5. Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1505-1507)

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Niccolò Machiavelli

Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1505-1507)

[Scritti di governo]

1

[1] Al Vicario di San Giovanni Alessandro Scarlatti. [2] Die 27 iulii.

[3] Noi voliamo che alla ricevuta di questa ti transferisca infino in Val d’Ambra e viciti tutti quelli luoghi, e comandi che uno uomo per casa stia ad ordine e con le sua armi da potere ad un cenno dato essere insieme in uno luogo deputato per fare quel che tu ordinerai loro. [4] Confortera’li come s’è detto a stare avvertiti e che faccino cenni che rispondino l’uno a l’altro quando surgessi cosa alcuna di momento; sollecitera’lli oltre a di questo a riporre le loro ricolte drento con prestezza; e tutte queste cose farai con tale modestia che si faccino le soprascritte preparazioni sanza sbigottire el paese. [5] Vale.

2

[1] Al Vicario di San Giovanni Alessandro Scarlatti. [2] 27 iulii.

[3] Questa mattina ti si commisse ti transferissi in Val d’Ambra per rivedere e riordinare quelli luoghi.

[4] Dipoi parendoci questa provisione da farla con piú diligenzia, ci è parso mandarti Antonio da Sangallo architettore, el quale insieme con esso teco esamini quelli luoghi che secondo la ’mportanza del sito fussi piú necessario munirli; e tu secondo e’ disegni e consigli suoi t’ingegnerai fortificarli; e in specie voliamo ti transferisca infino a Brolio e quella farai forte secondo el tempo e la opportunità del luogo. [5] Vale.

3

[1] Colle, Strinato Strinati; Santo Gimignano, Bartolomeo Ridolfi; Val di Cecina, Lorenzo Salviati; Volterra, Alessandro Acciaioli; a Niccolò Zati; Giovanni Cambi. [2] 28 iulii.

[3] Perché in questi tempi è bene stare provisto da potere reprimere qualunque invasione che da’ nostri inimici fusse per farsi nel dominio nostro, ci pare oltre alle altre provisioni abbiamo fatte sia necessario che ancora e’ paesani stieno in ordine da potere correre a’ passi e fare tutti quelli remedii contro alli avversari sia possibile. [4] E però voliamo che alla auta di questa comandi uno uomo per casa nella tua iurisdizione che stia avvertito e con l’arme, che ad un cenno dato sia in quelli luoghi dove da te sarà loro ordinato e per fare quello che sarà per nostro ordine loro imposto.

[5] Solleciterai ancora el fare metter drento le ricolte e ne’ luoghi securi.

[6] Aggiugni a Certaldo.

[7] Questo comandamento d’uno uomo per casa farai solo in quelli castelli e luoghi che sono a’ confini de’ Sanesi. [8] Vale.

4

[1] A Niccolò Zati. [2] Die 29 iulii.

[3] Per il presente cavallaro ti si mandono l’infrascritti danari, cioè: e prima ti si manda la paga per cento provigionati vivi; e’ quali provigionati voliamo paghi, secondo la consuetudine e come ti scriverrà el depositario de’ Signori, al Marchese Carlo dal Monte: al quale significherai subito che ordini detti cento provisionati e ne vadia con quelli in Arezzo perché vogliamo che li stia con essi a guardia di quella terra; e cosí attenderai a sollecitarlo con ogni diligenzia. [4] Mandiamoti ancora la paga di Bastiano da Castiglione per 50 compagni, quale come sai si truova nel Monte a San Sovino: voliamo ti transferisca personalmente in quello luogo e lo paghi e rassegni secondo la consuetudine; e parte, sendo quello luogo d’importanza, viciterai quella fortezza, considerrai la qualità di quelli uomini e avvertirai e ordinerai tutte quelle cose che tu conoscerai doversi fare in salute di quella terra. [5] Mandiamoti ancora la paga di Morgante dal Borgo per 25 provigionati oltre alla persona sua, come medesimamente per ordine del depositario de’ nostri Signori ti sarà significato; el quale Morgante abbiamo deputato con la sua compagnia per la guardia della rocca di Cortona; scriviamo a detto Morgante la alligata per la quale se gli com­mette faccia subito detta compagnia e ti venga a trovare per fare quanto tu li ordinerai. [6] Mandera’lli detta lettera per uomo a posta e lo solleciterai a venire subito a trovarti, e venuto che fia lo pagherai e scriverrai e mettera’lo alla guardia di detta rocca di Cortona, e in tutte queste commissioni userai la solita diligenzia. [7] Noi per questo medesimo cavallaro mandiamo al Signore Piero dal Monte 200 ducati e l’imponiamo che subito con dugento provigionati ne venga qui alla volta di Firenze dove arà el resto della paga; e però farai che detto cavallaro cavalchi a trovarlo e non perda punto di tempo. [8] Vale.

5

[1] Ad Alessandro Acciaioli. [2] Die 29 iulii.

[3] Si scrisse che Bernardo del Beccuto vi si fermassi e che avessi buona cura alli andamenti etc., e massime a chi usa Siena, Lucca e Roma e a’ parenti di Pietro Paolo etc., e tutto sanza scoprirsi, non bisognando, e con prudenzia.

6

[1] Pierantonio Carnesecchi. [2] Die 30 iulii.

[3] Noi abbiamo questo dí ricevuto dua tue lettere di ieri le quali ci hanno dato dispiacere, veduto quanto tu monstri di temere in su li avvisi ci sono suti porti di Bartolomeo; e perché tu intenda l’ordine nostro quando infino a qui non lo avessi inteso, sappi che in su questi movimenti di Bartolomeo, avendo noi considerato li ’nsulti ci poteva fare, e veduto ci posseva assaltare in Maremma e in Val di Chiana, abbiamo sempre creduto che venga piú presto verso Val di Chiana che in costà; le ragioni che ce lo facevono credere sono molte le quali non accade replicare. [4] E per questa cagione si era pensato fare testa grossa al Poggio, luogo comune a poter soccorrere costà e le Chiane, dove fussi bisogno; e quivi abbiamo volte tutte le fanterie che si sono fatte e tuttavolta le spignamo a quella volta, andando dreto al primo disegno nostro. [5] Abbiamo questo dí aúto l’avviso tuo per il quale scrivi Bartolomeo doveva essere infino ieri a Scarlino: el quale avviso quando fussi vero arebbe chiarito la partita che venissi con le genti in costà e non nelle Chiane; e aremo fatto spignere a cotesta volta tutte le forze ordinate se noi d’altronde non intendessino Bartolomeo a’ 28 dí essere ad Istia in sul fiume. [6] E perché questo riscontro abbiamo di piú d’un luogo lo crediamo: e essendo ancora in lato da potersi voltare in Val di Chiana, non ci determiniamo a voltare tutte le forze costà; pure alcuni conestaboli che hanno la compagnia loro qui in Firenze li inviereno a cotesta volta. [7] Né manchereno, al primo avviso certo dove e’ sia, d’inviare gli altri, né siamo per mancare di aiuto né a te né a cotesto paese. [8] E perché tu intenda meglio le qualità del nimico, sappi che ’l Conte Lodovico di Pitigliano che ha 60 uomini d’arme non solum non viene seco, ma noi questa mattina l’abbiamo condotto e è diventato soldato nostro. [9] El Signore Renzo da Ceri che ha piú di 80 uomini d’arme non vuole seguirlo; molti uomini da bene spicciolati, come el Mancino da Bologna e altri, l’hanno lasciato, tale che non li resta 150 uomini d’arme e 200 cavalli leggieri. [10] Fanterie non ha Giampaolo né ’ Sanesi non lo aiutono. [11] Viene a questo insulto contro la voglia di Consalvo e di questo ne abbiamo mille riscontri, in modo che delle fanterie di Piombino non è per valersi né per avere ricettaculo in quella terra. [12] Onde, considerato ogni cosa, non è tanto terribile questa sua venuta che non si possa opporseli e che con le forze ti truovi costí non lo possi tenere a bada tanto che li altri soccorsi venghino, che verranno subito; e quando avessi dove e’ fussi al certo, ne scriverrai al Governatore chiedendogli quelle forze che ti può sumministrare. [13] Pertanto di nuovo ti si fa fede che noi non siamo per abbandonare né te né cotesto paese, purché tu non l’abbandoni te medesimo, e comunicherai li avvisi di questa lettera a el Signore Marcantonio a ciò vegga in quanti passi d’acqua si truova el nimico e conosca quanto e’ si abbia a temere di lui, a ciò che non ci nuoca piú la reputazione sua che le forze. [14] Polvere, passatoi, gavette e molte altre cose, ti se ne mandò infino domenica buona somma.

[15] Se Girolamo Pilli si truova in cotesto paese fermera’lo costí e per la prima ti scriverreno quello voliamo ne facci.

7

[1] A Filippo Carducci. [2] 30 iulii.

[3] Noi intendiamo per lettera di Pietro Antonio Carnesecchi Commissario in Maremma de’ 28 dí come infino ieri Bartolommeo d’Alviano si doveva trovare a Scarlino; e benché d’altronde noi siamo avvisati che a dí 28 e’ si trovava in sul fiume d’Istia e che a’ 30 doveva andare alla selva di Monte Pescali, nondimanco non sappiendo quale di questi dua avvisi si sia vero e parendoci che Marcantonio Colonna e quelli altri che sono in Campiglia sieno sbigottiti, giudichiamo essere necessario che la Signoria di messer Ercole cavalchi subito con la com­pagnia de’ suoi balestrieri a Campiglia per vedere in viso e rassettare quelle cose e dare animo a chi lo avessi perduto. [4] E bisognandoli altre forze di coteste gente a piè o a cavallo che rimangono costí, subito te ne potrà scrivere: e tu al primo suo avviso liene manderai. [5] E noi oltre a quelli conestaboli sono a Campiglia inviamo oggi a quella volta 2 connestaboli con 100 fanti; e a messer Vettorio da Canale che si truova al Poggio co’ 200 provigionati, si commette ne vadia medesimamente a quella volta. [6] E cosí successive seguitereno di spignervi piú fanterie si potrà e secondo che ricercherà el bisogno, e che da sua Signoria sareno avvisati. [7] Comunichera’lli la presente lettera e lo farai cavalcare subito. [8] E di piú li farai intendere come questa mattina si è condotto el Conte Lodovico da Pitigliano con 60 uomini d’arme; e come noi intendiamo che ’l Signore Renzo da Ceri non seguita Bartolomeo. [9] E di nuovo abbiamo lettere che fa questa mossa contro alla voglia di Consalvo e che non si servirà de’ fanti di Piombino; pertanto le forze sue non vengono ad essere molte: sí che li è bene pensare che la opinione non ci mova.

[10] E’ si è scritto a Pagolo da Parrano con la sua compagnia si parta di Val di Nievole e venga costí: dove si manda la sua paga e delli altri cavalli leggieri, che vi sarà domani. [11] Vale.

8

[1] Al Podestà di Poggibonzi Iacopo Ciacchi. [2] Die 31 iulii.

[3] Messer Vettorio da Canale ci ha scritto una lettera per la quale mostra cotesti di Poggibonzi avere fatto molte iniurie a lui e alla sua compagnia e usato parole inoneste in disonore de’ Signori loro. [4] Pertanto ci maravigliamo, sendo vero, che tu non ce ne abbi dato notizia; e quando e’ sia, comanderai a dua de’ primi uomini di costí che venghino avanti al Magistrato nostro, e a noi scriverrai el fatto come è sequito.

[5] E’ verrà costí di verso Arezzo messere Malatesta da Cesena nostro condottieri con 70 balestrieri a cavallo: dara’gli le stanze costí infino che da noi ti sia significato quello abbi a seguire di lui. [6] Vale.

9

[1] Antonio Iacomino. [2] 1° agosto 1505.

[3] Avendo noi inteso per lettera di Campiglia come Bartolomeo si truova a Pecora Vecchia in quello di Siena e come oggi può essere nella macchia di Campiglia, e giudicando oltre alle forze per reprimerlo bisogni la presenzia tua, ti abbiamo voluto dare questo carico nonostante ti sia incommodo, perché sappiendo quanto ami la tua patria non dubitiamo preporrai quella alla salute propria. [4] Pertanto ti transferirai Commissario dello esercito nostro verso Campiglia, o dove intenderai essere el Governatore, al quale si è imposto vadia infino là; e da lui intenderai li ordini nostri e con lui penserete di adunare le nostre genti dove al iudizio vostro parrà a proposito. [5] E alla giornata ci avviserete e noi non vi manchereno di quello sarà possibile a noi di fare. [6] Vale.

10

[1] Antonio Giacomini. [2] Die prima augusti.

[3] Avendo scritto l’alligata e desiderando per ogni verso ingrossare di gente e volendo che quello che non si può fare qui per noi si faccia altrove, ti mandiamo per il presente cavallaro 600 ducati d’oro de’ quali voliamo ti serva in fare fanterie in quella Maremma di quella quali­tà di uomini e sotto quelli capi che a te e a Piero Antonio Carnesecchi parrà; perché intendiamo in quelli luoghi essere da raccozzare insieme alcuna qualità di Còrsi: a’ quali ancora che non sia da fidare terre, tamen per la campagna potriano essere buoni. [4] Avvisiamoti ancora come Marcantonio Colonna ci ha significato rincorarsi trarre a sua posta di Piombino qualche centinaio di quelli fanti spagnoli monstrando avere pratica con quelli loro capi. [5] A noi in questa parte dava noia dua cose: la prima, che non sapavamo come ci potessimo confidare in loro né come e’ fussino sopportabili o si potessino maneggiare; l’altra, che non sapavamo se Consalvo Ferrante se lo avessi per male che noi li deviassimo la sua fanteria: al quale Consalvo per molti conti ci pa­reva di avere rispetto e grande. [6] Pure nondimanco perché in sul fatto possono nascere molte cose a proposito, che chi è discosto non le può né intendere né giudicare, voliamo consideri tutta questa cosa, e, quando tu giudicassi che nel pigliarli vi fussi drento o grande sbigottimento al nimico o gran securtà nostra, la rimettiamo in te: el quale per la prudenzia tua potrai considerare e’ rispetti nostri e con­ferirli co’ bisogni della impresa e andrai dipoi dreto a quello che tu giudicherai che stringa piú. [7] Verso Campiglia si truovano Girolamo de’ Pilli e Luca Cavalcanti; varretevene in tutte quelle cose vi occorreranno o per capi di quelle terre o dove el bisogno lo ricercassi.

[8] Oltre a questi 600 ducati ti si manderà continuamente danari dreto perché non siamo per mancare alla nostra libertà in nessun modo. [9] Vale.

11

[1] Antonio Iacomino e Pietro Antonio Carnesecho Commissariis in Maremma. [2] ii augusti.

[3] Sendo tornato questo dí Luca Cavalcanti e avendoci referito avere trovato te, Antonio, ieri presso a Volterra circa ore 21, e come e’ non ti aveva ancora raggiunto un cavallaro ti avevamo mandato appresso con 600 ducati e con l’ordine che tu fussi Commessario con le nostre genti per possere con la solita virtú tua rimediare a questi ac­cidenti che nascono per la venuta di Bartolomeo d’Alviano; e benché noi non possiamo credere che detto cavallaro almanco la notte passata non ti abbi sopraggiunto, e che noi siamo certi per amore della tua patria arai preso questo carico volentieri, nondimanco infino non abbiamo tue lettere della giunta del cavallaro e della tua volontà ne stiamo assai sospesi. [4] E’ danari, come arai visto per le nostre lettere, ti si mandorno a ciò che tu, oltre alle fanterie ordinate, potessi in cotesto paese farne come a te pareva, o di Còrsi o d’altri che vi trapelassino. [5] Démoti etiam commissione che considerassi uno partito ci era suto messo innanzi da Marcantonio Colonna, e questo era di soldare qualche numero di fanti di quelli Spagnoli che si trovavano in Piombino e si confidava posserli avere e potersi servire di loro. [6] A noi sarebbe piaciuto questo remedio, ma ci dava noia tre cose: l’una, che noi dubitavamo non si potessino maneggiare; l’altra, che noi non sapavamo se Consalvo se l’avessi per male che noi li deviassimo e’ suoi fanti; el terzo, che stavamo in sospetto se el cavare e’ fanti di Piombino facessi che a quel Signore, parendo rimanere debile, venissi in tale diffidenza di noi che si precipitassi e gittassi in grembo a Bartolomeo d’Alviano. [7] E però ti commettemo considerassi con Pierantonio Carnesecchi questi nostri respetti e li misurassi con coteste necessità, e dipoi ne pigliassi quello partito che alla prudenzia tua e sua paressi, rimettendoci al tutto nella deliberazione vostra. [8] Ècci parso replicarvi questa cosa non tanto per diffidare che la lettera nostra non sia comparsa quanto per ricordarvi di nuovo questa cosa e imporvi ci pensiate e ne deliberiate secondo e’ bisogni di cotesta impresa. [9] Le provisioni fatte da noi, a lungo vi si scrissono iarsera e vi mandamo la lettera per uomo espresso; non le replichereno altrimenti, né di nuovo vi abbiamo che dire, salvo che questa mattina si sono mandati e’ danari della paga a Rasignano, Vico e Lari a ciò che quelle guardie di quelli luoghi stieno satisfatti. [10] Stiamo di buona voglia per quello ci ha referito Luca Cavalcanti avendo inteso che messer Vettorio da Canale era non ier, l’altro, a Volterra; e poco dopo lui sarà arrivato el Conte di Sterpeto, e prima sarà giunto Lodovico da Cortona; e voi solleciterete con lettere el Zitolo e el Guicciardino che debbono venire da Cascina perché 3 dí fa hanno aúto e’ danari. [11] Stasera scriverreno a Poggibonzi che, subito giunto sarà messer Malatesta da Cesena quivi co’ suoi cavalli, lo invii a la volta di Bibbona o dove intenda che voi siate con le genti. [12] Né per questa ci occorre altro se non ricordarvi facciate tutti quelli remedi a questo insulto vi sono possibili, e noi vi suvvenireno di nuovi danari, come ieri vi si promisse.

[13] Avendo scritto fino qui, abbiamo aute lettere di te, Pierantonio, date iermattina, per le quali ci scrivi essere pure Bartolomeo nel piano di Scarlino e non essere levatosi; il che ci fa stare confidenti che le provisioni nostre sieno a tempo. [14] Abbiamo ancora lettere dal Capitano di Volterra che ci significano come el cavallaro, che portava a te, Antonio, le commissioni e il danaio, giunse iarsera a 6 ore; il che ci dà piacere, presupponendoci che tu non voglia a nessun modo fuggire questo carico né abbandonare coteste cose costà in tanta necessità e con tanta satisfazione di noi e de’ nostri Signori. [15] Bene vale.

12

[1] Antonio Tebalduccio et Pietro Antonio Carnesecho Commissariis etc.

[2] Questo giorno si sono ricevute dua tue, Pierantonio, date iermattina, per le quali intendiamo Bartolomeo d’Alviano essere comparso all’intorno di cotesta terra di Campiglia e come co’ suoi balestrieri si appiccorno e’ balestrieri del Signore Marcantonio. [3] Commendiamogli della loro virtú. [4] Duolci bene assai che a quella ora non fussi costí comparso né Lodovico da Cortona con e’ 50 compagni né messere Vettorio da Canale con li 200; non possiamo credere che non vi sieno a questa ora, e che giunti non possino salvare Campiglia. [5] Doverrà essere ancora arrivato costà el Conte di Sterpeto con la sua compagnia e cosí doverrà essere giunto el Zitolo e el Tarugio con li loro fanti; e’ quali secondo li avvisi auti si doverno partire da Cascina questa mattina. [6] Duolci assai che Bartolomeo d’Alviano ci abbi cominciati a ferire avanti che la testa nostra sia fatta. [7] Ma ci pare che la tela sia ordinata in modo che per la prudenzia vostra si potrà rassettare ogni cosa; e noi successivamente non siamo per mancarvi né di danari né di forze: e questo dí vi abbiamo mandato di nuovo per Luca Cavalcanti mille ducati d’oro acciò possiate fare costà fanteria; e noi qua abbiamo questa sera soldati 2 connestaboli con 200 fanti per inviarli costà e domattina aspettiamo el Signore Piero colli sua 200 e san­za differire lo mandereno a voi. [8] Crediamo per lettere aute dal Governatore, e per quello che tu, Antonio, ci scrivi in una lettera di Pierantonio, che voi vi siate abboccati insieme in Bibbona per divisare e consigliare quello che sia da fare, e che voi arete questo principale intento, infino a tanto non siate grossi e non abbiate raccozzate le vostre genti insieme, che Bartolomeo non pigli alcuno nidio dove e’ possa fare sedia e capo a questa sua impresa, come sarebbe o Campiglia o Bibbona; e quando e’ non pigli uno di questi luoghi o di piú importanza di questi, non è per posserci fare male. [9] E però a questo arete sommamente cura, tanto che voi siate grossi come si è detto di sopra: e se non si appicca, fra 3 o 4 dí doverranno le nostre provisioni essere insieme, e lui non lo potrà poi fare. [10] E però confortate chi voi preponete a la guardia di Campiglia di fare el debito suo e arete l’occhio a quello luogo. [11] Un’altra cosa vi ricordereno, e questo è che voi facciate in modo che per disgrazia e’ non svaligiassi, o nel ritirarsi di Campiglia o in altro modo, una banda delle nostre genti: perché se nascessi una tale cosa, che Dio ne guardi, sarebbe poi periculoso el tenerlo. [12] Queste cose vi si ricordano non perché voi non siate per pensare a tutto e che non intendiate piú appunto queste cose di noi, ma si fa per non mancare del debito nostro. [13] E’ muli co’ falconetti saranno ancora comparsi e messer Malatesta da Cesena s’è ordinato non si fermi a Poggibonzi ma ne venga in costà subito. [14] Le poste si sono messe da Bibbona a qui acciò possiate dare e ricevere li avvisi piú presto; né per questa ci occorre altro.

13

[1] A Piero Ridolfi Capitaneo Castricari. [2] Quinta augusti.

[3] A dí 13 di luglio proxime passato ti si scrisse come fra e’ Faragani e ’ fanti da Tredozio nelle cose spettanti al criminale s’era lodato per li àrbitri che ne avéno autorità, e che solo restava in pendente le cose ch’erano fra loro in differenzia spettanti al civile, e t’imponemo ne facessi fare loro compromesso. [4] E perché noi intendiamo che sono in differenza perché una parte di loro ne vorrebbe fare compromesso costí e l’altra qui, ci pare necessario pertanto per la presente lettera declararti la intenzione nostra. [5] La quale è che dette parti, di queste loro dif­ferenzie civile, ne faccino compromesso qui in nostri cittadini: e questo farai esequire ad ogni modo perché non voliamo che, faccendone compromesso costí, o li àlbitri per rispetto non lodassino, o, lodando, ne surgessi nuovi sdegni per la parte di coloro che si tenessino grava-to: onde per fuggire queste difficultà voliamo se ne facci compromesso qui, e li conforterai a pigliare uomini prudenti e giusti. [6] Vale.

14

[1] Filippo Carducci Commissario Cascinae. [2] Die vi augusti 1505.

[3] Come ti si scrisse per l’ultima nostra, noi stiamo in gelosia che e’ Pisani non vadino a campo a Libbrafatta, e però ti commettemo stessi vigilante per intendere li andamenti loro e ce ne dessi avviso. [4] Abbiamo questa mattina lettere dal Ferruccio per le quali ci scrive e’ Pisani aver tratte fuora l’artiglierie per la porta che va a Lucca, il che si riscontra con quello di che noi abbiamo dubitato. [5] E per ora non se le può fare altro soccorso che provederla di vettovaglie, e però voliamo che per ogni via t’ingegni mandarvi farine o grani, faccendole portare addosso ad uomini spicciolatamente e in qualunque altro modo che a te occorrerà, pure che ve ne vadia; e quando tu vi avessi mandato tutte quelle cento sacca che piú dí fa ti si commisse vi mandassi, ti varrai del grano che ha nelle mani Piero Davanzati che riscuote el grano de’ preti pisani, e sappiamo che ne ha in mano piú che 150 sacca. [6] Di nuovo voliamo pensi in qualunque modo di mandarvene, e perché el Ferruccio possa trar farine di quello di Lucca ti mandereno 50 ducati d’oro, e’ quali tu manderai al Ferruccio detto con la nostra lettera perché li converta in vettovaglie. [7] E perché noi voliamo mandare a Vicopisano ad alloggiare messer Malatesta da Cesena con la compagnia, scriverrai a Cieccotto che li ordini le stanze e si prepari a riceverlo in quello luogo. [8] Di nuovo ti ricordiamo faccia ogni cosa perché Libbrafatta sia provista. [9] Vale.

15

[1] Die vi augusti 1505.

[2] Decemviri servatis servandis deliberaverunt infrascriptum preceptum.

[3] Per parte de’ Magnifici Signori Dieci di Libertà e Balía della città di Firenze, si significa a voi, messer Bandino da Castel della Pieve, come, avendo detti Magnifici Signori inteso che piú tempo fa Rinieri da la Sassetta vi ha per lettere e per suoi mandati citato che voi dobbiate combattere seco, e intendendo come ultimamente e’ vi ha dato el campo a Ferrara e vi necessita dovere cavalcare a loco destinato per essere alle mani con lui, e come voi sete in procinto di cavalcare per non mancare dello onore vostro, e a questo effetto avete domandato licenza dal loro Magistrato piú volte; e considerando loro Signorie quale incommodità e danno ne risulta alla loro Repubblica, quando in questi tempi vi partissi, avendo in su e’ confini del loro dominio Bartolomeo d’Alviano con grossa gente, e essendo necessitati defendersi da l’insulti suoi, e non mancare parte da el tenere stretti e’ Pisani, acciò non possino fare alcuno insulto ad alcuna loro terra; mosse loro Signorie da queste e da molte altre onestissime cagioni, comandono e impongono a voi, magnifico messer Bandino soprascritto, che, nonostante ogni tempo e termine che a voi dal detto Rinieri vi fussi consegnato, non partiate dal dominio loro, né da le fazioni sete obbligato fare, infino a tanto che dal Magistrato loro ve ne sia data espressa licenza; il che di nuovo vi comandono facciate, per quanto stimate la grazia del Magistrato loro e temete la indegnazione.

16

[1] Antonio Tebalduccio et Pierantonio Carnesecho. [2] Die vii augusti.

[3] Questa notte passata comparsono due tue, Antonio, de’ cinque e 6 del presente e per quelle intendemo tra li altri avvisi come ti eri abboccato con el Signore Marcantonio e rimasti che tornassi a Bibbona e ti dessi notizia di certe particularità in su le quali avevi a deliberarvi del modo dell’unire le genti e come avevi a procedere contro al nimico. [4] È comparsa dipoi questo giorno circa mezzodí la tua per staffetta con una tua, Pierantonio, per la quale ci avvisi di quello ti ha fatto intendere el Signore di Piombino e come e’ ti ricerca securtà per lo Alviano quando e’ si tiri in sul dominio suo per starvi tanto abbia danari da Napoli, sendo convenuto di nuovo e ricondotto con Consalvo; e per questo desideri intendere – e cosí tu, Antonio – come vi abbiate per lo avvenire a governare con detto Bartolomeo quando e’ si ritiri in sul Piombinese, e se lo avete a molestare o no. [5] Sopra a che avendo aúto buona e matura consulta con numero di molti savi cittadini, ci risolviamo: che quanto al darli securtà questo non si faccia in verun modo perché non ci conosciamo drento né lo onore né la securtà della città, e ne risponderete al Signore di Piombino in quel modo che ne parrà a voi non variando da quello che si dice di sopra, ma solo usandoci drento quelle amorevoli parole per le quali si mostri buono animo verso quel Signore di Piombino; e dipoi si mantenga quanto all’Alviano l’onore del pubblico con quelli termini che a voi occorreranno. [6] E non ci deliberando noi a darli securtà a parole, non liene vorremo dare etiam in fatto, ma nel modo dello offenderlo voliamo bene si abbi avvertenza di non tentare la fortuna seco in nessun modo, ma possendogli dare securamente ogni ragione d’impedimento di vettovaglie, e d’ogni altra qualità d’incommodo, che sicuramente si possino fare, voliamo si facci. [7] Voi sete prudente e intendete el desiderio nostro e per piú lettere nostre ve lo abbiamo scritto: el quale è che si salvino coteste nostre genti in ogni modo né si mettino dove le potessino portare periculo, e dipoi con questa securtà si facci ogni ragione d’offesa allo inimico. [8] Conferirete questa nostra deliberazione con la Signoria del Governatore e secondo el savio suo consiglio procede­rete.

17

[1] Ad Alessandro Acciaioli Capitano di Volterra. [2] viii augusti.

[3] Per la tua de’ cinque dí siamo avvisati quanto tu ci scrivi di messer Pietro Paulo della Sassetta; e perché noi vorremo, avendo a pro­cedere contro di lui, farlo iustificatamente, t’imponiamo tenga ordine d’intendere li andamenti suoi e vegga di autenticare quelle cose che fa contro allo Stato nostro, perché cessati fussino questi sospetti non si mancherà di farlo riconoscere.

18

[1] Ad Antonio Giacomini Commissario generali. [2] Die 8 augusti.

[3] Questa mattina per la lettera che tu ci mandasti di Pierantonio intendiamo come Bartolomeo d’Alviano si è ritirato con le genti a Vignale in su quel di Piombino, e come per essere el luogo sinistro è necessitato tirarsi in su quello di Siena. [4] Abbiamo, oltr’a di questo, letto e considerato la lettera del Signor Governatore, la quale ci ha dato piacere per il prudente discorso ne fa; e saremo desiderosi mettere tutto in esecuzione, parendoci partito utile e onorevole per la città. [5] Ma solo ci dà sturbo al mandarlo ad effetto in tutto el credere per molte ragioni che Bartolomeo d’Alviano sarà qualche settimana ritenuto in su quello di Siena, e mentre che li sta in tale luogo non ci pare da potere securamente impegnare le nostre genti in Val di Serchio, dubitando soprattutto che Consalvo, veggendoci ferire e’ Pisani gagliardamente, non consentissi a detto Bartolomeo e alli altri suoi seguaci quelli aiuti che li ha denegati insino a qui; e avendo bene esaminato in queste difficultà quel che fussi da fare, pensiamo se fussi bene pigliare una via di mezzo che se la non facessi in tutto quello che ’l Governatore avvisa ne facessi almeno buona parte, in questo modo: che voi seguissi di ritirare a Bibbona tutte le genti secondo l’ordine primo, e lasciassi in Campiglia 300 fanti, e un altro connestabole di 50 fanti, oltre a quello vi è, mettessi in Volterra. [6] E subito poi che intendessi Bartolomeo detto essere arrivato a Massa o passatola, vi levassi con le genti aresti insieme, e alloggiassi o a Rasignano o in un luogo a quello intorno che fussi ad elezione vostra piú commodo e piú securo per lo esercito; e di quivi si pensassi a dare el guasto delle biade dalla parte d’Arno donde voi sete e a fare quello bastione al Ponte a Stagno che ’l Governatore mostra essere utilissima opera. [7] Parci questo disegno conforme all’oppinione del Governatore in tutto: solo li manca el passare in Val di Serchio, da che ci discostiamo per le ragioni allegate di sopra e per molte altre che sarebbe lungo replicarle. [8] Conferirai questa nostra resoluzione con sua Signoria e ci risponderai quello liene occorra e quello ne deliberi, e ci darai notizia de’ guastatori e altre cose che bisognano a quella opera; e cosí ci avviserai quante biade abbino e’ Pisani da cotesta banda. [9] Né per questa ci occorre altro. [10] Attendiamo con desiderio intendere quello abbi dipoi fatto l’Alviano, e quello che voi arete deliberato fare sopra la lettera che iarsera vi si scrisse e che vi scriviamo al presente.

[11] Eraci scordato dirti come e’ Pisani hanno fatto una preda sopra Fucecchio di meglio che 200 capi di bestie grosse; pertanto se si potessi sanza sturbo delle cose disegnate di sopra mandare una compagnia di cavalli leggieri a Pescia, la rimettiamo in voi. [12] Vale.

19

[1] A ser Lionardo del Mazza. [2] Die 9 augusti.

[3] Pietro da Mulazzo è stato a noi e duolsi che passando di costí li è suto tolto l’arme e un suo cavallo, e tu ci scrivi averlo fatto per commissione nostra. [4] E non ci ricordando noi bene che commissione noi ti abbiamo dato di questo caso né ci scrivendo tu particulari cagioni che ti abbino fatto rubare costui, desiderreno intenderlo da te. [5] E però ci scriverrai particularmente quale cagione ti ha mosso, che commissione noi te ne abbiamo dato e tutto quello hai aúto a fare con costui, acciò che noi possiamo farne migliore deliberazione.

20

[1] Antonio Iacomino Commissario generali in castris. [2] Die 9 augusti.

[3] Questo dí abbiamo ricevuto la tua di ieri data a 19 ore, e intendiamo per quella come Bartolomeo d’Alviano non s’è levato da Vignale e li rispetti che avete ad andarli appresso; e desideri intendere come abbiate a procedere per lo avvenire. [4] Delli avvisi ti commendiamo e approviamo li rispetti vostri; e quanto al modo del procedere vostro vi si scrisse iarsera quello che a noi occorre, il che è, a replicallo in brevi, che voi raccozziate coteste genti d’arme e fanterie o insieme o in luogo che in un subito possino essere insieme per essere all’incontro del nimico, quando ritornassi innanzi e non andassi indreto come si stima. [5] E cosí voliamo stiate uniti o da potervi unire in un subito infino a tanto che ’l nimico non si è ritirato a Massa o piú discosto. [6] E quando e’ si fussi discostato, ci arai in questo mezzo avvisati se vi parrà da pigliare el cammino verso Rasignano per fare li effetti che iarsera vi scrivemo, lasciando guardato Campiglia e Volterra come vi si scrisse. [7] E siamo contenti dia la paga a Dietaiuti e al Volterrano per posserli lasciare a quella guardia di Campiglia. [8] Né per risposta dell’ultime tue lettere abbiamo che scriverti altro; ma perché tu, insieme con el Signore Governatore, e Pierantonio Carnesecchi, quando sia con voi, possiate meglio iudicare le cose e governarle, vi si fa intendere come noi abbiamo condotto 150 uomini d’arme sotto Muzio e un altro capo colonnese e sotto Iulio Savello, a’ quali si è data la prestanza; e hanno promesso essere con le loro genti in sul nostro per tutto dí 20 di questo. [9] Abbiamo fatto questa condotta e quella del Signore Ludovico da Pitigliano, come sai, per posserci piú liberamente defendere da ciascuno e per avere visto quella fatta con Mantova andare in longo. [10] Abbiamo oltr’a di questo questo giorno veduto una lettera che l’Abate d’Alviano scriveva a dí 27 di luglio a Bartolommè suo fratello, per la quale non che mostrasse d’essere per accordare con Consalvo, ma non ne ragionava: parlando delli Spagnoli piú disonestamente del mondo. [11] La somma della lettera era: confortare Bartolomeo a pigliare danari secretamente da qualunque e attendere andare dreto al caso suo, e dall’altra parte che dessi buone parole a Consalvo e ne traessi el piú che potessi. [12] Avvisiamoti di questi particulari; conferira’gli con el Governatore acciò che lui venga con la sua prudenzia riscontrando se quello che si ha per via del Signore di Piom­bino circa la condotta fatta con Consalvo può essere vero, o pure a qualche loro proposito. [13] Né per questa ci occorre altro.

21

[1] Filippo Carducci. [2] Die xi augusti.

[3] Siamo avvisati per la tua de’ nove della diligenzia hai usata in avvertire cotesti luoghi all’intorno che stieno a buona guardia, di che ti commendiamo; ma ti ricordiamo bene che li è necessario che lo effetto ne segua, altrimenti venendo scandolo sarebbe con danno del paese e con tuo carico. [4] E ti avvisiamo che se si avesse a rimediare alli Pisani con le forze, bisognerebbe avere tre campi grossi in ogni luogo e atti a resistere alle forze loro. [5] Però è necessario con la diligenzia e con l’ordine si supplisca dove mancono le forze e li uomini che sono ne’ luoghi non si addormentino e finché dura la guerra ognun stia vigilante. [6] In Montecarlo è Bandino Stefani, quale non serve ad altro lí che a scoprire el paese, e il dí a fare vedette – perché non possono passare altrove che per due vie, o di sopra Montecarlo o di sotto – e cosí la notte tener l’ascolte in quelli dui luoghi di qualcuno a piede; e come sentono passare gente avvisino Montecarlo, e quello facci cenni: che faccendosi, è impossibile possino fare danno de importantia in quelli paesi. [7] Ma questa diligenzia bisogna sia usata continuo, sí che scriverrai a punto questo ordine a Bandinello e al Guicciardino che sono là, e imporrai loro non pretermettino un iota di questo ordine e ricordera’lo loro spesso. [8] Vale.

22

[1] Antonio Giacomini. [2] Die xii augusti.

[3] Noi abbiamo inteso per la tua ultima data iarsera quello hai operato a Campiglia e in quale conclusione sete rimasti e la cagione perché non prima che domani possete andare allo alloggiamento disegnato. [4] Né ci occorre che replicare a questo tuo avviso se non confortarti a seguire e’ disegni fatti, dove soprassederete infino alla partita dell’Alviano; del quale siamo avvisati come Pandolfo Petrucci lo è ito a trovare in diligenzia con dua altri cittadini sanesi. [5] E per avventura la stanza di Bartolomeo dove è potrebbe essere piú lunga non si stimava: il che quando fussi, penserete se si potessi darli disagio alcuno; e sanza deliberarne altro ce ne avviserete. [6] Bene vale.

23

[1] Pierantonio Carnesecchi. [2] Die xii augusti.

[3] Intendiamo per la tua come tu se’ rimasto alla guardia di cotesta terra di Campiglia con 300 fanti e come le gente d’arme e l’altre forze nostre sono intorno al Governatore e tuo collega. [4] Né possiamo in risposta di tale lettera dirti altro che commendarti: di che le tue opere fanno che noi non ne possiamo essere scarsi. [5] Vale.

24

[1] Antonio Giacomini. [2] Dicta die.

[3] Apportatore di questa sarà un balestriere a cavallo partitosi secondo lui dal campo d’Alviano. [4] Voleva avviamento e noi lo mandiamo a te perché lo ’ntenda; e, parendoti o possendo, farli dare ricapito appresso ad alcuno de’ nostri condottieri, lo farai. [5] Vale.

25

[1] Antonio Giacomini. [2] Die xiii augusti.

[3] A questa ultima tua data iarsera non occorre altra risposta per non contener quella altro che avvisi delle cose di costà, né noi abbiamo che scriverti di nuovo per non ci esser lettere che ci dichino altro che le passate. [4] E quanto a’ Colonnesi crediamo saranno in sul nostro in ogni modo al tempo promesso o al piú lungo per tutto questo mese; e intendiamo che ’l Papa ha monstro piacerli tale condotta e ne ha dato patente per possere passare per quello della Chiesa. [5] Desideriamo bene che tu usi diligenzia d’intendere quello si tratti e pratichi l’Alviano e se è vero che Pandolfo sia ito a trovarlo e di quello che si è ragionato fra loro. [6] Per via di Francia e per lettere del secondo del presente intendiamo l’accordo fra Spagna e Francia essere per fermo e giudicarsi fatto per ciascuno; il che quando segua, o sia Bartolomeo soldato di Spagna o no, doverrà possere poco offendere. [7] Bene vale.

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[1] Nicholao de Zatis Commissario partis superioris. [2] xiiii augusti.

[3] Iarsera per uomo espresso ricevemo la tua de’ 12 dí e intendemo quello che Vico d’Antoniaccio ti significava delle gente del Papa; el quale avviso non crediamo sia vero per non avere inteso da Roma cosa che ci possa dare un simile sospetto; nondimanco lo stare avvertito per intendere li andamenti di dette genti ci pare sempre bene, e con­fortiantene. [4] E perché noi 6 dí fa conducemo 150 uomini d’arme sotto Muzio Colonna e Iulio Savello, e’ quali hanno promesso essere a dí 20 di questo in su cotesto di Cortona, perché e’ vengono di terra di Roma e faranno la via da Orvieto che fece Don Michele, e passeranno ad un tratto in su quello di Perugia per essere in sul nostro, potrebbe essere che Vico d’Antoniaccio avessi aúto fiuto di queste genti che venissino alla volta de’ paesi nostri e si dessi ad intendere che le fussino gente della Chiesa. [5] Noi crediamo che Muzio e Iulio soprascritti avanti sieno per entrare in su quello di Perugia avviseranno della venuta loro; pure giudichiamo sia bene mandi qualche uno verso Orvieto, persona discreta e sanza dimostrazione, per intendere di loro, e possa parlare loro da tua parte acciò conveniate insieme come loro hanno a venire e tu a ritenerli. [6] In summa detti 150 uomini d’arme verranno e tu li alloggerai come soldati nostri e darai avviso della giunta loro, o prima se prima ne arai alcuno sentore. [7] Vale. [8] E’ ci è fatto intendere che Bastian da Castiglione straneggia un poco quelli uomini del Monte: vorremo mandassi là un tuo cancelliere, uomo discreto, quando tu non volessi andarvi, ad intendere come si porta, e portandosi sinistramente lo farai ammunire a volere fare in modo che quelli uomini non si dolghino di lui.

27

[1] A Filippo Carducci Commissario a Cascina. [2] xiiii augusti.

[3] Iarsera comparse l’ultima tua de’ dí xii e intendiamo nuovamente da te e’ provedimenti hai fatti perché a’ nimici non riesca piú farci e’ danni hanno fatti a questi dí; e di piú come tu dubiti che a Ponte di Sacco non intervenga qualche danno per non vi essere guardia e non lo potere voi soccorrere. [4] A che ti si risponde che ci piace che tu vi abbi mandato messer Criaco ad ordinarvi qualche difesa, né possiàn credere, se quelli uomini non sono giunti al sonno, che si riceva danno alcuno; pure noi pensereno se vi potreno mandare qualche fante e tu non mancherai d’ogni aiuto potrai farvi. [5] E quanto a messer Malatesta, scriverrai ad Antonio Giacomini el bisogno che ne aresti costí, e quando a loro non importi averlo appresso di loro, te ne potreno accomodare; e per te ti consiglierai con el Governatore, come con le forze hai puoi rimediare a Ponte di Sacco venendovi e’ nimici, e al tutto sarai da lor sovvenuto o di consiglio o di forza.

[6] Dispiaceci che le munizioni che tu mandavi a Libbrafatta sieno perse; penserai mandarle un’altra volta in modo che le vadino securo.

28

[1] Al Podestà di Fucecchio Luce Vespuccio. [2] Die xv augusti 1505.

[3] Acciò che piú non occorra un disordine della natura di quello che ne’ propinqui giorni seguí, voliamo mandi qui a noi subito dua uomini di cotesta terra di Fucecchio di discrezione, con li quali possiamo ordinare come el ponte si abbia a guardare in modo che a’ Pisani non sia lecito né per inganno né per forza passarlo. [4] E questo farai subito ricevuta la presente. [5] Vale.

29

[1] Antonio Berlingherio Capitaneo Burgi Sancti Sepulcri. [2] xv augusti.

[3] Per questa tua de’ 13 mandata per fante a posta siamo avvisati di quanto scrivi delle gente della Chiesa; e perché intra questa Repubblica e la Santità del Papa non è nato cosa perché si possa temere, non abbiamo di dette genti alcuno sospetto; pure nondimanco approviamo che tu le facci osservare e vegga non solamente di ritrarre li andamenti loro ma etiam li disegni che fanno, per possere stare cauto in ogni evento: di che noi sempre ti commendereno. [4] Vale.

30

[1] Alessandro Acciaioli Capitano di Volterra. [2] Die 16 augusti.

[3] La prudenzia tua fa che noi abbiamo tanta confidenzia in te che noi siamo negligenti piú che non merita cotesta città a ricordarti la diligenzia quale è necessaria usare in questi tempi per la salute d’essa, sendo Bartolomeo d’Alviano a’ confini nostri e lo esercito nostro transferitosi a Campiglia; il che fa che questa sera noi ti scriviamo quello che noi siamo certi non essere necessario. [4] Pure ti facciamo intendere questo: che in questi tempi, avendo le genti nimiche in lato da potere ogni dí fare movimento in coteste parte, bisogna, se prima tu eri diligente e cauto, diventare diligentissimo, presupponendoti non avere mai usata tanta diligenzia che basti. [5] Vale.

31

[1] Antonio Giacomino Commissario generali. [2] xvi augusti.

[3] Per la tua staffetta data iarsera a 6 ore intendiamo come voi, per avere inteso per duplicate Bartolomeo d’Alviano volere ire alla volta di Pisa, eri deliberati andarne questa mattina alle Caldanelle per essere el passo dove lui è necessitato venirvi sotto quando voglia ire a Pisa per la Maremma; intendiamo le genti dite che sono rimase a Barto­lomeo e la opinione certa avete di metterlo a mal cammino quando vi venga a trovare. [4] Noi abbiamo considerato e esaminato bene questo scrivere vostro e, considerata la prudenzia tua e della Signoria del Governatore, non abbiamo pelo che pensi e’ vi possa incontrare per alcun conto alcuna cosa sinistra: perché sappiamo arete pensato ad ogni cosa che potessi sforzarvi e mettere in ruina coteste genti, e che arete considerato come, nonostante che si dica che Giampaulo sia a Grosseto, e’ potrebbe sanza la persona sua avere ingrossato Bartolomeo delle sue genti, e come, nonostante che ’l Signore di Piombino vi abbi testificato avere a sospetto Bartolomeo, potria tamen essere che fussino confidenti e che queste cose fussin fatte per avervi piú incauti. [5] Crediamo che arete etiam pensato li aiuti che ’ Pisani possono dare a Bartolomeo nel farsi avanti; e a mille altre cose che noi non sapremo altrimenti discorrere. [6] Nondimanco, con tutta questa opinione, vi significhereno lo animo nostro: quale è che noi desideriamo assai che Bartolomeo d’Alviano non passi per a Pisa, per fuggire tutte quelle molestie che ci potrebbe fare essendo congiunto co’ Pisani. [7] Ma noi desideriamo molto piú e sanza comparazione che si salvi cotesto esercito, perché passando lui a Pisa, noi aremo mille rimedii, come potete per voi immaginare mediante le nuove genti condotte – le quali fanno accelerare forse Bartolomeo di darvi occasione d’appiccarvi, per non lo avere a fare quando fussi tutti insieme e mediante le pratiche che vanno attorno, di che vi abbiamo dato piena informazione –; ma perdendo coteste genti non ci sarebbe remedio alcuno. [8] E però desiderremo che si fuggissino tutte quelle zuffe dove tutte coteste nostre forze si avessino ad impegnare e nelle quali bisognassi o vincere al tutto o essere rotti al tutto; né crediamo che voi la ’ntendiate altrimenti né abbiate altro in disegno che questo per le ragioni preallegate, per quelle che per altre vi abbiamo dette e per quelle che voi medesimi conoscete e a noi ancora avete scritte. [9] Insomma noi ricordiamo di nuovo alle prudenzie vostre la salute di coteste nostre genti, la quale voliamo si preponga ad ogn’altra cosa. [10] Noi non vi ricordereno che egli è bene pensare in ogni evento come rimarrà Volterra e Livorno, perché, sendo certissimi che ’l fine abbi ad essere buono governandovi con quella prudenzia che noi ci persuadiamo, non scade pensarvi: pure quando a voi paressi di avervi considerazione e provedervi in qualche modo, o voi lo farete costà, o voi ce ne avviserete e cosí d’ogni altra cosa che a voi occorra. [11] E noi di nuovo vi ricordiamo el salvare coteste genti.

32

[1] Antonio Tebalduccio Commissario generali in castris. [2] xvii augusti.

[3] Iarsera circa 3 ore di notte ti si scrisse per staffetta: la quale reputando salva non replichereno altrimenti. [4] Questa solo per significarti come, dipoi ti avemo scritto, ci è fatto intendere da persona degna di fede come l’ordine è dato che questa notte passata el Signore Troiolo Savello si raccozzi con le genti de’ Pisani e venghino incontro a Bartolomeo; e debbono cosí raccozzati insieme fare uno alloggiamento in sul nostro, dove appunto non ci sa dire, e dopo tale alloggiamento debbono saltare in Pisa. [5] Diànti questo avviso per staffetta, non perché noi crediamo essere a tempo, quando questa notte fussi seguito secondo el disegno, né perché noi crediamo che tu e il Signore Governatore non teniate modo di sapere quando gente sia per uscire di Pisa, ma per fare nostro debito, e etiam perché simil cose si sogliono qualche volte differire e non si fare cosí appunto el dí del termine. [6] A Cascina si è dato el medesimo avviso e impostoli facci appunto quanto da te li sarà ordinato, e avvertisca quelli luoghi a stare a buona guardia e faccia ritirare el bestiame verso Saminiato.

[7] Sabato prossimo crediamo sanza manco che ’l Conte Lodovico da Pitigliano e e’ Colonnesi saranno in sul nostro.

33

[1] A li omini de’ comuni: Pistoia, Pescia, Colle, San Gimignano, Arezzo, Marradi, Castracaro, Poppi.

[2] Ringraziando el nome dell’Altissimo Iddio e della sua gloriosis­sima Madre e del glorioso Santo Giovanni Battista, vi significhiamo come iermattina ad ore 16 e’ soldati nostri affrontorno Bartolomeo d’Alviano che voleva con le sue genti passare alla volta di Pisa, e dopo un gran conflitto, e’ nostri mediante la grazia dell’Altissimo Iddio ruppono el nimico in modo che di 200 uomini d’arme che lui aveva e 200 cavalli leggieri non è scappato se non Bartolomeo con 20 cavalli corridori, el quale n’è ito alla volta di Pisa e tuttavia è seguitato da’ nostri. [3] Diamovi notizia di questa vittoria, la quale è grande, acciò sendo voi partecipi de’ nostri affanni, siate partecipi dello onore e letizia nostra; ringrazieretene Iddio con tutto el cuore e pregherrete Quello che a questa vittoria ne aggiunga dell’altre tanto che noi conseguitiamo e’ desiderii nostri e vostri.

[4] A’ rettori delle soprascritte comunità.

[5] Per le allegate si significa a ..... come ieri a 16 ore fu rotto Bartolomeo d’Alviano da’ nostri nel piano di San Vincenti in modo che non è scappato se non lui e 20 cavalli di 200 uomini d’arme e 200 cavalli leggieri che li aveva. [6] Presenterai loro la lettera, rallegrera’ti con loro di questa vittoria e con loro ne ringrazierai Iddio. [7] Vale.

34

[1] Antonio Iacomino. [2] Die xviii augusti 1505.

[3] El piacere che ha conseguito tutta questa città per la nuova auta da voi questa notte per il Zerino a bocca e dipoi questa mattina per lettera tua e della Signoria del Governatore circa la fuga e rotta delli inimici è suto tanto grande che sanza comparazione ha passato tutti li altri che ha auti questa città da 60 anni in qua. [4] Una sola cosa lo ha diminuito: e questo è per la speranza certa che noi avamo di vincere, confidati nell’Altissimo Iddio e nella iusta causa nostra e nella grandissima e somma prudenzia della Signoria di messer Ercole Governatore generale nostro, e in quella di tutti quelli altri signori condottieri, e nella virtú di cotesti connestaboli e soldati nostri, e nella esperienza abbiamo fatta di te in molte fazioni operate vittoriosamente in favore della libertà della tua patria. [5] Tamen con tutta questa certa espettazione di vittoria al primo nunzio della fuga e rotta dello inimico concorse tutta questa città ad el Palazzo nostro ad effundere quella letizia che l’aveva da dua dí in qua concetta per la speranza del vincere; e ciascuno con le parole, con el volto e con ciascuno gesto significativo di letizia faceva testimone dello animo suo e della virtú vostra, ringraziando infinite volte l’Onnipotente Iddio, laudando con tutta la mente e il cuore loro la unica virtú del Signore Governatore e delli altri nostri magnifici Signori condottieri e la tua, congratulandosi l’uno con l’altro della gloriosa vittoria nostra, della afflizione dello inimico, della speranza di accrescerla con esaltazione di questa città e sommo onore di cotesti illustri Signori. [6] Voliamo pertanto, come noi abbiamo fatto fede a te di questo immenso gaudio conceputo della opera loro, cosí voliamo ne facci fede tu per parte nostra alla Signoria del Governatore e a quelli signori condottieri; promettendo e offerendo a loro Signorie tutta questa città e questo popolo parato a tutti li onori e commodi loro, e come questi Signori non sono mai per riposarsi se all’incontro e’ non dimostrono con le opere quello che per questa let­tera si promette. [7] Di che loro Signorie conoscendo questa Signoria non ingrata non ne dubiteranno. [8] Vale.

35

[1] Antonio Giacomino. [2] Die xviii augusti.

[3] Per la alligata ti si scrive el piacere preso della rotta dello Alviano: el quale è suto molto maggiore che per la lettera non ti si scrive. [4] Participera’lo con la Signoria del Governatore e tutti li altri Magnifici Signori condottieri e soldati nostri; e di nuovo a parte alla Signoria del Governatore farai intendere l’obbligo eterno che questa città ha seco.

[5] Abbiamo lettere dalla Signoria del Governatore e veduto quanto ci conforta a spignerci innanzi e non perdere alcuna occasione in su questa vittoria fresca, siamo deliberati seguirne e’ consigli sua, giudicando non possere perdere faccendo cosí. [6] Pertanto voliamo vi spignate con el campo innanzi alla volta di Pisa e vi poniate con el campo in luogo dove parrà a voi a proposito per dare piú terrore a’ Pisani e per tentare l’animo loro in su questa nuova; e ci scriverrete dipoi come a voi occorrerà procedere di mano in mano. [7] E noi in questo mezzo potreno per avventura gagliardamente commettervi e farvi fare forse qualche faccenda vicina per vendicarsi parte, e parte fare e’ Pisani piú deboli e altri piú respettivi a favorirli. [8] Voi leverete dunque el campo a quella volta e scriverrete; e noi scriverreno. [9] E questa parte de’ vicini terrete in voi secreta. [10] Altro per questa non ci oc­corre. [11] Vale.

36

[1] Filippo Carducci. [2] Dicta die.

[3] Per queste tue d’ieri restiamo avvisati di quanto ci scrivesti della rotta del campo de’ nimici; e perché tu arai dipoi inteso lo ’ntero e come felicemente e’ nostri hanno vinto, non ti replichereno altrimen­ti alcuna cosa. [4] E quanto a Santo Regolo, avendo e’ nostri adesso el campo libero, si può starne piú securamente, nonostante che avanti che Bartolomeo fussi rotto el Commissario ci avessi scritto avervi provveduto d’un conestabole. [5] Vale.

37

[1] Pierantonio Carnesecchi Commissario. [2] Die xviiii augusti 1505.

[3] Avendoci l’Altissimo Iddio prestato questa vittoria contro a Bartolomeo d’Alviano, ci pare da usarla talmente che se ne tragga per ogni verso frutto. [4] E per questo avendo conosciuto come el Signore di Piombino si è governato da un tempo in qua e come la gelosia che lui ha auta di noi e la confidenzia che lui ha auta con li altri lo ha fatto in mille modi precipitare, ci pare in su questa vittoria da còrre tempo perché lui confidi in noi e diffidi d’altri, avendone massime occasione da le pratiche tenute seco avanti la rotta. [5] Pertanto voliamo che subito ti transferisca insino a Piombino e presenterai a quello Signore le nostre lettere di credenza; dipoi per nostra parte li farai intendere come noi ti abbiamo dato carico di andare a trovare sua Signoria, per rallegrarti seco di questa rotta data allo inimico comune, e a quello che non pensava ad altro che a perturbare e inquietare lo stato d’altri; e che Iddio aveva concesso questa vittoria perché noi potessino piú liberamente monstrare alli amici nostri quanto noi siamo desiderosi della perservazione loro, e farlo con fatti e con ogni demostrazione. [6] E perché sua Signoria è nel numero delli amicissimi se ne può promettere tutto quello che lei stessa saprà disegnare; e qui ti distenderai con quelle piú efficaci e amorevoli parole che a te occorreranno. [7] Fara’lli dipoi intendere come questa venuta di Bartolomeo ha dato a sua Signoria occasione di distinguere li amici da e’ nimici, e li ha dato tal pegno della fede d’altri e della nostra che non doverrebbe lasciarsi piú subbornare da chi ha fatto per lo addreto e che non attende ad altro che pensare alla distruzione sua e alla inquietudine di ciascuno. [8] E cosí vivamente e con quella prudenzia che tu suoli lo avvertirai a volere stare di buona voglia e vivere securo, e non credere né fidarsi di chi lo ha tante volte ingannato e che è sempre per ingannarlo. [9] E fatto che arai questa commissione te ne tornerai al luogo tuo e ci avviserai del seguíto. [10] Vale.

38

[1] Antonio Giacomini Commissario generalissimo in castris. [2] xviiii augusti 1505.

[3] Ieri dopo la giunta delle tue lettere e l’arrivata di Luca Cavalcanti ti scrivemo quello ci occorreva dopo la nuova della rotta di Bartolomeo, e ti dicemo che tu movessi el campo e ne andassi alla volta di Pisa: tale che noi crediamo che alla arrivata di questo presente messo tu sia levato e ito a quella volta secondo la commissione nostra. [4] Per questa ci occorre significarti come avendo intesa la opinione del Governatore e che li è bene non lasciare perdere questa fortuna e questa occasione di riacquistare Pisa, e vendicarsi di qualche iniuria ricevuta da’ vicini nostri, siamo diventati desiderosissimi di seguire e’ consigli suoi; e avendo questa mattina vinto nel Consiglio Maggiore cento mila ducati, pensereno per avventura di fare questa impresa di Pisa in ogni modo. [5] E per poterci meglio risolvere, voliamo che subito sia con la Signoria del Governatore e da lui ritragga nota di tutte quelle cose che sono necessarie per tale espugnazione non ne lasciando dreto alcuna, cominciandosi da la piccola cosa alla grande; e subito detta nota ci manderai. [6] E perché nel provedere le cose che saranno di bisogno andrà qualche dí, voliamo che non si perdino a nessuno modo, ma che si spendino piú utilmente è possibile: e la prima cosa voliamo facci è che col campo vi presentiate propinqui a Pisa in quello luogo che parrà a voi; e usiate quelli termini con la forza e con la industria che voi giudicherete a proposito per tentare in su questa reputazione fresca li animi de’ Pisani e vedere se si facessi drento qualche tumulto; e cosí non mancare per ogni verso di tentare se la sorte, sanza avere a fare maggiore prova, ci preparassi innanzi alcuno bene. [7] E quando, fatto tale esperienza, rimanessino e’ Pisani nella medesima ostinazione, vi porrete con el campo pure in sul Pisano ma in luogo da potere saltare ad un tratto in sul Lucchese; perché noi voliamo ad ogni modo, avanti che voi vi presentiate a Pisa con l’ordine per espugnarla, assal­tare el dominio di Lucca, e quello predare, guastare, ruinare e ardere ostilmente, non perdonando ad alcuna cosa che si possa fare loro di danno; e soprattutto spianare Vioreggio e qualunque altro luogo avessino d’importanza. [8] E perché questa cosa riesca piú a punto, voliamo che a quel medesimo tempo che cotesto nostro esercito enterrà in su el loro, sieno etiam assaliti da e’ Pistolesi, da’ Barghigiani, da quelli di Pescia, di Lunigiana e da tutti li altri nostri sudditi che confinano con loro. [9] E perché una delle piú importanti cose che sia in questa fazione è tenerla secreta, in modo che non sappino di avere ad essere assaltati se non quando e’ sentono le trombe dello esercito nostro, non scriverreno alli sudditi nostri quello li abbino a fare se non uno dí o dua avanti el dí del principio di detta fazione. [10] E quando e’ vi paressi che fussi meglio di costà tu lo scrivessi loro, ce ne avviserai e noi solo scriverreno loro che faccino tanto quanto da te fia loro commesso. [11] Ma quando ti paressi che noi scrivessimo di qua ci significherai che ordine si ha a dare loro e come ti pare che noi abbiamo a commettere e ordinare questa cosa. [12] Concludendo, pertanto, quel­lo che è el desiderio nostro si faccia per davanti, e riducendolo in brevi effetti, è che tu ci mandi subito quel che bisogna per la espugnazione di Pisa, e con l’esercito vi rappresentiate a detta città per tentare li animi loro: e non faccendo profitto, vi riduciate con el campo in loco da potere ferire e’ Lucchesi in un subito nel modo soprascritto; e ci avvisiate dell’ordine che bisogna dare a li uomini vicini al Lucchese, e se altro ti occorre da avere bisogno per fare fazione gagliarda contro a detti Lucchesi: acciò che, alla prima nostra lettera responsiva a quella che ci farai per risposta della presente, possiamo intendere come questa cosa si abbia a maneggiare, e quando si abbia a darle principio, e in che modo. [13] Siamo certi che, faccendo questa fazione avanti si vadia alla espugnazione di Pisa, che ’ Lucchesi avendo a porre le mani alle ferite loro non penseranno a medicare quelle d’altri; e conosceranno di che frutto è la guerra poi che li hanno rifiutato la pace. [14] E quest’altri nostri vicini veggendoci contro alla opinione loro vendicarci sí acerbamente contro a chi ci offende, saranno piú respettivi non sono suti infino a qui a disegnare tanto inonestamente sopra lo stato nostro. [15] Ma tutto bisogna operare con celerità e innanzi che cotesto nostro esercito abbi sdimenticato a vincere e quelli nostri inimici a perdere e che non nasca alcuna cosa da alcuna banda che ci dessi cagioni d’essere piú freddi.

[16] Non ti ricordiamo el mutare le poste secondo el cammino farete, sendo certi lo arai fatto per l’ordinario.

[17] Se fra e’ prigioni presi fussi cancelliere, o altro uomo di Lucca, di Pandolfo, o dello Alviano, o d’altri della fazione orsina, ce lo manderai; e cosí se fussi alcuno Pisano, e similmente qualunque altro vi si trovassi che sia notabile inimico nostro. [18] Vale.

39

[1] Al Vicario di Pescia Andrea Niccolini. [2] 20.

[3] Noi intendiamo come, essendo vacato un benifizio al Borgo a Buggiano e avendone e’ padroni di quello fatto elezione in un ser Stefano di detto Borgo, ser Stefano con certi altri suoi affini entrò in detto benifizio per forza sendoli per forza denegata la possessione. [4] Ora ci è fatto intendere come quelli che ne furono cacciati hanno inquisiti alla tua corte ser Stefano e suoi aderenti e come tu procedi contro a di loro; e parendoci che questo sia caso da non lo riconoscere gravemente quando stia nel modo sovrascritto, voliamo soprassegga el procedere contro di loro fino che da noi te ne sia scritto altro: e ci darai notizia de’ meriti di detta causa. [5] Vale.

40

[1] Antonio Berlinghierio Capitano del Borgo. [2] 27.

[3] Egli ’mporta tanto alla ’mpresa di Pisa che ’ fanti disegnati sieno presto in fazione, ché e’ connestaboli nostri non potranno usare tanta diligenzia, per essere presti, che basti. [4] E per non mancare noi al nostro debito ti si scrive la presente, e ti commettiamo solleciti con tutte le forze messer Martino di costí a venire con tutta la compagnia sua con ogni sollecitudine. [5] Scriverrai ancora al Marchese dal Monte faccendogli intendere quanto egli importa un dí in questo caso, e che bisogna che si appresti con la sua compagnia per essere presto e ab in calendi quest’altro mese, in campo e al tempo deputato. [6] Vale.

41

[1] Antonio Berlingherio. [2] Eidem. [3] Ventotto.

[4] Iarsera ti scrivemo sollecitandoti a sollecitare messer Martino a venire con la sua compagnia subito. [5] E perché noi abbiamo una tua lettera di ieri che ci significa come lui è arrivato costí e è ad ordine qualunque volta li sarà scritto che parta, ti scriviamo la presente imponendoti lo facci partire subito per a questa volta con la compagnia, perché ogni dí ci è uno anno sí che fara’lo venire subito. [6] Solleciterai ancora per tua lettera el Marchese Carlo ad espedirsi e venirne con la compagnia a questa volta perché etiam la venuta sua ci ’mporta. [7] Usa diligenzia in queste dua commissioni e non ne mancare. [8] Vale.

42

[1] Antonio Tebalduccio. [2] Die 28 augusti 1505.

[3] Questa mattina abbiamo ricevuta la tua ultima di iarsera data a due ore; e quanto alli Lucchesi, inteso el ritratto che ne ha fatto Luca, non abbiamo che repricarti, salvo che tu t’ingegni insieme con la Signoria del Governatore dare tale ordine che quando e’ voglino, e’ non possino suvvenire a’ Pisani né sturbare voi.

[4] Intendiamo la risposta ti è suta fatta dal Marchese di Massa circa el non potere accomodarci di fanti; a che abbiamo provisto questo dí con el mandare danari al Conte Niccolò da Bagno per 300 fanti: el quale ci rispose questa mattina che farebbe e’ fanti presti ma era desideroso condurre ancora cavalli. [5] Rispondemogli circa e’ cavalli quello ci occorse, e per li fanti se li mandò danari; crediamo li piglierà e sarà presto.

[6] Noi per di qui a dí primo del presente ti mandereno el proveditore con somma di danari acciò che tu possa cominciare a pagare le fanterie: e di questo ne potrai fare fede in quel modo ti parrà.

[7] Sarà arrivato costí el Conte Lodovico da Pitigliano con la sua compagnia. [8] Domani ti mandereno el resto della sua prestanza e tu lo farai rassegnare e ritenerli el danaio di quelli uomini d’arme li mancassino.

[9] In questa sarà listra di tutti e’ maestri d’ascia, bombardieri e scarpellini spacciati per costà infino a questa ora. [10] Darai la cura a qualcuno di rassegnarli, acciò te ne possa valere.

43

[1] Domenico Rinuccini Podestà e Commissario di Modigliana. [2] Die 29 augusti 1505.

[3] Poi che tu hai dato 200 ducati a Giovambattista di Ferro per fare 200 fanti fuora della commissione nostra, farai almanco ora per commissione nostra di sollecitarlo, in modo che ci sia con la compagnia al tempo che ti ha promesso e prima se prima fussi possibile; perché ci ’mporta assai un dí piú in questa nostra impresa. [4] Oltre a di questo, avendoti noi commesso che tu dessi a Riccio da Gavina 200 ducati per fare 200 fanti, poiché non ti è restato se non cento ducati, darai a detto Riccio quelli cento e li farai intendere che el resto della paga li sarà data qui. [5] Altro per questa non ci occorre. [6] Vale.

44

[1] Die 29 augusti 1505.

[2] Decemviri Libertatis etc. deliberaverunt servatis servandis infrascriptum salvum conductum pro uno mense.

[3] Noi Dieci etc. significhiamo a qualunque vedrà le presenti nostre patenti lettere, come per virtú di esse, diamo e concediamo allo strenuo e virtuoso Don Michele Corella, spagnolo, amplo salvocondotto e libera facultà di potere venire con sei sua cavalli, robe e arnesi alla nostra città di Firenze, sua terre e luoghi cosí marittimi come terrestri, eccetto Pisa, alla quale non si possa appropinquare a dieci miglia; e in quelli stare, abitare, partirsi e ritornare, qualunque volta li parrà e piacerà durante il tempo del presente salvocondotto, sanza ricevere alcuno impedimento in persona o in beni, nonostante qualunque cosa che dire o pensare si potessi in contrario. [4] Comandiamo addunque a tutti voi rettori, commissarii, condottieri, stipendiarii e sudditi nostri nel dominio nostro constituti che, per quanto stimate la grazia e temete la indegnazione nostra, osserviate e osservare facciate inviolabilmente el presente nostro salvocondotto [5] Mandantes etc. [6] Presentibus post mensem septembris proxime futuri minime valituris.

45

[1] Antonio Giacomini. [2] 30.

[3] Questa sera col nome di Dio si è creato nel Consiglio nostro delli 80 Capitano generale de’ nostri eserciti lo illustre Signor messer Ercole Bentivogli, per lo adrieto Governatore di quelli. [4] E benché noi ne scriviamo per la alligata a sua Signoria, nondimanco vogliamo liene facci intendere e per nostra parte li significhi el buono animo nostro di accrescere questo onore, sperando che sua Signoria continuamente accrescerà e’ meriti suoi con la nostra Repubblica.

[5] Quanto occorre per risposta alla tua di iarsera, e circa alla parte de’ Pisani, ti si mandò questa mattina, per la cavalcata spacciata a Cascina, la lettera de’ nostri Signori, la quale ti ordinava, circa e’ meriti della venia da darsi ai Pisani, come ti hai a governare.

[6] Circa el sollecitare e’ fanti e l’artiglierie non abbiamo altro desiderio che la espedizione d’essi e l’artiglieria e munizioni a questa ora sono a Cascina, e per conto de’ fanti ogni dí si scrive e crediamo fra domani e l’altro ne sarà buona parte qui in Firenze, ancora che di quelli di Bologna non si intenda cosa alcuna.

[7] Le lance, petti, celatoni ti si manderanno in quel numero si potranno trarre di qui. [8] E circa el piombo ti dicemo iarsera come ne potevi trarre da Livorno. [9] Né ti manchereno de’ passatoi né della polvere da scoppietti secondo e’ ricordi tuoi.

[10] El proveditore parte domattina di buona ora con buona somma di danari acciò possa cominciare a pagare di coteste; e la prima cosa vogliamo mandi la paga di Livorno per quelli 150 fanti che vi debbono restare. [11] E scriverrai a Rinaldo e al Sacchetto che non piglino nelle compagnie loro alcuno non sia del territorio nostro. [12] Né per questa ci occorre altro.

46

[1] Al Signore messer Ercule Capitano generale.

[2] Se la fuga e la rotta di Bartolomeo d’Alviano per la virtú di vostra Signoria dette piacere grandissimo a tutta questa città e a noi, questo giorno lo ha duplicato la elezione fatta in quella del Capitaneato generale delli eserciti nostri: aggiugnendosi alla memoria di sí lieta vittoria questa recognizione d’obbligo con la Signoria vostra, la quale se non risponde ad e’ meriti d’essa, tamen è quale per noi al presente si può concedere e per vostra Signoria desiderare. [3] E siamo certi che come noi ci sforzereno co’ benefizii avanzarla, cosí quella s’ingegnerà co’ suoi meriti non essere da noi superata: e quel bastone che al presente se li concede arido e secco lo farà con questa amplissima vittoria, della quale si appropinqua el tempo, verde e florente. [4] Vale.

47

[1] Antonio Giacomini. [2] 31 augusti.

[3] Questo dí con piacere aviamo ricevuto la tua lettera in risposta della nostra staffetta di iarsera, avendoci tu riferito quanto alla Signoria del Capitano sia suto grato lo onore sutoli fatto da questa città e appresso inteso la contentezza e satisfazione di quelli signori condottieri e le offerte ne hanno fatte. [4] Speriamo che ’ fatti corrisponderanno alle parole loro e noi ci sforzereno a satisfarli secondo e’ loro meriti.

[5] Abbiamo da scriverti nuovamente questa sera come questo giorno si son ricevute lettere da Napoli e da Milano scritte dopo la notizia auta in quelli luoghi della rotta di Bartolomeo. [6] A Consalvo è sommamente piaciuta tal rotta per conto della persona di Bartolomeo e hanne fatto segno perché digià li ha tolti li stati avea in quello Reame; èlli solum dispiaciuta per 2 cose: l’una per avere perse quelle genti le quali iudicava spagnole e da potersene servire, l’altra per la dubitazione in quale è intrato che non si faccia la ’mpresa di Pisa; e ha atteso a sconsigliarla e a farla sconsigliare per ogni verso minacciando di non essere per abbandonare e’ Pisani. [7] E pare che li abbi ordinato di mandare in Piombino certa summa di danari e’ quali aveva rimessi a Roma per provederne l’Alviano. [8] Altre preparazioni non si vede facci ma le parole sono gagliarde. [9] Questo ti si scrive non per sbigottirti ma perché insieme con la Signoria del Capitano pensi se ci è alcuno modo di impedirli e appresso si facci ogni cosa per accelerare la impresa; e dal canto nostro non è per mancarsi di quello che è possibile, e questo dí abbiamo finito di inviare 4 mila lance e 2500 petti e si è ordinato a tutti questi armaioli che portino armi in costà; e costí abbiamo ordinato una trabacca che mancava di quelle dua che tu ricordi. [10] E perché le cose che si mandano non rimanghino fra via, s’è commisso a Bastiano che le solleciti e le inspinga innanzi per quello luogo dove tu arai ordinato che le si fermino, e tu avvertirai el proveditore di Cascina e Astor Gianni, che ne hanno avere la cura, di quanto voglia che faccino.

[11] La lettera da Milano contiene questa nuova di Bartolommeo essere stata ricevuta con tanta letizia quanto si possa stimare e che quel Gran Mastro ci conforta sommamente ad ultimare le cose di Pisa: solo ci ammunisce a non volere offendere e’ Lucchesi e da l’altra parte promette operare che ’ Lucchesi e ’ Sanesi non soccorreranno e’ Pisani; e ragiona di convenzione etc. [12] Verrassi intrattenendo questa cosa in quello modo ci parrà, per trarne quello frutto che si può.

[13] E’ s’intende per qualche luogo degno di fede come in Pisa è pochissima munizione e che gli aspettono d’esserne serviti per via di Vioreggio: desiderremo che voi pensassi se potessisi rompere quella strada e difficultare loro questo provedimento.

[14] Perché le gente colonnese quali aspettiamo venghino di terra di Roma passassino piú securamente e ancora perché alcune bandiere di Spagnoli ch’erano insieme sanza partito non entrassino in Pisa, soldamo tre dí fa per commissione datane a Roma 575 Spagnoli; e’ quali con li 150 uomini d’arme colonnesi si truovono questo giorno alla selva di San Giovanni per passare in sul dominio nostro per quella via che fece Bartolomeo d’Alviano, hanno preso quel cammino per piú breve, avendosi a transferire costà, e per piú securo trovandosi Giampagolo in Perugia ordinato con fanti e cavalli per incontrarli. [15] Conferirai questo con el Signore Capitano e ci risponderai se a lui o a te occorre da avvertire cosa alcuna in questa materia. [16] Intendiamo ancora per lettere di Roma come in su la fama che qui si dà, s’è mosso per venire a questa volta molte fanterie; e noi abbiamo ordinato a’ passi che sieno rivolti indreto e volendo pure passare sieno svaligiati; penserai ancora se in questo caso ti occorre ricordare cosa alcuna.

[17] Perché si dia animo ad e’ cittadini nostri di operare bene in benifizio della città e massime a quelli che hanno piú parte in essa, abbiamo deliberato che Cieccotto Tosinghi abbi 250 provigionati: sí che li ordinerai facci tale augumento; e potrai ordinare che si tenga qualche tempo secreto per non alterare li altri.

[18] Noi voliamo che tu mandi al Magistrato nostro quello balestriere a cavallo del Signore Capitano che ha differenza del bottino con el Diavolaccio, perché sendo el Diavolaccio qui desideriamo intendere l’uno e l’altro e fare ragione a chi l’ha.

[19] Noi attendiamo a sollecitare le fanterie quanto si può e questa mattina si partí el proveditore nostro per a cotesta volta con somma di danari, e sussequentemente se liene manderà dreto.

48

[1] Al Conte Niccolò da Bagno. [2] Die prima septembris.

[3] Perché noi volavamo la persona della Signoria vostra con le fanterie le avamo ordinate, e intendendo dal cavallaro che quella non vuole venire ma mandare fanti, e essendo passato el tempo che noi avamo bisogno, voliamo rendiate e’ nostri danari al presente nostro cavallaro; il che farete subito. [4] Vale.

[5] Postscripta. [6] Di nuovo diciamo alla Signoria vostra come noi desideriamo, se quella vuole ci tegnamo serviti da Lei, o che la venga con la compagnia in persona o che subito ci rimandi el danaio. [7] Bene valete.

49

[1] Antonio Giacomini Commissario in campo.

[2] Rispondendo questa sera all’ultime tua date iarsera e questa mattina, ti aviamo a dire per conclusione come noi infino ieri abbiamo espedite tutte le munizioni, dove sono le funi e le trabacche e ogni altra cosa che da te è suta chiesta, le quali cose debbono essere fra comparse e a cammino; e a Bastiano Lotti si è dato cura di sollecitarle e tu potrai mandare qualcuno de’ tuoi giovani a fare el medesimo. [3] E a noi pare che sieno rimaste indreto dua cose solamente, e questo è le fanterie e il danaio. [4] E quanto al danaio ci sforzereno mandarne domani a Bernardo buona somma oltre a quelli ha portati seco; e iusta posse non mancheranno in verun modo. [5] Quanto alle fanterie, ti diciamo come rispetto a quelle che hanno a venire di qua, che fra oggi e domani infino ad ora di desinare saranno partiti di qui l’infrascritti connestaboli; e prima 700 fanti romagnoli, belle genti, condotti qui da Guido Vaini, al quale si dette carico ne conducessi 400. [6] E essendo lui caduto malato di terzana abbiamo compartiti detti fanti sotto l’infrascritti capi, e prima:

[7] messer Scipione figliolo bastardo del Conte Girolamo fanti 180

[8] Bartolomeo da Gavina fanti 107

[9] Luca dal Forno fanti 104

[10] Scipione da Imola fanti 115

[11] Cerchio fanti 106

[12] Giorgio da Tosignano fanti 111

[13] Partiranno questi domattina di buona ora e al proveditore nostro si darà notizia de’ danari hanno auti. [14] È partito questa sera ancora el Marchese Carlo dal Monte con 400 fanti, e messer Martino dal Borgo con 200, e un figliolo di Guglielmo Tempioni con 250, e’ quali si erano dati al padre: che, per essersi morto, si lasciono al figliolo. [15] Tutti e’ soprascritti fanti, come noi abbiamo detto, saranno domattina a levata del sole usciti di Firenze. [16] E’ fanti che noi aspettiamo sono l’infrascritti. [17] E’ mille da Bologna che ancora non s’intende dove sieno (e stamane è venuto uno di là e dice che fra 4 dí saranno qui) parci che vadino in lunga e tu ne parlerai con messer Annibal a ciò che li spacci chi li solleciti. [18] Al Conte Niccolò da Bagno si mandò danari per 300 fanti; lui ci rispose questa mattina che voleva mandare e’ fanti e non venire lui: rispondemoli indreto che ci rimandassi e’ danari o venissi lui; non sappiamo quello si farà. [19] Aspettiamo ancora un Riccio da Gavina con dugento fanti: il che è ogni nostro resto che si aspetta di qua. [20] Sonci poi e’ 600 fanti spagnoli che sono con le genti colonnese, e’ quali verranno con quelle; e noi aspettiamo ser Ottaviano per intendere quanto a voi ne occorra circa el passo loro, nonostante che, poi vi avemo scritto iarsera, ci sono lettere da Pandolfo responsive alla nostra che lo ricercava del passo per quelle, e molto gratamente ci concedeva el passo per le genti a piè e a cavallo. [21] Crediamo che sia da fidarsene e tu ci avviserai di tua opinione. [22] Resta ora che tu abbi in ordine coteste fanterie del campo con lo augumento loro, perché quando sieno ad ordine, giunti che saranno e’ fanti bolognesi, si potrà dire d’essere presti con le fanterie; e però è bene che messer Annibale li solleciti.

[23] Tu non ci rispondi alcuna cosa di quello balestriere del Capitano che ha a fare con el Diavolaccio per conto del bottino; desideriamo venga qui per potere indendere le differenzie loro e deciderle.

[24] Sopra l’artiglierie in cambio al Ferruccio abbiamo deputato messer Giovanni de’ Ricci, giudicando sia uomo pratico in campo e atto a simile esercizio. [25] Vale.

50

[1] Istruzione a Piero Bartolini, mandato ad incontrare el Signore Iulio Colonna e Silvio Savello, deliberata sub die ii septembris 1505.

[2] Tu andrai in posta alla volta di Viterbo a trovare el Signore Iulio Colonna e Silvio Savello, condottieri nostri, per abboccarti con loro e accompagnarli infino che li entrino nel dominio nostro e pervenghino nel campo nostro in quello di Pisa. [3] E per possere esequire meglio questa commissione, hai ad intendere come venerdí passato scrivemo allo Oratore nostro di Roma che, delle vie ci avéno significato potere fare dette genti, si facessi intendere loro pigliassino quella via che fussi piú secura e piú a loro proposito; la quale deliberazione nostra doverranno avere intesa alla arrivata tua là. [4] Hai ancora ad intendere come noi, 4 dí sono, scrivemo a Siena e a Perugia, chiedendo el passo securo per dette genti; e da Perugia non ci è ancora suto risposta alcuna. [5] Da Siena ci fu risposto dua dí sono per lettere di Pandolfo Petrucci, come quella comunità era contenta dare liberamente el passo per le terre e dominio loro, e che si mandassi là uno uomo a fare intendere loro quando dette genti avieno a passare; donde noi iermattina mandamo un cavallaro nostro con ordine andassi a trovare le genti e significassi a Pandolfo che mandassi suo commissario fuora ad ordinare el passo loro. [6] E avendo questa mattina deliberato mandare te a fare questo offizio, voliamo, giunto che tu sarai a Siena, avanti passi piú innanzi, parli con la Magnificenzia di Pandolfo e lo ringrazii per la nostra parte del passo conceduto alle nostre genti; e li esporrai come tu se’ mandato a rincontrarle e da lui intenderai che provedimenti ha fatti o quelli che vuole fare per il passo loro, cioè se li ha mandato fuora alcuno commissario, e che avviso ne abbi dato nelle terre sue donde le hanno a passare. [7] E voliamo che nel parlare con lui, sanza monstrare mai diffidenza di fede, tu noti ogni cosa e lo osservi in ogni sua risposta e ragionamento, acciò possa meglio resolverti se li è da fidarsene o no. [8] Vedrai di ritrarre destramente dove sieno le gente d’arme di Giampaulo ch’erano alloggiate in Maremma pochi dí sono; e vedrai di ritrarre se in Maremma, donde arebbe ad essere el passo vostro, quando dette genti volessino passare per quello di Siena, si facessi sottilmente alcuno provedimento di uomini, o ragunata di essi, da farsi forte in tale luogo; e cosí noterai e t’ingegnerai d’intendere tutto quello sia a proposito per avvertire dette genti e significarlo a noi. [9] Fatto che arai questo ofizio a Siena, che doverrà essere in poche ore, seguiterai alla volta di Viterbo, o dove intenderai essere dette genti; e, quanto prima meglio, ti abboccherai con li loro capi e farai intendere a quelli la cagione della tua andata essere per venire con loro verso e’ confini nostri, e per fare intendere lo animo nostro: el quale è che venghino verso el campo nostro di Pisa, ma che del pigliare la via si lascia al tutto deliberare a loro, e che si ricorda loro solo che piglino la piú secura. [10] E farai loro intendere la licenza del passo che si è auta da Siena e tutto quello che tu arai ritratto e conietturato da Pandolfo; e avvertira’gli a volere bene misurare, avanti che si determinino al passare, dove sieno le genti balionesche e che si fidino piú che altri non possa loro offendere che in su che altri non voglia. [11] E deliberando loro passare per quel di Siena, la quale deliberazione lascerai pigliare a loro, ricorderai continuamente che li alloggino stretti e in modo ordinati che, chi pure volessi, non possa fare loro danno. [12] E cosí te ne verrai con loro e noi avviserai di tutto quello che alla giornata ti occorrerà, e soprattutto la deliberazione aranno presa circa el passare; a’ quali ricorderai sempre che si mettino a passare securamente e non altrimenti.

[13] Aranno dette gente d’arme con esso loro secento fanti spagnoli condotti da noi. [14] E perché noi intendiamo che altri Spagnoli e fanti vengono loro dreto, voliamo facci ogni opera che dette gente se li lievino da dosso e in ogni ragionamento farai intendere ad ogni uno che, da quelli 600 sono condotti in fuora, non è per avere danari da noi nessuno di loro.

51

[1] Antonio Giacomini.

[2] Questa staffetta ti si manda perché tu intenda quello che noi abbiamo da Napoli e lo comunichi con la Signoria del Capitano; per che dello avviso te ne mandiamo incluso copia acciò che tu pensi insieme con sua Signoria quello che all’incontro vi occorra e se questo sturbo è potente a resolvere e’ disegni nostri, e che remedii ne date.

[3] Ser Ottaviano sarà tornato e da lui arete inteso quanto a noi n’occorra.

[4] Circa le munizioni non abbiamo che dirti altro.

[5] Circa messer Vittorio da Canale, ha a fare 300 fanti ma cento sotto Piero Bernardo: di che non ci è ancora risposta, come iarsera ti si scrisse.

[6] Quanto a Carlo da Credo, li potrai dare dugentocinquanta fanti: e queste simili difficultà resolverai in quel modo ti parrà, sendo di poca importanza, pure che le non disturbino.

[7] Farai pagare le lancie spezzate al proveditore, de’ danari ti si mandono, perché cosí fu sempre nostra intenzione.

[8] E’ giovani de’ marraioli sono in su e’ luoghi e e’ marraioli si faranno muovere al tempo che voi dite.

[9] E’ 700 fanti di Guido Vaini hanno di molti capi della parte loro de’ quali vi potrete valere quando vi paressi disutile alcuno che ve ne fussi stato dato.

[10] Messer Giovan de’ Ricci si mandò per uomo d’animo: e poiché lui ha aúto danari, te ne varrai a qualche cosa. [11] E quando piú tu ci domandi uomini, chiedici chi, altrimenti non te li mandereno, né ti si mandò Bernardo per non essere voluto venire a nessun modo.

52

[1] Antonio Tebalduccio. [2] iii septembris 1505.

[3] Questa mattina ad ore 13 ti mandamo copia d’una lettera ricevuta da Napoli acciò la comunicassi con la Signoria del Capitano; e da l’un canto considerassi quanto fussi necessario lo apprestare la ’mpresa, da l’altro consigliassi quello che a te e a sua Signoria paressi da fare, e ti rispondemo a quello che per la tua di ieri data ad ore 20 ci scrivesti. [4] Comparse dipoi l’altra tua, pure di ieri ma data a 3 ore; e subito scrivemo che li guastatori si movessino, in modo che fussino costí domani: e che volassino se fussi possibile. [5] Scrivemo ancora alli luoghi che tu ci dai in ricordo perché e’ fanti che partissino di campo sanza tua bulletta sieno ritenuti e gastigati.

[6] Quanto alle munizioni e fanterie, di nuovo ti diciamo che delle munizioni piú che dua dí sono ti se ne è mandate quante tu ne hai domandate o piú; e da Antonio da Certaldo che partí dopo quelle ti sarà detto appunto che e come e dove le sono e quante; e tu manderai de’ tuoi giovani a sollecitarle e farle ridurre dove a te parrà per poterle dipoi muovere ad un tempo. [7] Quanto alle fanterie, oggi ad ore 16 è partito el Riccio da Gavina con 250 fanti d’una bellissima compagnia, el quale connestabole è l’ultimo che noi aspettassimo da’ Bolognesi in fuora.

[8] Duolci bene che cotesti nostri che vogliono le gran condotte e sdegnano quando le non sieno date loro, non abbino fatto lo augumento disegnato; a che noi non possiamo rimediare, né a noi sta né può stare el farlo. [9] Sí che, dal canto di qua, noi non possiamo essere sollecitati piú; ora attendereno a sollecitare te, non per diffidare della sollecitudine tua, ma per premerci la cosa quanto fa: ché tutto consi-ste in celerità. [10] E non si aspettando altri fanti che questi benedetti Bolognesi, ordinerai qualunque altra cosa puoi o debbi ordinare, acciò che tu non abbi, giunti che sono, a fare altro che a levarti col campo e irne alle mura di Pisa; e nello apprestarti con l’altre cose non lasciare indreto cosa alcuna. [11] Tu vedi che sono in cammino tutte le munizioni e fanterie: manda fuora e’ tuoi giovani a sollecitarle e a ridurle dove ti pare, ché per noi non si può fare piú cosa veruna.

[12] Tu ci scrivi, e di’ cosí parere alla Signoria del Capitano, poiché si dubita de’ fanti spagnoli che sono in Piombino, non è da fidarsi di questi 600 che sono con le nostre genti colonnese. [13] Pertanto vorremo che tu e la Signoria del Capitano esaminassi diligentemente questo capo e per staffetta ce ne dessi risposta: significandoci come ti paressi da governarsi con questi fanti passando di qua, che giudichiamo fra 4 dí averceli; e non ti parendo da condurre detti fanti spagnoli costí in campo, avendo prima esaminato e’ fanti ti truovi e sia per trovarti, e se bastono, ci dirai dove ti paressi da fermarteli, e ridurli, e non quanti uomini d’arme lasciarli. [14] A noi occorreva uno di questi tre luoghi, non li volendo voi costà: e questi erano o a Campiglia, o al Poggio, o al Monte a San Sovino; e dare loro in compagnia, se non tutte, alcune parte di quelle genti d’arme che vengono con loro. [15] Esaminerete dunque prima se voi potete fare costà sanza essi; dipoi dove a voi occorra tenerli, o in uno di quelli tre luoghi o altrove; e quanti uomini d’arme lasciare con loro. [16] Ulterius perché e’ vengono con detti 600 fanti spagnoli molti altri Spagnoli e venturieri, ci direte ancora quello vi paia da fare de’ casi loro e come sia da governarsi con quelli; e di tutto per staffetta ci risponderai.

[17] De’ fanti bolognesi non s’intende altro che quello ti scrivessimo iarsera; e questa mattina abbiamo mandato un cavallaro a sollecitarli e a voltarli per la via di Pistoia perché perdino manco tempo.

[18] Guido Vaini ci ha fatto intendere come quel messer Scipione figliolo bastardo del Conte Girolamo non ha voluto comandare a 180 fanti come era in disegno, onde ha sustituito in suo luogo dua altri capi: Giannino da Viozzano con cento, Fazzino da la Ca’ Nuova con 80; abbiamo aúto caro questa permuta giudicando quel messer Scipione essere uno di quelli che tu difettavi.

[19] Postscripta. [20] Ti avvisiamo come de’ fanti bolognesi s’intende esserne fra Firenzuola, Scarperia e San Piero a Sieve 500, e che oggi el Mancino debbe partire da Bologna con el resto. [21] Vale.

53

[1] Certaldo, Galluzzo, Prato, Pistoia. [2] 4 septembris.

[3] Ieri ti commettemo inviassi subito e’ marraioli alla volta del campo; crediamo lo abbi fatto: per questa ti sollecitiamo al farlo perché questa provisione importa alla Repubblica nostra piú che cosa che si possa immaginare; sí che espediscigli presto e subito, e fagli volare: e fatto che tu arai cosí, non saranno ancora a tempo.

54

[1] A Piero Bartolini Commissario cum gentibus armatis. [2] Die 5 septembris 1505.

[3] Fra l’altre cose che tu avesti in commissione, quando partisti di qui per andare ad incontrare cotesti Signori colonnesi, Savelli e loro gente, furno 2: l’una, che li inviassi alla volta del campo nostro; l’altra, che tu t’ingegnassi di levarti da dosso se alcun fante venturieri era con loro. [4] Ma avendo dopo la partita tua inteso come a Perugia e a Castello si fa alcun preparamento, ci pare a proposito, a ciò che il campo nostro possa fare le fazioni sua securamente e sanza avere sospetto da la banda di sopra, che coteste gente d’arme e fanterie spagnole non vadino in campo in alcun modo; ma voliamo le volti tutte insieme con li fanti alla volta del Poggio Imperiale. [5] E fara’le camminare per la via della Cornia alla volta del Poggio detto, dove ti sarà dato ordine quello abbia a fare e come abbia a procedere; e t’ingegnerai che pel cammino e’ non faccino dispiacere alcuno. [6] E quanto a’ venturieri noi non sappiamo come ti sarai governato con loro infino a qui, ma presupponendo che e’ ne sia venuto teco qualche quantità, voliamo, giunti che saranno in sul nostro, monstri loro, come arai fatto infino a qui, che tu non hai commissione alcuna di soldarli: ma che, poiché e’ sono venuti in sul nostro, se’ contento uscire di commissione, e riceverli e condurli con le altre genti nel dominio nostro, ma che bisogna che mandino 2 o 3 capi de’ loro qui a noi a farci intendere lo animo loro; mostrando sempre nondimanco di non sapere quello che noi ci abbiamo a deliberare. [7] Voliamo ancora facci che uno di cotesti Signori Savelli venga con detti capi acciò che noi possiamo ragionare con quello circa alli venturieri e circa al modo del procedere con le genti; e cosí inviati che arai detti capi e Signore, te ne andrai con tutte le genti alla volta del Poggio per la via che di sopra ti si dice, dove aspetterai nuova commissione nostra. [8] E di nuovo ti si ricorda facci riguardare le terre nostre e li nostri sudditi quanto a te sarà possibile.

