e’ vi avessino ad andare, ci fussi assai meno difficultà che non ci è pagandoli noi. [4] Pertanto noi vorremo che tu pigliassi modo che quelli a chi tu hai comandato che vadino, ubbidissino, e quelli che sono iti e tornatisene, dessino esemplo a li altri. [5] Questa opera importa quanto tutta questa città, e bisogna da ogni parte favorirla e aiutarla; e però ci usa ogni diligenzia, e non bastando e’ tuoi ofiziali, sarà non ch’altro da cavalcare in persona. [6] In somma noi desideriamo che per l’avvenire quelli Commissarii referischino meglio degli uomini tuoi, che non hanno fatto infino a qui.
[7] Postscripta. [8] Perché in campo non manchi vettovaglie, di nuovo ti si ricorda ordini in modo la cosa che e’ tua comuni vi mandino ogni giorno del pane, e farai loro intendere che sarà loro pagato benissimo; e in questa cosa userai anche estrema diligenzia. [9] Abbiamo deliberato, perché li operai che tu manderai in campo non partino, che tu facci loro intendere che qualunque si partirà sanza licenza de’ Commissarii, s’intenderà condannato o in dua ducati d’oro o in dua tratti di fune; e questa penitenza osserverai a chi contraffacessi.
92
[1] Die prima septembris.
[2] Decemviri etc., servatis servandis, deliberorono, e deliberando comandorono.
[3] A qualunque tiene al presente le poste a Fucecchio e a Castel Fiorentino o in dette potesterie: che lievino via e’ cavalli tengono per dette poste, e sotto la pena di 25 ducati d’oro per qualunque volta contraffacessino, non prestino piú cavalli ad alcuno che vadia e venga in poste. [4] E vollono che se ne dessi commissione a e’ Podestà de’ detti luoghi di significarlo.
93
[1] Ser Raffaello Fedino. [2] Die ii septembris.
[3] Noi esistimiamo che a questa ora e’ 300 operai panciatichi sieno presentatisi a’ Commissarii nostri di campo, secondo l’ordine ti si dette tre giorni sono; e perché continuamente quelli Commessarii ci scrivono avere bisogno di piú opere, disegnamo valerci ancora delli operai cancellieri. [4] E desiderando che la cosa proceda con ordine e fuggire tutti e’ periculi delli scandoli, voliamo dare questa cura a te. [5] Pertanto t’imponiamo che subito metta ad ordine detti operai cancellieri con le loro vanghe, e’ quali, ancora che secondo lo scrivere tuo dovessino essere dugento, intendiamo come per loro medesimi si sono deputati infino in 300, per non essere inferiori all’altra parte: la quale demostrazione ci è suta grata, e tu ne li commenderai per parte nostra. [6] Voliamo dunque che adunati insieme detti 300 operai, gli ’nvii verso el nostro campo, e tu personalmente andrai con loro; e giunto là, farai dare loro da lavorare in luogo dove non abbino a convenire co’ panciatichi; e starai là in campo quanto dura questa fazione. [7] E diamoti la cura dell’una e l’altra brigata di questi Pistolesi. [8] E debbi, oltre al sollecitarli a fare el debito loro, avere grande avvertenza che fra loro non segui scandolo; e significarai all’uno e all’altro che ’l primo che ricorderà o pancia o porco, o farà segno alcuno di parte, sarà impiccato per la gola; e quando e’ bisogni, lo farai osservare loro da’ Commissari. [9] Tu intendi dunque quello che tu hai a fare, non ne mancare in parte alcuna. [10] Vedrai ancora di ordinare con cotesta comunità avanti parta, che la facci provisione di mandare del pane in campo, almanco tanto che si paschino e’ suoi uomini, facendo intendere come le sarà pagato da loro co’ danari nostri; e in questo userai anche diligenzia.
[11] Quando fussi in cammino, torna addreto; e a Giuliano Lapi si è ordinato che ti provegga della spesa.
94
[1] Hominibus Montis Sancti Sabini. [2] Die ii septembris.
[3] Per la vostra lettera si è inteso quel che è seguíto contro a quelli uomini che di in sul dominio sanese erano venuti per depredarvi, e come voi gli avete messi in mano del Podestà e Commissario nostro; né potremo piú commendare l’opera che voi avete fatta, e ne restiamo satisfattissimi. [4] E perché noi siamo d’animo di gastigare e’ delinquenti, si è scritto al Podestà quello che debba seguire; e per piú satisfazione nostra mandiamo costà uno nostro segretario, el quale proceda in questa causa come da lui vi sarà fatto intendere. [5] Di nuovo vi commendiamo del seguíto; e quando altra volta una simil cosa nasca, ci sarà sempre gratissimo serviate el medesimo ordine. [6] Bene valete.
95
[1] Biagio Monti Podestà e Commissario del Monte a San Sovino. [2] ii septembris.
[3] Avendoci scritto cotesti uomini come ti hanno messo nelle mani 16 uomini sanesi che erano venuti in sul dominio nostro per fare preda, e essendo desiderosi di sapere e’ delitti loro per poterli gastigare come e’ meritano, ci è parso mandare costà ser Ottaviano secretario nostro appieno informato della nostra intenzione, al quale presterrai fede come al Magistrato nostro proprio.
96
[1] Antonio Tebalduccio et Iuliano Lapio mutatis mutandis. [2] ii septembris.
[3] Questa mattina abbiamo con dispiacere inteso come la opera va adagio, e che non è cagione altro che ’l mancamento delli operai. [4] E benché, per rimediarci, infino a qui si sia usato da noi ogni diligenzia, questa mattina abbiamo scritto di nuovo lettere in ogni luogo, sollecitando al mandarli e ricordando loro el punirli. [5] Né possiamo credere che non sieno comparsi a questa ora e’ 300 da Pistoia e li 400 da Certaldo, e di mano in mano doverranno comparire quelli di Mugello e di piú quelli che si comandorno ieri a Prato e a San Giovanni, che furno fra l’uno e l’altro luogo settecento. [6] E questa mattina si è mandato un volando a fare levare e partire ancora 300 operai della parte de’ Cancellieri, e’ quali furono messi ad ordine piú giorni sono. [7] E raccolto ogni cosa insieme, ci pare avere ordinato buon numero di uomini, perché oltre a quelli di Lari e di Saminiato e di Pescia che sono quelli avete adoperati, saranno quelli di Pistoia 600, Certaldo e Mugello 800, Prato e San Giovanni 700, che fanno il numero di 2.100. [8] Né manchereno di sollecitarli e inspingerli innanzi; e siamo certi che faccendo Saminiato, Lari e Pescia el suo debito, che vi ha a comparire addosso gran numero di uomini; il che vi ricordiamo acciò avvertiate alle vettovaglie perché l’abbondanzia non facessi disordine. [9] Con quelli ultimi 300 di Pistoia viene ser Raffaello Fedini Cancelliere dello Ofizio de’ Commissarii, e ha ordine di stare costà quanto vi staranno detti Pistolesi. [10] E bisognerà avere avvertenza di tenere discosto a lavorare l’una parte dall’altra, e gastigare chi di loro o gridassi el nome della parte, o movessi alcuno scacco da fare scandolo; serviravvi ser Raffaello a questo per avere cognizione di loro, e ve ne potrete servire ne’ pagamenti e nell’altre cose vi occorreranno costà. [11] E perché non ha aúti danari circa le spese sua e l’altre cose gli bisognano, lo satisfarete de’ danari delli operai.
[12] E’ ci è stato fatto intendere che la cagione perché cotesti operai si fuggano è perché non stanno la notte al coperto, donde nasce che son la mattina piú stracchi che la sera, e per paura di non ammalare se ne vanno. [13] Parci che sia bene ad ogni modo rimediate a questo, e che voi ordiniate che, vicariato per vicariato, e parte per parte di quelli di Pistoia, quella quantità di uomini che sono necessarii a tale opera non faccino altro per un giorno o per quello che bisogna, che alloggiamenti per tutti gli uomini del quartiere loro; e piglino frasche, cannucce e ogni altra materia che sarà loro commoda per fare ricettaculi da potere dormire al coperto; e perché questa provisione ci pare necessaria non ne mancherete.
[14] Quanto allo sboccare l’acqua nel primo canale, vi si scrisse per la nostra di avanti ieri quello ci occorreva; aspettiamone la risposta vostra.
[15] La paga de’ fanti si manderà domane ad ogni modo. [16] Valete.
97
[1] Lorenzo Popoleschi Vicario Sancti Miniatis. [2] Cosmo Bartolini Vicario Larii. [3] Vicario Piscie. [4] Die seconda septembris.
[5] Iermattina ti si scrisse el disordine che seguiva in campo nostro circa gli operai che continuamente se ne partivano. [6] E benché noi crediamo che dopo la ricevuta della nostra vi abbi fatto buona provisione secondo l’ordine ti si dette, nondimanco, avendo ricevute dipoi lettere da quelli commissarii e inteso come avanti ieri se ne era fuggiti circa 150, e che non ci era altro rimedio se non che tu e li altri rettori di chi e’ sono sudditi gli gastigassi, ci è parso di nuovo scriverti la presente; e commetterti che subito facci mettere un bando in quelli luoghi donde tu hai tratto detti operai, che contenga che qualunque uomo fussi stato comandato per ire in campo – che non vi sia ito o, sendov’ito, si sia partito sanza licenzia de’ commessarii – debba fra un dí essersi co’ suoi ferri presentato avanti a detti commissarii sotto penitenzia di x tratti di fune. [7] E fatto questo, farai diligente cerca di disubbidienti, cioè di quelli che si fussino fuggiti o che non fussino andati, e ne gastigherai secondo el bando qualche uno faccendogli dare della funa pubblice. [8] In summa, come iermattina ti si scrisse, noi vogliamo che tu ti facci ubbidire altrimenti non ha’ fatto insino a qui, se non che noi saremo necessitati mandare costí con poco tuo onore chi satisfacessi in questa opera al Magistrato nostro.
98
[1] Cosimo da Saminiato e Priore Strinati. [2] Die iii septembris.
[3] Noi ricevemo una vostra lettera iarsera, e intendemo da voi come nonostante che da Antonio Giacomini non abbiate aúto e’ 300 ducati, e che per questo voi siate sanza danari e sopraffatti, non sete in verun modo per mancare di seguitare di provedere el campo di pane. [4] La quale cosa ci è suta gratissima avere intesa, e commendiamovene sommamente e aspettiamo che con effetto facciate quello promettete; e noi da ora vi promettiamo che non si mancherà di provedervi e rimborsarvi convenientemente. [5] Sí che di nuovo vi confortiamo a seguire con la opera come avete promesso per le lettere vostre; e a te Cosimo significhiamo come e’ si è per ora dato securtà al tuo fratello; né manchereno di consolartene, sperando che le opere tue in cotesta provisione le abbino a meritare. [6] Vale.
99
[1] Iuliano de Lapis Commissario in agro Pisano. [2] iii septembris.
[3] Per la tua di ieri siamo avvisati del progresso della opera infino a quell’ora; e benché la ci paia piú tarda che non stimavàno, nondimanco crediamo che per te e per ciascuno di voi si facci lo ’mpossibile. [4] Noi, perché cotesti operai non si resolvino, abbiamo scritto piú lettere a’ loro rettori che gli gastighino; e respondendoci loro che gli è loro difficile ritrovarli, bisognerebbe che voi mandassi loro listra di quelli pagate, acciò che gli riscontrassino con quelli hanno comandati e potessino punire e’ disubbidienti: in summa egli è necessario pigliarci ordine quanto che cotesta opera si verrà ogni dí piú difficultando. [5] Altro non ci occorre in questo, perché giudichiamo superfluo el sollecitarti, conoscendo che per la prudenzia tua intendi la importanza della cosa. [6] Circa a Colombino ne scriviamo ad Antonio, e da lui potrai intendere come noi non siamo per mancarli. [7] E li dirai, oltre a quello, che circa al suo balzello, di che monstra temere, non manchereno di farlo riguardare come merita chi si affatica in benifizio pubblico.
100
[1] Vicario Plebis Sancti Stephani Luigi Venturi. [2] Die tertia septembris 1504.
[3] Egli è occorso che Bartolomeo da San Godenzo ha tolto a questi giorni a Badino di Pieracciolo, in su la collina di Montealto fuora di strada a certi traversi, secondo che gli scrive, dua cavalle, uno mulattino e uno asino, cariche di quattro corbe di grano e uno staio di ceci, per avere aúti riscontri, come e’ dice, che lo portavono a Beffa, terra de’ Viniziani; e ci scrive averlo venduto insieme con dette bestie. [4] È seguíto dipoi che questo dí è suto a noi un fratello di detto Badino, e ci fa intendere come e’ portavono detti grani non a Beffa ma a Val Savignone, luogo nella iurisdizione nostra; e per questo ne domanda la restituzione, e in suo favore allega molte ragioni come da lui potrai intendere. [5] Noi che desideriamo che alli uomini nostri non sia fatto torto, e che etiam nessuno presumma impune potere trarre grani del nostro dominio, abbiamo deliberato, confidando assai nella prudenzia tua, rimettere questo caso in te, in questo modo: che tu intenda prima quanto dica in sua iustificazione Badino e suo fratello; dipoi esamini tutte quelle cose che si potessino pensare in contrario; e parendoti le iustificazioni buone, le manderai in scriptis a Baccio da San Godenzo, al quale abbiàno commesso che mandandogli tu di questa cosa iustificazioni convenienti in favore di detto Badino, che subito li renda le bestie e il grano, o la valuta di quelle. [6] E perché con questo Badino, quando gli fu tolto il grano, era un Taddeo di Tofano che sta fuora del nostro dominio, el quale, secondo che referisce Badino, non aveva a fare nulla del grano, ma si era accompagnato seco perché voleva ire a tôrre un podere verso Val Savignone, arai avvertenza di iustificare bene che sia cosí, e che non avessi a fare nulla di quel grano. [7] Il che potrai intendere dagli uomini di quello luogo donde e’ levorno detto grano. [8] Vale.
101
[1] Francesco Serragli in Cascina Commissario. [2] Die iiii septembris.
[3] Scrivendoci el Commissario generale el disordine in quale è per venire lo esercito nostro se non si provede a’ grani per provederlo di pane, e sappiendo che in maremma ve n’è d’avanzo assai, né possendo trarne d’altrove, e giudicando che a volere fare questa provisione bisogni mandarvi uno uomo che la governi con sollecitudine e reputazione, ci è parso dare questa cura a te. [4] E però voliamo che colla alligata patente nostra cavalchi a questo effetto a Rasignano, Bibbona e Campiglia, e in tutti quelli altri nostri luoghi di maremma, e ricercherai luogo per luogo la verità di tutti e’ grani vi sono, usando quelli modi ti parranno buoni per intenderlo, notificando a ciascuno che chi li nasconderà, o non te ne referirà el vero, se li perderà. [5] E veduto che arai comune per comune la quantità de’ grani che avanza loro, ordinerai che ciascuno comune te ne venda quella somma che a te parrà ragionevole, e t’ingegnerai mercatarlo quel prezzo che vale al presente; e prometterai a ciascuna comunità o a li uomini in particulare che ne sarà dato qui loro promessa di banco ad ogni loro posta d’essere pagati fra il termine d’uno mese. [6] E quando ti fussi difficile volere el grano per il prezzo che vale al presente, converrai con loro e cosí ti obbligherrai che si pagherà loro alla maggior valuta fra 3 o 4 mesi futuri; e che di questo e’ ne aranno a loro posta obbligo di banco. [7] E per osservanza delle promesse soprascritte ti obbligherrai tu in quella forma che vorranno. [8] E cosí quel tanto grano mercaterai con ciascuno, ordinerai in quel modo che sia piú facile e piú presto di farlo condurre a Cascina; dove ordinerai che sia chi lo riceva e ne facci farine e dipoi pane per servirne el campo, e pigliarne ’ ritratti, in modo che ’l comune non ne perda. [9] Cavalca subito a questa commissione, e ci usa drento quella diligenzia che la richiede, acciò possiamo lodarti della opera tua.
[10] E benché noi siamo contenti che tu mercati el grano alla maggior valuta, nondimanco quando potessi fermare el prezzo di quel che vale al presente, ci piacerebbe piú. [11] Di nuovo ti si ricorda lo usare diligenzia, e soprattutto cominciare a mandare o grano o farina verso Cascina el piú presto puoi, e ogni quantità, se tu dovessi cominciare a mandarne uno staio.
102
[1] Iuliano Lapi. [2] Dicta die.
[3] Con sommo piacere abbiamo inteso che gli operai cominciono a comparire in buono numero, e che ieri ne fussi in su lavoro presso a 1.700; e se quelli Pistolesi panciatichi fanno buona opera, ci è a grato. [4] E crediamo che giunto fia ser Raffaello con quelli altri 300 cancellieri, non sieno per fare manco frutto. [5] Doveranno ancora comparire quelli di Prato e quelli di San Giovanni, e cosí per lo avvenire non vi doverrebbe mancare operari. [6] Né mancherai di sollecitare l’opera con ogni industria e diligenzia, non perdonando né a fatica né a disagio. [7] Questa mattina è partito Giovan Berardi per essere costí per favorire e consigliare e aiutare la cosa; e essendo tornato qui in Firenze Alessandro degli Albizi, abbiamo ordinato che domattina ne venga a cotesta volta con el proveditore nostro, acciò che tutto proceda maturamente e secondo el desiderio nostro. [8] E perché nel ragionare con detto Alessandro di cotesta materia lui ci ha detto alcune cose, te le scriverreno, acciò che tu avanti la sua venuta possa servirtene, avendo a cominciare un altro fosso; e questo è che lui dicene essere piú securo e piú facile cominciare el fosso da piè che da capo: perché cominciandolo da piè e venendo piove, l’acqua ha dove sboccare e non può impedire chi lavora, ma cominciandolo da capo non interviene cosí. [9] Lui, come è detto, sarà in sul fatto, e tutto consulterete insieme e piglierete quelli partiti che sieno piú utili alla città, piú facili a l’opera, e a voi faccino piú onore.
103
[1] Biagio Monti Potestati Montis Sancti Sabini. [2] Die quinta septembris 1504.
[3] Abbiamo ricevuta la tua, e intendiamo per le esamine tratte di quelli uomini presi la cagione della loro venuta costí ne’ paesi nostri. [4] Pertanto voliamo che tu gli licenzi e facci loro restituire tutte le cose loro da le armi in fuora; e avanti partino gli farai venire al conspetto tuo, e dirai loro che se non fussi che noi ne vogliamo compiacere quelli Signori sanesi che ce ne hanno scritto, e’ si sarebbe monstro loro quel che importa venire ne’ paesi nostri armata manu a fare violenza; e ammunira’lli che se per lo avvenire gli ’ncorrono piú in simile errore, e’ non si riceverà loro scusa né si accetterà e’ prieghi di alcuno. [5] E cosí li licenzierai. [6] E perché a ser Ottaviano non si scrive, li comunicherai questa nostra lettera e li commetterai che se ne ritorni qui subito. [7] Vale.
104
[1] Nerio de Acciaiolis Capitaneo et Commissario Cortonae. [2] Die v septembris.
[3] Noi non abbiamo risposto prima alle tue lettere dell’ultimo del passato, per avere aúto occupazione di qualità che ci hanno fatto differire tale risposta infino a questo dí. [4] E rispondendo alla prima parte di quella tua lettera, ti diciamo circa e’ buoi da restituirsi a quelli di Montepulciano quello medesimo che noi ti scrivemo altre volte in simil materia: ricordiamoti bene che tu governi la cosa in modo che ancora e’ nostri che avessino perduto le bestie, sieno satisfatti. [5] E quanto alla nave che Alessandro Petrucci fa fare per passare al porto di Torrita in sul nostro, avendo bene esaminato questa cosa, ci resolviamo a nollo permettere in alcun modo che l’approdi in sul nostro, né che la vi si faccia sotto quella speranza, perché ci conosciamo drento piú la commodità d’altri di potere offendere el paese nostro, che lo utile o securtà nostra. [6] E però terrai seco quelli termini che ti parranno convenienti perché detta nave non vi si faccia. [7] Né ci pare ancora ti transferisca in alcuno luogo per abboccarti con detto Alessandro, ma li facci intendere che se ti ha a parlare d’alcuna cosa ti mandi un suo uomo, e che tu sarai sempre per udirlo volentieri. [8] Vale.
[9] Postscripta. [10] Se detta nave fussi digià messa in porto, ce ne darai notizia.
105
[1] Antonio Tebalduccio Commissario etc. [2] Die quinta septembris 1504.
[3] Questa mattina ti si scrisse in risposta alla tua di ieri mattina, e arai per quella inteso l’ordine che da noi era suto fatto per conto delle vettovaglie. [4] E il cavallaro ci promisse essere in Cascina questa sera a 4 ore, alla giunta del quale ti potrai valere di quelli grani del Piovano; e le terre del Val d’Arno siamo certi hanno fatto qualche provedimento. [5] E di questo ce ne ha fatto fede questo ultimo tuo mandato con la lettera di iarsera, perché ci referisce avere trovato assai bestie cariche di pane che venivano a cotesta volta. [6] E se costoro intrattengono un dí o dua, comparirà dipoi quello che si è ordinato a Prato e a Pistoia e Francesco Serragli doverrà avere ancora lui cominciato a quella ora a mandare de’ grani di maremma. [7] Né possiamo credere che per qualche dí questi provedimenti non bastino, nonostante che per questa tua ultima monstri che debbe seguire disordine in ogni modo se non si manda pane o farine di qui; il che si sarebbe fatto volentieri se non si dubitassi di maggiore scandolo e piú nocivo. [8] E però, non essendo possibile trarne di qui, non bisogna pensarci piú, ma ordinarsi d’altronde. [9] E questo ci pare averlo fatto e crediamo che basti: ma quando e’ ne seguiti el contrario, ci dispiacerà e sarà seguíto per non ci avere possuto rimediare altrimenti, perché intendiamo coteste necessità, e intendendole ci affatichiamo e non pensiamo se non a resolverle, non perdonando a cosa alcuna. [10] Ècci nondimanco grato che tu ci solleciti e che tu ce lo ricordi; e per abbondare in ogni cosa, oltre alli ordini soprascritti s’è mandato a Cosimo da Saminiato 300 ducati d’oro acciò che seguiti con el provedere, el quale con li ordini suoi, e da l’altro canto quello arai ordinato tu con li 300 ducati hai in mano di nostro per questa opera, doverrete essere a sufficienza a fare questo provedimento. [11] Scrivendo è comparso Francesco Serragli: e referitoci di bocca in conformità di quello che tu ci hai scritto, che bisogna fare qualche provisione di qui, ci ha fatto essere di una malissima voglia; e essendo disposti a tentare ogni rimedio, nonostante quello che di sopra si dica, ci sforzereno questa notte mandare un 40 sacca di pane se tanto si potrà. [12] E cosí seguireno dua altre mandate appresso. [13] Né è possibile, non volendo disordinare la terra, fare altro. [14] E però bisogna v’intrattegnate con questo principio, e vi ordiniate a servirvi di costà. [15] Né per questo ci occorre altro, se non che noi desideriamo che inconveniente non nasca e che ’l campo in alcun modo non si parta di costí. [16] E quando pure la cosa si reducessi in qualche strettezza e che bisognassi alleggerirsi di bocche, licenzierai qualche numero di quelli operai che sieno piú disutili e piú propinqui, acciò che l’opera patisca meno e piú presto possino ritornare.
106
[1] Johanni de Berardis Commissario in Castris. [2] Die x septembris 1504.
[3] E’ ti si scrisse questa mattina in risposta a dua tue da Empoli, e brevemente vi si disse l’ordine che si era dato per provedere farina e pane per il campo, e per satisfare a Cosimo acciò che potessi satisfare a noi; e le lettere s’indirizorno a te per uno a posta che promisse essere in Cascina questa notte ad ore iiii. [4] Abbiamo una lettera da Antonio Tebalducci, data in campo la notte passata a iiii ore, e monstra non essere possibile che ’l campo si possa pascere se non si manda provedimento di qui; abbiamoli risposto di nuovo quello che si è ordinato e che noi crediamo basti; e come di qui, per non fare disordine, è impossibile che se ne tragga; e che bisogna pensare ad altro, di che ti diamo avviso acciò che voi pensiate valervi dell’ordine dato infino a qui, e che in questo non si manchi a fare nulla; e di nuovo risolleciterai e riconforterai Cosimo a riassumere questa cosa, e pigliare ogni espediente perché la non perisca e non ci torni vana la speranza in quale noi siamo di questa opera. [5] E per abbundare in ogni cosa mandiamo a Cosimo da Saminiato 300 ducati d’oro, perché cosí s’ordina a Pellegrino proveditore nostro che gli paghi; e tu conforterai detto Cosimo a fare quanto e’ ci ha piú volte scritto e promesso. [6] Scrivendo è comparso Francesco Serragli; e avendo udito in che termine si truova la cosa, ci siamo resoluti vincere ogni difficultà per farne di qui qualche provisione, e nonostante quello si dice di sopra; ma non bisogna ci facciate su fondamento, perché non potereno passare in verun modo né mandare; e questa notte ne mandereno una di 40 some in circa, e l’altre dua mandereno appresso, le quali vi serviranno per vincere questa difficultà che preme al presente; e voi inter tanto vi ordinerete etc. [7] Altro non sappiamo che dirti, presupponendo che con la prudenzia tua abbia a rimediare ad ogni modo che disordine non segua. [8] E quando pure el campo venissi a qualche strettezza per mancamento di viveri, non voliamo in alcun modo che si lievi donde è; ma bisognando alleggerire le bocche, licenzierete alcuni di quelli operai che sieno piú disutili e piú propinqui, acciò si patisca manco danno e possino dipoi ritornare piú presto in su l’opera.
107
[1] Provisoribus Pistorii. [2] Die 6 septembris 1504.
[3] Questa mattina ricevemo la vostra lettera responsiva a quello che ultimamente vi si scrisse circa el mandare farine in campo. [4] E inteso come voi non avete esequito l’ordine nostro e le cagioni ne allegate, resteremo pazienti se avanti vi dessimo tale commissione non avessimo discorso tutto, o se la necessità non ci avessi forzati a commettervelo; la quale necessità avendo fatto che non si è aúto rispetto a trarre le vettovaglie di Firenze, ci sforza anche a nolla avere a trarle di Pistoia. [5] E doverresti avere considerato che noi abbiamo ancora pensato come cotesta città, o vero cotesti luoghi pii, si possino riprovedere d’altanti grani, perché nostro animo è non volere trarre altro di costí se non una commodità in questi bisogni del campo che sono grandissimi. [6] Siamo pertanto nella medesima opinione di prima; e perché questa è la quarta lettera che vi se ne è scritta, desiderreno non ne avere a scrivere piú. [7] L’ordine che noi voliamo teniate è questo: che voi subito e sanza replica mandiate a Cascina a Cosimo da Saminiato 100 sacca di farina e a chi importa darete la alligata nostra, che la presenti a Cosimo, per la quale se li commette paghi le farine; li manderete a chi voi li ordinate, e quel prezzo ancora che voi gli ordinerete, presupponendoci abbia ad essere pregio onesto. [8] E mandato che arete queste 100 sacca di farine, ordinerete di poterne mandare altre cento al primo nostro avviso, el quale non sarà prima che s’intenda abbiate aúto e’ ritratti di quella prima; nonostante che noi c’ingegnereno non avere a levare detta farina, perché non abbiamo manco cura di alleggerire cotesta comunità che un’altra. [9] Pure, sforzando el bisogno, levereno le dette cento sacca; e dopo quelle, quando ancora la necessità stringa, altre cento; sí che, oltre alle prime cento che voi manderete subito, vi avete ad ordinare di poterne mandare dugento in dua partite, le quali manderete quando ve lo avvisereno; e noi non ve lo commettereno se non necessitati. [10] E pensiamo di tutte quelle farine ci varreno da voi, quando e’ luoghi ne patischino carestia, ordinare che di maremma voi ve ne possiate valere d’altante. [11] Noi crediamo che intendiate appunto el desiderio nostro, che è che cosí si faccia ad ogni modo. [12] Desideriamo non avere a riscrivervene, perché mettendoci dello onore nostro, sareno forzati a fare che altri ancora perdessi del suo.
108
[1] Ricordo a Francesco Serragli che se ne ritorna in campo. [2] Die 6 septembris 1504.
[3] Francesco, nello andare a Cascina passerai da Empoli e intenderai dal Podestà se si sono fatte quelle cose e quelli provedimenti che sono suti ordinati da Giovan Berardi e Cosimo da Saminiato; e non essendo fatti, gli solleciterai.
[4] Farai intendere a Cosimo da Saminiato, dovunque tu lo truovi, che iarsera se li mandò una nostra, dove era alligata una nostra a Pellegrino Lorini che gli commetteva gli pagassi 300 ducati d’oro, e che le lettere andorno sotto un mazzo a Giovan Berardi. [5] Intenderai se la ha aúta, e lo solleciterai a fare el debito suo.
[6] Farai intendere a Giovan Berardi come iarsera se li mandò dieci some di pane, che erano pani di dua e di 4 quattrini l’uno, neri e in corbelli venti, e’ quali corbelli sono nostri, e che li rimandino; e che detti muli erano condutti dal Guidotto tavolaccino. [7] Dira’gli ancora come se gli mandò iarsera libbre 2.347 di farina in 18 sacca e sopra 6 muli medesimamente a custodia del Guidotto, e che le sacca sono de’ vetturali, e che ’ vetturali del pane e di queste farine sono pagati.
[8] Quello che si è dipoi mandato questa mattina, si scriverrà per la prima nostra a Giovan Berardi. [9] E tu scontrandolo per la via, perché ti lascerai le some addreto, ne potrai fare fede e soggiugnerai che non si manca di diligenzia di fare el possibile.
109
[1] Iohanni de Berardis et Antonio Iacomini. [2] Die vi septembris 1504.
[3] Noi vi scriverremo questa sera a comune, esistimando che tu, Giovanni, a questa ora sia arrivato in campo. [4] E rispondendo ad una lettera di te, Antonio, data iarsera, vi diciamo, quanto alle vettovaglie, che subito giunto che fu qui Francesco Serragli non si mancò di ogni sollecitudine per spignervi questa notte in costà piú pane e piú farine si potessi, e se ne mandò quel numero, di che si dette a Francesco Serragli in nota al partire suo. [5] E questa mattina dipoi se ne è mandata buona quantità, e cosí successive fareno un giorno o dua, tanto che di costà vi riordiniate; il che è necessario facciate, perché volendone trarre piú di questa terra che ’l numero detto, sarebbe impossibile. [6] Sí che di nuovo vi ricordiamo vi ordiniate voi con ogni modo e via, e atteso el provedimento nostro e quello che per te, Giovanni, è suto fatto ad Empoli, non possiamo credere vi manchi a nessun modo vettovaglie. [7] Pure, come iarsera vi si disse, quando venissi a qualche strettezza e che bisognassi alleggerirvi di bocche, potrete, sforzati nondimanco da una necessità, e non altrimenti, licenziare di cotesti operai quelli che fussino piú disutili e piú propinqui. [8] E insomma voliamo che si pigli ogni modo perché il campo non si lievi a nessun modo donde egli è, infino che questa opera sia finita in tutto. [9] E però voi arete avvertenza a questo, e penserete al presente che vettovaglie non manchino, e che di qua non vi se ne abbi piú a mandare. [10] E perché non si manchi dal canto nostro del debito, si sono mandati per questo presente cavallaro a Giuliano Lapi 300 ducati per conto delli operai, e 300 altri a Pellegrino Lorini per rimborsarlo di quelli 300 si commisse ieri che pagassi a Cosimo; sí che non mancando dal canto nostro, non mancate ancora voi. [11] E per tornare alle vettovaglie mandate di qui, facciamo intendere a te, Giovanni, come tutte si sono diritte per lettere di Francesco Guaratesi a te, e domani c’ingegnereno mandartene nota particulare. [12] Desideriamo assai che tu abbi dato tale ordine e accomandato la cosa ad uomo che ti renda buono conto.
[13] Messer Vincenzio perugino, giudice della Ruota, fu ieri a noi e comunicocci certa pratica tenuta dal signore Ian Paulo con Rinieri della Sassetta. [14] Rispondemoli che ordinassi al signore Gian Paulo ne parlassi con voi. [15] Diamovene avviso, acciò che parlandovene e trovandovi fondamento, possiate andarvi dreto, come occorrerà alla prudenzia vostra.
[16] Tu, Antonio, per questa tua ultima ci scrivi cosa che ci dispiace: e questo è che tu mostri dubitare che ’ fanti non se ne vadino, presi aranno e’ danari; a la quale cosa giudichiamo che sia ad ogni modo necessario provedere e pensare avanti si paghino di darli a chi vuoglia servire. [17] Ancora che noi crediamo che non sieno per fare una cosa di simile natura, pure è bene pensarvi e provedervi.
[18] Postscripta. [19] Eraci scordato dirvi che noi vogliamo che il ritratto del pane e delle farine che si mandono di qui, voi lo serbiate appresso di voi, e non lo rinvestiate in altro a nessun modo, perché voliamo serva a le paghette delli uomini d’arme e de’ cavalli leggeri. [20] Però lo serberete appresso di voi, e noi vi mandereno el resto. [21] Vale.
110
[1] Laurentio de Spinellis Commissario a Fivizzano. [2] Die 7 septembris 1504.
[3] Egli è stato a noi con tue lettere Ioanni Antonio da Milano: e sperando che di lui si possa cavare qualche frutto, lo abbiamo condotto con provisione di dua ducati d’oro il mese; e di piú abbia la metà delle taglie de’ prigioni che per suo ordine si pigliassino, e cosí che se gli userà qualche discrezione di piú, se si intercepessi per suo mezzo lettere che fussino di qualche importanza. [4] Confortera’lo a fare suo debito e li darai aiuto quando gli bisognassi. [5] Vale.
[6] Perché noi facciamo cavare un fosso in quel di Pisa per voltare Arno, dove bisognano assai operai, vorremo cappassi di cotesto paese 200 buoni vangatori, e’ quali subito e tutti con le vanghe andassino in campo dove, quando e’ sieno buoni, sarà dato loro ciascun dí un carlino per uno, e saranno pagati oltre a quelli dí che si adopereranno per dua altri dí, cioè uno per venire e uno per tornarsene. [7] Bisognerebbe che tu ordinassi questa cosa ad uno capo discreto, e sopra tutto che fussino buoni uomini e avessino buone vanghe e vadino subito.
111
[1] Iohanni de Berardis et Antonio Iacomino. [2] vii.
[3] Ancora che questo giorno da te, Antonio, non si abbino lettere, nondimanco stiamo di buona voglia per avere inteso per una che tu, Giovanni, ci scrivi, data ieri a Cascina, come e’ s’era fatto tale provedimento di pane, che di campo vi era suto scritto non ne mandassi piú, e che per questo ancora si cessassi el mandarne di qui. [4] La quale lettera ci fu sopra a modo grata e ci ha assai alleggerito lo animo per averci levato el sospetto che di costà potessi nascere disordine; e per averci levato fastidio, non si avendo a fare provedimento di qua: del quale provedimento non si era mancato, perché inviavamo questo dí 50 some di pane, che per lo avviso tuo si è ritenuto e renduto a’ fornai con difficultà e perdita. [5] E ci piace che ti paia avere trovato a Cascina assai buono ordine. [6] E a questa ora Pellegrino Lorini doverrà avere pagato e’ 300 ducati a Cosimo, perché iarsera se li mandorono detti 300 ducati acciò se ne rimborsassi per conto de’ fanti. [7] Né a questa parte delle vettovaglie direno altro, perché ci presupponiamo non ci avere a pensare piú, tale ordine giudichiamo che per voi si darà alla cosa. [8] E quanto alla opera, desideriamo assai che la si solleciti, e che la venuta tua, Giovanni, e el poterti valere anche della opera e del consiglio d’Alessandro dell’Albizi, abbi a partorire buon frutto; e che voi abbiate a pensare di ultimarla presto per fuggire la spesa, e’ fastidii che ci son drento e el periculo che ’l tempo guastandosi non la interrompa; el quale ci ha tanto bene servito infino a qui che noi ci abbiamo piú tosto a dolere di noi che di lui: sí che sollecitate. [9] E quanto a’ fanti, per fuggire quelli periculi, che tu, Antonio, per una tua acennasti, cioè che s’andrebbon con Dio, preso il danaio, ci parrebbe che avanti si pagassino si dessi loro el giuramento che serviranno 35 dí almeno, dopo la ricevuta di esso; e cosí pensare di gastigarne qualche uno che si fuggissi per esemplo delli altri. [10] Né per questa sera ci occorre altro né circa alle vettovaglie, né circa l’opera, né circa e’ fanti, se non che aspettiamo con desiderio d’intendere qualche buono effetto. [11] Occorreci fare intendere, a te, Giovanni, in particulare, come noi vogliamo consegni a Cosimo da Saminiato quelle 23 sacca vote che ti si mandorno piene di farina; cioè, allogata che arai la farina, gli consegnerai le sacca. [12] E noi per un’altra via liene abbiam mandate infino in 81, e di tutto ne abbiamo posto lui debitore; il che si è fatto secondo lo avviso tuo per quella tua ultima di ieri; e infino in cento sacca se li manderanno, cucite le fieno. [13] Di nuovo si replica a te Giovanni che il ritratto delle farine e del pane mandato di qui riservi appresso di te sanza rinvestirlo in altro, perché ce ne voliamo servire in parte alla paga de’ cavagli leggeri.
[14] Per conto de’ dua segatori che tu ci addimandasti per la tua di questa mattina, si è scritto al Podestà d’Empoli che te li mandi subito. [15] Ma di simil cose vorremo non essere ricerchi, sendone piú commodità ad Empoli che qui, e giudicheremo per averli che l’autorità vostra bastassi.
112
[1] Iohanni Rudolfo Commissario Castricari. [2] vii septembris 1504.
[3] Noi fareno breve risposta alle tue del primo, ii e quarto del presente comparse ultimamente, perché delli avvisi ti commendiamo, e la causa de’ Zoli e altre pratiche di costà rimettiamo alla prudenzia tua e a quello che ti se ne è scritto altre volte per questo Magistrato.
[4] Di nuovo abbiamo da dirti come per lettere di Corte de’ 26 del passato s’intende gli oratori spagnoli essere suti licenziati da quello Re, e in tutto essere rotto ogni pratica d’accordo fra Spagna e Francia, e come quello Re ha mandato certe lance verso Nerbona. [5] Avvisa per avverso che lo accordo fra lo ’mperadore e el Re di Francia è in buono termine, e che quello oratore dello Imperadore lo tiene per fatto; il che se è o non è, bisogna rimettersene a li effetti come di quello di Spagna. [6] Di verso Roma non s’intende cosa di momento. [7] E quanto alle cose di Pisa, per non lasciare alcuna parte intentata né avere mai repetizione alcuna di dire: «cosí vorremo avere fatto», si cerca di tôrre a’ Pisani el fiume d’Arno, e di già è fatto un fosso lungo dumila braccia e largo 25. [8] Debbesene fare du’ altri cosí: e’ quali fra 10 dí, servendo el tempo come serve, doverrebbono essere fatti; e dipoi si darà loro l’acqua e vedrassi che effetti partorirà; di che sarai avvisato.
113
[1] Iohan Berardi e Antonio Iacomini Commissarii in Campo. [2] Die viii septembris.
[3] Noi non rispondereno a quella che da te, Antonio, ci è suta ultimamente mandata de’ 6 dí, non vi essendo cosa che meriti altra risposta; ma rispondereno solo a quella, che voi ci scrivete a comune, di ieri, e a quella parte dove voi monstrate non essere possibile fare questa fazione securamente se non si paga almeno 1.200 uomini vivi, che vengono ad essere 400 piú di quelli che se ne era dato in nota a Pellegrino Lorini. [4] El quale avviso vostro ci ha dato dispiacere, perché è suto fuora della opinione e possibilità nostra: perché la opinione nostra era e è ancora che 800 fanti bastino a defendersi da ’ Pisani in cotesta fazione, sendo bastati 1.500 quando eri con la metà manco cavalli non sete costí. [5] E se voi avete a fare tre fazioni, come voi dite, e’ Pisani non sono tanti in numero che vi possino assaltare in tutti a tre e’ luoghi ad un tratto; e assaltandovi in uno luogo, le fazioni non si fanno sí discosto l’una da l’altra che l’una non possa soccorrere l’altra. [6] Dipoi voi avete, donde voi potete essere assaltati, da l’un de’ lati Arno e da l’altro el fosso che voi lavorate, el quale vi doverrebbe fare assai buona sbarra; tale che come è detto, trovandovi tanti cavalli, non sappiamo perché 800 fanti vivi non bastino, in modo che la domanda vostra viene ad essere al tutto fuori di quello che noi c’eravamo presupposti. [7] E quanto alla possibilità non ve lo narrereno altrimenti, sappiendo voi el tutto. [8] Nondimanco el desiderio che noi abbiamo che la opera si conduca e che la vada avanti, favorita da ogni parte, siamo deliberati di restare contenti di rimanere ingannati dalla opinione nostra, e cosí di vincere ogni difficultà in quanto ci è possibile. [9] E però abbiamo ordinato di mandarvi domani ad ogni modo tanti danari che voi possiate soldare ancora dugento fanti vivi, e li metterete sotto quelli connestaboli che per la nostra di domani vi scriverreno. [10] E cosí si potrà servire cotesto capo di mille fanti vivi, ma è necessario che voi facciate conto che vi bastino e che sieno sufficienti a stare in su cotesta fazione; e che come noi abbiamo vinto le difficultà nostre per accrescervi questo numero, cosí voi vinciate le vostre per fare l’opera mancando del numero da voi disegnato. [11] E dove le forze in qualche parte mancassino, bisogna sopperire con la virtú e con lo ingegno. [12] Né per altra cagione si eleggono nel condurre e’ soldati uomini di esperienza e di nome, se non perché la reputazione loro favorisca in modo le imprese che in tutte non si abbia a fare pruova né esperimento della forza. [13] È necessario addunque che la virtú di cotesti signori condottieri in questo caso si dimostri, e che voi con la vostra prudenzia l’aiutiate, perché da noi è impossibile trarne piú forze che le predette. [14] Siamo certissimi che voi non mancherete ad alcuna cosa, e che per la prima vostra intendereno essere dato buono ordine a tutto; e di nuovo vi ricordiamo come egli è impossibile gravarci di piú spesa.
[15] Con piacere abbiamo inteso come voi avete trovato el terreno continuamente piú basso. [16] Attendiamo ora con desiderio che cotesto primo canale sia finito, e che voi ci scriviate come sia da procedere per avanti. [17] Né vi ricordiamo el fare sollecitare gli operai, giudicando che per voi medesimi non ne manchiate. [18] Bene valete.
114
[1] Al Podestà di Montevarchi Iacopo di Niccolò Cini. [2] Die viiii septembris 1504.
[3] Manderai subito al Magistrato nostro un Neri costí da Montevarchi, maestro di pescaie, che si torna con Piero Nachianti, e li dirai che meni seco tre uomini usi a lavorare in su le pescaie e che s’intendino bene di tale opera. [4] Farai che venga subito con detti compagni e che lasci indreto ogni altra impresa, perché lo voliamo operare in cosa onorevole e utile per lui. [5] Vale.
115
[1] Iohanni Berardi Commissario in Castris. [2] Die viiii septembris.
[3] Ancora che scrivendoti a comune con Antonio non occorressi scriverti altrimenti, nondimanco per piú satisfazione nostra e per ogni altro conto ti scriverreno questa in particulare. [4] E di nuovo ti facciamo intendere come egli è necessario che con la prudenzia tua si faccia dua cose: l’una, che quelli mille fanti bastino, secondo che per la a comune vi si scrive; l’altra, che cotesta opera d’Arno si aceleri, perché circa e’ fanti, e’ sarebbe volere risucitare un morto chi credessi che si potessi passare quel numero. [5] E circa l’opera, ci pare tuttavia vedere o tempo o altro che ce la interrompa. [6] E ci piace sommamente che voi vi siate resoluti fare un altro fosso e non piú; ma ti ricordiamo che si faccia l’abboccatura loro a tempo, che l’abbi piú tosto ad aspettare el fosso che el fosso aspetti lei; perché iudichiamo, fatta tale abboccatura, si possa poi ogni volta, sopravvenendo un caso, dare subito l’acqua al fosso, che non sendo fatta non si potrebbe fare cosí. [7] In somma noi desideriamo che si avanzi tempo in ogni cosa, e che tu avanti el tuo partire pensi e calcoli tutte quelle cose che raguardono a questo, e le facci mettere in opera iuxta la possibilità tua. [8] Tu intendi el desiderio nostro e la cagione che ci muove: non mancare di quello ofizio di che debbe abbundare qualunque amorevole cittadino come se’ tu.
[9] In questa sarà un’altra di mano di Francesco Quaratesi di tutte quelle cose e vettovaglie ti si sono diritte. [10] Rinscontera’le e farai che ’l comune ne rivega suo conto, e darai avviso di quelle arai ricevute.
116
[1] Iuliano de Lapis. [2] Dicta die.
[3] Per la tua di ieri intendiamo largamente tutto quello scrivi della opera, il che ci è piaciuto assai avere inteso; e massime quella parte dove tu fai la cosa piú riuscibile, per il livello ultimamente fatto, che la non era suta giudicata prima, il che ci ha fatto crescere l’animo. [4] E per satisfare in parte a quello che tu ci domandi, abbiamo scritto a tutti e’ luoghi donde infino a qui si sono tratti gli operai, che ciascuno te ne mandi cento di nuovo; e a ser Raffaello Fedini si scrive che ne vadia subito a Pistoia e ne provega di 200 altri per cambiarli con quelli Pistolesi che fussino o stracchi o infermi. [5] A Montevarchi si è ancora scritto per quello Neri, e commissogli che subito con 3 intendenti di pescaie venga a noi, e arrivati gli mandereno costà; ancora ad Alessandro delli Albizi si scrive sia contento soprassedere costí, e quando pure non possa, vi lasci ad ogni modo Iulio suo fratello. [6] Presentera’lli la lettera che fia alligata a questa, e lo conforterai a fare una delle dua cose sanza manco. [7] E circa el mandare di qua 4 sollecitatori, ti rispondiamo quello medesimo ti si è scritto per altre: che tu ti vaglia di quelli uomini puoi costà, pagandoli; e ci maravigliamo che fra tanto numero di uomini e co’ danari in mano non possa trovare chi ti serva a simile cosa. [8] E cosí, quanto a’ carri, non crediamo che se ne trovi cento nel dominio nostro; e però vedrai di fare con quelle cassette e in nel modo cominciato el meglio si può. [9] Altro non abbiamo che dirti, se non che tu solleciti l’opera e non manchi di quella diligenzia si conviene, e che tu se’ consueto. [10] Vale.
117
[1] Iuliano Lapio. [2] Die x septembris 1504.
[3] Questa sera abbiamo ricevuta l’ultima tua di ieri, per la quale ci avvisi lungamente dell’opera del primo fosso e del principio del secondo; circa a che noi non ti direno alcuno particulare né dello sboccare l’acqua nel primo, né del tirare innanzi piú una cosa che un’altra, perché crediamo che avendo tutto calculato Giovan Berardi, abbiate concluso seco come sia da procedere. [4] E noi, avanti vi commettiamo alcuna cosa certa, aspettereno la tornata sua per intenderlo a bocca, e conoscere da lui quello che sia da fare. [5] Solo vi direno per al presente in genere che noi siamo desiderosissimi che l’opera si acceleri e tirisi innanzi, e parci che sia d’avanzare tempo di cominciare a condurre pali e fascine e sassi in su l’opera della pescaia, acciò non si abbi se non a mettervi mano quando avete deliberato di cominciarla. [6] Desiderremo ancora che uno di cotesti fossi almanco si conducessi infino a Stagno, tanto fondo che una barca, che del mare entrassi in Stagno, potessi dipoi di Stagno entrare nel fosso, e del fosso in Arno, e cosí si potessi per quella via condurre le mercatanzie nostre. [7] Piaceci sommamente quello ordine che si è preso che cotesti condottieri e capi di colonnello piglino ciascuno a sollecitare e condurre una parte di cotesto lavoro, il che siamo certi darà assai favore a l’opera; e per inanimire la cosa, se ne scrive ancora ad Antonio Iacomini.
[8] Iarsera scrivemo ad Alessandro degli Albizi e mandossi la lettera sotto le tua, e se li commisse si fermassi costí o ordinassi ad Iulio che vi stessi lui. [9] Potrai darli la lettera, e lui doverrà ubbidire; e noi fareno d’avere Iulio innanzi; e non potendo soprassedere costí Alessandro, mandereno in costà lui. [10] De’ capomaestri e altre cose chieste ti si scrisse iarsera. [11] Né per questa ci occorre altro, salvo che questa sera si lega 300 ducati, e domattina ti si manderanno per un cavallaro nostro, el quale partirà avanti dí.
118
[1] Antonio Tebalduccio et Iuliano de Lapis, mutatis et etc. [2] Die xi septembris 1504.
[3] Noi abbiamo questa sera ricevuto una tua di ieri: e veduto quanto tu mostri essere necessario che Alessandro delli Albizi si fermi costà, ci è suto sommamente grato avere anticipato con le lettere, perché gli scrivemo tre dí sono e lo pregamo fussi contento soprassedere costí in su l’opera o farvi restare Iulio, suo fratello; a che lui responde questa sera e si offera volere fare ogni cosa; e noi per mantenervelo li scriviamo l’alligata di nuovo, e stiamo di buona voglia che lui non sia per partire. [4] Quanto alle asse che debbono venire da Empoli, questa mattina si scrisse subito a quello podestà e si sollecitò a mandarle, in modo che noi ci persuadiamo non mancherà, ancora che di già ne debbe essere comparsa buona parte. [5] E circa a provedere gli operai, iarsera ti si mandò 300 ducati, e domani ti si manderà ad ogni modo degli altri.
[6] La paghetta delle gente dell’arme e la paga di Livorno si lega questa sera, e si manderà domattina ad ogni modo: e partirà avanti giorno el cavallaro. [7] E quella de’ cavalli leggeri s’ordina tuttavia né mancherassi provederli in modo che non si dorranno di noi.
[8] Tu ci scrivi che messer Criaco non vuole rimanere, e che ’l Conte Checco è qui ammalato; e per questo le compagnie restono sanza capo, né sai come governartene. [9] A che ti si risponde che del Conte noi sapevamo, e lui averà ordinato chi debbi governare la sua compagnia, della quale vogliamo se ne facci governatore chi lui vorrà. [10] E quanto a messer Criaco, quando e’ voglia licenza, lo contenterai e potrai dare alla sua compagnia un governo secondo la voglia sua, con provisione nondimanco onesta. [11] E perché e’ ci è suto raccomandato, per parte del signore Gian Paulo, Meo da Castiglione, e oltre a questo si truova qui Sarra da Citerna, amico della città, desiderremo che all’uno e l’altro di costoro si satisfacessi; e però potrai – quando del numero de’ dugento fanti che si sono ultimamente ordinati e’ non potessino essere satisfatti, perché a Gianmelus, Iuliano del Caccia e Stefano Tarugi non si manchi – satisfare a’ predetti dua di metterli per capi della compagnia predetta di messer Criaco; perché, come è detto, desiderremo che non rimanessino indreto.
[12] E’ ci piace assai che tu abbi ordinato che si facci quella cavalcata in Val di Serchio, per molte cagioni: l’una, per vedere se si possono dannificare e’ nimici; l’altra, perché con questa occasione si rifornisca Libbrafatta; la terza, perché andando buona parte di coteste genti in Val di Serchio e voi rimanendo costí securi, stiamo di buona voglia che voi vi starete etiam securi con tutto el campo.
[13] Colombino è uomo intendentissimo di cotesto mestiero delle acque, ma è persona rimessa e che in tanta moltitudine di uomini e di faccende facilmente pare che non comparisca; ma è necessario, conosciute le qualità sua, animarlo e non li tôrre cuore. [14] Diciamoti questo, acciò che conoscendolo tu come noi possa secondare la natura sua e metterli animo quando bisogna. [15] Bene vale.
[16] A Giuliano Lapi.
[17] Questo dí sono venuti quelli tre maestri con Nanni da Montevarchi, e’ quali 2 giorni sono ci addimandasti. [18] Èssegli dato un ducato per uno, come per altra questo dí ti si è scritto. [19] E poi che tu ti acconci a provederti costà di 4 sollecitatori e indirizzatori della opera, ci piace assai perché siamo della medesima opinione ti si scrisse: che fussi meglio provedelli costí che qui. [20] Non essendo tornato ancora Giovan Berardi, non ti possiamo dire alcuna cosa particulare della opera; commettiamoti solo questo: che usi diligenzia grande in tirarla innanzi e fare tutte quelle cose ragionasti con Giovanni Berardi, e con sollecitudine, acciò che, poiché il tempo ci serve per la grazia d’Iddio, noi non ci abbiamo a dolere di noi medesimi. [21] Vale.
119
[1] Neri Acciaioli Capitano di Cortona. [2] xi septembris.
[3] E’ sarà in questa inclusa una nota di danni suti fatti al signore Gian Paulo da certi fuoriusciti perugini che si riducono in sul nostro. [4] Voliamo ritruovi la verità della cosa, e ordini, se a Gian Paulo è suto tolto alcuna cosa, tu la facci restituire; e dall’altro canto sturerai gli orecchi a chi ha fatto simil cosa, che noi non la intendiamo cosí, perché sendo detto signore soldato nostro e pagato per fare riguardare noi, voliamo etiam fare riguardare lui, e massime da chi abita e’ nostri paesi; e ci darai notizia appunto de’ meriti di questa cosa.
[5] Quanto alla tua lettera de’ 9 comparsa oggi, voliamo, la prima cosa, che con li 16 ducati hai riscossi da Giovanni del guasto, facci di avere e’ buoi da quel Piero Nachianti, e lo forzerai a restituirli, riavendo el costo suo; o, non potendo tu, lo scriverrai a noi o chi lo potessi constringere; e avendo questi buoi, vedrai che la restituzione delle bestie tolte si faccino hinc inde. [6] E perché tu di’ che quel commissario sanese chiede dieci ducati per le spese, parendoci che sia fuora dello onesto, gli risponderai che o lui e e’ Signori suoi desiderano che si viva in pace o e quando e’ desiderino che non si viva in pace a cotesti confini, si può fare sanza ragionare di restituizione; ma desiderando la concordia, come è ragionevole e utile per ognuno, non è la via volere che li sieno fatte buone le spese d’una ruberia fatta; perché se si farà ad usare questi termini tu arai il modo a sciorre cani assai che con fatica si tengono legati. [7] E cosí verrai destramente mostrandogli l’errore suo e maneggiando la cosa saviamente, perché la si componga sanza disavantaggio d’altri, e del successo ci avviserai.
120
[1] Antonio Iacomino Tebalduccio Commissario generali in Castris. [2] xiiii septembris.
[3] Non avendo questo giorno tue lettere, saremo brevissimi: solo questa ti scriverreno per non mancare della consuetudine nostra di scriverti ciascuno giorno. [4] Né ci occorre altro che sollecitarti a sollecitare tutti cotesti capi che conducono l’opera, perché ci pare invero che la vada molto in lungo, e desideriamo assai di vederla in termine che, guastandosi el tempo, non si porti periculo di avere gittato via e’ danari si sono spesi. [5] Manderassi domani ad ogni modo danai per conto degli operai. [6] Vale.
121
[1] Al signore Don Dimas. [2] Dicta die.
[3] Iarsera si rispose ad una della Signoria vostra de’ xii dí, per la quale ci avvisava della nave presa; non abbiamo dipoi lettere da quella. [4] Desideriamo bene intendere che detta nave sia arrivata in Livorno a salvamento, e non solamente ne sta con desiderio grande el nostro Magistrato, ma ancora tutta questa città.
[5] La paga della Signoria vostra per qualche rispetto non si è possuta mandare oggi, come iarsera si scrisse; manderemola lunedí sanza manco. [6] Né ci resta che scrivere altro a vostra Signoria, salvo pregarla che continuamente, come fa e ha fatto, vegga di offendere e’ Pisani e chi li favorisce. [7] E le ricordiamo quelli brigantini che dovéno partire di Calavria carichi di sete per a Genova, e cosí li altri legni carichi di grano che dovéno venire appresso alla nave presa, perché desiderremo che tutti avessino el medesimo fine. [8] E ci offeriamo alla Signoria vostra.
122
[1] Antonio Iacomino Tebalduccio. [2] Die xvi septembris 1504.
[3] Con dispiacere grande abbiamo inteso la malattia tua, perché avendo sempre iudicato l’opera tua necessaria nelli eserciti nostri, al presente la iudicavamo necessariissima. [4] Pure, sendo desiderosi di salvare e’ nostri cittadini e non li affaticare sanza nostra utilità e con loro danno, abbiamo eletto per tuo successore Tommaso Tosinghi, el quale partirà sanza manco veruno questa sera o domattina. [5] Desiderremo, nonostante la venuta sua costà, che tu fussi in termine vi potessi soprassedere almanco infino a tanto che questa opera fussi fornita; pure, quando el male non te lo permetta, siamo contenti pigli ogni tua commodità, e dopo la giunta di Tommaso prefato te ne venga a tua posta. [6] E questa lettera ti si manda avanti la partita di Tommaso detto, acciò sappia la deliberazione nostra e te ne serva secondo el bisogno tuo. [7] Vale.
123
[1] Iuliano de Lapis Commissario generali in Castris. [2] Vale.
[3] Rispondendo a questa tua di ieri, approviamo assai l’ordine dato da te per ricordo d’Alessandro degli Albizi, di dare in somma a li uomini l’opera di questo secondo fosso; e cosí approverreno sempre ogni altra deliberazione vostra, presupponendola prudente e fatta per apprestare e accelerare l’opera. [4] Quanto allo sboccare, vi ricordereno quello che a noi occorre, ancora che iarsera vi dicessimo el medesimo: e questo è che detta sboccatura de’ fossi si faccia piú larga si può, acciò che abboccando piú acqua, la facci maggiore empito e piú presto si allarghi la via; e essendo ancora piú larga detta sboccatura, si possa con piú difficultà pensare per li inimici di riturarla con pescaie o altro. [5] Come iarsera vi si disse, noi non vogliamo che le commissioni nostre vi retardino un punto dal disegno e opere vostre, perché sendo voi costà in sul fatto, pensiamo che intendete e considerate tutto; e noi siamo contenti di accomodarci alle opinione vostre; e però de’ ricordi nostri piglierete quel che vi tornerà commodo, e nell’altre cose seguirete quanto avete disegnato. [6] Quanto alla malattia del Commissario, non ci potrebbe essere piú dispiaciuta. [7] E perché costà non segua disordine e perché noi prestiamo fede alle lettere tua e a quelle che Antonio ci scrive, abbiamo deputato in suo luogo Tommaso Tosinghi el quale partirà domattina sanza manco.
[8] E’ si scrisse a dí ix a Livorno e si mandorono per cotesta via; intendiamo come le sono capitate male. [9] Desiderremo ci scrivessi se cosí è la verità, perché ne possiamo mandare la copia.
124
[1] Tommae de Tosinghis et Antonio Iacomino. [2] Die xvii septembris.
[3] Poi che tu, Antonio, scrivesti questa tua ultima di ieri, sarà comparso costí Tommaso Tosinghi e il signore Gian Paulo; el quale Tommaso si manda per potere amministrare cotesto esercito o insieme con teco o in tua assenzia, quando el male tuo fussi di qualità che ti necessitassi al partire, come piú largamente per duplicate ieri ti si scrisse. [4] E quanto al fare risposta a queste tue ultime, non occorre altro se non che qui si desidera assai che cotesta opera si rechi a fine. [5] E benché noi siamo certi che per voi non si ha a mancare di alcuna cosa, tamen ve lo ricordereno per ogni lettera, e tanto piú quando noi veggiamo il tempo indirizzarsi piú fuora de’ propositi nostri che altrimenti. [6] A Giuliano Lapi si manda danari per il presente cavallaro; e cosí dal canto nostro non si resterà a fare alcuna cosa.
[7] Dispiaceci non avere nuova della nave, ancora che noi non possiamo credere non si sia salvata in qualche luogo. [8] E non sendo tornate anche le galee, stimiamo che le sieno in conserva di quella; quando costí se ne scoprissi alcuna cosa, ci fia gratissimo ce ne avvisiate in diligenzia. [9] Valete.
[10] Perché 4 dí fa si scrisse certe lettere a Don Dimas capitano delle galee nostre e per quelle gli significavamo come se li manderebbe la paga subito, le quali lettere intendiamo essere sute prese da’ Pisani, ci pare necessario che si ordini in modo nel mandare detta paga da Cascina e Livorno che la vadia secura, perché fra dua dí si manderà.
125
[1] Giuliano de Lapis. [2] Die xvii septembris.
[3] Non ci scrivendo tu per questa tua di ieri di avere ancora sboccato il primo canale, né ci scrivendo ancora quando tu credi si possa sboccare, giudichiamo che questa acqua che è venuta stanotte non sarà attempo ad entrare in detta sboccatura; il che giudicavamo a proposito, acciò che avendo a dare l’acqua, dandosi con maggiore empito, pensavamo la si facessi la via piú facilmente. [4] Crediamo nondimanco che per voi si facci el possibile e cosí si ordini e tirisi innanzi ogni cosa maturamente e che sia a proposito dell’opera; nondimanco non possiamo fare di non ricordarvi quello ci occorre, rimettendocene sempre a voi; e come ieri ti si disse lo avere dato in somma a lavorare il fosso ci piace, sperandone quello frutto che tu e Alessandro ne promettete. [5] Né ci occorre altro, se non di nuovo sollecitarti acciò che venendo un tempo contrario, l’opera non si rimanga imperfetta; e però sollecitare e dare opera di ridurre la sboccatura in termine da potere ricevere bene la prima piena che viene, perché ogni ora ci pare mill’anni di vedere quello che fa l’acqua. [6] Per il presente cavallaro ti si manda 300 ducati d’oro o piú, come vedrai per la lettera del depositario, per posserne pagare cotesti operai.
126
[1] Iohanni Ridolfi Commissario Castricari. [2] Die xvii septembris.
[3] Avendo conosciuto per molte tue lettere come el caso de’ Zoli con cotesti nostri di Castracaro è in termine da non sperarne accordo per via di pratiche, e essendo dall’altra parte sollecitati a farci qualche rimedio e provedere che scandoli e tumulti non seguino, siamo deliberati di tentare dua remedii, sperando quando e’ sieno esequiti con quella prudenzia che tu suoli, che possino essere causa di fare che e’ Zoli sieno piú facili a lo accordo. [4] E però t’imponiamo che subito facci, o per bando o come ti parrà altrimenti, pubblicare che nessuno nostro suddito, di qualunque grado o qualità si sia, non ardisca o presumma sotto gravissime pene, come a te parrà, di dare aiuto di alcuna ragione a detti Zoli, né ricettarli o riceverli, loro o loro amici, per alcuno modo o sotto alcuno quesito colore; e potrai nel principio del bando significare come questo si fa per fuggire ogni occasione di scandolo, e perché nessuna delle parti abbi occasione di nuocere a l’altra. [5] E quando intendessi, messo che arai questo bando, che alcuno contraffacessi, vedrai di farne qualche evidente demostrazione e esemplare a gli altri. [6] La seconda cosa vogliamo facci, è che tu constringa per ogni via oportuna quelli sodatori della triegua rotta a pagare la pena secondo l’obbligo; e constringnerai massime quelle quattro ultime securtà, e’ nomi de’ quali saranno inclusi in questa; e t’ingegnerai di metterli in modo a stretta, che quelli per chi e’ sodorno sieno necessitati a piegarsi per liberarli. [7] E in queste due cose userai diligenzia e avviserai.
[8] E’ ci è fatto intendere come e’ si trova in cotesta terra e all’intorno buon numero di forestieri, e’ quali sono sempre disutili, ma in questo tempo, rispetto alla carestia, sono disutilissimi. [9] E pigliando esemplo da’ vicini nostri, che si sono scaricati di simili brigate, saremo vòlti al mandarli via in ogni modo. [10] Pure, non volendo fare alcuna cosa contro alla pietà, voliamo usi diligenzia di ritrovagli; e ci manderai per nota chi e’ sieno, che qualità e condizioni sieno le loro, quanto tempo è che vennono ad abitare in sul nostro, che arte faccino e come a te paressi da governarla, acciò che conosciuti loro e intesa l’opinione tua, ce ne possiamo risolvere. [11] Vale.
127
[1] Giovanni Ridolfi Commissario di Romagna. [2] Die xviii iunii 1504.
[3] Perché egli è sempre nelle cose di stato piú prudenzia essere facili al credere quello che s’intende li possa tornare danno, iudichiamo non essere inconveniente, anzi essere al tutto necessario darti notizia di alcuni andamenti si ritrae farsi in Modigliana, e in preiudizio dello stato nostro. [4] E’ ci è fatto intendere come alcune famiglie abitanti in Modigliana, o quivi all’intorno, tengono stretta pratica con Dionigi di Naldo di torci Modigliana di furto; e sperano potere fare questo facilmente col favore di Dionisi come si è detto, e etiam con le spalle che potrebbono fare loro e’ vicini nostri, che sono della natura che tu sai. [5] Aggiugnesi a questo che s’intende come el dí del mercato convengono in Modigliana molte gente armate che di tutti e’ luoghi convicini vi concorrono: la quale cosa sarebbe per dare grande occasione e facilità a chi disegnassi offenderci. [6] Desiderando addunque tôrre l’occasione a chi volessi malignare e a noi levare el sospetto di potere essere offesi, ti mandiamo inclusa in questa una nota di quelli uomini e famiglie ci sono suti notificati che tenghino dette pratiche; e vogliamo che subito ti transferisca personalmente a Modigliana e consideri bene la qualità di questi uomini ti mandiamo in nota, esaminando che esercizii faccino, con chi si travaglino, dove e’ pratichino, che parentadi abbino e dove; e parendoti che le qualità loro e loro andamenti fussino tali che se ne potessi temere un simile disordine, ci farai drento tutte quelle provisioni che ti parranno necessarie e che occorreranno alla prudenzia tua, avendo avvertenza di non li fare sospetti sanza potersene assicurare o notarli sanza loro colpa, perché potria molto bene essere che questo sospetto di loro fusse messo da chi tenessi inimicizia con quelli; e però è necessario che tu usi quella prudenzia che tu se’ consueto usare nell’altre tue commissioni. [7] E cosí, esaminato che arai donde potessino nascere li ’nganni e pensato a’ rimedii, esaminerai anche in che modo si potessino fare, e considerrai che ordine si tiene in quello luogo el dí del mercato, e se ciascuno vi può venire con le armi. [8] E per tòrre via queste occasioni, ci pare che tu faccia ad ogni modo uno de’ dua rimedii: cioè o che tu ordini che ’l mercato si facci fuori della terra sotto colore di evitare la peste etc., o quando questo ti paressi da fare confusione, almanco ordinerai che nessuno, o nostro suddito o altro, possa entrare nella terra con l’arme, faccendo fare le guardie alle porte in modo che si osservi; e una di queste due cose ci pare da fare sanza manco veruno. [9] Esaminerai oltra di questo la fortezza e intenderai come el castellano si porti, come si faccino le guardie e le qualità de’ provigionati, non mancando di conoscere le qualità e pratiche loro; e trovandone alcuno sospetto, vi rimedierai o col darne avviso a’ Capitani di Parte o con el rimuoverlo, quando cosí ti paressi. [10] E perché tu possa meglio esequire questa commissione, si è ordinato a Baccio da San Godenzo ti venga a trovare, e tu ti potrai servire della opera sua. [11] Noi conosciamo che sarebbe suto abbastanza darti semplicemente lo avviso di questa cosa e lasciarne poi seguire gli ordini tuoi; tamen, per il debito dello ofizio nostro, aviamo voluto significarti quello ci occorre, il che tu esequirai con la tua solita prudenzia e ci avviserai di quanto arai ritratto o proveduto.
[12] La paga al connestabole di Monte Poggiolo e a quello di Marradi si manderà fra oggi e domani infallanter.
[13] Postscripta. [14] E’ ti si manda per il Campano, nostro cavallaro, ducati 37 d’oro e lire una per la paga di Cicalino. [15] La quale, rassegnato l’arai, li pagherai, essendo tratto ducati 2: ebbeli Bastiano di Giovanni da Volterra, suo compagno qui.
[16] Non partirai da Modigliana sanza commissione nostra.
128
[1] Iuliano de Lapis Commissario etc. [2] Die xviii septembris.
[3] Per questa tua data ieri intendiamo quanto ci avvisi del fosso; e benché noi aspettassimo d’intendere che fussi sboccato, nondimanco crediamo che oggi arà aúto lo effetto, perché ne stiamo in aspettazione, giudicandolo necessario, sendo in tempo che ogni dí può venire una piena; la quale quando venissi grossa e non trovassi dove sfogare, doverrebbe ragionevolmente fare danno alla pescaia. [4] Ricordiamoti ancora che si faccia piú larga la sboccatura si può, e cosí sollecitare la pescaria e l’altro fosso per levarci da spesa e da noia; dove non mancherai di diligenzia e sollecitudine.
[5] Quanto all’asse, si è scritto al Podestà d’Empoli te ne mandi quelle che tu gli chiedi, e non piú né manco, e tu pagherai quelle di che tu arai bisogno e non piú.
[6] Quanto alle ritorte e a’ pali, ti si manda in questa una diritta alli uomini di Bientina che li sollecita all’una e l’altra di queste dua provisoni; mandera’le loro e li solleciterai.
[7] Quanto al pane, si è scritto di nuovo a Cosimo da Saminiato e sollecitato a provedere, ancora che lui ci scriva che non si dubiti. [8] Di nuovo ti ricordiamo el sollecitare, perché nel differire e allungare l’opera si può correre molti periculi che la interrompino.
129
[1] Giuliano Lapi. [2] Die xx septembris 1504.
[3] Per questa tua ultima di ieri intendiamo quello che tu ci di’ del fosso; e se questo dí dopo mille promesse di dí in dí e’ sarà sboccato, ci fia grato; quanto che no, sanza starne in altra speranza, crederreno ad ogni modo che voi abbiate fatto e facciate el possibile. [4] E perché tu di’ che costí si era pensato di sboccare el secondo fosso in quel modo che si sarà sboccato questo primo, e dipoi recare in isola quel terreno che fra l’una e l’altra bocca del fosso si era disegnato votare secondo el disegno fatto quando era costí Giovan Berardi, avendo in questo caso a dire l’opinione nostra, ci piaceva piú quel primo disegno che questo ultimo. [5] Perché entrando Arno per due vie, e l’una e l’altra non molto larga, non crediamo che gli entri con quello impeto che farebbe quando se gli facessi una scarsella secondo el primo modo. [6] Oltre a di questo, se venissi accidente veruno che si disordinassi la pescaia che si fa, sarebbe piú facile assai a’ Pisani el rimettere Arno nel corso suo quando avessino a riturare solum dua bocche, e piccole, che se li avessino a fare una tura di quella lunghezza che sarebbe lo spazio fra la bocca dell’uno e l’altro fosso, quando e’ fussi netto; pure quando le difficultà dell’opere o altre cagioni che non s’intendono vi forzassino a pigliare questo ultimo partito che tu scrivi, ce ne rimettereno a voi, e a noi basterà solo avervene replicato l’opinione nostra.
[7] Questa sera ti si manda 400 ducati d’oro in grossi, de’ quali ti servirai per conto delli operai. [8] E perché noi intendiamo cotesti mulattieri morirsi di fame, voliamo, e cosí ti comandiamo, di detti danari dia e paghi a’ mulattieri che servono costí in campo, e a Libbrafatta, dua ducati d’oro in oro per ciascuno mulo. [9] Màndatisi questa sera 40 ronconi e quelli succhiegli ci hai addomandati, e si è ordinato si posino a Cascina, donde tu gli farai levare per condurli securamente.
[10] A Cosimo si è di nuovo riscritto, e voi anche lo solleciterete. [11] Bene vale.
130
[1] Cosimo de Saminiato. [2] xx septembris.
[3] Qualunque volta dal commissario di campo ci sarà monstro che quel nostro esercito porti periculo di mancare di pane, sareno ancora noi forzati, nonostante che altra volta te ne avessimo scritto, a riscrivertene. [4] E ti diciamo che noi dormiamo in questo caso sotto le spalle tua, e che bisogna per questo che tu non dorma, perché d’un disordine ne risulterebbe quelli danni alla Repubblica che tu conosci, e sarebbono con quelli carichi di chi ne avessi la cura che tu puoi comprendere. [5] Né multiplichereno in altre parole, giudicandole superflue; ricordiamoti solo el tenere appresso di te quelli ritratti della vettovaglia d’Empoli e di Firenze nel modo che altra volta ti si scrisse.
131
[1] Vicariis Lari, Vallis Elsae, Sancti Iohannis, Piscie, Mugelli. [2] Pro 100 operariis. [3] Die xx septembris.
[4] E’ ti si scrisse a dí 17 mandassi 100 operai in campo oltre a quelli vi avevi mandati infino a quel dí. [5] E perché quelli Commissarii ci scrivono che gli è necessario scambiare quelli che vi sono, ti scriviamo la presente e t’imponiamo mandi ad ogni modo detti cento operai, quando tu non li abbi mandati; e quando gli avessi mandati, ad ogni modo di qui a 4 giorni ne manderai altri cento, perché li stracchi di cotesto vicariato si possino scambiare. [6] Fa’ che li abbino tutti le vanghe, e buone, e manda con loro o un tuo cavallaro o tuo ofiziale. [7] Usa ogni estrema diligenzia in questo caso, perché e’ sono pagati da noi, come tu sai.
[8] Al Vicario di Saminiato si scrisse detto dí nella medesima sentenzia.
132
[1] Iuliano de Lapis Commissario etc. [2] Die 21 septembris 1504.
[3] Per due tue questo dí si è inteso quello che tu scrivi circa la sboccatura d’Arno, e intendiamo le cagioni che ti hanno mosso e muovono al differirlo. [4] A che noi replichereno all’incontro quello che ci occorre, perché a noi è sempre parso e ancora pare che per ogni respetto el fosso stessi meglio sboccato che lasciandolo cosí: la prima perché la pescaia si potrebbe lavorare piú facilmente, la seconda perché venendo piena e entrando nel fosso alcuna quantità d’acqua e la sboccatura non fussi finita a fatto, verrebbe a non si potere piú fornire, e cosí a rimanere il fosso imperfetto, restandovi l’abboccatura in buona parte occupata dal terreno. [5] Giudichiamo ancora, sboccandosi il fosso, che ’l campo rimanessi piú securo che stando cosí; tale che tutte queste ragioni ci fanno piú tosto desiderare che e’ si sbocchi, che si lasci stare altrimenti e in quel modo scrivete. [6] Facci dubitare questa vostra dilazione che ’l fondo del fosso non sia piú alto che ’l fondo d’Arno; il che quando fussi, farebbe cattivi effetti e secondo noi non si verrebbe al fine del desiderio nostro. [7] E in questo caso sarebbe bene da desiderare di sboccarlo con una piena, e da pensare che sboccandolo con l’acque basse e’ non facessi molto effetto. [8] E però noi desiderremo intendere questa bassezza come la è, e se el fondo d’Arno è piú basso o piú alto del fondo del fosso; e se el fondo del fosso fussi piú alto del fondo d’Arno, giudicheremo che fussi bene rimediarvi. [9] E però ci scriverrete come la cosa vadia o che rimedii ci sieno, e penserete, come si è detto, di accelerare la cosa per ogni via potrete. [10] E quanto a li uomini, e’ non è possibile che noi facciamo altro ci abbiamo fatto infino a qui; e ogni dí si è scritto a questi vicarii e questa mattina si scrisse a Volterra, Ripomerance e Campiglia, e a ciascuno si commisse ne mandassino dugento; risolleciterelli ad ogni ora, e voi non licenzierete di cotesti sanza li scambi.
[11] Quanto alli danari per li uomini di Bientina, non te ne possiamo rispondere questa sera; farello domani, e per questa ti si dice che se tu puoi differire el dare loro danari alla risposta nostra, lo faccia. [12] Ma quando vedessi che gli avessi a tardare l’opera non li dando, ne darai loro qualche parte di quella somma che tu scrivi; ma ci sarà caro ne aspetti un’altra risposta nostra.
133
[1] Al signore Don Dimas. [2] Die 21 septembris.
[3] Questo dí circa 24 ore comparse una lettera di vostra Signoria de’ 19 dí, data appresso a Piombino, e poco dipoi sopravvenne un’altra vostra de’ 18 data in Porto Fangoso. [4] E con piacere abbiamo visto tali lettere, perché stavamo con desiderio di avere nuove della Signoria vostra. [5] E per rispondere al capo principale di dette vostre lettere e che importa piú, vostra Signoria arà dipoi per uomo espresso inteso come la nave presa è ridutta nel porto di Villafranca. [6] E perché noi desideriamo sopra ogni altra cosa che detta nave si conduca nel porto nostro di Livorno, vorremo che vostra Signoria pensassi tutti quelli modi e vie che facessino a questo effetto di condurla presto e salva, perché vorremo si abbottinassi nel nostro porto. [7] E come per altra vi si è scritto, sareno di tutti quelli grani e d’ogni altra cosa che vostra Signoria non voglia per suo uso iusti comperatori; e a fare questo effetto di condurre detta nave nel porto nostro, siamo contenti vostra Signoria con le sue galee si parta di cotesti mari e vadia a Villafranca e in qualunque altro luogo intenderà essere detta nave. [8] Ricordiamovi bene el tornare con piú celerità potrete, perché continuamente si ritrae che di Sicilia e del Reame son partiti e son per partire navi e altri legni carichi di grani e di sete e d’altre mercatanzie, sí che la opera di vostra Signoria è in cotesti mari necessaria. [9] Ma abbiamo tanto desiderio che la nave presa si conduca nel porto nostro, che noi siamo contenti vostra Signoria per condurla non manchi di alcuno provedimento; e però piglierà quello partito giudicherà a proposito, e partendo per andare a trovare la nave presa, potrà dare voce di volerla abbottinare in Provenza, acciò che ’l Bardella si lievi dallo animo di aspettarla. [10] Pensiamo, ancora che la Signoria vostra sia prudentissima e consideri a tutto, che non sia da guardare in qualche spesa per condurre detta nave salva. [11] E però se bisognassi soldare qualche numero di uomini per poterli mettere in su detta nave e farla piú forte, lo ricordiamo alla Signoria vostra; e quando quella volessi pigliare 20 o 25 degli uomini nostri di Livorno, abbiamo scritto a quel nostro Capitano dia loro licenza vi venghino a servire.
[12] Intendiamo appresso quello dice vostra Signoria circa el biscotto e el potersi valere de’ grani di Campiglia; e perché questa provisione non manchi, si è scritto l’alligata al Capitano di Campiglia, e se li comanda conceda per li suoi danari alla Signoria vostra quelli grani che le fanno di bisogno.
[13] Ma se a Dio piacerà che la nave presa venga in porto, sarà la Signoria vostra fuora di questa difficultà de’ grani, e però è tanto piú da sollecitarla.
[14] La Signoria vostra ci scrive per la sua de’ diciotto avere preso un’altra nave, e di scaricarla di certe sete e balle di panni; e quella licenziata, desiderremo ci avvisassi che panni e sete sono, e di chi, acciò che noi possiamo iustificare le querele quando venissino. [15] Né altro ci occorre se non offerirci a vostra Signoria.
134
[1] Tommaso Tosinghi. [2] Die 22 septembris 1504.
[3] Ancora che iarsera si scrivessi a sufficienza circa le cose di costà, come per la nostra a Giuliano Lapi arai visto, nondimanco, sendo venuto questa mattina Giovanni Martelli e avendo commodità del Moro che se ne torna costí, scriviamo la presente; e quanto alla sboccatura d’Arno, aremo desiderato si fussi sboccato per tutte quelle ragioni vi si scrissono iarsera; pure, quando a cotesti maestri paia altrimenti, vi ricordiamo che voi reduciate in termine e in modo sottile la sboccatura che l’acqua ogni poco che ingrossi si possi fare la via per sé medesimo e possa nettare talmente la bocca del fosso che non vi rimanga alcuno ostaculo. [4] E se vi paressi a tale effetto da adoperare dell’asse per potere meglio assottigliare el terreno, ve lo ricordiamo; perché, quando l’acqua fussi solamente ritenuta da l’asse, le leverebbe piú facilmente via che la non farebbe la terra; in somma noi desideriamo che cotesta bocca del fosso rimanga netta, acciò che d’ogni tempo la possa fare meglio l’ofizio suo.
[5] Parci ancora che si debba sanza levare mano dal secondo fosso attendere con ogni forza e industria alla pescaia; perché, rinnovando acque e non essendo fatta, rimarrebbe cotesta opera imperfetta, e però bisogna la sollecitiate sopra ad ogni altra cosa. [6] E quanto alli operai, come altra volta vi si è detto, per noi si scrive ogni giorno duplicatamente a questi rettori, e questa mattina si è scritto di nuovo e scriverrassi continuamente perché non manchino; ma ci è parso bene che voi costí siate mancati di troppo gran numero ad un tratto, sendosene partiti 600 ultimamente; però arete buona avvertenza o nel licenziarli manco numero per volta, o nell’osservarli in modo che non si fugghino sanza licenza. [7] Bene vale.
135
[1] Santo Miniato, 122; 400. [2] Certaldo, 77; 400. [3] Santo Giovanni, 108; 400. [4] Scarperia, 94; 400. [5] 22 septembris.
[6] A dí 17 ti scrivemo che oltre alli operai avevi mandati in campo infino a quel dí, ne mandassi cento di nuovo; e a dí 20 ti replicamo mandassi subito quelli cento quando non li avessi mandati, e ordinassi fra 4 dí di mandarne cento altri. [7] Abbiamo questa mattina aúto lettere di campo che ci fanno intendere come di cotesto vicariato si truovano in campo... operai, il che ci ha dato molestia grande; e perché questa cosa ci preme infino alla anima, non possiamo fare non ci doliamo di te. [8] E però t’imponiamo ordini che sempre in mentre che questa opera dura, stia in campo di cotesto vicariato 400 uomini almeno, tutti con le vanghe e buoni uomini; sí che manda fuora tutti e’ tuoi ofiziali e, se bisogna, cavalca tu in persona per mandarne subito subito tanti che si facci in questo numero; altrimenti ci terreno di te poco satisfatti. [9] E farai in modo che alla prima lettera di quelli Commissarii noi intendiamo che detti 400 uomini di cotesto vicariato vi sieno.
[10] Aggiugni a Certaldo
[11] Santo Giovanni
[12] Scarperia
[13] Perché faccendo cotesto vicariato 16 mila uomini o piú, ci pare una tua vergogna e vituperio grande intendere che tu non possa valerti di sí piccolo numero. [14] E se tu non lo farai el carico sarà tuo e manderassi costà chi facci questa e l’altre commissione nostre con maggiore diligenzia. [15] Vale.
136
[1] Don Dimas. [2] Die 23 septembris 1504.
[3] Noi crediamo che a questa ora la Signoria vostra abbi ricevute due nostre lettere scritte ieri e avanti ieri in risposta delle sue de’ 18 e 19 del presente: e benché per quelle si sia in buona parte fatto risposta a questa ultima sua de’ 21 comparsa questa mattina, nondimanco li replichereno tutto acciò che quella intenda di nuovo el desiderio nostro; né replichereno altro alle affezionate e amorevole parole di vostra Signoria, perché avendo el pegno delle opere sue, non sono le oferte necessarie: e noi siamo per sforzarci sempre di recompensarla iustamente.
[4] Noi siamo, come per duplicate si è scritto, contentissimi che la Signoria vostra si parta di cotesti mari e vadia alla volta di Villafranca con le sue galee per ricondurre quella nave carica in cotesto nostro porto; il che desideriamo assai perché la Signoria vostra si possa valere di quelli grani e che la non abbia a stare in continua carestia di frumento, e che etiam noi per iusto prezzo ci possiamo valere del restante, il che ci torna a proposito. [5] Né le ricordiamo che la pensi tutti quelli modi per li quali detta nave si può condurre secura, perché sarebbe superfluo, sendo vostra Signoria prudentissima; desideriamo bene che la sia presto di ritorno, perché di continuo ci rinfrescono avvisi di brigantini e altri legni pisani, che del Reame e di terra di Roma debbono passare alla volta di Porto Veneri o di Pisa.
[6] Sarà alligata a questa una lettera al Capitano di Livorno, per la quale se li commette facci servire la Signoria vostra di 50 o 60 sacca di grano, con ordine che da quella sia dipoi restituito a quelli che ne lo serviranno, il che è necessario fare per la penuria del grano si truova in cotesto luogo. [7] E però tanto piú bisogna usare la industria a vostra Signoria per condurre quella nave in cotesto porto.
[8] Intendiamo di nuovo quello scrive la Signoria vostra della nave di Iuliano d’Adamo di Porto Venere: e facciamo fede a quella che noi siamo sempre per pigliare in questo e in ogni altro caso el patrocinio suo, né altrimenti defenderla contro a qualunque querela ne fussi fatta che si farebbe lei proprio; perché cosí siamo obbligati fare. [9] Desideriamo bene che la Signoria vostra ci armi e in questo e in ogn’altro simile caso che intervenissi di piú iustificazione è possibile, ingegnandosi iustificare le cose, o per scrittura, o per indizii o per verisimili. [10] Né di questo in particulare abbiamo altro che dirne, non ne sendo venuta querela; ma venendo, sareno suoi procuratori, come si dice di sopra.
[11] La Signoria vostra sa come noi ci troviamo varata in cotesto nostro porto una fusta e le manca a fornirla de’ suoi corredi el palamento e àncora e certe altre cose, come particularmente da Iulianico potrà vostra Signoria intendere. [12] E desiderando noi condurla in termine da potersene valere, desideriamo che vostra Signoria in questa gita di Villafranca ne facci provedimento, secondo che Iulianico ne farà intendere, e noi del costo le satisfareno.
[13] La paga della Signoria vostra si mandò, come a quella si scrisse, la quale e’ nostri Commissarii di campo ritennono appresso di loro per mandarla dipoi, quando vostra Signoria fussi ritornata a Livorno. [14] Occorse dipoi che soprastando quella al tornare e mancando danari loro per li operai che voltono Arno, se ne valsono; il che ci feciono intendere per loro lettere iarsera, e con dispiacere nostro; donde s’è ordinato per satisfare a vostra Signoria, come ricerca el debito, mandarla presto ad ogni modo, e fra 3 o 4 ore partirà. [15] Né altro per la presente ci occorre, se non offerirci continuamente alla Signoria vostra.
137
[1] A Don Dimas. [2] Die 23 septembris.
[3] Poi che questa mattina si scrisse alla Signoria vostra e si rispose alla sua de’ 21 del presente, sono stati al Magistrato nostro alcuni mercatanti, faccendoci intendere come tutti e’ drappi di seta e d’oro, e cosí e’ panni di lana e lo oro filato che vostra Signoria ha nelle mani e tratti di su la nave di Giuliano d’Adamo da Porto Veneri, sono parte di Lucchesi e parte di nostri mercatanti; e desiderando noi che né alla Signoria vostra né a questi mercanti sia fatto torto, voliamo e desideriamo che la Signoria vostra deponga tutti drappi di seta e d’oro, e cosí quelli di lana e l’oro filato appresso ad Agnolo Quaratesi cittadino nostro che si truova costí nella nostra terra di Livorno, al quale abbiamo commesso tenga detti drappi e panni e oro filato a stanza del Magistrato nostro, acciò che intese le iustificazioni delle parti possiamo deliberarne secondo la iustizia e secondo le convenzioni abbiamo con la Signoria vostra. [4] Speriamo che questo deposito si farà subito, avendo conosciuta sempre vostra Signoria affezionata a questa città, e che desidera l’onore di quella. [5] Dell’altre cose che vostra Signoria avessi discariche di detta nave, non ne diciamo alcuna cosa, non ce ne sendo suta fatta alcuna querela. [6] Né altro ci occorre, se non offerirci continuamente a vostra Signoria.
138
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die 23 septembris 1504.