[9] Avendo scritto infino qui, intendiamo per uno che dua dí fa partí da coteste nostre genti, come con quelle non era alcuno venturiere salvo che un cento o 150 e trista gente; sicché al caso de’ venturieri non ci pare da pensare piú sendo ridotti a tale numero. [10] E tu non manderai qui loro capi come di sopra ti si dice, ma solo attenderai ad inviare tutte dette genti verso el Poggio, e solamente manderai qui un di quelli Signori o Savello o colonnese, perché voliamo parlare con quello del modo del procedere con tali genti. [11] E perché quando e’ fanti spagnoli si soldorno a Roma si dette loro parte della paga con promessa che si darebbe loro el restante quando fussino in sul nostro, ti si manda con questa lettera mille ducati d’oro; e per lettere di Francesco Davanzati o suo ordine intenderai quello che ’ fanti spagnoli hanno aúto e quello che debbono avere. [12] E perché ti avanzerà 200 o 300 ducati, li potrai dare, quando te ne sia fatto instanzia, per rinfrescamento a coteste genti d’arme, tanto che sieno condotti al Poggio dove sarà dato loro el resto della loro prestanza. [13] E quando tu potessi differire a dare el resto della paga alle fanterie al Poggio, ci piacerebbe: di che modestamente farai ogni opera; quanto che no, la darai loro come e’ giungano in sul nostro, secondo e’ patti fatti. [14]. Questa lettera e li danari sopra nominati ti si mandono a Campiglia con ordine che l’una e l’altra cosa ti sia presentata quando tu sarai in su·lluogo. [15] Vale.

[16] Ricordiamoti che tu pigli quitanza in buona forma di tutti e’ ducati pagherai.

55

[1] Al Podestà di Prato Iohanni Nasi. [2] Die vii septembris 1505.

[3] Sendosi el campo nostro, col nome di Dio, presentato alle mura di Pisa, e intendendo dal Commissario come e’ patisce carestia di vettovaglie e che, non sendo provisto gagliardamente, porteria periculo che non seguissi qualche rilevato disordine in preiudizio della impresa e danno gravissimo della nostra città; a che volendo noi rimediare, abbiamo ordinato piú canove in detto campo. [4] Oltre alle quali voliamo che etiam cotesta comunità ne ordini una sopra di sé, mediante la quale mandi ciascun dí in campo pane fatto e ordini chi lo porti, e chi lo riceva là, e venda, e pigli el ritratto; e farai loro intendere come la via è secura e che ’l campo è ordinatissimo sanza esservi alcuno dubbio. [5] E perché e’ vegghino di non avere a perdere a nessun modo, farai loro fede come noi siamo contenti rifarli di nostro, quando per alcuno accidente el pane si guastassi o andassi male. [6] Fa’ addunque di essere con chi rappresenta cotesta comunità e ordinerai che faccino detta canova sanza manco veruno, e con tale prestezza e tale ordine che noi restiamo satisfatti di te e di loro. [7] Di nuovo ti ricordiamo non manchi di questa opera, perché, da farla a non la fare, è da perdere a guadagnare Pisa. [8] Vale.

56

[1] Antonio Canigiani e Giraldo. [2] In Pistoia. [3] Die vii septembris.

[4] Che faccino fare una canova a quelli Priori perché non basta provedere per uno tratto; e che faccino loro fede come noi siamo contenti che, guastandosi pane, di farlo loro buono.

57

[1] Prato, Giovanni Nasi; Galluzzo, Carlo Bartoli; Certaldo, Giovanni Cambi. [2] vii.

[3] Noi ti abbiamo scritto per duplicate che muova e’ marraioli per in campo: e presupponendoci lo avessi fatto, abbiamo avviso dal Com­missario nostro di campo come e’ non sono comparsi. [4] Dogliamoci e maravigliamoci di te e accusiamoti di negligenzia, perché non ch’altro tu non hai risposto alle nostre lettere. [5] Sí che rispondici di quello hai fatto e quanti tu nei hai mandati.

58

[1] A Filippo da Casavecchia. [2] vii septembris.

[3] Mossi da li tuoi ricordi abbiamo di nuovo prestato alli canovieri 200 ducati d’oro, e qui si è ordinato di mandare a cotesta volta ogni dí 15 moggia di farina. [4] E perché noi la dirizziamo alli canovieri, farai loro intendere come e’ non s’hanno a servire di detta farina in conto dello obbligo hanno con esso noi, ma che questa si manda per uno sopra a piú e supplemento del campo. [5] Abbiamo ancora ordinato che ’ Priori di Pistoia e li Otto di Prato faccino una canova, ciascun di loro a parte, per in campo; e benché da loro non ci sia ancora risposta del sí, tamen ci presupponiamo accetteranno questo carico. [6] E tu sollecitarai li ufiziali di detti luoghi e farai loro intendere e’ bisogni del campo e quello che tu desideri da loro. [7] Mandamo ancora con una patente Santi da Libbrafatta per tutto el Val d’Arno per rimboccare in costà pane; el quale ancora tu solleciterai, faccendo in ogni cosa tuo debito.

59

[1] Al Vicario di San Giovanni, Alessandro Scarlatti: 250; di Scarperia, Mariotto Rucellai: 200. [2] viiii septembris.

[3] Noi ti scrivemo piú dí sono ordinassi el danaio che montavono 250 marraioli pagati per 15 dí, sendo desiderosi di non affaticare cotesto vicariato di uomini e di danari; ma intendendo questa mattina per lettera del Commissario di campo come el defetto de’ marraioli ci rovina la nostra impresa, abbiamo mutato proposito, e t’imponiamo e comandiamo che subito e sanza alcuna dilazione di tempo mandi in campo e’ 250 marraioli detti; e a questo effetto manderai fuori tutti e’ tuoi cavallari e ofiziali e fara’gli volare in campo se possibile è. [4] Noi non ti potremo fare questa cosa tanto importante che la non sia piú; e però ci metterai drento ogni tua industria in mandarli e sollecitarli, e manderai con loro un tuo ufiziale e gastigherai acremente chi non ubbidisce. [5] Farai che sieno buoni uomini e abbino buoni ferri e che la metà di loro abbi pale, e il /4 marre e il /4 accette. [6] Di nuovo ti ricordiamo la importanza di questa provisione: la quale se non farai subito, non ci terreno satisfatti di te.

60

[1] Ad Antonio Giacomino. [2] Die viiii septembris 1505.

[3] Intendiamo per le due ultime tua el progresso fatto da l’artiglierie e come avete con uno principio di battaglia saggiato e’ nimici. [4] Siamo in speranza che per tutto dí d’oggi abbiate battuto el resto del muro disegnato e che abbiate ordinatamente dato la battaglia; e d’ora in ora aspettiamo qualche buona nuova, che Dio ne conceda la grazia a noi e a voi. [5] Duolci assai che ’ marraioli secondo l’ordine non sieno comparsi. [6] E noi non abbiamo possuto farne altra opera, perché si ordinò in tutti quelli luoghi che da voi ne fu disegnato e quel numero appunto che di costà ne venne nota, e cosí si scrisse partissino quando tu ce ne avvisasti; ora se non hanno fatto el debito loro, si può gastigarli ma non rifarci del danno. [7] E per intendere appunto l’ordine come è seguíto, scriviamo l’alligata a Francesco Serragli che ce ne avvisi. [8] E perché tu di’ che bisogna farne nuova provisione, abbiamo scritto a la Scarperia e a San Giovanni per 500, e’ quali s’erano fatti stare in ordine e si attenderanno a sollecitare.

[9] Del sannitro per raffinare si è mandato 3 dí fa a Filippo Arrigucci a Cascina. [10] Né per questa ci occorre altro; e la mandiamo per staffetta acciò Francesco Serragli ci possa rispondere in che termine si truova.

61

[Consulta]

[1] Die xiii septembris 1505.

[2] Proposto quello che fussi da fare sopra le lettere del Commissario di campo che contenevono la battaglia data e non riuscita, fu detto cosí:

[3] Luca delli Albizi: che li doleva le cose di Pisa essere in questi termini, e che li pareva da ringagliardire el campo di fanterie, avendo donde tralle; ma pensando a’ danari e al tempo restava confuso e per questo desiderava d’essere consigliato. [4] Quanto alli Spagnoli, che si tenghino in lato che non nuochino.

[5] Messer Niccolò Altovito: che ha poca esperienza nella consulta proposta; pure, quando le Signorie vostre potessino confidare nelle genti, vi sono e’ danari da provedere le nuove, consiglierebbe d’andare innanzi; quando questo non fussi, si lascerà consigliare a chi ha a dire poi. [6] Quanto alli Spagnoli non se ne confiderebbe e darebbe loro danari adagio, e guarderebbe che non potessino offendere e’ sudditi.

[7] Messer Antonio Strozzi: pàrli che le cose abbino difficultà perché si tratta della levata o di seguitare la ’mpresa; pàrli che non si possa sperare in quelle fanterie di meglio, etiam arrogiendo: per che, credendo che le mutassino viso, le ingrosserebbe delli Spagnoli e delli altri che vengono di Romagna, e manderebbevi li Spagnoli come a cura disperata; ma non credendo che questo basti, giudicherebbe che fussi da levarsi con meno vergogna e vedere se voi potete fare qualche altra cosa. [8] E delle genti colonnese si ha a fare secondo la deliberazione della impresa.

[9] Messer Francesco Gualterotti: pàrli che questa impresa che si è fatta di Pisa abbi seguíto l’ordine delle cose della guerra che hanno contrario fine a quello si disegna, e che sempre che vi si è ito, si è dato la cagione a qualcosa. [10] «E per questo io credo che sia da fare resoluzione di levarsi da la ’mpresa in ogni modo, perché non vi offende la quantità de’ fanti, ma la qualità, la quale non è per migliorare con altri fanti». [11] Ma quello che fussi da fare, non ne vuole dare iudizio sí presto, ma pàrli da masticarla questa sera o domattina maturamente. [12] Quanto alli Spagnoli, cessata la cagione di divertigli, li pare da fermare le genti e ordinare a Piero Bartolini che li levassi da dosso el piú che potessi. [13] Quanto a’ fanti che vengono di Romagna, sendo a tempo a fare che non si dia loro danari, che si scriva; non sendo a tempo, lasciarli venire: perché sempre, venuti qui, si potranno rimandare indreto o pigliarli, come a voi parrà, e secondo arete deliberato di seguire. [14] Delle genti vostre, o del campo, pàrli che non sia da sbigottirsi ma andare innanzi, etc.

[15] Messer Matteo Niccolini: pàrli levarsi cosí ad un tratto strano. [16] Però se si potessi fare qualche promessa a quelli fanti per farli migliori, che si faccia; quanto che non, si lievi, ma tentisi prima ogni cosa e aspettare che questi fanti venissino. [17] De’ fanti spagnoli non si fiderebbe, o seguitando, o abbandonando la ’mpresa.

[18] Messer Lodovico Acciaioli: che nascendo la tristizia delle fanterie da la potenzia del nimico, non saprebbe che farsi, ma nascendo da la viltà loro, li parrebbe da scerre de le migliore e aggiugnervi dell’altre e di questo particulare dimandarne el Capitano. [19] De’ fanti spagnoli, quando si mandassino in campo e e’ facessino la truffa, sarebbe la scusa del levarsi.

[20] Giovambattista Ridolfi: vedesi che le nostre genti sieno ributtate; crede che ’l fondamento della ’mpresa fussi de’ conforti di campo: e voi non avete mancato. [21] Pàrli che levato l’artiglierie e mettendovi innanzi nuove fanterie, voglia dire che si levi el campo ad ogni modo. [22] E però scriverrebbe al Commissario che si accomodassino alla necessità, levassino el campo con piú rispiarmo e manco disonore si potessi, e non farebbe altre fanterie né altre spese.

[23] Piero Popoleschi: pàrli che sia da fare ogni cosa per non rimanere con vergogna e vorrebbe perseverare dua, o tre, o 4 zuffe; e crede che chi la ha governata, la abbi governata come ha creduto fare bene. [24] E’ rimedi sarebbe che vi si mandassi 2 o 4 cittadini alla perseveranza di essa, e dua massime de’ Dieci, e che le buone parole fanno andare li uomini nel fuoco. [25] Vorrebbe che a’ feriti si facessi bene di medici, di danari e d’ogni cosa, e cosí andare dreto alla ’mpresa usque ad finem; e pàrli che questi sieno buoni remedii. [26] E stati che ’ cittadini vi fussino 4 o 6 dí, pigliare partito, non vedendo andare innanzi. [27] Che delli Spagnoli non si fidino e che si licenziino el piú presto si può; e guardisi Campiglia e faccinsi venire giú questi fanti.

[28] Alessandro de Filicaio: crede che e’ fanti sieno stati corrotti da chi non vuole che voi abbiate Pisa; che per nulla si parta la brigata dalla impresa; e che si conforma con Piero e che vi vadino questi cittadini e con danari. [29] Alli Spagnoli, che si tolghino: ché se vi tradissino, sarebbe scusa al disonore della partita.

[30] Giovanni Buondelmonti: a lui pare che levare el campo importi, non per la vittoria, ma per la reputazione. [31] Consiglia che, considerato alla natura delli Spagnoli, che se si promettessi loro dua paghe per entrare in Pisa e che Piero Bartolini ne domandassi quelle fanterie che li sono appresso, se le se ne rincorassino.

[32] Veri de’ Medici: disse che li pareva essere fuora di sé, veduto quanto contrario è questo fine da quello che si aspettava. [33] E però si accosta al consiglio di Piero Popoleschi, e che si vedessi se ci è rimedio veruno; e se l’artiglierie grosse portono periculo, che le si lievino, e mandinsi e’ 4 cittadini; e che delli Spagnoli non sa che si dire.

[34] Antonio Paganelli: che si mandi 4 cittadini in campo come disse Piero Popoleschi e che ’l campo non si lievi sanza tentare questa cosa. [35] Delli Spagnoli non si fiderebbe.

[36] Bartolomeo Giugni: afferma quello ha detto Piero.

[37] Bernardo da Diacceto: che l’onore si debba preporre ad ogni altra cosa e crede che le gente vostre non si sieno adoperate tutte; e che quello che non hanno fatto le prime, lo facessino le seconde. [38] E che afferma quello che ha detto Piero Popoleschi e che si mandi là e’ cittadini che con le parole facessino quello che altri non sa fare. [39] E per nulla non si lievi cosí alle grida el campo per non si mettere questa mitera in capo, e vederla bene e intenderla, che questa non fussi una scusa. [40] «Ma quando e’ si facessino tutte le diligenzie, io me ne vorrei levare el piú onorevolmente fussi possibile»; e che si facessi intendere a piú numero: perché l’andarvi non fu deliberato da pochi, e per consiglio di pochi non è bene levarsi.

[41] Iacopo Venturi: che levarsi da campo per avere dato una battaglia è una cosa vituperosa, e che Piero Popoleschi ha parlato secondo el gusto suo di mandare 2 de’ Dieci e dua altri cittadini a confortare quelli capi, e cosí si conforma con Piero.

[42] Tommaso de’ Pucci: che levarsi dall’assedio di Pisa è con gran vergogna e disonore della città, e che si mandassino 4 cittadini a vedere e consigliare quello fussi da fare, e secondo la deliberazione loro, levarsi o starsi; perché fare altrimenti sarebbe con una gran vergogna. [43] E soprattutto che ’l campo non si lievi sanza avere mandato prima quelli cittadini. [44] Delli Spagnoli: che si li lievino da dosso per essere infideli.

[45] Lorenzo di messer Dietisalvi: risentesi assai che ’l campo si avesse a levare; e che si conforma in quello che fu detto per Piero Popoleschi.

[46] Giovanni Pitti: ut Piero Popoleschi.

[47] Antonio del Vigna: che avendo a perseverare nella impresa, e avendo a fidarsi nelle fanterie e ad entrare nello spendio, li pare da potere salvare ogni opinione. [48] E parrebbegli che si mandassino 4 cittadini a parlare in campo al Commissario e, secondo e’ ritratti da loro, deliberare.

[49] Bernardo Nasi: che è di quelli che desidera come li altri cittadini che si abbi Pisa. [50] E pensando al levarci, giudica che sia da farlo quando la necessità ci sforza; e udito le lettere, pàrli che la opinione de’ Commissarii e soldati sia declinata, e potendosi rincavallare, sarebbe d’opinione di non si levare. [51] Ma rincavallandosi e essendo ributtati, sarebbe la vergogna maggiore. [52] Considera che si è speso 70 mila ducati in pochi mesi, vede le munizioni mancate, le genti invilite, le quali cose hanno fatto invilire già di gran capitani. [53] Sta in su questo dubbio perché non vede da potere ritornare in su la cosa; e desidera di riavere Pisa, da l’altra teme di non fare frutto. [54] Parrebbegli d’intendere in quello modo si può di quello animo che sono quelli di campo e con loro consigliarsi.

[55] Taddeo Gaddi: appruova chi ha consigliato che ’l campo non si lievi, ma che si mandi ad intendere cittadini in campo e aspettare la resoluzione loro e secondo quella consigliarsi.

[56] Pier delli Alberti: intese le lettere, li pare che sia da scambiare e’ fanti e nuovi governatori, e che li pare da intendere per lettere quello che paressi a quelli di campo; e non vi mandare cittadini. [57] Dell’altre cose se ne rimette a quello che è consigliato.

[58] Piero Lenzi: che questa cosa si debbe intendere bene in che termini ella è e non andare prima con le spese piú avanti, ma aspettare d’intendere la cosa meglio, e poi deliberare. [59] Delli Spagnoli non si fiderebbe ma s’ingegnerebbe spendervi el manco si potessi.

[60] Tommaso Capponi: che consiglia a mandare questi 4 cittadini el piú presto si può e in questo mezzo scrivere in campo che seguissino; e risolversi in su la relazione di detti cittadini.

[61] Lorenzo Morelli: che aspettava la vittoria e non che si avessi a levare el campo. [62] Non crede sia da pensare alla spesa ma da preporre l’onore etc. [63] Non sa se si nasce da e’ fanti, perché potrebbe essere che vedrebbono cattivo ordine e arebbono ragione. [64] Però bisogna intendere bene la cosa, e conforta che vi si mandi. [65] E che si fiderebbe delli Spagnoli, poiché la ’mpresa è disperata, e prometterebbe loro la cosa grassa: se facessin buono frutto bene quidem; se se n’andassino in Pisa, saresti scusati. [66] E non è da guardare in spesa, e pignerebbe giú ogni uomo: e in summa indugiare ad acquistare la ver­gogna el piú che si può; lascerebbe venire e’ fanti di Romagna per mandarli giú e favorire la cosa el piú fussi possibile.

[67] Giovanni Corsi: che quando quelli cittadini deputati referiranno si potrà meglio consigliare. [68] E delli Spagnoli si conforma in quello ha detto Lorenzo Morelli.

[69] Niccolò degli Albizi: li parrebbe che la città ricevessi un gran disonore levandosi; e potrebbono essere piú cagioni che ’ soldati non facessino el debito loro; e conforta che vi si mandi e’ cittadini. [70] Delli Spagnoli: che si tenghino in modo che non entrino in Pisa; che e’ fanti di Romagna si lascino venire.

[71] Giovanni Minerbetti: che non si facci una deliberazione sí presta, ma che si aspetti di là qualche lettera; e vi manderebbe cittadini quando la ’mpresa avessi ad ire innanzi, ma quando non avessi ad ire innanzi, non vi manderebbe.

[72] Filippo dell’Antella: che levarsi da lo assedio è vituperoso; e che si ritragga l’animo de’ soldati, e trovandolo buono, andare innanzi; trovandolo debole, tornare indreto, perché li pare che sia meglio perdere poco che assai. [73] Degli Spagnoli si conforma con chi ne ha parlato.

[74] Benedetto de’ Nerli: che fa in tutto la impresa disperata, né crede ci sia rimedio e che ’l piú savio modo è levarsi da la ’mpresa come disse Giovambattista, e con manco spendio si può; né si discosta da chi consiglia che vi si mandi per intenderla meglio.

[75] Iacopo Ciacchi: el gusto suo è che ’l campo non si lievi, tamen veduto le lettere li pare che ’l Capitano e Commissario sieno desperati, e vorrebbe si mettessi manco si può; approva che vi si mandi non dua de’ Dieci ma altri cittadini. [76] Delli Spagnoli se ne era detto abbastanza.

[77] Luigi della Stufa: che se potessi stare in su l’onorevole, lo farebbe volentieri. [78] Pàrli che la reputazione sia mancata nella impresa vostra; e andando dreto, li pare che piú ci se ne metta. [79] E che si guardi Livorno, e che si guardi Libbrafatta. [80] Piacelli che vi si mandi, e che si referiva alli altri.

[81] Ruberto de’ Nobili: pàrli che questo infermo abbi presa la medicina e che non ci veggono alcuno riparo; e crede che sia peggio che quello che non abbino scritto; e se ’l mandarvi fussi da fare frutto, mandarvi, e vedere se ci fussi riparo alcuno; non ci sendo, levarsi al tutto. [82] Li Spagnoli: che non vadino in Pisa. [83] Farebbe venire adagio queste altre gente di Galeata.

[84] Gherardo Corsini: che ha perduto la speranza delle cose di Pisa e crede che le cose vadino peggiorando per li feriti, ammalati e vattene là. [85] Ma per fare la cosa piú maturamente, manderebbe qualche cittadino come è detto, accozzarsi con el Capitano e Commissario che vi è, provedere di capitulare questo male, e in su la loro resoluzione fare migliori iudizii. [86] Non spenderebbe piú, lascerebbe solo venire le genti di Galeata; le genti spagnole, pagherebbe quelli che fussino venuti; quelli che non volessino venire, li lascerebbe, ma vedrebbe di non lasciarli andare in Pisa.

[87] Lanfredino Lanfredini: se noi crediamo che quello che dicono le lettere sieno vere, è della opinione di Giovambattista Ridolfi; se non credessino fussino vere, concorrerebbe a mandarvi cittadini come è detto. [88] E perché e’ crede che le lettere sieno scritte in su la verità, consiglia come dice Giovambattista, perché se si ha ad avere nuove fanterie questo è impossibile, e per li danari, e per donde le s’abbino a trarre. [89] Delli Spagnoli e delle fanterie che vengono di Romagna, se ne ha da deliberare secondo che voi deliberrete della impresa.

[90] Bernardo Gondi: considerato come le cose sono seguite, crede che le fanterie non sarebbono a tempo; e che si conforma in quello ha detto Giovambattista Ridolfi.

[91] Chimenti Sciarpelloni: che li è manco vergogna avvedersi per tempo che tardi; non nega che sarebbe bene mandarvi qualche cittadino, pure el ritirarsi presto appruova, non ci sendo rimedio.

62

[1] Antonio Giacomini Commissario in campo etc. [2] 14 di settembre.

[3] Noi ti scrivemo iarsera in risposta delle tue dua lettere de’ 12 date a 23 e a 3 ore, e ti significamo quello che si era deliberato in su tali avvisi tuoi; e questo era di mandare costí due cittadini, e’ quali insieme con teco e alla presenzia del Capitano e di quelli Signori condottieri consultassino e esaminassino quello che fussi da fare. [4] E non­dimeno ti ricordamo infino alla venuta loro dua cose: l’una, che potendo fare frutto alcuno in onore della impresa lo facessi; l’altra, che soprastandoti alcuno periculo lo fuggissi. [5] Sono dipoi comparse dua altre tua lettere di ieri; e intendendo quanto le fanterie ti peggiorono fra mano per numero, per qualità e per ubbidienza; e intendendo che a’ Pisani può essere giunto rinfrescamento di fanterie spagnole, sí di quelle che da Campiglia ne andorno in Piombino, sí etiam di quelle che s’aspettavono da Napoli, perché per lettere di Roma intendiamo come a dí 8 da Napoli erano partiti 2000 fanti per a Pisa e appresso pensando che ’ Lucchesi possono somministrare cavalli e fanti a’ nimici nostri in poche ore; e cosí considerando come le forze e l’animo de’ nimici potrebbe essere cresciuto e al contrario de’ nostri diminuito, ci è parso scriverti la presente la quale ti si manda per staffetta. [6] E ti significhiamo che, nonostante l’ordine dato di mandare costí e’ 2 commissarii per risolversi di quello fussi da fare, voliamo che tu consideri se li puoi securamente aspettare costí con el campo sanza paura di perdere l’artiglierie o d’incorrere in alcun altro periculo; e quando securamente in tutto li possa aspettare, il che si rimette nel iudizio tuo, li aspetterai; quanto che no, ti assicurerai e dell’artiglierie e delle genti in tutti quelli modi securi che a te e al Ca­pitano e a cotesti altri signori occorreranno; perché el primo intento nostro è salvare coteste artiglierie e coteste genti e non ricevere danno sopra danno, né maggiore vergogna che levarsi semplicemente della ’mpresa. [7] Tu intendi addunque l’animo nostro, piglierai quel partito che ti renda securo, la quale securtà noi preponiamo ad ogni altra cosa.

[8] Ricordiamoti provedere Libbrafatta come ti si scrisse iarsera e pensare etiam alla securtà di Livorno.

63

[1] Antonio Tebalducci Commissario in campo. [2] Die 14.

[3] Ancora che questa mattina ti si scrivessi largamente come el nostro desiderio era che tu, innanzi ad ogn’altra cosa, salvassi tutte coteste nostre artiglierie e coteste genti in qualunque modo, quando vedessi da non potere soprassedere costí securamente infino alla giunta de’ dua mandati nostri; e con tutto che noi crediamo la staffetta sia giunta salva e che tu sia per pigliare el partito piú securo; nondimanco, presupponendo noi per li avvisi auti da Napoli e tuoi, e per il mancamento e tristizia di coteste fanterie, che coteste artiglierie nostre non stieno punto secure, ci è parso scriverti di nuovo questa per staffetta: e impórti che, posposta ogn’altra cagione, riduca le prefate artiglierie in luogo salvo, di modo che per alcuno accidente non se ne abbi da dubitare; il che voliamo facci ad ogni modo. [4] Voliamo ancora mandi in Livorno uno o dua conestaboli de’ piú fidati; e cosí provederai Libbrafatta di vettovaglia come ti si è scritto per doppie; e parendoti da mandarvi piú guardia vi manderai uno conestabole. [5] Penserai ancora alla Verrucola e medesimamente la rinforzerai di guardia; e a Campiglia manderai un connestabole con 100 o 150 fanti; e soprattutto arai l’occhio ad eleggere per in questi luoghi conestaboli e compagnie fidate. [6] Né per questa ci occorre dirti altro, se non ricordarti di nuovo la salute di coteste artiglierie. [7] Manderai le alligate a Livorno subito; e di nuovo ti ricordiamo el mandare vettovaglie in Libbrafatta, e ti varrai a questo effetto della canova quando non potessi d’altronde; e questo farai subito, perché sai con quanta difficultà si può provederle non sendo in campagna.

64

[1] A Zanobi Ridolfi Commissario a Livorno. [2] 14 septembris.

[3] Ancora che noi crediamo che per l’ordinario tu stia a buona guardia, nondimanco avendo inteso come a Napoli a dí 8 del presente s’imbarcorno 2000 Spagnoli per venire in Pisa, e possendosi per avventura levare ad ogni ora el campo nostro d’intorno da Pisa, ci è parso scriverti la presente e di nuovo confortarti a buona e diligente guardia; la quale in cotesto luogo e in questi tempi non può essere mai a sufficienza. [4] E perché piú securamente si possa stare di cotesto luogo e tu con franco animo defenderlo, si è ordinato al nostro Commissario di campo ti mandi uno connestabole o 2 per la guardia di costí; con li quali, insieme con quelli vi ti truovi, ti confortiamo e esortiamo a fare tuo debito per le cagioni allegate di sopra. [5] Vale.

65

[1] Antonio Giacomini Commissario in campo. [2] Die xvii.

[3] Noi abbiamo questa mattina ricevute due tue lettere, data l’ultima iarsera a tre ore; e ci satisfa assai che tu abbi dato ordine di provedere Libbrafatta di 500 sacca di farina. [4] E di nuovo ti diciamo come noi desideriamo ne provegga infino in mille, acciò che questo verno non vi si abbi a pensare. [5] Aspettiamo ora la tornata de’ dua commissarii per intendere l’ordine preso della guardia di Livorno e dell’altre terre che per altre nostre ti abbiamo ricordato, ma quanto alli fanti spagnoli che si truovono in Ponte di Sacco, e’ quali fanno difficultà a venire costí in campo sanza nuovi danari, la prima cosa che noi ti abbiamo a dire è questa: che noi non voliamo dare loro né ora né poi in alcun modo piú un quattrino, parendoci troppo quello che si è speso in loro infino a qui. [6] Desideriamo bene sopra ogni cosa che si fugga per ogni via e modo quelli scandoli che ne potessino nascere, o che loro avessino a saccheggiare alcuna nostra terra, o che tu ti avessi ad insanguinare con esso loro per quelli rispetti che alla tua prudenzia occorrano e che da te altra volta sono suti allegati. [7] Parci dunque che tu abbi a te e’ capi di detti Spagnoli e con buone parole persuada loro a venire costí in campo con la compagnia, dove tu te ne hai a servire e dove a li soldati nostri si dà danari, accennandoli, per farli venire piú volentieri, che tu non se’ per mancare a’ bisogni loro: non promettendo però loro nessuna cosa certa. [8] E a questo effetto di condurli costí in campo con buone parole, adoperrai l’autorità di quelli capi colonnesi e che sono con loro e che si truovono costí, confortandoli a volere operare che si conduchino in cotesto luogo: mostrando loro che se scandolo nasce el carico sarà loro, appresso di voi e d’ogni altro. [9] E quando non ti riesca per questa via el condurli costí, il che ci persuadiamo ti riuscirà ad ogni modo, voliamo pigli un altro espediente: e manderai ad el Ponte di Sacco 80 o 100 cavalli leggieri e 400 o 500 fanti sotto colore di mandarli a fare qualche altra espedizione; e alloggiati che saranno quivi potrai fare intendere a detti Spagnoli piú vivamente che li hanno a venire in campo ad ogni modo; né dubitiamo punto che questa seconda medicina non basti quando non bastassi la prima. [10] In summa tu hai ad intendere come noi voliamo che a detti Spagnoli non si dia piú un quattrino e appresso che si conduchino in campo per trarli delle terre nostre; e a fare questo desideriamo che basti o e’ prieghi o e’ minacci, sanza avere ad entrare in altri scandoli e’ quali vorremo si fuggissino. [11] E condotti che saranno in campo, correndo la paga loro tutto questo mese, e trovandosi in luogo da non potere bravare, aremo tempo a pensare come si abbi a risolvere el caso loro.

[12] Quanto alle genti colonnese venute di nuovo, voliamo che subito ordini a Luca Cavalcanti che le rassegni; dipoi ordinerai a dette genti che mandino qui un cancelliere con la copia della rassegna e con li conti loro, e subito aranno el resto della loro prestanza. [13] E se in questo mezzo bisognassi suvvenirli, per vivere, di qualche centinaia di ducati per compagnia, li suvvenirai, trovandotene in mano; e dall’altro canto ordinerai che paghino a’ sudditi nostri le vettovaglie dove li alloggiano: e questo farai loro intendere in modo che conoschino averle a pagare.

[14] Le artiglierie invierai qui alla volta di Firenze; cioè tutte quelle che vennono di qua.

[15] Noi desideriamo ci mandi, se non appunto almanco in digrosso, el conto di tutti e’ danari ti restono in mano, cosí de’ 1150 ducati auti da Antonio Segni per le lance spezzate a piè come di tutti li altri danari che per conto del comune ti sono capitati in mano; e in particulare ci manderai quello che montorono le lance spezzate a piè. [16] Vale.

66

[1] Antonio Giacomini Commissario in campo. [2] xviii.

[3] Noi abbiamo aúto iarsera e questa mattina innanzi a noi Bernardo da Diacceto e Niccolo Valori, e’ quali ci hanno referito tutto quello che insieme avete ragionato e trattato costà. [4] Abbiamo ancora ricevute due tue lettere e date ieri e questa mattina; e in risposta delle quali e del referito da’ prefati Bernardo e Niccolò ti significhiamo come e’ non ci pare e non voliamo al presente entrare in spesa di fare el bastione di Stagno: sí perché a farlo bisognerebbe tenere alla campagna piú tempo cotesto esercito che ’l tempo o la spesa non sopporterebbe, sí etiam perché poi fatto, perdendolo come potria dare la sorte, ci farebbe molto piú danno che non ci farebbe utile quando e’ fussi nostro. [5] Occorreci ancora, fuora di queste, molte altre ragioni che ci persuadono a no·llo fare, le quali non si replicheranno per non essere tediosi, tanto che infine noi facciamo pensiero di lasciarlo stare in ogni modo. [6] Vorremo, se fussi possibile, questa vernata tenere guardata la strada di Livorno. [7] E però penserai insieme con la Signoria del Capitano che ordini si potrebbe dare per tale securtà sanza fare detto bastione: e ne avviserai.

[8] Considerato questi Spagnoli che sono entrati in Pisa, ci pare, per non dare animo a’ Pisani, di correre la campagna e per non cascare cosí ad un tratto di reputazione, che cotesto esercito si mantenga insieme piú giorni si può, o costí dove sete, o altrove dove vi paressi stare meglio e piú a proposito; e noi in questo mezzo pensereno dove ci pare da dare li alloggiamenti a coteste gente d’arme e quali guardie noi voliamo mettere in coteste terre; e di tutto vi se ne manderà nota in tempo che, venendo qualche necessità di levarsi, tu possa mandare ciascuno alli luoghi suoi. [9] E perché Libbrafatta è fuori di mano, ci pare da fermarvi la sua guardia che vi debba stare questa vernata prima che nelli altri luoghi. [10] E però ve la deputerrai in quel modo che a te e al Capitano parrà, avendo cura di mettervi capi fidati: e da’ loro compagnia che non sia né poca né superflua. [11] E penserai se fussi bene, sendovi ordinate le stalle e li strami, mandarvi una compagnia di cavalli leggieri, e della deliberazione ne arai fatta ce ne avviserai. [12] Piaceci assai vi abbi mandato quella farina e quelle munizioni di che tu ci dài notizia per l’ultima tua; e crediamo che nel mandare la scorta con loro tu arai pensato che chi tu hai mandato vadi securo e el campo che resta costí non porti periculo: a che arai avvertenza grande qualunque volta tu vi manderai vettovaglie, perché voliamo che vi man­di tante carovane che vi sia mille sacca fra grano e farina.

[13] Le artiglierie, come per altra si disse, che vennono di qua, invierai tutte qui alla volta di Firenze.

[14] È tornato el proveditore. [15] Aspettiamo ora che tu mandi la scrittura di quelle gente d’arme colonnese acciò si possa dare loro la prestanza.

[16] Farai intendere a Piero Bartolini per nostra parte che non parta di costí infino che da noi li sia scritto altro.

[17] Postscripta. [18] Per la prima tua intendemo come li Spagnoli erano venuti in campo e per la seconda come tu li hai visti e che non aggiungono a 250: di modo che considerato la qualità loro e come in Pisa sono molti altri Spagnoli, ci pare da non tenere molto conto che li entrino in Pisa, giudicando che non sieno e’ portamenti loro altrimenti né piú sopportabili in Pisa che costí fuori. [19] Ma vorremo vedere se ci fussi mezzo a tentare per via del loro capo qualche cosa di quelle che simile generazione suole fare, e pur qualche volta riuscire, ancora che raro; e vorremo avessi a te el Capitano di detti Spagnoli e li offerissi, quando e’ voglia ire in Pisa con la compagnia (e trattare con alcuno di quelli capi vi sono, quando da sé non fussi sufficiente), di mettervi una notte in Pisa: che tu li farai tale dono quale a te parrà di proferire; promettendoli a cosa fatta danari e signoria di terre e tutto quello che a te paressi per muoverlo, faccendoliene a cosa fatta quelle cauzioni che ti parranno. [20] E quando tu convenga seco, potrai, per colorire la cosa, ordinare che si fugga di campo e tu lo farai seguire, con presa o muta di qualche uno de’ compagni suoi. [21] Nel tentare questa cosa non ci pare perdere perché, quando o non li riesca o e’ c’inganni di non lo volere fare, non giudichiamo importi molto che 250 Spagnoli se ne vadino in Pisa; e pure potrebbe fare qualche buono effetto. [22] E tu ci risponderai per una poscritta acciò si possa tenere questa cosa piú secreta.

67

[1] Antonio Berlinghieri al Borgo a San Sepolcro. [2] xviiii septembris.

[3] Per satisfare al Signore Muzio Colonna e a sua compagnia, siamo contenti che soprassegga qualche giorno nel vicariato d’Anghiari per riposare suoi cavalli e uomini, e per la alligata se ne dà commissione a quel vicario. [4] E tu in questo tanto ordinerai ad uno de’ tuoi ufiziali che scriva e rassegni dette sua genti per peli e per segni e ce ne manderai subito la scrittura. [5] Né ci occorre rispondere altro alla tua lettera.

68

[1] Antonio Giacomini Commissario in campo. [2] xx septembris.

[3] Con questa saranno alligate dua listre: nell’una vedrai la distribuzione delle fanterie in cotesti luoghi, nell’altra vedrai quella delle gente d’arme. [4] Mandiamotele acciò che quando ti pare tempo da levare el campo, possa mandare ciascuno alli alloggiamenti suoi; e per fuggire le querele e fastidii di cotesti soldati, terrai secreta tale distribuzione infino al punto della levata loro. [5] E quelli che hanno a venire di sopra li manderai per quelle vie che a te parrà a proposito, purché l’una compagnia non impedisca l’altra; e al Signore Muzio Colonna si sono dati li alloggiamenti nel vicariato d’Anghiari perché dua dí fa intendemo essere arrivato in quello luogo con circa 30 uomini d’arme, dove lo facemo fermare. [6] E tu ordinerai al tempo debito ad el residuo della sua compagnia, che è costà, che vadia a trovare detto Muzio.

[7] Saranno alligate con questa tre patenti di commessario a Giuliano del Caccia, Cieccotto Tosinghi e Girolamo Guicciardini, perché essendo deputati alla guardia de’ luoghi dove non si tiene commissario, voliamo possino fare loro tale ofizio.

[8] El tempo nel quale noi voliamo ti lievi di costí e vadia alle stanze è quando tu vegga che sia per seguire disordine stando in campagna. [9] Desiderremo bene, avanti ti levassi, che in Libbrafatta fussino messe almanco 600 sacca, quando non piú, fra farina e grano: il che farai permettendolo el tempo e possendo mandarle securamente e sanza dubitare di disordine.

[10] Questa sera è stato qui un araldo regio, el quale verrà costí con lettere a comandarvi non offendiate e’ Lucchesi. [11] Voliamo lo intratteniate e della risposta lo rimettiate a noi.

[12] Delli Spagnoli ti direno solo due cose: l’una, che non si dia loro un quattrino; l’altra che tu non li lasci entrare in alcuna nostra terra. [13] E circa el modo del levarteli da dosso, la rimettiamo in te: solo ti diciamo che a noi non pare impòrti molto quando bene andassino in Pisa. [14] Avvertiamoti nondimanco a non t’insanguinare con loro rispetto al loro padrone.

[15] Scriverrai al Ferruccio che ci mandi e’ conti suoi infino a questo dí e liene scriverrai in modo che li mandi subito.

[16] Avendo Luca Cavalcanti rassegnato lo farai tornare per dare conto della sua amministrazione.

[17] El Signore Capitano ci ricercava per la persona sua le stanze a Montopoli: desideravamo compiacerlo, ma ci pareva quello luogo troppo discosto da Cascina e da Pisa. [18] E però abbiamo deliberato che, stato sarà qualche dí in Cascina, e’ possa dipoi alloggiare con la persona in Monte Castelli, dove tu li farai ordinare per a quel tempo quella casa che ti parrà piú a suo proposito.

69

[1] Al Capitano d’Arezzo Bastiano Guidetti. [2] 20 septembris.

[3] Sendoci fatto intendere come lo Spedalingo dello spedale del Ponte di costí si porta in modo che rovina detto spedale, ci pare che tu facci ragunare e’ Priori e Consiglio di cotesta città e secondo ne dispongono li ordini vedrai d’ordinare la cosa in modo che detto spedale non patisca; e ne farai ogni remedio opportuno.

[4] Intendendo appresso come cotesta comunità per conto del bargello è gravata piú che la non può sopportare; e che etiam le è fatta pagare la portatura di piú rena che non si logora nella muraglia della cittadella; e volendo alleggerilla nell’una e nell’altra cosa, t’imponiamo, quanto al bargello, che, dove se li è dato infino a qui 25 fanti, tu lo riduca a 15; e quanto alla rena voliamo intenda quanta rena si mette per moggio di calcina e dipoi capituli con la comunità che la facci portare la rena secondo le moggia della calcina che s’impegneranno.

[5] Noi abbiamo ordinato che venga ad alloggiare in cotesta terra un capo con 40 cavalli leggieri e in cotesto capitaneato e Val di Chiana 40 uomini d’arme. [6] Diamotene avviso acciò prepari li alloggiamenti perché vi saranno fra pochi dí.

[7] Postscripta. [8] Quando nel tassare nella rena cotesta comunità secondo le moggia della calcina si potessi ingannarla, piglierai un altro espediente: e questo è di vedere quanta rena va per braccio quadro della muraglia che si mura, e di tanta constringerai la comunità a provedere; e potrai etiam ridurre detta rena a danari, secondo el bisogno della muraglia: perché nostro desiderio è che la comunità provegga alla rena che si logora o al costo d’essa, e non di piú.

70

[1] Al Vicario d’Anghiari Stoldo Rinieri. [2] xx septembris.

[3] Come ieri ti si scrisse noi voliamo che tu dia alloggiamento in cotesto tuo vicariato al Signore Muzio Savello, dove voliamo si posi questa vernata. [4] E perché lui ha 50 uomini d’arme fra quelli che li ha seco e quelli che lo verranno a trovare di quello di Pisa, voliamo che in cotesto vicariato si dia solamente alloggiamento a 35 uomini d’arme, e xv voliamo ne alloggi nel vicariato della Pieve a San Stefano: al quale scriverrai per parte nostra che ordini li alloggiamenti per detti xv uomini d’arme secondo la consuetudine de’ soldati nostri. [5] E in fede dell’animo nostro li potrai mandare la presente lettera aperta. [6] E venuti che fieno detti uomini d’arme di quello di Pisa, li manderai in quelli alloggiamenti. [7] Vale.

71

[1] Antonio Giacomino. [2] 21 septembris.

[3] Poi che tu ci scrivi per questa tua ultima che Carlo da Cremona non vuole tornare in Libbrafatta, abbiamo riordinato le guardie di Cascina e Libbrafatta nello infrascritto modo – el quale ordine osserverai nonostante quello che iarsera ti si mandò – e questo è: in Libbrafatta metterai el Zitolo con 80 provigionati e Bernardino da Carrara con 30; in Cascina metterai messer Criaco con 80, el Signore Francesco dal Monte con 40, el Riccio Fantoni con 20.

[4] Perché le gente d’arme che tu hai a mandare sopra vadino con piú ordine, manderai con loro un di quelli giovani che tu hai appresso di te e farai loro fare la via per la Val d’Elsa.

[5] Manderai a Livorno 6 lanterne mezzane, qualche cassa di passatoi, dua doppieri; e vi rimanderai e’ bombardieri che si trassono di là per in campo.

[6] Fermera’ti in Cascina qualche dí, tanto che ti si mandi el successore, e a Filippo Carducci dirai che usi la licenza, se licenza se li dette.

[7] Al Capitano farai medesimamente intendere non parta di Cascina senza commissione nostra.

[8] Ricordiamoti facci sollecitare l’artiglierie che hanno a tornare qui.

[9] De’ fanti spagnoli ti si scrisse iarsera abbastanza; di nuovo ti ricordiamo li licenzi sanza fare loro villania e con dare ordine che non possin fare alli luoghi nostri; e potrai scrivere ne’ luoghi donde hanno a passare che non li ricevino, ordinando nondimanco per altro che sieno lasciati passare liberamente; e alli loro capi dirai come e’ si licenziono per avere el loro Re mandato in Pisa altri Spagnoli: il che se non fussi seguíto, si sarebbono tenuti molto volentieri a’ soldi nostri.

[10] Circa all’andare alle stanze con el campo non ti si dice altro, avendoti iarsera mandato la listra delli alloggiamenti, la quale userai a benificio delle genti e nostro.

[11] Non ti valendo piú costà di Benintendi Rondinelli, ce lo rimanderai.

72

[1] Al Signore Marcantonio Colonna. [2] Die 23 septembris.

[3] E’ ci è suto fatto intendere con ammirazione e dispiacere nostro come la compagnia vostra e del Signore Iacopo e Signore Muzio, nel transferirsi di campo alle stanze loro disegnate, vogliono vivere a discrezione de’ sudditi nostri, allegando essere cosí la consuetudine. [4] E perché la consuetudine delle genti nostre è tutta contraria a questo e li capituli abbiamo con voi vi constringono a pagare tutti li viveri a’ nostri sudditi, vi facciamo intendere come noi voliamo ad ogni modo che ’ capituli nostri s’osservino e che a li sudditi nostri, da li strami, alloggiamenti e legna in fuora, sia pagato ogni cosa conveniente prez-zo. [5] Crediamo che voi darete ordine che si facci; quanto che no, si piglierà ogni espediente perché detti nostri sudditi non sieno gravati fuora dello onesto e che le vostre gente d’arme stieno in su e’ termini loro. [6] Bene valete.

73

[1] A Stoldo Rinieri Vicario d’Anghiari. [2] 23 septembris.

[3] Come per altra nostra arai visto, e’ si è dato al Signore Muzio Colonna alloggiamento fra in cotesto vicariato e in quello della Pieve con animo che le genti d’arme si distribuischino in tutti e’ luoghi come fussi conveniente. [4] Pertanto ci dispiace assai intendere per questa tua che ’ detti non voglino uscire di costí né spartirsi per vicariato; e perché questo è contro alla volontà nostra, ti facciamo intendere che amorevolmente ordini a ciascuno dove egli ha alloggiare; e quando amorevolmente non basti piglierai quelli espedienti che a te occorreranno perché l’intendino che li hanno ad ubbidire ad ogni modo. [5] Desideriamo bene t’ingegni fuggire li scandoli in quanto potrai. [6] Vale.

74

[1] Antonio Giacomini. [2] Die 23 septembris 1505.

[3] Questa sera a 2 ore di notte abbiamo ricevuta la tua di questa mattina. [4] E perché stamane ti si scrisse l’ultima resoluzione nostra circa e’ fanti e come noi eravamo contenti deputassi a tuo modo in luogo di chi recusava, non dando nondimanco ricapito alli recusanti, pensiamo che questa parte sia ferma e non ci avere a pensare piú.

[5] Non essendo comparso qui l’uomo del Signore Silvio, non ti pos­siamo rispondere perché non sappiamo quello si vuole dire che non voglia ire a saccomanno ma comperare li strami. [6] E però aspettereno la venuta sua e secondo la esposizione sua ci risolvereno.

[7] Come questa mattina ti si disse, noi voliamo stia costí solamente tutto questo mese, dipoi te ne ritorni a tua posta: perché in questo mezzo areno mandato costí Piero Bartolini, e in questo mezzo etiam si sarà inteso che vuole dire Silvio e proveduto a quello che mancassi in coteste occorrenzie; e però soprassederai ad ogni modo questi giorni.

[8] Darai la paga a Santi da Fighine per la compagnia disegnata per guardia di Santo Regolo de’ danari ti truovi costà in mando del comune nostro. [9] Bene vale.

75

[1] Magnifico Antonio Giacomino Commissario in campo. [2] 25 septembris.

[3] Ieri non ti si scrisse per non essere occorso cosa di momento; né ancora questo giorno aremo che scriverti se non fussi la causa di Martino, el quale volendo giudicare, ci pare necessario intendere e’ delitti suoi. [4] Pertanto ci scriverrai subito particularmente quali sieno e’ suoi errori e ce li dirai sí larghi e in modo che noi possiamo sopra ’l tuo ragguaglio giudicarne. [5] Aremo aspettato la tua tornata per intenderlo a bocca, ma avendo tu a soprastare costí ancora o 4 o 6 giorni, voliamo risolvere prima questa cosa. [6] Vale.

[7] Con questa sarà una a Giammaria Del Bene a Rasignano per la quale se li commette segua quanto da te li è suto ordinato: e questo si fa perché ci scrive non avere voluto ricevere in Rasignano la compagnia di Giuliano del Caccia. [8] Vale.

76

[1] Die 27 septembris.

[2] Decemviri deliberaverunt infrascriptum salvum conductum cum taxa unius florini.

[3] Noi Dieci etc. [4] Come ostensore d’esse sarà Andrea Cini, citta­dino pisano, al quale per virtú d’esse diamo e concediamo libera securtà e amplissimo salvocondotto di potere venire nella nostra città di Firenze, suoi luoghi e terre sottoposti al suo imperio, eccetto Livorno, al quale non si possa appropinquare a x miglia; e in quelli stare, partirsi e ritornare, come a lui parrà e piacerà, liberamente, lecitamente e securamente, sanza ricevere alcuno impedimento nella sua persona o in sua robe, arnesi o danari, nonostante qualunque cagione si potessi allegare o pensare in contrario, etiam se fussi in opinione di rebelle. [5] Comandiamo pertanto a tutti voi, rettori, commissarii, ofiziali, stipendiarii e sudditi nostri, in qualunque luogo del nostro dominio constituti, osserviate e osservare facciate inviolabilmente el presente salvocondotto, per quanto esistimate la grazia e temete la indegnazione nostra. [6] Presentibus post mensem octobris proxime futuri minime valituris. [7] Valete.

77

[1] Al Capitano di Campiglia Uguccione de’ Ricci. [2] 28 septembris 1505.

[3] In risposta di questa tua de’ 26 ci occorre significarti come nostra intenzione è suta e è che tu alloggi in cotesto capitanato la compagnia del Signore Iulio Colonna e li distribuisca per tutto, che ciascuno ne senta. [4] È bene vero che in particulare ti si impose ne alloggiassi in Bibbona pochi o nessuno rispetto a’ magazzini de’ mercatanti, ma volavamo e vogliamo che, dato che in Bibbona non ne fussi alloggiati la parte loro, detto comune di Bibbona concorressi nondimanco con le spese a quella parte che ragionevolmente li toccherebbe; e cosí farai osservare. [5] Raccomandamoti ancora cotesta terra di Campiglia, presupponendo fussi vero quello ci era suto porto, cioè che ’ suoi uomini avessino ne’ mesi passati patito piú che il resto del capitanato; ma avendo patito ognuno, come tu scrivi, ordinerai che questo nuovo carico si distribuisca a proporzione sopra ciascuno. [6] E perché tu di’ che oltre alli cavalli leggieri, egli ha alloggiato in cotesta terra 13 uomini d’arme, ti facciamo intendere che – quando, stando detti uomini d’arme costí, el resto del capitaneato a chi e’ toccherebbono possa concorrere – ve li lascerai alloggiare, giudicando a proposito che li stieno stretti costí; ma quando fussi difficultà a farlo, metterai ognuno nelli alloggiamenti suoi.

[7] Se el Signore Iulio avessi mandato qui e’ suoi conti arebbe digià aúto el resto della prestanza; e però li significherai che li mandi e sarà subito pagato.

[8] Dispiaceci sommamente che tu abbia ordinato per ordine di Benedetto Pepi che coteste gente abbino le spese da cotesti uomini 4 dí, perché noi vogliamo che cotesti e tutti li altri soldati nostri vivino del loro e non di quello de’ sudditi. [9] E però non farai mai piú simile cosa se non ne hai commissione da noi; e voliamo che subito subito ci mandi conto di quello che montono le vettovaglie che cotesti uomini e ciascuno altro avessi dato loro, acciò che nel darli el resto della prestanza si possa loro ritenere e satisfarne cotesto comune e gli altri.

[10] Quanto alli Spagnoli nuovamente venuti per entrare in Piombino, non abbiamo che dirti altro salvo che ordini di dí e di notte buone guardie in cotesta terra, e t’ingegni ritrarre dell’andamenti loro e ne darai avviso a noi e al Commissario di Cascina. [11] Vale.

78

[1] Al Capitano d’Arezzo Bastiano Guidetti. [2] Die xxx septembris 1505.

[3] Noi restiamo avvisati per questa tua ultima, responsiva a quello ti scrivemo dell’ospedale di costí, di che qualità uomini occorreva a cotesta comunità deputare per spedalinghi; de’ quali non ce ne satisfa alcuno: sí per le relazioni che tu ne fai, sí etiam per quello che noi medesimi ne intendiamo. [4] E essendo desiderosi che cotesto spedale sortissi governo a proposito nostro, e da l’altro canto farlo con migliore grazia di cotesti uomini sia possibile, vorremo, quando ti paressi tempo, ragunassi quelli che insieme con teco secondo e’ capituli lo hanno a deputare; e mostrassi loro quel che importa la deputazione di detto camarlingo, e come e’ si debbe pensare di tôrre non solamente uno uomo pieno di carità e di fede, ma eziandio pratico in simile amministrazione e offizii pii; e che di tutti e’ luoghi pii che nel mondo sono bene amministrati, sono e’ meglio e’ dua spediali nostri di Santa Maria Nuova e delli Innocenti; e che a te parrebbe che a volere tôrre uno che avessi le soprascritte qualità, e’ dovessino ricercare tritamente le condizioni di tutti li uomini che sono al governo de’ detti dua spedali, e dipoi ne elegghino uno quale paressi a loro; e che tu saresti sempre per approvarlo e che tu se’ certo che a noi piacerebbe molto. [5] E darai loro per esemplo lo spedale del Ceppo di Pistoia, al governo del quale e’ Pistolesi hanno messo uomini delli spedali nostri, e di tale elezione piú l’uno dí che l’altro se ne truovano contentissimi; e cosí verrai con simile parole a disporli che deputino uno spedalingo nel modo soprascritto, e della resoluzione ci avviserai.

[6] Quanto alla rena noi abbiamo visto quello ci ha scritto el pro­veditore di Cittadella; e nonostante tutte le sua ragioni, stiamo in su la commissione te ne demo per l’ultima nostra. [7] E questo è: componga el caso di detta rena, o a braccia o a moggia di calcina, acciò che la muraglia abbi el debito suo e la comunità non soprappatisca.

[8] E’ saranno ritornati costí tutti li Aretini ch’erono sostenuti qui da l’Ofizio nostro secondo ti si scrisse per altra. [9] Voliamo, quando e’ si rappresentono a te, monstri loro con buone parole che, quando e’ si manda per loro, e’ si fa male volentieri, e quando si licenziono, si fa di buona voglia; e che a loro sta operare in modo che non abbino a dare piú dispiacere a noi chiamandoli e a loro sendo chiamati; e con simile parole li conforterai ad operare bene. [10] Vale.

79

[1] Antonio Giacomini Commissario in Cascina. [2] 30 septembris 1505.

[3] Noi abbiamo a fare risposta a piú tue lettere; la quale si è differita perché con essa desideravamo mandarti lo scambio per satisfare al desiderio tuo. [4] Ma sendo soprastato al tornare qui Giovanni Ridolfi, che quando e’ fu deputato era in villa, non voliamo mancare scriverti quanto ci occorra. [5] E primum ti diciamo che per tutto dí domane crediamo fermare lo scambio tuo, o Giovanni o altri che si sia, e dipoi la espedireno subito acciò possa tornartene. [6] E perché uno uomo di Silvio ci è continuamente a li orecchi a mostrarci la impossibilità del suo stare costí con le genti, ci pare che tu mandi 15 de’ suoi uomini d’arme ad alloggiare in quello luogo dove era dato lo alloggiamento alli 15 uomini d’arme de’ Balioni; potra’ne ancora mettere qualche uno in Ponte di Sacco e in qualche altro luogo che fussi vacuo e a noi non noto, e dipoi ci avviserai dove li arai alloggiati o dove a te occorressi metterli e se li è impossibile la sua stanza costí come e’ dice.

[7] Quanto ad el ritirarsi la Signoria del Capitano in Monte Castelli, noi desiderremo che potessi continuamente stare in cotesto luogo per veghiare e consigliare le cose nostre. [8] Tamen desiderando la salute sua e conoscendo te prudente, rimettiamo in te el concederli lo andare perché sappiamo arai ad un tratto rispetto al bisogno di cotesto luogo e al bisogno del Capitano.

[9] Noi desiderremo assai che messer Bandino non andassi a combattere con Rinieri; e se noi credessimo che non li dando licenza e’ non vi andassi, non liene dareno mai. [10] E quel che ci fa pensare a darliene è credere che vogli ire ad ogni modo. [11] Però vedrai distornelo in tutti quelli modi potrai, e non potendo, intenderai da lui che capo e’ lascerà alla sua compagnia e quanti de’ suoi balestrieri e’ vorrà menare seco, e dara’cene notizia acciò per altra ti possiamo scrivere lo animo nostro.

[12] El Capitano di Livorno ci scrive come quelle tre torrette che sono infra la torre nuova e la terra stanno male in nello essere si truo­vono al presente, perché non si fanno guardare se non la notte e vi si mette di quelle compagnie dua provigionati per torre. [13] E desiderando noi assicurarcene, vorremo ne parlassi con la Signoria del Capitano e intendessi da lui quanto li occorra, cioè quel che le importino alla terra, e se fussi meglio guardarle che pigliarne altro partito, e non le guardando se fussi meglio disfarle, o tutte o parte, o vero rimurarle, tutte o parte, e fara’lli consigliare tritamente questa cosa e ci darai notizia della opinione sua. [14] Vale.

80

[1] Giuliano del Caccia Connestabole e Commissario di Rasignano. [2] Die prima octobris.

[3] Come da li uomini di cotesta terra intenderai, noi abbiamo approvato e confermato un notaio che loro hanno deputato costí giudice sopra le cose civili. [4] E perché detti uomini ci hanno fatto intendere non essere consueti portare le legne alli cavalli che stanno in cotesto alloggiamento ma consegnare loro solamente el bosco, e che ’ soldati dipoi si vanno per esse, voliamo intenda questa consuetudine e facci fare loro tutto quello che sono soliti fare e non piú. [5] Dicono ancora che alle spese di certo olio che ti danno per le guardie sogliono concorrere alcuni luoghi e terre all’intorno: voliamo etiam intenda che cosa sia questa e medesimamente facci osservare quello che è consueto. [6] Sonsi ancora doluti che, quando e’ cavalli che vengono o da Livorno o da Cascina per fare qualche scorta alloggiano costí, e’ vogliono vivere a discrezione e non pagare cosa alcuna: il che quando sia vero ci dispiace; e però vogliamo che per lo avvenire ordini che, venendovi alloggiare gente d’arme per qualunque causa, e’ paghino le vettovaglie almanco a 15 soldi per lira. [7] E generalmente ti commettiamo che tu facci a cotesto comune e uomini tutte quelle abilità e favori che onestamente e securamente potrai fare loro. [8] Vale.

81

[1] Al Capitano d’Arezzo Bastiano Guidetti. [2] ii octobris 1505.

[3] Bartolomeo di Nicola Capponi ci fa intendere come li è suto tolto ad uno suo luogo chiamato Pulicciano in cotesto capitaneato certa quantità di grano da un soldato del Signore Marcantonio; e ricercandoci aiuto in questo caso, ti diciamo in prima come queste simile cose ci dispiacciono assai; e desiderando che Bartolomeo predetto sia rifatto del danno, voliamo faccia ogni cosa con el Signore Marcantonio e con quello soldato liene ha tolto, che ’l grano o li sia pagato o renduto. [4] E quando tu non possa fare alcuna di queste due cose, t’informerai appunto della quantità del grano che li ha perduto e ce ne manderai conto; e cosí ci avviserai del nome del contadino o del fattore a chi e’ lo ha tolto e del soldato che ha fatto lo eccesso, a ciò noi possiamo pagarlo qui conveniente prezzo e dipoi ritenello quando si dà la paghetta a’ soldati. [5] E ad el Signore per nostra parte farai intendere che sia contento operare in modo che delle sue genti non s’intendino ogni dí queste querele, perché le passono con suo carico e noi siamo forzati a provedere alla indennità de’ nostri uomini. [6] Vale.

82

[1] Al Capitano di Campiglia Uguccione de’ Ricci. [2] ii octobris 1505.

[3] Per uno uomo mandato dal comune di Bolgheri intendiamo come tu hai sostenuto cinque uomini di detto comune a pitizione di Piero di Guasparre del Fabbro da Volterra, in favore del quale ti scrivemo a dí 12 del mese passato. [4] Hacci mostro el sopraddetto mandato la impossibilità del comune loro e come con tempo lo potrebbono satisfare; e avendoci ricerchi di favore e parendoci el caso loro compassionevole, voliamo vegga e esamini quello che al presente potessi pagare detto comune e che tempo fussi onesto farli; e dipoi vedrai con buone parole e persuasioni, e non altrimenti, che ’l prefato Piero sia contento a pigliarsi quello che li possono dare e non voglia da loro lo impossibile: monstrandoli che ci farà cosa grata e che altra volta noi sareno piú caldi a farli fare el dovere quando ne mancassino; e con questi termini t’ingegnerai che d’accordo quel comune faccia quel che può e che Piero etiam si contenti al possibile. [5] Né per questo si revoca la lettera che ne’ giorni passati in favore di Piero ti si scrisse.

83

[1] Die iii octobris 1505.

[2] E’ magnifici Signori Dieci veduta la detenzione fatta, e che si fa, di messer Martino di Lorenzo dal Borgo a San Sepulcro; e veduto e esaminato piú lettere scritte sopra ’ casi sua dal Magnifico Antonio Giacomini loro cittadino e Commissario generale in quel di Pisa; e cosí esaminato piú conestaboli e altri loro soldati circa le cose operate da ditto messer Martino; e fatto dipoi e messo infra detti Dieci solenne e secreto scrutinio a fave nere e bianche, e quello ottenuto per sufficiente numero di fave nere per vigore di qualunque loro autorità, potestà e balía a loro uficio concessa, per qualunque statuto e ordinamento del comune di Firenze per ogni migliore modo, via e forma che piú e meglio poterono, deliberorono e deliberando relegorono e confinorono el predetto messer Martino nella podesteria di Prato, potendo nondimeno stare drento nella terra di Prato. [3] E vogliono che detto confino duri anni quattro, da cominciare el dí che lui arà mandato fede d’essersi rappresentato a detti confini. [4] E qualunque volta, fra detto tempo de’ quattro anni, detto messer Martino, per qualunque cagione uscissi de’ soprascritti confini, vogliono s’intenda incorso e incorra in bando di rebelle, oltre alla pena che di sotto si dirà. [5] Deliberorno ancora che, avanti detto messer Martino esca dalle carcere dove al presente si truova o dalle Stinche della loro città, dove possa essere messo non faccendo lo infrascritto sodamento, che e’ dia uno mallevadore o piú, a declarazione del loro Magistrato, che sodi o sodino per lui pagare mille ducati d’oro in oro a chi parrà al loro ofizio, o alli eccelsi Signori, non vegghiando el loro magistrato, qualunque vol­ta detto messer Martino non osservassi el soprascritto confino. [6] Deliberorno ancora che detto messer Martino, finito el soprascritto tempo d’anni quattro, non possa uscire dal sopraddetto confino sanza incorrere nelle soprascritte pene se prima non precede la licenza e deliberazione da farsi per li nostri eccelsi Signori, venerabili Collegi e spettabili Dieci, e per li dua terzi di loro, e non vegghiando l’Ofizio de’ Dieci convenga in loro nome con li soprascritti li spettabili Otto di Guardia e Balia della loro città etc. [7] Vollono etiam e’ prefati Signori Dieci che detto messer Martino avessi tempo a rappresentarsi alli confini tutto dí undici del presente e a mandare la rapresentazione tutto dí 13 di detto.

84

[1] Al Vicario d’Anghiari. [2] 6 octobris 1505.

[3] Avendo esaminato quanto tu ci scrivi sopra lo alloggiamento delle gente d’arme del Signore Muzio e quello che uno ambasciadore di cotesta comunità ci ha esposto e quanto a bocca Luca Cavalcanti ha referito, ti significhiamo per risposta come noi voliamo che tu facci osservare li alloggiamenti ordinati da voi quando Luca si trovava costí. [4] E per questo voliamo che tu ordini che a Caprese ritornino quelli che vi erono suti deputati, quando alla auta di questa non vi fussino ritornati; e a questo effetto userai ogni tua altorità sanza aspettare da noi nuova commissione, la quale piú dí fa ti si dette e è quella medesima che ti diamo ora. [5] E perché Luca ci fa intendere come quelli nove uomini d’arme che toccano costí, dove li arebbono avere 36 cavalli, ne hanno presso a 80 per essere gentili uomini etc.; e per questo, venendo cotesti d’Anghiari a sopportare piú che la rata, vorrebbono essere sgravati e che chi non ha carico concorressi; e parendoci questa loro domanda lecita, abbiamo deliberato che ’ comuni di Monterchi, Montaguto e Montedoglio concorrino ciascuno di loro ad alloggiare infino in 16 cavagli, o quel meno che da te sarà loro commesso. [6] E perché e’ non recusino tale fazione, scriviamo a ciascuno di detti comuni le alligate e imponiamo loro alloggino ciascuno di loro 16 cavalli che tu manderai loro, e tu non li graverrai ad alloggiarne piú che dieci cavalli per uno e potrai fare loro parere buono quello sgravo. [7] E quando detto Signore Muzio non volessi mandare e’ cavalli in su quelli luoghi, ma ritenerli appresso, ordinerai che ciascuno de’ sopraddetti tre comuni concorra alla spesa dello alloggiamento de’ suoi die-ci cavalli e, nell’uno modo o nell’altro, assetterai questa cosa in modo che non se ne abbi a sentire piú qui nulla, perché abbiamo aúto piú briga di cotesti 50 uomini d’arme che di tutto el resto che noi abbiamo alloggiati; e potrebbe essere cosí difetto di chi li alloggia come di chi è alloggiato. [8] Oltr’a di questo, perché questo oratore ci significa che detto Signore Muzio vuole per sé e per li suoi gentili uomini, per alloggiare, le prime case di cotesta terra, e che questo costerebbe loro un tesoro, vedrai di fare ogni cosa perché si contenti d’alloggiamenti onesti e quali si convengono a cotesto luogo e a mantenere li uomini nostri in fede. [9] Vale.

85

[1] Al Signore Muzio Colonna. [2] Dicta die.

[3] Ancora che della Signoria vostra si sia aúto ottima relazione e che li portamenti suoi verso li nostri sudditi sieno suti quali desideriamo noi, tamen acciò abbiate causa di perseverare, vi fareno per la presente intendere lo animo nostro; quale è: che li sudditi nostri non altrimenti che noi medesimi sieno riguardati, perché piú per amore loro che per nostro prendiamo fatica e spesa di tenere tanta gente d’arme quanta teniamo. [4] Sarà contenta pertanto vostra Signoria fare stare le sua genti d’arme infra quelli termini si convengono e in quelli alloggiamenti che dal Vicario e Commissario nostro sarà loro ordinato. [5] Bene valete.

86

[1] Antonio Giacomini. [2] Dicta die 6 octobris.

[3] L’ultima nostra fu a dí 3 e per quella ti dicemo della venuta costà di Giovanni Ridolfi tuo scambio, che sarebbe per di qui a giovedí prossimo, e cosí seguirà con effetto; né per questa ci occorre dirti altro. [4] Abbiamo dipoi questa mattina ricevuta la tua di ieri con la inclusa di Rasignano, la quale non ricerca altra risposta che commendarti dello avviso. [5] E perché noi intendiamo ciascuno dí cose diverse delle cose di Pisa e in particulare che vi è entrato di nuovo circa 600 Spagnoli, vorremo intendere per la prima tua quello che tu ne ritrai; perché invero ci maravigliamo non avere inteso da te piú tempo fa delle cose loro alcuna cosa.

[6] El Ferruccio ci scrive avere ad ordine di fare una casamatta e come e’ la tirerà innanzi quando a noi paia. [7] Scriviamoli per la alligata che vadia dreto all’opera quando la sia secondo el disegno si dette piú tempo fa per fortificarla. [8] Diamotene avviso acciò che tu pensi se in tale opera tu li hai a ricordare cosa alcuna e lo facci. [9] Scriveci anco-ra detto Ferruccio che, quando noi deliberiàno mandarvi ad alloggiare cavalli, che farà murare una alia di muro che manca alla stalla ordinata; al quale noi ancora scriviamo che fornisca detto muro. [10] E perché noi giudichiamo che sia molto a proposito tenere molestati e’ Pisani in questa sementa, voliamo che dopo la ricevuta di questa mandi a Libbrafatta Pagolo da Parrano con li sua cavalli leggieri, dove stia almanco un mese o vero tanto quanto dura questa sementa. [11] Vale.

87

[1] Al Capitano d’Arezzo. [2] vi octobris.

[3] El capitulo della lettera nostra che ti si scrisse a dí 20 del passato sopra lo Spedalingo dello spedale del Ponte non ti commetteva precise che tu rimutassi detto Spedalingo, ma solum che tu provedessi che detto spedale avessi el debito suo. [4] Ora perché tu intenda meglio quello che fu e è la intenzione nostra sopra tal caso, quando l’altra lettera fussi confusa, ti significhiamo che a noi basta che detto spedale sia bene governato; e quando lo Spedalingo che al presente vi è fussi buono, e non fussino vere le calunnie li sono date, non voliamo ne sia rimosso. [5] E però vedrai d’intendere bene e di riscontrare la vita sua per poterne fare iudizio e darne notizia a noi. [6] Ma quando tu riscontrassi che non fussi el bisogno del luogo, ci scriverrai medesimamente quali difetti sieno e’ suoi e parte potrai procedere sopra tale caso nel modo ti si scrisse per l’ultima nostra del passato. [7] E soprattutto ti ricordiamo che di mano in mano ci avvisi quanto seguiti in questa materia, perché lo voliamo prima intendere che costí si fermi cosa veruna.

88

[1] Antonio Giugni a Fivizzano Commissario in Lunigiana. [2] 7 octobris 1505.

[3] Per la tua de’ dí cinque abbiamo inteso come e’ Pisani sono venuti ad assaltare cotesta provincia; sopra a che ti rispondiamo che si darà ordine in ogni modo di soccorrere cotesti luoghi nostri che non patischino, e tu li terrai confortati e disposti faccendo loro fede come noi non siamo per abbandonarli. [4] E ci darai subito avviso dove e’ Pisani si truovino, quanta gente abbino a piè e a cavallo, chi li guidi, e quello che li abbino fatto, e quello che tu intendi che sieno per fare. [5] E cosí ci darai particulare avviso d’ogni cosa acciò possiamo, dove bisognassi, fare migliori e piú certi provedimenti. [6] Vale.

89

[1] Antonio Giacomini. [2] Die septima octobris 1505.

[3] Questa per farti intendere come da Antonio Giugni Commissario in Lunigiana siamo avvisati, per sue lettere de’ cinque del presente, come buon numero di Pisani a piè e a cavallo sono iti per le terre del Marchese di Massa a’ danni di quella provincia nostra e come digià erano intorno ad un luogo chiamato Vinca per forzarlo, e avéno predato e saccheggiato intorno ogni cosa e che si dubitava forte d’Arbiano e di Caprigliola. [4] Diamoti questo avviso acciò lo conferisca subito con la Signoria del Capitano e insieme consultiate quello sia da fare per rimediare a quelli luoghi; e di quanto vi occorra ci darai particulare avviso, e t’ingegnerai d’intendere che gente è uscita di Pisa per ire a questa fazione e chi li conduce.

[5] Come iarsera ti si scrisse, giovedí prossimo partirà lo scambio tuo: sí che sta’ di buona voglia, perché desideriamo consolarti e satisfare al desiderio che hai di ritornare. [6] Vale.

90

[1] Antonio Giacomini. [2] Die 9 octobris 1505.

[3] El Ferruccio ci scrisse per una sua lettera de’ dua dí del presente avere ad ordine la materia per fare una casamatta alla porta di Libbrafatta. [4] Noi, presupponendo che questa fussi nel disegno del fortificarla, li scrivemo la facessi ma che s’intendessi teco e con el Capitano; ma scrivendoci tu che la non fu mai disegnata dal Capitano né concessa da te, non siamo d’animo che la si facci se tu e il Capitano non intendete che el farla fia a proposito. [5] E però scriviamo l’alligata al Ferruccio e l’imponiamo che, nonostante la commissione datagli per altra nostra di fare detta casamatta, non la faccia se prima non li è ordinata o da te o da Giovanni tuo successore, el quale parte domattina per costà. [6] E però ne sarai con el Capitano e ne darai quella commissione a detto Ferruccio che ti parrà, avvisandoci sempre di quanto arai deliberato.

[7] Scrisseci ancora detto Ferruccio che mancava, a fornire la stalla per ricetto de’ cavalli, tirare su un certo muro; el quale non tirerebbe su altrimenti quando e’ cavalli non vi avessino ad ire, perché detto muro faceva debole quello luogo. [8] Noi avendo in disegno mandarvi Pagolo da Parrano, come allora ti si scrisse, li commettemo tirassi su detto muro; ma scrivendoci tu per questa de’ vii che non è a proposito mandare in quello luogo Paolo, e credendo al iudizio tuo, restiamo sospesi se li è bene o no tirare su detto muro. [9] E però voliamo che insieme con el Capitano lo consideri e dipoi commetta al Ferruccio quello che ti pare bene, dando etiam a noi avviso della resoluzione.

[10] Commendiamoti dello avviso ci dai di Pisa e aspettiamo ci risponda a quanto ti si scrisse di Lunigiana per intendere da te quello che ti occorra per salute del paese.

[11] Scrivendo è comparsa la tua di ieri significativa di quanto intendi de’ Pisani e come e’ sono suti rotti in Lunigiana. [12] Aspettiamone piú vera nuova, che a Dio piaccia che sia seguíto come tu scrivi e credi.

91

[1] A messer Bartolomeo Ciai Vicario delle Ripomerancie. [2] 9 octobris.

[3] E’ bisogna avere grande discrezione nel maneggiare e’ soldati; e però circa la licenza che vi domandono coteste lancie spezzate dello andarsene a casa, o venire infino qui, non ve ne possiamo dare particulare instruzione, perché potrebbe essere cagione da darla e cagione da non la dare. [4] Pure vi direno questo particulare, che, volendo licenza d’andarsene a casa loro, non la diate sanza participazione nostra, ma volendo licenza per venire infino qui, e la cagione sia onesta, la diate ma per pochi dí. [5] Vale.

92

[1] A Zanobi Ridolfi. [2] Die xvi octobris 1505.

[3] Per il presente cavallaro ti si mandano e’ danari per la paga di cotesti conestaboli, maestranze, fusta e bastardello e per qualunque altro ha ad avere danari costí. [4] Distribuirai detti danari secondo l’ordine che ti sarà scritto dal depositario de’ nostri Signori, dal quale ancora ti sarà significato el numero de’ danari appunto che al presente ti si manda.

[5] Per una lettera de’ 14 dí da Campiglia, intendiamo come di nuovo sono giunti in Piombino 4 galeoni carichi di Spagnoli; e si stima che fra e’ primi e questi ultimi aggiunghino alla somma di 1300 fanti. [6] Scrive ancora che vi se ne aspetta delli altri. [7] Diamoti questo avviso acciò raddoppi la diligenzia nel guardare cotesta terra.

[8] Con questa sarà una lettera a messer Criaco, la quale tu li presenterai e confortera’lo a fare quanto noi li scriviamo. [9] Vale.

93

[1] A messer Criaco. [2] 16 octobris.

[3] Quanto noi stimiamo la vostra virtú ne è testimone el luogo che vi si è concesso, el quale è l’occhio diritto, anzi el cuore di questa città. [4] E benché per vostra parte ci sia stato esposto el desiderio avevi di avere licenza, ci è parso nondimanco per al presente non ve ne compiacere, sendo certissimi che voi posporrete li commodi vostri alle nostre deliberazioni; e per questo vi aviamo mandato la paga, come dal nostro Commessario intenderete. [5] E vi accertiamo che passato un mese da oggi noi siamo deliberati in ogni modo satisfarvi, e di questo ce ne presterete fede. [6] Valete.

94

[1] Al Commissario di Rasignano Giuliano del Caccia. [2] Dicta die.

[3] Uno mandato dal comune della Castellina ci fa intendere come cotesta potesteria è tutta allibbrata in 41 lire e che la Castellina è allibrata in 7 lire; e per questo, sendo alloggiati in cotesta potesteria 40 cavalli, non ne tocca a lei se non sette, toccandone ad ogni lira uno cavallo, e che anno ne ebbe 8 e ebbe pazienza; ma questo anno liene è stati dati dodici, il che è disonestissimo. [4] E però voliamo si ricorregga e riduchinsi a 7 o a 8 cavalli al piú.

[5] Intendiamo come lo anno passato cotesti balestrieri a cavallo nel principio dell’anno attesono a scolmare e’ pagliai e ad empiersi le case di strame per tutto lo anno, di modo che infracidando le paglie per essere scoperti e’ pagliai, e non si potendo rivedere loro el conto della paglia avéno rimessa in casa, e dicendo e’ soldati non ne avere, e non ne possendo e’ paesani loro provedere, furno constretti tassarsi a dare loro 6 lire al mese per cavallo. [6] Questa cosa seguíta in questa forma ci dispiace: e vorremo che questo anno con la prudenzia tua operassi in modo che lo strame non si straziassi e che cotesti poveri uomini non fussino constretti dare in un tratto strame e danari.

95

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] xvii.

[3] Avendo uno Iacopo di Piero Franchini da Legnaia riconosciuto nelle mani del vetturale del Signore Capitano uno suo mulo sutogli tolto piú tempo fa, e avendo noi, per piú testimoni esaminati, conosciuto la verità essere cosí, e che il mulo era suo, e che li era suto tolto; e intendendo dall’altra parte che ’l Capitano aveva questo mulo comperato con 3 altri certa somma di danari, abbiamo, perché la iustizia abbia suo luogo, fattone deliberazione del tenore vedrai per la inclusa copia, la quale deliberazione nostra esaminerai e dipoi le darai espedizione, operando che messer Ercole restituisca il mulo, e dall’altra parte riceva la quarta parte del danaio li costorno tutti e 4 e’ muli. [4] Aremo dato espedizione a questa cosa qui se avessimo saputo appunto quanti danari messer Ercole detto avessi speso in detti muli.

96

[1] Ad Uguccione de’ Ricci Capitano di Campiglia. [2] 18 octobris 1505.

[3] Pandolfo Petrucci ci fa intendere come coteste genti del Signore Iulio Colonna quando passorno nel dominio sanese per venire costí tolsono a Piero Brunozzo e a Francesco d’Achille da Massa dua cavalli carichi di vettovaglie, e quelli ritennono prigioni piú giorni, dipoi li licenziorno sanza pagare loro la vettovaglia o rendere loro le bestie. [4] Duolsi con esso noi di questo caso e a noi ancora ne incresce. [5] E però voliamo parli subito con detto Signore Iulio e la prima cosa ordini che a detti Piero e Francesco sieno restituiti li loro cavalli e dipoi accordati delle loro vettovaglie. [6] Usa diligenzia in questo caso perché voliamo e desideriamo che Pandolfo si tenga satisfatto di noi.

97

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] Die 21 octobris 1505.

[3] Poi che tu scrivesti questa tua ultima de’ 19 sarà comparso la paga della Verrucola e Libbrafatta; e quella del resto delle fanterie si conta tuttavia e manderasi subito. [4] E quanto alla distribuzione de’ fanti e altre genti ci avviserai che alterazione tu truovi o disformità da la nota ti fu data qui al tuo partire, acciò possiamo vedere onde nasce questo errore; e se nasce o da la nota avesti o da non essere le guardie e genti distribuite secondo l’ordine nostro.

[5] Circa li strami e’ ci pare necessario, come pare ancora a te, che costí sia chi ne abbi cura particulare a distribuirli: e parci piú a proposito che veruno Santi da Libbrafatta che ne ebbe la cura del ridurli insieme; e perché non si truova qui, fareno di averlo a noi e manderello costà.

[6] Quanto ad Antonio Canacci lo potrai levare di quello luogo, perché sendo grossi di gente in cotesto paese giudichiamo la stanza sua costà superflua.

[7] Abbiamo lettere di Francia de’ 13 dí di questo significative come a dí 8 arrivorno li oratori spagnoli e a dí 12 si giurò in chiesa lo accordo in perpetuo fra quelli dua Re, e che si era mandato per Madama di Fois nuova sposa del Re di Spagna, e che Francia le dà in dote el Reame di Napoli e nondimanco el Re di Spagna li promette dare in 100 anni 500 mila ducati. [8] Altri capituli non s’intendono. [9] A noi è promesso bene e lo ’mbasciadore viniziano che è là sta male contento. [10] Aspettasi in corte di Francia l’ambasceria dell’Arciduca e si crede che lui sarà d’accordo facilmente con questi dua. [11] Vale.

98

[1] Al Vicario di Ripomerancie. [2] Dicta.

[3] Perché e’ sono comparsi a Piombino circa a mille Spagnoli, ci pare che sia necessario stare avvertito che in un subito, volendo quelli fare qualche insulto, si possino reprimere, nonostante che noi non dubitiamo ci abbino ad offendere. [4] E però voliamo che tu tenga ad ordine nel tuo vicariato li uomini atti con le loro armi per potere ad un cenno essere presti dove fussi di bisogno. [5] Farai ancora che coteste nostre lance spezzate tenghino in modo e’ loro cavagli utili a di presso che li possino adoperare quando el bisogno lo ricercassi, e ci userai diligenzia. [6] Vale.

99

[1] Al Podestà di Peccioli Lorenzo Salvetti. [2] 21 octobris.

[3] Bernardino di Baldassare e e’ frategli di costí ci fanno intendere avere in uno loro fattoio alloggiato uno uomo d’arme, e che avendo ora a fare l’olio, sarebbono forzati metterselo in casa dove hanno parecchi fanciulle che starebbono male con soldati. [4] Pertanto troverrai a detto uomo d’arme un altro alloggiamento e a Bernardino lascerai el fattoio e la casa libera.

100

[1] Die dicta.

[2] Decemviri etc. servatis servandis deliberaverunt pro Nicholao Maclavello, ituro in Capitaneum Corthonae infrascriptas patentes litteras etc.

[3] Noi Dieci di Libertà etc. significhiamo a qualunque vedrà queste nostre patenti lettere come, mossi da la prudenzia e virtú del magnifico e prudentissimo cittadino nostro Niccolò d’Alessandro Machiavegli nostro collega, el quale secondo li ordini della nostra Repubblica è deputato Capitano di Cortona, lo abbiamo eletto Commissario generale di tutto el dominio nostro, e in spezie in detta città e capitaneato di Cortona, con amplissima autorità sopra le cose pertinenti alla guerra. [4] Pertanto noi imponiamo a tutti voi, stipendiarii e sudditi nostri, e particularmente nella città e capitaneato di Cortona constituti, che non altrimenti obbediate al prefato magnifico Commissario e collega nostro che vi faresti a questo Magistrato, quando alla presenzia vi comandassi, per quanto stimate la grazia e temete la indegnazione nostra.

101

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] 23 octobris.

[3] Noi crediamo che la piú importante cosa che da noi si debba fare in salute di cotesto paese sia el mandare el resto della paga a coteste compagnie per le cagioni che tu continuamente ci scrivi e che noi intendiamo. [4] E perché tu non la abbia piú a desiderare e cotesti soldati a mancarne, ti significhiamo di nuovo come la si conta tuttavia, e questa sera o domani infallanter si manderà. [5] E a questa ora debbe essere arrivata quella di Libbrafatta e della Verrucola secondo per altra ti si promisse, e tu arai dato ordine distribuirla nel modo ti sarà suto dal depositario de’ nostri Signori ordinato. [6] E per rispondere a questa tua lettera di ieri circa alle gente d’arme, ti facciamo intendere come nostro desiderio e volontà fu e è che li cavalli leggieri del Capitano stieno costí in Cascina; né voliamo stieno a Ponte di Sacco, come tu ci scrivi che sono per detta tua di ieri. [7] Siamo bene contenti che, quando detto Signore Capitano si partirà di costí per andare a Monte Castelli, ne vadia per stare seco x o dodici come a lui parrà, ma non voliamo che detto Signore Capitano parta di costí sanza licenza nostra. [8] E venendo pertanto secondo l’ordine soprascritto a rimanere Ponte di Sacco sanza cavalli, vi potrai mandare de’ cavalli del Signore Silvio; e cosí sendo dispartiti si potranno piú commodamente temporeggia-re, perché, sendo li alloggiamenti distributi e presi, sarebbe confusione grande alteralli: la quale confusione ci pare da fuggire. [9] Né per questa ci occorre altro non avendo di nuovo che dirti. [10] Vale.

102

[1] A Zanobi Ridolfi Commissario a Livorno. [2] 23 octobris.

[3] Partendo domani el Capitano e Commissario nuovo per costà e avendogli a bocca parlato circa le cose che raguardano alla securtà di cotesto luogo saremo brevi in fare risposta a questa tua de’ 20 del presente. [4] Solo ti significheremo che da Giulianico da Santa Croce ci è fatto intendere come el Bardella desiderrebbe avere salvocondotto di potere trarre di Pisa certi arbori e antenne. [5] E perché noi pensiamo che sia bene compiacerlo di simile cosa, vogliamo sia con Giulianico e dia salvocondotto a detto Bardella di potere trarre di Pisa detti legni in una volta e non piú, avendo quelli rispetti nondimanco in questo caso che a te occorressino costà e a noi fussino incogniti per non essere in su·lluogo. [6] Vale.

[7] Postscripta. [8] Arai inteso per piú vie come li soldati spagnoli ch’erano a Piombino si sono partiti di quivi sopra 7 galeoni e venuti alla volta di cotesti mari; e crediamo abbi per questo raddoppiata la diligenzia in guardare cotesta terra e cosí ti ricordiamo facci e di piú terrai modo a potere intendere li andamenti loro e avviserai.

103

[1] Al Vicario di Lari Giovanni Amadori.

[2] Noi ti scrivemo per altra ordinassi che li cavalli leggieri del Conte Lodovico fussino provisti di legne. [3] Per questa ti significhiamo che tu vegga quelli balestrieri che stanno in casa con li contadini e si vagliono del loro fuoco e questi tali non farai provedere; ma quelli balestrieri che non si valessino del fuoco de’ contadini farai provedere con modestia, e soprattutto ordinerai che non vi corra danari, perché voliamo che ’ soldati abbino legne e non danari.

104

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] 24 octobris.

[3] Questa mattina abbiamo ricevuto dua tue lettere de’ 22 e 23; e per quelle intendiamo quello che tu ci scrivi della venuta degli Spagnoli in Pisa e degli altri ordini che tu hai presentiti farsi in quella terra da dubitare di qualche insulto; intendiamo appresso e’ ricordi che tu ne dai per ordine del Capitano circa al rinforzare le guardie e tenere bene contenti e pagati quelli che vi sono. [4] E quanto a questa ultima parte, ci pare avere provisto avendo fra iarsera e questa mattina mandatoti tutti e’ danari di cotesti connestaboli e guardie; ma quanto allo accrescere piú fanti, noi saremo desiderosi farlo quando ci trovassimo in termine da potere supplire al pagamento dello agumento che si facessi e delle genti d’arme che noi abbiamo. [5] E perché queste difficultà ti sono note, partendoti tu da Firenze pure ieri, non durereno molta fatica in ricordartele; non siamo con tutto questo per abbandonarti nelle cose possibili quando si vegga pure che il bisogno stringa; né possiamo credere che questi Spagnoli venuti in Pisa aggiunghino a 2000 come tu scrivi, perché, per le conietture abbiamo di loro, non crediamo che tutti, fra e’ venuti e quelli vi erono, passino mille; e siamo d’opinione che non possino sforzare alcuno luogo nostro quando chi vi è drento non sia trovato a dormire. [6] E quanto a Ponte di Sacco, intendiamo che fa 200 uomini, e’ quali doverrebbono essere sufficienti a guardarlo da uno furto; e quando ti paressi da ordinare a quelli uomini che si alleggerissino delle cose loro, lo rimettiamo in te. [7] Crediamo ancora per la controversia che tu ci affermi essere in Pisa che non possino molto discostarsi per fare alcuna impresa; doverrebbe ancora tenerli drento la testa de’ cavalli che tu ti truovi costí in Cascina e quelli che sono all’intorno che in un subito si possono unire insieme. [8] E quando ti paressi da tirare costí e’ cavalli leggieri di messer Annibale Bentivogli che sono nel vicariato di Saminiato, ci penserai e ne disporrai come ti parrà. [9] E cosí con li avvisi e con la diligenzia ti sforzerai che costà non segui disordine, e noi nelle cose ordinarie non ti manchereno, e la paga de’ cavalli leggieri si manderà presto. [10] Ingegnera’ti soprattutto, come infino qui hai fatto, d’intendere bene le cose di Pisa e di sapere e’ disegni loro per poterne dare avviso a noi e rimediarvi iuxta el possibile: a che non si ha mai a mancare quando el tempo richiegga. [11] E per fare in su questa giunta delli Spagnoli qualche provedimento a Ponte ad Era e Ponte di Sacco, ci pare che tu ordini a li uomini di Monte Topoli e Monte Castelli che mandino nell’uno e nell’altro luogo qualche fante per 6 o 8 dí, tanto che si vegga che via pigliono detti Spagnoli. [12] Vale.

105

[1] A messer Bartolomeo Ciai alle Ripomarancie. [2] Die 24 octobris.

[3] A dí 4 del presente mese vi si scrisse sopra la causa di Carlo di Meo da Gello per sapere quanto pesavono e’ suoi errori e posservegli aiutare riconoscere. [4] Stemo piú dí in espettazione delle vostre lettere, le quali comparsono tre dí sono, scritte da voi ne’ 14 del presente; e per quelle, e per la inquisizione fatta e testimoni esaminati, crediamo essere verissimo tutto quello che in esse si contiene. [5] E avendo contrappesato e bilanciato bene lo errore di costui e la penitenzia che voi liene avete data, ci pare, dato che non sieno piú che 4 tratti di corda, che sia stato gastigato assai convenientemente. [6] Non siamo già per consigliarvi a nessun modo di procedere piú avanti, perché la esperienza delle cose c’insegna che ’ sudditi si debbino gastigare e non disperare; e avendolo voi gastigato siamo certi arete avvertenza di non fare incorrere o lui o li suoi in quella desperazione che noi danniamo. [7] Bene valete.

106

[1] A Luca Vespucci Podestà di Fucecchio. [2] 24 octobris.

[3] Noi ti commendiamo assai che tu abbi preso quello Tommè di Niccolò Federighi da Lucca, perché ci pare che tu abbi fatto l’ufizio di uomo prudente e vigilante nelle cose che corrono. [4] Sopr’a che ti rispondiamo come noi voliamo esamini diligentemente detto Tommè, ma lo esamini sanza fune o alcuna generazione di tormento. [5] E ci darai dipoi avviso di quello arai ritratto da lui e non lo lascerai sanza nostra licenza. [6] Vale.

107

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] 25 d’ottobre.

[3] Che se li mandava la paga de’ cavalli leggieri; che li rassegnassi e pagassi secondo l’ordine de’ Signori.

[4] Che tenessi li uomini del paese all’intorno ordinati con le armi per essere ad un cenno dove bisognassi; che il medesimo ordinassi al Vicario di Saminiato e a quello di Val di Nievole.

[5] Che avvisassi se li ’ntendeva alcuna cosa di nuovo piú certa delli Spagnoli ch’erano venuti in foce.

108

[1] A messer Niccolò Altoviti a Livorno Capitano. [2] 26 octobris.

[3] Noi crediamo che voi siate a questa ora arrivato in Livorno a salvamento e ci persuadiamo arete inteso, o per il cammino o allo arrivare vostro costí, come somma di Spagnoli sono entrati in Pisa, il che arà fatto che voi penserete di raddoppiare la diligenzia per guardare cotesta terra, e noi per la presente ve lo ricordiamo. [4] E in particulare vi avvertiamo che quando occorressi cosa, il che Dio guardi, che cotesto luogo drento avessi bisogno di piú difensori, vi varrete di quella parte delli uomini della fusta e del brigantinello che voi giudicherete piú fidata, e piú ad ogn’altro proposito per defensione vostra; sí che occorrendo bisogno alcuno ve ne varrete. [5] Abbiamo oltr’a di questo scritto al Commissario di Cascina che si consigli con el Capitano se fussi da mandare costà Musacchino colli suoi cavalli; a che ancora voi penserete e ne scriverrete la opinione di cotesti capi a quel Commissario. [6] Né altro ci occorre che ricordarvi di nuovo lo stare avvertito e fare una ottima e diligente guardia.