[3] Noi fareno questa sera risposta a dua tua de’ 21 e 22; e quanto alla sboccatura non direno altro, rimettendoci a quello che da noi per lo addreto ne è suto scritto. [4] Ma quanto a gli operai, capo secondo voi e noi piú importante, si è fatto per noi e farà el possibile; e Lari e Saminiato e Pescia si sono ogni dí con lettere sollecitati, nonostante credessimo e crediamo che faccino piú el debito che gli altri, e che da voi sieno continuamente sollecitati. [5] A Certaldo, Scarperia, San Giovanni e Prato si è scritto ciascun dí dua lettere, e mandato loro quella nota ci mandasti degli uomini vi trovavi costí del dominio loro; e si è loro commesso ordinino in modo che ciascun di loro tenga sempre costí, mentre che l’opera dura, 400 buoni operai e con buoni ferri. [6] A Volterra, Ripomerance e Campiglia si è scritto che fra tutti ve ne mandino settecento, e’ quali debbono essere o comparsi o in procinto di comparire; sollecitonsi e risollecitonsi ogni dí e ad ogni ora, né si può fare dal canto nostro altro. [7] E circa al tenerli e mantenerli voi costà, crediamo che per voi si sia preso ogni espediente in fare che non si abbino né a fuggire né a dolere; e dolendosi a torto, farnegli rimanere. [8] E perché tu scrivi molto a lungo e per piú d’una lettera che lo avere dato in summa fa che a chi ha preso non tornono e’ pagamenti ad uno carlino el dí, come a quelli che lavorono altrove e che si querelano, lamentano, e e’ lamenti sbigottiscono gli altri, ci maravigliàno, se questa cosa fa danno, come voi perseveriate in essa; e se la fa utile, come ve ne doliate, cum sit che da noi vi si sia dato commissione di spendere un carlino il dí, e del dare in summa rimesso in voi, credendo voi fussi per pigliare quelli partiti che stessino bene e facessino in favore della opera, e non contra. [9] Però è bene che le cose che avete a deliberare voi le facciate, e secondo credete sieno utili sanza querelare con esso noi delle deliberazioni vostre. [10] E per tornare a li operai e all’opera, noi abbiamo sollecitato e sollecitereno e’ rettori a mandare li uomini, e voi li solleciterete a lavorare, e con ogni sollecitudine attenderete alla pescaia, volgendo quivi tutto lo intento vostro; perché se ’ tempi si rompono e la pescaia non fussi fatta, sarebbe gittata via la fatica e la spesa del primo fosso e degli altri; ma quando la pescaia avessi aúto la perfezione sua e e’ non avessi aúto la sua perfezione se non quel fosso fatto, si sarebbe pure fatto qualche cosa. [11] Non si dice per questo che voi leviate mano dal fosso nuovo; ma veggendo questi tempi mutati, vi ricordiamo quello che noi crediamo prema piú, rimettendocene a cotestoro che ne hanno piú cognizione di noi.
[12] Ad Alessandro degli Albizi si risponde alla sua e si sollecita all’opera; e per nulla vogliamo che si parta, però lo intratterrai e manterrai costí per ogni modo, infino che tutto sia fornito. [13] Vale.
139
[1] Alessandro degli Albizi. [2] Die 23 septembris 1504.
[3] Iarsera ricevemo una tua de’ 21, e per quella intendiamo quanto promettete fare circa al dare perfezione alla opera, avendo dumila uomini. [4] E perché questo medesimo ci è suto scritto da Giuliano Lapi tre dí sono, abbiamo ordinato per tutto che uomini venghino, e crediamo non ne mancherà, come piú largamente si scrive a Giuliano Lapi. [5] Intendiamo ancora quello scrivi circa el canale avamo scritto si facessi infino a Stagno, e le difficultà vi sono, e come non saria possibile condurlo; ma che si potria bene dal fine del fosso fra quelle cannelle fare una tagliata larga per dare la via all’acqua, e che non si consumerebbe piú tempo che un dí con cento uomini. [6] Piaceci avere inteso l’opinione tua, e cosí ci accordiamo che questa tagliata si faccia, ma quando non impedisca l’ultime cose. [7] E per ora ci pare da attendere con ogni sollecitudine a fare e tirare innanzi quelle cose che sono necessarie; fra le quali delle piú importanti ci pare la pescaia, perché, mutandosi ’ tempi e non la trovando fornita, e non vi si possendo lavorare, sarebbe tutta la fatica e la spesa perduta. [8] Però ci pare da volgersi con ogni industria e diligenzia a quella, non lasciando però indreto le altre cose; ma questa ci pare importi assai. [9] Circa el secondo fosso e al fossetto da farsi in mezzo, e a quelli dua quadretti da lasciare fra la bocca dell’uno e dell’altro fosso, e cosí circa lo sboccare el primo fosso che è fatto, non ti direno altro, perché approviamo quanto da te e da gli altri che ’ntendono ne sarà deliberato.
[10] Noi desiderremo satisfarti della licenza; nondimanco, avendo visto quanto l’opera tua sia stata utile e essendo questa opera di tanta importanza quanta è, e conoscendoti amorevole della città, siamo forzati pigliare securtà teco e affaticarti infino alla espedizione d’essa. [11] E quanto tu ci scrivi el termine essere piú corto, tanto piú desideriamo soprassegga, pensando che tu lo possa fare piú facilmente e che l’opera ne abbi maggiore bisogno. [12] Seguita dunque come hai cominciato, e con quella medesima sollecitudine; e presupponti che questa città di questa fatica che tu durerai ne abbia sempre obbligo teco. [13] Vale.
140
[1] Tommaso Tosinghi Commissario generali in castris. [2] 23 septembris.
[3] Per due tue di ieri comparse fra iarsera e questa mattina, intendiamo quanto è occorso fra e’ Pisani e cotesti nostri soldati: a che non scade altra risposta, se non che t’ingegni tenere in modo el campo ordinato, che per accidente veruno non si abbi né vergogna né danno. [4] Quanto alla opera e gli operai, e’ si è scritto e riscritto, e ogni dí si scrive per tutto el contado e distretto che mandino in costà uomini. [5] Né crediamo che ve ne abbi a mancare, e voi ordinerete che non partino e non ne abbino cagione, come di tutto piú largamente si scrive a Giuliano Lapi. [6] E quanto alla opera, ti ricordiamo l’usare ogni industria per accelerarla, e massime la pescaia; in che ci pare, non abbandonando l’altre cose, da usare ogni estrema diligenzia e sollecitudine; perché, rompendosi el tempo e rimanendo imperfetta, si sarebbe gittato via quello si è fatto fino a qui. [7] Noi ne scriviamo ad Alessandro degli Albizi e a Giuliano: non crediamo abbino a mancare e tu ne li solleciterai.
[8] La paga de’ cavalli leggeri si è questa mattina mandata, e cosí la paga del Capitano Don Dimas.
[9] E’ ronconi e li succhi doverrebbono a questa ora essere comparsi.
141
[1] Alessandro degli Albizi. [2] Dicta die.
[3] Questa sera abbiamo ricevute dua tue, e con piacere inteso quello che tu di’ del fondo d’Arno e dello accrescere el fosso per farlo navicabile. [4] Ma perché el tempo ci fugge sotto, ci pare, come altra volta ti scrivemo, che si debba mettere ogni industria e forza nel dare la perfezione al secondo fosso e nel fare la pescaia, e tutte le altre cose lasciare da parte come non tanto necessarie. [5] Seguirai addunque con quella sollecitudine hai fatto infino qui, perché ci tegnamo satisfatti assai della opera tua, e cosí speriamo dovere fare per lo avvenire.
142
[1] Tommaso Tosinghi. [2] 24.
[3] Per le tue lettere e di Giuliano Lapi di ieri e comparse questa sera circa ad ore dua di notte, intendiamo quello che voi dite della opera: e perché ci pare per le parole e cenni delle vostre lettere che voi continuamente la difficultiate, desiderremo intendere bene da voi la qualità e lo essere in che si truova cotesta impresa, e che speranza o diffidenza se ne possa avere; e a volere conoscere questo è necessario per la prima vostra lettera ci avvisiate particularmente di tutte quelle cose che la potrieno impedire, e di quelle le potrebbono dare la sua perfezione; e discorrerete particularmente in che termine si truovono tutte le parti e membra di detta opera. [4] E cominciandosi dalla pescaia o vero steccaia, ci scriverrete quanto ne sia fatta, quanto ne resti a fare, come el fondo d’Arno è atto a mantenerla, come le spalle di essa sieno per resistere, se si trova alcuna difficultà nel farla, quante opere ancora vi si ne metterà a darle la sua perfezione; e cosí ci avviserete di tutti e’ particulari e qualità di questa parte. [5] Dipoi ci discorrerete ancora in che termini si truovi el secondo fosso, quante braccia debba essere lungo, quanto ne sia fatto e di quante opere abbi ancora bisogno a darli la sua perfezione, non mancando di scriverci e darci notizia di tutte le sue qualità. [6] E perché noi siamo in tempi che ogni dí si possono redurre a termini che sarebbe difficile stare alla campagna, ci pare da sollecitare talmente l’opera che, venendo un tempo sinistro, la si riducessi in brevi alla sua perfezione o ne mancassi manco fussi possibile. [7] Circa el fosso fatto e ancora non sboccato, non vi direno altro, se non che le ragioni ci allegate per non avere data l’acqua non ci sono capaci, perché non respondono alle addutte da noi. [8] Né veggiamo anche quello che voi potessi allegare contro, e massime al benifizio che voi conseguiteresti di scaricare la pescaia d’acqua, perché voi medesimi dite che a Colombino non pare da chiuderla se tutti a dua e’ fossi non sono sboccati; dunque ne séguita che lo sboccare de’ fossi le recono benifizio e voi non liene volete fare. [9] Nondimanco lo rimettiamo al iudizio vostro, come sempre si è detto, iudicandovi intendenti di questa cosa. [10] Quanto alli operai, quello ce ne occorra, ne scriviamo a Giuliano Lapi al quale tu comunicherai questa, perché di questa materia non se ne scrive altrimenti. [11] Né alle altre parti della tua lettera occorre che dire, avendo mandato la paga e provisto a tutte quelle cose che da voi sono sute addomandate. [12] Mettete l’ora nelle vostre lettere.
143
[1] Vicario Certaldi Piero Gualterotti, Vicario Mugelli Lorenzo delli Albizi. [2] Die 25 septembris.
[3] Se noi abbiamo scritto lettere che ti abbino alquanto punto, ne è stato cagione avere speso un tesoro in questa opera di voltare Arno, e vederla mancare al tutto per difetto di uomini; e pagandogli noi e essendo nel dominio nostro tanti uomini, non sappiamo donde si possa nascere la cagione che noi non ci siamo mai possuti servire di 2.000. [4] In summa, ancora che noi crediamo che per te si usi in questa cosa una grandissima diligenzia, non è per bastarci se lo effetto non segue che li operai vadino, perché voliamo in ogni modo che di cotesto vicariato ve ne stia in campo almeno 400 infino al fine dell’opera; e se tu gli hai mandati non bisognerà per avventura piú scambiarli, perché el tempo serve e ogni cosa è propizia alla impresa, eccetto che questa cosa degli operai. [5] Manderai a’ Commissarii la nota di quelli che tu manderai, acciò che loro ti possino fare intendere chi non ubbidisce, e tu li possa gastigare. [6] Di nuovo ti si ricorda la importanza di questo. [7] Vale.
144
[1] Capitaneo Campiliae Alessandro Lapaccini. [2] Dicta die.
[3] Questa è la terza lettera ti si è scritta commettendoti mandi in campo dugento operai, tutti con buone vanghe, per aiutare condurre l’opera del voltare Arno. [4] E benché noi crediamo abbi esequito tutto, nondimanco, importando questa cosa assai assai alla città, ti risollecitiamo a mandarli non li avendo mandati, e sotto un capo che li conduca o rassegni, e con l’una listra, che la presenti al commissario acciò che vega quelli che non ubbidiscono, e possa dartene avviso, e tu li possa gastigare. [5] Usa in questo caso quella diligenzia che si conviene, acciò noi ti possiamo commendare; sono, come ti si è scritto, pagati ad uno carlino el dí per uomo. [6] Vale.
145
[1] Tommaso Tosinghi. [2] Die 25 septembris.
[3] Sendo a dua ore di notte e non avendo lettere né da te né da Giuliano Lapi, ne stiamo con ammirazione e dispiacere, perché vorremo nonché giorno per giorno, ma ora per ora, avere nuova di cotesta impresa. [4] Stiamo nondimanco dall’altra parte di buona voglia, presupponendoci che voi non manchiate di operare e di sollecitare la cosa, perché dal canto nostro ancora si fa el medesimo e continuamente si scrive a questi vicariati, e si sollecitano a mandare operai; e ci presupponiamo, quando a chi si è scritto facci el debito suo, che per tutto dí d’oggi vi avanzerà piú tosto uomini che ve ne manchi. [5] Stiamo oltr’a di questo in desiderio grande rispondiate a quello vi si scrisse iarsera circa e’ particulari di cotesta opera, acciò intendiamo appunto come coteste cose procedino. [6] Né per questa ci occorre altro, se non sollecitarvi e allo scrivere e allo operare con diligenzia secondo el bisogno di cotesta impresa.
146
[1] Die 27 septembris 1504.
[2] Messer Antonio Malegonnelle: che sarebbe di quelli, credendo l’opera avessi lo affetto, direbbe si seguissi; ma pensando al tempo che si può rompere, iudica la cosa non riuscibile, e tanto piú lo crede per le lettere de’ Commissarii. [3] Però desiderrebbe che ’l tempo ci scusassi o che el campo monstrassi e’ disagi, acciò che la partita fussi tollerabile e che l’uomo si partissi sanza vergogna. [4] E vedesi che quelli capi maestri chieggono scusa, e parmi, quando el tempo non scusi, che altri si facci scusare el campo e levarsi da la ’mpresa, perché è meglio far male che male e peggio.
[5] Messer Francesco Pepi: che li dispiace che la cosa sia in questi termini. [6] Piacegli quello che ha consigliato messer Antonio, perché dato che l’opera fussi riuscibile, el tempo la guasterebbe. [7] E vorrebbe che si aspettassi questa scusa del tempo, perché quella de’ soldati non li pare probabile. [8] E però, stando el tempo buono, vorrebbe si seguitassi, giudicando che al tempo nuovo voi ad ogni modo la vogliate seguire.
[9] Messer Giovan Vettorio Soderini si accorda con la opinione di messer Francesco che la si seguitassi, sendo per riuscire e non sendo per guastarla el tempo. [10] Ma venendo tempo contrario, che la si lasciassi, perché anche a lui non parrebbe buona scusa el non volere stare le genti etc.
[11] Gismondo Manelli: sendo per riuscire, si seguiti. [12] Non sendo, si pigli occasione che la Repubblica non ci perda nel lasciare l’opera.
[13] Luca degli Albizi approva quello si è detto: che non potendo seguirsi, si pigli occasione onesta, che li pare che la sia stasera, e da non la lasciare perdere.
[14] Piero Popoleschi: li pare si sia detto abbastanza, e parli che oltre alle difficultà che si veggono se ne aggiunga molte che la fanno impossibile. [15] E che si facci ogni cosa per onore e escusazione di chi ha operato infino qui.
[16] Niccolò Guasconi affermò el detto di messer Francesco Pepi.
[17] Pier Lenzi: li pare che ’l consiglio si consigli per necessità, e che li è impossibile andare innanzi. [18] E però si accordò a quello è stato consigliato.
[19] Chimenti Sernigi: che non lo patendo la stagione, si levi mano e s’ingegni, potendo, di salvare el fatto.
[20] Giovan Battista Ridolfi: che la impresa che se ne fece fu piú tosto per la induzione del popolo che per parere di chi la consigliò. [21] Tamen, crede che fussi ad ogni modo buono partito el farlo per sgannare altri, almeno quando altro bene non se ne fussi tratto. [22] E come la forza v’indusse a farla, la forza v’induce a levarla. [23] E parli che la causa sia venuta e presto che sia da levare d’affanno el contado e la Signoria da briga. [24] Parli ancora che sia bene iustificare l’universale, e per questo consiglierebbe si chiamassino li Ottanta e buon numero di cittadini, e fare loro intendere dove la cosa si truova.
[25] Berto da Filicaia approvò el consiglio di Giovan Battista, e consigliò che la impresa si lasciassi in migliore modo fussi possibile, per potersene servire altra volta.
[26] Cherardo Corsini si conferma nella opinione di chi ha detto, e massime perché e’ non presta fede a quelli maestri di quello per lo avvenire, non avendo detto el vero per il passato; e che li pare che Iddio abbi apparecchiato scusa al levarsi.
[27] Giovan Battista Bartolini confermò el detto.
[28] Iuliano Marucelli ut supra.
[29] Bernardo Neretti ut supra.
[30] Giovanni di Dino: che si pigli questa occasione del tempo e non si lasci racconciare a levarsi.
[31] Messer Francesco Gualterotti crede che l’abbi fatto uno de’ dua effetti, il che mosse altra volta la pratica a consigliarla; cioè o la riuscirebbe con utile, o che non riuscendo, lo universale sarebbe satisfatto. [32] Ora bisogna pensare, poiché la non può fare el primo effetto, la facci el secondo di giustificare l’universale. [33] E però li pare che si abbi a fare quello che disse Giovan Battista Ridolfi, acciò che ciascuno intendessi la verità e rimanessi iustificato.
147
[1] Die xxviii septembris 1504.
[2] Avendo preposto la Eccellenzia del Gonfaloniere prima, e dipoi Giovacchino Guasconi se e’ fussi da seguire la ’mpresa del voltare Arno o no, e avendo fatto leggere assai lettere di Tommaso Tosinghi Commissario in campo e di Giuliano Lapi deputato sopra tale fazione, e’ cittadini ragunati consigliorno in questo modo, e prima:
[3] per il numero de’ Gonfalonieri:
[4] per li proposti a’ piè della Signoria fu consigliato che veduta la cosa dove era, e’ si levassi mano per non spendere sanza frutto.
[5] Per il numero de’ xii:
[6] per li proposti a’ piè de’ Signori fu consigliato che la opera si tiri innanzi, mentre che una cagione manifesta non faccia che la si abbi a lasciare; perché parrebbe loro che la città ne ricevessi vergogna, rimanendo l’opera imperfetta sanza manifesta cagione.
[7] Per li Dottori:
[8] messer Bartolomeo Redditi: che considerato la continenza delle lettere, rincresce la cosa non avere aúto el successo suo, e pare loro che si pigli l’onorevole: e piú tosto andare innanzi che tornare indreto, e aspettare che ’l tempo sia quello che la impedisca. [9] E però che s’ingegni d’avere assai opere e ire innanzi. [10] E quando la diligenzia non bastassi e che ’l tempo non servissi, lasciare la pescaria in buono termine per poterla fornire ad anno nuovo.
[11] Per li 80:
[12] messer Francesco Gualterotti: giudicono che lo avere tentato la cosa d’Arno sia suto convenientemente fatto per satisfare allo universale, e per avere tentato questa cosa e averne tale satisfazione, né pare loro che la cosa sia desperata. [13] Hanno dua opinioni circa lo ire innanzi o fermarsi, perché alcuni di loro vi sono che sono di parere non la lasciare ma fare forza di uomini, e non si levare se ’l tempo non cacciassi. [14] Alcuni altri, che sono la maggior parte, per molte ragioni (e di stare alla campagna, e del tempo, e della qualità dell’opera, e della diminuzione del dí) consigliono che si lievi mano a buona ora per levarsi da spesa o da fastidio. [15] Non sono però desperati della cosa, perché giudicano che quando e’ venga tempo che non si abbi a combattere con le piove, allora si potessi seguire.
[16] Piero delli Alberti: che quelli sua padri hanno bene esaminato e discusso le lettere e la preposta. [17] E sono di parere che quando si potessi dare all’opera perfezione, che si facessi. [18] Ma veduto el tempo e l’opere mancare, e quanto ne resta a fare, e considerato molte altre cose, veggono che gli è da ogni parte angustie. [19] E però, potendo, fare che s’andassi innanzi; non potendo, porre fine per non spendere sanza utile.
[20] Piero Parenti: dolgonsi della nostra sorte e della negligenzia de’ rettori etc. [21] Quanto alla deliberazione, dicono che dato che l’opera non fussi impossibile, consiglierebbono che la si seguisse. [22] Ma quando bene ella fussi impossibile, pare loro, per scaricare la città, che la si seguissi ancora, e non se ne spiccare se non cacciati dalla necessità.
[23] Tommaso Gianni: quelli sua padri udite le lettere e la preposta, si dolgono che la cosa sia qui, e pare loro che la ’mpresa si segui, potendo. [24] Non potendo, se ne accorderanno con chi ne delibererà, e lauderanno sempre ogni deliberazione se ne piglierà.
[25] Per il numero de’ Richiesti:
[26] Giovanni Benini: quelli sua padri esaminato etc., e considerato el desiderio universale della opera, commendano quello che si è fatto. [27] E poiché la cosa è qui, giudicono che partendosi da la ’mpresa ex arrupto, e’ non ci fussi drento lo onore della città. [28] E però sono d’opinione che si seguiti, servendo el tempo; e non servendo, si arebbe scusa. [29] E afferma al tutto quello che disse Piero Parenti, in tutto e per tutto.
[30] Giovanni di Lorenzo Buondelmonti: commendono quelli sua padri la impresa fatta, né si disperano della salute della impresa. [31] E però, in mentre che si può, non si manchi di seguire questo ordine di andare innanzi per onore della Repubblica e per danno de’ nimici.
[32] Francesco di Giovanni Pucci: che se si può venire alla perfezione della opera, che si seguiti, e con danari e con uomini e con ogni cosa. [33] E sanno che se ne piglierà buono partito: perché, quando si vedessi che l’opera e li danari non bastassino, è meglio cadere da mezza scala che da alto.
[34] Biagio Velluti etc.: commendono la impresa etc., e benché fieno e’ tempi fatti cosí, che se ne pigli parere da quelli uomini. [35] E potendosi fare l’opera, che la si faccia; non si potendo, che la si lasci, perché egli è meglio fare male che male e peggio. [36] Pure, sarebbe meglio che ’l tempo ne cacciassi che partirsene altrimenti.
[37] Bindaccio de’ Cerchi: inteso le lettere e udito etc., li hanno quelli sua padri commesso che la vostra Signoria e li Spettabili Dieci insieme ricerchino la importanza della cosa e ne piglino quella resoluzione che pare loro.
148
[1] Iterum dicta die super eadem re.
[2] Gonfalonieri:
[3] Giovanni Lapi: che quelli sua padri, attesa la deliberazione della pratica, che non possono deviarsi da quella, e però pare loro si tiri innanzi, potendo. [4] E non potendo ire innanzi, si fermassi in quello buon termine fussi possibile, acciò che a tempo nuovo la se le potessi dare la sua perfezione.
[5] xii:
[6] Salvestro Nardi: che quando la impresa potessi andare innanzi, che se ne facessi ogni cosa, se bene si avessi a spendere mille o dumila ducati. [7] Ma quando Colombino e Alessandro che sono in sul fatto privassino di speranza, cederebbono.
[8] Per li Spettabili Dieci:
[9] Giovanni Berardi etc.: che pare al Magistrato loro che servendo el tempo, e potendosi, la si seguitassi per non si deviare da e’ Consigli. [10] Ma a volere avere questa verità, che questo si potrebbe intendere da e’ Commessarii: e si ordinassi loro si ristringessino e avvisassino se la si può fare o no. [11] E rispondendo di no commettere loro che facessino maggiore la sboccatura e quel che occorressi per lasciarla in migliore termine si può.
149
[1] Tommaso Tosinghi Commissario in campo. [2] Die 28 septembris.
[3] Questo dí si sono ricevute tre vostre lettere di ieri, le quali perché ci confermavano in quello medesimo che voi ci avevi scritto per la de’ 26 dí, accrescendo le dubitazioni e le difficultà circa el fornire cotesta opera, deliberamo averne consulta del Consiglio degli Ottanta e di buon numero di cittadini, per vedere come avamo a procedere. [4] E in summa loro consigliono che per ogni respetto si debbe ire avanti e non abbandonare l’opera, anzi raddoppiare la buona diligenzia perché l’abbi el fine si desidera, e non perdonare ad alcuna spesa né disagio, e lo hanno consigliato con tanta caldezza non si potrebbe stimare. [5] Pertanto è bene che si faccia, in modo che né per voi né per noi manchi; e se sturbo veruno abbi a seguire, nasca dal tempo; perché desideriamo, avendoci a dolere d’alcuna cosa, dolerci del tempo e non delli uomini. [6] E per non mancare dal canto nostro, questa sera mandereno danari per li operai, e cosí sollecitereno le altre cose che per noi si hanno a sollecitare. [7] Ma perché e’ danari e el tempo si spenda utilmente, ci pare che non si spenda a nessuno modo danari in quelli operai che voi giudicate disutili, cosí di quelli che si truovono costí come di quelli che vi venissino per lo avvenire; però potrete tali disutili licenziare, perché voliamo piú tosto abbiate 500 uomini che sieno buoni che 1.000, e e’ ve ne sia 500 inutili. [8] Vorremo oltr’a di questo che si pensassi, come infinite volte si è detto, che quando pure el tempo sforzassi a levarsi, la opera restassi meglio e piú perfetta che fussi possibile; il che ci parrebbe seguissi quando voi ordinassi in modo quello è fatto che tutto operassi qualche cosa. [9] E però vorremo che con sollecitudine si attendessi a ridurre la pescaia in modo che la facessi qualche operazione e che le piene la fermassino e facessino piú forte, e cosí che si sboccassi ad ogni modo el secondo fosso; e se non si potessi detto secondo fosso condurlo ad Arno tutto largo come e’ fu cominciato, vi si conducessi con quella larghezza si potessi, acciò che per qualche modo e’ pigliassi l’acqua e non avessi a rimanere una buca in terra sanza frutto. [10] Parrebbeci ancora che voi facessi la sboccatura di quel fosso fornito largo almeno cento braccia, ritirando la larghezza inverso dove avessi ad essere la bocca del secondo fosso; e se voi non potessi fare questa tale sboccatura quadra, la farete smussata, faccendo che ’l piú largo fussi dalla parte del fosso fornito. [11] Questa cosa ci parrebbe che dessi la via piú facilmente all’acqua che con maggiore empito entrassi nel fosso, e togliessi facilità a’ Pisani di chiudere la sboccatura, sendo larga. [12] Di nuovo vi si dice che noi desiderremo che l’opera si tirassi innanzi infino al fine, servendo el tempo; ma perché el tempo può guastarsi ad ogni ora, vorremo che si lavorassi in quello che facessi l’opera piú utile; il che ci pare che sia el fermare la pescaia, sboccare quomodocumque el fosso secondo, e al fosso primo fare una grande sboccatura. [13] Noi pensereno in questo mezzo dove debbino andare cotesti uomini d’arme alle stanze, e te ne mandereno listra, acciò che bisognando levarsi in un súbito, tu sappi dove si abbino a distribuire e non segua disordine; ma terrai questa cosa in te, acciò che sappiendosi per il campo, e’ non cominciassino a levarsi prima che tu non ordinassi o che non fussi el desiderio nostro. [14] E perché tu ci scrivi che ’l signore Marcantonio desiderrebbe essere alloggiato in Maremma, potrai nel discorso del parlare dirli come tu credevi che si fussi pensato qui, per onore della sua persona e per riputazione delle cose nostre costà, di alloggiare la persona sua e li cavalli leggeri in Cascina, e le genti sua d’arme ne’ luoghi convicini e commodi.
[15] Intendiamo oltr’a di questo quello tu scrivi delle castagne, le quali noi desiderremo tôrre a li Pisani in ogni modo; e però vorremo pensassi a questa cosa e ci scrivessi el modo come ti paressi da procedere, e se andandovi con una scorta grossa e con li uomini del paese a ricorle e’ bastassi.
[16] Comunicherai questa a Giuliano Lapi.
150
[1] Potestati Emporii Giovambattista delli Asini. [2] Die xxviii septembris 1504.
[3] Noi intendiamo come tu hai sostenuto costí Domenico di Ballino a petizione de’ Commissarii di campo per avere lasciatosi tôrre alli Pisani certo navicello, supra el quale erano robe del signore Gian Pagolo. [4] E perché noi voliamo riconoscere qui la sua causa, t’imponiamo lo facci sodare sufficientemente di stare al iudizio ne fareno noi, e che si rappresenterà per tutto questo mese al Magistrato nostro. [5] E fatto tale sodamento, lo licenzierai. [6] Vale.
151
[1] Ad Don Dimas. [2] Die 28 septembris 1504.
[3] Noi abbiamo preso dispiacere grande che la Signoria vostra, secondo lo scrivere suo per la lettera de’ 25 del presente, si sia persuasa che per diffidenza di lei ordinassimo depositassi le robe tolte d’in su la nave di Iuliano d’Adamo nelle mani d’Agnolo Quaratesi: perché quello che noi facemo fu mosso piú presto da el desiderio abbiamo di mantenerle l’onore che di tornelo, perché chi pretende avere ragioni in su dette robe fusse certo, veggendole ridutte in mano d’altri, che la Signoria vostra non si voleva partire da el ragionevole; e con questo si togliessi occasione a chi si volessi dolere di noi o della Signoria vostra infino a tanto che si vegga chi ha interesso nelle robe. [4] E perché la Signoria vostra ne prega siamo contenti soprassedere el iudizio infino alla tornata sua da Villafranca, respondiamo che de questo posseva fare sanza scriverne; perché noi, come altra volta si è detto, voliamo essere procuratori suoi in questa cosa. [5] Né saremo mai condescesi a pigliarne alcuno partito sanza avere bene inteso piú e piú volte la Signoria vostra e suoi mandati; e però puote andare liberamente e tornare perché la troverrà le robe in quello essere le arà lasciate a Livorno. [6] E quando noi verreno al iudicarle, stia di buona voglia che noi fareno le cose iustificate e non altrimenti. [7] Né per questa ci occorre altro, se non replicarle che noi desideriamo si espedisca presto e retorni in cotesto nostro porto salva e con la nave presa, perché è assai desiderata da noi e da tutta questa città. [8] Né crediamo sia per mancare di alcuno espediente per consolarci. [9] Né altro ci occorre se non offerirci alla Signoria vostra, que bene valeat.
152
[1] Tommaso Tosingho Commissario in castris. [2] 29 septembris.
[3] Per la nostra di iarsera, la quale arai comunicata a Giuliano Lapi, sarete avvisati in che modo el Consiglio delli 80 insieme con la Pratica si erano resoluti circa le cose d’Arno, e come erano desiderosi si seguissi l’opera infino al fine, concedendolo il tempo; e non lo concedendo, si reducessi in piú perfezione fussi possibile, a ciò che la impresa si fermassi con piú nostro onore e etiam con piú utile. [4] Dissesi ancora quello che a noi ne occorreva; e questo era che la pescaia si reducessi a termine che la facessi qualche frutto, e che la bocca del primo fosso che è fornito s’allargassi el piú si potessi, e cosí che ’l secondo fosso cominciato si conducessi ad ogni modo infino ad Arno, se non tanto largo quanto e’ si cominciò, in quello modo si potessi; pure che si facessi in modo che potessi pigliare l’acqua e non avessi a rimanere come una buca in terra e sanza alcuno frutto. [5] Questo si dice quando el tempo facessi che l’opera non potessi avere la perfezione sua; perché servendo el tempo, desideriamo e vogliamo che l’abbi lo ’ntero della sua perfezione, e da noi non è per mancare d’alcuno provedimento. [6] E a questa ora doverrà Giuliano avere ricevuto 300 ducati per conto degli operai che se gli mandorno ieri.
[7] Desiderando noi di stare ordinati in ogni evento e che non si abbino a fare le cose tumultuariamente, come iarsera ti promettemo questa sera ti mandiamo inclusa in questa una nota dove sono disegnati e distinti particularmente gli alloggiamenti di coteste nostre genti d’arme. [8] Voliamo, come ti si commisse, la tenga secreta, acciò che e’ sia in arbitrio tuo el levare el campo, e non in arbitrio e in potestà d’altri. [9] E perché tu intenda lo animo nostro circa el levarsi, non vorremo vi levassi di costí se cotesta opera non avessi aúto la intera perfezione, quando si potessi; o veramente, quando pure el tempo non servissi, che la si fussi ridutta in quello termine che per la nostra di iarsera vi significamo, e che per la presente vi si rafferma; non vorremo etiam che si andassi alle stanze se non si fussi provisto Libbrafatta per 6 o 7 mesi, perché giudichiamo sanza lo aiuto del campo si potrebbe provederla con difficultà. [10] E però si aspetta risposta da quello proveditore di quello che manca, al quale dua dí fa per uomo espresso si commisse ne avvisassi. [11] Vorremo ancora che si facessi prova, avanti che s’andassi alle stanze, di tôrre le castagne a’ Pisani; e a fare questo giudichereno che fussi necessario, redutte che avessi coteste cose d’Arno in quel termine si è detto, passare di qua d’Arno e fare uno alloggiamento o dua in Val di Calci, e per virtú di tale alloggiamento provedere Libbrafatta e ordinare che li uomini del paese togliessino a’ Pisani le castagne. [12] In summa, noi desideriamo che si stia costí in su l’opera quanto è possibile; e quando non vi si potessi piú stare, vorremo, avanti che le genti si spartissino, che si alloggiassi in Val di Calci per provedere Libbrafatta e tôrre le castagne a’ Pisani. [13] Tuttavolta, perché alle volte la necessità sforza e i disegni non succedono, arai per ogni respetto appresso di te l’ordine dello alloggiamento, acciò in un punto preso sappia a quale cammino e dove abbi ad indirizzare e mandare cotesti signori e le compagnie loro; ma bisogna lo tenga secreto, per le ragioni dette. [14] E quanto all’ordine del fornire Libbrafatta di farine, che è la importanza, e’ si aspetta, come ti si è detto, risposta da quello proveditore di quello che manca. [15] E perché noi disegnàno valerci in questo provedimento di certi grani si truova del comune Piero Davanzati che è costà, li farai intendere per nostra parte che li metta ad ordine per poterli mandare ad ogni tua requisizione a Libbrafatta; e per altra nostra ti scriverreno a chi e’ si abbino a consegnare, e come a distribuire. [16] E’ si truovono in Libbrafatta Giannone d’Arezzo e du’ altri connestaboli; e perché noi facciamo conto di non tenere in quello luogo piú che 80 fanti vivi, abbiamo disegnato che Giannone vi rimanga con cinquanta provigionati, e che tu vi mandi di nuovo el Volterrano colli suoi 30 provigionati, e li dirai che aspetti la paga in quello luogo. [17] E arrivato sarà el Volterrano in Libbrafatta con la compagnia sua, farai venire in campo quelli altri dua conestaboli con le loro compagnie, e te ne varrai in coteste fazioni; e a Giannone significherai che la persona sua e la sua compagnia debba attendere a guardare Libbrafatta, e questo debba essere l’ofizio suo; e el Volterrano e la sua compagnia, oltre alle guardie e fazioni consuete, vadia alla strada e a fare le fazioni che si avessino a fare fuori. [18] Circa alli connestaboli che si truovono in campo teco e alle guardie che si abbino a mettere per coteste terre, te ne avvisereno per altre nostre, perché giudichiamo non ci corra tempo.
[19] Sarà ancora inclusa in questa una lettera che Colombino ci scrive, la quale vi mandiamo per sapere da voi se lui ha ragione di dolersi o no. [20] Perché scrivendo lui non essere suto provisto e voi non li avere mancato, restiamo confusi.
[21] Postscripta. [22] Desideriamo che di nuovo facci scandigliare il fondo d’Arno, e dirimpetto al fosso e a piè della pescaia e per tutto, e ci dia particulare avviso di quanto sia piú basso el letto d’Arno che il fondo del fosso, e cosí quanto sia in detti luoghi el fondo d’Arno.
153
[1] Tommaso Tosinghi in Castris Commissario. [2] Die xxx septembris 1504.
[3] Ieri, e avanti ieri, e questa mattina ti si scrisse particularmente quale fussi el nostro desiderio circa el procedere nelle cose di costà: e di nuovo brevemente ti replichereno come noi vogliamo si stia tanto in campagna e si seguiti cotesta opera quanto el tempo ci serve; el quale per essere questo dí bellissimo, ci dà speranza che, se non manca da voi, cotesta impresa debbi avere el fine desideriamo. [4] E vi si ricorda particularmente el fortificare la pescaia, e ridurla in termine che la facci qualche frutto; e cosí che voi diate la perfezione a quel secondo fosso e lo riduciate in termine che pigli dell’acqua, e sopra ad ogni altra cosa vi si ricorda fare l’abboccature de’ fossi larghissime, in modo che fra l’uno e l’altro fosso, presso ad Arno almeno a cento braccia, non rimanchi punto di grotta, anzi sia sgrottato ogni cosa, se non infino al piano de’ fossi almeno quanto piú giú si può; acciò che venendo Arno grosso e non trovando chi lo ritenga, e’ rovini piú facilmente verso quella parte, donde se gli è cominciato a dare la via. [5] Noi ve lo replichiamo spesso perché lo desideriamo, parendoci che potendosi finire l’opera o non si potendo finire, questa sia una delle piú utili cose e delle piú necessarie che voi dobbiate fare.
[6] Non voliamo mancare farvi intendere come e’ ci è venuto a notizia che in Barbericina, e etiam da cotesta parte d’Arno donde è il campo, si truovono ancora ritte buona quantità di biade, di che ti diamo notizia, perché vorremo che ad ogni modo le si togliessino o guastassino a’ Pisani; e se non si potessi né guastare né tôrre quelle di Barbericina, si guastassino almeno quelle che fussino da cotesta parte del fiume. [7] Però intenderai dove le sieno, e vedrai ad ogni modo di privarne e’ nimici. [8] Vale.
[9] Sendosi dato per il Consiglio Grande della nostra città autorità amplissima a’ nostri Eccelsi Signori di potere per arbitrio loro perdonare e rendere e’ beni a qualunque Pisano, ti mandiamo in questa copia d’uno bando per il quale si possi pubblicare tale loro autorità, el quale bando vorremo che tu mandassi a quella ora ti paressi piú commodo in lato che chi fussi in su le mura di Pisa lo potessi udire, e dipoi lo mandassi ancora in cotesto esercito nostro. [10] Vale.
[11] Per parte de’ Magnifici e Eccelsi Signori, Signori Priori di Libertà e Gonfaloniere di Iustizia del Populo fiorentino si fa bandire e pubblicamente notificare come egli è stato a loro Eccelse Signorie conceduta amplissima autorità e facultà dal Popolo e Consiglio Maggiore della città di Firenze, di potere concedere venia per arbitrio loro a ciascuno di qualunque grado, stato o condizione si sia, el quale al presente abiti nella città di Pisa, e restituirli e’ suoi beni e assolverlo da qualunque delitto, maleficio o eccesso che per alcun tempo infino a questo di avessi commesso.
154
[1] Tommaso Tosinghi Commissario in campo. [2] 30 septembris.
[3] Ancora che iarsera ti scrivessino a lungo, e che per quella ti sia fatto risposta a questa tua de’ 29 che arrivò iarsera a tre ore, nondimanco, avendo visto quello che vi è stato da Colombino protestato, e veggendo el tempo rassettato, desiderremo, come piú volte si è detto, non potendo cotesta opera avere la intera perfezione, che almanco la si reducessi in luogo che se ne traessi qualche frutto, e che al tutto non fussi persa la spesa e il tempo vi si è messo. [4] E ci pare che Colombino si reduca a quello che noi vi avamo ricordato: e questo è che la pescaia si reduca a migliore termine si può, e che si faccino forti quelli dua lati ne è fatti, in modo che sieno per mantenersi; e appresso si finisca el secondo fosso. [5] E quando pure non si possa finire tutto largo come fu cominciato, che si conduca ad Arno in ogni modo con quella tanta largheza si può, purché e’ si apra a ricevere l’acqua in qualche modo. [6] Parci ancora che la bocca del primo fosso che è fatto si faccia larga e ritirisi verso quella del secondo fosso, e piglisi piú larghezza è possibile. [7] E se la non si potessi redurre infino al piano del fosso fatto, si reducessi a quanta piú bassezza si potessi; purché una volta si sgrotti in modo el terreno, che crescendo Arno, e’ trabocchi e truovi una via larga e ampla a potere inundare. [8] Questo medesimo vi si è scritto per altre nostre, e questa mattina vi si scrive di nuovo perché, veggendo el tempo rassettato, vorremo che si spendessi bene e che si riguadagnassi utilmente. [9] Ricordasi, come per la d’avanti ieri vi si commisse, el tenere costí li operai utili e licenziare e’ disutili, acciò che ’ danari si spendino con utilità e non si gettino via; e noi non ve ne lascereno mancare.
[10] Mandamovi con la nostra di iarsera la nota come si avéno a distribuire gli alloggiamenti, e vi commettemo come vi avessi a governare in questa cosa. [11] E però non lo replichereno altrimenti; ricorderenti solo che quando vi levassi con el campo, voi non lasciate costí né asse, né ponte, né d’alcuna altra ragione legname, ma facciate in modo che al tutto e’ Pisani non se ne possino valere.
[12] Scrissesi ancora per la di iarsera come desideravamo, avanti si andassi alle stanze, provedere Libbrafatta di grani per 6 mesi almeno, e tôrre le castagne che ’ Pisani ànno in Val di Calci; e vi dicemo el modo che a noi occorreva. [13] Aspettiamone risposta, e massime da quel proveditore, per intendere che provedimento si avessi a fare, di che ancora voi ci darete notizia. [14] E perché noi intendiamo che sarà questo anno in Val di Calci gran quantità d’olio, vorremo vedessi se voi trovassi fra cotesti connestaboli alcuno che volessi pigliare la guardia di Calci a sua spese, e che tutto el guadagno che di quello olio si facessi, fussi suo. [15] E di questo ci darai anche risposta.
[16] Non vogliamo mancare di ricordarvi di nuovo che ci avvisiate piú particularmente di cotesta opera, che voi non avete fatto infino a qui; perché noi non sappiamo ancora quante braccia si sia fornito del secondo fosso. [17] E scrivendo voi per l’ultime vostre Arno essere cresciuto un braccio, non ci dite se gli è entrato nel fosso fatto o no, e cosí el piú delle volte noi rimagnamo al buio né sappiamo dove si truovi cotesta impresa.
155
[1] Capitaneo Montanae Pistorii Giovanni Guidacci. [2] Die prima octobris 1504.
[3] E’ ci è fatto intendere come a certi di Fiumealbo, sudditi del duca di Ferrara, sono state tolte certe bestie; e desiderando quelli tali di riaverle, e avendoci ricerchi di favore, t’imponiamo intenda questa loro causa. [4] E quando ancora alli nimici sia restituito quello che fussi stato loro tolto, farai etiam restituire quello che fussi suto tolto a tali sudditi del Duca, perché voliamo che si viva in pace, et quicumque habeat quod ad eum pertinet. [5] Vale.
156
[1] Tommaso Tosinghi. [2] Die prima octobris.
[3] Le ultime tua, date ier mattina avanti dí 3 ore, ci sono sute assai grate, per avere inteso per quelle come costí si era già ordinato per voi medesimi di tirare innanzi cotesta opera d’Arno in quel modo che per 4 nostre vi si è ricordato. [4] E questo è che la pescaia, in quanto è possibile, si conduca alla sua perfezione, e che ’l secondo fosso si fornisca; e che fra l’uno e l’altro fosso almeno 100 o 150 braccia si sgrotti, in modo che Arno abbi l’entrata facile da quella parte donde noi cerchiàno voltarlo. [5] E perché questo capo ci pare che importi assai, ve lo ricordiamo spesso; e tanto piú dicendo voi per l’utime vostre Arno essere cresciuto, e che se gli avessi trovato addirittura la via fatta, arebbe fatto miracoli; sí che di nuovo vi si ricorda che se gli dia la via per quel luogo dove la sia per fare piú frutto. [6] E noi, per non mancare d’alcuna cosa, abbiamo scritto a Pistoia che di nuovo vi mandino dugento vangatori. [7] E domani vi si manderà danari freschi per li operai. [8] Né altro ci occorre, parendoci avervi per piú nostre lettere dichiarato a sufficienza el desiderio nostro. [9] Comunicherai la presente a Giuliano Lapi, perché non se gli scrive altrimenti. [10] Vale.
[11] Postscripta. [12] Intendiamo per via di Bibbona come a Port’Ercole si caricano da’ Genovesi dua galeoni di 100 bótte l’uno di grani per andare a Porto Veneri, come e’ dicono, ma credono che vadino in Pisa. [13] Diamotene avviso, acciò ne possa dare avviso a Livorno subito. [14] Vale.
157
[1] Tommaso Tosinghi Commissario generale in Castris adversus Pisanos. [2] 3 octobris.
[3] Per questa tua di ier mattina, data a levata di sole, siamo avvisati di molti particulari del fosso fatto, e dello a farsi, e della pescaia, e cosí di tutta l’opera; commendiamoti del ragguaglio. [4] Restaci ora solo un desiderio, d’intendere quello abbi fatto tanta acqua che voi ci scrivete avere preso, e continuamente piglia el fosso fatto, perché vorremo intendere bene dove l’approda, e quello che la fa, e quanto s’allarga, e che volta piglia, e se la è ancora condotta allo stagno; intendiamo appresso con piacere grande che del secondo fosso sia fornito per tutta la sua lunghezza una larghezza di 10 braccia. [5] E come per tutto dí di ieri non vi doveva restare altro che 80 braccia di sboccatura, la quale voi disegnate larga 55 braccia, e benché voi ci scriviate che con ogni studio e diligenza voi attendiate a detta sboccatura, nondimeno vi ricordereno quello ci occorre. [6] Noi intendiamo quello che voi dite della difficultà che ha cotesta sboccatura a cavarsi, rispetto alla strada e alla grotta dove è el terreno piú fermo e piú forte che in tutta la coda del fosso; intendiamo come fra 6 dí credete averla fornita secondo el parlare di cotesti capimaestri, e come e’ se ne potrebbono ingannare etc. [7] E esaminato con quanta dificultà vi si conducono gli uomini e con quanta, condotti vi sono, voi ve gli mantenete, stiamo con dispiacere in qualche parte di questa cosa: perché, sconciandosi el tempo, giudichiamo che bisognerà levar mano subito, veggendo massime la voglia di coteste gente d’arme; e quando el tempo non si sconciassi, la paga delle fanterie ci è addosso. [8] Pertanto noi vorremo che si attendessi con quella piú diligenzia è possibile alle sboccature, e però ci parrebbe che voi deputassi al lavorare in su la sboccatura del fosso secondo, e in su el fare piú larga quella del primo, tutte quelle opere che vi si possono maneggiare. [9] E se ve ne avanzassi non levando mano da la pescaia nelle cose necessarie, ci parrebbe le mettessi a lavorare in allargare piú, secondo el primo disegno, la coda del secondo fosso; e potrete cominciarvi da capo, andando lavorando col benifizio del tempo e della fortuna, perché si potrà ogni volta levar mano. [10] E tutto quello che sarà fatto recherà utile all’opera, e quello che rimarrà a farsi non la disturberà; tale modo ci pare da tenere per le cagioni dette. [11] E perché voi ci ricordate vangatori e danari, vi diciamo che bisogna teniate ordine che non si fugghino, perché fare venire nuovi uomini da San Giovanni e Mugello non sarebbono a tempo, e tutti questi vicarii gridono che voi teniate quelli vi si sono mandati infino all’ultimo dell’opera, perché altrimenti loro non li possono ogni dí mandare. [12] Pertanto, se voi gli lasciate fuggire a stiere, voi rimarrete in secco. [13] E quanto a’ danari, non iarsera l’altra si mandò a Giuliano Lapi 200 ducati, e questa sera si rimanda dugento altri.
[14] Restiamo ancora avvisati quello che tu scrivi delle biade e delle castagne e dell’olio di Calci, e come andarvi con el campo non è possibile né si truova chi voglia pigliare sopr’a sé la guardia di Calci; a che non ti si risponde altro perché quelle cose che non si possono, non si debbono volere. [15] E circa el provedere Libbrafatta, desiderremo che tu avessi aúto una risposta da quel Piero Davanzati, per intendere se gli ha in mano e quanto; e se alla aúta di questa non ti ha risposto, mandera’gli uno a posta, e fara’ci intendere del ritratto.
[16] Piaceci abbi mandato el Volterrano a Libbrafatta secondo l’ordine.
[17] A messer Bandino farai intendere come noi abbiamo fermo el suo beneplacito per lo anno futuro, e che noi lo stimiamo e amiamo quanto altro condottieri nostro.
[18] E’ caporali di coteste genti sono stati qui, e in summa ci siamo resoluti con quelli si stia costí tanto che l’opera sia finita, servendo el tempo. [19] Abbiamo bene detto loro questo: che fra 6 o 8 dí crediamo che la arà aúto el suo debito.
[20] E perché el signore Marcantonio Colonna ci fa intendere desiderare venire infino qui, siamo contenti gli dia licenza venga la sua persona con ordine di ritornare in costà subito. [21] Vale.
158
[1] Vicario Anglariis Lorenzo Dietisalvi. [2] Die 4 octobris.
[3] Gli uomini di Monte Aguto sono stati al Magistrato nostro, e fannoci intendere come tu gli costringni a concorrere alle spese d’uno che 4 mesi fa tu condannasti a morte. [4] E perché e’ ci hanno mostro e’ loro capituli, e per quelli secondo abbiamo fatto vedere e’ non sono obbligati a dette spese, e desiderando che a’ capituli facciamo con li uomini nostri non si contraffaccia, t’imponiamo non li gravi a concorrere alle predette spese. [5] E quando di questa deliberazione nostra cotesti altri del vicariato si tenessino gravati, li farai venire davanti a noi acciò che noi possiamo udire quello che ne allegassino in contrario.
159
[1] Tommaso Tosingho Commissario Cascinae. [2] Die 4 octobris.
[3] Poi che noi ti avemo iarsera scritto, comparsono le tua del secondo dí, date a 3 ore di notte; e siamo a 23 ore, e non abbiamo altre lettere da te. [4] E perché per la nostra di iarsera ti si disse a lungo quanto era il desiderio nostro circa l’opera, non ci distendereno in altro, presupponendoci che oltre alli ricordi nostri pensiate per voi medesimi che sopra ogni altra cosa è necessario fare grande coteste abboccature; perché avendo voi fatto la via donde la possa passare, bisogna fare al presente la bocca donde la possa entrare. [5] E quando la bocca sia grande, crediamo che di necessità l’abbi a trovare per sé medesima el modo a smaltire quello che la si mettessi in corpo; sí che attenderete a questo con ogni industria. [6] Dispiaceci bene che cotesti condottieri si portino sinistramente, e che tanto possa el desiderio che li hanno d’andare alle stanze che non pensino a l’utile né all’onore di questa città e de’ padroni loro. [7] E perché queste non ci paiono cose che conrespondino allo onore si è loro fatto, ne restiamo ammirati e dogliamocene assai, e tanto piú quanto e’ tempi sono onesti e non punto disformi da lo stare in campagna. [8] A questi loro mandati si rispose quanto iarsera ti si scrisse, e loro restorno pazienti. [9] Desiderremo pertanto non avere ad intendere di loro alcuna cosa sinistra, la quale ci facessi perdere d’animo e d’amore verso di loro, il che farai intendere bene a loro Signorie.
[10] Poi che tu scrivi che sarebbe impossibile con el campo andare ad impedire le castagne che ’ Pisani ricolgano in Val di Calci, e che sarebbe piú a proposito provedere la Verrucola di piú fanteria che potessi scorrere e tenere infestati quelli che venissino in quella valle, ci pare che tu mandi in detta Verrucola Piero d’Anghiari e Morgante dal Borgo colle loro compagnie, e’ quali tu hai tratti di Librafatta, imponendo loro che attendessino continuamente ad infestare quella valle. [11] E se e’ ti paressi che ’l campo si diminuissi troppo di fanterie, per averne tratto el Volterrano e ora cavarne costoro, farai venire costí quello connestabole con la sua compagnia che è a Lari; el quale avendo tanti compagni quanti el Volterrano, verrà el campo a non essere diminuito di forze, e la Verrucola e Libbrafatta aranno el bisogno loro da potere guardarsi e offendere el nimico. [12] E a noi non pare che ’mporti lasciare Lari sanza connestabole.
[13] Ancora: perché e’ si sente che ciascun dí li stradaioli pisani fanno qualche danno di buoi e d’uomini a Monte Carlo e Val di Nievole, ci pare che sia da anticipare di mandare in quelli luoghi qualche cavallo, acciò che si tolga l’occasione di fare male a tali stradaioli, e assicurinsi etiam e’ nostri che possino seminare. [14] E però voliamo che subito mandi Bandino Stefani con la sua compagnia de’ 25 cavalli a Monte Carlo, commettendogli che stia quivi, e colli uomini del paese vegga di operare che ’ Pisani non possino sí licenziosamente offendere quelli uomini.
[15] Iohanni Mori, Vicario di Lari, ci scrive come li sono capitate alle mani tre donne che escono di Pisa, che a lui pare fugghino la fame. [16] E perché e’ sa come qui è vinta una provisione di perdonare loro, non le ha volute rimandare indreto, ma le ha mandate a te, acciò ne deliberi etc. [17] Pertanto, considerando noi a questa cosa, ti facciamo intendere come la provisione dà arbitrio e potestà a’ nostri Eccelsi Signori di potere perdonare a qualunque, e non dà facultà a li Pisani di venire se non in quel modo parrà a’ detti nostri Signori; sí che venendone in coteste parti, bisogna si abbi avvertenza e considerazione di esaminare le qualità degli uomini; e quando e’ fussin gente che ’ Pisani ad arte se ne scaricassino e fuggissino la fame, li rimanderete in Pisa né li lascerete in verun modo annidiare in cotesto paese. [18] Ma quando fussino gente che venissino sponte per impetrare venia e sieno persone di qualche qualità, li manderete qui e comanderete e’ si rappresentino a’ nostri Signori per intendere da loro Signorie se vogliono perdonare loro o no. [19] E quando e’ portino la fede che sia loro perdonato, che potranno stare; quanto che no, e’ bisognerà che ritornino donde e’ vennono. [20] E’ bisogna usare destrezza in questa cosa, acciò che da l’un canto si faccia quello desideriamo, cioè che ’ Pisani intendino che noi siamo parati a ricevergli, da l’altro noi non ne riceviamo danno, come sarebbe quando sotto tale pretesto e’ Pisani si scaricassino di bocche disutili e alleggerissinsi della fame. [21] Manderai questo capitolo a Lari e darai avviso all’intorno come ti abbi a governare.
[22] Acciò che non si manchi di provedere a Libbrafatta, si scrive a Cosimo da Saminiato che ordini di fare compera di 250 sacca di grano per farne farina, e che noi lo rimborsereno del danaio. [23] E questa commissione si dà a lui, acciò che nel comperare grano a questo effetto non segua costà inconveniente; il che quando fia comperato da Cosimo non doverrà seguire, avendone lui per la sua canova tutto questo anno comperato: sí che sollecitera’lo. [24] E perché noi gli scriviamo che si vaglia di quello che Piero Davanzati avessi in mano, acciò ne avessi a comperare quel manco, doverrai avere a questa ora aúto risposta da detto Piero, e però li ordinerai che lo consegni tutto a detto Cosimo.
[25] Noi mandamo iarsera a Giuliano Lapi 200 ducati, e da Pistoia intendiamo che questa mattina partirno 200 operai; sí che sollecitate presto coteste sboccature. [26] E comunicherai la presente a Giuliano Lapi, al quale non si scrive per non avere a scrivere quel medesimo dua volte.
160
[1] Capitaneo et Commissario Cortonae Nerio Acciaiolo etc. [2] Die dicta.
[3] Avendoti scritto ne’ mesi passati piú volte che tu ammunissi cotesti fuoriusciti di Perugia che si portassino in modo che non ci dessino occasione di averli a mandare via, e avendone ciascun dí querele, giudichiamo che ’ ricordi e ’ ammonimenti tuoi per parte nostra non sieno suti a sufficienza. [4] Pertanto noi abbiamo deliberato di tôrre loro la occasione del potere errare, e ti comandiamo che subito tu comandi a tutti e’ fuorausciti di Perugia che fra 4 dí dal dí del comandamento sgomberino cotesta città di Cortona e suo capitaneato, e vadino a stare nel dominio nostro dove e’ vogliono altrove, eccetto che in Castiglione Aretino e nella sua potesteria, perché cosí si è etiam commesso a quel Potestà che facci. [5] Farai loro questo comandamento subito e in modo che li ubbidischino, e sotto pena dello arbitrio e disgrazia nostra. [6] E a noi darai avviso del comandamento fatto e a chi, perché voliamo al tutto che cosí si esequisca.
[7] Alle tue lettere del primo, secondo e terzo del presente non occorre altro, se non che e’ ci dispiace che coteste cose vadino multiplicando. [8] E però desideriamo che tu operi di posarle sanza perdita de’ nostri. [9] E se gli ordinono alloggiamenti in su quel di Siena per gente d’arme, noi facciamo ancora disegno d’alloggiarne qualcheuno in cotesto paese. [10] Bene vale.
161
[1] Capitaneo Campiliae Alexandro Lapaccini. [2] Die dicta.
[3] Noi intendiamo come tu hai una piena prigione di uomini condannati e presi per l’arme, e come questa cosa procede e è preceduta dal tuo cavaliere. [4] Intendiamo anche come detto cavaliere piglia certi danari per ogni comune che manda operai in campo. [5] E quanto alla prima parte, considerato la qualità di cotesto paese, ci pare che sia da metter l’arme a lato a li uomini, non da torla loro; e da gastigare poi non chi la porta, ma chi l’adopera male. [6] Ma quanto alla seconda parte, di pigliare e’ danari che non si debbe, non sappiamo che scusa quel tuo ofiziale si possa avere. [7] E ci è parso avvertirti di queste cose acciò ci pigli drento qualche compensa e facci in modo che tu non sia biasimato, perché gli errori che nascessino da alcuno de’ tuoi saranno imputati a te.
162
[1] Iohanni Ridolfo Commissario Romandiole Mutilianae. [2] 5 octobris.
[3] Ancora che per il tuo mandato noi rispondessino brevemente alla tua de’ 27, e che noi ci rimettessino a quello che ti se ne scriverrebbe altra volta, nondimanco non abbiamo che dirti altro che commendarti delli avvisi e ricordi che tu ci dai: e confortarti a seguire con la tua solita prudenzia in intrattenere coteste parti, in modo che quelli che sono fedeli si mantenghino, e quelli altri che pendessino da alcuno nostro sospetto, non insospettischino, anzi piú tosto si venghino rassicurando. [4] E questo quando el male sia da riguardo; ma quando e’ fussi da fuoco o da ferro, areno caro d’intenderlo per potercene governare altrimenti. [5] E quanto alle guardie da te ordinate alle porte e alle mura, ti commendiamo, e cosí del proibire che non s’entri con le armi in Modigliana, e de’ rispetti che tu hai aúti nel procedere, parendoci che abbi a tutto bene e saviamente considerato e provisto; e quanto al bargello, considerreno quel sia da fare. [6] E avanti che la paga si abbi a dare a quel connestabole di Monte Poggiolo, areno deliberato se gli è bene convertire tale spesa in uno bargello per costí; e di tutto ti sarà dato notizia.
[7] Di nuovo ci sono lettere di Francia de’ 26 dí, e s’intende la pace fra lo ’mperadore e il Re di Francia essere pubblicata e giurata solennemente; e chi scrive dubita che a tempo nuovo non passi nuovi oltramontani in Italia, perché in quella Corte si vede uno ardore grande di tornare alle imprese di qua da’ monti. [8] Ecci suta concessa la tratta de’ grani di Provenza da quella Maestà, e se ne trarrà 8 o 10 mila moggia ad ogni modo.
[9] In su el fosso d’Arno si lavora continuamente e e’ tempi servono, e si stima che quella opera farà qualche grande effetto.
[10] Di Pisa sono usciti molti gentili uomini pisani e venuti ad impetrare venia da’ nostri Eccelsi Signori, e’ quali ne hanno aúto autorità dal popolo per provisione.
163
[1] A Tommaso Tosinghi Commissario a campo contro a’ Pisani. [2] Die 6 octobris.
[3] Noi sareno questa sera ancora brevi, nonostante che si abbia a rispondere a dua tua de’ 4 e cinque del presente; perché quanto all’opera, non ci pare da ricordarti altro, poiché per te medesimo monstri di volere che si attenda a lavorare, secondo che da noi di qua ti è suto ricordato, sanza entrare in nuove imprese e in altri ordini, come scrivi vorrebbe fare Alessandro delli Albizi. [4] E ci pare che sia molto a proposito quello che tu scrivi avere ordinato, cioè di sboccare una volta il fosso, se non colla largheza di 55 braccia almanco colla metà, acciò e’ si stia al securo che guastandosi el tempo e’ vi possa entrare drento dell’acqua. [5] E cosí ci piace che nonostante questo, voi non leviate mano da el resto della sboccatura, e parci che voi dobbiate usare ogni diligenzia in questo: perché se si ha ad avere onore o a trarre alcun frutto di cotesta opera, ne sarà cagione lo aver fatto cotesta sboccatura. [6] E però tante volte ve la abbiamo ricordata e ricordiamo. [7] E questa mattina si mandò 300 ducati ad Giulian Lapi per li operai.
[8] Piaceci el disegno che tu hai fatto di abbruciare la porta di Pisa; aspettiamone el successo. [9] Vale.
164
[1] Temperano Temperani. [2] Die vi octobris 1504.
[3] Per questa tua de’ cinque del presente siamo avvisati di quello che tu ci scrivi di messer Ercole, e come lui vorrebbe che le stanze del bagno li fussino pagate in vicariato per virtú della lettera nostra ti scrivemo a dí 9 d’agosto proxime passato. [4] E benché noi non crediamo che tu stia dubbio come abbi a governarti in questa cosa, parlando la nostra lettera chiaramente, ti replichiamo che nostra intenzione era che messer Ercole avessi gli alloggiamenti gratis per 15 o 20 cavalli costí in Ripomerance o all’intorno per coteste ville fuora de’ bagni, come e’ ci aveva ricerco; né fu la intenzione nostra che li fussi concesse le stanze proprie de’ bagni gratis. [5] Pertanto, quando cosa venissi in disputa, li farai intendere destramente come egli ha a fare el dovere a chi lo ha recevuto in casa, e satisfarlo etiam de’ danni gli avessi fatti per sua commodità. [6] Vale.
165
[1] Ghirigoro del Benino Capitano di Livorno. [2] Die 7 octobris.
[3] Noi intendiamo per questa tua de’ tre del presente come tu hai ricevuto in cotesto luogo certi Pisani che per la fame si sono fuggiti di Pisa, e come tu non li hai voluti mandare via, per avere inteso essersi vinto certa provisione che permette loro el passare di qua. [4] Dispiaceci che tu non abbi inteso bene questa cosa; e perché tu non ci facci errore per lo avvenire, ti facciamo intendere come e’ si è dato autorità a’ nostri Eccelsi Signori di potere perdonare a’ Pisani, e non si è dato facultà a’ Pisani di venire, se non in quel modo parerà a detti nostri Signori. [5] Pertanto quelli Pisani che vogliono passare di qua non hanno a venire costí, ma venire alla volta qui di Firenze, e rappresentarsi a’ nostri Signori. [6] E quando da quelli e’ sieno ricevuti e racettati, bene quidem; quanto che no, e’ saranno a ritornare in Pisa. [7] E perché cotesta non è la via loro, a chi venissi costí che fussi uomo di qualche condizione, lo invierai a questa volta subito, e li commetterai si rappresenti ad e’ Signori nostri. [8] E quando e’ ti porti fede che da quelli li sia suto perdonato, lo lascerai stare liberamente dove li parrà. [9] E quando e’ capitassi costí uomini diserti e che fuggissino la fame, gli rimanderai in Pisa e dirai loro che, se ne vogliono uscire, lo faccino intendere al Commissario di campo, e dipoi si governino come da lui fia loro ordinato. [10] In somma non voliamo che costí ne alberghi alcuno, ma li mandi secondo la qualità loro o qui alla volta di Firenze o gli facci ritornare in Pisa; e quelli che vi hai ricevuti infino a qui, licenzierai nel modo detto.
166
[1] Tommaso Tosinghi Commissario generale in castris. [2] Die 7 octobris.
[3] Noi ti scriverreno questa sera piú per servare la consuetudine dello scriverti ogni sera, che perché sia necessario. [4] Né possiamo dirti altro, se non che sollecitiate che cotesta benedetta sboccatura si faccia. [5] E perché non manchino e’ danari per li operai, se ne manderà questa sera nuovamente a Giuliano Lapi.
[6] Noi intendiamo come con Giannone d’Arezzo, conestabole in Libbrafatta, sta un certo Antonio d’Agnolo da Cortona, detto Pinco, el quale, sotto nome d’andare alla strada, va spesso in Lucca e tiene pratica co’ Pisani; e queste cose si vogliono sempre credere e ricercarne il vero. [7] T’imponiamo facci di averlo a te, e intenda bene quali sieno e’ portamenti suoi. [8] Voliamo nondimanco abbi avvertenza d’avere delle cose sua qualche contrassegno, perché intendendo come egli è valente uomo, non vorremo sanza sua colpa iniuriarlo.
[9] Noi abbiamo disegnato per la guardia di Rasignano Bernardo Canigiani con la sua compagnia; però lo manderai in quello luogo a tua posta. [10] Vale.
167
[1] Tommaso Tosinghi. [2] Die 8 octobris 1504.
[3] E’ ci piace che tu abbi mandato nella Verrucola Morgante dal Borgo e Piero d’Anghiari, come ti si commisse per altra; e cosí ci piace che tu abbi dato avviso a cotesti luoghi all’intorno, e fatto loro intendere come si abbino a governare con quelli che escono di Pisa. [4] Piaceci ancora che voi abbiate fatto tumultuare in Pisa per avere arsa quella porta; e ci sarà grato intendere se drento è rimasta ruggine veruna, e come vi procedino le cose.
[5] Poiché tu di’ che sarebbe inconveniente mandare Francesco Serragli in Maremma, ne siamo stati co’ nostri Signori; e’ quali, udite le ragioni ne alleghi, sono contenti che non parta di Cascina, e però gli ordinerai che attenda allo ofizio suo.
[6] A Giuliano Lapi si manda per questo cavallaro danari; e s’egli risponde alla sua e a te circa l’opera, non abbiamo a dire altro se non che attendiate alle sboccature perché questo tempo comincia a minacciarci, e non sarebbe se non danno e vergogna grande quando vi avessi a levare di costí e le non fussino fatte. [7] Vale.
168
[1] A Giuliano Lapi. [2] Dicta die.
[3] Per il presente cavallaro nostro ti si manda danari per li operai, e’ quali sono quel numero che per lettere e ordine del dipositario della Signoria ti sarà significato; che, secondo dice, sono 200 ducati. [4] Abbiamo ricevuto la tua lettera e intendiamo la disputa che è fra Alessandro e Colombino; parlerenne con qualche intendente, e a bell’agio ci resolvereno. [5] E voi in questo mezzo attenderete alla sboccatura con tutte quelle opere che vi possono lavorare, sanza entrare in imprese nuove dove andassi lungo tempo: el quale ci comincia questa mattina a minacciare, e ci fa paura che non ch’altro coteste sboccature non si finischino. [6] E però di nuovo ti si ricorda lo attendere a questo. [7] Vale.
169
[1] Tommaso Tosinghi. [2] 9 octobris.
[3] Sendo noi desiderosi di tirare innanzi cotesta opera e di non mancare d’ogni diligenzia per vedere quelli rimedii che ci sono e quelle speranze se ne possono avere, abbiamo fatti venire da Ferrara dua maestri d’acqua, e’ quali con el presente cavallaro si mandono costí, chiamato l’uno maestro Biagio Rossetto e l’altro maestro Alessandro Doria. [4] E abbiamo loro commesso si presentino a te, e vogliamo che tu insieme con Giuliano Lapi e Alessandro degli Albizi e Colombino, a li quali ancora scriviamo, mostriate loro parte per parte di cotesta opera. [5] E farai che gli intendino bene e vegghino e’ fondamenti di cotestoro, e considerino e’ fossi fatti e le pescaie, e squadrino e misurino bene el paese; e li farai accompagnare securamente infino a Stagno e per tutto dove e’ bisognassi che gli andassino. [6] E esaminato bene ogni cosa, intenderai quel che bisognassi fare e circa la pescaia e circa ogni altra parte per poterla ridurre a qualche buon fine, e soprattutto t’ingegnerai d’intendere largamente se la cosa è riuscibile, e ti varrai e nel consiglio e in ogni altra cosa di costoro, de’ quali, come ti sarai servito a sufficienza secondo el iudizio tuo, potrai licenziare.
170
[1] Tommaso Tosinghi Commissario in campo. [2] x octobris 1504.
[3] Per la tua di ieri, data a 20 ore, intendiamo con dispiacere in quali periculi sia incorso cotesto campo rispetto all’ordine dato per abbruciarli li alloggiamenti; e cosí ci dispiace lo intendere come voi non state costí molto securi rispetto alla diminuzione delle fanterie. [4] Intendiamo ancora quello che per avverso tu discorri quando el campo si levassi di costí, e li ’nconvenienti che ne nascerebbono rispetto alla opera. [5] E esaminato l’una cosa e l’altra, e conosciuta la prudenzia tua e virtú di cotesti condottieri, e per questo presupponendoci che non possa seguire disordine, ci resolviamo che si soprasegga tanto che l’opera si possa lasciare in migliore termine è possibile, e in modo secura che non si sia gittata via la spesa fatta. [6] E però attenderete a seguire in quella, faccendo buona e diligente guardia, ingegnandovi di supplire con la diligenzia dove mancassino le forze. [7] E perché voi non manchiate di capi, questo dí si è inviato a cotesta volta el Conte Checco, e domattina partirà el signore Marcantonio ad ogni modo, per essere costí quando prima potrà. [8] Quanto alla parte che tu scrivi circa lo intrattenere chi esce di Pisa, non te ne direno altro ma ce ne rimettiamo a tutto quello che da’ nostri Eccelsi Signori ti sarà scritto.
[9] Avendoci fatto molte volte el signore Gian Pagolo domandare licenza per ire a Perugia, siamo contenti che sua Signoria parta lunedí mattina proxime futuro con quella comitiva di cavagli che a lui parrà sia onesta, lasciando costí la sua compagnia sotto un buono governo; la quale vi stia tanto quanto si pena per gli altri ad andare alle stanze.
[10] Non avendo tu mandato un bombardiere a Libbrafatta, vi manderai maestro Lorenzo di Santi Sordo, perché sendo oltre a bombardiere maestro d’ascia, potrai fare licenziare un di quelli maestri d’ascia si truovono là.
[11] Postscripta. [12] Poi che tu ci scrivi che il Riccio Fantoni sta meglio a Lari che costí, noi ce ne accordiàno teco, però lo lascerai stare là quando una gran necessità non ti facessi richiamarlo costí.
[13] Attendiamo con desiderio quello aranno livellato e consigliato quelli nuovi maestri che ieri si mandorno costà, perché ci sarebbe grato, poiché ’l tempo serve, fare qualche cosa di buono quando con ragione si possa fare.
[14] Scrivendo è arrivata l’ultima tua di ieri alla quale non accade altra risposta. [15] Bene vale.
171
[1] Tommaso Tosinghi Commissario in campo. [2] Die xi octobris.
[3] Noi intendiamo di buono luogo come e’ Pisani si mettono in ordine di venire assalire cotesto campo, e si confidono che riuscirà loro ad ogni modo di romperlo, e vogliono passare lo Stagno, e per quella via assaltarvi. [4] Diamoti questa notizia in diligenzia acciò stia avvertito, e cosí facci tutti cotesti condottieri e cotesto esercito tenendo buone velette, spie e ascolte, per non essere giunti improvvisti e in disordine. [5] E se intendessi alcuna cosa conforme a questo nostro avviso, ce ne scriverrai.
[6] Postscripta. [7] Quando tu giudicassi a proposito ritirare Piero d’Anghiari e Morgante dal Borgo costí in campo, la rimettiamo in te. [8] E perché cotesti fanti non si resolvino, farai intendere come si manderà loro la paga. [9] El Vicario di Lari ci scrive come quello luogo sta male sanza fanti, avendo tu fatto venire el Riccio costí. [10] Fara’gli intendere come ordini che gli uomini che sono all’intorno si ritirino nel castello infino a tanto che si provvega di guardia. [11] Vale.
172
[1] Domenico Riccialbani Commissario di Prato sopra e’ marraiuoli. [2] Die xi octobris.
[3] Vincenzio di Martino da Tebbiano, esibitore presente, ci referisce come tu comandasti che si andassi in campo per li operai secondo ti commettemo: non si trovava in coteste parti, e non avendo udito el comandamento non potette ubbidire; e come nonostante questo tu cerchi condannarlo, il che ci dispiacerebbe; e però desideriamo che tu non lo molesti altrimenti quando e’ sia suto disubbidiente sanza sua colpa. [4] E perché pure cotesto contado è aggravato, ti ricordiamo procedere in simil casi in modo che da l’un canto vi sia l’onore pubblico, dall’altro etiam e’ contadini non sieno al tutto sopraffatti. [5] Commendiamoti nondimanco assai delli operai hai mandati in campo, perché avemo relazione da quelli commessarii come egli erono tutti buone opere e con buoni ferri.
173
[1] Tommaso Tosinghi Commissario in castris. [2] Die xii octobris.
[3] Noi abbiamo aúto tanto desiderio che cotesta opera avessi la perfezione sua, per satisfare a l’onore di questa città e pel benifizio e commodo che del fine di essa si sperava, che noi non abbiamo mai pensato ad altro, poi che se le dètte principio, che a tutte quelle cose l’avessino a dare favore e a condurla a la perfezione sua. [4] E come hai visto, abbiamo fatto venire infino di Lombardia maestri per consigliarla e aiutarla. [5] Ma veduto quello che tu ci hai scritto per piú tue lettere circa a’ periculi in quali si truova el campo, e cominciandosi alla lettera de’ nove e discorrendo tutte le altre infino all’ultima che tu scrivi, data questa mattina, e considerato le cagioni di essi, che sono le diminuzioni delle fanterie e la mala contenteza delle genti d’arme, e considerato quello che etiam d’altronde abbiamo ritratto dello animo de’ Pisani, come per la nostra di iermattina ti demo notizia, giudichiamo che sia da preporre la sicurtà e salute di cotesto esercito ad ogni altra cosa e impresa, sendo massime, per li ritratti facciamo da voi, el fine di essa lungo e dubbio. [6] E per non fare errore alcuno in questo caso, acciò che potendosi pure stare costí securamente e’ non si manchi di quello benifizio che dalla vostra stanza se ne potessi trarre, voliamo rimettere in te, e cosí liberamente rimettiamo lo stare con lo esercito costí, o levarlo e mandarlo a le stanze. [7] E poniamo al tutto questo peso e carico sopra di te: el quale esaminerai se vi potessi stare qualche dí securissimamente, e vi starai megliorando l’opera in tutte quelle parti che si potessi, e che ne consigliassino cotesti maestri. [8] Ma quando vedessi non vi potere stare securissimamente, leverai lo esercito a tua posta e manderai le gente d’arme a quelle stanze di che ti si è dato notizia. [9] E la fanteria ti truovi ritirerai in Cascina, dove la terrai infino a tanto che da noi ne sia deliberato. [10] E avendoti a levare, ti leverai con manco tumulto, piú ordinatamente e con piú onore potrai, acciò che la paia tale levata elezione e non necessità. [11] Manderai con quelle dua compagnie, che per la Val d’Elsa debbono transferirsi di sopra, dua cavallari che vi te ne troverrai de’ nostri; e ordinerai che nel passare faccino diversi alloggiamenti l’una da l’altra, acciò che quelli medesimi luoghi non abbino tutto el danno; e alli capi ordinerai che si portino in modo che ’ nostri cittadini non si querelino. [12] All’altra parte della tua lettera non occorre che dire, perché di Calci e del campanile deliberreno altra volta quanto sarà da fare.
[13] Non voliamo mancare di ricordarvi che, levandovi, ardiate tutto el legname vi trovate costí. [14] E perché e’ Pisani non abbino cosí el campo libero a venire a turare e’ fossi, ci parrebbe, quando e’ si potessi e che non si avessino a consumare gli strami di munizione, che tu non mandassi alle stanze loro le compagnie de’ cavalli leggeri; ma, da Pagolo da Parrano in fuora, el quale voliamo che subito levato el campo vadia a Pescia, ritenessi tutti gli altri in Cascina che scorressino infino a’ fossi. [15] E acciò che non scorrino sanza bisogno, potrai ordinare alla Verrucola che ti facci cenno quando e’ Pisani venissino a guastare. [16] Vale.
174
[1] Dominico Riccialbani. [2] Die xiv octobris 1504.
[3] Noi intendiamo quello che tu ci rispondi sopra la causa di Vincenzio di Marino. [4] E esaminato bene la tua lettera, giudichiamo che sia da fare ogni cosa e usare ogni termine per essere ubbidito, e che questo Ofizio e li Commissarii suoi si mantenghino in reputazione. [5] E giudicando dall’altra parte come el confinare alcuno non torna tanto in preiudizio di chi è confinato quanto in danno del nostro paese, per mancare degli uomini etc., ci pare che tu nel gastigare e’ disubbidienti ponga da parte el confinarli a Livorno e nelli altri luoghi simili, ma solo condanni quelli che sono abbienti in danari; e quelli che fussino poveri metterai in prigioni per qualche dí, come a te parrà, perché sia in qualche parte esemplo ad altri. [6] Bene vale.
175
[1] Giovanni Ridolfi. [2] Die xiiii octobris 1504.
[3] Noi ti scrivemo a dí cinque e dipoi a dí 12 in risposta alle tua delli 8 e de’ dieci, le quali doverrai a questa ora avere aúte; è comparsa dipoi un’altra tua de’ dí xi. [4] E quanto alla prima parte di Giovan de Sassatello e di Oriolo, ti commendiamo degli avvisi. [5] E quanto a’ Zoli, ci piace assai intendere che questo compromesso sia fatto; e conosciuto con quale prudenzia tu lo ài condotto, ne speriamo buono fine. [6] E perché tu possa piú facilmente condurlo, siamo contenti, quando vegga che al tutto e’ ne seguiti la pace e si stabilisca lo accordo, che tu quiti e finisca e’ Zoli e loro mallevadori di tutta quella pena nella quale fussino incorsi nella tregua rotta; ma arai avvertenza di fare tale fine a cosa fatta, e che ci sia drento lo onore nostro e la salute di cotesti nostri. [7] Altro non ci occorre, perché di nuovo non s’intende altro. [8] Vale.
176
[1] Domino Tommaso Tosinghi Commissario in campo. [2] Die xvi octobris.
[3] Questa mattina abbiamo ricevuta la tua di ieri, per la quale s’intende come, non sendo comparsa la nostra de’ 14 a tempo, non potesti esequire la commissione nostra, sendo el campo in levata e in buona parte mosso. [4] Alla quale cosa non replichereno altro, giudicando che abbi fatto tutto secondo che hai iudicato essere piú a proposito delle cose nostre. [5] Né ci pare che al presente si possa pensare a cosa di piú importanza che ad ordinarsi in modo che ’ Pisani non possino per alcuno tempo scorrere con danno delli uomini nostri, e per infino che Arno cresca e’ s’impedissino in modo che non potessino riempiere le bocche de’ fossi. [6] E per questa cagione ti scrivemo non mandassi né messer Malatesta, né Musacchino, né Pagolo da Parrano alle stanze disegnate, ma per qualche dí, infino a tanto che piovessi, li ritenessi in Cascina insieme con messer Bandino, acciò che quelli potessino assaltare e’ Pisani che venissino a turare e’ fossi. [7] E benché tu replicassi nel principio a questo, arguendo come egli era impossibile potere guardare che ’ Pisani per loro arbitrio non guastassino e’ fossi, potendo venirvi con falconetti e tenere discosto e’ nostri, e li nostri per non vi essere e’ ponti non possere passare e’ fossi e non possere essere anche a tempo a girare da la coda de’ fossi per trovarli, potendosi sempre e’ Pisani ritrarre etc., ti rispondiamo che avendovi e’ Pisani a venire con guastatori e uomini disarmati, sono necessitati, volendo riempiere la bocca del primo fosso, entrarvi drento; e volendo riempiere la bocca del secondo fosso, bisogna che passino el primo, in modo che ’ nostri, ancora che non possino condurre seco falconetti, possono pure con le balestre e con li scoppietti percuoterli e perturbarli in modo che cosí oziosamente e a loro commodità non li riempino. [8] Crediamo che questo medesimo sarà venuto in considerazione anche a te, avendo ricevute dipoi da te lettere per le quali scrivi essere resoluto a fare soprassedere detti cavalli leggeri in Cascina, tale che noi stiamo con questa speranza. [9] Parci ancora, come altra volta ti si ricordò, che tu ordini alla Verrucola che ti sia fatto cenno sempre quando escono gente di Pisa, in modo che tu intenda sempre per la qualità e diversità de’ cenni quanta gente esce di Pisa, cioè se la è grossa gente o poca, e cosí che volta pigliano e a quale cammino vanno.
[10] Occorreci ancora ricordarti come noi giudichiamo necessario, e in mentre che tutti e’ cavalli leggeri staranno a Cascina, e poi che vi sarà rimasto messer Bandino solo, che tali cavalli leggeri abbino, per ogni caso che potessi intervenire, le spalle di qualche uomo d’arme, acciò che gli avessino piú nervo e potessino meglio opporsi alli Pisani quando facessino qualche insulto. [11] E tanto piú lo desideriamo, intendendo che ’ Pisani hanno nelle loro compagnie circa 20 uomini d’arme. [12] E però ci parrebbe che tu alloggiassi fra Ponte ad Era e Ponte di Sacco 20 o 25 uomini d’arme di quella compagnia che tu arai alloggiata nelle colline; el quale alloggiamento di Ponte ad Era e Ponte di Sacco giudichiamo buono e capace di detti uomini d’arme. [13] Né per questa ci occorre altro, perché delle fanterie non abbiamo ancora deliberato, il che si farà per altra nostra.
[14] Ingegnera’ti nella stanza che faranno costí in Cascina e’ cavalli leggeri, e’ non logorino li strami di munizione, ma ne farai rispiarmo quanto ti fia possibile, acciò che nella vernata non se ne patisca carestia. [15] Vale.
[16] Una lettera a Livorno che la mandi subito.
177
[1] Iannozio Manetto Capitaneo Arretii. [2] Die xvi octobris 1504.
[3] Significhiamoti per questa come noi abbiamo deliberato che la compagnia del Conte Lodovico della Mirandula alloggi in cotesta città. [4] E perché della compagnia sua è capo messer Andrea Coscia, uomo di buon sangue e virtuoso, t’imponiamo lo carezzi e intrattenga non altrimenti che se fussi la persona del Conte Lodovico proprio. [5] E quando bisognassi che alla sua compagnia fussi fatto credenzia di qualche cosa per infino alla paghetta, ne lo farai accomodare, perché, sendo lui uomo iusto, ordinerà sempre a quelli suoi che satisfaccino alli suoi creditori. [6] Vale.
178
[1] Magnifico Andreae Cossa Locumtenenti Domini Ludovici Mirandulae Comitis etc. [2] 16 octobris.
[3] Avendo inteso, per relazione che ha fatta di vostra Magnificenzia el Cancelliere dello illustre Conte Lodovico, padrone vostro, quanta affezione portiate alla nostra città, e di quanta prudenzia e esperienzia siate ripieno, ci pare avere obbligo grande con quello signore, el quale in sua assenzia ha eletto vostra Magnificenza Governatore della sua compagnia. [4] E perché noi facciamo gran capitale di voi e delle gente avete in governo, vi abbiamo deputate le stanze in Arezzo, luogo di grande importanza e dove bisogna uno capo di quella prudenzia che noi abbiamo giudicata in voi. [5] Desideriamo dunque che voi e vostra compagnia vi portiate in maniera con quelli nostri vassalli e nostri governatori che lo effetto corresponda alla espettazione ne abbiamo. [6] Né altro ci occorre che offerirci a vostra Magnificenzia, que bene valeat.
179
[1] Thommaso Moregli Potestati Arretii. [2] Die xvii octobris 1504.
[3] Egli è stato al Magistrato nostro Meo di Giovanni da Quarata, mandato dal suo comune, e si querela come Iacopo Marzuppini, cittadino arretino, ha fatto pigliare alcuno loro conterraneo costí nella tua corte; e d’alcuno si è richiamato per certi fitti che loro tenevano da lui l’anno che seguí la rebellione d’Arezzo; e come lui cerca el pagamento del fitto che correva in detto tempo. [4] A che replicono non essere tenuti, allegando come per li cinque commissarii sopra coteste cose fu sentenziato che dovessino dare la metà di quello che quello anno e’ ricolsono, e non el fitto ordinario: parendo a tali commissarii ragionevole che ogni uno avessi a gustare delli infortunii di quello anno. [5] Pertanto, considerando noi questa cosa e desiderando che tutto proceda iustamente, t’imponiamo vegga le ragioni assegnono costoro, e dipoi non ti parta da quello che sopra tale causa ne avessi deliberato questi cinque commissarii. [6] E di piú ti ricordiamo che, avendo detti uomini di Quarata patito assai e essendosi portati fedelissimamente, che egli è bene avere quelli riguardi nelle cose loro che hanno meritato e’ loro fedeli portamenti. [7] Vale.
180
[1] Tommaso Tosinghi Commissario in campo. [2] Die xvii octobris.
[3] Noi presupponiamo che in cotesta levata del campo abbi esequito l’ordine che ti si dette, e che iermattina per l’ultima nostra ti si replicò: e questo è di avere mandato tutte le genti d’arme alle stanze, dove hanno a vernare; e le compagnie de’ cavalli leggeri abbi ritenuti in Cascina, dove stieno infino a tanto che ’l tempo si guasti, acciò che tutti insieme possino impedire e’ nimici e perturbarli quando venissino a guastare e’ fossi, e cosí quando disegnassino fare qualche insulto a Libbrafatta. [4] Abbiamo dipoi ricevuto la tua de’ 16: e intendendo come ti pareva che cotesta terra rimanessi molto scarsa di guardia, non vi avendo secondo l’ordine dato a rimanere se non messer Bandino; e come a te occorreva mandare el signore Iacopo Savello ad alloggiare in Val di Nievole e ritenere costí in Cascina, con messer Bandino, Pagolo da Parrano; e avendo considerato quanto tu scrivi, pare ancora a noi che Cascina fussi per rimanere troppa sola con messer Bandino solo. [5] E seguireno volentieri l’ordine di che tu ci avvisi, se la compagnia del signore Iacopo non ci paressi troppa in Val di Nievole, e anche se non iudicassimo che in quella parte stessino meglio e’ cavalli leggeri che gli uomini d’arme. [6] E però abbiamo deliberato, volendo satisfare a la guardia di Cascina in ogni tempo, che dove messer Malatesta con la sua compagnia doveva vernare a Lari, e’ si rimanga costí in Cascina con messer Bandino: le quali dua compagnie saranno sufficienti e a scorrere e a tenere e’ Pisani. [7] E perché Lari non stia sanza cavalli, ordinerai che vi si transferisca subito la persona del signore Luca Savello co’ sua cavalli leggeri, e con quelli uomini d’arme di che lui giudicherà quello luogo essere capace. [8] E guasto che sarà el tempo, manderai alli luoghi loro Pagolo da Parrano e Musacchino, cioè Pagolo a Pescia e Musacchino a Vico. [9] E perché e’ ci è mosso un dubbio che Val di Nievole non sta secura, sendo questi belli tempi, e non vi sendo altri cavalli che quelli di Bandino Stefani, e come quelli nostri vassalli non potranno seminare o con difficultà, e essendo desiderosi di provedervi in qualche modo, t’imponiamo che quando tu credessi potere durante questo bel tempo impedire in quel medesimo modo e’ Pisani (avendo in Cascina messer Bandino, messer Malatesta e Musacchino) sanza Pagolo da Parrano, che con quello, in questo caso lo mandi subito alle stanze sua a Pescia. [10] Ma quando tu giudicassi altrimenti, cioè che sanza avere Paulo da Parrano in Cascina e’ non si potessin fare quelli effetti che avendolo, lo riterrai costí. [11] E volendo pure provedere di qualche gente in Val di Nievole, potrai mandare a Pescia la persona del signore Iacopo Savello co’ suoi cavalli leggeri e con 10 o 12 uomini d’arme armati alla leggera, e’ quali stieno in quello luogo per reputazione e securtà della valle, tanto che Paulo da Parrano con la sua compagnia, guasto che sia el tempo, vi si possa mandare; alla arrivata del quale voliamo che detto signore Iacopo se ne ritorni alle stanze sua in Val d’Arno. [12] Questo modo ci pare da osservare; in che tu userai diligenzia e arai cura sopra tutto, come molte volte ti si è detto, che non si logorino gli strami della munizione, ma li farai andare a saccomanno mentre che ’l tempo lo comporta.
[13] Manderai o vero ordinerai al proveditore della munizione che mandi un bariglione di polvere a Monte Carlo. [14] Bene vale.
[15] Noi crediamo che tu abbi mandato alla Verrucola Morgante dal Borgo e Pier d’Anghiari per impedire e molestare e’ Pisani che non possino usare in Val di Calci. [16] E non ve gli avendo mandati, ve li manderai, e ci darai avviso come si portino.
[17] Licenzierai tutte le spese superflue, e cosí tutte le scafe da dua in fuora, le quali iudichiamo bastanti a fare un ponte per passare el fiume. [18] Vale.
181
[1] Tommaso Tosinghi Commissario generali in Cascina. [2] 18 octobris.
[3] Rispondendo a la tua di ieri, ti facciamo intendere, quanto alle fanterie che per quella di nuovo ci ricordi, come fra dua dí ad ogni modo ti si manderà la nota come si abbino a distribuire. [4] E perché noi desideriamo fare questa cosa piú secondo el bisogno di cotesti luoghi, voliamo ci avvisi per la prima quali luoghi ti parrebbe da guardare, e quanti fanti vivi da mettere in qualunque di tali luoghi; avendo avvertenza di ridurre el numero de’ fanti appunto, e tôrre quelli che sieno necessarii per la guardia, e non piú.
[5] Quanto alli cavalli leggeri, esistimiamo, poiché tu di’ come e’ dimorono in cotesta terra sanza frutto, abbi a quest’ora mandato Pagolo da Parrano a Pescia con la sua compagnia. [6] E quando e’ ti paia ancora di mandare Musacchino a Vico, ve lo manderai a tua posta; e cosí verranno ad essere tutti e’ cavalli leggeri alli luoghi loro, perché voliamo che in Cascina stia questa vernata messer Bandino e messer Malatesta. [7] Intendiamo appresso quello che tu scrivi de’ fossi e come e’ Pisani non fieno per fare pruova di riturarli; e quando e’ la facessino, non saresti per poterli impedire. [8] Piaceracci assai che sieno per lasciarli stare cosí; ma quando pure venissino per turarli, non possiamo credere, come altre volte ti si è scritto, che non si dessi loro qualche impedimento.
[9] Circa el Castello di Calci, noi siamo assai desiderosi di fortificarlo e metterlo in guardia. [10] Ma avanti che noi pigliamo tale impresa, ci è necessario intendere, non essendo piú el campo in campagna, come questa cosa si possa fare securamente; e però ci avviserai per la prima con che scorta e’ vi si potessi stare a lavorare, e quante opere bisognerebbe condurvi, e in quanti dí si finirebbe, e quanti vi si arebbe poi a lasciare, acciò che intendendo questi particulari della spesa e del modo del farla securamente, noi ci possiamo resolvere.
[11] E’ si è ordinato che per tutto dí domani partino di qui le munizioni che noi giudichiamo necessarie per Libbrafatta, le quali fra dua dí doverranno essere costí da alcuna in fuora che si manda per via di Lucca. [12] E tu intenderai da Cosimo se le farine che si hanno a mandare là sono in ordine; e subito che sarai ad ordine con le farine e con la scorta, ce lo farai intendere, perché ti vogliamo mandare la paga di quelli connestaboli; la quale voliamo mandi quando manderai le dette cose, acciò che e’ danari vadino securi.
[13] Tu ci scrivi come e’ sarebbe stato bene avere alloggiato coteste genti d’arme piú strette, per potere essere piú preste ad ogni soccorso etc. [14] E bene che a noi paia averle messe in quelli luoghi dove le potevono stare, e che etiam e’ ricordi tuoi sieno tardi, tamen ci sarà grato intendere per la prima tua quello che a te ne occorressi; e ci sarà anche grato intendere se hai fatto transferire el signore Luca Savello a Lari nel modo che ieri ti si commisse; e cosí se hai messo gente d’arme in Ponte ad Era e in Ponte di Sacco, come piú dí fa ti si ordinò; e’ quali luoghi per essere propinqui a Cascina facilmente potranno accomodare della guardia loro cotesti cavalli leggeri.
[15] Per l’alligata s’ordina a Cosimo da Saminiato che solleciti quelle farine delle quali li demo commissione per conto di Libbrafatta, e li commettiamo le conduca a Vico. [16] E tu farai venire da Libbrafatta 150 o 200 sacca vote, perché ti servino a riportarle in là piene. [17] In somma solleciterai con ogni industria questa provisione, e avviserai quando s’è in ordine a mandarla, perché voliamo che con quella vadi anche la paga de’ fanti, come ti si è detto. [18] Vale.
182
[1] Domino Herculi. [2] Die xviii octobris.
[3] Avendo noi inteso come nella Valle di Calci sono gran quantità di castagne e grandissima quantità d’ulive, e desiderando che ’ Pisani mancassino di questo sussidio, pensavamo che questo non si possessi fare piú commodamente che fortificando el castello di Calci. [4] E volendone prima el parere della Signoria vostra, ci avviserete subito come facilmente, e in che modo, e come securamente questa fortificazione si possa fare, dandoci etiam avviso di che guardia avessi di bisogno quello luogo cosí fortificato, tale che la fussi idonea a salvare el Castello e tenere in modo infestata quella valle che ’ Pisani non vi potessino usare. [5] Né per questa ci occorre altro che offerirci alla Signoria vostra.
183
[1] Tommaso Tosingho Commissario in campo. [2] Die xviiii octobris.
[3] Questa sera si farà brevemente risposta a dua tue di ieri; e quanto a Libbrafatta, ti replichereno quello che da noi ti fu scritto iarsera: e questo è che noi attendiamo che tu sia ad ordine con le farine, perché al primo tuo avviso ti si manderà e’ danari, acciò che con la scorta che condurrà la vettovaglia quelli ancora si possino condurre. [4] Solo ti direno questo di nuovo: che se tu puoi in una carovana medesima e con una medesima scorta mandare tutte le vettovaglie a Libbrafatta, soprassega el mandarle tanto che ’ danari ti si mandino. [5] Ma quando ti bisognassi mandare dette vettovaglie in dua volte, potrai mandare subito la metà, e all’altra metà indugiare che noi ti mandiamo e’ danari per la paga. [6] E però ci avviserai subito come ci abbiamo a governare. [7] Avvisera’ci ancora, come iarsera ti si scrisse, che munizioni sia costí e quelle che di necessità vi bisognano. [8] Mandera’ci ancora tutte le misure delle bocche de’ cannoni che si truovono in coteste parti. [9] E circa la cavalcata, non ti direno altro perché ne aspettiamo el successo; solo ti ricordereno intorno a questo che tu non ne permetta alcuna, se tu non vedi che le si possino fare securissimamente. [10] E quando avanti che tu le abbi fatte ce ne dai notizia, fara’lo da parte e in modo che la cosa non si abbi a pubblicare, perché sai quanto importa tal cosa ad intendersi. [11] Delle gente d’arme e cavalli leggeri non ti direno altro, ma quanto alle fanterie, lunedí ad ogni modo te ne mandereno resoluzione.
[12] Bastiano Palmieri se ne torna in costà; e perché lui ha parlato con esso noi molto a lungo dello affortificare Calci, e come si rincorerebbe fare venire tanti di quelli di Calci e da Monte Magno che potrebbono per loro medesimi fortificare detto luogo quando fussi fatto loro spalla da’ nostri cavallari, e fortificato fussi si rincorerebbono per loro medesimi guardarlo, crediamo che di questa pratica parlerà ancora a te. [13] Voliamo che tu lo intenda e esamini come tale cosa si possa fare, e ne piglierai ancora parere da cotesti intendenti; e a noi dipoi darai notizia di quello che a te occorressi esequire in tale cosa, e come la si potessi mandare ad effetto, acciò che intendendo tutto, noi possiamo deliberare. [14] E dimosterrai che di questa cosa non te ne sia suto scritto, ma la tratterai come da te.
[15] Questa mattina nelli 80 fu creato per tuo successore Giraldo Giraldi; ingegneremoci espedirlo presto per satisfarti.
184
[1] Die 19 octobris 1504. [2] Decemviri etc. [3] Deliberaverunt infrascriptum salvum conductum cum taxa quatuor florenorum de auro in aurum.
[4] Noi Dieci etc., significhiamo a qualunque vedrà le presenti nostre lettere, come noi diamo e concediamo ampla securtà e libero salvocondotto, duraturo tutto dí nove di dicembre proxime futuro, al Magnifico messer Baldassarre de Biassa, patrizio e nobile genovese, e a cinque suoi familiari, di potere venire alla nostra città di Firenze e a qualunque terra e luogo della sua iurisdizione, cosí marittimo come terrestre, e in quelli possa stare e dimorare, e di quelli partirsi e ritornare tante volte quante li parrà e piacerà liberamente e securamente, sanza ricevere alcuno danno o alcuna molestia in persona o in beni: intendendosi nondimanco che questa securtà e fede pubblica non vaglia in alcun modo ad el prefato messer Baldassar e sua familiari per li dazii e pagamenti di gabelle ordinarie, e quando si appressassi alla città di Pisa a quattro miglia o manco, e quando etiam portassi verso detta città di Pisa grani o qualunque altra ragione vettovaglia. [5] Pertanto imponiamo e comandiamo a tutti voi, rettori e ofiziali nostri, e cosí a tutti voi, capitani, governatori, condottieri e stipendiarii nostri, cosí di mare come di terra, e a voi etiam, sudditi nostri, che per quanto stimate la grazia del nostro Magistrato e temete la indegnazione, osserviate e osservare facciate el presente salvocondotto inviolabilmente. [6] Mandantes etc.
185
[1] Al vicario di Scarperia Lorenzo delli Albizi. [2] 21 octobris.
[3] E’ ci è stato referito come avendo tu comandato certo numero di vangatori alla lega di Fiesole, che di tutta detta lega, che sono 31 populi, solo cinque populi ve ne mandorno venti, cioè: Badia di Fiesole, Santo Stefano in Parre, Santa Maria a Nuovoli, San Cristofano a Nuovoli e la Canonica di Fiesole; e come tutti gli altri populi non ve ne mandorno alcuno; e cosí quelli cinque vennono ad essere gravati, e quelli altri sgravati, che non ubbidirno. [4] Desiderremo pertanto intendere da te se tu gli ài puniti, e come tu ti governi o ti se’ governato in questo caso; perché quelli cinque populi che hanno ubbidito si dolgono d’avere portato el peso di tutti gli altri, e vorrebbono che le spese hanno fatte andassino a lira e soldo in tutta la lega. [5] E però voliamo ci scriva come questo caso stia. [6] Vale.
186
[1] Lorenzo del Nero Capitaneo Liburni. [2] Die 22 octobris.
[3] Noi abbiamo aúto dispiacere grande per intendere per questa tua de’ 19 dí lo insulto che ’ Pisani hanno fatto a cotesto luogo, e il danno che ne hanno ricevuto cotesti uomini; perché non ci muove tanto quello hanno perso cotesti nostri e l’utile che ne hanno consequitato e’ Pisani, quanto el conietturare per tale caso seguíto che costí non si facci buona guardia né di velette né di ascolte, come è consuetudine in una terra della importanza che è cotesta, e propinqua alli inimici suoi. [4] Speriamo nondimanco che tale cosa arà fatto cotesti nostri connestaboli piú diligenti, e che per lo avvenire e’ terranno tale ordine che li scoprirranno e’ nimici sí discosto che non sarà per riuscire loro e’ disegni facessino di predare, e di simili cose in preiudizio di cotesto luogo. [5] E tu etiam non mancherai di tenerli sollecitati e avvertiti a fare el debito loro. [6] E perché tu ti possa valere dell’artiglierie, si manderà costà buon provedimento a tutto; e cosí mandereno la paga subito acciò che cotesti soldati si possino sustentare.
[7] Postscripta. [8] Sarà in questa inclusa una nota di cose e munizioni mandate costí uno anno fa, le quali non possiamo credere che sieno state alienate. [9] E però ne parlerai con chi ne ha avuto la cura, e ci avviserai quante vi se ne truovi al presente, e come le si sieno distribuite quelle che mancassino.
[10] A Cascina s’è scritto che ti sia mandate cento lance; e quando e’ si manderà costí la paga, che fia subito, ti si manderà etiam qualche danaio per rassettare coteste artiglierie. [11] E tu in questo mezzo non perderai tempo quando abbi commodità di dare ordine da ridurle in buono essere.
187
[1] Tommaso Tosinghi. [2] Die 24 octobris 1504.
[3] E’ non ti si scrisse iarsera perché, volendo mandarti la distribuizione delle fanterie con buona parte del danaio per pagarle, non si potendo avere el danaio prima che questa mattina, abbiamo ancora differito lo scriverti a questo tempo. [4] E prima, quanto alle fanterie, noi voliamo che alla guardia di Livorno stia:
[5] El Conte Checco con 80 fanti vivi.
[6] Giannone d’Arezzo con 50.
[7] Francesco Sacchetti con venti.
[8] E alla guardia di Libbrafatta stia:
[9] Carlo da Cremona con 50 fanti vivi.
[10] Signore Francesco dal Monte con 30.
[11] Riccio Fantoni con 20.
[12] E alla guardia della Verrucola stia:
[13] Manno dal Borgo con 40 fanti vivi.
[14] Giuliano del Caccia con 20.
[15] El Tarugio con 20.
[16] Màndatisi per il presente cavallaro e’ danari da potere pagare tutti e’ soprascritti connestaboli con le loro compagnie, e’ quali voliamo che tu paghi con lo infrascritto ordine.
[17] Pagherai subito quelli che hanno ad andare in Libbrafatta in questo modo, che tu ordinerai loro che faccino le compagnie ciascuno del numero gli tocca. [18] E rassegnati e scritti che tu gli arai per peli e per segni, non darai loro danari (o una piccola cosa quando non si potessi fare altro), ma e’ danari metterai in uno legato, e lo suggellerai, e dara’lo cosí suggellato a Carlo da Cremona con la scritta de’ connestaboli, e una lettera che tu scriverrai a quello proveditore di Libbrafatta, imponendogli li rassegni e li paghi, trovandogli in fatto e riscontrandogli secondo la nota. [19] E a Carlo da Cremona detto, a chi tu darai el legato, le rassegne e la lettera, imporrai che presenti ogni cosa a detto proveditore; e hai ad intendere che le maestranze e bombardieri che sono in Libbrafatta non si hanno a pagare di per sé, ma ad entrare e pagarsi nel numero de’ fanti; e ordinerai a quelli Connestaboli che sono in Libbrafatta, subito alla arrivata di questi nuovi se ne tornino. [20] E avvertirai soprattutto e’ predetti tre Connestaboli che tenghino secretissimo dove egli abbino ad essere mandati, o tu non lo dirai loro infino che gli abbino a partire. [21] Farai medesimamente ordinare le compagnie per Livorno al Conte Checco e a Francesco Sacchetti, acciò che subito tornato che fia Giannone d’Arezzo costí, tu gli possa mandare a Livorno, e dirai loro che tenghino segreto el luogo dove sono deputati. [22] Voliamo che tu mandi con costoro di nuovo a Livorno 2 bombardieri, e’ quali dua bombardieri con tutti quelli che vi sono, e ancora le maestranze si truovono in quello luogo, si hanno a cavare del pagamento delle compagnie e mettere tutti nel numero de’ fanti. [23] Serverai l’ordine nel pagarli e scriverli come quelli di Libbrafatta, mandando per le mani del Conte la scrittura e ’l legato al Capitano di Livorno e lo avviso di quello abbi a fare; e avvertirai el Conte che si ricordi di tenere piú uomini marittimi può. [24] E quando per questa cagione li paressi da riserbarsi a fare parte della compagnia a Livorno, la rimetterai in lui; e all’arrivare di detti connestaboli in Livorno, farai tornare quelli vi sono. [25] Mandiamoti ancora oltre alla paga de’ fanti 25 ducati, e’ quali tu manderai al Capitano con ordine li spenda in rassettare l’artiglierie e polvere, e quello che bisogna, e tengane conto.
[26] Màndatisi come ti si è detto e’ danari ancora per conto di quelli della Verrucola; e però pagherai e’ 40 fanti a Manno e fara’vi andare el Tarugio con e’ sua 20, e potrai differire el mandarvi Giuliano del Caccia infino a tanto che Vico sia provisto della guardia sua; e quelli che non aranno a stare in detta Verucola, farai tornare. [27] Tu intendi addunque l’ordine che hai a tenere per fornire questi tre luoghi, di che non mancherai. [28] Né ti si scrive che danari ti si manda, né come abbi a pagare e’ fanti, o che provisione abbi a dare a’ connestaboli, perché di tutto sarai instruito per ordine del depositario de’ nostri Signori.
[29] E’ connestaboli che sono deputati nelli altri luoghi sono questi: per in Cascina:
[30] Zitolo da Perugia con 50 fanti.
[31] Gnagni di Piccone con 40.
[32] Girolamo Guicciardini con 20.
[33] Giovanni Rinaldi con 20.
[34] Per la guardia di Vico:
[35] Ciecotto Tosinghi solo con 50.
[36] Per la guardia di Lari:
[37] Giammelus con 30.
[38] Per la guardia di Rasignano:
[39] Bernardo Canigiani con 20 fanti.
[40] Per conto di costoro non ti si manda al presente danari; manderannotisi fra dua dí in ogni modo. [41] Farai ordinare a tutti le compagnie sanza che e’ dichino dove e’ sieno deputati. [42] Altro per questa non ci occorre, se non che attenda a buona guardia. [43] Ricordiamoti che nel mandare e’ nuovi connestaboli a Libbrafatta, dia tale ordine che vadino securi acciò che non si perdessino gli uomini e gli danari.
[44] Postscripta. [45] Eraci scordato dirti che nello eleggere quelli dua bombardieri che noi t’imponiamo mandi a Livorno, pigliassi dua uomini che fussino ancora maestri d’ascia, acciò che quella terra si possa meglio valere della opera loro; e cosí farai.
[46] Màndatisi ancora la paga di Lodovico Bambocci che sta nel rivellino della Torre Nuova di Livorno; mandara’la al Capitano con ordine gliene paghi.
[47] Commetterai al Tarugio che pigli nella sua compagnia quanti fuorausciti di Montepulciano e’ può, e riserbi el luogo a 4 che sono qui, che lo verranno a trovare.
[48] Ricordiamoti che quando alcun di cotesti connestaboli facessi di spalle e non fussi contento all’ordine dato, che tu non facci con loro molte parole, ma dica loro solo che noi abbiamo chi ce ne prega, e avviserai.
[49] Scrivendo sono comparse le tua de’ 23. [50] E quanto alla preda, t’imponiamo che per cosa di mondo non permetta la si abbottini sanza nostro avviso, che te ne scriverreno subito. [51] E quanto alla tagliata, ti significhiamo come ci piacerà sempre quelle cose che tornono in danno de’ nostri ribelli e securtà nostra sieno prima fatte che dette; e però, circa lo esequirlo, lo rimettiamo in te.
188
[1] Patentes pro Luca de Bononia qui degit Cirtili. [2] Dicta die.
[3] Noi Dieci, etc., significhiamo a qualunque vedrà le presenti nostre lettere, come desiderando che le parti della provincia di Maremma ad el nostro imperio sottoposta sia libera e secura da assassini e altri rubatori di strada, e confidando nello animo e prudenzia di Luca di Sforzo da Castiglione di Bologna, abitante a Borgheri, li concediamo piena autorità e libera facultà di potere con quella comitiva li parrà e piacerà, e a tutte sua spese prendere qualunque ladro o assassino o sospetto; e quello o quelli cosí presi, sanza fare loro alcuna offesa in persona e in beni, sia tenuto mettere nelle mani del Capitano di Campiglia o di qualunque altro rettore del dominio nostro, acciò che quello rettore possa riconoscere e’ delitti sua, e secondo quelli, punirli. [4] Comandiamo dunque a tutti voi, sudditi nostri, li prestiate a lo effetto soprascritto ogni aiuto e favore per quanto voi temete la indegnazione nostra.
189
[1] Die xxvi octobris.
[2] Noi Dieci etc., significhiamo a qualunque tassato in 3 ducati vedrà le presente nostre lettere, come noi per virtú d’esse concediamo amplissima securtà e libero salvocondotto, duraturo tutto dí nove di dicembre proxime futuro, al Magnifico messer Vincenzio Iustiniano, patrizio genovese, e a quattro suoi servidori o famigliari, di potere venire alla nostra città di Firenze e a suo contado, luoghi e terre cosí marittime come terrestre, e quivi potere stare, partirsi e ritornare liberamente, lecitamente, sanza ricevere alcuno danno o preiudizio in persona o in beni, nonostante qualunque cosa si potessi pensare o dire in contrario; questo nondimanco inteso che non possa appressarsi a Pisa a x miglia, né s’intenda tale securtà e fede pubblica concessa per pagamenti di gabelle e dazii ordinarii. [3] Pertanto comandiamo e imponiamo a tutti voi rettori, stipendiarii e sudditi nostri, osserviate e osservare facciate el presente salvocondotto inviolabilmente per quanto stimate la grazia nostra e temete la indegnazione. [4] Valete.
190
[1] Iohanni de Ridolfis Commissario Romandiole. [2] 26 octobris.
[3] Noi crediamo che a questa ora tu abbi aúto l’ultima nostra, per la quale ti faciamo intendere come noi eravamo contenti quitassi li Zoli e loro mallevadori per conto della tregua rotta, qualunque volta tu credessi che la pace avessi effetto. [4] E perché e’ ci pare che al presente ci resti solo cotesta faccenda in cotesta provincia, desiderremo che la avessi aúto effetto, acciò che noi e cotesto paese ci avessi drento la satisfazione sua, e tu te ne potessi tornare; perché siamo contenti te ne torni qui a tua posta quando coteste cose de’ Zoli sieno acconce o redutte in termine che le non abbino piú bisogno della opera tua; e cosí farai. [5] E nel tuo partire ricorderai al Potestà di Modigliana e al Capitano di Castracaro se ti occorrerà alcuna cosa da avvertigli per salute di coteste nostre terre; a’ quali ancora noi scriviamo l’alligata, confortandogli ad essere solleciti e vigilanti, acciò che partendoti tu, loro suplischino con quella diligenzia che noi desideriamo e che si aspetta loro. [6] Oltre a di questo, ti facciamo intendere che sendo venuto el tempo della paga de’ connestaboli di Monte Poggiolo e di Marradi; come noi siamo deliberati levarci da tale spesa; e però licenzierai a tua posta el connestabole di Monte Poggiolo, e quel castellano avvertirai a fare suo debito e raddoppiare la diligenza in qualunque cosa. [7] E quanto a quello di Marradi, si è scritto lo animo nostro per altra via. [8] Né per questa ci occorre altro, non ci sendo di nuovo alcuna cosa di momento.
191
[1] Tommaso Pucci Commissario Sancti Iohannis. [2] Die 26 octobris.
[3] Per la tua de’ 24 intendiamo quello ci avvisi d’Antonio di Francesco da Foiano, e come oltre alle cavalle lui ha fatto molti altri danni e ribalderie in sul dominio nostro; e perché tu intenda di nuovo lo animo nostro, noi non ti diciamo che tu liberi detto Antonio né che tu non lo gastighi de’ mali e ribalderie sue. [4] Ma perché quelli di Lucignano e altri sudditi sanesi hanno fatto e fanno ogni dí a quelli di Foiano e altri sudditi nostri, noi t’imponiamo e comandiamo che tu non proceda in alcun modo contro a detto Antonio per alcuna ruberia o insulto avessi fatto ad uomini e sudditi sanesi in sul dominio di Siena. [5] E nel processo che tu farai di lui, non voliamo per alcun modo che tu ne facci alcuna menzione, ma li passera’ con silenzio e te ne governerai al tutto come se mai non li avessi fatti; e quanto ad ogni altro suo errore, lo gastigherai secondo la iustizia, come parrà alla conscienza tua.
192
[1] Marcho Antonio Colunnae. [2] Die xxvi octobris.
[3] Illustris et Excellens Domine etc. [4] Quando la Signoria vostra insieme con el signore Luca Savello ne’ mesi passati presono quelli Pisani, intendendo noi fra quelli essere alcuno cittadino pisano e alcuno condottiere e uno creato di Rinieri della Sassetta rebelle e inimicissimo nostro, li ricercamo subito come uomini pertinenti a noi; e cosí ci furno mandati e cosí noi ne abbiamo dipoi deliberato, per averne parte incarcerati parte fatti sentenziare alla iustizia, e ultimamente liberato el creato di messer Rinieri, el quale si è libero per liberare uno suddito e uomo nostro, e per qualche altra cagione che non è bene scriverla. [5] Liberremo ancora volentieri el Berzighella per gratificarne alla Signoria vostra, quando qualche cagione non ci disponessi al contrario. [6] E perché quella debbe preporre e’ commodi nostri a quelli d’altri, siamo certi non ci piglierà drento alcuna ammirazione.
193
[1] Tommaso Tosinghi Commissario generali Cascinae. [2] Die 27 octobris 1504.
[3] Per non mancare della consuetudine nostra di scriverti ogni giorno, rispondereno con brevità a questa tua ultima de’ 26, per la quale ci piace intendere che tu abbi ricevuto e’ danari e l’ordine del distribui-re e’ comestaboli. [4] E crediamo che a Vico sarà guardia a sufficienzia, confidati nella virtú di Ciecotto e della compagnia sua; e cosí crediamo che ’l signore Francesco e el Riccio sieno per fare buona opera a Libbrafatta. [5] Dispiaceci bene che ’ fossi sieno ripieni da’ Pisani; e aremo desiderato, quando si fussi possuto fare sanza periculo de’ nostri, che tu avessi fatto molestarli dalle nostre genti, acciò che o lasciassin la ’mpresa, o, avendo a lavorarvi con sospetto la serrata, che facessi piú debole; in modo che ingrossando Arno, o voi la potessi riaprire facilmente, o Arno per sé medesimo la sforzassi.
[6] Quanto alla preda non ti direno altro, se non che noi voliamo, come per altra ti si scrisse, che la si restituisca a’ suoi padroni; e cosí si restituischino e’ danari e ogni altra cosa fussi loro suta tolta, perché secondo el bando e’ non erano né sono in colpa. [7] E acciò che e’ non seguiti piú tale disordine, ti fu ordinato iarsera per via de’ nostri Signori che tu rinfrescassi quel bando in modo che ogni omo intenda come si abbi a governare. [8] Bene vale.
194
[1] Tommaso Tosinghi. [2] Die xxviii octobris 1504.
[3] Per la tua di ieri restiamo avvisati di quanto ti occorre, e massime circa la preda da restituirsi etc., e e’ danari che si ànno a mandare per cotesti fanti; e quanto alla preda, non abbiamo che dirti altro ti si sia scritto infino a qui. [4] E circa e’ danari, ti si manderanno domani in ogni modo. [5] Piaceci che tu abbi fatto vicitare e’ fossi da cotesti cavalli, e cosí ci sarà gratissimo facci spesso, perché detti Pisani non abbino cosí aperta la via a serragli, come arebbono quando tu non li facessi vicitare.
[6] Ancora che noi crediamo non bisogni ricordartelo, tamen per il debito nostro ti avvertiamo a non lasciare toccare a nessuno modo li strami delle munizioni, perché intendiamo che stando questi belli tempi, non solamente si può ire a saccomanno e salvare li strami riposti, ma si potrebbe fare munizione de’ nuovi. [7] E però non mancherai di diligenzia in questa parte, perché importa.
[8] Tu ci scrivi non essere costí modo a mandare dua bombardieri maestri d’ascia a Livorno, e noi intendiamo che uno maestro Francesco da Vinci, che si truova in Lari, è buono a l’una e all’altra cosa; potrai mandare quello e in Lari metterne un altro; potraivi ancora mandare un Sandro di Donnino che noi intendiamo essere costà, el quale ci è referito valere con l’artiglieria e con l’asce.
[9] Alla parte che tu replichi non parerti né in Libbrafatta né alla Verucola tanti fanti, e né quelli capi desiderresti, ti si risponde che a noi per ora basta la prima cosa guardare quelli luoghi, e dell’altre cose non siamo per ricercare da quelli connestaboli se non quello che possono fare con loro sicurtà. [10] Manderai l’alligata a Livorno fideliter et secure.
[11] Postscripta. [12] E’ tornerà costí Bastiano Palmieri, e perché e’ ci ha ragionato di nuovo di Calci, intenderai el disegno suo; e quando ti paressi che gli uomini che dice bastassino a fortificarlo, e che tu vedessi di poterli fare scorta securamente con le gente nostre, darai esecuzione all’opera e noi avviserai di quello ti occorrerà. [13] Hacci ancora referito che sarebbe util cosa rompere certi argini, guastandosi el tempo, per allagare el seminato de’ Pisani, a che voliamo che tu dia opera, come prima la occasione venissi. [14] Ordinerai ancora che qualche fante di quelli della Verrucola e Libbrafatta ad uso di stradaiolo scorrino quelli monti, il che quando non facessi altro, farà usare la strada con sospetto.
195
[1] Nicolò Corbinegli Capitano di Volterra. [2] Die xxviii octobris 1504.
[3] Noi desiderremo assai di avere al Magistrato nostro Giannino di Cristofano Fei di costí, e però voliamo che in qualche modo onesto e sotto colore da non lo insospettire, facessi di condurlo costí nella tua corte. [4] E riusciendoti di condurvelo, non lo lascerai partire in veruno modo se prima e’ non ti dà mallevadori sufficienti per 300 ducati di comparire personalmente fra un dí determinato davanti al nostro Magistrato. [5] E quando per questa via amorevole non ti succedessi el condurlo, vedrai ad ogni modo, pur destramente e sanza tumulto, di farlo pigliare. [6] E preso lo avessi, ce ne darai subito notizia. [7] Noi desideriamo che tu lo abbi in uno de’ dua modi, ma el primo ci sarebbe piú grato; pure non ti riuscendo, tenterai el secondo. [8] Bene vale.
196
[1] Tommaso Tosinghi Commissario Cascine. [2] Die xxviiii octobris 1504.
[3] Per la tua di ieri, responsiva a la ultima nostra, intendiamo quanto scrivi nelle cose di costà. [4] E quanto a’ connestaboli, per non avere a tornare in su questa medesima materia, ti diciamo come sendo una volta deputati quelli hanno a servire, non siamo per accrescerne in nessun luogo; e però sarà bene che tu non ne affatichi alcuno sanza frutto.
[5] E’ danari si sono questo dí mandati, e’ quali tu distribuirai secondo che da’ nostri Signori ti è suto ordinato.
[6] Piaceci che tu abbi ordinato che ’ conestaboli vadino ne’ luoghi loro; e’ quali tu terrai sollecitati continuamente a fare loro debito in guardare bene quelli luoghi dove sono deputati.
[7] Piaceci ancora che le bestie predate sieno restituite secondo l’ordine te ne demo. [8] Vale.
197
[1] Al Capitano d’Arezzo Giannozo Manetti. [2] Die 30 octobris 1504.
[3] Li uomini di Quarata per loro ambasciadori ci fanno intendere come e’ sono forzati, nelle distribuzioni di coteste genti d’arme, a provedere a x cavalli, il che monstrano essere loro impossibile per la poca facultà loro e per le molte spese e disagi ebbono nella rebellione d’Arezzo, della quale ancora dicono non essere ristorati. [4] Noi, intese le loro parole e sappiendo quanto fedelmente in quelli tempi si portassino, da l’un canto desiderremo compiacerli, da l’altro non vorremo però che si alterassi costí cosa che facessi scandolo. [5] Pertanto, quando tu possa con el tuo ingegnio e destrezza alleggerirli e satisfarli, o in tutto o in parte di quello che domandono, ci sarà gratissimo.
198
[1] Die 30 octobris 1504.
[2] Decemviri etc. servatis servandis deliberaverunt ut Nicolao de Morellis et Francesco de Vectoris Octoviris darentur infrascriptae patentes littere.
[3] Noi Dieci etc., significhiamo a qualunque vedrà queste nostre patenti lettere, come andando gli spettabili cittadini nostri Nicolò Morelli e Francesco Vettorii, dua del numero del Magistrato delli Otto di Guardia e Balía della nostra città, verso la città d’Arezzo per alcune cose importantissime allo stato della nostra Repubblica, e desiderando che sieno nelle commissioni loro favoriti e aiutati, imponiamo e comandiamo a tutti voi, condottieri, capi di squadra, e altri nostri soldati nella prefata città d’Arezzo, e in quelle circumstanzie esistenti, che non altrimenti prestiate ogni aiuto e favore e ogni obbedienza a’ prefati cittadini nostri, che vi faresti quando el nostro Magistrato presentialmente vi comandassi; il che farete per quanto stimate la grazia nostra e temete la indegnazione. [4] Presentibus post mensem minime valituris.
199
[1] Vicario Sancti Miniatis. [2] Die xxxi octobris 1504.
[3] Ancora che la lettera nostra de’ 23 fussi assai bene chiara e significassi a pieno lo animo nostro, e per questa non si occorressi dirti altro dopo la venuta qui delli ’mbasciadori di cotesto comune e di quelli comuni di Fucecchio, Santa Croce e Castelfranco, che hanno e’ soldati in casa, nondimanco ti replicheremo di nuovo a piú satisfazione nostra come noi voliamo che ’l carico di coteste gente d’arme sia sopportato da tutto cotesto vicariato. [4] E però tu ha’ a fare una delle due cose: o che chi non li ha in casa concorra con chi li à, come ti si scrisse per la preallegata, o veramente distribuire detti cavalli in modo che ogniuno ne senta. [5] E questo esequirai sanza repricarci altro, e sanza che noi abbiamo ogni dí qui nuove imbascerie. [6] E quanto all’altre differenzie per conto dell’oste della Scala e per conto delle legne tolte a li cittadini nostri, noi te ne abbiamo scritto per altra come te ne debbi governare; e dell’altre cose che nascessino, e di queste, portera’ti in modo come altre volte ti si è detto, che noi non abbiamo a fare qui l’ofizio tuo.
200
[1] Tommaso Tosingho Commissario generali. [2] Die 31 octobris 1504.
[3] Non avendo questo dí tua lettera, non ci occorre molto che dirti; vero è che avendo noi inteso, poi che iarsera ti si scrisse, come Lanfranco Corso e quello de’ Peppoli rimasti presi sono uomini da chi si trarrebbe molte particularità delle cose di Pisa, desiderremo assai di potere parlare loro per intendere da loro, e pur modestamente, di quelle occorrenzie. [4] E però, quando all’arrivare di questa tu non li avessi permutati con quelli nostri di Pisa, come iarsera ti si scrisse, ci manderai in modo securo e’ soprascritti dua prigioni, acciò ce ne possiamo valere in benifizio pubblico.
[5] E’ danari de’ cavalli leggeri si manderanno post domani infallanter, di che tu farai loro fede. [6] Vale.
201
[1] Capitaneo et Commissario Campiliae Alexandro Lapaccino. [2] Die xxxi octobris 1504.
[3] Noi intendiamo come in Bibbona sono alloggiati 50 cavalli delli uomini d’arme del signore Marcantonio. [4] E perché e’ nostri mercatanti ci fanno intendere come sendo Bibbona lo scapolo delle mercantie che vengono per via di pelago a Firenze, e essendo piccolo luogo, detti cavalli vengono ad occupare e’ magazzini dove si solevono mettere le mercanzie; e cosí occupono in modo gli alloggiamenti della terra che ’ vetturali spessissime volte, per non avere dove mettere e’ loro muli e le loro robe, sono forzati a ritirarsi in certi luoghi all’intorno, dove né loro né le mercatanzie stanno molto secure rispetto a’ mascalzoni che assaltono continuamente cotesto paese. [5] Pertanto, desiderando noi che Bibbona si possa usare per li vetturali e mercanti nostri, vogliamo sia con la Signoria di Marcantonio e dia ordine che o tutti o la maggior parte de’ cavagli vi sono sieno mandati ad alloggiare in quelli luoghi intorno a Bibbona, acciò che quella terra rimanga vacua. [6] E li Bibbonesi sono contenti con li strami e con l’altre spese provederli ad ogni modo in quelli alloggiamenti che saranno messi. [7] Usa diligenza in questa cosa, e danne tale ordine che la abbi subito l’effetto suo, e rispondi.
202
[1] Tommaso Tosinghi Commissario Cascinae. [2] Die ii novembris.
[3] Poi che noi ti avemo scritto la alligata, ci occorre significarti come, avendo noi piú giorni sono pensato quanta utilità ci arrecherebbe el tenere una compagnia di cavagli leggeri a Livorno, e avendo da quel Capitano come 30 o 40 cavalli vi si possono nutrire, abbiamo deliberato che, pagato e rassegnato arai Musacchino, lo mandi in detto luogo con la sua compagnia, dove e’ troverrà preparate e ordinate le stanze. [4] E tu lo avvertirai a portarsi bene in tale luogo, e massime con quelli uomini della terra: perché, essendo nostri fedelissimi, desideriamo che in quanto è possibile e’ sieno perservati; e di tanto farai che lui ammunisca e’ suoi compagni. [5] E perché Vico non rimanga sanza cavagli, ordinerai al signore Iacopo Savello che, partito Musacchino, si transferisca subito personalmente co’ sua cavalli leggeri in Vico. [6] E parendogli da potervi tenere, oltre a’ cavalli leggeri, 8 o 10 uomini d’arme, li meni ancor seco; quanto che no, la rimetterai in lui, purché non manchi di transferirvisi egli con li suoi balestrieri, come di sopra si dice. [7] E la alligata manderai subito a Livorno, e per persona fidata.
[8] Postscripta. [9] Noi abbiamo avvertito el Capitano di Livorno che tenga quivi secreta l’andata di Musacchino, perché vorremo che si conducessi in quello luogo avanti che in Cascina se ne intendessi cosa alcuna. [10] E parrebbeci che tu pensassi se fussi da ordinare, giunto Musacchino a Livorno, che ad uno medesimo tempo Musacchino corressi da quella parte per vedere se li trovassi sprovvisti, e cosí che cotesti cavalli di costí corressino ancora loro da cotest’altra banda. [11] Penserai a questa cosa, e quando vedessi da fare alcuna cosa securamente, ci userai diligenzia per metterla in opera secretamente e cautamente.
203
[1] Lorenzo del Nero Capitano di Livorno. [2] Die 2 novembris 1504.
[3] Noi ti scrivemo pochi dí sono come noi eravamo in animo di mandare a vernare in cotesta terra 30 o 40 cavalli leggeri, quando costí fussi commodità di riceverli e di pascerli. [4] E aspettandone da te risposta, intendiamo come per lettere che tu hai scritte alla Eccellenza del Gonfaloniere nostro tu monstri che si può fare l’una cosa e l’altra facilmente; pertanto, sanza volerne intendere da te altro, di nuovo s’è commesso al Commissario di Cascina, subito che li ha pagato Musacchino, lo mandi con la sua compagnia costí. [5] E mandandosi e’ danari oggi, crediamo che fra 4 o cinque dí doverrà essere costí. [6] Pertanto bisogna che tu ordini li alloggiamenti suoi, acciò che alla giunta sua tu lo possa ricevere. [7] Ma voliamo nel fare questo tu abbi rispetto a dua cose: la prima, che tu faccia tali alloggiamenti con tale prudenzia e discrezione che ’ soldati abbino el dovere loro, e che cotesti uomini non si alterino né offendino, parendoci che meriti cosí la fede loro; l’altra cosa è che tu colorisca in modo tali preparazioni, che costí non si sappia vi abbia a venire Musacchino: perché si pensa che giugnen-do lui costí improvisto per l’ordine che se ne è dato a Cascina, che si potrebbe facilmente fare qualche insulto a’ Pisani. [8] E però ci userai prudenzia.
[9] Secondo lo avviso abbiamo da Cascina, el Conte Checco con la sua compagnia è arrivato costí. [10] E perché al partire suo di qui e’ si ebbon seco stretti ragionamenti di cotesta nostra fusta, cioè del modo del metterla ad ordine e dipoi di valersene per suo mezzo, vorremo che subito fussi seco e li mostrassi tutte quelle cose ti truovi costà a proposito di mettere ad ordine detta fusta, e cosí gli facessi esaminare tutto quello, oltre alle cose son costà, vi mancassi, e te ne dessi avviso. [11] E perché noi sappiamo che vi manca el palamento, nonostante che al Capitano Don Dimas si dessi al partire suo di costí commissione ne provedessi, e perché potrebbe essere non ne avessi proveduto, vorremo ricercassi se gli è costí un Bernardino remolaio, o altri di quest’arte, e intendessi da loro se nelle cerrete o ne’ boschi di Santa Luce vi fussi legname che servissi a trarne detto palamento. [12] E in questo userai anche diligenzia e avviserai. [13] E quando trovassi commodità da mettere in opera o questa cosa de’ remi o altra di quelle che mancassino a detta fusta, non perderai tempo. [14] Fara’tti ancora insieme con detto Conte di rivedere una antenna che si truova costà, e esaminerete se ve ne potessi servire per detta fusta in luogo d’albero, tanto che se ne potessi fare provisione.
[15] Oltre a di questo, perché detto Conte rimase con esso noi di fare di avere nella sua compagnia almanco cinquanta uomini atti al mare, intenderai da lui se se ne truova fornito e se ne ha fatto provisione; e di piú li farai intendere come noi adattereno di poterli mandare, addobbata che fia detta fusta, 25 o 30 uomini per li remi, come se li disse.
[16] Eraci scordato dirti come noi sappiamo che solevono essere costà 25 o 30 remi che serviron già alla palandrea. [17] Vorremo facessi di rinvenirli, acciò che di quelli la fusta se ne potessi servire. [18] Ma ne cercherai con diligenzia, perché facilmente potrebbono essere seminati per coteste case a varii esercizii. [19] Né per questa ci occorre altro, iudicando superfluo el ricordarti la buona guardia, sendo tu prudente e intendendo la importanzia di cotesto luogo.
204
[1] Tommaso Tosingho Commissario Cascinae. [2] Die 3 novembris 1504.
[3] Noi ci persuadavamo, avendoti scritto che tu facessi restituire tutte le bestie che sotto il pretesto del salvocondotto pisano erano sute prese da cotesti nostri soldati, che tale restituzione fussi seguíta cosí delle bestie come delle robe, e de’ danari e d’ogni altra cosa suta loro tolta; e aremo ancora questa opinione, se non fussino oggi suti a noi quelli padroni del bestiame e fattoci intendere come e’ resta nelle mani di cotesti soldati 33 ducati che tolsono ad uno di loro, e cosí che si sono riserbati certi capi di bestie, e non hanno ancora loro restituito di molte masserizie di rame e di ferro che ’ pegorai adoperano in campagna, e che oltr’a questo e’ gli hanno forzati a fare loro per cedula uno obbligo di pagare loro fra pochi dí 67 ducati d’oro. [4] Ha questa cosa datoci ammirazione e dispiacere, parendoci o che cotesti soldati curino poco e’ comandamenti nostri, o che sieno fatti loro intendere freddamente. [5] E per questa volta ci è parso farne di nuovo provisione con le lettere, sendo in animo, quando bisogni ritornarvi piú su, provederci per altra via. [6] E ti facciamo intendere, quando per l’altra nostra lettera non lo avessimo saputo dire, che noi vogliamo che a quelli padroni delle bestie sia restituito infino ad una stringa, e renduto loro oltre alle bestie, tutte le loro masserizie e quelli danari che dicono avere perduti; e che sia restituito loro indreto qualunque cedola o obbligo avessin fatto di pagarne degli altri. [7] E a questo effetto farai tale opera e sí vivamente che tale restituizione segua, protestando a qualunque fussi renitente, come noi sareno per risentircene. [8] E a noi darai avviso del successo, e di chi facessi opera in contrario. [9] E ci sarà gratissimo intendere che detti padroni delle bestie sieno suti satisfatti.
[10] A questa tua ultima, data iermattina e comparsa iarsera, non occorre altra risposta: se non che sendosi guasto el tempo, è bene raddoppiar la diligenzia in fare ogni cosa che ’ fossi si mantenghino aperti, tanto che una piena venga. [11] E quanto a’ prigioni ci piace, poiché Gnagni si vuol transferire infino qua, che tu gli mandi seco. [12] E circa lo scambio, c’ingegneremo ad ogni modo che tu ne sia compiaciuto, e presto. [13] Bene vale.
205
[1] Capitaneo Vulterrarum Niccolò Corbinelli, Vicario Ripomarancium Temperano Temperani. [2] Die v novembris.
[3] Avendo inteso per la tua responsiva alla nostra come Giannino di Cristofano Fei è partito di cotesto paese e che non è per comparire, e desiderando noi di averlo nelle mani o di punirlo per contumace, voliamo che tu lo facci per cedola e pubblicamente citare che fra x dí dal dí della citazione, comparisca personalmente dinanzi al Magistrato nostro, sotto pena di rebelle e di confiscazione de’ sua beni. [4] E appresso farai di ritrovare tutti suoi beni mobili e immobili che sieno nella iurisdizione tua, e cosí tutte le sua scritture e libri, acciò che passato el termine fra el quale lo arai citato e non sendo comparso, si possa seguire la incorporazione. [5] Esequisci questa commissione prudentemente e con diligenzia, e avvisa. [6] Vale.
206
[1] Tommaso Tosinghi Commissario in Cascina. [2] vii novembris.
[3] Per la tua de’ cinque siamo avvisati come hai ricevuto la paga de’ cavalli leggeri, il che ci satisfa. [4] Duolci bene che Musacchino avessi presentito di avere ad ire a Livorno prima che tu liene significassi, al quale disordine si provedrà in qualche modo.
[5] Arno deve dipoi crescere molto piú, e e’ fossi aranno ingoiato la parte loro dell’acqua. [6] Desideriamo li abbi fatti rivicitare e osservare infino dove l’aqua si è distesa, e quanto allargata e tutti quelli effetti arà fatti. [7] Doverrai ancora, se il Serchio sarà venuto grosso, aver fatto quelle tagliate che tu scrivi, e ogni altra cosa che ti sarà occorsa fare in preiudizio de’ Pisani.
[8] Scrivendo, per Carlo cavallaro abbiamo ricevuto un libretto di mano del tuo cancelliere, dove sono notate tutte le famiglie che sono uscite di Pisa infino ad ieri. [9] Né con quello si sono ricevute tua lettere; non sappiamo se non scrivesti o se le lettere si rimasono in sul desco. [10] Altro non ci occorre per questa, se non che attenda a fare bene lo ufizio tuo. [11] E le alligate manderai a Livorno securamente e per uomo a posta. [12] Vale.
[13] Postscripta. [14] Avendo alcuno avviso per il quale noi giudichiamo Rasignano avere bisogno di maggior guardia che non vi si truova, t’imponiamo mandi a Rasignano Giammelus con la sua compagnia. [15] E a Lari farai venire Bernardo Canigiani medesimamente con la sua compagnia, acciò che etiam quello luogo non manchi di qualche fante. [16] Vale.
207
[1] Tommaso Tosinghi Commissario generali. [2] vii novembris.
[3] Perché noi desideriamo che a tutti quelli che escono e sono usciti di Pisa per gittarsi nelle braccia de’ nostri Signori, sia fatto tale compagnia che possino essere testimoni della clemenzia di questa città e dare via e animo a li altri di usarla, t’imponiamo che oltre al trattare bene gli uomini di Calcinaia che sono usciti di Pisa, tu ancora gli fa-vorisca in ogni loro oportunità, e massime quando e’ volessino fare capanne o altro ricettaculo in Calcinaia, o altrove. [4] Farai ancora che tutte le loro cose sieno secure, cosí masserizie e danari, come el bestiame conducessino di qua, etiam quando e’ fussi bestiame suto predato da’ Pisani e fussi riconosciuto da’ suoi primi padroni; perché voliamo che sia loro non altrimenti che se fussi pervenuto loro nelle mani in qualunque legittimo modo. [5] Usa in questa commissione la tua solita prodenzia. [6] Vale.
208
[1] Tommaso Tosinghi Commissario di Cascina. [2] 9 novembris 1504.
[3] Questo dí si sono ricevute dua tua di ieri e la copia di quella de’ 6, che la prima non era comparsa; e intendiamo per quella de’ sei quello ci scrivi d’Arno, il che ci satisfa assai avere inteso. [4] E perché e’ potrebbe essere che, veduto e’ Pisani el danno che fa a quella compagnia, e’ tentassino, sendo di nuovo abbassate le acque, di riturare quelle bocche de’ fossi, giudichiamo essere necessario che tu le facci rivicitare spesso, per impedire loro e’ disegni quando ne facessino alcuno simile. [5] Intendiamo ancora quello che tu scrivi di Piero da Monte Carlo e del bestiame lucchese, e in che modo si feciono quelli obblighi etc. [6] A che non ti si risponde altro, avendone per altre nostre deliberato quello che di tale caso avessi a seguire, e tanto voliamo si esequisca.
[7] Altra volta ti si chiesono le misure delle bocche de’ cannoni e passavolanti nostri che si truovono costà. [8] E perché tu ce le mandasti di carta, e giudicando che in tal modo le non si possino essere colte a punto, voliamo ce le rimanderai di nuovo, e pigliera’le co’ fuscelli, e drento a un mezzo braccio alla bocca delle artiglierie. [9] E questo farai quanto prima ti è possibile.
[10] E’ saranno tornati costí insieme con Gnagni di Piccone, quel de’ Peppoli e Lanfranco Corso, e’ quali noi qui abbiamo licenziati liberamente per quanto si aspetta all’Ofitio nostro: con obbligo nondimanco che si debbino rapresentare costí a te, acciò che avendo loro a fare conto alcuno con cotesti soldati, e’ possino, perché li abbiamo licenziati quanto aspetta a noi e non quanto aspetta a’ soldati. [11] Desiderremo bene intendere da te se tu hai operato nulla per la salute di Baccio della Stufa; perché, secondo lo scriver tuo per lo addreto, quello doverrebbe essere liberato qualunque volta costoro fussin suti licenziati. [12] E quando e’ non fussi libero, ci scriverrai chi lo tiene prigione in Pisa, e quello che desideri all’incontro.
[13] E’ ti è noto come noi teniamo a provisione per le persone loro Iacopo da Corte e Cesare da Marciaglia, e come e’ si dà a ciascuno uno uomo d’arme, e come un di detti uomini d’arme è pagato dal signore Iacopo Savello, e scritto nella sua compagnia, e l’altro è scritto nella compagnia del Conte della Mirandola e pagato da lui. [14] E perché el cancelliere del signore Iacopo questa mattina ha aúta la paghetta e si smenticò ritenere e’ danari di detto uomo d’arme, voliamo facci vedere se detti Iacopo e Cesare hanno dua uomini d’arme; e dipoi ordinerai al signore Iacopo Savello che dia la sua paghetta ad uno di loro, di che non doverrà fare parola, avendolo pagato l’altra volta. [15] Vale.
209
[1] Lorenzo del Nero Capitano di Livorno. [2] Die xi novembris 1504.
[3] Avendo inteso per questa tua ultima de’ sette dí come e’ ti bastavono 70 o 80 ducati per mettere ad ordine al tutto la fusta che è in acqua, pigliando di quelle cose si truovono costí in munizione, ci è parso mandarti per il presente cavallaro nostro cinquanta ducati d’oro in oro, e’ quali voliamo ti servino ad ordinare e al tutto mettere in punto detta fusta. [4] E avendoti e’ nostri Eccelsi Signori al partire dato 25 ducati, e dipoi mandatotene altri 25 per spendere nelle cose occorrenti di cotesto luogo, de’ quali ti potrai etiam servire per detta fusta; pure, quando te ne mancassi, avviserai e noi te ne provedereno. [5] Attenderai dunque con diligenzia a tirarla innanzi e a finirla di tutto, perché vorremo potercene valere, quanto prima meglio. [6] E di tutto terrai conto con diligenzia.
[7] Noi ti scrivemo per altra nostra intendessi se ne’ boschi di Santa Luce fussi legname da fare remi; di che non ci avendo risposto, ci risponderai per la prima.
[8] Qui sono nuove, per uomo uscito di Lucca e di Pisa, come le nostre galee verso Rapalle sono ite a traverso. [9] Desiderremo intenderne la verità e avere notizia appunto del caso. [10] E però, intendendone alcuna cosa, ce ne avviserai. [11] Vale.
210
[1] Capitaneo Liburni Lorenzo del Nero. [2] Die xii novembris.
[3] Egli è stato al Magistrato nostro el mandato di cotesta Comunità. [4] E udito lui e letto le lettere che tu ci scrivi, significative della cagione della sua venuta circa e’ paschi etc., ti rispondiamo come in questo caso noi vogliamo che si osservi el bando che sopra questi salvocondotti fu fatto mandare costí da’ nostri Eccelsi Signori; la copia del quale bando noi ti mandiamo, el quale farai osservare appunto. [5] E se quel Gimignano aveva el salvocondotto avanti che ’l bando andassi, lo potrà usare, avendone fatto la notificazione al Commissario generale. [6] E quando non la avessi fatta, potrai tu fare fede al Commissario come e’ si era notificato a te, e farai che ne facci nota. [7] Ma quando Gimignano avessi preso el salvocondotto poi che ’l bando o non lo avessi ancora preso, volendo che ’l bando si osservi, non ci è rimedio alcuno a satisfare a cotesti uomini. [8] Vale.
211
[1] Capitaneo Arretii Gianozzo Manetti. [2] Die dicta.
[3] Noi abbiamo inteso per questa tua come le lettere ti sono sute scritte in satisfazione di quelli di Quarata, Baicorte e Battifolle, hanno fatto che loro non proveggono alli strami, e gli altri ancora sono piú freddi. [4] E se tu noterai le lettere ti abbiamo scritte, vedrai come la intenzione nostra era: prima, che coteste gente d’arme avessino el bisogno loro; dipoi, che quelli comuni ti fussino per raccomandati. [5] Ma seguitandone disordine, come scrivi, volavamo e cosí voliamo che tu seguiti l’ordine tuo, sanza riguardo alcuno.
212
[1] Tommaso Tosinghi Commissario generali in Cascina. [2] Die 12 novembris.
[3] Per questa tua de’ dieci dí, comparsa iarsera ad una ora di notte, siamo avvisati come tu ha’ aúti nuovi riscontri della perdita delle galee nostre. [4] Desiderremo intendere el particulare del caso, e sapere se gli è stato naufragio e se ’ legni sono capitati tutti male in modo che alcuno mai piú se ne potessi valere, o se sono in termine che ’ Genovesi se ne valessino. [5] E cosí vorremo intendere se ’l Capitano è prigione a Genova, o come vi è, e quello che sia seguíto della nave de’ grani era con loro. [6] Scriviamoti questi particulari acciò che capitandoti alle mani qualcuno che venga di là, tu lo dimandi in modo che noi possiamo restare satisfatti dello avviso tuo.
[7] Intendiamo appresso quello che tu di’ della strada fra Lucca e Pisa, e come ella è frequentata etc. [8] Piaceci che tu abbi cerco per ogni via di romperla. [9] E poiché quelli della Verrucola e Libbrafatta non si risentono, scriverrai a quelli conestaboli dell’uno e dell’altro luogo quello ti parrà che faccino, avendo nondimanco avvertenza di ordinare loro che la prima cura loro debba essere la guardia di quello luogo a che e’ sono preposti: dipoi, possendo ancora infestare e’ nimici, che non ne manchino. [10] Nella nuova paga si ordinerà nel modo che tu scrivi, che ’l Volterrano possa con 30 fanti scorrere quelli luoghi. [11] Ma quanto alle maestranze sono costí, che non sono pagate e ne aspettavi e’ danari da Livorno, ci maravigliamo di questa cosa, perché la volontà nostra era, e cosí te ne demo ordine, che de’ danari de’ connestaboli ch’erano costí si pagassino tutte le maestranze di costí e mettessinsi nelle loro compagnie in luogo di paga; e cosí de’ danari de’ connestaboli di luogo per luogo si pagassino le maestranze di ciascun luogo. [12] Il che se fussi suto osservato, non bisognerebbe che da Livorno ti fussi ora mandati danari per coteste maestranze, ma le aresti fatte pagare de’ danari di cotesti connestaboli.
[13] Le cose che tu ci domandi ti si manderanno tutte, da le catene in fuori, perché anno si fece el ponte sanza tali catene; e però pensiamo che si possa fare questo anno el medesimo. [14] Pure, quando ne avessi necessità, ce ne avviserai e noi l’ordinereno; ma crediamo che ti sarà piú facil cosa farle fare a Bientina; a che tu penserai e dara’vi buono ordine, quando tu ne abbi pure di bisogno.
[15] Intendiamo quello scrivi di Pisa e de’ fossi: commendiamoti delli avvisi.
[16] Egli è rimasto tuo scambio Giuliano Lapi, el quale si espedirà quanto prima si potrà per compiacerti della licenza. [17] Vale.
213
[1] Lorenzo del Nero Capitano di Livorno. [2] Die xiii novembris.
[3] È stato al Magistrato nostro uno ambasciadore di cotesto comune; e udito lui e letto le tua lettere e quelle di cotesti uomini, ci rincresce assai non li potere satisfare del desiderio loro, perché voliamo che dua bandi si sono messi da’ nostri Eccelsi Signori sopra ad e’ salvacondotti si osservino. [4] Pertanto farai d’intendere el contenuto di detti bandi: e tutto quello che tu potrai fare in benifizio di cotesti uomini, non contrafacendo a detti bandi, lo farai sanza alcuna eccezione. [5] Bene vale.
214
[1] Tommaso Tosinghi Commissario in Cascina. [2] Die xvi novembris.
[3] Avendoti noi scritto a dí tre del presente come noi stavamo con dispiacere grande che tu non avessi fatto restituire quelli xxxiii ducati a quello nostro da Barga, e’ quali erano suti loro tolti da cotesti soldati con quel bestiame che fu predato in Cerbaia; e cosí come e’ ci dispiaceva che tu avessi fatto a li padroni di quello bestiame fare obbligo di pagare ancora 60 ducati, e per questo facessi rendere loro ogni scritta e ogni obligo; e non essendo dipoi seguíto né la restituzione de’ 33 ducati né della scritta, siamo stati in dubbio se noi te ne avamo piú a riscrivere o a farci ubbidire per altra via. [4] Perché, avendoti noi scritto che tu li facesti restituire o ci scrivessi chi faceva resistenza, non li avendo tu restituiti né datoci notizia de’ desubbidienti, ma scrittoci altre cagioni che non ci cappiono, siamo di opinione che tu non ti voglia fare obbedire e stia consenziente che ’ nostri uomini sieno rubati e sforzati, e ci dogliamo di te e non d’altri. [5] E se dopo la ricevuta di questa tu non governi questa cosa in modo che costui de’ 33 ducati sia satisfatto e che alli obbligati sia renduta la lor cedula, noi fareno pruova quanto possa l’autorità nostra in correggere una cosa fatta come è questa.
215
[1] Capitaneo Campiliae. [2] Die xvi octobris 1504.
[3] E’ ci è fatto intendere, e di piú d’uno luogo autentico e degno di fede, come cotesti soldati alloggiati in cotesta terra e in cotesto capitaneato non si portono bene co’ nostri sudditi, ma gli gravono assai piú che non è ragionevole. [4] Intendiamo ancora come quelli che sono costí in Campiglia, per potere trar fuora e metter drento uomini e vettovaglia sanza averti a domandare le chiavi delle porti, hanno rotto in piú d’uno luogo le mura. [5] Lo ofizio tuo in questi casi è provedervi oportunamente, e a noi darne notizia; e non ce ne avendo tu scritto alcuna cosa, potrebbe essere che tu vi avessi proveduto. [6] Ma noi nol crediamo, avendo tu mancato nel piú facile, che era avvisarne; e poiché tu non ne hai scritto a noi, ne scriviamo a te, desiderosi d’intendere prima e’ paramenti di cotesti soldati, e se è vero di queste buche fatte; e di poi che sendo vero, tu vi provega; e non potendo provedervi, ci scriva la cagione perché non vi puoi rimediare. [7] E sarai piú sollecito per lo avvenire in darci avviso delle cose che nascono costà, acciò che noi non le abbiamo ad intendere da privati, come infino a qui è seguíto; il che procede con tuo carico, poca satisfazione nostra e danno assai delle cose pubbliche.
216
[1] Capitaneo Liburni Lorenzo del Nero. [2] 16 novembre.
[3] Noi non fareno altra risposta alla tua delli xi dí, per non avere quella di bisogno, presupponendoci che tu non manchi di diligenzia, co’ danari che hai ricevuti infino a questo dí, d’acconciare e tirare innanzi la fusta e fare tutte le altre cose che tu giudichi essere necessario costí. [4] E crediamo che a questa ora, per conto della fusta, tu abbi ricevuto per le mani del Zerino, cavallaro nostro, 50 ducati d’oro. [5] Occorreci solo per la presente farti intendere che, capitando costí uno Stefanino Corso con una o dua fuste armate, tu lo intrattenga e riceva come amico, avendo nondimanco quella cura alla terra che si conviene, e faccendo in modo che da l’un canto e’ non possa offenderti e da l’altro tu non mostri altra diffidenzia seco, che quella che universalmente si debbe avere di ciascuno che capita in uno luogo di sospetto, come è cotesto. [6] E quando e’ venissi, ci darai avviso della sua venuta e della qualità de’ sua legni; e attendi a buona guardia.
217
[1] Tommaso Tosinghi Commissario in campo. [2] Die dicta.
[3] Noi ricevemo stamani l’ultima tua data iermattina. [4] E benché noi intendessimo appunto el caso delle galee da certi marinai che vi erano sopra, tamen ci è suto grato questo poco del ragguaglio che ultimamente tu ce ne dai.
[5] Piaceci che tu ricordi continuamente a quelli di Libbrafatta e della Verrucola che vadino a quella strada di Lucca, avendo nondimeno l’occhio alla cura delle fortezze che guardono, dove debbe essere el principale loro pensiero.
[6] A quel Giovanni da Libbrafatta che tu ci raccomandi si dette, quando partí di qui, qualche cosa perché si mantenessi infino che si dessino costí nuovi danari, faccendo conto di darli con la nuova paga qualche partito con cotesti conestaboli. [7] E cosí rimase lui qui d’accordo, e cosí si farà; di che potrai fare fede a Bastiano Palmieri.
[8] Restiamo avvisati di quello che tu scrivi per conto de’ fossi. [9] Desiderremo che quello poco che li ànno turato dove Arno rompe, per sé medesimo si sturassi, acciò che venendo le piene e’ fussino piú danneggiati da l’acqua. [10] Desiderremo ancora ci avvisassi se nella piena passata Arno ha ripieni o cavati e’ fossi, o se pure gli ha lasciati nel medesimo essere.
[11] Piaceci assai che tu abbi anticipato in fare el ponte, e crediamo lo abbi fatto atto a passare e in luogo commodo, e cosí che tu abbi ordinato di mantenerlo. [12] E a questa ora doverrai avere ricevuto tutte le cose che tu domandasti, perché ti si mandorno subito, e potra’ne satisfare a quelli donde tu le togliesti; e la taglia si sollecita, ma aremo aúto caro ci avessi mandato la grossezza del canapo che vi ha a giocolare drento.
[13] Lo avviso che tu ci dai di Pisa ancora ci è grato circa la ritornata di quelli avversarii a quelli del Seppia. [14] E perché la è cosa che importa, la terrai a di presso, né mancherai avvirsarne quando intenda alcuno particulare.
[15] Cosimo da Saminiato e Priore avéno a mandare certo provedimento di farine alla Verrucola: desiderremo intendere se ve lo hanno mandato. [16] Vale.
218
[1] Capitaneo et Commissario Campiliae. [2] Die 18 novembris 1504.
[3] E’ ci è fatto intendere come in cotesto capitaneato sono venuti ad abitare alcuni fuoriusciti di Piombino che abitavono in sul sanese, donde al presente si sono partiti per abitare in cotesti luoghi. [4] E perché noi desideriamo che vadino ad abitare fuora del dominio nostro, t’imponiamo che tu facci diligente ricerca di tutti quelli fuoriusciti di Piombino che fussino venuti da dua mesi in qua ad abitare in cotesto capitanato. [5] E ritrovati gli arai, comanderai loro fra un dí determinato che debbino avere sgombero e essersi partiti del nostro dominio, con loro donne e famiglia; e a noi manderai nota di quanti e’ sono, e d’ogni loro essere particulare. [6] Ricercherai ancora di tutti quelli fuoriusciti di Piombino che sieno abitati in cotesto capitaneato da dua mesi indreto, e sanza dire loro alcuna cosa ci manderai listra di chi e’ sono, scrivendoci appunto ogni loro essere e tutte le loro qualità. [7] Usa in questa cosa diligenzia e tale discrezione che lo effetto segua, e sanza tumulto. [8] Vale.
219
[1] Vicario et Commissario Anglarii Laurentio de Dietisalvis. [2] Die 22 novembris 1504.
[3] Noi intendiamo quello che tu ci scrivi avere esequito contro a Macario di Niccolò da Castiglion Fibocchi, e come lui e uno suo fratello si truova in quello di Siena, e come non hanno beni se non certi che sono posseduti da uno loro avolo paterno, e come el tuo cavallaro li ha staggiti per a nostra petizione. [4] Piaceci la diligenzia hai usata in esequire questa commissione nostra, e te ne commendiamo. [5] E giudicando che non sia bene l’avolo porti la pena delli errori del nipote, voliamo facci licenziare e’ sua beni a detto avolo. [6] E volendo da l’altra parte che Macario sia punito, lo farai citare pubblicamente in quello modo e in quelli luoghi che si sogliono citare li assenti, comandandogli, sotto penitenza di bando del capo, che fra un dí determinato comparisca personalmente davanti al Magistrato nostro. [7] E dara’gli quello tempo che ti parrà ragionevole, e a noi scriverrai della citazione fatta e del tempo li arai dato.
220
[1] Iohanni de Ridolfis Commissario generali Romandiolae. [2] Die xxvii novembris 1504.
[3] Questo dí, per la tua de’ 25, siamo avvisati quanto delle cose di costà ti è pervenuto a notizia, e quanto hai operato circa e’ Zoli, e come aspetti Baccio da San Godenzo per procedere contro alla insolenza di quelli che a questi dí feciono quello insulto. [4] Commendiamoti prima del discorso tuo, giudicando a proposito che per noi s’intenda tutto quello che si ragiona. [5] Ma quanto al dubitare che ’ Viniziani ci assaltino da cotesta banda, non è per ora secondo noi da dubitarne molto; perché se la pace segue fra lo ’mperadore e Francia, come si è capitulato poche settimane fa a Bles, che sarà seguíta ogni volta che venga la ratificazione dello Imperadore che si aspetta a Parigi, penseranno e’ Vinitiani piú tosto di difendersi che di offendere altri, perché aranno e’ nimici presso e li amici discosto. [6] Né sarebbe el rimedio loro assaltare noi da coteste bande, anzi el contrario, perché farebbono venire innanzi e’ loro nimici prima, e’ quali sono anche in su la staffa come loro: perché si truova in Lombardia, di lance per Francia, presso a mille, che non sarebbe ragionevole stessino a vedere assaltare e’ loro amici, non avendo massime altra faccenda, che non l’arebbono, sendo d’accordo con lo Imperio; né e’ Viniziani potrebbono ad un tratto guardare la casa loro e assaltare la nostra. [7] Sí che segua pur la pace, che ne staremo quasi al sicuro; ma quando non seguissi, ci sarebbe piú dubbio. [8] Pur non crediamo fussino ancora per muovere se non fussin d’accordo o con Francia o con lo Imperio, o non vedessino loro sí accapigliati insieme che credessino avere agio a batterci. [9] Perché, assaltandoci sanza nessuna delle dette occasioni, farebbono per avventura unire piú presto quelli potentati; sí che se vanno nelle cose loro adagio come e’ sogliono, non doverranno correre in questa e no la considerare bene. [10] È bene vero che gli è piú senno udire ciascuno e temere d’ogni cosa. [11] Pure, non avendo noi sospetto, desideriamo non ne dare ad altri. [12] E però, quanto prima meglio, ti varrai de’ fanti e de’ cavagli ti si sono mandati, e rimandera’gli dipoi subito alli luoghi loro, perché cotesti uomini multiplicano tanto con le bugie, che di 50 cavalli li farebbono diventare parecchi centinaia, e etiam comenterebbono la cagione come paressi loro. [13] E però di nuovo ti si ricorda espedirli.
[14] Sarà con la presente el mandato de’ nostri Signori, acciò che tu possa dare fine alla causa de’ Zoli, la quale desideriamo ancora espedisca subito, acciò te ne possa ritornare. [15] Il che sarà necessario faccia fra pochi dí, avendo a pigliare lo ofizio nel quale tu se’ stato assunto, perché se’ stato deputato uno de’ successori nostri, come a questa ora ti debbe essere noto. [16] Vale.
221
[1] Capitaneo Liburni Lorenzo del Nero. [2] Dicta die. [3] Prima decembris.
[4] E’ ci è fatto intendere come elli è capitato in cotesto nostro porto una nave spagnola carica di mercatanzie, la quale fa qualche difficultà di scaricare, dubitando non potere condurre le mercatanzie sue securamente. [5] Donde noi ti scriviamo la presente nostra, significandoti facci intendere al padrone di detta nave che scarichi ad ogni modo, perché e’ si dà e si è dato ordine a poterle condurre secure; e come e’ non le arà finite di scaricare che si sarà a tutto proveduto. [6] E ordinerai oltra di questo e’ luoghi da potere ricevere e alloggiare costí 80 o 100 muli per volta, e farai in questo ogni demostrazione e preparamento acciò che detto padrone intenda come e’ può liberamente scaricarle. [7] E benché noi abbiamo scritto al Commissario di Cascina ci avvisi come si debbe procedere con la scorta in condurre secure dette mercatanzie, voliamo nondimanco che abbi a te in disparte Musacchino, come pratico al paese; intenda da lui in che gli parrebbe da procedere in tale caso per condurre dette mercanzie secure alla volta di qua, avendo rispetto allo allargare che ha fatto Arno, e ad ogni altra cosa che torni in nostro favore o in nostro danno; e di tutto ci darai particular notizia, e presto.
222
[1] A Cortona, Antonio Canigiani. [2] Die 7 decembris 1504.
[3] La Balía di Siena per sue lettere si querela come da un suo luogo detto Valdasso sono suti tolti a Bartolomeo Branchini tre buoi da Balardo del Volpe e Mariotto di Scarperia da Farneta, tuo contado. [4] E ricercandone la restituzione t’imponiamo abbi a te detti Balardo e Mariotto, e operi in modo che restituischino detti tre buoi. [5] E quando a loro fussi suto tolto alcuna cosa, t’ingegnerai che sieno satisfatti. [6] Vale.
223
[1] Iohanni Paulo de Balionibus. [2] 9 decembris 1504.
[3] Avendo noi inteso piú volte da qualche giorno in qua, e da piú luoghi da prestare loro fede, come Bartolomeo d’Alviano ingrossa in terra di Roma di gente, non vi abbiamo volto molto lo animo, giudicando che la non possessi esser cosa di molto momento, e non appartenente allo stato nostro. [4] Ma avendo inteso nuovamente el medesimo, e di piú come e’ Vitegli fanno el simile e richiamano tutti li uomini d’arme usi a militare sotto e’ padri loro, e rassettono insieme tutte le bandiere delle lor fanterie, e che sono uniti con detto Bartolomeo, e che gli ànno delli altri seguaci, ci è parso, ancora che per questo non ci sia cresciuto molta dubitazione, di darvi notizia di quanto per noi s’intende; non per altra cagione che per riscontrare con vostra Magnificenza questi avvisi, e di piú intenderne l’opinione e parere suo, e che iudizio ne facci, e, se tali ristringimenti son veri, a che fine si faccino; e se altri che ’ Vitelli e Alviano convengono con questi preparamenti, e qual fine sia el loro; perché in su l’opinione di vostra Magnificenzia ci riposereno assai. [5] La quale, per esser piú propinqua loro e per molti altri respetti, ne arà potuto intendere el vero o conietturarlo. [6] E a questo effetto le mandiamo a posta el presente nostro cavallaro, acciò abbi piú occasione di risponderci indreto. [7] Ulterius, ricercando questi tempi che si rivegga spesso le sua armi in viso per satisfarsi nel riconoscerle e per potersene servire bisognando, desiderremo che quelli suoi uomini d’arme e cavalli leggeri, che per loro commodità si ritruovono nel perugino, ritornassino alle stanze loro, acciò che in sul dare questi nuovi danari, o prima, li possiamo vedere in viso e rassegnarli. [8] Né altro, se non offerirci alla Signoria vostra.
224
[1] Antonio Canisiano Capitaneo Cortonae. [2] Die ix decembris 1504.
[3] Avendo noi aúto avviso per via di Roma di certi ristringnimenti di Bartolomeo d’Alviano, Orsini, Vitelli, Duca d’Urbino e Sanesi, e come e’ si fanno a preiudizio nostro, abbiamo scritto una lettera a Giampagolo Balioni, la quale gli mandiamo per il presente cavallaro; e a te ne mandiamo inclusa la copia acciò che tu vegga quello se li scrive e quanto si desidera da lui. [4] E perché noi siamo certi che sa o che può facilmente conietturare la cagione di questi ristringimenti, giudichiamo che sia bene, oltre alle lettere, che tu gli parli a bocca, e pigli sesto di ritrovarti seco in quello luogo che secondo la tua e sua dignità ti parrà piú commodo. [5] E verrai discutendo questa materia a lungo, e del ritratto ci darai avviso; e il presente cavallaro con la lettera nostra indirizzerai dove lo possa trovare. [6] Vale.
225
[1] Alessandro Mannegli Capitaneo Burgi, Piero Quaratesi Potestati Montis Sancti Sabini, Antonio Canigiani Capitaneo Cortonae, Giannozo Manetti Capitaneo Arretii, Giovanni Machiavelli Potestati Castiglionis Arretii.
[2] Perché noi intendiamo che li nostri rebelli aretini o e’ sono tornati o e’ son per tornare a Castello, e perché s’intende che Bartolomeo d’Alviano ingrossa di gente d’arme, ci pare che sia necessario stare proveduti e avvertiti, in modo che se alcuno disegnassi fare alcuna cosa contro allo stato nostro, intenda non sia per riuscirli. [3] E però arai buona cura a li uomini di cotesta terra e alli andamenti loro. [4] E parendoti da avvertirci di alcuna cosa, non ne mancherai. [5] Viciterai ancora cotesta fortezza, e vedrai che guardia e che diligenzia usa chi ne ha la cura e di che qualità sieno e’ provigionati. [6] E conoscendovi mancamento alcuno, o per defetto di munizione o di uomini, ce ne darai notizia particulare. [7] Ingegnera’ti oltr’a di questo d’intendere con diligenzia che si faccia a Castello, e quello che ’ Vitelli faccino là, e se fanno monstra di gente, e se vi sono nostri ribelli o d’Arezzo o d’altronde. [8] E di tutto ci darai particulare avviso, e farai in modo che di tali avvisi ne restiamo satisfatti, di che non dubitiamo, confidando nella prudenzia tua: non mostrando però né divulgando alcuna cagione di sospetto; ma cautamente penserai a quanto ti si commette.
[9] Aggiugni ad Arezzo.
[10] E soprattutto terrai gli occhi alle mani a li uomini di cotesta terra e a li andamenti loro, veghiando tutto con diligenzia e prudenzia.
226
[1] Commissario Cascinae. [2] Die xi decembris 1504.
[3] Per il presente cavallaro nostro ti si manda la paga per cotesti connestaboli e fanti di Cascina, Vico, Lari e Rasignano, in quel numero di danari che dal depositario de’ nostri Eccelsi Signori ti sarà scritto; e li pagherai in quell’ordine che da detto depositario ti sarà ordinato, pagandogli personalmente, uomo per uomo. [4] E ne manderai scrittura e rassegna, e commetterai che ’l pagamento si facci a quelli di Lari e Rasignano nel medesimo modo, dandone particulare instruzione e ordinando di trarne scrittura. [5] E perché Ciecotto Tosinghi debbe restituire, per la porzione gli toccò di quelli 33 ducati che si tolsono a quello da Barga, 16 ducati d’oro e 1/2, voliamo ad ogni modo che nel dare e pagare detti danari a’ suoi compagni, tu facci di ritenere a chi Ciecotto ti dirà, tanto che della paga sua ti restino in mano detti 16 ducati d’oro e 1/2: e’ quali voliamo restituisca a quello barchigiano, secondo che per lui ti scriverreno. [6] E gli altri 16 ducati e 1/2, che fanno il numero infino in 33, si riterranno a messer Bandino quando se gli daranno e’ suoi danari, che fia subito.
[7] Poi che noi ti avemo scritto iarsera comparse la tua de’ nove e intendemo quello che tu scrivi circa el provedere Libbrafatta e l’ordine che tu giudichi doversi tenere a mandarvi vettovaglie. [8] Approviamo quello che tu scrivi, e approverremo piú quando le farine vi si sieno condotte secure. [9] E per questo scriviamo a Saminiato e a Lari che ti provegghino di quelle bestie che tu ordinerai loro. [10] E perché egli è necessario pigliare bestie gagliarde e buone e in assai numero, tu ne potresti avere qualcheuna debile che terrebbe a bada per il cammino la carovana, ti ricordiamo che tu pensi se fussi bene fare questa provisione in dua volte; e anche, per avventura, faccendola in dua volte, si farà piú secreta che se si avessi a fare tutta ragunata. [11] In summa el desiderio nostro è che Libbrafatta si provega presto e secretamente, a che tu penserai con la tua solita prudenzia. [12] Ricordiamoti bene che cavando e’ fanti di Vico e dell’altre terre, tu pensi come tu le lasci, e che genti vi metti all’incontro.
[13] Dispiaceci che quelli di Santa Maria del Giudice si portino non da buoni vicini: giudichiamo che sia bene farli ravvedere, e quando fussi suto fatto non saria male.
227
[1] Iohanni de Ridolfis Commissario Romandiolae. [2] Diae xii decembris.
[3] Poi che noi ti scrivemo in risposta alle tua de’ 29 del passato e iiii del presente, ci è suto fatto intendere come Bartolomeo d’Alviano ingrossa di gente in quello di Roma, e come e’ Vitelli fanno quel medesimo a Castello, e come e’ si tiron dreto Sanesi e Duca d’Urbino, e’ quali tutti insieme ad instanzia di Consalvo e Viniziani si preparano per fare insulto sopra di noi. [4] E benché questa cosa possa essere e non essere, pur nondimanco, avendo esaminato quello che tu scrivesti alli antecessori nostri avere ritratto per via di Dionigi di Naldo, ci fa in qualche parte piú dubitare. [5] E giudicando che sia sempre meglio queste cose crederle e prepararsi che sprezzarle e non si provedere, ci pare necessario che tu soprassegga in cotesta provincia di Romagna qualche dí, infino a tanto che o tali sospetti cessino, o e’ si vegga dove la cosa debbe battere; e non doverrebbe passare molto che noi ne dovessimo esser chiari. [6] E però non partirai a nessun modo di costà, se da noi non te ne è data commissione espressa. [7] Ancora veghierai con diligenzia gli andamenti di cotesti nostri vicini, dandoci avviso particulare d’ogni movimento intendessi.
[8] E quanto allo ofizio tuo e al tempo dello accettarlo, e’ si è proveduto in modo che tu non incorrerai in alcuno preiudizio, e ne puoi stare con lo animo fermo. [9] Vale.
228
[1] Iannozo Manetto Capitaneo Arretii. [2] Die xii decembris.
[3] Per altra ti si è scritto, e in nome però delli antecessori nostri, che tu facessi di mandarci nota delli uomini d’arme e balestrieri a cavallo si truovavono costí della compagnia del Conte Lodovico. [4] E perché noi voliamo dare a tutte le nostre gente d’arme la paghetta loro, e fare in modo che non possino avere causa di non servire e non stare ad ordine, voliamo etiam che si governino le cose talmente che noi e la nostra Repubblica abbia el suo debito. [5] E però voliamo che subito rassegni in persona tutte coteste genti d’arme della detta compagnia del Conte Lodovico, e farai intendere a messer Andrea Cossa, loro governatore, che noi li rassegnamo perché voliamo mandare loro la paghetta. [6] E vedra’li in viso tutti, ad uno ad uno, riscontrandoli con la listra loro che ti si manda alligata a questa, e li assenti noterai, perché voliamo si ritenga il danaio a chi non v’è. [7] E benché noi abbiamo scritto al Conte Lodovico della Mirandola che si transferisca personalmente qua e riconduca seco quelli balestrieri a cavallo che si mandorono in Romagna, e’ quali tutti se ne sono iti alla Mirandola, e se alcuni altri di sua gente si fussin partiti, conforterai ancora detto messer Andrea a scriverli el medesimo e sollecitarlo a farlo venire e ricondurli tutti: perché chi fia assente non sarà pagato se non si fia prima ricondotto in sul nostro, e costí alli suoi alloggiamenti. [8] Usa diligenzia in questa cosa, perché desideriamo che le nostre genti sieno in ordine e potercene valere. [9] Vale.
[10] Tu arai visto quello che avanti ieri ti si scrisse per altra nostra circa e’ dubbi si avevono per intendere come Bartolomeo d’Alviano ingrossava di gente e come e’ Vitelli si facevon forti, e ti commettemo rivicitassi cotesta fortezza e avvisassi se vi era alcuno disordine, e cosí avessi li occhi alle mani a cotesti Aretini, e tenessi li orecchi aperti per intendere quello si operava a Castello, e di tutto ci dessi avviso; il che ti ricommettiamo di nuovo. [11] E perché e’ ci pare da anticipare ne’ provedimenti etiam che ’ sospetti fussino falsi, voliamo mandi qui al Magistrato nostro qualche numero di cotesti cittadini, pigliando quelli che secondo la prudenzia tua ti parranno piú sospetti; e pigliera’ne 20, 25 o 30 e piú, come meglio ti parrà, pendendo piú tosto nel piú che nel meno. [12] E in questa cosa userai diligenzia, e mandera’ci la listra di quelli a chi tu arai comandato. [13] Voliamo oltr’a di questo scriva una lettera al signore Piero dal Monte, e li farai intendere come tu desideri che insieme con el Marchese suo fratello, e’ vegghi gli andamenti di quelli da Castello; e intendendone alcuna cosa, te ne avvisi. [14] E di piú li scriverrai che stia ad ordine, perché noi ci possiamo valere della persona sua a nostra posta, perché non potre’ passare molti giorni lo aremo a richiedere. [15] E intorno a questa sentenzia gli scriverrai qualche parola amorevole, e del ritratto ci avviserai. [16] Usa diligenzia in questa commissione. [17] Bene vale.
[18] Postscripta. [19] A ciò che tu possa avere lume delli uomini che sono stati giudicati per lo adrieto piú sospetti, e etiam mandiàno una nota la quale tu riscontrerrai con la opinione tua, e poi esequirai quanto di sopra ti si commette secondo iudicherai a proposito.
229
[1] Doffo Spini Capitaneo Campiliae. [2] Die xiiii decembris.
[3] Perché gli è ofizio di uomo prudente pensare a tutte le cose che vanno attorno in ogni tempo, e quelle piú tosto temere e provedervi che non le temendo e lasciandole sanza provisione incorrere in alcuno periculo, ti facciamo intendere come e’ ci è venuto a notizia, e per piú d’uno avviso, tutti degni di fede, come Bartolomeo d’Alviano si truova in Alviano e quivi ha ragunati insieme circa 250 uomini d’arme, e dato loro danari freschi e riduttigli in luogo dove e’ non possono per la qualità del paese e per la incommodità di molte cose soprastare molti giorni, anzi è necessitato levarli e condurli in qualche fazione. [4] E avendo ricerco quali provedimenti sieno e’ sua, oltre a le dette gente d’arme, troviamo come ha fatto ordinare numero grande di scale. [5] E esaminando quello che possi o voglia, giudichiamo, quando elli abbi a pigliare questa volta di qua, che disegni tôrre di furto qualche terra o a noi o ad alcuno de’ vicini nostri. [6] E per assicurarci di questo, abbiamo dato tale ordine in tutti e’ nostri luoghi che non è per riuscirli, perché in ogni parte dove e’ si può volgere e’ troverrà delle nostre genti molto piú riscontro che non fieno quelle arà seco. [7] E perché e’ si potrebbe gittare da cotesta parte, te ne diamo notizia acciò tenga le tua genti ad ordine e provega alle altre cose, in modo che noi possiamo reposarcene securi. [8] Ma disegnando lui venire a’ danni de’ vicini nostri, come è piú da temere per essere piú facile el farlo, ci pare da non mancare di avvertirne quelli, la salute de’ quali noi non stimiamo altrimenti che quella dello stato nostro proprio. [9] Fra ’ quali è la Eccellenza del Signore di Piombino; perché sarebbe facil cosa che detto signore Bartolomeo, sott’ombra di volere entrare con le sue genti in Pisa, come e’ fussi ridutto a cotesti confini, in un punto preso si gittassi a Piombino, e trovando quel signore sprovisto e secreto, non li riuscissi un simile disegno; il che sarebbe poco a proposito nostro e manco a proposito di quello signore. [10] E per non mancare dello ofizio nostro verso di sua Signoria, acciò non abbiamo mai alcun remordimento di conscienza in questo caso, voliamo ad ogni modo che di bocca tu gli facci intendere questa dubitazione, e ti transferisca in Piombino da sua Signoria, e li narri quello ci fa dubitare, e come la dubitazione nostra non è male fondata. [11] E pregarra’lo per nostra parte che voglia avvertire alle cose sua, e pensare di chi e’ si fida, e ricordera’li che ’l maggior nimico che abbi uno uomo che tenga stato è uno che sia in su l’arme e abbi reputazione in quelle e sia sanza stato. [12] Farai intendere a sua Signoria tutto questo discorso largamente, e li offerirai all’incontro tutti quelli aiuti che per noi se li potessin fare per mantenimento dello stato suo, perché non si ha a mancare qui di qualunque cosa sarà ragionevole o possibile. [13] Farai questo ofizio con diligenzia, e subito te ne ritornerai alla residenza tua.
230
[1] Eidem, dicta die.
[2] Tu vedi quello che per la alligata ti si scrive di Bartolomeo d’Alviano, il che si ritrae per cosa certa: e s’intende che gli è in sulla sella nel modo che per detta alligata ti si scrive. [3] E perché noi dubitiamo che non vogli entrare in Pisa e parte occupare Piombino, ci pare da fare nell’una e nell’altra cosa quelle provisioni che a noi sono possibili. [4] E quanto alla parte nostra, noi desideriamo che le nostre gente d’arme sieno ad ordine e stieno proviste, e per questo si ordina di pagarle e rassegnarle, come per altra nostra intenderai. [5] Bisogna anche aver cura alla terra e fare qualche guardia, e vedere che una notte in cotesta fortezza di Campiglia non si potessi entrare sanza essere visto. [6] E però è necessario che tu pensi tenervi ’ albergo qualcuno, acciò che la non rimanga in preda a chi volessi entrarvi per fare male. [7] Ma quanto a Piombino, noi voliamo che tu ti transferisca da quel Signore e che li faccia leggere la nostra alligata lettera, aggiugnendo di bocca come avendo commissione da noi di farli intendere e parlarli a bocca tutto quello ti si scrive, tu li vuoi usare liberalità di mostrarli la lettera nostra, acciò che sua Signoria la possi bene gustare e esaminare ogni cosa, confortandolo a non la stimare poco; e ricordandogli che apra gli occhi e guardi di chi e’ si fida; e offerendogli gli aiuti nostri in conformità delle parole della lettera. [8] Potrai andare a Piombino la mattina di buona ora e tornare la sera medesima costí. [9] E quanto ti sarà risposto dal Signore, ci avviserai: e non gli lascierai la lettera nostra, ma solo gliene leggerai o farai leggere, e dipoi te la farai rendere e ne la riporterai teco. [10] Usa buona prudenzia in questa commissione, di che stiamo di buona voglia conoscendoti prodente e pratico.