109

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] Die 26 octobris.

[3] Iarsera, per li cavallari che ti portorno la paga de’ cavalli leggieri, ti si scrisse quello poco ci occorreva; e benché per non avere aute né ieri né oggi tue lettere che ci faccino intendere qualche cosa piú là delli Spagnoli, noi la ripigliamo in buona parte; nondimanco ci sarebbe suto grato averne da te qualche avviso, massime avendo questa sera lettera dal Vicario di Pescia come per tuo ordine elli ha ristretti e’ cavalli utili del signore Luca a Buggiano, cioè quelli che erano nella Val di Nievole, e quelli che erano nel Pistolese ha mandati a Montecarlo. [4] Le quali provisioni per tuo ordine, come è detto, ci fanno dubitare che tu al certo dubiti di questi Spagnoli; pure sanza tua piú certi avvisi non possiamo deliberare cosa alcuna. [5] Scriveci el prefato Vicario di Pescia che al Signore Luca è suto fatto intendere, per via di Lucca da uomo fidato e discreto, come li Spagnoli ingrossono in Pisa, e fra pochi dí sarà el campo a Livorno per mare e per terra; crediamo lo arà scritto ancora a te. [6] E noi non ci prestiamo molta fede; tamen piú prudenzia è stimare le cose che possono nuocere: e però con tanto piú desiderio aspettiamo tua lettere; e per la alligata scriviamo a Livorno che, occorrendo loro alcuna necessità di piú uomini che non hanno in guardia, che si vaglino de’ piú fidati di quelli della fusta. [7] E tu alla ricevuta di questa sarai con messer Ercole e ti consiglierai seco se fussi bene mandare Musacchino con li suoi cavalli a Livorno, e ne delibererai quello che a te e a lui occorrerà.

[8] Arai ancora a questa ora pensato se li era bene ridurre costí e’ cavalli leggieri di messer Annibale Bentivogli, e per la prima ci darai avviso quello hai deliberato; e cosí ci avviserai quanti e’ sono a numero detti sua cavalli leggieri. [9] Ricorderai ancora di nuovo, come iarsera ti si scrisse, a quel Vicario di Saminiato che tenga ad ordine e’ suoi uomini atti a l’arme con le loro armi per potere essere presti dove el bisogno li chiamassi; e con questo medesimo ordine farai stare avvertiti tutti li altri comuni e populi costí a l’intorno. [10] Né mancherai e in questo e in ogn’altra cosa della tua solita diligenzia. [11] Vale.

110

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] 27 octobris.

[3] Questo dí abbiamo ricevuto la tua lettera di ieri e inteso el lungo discorso fai delle cose nostre e di quelle di Pisa, di che ti commendiamo. [4] E per cominciare a fare qualche provisione ne’ luoghi che importono piú, ti mandiamo per il presente cavallaro la paga di 60 provigionati per metterli sotto Carlo da Cremona, el quale noi abbiamo condotto con detti provigionati per a Livorno. [5] Ordinera’li che faccia la compagnia e lo pagherai secondo l’ordine del depositario de’ nostri Signori; e avvertirai detto Carlo a non tôrre alcuno soldato di quelli che sono scritti in altre compagnie e lo espedirai piú presto ti sarà possibile. [6] Quanto a Morello, non sendo nella nota ordinata da noi, ci maravigliamo come lui sia soprasseduto costí; e circa e’ casi sua non ti possiamo scrivere altro. [7] E circa al provedere li altri luoghi faremo sempre tutto quello che sarà possibile. [8] E perché dopo Livorno noi temiamo piú di Libbrafatta che di veruno altro luogo, giudicheremo che fussi a proposito mandarvi el Volterrano con la sua compagnia, perché rimanendo nella Verrucola 60 compagni, non ci pare da dubitarne. [9] Oltr’a di questo la Verrucola si può sempre in un punto preso soccorrere, e non cosí Libbrafatta: sí che penserai se fussi da mandarlo, e di quello che arai fatto ce ne avviserai. [10] E per questa sera per conto di cotesti luoghi ti abbiamo a ricordare dua cose principali: la prima, che tu facci fare l’ascolte ogni notte in tutte coteste terre e luoghi, le quali quando si faccino con diligenzia li guardaranno sempre da’ furti; la seconda è che tu facci ogni cosa e usi ogni diligenzia per intendere li andamenti de’ Pisani e delli Spagnoli, e’ quali quando osserverai con diligenzia, ti faranno facile ovviare ad ogni loro disegno; e ti ricorderai soprattutto scriverci ogni giorno.

[11] Perché Antonio Giugni, Commissario di Lunigiana, ci ricerca che sarebbe necessario mandare là uno capo che sapessi indirizzare li uomini del paese, quando alcuno insulto fussi fatto in quelli luoghi, voliamo che alla ricevuta di questa vi mandi Giannisino da Serazana; e con tue lettere lo indirizzerai al prefato Antonio.

[12] A questa ora debbe essere arrivato costí Santi da Libbrafatta con ordine che sia distributore delli strami: al quale tu farai favore acciò che ’ soldati se ne vaglino ordinatamente e non si facci confusione.

111

[1] Antonio Giugni Commissario Fivizani. [2] Die 29 octobris 1505.

[3] Come per altra noi ti scrivemo, non avendo infra e’ vassalli nostri alcuni che noi stimiamo piú di quelli di cotesta provincia, non siamo, quando el bisogno lo richiegga, mai per abbandonarli; e digià vi aremo proveduto di piú munizione come tu domandavi: ma lo avere a mandarle ci reca tanta difficultà che non veggiamo modo a farlo. [4] E però vorremo sapere se se ne potessi trarre di cotesti luoghi propinqui e vicini, quando quelle che a questi dí ti si mandò non fussi sufficiente. [5] Inoltre, per dare indirizzo a cotesti uomini del paese e che li abbino uno capo, si è ordinato al Commissario di Cascina che mandi costà Giannisino da Serezana, del quale tu ti varrai in ordinare a’ populi quello hanno a fare e in comandarli nelle fazioni che occorressino. [6] Stiamo di buona voglia, conosciuta la sollecitudine tua, che costà non nascerà disordine; e noi non saremo mai per abbandonare cotesto paese come merita la sua fede. [7] Speriamo ancora che ’l tempo ne favorirà in modo che ’ Pisani non potranno molto correre. [8] Insomma ti ricordiamo usi la tua diligenzia, nella quale confidiamo assai.

112

[1] A messer Annibale Bentivogli. [2] Die 28 octobris.

[3] La Signoria vostra debbe avere inteso come in Pisa sono entrati buono numero di Spagnoli e debbe presupporre che quelli hanno a pensare di fare in ogni modo qualche insulto sopra le cose nostre. [4] E perché noi abbiamo tale dubitazione, siamo necessitati restringere piú le nostre forze insieme per opponerci alli loro conati. [5] E per questo, sapiendo che la vostra Signoria nel transferirsi costí ne menò seco parte delle sue genti, ci è parso questa ricercarla che la sia contenta subito e sanza dilazione di tempo fare retornare alli lochi loro quelli tanti cavalli ne avessi condutti seco, e in spezie quelli che fussino cavalli leggieri, perché di veruna altra qualità di uomini ci valiamo tanto quanto di questi. [6] La Signoria vostra intende el desiderio nostro, conosce el bisogno e si ricorda dello obbligo suo, del quale non mancò mai. [7] Quae bene valeat.

113

[1] Al Vicario delle Ripomarancie messer Bartolomeo Ciai. [2] Die 29 octobris.

[3] Noi intendiamo che alcune di quelle nostre lancie spezzate che sono alloggiate in cotesto vicariato se ne sono partite e ite a casa loro. [4] Pertanto noi desiderremo intendere: in prima, se è la verità che sieno partiti, e chi e’ sieno, e dove sieno iti, il che ci manderete per nota; e appresso ci scriverrete se avete dato loro licenza e con quale autorità si sieno partiti, e questa notizia ci darete subito. [5] Vale.

114

[1] Al Capitano della Montagna di Pistoia e al Podestà di Barga Antonio Calandri. [2] Mutatis mutandis.

[3] Per potere opporsi all’insulti che disegnassino fare e’ rebelli nostri pisani con el favore di quelli Spagnoli che si hanno ultimamente messi in casa, voliamo tenga ad ordine tutti li uomini della tua iurisdizione atti a portare arme, o almanco uno uomo per casa, con le loro armi, per possere essere in uno subito e ad un cenno dato con quelle presto dove noi o el Commissario di Cascina ti ordinassi. [4] Usa grande e buona diligenzia in questa cosa acciò che avendo ad operarli noi ti possiamo commendare. [5] Vale.

115

[1] Ad Antonio Giugni Commissario a Fivizzano.

[2] Noi abbiamo inteso di nuovo per l’ultima tua e’ sospetti ne’ quali si truova cotesto paese per conto di questi Spagnoli che sono in Pisa, e come e’ si dolgono cotesti uomini parendo loro essere abbandonati. [3] Sopra di che ti facciamo intendere, quanto alle munizioni, che a questa ora doverrai avere ricevute quelle che ti si mandò piú dí fa, e questo dí ti mandereno una soma di polvere e qualche cassa di passatoi. [4] E se noi siamo scarsi nel mandarla, nasce da la difficultà del condurla costí, e per questo ti si scrisse altra volta vedessi se tu ne potessi trarre di qualche luogo costí all’intorno, il che di nuovo ti si replica. [5] Farai ulterius intendere a cotesti uomini come noi veghiamo assai le cose di Pisa, e per infino a qui abbiamo aúto piú sospetto, e abbiamo ancora, che li Spagnoli si voltino in altri luoghi, dove si è atteso a provedere; e quando s’intendessi cosa da dubitare che si voltassino in costà, non manchereno ancora di fare per costí convenienti provisioni; e di questo ne impegnerai loro la fede nostra. [6] E perché li abbino per ora chi l’indirizzi, abbiamo ordinato che venga costà Giannisino da Serezana e Giannetto da Carda, provisionati da noi, acciò sieno capi di cotesti uomini; e’ quali quando li stieno ad ordine, crediamo che con lo aiuto del paese faranno sempre vergogna a chi li venissi a molestare. [7] Né per questa ci occorre altro se non confortare te a fare tuo debito in provedere e avvisare. [8] Vale.

116

[1] A Giovanni Ridolfi generali Commissario Cascine. [2] 30 octobris.

[3] Avendoti iarsera per uomo espresso scritto a lungo quello ci occorreva in risposta alla tua ultima tenuta a dí 28, non ci occorre questa sera scriverti altro, massime non avendo tue lettere questo dí: delle quali stiamo ad ogni ora in espettazione perché vorremo continuamente intendere qualche cosa delli andamenti di Pisa. [4] E però t’imponiamo ci scriva almeno ogni dí una lettera. [5] E perché uno Pisano fuoruscito chiamato Bastiano Palmieri che sta a Peccioli ha sempre dati buoni avvisi, per avere buoni mezzi in quella città, voliamo mandi per lui e lo tenga appresso di te. [6] E perché possa stare costí, li farai dare la provisione d’una paga da uno di cotesti conestaboli che nuovamente si conducono. [7] E cosí, o per suo mezzo o per altre vie, le quali tenterai tutte, ti sforzerai avere la verità delle cose di Pisa e continuamente ce ne avviserai, non mancando di scriverci ogni giorno una volta.

[8] Qui s’intende per via di Lucca che Tarlatino è partito da Pisa sdegnato, e ne è ito a Lucca, e che li hanno dato bando ad Alfonso del Mutolo; le quali cose t’ingegnerai d’intendere se sono vere. [9] Vale.

117

[1] A messer Niccolò Altoviti Capitano di Livorno. [2] 31 octobris 1505.

[3] E’ vi debbe essere noto el partito che ’ nostri mercatanti hanno fatto con la nave Sovrana. [4] E perché e’ mandono le mercanzie loro a Bibbona e di quivi le conducono alla piaggia e le caricano in su barche per condurle in nave, dubitono che nel condurle da la piaggia alla nave non sopportino qualche periculo quando andassino incauti e sanza alcuna guardia; e avendoci ricerchi di potersi valere per loro compagnia di Giulianico e della nostra fusta, t’imponiamo che qualunque volta sarai ricerco da detti mercatanti, o chi fia per loro, facciate che Giulianico detto colli suoi legni accompagni dette loro robe. [5] E li ricorderai che usi ogni diligenzia perché le si conduchino salve.

118

[1] Giovanni Ridolfi Commissario generali Cascinae. [2] Prima novembris 1505.

[3] Iarsera ti si scrisse a lungo e fu quanto ci occorreva infino a quella ora; questa mattina dipoi ricevemo la tua di ieri per la quale mostri satisfarti l’ordine dato da noi, secondo quello ci avevi ricerchi per la tua de’ 27 tenuta a 28. [4] E a questa ora arai ricevuto e’ danari di quelli connestaboli che si trovavano costà, e arai possuto cominciare a pagarli secondo le compagnie fatte da loro; ingegnera’ti tolghino uomini fidati, come per altra ti si scrisse.

[5] Come per piú nostre ti abbiamo scritto, qui si desidera assai intendere bene e’ particulari delle cose de’ Pisani e Spagnoli; e aremo aúto caro per questa tua avere inteso quando e’ Pisani partirno da Bientina, che via e’ feciono, e se si posorno in alcun luogo, e se furno suvvenuti di vettovaglia da’ Lucchesi nel passar loro, e se feciono al­cuno danno in sul nostro. [6] E cosí vorremo essere ragguagliati sopra ogni accidente d’ogni particulare, e ogni dí ci scriverrai almeno una volta.

[7] Dispiaceci che Piero d’Anghiari e Santi da Fighine non possino convenire insieme, pertanto penserai se Santo Regolo rimanessi guardato con uno di loro, e l’altro metterai o in Lari o in Livorno; e non avendo chi è in Santo Regolo a fare altro che scoperte e guardie la notte, giudicavamo che uno di loro bastassi. [8] Ma quando ve ne bisognassi dua, t’ingegnerai riconciliarli. [9] E quando non potessi fare questo, riterrai Santi e darai uno scambio a Piero, quale a te parrà.

[10] Quanto a’ cavalli leggieri, o lunedí ti si manderà le scritture, o e’ verrà la rassegna in persona, acciò tu possa riscontrarle con quelle arai fatte tu.

[11] Iarsera ti si scrisse facessi tornare Antonio Canacci a Bientina e Lionardo Peruzzi mandassi a Livorno, e cosí questa sera ti replichiamo; e di piú che tu mandi per Cornelio Peruzzi che è a Livorno e lo mandi a Barga per indirizzare quelli uomini in una fazione; fara’lo venire da Livorno e lo farai instruire al Capitano come si abbia a governare a Barga.

[12] Per altra ti si scrisse facessi venire costí Bastiano Palmieri, pisano, che sta a Peccioli, e li ordinassi una paga sotto uno di cotesti conestaboli; replichiamoti el medesimo e di piú voliamo li facci dare una paga di caporale solamente. [13] E te ne servirai in intendere le cose di Pisa, che ve lo troverrai ottimo mezzo. [14] Vale.

[15] Scriviamo questa sera di nuovo a Pescia e alla Montagna di Pistoia che tenghino ad ordine tutti e’ loro uomini atti a portare armi per essere presti a correre dove bisogna, e tenghino fra loro tale ordine che se ne possa trarre frutto.

119

[1] A Bastiano Guidetti Capitano d’Arezzo. [2] Dicta die.

[3] Questo dí per la tua de’ 31 intendiamo che per la morte di Mamma aretino è vacato l’ofiziale dello straordinario, e come cotesta comunità ne vorrebbe creare un altro a nominazione e per le piú fave; il che, quando tu non ci vegga drento cosa che torni in disfavore dello stato nostro, consentirai loro. [4] Quanto a quello luogo che li ufiziali della fraternita vorrebbono vendere a vita, ci figurerai meglio el luogo di che importanza è, e cosí chi è quello che lo vuole comperare; e noi dipoi ti scriverreno quello voliamo facci.

[5] Circa a ser Girolamo e al grado che li hanno dato cotesti uomini, farai di veghiare destramente donde sia nata questa cosa, e appresso se questo onore lo avessi fatto piú partigiano loro che non si converrebbe. [6] Ma farai tutte queste cose con tale destrezza che tu non monstri alcuno sospetto né gelosia. [7] Vale.

120

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] 3 novembris 1505.

[3] Con piacere abbiamo inteso per la tua di ieri particularmente come sono procedute le pratiche infra e’ Pisani e li altri loro aderenti vicini nostri, e che fine hanno aúto infino a questo dí. [4] Lasceremo ora commentarle al tempo: e non pretermetteremo nondimanco alcuna di quelle provisioni che noi ti scrivemo per altra nostra avere ordinate, e attendiamo a sollecitare quelli conestaboli che hanno a venire di sopra. [5] E Bastiano da Castiglione è arrivato a Montecarlo, perché della giunta sua ci ha scritto Bernardo del Beccuto. [6] E tu potrai a tua posta alleggerire quelli uomini di quelli uomini d’arme.

[7] Le lanterne, gavette e candele ti si manderanno; e perché per ovviare allo Alviano si mandorno verso Campiglia x falconetti portatili in su e’ muli, vorremo facessi rinvenire quanti se ne condusse costí e nelle mani di chi sono, e ce ne dessi avviso. [8] Oltr’a di questo si mandò in costà per la impresa di Pisa assai legnami, come trave, asse e simile cose: vorremo anche facessi di ritrovarle e di consegnarle al proveditore con tale ordine che le non andassino male.

[9] Come per altra ti si disse, e’ si è ordinato in Val di Nievole che tenghi ad ordine tutti quelli uomini con l’arme in mano, e facci in ogni castello e comune un capo che li guidi e dia loro e’ cenni, e consegni loro e’ luoghi dove abbino a correre. [10] Ma perché questa provisione è nulla se non s’ingegnono presentire la venuta de’ nimici, si è scritto a quel Vicario tenga spie in luogo, in su·lLucchese, che li abbi tanto innanzi lingua della venuta de’ nimici che possa essere a tempo con le provisioni. [11] Ordinera’li e ricordera’li ancora tu el medesimo.

[12] Abbiamo scritto dove noi crediamo si truovino quelli che si sono fuggiti con la paga, acciò la restituischino e sieno puniti. [13] Vale.

121

[1] Decemviri etc., servatis servandis, deliberaverunt infrascriptas patentes litteras etc. [2] Die 4 novembris 1505.

[3] Noi Dieci di Libertà e Balía della Repubblica florentina significhiamo a qualunque vedrà le presenti patente nostre lettere, come per virtú di esse, mediante ogni e qualunque autorità dal popolo fiorentino a noi concessa, considerato alli meriti verso la Repubblica nostra di Alessandro di Bernardino Tondinelli, cittadino aretino, li diamo libera licenza e ampla facultà di potere portare drento nella città d’Arezzo e suo capitaneato, e in tutte le altre città, castella, terre e luoghi sottoposti allo imperio della nostra Repubblica, qualunque generazione d’arme cosí atte alla difesa come alla offesa; e insieme con sé possa menare con le soprascritte armi Agnolo di Iacopo di Brizzi e Lionardo di Cristofano Concelli, pure da Arezzo, o dua altri quali a lui parrà e piacerà: questo inteso, che debba, volendo che dua altri fuora de’ prenominati sieno securi, notificarli al Rettore della terra dove si trovassi; e essendo da quello accettati, abbino la soprascritta autorità e licenza. [4] Comandiamo dunque a tutti voi, capitanei, potestà, commissarii, rettori e ofiziali in qualunque luogo del nostro dominio constituti, che osserviate e osservare facciate inviolabilmente questa nostra deliberazione per quanto stimate la grazia e temete la nostra indegnazione. [5] Mandantes.

122

[1] Al Commissario di Cascina: a Giovanni Ridolfi. [2] 4 novembris.

[3] Noi rispondereno questa sera alla ultima tua di ieri, per la quale ci significhi in che modo parrebbe alla Signoria del Capitano ordinare coteste genti d’arme a volere che ’ nimici andassino piú stretti e che ’l paese fussi piú securo. [4] Piaceci assai tale discorso, e per altra ti significhereno la opinione nostra. [5] Intendiamo oltre a di questo come, dubitando voi che alli Spagnoli non si aggiunga forze, è necessario pensare ancora che dal canto nostro le si accreschino. [6] E avendo noi considerato bene tutto, ci pare, secondo le forze che al presente si truovono in Pisa, avervi proveduti sufficientemente quando e’ conestaboli ordinati sieno arrivati costà, conciossiacosaché tale provisione sia suta fatta secondo l’ordine dato da voi per la vostra de’ 27 del passato: la quale doverrebbe essere tanto piú abbastanza quanto dipoi le forze de’ Pisani sono piú diminuite, sendo vero quello scrivi che ’ fanti italiani ch’erano in Pisa si resolvino. [7] E quanto al sospetto della venuta d’Ugna del Campo con altri mille fanti, crederremo che uno apparato simile si avessi ad intendere innanzi: in che si userà diligenzia per la via di Roma e di Napoli; e intendendosi, potremo allora farci ogni provisione possibile, di che non si ha a mancare.

[8] Darai ad Antonio Canacci la paga d’una lancia spezzata, che sono 6 scudi, in ducati cinque d’oro in oro e 3 lire e 3 soldi, e piglierai per questo pagamento di quelli danari ti truovi in mano. [9] Bene vale.

123

[1] Al Vicario di Lari Giovanni Amadori. [2] 4 novembris.

[3] E’ potrebbe accadere che noi ordineremo per tenere le nostre gente d’arme piú insieme che si farebbono ridurre in Ponte di Sacco tutte le gente d’arme del Signore Silvio e quelle del Conte Lodovico da Pitigliano si ridurrebbono tutte fra costí in Lari e in Peccioli. [4] E perché a tutte queste gente d’arme non si potrà dare altro assegnamento di strame che di cotesto vicariato, a che arebbe a concorrere pro rata, vorremo intendere da te el modo che tu potresti tenere a provederli e come, e se cotesto vicariato bastassi. [5] E di tutto ci darai notizia sanza pubblicare costà altrimenti che questa cosa si debba fare. [6] Vale.

124

[1] A messer Niccolò Altoviti e Zanobi Ridolfi in Livorno. [2] Die 5 novembris.

[3] Noi abbiamo ricevuto due vostre a parte l’uno da l’altro, e per quelle intendiamo assai dipresso che voi non convenite insieme: cosa che dà a voi carico, dispiacere a noi, e a cotesto luogo poco securtà. [4] E se noi avessimo voluto che ciascun di voi di per sé governassi cotesta terra, vi aremo scritto da parte; e se avessimo creduto che uno di voi bastassi alla guardia di cotesto luogo, vi aremo provisto. [5] Doverresti pertanto volere quello che voliamo noi e comporvi in modo insieme che voi fuggissi tutti quelli carichi che di sopra si dicono, non dando costí occasione di essere stimati poco e qui d’essere biasimati. [6] Saracci soprammodo grato sopra questa materia non ve ne avere a scrivere piú. [7] Bene valete.

125

[1] A Tommaso Ardinghelli Potestà di Castiglione. [2] Dicta die.

[3] Noi abbiamo condotto per nostro connestabole Agnolaccio di costí da Castiglione con 30 provigionati oltre alla persona sua: e perché e’ possa levare la compagnia e condurla qui, abbiamo per la alligata commesso a Niccolò Machiavelli, Capitano di Cortona, che ti mandi ad ogni tua requisizione 35 ducati d’oro che lui ha in mano di nostro. [4] E però subito per fante fidato manderai l’alligata a detto Capitano e li scriverrai ti mandi detti danari, e’ quali pagherai subito a detto Agnolaccio; e li commetterai per parte nostra facci la compagnia de’ 30 fanti e con quelli con ogni celerità venga alla volta qui di Firenze, dove toccherà el resto della sua paga e li sarà fatto intendere dove abbi ad ire. [5] Sollecitalo perché importa.

126

[1] Vicario Lari, Vicario Piscie Domenico Pandolfini, Vicario Sancti Miniatis. [2] 6 novembris.

[3] E’ ti si è scritto per altre nostre che tenessi ad ordine li òmini della tua iurisdizione con le armi, per possersene in un subito valere. [4] E benché noi stimiamo ci abbi dato buono ordine, nondimanco te lo ricordiamo ancora per questa acciò intenda quanto noi lo desideriamo, perché ad ogni ora potrebbe occorrere di potersene valere. [5] Ultra di questo, come etiam per altra nostra ti si accennò – perché potria essere le gente d’arme e cavalli alloggiati in cotesta tua provincia non arebbono a consumare li strami in su e’ luoghi, ma bisognerebbe portargli loro dreto dove la necessità li chiamassi –, vogliamo faccia fare descrizione di tutto lo strame che si truova nella tua iurisdizione e vegga dipoi quanto ne avanza alle bestie, che ordinariamente si pascono in detto tuo vicariato; e di tutto ce ne manderai conto, lasciandone loro appunto la quantità che le vogliono e non piú, perché voliamo vedere di quanto noi possiamo disegnare di potercene valere per le genti d’arme. [6] E in questo userai diligenzia e ce lo farai intendere subito. [7] Vale.

[8] Aggiugni a Pescia.

[9] Farai cercare chi va e viene di verso Lucca, e trovando lettere le leggerai. [10] E quelle che parlassino di cose di Stato manderai qui al nostro Magistrato. [11] Alla tua di ieri non occorre altra risposta, se non commendarti di quello fai e hai fatto.

127

[1] Al Capitano di Campiglia Uguccione Ricci. [2] Dicta die.

[3] Noi crediamo che tu abbi dato ordine, secondo che altra volta ti è suto commesso, che tutti li uomini del tuo capitanato atti all’armi stieno ad ordine con quelle per possere in un punto preso essere dove el bisogno li chiamassi; il che ti ricordiamo di nuovo perché in questi tempi è necessario stare provisto per non essere giunto incauto. [4] Oltr’a di questo, ti facciamo intendere come si ritrae che in Pisa si arma una fusta e certi brigantini di nuovo, e si dice per conto delle mercanzie che sono in Bibbona. [5] E perché e’ potrebbe essere che disegnassino venire una notte alla piaggia di Bibbona e porvi 600 o 800 fanti e vedere se potessino di furto saccheggiare quella terra, t’imponiamo facci stare avvertiti quelli uomini e ordinati la notte con guardie e ascolte in modo che non sieno giunti improvisti, perché lo esemplo di Bientina debbe ragionevolmente fare dubitare ciascuno. [6] Fa’ d’essere diligente in questo, come se’ suto nell’altre commissione ti abbiamo date. [7] Vale.

128

[1] A messer Niccolò Altoviti Commissario e Capitano. [2] 6 novembris.

[3] Noi abbiamo ricevuto questo dí tre vostre lettere de’ 3, 4 e 5 del presente, e quanto a li avvisi ci date ve ne commendiamo. [4] E circa la munizione chiedete, si è ordinato che ’l Commissario di Cascina vi mandi 20 o 25 imbracciature e 150 lance le quale voi consegnerete costí al proveditore; e ordinerete che non ne dia né distribuisca se ’l bisogno non viene, perché a noi non pare avere altra faccenda che mandare lance a Livorno. [5] Solleciterete dunque Giovanni Ridolfi a mandarvele e cotesto proveditore avvertirete a mantenervele. [6] Quanto al ferro, vedrete di trarne di Riviera come altre volte si è fatto. [7] E quanto alle scafe, vi si scrisse per altra come volavamo ve ne governassi; e questo è le tirassi in terra e le mettessi al coperto; e non vi essendo luogo capace di esse, facessi fare un tetto posticcio sopra loro che le difendessi da l’acque.

[8] Intendiamo appresso quello ci scrivete di messer Criaco: attenderete a tenerlo confortato, come avete fatto infino qui e come vi si ricordò al partire vostro; e scrivetevi nel cuore la buona guardia di cotesto luogo, di che arete cura come dell’anima vostra. [9] Sarà dipoi comparso Matteino, e non bisogna che venga qui perché fu al Magistrato nostro avanti partissi.

129

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] 6 novembris.

[3] Avanti che noi ricevessimo questa ultima tua de’ cinque dí ci a­veva scritto el Ferruccio di avere preso e morto quello Capinera, e di quello aveva ritratto da lui, ch’è in somma quanto ne scrisse a te, ma sanza el testimone di detto Capinera.

[4] E noi c’intendavamo che ’ Pisani non possono tenere bene contenti quelli Spagnoli né li Spagnoli possono starvi se non riesce loro di saccheggiare qualche nostro luogo, e crediamo che pensino piú a quelle terre dove non è soldati in guardia che a quelle dove sono. [5] E però non ci discostiamo da credere che li abbino in occhio Santa Maria a Monte e qualche altra terra di quello Val d’Arno, le quali tu terrai continuamente avvertite come hai tenute infino a qui, acciò che alli nimici nostri non rieschino e’ loro disegni. [6] E perché Simone Ferrucci ci scrive quello luogo avere bisogno di piú guardia, per essere quelli fanti che vi sono pochi e non molto buoni, voliamo che ricevuta la presente mandi in quello luogo di Libbrafatta Simonetto da Cortona con la sua compagnia, acciò che con l’aiuto suo se ne possa stare piú securo.

[7] Dal Capitano di Livorno s’intende come in quello luogo è mancamento d’imbracciature e di lance, e però voliamo vi mandi 20 o 25 targoni e 150 lance.

[8] El proveditore nostro ci fa intendere che e’ tre ducati ritenuti a messer Bandino sono per resto di fiorini nove si promissono per uno cavallo comperò uno suo balestriere, la quale promessa si fece a tempo di ser Baccio suo cancelliere a Filippo Manetti, e digià con questi se li è ritenuti soldi 6.

[9] E’ si truova costí nelle mani del Zitolo uno forziere pieno di certe robe che appartiene ad un balestriere che fu già del Capitano; voliamo che subito ci mandi detto forziere, faccendo prima inventario di ciò che vi è drento, e dipoi lo serrerai e sugellerai, e con detto inventario ce lo manderai. [10] Vale.

130

[1] Al Podestà di Barga Antonio Calandri Capitano. [2] Die 6 novembris 1505.

[3] Avendo noi inteso da uno ambasciadore di cotesta comunità come e’ desideravono avere uno uomo nostro che l’indirizzassi e comandassi nelle fazioni quando occorressi che ’ Pisani scorressino in coteste parti, e ricercandoci appresso di qualche munizione, e essendo noi desiderosi di satisfarli, abbiamo quanto alle munizioni provisto a qualche parte; e quanto all’uomo si è ordinato che costí venga Cornelio Peruzzi nostro cittadino e connestabole, uomo antico nell’arte del soldo e di buona esperienza, el quale a questa ora debbe per avventura essere arrivato costà. [4] Varra’ti de’ consigli e aiuti suoi nelle cose che appartengono alla guerra, acciò che piú securamente e con maggiore tuo onore possa mantenere cotesto luogo. [5] Oltra di questo, ci fa intendere detto ambasciadore come el Commissario di Castello Nuovo in sul Ferrarese ha preso per l’arme uno nostro uomo di costí e lo ha condannato o vero vuole condannare in 10 ducati. [6] Voliamo pertanto, trovando che sia cosí, tu scriva a quello Commissario e lo richiega ti relassi el tuo uomo con parole grate e amorevoli; soggiugnendo, quando e’ non lo faccia, tu saresti forzato portarti in simile modo con li uomini suoi. [7] E non giovando questo, quando dipoi ti capitassi alcun di quello di Ferrara nelle mani con le armi, lo tratterai appunto come sarà suto trattato l’uomo nostro. [8] Vale.

131

[1] A messer Niccolò Altoviti e a Zanobi Ridolfi in Livorno. [2] Die 8 novembris.

[3] Avendo molti nostri mercatanti a fare caricare in su la nave Soprana piú loro robe che si debbono partire o da la spiaggia di Bibbona o da Vada, voliamo per loro securtà che quando la nave Soprana sopraddetta si parte di costí per andare in su·lluogo per caricare dette robe, mandiate Giulianico con quella con la sua fusta e brigantinetto, e li ordinerete faccia per securtà di dette robe che si hanno a caricare, come di sopra si dice, tutte quelle scorte e qualunque altra cosa sarà necessaria, perché le si carichino securamente, e in nel modo che per parte de’ mercanti nostri sarete richiesti. [4] Usate diligenzia in questa commissione in modo ci tegnamo satisfatti di voi, perché ci dispiace avere aúto a scrivervi la seconda volta sopra questa materia.

132

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] viii novembris.

[3] Non contenendo questa ultima tua de’ 6 dí altro che la risposta di piú nostre, non ci occorre a quella replicare alcuna cosa. [4] Solo ti significhereno come Bernardo del Beccuto ci fa intendere come un capo di quelli Spagnoli che sono in Pisa lo ha fatto ricercare di salvacondotto per uscirsi di Pisa, e per il terreno nostro andare a sua ventura con 150 Spagnoli incirca. [5] E ricercandoci diligenzia a questo, abbiamo esaminato la cosa: e a noi pare piú tosto da dare tale salvocondotto che altrimenti. [6] Nondimanco, presupponendo che a te che se’ in su el luogo possino occorrere de’ rispetti che non caggiono in noi, voliamo rimettere tale deliberazione al tutto in te. [7] E però esaminerai bene questa cosa, conferendola con el Capitano; e parendoti da dare a detti Spagnoli tale securtà, ne darai commissione a Bernardo del Beccuto, dandogli particularmente instruzione come e’ se ne abbi a governare. [8] Bene vale.

133

[1] Al Capitano d’Arezzo Bastiano Guidetti. [2] 8 novembris.

[3] Egli è stato a noi Goro di Francesco da Tegoleto: e espostoci come abitando lui a Tegoleto e avendo beni alla Badía e ad Uliveto, e fatto concorrere a pagare l’opere per la muraglia della cittadella da tutti a tre questi comuni, e che ragionevolmente pagando lui per il comune di Tegoleto, dove egli abita, doverrebbe essere libero da li altri, e ricercando lo aiuto nostro, t’imponiamo vegga se queste opere alla cittadella si distribuiscono o per testa o per beni; e distribuendosi per testa solo non lo forzerai a pagare se non per quello comune dove gli abita. [4] Ma quando questa distribuzione si facessi altrimenti, ne eseguirai quello che vuole ragione. [5] Vale.

134

[1] Al Capitano d’Arezzo. [2] 8 novembris.

[3] A Francesco di Piero di Gore da Ciggiano, apportatore presente, sendo per li casi d’Arezzo sutoli arso le sue case e fatti infiniti altri danni, e’ Cinque Ofiziali li concessono che potessi abitare infino a tutto settembre proxime passato in una casa in detto castello, che è di ser Andrea Bilichini. [4] E perché e’ si truova in termine che non può ancora abitare in casa sua, desiderremo che per tutto agosto proxime futuro el sopraddetto Francesco potessi stare in detta casa di ser Andrea. [5] Pertanto farai di avere a te ser Andrea prefato e come da te conforterai a volere essere contento che Francesco abiti questi pochi mesi in detta sua casa, e cosí con ogni industria t’ingegnerai farlo contento. [6] Bene vale.

135

[1] Lucae de Vespuccis Potestà di Bientina. [2] Decima novembris 1505.

[3] Per risposta di questa tua di ieri ti facciamo intendere che, venendo costí alcuno Spagnolo di quelli che partono di Pisa sanza salvocondotto di Giovan Ridolfi Commissario generale, noi voliamo li svaligi tutti e rimandi indreto verso Pisa o verso Lucca. [4] Ma avendo salvocondotto da detto Giovanni, osserverai quanto in detto salvocondotto si conterrà. [5] Vale.

136

[1] Al Vicario d’Anghiari Stoldo Rinieri. [2] x novembris.

[3] Desiderando noi sgravare li uomini di Monte Aguto, t’imponemo per una nostra de’ 23 dí del passato facessi concorrere alle spese de’ cavalli, che per ordine nostro debbe alloggiare el loro comune, e’ Signori di detto Monte Aguto. [4] Ma sendo questa mattina stato al nostro Magistrato uno di loro e monstroci come e’ non concorsono mai alle spese con detti contadini, e fattoci intendere come altra volta e’ furno a questo cimento innanzi a’ nostri Signori, e infine ne seguitò che rimasono liberi, ci è parso, avendo bene considerato tutto, che sia molto ragionevole conservarli in que’ privilegi che sono stati tenuti infino a qui. [5] Pertanto noi revochiamo e annulliamo tutto quello ti si scrisse a dí 23 detto, e voliamo non li gravi che concorrino a le soprascritte spese di detti cavalli. [6] Valete.

137

[1] Al Podestà di Peccioli Lorenzo Salvetti. [2] xi novembris 1505.

[3] E’ sono stati a noi ambasciadori di costí e ci fanno intendere come molti che abitono in cotesta terra, che solevono concorrere alle fazioni con Pisa avanti la rebellione, al presente rimangono esenti, e nondimeno godono el beneficio con li altri abitatori; e che per questo ricercono che s’ordini che concorrino alli strami e allo alloggiamento de’ soldati pro rata con esso loro. [4] Farai dunque d’intendere se la cosa sta come da detti imbasciadori ci è suta porta; e quando cosí sia, ordinerai che concorrino con loro.

[5] Noi ti scrivemo ordinassi che uno uomo d’arme che era alloggiato nel fattoio di Bernardino di Baldessarino e de’ fratelli ne fussi cavato e fatto alloggiare altrove, perché ci presupponemo che detto fattoio si avessi in questi tempi adoperare. [6] Ma avendoci fatto intendere detti imbasciadori che costà non è questo anno un granello d’uliva e che non è per girare, viene, se cosí è, a cessare la cagione perché ti si scrisse in quello modo. [7] Pertanto quando detto fattoio non si abbi adoperare, vi lascerai drento alloggiato detto uomo d’arme, e circa la casa di Cosimo Martelli ne farai quanto per nostre lettere ti è suto commesso. [8] Vale.

138

[1] Luca Vespucci Potestà di Fucecchio. [2] xxi di novembre.

[3] Veduto e esaminato quello che tu ci hai piú volte scritto del caso di Tommè e in spezie quello che particularmente ce ne avvisasti nella tua de’ cinque, e dipoi autolo innanzi, ci pare che ’l caso sia piú presto leggerezza che dolo. [4] Nondimanco, desiderando noi che tu abbi in questo caso l’onore tuo e che etiam lui impari ad essere altre volte piú avvertito, voliamo che tu lo condanni in sei staia di farina, la quale lui debba portare al munistero delle nostre Murate. [5] E fra quel tempo che a te parrà, che vorranno essere pochi dí, l’obbligarai averti portato la fede di avere portato detta farina a detto munisterio. [6] E osservando, lo disobbligherai da ogni altra pena e condennagione che fussi in corso, e cosí lo liberrai da ogni altro danno. [7] Noi, come di sopra ti si dice, rimettiamo questo caso a te sanza averli fatto intendere alcuna cosa, acciò che la sopraddetta condannagione paia tuo ordine e non nostro. [8] Vale.

139

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] xii.

[3] Noi saremo ancora questa sera brevi in fare resposta a questa ultima tua de’ dieci dí, perché non avendo di nuovo che dirti non tor­remo tempo a te e a noi. [4] Commendiamoti delli avvisi e de’ ricordi che tu ci dai per la preallegata tua, e ti confortiamo a fare ogni cosa per intendere li andamenti de’ Pisani, e dipoi avvisarne come hai fatto infino a qui.

[5] Quanto alli Spagnoli che cercano avere salvocondotto per passare di qua per andarne dipoi dove parrà loro, ci piace assai la deliberazione che tu ne hai fatta e l’ordine appresso che tu hai dato di farli accompagnare quando per la ritta volessino ire alla volta di Siena; e al Vicario di Saminiato e di Val d’Elsa si è scritto esequischino appunto li ordini tuoi. [6] E cosí perché questa commissione vadia tutta per una mano, voliamo che quando detti Spagnoli volessino ire alla volta di Bologna, per piano o per la Montagna di Pistoia, che tu ordini al Vi­cario di Pescia, Commissario di Pistoia e Capitano della Montagna, in che modo vuoi che se ne governino: perché questa sera abbiamo scritto a’ prenominati solamente che esequischino al tutto e per tutto quanto tu scriverrai e commetterai nel passo che volessino fare detti Spagnoli per la iurisdizione loro. [7] Sí che farai loro intendere quanto a te ne occorra.

140

[1] A messer Niccolò Altoviti. [2] Die xii.

[3] Noi saremo brevi in fare resposta a piú lettere che voi ci avete scritte infino de’ dí 7, perché delli avvisi ve ne commendiamo, e cosí di tutte l’altre cose che voi avete fatte in benifizio di cotesto luogo secondo le commissione nostre. [4] Duolci bene che voi vi diffidiate non potere tenere a freno né il Torrigiano né quello altro che non faccino scandolo, perché vorremo vi governaste contro a di loro sí vivamente che voi non ce ne avessi aúto a scrivere. [5] Né vi possiamo dire altro in questa materia se non ricordarvi che voi sete Capitano di cotesto luogo, e noi vi facemo Commissario perché voi potessi reprimere simile insolenzie, a che voi piglierete quelli espedienti tutti che vi sono drento. [6] Valete.

141

[1] A Domenico Pandolfini Vicario e Commissario di Pescia. [2] xiii novembris.

[3] Con piacere abbiamo inteso per questa tua di ieri l’ordine che tu hai trovato costà nella guardia di cotesta terra e paese, e stiamo di buona voglia confidati nella prudenzia tua che si seguirà di bene in meglio: e in modo che a’ Pisani non si darà né animo né occasione di pensare nonché di fare alcuna cosa in preiudizio di cotesto paese. [4] Né per questa ci occorre altro. [5] Bene vale.

142

[1] A messer Niccolò Altoviti Commissario. [2] Dicta die.

[3] Noi mandiamo costí Commissario nostro Antonio da Filicaia, presente apportatore, el quale insieme con voi pensi alla guardia e salute di cotesto luogo. [4] Ristringeretevi dunque seco e di concordia penserete a tutte quelle cose che riguardino alla salute sua. [5] Vale.

143

[1] Al Capitano e Commissario d’Arezzo Bastiano Guidetti. [2] Dicta die.

[3] Egli è stato a noi Agostino di Mariotto d’Arezzo presente apportatore, e ci fece intendere come avendo circa tre anni sono dato certe busse ad uno Aretino, Giovanni Ridolfi, allora costí Capitano, lo condannò in 70 lire e confinollo per uno anno a Prato, e dopo l’anno non poteva partire da detto confino sanza partito nostro. [4] Referisce avere pagata la condannagione e osservato el confino, e essendo passato l’anno voleva con licenzia nostra tornarsene costí. [5] Noi facemo ricercare questo suo caso, e in su·libro delle condannagioni di Giovanni Ridolfi che è in Camera troviamo solamente la condannagione pecuniaria, e del confino non vi è fatta menzione alcuna. [6] Pertanto a noi è parso mandarlo a te con questa nostra lettera per la quale apparisca come noi li diamo licenza che se ne torni costí, e a te imponiamo facci ricercare se di costà fussi alcuna memoria di questo confino e ce ne avvisi. [7] E cosí ci avviserai se le condizioni di costui sono tale che li stessi meglio altrove che costà, acciò possiamo di nuovo deliberarne quando questa nostra deliberazione fussi o contro al partito di Giovanni Ridolfi, o fuora del bisogno del bene universale di cotesta città. [8] Vale.

144

[1] Ad el Capitano di Castracaro Tommaso Guidetti. [2] Die xv novembris.

[3] Tornando di verso Castracaro Antonio della Marca, presente apportatore, che veniva di là per commissione nostra, fu a Castello dell’Alpe spogliato da compagni di ser Iacopo, prete di detto Castello, e toltogli una cappa, uno giubbone e uno paio di calze: il che dispiacendoci, voliamo facci avere a te o detto prete o chi ha fatto tale eccesso, e farai restituire a detto Antonio e’ sua panni. [4] E quando e’ sopraddetti non avessino aúto altra cagione a farli questa villania che volerli rubare, li punirai secondo e’ loro peccati. [5] Vale.

145

[1] Al Signore Luca Savello. [2] xvii novembris 1505.

[3] Noi abbiamo inteso con piacere quanto ci è suto esposto per parte vostra dal vostro cancelliere e da quello è venuto seco: il che corrisponde alla fede abbiamo in vostra Signoria e alla affezione conoscemo sempre in voi verso questa Repubblica. [4] E perché questa cosa abbi quelli favori che ci sono necessarii, scriviamo la alligata al Vicario di Pescia, al quale s’ordina quanto per quello si debba operare in questa materia. [5] Presenteretegli la sua lettera e li narrerete la cosa, e dipoi con lo aiuto suo darete ordine a quanto è necessario. [6] Offeriamoci a vostra Signoria, quae bene valeat.

146

[1] A Domenico Pandolfini Vicario e Commissario di Pescia. [2] Dicta die.

[3] El Signore Luca, nostro condottiere, ti presenterà questa nostra lettera e appresso ti farà intendere quello che occorre al presente fare per deliberazione nostra. [4] E perché a fare questa opera è necessario avere forze, e dall’altro canto ordinarle in modo che altri non si scuopra, abbiamo per questo giudicato che sia necessario pigliare e trarre li uomini di quelli luoghi che sono piú propinqui e piú commodi al luogo dove si debbe fare questa fazione. [5] E però voliamo che, a quel tempo e in quel modo che da detto Signore Luca ti fia esposto, tragga per tuo comandamento e per parte nostra piú uomini puoi atti e a portare arme della Villa di Calameche, Lanciola e Crespoli e d’altri luoghi propinqui a questi, se alcuno ne fussi in quella Montagna di Pistoia che a noi non fussino noti. [6] E perché el Capitano di quella Montagna ti dia favore e ordini, sendo sua iurisdizione, che tu te ne possa valere, li scriviamo l’alligata, imponendoli che ad ogni tua richiesta facci ridurre e andare con le armi li uomini de’ sopraddetti luoghi, e all’intorno a quelli, in qualunque parte e a fare qualunque fazione che da te o a bocca o per lettera li fussi commessa; sí che in quello modo che a te parrà li ordinerai come a te occorra valerti de’ sopraddetti uomini. [7] Varra’ ti ancora delli uomini di Vellano e di Sorano, tuo vicariato; e crediamo che, fra quelli che tu trarrai de’ luoghi sopraddetti e questi, aggiugneranno alla somma di 500 fanti o piú. [8] Userai diligenzia in questa co-sa, e soprattutto la ordinerai con nessuna demostrazione. [9] Avvertirai Montecarlo a raddoppiare in questi tempi la diligenzia nelle guardie, di dí e di notte, e tu farai el simile costí in Pescia. [10] Bene vale.

147

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Casciana. [2] xvii novembris.

[3] E’ comparsono ieri le tue ultime lettere de’ xiiii significative di quanto ritraevi delle cose di Pisa, e in spezie come li Spagnoli si resolvevono, e come. [4] Il che ci è suto gratissimo avere inteso, e di nuovo commendiamo la diligenzia tua quale hai usata e usi cosí nello intendere le cose de’ Pisani, come nel guardarsi da quelli. [5] Né alcuna cosa abbiamo di nuovo da dirti o da ricordarti, salvo che noi voliamo qualunque cosa che occorre che tu rinfreschi a tutti cotesti nostri conestaboli, che sono preposti alla guardia de’ luoghi all’intorno, faccino di stare bene avvertiti e raddoppino la diligenzia in fare buone guardie di dí e di notte; di che ne li avvertirai sanza demostrazione. [6] Oltr’a di questo, voliamo ricordarti che quando ti occorre scriverci alcuna cosa di momento e d’importanza, come è quella che tu ci hai scritto nell’ultima parte di questa tua lettera de’ 14 dí, ce lo scriva per una poscritta, in modo che si possa piú facilmente farne riserbo. [7] Bene vale.

148

[1] A Luca Vespucci Potestà di Fucecchio. [2] xvii novembris.

[3] Renderai a Tommè da Lucca o a suo mandato la corazza, la balestra, la spada e qualunque arme o altra cosa avessi di suo, qualunque volta detto Tommè ti arà mandato la fede di avere mandato sei staia di farina alle Murate; perché voliamo che la pena del delitto suo sia queste sei staia di farina e non altro. [4] E lascera’lo stare costí a suo piacere sanza farli dispiacere alcuno per via ordinaria o estraordinaria, perché voliamo li basti la penitenzia soprascritta.

149

[1] Al Capitano d’Arezzo. [2] Dicta die.

[3] Antonio di Lorenzo Miniati, suto Camarlingo in cotesta città, ci fa intendere avere prestati 14 ducati d’oro, una lira e 4 soldi allo Spe­dalingo passato dello spedale del Ponte, e’ quali danari referisce averli prestati per pagarne la composizione dello spedale e per fare commodità allo Spedalingo che non fussi forzato per detta composizione a gittare via e’ grani di detto spedale. [4] E essendo seguito che detto Spedalingo è stato casso e lui non pagato, desidera li sia fatto el dovere. [5] Pertanto noi voliamo facci dua cose: la prima, che tu ti chiarisca che detto Antonio abbi prestato detti danari a detto Spedalingo; l’altra, che vegga se detto Spedalingo ha messi a conto detti danari allo spedale; perché se tali danari fussino suti messi ad uscita a lo spedale, benché Antonio non ne fussi suto pagato, non voliamo li sieno dati ma voliamo che Antonio vadia dreto a detto Spedalingo casso, acciò che lo spedale non abbi a pagare questi danari dua volte. [6] Ma trovando el credito d’Antonio chiaro e che lo spedale non si sia sborsato, farai ad ogni modo che ad Antonio sia fatto el dovere. [7] Vale.

150

[1] Al Capitano d’Arezzo. [2] Die xvii novembris.

[3] Apportatore della presente sarà don Mauro, Abate di Santa Tri­nita in Alpibus, el quale, per le sue buone qualità e per lo esemplo buono che lui ha dato della vita sua infino a questo dí, noi lo aviamo eletto Spedalingo dello spedale del Ponte di cotesta città. [4] Ordinerai che questa nostra elezione abbi costí la perfezione per chi lo avessi a deliberare, e dipoi lo farai mettere in tenuta dello spedale con tutte quelle cerimonie e ordini che si richieggono, acciò che lui abbi occasione e cagione non solum di mantenersi buono, ma di diventare migliore. [5] Vale.

151

[1] A messer Niccolò Altoviti e ad Antonio da Filicaia. [2] Liburni. [3] 17 novembris.

[4] Per la presente ti facciamo intendere come noi voliamo che voi facciate disarmare la fusta e il brigantinetto; e tutti li corredi, artiglierie, munizioni e armamenti di detta fusta e etiam di detto brigantinetto, farete mettere nella nostra munizione e consegnarle per inventario al proveditore o a chi ne ha cura; e di detto inventario ci manderete copia soscritta di mano di chi arà aúto in consegna dette munizioni. [5] Farete ritirare la fusta in luogo che la si conservi e mantenga per poterla riarmarla a nostra posta, e a Giulianicco farete intendere che questo si fa non per altra sua cagione né perché noi ci teniamo mal serviti di lui, ma solum perché il tempo non sopporta al presente questa spesa; e che quando li occorra averli a riarmare, faremo sempre quel capital di lui che hanno meritato le sue virtú; e sempre gliene fareno intendere dovunque e’ sia quando al presente e’ volessi ritornare a Marsiglia per qualche suo proposito; ma quando e’ volessi fermarsi costí con quella provisione che noi li ordinassimo, ce lo facci intendere e noi pensereno di farli cosa grata. [6] Userete buona diligenza in questa commissione e in tutte le altre cose che raguardano alla salute di cotesta terra. [7] Valete.

[8] Postscripta. [9] Eraci scordato darvi commessione di quello dovessi fare della ciurma che in su la fusta si truova per forza, la quale ciurma e uomini per forza voliamo li mandiate qui, guardati, alle Stinche nostre di Firenze, acciò che riarmando la fusta ce ne possiamo servire. [10] Vale.

152

[1] Domenico Pandolfini Vicario Pisciae. [2] Die xviii novembris.

[3] E’ ci dispiace assai quando noi intendiamo che fra e’ sudditi de’ Lucchesi e li uomini e soldati nostri nasce alcuna differenza, donde dipoi ne nasca scandolo, come è suta questa notizia che tu ci dai per la tua lettera. [4] Ma piú ci dispiace quando e’ nostri dieno principio alla offesa, perché desideriamo che s’intenda che per noi non rimane vicinare bene. [5] Ora, secondo el testimone della tua lettera, parendoci che ’l Signore Luca sia suto l’offeso, giudichiamo molto ragionevole che sia rifatto. [6] In summa tu hai ad intendere che, dove e’ nostri non hanno el torto, noi voliamo che non patischino per cosa del mondo; e avendo a favorire alcuno, farai che ’ nostri sieno e’ primi favoriti.

153

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] Die xviii novembris.

[3] Questo giorno sono comparse dua tue ultime lettere de’ dí 16 del presente; e per rispondere alla prima ti commendiamo delli avvisi che tu ci dai delle cose di Pisa e ti confortiamo a seguitare d’intendere li andamenti loro e avvisarne. [4] Quanto alla parte dove tu ci ricerchi se noi consentiamo che tu dia salvocondotto a Pierazzo e a li suoi frategli fuoriusciti di Pisa, ti rispondiamo come noi siamo contenti dia loro detto salvoncodotto qualunque volta lo ricercono per loro robe e famiglia; e di quello che seguissi ce ne avviserai.

[5] Siamo ancora contenti dia licenza al Zitolo di potere venire infino qui.

[6] Le lanterne e altre cose tu chiedi ti si manderanno, e costí ti mandereno lo agumento di Carlo da Cremona, la provisione d’Antonio Canacci e la paga del garzone di maestro Durante; e a Baccio da Fighine farai intendere che non stia piú a disagio.

[7] Significherai a messer Bandino come el Magistrato nostro lo ha condotto per da oggi a tutto aprile proxime futuro fermo, e per sei mesi poi a beneplacito nostro e con tutte le altre condizioni con le quali serve al presente; e, come prima si raguneranno li 80, si darà a detta condotta la sua perfezione.

[8] Quando li Spagnoli e altri soldati ch’erano in Pisa, mediante e’ quali si dubitava assai, si resolvessino in modo che non si avessi a stare costà con quella gelosia che vi s’è stato ne’ giorni passati, ci pare da metterti in considerazione se fussi da ridurre le gente d’arme ne’ luoghi dove in principio si dette loro l’alloggiamento, acciò che e’ non consumino li strami all’intorno e col tempo se ne abbi a patire manco. [9] Scriviamoti questo per via di ricordo, acciò vi pensi e dipoi ne deliberi secondo che a te occorrerà.

[10] Per la tua seconda lettera, pure de’ dí 16, intendiamo quello che a lungo ci scrivi per parte della Signoria del Capitano, al quale farai intendere che per noi non mancherà che sia satisfatto, e che non si meravigli se l’interviene a sua Signoria quello che tutto giorno accade a de’ primi cittadini nostri. [11] Non manchereno di cosa alcuna per la sua satisfazione come ricerca el debito nostro e l’affezione li portiamo. [12] Bene vale.

154

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] xviiii novembris.

[3] Apportatore di questa sarà uno giovane mandato da Giorgio Spinula genovese; el quale Giorgio ci fa intendere come una barca sopra la quale erano balle 56 di sua lana ha rotto in spiaggia di Pisa e in su la bocca della fiumara, e che detta lana si è salvata tutta e è tutta in Pisa. [4] E desiderando condurla di qua, t’imponiamo ad ogni requisizione del presente aportatore dia salvocondotto o a chi la conducessi costí o a chi detto Genovese trovassi che di costí andassi in Pisa per condurla da la parte di qua, usando in ogni cosa nondimeno quelle cauzioni che si convengono: pure che in fatto el Genovese sia servito e scandolo o inconveniente alcuno non ne nasca.

155

[1] A Domenico Pandolfini Vicario di Pescia.

[2] Noi intendiamo per questa tua lettera come al Signore Luca Savello non pare che nella fazione disegnata si tragghino e’ fanti di quelli luoghi che per la nostra sopra questo caso ti si commisse per non scoprirsi etc.; e come li basterebbe potersi valere di 200 uomini di cotesta terra e di 50 fanti di quelli di Montecarlo, a che tu non hai voluto acconsentire sanza participazione nostra. [3] Rispondiamoti pertanto come noi voliamo che insieme con detto Signore Luca esamini bene quello che importi trarre dugento uomini di costí e 30 da Montecarlo; e quando detto Signore giudichi che si possa trarli sanza portare periculo dell’un luogo o dell’altro, rimettiamo in te e in lui il deliberarne pensando che detto Signore per la prudenzia sua e per la esperienza ha delle cose non sia per ingannarsi. [4] Non voliamo già si tragga di Montecarlo piú che uno di quelli conestaboli che hanno 30 compagni, e per la alligata si scrive in conformità al detto Signore Luca; e però maturamente ne consiglierete e deliberrete. [5] Vale.

156

[1] Al Signore Luca Savello. [2] Dicta die.

[3] Dal Vicario nostro di Pescia ci è fatto intendere come vostra Signoria non giudica sia bene per conto della fazione ragionata trarre uomini della Montagna di Pistoia per non si scoprire, e come a voi occorreva cappare solamente 200 uomini di costí e cinquanta di quelli fanti che sono a Montecarlo: a che detto Vicario nostro non ha acconsentito, volendo prima participarlo con esso noi. [4] Parci in verità che lui abbi auti buoni rispetti; nondimanco, rifidandoci noi nella prudenzia vostra e nella esperienza avete delle cose, li aviamo commesso sia di nuovo con esso voi; e quando vi paia possere trarre 200 uomini di costí di Pescia e trenta da Montecarlo sanza preiudizio o periculo alcuno dell’uno luogo o dell’altro, ve lo permetta. [5] Pertanto voi pondererete e misurerete bene e sanza periculo si possino trarre, e dipoi ne delibererete quello che vi occorrerà, avendo sempre innanzi a li occhi per primo e massimo mandato nostro la sicurtà de’ luoghi nostri. [6] Valete.

157

[1] Ad el Capitano di Campiglia. [2] xviiii novembris 1505.

[3] Cotesta comunità per suoi ambasciadori ci fa intendere come per difetto di strami si hanno aúto a comporre con cotesti soldati di dare loro, per conto di quelli cavalli a’ quali e’ non possono dare strame, ciascuno dí, dua ducati d’oro, e che tale composizione è troppo grave perché e’ vengono a pagare detto strame 2 grossoni el centinaio. [4] Desiderrebbono esserne sgravati di qualche cosa; e ricercandoci di aiuto ti facciamo intendere come da l’uno lato noi vorremo satisfare a questi nostri, da l’altro non vorremo che ne nascessi disordine, avendosi ad innovare le cose digià ferme. [5] Pertanto vedrai se potessi alleggerirli in alcuna parte sanza molta alterazione, e lo farai.

[6] Da l’altra parte el Signore Iulio ci ha fatto intendere come la maggiore parte de’ sua soldati, che sono alloggiati in cotesto capitanato, sono in case sanza tetto e sanza finestre, e che, stando e’ cavalli e li uomini come fuora, si ridurranno a termine da non li potere poi adoperare. [7] Vorremo intendessi la verità di questa cosa, e trovandola cosí fatta vi provedessi.

158

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] xviiii novembris.

[3] Cappone di Gino Capponi, cittadino nostro, ci fa intendere come ad una selva che lui ha nel comune di Marti vi si è difilato a fare legne non solamente le gente d’arme che sono alloggiate a Marti, ma tutte quelle che sono in cotesto paese; e non solamente ne tagliono per loro ardere, ma ancora ne vendono. [4] Pare a lui e a noi questa cosa degna d’essere corretta per conto di qualunque, non che d’uno nostro cittadino; e però ordinerai che la sua selva li sia riguardata e che le selve di Marti servino solo alli uomini alloggiati in quello luogo, e non a quelli che sono nelli altri alloggiamenti. [5] Vale.

159

[1] A Niccolò Machiavegli Capitano di Cortona. [2] Dicta die.

[3] El Signore Iacopo, ci ha fatto intendere come, avendo bisogno di parlare al Cardinale di Farnese, desidera avere licenza di assentarsi di costí per sei giorni; e noi per compiacerlo siamo contenti dargliene. [4] E però, alla auta di questa, li significherai parta a sua posta, ma che per cosa del mondo non manchi di essere ritornato costí in capo di sei giorni dal dí della partita sua e li ricorderai ancora a lasciare in su·lluogo uomo che possa ordinare le cose che nella sua compagnia occorressino in questa sua assenzia. [5] Vale.

160

[1] Al Vicario d’Anghiari. [2] xxi novembris 1505.

[3] Cotesta comunità per suo ambasciadore ci fa intendere come, avendo noi deliberato che e’ cavalli che toccono a Monterchi vadino ad alloggiare là, altrimenti quelli di Monterchi non sieno tenuti a provederli piú che si voglino, detti di Monterchi non vogliono satisfare cosa alcuna al comune loro d’Anghiari per quello tempo vi sono stati per lo addreto, e che non è ragionevole che quello che è tocco ad altri paghino loro. [4] E però noi t’imponiamo ordini che quelli di Monterchi satisfaccino a cotesti uomini d’Anghiari da el dí che fu ordinato che li alloggiassino e’ cavalli infino al dí che si deliberò che detti cavalli andassino in su·lluogo, tutto quello che si conveniva dare loro di strame e di legne solamente e non d’altro: valutando lo strame e le legne iusto prezzo, e in modo che alcuno non si quereli ragionevolmente. [5] E chi si tenessi gravato lo manderai dinanzi al Magistrato nostro.

161

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] xxii novembris.

[3] Poi che noi ti scrivemo l’ultima nostra sono comparse dua tue de’ 18 e 19, alle quali non occorre che dirti o replicarti altro sendo, massime l’ultima tua, responsiva ad una nostra de’ 18 dí. [4] E quanto al ridurre le genti dove erano prima o lasciarle stare cosí, come per altra ti si disse, noi la rimettiamo in te e siamo certi che con la tua prudenzia e in questo e in ogni altra cosa piglierai sempre el migliore partito.

[5] Quando arrivò l’ultima tua lettera de’ 19 noi avamo digià fermo nelli 80 la condotta di messer Bandino nel modo appunto che ti se ne dette notizia, tal che noi non possemo né possiamo ricorreggere el tempo del beneplacito secondo che noi aremo desiderato per compiacerlo. [6] Pertanto li farai intendere che non pensi a questa cosa ma solo a servire, perché avendo noi a tenere soldati, non mutando lui animo, siamo sempre per augumentarlo, come per infino a qui si è fatto. [7] Vinsesi nelli 80 avanti ieri, e da quel dí ha tempo x dí a ratificare; significhera’liene acciò che ’l tempo non preterisca; e per ora non a­vendo lui altro che fare qui non ci è parso darli licenza di venire.

[8] Fara’ci intendere per la prima tua se uno Domenico di Turino da Montevarchi, che è uno di quelli dua che con la paga si fuggí dal Volterrano, è comparso costí, come per comandamento nostro li fu ordinato a dí 18 di questo.

[9] L’ultime lettere che ci sono di Francia sono de’ xiiii del presente, e per quelle s’intende che l’Arciduca si apprestava per imbarcarsi per andare in Spagna e nel regno di Castiglia, e imbarcava seco 4 mila lanzecheneche e 2 mila altri fanti e 400 gentili uomini. [10] Credesi che vadi là chiamato da’ baroni di quello regno: aveva el Re di Francia mandatogli uno uomo a sconfortarlo di quella andata.

[11] Avvisa ancora come l’Arciduca aveva richiesto el Re d’Inghilterra di 2 mila arcieri e 200 mila scudi in presto, e che quel Re li aveva risposto non volere trarre soldati dall’isola e avere danari per difendere lo stato suo e non offendere quello d’altri.

[12] Avvisa che la pace fra Spagna e Francia va innanzi, che di corto partirà Madama di Fois nuova Regina per Spagna.

[13] Avvisa ancora che lo ’mperadore vuole stare in su l’accordo fatto l’anno passato quando Roano andò a trovarlo, e che vuole passare a tempo nuovo in Italia per essere a Roma.

[14] Avvisa che ’l Re di Spagna vuole trarre el governo del Regno di Napoli delle mani di Consalvo e lasciarlo solo Governatore delle genti d’arme. [15] Altro non s’intende, e intendendosi sempre te ne fareno parte. [16] Vale.

162

[1] A Niccolò Machiavegli Capitano di Cortona. [2] Die 22 novembris 1505.

[3] Noi ricevemo ieri una tua lettera de’ 18 dí, e per quella intendiamo li scandoli che potrieno nascere costà rispetto a quelli usciti perugini che stanno in Val di Pierli, e rispetto a quelli frutti di quella Badía che quelli 4 fuoriusciti che abitano costí vogliono riporre, e Giampaolo no·l consente. [4] Dispiaceci questa cosa perché nostro desiderio è fare buona compagnia a’ vicini nostri. [5] Pertanto ordinerai che quelli fuoriusciti di Perugia che abitano in Val di Pierli stieno da Cortona in qua, e ad ogni modo li trarrai di quella valle faccendo intendere loro amorevolmente che questo si fa a buon fine, e perché cosí è ancora el fatto loro. [6] E cosí t’ingegnerai che questo effetto segua e con piú modestia è possibile, e a quelli nostri sudditi che fanno compagnia con loro a rubare farai intendere vivamente che tu li gastigherai acremente se fanno piú simile cosa. [7] E quanto a quelli 4 che tu di’ abitare costí, ordinerai ad ogni modo che li stieno a’ termini e che per loro non si accenda né susciti fuoco alcuno: faccendo tutto con destrezza, pure che tal effetto segua. [8] Vale.

163

[1] A Stoldo Rinieri Vicario Anglarii. [2] 22 novembre.

[3] A dí 23 del passato ti si scrisse facessi che alla spesa de’ cavalli che s’alloggiano a Monte Aguto concorressino e’ Signori di quello luogo. [4] Dipoi a dí x del presente rivocamo detta lettera; donde di nuovo sono venuti al nostro Magistrato e’ contadini di detto Monte Aguto e dolutosi assai di questa ultima deliberazione nostra. [5] Pertanto noi t’imponiamo che abbi a te chi rappresenti detto comune di Monte Aguto, e cosí dall’altra parte uno di detti Signori, e vegga d’accordo e amichevolmente e non altrimenti se puoi comporli insieme, e che d’accordo convenghino come in tali spese l’uno e l’altro di loro si abbi a governare. [6] E quando ti riesca el comporli, bene quidem; quanto che non, comanderai a ciascuna delle parti che ad un dí determinato comparisca davanti al Magistrato nostro.

164

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] Die xxv novembris.

[3] Per il presente cavallaro ti sarà presentata la paga d’Antonio Canacci e del garzone di maestro Durante, e cosí l’agumento di Carlo da Cremona in quel numero di danari che per ordine de’ nostri Signori ti sarà scritto; e le lanterne e altre cose che tu chiedi si manderanno.

[4] E per rispondere a piú tue lettere scritte infino a dí 23 del presente, che è l’ultima tua, la quale comparse iarsera, ti significhiamo, quanto a messer Ercole, come noi fareno ogni opera che dentro a questo mese el suo stanziamento si vinca fra e’ Collegi, e crediamo ad ogni modo l’otterrà.

[5] Aspettereno quello che messer Bandino abbi deliberato circa la ratificazione della sua condotta, e tu lo consiglierai a non guardare a quel tempo perché questa città ne ha fatto e fa tanto capitale quanto di qualunque soldato nostro.

[6] Crediamo che tu abbi fatto intendere a quelli commissarii di Livorno come le loro lettere sono capitate male, e che riscrivino se vi era cosa di momento; e cosí ti sarai ingegnato fare ritrovare quelle che chi le portava referisce avere gittate, acciò non pervenghino in mano de’ Pisani.

[7] Se tu non hai mandato quel bombardieri a Barga, come per altra nostra ti si commisse, lo manderai in ogni modo.

[8] Quello prigione pisano, che tu ci mandasti piú dí sono, comparse, e è nelle Stinche, con quelle condizioni che tu ci significasti, e quelli dua che lo accompagnorno se ne ritornorno in costà.

[9] Altro di nuovo non abbiamo che dirti, salvo che commendarti e delli avvisi e di tutto quello ci scrivi avere operato di costà. [10] Vale.

165

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] xxv novembris.

[3] La comunità di Bientina si è per suoi ambasciadori querelata al Magistrato nostro come Santi da Libbrafatta li grava e forza a provedere a piú strami che non è la possibilità loro, e di piú come le lettere che tu mandi verso quelle parti, che tutte le fai andare con loro spesa, volevono non essere gravati di provedere a tanto strame e non avere a mandare se non quelle lettere che tornavono a commodità della loro terra. [4] Noi, per non turbare li ordini delli strami e dell’altre cose di costà, li abbiamo in tutto rimessi a te e commesso che ti faccino intendere el medesimo che a noi, e tu dipoi, sendo prudente, faresti quello che fussi onesto. [5] Intenderai addunque le querele loro, e dipoi te ne governerai come ti verrà a proposito. [6] Vale.

166

[1] A Gismondo di Migliore di Cresci Podestà del Borgo a San Lorenzo. [2] 26 novembris.

[3] El camarlingo della Lega di Tagliaferro, sottoposta alla tua po­testeria, ci fa intendere come nelle tua mani o vero nelle mani d’uno contadino di detta lega restono circa cinquanta lire che avanzarno a detta Lega de’ danari che si riscossono el presente anno per mandare marraioli in campo. [4] E perché questi danari stanno male cosí, t’imponiamo faccia una delle due cose: o che tu li facci rendere a lire e soldo a tutti coloro da chi e’ si riscossono, o vero che tu li pigli in conto di tuo salario e li metta in conto a detta lega. [5] E l’una delle predette cose farai in ogni modo, se già non ci fussi sotto cosa che noi non intendessino per il che non fussi bene farla: il che quando fussi ce ne scriverrai particularmente. [6] Vale.

167

[1] Al Capitano di Campiglia Uguccione de’ Ricci. [2] Dicta die.

[3] Noi abbiamo inteso quanto tu ci scrivi dell’insulto fatto da quelli di Massa in preiudizio di quelli nostri soldati, il che ci è dispiaciuto. [4] E per intendere di nuovo l’origine abbiamo aúto innanzi Piero Bartolini, dal quale si ritrae che cotesti nostri soldati ebbono el torto a ritenere le due bestie a quelli di Massa. [5] Pertanto voliamo che tu ordini che la restituzione segua da ogni parte, cioè che quelli di Massa riabbino le bestie loro e cotesti soldati similmente, e per nulla consentirai che si facci nuovi insulti, anzi protesterai a chi presummessi farli che noi saremo per no·lli sopportare. [6] E dall’altra parte conforterai cotesto Signore faccendoli intendere come noi siamo parati a ristorarlo in qualche cosa. [7] Vale.

168

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] 29 novembris.

[3] Alle ultime tue lettere de’ 26 fareno breve risposta; e quanto al Ferruccio e alla paga di Libbrafatta, lo terrai confortato faccendoli intendere come tuttavolta si provede al danaio e che le non se li mancherà e presto.

[4] Circa el venire qui di Pagolo da Parrano, li farai intendere come, tornato che sarà in costà messer Bandino, noi ci sforzereno compiacerlo.

[5] Commendiamoti delli avvisi, né noi abbiamo che farti intendere per non avere lettere da alcuna banda.

[6] El Zitolo ha certa differenzia, con dua che sono o che furno già sua cancellieri, di danari che li ebbino qui dal proveditore per suo conto e a lui non li hanno fatti buoni. [7] Intenderai da lui el caso e ti sforzerai a satisfarlo.

[8] Noi siamo contenti che tu paghi la paga a quello caporale del Zitolo che è malato a Santa Maria Nuova, ma ti assicurerai come a te parrà che la venga in mano di detto caporale.

169

[1] Messer Niccolò Altoviti e Antonio da Filicaia Capitano e Commissarii di Livorno. [2] 29 novembris.

[3] Noi abbiamo ricevute la vostra de’ 21, che fu copia di quella che fu per capitare male, e appresso quella de’ 23: alla quale respondendo particularmente vi facciamo intendere quanto a messer Criaco che seguitiate di tenerlo confortato, né dubitiamo che ’ conforti vostri non bastino sappiendo quanto lui sia affezionato alla città e voi prudenti. [4] La paga delle fanterie si va apprestando tuttavia. [5] E quanto a mescolare in coteste compagnie di quelli uomini che servivono alla fusta, non ci pare da farlo per elezione nostra per non sapere chi e’ sieno, e dall’altra parte desiderare che cotesti conestaboli, di chi noi solo ci fidiamo, tenghino quelli uomini di chi loro si fidano e non altri per alcuna altra cagione.

[6] La fusta di quelli Greci capitata costí, quando voi iudichiate che la facci frutto in benifizio di cotesto porto non ci dispiace che voi ve la intratteniate adoperandovisi su nostri uomini e fidati, come voi ci scrivete; e però el caso suo si rimette in voi.

[7] E’ tre uomini che voi dite che solamente si trovavano per forza in su la fusta non ci pare, iusta la opinione vostra, di condurli qui, e però rimettiamo in voi el deliberarne.

[8] Questa mattina comparse Giulianico con un’altra vostra e con la copia dello inventario, alla quale non accade altro che confortarvi del séguito.

170

[1] Al Vicario di Certaldo Giovanni Cambi. [2] Dicta die.

[3] Li uomini di Castel Fiorentino e Poggibonzi ci fanno intendere come l’uno e l’altro di loro hanno da 4 mesi in qua per ordine del Magistrato nostro e de’ nostri Signori speso certi danari in tenere guardie a’ passi per trovare lettere e osservare chi va e viene, e vorrebbono che tale spesa fussi stanziata costí e messa in vicariato, allegando cosí essere la consuetudine. [4] E volendo favore da noi, ti facciamo intendere che intenda prima se la verità è che loro abbino speso cosa alcuna in tenere dette guardie, e dipoi se li è usanza o costume che simile spese vadino in vicariato, e li farai osservare loro intendendo come si è detto se loro hanno fatto el debito perché noi non abbiamo mai inteso che ufizio si abbino fatto e teniànci di loro malissimo satisfatti. [5] Vale.

171

[1] Bastiano Guidetti Capitano d’Arezzo. [2] 29 novembris.

[3] E’ ci occorre fare risposta ad una tua breve de’ xxv, e ti commendiamo non avere lasciato mettere quello luogo della Fraternita chiamato Pionta nelle mani di quello Domenico, e cosí non permetterai che lo alluoghino ad altri, allegando che uno luogo pio non è bene sia nelle mani de’ laici. [4] E quando e’ si volgessino a volerlo dare ad uno cherico, non lo consentirai medesimamente sanza licenza nostra. [5] Com­mendiamoti di non avere lasciato fare quel proveditore all’ospedale del Ponte come disegnavano, e ci basta avere inteso che lo Spedalingo se ne sia satisfatto. [6] Vale.

172

[1] Al Podestà di Barga Antonio Calandri. [2] Die ii decembris 1505.

[3] Egli è suto piú giorni sono al Magistrato nostro uno prete Piero con le lettere di credenza di cotesta comunità e, come ambasciadore di quella, ci ha piú volte parlato e ricerco di piú cose quali lui monstrava essere desiderate costí. [4] E ultimamente, tre giorni fa, venendo a noi pure come ambasciadore, usò termini poco convenienti a chi rappresenta uomini di quella fede che sono sempre suti cotesti e meno conformi a chi parla in presenzia de’ suoi superiori, da’ quali massime sia suto amato e intrattenuto come cotesti sono stati da noi. [5] Di che aremo preso piú ammirazione non ne abbiamo fatto, se avessimo creduto quello essere suto di mente di cotesta comunità, o se non avessimo misurato le sua parole con la sua poca prudenzia; la quale è di qualità che non ha conosciuto che, se quelli provedimenti ci ha addimandati non sono suti stati adempiuti da noi, è suto per avere conosciuto non essere suti necessarii e per sapere che loro non li volevono se non per assicurarsi, e che qualunque volta erano assicurati, bastava loro: perché qualunque volta el bisogno lo ricercassi, non aspettereno che ci sia ricordata la salute delli uomini nostri e massime di cotesti, che sono tanto amati e stimati da noi. [6] Crediamo pertanto che la sia stata tutta sua mera insolenzia, di che per parte nostra ne farai querela con cotesti nostri fedelissimi; faccendo loro intendere che per lo avvenire non li dieno piú alcuno carico pubblico ma commettino le cause loro a chi meglio e con piú grazia de’ suoi superiori le sappia maneggiare, e che facci fede della antica fede loro con altri termini che non ha saputo fare costui. [7] Vale.

173

[1] Al Podestà di Poggibonzi Alamanno Pucci. [2] Die ii novembris.

[3] La comunità di San Gimignano ci ha fatto intendere per suoi ambasciadori come avendo certi loro terrieri possessioni in cotesta potesteria, sono gravati a concorrere con li altri del contado alle spese delli strami, il che dicono essere contro a’ capituli loro e ad alcune esenzioni particulari che furno loro per lo addreto concedute. [4] E desiderando noi che detta comunità non si possa ragionevolmente dolere e avendo ricerco el fondamento di tale esenzione, troviamo come nel 1472 fu provisto per li nostri opportuni Consigli che si scancellassino di camera tutte le gravezze, estimi, balzelli e qualunque altra gravezza fussi suta posta ad alcuno da San Gimignano o sua beni, e’ quali avessino ad essere declarati per partito de’ nostri Signori e de’ loro Venerabili Collegi. [5] E avendo dipoi ricerco di tale declarazione troviamo, tra molti altri poderi che si contengono in quella, essere suti fatti esenti quelli che nella inclusa nota si contengono. [6] Pertanto noi voliamo che tu vegga se quelli che al presente tu gravi sono contenuti in detta nota, e essendo, non li graverrai in alcun modo, ma manterrai loro e’ loro privilegi e immunità. [7] Vale.

174

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] iii decembris.

[3] L’ultima tua è del primo di questo e dua altre erano comparse prima de’ 29 e 30 del passato. [4] Alle quali rispondendo ti facciamo intendere come quanto allo averti noi scritto per conto di quelli di Buggiano, di Bientina e ultimamente per il Conte Lodovico, si è fatto non per pervertire alcuno tuo ordine, ma per satisfare a chi domanda una lettera che non parta sanza essa; e se leggerai bene le nostre lettere troverrai che le non ti necessitano a fare cosa alcuna, ma solo ti narrono el caso e rimettonsi in ultimo alla deliberazione tua. [5] Pertanto dove non sarà espresso l’ordine e volontà nostra te ne governerai sempre a tuo modo: perché el desiderio nostro è satisfare a li sudditi e dall’altra parte non tôrre la reputazione al Commissario né alli altri rettori nostri.

[6] Conosciuto essere necessario quanto tu scrivi circa le scafe, eravamo desiderosi di provederle, ma abbiamo trovato essere impossibile per non si trovare scafa che possa andare per non essere acqua in Arno; provederannosi come prima si potrà.

[7] Quanto al Zitolo e alli danari che dice restare ad avere, ti facciamo intendere che, quando e’ fu qui, el nostro proveditore li monstrò e’ conti soscritti da’ suoi cancellieri e’ quali confessavano avere ricevuto tutto el danaio: onde che lui non ci può domandare niente, ma debbe essere rifatto da e’ suoi cancellieri; e noi li promettemo scriverti che ne lo aiutassi e trovassi modo che ’ suoi cancellieri lo satisfacessino. [8] E cosí per altra nostra ti si commisse e di nuovo te lo commettiamo.

[9] E’ ci dispiace assai che messer Bandino non abbi ratificato infra el tempo perché, avendosi a fermare la condotta nelli 80, sogliono queste cose, repricandole in assai numero, fare confusione. [10] Né ci pare che sia stato bene consigliato, non li importando in fatto cosa alcuna.

[11] Al Ferruccio si scriverrà perché noi non intendiamo bene questo suo scrivere, né sappiamo come lui faccia a consumare cinque sacca di farina el dí.

[12] Di nuovo non aviamo che dirti, salvo che ’l Papa ha pronunciati nuovamente 9 cardinali de’ quali ne sarà inclusa in questo listra. [13] E delle nuove che tu di’ avere aute dal Capitano ne commendiamo sua Signoria e te. [14] Vale.

175

[1] A messer Bartolomeo Ciai Vicario delle Ripomarancie. [2] iiii decembris 1505.

[3] Restiamo per la vostra del secondo di questo avvisati come messer Pagolo da Roma vorrebbe licenza per transferirsi insino a casa sua per uno mese. [4] Pertanto, sendo desiderosi compiacernelo, voliamo li imponiate si transferisca infino qui da noi perché li voliamo parlare per alcuna cosa che c’importa; e dipoi lo potremo compiacere del desiderio suo. [4] E però lo farete venire qui ad ogni modo.

[5] Delli avvisi che voi ci date di Rinieri della Sassetta ne restiamo satisfatti e ve ne commendiamo.

176

[1] A messer Niccolò Altoviti e Antonio da Filicaia a Livorno. [2] vi decembris.

[3] A questa vostra del primo di questo non scade rispondere altro salvo che commendarvi delli avvisi e opere vostre. [4] Ricorderenvi solo che voi abbiate caro che non segua disordine lasciando adoperare in mare li uomini che sono deputati in terra e per la guardia di cotesto luogo: perché nel confundere queste azioni si suole correre periculo e disordinare le guardie ordinarie. [5] Valete.

177

[1] Antonio Calandri Capitano di Barga. [2] Die vi decembris 1505.

[3] E’ ci dispiace avere inteso come alcuni di costí insolentemente hanno turbato le deliberazioni pubbliche di cotesto comune e minacciato di mandare sottosopra cotesta terra. [4] Dispiaceci assai questo caso, ma piú ci dispiacerebbe se noi non avessimo inteso dipoi che le cose avevono preso assai buono sesto; il che crediamo sia seguíto per la bontà di quelli che vogliono bene vivere e per la prudenzia tua, mediante la quale noi ci persuadiamo che quello che mancassi a fermar-si si fermerà con buona satisfazione nostra. [5] E ci sarà gratissimo sia terminata la cosa come speriamo; pure, quando fussi altrimenti, ce ne terrai del continuo avvisati. [6] Vale.

178

[1] Al Vicario di Montecarlo ser Filippo Fiorelli e Bernardo del Beccuto Commissario. [2] Die vi decembris 1505.

[3] Carlo di Pagolo da Montecarlo ci fa intendere come Batista del Pecchia da Tassignano, contado di Lucca, li dette a soccio piú tempo fa 20 capi di bestie vaccine, le quali bestie d’ottobre passato fece l’anno e’ Pisani liene tolsono; e andando Carlo dreto alla preda, fu preso a Lucca per ordine di detto Batista. [4] Né possé mai essere libero se prima e’ non dette mallevadore di stare a ragione con Batista detto. [5] Donde è nato che Batista ha aúto a Lucca la sentenzia contro a detto Carlo e al suo mallevadore, el quale sendo forzato a pagare viene ora costí per essere rifatto da Carlo e domandargli 80 ducati che monstra avere pagati per lui; donde Carlo vorrebbe fuggire questo pagamen­to allegando che detta preda fu fatta da’ Pisani co’ favori de’ Lucchesi e che poi fu forzato a Lucca dare el mallevadore e ebbe la sentenzia contro per non avere mai risposto al piato, non li parendo potere ire a Lucca securo. [6] Noi avendo esaminato bene questo caso ci pare che meriti in qualche parte compassione, e però te lo raccomandiamo in quello che tu giudichi poterli fare bene.

179

[1] Die viii decembris 1505.

[2] Decemviri etc., mossi da buone e giuste cagioni, servatis servandis, deliberorno e deliberando declarorno che a Larione Martelli loro cittadino, o a qualunque suo ministro, fussi lecito e ex nunc potessi liberamente fidare ne’ paschi della Misericordia e loro appartenenzie posti nelle maremme di Pisa qualunque sorta di bestiame cosí grosso come minuto come a lui parrà e piacerà, eccetto che bestiame di Pisani; e questo possa fare nonostante qualunque bando o deliberazione che per alcuno infino a questo dí se ne fussi fatta in contrario etc.

180

[1] Al Marchese Morello. [2] 9 decembris 1505.

[3] E’ ci dispiace assai avere inteso per una lettera di vostra Magnificenzia la molestia che cerca dare allo stato vostro el Marchese Giovanlaurenzo. [4] E perché noi desideriamo el bene e la salute de’ nostri vicini, per noi non si ha a mancare di farvi tutti quelli onesti favori si potrà, perché cosí ci hanno ordinato e’ nostri Eccelsi Signori, e’ quali ci hanno dato questa cura di rispondervi e di favorirvi. [5] E per satisfare a quanto per al presente domandate, si è scritto al Capitano di Castiglione che per cosa del mondo non dia ricapito in sul nostro dominio ad alcuno rebelle, contumace, o inimico vostro, anzi con tutte le sue forze e autorità li remuova, né permetta che dal canto nostro vi sia fatta alcuna molestia. [6] A Fivizzano si è scritto el medesimo, commendandolo di quello che lui ha scritto e operato in benifizio vostro, e commessoli che seguiti, perché delle molestie vi fussino fatte ne saremo male contenti quanto la vostra Magnificenzia. [7] Abbiamo ancora scritto a messer Gianluigi dal Fiesco vi presti ogni favore come ad amico nostro; crediamo lo farà per essere quello Signore uomo affezionato alla nostra Repubblica e non desideroso dell’alterazioni di Lunigiana. [8] Né siamo oltr’a di questo per mancare in cosa alcuna che onestamente si possa fare in benifizio della vostra prefata Magnificenzia. [9] Quae bene valeat.

181

[1] Al Capitano di Castiglione del Terziere. [2] 9 decembris.

[3] El Marchese Morello ci fa intendere come piú sbanditi nostri con sbanditi sua e altri sua nimici sono venuti costí nel contado di Castiglione e di Bagnone a petizione del Marchese Lorenzo suo nipote e cercono di alterare lo stato suo, di che lui si duole e a noi dispiace assai. [4] Pertanto userai ogni tua autorità per proibire che in su ’l dominio nostro non si dia ricapito né a sbanditi né ad alcuno nimico di detto Marchese Morello: in che, come di sopra si dice, userai ogni industria e a noi scriverrai quello che alla giornata succedessi costà. [5] Vale.

182

[1] A messer Giovanluigi dal Fiesco. [2] 9 decembris 1505.

[3] E’ debbe essere noto alla vostra Magnificenzia la controversia quale è infra el Marchese Giovanlorenzo e el Marchese Morello, nella quale ci pare che, non avendo detto Marchese Giovanlorenzo ragione, si sia volto alla forza; e secondo che abbiamo visto per alcune lettere è favorito dal Commissario di Pontremoli: crediamo nasca per non essere quello informato bene della cosa. [4] Noi che desideriamo la pace di Lunigiana e che non sia alterato alcuno di quelli stati che iuridicamente si posseggono, desideriamo assai che ’l Marchese Morello non sia forzato. [5] E avendo sempre trovato in vostra Magnificenzia riscontro di amore e di fede, volendo etiam Lei le cose giuste e avendo in odio le alterazioni, presupponiamo al certo quella essere per prestare ogni aiuto in tutti quelli luoghi dove bisognassi al prefato Marchese Morello, e tanto piú quanto La vegga farci cosa accetta come fia questa; offerendole sempre questa Repubblica nostra a tutti e’ Suoi beneplaciti. [6] Quae bene valeat.

183

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] Die ix decembris.

[3] Rispondendo brevemente a due tua de’ 7 del presente, ti facciamo intendere, quanto a’ conti de’ quali el proveditore ti scrisse, come prestiamo al tutto fede alla tua relazione, né abbiamo nelle cose tua bisogno d’altro testimone che te medesimo. [4] E quanto a Ciencio e al castellano che lo ha fatto fuggire, non ci potrebbe essere piú dispiaciuto questo caso e lo abbiamo fatto intendere alli Capitani della Parte e ordinato a’ nostri ministri che domani ne faccino fede a’ nostri successori, e’ quali, se saranno della medesima opinione che noi, riconosceranno e correggeranno in ogni modo questo errore.

[5] Noi abbiamo per nostro partito deliberato che al garzone della Scarperia, fabbro, si dia tanto di salario el mese quanto si dà al garzone di Lorenzo di Santi. [6] Scriverra’ci el nome di detto garzone acciò che qui si possa deliberare el pagamento suo a’ debiti tempi. [7] Vale.

184

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario generali in Cascina. [2] x decembris 1505.

[3] L’animosità di Guglielmo di Francesco Paganelli castellano di cotesta fortezza ci è sommamente dispiaciuta per tutti quelli rispetti che tu scrivi e per quelli che si possono considerare in uno caso simile. [4] Pertanto noi voliamo che subito dopo la ricevuta della presente tu lo tragga di detta fortezza e in suo luogo metterai uno sufficiente come a te parrà, infino a tanto che per chi lo ha a fare vi si provegga; e a detto Guglielmo comanderai che si rappresenti innanzi a’ Capitani di Parte Guelfa. [5] E fatto questo, farai rimurare di mattone sopr’a mattone l’uscio del soccorso di detta fortezza: e avvertirai che nel rimurarlo e’ non si facci manco forte che si sia al presente, e che non si guastino quelli ordigni con li quali al presente si serra detto uscio; e tutto questo esequirai con la tua solita diligenzia. [6] Vale.

185

[1] Tommaso Guidetti Capitano di Castracaro. [2] xi decembris.

[3] E’ ci è venuto a notizia come el castellano della rocca di costí si truova in modo ammalato che non può fare l’ufizio suo, di modo che sarebbe bene provedervi. [4] E perché noi intendiamo da’ parenti suoi che ’l male suo non è di qualità che non possa fare l’ufizio suo benissimo, ci è parso per intenderne el vero mandarti questo cavallaro apposta; e ti commettiamo che alla auta di questa ti transferisca in rocca e tocchi fondo dello essere e qualità di detto castellano, e intenda e vegga in quali termini lui è, e se lui può fare suo debito e come in questa sua malattia le guardie si faccino o con che ordine. [5] E fatta che arai questa esamina, diligentemente ci darai particulare avviso come le cose procedino e se detta rocca è bene guardata sotto la custodia sua; in che userai ottima e buona diligenzia. [6] Vale.

186

[1] A Bastiano Guidetti Capitano d’Arezzo. [2] xi decembris.

[3] Della presente sarà apportatore mona Agnola, donna fu di Nofri Rosselli di costí, la quale piú settimane sono venne costà per commissione degli antecessori nostri acciò che ’l Potestà di costí udissi le ragioni sue per la dote che la pretende potere riavere. [4] E perché la se ne torna al presente costí per le medesime cagioni, vogliamo la lasci stare in cotesta città a suo piacere infino a tutto che da noi ti sia scritto el contrario. [5] Vale.

187

[1] A messer Niccolò Altoviti e Antonio da Filicaia Liburni Commissarii. [2] 12 decembris.

[3] Per una vostra lettera de’ viiii, la quale comparse iarsera, intendiamo intra le altre cose quanto ci scrivete delle dua saettie genovese cariche di millesecento sacca di grano di Lucchesi: e come, avanti li abbiate voluti licenziare, volete intenderne l’opinione nostra. [4] Di che vi commendiamo assai. [5] E avendo bene considerato la importanzia di questa cosa, v’imponiamo che subito dopo la ricevuta di questa facciate scaricare detto grano costí in Livorno e porlo in luogo asciutto e in lato che si possa perservare buono; e lo misurerete tutto alla presenzia di chi dice esserne padrone e le chiave del magazzino terrete appresso di voi a stanza del Magistrato nostro; e ci darete notizia appunto della somma e qualità del grano. [6] E fatto questo licenzierete le saettie e li Genovesi e li Lucchesi con ogni altra loro cosa, e in questo userete quella diligenzia si conviene.