231
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae. [2] Die xvii decembris.
[3] Egli è stato a noi Antonio Tarugi, e ci fa intendere come nella diminuzione de’ fanti che si è fatta per la condotta del bargello, o vero del connestabole che guarda le strade, gli è suto diminuito alla sua compagnia sei fanti; e per essere tutti Montepulcianesi, e non avendo altro di che vivere, dubita che quelli 6 a chi toccherà essere cassi non si muoino di fame. [4] E desiderando noi che sieno suvvenuti in qualche parte, ti facciamo intendere che tu vegga di mettere detti 6 uomini o nella compagnia di quello connestabole nuovo, o sotto coteste altre compagnie, in modo che tocchino danari, acciò che possino mantenersi, il che noi desideriamo assai.
232
[1] Doffo Spini Capitaneo Campiliae, Lorenzo degli Albizi Vicario Scarperie, Iuliano Scarpha Vicario Pisciae, Francesco de’ Medici Capitaneo Montaneae Pistorii; Bartholomeo Strinati Potestati Fucechii, Bernardo di Mauro Cessini Potestati Podibontii, Niccolò Corbinelli Capitaneo Volaterrarum. [2] 17 decembris. [3] Litterae 7 pe’ passi etc.
[4] Perché in questi tempi ne’ quali si travagliono cose di momento e d’importanza grande egli è bene stare avvertito e usare ogni termine per presentire le cose che si maneggiono e che si praticano per tutto, giudichiamo uno delli ottimi mezzi che ci sieno ad intenderle sia esaminare e considerare gli uomini che vanno attorno. [5] E per questa cagione noi ti scriviamo la presente, imponendoti che facci guardare quelli passi della tua iurisdizione che sono frequentati da chi va innanzi e indreto; e farai diligentemente esaminare a parole e con destro modo qualunque va innanzi e ’ndreto, intendendo tritamente le qualità sua, e se li è soldato, o mercatante, o prelato, e donde venga, e dove vada, e che esercizii o faccende sieno le sue, e quanti sieno in compagnia; e dipoi, sanza far loro alcuno impedimento, la lascierai ire a loro viaggio, se già non riscontrassi cosa in alcuno che a te paressi bene sostenerlo, tanto che tu ce ne dessi notizia. [6] E voliamo che, ogni quattro o 6 dí al piú lungo, tu ci dia particular avviso di qualunque è passato e di tutte le condizioni loro, secondo e’ ritratti ne arai fatti da quelli a chi tu arai data questa cura. [7] Farai ancora di vedere che lettere portono, e quelle che parranno a te da leggere, le aprirai. [8] E trovandone alcuna che parli di casi di stato e di cosa che appartenga a noi, ce la manderai; e l’altre potrai rendere a chi le portava. [9] Usa in questo caso buona e grande diligenzia, perché è caso importante e dove noi desideriamo esser serviti diligentemente.
[10] Aggiugni a Poggibonzi e alla Scarperia.
[11] Arai nondimanco avvertenza circa le lettere di non toccare quelle de’ corrieri che vanno in poste, perché avendo a capitare qui de necessità, ne possiamo disporre noi medesimi. [12] Vale.
233
[1] Iohanni Paulo de Balionibus. [2] Dicta die.
[3] Noi scrivemo a dí 9 del presente alla Magnificenzia vostra, e le facemo intendere come noi desideravamo sapere la opinione di quella circa e’ preparamenti di Bartolomeo d’Alviano, e appresso come noi desideravamo che le sua genti, che per loro commodità fussino partite da le stanze nostre, vi retornassino per potercene valere piú commodamente in un punto preso quando el bisogno lo ricercassi; e come nostro animo era di rassegnarle tutte. [4] Commettemo etiam al Capitano nostro di Cortona facessi intendere el medesimo alla Magnificenzia vostra, e di piú le ordinassi che personalmente si transferissi nel contado nostro per stare e alloggiare alle stanze sua, acciò che noi avessimo piú propinqua la persona vostra, e la sua compagnia avessi piú causa di mantenersi unita e insieme. [5] Crediamo che tutto da detto Capitano vi sia suto significato, e aspettiamo con desiderio risposta di quanto sia seguíto: cioè che le genti di vostra Magnificenza e la sua persona sia venuta alli suoi alloggiamenti, e che quella ci abbi fatto intendere appunto quanto intenda del signore Bartolomeo d’Alviano, e per sua lettera e a bocca per il Capitano predetto; perché, come per altra si disse, ci reposeremo in buona parte sopra li avvisi suoi etc. [6] Né per questa ci occorre altro che offerirsi alla Signoria vostra.
234
[1] Capitaneo Liburni Lorenzo del Nero. [2] Die xviii decembris.
[3] Ancora che sia necessario, rispetto alla qualità di cotesto luogo, stare sempre vigilante e avvertire a tutte quelle cose che lo rendessino piú debile per rimediarci etc., nondimanco in questi tempi ci pare che tale diligenzia si debba raddoppiare, intendendo massime farsi qualche ragunata di gente verso Alviano. [4] E avendo presentito che venendo quelli a ferire lo stato nostro, sono per gittarsi a cotesta volta di Maremma, e perché, quando questo avessi ad essere, e’ bisogna che cotesto luogo sia bene provisto di qualunque cosa atta a vivere e a defendersi, voliamo che di nuovo usi diligenzia in rivedere tutte le munizioni e artiglierie si truovono costí, e vegga se vi è quantità di polvere conveniente al numero dell’artiglierie, e se la è in ordine da poterla adoperare. [5] E cosí vedrai se le artiglierie hanno ancor loro el debito suo, e a quelle che mancassi qualche cosa provedrai convenientemente, e di tutto ci darai notizia particulare. [6] Farai ancora esamina diligente se vi è da vivere, e per quanto, e ci avviserai quello che manca, volendo che fussi costí tanta vettovaglia che vi fussi da vivere per 4 mesi alli abitanti vi si truovono. [7] Usa buona diligenza in questa commissione, e come presentissi nulla de’ navili de’ grani debbono venire, ce ne darai avviso subito.
[8] E’ ci è fatto intendere che Iacopo Corso ha scritto costí che verrebbe in cotesto luogo a servire, quando e’ credessi essere da noi ricevuto. [9] Facciamoti intendere per questa come noi non voliamo che tu alloggi costí per alcuno modo né detto Iacopo né alcuno altro di qualunque qualità si fussi che venissi da Pisa, ma farai intendere a chi te ne ricercherà che vadia a Cascina a quel Commissario, el quale ha ordine di quello abbi a seguire. [10] Vale.
235
[1] Philippo Arrigucci Proveditor di Libbrafatta. [2] Die xviii.
[3] Per la tua de’ 14 dí intendiamo come a cotesti compagni, o ver connestaboli, è parso strano questa poca della diminuzione de’ fanti che si è fatti in questa ultima paga; a che non ci occorre altro, se non che tu gli ’ntrattenga piú commodamente puoi.
[4] Quanto alla muraglia, di che tu ci hai scritto piú volte, la seguirai con quelli danari che tu ritrarrai alla giornata delle farine. [5] Quanto alla licenza di Carlo da Cremona, ci dispiace la sua malattia grandemente e non vorremo in verun modo che si partisse. [6] Pertanto, quando e’ sia in termine che si possa adoperare costí, non li darai licenza. [7] Ma quando e’ portassi periculo della salute sua, e non si potessi adoperare costí in fazione, siamo contenti li dia licenzia con questo, che lasci per capo della sua compagnia el suo figliolo, che si chiama el Cremonino. [8] E quando detto Cremonino non fussi in luogo da poterlo lasciare per capo, non darai a Carlo in alcun modo licenza, ma ci scriverrai e aspetterai da noi un’altra risposta.
[9] A Cascina si è ordinato che ti mandi di quivi un maestro d’ascia e bombardiere, e però sollecita quel Commissario a mandarlo.
[10] Piaceci che ’ nostri abbino tolto quelli porci a quelli Pisani che li avèno condotti a Santa Maria del Iudice, e cosí ci piace la risposta che tu facesti a Lucca.
[11] Quanto a’ Pisani che sono con el Volterrano per 4 o 5 compagni, gli riceverai drento, ordinando a detto Volterrano che abbi lor cura alle mani e non dia loro a fare guardia. [12] Altro non ci occorre. [13] Bene vale.
236
[1] Doffo degli Spini e Pellegrino Lorini. [2] Die xviiii decembris.
[3] Ancora che a te, Doffo, si commettessi, quando ti si scrisse, delli avvisi si aveva di Bartolomeo d’Alviano che li conferissi con la Signoria di Marcantonio Colonna, e che noi crediamo abbi esequito quanto ti si commisse, nondimanco ci è parso, avendo occasione di questo, farne scrivere a ciascun di voi in questa materia di nuovo lo animo nostro. [4] E questo è che noi voliamo comunichiate e’ sospetti che si hanno di detto Alviano al prefato signore Marcantonio e lo ricerchiate di sua opinione quando e’ venissi con genti a cotesta volta di Maremma, o per entrare in Piombino o per sforzare alcuni di cotesti luoghi, o per passare a Pisa. [5] E di quanto ritrarrete da lui, ci darete particulare avviso.
237
[1] Al Signore Giampaulo. [2] 20 decembris.
[3] Con piacere abbiamo visto quanto vostra Magnificenza ci scrive per questa sua de’ xv dí data a Spelli, né dubitiamo punto dello animo suo, né dubitamo mai. [4] Anzi ci pare essere certissimi che non con altra fede e affezione sia per servire nelle occorrenzie la patria nostra, che la si servirebbe allo stato e patria sua. [5] Facciamo etiam capitale della sua opinione in questa cosa del signore Bartolomeo, credendo sia in fatto cosí come quella esistima. [6] Preghiamo bene vostra Magnificenzia che tenga a dipresso quelli suoi preparamenti, acciò possa avvisarci continuamente di quello ne intendessi, perché ci sarà caro d’intenderli, etiam che non appartenessino allo stato nostro. [7] Desideriamo ancora che le gente di vostra Magnificenzia siano nel dominio nostro alle stanze ordinate loro, e che la persona sua ancora vi si truovi, credendo, anzi sendo certi che le cose nostre di costà sieno per la presenzia sua di essere in maggiore reputazione, e piú securamente se ne possa stare. [8] Altro non ci occorre che offerirci a vostra Magnificenzia.
238
[1] Iannozio de’ Manetti Capitaneo Arretii. [2] Die 20.
[3] Per due tue lettere de’ 17 vediamo quanto hai esequito circa le commissioni ti sono sute date, e abbiamo ricevuto la listra delli Aretini, e farengli rassegnare secondo l’ordine che tu ne dai; abbiamo visto ancora quella che si conteneva nella copia della lettera era scritta a Giampaulo, il che li era suto scritto con ordine di qui a qualche proposito. [4] E benché ci piaccia che tu riconosca le lettere che vanno attorno, tamen voliamo abbi rispetto a quelle delli uomini nostri, e della qualità che è Giampaulo, perché giudichiamo che aprendole se ne possa assai piú perdere che guadagnare.
[5] Piaceci che tu abbi rivisto la fortezza, e cosí voliamo che tu rivega quella di San Chimenti, e non manchi o di provedervi o di ricordarci se vi fussi alcuno mancamento, perché voliamo che li stieno ad ordine.
[6] E’ ci è fatto intendere che sarebbe bene fare una ricerca per le case di cotesti Aretini delle armi, e torle loro, acciò che non presummessino potere armarsi, o essendone alcuno armato, se ne spogliassi. [7] E però voliamo ricerchi in quel modo che tu giudicherai essere piú securo e manco tumultuoso le case loro tritamente, e torrai loro tutte le corazze, arme in asta e balestra, e l’altre lascerai loro. [8] Farai questa cosa a un tratto e in un dí, acciò che non abbino occasione a nasconderle. [9] E perché noi la giudichiamo cosa da dare alterazione, voliamo avanti la faccia la esamini bene; e quando vedessi che la fussi per fare alcun tumulto, ce lo scriverrai avanti che tu faccia alcuna cosa; e ci dirai quello ti occorre, e noi di nuovo ti rispondereno dello animo nostro. [10] Intendiamo ancora quanto tu scrivi circa e’ grani, e’ quali tu fai difficile a condurli costí. [11] A che ti si risponde che tu li lasci stare dove e’ si truovano, perché lo giudichiamo piú a proposito. [12] Abbiamo ancor visto quello ti scrive el signore Piero dal Monte: piaceci la offerta sua, e tu seguirai di tenerlo confortato e noi avvisati di quanto continuamente intenderai delle occorrenzie di costà. [13] Non avendo mandato la lettera al signor Giampaulo, di che ci mandasti copia, risuggellata l’arai, mandera’gliene ad ogni modo. [14] Vale.
239
[1] Lorenzo degli Albizi Vicario Scarperiae. [2] Dicta die.
[3] Aviamo visto quanto tu ci scrivi in risposta della nostra de’ 17, e parci che tu ordini quanto ti si commisse e con troppa spesa e con qualche altra diligenzia non necessaria, perché noi non ci curiamo d’intendere chi sia qualunque passa per lo ordinario, ma solum se passi gente che meritassino d’essere riconosciuti come son quelli che vanno in poste, o se alcun cavalcassi sconosciuto o se passassi soldati a 3, a 4, a 6, come interviene alle volte che vanno spicciolati; ma delli altri che vanno e vengono non ci curiamo che se ne tenga conto. [4] Vale.
240
[1] Al signore Iacopo Savello. [2] Die 23 di dicembre 1504.
[3] Cappone Capponi cittadino nostro ci fa intendere avere nel comune di Marri un bosco di legne grosse, el quale li è guasto da’ soldati di vostra Magnificenzia. [4] E desiderando esser riguardato come debbono essere e’ nostri cittadini, ci è parso per questa fare intendere a quella come noi desideriamo e voliamo che cosí segua con effetto che a’ nostri cittadini non sia fatto alcuno danno. [5] Lo apportatore delle presenti di bocca raggualierà vostra Magnificenzia piú a pieno, e quella farà tale opera che Cappone si tenga satisfatto di lei e del Magistrato nostro.
241
[1] Iohanni Paulo de Balionibus. [2] Die 24.
[3] Dua dí fa ricevemo l’ultima di vostra Magnificenzia de’ 19 dí, e con quella una copia d’una le scrivevano quelli Vitelli in risposta d’una sua. [4] E veduto quanto amorevolmente quella scrive, e con quanta affezione si è ingegnata satisfare al desiderio nostro, confessiamo aver seco obligo, ancor che lo amor suo non ci sia nuovo e che della fede sua sempre ci promettessimo e promettiamo; né ci fu mai bisogno in questa parte del testimonio di sua lettera. [5] E veramente noi prestiamo fede assai alli avvisi sua, ancora che d’altronde ci resuoni e ci sia fatto intendere continuamente Bartolomeo d’Alviano non possere stare cosí, ma convenirli pigliar partito e transferirsi in altro alloggiamento: e accennasi verso Pisa o verso quelli nostri luoghi di maremma, e dicesi che li aspetta fanterie per mare da Napoli. [6] Pertanto noi siamo in quello medesimo desiderio siamo suti piú dí fa, e questo è di aver le nostre genti insieme; e però attendiamo che vostra Magnificenzia si sia abboccata con el nostro Capitano di Cortona e ordinato di potere fare la rassegna. [7] Desideriamo etiam che continuamente quella stia vigilante, per intendere delle cose di Bartolomeo d’Alviano el piú che la può, e vegga di riscontrare li andamenti suoi co li avvisi li diamo di lui, e di tutto sempre tenerci ragualiati, come si richiede all’affezione ci porta vostra Magnificenza e alla fede abbiamo in lei. [8] Veggiamo ancora quanto li è suto scritto da quelli Vitelli e tutto abbiamo considerato e a tutto pensato. [9] E se la lor disposizione è buona, quando la sia accompagnata con le opere e che se ne vegga segni, troverranno qui quello riscontro che lor medesimi desiderano.
[10] Abbiamo oltr’a di questo visto quanto vostra Magnificenzia ci scrive di Malatesta d’Arezzo. [11] Noi aremo desiderato posservene compiacere quando questo esemplo non c’impedissi altri disegni e deliberazione nostre circa li uomini di quella città. [12] E però quella sarà contenta non ce ne gravare, anzi al tutto privarlo del suo stipendio e mettere in suo luogo un altro, perché cosí giudichiamo essere a benefizio dello stato nostro: al quale vostra Magnificenzia debbe avere el primo rispetto. [13] Offeriamoci a vostra Magnificenzia, que bene valeat.
242
[1] Antonio Canigiani Commissario Cortonae. [2] Die 24 decembris.
[3] E’ ci resta a far risposta a dua tua de’ 20 e ad un’altra de’ 21 del presente. [4] Sonci suti gratissimi li avvisi tuoi: né te ne possiamo piú commendare, né noi abbiamo all’incontro che dirti molto di nuovo, per avere circa le cose di Bartolomeo inteso quasi quel medesimo che da te ce ne è scritto. [5] Desideriamo assai che tu seguiti di vegghiarle, e cosí vegga di ritrarre qualche altra cosa di quello ti ha accennato lo amico tuo aver ritratto da Troiolo Savello; e noi ancora in questa parte, secondo e’ ricordi tuoi, vedreno se per mezzo di questi nostri Savelli se ne potessi spillare alcuna cosa. [6] E quando si facessi, ti si farà intendere. [7] Satisfacci assai che ’l signore Giampaulo sia per trasferirsi costí in queste feste e che sia per rassegnare la sua compagnia, a che tu attenderai con diligenzia, secondo che altra volta ti si è commesso. [8] E noi li scriviamo l’alligata in risposta ad una sua de’ 19 dí; potrai o darliene o mandarliene, secondo l’occasione.
[9] Messer Bandino da Castel della Pieve ha voluto licenza da noi di potersi transferire infino a casa per qualche dí con 20 o 25 cavalli. [10] Abbiamoliene concessa volentieri per satisfarlo, parendoci che le virtú e opere sue lo meritano, intendendo massime che l’opera sua da la parte di sotto non è molto necessaria per esservi allagato ogni cosa. [11] Abbiamogli commesso che stia vigilante per intendere delli andamenti de’ vicini e che te ne tenga ragualiato continuamente. [12] Sollecitera’lo ancor tu al medesimo per potere satisfarne dipoi a noi, secondo el desiderio nostro. [13] Vale.
243
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae. [2] Die 24 decembris.
[3] E’ non si è ancor fatto risposta a dua tue de’ 22 del presente, giudicando non importassi molto il differirla; e ora ti scriviamo per la commodità del Moro cavallaro, che se ne ritorna in costà. [4] Lascieremo stare da parte el farti intendere come e’ si è aúto piacere che le vettovaglie si sieno condotte salve in Libbrafatta, perché, considerata la prudenzia tua, non aspettavamo altro esito. [5] Ma rispondendo a quelli capi che ’mportono piú, tu vedrai per una de’ nostri Eccelsi Signori quello ti si scrive circa quelli che debbono uscire di Pisa, e come per lo avvenire te ne hai a governare, e che termine tu hai a dar loro; e tutto esequirai con la tua solita diligenzia. [6] Ma quanto a’ balestrieri di Rinieri della Sassetta che ti hanno ricerco che verrebbon di qua quando e’ si promettessi lor danari o ora o a tempo, ti rispondiamo faccia loro intendere che la via è aperta, e se vogliono uscire, che potranno e possono uscire securi; e come tu non se’ per prometter loro alcuna cosa, ma che se si rappresenteranno qui a’ nostri Signori, e loro abbino bisogno di cavalli, che saranno per avventura ricevuti; e cosí li lascierai sanza prometter loro alcuna cosa certa. [7] E venendo non li alloggerai costí in cotesti nostri luoghi, ma li manderai quivi innanzi, acciò che non potessino fare alcun disordine. [8] Quanto a quelli 4 o cinque cavalli pisani che tu ci ricordi che sarebbe bene provedere, sendo venuti con questa speranza etc., ordinerai che ciascun di loro sia messo sotto una di coteste compagnie de’ cavalli; e ci pare impossibile che fra tutte e’ non trovino 4 o 5 luoghi voti. [9] Al Berzighella farai intendere che vadia a ritrovare el signore Marcantonio Colonna, e s’ingegni d’esser ricevuto da lui nella sua compagnia; perché, sendo cagione quello della sua liberazione, doverrà etiam darli qualche partito.
[10] Messer Bandino è stato questa mattina a noi; e monstrandoci la necessità che lui ha d’andare a casa, e come l’opera sua costà non è necessaria in questi tempi, li abbiamo dato licenza che si parta e meni seco 20 o 25 cavalli. [11] Diamotene avviso acciò sappia come te ne abbia a governare.
[12] Se tu non hai mandato le cose delle fuste e le sacca a Livorno, mandale per sicuro.
[13] El canapo per il ponte s’è mandato questo dí. [14] Potrai ora rendere el suo proprio allo scafaiolo, e da lui ti farai rendere quello che ti si mandò ultimamente e che tu li avevi dato in cambio del suo, per ordine nostro; e a noi lo rimanderai, non avendo bisogno costí.
244
[1] Comiti Ludovico Mirandulae. [2] Die xxv decembris 1504.
[3] E’ si scrisse infino a dí 9 a la Signoria vostra, e dipoi se le è replicato dua altre volte, quanto noi desideriamo che quella mandassi tutte le sue genti che s’erono partite dalle stanze, e le facessi ritornare alli luoghi loro; e appresso che etiam personalmente si transferissi qua, presupponendo che la fussi in termine della sua malattia che la potessi venire. [4] E benché dal cancelliere di vostra prefata Signoria si sia inteso come le genti erano piú dí fa per tornare, nondimanco, non ne sentendo alcuna cosa certa e desiderando sommamente che le si riduchino nelle stanze si son consegnate loro, ci è parso sollecitare la Signoria vostra di nuovo con questa lettera, e ricordarle che oltre allo obbligo suo la ci farà ancora cosa grata, e ci darà e accrescerà animo a benificarlo, quando con effetto s’intenda che tutta la compagnia sua sia nelle stanze nostre d’Arezzo. [5] Né mancherà etiam di venir personalmente, acciò che detta compagnia non manchi di governo e che noi ci possiamo valere della persona sua, nella quale facciamo fondamento assai. [6] Vale.
245
[1] Alessandro Mannelli Capitaneo Burgi. [2] Die 27 decembris.
[3] La Eccellenzia del Gonfaloniere nostro ci ha monstro una tua lettera per la quale lo avvisi come ègli costí alcuno che si rincorerebbe, avendo cento uomini, porre le mani addosso al Conte Francesco da Monte Agoto, e a parechi altri rebelli nostri che si tornono a Citerna. [4] E avendo bene esaminato lo avviso tuo, desiderremo averne aúto piú el particulare per poterci resolvere meglio, perché noi non potremo piú desiderare di assicurarci de’ detti rebelli nostri. [5] Né ci darebbe briga per fare una simil cosa mettere el piè in su quello d’altri, purché e’ non si avessi a fare violenza ad alcuno luogo né ad alcuno uomo, in modo che ne fussi per resultare scandolo. [6] E però esaminerai bene la cosa; e veggendola riuscibile sanza fare scandolo o dare occasione di movimento da coteste parti, la esequirai; e riuscendoti d’averli nelle mani, ne farai subito esecuzione secondo che merita la rebellione loro. [7] E quando tu avessi a mettere tempo nel condurre la cosa tale che tu potessi averne una risposta da noi, ci sarà grato ci scriva el particular appunto del modo che costui disegna tenere a pigliarli, e donde e’ vuol trarre e’ cento uomini, e come condurli, e che spalle abbi a questa cosa, acciò che noi possiamo, come di sopra ti si dice, meglio dirti lo animo nostro. [8] E questo farai quando el differire non facessi perdere l’occasione di pigliarli.
[9] Ricordiamoti di nuovo che tu stia vigilante d’intendere li andamenti di quelli Vitelli, e ce ne terrai continuamente raggualiati. [10] Vale.
[11] Avvertiamoti che tu facci questa cosa in modo che l’autorità tua e del pubblico ci si mescoli el manco che si può; il che potrai fare ordinando a quel tale ti si offera etc., che come da sé e’ raguni gli uomini, monstrando farlo per inimicizia particulare etc. [12] E quando e’ vedessino che nel condurli vivi e’ vi fussi difficultà o fussi per generarsi maggior tumulto, li potrai ordinare che li tagli a pezzi in su ’ luogo; purché, tentandosi la cosa, in qualunque modo ella riesca. [13] Vale.
246
[1] Iammelus Commissario et Comestabili Rasignani. [2] Die 30 decembris.
[3] Ancora che noi conosciamo che per la virtú e esperienzia tua e’ non sia da dubitare di cotesto luogo, nondimanco, conoscendo in quale rabbia e desperazione sieno e’ Pisani per la carestia in la quale si truovono, e sappiendo come costí è buona somma di grano, stiamo in continua gelosia che non faccino in un punto preso ogni loro sforzo per venire a sforzarlo per possere valersi di cotesti frumenti. [4] E desiderando che questo non segua, ci è parso avvertirti di questa nostra dubitazione e ricordarti avere l’occhio e buona cura a cotesta terra, e avvertire a chi va e viene, e fare la notte buone e diligente guardie. [5] E se per questo tu ci avessi a ricordare alcuna cosa, non ne mancherai.
[6] Ricordiamoti el provedere li cavalli che sono a Livorno di qualche poco di strame, come per altra ti si commisse. [7] Vale.
[8] El Capitano di Livorno ci fa intendere essere in gran penuria di grani e che bisognerebbe, fino a tanto che venissino e’ nostri che hanno a venir per pelago, fussi servito di costí di 200 sacca. [9] Noi gli abbiamo scritto che s’ingegni di non avere a mandare per esso; pur, bisognandoli, che mandi per dette sacca 200. [10] E noi t’imponiamo che qualunque volta lui manda, che tu liene facci dare dugento sacca, e torrai de’ grani si truovono costí dello Arcivescovo di Pisa; e a chi è costí per lo Arcivescovo dirai che noi liene fareno buoni, a quel prezzo che si conviene. [11] Terrai questa cosa in te sanza conferirla; e quando venga el tempo, la esequirai con ogni diligenzia.
247
[1] Iuliano Lapi Commissario Cascinae. [2] Die 30 decembris.
[3] Noi fareno risposta a dua tue de’ 27, e una de’ 26, ancora che brevemente, per esser quelle responsive a piú nostre; e questa ti scriverreno piú per non differire troppo tempo allo scriverti, che perché e’ sia necessario el farlo. [4] E’ ci piace che tu abbi, secondo la commissione de’ nostri Eccelsi Signori, mandato el bando che dispone fra quanto tempo e’ sia lecito a’ Pisani passare dal canto di qua. [5] Né a questo abbiamo che replicarti altro, se non che esequisca appunto la commissione de’ Signori nostri, e con quella diligenza che tu se’ consueto.
[6] El signore Iacopo Savello è stato a noi e ci fa intendere come la stanza sua a Vico è al tutto inutile circa allo ’nfestare e’ nimici o circa alla guardia di quella terra, e che a lui è al tutto dannosa per starvi con sinistro grande di quelli cavalli vi tiene, e etiam di quelli che sono alloggiati pel Val d’Arno, a’ quali per essere discosto né potendo riveder loro el conto, torna etiam poca utilità. [7] E per questo desiderrebbe ritornarsi alle stanze sua del Val d’Arno. [8] Voliamo pertanto che tu esamini se li è vero quello che ci referisce, e se a Vico è di momento la stanza sua o no, e di tutto ci dia avviso acciò possiamo consolarlo quando sia sanza nostro danno.
248
[1] Iammelus Comestaboli nostro ad Rosignanum. [2] Die 31 decembris.
[3] Iarsera ti scrivemo l’alligata e ti narramo quanto ci occorreva. [4] Per la presente ti facciamo intendere come, disegnando noi certe mercanzie che sono a Livorno si conduchino a Vada e quivi stieno secure quando vi avessino a soprastare qualche dí, voliamo che tu provegga a 20 provigionati di nuovo oltre a quelli ti truovi, e’ quali possino stare costí e a Vada, dove sia di bisogno, e guardare certo magazino che sarà necessario fare per ricevere dette mercanzie. [5] Torrai uomini a proposito a questo, e fidati soprattutto, e quando tu sarai ad ordine con essi, ce lo scriverrai e noi ti mandereno e’ danari da pagarli. [6] Farai ancora di eleggere a detti 20 provigionati un capo che sia pratico in sul mare, acciò che sappia, bisognando, soccorrere una barca e montare in un punto preso s’uno schifo e fare una simil cosa dove bisogna che sia uomini pratichi in su l’acqua; e se a volere un simile uomo ti fussi di bisogno trarre uno di quelli che sono nella compagnia del Conte Checco, e per questo ti bisognassi nostre lettere a detto Conte, ce lo scriverrai e noi te ne favorireno.
[7] Iarsera ti si scrisse mandassi provedimento di strame alli cavalli di Livorno. [8] Per la presente ti facciamo intendere come noi disegnamo che fra pochi dí detti cavalli alloggino in cotesto luogo. [9] E perché cotesti uomini non patischino tanto, voliamo che tu ordini a Ripalbello e Santa Luce e altre terre simili che sono costí all’intorno, che si preparino a darti strame per detti cavalli; e in questo non mancherai di quella diligenzia e prudenzia che tu se’ consueto usare nell’altre commissione nostre.
249
[1] Iohanni Rodulfo Commissario Romandiole. [2] Die 31 decembris 1504.
[3] Per una tua breve lettera de’ 27 di questo siamo avvisati come tu non hai potuto condurre ancora a fine la cosa de’ Zoli. [4] E parci che tu ti diffidi che quel proveditore sia atto a fare tale cosa; a che non abbiamo che dirti, iudicando tu abbi in modo ridotto la materia dal canto tuo, che a’ nostri non si possa dare imputazione alcuna. [5] E questa sarà assai satisfazione nostra quando altro non possa seguire.
[6] Poi che noi ti scrivemo l’ultima nostra ci sono sute lettere di Francia etc. [7] E tutto el resto della lettera concerne avvisi etc.
250
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae. [2] Prima ianuarii.
[3] Questa mattina abbiamo ricevuto la tua de’ 30 del passato, e restiamo avvisati quanto hai ritratto del Grasso pizzicagnolo circa lo avere lui inteso che in Livorno è trattato e come da Livorno ti era suto scritto che il simile era in uno di cotesti altri luoghi; ti commendiamo delli avvisi che ne hai dati all’intorno. [4] E digià el Capitano di Livorno ci ha scritto quanto da te li è suto significato; desiderremo bene che tu avessi ritratto da detto Grasso particularmente piú qualche cosa di questa materia, perché desiderremo intendere appunto da chi tale avviso lui ha ritratto. [5] E quando quel tale che fussi allegato da lui fussi in luogo che tu potessi intendere etiam da chi lo avessi inteso, lo farai, e dara’cene iusta tuo posse particular ragguaglio. [6] E quanto a’ rimedi per evitare una simil cosa, noi scriviamo di nuovo a Livorno l’alligata, ricordandogli quello che a noi occorre. [7] Scriviamo ancora a Lari e a Rasignano, e non essendo a Vico, Bientina, Ponte ad Era, Ponte di Sacco, Verucola e Libbrafatta commissario, bisogna che tu suplisca in ordinarvi e ricordarvi tutte quelle cose che tu giudicherai necessarie per evitare simile accidente; e soprattutto farai che in tali luoghi e costí in Cascina non pernottino quelli che sono usciti o che escono di Pisa. [8] Dispiaceci grandemente che Bientina sia nel periculo e nel disordine che tu scrivi: e desiderosi che non nasca inconveniente, e per riordinarla, mandereno in tale luogo un capo, quanto prima sia possibile. [9] E se in questo mezzo tu avessi costí alcuno fidato e prudente da mandarvi, ve lo manderai, e ricorderai a quelli uomini quanto ti parrà necessario. [10] E cosí ricorderai a chi è in Vico e nelli altri luoghi soprannominati quello ti parrà, acciò che tenghino aperti li occhi e faccino in ogni parte el debito loro. [11] E quando di questo avviso generale tu ne ritraessi alcuna particulare notizia, ce ne darai subito avviso, non mancando però in quel tanto di fare quelli remedii e provedimenti che saranno a proposito. [12] Né ti ricordiamo cotesto luogo di Cascina altrimenti, perché sendo tu in sul fatto, e pratico e prudente, penserai di avervi tale cura che con tuo disonore e’ non seguissi danno alla tua patria. [13] E perché e’ potrebbe essere che queste boci e’ Pisani le mettessino fuora ad arte per fare confusione e darsi reputazione, pensiamo che sarebbe bene render loro el cambio in qualche modo e vedere se tu per qualche sottil mezzo potessi stillare in Pisa che noi vi avessimo trattato, acciò che insospettendo l’uno dell’altro e’ ne potessi nascere qualche cosa a’ propositi nostri. [14] Ma bisognerebbe farlo destramente e prudentemente, in modo che li avessi in sé qualche verisimile da farlo credere. [15] Altro non ci occorre per questa, riposandoci in quello che per noi si fussi mancato di ricordarti sopra la prudenzia tua. [16] Vale.
[17] Perché noi desideriamo intender bene questa cosa, manderai qui quel Grasso pizzicagnolo e li ordinerai che si presenti a noi.
251
[1] Lorenzo del Nero Capitaneo Liburni. [2] Prima ianuarii.
[3] Per una tua breve lettera de’ 30 del passato intendiamo quello che da Cascina da Iuliano Lapi ti è suto scritto circa la relazione che li è suta fatta dal Grasso pizzicagnolo; di che detto Iuliano ha dato notizia ancora. [4] E perché e’ fu sempre piú prudenzia el temere simili cose che sprezarle, desideriamo che non si manchi in nessuna parte di diligenzia, per evitare el periculo e per rompere el disegno ad altri, quando pure alcuno se ne facessi, sopra cotesto luogo. [5] E la prima cosa che noi ti ricordiamo, è che tu non lasci entrare in cotesta terra se non a 6 o 8 per volta di quelli che sono venuti in su le nave portochese, e cosí di quelli che per qualunque tempo arrivassino costí con legni, di qualunque generazione e’ si sieno; il che sarà a te facile e a loro non doverrà essere molesto, sendo cotesto luogo in guardia, come è. [6] De’ Pisani che fussino passati di qua o che passassino, non vi ne ricetterai veruno né ve li lascerai pernottare per alcuno conto. [7] Farai ancora che le guardie si faccino con la debita diligenzia, e arai soprattutto l’occhio che le sopraguardie della notte e le guardie della porta sieno date a uomini del paese nostro e di luogo fedele della nostra città. [8] Né di questo ti riposerai al tutto in sul iudizio e opinione de’ connestaboli, ma farai di vedere tu gli uomini in viso, e di satisfare al iudizio e opinione tua. [9] Farai oltr’a di questo che non esca e non entri in cotesto luogo alcuno che tu non lo vegga in viso, acciò sappi o per vero possa sapere le pratiche di chi è costí, e che alcuno non presumma entrare in cotesta terra o praticare alcuna cosa sanza essere scoperto. [10] Altro non ci occorre per ora che dirti, riposandoci nell’altre cose sopra la prudenzia tua.
[11] Postscripta. [12] Parci che tu abbi l’occhio a quel prete venuto ultimamente di Pisa costí e ne lo faccia assentare; ricordiamoti che tu dorma piú presto il dí, per vegghiare poi la notte e rivedere le guardie in persona.
252
[1] Iammelus a Rasignano. [2] Prima ianuarii.
[3] Dua giorni fa ti si scrisse come noi desideravamo che tu raddoppiassi la diligenzia in guardare cotesto luogo, pensando che ’ Pisani vi disignassino su assai, sappiendo in quale miseria e’ si truovono e come costí è somma di grano, il quale tornerebbe loro a proposito, e ragionevolmente vi debbono aver vòlto lo animo. [4] Crediamo che dipoi Iuliano Lapi, Commissario a Cascina, ti abbi, come a noi, scritto quello ha presentito circa lo avere e’ Pisani intelligenzia in qualcuno de’ luoghi nostri, di modo che noi pensiamo che facilmente possa essere cotesto luogo. [5] E però bisogna che con maggior sollecitudine tu pensi ad ovviare a simil cosa quando e’ Pisani la disegnassino; e soprattutto ti ricordiamo che tu abbi cura a chi tu commetti le notte le guardie e il dí alle porte e che tu vegghi li andamenti di cotestoro e di chi va e viene. [6] E non vi lascerai abbergare alcuno di quelli che sono usciti di Pisa o che n’uscissino, e in tutte l’altre cose terrai tale ordine che noi ne restiamo satisfatti, e che con tua vergogna e danno e’ non seguissi alcuno inconveniente.
253
[1] Vicario Larii Giovanni Mori. [2] Prima ianuarii.
[3] Iuliano Lapi, Commissario a Cascina, ci fa intendere aver presentito di buon luogo, il che ancora debbe avere scritto a te, come e’ Pisani hanno trattato in uno de’ nostri luoghi. [4] E benché noi stimiamo che tu per la tua prudenzia non manchi del debito, nondimanco, importando questa cosa, te lo voliamo ancor noi aver ricordato, e avvertirti ad aver l’occhio a chi va e viene in cotesto luogo, e alle guardie che vi si fanno. [5] Di che sarai con el signore Luca Savello, e con quello te ne consiglierai; e cosí ordinerai che in cotesto luogo non pernotti alcuno di quelli che sono usciti di Pisa dopo la legge fatta, o che infra questi dieci dí n’uscissino per virtú del bando mandato. [6] Fa’ d’esser prudente, come tu se’ tenuto.
254
[1] Laurentio del Nero Capitaneo Liburni. [2] Prima ianuarii.
[3] Questa mattina ti si scrisse a lungo quanto volavamo operassi acciò che cotesto luogo stessi securo e non vi si portassi periculo di fraude: che fu in effetto non lasciassi scendere in cotesto luogo piú che 6 o 8 per volta di quelli che sono venuti in su le navi portoghesi, e cosí di qualunque altra nazione vi venissi in su qualunque altro legno; e che delli usciti di Pisa e di quelli che n’uscissino, tu non ne lasciassi pernottare alcuno costí; e che tu mettessi la sopraguardia della notte e la guardia della porta in mano d’uomini fidati e securi. [4] Di nuovo ti scriviamo el medesimo e ti replichiamo sia con cotesti conestaboli e li avvertisca a fare el debito loro, e conferisca e consigliti con quelli; e di piú abbi l’occhio ancora a coteste fortezze e avvertisca e’ castellani di esse a veghiare la notte e osservare e’ lor provigionati, e a disporre e ordinare le guardie in modo che non possino essere ingannati. [5] E quando fra detti provigionati o a te o a’ castellani paressi che vi fussi alcuno da averlo a sospetto, ve ne assicurerete e ne avviserete. [6] In somma, tu e detti castellani avete ad intendere questo: che non si può usare tanto diligenzia per la securtà e mantenimento di cotesto luogo che la sia abbastanza. [7] Vale.
255
[1] Capitaneo Liburni. [2] Die dua ianuarii.
[3] Sendo, come da te intendemo, a questi giorni capitati costí in cotesto porto quelle navi portoghesi cariche di mercanzie, e essendo quelle di mercatanti e nazione amica nostra, voliamo facci loro tutte quelle commodità per salute e commodo delle mercanzie e degli uomini che da loro ti saranno ricerche, perché ci sarà gratissimo intendere che si tenghino satisfatti. [4] Né ti partirai per questo da quelli ordini che ieri per duplicate ti ricordamo per salute di cotesta terra.
256
[1] Iohanni Paulo de Balionibus. [2] Die ii ianuarii 1504.
[3] Egli è stato a noi messer Vettorio Caiani, e presentatoci lettere di vostra Magnificenzia, e da lui inteso a bocca quanto per parte di quella ci ha referito e etiam ricerco. [4] E sommamente ci è suto grato quanto per lui ci ha fatto intendere, e ne stiamo con quella fede e securtà che sempre siamo stati di vostra Magnificenzia, e diventiamo ciascun dí piú desiderosi di fare cosa che le torni in onore e commodo, né abbiamo altro desiderio. [5] E veggendo di quanto ci ricerca di transferirsi personalmente a Roma per possere espedire alcune sue faccende, siamo contentissimi compiacernela, esistimando che quella non cercherebbe di discostarsi di qua quando intendessi che noi fussimo per avere bisogno della opera sua. [6] Ricordiamo bene alla Magnificenzia vostra si espedisca presto e sia di ritorno quanto prima può, perché d’ogni tempo desideriamo averla propinqua e poter servircene, e ne’ consigli e nell’opere, come etiam da el prefato messer Vettorio le sarà fatto intendere, ritornando quello in costà; e alla vostra Magnificenzia ci offeriamo. [7] Bene valete.
257
[1] Antonio Canisiano Capitaneo et Commissario Cortonae. [2] ii ianuarii.
[3] Questa mattina abbiamo dua tue de’ 30 e 31 del passato, e intendiamo quanto scrivi del signore Giampaulo. [4] E benché noi crediamo, per lo avviso tuo, che Giampaulo si sarà abboccato teco, nondimanco, quando qualche sua necessità o altro sinistro lo avessi impedito che non fussi venuto, voliamo che, etiam non venendo la sua persona costí né possendo abboccarsi teco, lo rassegni e paghi. [5] Perché sendosi allargate le cose di costà e cessate in buona parte quelle cagioni che ce lo facevono desiderare costí, e avendoci sua Magnificenzia fatto intendere aver bisogno di transferirsi infino a Roma, li abbiamo concesso licenza e scrittoli vi si transferisca a suo posta. [6] Pertanto, come ti si è detto, farai la rassegna sanza lui e farai rassettare la compagnia sua a Roberto Tei e a li altri suoi capi. [7] Né per questa ci occorre altro. [8] Vale.
258
[1] Potestati Foiani Bernardo Rondinelli. [2] ii ianuarii.
[3] Egli è stato al Magistrato nostro lo Sciamanna; e veduto quello che a bocca e’ ne ha referito, e letto la tua lettera, ci pare che quelli di Lucignano si discostino da la ragione a non volere rimettere questa differenzia in nel signore Troiolo Savello, soldato de’ loro Signori; donde e’ si è scritto una lettera a la Balía di Siena e iustificato questo caso e offertosi loro di farne remissione nel detto signore Troiolo. [4] Però starai fermo in su tale articulo, e a lo Sciamanna comanderai che non muova alcuna cosa né faccia alcuno nuovo insulto sotto penitenzia della disgrazia nostra, perché cosí ancora li abbiamo a bocca fatto intender noi. [5] Vale.
259
[1] Al Signore di Piombino. [2] Die iii ianuarii 1504.
[3] Elli è stato a noi ser Pasqualino, mandato di vostra Signoria, e ha per parte di quella esposto quanto li sieno suti accetti e grati e’ ricordi li hanno fatti per nostra parte li nostri mandati, e di quelli ringraziatoci assai e ofertoci etc. [4] E come a lui si è fatto intendere di bocca, non era necessario vostra Signoria lo mandassi a fare tale ofizio, perché l’affezione le portiamo ci farà sempre pronti ad avvertirla e ricordarle quello crederremo sia necessario per la salute dello stato suo, del quale areno sempre quella cura che del nostro proprio, e per la salute sua di nuovo le offeriamo ogni nostra forza. [5] E per non mancare di significarle al presente quanto s’intende, siamo avvisati le cose del signore Bartolomeo d’Alviano non esser sí calde come l’altro giorno, e che piú presto si crede, s’egli ha a mutare alloggiamento, che piglierà la volta del Reame che quella di Toscana. [6] Esistimasi questo nasca per la morte della Reina di Spagna, e che in su tale accidente quel Re, e per consequens Consalvo, andranno piú adagio nelle imprese. [7] Pur confortiamo la Signoria vostra a pensare continuamente alla perservazione sua e nostra quando liene fareno amorevolmente intendere. [8] Vale.
260
[1] Iuliano Lapi. [2] Die iiii ianuarii.
[3] Noi rispondereno per la presente a dua tua dell’ultimo del passato e dua del presente; e delli avvisi ci dai e raguagli, che sono in maggior parte el contenuto di dette lettere, restiamo satisfatti. [4] E benché dal Triga venuto di qua tu non abbi alcun riscontro di quello che ti disse el Grasso pizzocagnolo, parci nondimanco che tu non allenti un punto di diligenzia, né costí né altrove, per stare bene provisto, acciò non s’incorressi in qualche vergogna e in qualche danno. [5] E quanto alle paglie, non si mancherà di provedere in qualche modo; e digià aremo proviste, se non fussino stati a bada di Giovannantonio da Monte Lupo per dare questa cura a lui, che non la ha dipoi voluta, in modo che ci fa bisogno cercare d’altro: e di questo non si mancherà. [6] Tu ci hai detto per altra tua che sarebbe bene che cotesto biscotto non si gittassi via; e perché a noi pare quel medesimo, voliamo che ad ogni modo vi pigli su quelli espedienti che ti parranno perché ’l comune se ne vaglia, o prestandolo per riaver grano o allogandolo in qualche modo purché se ne faccia ritratto almanco a 18 soldi per lira.
[7] Iuliano del Caccia ci fece intendere piú dí sono come desiderrebbe posser venire infin qui per 6 giorni per fare certa sua faccende; siamo contenti li dia licenzia che possa venire per detti 6 dí, da’ dieci dí di questo mese in là, a sua posta.
[8] Desiderremo intendere, poi che sono stati questi begli tempi e che l’acque sono abbassate, in che termini e’ fossi d’Arno sono rimasti, e se l’acqua vi corre piú, e come per tutto vi è alta, e se queste piene passate li hanno piú affondati o ripieni; e di tutto ci darai pieno raguaglio.
261
[1] Capitaneo Liburni. [2] Dicta die.
[3] Voliamo che alla aúta di questa tu ordini ad Antonio da Certaldo che si transferisca a Rasignano, e che facci tagliare là legname atto a fare scafe; e ricordera’gli abbi cura di tòrlo buono e a proposito, e li dirai che lo facci condurre a Vada, acciò che di quivi tu lo facci poi condurre costí. [4] E perché sia favorito da Giammellus, connestabole in quel luogo, di uomini atti a tagliare, scriviamo l’alligata a detto Giammelus, la quale detto Antonio porterà seco a Rasignano.
262
[1] Vicario di Lari. [2] Die iiii ianuarii.
[3] E’ ci è suto fatto intendere come un Ciaco Ciachi che abita a Ripalbello, el quale o egli è o e’ fu già guardia di dogana, ha sotto colore di frodi tolto ad un fattore del Signore di Piombino una cavalla. [4] E perché quel Signore se ne è querelato a noi e noi voliamo che la sia ad ogni modo restituita, t’imponiamo che subito facci di ritrovare detto Ciaco, e farai per qualunque modo ti occorrerà che ti metta in mano detta cavalla. [5] E aúta la arai, la manderai a Doffo Spini, Capitano di Campiglia, e li scriverrai come tu liene mandi per nostro ordine acciò la restituisca al Signore di Piombino. [6] E quando detto Doffo anticipassi e mandassi costí uno suo per essa, la consegnerai a qualunque suo mandato, e a noi darai notizia di quello arai esequito. [7] Vale.
263
[1] Die 8 ianuarii 1504.
[2] Decemviri etc. [3] Significhiamo a qualunque vedrà queste presenti lettere, come ostensore d’esse sarà Andrea di Domenico Nucci, cittadino nostro, el quale ha commissione da noi di fare certi magazzini a Vada dove li sarà di bisogno di aiuto di uomini e bestie per tagliare e condurre legname, e fare altre cose per fare detti magazzini. [4] Pertanto imponiamo a tutti voi, e Rettori, Commissarii, e Ofiziali e Conestaboli nostri, li facciate prestare ogni favore e aiuto; e voi, sudditi, li presterrete in condurre tale opera ogni ubbidienza, il che farete per quanto stimate la grazia nostra e temete la indegnazione. [5] Presentibus post duos menses minime duraturis. [6] Valete.
264
[1] Antonio Canisiano Capitaneo Cortonae. [2] x ianuarii 1504.
[3] Ancora che da qualche ministro di Giampaulo ci fussi fatto querela che ’ danari della sua paghetta che ti si mandorno piú dí fa non li erano suti pagati, e che noi desiderassimo che fussi spedito, tamen non te ne avamo scritto altrimenti perché speravamo avere tua lettere sopra questa materia, e intendere per quelle la cagione della dilazione. [4] Ma veggendo che le tua lettere non compariscono e che le querele multiplicano, ci è parso scriverti la presente e importi per questa che tu paghi subito a Giampagolo o a suo mandato tutti e’ danari che per la sua paghetta ti si mandorno, e ci mandi dipoi la rassegna fatta nuovamente da te, nella quale tu noterai tutti li uomini d’arme e balestrieri che fussino assenti, e le cagioni dell’assenzia loro. [5] E cosí noterai tutti li uomini d’arme e balestrieri che fussin rimossi, e la cagione perché, acciò che a quest’altra paghetta se li possa ritenere quelli danari di quelli uomini che fussino o assenti o rimossi fuora de’ patti abbiamo insieme. [6] E però ci manderai, come ti si è detto, tale rassegna nuovamente fatta con questo modo, con la vecchia che noi ti mandamo. [7] E perché questi uomini di detto Giampaulo si querelano che cotesti contadini non vogliono dar loro li strami e li trattono sinistramente, t’imponiamo che tu rimedi a questo inconveniente, e ordini in modo questa cosa che ’ contadini non sieno sopraffatti, né etiam e’ soldati si possino dolere. [8] E voliamo facci ogni cosa perché e’ soldati abbino e’ loro strami e legne e alloggiamenti consueti. [9] Vale. [10] E quando alcuni de’ sua soldati perugini volessino per piú loro commodità andare ad alloggiar in quello di Perugia, darai loro ancora licenza d’andarvi. [11] Vale.
265
[1] Al Capitano di Livorno. [2] Die x ianuarii 1504.
[3] La Eccellenzia del Gonfalonier nostro ci ha mostro una tua lettera che tu li scrivi, dandogli notizia delle cose di costà e della buona e diligente guardia che per te si fa in cotesto luogo; il che ci è suto sommamente grato, perché invero non abbiamo al presente cosa che noi desideriamo piú che cotesta. [4] E di tale tua diligenzia ci fa assai buona testimonianza lo esserti stato rotto la carcere e trattone el prigione sanza che da te o da altri per tuo ordine sia suto sentito; e dipoi, sanza esser visto, se ne sia per le mura fuggito, in modo che ogni poco meno di diligenzia che per te si fussi usata posseva costí nascere caso di maggiore importanza e per avventura inremediabile. [5] Perché chi può uscir fuora per le mura sanza esser visto può etiam sanza esser visto entrar drento, e cosí chi sanza esser sentito può rompere una prigione può etiam fare dell’altre cose piú perniziose, le quali non hanno per avventura bisogno di tanto aiuto e con manco strepito si possono condurre. [6] Pertanto noi non restereno satisfatti mai di questa tua diligenzia infino noi intendiamo che tu l’abbi in modo raddoppiata, che costí non si possa muovere una foglia che la non si vegga o non si senta. [7] E perché noi speriamo che a questa ora tu arai ritrovato chi è suto autore della rottura della carcere e della fuggita del prigione, voliamo ce ne dia subito notizia, scrivendoci chi furno e di quale compagnia sono, e da quali cagioni mossi. [8] E quando tu non li avessi ancora ritrovati, userai diligenzia di ricercarli, per poterci satisfare in darcene notizia.
[9] Tu accenni oltr’a di questo nella preallegata lettera al Gonfalonier nostro come aresti da dire altre cose, oltre a quelle scrivi, che ragguardano alla salute di cotesta terra e sono d’importanzia grande, ma non lo fai per esser cose da riferirle a bocca; donde e’ ci pare che in questo caso tu non usi minor prudenzia che ti abbi usato diligenzia in quel primo. [10] E veramente le cose d’importanza si debbono tener segrete, ma non tanto che per ignoranza di quelle non vi si possa provedere. [11] E però era bene considerare che tu parlavi di Livorno, e che bisogna parlar chiaro e le cose d’importanza dirle, massime scrivendo alla Eccellenzia del Gonfaloniere in particulare, del quale ragionevolmente doverresti confidarti. [12] E però se tu hai da dire alcuna cosa, dilla e scrivila largamente, acciò che vi si possa fare provisione e che noi non restiamo in aria per li avvisi tuoi.
266
[1] Giovanni Ridolfi Commissario Romandiolae. [2] xi iunii.
[3] Per questa ultima tua de’ iiii del presente intendiamo in quali termini si truovi la causa de’ Zoli, e abbiamo lette le lettere che quel proveditore ti ha scritte e che tu li hai risposte. [4] Né potremo in questo caso né correggerti né avvertirti, non possendo tu esser piú proceduto secondo el gusto nostro che tu ti sia; perché, non potendo concludere l’accordo come si desidera, si facci almeno che dalla parte de’ nostri sieno tutte le iustificazioni. [5] Vale. [6] E quanto al caso di quello di Val di Lamona che ammazò uno di Marradi, ci pare che tu facesti saviamente a non volere procedere contro di lui; e però ordinerai ancora a quello Capitano di Marradi che desista da tale esecuzione, e non lo lascerai procedere in alcuno modo. [7] Vale.
[8] Di nuovo non ti abbiamo che dir molto, perché di Francia non ci è poi lettere che ci furno quelle de’ 21 del passato, e però da quella parte non ci è che dirti.
[9] Di verso Roma le cose si stanno, e piú tosto sono cessati quelli sospetti che si avevano da quella parte che sieno cresciuti. [10] Né si vede per ancora cosa per che debbino crescere.
[11] Di verso Pisa è nato a questi dí certa differenzia fra Rinier della Sassetta e Alfonso del Mutolo. [12] E desiderando Rinieri avere appoggio, si accostò a quelli del Seppia, nimici di quelli del Mutolo. [13] Stette cosí la cosa circa dua giorni, dipoi si è posata; tamen vi debbe restare la ruggine. [14] Non se ne spera molto, nondimanco son cose che fanno piú a proposito che altro. [15] Vale.
267
[1] Vicario Pescie Iuliano Scarphi. [2] Die 16 ianuarii 1504.
[3] Egli è stato a noi uno ambasciadore per parte del Comune di Montecarlo e per conto delli strami che tante volte s’è scritto e commesso che cotesti nostri di Pescia proveghino. [4] E parendoci, per le tue lettere passate e per quello ci ha referito questo mandato, che le difficultà consistino in chi debba di cotesti dua Comuni condurre li strami a Montecarlo, abbiamo deliberato che ciascun di loro ne partecipi. [5] E però voliamo che ordini a quelli di Montecarlo che con le lor bestie venghino per la metà delli strami bisognano, e a cotesti di Pescia ordinerai che l’altra metà portino con le lor bestie a Montecarlo; e questo ordine tirerai innanzi in modo che di questa materia non ne abbiamo a scriver piú. [6] E a cotesti di Pescia dirai che quello si fa a lor commodità è per non avere a fare venir ad alloggiar loro in casa quelli cavalli che sono a Montecarlo.
268
[1] Die 16 ianuarii 1504. [2] Potestati Cambassi Simoni de Nobilibus.
[3] Noi ti scrivemo a’ giorni passati dessi le stanze costí ad uso di soldato nostro e per 4 cavalli al Buscaino, uomo d’arme di Giampaulo Balioni. [4] E perché noi ne abbiamo aúto querela da cotesti uomini, e secondo noi iustamente, t’imponiamo non dia in alcun modo dette stanze a detto Buscaino, e in tutto revochiamo la lettera e la commissione te ne demo. [5] E li farai intendere che se vuole vivere costí, viva del suo come fanno gli altri abitatori.
269
[1] Al Vicario di Certaldo Giovan Carnesecchi. [2] 17 ianuarii.
[3] Avendo inteso come tu hai preso nella tua corte Francesco di Bartolomeo d’Antonio da Signa, t’imponiamo non proceda in alcun modo contro di lui infino che da noi non abbi commissione di quello abbi ad esequire. [4] E questo farai, ogni eccezione remota. [5] Vale.
270
[1] Capitaneo Liburni. [2] Die 20 ianuarii 1504.
[3] Sendo, come ti è noto, venuto in cotesto porto l’Albertinello con una nave e uno galeone carica di grani, e avendo desiderio, poiché le nostre galee andorno a traverso, di riarmare cotesto posto, pensiamo che per avventura sarebbe secondo el proposito nostro detto Albertinello e sua legni; e crediamo, veduto lo esemplo delle tre galee di Don Dimas, che detta nave e galeone, insieme con la fusta e li dua brigantini si truovono costí, farebbono piú guerra a’ Pisani che non facevono quelle. [4] E essendo in questa opinione, ci è parso per uomo a posta e in diligenzia scriverti la presente. [5] E però, subito dopo la ricevuta di quella, farai di parlare con detto Albertinello e per nostra parte li farai intendere quanto ti si dice di sopra, aggiugnendovi che non solamente tu hai commissione di ricercarlo se può servirci, ma di consigliarti seco in questa materia, sperando che lui, come pratico e prudente e affezionato cittadino, sia per pensare a tutto quello sia el bisogno della sua patria. [6] E quando tu lo trovassi vòlto al servire, li farai intendere che sia contento non partire di costí, ma o venire qui o aspettare che si mandi costà uno nostro, perché ad ogni modo siamo per convenire seco; e tu ci espedirai subito uno e ci significherai la intenzione sua. [7] Ma quando e’ non potessi rimanere a’ nostri servizii e volessi seguire e’ viaggi suoi, ti farai discorrere che qualità di legni sarebbono atti a molestare e’ Pisani insieme con la fusta e cotesti brigantini nostri; e appresso lo ricercherai se lui avessi da metterci per le mani alcuno che fussi atto a servirci e fussi pratico e fidato; e di quello ritrarrai da lui ci darai particulare ragguaglio.
[8] Al predetto Albertinello si scrive l’alligata che non contiene altro che cirimonia, e di tutto ci rimettiamo a quello che tu li dirai a bocca. [9] E però fa’ questo ofizio prudentemente, e avvisa subito. [10] Vale.
271
[1] All’Albertinello. [2] Dicta die.
[3] Magnifice vir etc. [4] Poi che voi arrivasti co’ vostri legni costí non ci è occorso scrivervi. [5] Né anche per la presente saremo molto lunghi: solo vi significheremo come e’ si è dato commissione al Capitano nostro vi esponga alcune cose per nostra parte, al quale voi presterrete quella fede che a noi proprio. [6] E per quello vi referirà potrete intendere quanto vi stimiamo e quanto noi confidiamo in voi: di che è causa le buone qualità vostre e lo essere cittadino nostro. [7] Bene valete.
272
[1] Al Capitano di Livorno. [2] Die 21 ianuarii.
[3] Avendoti scritto iarsera a lungo circa l’Albertinello, non ti replichereno per questa altro, pensando che la lettera sia giunta salva. [4] Solo ti fareno intendere come li è stato a noi quel che fa e’ fatti dell’Arcivescovo di Pisa, e ci ha domandato la valuta di 120 sacca di grano, che dice che tu hai levato da Rasignano. [5] E perché noi ti demo licenza levassi quel grano con condizione che ’l comune nostro non ne avessi a patire alcuno carico, ma che tale grano avessi ad essere satisfatto da cotesti uomini a chi tu lo dessi, t’imponiamo ordini che questi ritratti si faccino presto, e li farai pagare al fattore di detto Arcivescovo, in modo che se ne tenga satisfatto e che non abbia a venire all’Ofizio nostro. [6] E perché a Livorno sono venuti parte de’ grani s’aspettavano, non manderai a Rasignano per piú grani in nessuno modo.
273
[1] Antonio Giugni a Fivizzano. [2] Die 22 ianuarii.
[3] Questa mattina si sono ricevute due tua lettere de’ 18 e 19 del presente, una diritta a noi, l’altra a’ nostri Eccelsi Signori. [4] Per la nostra rispondi a quello ti si commisse circa la restituzione che si aveva a fare di quelli dua prigioni di Val di Taro acciò che quelli da Monte Carlo riavessino e’ loro muli; a che ti replichiamo che, quando e’ muli sieno restituiti a quelli di Monte Carlo, che tu faccia de’ dua prigioni non altrimenti che se noi non ti avessino scritto. [5] Ma ci parrebbe bene, essendo quelli che furno motori di tali insulti sudditi e uomini di messer Gianluigi, e essendo detto messer Gioanluigi amico nostro, che tu li scrivessi una lettera, ricercandolo che sia contento provedere a simile inconveniente e voglia ordinare che amicabilmente si compognino le differenze che son nate fra li uomini suoi e li nostri. [6] E per questa via crediamo sarà facil cosa vi truovi qualche sesto sanza avere ad entrare in altre violenze. [7] E quando quelli di Monte Carlo non avessin riaúti e’ lor muli, esequirai quanto per l’ultima nostra ti si scrisse.
[8] Abbiamo oltr’a di questo inteso lo avviso dài a’ nostri Signori dello animo de’ Genovesi e le dubitazioni che tu ne hai: commendiamoti della diligenza; e quando e’ s’intenda che una simil cosa possa aver effetto, non manchereno di fare e’ debiti provedimenti perché cotesta provincia sia secura. [9] E tu ci terrai avvisati di tutto quello intenderai, e condennarai le lettere, e noi ne satisfareno li apportatori. [10] Ma arai avvertenza di non dare spesa se non per cose che sieno di qualche importanza. [11] E ci piace che tu abbia intrattenuto e intrattenga quel messer Lorenzo, figliol del Marchese Gabriello, al quale potrai fare intendere la buona disposizione in farli cosa grata quando occorra. [12] E cosí in tutte le cose penserai di gratificartelo, usando etiam e’ medesimi termini, quando lo patisca el tempo, con cotesti altri marchesetti. [13] Ècci venuto in considerazione che sarebbe bene in questi tempi tenere in qualche parte guardata la Rocca di Caprigliola, sí per osservare quel luogo, sí ancora per essere in sul passo da potere esaminare chi va e viene, e trovar lettere e scoprire lo animo di chi disegnassi malignare. [14] Però vedrai di dar tale ordine con cotesti uomini che la sia guardata e con piú commodità si può. [15] Vale.
274
[1] Petro de Albertis Capitaneo Arretii. [2] Die 23 ianuarii.
[3] Noi abbiamo aúto dispiacere assai avendo inteso per questa tua de’ 22 con quanta insolenzia e con quanto poco nostro onore e tuo cotesti soldati abbino sforzato donne e ferito la tua famiglia. [4] Né sappiamo quale cagione ti abbi ritenuto a non procedere rigorosamente contro a’ delinquenti, avendo tu altorità amplissima del Magistrato nostro, e ancora non sendo in tutto spogliato di qualche forza. [5] Desideriamo ad ogni modo che ’l segno che tu tieni e l’onore del pubblico, poiché si è perduto, che si riabbia. [6] E a noi, per uno de’ primi remedi, occorre far venir qui messer Andrea, luogotenente del Conte, al quale noi scriviamo l’alligata commettendogli venga subito qui, la quale tu li farai presentare. [7] Come sarà partito di cotesta città, quando tu credi che sia giunto qui, t’ingegnerai con tutta l’autorità tua e forza, valendoti del bargello, della famiglia del Podestà, e d’ogni altro aiuto che ti sarà commodo, di avere nelle mani li autori delli scandoli; e li gastigherai acremente, usando tale prudenzia e destrezza che non si tumultui con maggior periculo di cotesta città, né con maggior perdita di onore che si sia fatta infino qui. [8] In somma, come tu credi che messer Andrea sia qui, vedrai di gastigare e’ delinquenti, e sanza scandolo della terra; e farai in modo che noi ne restiamo satisfatti e che a questo caso non si abbi a pensare di altri remedii.
[9] Arai avvertenza di non fare intendere la cagione a messer Andrea perché venga qui, perché noi semplicemente li scriviamo come noi abbiamo bisogno parlargli. [10] Vale.
275
[1] Al Podestà di Peccioli Rinaldo Rondinelli.
[2] Fluriano da Castelfansi e e’ lavoratori d’Anichino ci fanno intendere pagare li strami nel comune di Tonda, e che tu li gravi anche che li paghino per cotesto comune di Peccioli. [3] E perché non è ragionevole che per uno medesimo conto e’ sieno affaticati in dua luoghi e abbino dua carichi, farai d’intendere bene e’ casi loro e farai loro ragione. [4] E per tua fe’, di queste simil cose fa’ che noi non le abbiamo a decidere qui, ma giudicale costí tu secondo che vuole el giusto, e a noi leva questa briga.
276
[1] Antonio da Vicano. [2] A dí 27 di genaro.
[3] Charissime noster. [4] Noi restiamo avvisati per questa tua de’ 24 come la Illustre Signoria di cotesto Signore si è alquanto risentito per avere e’ nostri soldati preso in Porto Baratto Spinetto pisano, patrone di quelli brigantini pisani che hanno a’ giorni passati continuamente scorso coteste nostre maremme e di piú tentato di sforzare la Torre a San Vincenzi, come debbe esser noto a sua Signoria; le quali cose hanno dato causa a’ nostri soldati di seguirli e molestarli in qualunche luogo e’ si riduchino. [5] E veramente noi ci persuadavamo che tal cosa fussi suta grata a cotesto Signore, per dimostrarci che fuora di suo consentimento e sanza sua voluntà e’ ribelli nostri e li infestatori del paese nostro si riducessino ne’ porti suoi. [6] Però li farai intendere che, come noi non permetteremo che alcuno del paese nostro assaltassi li uomini e luoghi di sua Signoria, cosí desideriamo che dal canto suo si facci tale provisione che quelli a chi e’ dà ricetto non ci offendino, se sua Signoria desidera che noi non siamo forzati a seguirli in qualunche luogo e’ si ridurranno. [7] Bene vale.
[8] Postscripta. [9] Qui è venuto avviso come, sendo arrivata costí una nave sopra la quale erano certe mercanzie di nostri Fiorentini, cotesto Signore tolse loro le vele e ritenne certe robe avèno scariche, e fece ogni cosa per averle in mano. [10] Questo quando sia vero, che nol sappiamo bene, non è secondo che noi ci promettavamo di sua Signoria né quale si conviene alle parole che lui ha usato alli mandati nostri; perché pretendendo lui alcuna cosa sopra di noi, ce lo debbe fare intendere e non cercare per questa via di valersi. [11] Vale.
277
[1] Doffo Spini Capitaneo di Campiglia. [2] 27 ianuarii 1504.
[3] Noi esistimavamo a questa ora che tu avessi impiccato quello Spinetto pisano, che tu scrivesti aver preso, e esistimeremolo ancora se non fussi comparsa questa mattina la tua de’ 24 per la quale ci fai intendere el Signore di Piombino domandarti detto prigione, come preso nel dominio suo. [4] A che ti rispondiamo che se tu non lo hai ancora impiccato, come sarebbe el desiderio nostro, che tu lo mandi qui a noi, bene guardato. [5] E al Signore di Piombino che te lo domanda, risponderai amorevolmente che si duole di quello che lui doverrebbe commendarti, perché tu non puoi credere che ’ Pisani usino e’ porti suoi, se non contro alla voglia di sua Signoria, perché sendo quello amico nostro, non sopporterebbe che quelli, partendosi di casa sua, assaltassino cotesta nostra maremma e cercassino di espugnare le nostre fortezze, come ferno quando vennono a San Vincenzi; ma che credi e se’ certo che tale disordine nasca da non poter lui ovviarli; il che, quando sia, doverrebbe desiderare che noi ce ne valessino e li pigliassimo in qualunque luogo. [6] E soggiugnerai che come noi non permetteremo che d’in sul dominio nostro e’ fussi molestato, cosí speriamo che debba fare dal canto suo; e infine te li offerirai in ogni cosa che li torni commoda. [7] Vale.
278
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die 28 ianuarii 1504.
[3] Egli è stato a noi uno ambasciadore del comune di Ponte di Sacco, e ci fa intendere come quelli uomini desiderrebbono avere un commissario che l’indirizzassi e li facessi essere ubbidienti, e circa le fazioni e l’altre cose che si ricercono a comune e quieto vivere. [4] E perché e’ ci ha accennato che tu aresti costí a chi tale commissione starebbe bene, voliamo ci avvisi chi ti occorrerebbe eleggere a detta cura, e noi ti rispondereno quello voliamo facci.
279
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die 29 ianuarii.
[3] Mandiamoti per il presente cavallaro e’ danari per la paga di Livorno, Libbrafatta e Verucola, in quel numero de’ denari che dal depositario de’ nostri Signori ti sarà scritto. [4] Manderai dunque quella di Livorno e Librafatta per securo modo, e scriverrai a chi in quelli luoghi rappresenta el comune nostro come debba pagare detti danari: di che te ne dà ordine detto depositario. [5] E la paga della Verucola pagherai personalmente come facesti l’altra volta e nel modo che ti sarà scritto dal prefato depositario. [6] Scriverrai a Livorno a quel Capitano che mandi Musacchino e ’ suoi cavalli a Rasignano, non potendo piú dimorar quivi per carestia delli strami; e a Giammelus scriverrai che riceva detti cavalli.
[7] Quando per la Signoria di Lucca ti è fatta alcuna querela de’ danni che fussin fatti a’ lor sudditi per li nostri soldati, li rimanderai a noi, monstrandoti discosto e simulando non sapere né avere notizia di tal cosa. [8] Vale.
280
[1] Capitaneo Burgi Sancti Sepulchri Alexandro de Mannellis. [2] 31 ianuarii.
[3] Per questa tua de’ 30 del presente restiamo avvisati di quanto hai esequito circa el mandare e’ fanti a Citerna a requisizione di quello Governatore, o vero Commissario Apostolico, e ti commendiamo del partito preso e etiam della commissione desti loro circa lo assicurarsi de’ ribelli nostri che si trovavano in quello luogo. [4] E con desiderio aspettiamo d’intendere el successo e quello abbi partorito la gita loro; di che siamo certi ci arai dato, o vero darai notizia subito che lo arai inteso. [5] Allo apportatore si è dato quanto avvisasti. [6] Bene vale.
281
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae. [2] Dicta die.
[3] E’ ci è fatto intendere come el ponte che è su le scafe a rincontro costí di Cascina porta periculo grandissimo di non se ne andare una notte in Pisa, e che a volersene assicurare bisogna condurlo a Vico dove e’ farà quel medesimo effetto che costí. [4] Pertanto noi t’imponiamo che, subito dopo la ricevuta di questa, conduca detto ponte appresso a Vico, in luogo dove stia securo e te ne possa servire a’ commodi del paese. [5] Vale.
282
[1] Die prima februarii 1504. [2] Decemviri etc., servatis servandis deliberaverunt ut:
[3] Omnes cives Aretini qui ad instantiam eorum Magistratus de mense decembris proxime preteriti Florentiam venerunt, atque ibi adhuc detinentur et quotidie representantur personaliter a ser Bartolomeum de Leonibus cancellarium capitaneorum partis guelfe, habeant licentiam redeundi Arretium quotienscumque illi voluerint sine aliqua pena et preiuditio. [4] Volueruntque ut significaretur dicto ser Bartolomeo et etiam Capitaneo Arretii ut eorum voluntas apud ipsos constaret.
283
[1] Antonio Giugni Commissario Fivizani. [2] Die xi februarii.
[3] E’ ci piace avere inteso per questa tua de’ 30 del passato come tu credi assettare e comporre el caso de’ muli di quelli da Monte Carlo, sanza scriverne a messer Luigi dal Fiesco. [4] Ricordiamoti nondimanco che qualunque volta occorressi che nascessi alcuna differenza fra e’ sudditi nostri e li uomini del prefato messer Giovanluigi, che tu ne scriva a lui e t’ingegni di comporre le cose amicabilmente; perché, avendo noi messer Gianluigi per nostro amico, ci persuadiamo che non sia per partirsi da l’onesto. [5] E circa la rocca di Caprigliola, si è fatto intendere a’ Capitani di Parte lo avviso tuo, e c’ingegneremo che provegghino ad ogni modo ad uno castellano. [6] E tu, infino che differisce al venire, seguirai secondo che hai cominciato con li uomini del paese; ma quanto al figliolo del Marchese Gabriello, non ci scade per al presente entrare in alcun particulare per intrattenerlo, ma starai in su e’ generali, mostrandoli la buona affezione nostra e la opinione buona abbiamo sí nelle virtú sua sí ancora nella naturale inclinazione che in lui sempre si è visto verso questo stato; e che noi siamo, concedendolo el tempo, per essere sempre parati a farli onore e utile.
[7] Abbiamo oltr’a di questo inteso della malattia del Marchese Alberigo, e abbiamo esaminato la qualità e importanza del suo stato. [8] E ci siamo resoluti che sia bene nella malattia intrattenerlo; e venendo pure caso che morissi, avere qualche certezza dove capiti o fia per capitare lo stato suo per possere deliberarci in ogni evento come ci tornassi a proposito. [9] E, a fare tale effetto, ci pare a proposito che tu personalmente ti transferisca a Massa o dove si trova detto signore, e sotto nome di vicitazione in questa sua malattia gli dica come, avendo inteso la sua indisposizione e sappiendo quanto sua Signoria è affezionata a questa città e quanto questa città sia affezionata a lui, ti è parso fare parte del debito tuo, e di quello che tu sai che è la mente nostra, visitarlo e offerirtegli, e privatamente e pubblicamente, in tutte quelle cose che a lui occorressino non solum in benefizio suo, ma etiam delle cose sua, affermando saper cosí essere la mente nostra. [10] E circa questa sentenza li parlera’ in sul primo ragionamento; dipoi, nel discorrere e ragionar seco, vedrai destramente di ritrarre chi lui disegna lasciare erede di quello stato. [11] E lo domanderai se in favore di tali suoi eredi si avessi a fare per noi alcuna cosa, affermandoli come non siamo per mancarli in alcuna parte, massime quando e’ ci dia occasione a poterlo fare. [12] E fatto questa visitazione, te ne ritornerai al luogo tuo e ci darai avviso particolare di quanto arai ritratto, et in spetie chi e’ pensi che sieno e’ suoi successori. [13] Vale.
284
[1] Laurentio Nigro Capitaneo Liburni et eius successori. [2] Die iiii februarii.
[3] Ancora non abbiamo noi aúto una risposta da te circa el ritratto del grano che tu avesti da Rasignano dello Arcivescovo di Pisa. [4] E perché noi ti demo commissione, per l’ultima nostra, che di tale ritratto ne pagassi infino in 25 ducati d’oro per conto del legname segato da Antonio da Certaldo e per il costo del condurlo costí, t’imponiamo di nuovo che, da 25 ducati in sú, quello che tu ritraesti di detto grano ce lo mandi e avvisi quanto valerà el sacco a Rasignano, acciò si possa rispondere qui a questi agenti dell’Arcivescovo; e di questo non mancherai. [5] Oltr’a di questo, avendoci scritto el Connestabole di Rasignano aver bisogno di polvere, liene manderai ad ogni modo dua barili. [6] Vale.
285
[1] A messer Bandino. [2] Die 8 februarii 1504.
[3] Desiderando noi di compiacervi e satisfare alle domande vostre, come meritano le vostre buone qualità e l’affezione portate alla nostra Repubblica, fumo prima contenti darvi licenza di transferirvi infino a casa a rivedere in viso le cose vostre, e dipoi non vi abbiamo sollecitato al tornare altrimente per non essere occorso alcuna cosa che ci abbi inspinto al farlo. [4] Ma scrivendoci al presente el Commissario di Cascina, e per piú sue lettere faccendoci intendere come la compagnia vostra sta male sanza voi, e come e’ non bisogna disegnare fare alcuna fazione che al presente ci occorre fare mancando quella del governo vostro; ci è parso scrivervi la presente e farvi intendere come noi desideriamo che voi, quanto prima potrete, ritorniate nello alloggiamento vostro, e di questo ne aspettiamo con lo effetto la risposta. [5] Né altro ci occorre che offerirci continuamente a quello che sia sempre l’utile e l’onore vostro.
286
[1] Iulianico da Santa Croce in Livorno. [2] Die 8 februarii.
[3] Per dua tue de’ 31 del passato e 2o di questo intendiamo quanto scrivi circa la fusta, e abbiamo ricevuta la nota che tu ci mandi. [4] E quanto al comperare la cotonina che vi è venuta di nuovo per fare l’artimone, sendo quella vi era troppo grossa, ne diamo commissione a Lorenzo del Nero che la comperi. [5] Ma quanto all’altre armi che tu domandi, sendo partito per a cotesta volta Giovan di Riccardo, che è quello che tratta condurre detta fusta, e avendo a tornare qui, aspettereno el ritorno suo perché ci doverrà ritornare resoluto e di questi armamenti e d’ ogn’altra cosa che bisogna, e noi allora non manchereno provederne. [6] Vorremo bene che si facessi ricerca costà se vi si truovò di simil cose, e servirsene per levar via quella confusione, disagio e pericolo che si tira dreto el condurle di qui.
[7] E’ nostri Signori hanno ordinato che Romito bombardieri venga qui, e tu li farai portare seco la misura delle palle di quelli falconetti che tu disegni adoperare in su detta fusta. [8] Vale.
287
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die viii februarii 1504.
[3] Noi fareno in questa sera risposta a dua tua de’ 4 e 5 del presente. [4] E quanto alli avvisi che per quelle ci dai, te ne commendiamo restandone satisfattissimi. [5] E quanto al condurre e’ grani di Livorno, desiderando noi che se ne conduca in qua ad ogni modo qualche somma, non ci occorre altri modi né dare altr’ordine di scorta che quello ti si scrisse ultimamente. [6] Desideriamo bene che tu ingrassi ciascuna delle scorte in tutti quelli modi puoi, e ci piacerebbe assai che tu dessi ordine che Musacchino co’ suoi cavalli concorressi con detta scorta; e el modo a farlo, rimettiamo in tutto in te. [7] E se bisogna fare ritornare detto Musacchino a Livorno, ve lo farai ritornare, o tu lo metterai in luogo dove e’ torni commodo a tale cosa. [8] E benché noi abbiamo scritto a Livorno che dia ordine che e’ cavalli e li muli e altre bestie possino essere ricevute commodamente, di nuovo ne lo solleciterai, e non mancherai di quanto tu potrai pensare e dipoi ordinare perché queste carovane de’ grani si conduchino salve, dandoci avviso continuamente di quello che succederà in tale cosa.
[9] La paga del Rosso Biliotti non ti si manderà altrimenti, perché voliamo che si paghi de’ danari si mandorno a Ceccotto e che ci serva a Bientina; sí che liene farai pagare.
[10] Fareno di avere a noi Balsimino o quell’altro scafaiolo per ammunirlo a fare suo debito.
[11] Farai dopo la ricevuta della presente venir qui maestro Lorenzo, maestro d’ascia, perché ce ne voliamo valere per qualche giorno.
288
[1] Iuliano Lapi Commissario Cascinae. [2] Die x februarii 1504.
[3] Per questa tua ultima de’ dí 8 e per una del medesimo dí che tu scrivi a’ nostri Signori, intendiamo quanto tu scrivi delle cose di costà. [4] E quanto alla condotta de’ grani da Livorno, nonostante le difficultà di che avvisi, t’ingegnerai che la cosa proceda con ordine e securtà; ma averai avvertenza d’ordinare a Bartolomeo, che li ha tolti a condurre, che paghi le bestie che trae di coteste colline; perché, sendo pagato da noi, non voliamo che da altri si faccia servire gratis, né che ’ nostri sudditi abbino questo danno.
[5] Sanzi mugnaio, da noi deputato sopra le paglie, debbe a questa ora essere arrivato: del quale tu ti varrai; e cosí vedreno che Balsimino e quell’altro scafaiolo facci ’l debito suo. [6] Vale.
289
[1] A messer Bartolomeo Redditi Podestà di Modigliana. [2] Die x februari.
[3] E’ non ci potrebbono essere suti piú acetti li avvisi che per questa vostra de’ cinque del presente ci avete dati; perché, sendo cotesta provincia di Romagna della importanza che voi conoscete, e non vi sendo per ancora commissario generale, ci riposiamo in tutto nella vigilanzia vostra e delli altri rettori. [4] Pertanto, se volete farci cosa grata, e a voi onorevole, non mancate continuamente di scriverci quanto alla giornata intendessi degno della notizia nostra. [5] Valete.
290
[1] Alexandro Mannelli Capitaneo Burgi Sancti Sepulcri. [2] Die xi februarii 1504.
[3] Per la tua de’ iiii del presente restamo avvisati a lungo quanto tu ci scrivi della compagnia delle laude, il che tu ci replichi per una de’ cinque, e ci avvisi del disordine di costí che la è per generare in cotesta terra, e li scandoli che ne posson nascere, sendo governata da pochi e a reputazione e utile privato, e non comune. [4] Parci questa cosa di momento grande e di grande importanza, e giudichiamo che sia da pensarci per il bene e salute di cotesto luogo, e per lo onore di Dio, di che si debbe tenere conto sopra ogni altra cosa. [5] Ma avendosi ad alterare uno ordine vecchio e anticamente osservato costí, bisogna pensare bene a tutto e a ciascuna parte convenientemente. [6] Di che noi non manchereno, esistimando questa cosa assai, e ci pensereno maturamente per poterne meglio deliberare. [7] Quanto alli avvisi che tu ci dai e all’altre cose che tu ci ricordi, dell’uno ti commendiamo e alle altre cose si farà provedere da’ Capitani di Parte, in modo che cotesto luogo abbi el debito suo. [8] Eraci scordato ricordarti, ancora presupponiamo che per la prudenzia tua lo facci, che nel maneggiare cotesti uomini tu non facci demostrazione né in iudicare né in altre cose estrinseche per le quali alcuno possa comprendere che noi stimiamo cotesta terra esser divisa; ma li maneggerai equalmente e indifferentemente, mostrando che noi li stimiamo tutti marzoccheschi. [9] Arai nondimanco bene l’occhio alle mani a chi ne avessi piú bisogno, ma con tale prudenzia che, non essendo necessario, e’ non si avvegga esser notato.
291
[1] Iuliano Lapi Commissario Cascinae. [2] xii februarii.
[3] Per la tua de’ dieci restiamo avvisati di quanto scrivi circa la condotta de’ grani; e come per altra ti si disse, a noi occorre poco che dire in questa materia. [4] Parci bene che, sendo venute l’acque grosse come tu avvisi, alli Pisani non possa essere facile né lo scorrere da cotesta parte né etiam lo assaltare quelli della caravana; non ci pare ancora a proposito tramutare quelli cavalli da Pescia a Lari, e da Lari a Pescia, ma da seguire secondo l’ordine ti è suto dato. [5] E condotta che ne sia una carovana o dua, si vedrà meglio quello a che si debbe provedere, e che difficultà vi sieno drento, e allora non si mancherà di quel che sia conveniente in facilitare tale condotta. [6] Né per questa ci occorre altro, perché le lanterne e altre cose chieste si manderanno fra dua dí. [7] Vale.
292
[1] Vicario Sancti Miniatis Baptiste de Guicciardinis. [2] Die xiii ianuarii.
[3] Egli è stato a noi uno ambasciatore di cotesto comune, e ci referisce come avendo dato continuamente gli strami alla compagnia del signore Iacopo Savello, ne sono in modo esausti che se non sono aiutati, ne mancherà loro per le lor bestie. [4] E perché noi non vorremo da li uomini nostri se non quello che possono fare, voliamo che tu ricerchi li strami che si feciono fare questo presente anno, perché non possiamo credere che sieno consumati; e cosí ricercherai con diligenzia se in fatto, come e’ dicono, e’ ne sono in tanta necessità. [5] E quando pur cosí fussi el vero, e che per questo e’ bisognassi dar loro aiuto, scriverrai al Vicario di Certaldo che facci consegnare a cotesti uomini quelli strami che dal nostro Magistrato li è suto ordinato, perché da noi li è suto scritto come e’ si abbi a governare in questa cosa, quando da te ne sia richiesto. [6] Vale.
293
[1] Provisori doanae Liburni. [2] Die 14 ianuarii.
[3] Facciamoti per questa intendere come, avendo Agnolo Quaratesi nelle mani a stanza nostra drappi di seta e d’oro e panni, voliamo che ogni volta che detto Agnolo ha ordine da noi di consegnarli e per ordine nostro li voglia o tutti o parte trarre di costí, tu li permetta gli tragga sanza alcuno pagamento di gabella. [4] Perché, sendo robe che hanno pagata una volta la gabella e sute condotte costí per forza, non è ragionevole che nel liberarle e’ si facci loro pagare gabella nuova; e però le lascerai ire a loro viaggio nel modo ti si è scritto. [5] Vale.
294
[1] Al Podestà di Peccioli Rinaldo Rondinelli. [2] Die xv februarii 1504.
[3] Egli è stato a noi Andrea di Bartolo da Soiano, e ci ha referito come ne’ tempi che Soiano era de’ Pisani e Ripalbello nostro, fu predato da un di Soiano circa 20 porci ad uomini di Ripalbello, e quel tale che li predò li misse nelle mani sua; onde ne nasce che tu lo hai stretto alla tua corte a pagare detti porci. [4] E avendo noi esaminato questa cosa, ci pare che se, quando detti porci si predorno, Soiano era de’ Pisani e Ripalbello nostro, che tali porci siano predati di buona guerra e che non se ne possi riconoscere, perché di simil prede in cotesto paese se ne debbe esser fatte assai; di modo che a volerle ricercare tutte, s’enterrebbe in confusione grande. [5] E però noi t’imponiamo licenzii el prefato Andrea e suoi mallevadori dalla tua corte, e per cosa di mondo non procederai contro di lui in questo caso, sendo fatta la preda nel tempo ti si dice di sopra. [6] Vale.
295
[1] Piero de Albertis Capitaneo Arretii. [2] Die dicta 1504.
[3] E’ sono venuti dinanzi a noi dua mandati del comune di Battifolle, e ci hanno dimostro la lor povertà e impossibilità di poter piú provedere a li strami per 4 cavalli, come hanno proveduto infino ad ora. [4] Noi da l’un canto ci ricordiamo benissimo quanto hanno patito, e crediamo in buona parte che circa lo esser loro dichino la verità; da l’altro canto, non vorremo costà muovere uno scacco che turbassi li ordini dati circa el provedimento de’ cavalli. [5] Nondimanco, desiderando noi che sieno serviti, t’imponiamo che possendo tu in qualche modo levar loro da dosso tale carico, che tu lo faccia; il che giudichiamo ti sarà facile, sendo certi che costí non sieno tutti questi cavalli che nel principio si distribuirno in cotesto alloggiamento.
[6] E’ ci è fatto intendere come per la strada di Subbiano vanno spesso innanzi e indietro cavalli che mostrono essere uomini di condizione, e in numero di 25 o 30 per volta. [7] E perché in questi tempi è bene intendere le qualità di chiunque va attorno, t’imponiamo usi diligenzia in osservare questa strada; e discretamente ricercherai che qualità di uomini vi passi, e se sono gente da guerra o d’altra condizione, e donde venghino o dove vadino, e di quanto ritraessi ci darai notizia.
296
[1] Piero Ridolfi Capitano di Castracaro. [2] Die 17 ianuarii 1504.
[3] Per una tua delli undici diritta a’ nostri Eccelsi Signori, e per le copie delle lettere hinc inde scritte da te al proveditore di Berzighella, intendiamo in quali termini si truovi la causa de’ Zoli e di cotesti nostri di Castracaro. [4] E perché, seguendo la pace, tu possa quitare la penitenza della tregua rotta che tocca al comune nostro, ti mandono e’ nostri Eccelsi Signori lo incluso mandato. [5] E tu quitarai detta penitenza ogni volta che la pace sia conclusa e ferma, e non altrimenti. [6] Ma quanto a’ dugento ducati di già pagati, quando cotesti di Castracaro sieno contenti venire alla satisfazione di cento, ne seguirai quanto con loro d’accordo sarai rimasto, ma t’ingegnerai bene d’intendere prima la mente loro, perché Giovanni Ridolfi, collega nostro, ci fa intendere avere accordato che ne satisfacessino appunto e’ 1/3 di detti 200 ducati. [7] Pur, quando e’ ne voglino satisfare la metà, ne seguirai la voglia loro. [8] Farai che tale pagamento si colorisca per via di lodo dato da te, come detto Giovanni aveva ancora disegnato, e questo modo desideriamo si tenga acciò che detti 200 ducati non paino male pagati né riscossi.