[7] Di Giulianico non abbiamo che replicarvi, ma quanto a quello che vi fu ricordato da li antecessori nostri circa all’avere cura di non disordinare le cose di terra per tenere conto di quelle di mare, vi replichiamo e ricordiamo appunto quel medesimo che loro; e oltre a questo che voi pensiate mandando quelli di terra a fare le fazioni in mare che, potendo essere presi facilmente cavalcando legno debole etc., si darebbe per questo modo commodità a’ Pisani d’intendere facilmente tutte le cose di cotesto luogo, il che non sarebbe punto a proposito. [8] Abbiamo voluto ricordarvi questo per non mancare di nostro debito, rimettendoci nondimanco a quello che voi, per essere in sul fatto e prudenti, ne deliberrete prudentemente. [9] Né per questa ci occorre altro che ricordarvi la buona guardia e significarvi come la paga per cotesti fanti si espedisce continuamente e subito si manderà. [10] Valete.

188

[1] Al Capitano di Campiglia. [2] xii decembris.

[3] Iarsera per lettera del Signore Iulio Colonna quale è alloggiato costí e a bocca da ser Agnolo da Castello cancelliere suo, ci fu fatto una querela grandissima de’ sinistri portamenti di cotesti uomini inverso di lui e di sua genti; e in particulare come a dí 8 del presente e’ vennono alle armi dopo alcune altre iniurie d’importanzia che li avèno fatte loro, le quali avendoci narrate particularmente, ci sono assai dispiaciute, come quelli che desideriamo infra li uomini nostri e li nostri soldati sia unione e non discordia, e che quelli che noi paghiamo per difesa del paese e uomini nostri sieno riguardati e osservati da loro, e non manumessi e trattati come nimici. [4] Dispiaceci ancora non avere di questa cosa alcuno avviso da te, sanza el quale non ci pare possere farci drento alcuna provisione. [5] Pertanto alla auta di questa, ci scriverrai particularmente come questa cosa è proceduta, donde nacque la questione, chi la mosse, che effetti ne seguirno e come la sia posata, scrivendoci distintamente l’origine, el mezzo e il fine di tutto questo caso; e ce ne manderai lo avviso con piú diligenzia e prestezza ti sarà possibile e in modo pieno che noi te ne possiamo commendare.

189

[1] A messer Niccolò Altoviti e ad Antonio da Filicaia. [2] xiii.

[3] Iarsera vi si scrisse come e’ vi si mandavono e’ danari per la paga di cotesti fanti, la quale dovevi distribuire in quel modo che dal proveditore nostro vi sarebbe scritto per ordine de’ nostri Signori.

[4] Abbiamo dipoi considerato che ci pare a proposito mantenere costí quelle lancie spezzate a piè vi si truovono e che vi vogliono fare fazione. [5] E però voliamo che a quelle lancie spezzate che vorranno servire in particulari e fare le fazioni e che sieno di quelle hanno servito el mese passato, voi diate la paga loro che è la valuta di 6 ducati di sole per ciascuno. [6] E perché noi non voliamo crescere piú spesa che quella che si era ordinata per la nostra d’iarsera, voliamo che per ciascuna lancia spezzata che voi pagherete, voi paghiate meno dua provigionati delli 80 provigionati che voi avevi a pagare secondo la lettera di iarsera a Rinaldo Rinaldi e a Pagolo del Borgo; stremando equalmente alle compagnie di ciascuno di loro la rata secondo gittarà el pagamento che voi farete a dette lancie spezzate, diminuendo loro come si è detto dua provigionati per ciascuna delle lancie spezzate che voi pagherete; di che a pieno ve ne scriverrà ancora el proveditore nostro. [7] Valete.

190

[1] Ad eosdem. [2] Die dicta.

[3] Noi vi scrivemo questa mattina dandovi notizia come noi volavamo satisfacessi alle lancie spezzate e in che modo. [4] E perché noi ne abbiamo poi viste una buona parte che sono tornati qui, si è comandato loro che tornino in costà subito e domattina partiranno per a cotesta volta. [5] E avendo commodità d’uno fante che parte al presente per costí, ci è parso darvi questo avviso acciò non consumiate lo assegnamento loro avanti la loro venuta costí. [6] Valete.

191

[1] A messer Bartolomeo Ciai Vicario e Commissario di Ripomerancie. [2] Die xv decembris 1505.

[3] Se li antecessori nostri desideravono che ’ soldati stessino a’ termini loro e che non facessino violenza né a paesani né a forestieri e che pagassino prezzo conveniente le grascie e tutte l’altre cose che fa loro di bisogno eccetto che le tassate, noi siamo nella medesima opinione e volontà che cosí si facci. [4] E per questo voliamo che se quello messer Pagolo da Roma e quelli altri dua soldati nostri hanno fatto carne, che la abbino fatta alle spese loro. [5] E però voliamo che voi facciate ogni opera di comporre detti soldati con quello vaccaio a chi elli ammazzorno la vitella e feciono quelli altri danni che voi avvisate, e v’ingegnerete che sia satisfatto da loro. [6] Ma quando detti soldati se ne discostassino e d’accordo non volessino cedere a satisfarlo, voliamo che voi poniate quel pregio al danno che ha ricevuto detto vaccaio che a voi parrà giusto e ragionevole, e dipoi quando noi vi mandereno la paghetta per dare a coteste lancie spezzate, che fia di corto, riterrete a detto messer Pagolo e a quelli altri dua quanto arete giudicato valga el danno che li hanno fatto, e ne satisfarete a detto vaccaio, e cosí si verrà a posare la cosa sanza scandolo e ragionevolmente. [7] Valete.

192

[1] Ad Ulivieri Guadagni Vicario di Saminiato. [2] xv decembris.

[3] A dí 6 d’ottobre proxime passato ti si scrisse per questo magistra-to che se li era conveniente che le legne che ’l comune di Santa Maria a Monte provedeva per Cascina andassino in vicariato, che tu ve le mettessi: né da te abbiamo dipoi inteso alcuna cosa. [4] Sono bene questa mattina stati a noi mandati dal comune di Santa Croce e Fucecchio e referiscono come la spesa di queste legne che si proveggono a’ soldati di Cascina si posa tutta sopra le spalle de’ loro dua comuni e del comune di Santa Maria in Monte, e che sarebbe ragionevole che tale spesa andassi in vicariato, conciossiacosaché detti tre comuni concorrino a tutte le spese di detto vicariato e sopra a piú tocchi a loro soli sopportare questa spesa delle legne; e dicono che non si vince fra sindachi questa provisione per essere molti piú quelli che stando la cosa cosí, sono fuori di quello carico che quelli che vi sono sotto. [5] Noi dunque, esaminato tutto, t’imponiamo – quando e’ sia vero che tale spesa delle legne sia sopra detti tre comuni e che sia vero che detti tre comuni concorrino a tutte le spese di tutto il vicariato – ordini e provegga, stando la cosa ne’ sopraddetti termini e non altrimenti, che detto vicariato concorra con detti tre comuni alle spese di dette legne; e soprattutto ci risponderai di quanto arai esequito. [6] Vale.

193

[1] Al Conte Lodovico da Pitigliano. [2] xv decembris.

[3] Se Lazzero da Santa Croce ci era prima grato per la sua virtú, le vostre lettere ce lo hanno fatto gratissimo. [4] E quando el bisogno avessi ricerco di tenere piú connestaboli in cotesta provincia che quelli che si erano disegnati nel principio della guardia d’essa, mai aremo mancato di non satisfare alle raccomandazioni vostre in lui; ma sendo la cosa ridotta in quel termine che sa vostra Signoria non ci fa piú bisogno di quelli ultimi conestaboli che si deputarno, intra e’ quali è detto Lazzero. [5] Nondimanco le raccomandazione vostre e le sua buone qualità hanno fatto che se noi li togliamo la compagnia, li manterremo la provisione acciò si possa perservare, e noi possiamo quando el tempo lo richiegga usarlo con piú nostra satisfazione e piacere di vostra Signoria: alla quale ci offeriamo. [6] Que bene valeat.

194

[1] Comuni et hominibus Bientinae. [2] Dicta.

[3] Per la vostra de’ xii restiamo avvisati di quanto le vostre Prudenzie si tengono gravate circa li strami, il che ci dispiace assai perché non vorremo sentire le querele di coloro che, per la fede e affezione hanno sempre dimonstra a questa città, noi amiamo quanto noi medesimi. [4] Nondimanco avendo noi rimesso tutta la cura di cotesta provincia nel Commissario generale, giudichiamo non essere bene alterare li ordini suoi. [5] E per non mancare alla petizione vostra di quello che è onesto, li scriviamo l’alligata e li commettiamo oda le querele vostre e, dove e’ possa, ad ogni modo vi satisfaccia. [6] Bene valete.

195

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario generali. [2] xv decembris 1505.

[3] El comune di Bientina per sua lettera si querela assai del gravamento che li fa Santi da Libbrafatta per conto delli strami, allegando molte ragioni come da loro potrai intendere. [4] Abbiamo risposto come tali loro querele ci dispiacciono per la fede loro etc., tamen avendo tu la cura di cotesta provincia non voliamo alterare li ordini: ma che ti scriverremo bene avessi loro quella compassione e rispetti ti è possibile. [5] E cosí ti scriviamo perché dove li possa benificare sanza disturbo delle cose di costà ci sarà gratissimo lo facci. [6] Vale.

196

[1] Al Vicario di Pescia. [2] Dicta die.

[3] Ancora che noi sappiamo come per l’ordinario tu stai vigilante nelle cose che raguardono la securtà di cotesta terra e di cotesta valle, nondimanco intendendo noi che va spesso cavalli pisani a Lucca e dubitando che ’ Pisani e Lucchesi insieme non voglino fare qualche scorreria, ci è parso dartene notizia e avvertirtene, acciò raddoppi la diligenzia dove bisogna per impedire el disegno a’ nimici quando ne facessino alcuno. [4] Vale.

197

[1] A Fucecchio. [2] xvi decembris 1505.

[3] Lo esemplo del passato ci fa temere sempre che non intervenga el medesimo; e però essendo occorso questo anno che ’ Pisani feciono quella preda che ti debbe essere nota, noi stiamo in gelosia continuamente che non faccino el medesimo. [4] Onde ti scriviamo la presente avvertendoti facci fare la guardia a quel ponte a Cappiano: di qualità che a’ Pisani o a’ Lucchesi quando e’ fussino con loro, non riesca alcuno disegno che venga in preiudizio nostro e di cotesti uomini: in che userai somma diligenzia. [5] Vale.

198

[1] A messer Niccolò e Antonio da Filicaia. [2] Die xvi. [3] Liburni.

[4] Iarsera vi si scrisse quello ci occorreva in risposta dell’ultime vostre; per questa v’imponiamo, mossi da giuste cagioni, non concediate salvocondotto ad alcuno che porti grano e presertim che sia di nazione o lucchese o genovese o sanese, perché non voliamo che sotto alcuno colore egli usino e si vaglino de’ porti nostri per accomodare dipoi Pisa de’ bisogni sua. [5] Vale.

199

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] 19 decembris 1505.

[3] Noi intendiamo di luogo autentico come e’ Pisani insieme con li Lucchesi disegnono alcuna cosa in preiudizio di Bientina, e che pochi dí fa e’ feciono certe spianate in su·Lucchese a questo proposito: ancora che chi riferisce questo non dica altro particulare, ma afferma una volta per certo in genere che disegnono sopra a Bientina. [4] Di che ci è parso darti notizia acciò che tu pensi in che modo e’ la potessino offendere, e dipoi vi provegga; e quando tu giudicassi a proposito cavalcare infino in su·lluogo per intendere e vedere con l’occhio che provedimento bisognassi fare o a che riparare, non ci parrebbe fuora di proposito, quando tale tua andata non disordinassi o costí o altrove. [5] Vale.

200

[1] A Pescia, a Montecarlo, a Fucecchio, a Bientina Antonio Canacci Commissario. [2] 19 decembris.

[3] Noi t’imponiamo per buono rispetto che tu facci con diligenzia guardare la strada di Lucca: e chiunque passa ricercherai diligentemente di lettere, e a noi manderai tutte quelle che vadino o a Lucca o a Pisa, o che venghino di detti luoghi; e in questo userai una buona e estrema diligenzia e arai solo cura a portarti modestamente con corrieri che fussino del Papa, overo oltramontani, cioè spagnoli o franzesi.

[4] Aggiugni a Montecarlo.

[5] Oltr’a di questo, perché el fante del procaccio che parte di qui la domenica mattina per a Lucca passerà di costí con lettere, voliamo li tolga tutte dette lettere e le mandi qui a noi. [6] Vale.

201

[1] A San Giovanni Giraldo Giraldi per 160 mila libbre di strame: fiorini 80. [2] In Mugello per 160 mila libbre di strame: fiorini 80. [3] Die 20 decembris 1505.

[4] Mancando strame alli soldati nostri nelli alloggiamenti dove al presente sono e bisognando farne provedimento, o veramente levare le gente d’arme donde le sono e mandarle dove si trova dello strame, e non volendo dare questo disagio a’ nostri sudditi, abbiamo tassato per supplire a questo mancamento cotesto vicariato in 160 mila libbre di strame posto a Cascina per tutto febbraio proxime a venire. [5] E perché a cotesti uomini sarebbe discommodo portarlo, abbiamo valutato detto strame 80 ducati d’oro, acciò che ciascuno sappi o di strame o di danari quello che lui ha a fare. [6] Verrà costí Santi da Libbrafatta mandato da noi sopra questa espedizione: presterra’lli ogni favore. [7] E tu avanti la venuta sua arai ordinato quanto s’aspetta di fare a te per questa distribuzione. [8] Vale.

202

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] 20 decembris 1505.

[3] Poi che noi ti scrivemo l’ultima nostra, che fu iermattina, sono comparse due tua de’ 17 e 18. [4] Per la prima restiamo avvisati a lungo quanto hai ritratto delle pratiche de’ vostri vicini in favore delli inimici: commendiamoti della diligenzia che hai usata in ritrarre prima li avvisi e dipoi in darcene notizia. [5] Intendiamo appresso quello scrivi circa la causa di messer Bandino con li Lucchesi e circa la venuta costí dello ambasciadore da Lucca che fu per rispondere di bocca ad una tua lettera: la copia della quale avendoci tu mandata e noi letta ci satisfa assai; solo ci è dispiaciuta la venuta costí dello Ambasciadore perché e’ ci è parso da uno tempo in qua che cerchino cagione e occasione di mandare costí loro uomini, il che pensiamo sia piú a loro proposito che a nostro. [6] E però altre volte abbiamo proibito a chi è stato costí Commissario non ne oda né riceva alcuno ma subito li licenzi significando a chi viene che se quella Signoria vuole fare intendere alcuna cosa, mandi qui: dove sempre saranno uditi e bene visti. [7] E poiché noi non siamo suti a tempo a farti intendere in questo caso lo animo nostro e che digià è venuto costí tale ambasciadore, ci è parso per questa significarti appunto come per lo avvenire te ne abbi a governare, che è nel modo che di sopra si narra e in maniera che si lievi loro via ogni occasione di venire costí.

[8] Egli è comparso questa sera a noi Santi mugnaio, e con lui si è divisato el modo del condurre e provedere li strami; e a tutto si è dato buono ordine.

[9] La paga delle fanterie a questa ora debbe essere comparsa e quella de’ cavalli leggieri si provede; e noi, per quanto si aspetta a questo Magistrato, abbiamo condotto messer Bandino fermo per tutto aprile, cominciando quando finí l’ultima condotta e dipoi per uno anno a beneplacito e con tutte l’altre condizioni ha al presente; e come prima si raguneranno li 80, se le darà la sua perfezione. [10] Abbiamo ancora condotto per il Magistrato nostro Pagolo da Parrano e Bandino Stefani con le loro condizioni solite; daremoli la perfezione nelli 80 come prima si potrà.

[11] Apportatore di questa sarà Bastiano di Dolfo da Marradi, el quale, per essere uomo valente della persona e per essercene noi valuti in qualche cosa importante, voliamo li facci dare paga doppia sotto uno di cotesti connestaboli.

[12] Di Francia ci sono lettere de’ dí xi e ci fanno intendere come quello Re sta bene e che vi si era pubblicato come egli era fatto accordo fra el Re di Spagna e l’Arciduca suo genero; il quale avviso è d’importanza e noi lo crediamo per averne da Roma el medesimo. [13] Né s’intende di nuovo altro, perché intendendolo te ne fareno parte. [14] Vale.

203

[1] A Bernardo del Beccuto. [2] 24 decembris.

[3] Noi intendiamo come per ordine di Pandolfo va da Siena a Lucca per coteste parti uno suo mandato quale è Succone: grosso e non troppo alto; cavalca o solo o con uno compagno. [4] Vorremo osservassi chi passa e capitandoti nelle mani questo tale, lo tenessi a stanza nostra, dandocene avviso.

[5] Lascerai ire a suo viaggio l’uomo e cavallaro lucchese a chi tu togliesti le lettere. [6] Vale.

204

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] 24 decembris.

[3] Noi rimandiamo in costà Stefano Tarugi, el quale pagherai in quel modo e con quella compagnia e per quello luogo che ti fu per ordine de’ nostri Signori altra volta significato e etiam per lettera del proveditore nostro. [4] E benché la cagione per la quale tu hai soprasseduto sia onesta e probabile, nondimanco per buone cagioni ci pare da osservare per ora tale ordine e poi a quest’altra paga potremo pensare se sarà meglio governarcene altrimenti. [5] A Piero d’Anghiari e a li altri conestaboli che sono rimasti al presente sanza compagnia si darà la loro provisione e manderannosi costí a te acciò te ne possa servire.

[6] Noi conducemo iarsera nelli 80 messer Bandino, Pagolo da Parrano e Bandinello in quel modo che per altra ti si significò. [7] Hanno tempo x dí a ratificare la condotta; fara’lo intendere loro acciò che il tempo non passi. [8] Vale.

205

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] 29 decembris 1505.

[3] Tu ci scrivesti a lungo a dí 25 del presente, distendendoti massime sopra el caso di Bientina e che assegnamento tu avevi dato per parte dell’opera del ponte e del muro che per fortificazione di quella terra avevi disegnato si facessi con el consiglio del Capitano; a che ci occorre breve risposta sendoci quel prigione che tu mandavi alle Stinche fuggito per troppa diligenzia usata da chi lo conduceva, in modo che non bisogna piú pensare a detto assegnamento. [4] E noi non abbiamo per ora, né in questo caso né in altro, che ricordarti di nuovo, perché nella prudenzia tua confidiamo assai. [5] Né di Francia s’intende altro se non essere pure fermo lo accordo dello Arciduca e Re di Spagna; e della passata dello Imperadore questo anno in Italia ci rinfresca ogni dí nuove.

[6] E’ si sono infino ad ora condotti con 8 ducati di provisione Piero d’Anghiari, Sarra da Citerna, Morello da Campogiallo e abbiamo ordinato venghino costí in Cascina; e tu, come e’ saranno arrivati, ci darai avviso dello arrivare loro e noi ti mandereno subito subito la loro provisione. [7] Dietaiuti da Prato non volle accettare tale condotta perché lo avamo messo nel numero di questi per lo amore del Capitano: fara’lo intendere a sua Signoria.

[8] Se tu non hai dati dua scudi al Signore Francesco dal Monte, liene darai subito, pigliando di quelli 20 o 23 che tu scrivesti per altra restarti in mano. [9] Vale.

206

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario generali in Cascina. [2] Trenta decembris.

[3] E’ sono stati a noi e’ frati di Nicosia e ci hanno riferito dua cose: la prima come sono male trattati da quelli soldati di Vico; l’altra che vorrebbono potere condurre al luogo loro grano per vivere. [4] A la prima noi t’imponiamo ordini che detti frati sieno bene trattati da e’ soldati nostri; l’altra vegga quanto grano basta loro el mese per vivere e tanto ne lascerai condurre loro, avendo buona avvertenza d’intendere che bocche hanno e di quanto n’hanno di bisogno, il che farai acciò che sotto questo colore e’ non ne suvvenissino a’ Pisani. [5] Vale.

[Commissaria nel Mugello]

207

[1] Al Vicario di Scarperia: Mariotto di Piero Rucellai; Podestà del Borgo a San Lorenzo: Gismondo di Miglior di Cresci; Podestà di Vicchio: Antonio di Migliore di Cresci. [2] Die 30 decembris 1505.

[3] Sarà delle presenti apportatore Niccolò Machiavelli cittadino e Commissario nostro mandato da noi costà per fare alcuna cosa come da lui ti sarà esposto. [4] Comandiamoti li presti ogni favore e aiuto e da cotesti uomini li farai prestare ogni obedienza. [5] Vale.

208

[1] Patens pro eodem Nicolao Malclavello. [2] Dicta die.

[3] Noi X etc. significhiamo a qualunque vedrà queste nostre presenti lettere come ostensore di esse sarà Niccolò di messer Bernardo Machiavegli nostro cittadino e Secretario, al quale aviamo dato commissione di scrivere e rassegnare nel vicariato di Mugello quelli uomini atti a le arme che a lui parrà e piacerà. [4] Pertanto comandiamo a tutti voi rettori nostri prestiate al prefato Niccolò, mandato nostro, ogni favore e aiuto, e a voi sudditi imponiamo prestiate ogni obedienza per quanto stimate la grazia e temete la nostra indignazione. [5] Mandantes etc.

209

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Io non ho scritto prima alle Signorie Vostre perché volevo scrivere a quelle qualcosa piú là che io farò. [4] Questa podesteria del Borgo è divisa prima nella terra del Borgo e 7 sua popoli che chiamo “opere”; dipoi in tre pivieri: San Giovanni, Santa Felicita e San Cresci; apresso a questi è la Lega di Tagliaferro, che ha sotto di sé San Piero a Sieve e molti popoli all’intorno. [5] Infino a iarsera io forni’ di cappare li uomini delle 7 “opere” del Borgo e del pivieri di San Giovanni; che ne ho cappati di buoni uomini qualche 140, de’ quali e’ /4 non si possono desiderare migliori. [6] Sono oggi alle mani con San Cresci e Santa Felicita: ancora che sia 20 ore e non sieno comparsi; credo nondimeno che verranno. [7] Domani espedirò la Lega di Tagliaferro; fra tre dí poi credo espedire la podesteria di Vicchio per essere meno uomini e piú insieme. [8] Sarò costí secondo questo disegno mercoledí, e allora si ordinerà mandarci l’arme e fare la prima mostra. [9] Saranno in questa bandiera del Borgo 180 uomini in circa, e uomini buoni; quella di Vicchio non passerà 100 di molti. [10] Vengono questi giovani a scriversi assai volentieri; quel che li fa stare a l’erta è chi teme l’estimo e chi qualche altro inganno; e come si fieno certificati della cosa, molti che si fuggono, correranno. [11] Piace questa cosa a tutti questi cittadini che io ci ho trovati, e tutti la favoriscono, e è per riuscire; e io lo credo piú che mai, se ci si usa quella diligenzia che vuole una impresa di riformare una provincia. [12] Raccomandomi alle Signorie vostre e a queste tramontane che m’insegnono andare a piè. [13] Bene valete. [14] Ex Burgo, ii ianuarii 1505.

[15] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

210

[1] A Niccolò Machiavegli Secretario etc. in Mugello. [2] A dí iii di gennaio 1505.

[3] Abbiamo aúto la tua di ieri mandata a posta, e al mandato si è satisfatto di sua fatica. [4] Restiamo assai satisfatti di quanto hai fatto fino a ieri, di che noi ti commendiamo. [5] Esortiamoti al proseguire in questa opera insino al suo esito, con la diligenzia ci hai usata dentro fino a qui, a ciò iterum ti possiamo commendare.

[Scritti di governo]

211

[1] Niccolò Machiavegli Capitano di Cortona. [2] Die x ianuarii 1505.

[3] E’ si è differito el rispondere alle tua per le quale ci significavi la composizione avevi trattata infra cotesti nostri e quelli di Montepulciano secondo e’ capituli ci mandasti, perché, parendoci questa cosa di momento, non ci siamo possuti risolvere prima. [4] E avendo bene esaminato la importanza del caso, ci pare che, concludendo come tu avevi disegnato, s’incorressi in qualche inconveniente: perché non è bene che tu in nome nostro ti obblighi e dall’altra parte si obblighi un notaio e prometta di rato: il che farebbe che dopo l’obbligo tuo loro si potrebbono obbligare o no come a loro paressi. [5] Ulterius trattando di Montepulciano con li Sanesi, parrebbe che in qualche modo si consentissi loro el dominio. [6] Pertanto, raccozzato ogni cosa insieme, non ci contentiamo che si facci infra cotestoro alcuna composizione in scriptis dove abbia ad intervenire el nome della nostra Repubblica. [7] E perché e’ non è anche bene tagliare la cosa, potrai fare con quel Commissario di Montepulciano una composizione a parole, in questo modo: che si restituiscano le cose tolte hinc inde e che per lo avvenire tu li prometta sotto la tua fede che in mentre starai costí Capitano non lascierai fare alcuno insulto, e se alcuno pure se ne facessi tu lo gastigherai; e dall’altra parte ti farai promettere dal Commissario sanese el simile. [8] E governando la cosa in questo modo si verranno a fuggire tutte quelle cose che di sopra ci offendano. [9] Dipoi, o la composizione fatta a parole durerà e si osserverà o no; se durerà sarà quello medesimo che se la si fussi fatta in scriptis; se non durerà, ci si metterà poco di quello da casa. [10] Tu se’ prudente e intendi lo animo e mente nostra: governera’tene ora in quel modo che ti parrà, non uscendo dal soprascritto effetto. [11] Vale.

212

[1] Al Capitano, al Commissario di Livorno. [2] xiii gennaio 1505.

[3] Noi rispondereno questo dí a due ultime vostre de’ 6 e 9 del presente. [4] E quanto al grano siamo contenti ve ne riusciate a quello pregio che voi potrete, ingegnandovi migliorare el comune quanto piú vi sarà possibile. [5] E circa e’ brigantini di Balduccio e Monciatto non ci pare da fare altra spesa per ora perché giudichiamo essere bene differire tale provvedimento a tempo piú utile.

[6] Per la vostra de’ 9 intendiamo quello ha fatto el castellano di Vada contro a Dionisio. [7] Dispiaceci quando sia come voi scrivete, ma quello castellano ci scrive detto Dionigi avere voluto fare a lui e a’ suoi uomini molte superchierie e che veramente el cavallo suo fu morto da li uomini di detto Dionigi. [8] Pertanto voliamo v’ingegniate d’intendere appunto el vero della cosa. [9] E quando el castellano abbi ricevuto ingiuria, ne lo farete ristorare; quando altrimenti fussi, ve ne governerete secondo che voi giudicherete convenirsi. [10] E perché detto castellano abbi cagione di fare quanto voi li ordinerete, li scriviamo che in questi casi di Dionigi e del suo galeone esequisca in tutto e per tutto quello che voi li avviserete.

213

[1] Al Vicario di Mugello Mariotto di Piero Rucellai. [2] Dicta die.

[3] Tu sai per che cagione noi mandamo a questi dí passati Niccolò Machiavegli nostro al Borgo a San Lorenzo. [4] E perché e’ torna questo dí al Borgo a dare perfezione alla cosa, e avendo lui bisogno dello aiuto tuo li manderai dua de’ tuoi cavalieri e farai che tutti a dui lo vadino a trovare al Borgo giovedí mattina proxime futuro ad ora che sieno a lui avanti levata di sole. [5] Sarà detto Niccolò o nel castello del Borgo o a casa Antonio del Rabatta che è propinqua a detto castello. [6] Fa quanto ti commettiamo non manchi.

[Commissaria nel Mugello]

214

[1] Bando ordinato al Vicario e Commissario di Mugello, questi dí.

[2] Per parte del Magnifico e onorevole Vicario e Commissario di Mugello, Mariotto di Brancazio Rucellai, si fa bandire e notificare a qualunque è stato per ordine de’ nostri Eccelsi Signori e Magnifici Dieci di Libertà e Balía del popolo fiorentino, scritto e deputato con le armi sotto le bandiere delle podesterie del Borgo a San Lorenzo e di Vicchio, che sotto pena di 20 lire e di quattro tratti di corda, debbino rappresentarsi a le rassegne ciascuno nel castello della sua podesteria, cioè quelli della podesteria di Vicchio a Vicchio e quelli della podesteria del Borgo al Borgo, qualunque volta saranno chiamati da el loro connestabole o da altro uomo che fussi deputato sopra di loro; e debbino comparire, come di sopra si dice e ne’ luoghi sopradetti, o dove fussi ordinato loro particularmente, quella mattina che la sera dinanzi aranno sentito trarre tre colpi d’artiglieria ne’ loro castelli sopraddetti; e debbino comparire con le armi che sono sute loro date e consegnate; eccetto nondimeno, che ciascuno può in cambio del petto portare una corazza e in cambio della lancia portare una balestra buona e bene fornita, o uno scoppietto, o vero una roncola o uno spiede grande e non altre armi in alcun modo. [3] E notificasi a ciascheduno che controaffarà che non se ne riceverà scusa veruna, e subito s’intenderà incorso nelle sopraddette pene, e in quelle piú che parrà a’ nostri Eccelsi Signori. [4] Fassi ancora bandire e notificare che nessuno, di qualunque stato, condizione e qualità si sia, ardisca o presuma comperare o tôrre le armi che a’ sopraddetti scritti sono sute consegnate; e si fa intendere a qualunque comperrà o ordinerà che in qualunque modo li pervenga in mano alcuna delle armi de’ sopraddetti, subito incorrerà per ciascuno pezzo nella sopraddetta pena di 20 lire e 4 tratti di fune; da applicarsi le pene pecuniarie sopraddette, la metà al notificatore, e l’altra metà a chi la riscotessi, di che vuole che ogni rettore e ofiziale ne possa essere riscotitore. [5] Si fa bandire ancora e notificare a ciascuno che era stato prima scritto, e dipoi el dí di Santo Antonio, secondo l’ordine dato, non si rappresentò a pigliare l’armi, debba per tutto dí 26 del mese di gennaio essere comparito personalmente davanti a noi a fare la scusa della sua inobbedienza: il che debba fare sotto pena della indegnazione de’ nostri Eccelsi Signori; e passato detto dí 26 non se ne riceverà scusa veruna.

215

[1] Vicario Mucelli Mariocto Oricellario. [2] Vigesima prima ianuarii 1505.

[3] Per Niccolò Machiavelli pochi dí fa ti fu ordinato che mandassi uno bando in sul mercato del Borgo, Vicchio e San Piero a Sieve, continente in quale pena incorressino quelli che hanno preso le armi sotto le bandiere del Borgo e di Vicchio; e che dipoi con quelle non comparissino alle rassegne che fussino ordinate loro dal loro conestabile. [4] Conteneva appresso detto bando che quelli che fussino stati scritti e non fussino compariti el dí di Santo Antonio a pigliare le armi secondo l’ordine dato, dovessino venire per tutto dí 26 del presente ad escusarsi alla tua corte. [5] Referisce oltre a di questo detto Niccolò averti ordinato tenga conto di chi si viene ad escusare e che scusa e’ dia; e ce ne mandi nota. [6] E benché noi crediamo che tu abbi esequito e sia per esequire tutto questo ordine, nondimanco ci è parso per la presente ricordartelo, acciò che tu non preterisca di fare quello che infino ad ora non avessi fatto. [7] Ancora ti facciamo intendere che, desiderando noi sommamente questa ordinanza delle bandiere cominciata vadia avanti e si favorisca per ogni verso, noi voliamo che ogni volta che Bastiano da Castiglione, el quale noi abbiamo deputato connestabole loro sopra a fare le rassegne continuamente delle dette bandiere scritte, il che sarà ogni dí di festa quando el tempo lo patirà, ti manderà a ricercare di uno cavallaro de’ tua e de’ tuoi famigli per servirsene in su le rassegne o per fare alcuna esecuzione contra li disobbedienti, liene mandi. [8] Perché abbiamo commesso a detto Bastiano che, quelli che per alcuno conto controaffaranno al bando mandato, s’ingegni, e con el favore tuo e con la sua autorità e forze, metterli nelle nostre mani; e tu a quelli tali darai quella pena che nel bando si contiene. [9] E chi non potessi pagare le venti lire per povertà li darai dua tratti di fune, e dato che arai loro la fune li farai venire fuori e rimandera’nelli a casa; e tale esecuzione potrai fare costí nella Scarperia o vero in su e’ luoghi medesimi dove fussino presi quelli disubbidienti. [10] E perché questo caso importa assai al mantenimento di questa cosa, t’intenderai con detto Bastiano e ci userai quella diligenzia che si ci ricerca in uno caso di tanta importanza, lasciando addreto piú tosto qualche altra cosa per esequire questa.

[11] Significhiamoti ancora come noi abbiamo deliberato per dare aiuto alla soprascritta opera che tutti li scritti sotto le dua bandiere predette del Borgo e di Vicchio e fussino per lo adrieto suti condannati sieno securi e possino liberamente andare e stare dove piace loro, eccetto quelli che avessino bando delle forche o di capo o fussino rebelli; il che ti facciamo intendere acciò possa osservare loro questo privilegio. [12] Vale.

[Scritti di governo]

216

[1] Bastiano da Castiglione. [2] 21 ianuarii 1505.

[3] Niccolò Machiavegli Secretario nostro tornò qui e ci ha referito appunto dove si truovi la cosa delle dua bandiere scritte, il che ci è piaciuto intendere; e massime ci piace avere inteso con quanto amore e sufficienza ti governi, di che ti commendiamo per ora, riserbandoci con el tempo a dimostrartene grande gratitudine. [4] E perché noi voliamo che questo buono principio vadi avanti di bene in meglio, ci pare che a mantenerlo una delle principali cose sia punire e’ disubbiedienti che non si rappresentassino e quelli che in su le rassegne facessino scandolo. [5] Quanto a’ disubbidienti, tu sai le condizioni del bando che il Vicario di Mugello ha mandato per ordine di Niccolò: el quale bando voliamo che in tutto e per tutto si osservi; e al Vicario si è scritto ne facci ogni opera. [6] Lo ofizio tuo in questo caso ha ad essere notare quelli che disubbidissino, cioè che non venissino alle rassegne, e darne nota al Vicario, e dipoi aiutare con ogni industria e forza la famiglia di detto Vicario ad averli nelle mani; usando in questo ogni diligenzia perché e’ ti riesca mediante el Vicario detto punirne qualcuno e in su li occhi alli altri, che cosí si è scritto al Vicario facci. [7] E ogni volta che tu scriverrai al Vicario che ti mandi la famiglia con uno cavallaro, quello te la manderà perché cosí se li è ordinato. [8] Ma quanto alli scandolosi, o tali scandoli si faranno in su le rassegne, e in questo caso bisogna che a reprimerli tu usi la tua autorità, faccendoli stare a’ termini con le mazzate e con tutti quelli modi che s’usano in simili casi pure che li scandoli che nascessino fra loro si reprimino presto. [9] Ma se tali scandoli nascessino fuora delle rassegne, allora tu presterai favore al Vicario e a sua famiglia perché quelli tali li pervenghino nelle mani, acciò che lui li possa punire secondo le leggi e secondo aranno meritato li scandoli commessi da loro. [10] Questo è in effetto come voliamo si governi la cosa nel punirli: il che tu osserverai appunto e terrai questa lettera per tua istruzione.

[11] Quelli che il dí di Santo Antonio non vennono a pigliare l’armi, aspettiamo che per tutto dí 26 eglino abbino fatta la scusa loro secondo che si contiene nel bando, e dipoi pensereno in ogni modo di non lasciarli impuniti.

[12] Noi abbiamo inteso come dopo la partita di Niccolò tu hai fatto una mostra di quelli del Borgo, che ci piace; e per questi princípi quando tu facessi le mostre ogni 8 dí dua volte, non ci pare troppo. [13] Ma da 15 dí in là ci pare da redurle solum al dí delle feste: e questo farai bene loro intendere, dicendo loro che questo si fa nel principio per addestrarli sí presto; ché passati 20 o 25 dí, e’ saranno chiamati delli 8 o de’ 15 dí una volta. [14] Altro non abbiamo da ricordarti, salvo ti governi con prudenzia. [15] E quanto alla tua provisione, ti sarà pagata el dí del termine, di che starai di buona voglia. [16] Vale.

217

[1] Al Vicario di Pescia Domenico Pandolfini. [2] Al Capitano della Montagna Leonardo Carnesecchi. [3] 24 ianuarii 1505.

[4] Con tutto che noi siamo certissimi che tu facci tuo debito in tenere guardia alla strada che va e viene da Lucca per tôrre tutte le lettere che vanno attorno e mandarcele, nondimanco, stimando noi assai questa cosa, te lo ricordiamo e t’imponiamo ci usi grandissima diligenzia e ci mandi tutte le lettere che andassino o venissino da Lucca.

218

[1] Dicta die.

[2] Item stanziorno allo spettabile:

Niccolò Machiavelli loro Secretario lire xxxviiii piccioli e soldi 9 per tanti ha dato conto avere speso in alcuni viaggi fatti in Mugello per ordine del loro Magistrato come appare per il conto datone a Francesco Davanzati.

[3] Item veduto e inteso come per sentenzia de’ loro antecessori frate Lauro da Milano si truova confinato nelle Stinche della loro città con quelle condizioni che nella prefata sentenzia si contengono, e mossi da giuste e buone cagioni, servatis servandis, deliberorno e deliberando declarorono che: a detto frate Lauro fussi lecito e potessi stare nella prigione che in dette Stinche si chiama el Mallevato e in quello etiam pernottare come a lui parrà e piacerà sanza pagarne alcuno prezzo, o per conto del dí, o per conto della notte, questo nondimeno inteso che, avanti possa entrare in detto Mallevato, sia obligato e debba sodarlo sufficientemente nelle mani de’ soprastanti di dette Stinche e per quella somma che a loro parrà e piacerà.

219

[1] Al Capitano, al Podestà d’Arezzo. [2] Die 28 ianuarii 1505.

[3] Questa mattina abbiamo ricevuto una vostra lettera de’ 26 e per quella inteso quanto ci scrivete avere ritratto de’ casi di Montepulciano e l’oppinione che voi ne avete de’ ritratti fatti e le preparazioni avete fatte. [4] E avendo noi considerato questa cosa siamo volti a credere che la non abbi fondamento, perché quando in Montepulciano fussi una parte nostra amica e sí gagliarda che la presummessi possersi defen­dere quando fussi manomessa, sarebbe impossibile che qui non se ne fussi inteso cosa veruna. [5] Onde non ce ne sendo notizia in persona, crediamo che la sia una favola, se già voi non ne avessi altra notizia fuora di quella ne avete data a noi; ma non ci essendo altro che voi ci scriviate, non ci piace che si faccino costà tante demostrazioni di ragunare gente quanta avete fatta. [6] Però fermerete la cosa e non vi leverete a muovere cosa veruna sanza uno fermo e vero fondamento; e avendo tempo a questa e a tutte le altre cose vi occorrono di costà, sempre ce ne scriverrete prima avanti facciate impresa veruna e ne aspetterete nostra commissione.

[7] Circa le cose di cotesta città non abbiamo che dirvi, salvo che seguitiate nella medesima diligenzia avete fatta e usata infino a qui. [8] E quanto allo accrescere costí piú forze, piglierete per ora questo espediente di aggiugnere a cotesto bargello, oltre a quelli che li ha ancora, x fanti; e faretegli pagare nel medesimo modo si pagono quelli che tiene. [9] Valete.

220

[1] Al Vicario d’Anghiari. [2] Die 28 ianuarii.

[3] E’ ti si scrisse avanti ieri quando ti si mandò la paga del Signore Muzio Colonna e t’imponemo che subito facessi partire detto Signore Muzio con li suoi cavalli armati alla leggiera e andare alla volta di Modigliana. [4] Per la presente ti commettiamo facci soprassedere detto Signore Muzio e sua genti e non lo farai partire infino a tanto che da noi ti sia scritto altro, ma lo farai bene stare ad ordine per potersi partire qualunque volta li fussi commesso.

221

[1] Al Vicario di San Giovanni. [2] Die 28 ianuarii.

[3] E’ sono stati a noi ambasciadori della potesteria del Ponte a Sieve e hannoci pregato si faccia loro tempo x dí da oggi a pagare la rata tocca loro per conto della paglia, il che ci è parso compiacere loro. [4] E però soprassederai el gravarli tutto detto tempo di detti x dí prossimi da oggi; dipoi non avendo loro pagato procederai come ti parrà conveniente.

[Commissaria nel Mugello]

222

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Perché le Signorie vostre intendino dove io mi truovo con la opera, né si maraviglino di non avere avviso da me, sappino come io arrivai qui in Ponte a Sieve ieri fece otto dí; e per essere questa potesteria grande e scompigliata e male fornita di méssi, non posse’ avere scritto questi uomini prima che domenica prossima. [4] Dipoi lunedí mi transferi’ a Decomano, dove avevo ordinato per avanzare tempo che fussino li uomini di quella potesteria, ma non mi riuscí perché non vi trovai se non quelli della Lega di Decomano; e di quelli della Lega di San Godenzo non ve ne era veruno; onde che il martedí mi transferi’ a San Godenzo, dove per la grazia di Dio vennono buona parte delli uomini di quella Lega; tanto che nell’una e nell’altra Lega, cioè in tutta la potesteria di Decomano, ho scritti 200 uomini, e’ quali fo conto ridurre da 150 indreto. [5] E mi è suta una fatica grandissima a condurli, per dua cagioni: la prima per la loro consueta e antica inobbedienza, l’altra per la inimicizia quale è fra quelli da Pretognano e e’ Campani, che hanno diviso quella montagna. [6] Della parte de’ Campani si sono scritti quelli che io ho voluti scrivere; di quelli da Pretognano e Castagneto che sono una medesima cosa contro a’ Campani, non se ne volle scrivere veruno; ma ne comparse innanzi a me circa 40 con el figliolo d’Andreasso che è loro capo. [7] E dopo lungo consigliarsi insieme, quel figliolo d’Andreasso mi disse che quelli suoi si risolvevono a non volere andare in alcuno luogo dove non potessino ire e’ loro capi, e che si trovassi modo che ’ loro capi fussino securi e ognuno farebbe a gara a venire. [8] Hanno questi loro capi, con detto figliolo d’Andreasso, bando del capo, e pare loro buona via a farsi ribandire quando e’ si faccino desiderare. [9] Io risposi loro quello che mi parve, che fu insomma come le vostre Signorie non volevono forzare persona ad entrare sotto queste bandiere, ma ne volevono essere pregate, sendo cosa che tornava sí commoda a quelli che saranno scritti. [10] Partironsi sanza altra conclusione; e io ebbi piú tosto caro che altrimenti che la cosa andassi cosí; perché questa bandiera sarà tutta d’uno colore, che, sendosi quelli scritti, sarebbe suta divisa. [11] Tornai dipoi ieri qui, e attendo ad ordinare di fare la prima mostra di questa potesteria domenica prossima; e benché io abbia scritto di questa potesteria 330 uomini, fo conto ridurli a 200 o meno; fatto che io arò domenica qui, me ne andrò a Decomano e fra tre o 4 dí poi arò espedito là e tornerommene. [12] Non si può qui dare l’armi a l’una potesteria e l’altra insieme per essere distanti l’una dall’altra assai, né ho possuto fare queste cose con piú brevità; e chi crede altrimenti, lo pruovi e vedrà che cosa è avere a raccozzare insieme uomini contadini e di questa sorte. [13] Raccomandomi a vostre Signorie. [14] Bene valete. [15] In Ponte a Sieve, a dí 5 di febbraio 1505.

[16] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

223

[1] Spectabili Viro Niccolao de Maclavellis Secretario et Commissario nostro dilectissimo. [2] Ponte a Sieve.

[3] Spectabilis vir, etc. [4] Per la tua di ieri intendiamo quanto hai seguíto circa la descrizione di coteste due podesterie e ci piace assai la diligenzia usata da te, rendendoci certissimi che tu non perdi punto di tempo, e che l’opera a ragunare uomini è piú difficile che la non si demonstra; ma assai fa presto chi fa bene, come presupponiamo di cotesta opera, circa alla quale non ci accade dirti altro se non che tu sequiti. [5] Bene vale. [6] Ex Palatio Florentino, die sexta februarii mdv.

[Scritti di governo]

224

[1] Iohanni Ridolfi Generali Commissario Cascinae etc.

[2] Noi abbiamo ricevuto da dua giorni in qua piú tue lettere alle quali rispondereno per la presente. [3] E quanto alla preda fatta da’ Pisani, ci dispiace assai che ’ nostri uomini abbino ricevuti tale danno, ma piú che ’ Pisani si sieno valuti di quello utile. [4] E in questo caso ci maravigliamo di piú cose: la prima come detta cavalcata possé entrare tanto in sul nostro sanza essere o presentita o dipoi impedita, perché sendo costí tanti cavalli, scoperta credavamo se le dovessi potere dare qualche impedimento. [5] E però ti ricordiamo tenga spie e velette e scolte in tutti e’ luoghi oportuni, acciò che altra volta non intervenga uno simile caso con tanto danno e vergogna nostra.

[6] Noi voliamo che alla ricevuta di questa tu mandi per Pagolo da Parrano e l’imponga che subito con la compagnia sua si transferisca a Libbrafatta e quivi stia tanto quanto da noi si pena a darli altra commissione, perché voliamo stia in quel luogo con li suoi cavalli 15 dí quando e’ non vi potessi stare piú. [7] E li ordinerai molesti e’ nimici in quel modo può, pur che lo facci securamente; e vedrai che nel trasferirsi in su·lluogo e’ vi vadia anche securo e se li bisognassi farli fare qualche scorta di fanti lo farai.

[8] Voliamo oltr’a di questo ordini che ’ cavalli che sono a Ponte di Sacco vadino ad alloggiare in Ponte ad Era e farai che si servino in detto Ponte ad Era di quelli medesimi strami che si servivono stando in Ponte di Sacco. [9] Né per questa ci occorre altro. [10] Bene vale.

225

[1] Giraldo Giraldi Vicario di San Giovanni. [2] Dicta die.

[3] E’ ti è noto come noi abbiamo messo nella potesteria del Ponte a Sieve una delle nostre bandiere d’ordinanza e scritto in detta potesteria presso a dugento uomini e armatigli d’arme nostre, e e’ quali cosí scritti non hanno per ora altro obligo che rassegnarsi con le loro armi el dí delle feste quando e dove saranno chiamati da·loro conestabile, el quale si chiama Agnolo da Castiglione. [4] Significhiamoti pertanto, la prima cosa, come quelli che sono scritti e fussino condannati sono securi, eccetto quelli che fussino rebelli o avessino bando del capo o delle forche; hanno ancora detti scritti tutti e’ privilegi che hanno e’ soldati nostri. [5] E perché la importanza di questo ordine è che si mantenghino armati e ubbidienti, farai mettere un bando in sul mercato del Ponte a Sieve che qualunque scritto sotto la bandiera di detto Ponte non si rappresenterà con le armi in que’ luoghi e a quel tempo che li sarà ordinato dal conestabole, s’intenderà subito incorso in pena di 4 tratti di fune e 20 lire. [6] E cosí proibirai che nessuno ardisca comperare arme da alcuno di detti scritti sotto le medesime pene per ogni pezzo ne comperassi. [7] Agnolo da Castiglione detto ha commissione di darti per nota tutti quelli che controaffacessino a detto bando o che infino a quel dí non l’avessino ubbidito; e tu quelli tali che ti darà in nota per disubbidienti punirai nel modo sopraddetto, lasciando indreto la pena pecuniaria se già quel tale disubbidiente non fussi molto abiente. [8] E cosí t’ingegnerai di fare qualche viva demostrazione contro a chi disubbidissi, e il connestabole detto ha commissione di prestare ogni favore alla tua famiglia per metterteli nelle mani, e non solamente e’ disubbidienti ma quelli che fussino scandolosi, e’ quali pu­nirai secondo la qualità delli scandoli avessino commessi. [9] Tu se’ prudente: governera’ti secondo la prudenzia tua. [10] Vale.

226

[1] Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] xv februarii.

[3] Noi mandiamo el presente cavallaro a Livorno con la paga della guardia di quello luogo. [4] Abbiamo ordinatoli venga di costí perché crediamo che sia migliore modo a condurvelo securo. [5] Fara’li fare buona scorta e ordinerai che vadia con quello connestabole e fanti che vi si mandano di nuovo. [6] Vale.

227

[1] Al Podestà di Decomano Iacobo Leonardi delli Ottavanti. [2] Die xviii februarii 1505.

[3] E’ tornò Niccolò Machiavegli nostro Secretario e ci referí come egli era stata costí differenzia della bandiera e come per levare scandolo te la aveva lasciata in mano: imponiamoti la tenga infino che da noi ti sia scritto altro. [4] E perché cotesti uomini si hanno domenica prossima a raccozzare alla Rufina con el connestabole, farai portare detta bandiera in quello luogo al tuo notaio e li ordinerai che la sera poi te la riporti costí.

228

[1] A Marco da Filicaia. [2] Die xviii februarii.

[3] Confidando nella tua prudenzia ti abbiamo fatto, come per la alligata patente vedrai, Commissario sopra le dua bandiere del Ponte a Sieve e Decomano. [4] Sarai pertanto con el connestabole e insieme penserete a mantenerle e accrescerle. [5] Vale.

229

[1] Patentes litterae commissionis.

[2] Noi Dieci etc. significhiamo a qualunque vedrà queste nostre presenti lettere come noi abbiamo eletto e deputato Commissario nella potesteria del Ponte a Sieve e Decomano lo spettabile cittadino nostro Marco da Filicaia sopra el mantenere e accrescere le bandiere delle fanterie descritte in dette dua potesterie. [3] Pertanto imponiamo a tutti voi rettori li prestiate ogni favore e voi sudditi ogni ubidienza per quanto stimate la grazia e temete la indegnazione nostra. [4] Valete.

230

[1] Al Vicario d’Anghiari Stoldo Rinieri. [2] Dicta.

[3] Noi intendiamo che si truovano costí o vero all’intorno dua chiamati l’uno Giulio di Francesco Prosperone e l’altro Mariotto di Gilio, tutti a dua o parenti o amici di Sarra da Citerna e che sono suti per lo adreto soldati de’ Vitelli. [4] Pertanto voliamo li ricerchi e facci loro intendere che venghino davanti a noi per cosa che sarà loro utile e onore, e basta che ci sieno el primo dí di quaresima; e ci rispondi subito se li hai trovati o quello dicono.

231

[1] Al Podestà di Fucecchio Francesco di Roncognano Barducci. [2] 19 februarii.

[3] Aportatori della presente saranno Lazzaro e Piero di Benvenuto, a’ quali furono tolte alcune bestie e condotte in Lucca, come per avventura ti è noto e da loro di nuovo potrai intendere. [4] E perché loro desiderano essere rifatti di tali danni e noi ancora siamo del medesimo desiderio, t’imponiamo che, avendo commodità o ordine alcuno di poterli satisfare de’ loro danni o di parte di essi, lo faccia in ogni modo: di che noi sempre te ne commendereno. [5] Vale.

232

[1] Al Podestà di Barberino di Mugello. [2] 24 februarii.

[3] Come arai visto per nostre lettere, noi ti abbiamo deputato Commissario sopra coteste dua bandiere che sono a governo di Sarra da Citerna, acciò che insieme con lui favorisca e aiuti la cosa in modo che le si accreschino e non diminuischino. [4] E per questo noi voliamo che tu, né il connestabole delli scritti insino a qui, non possiate per lo avvenire cassarne o licenziarne alcuno sanza licenza nostra; pertanto quando alcuno alleghi impedimento, manderetelo a noi. [5] Voliamo bene possiate sanza licenza nostra scriverne di nuovo tanto che sieno 400. [6] E perché noi desideriamo che in questo caso si abbi ubbidienza, che è la importanza del tutto, voliamo che a chi disubbidisce sanza impedimento degno di scusa ne vadi quella pena che ne’ bandi detti si contiene; e di questo el Vicario di Scarperia ha commissione favorirvi. [7] E se gli scrive che le pene pecuniarie che si riscotessino da e’ disubbidienti di coteste dua podesterie si dieno nelle mani d’uno de’ camarlinghi delle podesterie per servirsene in pane e in vino in su le rassegne quando bisognassi. [8] Usa in questa cosa diligenzia e comunica questa con Sarra. [9] Vale.

233

[1] A Simone Banchi e Bastiano da Castiglione. [2] 24 di febbraio.

[3] Poi che la rassegna di coteste dua bandiere è fatta e che sono vestiti, noi desideriamo che le si saldino e di averne qui e’ quadernucci in cancelleria nostra. [4] Pertanto noi v’imponiamo che infra 8 dí da oggi voi le fermiate e saldiate, e ci mandiate la copia de’ quadernucci vostri; e da 8 dí in là v’imponiamo non ne cassiate veruno sanza licenza nostra, ma sí bene ne mettiate, non passando però el numero in tutte a dua le bandiere di 420; e di quelli che voi scrivessi di nuovo, mandati ci avessi e’ quadernucci, ce ne manderete el nome, acciò che noi sappiamo continuamente come le cose procedino. [5] E perché noi intendiamo che nel tenere costà insieme cotesti uomini 4 giorni si è speso circa 20 o 25 ducati, e’ quali danari bisognerebbe andassino in potesteria, quando non si pigliassi altro sesto; e da l’altro canto intendendo che voi avete molti che sono contumaci e caduti nelle pene del bando, voliamo che di quelli danari che da e’ contumaci si riscotessino se ne satisfacci alla spesa di detti uomini. [6] E però voi darete al Vicario di Scarperia quelli che sono contumaci e lui ha commissione di gravarli secondo e’ bandi; e de’ danari ne cava, satisfare alla spesa fatta, e di quelli che avanzassino darli in mano d’uno camarlingo di coteste dua potesterie che li tenga per servirsene alle spese che si avessino a fare in su le mostre. [7] Potrete etiam di detti danari satisfarne a’ capi delle bandiere del costo delle bandiere di taffettà che loro feciono per fare qui la mostra. [8] Né altro ci occorre salvo che usiate diligenzia in questo caso. [9] Voliamo oltre a di questo che voi non facciate domenica prossima rassegne, perché avendo affaticati cotesti uomini estraordinariamente, ci pare bene lasciarli riposare. [10] E però ordinerete che non si tragga sabato sera né al Borgo, né a Vicchio.

[11] Postscripta. [12] Abbiamo inteso come, tornando cotesti nostri scritti allo alloggiamento, riscontrarno uno con l’arme che non era scritto e come, volendolo pigliare, fu ferito chi tiene la bandiera del Borgo, donde tu Bastiano facesti mettere in prigione detto contadino. [13] Dispiaceci el modo come è proceduta questa cosa perché non voliamo vi facciate la ragione da voi, ma prestiate favore al Vicario e a sua famiglia per fare esecuzione contro a’ disubbidienti. [14] E cosí vi governerete per lo avvenire, e questo che è preso metterete in mano del Vicario, al quale si commette per la alligata lo punisca secondo el bando, o come li parrà meriti e’ peccati suoi.

234

[1] Al Vicario di Scarperia et eius successori. [2] Dicta die.

[3] E’ ti sono noti e’ bandi che tu hai mandati per conto dell’ordinanza delle bandiere in cotesto vicariato. [4] E perché noi intendiamo che vi sono de’ disubbidienti, di nuovo t’imponiamo li gastighi secondo detti bandi mandati: e de’ disubbidienti te ne sarà dato listra da e’ connestaboli de’ luoghi. [5] E perché per conto delle bandiere del Borgo e Vicchio si è fatto alcuna spesa per tenerli insieme, la quale non aggiugne a 25 ducati, voliamo che delle pene pecuniarie che tu riscoterai de’ contumaci di dette dua bandiere tu ne satisfacci a tale spesa, di che te ne sarà dato conto da chi rappresenta la comunità del Borgo. [6] E avanzandoti danari li metterai in mano d’uno camarlingo di dette potesterie per servirsene alle mostre di dette ordinanze quando el bisogno lo ricercassi. [7] E quanto a’ contumaci delle bandiere di Scarperia e Barberino farai el simile, rimettendo e’ danari riscotessi in mano d’uno camarlingo di coteste dua potesterie per servirsene dipoi medesimamente alle mostre loro. [8] Vale.

[9] Postscripta. [10] Noi abbiamo inteso come el connestabole delle bandiere del Borgo e Vicchio ha messo in prigione uno che portava l’arme che non era scritto, sí perché portava l’arme contro a bandi, sí etiam perché ferí uno di detta compagnia. [11] Pertanto voliamo lo abbi nelle mani e lo punisca secondo e’ bandi, o vero secondo e’ peccati suoi. [12] Vale.

235

[1] A Cascina a Giovanni Ridolfi. [2] 25 februarii.

[3] Tornando in costà el Cerchio, che è venuto accompagnare messer Pietro Remiro, non abbiamo voluto che venga sanza nostra lettera, per significarti massime lo essere venuto a salvamento detto messer Pietro. [4] Né di nuovo ci occorre altro, salvo che di nuovo importi mandi Pagolo da Parrana a Libbrafatta con la sua compagnia, a quello effetto che per altra ti si è scritto: perché voliamo che li stia là co’ cavagli qualche giorno acciò che per rispetto suo e’ Lucchesi e li Pi­sani vadino piú stretti; e se bene non vi potessi stare piú che 15 dí, voliamo vi stia. [5] Ricordiamoti solo ve lo mandi securamente e con buona avvertenza e ne risponda. [6] Vale.

236

[1] Die 25 februarii.

[2] Decemviri etc. comandorno a:

Toto di Piero di Manente d’Arezzo che comparissi securo davanti al loro Magistrato per da ora a tutto dí 9 di giugno proxime futuro, nonostante etc.

[3] Item dicti Decem condussono a provisione:

messer Giovanni Todesco per uno mese e con stipendio di x ducati d’oro con obbligo dovessi tenere uno tamburino.

[4] Item dicti Domini condussono a provisione:

el Prete da Citerna

Morgante dal Borgo

Agnolo di Francesco di Prospero da Citerna

Mariotto di Gilio da Citerna

con salario ciascuno di loro per detto mese di otto scudi e di piú di dua ducati d’oro per uno tamburino, el quale tamburino ciascuno di loro debbe rassegnare con loro.

[5] Item dicti Domini elessono Giovanni Folchi Commissario a scrivere e armare li uomini della potesteria di Cascia, Castelfranco e Terranuova, con salario d’uno mezzo ducato d’oro el dí per 15 dí.

[6] Item dicti Domini elessono:

Filippo da Casavecchia Commissario a scrivere dua bandiere di uomini nel vicariato di Firenzuola, con salario d’uno mezzo ducato d’oro el dí e per xv dí.

237

[1] Die xxvi februarii.

[2] Dicti Decemviri etc., servatis servandis, deliberorno insino a’ dí xiiii del presente mese che tutti li scritti sotto le bandiere terza, quarta, quinta e sesta avessino quelle medesime esenzioni e privilegii e securtà che quelle hanno concesso alla prima e seconda bandiera, come apparisce in questo supra a c. 154.

238

[1] Al Podestà di Cascia Tommaso di Scolaio Ciacchi, di Castelfranco Ugulino Rucellai, di Terranuova Leonardo Benci. [2] 26 februarii.

[3] Apportatore delle presenti sarà Giovanni di Simone Folchi cittadino e Commissario nostro, el quale noi mandiamo a scrivere e armare fanti in cotesta potesteria come da lui intenderai. [4] Prestera’li ogni favore e da’ sudditi li farai prestare ogni obbedienza.

[Commissaria nel Casentino]

239

[1] Laurentio Recchi de Capponibus. [2] Vicario Casentini. [3] 26 februarii.

[4] Noi mandiamo costà Niccolò Machiavelli Secretario nostro per fare alcune descrizione di uomini come particularmente da lui intenderai. [5] Donde noi t’imponiamo li presti ogni aiuto e favore e da’ sudditi li facci prestare ogni obedienza.

240

[1] Noi Dieci di Libertà e Balía della Repubblica fiorentina significhiamo a qualunque vedrà le nostre presente lettere come ostensore di esse sarà Niccolò Malchiavelli, cittadino e Secretario nostro, mandato da noi nella valle di Casentino e sue circunstanze per scrivere e armare sotto le bandiere delle ordinanze nostre tutti quelli uomini che a lui parrà e piacerà; pertanto noi comandiamo a tutti voi rettori e offiziali nostri li prestiate ogni favore, e voi sudditi ogni obedienza per quanto stimate la grazia e temete la indignazione nostra. [2] Mandantes etc. [3] Ex Palatio Florentino, die xxvi februarii mdv.

241

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Arrivai qui in Poppi sabato sera e domenica scrissi li uomini di questa potesteria, e ieri quelli di Pratovecchio, e oggi quelli di Castello San Niccolò e domani scriverrò quelli di Bibbiena, e arò fornito questo vicariato; e accozzerò sotto uno conestabole San Niccolò e Poppi, e sotto l’altro Bibbiena e Pratovecchio. [4] Gitteranno queste 4 potesterie circa 700 uomini cappati. [5] Non posso fare piú altro se e’ conestaboli non vengono e l’armi non mi sono mandate. [6] Scrivo a Francesco Quaratesi per l’armi che io voglio e le vostre Signorie prego sollecitino e’ conestaboli. [7] E in mentre che l’armi e e’ conestaboli perranno a venire, io scriverrò la podesteria di Chiusi e quella di Castel Focognano, le quali si potranno armare e instruire sotto uno conestabole. [8] Pertanto vostre Signorie deliberranno se le vogliono armare queste due potesterie e, volendo, me ne avviseranno e troverranno un altro connestabole; e sarà buono, quando paia a quelle, o Dietaiuti da Prato o Martinuzzo Corso. [9] Prego le Signorie vostre me ne rispondino e commettino a Francesco mi mandi l’armi che io li domando. [10] E alle Signorie vostre mi raccomando. [11] Ex Poppi, tertia martii mdv.

242

[1] Spectabili concivi Secretario et Commissario nostro dilecto Niccolò Malclavello. [2] Casentino.

[3] Spectabilis vir, charissime noster, etc. [4] La tua de’ iii comparse fino iersera; e oggi non si è atteso ad altro che ad inviare le armi e saranno domandassera dove tu hai ordinato. [5] E iermattina partirono Morgante dal Borgo e el Prete da Citerna e doverranno essere comparsi oggi. [6] Parci abbi sollecitato e cosí ti confortiamo a fare, e approviamo assai il disegno tuo di scrivere le due potesterie di Chiusi e Castelfocognano; e domattina si piglierà partito di uno de’ dua conestaboli che tu ricordi e manderassi subito, benché noi non sappiamo se si truovono qui.

[7] A Giovanni Folchi si è mandato oggi arme e bandiere. [8] Piero d’Anghiari non si è trovato, ancor che si sia cerco e a Cascina e a casa e molti altri luoghi, e per questo Filippo da Casavecchia è ancora qui, che non è voluto levarsi sanza speranza certa di che connestaboli li abbia andare drieto; e nonostante questo si usa ogni diligenzia. [9] Die quinta martii 1505.

[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

243

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Io scrissi a’ dí tre alle Signorie vostre e dissi a quelle come oltre alle quattro potesterie di questo vicariato io scriverrei oggi Castel Focognano e domani Chiusi, e che aspetterei risposta da voi se volevi che queste dua potesterie si armassino e, volendo, vi richiesi mi mandassi uno connestabole di piú oltre alli dua disegnati. [4] Sono stato dipoi questo dí a Castel Focognano e ho mutato proposito, perché truovo quella potesteria avere dua deschi, cioè Castello Focognano e Subbiano, e essere l’uno e l’altro membro sí grande che d’ognuno trarrò 150 uomini. [5] E ho fatto conto congiugnere Castel Focognano con Poppi, e Castel San Niccolò e Subbiano con Bibbiena e Pratovecchio; e che questi dua conestaboli mi servino. [6] Pertanto non mi manderete piú conestaboli, ma saranno contente vostre Signorie sollecitare el Quaratese a mandarmi l’armi che io li chieggo, perché io non ci fo piú nulla se l’armi non vengono e perdo tempo. [7] Chiusi rimarrà per ora addreto e si potrà congiugnere con altri luoghi del vicariato d’Anghiari o lasciarlo sopra di sé, perché è una grandissima potesteria e da lasciare passare le nevi a maneggiarla. [8] Raccomandomi alle Signorie vostre. [9] In Poppi, addí cinque di mar­zo 1505.

[10] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius etc.

244

[1] Spectabili viro Nicolao Maclavello Secretario dilectissimo et Cancellario nostro charissimo. [2] Poppi.

[3] Spectabilis vir, etc. [4] Iarsera arrivò una tua de’ v, e perché noi ci riposiamo delle cose di costà in su te e in su quello che tu iudicherai meglio in sul fatto, però approverreno sempre ogni tua deliberazione. [5] E poiché tu ricordi cosí, non si manderà per ora altro commestabole. [6] Mai s’è potuto ritrovare Piero di Anghiari né Martinetto Corso. [7] Però parendoci si differissi troppo la ordinanza di Firenzuola, questa mattina s’è dato questa cura a Giovanni del Mare e domattina al piú lungo si partirà con Filippo per quel luogo. [8] Doverranno allo arrivar di questa essere comparse le arme secondo che tu hai chieste e che il proveditore ci dice averle inviate tutte dove avevi ordinato, cioè a Castel San Niccolò. [9] Bene vale. [10] Ex Palatio florentino, die vii martii mdv.

[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipubblicae florentinae.

245

[1] Spectabili viro Niccolao Machiavello, Commissario et Secretario nostro in Casentino. [2] In Poppi, vel ubi sit.

[3] Spectabilis vir, etc. [4] Iersera comparse la tua de’ xii e a Francesco Quaratesi si è ordinato che mandi costà quanto tu li domandi. [5] Piaceci el numero e la disposizione che tu scrivi essere in cotesti uomini; però ti confortiamo sollecitare e aiutare questa opera per ogni verso. [6] Bene vale. [7] Ex Palatio florentino, die xiiii martii mdv.

[8] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[Scritti di governo]

246

[1] Al Signor Silvio Savello. [2] Die 23 martii 1505.

[3] Le qualità di vostra Signoria e la esperienza della fede e virtú sua ci faceva desiderare assai potere valerci della sua opera, stimando posserla con il tempo riconoscere secondo e’ suoi meriti. [4] E però, avendo el cancelliere di vostra Signoria in suo nome domandatoci licenzia per al presente, siamo stati alquanto renitenti, mossi da le ragioni soprascritte. [5] Nondimanco, desiderando satisfarle, abbiamo piú tosto voluto satisfare al desiderio suo che al nostro, e per la presente le significhiamo come vi abbiamo, secondo l’ordine del Magistrato nostro, concesso buona licenzia di potere partirsi con la sua compagnia; ricordandole nondimanco che in qualunque luogo si truovi, sempre saremo parati dove potremo farle onore e commodo.

247

[1] Potestati Castri Franchi Superioris Ugolino de Oricellaris. [2] Die 23 martii.

[3] E’ ti è noto come Giovanni Folchi per commissione nostra ha armato cotesta potesteria insieme con Terranuova e Cascia, e messole sotto messer Giovanni Tedesco, loro connestabole. [4] Ora, perché detto messer Giovanni abbi qualche aiuto, ti abbiamo deputato Commissario sopra el rassegnare con detto messer Giovanni dette bandiere. [5] E perché noi voliamo che chi non ubbidiscie sia gastigato secondo el bando, manderai la listra de’ disubbidienti in su le rassegne al Vicario, al quale si è commesso li punisca. [6] Sí che usa diligenzia in ritrovarti in su le mostre, e fare tuo debito in rassegnarli.

[7] E perché Giovanni ha lasciato costà certe armi che non sono ancora date, se alcuno venissi a scriversi di nuovo lo scriverrai e armerai faccendo ricordo d’ogni cosa, e non ne casserai alcuno sanza licenza nostra, se già tu non li permutassi da uno disutile ad uno utile, e governera’ti sí fedelmente che noi ti commendiamo. [8] Vale.

248

[1] Agnolo Martellini in Casentino. [2] Dicta die.

[3] Conoscendoti uomo amorevole e sufficiente, ci è parso darti carico di rassegnare, insieme con Morgante e il Prete, connestaboli in cotesta valle, tutte a sei le bandiere che sono a loro custodia. [4] Voliamo addunque usi buona diligenzia in questo caso, e quelli che tu troverrai disubbidienti li darai in mano de’ loro Podestà, e quelli di Poppi del Vicario, a’ quali si commette che osservino el bando. [5] E in questo userai diligenzia.

[6] Circa al rimettere e cassare, voliamo che venendosene a scrivere alcuno di nuovo tu lo accetti; ma non voliamo già che sanza licenza del nostro Magistrato tu ne cassi alcuno, se già tu non cambiassi qualche disutile e impotente ad uno utile o potente, in che andrai sí retto che noi abbiamo giusta cagione di commendarti; perché quando altrimenti fussi, ti biasimeremo.

249

[1] Al Podestà di Castel San Niccolò, di Pratovecchio, di Bibbiena, di Castel Focognano. [2] Al Notaio di Subbiano.

[3] Noi abbiamo commesso ad Agnolo Martellini che, insieme col connestabole che ha in custodia la bandiera di cotesta potesteria, rassegni in su le mostre detta bandiera e de li disubbidienti ti dia nota continuamente. [4] E’ quali voliamo gastighi secondo el bando ordinò Niccolò Machiavegli al Vicario di Poppi si mandassi, el quale farai osservare appunto, salvo che se alcuno avessi scusa legittima. [5] E delle pene pecuniarie che tu riscotessi, le metterai in mano d’uno camarlingo sopra di ciò deputato, con buono riscontro, el quale tenga detti danari a stanza dello Ofizio nostro, perché ce ne vogliano servire in su le mostre nelle cose che occorressino. [6] E quando a fare queste esecuzioni non ti bastassi la tua autorità, potrai dare dette note nelle mani del Vicario che ti favorisca ad esequire quanto ti si commette. [7] E usa diligenzia in questo caso.

250

[1] Al Vicario di Poppi Rinieri Giugni. [2] Dicta die.

[3] Noi abbiamo commesso ad Agnolo Martellini che, insieme con li connestaboli, rassegni in su le mostre le bandiere che sono in cotesta valle, e li disubbidienti di cotesta potesteria di Poppi metta nelle tua mani, e quelli altri in nelle mani de’ loro potestà. [4] Pertanto voliamo che quelli disubbidienti che ti saranno dati da detto Agnolo o Morgante, punisca secondo el bando, salvo che chi avessi legittima scusa. [5] E le condannagioni in danari che tu riscotessi da tali disubbidienti metterai in mano d’uno camarlingo ordinato per questo con ordine li tenga a stanza nostra, perché voliamo servircene in su le mostre e ne’ bisogni di dette ordinanze. [6] E a e’ Podestà si scrive che non bastando la loro autorità di gastigare quelli loro sottoposti, te li mettino in mano. [7] E tu presterrai loro aiuto, e cosí voliamo facci, e con diligenzia. [8] Vale.

251

[1] Al Vicario d’Anghiari Giovanni Capponi. [2] 24 martii 1505.

[3] Comanderai subito a Giannino fabbro da Ràssina, a Ciaccherino di Posterlino da Castel Focognano e a Lanerino di detto luogo, che fra dua dí dal dí comanderai loro, si rappresentino al Magistrato nostro sotto pena della nostra indegnazione; e del comandamento fatto ci darai avviso. [4] Vale.

252

[1] Herculi Bentivolo. [2] 24 martii 1505.

[3] La fede con la quale vostra Signoria ha sempre servita la nostra Repubblica ci faceva desiderare di non mancare della opera sua, onde ci è summamente dispiaciuto essere stati constretti a concederle licenza; né alcuna altra cosa ci ha constretti che lo intendere el desiderio avevi e avete di procurare alla salute vostra, al quale per satisfare siamo suti contentissimi, e siamo, che vostra Signoria, passato el tempo della sua ferma, cerchi ogni sua commodità. [4] Facciamole bene intendere che sempre ci resterà nella memoria con quale virtú, fede e fortuna ci ha sempre serviti la Signoria vostra. [5] Quae bene valeat.

253

[1] Al Podestà di Foiano Giovacchino Lotti. [2] Die 28 martii 1506.

[3] Bernardino, fratello dello Sciamanna di costí, presente latore, è stato a noi e ci fa intendere che cotesti uomini hanno ordinato di fare certa convenzione con li Lucignanesi, nella quale ordinano che lui satisfaccia a’ Lucignanesi certe cavalle o buoi che lo Sciamanna tolse loro, per uno cavallo che valeva 40 ducati, che li fu tolto da’ detti di Lucignano; e poi a bell’agio sia di tale cavallo satisfatto, e valutono detto suo cavallo 4 ducati. [4] Duolsi di questo caso, e però voliamo che Bernardino non paghi, per avere a riavere, e che ’l cavallo suo li sia valutato quello che valeva. [5] Bene valete.

254

[1] Die xxxi martii 1506.

[2] Decemviri etc. servatis servandis deliberorno infino addí 23 del presente che Giovanni Folchi tornassi in Val d’Arno di sopra e armassi di nuovo Montevarchi, Laterina e Val d’Ambra, e in quelle mettessi tre bandiere; le quali, insieme con quella di Terranuova, instruissi messer Giovanni Tedesco; e Cascia e Castelfranco si mettessino sotto Giovanni del Mare, e con quelle Fighine, quando paressi da armarlo. [3] Deliberorno che Giovanni Folchi dovessi avere uno mezzo ducato el dí, e Giovanni del Mare quello che hanno li altri connestaboli che sono deputati alla cura dell’altre bandiere.

255

[1] Al Capitano di Campiglia Rosso di Guido Fornaciaio. [2] Prima aprilis.

[3] E’ ti debbe essere noto come nella piaggia di Bibbona ha dato in terra una barca di grano. [4] E perché e’ sono in differenzia li uomini di Bibbona con quelli soldati alloggiati là, che ognuno ne vorrebbe partecipare, abbiamo deliberato che il legno con tutti e’ suoi corredi sia di detti uomini di Bibbona, e li dua terzi del grano vi era su; e il restante del grano, che viene ad essere la terza parte, voliamo sia de’ soldati che alloggiono in quello luogo; e per loro voliamo che sia dato a messer Domenico di Vettorio, loro capo di squadra, el quale come li parrà infra loro lo distribuisca. [5] Vale.

256

[1] Vicario di Pescia Domenico Pandolfini. [2] Die iii aprilis.

[3] Li uomini di Buggiano ci fanno intendere avere speso piú mesi, oltre alla stregua loro, cinquanta ducati el mese per conto della stalla del Signore Luca, e di piú avere tenuto a loro spese certe scolte per commissione tua; e vorrebbono fare conto con quelli di Pescia e per el resto del vicariato, e ragguagliarsi delle spese. [4] Pertanto farai di avere a te chi rappresenta la potesteria di Buggiano e la vicaria di Pescia, e intenderai quello dicono e’ Buggianesi e quello replicano quelli del vicariato; e farai dipoi ragione, e che secondo gli ordini ciascuno sia ragguagliato delle spese ha fatte. [5] Vale.

257

[1] Al Capitano di Campiglia Rosso di Guido Fornaciaio. [2] vi d’aprile 1506.

[3] Noi ti scrivemo pochi dí sono come ti avessi a governare della barca che aveva dato in terra nella spiaggia di Bibbona e delle robe che vi erono su. [4] È stato dipoi a noi alcuni di questi mercatanti genovesi che stanziano in Firenze: e avendoci raccomandati el padrone e uomini di detta barca, e sendo desiderosi compiacerli, ti scriviamo la presente. [5] E quanto a’ grani non mutiamo in alcuna parte la commissione che per duplicate nostre ti è suta data. [6] Ma quanto al padrone e li uomini, t’imponiamo ordini che chi gli ha appresso non li tenga per prigioni, ma li lasci liberamente andare al loro cammino, come pare e piace loro. [7] E quanto a’ loro vestimenti e altre cose proprie che li avessino in su detta barca, e etiam circa el corpo e fornimenti di detta barca, tutti quelli piaceri farai fare loro da cotesti uomini ci saranno gratissimi; perché sendo poveri uomini, come ci è referito, ci sarà grato che possino valersi o di tutto o di parte di dette cose.

258

[1] Al Commissario di Cascina. [2] vi aprilis.

[3] Perché noi desideriamo che le cose de’ nostri cittadini sieno riguardate in qualunque luogo le sieno, e avendo Pier Francesco de’ Medici in cotesto paese certe praterie, a sua preghiera t’imponiamo ordini che le gli sieno riguardate da cotesti soldati, non altrimenti che se le fussino qui intorno a Firenze.

259

[1] Al Podestà di Foiano Giovacchino Lotti. [2] Dicta die.

[3] Egli è stato al Magistrato nostro uno mandato di cotesto comune per conto della differenza che è fra loro e li Lucignanesi per conto dello Sciamanna o di sua eredi. [4] E perché noi desideriamo che questa differenzia si fornisca, rimettiamo questo caso a te, e voliamo aiuti comporlo in quello modo giudicherai che gli stia bene, e in modo farai che noi non sentiamo piú alcuna cosa.

260

[1] Ad Antonio da Filicaia a Livorno.

[2] Noi abbiamo inteso questa sera come Rinieri della Sassetta si truova a Piombino con 4 cavalli e aspetta tempo per passare a Pisa. [3] Diamoti questo avviso a ciò vegga se possibile fussi farli, nel passare, qualche dispiacere.

261

[1] Al Podestà di Terranuova Lionardo Benci. [2] vi aprilis 1506.

[3] El Terranuova, soldato che è stato piú tempo con el Signore Luca Savello, si truova qui in Santa Maria Nuova ammalato, e di male periculoso della vita. [4] E perché ’l Signore Luca e altri pretendono aver avere da lui, t’imponiamo facci sequestrare a stanza dello Ofizio nostro, e nelle mani di chi a te parrà, tutti e’ suoi cavalli che si truova costí, e qualunque altra sua roba. [5] E in questo userai diligenzia.

262

[1] Al Signore Marcantonio. [2] Dicta die.

[3] Appressandosi e’ tempi ne’ quali si suole possere piú facilmente correre la campagna, e per questo avendo e’ nostri luoghi di sotto bisogno di piú guardia, voliamo che vostra Magnificenzia si prepari a levarsi di cotesto alloggiamento con la sua compagnia, in modo che fra 12 dí da oggi si truovi a Cascina; acciò che sendo la persona vostra in quello luogo a rincontro de’ nimici, noi sentiamo el frutto della sua virtú come altre volte abbiamo sentito. [4] Bene valete.

263

[1] Al Vicario di Pescia e a Niccolò Valori. [2] Die dicta.

[3] Significhiamoti come avendo condotto a’ soldi nostri Don Michele, spagnolo, con 100 balestrieri a cavallo e 100 fanti, e disegnando mandarlo ad alloggiare costí, voliamo prepari le stanze a lui e a sua compagnia perché infra 6 dí potrà essere in su·lluogo.

[4] Postscripta a Niccolò Valori.

[5] Avendo noi ordinato questa condotta grossa di Don Michele, come di sopra ti si dice, e per tenere a freno e’ sudditi nostri, voliamo che la tassa ordinata in cotesta provincia di Romagna per uno bargello si volti tutta a Don Michele perché ci aiuti alleggierire tale spesa. [6] E però, venendo el tempo di dare la seconda paga a cotesto bargello, non liene farai pagare, acciò possa servirci ne’ pagamenti che di sopra ti si dicono. [7] Bene vale.

264

[1] A Bernardo del Beccuto. [2] Die xvi aprilis 1506.

[3] Per la presente ti facciamo intendere come noi voliamo che subito alla ricevuta di questa venga personalmente qui al Magistrato nostro, e la tua compagnia raccomanderai ad uno capo sufficiente e fidato.

265

[1] Al Podestà di Terranuova Lionardo Benci. [2] Dicta die.

[3] E’ ti si scrisse non molti dí sono sequestrassi a stanza nostra tutte le robe del Terranuova, suto cavalleggieri del Signore Luca Savello; il che si fecie a petizione di detto Signore Luca. [4] E sendo dipoi morto detto Terranuova, t’imponiamo mandi qui o suo fratello o altri che fussi suo ereda, per potere con el procuratore del Signore Luca rivedere e’ conti suoi, e noi possiamo licenziare detto sequestro. [5] Vale.

266

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario generale a Cascina. [2] Die 18 aprilis.

[3] Per questa tua ultima restiamo avvisati quanto hai presentito de’ Pisani e che provisione hai fatta per intenderne appunto el vero, e per remediare che non possino predare. [4] Commendiamoti dello avviso e d’ogni altro tuo ordine dato, e ti confortiamo a fare quello di buono puoi per intendere meglio el vero. [5] E di nuovo avvertirai quelli che hanno bestiame che si ritirino verso e’ luoghi securi, e non si rifidino in salvocondotti. [6] Né mancherai in questo d’ogni estrema diligenzia.

[7] Marcantonio Colonna e Muzio sono, con le loro gente d’arme, partite dagli alloggiamenti loro, e vengonne per commissione nostra a cotesta volta. [8] Ordinerai d’alloggiarli dove sia piú utile allo stato nostro, e fara’lo intendere loro in tempo che ciascuno possa ire a trovare l’alloggiamento suo.

[9] E ci è suto fatto intendere da chi viene di costà come in Castelfranco sono stati piú dí sei o 8 Lucchesi, e iti innanzi e indreto, e che sarebbe facil cosa che li spiassino di fare qualche danno al paese. [10] Pertanto t’imponiamo facci intendere a quelli podestà che abbino meglio l’occhio a chi va e viene; e se vedessino chi balocassi troppo, li ponghino le mani addosso e avvisino, e che ricerchino delle lettere e le mandino qui, e con tue lettere li desterai e solleciterai a fare questo ofizio bene. [11] Altro per ora non ci occorre.

267

[1] Al Vicario di Lari Battista Guicciardini. [2] 18 aprilis 1506.

[3] Avvertirai, con quello destro modo ti parrà, el Signore Ludovico e sua genti a riguardare e’ grani di cotesti nostri sudditi. [4] E tu arai tale cura che non si possino dolere d’una simile cosa. [5] Vale.

268

[1] Patentes. [2] Die 18 aprilis.

[3] Noi Dieci etc. significhiamo a qualunque vedrà queste nostre patenti lettere come ostensore d’esse sarà Ardingo ... cavallaro nostro, el quale, per commissione de’ nostri Eccelsi Signori e nostra, accompagna el Magnifico Signore Don Michele Coreglia, condottieri nostro e Capitano di guardia di tutto el contado e distretto nostro, con 50 balestrieri a cavallo e 100 fanti. [4] E però comandiamo a qualunque rettore, ofiziale e suddito nostro, dovunque detto Signore Don Michele capitarà, facci dare e diate, a lui e a sua compagnia, libero ricetto e alloggiamento, strame e legne gratis, e qualunque altra cosa per conveniente prezzo; il che farete e farete fare per quanto stimate la grazia e temete la indegnazione nostra. [5] Valete.

269

[1] Al Vicario di Val d’Elsa Giuliano Mazinghi. [2] 18 aprilis.

[3] Li uomini di Staggia si querelano avere tenute e pagate certe guardie in quello luogo, per commissione nostra, per ricercare di lettere; le quali spese volendo mettere in potesteria non sono suti da’ sindaci accettate. [4] E perché ci pare ragionevole che le si accettino, t’imponiamo c’interponga l’autorità tua e facci che le sieno accettate in ogni modo. [5] E perché noi giudichiamo al presente tale spese superflue, ordinerai che dette guardie si levino. [6] Vale.

270

[1] Ad el Podestà di Chiusi. [2] xxii aprile.

[3] Addí undici di febbraio passato si scrisse allo antecessore tuo componessi certa differenzia era intra cotesti di Chiusi e quelli di Monte Fatucchio; onde che detto tuo antecessore ne dette sentenzia, come potrai intendere dallo apportatore di questa. [4] Alla quale sentenzia quelli di Monte Fatucchio non vogliono stare pazienti: pertanto noi t’imponiamo facci di vedere detta sentenzia e ordini che la sia esequita da le parti in tutto e per tutto. [5] Vale.

271

[1] Al Vicario di Scarperia Giovan Battista Bartoli. [2] Dicta die.

[3] Lino di Santi da Poggiolo, apportatore di questa, descritto nelle nostre ordinanze, ci fa intendere come tu lo hai gravato per 50 lire d’una sua condannagione e ci ha fatto fede essere suto descritto infino addí 20 di marzo, ancora che non pigliassi e’ panni prima che ’l primo dí d’aprile. [4] Pertanto noi desideriamo che tu pigli qualche via che non sia gravato a pagare detta condannagione, acciò che e’ partiti nostri fatti a benefizio di questi uomini abbino luogo e che questa opera si favorisca, come tu hai fatto infino a qui: di che ti commendiamo assai.

272

[1] Patente. [2] Die xxii aprilis.

[3] Noi Dieci etc. significhiamo a qualunque vedrà le nostre patenti lettere come, confidando assai nella virtú e esperienza di Piero di Neri Venturi, el quale secondo li ordini della nostra città è suto eletto Vi­cario di Firenzuola, lo abbiamo deputato nostro Commissario sopra li uomini descritti sotto le bandiere x e xi di detto vicariato. [4] Pertanto voliamo e comandiamo sia a detto Piero prestato ogni obbedienza, per quanto è stimata la grazia e temuta la indegnazione nostra. [5] Valete.

273

[1] A Niccolò Valori. [2] 22 aprilis.

[3] Inteso per questa tua el desiderio hai di ritornare, e non avendo noi manco desiderio di te per potere valerci dello aiuto e consiglio tuo, siamo contenti te ne torni: con questo che tu aspetti prima che Don Michele sia arrivato costà; el quale per la via di Casentino ne verrà a cotesta volta e non doverrà passare molti dí che vi sarà, nonostante che in detto luogo abbi a fare alcuna esecuzione importante. [4] Informera’lo bene delle cose di costà e ordinera’li come si abbi a governare, e ne verrai. [5] Vale.

274

[1] Al Podestà di Decomano Iacopo Ottavanti. [2] 23 aprilis 1506.

[3] E’ ti è noto come la bandiera di cotesta potesteria non è ancora data; e perché noi non voliamo che li animi di cotesti uomini stieno piú cosí, t’imponiamo che subito arrivato che sarà costí Don Michele con la sua compagnia, tu raguni chi rappresenta cotesto comune di Decomano, e a chi e’ dua terzi di loro s’accordano darai detta bandiera e dirai loro che chi non starà contento a quello è deliberato sarà gastigato; e el medesimo farai dire loro da Don Michele. [4] Terrai questa deliberazione e lettera nostra segreta infino alla venuta di Don Michele detto; e giunto che fia, ne parlerai seco e dipoi esequirai quanto in questa si contiene. [5] Vale.

275

[1] A Girolamo Berlinghieri in Vico Commissario.

[2] Noi intendiamo come si truova costí in Vico per conto del comune circa 40 sacca di farina, delle quale, non si pigliando partito, si farebbe poco civanzo, e pensando che sia bene rinnovarla, t’imponiamo mandi per il proveditore di Cascina; e con quello piglierete espediente di rinnovarla a grano, faccendo questa cosa in modo che se ne possa sempre rivedere conto, e che ’l comune non ci perda.

276

[1] Al Signore Muzio. [2] 23 aprilis.

[3] Noi ci persuedevamo infino a ieri, che noi ne intendemo el contrario, che vostra Magnificenzia fussi levata di costí e ita alla volta di Cascina, come se le commisse; il che non essendo seguito ci dà dispiacere. [4] Pertanto vi confortiamo di nuovo per questa a volervi levare subito, quando ancora non fussi mossa, e ne vadia a quel cammino di Cascina, dove giunta non se li mancherà di quello che è el debito nostro e bisogno suo. [5] Bene valete.

277

[1] Al Commissario di Cascina. [2] Dicta die.

[3] Noi crediamo che mettendo uomini d’arme in Vico, come ci pare che per l’ultima tua disegni per te medesimo, arai pensato di ridurre costí in Cascina quelli cavalli leggieri che si truovano in Vico. [4] Nondimanco te lo ricordiamo, perché giudichiamo sia a proposito, ne’ tempi che si può correre la campagna, stia piú cavalli leggieri si può in cotesto luogo. [5] Vale.

278

[1] Al Vicario di Pescia. [2] Die 28 aprilis.

[3] Noi abbiamo commesso a Bernardo del Beccuto scriva dua bandiere di uomini in cotesto vicariato e le ordini sotto l’armi secondo l’altre ordinanze nostre, e dipoi le consegni in governo a messer Giliberto spagnolo, condotto da noi a provisione per governarle. [4] Voliamo addunque presti ogni favore al soprascritto Bernardo nella elezione e deputazione di tali uomini, e a messer Giliberto farai ogni commodità; e li farai dare costí in Pescia e nella podesteria di Montecatini alloggiamento con letto e panni per la tavola, e legne e strame per uno cavallo gratis, e ogni altra cosa per li suoi danari. [5] Vale.

279

[1] A Bernardo del Beccuto. [2] Dicta die.

[3] Noi voliamo mettere in cotesto vicariato di Pescia dua bandiere: l’una nella podesteria di Pescia, l’altra nella potesteria di Montecatini; e tutte a due queste bandiere, voliamo si dieno in governo a messer Giliberto spagnolo, presente apportatore, che ammaestri li uomini descritti e armati sotto tali bandiere, e li raguni le domeniche secondo fanno li altri connestaboli nostri della ordinanza. [4] E perché noi confidiamo nella prudenzia tua, ci è parso dare a te questa cura di scrivere questi uomini e armagli. [5] El modo che tu hai da tenere è questo: tu farai in prima venire innanzi a te tutti li uomini della potesteria di Pescia che sieno di età da 18 a 40 anni, e li farai venire comune per comune, e scriverrai, distinguendo comune per comune, tutti quelli che ti parranno atti all’armi e ad essere fanti a piè; avendo avvertenza torgli giovani e piú scapoli che sia possibile, fuggiendo li uomini soli e assai obligati. [6] E cosí in detta podesteria vedrai di scrivere almanco 200 uomini bene cappati.

[7] Scriverrai dipoi nel medesimo modo li uomini della potesteria di Montecatini, e t’ingegnerai che sieno altri 200, e li scriverrai in su ’n quaderno di per sé. [8] E scritti che tu li arai, esaminerai l’armi che ti bisognano, cioè quanti petti e quante lance tu hai di bisogno, e ci scriverrai, e noi te le mandereno subito; avendo avvertenzia di non dare petto a chi avessi corazza da sé, né lancia a chi avessi balestra da sé. [9] Ma a chi non ha né corazza né balestra darai el petto e la lancia, e a chi mancassi la balestra darai la lancia, e a chi la corazza darai el petto, e noterai a chi tu darai l’armi, acciò sappiamo a chi l’armi nostre sieno distribuite. [10] E comparse che saranno le armi, chiamerai prima quelli della potesteria di Pescia, e li armerai nel modo soprascritto, e dipoi chiamerai quelli di Montecatini, e li armerai medesimamente come si dice di sopra. [11] E perché noi ti mandereno dua bandiere, l’una di numero 21, l’altra di numero 22, metterai quella di numero 21 nella terra di Pescia e la darai ad uno giovane de’ piú fidati e piú atti, e quella di numero 22 metterai o nel castel di Montecatini o in quello di Buggiano, quale ti parrà meglio, o dove sia giovane piú a proposito. [12] E armati che arai in tale forma l’una e l’altra bandiera delli uomini, ordinerai che li uomini di tutte a due dette bandiere si ragunino el primo dí di festa che verrà, in uno luogo comune, e le consegnerai a messer Giliberto e comanderai loro che lo ubbidischino in su le mostre, e che vi sieno solleciti. [13] E a messer Giliberto dirai che in questo primo mese li raguni ogni domenica e li addestri secondo la milizia e ordine de’ Tedeschi, e li ordinerai che qualunque volta li ha ragunati insieme dica poi loro nel licenziarli dove li vuole l’altra volta, e cosí seguiti. [14] E tu l’osserverai perché faccia suo debito, e farai bandire che qualunque non comparirà alle mostre quando li sarà ordinato s’intenderà condannato in uno ducato e in 2 tratti di fune.

[15] E perché ’l Vicario di Pescia ti dia favore di cavallari e d’ogni altro favore, se li scrive la alligata per la quale se li comanda tutto. [16] Usa prudenzia in questa cosa perché noi la stimiamo assai. [17] Vale.

[18] Manderemoti ancora con le bandiere 2 tamburi grandi: dara’ne a ogni capitano di bandiere uno.

[19] Che mandassi in su’ quaderni descritti tutti li uomini, potesteria per potesteria e comune per comune, e che arme avessi dato loro distinguendo bene, etc.

280

[1] Ad Antonio da Filicaia. [2] 28 aprilis 1506.