297
[1] Piero delli Alberti. [2] Die 17 februarii.
[3] Per la tua de’ 15 siamo avvisati come hai nelle mani el Machia da Lucignano, e come nel mandare a pigliarlo quella tua famiglia fece un viaggio e dua servigi: Francesco di Niccolaio Bracciolini da Pistoia con un suo famiglio. [4] E quanto al Machia, voliamo lo facci sodare per cento ducati d’oro e darne mallevador sufficiente di transferirsi subito personalmente davanti al Magistrato nostro; e preso che arai da lui tale securtà, lo lascerai liberamente acciò si possa transferire qui, e avviserai.
[5] Ma quanto a Francesco Bracciolini e al suo famiglio, voliamo esamini l’uno e l’altro, e in spetie detto Francesco; e usa ogni diligenzia per trarre da lui quello che li andava faccendo, e quali fussino e’ suoi pensieri: e in summa ritrarrai da lui tutti e’ suoi andamenti, ingegnandoti riscontrare tutto per via del famiglio. [6] E fatta che arai con diligenzia tale esamina, ce ne manderai copia, tenendo nondimanco detto Francesco e suo famiglio a stanza del Magistrato nostro, e non ne deliberrai altro che quanto ti si dice di sopra sanza nostra commissione.
[7] Dirai al Machia che porti qui seco la fede d’una tregua che un suo fratello dice esser fatto fra lui e li suoi avversari.
298
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die 19 februarii.
[3] Questa mattina comparse la tua de’ 18. [4] E quanto alla carovana de’ grani che si è condotta da Livorno e che per lo avvenire è per condursi, non ti diciamo altro, salvo che per noi si desidera che ’l grano passi di qua per la utilità che ne consegue alla città e a tutto el paese nostro. [5] E del resto ci rimettiamo a quello che te ne commettono e’ nostri Signori, e’ quali ieri per loro lettere ti doverno avvisare quanto avessi a seguire; e cosí aranno lor Signorie scritto a cotesti rettori all’intorno, acciò che non manchino le bestie. [6] Abbiamo oltre a di questo considerato quanto da el Volterrano ci è suto referito circa lo assaltare le vettovaglie che vanno da Lucca a Pisa; e perché noi sappiamo che questa cosa, quando la riuscissi come lui la disegna, tornerebbe in danno gravissimo e in grande sbigottimento delli inimici, desiderremo aver piú tosto inteso che la cosa fussi fatta che la si ordinassi di fare. [7] E per dartene risposta secondo che tu desideri, ti significhiamo che a noi occorre che tu ti consigli con cotesti capi di riputazione, e quando paia loro securo e te ne consiglino, tu permetta loro tale assalto. [8] E per avventura doverrà esser comparso a questa ora costí messer Bandino, con el parere del quale potrai piú facilmente entrare in simile impresa. [9] Solo ti ricordiamo questo, che è che tu abbi l’occhio che di cotesto luogo e delli altri all’intorno non se ne abbi per tale fazione a portare periculo veruno, ma farai che rimanghino in modo guardati che se ne stia al sicuro e collo animo riposatissimo. [10] Né per questa altro ci occorre. [11] Vale.
299
[1] Antonio de Paghanellis Capitaneo Liburni. [2] Die 19 februarii.
[3] Intendiamo per la tua de’ 17 quanto tu ci avvisi ritrarre da Genova, e ti commendiamo della notizia ce ne dai. [4] E perché noi siamo desiderosissimi che cotesto porto s’armi, e avendo inteso qualche pratica mossa dal Conte Checco, li scriviamo l’allegata e li commettiamo si transferisca fino qui, resoluto in tutto di quanto e’ desidera e di quello a che e’ vuole obbligarsi, perché noi siamo disposti, non si partendo lui da el ragionevole, di concludere seco. [5] E però li presenterai l’alligata nostra e lo farai venire quanto prima meglio, e ordinerai che lasci un uom fedele e sufficiente capo alla sua compagnia. [6] E tu attenderai a fare buona e perfettissima guardia, come richiede la importanza di cotesto luogo. [7] Vale.
300
[1] Al Conte Checco Conestabole in Livorno. [2] Die 19 februarii.
[3] Avendo noi desiderio grandissimo di armare cotesto porto, e avendo inteso per tua lettere private alcuno vostro disegno, e come eri per fare con questa Repubblica qualche partito presto e a proposito, ci è parso scrivervi la presente. [4] E voliamo che subito vi transferiate qui davanti al Magistrato nostro, lasciando costí per capo della vostra compagnia uomo fedele e sufficiente; e verrete resoluto in tutto di quello volete o potete fare e di quanto desiderate che per noi si faccia circa a tale armare, perché siamo per concludere con voi ogni accordo ragionevole. [5] E se voi tenessi costí pratica alcuna a questo proposito, la intratterrete e fermerete infino al ritorno vostro costí, in modo che voi possiate fermare e concludere ogni volta seco. [6] Né per questa ci occorre altro che dirvi, aspettando la venuta vostra qui, come ancora si è scritto al capitano di cotesto luogo. [7] Valete.
301
[1] A Doffo Spini Capitano di Campiglia. [2] Dicta die.
[3] E’ sono stati a noi alcuni uomini di cotesto capitanato, come da’ presenti latori intenderai, e ci referiscono molti sinistri portamenti che fanno loro e’ soldati del signore Marcantonio; e in specie che sono constretti a provedere di strame quelli cavalli che cotesti soldati mandono a pascere nelle pasture loro, e cosí vengono ad essere gravati in dua modi. [4] Noi desideriamo assai che ’ soldati nostri abbino el debito loro, e dall’altra parte desideriamo anche che ’ nostri sudditi non sieno sopraffatti. [5] E perché a rimediare a questo non ci è migliore mezzano che la prudenzia de’ rettori che sono in su e’ luoghi, e conoscendo che tu se’ uno di quelli, che se’ prudentissimo, voliamo che tu pensi a rimediare a tali inconvenienti, e reprima la insolenzia de’ soldati quando e’ ne hanno di bisogno, e cosí facci ubbidienti e’ paesani quando e’ cercassino di discostarsi dal debito loro. [6] Vale.
302
[1] Eidem. [2] Dicta die.
[3] E’ ti si scrisse a dí xi di febbraio a contemplazione delli uomini di Legoli, e ti si disse che se coloro che avevono nel comune di Legoli possessioni non pagavano per dette possessioni la paglia altrove, tu li forzassi a pagarla nel detto comune di Legoli; perché la mente nostra è che tutte le possessione contribuischino alli strami, ma in uno luogo solo e non in dua, e ci persuadavamo che tu avessi inteso la mente nostra e che tu ci avessi levata questa briga. [4] Ne siamo rimasti ingannati, perché questa mattina è suto a noi Anichino di Marco e dice che paga nel comune di Tonda per quelle possessioni che lui ha in quello di Legoli, e che avendo a pagare a Legoli, pagherebbe per una medesima possessione due gravezze e in dua luoghi. [5] E questo è fuora della mente nostra, quando cosí fussi, benché a noi non sia capace che per le possessione di Legoli e’ paghi a Tonda. [6] Ma non ce ne possendo chiarire, bisogna che tu sia tu, che se’ in su el luogo, e vega che ognuno abbi el debito suo. [7] E hai, a voler far questo, ad aver l’occhio a dua cose: la prima, che Anichino non dica di pagare a Tonda per coteste possessioni, e che non sia vero; l’altra, che, quando e’ fussi pur vero, che non paghi in dua luoghi per uno podere medesimo. [8] Per certo questa non è filosofia né altra cosa difficile ad intenderla, e però fa’ che noi non te ne abbiamo piú a scrivere.
303
[1] Baccio da San Godenzo. [2] Dicta die.
[3] Per la tua de’ 18 siamo avvisati dello inconveniente che segue per le bullette che si fanno a quelli di Romagna che tragghino grano di Mugello; il che ci è dispiaciuto assai. [4] E perché di questo medesimo hai avvisato e’ nostri Signori, ci rimettiamo a quello che ne hanno deliberato, perché ci hanno fatto intendere aver scritto ad e’ Vicarii di Firenzuola e Scarperia che non lascino trarre grani ciascuno del suo vicariato; e quando uno vuol tramutare grano in quel medesimo vicariato di luogo a luogo, li facci la polilza el Vicario e non altri, e abbi cura molto bene a chi e’ la fa, come piú appieno potrai avere inteso da le loro Signorie. [5] Vale.
304
[1] Capitaneo Liburni Antonio Paganello. [2] Die 21 februarii.
[3] Avendo inteso, e di piú d’un luogo e tutti degni da prestarvi fede, come e’ nimici sperono di potere pigliare alcun luogo nostro de furto, e accennono avervi intelligenzia; e avendo fra li altri qualche indizio che disegnono in particulare sopra cotesto; ci è parso scriverti la presente e darti notizia di questa cosa, acciò che tu con piú diligenzia pensi alla guardia di cotesto luogo, non mancando di aver l’occhio alli uomini della terra, a’ soldati e a’ forestieri. [4] E circa e’ forestieri, terrai tale ordine che non ne possi seguire né nascere alcuna fraude; e cosí destramente arai cura a coteste compagnie e terrai tale modo che non sia commodo ad alcuno tenere alcuna pratica. [5] E quando vedessi alcuno andamento che ti dispiacessi, o tu vi rimedierai subito o tu ce ne darai notizia secondo la qualità e importanza della cosa. [6] Di nuovo ti si ricorda la buona guardia, e penserai che in cotesto luogo non si può usare tanta prudenzia né tanta diligenza che basti. [7] Avvertirai ancora e’ castellani delle fortezze a fare in modo l’ufizio loro circa le buone guardie che meritino d’esser commendati.
305
[1] Iuliano Lapi Commissario Cascinae. [2] Dicta die.
[3] Avendo inteso di piú d’un luogo e tutti degni di fede, come e’ Pisani sperono di potere pigliare alcun luogo nostro de furto, accennando avervi intelligenzia drento, e benché noi confidiamo sommamente nella diligenzia tua e in quella delli altri che hanno e’ luoghi nostri in custodia, nondimanco non aviamo voluto mancare del debito nostro in ricordarti la buona guardia e avvertirti avere cura non solamente alli uomini della terra, ma ancora a’ soldati e alli andamenti loro, facendo di volere intendere e vedere in viso chi va e viene; e arai soprattutto cura a questi che sono usciti di Pisa. [4] E benché per le alligate noi scriviamo a quelli conestaboli di Vico, Librafatta e Verucola e Rasignano, avvertendoli del medesimo, voliamo che ancora tu li tenga e sollecitati a fare el debito loro, di che ti sforzerai e tu e loro di non mancare.
306
[1] Giammelus in Rasignano. [2] Ciecotto in Vico. [3] Die 21 februarii.
[4] E’ ci è suto fatto intendere come e’ Pisani hanno intelligenzia in uno de’ nostri luoghi e sperono poterlo occupare de furto, e in spetie ci è suto accennato di cotesto. [5] Pertanto noi tel facciamo intendere acciò raddoppi la tua diligenzia in aver l’occhio alle mani alli tuo compagni e a cotesti uomini della terra, ingegnandoti tener modo di potere intendere li andamenti loro, e di scoprire da’ disegni quando alcun se ne facessi in preiudizio di cotesta terra. [6] E soprattutto arai cura a questi che sono usciti di Pisa; né ti fiderai in alcun modo né per alcuna cagione d’essi, ma terrai tale ordine che tu non ne possa essere ingannato. [7] Vale.
307
[1] Comestabilibus Verruche et Libbrafactae. [2] Die 21 februarii.
[3] E’ ci è suto fatto intendere come e’ Pisani hanno intelligenzia in uno de’ nostri luoghi, e sperono poterlo occupare de furto, e in spetie ci è suto accennato di cotesto. [4] Pertanto noi ve lo facciamo intendere acciò raddoppiate la diligenzia in avere l’occhio alle mani a cotesti compagni e alle pratiche loro; e vi sforzerete vedere e osservare in modo e’ loro andamenti e tener tale ordine nelle guardie che, quando pure alcuno disegnassi far male, non li riesca el disegno. [5] Cotesto luogo è di quella importanza che voi sapete, e è tutto reposato sopra le spalle vostre. [6] Bisogna ora che voi facciate in modo che non ne seguiti alcun danno a noi né alcun disonore a voi.
308
[1] A Iuliano Lapi. [2] Die 25 februarii 1504.
[3] Risponderassi questo dí alle tua comparse insino de’ dí 22 del presente, né ci occorre molto che dirti, non avendo di nuovo né che ti avvisare né che ti commettere. [4] Solo ti diremo come etiam a noi è dispiaciuto assai che la cavalcata nostra non facessi frutto alcuno, e che sendo scoperti si togliessino la via a fare altra volta tale fazione; tamen ci consoliamo confidando nella virtú di cotesti condottieri, che penseranno o di ritentarla o di farne qualche altra non con minore danno a’ nimici che saria suta cotesta quando fussi riuscita, avendo nondimeno sempre l’occhio alla securtà di cotesto paese e delle terre nostre che stanno in guardia. [5] Quanto allo strame di che tu ci fai menzione, doverrai dipoi avere aúto lingua di quel Santi che si mandò sopra questo esercizio, perché fu qui e ne andò a Certaldo con patente e con la listra della munizione delli strami, e doverrà a questa ora aver fatto qualche provedimento.
[6] E’ si truovono costí in munizione certa quantità di palle di ferro rotte. [7] E perché le non servono ad alcuna cosa, noi pensiamo valerci di quella materia. [8] E però voliamo che a quelli scafaioli che conducono costí strame, tu le facci condurre infino a bocca d’Elsa e quivi le consegnino a chi per altra ti sarà scritto da Colle o ad altri che le pigliassi per lui; e a noi darai avviso dove le mandate e di chi le arà ricevute.
[9] Delle palle rotte del ferro non piglierai altro partito, perché verrà costí in persona, con nostre lettere, a chi tu le arai a consegnare.
309
[1] Ad Antonio Paganelli Capitaneo Liburni. [2] Die 27 februarii.
[3] Noi abbiamo infino a ieri ricevute piú tue lettere infino a dí 20 del presente e delli avvisi circa le navi venute e per dover venire. [4] Te ne commendiamo; ma quanto a’ disordini in che tu scrivi si truova cotesto luogo, ne stiamo di mala voglia e desideriamo assai ripararvi e provedervi. [5] Faremolo in ogni modo e presto, né tu mancherai di fare dal canto tuo ogni cosa, in quelle cose massime dove tu non hai bisogno d’alcuno aiuto di qua. [6] E ci piacerà che al continuo tu lo ricordi, e particularmente, perché e’ luoghi della importanza che è cotesto hanno bisogno d’essere aiutati, e con lo esequire e con el ricordare e con ogni altra cosa conveniente. [7] Quelli 20 ducati che tu ci dimandi per olio e legne, sendoci questa cosa nuova, non sappiamo che dirti. [8] Però ci scriverai donde è consueto uscire tale provedimento: el quale avendosi a fare, ci pare che tu lo possa aiutare per te stessi in buona parte, e massime circa le legne: delle quali ti potrai fare provedere costí all’intorno. [9] Ma quanto all’olio, vedreno di mandarti danari o di provedertene in qualche altro modo al primo avviso tuo. [10] Ricordiamoti la guardia, la quale in ogni tempo è necessaria in cotesto luogo, e in questi tempi è necessariissima. [11] E solleciterai el Conte a fare quanto per altra se li scrisse. [12] Vale.
310
[1] Al signore Iacopo Savello. [2] Die 26 di febbraio.
[3] Sendo venuto el tempo nel quale el Magistrato nostro in nome della nostra Repubblica debbe fermare la condotta di vostra Magnificenzia per il futuro anno, nel quale voi sete tenuto per virtú de’ capituli servirci a nostro beneplacito, vi facciamo intendere per questa e a bocca del presente latore come noi abbiamo ferma e chiarita la vostra condotta per lo anno futuro, con tutti quelli capituli e patti che nel passato anno ci avete servito. [4] A che siamo commessi volentieri per l’affezione vi portiamo, e per la speranza abbiamo in voi mediante la fede e l’ottime opere vostre. [5] Al quale ci offeriamo continuamente. [6] Vale.
311
[1] Antonio Canigiano Commissario et Capitaneo Cortonae. [2] Die 26 februarii.
[3] Con questa sarà una lettera che noi scriviamo a Giampaulo Balioni, per la quale se li significa come noi aviamo ferma la condotta sua per lo anno futuro, per l’autorità che ne’ capituli abbiamo insieme ci è reservata, dove ci debbe servire uno anno fermo e uno a beneplacito nostro. [4] E perché questa cosa proceda canonicamente voliamo che tu mandi con detta lettera un tuo ofiziale, el quale etiam di bocca, in presenzia di dua testimoni, lo ricerchi per nostra parte della ferma di questo futuro anno del beneplacito detto, e ne tragga instrumento valido e autentico. [5] E però manderai subito e torrai uomo discreto, come crediamo sieno e’ ministri tuoi.
312
[1] Al Signore Giampaulo Balioni. [2] Die 26 di febbraio.
[3] Sendo venuto el tempo nel quale el Magistrato nostro, in nome della nostra Repubblica, debbe fermare la condotta di vostra Magnificenzia per il futuro anno, nel quale quella è tenuta per virtú de’ capituli servirci a nostro beneplacito, le facciamo intendere per questa e a bocca dal presente latore come abbiamo ferma e chiarita la sua condotta per lo anno futuro, con tutti quelli capituli e patti che nello passato anno ci ha servito. [4] A che siamo concorsi volentieri per l’affezione le portiamo, per la speranza abbiamo in quella, e per il desiderio è in noi di continuare in onorarla e benificarla, presupponendoci che li meriti suoi, dove sono grandi, abbino ad esser sempre maggiori; e alla Magnificenzia vostra ci offeriamo. [5] Que bene valeat.
313
[1] Pier delli Alberti Capitaneo Arretii. [2] Dicta die.
[3] Iarsera ricevemo una tua de’ 24 dí con la scrittura della esamina di Francesco Bracciolini da Pistoia e suo famiglio. [4] E considerato particularmente el contenuto di detta esamina, ci pare che ’l procedere suo sia molto ordinario e ragionevole, e che corrisponda assai con la verità. [5] Pertanto noi voliamo che, subito alla aúta di questa, tu lasci liberamente andare a suo viaggio el prefato Francesco e suo famiglio. [6] E, innanzi lo licenzi, farai di averlo a te, e li dirai con parole grate che la qualità del tempo e molte altre cose che vanno al presente attorno ti constrinsono a ritenerlo, e che dipoi la sua buona qualità e buona opinione che si ha in questa città di lui lo ha fatto relassare, sanza intendere altro. [7] E confortera’lo a volere fare prova di uomo da bene, come egli è, e di fedele e d’affezionato a’ suoi superiori, come egli è tenuto. [8] E cosí, fattoli queste e simili parole, lo licenzierai liberamente. [9] Né per questa ci occorre altro. [10] Bene vale.
314
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die dicta 1504.
[3] La presente ti si scrive piú per servare uno ordinario di scriverti ogni 3 o 4 dí almanco, che per alcuna altra necessità. [4] Dispiaceci solo, come etiam a te dispiacque, che li nostri cavalli e fanti sanza frutto tentassino quello che ti è noto, intendendo massime poi che, se li avessino aúto pazienza, dava loro nelle mani la carovana e sua scorta che veniva da Lucca. [5] E duolci questo tanto piú perché ci persuadavamo che voi potessi tenere ordine da potere intendere da Lucca se ne aveva a partire vettovaglie o no; il che non si sendo fatto, non si può dire se non che altra volta dia miglior sorte e piú industria a chi ha a fare una simil cosa. [6] Né per questa ci occorre altro, se non che tu mandi l’alligata a Rasignano, per uomo a posta, ad Antonio da Certaldo.
315
[1] Antonio Paganelli Capitano di Livorno. [2] Prima martii 1504.
[3] Significhiamoti per questa come noi abbiamo condotto el Conte Checco da Montedoglio per la guardia della foce con quelli legni e in quel modo che da lui intenderai; el quale sarà ad ogni modo costí mercoledí prossimo con el danaio e con ogni altra cosa opportuna alla esecuzione delli obblighi ha con esso noi. [4] Voliamo adunque che tu ti prepari a fare a detto Conte ogni favore e darli ogni aiuto. [5] E perché nelle compagnie di cotesti conestaboli v’è qualche uomo atto al mare, voliamo operi con loro che detto Conte ne sia compiaciuto a sua elezione; e lui, in cambio di quelli fanti trarrà delle loro compagnie, sostituirà de’ suoi. [6] Oltr’a di questo farai intendere al padrone della nave intrattenuta costí a stanza del Conte come lui è condotto in modo che sarà d’accordo seco, e farai ogni opera perché lo aspetti, faccendogli intendere che non passerà mercoledí che sarà costí. [7] E tu, nel trattare che farà el Conte con detto padrone della nave, li presterrai, e etiam in ogni altra cosa come si è detto, ogni aiuto che da detto Conte ti fia ricerco: e non divulgherai per nulla questa cosa acciò che possino nel principio piú facilmente fare qualche utile fazione in danno de’ nimici.
316
[1] Antonio da Certaldo. [2] Die 3 martii 1504.
[3] E’ ti si scrisse 4 dí fa come noi avamo condotto un maestro di scafe con piú maestri d’ascia per conto di quelle scafe si debbon fare del legname hai tagliato, e come e’ non si era mandato a Livorno per non sapere se ancora voi vi avevi condotto tanto legname che sedici o 18 maestri potessino cominciare a lavorare; e però ti sollecitamo ad inviarne presto e buona somma. [4] Ma perché e’ c’importa assai el poter dare principio a questa cosa, di nuovo ci è parso sollecitarti e importi mandi ad ogni modo, o per quelli che vengono a Vada con mercanzie o per altro modo, cotesto legname a Livorno; e a noi scriverrai quello e quanto vi arai mandato, acciò che noi possiamo di qua mandare e’ maestri a farli cominciare l’opera che noi disegnàno. [5] Usa pertanto diligenzia in questa cosa e fa’ che noi ci possiamo lodare di te. [6] Vale.
317
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die iii martii.
[3] La escusazione che tu fai, per questa tua del primo dí, circa alla cavalcata fatta pochi dí avanti, non era necessaria in alcun modo; e per questa cagione non ti replichereno a questa parte alcuna cosa. [4] Ma quanto al Volterrano, ti diciamo bene che per tutto dí d’oggi si espediranno e’ suoi danari e mandarannosegli acciò che possa servire con la compagnia; e tu liene farai intendere. [5] Dispiaceci bene assai che in quel di Lucca, per la via che tu di’, vadia assai grano del nostro: perché, quando sia vero, non sappiamo qual cagione ti abbi fatto penare tanto tempo ad intenderlo, sendo una cosa di tale importanza. [6] Pur crediamo, sendo stato tardo a saperlo, sarai presto a repararvi e cancellerai quella prima negligenzia con questa seconda sollecitudine, di fare ogni opera che non ve ne vada, faccendo segni evidentissimi contro a chi peccassi; né voliamo che ci basti punirli nella roba e ne’ danari, ma ne farai ogn’altra viva demostrazione acciò che in questa ultima parte ti possiamo commendare, non lo avendo potuto fare in quella prima. [7] Vale.
318
[1] Die quinta martii 1504. [2] Iuliano de Lapis.
[3] Poi che noi ti scrivemo l’ultima nostra, è comparsa questa tua de’ iii dí; e quanto alla carovana, attendiamo quello sia seguíto intorno a ciò e attendiamo el ritorno suo a salvamento con desiderio. [4] Circa allo animo che hanno preso e’ nimici di correre in Val di Calci per aver levato el ponte di costí e condottolo a Vico, ti rispondiamo che, se noi credessimo che el condurre el ponte in cotesto luogo li tenessi che non scorressino in Val di Calci, noi ve lo faremo ricondurre e non cureremo che portassi qualche periculo nello starvi. [5] Ma non veggiamo già, condotto che fussi dove era prima, di quello che se ne servissi Val di Calci, per esser discosto cinque milia e e’ cavalli nostri non possere ire per vie coperte ad impedire e’ nimici: di modo che sanza frutto sarebbe el ponte e porterebbe periculo d’andarne una sera in Pisa. [6] E se tu volessi ora ragionare d’acrescere uomini, tu piglieresti errore: perché le spese s’hannno o a diminuire, o a mantener cosí, mentre che si sta in guardia.
[7] Dispiaceci, come altra volta ti si è detto, questa vettovaglia che va da Lucca a Pisa; e quando la si possa impedire ci sarà gratissimo. [8] Né ci curiamo che via si facci per impedirla purché la cosa riesca e securamente: non voliamo già che a’ Lucchesi o lor sudditi si torca un pelo nel dominio loro, né vi si facci per li nostri alcuna iniuria ad alcuno; ma, passando semplicemente, sempre ne sareno contentissimi.
[9] Veduto quello che tu dipoi per la tua poscritta ci scrivi, circa la relazione sutati fatta da quello stradiotto per parte di quelli 17 cavalli usciti di Pisa e che si truovono a Lucca, ci pare abbi loro risposto prudentemente, né te ne sapremo dare nuova commissione. [10] Vale.
319
[1] Antonio de Paganellis Capitaneo Liburni. [2] Die v martii 1504.
[3] A piú tue lettere che tu ci ha’ mandate infino a dí primo di questo fareno breve risposta, sendo tornato in costà el Conte Checco, el quale ti dirà di bocca quanto con seco si è ragionato delle cose pertinenti a cotesta terra. [4] E se infino a qui non ti si è fatto provedimento di quelli danari ci hai tante volte scritti per le guardie etc., ne è suta cagione la scarsità in la quale ci trovavamo; ma al presente te ne fareno ad ogni modo provedere e tu attenderai a fare che cotesti maestri d’ascia che sono costà rinceppino e rassettino quelle artiglierie che ne hanno bisogno, non perdonando per tale conto né a fatica né a disagio. [5] E di nuovo ti ricordiamo dia opera che costí si conduca quello legname che è segato a Vada, e ci avviserai come ve ne è cominciato a condurre e quanto. [6] Né in questo caso mancherai di diligenzia etc.
[7] Avendo, come ti è noto, data la cura del mare al Conte Checco, e venendo per questo effetto la guardia di terra a diminuirsi, e volendo, perché disordine non segua, in cambio della compagnia di detto Conte accrescere 40 fanti vivi in cotesto luogo, e confidando nella virtú e fede di cotesti conestaboli, non voliamo a questi 40 fanti dare altro capo; ma voliamo che si dividino fra tutti a 3 loro in questo modo: che Giovan Rinaldi n’abbi 15, Giannon d’Arezzo 15 e Francesco Sacchetti 10. [8] Farai loro intendere dunque questa deliberazione nostra e dirai loro che ciascun si metta in ordine ad accrescere la compagnia che al presente si trova el soprascritto numero, e che sarà mandato loro la paga per tali aggiunti quando ordinariamente si manderà loro la paga delli altri. [9] Ricordiamoti la buona guardia, e altro non ci occorre. [10] Vale.
320
[1] Capitaneo Campilie, Capitaneo Volaterrarum, Vicario Vallis Cecinae. [2] Die vi martii 1504.
[3] Avvisiamoti per questa come noi intendiamo che a Pienza in su quello di Siena sono ragunati certi cavalli e fanti, e si dubita non voglino passare da coteste bande per entrare in Pisa. [4] Pertanto noi t’imponiamo t’ingegni, quando pure venissino per passare da coteste bande, d’intendere la venuta loro in tempo che la si possa ovviare; e manderai a questo effetto fuora qualche uomo che te ne riporti el vero, e avvertirai li uomini del paese che vadino a li passi ad un cenno dato. [5] E in questo userai diligenzia e avviserai quando presentissi alcuna cosa.
[6] Aggiugni a Campiglia.
[7] Comunicherai questa cosa con la Signoria di Marcantonio e ti consiglierai seco del modo dello intendere li andamenti loro e dello ovviarli; e conforterai sua Magnificenzia a tenere ad ordine le sua genti acciò sieno preste se ’l bisogno venissi. [8] Vale.
321
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae. [2] Die vi martii 1504.
[3] A questa tua de’ non ci occorre altro che dirti salvo che replicarti usi ogni diligenzia perché grani non vadino a Lucca; e ci piace che tu abbi di già dato principio a rimediarvi.
[4] E’ ci è fatto intendere come un Bernardo di Biagio da Lucca e Giovanni di Lupaccio da Montelupo, e’ quali abitono per stanza a Forcoli, tengono certe pratiche co’ nostri ribelli di cattiva natura. [5] E perché noi intendiamo al presente che sono iti a Lucca e sono per tornare a Forcoli di corto per la via di Bientina, vorremo che tu facessi ogni cosa per averli nelle mani. [6] Quel Bernardo porta indosso una gabbanella bigella e una berretta bigia alla franciosa e le calze bigie chiare. [7] E Giovanni è toso, porta una gabbanella rossetta e le calze nere. [8] Altri contrassegni non ti sapremo dare. [9] E di nuovo ti ricordiamo t’ingegni d’averli nelle mani; e bene guardati li manderai a noi. [10] Vale.
322
[1] Capitaneo Liburni Antonio Paganello. [2] Die vi martii.
[3] Aportatore della presente sarà Romito, bombardiere franzese, el quale ritorna costí per servire in cotesto luogo. [4] E perché li è intendente di rassettare e inceppare l’artiglierie, voliamo che lo facci ubbidire a cotesti maestri d’ascia; e farai che tutte coteste artiglierie che ne hanno bisogno si rinceppino e rassettino, e massime quelle del rivellino. [5] E in questa parte userai ottima diligenzia.
[6] Tu scrivi che a volere fare venire costí el legname da Vada bisognerebbe aver da satisfare a chi lo avessi a recare; pertanto e’ si è ordinato a Lorenzo e datogli facultà di poter fare tale pagamento, e però tu li trarrai per polilza quelli danari che di mano in mano a questo effetto ti bisogneranno. [7] Oltra di questo, perché noi desideriamo che la fusta si finisca, secondo si convenne con el Conte quando fu qui, ti facciamo intendere che tutte quelle cose che da lui al partire suo ci furno lasciate in nota saranno ad ordine fra 4 o cinque dí, e tu attenderai a far fare tutte quelle che si hanno a fare di costà dal canto vostro per fare andare detta fusta; e quelli danari che etiam a questo effetto ti bisogneranno pagare, li trarrai medesimamente per polilza giornalmente da detto Lorenzo del Nero. [8] Sollecita addunque che quello legname venga, e che cotesta fusta in tutto e per tutto si fornisca. [9] Vale.
[10] Voliamo faccia inventario di tutte quelle cose che si metteranno del comune nostro in su la fusta, cosí quelle che si caveranno di costí come quelle che si manderanno di qua; e al Conte per inventario le consegnerai, e terra’tene una copia e una ne manderai a noi.
323
[1] A messer Criaco. [2] Dicta die.
[3] Avendo noi sempre mai avuto massima confidenzia nella prudenzia vostra e esperienza dell’arte militare, e occorrendoci avere bisogno della opera vostra e di consigliarci di alcuna cosa con voi, voliamo che subito ricevuta che arete la presente, sanza intermissione di tempo, vi transferiate personalmente davanti a noi, acciò piú largamente di bocca vi possiamo significare el desiderio nostro. [4] Vale.
324
[1] Al Capitano di Livorno Antonio Paganelli. [2] Die viii martii.
[3] Apportatore delle presenti sarà el Fanciullo maestro di scafe, el quale viene costà mandato da noi per tirare avanti quelle scafe che si hanno a fare del legname che Antonio da Certaldo ha tagliato a Vada; mena seco detto Fanciullo 10 maestri d’ascia. [4] E perché tu intenda come e’ si abbino a pagare, ti significhiamo come el Fanciullo debbe avere ciascun mese dieci ducati d’oro e ciascun di detti maestri d’ascia debbe avere ciascun mese cinque ducati d’oro. [5] Al Fanciullo si è dato qui dieci d’oro per la paga d’un mese, e di piú se li è dato 30 d’oro perché ne dia tre per uno a detti dieci maestri d’ascia; e el mese debbe cominciare loro el dí che saranno giunti costí in Livorno. [6] E però alla giunta sua lo rassegnerai e intenderai da e’ maestri d’ascia arà menati seco se li hanno aúto e’ detti tre ducati per uno, e avviserai. [7] Solleciterai ancora detto Fanciullo e suoi maestri a lavorare con sollecitudine e diligenzia acciò che guadagnino el soldo loro; e al fin del mese ti si manderà danari per dare el resto a quelli maestri d’ascia infino in cinque ducati. [8] Farai ancora che quelli maestri d’ascia che per l’ordinario si truovino costí aiutino lavorare e obbedischino a detto Fanciullo; e dall’altra parte, solleciterai che da Vada el legname venga continuamente acciò che non abbino giusta cagione di starsi. [9] Noi per al presente non facciamo far cosa che noi desideriamo abbi piú presto el suo debito fine che questa; e però non mancare di farla tirare innanzi e sollecitarla per ogni verso. [10] Abbiamo ancora ordinato a detto Fanciullo che levi da Empoli un Meo segatore con 3 o 4 seghe e lo conduca seco costí per servirsene a lavorare dette scafe; e perché lo possa levare, li abbiamo dato oltre a’ soprascritti danari dieci ducati d’oro e li abbiamo ordinato che mercati con detto Meo e suoi segatori el prezzo li dobbian dare ciascun mese. [11] E però alla giunta del Fanciul detto, farai di vedere in viso detto Meo e li suoi segatori, e intenderai che danari detto Fanciullo li ha dati e come abbi convenuto seco; e di tutto ci avviserai. [12] Vale.
325
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae. [2] Die viiii martii 1504.
[3] Per la tua de’ 7 restiamo avvisati delle provvisioni hai fatte perché grani non vadino in Lucca, e ci piace quanto hai seguíto infino a qui. [4] E cosí ci fia gratissimo facci per lo avvenire, purché con effetto sia che tu vi abbi rimediato.
[5] Con dispiacere abbiamo inteso che ’l bestiame si sia ritirato in costà, perché ci veggiamo drento mille incommodità: prima, che l’erbe si consumano che son quelle che hanno a pascere le nostre genti d’arme; l’altra, che se non hanno securtà da’ Pisani, elli stanno in periculo, e se l’ànno, egli ànno dato quello emolumento a’ Pisani contro alla voglia nostra. [6] E ricercando se questo è seguíto con volontà de’ nostri Signori, troviamo quelli esserne ammirati e peggio contenti di noi; e crediamo che digià per lor lettere te ne abbino fatto fede. [7] Pertanto noi t’imponiamo che tu non lasci pascere alcuna qualità di bestiame in cotesti piani di Pisa, eccetto quelli che all’intorno lavorano la terra; e tutti li altri farai ritirare a pascersi altrove. [8] E in questo userai ogni autorità e ogni forza, e avvisera’ci di averci provvisto perché desideriamo che cosí segua con effetto. [9] La paga de’ cavalli e fanti si attende a provvedere; né manchereno di mandarla subito. [10] Vale.
[11] Di quelli dua che ti hanno a dare nelle mani ne attendiamo el seguíto. [12] Valete.
326
[1] Antonio Paganelli Capitano di Livorno. [2] Die x martii 1504.
[3] Noi rispondereno per la presente a quanto tu ci scrivi per le tue delli 8 e 9; e veduto le difficultà che ha fatto e fa Lorenzo del Nero e il proveditore di consegnare le munizioni e altre cose per la fusta, scriviamo loro le alligate commettendo a quelli faccino quanto da te sarà loro ordinato; e cosí a Lorenzo del Nero, al quale ultimamente si mandò cento ducati, che li paghi, per tua polilza, a chi tu gli dirai come allora ti si scrisse; sí che attenderai, avendo el danaio e cotestoro la commissione d’ubbidirti, a fare in modo che le cose abbino presto la espedizione loro, consegnando al Conte tutto quello che per la condotta li siàno obbligati e non altro.
[4] El Conte ci scrive aver disegnato tôrre per la fusta un falconetto per la prua e 7 spingarde per in corsia e a poppa, le quale cose li farai consignare tutte. [5] E perché dice le spingarde non aver se non uno mastio e che bisogna farne un altro per una, li farai fare: e servira’ti di quelli ferri che sono nella munizione a questo proposito. [6] Scriveci ancora el Conte voler per la nave un cortaldo che tira pietra, e in cambio d’un altro pezzo grosso volere due bombardelle da nave con 4 masti; le quali cose li farai dare ad ogni sua posta. [7] E cosí li farai intendere che tutte le cose che per la fusta s’ànno a provvedere qui, secondo la lista rimase al nostro proveditore, si manderanno subito in modo che fra 8 dí saranno costí sanza manco. [8] Né per la presente in risposta della tua ci occorre altro.
[9] A fine che tu sappi quello siamo obligati dare al Conte Checco, ti mandereno, o con questa o con la prima altra nostra, la copia della sua condotta. [10] Farai ancora inventario e nota di tutto quello consegnerai a detto Conte, el quale li farai soscrivere di sua mano; rassegnerai ancora e’ suoi uomini e farai nota e ricordo del dí che comincia a servire, acciò si sappi quando li cominci a correre el pagamento. [11] Vale.
327
[1] Ieronimo Tornio Vicario Episcopi Aretini. [2] Die xi martii.
[3] Egli è stato a noi lo Sciamanna da Foiano e fattoci intendere come voi lo avete citato al banco vostro, e procedete contro di lui per conto d’una cavalla che lui ha comperata, che fu tolta all’arciprete da Lucignano. [4] E perché questo caso è suto e è avanti al Magistrato nostro, e si appartiene a noi come cosa di stato e di guerra, ci sare’ grato che voi ne lasciassi el iudizio a noi, se già voi non credessi comporre le parti insieme d’accordo. [5] Ma quando questo non credessi, di nuovo vi voliamo confortare, come è detto, a lasciarla decidere a noi. [6] Crediamo che avendo noi fatto l’ofizio nostro a confortarvi, voi farete el vostro a satisfarci. [7] Bene valete.
328
[1] Piero delli Alberti in Arezzo Capitano e Commissario. [2] Die xiii martii.
[3] Per risposta alle tue lettere contenente el disparere nato fra te e il governatore delle genti del Conte Lodovico della Mirandola per la esecuzione di quello omicida, ti diciamo che tu hai l’autorità ordinaria dal popolo e la estraordinaria da noi; e se’ prudente e sai quello che vogliono le legge e la iustizia, e quelle osserverai. [4] Vale.
329
[1] Doffo Spini Capitano di Campiglia. [2] Die xiii martii 1504.
[3] Noi abbiamo inteso per questa tua de’ nove quello ti rispose el signore Marcantonio quando tu lo ricercasti dell’anno del beneplacito. [4] E benché la sua risposta sia grata e amorevole quale si conviene ad uno signore di quella qualità, nondimanco per seguire la forma della condotta e dell’obbligo è fra la nostra Repubblica e sua Signoria che ci serva uno anno fermo e uno a beneplacito nostro, e essendo questo futuro anno quello del beneplacito, bisogna richiederlo secondo la forma della condotta. [5] E bisogna che tu per pubblico notaio li significhi e intimi come noi abbiamo declarato che ci debba servire questo futuro anno 1505 con quello stipendio, obbligo e ogni altra condizione che ci serví l’anno passato, cioè questo che finisce ora; e ne trarrai instrumento pubblico di tale intimazione; e di questo non mancherai. [6] E perché sua Signoria ti ha risposto non essere obbligata, si è fatto vedere la condotta sua a messer Agnollo da Castello suo cancellieri, el quale lo avviserà di tutto. [7] Né per questa ci occorre altro. [8] Vale.
[9] Postscripta. [10] Significherai alla Signoria di Marcantonio come per satisfarle siamo contenti si transferisca a Roma, o dove li paia, per 15 dí dal dí che si parta di costí.
330
[1] Giannozo Salviati Vicario e Commissario di Ripomarance. [2] Dicta die.
[3] Con satisfazione nostra abbiamo inteso per questa tua de’ dieci dí quanto hai eseguito per intendere li andamenti di quelle genti t’avvisamo e per impedirle quando pure passassino: in che seguirai mandando qualche volta uno uomo verso Pienza per intendere li andamenti loro, e componendoti co’ tuoi popoli con cenni e altro per correre a’ passi; né enterrai in fare guardare altrimenti a’ passi, per non dare tanto stropiccio a cotesti uomini. [4] Vale.
331
[1] Marcantonio Columnae. [2] Die xiiii martii.
[3] Avendoci ricerco el cancelliere di vostra Magnificenzia per vostra parte di licenza per posservi transferire infino a casa sua, ve ne compiacemo volentieri, come ieri si dette notizia al Capitano costí di Campiglia, sendo desiderosi farvi cosa grata come meritano le vostre virtú e lo amore portate alla Repubblica nostra. [4] Ma avendo questo dí inteso come el signore Bartolomeo d’Alviano sia partito con tutta la compagnia da Alviano e con quella si è trasferito a Cervetere e a Palo, luoghi atti a gittarsi da coteste bande, come si fa coniettura per qualunque lo ’ntende, siamo divenuti desiderosi che vostra Magnificenza non parta infino non s’intenda quello partorisce questa gita di Bartolomeo; e sappiamo che questo non le parrà difficile, perché, se in vostra assenza occorressi cosa alcuna da coteste bande di tale natura, sarebbe con poco onore vostro e con nostro danno; e voi per la affezione propria e nostra dovete temere l’uno e l’altro. [5] Crediamo etiam che vostra Magnificenzia abbi inteso come pubblicamente si dice in Piombino aspettarvisi el signore Bartolomeo, il che ci fa accrescere el desiderio della presenzia vostra costí. [6] Né altro ci occorre che offerirci alla vostra Magnificenzia.
332
[1] Capitaneo Campiliae Doffo Spini. [2] Die xiiii.
[3] Per le lettere ti scrivemo ieri arai visto come noi davamo al signore Marcantonio Colonna licenza di potersi trasferire a sua posta infino a casa per 15 dí. [4] Ma avendo dipoi inteso come el signore Bartolomeo ne è ito con le gente sua a Cervetere e a Palo, non ci pare che sia bene detto signore Marcantonio parta se prima non si vede che partorisce questa sua gita. [5] E però ti mandiamo la presente in diligenzia, e a sua Signoria scriviamo l’alligata, la quale li presenterai: e di bocca opererai che non parta per le cagioni dette. [6] Vale.
333
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae generali. [2] xv martii 1504.
[3] Questo dí si sono ricevute tre tue lettere de’ 13 e xiiii del presente; e quanto alli avvisi del Volterrano, ci dispiacerebbe sommamente che lui fussi perito. [4] E benché per la tua ultima lettera ci dia speranza della salute sua, non ne stiamo ancora di buona voglia per lasciarci el tuo avviso confusi. [5] Pertanto desideriamo come prima ne ’ntendi alcuna cosa ce lo scriva.
[6] Circa le capre e allo ’mbasciatore lucchese venuto costí per quel conto, ci pare li abbi risposto prudentemente; e noi altra volta ti abbiamo scritto come te ne abbi a governare.
[7] E’ sarà alligata a questa una nostra lettera a Piero di Giovan Davanzati, al quale imponiamo ti consegni tutto el grano si trova in mano per conto de’ ribelli; el quale grano ti farai consegnare e subito ne farai farine e le manderai in Libbrafatta el piú presto fia possibile. [8] E quando detto grano non aggiugnessi alla somma di 300 sacca, farai venire quel che mancassi infino in 300 sacca da Livorno; e fattone come s’è detto farine, le manderai a Libbrafatta subito. [9] E di questa diligenzia non mancherai perché c’importa molto che tale provisione vi si conduca.
[10] Circa el condurre e’ remi a Livorno, per qualunque modo vi si conduchino, ci satisfarà. [11] Né altro ci occorre per questa.
334
[1] Antonio Paganelli in Livorno Capitano e Commissario. [2] Die xv martii.
[3] A queste tua de’ 13 e 14 ci occorre rispondere prima come noi ti commendiamo delli avvisi ci hai dati; e ci piace che tu abbi ricevuto e’ 75 ducati, e crediamo che con quelli tu ridurrai la fusta a perfezione; e farai venire costí el legname per le … che è a Vada, in che conviene che usi diligenzia acciò che el Fanciullo che è comparso costí non si stia. [4] E tu lo solleciterai e li ricorderai che facci venire e solleciti quelli altri maestri d’ascia che lui aveva a menare seco. [5] In summa questa opera delle scafe ci preme assai, e non voliamo ci si perda punto di tempo. [6] Ma perché tu non scrivi se detto Fanciullo ha condotto costí un Meo segatore con tre o 4 seghe, per conto del quale ebbe da noi dieci ducati, desiderremo ce ne dessi notizia, e con che condizione li abbi condotti, e se e’ perdono tempo; perché quando el tempo si perdessi e queste cose non si sollecitassino, ci dispiacerebbe.
[7] E’ ti si scrisse per altra vedessi se costí si potessi comperare 4 o 6 scafe, e da chi e con che prezzo, e tenessile in speranza e dessine avviso; di nuovo te lo replichiamo e aspettiamone risposta. [8] E di piú ti facciamo intendere che tutti quelli legni che si pigliassi el Conte, de’ quali ci potessimo servire, voliamo si salvino per noi, e che tu li riduca in luogo da perservarli. [9] E noi satisfereno sempre el Conte di quello che sia ragionevole. [10] E perché questo legno ha preso è un di quelli che ci torna a proposito, lo farai salvare a stanza nostra. [11] E quanto al capitolo che tu non intendi, ti significhiamo come tutte le prede che iustamente sieno prese debbono essere del Conte, eccetto che tutti e’ legni e uomini pigliassi, de’ quali el quarto se ne aspetta a noi. [12] Vale.
335
[1] Antonio da Certaldo. [2] Dicta die.
[3] Tu scrivi alla Signoria del Gonfaloniere che sarebbe bene, sendo tu costí in opera, segare le trave e le tavole per il ponte: a che noi ci accordiamo. [4] E però attenderai a segare tutte le tavole che bisognono a 16 scafe; e segate e acconce che le fieno, metterai mano nelle tavole e nelle trave per il ponte. [5] Ma sollecita di mandare l’asse a Livorno perché ’ maestri d’ascia vi sono e stannosi.
336
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae. [2] Die xviiii martii.
[3] Mandiamoti per il presente cavallaro la paga de’ connestaboli della Verrucola e Libbrafatta in quel numero di danari che ti fia dal depositario de’ Signori scritto, e tu secondo li ordini suoi li pagherai.
[4] E’ ti si scrisse iarsera che, giudicando tu periculoso mandare a Livorno per il grano, li mandassi a Vada, credendo che quivi fussi condotto grano; ma avendo inteso come ancora non ve ne è, non farai ire le bestie a quella volta se prima non ti se’ accertato che ve ne sia. [5] E perché le bestie che sono ragunate costí non perdino tempo, vedrai come iarsera ti si disse se si può aggiugnere a la scorta consueta messer Criaco con dugento fanti fra de’ sua e di quelli nuovi conestaboli, e’ quali fra tutti doverrebbono avere raccozato tale numero. [6] E quando creda questa scorta bastarti, manderai le bestie a Livorno per la via consueta, tanto che a Vada sia condotto grano in modo che si possa condurlo per quella via. [7] Ancora noi di sopra ti ragioniamo di Messer Criaco per aggiugnerlo alla guardia della carovana ecc. [8] Voliamo che tu pensi se ci fussi altro modo e mandare altri con quella perché si vada securamente e sanza particolare pericolo alcuno.
[9] E ti si scrisse a questi giorni che tu facessi levare del piano di Cascina tutto il bestiame che vi era perché volavamo salvare quelle erbe pe’ cavalli nostri; e benché tu ci abbia risposto di averlo fatto, intendiamo nondimanco per altre vie il contrario, e come e’ ve ne pasce gran quantità. [10] Il che quando sia vero ci dispiace e piú debbe dispiacere a te perché non passa sanza tuo gran carico, e però vi rimediererai e lo farai discostare in luogo che non possi far danno a dette erbe.
[11] Ricordianti che tu non dia securtà se non è per cotesto luogo di Cascina e di Vico e di coteste circustanzie acciò non abbiamo ogni dí per salvare l’onore tuo a cimentare il nostro.
[12] Avendo scritto fin qui, abbiamo lettere da Livorno che ci significono aver mandato a Vada novecento sacca di grano in modo che tu potrai mandare le bestie per quello là come iersera ti si era scritto. [13] Vale.
337
[1] Iuliano Lapi. [2] Die 23 di marzo 1504.
[3] Questo dí si sono ricevute dua tue de’ 21 e 22, alle quali rispondendo sareno brevi, ammunendoci cosí el tempo. [4] Desideriamo, non lo avendo fatto, che tu facci tirare drento alla Cecina tutto el bestiame; e se non basta quivi, tanto piú là che non porti periculo.
[5] Sarà comparso costí Pellegrino Lorini colli danari de’ fanti e d’ogn’altri. [6] E però non ci occorre altro.
338
[1] Antonio Paganelli a Livorno. [2] 23 martii 1504.
[3] El Conte Checco ci scrive per una de’ 21 essere in modo doglioso che non si può adoperare, e fa grandi escusazioni, le quali non sono necessarie, perché conoscendo l’affezione sua sappiamo che sanza iusta causa non si starebbe, e a Dio non si può controaffare; il che li farai intendere da nostra parte perché non li scriviamo altrimenti.
[4] Lui ci avvisa come al brigantino del Monciatto si è rotto l’albero. [5] Pertanto e’ nostri Signori scrivono al proveditore di costí che, per iusto prezzo e per li suoi danari, li conceda una di quelle antenne ha in munizione e avevono a servire alla fusta; sí che farai che ne sia servito.
[6] Scrivendoci tu come e’ 75 ducati ti si mandorno sono per mancarti, si è ordinato a Lorenzo del Nero che per tua polilza paghi a chi tu li ordinerai per li bisogni de’ legnami delle scafe che si conducono costí da Vada; e con questo ordine ti governerai e de’ danari spesi ci manderai conto per el primo.
[7] Capitando costí stoppa per il bisogno delle scafe, la comperrai; e al Conte dirai che la canfera e le lanterne se li manderanno per il primo. [8] Vale.
339
[1] A Iuliano de Lapis. [2] 24 martii.
[3] Noi crediamo che a questa ora sia arrivato costí Pellegrino Lorino co’ danari, e crediamo che messer Criaco abbi ad ordine insieme con li altri nuovi connestaboli la sua compagnia. [4] E desiderando che espedisca e vadia a quello esercizio al quale elli è stato con li altri deputato, e tenga infestati e’ Pisani dalla parte di verso Lucca, ci è parso questa sera con questa lettera sollecitare te a farlo espedire, e lui ad espedirsi, perché ci pare ogni ora mille che sia in fazione. [5] E perché noi presupponiamo che a questa ora tu abbi ad ordine, o tutte o buona parte, di quelle farine che noi ti scrivemo a’ dí passati facessi per Libbrafatta, le potrai mandare in quello luogo insieme con detto messer Criaco e suoi comestaboli. [6] Pur quando non fussino ad ordine, espedirai messer Criaco ad ogni modo e dipoi manderai le farine lor dreto, perché non voliamo che per tale conto e’ soprastia. [7] Insomma noi non potremo piú desiderare questa sua espedizione. [8] Vale.
340
[1] A messer Criaco. [2] Dicta die.
[3] Ancora che noi conosciamo l’affezione vostra verso di questa Republica, e che non bisogna sollecitarvi dove è o lo interesse nostro o dello onore vostro, nondimanco, desiderando noi assai tòr piú libertà si può alli inimici, e fuggendoci el tempo di sotto, per satisfare a noi medesimi vi scriviamo la presente e vi graviamo, quando a questa ora voi e li altri conestaboli deputati con voi non fussi mossi per essere in su luogo dove avete a fare fazione, siate contento espedirvi subito. [4] Né crediamo che vi abbi a ritardare alcuna cosa, sendo venuto costí il proveditore nostro co’ danari, e persuadendoci le compagnie sieno ad ordine de’ provigionati loro. [5] E però di nuovo vi ricordiamo l’espedirvi. [6] Valete.
341
[1] Al Capitano di Livorno Antonio Paganelli. [2] Die 26 martii 1505.
[3] Noi rispondereno a 4 tua lettere de’ 20, 21, 22 e 24, e raccolto la sostanza d’esse in una, ci pare intendere da te che le opere circa le scafe procedono bene, e procederanno utilmente quando non manchi danari per sovvenire a quelle spese che ne’ maestri e nell’altre cose occorrono alla giornata; e soprattutto ancora che non manchi aúti e dumila libbre di ferro. [4] E quanto a questa ultima parte delli aúti e del ferro, si è dato ordine a Giuliano Lapi a Cascina; e cosí lo abbiamo proveduto di danari e tu di costà attenderai a sollecitarlo. [5] E quanto a’ danari per spendere giornalmente, si è dato ordine che Pellegrino Lorini ne provegga Lorenzo del Nero, el quale per tua polilza li pagherà a chi tu li dirai; sí che non lasciare mancare el bisogno a’ maestri e all’altre cose necessarie a tale opera, avendo l’occhio a non li pagare di piú che si abbino ad avere per ciascun mese: di che tu non ti puoi ingannare sapiendo el dí che li ànno cominciato a lavorare e quello che li ànno avere. [6] Della stoppa e della pece s’è ordinato che, per via di Genova e per le mani di Francesco del Pugliese, voi ne siate provisti; sí che quanto alle scafe ci pare tu sia provisto; sí che fa’ al presente non manchi da te.
[7] Intendiamo come tu di’ che per li nostri danari si troverà da comperare quelle barche ci bisognassino, il che ci piace avere inteso. [8] Ma vorremo ci avvisassi quello ci venissi l’una, di manco porto e piú simile alle scafe si fanno fussi possibile.
[9] A questa ora crediamo che ’l brigantino del Monciatto si possa essere valuto dell’antenna era in munizione, perché cosí fu scritto a cotesto proveditore da’ nostri Signori. [10] Vorremo bene che col danaio si sarà cavato di tale antenna se ne riprovedessi un’altra, acciò che la munizione non stessi sfornita quando delli altri bisogni venissino.
[11] E’ ci dispiace che ’l Conte stia in termine che non possa cavalcare e’ legni né fare l’ufizio suo; perché se noi avessimo creduto che l’avessi a consumare queste paghe nel letto, non ce ne saremo travagliati: sí che sollecitera’lo al guarire e al servire.
[12] A maestro Giuliano da Pistoia sarà pagato la sua provisione da Pellegrino Lorini, proveditore nostro, perché cosí se li è commesso; el quale li manderà costí a te.
[13] Altro non ci occorre ricordarti, salvo che la sollecitudine e la buona guardia. [14] E a Giulianico farai intendere come noi voliamo ci serva sopra e’ legni armati, e in tutti quelli altri luoghi che da te li sarà ordinato.
[15] Fara’ti consegnare da chi è costí per Giovan Carnesecchi quelle palle di ferro si trovono costí di suo, e fara’tele consegnare a peso e a numero, e fara’le mettere in munizione con l’altre cose; e a noi scriverrai quante le sono, quello che le pesono tutte e quello che pesa l’una, cioè di che e quante sorte sono.
[16] Poscritta. [17] Eraci scordato dirti come noi abbiamo ricevuti e’ tuoi conti, e la rassegna del Fanciullo e de’ suoi maestri. [18] Né a questo ci occorre dirti altro salvo che tu facci lavorare in su le scafe tutti que’ maestri d’ascia che oltre a quelli del Fanciullo hanno costí salario. [19] E essendovene 4 o 5 sanza salario, e el lavoro lo sopporti e lo richiega, li condurrai con quello medesimo prezzo sono condotti li altri; e a noi darai avviso del dí li metterai in su l’opera.
342
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascine. [2] Die 26 martii.
[3] E’ sarà con questa una lettera a Pellegrino Lorini, scritta per ordine de’ nostri Signori, per la quale se li commette ti paghi quelli danari bisognano per fare fare li aúti secondo l’ordine te ne sarà dato da Livorno; e a che tu ci scrivi avere di già dato buono principio; di che ti commendiamo.
[4] E perché ’l Capitano di Livorno ci scrive avere bisogno d’essere ancora proveduto, oltre alli aúti, di dumila libbre di ferro, cioè di mille sottile e di mille bastardo, voliamo che etiam subito ne facci provisione e liene mandi. [5] E per questo effetto s’ordina ancora che Pellegrino facci el pagamento; e tu non mancherai dal canto tuo di diligenzia.
[6] Quanto alle tue lettere ricevute infino a dí 25, non ci occorre altro se non che tu solleciti e risolleciti messer Criaco acciò che questa paga non si consumi nello alloggiamento. [7] E quanto all’ordine per noi dato in su la tornata di messer Bandino, ne aspettiamo el fine persuadendoci facciate tutto con prudenzia e securità. [8] Vale.
343
[1] Al Capitano di Livorno. [2] Die 27 martii 1505.
[3] Noi intendiamo come cotesti nostri che governono e’ legni nostri di mare hanno presso a Vioreggio preso certi legni genovesi carichi di sale. [4] E perché nostro animo è che a’ genovesi, quando e’ non vadino in Pisa e non sieno carichi di grani o grasce, non sia fatto alcuna violenza, e tanto piú quanto eglino hanno carico sale per conto nostro, t’imponiamo che subito li facci relassare; e farai loro restituire certe vele sane, danari e panni di dosso, e simili altre cose di che ci è suto fatto querela che ’ nostri hanno loro tolte. [5] E questa restituzione farai segua sanza eccezione e replica alcuna; e non essendo e’ padroni di esse robe costí, come non debbono essere, le farai consegnare a te e ne seguirai l’ordine di Francesco del Pugliese. [6] E per lo avvenire ordinerai ad el Conte e a sua compagnia che non faccino alcun danno a legni genovesi sopra e’ quali non fussi grani o altre grasce, come ti si dice di sopra, se già non andassino in Pisa. [7] Vale.
[8] Mandera’ci, quanto prima potrai, la rassegna della compagnia e uomini del Conte, la quale debbe essere secondo che vedrai per la condotta sua. [9] E ci scriverrai el dí che cominciò ad entrare in fazione acciò che noi sappiamo quando li cominciassi a correre la paga e che per la rassegna veggiamo se fa ’l dovere della compagnia. [10] Vale.
344
[1] Al Vicario di Lari Giovanni Lapi. [2] Die xxviii martii 1505.
[3] Perché Antonio da Certaldo ci scrive che cotesti uomini del tuo vicariato sanza essere aiutati da altri non potranno sopperire a trainare el legname tagliato a Vada, e che gli è necessario provedervi, donde noi abbiamo scritto che ’l Capitano di Campiglia ordini a quelli suoi sottoposti e convicini a cotestoro che aiutino, e con bestie e con uomini, tirare detto legname. [4] Oltre a di questo voliamo che tu non rispiarmi le bestie di alcuno abitante in cotesto vicariato, cosí de’ Pisani riconciliati come di quelli che vi abitano per l’ordinario, nelle fazioni che si hanno a fare, o per trainare detti legnami, o per condurre e’ grani da Vada in qua; e ti varrai etiam de’ carriaggi de’ soldati, o altre loro bestie che fussino atte a simili esercizi. [5] Vale.
345
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae. [2] Die 29 martii.
[3] Noi abbiamo preso dispiacere assai degli avvisi che per questa tua de ieri ci hai dato, sendo successo el contrario di quello che per la tua de’ 27 ne promettevi e che cotesti nostri soldati si persuadevono. [4] Né possiamo stimare, sendo e’ nostri superiori assai in numero a’ nimici, e massime di cavalli, donde si possa essere nato tanto disordine che sieno rimasti rotti; pure poi che la cosa è passata cosí, bisogna pensare che per lo avvenire non intervenga piú simil cosa, e che questa che è intervenuta offenda el manco si può. [5] E ci piace che tu abbi dato avviso all’intorno del successo e avvertito ciascuno a stare a buona guardia. [6] Non approviamo già che tu lievi le gente d’arme del signore Marcantonio da Campiglia, né quelle di Iacopo Savello di Val d’Arno, né Musacchino da Rasignano per condurli costí, se già tutti e’ nostri cavalli non fussino rimasti presi o morti; ma sendone rimasti buona parte insieme verso e’ monti, crediamo che debbino tornare costí a salvamento, e doverranno essere sufficienti a guardare e salvare cotesti luoghi. [7] Pure quando ti paressi da condurre qualche cavallo in costà, farai venire solo e’ cavalli leggeri di Marcantonio e quelli di Iacopo Savello, e le gente d’arme lascerai stare; e non ti scorderai di scriverci di nuovo come sia questa cosa particularmente proceduta e donde sia nato tanta viltà e tanto disordine. [8] Ricordiamo ancora che tu non mandi la carovana per il grano a Vada per quella via hanno usata infino a qui, acciò che non si riceva vergogna sopra vergogna; ma aspettarai che le cose fieno rassicurate e ferme, e che in cotesti luoghi sieno tanti cavalli che si possa fare loro altra scorta non se li sia fatta infino a qui; perché intendiamo non vi si mandava piú che 10 cavalli e 8 o 10 fanti. [9] E per riavere la reputazione e non mancare delle forze debite, si è ordinato che ’ cavalli leggeri di Giampaulo e quelli del Signore della Mirandola venghino a cotesta volta, acciò che per scorta e per ogni altro bisogno non vi manchi cavalli.
346
[1] Al signore Giampaulo. [2] Die 29 martii.
[3] Pochi dí sono scrivemo alla vostra Magnificenzia, e vi facemo intendere espedissi subito tutti e’ suoi cavalli leggeri e li mandassi a questa volta per transferirsi dipoi in quello di Pisa. [4] E benché noi ci persuadiamo che a questa ora e’ sieno mossi, nondimanco sendosi raddoppiata la necessità che ci fa desiderare detti cavalli partino, ci è parso di nuovo sollecitarvi e confortarvi a muoverli subito subito, quando non sieno a questa ora mossi; e a questo effetto e per accompagnarli si manda el presente cavallaro. [5] Né voliamo mancare dirvi come in quel di Pisa e’ cavalli nostri sono stati disordinati da’ nimici, talmente che li è necessario che questi vostri non perdino tempo per condursi in tale luogo.
347
[1] Al Capitano di Cortona Antonio Canigiani.
[2] Veduto quello ci scrivi per questa tua de’ 25 circa alla commissione data a Giampaulo che muova e’ suoi cavalli leggeri a questa volta e importandoci assai che venghino, mandiamo el presente cavallaro che li accompagni, el quale arà ancora una lettera a Giampaulo che lo sollecita al mandarli. [3] E abbiamo voluto che detto cavallaro facci capo costí a te, acciò li ordini quello abbi a fare secondo li avvisi hai aúto da Giampaulo detto. [4] Vale.
348
[1] A Iuliano Lapi Commissario di Cascina. [2] Die xxviiii martii.
[3] Questa mattina ti si scrisse quanto accadeva in risposta alla tua di ieri significativa della rotta di cotesti nostri al ponte Cappellese. [4] Abbiamo dipoi ricevuta la tua medesimamente d’ieri data ad ore tre di notte che ci ha accresciuto dispiacere, intendendo per quella come la rotta torna continuamente maggiore e manco escusabile per cotesti nostri. [5] E intendendo come la maggior parte de’ connestaboli nostri non si ritruovono e l’altre compagnie sbaragliate, e desiderando noi che cotesti luoghi nostri d’importanza, e massime Lari, Vico e Verruca, si riordinino di fanti e di capi quando ne mancassino, ci è parso, oltre alle provisioni che tu hai fatte, le quali noi approviamo, mandare per il presente cavallaro a Pellegrino Lorini cinquecento ducati con ordine li spenda come da te li sarà ordinato; però t’intenderai seco. [6] E ti servirai di detti danari dove la necessità lo richiederà, e non altrove, né altrimenti; e ne provedrai dove mancassi e’ capi e le guardie in cotesti luoghi principali e di sopra nominati da noi, talemente che se ne possa vivere securamente; e mancando e’ capi ordinari ad alcun luogo, e e’ ti paressi mandarvi per qualche dí alcun di cotesti capi de’ cavalli leggeri come piú fidati e piú pratichi, ve li manderai. [7] In summa noi voliamo ti serva di detti danari ad assicurare e fermare cotesti luoghi, quando e’ sia necessario spenderli o tutti o parte; ma quando non fussi necessario, li farai salvare. [8] Noi non facciamo menzione né di Libbrafatta, né di costí di Cascina, pensando che a l’un luogo e all’altro non manchi alcuna cosa. [9] Vale.
349
[1] A Giovampaulo Balioni. [2] Die 29 martii 1504.
[3] Questa mattina per cavallaro espresso facemo intendere di nuovo alla Magnificenzia vostra come egli era necessario, per il disordine occorso in quello di Pisa, che voi inviassi subito a questa volta per a Pisa e’ vostri cavalli leggeri, quando a quella ora non fussino inviati, secondo la prima lettera se ne scrisse. [4] Per questa vi replichiamo el medesimo perché invero è necessaria assai l’opera loro in quello luogo; per la presente vi significhiamo come noi desideriamo che con ogni diligenzia voi mettiate ad ordine le vostre gente d’arme per possere ancora muovere insieme con la vostra persona, qualunque volta da noi vi sarà commesso e ordinato. [5] E acciò voi possiate fare quanto vi si commette, vi fareno pagare al presente parte della vostra prestanza; e dipoi quando sarete qui, vi contentereno del resto, come è conveniente e come noi disideriamo fare; il che sappiamo non avere bisogno di molti testimoni. [6] Né ci sforzereno con altre parole sollecitarvi ad ordinarsi e ad apprestarsi sappiendo voi essere non manco affezionato alle cose nostre che noi medesimi. [7] Valete.
350
[1] Domino Giammelus Connestabole a Rasignano. [2] Dicta die.
[3] E’ sono suti a noi Luca di Calvano e Domenico di Gualtieri, e ci referiscono avere certa quantità di bestiame minuto ne’ paschi di Vada e che li è suto comandato loro si partino con quello e ritirinsi in luogo piú securo. [4] Loro dicono tale luogo essere al loro bestiame securissimo e che levandosi riceverebbono danno. [5] Pertanto, noi che non desideriamo altro se non che ’ Pisani non li possino offendere, voliamo consideri bene el luogo dove sono e se tale lor bestiame sta securo, e se può essere offeso da’ Pisani o no. [6] E possendo essere offeso, lo farai loro ritirare in luogo securo; e non possendo esser offeso e non portando periculo, lo lascerai stare dove egli è. [7] Ma esaminerai la cosa bene perché tale iudizio riposiamo sopra le spalle tua. [8] Vale.
351
[1] A messer Hercule Bentivogli. [2] Die 30.
[3] Noi esistimiamo che sieno noti alla vostra Magnificenzia e’ disordini seguíti in quello di Pisa contro alle nostre genti, tale che per questo e per altre occorrenze desideriamo di parlare alla Signoria vostra; onde quella sarà contenta subito sanza dilazione di tempo, dopo la ricevuta della presente, transferirsi infino qui da noi. [4] E a lei ci offeriamo continuamente. [5] Que bene valeat.
352
[1] Al Capitano di Livorno Antonio Paganelli. [2] A Rasignano, eadem a Lari. [3] Giammelus. [4] Dicta die.
[5] Ancora che noi esistimiamo, poi che ti venne a notizia la rotta delle nostre genti, che tu abbi raddoppiata la guardia di cotesto luogo, nondimanco ci è parso per satisfare allo animo nostro ricordartelo per questa nostra, acciò che sendo e’ Pisani in su questa vittoria diventati piú confidenti, e’ non avessino occasione di fare alcuno insulto a cotesto luogo; sí che di nuovo ti ricordiamo la buona guardia. [6] E se ti paressi che per noi si avessi a fare piú un provedimento che un altro, ce ne darai avviso, perché dal canto nostro non si ha a mancare d’alcuna provisione per cotesta terra, la quale stimiamo per primo capitale dello stato nostro. [7] Vale.
353
[1] Iuliano Lapio Commissario Cascinae. [2] Die 31 martii 1504.
[3] Avendo a fare risposta a due ultime tua di ieri e a quello che questa sera da Pellegrino a bocca abbiamo inteso delle cose di costà, ci occorre dolerci e della nostra cattiva sorte, la quale ce l’ànno guadagnata cotesti nostri soldati con tanta loro vergogna. [4] Ma pensando a’ rimedi e non volendo mancare ad alcuna cosa per riacquistare in parte l’onore perduto, abbiamo questa sera eletto, secondo li ordini, Commissario generale in cotesta provincia Antonio Giacomini collega nostro, el quale si espedirà piú presto sia possibile; non perché si diffidi in te in alcuna parte, perché ci tegnamo benissimo satisfatti da te circa le cose fatte, e prima e poi che lo scandolo sia seguíto, ma per dare con nuova autorità nuova reputazione a coteste nostre cose; né a te si è levato alcuna iurisdizione avessi in coteste parti. [5] E acciò che avanti lo arrivare suo e’ non si manchi di quanto ricerca el debito, voliamo che tritamente facci rivedere quanti uomini sono rimasi a ciascuno de’ connestaboli, o a dire meglio, in ciascuna compagnia di quelle che erano in fatto avanti la rotta; e ce ne manderai nota particulare. [6] E perché noi intendiamo che messer Criaco e cotesti altri nostri hanno molti fanti che non sono a misura e da farne poco conto, voliamo, quando cosí sia — che debbe essere, alla prova che li ànno fatto — tu faccia loro intendere largamente come noi voliamo essere serviti altrimenti. [7] E quando e’ non si disponghino al farlo, noi ancora ci disporreno a non tener conto di loro. [8] Né crediamo che ci abbi a mancare uomini che ci servino bene; sí che fara’ti intendere in questa parte. [9] Farai ancora la medesima ricerca delle compagnie de’ cavalli leggeri che ti si è detta delle fanterie, e ci avviserai particularmente quanti cavalli sono rimasi a ciascuna di coteste compagnie; e a’ loro condottieri farai intendere che con ogni celerità attendino a rimetterle insieme e a ridurle infino al debito numero, avvertendoli e gravandoli a tôrre uomini che faccino altra prova che quelli che li hanno perduti; acciò che, se al presente egli ànno perduto l’onore loro e messo a periculo el nostro, possino altra volta o in tutto o in parte ristorallo. [10] Né per questa ci occorre altro. [11] Vale.
354
[1] A Giampagolo Balioni. [2] Die ii aprilis 1505.
[3] Ancora che noi non possiamo credere che a questa ora e’ cavalli leggeri di vostra Magnificenzia non sieno mossi per venire a questa volta, nondimanco avendo commodità del presente aportatore, vi voliamo sollecitare e gravare, quando non fussin mossi — il che non debbe essere in nessun modo — a muoverli e farli venire con ogni celerità, perché cosí ricerca el bisognio nostro, la fede abbiamo in voi e l’obbligo di vostra Magnificenzia. [4] Que bene valeat.
355
[1] Iuliano de Lapis Commissario Cascinae. [2] Die iia aprilis.
[3] Noi abbiamo inteso per duplicate tua come Rinieri della Sassetta ha in mano Cieccotto Tosinghi e Girolamo Guicciardini, nostri cittadini e connestaboli, e come è contento relassarli qualunque volta sia libero suo padre e suo fratello. [4] E perché noi, per riscattare e’ prenominati, siamo contenti fare questa liberazione, voliamo facci intendere a Rinieri come noi siamo preparati a questo, e che ordine e’ vuole tenere in questa cosa acciò che si possa darle effetto, e subito del ritratto ce ne darai avviso. [5] Ancora: perché tu ci scrivi che li Priori di Pisa t’avvisano essere contenti relassare 51 prigioni che li hanno in torre, qualunque volta si relassano quelli ha di loro el Conte Checco, e quelli sono a Vada e quelli sono qui, voliamo ti faccia mandare listra di quelli hanno in mano e di quelli che richieggono da noi; la quale tu ci manderai subito acciò possiamo darle effetto piú facilmente e deliberare.
[6] Voliamo oltra di questo, acciò che a’ nemici si tolga occasione di offenderci, che tu facci levare tutto el bestiame e ’ fanti di Cerbaia, quando a questa ora non lo avessi fatto, e riducera’lo in luogo securo. [7] Né di questa diligenzia mancherai. [8] Vale.
[9] Voliamo ancora mandi subito 10 o 12 fanti a Montecarlo, di quelli che si sono ridotti di coteste compagnie costí, sotto un capo per starvi 15 o 20 dí.
356
[1] Commissario Pistorii Antonio Filicaia. [2] Commissario et Capitano Montaneae Pistorii Francesco Medici. [3] Commissario et Vicario Pisciae Iuliano Scarfi. [4] Potestati Fucechii Iacopo Villani. [5] Die ii aprilis.
[6] Perché d’ogni tempo, e in questo massime, ci viene a proposito che in Pisa non vadi alcuno soldato né a piè né a cavallo, e desiderando che sopra questo caso si faccia buona provisione, t’imponiamo dia ordine di vedere qualunque passa di gente a cavallo o a piè che vadia a quella volta, e che sia uomo da guerra o da pigliare soldo; e tutti, sanza far loro per la prima volta altro impedimento, li farai ritornare indreto a questa volta, con protestazione che se ti capiteranno piú nelle mani o se li usciranno un passo di strada, che saranno svaligiati e trattati come inimici, faccendolo loro intendere in modo che non ardissino contraffare a questo. [7] E t’ingegnerai fare questa opera con minore spesa e disagio delli uomini di cotesto paese si può. [8] Vale.
357
[1] Al Capitano di Livorno Antonio Paganelli. [2] Die quinta aprilis 1505.
[3] Con piacere abbiamo inteso per questa tua de’ 4 del presente come l’Albertinello con una nave e un galeone armato sono venuti in cotesto nostro porto: per che considerato la qualità sua e presupponendoci e’ legni essere utili e buoni, staremo per lo avvenire securi che ’ Pisani non sieno sovvenuti come sono suti per lo addreto. [4] Voliamo dunque che per nostra parte lo saluti e rallegriti seco, e appresso li significhi come noi mandereno uno nostro costà a parlarli e a convenire con lui delle cose che fra noi s’ànno a trattare, pertinenti e alla sua condotta e alla offensione de’ ribelli nostri. [5] Ma perché questa sua venuta non è aspettata da li inimici, vorremo, avanti che si provedessino, che non si perdessi punto di tempo per dannificarli. [6] E perché noi intendiamo che a Vioreggio e a Piombino si truova somma di grano che debba ire in Pisa, vorremo che l’Albertinello subito co’ suoi e nostri legni costeggiassi l’uno luogo e l’altro, e s’ingegnassi, o abbottinarli, o in qualche altro modo privarne e’ nimici. [7] E di questo lo graverrai e solleciterai, perché intanto verrà costí l’uomo nostro per essere d’accordo seco, di che non diffidiamo, sendo nostro cittadino e uomo ragionevole. [8] All’Albertinello si scrive una breve lettera, rallegrandoci solo dell’arrivare suo, rimettendoci del resto a te. [9] E però farai l’ufizio soprascritto.
[10] Tu sai come el Conte Checco ha da noi titolo di Capitano; e essendo l’Albertinello uomo di gran reputazione e credito nelle cose di mare, non sarebbe né è conveniente che li avessi a cedere al Conte. [11] E perché questi nostri soldati sono ambiziosi, non vorremo che, stando il Conte in sul tirato, le fazioni si avessino a fare disunite e ne seguissi qualche inconveniente simile a quello di terra seguíto pochi dí sono al ponte Cappellese. [12] E però noi scriviamo l’alligata al Conte avvertendolo ad intendersi con detto Albertinello e a seguire e’ ricordi suoi; e tu di bocca farai piú largamente questo offizio faccendoli intendere che costui è suto Capitano del Re di Francia e è uomo reputatissimo e onoratissimo in mare, e userai tali termini in questa cosa che ne seguiti tale unione che noi ne restiamo satisfatti. [13] Vale.
358
[1] Al Conte Checco in Livorno. [2] Dicta die.
[3] Noi abbiamo inteso dal Capitano di costí come egli è venuto in cotesto nostro porto Francesco Albertinelli con dua legni armati secondo l’ordine se ne era dato piú tempo fa. [4] E perché quello è uomo di gran reputazione e di gran condizione nello esercizio del mare, avendo comandato piú volte all’armata del re di Francia, vi confortiamo a stare unito seco e a seguire e’ ricordi suoi, acciò che della unione vostra ne risulti quelli commodi alla città nostra che noi desideriamo. [5] Valete.
359
[1] All’Albertinello. [2] Dicta die.
[3] Con satisfazione nostra e di tutta questa città abbiamo inteso per lettere del Capitano di costí come voi sete con li vostri legni arrivato in quello nostro porto; e benché da lui non ci sia suto scritto altra particularità, ci presupponiamo che li legni e li uomini vostri sieno conformi alle vostre qualità. [4] E perché al presente Capitano si è scritto a lungo quanto per vostra parte vi debba per ora referire a bocca, non saremo piú lunghi nello scrivervi; solo vi soggiungereno come noi speriamo assai in voi e desideriamo farvi cosa grata.
360
[1] Antonio Paganelli Commissario et Capitano Liburni. [2] Die vii aprilis.
[3] Dua dí fa ti scrivemo come si manderebbe uno costí per convenire con lo Albertinello; e perché ad espedirlo potrebbe correre qualche dí di tempo, vorremo anticipare in questa cosa. [4] E però ti scriviamo la presente e t’imponiamo intenda da Giulianico e da qualunque altro è costí intendente delle cose del mare, quello che allo Albertinello sarebbe ragionevole dare ciascun mese per le nave e barciotto armati nel modo che lui ha condutto costí. [5] E usata che arai questa diligenzia, e presa bene e cautamente tale informazione, intenderai dall’Albertinello detto lo animo suo e quello che desidera li diamo di soldo ciascun mese per li soprascritti dua legni, distinguendo el soldo l’uno da l’altro. [6] E quando la chiesta dell’Albertinello si discostassi dalla ’nformazione ne avessi aúta prima, lo potrai ribattere con le ragioni ti saranno sute assegnate da quelli da’ quali ti sarai informato, confortando nondimanco sempre detto Albertinello a non perdere tempo, faccendoli fede che non è per perdere con esso noi in alcun modo quando bene non fussimo d’accordo del soldo; il che non crediamo debba essere. [7] E a noi scriverrai subito, dando notizia di quello arai ritratto circa la presente commissione cosí dall’Albertinello come da coloro co’ quali ti sarai consigliato; e questo farai quanto piú presto meglio, acciò noi possiamo fermare questa condotta o per tuo mezzo o per mandare costí un altro, come ci verrà bene fatto. [8] E soprattutto ti ricordiamo che non si perda tempo mentre che questa cosa si pratica.
361
[1] Al Commissario di Cascina Iuliano Lapio. [2] Die vii aprilis 1505.
[3] Veduto quello che domanda Rinieri della Sassetta all’incontro di Ceccotto Tosinghi e il Guicciardino quando li abbi a liberare, siamo contenti, per satisfarne a’ padri e parenti loro, di liberare da le carcere Iacopo suo fratello e Giannino Fei suo zio, e appresso dare libera licenzia a messer Pietro Paulo el quale è fuori delle carcere, di potere, con suoi figlioli, famiglia e robe mobili, andare dovunque li parrà e piacerà liberamente, e sanza cadere in alcuno preiudizio e sanza ricevere alcuno danno. [4] E cosí li daremo licenza di potere alienare e vendere tutti e’ suoi beni immobili, o vero godersegli, come a lui parrà e piacerà qualunque volta ne seguiti la liberazione de’ prenominati. [5] Ma quando messer Pietro Pagolo non voglia partire d’in sul dominio nostro, non siamo già per sforzarlo a partire; il che sarà reposto al tutto nella volontà e elezione di detto messer Pietro Paulo. [6] E se Rinieri si vuole accertare di tale deliberazione e dello animo e volontà di suo padre, falli intendere mandi qui uno suo fidato che parli al padre, e vegga e intenda la volontà sua, e se lui è per essere libero da noi o no, acciò ne possi seguire el riscatto de’ prenominati. [7] E se bisogna a quel tale che fussi mandato da Rinieri uno salvocondotto che possa venire infino qui securo, liene concederai. [8] Né a questa parte abbiamo che dirti altro e tu vedrai di ridurre questa pratica a fine e presto.
362
[1] Antonio de Filicaia Commissario generali Pistorii. [2] Die viii aprilis 1505.
[3] Avendo questi spettabili Commissari di Pistoia, per li sospetti erano nati costí, soldato Giannisino da Serezana e Bastiano da Castiglione con 100 compagni, e mandati costí, e essendo dipoi cessati e’ sospetti e le cagioni per le quali si soldorno, aviamo deliberato con consentimento e parere de’ prefati Commissari mandarli a Cascina per servircene in quelli luoghi. [4] Pertanto, subito che arai ricevuto la presente, farai inviare e’ prefati conestaboli con loro compagnie alla volta di Cascina, e dirai loro che el resto della loro paga aviamo mandata a Cascina, la quale subito sarà loro pagata. [5] Fa’ dunque partino subito, che non manchi. [6] Vale.
363
[1] A Piero Bartolini. [2] Die 8 aprilis.
[3] Mossi da alcuno ragionevole rispetto, t’imponiamo che, trovandoti el presente cavallaro in sul dominio nostro, ti fermi con li danari hai teco e non vadia piú avanti sanza nostra nuova commissione. [4] E quando questo cavallaro ti trovassi fuora del dominio nostro, se bene fussi arrivato in Perugia, te ne ritornerai subito indietro con tutti e’ danari portasti teco, e condurra’ti con quelli a Cortona e quivi aspetterai da noi commissione di quello arai ad esequire. [5] Fa’ quanto t’imponiamo non manchi.
364
[1] Ad Antonio Canigiani. [2] Die 9 aprilis 1505.
[3] Avendo noi sollecitato per piú nostre lettere Giampaulo Balioni che dovessi ordinare la sua compagnia per cavalcare qualunque volta ci occorressi, e avendoci dato speranza di essere presto, secondo l’obbligo suo, e stando in tale opinione che cosí dovessi seguire, venne ieri a noi messer Vincenzio da Perugia, giudice della nostra Ruota, e ci espose per sua parte come avendo detto Giampaulo inteso molti andamenti de’ suoi nimici contra di lui, giudicava a volersi salvare bisognarli starsi a casa con le sua genti, e che noi fussino, considerato e’ periculi suoi, contenti lasciarlo questo anno riposare cosí. [4] Dispiacqueci questa proposta per le cagioni che tu puoi intendere, dubitando che non ci sia sotto altro, e che questo partito non possa essere causato se non da qualche grande macchinazione contro del nostro stato. [5] E benché tu abbi un piè in staffa per venirtene, ti aviamo voluto dare questa notizia, acciò avanti al tuo partire ricordi e ordini al successore tuo quello giudichi sia necessario ad intendere l’andamenti de’ vicini e vivere securo di cotesta terra e della sua circumstanza; e lo avvertirai ancora a non scoprire questa sinistra opinione si ha di Giampaulo detto, infino che nuovo accidente non facessi necessario il farlo, ma che si governi in questa cosa cautamente e prudentemente.
365
[1] Vicario Angharii Niccolò Corsini, Potestati Castilionis Aretini Giovanni Vectori. [2] 9 aprilis.
[3] Perché e’ fu sempre maggiore prudenzia a chi è proposto al governo d’una terra o d’una provincia stare vigilante per intendere li andamenti de’ vicini, e benché noi stimiamo che per te medesimo lo facci, nondimanco te lo aviamo voluto ricordare per questa, acciò che, intendendo cosí essere el desiderio nostro, usi maggiore sollecitudine in questa cosa. [4] E però farai di sapere giornalmente quello che faccino cotesti vicini nostri e quello si dica o ritragga de’ disegni loro; e d’ogni minima cosa ci darai notizia. [5] E bisognando, secondo quello intendessi, fare alcun provedimento, lo farai; ma soprattutto ce ne darai notizia. [6] Vale.
[Legazione a Giampaolo Baglioni]
366
[1] Commissione de’ Magnifici Signori Dieci data a Nicolò Machiavelli, mandato a Perugia a Giovampaolo Baglioni, deliberata ut infra.
[2] Nicolò, tu cavalcherai con ogni celerità a trovar Giovampaulo Baglioni in quel luogo dove tu intenderai che sia; e la cagione di questa tua mandata è per la lettera che lui ha scritta a messer Vincenzo, di che ieri lui ci dette notizia; e perché tu ne se’ informato a pieno, non ti si dice altro del contenuto di essa. [3] Il parlar tuo ha a cominciar da questo suo avviso e dipoi monstrargli la maraviglia e dispiacere che noi ne abbiamo avuto, e per l’interesse suo, quale è nostro, per aver sempre pensato di aver commune con quello stato di Perugia ogni evento; e dipoi, per non ci poter servire della condotta sua, qual ci reca tanto danno e travaglio quanto verun’altra cosa da buon tempo in qua; e non meno per non aver mai la sua Signoria fino ad ieri fattoci intendere alcuna cosa di questi suoi sospetti e pericoli, che sappiendo quanto noi amiamo la sua proprietà e la conservazione di quello stato ci pareva verisimile dovere essere avvisati di tutto e essere reputati tali amici che potessino consigliare e aiutare la sua Signoria nell’una cosa e nell’altra: disponendo in questa parte le parole tue in modo che paia che questa sia solamente causa di questa tua andata; e che noi di questa sua deliberazione non intendiamo altra causa che quella che lui stessi vuole che si creda. [4] E quali fieno le risposte sue, tale bisogna che sia dapoi il tuo procedere, per condurti con questo parlare a monstrarli che noi non ci teniamo bene contenti di sua Signoria, pungendola in qualche parte del carico che ne conseguirà respetto al potersi arguire di lui ingratitudine di tanti benefizii ricevuti poco tempo fa e mancamento di fede nel mestier suo, che sono li dua primi fondamenti e capitali che si debbono fare li uomini; diminuendo e tagliando questo sospetto che lui monstra avere e respondendo ad ogni particularità; il che ti fia facile respetto allo essere in che si truovono le cose, di che tu hai buona notizia, per ridurlo in luogo dove tu possa conoscere la causa vera di questo suo pensiero. [5] Il quale a noi pare che non possa aver mezzo, cioè o che abbi grandissimo fondamento o sia tutto collocato in disegno di migliorar condizione. [6] E questa ultima parte è quella in nella quale bisogna che tu metta diligenzia per ritrarne il piú si può, ché non ad altro fine che questo noi ti mandiamo là. [7] E nella stanza tua in quel luogo farai diligente ricerca delle genti che si truova e dove le sieno. [8] E passando da Cortona, il che noi iudichiamo essere a proposito, ricercherai dal capitano di quel luogo se gli avessi notizia alcuna di questa cosa. [9] E immediate ti sarai abboccato con il detto Giovampaolo, ci darai notizia d’ogni tuo ritratto.
[10] Ex Palatio florentino. [11] Die ix aprilis mdv.
[12] Ego Marcellus Virgilius subscripsi.
[13] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.
367
[1] Iohanni Paulo Balliono. [2] Die ix aprilis 1505.
[3] Noi mandiamo alla Magnificenzia vostra Nicolò Machiavelli, secretario e cittadino nostro per conferire con quella alcune cose che ha avuto in commissione da noi. [4] La Magnificenzia vostra le presterrà piena fede in tutto quello che li esporrà non altrimenti che la farebbe al Magistrato nostro proprio quando li parlassimo alla presenza.
[5] Quae bene valeat.