[3] Egli è stato al Magistrato nostro Filippo dell’Antella: e referitoci come sopra la saettia di Tommasino Turco, la quale fu presa ne’ mesi passati da cotesti nostri brigantini e di che tu ci desti notizia particulare per una tua de’ 23 di marzo, erono cariche dua pelle per fodere che si chiamano zamarre, di valuta d’otto ducati d’oro e /2, le quali s’appartenevono a Giovanni suo figliolo, e ci ha mostro fede del carico in modo che noi siamo certificati che lui dice la verità. [4] Donde desiderando Filippo non perdere, e noi di salvarlo, t’imponiamo quando dette zamarre non si ritruovino, che tu ordini o che ’ padroni de’ brigantini in chi venne la preda o loro compagni ti rimettino in mano la valuta di dette pelle, e ne farai la volontà di Filippo dell’Antella usandoci ogni diligenzia.

[5] Ulterius, perché noi intendiamo che in sul brigantino che fu preso ultimamente da Balduccio era una bandiera de’ Pisani che fu trovata sotto la prua di detto brigantino, trovata in tal luogo da el Piazza, lancia spezzata, voliamo facci d’averla e ce la manderai.

281

[1] Al Commissario di Cascina. [2] 28.

[3] Perché e’ Priori di Pistoia ci fanno intendere essere impossibile che sanza grande inconveniente venticinque uomini d’arme che li hanno alloggiati del Signore Luca Savello in sul paese di Pistoia vi soprasseghino piú, e parendoci necessario satisfarli, t’imponiamo disalloggi d’in sul Pistolese detti uomini d’arme e li alloggierai in qualunque luogo a te parrà che li stieno bene, pure che si levino di detto luogo.

[4] A questa tua de’ 24 non scade che rispondere altro che commendarti delli avvisi; e circa e’ danari non si pensa ad alcuna altra cosa che a potertene provedere.

[5] E circa el Signore Renzo, ti facciamo intendere come dua dí fa concludemo e stipulamo una tregua con li Magnifici Signori sanesi per tre anni fermi e dipoi con disdetta di sei mesi: non si possono detti Sanesi travagliare né loro né altri per loro delle cose di Pisa, né noi di quelle di Montepulciano, e ognuno debba avere nimici per nimici e amici per amici. [6] Li altri capituli sono generali, e crediamo che questo accordo farà invilire Pisa e ci assicurerà dalle bande di Siena. [7] Vale.

282

[1] A Giuliano del Caccia a Rasignano. [2] Dicta die.

[3] Quelli stradaioli che tu ci scrivi avere rubato bestie ad uomini di Riparbello ne debbono essere iti presi a Lari, secondo che da quello Vicario intendiamo per una sua lettera de’ 27 dí. [4] E circa l’ordine che ti pare da pigliare acciò che li uomini del paese sieno constretti a scoprire simili mascalzi, lo approbiamo in tutto; e ti confortiamo a fare conto buono di tale condannagioni, acciò che in fatto la muraglia della Verrucola se ne serva. [5] Vale.

283

[1] Die 29 aprilis 1506. [2] Commissione a Cosmo da Saminiato Commissario a scrivere uomini nel vicariato di Saminiato.

[3] Tu ti transferirai nel vicariato di Saminiato e arai teco Bastiano di Piero da Castiglione, deputato connestabole in quello luogo ad instruire e ordinare quelli uomini nelle armi, nel modo che di sotto ti si dirà. [4] E hai ad intendere che noi voliamo mettere in quello vicariato tre bandiere: l’una nella potesteria di Saminiato quanto tiene el suo civile, l’altra nella potesteria di Fucecchio, la terza nella potesteria di Castelfranco di Sotto; e tutte a tre queste bandiere voliamo si dieno in governo a Bastiano soprascritto, che ammaestri li uomini descritti e armati sotto di esse, secondo che fanno li altri connestaboli nostri della ordinanza. [5] El modo che tu hai a tenere nello scriverli e armarli è questo.

[6] Tu farai in prima venire innanzi a te tutti li uomini della potesteria di Saminiato che sieno di età da 18 a 40 anni, e li farai venire comune per comune, e li scriverrai distinguendo detti comuni. [7] E scrivendo solamente quelli che ti parranno atti a le armi e ad essere fanti a piè, avendo avvertenza torli giovani e piú scapoli sia possibile, e t’ingegnerai in detta podesteria passare el numero di 130. [8] E scritto che arai e notati detti uomini nella podesteria di Fucecchio e scritto che arai li uomini di quella nel medesimo modo, scriverrai quelli della podesteria di Castelfranco, e t’ingegnerai che li uomini scritti fra tutte a tre dette podesterie passino el numero di 400 uomini cappati. [9] E scritti che tu li arai, esaminerai l’armi che ti bisognano, volendo dare uno petto di ferro a chi non ha corazza, e a chi non ha balestra una lancia. [10] E però vedrai, secondo el numero delli uomini, quanti petti e quante lance ti fanno di bisogno, e le manderai a chiedere ad el Magistrato nostro, e noi te le mandereno subito. [11] E comparse che saranno l’arme, chiamerai prima quelli scritti nella podesteria di Saminiato e li armerai, e darai la bandiera di numero 23 ad uno giovane quale ti parrà piú atto del castel di Saminiato. [12] E armerai dipoi li uomini che tu arai cappati nella podesteria di Fucecchio, e darai la bandiera segnata numero 24 nel castel di Fucecchio ad uno giovane quale ti parrà piú atto. [13] E cosí dipoi armerai e’ cappati nella podesteria di Castelfranco, e la bandiera di numero 25 darai ad uno giovane di detto castello. [14] E armate che arai tutte a tre queste potesterie, ragunerai in dí di festa tutte a tre dette bandiere insieme in uno luogo piú commodo a tutti ti sarà possibile, e dirai loro come egli hanno ad ubbidire a Bastiano, e che li hanno ad essere solleciti a venire alle mostre. [15] E chi non verrà quando sarà chiamato, sarà condannato in uno ducato e in dua tratti di fune. [16] E a Bastiano ordinerai che quando li licenza dica loro quando li voglia altra volta, e dove. [17] Noi ti mandereno le tre bandiere con le armi; e ti mandereno con quelle tre tamburi grossi: consegnera’ne ad ogni capitano di bandiera uno.

[18] Mandera’ci le copie de’ quaderni dove sieno descritti li uomini podesteria per podesteria, e notati in particulare quelli a chi tu arai dato l’armi. [19] Usa diligenzia in questa commissione perché la stimiamo assai. [20] E perché el Vicario ti presti ogni favore, arai una nostra lettera a lui, la quale li presenterai. [21] Vale.

[22] Parendoti oltre alle tre podesterie scrivere ancora la podesteria di Barbialla, la rimettiamo in te; la quale podesteria scriverrai, quando ti paia, cosí in quel medesimo modo e con quel medesimo ordine ti si dice dell’altre, e metterai la bandiera nel principale castello di essa. [23] Vale.

284

[1] Al Vicario di Scarperia Giovambattista Bartoli. [2] Die 30 aprilis.

[3] Matteo di ser Bonaccorso è stato a noi e referitoci come, avendo ad avere da Giovanni di Bartolomeo Bringa e da Pestello, oste a Decomano, tu fai dificultà di gravarli per essere scritti sotto le bandiere nostre. [4] Donde noi ti facciamo intendere che questi nostri scritti non sono securi se non per condannagioni, perché noi voliamo che ’ debiti che loro hanno li paghino. [5] E però, sanza avere alcuno rispetto, farai fare el dovere a detto Matteo. [6] Vale.

285

[1] Carlo del Benino a Fivizzano Commissario. [2] Die 30 aprilis 1506.

[3] Noi rimandiamo costà Iannisino da Serezana, e pensando a quello che tu ci hai scritto e come si potessi dare reputazione al paese, ci siamo resoluti mettere in cotesta provincia dua bandiere, l’una in cotesto capitanato di Fivizzano, l’altra nel capitaneato di Castiglione; e abbiamo eletto al governo delli uomini di quelle Iannisino. [4] E perché lui sanza lo aiuto tuo non potrebbe né ridurli insieme né scriverli, abbiamo dato questa cura a te. [5] E però attenderai con diligenzia a questa descrizione, e il modo che tu hai a tenere è questo: farai venire innanzi a te tutti li uomini da 18 a 40 anni di cotesto capitaneato di Fivizzano comune per comune, e scriverrai in su ’n quaderno quelli che per aspetto e per giovanezza e per essere scapoli tu giudicherai a proposito, e t’ingegnerai che questi scritti e cappati in detto capitaneato passino el numero di 300 e non sieno piú di quattrocento, e la bandiera metterai nel castello di Fivizzano e la darai a qualche giovane atto e piú sufficiente ti sarà possibile. [6] E scritti che arai questi uomini sotto questa bandiera, li farai in una domenica convenire tutti in uno luogo comune con quelle armi che ciascuno ha, e ordinerai loro che chi ha la balestra la porti, e chi ha la lancia la porti. [7] E ragunati che fieno insieme, li consegnerai tutti a Iannisino, e comanderai loro che stieno ad ubbidienza sua; e quando sono da lui chiamati alle mostre, che venghino. [8] E ordinerai che la metà di loro o piú procaccino lance lunghe, e farai con quelli comuni che le proveghino loro, di che ne arai commodità assai: perché di qua sarebbe impossibile fornirsene. [9] E in summa ordinerai che chi non ha balestra procacci una lancia. [10] Noterai oltra di questo chi non ha corazza o petto, e dara’cene nota acciò che noi possiamo, quando ne abbiamo occasione, provederli.

[11] Conforterai Iannisino ad instruirli e chiamarli spesso insieme, e ad insegnare loro e’ battaglioni alla tedesca; e quando li licenza, dica sempre loro quando e dove li voglia l’altra volta.

[12] Scritta e rassegnata e ordinata che tu arai questa bandiera grossa, ci avviserai e noi te ne mandereno un’altra perché tu la metta in Castiglione del Terziere nel medesimo modo; e per ora Giannisino non porterà seco se non una bandiera per metterla costí in Fivizzano nel modo soprascritto. [13] Usa buona diligenzia in questo caso e dacci avviso del seguíto; e perché cotesti nostri piú volentieri si scrivino, farai loro intendere che tutti li scritti sono securi per tutte le condannagioni avessino, da bando di capo, forche, rebelli in fuora.

[14] Mandera’ci in su ’n quaderno tutti quelli arai rassegnati nella prima mostra sotto detta bandiera. [15] Del Marchese Morello non ti direno altro, perché queste mostre li doverrieno dare reputazione e securtà. [16] Vale.

286

[1] Al Vicario di Pescia e di Saminiato. [2] A Pescia o dove bisognassi, cioè a San Miniato. [3] Dicta die 30 aprilis.

[4] Avendoci fatto intendere el Signore Troilo Savello che, avendosi a partire da’ Lucchesi, desiderrebbe avere da noi uno salvocondotto per potere con la sua compagnia di gente d’arme ritornarsene in terra di Roma e passare su per il nostro securamente, ci è parso concederli detto salvocondotto; e perché noi crediamo che vorrà passare da cotesta banda te ne diamo avviso, acciò sappia di averlo alloggiare e darli ricetto e vettovaglia per li sua danari, come ad amico nostro. [5] E t’ingegnerai sapere da lui, qualche dí innanzi, quando debbe venire, acciò possa preparare li alloggiamenti. [6] Vale.

287

[1] Al Commissario di Cascina Iohanni Ridulfo. [2] Die 30 aprilis.

[3] Tu arai inteso per una ti scrivemo ultimamente come noi abbiamo conclusa tregua con li Sanesi, la quale non ha altra necessità in sé che quella si fecie nel ’98; vero è che questa è fatta per 3 anni e quella fu fatta per cinque. [4] E la abbiamo fatta con oppinione che la dia disturbo a’ Pisani, e anche a’ Lucchesi non sia per piacere; e veggiamo questa nostra opinione cominciare a verificarsi, sendo vero el ritratto che tu hai fatto da Lucca secondo che tu ci scrivi per questa ultima tua; e siamo di fermo credere che la dispiacerà loro piú l’uno dí che l’altro. [5] E tu veghierai con diligenzia e’ Lucchesi, e t’ingegnerai di riscontrare se favoriscono e’ Pisani e danno loro alcuno sussidio, acciò possiamo iustificarci meglio, quando fussi bene monstrar loro el loro errore.

[6] Di Pagolo da Parrano ti diremo per altra quello ci pare facci. [7] E quanto a quelli connestaboli che hanno ad avere danari, li mandereno subito a tutti, da quelli di Santo Regolo in fuora: e voliamo che alla auta facci abbandonare quello luogo e ne farai trarre l’artiglieria, e ridurra’la dove ti parrà che la stia bene, faccendone tenere conto al proveditore di costí. [8] E se ti paressi da indebolirlo in qualche modo, lo farai. [9] Vale.

288

[1] Ad el Vicario di Lari Battista Guicciardini. [2] Die 30 aprilis.

[3] Poi che li uomini di Ripalbello hanno preso quelli tre mascalzi e hanno con tale opera mostro la fede loro, per dare loro animo di seguitare e alli altri di fare el medesimo, abbiamo ordinato a Francesco Davanzati che li finisca di 4 ducati che loro s’erano composti pagarli questo anno. [4] Pertanto manderai per uno o dua de’ primi di loro, e con quelle buone parole che tu saprai usare farai loro intendere quanto abbiamo fatto in loro benefizio, e che questo è una arra di quello si farà quando e’ seguitino come hanno cominciato.

289

[1] Al Capitano d’Arezzo. [2] Dicta die.

[3] Frate Alessandro da Fichine sarà apportatore di questa, el quale per li suoi meriti verso la nostra città merita d’essere raccomandato e beneficato da questo Magistrato. [4] E intendendo che costi è uno spedale di San Lazzaro, dove lo Spedalingo suole essere deputato da li uomini di cotesta terra, voliamo abbi a te quelli a chi si aspetta, e li persuada per nostra parte amorevolmente a volere fare Spedalingo di detto spedale el detto frate Alessandro. [5] Vale.

290

[1] Ugolino Rucellai Potestà di Castelfranco, Commissario sopra le bandiere etc.

[2] Elli è stato qui messer Giovanni Tedesco e Giovanni del Mare, connestaboli delle bandiere di cotesto vicariato, e referitoci inter cetera come cotesti nostri scritti vorrebbono essere vestiti secondo li altri. [3] Pertanto per satisfare loro ti scriviamo el modo debbi tenere quando voglino vestirsi. [4] E questo è che tu hai a ragunare e’ sindachi di cotesta podesteria di Castelfranco e fare che faccino uno o dua sindachi de’ piú abbienti e meglio stanti di loro, e dieno loro autorità di potere obbligare tutta la potesteria per quella somma di danari che si spendessi in vestire li uomini scritti in detta podesteria. [5] E farai che ciascuna di coteste dua podesterie di Castelfranco e Cascia mandino per loro sindaco con pieno mandato uno o dua de’ piú e meglio stanti della potesteria, con animo e intenzione di obligarsi dipoi ancora loro in particulare. [6] Usa diligenzia in maneggiare questa cosa acciò che venghino d’accordo e allegherai loro lo esemplo delli altri che si sono obbligati in simile modo.

291

[1] Al Commissario di Cascina. [2] Secunda maii.

[3] Per altra nostra ti si scrisse che tu facessi abbandonare Santo Regolo e ne traessi l’artiglieria e quella consegnassi al proveditore di Cascina. [4] E perché in Santo Regolo si trovava Stefano Tarugi, e desiderando noi pascerlo insieme con quelli Montepulcianesi ha seco, voliamo lo riduca costí in Cascina con detti Montepulcianesi e ci avvisi quanti sieno e ci manderai nota de’ nomi loro, acciò che noi possiamo piú presto si può mandarli danari per lui e per loro. [5] Vale.

292

[1] A Bernardo del Beccuto. [2] Dicta die.

[3] Certi frati di Santa Croce ci fanno intendere come, rimandando a Lucca dua cavalli, la tua compagnia li ha loro ritenuti e ha tolti dodici grossoni a quello che li menava. [4] Voliamo pertanto che tu subito facci restituire detti cavalli e danari all’apportatore di questa. [5] Licenzierai, alla auta di questa, la tua compagnia, e attenderai con diligenzia ad esequire quanto ti si commisse per altra nostra circa la descrizione de’ fanti; e noi per il primo ti manderemo la tua provisione. [6] Vale.

293

[1] A Don Michele. [2] Die ii maii.

[3] Egli è stato a noi uno nostro cittadino e fattoci intendere come voi avete nelle mani uno Mechero di Bartolo, per essere stato già diffamato di avere morto uno con uno sasso, e ci fa intendere detto Mechero non avere bando. [4] E benché noi crediamo e sappiamo che voi sete per esequire appunto la istruzione e commissione avete da’ nostri Signori, la quale è che voi facciate esecuzione delle cose liquide e le dubbie mettiate in mano de’ rettori, tamen a preghiera di questo nostro cittadino vi ricorderemo che, avendo detto Mechero bando, voi lo trattiate come sbandito, ma non avendo bando e non essendo el peccato suo chiaro, lo metterete in mano del Vicario della Scarperia secondo la instruzione avete da’ nostri Signori. [5] Valete.

294

[1] A Bernardo del Beccuto. [2] ii maii.

[3] Li uomini di Uggiano ci fanno intendere avere proveduto di erba e’ cavalli che sono alloggiati a Montecarlo, per non avere quelli di Montecarlo commodità di detta erba, e come tale provedimento si apparteneva a fare a quelli di Montecarlo; desiderrebbono pertanto esserne satisfatti; onde noi t’imponiamo che, stando la cosa nel soprascritto modo, cioè che quelli d’Uggiano abbino proveduto d’erba e’ cavalli che avevono ad essere proveduti da quelli di Montecarlo, ordini ad ogni modo che detti d’Uggiano da detti di Montecarlo sieno satisfatti della valuta.

[4] Per altra ti dicemo licenziassi la tua compagnia, e cosí farai alla auta di questa, quando non la avessi licenziata. [5] E attenderai a scrivere quelle bandiere nel modo ti commettemo. [6] E la provisione ti si manderà per il primo. [7] Vale.

295

[1] Al Capitano del Borgo San Sipolcro Niccolò Guicciardini. [2] Secunda maii.

[3] E’ ci dispiace assai el caso seguíto contro a quelli contadini di costí, e parci infino a qui che tu la abbia governata prudentemente; e per questa, non avendo tempo a deliberarne, ti commettiamo tenga a stanza del Magistrato nostro tutti e’ cavalli e robe che sono rimaste costí di quel messer Renzo gentile uomo romano ordinando che ’ cavalli non patischino del bisogno loro. [4] E per altra ti avviseremo come arai a procedere. [5] Vale.

296

[1] A Giuliano Mazinghi Vicario di Certaldo. [2] ii maii.

[3] Per altra nostra ti si scrisse facessi che le spese fatte per li uomini di Staggia per le guardie delle lettere tenute ad istanzia nostra andassino in potesteria; di che sendovi venuti a querelare li uomini di Radda, t’imponiamo che dette spese tu le facci mettere in vicariato, pensando che piú facilmente questo peso possa essere portato da molti. [4] Voliamo nondimanco usi prima una diligenza: e questo è che tu intenda la verità di dette spese, e quelle tarerai convenientemente e ridurra’le allo onesto; e fatto questo metterai ad effetto la commissione di sopra. [5] Tu se’ prudente e per questo confidiamo assai che questa cosa sarà governata con quella prudenzia merita. [6] Vale.

297

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] iiii maii.

[3] Noi restiamo avvisati per questa tua del secondo di maggio quello che tu scrivi circa le genti del Signore Luca Savello che sono alle stanze nel Pistolese e la cagione perché tu non le hai mosse secondo ti commettemo. [4] A questo ti si risponde che tu facci levare detti uomini d’arme e cavalli d’in su quello di Pistoia in ogni modo; dipoi circa lo alloggiarle ne lasciamo el carico a te, pure che le si lievino di quivi dove sono al presente. [5] E quanto al distribuire l’altre nostre genti a cavallo, voliamo che le si distribuischino in questo modo: cioè che tu metta el Conte Lodovico da Pitigliano con le sua genti in Vico, dove, giunto che fia, manderai Pagolo da Parrano con li suoi compagni a Rasignano. [6] E arrivato che sarà là Pagolo, manderai Musacchino co’ suoi cavalli a Livorno, il che ti fia facile a fare perché la paga si è mandata loro. [7] Metterai, oltr’a di questo el Signore Iulio con li suoi uomini d’arme in Ponte ad Era e il Signore Muzio in Cascina dove è Marcantonio. [8] E per ora ci pare da assettare queste guardie in questo modo.

[9] Delle nuove di Lucca ti commendiamo. [10] E quanto al guasto si pensa tuttavia come si possa darlo; e per noi non si mancherà di ogni cosa opportuna e parci che tu facci costà ogni demostrazione perché s’intenda che si abbi a dare: perché dandosi o no giudichiamo a proposito che ’ Pisani ne dubitino. [11] Vale.

298

[1] Al Podestà di Prato Simone Corsi. [2] Die iiii maii 1506.

[3] Sendo descritto sotto la bandiera di Barberino di Mugello Vannino di Piero di Vanni da Gricigliano, e avendo noi dato securità per le condannagioni tutti e’ descritti, t’imponiamo licenzi dalle tue carte detto Vannino, sendo, come lui dice, preso costí per una condannagione della torre. [4] Bene vale.

299

[1] A Bernardo del Beccuto. [2] iiii maii 1506.

[3] Per uno tuo uomo a posta intendiamo quello scrivi circa la commissione ti demo delle dua bandiere. [4] E benché tu dica che per altra ci scriverrai quanti petti e quante lance tu voglia, parci nondimeno intendere per quella che tu dica che ti basteranno 300 lance e 300 petti. [5] E però questa sera s’ordinerà che da Pistoia ti sia mandato 300 lance e vedreno di mandarti fra domani e l’altro e’ 300 petti; e tu in questo mezzo ci arai scritto piú chiaro quanti petti e quante lance ti fanno di bisogno. [6] Le bandiere ancora e li tamburi ti si manderanno.

[7] Circa la provisione tua questo dí ti si è mandata; e quanto alli tuoi compagni non ti possiamo dire altro che quello ti si è detto per altra. [8] Vale.

300

[1] A Benedetto di Geri Bartoli Doganiere di Montevarchi, Commissario sopra l’Ordinanza. [2] iiii maii.

[3] Conosciuta la sufficienza tua ti abbiamo eletto Commessario sopra quelle tre bandiere delli uomini scritti che ha in governo el Te­desco, cioè Terranuova, Montevarchi e Val d’Ambra. [4] Sarai pertanto in su le mostre con detto Tedesco e li rassegnerai, e quelli che saranno assenti sanza giusta cagione condannerai in uno mezzo ducato, facciendolo prima intendere per bando per parte nostra. [5] Non scancellerai alcuno sanza licenza nostra, ma scriverra’ne bene di nuovo de’ voluntarii e li armerai di quelle armi che sono rimaste costí, le quali s’ordinerà ti sieno consegnate. [6] E li danari che tu facessi risquotere di dette condannagioni metterai in mano d’uno camarlingo di costà, uomo diligente e buono, che li tenga a stanza nostra acciò che si spendino dipoi ne’ bisogni di detti uomini descritti. [7] E perché questi giovani che sono venuti qui con el Tedesco mostrono essere desiderosi di essere vestiti, farai intendere a ciascuna di coteste potesterie dove sono descritte le bandiere quello che li hanno a fare, che è in effetto questo: ciascuna potesteria ha a dare autorità ad uno o dua de’ primi suoi uomini e piú ricchi di potere obbligare detta potesteria per quella somma di danari che costeranno e’ panni di che si aranno a vestire e’ suoi uomini. [8] E ciascuna di dette potesterie mandi qui detti suoi sindachi con el mandato a potere fare tale obbligo e con ordine che etiam detti sindaci oltre alli obblighi delle potesterie si obblighino in particulare. [9] E però userai umanamente ogni termine con ciascuna di dette potesterie perché ciascuna facci e’ suoi sindachi e mandi a fare li obblighi, acciò che sieno vestiti e non sieno peggio che li altri. [10] Valete.

[11] Postscripta. [12] Perché messer Giovanni Tedesco vuole fare la residenzia sua a Terranuova, ordinerai che Montevarchi e Val d’Ambra concorrino alle spese dello alloggiamento, strame per un cavallo e legne gratis. [13] Vale.

301

[1] A Poppi: Rinieri Giugni, a Pratovechio, a Bibbiena: Giovanfrancesco Fantoni, a Castel San Niccolò: Carlo Boninsegna, a Castel Focognano: Alessandro Uguccioni. [2] 4 maii.

[3] Piú volte cotesti nostri connestaboli ci hanno significato quanto cotesti uomini descritti e armati desiderano essere vestiti secondo li altri descritti sotto l’altre bandiere. [4] E perché noi etiam lo desideriamo, ti facciamo intendere per questa el modo che li hanno a tenere se vogliono avere detti vestimenti, el quale è questo: tu hai ad ordinare con chi rappresenta cotesta potesteria che li eleghino uno sindaco o dua di buona qualità e ricco, e li dieno autorità di potere obbligare tutta la potesteria per la valuta di quelli panni che bisogneranno a’ descritti in essa, e li faccino venire a noi con el mandato e con intenzione che ’ detti che vengono s’obblighino etiam in particulare la persona loro, perché cosí hanno fatto li altri; e subito fatto che fia questo obbligo si provedrà a’ vestiti. [5] Userai buona diligenzia in questo caso perché cotestoro faccino voluntariamente detti sindachi e li mandino qui; e del seguíto ci darai notizia. [6] Vale.

[7] Aggiungi a Castel Focognano.

[8] Farai intendere el medesimo al tuo ofiziale di Subbiano acciò che quelli uomini faccino el medesimo obbligo e possino essere medesimamente vestiti.

302

[1] Bernardo del Beccuto. [2] v maii 1506.

[3] Noi intendiamo per la tua lettera come avevi scritto quelli della valle e come oggi eri per scrivere quelli di Pescia. [4] Abbiamo ricevuto el quaderno di quelli della valle, el quale non era necessario mandare se non armati che li avevi e fermi che fussino detti uomini. [5] E però ti rimandiamo detto quaderno acciò te ne serva costà. [6] Desiderremo bene che tu ci avessi scritto quanti petti e quante lance bisognava ti mandassino, e parendoci avere inteso per la tua di ieri che tu ne volessi 300 dell’uno e dell’altro, avamo ordinato mandarteli. [7] Ma avendo inteso dal Vicario di Pescia come li scritti di tutte a dua le bandiere saranno 600 o piú, abbiamo ordinato mandarti 400 petti e 400 lance, e t’ingegnerai con l’armi del paese che questi ti servino; pure quando te ne bisognassi piú ce ne darai avviso. [8] Manderenti con queste armi dua bandiere e dua tamburi. [9] E di nuovo ti diciamo che tu metta una bandiera nella potesteria di Montecatino in uno di quelli castelli quali ti parrà che la stia meglio, e l’altra bandiera metterai in Pescia per conto della podesteria di Pescia; e ordinerai sotto pena della disgrazia nostra a cotesti comuni che non portino altra bandiera quando si ragunino insieme che queste nostre. [10] E e’ quadernucci delli uomini scritti ci manderai quando tu li arai armati e non prima, e te ne serberai una copia la quale darai al connestabole acciò li possa rassegnare e rivederne el conto quando li raguna insieme. [11] Vale.

[12] Postscripta. [13] Ricordiamoti che tolga uomini atti e piú scapoli si può, e piú tosto ne scriva manco qualcuno. [14] E quanto a quelli che tu di’ che sarebbono da scrivere a Montecarlo, quando e’ ve ne fussi da poterne trarre, li scriverrai sotto la bandiera di Pescia. [15] Vale.

303

[Consulta]

[1] Die v maii 1506.

[2] Per il proposto fu domandato chi si doveva licenziare: o el Signore Iacopo Savello o el Signore Luca Savello, e che ricordassino, se li occorreva loro, per le lettere udite di Francia, da Roma o da Cascina.

[3] Messere Antonio Malegonnelle: che non conosceva né l’uno né l’altro, che l’uno era piú vecchio e aveva piú condotta, l’altro era giovane. [4] Nondimeno non si posseva risolvere, ma conforta che si lasci quello di che loro Signorie si servissino meno. [5] Ringrazia delli avvisi e circa e’ grani si aspetti d’intendere el padrone.

[6] Messer Francesco Pepi: che se mai si affaticorno e’ dottori inutilemente, questa è quella volta: perché lui non se ne intende e rimettesi a quello che ha detto messer Antonio. [7] Pure dice che, quando fussino di pari virtú, lascerebbe Iacopo e torrebbe Luca. [8] Né lo moverebbe la età, né la condotta, ma la qualità de’ meriti.

[9] Messer Francesco Gualterotti: che non ne ha notizia e giudicherebbe che se ne domandassi quelli che sono stati commissarii o de’ Dieci; ma crede che sarebbe meglio fare tutto questo gioco insieme e allora si potrebbe piú facilmente deliberarsi.

[10] Guglielmo de’ Pazzi: disse che non sapeva chi si fussi meglio di loro, pure preporrebbe all’altro quello che avessi piú servito, quando fussino di pari.

[11] Antonio Canigiani: che molto meglio lo può giudicare le loro Signorie quale sia da levare, e giudica sia meglio che lo faccino le loro Signorie.

[12] Bernardo Nasi: che parlerà largo e fonderà el parlare suo in su quello che li ha sentito dire dell’uno e dell’altro; che sentí lodare Luca Savello da quello Capitano franzese che venne qui, cioè el Balí d’Ochan; ha sentito lodare Iacopo nella rotta di Bartolomè e comparí bene nella espedizione di Pisa, e Luca male al Ponte Cappellese. [13] Torrebbe Iacopo e lascerebbe Luca.

[14] Pierfrancesco Tosinghi: che li pare che la Signoria vostra voglia lasciare el meglio soldato avete per la prova che li vidde fare alla Verrucola quando ne era el Baglí. [15] Iacopo ancora è uno buono soldato; pure quando si avessi a lasciare, lascerebbe Iacopo, ma mal volentieri.

[16] Chimenti Sernigi: che sarebbe del parere di messer Francesco Gualterotti, ma quando bisognassi deliberarsi ora è del parere di Piero Francesco Tosinghi.

[17] Messer Francesco Gualterotti: rappiccò che non è tanto di qui a settembre che non si potessi aspettare, massime non avendo ad ordine di soldare el Capitano etc.

[18] Messer Francesco Pepi: che si cassassi Muzio e Iulio Colonna e riserbassisi el Signore Luca e el Signore Iacopo.

304

[1] A Scarperia Giovan Battista Bartoli. [2] Die vii maii 1506.

[3] Giovanni di Nuto oste ci ha esposto dover avere da la Lega di Tagliaferro lire 14 in dua partite, per strame e legna date a Baccio da San Godenzo bargello nostro; e desiderando valersene, t’imponiamo li facci rivedere questi suoi conti se sono giusti, e dipoi lo farai satisfare.

305

[1] Al Borgo a San Sepolcro Niccolò Guicciardini. [2] vi maii 1506.

[3] Perché noi desideriamo che si ponga fine a cotesta controversia tra el Signore Renzo e cotesti uomini, voliamo che alla auta di questa vegga con ogni industria di metterli d’accordo. [4] E quando questo ti riesca che si accordino, licenzierai a messer Renzo tutte sue robe e cavalli, ma non s’accordando farai stimare per giusto prezzo tutti ’ cavalli e robe di detto messer Renzo e dipoi ti farai dare mallevadore da messer Renzo detto per la stima che sarà fatta di dette robe. [5] El quale mallevadore – o mallevadori, pigliandone piú – s’obbligono infra 15 dí da oggi mettere in potestà nostra dette robe, o pagarci la valuta secondo la stima fatta, qualunque volta da noi sarà giudicato. [6] E, presi detti mallevadori solennemente, li licenzierai dette sue robe e cavalli a sua posta. [7] Vale.

306

[1] A Librafatta Simone Ferrucci. [2] vi maii.

[3] Noi saremo brevi in fare resposta a questa tua ultima, perché avendo in disegno di espedire el tuo Prete fra dua dí ci riserberemo allora a scriverti piú a lungo; solo per questa ti ricordereno la buona guardia e tenere bene disposti cotesti soldati. [4] Bene vale.

307

[1] A Don Michele. [2] Die vii maii 1506.

[3] Noi abbiamo ricevuto una vostra de’ cinque del presente significativa quanto avevi esequito circa quelli della Nave e quelli avevi nelle mani: e tutto approviamo presupponendo sia seguíto iustificatamente come scrivete. [4] E perché Marco da Filicaia ci referisce quelli da Pretognano essere contenti fare pace con quelli del Campana, ma venirla a fare qui nelle mani de’ nostri Signori, noi non vogliamo procediate contro a’ detti da Pretognano fino vi si scriverrà altro. [5] E perché quelli da Pretognano possino venire securi qui da noi, saranno alligate a questa securtà a tre di loro, le quale securtà voi manderete a Sandro d’Andreasso per uomo a posta e fareteli che lui con li altri suoi venga subito qui securamente. [6] E dall’altra parte farete intendere a quelli del Campana, cioè a’ capi della parte loro, che venghino anche loro qui per essere alla presenzia de’ nostri Signori e conchiudere detta pace. [7] E voi ve n’andrete subito alla volta di Romagna a trovare Niccolò Valori, Commissario nostro in quello luogo. [8] E quando questa pace non si faccia, non ci mancherà mai tempo a tornare per gastigarli. [9] Vale.

308

[1] Ad Antonio da Filicaia. [2] Die 7 maii.

[3] Poi che ieri ti scrivemo circa a’ grani presi quello ci occorse, è venuto al Magistrato nostro Simone Adchino, savonese, padrone, secondo che lui dice, di detti grani, el quale ci ha esposto molte cose in sue iustificazioni. [4] E perché noi abbiamo rimesso questo caso in te e voliamo che tu lo giudichi, indirizziamo a te detto Simone, el quale intenderai con diligenzia e dipoi ne giudicarai in quel modo che ieri ti si scrisse. [5] E farai tutto con tale iustificazione che, sendo chiamati in alcuno lato, si possa con la ragione in mano rispondere. [6] Vale.

309

[1] Al Capitano d’Arezzo. [2] vii maii 1506.

[3] Perché noi desideriamo che la tregua fatta infra noi e la comunità di Siena si mantenga, e levinsi le vie delli scandoli, voliamo che tu restituisca a’ Lucignanesi quelle bestie che sono in tua podestà che sono sute loro tolte come ti è noto. [4] Ma le restituirai in questo modo: cioè farai intendere a quel Podestà di Lucignano che le bestie stanno a sua posta e che tu le renderai qualunque volta saranno restituite a’ nostri uomini le bestie che per tal conto furon tolte loro; e seguíta che fia tale restituzione, allora farai restituirle a’ detti Lucignanesi. [5] Vale.

310

[1] Al Vicario di Pescia. [2] Die 8 maii 1506.

[3] Apportatore di questa sarà frate Leonardo da Milano dell’Ordine de’ Predicatori, el quale con uno suo compagno ne va in Pisa per trarre dal monisterio di San Pagolo e San Domenico 4 o 6 monache e condurle dal canto di qua per condurle a Roma. [4] E insieme con loro ne verrà 4 uomini di Pisa per loro compagnia. [5] Donde, per satisfare al Cardinale di Napoli che ne ha pregato, voliamo diate salvocondotto a detto frate e a suo compagno per ire in Pisa, e dipoi per trarne di Pisa dette monache e uomini per passare su per il nostro dal canto di qua e andarne alla volta di Roma. [6] E detto salvocondotto farai ad ogni requisizione di detto frate Leonardo e per quelli giorni ti parrà conveniente. [7] Vale.

311

[1] A Giovanni Ridolfi a Cascina Commissario. [2] Die xi maii 1506.

[3] Dopo la tua ultima di ieri significativa delle cose di Lucca, non ci occorre molto che scriverti: salvo che commendarti delli avvisi e con­fortarti a continuare d’intendere le cose loro perché se ne possa trarre quella commodità che tu puoi medesimo pensare. [4] E quanto al provedere di vettovaglie Libbrafatta, intenderai da lo amico tuo se vuole fare quel partito che ti offeriva l’altro dí: cioè che noi li conducessino le farine a Bientina e lui fussi obligato condurle in Libbrafatta, e per premio avessi la tratta di tanto grano quanta farina per lui si conducessi in Libbrafatta; e ci risponderai. [5] E quando voglia, noi ordinereno le farine, perché l’importa assai fare provedimento di strame. [6] Ci manderai Santi da Libbrafatta che è al Ponte ad Era perché voliamo parlare con quello delle cose di costà circa detti strami.

312

[1] A Carlo Boninsegni Potestà di Castel San Niccolò. [2] Die xii maii.

[3] E’ ci dispiace assai avere inteso che, per essersi dua di coteste ordinanze sfidati, elli abbino aúto ardire di fare ragunate di uomini. [4] E perché e’ non è questa la volontà nostra, ti si manda in questa inclusi dua comandamenti sanza nome: metterai tu el nome in ciascuno d’essi d’uno di quelli che si sfidorno e li farai presentare personalmente. [5] E farai intendere pubblicamente a ciascuno che chi farà ragunate di uomini per qualunque cagione li sarà arso le case e tolta la roba e trattato da rebelle di questa Signoria, e trattati peggio che non sono suti quelli di Reggiolo e Decomano. [6] Dara’ci avviso della presentazione di detti bullettini.

[7] Per parte e comandamento de’ Magnifici Signori Dieci di Libertà e Balía del popolo fiorentino si comanda a te Iacomo di Matteo da Ozano abitante alla Pieve a Sòcana e a Cristofano di Bonifazio da Ràssina che per tutto dí 20 del presente mese di maggio comparisca personalmente davanti al Magistrato sotto pena della disgrazia e indegnazione loro. [8] Mandantes etc.

313

[1] Al Capitano d’Arezzo. [2] xii maii 1506.

[3] Addí 7 ti scrivemo facessi intendere al Podestà di Lucignano come tu eri parato a restituirli quelle bestie sute ultimamente tolte alli uomini sua quando si restituischino quelle che per simil causa all’incontro erono sute tolte alli nostri. [4] Replichiànti per questa el medesimo perché desideriamo assai, rispetto alla tregua fatta, che tale restituzione si faccia. [5] Vale.

314

[1] A Cosimo da Saminiato. [2] Die 12 maii 1506.

[3] Noi intendiamo per la tua come tu se’ ad ordine con cinquecento uomini in cinque podesterie. [4] Respondiamoti come e’ ci satisfa quanto ci hai scritto e domani si metterà a cammino 500 petti e 500 lance e indirizerelle costí a Saminiato. [5] E abbiamo deliberato mandarti 500 lance, nonostante che tu ne chiegga 400, perché non voliamo si tocchino le munizioni di coteste comunità. [6] E quanto alli scoppietti ne a­spettiamo 2000, e venuti se ne provedrà coteste compagnie. [7] Manderenti ancora cinque bandiere e cinque tamburi acciò che tu ne possa mettere in ogni podesteria una, come si è consueto nelli altri luoghi. [8] E quanto al vestirli, è necessario, se cotesti vogliono essere vestiti, faccino li obblighi come hanno fatto li altri: e questo è che tu ordini che ogni podesteria mandi qui uno o dua sua sindichi, uomini abbienti, che abbino autorità di potere obligare tutta la potesteria per quella somma di danari che monteranno e’ panni aranno e’ soldati di detta potesteria. [9] E ordinerai ancora che detti sindachi venghino con animo di obbligarsi ancora in particulare; e fatti che fieno detti obblighi, si provedrà loro e’ vestimenti come a li altri. [10] Armate e rassegnate che arai insieme una volta coteste bandiere, te ne potrai tornare a tua posta. [11] Vale.

315

[1] A Berto Carnesecchi a Barga. [2] Die xii maii.

[3] Noi voliamo non lasci passare e’ legnami che tu di’ che debbono andare a Pisa; ma passando, sanz’altra novità li riterrai; e dirai a chi li guida che venghino qui per la licenzia del passare; e dara’ci avviso come la cosa segua.

[4] Quelli che tu di’ che sono morti o sono iti a Lione, che per conto di Ferrara dovevono comparire qui, debbono avere qualche erede o altri che sia per loro in cotesto luogo, a’ quali farai quel comandamento che noi ti scrivemo facessi a loro proprii. [5] Vale.

316

[1] Lorenzo di messer Dietisalvi Vicario di Pescia. [2] 12 maii 1506.

[3] Per la tua de’ x dí del presente restiamo avvisati dello avviso ci dai del Signore Troilo: commendiamotene, perché sempre ci saranno grati li avvisi delle cose de’ vicini nostri.

[4] Come al partire tuo ti dicemo, e’ si ordinò piú dí sono scrivere dua bandiere di fanti in cotesto vicariato e mettere una bandiera nella podesteria di Pescia e una in quella di Montecatini. [5] E’ ci è referito per chi viene di costà che li uomini della bandiera della potesteria di Montecatini sono assai bella gente, ma che non è ancora dato la bandiera per essere in differenza Buggiano e Montecatini che ognuno la vorrebbe. [6] Pertanto, quando e’ sia cosí, interporrai l’autorità tua e farai che la si dia sanza dilazione ad uno uomo di Buggiano o di Montecatini, quale ti parrà meglio, perché data che la fia nessuno parlerà poi: ma dilatando el darsi surge confusione. [7] Intendiamo ancora come quelli di Pescia non concorrono a scriversi, tale che, dove si doverrebbe fare una bella bandiera, la non riesce. [8] Voliamo pertanto che ancora in questo caso ci metta la tua autorità e abbi a te cotesti uomini di Pescia, e mostri come questa cosa è stimata da noi e che se vogliono che noi possiamo sperare di loro, che faccino in modo che la bandiera della podesteria di Pescia non sia inferiore all’altre. [9] Vale.

317

[1] Al Vicario di Poppi. [2] xiiii maii.

[3] E’ sono stati qui Sandro d’Antonio di Damo e Meo di Domenico; e in summa per non si essere Meo voluto obligare in proprio non hanno fatto l’obbligo loro, sí che bisogna faccino nuovi sindachi e dieno uno compagno a detto Sandro che sia della medesima volontà.

318

[1] Giuliano Salviati Capitano di Cortona. [2] Dicta die xv maii 1506.

[3] Apportatore di questa sarà uno uomo del Signore Troilo Savello. [4] E perché detto Signore ci ha ricerco di alloggiamento in cotesto capitaneato per 25 o 30 cavalli, voliamo che a suo piacere alloggi detti cavalli, secondo l’uso de’ soldati nostri, per quel tempo parrà a detto Signore, non ti essendo da noi scritto el contrario.

319

[1] A Lorenzo di messer Dietisalvi Vicario di Pescia. [2] xvi maii 1506.

[3] E’ ci piace assai avere inteso che la ordinanza di cotesta valle proceda bene e che le bandiere e ogni altra cosa si sieno date quietamente: crediamo tutto essere seguíto mediante la diligenzia tua. [4] Ora che sono armati e ridutti sotto le bandiere è necessario usare diligenzia in mantenerli e che ogni 15 dí almanco in domenica e’ faccino le mostre. [5] E quando la sera si licenzino, li farai rassegnare e tu potrai qualche volta presentarti in su el luogo delle mostre per dare reputazione alla cosa e per vedere come el connestabole li esercita; e ordinerai al connestabole che dica ogni volta che li licenza quando li voglia insieme l’altra volta e dove. [6] Ordinerai ancora loro qualche cenno per raccozzarli insieme quando fra monstra e mostra bisognassi farlo per reprimere e’ nimici. [7] Gastigherai con punizione conveniente chi sarà trovato in su le mostre assente, acciò che li uomini sieno piú solleciti ad ubbidire e a venire alle rassegne. [8] Bene vale.

320

[1] Alessandro Alamanni Capitano di Bagno. [2] xvi maii 1506.

[3] Con questa sarà una lettera nostra diritta a Don Michele, per la quale se li commette che a tua requisizione ti mandi 20 o 25 fanti per fare una esecuzione etc. [4] Mandera’li detta lettera quando vorrai detti fanti e li significherai per tua lettera quando e come vuoi che te li mandi.

321

[1] A Don Michele. [2] Dicta die.

[3] El Capitano di Bagno Alessandro Alamanni ci ha fatto intendere che possendosi servire una volta di 25 de’ vostri uomini farebbe qualche bel tratto. [4] Pertanto voliamo che ad ogni sua requisizione li mandiate 20 o 25 de’ vostri fanti. [5] Bene valete.

322

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] xviii maii 1506.

[3] Darai licenza allo apportatore di questa, che sarà uno nostro cittadino, di andare in Pisa per trarre dal munisterio di San Pagolo e San Domenico 4 o 6 monache, e condurle dal canto di qua per condurle a Roma. [4] E permetterai per tuo salvacondotto che insieme con dette monache possa passare di qua infino in 4 uomini, o pisani o altri, per loro compagnia; e farai detto salvocondotto a monache e ad uomini predetti per passo e per quel tempo che ti parrà conveniente. [5] Vale.

323

[1] A Giuliano Salviati Commissario e Capitano di Cortona. [2] xviii maii.

[3] Perché noi abbiamo ricondotto per uno anno fermo e uno a beneplacito el Signore Iacopo Savello, farai intendere a sua Signoria questa nuova sua condotta e li dirai che la è con quelle medesime condizioni ci ha servito infino a qui. [4] Ritrarrai da lui lo animo suo e ce ne darai notizia. [5] E quando accetti, li dirai si metta ad ordine per cavalcare con le sue genti qualunque volta da noi li sarà significato. [6] Vale.

324

[1] Al Capitano di Campiglia el Rosso Fornaciaio. [2] xviii maii 1506.

[3] Noi voliamo che usi grande diligenzia in ricercare appunto quanti cavalli si trova alloggiati in cotesta tua provincia el Signore Iulio, e quante teste di uomini d’arme. [4] E ce ne manderai subito nota, mandando a questo effetto fuora un tuo ofiziale che li vegga in su e’ luoghi, e che ne ritrovi el vero. [5] E ci manderai la listra della quantità de’ cavalli e delli uomini d’arme che sono alloggiati e che si trovano costà in fatto e ingegnera’ti scrivercene el vero appunto presto.

325

[1] A Giovan Battista Bartoli Capitano di Castracaro. [2] xviii maii.

[3] Per una tua lettera intendiamo la venuta costí di Don Michele, e come e’ ti ha dato molestia lo esservi venuti assai Romagnoli a vicitarlo, e che tu hai ordinato che lascino l’armi alla porta. [4] Commendiamoti di questa diligenzia, ancora che noi presupponiamo li amici suoi essere uomini da potersene fidare. [5] Pure nondimanco ogni cosa che si fa per vivere piú securo è piú laudabile e però noi ti laudiamo della opera fatta. [6] Confortiamoti ad usare con prudenzia la commissione ti abbiamo data e a darci avviso di quello che alla giornata occorre.

326

[1] A Berto Carnesecchi a Barga. [2] xviii maii 1506.

[3] Lascerai passare per il fiume per alla volta di Pisa tutto quello legname che vi passerà per conto di messer Baldassarre da Biascia; el quale legname basti per fornire dua galee sottili d’arbori, antenne e remi. [4] Vale.

327

[1] A Don Michele. [2] Dicta die.

[3] Intendiamo per la vostra de’ xiii come voi sete arrivato in Castracaro e appresso tutto quello ci scrivete e avvisate delli andamenti de’ vicini nostri, di che vi commendiamo sommamente. [4] E quando intenderete alcuna cosa seguirete in darcene avviso, perché sempre ci fia grato; e siamo certissimi e del vostro buono animo e del credito avete in coteste terre propinque, e di tutto facciamo buon capitale per favorircene a’ tempi, quando el bisogno lo ricercherà.

[5] Alla parte che voi dite volere stare qualche dí in cotesto luogo di Castracaro vi confortiamo, riposato che arete e’ cavalli quanto parrà l’onesto, che voi mutiate alloggiamento per cotesta Romagna di luogo in luogo come vi parrà, acciò che ciascuno abbi la sua parte del carico.

[6] La paga de’ vostri fanti vi si pagherà qui subito a chi fa per voi; e a tempi debiti vedreno di non vi mancare di quanto è necessario e conveniente per mantenere la compagnia vostra.

[7] Significhianvi appresso come noi abbiamo dato securtà a Piero e Antonio di Guasparri da Chiadino che avevono bando del capo; e questo vi si fa intendere acciò non procedessi contro di loro. [8] Valete.

328

[1] Al Podestà di Decomano Iacopo di Lionardo Ottavanti. [2] Die xviii maii.

[3] Perché noi desideriamo che la pace fatta, o vero principiata, infra e’ Campani e quelli da Pretognano si corrobori e saldi, e per questo desiderando che e’ capi delle parti sieno a’ piedi de’ nostri Signori, e avendo ordinato che fra 3 o 4 giorni ci sieno quelli capi da Pretognano, e datone loro securtà, voliamo ordini a ser Carlo Losticino e Paris del Campana che infra 4 o cinque dí da oggi si presentino a noi al soprascritto effetto. [4] E perché noi veggiamo quello è fatto infino a qui, voliamo ci mandi el contratto della pace fatto infra loro per ordine di Don Michele. [5] E in questo userai diligenzia.

329

[1] A Cosimo da San Miniato. [2] Die xviiii maii 1506.

[3] Che metta le bandiere in quello castello dove fa residenza el Podestà; e faccendo in una podesteria residenza in piú d’uno castello, l’imborsi e tragga alla presenza loro e a quello che sarà tratto dia la bandiera. [4] E che noi non vogliàno dare piú che una bandiera per podesteria e che se li mandono quelli petti e armi che li scriverrà Francesco Quaratesi.

330

[1] Giovacchino Lotti Potestà di Foiano. [2] Die xviiii maii.

[3] E’ ci piace avere inteso per questa tua come tu hai fatto restituire a quelli di Lucignano le cose predate, e che da quelli di Lucignano medesimamente sieno state restituite alli nostri; perché per noi non si desidera altro se non la quiete di cotesti vicini, massime sendo fatta di nuovo tregua infra questa Signoria e li Signori sanesi. [4] Parci ancora el tuo disegno buono circa el comandare a cotestoro che non muovino e non innuovino alcuna cosa. [5] E però scriviamo l’alligata a cotesto comune, e tu farai ragunare quelli uomini che lo rappresentono e darai loro la lettera nostra, e dipoi soggiugnerai quelle parole ti parranno a proposito nel mostrare loro lo animo nostro: quale è che li stieno a’ termini loro, e che se pretendono avere alcuna cosa da’ Lucignanesi, venghino a noi, perché noi voliamo essere quelli che li vendichino e faccin fare loro ragione e non che se la faccino per loro medesimi. [6] Vale.

331

[1] Comuni et hominibus Floriani fidelibus nostris dilectissimis. [2] Die xviiii maii.

[3] E’ vi può essere noto come di nuovo intra e’ nostri Eccelsi Signori e quelli Magnifici Signori sanesi si è fatto tregua per tre anni fermi, la quale, come sempre è suto costume della nostra città, voliamo che da ogni parte si osservi. [4] Né potrebbe al presente occorrere cosa che ci dessi tanta molestia quanto se alcuno nostro uomo in alcuna parte le contrafacessi. [5] E perché noi sappiamo che voi e li uomini di Lucignano vi tenete gravati l’uno dell’altro e che per lo addreto qualche volta vi sete offesi, e essendo desiderosi che si ponga fine a simili offensioni, v’imponiamo e comandiamo che per quanto stimate la grazia e temete la nostra indegnazione, nessuno di voi sia tanto ardito di fare alcuna invasione o lesione sopra li uomini di Lucignano. [6] E se voi o alcuno de’ vostri si tenessi gravato di alcuno di loro, ricorra al Magistrato nostro e noi li fareno fare ragione. [7] E se per l’avvenire e’ Lucignanesi o alcuno di loro vi facessi alcuna iniuria, non moverete per niente, anzi lo significherete al nostro Magistrato e noi vi fareno fare ragione, perché delle cose passate come di quelle che nascessino noi ne vogliamo essere iudici e vendicatori noi e a voi debbe bastare essere riguardati. [8] Pertanto nessuno sia ardito di controaffare a’ comandamenti nostri. [9] Bene valete.

332

[1] Antonio da Filicaia. [2] Die 20 maii.

[3] La comunità di Siena ci ha fatto quelle querele di cotesti nostri brigantini che per la copia della loro lettera inclusa in questa vedrai. [4] Duolci assai quando la cosa sia proceduta cosí, perché la nuova tregua fatta intra noi verrebbe quodammodo ad essere violata da li nostri. [5] E perché lo animo e desiderio nostro è osservarla a pieno, è necessario che tu faccia una delle due cose: o che tu iustifichi questa querela in modo che si tocchi con mano e’ nostri non sieno stati, quando e’ pur non fussino peccatori, o che tu facci di ritrovare tutta questa preda, o la valuta d’essa, e terra’la appresso di te per restituirla a’ padroni suoi. [6] E ci risponderai quello arai fatto nell’uno e nell’altro caso.

333

[1] Al Podestà del Ponte a Sieve, al Vicario di Scarperia, al Podestà di Barberino, al Podestà di Decomano. [2] Die xx maii 1506.

[3] Perché noi voliamo che ’ disubbidienti e delle mostre e di quelli che non sono venuti a pigliare e’ panni, sieno puniti, e che chi cerca di uscire dell’ordinanza con questi modi se ne esca con esemplo e con qualche suo disagio, abbiamo ordinato che ti notifichi tutti quelli che sono stati nelle sopraddette contumacie. [4] E tu li graverai a pagare quelle condannagioni in che li aranno condannati e’ bandi, o quel piú che ti paressi avessi meritato questi che ultimamente avendo l’armi e sendo stati richiesti non sono venuti per li panni. [5] E tutti questi danari farai pagare con riscontro nelle mani d’un camarlingo della podesteria per servirsene in su le mostre di detta ordinanza in quel modo che da noi ti sarà significato; e in questa cosa userai una estrema diligenzia. [6] Vale.

334

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] xx maii mdvi.

[3] Lascierai passare per in Pisa, e di Pisa permetterai che ritorni in qua, el presente mandato che è un sergente di Camera Appostolica che va a fare certo protesto a’ Pisani. [4] Vale.

335

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] xx maii mdvi.

[3] Perché ci occorre avere a parlare di qualche cosa d’importanza con el Signore Marcantonio Colonna, voliamo li notifichi per nostra parte che, quanto prima può, venga segretamente qui da noi con meno comitiva li è possibile, e secreto come si è detto.

336

[Consulta]

[1] Die 20 maii mdvi.

[2] Lette piú lettere di Francia, si prepose alla Pratica come pareva governarsi della pratica del Duca di Melfi o di Luigi d’Arsi circa a dare loro el governo delle genti d’arme.

[3] Messer Antonio Strozzi: che Luigi d’Arsi e quel Principe del Reame Duca di Melfi hanno aúto una buona fama. [4] Pure e’ si vorrebbe considerare di tôrre uomini che avessino a servire loro e non altri prima di loro; e vedesi che Luigi vuole ricercarne prima el Re, il che li dà briga, in modo che ancora che sia tenuto valente uomo sta sospeso a giudicarne. [5] «Del Duca di Melfi io non ho notizia»; crederrebbe che di pari sufficienza con Luigi si facessi meglio a tôrre el Duca, né la dependenza da Spagna può fare tanto quanto quella di Francia in Luigi. [6] Pure, quando di costoro altri non si potessi fidare, sarebbe meglio stare sanza.

[7] Messer Francesco Gualterotti: che li è nata gran difficultà in eleggere questo nostro capo per le qualità nostre. [8] E quanto a Luigi e al Duca, crede che all’uno e all’altro el titolo di Capitano è nuovo; né si sa di loro altro che una opinione vulgare, né è bene rapportarsene a questa. [9] Un’altra difficultà è che ognuno vuole compagnia e voi avete el pieno delle spese; l’altra non si sa che le genti vostre sieno per ubbidirli. [10] E avendo pure a giudicare di costoro, bisognerebbe conoscerli meglio: Luigi è franzese e è semplice gentile uomo; el Duca ha stato nel Reame etc. [11] Pàrli che innanzi che si venisse al taglio, bisognerebbe praticare con l’uno e con l’altro, e, secondo le condizioni che si avessino da loro, giudicarne e appiccarsi a quello che vi tornassi meglio, e che le genti nostre fussino per ubbidirli piú volentieri.

[12] Messer Giovanvettorio: che li piace l’ultima conclusione fatta per messer Francesco Gualterotti. [13] Pure li pare che quella cosa di Spagna abbi ad andare molto alla lunga; pure el praticare con ciascuno e venire a’ particulari con ciascuno la loda per potere risolversi meglio.

[14] Messer Matteo Nicolini: conferma el detto. [15] Pure quando avessi a dire l’opinione sua s’impaccierebbe sempre piú volentieri con Italiani che con Franzesi.

[16] Francesco Pucci: che afferma el detto etc.

[17] Giovanni Federighi: afferma quel ch’è detto.

[18] Bernardo Nasi: parlerà breve per seguire l’ordine e per essersi discorso molto saviamente per messer Francesco Gualterotti, e ristringerassi un poco piú di loro. [19] Circa Luigi d’Ars, con buon modo taglierebbe la pratica perché non crede che ’ Franzesi faccino per voi, per essere uomini per ubbidire prima altri che loro. [20] «Questa del Duca di Melfi io la terrei»; e benché la sia cosa lunga la giudica piú a proposito vostro per stare le cose d’Italia come le stanno; e avendosi a concludere, e concludendosi el piú presto potessi, voi torresti un capo per la vernata. [21] E però andando piú lunga, verresti ad averla conclusa a tempo nuovo e in questo mezzo e’ soldati vostri, sanza fare impresa, con uno commissario possono passare tempo.

[22] Pierfrancesco Tosinghi: che taglierebbe la pratica di Luigi d’Ars per le ragioni ha dette Bernardo e del Duca terrebbe la pratica per quest’altro anno e non per questo, come disse Bernardo; e avendo a dare loro qualche capo si potrà tôrre uno di quelli che ci sono.

[23] Pier Lenzi: per la pratica affermò el detto di Bernardo.

[24] Giovambatista Corbinelli: affermò el consiglio di messer Francesco e di Bernardo Nasi.

[25] Andrea de’ Pazzi: che concorreria piú tosto a tôrre Italiani che Franzesi; e confermò el detto di Bernardo.

[26] Chimenti Sernigi: affermò el detto di Bernardo Nasi.

[27] Iacopo Ciacchi: che si conferma nella sentenzia di Bernardo Nasi e di quelli dottori.

[28] Luigi della Stufa: che si riferisce a messer Francesco e Bernardo Nasi.

[29] Luca delli Albizi: che ’l consiglio di Bernardo e messer Francesco li piace e che tenendo la pratica in lunga e del Duca li piace.

[30] Piero Guicciardini: che la pratica di Luigi d’Ars si tagli e piú destramente si può. [31] Quella del Duca di Melfi, sendo uomo a proposito, solleciterebbe perché avendo le genti sanza capo non si può né defendere, né offendere. [32] E però la solleciterebbe assai perché stima assai avere un capo alle genti, sendo le cose in Italia e fuori come le sono.

[33] Gherardo Corsini: che potendo dare un capo alle genti sarebbe bene per rendere reputazione e forza alla città. [34] Conoscesi difficultà e non ha notizia di questi dua, e metterebbe da canto Luigi d’Ar e non staccherebbe la pratica del Duca, e l’accelererebbe o allungherebbe secondo che ’l tempo l’insegnassi.

[35] Antonio Iacomini: che quanto piú presto meglio si dia loro capo, perché se voi vi fiderete di quelli avete vi troverrete ingannati etc.

[36] Giovambatista Bartolini: che afferma quello è detto.

[37] Lanfredino Lanfredini: conferma che non si attenda alla pratica di Luigi d’Ars; circa el Duca non ha notizia. [38] Pure conferma l’opinione di Piero Guicciardini che la pratica si acceleri per darle capo perché, fidandosi di quelli avete, crede interverrà quello ha detto Antonio Giacomini.

[39] Benedetto Bonsi: confirmavit dicta.

[40] Chimenti Sciarpelloni: che la pratica di Melfi si acceleri.

[41] Giovanni Antonio di Dino: che Luigi d’Ars si tagli e quell’altra si seguiti, etc.

337

[1] Antonio de Filicaia. [2] Liburni. [3] Die 22.

[4] Avanti ieri ti si scrisse sopra la querela sutaci fatta da quelli Signori sanesi. [5] E perché questo caso ci preme assai, ti sollecitiamo per questa a trovare la verità della cosa e ripararci in uno di quelli dua modi che per quella ti si scrisse; in che non mancherai di diligenzia. [6] E voliamo ammunisca cotesti nostri marinai che sieno contenti predare li nimici e non li amici nostri; e tu userai piú diligenzia in avvertire alle prede che fanno, perché in vero queste querele delle opere loro passono con qualche tuo carico. [7] Vale.

338

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] 24 maii.

[3] Noi non risponderemo particularmente a piú tue lettere comparse infino a questo dí per essere quelle in maggiore parte responsive a piú nostre o significative delle cose di costà. [4] Solo per la presente ci occorre commetterti che subito dopo la ricevuta di questa mandi Musacchino a Livorno con li suoi cavalli leggieri, e Pagolo da Parrano con la sua compagnia manderai a Rasignano; e questo farai subito come si è detto.

[5] El Signore Marcantonio è suto qui e domattina se ne tornerà in costà. [6] Intenderai da lui quanto ha esposto al Magistrato: di che ancora però non se ne è fatto qui resoluzione, la quale faccendosi ti si farà intendere subito.

[7] Noi abbiamo ordinato per Commissario a Libbrafatta, in luogo del Ferruccio, Bernardo Angiolini, el quale, con la paga di quelli fanti, partirà domattina di qui. [8] Fara’gli fare buona scorta e indirizera’lo in modo che si conduca salvo.

339

[1] Al Vicario di Certaldo Giuliano Mazinghi. [2] Die 26 maii.

[3] Farai dare al Buscaino uomo d’arme quello che è consueto e conveniente per alloggiamento, strame e legna, tutto quello che si conviene darli per infino addí 20 del presente mese di maggio, e da dí 20 in qua non li farai dare alcuna cosa. [4] Vale.

340

[1] Al Commissario di Cascina. [2] Die xxvi maii 1506.

[3] Con questa sarà uno avviso aúto dal Vicario delle Ripomarancie, per il quale tu intenderai alcuni disegni fatti da e’ nimici e vi ovvierai con la solita tua prudenza. [4] Quanto alle tua lettere, non ci occorre altro che commendarti delli avvisi. [5] E per altra ti significheremo circa la permuta de’ prigioni quanto ci occorre. [6] Vale.

341

[1] Al Commissario di Livorno Antonio da Filicaia. [2] Die xxvi maii 1506.

[3] Noi abbiamo inteso per le tua de’ 23 e 24 come sono procedute prima le cose circa la perdita del brigantino e dipoi circa le cose tolte da quelli nostri brigantini di che si querelavono quelli Signori sanesi, e come per iustificazione di tal preda e per punire e’ disubbidienti hai impiccato dua di quelli padroni. [4] Laudiamo questa ultima parte come cosa fatta; pur confidando nella prudenzia tua, crediamo arai compensato la qualità delli uomini e el bisogno che ne era costí con il delitto loro. [5] Né per questa ci occorre che dirti altro se non replicarti ci avvisi se, per non essere costí Ceccoto, bisogna provedervi di capo e di che qualità. [6] Vale.

342

[1] Iohanni Rodulfo Commissario Cascinae. [2] Die xxvi maii mdvi.

[3] Noi ti scrivemo poco fa in risposta di piú tue. [4] Per la presente ci occorre significarti come egli è tanto el desiderio che noi abbiamo di offendere e’ Pisani, che ancora che el Signore Marcantonio sia suto qua e che a lungo egli abbi discorso ogni cosa, nondimanco voliamo di nuovo che tu abbi a te tutti cotesti condottieri e altri capi: e li domanderai come paressi loro da procedere contro a’ Pisani e dove fussi da porsi contro a’ Pisani, e come da distribuirle, o dove metterle, per tenere e’ Pisani piú stretti e molestati, non accrescendo spesa di fanti piú che un 400 o 500 al piú. [5] E di questo ci darai risposta subito e le alligate manderai a Livorno con prestezza perché importono.

343

[1] Ad Antonio da Filicaia. [2] Dicta die.

[3] Poco fa ti si scrisse in risposta a piú tue. [4] E perché el Commissario di Cascina ci scrive come e’ Pisani vogliono fare certa permuta de e’ prigioni nostri ad e’ loro, ci darai avviso particularmente per la prima tua di che qualità sieno e’ prigioni che di nostro si truovono in Pisa per questa presa del brigantino, e di che momento e di che stima e’ sieno e li nomi loro appunto. [5] Vale.

344

[1] A Saminiato al Vicario Pierfrancesco Ridolfi. [2] 27 maii.

[3] Bastiano, connestabole, ci fa intendere come cotesti uomini lo hanno provisto d’uno alloggiamento spogliato sanza letto. [4] Pertanto ordinerai che li proveghino d’uno letto, perché cosí sono proveduti li altri connestaboli che servono in simili ordinanze e cosí farai fare a tutte l’altre podesterie. [5] E poiché cotesto vicariato è tutto scritto, voliamo che tu favorisca detto connestabole. [6] E alle volte, per dare riputazione alla cosa, ti rappresenterai in su le mostre e gastigherai e’ disubbidienti; e quelle condannagione che di tali disubbidienti traessi, metterai in mano d’un camarlingo a parte per servirsene dipoi di detti danari in su le mostre e per li bisogni di dette ordinanze.

345

[1] Addí 28 maii 1506. [2] A Cascina, al Commissario.

[3] Ancora che per questa altra nostra ti sia suto consentito che si alloggi el Signore Luca a Vico, nondimanco, non si avendo a mettere le gente in campagna per al presente, ci pare che detto Signore Luca con la sua compagnia stia meglio a Pescia, e però non lo moverai di quello luogo altrimenti. [4] Vale.

346

[1] Al Commissario di Pistoia Domenico Mazinghi. [2] Dicta die.

[3] Acciò che cotesta comunità resti satisfatta delle petizioni sua circa al levare da dosso alli suoi uomini le genti d’arme del Signore Luca, voliamo che subito ordini che detti uomini d’arme si lievino; e li farai andare a Pescia a trovare el padrone loro. [4] Bene vale.

347

[1] Al Vicario di Pescia. [2] Dicta die.

[3] Noi abbiamo ordinato che tutte le gente d’arme del Signore Luca si alloggino in cotesto vicariato, dove voliamo stieno tanto che le si rassegnino e si dia loro la prestanza, e però riceverai quelle che stano in su quel di Pistoia e le alloggierai in quello modo le stieno piú a proposito del paese e de’ luoghi. [4] Vale.

348

[1] Antonio da Filicaia a Livorno.

[2] Renderai a mona Caterina madre di Balduccio o a suo mandato tutti quelli danari, robe, panni e arme, e qualunque altra cosa si truova in cotesta terra di detto Balduccio. [3] E per ritrovarle ci userai diligenzia perché, poiché non se le può rendere el figliolo, voliamo che tutte sue robe per cosa di mondo non li manchino. [4] Vale.

349

[1] Eidem. [2] Dicta die.

[3] Bastiano di Francesco di Signonno che ha tirato costí la paga per lancia spezzata, ci ha pregato, non volendo piú stare costà, che in suo luogo si ponga Francesco suo fratello, che si truova costí. [4] E le qualità sua e del fratello sono state sempre virtuose e fedeli. [5] Ne lo abbiamo compiaciuto, e voliamo che per lo avvenire a detto Francesco, fratello di detto capitano, si dia la paga per lancia spezzata, come tirava per lo addietro detto Bastiano. [6] Vale.

350

[1] Eidem. [2] Dicta die.

[3] Noi voliamo che tu consegni a Filippo di messer Simone Uguccioni o a suo mandato 25 sacca di quello grano, o di simile a quello, che ne’ mesi passati si tolse sotto la torre di mare, come ti è noto. [4] E non ne essendo piú costí di detti grani o di simili a quello, li darai la valuta d’esse 25 sacca a quello pregio che tu li arai venduti e che ti parrà conveniente. [5] Vale.

351

[1] Al Podestà del Ponte a Sieve Tommaso Sassetti. [2] Die xxviiii maii.

[3] Perché tu sai, come altra volta ti si scrisse, che nostra volontà è che ’ danai si sono riscossi o si riscoteranno delle condannagioni de’ disubbidienti servino a’ bisogni de’ fanti, t’imponiamo di nuovo, avendosi a provedere a pane e vino, ordini al camarlingo che li avessi in mano, che ne facci la voglia di Marco da Filicaia.

352

[1] A Girolamo Berlinghieri Commissario a Vico. [2] 30.

[3] Fioro da Carmignano presente latore, per essere uomo che quando e’ capitassi in mano de’ nimici sarebbe taglieggiato e trattato altrimenti che non sono cotesti di Vico, ci ha pregato di non essere forzato ad altre fazioni che le guardie di drento. [4] E parendoci la sua domanda onesta, t’imponiamo non lo gravi a fare fazione se non drento alla terra, come di sopra si dice.

353

[1] Al Podestà di Foiano Giovacchino Lotti. [2] Die xxx maii 1506.

[3] Inteso quanto tu hai esequito infino a questo dí circa le commissioni ti aviamo date del comporre e’ Lucignanesi con cotesti nostri, ti commendiamo assai. [4] E perché noi voliamo che queste lite si resolvino costà, cosí quella che è per conto dello Sciamanna come qualunque altra, t’imponiamo che, postposto ogni altra cosa, la componga di ragione o di fatto come meglio ti occorrerà. [5] E se ’l Gobbo o altri non starà pazienti, li farai intendere per nostra parte che la impazienzia li tornerà sopra capo. [6] E acciò che tu possa meglio procedere, si scrive al Capitano di Cortona che, richiedendolo tu del suo giudice, te ne accomodi per qualche dí; e la lettera sarà con questa, la quale tu userai o no, come ti parrà. [7] Vale.

354

[1] A Livorno. [2] Die 30 maii.

[3] Non contenendo queste tue ultime lettere de’ 27 e 28 del presente altro che avvisi delle cose di Pisa, saremo brevi in fare loro risposta, massime non avendo da scriverti di nuovo alcuna cosa. [4] E poiché tu di’ che per la assenzia di Cieccotto non bisogna provedere ad altri capi, non ci pensereno piú; ma solo ti ricorderemo la buona guardia, perché sendo venuta nuova gente in Pisa e venendovene ad ogni ora, è necessario stare piú avvertito che lo usato. [5] Vale.

355

[1] A Livorno Antonio da Filicaia.

[2] E’ verrà in cotesto nostro posto, o a questa ora è venuta, una nave di Levante carica di grani. [3] E perché e’ ci pare ragionevole che chi prima arriva costí prima sia espedito, non permetterai ad alcuno che dopo detta nave scaricassi costí grani che lo possa vendere, se prima non sia venduto quello di detta nave di Levante. [4] Bene vale.

356

[1] A Cascina.

[2] E’ si truova preso in Pisa uno Guardino da Empoli, el quale per avere fatto qualche opera in benefizio pubblico noi desideriamo che fussi libero e che si barattassi con qualche uno de’ Pisani presi che fussino conformi a lui. [3] E perché el Signore Muzio ha uno nelle mani, del quale possendo disporre e’ parenti di questo Guardino crederebbono posserlo riscattare, voliamo faccia opera che detto Signore lo conceda loro a tale effetto. [4] E quando questo non riesca, vedrai ad ogni modo che torni in baratto di qualche suo pari. [5] Bene vale.

357

[1] Die iiii iunii mdvi.

[2] Item dicti Decem deliberaverunt che delli uomini descritti sotto la terza e quarta bandiera sotto el governo di Sarra da Citerna, e delli uomini descritti sotto le bandiere quinta e sesta sotto el governo d’Agnolone da Castiglione, ne vadia a Cascina, per ubbidire al Commissario generale, 500: cioè duecentocinquanta con ciascheduno connestabole da trarsi dalle due loro bandiere e con quello stipendio da darsi ad uomo per uomo secondo che si paga alli altri soldati e fanti della loro Repubblica.

358

[1] Dicta die.

[2] A Don Michele: che quando piú presto può se ne vada per la ritta alla volta di Cascina con tutta la sua compagnia. [3] Valete.

359

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario generale.

[2] E’ non si è risposto prima a piú tue lettere, perché avendo desiderio di provedersi di quelli fanti ci avete domandati, abbiamo con ogni cura pensato di servirvene. [3] E avendo fatto fare la monstra ad 800 de’ nostri dell’ordinanza, e avendogli veduti bene ordinati e di ottima apparenza, e avendo relazione da’ connestaboli come piú che la metà di essi sono gente usa al mestiero, e infra loro vi è molti uomini da bene che sono stati capi nelle altre compagnie de’ connestaboli nostri, ci è parso delli 800 capparne 500. [4] Li mandiamo costí, e’ quali partono domattina a buona ora e sotto el governo di Sarra da Citerna e d’Agnolo da Castiglione, sotto 4 bandiere perché sono di quattro podesterie. [5] Potrai addunche valerti della opera loro in quelle cose che saranno necessarie, e pigliare delle occasioni per offendere e’ nemici quali ti parranno, esaminando bene ogni cosa con cotesti nostri condottieri. [6] E sopra tutto ti ricordiamo lo andare cauto, in modo che disordine non nasca.

[7] Li avvisi che tu ci dai per questa ultima tua ci sono suti grati, né ci occorre altro che commendartene. [8] Vale.

[9] Postscripta. [10] Eraci scordato dirti come abbiamo commesso a Don Michele venga a cotesta volta con li suoi 50 cavalli e 100 fanti. [11] Valete.

360

[1] Al Signore Marcantonio Colonna.

[2] Se noi conoscemo in nella Signoria vostra prudenzia e affezione quando fu qui, noi abbiamo duplicata tale cognizione mediante la lettera ci ha scritta, per la quale intendiamo molti suoi ricordi e li conosciamo necessarii. [3] E per questo ci siamo sforzati adempierli in qualche parte, e abbiamo ordinato a Don Michele che con li suoi cavalli e fanti si transferisca costà; e di piú vi si manda, che partano domattina, cinquecento fanti cappati di 800 che feciono la mostra avanti ieri in Firenze. [4] E ci siamo volti a mandarvi questi perché giudicavamo, volendovi mandare di quelli che al modo vecchio si conducono a caso, non si trovassi in tanti fanti tanti uomini da bene e pratichi quanti si truovono in questi, come veggiendoli vostra Signoria in viso potrà conoscere; né etiam si poteva fare fuora di questi piú presta provisione. [5] Circa le spie da tenere in Pisa si darà ordine al Commissario quanto si debba fare, perché tale provisione è necessaria, come Quella ricorda. [6] Né per questa ci occorre se non ricordarvi che abbiate cura sopra ogni altra cosa alla defensione delle cose nostre, e quanto alla offensione de’ nimici vi andiate a partito vinto e securamente, e non altrimenti. [7] Vale.

361

[1] A Libbrafatta Bernardo Angiolini. [2] Die v iunii 1506.

[3] Noi ricevemo lo inventario che tu ci mandasti, e commendianti dello animo e diligenzia monstri d’essere per avere in guardare e osservare le cose di cotesto luogo. [4] E attenderai a sollecitare la muraglia; e mancandoti danari come scrivi, infino a tanto che non ti se ne provede ti servirai in quel medesimo modo che faceva el Ferruccio. [5] Ricordiamoti di nuovo la buona guardia, la quale non sarà mai giudicata troppa. [6] Vale.

362

[1] Al Vicario di Pescia Lorenzo Neroni. [2] vi iunii.

[3] Egli è stato qui messer Giliberto, capo di coteste nostre bandiere in cotesta valle, e ci ha fatto fede come li uomini sono sufficienti al mestiero, e come tu con ogni sollecitudine e diligenzia favorisci questa opera; il che non ci potrebbe piú satisfare né te ne potremmo piú commendare. [4] E acciò che tu possa meglio per lo avvenire farlo, e piú animosamente, ti fareno meglio intendere el desiderio nostro: e questo è che li scritti sotto dette bandiere sieno securi da ogni condannagione avessino dal dí che furno scritti indreto, da condannagioni di capo forche e ribelli in fuora; e de’ peccati che facessino per lo avvenire voliamo ne sieno gastigati, ma in certo modo e in maniera che conoschino, per essere scritti, aver qualche vantaggio dagl’altri. [5] E tu con la prudenzia tua penserai che li hanno ad essere soldati e non religiosi, e farai etiam buona reputazione al connestabole acciò che loro piú facilmente lo reverischino, come hai fatto infino a qui.

[6] Intendendo appresso come el banco di Montecatini fa molti uomini e bene qualificati, e come loro desideravano avere una bandiera, ci è parso compiacerneli e ne abbiamo data una a messer Giliberto che la metta nel castel di Montecatini e la dia a quello che li parrà piú atto a portalla, secondo la discrezione sua. [7] Sollecitera’lo a fare le mostre ne’ dí ordinarii, acciò che ’l paese stia in reputazione e a’ nostri vicini cresca el sospetto. [8] Vale.

363

[1] Carlo del Benino a Fivizzano Commissario. [2] vi iunii mdvi.

[3] Con piacere grande intendemo per altra tua come la cosa della ordinanza in cotesta provincia procedeva bene, e ne ricevemo le listre, cioè delli uomini scritti; e veramente noi te ne commendiamo assai. [4] E per fornire in tutta cotesta nostra provincia questo ordine, noi ti mandiamo per lo apportatore una bandiera, la quale tu metterai in Castiglione del Terziere; e scriverra’vi sotto quelli uomini che sono atti all’arme e manco obbligati si può, tenendo in tutto e per tutto quello ordine che tu hai tenuto in descrivere cotesto capitaneato di Fivizzano; e ce ne manderai dipoi el quaderno. [5] E quanto a’ petti per armare l’uno capitaneato e l’altro, ti facciamo intendere come el primo mercato che se ne farà, noi ne mandereno a cotesta volta tanta somma che basterà loro. [6] Altro non occorre, salvo che facci sollecitare le domeniche le mostre, acciò che la reputazione si mantenga e a cotesti nostri vicini cresca la paura. [7] Vale.

364

[1] Iohanbaptista de Bartholis Capitaneo Castrochari. [2] Die 8 iunii 1506.

[3] Tu ci scrivi per una tua de’ 3 del presente come e’ sare’ bene posare la causa che è fra e’ Zodi e la comunità di Castrocaro, accioché cessato tal controversia si potessi star piú securo di coteste bande. [4] E perché avanti alla tua lettera era venuto qui Pier Francesco di Corbizzo e ci avea ricerco che gli era bene che per li nostri Signori ti si mandassi la medesima autorità che già si era mandata a Piero Ridolfi quando era costí Capitano, abbiamo proveduto a tutto e li nostri Signori ti hanno fatto uno mandato di quella qualità vedrai per la inclusa copia. [5] Attenderai ora che questa lite si componga, e del seguito ci avviserai. [6] Vale.

365

[1] Al Vicario di Saminiato Pier Francesco Ridolfi. [2] Dicta die.

[3] Egli è stato davanti a noi uno mandato di cotesta potesteria di Saminiato, e querelatosi come cotesto conestabole che ha in governo li uomini di cotesto vicariato vuole da loro molte cose che non sono ragionevoli. [4] Pertanto noi t’imponiamo intenda con diligenzia quello che dicono cotesti uomini, e quello che domandi cotesto connestabole: e da l’un canto farai che ’l connestabole abbi el debito suo, e dall’altro che cotesti uomini non sieno sopraffatti, avendogli sempre per raccomandati, come hanno assai incarichi e meritono compassione. [5] Vale.

366

[1] A Castracaro Giovan Battista di Lionardo Bartoli. [2] Die x iunii.

[3] Noi abbiamo aúto la tua lettera con li avvisi, quali ci mandi con quella. [4] Commendiamoti assai della diligenzia e per ora non abbiamo che dirti altro salvo che tu ci tenga continuamente raggualliati quando intendessi di nuova alcuna dal canto di costà; e avvertirai quelli luoghi che ne hanno di bisogno che stieno a buona guardia, avvertendoli di quelle cose che a te parranno necessarie, secondo li avvisi auti e quelli che di nuovo sentissi. [5] Bene vale.

367

[1] A Giovanni Ridolfi a Cascina. [2] Die x iunii.

[3] Le ultime tue sono de’ vii e de’ nove del presente, per le quale intendiamo l’arrivata della paga de’ fanti, la giunta delle nostre bandiere e la necessità che è costí di fare provedimento di strame per la vernata futura. [4] Piaceci assai che la mostra delli uomini mandati abbi satisfatti, e speriamo, quando sieno condotti prudentemente e con affezione, che le opere loro potranno corrispondere all’apparenzia. [5] E perché e’ connestaboli hanno le scritture con loro, li potrai rassegnare con quelle e a noi mandarne la copia, acciò la riscontramo con quella abbiamo qui. [6] E quanto alli strami noi giudichiamo, come tu medesimo scrivi, questa provisione necessaria. [7] E pensando chi fussi buono a questa opera, ci saremo volti a Santi da Libbrafatta se non avessimo inteso come lui questo anno non ti ha satisfatto; e per dirti el modo che a noi occorreva, noi pensavamo se fussi bene mandare costí uno el quale avessi autorità di fare fare o vero ordinare di fare fare fieni e seccie, e pigliare le opere a suo modo, cosí di quelli che avessino a segare, come di quelli che con buoi avessino a trainare e’ detti alli luoghi dove si riponessino; e giudicavamo, cosí discosto, che, pigliando questa cura uno diligente, el provedimento fussi migliore e per avventura costassi manco. [8] Pertanto tu ci avviserai prima se questo modo ti satisfa e che spesa tu credi che si tirassi dreto simil provedimento; e se tu hai nessuno costà che ti paressi a proposito darli questa cura. [9] E quando questo modo pure non ti satisfacessi, ci scriverrai quello che a te ne occorre, e come ti paressi da governarla.

368

[1] A Carlo Boninsegni a Castel San Niccolò in Casentino. [2] x iunii 1506.

[3] Per la tua de’ nove noi restiamo avvisati come la piova, la mala contentezza de’ panni, mescolata con la paura di non avere andare a Pisa a dare el guasto, fece che nelle ultime mostre mancò a cotesti connestaboli di molti uomini. [4] E come tu giudichi che li è bene tenerli in tremore, volendosene servire, commendiamoti dello avviso, e considerato a questa cosa verreno pensando continuamente come la si possa agumentare, e in questo mezzo bisogna con industria intrattenerla. [5] E per questo ci pare da diradare le mostre: e ordinerai a Morgante, e cosí farai dire al Prete, che faccino le mostre delle tre domeniche l’una; e che, avanti rifaccino piú mostre, ogniuno di loro cavalchi su per i luoghi dove abitono li uomini, andando vicitando comune per comune, e li venghino intrattenendo destramente, faccendo loro intendere, circa e’ panni, che saranno vestiti in ogni modo e sanza incarico, e che fra e’ primi che fieno vestiti saranno eglino. [6] E quanto al punire e’ disubbidienti, tu ne hai l’ordine da li antecessori nostri, pure nondimanco ti ricordiamo che intenda prima bene le cagioni di non essere venuti alla rassegna, e trovandole ragionevoli le ammetta loro. [7] E dove tu non trovassi una presta poltroneria o malignità, vi sarai drento umano. [8] E cosí ricorderai a Morgante e al Prete ricordino a li altri podestà, perché questa cosa fino che non se le dà fermo ordine vuole essere maneggiata destramente, come tu per la tua prudenzia puoi intendere. [9] Vale.

369

[1] Iohanni Rudulfo. [2] xi iunii 1506.

[3] Magnifice vir etc. [4] Ancora che questa sera non ci sia cosa alcuna di nuovo, pure per buono uso ti scriverreno, avendo massime iarsera pretermesso di fare risposta a Bernardo Busini, proveditore delli antecessori nostri, el quale ci scrive avere pagato el Conte Lodovico da Pitigliano, e desidera intendere al presente quello abbi a fare. [5] Al quale voliamo dica che sendo passati li 8 dí che ’l Signore Luca Savello li domandò tempo a fornire la compagnia, intenda da lui se li è ad ordine a rassegnarsi. [6] E essendo ad ordine, vadi a rassegnarlo, e poi lo paghi secondo la commissione ebbe da li antecessori nostri al partire suo di qui. [7] E noi in questo mezzo pensereno come abbi a procedere con l’altre gente d’arme, e ne lo avvisereno.

370

[1] Iohanni Rodulfo. [2] xii iunii 1506.

[3] Apportatore della presente sarà Don Michele Coriglia, el quale viene costà per ordine nostro con tutta la sua compagnia. [4] Alloggiera’lo piú stretto alle loro genti ti è possibile, e te ne varrai nelle fazioni contro alli inimici, secondo li altri condottieri nostri. [5] Vale.

371

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario Generali Cascinae. [2] Die xii.

[3] Questa mattina ti scrivemo, apportatore Don Michele che domattina parte di qui con la sua compagnia. [4] E benché per questa come vedrai ti dicessimo in genere lo alloggiassi dove avevi disegnato meglio convenirsi, nondimanco, sendo comparsa dipoi la tua de’ dieci dí contenente in parte come e’ Pisani fanno poco conto, come e’ dicono, di cotesti nostri fanti, desiderremo se fussi possibile che la esperienza li facessi ridire. [5] E avendo Don Michele che viene costà 100 buoni fanti, e essendo dall’altro canto uso, mentre fu con el Duca, a comandare e maneggiare simili uomini, pensiamo, quando e’ si potessi, che sarebbe bene alloggiarlo costí con loro, acciò che prima lui li praticassi e dipoi, bisognando correre in un subito in qualche luogo, fussi piú presto con li suoi fanti insieme con loro; e’ quali, per averli veduti e maneggiati in su le mostre, potranno etiam meglio convenire costà nelle fazioni. [6] Voliamotelo avere ricordato acciò che tu pensi o in questo o in altro modo tenerli in lato che possino convenire presto insieme a fare fazione, e crediamo arete commodità di fare qualche cosa contro alli nimici e securamente, sendo quelli al presente necessitati ad allargarsi da la città per segare e riporre le loro ricolte.

[7] Piaceci assai avere inteso per la tua come cotesti Signori sono unitissimi. [8] E benché noi primi lo estimassimo per la prudenzia del Signore Marcantonio, tamen, avendone el tuo testimone, ne restiamo assai piú contenti; e pensando el prefato Signore, come tu scrivi, al bene di questa Repubblica, noi non mancheremo di pensare al bene e onore suo come è nostro debito. [9] Valete.

372

[1] A Ruberto Acciaioli a Piombino. [2] Dicta die.

[3] Abbiamo ricevuto la tua de’ 9, e per questa non ci occorre altro salvo che, quando questa lettera ti truovi a Campiglia, te ne tornerai qui; e quando ti truovi a Piombino, piglierai licenzia da quel Signore e te ne verrai. [4] E circa el condurre el suo figliolo, userai termini seco da non lo desperare di tale condotta né da darliene troppa speranza. [5] Bene vale.

373

[1] A Domenico Mazinghi Commissario generali Pistorii. [2] xv iunii.

[3] Per la tua di ieri arrivata questa mattina siamo avvisati come sono procedute le cose infra quelli nostri uomini della Montagna e quelli sudditi lucchesi, e parci che tu abbi governati questi casi prudentemente. [4] E considerato dove restono, ti confortiamo a seguire di comporgli, cioè che alli nostri sia restituito ogni cosa e poi si restituisca alli Lucchesi tutte le loro bestie. [5] E quando per li Lucchesi si facessi nuovi insulti, permetterai sempre a’ nostri valersene grassamente, perché e’ non ci pare conveniente che noi abbiamo a scrivere per le iniurie ricevute da loro, ma piú presto per quelle che ricevessino da noi. [6] E questo medesimo potrai fare intendere al Capitano della Montagna, al quale si è scritto se ne intenda teco. [7] Vale.

374

[1] Al Capitano della Montagna Iacopo Gualterotti. [2] xv iunii.

[3] Per dua tue de’ dodici restiamo avvisati come sieno procedute le cose infra cotesti nostri e quelli di Lucca. [4] E perché el Commissario di Pistoia ci scrive essere assettato ogni cosa (salvo che a’ nostri resta in mano 112 pecore e uno paio di buoi, e alli Lucchesi resta un paio di buoi, uno mulo e 4 ducati), li abbiamo commesso che riavendo e’ nostri le cose loro facci restituire a’ Lucchesi le loro pecore e ’ loro buoi, e che per l’avvenire quando e’ Lucchesi facessino alcuno insulto a’ nostri, permetta che ’ nostri se ne vaglino grassamente, acciò che e’ si abbino a querelare loro e non noi. [5] Diamotene notizia acciò che anche intendi la voglia nostra e ti convenga con el Commissario di Pistoia con el quale t’intenderai, sempre che un simil caso accaggia. [6] Vale.

375

[1] Al Vicario di Lari. [2] A Batista Guicciardini.

[3] Avendoci fatto intendere Bernardo Canigiani, costí connestabole, come per curare alla salute sua desiderrebbe andare per quindici dí infino al Bagno, siamo contenti, quando tu giudichi che cotesto luogo non ne patisca, li dia per detto tempo licenza, e li farai lasciare uno capo sufficiente a guidare la compagnia; ma quando cotesto luogo ne patissi ce ne avviserai.

376

[1] A Cascina. [2] xv iunii 1506.

[3] Li uomini del Ponte d’Era per loro ambasciadori si dolgono avere tante gente d’arme in quello luogo che non possono stare nelle loro abitazioni; e essendocisi raccomandati, desideriamo, quando li ordini di costà non si disturbino, che sendo gravati come e’ dicono, e possendosi alleggerirli, che si facci. [4] Vale.

377

[1] Ad el Capitano di Arezzo Pazzino Lucalberti. [2] xv iunii.

[3] Giovanni da Lucignano è stato a noi e pregaci che, sendo fuora di casa loro per beneficare questa Repubblica, desiderrebbono che fussi dato a godere a lui e a Rosello, pure da Lucignano, una casa di quelli da Lasso, rebelli, la quale è posta in cotesta città. [4] Pertanto noi voliamo, quando questa casa o altra simile fussi costí che per partito publico non fussi aggiudicata a persona, che tu la consegni a detto Rosello e Giovanni, dove stiano infino che da noi non sarà deliberato altro. [5] Vale.

378

[1] Al Vicario di Scarperia Giovan Battista Bartoli. [2] xvi iunii 1506.

[3] Sendo Sarra da Citerna al governo delli uomini di cotesta potesteria di Scarperia e di quella di Barberino, farai che cotesta con quella e quella con cotesta concorrino a dare a detto Sarra alloggiamento, strame per un cavallo, legne e letto gratis. [4] E in assenzia di Sarra farai che la sua donna e famiglia abbino casa e letto. [5] Vale.

379

[1] A Bernardo del Beccuto in Montecarlo. [2] Dicta die.

[3] Avendoci tu fatto domandare licenza per venire qui siamo contenti te ne venga a tua posta. [4] E perché noi voliamo che Bandino Stefani rimanga in tuo luogo, li presenterai la alligata lettera e l’informerai di quelle cose ti parrà bene informarlo.

380

[1] A Bandino Stefani. [2] Dicta die.

[3] Venendo qui Bernardo del Beccuto, ci è parso darti questa cura di essere costí Commissario, come per la alligata patente vedrai. [4] U­serai buona diligenzia, come se’ uso.

[5] Patens

[6] Noi Dieci etc., significhiamo a qualunque vedrà le presenti lettere come per virtú di esse abbiamo deputato Commissario in Montecarlo, sopra le cose che appartenghino alla guardia di quello luogo, lo spettabile Bandino Stefani, cittadino e condottieri nostro. [7] Pertanto, imponiamo a qualunque abitante in detto luogo li presti obbedienza, come se questo Magistrato li comandassi, per quanto stimi la grazia e tema la nostra indegnazione. [8] Valete.

381

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario generale a Cascina. [2] Die xviiii iunii.