368
[1] Magnifici Domini mei singularissimi etc. [2] Giunto che io fui iarsera a’ piè di Cortona e intendendo come Piero Bartolini era tornato da Giampagolo e trovavasi lassú e essendo ora da non possere essere di dí a Castiglioni e avendo etiam commissione da vostre Signorie di parlare con Antonio, alloggiai seco; parlai con lui e da Piero intesi come era sequito el caso suo; di che lui mi disse avere dato notizia appunto alle Signorie vostre. [3] Questa mattina dipoi di buona ora fui con Giampaulo e innanzi e dopo el desinare parlai seco piú che tre ore, nel quale tempo ebbi larga comodità di potere esequire la commissione delle Signorie vostre, la quale aveva tre capi: el primo, se voleva servire o no; l’altro, non volendo servire, quali erano le cagioni, e se l’erono per migliorare condizioni, o se l’avèno maggior fondamento; l’ultimo, che non si rompessi con seco per non li dare occasione etc. [4] Per esequire tutte a tre queste cose io entrai con lui nel modo che m’ordinorno le Signorie vostre per la loro instruzione, monstrando che le vostre Signorie si dolevono di questi suoi impedimenti, maravigliavonsi non lo avere inteso prima, e che cosí ora quando l’avevono inteso li offerivano ogni cosa per la securtà dello stato suo. [5] Lui ringraziò molto amorevolmente le vostre Signorie delle oferte, disse non lo avere fatto intendere prima per non esserne suto prima accercato, e che ora — sapiendo e’ periculi che li soprastavano e le macchinazioni de’ Colonnesi e degli altri suoi nimici e le pratiche che li avèno tenute infino drento in Perugia e che presto le scoprirrebbe — non vedeva a nessun modo possersi obligare ad altri sanza uno manifesto periculo di perdere lo stato, e che li era molto meglio ora aversi tagliato legno che avere presi e’ vostri danari e dipoi in sul bello delle fazioni aversi a partire. [6] Di questo ragionamento e’ saltò nel modo che si procedé anno con lui e come mentre che li stette in campo e essendoli ogni dí scritto da’ suoi che venissi, voi non li volesti dare licenza, onde che, per non rompere con voi, fece che ’l signore Bartolomeo venissi a Perugia; della venuta del quale voi entrasti in tale sospetto che lo ebbe a mandare via e che non vuole questo anno avere a fare cosí, ma che crede bene assettare in modo le cose sue questo anno e assicurarsi in tale forma che questo altro anno e’ potrà servire le Signorie vostre, dicendo essere certo di avere ad essere piú vostro servidore che mai.
[7] E rispondendo io a questi sua sospetti quelle risposte che ci sono, e iustificandogli le cose d’anno, lui soggiunse che non posseva stare bene contento né riposarsi sopra di voi avendo voi tenuto pratica sempre, e etiam pochi giorni sono ristrettola, di condurre Fabbrizio Colonna; e benché non si sia concluso, tamen si potria tanto battere la cosa che si concluderebbe e lui si verrebbe a trovare, quando fussi costà, in mezzo a’ nimici suoi. [8] E qui si distese assai detestando queste vostre condotte savelle e colonnese e biasimandovi che voi lasciavi e’ guelfi e che quando voi vi fussi attenuti a loro e fatto un corpo di lui, Bartolomeo e ’ Vitelli, ci andava la cosa bene per loro e per voi, perché e’ Colonnesi rimanevono bassi, che sono inimici loro, e Pandolfo e ’ Lucchesi stavano a’ termini, che sono nimici vostri; e Pisa cadeva per sé medesima. [9] E replicando io a questa parte quello che si poteva e che era conveniente, e stando lui forte che si faceva per cotesta città avere fatto questo corpo di tutti detti Orsini, li uscí di bocca che voi non eri piú a tempo a farlo.
[10] Dolsesi de’ ribelli perugini che stanno a Cortona. [11] Dipoi soggiunse che quando e’ fussi accusato della fede e bisognassi iustificarsi, era parato a farlo e che aveva mostri e’ capituli a molti dottori perugini e tutti li dicevono non essere tenuto a servire. [12] Alla parte de’ ribelli stanno a Cortona, io li dissi che questa era una cagione, conosciuta la qualità di quelli che vi sono stati qualche volta, che sua Signoria non doveva allegarla, e per questo io mi vergognavo in suo servizio a replicarvi e a ragionarne; ma quanto al potersi lui iustificare di non essere obbligato, avendomi lui dato occasione larga d’entrare in su e’ meriti della fede e quant’ella importava, io non ho coscienza d’avere lasciato indreto cosa alcuna che in tale caso se li potessi dire, pigliandola per questo verso, che io mostrai che le Signorie vostre di questa sua deliberazione non avevono aúto tanto dispiacere per conto loro proprio quanto per conto suo, perché se voi rimanete ora allo scoperto ex improviso di 190 uomini d’arme, egli era tanti cavalli in Italia fuora della stalla, che voi non eri per rimanere a piè in nessun modo né per ritirarvi da alcuno vostro disegno. [13] E cosí el male vostro era curabile presto, ma el suo non era già cosí: perché se voi non eri mai per dolervi della sua fede, presupponendo che ’ sospetti sien veri e che li bisogni stare a casa, ciascuno che sa e’ meriti vostri verso di lui, sa la condotta come sta, sa e’ pagamenti come e’ sono corsi, sa le commodità che li sono state fatte, sa la condotta fatta per il figliolo e a sua richiesta, sa che tutta la prestanza li è suta portata a casa, non lo escuserà mai, anzi lo accuserà d’ingratitudine e d’infedeltà e sarà tenuto un cavallo che ’nciampa, che non trova persona che lo cavalchi perché non facci fiaccare el collo a chi vi è su; e che queste cose non hanno ad essere giudicate da’ dottori ma da’ signori, e che chi fa conto della corazza e vuolvisi onorare drento, non fa perdita veruna che li stimi tanto quanto della fede, e che mi pareva che a questa volta e’ se la giucassi. [14] E perché li stava pure in sul potersi iustificare, io li dissi che li omini debbono fare ogni cosa per non si avere mai ad iustificare perché la iustificazione presuppone errore o opinione d’esso, e che si ebbe anno ancora ad iustificare per conto de’ Franzesi e che li toccava troppo spesso ad iustificarsi. [15] E cosí lo punsi per ritto e per il traverso dicendoli molte cose come ad amico e da me; e benché piú volte li vedessi cambiare el viso, mai fece col parlare segno da potere sperare che mutassi opinione. [16] Questo è in summa quanto nel parlare ordinato io posso referire alle Signorie vostre. [17] Quello poi che confusamente e alla spezzata si ragionò fu quasi nel medesimo effetto, perché lui stava fermo in su el volersi stare questo anno a casa e non servire persona e che fra pochi dí farebbe morire 4 persone in Perugia de’ sua nimici e che non si pigliassi ombra se rassettassi genti insieme, che lo faceva per potere rispondere a sua inimici e cacciarne alcuni di certe castella. [18] Disse che voi possevi fare questo anno sanza soldare genti d’arme perché non vi vedeva ad ordine da potere ire a Pisa; e se pure ne soldavi, lasciassi stare Colonnesi e pigliassi el Marchese di Mantua e dell’altre gente che non fussino di quella fazione. [19] Uscígli di bocca in questi ragionamenti cosí fatti che questo anno si temporeggerebbe con quella provvisione che di qualche luogo e’ traessi. [20] Né mancai in questi ragionamenti di dire quello che mi pareva conveniente alla natura loro; offersesi per iustificare le Signorie vostre che le non avèno da dubitare di lui, che se questo anno voi volessi fare la ’mpresa di Pisa che verrebbe con la persona sua con 40 o 50 de’ suoi uomini e verrà come amico e non come obligato e sarà contento che le Signorie vostre lo adoperino per marraiolo.
[21] Le Signorie vostre possono per quello che è scritto infino qui conoscere come Giampaulo è deliberato al tutto non vi servire e quali cagioni n’assegni, le quali sono dette da lui e a suo proposito. [22] Quello che si ritrae da altri è questo: e’ mi hanno parlato dua uomini sua soldati e vostri sudditi, de’ quali ve ne è uno piú atto a praticare che a fare; diconmi tutti a dua che questa è una intelligenzia al certo con Pandolfo, Lucchesi e casa orsina e sua fazione; non sanno se c’interviene altri, ma san bene che si pratica assai cose perché ogni notte a Giampaulo viene qualcuno o cavallaro o che lo somiglia; messer Goro da Pistoia fa un gran dimenarsi e che ora è fuora, non sanno già dove; domenica Giampaulo s’accozzò con Pandolfo verso Chiusi e sott’ombra di caccia; e’ disegni loro sono tòrvi Pisa al certo e farvi peggio se potranno; el fine loro è ridurvi ad essere una medesima cosa che loro acciò che chi è in su l’arme si pasca e gli altri s’assicurino; hannovi fatto dondolare da Giampaulo perché abbiate meno tempo a provedervi, né si sarebbe ancora scoperto se voi non mandavi la prestanza; ma sentendo che l’aveva a venire, volse anticipare e scrisse quella lettera a messer Vincenzio; volse in cambio della lettera mandare ser Valerio e lui non volse venire dicendo che non voleva venire costí perché voi lo ’mpiccassi portandovi quella nuova. [23] Hannogli, chi lo induce a questo, fatto pigliare questa via di dire di non volere servire per volersi stare a casa, perché lui e loro sanno che voi vi avete a risentire di questa iniuria e a fare qualche cosa contro di lui e o col soldare Colonnesi o con altri remedi per guardarvi da lui, darli occasione di scoprirsi iustificatamente contro a cotesta città; e però lui vi consiglia molto amorevolmente o a star sanza gente d’arme o a non soldare Colonnesi. [24] Diconmi costoro che mi hanno dato questo ragguaglio che se voi non li date occasione, che non sarà per scoprirsi, ma accommoderà delle sua genti sotto Bartolomeo e sotto altri che li verrà bene. [25] Dicono etiam che li ha confortati e’ sua soldati a stare di buona voglia che se non toccherà danari da’ Fiorentini ne harà da li altri; e lui me lo accennò nel parlare come dico di sopra; item che sua opinione è che voi non vi possiate armare e se pure voi vi armassi di Colonnesi, hanno in disegno tagliare loro la via del passare in Toscana e non ce gli lasciare condurre in nessun modo. [26] Referisconmi costoro che Giampaulo è stato da dua mesi come in estasi e mai ha riso una volta di voglia, e io ho riscontro questo perché parlando seco e dicendogli che pensassi bene al partito che pigliava e che pesava piú che non pesava Perugia, mi rispose: «Credimi che io ci ho pensato e che io mi sono segnato piú di sei volte e pregato Iddio che me la mandi buona».
[27] Io lascerò ora fare iudizio alle Signorie vostre di tutte queste cose. [28] E perché le Signorie vostre mi dissono a bocca che io avessi l’occhio a non rompere, ragionandomi lui e mostrandomi con efficacissime parole quanto lui era servidore di cotesta città e che la lo conoscerebbe piú l’uno dí che l’altro, e da ora se la pigliassi ombra di questa sua deliberazione, manderebbe costí el suo figliolo per statico, io lo domandai perché non aveva ratificato alla condotta sua. [29] Lui disse allora presto e sanza pensarvi che, quando le vostre Signorie lo volessino, che ve lo darebbe molto volentieri. [30] Io risposi che di questo non ne avevo commissione alcuna e che vostre Signorie non me ne avèno ragionato alcuna cosa, ma che posseva farlo loro intendere per vedere l’animo loro; donde lui subito fe’ mandare un fante a Perugia a ser Valerio che venissi a lui, e ha detto volerlo subito mandare alle Signorie vostre che con questa commissione, né a me è parso fuora di proposito entrare in questa pratica. [31] In summa nel partirmi da lui e’ mi disse che io facessi intendere alle Signorie vostre che questo anno a nessun prezzo e per nessun conto voleva servire le Signorie vostre; e che se voi andavate a campo a Pisa, verrebbe come amico con 40 o 50 persone e che io le accertassi che non era per offenderle, né per essere con chi l’offendessi e che la necessità di stare a casa li faceva pigliare questo partito e non altro; e che vi darebbe questo suo figliolo volendolo. [32] E perché vostre Signorie veghino se se gli può credere, mi sono disteso in tutti quelli particolari che si scrivono di sopra, per li quali le Signorie vostre giudicheranno tutto con la loro solita prudenzia; né mi sono curato essere lungo fuora della natura mia, perché questo articolo mi pare di tanta importanza che io non penso possere errare avendo fatto loro intendere quanto io abbi udito. [33] E veduto che gente d’arme abbi e dove, io ho ritratto che de’ vecchi liene manca intorno a 20, ma che in pochi giorni ha soldato 28 uomini d’arme del prefetto e del duca d’Urbino. [34] Hagli alle stanze per tutto lo stato suo; in quello di Cortona ha solamente tre uomini d’arme. [35] Dice publice volere avere insieme fra un mese 100 uomini d’arme e 100 cavalli leggeri.
[36] Io non mi son fermo a Castiglione parendomi avere ritratto quello che io debbo di quelle cose; dipoi sendo là non possevo scrivere la metà delle cose ho scritte; ulterius da un dí in là sarei suto tenuto spia, e statovi con poca grazia e poca reputazione di vostre Signorie; e però ho preso per partito venirmene, pensando sia minore errore lo averci a ritornare che lo starci. [37] Starommi questa sera a Cortona; domani parlerò al Capitano d’Arezzo e l’altro sarò costí, piaccendo a Dio. [38] Raccomandomi alle Signorie vostre. [39] Die xi aprilis 1505.
[40] Io ho dato dua ducati a Carlo cavallaro che parte di qui a ore 23 e mi ha promesso essere costí avanti che le Signorie vostre ne vadino a casa; quanto che no, renderà indreto e’ dua ducati.
[41] Servitor Nicolò Machiavegli all’Orsaia.
[Scritti di governo]
369
[1] Al Conte Lodovico della Mirandola. [2] Die 14 aprilis.
[3] Avendoci fatto ne’ mesi passati intendere la Signoria vostra come per essere impedita non posseva questo anno servirci, fumo contenti compiacerla della licenzia. [4] Ora significandoci el suo cancelliere e alcuni altri di questi suoi come vostra Signoria è in buona valitudine e come ella era desiderosa servirci come lo anno passato, ci è parso scrivere a quella la presente per intendere piú a pieno la sua volontà e disposizione, e se quella è in attitudine a possere con la persona continuamente servirci questo anno, o no, acciò che inteso lo animo di quella, possiamo significarle quello che sia la mente e desiderio nostro. [5] Bene valete.
370
[1] Antonio Paganelli. [2] Die 15 aprilis 1505.
[3] Ieri per una nostra breve lettera ti significamo come per concludere e fermare la condotta di Francesco Albertinelli, si manderebbe costà Pellegrino Lorini, proveditore nostro; ma sendo poi occorso di averlo adoperare qui, ci è parso, per non perdere piú tempo in questa parte, darne commissione a te. [4] E però ti si manda alligata la instruzione doveva portare detto Pellegrino, la quale tu leggerai, e secondo quella in tutto e per tutto circa detta condotta te ne governerai. [5] E perché la condotta del Conte Checco è per fornire fra tre settimane incirca, e volendo noi poi servirci della fusta e de’ brigantini, vorremo questi tre legni pagarli e tenerli armati, ma che l’Albertinello non si avessi a travagliare se non di comandarli. [6] E però destramente intenderai da Giulianico e dal Monciatto, e da chi altri ti parrà, come in questo caso si ha a procedere a volerli mantenere armati e quello che ciascuno di detti legni ci costerà, e a chi e come si avessi a fare el pagamento. [7] E di questa parte ci scriverrai in modo resoluto e a pieno, che noi possiamo ordinarci a potercene valere come la condotta del Conte finisce; e tu non pubblicherai questa cosa altrimenti che ’l Conte non abbi ad essere raffermo, e cosí ne avvertirai l’Albertinello. [8] Usa diligenzia grande in queste commissioni e rispondi. [9] Ulterius e’ nostri Eccelsi Signori ti scriveranno che tu facci scaricare alla piaggia di Bibbona le navi de’ grani che debbono venire costí. [10] Farai con sollecitudine di eseguire la loro commissione acciò che la città si possa piú presto valere di quello grano. [11] Vale.
371
[1] A Pellegrino Lorini. [2] Die xv martii 1505.
[3] Per la tua ultima intendiamo quanto scrivi delle cose di costà, massime circa e’ connestaboli svaligiati, dove si truovono e quello bisognerebbe loro. [4] E quanto a quelli che sono alla Verrucola, sendo el luogo importante e bastando loro 4 ducati di suvvenzione per ciascuna compagnia, siamo contenti la dia loro. [5] Quanto a Sarra che è a Lari, voliamo aspetti el meglio che può fino che si dia nuova paga; circa messer Malatesta, bisognandoli tanti danari quanto tu ci scrivi per rimetterlo ad ordine, non ci pare da darli suvvenzione alcuna, ma li farai intendere come noi sempre, paga per paga, lo paghereno per quelli cavalli li saranno trovati e che lui attenda a ristorarsi a poco a poco tanto li abbi rifatto la sua compagnia, perché sempre sarà pagato de’ cavalli se li troverrà infino che li abbi la debita somma. [6] Quanto alla munizione de’ viveri della Verrucola, sendo el grano, farina e biscot-to, da cambiarlo, bisogna prima provedere di mettere in detta Verucola tanto grano e farina quanto vi è, e dipoi trarre quello che vi si truova, e pigliare deliberazione di allogarlo in modo che ’l comune non ne perda; sí che sarai con el Commissario e piglierete qualche buono espediente a questa cosa. [7] Circa el bombardieri da mandare alla Verucola, si piglierà quello espediente che tu ricordi e mandereno subito quel bombardieri a Lari, perché quello di Lari vadi là.
[8] Sendo per lettera del Capitano di Livorno avvisati come egli è necessario fermare la condotta dell’Albertinello e bisognando a questo effetto mandare uno uomo in quello luogo, vogliamo dare questo carico a te. [9] E però subito ti transferirai a Livorno e ti governerai appunto come per la alligata instruzione ti si commette.
[10] E perché la condotta del Conte Checco è per finire fra tre settimane in circa, e volendo noi servirci della fusta e de’ brigantini, vorremo pagarli e tenerli armati, e che l’Albertinello non si avessi a travagliare se non di comandarli. [11] E però destramente intenderai da Giulianico e dal Monciatto, e da chi altri ti parrà, come in questo caso si ha a procedere a volerli mantenere armati e quello che ciascuno di detti legni ci costerebbono; e tornerai di questa parte in modo resoluto che noi possiamo ordinarci a potercene valere come la condotta del Conte finisce; e tu non pubblicherai costà altrimenti che ’l Conte non abbi ad essere raffermo; e cosí ne avvertirai l’Albertinello.
[12] Avendo scritto infin qui, aviamo ricevuta la tua e inteso come tu hai dato danari a messer Malatesta; a che non accade replicare altro. [13] Vale.
372
[1] Antonio de Paganellis Capitaneo Liburni. [2] Die 16 aprilis.
[3] Iarsera ti scrivemo a lungo e ti mandamo una struzione secondo la quale ti avessi a governare nella condotta dello Albertinello, e di piú ti mandamo lettere de’ nostri Signori, delle quali ne fia copia in questa, per la quale ti commettevano ordinassi che le nave de’ grani che venivono si andassino a scaricare alla spiaggia di Bibbona. [4] E come per la instruzione vedrai e per la lettera ti scrivemo, nostro animo è di tenere quelli legni che padroneggia el Conte e metterli sotto l’Albertinello; ma volavamo che l’Albertinello lo temporeggiassi tanto che fussi fornita la sua paga. [5] E avendo visto quello che circa questa parte tu ci scrivi per la tua de’ 14, desiderremo ad ogni modo t’ingegnassi e facessi ogni forza che, per questo poco del tempo, l’Albertinello e il Conte concorressino; pure quando questo non potessi essere, presenterai la lettera al Conte, che sarà alligata a questa, e per nostra parte lo conforterai a scendere in terra e rimanere con la compagnia sua alla guardia consueta di cotesto luogo, facendogli offerta per parte nostra come noi siamo ad ogni modo per ristorarlo; e la fusta e li brigantini metterai sotto l’Albertinello e noi avviserai di quelli particolari che per la nostra di ieri ti si commisse. [6] Ma quando l’Albertinello e il Conte si riunissino a servire questi pochi dí che dura la condotta del Conte, potrai fare sanza darli la lettera. [7] Sarà ancora alligata a questa una lettera allo Albertinello, la quale tu li darai ad ogni modo. [8] Piaceci che ’l grano sia venuto, del quale farai quello ti commettono e’ nostri Signori.
373
[1] Al Conte Checco. [2] Dicta die.
[3] Sendo venuto costí l’Albertinello co’ suoi legni, e intendendo come voi non convenite insieme, ci è parso, desiderando che le fazioni che si hanno a fare in mare sieno unite, confidare e pigliare securtà in voi, co animo di satisfarvi e ristorarvi altra volta nelle occasioni che ogni dí ne dà il tempo. [4] E però vi potrete ritornare con la vostra compagnia in terra alla guardia di cotesto luogo con la vostra solita diligenzia e fede, e la fusta e li dua brigantini lascerete nelle mani d’Antonio Paganelli Capitano nostro. [5] Siamo certi non piglierete di questo ammirazione, anzi servirete come sete consueto infino a qui, con speranza certa d’essere ristorato come noi vi promettiamo.
374
[1] A Francesco Albertinelli. [2] Dicta die.
[3] Desiderando noi fermare la condotta vostra con la nostra Repubblica, scrivemo infino ieri ad Antonio Paganelli, Capitano, e demogli commissione di quello avessi a fare acciò ciascuno per la parte sua potessi fare suo debito; e tenendoci noi satisfattissimi della giunta vostra per il galeone tolto a’ nimici etc., non vogliamo mancare nelle cose ragionevoli, acciò che etiam voi vi teniate satisfatto, come di tutto s’è dato notizia al prefato nostro Capitano. [4] Aremo bene desiderato che per questo poco tempo che aveva a servire el Conte, voi unitamente avessi fatto le fazioni; e questo soprammodo ci piacerebbe; tamen non potendo essere, sarete con el prefato Capitano, quale ha di tutto ordine come si abbia a governare. [5] Vale.
375
[1] Al Capitano di Livorno Antonio Paganelli. [2] Die 17 aprilis 1505.
[3] E’ ti si scrisse ieri come, non potendo tu metter d’accordo l’Albertinello e il Conte, che tu ordinassi a detto Conte che si riducessi in terra con la compagnia e attendessi alla guardia della terra, e la fusta e li brigantini lasciassi nelle mani dello Albertinello. [4] E benché noi stimiamo che quella lettera debbe essere salva, nondimanco a cautela ti scriviamo la presente, imponendoti che, non potendo accordarli per questi pochi dí che dura la condotta del Conte, che tu facci che detto Conte attendi alla cura della terra e lasci la cura de’ legni e delle cose del mare a detto Albertinello. [5] E perché ieri ti si mandò instruzione e ordine come tu avessi a fermare la condotta dell’Albertinello detto, aspettiamo che tu abbi esequito tutto con diligenzia, acciò possiamo provedere al pagamento e dare el debito nostro. [6] Sollecitiamoti ancora a mandare e’ grani in quelli luoghi dove ti hanno scritto e’ nostri Signori e usarvi tale diligenzia che loro e noi ce ne teniamo satisfatti. [7] Vale.
[8] Farai intendere al Conte Checco che rassetti la sua compagnia vecchia in quel numero d’uomini, e in quel modo e forma che la avea prima. [9] E questo facci quanto piú presto meglio acciò che noi ce ne possiamo servire costí per facilitare lo scaricare dei grani e condurli dove bisogna. [10] Abbiamo dato salvocondotto a Giuliano d’Adamo genovese o a suo mandato di poter venire in cotesto nostro porto con 8 o x barche e privatamente si li è scritto che facci capo a te. [11] Del quale delle quali barche tu ti potrai servire ecc.
376
[1] A Iuliano de Lapis. [2] Die xvii aprilis 1505.
[3] Perché al presente non corre cosa che importi tanto alla nostra Repubblica quanto el condurre in queste parti e’ grani che sono a Livorno, e non si potendo fare questo sanza securare la strada che da quello luogo li conduca in qua per la piú commoda e piú pressa via, vorremo ad ogni modo che tale strada si securassi. [4] E per questa cagione ti mandiamo la presente in diligenzia, acciò che subito parli con la Signoria del Governatore di questa materia, e con lui esamini prima quale strada di quelle che vi sono sia bene usare, e quanti fanti bisognerebbe a guardarla, sanza toccare le guardie necessarie a guardare le terre. [5] E aúto che arai la opinione sua di questo caso, ce ne darai notizia in diligenzia; e parte insieme con detto Governatore, e a suo consiglio, potrai cominciare a rassettare quella compagnia o compagnie fussino per voi giudicate a proposito per la guardia e securtà di detta strada. [6] E quanto etiam avessi ordinato in questa parte, ci avviserai in diligenzia, perché voliamo per questo conto de’ grani ad ogni modo aprire quanti piú luoghi si può perché venga con maggiore securità e facilmente.
[7] Noi aviamo condotto per la guardia della Verucola Giuliano del Caccia con 40 provigionati e Stefano Tarugi con venti; le quali compagnie voliamo che faccino per essere ad ordine quando si manderà la nuova paga; e acciò che possino fare questo, lo notificherai secretamente a l’uno e a l’altro, acciò che da l’un canto loro possino fare el bisogno, da l’altro quelli altri che vi sono, veggendo di rimanere in terra, non si vadino con Dio innanzi al tempo.
377
[1] Al Capitano di Campiglia Doffo Spini. [2] Die 17 aprilis.
[3] Li uomini di Ponte di Sacco sono stati a noi e fattoci intendere come, non sendo provvisti, sono per morirsi di fame, e desiderrebbono possere trarre un poco di grano di cotesto capitanato. [4] Pertanto non li aviamo voluti abbandonare d’una lettera e impòrti che, quando in cotesto capitanato non ne manchi, ne lasci loro trarre in qualche parte per li bisogni loro, perché nostra intenzione non è che in uno luogo ne abbondi e nell’altro ne manchi; sí che, avanzandone costí, ne li farai servire. [5] Vale.
378
[1] Pietro de Albertis. [2] Die xviii aprilis 1505.
[3] Per la tua de’ 16 restiamo avvisati delle parole furno usate a quello provveditore della cittadella e a quello suo provigionato, le quali ci sono parse di quella medesima importanza che le sono parse a te. [4] E giudichiamo che sia da tenerne conto e da raddoppiare per tale cosa la buona guardia e la diligenzia in osservare e quelli di drento e quelli che venghino di fuora e massime delle lettere che entrano e escono. [5] Non ci pare già da andare piú avanti non s’intendendo altro infino che altri fia ordinato con le forze, ma temporeggerai cosí destramente; e noi per possere reprimere l’insolenti, abbiamo giudicato che un de’ primi rimedi sia fornire la cittadella di piú guardia; e di già si è ordinato di raddoppiarla e fra pochi dí saranno in su el luogo. [6] E se in questo mezzo, o poi, occorressi cosa che avessi bisogno d’essere repressa, per fare la cosa secura con piú reputazione e piú forze, ti potrai in un subito valere delli uomini delle cortine d’Anghiari e Castiglione, e’ quali per essere propinqui e disposti potranno in un subito essere costí. [7] Ma a noi pare che la cosa si vada temporeggiando e parte osservando, infino che sanza periculo si possa procedere contro a chi si fussi portato o portassisi sinistramente. [8] Altro in questo caso non abbiamo che dirti, rimettendoci nella prudenzia tua in quelle cose che da noi non ti possono essere ricordate. [9] E quanto a li grani, ci pare che fia buona provisione in qualunque modo o sotto qualunque colore metterne in cittadella. [10] Né per questa ci occorre altro se non che tu commendi quelli che ti scrivono e ti avvisono delle cose che girano intorno; e tu de’ ritratti farai del loro ci terrai continuamente avvisati.
379
[1] Commissario Cascinae Iuliano Lapio. [2] Die xviiii aprilis.
[3] Desiderando noi assai che questa benedetta strada di Livorno si assicuri e importandoci assai per potere condurre in qua quel grano di che ne siamo in penuria grandissima, ci è parso anticipare nella provisione, avanti che da te e da messer Ercole s’intenda el modo del farla secura. [4] E pensando che voi abbiate a questa ora esaminato tutto e disegnato che fanteria vi bisogna per la guardia di essa, acciò possiate metterla in atto, vi mandiamo per il presente apportatore mille ducati d’oro o la valuta di essi, e’ quali danari, come di sopra si dice, voi darete a quelli fanti e conestaboli che tu e ’l Governatore arete giudicati a proposito a quella guardia della strada. [5] E perché questa cosa c’importa quanto tutta questa città, non lascerete indreto cosa alcuna per darle effetto, mettendoci ogni industria e diligenzia in modo che dell’opera vostra noi ci teniamo satisfatti e di noi si satisfacci tutta questa città, la quale si ha a pascere di quella provisione che debbe venire per quella via; sí che non mancare in questa opera. [6] Vale.
[7] Postscripta. [8] Per il presente cavallaro, oltre all’infrascritti danari ti sarà presentato dua legati in uno sacchetto, drentovi 1.250 ducati d’oro, con una nostra lettera ad Antonio Paganelli, e’ quali danari e lettera quanto prima potrai e per securo modo manderai a Livorno ad Antonio Paganelli detto. [9] E userai somma diligenzia per mandarli presto e sicuri.
[10] Oltre a tutti e’ danari di che di sopra ti si scrive, come per lettere del depositario vedrai, ti si manda la paga di Giuliano del Caccia e di Stefano Tarugi, deputati alla Verrucola per quelli fanti che dal depositario detto ti sarà ordinato. [11] Paghera’gli e rassegnera’gli alla Verrucola in persona, avendo riguardo a tenere uomini utili per il luogo e fedeli, e sopratutto che non vi sia paghe morte, perché tenendo questi due comestaboli 56 uomini vivi, li iudichiamo abastanza per quella guardia. [12] E’ si è mandato alla Verrucola maestro Francesco da Vinci, maestro di ascia e bombardiere, per esser alla guardia di quello luogo e sopratutto per inceppare quelle artiglierie vi sono. [13] Fa’ che tra lui e Pagolino usino diligenzia di metterle a cavallo, e bisognando 150 o 200 libbre di ferro, ordina che sia loro dato, e ciò che al tutto bisognassi per inceppare dette artiglierie.
380
[1] Al Signore Piero dal Monte. [2] Die 19 aprilis.
[3] Avendo noi sempre aúto fede grandissima nella virtú e fede vostra, e avendola continuamente, vi aviamo sempre riserbato in quelle fazioni che sono da noi estimate piú e di maggiore importanza alla Repubblica nostra. [4] E pertanto occorrendoci al presente dovere mettere guardia nella città d’Arezzo, la quale importa allo stato nostro quanto, aviamo eletto voi, come piú prudente, piú amorevole e piú fedele che veruno altro nostro uomo, e desideriamo che subito con dugento buoni fanti vi transferiate in detta città d’Arezzo. [5] E perché voi lo possiate fare piú commodamente, vi mandiamo per ser Baccio, cancellieri vostro, 200 ducati d’oro, e el resto della paga che monteranno 200 uomini vi saranno pagati subito allo arrivare in Arezzo. [6] Bisogna che voi facciate questa compagnia piú secretamente si può e non manifestiate ad alcuno dove ve ne abbiate a servire, perché voliamo che voi siate con quella in Arezzo avanti se ne intenda alcuna cosa. [7] Né vi sollecitereno altrimenti a questa espedizione, conoscendovi prudente e affezionato alla nostra Repubblica. [8] Bene valete.
381
[1] A Piero delli Alberti. [2] Die 19 aprilis 1505.
[3] Per maggiore sicurtà di cotesta terra d’Arezo e per levare via tutti e’ sospetti, ci è parso ordinare, oltre a quello che questa mattina ti si scrisse, che ’l signore Piero dal Monte venghi alla guardia di cotesta città con dugento provigionati, e se li sono mandati buona parte de’ danari e commessogli che facci la compagnia sanza dire dove e’ si abbi ad andare con essa, acciò che sia prima costí che si sappia che vi abbi a venire. [4] E tu terrai segretissimo questa sua venuta; e quando e’ verrà, lo riceverai e lo ordinerai alla guardia di cotesta città, e noi in questo tanto ti aremo mandato danari da darli el suo resto. [5] E ancora, se altro ci occorrerà, ti scriverreno; e sopra tutto ti si ricorda tenga segreto questa sua venuta. [6] Bene vale.
382
[1] A messer Ercole Bentivogli. [2] Die 20.
[3] La di vostra Signoria de’ 18, responsiva alla nostra de’ 17 circa la strada di Livorno e l’altre occorrenzie da cotesta banda, ci ha dato piacere per il prudentissimo discorso suo, e approviamo in tutto quanto per la Signoria vostra ne sarà ordinato per rendere reputazione alle forze e riunirle. [4] E però, sanza aspettare altrimenti el consenso nostro, ne delibererete come a lei parrà e piacerà. [5] Intendiamo ancora quanto vostra Signoria ne discorre circa la strada, a che replicheremo solo questo: che li è tanto necessario condurre el grano da Livorno in qua che bisogna, o un po’ piú lunga o corta che la si piglia, pensare ad ogni modo di non perdere una ora di tempo in farlo venire. [6] Pertanto, delle vie che voi discorrete, prenderete per al presente quella che voi dite che si può usare ora, riserbandosi ad usare quella che fussi piú commoda quando le forze lo sopporteranno, perché e’ bisogna ad ogni modo che questo gran venga. [7] E per questa cagione si mandò iarsera a Giuliano Lapi mille ducati d’oro, acciò potessi con quelli ordinare quelle compagnie di fanti che bastassino per assicurare la strada e fare scorta a li grani. [8] Pertanto bisogna che vostra Signoria metta in questa parte ogni industria. [9] Scriverreno a Campiglia che li uomini d’arme di Marcantonio venghino a Rasignano, ma per non v’essere Marcantonio, e per questo non avendo aúto la prestanza, non crediamo posserveli condurre; sí che noi non vorremo che si stessi a loro speranza, ma si pensassi di valersi con altre forze che facessino el medesimo effetto. [10] Né ci occorre per al presente distenderci in altro, confidandoci nella prudenzia di vostra Signoria, alla quale ci offeriamo.
383
[1] A messer Ercole. [2] Die 21 aprilis.
[3] Ier mattina scrivemo alla Signoria vostra in risposta della sua de’ 17 e le mostramo quanto da noi si desiderava che la strada di Livorno, per dar la via a’ nostri grani, si assicurassi, confortandola a pigliare la piú corta e secura via che al presente si potessi usare. [4] E benché in questa materia ci paia avervi scritto a sufficienza e che noi speriamo per vostra Signoria non si perda tempo per satisfare al bisogno e desiderio nostro, nondimanco tornando alla Signoria vostra Dieciaiuti da Prato, presente apportatore, le aviamo voluto scrivere di nuovo, acciò che di nuovo la conosca quanto ci prema questo caso, perché nessuno ne corre al presente tanto stimato da noi quanto questo. [5] E non si potendo fare piú corta via securamente che quella da Rasignano, Pomaia e Ceppato, ordinerete di assicurarla e con quanta piú celerità potrete, perché avendo parlato ad alcuno di questi conduttori, si rincuorano per tale via condurne in brevi dí tanta somma che ci satisfarà. [6] E però vedrete di assicurare tale via ad ogni modo e prenderete per fare quelle fanterie che bisognono di quelli danai che per tal conto si mandorno dua dí fa ad el Commissario, e ingegneretevi o di quelli o d’altri cavalli valervi a Rasignano in cambio delle genti d’arme di Marcantonio, le quali, per essere sanza capo e non avere aúto ancora la prestanza, per avventura non si potranno levare da lo alloggiamento cosí presto come el bisogno lo ricerca. [7] Di nuovo ricordiamo a la Signoria vostra che questa cosa ci preme assai che noi desideriamo quella ponga in essa ogni industria e sollecitudine.
384
[1] A Iuliano de Lapis. [2] Die 21 aprilis.
[3] Iermattina si scrisse e a te e al signore Governatore in resposta della vostra de’ 18 circa la strada da farsi per condursi e’ nostri grani, e vi si disse pigliassi quelli espedienti ci erano perché tale cosa avessi lo effetto suo. [4] Questa mattina per Dietaiuti da Prato si è replicato el medesimo al prefato Governatore; e avendo dipoi ricevuto la tua de’ 19, non ci occorre repricarti altro che la importanza di questa strada, e che tu sia con el Governatore e ordiniate di fare secura quella che lui scrive poter farsi da Rasignano, Pomaia e Ceppato. [5] E perché noi abbiamo visto una lettera che detto signore Governatore scrive ad Antonio Tebalducci, nostro collega, dove lui afferma bisognare per tale conto mandare el signore Marcantonio con la compagnia a Livorno, voliamo li facci intendere come egli è impossibile che al presente le genti di Marcantonio cavalchino, e avendo aspettare quelle ci corre tanto tempo che questa città, che ha bisogno valersi del grano, non lo può aspettare. [6] E però dirai a detto signore Governatore che questa provisione bisogna farla subito e fondarla sopra le fanterie dove mancono cavalli, perché ’l tempo corto non patisce né di fare bastioni né d’affortificare luoghi né d’aspettare genti che cavalchino. [7] E però vedrete che ad ogni modo le fanterie bastino e che non si mandi la cosa in lunghezza, e che noi intendiamo per la prima vostra a tutto essere proveduto. [8] Questa cosa importa quanto questa città: usaci ogni diligenza, la quale non sarà mai iudicata abbastanza.
[9] Arai a questa ora ricevuti e’ danari per conto della Verrucola, e però a questa parte non ti si replica altro. [10] Bene vale.
[11] Farai riguardare tutti e’ luoghi che sono in cotesta provincia atti a fare fieni e fara’ne levare tutto el bestiame, da quello in fuora che si adopera a lavorare la terra.
[12] Quando e’ danari delle fanterie non bastassino che ti sono suti mandati, avvisa quelli mancano, e provedrentene. [13] Vale.
385
[1] A Giuliano de Lapis Commissario Cascine. [2] Die 22.
[3] Sendosi partito el Conte Checco da Livorno, e avendo noi desiderio che quella terra non manchi della sua guardia, t’imponiamo che subito mandi a Livorno detto Gnagni di Picone con la sua compagnia. [4] E perché si possa levare, ti mandiamo con la presente la paga sua in quel numero de’ danari che ti sarà scritto dal depositario de’ nostri Signori, e paghera’lo e mandera’lo subito. [5] Né perderai in questo caso in una ora di tempo, perché infino che detto Gnagni con la sua compagnia non sarà condotto in su ’ luogo ne staremo sempre di mala voglia; e però lo sollecita e fallo partire subito subito.
[6] Poscritta. [7] Mandasi con questo cavallaro, oltre alla paga di Gnagni di Piccone, la paga de’ connestaboli di Livorno; e’ quali danari potrai fare accompagnare a Gnagni e mandarli a Livorno o per il presente cavallaro o per altri, quando ti paressi andassino piú securamente. [8] E soprattutto ti ricordiamo che tu espedisca subito subito Gnagni di Piccone detto con detti danari e suo compagni, perché, come ti si dice in questa, noi non ci riposereno mai di voglia infino a tanto che detto Gnagni sia arrivato là. [9] E però lo solleciterai. [10] Vale.
[11] Mandera’ci el piú presto potrai tutto el rame e bronzo rotto che si truova costà.
386
[1] Al Capitano di Livorno. [2] 22 aprilis 1505.
[3] Veduto quello che tu ci scrivi per la tua de’ 21 circa la partita di Iacopo Stiavo per a Pisa, e parendoci che la importanza di cotesto luogo e la qualità del tempo ammonisca a stimare ogni cosa, abbiamo subito ordinato che Gnagni di Picone, quale si trova a Cascina con 40 compagni, si trasferisca costí con detta sua compagnia; e perché non differisca el levarsi, li aviamo mandato la paga. [4] Abbiamo oltr’a di questo inviato questa sera a cotesta volta per la via di Cascina la paga di tutte coteste compagnie, la quale ti sarà per ordine di Giuliano Lapi mandata subito, e per avventura ti potrebbe essere presentata con questa; pagherai detti danari a quelli connestaboli e in quello modo che ti sarà ordinato dal depositario de’ nostri Signori, e attenderai con loro e con Ignagni prefato alla guardia di cotesta terra. [5] E perché noi dubitiamo che quello Iacomo Stiavo non abbi avvelenato el resto della compagnia del Conte, vorremo che con lo aiuto di alcuni di cotesti connestaboli piú intendenti secondo te, e piú fidati, esaminassi detta compagnia del Conte, e trovandovi uomini forestieri e non conosciuti, te ne assicurerai e li manderai via; e el medesimo esamine farai ancora nell’altre compagnie, e manderai via quelli che vi fussino dubbi e da non si fidare certamente di loro: il che potrai ora fare facilmente e sanza perdita di comune, avendo a dare questa paga; e in questa parte userai grandissima diligenzia.
[6] Quanto alla nave soldata nuovamente da’ Genovesi per essere con il Bardella contro alla nostra armata, non ci occorre altro che commendarti per averne dato avviso allo Albertinello e dove altrove era di bisogno; né però ora aviamo che dirti altro in questo caso, rimettendoci a quello che altra volta te ne scriverreno, aspettando etiam avviso da te di quanto sarà successo, e per li legni nostri, e per li d’altri in cotesti mari.
[7] Postscripta. [8] Perché noi desiderremo opporci al Bardella e alla nave genovese, vorremo vedessi se noi ci potessino valere della nave sovrana inghilese che è costí, dandoli conveniente premio per tempo d’un mese o di dua. [9] E però vorremo trattassi questa cosa con el padrone d’essa e ci dessi avviso di quanto ritrarrai da lui, facendoci intendere a che speranza se ne può stare e con quali condizioni. [10] Vedrai ancora se tu potessi indurre detto padrone di detta nave, sanza aspettarne altro avviso da noi di essere con lo Albertinello, subito ad affrontare el Bardella e la nave genovese, e li farai fede che non se li mancherà di conveniente beveraggio; e ci avviserai di quello che nell’uno modo e nell’altro arai esequito.
[11] Ricordiamoti el rivedere coteste fortezze e confortare e’ castellani a fare loro debito. [12] E parendoti che nel rivellino della torre di mare sieno pochi uomini, come pare a noi, ve ne aggiugnerai quelli che ti parrà traendogli di coteste compagnie; e cosí in ogni parte che si aspetta a te non mancherai d’ogni estrema diligenzia.
387
[1] A Bernardino da Carrara. [2] Dicta die.
[3] Sendo desiderosi di fare utile e commodo a chi noi stimiamo uomo di fede e affezionato come se’ tu, e avendo inteso per tua lettera come desideravi ti fussi accresciuta provvisione, sendoti accresciuta fatica etc., abbiamo deliberato che tu abbia dieci ducati d’oro el mese da cominciare a dí primo di maggio prossimo, sí che attendi a fare come per lo addreto, e soprattutto ti ricordiamo pigli in questa nuova elezione de’ provigionati uomini fidati e sufficienti. [4] Vale.
388
[1] Die xxvi aprilis 1505.
[2] Decemviri etc. [3] Veduta una lettera d’Andrea Gamberini del Soldato, Podestà di Castelfranco di Sotto, per la quale ci fa fede come, sendosi ne’ dí passati per il Commissario di Cascina comandato a li uomini di Santa Maria a Monte provedessino di bestie per condurre farine a Libbrafatta, e avendole provedute e essendone state tolte loro da’ Pisani certa quantità di valuta, secondo che in detta lettera si conteneva, di fiorini 36 larghi d’oro in oro, e volendo loro Signorie rifare de’ loro danni detto comune e uomini di Santa Maria a Monte, hanno deliberato servatis servandis e deliberando declarato che a detti uomini e comune di Santa Maria a Monte si dia e paghi per rifacimento di dette bestie, de’ danari del comune di Firenze, fiorini ventisette larghi d’oro in oro, e’ quali sieno per tutto quello potessino, per rifacimento di sopradetti danni, domandare, e’ quali danari si paghino a ciascuno a proporzione della valuta delle bestie o bestia ha perduta.
389
[1] Piero Ridolfi Capitano e Commissario di Castracaro. [2] 27 aprilis.
[3] Noi abbiamo differito el rispondere a questa tua lettera de’ 21 infino a questo dí, perché, desiderando che lo accordo, quale tu di’ essere fatto fra e’ Zoli e cotesti uomini, andassi, e che el perdonare a quelli banditi e confinati, de’ quali tu ci mandi listra, non facessi a tale accordo alcuno impedimento, ci è bisognato esaminare con quale autorità tale remissione si potessi fare. [4] E in effetto troviamo che non si può cancellarli se non per via de provisione e del Consiglio grande. [5] E benché noi siamo disposti, insieme co’ nostri Eccelsi Signori, a farne ogni cosa, tamen potrebbe essere che tale provisione, avendovi a concorrere molti, non arebbe la perfezione sua. [6] E però a questa parte bisogna che tu usi qualche destrezza e prudenzia, e mostri a coloro con chi tu hai a convenire la disposizione buona dello assolverli e la speranza che ne possono avere, ma che li è necessario passi qualche dí a condurla per le cagione dette. [7] E potrai fare loro intendere che questo non è bene che impedisca la pace, per quelle ragioni che tu saprai loro assegnare; e offerirai loro di dare a quelli contumaci ogni securtà infino a tanto che per l’ordinario e’ sieno liberi. [8] Altro non ti possiamo dire in questo caso: governalo con la solita prudenzia tua.
390
[1] Domino Herculi Bentivolo.
[2] Abbiamo visto quello vostra Signoria ci scrive del capo de’ cavalli di Giampaulo Balioni circa la requesta li avete fatta e la risposta sua. [3] Laudiamo la sua buona disposizione, ma sendo forniti di gente non possiamo satisfare al desiderio suo né al nostro; fareteliene intendere, con tale destrezza nondimeno che non manchi di servire quel tempo che è obbligato el suo padrone a servirci. [4] Bene valete.
391
[1] Capitano di Livorno Antonio Paganelli. [2] Secunda mai 1505.
[3] Per questa ti facciamo intendere come s’intende, per la via di Roma e di luogo autentico, che Consalvo Ferrante mette in ordine 3 galee per mandarle a Pisa ad accompagnare un barciotto carico di grano, e con quello mettere in Pisa cinquecento fanti che saranno in su detti legni. [4] Quando e’ sieno per partire non sappiamo, ma non possono differire molto. [5] Diantene avviso acciò subito lo conferisca con lo Albertinello, acciò che lui si prepari a farli quelli impedimenti sono possibili. [6] E perché noi intendiamo che la fusta manca de’ remi che le sarèno di bisogno, vorremo che, fra tu e il Commissario di Cascina, usassi tanta industria che quelli che sono là si conducessino costí.
[7] E’ ci è fatto intendere come el legname che è suto condotto costí da Vada per le scafe è ito e va in buona parte male, e che ’ maestri dondolano l’opera. [8] Dispiaceci questa cosa e ti ricordiamo lo facci perseverare e sollecitare e’ maestri. [9] E farai condurre dette scafe in termine che non s’abbi se non a dare loro la pece e la stoppa, quando costí non ve ne fussi da fornirla. [10] Bene vale.
392
[1] A Fucecchio Bartolomeo Strinati. [2] Die ii maii 1505.
[3] Noi intendiamo come da Lucca a Siena vanno ogni dí lettere d’importanza e come pochi dí sono passò uno che ne aveva nelle scarpette. [4] E benché fussi cerco costí, non fu usata tale diligenzia che le fussino trovate. [5] Ricordiamoti ad usarla migliore per lo avvenire, acciò che ci sia drento piú l’onor tuo e il desiderio nostro.
393
[1] Petro Alberto Capitano d’Arezzo. [2] Die 3 maii 1505.
[3] Noi abbiamo inteso per la tua del primo come hai comandato a li Aretini secondo la commissione te ne fu data, e cosí restiamo avvisati delle condizioni di alcuni che non vengono per essere malati e d’alcuni altri per essere assenti. [4] A questi assenti voliamo mandi le citazioni alle case loro che fra 3 dí comparischino a noi dal dí della citazione sotto pena del capo; e darai a noi notizia di tali citazioni. [5] E quanto a li ammalati farai di toccare con mano quale malattia sia la loro, e quand’ella sia tale che possino reggersi a cavallo, li farai comparire ad ogni modo; e però te ne chiarirai e a noi ne rescriverrai el particulare. [6] Quello che è confinato a Mammi farai ancora venir qui perché starà meglio qui che a Mammi.
[7] Sarà ancora inclusa in questa una altra listra di uomini di costí. [8] Voliamo, subito dopo la ricevuta di essa, comandi a tutti e’ contenuti in quella venghino a noi, né metterai in questa esecuzione alcun tempo in mezzo e a noi scriverrai tutto quello accaderà degno della nostra notizia in questa materia.
[9] Voliamo oltr’a di questo che tu abbi subito a te el signor Piero e li ordini che, sanza dilazione di tempo, mandi 40 de’ sua provigionati al Monte a San Sovino sotto uno buono capo, di discrezione e fidato e atto ad essere obedito dalla sua compagnia. [10] E con questa sarà una nostra lettera al detto signor Piero che li significa el medesimo; e sarà ancora con questa una lettera al Podestà del Monte a San Sovino, la quale tu darai a quello capo de’ 40 fanti, che si debbe transferire là, perché quel Podestà intenda quanto abbia ad esequire.
[11] Ricordianti di nuovo che tu avvertisca la malattia di coloro che fingono di essere ammalati e li mandi quaggiú ad ogni modo, se è possibile si reghino a cavallo. [12] Vale.
394
[1] Ad el Vicario di Certaldo Giovanni Carnesecchi. [2] 3 maii.
[3] Perché in questi tempi è necessario stare vigilante, massime in su e’ confini del dominio nostro, e intendendo che a Staggia e alla Castellina le porte stanno la notte aperte e che non si pensa a cosa alcuna, ci pare che le cose si governino troppo liberalmente. [4] E però voliamo che subito ordini a quelli comuni che serrino la notte le porti e che piglino qualche ordine fra loro, e di tale natura che non sia lecito ad alcuno per alcun tempo entrare in quelli luoghi sanza essere o veduti o sentiti.
[5] Farai ancora guardare e’ passi che vanno da Pisa a Siena, o vero da Lucca a Siena, e trovando lettere che trattino di cose di stato, ce le manderai. [6] Cosí passando soldati spicciolati, li farai voltare per la strada diritta a questa volta, con protesto che se li usciranno di strada saranno trattati da nimici. [7] Vale.
[Legazione al Marchese di Mantova]
395
[1] Commissione data a Nicolò Malchiavelli per a Mantova, deliberata die 4 maii mdv.
[2] Nicolò, tu cavalcherai in poste e con celerità a trovare il Marchese di Mantova per fare ultima conclusione della condotta sua, per conto di che questa mattina è stato a noi uno suo mandato; e per ordinarti ciò che tu abbi a fare, brevemente ti diciamo e’ capituli che la sua Signoria ha a ratificare esser quelli e’ quali ultimamente si vinsono nel Consiglio delli lxxxa, e la copia ne è con questa, e de’ quali non si ha a mutare o variare parte alcuna. [3] E tale conclusione si ha a fare: o di nuovo per la parte nostra da te, e dall’altra parte da sua Signoria, e in questo caso userai il mandato ti abbiamo dato, se fia di bisogno; o veramente che sua Signoria la ratifichi e accetti nel modo e forma detto di sopra. [4] Le difficoltà che lui moveva erono volere 500 fanti come tu sai, il che si è escluso in tutto e tu ancora lo escluderai. [5] L’altra era che lui voleva darci solamente 150 uomini d’arme e il resto cavalli leggeri, il che ancora se li è negato e tu ancora gliele negherai molto piú. [6] La terza era una totale alterazione dello viii capitolo, nel quale si dispone del modo dello averci a servire; e perché e’ ci pareva che risolvessi tutta la condotta, non volendo aversi ad opporre al Cristianissimo Re o alla Cesarea Maestà, con molto maggiore efficacia se li è tagliata in tutto. [7] E cosí bisogna facci ancor tu: perché noi non faremo una condotta con tanta spesa senza esser certi di avercene a servire; e cosí, escluso di tutte queste parti, ritornò a volere che li fussino restituite tutte le terre che lui o sue genti pigliassino, state per alcuno tempo sue o de’ sua antecessori; inoltre che li avessimo a dar licenzia che li avessi a ritornarsene con la persona solamente nel stato suo, ogni volta che apparissi evidentemente causa necessaria e urgente. [8] E noi, non volendo difficoltare piú che si bisognassi la materia, e da altro canto non alterare la condotta fatta, ci siamo resoluti ad uno modo terzo; e per lettera da parte li abbiamo promesso quello che tu vedrai per copia di detta lettera, oltre ad una che ne ha fatta lo Illustrissimo Gonfaloniere nostro: le quali tu hai teco, e bisognando le userai; altrimenti non. [9] Hai ancora a sapere dove lui trattava del consenso e grazia del Re in questa condotta, egli vi aveva aggiunto certe parole importanti, e maxime che voleva fussi sempre tutto in albitrio del Re: che tali erono le parole. [10] E parendoci non stessi bene, li negamo in tutto tale proemio, rimettendoci alla condotta fatta e a quello si disponeva per essa in questa parte. [11] Tuttavolta, perché questi non abbi a ritardare, quando sua Signoria vi amassi qualche parola onorevole, noi lo passeremo, purché non importi piú né meno che sia stata la intenzione e nostra e sua da principio. [12] La quale fu che la si avessi a fare con grazia e consenso del Re. [13] E perché il risolvere presto questa materia c’importa assai, vedrai di farne subito conclusione; e differendosi, te ne tornerai subito: e a l’incontro, facendosene conclusione, lo solleciterai al partire con tutte, o parte delle genti, perché tu sai quanto c’importa il tempo.
[14] Ex Palatio Florentino. [15] Die ut supra.
[16] Ego Marcellus subscripsi.
396
[1] Capituli mandati a Mantua.
[2] Per prefazione.
[3] In prima perché lo Illustrissimo Signore Marchese desidera perseverare fino alla morte sotto la felicissima protezione del Cristianissimo re di Francia, vuole el consentimento e volontà dalla sua Maestà e che la presente condotta s’intenda essere e sia fatta con buona grazia della prefata Maestà e non altrimenti.
[4] In primis che lo Illustrissimo signor Marchese di Mantua si intenda e essere e sia Capitano generale de la Eccelsa Repubblica fiorentina e de tutte le loro gente, cosí a cavallo come a piede, per tempo e termine di dui anni firmi, e durante detto tempo debba servire detta Repubblica fedelmente in ogni loro impresa, cosí ad offesa come a difesa, e contra qualunque principe o potentato, salvo le cose infrascritte; se abbi tutte quelle preminenzie e obedienzie da dette loro gente che sono consuete darsi per detta Repubblica a’ lor capitani generali; e sia tenuto durante detto tempo obedire a’ Magnifici e li Eccelsi Signori e al Magistrato de’ Dieci, e a loro e a qualunque di loro commissari, e stare e dimorare nel dominio fiorentino, né del ditto dominio partire senza licenzia de’ detti magistrati e lor commissari.
[5] Item: abbi di condotta omini d’arme 300, in questo modo zoè: che di presente abbi a servire con omini d’arme 200 e cavalli lezeri 100, computati e’ cavalli lezeri per uno omo d’arme, fanno la somma de’ 50 uomini d’arme, e cosí vengono ad esser quelli che di presenti ha servire 250 omini d’arme e il restante insino 300 omini d’arme debba detto signor Marchese e sia tenuto infra dui mesi dal dí ne sarà ricerco da’ signor fiorentini, condurli nel dominio loro a’ lor servizi: e debbano ditti signor fiorentini pagarli quello e tanto si conviene a proporzione de li altri 250 omini d’arme insino a quello dí gli aranno pagati, e debbano esser li prefati omini d’arme condotti, come di sopra, boni e sufficienti. [6] Intendendosi ogni omo d’arme abbi cavalli 4, e debba ditto Signor con ditta compagnia continuamente servire ditta repubblica durante el tempo di ditta condutta, come di sopra, cosí nel dominio loro come fora dove a ditta Repubblica o magistrati di quella piacerà.
[7] Item: che ditte gente debbano essere rassegnate ad ogni richiesta e voluntà de’ ditti magistrati o d’alcuno di loro, o lor commissario, secondo el modo o forma lor consueta, non passando però 4 volte lo anno.
[8] Item: debba la ditta Repubblica fiorentina pagar e dare al detto signor Marchese la somma e quantità di fiorini larghi de’ grossi 33 mila netti da ogni retenzione, e debbasi pagare ciascuno anno durante ditto tempo: la qual somma e quantità se intenda esser e sia cosí per el pagamento di ditte zente d’arme e cavalli lezeri, come per provisione e piatto de la persona di detto signor Marchese: la qual quantità si debba pagar netta e senza alcuna retenzione in questo modo, zoè: la mità di ditta summa di presente, in logo di prestanza, e el restante in sei pagate di due mesi in dui mesi una pagata, insine a lo intero pagamento, e cosí si segua di anno in anno durante ditta condutta.
[9] Item: debba ditto signor Marchese aver condutta tutta la intera compagnia, cosí di omini d’arme come di cavalli lezeri nel dominio fiorentino fra uno mese dal dí che li sarà pagata la prestanza: e cominci detta condutta dal dí che ditto signor Marchese arà condutta la compagnia ditta nel dominio fiorentino.
[10] Item: tutte le terre e lochi e beni che pigliasse ditto signor Marchese o sue zente durante el tempo di ditta condutta, siano di ditta Repubblica fiorentina eccetto li personi e prede consuete: intendendosi però che tutti li personi di conto debbiano essere de la Repubblica fiorentina volendoli, pagando la conveniente taglia a chi avesse tali personi.
[11] Sia ditto signor Marchese durante ditto tempo obligato a servire contro a ciascuno come di sopra, eccetto che dove intervenisseno le persone proprie o de la Maestà Cesarea o de la Maestà Cristianissima, contra le quali ditto signor Marchese non vuole esser obligato, salvo per difesa de’ detti signori fiorentini, e per recuperazione de le cose e lochi loro perduti da lo anno 1494 in qua; a le quale cose indistintamente e contra qualunque debba essere obligato cosí con la persona come con le zente.
[12] Item: durante ditta condutta lo Illustrissimo Signore signor Marchese e sue gente abbia avere nel dominio de’ ditti signori lozamenti, strami e legne gratis, secondo el consueto de li altri soldati loro.
[13] Item: che ditta condutta si intenda e esser e sia fatta con bona grazia de la Maestà Cristianissima e non altrimenti.
397
[1] Copia della lettera ha a rimanere al signor Marchese.
[2] Illustrissime Domine et excellentissime princeps. [3] Perché noi desideriamo la conservazione dello stato della Eccellenza vostra, non manco che del nostro proprio, nonostante li capituli e obblighi della condotta che quella ha con questa città, siamo contenti e cosí le promettiamo che ogni volta che occorra causa urgente per la quale evidentemente apparisca essere necessario la persona della Eccellenza vostra nel suo stato, darli licenzia di transferirsi in detto suo stato personalmente per quel tempo che in tal caso parrà necessario; e inoltre siamo contenti, e li promettiamo similmente, ogni volta, durante li capituli e obblighi della condotta prefata, si pigliassino per sua Eccellenzia o per sua genti terre alcune, le quali per alcuno tempo fussino state della Eccellenzia vostra o de’ suoi antecessori restituirle e consegnarle liberamente alla Eccellenzia vostra; e in fede di questa nostra intenzione abbiamo fatte le presenti lettere nostre. [4] Bene vale.
[5] Ex Palatio florentino. [6] Die iiii maii mdv.
398
[1] Marchioni Mantuae. [2] Die 4 maii 1505.
[3] Illustrissime Domine etc. [4] Questa mattina è stato a noi il mandato della Eccellenzia vostra; abbiamo udito e visto qual fussi la commissione sua; ci siamo resoluti per piú certa e piú presta espedizione mandare a quella Nicolò Machiavelli, secretario e cittadino nostro, con ordine che facci intendere alla Eccellenzia vostra quanto ci occorre; e cosí preghiamo quella darli pienissima fede.
[5] Quae bene valeat.
[Scritti di governo]
399
[1] Petro de Albertis Capitaneo Arretii. [2] 1505. [3] Die vii maii.
[4] Avendosi a partire di cotesta terra quelli uomini d’arme della compagnia del Conte della Mirandola, e desiderando noi fare una compagnia di uomini d’arme a nostro proposito, vorremo che particularmente facessi intendere a ciascuno di detti uomini d’arme a chi vuole di loro pigliare danari da noi, venga qui al Magistrato nostro e arà la sua prestanza; o veramente vadi alla volta di Cascina a trovare messer Ercole, e sarà medesimamente satisfatta, sendo a cavallo, convenientemente. [5] Questa cosa non bisogna che tu la facci intendere al capo loro, ma bisogna facci parlare di per sé a ciascuno d’essi. [6] E userai a questo effetto qualche instrumento atto che li richiegga, come sarebbe per Carlo dal Monte o uno simile. [7] Usa buona diligenzia, perché di detti uomini d’arme spicciolati ce ne rimanessi el piú che fussi possibile. [4] Vale.
400
[1] A Iuliano Lapi. [2] Die x maii.
[3] A questa tua delli 8 dí occorre rispondere come e’ ci satisfa avere inteso che ’ prigioni nostri sieno usciti di Pisa, e noi questa sera abbiamo liberato Spinetto e Alessandro di Pieruccio, farsettaio, ch’erano qui nelle Stinche. [4] Vero è che Alessandro detto ha debito circa 10 ducati con el Castellano di Vada per le spese li sono sute fatte da lui, e’ quali bisogna che paghi avanti che li esca.
[5] Noi abbiamo inteso come a Fucecchio si truova piú di 300 sacca di grano di Monsignor d’Altopascio, e scrivendo tu come costí ne è necessità, te ne varrai per cotesti luoghi ad ogni modo, faccendolo pagare iusto prezzo, e cosí ti potrai valere di quello che si trovassi Bartolomeo da Saminiato, el quale intendiamo ancora ne ha somma.
[6] Perché noi desideriamo, pagando e’ nostri soldati bene, essere ancora serviti da quelli, voliamo facci d’intendere quando cotesti condottieri di gente d’arme fieno ad ordine a potersi rassegnare; e ce ne avviserai perché voliamo rassegnarli in ogni modo. [7] Vale.
401
[1] A Niccolò Zati Commissario in Val di Chiana. [2] Die 8 maii.
[3] E’ sarà apportatore di questa Lodovico da Cortona, suto per lo addreto alli servizii di Giovampagolo Balioni. [4] E perché e’ promette redurre a’ soldi nostri alcuni uomini d’arme di detto Giampaulo, li abbiamo dato commissione usi in questa cosa ogni diligenzia e promissogli che quanti ne verrà a noi a tanti dareno condizione. [5] Voliamo facci capo a te, acciò che etiam tu favorisca questa cosa; e tutti quelli uomini d’arme, o del paese nostro costí, o d’altrove, che ti capitassino alle mani che fussino a cavallo, o tu li manderai a noi faccendo lor fede che li aranno la prestanza subito, o tu li fermerai costí; e ci darai avviso delle qualità loro e noi mandereno loro e’ danari. [6] Ma perché noi pensiamo che sia meglio che venghino qui subito, ti mandereno domani 40 o 50 ducati, acciò che tu possa darne 2 o 3 per uno per farsi le spese a condursi qui perché ne seguiti lo effetto soprascritto; e a Lodovico predetto s’è commesso che quelli leverà da Giampaulo l’indirizzi a te e tu te ne governerai nel modo si dice di sopra; e in questa cosa userai diligenzia.
[7] Perché noi facciamo conto mandare ad alloggiare in cotesta Val di Chiana 200 cavalli, e per avventura vi mandereno questi de’ Bentivogli, ordinerai loro le stanze subito, acciò nello arrivare loro non seguiti confusione alcuna.
402
[1] Al Borgo, ad Antonio Berlinghieri. [2] Die 9 maii 1505.
[3] Noi vorremo ricercassi in cotesto e nel tuo capitaneato e cosí in Anghiari e in quello vicariato – di che ne potrai scrivere a quel Vicario per nostra parte – se vi è alcuno uomo d’arme che sia al presente ad ordine e a cavallo; e farai intendere a quanti ne troverrai ad ordine, come si dice, che venghino subito qui con loro armi e cavalli perché daremo a tutti condizione secondo la consuetudine de’ soldati nostri. [4] E in questa commissione userai diligenzia. [5] Vale.
403
[1] Al signore Marcantonio Colonna. [2] Die x maii 1505.
[3] Ancora che noi siamo certi che le cose de’ nostri cittadini sieno riguardate e mantenute da la vostra Magnificenzia, tamen a preghiera e satisfazione de’ Serristori, nostri cittadini e nobilissimi, confortiamo quella che nel maneggiare le sue genti in cotesta provincia di Maremma, voglia avere per raccomandati le gregge e armenti loro de’ quali ne hanno copia in coteste parti. [4] A noi sarà questa cosa grata, a quelli nostri cittadini utile e accetta, e a vostra Magnificenzia conveniente. [5] Bene valete.
404
[1] A Piero Antonio Carnesecchi. [2] Die x maii 1505.
[3] Tutte le nostre cure, disagi e dispendii, e’ quali sono suti per molti anni quasi insopportabili, hanno aúto per fine che partorischino a noi, nostri cittadini e sudditi, securtà dello stato e di tutte le fortune loro; il che difficilmente potrebbe avere effetto quando chi dovessi defendere predassi e di guardiano diventassi predone. [4] Questi Serristori ci fanno intendere come le genti del signore Marcantonio fanno alle volte a fidanzia col bestiame loro, e benché e’ parlino onestamente e per ancora non si dolghino, tamen vorrebbono in futurum essere piú riguardati. [5] Desiderano in questo l’autorità nostra e la opera e diligenzia tua; e come per la parte nostra è stato satisfatto volentieri alla petizione loro di scrivertene, cosí desideriamo che per la parte tua si satisfaccia, con modo modesto nondimanco e con termini pe’ quali tu dimostri piú presto di avvertirlo che per lo avvenire non nasca simile inconveniente che di riprenderlo del passato, perché cosí è la volontà di chi desidera essere servito; e noi etiam in questo li voliamo satisfare.
405
[1] A Piero delli Alberti Capitano d’Arezzo. [2] Die x maii 1505.
[3] Questo dí abbiamo ricevuto la tua de’ dí 8 e ci piace assai la diligenzia che tu scrivi usare per la cura di cotesta terra e ne restiamo satisfatti assai. [4] E quanto alli comandati si rassegneranno, e mancandone alcuno te lo fareno intendere; e, quanto piú presto meglio, manderai per quelli preti che non sono ancora venuti. [5] Farai ancora venire maestro Antonio del Val d’Ambra, perché voliamo che sia qui lui e non el suo figliolo. [6] E però userai la tua autorità perché venga subito.
[7] Intendiamo oltr’a di questo quanto tu scrivi del Podestà di costí, e come e’ cerca fare le guardie e l’ofizio tuo, e tutto dice essere per nostro ordine: la verità è che se li è scritto e ricordato che li stia vigilante per la perservazione di cotesta città sanza commetterli altri particulari. [8] Duolci avere ad intendere ogni dí simil novelle e discordie, perché sono cose che tolgono reputazione a voi e a questa città, e danno animo a’ sudditi, e però usate la prudenzia come si aspetta a chi desidera essere stimato. [9] E a lui si scrive el medesimo.
406
[1] A messer Ercole Bentivogli. [2] xi maii.
[3] Noi aviamo visto quanto per una sua lettera di ieri vostra Signoria ci scrive in risposta a quanto le ricercamo di condurre uomini d’arme alla spezzata per essere pagati da noi e comandati da lei. [4] E veduto el discorso ne fa, lo approviamo in tutto e per tutto, e desideriamo che voi facciate intendere e a quello Brandolino e a quel messer Vincenzio e a qualunque altro credessi fussi presto a cavallo, che venghino e che troveranno subito partito. [5] E bisognando a questo effetto mandare uomini fuora, li manderete, conferendo con el Commissario Piero Francesco Tosinghi che partirà domani per costà, e lo ricercherete di quello fia di bisogno in questa materia. [6] Piaceci ancora pigliare di quelli cappati, secondo faceva el Valentino; de’ quali capitandovene alle mani, o intendendo dove ne sia, li farete venire, e insieme con il Commissario converrete del soldo loro; e dipoi ne avviserete della convenzione fatta e noi provedreno el danaio; e v’ingegnerete ritirarli a pregi onesti e vedere che sieno uomini che li meritino. [7] E perché noi abbiamo ordinato che quelli del dominio nostro ci venghino a trovare per servirci, l’inviereno tutti costà al Commissario perché li presenti a voi, acciò possiate convenire con quelli nel modo soprascritto.
[8] Noi desideriamo che questo modo d’armarci si tiri avanti, e quando piú presto meglio e con quanta piú sollecitudine si può. [9] Però confortiamo la Magnificenzia vostra ad usarci diligenzia: il che sappiamo non bisogna ricordarle, riconoscendo questa città per sua patria.
407
[1] Marcantonio Colonnae. [2] Die dicta.
[3] Messer Ercole, Governatore delle nostre genti, ci fa intendere come egli è necessario, volendo rendere sicura la carovana de’ grani che va continuamente a Vada, che vostra Magnificenzia con le sua genti alloggi a Bibbona e da quindi in là verso Pisa. [4] E benché ci scriva avervelo scritto e che noi crediamo che a questa ora siate con dette genti in su el luogo, tamen, importando assai la cosa, vi aviamo ancora noi voluto sollecitare con questa lettera e esortarvi, quando non avessi fatto quanto messer Ercole vi ha scritto, lo facciate subito. [5] Di che piglieremo piacere, perché cosí ricerca el bisogno della Repubblica nostra, secondo el quale ci conviene essere serviti da li stipendiarii e condottieri nostri. [6] Bene valete.
408
[1] A Iuliano Lapi. [2] Die 14 maii 1505.
[3] Siamo avvisati per l’ultime tue del pericolo che porta la carovana nostra che va a Vada per non essere ito Marcantonio Colonna con le sue genti a Bibbona come li fu imposto. [4] Aviamogli scritto e cosí a Piero Antonio Carnesecchi: crediamo ubbidirà e voi lo solleciterete.
[5] Intendemo ancora per la tua la cavalcata che ’ nimici avevon fatta verso Val di Nievole, e da Monte Carlo abbiamo aúto el successo: e questo è che s’appressorno 200 cavalli e 600 fanti a quel luogo per scalarlo de furto, e scoperti si ritirorno. [6] Commendianti del provedimento facesti di mandare loro alla coda. [7] Né per questa ci occorre altro se non che mandi l’alligate a Livorno.
409
[1] A Niccolò Zati. [2] Die xiii.
[3] E’ ci è fatto intendere per via secreta e autentica e degna di fede come messer Antonio Bichi da Siena, che si trova a Montepulciano, ha tenuto pratica e tiene continuamente in Cortona con uno, o Beccaio, o de’ Beccai; non sappiamo altrimenti el nome, ma ci pare essere certi che questa pratica si tiene. [4] Desiderremo assai di scoprirla: e crediamo sia facile per essere Cortona terra dove non capita molta gente e che facilmente si può osservare chi va attorno, e donde e’ viene e quel che fa. [5] Puossi etiam tenere qualche spia a Valiano e a’ passi dove si capita chi va da Monte Pulciano a Cortona, e osservare chi va innanzi e indreto, e vedere che lettere porta. [6] Ma bisogna fare questa diligenzia in modo che la non guasti el possere ritrovare li umori di drento. [7] In summa noi ti diamo questo avviso perché ci pare cosa da stimarla: rimettiamo ora nella prudenza tua el modo del procederci drento. [8] Né in questo caso perdonerai a diligenzia alcuna e ci terrai avvisati di quanto intendessi degno di nostra notizia. [9] Vale.
410
[1] Antonio Paganelli a Livorno Commissario. [2] Die xvi maii 1505.
[3] Questa mattina per cavallaro apposta abbiamo mandato a Lorenzo del Nero per ordine de’ nostri Signori 135 ducati d’oro in oro, con ordine li paghi a chi tu li dirai; e tu te ne servirai per dare la paga per 15 dí alla nave biscaina. [4] E perché ci era scordato dirti qualche cosa s’intende, che ci dà dispiacere, voliamo per il debito dello ofizio nostro non mancare di avvertirtene. [5] E’ ci è fatto intendere come costí, o per disordine e discordia de’ capi, o per disordine e discordia de’ soldati, la guardia della terra e l’altre fazioni necessarie non si fanno con quella diligenzia e securtà si conviene; il che sendo vero, seguirebbe con poca satisfazione nostra, con periculo di ricevere danno e con disonore tuo. [6] Però bisogna ci abbi l’occhio, e se tali inconvenienti vi sono, vi rimedi, e non possendo rimediarvi, ce ne avvisi, acciò per l’ofizio nostro vi sia provisto. [7] Noi non ti sapremo dire altri particulari in questa cosa, ma ci basta averti detto in genere quanto s’intende, e a te ora appartiene el considerare a tutto e ’l rimediarvi.
[8] Oltr’a di questo ci è fatto noto come cotesti maestri che lavorono in su le scafe lavorano 4 ore del dí a la mattina e dua la sera; e noi lo crediamo a l’opera perché dovevono essere fatte 12 scafe in 2 mesi, e’ quali sono passati e delle scafe non se ne è fatte il 1/3. [9] Vorremo li sollecitassi, e ordinassi che di cotesti soldati continuamente li sollecitassino; e se vi manca stoppa o pece, fornira’le del resto perché si può mettervi la stoppa e la pece in un tratto. [10] Ridurrai le fatte in lato che le non si guastino, acciò che la spesa fatta non sia gittata via. [11] Vale.
411
[1] A Simone Ferrucci in Libbraffatta. [2] Die 17 maii 1505.
[3] Noi restiamo avvisati, per questa tua lettera de’ 15 dí, di quanto hai fatto dopo l’arrivare tuo costí; il che ci satisfa e te ne commendiamo assai. [4] E quanto alla muraglia, vi attenderai con diligenzia, e sollecitera’la in quel modo che dal signore Governatore ti sarà ordinato, con el quale te ne consiglierai. [5] Oltra di questo, ti farai consegnare per inventario, e per peso e misura, tutte le farine e qualunque altra cosa da viver che per conto del Comune si truova costí, e ne provedrai e’ soldati alla giornata, faccendo pagare loro el prezzo conveniente secondo che vale la farina e l’altre cose. [6] E del ritratto terrai buono conto, e servira’tene nel tirare avanti la muraglia; e di questo anche terrai conto diligente, in modo e con tale riscontro che le scritture tua possino essere approvate e sieno giudicate di uomo fedele e buono. [7] Quanto alla polvere, se ne manderà a Cascina, e di quivi ordinereno te ne sia mandata, e tu la solleciterai. [8] Vale.
412
[1] Al Vicario di Pescia Andrea Nicolini. [2] 17 maii.
[3] Poi che ’ Pisani si sono presentati a Monte Carlo e non hanno colorito e’ disegni loro, ci è suto grato che li abbino tentato questa cosa, acciò che quelli nostri che hanno in guardia quello luogo sieno piú cauti e stieno piú vigilanti per la salute di esso; e tu continuamente lo ricorderai loro. [4] E perché e’ possino defendersi meglio, si è ordinato che da Cascina vi vadia qualche fante di piú. [5] Desiderremo ancora che si fussi posto le mani addosso a quel Franciosino messo, che tu ci scrivi avere accompagnata la cavalcata, acciò che d’un suo pari se ne facessi esemplo a li altri: e ci sarà grato ci avvisi quanto sia seguíto di lui.
[6] Li uomini del Borgo a Buggiano ci hanno mandato loro ambasciadori, dolendosi che, nell’ordinare le stanze de’ cavalli debbono venire costà alloggiare, ne è dato loro piú carico non tocca loro. [7] E perché noi non voliamo che alcuno sia gravato piú che il conveniente, t’imponiamo esamini molto bene li statuti e ordini loro; e secondo la consuetudine e il ragionevole distribuirai le genti. [8] Vale.
413
[1] Al Podestà di Poggibonsi Iacopo Ciacchi. [2] Die 17 maii 1505.
[3] Commendiamoti dello avviso ci dai per questa tua di ieri delle cose di Siena: aremo piacere séguiti in simili avvisi qualunque volta ti occorre intendere cosa di momento. [4] Ulterius e’ ci è fatto intendere come pochi dí sono passò un Vescovo di costà e ne andò alla via di Lucca con 10 balestrieri a cavallo. [5] E perché egli ’mporta assai che verso Lucca vadia alcuno fante o cavallo, voliamo facci stare al passo donde si piglia la via per a Lucca alcuni di cotesti soldati, e ordinerai ti faccino presentare innanzi qualunque passa; e’ quali tu esaminerai, e essendo uomini da guerra, o a piè o a cavallo che sieno, l’indirizzerai a questa volta e dirai loro si rapresentino a noi, con protestazione che, se li usciranno fuora della strada diritta, saranno svaligiati e trattati come nimici. [6] Mandera’ci ancora oltre a li uomini da guerra quelli che ti paressino uomini da portare ambasciate e trattare pratiche. [7] Ma bisogna che questa discrezione sia rimessa nella prudenzia tua. [8] Vale.
414
[1] Al Podestà di Poggibonsi Iacopo Ciacchi. [2] 17 maii 1505.
[3] Egli è suto al Magistrato nostro Carlo Bonciani, nostro cittadino, dolendosi che avendo in cotesta terra una sua casa che lui alluoga per uso d’osteria, chiamata l’Osteria del Gallo, e essendo di presente serrata, vi sono suti messi ad alloggiare drento la maggior parte della compagnia di messer Criaco, la quale li ha fatto infiniti danni, rompendogli usci e finestre, e disordinandogli tutta detta casa; e domanda che detti soldati ne sieno tratti e d’essere rifatto de’ danni. [4] E parendoci che in parte l’ofizio nostro sia mantenere e’ cittadini nostri e le cose loro, vogliamo ordini che in detta sua casa non alloggi alcuno soldato, o quelli pochi li toccassino per rata secondo l’altre case; e di piú vedrai e’ danni ha ricevuti e t’ingegnerai che, in tutto o in parte, ne sia satisfatto; e provedrai soprattutto che per lo avvenire e’ non sia piú dannificato. [5] Usera’ diligenzia in questa commissione perché desideriamo e’ cittadini nostri sieno riguardati.
415
[1] Al Podestà di Decomano. [2] Die 19 maii 1505.
[3] Noi intendiamo come per cotesto cammino passono gente d’arme spicciolate, e, sotto specie di tornarsene in Lombardia a casa loro, passono in Romagna e dipoi, su per il territorio del Duca di Ferrara, ne vanno in quello di Lucca. [4] E desiderando rimediare a questo, voliamo che, passando di costí alcuno uomo d’arme o balestrieri a cavallo, sanza nostra bulletta o lettera, li comandi che torni indreto; e terrai modo che si presenti al Magistrato nostro faccendolo da uno de’ tua con ordine che se volessi uscire di strada, e non comparire qui, lo facci svaligiare e trattare da nimico. [5] Usa diligenzia in questa cosa. [6] Vale.
416
[1] Petro Antonio Carneseco. [2] Die xx maii 1505.
[3] Poi che noi ti scrivemo l’ultima nostra, comparsono due tua de’ 16 e 17, benché quella de’ 17 arrivassi prima. [4] E per la prima intendemo la deliberazione avevi fatta di transferirvi a Bibbona con le genti d’arme e con el signore Marcantonio; per la secunda intendemo vi eri transferiti; piaceci assai abbiate esequito l’ordine dato. [5] E perché el signore Marcantonio ci scrive essere stato sempre pronto ad ubbidire e ora avere ubbidito volentieri, li farai fede, non li scrivendo noi altrimenti, come del suo buono animo ne sia certissimi, né etiam noi lo potremo avere migliore, né piú fermo verso di lui; sí che per parte nostra li userai quelle amorevole parole iudicherai convenirsi. [6] Circa el grano non possiamo dirti altro che quello ti si è detto infino a qui, perché mancandone a noi, possiamo male provvedere altri; ma se ne venissino certe navi si aspettono, potreno per avventura piú facilmente accomodarne altri. [7] Commendiamoti di nuovo della diligenzia usi per intendere li andamenti o de’ vicini o de’ sospetti allo stato nostro; e quando ne ritrarrai cosa veruna, ce ne scriverrai e noi fareno el simile. [8] E perché ci è fatto intendere che, qualche dí sono, era tre legni carichi di frumento e altre cose per a Pisa a Civita Vecchia, e che dovevono venire a Piombino e quivi attendere certi legni per possere ire poi piú securamente alla volta di Pisa, desiderremo tenessi ordine a Piombino per intendere la venuta loro o d’altri legni che vi capitassino; di che vorremo dessi subito notizia allo Albertinello, Capitano nostro, acciò che lui potessi pensare a qualche cosa utile per noi e per lui.
[9] Per altra ti si disse dessi licenza a Giannisino da Serezana e a Bastiano da Castilione, connestaboli, che venissino qui.
[10] Piaceci non abbi speso in fanti, non avendo visto essere di bisogno. [11] Bene vale.
417
[1] Vicario Pisciae Andrea Niccolini. [2] Die xx maii.
[3] Commendianti dello avviso ci hai dato della cavalcata de’ nimici, e ci piace che cotesti nostri soldati abbino difeso el paese e che ’ nimici abbino fatto poco danno. [4] Seguirete di stare avvertiti e vigilanti, perché, se questa volta vi è suto fatto poco danno, non ve ne sia fatto punto. [5] Valete.
418
[1] 20 maggio 1505.
[2] A Niccolò di messer Bernardo Machiavelli, Cancelliere della seconda Cancelleria di essi nostri Eccelsi Signori fiorini trenta larghi in oro, cioè x per essere andato a’ dí passati per ordine dello Officio de’ Dieci, prima a Castiglione de Lago a Giovampaolo Baglioni, e venti per essere andato in poste a Mantova a quello Signore; che tanto ha deliberato lo Officio de’ Dieci debbi avere per dette due gite: fiorini 30 larghi in oro.
419
[1] Antonio Paganelli Capitano di Livorno. [2] Dicta die.
[3] Per altra ti si scrisse quanto noi desideravamo che le robe de’ mercanti nostri si conducessino salve a Vada per poterle dipoi condurre qui e come noi volavamo facessi intendere allo Albertinello le accompagnassi in modo si conducessin salve. [4] E perché e’ nostri mercanti hanno deliberato mandare costí Girolamo Pilli, presente apportatore, per favorire la condotta di queste robe, come uomo esperto e pratico al paese, voliamo che a questo effetto li facci e facci fare da l’Albertinello ogni favore secondo che sarà giudicato necessario per la salute di dette robe.
420
[1] A Piero Alberti. [2] Dicta die.
[3] Abbiamo ricevuto la tua per la quale ci dai notizia di quanto intendi del Cardinale de’ Medici. [4] Commendianti dello avviso, e tanto piú ti ricordiamo lo avere cura alla salute di cotesta terra; e intendendo altro, ce ne avviserai.
421
[1] Al Vicario di Certaldo Giovan Carnesecchi. [2] Die 23.
[3] Per il tuo cavallaro ricevemo le lettere intercette ci mandasti. [4] Commendiamoti della diligenzia e ti rimandiamo le lettere non ci sono parse da ritenere, le quali tu renderai al messo e lo licenzierai commettendogli segui in cammino suo, con protestazione che non andando avanti o uscendo di strada, tu lo farai capitare male. [5] Vale.
422
[1] Iuliano de Lapis. [2] Die 23.
[3] Per la tua de’ 21 restiamo avvisati della convenzione hai fatta con quelli uomini d’arme vennono costí con Vico da Cortona; e tutto abbiamo esequito secondo l’ordine ci hai scritto. [4] E perché di quelli vi mandamo tu hai lasciato indreto Orsino e Chino di Battista Dini, tutti a dua da Cortona, desiderremo ci scrivessi la cagione per che, perché, essendo uomini di buona cera e nostri sudditi, quando non ci fussi drento insufficienza, non vorremo abbandonarli di metterli massime fra li uomini d’arme ordinari: perché nostro desiderio è non solamente fare numero di uomini eletti, ma etiam fare, di questi ordinarii che sieno bene a cavallo, quanti se ne può avere, desiderando armarci d’arme che stieno con esso noi e non con altri. [5] E questo nostro desiderio e ordine comunicherai con la Signoria del Governatore. [6] Vale.
423
[1] A messer Hercole Bentivogli. [2] 23 di maggio 1505.
[3] Per una di vostra Signoria venuta iarsera intendiamo quello ci scrive di quello de’ Peppoli che è in Pisa, e che si condurrebbe di qua nel numero di queste nostre lance. [4] E considerato la qualità sua e la provisione domanda, ci pare da lasciarlo stare, sí perché li è in Pisa, delle quali genti noi ci armiamo male volentieri, sí etiam per volere con la provisione andare troppo alto e uscire del numero delli altri, che sono cannelle che si hanno poi ad osservare a chi le merita e a chi non le merita. [5] Né per questo ci occorre altro che ricordare alla Signoria vostra ci mandi, quanto prima meglio, quelli dua uomini di che se le scrisse 2 dí sono. [6] Bene valete.
424
[1] A messer Criaco. [2] Dicta die.
[3] Li avvisi che voi ci avete dati e date ci sono gratissimi e ne facciamo capitale grandissimo. [4] E perché si dice ciascun giorno mille cose da coteste bande che ci turbano el cervello, parci che, se voi avete usata insino a qui diligenzia grande, voi la usiate grandissima; e voliamo che voi vi vagliate a questo effetto di cotesti vostri fanti e ne tegniate sempre 10 o 12 fuora verso Montepulciano, verso e’ Bagni dove è Pandolfo, e mandarne ancora qualche uno infino a Cervetere, ove è Bartolomeo d’Alviano; e’ quali vadino veggendo e intendendo quello occorre e di bocca vi referischino dipoi el tutto, acciò possiate ragguagliarci particularmente. [5] Valete.
425
[1] Pierantonio Carnesecchi. [2] Die 23 di marzo.
[3] Avendo inteso per molti e varii riscontri come la terra nostra di Livorno si truova in tanto disordine quanto è possibile, e giudicando cosa necessaria provedervi, voliamo, perché cosí ci è parso necessario, che tu ti transferisca infino in su el luogo e subito te ne vadia a Livorno. [4] E la prima cosa che tu hai a fare è considerare l’ordine delle guardie che vi si tiene, cioè chi fa quelle che toccono a fare a’ terrazani e come procedono quelle che fanno e’ soldati, perché a noi è detto che quelli della terra mandono el piú delle volte fanciulli a fare dette guardie. [5] Esaminerai oltr’a di questo la qualità di tutte quelle compagnie, e di che sorte gente sono composte, e come fra loro è forestieri, e di che luogo, e quelli che sono del dominio nostro donde sono, perché ci è referito che vi si truova fanti forestieri di luoghi da non se ne fidare, e che fra quelli paesani sono gran parte uomini che stanno quivi per stanza, o ne’ luoghi circumvicini: il che quando fussi bisognerebbe correggere, perché e’ ci è legge espressa che non vi possa essere provigionati che non sieno di paese lontano da Livorno x miglia. [6] E perché questa cosa bisognerà correggere, nel dare buona paga, solo attenderai al presente a trovarne el vero per darcene notizia particulare della qualità di ciascuna compagnia, acciò con la nuova paga possiamo deliberarne secondo el bisogno della Repubblica. [7] Osserverai ancora che ordine si tiene in quello luogo di mettere drento e’ forestieri che continuamente vi capitano, cosí per via di mare come per via di terra, perché ci è suto referito che talvolta delli uomini delle colline si sono trovati in quella terra piú di 800 persone; e medesimamente s’intende che per via di mare scende per volta drento 150 o 200 riveraschi o altri forestieri. [8] E perché quello luogo è una rocca, né vi si debbe avere manco cura, né meno osservare chi entra e esce, che si faccia in quelle, ci pare che ’ termini sopraddetti invitino e’ nimici nostri a tòrlo molto facilmente. [9] E però voliamo che con la prudenzia tua ricorregga questo disordine e riduca le cose a quello segno che si conviene, non vi lasciando drento entrare né per mare né per terra se non quelle tante persone sono convenienti e non piú. [10] Rivedrai ulterius l’artiglierie tutte perché a noi è fatto noto che le non potrieno stare peggio e che le sono o co’ ceppi guasti o fuori d’essi. [11] Arai a te quelli maestri d’ascia che sono ordinarii a Livorno e intenderai quello che bisogna per rincepparle e rassettarle. [12] E a tutto provedrai cosí di ferri come di legname, servendoti, e per questo e per ogni altra cosa che ti bisognassi, di quelli danari che tu portasti teco per le fanterie. [13] E perché ci era scordato dirti che nella compagnia di Gnagni di Picone si truova un còrso che stava già con el Conte Checco, e era amico d’uno Iacopo Stiavo che poche settimane sono, sendo a Livorno, si fuggí in Pisa, voliamo ritruovi detto còrso e ad ogni modo lo mandi via, perché non voliamo per cosa del mondo che li stia piú in quella terra.
[14] Tre mesi sono che si allogorno ad un Fanciullo scafaiolo 12 scafe che si avevono a fare a Livorno per certo nostro proposito, le quali avevono ad essere condotte in 2 mesi, e e’ ne sono passati tre e non se ne son fatte che sei: vorremo rivedessi un poco questo lavoro in viso e ci avvisassi dove l’opera si truova. [15] Altri particulari non abbiamo da commetterti in questa gita, sendoti che, quanto ti si è ricordato, esequirai sufficentemente e di piú quello che a te occorrerà in sul fatto; e subito ci scriverrai e aspetterai in quello luogo ad ogni modo una nostra risposta. [16] Vale.
426
[1] Die dicta. [2] Decemviri etc. deliberaverunt servatis servandis infrascriptas patentes litteras:
[3] Noi Dieci etc. significhiamo a qualunque vedrà queste nostre patenti lettere come: conosciuti e’ meriti e fede in verso la nostra Repubblica di Battista d’Antonio di Battista Riccomanni d’Arezzo; e essendo per la sua singulare osservanzia verso lo stato nostro incorso in varie e gravi inimicizie, tale che lui dubiterebbe della sua salute quando incautamente vivessi; e ricorrendo al nostro Magistrato per aiuti convenienti; noi, conosciuti quelli, e volendoli essere in qualche parte grati, concediamo a detto Battista e a’ suoi figlioli plenissima e amplia licenzia, e li diàno libera facultà di potere portare di notte e di giorno drento nella nostra città di Firenze e in qualunque altre città, castello, terra o luogo sottoposto al dominio fiorentino, qualunque generazione d’arme cosí atte alla difesa come alla offesa, liberamente e lecitamente sanza incorrere in alcuno preiudizio. [4] Pertanto noi comandiamo etc. a tutti voi, rettori, ofiziali e loro ministri in qualunque luogo del dominio nostro constituti, che osserviate e osservare facciate inviolabilmente questa nostra constituzione e deliberazione, per quanto v’è caro la grazia e temete la indegnazione nostra. [5] Valete.
427
[1] A messer Ercole Bentivogli. [2] Die xxiiii maii.
[3] Apportatore della presente sarà Galeazzo da San Mirino, uomo d’arme, el quale desidera servirci nel numero di queste genti che noi conduciamo alla spicciolata, e ci ha dato relazione di parecchi altri uomini d’arme che hanno el medesimo desiderio. [4] Noi lo inviamo costí alla Signoria vostra, acciò le faccia intendere el medesimo; e quella esaminerà lui e tutti quelli di che lui ci darà notizia; e dipoi ci avviserà particularmente quanto li parrà facciamo in questa opera. [5] Ricordiamole solo questo, che la tiri basso le provisioni el piú si può acciò che ci accresca e non ci manchi l’animo in questa impresa. [6] Bene vale.
428
[1] A Filippo Carducci Commissario a Cascina. [2] 26 maii.
[3] Apportatore di questa sarà un mandato delli eredi di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, e’ quali ci hanno pregato che la cacina loro a Vico sia reguardata. [4] E perché desideramo sempre e desideriamo che le cose de’ cittadini nostri sieno salve, voliamo che con ogni diligenzia tu facci riguadare e’ prati, vigne e mori di detta cacina, perché ci dispiacerebbe quando altrimenti seguissi. [5] Valete.
429
[1] Al Podestà di Prato Francesco Zati. [2] Die 24 maii 1505.
[3] Intendendo come tu hai preso e ritenuto nella tua corte Vincenzio di Martino da Tobbiano per conto d’una condannagione di 300 soldi, sutagli fatta da Domenico Riccialbani sendo commissario l’anno passato sopra li operai, e parendoci che questi tempi non ricerchino che ’ poveri uomini sieno aggravati per una simile cosa, e essendo ancora mossi da qualche altra cagione, la quale non occorre esprimere altrimenti, t’imponiamo che subito relassi e ponga in sua libertà el prefato Vincenzio sanza dilazione o eccezione alcuna; e li imporrai comparisca davanti al nostro Magistrato perché li occorre averlo a noi per qualche cosa importante. [4] E però farai subito quanto ti si commette. [5] Vale. [6] Etc.
[7] Avendo scritto è comparsa la tua de’ 20 significativa della presa di detto Vincenzio, la quale nonostante, siamo nella medesima opinione ti si scrive di sopra. [8] Iterum vale.
430
[1] A Piero Bartolini. [2] Die xxvii maii.
[3] Per questa tua de’ 25 restiamo avvisati di quello che tu ci dai avviso circa il signore Gismondo Bruschetta, di che ti commendiamo. [4] Appresso intendiamo quello che ti ha detto Stalchino della Rocca Suggellina: né ci pare che per ora tu li porga altro aiuto, ma intratterra’lo destramente per parte nostra.
[5] Noi siamo avvisati che questo giorno per avventura debbono partire da Montepulciano le gente del signore Troilo Savello e con lui insieme andare alla volta di Romagna per passare a Lucca. [6] Diamotene avviso acciò che tu stia parato ad impedire loro el passo. [7] E perché le hanno pure a fare lungo cammino, potrai fare d’intendere di loro essere, quando e’ sieno pervenuti da coteste bande, acciò che in tempo ti possa fare le debite provisioni per impedire loro el passo. [8] E arai ancora cura che le non passino spicciolate, ma starai in modo avvertito che in qualunque modo tu lo impedisca. [9] Vale.
431
[1] Antonio Paganelli a Livorno. [2] Die 27 maii 1505.
[3] Per questa tua ultima de’ 25 siamo avvisati quello è seguíto dello assalto che ’ nostri legni hanno fatto a li inimici. [4] E poiché non impedirno tutto el barcherecio, ci piace nondimanco abbino fatto loro sforzo, e tu li conforterai a cosí seguire.
[5] Per altra ti si scrisse che tu ci significassi a punto come tu avevi fermo con lo Albertinello la condotta della fusta e de’ brigantini, e quando deve cominciare el pagamento, o vogliàn dire el dí di detta condotta, e a che conto s’ànno a mettere quello piú che vagliono 1.250 ducati che mille ducati; perché sai ti si commisse che detto avanzo da 1.000 ducati a 1.250 ducati ti avessi a servire per la fusta e per e’ brigantini. [6] E però ci manda appunto questi danari come e’ son pagati, e questa condotta della fusta e de’ brigantini come la sta, e soprattutto el tempo che la comincia.
[7] Richiederai del beneplacito de’ 15 dí la nave biscaina e noi quam primum ti mandereno el danaio.
[8] In questa sarà un capitulo d’avviso venuto da Napoli. [9] Farai intendere el tutto allo Albertinello e a Piero Antonio Carnesecchi che a questa ora debbe essere costí.
432
[1] Die 29 maii 1505.
[2] Parlatosi per Antonio Giacomini, proposto e lette lettere da Roma, da Cascina e da Mantova, e domandato sopra quelle consiglio, fu consigliato in questa forma.
[3] Bernardo Neretti: giudica che voi non vi possiate servire del Marchese mediante el tenore delle lettere, e che bisogna prepararsi perché qualche intelligenzia potrebbe tenere el Marchese addreto; armarsi con prestezza e per ogni modo; ma chi si dovessi pigliare, lo lascerà da canto, rimettendosi a quello ne sarà ditto.
[4] Messer Francesco Pepi: veduto le lettere del Marchese e di Roma, vorrebbe disputare la cosa alla panca. [5] Pur per ubbidire etc. parli che ’l Marchese sia licenziato; bisogna armarsi, ma bisogna dire di chi e come: vedeci difficultà. [6] Piacerebbegli el Conte Guido Torello con 50 uomini d’arme. [7] Ma avendo a tôrre uomini di reputazione, bisogna tôrre e’ Colonnesi; vede in questo difficultà: primum, volendo Fabrizio, parli discosto a venir con gente d’arme; potrebbe avere ostaculi: ha de’ nimici e volonterosi. [8] L’altra cosa è: veduto e’ modi del Pontefice e ’ minacci delli Orsini, potrebbe fare contrarii effetti. [9] E crede che quelli che sono soldati infino a qui v’abbino fatto quelle difficultà che vi sono seguíte. [10] Vedesi Papa Iulio piú nimico questo anno, patente modo, che anno; pensa quale possa essere la cagione. [11] Crede sia che desidera tenere el ducato d’Urbino per il Prefettino e perché vi può aspirare el figliolo di Fabbrizio. [12] Non vuole che questi Colonnesi diventino potenti. [13] E però si è volto a li Orsini e alla parte guelfa, co’ quali e’ desidera unire questa città; e perché quella al presente è contro alli Orsini, lui se le è fatto nimico e saralle infino che la non si volta a li Orsini, a che lo tien confortato Castel del Rio. [14] Queste cose lo fanno poco desiderare la condotta di Fabbrizio. [15] Pure bisogna armarsi; e però bisognerebbe disputarla alla panca. [16] Ma avendo a dire ora, si volgerebbe a’ condottieri: 2 o 3 infino in 200 uomini d’arme; sumministerrebbe a’ Colonnesi danari per divertire, e cosí questa diversione e queste armi vi renderebbono secure.
[17] Circa le lettere di Roma non si cura di mandare le copie in Francia per essere uomini a giornea. [18] Ricorda, quando e’ Tedeschi si mettessino sotto Carlo Balioni, che si faccia fare altrove fazione che a Perugia; pure quando si facessi piú una cosa che un’altra, si abbi cura ch’el figliolo e’ non se ne vada.
[19] Parli che si scusi con el Cardinale Colonna l’andata di Ruberto, e che non può ire da cavallaro, e in questo mezzo se li faccia intendere che a Pisa non s’innoverà.
[20] Pier del Nero: che è obligato a messer Francesco Pepi e appruova el suo detto, e che bisogna disputarlo alla panca.
[21] Pierfrancesco Tosinghi: parli che sia necessario pensare ad altro che al Marchese ma che bisogna provedersi, perché e’ periculi si mostrano grandi; che ci è dua modi armarsi: l’uno per condottieri, l’altro per capitani. [22] Piacegli el capitano potendosi avere, e quando non si potessi accertare da averlo, che si tolga, faccendogli prima intendere le difficultà, e che le si resolvessino; tôrre condottieri non li pare per fare cattiva prova. [23] Accorderebbesi a fare la diversione detta, ma discosto a casa, e non a Perugia. [24] Conforta che si scriva a Napoli e allargare la mano di non offendere e’ Pisani.
[25] Chimenti Sernigi: che è nel medesimo iudizio di messer Francesco Pepi, e che arebbe desiderio che la condotta de’ Tedeschi non vorrebbe si sapessi voi l’avessi fatta.
[26] Nicolò Machiavegli: confermasi con chi ha parlato. [27] Duolsi che li pare che la necessità ci stringe; e che se non si potessi avere capo italiano, tolgasi forestieri.
[28] El resto de’ Dieci concluse quello ch’era detto.
[29] Messer Antonio Malegonnelle: parli che di questa cosa si parli fuora di cerimonie e disputassisi alla panca. [30] E che era d’opinione che ’ fanti si soldassino, ma dubitò sempre che non vi riuscissi; che credeva che soldarli sotto un capo colonnese e’ fussi celere rimedio per le cagioni che s’intendono, ma avendo udito le lettere, li è cascato ogni speranza; e sempre si dubitò che ’ Colonnesi fussino per ubbidire a Consalvo e ora ne è chiaro. [31] E però resta confuso per essere privo di questa speranza, ma se Fabbrizio volessi obbligarsi, sendo Capitano, tumultuare o offendere di là, conforterebbe che si pigliassi ad ogni modo; e però lo tenterebbe e piglierebbelo quando si obbligassi a tumultuare di là; el caso di Carlo Ballioni, non li piace che tumultui a Perugia, perché vuole la guerra discosto e non in su e’ confini. [32] Attenderebbe in questo mezzo a guardare bene le cose vostre, ma e’ crede che venghino al cuore, sappiendo el contado disperato e l’opinione della città disunita.
[33] Messer Antonio Strozi conferma quello si è parlato per messer Francesco e per messer Antonio, e massime el modo che messer Antonio dà di condurre Fabbrizio. [34] E questo è per di là e non per di qua.
[35] Messer Giovanvettorio Soderini: conforta che si faccia ogni cosa per armarsi e con prestezza; e quando le genti hanno capo, è meglio che non l’avendo; e conferma quello si è parlato circa le cose di Perugia, che le si faccino con quella maturità ch’è stato ricordato.
[36] Messer Matteo Nicolini conferma el detto de’ primi dua dottori.
[37] Domenico Pandolfini: tutte le cose che s’intendono mostrono che voi avete bisogno di provedervi. [38] Se ’ Svizzeri si potessino avere li torrebbe, eccetto che tòrli sotto Carlo Balioni. [39] Un capitano approverrebbe e giudica che tolga Fabbrizio Colonna, e poi si pensi se voi lo volete o di là o di qua; che si rassetti le genti d’arme vostre; li ’ntrattamenti con Consalvo si tenghino nel modo pare a voi.
[40] Piero Popoleschi: la necessità insegna. [41] Mancando e’ disegni fatti infino a qui, e considerato tutto e massime quello che s’è parlato di Fabbrizio, crede che ’l venire suo e el valersi di lui sarebbe difficile: perché Consalvo con una parola sarebbe per ritenerli, onde che loro si potrebbono obligare a voi e poi escusarsi del non potere. [42] La pratica del Marchese li piace e farebbe questa ultima pruova di mandarvi uno uomo, non tanto per aver lui, ma per vedere se potessi avere e’ tre caporali vi sono, un de’ Rossi, de’ Torelli e da Martiningo.
[43] Intende che Prospero non possa aver licenza, che Fabbrizio s’acconciassi con altri e che per questo Fabbrizio ha mandato uno in Spagna. [44] Torrebbe li Alamanni, possendoli avere. [45] Giudica pernizioso el modo di Carlo Balioni mosso da Roma; crede che se si ha andare per uno capitano di là da’ monti che sarebbe prima consumata la state che ci fussi ...
[46] Conforta che queste cose si disputino alla panca piú tosto che a questo modo.
[47] Bernardo da Diacceto: ognun s’accorda che a questi pericoli el rimedio sia armarsi, e che non si possa uscire, volendo capo, o di Mantova, o de’ Colonnesi. [48] E perché bisogna concludere e non praticare, vorrebbe una volta armarsi. [49] È il vero che quello che è detto de’ Colonnesi potrebbe essere, ma non vorrebbe che si facessi come fa el compare della cavalla. [50] E però giudica si facci intendere a Fabbrizio subito quello che questo Fabbrizio vuole dire, e prima se si potessi operare per diversione, parendoli modo migliore; e che si vegga di divertire in ogni modo; e se si muovono, voi non saprete poi che vi fare. [51] E tale crede ire a pascere che andrà ad arare, ché ’ colpi non si danno a patti, e verificherassi el carico dato che noi non siàno uniti. [52] El consigliare alla rotta li piace, ma non bisogna mettere tempo in mezzo; ognun fa il conto suo e quel che ne li mette e e’ Colonnesi non vogliono costoro grandi. [53] Sí che aprite li occhi, e non potendo aver Mantova, togliete e’ Colonnesi.
[54] Gulielmo de’ Pazi: che li piacque il consiglio di messer Francesco Pepi. [55] Sarebbe di parere che si fuggissin questi periculi per via di diversione, ma non li piace per via di Carlo Balioni, perché vorrebbe questi tumulti piú discosto e non si potrebbe fare secreta. [56] Ma tenterebbe quella de’ Colonnesi, dando loro qualche migliaio di ducati, o veramente soldare le genti loro come facevon li antichi. [57] Che si mandassi a luogotenente di Milano esponendo e’ periculi e chiedendo li rimedii, e fare che per suo mezzo si soldassi el Marchese e si soldassi quelli che dice la lettera di ...
[58] Giulian Mazinghi confermò el discorso di messer Francesco Pepi, l’aggiunta di messer Antonio, e l’aggiunta di Piero Popoleschi circa a tôrre quelli 3 capi che sono con el Marchese.
[59] Giovachino Guasconi approvò el discorso di messer Francesco e di messer Antonio.
[60] Antonio Canigiani affermò quello detto da’ primi dottori. [61] Ma l’esperienza vi doverrebbe insegnare; e chi non può come e’ vuole, faccia come e’ può; chi non può avere uno, tolga un altro; chi non può aver genti d’arme, tolga fanterie.
[62] Piero Lenzi: piacegli quello che è detto e che li è tempo a fare, non a dire. [63] Non potendo avere el Marchese, tolghinsi questi altri. [64] Non crede ci sia gente che non sia rotta da e’ Colonnesi in fuora.
[65] Giovan Berardi: appruova quello che si è detto per i dua dottori e quello codicillo che arrose Piero Popoleschi.
[66] Giovanni Corsi vorrebbe essere piú savio; accostasi con i dua dottori e con quello disse Piero Popoleschi. [67] Disse avere avviso che a li 8 dí debbono partire e per a Pisa, ma crede per alla porta.
[68] Benedetto Nerli: che, se son veri li avvisi letti, che sono sí presti, in modo che non si può fondare in condottieri o in capitani, ma bisogna fondarsi in su le genti avete e in su le fanterie; e però consiglia che si facci una provisione di danari. [69] Ma quanto a Roma, che si conforma con i dottori e con l’aggiunta di Piero Popoleschi.
[70] Iacopo Ciachi: conferma el detto de’ dottori e l’aggiunta di Piero Popoleschi.
[71] Gismondo Martelli si accorda con la opinione de’ dua dottori e con ricordo di Piero Popoleschi.
[72] Luca delli Albizi: che quando si possa avere un capitano qui, che si facci; quanto che no, li piace la diversione che si dovessi fare per via de’ Colonnesi; e che alla panca se ne ragioni.
[73] Gerardo Corsini: che si rassettino le genti vostre e provedersi di fanterie; e che si armassi, potendo, di uno condottiere. [74] Loderebbe el capitano; dispiacelli e’ modi di Mantova e poco spera in lui, pur non la vorrebbe mozzare. [75] Scriverrebbe in Francia, monstrando e’ periculi etc. [76] La cosa de’ Colonnesi, rispetto alle lettere di Roma, crede sieno uomini d’altri e hanno maggior bisogno di Consalvo che paura delli Orsini; e che non si facci la diversione di Carlo Balioni per non si provocare Giampaulo. [77] Ma se ’ Colonnesi volessin pigliare la diversione in loro nome, li piacerebbe; che si scriva a Consalvo che non s’innoverà contro a’ Pisani.
[78] Iacopo del Zacheria afferma el detto de’ dottori e di Piero Popoleschi.
[79] Chimenti Sciarpelloni: crede che non si possa fare altro fondamento che in su le forze vostre, e per ora soldare fanterie etc.
433
[1] A messer Ercole Bentivogli. [2] Die 30 maii 1505.
[3] Perché noi desideriamo mettere insieme piú gente d’arme ci è possibile e intendendo che di Lombardia se ne potrebbe trar subito quantità e buone, pensiamo che a questo effetto el Caiano sia ottimo instrumento. [4] E disegnando mandarlo la prima cosa a Mantova, ci è parso scrivervi subito la presente e farvi intendere questo nostro desiderio, quale è che alla aúta di questa mandiate a noi detto Caiano. [5] E perché noi voliamo che lui in nome vostro e per parte di vostra Signoria parli alcuna cosa al Marchese di Mantova, darete a detto Caiano una lettera di credenzia in nome di vostra Signoria, e diritta a detto Marchese, e al Caiano commetterete a bocca che parli al Marchese in nome vostro quello che da noi li sarà ordinato. [6] Desideriamo che la venuta di costui sia súbita e però non li farà metter tempo in mezzo vostra Signoria. [7] Que bene valeat.
434
[1] A Filippo Carducci. [2] Die 2.
[3] E’ ci occorre questa sera fare risposta a dua tue de’ 28 e 29 di questo. [4] E quanto a li avvisi ci dai, ti commendiamo, né ci puoi fare cosa piú grata che tenerci avvisati continuamente delli andamenti de’ nostri inimici e rebelli. [5] E quanto al condurre di qua quelli di che tu ci dai notizia che sono in Pisa e passerebbono dal canto nostro, siamo contenti che si dia loro condizione conveniente quando voglino venire dal canto nostro; e in questo ti consiglierai con la Signoria del Governatore.
[6] La paga di coteste fanterie a questa ora debbe essere comparsa costí perché s’inviò infino avanti ieri.
[7] Questa mattina è partito di qui a cotesta volta Malatesta Baglioni, figliolo di Giampaulo, con la sua compagnia di 15 uomini d’arme. [8] Fara’lo alla giunta sua da Pellegrino Lorini scrivere e rassegnare e te ne varrai nelle fazioni ordinarie da coteste parti.
[9] Dal Commissario di Val di Chiana abbiamo avviso come, quattro dí sono, Troiolo Savello con la compagnia s’è partito da Montepulciano e per la via di Romagna intende passare in quel di Lucca. [10] Diamotene avviso acciò conferisca con el Governatore e possiate insieme ordinare di costà quello vi occorre per questo avviso, e di piú scrivere a Piero Bartolini, Commissario a Barga, e’ rimedi che al Governatore occorrono che da lui si faccino per impedire el passo a detto Troiolo e a sue genti, quale intendiamo ha 60 uomini d’arme e 40 balestrieri a cavallo.
[11] Ieri fu qui nuova da Roma come Monsignore Ascanio era morto di peste in quattro dí. [12] Vale.
[13] Dove ti si dice avere mandato e’ danari di coteste fanterie, hai ad intendere di parte, e non di tutte: e che, del resto, ti si manderà subito. [14] Vale.
435
[1] Antonio Paganelli. [2] 30 di maggio 1505.
[3] Noi fareno questa sera risposta alle ultime tue lettere scritte da te infino a dí 29 del presente, commendandoti sommamente delli avvisi hai dati delle cose di costà, parendoci abbi usato in ogni parte buona diligenzia. [4] Commendiamoti ancora che nonostante la commissione nostra di fermare la nave biscaina per altri 15 dí, non la abbi ferma, perché e’ rispetti che ha aúti l’Albertinello ci paiono suti bene considerati; e però la licenzierai ad ogni modo. [5] Le ragioni che tu ci rendi del danaio speso in prima facie ci satisfanno e crediamo reggeranno al paragone con ciascuno; e tu starai di buona voglia, ché le opere buone saranno conosciute.
[6] Noi non vorremo avere gittato via e’ danari che infino qui si sono spesi in fare coteste scafe. [7] E per questa cagione ti si commisse piú dí fa non le calafatassi, né le mettessi in acqua, ma le collocassi in qualche luogo dove ’l sole potessi dar loro manco briga e stare piú securamente. [8] Ma poiché ne è sei in acqua, desiderremo che si pigliassi qualche spediente perché le si salvassino, o d’inaffiarle ogni dí, come tu scrivi, o di trarle dell’acqua e porle in luogo che le si salvassino. [9] E però ne delibererai in ogni modo quello che ti parrà piú la salute loro e avviserai. [10] Vale.
436
[1] Marcantonio Colunnae. [2] Die 31 maii 1505.
[3] Ancora che noi sappiamo non essere necessario ricordare alla Signoria vostra che, quando da el Governatore o Commissario nostro di Cascina li è commesso alcuna cosa, subito la esequisca, tamen perché vostra Signoria intenda che la volontà de’ prenominati è la volontà nostra, vi scriviamo la presente, significando che poteria d’ora in ora occorrere qualche cosa di momento per la quale dal Governatore o Commissario nostro sarebbe alla Signoria vostra commesso cavalcassi, o verso Lari o in qualche altro luogo subito e con la sua compagnia. [4] Desideriamo che allo avviso de’ predetti vostra Signoria si muova subito subito, e in quel modo le è possibile, perché potria essere cosa che il differire una ora solo daria grande disturbo alle cose nostre e ci faria gran danno. [5] Bene valeat.
437
[1] Herculi Bentivolo. [2] 31 maii 1505.
[3] Subito che questa mattina avèno la vostra di ieri contenente come le cose di Pisa passavano e quello se ne può sperare, e quanto era necessario fare per non perdere l’occasione, scrivemo a messer Annibale che, alla ricevuta della nostra, con la compagnia sua si transferissi a Vico e personalmente venissi costí da voi, acciò intendessi quanto avessi ad esequire. [4] El figliolo di Giampaulo partí ieri di qui con la sua compagnia per a cotesta volta; voi lo solleciterete e lo fermerete dove vi parrà a proposito.
[5] A Marcantonio Colonna si è scritto che ad ogni avviso, o di vostra Signoria o del Commissario, sanza metter tempo in mezzo, si transferisca a Lari e in qualunque altro luogo che da voi li fussi ordinato. [6] E voi lo farete venire e non venire secondo iudicherete la necessità e opportunità delle cose lo ricerchi; e ce ne rimettiamo al tutto nella deliberazione vostra. [7] E benché noi conosciamo la Signoria vostra prudente e affezionata, tamen non vogliamo mancare di ricordarle che invigili continuamente e si ordini a potere pigliare quelle occasioni che ’l tempo ne mettessi avanti. [8] E se dal canto nostro è necessario fare cosa alcuna, ce ne ricerchi. [9] Vale.
438
[1] Domino Herculi Bentivolo. [2] Die ultima maii 1505.
[3] Mandiamo alla Signoria vostra la copia d’una lettera aúta questa mattina da Livorno, acciò intendiate quelli di che lui avvisa e abbiate quelli respetti che sono necessarii in levare Marcantonio da Bibbona, ancora che di tale avviso non ci sia cosa alcuna da Campiglia; donde noi stiamo sospesi se può essere o no.
439
[1] A Piero Antonio Carnesecchi a Livorno. [2] Die ii iunii.
[3] Poi che tu ci scrivesti queste ultime tua de’ 31 del passato, doverrai avere aúto la nostra del medesimo dí e inteso per quella quanto allora ci occorreva. [4] E per rispondere alle tua, ti facciamo intendere che se la paga de’ fanti fu indirizzata da Pellegrino Lorini al capitano di costí, nacque che lui seguitò la consuetudine sua, non sappiendo che tu vi dovessi essere. [5] Né per questo era necessario che tu ti discostassi da ricorreggere quelli defetti che tu avevi trovati nelle compagnie, perché a fare tale opera bastava la commissione ti avamo data del venire costí, e el Capitano non si poteva né si doveva discostare da li ordini tuoi. [6] Però, quando non abbi fatto in questa parte quanto per noi si desiderava, non ne mancherai in verun modo quando questa nostra lettera sia a tempo, e licenzierai tutti li uomini di coteste compagnie che potessino essere sospetti, e avvertirai che della terra o de’ propinqui ad essa non ve ne sia pagato alcuno, perché pensiamo che possino fare male effetti. [7] E quanto allo stare tuo costí, e’ si è scritto a messer Ercoli Bentivogli che si transferisca per tre o 4 giorni in cotesto luogo e che si abbocchi teco, e insieme disaminiate di nuovo tutte le necessità e bisogni della terra, e ordiniate quello che si abbi ad esequire per rassettare quelle cose che fussino fuora dell’ordine loro e le diate in acomandita o al capitano o a qualche uomo che si trovassi costí atto a simil cosa. [8] E fatto e ordinato tutto, el Governatore se ne tornerà a Cascina e tu in Maremma, donde ti partisti. [9] Bene vale.
440
[1] A messer Ercole Bentivoglio. [2] Die dicta.
[3] Stimando noi la nostra terra di Livorno altanto che uno quartiere della nostra città, non viveremo mai securi d’essa fino intendiamo a quella essere provisto di tutte le cose le sono necessarie per la difesa sua. [4] E perché a provederle bisogna averne el iudizio di chi ne intende, desideriamo che, non importando la partita vostra di costí ad alcuna maggiore e piú importante fazione di questa, vi transferiate quanto prima meglio in detto luogo di Livorno dove sarà Pierantonio Carnesecchi, Commissario nostro, el quale ha commissione d’attendervi. [5] E con quello esaminerete qualunque parte d’essa terra, non lasciando indreto alcuna cosa che possa venire in considerazione per la salute e defensione d’essa; e quelle che potrete ordinare là per voi medesime le ordinerete, e dell’altre ci scriverrete, dandoci di tutto notizia particularmente. [6] E fatto questo vostra Signoria se ne torni costí a Cascina a suo commodo; alla quale ci offeriamo.
441
[1] A Filippo Carducci Commissario Cascinae. [2] Dicta die.
[3] Noi abbiamo questa mattina lettere dal Capitano del Borgo a San Sipulcro de’ 31 del passato che ci significono come la mattina medesima Troiolo Savello era entrato in Castello con 12 cavalli e el resto della sua compagnia era alloggiata all’intorno, e che vanno alla volta di Romagna per passare a Lucca. [4] Conferirai questo avviso con la Signoria del Governatore, e li dirai come noi desideriamo che in questo caso facci due cose, come altra volta si scrisse: l’una che si dia ordine a Piero Bartolini, Commissario a Barga, di quello abbi a fare e che termini debba usare per impedire loro el transito; l’altra che potendosi fare costí provisione alcuna dal canto vostro, che non se ne manchi. [5] E in tutte queste due cose non mancherai di diligenzia, nonostante che alla Signoria del Governatore si commetta per la alligata che, non lo ritenendo costí cagione importante, si transferisca per 4 o 5 giorni infino a Livorno per vedere con lo occhio come sta quella terra e quello bisogna fare per la defesa sua. [6] Vale.
442
[1] A Pellegrino Lorini. [2] Die ii iunii.
[3] Poi partisti di qui si sono ricevute due tua, una data a Poggibonzi, l’altra a Cascina, e per quelle intendiamo quanto da te si sia esequito infino a dí 31 del passato; e di tutto ti commendiamo sommamente, né desideriamo da te in alcuna parte piú diligenzia. [4] Commendiamoti ancora del ricordo ci dai delli strami, o vogliamo dire fieni, e pensereno in ogni modo di dare questo carico a qualche persona che ci serva in modo che né le nostre gente questo anno future, né e’ nostri sudditi abbino a patire; e quanto alla paga del Perugino, vedreno di mandarla quanto prima si potrà. [5] Né per questo ci occorre altro, salvo che a noi sarà piacere vederti avanti l’uscita nostra. [6] Pure, quando non possa essere, non resterà che noi non facciamo fede in qualunque luogo del tuo buono servito e della sufficienzia tua. [7] Vale.
443
[1] A Nicolò Zati Commissario Cortonae. [2] Die iii iunii 1505.
[3] Per questa tua del primo siamo avvisati di quanto scrivi delli andamenti di quelli vicini nostri, e’ quali seguirai di osservare con quella diligenzia che si conviene. [4] E cosí arai quella cura a cotesta città e ad el resto di cotesto paese, quale è necessaria avere in questi tempi. [5] E quanto alle polilze trovate da quello provigionato, non abbiamo che scriverti, salvo ricordarti non manchi di quella prudenzia si appartiene nel maneggio d’una cosa di simile importanza. [6] E scoprendo piú uno umore che un altro, o per indizii certi o per conietture, ce ne darai avviso, non mancando di quelli rimedii che tu giudicherai convenirsi. [7] Dispiaceci sommamente el caso successo a Castiglione, el quale vorremo si gastigassi e posassi in ogni modo, e usassisi ogni termine perché non si dessi causa ad alcuno di tumultuare. [8] Noi confidiamo assai nella prudenzia tua, e attendiamo quello abbi fatto poi che ti sarai transferito in su luogo. [9] E ne stiamo di buono animo, sperando che per la sperienza hai nelle cose satisfarai alla iustizia con securtà di quello luogo. [10] Vale.
444
[1] Ad Antonio Giugni Commissario a Fivizano. [2] Dicta die. [3] Al Capitano della Montagna di Pistoia Francesco Medici. [4] Dicta die.
[5] E’ ti debbe essere noto, perché altra volta te ne scrivemo, come e’ Lucchesi hanno soldato el signore Troilo Savello con 100 uomini d’arme. [6] E perché noi intendiamo che detto Troilo a’ 31 dí del passato si trovava a Città di Castello con tutte le sua genti e che disegnava transferirsi in Romagna, e di quivi poi passare in quello di Lucca, ci è parso avvisarti di questo particulare: e importa facci d’intendere li andamenti suoi. [7] E capitando in lato ove tu lo potessi svaligiare o impedirli il passo, non ne lascerai indretro cosa alcuna, anzi vi metterai ogni industria e forza, e t’intenderai a questo effetto con Piero Bartolini Commissario a Barga. [8] E dove possiate convenire e favorire l’uno l’altro a questa opera, non ne mancherete. [9] E in summa volgerete tutto lo animo a questa fazione, la quale, riuscendo, vi darà reputazione e a noi piacere e securtà. [10] Valete.
445
[1] A Filippo Carducci Commissario in Cascina.
[2] Avendo inteso per piú tua lettere quanto era necessario fare de’ fieni per lo anno futuro, ci è parso mandare costí che attenda a questa cosa Sanzi da Libbrafatta con danari, perché e’ sia teco e li ordini quanto e quello debba per condurre simile provisione; al quale tu darai ogni aiuto opportuno. [3] E mancando alcuna cosa che si abbia a provedere di qua, ce ne avviserai e farai in questo caso usare ogni diligenzia e sollecitudine.
[4] Alla ultima tua lettera non occorre altra risposta, se non commendarti dello avere mandato a Barga uno uomo intendente che sia con Piero Bartolini per divisare el modo d’impedire el passo a Troiolo Savello; a che voliamo che si pensi continuamente, e vi si faccia quelle provisioni che sono necessarie.
[5] Questa mattina el Governatore ci ha scritto che opinione era la sua quando fussino venuti a Piombino e’ legni de’ quali se li dette notizia. [6] E perché la cosa non si è verificata, non è necessario per ancora provederci altrimenti; ma quando venissino quelli legni con quelli fanti in quelli mari, si è ordinato ne abbiate subito avviso acciò vi possiate fare le provisioni necessarie. [7] E di tutto ragguaglierai la Signoria del Governatore.
446
[1] A Berto Carnesecchi a Bibbona.
[2] E’ sono stati a noi ambasciadori di cotesta terra, e ci hanno esposto come el signore Marcantonio ha tutte le sua gente in cotesta terra, e come avendo loro consegnato la prateria per strameggiare, e’ segano nondimanco loro grani e biade; e che oltr’a di questo, per andare fuora la notte a loro posta, hanno bucato in qualche parte le mura di cotesta terra. [3] E ricercandoci di aiuto in questo caso, sappiendo noi come Piero Antonio è a Livorno, ci è parso scrivere a te e voliamo sia con detto signore Marcantonio, e per nostra parte li esponga che se e’ può sanza periculo alleggerire Bibbona di gente e metterle per quelle castella convicini, lo facci. [4] E soprattutto lo graverrai a fare che ’ sua soldati riguardino e’ grani e biadi de’ nostri, e cosí che li astenga all’uscire per le mura, e soprattutto li corregga in modo che ’ sudditi nostri non si possino dolere ragionevolmente.
447
[1] A Piero Bartolini a Barga. [2] Die 6 iunii.
[3] Veduto quello che tu ci scrivesti per questa tua ultima de’ 3 circa a el passo di Troilo Savello, e come e’ bisognava si ordinassi nella Montagna di Pistoia chi potessi essere in su luogo verso el Giugo, deputamo commissario a tale effetto Andrea Adimari, uomo animoso e pratico nel paese, el quale è partito questo dí e ha commissione da noi d’intendersi teco; e noi te ne diamo notizia acciò possa fare el medesimo effetto. [4] E perché tu di’ che bisogna che noi ti scriviamo particularmente de’ progressi sua, si è scritto a piú nostri rettori per sapere el vero de’ suoi andamenti. [5] E a dí 2 del presente si trovava Troiolo detto nello stato d’Urbino: ma come egli arriverà in su el ferrarese, e’ sarà piú commodo a te intendere di lui che a noi; e però bisogna che tu tenga uomini fuora verso quelli luoghi dove possa capitare con ordine ti avvisino di tutto: e di questa diligenzia non si vuole mancare. [6] E perché e’ c’importa assai che costui non passi, voliamo, quando vedessi da poterlo offendere etiam in su el dominio d’altri, non ne lasci alcuna cosa indreto. [7] Commendiamoti dello avviso che tu ci dai per il ritratto de’ cinque che tu pigliasti che uscivono di Pisa. [8] Né a questa parte non abbiamo che dirti altro, salvo che tu rilassi quelli dua secondo che a te pare e piace, pure che tu facci lasciare loro l’armi e e’ danari, e se gli ànno altro di buono intorno. [9] Vale.
448
[1] Filippo Carducci Commissario a Cascina. [2] 6 iunii 1505.
[3] Come iarsera ti si scrisse, noi desideriamo assai che Troilo Savello o in questo suo passare sia svaligiato, o che se li tenga el passo, e ti significamo come a dí 2 del presente si trovava nelle terre d’Urbino. [4] E perché Piero Bartolini, Commissario a Barga, ci scrive essere necessario che nella Montagna di Pistoia s’usi la medesima diligenzia, ci è parso dare particularmente questa cura ad uno nostro cittadino, e questo dí abbiamo mandato in detta Montagna Commissionario Andrea Adimari. [5] Diamotene notizia acciò che, occorrendo al Governatore farli intendere e ordinarli alcuna cosa, che possa. [6] E perché tu ci scrivi, e cosí el Governatore, che bisognerebbe governare questa cosa secretamente, giudicando che alla scoperta non se li possa nuocere, ti facciamo intendere come questo non si può fare; perché di già, come iarsera ti si scrisse, si sente che ’ Lucchesi s’ordinono a favorirlo e farli spalle perché e’ passi. [7] E però recorderai a messer Ercole, se e’ vede apertamente di fare cosa veruna a proposito, che non ne manchi, e, se fussi al proposito, mandare cavalli in Val di Nievole e ordinare con li uomini del paese facessino qualche diversione a quelli Lucchesi che sono ordinati per incontrare e fare spalle a detto Troiolo. [8] E desideriamo che tu e sua Signoria non manchiate di pensare tutte quelle cose che potessino partorire simile effetto, e ci avviserai di quanto ti occorrerà.
[9] Con questa sarà una lettera al signore Governatore, la quale tu li serberai e liene farai presentare alla sua tornata costí.
449
[1] A messer Ercole Bentivogli. [2] Die 6 iunii.
[3] Per una di vostre Signorie de’ 4 intendiamo quello discorre sopra lo avviso aúto da el signore Luca Savello circa Bartolomeo d’Alviano; el quale ci satisfa assai, come di prudente e affezionato. [4] E perché vostra Signoria conclude che, quando queste cose fussino tutte vere, si potrebbe riparare a questa piena pure che vogliamo, desideriamo assai che largamente ci discorriate e’ remedi, presupponendo che le dovessino essere vere come le si dicono, perché nonostante che a bocca vostra Signoria ne abbi piú volte parlato, tamen ci satisfare’ se di nuovo per sua lettera dirà largamente quello le occorra. [5] Quae bene valeat.
450
[1] Dicta die. [2] Decemviri etc. [3] Deliberaverunt et deliberando decreverunt motis iustis et servatis servandis ut:
[4] Malatesta Gozarius, civis aretinus, qui ad instantiam eorum reperitur detentus apud Capitaneum plateae civitatis Florentie mittatur in carceres Stincharum dicte civitatis ibique detineatur uno anno continuo hac presenti die incipiendo. [5] Voluerunt quoque de hac ipsa re fieret bullectinum suprascripto Capitaneo et suprastantibus dictarum Stincarum. [6] Deliberaverunt etiam ut elapso dicto anno dictus Malatesta non possit exire e dictis carceribus nisi cum partito Decemvirorum, aut Magnificorum Dominorum vacante decemviratu.
451
[1] Andreae de Adimaribus in Montagna. [2] Die x iunii.
[3] Noi crediamo che a questa ora tu sia arrivato costí e abbi ordinato quello che sia necessario fare, volendo esequire la commissione ti demo. [4] E perché da Castracaro abbiamo lettere come Troiolo Savello con la sua compagnia si trovava al dí 6 ad Imola, e a dí 7 si partí per alla volta di Bologna, abbiamo voluto dartene notizia acciò che tu intenda quello che noi de’ suoi progressi. [5] Ricordiamoti oltr’a di questo, quando ancora non lo abbi fatto, che tu tenga uomini di là da l’alpi in piú d’uno luogo, da’ quali tu possa intendere dí per dí e ora per ora de’ suoi andamenti, e dove abbia a capitare. [6] Intendera’ti, come al partire ti si disse, con Piero Bartolini Commissario di Barga. [7] E perché noi giudichiamo sia bene che ’l nimico dubiti manco si può, voliamo che tu non facci demostrazioni o preparazione alcuna apparente infino non vegga da potere fare effetto; e soprattutto ti ricordiamo governartene prudentemente e sollecitamente.
452
[1] A Philippo Carducci Commissario et Herculi Bentivolo Gubernatori. [2] x iunii.
[3] Questa mattina è comparsa la vostra de’ dí viii, per la quale voi discorrete di nuovo quanto fussi da fare per impedire el passo a Troiolo Savello, e parte rispondete a quello vi si scrisse ultimamente di questa materia. [4] E benché altra volta ci avessi largamente scritta l’opinione vostra, nondimanco ci è suta cosa gratissima rintenderla, né potremo piú approvare ci facciamo el iudizio vostro e li ordini che voi avete dati perché e’ ci riesca impedirlo. [5] Alle quali cose vi confortiamo ad ire dreto con tutta quella diligenzia che la materia ricerca: perché quello che si può o debbe fare in questo conto non è da differirlo, cum sit che detto Troiolo a dí sette del presente si partissi da Imola con le sua genti e ne andassi alla volta di Bologna; di che si è dato notizia al Capitano della Montagna e avvertitolo a governarsi in modo che, non veggendo el bisogno, non faccia tale demostrazione che ’ Lucchesi abbino ad essere piú cauti che l’ordinario. [6] E parci essere certi, come voi discorrete prudentissimamente, che loro non veggendo altre genti o preparamenti dal canto vostro, che non abbino a farsi forti se non nel piano di Barga, e per questo sarebbe facil cosa giugnerli altrove. [7] E quanto a la diversione che vi era stata posta innanzi da li antecessori nostri, ci pare che voi ne rispondiate prudentemente, né noi giudichiamo che si debba per ora in verun modo assaltare el dominio di Lucca, né con e’ sudditi né etiam permetterlo a cotesti nostri; e però vi asterrete da una cosa simile. [8] Né sapremo che dirvi altro in questa materia, conoscendo che non bisogna né ricordarvi né sollecitarvi ad alcuna cosa, sendo affezionati e prudenti. [9] La paga si manderà a cotesti connestaboli subito, e voi li terrete confortati per nostra parte.
[10] Questa mattina arrivò qui Ambruogio da Imola, condotto in fra le nostre lance spezzate; e avendo mandato el nostro proveditore a rassegnarlo, ci referisce che non ha verun cavallo che meriti d’essere accettato, e ne è venuto costà. [11] Voi farete di rivederlo in viso e li protesterete se fra 15 dí e’ non sarà ad ordine come merita el soldo li diamo, che si tratterà secondo e’ meriti suoi; e dipoi lo farete vegghiare. [12] E fra detto tempo, non sendo meglio in ordine, ordinerete che con la roba sua, e con la persona quando la roba non basti, e’ ci restituisca indreto e’ danari ha aúti da noi, perché ci pare ad ogni modo che dia esemplo a li altri.
[13] Saranno comparsi costí Morello da Castiglione e Vico da Cortona, e co loro 10 uomini d’arme: rassegnereteli subito e mandereteci la listra della rassegna loro.
453
[1] Nicolò Zati Commissario di Cortona. [2] x iunii.
[3] Per una tua de’ dí viii del presente, mandata per fante apposta, abbiamo inteso quanto hai ritratto di verso Romagna, Perugia e Castello. [4] Commendiamoti sommamente della tua diligenzia, confortandoti a seguire cosí, perché non ci può essere fatto cosa piú grata che tenerci bene avvisati d’ogni particulare che si ritrae delli andamenti di cotesti vicini nostri.
[5] Ulterius, a noi occorre significarti come nostro desiderio è che si abbi l’occhio a cotesta città di Cortona, e che si veghi e osservi chi va e viene, acciò non sia lecito ad alcuno tenere alcuna pratica in nostro preiudizio. [6] Nondimanco, quando el soprascritto effetto si possa fare cautamente e sanza mostrare diffidenza o di cotesti uomini o di chi vi viene, massime di quelli che fussino di qualche grado, ci piacerebbe sommamente. [7] Il che ti significhiamo perché da Giampaulo Balioni ci è stato scritto piú volte che a’ suoi Perugini che sono capitati costí è stato fatto trista cera e tale accoglienza quale si conviene fare ad uomini nostri inimici. [8] La quale cosa, quando si possa correggere con salute della terra, il che noi preponiamo ad ogni altra cosa, ci piacerà, acciò che non si dia ad alcuno cagione né di dire né di fare male.
454
[1] Iohanni Paulo de Balionibus. [2] Die x iunii.
[3] E’ ci è suto gratissimo che la Magnificenzia vostra resti iustificata e chiara dello animo nostro, e che quella abbi conosciuto che le relazione sutele fatte delli ordini nostri in suo preiudizio sieno false. [4] E perché el vero sta poco nascoso, vedrà per esperienza che tutto quello che le fussi per lo avvenire monstro che si operassi per noi in danno di cotesto stato non harà bisogno né di sua querela né di nostra escusa, perché per sé medesimo la verità si scoprirrà subito e conoscerassi per nuove esperienze, quando la memoria delle passate fussi spenta, che noi siamo mantenitori delli stati e non turbatori. [5] Né abbiamo conscienza di aver mai turbato né consentito che si turbi lo stato d’alcuno, né siamo al presente per mutare natura, massime verso di vostra Magnificenzia, la quale stimiamo in tra e’ primi nostri amici. [6] E quanto al farle intendere noi se alcuna sinistra relazione ci fussi fatta di lei contro di questo stato acciò si potessi iustificare, le respondiamo questo non essere necessario, perché se la fia falsa si scopirrà presto per sé medesima; sendo vera, sarebbe lo scriverlo inutile. [7] Dispiaceci se a Cortona è suto fatto alcuno sinistro trattamento alli uomini vostri; non è stato di nostro consenso e provedrenvi. [8] E voi seguirete con le opere in quella disposizione ci scrivete, perché ci troverrà sempre vostra Magnificenzia bene edificati verso di lei.
455
[1] Ad Andrea Adimari. [2] Die x iunii.
[3] Per questa tua che tu ci scrivi intendiamo l’arrivare tuo costí e l’ordine da te dato, che ci satisfa. [4] E perché questa mattina ti si scrisse come ci occorreva ti governassi, e dove s’intendeva essere Troilo, non te lo replichereno; diremo solo questo per rispondere a quanto tu ricerchi se noi voliamo lo assalti in su el dominio d’altri: e questo è che noi voliamo non abbia respetto alcuno né al Ferrarese né ad altri purché si ’mpedisca.
456
[1] Petro Antonio de Carnesechis in Livorno. [2] Die xi iunii 1505.
[3] E’ si è differito el rispondere a la tua ultima de’ vii, contenente quello che per el signore Governatore si è esaminato a benifizio di cotesta terra di Livorno, per essere stati occupati in questo principio del nostro Magistrato in cose importanti. [4] E per questa ci occorre dirti come e’ piace assai el discorso tuo, e ne restiamo bene satisfatti. [5] E quello che per noi di qua si potrà espedire espedireno subito, cioè l’architettore, el bombardiere e maestro d’ascia. [6] E perché tutto el restante della tua lettera contiene quello che bisogna fare, è necessario ora ci scriva quello e quanto bisognerebbe provedere a fare tale effetto, cosí dal canto nostro qui come di costà, e che opere vi andrà, e donde le si aranno a trarre; e tutto ci farai intendere particularmente.
[7] Dara’ci ancora avviso a chi ti pare in quella terra da commettere questa cura, acciò non vi possendo tu soprassedere, intendiamo a chi si abbi a dirizare questa faccenda.
457
[1] A messer Hercole. [2] Die xi iunii.
[3] Con piacere grandissimo abbiamo questa mattina letto la lettera de’ 10 dí di vostra Signoria, per la quale di nuovo ci discorre se si debbe dubitare o no, e dubitandosi, quali remedi sieno da fare. [4] E approbiamo tutto el suo discorso, come prudentissimo e con grande iudizio esaminato. [5] Né sopra questo abbiamo che dirle, perché le cose di verso Roma stanno ne’ medesimi termini, e piú tosto piú posate che altrimenti; stiamo vigilanti per averne continuo avviso, e darenvene notizia intendend’altro.
458
[1] Piero Antonio Carnesechi Commissario Maremmae. [2] Die xii iunii 1505.
[3] Perché questi uomini di Bibbona ci fanno ogni dí querele, che quelli soldati di Marcantonio sono gravi alla terra loro, e che non è possibile posserli sopportare nella loro terra in quella quantità che al presente vi sono, e che piú commodamente e con la medesima securtà staranno quando si dispensino in quelle castella all’intorno di Bibbona, pertanto noi che desideriamo la satisfazione loro, quando non ci ritenga altro maggior rispetto, voliamo consideri e esamini questa loro domanda, e t’ingegni in ogni modo satisfarli.
[4] Postscripta. [5] Quando tu avessi a soprastare a Livorno, commetterai a Berto Carnesecchi, che tu ha’ lasciato a Bibbona, che facci quel medesimo.
459
[1] A Piero degli Alberti. [2] Die xiii iunii 1505.
[3] Noi restiamo avvisati per la tua de’ xii di quanto ci scrivesti delle nuove venute da Castello e di coteste circumstanze, di che ti commendiamo assai; né possiamo per risposta a questo scriverti altro, salvo che confortarti a seguire e avere l’occhio a cotesta città e a li andamenti di cotesti uomini. [4] E perché noi voliamo tirare avanti cotesta fortezza e ridurre a fine la sua muraglia, si è commesso a Nicolò Zati che si transferisca costí e facci di avere a sé Antonio da San Gallo, el quale insieme con esso teco esaminiate quello che ricerca el bisogno della fortificazione della fortezza, e di tutto ci dia avviso. [5] E però sarete insieme a questa considerazione, e di ogni particulare ci darete notizia. [6] Vale.
460
[1] Antonio da San Gallo. [2] Die xiii iunii.
[3] Se lo apportatore della presente ti truova in Arezzo, manderai subito l’alligata a Nicolò Zati; e aspetterai detto Nicolò in detta città d’Arezzo, perché voliamo che insieme con lui tu rivegga tutto quello che manca e che bisogna per fortificare quella fortezza d’Arezzo, e di ogni cosa particularmente ce ne dia poi avviso. [4] E quando la presente lettera ti trovassi fuora d’Arezzo, ti transferirai subito in tale luogo, lasciando indreto ogni altra cosa; e arrivato sarai in Arezzo, manderai l’alligata a detto Nicolò Zati per fare l’effetto soprascritto. [5] Vale.
461
[1] A Niccolò Zati. [2] Dicta die.
[3] Perché e’ c’importa assai el fornire di fortificare la fortezza d’Arezzo e tirare subito innanzi e’ fossi del cassero e ogni altra cosa necessaria alla fortificazione di quello luogo, voliamo che, vista la presente, ti transferisca subito infino in detta città d’Arezzo. [4] E arai a te Antonio da San Gallo che si truova in quello luogo, e insieme con lui e con el Capitano viciterete detta fortezza, e esaminerete particularmente quanto sia da fare cosí circa la opera come circa ogni altra cosa che bisognassi per condurre detta opera e ridurla a perfezione. [5] E fatto che arai questa esamina, ce ne darai avviso particulare. [6] Vale.
462
[1] A Filippo Carducci. [2] Die xiii iunii.
[3] Questa mattina ti si scrisse come questa sera ti si manderebbe la paga de’ cavalli leggeri; la quale ti si manda per il presente cavallaro in quel numero di danari che dal depositario de’ nostri Signori ti sarà scritto, e tu li pagherai in quel modo che da lui ti sarà ordinato; rassegnera’li parendoti a proposito, e paghera’lli.
[4] Scrivemoti ancora fussi con el Governatore, e li esponessi e’ dubbi avavamo delle cose d’Arezzo, e si facessi discorrere da lui che remedii li occorrevono. [5] E di piú, quando li paressi da mandare a quella volta messer Malatesta da Cesena, lo facessi come prima avessi aúta la paga. [6] Il che ti ricordiamo, e ci risponderai di suo opinione. [7] Vale.
463
[1] A Livorno a Pierantonio Carnesecchi e al Capitano di Livorno Giovanni Baldovinetti. [2] Die xiii iunii.
[3] Come per altra ti si scrisse, noi restiamo satisfatti assai di quello che tu, Piero Antonio, ci desti particulare notizia per consiglio e esamina del Governatore. [4] E perché tu ci avvisi di quello si doveva fare, è necessario al presente ci scriva come e in che modo dette cose si possino esequire; perché di quello che particularmente ci scrivesti e che si poteva fare per noi qui, ne facemo provisione questa mattina.
[5] Egli è stato questa sera al nostro Magistrato Antonio Paganelli, suto Capitano in cotesto luogo, e ci referisce come e’ sono fatte 8 scafe e che 7 ne sono sute varate e una ne resta fuori che non è calafatata. [6] Voliamo ordini che la si calafati e la facci mettere in acqua con l’altre, e farai che si seguiti d’inaffiarle continuamente acciò non si guastino; e cosí ordinarai che si perservi el legname che si truova condotto costí per fare l’altre. [7] Valete.
464
[1] A Niccolò Zati. [2] Die xiiii iunii.
[3] Che vedessi ad ogni modo, posposta ogn’altra cura di minore importanza, di fare prorogare la tregua fra quelli da Castiglione, che dura per tutto dí 24 di questo mese. [4] Vale.
465
[1] A Niccolò Zati. [2] Die xv ianuarii.
[3] Avendo noi inteso come messer Francesco Ferroso da Colle, ma abitante in Cortona, è tornato poco fa da Urbino dove è stato qualche tempo, e essendoci referito qualche cosa circa li andamenti suoi che non ci satisfanno molto, e correndo e’ tempi che corrono, dove è piú prudenzia credere che straccurare le cose, abbiamo iudicato essere bene ordinare che detto messer Francesco si lievi da Cortona e vengane qui o vadia a Colle, come pare a lui. [4] E volendo fare questa cosa con manco demonstrazione e minore alterazione sua, sendo messer Francesco Pepi nostro collega suo amico, abbiamo preso espediente che detto messer Francesco li scriva la inclusa lettera in suo nome, per la quale conforti, sotto spezie di carità, per levare ogni ombra che fussi nata, a fare quanto di sopra si dice; voliamo pertanto li facci presentare detta inclusa lettera semplicemente, non monstrando di sapere né quello che la contenga né chi la scriva. [5] E dipoi osserverai quello che lui delibererà di fare, e di tutto ci darai notizia. [6] Voliamo ancora osservi e esamini con diligenzia se oltre a detto messere Francesco fussi in Cortona alcuno, o che tu pe’ portamenti suoi o per li ragguagli e riscontri avessi aúti da altri, iudicassi sospetto e che fussi bene assicurarsene. [7] E sanza deliberarne altro, ce ne darai notizia particulare di chi e’ sieno e la cagione del sospettare tuo, acciò inteso tutto ti possiamo scrivere quello che a noi ne occorra.
[8] Noi abbiamo soldato Bastiano da Castiglione con 50 provigionati per la guardia del Monte a San Sovino, perché voliamo che el signore Piero ritragga di quello luogo e’ suoi 50 provigionati. [9] Abbiamo commesso a detto Bastiano si rappresenti a te con la compagnia, perché voliamo lo rassegni e finisca di pagare. [10] E questa sera o domattina per cavallaro ti mandereno el resto della sua paga; e come lo arai pagato e rassegnato, lo invierai al Monte a San Sovino, e dal Monte farai tornare in Arezzo e’ 50 compagni del signore Piero, e ci manderai la scrittura di questa rassegna fatta.
466
[1] Petro Antonio de Carnesechis Commissario Liburni. [2] Die xvi.
[3] Questa mattina abbiamo ricevuto la tua de’ xiii dí. [4] E quanto a Cicalino da Volterra, ci pare da soprasedere qualche dí al darli la paga, per vedere se si potessi fare sanza darliene: che si potrebbe farlo quando e’ sospetti che si sono aúti infino a qui cessassino in tutto. [5] Però lo verrai intrattenendo destramente, non manifestando ad alcuno la cagione, e noi fra 4 o 5 dí ti rispondereno resolutamente. [6] E quanto a Gnagni di Piccone, non ci pare in alcuno modo da darli licenza che si parta di costí. [7] E li dirai per nostra parte che per la importanzia del luogo e per la qualità de’ tempi, sia contento non si partire in alcun modo; ma se lui ci ha a fare intendere piú una cosa che un’altra, ce lo scriva o lo dica a te acciò che tu ce lo facci intendere.
[8] Li antecessori nostri ti scrissono che, veduto e ordinato avevi le cose di cotesta terra di Livorno, te ne tornassi a tua posta nella provincia tua di Maremma, e noi ti confermiamo el medesimo. [9] E perché costí non rimanga sanza uno uomo espedito che possa dare indirizzo a le cose ordinate, abbiamo deputato Commissario in cotesto luogo Girolamo de’ Pilli; e con questa fia la sua lettera e la sua patente, le quali li presenterai e li ordinerai e lo informerai di quello giudicherai necessario.
[10] Perché tu ci ricordi che li è necessario fare fare strami, levato e’ grani, per potere nutrire qualche cavallo, bisognando, voliamo consegni a Giovanni Baldovinetti, Capitano di costí, dieci ducati larghi d’oro in oro, acciò che lui possa fare tale provedimento secondo per la alligata li scriviamo. [11] Vale.
467
[1] Ioanni de Baldovinettis Capitaneo Liburni. [2] Die 16 iunii 1505.
[3] E’ nostri Eccelsi Signori ci hanno comunicato una tua de’ 13 per la quale, tra le altre cose, tu ricordi loro il fare costí provisione di strami. [4] E perché il ricordo tuo ci pare utile e necessario, però abbiamo commisso a Pierantonio Carnesecchi che nel partire suo di costí ti lasci dieci ducati, con li quali tu comincerai a dare perfezione a tale opera con quello rispiarmo e sollicitudine che tu saprai, tenendo di tutto diligente conto.
[5] Postscripta. [6] Avendo Pierantonio Carnesecchi insieme con el Governatore nostro ordinato molte cose per la salute di cotesta terra, le quali hanno bisogno di continua vigilanzia ad esequirle, ci è parso levarti in parte questo carico da dosso e darne commissione a Girolamo de’ Pilli, el quale insieme con teco possa dare loro la perfezione. [7] Però farai di convenire seco in modo che ci sia drento el desiderio nostro e il bisogno di cotesta terra. [8] Vale.
468
[1] A Filippo Carducci Commissario generali Cascinae. [2] Die 19 iunii 1505.
[3] Significamoti come per buono rispetto voliamo che tu tenga in mano la paga del Conte Labieno di Cusercole, e non liene dia sanza nostra nuova commissione; e a lui dirai come noi non te la abbiamo ancora mandata. [4] E per questa cagione propria ti abbiamo espedito el presente cavallaro. [5] Vale.
469
[1] A Giannozo Gianfigliazi Capitano e Commissario della Montagna di Pistoia. [2] 20 iunii 1505.
[3] Bernardo di Simone Cellesi da Pistoia fu davanti a li antecessori nostri infino di marzo proxime passato. [4] E essendosi doluto di Nicolaio di Bricci, detto Briccoletto, e di certi altri, come per la inclusa copia della lettera che al tuo antecessore scrissono li antecessori nostri vedrai, la quale non ebbe esecuzione per essere assenti detto Briccoletto e li altri, ora, essendo ritornati costí e desiderando noi che Bernardo non perda, quando el caso stia come e’ ci ha porto, voliamo intenda le sua ragioni, e cosí abbi innanzi a te Briccoletto e li altri di chi e’ si querela e intenda loro: e esaminato bene l’una parte e l’altra, giudicherai secondo che vuole la iustizia. [5] E quando alcuno respetto ti ritenessi al non giudicare, farai sodare Briccoletto e gli altri di satisfare secondo che da noi sarà giudicato, e comandi loro che si presentino al Magistrato nostro l’una parte e l’altra, acciò possiamo fare ragione a chi si appartiene. [6] Vale.
470
[1] A messer Ercole Bentivogli. [2] Die xxi iunii 1505.
[3] Noi rispondereno ad una di vostra Signoria de’ 18 del presente piú per cerimonia che perché gli importi el farle risposta, avendo noi dua dí fa mandata la paga di coteste fanterie e cosí ordinato le provisione a Giannisino come voi ci ricordate. [4] Commendiamo la Signoria vostra delli avvisi di Pisa; e poiché ’l Marchese di Mantova viene, quale sarà domane in Firenze, come a questa ora doverrete avere inteso, si penserà quello si possa fare di bene e del possibile non si mancherà.
[5] Quanto a Troiolo Savello, secondo ci scrive Piero Bartolini, doverrà essere passato infino ieri sanza ricevere impedimento. [6] E poi che non si è possuto tenerli el passo, ingegneretevi d’intendere dove e’ Lucchesi lo alloggiano e el modo del procedere suo acciò che per la sua venuta non si riceva danno. [7] Vale.
471
[1] Al Capitano di Livorno Giovanni Baldovinetti. [2] Die 23 iunii.
[3] Noi crediamo che a lo arrivare di questa lettera Piero Antonio Carnesecchi sarà partito costí da Livorno e ne sarà andato alla via di Maremma, dove lui è Commissario, per fare là quello occorre in benifizio pubblico. [4] E ci persuadiamo che lui ti abbi lasciato instruzione di quello hai a fare secondo li ordini arà dati per riordinare e rassettare le cose necessarie di cotesto luogo, alle quali non ti conforteremo che attenda con diligenzia, sappiendo non essere necessario ricordare a li uomini prudenti l’ufizio suo. [5] Solo ti ricorderemo lo scriverci spesso, e tenere bene guardato cotesto luogo e come merita la importanza d’esso; e tanto piú che intendiamo come da Napoli sono partiti quelli legni che Consalvo manda a Piombino carichi di fanterie, di che piú volte se ne è dato notizia al Capitano dell’armata nostra; e tu di nuovo liene farai intendere, perché facil cosa sarebbe che ad questa ora e’ fussino arrivati. [6] E benché noi crediamo come di sopra ti si dice che Pierantonio sia partito, pure, occorrendoci lo scriverli e non sappiendo certo della partita sua, ti mandiamo la sua lettera alligata, acciò che, essendo lui costí, liene facci presentare; e essendo partito liene mandi: il che farai per fante apposta e fidato.
[7] E’ si truova costí un maestro Romito bombardiere: fara’lli intendere, vista la presente, che venga subito al Magistrato nostro. [8] Vale.
472
[1] Pierantonio Carnesecchi. [2] 23 iunii.
[3] Ancora che Girolamo Pilli sia venuto qui e che la commissione nostra non fussi a tempo, nondimanco crediamo che tu sia partito da Livorno; pure non lo sappiendo certo, e occorrendo scriverti per rispondere a questa tua ultima de’ 19, la mandiamo a Livorno con ordine, non vi ti trovando, ti sia mandata in Maremma. [4] Noi ti commendiamo di tutto quello scrivi avere fatto e ordinato a Livorno, e tutto ci satisfa, come sempre le tua azioni ci hanno satisfatto. [5] E quanto al maestro de’ getti che non è comparso, fu perché era qui in opera che non la posseva lasciare; ma, o lui, finita l’opera, o un altro, vi se ne manderà uno in ogni modo. [6] Quanto alle torricelle del molo, ne parleremo a’ Capitani e vedremo quello si potrà fare di bene; e non se ne mancherà. [7] E circa la paga della fusta e de’ brigantini, tuttavolta si provede; e se non prima, si manderà con l’altra de’ legni detto Albertinello, che ne corre el tempo in calen’ di luglio.
[8] Tu sai le nuove che ci sono sute per lo addreto de’ legni che Consalvo mandava a Piombino carichi di mille fanti: questo dí abbiamo per certo che vengono in ogni modo, tale che a questa ora e’ potrebbono essere comparsi. [9] Pertanto bisogna raddoppiare la diligenzia in tener loro li occhi alle mani, e avvertire el Capitano di Livorno e l’Albertinello, che l’uno raddoppi la diligenzia e l’altro vadia piú cauto. [10] E tu vedrai d’intendere e’ movimenti loro e e’ disegni fanno, e provedrai e avviserai secondo el bisogno.
[11] E’ ci è suto da molti dimostro quanto utile cosa sarebbe fornire quella altra fusta che è imbastita a Livorno, e a fornilla non sarebbe una spesa di 80 ducati, e come l’Albertinello ha buoni maestri da darle perfezione e che la piglierebbe a condurre sopra di sé; e parendoci che non fussi se non a riputazione e utile el fornilla, voliamo, sendo a Livorno, tratti questa cosa con lo Albertinello di bocca; e non vi sendo, la tratti per lettera; e vegga di convenire seco che la pigli sopra di sé a fornilla in quanto piú breve tempo può. [12] E t’ingegnerai non passare li 80 ducati; pure per non avere a riscrivere piú di questa cosa, siamo contenti liene dia infino in cento. [13] E convenuto seco del prezzo e del tempo, e fattoliene fare obbligo, li annoverrai, de’ danari ti truovi in mano del comune, infino in cento ducati, quella somma che arai pattuita seco; e ci risponderai quello arai fatto. [14] Vale.
473
[1] Al signore Marcantonio Colonna. [2] Die 24 iunii 1505.
[3] Per una lettera che la vostra Magnificenzia ha scritta delle cose di verso Piombino al Commissario nostro di Cascina, e per quella ha scritta ultimamente a noi, siamo avvisati quanto ha ritratto di questa gente venuta nuovamente in quello luogo. [4] Commendiamo assai la diligenzia e affezione vostra, né le ricordereno altro salvo che la sia contenta perseverare nel medesimo ofizio, di che siamo per esserle grati. [5] E perché costà si possa consultare e deliberare quanto fa di bisogno, si è ordinato per Pierantonio Carnesecchi, Commissario nostro, venga in su el luogo, con el quale la vostra Magnificenzia conferirà tutto; e con quello potrete deliberare, e con el consiglio del Governatore nostro, quello che sia la securtà di cotesto paese. [7] Valete.
474
[1] Lutozo Nasi Capitano di Volterra. [2] Die 24 iunii.
[3] Lo avviso che tu ci dai per questa tua di ieri dell’armata venuta a Piombino è vero; ma non sono già tanti legni quanti tu scrivi. [4] E perché e’ sia in quelli luoghi propinqui uomo che abbi questa particulare commissione di vegliare e’ progressi di detta armata, s’è scritto a Pierantonio Carnesecchi a Livorno che si transferisca a Campiglia, acciò che possa fare l’ufizio soprascritto; al quale Piero Antonio tu potrai scrivere continuamente e cercare e’ ragguagli di quelle cose, alle quali noi ci prepariamo di fare quelli provedimenti saranno necessarii. [5] Né sareno per mancarne in alcuno modo. [6] Vale.
475
[1] Philippo Carducci Commissario generali Cascine. [2] 24 iunii.
[3] Per tue lettere de’ 22 e 23 del presente restiamo avvisati come la paga e il provedimento delle farine si è condotto salvo a Libbrafatta, di che ne commendiamo e te e la Signoria del Governatore. [4] Abbiamo ancora ricevute tua lettere con quelle che ti ha scritte Marcantonio Colonna circa la venuta dell’armata spagnola a Piombino e de’ fanti che sono scesi in terra. [5] E perché dal Capitano di Campiglia si è aúto el medesimo avviso, giudichiamo che non sia da fare poco conto di questa cosa, come quella che per la vicinità del luogo potrebbe offenderci facilmente quando e’ non se ne tenessi quel conto si convenissi. [6] E per al presente, volendovi fare qualche rimedio, abbiamo ordinato che Pierantonio Carnesecchi parta subito da Livorno e ne vadia alla volta di Campiglia, dove si manderà qualche conestabole, non però per al presente con molti fanti, perché secondo el bisogno alla giornata si provedrà. [7] E perché in queste cose noi facciamo capitale assai del consiglio e ordine del Governatore, li farai intendere come noi riposiamo el tutto sopra le spalle sua; e per questo è necessario che volti li occhi in ogni luogo, e che consigli e provega dovunche fa di bisogno; e quando a fare questo li fussi necessario cavalcare infino a Campiglia e tornare infino a Livorno, la rimettiamo in lui, perché quanto sarà da lui deliberato o consigliato approverremo. [8] E per non sapere noi se questi fanti venuti a Piombino hanno altra coda, non liene possiamo dare notizia, né, per via di conietture, ne possiamo dire altro che quello si potessi conietturare lui, sendo Bartolomeo d’Alviano in quello medesimo luogo e con quelle medesime genti dove e con le quali è stato infino qui. [9] Né da Napoli s’intende cosa che ci abbi da fare dubitare piú che l’ordinario, sendoci fatto fede queste fanterie non essere venute in quello luogo ad altro effetto che a sturbarci lo sforzo di Pisa. [10] E quando questo non si faccia, non hanno commissione di passare Piombino, né d’innovare cosa alcuna contro lo stato nostro. [11] Questo è in summa ciò che ci è fatto intendere: quello che sia el vero non si può determinarsene altrimenti. [12] E però ci è parso scriverti largo, acciò possa comunicare tutto con el Governatore; e che lui per la sua prudenzia possa pensare quanto in ogni evento fussi da fare nelle cose di costà, e provedervi subito dove le forze parate si estendono, e, dove le non si estendono, ricordarlo a noi: e cosí usare la diligenzia duplicata in tutte le cose e soprattutto non perdonare alla penna, ma scriverci spesso.
476
[1] A Pierantonio Carnesecchi. [2] Die 24 iunii.
[3] Noi abbiamo ricevute duplicate lettere da Campiglia, poi che comparse a Piombino l’armata spagnola, della quale, e per nostre lettere e d’altronde, ne doverrai avere aúto avviso. [4] Intendiamo ancora come in Piombino è comparso Rinieri della Sassetta e come e’ fa un gran minacciare. [5] E perché, considerato tutto, ci pare da non stimare poco questa cosa, né da stare a discrezione di queste gente, sendo sí propinque a’ nostri confini, e fra loro de’ nimici nostri, voliamo ad ogni modo che li andamenti loro sieno tenuti a dipresso e ne’ luoghi nostri si faccia quelle provisioni si può per la salute loro. [6] E per questo, giudicando la tua presenzia necessaria a Campiglia, voliamo, quando a questa ora non sia partito da Livorno, parta subito e te ne vadia a Campiglia, dove ordinerai, secondo e’ movimenti di verso Piombino, tutte quelle cose che dal tempo sarai ammaestrato. [7] E perché tu non stia in quello luogo sanza reputazione di forze, mandereno a trovarti o messer Criaco o un altro simile, acciò ti possa consigliare e aiutare; a Livorno si manderà uno uomo perché a quella terra non si manchi del debito. [8] Scriverrai spesso al Governatore nostro a Cascina, dandogli avviso di ogni andamento acciò ti possa consigliare nelle cose che occorrono; e quando bisognino maggiori aiuti, non siamo per mancarne. [9] Userai ancora diligenzia di ritrarre el numero appunto di questi fanti e de’ capi loro, e chi è preposto a tutti, e come el Signore li ha ricevuti confidentemente, e quello che fra loro si ragiona, e quante vettovaglie hanno portate con loro, e come egli ànno danari, e per quanto sono pagati, e avendo ad avere nuovi danari, donde li abbino ad uscire. [10] E cosí verrai esaminando tutte le circunstanzie e qualità loro e dara’cene avviso acciò possiamo piú facilmente conoscere quanto sieno da temerli. [11] Vale.
[12] E’ ci è suto fatto intendere come fra e’ comestaboli di Livorno è poca concordia o per ambizione di onore o per qualche altra loro gara: desiderremo averne raguaglio da te se la fussi pericolosa, che non la giudichiamo altrimenti, e li rimedii che ci sono dentro, e potendone fare alcuno, tu non ne mancherai. [13] Vale iterum.
477
[1] A Piero Antonio Carnesecchi. [2] 25 iunii 1505.
[3] Noi ti mandamo ieri a Livorno la copia della alligata, presupponendo che tu fussi là; ora, avendo inteso per la tua de’ 23 come tu ne volevi ire a Bibbona, ti mandiamo di nuovo quella acciò intenda lo animo nostro. [4] E delle presenti serà apportatore messer Criaco, el quale è mandato da noi costí per essere teco, acciò ti consigli con lui delle cose che occorrono costà, e bisognando ti possa valere d’un capo per comandare a cotesti uomini del paese. [5] E siamo secondo el bisogno per provedere a maggior forza.
[6] Questa sera si è di nuovo condotto el Marchese di Mantova. [7] Bene vale.
478
[1] Uguccione de’ Ricci Capitano di Campiglia. [2] Die 26 iunii.
[3] E’ doverrà a questa ora essere arrivato costí Pierantonio Carnesecchi, e insieme con lui arete pensato di vegghiare li andamenti de’ vicini, per potervi bisognando, defendere da quelli. [4] E per questa cagione non sareno piú prolissi in fare risposta alla tua de’ 24; solo ti commendereno, perché ci sono satisfatti li avvisi tuoi. [5] Vale.
479
[1] A Piero Antonio Carnesecchi. [2] Die 26 iunii.
[3] Per questa tua de’ 25, ricevuta questa sera, restiamo avvisati di quanto ritrai di verso Piombino, e come tu ti eri transferito a Bibbona e di quivi volevi condurti a Campiglia per potere provedere quelle cose che in quello luogo mancono. [4] Commendiamo la diligenzia tua, ma non ci pare già che tu ti ritorni a Bibbona, perché voliamo che la stanza tua sia a Campiglia per essere piú propinquo a quelli confini. [5] Né dubitare che ti manchino quelli favori che noi alla giornata iudichereno necessarii, perché secondo li andamenti di quelli fanti saranno le provisioni nostre, e dal Governatore ti saranno continuamente sumministrate quelle forze che tu e lui giudicherete convenirsi. [6] Sarà ancora comparso costí messer Criaco, la riputazione e consiglio del quale ti varrà assai. [7] Inoltre avendo condotto con tanto nostro favore el Marchese di Mantova, come iarsera ti si scrisse, darà reputazione alle cose nostre e in fatto crediamo partorisca che noi potremo facilmente offendere chi ci ha infino a qui fatto temere. [8] Tutte queste cose ci fanno stare di buono animo; e cosí conforteranno te a non avere alcun sospetto. [9] Scriverrai pure spesso al Governatore e a noi, perché delle provisioni non ti manchereno. [10] Vale.
[11] Postscripta. [12] Abbiamo ordinato a Cascina che subito ti sia mandato Iacopo Savello con la sua compagnia, el quale tu alloggerai a Campiglia. [13] Vale.
480
[1] A Filippo Carducci a Cascina. [2] 27 iunii 1505.
[3] Allo arrivare di questa doveva essere comparsa costí la paghetta di Iacopo Savello, alla giunta della quale lo arete possuto mandare a Campiglia secondo che voi avevi prima disegnato, e che noi iarsera ti commettemo. [4] Né per risposta a questa tua di ieri ci occorre altro.
[5] Per altra ti si commisse dessi la provisione della persona sua al Conte di Cusercole, se la voleva, e li dicessi licenza la compagnia; il che, quando tu non l’avessi bene inteso, per la presente te lo reprichiamo.
481
[1] Al Capitano di Volterra Lutozo Nasi. [2] 27 iunii 1505.
[3] Avendoci tu per piú lettere dato notizia della venuta de’ fanti spagnoli a Piombino e conoscendoti prudente, non ci siamo altrimenti curati avvertirti a volere stare vigilante e accorto per la salute di cotesto luogo. [4] Pur nondimanco, desiderosi satisfare al debito del nostro Magistrato, siamo forzati scriverti la presente e avvertirti che, nonostante che fra cotesta terra e Piombino sia Bibbona e Campiglia e altre terre, nondimanco, sendo el paese deserto e li fanti spagnoli atti a fare ogni cosa, giudicamo che sia da vivere con maggior vigilanzia per lo avvenire che non si faceva avanti la venuta loro a Piombino. [5] E però arai piú cura che l’ordinario alle cose di cotesta terra e il medesimo ricorderai a’ castellani delle fortezze. [6] Né ti ricordiamo osservi li andamenti di cotestoro perché è la prima cosa debbi fare; ma ci pare bene lo faccia con tale destrezza e accorgimento che non si metta gelosia né sospetto dove non è. [7] E soprattutto voliamo t’intenda con Pierantonio Carnesecchi, el quale giornalmente ti potrà dare avviso delle cose di verso Piombino: e tu, secondo e’ movimenti di quelle, ti potrai piú cautamente governare. [8] Vale.
482
[1] A Nicolò Zati Commissario in Val di Chiana. [2] Die xxvii iunii.
[3] E’ ti si è scritto altre volte quanto noi desideravamo che per la morte di quello castiglionese non seguissi in Castiglione piú scandolo, e che si facessi loro fare tregua e sí cauta che non si avessi a dubitare che la si rompessi; e conoscendoti prudente eravamo di credenza che tale tregua fussi di già fatta; ma questa mattina ci è suto significato non ne essere seguíto nulla, il che ci dispiace assai. [4] E però ti scriviamo la presente e t’imponiamo ti transferisca a Castiglione, e di quivi non parta infino a tanto che detta tregua sia fatta, se già non ti richiamassi in Cortona cosa che importassi piú di questa. [5] E voliamo facci cosí perché non ci pare materia questa da governarla freddamente e per el tuo ofiziale. [6] Né ci pare ancora che li stia bene fare tregua a parole come l’altra volta, di che s’intende è per esserne uscito scandolo grande. [7] Di nuovo t’imponiamo vadia a Castilione e saldi questa piaga in modo che noi presupponiamo che tu possa esequire una cosa di maggiore importanza di questa. [8] Vale.
483
[1] A messer Ercole Bentivogli Governatore. [2] Die 28 iunii 1505.
[3] Quanto la Signoria vostra discorre per questa sua de’ 26 ci satisfa assai, parendoci che sia tutto bene considerato e ragionevole. [4] E perché quella presuppone che questi fanti venuti a Piombino sieno pagati da’ Sanesi e da’ Lucchesi, e che vi sieno condotti con consentimento loro, e’ quali giudicano piú facilmente farci ritirare da la impresa di Pisa e per consequens tenerla piú viva in questo modo che se li avessin seguitato di pagare e’ fanti e cavalli di Pisa, come feciono lo anno passato – e cosí questi fanti, secondo quello scrive la Signoria vostra, satisfanno al desiderio de’ Lucchesi e Sanesi, e a Consalvo pare assicurarsi che Pisa non ci verrà sotto – non voliamo mancare di farvi intendere quello che contro a tale opinione s’intende. [5] Referisce alcuno, che ha aúta qualche tempo la mente del Signore di Piombino, come sendo detto Signore, poi che li entrò in quello stato, vissuto sempre con paura che o noi o Pandolfo non ne lo priviamo, monstrò prima di confidarsi di Pandolfo piú che di noi, presupponendo che lui avessi meno animo ad ingannarlo. [6] E Pandolfo, che dubitava che noi non ce ne insignorissino, attese sempre a crescerli e’ sospetti, in modo che né e’ nostri buoni portamenti, né la fede osservata, né e’ benifizi li abbiamo fatti, li hanno mai possuto trarre questa gelosia del capo; né si è però tanto diffidato di noi che interamente si fidassi di Pandolfo, come di sopra si dice. [7] Onde, vivendo in questa diffidenza, pensò ricorrere ad un terzo aiuto, e non lo trovando propinquo, si gittò ad intrattenere Consalvo, con el quale dice costui essere chiaro che li ha contratto parentado e che sarà presto per scoprirsi. [8] E di questa confidenzia che ’l Signore ha aúto in Consalvo, ne allega che tenne già pratica di assicurarsi per via del Papa, e come e’ trovò luogo in Consalvo, la lasciò. [9] Dice questo tale avere sollecitato detto signore Consalvo al mandarli in casa questi fanti per esserli cresciuto el sospetto di Pandolfo, rispetto allo avere alle spalle Bartolomeo d’Alviano in campagna, e sanza partito e sanza stato: del quale ha dubitato che, con consenso di Pandolfo, sotto colore di passare per a Pisa, non se li gittassi in casa e Consalvo ha mandati volentieri tali fanti, perché li torna a proposito averli quivi per tenerci indreto e sbigottirci da el fare la ’mpresa di Pisa; e che a Consalvo non è importato molto el tener questi fanti piú a Piombino che nel Regno, avendoli a pagare in ogni modo; ma piú tosto ci guadagna per discaricarsene faccendogli pascere in sul paese d’altri. [10] E cosí giudica costui che, sendo venuti detti fanti sanza participazione de’ Sanesi e Lucchesi, che non sieno per avere altra coda, né possino fare altra fazione, né che sia da temerli, se non per quanto possono per il numero sono. [11] Nondimanco la conclusione vera è che questi 800 fanti son là, in vicinanza nostra, e che bisogna pensare che possino avere coda, e possino non la avere; e fare in ogni opinione quelle provisioni si può: delle quali non siamo per mancare. [12] E a Volterra, a Campiglia e a Pescia si è ricordato quello abbiamo giudicato convenirsi per la salute di quelle terre, a ciò si preparino che di furto non possino essere offesi. [13] Alle forze si provedrà ogni volta s’intenda che maggior bisogno lo richiegga; né siamo per abbandonarci, né dubitiamo etiam essere abbandonati. [14] E vostra Signoria si transferirà personalmente in tutti quelli luoghi dove ella crederrà fare qualche frutto per onore suo e securtà nostra. [15] Valete.
484
[1] A Niccolò Zati Commissario di Val di Chiana. [2] Die 28 iunii 1505.
[3] Avendoti scritto dua dí fa un’altra lettera sopra la causa della morte di Paulantonio di Niccolò del Lasca, castiglionese, e impostoti facessi fare tregua fra le parti e sí cautamente e con tali securtà che se ne potessi stare securo, intendiamo al presente come tu hai fatta detta tregua per un mese, e fattola sodare a mona Dianora, madre di detto Paulantonio, e quelli che sono piú da temere non hanno dato securtà né sodamento alcuno. [4] La quale cosa non ci piace stia cosí, perché el tempo d’un mese è troppo corto e el sodamento non è securo, perché non ci pare ragionevole che chi non può fare male, come è una donna, sodi di non lo fare, e chi lo può fare non sodi; per la quale cosa t’imponiamo ritratti questa tregua e facci sodare, per la parte del morto, a Lodovico di Pier Giovanni, a ser Michelagnolo di Pier di Checco, a Toccio di Menco di Giovan di Manco, a Michelagnolo di messer Giovanni, al Gioia di Matteo di Francesco, e a qualunque altro fussi sí attinente a detto Paulantonio morto che si avessi a dubitare che facessi scandolo. [5] E farai che tutti costoro dieno buoni sodatori, non mancando etiam di fare che la parte di Giovanni d’Antonio di Vangelista, che ammazzò, non facci el medesimo; e fara’la per tempo di sei mesi e fara’la sodare per quel numero de’ danari che ti parrà conveniente. [6] Pertanto di nuovo ti comandiamo ne vadia personalmente a Castilione e di quivi non parta che questa tregua sia fatta, nel modo che di sopra ti si dice. [7] Né pensiamo che lo stare tuo a Castilione sia altro che utile, per intendere alcuni giovani di quella terra essere diventati insolenti, e stimare poco el rettore e la sua famiglia, e averla non che altro battuta la notte e forse el dí; sí che li è bene, se te ne dà el cuore, che tu li renda l’ubbidienza con la tua autorità e riabbia la reputazione di quel segno. [8] Né a Cortona pensiamo possa essere incommodo, sendovi tu sí propinquo da poterviti transferire subito qualunque volta una cagione importante lo ricercassi. [9] Vale.
485
[1] Al Podestà del Ponte a Sieve Andrea di Giovanni del Caccia. [2] 28 iunii.
[3] E’ ci dispiace che ’l Consiglio di costí non abbi voluto satisfare a Cianni, l’oste, di quelle undici lire che le spese ne’ cavalli di Luca Savello per tuo ordine, e che detto Consiglio abbi poco stimato la commissione te ne dettono e’ nostri antecessori. [4] Dispiaceci ancora che non voglino satisfare a quello che consumorno di strami e legne e’ cavalli di messer Vincenzio da Cesena. [5] Né ti possiamo dire altro in questo caso, se non che di nuovo vegga quello che ragionevolmente debbe avere detto oste, e dipoi t’ingegni che detto Consiglio facci el debito suo. [6] E quando pure stessino renitenti, comanderai a quelli primi capi di detto Consiglio che venghino personalmente dinanzi al nostro Magistrato, sotto pena del nostro arbitrio. [7] Vale.
486
[1] Al Vicario di Pescia Andrea Niccolini. [2] Die 28 iunii 1505.
[3] Sendo el signore Troilo Savello in quello di Lucca con circa 200 cavalli e essendo venuti circa mille fanti spagnoli a Piombino, donde a noi è suto bisogno delle forze avamo a Cascina mandarle in quella nostra maremma, e conoscendo l’animo de’ Lucchesi essere poco meglio che quello de’ Pisani, ci pare che qualunque è preposto a luoghi che sieno vicini loro debba raddoppiare la diligenzia nel guardarli, avendo e’ Pisani, per le cagioni dette, raddoppiate le forze. [4] E considerato come, per questi tempi della mietitura e battitura, li uomini abbandonono le terre per fare le loro ricolte, staremo di mala voglia se noi non conoscessino la diligenzia tua; la quale ancora che debba provedere a tutto, nondimanco te lo voliamo ricordare, acciò che tu pensi di ordinare le faccende di cotesti uomini in modo che cotesto luogo e quelli all’intorno in su questa battitura, almanco la notte, non sieno abbandonati da li abitatori loro. [5] E questo potrai fare facilmente, distribuendo in modo le faccende loro che a ciascuno tocchi el farle, e le terre non stieno mai in modo vote che una notte per uno furto si ricevessi qualche vergogna e danno. [6] Noi te lo abbiamo ricordato e tu vi provedrai con quello espediente che la tua prudenzia ti detterà.
487
[1] A Pierantonio Carnesecchi Commissario Maremme. [2] Die 28 iunii.
[3] Con piacere abbiamo inteso per la tua di ieri dello arrivare tuo a Campiglia; e crediamo ti saranno sopraggiunte a questa ora in tale luogo alcune nostre che ti harà portate messer Criaco, el quale ti si indirizzò acciò potessi valerti della reputazione e consiglio suo, e etiam perché e’ sia costí uno uomo che, in un punto preso, si possa cacciarli sotto 200 o 300 fanti. [4] E poiché tu se’ d’opinione che quelli fanti spagnoli non sieno per innovare cosa alcuna, non ti maraviglierai se le nostre provisioni sono state un poco lente, perché el modo del procedere de’ vicini nostri, e etiam la strettezza del danaio, ci fa essere cosí; e la opinione che tu hai abbiamo ancora noi. [5] Pure, non mancare di quelle diligenzie che costono manco sarà sempre bene, e etiam siamo desiderosi che non si manchi per tutti e’ modi possibili d’intendere d’ora in ora, se possibil fussi, li andamenti loro, acciò che, quando pure si avessi a dubitare piú, che si vegga tanto innanzi che l’uomo possa provedersi in tempo.