[3] Questa mattina abbiamo ricevuta la tua di avanti ieri: e perché in quella fuora delli avvisi non è altro di momento che questo caso delli strami, e di nuovo considerato quello ne scrivi e come ti parrebbe da darlo in summa a Santi da Libbrafatta, poiché lui è condesceso a volere lire otto per cavallo oltre alle tasse delli strami, ci resolviamo governarcene secondo el parere tuo. [4] E avendo visto le convenzioni pra-ticate da’ nostri antecessori con detto Santi te ne mandiamo copia in questa, e solo abbiamo ridotto da 9 lire per cavallo ad 8. [5] Leggierai detta copia e arai a te detto Santi, e secondo detta copia in nome nostro ne farai seco contratto, e obblighera’lo iuridicamente e come meglio potrai alla osservanzia di quanto in detta nota si contiene. [6] E perché in quella si delibera che per ora se li dia 150 ducati, ma prima che Santi ci dia mallevadore sufficiente a pagare la pena in che incorrerebbe non osservando e alla satisfazione del danaio avessi preso da noi, ci pare per avanzare tempo che tu, convenuto sarai seco e obbligatolo, intenda che mallevadore ci vuole dare. [7] E, parendoti buono, li pagherai e’ cento ducati ti truovi costí, e li ordinerai che tale mal­levadore venga qui ad obligarsi al nostro Magistrato. [8] E seguíto tale obligo, se li pagheranno e’ 50 ducati secondo el contratto. [9] E tu del contratto fatto ce ne manderai fede, perché lo vogliamo appresso di noi. [10] Rispondera’ci del seguíto, e nonostante detta nota ti mandiamo t’ingegnerai, nel fare el contratto, migliorarla quanto potrai a benefizio del comune. [11] Vale.

382

[1] Antonio da Filicaia Capitano di Livorno. [2] Die 20 iunii 1506.

[3] Egli è stato al nostro Magistrato uno messer Iacopo Ciagli romano e dice essere statogli tolto da cotesti nostri brigantini, nel Cavo di Troia e sopra ad una saettia, 15 libbre di zafferano e certi tinti di seta, di valuta in tutto di sessanta ducati. [4] E ci ha presentato una patente della Camera Apostolica e una esamina di certi testimoni: mandiamoti detta esamina, acciò che possendo reprovarla con un’altra esamina ce la mandi e noi risponderemo alla Camera; e, quando non possa reprovarla, penserai o di iustificare questa cosa per altra via per la quale si possa rispondere, o di fare ritrovare chi sono costoro e di avere di loro in mano tanto che, volendo noi fare costí restituzione della valuta di queste robe, noi possiamo. [5] Vale.

383

[1] A Campiglia: Iuliano Orlandino.

[2] A Lari: Battista Guicciardini.

[3] A Saminiato: Pierfrancesco Ridolfi.

[4] A Pescia: Lorenzo Neroni. [5] 20 iunii.

[6] Desiderando noi possere questa futura vernata alloggiare quantità di cavalli in cotesta provincia, o vero valerci delli strami per altrove dove fussino alloggiati, voliamo e imponiamoti usi diligenzia grande in fare fieni e seccie e riporre paglie per conto pubblico; le quali riposte o in case o in pagliai, come meglio ti parrà, fara’ consegnare in guardia ad uomini particulare. [7] E ne farai fare una munizione potesteria per potesteria, o comune per comune, come giudicherai conveniente, e terrai conto a chi detti pagliai o ragunate di strami saranno consegnati; e mandera’cene nota dove le sieno e a chi date in guardia, acciò che poi al tempo noi possiamo valercene e sappiamo a chi si abbino a domandare. [8] Né ti diciamo la somma appunto voliamo facci; solo hai ad intendere che quanto piú ne metterai insieme, tanto piú ti commenderemo.

384

[1] A Carlo del Benino Commissario a Fivizzano. [2] 21 iunii.

[3] Veduto quanto avvisi della Rocca Suggellina e della morte di messer Filippino dal Fiesco, e avendo esaminato bene questa cosa e la qualità di detta rocca, e presupponendo che messer Filippino sia morto, di che t’informerai bene, desiderremo assai insignorircene. [4] Ma, conosciuto per lo addreto quanto queste speranze de’ fuorusciti sono false, stiamo dubbi se li è da prestarci fede o no. [5] Nondimanco, sendo tu in sul fatto e potendo meglio assai di noi conoscere e’ meriti di questa causa, ne lasceremo deliberare a te, e al tutto rimettiamo el fare questa impresa al iudizio tuo. [6] Solo ti ricorderemo che pensi allo onore della città, e che sanza frutto e’ non si facci costà demostrazione contro ad alcuno. [7] Altre particularità non abbiamo che dirti in questa materia, non ci ricercando tu d’altro che del consenso nostro. [8] Dispiaceci bene che questo tuo mandato sia giunto non prima qui che questa mattina, al qual tempo tu desideravi avere la risposta.

385

[1] A el Commissario di Livorno. [2] Die 22 iunii 1506.

[3] Noi intendiamo che di dugento fanti che sono stati giudicati essere bene trovarsi in cotesta terra per la guardia d’essa, e che si pagono sotto cotesti conestaboli, vi se ne trova ordinariamente poco piú di cento; in modo che vi viene ad essere meno guardia la metà che quella che vi è suta iudicata necessaria; il che tornerebbe, quando fussi vero, pericolo gravissimo e danno in piú modi: portandosi pericolo di non perdere cotesto luogo e pagando da l’altra parte quelli fanti che non servissino. [4] A noi è parso scriverti quello che ci è suto detto, acciò che tu ci riscriva indreto come stia questa cosa. [5] E se per te si avessi a fare piú una cosa che un’altra, lo faccia; e se noi dal canto nostro avessimo ad operare alcuna cosa, ce lo ricordi perché non siamo per mancare. [6] E hai ad intendere questo, che ’ Pisani hanno sempre aúto voglia d’insignorirsi di cotesta terra, ma al presente, secondo si ritrae, ne stanno con speranza grandissima, il che non può procedere da altro che da lo intendere el difetto di cotesta guardia. [7] Bene vale.

386

[1] Al Podestà del Ponte a Sieve, al Podestà di Decomano. [2] Mutatis mutandis.

[3] Con questa sarà una nota de’ fanti fuggiti con la paga da Agnolone connestabole. [4] Esaminerai detta nota e a quelli che saranno della tua potesteria comanderai per uno de’ tua méssi che li truovi in persona, che infra dua dí dal dí del comandamento comparischino personalmente davanti al nostro Magistrato sotto pena della disgrazia nostra. [5] Farai detti comandamenti con diligenzia e ci manderai dipoi nota a chi tu arai comandato e in che dí.

387

[1] Al Vicario di Scarperia Giovan Battista Bartoli. [2] Die dicta.

[3] Con questa sarà una listra de’ fanti che si sono fuggiti con la paga di Sarra da Citerna; voliamo comandi loro per tua messi che li trovino in persona e per parte nostra che infra dua dí dal dí del comandamento fatto comparischino personalmente davanti al nostro Magistrato sotto pena della disgrazia nostra. [4] E ci manderai fede del comandamento fatto, e in quale dí.

388

[1] A la Balía di Siena. [2] Die xxii iunii 1506.

[3] Attaviano d’Andrea da Ripomerancie, nostro vassallo, ci fa intendere, querelandosi, come circa 12 dí sono, li furon tolti da mascalzi pisani in uno luogo detto el Ritorto, presso a Massa, luogo posto nel dominio vostro, dua muli e dua sacca di galluzza, e una bureggia da piccamani; e tutto seguí con le spalle di alcuno da Massa, come vostre Signorie da lui potranno intendere. [4] E ricercandoci di favore in questa sua iusta petizione, abbiamo voluto scrivere alle vostre Signorie e pregarvi provediate alla indennità di questo nostro uomo: perché facciendo le vostre Signorie demostrazione contro a quelli da Massa che vi hanno tenuto le mani, come ricerca lo onesto, si torrà la via di simili latrocinii in su quelli confini e noi con vostre Signorie ne areno obligo, nonostante che la iustizia e la fraterna nostra amicizia lo richiegga. [5] Valete.

389

[1] A Giovambatista Bartoli Capitano di Castracaro. [2] Die 24 iunii.

[3] Per la tua de’ 21 restiamo avvisati come dal Governatore di Furlí se’ stato ricerco che tu proibisca alli uomini nostri andare in favore de’ Morattini, e di piú lo serva di 400 in 500 fanti, e come ancora di questo medesimo è suto ricerco Matteo del Faccienda. [4] Rispondiamoti come noi voliamo facci intendere, come da te, a chi ti richiede, che tu sarai contento proibire a’ nostri uomini lo andare in favore di detti Morattini, ma sanza licenzia nostra non moveresti un fante per mandarlo in alcun luogo. [5] E cosí con buone parole metterai tempo in mezzo, e non permetterai per cosa del mondo ad alcuno uomo nostro lo andare in favore d’alcuno sanza tua licenza; e tu non li darai detta licenza sanza commissione nostra. [6] Ma voliamo bene, come ti si è detto, tenga la cosa sospesa; e quando di nuovo te ne ricercassi detto Governatore o altri, ce ne darai avviso subito e ci scriverrai parti­cularmente la qualità della cosa e che moti questi sieno, e che fondamento abbino, e t’ingegnerai di ritrarne el vero. [7] Vale.

[8] Postscripta. [9] Nonostante quello ti è suto scritto, voliamo quando el Governatore di Furlí, cioè quello che governa Furlí in nome del Papa, volessi con li suoi danari e in nome suo o del Papa soldare fanti in sul dominio nostro, che in tale caso tu liene permetta, ingegnandoti nondimanco che el soldare dette genti si faccia con meno demostrazione si può; perché avendoci el Papa sempre permesso el potere soldare gente in sul dominio della Chiesa, saremo ingrati a non dare quella medesima autorità a sua Santità.

390

[1] Al Podestà di Cerreto Piero Strozzi. [2] Die 25 iunii 1506.

[3] Egli è stato al nostro Magistrato uno mandato del comune di Cerreto, e per parte loro ci espone come nel passare che ’ soldati fanno innanzi e indreto, per non avere tu commissione, e’ fanno capo a cotesti uomini per alloggiare, e ogni dí nasce qualche confusione. [4] Pertanto, volendo loro che tu fussi tu che distribuissi detti alloggiamenti, e parendo a noi ragionevole, siamo contenti in questo caso solo e per virtú di questa lettera darti questa commissione. [5] E però occorrendo userai diligenzia con satisfazione di cotesti uomini. [6] Vale.

391

[1] A el Vicario di Pescia Lorenzo di messer Dietisalvi. [2] 26 iunii.

[3] Noi abbiamo una copia d’una lettera che tu scrivi al Commissario di Cascina, per la quale lo avvisi di quello hai presentito de’ Pisani circa al disegno fanno di fare una cavalcata. [4] E benché noi crediamo che tu abbi conferito con el Signore Luca detto avviso acciò che si prepari a stare ad ordine con le sue genti per ovviare a quello che detti Pisani tentassino, nondimanco te lo ricordiamo per la presente, acciò che non lo avendo fatto subito, comunichi tale cosa con detto Signore Luca; e con quello penserete a tutti quelli remedi fussino convenienti per intendere la venuta de’ nimici e prepararsi a fare loro vergogna, in che farai usare ogni diligenzia. [5] E di mano in mano che intendessi i loro andamenti, ne darai avviso al Commissario di Cascina, come hai fatto infino qui.

[6] Li uomini di cotesto vicariato ci avevono pregato fussimo contenti d’alleggierirli di coteste genti d’arme, e digià noi avamo in buona parte pensato di satisfarli. [7] Ma, sendo sopravvenuta questa du­bitazione che ’ Pisani non corrino, ci pare da soprassederveli; e tu farai loro intendere la cagione, faccendo loro fede che in questo mezzo non si mancherà di pensare alla satisfazione loro.

392

[1] Al Commissario di Cascina. [2] 26 iunii 1506.

[3] De’ dí 22 e 24 sono l’ultime tue: e circa le genti d’arme che noi ti avamo ordinato levassi da Pescia, sendo sopravvenuta questa dubitazione che ’ Pisani voglino cavalcare, ci pare che le si lascino stare là qualche dí; e tu in questo mezzo non mancherai di pensare, bisognando levarle, dove le si avessino a mettere. [4] Abbiamo oltr’a di questo inteso quanto ci hai scritto de’ ritratti di Pisa circa e’ disegni loro di cavalcare etc., e come tu lo credi per li riscontri dello avviso di Pescia: commendiamoti delle diligenzie ci scrivi avere fatte per intenderne meglio el vero, e noi stiamo di buona voglia che per la prudenzia tua e virtú di quelli nostri soldati non abbia a riuscire loro disegno alcuno; e parci che costí sia tanta gente, che securamente possino ire ad incontrare i nimici dovunque li andranno, facciendo nondimanco tutto con quelli rispetti e prudenzia che ricerca una simil cosa. [5] Il che bisogna che noi, per non essere in sul fatto, ce ne rimettiamo a voi che sete costà, e’ quali potrete meglio giornalmente ponderare le forze de’ nimici e le vostre.

[6] Al Signore Marcantonio farai intendere che noi siamo di quello medesimo animo verso sua Signoria che furno li antecessori nostri, e che presto si darà espedizione alle cose sua; e li darai ferma speranza che le abbino a procedere come lui e noi desideriamo.

[7] Alli cavalli leggieri si manderà ancora la paga subito, e tuttavia si attende ad espedire el danaio.

[8] Ricevemo per la penultima tua la copia delli assenti della compagnia di Sarri e Agnolone: sonsi citati per punirli come e’ meriteranno; e tu farai loro intendere, in modo che lo sappino, che chi si partirà di costà sanza tua licenza sarà trattato peggio che nostro rebelle.

[9] Ricevemo la copia del contratto con Santi da Libbrafatta delli strami, e tutto approviamo. [10] E perché detto Santi ci scrive una lettera e domandò che li sia consegnata una casa che tiene in Ponte ad Era Diamante Rinaldi, che è del comune, t’imponiamo la consegni, e quella e ogn’altra casa fussi a proposito, secondo l’obbligo fatto. [11] Vale.

393

[1] Al Conte Lodovico da Pitigliano. [2] Dicta die.

[3] Egli è stato a noi uno detto el Fracassa della Marca e espostoci come piú mesi sono vendé uno suo cavallo per prezzo di xii ducati d’oro a Marcantonio da Imola, uomo d’arme di vostra Signoria, e di questo prezzo ne ha solo auti da lui tre ducati; e il restante, come lui afferma, fa conto di non li pagare. [4] E essendo questa sua domanda giusta desiderando essere pagato, e essendo etiam detto Fracassa suto nell’ossidione di Pisa nostra lancia spezzata e ferito malamente, ci pare avere quodammodo obligo d’aiutarlo. [5] E però, stando el caso come è detto, desideriamo dalla Signoria vostra una delle dua cose: o che ’l Fracassa riabbi el suo cavallo, o che li sia pagato el prezzo; e noi ne commendereno la vostra Signoria perché ci arà fatto cosa gratissima. [6] Quae bene valeat.

394

[1] Die xxvi iunii.

[2] Dicti Domini elegerunt et deputaverunt ad serviendum in eorum Cancelleria dicti Magistratus consuetos Cancellarios etc.:

ser Octavianum Ripam

ser Lucam Ficinum

ser Augustinum Vespuccium

ser Bartolomeum Ruffinum pro toto tempore eorum offitii et cum salario consueto.

[3] Item dicti Domini deputaverunt ad serviendum ut supra et sub provisore eorum Magistratus:

Franciscum Quaratensem et cum salario consueto.

[4] Item dicti Domini deliberaverunt sub die xiii presentis mensis ut daretur decem hominibus ex castro Montis Politiani et dicti castri rebellibus decem florini auri in aurum in subventionem eorum vitae.

[5] Item deliberaverunt sub dicta die xiii dicti mensis ut mitterentur ad Iohannem Rudulfum Commissarium Cascine centum floreni auri in aurum pro facienda provisione straminis futuri anni.

[6] Item dicta die xxvi iunii deliberaverunt ut mitterentur ad Bernardum Angiolinum Commissarium Ripefracte cccc libre florentinorum parvorum pro instauratione et muragla dicti fortilitii.

[7] Item dicti Domini deliberaverunt ut solverentur Iohanni Francesco Si­monis, tamburario, xviii florini auri in aurum et librae 4 pro xiii tamburis qui empti fuerunt ab eorum provisore pro banderiis ordinum eorum militiae.

395

[1] Die xxvi iunii etc.

[2] Item dicti Domini approbaverunt pro idoneo et sufficienti fideiiussore Santis mugnai de Libbrafacta spectabilem virum Petrum Giannozi de Strozis eorum civem etc., qui se obligavit super eo quod apparet in quodam contractu rogato manu ser Octaviani Ripae eorum Cancellarii etc.

396

[1] Al Commissario generale di Cascina. [2] 27 iunii 1506.

[3] La fede delli uomini del Ponte ad Era, la povertà loro per le cose occorse e le querele ci fanno ad ogni ora del sopraccarico pare loro avere addosso, ci fanno inclinare a scriverti di nuovo in loro raccomandazione, secondo che pochi giorni sono ti si scrisse. [4] E se per alcuno modo vedessi di poterli alleggerire delle genti d’arme sono loro in casa, ci sarebbe grato. [5] Vale.

397

[1] Al Commissario di Livorno Antonio da Filicaia. [2] Die 27 iunii.

[3] L’ultima tua è de’ 20 del presente: e per rispondere alle parti contenute in essa, ti facciamo intendere come a noi pare che ricercandoti Valenzio Ramirro di salvocondotto per lui o suoi cavalli per uscirsi di Pisa, tu liene conceda, perché giudichiamo essere a proposito assai digrassarla di forze, pure che nel dare tali salvocondotti non ti abbia a fidare di loro.

[4] Quanto a’ prigioni di costí che sono in Pisa, oggi ti se n’è scritto per altra l’opinione nostra. [5] E circa l’artiglierie, si è ordinato al Covone che nel ritorno suo vegga di fare condurre costí le carra, acciò le si possino rassettare. [6] Vale.

398

[1] A el Commissario di Livorno Antonio da Filicaia. [2] Die 27 iunii.

[3] Noi abbiamo deliberato che ogni volta che li nostri uomini, cosí da Livorno come d’altronde, che sono prigioni in Pisa, de’ quali ne sarà nota inclusa in questa, fieno liberati, che in tale caso si liberino sei prigioni de’ Pisani che sono qui nelle nostre Stinche, e’ nomi de’ quali saranno ancora inclusi in questa. [4] Farai pertanto intendere in Pisa questa deliberazione, e t’ingegnerai di riscattare tutti quelli che vi si truovono presi. [5] E quando non si possa, sieno sanza manco quelli che sono in detta nota, e farai fede in quello modo potrai a’ Pisani che, subito sarà qui di tua mano la liberazione de’ nostri uomini, saranno etiam liberi e’ loro.

[6] Prigioni in Pisa da Livorno:

Niccolaio di Pezzino

Fretta d’Ugolino del Fretta

Raffaello di Peracconcio

Antonio di Pezzino

Bastiano d’Antonio

Vincente di Girolamo di Checco

Lionardo d’Antonio

Bartolomeo di Matteo.

[7] Prigioni in Pisa d’altronde:

Mazzacavallo dal Borgo

El Francia dal Borgo

Andrea da Brescia

El Tozzo da Arezzo, e altri soldati sono nelle torri per infino in xvii uomini.

[8] Prigioni pisani nelle Stinche:

Bastiano del Seppia

Simone dal Ponte ad Era

Tommeo delli Orlandi

Paolo di Giunta

Raffaello del Bizzarro

El cognato di Serafino da Cagli.

399

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] Die xxviii iunii 1506.

[3] Per questa tua ultima siamo avvisati di quello che voi disegnasti fare contro alli inimici, e come la cosa non vi riuscí. [4] E quanto all’altre parti della tua lettera contenente la mala contentezza di coteste gente d’arme e de’ capi loro, doverrai avere ricevuto la nostra di iarsera che ti significava la condotta del Signore Marcantonio essere fatta, per la quale doverrà el signore Marcantonio e la sua compagnia stare di buona voglia, perché subito aranno e’ loro danari.

[5] Quanto a’ Pisani e a’ disegni che potessino fare quando e’ non fussino piú occupati nelle ricolte, ti ricordiamo due cose: l’una, che tu t’ingegni che non possino offendere alcuno luogo o cosa nostra, l’altra, che si facci a loro quel danno si può: con tale prudenzia, nondimanco, che non si ricevessi vergogna e danno.

[6] Tu ci mandasti a questi dí una listra dove erano notati quelli che della compagnia d’Agnolone si trovavono meno alla rassegna: e perché noi li abbiamo fatti citare e e’ ne è comparsi una parte e dicono non avere mai auti danari, e noi abbiamo riscontro con quelli la listra che era qui di quelli che aveno auti danari, e troviamo che dicono el vero. [7] Pertanto, ti mandiamo incluso in questa la listra di quelli che sotto Agnolone ebbono danari, acciò che di nuovo li rassegni e vegga in fatto chi vi manca, acciò si richiegga quelli che si sono fuggiti e non li altri. [8] E di quelli che tu trovassi assenti, domanderai Agnolone se se ne sono iti con sua licenza, acciò che noi lo sappiamo e possiamo ammettere loro la scusa. [9] Ma avvertirai bene detto Agnolone, e cosí anche Sarra, a non dare licenza ad alcuno sanza tua commissione.

[10] Infra quelli che tu ci mandasti in nota comparse Giovambatista di Francesco da Pelago, e disse essere vero avere presi danari, ma, con licenza del connestabole, avere messo in scambio Domenico da Vicchio. [11] Intenderai se è vero, e avviserai.

400

[1] Ad Antonio da Filicaia Commissario a Livorno. [2] Die 2 iulii.

[3] Noi ti scrivemo addí 27 e ti demo notizia d’una deliberazione avamo fatto circa e’ prigioni pisani che noi abbiamo qui nelle Stinche. [4] E quando tu non la avessi bene intesa, ti replichiamo che noi voliamo in cambio de’ sei Pisani che sono qui, e che noi ti mandamo in listra, tutti quelli Livornesi che sono prigioni in Pisa, che sono in numero otto, come per la listra ti mandamo arai visto. [5] E di piú voliamo si riscattino tutti quelli altri che sono notati in su la listra ti mandamo; e sanza el riscatto d’essi non permettereno che si licenziassino detti sei Pisani. [6] Desideriamo bene oltr’a di questo che tu tenti se oltre a’ predetti prigioni si potessino riscattare li altri sono in Pisa. [7] Quanto che no, non voliamo manchino quelli de’ quali si fa di sopra menzione. [8] Vale.

401

[1] Al Commissario di Cascina.

[2] Li uomini del vicariato di Saminiato ci hanno fatto intendere per loro imbasciadore come sono richiesti, o da te o da Santi in tuo nome, di darli 80 opere per conto delli strami, o vero 80 lire quando non possino dare l’opere. [3] E parendo loro esserne gravati e ricorrendo a noi, ci maravigliamo di questa cosa assai, ricordandoci che Santi, secondo l’obbligo, debbe mettere l’opere da sé. [4] E però vedrai d’intenderla bene e farai in modo che Santi non sopraffaccia alcuno fuora della composizione fatta. [5] Vale.

402

[1] Die iiii iulii.

[2] Decemviri etc. servatis servandis deliberorono che si liberassino dalle prigioni pubbliche delle Stinche di Firenze l’infrascritti, cioè:

Bastiano del Seppia

Simone del Ponte ad Era

Tommeo delli Orlandi

Paolo di Giunta

Raffaello del Bizzarro

El cognato di Serafino da Cagli, tutti da Pisa, e’ quali si trovono relegati in dette Stinche ad istanzia del loro Magistrato; e vogliono che sieno subito posti in loro libertà, con questo che fra tre dí da oggi abbino sgombero el dominio fiorentino.

403

[1] Die iiii iulii 1506.

[2] Decemviri etc. deliberaverunt servatis servandis infrascriptum preceptum.

[3] Per parte de’ Magnifici Signori, Dieci di Libertà e Balía del popolo fiorentino si comanda a tutti quelli uomini che si truovono in casa Amerigo di Tibaldo de’ Rossi, luogo detto la Torre, che sieno descritti sotto le bandiere del Borgo a San Lorenzo o sotto altre bandiere della loro ordinanza, che fra dua ore da la ricevuta del presente comandamento abbino sgombero detto luogo, e dipoi fra dua dí sieno comparsi personalmente davanti al loro Magistrato sotto pena della loro indegnazione. [4] Mandantes etc.

[5] Item dicti Decem deliberaverunt infrascriptas patentes etc.

[6] Noi Dieci etc. significhiamo a voi spettabili Vicarii di Val d’Arno di sopra, di Casentino e di Mugello come, sendo noi desiderosi di evitare li scandoli e tôrre via la cagione di quelli, voliamo facciate ban­dire per tutti e’ luoghi pubblici della vostra iurisdizione, che nessuno, scritto sotto le nostre bandiere o compreso nella nostra ordinanza, ardisca o presuma andare a Valembrosa el dí della festività di San Giovanni Gualberto con alcune spezie d’arme, cosí da offendere come da difendere, sotto pena della disgrazia di questo Magistrato, con salvo che non s’intenda preiudicare a’ privilegi di chi debbe essere preposto alla guardia di detta festa. [7] Mandantes etc.

404

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] v iulii 1506.

[3] Veduto quanto ci scrivi circa e’ fanti da tenersi costà e come al Signore Marcantonio e a te pare che non vi se ne possa tenere manco di 300, abbiamo deliberato mandarti la paga di detti 300, quanto prima fare si potrà, che si espedirà per tutto dí domane. [4] E tu ordinerai a Sarra e Agnolo che fermino quelli che hanno a rimanere e li altri licenzino; e fara’ne fermare o 150 per ciascuno, come tu scrivi, o vero quando ti paressi piú a proposito ne lascierai a Sarra 200 e ad Agnolone cento; e noi c’incliniamo e abbiamo pensato a questo, veduta la obbedienza di quelli di Sarra e la disubbidienza di quelli d’Agnolo: nondimanco, la rimettiamo in te. [5] E questa lettera ti si scrive indreto per il presente latore, acciò possa fermare subito quelli fanti che hanno a rimanere e licenziare li altri. [6] E arai soprattutto cura che non fermino fante veruno che non sia in su la lista delle loro bandiere. [7] Vale.

405

[1] Al Capitano del Borgo a San Sipolcro Iacopo Gianfigliazzi. [2] Die v iulii 1506.

[3] E’ ti debbe essere noto come ne’ prossimi tempi da certi famigli di messer Renzo da Roma, gentile uomo di Muzio Colonna, furono morti dua contadini di costí, donde ne seguí che si arrestorno tutte le robe di detto messer Renzo. [4] Dipoi si licenziorno, e sodò per la valuta d’esse messer Mastino Capitani e el Conte di costí, confessando tenere detta valuta a stanza nostra. [5] E perché al presente cotesti Magnifici Conservadori ci ricercono che detti mallevadori sieno disobblighi, vorremo da l’un canto compiacerli, da l’altro non vorremo che padri, o frategli, o parenti de’ morti si potessino querelare di noi. [6] Pertanto farai di avere da te e’ parenti di detti morti e intenderai da loro quello che desiderassino in questa materia, e dello animo loro ci darai risposta. [7] E a’ Conservadori dirai per nostra parte che aúto in questo caso quelle debite considerazioni che si convengono, siamo per compiacerli in ogni modo. [8] Vale.

406

[1] Conservatoribus Populi et Vexillifero Iustitiae terrae Burgi Sancti Sepolcri.

[2] Prudentes viri, per la vostra de’ dua dí del presente siamo avvisati del desiderio vostro, e sanza dubbio siamo, come sempre fumo, desiderosi farvi cosa grata, come da el Capitano nostro sarete ragguagliati, al quale di questa materia si scrive appieno. [3] Valete.

407

[1] A Giovambatista Bartoli Vicario e Commissario di Castracaro. [2] Die vi iulii 1506.

[3] Per le tue de’ iiii e v del presente siamo avvisati come procedono le cose costà e massime quelle di Furlí, sendo rientrati e’ Morattini e contro alla voglia del Governatore. [4] Commendiamoti assai della diligenzia che tu hai usata in darcene avviso. [5] E perché le sono cose di momento, voliamo stia vigilante per intenderle e sempre che le faccino alcuna innovazione ce ne dia continuamente avviso. [6] E quanto si aspetta a noi, penseremo di fare costí nel dominio nostro e in favore delle nostre qualche provedimento, di che sarai raggualiato alla giornata. [7] Vale.

408

[1] Ad eundem. [2] Die vii iulii.

[3] Per questa tua ultima, data addí 5 ad una ora di notte, restiamo avvisati come sono poi seguite le cose di costà e di quanto ti ricercheno quelli commissarii del Papa che sono a Cesena. [4] Delli avvisi ti commendiamo assai e ti confortiamo a seguire nel medesimo ofizio, e quando intendi cosa alcuna di momento ce ne avviserai. [5] Quanto a e’ dugento fanti, altra volta ti si scrisse che tu permettessi che chi è al governo per il Papa in quelle terre potessi soldare in nome della Chiesa e in sul nostro quanti fanti volessi. [6] E però farai intendere per uomo a bocca a chi ti ha scritto, come da te, che avendo tu aúto commissione da noi di favorire le cose del Pontefice, sei contento che mandino a soldare quanti uomini voglino in sul dominio nostro, o veramente li mandino a chiamare per via di amicizie o parentado, e che tu sarai contentissimo dare loro licenza che vadino. [7] E fatta questa risposta, ne lascerai poi deliberare a loro e attenderai a darci avviso. [8] Vale.

409

[1] Al Commissario di Cascina Giovanni Ridolfi. [2] Die vii iulii 1506.

[3] Messer Bandino ci ha fatto intendere come tu non li hai voluto pagare tre suoi balestrieri, alcuni di loro malati e alcuni prigioni, e come sempre per lo addreto si è consueto pagarli. [4] E perché noi stimiamo assai messer Bandino per le sua virtú, non voliamo in alcun modo che sia usato verso di lui termini inconsueti e che si cominci da lui a fare usanze nuove. [5] Pertanto, ripenserai bene a questa cosa e vedrai di satisfarlo dello onesto.

[6] Li uomini del Ponte ad Era sono di nuovo tornati a noi e quasi con le ginocchia in terra dolutosi di tre cose e domandatone aiuto: la prima, che hanno piú gente d’arme in casa che per loro non si può sostenere; la seconda, che quelli, oltre allo essere assai, occupono piú case che a loro non si conviene; la terza, che si portono stranamente con loro. [7] E considerato le querele loro e la fede con che si sono sempre mantenuti, ce ne viene compassione e fa che noi desiderremo che fussino compiaciuti, e quando ci sia via da alleggerirli di gente d’arme, non ci potrebbe essere piú grato. [8] E vorremo che tu pigliassi tempo ad andare infino al Ponte ad Era e vedessi in viso queste loro querele e dipoi vi rimediassi; e ad ogni modo, quando altro non si possa loro fare, voliamo che tu restringa quelle genti d’arme in meno case, tale che alli uomini ne rimanga piú ad abitare non ne hanno al presente, e che tu dipoi ammunisca dette genti d’arme a portarsi in modo che paia che sieno venuti là per defendere li uomini nostri e non per saccheggiarli.

[9] Gnagni di Picone, che si truova con 50 compagni connestabole in Libbrafatta, ci ha fatto piú volte intendere come sta in quello luogo male volentieri e per ultimo ci ha scritto che vuole in ogni modo essere scambiato. [10] E avendo inteso come lui e Bernardino da Carrara non convengono insieme, ci pare, quando e’ volessi starvi, da cambiarlo. [11] E però t’imponiamo elegga uno di cotesti connestaboli consueti a stare in cotesta guardia con quaranta compagni e non piú, e tôrrallo de’ piú fidati vi sia e lo manderai con la sua compagnia in Libbrafatta; e trarrai di Libbrafatta alla giunta di detto connestabole che tu vi manderai, Gnagni di Picone detto, el quale con 40 compagni e non piú, lo metterai in quello luogo donde tu arai tratto quello connestabole che tu vi arai mandato; e fatta questa permuta ci avviserai di chi.

[12] Nello scrivere a Libbrafatta ricorderai sempre a quello Commissario che abbi buona cura alla Torre di Petroio, che ’ nimici o di fur-to o in qualche altro modo non se ne insignorissino, perché da uomini pratichi la ci è fatto intendere quella torre essere d’importanza grandissima.

[13] Da qualche soldato e altro che viene di costí da Cascina ci è fatto intendere come cotesti che fanno el pane, lo fanno alla valuta di 50 soldi lo staio del grano, la quale cosa, sendo vera, ci dispiacerebbe assai, perché desiderremo che ’ soldati nostri non fussino assassinati. [14] Però attenderai a questa cosa e farai che si venda a ragione di 6 o 8 soldi lo staio piú che non vale e non piú. [15] E in questo userai diligenza.

[16] Ieri non si posserno espedire e’ danari de’ fanti, come ti si scrisse. [17] Espedirannosi questa sera e domattina si partirà el cavallaro con essi a grande ora: fara’lo intendere loro.

410

[1] Ad Agnolo da Castiglione.

[2] Poiché tu sei partito da Cascina, non voliamo che tu rifaccia altrimenti la compagnia, e però licenzierai li uomini avessi comandati e subito ti transferirai qui da noi personalmente. [3] Vale.

411

[1] Al Vicario di Ripomarancie Galeazzo Alemanni. [2] Die vii iulii 1506.

[3] Apportatore di questa sarà uno chiamato el Fracassa, suto nostra lancia spezzata a piè, quando anno si andò a campo a Pisa. [4] Intenderai da lui certo suo caso, dipoi li farai ogni favore ragionevole, perché riabbi le cose che re vera fussin sua.

412

[1] Al Commissario di Libbrafatta. [2] Die vii iulii 1506.

[3] Poi che tu ci scrivesti piú tue, sarà comparso l’apportatore de’ danari che ti si mandorno per la muraglia, e’ quali tu attenderai a spendere piú ad utile di comune puoi.

[4] Avendo inteso come cotesti soldati si dolgono delle farine che si vendono costí come care rispetto al pregio del grano, ci pare da provedervi. [5] E però venderai da qui innanzi lo staio delle farine 35 soldi e non piú, e a chi lo torrà da te per farne pane, ordinerai che venda el pane a pregio ragionevole e corrispondente al prezzo delle farine. [6] E arai sempre avvertenza che ti rimanga costí tante farine, che ad un punto preso non se ne abbi a patire.

[7] Oltre a di questo, perché e’ ci è ricordato che si debba avere cura alla Torre del Petroio come cosa importante, ti avvertiamo a tenervi sempre tale cura, che non se ne abbi da dubitare. [8] Vale.

413

[1] A Giuliano del Caccia Commissario Rasignani. [2] Die viii.

[3] E’ ci è suta fatta querela, e non piccola, di Musacchino e della sua compagnia, facciendoci intendere come e’ toglie de’ grani e altre robe a cotesti nostri uomini, e che, non li bastando questo, e’ si porta in modo che le donne loro non sono secure; le quali cose, quando fussino vere, ci dispiacerebbono assai. [4] E perché noi desideriamo intenderne la verità, ci darai piena notizia della vita e modi suoi e de’ suoi compagni, e ci significherai quali portamenti sieno e’ loro e che danni sono questi che costoro dicono; e ce ne farai sí fedele relazione, che ’l carico che ora è di Musacchino non diventi tuo. [5] Vale.

414

[1] Al Commissario di Cascina [2] viii iulii.

[3] Noi abbiamo esaminata quella nota che tu ci mandasti de’ comuni tassati in strame e in danari. [4] E perché tu intenda meglio el progresso di questa cosa e dove noi ci tegnamo carichi da Santi, hai ad intendere che li è vera cosa che nel contratto noi abbiamo conceduto a Santi, oltre alle 8 lire per cavallo, tutte le tasse delli strami in che è consueto tassarsi Cascina, Vico e parte del vicariato di Saminiato. [5] Ma nel praticare con Santi questo accordo, e ragionando seco quello gittavono queste tasse, lui disse che non le ascendevono alla somma di secentomila libbre, e con questa opinione, credendo alle sue parole si concluse lo accordo. [6] Ma veduto per la tua nota come dette tasse aggiungano ad uno milione di strami, ne restiamo con dispiacere; e parendoci essere sopraffatti, desideriamo correggere questa cosa e vorremo che tu la conducessi tu, acciò Santi non avessi a venire qui e perdere tempo. [7] E el modo ci pare a fare questo: che tu abbi a te detto Santi e monstrilli dove la cosa si truovi, e che li è bene, per non avere a rivangare questa con l’Ofizio nostro, che lui si pigli in conto tutto quello strame che montano le tasse, secondo la listra da secentomila in su, e valutato detto strame se ne sgravi per quanto getta detta valuta quelli comuni del vicariato di Lari che sono tassati in danari e che sono piú per patire per li alloggiamenti delle gente d’armi; e’ quali comuni tassati in danari sono suti consegnati in conto a detto Santi, come ti è noto. [8] E t’ingegnerai in ogni modo ridurlo a quanto di sopra ti si dice; e quando non ti riuscissi, e non s’impedendo molto l’opera di detti strami, farai venire qui Santi per uno dí o dua. [9] Vale.

415

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] viiii.

[3] Noi abbiamo ricevuto la tua lettera di ieri e inteso come e’ fanti di Sarra non avevono aúto pazienza aspettare e’ danari. [4] E perché el fante di Sarra che portò la lettera referisce come, avendo trovati e’ danari tra via, Sarra ne aveva rivolti in costà piú di 150, e che era in poste ito dreto a molti altri che avevono fatto altra via, ci è parso significarti per questa come noi siamo contenti dia danari a tutti quelli fanti di Sarra fussino ritornati costà, tenendo el modo che ti fu scritto dal depositario de’ Signori; e a Sarra darai la sua provisione e li metterai al governo suo come li ha auti infino a qui. [5] E perché tu non manchi di avere una testa di provigionati, si è ordinato di mandare oggi le paghe a’ fanti di Don Michele, de’ quali ti potrai valere insieme con quelli che saranno rimasti a Sarra per tenere e’ nimici. [6] Vale.

416

[1] Al Podestà di Peccioli Piero di Niccolò Masini e di Palaia Chiarissimo di Francesco Chiarissimi eiusdem exempli. [2] Die viiii iulii.

[3] Egli è stato a noi el Conte Iacopo da Vernia e dice come li contadini che lavorono le possessioni che lui, suo fratello e nipoti ha costí nella tua iurisdizione, per non participare delli utili e delli onori di cotesto comune non debbono etiam concorrere alle fazioni e alli carichi; allegono ancora certa loro esenzione. [4] E richiedendoci di aiuto e parendoci ragionevole la loro domanda, voliamo non li gravi a dette fazioni, ma voliamo nondimanco che, tenendosi gravati cotesti uomini di questa deliberazione, tu ordini che dua di cotesti uomini venghino qui informati bene delle loro ragioni, e dall’altra parte comanderai ad uno o dua di quelli contadini di detti Conti che venghino ancora loro qui, acciò che, udito l’uno e l’altro, possiamo meglio giudicarne. [5] Vale.

417

[1] A Lorenzo Dietisalvi Vicario di Pescia. [2] Die x iulii.

[3] Lascierai passare liberamente per il dominio nostro e venire alla volta di qui di Firenze 4 forzieri pieni d’arnesi e robe per suo uso che sono di messer Piero Rimirro, spagnolo, che stette già in Pisa; e vengono di verso Lucca e sono diritti a Sancio di Miranda che si truova qui. [4] Vale.

418

[1] Al Signore Muzio Colonna. [2] xi iulii.

[3] Sendo la vostra Magnificenzia alloggiata con le sue genti in Ponte ad Era e sappiendo quanto la sia per fare riguardare e’ nostri cittadini e sudditi, siamo certi che sanza nostra lettera qualunque la ricercassi dello onesto ne sarebbe compiaciuto. [4] Tamen, per satisfare ad alcuno nostro che ne ha pregato, confortiamo Quella in quanto le sia possibile restringa le sue genti d’arme e lasci alli abitanti del luogo e in specie a’ nostri cittadini piú abitazioni libere che si può. [5] E ha ad intendere vostra Magnificenzia che in tutta cotesta provincia non abbiamo uomini che ci sieno piú a cuore, né piú grati che cotesti. [6] Vale.

419

[1] A Musacchino. [2] Die xiiii iulii 1506.

[3] Avendo da uno mese in qua udito assai querele de’ tuoi uomini e quanto disonestamente e’ si portono con cotesti nostri, non te ne abbiamo prima fatto intendere cosa veruna, perché non lo potevamo credere. [4] Ma, avendone auti nuovi riscontri, ne siamo diventati piú che certi: in modo che questo Magistrato ne ha presa grande ammirazione, perché stimava avere un soldato che, cosí come era temuto da’ nimici, fussi amato da’ sudditi nostri. [5] E avendo inteso come e’ tuoi soldati hanno tolto e’ grani a’ nostri uomini e forzato loro le donne e minacciatogli di peggio se si venissino a dolere, non sappiamo donde questo caso si nasca, veggiendoti avere mutato natura. [6] Pertanto, noi t’imponiamo ordini che a’ nostri uomini sieno renduti e’ grani loro e ogni altra cosa fussi loro suta tolta; e appresso faccia che le donne loro sieno riguardate; altrimenti noi saremo forzati a non tenere quel conto di te che se ne è tenuto infino a qui, e converrebbeci mostrarti che ci dispiacessi: [7] E faremolo, quando tu non mostri a cotesti nostri uomini essere messo costí da noi per defenderli e non per predarli.

420

[1] A Giuliano del Caccia. [2] xiiii iulii 1506.

[3] Noi scriviamo a Musacchino ammunendolo a fare buoni portamenti e a correggere e’ suoi uomini, in modo che ’ nostri non si ab­bino a dolere di lui. [4] Potrai darli o farli dare la lettera, come a te parrà, e dipoi li potrai dire come noi ti accusiamo di negligenzia, non ci avendo mai scritto de’ portamenti suoi; e che per lo avvenire, quando e’ non si portassi bene, saresti forzato a scrivercelo per non fare la colpa d’altri tua. [5] E con simile parole lo ammunirai a fare buoni portamenti e, seguendo il contrario, ce ne avviserai. [6] Vale.

421

[1] Al Capitano di Barga Berto di Matteo Carnesecchi. [2] Dicta die.

[3] Perché noi abbiamo inteso come una delle parte di Castelnuovo di Garfagnana che è suta cacciata si è ridotta costí nel Barghigiano, e giudicando che soprastandovi la potessi fare qualche scandolo, voliamo che, subito dopo la ricevuta di questa, tu faccia che detti fuoriusciti scomberino tutta la tua iurisdizione; e se vogliono passare di qua piú drento nel nostro, ne siamo contenti, pure che una volta non stieno né in Barga né nel Barghigiano. [4] E in questo userai diligenzia e avviserai del seguíto. [5] Vale.

422

[1] Al Commissario di Cascina Giovanni Ridolfi. [2] Die xvi iulii 1506.

[3] Questa mattina si sono ricevute tue lettere di ieri e restiamo avvisati, intra le altre cose, della presa di Bartolomeo del Birano e di quello che da lui hai inteso delle cose di Pisa. [4] Intendiamo, in secundo luogo, quanto scrivi di Carlo da Cremona, e quello desiderrebbe avendo a transferirsi a Libbrafatta. [5] E perché infra le altre cose e’ chiede tempo uno mese, e essendo noi in su la paga, deliberamo che a Libbrafatta si mandassi la paga secondo la consuetudine, e a quelli connestaboli vi sono. [6] E in questo mezzo dipoi pensereno di ordinarci a mandarvi in cambio di Gnagni, o Carlo, o altri chi meglio ci parrà. [7] E detta paga, se non la porterà lo apportatore presente, si manderà domani in ogni modo.

[8] Bernardino da Carrara, connestabole in Libbrafatta, ci fa intendere come e’ Lucchesi hanno dato bando a lui e 15 suoi compagni, e messo a lui di taglia 300 ducati, e a’ compagni 50 per uno; e come, tornando Bernardo Salviati, uno de’ compagni di Bernardino, a Libbrafatta, nel passare da Lucca fu per essere morto, e per campare ebbe a fuggirsi in giubbone. [9] Desidera el Commissario intendere da noi come si abbi a governare co’ Lucchesi, e cosí Bernardino. [10] E l’uno e l’altro ci ha scritto di questa materia, la quale, avendola noi bene esaminata, non ci pare né da smaltirla cosí de facili, né etiam da movere guerra per questo apertamente a’ Lucchesi, ma da pigliare una via di mezzo, quale è che Bernardino faccia lui come offeso da’ Lucchesi, e che ci si asconda el nome e consenso nostro el piú si può. [11] E per questo non ci è parso di rispondere loro per lettere nostre, acciò che, capitando male, non ci scoprissino, ma di dare commissione a te che per nostra parte e a bocca, per uomo discreto e fidato, facci intendere a quel Commissario e a Bernardino come noi siamo contenti che Bernardino, con quelle forze che può trarre di Libbrafatta, apposti di fare a’ Lucchesi qualche danno – e quanto fussi maggiore tanto ci parrebbe meglio –, o di pigliare di loro qualche buono prigione, o di predare qualche cosa di pregio. [12] E perché ce ne avessi migliore commodità, ci pare che nel mandare la paga a Libbrafatta tu mandi con quella buona scorta di fanti, e ordinerai che ne rimanga là qualche decina per servire a Bernardino in questa fazione e che si possin nascondere sotto la sua compagnia. [13] Tu hai inteso lo animo nostro: avvertirai ora quel Commessario e Bernardino come ti parrà, e solo ti ricordiamo che ogni cosa che si abbi a fare, si faccia sotto nome di Bernardino e della compagnia sua. [14] E a loro non si scrive altro per la alligata, salvo che a te si è dato commissione come si abbino a governare, e tu lo farai loro intendere.

[15] Noi intendiamo per via di Livorno come uno Giovanni di Guernieri da Lari che sta in Lucca, il giorno avanti che messer Bandino facessi quella cavalcata in Val di Serchio, disse ad uno suo amico: «domattina saranno 100 cavalli leggieri di Cascina in Libbrafatta», e dipoi el giorno seguente disse a quel medesimo amico: «e’ cavalli vennono e ècci nuova che sono stati per rimanere». [16] Questa notizia ci è data per farci intendere come le cose si sanno in Pisa, quando costí si pensono. [17] E noi ne scriviamo a te, a ciò vegga se li è possibile che le si tenghino segrete, perché quando le si governino come le debbino, è necessario le ridichino, o e’ capi, o qualche altro instrumento che si truova al secreto. [18] Ara’ci avertenza, perché simil cose da sapersi o no rilievono da el dare ad altrui vinta o perduta una impresa.

[19] E’ ti si scripse per una lettera particulare come el Covone se ne andrebbe a Vada, e quivi aspetterebbe li mandassi le carra per condurle a Livorno. [20] Ricordiamoti di nuovo ordini di mandarvele, e a lui scriverrai quello che tu credi potere fare, a ciò che lui sappia quanto abbia a soprastare quivi.

[21] Noi non sappiamo di chi Bartolomeo del Birano sia prigione, né che animo sia quello di chi lo ha preso. [22] Nondimanco, quando con satisfazione di chi egli è in mano si potessi averlo qui, ci sarebbe grato. [23] Vale.

423

[1] A Giuliano del Caccia a Rasignano. [2] Die xvi iulii.

[3] Noi abbiamo inteso quello che tu ci avvisi delli non buoni portamenti di quelli uomini e, esaminato tutto, ci pare che sia bene che ’ bandi si osservino; e del resto si rimette in te come in uomo discreto e prudente. [4] Ricorderenti solo questo: che ci pare da fare distinzione da quelli che avessino errato per timore, a quelli che avessino errato per malizia. [5] Vale.

424

[1] A el Vicario di Pescia. [2] xvi iulii.

[3] Ancora che noi siamo certi che per la tua prudenzia consideri come, avendo fatto e’ nimici le loro ricolte e essendo disobblighi, e’ possono ogni dí correre in cotesta valle, e che per questo tu debbi fare stare gli uomini in ordine da potere essere presti a reprimerli; tamen per lo obbligo nostro ci è parso ricordartelo, intendendo massime come piú dí è che loro hanno aúto in disegno fare costà una scorreria, e solo è restato per qualche loro differenzia. [4] E perché ogni dí la potrebbe essere composta, ti avvertiamo a tenere preste le genti del Signore Luca. [5] E cosí avvertirai messer Giliberto a tenere a di presso le sua bandiere e ’ suoi uomini, per potere in uno subito muoversi e essere presti dove sentissino essere el nimico. [6] Userai diligenzia in questa cosa, perché importa. [7] Vale.

425

[1] Al Capitano di Castracaro. [2] xvi.

[3] E’ non ti si risponderà altrimenti a’ particulari di questa tua ultima lettera, dovendo partire di corto per costà Piero Francesco Tosinghi, che va Commissario di cotesta provincia; diremoti solo circa Matteo del Faccenda, che tu proibisca a lui e ad ogni altro alterare alcuna cosa contro alla voglia delli agenti del Papa. [4] Vale.

426

[1] A Bernardo Angiolini Commissario in Libbrafatta. [2] Die xvi iulii.

[3] L’ultima tua è de’ xiiii dí e, per contenersi in essa piú avvisi, non richiede altra risposta, salvo che commendarti della muraglia e d’ogni altra cosa da te costà operata. [4] E quanto alle altre cose, si è scritto e dato ordine a Giovanni Ridolfi Commissario generale, che scriva a te e a Bernardino da Carrara, come vi abbiate a governare; e per questo non si risponde a Bernardino altrimenti, al quale potrai comunicare la presente. [5] Vale.

427

[1] Al Commissario di Livorno [2] Die xvi iulii.

[3] Noi abbiamo differito qualche dí lo scriverti per non essere occorso cosa da dartene avviso, né etiam per la presente abbiamo che dirti; ma solo ti scriverreno per buono uso, avendo massime da ieri in qua ricevute due tua de’ x e xiii di questo, le quali, per essere responsive e contenersi in quelle avvisi, non ci danno materia di scriverti molto.

[4] El Covone proveditore ci scrive essere stato a Cascina e non avere fatto cosa veruna circa le carra, e che se ne andrebbe a Vada e quivi aspetterebbe 8 o 10 dí, e che si scrivessi a Cascina a quello Commissario ve le mandassi. [5] Abbiamogli scritto e sollecitato, e tu dirai al Covone, quando sia costí, che, transferito che si sarà a Vada, lo solleciti con le lettere perché infra li altri desideri abbiamo, questo è uno, che coteste carra vi si conduchino.

[6] Noi facemo già fare costí certe scafe per servircene a nostro proposito; avvisaci se le sono salve e se le sono ridotte in luogo da non ire male, come si ordinò; e cosí ci avviserai se il legname che avanzò è in essere, perché sono certe cose che a’ tempi non si possono comperare per prezzo veruno, e però è bene mantenerle. [7] Vale.

428

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] Dicta die.

[3] Per altra ti si è scritto a lungo quanto ci occorreva; per la presente ti significhiamo come, sendo venuto el tempo che noi dobbiamo richiedere dell’anno del beneplacito, secondo la forma della condotta, el Conte Lodovico da Pitigliano e il Signore Muzio Colonna, voliamo abbi a te l’uno e l’altro: e li ricercherai e richiederai per nostra parte di detto beneplacito, e ne trarrai instrumento. [4] Farai ancora la medesima richiesta a Pagolo da Parrano, perché è venuto el tempo del beneplacito de’ sei mesi.

429

[1] Al Commissario di Pistoia. [2] Die 17 iulii.

[3] El Signore di Piombino ci ha fatto intendere come e’ desidera stare qualche dí per curarsi in cotesta città. [4] E perché noi siamo desiderosi per l’antica benivolenzia tenuta seco di compiacerlo, voliamo che, oltre al riceverlo costí amorevolmente, tu li ordini uno alloggiamento quale meritono le qualità sua, o in uno di cotesti luoghi pii, o in altro luogo dove ti parrà, pure che li stia secondo le qualità sua. [5] E arrivato che fia, che potrebbe arrivare domattina, lo viciterai per nostra parte e usera’lli quelle amorevoli parole che ti parranno convenienti. [6] Vale.

430

[1] A Lorenzo di messer Dietisalvi a Pescia. [2] xvii iulii.

[3] Noi ti scrivemo ieri come, per la notizia si aveva che ’ Pisani volevono cavalcare in Val di Nievole, era necessario che tu tenessi pre­parata cotesta valle e riducessi insieme le genti del Signore Luca, acciò che unitamente si possino defendere da e’ nimici; abbiamo dipoi inteso per lettere di Cascina come, avendo sentito trarre ier mattina Montecarlo, si persuada e’ nimici aver fatta cavalcata in costà, donde noi aspettiamo d’intendere da te el particulare. [4] E di nuovo t’imponiamo riunisca coteste genti e tenga in ordine la valle a potere reprimere detti inimici. [5] E perché le cavalcate di detti inimici vengono costà el piú delle volte impreviste, e son prima di ritorno che voi costí possiate essere ad ordine, ci pare a proposito che, quando questo accaggia, tu ordini a el Signore Luca e a messer Giliberto che, con tutte le loro genti e con tutta l’ordinanza di cotesta valle, vadino dreto al nimico, etiam in su el terreno d’altri, e possendo recuperare la preda, lo faccino; e quanto che no predino uomini e bestie quante piú possino di coloro che a li nimici avessin dato su per il terreno loro passo e vettovaglia. [6] E in questa commissione arai cura a dua cose principali: la prima, che tale incursione si faccia subito dreto alla preda che facessino i nimici e non altrimenti, acciò che ’ nostri paino provocati e con questa provocazione si possa escusarla; l’altra, che e’ nostri vadino sí cauti e con tale ordine, che mentre si disegna vendicarsi e’ non si raddoppiassi la vergogna. [7] E terrai questa commissione in te e la conferirai solo al Signore Luca e a messer Giliberto, imponendo loro non ne parlino ad alcuno, e dira’lo loro come da te, acciò che possino, sapiendo quello hanno a fare, meglio consigliarsi in sul fatto. [8] Bene vale.

431

[1] Al Commissario di Cascina Giovanni Ridolfi. [2] Dicta die xvii.

[3] Questo dí è comparsa la tua de’ 16 del presente: e quanto a Santi non aviamo che dirti altro; e cosí circa a Marcantonio, salvo che aviamo ricevuta la listra delli uomini d’arme; e quanto a’ falconetti per altra te ne scriveremo.

[4] Noi non intendemo prima che ieri per uno che venne da Pescia, come le gente del Signore Luca erano alle stanze, e subito si è ordinato di rimetterle insieme. [5] E stiamo con desiderio per intendere quello abbi partorito quello poco della cavalcata che tu scrivi e’ Pisani dovere avere fatta in Val di Nievole. [6] Piaceci nondimanco che tu sia d’animo, quando e’ Pisani ci abbino fatto alcuno danno, di farne portare le pene a chi dà loro passo, ricetto e vettovaglia. [7] Poiché non si può essere a tempo ad ovviarli, ricordiamoti a governare la cosa in modo che prima si vada al securo, dipoi che la paia vendetta e non iniuria, e appresso che la commissione non nasca di qua.

[8] Commendiamoti delli avvisi ci dai di Pisa. [9] Né per questa ci occorre altro, salvo che, sendo malato Lorenzo di Giovanni da la Scarperia in modo che non possa servire, li darai licenza. [10] Vale.

432

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] Addí xx di luglio 1506.

[3] Per rispondere a le tue ultime lettere venute infino a questo dí, ci occorre farti intendere, quanto al Signore Muzio – el quale, secondo scrivi, desidera avanti che si oblighi essere certo di potere transferirsi a casa per dua mesi, quando le gente fussino ite alle stanze –, come noi non possiamo prometterliene, e quando potessimo non lo prometteremo, perché e’ potrebbe essere che in quelli tempi noi avessimo a richiamare chi avessi aúto licenza, non che a darla a chi fussi in su·lluogo. [4] Pertanto, farai intendere a sua Magnificenzia come noi non siamo per prometterliene in alcuno modo. [5] Fara’le bene intendere che se a quel tempo l’ordine delle cose che succederanno sia in tale essere che l’assenzia sua non ci offenda, saremo sempre per compiacerlo e ne saremo liberali a lui come siamo suti alli altri condottieri nostri, e’ quali delle cose oneste e sanza altro obligo parteculare abbiamo compiaciuti. [6] Né le virtú sua, né l’affezione li portiamo meritano li speri manco da noi che si abbino aúto li altri che hanno servito questa città.

[7] Darai licenza al Zitolo per dua o 3 dí per venire qua, con ordine lasci uno in suo luogo sufficiente.

[8] Farai intendere al Signore Muzio come noi abbiamo disobblighi quelli mallevadori che promessono al Borgo a San Sepolcro per messer Renzo romano suo gentile uomo; e che per questo e’ può licenziare, e siamo contenti che licenzii tutte le robe che lui avessi in mano di detto messer Renzo, e consegnile a lui o a questo suo mandato, come li parrà.

[9] Postscripta. [10] E’ sono stati a noi dua scafaioli, e desiderrebbono possere racconciare le scafe che sostengono el ponte che è in su l’Arno presso a Vico, affermando, quando non si assettino, sieno per andarsene in fondo, e come ogni anno in questi tempi che sono l’acque basse, e’ si è permesso che dette scafe si possino rassettare. [11] Pertanto, udirai quello che dicono e serverai loro la consuetudine secondo la necessità di dette scafe e delle genti che sono costà. [12] Vale.

433

[1] A Lorenzo di messer Dietisalvi a Pescia. [2] Die xxi iulii.

[3] Ancora che piú lettere ti si sia scritte di questa materia, cioè come e’ s’intende che ’ Pisani cercono di correre in cotesta valle, e che per questo noi crediamo che tu stia preparato e tenga coteste genti d’arme in lato, che ad un tratto possino essere insieme, nondimanco, intendendo noi di nuovo questo loro medesimo disegno, conviene che noi ne dubitiamo. [4] E dubitandone te ne facciamo di nuovo avvertito, acciò che tu seguiti in tenere bene ordinate coteste genti. [5] E perché egli è stato a noi ambasciadori costí di Pescia, dolendosi come tu vuoi mettere tutte le gente d’arme loro addosso, dicendo averne commissione da noi, ti ricordiamo come tale commissione non ti si dette, ma ti si disse le mettessi fra Pescia e el Borgo a Buggiano, come meglio ti paressi, pure che le stesseno in lato che in uno subito potessino essere insieme. [6] Ulterius, perché tu ci scrivi aver voluto che cotesti uomini ritenghino costí 40 uomini per bandiera e dieno loro le spese, non ci pare a nessun modo che tu li gravi d’una simile cosa, perché a noi basta. [7] E cosí, per securtà della valle, crediamo che basti che tu facci mettere cenni che ragunino li uomini qualunque volta fussi scoperto el nimico; e se non si possino ragunare tutti, si ragunino quelli che sono ne’ luoghi piú commodi. [8] Ricordiamoti ancora avere a memoria quello per la nostra de’ xvii del presente, circa el seguitare la preda etiam in su e’ terreni d’altri; e non potendo valersi contro al nimico, farai che ’ nostri si vaglino in tutti quelli modi potranno contro a chi arà dato loro passo e fatto spalle a rubarli. [9] Bene vale.

434

[1] Commissario Cascinae. [2] Die xxii iulii 1506.

[3] Per la inclusa copia tu intenderai come Gnagni di Picone si sia portato e porti con el Commissario di Libbrafatta in modo che noi stiamo in gelosia di non essere a tempo a remediare a quelli inconvenienti che ne potrebbono nascere. [4] E li rimedi ci paiono questi: che ad ogni modo Gnagni di Piccone si tragga subito di Libbrafatta con la sua compagnia e là si mandi Carlo da Cremona con 50 fanti o con quelli piú che fussino a ragguaglio della condotta di Gnagni. [5] E la paga che ti si è mandata per Gnagni, la darai a detto Carlo; e nel mandare a Libbrafatta Carlo, e nel trarne Gnagni, userai termini che Gnagni non abbi ad essere cavato per sospetto, ma per permutarlo da Libbrafatta a costí, come piú volte lui ne ha ricerco; e giunto che sarà costí, li dirai che venga al nostro Magistrato, perché voliamo informazione da lui delle cose di là. [6] Tu se’ prudente e secondo la tua solita prudenzia la governerai; e benché tu ci scrivessi già come Carlo non poteva prima che dopo uno mese andare in Libbrafatta, non possiamo credere che stringnendolo tu, e mostrandoli la necessità della sua andata, e’ non consenta a farlo; e tu non ne lascierai a fare nulla, perché sommamente noi lo desideriamo in quello luogo. [7] Pure, quando lui stessi ostinato, il che noi non crediamo, ne lasceremo al tutto la cura a te di provedervi d’un altro, pure che tu vi provegga presto. [8] E soprattutto arai questa cura di diminuire piú presto che accrescere spesa. [9] Vale.

435

[1] Al Capitano di Cortona Giuliano Salviati. [2] xxii iulii.

[3] Avendoci fatto intendere per il suo cancellieri el Signore Iacopo come egli ha ordine a rassegnarsi, voliamo darne questa cura a te, e però t’imponiamo lo facci scrivere di nuovo da’ tuo’ ofiziali, scrivendoli per peli e segni. [4] E a te non parrà grave in su la mostra transferirti per vedere la qualità delle sue genti e de’ sua cavalli; e di tale scrittura fatta ci manderai subito fede. [5] E quanto a el resto della sua prestanza, come al suo cancelliere si è detto, se li annoverrà subito. [6] Vale.

436

[1] A Bernardo Angiolini. [2] xxii iulii.

[3] A la tua lettera de’ 20 e a quello che Bernardo Salviati ci ha per tua parte esposto non si replica altro, perché di tutto si è scritto a Giovanni Ridolfi e lui ti avviserà di quanto occorre.

[4] Le farine che tu hai costí, sendo buone e da durare, le manterrai; quando che le si guastassino, le finirai costí giorno per giorno a pregio ragionevole; e da’ avviso dí per dí di quello che fai, cioè di quella che ti truovi e di quella arai finita, e a che pregio.

437

[1] A el Vicario di Lari [2] Dicta die.

[3] Mona Dianora, donna che fu di Giovanni del Romanello, ha certi beni a Soiana, le ricolte de’ quali le sono occupate da’ soldati e da’ contadini, come da lei, o da chi verrà costí per lei, intenderai. [4] Voliamo la favorisca che la possa riporla, quando intenda che l’abbi ragione; e se alcuno si tenessi gravato di questa lettera, lo farai comparire al magistrato nostro.

438

[1] A Girolamo Berlinghieri a Vico. [2] Die 23 iulii.

[3] Egli è stato a noi Pier Francesco de’ Medici e ci fa intendere come per ordine tuo Santi da Libbrafatta li vuole occupare, o vero li ha occupato, una casa che lui si vuole serbare per abitare, e ch’è molto contento di 4 case che lui ha costí concederne dua a Santi, che le usi per il pubblico. [4] Pertanto noi t’imponiamo li scomberi o vero facci scomberare subito detta casa, e farai mettere li strami del comune in quelle case che da e’ fattori di Pier Francesco ti saranno consegnate, e non altrove. [5] Duolsi ancora che tu hai toltoli dalla sua cascina certa quantità di fieni e ripostogli per tuo uso, il che, quando fussi vero, ci darebbe dispiacere, e però ordinerai di rimetterli donde li traesti, o tu vieni o mandi a giustificare con che ragioni li hai tolti.

[6] Rimetterai ad ogni modo Giorgino da Pontremoli nel luogo donde tu lo hai tratto, e li manterrai el consueto emolumento.

439

[1] Al Vicario di Scarperia Giovan Battista di Bernardo Bartoli. [2] Die 23 iulii.

[3] Noi intendiamo come tu hai fatto citare Bastiano di Ciuccio, capo di bandiera di cotesta potesteria, e come, non comparendo, tu se’ per condannarlo; e perché e’ si truova a Cascina a’ servizii nostri, t’imponiamo soprassegga el procedere contro di lui, infino che da noi ti sia scritto altro. [4] E quando questo caso fusse pure grave, ci significherai e’ meriti d’esso, acciò vi possiamo provedere.

440

[1] A Iuliano del Caccia. [2] Die xxiii iulii.

[3] Noi intendiamo come tu hai condannato Antonio di Lionardo da Casciana a stare uno mese alla Verucola per avere fatto restituire certi covoni di grano al padrone di chi erano, e non ti avere accusato quelli di Musacchino che lo aveno tolto; e perché e’ ci pare che questo caso meriti compassione, voliamo lo liberi da detta condannagione. [4] Intendiamo ancora come tu hai condannato Bartolomeo di Lionardo da Casciana in dieci ducati per esserli suto tolti tre buoi da’ Pisani e non avere lui fatto romore; e, esaminatolo bene circa questa cosa, ci è parso che Bartolomeo sia piú tosto in colpa per paura che per fraude; e come per l’ultima nostra ti si scrisse, a noi pare che ci si debba fare differenzia, e però voliamo che ancora liberi detto Bartolomeo da detta condannagione. [5] Vale.

441

[1] A Berto Carnesecchi Podestà di Barga. [2] 24 iulii 1506.

[3] Noi ti commettemo per una nostra de’ 14 del presente facessi partire d’in sul Barghigiano tutti e’ fuoriusciti di Castelnuovo, presupponendoci che la stanza loro costí fussi per generare qualche scandolo; ma, avendo dipoi inteso per ambasciadori di cotesto comune come e’ sono uomini queti e per stare a’ termini ci siamo mutati di proposito, e ti significhiamo come, nonostante detta lettera, siamo contentissimi dimorino costí, dato che in fatto sia la verità che, per loro mezzo, non sia per nascervi scandolo; e di questo ne lasciamo in tutto giudicare a te. [4] Bene vale.

442

[1] Al Vicario di Lari Batista Guicciardini. [2] xxvii iulii.

[3] Non graverai alcuno comune o potesteria tua sottoposta per conto delle tasse de’ danari di che da Santi da Libbrafatta, o per suo ordine, te ne fussi posto richiamo, ma soprassederai tali gravamenti, per infino che da noi ti sia scritto altro. [4] Solleciterai solo dette potesterie e comuni a fare munizione di piú strame possono per lo anno futuro e licenzierai e’ gravamenti che per il sopraddetto conto avessi fatti infino a qui.

443

[1] A Giovanni di Piero Capponi Vicario di Anghiari. [2] 27 iulii.

[3] Tu scrivi per la tua de’ 22 a’ nostri eccelsi Signori di certe arsioni di grani fatte da li uomini di Citerna ad uno del Borgo e ad un altro prete, e tutte scrivi essere fatte in sul dominio nostro. [4] E perché e’ ci pare che questo caso meriti di non essere al tutto stracurato, sí per i danni delli uomini nostri, sí etiam per il disonore ne torna a questo stato; ma, perché a volere giudicare una cosa bisogna prima intenderla, e essendo questo tuo avviso confuso, t’imponiamo che distintamente ce ne dia notizia. [5] E in prima ci scriverrai se per altri tempi simili arsioni sono sute fatte; e dipoi ci dirai el fondamento e la cagione d’esse: cioè che cagioni muova costoro a fare simili arsioni; dipoi ci dirai chi sieno questi che hanno arso e chi sieno coloro a chi è suto arso; e di piú ci avviserai in che luogo sono posti e’ beni dove detta arsione si è fatta, e come detto luogo si chiami, e a chi egli è sottoposto, e sotto che corte e’ sia. [6] E questo farai subito, acciò che, intese tutte queste cose, noi ti possiamo significare l’opinione nostra. [7] Vale.

444

[1] Al Capitano del Borgo a San Sipolcro. [2] 27 iulii 1506.

[3] El Vicario d’Anghiari ci scrive per una sua lettera de’ 22 dí del presente come certi di Citerna hanno arso certi grani ad uomini nostri in sul dominio nostro. [4] E perché noi desiderremo riconoscere questa cosa, t’imponiamo ci scriva particolarmente come questo caso è proceduto; e di piú ci avviserai se quando, per simil caso, noi facessimo fare alcuno insulto in su quello di Citerna, cotesti uomini del Borgo che hanno possessioni in sul Citernese fussino per patirne. [5] E questa cosa esaminerai da te, sanza conferirne el particulare con alcuno, ma ci dirai di tua opinione, fondandola in su quelli ritratti che prudentemente di simil cosa potrai fare. [6] Vale.

445

[1] A Lionardo Corsini Capitano e Commissario di Marradi. [2] xxvii iulii.

[3] Per questa tua de’ 25 noi restiamo avvisati come Ramazzotto cerca di fermare uno numero di 500 fanti in cotesto capitanato e come presto manderà el danaio etc. [4] E perché noi di questa materia abbiamo scritto a Pier Francesco Tosinghi, voliamo ne scriva a lui dandogli avviso di quanto ci scrivi e di quello avessi inteso dipoi, e secondo l’ordine suo te ne governerai. [5] Vale.

446

[1] A Pier Francesco Tosinghi. [2] Die xxvii.

[3] Poi partisti di qui, abbiamo aúto piú tue lettere, delle quali l’ultime sono de’ dí 22 date a Modigliana. [4] E per contenersi in quelle solum avvisi delle cose di costà, non abbiamo che dirti altro che commendarti, e quanto al mandarti qualche forza pensereno di farlo ad ogni modo.

[5] Lionardo Corsini, Capitano di Marradi, ci fa intendere come da lui per avventura, o da altri, potrai avere inteso che Ramazzotto ha scritto a dua o tre sua amici in quel capitanato, che fermino insino ad uno numero di 500 buoni fanti, e che presto manderà el danaio per levarli per a quella volta che saranno avvisati, e come molti, sanza essere richiesti, tirono a trovarlo per pigliare soldo. [6] E desiderando detto Lionardo intendere da noi come si abbia a governare, li abbiamo risposto che ti scriva e dipoi faccia quello che da te li sarà ordinato. [7] E noi t’imponiamo t’ingegni intendere el fondamento di questa cosa, e quando la sia vera che Ramazzotto li abbia ricerchi, vedrai d’intendere se li vuole per conto del Papa o d’altri, e se costà si vede altro motivo di fanterie. [8] E tutto quello che tu ne ritraessi, ce lo scriverrai particularmente, acciò che piú particularmente ci possiamo consigliare, e dipoi a te commettere come te ne abbi a governare. [9] Vale.

447

[1] A Girolamo Berlinghieri Commissario in Vico. [2] 27 iulii.

[3] Egli è stato a noi el tuo cancelliere e, udito quello che lui ha referito e letta la tua lettera, ci pare che Giorgino resti nell’ofizio suo del messo; e se l’altre cose non ti paressi da commetterliene, o commettendoliene lui errassi, lo gastigherai; e quando ti paressi altrimenti, ancora che questo fussi el desiderio nostro, ce ne darai notizia. [4] Vale.

448

[1] A Lorenzo di messer Dietisalvi Vicario di Pescia. [2] Die 28 iulii.

[3] Perché noi abbiamo, in questo punto che siamo ad ore 24, ricevuto lettere da Libbrafatta che ci fanno intendere come quelli nostri hanno predato in su·Lucchese certe bestie e morti circa 15 o 16 uomini, ci occorre dartene notizia e prima farti intendere come questa cosa ci è dispiaciuta assai e come la è seguíta fuora di ogni nostra commissione e ordine; dipoi perché noi pensiamo che ’ Lucchesi, quando si voglino vendicare al presente con le forze, abbino uno de’ dua modi: o di assaltare a cotesti confini qualche uomo nostro e ammazzarlo in vendetta de’ loro morti, o di venire grossamente insieme co’ Pisani in cotesta valle a fare quella cavalcata di che e’ Pisani hanno aúto voglia uno tempo fa. [4] E perché tu possa rimediare all’una cosa e l’altra, ti abbiamo dato questa notizia acciò subito tu avvertisca quelli di Montecarlo e quelli altri luoghi in su e’ confini ad andare e stare a riguardo, fino che si vegga come la pigliono detti Lucchesi. [5] E quanto alla cavalcata grossa, per ovviarvi, di nuovo terrai avvertito el Signore Luca con le sua genti d’arme e cosí tutti li uomini della valle a stare ad ordine per essere presti, quando e’ nimici venissino, di correre secondo e’ cenni in quelli luoghi dove el bisogno li chiamassi, e in questo userai diligenzia. [6] E perché per la tua ultima ci scrivi cotesti uomini scritti sotto le bandiere non avere voluto obligarsi a convenire a cenno alcuno, ti replichiamo che non è necessario nel porre e’ cenni che tu convenga con loro, ma farai d’intendere dal Signore, o da chi se ne intende, dove simili cenni stieno bene a convenire li uomini della valle; e messi li arai, pubblicherai che ciascuno con l’arme in mano convenga a detti cenni. [7] E crediamo, quando el nimico verrà e che per li cenni e’ lo intendino, e’ non aranno bisogno d’altro sprone per andare a soccorere le cose loro proprie. [8] Avvertirai ancora Montecarlo, come si è detto, a stare ad ordine e scriverrai a Bandino la cagione. [9] Oltr’a di questo, perché tu scrivi cotesti uomini dolersi di avere troppi stropicci per conto delle mostre, dirai per nostra parte a messer Giliberto che diradi dette monstre e le facci, o delle tre domeniche l’una, o del mese una volta, tanto che passino questi tempi di faccende. [10] Vale.

449

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario in Cascina. [2] 29 iulii 1506.

[3] Avendo noi auti piú richiami dagli uomini di Rasignano di Musacchino e sua compagnia, abbiamo al tutto deliberato di levarlo di quivi; e però t’imponiamo che alla auta di questa mandi Pagolo da Parrano con la sua compagnia a Rasignano, e Musacchino con la sua compagnia leverai di quivi e lo metterai in quello luogo donde trarrai Pagolo. [4] E fatto questo, farai intendere a li uomini di Rasignano che chi pretende avere alcuna cosa da detto Musacchino o sua uomini venga a te, e tu li farai ragione. [5] Vale.

450

[1] Ad Antonio da Filicaia. [2] 29 iulii.

[3] Noi ti mandiamo la paga di coteste fanterie, come e in quel modo che per ordine de’ nostri Signori ti sarà scritto. [4] E perché tu ci scrivi per la tua ultima che sarebbe bene provedere costà ancora di 3 o di 4 bombarderi, ti significhiamo come noi non vogliamo crescere spesa, e però siamo contenti, quando tu giudichi tale provisione necessaria, che tu ti serbi in mano, de’ danari ti si mandono, tre o 4 paghe, e con quelli ne conduca detti bombardieri potendoli trarre di costà di luogo alcuno; e quando li bisognassi, te gli provedessi di qua. [5] Serberai el danaio e dara’ne avviso, e noi te li provedreno.

451

[1] A Giovanni Ridolfi Commissario a Cascina. [2] Die 29 iulii.

[3] E’ sono stati a noi 2, mandati da 4 di cotesti capi di cavalli leggieri, cioè da messer Bandino, messer Malatesta, Musacchino e Pagolo da Parrano; e sono piú dí che vennono, e la proposta loro fu che venivono per intendere come per lo avvenire avevono a correre le paghe loro e per valersi del vecchio. [4] E perché nel maneggiare questa cosa con loro egli hanno detto avere commissione da chi li manda di non fermare le cose a venire se prima e’ non hanno composto el passato; e parendoci intempestivo el ragionare ora del passato per qualche cagione, è rimasta la cosa imperfetta e tornonsi costà sanza altra conclusione; e perché e’ dicono che quelli 4 condottieri allo arrivare loro costí ne verranno qui in persona, t’imponiamo facci loro intendere che per cosa del mondo non venghino. [5] E ex nunc e’ si promette loro per arra dello animo nostro che paga futura e’ la aranno in capo di 40 dí dal dí che la ebbono: perché noi siamo resoluti, quando e’ si abbi a convenire con loro, di promettere loro 9 paghe l’anno per la compagnia e per la persona loro 10. [6] Ma questa cosa non manifesterai loro altrimenti, ma simpliciter dirai sopra la fede tua che questa paga futura e’ la aranno in capo di 40 dí, e soprattutto non permetterai che venghino qua. [7] Ma se pure e’ monstrassino di averne desiderio, siamo contenti che tu dia licenza ad uno di loro che venga a chi pare loro; tu intendi la mente nostra in questo caso: governera’la secondo la solita prudenzia tua.

[8] Tu ci mandi con la lettera che ragiona di Prete Bernardo una copia di lettera del Rosso Biliotti, dove el Rosso dice che molti sono in Bientina che vanno ristretti e che vi è molti Preti Bernardi e de’ piú cattivi di lui [9] Vorremo pertanto intendessi da el Rosso se li ha ritratto alcuno delitto di detto Prete e chi sono quelli che lo somigliono, e di tutto ci darai notizia. [10] Vale.

452

[1] Al Commissario di Cascina. [2] Die tres augusti 1506.

[3] Poi che tu ci scrivesti come cotesti soldati erano andati a squadrare dove si potessi fare uno bastione per assicurare le colline e la maremma, e come loro erano tornati, e che di tutto ci scriverrebbe el Signore Marcantonio, comparse una sua lettera per la quale s’intese largamente quali ragioni lo menono a porre questo bastione a Nugola; le quali esaminate, approviamo tutte come bene e saviamente considerate. [4] Ma ricercando particularmente da qualche uomo pratico la qualità dell’aria di detto luogo, troviamo essere una aria pessima, di modo che ciascuno fa iudizio come la guardia che vi si tenessi vi ammalerebbe tutta in pochissimi dí sanza remedio alcuno: la quale cagione ci è parsa sí potente che noi non ci resolviamo ancora al farlo, giudicando, quando cosí fussi, che la prima spesa si gitterebbe via, e non potendo dipoi valersene, ci sarebbe in vergogna grandissima; e restiamo cosí sospesi. [5] E tu farai intendere pertanto la cagione di questo soprassedere al Signore Marcantonio, e ci darai dipoi notizia di quello che contro a questo lui allegassi.

[6] Noi ti abbiamo scritto oggi per uno uomo particulare circa e’ casi delle paglie quello ci occorreva, e per questo saremo brevi in rispondere a quanto lungamente per questa ultima tua ci riscrivi, e crediamo veramente e credemo sempre che tu faccia benissimo el debito tuo. [7] Ma ci pare bene che cotesti soldati si portino sinistramente e da credere di non avere allogiare costà: pertanto ne li ammunirai continuamente e farai che non vadino a saccomanno e non la strazino. [8] Antonio Canacci comparse; e quanto a cotesti condottieri, ci piace li abbi ritenuti come ti si ordinò, e alla venuta di messer Malatesta si vedrà di comporre in qualche modo con loro. [9] Vale.

453

[1] A Giovanni Ridolfi. [2] Die v augusti 1506.

[3] Noi intendemo infino a ieri mattina a giorno per lettere del Vicario di Pescia come era proceduta la cavalcata di Val di Nievole, e come per virtú di quelle poche gente d’arme che vi sono e delli uomini del paese, e’ Pisani erano stati ributtati con loro danno. [4] Scrisseci quello Vicario avertene dato avviso, acciò potessi mandare coteste genti, o a spalle o a rincontro de’ nimici, acciò che, giugnendoli stracchi e diminuti, si facessi loro maggiore danno. [5] E veramente noi stavamo con speranza che per cotesti nostri si fussi fatto qualche buona opera, non ci fondando però in su l’avviso che te ne avessi dato el Vicario di Pescia, ma in su quella diligenzia che noi pensavamo avessi usata per presentire ad ora la loro uscita, che sanza el suo avviso avessi possuto ordinare el bisogno. [6] E cosí, stando in questa espettazione, comparse la tua di ieri per la quale ci scrivi quello medesimo avamo prima inteso per la via di Pescia, dicendo non si essere fatto altro per cotesti nostri per avere aúto lo avviso tardo e loro non avere voluto dare disagio alle loro genti per non fare effetto, e che l’artiglierie di Montecarlo non furno udite per il vento contrario. [7] Dèttonci queste tue lettere dispiacere per contenere cosa contraria alla espettazione nostra, perché veggiamo, oltre alla negligenzia grande che si usa costí nel veghiare le cose de’ nimici per posserle sapere a’ debiti tempi, un’altra negligenzia in cotesti soldati che, diffidandosi d’essere a tempo, non vollono fare prova se potevano essere; il che, se non avessi fatto altro – che lo poteva pure fare perché ognuno non sa gli impedimenti che hanno li uomini – arebbe monstro a e’ Pisani che costí non si dorme tutto dí, e che se li è riuscito loro una volta el ritornarsene salvi, e’ potrebbe non riuscire loro la seconda; ma veduto non muovere persona né ora, né l’altro dí, quando e’ corsono verso Santa Luce, e’ piglieranno animo a correre cotesto paese per loro. [8] E perché tu intenda, di costà ci fu scritto, e da uomini che ’ntendono el mestiero, quando e’ corsono a Santa Luce che voi eri a tempo ad incontrarli, udito che voi avesti e’ cenni della cavalcata loro, ma poiché voi non intendesti e’ cenni di Montecarlo per la cavalcata di Pescia, che s’intesono piú qua che Empoli, non dovesti anche intendere quelli della prima cavalcata. [9] Queste cose, procedendo cosí, ci dispiacciono e non sono se non di carico a chi le maneggia. [10] E benché noi desiderassi­mo che le non si intendessino appunto, tamen ell’escono e sono pubblicate piú da quelli che sono di costà che da altri. [11] Diciamotelo perché vi si rimedi e che si pensi di questa poco d’audacia che ’ Pisani possono avere presa, che se ne tragga questo bene: che divenuti piú confidenti nello scorrere, e voi piú avvertiti a reprimerli, piú facilmente si possino giugnere e fare loro qualche gran danno. [12] Dispiaceci in questo caso un’altra cosa: che si sia perduta quella occasione si desiderava per ribattere e’ Lucchesi; e quello che tu con tante ragioni ci monstri essere bene farlo, ci duole assai che tu non lo abbi fatto. [13] Né la cosa di Libbrafatta ti poteva tenere indreto perché la non campeggia con cotesta: perché quella di Libbrafatta era una vendetta fatta per conto d’uno conestabole, questa era una vendetta fatta per conto nostro. [14] Né ci dispiacque la preda fatta da quelli di Libbrafatta, ma la uccisione seguíta in prova e con ordine del Commissario, se fussi stato vero quanto ci scriveva; e parendoci che la governassi troppo a volontà, li facemo levare la commissione. [15] Ma per questo non si levò l’ordine a te di potere fare quello che tu non hai fatto e in su ’n una occasione come è stata questa, la quale non può ritornare cosí presto o sanza nostro danno, né mai ne potevi essere ripreso per la commissione ti se ne dette, quando si rispose alla tua de’ 16. [16] Pertanto, stimiamo che quelle ragioni che tu ci alleghi, che sarebbe utile reprimere e’ vicini nostri, o tu non le creda o che coteste genti non si accordino a esequirle; e è ora passato el tempo a farlo, perché dove in sul fatto si poteva colorire la cosa con mille scuse, adesso non ce ne sarebbe veruna, se già non tornassi una simile occasione.

454

[1] Al Commissario di Cascina. [2] Die vii augusti.

[3] Messer Malatesta è stato qui, come tu sai, e per le cagioni ti sono note. [4] E nel praticare seco questa materia, lo troviamo ostinato a quello medesimo che erano e’ loro primi mandati: cioè di comporre prima el vecchio che si ragionassi del nuovo; e è venuto insino a termine di chiedere licenza per tutti, quando la non si componga per questa via. [5] Dispiaceci assai questa cosa, perché noi credavamo che dovessino essere contenti ad avere per lo avvenire ogni 40 dí la paga loro, e che le cose passate si accordassino con el tempo, sendo certi per esperienza che li altri soldati nostri ne sono sempre suti accordati e con satisfazione loro, ma al presente non si può a nessun modo pensare all’una cosa e l’altra. [6] Dispiaceci ancora questa cosa, tanto piú per vederli uniti insieme tutt’a quattro, in modo che, a chiamarla per il nome suo, la ci pare violenza e quodammodo una specie di congiura. [7] E non ch’altro noi intendiamo che di tale loro convenzione ne è suto rogato el tuo cancellieri: che, quando fussi vero, ci parrebbe che fussi uscito assai da lo ofizio suo; e però ritroverrai questa cosa e mandera’ci copia del contratto, quando ne fussi rogato. [8] Voliamo facci un’altra cosa: che tu abbi a te messer Bandino e li mostri con quelle parole gravi ti occorrerano quanto questo modo del procedere sia disforme alla opinione si ha di lui, e che voglia rimanere contento a quello è ragionevole, perché per lo avvenire se li darà e a lui e a li altri ogni 40 dí la paga; e che ’l vecchio si disferisce e non si cancella; e se al presente non se ne fa composizione, nasce per potere meglio osservare el pagamento d’ogni 40 dí. [9] Vedrai pertanto con queste parole, o simili e piú efficaci, di ritrarlo da li altri e farlo cedere a questa deliberazione, e dipoi ci darai notizia subito di quello arai ritratto dell’animo suo.

[10] Mandiamoti la presente per uno da Montepulciano che viene costí con 4 altri compagni, e’ quali voliamo metta in coteste compagnie, come piú particularmente questo dí con la paga ti scriverreno. [11] Vale.

455

[1] A Pescia a Lorenzo di messer Dietisalvi. [2] Die xvii augusti.

[3] Egli è questo dí comparsa la tua de’ 16 con la esamina di quelli Pisani che tu hai esaminati; e perché detta esamina ci pare a proposito, voliamo ce la mandi autenticata in nel tinore ci hai mandato questa copia. [4] Voliamo solo usi una diligenzia di piú, e questo è che di tutto quello che dicono per detta esamina tu li domandi particularmen-te de genere scientie, acciò tale relazione loro abbi migliore fondamen-to; e ingegnera’ti sapere e’ nomi delli imbasciadori mandati da le parti quando si trattavano quelli appuntamenti, e cosí del tempo che venivano; e medesimamente vedrai di sapere chi portava e’ danari e che numero erano, e e’ nomi di coloro che lo hanno referito a questi tali che si esaminano. [5] E cosí enterrai in tutti quelli particulari che ti faccino piú questa materia chiara e verisimile, e dipoi ce le manderai cosí autenticate e farai mantenere le parole nella nostra lingua volgare come sono dette da li esaminati.

[6] Poiché tu di’ che cotesti prigioni stanno male costà, ci manderai quelli che sono Pisani bene guardati e noi li terreno qui a stanza nostra e di chi avessi ragione sopra di loro.

456

[1] Al Capitano di Campiglia Iuliano Orlandini. [2] Die 22 augusti.

[3] Apportatore della presente sarà uno uomo d’arme del Signore Iulio Colonna, el quale dice avere riconosciuto una cavalla che gli fu rubata a Roma, che è nelle mani di uno Iacopo da Bibbona; noi non sappiamo se questo uomo d’arme si dica el vero, e però farai di avere a te detto Iacopo e intenderai donde e’ l’abbi comperata e quello che dica. [4] E cosí udirai de iustificationi di questo uomo d’arme che la sia sua e che la gli sia stata rubata, e dipoi ci darai avviso della cosa particularmente. [5] Vale.

[Legazione a Giulio II]

457

[1] Instruzione data a Niccolò Machiavelli per a Roma a dí xxv d’agosto 1506.

[2] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae Populi florentini.

[3] Niccolò, tu andrai in poste fino a Roma a trovare la Santità del Papa, o in quello luogo dove tu intenderai trovarsi, per respondere a quanto quella per il Protonotario Merino ci ha significato, e della impresa di Bologna e del servirlo del Signor Marcantonio Colonna nostro condottiere; in che la resoluzione nostra e quello che tu li hai a rispondere è questo: in prima, se il tempo e luogo lo patirà, laudare questa sua buona e santa deliberazione con monstrare quanto la ci sia grata e quanto bene ne speriamo. [4] Dipoi, se ti parrà, escusare con quelle ragioni e cagioni che ti sono note la dilazione che s’è messa di questi pochi dí in farli resposta. [5] E in ultimo, quanto al concederli quello nostro conduttieri con la sua compagnia, che questa richiesta ci fu molto nuova e inespettata, e però ci ha fatto stare alquanto sospesi; perché, avendo da marzo in qua cassi conduttieri per circa 200 omini d’arme, e servatoci a randa il bisogno nostro, rimanendoci ancora dua mesi da stare in fazione, non vedevamo potere securamente privarci anche di queste gente. [6] Questo diciamo perché, se lo avessimo saputo prima, o non si sarieno cassi quelli, o ne aremo condotti delli altri per poterne servire sua Santità, ancora che ci fussi stato grave e malvolentieri si fussi sopportata la spesa. [7] Non è però per questo che noi voliamo mancare di aiutare ancora noi e porre le mani a questa santa opera di sua Santità; e ci siamo resoluti compiacernela volentieri per farne cosa grata a quella, e per li tanti beni che si spera abbino a seguire da questo principio. [8] E stando ferma questa nostra resoluzione di concederli queste gente etc., desideriamo, e cosí preghiamo sua Beatitudine, che fino l’impresa sia in essere e sieno proviste tutte le altre cose disegnate, secondo la relazione fatta qui dal prefato Protonotario, voglia che ce ne serviamo noi, perché il Signore Marcantonio è di presente il primo capo di gente che abbiamo; e, levato lui da quelle frontiere di Pisa, quelli luoghi e gente che vi restono rimangono con poco governo e con poca guardia. [9] E intanto che le altre provisioni di sua Santità si apprestono, si verrà piú verso la vernata, e noi anche areno provisto quelle guardie di qualche gente in piú. [10] E in effetto tu farai intendere, e cosí offerirai a sua Santità, quando l’impresa fia in essere e le altre sua gente e d’altri comincino a mettersi insieme e cavalcare, e sieno in essere tutti quelli altri favori che ha referito qui el Protonotario, le nostre gente non saranno l’ultime, sendo vicine quanto le sono. [11] Aggiugnendo che noi ti abbiamo mandato per essere appresso a sua Santità in questo cammino, e fino che vi arrivi nostro oratore, che fia presto, acciò che quella abbi a chi commettere che ci avvisi a qual tempo e a qual volta la sua Santità vorrà queste gente, e ciò che altro accadessi. [12] E tu, mentre seguirai la corte, ci terrai diligentemente avvisati di quanto accadrà degno di notizia. [13] Ego Marcellus subscripsi.

458

[1] Die xxv augusti 1506.

[2] Sanctissime etc. [3] Post pedum oscula beatorum etc. [4] E’ nostri eccelsi Signori ci hanno fatto intendere la venuta del reverendo Protonotario Merino, mandato dalla Santità vostra, e la richiesta fattane in nome suo; circa la quale noi, per debito dello Offizio nostro, ce ne siamo resoluti in quel modo che vostra Beatitudine intenderà da Niccolò Machiavelli cittadino e Secretario nostro. [5] Preghiamola li presti piena e indubitata fede, perché ciò che lui farà intendere alla Beatitudine vostra sarà di volontà e intenzione nostra, etc.

459

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri arrivai a Nepi, dove quel dí medesimo el Papa era giunto con la corte e el dí d’avanti si era partito da Roma, e non parlai iarsera a sua Santità per essere remota da le faccende; presenta’megli questa mattina dopo desinare e, innanzi si levassi da tavola, e’ mi dette audienza alla presenzia di Monsignore Reverendissimo di Volterra e di Pavvia, e di messer Gabbriello che venne costí; e perché le Signorie vostre possino vedere d’ogni tempo quello che io dissi e che mi fu risposto, sendo pure la cosa d’importanza, io referirò ad verbum le mie e le sua parole, che furon queste: «Beatissime Pater, la Santità vostra sa quanto quelli mia eccelsi Signori sieno d’ogni tempo suti devoti di questa sacrosanta Sede, e come non si sono curati, né mai dubitorno mettersi a mille periculi per mantenere e accrescere la dignità sua. [4] Questa devozione antica è raddoppiata al presente rispetto alla persona di vostra Santità, per averla, etiam quando era in minoribus, conosciuta padre e protettore delle cose loro. [5] Conviene per questo che desiderino lo augumento della potenzia e dignità sua, perché etiam accrescerà la speranza loro di conseguire da lei quello che sia la salute di quella patria, né potrebbono piú laudare questa impresa che per suo mandato ha fatto loro intendere, chiamandola santa e buona e degna veramente della santità e bontà di vostra Beatitudine. [6] È bene vero che molte circunstanzie e considerazioni comuni e proprie d’importanza li hanno fatto stare sospesi e essere tardi a deliberarsi, perché e’ sentono che ’l Re Ferrando viene a Napoli e pure potrebbe questa sua venuta, rispetto a chi non se ne contentassi, fare qualche movimento; sentono che lo ’mperadore è con li eserciti suoi a’ confini de’ Viniziani, e quelli Signori avere volte le loro genti d’arme nel Friuoli e creati dua proveditori di autorità». [7] Questo dissi perché intesi ieri da uomo degno di fede questa nuova per vera, la quale sua venuta, quando si tiri avanti, è di gran momento e può turbare assai le cose d’Italia e merita d’essere considerata. [8] «Quanto alle cose proprie, quelli mia Signori hanno la guerra di Pisa, la quale è di quel medesimo o di maggiore peso fussi mai, per avere preso e’ Pisani continuamente piú animo; oltr’a di questo, hanno casso questo anno circa 200 uomini d’arme e hannosene riserbati quelli soli che sieno per la difesa loro; non hanno ancora capo che sia per governare quelle genti quanto Marcantonio; sentono che ’ Viniziani sono male contenti di questa impresa e che lo oratore loro a Roma ne aveva fatto fede. [9] Considerono un’altra cosa quelli mia Signori, e di questo mi perdoni vostra Beatitudine, che non pare loro che le cose della Chiesa si maneggino in conformità di quelle de’ principi, perché si vede uno uscire delle terre della Chiesa per uno uscio e entrare per l’altro, come hanno fatto ora e’ Morattini in Furlí, che ne hanno cacciati quelli vi stavano per vostra Santità; non si vede oltr’a di questo muovere cosa veruna di verso Francia che toglie fede a quello di che pub­­blice si promette la vostra Santità. [10] Nondimanco, nonostante que­ste considerazioni che sono della importanza che vostra Beatitudine conosce, quelli mia Signori non sono per mancare di aiutare ancora loro condurre questa santa opera e si sono resoluti compiacerla volentieri, qualunque volta si veghino in essere quelli aiuti che la fece intendere loro per il suo mandato; e perché io non credo possere meglio esprimere la volontà de’ miei Signori né piú enudare la verità che leggere a vostra Beatitudine la commisione mi hanno data, io la leggerò a quella». [11] E me la trassi di petto e lessila de verbo ad verbum.