[6] Quello che è suto per te, per il signore Marcantonio e per il signore Governatore, ordinato infino a qui, ci satisfa assai e paionci rimedi da potere tenere a freno 800 fanti, quando altre forze non si aggiunga loro; e avendo avere altre forze, si debbe averlo ad intendere; e intendendosi non ci mancherà mezzo né modo a provedersi. [7] Benché le cose di chi desidera alterare stieno in modo che doverrebbono essere tenuti da qualche rispetto a muoversi; e questa città non si truova sí scarsa, né di amici, né di partiti, né etiam di forze proprie, che la abbi molto da temere; è bene nondimeno temere ogni cosa e soprattutto guardarsi de’ furti, e’ quali solo piú che null’altra cosa ci possono offendere. [8] E quando ne riuscissi qualche uno d’importanza, potria dare animo a qualche uno e speranza di conseguire quelle cose a che al presente non pensa. [9] E per questa cagione si vuole avere l’occhio a Campiglia e a Bibbona e non mancare di pensare a Volterra; e perché Rinieri della Sassetta vi ha drento amici e parenti, è bene osservare li andamenti sua. [10] E mossi iarsera da questo sospetto, scrivemo a Lutozzo Nasi che vegghiassi bene le cose di quella città, e con tale destrezza nondimanco che non dessi gelosia dove e’ non bisognassi, e che ti scrivessi spesso e intendessisi seco; e il medesimo imponiamo a te, perché è un di quelli membri che, chi desidera el male nostro, debbe pensare di tagliarci. [11] Le munizioni che tu chiedi, si vedrà di mandarle e le lance s’invieranno o questa sera o domattina. [12] Ma voliamo le consegni a cotesta comunità e le facci pagare loro, perché cosí si fa a tutti quelli a chi le si danno.
[13] La listra che tu scrivi mandarci delle artiglierie che si truovono costí dové rimanere in sul desco perché non comparse.
[14] Piaceci abbi scritto all’Albertinello della fusta da farsi; seguirai la pratica e concluderai nel modo che altra volta ti si commise; e avviserai del seguíto.
488
[1] A Girolamo de’ Pilli Commissario di Livorno. [2] 28 iunii.
[3] Avendoci fatto intendere Romito bombardiere, apportatore presente, come li scadeva parlarci per qualche cosa importante, lo facemo venire qui; dal quale intendiamo come troppo liberamente sono lasciati entrare in cotesta terra quelli che vi vengono, cosí per via di mare come per via di terra. [4] Referisce ancora come in munizione non vi si truova legname da ardere, e poco da fare ripari, e quel poco è caro e male a proposito. [5] Rimandiamo pertanto detto Romito in costà, e li abbiamo commesso referisca a te quello medesimo ha fatto intendere a noi. [6] Tu lo udirai, e dipoi penserai di provedere e rimediare a tutto quello che tu giudicherai essere la securtà di cotesta terra.
489
[1] A Filippo Carducci Commissario di Cascina. [2] 28 iunii 1505.
[3] Tu doverrai avere, dopo l’ultima tua, ricevuta la paghetta di Iacopo Savello, la quale non lo avendo trovato costí, liene arai mandata a Campiglia; e però circa questa parte non ci occorre replicarti altro.
[4] Intendiamo ancora per la prealligata tua come e’ Pisani si sono per quel di Lucca presentati alla Cascina: il che ci dispiace per parerci, poiché danno l’adito sí facilmente a chi ci assalta, che cerchino di romperci guerra. [5] Il che quando seguitino di fare, sarà necessario pensare a qualche cosa per il che e’ si abbino a riconoscere. [6] E tu farai con diligenzia osservare le cavalcate de’ Pisani per vedere se fra e’ cavalli loro si potessi riconoscere qualche cavallo lucchese; e di tutto ci avviserai. [7] Vale.
490
[1] A Simone Ferrucci in Libbrafatta. [2] Die xxviiii iunii 1505.
[3] Noi abbiamo soprattenuto el tuo mandato perché desideravamo che lui fussi qui presente quando quello Girolamo da Nizza, come e’ dice, e tu di’ da Rapalle, fussi tornato, che pochi dí sono partí per a Lucca, per farti portare la copia di quella nostra lettera che noi ti mandamo la prima volta sopra el caso suo, acciò potessi allegare a bocca le ragioni di cotesti compagni. [4] Ma non venendo Girolamo e non potendo questo soprastare, ti facciamo intendere come noi non siamo ancora resoluti se li è prigione o no, perché se fussi da Nizza bisognerebbe averli rispetto per amore del Duca di Savoia; se fussi da Rapalle, non bisognerebbe averli riguardo alcuno. [5] Però, se tu ci puoi mandare iustificazioni che sia da Rapalle, lo farai subito. [6] Vale.
491
[1] A Pierantonio Carnesecchi. [2] Die xxviiii iunii 1505.
[3] Nonostante che iarsera ti scrivessimo a lungo, rispondendo a le tue lettere venute infino a quella ora, siamo nondimanco necessitati rispondere quanto occorre a questa ultima de’ 28 data in Bibbona. [4] E benché noi ti commettessimo facessi residenza in Campiglia, tamen non reprobiamo voliamo che alcuna volta viciti Bibbona: sí per le cagioni che tu alleghi, sí etiam per molte altre che si potrebbono allegare. [5] Piaceci ancora avere inteso che e’ connestaboli di Livorno sieno uniti; e se a Gnagni di Piccone non si è dato licenza, si è fatto a buon fine; ma non si mancherà di accomodarlo qualunque volta el tempo lo richiegga.
[6] Li avvisi che tu ci scrivi di verso Piombino ci sono suti grati, né mancherai di ritrarre ciascun dí, e particularmente, delli andamenti di quelli fanti; e di qualunque ritratto ci darai notizia.
[7] Noi ti abbiamo scritto piú volte che tu scriva spesso al Governatore e intendati con quello delle cose di costà: il che non ti si è ricordato per diffidarsi di te, né per parerci che ’ panni tuoi non sieno finissimi e per questo volere che tu ti vesta con quelli d’altri; ma ti si è commesso perché, conoscendo la Signoria del Governatore non solo pratichissimo nelle cose della guerra e conoscitore di cotesto paese, ma etiam prudente ne’ discorsi delli stati, in modo che, delle occorrenzie al Magistrato nostro, non abbiamo dubitato consigliarcene seco, pensavamo che li ordini suoi nelle cose di costà non potessino essere se non a proposito; a che si aggiugne che, sendo Governatore delle nostre genti, e avendole ristrette in maggior parte intorno a sé, era necessario li scrivessi continuamente di coteste occorrenzie, acciò che lui potessi piú ragionevolmente provederti. [8] Ricordiamoti addunque quello che per te medesimo, sanza e’ ricordi nostri, aresti fatto; né fu per alcuna diffidenzia di te, al quale ascriviamo tanta prudenzia e sollecitudine quanta ad alcuno altro cittadino nostro. [9] Mandamoti etiam messer Criaco non perché la reputazione tua avessi a dependere da lui, né che da quello avessi a pigliare consiglio nella somma delle cose, ma per dare piú reputazione alla guardia di cotesti luoghi intendendosi esservi la persona di messer Criaco, e perché se si aveva ad ordinare ripari o altre simili cose, avessi presso a te uno che praticamente ne potessi ragionare. [10] Né manca che noi non intendiamo che messer Criaco sanza la compagnia può fare poco, ma non liene abbiamo ancora data per le ragioni che tu medesimo alleghi di non avere a dubitare. [11] E quando le dubitazione crescessino, non si mancherà in un subito di accompagnarlo. [12] Tu vuoi risposta subito se noi crediamo che di Campiglia con la guardia messavi se ne possa vivere securo. [13] Rispondiamoti come noi temiamo che Campiglia sia assaltata, o con battaglia di mano, o cerca di pigliarla di furto, perché non crediamo che 800 fanti vi venghino a campo con l’artiglierie. [14] Ora, se la guardia vi hai è sufficiente a camparla da un furto o da uno assalto manesco, bisogna ne facci iudizio tu, sendo in su’ luogo. [15] Solo voliamo, quanto a noi, ci avvisi se Iacopo Savello con la sua compagnia è ancora comparso; el quale piú dí sono dal signore Governatore fu mandato in costà con le sue genti per essere alla guardia di Campiglia.
[16] Scrivendo è comparsa la tua de’ 28, la quale per non contenere altro, non ha bisogno d’altra risposta. [17] Vale.
492
[1] Nicolò Zati. [2] Die xxx iunii.
[3] Tu ci hai piú volte per tue lettere ricordato la paga del Marchese Carlo, e questo dí è stato al nostro Magistrato un suo uomo a ricordarla. [4] Abbiamo differito el risponderti perché desideravamo con la risposta mandarti e’ danari. [5] E non avendo ancor possuto farlo, ti significhiamo come tuttavia si attende alla ordinazione d’essa e subito subito si manderà; e tu, per parte nostra, conforterai el Marchese perché non siamo per abbandonarlo.
[6] La condotta del Marchese di Mantova fu vera, perché lo conducemo a dí 25 di questo con 300 uomini d’arme; e fra un mese crediamo averlo con tutte le genti in sul nostro. [7] Vale.
493
[1] A Pierantonio Carnesecchi. [2] Die prima iulii.
[3] A questa tua de’ 29 non occorre che risponderti, avendoti scritto ieri a lungo. [4] Solo ti ricorderemo come noi desiderremo avere da te piú certi ragguagli delle cose di costà, e massime di Piombino, e ci significassi quello che fanno quelle fanterie, e come le si portino con el Signore, e quello si parli fra loro, e se ’l Signore mostra di fidarsi, e se li esce della fortezza, e se li ha dato a li Spagnoli le chiavi delle porti. [5] E cosí ci scriverrai ogni minimo particulare. [6] Bene vale.
494
[1] A Pierantonio Carnesecchi. [2] Die 2 iulii.
[3] Abbiamo questo dí una tua de’ 30 del passato, alla quale non ci occorre rispondere altro, salvo che replicarti come noi stiamo di mala voglia per non avere da te alcuno avviso delle cose di Piombino, né di quello che facci l’armata, né di quello che faccino e’ fanti scesi in terra: perché desideremo sapere per ogni tua lettera minutamente li andamenti dell’uno e dell’altra. [4] E però, come iarsera ti si scrisse, ci userai quella diligenzia e sollecitudine che si conviene e che noi desideriamo.
495
[1] A Niccolò Zati. [2] Die 4 iulii.
[3] Tu ci scrivesti a questi giorni in raccomandazione di Mariotto di Saluzio, suto preso dal Capitano d’Arezzo, e ci gravasti ne satisfacessimo al Marchese Carlo. [4] Ricercamo quello si posseva fare per satisfarli: e trovando e’ peccati suoi gravi e non avere né da té né da altri rettori nostri alcuna securtà, non abbiamo possuto salvarlo in nessun modo. [5] Escusera’ne con el Marchese Carlo e mosterra’lli come noi siamo per farli tutti quelli onori che per noi si possono fare, salve le leggi.
496
[1] A Pierantonio Carnesecchi. [2] Die quinta iulii 1505.
[3] Noi crediamo, poi che tu scrivesti questa tua del secondo del presente, abbi ricevuto dua nostre lettere, le quali ad altro fine non ti si sono scritte che per sollecitarti di tenerci avvisati delle cose di Piombino, perché questa tua preallegata ci ha mantenuto nel medesimo desiderio avamo d’intenderle. [4] E e’ particulari de’ quali noi desideriamo essere raggualiati sono questi: cioè quello che fa il Signore; se si fida ad uscire di rocca; che modi e’ tiene nel conversare con quelli Spagnoli e se si vede confidenza fra loro; se fra el popolo di Piombino e li Spagnoli è nato cosa alcuna e se sono rincresciuti l’uno all’altro; se li Spagnoli hanno le chiavi delle porte della terra, come si è detto; se in Piombino è uomo di Pandolfo e se fra quello Signore e lui è qualche intelligenzia, o vero diffidenza, come qualcuno stima; quel che etiam si dica dello Alviano in quella terra e se l’aspettono per aiuto nelle cose di Pisa o altrove. [5] E di tutti questi particulari ti sforzerai tenerci raggualliati, acciò che noi possiamo fare migliore iudizio delle cose. [6] E ti avvertiamo quando parli delle gente spagnole, ci guarderai di non le battezare inimiche nostre, perché non solo co’ fatti voliamo astenerci di dare loro occasione di esserci nimiche, ma con le parole. [7] Né per questo ci occorre altro. [8] Vale.
497
[1] A Piero delli Alberti Capitano d’Arezzo. [2] Die 5 iulii.
[3] Per ogni buon rispetto t’imponiamo comandi subito a tutti quelli Aretini che sono notati nella inclusa listra, che sotto pena della nostra disgrazia comparischino davanti al nostro Magistrato. [4] E ci avviserai del comandamento fatto, e quelli che non ubbidissino noterai, e scriverra’ci la cagione; e li forzerai ad ubbidire, e per la disubbidienza li gastigherai.
498
[1] A messer Criaco in Campiglia. [2] Die vi iunii.
[3] Avendo noi bisogno di accrescere cento provigionati alla guardia di Cascina e avendo etiam desiderio che quivi sia un capo di gran reputazione e fedelissimo, ci è parso dare questo carico a voi. [4] E però vi significhiamo che volendo pigliare questo assunto, vi transferirete subito a Cascina e ci farete intendere della partita vostra per là; e subito noi vi provedreno la vostra provisione ordinaria e di piú e’ danari per cento provigionati vivi. [5] E quando pure voi o non volessi o non potessi prendere questa cura, ce lo farete intendere subito, acciò vi possiamo mandare un altro, el quale noi abbiamo intrattenuto a questo effetto. [6] E però sanza avere a scambiare parole o lettere, ci significherete quel volete fare, ancora che noi siamo certi che la grande affezione portate e lo amore ci avete dimostro vi farà resolvere secondo el desiderio nostro: perché, quando venga o che si abbi a crescere guardie o a stare in campagna, siamo per farvi tanto e sí grande onore che voi vi terrete benissimo satisfatto di noi.
499
[1] A Pierantonio Carnesecchi in Maremma. [2] Die vi iunii.
[3] L’ultime tue de’ iii e iiii del presente, per essere piú copiose di avvisi delle cose di Piombino, ci hanno dato alquanto piú piacere e piú ci hanno satisfatto che le altre tua: perché quanto alli avvisi, come iarsera ti si scrisse, desideravamo esserne tenuti un po’ meglio raggualiati; dell’altre cose ne siamo sempre restati cumulatissimamente satisfatti. [4] Abbiamo notato inter alia, in queste tue lettere, come tu ricordi che sarebbe bene, per fare venire in maggiore desperazione e’ sudditi di quello Signore e per fare riconoscere lui de’ suoi errori, proibire alli suoi sudditi che non potessino venire nel dominio nostro, né perdere el benifizio e commodo traggono delle mulina come fanno continuamente. [5] E avendo bene discorso e esaminata questa cosa, laudiamo assai questo tuo motivo, e lo metteremo ad effetto quando non credessimo che questo avessi ad essere un principio di zuffa. [6] E però, pensato a tutto, voliamo che si tenti una terza cosa, e parte, con questo, pigliare occasione d’appiccare ragionamento, e intendere e scoprire in parte lo animo di quel Signore. [7] E questo è che tu li scriva una lettera con quella prudenzia che tu saprai e li mostri maravigliarti assai della proibizione che sua Signoria ha fatta che non entrino sudditi nostri nella sua terra, e che tanto piú te ne maravigli, quanto tu non sai indovinare la cagione. [8] E li dirai non avere voluto scrivercene se prima non intenderai la causa da lui perché e’ fa tale proibizione, desiderando che piú presto con rimutare quel suo editto, noi non lo avessimo aúto a sapere che, sappiendolo noi, fussimo forzati a proibire ancora noi e’ paesi nostri a’ sudditi suoi. [9] E lo graverai a volerti scrivere se si tiene offeso, o si truova in alcuno sospetto d’alcuno nostro, promettendoli essere parato a iustificarlo con quella facilità che il vero si iustifica. [10] E in questa sentenzia li scriverrai con quella prudenzia che a te occorrerà, e della risposta ci manderai copia.
[11] Quanto alla paga di cotesti conestaboli, qui non si pensa ad altro che alla espedizione d’essa e subito si manderà.
[12] Noi scriviamo l’alligata a messer Criaco, per la quale l’imponiamo si transferisca in Cascina, dove voliamo stia per capo di quella guardia e con la provisione sua ordinaria e con cento provigionati. [13] Né se li dà piú compagnia per non essere necessario accrescere quivi piú guardia. [14] Confortera’lo a risolversi, e presto, secondo el voto nostro, monstrandoli che, chi vuole bene da questa città, bisogna si lasci regolare e governare a lei e non voglia che lei sia regolata da lui, e che questa via è da ire infino in cielo: dove noi siamo per condurlo, e presto; quando altrimenti, che sarà male consigliato. [15] Vale.
500
[1] Al Vicario di Pescia Andrea Nicolini. [2] Die vi iunii 1505.
[3] D’ogni tempo lo avere cura a Monte Carlo è necessario per essere luogo importante e mediante el quale si tiene secura tutta cotesta valle e cotesta terra. [4] Ma di questo tempo è lo avervi cura necessariissimo, trovandosi e’ Lucchesi gente d’arme e possendo essere entrato in Pisa dugento fanti spagnoli, secondo si trae di là, de’ quali fanti spagnoli è cosa propria scalare terre e pigliare luoghi di furto. [5] Sí che, considerato la disposizione di questi, e lo animo e appetito de’ Lucchesi e Pisani, stiamo in gelosia grande di quello luogo ma piú ne staremo se non confidassimo nella tua prudenzia, al quale ci è parso dare carico di rivedere quello luogo in viso e ordinare quivi quello ti parrà si convenga, e ricordare a noi quanto ti parrà bisogni. [6] E però ti transferirai infino a Monte Carlo; e la prima cosa rivedrai quelli conestaboli in viso e soprattutto annovererai quanti fanti ciascun di loro si truova, faccendolo o per via di rassegna, o come ti parrà; e a noi manderai dipoi subito la nota di detti fanti, ingegnandoti soprattutto di ritrarne el vero. [7] Vedrai oltr’a di questo in viso e’ cavalli di Bandino Stefani e ci scriverrai quanti se ne truova. [8] Intenderai ancora se tale guardia è sufficiente a guardare quello luogo da un furto, o da una battaglia di mano; e di tutto ci darai notizia. [9] Ricorderai ancora al castellano la buona guardia e, in tutti quelli luoghi dove vedessi mancamenti, scriverrai e provedrai. [10] Vale.
501
[1] A Filippo Carducci a Cascina. [2] Die vi iunii.
[3] Avendo per piú tue lettere e questa mattina per lettera del Governatore inteso quanto è necessario provedere Libraffatta di viveri, ti mandiamo per l’apportatore presente cinquanta ducati d’oro, e’ quali per securo modo manderai a Libraffatta a Simone Ferrucci; e li scriverrai che se li mandono perché ne comperi farine e che de’ ritratti si serva a comperare di nuove farine; e li scriverrai che ne tenga diligente conto e che ti avvisi quanto li costerà in quello luogo el sacco della farina; e tu di tutto ci darai poi notizia. [4] E parendo a te e al Governatore questo provvedimento de’ 50 ducati debole, manderete a Rasignano per cento sacca di grano di quello del comune e ordinerete di farlo condurre a Libraffatta; e cosí farete ogni cosa perché in quello luogo non manchi provedimento.
[5] Noi crediamo che per l’ordinario tu tenga sempre avvertite coteste terre e luoghi all’intorno, e in spezie la Verruca, Vico e altri luoghi d’importanzia, faccendole stare caute, e con tale e sí diligente guardia che de improviso e’ non ricevessino danno e vergogna. [6] Parci ora essere certi che per la venuta degli Spagnoli in Pisa tu abbi risollecitato lo scrivere loro e lo avvertigli; il che farai continuamente, perché oltre allo essere queste genti spagnole bellicosi e invecchiati sotto l’armi, sogliono etiam essere e’ maestri di scalare le terre: e cosí avendosi a temere piú, si debbe usare piú diligenzia.
[7] El signore Governatore ci scrive come costí bisognerebbe cento fanti piú, e che si potrebbe tôrre, per scemare spesa, Baccio della Stufa, el Caporesina e lo Stroziero, traendoli donde e’ sono, e condurli costí in Cascina e aggiugnere loro infino in cento fanti. [8] Approviamo el consiglio suo dello agumento della guardia ma non ci pare già da distribuirli sotto tanti capi. [9] E però abbiamo scritto a messer Criaco in Maremma che si transferisca costí; e facciamo conto di dare questi cento fanti a lui, quando li voglia; quanto che no, vi mandereno uno di qui, e quelli tre connestaboletti soprannominati si potranno cassare. [10] Se al Governatore pare, come li scrive, di mettere in Santo Regolo Piero d’Anghiari e Santi da Fichine, ne lasciamo el deliberare a sua Signoria, quando non bisognino piú per la strada, e giudichi che sieno in Santo Regolo necessarii. [11] E non rispondendo noi altrimenti alla lettera che sua Signoria de’ 4 dí ci scrive, li comunicherai la presente, il che fia per risposta di quella. [12] Vale.
[13] Poscritta. [14] E’ si mandò costí Santi mugnaio, sopra el fare la provisione delli strami. [15] E perché noi voliamo scrivere a’ rettori di quelli luoghi dove lui non si distende, ci scriverrai quale parte lui ha compreso di cotesta provincia, a ciò che nelli altri luoghi noi possiamo con le lettere fare el medesimo ofizio. [16] Vale.
502
[1] Girolamo Pilli Liburni Commissario. [2] Die vi iunii.
[3] Noi rispondereno brevemente a questa tua de’ iiii del presente mese, per non contenere altro che avvisi circa l’armata delli Spagnoli, e solo ti commendereno della diligenzia. [4] E perché nel discorso della tua lettera tu scrivi come e’ ti dà sospetto assai vedere covare questi Spagnoli a Piombino, ci piace che tu ne stia in gelosia; e ci presupponiamo per questo che con tanta piú diligenzia che l’ordinario tu abbi cura alla salute di cotesta terra, pensando che usate che tu arai tutte le possibili diligenzie, a fatica arai possuto satisfare al debito tuo e a quello che noi desideriamo.
[5] Noi aremo piacere che la fusta cominciata si finissi, ma non vorremo c’intervenissi come altra volta, che vi si mettessi assai tempo, assai danari e poi ancora non si conducessi a perfezione. [6] E per questa cagione s’era tentato l’Albertinello, per via di Pierantonio Carnesecchi, se lui o sua ministri volessino pigliarla in somma, di che non abbiamo ancora aúta resoluta risposta; potrai intenderlo e scrivercene. [7] Vale.
503
[1] A Filippo Carducci. [2] Die viii iulii 1505.
[3] Questa tua ultima, per non contenere altro che risposta ad una nostra sopra la causa di quello aretino, non ha bisogno d’altra risposta; solo ti avvisiamo come e’ son venuti quelli dua ci hai mandati e indiritti a Pierfrancesco Tosinghi, di che ti commendiamo.
[4] Noi ti mandamo, quattro o 6 dí sono, la nota di tutte le lance spezzate che sono state condotte e pagate da noi, e t’imponemo che tu rassegnassi quelle che ancora non avessi rassegnate; e quelle che tu trovassi male in ordine le svaligiassi, e constrignessi e’ mallevadori alla satisfazione. [5] Attendiamone risposta, e con la lista della rassegna. [6] E di piú ci occorre dirti, in questa materia, come in su la listra ti mandamo mancava Bernardo di Piero Buosi da Carpi, el quale ancora farai di ritrovare perché ha aúta la prestanza, e lo rassegnerai etc.
504
[1] A Girolamo de’ Pilli Commissario di Livorno. [2] Die viii iulii 1505.
[3] Rispondendo a questa tua de’ sei, ci piace intendere che tu abbi ricevuta la nostra per la quale tu abbi compreso come l’Albertinello si abbi a governare con li Spagnoli; e secondo che allora ti si scrisse, seguirai. [4] E perché tu scrivi che cotesto non è luogo da tenervi alcuno male contento, ci presupponiamo che tu dica questo per conto di Gnagni dal Borgo, el quale per avventura vorrebbe avere piú che 60 fanti. [5] E perché a noi non torna bene accrescere piú guardia costí, li farai intendere tutto chiaro, avanti tu li dia questa paga che ti si manderà domani, se vuole rimanere in cotesta guardia e bene contento con la condotta ordinaria e quale si truova al presente, quanto che no ce ne darai subito avviso, acciò pensiamo di mandarvi un altro in suo scambio; e riterrai la paga perché ’l desiderio nostro è che ci serva, ma a nostro modo; sí che parlera’li apertamente e con tale destrezza che la pigli ad ogni modo. [6] Dello avviso che tu ci dai de’ brigantini de’ nostri avversari non abbiamo che dirti, salvo el ricordarti che, possendogli offendere nell’andare attorno, che si faccia.
[7] Tu scrivi che, a volere mettere ad esecuzione alcune cose imbastite da Piero Antonio Carnesecchi, bisogna che noi scriviamo al Vicario di Lari ti serva delli uomini quando tu li ordinerai. [8] E per questa cagione li scriviamo l’alligata, la quale li commette tale effetto, cioè, che qualunque volta lo ricercherai di uomini, che te ne accommodi. [9] Ricordiamo solo questo a te, che, sendo quel vicariato gravato da le continue fazioni, e essendo al presente quelli uomini occupati nelle ricolte loro, li comandi con discrezione e in modo che li abbino cagione d’ubbidire volentieri e non disperarsi.
[10] Comparse questa mattina l’uomo dello Albertinello; ingegneremoci espedirlo quanto prima ci sarà possibile.
505
[1] A Filippo Carducci Commissario in Cascina. [2] Die 8 iulii.
[3] È suto al nostro Magistrato Berzighella, uomo d’arme del signore Luca, e ci espone che avendoli chiesto licenza quando noi davamo danari alle nostre lance spezzate, non possé ottenerla, ma li die’ la prestanza. [4] Ora che non può piú pigliar partito con esso noi, detto signore Luca lo ha cacciato via; e perché li renda la prestanza, li ha tolto e’ cavalli e l’arme. [5] Duogli che li sia fatto questo torto, e cercando aiuto da noi t’imponiamo intenda questo caso; e sendo cosí, ordinerai che ’l signore Luca predetto non li facci questa villania. [6] Vale.
506
[1] A Lorenzo Giacomini Podestà del Bucine. [2] Die viii iulii.
[3] E’ ci occorre intendere per buon rispetto se lo abate di Ruoti ha sgombera la sua badia, come ci è stato referito. [4] Pertanto t’ingegnerai saperlo destramente e per fante apposta ci darai notizia di quello arai ritratto. [5] Vale.
[6] Poscritto. [7] Noi intendiamo ancora che per lo abate si truova in detta badia uno don Gabriello da Siena, che è ricettaculo di quanti tristi va attorno, e che detta badia è munita d’arme. [8] E però vedrai d’informarti di tutte queste particularità e ci avviserai se le son vere e quello che le importino. [9] Vale.
507
[1] A Pierantonio Carnesecchi. [2] A dí 12 di luglio 1505.
[3] Poi ti scrivemo l’ultima nostra, per la quale ti significavamo noi restare satisfatti delli avvisi tuoi, nonostante che la tua de’ 7 dí non fussi comparsa, abbiamo questa mattina ricevuto e detta tua de’ 7 e l’ultima de’ dieci; delli avvisi delle quali ti commendiamo assai. [4] E cosí ci pare che prudentemente abbi scritto a quel Signore, e da lui aúto risposta da potervi conoscere drento in buona parte lo animo suo. [5] E quanto a ricordarti alcuna cosa che per te si debba fare in coteste parti, non abbiamo che scriverti, parendoci che tu ti governi con quella prudenzia che noi desideriamo. [6] E perché tu desideri sapere quanto sia per durare questa tregua che veggia fra Spagna e Francia, hai ad intendere che la fu fatta di novembre passato fece l’anno e per tre anni, che ne viene ad essere spirato la metà del tempo in circa, tal che e’ ci avanzerebbe con questa ragione molti mesi da poter vivere securi di loro. [7] E benché quello che tu ritrai di costà sia conforme con quello che ci è scritto da Napoli, nondimanco si ritrae per qualche luogo, e da prestarli fede, come in Piombino debbono venire nuove fanterie; il che si riscontra con quello che disse Cristofano Galiardo a quel tuo mandato. [8] Parci addunque che la importanza della commissione tua sia vegghiare, come hai fatto infino a qui, li andamenti loro. [9] E a questo effetto è buono mendicare occasioni di avere a scrivere e mandare imbasciate a quel Signore, perché, mandando uomini sensati, è impossibile che non ritragghino qualche cosa estrinseca, almeno, e da potere, mediante quelle, giudicare le intrinseche. [10] Né per questa ci occorre altro. [11] Vale.
[12] Poscritta. [13] Noi voliamo subito a la ricevuta di questa mandi a Giovanni Baldovinetti, Capitano di Livorno, lx ducati d’oro in oro, di quelli ti truovi in mano di nostro: il che farai subito perché hanno a servire a cosa che c’inporta.
[Terza legazione a Siena]
508
[1] Commissione data a Niccolò Machiavelli per a Siena, deliberata per li Magnifici Signori Dieci. [2] Die 16 iulii 1505.
[3] Nicolò, cavalcherai fino a Siena, e andrai in modo che tu vi sia domattina a l’ora delle faccende; e arrivato, parlerai con il Magnifico Pandolfo, al quale arai nostre lettere di credenza, significandoli il piacere abbiamo avuto della mandata qua di quel suo uomo per significarci la notizia che sua Magnificenzia aveva del doversi levare di prossimo Bartolomeo d’Alviano per venire a Piombino, e ringraziandola delle offerte fatteci, con aggiugnere immediate che a questo fine ti abbiamo mandato là, per intendere da sua Magnificenzia quello li occorrerebbe si dovessi fare acciò non sequisse altro disordine, allargandoti dipoi in sul fatto in questa materia quanto tu iudicherai esser necessario; e per trovarne meglio il vero, la rivolterai per tutti e’ versi: di che bisogna che tu pigli ordine da te medesimo in sul fatto e la governi prudentemente, come se’ sempre consueto fare. [4] Ex Palatio florentino, die ut ante.
[5] Ego Marcellus Vir. rogatus subscripsi.
509
[1] Magnificis Dominis Decemviris Libertatis et Baliae Excelse Reipublicae florentinae.
[2] Magnifici domini mei etc. [3] Parlai a Pandolfo questa mattina alla levata sua, perché arrivai qui avanti lo aprir delle porte; e esponendogli la commissione avevo da le Signorie vostre, non mi lasciò fornire el ragionamento, ma disse: «Io ti voglio dir come questo fatto sta. [4] Avendo el signore Renzo da Ceri predato in su questo stato 500 capi di bestie grosse, mandai Cornelio Galanti a Bartolomeo d’Alviano a dolermi del caso, con ordine che quando e’ trovassi la cosa dura, e’ se ne andassi infino a Roma a dolersene con la Santità del Papa. [5] Cornelio andò, e credo che fra questi signori cittadini di chi era el bestiame e el signore Renzo nascerà qualche composizione. [6] Scrissemi Cornelio, fuor di questo, che Bartolomeo li aveva fatto intendere come non posseva tener piú e’ suo soldati in munizione, e che voleva ad ogni modo levarsi giovedí prossimo, che viene ad essere questa mattina, e andar a dirittura di Campiglia per pigliarsi alloggiamenti e travagliarsi secondo che la fortuna li ordinassi. [7] Maraviglia’mi di questa cosa e dispiacquemi, e subito messi a cavallo uno che lo venissi a significare al gonfalonieri; e riscrissi volando a Cornelio, che fussi con el signore Bartolomeo di nuovo e per mia parte lo sbigottissi al tutto da entrare in simil impresa, perché, sanza fondamento, ella era pazzia espressa, e fondamento non ci vedevo che fussi securo; e di piú li dicessi che d’in su el dominio nostro lui arà quelle cose si togliessi, e non altro». [8] E perché di questa sua lettera ne arebbe risposta oggi in ogni modo, e però sarebbe bene l’aspettassi avanti che io scrivessi; e che per ora non mi posseva dire altro, salvo che quello avea mandato a dire costí; e che era per farlo, iusta le forze sue e della sua città; e che manderebbe per me, venuta che fussi detta risposta. [9] Né io mi curai, poiché poco dipoi io li dovevo riparlare, entrarli in molti particulari. [10] Mandò per me dopo desinare, intorno a 17 ore, e secondo che intendo, aveva aúto a desinar seco 5 o 6 cittadini de’ primi e fatto con loro un poco di praticuzza sopra questa mia venuta: e’ quali eran seco quando giunsi a casa sua. [11] E postomi a seder fra loro, mi disse Pandolfo avere aúto risposta da Cornelio e che li significava aver con un lungo discorso dissuaso l’Alviano per sua parte al venire innanzi, e infine non aver profittato cosa alcuna; e che questa mattina doveva levarsi delli alloggiamenti donde era e andare col campo al mulin di Vetrella, e dipoi domani andare nella Selva di San Giovanni fra Montefiasconi e Viterbo, dove dovea toccar danari, né sapeva già quanti né da chi; e che diceva aver fondamento grande di danari e di fanti e d’artiglierie, e che noi ci dovavamo indovinar da chi; e dipoi lo chiarí che bisognava fussi Consalvo, e che lo servissi de’ fanti di Piombino e dell’artiglierie son là; e che sarebbe anche facile cosa che ’ fanti spagnoli erano a Gaeta, che si diceva si avessin a ’mbarcare per Sicilia, se ne andassino in Piombino per coniungersi seco. [12] Pare a Pandolfo per questo avviso essere chiaro che li abbi a cavalcare; e per questo da el canto suo ha digià fatti quelli rimedi può, e che ha scritto a Cornelio che non torni ma seguiti el campo, e di punto in punto avvisi e’ suoi movimenti. [13] Ha scritto a Giampaulo Balioni che subito cavalchi con tutte le sue genti, e passi le Chiane e ne vada in Maremma; e consiglia voi, che voi mandiate tutte le vostre genti in Maremma a Campiglia. [14] Soggiunse che, benché lui e tutti quelli cittadini sieno d’animo fare ogni cosa per ovviarlo, tamen non sanno né come potere né come vedere che vi sia drento la total securtà loro, portando pericolo di tirarsi una guerra addosso e non avendo fermi bene e’ piè con voi; e che a lui parrebbe che si concludessi prima lo accordo; e quando per lo addreto non fussi stata intesa la mente sua, dice che questo stato sarà contento accordarsi in questo modo: prorogare per altri cinque anni quella tregua si fe’ nel ’98 come la sta, e se vi fussi drento qualche capitulo che ora non facessi al proposito, o fussi litigioso, si potre’ levar via, e solo aggiugnervi che e’ Sanesi fussin obligati per tutti questi cinque anni, finché si riavessi Pisa, servire continuamente questa città di 50 uomini d’arme; e se già si ragionò di 100, hanno pensato che 50 uomini d’arme a voi non porta, e loro avendo poi a stare a casa armati, enterrebbono in spesa insopportabile; e che questo dar le genti d’arme loro vi ha a servire piú per un segno che per un altro; inoltre che riavendosi Pisa per le sue Signorie infra detti cinque anni, Montepulciano rimanga libero a’ Sanesi; e che questo capitulo di Montepulciano si faccia a senno del savio de’ Sanesi, e quello di Pisa e de’ 50 uomini d’arme si faccia a senno del vostro. [15] E non si riavendo Pisa fra detti cinque anni, non s’intendino cedute le ragioni di Montepulciano, anzi si ritornino ne’ termini erano avanti si capitulassi; pur nondimanco duri la lega per virtú della disdetta, infino a tanto che la si disdica. [16] E perché io risposi a questo che io non avevo commissione di ragionare di questa materia, ma possevo bene scriverne, pure, avendo a dirne l’opinione mia – che io non vedevo come tale accordo rimediassi a quello di che si aveva sospetto, andando assai tempo in simil pratiche, e essendo Bartolomeo a cavallo –, rispose che non si aveva a fare se non dua capituli e che si farebbe in quattro dí, e intanto si poteva non perder tempo, ma sollecitar voi le vostre genti per a Campiglia, e lui le sua per Maremma; e che si poteva ancora tentare delli altri espedienti, e’ quali sarebbono unico rimedio a reprimerlo: il che sarebbe torli e’ Vitelli che hanno 60 uomini d’arme: e qui giurò che se se gli toglieva e’ Vitegli, voleva essere impiccato se veniva innanzi; e oltre a’ Vitegli se li torrebbe degli altri condottieri. [17] E se la fussi qualche spesa alle Signorie vostre, che la sare’ bene allogata perché e’ sarebbe bene per questa via assicurarsi per sempre, nonché per ora, da Bartolomeo, uomo da esser temuto da qualunque ha stato, sendo lui armato e sanza stato, e essendo di natura fiero e sanza rispetti, e l’Italia trovandosi piena di ladri e usi a viver di quel d’altri, e’ quali tutti per predare concorreranno seco. [18] Io non mancai di ricordarli che quanto piú conosceva queste cose, piú era tenuto a rimediarvi e non aspettare che altri facessi ogni cosa, e che doveva quelli remedi, ch’eran pronti e che lui avea ricordati, farli; e che non era bene aspettare sempre che altri facessi; e ricorda’li che ci avanzava genti, e non ci mancava favori, e’ quali tutti erano in benifizio d’altri, quando altri li voglia ricevere e voglia intendere el bisogno del bene comune; quanto che no, e la Toscana abbi a travagliar di nuovo, noi sapavamo che de’ medesimi disordini alcun ne muore e alcun ne campa, ma e’ tocca a morir sempre a’ corpi piú deboli. [19] Riprese qui le parole e con un lungo ragionamento volse iustificare el passato, e concluse che io scrivessi, e che aveva caro mi fermassi qui per un dí o per dua, per aver risposta di quello a che voi vi risolvevi, e per possermi significare di bocca e’ progressi dello Alviano; ma mi pregò avvertissi le Signorie vostre a non lo allegare dove fussi per pubblicarsi, e dolsesi essere stato allegato di quel che mandò a dire, per il che vostre Signorie mi mandorno qui. [20] Non voglio mancar di dire alle Signorie vostre, come sua Magnificenzia mi disse che per anticipare aveva digià ordinato scrivere a’ Vitelli, e tèntagli di rimuoversi da l’Alviano. [21] Disse ancora che credeva tenere a bada 6 o 8 dí detto signore Bartolomeo, sotto coverta di volerli mandare danari; ma questo non farebbe se prima non fussi convenuto con voi. [22] E soggiunse che non si dubitassi che, accordandosi questi dua stati, non mancheria loro modi a tenerlo, e che si ricordava averlo tenuto nel ’98, quando lui era co’ Viniziani.
[23] Quello che io ho ritratto da la bocca di Pandolfo è tutto quello ho scritto fin qui. [24] Arei possuto scrivere molte risposte li feci, che per non infastidir le Signorie vostre le ho pretermesse; neanche so giudicare se se gli ha a credere o no, perché di qua io non ho veduto segno, perché io possa meglio far coniettura che le Signorie vostre. [25] Solo ho a dire questo a vostre Signorie acciò che le non ci pensino piú a questa parte, e questo è che non teme punto al presente di Bartolomeo d’Alviano; e quando e’ dicessi ’l vero di quel che dice, non sarebbe timor presente che liene facessi fare, ma a tempo.
[26] È stato a me un Sanese che dice esser cosí grande amico della città vostra e mi ha detto che voi non vi fidiate di cosa che costui vi prometta o dica; e che sa certo che ’ Viniziani ci spendono e sono in questa matassa; e che pochi dí sono tornò Guido Belanti da Vinegia, dove era ito piú settimane sono con messer Petruccio, el quale è rimasto là; e essendo tornato questo Guido in ceste, sendosi guasto una gamba per la via, che correva le poste, giunto che fu, Pandolfo l’andò a vicitare, e subito, vicitato lo ebbe, spacciò Cornelio Galanti all’Alviano a sollecitar venissi innanzi; e che li ha mandati li uomini digià a’ confini del sanese per recever le sua genti e alloggiarle, e che ’l disegno suo è fare rovinare chi siede costí, parendogli uomo da non si voler ristringer con seco in particularità e che ci convengon questi altri facilmente per averci ciascun el suo interesse, e crede ci sia drento grande intridura; e che mi avviserà di molte cose mentre ci starò. [27] È costui uomo di assa’ buona presenza e par di cervello, ma mostra essere tanto passionato contro a chi governa qui, che questo gli toglie fede; tamen quello mi ha detto, io lo ho scritto; e cosí scriverrò dicendomi piú cosa alcuna, e vostre Signorie ne faranno tale masserizia, che non ci capitassi male.
[28] Parte la presente staffetta ad ore 22. [29] Le Signorie vostre saranno contente farne rimborsare del costo Francesco del Nero. [30] Valete. [31] Die xvii iulii 1505. [32] Senis.
[33] Servitor Niccolò Machiavelli Secretarius.
510
[1] Magnificis Dominis Decemviris.
[2] Magnifici domini mei etc. [3] Ieri scrissi a lungo alle Signorie vostre e la mandai per staffetta, che dové arrivare iarsera a dua ore di notte; della quale domani al piú lungo attendo risposta, per possermene ritornare. [4] Questa mattina, sendo in Duomo, mi si accostò un ser Pagolo di Pietro di Pagolo, suto già costí fuoriuscito di qua, e mi narrò nel primo parlare li oblighi grandi che lui aveva con cotesta città, per esserli quella piú volte stata scudo nella sua avversità e avere trovato in cotesti cittadini grande amore e benivolenza verso di lui, e fra molti mi allegò messer Francesco Gualterotti. [5] Dissemi prima che delle cose di stato non mi voleva ragionare, per non possermi dire lo animo suo come e’ desiderrebbe, ma che in particulare mi si offeriva; pur, entrandoli io sotto, dopo molti ragionamenti, venimo a ragionar delle cose che al presente corrono, e mi affermò Bartolommeo d’Alviano esser mosso e esser per venire a Campiglia, e che con lui concorrerebbe Consalvo con fanti, e forse piú che quelli che erano a Piombino, e e’ Viniziani con danari; e questo stato in questo caso si lascerà sforzare solum, sanza darli gente o altro aiuto evidente. [6] Ma dimandandogli io quello volea fare a Campiglia, disse pigliar quello luogo, rallargare e’ Pisani e governarsi poi secondo el successo; ma che si ricordava che altra volta egli era venuto infino in su le porte, e per avventura verrebbe a tentare questo medesimo al presente, e lascerà stare Campiglia. [7] E subito dipoi soggiunse che si maravigliava bene che cotesta città non avessi voluto assicurare costui che governa qui, e fare accordo seco delle cose di Montepulciano, come molte volte s’era ragionato; e che gli pareva che voi vendessi in tale accordo a costoro el sol di luglio; perché, quando voi fussi signori di Pisa, egli arebbe a stare a discrezione vostra, nonché Montepulciano, Siena e tutto el resto di Toscana. [8] Replica’gli che se non s’era fatto accordo, ne eran cagione loro; perché in Firenze era suto sempre disposizione di non si discostare da le cose ragionevoli, ma che al presente mi pareva che le cose fussino in termine da non ragionar d’accordo, quando Pandolfo fussi convenuto con Bartolommeo e con chi li aderisce; rispose subito che io non dicessi cosí, perché giudicava che voi fussi a tempo benissimo ad accordare seco, ma non bisognerebbe perderci tempo, e che le convenzioni fatte con costoro sono in diete e a parole; e che a Pandolfo dare’ poca noia gabbare e’ Viniziani, etiam che si fussino sborsati el danaio, e accennò che ’ danari loro si pagassin per le mani sua. [9] E cosí non si curerebbe gabbare Consalvo, perché tutti a dua costoro son mossi da lui, el quale si ha dato tanta fede con questi potenti che credono e confidono assai nel cervel suo; e che credeva che Pandolfo si gittassi piú volentieri allo accordo vostro, per non veder però el fine affatto di questi movimenti, e dubitare che, come altra volta, non li tornassino sopra la testa; e per questo li sare’ piú secura la via vostra. [10] Risposigli che li era difficile a credere che questi movimenti fussin grandi, e Pandolfo li potessi a suo posta fermare; e per questo io credevo, o che Pandolfo non facessi questo accordo, o faccendolo, queste preparazioni fussin per far paura e non male; e che noi eravamo in termine da non temere li assalti galiardi, nonché e’ deboli. [11] E qui li narrai dove noi ci trovavamo con le forze e con li amici. [12] Rispose che quanto voi eri piú securi tanto era piú contento, e che non sapeva dirmi altro, se ’l movimento serà grande o piccolo; ma che sapeva bene, o grande o piccol che fussi, che li stava a Pandolfo el resolverlo, perché li eran tutti fondati in sul cervel suo. [13] E qui si distese in su le sua qualità, ritornando in sul credito grande che lui si aveva aquistato per tutto, e che teneva el piè sempre in mille staffe, e tenevalo in modo da poternelo trarre a sua posta. [14] E cosí si partí da me, concludendo che ’l fare questo accordo seco li pareva che fussi un gran partito per voi.
[15] Come io, Magnifici Signori, scrissi ieri quello ragionamento avevo aúto con quello altro amico, cosí vi ho voluto scriver quello ho aúto con costui. [16] E tutti a dua nel principio del parlare si mostrorno male contenti di chi regge; ma come voi vedete, le conclusioni furno differenti. [17] Non scrissi el nome di quello di ieri per non li fare danno. [18] Ho scritto quello di costui, parendomi che questo ragionamento l’importassi meno, e acciò che le Signorie vostre, conoscendo l’uomo, ne possin fare miglior iudizio. [19] Altro non ho che scrivervi, salvo che mi era scordato significare per la di ieri alle Signorie vostre, che ragionando ier mattina con Pandolfo e dicendo lui ch’era per fare quello che poteva per resistere a Bartolomeo, e respondendo io che lo credevo, avendo visto che li aveva mandato a Firenze a fare fanti, rispose che e’ fanti fatti a Firenze non eran per questo conto, ma che un suo bargello, creato nuovamente, aveva fatto 30 fanti: il che io ho poi riscontro essere vero.
[20] Poi che io ebbi iarsera scritto, Pandolfo mi fe’ intendere come un Bastiano Cortonese, suto suo barbieri lungo tempo, sendo ito a Cortona pochi dí sono per maritare una sua sorella, è suto sostenuto da quel Capitano per dubitazione che non tramassi qualche cosa di stato. [21] Crede che se ne sia ritrovato el vero, e disiderrebbe liene fussi fatto un presente e per suo amore relassato, e che io per sua parte ne dovessi pregare le Signorie vostre. [22] E io cosí fo e mi raccomando a vostre Signorie, que bene valeant. [23] Senis. [24] Die xviii iulii, hora xv, mdv.
[25] Servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.
511
[1] Viro Nicolao Maclavello Secretario et mandatario nostro dilectissimo etc.
[2] Spectabilis vir etc. [3] La staffetta per la quale ci scrivevi del ragionamento avuto costí con il Magnifico Pandolfo arrivò iarsera a iii ore di notte, e secondo il constume della città, oggi s’è communicata con alcuni cittadini per vedere che assetto si potessi dare al desiderio di costà. [4] In che, visto dove infine la cosa si resolva, per potere ovviare a questi moti dello Alviano, il che è ismembrarli e’ Vitelli e altri, ci pare non se potere venire ad altra conclusione, se prima non intendiamo che cosa abbi ad esser questa de’ Vitelli e chi sieno questi altri che si potrebbono ridurre di qua, che condizioni e’ voglino, come il Magnifico Pandolfo speri levarli di là presto e che ragionamenti ne abbi avuto fino ad ora: perché le condizioni potrebbono esser tali che se ne farebbe conclusione. [5] Però quel che tu hai a fare intendere, insomma, è che la prerogazione della triegua con le condizioni preposte di costà, è cosa ragionata altra volta, di sua natura difficile a condursi per non si resolvere facilmente l’universal d’una città come è questa a privarsi del suo, con carico di onore e con perdita di utile; e tanto piú riuscirà difficile ora, quando s’intenda che e’ 100 uomini d’arme disegnati per ricompenso nostro sieno ridotti a cinquanta. [6] Tuttavolta non è cosa da desperarsene in tutto, e a continuo si fa opera persuaderla a tanti che bastino, né potrebbe la disposizion nostra esser migliore a questo effetto. [7] Parci bene, se si ha a far prima questo che si provega a ’ moti dello Alviano, non potere essere a tempo quando e’ sia per levarsi donde è, secondo che tu di’ e però iudichiamo esser piú a proposito con tutto l’ingegno e con tutte le forze nostre provedere per la conservazione commune: e se li altri modi sono scarsi, fuor dello smembrarli o Vitelli o altri, cominciare a stringere questa parte e fare intendere a noi tutto quello che sua Magnificenzia desideri: e ancora se quella sarà per concorrere a parte alcuna delle loro condotte perché sarebbe impossibile a noi soli: discorrendo particularmente tutti e’ pericoli che posson sequire di questo movimento, de’ quali non ti diamo altra instruzione per averne tu buona notizia respetto alle cose passate, e sopra tutto confortare, stringere e gravare la Magnificenzia di Pandolfo per ogni verso a non lasciar transcorrere questo disordine, il quale verisimilmente se travaglierà noi non terrà in riposo altri: faccendo molto largamente intendere che per conservazione della libertà nostra si tenterà ogni remedio e di qualunque sorte. [8] E quanto appartiene a te, voliamo che fino non ti scriviamo altro, non parta; per aver costí chi possa referire, di tutto quello che accade, il iudizio e resoluzion nostra; e per aver piú presti avvisi di quanto risponderà il Magnifico Pandolfo circa la condotta di questi Vitelli e altri, spaccera’ci ogni dí una staffetta, scrivendoci tutto quello intenderai a proposito delle cose nostre. [9] Bene vale.
[10] Ex Palatio Florentino, die xviii iulii mdv hora 1/2 noctis vel circa.
[11] Decemviri Libertatis et Baliae Rei Publicae Florentinae.
[12] Marcellus.
512
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi l’alligata a vostre Signorie, acciò quelle potessino di quello ragionamento trarre quella utilità se ne può trarre; e cosí scriverrò a quelle sempre ciò che io vedrò e intenderò di qua. [4] È comparsa poi questa mattina la staffetta di vostre Signorie responsiva alla mia. [5] Fui con Pandolfo subito, dissigli la risposta mi aven fatta le Signorie vostre; lui, sopra la tregua over lega da farsi, disse che le cose difficili si voléno lasciare stare, e che molte volte la prudenzia degli uomini non bastava ad ovviarsi a’ cieli, e’ quali per avventura voglion che si colorischino e’ loro disegni, come hanno fatto fin qui. [6] Quanto a’ Vitegli e a li altri, disse che quello era un disegno e pensiero suo nel pensare quali remedii ci fussino piú pronti a reprimere Bartolomeo d’Alviano; e non posseva dire le condizioni di questa condotta, se non intendeva loro; e per questo scrisse loro per tentarli e che oggi ne arebbe risposta e farebbemelo intendere; e che credeva averli, quando non fussin fermi di nuovo con Alviano: il che disse non sapere. [7] Li altri disse non aver tentati per paura che Bartolomeo non lo scoprissi, e che ci va a rilento in irritarlo, sanza aver fermo con voi, perché non vorrebbe in nessun modo farsi un nimico, e non si guadagnare uno amico; e che per certo, sendo lui uscito liberamente a dirvi quello sia l’animo suo circa la tregua, e condesceso a cose ragionevoli, non doverrebbe essere costí tanta difficultà, volendola fare; ma non la volendo, ogni cosa sarà difficile; e che se si ragiona ora 50 uomini d’arme, nasce che Montepulciano non si concede libero, come si ragionava doversi concedere, quando si consentiva a 100 uomini d’arme. [8] E qui si distese assai, monstrando che in su questo accordo si avessi ad edificare ogni remedio opportuno per la quiete di Toscana, e che sarebbe molto piú satisfatto che vostre Signorie dicessino di non lo voler fare in nessun modo, e che si pensassi, per il bene comune, che non si accendessi nuovo fuoco, che tenendo la cosa in ponte a questo modo. [9] E perché nel rispondere che io facevo a tutto questo suo ragionamento, io insistevo nella brevità del tempo, come io li avevo detto prima e come vostre Signorie nella loro lettera scrivono, mi rispose che questa conclusione si farebbe in ore, non che in dí; e per avventura Bartolomeo potrebbe stare qualche giorno dove è, perché ha scritto una lettera a Giampaulo che vorrebbe abboccarsi seco a Graffignano e che Giampaulo debbe essere a cammino per transferirsi là; e che per avventura e’ danari che voleva dare alle sua genti in questa selva, non debbono essere arrivati; pure, disse, per non lo avere addosso allo improviso, aveva mandati e’ podestà nelle loro podesterie a’ confini nelle Maremme per fare tirare le ricolte alle terre e fare ordinare farine, ma che crede piú tosto abbia un poco a soprastare; e cosí si viene ad avere tempo un mondo. [10] Disse non sapere quello che Bartolomeo si volessi da Giampaulo.
[11] Io non replicherò alle Signorie vostre quello che io li dissi in su questo ragionamento, per non le tediare. [12] Ma di nuovo replicherò le conclusioni di costui; quali sono, che faccendo questo accordo seco, voi vi assicurate con quelli espedienti che insieme potrete pigliare, uno de’ quali è smembrare Bartolomeo; non lo faccendo questo accordo, dice non poter travagliarsi in modo che facci offesa evidente a Bartolomeo, ma che è per avvertirvi e per fare tutto quello buon può. [13] Esaminino ora le Signorie vostre, per tutto quello che io ho scritto, quale fantasia sia quella di costui, che per vederlo in viso non si guadagna nulla o poco. [14] E’ dice che non sa che fondamento s’abbi questa impresa, ma che la lo potrebbe aver grande; giura che Bartolomeo non si servirà delle genti né de’ sudditi di questo stato, dice che non crede che Giampaulo lo serva de’ suo fanti, né sa se e’ Vitelli se lo serviranno delle fanterie loro, ma che se lo servissono, lo saperrebbe; dice che tiene uno appresso Bartolomeo d’Alviano per intender li andamenti sua e poterveli significare, e che ha scritto a Roma per intendere el fondamento della cosa, e ve lo farà intendere. [15] Ritraggo che in su la morte d’Ascanio lui stette annebbiato un pezzo, e che ora è tutto ristiarato e pieno di speranza.
[16] Qui non si vede grandi travagliamenti. [17] Messer Antonio da Venafro, che è el cuore suo e è el caffo delli altri uomini, con el quale io parlai ieri tutto dí, non batte altro, se non che questo accordo si dovessi fare per rimedio comune, monstrando che qualunque fondamento li avessi, si potrebbe dissolvere. [18] E uno de’ primi remedii che lui adduceva era che si disarmassi Bartolomeo, ma che prima si facessi l’accordo. [19] Pertanto le vostre Signorie prudentissime, come ho detto, considerranno tutto e ne faranno buon iudizio.
[20] Pandolfo mi ha ricerco piú volte se la prestanza del Marchese era data: sempre li ho risposto, quando mi parti’, che la si espediva. [21] E questa mattina mi disse che ritraeva di verso Lombardia, che questa condotta non andrebbe innanzi, veggendo che si stava a casa e non avea aúti danari. [22] Risposigli quel medesimo, ma fui per dirli aver nuove da vostre Signorie la avevi pagata, ma si aveva a tener segreta per posser vincere una imposizione di danari, in su la opinione che la si avessi a dare; non lo dissi, per non sapere se s’era a proposito; sarò a tempo, quando le Signorie vostre voglino.
[23] Se non fussi che io so che le Signorie vostre stanno con desiderio di avere mie lettere, io aspetterei a spacciare questa sera, per possere scrivere quello che di nuovo avessi Pandolfo di campo; ma per non le lasciare sospese, le spaccio, che siamo ad ore 17, e le Signorie vostre faranno rimborsare Francesco del Nero di 15 carlini.
[24] Quello Bastiano da Cortona, barbiere di Pandolfo, che io raccomando alle Signorie vostre per la alligata, è tornato qui, e per avventura si debbe essere fuggito. [25] Dissemi Pandolfo che dubitava che non fussi proceduto contro le cose sua; pregommi che io pregassi vostre Signorie a farvi rimedio, offerendosi farlo comparire dovunque le Signorie vorranno; e io ne le gravo per sua parte e pregole me ne rispondino da poterliene mostrare. [26] Raccomandomi alle Signorie vostre. [27] Die xviiii iulii mdv hora 17.
[28] Erami scordato dire alle Signorie vostre che Pandolfo mi ha mille volte pregato che io avvertisca le Signorie vostre sieno contente non lo allegare nelli avvisi vi dà di Bartolomeo d’Alviano, perché sarà sforzato ritirarsene; e cosí che si tenghino secrete le cose tratta con quelle.
[29] Servitor Nicolaus Maclavellus Secretarius.
513
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Per la staffetta di ieri le Signorie vostre aranno inteso quello scadeva, e come, circa e’ Vitegli, che è quello rimedio che Pandolfo propone per ottimo, e al tutto necessario a volersi liberare etc., lui disse avermi parlato per opinione sua, e che non sapeva la voglia loro, e che bisognava aspettare la risposta di quella lettera aveva scritta loro in su la giunta mia qui, per la quale li aveva tastati generalmente se si partirebbono da Alviano. [4] Iarsera dipoi, a dua ore di notte, venne a me el cancellieri della Balía e mi disse Pandolfo avere aúto lettere in quel punto da Cornelio e da e’ Vitegli; e benché non vi fussi cosa da non la poter differire a stamani, tamen per satisfare a le promesse mi ha fatte di avvisarmi ad ogni ora di quello intende di campo, mi significava essere avvisato come a dí 18, secondo l’ordine, el campo era giunto nella selva, e che Bartolomeo disegnava andare fino ad Alviano; e che el voler lui venire avanti era cosa ferma e stabilita da non la posser revocare in alcun modo; e che aspettavono certi danari a levarsi, e però non sapeva el quando. [5] Disse, oltr’a di questo, quanto a Gianliso e Vitello Vitegli, che loro erono per fare quanto voleva la sua Magnificenza: bene era vero che ne volevono scrivere a messer Iulio loro zio e all’altro loro fratello, che era a Castello, perché non usono fare l’uno sanza el consenso dell’altro. [6] Disse aver etiam da Roma che lo Abbate d’Alviano era ito verso Napoli, e prima avea parlato al Papa. [7] E cosí si partí da me detto cancellieri, con ordine che io fussi la mattina seco. [8] Sono stato dipoi questa mattina con Pandolfo, el quale mi replicò el medesimo che iarsera mi aveva mandato a dire pel secretario, e di piú mi disse che ’l campo si leverebbe martedí prossimo e ne verrebbe in qua a piccole giornate, tanto che credeva che in tre giornate enterrebbe in sul sanese; e che Bartolomeo li avea mandato a dire, che giunto fussi in sul suo dominio, metterebbe bandi che nessun toccassi cosa alcuna, purché per li suoi danari potessi avere della roba, e che pensassi se voleva passassi come amico o nimico. [9] Circa e’ Vitegli, dice aver risposta generale, perché scrisse loro generalmente, se fussin per lasciar Bartolomeo quando li volessi lui, e che non avea mentovato Fiorentini né altri; e benché la rimettessino in lui, non sapiendo bene la voglia loro, non sapeva che si dire; pure, perché io potessi scrivere qualche cosa in particulare, credeva che sarieno contenti alla condotta di 60 uomini d’arme, che loro hanno con el signore Bartolomeo, e che per uno anno con el soldo e provisione consueta per avventura basteria loro, e che farebbe che questo stato concorrerebbe al terzo della spesa. [10] Mosse poi una dubitazione, che non sapeva come questi Vitegli si maneggerebbon volentieri in sul dominio vostro; pure credeva che questa parte si risolverebbe e che si potrebbe nella condotta ordinare che, avendovene voi a servire in impresa vostra particulare, che voi non potessi forzarli a venire a servirvi; ma vi bastassi solum avere 40 uomini d’arme con un altro capo, che sarebbe quella parte che voi pagheresti. [11] Dipoi soggiunse che questa condotta non posseva farsi sanza fare prima l’accordo per le cagioni già dettemi: perché non si vuole inimicar Bartolomeo, e non si avere fatti amici voi etc. [12] Io li dissi che le Signorie vostre saranno satisfatte di lui delli avvisi del male, ma dei rimedi non cosí: perché se ’l male è propinquo, come mille volte aveva detto, e se li era per poter nuocere col tempo a lui e a voi, come lui monstrava dubitare, bisognava che lui e voi, sanza stare in sul tirato, vi ovviassino; e se ’l rimedio era smembrare e’ Vitelli, farlo, e entrare per piú corta via che non s’era fatto; e non la pigliar per un verso come si piglierebbe quando di gennaio si ragionassi d’una condotta per a maggio; e che mi pareva che la fortuna li avessi messa innanzi una occasione da riguadagnarsi costí tutti quelli che si aveva perduti per li modi passati; e se li operassi, per quelli mezzi che potessi, che ’ Vitelli partissino e che si vedessi un tal segno dello animo suo, non mancherebbe né accordo né condotta a comune, né cosa che lui desiderassi che fussi onesta. [13] A che lui rispose che si sarebbe un tratto, faccendo cosí, inimicato costui, e voi li potresti poi mancare, e che non è per questo per fare altro, ma che non crede che ’l tempo manchi, quando voi vogliate; perché e’ crede che Bartolomeo non parta cosí, come e’ dice, sendo ito l’abate a Napoli, dove crede che sia ito per questi danari che vuole dare. [14] Soggiunse a questo che dubita che ’l Papa non solleciti Bartolommeo a passare, acciò che ’ Franzesi abbino a passare in Toscana, e che si cominci a disordinare qualche cosa, e che ha paura che costui non diventi un dí un altro Alessandro. [15] Dissigli che li era tanto piú necessario cominciare a por piè in su queste faville; e sempre che io li ho parlato l’ho avvertito a voler considerare bene quello che si può tirar dreto questo movimento, e come vostre Signorie sono per pigliare ogni partito e por giú tutti e’ rispetti per salvarsi, e vendicarsi etiam con chi cercherà di affliggerle. [16] Ma poco giova, perché io credo che sia deliberato di quello abbi a fare: e però se si potessi scoprire questo malore in qualche modo, sarebbe bene. [17] Questi avvisi che io ho di Bartolomeo, come veggon le Signorie vostre, io l’intendo da Pandolfo, e sempre che me li comunica, mi scongiura che io avvisi che costà e’ non sia allegato. [18] E cosí mi ricorda che la pratica de’ Vitelli ancora non si pubblichi; e rimase di scrivere loro di nuovo oggi, e andare un passo piú là con loro; e intanto da voi potrebbe venire qualche risposta da farvi su fondamento. [19] E per tornare alli avvisi di Bartolomeo che io ho di qua, dico che io non credo che le Signorie vostre vi faccin su piú fondamento si bisogni e che le debbono cercare trarli d’altronde. [20] Cosí possono avere dal Borgo e da Cortona, se a Castello o a Perugia s’ordina fanti, e cosí se Giampaulo passa le Chiane con le sua genti; perché Pandolfo dice che può arrivare ad ogni ora, tamen non si sente che venga. [21] E questa mattina mi disse Pandolfo che Giampaulo non andrebbe a trovare Bartolomeo a Graffignano, come mi aveva detto ieri, perché vi aveva mandato ser Pepo, el quale lo andrà a trovare ad Alviano, dove dicono Bartolomeo essere ito.
[22] Non voglio mancare di replicare a le vostre Signorie che Pandolfo mille volte mi ha affermato che rimanendo Alviano sanza e’ Vitegli, è necessitato resolversi e che non si può piú muovere un passo. [23] Le ragioni che ne allega sono che la è grossa banda di gente questa de’ Vitelli, e mancandogli, li sarebbon contro, e levandosi in un subito, sbigottirieno el campo in modo che ne seguirebbe lo effetto detto. [24] Faccino ora di tutto iudizio le Signorie vostre, alle quali mi raccomando. [25] Die 20 iulii 1505. [26] Senis, hora xv diei.
[27] Faccino le Signorie vostre rimborsare Francesco del Nero per la presente staffetta di 15 carlini.
[28] Servitor Niccolaus Maclavellus Secretarius.
514
[1] Viro Nicolao Maclavello etc. [2] Per staffetta. [3] Cito cito.
[4] Spectabilis vir etc. [5] Arrivorono le tue de’ 18 e 19 iersera a 23 ore, né aparse per allora farvi altra risposta, non potendo dire piú oltra che ci facessimo per la nostra d’avante ieri: come ancora non si può questa mattina, respetto allo avere questa pratica della rennovazione della triegua molte e grandi difficultà, e le quali è necessario si vadino resolvendo col tempo; e tutte nascano dallo essere ricerchi di cosa che, con il disonore e danno della città nostra, non ha anche iustizia dal canto di chi chiede, che sarebbe gran fondamento a potere disporre li animi di questa città; e però non si debba maravigliare el Magnifico Pandolfo se una tal cosa non si può condurre cosí di subito; e agiugnesi che il ricercarla di presente e con mostrare pericoli de’ quali lui abbia li sproni e la briglia, fa che li omini malvolentieri se ne resolvono per onore della città essendo la natura loro piú inclinata a concedere di sua liberalità una cosa che esserne forzata con simili termini: li quali anche paiano di omo non bene edificato nelle cose nostre e che cerchi l’amicizia nostra solo per utilità sua. [6] Diciamo cosí per parerci esser ricerchi d’una tal cosa fuora di tempo, che è quello che facilita e difficulta tutte le espedizioni: per noi non si resta di battere per ogni verso e ristringerla in ogni modo; e non ce ne desperiamo. [7] Ma sarebbe anche necessario esserne aiutati dalla Magnificenzia sua, col pensare prima a’ remedii di questo male che si mostra subito, e dipoi in questa sua petizione non la stringere tanto ch’ella si rompessi. [8] Piaceci che la Magnificenzia sua tenghi quella pratica de’ Vitelli e ne desideriamo risposta. [9] Domattina parte per Mantua e per Milano Niccolò Morelli secondo la determinazione fatta avanti el tuo partire: andrà con buona diligenzia, e la commissione sua a Milano è quella che si ebbe dalla Maestà del Re a’ dí passati, di fare venire innanzi e acostare a’ confini di Toscana 200 lance per ora; a Mantua, per essere con quel signore e dare espedizione a quel che resta: il che sarà e piú e meno secondo che si procederà di qua. [10] Una volta tu hai a fare questa conclusione; che gente non ci hanno a mancare, e quali fieno l’offese, tali saranno le difese nostre. [11] Subito che ricevemo le preallegate tue, si scrisse a Cortona per intendere che delitti fussino quelli di quello barbiere, e quale fussi el disegno di quello capitano: se la cosa fia leggera, come noi speriamo, ci si piglierà su partito con satisfazione del Magnifico Pandolfo; quando ella fussi di preiudizio o al pubblico o al privato noi non potremo con onore nostro ovviare alla iustizia ordinaria, né anche crediamo in tal caso che la Magnificenzia sua, essendo tale quale è, ne abbi a fare molta instanzia. [12] Bene vale.
[13] Ex Palatio Florentino, die xx iulii 1505.
[14] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
[15] Marcellus.
515
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Io sono stato di nuovo con Pandolfo, poi che comparse questa mattina la vostra di ieri, data a 16 ore, e con seco mi distesi in quanto mi parve a proposito secondo el contenuto della lettera di vostre Signorie. [4] Durò sua Magnificenzia poca fatica a rispondere, avendo a mente molto bene quello che mi aveva risposto alla prima delle vostre lettere, faccendomi di nuovo fede che ogni movimento li dispiace, e che per segno di questo dove ha possuto rimediare lo ha fatto, avvertendone voi e dissuadendo l’Alviano; e di piú, per toccarne fondo e per intender meglio e’ termini di questa cosa, disse averne scritto a Roma al suo uomo, e commissogli sia con el Cardinale Santa Croce, e intenda se Bartolomeo fa questa impresa con ordine di Spagna: perché quando la faccia con ordine di quelli re è per governarsi in uno modo; quando sanza, è per governarsi in un altro; e che di questa commissione ne aveva aúto risposta questa mattina, per la quale li era significato che Santa Croce aveva detto non ne saper nulla, ma credere di no, cioè che Bartolommeo non abbia el consenso di Spagna; ma che per chiarirsene, scriverrebbe a Consalvo, e la risposta li significherebbe; ma che credeva che Consalvo al tutto comanderebbe a detto Bartolomeo che si astenessi. [5] E cosí monstrò Pandolfo e disse che aveva fatto tutti e’ rimedi che solo per lui si potevan fare e per via d’ingegno e di pratiche; ma se si aveva a scoprirsi e metter mano alla forza bisognava avessi la compagnia delle Signorie vostre, la quale non posseva essere fidata sanza intelligenzia; e però mi aveva detto sempre che bisognava fare lo accordo, e di poi provedere a li rimedi piú forti, e che non era già vero che lui avessi in questo caso la briglia e li sproni, perché li sproni non ci ebbe mai e la briglia tira quanto e’ può. [6] E perché dubita non potere tanto, chiede lo aiuto delle Signorie vostre, ma lo vuole in modo che fia sano a ciascuno e non ad una parte. [7] Io m’ingegno replicarvi appunto le parole sua acciò vostre Signorie possino meglio conietturare l’animo suo, e dipoi farne iudizio e deliberarsi secondo el bisogno della città. [8] Non scrivo le repliche per non tor tempo alle Signorie vostre, ma per me non si lascia a dire nulla che lo ingegno e la pratica delle cose mi sumministri; tamen poco giovono le repliche con seco, sendo uomo che ha e’ fini suoi ordinati e bene resoluto di quello che desidera condurre. [9] E perché nel risponderli io li dissi che non sapevo come Consalvo si potessi comandare a Bartolomeo che non cavalcassi, sendo spirata la condotta a’ 20 di questo, rispose che questo nome uscito fuori che la condotta di Bartolomeo con li Spagnoli durassi tutto dí 20 di luglio, era uscito da lui, perché parlandoli Bartolomeo l’ultima volta che si trovò con seco di volersi condurre co’ Franzesi e con voi per la pratica che aveva mossa el Rucellaio, disse Bartolomeo che posseva da e’ 20 dí di luglio in là fare a suo modo; onde per quelle parole conietturò dovessi fornire la condotta, ma che ha poi inteso che la condotta dura tutto ottobre prossimo: e che questo è piú verisimile perché la cominciò d’ottobre e le si soglion fare per anni; ma per avventura vi potrebbe essere qualche capitulo che li dà licenzia di potersi acconciare avanti dua o 3 mesi con altri. [10] Dissemi ancora Pandolfo avere da Roma, come el Papa sollecita Bartolomeo a levarsi d’in su quello della Chiesa, e che per paura che non andassi a trovare e svaligiare le sua genti, che sono ad Orti, vi mandò fanti e altri cavalli avea in Roma. [11] Dissi ancora a Pandolfo che non sendo Consalvo d’accordo con Bartolomeo, non si doverre’ servire de’ fanti di Piombino, né di quelli che vi venissino; rispose che io dicevo el vero ma che cercava di aver fanti d’altronde, e che per questo aveva Bartolomeo ricerco di parlare a Giampaulo per richiederlo di fanti, e che Giampaulo era ito a trovarlo, come mi disse prima, e non vi avea mandato ser Pepo, come mi aveva detto poi, ma che non credeva che Giampaulo lo servissi, e lui era per sconfortarlo, e che aveva ordinato a Cornelio intervenissi nel loro ragionamento per posserlo intendere; e intendendolo, me ne avviserebbe. [12] A me parve, dopo un lungo ragionamento aúto seco, e disputa fatta di queste cose, acciò che vedessi che altri conosceva li aggiramenti, o naturali o accidentali che fussino, dirgli che queste pratiche mi facéno in modo confuso, che io dubitavo non dare la volta avanti me ne ritornassi; perché ora s’intendeva che Bartolomeo veniva innanzi con fanti e danari di Spagna; ora che mancava dell’uno e dell’altro, e che Consalvo li comanderebbe che fermassi; ora si sentiva che fra dua o tre dí e’ voleva passare, il che monstrava che li avessi fermi tutti li aiuti che bisognassino; ora s’intendeva che limosinava fanti di Giampaulo; ora s’intendeva che ’l Papa faceva fondamento sopra di lui; ora si sentiva che ne temeva, ora s’udiva che lui era in una medesima intelligenzia seco e con lo stato di Siena; ora s’intendeva che sua soldati predavono e’ cittadini sanesi: pertanto io desideravo che sua Magnificenzia mi rilevassi questa ragione.
[13] Rispose Pandolfo: «Io ti dirò come disse el re Federigo ad uno mio mandato in uno simile quesito; e questo fu che io mi governassi dí per dí, e giudicassi le cose ora per ora, volendo meno errare; perché questi tempi sono superiori ad e’ cervelli nostri». [14] Sobiunse che detti tempi erano etiam favoriti da la natura dello Alviano, che era uomo da dare in un tratto speranza e paura alli suoi vicini, mentre che sarà cosí armato. [15] Dissigli in su questo l’ordine vostro di Mantova e Milano, acciò che li altri si potessino etiam meno apporre.
[16] De’ Vitelli non si ragionò altrimenti, non avendo lui aúto risposta della lettera scrisse ieri, dove si allargava un poco piú con la materia; né etiam avendomi vostre Signorie possuto ancora rispondere a quanto ieri io ne scrissi a quelle. [17] Né di campo dello Alviano s’intende poi altro. [18] Raccomandomi alle Signorie vostre. [19] Die xxi iulii 1505, hora xviiii Senis.
[20] Raccomandommi Pandolfo di nuovo quel suo Cortonese, e si offera farlo comparire costí, quando di lui fussi fatta a vostre Signorie alcuna sinistra informazione.
[21] Servitor Nicholaus Maclavellus Secretarius.
516
[1] Viro Nicolao Maclavello etc. [2] Per staffetta. [3] Cito cito cito.
[4] Spectabilis Vir etc. [5] A xxi ora comparse ieri la tua data del medesimo dí, al qual tempo arai ricevuto una nostra; la qual faccendo in gran parte risposta alla preallegata tua circa la pratica della rennovazione della triegua, replichereno solo come ieri fu qui messer Michele Ricci, uno de’ 3 oratori franzesi che andorono a dare la obbedienzia al Papa, e molto ancor lui ci confortò a questo accordo, discorrendo tutte quelle ragioni che ci sono e che per noi medesimi intendiamo; e stringendo assai questa cosa, venne a proporre un altro partito: e questo era che di presente si rennovassi la triegua per cinque anni, con condizione espressa che durante questo tempo, né noi ci potessimo impacciare di Montepulciano né e’ Sanesi di Pisa in alcun modo; e che da ora, per virtú di tali capituli, si dessi autorità e arbitrio alla Maestà del Re di Francia di poter fare di Montepulciano, e aggiudicarlo a chi li piacessi, si e quando infra il detto tempo Pisa si fussi recuperata per noi, e altrimenti no; ma perché lui monstrò dir questo come da sé, non sappiendo se questa è la intenzione di costà, però ti si scrive la presente, e ti commettiamo facci di intendere dal Magnifico Pandolfo se questo è stato suo motivo o se gli piacerebbe: perché quando fussi di questa intenzione, si potria procedere piú avanti in vedere ciò che ci si potessi fare dentro: però tu ce ne scriverrai immediate.
[6] Niccolò Morelli è partito questa mattina di buona ora per dove ti si disse per quella di ieri.
[7] Da Roma ci furon lettere ieri e contavano lo Abbate di Alviano essere ito a Napoli, e Bartolomeo dovere aspettar risposta da lui. [8] La causa si credeva fussi per saldare questa loro condotta e recare danari: e cosí, finché ritornassi, pareva che Bartolomeo non fussi per fare molto cammino. [9] E secondo li avvisi che si hanno da Napoli, quel signore era tanto occupato drieto a quelle sue fanterie, che pare verisimile, se il muovere lo Alviano pende di là, non abbia ad essere cosí immediate che il predetto Abbate fia arrivato là: tuttavolta tu non mancherai cosí di diligenzia di ritrarre tutto quello che ti sarà possibile. [10] Bene vale.
[11] Ex Palatio Florentino, die xxi iulii mdv.
[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.
[13] Marcellus.
517
[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.
[2] Magnifici Domini etc. [3] L’ultima staffetta delle Signorie vostre de’ dí 21 comparse el medesimo giorno ad ore 22. [4] E veduto quello vostre Signorie scrivevono circa alla pratica mossa da messer Michele de’ Ricci, mi transferi’ da Pandolfo e, secondo mi parse a proposito, satisfeci alla commissione di vostre Signorie. [5] A che Pandolfo rispose che con messer Michele di questo particulare non aveva ragionato, e poi che ne ha parlato, lo arà fatto come quello che desidera che questo accordo si concluda, e saragli parso per avventura el modo questo. [6] E domandandoli quello liene occorressi, rispose che liene bisognava parlare con e’ suoi cittadini; e avendone a dire l’opinione sua cosí ex arrupto, non ci vedeva alcuna securtà dal canto loro. [7] E benché noi disputassimo un pezzo sopra questa materia, e che mi paressi essere certo dello animo suo, e che io sapessi che lui e li suoi cittadini idem sunt, nondimanco non mi parse da scrivere subito a vostre Signorie, pensando potessi pure essere che rimasticando lui la cosa, ci potessi in qualche parte aderire. [8] Né ieri posse’ etiam scrivere altro alle Signorie vostre, non avendo altra risposta da lui; el quale, per essere stato occupato con li altri cittadini in una festa solenne che fanno della ritornata de’ Nove, si escusò con quella, e differí la risposta a questa mattina. [9] Pertanto stamani, ad ora conveniente mi transferi’ in Duomo, e trovato Pandolfo con 4 di questi suoi primi e accostatomi a loro, quello, dopo non molte parole, mi disse che mi lascerebbe con messer Antonio da Venafro, dal quale sarei raggualiato della opinione loro. [10] El quale messer Antonio, rimasti soli lui e io, mi disse che in questo partito proposto da messer Michele non si vedeva alcuna securità dal canto de’ Sanesi, perché ci conoscevono drento dua periculi; l’uno, se il Re per qualunque causa non lodassi, o non potessi lodare; l’altra, se nel lodare e’ lo aggiudicassi alle Signorie vostre. [11] E benché qua si creda che le Signorie vostre farebbono questa remessione con animo che ’l Re, ritornata Pisa dal canto loro, ci avessi ad aggiudicare Montepulciano, tamen non resta però che non potessi essere una delle due cose dette, e che qui non se ne abbi a dubitare. [12] E però, se non si trovassi modo a cancellare questa dubitazione, che non si acconsentirebbe; né lui ci sapeva trovare modi, se non a farla come si era ragionato prima: perché se si cercassi che ’l Re da parte facessi qualche atto da assicurare questo stato, se ne andrebbe la cosa in lunghezza, e qui ci è carestia di tempo a voler fare le provisioni conveniente per opporsi a chi cerca alterare la Toscana. [13] E cosí lui mi discorse questa cosa con molte piú parole e molto piú a lungo che io non scrivo, né io mancai di parlare in questa materia quello mi pareva a proposito in iustificazione delle Signorie vostre. [14] E lui con quella piú efficacia possé, non lasciò indreto alcuna cosa che mi potessi fare capace Pandolfo desiderare questo accordo; e come lo fa con buono animo, cosí essere per osservarlo con migliore; e che ci vede tanto el vostro, che li sta ammirato, né può sapere, conoscendovi savi, donde si possi procedere tanta difficultà a risolversi. [15] Io non posse’ fare, essendo lui entrato tanto adrento in questo ragionamento, che io non li mostrassi che ’l difetto era piú d’altri che di vostre Signorie, e di coloro che voleno piú parti nelle cose non toccava loro; e che non faceva difficile questo accordo lo aversi a smembrare di Montepulciano, dove si perdeva d’onore e d’utile, quanto per avere e’ modi osservati qua generato una diffidenza in buona parte delli uomini, per la quale e’ non si crede che, etiam cedendo Montepulciano, ne risultassi alcuno profitto; perché pensono altri li voglia ridurre al voto suo con iniurie e con la mazza. [16] Questo lo faceva credere, oltra molte cose passate che io non volevo repetere nuovamente, l’accordo de’ Lucchesi guasto, e la condotta di Giampaulo rotta, e ora la venuta di Bartolomeo d’Alviano, con la quale eri pregati e minacciati; e che lui sapeva che ’l principio delle inimicizie era la iniuria, e el principio della amicizia e’ benefizii; e che li errava chi si vuole fare amico un altro e cominciassi dalla iniuria: e per questo io avevo detto a Pandolfo, a lui e a molti altri cittadini piú volte, che a voler concludere facilmente questo accordo, bisognava cancellare questa diffidenza ci era nata, e che a cancellarla bisognava ci si affaticassi piú chi ci aveva piú colpa; e che l’ofizio di qua era mostrarsi pronto e unito, sanza voler intendere altro, a fare resistenza a Bartolomeo, e con questo pegno di benifizio ne seguitava l’amicizia facilmente e indubitatamente si cancellava ogni diffidenza. [17] Altrimenti, non ci essendo tempo a fare questa amicizia, mi pareva vedere tornare le cose in una confusione da fare paura ad ogni uomo; e che io avevo veduti molti da poco tempo in qua ridere l’estate e piangere el verno; e che io avevo detto altre volte, e di nuovo ero sempre per ricordarlo loro, che ’ corpi piú deboli soglion piú temere e’ disordini, e farne peggio. [18] Messer Antonio fece sempre buono el caso suo, e non li mancò né parole né ragioni in mostrarmi che questa città, non avendo accordo con voi, non posseva desiderare ragionevolmente né volere alcuno bene di cotesta: e questa cagione fe’ guastar l’accordo de’ Lucchesi, fe’ romper la condotta a Giampaulo, e ora fa che la non rimedia a questo male, perché se non le diventate scudo voi, la non può pigliar la spada contro a quest’altro; ma faccisi l’accordo, e diventerete patroni di Toscana. [19] E di nuovo si distese nell’utile grande che ve ne risultava, dicendomi piú volte: «Nicolò, credimi, che chi lo biasima dice molte cagioni, ma non dice tutte quelle che li ha in seno». [20] Io lo ribatte’ sempre el piú che io posse’, tamen non se ne trasse altro.
[21] Di campo dello Alviano, mi disse Pandolfo non avere alcuno avviso e presumme, non li avendo scritto Cornelio, che il campo non si levassi iermattina come li aveva scritto. [22] Promettemi farmelo intendere quando lo ’ntenderà e questo starà a lui, e d’altronde non lo posso sapere. [23] Valete. [24] Die xxiii iulii 1505. [25] Senis.
[26] Servitor Niccolò Machiavegli secretarius.
[27] Parte questa staffetta ad ore 17: faccino le Signorie vostre rimborsare Francesco del Nero di xv carlini.
518
[1] Il Machiavelli ai Dieci.
[2] Magnifici Domini etc. [3] Per l’ultima mia, data ieri ad ore 17, scrissi alle Signorie vostre la risposta mi era suta fatta prima da Pandolfo, dipoi da messere Antonio da Venafro in suo nome, sopra l’articolo mosso da messer Michele Ricci, secondo mi scrivevano le Signorie vostre per la loro de’ 21; e aranno, mediante quella lettera, giudicato facilmente che bisogna lasciare stare questa pratica d’accordarsi, o pigliarla in quel modo scrissi per la mia prima lettera alle Signorie vostre. [4] Iarsera, che erano circa a ventiquattro ore, Pandolfo mi fece chiamare, e mi conferí avere aúte lettere da Roma de’ ventidue dí, e di campo ancora del medesimo giorno; lessemi la lettera di Roma scritta in cifra, ma diciferata sopra i righi dei versi, come si usa. [5] Scrivevagli l’uomo che e’ tiene là, e lo avvisava come il cardinale Santa Croce aveva aúto risposta da Napoli di quello aveva ricerco Consalvo; se Bartolommeo faceva questi movimenti con sua saputa o no: e dice averli risposto essere contro alla voglia sua, e che per uomo espedito di nuovo ha comandare a Bartolommeo che non alteri le cose di Toscana né di Pisa, e che il medesimo avviso aveva aúto il cardinale de’ Medici dall’uomo che tiene presso a Consalvo. [6] Della lettera di campo, Pandolfo solo mi lesse quella parte che riguarda i Vitelli, li quali dicono avere aúto risposta da messer Giulio e da Giovanni loro fratello, e che sono contentissimi che faccino la voglia di Pandolfo; e, dall’altro canto, si offerono ancora loro a fare quanto parrà a detto Pandolfo, e mostrano con termini vivissimi e parole grandi non avere altro desiderio che fare cosa li piaccia. [7] Dissemi inoltre contenere detta lettera come el campo non si era partito dalla selva, secondo li aveva scritto ultimamente, ma doversi partire questa mattina, e andarne a Capo di Monte, pure al cammino della Maremma; e che Giampaulo si era abboccato con Bartolommeo, dal quale era stato richiesto di favori, e’ quali da detto Giampaulo non gli erano suti né promessi né negati. [8] Ringraziai Pandolfo delli avvisi; e quanto a’ Vitelli, la lasciai passare, perché non avendo risposta da vostre Signorie di quanto ultimamente ne scrissi, mi parve di fare cosí, massime non me ne avendo egli ancora detto altro che letta la lettera. [9] Dissigli non mi piace questo modo del procedere di Giampaulo, e che li era piú a proposito li negassi assolutamente, e che bisognava che li facesse ogni opera che da detto Giampaulo gliene negasse, e che io credeva li sarebbe facile, avendo Gianpaulo fede in lui, e essendo suo soldato. [10] Rispose avere ordinatoli che nel ritorno che farà verso Perugia, o si accosti tanto in qua che lo possa ire a trovare, o che venga insino qui, perché vuole fare questo offizio di bocca. [11] Domanda’lo quello credeva di Bartolommeo, e se credeva che passassi, veduta la volontà di Consalvo essere contraria, essendo l’avviso di Roma vero; rispose che non sapeva iudicare, e che la ragione gli dettava che non passassi, non volendo Consalvo, essendo egli suo soldato insino ad ottobre; e che di questo non si era ancora chiarito, ma che assai liene pareva essere chiaro, quando fussi vero che l’abate d’Alviano fussi ito a Napoli per danari, come gli era suto scritto; pure nondimeno, etiam che la ragione voglia di no, potrebbe la desperazione muoverlo: e per questo confortava le Signorie vostre a non mancare delle provvisioni. [12] E benché quelli che si muovono per disperati, de’ quattro i tre capitino male, tamen sarebbe bene che questa disperazione egli non l’usasse; perché non si può muovere una cosa che non se ne muova mille, e gli eventi sono varii. [13] E di nuovo si distese, che alle Signorie vostre stava porre il piede su questi primi incendi, e possevono diventare padroni di Toscana riunendola: la quale unione ragunerebbe tante forze insieme, che la si difenderebbe da ciascuno, e da qualunque sarebbe prezzata: e che se voi avevi gli Orsini sospetti, potevi smembrare dalla fazione loro e’ Vitelli e e’ Baglioni, li quali facilmente si smembrerebbono, perché piú sicuri starebbono sotto lo scudo dei collegati di Toscana, che sotto la defensione d’Orsini: e che egli vedeva tanta facilità nel fare questa cosa, e tanta sicurtà, che e’ credeva non per altro non si facesse, se non perché Iddio voleva vedere la rovina di questa provincia. [14] Dissemi nel discorso del parlare, che in un altro modo si poteva ribattere Bartolommeo; e questo era con farlo sospetto a’ Pisani, e che ne sarebbe mille de’ modi da farlo. [15] Né volse venire in questo ad altri particulari, ma intorno al soprascritto effetto disse molte cose, e io ne risposi molte; le quali scrivendosi, senza frutto tedierebbono le Signorie vostre.
[16] Io manderò questa lettera alla posta, che la mandi per il primo che va. [17] Spaccerei una staffetta, ma mi resta solo da poterne spacciare uno scudo, e sono debito in sull’osteria. [18] Prego le Signorie vostre che mi dieno licenza, il che mi sarà piú grato, o che mi provvegghino; alle quali mi raccomando.
[19] Senis, die 24 iulii 1505.
[20] servitor Niccolò Machiavelli, Secretario.