[12] Udí sua Beatitudine me prima, e poi la instruzione attentamente e lietamente; dipoi replicò, dopo qualche parola grata, parégli, considerato bene cio che aveva udito, che vostre Signorie temessino di tre cose: l’una che li aiuti di Francia non fussino, l’altra che sua Santità la governassi fredda, la terza che non si accordassi con messer Giovanni e lasciassilo stare in Bologna, o vero cacciandolo non ve lo lasciassi poi ritornare. [13] Alla prima disse: «Io non ti saprei mostrare la volontà del Re, se non con la mano del Re proprio, e a me basta la soscrizione sua sanza ricercarne altro contratto; e chiamò Monsignore d’Ais per lo addreto di Cisteron e li fece trarre fuora la commissione con la quale tornò di Francia; monstrommi la soscrizione di mano del Re, lessemi dua capituli lui proprio che trattavono delle cose di Bologna: el primo confortava il Papa alla ’mpresa di Bologna e offerivalli 400 infino in 500 lance con Monsignore d’Allegri, o il Marchese di Mantua, o tutti a dua insieme, e a sua posta; nel secondo diceva che non importava a questo e’ capituli aveva con messer Giovanni, perché si era obligato salvarlo nelli stati sua, non in quelli della Chiesa, e confortava il Papa a fare presto presto, che cosí era scritto e lo avvertiva a fare ogni cosa per non ingelosire e’ Viniziani di Favenza. [14] Lessemi dipoi dua lettere del Re e soscritte di mano del Re, l’una data di maggio che Cisteron portò seco, l’altra data di questo mese e diritte al Gran Mastro a Milano, al quale comandava movessi le dette lance qualunque volta o Monsignore d’Ais in persona o altri per parte del Papa liene commettessi. [15] Letti e’ capituli e le lettere, disse che non si sapeva che altro si potessi monstrare della voglia del Re, e che questo doverrebbe bastare a vostre Signorie. [16] Quanto alla freddezza sua, disse che era a cammino, e andando in persona non cre­deva possere governare la cosa piú calda. [17] Quanto alla terza, disse che non era per lasciare in verun modo messer Giovanni in Bologna, perché lui sarebbe pazzo a starvi come privato cittadino e altrimenti non ve lo vuole; e quando e’ se ne vadia è per assettare le cose in modo che a suo tempo e’ non vi ritornerà; quello che poi un altro papa si abbi a fare, disse che non lo sa. [18] Concluse che li piaceva che io lo seguitasse e che ringraziava vostre Signorie di quello avieno promesso insino qui, e che era certo non mancherieno del resto, veggiendo la fede del Re, di che avevon dubbio, e che mi farebbe intendere qualche cosa infra pochi dí. [19] Quello si replicassi, per non tediare vostre Signorie, si lascerà; non voglio però omettere che nello spiccare e’ ragionamenti, e’ parlò nello orecchio a Monsignore di Volterra e Pavvia, poi si volse a me e disse: «Io ho detto che desidero fare uno gran benifizio a quelli tuoi Signori, ma non lo voglio promettere ora perché non lo potrei fare; ma quando potrò, io lo prometterò e farò in ogni modo». [20] E in su questo mi levai dai piedi di sua Santità e ritiratomi da parte insieme con Monsignore d’Ais, ch’era venuto quivi per le cagioni già dette, mi disse detto Ais che tutte le difficultà che lui aveva aute in Francia nel fare che ’l Re consentissi, erano nate che ’l Re non credeva che facessi da dovero, ma, vedutolo ora mosso, raddoppierà lo animo al Re di servirlo. [21] Replica’gli che a Firenze aveva dato ammirazione essere venuto pochi dí fa uno uomo da Milano, mandato dal Gran Mastro a messer Giovanni a confortarlo e prometterli che ’l Re non li mancherebbe etc. [22] Risposemi che io non me ne maravigliassi, perché o el Gran Mastro lo aveva mandato motu proprio per fare bene a qualcuno all’usanza franzese o, se lo aveva mandato de consensu del Re, era per vedere le cose di Roma non sortire effetto, né darsi principio a cosa veruna; e che se ne maravigliava tanto meno perché, sendo in corte davanti al Re che già erano fatti e’ capituli, el Re altamente in sua presenza disse all’uomo di Bologna che stessino di buona voglia e non dubitassino, perché il Papa lo richiedeva solo di Perugia, e quando lo richiedessi d’altro non lo servirebbe.

[23] Sendo dipoi circa ore 22 dreto al Papa che andava veggiendo questa fortezza come cosa rara, vedutomi da parte, mi chiamò e di nuovo mi replicò quel medesimo che mi aveva replicato questa mattina alla mia proposta, e che aveva resoluto e risposto benissimo a tutte quelle cose che potevono tenere sospese vostre Signorie, e riandò de verbo ad verbum le parole mi aveva detto la mattina; e replicandogli io secondo le parole della instruzione che le vostre genti non sarebbon l’ultime, disse che si aveva a valere di tre sorte di gente: sue, di Francia e vostre, e che di suo aveva 400 uomini d’arme bene pagati, e che se gli avvierebbe innanzi e che aspettava di piú cento stradiotti da Napoli, a’ quali aveva mandati danari, e che arebbe le genti di Giampaulo, o sotto lui o altri come li paressi, e de’ fanti aveva piena la scarsella; sí che quando e’ fussi con queste genti insieme, le vostre potevono ve­nire a loro posta, non volendo essere l’ultime, e che io scrivessi tutto questo a vostre Signorie, e quel che gli occorressi mi farebbe intendere alla giornata. [24] Soggiunse che non aspettava e non voleva favori viniziani, e che lo scoppio loro non nasceva da altro se non che e’ volevono essere capi loro col favorillo; ma lui non ha voluto, per non concedere loro quello che tengono della Chiesa con tanto suo carico e preiudizio vostro, e che quando e’ non facessi mai altro che tenere forte questa cessione di non la fare, doverrebbe fare correre vostre Signorie sanza rispetto a convenire seco, e tanto piú non si avendo a presummere che si abbi a fermare quivi, succedendogli bene e’ principii. [25] Io stetti sempre largo, né per questa prima giornata posso dire altro a vostre Signorie. [26] Presummo bene per questo ultimo ragionamento che, non passeranno molti dí, che vi ricercherà che le genti nostre cavalchino, nonostante che quelle del Re non fussino mosse, delle quali lui accenna valersene in caso di necessità e non altrimenti per la gravezza loro, e per non si fare nimico quello paese che a lui pare avere benevolo.

[27] Qui è Ramazzotto suo soldato, e promette a sua Santità e’ /3 di quella montagna in suo favore.

[28] Con questo Pontefice vanno continuamente 6 o 7 cardinali di quelli che, o per consiglio o per altro, li sono piú grati; li altri si distendono al largo per queste terre circunstanti, e all’entrata di Viterbo tutti e’ cardinali fieno seco.

[29] El cammino suo, per quello s’intende, fia questo: starà qui domani, dipoi domenica andrà a Viterbo, dove starà tre giorni; di quivi andrà ad Orvieto, dipoi al Piegaio e poi a Perugia; potrebbe soprastare quivi poco o assai, né s’intende bene la mente sua come si voglia assettare quella terra, né come voglia governarsi con Giampaulo; dicesi li verrà incontro e forse avanti parta da Viterbo. [30] Andrà dipoi da Perugia ad Urbino, e quivi vuole soldare 4000 fanti; dicesi, e da uomini d’autorità, che avanti sia a Cesena li verrà incontro el Duca di Ferrara e il Marchese di Mantova. [31] Né per questa mi occorre altro che raccomandarmi a vostre Signorie. [32] Quae felices valeant. [33] In Civita Castellana, addí 28 d’agosto 1506.

[34] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

[35] Postscripta. [36] Erami scordato dire alle Signorie vostre come el Papa medesimamente in concistorio disse che il Re Ferrando, Re d’Aragona e Napoli, aveva fatto intendere piú tempo fa al suo Oratore che non partissi da Roma, perché voleva lo andassi a trovare come era in qualcuno di quelli porti propinqui, e che dipoi li aveva scritto che venissi in corte a trovare sua Santità; e cosí era venuto e aveva commissione da quel Re a posta del Papa d’andare a Bologna a fare intendere a messer Giovanni e a el Reggimento che se non cedevono a santa Chiesa, lo aspettassino nimico e loro acerrimo perseguitatore, e era parato venire in persona a tale effetto; e converso che, se pigliavano assetto con el Papa, voleva essere mediatore e conservatore di tale accordo e promettere che né la persona di messer Giovanni, né i figlioli, né i loro beni patrimoniali saranno molestati in alcuna parte. [37] Iterum valete. [38] Die quo in litteris.

[39] Idem Nicolaus.

460

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Da Civita Castellana addí 28 scrissi alle Signorie vostre, la quale fia alligata a questa; né la ho mandata prima per non la mandare a caso, sendo lettera che pure importa e venendo diciferata ché non ne portai meco. [4] Bisognami questa sera, a volere che la venga, mandarla per staffetta, e parte a 2 ore di notte e mi ha promesso essere costí domani a 24 ore. [5] Ho pagato per detta staffetta carlini ottanta: prego vostre Signorie ne rimborsino Biagio cancelliere. [6] El Papa ha fatto oggi l’entrata qui in Viterbo pontificalmente, e cosí seguirà suo cammino.

[7] Da Napoli s’intende che quelli Neapolitani si preparono a ricevere el Re onorevolissimamente, e che Consalvo si prepara a girli incontro e onorarlo. [8] Intendesi che ’ Viniziani fanno in Romagna mille fanti, chi dice per il Friuoli e chi per tenere ferma Faenza, che nel passare el Papa lei non pazzeggiassi. [9] Raccomandomi alle Signorie vostre. [10] Die 30 augusti 1506, in Viterbo.

[11] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

461

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi a vostre Signorie, e mandai con quelle per staffetta una mia de’ 28 per la quale detti notizia a lungo de’ ragionamenti ebbi con el Papa in questo mio arrivare qui; dipoi sua Santità non mi ha fatto intendere altro, e io non la ho cerca. [4] Né di nuovo io ho che scrivere altro, salvo che l’oratore viniziano ha escusato con la Santità sua questi fanti che quella Signoria fa in Romagna, dicendo avere cosí per consuetudine di armarsi qualunque volta i loro vicini si armano.

[5] La nuova dello Imperadore, di che io scrissi a vostre Signorie, che li era venuto a’ confini del Friuoli fu tratta fuora da questi Viniziani; e perché ci è lettere da Ferrara che dicono come e’ non è vero, si crede, quando e’ non sia, che lo ’mbasciadore la traessi fuori per ordine de’ suoi Signori, per tenere in su le briglie el Papa, e con questa nuova in su e’ principii di questa impresa raffreddarlo.

[6] Qui è venuto oggi in poste un uomo del Marchese di Mantova: non si è bene ritratto ancora la cagione della sua venuta, se non che si dice come quel Marchese manda a scusarsi con el Papa di non potere venire a trovarlo come li aveva promesso: il che, quando sia vero, fa credere a qualcuno che per avventura el Re di Francia si ridica; qualcun altro crede che la sia mera leggerezza e volubilità di quello Marchese. [7] Intendendone meglio el vero, lo scriverrò.

[8] Ho vicitato Monsignore di Ghimel, Oratore qui per il Re di Francia, e fattogli come servidore di vostre Signorie quelle parole mi occorsono, rispose alla proposta convenientemente, e nel discorso del parlare mi affermò quella Maestà avere offerto al Papa Monsignore d’Allegri con 500 lance, qualunque volta le voleva, e che le stavono a sua posta.

[9] De’ meriti di questa impresa io non posso dirne altro che quello che io ho scritto: cioè che ’l Papa cavalca in persona e va innanzi con le giornate disegnate e al cammino detto. [10] Non solda ancora fanti e non ha in disegno altra gente che quella dissi a vostre Signorie; e sotto el Duca d’Urbino e governate da Giovanni da Gonzaga, dugento; sotto el Prefetto e governate da messer Ambruogio da Landriano, cento: queste sono insieme a’ confini di Perugia. [11] Giovan da Sassatello ne ha poi 75; queste sono in Romagna, ma li è comandato li venghino al davanti; ha qui seco in guardia 50 balestrieri a cavallo, che sono 25 uomini d’arme e forniscono el numero de’ 400. [12] Queste sono le forze presenti e sue proprie. [13] Ha dipoi le genti di Giampagolo e aspetta quelli stradiotti del Reame. [14] Altro ordine per questa impresa non si sente, né di fanterie né di cosa, che se le richiegga: dicesi che solderà ad Urbino, come ho già scritto, e darà ordine all’altre cose.

[15] E’ sono qui e’ fuoriusciti di Furlí, molto male contenti, e par loro essere mandati da Erode a Pilato e non veggono di sortire altro effetto; sperano tuttavolta in questa sua gita. [16] Raccomandomi a vostre Signorie. [17] Ex Viterbo, ultimo augusti 1506.

[18] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

462

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Per la alligata intenderanno vostre Signorie quanto infino ad ieri occorse, e inter cetera avvisai vostre Signorie come el Marchese di Mantua per suo uomo aveva fatto intendere al Papa non potere incontrarlo per avere cosí comandamento da el Re, cioè che non partissi etc.; il che si è poi verificato, e di piú che ’l Marchese ha mandato uno uomo a Milano a Ciamonte per la licenza con ordine che, non la possendo avere, si transferisca in Francia; e benché questa sia giudicata leggierezza da molti, nondimanco ha dato dispiacere al Papa e lo fa pensare di andare a questa impresa con maggiore fondamento e piú ordinato che prima. [4] E ha espedito messer Antonio de Montibus, Auditore di Camera, e lo manda a Bologna a fare intendere a quel Reggimento come el Papa si vuole transferire là, e che ordinino di riceverlo, e cosí ordinino le stanze per il contado di Bologna per cinquecento lance franzese; e ha ordinato che detto messer Antonio dipoi ne vadia a Milano per levare queste genti. [5] E il Papa non passerà Perugia o al piú lungo Urbino, se non intende che le genti franzese sieno mosse, e però starà qui piú qualche giorno che non aveva in animo, e non partirà domani secondo el primo disegno. [6] Quello che lo fa mutare dal primo proposito di non adoperare, come io scrissi, le gente franzese, se non in caso di necessità, è lo accidente del Marchese soprascritto, e di piú volere con la mossa di queste genti fare stare addreto e’ Viniziani, e’ quali soldano e vorrebbono, con spaventarlo, che facessi con loro questa impresa e lasciassi stare Francia, pure che lui cedessi loro Favenza e Rimino. [7] L’altra cagione è che vuole assicurarsi de’ Franzesi e vuole farli intingere; e però da ieri in qua si è rivolto ad entrare per questa via: attende bene con quanta industria e’ può ad assicurare e’ Viniziani, ma questo non basta loro, e vorrebbono essere quieti, e per questo attendono per ogni verso ad attraversalli el cammino e a difficultarli questa impresa; attenderò quello seguirà e vostre Signorie ne fieno avvisate. [8] Messer Antonio nel transferirsi a Bologna farà la via per il dominio di vostre Signorie, o per la città o d’altronde, parendo a quelle farlo parlare per intendere meglio il particulare delle cose; si ricorda con reverenzia alle Signorie vostre, alle quali mi raccomando. [9] Ex Viterbo, prima septembris 1506.

[10] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

463

[1] Viro Niccolao de Machiavellis Secretario apud Ponteficem, nostro concivi carissimo.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Iersera a ore xxii comparsono le tue de’ 28 e 30 del passato, e il poco tempo che ci dà questo corriere e lo andare prima a Roma ci farà essere brevi, e tanto piú quanto per ancora non si è, circa alle cose ragionate costí, pensato dapoi altro. [4] Ricordiamoti scriverci diligentemente di quanto accadrà dalle bande di costà, come faremo ancora noi di tutto quello che importerà. [5] Di Francia né d’altronde non ci sono altri avvisi. [6] Bene vale. [7] Ex Palatio florentino, die prima septembris mdvi.

[8] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[9] Marcellus.

464

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi a vostre Signorie, e mandai la lettera insieme con una di avanti ieri sotto lettere di Monsignore di Volterra per uno corriere che andava in Francia. [4] Scrissi della deliberazione fatta di mandare lo Auditore di Camera a Bologna e di quivi a Milano per le genti; ha dipoi deliberato el Papa che lo Auditore si fermi a Bologna, e mandare Monsignore d’Ais, per lo addreto di Cisteron, a Milano a muovere le genti, sperando che costui possa piú facilmente farlo per avere lui trattato le cose con el Re. [5] Andrà in diligenzia e partirà domattina; e questo dí doveva partire lo Auditore, ma siamo a sera e non è ancora partito; vedreno domani che seguirà e daronne avviso a vostre Signorie, né si maraviglino delle variazioni, perché in questi maneggi se ne è fatte e farassene assai; e chi conosce el Papa dice che non si può fermare una cosa in uno luogo per trovarvela l’altro dí. [6] Temporeggerà el Pontefice, come io dissi, fra qui e Urbino infino che la risposta venga da Milano, e non si crede che cominci prima a soldare né fare altra spesa, se non ha questa risposta e non vede quelle genti mosse. [7] E chi è qui per messer Giovanni si conforta assai veggiendo la cosa andare in lunga, e afferma avere promesse da el Re certe che non li maculerà la protezione. [8] Lo ’mbasciadore viniziano attende da l’un canto a sbigottire el Papa con la venuta dello Imperadore, da l’altra parte li promette le cose di Bologna al certo, quando lui voglia cedere loro Faenza e Rimini, di che il Papa per ancora si fa beffe, né vi ha posto l’orecchio. [9] Dubitasi bene che, quando e’ Franzesi li mancassino sotto, che potrebbe per avventura gittarsi, e de’ Franzesi non si dubiterebbe, vedute le convenzioni ferme ne portò seco Ais; ma questa disdetta di Mantua fa stare li animi sospesi. [10] Altro non s’intende; raccomandomi alle Signorie vostre. [11] Ex Viterbo, secunda septembris 1506.

[12] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

[13] Postscripta. [14] El Papa per avventura domattina se ne andrà con la corte fra Monteflasconi e Orvieto, cioè la persona sua a Monteflasconi con parte della corte e il restante della corte ad Orvieto. [15] Mettolo in forse per errare meno.

465

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi a le Signorie vostre e sarà alligata a questa; e questo giorno parte Monsignore d’Ais per a Milano, al quale ho parlato avanti el partire suo, offerendoli che mi avvertissi, se io avevo a fare intendere cosa alcuna a vostre Signorie in questa sua partita. [4] Risposemi che non li occorreva altro, salvo che io scrivessi a vostre Signorie come lui andava in poste a Milano, mandato dal Papa a levare quelle genti d’arme di che, secondo la convenzione, quel Re debbe servire el Pontefice, e passerebbe di costí e, avendo tempo, vi­citerebbe e’ nostri eccelsi Signori. [5] El Pontefice, come per altro ho detto, non si crede farà altro infino alla risposta sua e si temporeggierà con la corte dove meglio li verrà commodo.

[6] Iarsera arrivorno qui oratori perugini a questo Pontefice, intra e’ quali è messer Vincenzio suto costí Giudice di Ruota e Potestà; non li ho ancora parlato, né so quello che si portino: puossi solo stimare che voglino fermare el caso di Giampagolo, il che, se riuscirà loro o no, si vedrà alla giornata; e del seguíto ne darò avviso a vostre Signorie, alle quali mi raccomando. [7] Quae bene valeant. [8] Ex Viterbo, die iii septembris mdvi.

[9] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

466

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] De’ dua e tre del presente scrissi a vostre Signorie quello occorreva, e mandai le lettere per Monsignore d’Ais che in diligenzia ne andava a Milano per la cagione che allora si disse. [4] Partí el Papa iermattina da Viterbo e ieri alloggiò a Montefiasconi, e questo dí è venuto qui in Orvieto, dove starà per avventura tanto che le cose di Perugia sieno assettate. [5] Dipoi fra Perugia e Urbino aspetterà risposta da Ais, in su la quale lui ha a fondare l’impresa sua e ire innanzi o tornarsi a Roma, se già e’ non si volgessi ad altri aiuti, il che però non si crede. [6] Lo assetto di Perugia, o vero Giampagolo, col Papa si pratica tuttavia; e’ vennono qui quelli oratori, intra e’ quali è messer Vincenzio, e avanti ieri a Viterbo ebbono audienza dal Papa: la proposta loro fu congratulatoria di questa sua vicitazione e con­fortatoria a venire a vedere quella sua città, e appresso offersono e raccomandorno lei e li uomini di quella. [7] Dicesi che post multa el Papa disse che voleva la possessione di quelle fortezze che ha in mano Giampagolo e quella delle torri delle porte di Perugia, e che li oratori liene concederno per parte de’ loro Signori liberamente. [8] Èssi dipoi atteso a maneggiare questo accordo secretamente, e a questo effetto si dice che sono venuti qui oggi el Duca d’Urbino e il Legato di Perugia che arrivorno in sul vespro. [9] Doverrassi vedere fra dua dí che sesto piglierà, né si può bene giudicare di che sorte abbi ad essere tale convenzione, perché il Papa infino ad oggi è stato di volontà che Giampagolo se ne vadia o che vi stia privato e sanza genti d’arme. [10] Potrebbe per avventura mutarsi di opinione, parte per necessità e parte per persuasione de’ fautori di Giampaulo, che ne ha buon numero in questa corte; a la necessità lo induce trovarsi Giampaulo armato di gente a cavallo e a piè, il che fa il mandarnelo difficile e, monstra questa difficultà al Papa, facilmente se li persuade che li è tempo piú tosto a volersi valere di Giampaulo per la impresa di Bologna che a cercare di cacciarlo di casa, e non li riuscendo, l’impedissi quella impresa; e che non li mancherà modo, assettata Bologna, racconciare poi Perugia; e che per ora egli è bene fare una impresa e non dua, perché l’una potrà guastare l’altra: tanto che per queste ragioni e’ si crede che Giampaulo facilmente potria fuggire per ora questa fortuna, e a lui basterà avanzare tempo.

[11] Staremo vigilanti per intenderne el vero appunto e di tutto si darà notizia a vostre Signorie, ancora che, per essere fuora di strada, io non sappi come mi mandare le lettere; e io infino a qui non ho ancora aute vostre e stimo abbino corso a Roma.

[12] Dello Imperadore non si dice altro, e da Napoli ci è che vi aspettono el Re Ferrando d’ora in ora e che Consalvo mostra d’essere piú contento delli altri. [13] Raccomandomi a vostre Signorie. [14] Ex Orvieto, die quinta septembris mdvi.

[15] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius apud Papam.

467

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis mandatarie noster etc. [3] Dopo l’ultima nostra, che fu a dí primo, sono comparse 2 tue de l’ultimo del passato e primo del presente, e per esse si è inteso quanto tu scrivi. [4] Non ci accade replicarvi altro, perché attenderemo a quello che seguirà. [5] Ricordiamoti bene scriverci spesso, come fareno ancor noi di quello che accadrà; e perché potrebbe essere che alla giornata ti occorressi scrivere di varie cose, a ciò lo possa fare sanza rispetto, ti mandiamo alligata qui una cifera, della ricevuta della quale tu ci darai notizia. [6] Qui non si intende altro di nuovo, salvo che messer Giovanni in Bologna si provede di gente assai. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio florentino, die quinta septembris mdvi.

[9] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[10] Marcellus.

468

[1] Magnificis Dominis etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Siamo addí sei e per quella de’ cinque alligata a questa vostre Signorie intenderanno dove si trovavono queste cose, e in particulari el caso di Giampaulo e quello che se ne credeva. [4] Intendesi dipoi questo dí come el Duca e il Legato, che vennono ieri, tirono le cose a quel segno che si sperava, cioè a termine di salvare Giampaulo; e hanno ridutto el Papa ad essere contento di valersi di lui e delle sue genti in questa espedizione di Bologna, non però che lo tolga per suo condottieri, né che li dia altrimenti condotta, ma li darà una suvvenzione onesta a lui e a sue genti per questa impresa e verrà qui personalmente ad onorare el Papa; e potrebbe arrivare ad ogni ora, quando le soprascritte convenzioni stieno ferme; e si crede che ’l Papa non si muterà per avere d’intorno chi li tiene le mani addosso e non lo lascia variare in quelle cose che tornono loro a proposito. [5] Dicono che Giampaulo si truova 150 cavalli leggieri e 100 uomini d’arme cosí bene in ordine.

[6] Credesi, veduto le cose di Giampaulo come le procedono, che quando le vadino con lo ordine che di sopra si dice, che quelle di messer Giovanni andranno ancora al medesimo cammino e che questa composizione, fatta per fare piú facile la impresa di messer Giovanni, farà piú facile lo accordo suo, e quelli che sono aiutatori di Giampaulo saranno aiutatori di messer Giovanni, perché non ne spereranno minore utilità; e messer Giovanni sa che non li hanno a fare meno utile e’ condottieri di questa corte che quelli di Bologna. [7] Òffere messer Giovanni di mandare quattro de’ suoi figlioli al Papa; né si dubita, se si dispone a venire lui, che la cosa non si rimpiastri subito, né qui mancherà chi lo assicuri. [8] So che la è presunzione fare iudizio delle cose e massime di quelle che variano ad ogni ora; nondimeno non mi parrà mai errare a scrivere alle Signorie vostre che opinione abbino e’ savi delle cose di qua, acciò che quelle con la solita prudenzia, ne possino fare sempre migliore iudizio.

[9] Da Napoli non s’intende altro.

[10] Sonci questa mattina lettere da Vinegia de’ 31 del passato, scritte da Lascheri ad alcuno di questi Reverendissimi, per le quali avvisa come a Vinegia erano arrivati 4 oratori dello Imperadore che vennono armati infino alla marina, e chiedevono a quella Signoria passo e vettovaglia per lo esercito del suo Signore e per la passata sua a Roma; e avvisa come lo esercito di quello Re si truova alli loro confini, ma che la persona del Re è discosto circa sei giornate. [11] Doverranno vostre Signorie per la via di Ferrara intenderne piú la verità.

[12] Partirà el Papa di questa settimana una volta, el dí appunto io non lo so, e farà uno o dua alloggiamenti infra Perugia e qui, e a Perugia si doverrà poi posare qualche dí, per avere risposta da Ais da Milano e da messer Antonio de Montibus da Bologna. [13] Raccomandomi alle Signorie vostre, quae bene valeant. [14] Ex Orvieto, die 6 septembris 1506.

[15] Erami scordato significare alle Signorie vostre come lo oratore bolognese mi disse questa mattina che lo oratore veneto non cessava di offerire al Papa che ’ suoi Signori li darebbono sanz’altri aiuti Bologna e messer Giovanni nelle mani, e farebbono questa impresa sopra di loro quando el Papa ceda Faenza e Rimini. [16] Non si sa, quando questo fussi vero, come e’ possino da l’uno canto volere fare una impresa e da l’altro avere lo Imperadore a’ confini.

[17] Servitor Niccolò Machiavegli Secretario.

[18] Avendo commodità di mandare la copia della lettera che viene da Vinegia de’ 31 d’agosto, la scriverrò qui da piè.

[19] Copia.

[20] Lo Re de’ Romani sanza dubio vuole venire in Italia, e le cose che sono in sua potestà si vede le fa con diligenzia e prestezza, imperoché ha dirizzate le artiglierie verso Italia e similmente lo esercito, e è giunto parte a Vilaco e qualche fante etiam piú appresso alli confini di questa Signoria; ma questo esercito non basta a venire di sí fatta sorte che possi reformare Italia come si vanta, perché non arriva a 9 mila persone, e quantunque sia già quodammodo alli confini, tamen lui medesimo dice che vuole prima entri in Italia lo esercito dello Imperio cum un altro capitano, e poi vuole che passi lo sopraddetto esercito dello quale vuole essere duce lui. [21] Lo esercito dello Imperio non s’intende sia ancora mosso, né anco bene sia congregato; non possendo fare a modo suo sanz’esso e non lo possendo muovere a posta sua, come quello ha aúto congregato, pronto e parato in Ungheria. [22] Non è gran fatto se qui non si ha al tutto certo quello che costí pare si abbia piú che certo, tuttavia qui non si cessa di fare provisione, e piú grande che non si divulga.

[23] Lo Re de’ Romani già 4 o 5 giorni, come dice la posta, era a Grecz, terra lontana da li confini di questa Signoria circa miglia 200.

[24] Sabato sera giunsono qui tre ambasciadori del prefato Re, e lo quarto è restato malato in Friuoli; oggi hanno aúto audienza: per quello s’intende domandono passo e vettovaglia pro esercito; meglio s’intenderà quando li sarà risposto fra 3 giorni. [25] Sono venuti loro e li famigli a tutte arme, perfino alla marina: credo volendo dire che se li ’mbasciadori sono sí feroci, che si deve pensare della gente d’arme. [26] Valete. [27] Venetiis, 31 augusti 1506.

469

[1] Nicolao Machiavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Avanti ieri ti si scrisse brevemente. [4] Arrivorono dipoi le tue de’ 2 e 3 del presente; e considerato tutti li avvisi tuoi e quel che s’è inteso qui dal Reverendissimo di Nerbona e da Monsignore d’Ays, e quel che ci è stamani di Francia, non sapremo che dire o che iudizio fare di questa impresa del Papa, visto da uno canto dificultà e lunghezza in quelli favori che sua Santità avea disegnato, e dall’altro una tanta e sí ragionevole sua mossa, la quale non doverrebbe avere se non buono fine; *e perché noi non ci abbiamo drento punto di opinione e dubitiamo forte che il Papa, attesa la natura sua, desperato di questi favori, non tenti ogni altro partito e forse si restringa con ’ Viniziani, vorremo che tu, presone buona occasione, gli monstrassi quanto questo importerebbe a lo onore suo e a lo utile, e in quanto pericolo metterebbe ogni altro; e che questo medesimo confortassi ancora a fare il Reverendissimo di Volterra,* ancora che sappiamo sia superfluo avvertirlo di una simile cosa. [5] *Quello che si ritrae di Francia circa questa materia è che non fu mai fatta ferma resoluzione di questi ragionamenti; e quando bene fussi suta fatta, era necessario guastarla, respetto alla passata dello Imperadore.* [6] Espettasi ogni dí in questi nostri mari el Catolico Re. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio florentino, die vii septembris mdvi.

[9] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[10] Marcellus.

470

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Io scrissi l’ultime mie alle Signorie vostre addí 6 e addí cinque, e le mandai iermattina per uno proprio ad el Capitano di Cortona con ordine che subito per uomo a posta le mandassi alle Signorie vostre. [4] Scrissi a lungo, e perché io le reputo salve non le repricherò altrimenti, né al presente ho che scrivere se non che, partendo Piero del Bene per costà, mi è parso non mancare di darli mia lettera.

[5] Giampaulo non è ancora venuto, ma si aspetta oggi in ogni modo; e questa mattina li sono iti incontro molti de’ suoi, perché una volta lui si è partito da Perugia per venire qui. [6] Vedremo quello partorirà questa sua venuta e le Signorie vostre lo intenderanno.

[7] Le cose sono qui ne’ medesimi termini e se ne ha quella medesima opinione se ne aveva quando scrissi l’ultima mia, e però non ne dirò altro.

[8] El Papa parte domani e ne va a Castel della Pieve per ridursi poi a Perugia, se accidente nuovo no·l fa rimutare.

[9] Siamo ad ore 20 e in questo punto è arrivato Giampaulo Balioni con circa 50 cavalli. [10] Valete. [11] Ex Orvieto, 8 septembris 1506.

[12] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

471

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Io scrissi ieri l’alligata alle Signorie vostre e credetti mandarla per Piero del Bene, el quale dipoi non la portò, per essersi partito in tempo che io ero ito allo alloggiamento di Pavia. [4] Manderolla con questa, ancora non importi molto.

[5] Baglioni arrivò ieri circa 20 ore ad Orvieto, come per la alligata scrivo; transferissi subito a’ piedi di nostro Signore e cerimonialmente li parlò. [6] Questa mattina dipoi si è partito el Papa da Orvieto e venuto qui a Castel della Pieve; e Giampagolo con la sua comitiva e con il Duca di Urbino se ne è andato a Perugia per la diritta. [7] El Papa domattina parte di qui e ne va a Castiglion del Lago, e avanti vadia a Perugia si andrà forse trastullando su per lago 2 o 3 giorni e qua verso domenica potrebbe fare l’entrata in Perugia.

[8] La composizione con Giampagolo si dice essere questa: che Giam­pagolo li dia tutte le fortezze dello stato di Perugia e le porte della città, il che è già fatto; che Giampagolo metta uno o dua sua figlioli in mano del Duca d’Urbino per statichi; che li osserverà le convenzioni con el Papa e sarà buono figliolo di santa Chiesa; che ’l Papa metta alla guardia della piazza di Perugia 500 fanti e ad ogni porta della città di Perugia 50 o quelli che piú vuole; che Giampagolo sia tenuto servirlo nella impresa di Bologna con tutte le sue genti d’arme, e il Papa li debba dare certa suvvenzione per levare dette genti, la quantità non si sa appunto; attenderassi al presente a mettere ad effetto tutto e, avanti el Papa parta da Perugia, ogni cosa doverrà avere aúto el termine suo. [9] Con el Papa sono qualche Perugino fuoriuscito, infra e’ quali ci è uno figliolo di Grifonetto Baglioni e uno figliolo di Pompeio delli Oddi; Carlo Baglioni non ci è. [10] E disegnano tutti questi entrare in Perugia con el Papa, né lui per questo accordo li ha licenziati.

[11] Qui sono oggi nuove che ’l Marchese di Mantova viene a trovare la Santità del Papa e che a questa ora e’ potrebbe essere partito, e questo ci è per cosa certa. [12] Questa novella del Marchese ha fatto che qui si è mutata opinione circa l’impresa di Bologna, e credesi che a messer Giovanni sarà piú difficile lo accordo, sendo al Papa la impresa piú facile, perché si presuppone che ’ Franzesi tenghino el fermo al Papa, ancora che da Ais non ci sia lettere; e fassene coniettura, perché, avendo fatto qui intendere el Marchese, come già scrissi, che aveva mandato uno uomo a Ciamonte per la licenza di poter servire el Papa con ordine che, non la avendo, ne andassi in Francia ad el Re, e avendo ora fatto intendere che viene, conviene, per la brevità del tempo che è da quella deliberazione a questa, che la licenza venga da Milano e non di Francia; e cosí che si venga a stare in sulla composizione vecchia che ne portò qua Ais; e sanza dubbio, quando Francia non li manchi sotto, la impresa di Bologna andrà sanza rimedio alcuno, né chi desidera aggirarlo con li accordi, lo potrà fare; bisogna stare ora a vedere quello che ’l tempo porta e consigliarsi con quello.

[13] Io non voglio omettere di scrivere a vostre Signorie come nel cammino questa mattina, sendo accanto a Pavvia, mi chiamò e mi disse: «Secretario, messer Filiberto mi ha scritto come, passando da Firenze, alcuni cittadini li hanno detto che ’l Papa s’inganna a credere essere servito d’un solo cavallo in queste cose di Bologna e che per nulla quella città lo consentirebbe». [14] Io li resposi che non credevo che tale cose li fussino sute dette, se non da uomini oziosi e che non intendevono e’ meriti delle cose, perché quella città è usa ad andare innanzi e non a tornare indreto; e se ’l Papa non tornerà indreto lui da’ suoi ordini e da quello si ha promesso, quella città non mancherà uno iota di quello li ho detto. [15] Rispose credermi e che non lo aveva voluto dire al Papa per non lo irritare né sdegnare. [16] Bene valete. [17] Ex Castel della Pieve, die 9 septembris mdvi.

[18] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius apud Papam.

[19] Postscripta. [20] El Papa starà venerdí e sabato a Castiglion del Lago, e domenica ne andrà a Perugia; potrebbe per avventura stare piú in su questo lago e in su questi vostri confini; dònne avviso, acciò se vi paressi presentare sua Santità o di vino o di qualche cosa scelta che dà cotesto paese, vostre Signorie ne sieno avvertite, perché io so li sarebbe gratissimo.

472

[1] Nicolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis etc. [3] Questa mattina per via di Cortona abbiamo ricevuto le tua de’ 5 e 6, e li avvisi contenuti in esse sono suti gratissimi. [4] Maravigliànci bene che fino allora tu non avessi ricevuto alcuna nostra lettera: saranno capitate male. [5] Ma non contenendo cose di momento, ne abbiamo manco dispiacere; pure doverrai averne due ultime che si mandorono iermattina per messer Lorenzo Serristori, quale veniva costà in buona diligenzia. [6] Li avvisi che abbiamo noi qua da diverse bande sono che il Cattolico Re può arrivare ogni dí verso questi nostri mari, e digià ogni uomo si ordina per riceverlo e onorarlo. [7] E a Livorno sono comparse due galee e due fuste del Viceré di Sicilia che vanno per incontrarlo, e avanti ieri doveva partire da Napoli Consalvo con 4 galee per essere a Piombino, ancora lui per la medesima cagione. [8] Di Francia s’intende per l’ultime, che sono de’ 29 del passato, la passata dello Imperadore tenersi certa, perché cosí fummo avvisati da ogni banda; e Argentone vi era tornato dopo molte settimane che era stato a quelli confini della Magna. [9] Non s’intendeva già quello che e’ si portassi, e era ragionamento che e’ venissi imbasciadore a Vinegia, dove al continuo si fa provisioni contro a tale passata. [10] Nondimeno, non vi era ancora nuova che le genti dell’Imperatore fussino ad ordine, in su le quali pare che si abbi a fare principale fondamento. [11] *E per questo noi abbiamo espedito a lo ’mperadore Bernardo de’ Ricci, quale partirà oggi per ve*de*re con l’occhio lo stato di quelle cose; e di buono luogo s’intende ’ Viniziani ristringersi forte con Francia.*

[12] Noi di presente attenderemo ad espedire li oratori per Napoli, quali si faranno oggi, e onorare el Catolico Re se capiterà a Livorno. [13] Bene vale. [14] Ex Palatio florentino, die viiii septembris mdvi.

[15] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[16] Marcellus.

473

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die viiii septembris 1506.

[3] Spectabilis vir. [4] Stamani ti si scrisse per via di Cortona e si disse quanto occorreva per resposta delle tue de’ v e vi. [5] Siamo dipoi ad ore 21 e qui è comparso uno corriere partito da Barzalona a dí 3 con lo avviso per costí e per Napoli dello essersi quel Re imbarcato e fatto vela quel dí verso la sera e, a suo arbitrio, dice credere si possa a quest’ora trovare poco piú là che Genova. [6] Riferisce l’armata essere di circa cinquanta legni con gente assai, e che la maggior parte del traino delli uomini di quella armata veniva per terra, e li ragionava bene 300 cavalli e carriaggi. [7] Diamotene notizia, se forse questo avviso prevenissi quello di questo corriere. [8] Bene vale.

474

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Oggi vicino a notte ricevemo le tue delli 8 e 9: contengono poco altro che avvisi. [4] Però noi sareno brevi. [5] Hacci bene dato dispiacere grande quello che tu scrivi averti parlato Monsignore Reverendissimo di Pavia, né sappiamo imaginare donde possa essere uscita questa opinione, se già non fussi di chi l’ha scritta costà, fondata forse in sul desiderio suo; e per uno piacere non potremo avere il maggiore che intendere, se gli è chi avessi referito una tal cosa a messer Filiberto, per potere demonstrare di che animo noi siamo in questa cosa. [6] Voliamo ne risponda al predetto Reverendissimo di Pavia, e prima lo ringrazii del non avere referito tal cosa alla Santità del Papa, e dipoi li confermi quel medesimo che la prima volta facemo intendere per te alla Santità del Papa, perché noi non siamo punto mutati da quella prima deliberazione, anzi abbiamo avuto in dispiacer grandissimo queste dilazioni e difficultà che sono occorse alla sua Beatitudine. [7] Li altri tuoi avvisi ci sono suti gratissimi; e in cambio ti abbiamo da dire, e ieri per avviso del Generale delli Umiliati e oggi per lettere da Nolimbergo de’ xxi del passato, esserci nuova: il Re di Pollonia essere morto e il Re di Ungheria malato, e morto il figliuol suo natoli a’ dí passati, e per questo potersi facilmente differire la passata del Re de’ Romani. [8] Oggi ancora ci sono nuove a bocca, da chi partí di Barzalona a’ dua e 3 del presente della partita del Re di Aragonia con x galee, xx barche, iii carracche e alcune fuste; e che il disegno era in xx dí essere arrivato a Napoli. [9] Noi abbiamo digià espedito 4 cittadini nostri per visitarlo o a Livorno o a Piombino, e sono messer Giovanvettorio Soderini, Niccolò del Nero, Giovambattista Ridolfi e Alamanno Salviati. [10] Bene vale. [11] Ex Palatio florentino, die xi septembris mdvi.

[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[13] Marcellus.

475

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] De’ dí 8 e 9 da Castel della Pieve e man­date per la via di Cortona, furno l’ultime mie. [4] Venne addí x el Papa a Castiglione del Lago, e benché lui avessi detto volervi stare tutto dí d’oggi, se ne venne ieri a Pasignano, castello in sul lago; e oggi siamo qui a Corciano, castello propinquo 5 miglia a Perugia, e domani farà l’entrata in Perugia pontificalmente. [5] Ho ricevuto dipoi la loro de’ 7 e 9, e parendomi li avvisi della de’ 9 da comunicarli al Papa, mi transferi’ da sua Santità e liene feci intendere. [6] Dissemi che aveva anche lui el medesimo del Re di Ragona, ma che non credeva già che Consalvo li andassi incontra, ma piú presto che fuggissi; e cosí disse non credere quelli dello Imperadore, perché sapeva di certo che non era in attitudine a passare, ma che tutto era trovato da’ Viniziani a loro proposito. [7] Quanto a quello che le Signorie vostre scrivono per la de’ 7, che si avvertisca sua Santità etc., si fa intendere a quelle come ogni dí li è ricordato; ma se Francia farà seco a mal gioco, e se questa passata dello Imperadore non fia vera e presta, potria essere facil cosa che non ci fussi rimedio e che lui posponessi el danno della Chiesa e il periculo d’altri alla sua propria vergogna, la quale li saria grande, se si ritornassi a Roma sanza avere tentato alcuna cosa per che lui uscí fuori. [8] E chi conosce la natura sua ne dubita, come le Signorie vostre, ma non vi vede remedio, se non che si faccia quello che è giudicato pernizioso lasciare fare ad altri.

[9] Dubitasi per assai prudenti, come già scrissi, che queste cose dello Imperadore non sieno ingrassate da’ Viniziani in Francia e qui, sí per guastare e’ disegni al Papa, tenendolo in su la briglia e intorbidandogli l’acqua di Francia, sí per vedere se potessino tirare el Re a qualche nuovo accordo, per il quale e’ si guadagnassino in Italia e fuori, se non altro, tanta reputazione, che facessi piú facile qualche disegno loro. [10] E il Papa proprio è di questa opinione, perché mi disse quando li comunicavo quella lettera: «Questi Viniziani fanno passare questo Imperadore a loro posta; ma tutto fia resoluto se il Marchese di Mantova verrà e se il Re andrà di buone gambe», come se ne aveva qualche speranza quando scrissi l’ultima mia alle Signorie vostre; di che non ci è poi altro. [11] Scrissi per altra a vostre Signorie come, con tutte le resoluzioni fatte con Giampaulo, el Papa menava seco e’ suoi fuoriusciti, da Carlo Baglioni e Girolamo della Penna in fuori. [12] Iarsera a Pasignano, dove eravamo alloggiati, el Papa li ebbe a sé e disse loro come, per buono rispetto, lui non voleva che li entrassino in Perugia seco, ma che li lascerebbe qui e manderia per loro stato che fussi in Perugia dua o tre dí, e che stessino di buona voglia, che ’l caso loro poseria bene, perché e’ voleva al tutto abbassare Giampaulo e fare che potessino stare securi in Perugia; e per questo aveva ordinato di avere le fortezze e mettere guardia in Perugia a suo modo, e che ’ figlioli di Giampaulo stessino ad Urbino; e voleva trarre le genti d’arme di Giampaulo d’in su le terre di Perugia e menarle seco; ma non voleva che Giampaulo le comandassi, ma che la persona sua stessi sempre appresso al Duca, e che non li voleva per le cose vecchie tôrre la vita a nessuno modo, ma se peccassi venialmente, liene appiccherebbe.

[13] Dolgonsi questi fuoriusciti di non avere ad entrare in Perugia con el Papa, e veggono che questo è tratto di chi cerca di salvare Giampaulo, el quale non potendo in un tratto fare ritirare el Pontefice dalla impresa, lo viene ritirando con questi modi a poco a poco. [14] E credono che al Papa debba essere stato fatto uno spaventacchio di scandolo; e dubitono questi fuoriusciti che chi ha condotto el Papa a non li lasciare ire seco, non lo conduca a non li lasciare entrare poi, e che non sia persuaso a volere che li stieno qualche anno fuori. [15] E loro, tutto el fondamento facevono di aversi a fermare a Perugia, era la presenzia loro con el Papa, per possere ricordare loro proprii e’ casi loro. [16] Dà loro briga un’altra cosa, quale è vedere tutte queste cose in mano del Duca d’Urbino, per avere lui li statichi e la persona di Giampaulo, secondo che ’l Papa disse loro; e pare loro che queste cose sieno in mano della parte, e soprattutto dubitono che la guardia che si ha a mettere in Perugia non sieno fanti del Duca, e sono per fare ogni cosa per dissuaderlo al Papa e confortarlo a tôr fanti o delle vostre Valdichiane o di altri luoghi confidenti, sí che le Signorie vostre pensino, quando fussino richieste di lasciare soldare fanti in Valdichiana da connestaboli della Chiesa, quello vogliono si facci.

[17] Come costoro mi hanno parlato, cosí mi ha parlato messer Vincenzio e altri uomini di Giampaulo; e’ quali sto ad udire tutti e vo largo, e dico ad ognuno che li ha ragione; questo fo per non intendere bene quello che tornassi bene allo stato di vostre Signorie, né sapere la mente di quelle.

[18] El Legato di Perugia che da Orvieto andò con Giampaulo a Perugia, si dice verrà oggi qui per trattare con el Papa questo caso de’ fuoriusciti e altre cose pertinenti a quella città. [19] Valete. [20] In Corciano, xii septembris 1506.

[21] Servitor Niccolò Machiavegli Secretario.

476

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi alle Signorie vostre, la quale sarà con questa. [4] Questo dí poi el Papa è venuto solennemente qui in Perugia e ha lasciato e’ sua fuoriusciti dove per la alligata si scrive e con quella speranza che io avviso per quella.

[5] Monsignor di Nerbona non prima che ieri si abboccò con el Papa, perché venne di qui a trovarlo a Corciano, dove era alloggiato. [6] Non si intese quello li disse per allora, ma si vidde che non piacque al Papa. [7] Dipoi questo dí si è ritratto come lui, per parte del Re, lo sconfortava da la ’mpresa di Bologna, allegandogli questa passata dello Imperadore; e monstrava, per avere quel Re lo stato di Milano tenero e sospetto, non era a verun modo per sfornirlo per servirne lui. [8] È el Papa alterato assai di questa cosa, e nondimeno ha deliberato da sé fare questa impresa quando ogn’altri li manchi; e ha spedito oggi Ramazzotto e datogli danari perché e’ facci fanti, e scritto li brevi a vostre Signorie e a Ferrara, richiedendo ciascuno li lasci, come connestabole suo, trar fanti del suo dominio e per li suoi danari; e dice che vuole, avanti sia passato Urbino, avere insieme 6 in 8 mila fanti e volere con questi irne alla volta di Bologna. [9] Il Marchese di Mantova si crede che per avventura potria questa sera essere ad Urbino, e dicesi che lo servirà con la persona. [10] Queste cose hanno quella variazione che veggono le Signorie vostre, e chi ha a scrivere dí per dí conviene le seguiti e debbe meritare d’essere scusato.

[11] Delle cose di Giampaulo io mi rimetto alla alligata; aggiugne-rò solo questo: che trovandosi el Papa qui con questi Reverendissimi, benché le genti della Chiesa sieno alloggiate intorno a queste porti, e quelle di Giampaulo un poco piú discosto, nondimeno el Papa e il Collegio sta a discrezione di Giampaulo e non lui di loro, e se non farà male a chi è venuto per torgli lo stato, sarà per sua buona natura e umanità. [12] Che termine si abbi ad avere questa cosa, io non lo so: doverrassi vedere fra 6 o 8 dí che ’l Papa starà qui. [13] Una volta Giampaulo dice avere conosciuto dua vie a salvare lo stato suo: l’una con la forza, l’altra con la umiltà e con el fidarsi delli amici che lo consigliono; e che non ha voluto pigliare la prima, ma volgersi alla seconda, e per questo si è rimesso tutto nel Duca d’Urbino; e detto Duca lo fecie venire ad Orvieto al Papa e li fa fare tutte quest’altre cose che occorrono. [14] E’ fanti per la piazza e per le porti, secondo che io avvisai, avevono ad essere in Perugia avanti che ’l Papa ci entrassi. [15] El Papa è entrato e non ci sono, e questa cura fu data al Duca d’Urbino; pure si dice che fra dua dí ci saranno. [16] Altro non mi occorre. [17] Raccomandomi a vostre Signorie. [18] xiii septembris mdvi, in Perugia.

[19] Servus Niccolaus Maclavellus Secretarius.

477

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi a vostre Signorie e mandai la lettera con un’altra mia de’ xii per uomo a posta a Cortona, e quel Capitano le arà mandate alle Signorie vostre.

[4] Scrissi inter caetera come Ramazzotto era spedito dal Papa per ire a fare fanti, e credevo che fussi partito infino ieri. [5] Trovandolo dipoi questa mattina a corte, mi disse che sarebbe espedito oggi e partirebbe domattina; e se mi verrà a trovare, come mi promisse, li darò carico di portare la presente a vostre Signorie. [6] Ha ordine di fare mille fanti almeno e, potendo, infino in 1500.

[7] Come ieri scrissi a vostre Signorie, questo Papa, nonostante la ambasciata di Nerbona, è piú caldo in su la ’mpresa di Bologna che mai; né pare che si sia però disperato di Francia, e sta sospeso in su el primo avviso da Ais. [8] E benché di là venissino resoluzioni contrarie, è per ire innanzi e, se li spedirà oggi Ramazzotto, sarà assai evidente segno. [9] Pare ad ognuno questa sua impresa animosa, mancandogli Francia e volendo ire innanzi, e ognuno sta sospeso con lo animo di quello abbi ad essere. [10] Dubitano molti, come scrissi per altra mia, che non si getti poi a’ Viniziani per ultima desperazione; nondimanco da l’altra parte non si risolvono come e’ Viniziani possino scoprirsi a questa impresa, non si scoprendo el Re, e dicono: o el Re non può aiutare el Papa o e’ non vuole. [11] Se non vuole, non è ragionevole che quel grado che non vuole avere con el Pontefice e’ voglia che ’ Viniziani lo abbino, e che, malcontento el Papa di lui, s’incarni con e’ Viniziani. [12] Se non può, e la cagione ne sia lo ’mperadore, questo medesimo rispetto doverrebbono anche avere e’ Viniziani, e quella medesima cagione che tiene addreto el Re, de’ tenere loro. [13] Molti altri dicono che ’ Franzesi non la filano cosí sottile e quello che non vorranno fare loro non si cureranno che altri lo faccia, e che li stimano e giudicano le cose in uno altro modo; vedrassi con el tempo, che è padre del vero quello che seguirà, e a me non pare errare, oltre alli avvisi delle cose di qua, scrivervi quello vi si ragiona sopra da questi cortigiani e uomini pratichi e savi.

[14] De’ fuoriusciti perugini non s’intende si sia fatta altra resoluzione, e Giampaulo dice che li rimettino a loro posta, ma se saranno tagliati a pezzi, che se ne scusa.

[15] Parmi, secondo ritraggo, che quella suvvenzione che si disegnava dare a Giampaulo cominci a ragionarsi diventi condotta; ma non vorrebbe el Papa passare cento uomini d’arme; e lui non vorrebbe scendere da quelli ha, che sono piú che 150; assetterassi ad ogni modo in qualche forma buona: e di questo stieno di buona voglia le Signorie vostre, perché le cose di Giampaulo con el Papa vengono sempre, per quel si vede, migliorando.

[16] Non si ragiona ancora quando el Papa parta di qui; stimasi partirà intorno a domenica propinqua. [17] Valete. [18] In Perugia, addí xiiii di septembris mdvi.

[19] Servus Niccolò Machiavegli.

478

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Io scrissi ieri a vostre Signorie e la lettera mandai per le poste di Ferrara sotto lettere di Monsignore di Volterra; reputo che le sieno venute salve e però non le repricherò.

[4] Comparse dipoi iarsera la vostra lettera de’ dí undici e subito mi transferi’ dal Papa e lessigli quelli avvisi: monstrò sapere la morte del Re di Pollonia, ma non credette già quella del figliolo del Re d’Ungheria; affermò, quando fussi vero, che lo ’mperadore non potria passare, ma ad ogni modo disse che non passerebbe.

[5] Comunicai oltr’a di questo el capitulo a Monsignore di Pavvia, che risponde alla lettera che li aveva scritto messer Filiberto; monstrò averlo caro, e di nuovo mi disse che non ne aveva parlato con altri che con Monsignore di Volterra e meco, e io ne lo ringraziai di nuovo per parte di vostre Signorie.

[6] Questa mattina sono cominciati a comparire fanti del ducato d’Urbino, che sono quelli che per avventura aranno a rimanere qui secondo la composizione fatta.

[7] E’ fuoriusciti non sono ancora venuti né di loro s’intende altro.

[8] Dicesi che ’l Papa parte postdomani per la volta d’Urbino e farà una prima posata ad Agobio, o forse alla Fratta; e io credo questa sua partita perché, avendo acconcie queste cose in buona forma, non ci ha piú che fare.

[9] Della ’mpresa di Bologna si dice quello medesimo: che ’l Papa ci è su caldo; e Ramazzotto è espedito di tutto e parte questa mattina, e io manderò la presente per uno che viene a posta in costà.

[10] Parlando questa mattina con lo uomo di messer Giovanni, mi disse come el Papa cominciava a prestare orecchi a’ Viniziani e come saria facil cosa che si appuntassi con loro per fare questa sua impresa. [11] Mostrò lui averla per buona nuova perché non poteva credere che ’l Re di Francia non aiuti messer Giovanni quando e’ Viniziani se li scuoprino contro el Papa e che permetta che altri faccia quello che non ha voluto fare lui.

[12] Da Monsignore d’Ais non ci è altre nuove che io sappi.

[13] Parlai ieri a lungo con messer Ercole Bentivogli, quale è venuto qua con el Duca d’Urbino: sta confuso in su queste cose del Papa, e mi disse che al Papa non posseva riuscire el cacciare messer Giovanni se non in uno modo, e questo era el tenerlo in su la spesa, come sarebbe se se ne andassi ad Imola, e fra Imola e quelli luoghi a l’intorno distendessi 6 o 700 uomini d’arme e 5 o 6 mila fanti e corressilo questa vernata; dipoi a tempo nuovo facessi campo grosso e minacciassilo del guasto. [14] Né crede che ad una cosa a questo modo messer Giovanni reggessi, perché non crede che volessi spendere sanza essere certo della sua salute quel poco di mobile che lui ha e trovarsi dipoi fuora di casa e povero; né dubita punto che non pigliassi partito. [15] E parlando io di questo ritratto con alcuno di questi Signori, mi disse che ’l disegno del Papa non è altro che questo. [16] Raccomandomi alle Signorie vostre. [17] In Perugia, addí xv di settembre 1506.

[18] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

479

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Questa mattina scrissi alla Signoria vostra quello che occorreva, e la lettera mandai per il Zitolo che tornava costí in diligenzia. [4] E partendo al presente un altro, non voglio omettere fare alle Signorie vostre un verso di quanto si è inteso poi.

[5] E’ fuoriusciti di Perugia sono questa mattina tornati, e sono e’ fuoriusciti vecchi; e quelli fuoriusciti nuovi, che sono Carlo Baglioni e quelli che feciono con lui quello omicidio, restono di fuori. [6] Credesi, quando el Papa dessi tale ordine che ci potessino stare, che sarebbe assai danno a Giampaulo, perché e’ si priva di assai possessione che lui ha a restituire loro; e dipoi ci hanno pure delli amici vecchi, e li animi de’ cittadini che solevono ragguardare uno si cominciono a distrarre. [7] Ma veduto e’ fautori di Giampaulo e la reputazione sua piú tosto cresciuta che mancata per questa novità, si crede piú presto che ci saranno tagliati a pezzi se loro non saranno savi a pigliare partito da loro.

[8] El Papa questa mattina in concistoro ha pubblicato quanto sieno presti li aiuti di Francia in questa sua impresa, e’ quali non sono però d’altra qualità che io mi abbi scritto per la mia di stamani; e di piú disse che ’ Viniziani li hanno fatto intendere che, sendo cessate le cose dello Imperadore e mancati in gran parte quelli sospetti avevono di là, che, nonché fussino contenti di questa impresa, li offerivano quelli aiuti che lui proprio disegnassi. [9] Altro non ho che scrivere alle Signorie vostre se non raccomandarmi etc. [10] Chi dice che ’l Papa partirà lunedí e chi venerdí. [11] El Marchese non è ancora giunto e siamo a 20 ore. [12] In Perugia, die xvi septembris 1506.

[13] Servus Niccolò Machiavegli.

480

[1] Viro Niccolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Maravigliànci non avere tue lettere da dí 9 in qua, e tanto piú quanto noi credevamo, essendoti avicinato a’ luoghi nostri, dovessi spacciarci piú spesso. [4] Dubitiamo che qualche tua lettera non sia capitata male, massime scrivendoci il Capitano di Cortona che addí xi tu eri stato in quel luogo; e lui medesimo dice averci scritto quel dí che non sono mai arrivate. [5] Però se tu avevi scritto cosa che importassi, mandera’ne copia, e di piú ci scriverrai tutto quello che è costí degno di notizia. [6] Noi dalle preallegate nostre, cioè de’ dí xi, non abbiamo inteso da banda alcuna cosa degna di notizia, se non che oggi ci sono stati 2 altri gentilomini spagnoli, partiti da Barzalona addí 4, e’ quali credevono trovare il Re intorno a queste marine, né dicono altro di nuovo; e’ tempi, secondo il iudizio di chi se ne intende, sono stati a questi giorni molto contrarii, e di Francia non c’è da 15 dí in qua avviso alcuno. [7] Non voliamo mancare di dirti che di Romagna si intende che e’ fuoriusciti di Furlí disegnono tornare in casa, e a ogni modo lo tenteranno; non sarà forse fuora di proposito che la Santità di nostro Signore ne abbi notizia. [8] A Faenza ogni dí cresce gente e fanvisi monstre di gente d’arme e fanterie assai, e all’incontro se ne traggono quelli che vi sono: come debbe di tutto essere costí buona notizia. [9] Scrivici spesso e di tutto quello che si intende da ogni banda. [10] Bene vale. [11] Die xvi septembris mdvi.

[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

481

[1] Nicolao Machiavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Doppo la nostra de’ 16 sono comparse piú tue de’ 12, 13, 14, 15 e 16, alle quali respondereno brievemente per contenere la maggior parte avvisi delle cose di costà, li quali ci sono grati e necessarii; però usera’ne di continuo la medesima diligenzia. [4] Noi questa mattina abbiamo molti avvisi di Francia fino a’ 9 del presente, ma sanza alcuna resoluzione: confermano la partita del Re d’Aragonia a’ 3 del presente; mostrono dello Imperadore e della passata sua sospetto grande, e per questo buono ordine di provedere di nuova gente lo stato di Milano, e massime di viii mila Svizzeri; con deliberazione, seguendo, che il Re ancora venga a Milano. [5] Accertano le cose di Ghelderi essere al di sopra contro all’Arciduca, ma per mezzo del Re di Inghilterra trattarsi accordo, cioè una triegua secondo che era l’anno passato; e si crede seguirà, ancorch’ella sia contro alla voglia di quel Duca, el quale di continuo va acquistando. [6] E quanto appartiene all’impresa del Papa, se ne maraviglia ogni omo là, e la dannano come cosa fuori di tempo respetto a questa passata del Re de’ Romani. [7] Nondimeno in una di tali lettere vi sono queste parole: «*e Roano* pare mostri essere bene *contentare el Papa e darli le gente per la impresa di Bologna.* [8] Detto *Roano* non vi era ancora tornato e vi si aspettava fra sei giorni». [9] Le soprascritte parole erano in una lettera responsiva a * ’l Re di Francia*, per la quale li chiedeva consiglio etc. [10] Non si sono ancora lette tutte dette lettere, per altra distendereno piú questa materia se fia bisogno. [11] Bene vale. [12] Ex Palatio florentino, die xvii septembris 1506.

[13] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[14] Marcellus.

482

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Addí 16 furno l’ultime mie; non ho poi scritto per avere aúto incommodità di chi porti e non ci essere stato cosa da espedire uno proprio.

[4] El Marchese di Mantova giunse qui addí 17 e fu incontrato da tutta la corte; fu ieri con el Pontefice a lungo: non si ritrae che ragionamenti si avessino. [5] Parlai con questi sua coi quali ho qualche dimestichezza e, domandandogli quello che ’l Marchese diceva di questa impresa, mi dissono che al Marchese, per essere uomo di guerra, li piaceva la guerra, ma non già quella che fussi propinqua a casa sua o contro a’ suoi amici, e mi accennorno che per lui si farebbe ogni cosa perché accordo seguissi. [6] Aspettasi 6 oratori bolognesi che possono arrivare ad ogni ora e alla venuta loro si vedrà se lo accordo fia per appiccarsi, e io di quello saprò ne avviserò le Signorie vostre. [7] Vicitai el Marchese per parte di vostre Signorie: ringraziò quelle e io offerissi etc.

[8] Come per altra scrissi a vostre Signorie, e’ fuoriusciti di qui, da Carlo Baglioni in fuora e quelli dell’ultimo omicidio, vennono qui, e si è atteso continuamente a comporre questa cosa loro con Giampaulo. [9] Sonci difficultà di chi sodi per ciascun di loro: Giampaulo dice che li soderà per sé e per la casa sua, ma che non li può sicurare per uno strano né per tutta la terra, e questo non basta a’ fuoriusciti. [10] Da l’altra parte detti fuoriusciti non trovano chi sodi per loro, perché nessuno si vuole scoprire contro a Giampaulo, e Giampaulo ha usato una astuzia in questo caso: che lui ha richiesto tutti li amici de’ fuoriusciti che sodino per lui, acciò che, promettendoli, e’ non possino sodare né essere forzati che sodino per li altri. [11] È stato ragionamento di restituire a’ fuoriusciti le loro possessioni e che li stessino fuori del Perugino; veduta questa difficultà de’ sodamenti, non so come se lo assetteranno; so bene che Giampaulo e li amici suoi faran ogni cosa perché non ne fia nulla, e a Giampaulo dà briga nel ritorno di costoro assai cose, ma soprattutto la restituzione de’ beni, che sono ad entrata per 4 mila di questi fiorini.

[12] Essendo io andato avanti ieri all’incontro del Marchese di Mantova, el Papa mi fe’ domandare a casa da dua sua palafrenieri. [13] Tornato fui, mi feci vedere a corte e poi ieri vi stetti tutto el dí, e non mi fu detto cosa alcuna. [14] Credo volessi richiedere che le vostre genti movessino; dipoi li sarà parso da differire.

[15] La opinione che lo ’mperadore passi al tutto è spenta in questa corte, e dicono fondarla in su lettere fresche da Vinegia che mostrono quelle cose essere resolute.

[16] El Papa si dice partirà di qui o lunedí o martedí prossimo per alla via già detta. [17] Raccomandomi a vostre Signorie. [18] In Perugia, die xviiii septembris mdvi.

[19] Erami scordato dire alle Signorie vostre come quelli cento stradiotti che ’l Papa mi disse già che aspettava da Napoli sono comparsi, e sono bella gente e bene a cavallo.

[20] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

483

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Questa mattina scrissi a le Signorie vostre quello che occorreva, e mandai la lettera al Capitano di Cortona per uno che tornava in là.

[4] Sonci poi nuove come e’ fuoriusciti di Furlí hanno cerco di rientrare in Furlí e come e’ si condussono fino alle mura, e sendo scoperti e ritirandosi gridorno «Marco, Marco», e che aveno con loro gente a piè e a cavallo tratte d’in sul dominio de’ Viniziani. [5] Questa nuova le Signorie vostre la debbono avere costí piú certa e piú ordinata, e qui ha fatto risentire el Papa, e ha deliberato mandare tutte le sue genti a quella volta, parendogli a proposito ancora per la impresa di Bologna e non ne avendo piú di bisogno di averle appresso per infino in quello luogo; e anticipando dette genti el cammino, pensa che le daranno parte riputazione alla sua impresa e parte terranno ferme le cose di Furlí. [6] E perché con le forze sia chi possa comporre e ordinare quella terra, manda con dette genti el Cardinale San Pietro in Vincula, Legato di Romagna; e intendo che manda seco el Vescovo de’ Pazzi.

[7] Questo dí si fa la monstra delle genti d’arme e partirà el Cardinale lunedí, se non parte domattina; e il Papa potrebbe soprassedere qui qualche dí piú, parendogli poterlo fare sanza perdere tempo, avendo inviato le genti d’arme. [8] Di quello seguirà ne avviserò le Signorie vostre, alle quali mi raccomando. [9] Ex Perugia, xviiii septembris mdvi.

[10] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

[11] Postscripta. [12] Siamo addí 20 e s’intende el Papa avere mutata opinione, e non manderà piú San Pietro in Vincula in Romagna e forse non vi manderà le genti, e se pure ve le manderà innanzi a lui, manderà con quelle o el Vescovo de’ Pazzi o un simile prelato.

[13] Da Vinegia s’intende, nonostante quello scrissi ieri, el Re di Francia alla scoperta volersi monstrare con Viniziani quando pure lo ’mperadore volessi passare, e avere risposto alli oratori dello Imperadore che venga disarmato; e perché e’ domandavano 16 mila ducati per lo obligo feciono seco quando venne a Livorno, risposono che non erano 16 mila, ma circa 4 o 5 mila, e che liene manderieno a bell’agio; e cosí detti oratori se ne sono iti a rotta.

[14] El Papa partirà martedí e ne andrà alla Fratta, e il Vescovo de’ Pazzi va in Romagna.

484

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Addí 19 scrissi a vostre Signorie e mandai le lettere per via di Cortona; scrissi dipoi del medesimo dí, tenuta a’ 20; la lettera detti ad Andrea Carnesecchi che tornava in costà. [4] Siamo addí 21 di mattina e questo dí el Papa, desinato arà, se non si pente, ne va alla Fratta dreto al viaggio suo, e attende circa le genti franzesi la resoluzione di Francia. [5] Scrissi alle Signorie vostre come nello accordare e assettare questa terra e le cose intra e’ fuoriusciti e Giampaulo era, intra le altre, una difficultà de’ sodamenti e sicurtà della pace che si aveno a dare hinc inde. [6] Sonsi poi dati; e questa mattina, dopo una messa solenne, presente el Papa, si fece questa pace; e riaranno le loro possessioni detti fuoriusciti che sono di valuta ad entrata, come già dissi, per 4 mila di questi fiorini. [7] Giampaulo ne viene con el Papa, e le sua genti con le altre.

[8] Scrissi che si era deliberato di mandare San Pietro a Vincula a Furlí con le genti innanzi, per essere ribollite quelle cose, e che con lui andava el Vescovo de’ Pazzi. [9] Mutossi poi questa deliberazione e deliberossi che vi andassi el Vescovo solo, e per avventura cosí seguirà, ancora che non sia partito. [10] Né di queste cose del Papa posso scrivere altro a vostre Signorie, le quali non si maraviglino quando stessino dua o tre dí sanza mia lettere, perché e’ sarà segno, quando io non scriverrò, che non ci fia cosa degna d’avviso.

[11] Le cose dello Imperadore per la via di Vinegia raffreddano e per altra via riscaldano, come mostrano li avvisi mi danno le Signorie vostre per questa loro de’ 19; e pochi dí sono, d’altronde, erano tali avvisi freddi e da Vinegia caldi: donde questa mutazione si venga o quello che sia la verità non si sa interpretare.

[12] Da Napoli né del Re Ferrando non ci è nuova alcuna. [13] Raccomandomi a vostre Signorie. [14] 21 septembris mdvi, in Perugia.

[15] Servitor Niccolò Machiavegli Cancellieri.

485

[1] Viro Nicolao Machiavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] A’ xix del presente fu l’ultima nostra, e benché la scrivessimo in furia per il poco tempo che si aveva, nondimeno, secondo che abbiamo riconosciuto e rivisto questo dí ciò che ci era di nuovo, non si lasciò cosa che importassi; perché, per la assenzia di *Roano dalla corte, non si era fatta alcuna conclusione del dare le genti alla Santità del Papa per questa impresa, e quello che se ne potessi conietturare ancora si disse fondato in sulle parole del detto Roano*. [4] Non ci è dipoi altro avviso da banda alcuna, e del Re Catolico per ancora non s’intende altro, che oramai è da maravigliarsene. [5] Ieri fu qui Giannino da Scaricalasino, mandato da Ramazzotto, con uno *breve del Papa per potere soldare fanterie in sul nostro, a che si provide subito e se li fece lettere in tutte quelle parte e come lui stesso volle*. [6] Significhiamotelo acciò lo facci intendere alla Santità del Papa, e inoltre che volentieri fareno sempre ogni cosa possibile e conveniente per compiacerli. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio florentino, die xxii septembris mdvi.

[9] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[10] Marcellus.

486

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Addí 21 da Perugia scrissi alle vostre Signorie e mandai la lettera per Giuliano Lapi. [4] Partí questo Papa el dí medesimo da Perugia e ne andò alla Fratta. [5] Ieri giunse qui in Agobio, oggi ne va a Santiano, dieci miglia di qui, domani ne andrà ad uno castello che io non so el nome, x miglia piú là, e l’altro dí ad Urbino, né so quanto vi si starà. [6] Partirà di quivi e andranne a Cesena, e piglierà la via de’ monti per non passare da Rimine; ingegnerassi assettare le cose di Cesena, e di quivi si transferirà a Furlí, dove per avventura faranno alto tutte le sue genti, le quali sono ite con Giampaulo e con li altri capitani per la Marca a quella volta; e il Vescovo de’ Pazzi partí iermattina da Perugia e ne andò per la ritta a la via di Furlí per intrattenere quelle cose fino alla giunta del Papa. [7] Penserà in Furlí a rassettare quella terra, e parte si resolverà nella impresa di Bologna, perché a quella ora vi doverranno essere arrivati li oratori bolognesi, e la risposta di Francia se le genti hanno a passare Parma, doverrà anche essere arrivata; e quivi si doverrà vedere, se non prima, se li ha ad essere o pace o guerra. [8] Per tutta la corte si giudica che si verrà a qualche accordo: tamen el tutto sta in su le genti franzesi, ancora, come piú volte ho scritto, che el Papa abbi detto che sanza e’ Franzesi vuole in ogni modo fare la impresa sua.

[9] Quanto el Papa si starà ad Urbino e quante giornate e’ metterà infino a Furlí io non lo so, ma le Signorie vostre ne possono fare el medesimo iudizio che si può qua. [10] Né altro ho che dire a quelle, per non ci essere nuove di alcuna sorte. [11] Raccomandomi a vostre Signorie. [12] In Augubio, addí 23 di settembre 1506.

[13] Servus Niccolò Machiavegli.

487

[1] Viro Nicolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Avanti ieri fu l’ultima nostra, e prima a dí 19 si era scritto per resposta di tutte le tue ricevute fino a quel dí. [4] Abbiamo dipoi ricevuto una tua sola de’ 19, tenuta a’ xx, alla quale non accade fare altra risposta. [5] Sonci questa mattina nuove di Francia fino a’ 17 del presente: referiscono assai cose e da darne notizia, massime che ancora là si comincia a dubitare di questa passata del Re de’ Romani, non parendo né le provisioni né il tempo atto per una tanta impresa; e vedesi che il forte di questa opinione era causato ancora quivi da avvisi di Italia. [6] Mostrono la Cattolica Maestà e Gonsalvo convenire bene insieme, e digià averli conferito el titulo del Gran Connestabole del Regno di Napoli, e il governo di tutte le sue genti e mantenerli tutti li stati e entrate che ha al presente, né mai levarglieli sanza ricompensa. [7] Dicono l’armata del prefato Re Cattolico essere xi galee padroneggiate da Villamarina, xvii barche da Pietro Navarra, iii carrache, iiii carovelle e 14 fuste da Don Gramondo, Conte di Capaccio, non avere di sopraccarico piú che 2800 fanti e menare seco gran numero di gentili omini e donne e maschi attenenti al sangue d’Aragonia. [8] Noi iersera per via di Livorno intendemo la detta armata trovarsi a Tolone in Provenza.

[9] Quello che si ritrae di Francia circa a cotesta impresa, insomma, è che e’ mostrano non essere ancora resoluti, respetto a questa passata dello Imperadore, e aspettano uno omo d’Ais da Milano, alla venuta del quale pare che si resolverebbano, e per quella coniettura che se ne può fare, pare che gl’inclinino a concedere le gente al Papa; bisogna però attendere che seguirà.

[10] Il Legato era tornato in corte, e il Re doveva partire el dí apresso verso Borges con animo di passare in Italia, quando l’Imperadore passi. [11] A l’omo di messer Giovanni pare che avessino dato e lettere e risposte generali, confortandolo etc. [12] E soprattutto ci è dispiaciuto intendere che *’l Re di Francia* conforti *el Papa a satisfare in qualche parte a’ Viniziani*, di che ti diamo avviso, acciò in quello che si può si faccia opera in contrario.

[13] Delle cose di Ghelderi, ci scrive le gente franzese avere passato la Mosa e aspettarsi ogni ora el fatto d’arme o la conclusione della triegua praticata, la quale el Re desiderrebbe; e all’incontro quel Duca vorrebbe o la pace o attendere a recuperare el suo, avendo in compagnia el Re di Francia e essendo al di sopra. [14] Molte altre cose particulari ci scrive che non occorre darne avviso, perché non importano. [15] Bene vale. [16] Ex Palatio florentino, die 24 septembris mdvi.

[17] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[18] Marcellus.

488

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Da Agobio scrissi addí 23 a vostre Signorie e dissi l’ordine che questo Papa doveva tenere per transferirsi a Furlí; e cosí ha fatto infino ad ora: perché questo giorno a 22 ore ha fatto l’entrata sua qui in Urbino, dove si dice che li starà infino a lunedí; dipoi seguirà suo viaggio. [4] Scrissi come, sendo composte le cose di Pe­rugia in quello modo avevo avvisato per molte mia, che restava solo pensare a Bologna, e come questa impresa stava sospesa in su la venuta delli ambasciadori bolognesi e in su la risposta di Francia circa le genti se le debbino passare Parma o no, e che alla venuta delle predette cose si vedrebbe se li avessi ad essere pace o guerra. [5] Non ho che scrivere altro per questa, non essendo di Francia venuto altro né gli oratori ancora giunti; solo posso raffermare questo alle vostre Signorie: che questo Papa ci è su piú caldo che mai e che li ha detto da dua dí in qua, parlando in secretis di questa sua impresa, che aveva, partendosi da Roma, monstro a tutto el mondo el buono animo suo di volere ridurre le terre a l’ubbidienza della Chiesa e purgarle da’ tiranni, e, per quanto stava in lui, era per dimostrarlo di nuovo, ma se chi li aveva promesso li aiuti li mancassi, darà etc. [6] Chi conosce bene questo umore crede, quando e’ si abbi a precipitare, che questo sia el meno pericoloso precipizio che ci si abbi ad usare drento; e fassi questa resoluzione, che bisogni, tant’è in là con la voglia e con la demostrazione, che o la gli riesca secondo el primo intento suo, o che si precipiti dove li verrà bene fatto, o che s’inganni sotto qualche onesto accordo, se non in esistenza, in apparenza. [7] Questo accordo che paia onesto, pare difficile a trovare che li riesca secondo el primo suo desiderio: rispetto a’ Franzesi, non si crede; del precipizio si dubita assai. [8] Raccomandomi alle Signorie vostre, que bene valeant. [9] Ex Urbino, die xxv septembris mdvi.

[10] Scrissi per altra mia che le genti del Papa e Giampaulo con le sua ne andavano per la Marca alla volta di Furlí, e cosí è seguíto. [11] Non s’intende già che la persona di Giampagolo sia partito di Perugia per ancora.

[12] E’ fanti del Duca di Urbino che erano venuti in Perugia per restare, secondo la convenzione, alla guardia delle porti e della piazza di Perugia, non vi sono rimasti, ma se ne sono iti con le genti alla via della Marca.

[13] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

[14] El Marchese di Mantova segue continuamente el Papa con cento balestrieri a cavallo che menò seco da Mantova. [15] Iterum valete.

489

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi alle Signorie vostre, che sarà alligata a questa. [4] Restami significare a quelle come messer Antonio de Montibus è tornato da Bologna e referisce quella città essere per fare ogni demostrazione d’essere bene disposta verso santa Chiesa quando el Papa non li vogli alterare e’ capituli; ma quando li vogli alterare, essere per defendersi; e fa, detto messer Antonio, molte gagliarde le provisioni di messer Giovanni; intendesi nondimanco che dette provisioni sono piú tosto da farsi inimici che amici, per constringere li uomini ad armarsi del loro proprio e fare molte altre cose simili da acquistarsi piú tosto nimici che amici.

[5] Parlai questa mattina con chi è qui per messer Giovanni, e domandandolo delli oratori se venivano, disse che li erano mossi per venire, ma che, avendo fatto messer Antonio de Montibus certo protesto, dubitorno, venendo, di non venire securi, e per questo aveno scritto che questo Papa dessi loro salvocondotto e che ’l Papa lo aveva voluto dare a parole e non in scritto; e aveva per questo, fidandosi delle parole del Papa, scritto che venissino ad ogni modo, e credeva che fussino in cammino.

[6] Ieri furno qui in corte lettere di Francia per le quali el Papa si monstrò molto allegro, dando opinione a chi lo udiva che arebbe le genti franzese in ogni modo, e aveva una listra in mano del disegno delle genti e capitani dovieno venire. [7] Non la ha comunicata altrimenti, e però non se ne scrive altrimenti el particulare.

[8] Dicesi che ’l Papa partirà martedí e ne andrà alla volta di Cesena. [9] Raccomandomi alle Signorie vostre. [10] Die 26 septembris 1506, in Urbino.

[11] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

490

[1] Viro Nicolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] L’ultima nostra fu de’ xxiiii del presente, e per essa ti si diè notizia di quanto occorreva fino allora. [4] Dapoi sono arrivate le tue de’ 20 e 21, quali si son poste da parte per non avere in sé cosa che ricerchi resposta. [5] Venne dapoi dalle bande di qua per transito uno uomo grande, quale noi per molti verisimili crediamo fussi il Principe di Salerno. [6] Era smontato d’in su l’armata a Cavoliere, di là da Marsilia circa a cento miglia, e affermava la venuta del Catolico Re da queste bande, e noi cominciamo a maravigliarci di tanta dilazione. [7] Oggi dapoi ci son nuove avanti ieri essere arrivato a Piombino, per esser subito a Livorno e poi piú innanzi, el Gran Capitano con 4 galee, 2 fuste e una carovella; e oggi, similmente, si aspetta qui don Diego di Mendoza, uomo grande apresso a quel Catolico Re; donde, per questi segni e per altri, si iudica lo arrivare di detto Re potersi poco differire. [8] Né altro abbiamo da dirti di nuovo. [9] Bene vale. [10] Ex Palatio florentino, 26 septembris 1506.

[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[12] Marcellus.

491

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Scrissi ieri alle Signorie vostre e con quella mandai una de’ 25, e tutte dette lettere mandai per la via del Borgo; per questa non mi occorre dire altro, ma venendo costí el presente corrieri, che per avventura vi sarà prima che le soprascritte lettere, non ho voluto lasciarlo partire sanza mia lettera.

[4] Riceve’ iarsera, poi ebbi spacciato per al Borgo, le vostre lettere de’ 22 e 24 con li avvisi di Francia e d’altronde; userò detti avvisi come giudicherò a proposito, nonostante che questo Papa di Francia debbe avere aute le medesime cose, perché ebbe lettere avanti ieri e sta in speranza grande delle genti, nonostante che la resoluzione non sia venuta, secondo si ritrae. [5] Delli oratori bolognesi e della cagione della tardità loro al venire, scrissi per altra.

[6] El Papa parte di qui martedí e ne va a Santa Fiore, castello di 100 case, in modo che io credo che la metà di questa corte o piú ne andrà alla volta di Cesena per attenderlo là e io sarò forse uno di quelli, non possendo seguitarlo per queste castelluzza e non potendo, in dua giorni che metterà ad ire a Cesena, occorrere cosa di momento. [7] Né per questa ho che dire altro alle Signorie vostre, se non che a questo Papa cresce ogni dí la ostinazione di andare innanzi e di mettere ad effetto questa impresa. [8] Valete. [9] Ex Urbino, die 27 septembris 1506.

[10] Servus Niccolò Machiavegli Cancellieri.

492

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi l’ultima a vostre Signorie e scrissi quelle poche cose che occorrevono dire da le bande di qua, che furno, in piú parte, narrare el viaggio di questo Papa e come partiva domattina per la via di Cesena: e cosí farà, se non si muta, e farà di qui a Cesena tre giornate e non andrà piú per la via di Montefiore, ma se ne andrà domani a Macerata, e cosí seguirà suo cammino di castello in castello infino a Cesena, dove potrà per avventura stare qualche dí e fare qualche conclusione della impresa sua, e a quella ora doverrà avere aúto la resoluzione di Francia. [4] Stettono iermattina in conclavi per grande spazio di tempo el Duca d’Urbino, lo ’mbasciadore veneto e Monsignore di Pavvia. [5] Non si è ritratto quello si ragionassino, ma si crede che ’ ragionamenti loro fussino sopra questa impresa e sopra la securtà che chieggono e’ Veniziani al Papa per mezzo del Re di Francia, che sua Santità prometta non li offendere: che debbe essere quello medesimo che vostre Signorie ritraggono di Francia, dove quel Re conforta el Papa a satisfare a’ Viniziani in qualche parte, come vostre Signorie avvisorno per la penultima loro de’ 24. [6] Intendesi che ’l Papa è contento prometterlo loro a parole, e cosí promette che durante la vita sua mai darà loro briga alcuna; ma non pare che basti a’ Viniziani e desiderano farne obbligo autentico, e cosí si viene a travagliare questa cosa; e quanto el Papa va piú innanzi, piú s’obbliga alla impresa, e costoro, cioè e’ Viniziani e il Re, lo aspettono a qualche stretta per farlo calare alle voglie loro; e se el Re terrà fermo a’ Viniziani, potrebbe riuscire loro. [7] Ma mi è stato accennato da qualcuno che intende queste pratiche che il Re di Francia crede con tali modi fare calare el Papa, ma el Papa farà calare lui in ogni modo, tale sproni li metterà a’ fianchi, se questa resoluzione delle genti non viene a proposito suo: che sproni si abbino ad essere questi, io non li so; vostre Signorie ne potranno fare iudizio loro.

[8] Per le ultime di vostre Signorie de’ 24 e 26 si è inteso lo accordo infra Consalvo e il Re di Napoli, el quale ci era per altra via; tamen li avvisi tutti comunicai al Papa, e’ quali li furno grati e ringrazionne vostre Signorie, confortandomi, quando avevo nulla di costà, a farliene intendere, perché prestava fede assai a quello che vostre Signorie scrivono.

[9] Ho sentito ragionare di questo accordo fra Consalvo e il Re, e maravigliasi ciascuno che Consalvo se ne fidi; e quanto quel Re è stato piú liberale verso di lui, tanto piú ne insospettisce la brigata, pensando che ’l Re abbi fatto per assicurarlo e per poterne meglio disporre sotto questa securtà. [10] Diconne ancora molte altre ragioni, le quali ometterò, per non importare questa materia molto allo stato di vostre Signorie e per essere difficile a giudicare le cose di questa natura e d’ogn’altra che si riposa nello arbitrio e volontà degli uomini. [11] Raccomandomi alle vostre Signorie. [12] In Urbino, addí 28 di settembre mdvi.

[13] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

493

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Questo medesimo giorno ho scritto a vostre Signorie, e le lettere mandai per il Sansovino scultore che veniva costà in bona diligenzia; è successo dipoi che il Papa, fattomi doman­dare, disse alla presenzia di Monsignore Reverendissimo di Volterra che non si era per altra cagione partito da Roma né per altro conto era intrato in tanti disagi che per purgare le terre della Chiesa da e’ ti­ranni e per renderle quiete e secure da li inimici di fuori e da quelli di drento, e solo per questa cagione si era fermo a Perugia, e partendosene dipoi trattone Giampaulo e menatolo seco; e però desiderava sommamente che altri non perturbassi quello che lui aveva lasciato quieto. [4] Donde li dispiaceva intendere che Troiolo Savello, per essere a’ confini di Perugia, tenessi modi che li Perugini avessino a dubitare che, ad istanzia di Carlo Baglioni o simili, non facessi qualche insulto; pertanto pregava vostre Signorie, per quella affezione che le hanno sempre portata alla Chiesa e alla persona sua, vi provedessino in modo che alcuno suddito della Chiesa non fussi da uomini vostri ad istanzia di alcuno molestato. [5] Risposesi a sua Santità convenientemente, monstrandole che non era necessario scriverne, ma che per satisfarle si farebbe.

[6] Soggiunse ancora sua Beatitudine che per la successione che ’l Prefetto, suo nepote, dovrà fare in questo stato d’Urbino, stimava detto stato suo, nonostante che fussi del Duca, e per questo era forzato a desiderare che vostre Signorie rimediassino a certe gabelle di mercatanzie, e massime di coiame, che tornano in grande preiudizio di detto stato, e che ’l Duca potria vendicarsi con modi simili, accennando che poteria accrescere le gabelle ancora lui alle mercatanzie che passono per il suo; nondimanco, non lo aveva voluto fare se prima non ve lo faceva intendere come aveva fatto altre volte, nonostante che non fussi profittato né partoritone altro che buone parole. [7] E benché e’ rispetti di questo stato e li meriti di chi ne era suto signore dovessino muovere vostre Signorie, tamen sua Beatitudine voleva ricercarne vostre Signorie per avere ancora lei questo obligo con quelle, desiderando che ’l Prefetto sia sempre coniunto e benivolo loro. [8] Vostre Signorie saranno contente dell’una e dell’altra cosa risponderne come alla prudenzia loro occorrerà.

[9] Questo Pontefice, per resolversi piú presto delle cose di Francia, ha mandato questo dí a Milano messer Carlo Monchier suo cubiculario. [10] E per onorare el Re di Spagna ha mandato messer Gabriello Merino a Roma con ordine che monti ad Ostia sopra le sua galee e lo incontri prima che lui può. [11] Parte questo Papa domattina alla via di Cesena, come scrissi per la mia di stamani. [12] In Urbino, 28 septembris mdvi.

[13] Servus Niccolò Machiavegli.

494

[1] Nicolao de Maclavellis. [2] Die xxviiii septembris mdvi.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Ieri in due mani ricevemo le tue de’ xxiii, xxv e xxvi date in Agobbio e Urbino, e con piacere abbiamo inteso dove e con che speranza si truovi la Santità del Papa e ciò che altro è sequito di costà; e cosí ti confortiamo a fare per lo avvenire. [5] Noi, dopo la nostra de’ 26, non abbiamo che dirti di nuovo, perché non ci sono lettere di là da’ monti, e solo da Livorno ci è questa mattina l’armata del Re Catolico essere stata a dí 27 a Saona, e a quest’ora può facilmente essere a Livorno o piú innanzi. [6] Bene vale.

495

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Da Urbino addí 28 scrissi dua lettere a vostre Signorie, che l’ultima sarà alligata a questa. [4] Partí l’altro dí poi el Papa secondo l’ordine dato e ne andò a Macerata, e io con li /8 della corte me n’andai a San Marino, donde partii iermattina, e iarsera a 22 ore arrivai qui in Cesena, e il Papa iarsera alloggiò a San Marino e questa sera alloggia a Santo Arcangiolo, e domandassera fa la sua entrata qui.

[5] Io trovai iarsera qui li sei ambasciadori bolognesi che vanno di nuovo al Papa e che si sono tanto aspettati in corte, e’ quali partivano per incontrare el Papa, e ne andorno iarsera a Santo Arcangiolo ad alloggiare, dove el Papa debbe venire questo dí e dove trovorno lo ’mbasciadore vecchio bolognese e il secretario di messer Giovanni che dovevono attenderli. [6] Non furno detti oratori prima scavalcati e alloggiati in quello luogo che sopraggiunse loro un cavallaro mandato da messer Giovanni Bentivogli, che significava loro come el padre di messere Giovanni Gonzadini, Datario del Papa e bolognese, era suto ammazzato in Bologna da certi suoi nimici particulari; e lo significava loro acciò che, aúto rispetto alla persona del figliolo e del grado che teneva appresso al Papa, pensassino di salvarsi; donde che, udita detti oratori vecchi e nuovi tal nuova, si levorno solo con le loro cavalcature e, lasciato ogni altra loro cosa, se ne andorno alla via di Rimini; ma conosciuta li uomini di Santo Arcangiolo questa loro fuga, dettono loro la caccia e presonne tre, uno oratore nuovo e li dua vecchi; e li cinque scapporno e sono a Rimine. [7] Li tre sono in rocca a Santo Arcangiolo, e le robe che loro avevono qui e là sono state sequestrate; dicesi che ’l Papa ha mandato a chiamare detti oratori che venghino securi, cioè quelli che sono a Rimini, nondimeno né quelli tre sono fuori di rocca né le loro robe sono sute licenziate. [8] Doverrà questo principio tristo partorire dell’altre simili cose.

[9] Addí 28 venne in Urbino uno messer Agostino Semenza cremonese, fratello di quello Paulo Semenza che fu già costí secretario del Duca di Milano, e dicono che lui è secretario dello Imperadore, e è mandato al presente a questo Papa e ha molte lettere di credenza a cardinali e ad altri. [10] Fa costui la venuta dello Imperadore certa; non so particulare quello che dica, perché non li ho parlato; ingegnerommi parlarli, e del ritratto ne avviserò vostre Signorie. [11] Sento che lui dice che lo ’mperadore manda dua oratori al Papa: el Cardinale di Brissina e Ciasmiro, Marchese di Brandiburgo, e’ quali hanno solo in commissione di significarli la sua venuta e non li domandare altro. [12] Né io ho che scrivere altro a vostre Signorie, salvo che raccomandarmi a quelle, quae felices valeant. [13] Ex Cesena, die prima octobris mdvi.

[14] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius apud Papam.

496

[1] Viro Nicolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Sono comparse dopo la nostra de’ 29 del passato due tue de’ 27 e 28 del medesimo, e non vi accadendo risposta saremo brevi, e solo ti diremo, dopo lo avviso che ci fu detto dí dello essere arrivato il Re Cattolico a Savona, non ci essere di lui né della sua armata alcuna nuova certa, che ce ne maravigliamo; e ad ogni modo non può passare ore nonché dí che se ne intenda piú oltre. [4] Sonci oggi lettere di Francia fino a’ xix del passato: contano una certa e chiara concessione delle genti franzesi al Papa con la persona di Monsignor di Ciamonte, e che l’uomo di Ais si era partito el dí avanti con tutta la espedizione; né pare se ne facci piú dubbio alcuno; il numero è 500 lance. [5] Bene vale. [6] Ex Palatio florentino. [7] Die prima octobris mdvi.

[8] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

497

[1] Viro Niccolao Maclavello etc.

[2] Magnifice vir. [3] Iersera ti si scrisse per mano di Bernardino de’ Rossi e reputandola salva non la replicheremo in tutto. [4] Conteneva che di certo del Catolico Re non ci era da Saona in qua altro, come ancora non ci è questa mattina, e come Consalvo a dí 28 era stato a Livorno e ito a trovare quella Maestà, e che di Francia v’era una certa resoluzione di dare cinquecento lance al Papa, e che l’omo d’Ais era partito di corte con tutto lo spaccio. [5] Stamani non ce n’è altro, e da Cascina ci è quelli nostri aver fatto ieri in San Rossore una gran preda di bestie grosse. [6] Questa si manda per la via di Castrocaro. [7] Die ii octobris 1506. [8] Ex Palatio florentino.

[9] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

498

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Addí primo di questo scrissi alle Signorie vostre e mandai la lettera per la via di Castracaro, e con quella una de’ 28 del passato. [4] Comparsono dipoi iersera una di vostre Signorie pure del primo del presente che allegava una de’ 29, la quale non è mai comparsa. [5] Conteneva la resoluzione fatta in Francia delle genti che ’l Papa domanda e come quello Re è contento servirnelo; la quale nuova era già venuta qui e aveva messo tanto animo in corpo a questo Pontefice che, parendoli avere vinta Bologna, comincia a pensare a qualche altra maggiore cosa. [6] Dicono costoro tale resoluzione essersi fatta in Francia molto onorevole per il Papa, e avere quel Re pubblice sbattuto lo oratore bolognese e quello di Vinegia che supplicava per Bologna; non voglio di questo scrivere el particulare alle Signorie vostre, perché se le son vere lo oratore vostro ve lo arà fatto intendere, se le son false non è necessario scriverle.

[7] Scrissi per l’ultima mia della morte del padre del Datario in Bologna e li tumulti che tale cosa aveva partorito qui, e come li oratori bolognesi si erano fuggiti da Santo Arcangiolo e iti a Rimini, e come el Papa li aveva mandati a chiamare che venissino securamente: e cosí seguí, perché detti oratori arrivorno qui ieri avanti che ’l Papa facessi la sua entrata, e giunto che fu el Papa qui al suo alloggiamento furno intromessi e solum li baciorno e’ piedi sanza parlare altro. [8] Questa mattina dipoi entrorno a sua Santità, e con una lunga orazione monstrorno la osservanzia e servitú del popolo bolognese verso della Chiesa, allegorno e’ capituli fatti con piú papi e da questo confermati, e mostrorno in ultimo el politico vivere di quella città e con quanta religione e osservanzia di legge. [9] Rispose el Papa che se quel populo era divoto verso la Chiesa, che faceva el debito suo perché li era obligo; e perché la Chiesa era cosí buon signore, come lui buon servo, si moveva ad esso in persona a liberarlo da e’ tiranni; e circa e’ capituli non curava né quello avevon fatto li altri papi né quello aveva fatto lui, perché li altri papi e lui non avevon possuto fare altro, e la necessità e non la volontà li aveva fatti confermare; ma venuto el tempo che può ricorreggerli, li parrebbe, quando non lo facessi, non ne potere fare alcuna scusa appresso Dio; e per questo si era mosso, e il fine suo era fare che Bologna vivessi bene, come e’ dicono, e per questo volersi in persona transferire in quella città; e se quello modo di vivere che la tiene li piacessi lo confermerebbe, se non li piacessi lo muterebbe; e per poter farlo con le armi quando li altri modi non bastassino, si era preparate forze di qualità da fare tremare Italia, nonché Bologna. [10] Restorno detti oratori confusi e, sanza replicare molte parole, si partirno. [11] Domani si farà di nuovo qui la mostra delle genti d’arme, le quali sono alloggiate verso Santo Arcangiolo, e parmi vedere dare ordine di fare fanterie; e secondo s’intende martedí prossimo el Papa se ne andrà a Furlí, dove è desiderato, perché s’intende quella terra, nonostante che l’abbi el Papa propinquo, stare continuamente in su l’armi, come da Piero Francesco Tosinghi vostre Signorie possono essere avvisate.

[12] Questo Pontefice poi ebbe la resoluzione di Francia, e prima ha messo ad entrata el Signore Marcantonio e li cento uomini d’arme che domandò a le Signorie vostre; e ha usato dire che non le chiede ancora per satisfare a le Signorie vostre, che lo gravorno che le differissi el piú che potessi, e etiam per qualche altro buon rispetto, ma che desidera bene che le stieno in ordine per muoversi subito quando le volessi; e io per me aspetto che ad ogni ora mi chiami e mi commetta che io scriva a vostre Signorie che muovino dette genti. [13] Raccomandomi alle Signorie vostre, quae bene valeant. [14] Ex Cesena, die iii octobris mdvi.

[15] Magnifici Signori. [16] Egli è piú dí che io fui in gran necessità di danari; non li ho domandati perché io credevo ogni dí avermene a tornare, ma veggiendo la cosa andare in lungo, supplico alle Signorie vostre sieno contente per loro umanità provedermi; e di nuovo a quelle mi raccomando.

[17] Servus Niccolò Machiavegli Secretario florentino apud Papam.

499

[1] Nicolao Machiavello. [2] Die iii octobris 1506.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Fu l’ultima nostra a dí primo del presente, per la quale ti si disse ciò che ci era di nuovo. [5] Sono dipoi comparse oggi le tue de’ 28 del passato date in Urbino e primo del presente date in Cesena; e ponendo da parte li avvisi, che ci sono stati gratissimi, ti diciamo, quanto appartiene alle genti che sono a Cortona, non essere necessario che la Santità di nostro Signore ne pigli ombra alcuna, perché non sono per innovare alcuna cosa, né noi lo permetteremo; però potrai largamente fare intendere a sua Beatitudine che non dubiti o pensi punto a questa cosa, e molto manco hanno da farlo quelli che sono in Perugia, de’ quali noi abbiamo amato sempre la quiete e ogn’altro commodo. [6] Non è già cosí in potestà nostra né tanto facile permettere o satisfare alla Santità sua della chiesta di quelli coiami, perché questa è una materia piú difficile e la quale non si può alterare sanza solenne deliberazione di tutti e’ consigli nostri e è necessario metterci qualche tempo, come ancora altra volta si fece allo Illustrissimo Duca d’Urbino; però a questa parte, quando ne sia ricerco la risposta, monsterrai le difficultà che ci sono, e che nondimeno dal canto nostro si farà ogni opera di compiacere alla Santità sua, benché non ne abbiamo molta speranza, respetto allo aversi a trattare dello interesse di molti.

[7] Non risponderanno li nostri Eccelsi Signori altrimenti al Reverendissimo di Volterra; fara’li tu intendere queste medesime cose, acciò sua Signoria Reverendissima ne abbi la medesima informazione.

[8] Qui non è che scriverti di nuovo, salvo questo Re Catolico venire molto adagio e avant’ieri essere ancora a Savona. [9] Domattina si aspetta a Livorno, secondo ci scrive el Commissario di quel luogo.

500

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi a vostre Signorie e le lettere mandai per le mani del Commissario di Romagna. [4] Non è poi innovato cosa alcuna, e io non scriverrei se non fussi per commodità di chi porta.

[5] Stassi in nella medesima opinione che ’l Papa partirà per Furlí martedí, nonostante che ad ognuno che segue questa corte dispiaccia per la incommodità dello alloggiamento che sarà quello rispetto a questo; e molti di questi cardinali li sono stati intorno per farlo mutare di proposito, cioè di fare stare qui la corte e la persona sua e el resto delle genti mandi avanti e distribuisca tutto el suo esercito infra Furlí e Imola; tamen non ci è suto ancora rimedio, perché li parrebbe tôrre riputazione a questa impresa quando si fermassi sí discosto. [6] Farassi domani concistoro, dopo el quale s’intenderà forse qualche deliberazione circa detta impresa, cioè el modo come ci si ha a procedere drento; e di quello si ritrarrà vostre Signorie saranno avvisate.

[7] La mostra delle genti d’arme non si è fatta oggi come ieri dissi. [8] Dicono che la si farà domani, e questo dí è venuto Giampaulo Balioni qui e domani ci si aspetta el Duca d’Urbino, e per lo ordinario ci è el Marchese di Mantova, che va sempre con le giornate del Papa.

[9] È venuto qui uno uomo di Ramazzotto a significare al Papa come lui è in ordine con e’ fanti e chiede el resto della paga. [10] Altri fanti non si vede per ancora ci si facci, e qualche capo che ci era venuto in su questa speranza comincia a disperarsene, e si dubita che non voglia li bastino questi dumila Italiani e da l’altro canto facci fondamento in su e’ tremila Svizzeri che ’ Franzesi vogliono con loro; e s’intende come ha rimesso a Milano infino in 30 mila ducati per conto di detti Svizzeri, che sono e’ danari per tre paghe, che cosí costumono volere avanti si lievino, come sanno benissimo le Signorie vostre.

[11] El Legato di Perugia scrive continuamente al Papa come continuamente quella terra va di bene in meglio e che l’universale non potrebbe piú stare contento, né piú ringraziare Iddio e la sua Santità che ha preso sesto a trarli di servitú, e che ognuno prega Idio per sua Beatitudine. [12] Scrive ancora avere fatto rifiutare l’ofizio a e’ Dieci dello Arbitrio e non ne ha lasciati fare delli altri, e cosí ha spento uno Magistrato sotto el quale si manteneva la tirannide; e mostra esserli suta gran fatica a condurre questa cosa e come, condotta, li ha dato gran reputazione, in modo che secondo lui ogni dí la Chiesa viene a mettere in quella città qualche barba, e di quelle d’altri se ne secca ogni dí qualcuna; sono cose da lasciarle approvare al tempo. [13] Raccomandomi alle Signorie vostre, quae faelices valeant. [14] Ex Cesena, iiii octobris 1506.

[15] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius apud Papam.

501

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi alle Signorie vostre e, inter cetera, dissi come el Papa doveva partire domani di qui per a Furlí, il che non farà secondo si ritrae ma differirallo a postdomani. [4] La cagione è per fermare un poco meglio le cose di questa terra e fare fare una pace a questi Cesenati, dove si vede difficultà nel farla e piú nel mantenerla, per essere seguíto infra loro morte, ruberie, arsioni di case e ogn’altra cosa inimica; pure con tali paci el Papa viene rimpiastrando le cose e credesi che, succedendogli la espedizione di Bologna, potrà poi piú consolidarle, quando lo voglia fare.

[5] La mostra delle genti d’arme si è fatta, che passano 600 uomini d’arme, computati 2 cavalli leggieri per uno uomo d’arme. [6] Monstrò e’ mille fanti del Duca d’Urbino e 600 altri fanti che lui ha fatti fare a Nanni Morattini da Furlí, e di piú 300 Svizzeri della sua guardia. [7] E’ fanti di Ramazzotto non si sono ancora visti, e lui che è venuto qua in persona dice che ne ha ordinati bene 4000 quando el Papa li voglia, e molto si loda delle Signorie vostre, che li hanno fatto abilità di potere avere etiam de’ loro scritti; non voglio omettere di dire a vostre Signorie che se quelle vedessino questi fanti del Duca d’Urbino e quelli di Nanni, vostre Signorie non si vergognarebbono di quelli della ordinanza loro, né li stimerebbono poco. [8] Fecesi questa mattina concistoro e delle cose di stato non vi si ragionò altro, se non che si concluse di procedere contra Bologna con le censure, oltre alle forze e all’armi che si sono preparate, e parmi intendere che messer Giovanni cominci a piegarsi in qualche cosa, che si abbassi da quella sua tanta gagliardia che si prometteva a questi dí. [9] Intendesi che e’ Franzesi ne vengono a giornate e che viene Ciamonte, e ha 600 lance, 3 mila fanti e 24 pezzi d’artiglierie.

[10] Questo dí dopo la mostra, el Signore Marchese di Mantova e il Duca d’Urbino sono stati ristretti con el Papa piú che tre ore. [11] Credesi abbino ragionato della ’mpresa; el particulare non si sa, ma per chi ha parlato con el Marchese s’intende che mette innanzi mille difficultà. [12] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant. [13] Ex Cesena, die quinta octobris mdvi.

[14] Servus Niccolò Machiavegli Cancellieri apud Papam.

502

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi alle Signorie vostre e inter cetera dissi della partita del Papa che doveva essere domattina. [4] Pare che abbi dipoi mutato sentenzia e domattina sarà consistorio, né si vede altra cagione che esaminare el modo delle censure contra Bononienses.

[5] In questo punto, che siamo circa le 22 ore, lo Oratore del Re di Castiglia ha significato al Papa come quella Maestà è morta in Burgos di quelle febbre che in Italia si chiama mazzucco, e perché questa morte potria causare o la ritornata del Re Ferrando in Spagna o altri moti, ne scrivo subito per via di Castracaro alle Signorie vostre, dubitando che d’altronde vostre Signorie non possino averne cosí presto notizia.

[6] El Papa oggi ha fermo Ramazzotto con 750 fanti e Nanni Morattini con 300, e ha dato ordine d’averne fino in cinque o 6 mila a sua posta; e mille sono li Feltreschi, come ho piú volte scritto a vostre Signorie, e li Franzesi ne merranno seco da 4 in 5 mila.

[7] Questi Bolognesi hanno mosso qualche pratica e chieggono si mandi dua cardinali a vedere e reformare, ma nostro Signore sta nella sua opinione.

[8] Dicesi partiremo domani dopo desinare: pare difficile, ma posdomani doveremmo partire in ogni modo per a Furlí. [9] Valete. [10] Cesenae, die vi octobris mdvi.

[11] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius apud Papam.

503

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] A dí 3 ti scrivemo quanto ci occorse, e dipoi è comparsa la tua del medesimo dí data in Cesena, contenente diffusamente tutte le occorrenzie di costí, di che ti commendiamo. [4] E perché e’ non ci occorre replicarti o commetterti cosa alcuna di nuovo, però saremo brevi. [5] Significherenti bene quello che ritraiamo noi e dalla corte del Cristianissimo e d’altronde, donde ci furono ieri lettere de’ 25 contenenti la partita di quella Maestà da Bles per a Borges per venire fino a Lione, quando la Cesarea Maestà passi in Italia e, non rinfrescando la detta passata, per tornarsene, con animo resoluto di venire in Italia a primavera. [6] Facci ancora intendere chi scrive di là la onorevole concessione fatta da quella Maestà alla Santità del Papa delle genti, e con le medesime circumstanzie che si sono intese di costà, e di piú buon numero di artiglierie e fanti, tra Svizzeri e di altra ragione.

[7] Ieri ci furono avvisi in questi Uguccioni contenenti la morte del nuovo Re di Castiglia di riscaldato e raffreddato, e quelli baroni aver ordinato vi di loro al governo del suo figliuolo. [8] Doverrà tale avviso essere duo dí sono stato costí. [9] Diantene notizia acciò lo possa communicare dove ti verrà a proposito. [10] Bene vale. [11] Ex Palatio florentino, die vii octobris mdvi.

[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[13] Marcellus.

504

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Addí sei scrissi alle Signorie vostre e significai a quelle inter cetera la morte del Re di Castiglia, la quale nuova è suta interpretata qui a proposito del Papa, perché si crede che il Re di Francia, in su el quale el Papa fa el fondamento suo, sarà piú libero a potere favorire la Chiesa e assicurare Italia da chi disegnava mangiarsela. [4] Bisogna ora che Iddio presti vita a l’uno e l’altro, e potrebbesi infra poco tempo colorire ogni cosa. [5] Dio lasci seguire el meglio.

[6] Nell’ultimo consistoro che si fece addí 7 a Cesena si ordinorno l’interdetti contro a’ Bolognesi e il reggimento di quella terra; e il Papa è dipoi venuto qui oggi e ha fatto l’entrata sua in questa terra solennemente; e se prima egli era caldo a questa impresa, adesso è caldissimo, e ha mandato a Roma el Vescovo di Concordia con uno altro prelato per buona somma di danari, per non avere a fidarsi delle lettere del cambio.

[7] Le genti d’arme tutte da la banda di qua sono ite ad Imola e quivi aspetteranno el Papa, el quale si crede partirà di qui o lunedí o martedí al piú lungo.

[8] Intendesi le genti franzese venire tuttavolta innanzi e si crede a questa ora sieno nel Modanese, né s’intende che ’ Bolognesi sieno venuti ad altri particulari che io mi scrivessi per l’ultima mia.

[9] Dua dí sono che li uomini di Castel Bolognese, castel di Bologna infra Faenza e Imola, mandorno ambasciadori a darsi al Papa, e sonvi alloggiate le genti d’arme del Papa nel passare per Imola. [10] Raccomandomi a le Signorie vostre. [11] In Furlí, die viiii octobris mdvi.

[12] Servus Niccolò Machiavegli.

505

[1] Nicolao Machiavello. [2] Die viiii octobris mdvi.

[3] Spectabilis. [4] Avant’ieri ti si scrisse brevemente; questa mattina dipoi per via di Castrocaro aviamo 3 tue de’ 4, 5 e 6 del presente, contenenti molti avvisi delle cose di costà, alle quali non accade per ora molta risposta, e la presente si fa per abbundare in diligenzia, scrivendo per altro a Castrocaro.

[5] La nuova della morte del Re di Castiglia fu qui per il medesimo fante che la portò costà. [6] Non se ne è dipoi inteso altro, e qui ci sono nuove il Re Catolico averne avuto lo avviso a’ dí ii in Portofino, dove debba essere ancora, non si essendo potuto levare per venti contrarii. [7] Pare che sua Maestà stessi da principio alquanto sospesa di quello volessi fare; abbiamo dipoi visto lettera de’ 4 del tesauriere di detto Re, data pure in Portofino, per la quale monstra ferma resoluzione di quel Re di venire avanti, e se ne vede segni certi, perché il detto tesauriere ha fatto intendere desiderare a Livorno quantità di biscotto, a che si provede al continuo con grande diligenzia. [8] E vi sono mandati nuovi commissarii e li oratori che erono a Bibbona; e come faccia buon tempo per lui ve lo aspettano, ma non ci si vede ordine per ora, tali venti reggono. [9] Né per ora aviamo da dirti altro. [10] Bene vale.

506

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi a vostre Signorie e detti notizia, infra le altre cose, della giunta qui del Papa. [4] Questa mattina si è fatto consistorio e si son letti alla presenzia del Collegio certa bozza di capituli che aveno ordinati questi oratori bolognesi, infra e’ quali era che, volendo venire la persona del Papa a Bologna, non potessi entrare in quella città se non con la guardia sua di piè ordinaria, che sono circa 250 o 300 Svizzeri, e dovessi difinirsi el tempo che lui vi voleva stare. [5] Eravi, simili a questi, delli altri che contenevono simili effetti poco onorevoli per il Papa, in modo che tutto el Collegio se ne sdegnò e subito si ordinò una bolla contra messer Giovanni e sua seguaci molto piú forte di quella che si era ordinata nell’altro consistorio fatto addí 7 a Cesena, dove è declarato messer Giovanni e suoi seguaci rebelli di santa Chiesa, son date le loro robe e facultà in preda a qualunque, son concessi li uomini prigioni a chi li prendessi, data indulgenzia plenaria a chi fa loro contro e a chi li ammazza. [6] E concluse e fatte tali deliberazioni, fu chiamato uno messer Iacopo, secretario di messer Giovanni, el quale è stato con lo oratore vecchio in corte continuamente poi che io fui qui con el Papa, e dettoli dal Papa, presente el Collegio, come e’ suoi tristi portamenti in nella sua commissione aveno meritato punizione grande, avendo lui con ogni industria inanimito messer Giovanni e quello popolo a stare ostinato e contumacie a santa Chiesa, e che, se non fussi che non voleva mutare natura né maculare e’ privilegi d’una persona pubblica, lo farebbe el piú tristo uomo fussi al mondo, ma per seguire l’ordine suo li voleva solo comandare che subito sgomberassi le terre della Chiesa e si guardassi di non li capitare piú nelle mani; chiese el secretario di repricare e non li fu concesso, e cosí se ne andò subito verso Bologna.

[7] Finito el consistorio, el Papa, volendo da el Palazzo de’ Priori dove è alloggiato andare a desinare in Rocca, uscí fuora di camera innanzi alli cardinali, e trovata la sala piena dove erano li oratori bolognesi, si accostò loro e, udente mille persone, biasimò la tirannide di messer Giovanni e loro che non si vergognavano ad essere venuti a defenderla, e disse parole in tale sentenzia animose e piene di veleno.

[8] Hanno fatto questa mattina in consistorio el Marchese di Mantova Luogotenente di Santa Chiesa in questa espedizione di Bologna.

[9] El Cardinale da Esti alloggiò iarsera a Luco e ne verrà qui domani con gran comitiva ad onorare el Papa.

[10] El Duca di Ferrara, secondo si ritrae da questi sua, verrà a vicitare el Papa ad Imola. [11] Raccomandomi alle Signorie vostre.

[12] Stassi nella opinione che ’l Papa parta lunedí prossimo per ad Imola; e perché e’ non vuole passare da Faenza, non si sa se piglierà la via ritta di verso la marina o la manca di verso e’ poggi. [13] Die x octobris 1506, ex Furlí.

[14] Servus Niccolò Machiavegli.

507

[1] Viro Niccolao de Machiavellis etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Iersera a notte comparse la tua de’ 9. [4] Accàdevi poca resposta; però saremo brevi, atteso ancora che qui, dopo la nostra d’avanti ieri, non ci è avviso da banda alcuna di momento. [5] Del Re Catolico non s’intende altro, e non ce ne essendo nuova è forza che sia ancora in Portofino; e èssi di qua sparto fama, benché non se ne sappia l’autore, che questo resto del viaggio suo fino a Napoli lo farà per terra. [6] Di Francia non c’è altro avviso di cosa di momento. [7] Era ancora quivi nuova della morte del Re di Castiglia, e per ancora non vi si disegnava altro. [8] Noi dalle bande di qua non intendiamo delle gente franzese o dello ire loro alcuna nuova; però vedrai di scrivercene quello che s’intende costí. [9] Sono molti giorni che di qui non s’è mai spacciato per Francia e, ricercone la cagione da questi corrieri, ci dicono nascere perché li spacci si fanno costí; però noi ti mandiamo uno piego di lettere nostre per là. [10] Vedrai di dare loro buono ricapito; quanto che no, dopo qualche dí le rimanderai in qua. [11] Ex Palatio florentino, die xi octobris mdvi.

[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

508

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Addí x scrissi alle Signorie vostre quanto occorreva. [4] Questa mattina dopo segnatura, el Papa mi fe’ chiamare e mi disse: «Io credo che quelli tuoi Signori, veggiendo quanto io sia innanzi con questa impresa contro a messer Giovanni Bentivogli e avendoli io ricerchi già tanto tempo fa di Marcantonio e delle sua genti d’arme, e avendo loro Signorie offertomele nel modo sai, si maraviglino assai che io non li ricercavo che le ’nviassino; sappi, e cosí potrai loro scrivere, che io ho differito per satisfare ad plenum al desiderio loro secondo che tu per loro parte mi parlasti; e ho voluto farlo in tempo che sappino e vegghino la impresa certa e li aiuti certi, secondo che io mi promettevo: perché e’ Franzesi vengono e in quel numero che io li ho richiesti o piú, e io li ho satisfatti di danari e d’ogni altra cosa hanno domandata; e oltre a’ mia 400 uomini d’arme, io ho le genti di Giampaulo, che sono 150 uomini d’arme, ho e’ 100 stradiotti che io dissi aspettare del Reame e tu li debbi avere visti; è venuto a trovarmi el Marchese di Mantova con 100 cavalli leggieri e di nuovo ha mandati per altrettanti; verrà a trovarmi ad Imola el Duca di Ferrara con piú di cento uomini d’arme, e tutti li altri che lui ha staranno a mia posta; ho sborsati e’ danari per le fanterie che vengono coi Franzesi e per quelle che io voglio di qua meco; e in ultimo, perché ognuno intenda che io non voglio patti con messer Giovanni, ho pubblicatogli come una cruciata addosso. [5] Ora se quelli tuoi Signori non vogliono essere li ultimi, come e’ mi promissono, bisogna che li studino dette loro genti, e per questo io desidero che tu spacci loro subito uno a posta e per mia parte significhi loro el desiderio mio e che sieno contenti inviare alla volta d’Imola el Signore Marcantonio Colonna con li cento uomini d’arme della sua condotta; e dirai loro che, come e’ veggono, io potrei fare sanza queste genti, ma che io le desidero non per l’utile che io sia per trarne né per molto onore, ma per avere giusta cagione di beneficarli e favorirli ne’ maggiori desiderii loro quando la occasione venissi, la quale sarà sempre, quando la Chiesa sia in quella reputazione che io spero condurla». [6] Risposi a sua Santità come subito io farei intendere tutto alle Signorie vostre e con piú diligenzia si poteva; e domandatomi sua Beatitudine quanto io credevo che le genti dette penassino a condursi ad Imola, risposi che questo messo non poteva essere costí prima che fra dua dí, e dua altri dí si consumerebbe a farlo intendere a Cascina, e 7 dí almeno metterebbono le genti da Cascina ad Imola; parvongli troppi dí e di nuovo mi sollecitò a scrivere subito e che, quando ne avevo la risposta, liene facessi intendere.

[7] El Cardinale da Esti arrivò iarsera qui e il Duca si aspetta ad Imola, come mi ha detto el Papa. [8] El Marchese di Mantova è ad el ..... davanti con tutte le genti per alla via d’Imola. [9] El Papa ne va a quella volta o domani o l’altro. [10] Iermattina si spedí in consistorio un breve, mediante el quale el Papa concede ad el Re di Francia di disporre de’ benefizii del Ducato di Milano nel modo che lo ebbe già el Conte Francesco, e questa è l’ultima domanda ha fatto el Re al Papa in queste occorrenzie. [11] Dicesi che ’ Bolognesi hanno abbandonato Castel San Pietro e fanno conto tenere due castelletta che sono piú propinque alla città. [12] Poi che messer Iacopo, cancellieri di messer Giovanni, fu dal Papa licenziato in consistorio come io scrissi, li oratori feciono intendere al Papa come erano suti revocati e domandavano licenzia; a’ quali rispose el beatissimo Padre che non la dava né negava loro, ma li consigliava bene non andassino a Bologna perché sarieno tagliati a pezzi per le triste relazioni ha fatte di loro messer Iacopo, cancellieri di messer Giovanni. [13] Intesono li oratori che non si aveno a partire, e cosí sono rimasti e il Papa ha commesso ad el Vescovo de’ Pazzi che è qui Governatore che li vegghi cosí destramente e non ne li lasci andare. [14] Raccomandomi a vostre Signorie. [15] In Furlí, die xii octobris mdvi.

[16] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

509

[1] Viro Nicolao Machiavello etc.

[2] Spectabilis vir. [3] Ieri ti scrivemo brevemente per uno che passò di qui e, per non si fare qui spacci per Francia, ti mandavamo uno piego di nostre lettere per là, acciò che dessi loro costí buon ricapito. [4] E quando noi credavamo che lettere fussino per via, ci furono riportate con dire che, sendo il mazzo grande e non aver dove portarle, bisognava differirle ad un’altra volta. [5] E però ti si mandono questa sera, acciò ne sequa quello che per la preallegata nostra ti si disse. [6] Comparse due ora fa la tua de’ x, quale ci è suta gratissima. [7] E perché noi non abbiamo né di Francia né d’altronde alcuna cosa da dirti, però fareno fine alla presente. [8] Bene vale. [9] Ex Palatio florentino, die xii octobris mdvi.

[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

510

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi alle Signorie vostre e significai loro quanto el Papa ne aveva ricerco circa le genti d’arme, che desidera vostre Signorie mandino secondo la prima domanda sua, e avendo le altre cose ad ordine, mette le vostre ad entrata. [4] Ebbi dipoi l’ultima di vostre Signorie delli undici, e benché per quella mi dicessino come mi mandavano un pacchetto di lettere per Francia, sappino che detto pacchetto non è comparso, in modo che io non lo posso né mandare in Francia né rimandare costí, come vostre Signorie mi commettono. [5] Desiderono ancora quelle intendere dove si truovino le genti franzese, non ne avendo nuova di costà; qui si dice che ne è piú che li dua terzi a Parma e che l’altre vengono con Ciamonte, el quale a partirsi aspettava che fussi espedito quel breve di che per altra detti notizia a vostre Signorie.

[6] Qui fu iarsera nuova di campo come el Marchese aveva preso Castel San Pietro e svaligiato 50 cavalli leggieri di messer Giovanni. [7] Quello si facci in Bologna non si può piú intendere, per essere rotta la guerra e non venire piú avvisi di là. [8] Prima s’intendeva che le provisioni di messer Giovanni erano fredde e che non spendeva, come era necessario a volersi defendere da uno impeto di questa natura.

[9] Non è partito el Papa questa mattina, come aveva disegnato, per averlo preso un poco di gotta in uno ginocchio, tale che li è stato tutta mattina nel letto, e è suo male vecchio e non pericoloso. [10] Domattina dicono farà consistorio e starà qui domani per conto di queste parti, dipoi ne andrà ad Imola. [11] Raccomandomi alle Signorie vostre. [12] In Furlí, die 13 octobris 1506.

[13] Servus Niccolò Machiavegli.

511

[1] Ai Dieci.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi alle Signorie vostre quanto occorreva. [4] È stato questa mattina consistorio, e il Papa comunicò ai cardinali come Castel San Piero e Castel Guelfo era preso, e svaligiato quaranta cavalli delli inimici; e benché messer Giovanni mostrassi volersi tenere dalla banda di qua in Butriano e dalla banda di là in Castel Franco, credevono che subito che le genti sua si appressassino, l’uno e l’altro non si terrebbe. [5] Riferí ancora come per un fante a bocca che usciva da Bologna gli era stato fatto intendere come messer Giovanni aveva licenziata tutta la fanteria forestiera, e si voleva difendere col popolo. [6] Pare difficile a crederlo, non se ne sapendo altrimenti il fondamento; e forse che non è la verità. [7] Circa il partire suo, disse che starebbe oggi e domani qui, e poi si consiglierebbe, in modo che si crede non sia per partirsi se non intende i Franzesi essere piú propinqui a Bologna: de’ quali non s’intende altro che quello dica per l’alligata. [8] Raccomandomi alle Signorie vostre.

[9] In Furlí, die 14 octobris 1506.

[10] Scrivendo, mi è comparsa la vostra de’ 12, e con quella il pacchetto che va in Francia. [11] Vedrò di mandarlo o rimandarlo.

[12] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

[13] Postscripta. [14] Ho inteso questa notte essere venute lettere da Monsignore d’Aix, date a’ dí 11, e scrive al Papa, come Ciamonte è contento mandare 500 lance a Parma con ordine non partino di quivi senza nuova commissione. [15] Questo avviso io non l’ho ancora riscontro; ingegneromi per la prima dirne meglio il particulare. [16] Die qua in litteris, etc.

512

[1] Viro Niccolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Questa mattina, avanti giorno, è comparso la tua de’ 12 e con piacere abbiamo inteso la resoluzione e richiesta della Santità di nostro Signore, alla quale, per non mancare del debito e offizio nostro in ogni parte, subito si è fatta buona provisione, e si è scritto e comandato al Signore Marcantonio che domattina ad ogni modo si levi da Cascina e se ne venga per il Mugello a Imola per fare tutto quello che lui sa; e inoltre, acciò che nulla lo potessi ritardare, lo abbiamo provisto di danari sopra el tempo ha a servire: e cosí puoi significare alla Santità del Papa, al quale fia facile albitrare in quante giornate si possa arrivare a Imola; e se altro accadrà farsi in questa materia, a tutto si provedrà acciò che arrivi in tempo.

[4] Dalle bande di qua non ci è che scriverti di nuovo; né del Re Catolico s’intende che e’ sia ancora partito da Portofine. [5] Bene vale etc. [6] Ex Palatio florentino, die xiiii octobris 1506.

[7] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

513

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] La Santità del Papa, dopo lunga consulta che via avessi a tenere per transferirsi da Furlí ad Imola sanza obligarsi a’ Viniziani, e veggiendo che se li andava verso la marina in su la marritta si rinchiudeva intra ’ fiumi e Faenza, e se li andava in su la manca lungo e’ monti entrava tra Berzighella e Faenza, e parendogli questi cammini pochi securi, ha deliberato non fare né l’uno né l’altro, ma pigliare piú de’ monti e andare sempre in su el dominio vostro, e domattina desinare in Castracaro, domandassera albergare in Modigliana, l’altro dí fra Marradi e Palazzuolo e l’altro dí a Tosignano, castel della Chiesa, e l’altro giorno ad Imola. [4] Sopraggiunsono in su questa deliberazione le lettere di vostre Signorie de’ 14 contenenti l’ordine dato al Signore Marcantonio di cavalcare. [5] Lessi subito la lettera al Papa, el quale udita la ebbe, tutto allegro chiamò el Datario e messer Carlo delli Ingrati e disse loro: «Io voglio che voi udiate che amici ha messer Giovanni e chi da’ vicini è stimato piú, o la Chiesa o lui»; e oltre a questi dua chiamò tutti e’ circunstanti che erano a tavola e volle che li udissino la lettera, e dipoi parlò molto onorevolmente e amorevolmente delle Signorie vostre. [6] Io dissi a sua Santità che, poi che quella aveva deliberato fare la via del dominio fiorentino, io montavo allora a cavallo per fare quelle tante provisioni che si po­tevono in luoghi poveri e scarsi d’alloggiamenti, e che bisognava facessi conto d’essere in campo o in luoghi piú sinistri. [7] Dolfimi che questa cosa non si era saputa 6 dí prima, acciò che le Signorie vostre avessin possuto prima pensare di onorarlo, ma che non li mancherebbe uno amore intenso, che tutte le terre di vostre Signorie li dimosterranno, perché cosí sapevono essere la volontà di quelle. [8] Rispose sua Beatitudine che non li dava briga alcuna cosa e che si terrebbe in ogni evento satisfatto, e cosí mi parti’; e siamo a 20 ore e sono qui in Castracaro e ne vo questa sera a Modigliana, ut parem viam Domino. [9] Raccomandomi alle Signorie vostre. [10] Die xvi octobris mdvi. [11] Ex Castracaro.

[12] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius apud Papam.

514

[1] Niccolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Dua dí sono ti scrivemo brevemente tutto quello che s’era ordinato circa la venuta costà del Signore Marcantonio con la compagnia, né ci occorre dirtene altro, se non che domattina infallanter partirà, che prima non è suto possibile per essere stato necessario provedersi di molte cose. [4] Questa notte ci sono sute lettere dalli oratori nostri, date in Livorno a 5 ore di notte, contenente come a 22 ore era surto sotto la Torre Nuova di mare la Maestà del Catolico Re con 23 galee, dove fu visitato e presentato dalli ambasciadori nostri, secondo l’ordine dato. [5] Non volse sua Maestà scendere in terra, perché voleva partire subito che il tempo lo concedessi, e cosí crediamo che a questa ora sia andato a suo cammino: che Dio lo conduca salvo. [6] Altro non abbiamo di nuovo da dirti. [7] Ex Palatio florentino, die 16 octobris mdvi.

[8] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

515

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Abbiamo ricevuto oggi tre tue de’ 13, 14 e 15 con­tenenti varii avvisi delle cose di costà, e per l’ultima la deliberazione fatta dalla Santità del Papa del passare ad Imola per il paese nostro, di che siamo tanto contenti quanto da gran tempo in qua siamo stati di verun altra cosa, riconoscendo in sua Beatitudine una tal confidenzia e sicurtà nelle cose nostre; e ci dispiace altrettanto non l’avere inteso prima qualche dí, perché sappiamo quella starà con qualche disagio in quel luogo e noi aremo supplito con la diligenzia a quello che manca al paese. [4] Pensiamo che ’l Commissario e tu arete fatto tutte quelle provisioni che vi saranno sute possibili in tanta brevità di tempo. [5] Ringrazierai sommamente la sua Santità dello essersi degnato rallegrare e benedire quel paese con la presenzia sua, e le offerirai largamente tutte le facultà che vi abbiamo e tutti quelli commodi che se ne possono trarre, perché ci sarà piacer grandissimo poterne compiacere sua Santità, alla quale farai ancora intendere esserci ancora avviso come il Signore Marcantonio ieri si levò da Cascina e ne viene a buona giornata. [6] Arai inteso per un’altra nostra di ieri come il Catolico a dí 14 arrivò a Livorno e statovi poche ore, e visitato e presentato da’ nostri ambasciadori, si partí per Piombino, dove anche ci sono nuove essere arrivato. [7] Doverrà condursi presto, perseverando e’ venti che sono, e non perdendo la sua Maestà punto di tempo per condursi presto. [8] Abbiamo ordinato al Vicario di Mugello che ti mandi certo vino, cacio e frutte; arrivato che fia, presentera’le alla sua Santità, escusando etc. in quel miglior modo che ti occorrerà. [9] Bene vale. [10] Ex Palatio florentino, die xvii octobris mdvi.

[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[12] Marcellus.

516

[1] Nicolao de Machiavellis Secretario nostro. [2] Dicta die.

[3] Abbiamo visto quel che tu scrivi a’ X, e da un canto ci è piaciuto vedere nella Santità del Papa sí buona disposizione verso di noi; dall’altro ne siamo in dispiacere grande, per non potere essere a tempo con provisione alcuna per onorare come si converrebbe la sua Beatitudine; nondimeno, abbiamo ordinato al Vicario nostro di Mugello che mandi costí e indirizzi a te, e in tua assenzia al Reverendissimo di Volterra, certo vino, cacio e frutte: doverrà subito farlo, e la presente riceverai per suo omo. [4] E arrivate dette robe, le presenterai alla Santità di nostro Signore escusando la poca quantità con quelle ragioni, e della brevità del tempo e del luogo sinistro, che ti occorreranno.

517

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Poi che io scrissi alle Signorie vostre della deliberazione del Papa di andarne ad Imola per il dominio vostro, è seguíto che sua Santità ha appunto osservato el cammino che io avvisai. [4] E siamo addí 19 e ad ore 15; siamo giunti qui a Palazzuolo dove farà colazione, e questa sera alloggierà a Tosignano, sua terra. [5] Arrivò iarsera a Marradi uno mandato di vostre Signorie che veniva di Mugello con 6 barili di vino in barili e 2 in fiaschi e una soma di pere; presentossene al Papa con quello piú onesto modo si possé secondo la qualità del presente, ancora che sua Santità tutto accettassi volentieri e ringraziassi.

[6] Questa mattina parve a Piero Francesco Tosinghi, generale Commissario, non venire piú innanzi e prese licenzia dal Papa; non potrei referire a vostre Signorie quanto amorevolmente li parlassi e con quanta demostrazione di affezione verso le Signorie vostre, e lo tenne abbracciato una mezza ora, presente tutta la corte; e’ particulari di quello parlassi non lo referirò a vostre Signorie altrimenti, perché io so che a vostre Signorie Pierfrancesco ne arà scritto a lungo. [7] Credesi per ognuno che se Bologna li riesce, non perderà punto di tempo in tentare maggiore cosa; e giudicasi che o questa volta Italia si assicurerà da chi ha disegnato inghiottirsela, o non mai piú. [8] Raccomandomi a vostre Signorie. [9] In Palazzuolo, die xviiii octobris 1506.

[10] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

518

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Da Palazzuolo scrissi l’ultima mia alle Signorie vostre; ieri dipoi giunse qui el Papa, e come io dissi per altra del viaggio fatto per il dominio di vostre Signorie, si tiene satisfattissimo, perché invero in ogni luogo avanzò pane e vino, carne d’ogni sorte e biada. [4] In su lo arrivare suo qui, venne a lui uno che veniva del campo de’ Franzesi e referiva come a quella ora dovevono essere a Modona; e erano 810 lance e 5 mila fanti, 2 mila Svizzeri e il resto fra Guasconi e altri spicciolati. [5] Dissesi come messer Giovanni per mezzo di Ciamonte domandava accordo e che ’l Marchese di Mantova etiam vi si intrometteva, e questa mattina venne el Marchese di campo e per buono spazio stette solo con el Papa; uscí poi el Papa fuora di camara e disse a forse venti cardinali che lo aspettavono come messer Giovanni faceva chiedere patti che erano molto piú onesti di quelli capituli che lui aveva mandati a Furlí; nondimanco e’ patti avevono ad essere o che s’uscissi di Bologna con el suo mobile, e lo immobile li sarebbe conservato, o che venissi a rimettersi liberamente in lui sanza veruna condizione, e che non era per volere altri patti seco. [6] E chi discorre queste cose crede che, quando messer Giovanni sia desperato di potersi defendere con la forza, che si gitterà lui e e’ figlioli in grembo ad el Papa sotto la fede di Ciamonte o d’un simil personaggio, e spererà con lo esemplo di Giampaulo Balioni di potere personalmente fare qualche accordo, mediante el quale e’ resti in Bologna e non perda l’ansa da potere con la occasione ritornare nel primo suo luogo.

[7] Sendo questa mattina a Palazzo e parlando con li oratori bolognesi che sono ancora qui, dolfonsi onestamente di queste genti che le vostre Signorie mandano, a’ quali io risposi cosí ridendo, che messer Giovanni e li altri vicini vostri ci aveno insegnato alle spese vostre andarne con la piena e che si potevono dolere non de’ modi vostri, ma di quelli che voi avevi imparati da loro.

[8] Domandando Bernardo da Bibbiena messer Carlo Ingrati pure questa mattina come le cose andavano, rispose messer Carlo: «Bene, a dispetto di chi non vuole»; ad el quale rispondendo Bernardo: «O siamo noi di quelli che non voliamo?», messer Carlo, turbato nel viso, disse: «Io non ne so nulla», e volsegli le rene. [9] Raccomandomi a le Signorie vostre, que bene valeant. [10] Ex Imola, die xxi octobris 1506.

[11] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

519

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi a vostre Signorie quello occorreva; questa mattina s’intende come e’ Franzesi debbono essere per tutto domani all’intorno di Castelfranco in sul Bolognese, e qui si aspetta per tutto domani Monsignore d’Allegri che viene a parlare con el Papa per ragionare con sua Santità e con questi capi delle genti italiane del modo del procedere in questa impresa; e ragionando questa mattina el Papa di questa venuta di Monsignore d’Allegri, monstrò avere desiderio che ci fussi, quando lui venissi, uno vostro oratore, perché desiderava che, avendosi a ragionare del bene d’Italia, e’ v’intervenissi: sicché e’ fia a proposito che messer Francesco sia mosso questo dí, come qui si è detto.

[4] E’ soldati del Papa che sono da questa banda scorsono ieri fino presso a Bologna e feciono certa preda di bestiame, e furno per avere alla tratta certi cavalli bolognesi che uscirno loro addosso, ma non li ebbono, che non vennono tanto innanzi. [5] Dicesi che messer Giovanni ha saccheggiate certe regole di frati che volevon cominciare ad ubbidire la bolla della maladizione.

[6] Li alloggiamenti per il Duca di Ferrara sono presi e ci è venuto molti sua arnesi: dicesi che lui ancora verrà di corto.

[7] Lo Oratore viniziano seguitò el Papa fino a Cesena, dove rimase; né a Furlí né qui si è ancora veduto. [8] Raccomandomi alle Signorie vostre. [9] 22 octobris 1506, ex Imola.

[10] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

520

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] L’ultime tue furono de’ 19 da Palazzuolo; e non ci essendo dipoi altro, fareno sanza replicarvi, massime che oggi è partito messer Francesco Pepi nostro Ambasciadore per costí, e arriverà postdomani; e venendo con buona notizia delle cose di qua, fareno sanza dirti altro, salvo che te ne ritorni subito, arrivato che lui sarà, bastando lui in cotesto luogo, preso licenzia dalla Santità del Papa, se tu lo iudicherai a proposito. [4] Bene vale. [5] Ex Palatio florentino, die xxii octobris mdvi.

[6] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[7] Marcellus.

521

[1] Eidem. [2] Die 24.

[3] Con la presente saranno alcune altre nostre.

[4] Scrissesi che se ne tornassi subito.

522

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Addí xxii fu l’ultima mia alle Signorie vostre: per questa mi occorre significare a quelle come stanotte è venuto uno corrieri di Lombardia chiamato Quattrino, e referisce l’antiguardo de’ Franzesi averlo lasciato a Modona e il restante dello esercito con Monsignore di Ciamonte a Parma. [4] Credesi che per tutta questa settimana, nella quale si entra domani, e’ saranno all’intorno di Bologna.

[5] Questa notte da le genti del Papa è suto preso un Bolognese chiamato Carlo de’ Bianchi e figliolo d’uno de’ Dieci. [6] Andava costui in commissione in certi castelletti che sono rimasti a e’ Bolognesi; e hanno ad intendere le Signorie vostre che le genti italiane del Papa si truovono in Castel San Pietro e in ville all’intorno, e a loro si è arreso tutti quelli luoghi infino a qui si sono rappresentati.

[7] Hammi referito una persona assai degna di fede avere parlato ad uno prete che dua dí sono partí da Bologna, el quale li ha detto come messer Giovanni ha pubblicato la bolla della maladizione e dipoi fatto intendere a tutti e’ religiosi che lo stare e lo andarsene è a loro posta e che di molti se ne partivono. [8] Referisce ancora come e’ si faceva bastioni e terrati e altri repari alli luoghi piú deboli, e che dava ordine di soldare tremila fanti e che vi si aspettava Tarlatino, Rinieri della Sassetta e messer Pietro Gambacorti. [9] Dònne avviso alle Signorie vostre non come di cose vere, ma come di cose che si dichino e possino essere. [10] Monsignore d’Allegri non è ancora venuto: aspettacisi domani lui e il Duca di Ferrara.

[11] Per lettere fresche da Vinegia s’intende come, intesa che si fu la nuova della morte dello Arciduca nel campo dello Imperadore, che subito quel suo esercito si resolvé tutto e che le cose sue ne vengono per questa cagione ad essere andate in fummo. [12] Ieri da Benedetto Pepi mi fu scritto de’ 23 dí da Pietramala e mi significava come el Signore Marcantonio Colonna e sua genti sarebbono l’altro dí a Piancaldoli, e che io li facessi intendere quello avessi a fare. [13] Feci subito intendere el tutto a el Papa, e el Papa subito mandò un commissario e un suo mazzieri a Piancaldoli per levarlo e condurlo in campo da l’altre genti, e questa sera vi si debbe trovare.

[14] Messer Francesco Pepi mi scrisse che sarebbe qui infino ieri e che io li facessi trovare alloggiamento. [15] Èssi durato fatica a trovarlo: pure con la autorità del Papa e con dare disagio ad altri infino venerdí se ne fermò uno commodo e ragionevole, e sta a stanzia sua; ma siamo a domenica e di lui non s’intende altro. [16] Dònne avviso alle Signorie vostre acciò quelle lo sollecitino, quando non fussi partito: perché uno oratore ci è desiderato per le cagioni che altra volta scrissi a vostre Signorie. [17] Raccomandomi alle Signorie vostre, que bene valeant. [18] Ex Imola, die xxv octobris 1506.

[19] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius apud Papam.

523

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Iarsera, poi ebbi scritta la alligata, venne el cavallaro della Magnificenzia dello Ambasciadore e significommi trovarsi quella sera a Tosignano, e m’impose che, quando el luogo lo escusassi, io facessi che l’entrata sua fusse sanza cerimonie perché desiderava fuggire quel disagio, sendo indisposto, e che io lo avvisassi di quanto avevo fatto. [4] Andai a Pavvia e fecili intendere come lo Oratore era propinquo. [5] Subito lui chiamò el Maestro delle cerimonie per ordinare che le famiglie de’ cardinali e altri lo incontrassino secondo la consuetudine; allora io li feci intendere che, quando el luogo scusassi, sendo lo Oratore indisposto, che lui desiderava fuggire questo disagio; e cosí con satisfazione d’ognuno, per essere e’ cardinali con poca famiglia e le cose andare ad uso di campo e non con l’ordine di Roma, la Magnificenzia dello Ambasciadore è giunto questa mattina qui e la Santità di nostro Signore li ha dato l’ora della audienza per domattina a 15 ore.

[6] Di nuovo ci è che el Reggimento di Bologna ha scritto una lettera a questi suoi oratori, data ieri, e manda inclusa in essa la copia della disfida che Monsignore di Ciamonte in nome del Re ha fatto a quella città; dove lui fa intendere, se fra dua dí e’ non hanno ubbidito alla Santità del Papa e a tutti e’ suoi comandamenti, che li arà per inimici e pretenderà che sia rotto ogni obligo di protezione che lui abbi con lo stato e persona di messer Giovanni e di quella città. [7] Impongono a detti loro oratori che sieno a’ piedi del Papa e li raccomandino quella città, e li significhino come e’ sono parati a fare tutti e’ loro comandamenti e lo preghino che sia contento salvare la roba e la persona di messer Giovanni e de’ figlioli, alli quali el Papa ha risposto che non è per dire loro altro se non che li ubbidischino alla bolla, e in su questa sentenzia sta fermo. [8] Intendesi ancora per uomo a posta come e’ Franzesi debbono essere oggi all’intorno di Castelfranco.

[9] La Magnificenzia dello Ambasciadore, come di sopra si dice, domattina parlerà alla Santità del Papa e scriverrà giornalmente quello occorrerà delle cose di qua, e io, con buona grazia delle Signorie vostre, o domani o l’altro me ne ritornerò, piacendo a Dio.

[10] El Duca di Ferrara è venuto questo dí, non è già venuto Monsignore d’Allegri, come si diceva, né ho inteso la cagione della sua tardità. [11] Raccomandomi alle Signorie vostre, quae bene valeant. [12] Ex Imola, die xxvi octobris mdvi.

[13] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius apud Papam.

[Scritti di governo]

524

[1] Al Commissario di Cascina Giovambatista Bartolini. [2] iiii novembris 1506.

[3] Avanti ieri ti commettemo per una nostra breve lettera che, non avendo mandato le genti alle stanze secondo l’ordine ti se ne era dato in prima, non le mandassi sanza altro nostro avviso. [4] Sono comparse dipoi questo dí la tua de’ dua e tre del presente, e intendendo come digià dette genti sono alli luoghi loro, ne siamo satisfatti: perché le cagioni perché noi volavamo soprassedessino è cessata, sendo, come arai possuto intendere, partitosi messer Giovanni di Bologna con sua famiglia e robe e rimessosi nelle mani de’ Franzesi, e lasciata Bologna al Papa libera, dove detto Papa si doverrà transferire per di qui a domenica. [5] Crediamo bene per questo che quelli Pisani erono in Bologna tutti se ne torneranno in Pisa, e per questo fia necessario stare costà piú avvertiti. [6] Né altro ci occorre in risposta a queste tua, che commendarti delli avvisi. [7] Bene vale.

525

[1] Alfonso Pandolfini Capitano e Commissario di Castiglion del Terziere. [2] Die vi novembris.

[3] Veduto quanto ci scrivi per la tua de’ 29 del passato, abbiamo consegnato a quel mandato d’Arbiano:

4 archibusi,

2 casse di passatoi,

50 libbre di piombo,

50 gavette,

uno bariglione di polvere;

delle quali cose vedrai che cotesti uomini se ne vaglino in comuni e non in privato. [4] Abbiamo ancora ordinato che ’ Capitani di Parte Guelfa soprasseghino el levare el castellano di Caprigliola; e cosí si è dato ordine che rimanga a quella guardia. [5] E quanto a’ fanti, non giudichiamo in questi tempi che bisognino, ma, bisognando, non ne manchereno. [6] Vale.

526

[1] Al Commissario di Cascina. [2] 10 novembris 1506.

[3] E’ sono stati a noi Giovanni di Gabriello e Bernardino di Bartolomeo, tutti da Palaia, e referiscono come sendo presi 8 anni fa da li stradiotti che allora erano in Pisa, Manno speziale da Palaia, che si trovava stanziale in Pisa, s’intromisse e fece, come lui disse, che si pagò 35 ducati per loro di taglia e furno liberi, e a lui obligorno certe loro terre. [4] È tornato dipoi Manno dal canto di qua e vuole entrare in su’ beni obligati per quelli 35 ducati; ma Giovanni e Bernardino, avendo trovato che Manno non pagò per loro piú che 25 ducati, non vorrebbono essere sopraffatti di x ducati. [5] Ècci parso rimettere questo caso in te, el quale intenderai l’una parte e l’altra e farai ragione a chi la arà. [6] Vale.

527

[1] Al Capitano d’Arezzo Francisco de Temperanis. [2] 16 novembris 1506.

[3] Perché Agnolino di Lazzaro, fuoriuscito di Montepulciano e della presente apportatore, ha patiti molti danni per fare benefizio alla nostra Repubblica, e intendendo che li ha in cotesta terra la brigata sua, e come sanza qualche nostro emolumento e’ non potrebbe vivere, desiderosi di farli qualche bene t’imponiamo che, delle sei guardie di forestieri che si tengono a coteste porte, tu adatti in modo che ne abbi una. [4] Noi del modo lasciereno pensare a te, purché lui abbi uno luogo di dette guardie e si possa valere di quel salario le tocca; e conosciendoti, siamo certi li satisfarai subito. [5] Bene vale.

528

[1] Al Vicario di Pescia Federigo de’ Ricci. [2] Die 9 decembris 1506.

[3] Tu hai ad intendere come noi amiamo e stimiamo questi connestaboli che sono sopra la nostra ordinanza non altrimenti che ci stimiamo qualunque altro connestabole o soldato nostro; e per questo e’ ci rincrescie quando intendiamo che non sieno accomodati di quelle cose di che si accomodono li altri nostri soldati. [4] E intendendo co-me cotesti uomini si discostono di dare a messer Giliberto strame per un cavallo e legna per suo logorare e alloggiamento per suo uso gratis, non sappiamo se ci abbiamo a dolere o di te che non ti fai ubbidire, o di cotesti uomini che non voglino fare loro debito. [5] E però ti comandiamo abbi a te chi rappresenta cotestoro: esporrai loro la voglia nostra e dipoi farai che messer Giliberto detto sia satisfatto delle cose soprascritte, in modo che non si abbia a dolere ragionevolmente.

529

[1] Al Commissario di Cascina Giovambatista Bartolini. [2] Die xi decembris 1506.

[3] Per una tua di ieri siamo suti lungamente raggualiati delle cose di costà, di che ti commendiamo assai; e perché avanti la tua lettera noi ci stimavamo la necessità in quale erano cotesti condottieri di cavalli leggieri, ordinamo infino a ieri che la loro paga fussi mandata, e a questa ora debbe essere comparsa costí; e però a questa parte non ci occorre scriverti altro. [4] Delle forze de’ Pisani e del ragguaglio ce ne dai, come di sopra ti si disse, ti commendiamo, e cosí di quello hai ritratto che trattono per li loro ambasciadori con la Cattolica Maestà: e quanto al primo, crediamo che la vernata e la diligenzia tua suplirà dove mancassino le forze nostre o abbondassino le loro; quanto al secondo, ci sarà sommamente grato, quanto cosa che da te si operi costà, che tu t’ingegni sempre d’intendere le pratiche loro e massime con quello Re, perché ci potrebbe tale diligenzia profittare assai nelle cose che dal canto nostro con la prefata Maestà si avessino a trattare. [5] E però non risparmierai a cosa che fussi necessario per intenderle.

[6] El caso del muro di Lari ci dispiace, e crediamo che sarebbe piú securo partito provedervi a qualche fante; ma per ora non si può ragionare di questo, e però bisogna che quel Vicario, insieme con el Signor Luca, faccino quelle cose giudicheranno a proposito perché disordine non segua, con fare ripari, miglior guardia e simili cose necessarie; e tu non mancherai di ricordarlo loro.

[7] A’ Capitani di Parte si è ricordato la fortezza di Vico, e loro hanno promesso di fare etc.: quando non faccino, ce ne avviserai di nuovo e noi di nuovo li sollecitereno. [8] E Don Michele questo dí si è rimandato in costà, acciò che quella guardia non manchi del suo capo. [9] E quanto alle munizioni, vedreno provedervi.

[10] Perché el Signore Muzio ci ha referito li tornerebbe a proposito trarre di Rasignano x de’ suoi cavalli e allogiarli nel capitaneato di Campiglia, ne seguirai a sua posta la sua voluntà. [11] E noi, acciò che quel Capitano non si discosti da li ordini tuoi, li scriviamo l’alligata, per la quale se li commette esequisca quanto da te li sarà ordinato. [12] Potra’liene in sul fatto mandare. [13] Vale.

530

[1] Carlo del Benino Commissario a Fivizzano. [2] xii decembris.

[3] E’ nostri antecessori per una de’ 27 del passato ti scrissono come ti avevi a governare con cotesti Marchesi, e la cagione perché e’ giudicavano a volere cotesto paese unito e devoto di questa città fussi necessario vedere di guadagnarsi quelli stati che sono in coteste parti di piú altorità, dreto a’ quali sanza dubbio saranno sempre per camminare quelli che possono meno, imposonti infra gli altri facessi tentare el Marchese Alberigo di Massa, ma ci usassi tali termini che né lui, né chi tu adoperassi infra te e lui, potessi conietturare che tale cosa nascessi di qui. [4] Questo nostro presupposto di volere prima intendersi con chi ha piú autorità che con gli altri e volere trattare le cose con degnità di questa Repubblica fa che noi non approviamo quello che tu scrivi avere fatto per questa tua de’ vii nella causa del Marchese Morello; e aremo desiderato che tu fussi stato con lui a largo, e non ti fussi travagliato se non in quelle cose che immediate toccavono a noi; e tanto piú ci pareva che tu potessi in quel caso passartene di leggieri, quanto noi non veggiamo che lo accordo infra lui e il nipote ci possa molto preiudicare; né è ragionevole che loro, se non forzati, voglino guerra a casa loro per conto de’ Genovesi o de’ Pisani, e questa forza per ora ci pare che la sia discosto, avendo lo stato di Genova che fare assai per conto de’ suoi fuoriusciti e per conto del Re, al quale non ha a piacere questa novità. [5] Pertanto giudichiamo sia bene che tu ti stia nella tua provincia ad attendere alle cose che giornalmente occorrono per la amministrazione d’essa, dandoci avviso sempre di quello che s’innovassi costà, non ti travagliando fuora di nostra commissione se non in quello che la necessità strignessi. [6] Attenderemo ancora d’intendere da te quello che, mediante quel frate, arai ritratto dello animo del Marchese di Massa, presupponendo abbi usato quella prudenzia in e­se­quire quella commissione che la materia ricercava. [7] Vale.

531

[1] Al Vicario di Pescia Federigo de’ Ricci. [2] Dicta die.

[3] Questo dí, avanti che noi ricevessimo la tua di ieri contenente delli stradaioli pisani presi, avendone aúto prima altro avviso, ti scriveno facessi comandare a chi li aveva in mano li tenessi a nostra stanza, e tu c’informassi delle qualità loro appunto. [4] Ma avendo inteso dipoi per la tua particularmente questo caso, voliamo facci di avere in ogni modo nelle mani quelli dua che sono presi al Borgo a Buggiano; e auti gli arai, li esaminerai con diligenzia grande in quel modo ti parrà conveniente per trarre da loro la verità; e noi avviserai dipoi di quello arai ritratto, tenendogli sempre nondimanco a nostra stanza fino che da noi ti fia scritto altro. [5] E perché tu di’ nella tua lettera che quelli da Buggiano che li hanno presi pensavono forse o di porre loro la taglia o di riaverne loro prigioni, voliamo facci loro intendere che, quando noi non rendessino loro e’ prigioni, non si mancherà di satisfarli del conveniente, e dell’altra parte t’informerai della qualità di quelli Buggianesi che sono presi in Pisa e di che condizione sieno, e di tutto ci darai notizia. [6] Usa in queste cose quella diligenzia ricercono.

532

[1] A Pierantonio Carnesecchi a Livorno. [2] 19 decembris.

[3] Noi abbiamo ricevute due tue lettere de’ xvi del presente, e ci piace intendere che le artiglierie sieno ad ordine; e quanto a’ palchi che sono fracidi, ci pare necessario rassettarli in ogni modo; e circa el legname, lo trarrai donde lo potrai avere piú commodo; e se da noi ti bisogna aiuto o favore alcuno, avvisa.

[4] Piaceci ancora che la fusta sia acconcia in parte, e ti confortiamo a seguire di darle la perfezione sua: e noi in questo mezzo pensereno che la non si abbi di nuovo a guastare. [5] La paga di cotesti fanti tuttavia s’ordina e presto ti si manderà, e tu li terrai confortati e attenderai a buona guardia.

[6] Se ti riuscissi contro a Rinieri della Sassetta alcuno disegno, ne aremo quel piacere e tu quello onore che la qualità della cosa reca seco. [7] Vale.

533

[1] Al Commissario generale di Cascina. [2] Die 19 decembris 1506.

[3] Per questa tua ultima de’ 16 e per un lungo tuo discorso intendiamo quello scrivi de’ Pisani tornati qua per virtú della legge etc., e come te ne se’ governato e governi, e le difficultà conosci che vi sono in ripararvi. [4] E avendo bene esaminata questa materia e parendoci che con grande prudenzia abbi proceduto infino a qui, siamo resoluti per ora non ci procedere altrimenti che tu abbi fatto per il passato; e però seguirai nel medesimo modo e col medesimo ordine hai fatto infino ad ora, veghiando li andamenti loro e gastigando chi trovassi in colpa, dandoci avviso quando riscontrassi alcuno loro mancamento.

[5] Noi abbiamo scritto al Commissario di Libbrafatta ci avvisi se in Libbrafatta si potessi gittare 2 o 3 pezzi d’artiglierie; e quando si potessi farlo, ve le faremo gittare, per fuggire el pericolo che tu scrivi si porta nel mandarvele.

[6] Del Rosso Biliotti, che è a Bientina, ci è scritto come lui non si porta in quello luogo molto bene e che piglia parte con quelli uomini, e che tien mano a grasce che vanno in quello di Lucca. [7] Vorreno ci scrivessi quello che tu costà ne hai inteso, ingegnandoti di scriverci la verità. [8] Vale.

534

[1] Al Podestà di Barga Giovanni Biffoli. [2] xxii decembris.

[3] Egli è stato a noi Cristofano di Mariotto da Lucignano di costí, e si querela che sendo suto tolto a Bartolomeo di maestro Iacopo calzolaio di costí circa uno anno fa da certi Lucchesi uno mulo carico di tonnina, detto Bartolomeo, oltre allo essersene valuto in piú modi, ha tolto a lui circa 40 pecore aveva a soccio da uno Lucchese, el quale soccio finisce fra 2 anni proxime futuri. [4] Pare a questo Cristofano ricevere torto: prima perché e’ crede che Bartolomeo detto si sia pagato sopra altri; secondo che, quando bene non fussi pagato, non li pare ragionevole di questo caso averne a patire danno alcuno. [5] E richiedendoci di aiuto, t’imponiamo che intenda con diligenzia se detto Bartolomeo, sanza le pecore tolte a Cristofano, si è valuto del suo danno; e trovando che se ne sia valuto, li comanderai restituisca le pecore a Cristofano e non proceda contro ad altri, sotto pena della nostra disgrazia; e quando trovassi che Bartolomeo non fussi per ancora satisfatto, lo costrignerai a pigliare l’uno de’ dua partiti: o dividere ora le pecore come se ’l tempo del soccio fussi finito, in modo che ad ognuno di loro ne tocchi la metà, o veramente rimetta tutte dette pecore in mano di Cristofano e aspetti a dividere quando el soccio sarà finito, e in questo tempo Cristofano s’oblighi rispondergli del soccio come faceva al Lucchese; questa è la intenzione nostra in questa materia: esequira’la con diligenzia. [6] Vale.

535

[1] Al Capitano di Barga Giovanni Biffoli. [2] Die 24 decembris.

[3] Per una tua lettera de’ 21 di questo, diritta alla Eccellenzia del Gonfaloniere, intendiamo la ingiuria suta fatta da quelli di Castelnuovo a cotesti nostri uomini, la quale ci è dispiaciuta assai; ma piú ci dispiacerebbe quando l’inconvenienti multiplicassino e che cotesti nostri facessino qualche cosa che non stessi bene, perché, tenendo buona amicizia col Duca di Ferrara, non voliamo che per noi né per nostri uomini in verun modo s’alteri. [4] E perché da l’altra parte non voliamo ancora che ’ nostri patischino, siamo per fare ogni opera con la Eccellenzia di quello Duca perché sieno vendicati e gastigati quelli che non si sono portati amichevolmente verso di loro; e digià ne aviamo parlato qui con lo Oratore del Duca e scrittone a sua Eccellenzia, e stiamo di buona voglia che vi provederà. [5] E tu, in questo mezzo, farai intendere a cotesti nostri fedeli che non innuovino cosa veruna, se desiderano che noi li abbiamo in quel conto li abbiamo sempre auti: perché noi voliamo fare questa vendetta, e fare’lla in modo che resteranno satisfatti, quando el caso sia seguíto come scrivi. [6] Vale.

536

[1] Lorenzo Guidetti Vicario di Firenzuola. [2] 29 decembris.

[3] E’ ci dispiace quello ci scrivi che Scaramella ha usato contro a te e la famiglia tua; e perché si è fatto una legge per creare uno magistrato che possa, insieme con li altri che hanno autorità, gastigare questi scritti, puoi fare una delle due cose: o aspettare che ’l magistrato sia creato e rimettere questo caso in loro, o riconoscerlo tu. [4] Ricordiamoti bene che, volendolo tu riconoscere, facci quanto ricerca la iustizia e non altro. [5] Vale.

537

[1] Al Commissario di Livorno Piero Antonio Carnesecchi. [2] 31 decembris 1506.

[3] E’ non ci resta fare risposta ad altre tue lettere che a dua ultime contenente el caso di Michele Tasca: e perché si truova qui chi ha a maneggiare con esso noi questa cosa, non te ne rispondereno altro, se non che tu tenga a nostra stanza tutte dette robe infino che da noi ti sia scritto quello voliamo ne segua.

[4] Circa li avvisi ti commendiamo, e quanto al provedere di biscotto e d’altre cose da vivere la fustetta e il brigantino, quando e’ bisogna mandarli in fazione, ci pare necessario e siamo contenti lo faccia, tenendo conto di tutto; e noi sempre, con l’altre spese si fanno costà, te le fareno fare buone.

[5] Noi intendiamo che Piero Corbino si debbe partire da Pisa per ire a Monte Ritondo a tôrre per donna una sirocchia di Rinieri della Sassetta: diamotene avviso acciò vegga se potessi guastarli e’ disegni suoi.

538

[1] Al Capitano di Campiglia Lionardo Antinori. [2] Die 31 decembris 1506.

[3] Noi intendiamo come uno Piero Corbino debba partire da Pisa di corto per ire a Monte Ritondo per tôrre per donna una figliola di messer Pietro Pagolo della Sassetta; e perché e’ potrebbe assicurarsi a fare la via per terra, te ne diamo avviso acciò usi diligenzia per vedere se ci potessi pervenire in mano. [4] Vale.

539

[1] A Francesco Temperani Capitano d’Arezzo. [2] ii ianuarii.

[3] Intendiamo quello ci scrivi di Pietro da Monte Aguto; e perché allo arrivare di questa costí saranno per avventura passati quelli cinque dí che lui disse volervi soprassedere, crediamo lo troverrà partito; pure, quando e’ non fussi partito e nel farlo osservare tu avessi riscontro che gli andassi macchinando cosa alcuna, lo sosterrai e gastighera’lo come meritassi la sua colpa. [4] Ma quando non lo avessi scoperto, lo licenzierai, onestamente mostrandoli che questi tempi ricer­cono che sia bene che ritorni a Faenza e non si travagli in Toscana. [5] E quanto alle legne che vogliono e’ soldati, tu hai ad intendere che ’ soldati nostri per obligo hanno ad avere da noi strame, legne e tetto gratis, né si possono loro negare. [6] Non sappiamo già che privilegio si abbino cotestoro che non voglino dare le legne. [7] Intendera’lo e ce ne avviserai, e intanto farai che la consuetudine usitata li altri anni nello alloggiare gli altri soldati s’osservi. [8] Vale.

540

[1] Al Commissario di Cascina Giovambatista Bartolini. [2] Die ii septembris.

[3] El comune di Casciano, per sua ambasciadori, si querela come nel passare che fanno e’ soldati nostri per il paese giornalmente, avendo quasi sempre a posarsi a casa loro, vogliono vivere a discrezione, in modo che, se non si piglia ordine che sieno riguardati, converrà loro andare ad abitare altrove. [4] E perché noi desideriamo che sieno riguardati, t’imponiamo pigli in questa cosa tale espediente che ’ soldati vivino del loro proprio e non saccheggino e’ sudditi nostri: il che, se torna danno a’ nostri sudditi, non passa sanza nostro dispiacere e tuo carico.

541

[1] Al Capitano di Campiglia Lionardo Antinori. [2] iii ianuarii.

[3] Noi intendiamo come, per esequire le nostre lettere circa el fare sgomberare le case de’ Capponi, tu hai sostenuti certi da Bibbona; commendiamoti assai di quello hai fatto. [4] Ma perché questi di Bibbona dicono che non trovono casa che piaccia al Signore Muzio, non volendo metterlo dove stanno e’ nostri mercanti, non giudichiamo che sia bene volere da li uomini quello che non possono; e però, lasciate da parte tutte le case che sono occupate da’ nostri mercanti, li farai trovare la migliore casa vi sia; e quando bene la non piacessi al Signore Muzio, li dirai come e’ non può avere altra casa, e farai che vi torni ad ogni modo.

542

[1] Al Capitano d’Arezzo Francesco Temperani. [2] vii ianuarii.

[3] Addí dua del presente ti si scrisse che nel dare le legne a cotesti soldati osservassi la consuetudine usitata li altri anni. [4] Sono stati poi a noi imbasciadori delle cortine, e dolgonsi come cotesti soldati vogliono una delle dua cose, o che siano portate loro le legne infino allo alloggiamento, o che sia loro dato; e detti uomini vorrebbono consegnare a detti soldati uno bosco e che ’ soldati s’andassino per esse. [5] E perché a noi pare ragionevole questo che desiderano detti uomini delle cortine, t’imponiamo ordini che ’ soldati nostri non li sforzino a portare loro le legne allo alloggiamento né a pagare danari, perché né l’uno né l’altro ci piace; ma ordinerai che sia loro consegnato el bosco da li uomini, e che ’ soldati dipoi per loro medesimi si vadino per le legne. [6] Vale.

543

[1] Al Capitano di Pistoia Piero Lenzi. [2] Die xii ianuarii 1506.

[3] E’ si è scritto per questo Magistrato tre anni sono piú volte costí, e alla Montagna, e commesso a quelli che in que’ tempi sono stati in detti luoghi rettori ricerchino de’ danni che sono stati fatti a’ nostri sudditi da quelli sudditi del Duca di Ferrara, e dipoi si abbocchino con lo ofiziale di Sestula e veghino di comporre hinc inde in modo quelle differenzie che fussino nate fra loro, che ciascuno riavessi el suo e avessi cagione di stare in pace. [4] E non essendo mai seguíto per ancora alcuno effetto, e intendendo di nuovo che alcuno di quelli sudditi ferraresi si querelano, e sapiendo che molti de’ nostri hanno cagione di querelarsi, siamo divenuti desiderosi o che si dia fine a questi scandoli, o che s’intenda che per noi non resta. [5] Pertanto t’imponiamo ricerchi per via di bando e come ti parrà chi delli tuoi sottoposti avessi ricevuto danni da quelli di Ferrara; e al Capitano della Montagna e al Podestà di Prato scriverrai per nostra parte che faccia el simile. [6] E ritrovato con diligenzia tutti e’ tuoi dannificati, farai intendere all’ofiziale di Sestula che quando per lui o per chi ne ha autorità si provegga che ’ nostri sieno satisfatti, che tu se’ parato ad operare che sieno ancora satisfatti quelli sudditi del suo Signore che avessino ricevuto danno da e’ nostri. [7] Ma prima che scriva alcuna cosa a detto ofiziale di Sestula ci manderai la nota de’ danni ricevuti da e’ nostri uomini, e noi allora ti potreno ancora scrivere se altro ti accadrà.

544

[1] A l’infrascritti Podestà. [2] Die xiii ianuarii, eiusdem exempli, mutatis mutandis.

[3] Simone Guiducci di Terranuova

Tegghiaio Buondelmonti di Montevarchi

Giovanni Fagni di Val d’Ambra

Francesco Ciacchi di Laterina

Piero Biamanti: Castelfranco di sopra

Giovanni di Bernardo di Dino di Cascia

Arrigo Falconieri di Decomano

Piero Scarsi dal Ponte a Sieve

Antonio Benozzi di Vicchio

Francesco Bruni del Borgo a Santoro

Niccolò Cambini di Barberino di Mugello

Piero Guicciardini di Scarperia

Federigo Strozzi di Poppi

Francesco Bartolegli di Castel San Niccolò

Antonio Lazzoni di Castel Focognano

Giovanni di Tedaldo della Casa di Bibbiena

Raffaello Minerbetti di Pratovecchio

Giovanni Vettori di Saminiato

Iacopo Lapaccini di Castelfranco di sotto

Gieri Ciofi di Fucecchio

Alessandro Buonaiuti di Vinci

Francesco Pescioni di Monteaione

Lorenzo Guidetti di Firenzuola

Federigo de’ Ricci di Pescia

...... Ardinghelli di Buggiano

Carlo del Benino di Fivizzano

Alfonso Pandolfini di Castiglione del Terziere

[4] Avendo noi, con el nome dello onnipotente Dio, preso l’ufizio a che, secondo gli ordini della nostra Repubblica, siamo suti deputati per ordinare quella parte all’armi dei nostri uomini che noi giudichereno atti, e desiderando sapere appunto di che numero di uomini ci possiamo valere, voliamo che subito abbia a te tutti e’ rettori de’ popoli della tua potesteria, o sindachi de’ comuni, o chi sotto altro nome avessi simile ofizio; e di piú, con ciascuno di detti rettori o sindachi, dua uomini de’ meglio qualificati che in nel popolo o sindacato si truovi; e a qualunque sindaco o rettore, insieme con quelli dua che con ciascuno arai ordinato, comanderai per parte nostra che fra 6 o 8 dí dal dí del comandamento ti presentino in su ’n una listra tutti gli uomini che abitano nel suo populo o sindacato di età da xv anni in su, distinguendo di ciascuno la età appunto, e scrivino indifferentemente li scritti sotto le bandiere e non scritti; e ti farai portare dette listre e ridurra’le in uno quaderno e ce le manderai subito, scrivendo in capo d’ogni listra el nome di quelli a chi tu arai commesso ti faccino la portata. [5] E farai intendere a qualunque di detti rettori o sindachi e uomini che tu darai loro in compagnia, che se ci fia notificato che ne abbino lasciato alcuno indreto, e’ resterà condannato in dua tratti di fune, e di piú di quella pena che a noi parrà; e perché e’ si truovi chi li accusi, ne appichereno tamburi nelle chiese di cotesta potesteria, e di qui a dieci anni riconoscereno un tale delitto sanza riceverne scusa veruna. [6] Aggiunsesi a tutte lettere de’ vicarii che mandassino el bando e se ne mandò loro la copia.

545

[1] Al Vicario di Firenzuola Lorenzo Guidetti. [2] Die xvi ianuarii.

[3] Noi abbiamo ricevuta la tua di ieri e inteso la querela ci fai di Francesco d’Agostino di Cappellano, e in verità el caso ci dispiace assai. [4] E avendo pensato del modo di procedere, ci è parso cometterti che tu vegga se, in qualche modo e con industria, potessi fare di averlo nelle mani; e riuscendoti di porli le mani addosso, ce ne darai notizia e lo terrai a nostra stanza; e quando vegga non potere averlo, ce ne darai ancora notizia, ma arai soprattutto avvertenza di non fare in modo che si accorga, non ti riuscendo pigliarlo, che tu abbi aúto commissione da noi di averlo. [5] Altro non abbiamo per ora da dirti in questa materia: usa diligenzia e avvisa.

546

[1] Al Vicario d’Anghiari Benedetto Carducci. [2] Die 21 ianuarii 1506.

[3] Noi intendiamo come Francesco, detto Funaio, da Bibbiano, uno della podesteria di Castel Focognano e descritto sotto una di quelle nostre bandiere, sendo richiesto alla mostra dal Prete suo connestabole e richiesto dal tuo antecessore di comparire alla sua corte, andò Francesco alla mostra per ubbidire a’ comandamenti de’ Dieci che allora avevono quella cura a che noi siamo preposti, donde che ’l tuo antecessore lo condannò in xv lire. [4] E avendo noi trovato essere la verità quanto di sopra si dice, ci pare che questa sua disubbidienza abbi una scusa molto giusta; e però voliamo non esequisca in questo caso alcuna cosa per la esazione di quella condannagione sanza commissione nostra. [5] Vale.

547

[1] Petro de Guicciardinis Vicario Scarperie. [2] 27 ianuarii 1506.

[3] Volendo noi col nome di Dio cominciare a fermare e saldare le bandiere ordinate per li spettabili Dieci, acciò che noi abbiamo esequito tutto al tempo che ci è ordinato da la legge, e volendo cominciare da quelle che furono prima poste, cioè Borgo, Vicchio, Scarperia e Barberino, ci è parso, conosciuta la prudenzia tua, l’affezione porti alla patria e lo amore hai a questa opera, dare questa cura a te. [4] E conosciamo che, sanza dirti alcuna cosa particulare, basterebbe solo commetterti quello avessi a fare con una parola; pure per via di ricordo ti diremo quello a noi occorra in tale riordinamento. [5] De le 4 bandiere soprascritte ne è Borgo e Vicchio sotto Bastiano da Castiglione, e Scarperia e Barberino sotto Sarra da Citerna. [6] Parebbeci da fare queste monstre in dua dí, e essendo martedí e mercoledí festa, giudicheremo che fussi bene fare la mostra di Bastiano l’uno dí e quella di Sarra l’altro, l’una a Rabatta con tutte a dua le bandiere, l’altra a’ Frati del Bosco pure con tutte a dua le bandiere; e quando questi dí ti paressino troppi propinqui, piglierai dua dí piú là come a te parrà, pure che non passi 15 dí che dette bandiere sieno ferme, ma fara’le bandire innanzi in tutti e’ luoghi opportuni per parte nostra sotto la pena dello arbitrio nostro. [7] Quello che noi desideriamo faccia in tale monstra è che tu, con le listre che hanno e’ connestaboli, li citi ad uno ad uno, e quelli che ti paiono da cancellare comandi che in uno dí determinato venghino a noi; e quelli che ti parranno da fermare, farai riscrivere e mandera’cene listra; e cosí ci avviserai chi sono quelli che tu arai mandati a noi per cassarli. [8] Circa a quelli che tu troverrai assenti te ne potrai governare cosí: quelli che saranno in maremma lascera’li nella nota delli utili, ma solo li contrassegnerai, perché s’intenda dove e’ sono, perché e’ non mancherà mai alla tornata loro di poterli rassettare; quelli che fussino morti, farai che ’l connestabile ritrovi l’arme; quelli che fussino in paese, li citerai, e se le cagioni della loro assenzia fieno ragionevoli, gliene ammetterai; quanto che no, li punirai come ti parrà; e se saranno utili li metterai nella listra delli utili; parendoti altrimenti, li rimetterai a noi. [9] E perché noi voliamo che ’l numero delli scritti si mantenga grasso e che ’ paesi abbino piú proprii defensori si può, è necessario, cassando delli scritti, sustituire di quelli che non sono scritti. [10] E per questo noi ti mandiamo dua listre: l’una mandataci da Bastiano da Castiglione, l’altra da Sarra, nelle quali ciascuno di loro ha notati quelli uomini che sono sotto di loro non scritti e atti a scriversi. [11] Per vedere costoro in viso tu piglierai quelli espedienti ti parranno: o tu comanderai loro che sieno anche loro el dí delle mostre in su e’ luoghi della mostra, o tu in questi dí che si diferisce la mostra gli citerai, pure che tu faccia o nell’uno modo o nell’altro di vederli in viso; e scriverrai quelli che ti parranno atti, e quelli che non ti parranno licenzierai. [12] E di quelli che arai notati per scriverli di nuovo ce ne manderai listra con gli altri scritti utili, distinguendo le podesterie e i popoli, acciò che noi possiamo qui redurli tutti insieme; l’armi che si daranno a quelli che di nuovo si scriverranno, saranno quelle che si torranno a chi si casserà, e mancandone ne provedreno. [13] Tu userai buona diligenzia e durerai questa fatica volentieri per amore della tua patria; ricordiamoti solo questo: che tu non abbi nello scrivere e cassare respetto a nessuno, e che questa è arte da giovani, e pochi ne è de’ giovani che non sieno o non possino diventare atti; e quando tu ne scrivessi alcuno atto e che avessi incarichi, non importa, perché sempre si potranno lasciare a casa; perché costoro hanno a defendere o el Mugello o altri paesi: nel primo caso si doverrà volentieri adoperare ognuno, e quanto piú grosse fieno le bandiere tanto meglio fia; nel secondo caso si potrà sempre fare la seconda scelta e lasciare a casa chi arà impedimento giusto o non fussi cosí a proposito.

[14] Rimandiamoti ancora el tuo quadernuccio acciò che, se bisognassi valertene, possa; e ti potrai fare dare quelli da li altri podestà che a questa ora li doverrebbonlo avere fatti.

[15] Saranno con questa lettere a Bastiano e Sarra, a’ quali si comanda che circa le mostre e rassegne e sopr’altra cosa faccino quanto da te sarà loro ordinato. [16] Vale.

548

[1] Federigo de’ Ricci Vicario di Pescia. [2] 29 ianuarii.

[3] Significhiamoti come noi abbiamo eletto per cancellieri di messer Giliberto Luca d’Andrea de’ Pagni, el quale debbe avere da tutto cotesto vicariato uno ducato d’oro el mese; avvisiamotelo acciò che ordini la distribuzione e lo faccia satisfare.

[4] Noi intendiamo come molti di cotesti nostri scritti hanno vendute o giocate le armi; e perché nessuna cosa importa quanto questa, volendo tenere ordinati e armati li uomini, non ci potrebbe piú tale alienazione dispiacere, e voliamo ad ogni modo ci si provegga e ora e per lo avvenire. [5] Pertanto noi voliamo che abbi a te messer Giliberto e intenda da lui chi sono questi che si truovono sanza armi, e dove le sono ite, e chi le ha in qualunque modo e da qualunque persona comperate, e le farai restituire tutte a’ primi padroni; e se alcuno si dolessi lo manderai a noi. [6] E desideriamo usi in questo caso buona diligenzia; avvertirai oltra di questo ciascuno delli scritti che se per lo avvenire venderà o comperrà o giucherà le armi, che noi lo gastighereno in modo che se ne ricorderà. [7] E perché e’ potrebbe essere che e’ rettori de’ luoghi, gravando questi descritti, farebbono gravarli nelle armi, voliamo significhi a’ podestà e ofiziali del tuo vicariato che non gravino alcuno scritto in alcuna generazione d’arme, perché noi voliamo avere questi uomini armati e non disarmati; e userai in questo caso buona diligenzia.

549

[1] Capitaneo Maratis Bernardo Giacomini. [2] Die prima februarii 1506.

[3] Noi abbiamo inteso come tu hai piú settimane sono constretto Girolamo di Niccolò da Palazzuolo a pagare certa condannagione, e ora constrigni certi sua mallevadori. [4] E perché questo Girolamo è de’ nostri scritti da Firenzuola, come uomo che abita in quel luogo, ci pare a proposito che tu soprassegga a gravare o lui o suoi mallevadori; e in questo mezzo ci avviserai della qualità di questo Girolamo e in che e perché è condannato, e quanto tempo è che li andò ad abitare a Firenzuola. [5] Vale etc.

550

[1] A Lorenzo Guidetti Vicario di Firenzuola. [2] Die 5 ianuarii.

[3] Per la tua intendiamo quanto desideri circa e’ casi dello Scaramella: e benché noi avessimo per noi medesimi in questa materia cura all’onore tuo e al nostro, nondimanco le tue lettere sono state apresso a noi di momento.

[4] Antonio connestabole ci fa intendere per una sua di ieri come uno Agostino di Vangelista da Betorsanico de’ nostri scritti ha dato certe mazzate a Mariotto di Carlo da Rapezzo. [5] E perché noi sappiamo che questa cosa ti è notificata, desideriamo che tu vegga di rimediarci e di fare che quello Agostino sia in qualche modo gastigato, avendo avvertenza di no·llo condannare in danari, perché simili condannagioni non sono a proposito di questa opera; e soprattutto vedrai che fra loro ne nasca la pace; e essendo buono el connestabole a nessuna cosa in questa materia, te ne varrai. [6] Vale.

551

[1] A Carlo del Benino a Fivizzano. [2] 6 februarii.

[3] Per altra ti si commisse ci mandassi scritti e notati in uno quadernuccio tutti li uomini di cotesto capitaneato di età da’ 15 anni in su; e perché noi crediamo che la lettera sia arrivata salva, non la replichereno altrimenti. [4] Restaci per la presente farti intendere come noi voliamo che di nuovo si riveghino e riscrivino li uomini scritti sotto coteste bandiere di cotesta provincia; e conoscendo la prudenzia tua e d’Alfonso Pandolfini, Capitano di Castiglione, non voliamo affatica-re altri in questa materia, ma commettere a te e a lui che ciascuno nella sua provincia rivegga la sua; e però t’imponiamo abbi a te Giannisino connestabole, e ordini con lui, in quelli dí ti parrà, una mostra di cotesta bandiera di Fivizzano; e di nuovo li riscriverrai per mandarceli poi tutti in uno quaderno, come di sotto ti si dirà. [5] E perché noi sappiamo che in cotesta provincia sono assai uomini e sufficienti, vorremo che li scritti per soldati in cotesto capitaneato di Fivizzano aggiugnessino alla somma di cinquecento o vi si appressassino el piú fussi possibile; e quando, o per la quantità delli uomini o per la qualità del sito, elli stessino male tutti sotto una bandiera, si potrebbe pensare di collocarne un’altra in cotesto capitaneato. [6] E ti diremo, quando questo fussi bene – il che si rimette nel iudizio tuo e del connestabole – come a noi parrebbe da dividere queste bandiere, che è in effetto: dare a l’una Casoli, Co’ di Ponte, Monte del Ranchi, Equi, Aiola e altre castelluzze e ville che sono da questa banda infino a Vinca; a l’altra dare Fivizzano, Casciano e quell’altre castella fino a Groppo San Piero; e quando in questa divisione si occupassi qualche luogo di Castiglion del Terziere, per esserne piú commodo da queste bande, non importare nulla, se già li uomini de’ luoghi non ne facessino caso, a che giudichiamo sia bene avere riguardo. [7] In summa, o diviso cotesto capitaneato in dua bandiere, o ridutto in una, come giudicherai sia meglio, voliamo, come di sopra si è detto, che tu rivegga li scritti di nuovo e ve ne aggiunga tanti de’ non scritti che tu facci la somma che di sopra ti si dice, e ce ne mandi scritti in uno quaderno. [8] E vorremo averli in ogni modo avanti l’uscita di questo mese, perché le leggi ci stringono a saldare coteste bandiere fra detto tempo. [9] Scriverra’ci ancora quanti petti bisogna provedere per dette bandiere cosí ordinate, e se costí fussi alcuno che volessi tôrre a farne mercato con esso noi per condurli da Brescia o da Milano, lo potrai mandare qui o significarci che condizione vorrebbe: perché, volendo mandare detti petti di qui, sarebbe troppa confusione e spesa.

[10] Sarà alligata a questa certi ricordi, e’ quali voliamo dia in scritti al connestabole, e appresso uno bando, el quale farai bandire in su la mostra e in ogn’altro luogo pubblico; e a te ricordiamo che, avendo a gravare alcuno delli scritti per conto privato o pubblico, che tu non lo gravi nelle armi, perché voliamo trovarli armati a’ bisogni nostri. [11] Vale.

552

[1] A Don Michele. [2] Die ix februarii 1506.

[3] Avendo noi bisogno di servirci della vostra Magnificenza e della sua compagnia, voliamo che, alla ricevuta di questa, vi leviate di costí con tutta detta compagnia; e quella, con il cavallaro nostro presente apportatore, manderete alla volta di Pistoia, perché li abbiamo commesso la alloggi intra la città di Pistoia e il castello di Prato; e voi con dua o tre cavalli vi transferirete qui da noi, acciò possiamo parlarvi e dirvi lo animo nostro. [4] Bene valete.

553

[1] Patente al cavallaro Ardingo. [2] Dicta die.

[3] Noi Nove di Ordinanza etc. significhiamo a qualunque vedrà queste nostre patenti lettere come ostensore d’esse sarà Ardingo cavallaro nostro, el quale, per nostro ordine, accompagna 50 cavalli e cento fanti del Signore Don Michele, condottiere nostro; pertanto imponiamo a tutti voi sudditi della nostra Repubblica diate a detto Signore Don Michele e sua fanti e cavalli, strame, legne e alloggiamento gratis e tutte le altre cose per li suoi danari, il che farete per quanto stimate la grazia nostra; e voi rettori presterete a detto Signore e sua genti ogni aiuto e favore.

554

[1] Federigo delli Strozzi et eius in offitio successori Vicario Casentini. [2] Die x februarii. [3] A Lorenzo Guidetti Vicario di Firenzuola, mutatis mutandis.

[4] Volendo noi fermare le bandiere di cotesta valle, secondo che da la legge nostra ci è ordinato, e volendo vedere la mostra di tutti li scritti sotto coteste sei bandiere, e di piú vedere se di nuovo ve ne fussi da scrivere alcuno atto, ci è parso deputare un di noi che, in persona, si transferisca costà a fare questo ofizio. [5] E perché, innanzi alla giunta sua, egli è necessario fare alcune preparazioni, e confidando nella prudenzia tua, commettereno quanto sia necessario fare innanzi a la giunta del collega nostro. [6] Pertanto noi voliamo che tu bandisca su per tutti e’ mercati e luoghi del tuo vicariato, per parte del Magistrato nostro, che, sotto pena del nostro arbitrio, tutti li scritti sotto le bandiere di Castel San Niccolò, Poppi, Pratovecchio, Bibbiena, Castel Focognano e Subbiano, che sono governate da Morgante dal Borgo e Prete da Citerna connestaboli nostri, sieno con le loro armi domenica prossima ad otto dí, che sareno addí xxi del presente mese di febbraio, e ad ore 17, tutti insieme a luogo detto Certomondo, sotto el castello di Poppi. [7] E questo bando farai mandare, come si è detto, per parte nostra su per tutti e’ mercati e luoghi pubblici, e ne manderai copia al Podestà di Castel Focognano e all’Ufficiale di Subbiano, a’ quali, per parte nostra, commetterai lo pubblichino e faccino intendere piú volte e in piú dí, acciò che ognuno sappia quello ha a fare e non possa accusarne ignoranza. [8] E oltre a questo, farai di avere a te e’ connestaboli, e narrerai loro lo animo nostro e li conforterai a sollecitare li uomini in persona, acciò che questa mostra sia piena, e che Giovan Berardi, collega nostro, che viene costà a questo effetto, si tenga satisfatto di loro e a noi possa referirne bene. [9] E di nuovo ti confortiamo a non mancare di diligenzia in questo caso.

[10] Oltr’a di questo, desiderando noi, come di sopra ti si dice, potere aggiugnere nuovi uomini a queste bandiere, quando le fussino diminuite da anno in qua, ti mandiamo alligato a questa una listra che ci ha mandata el Prete, e un’altra che ci ha mandata Morgante, dove ciascuno di loro disegna quelli uomini che loro credono sieno atti a scriversi e per ancora non sono scritti. [11] E perché noi vorremo che Giovan Berardi li vedessi tutti in viso per potere tôrre quelli che a lui paressino buoni, è necessario pensare di ragunarli insieme in uno dí determinato. [12] E perché questa ragunata non si può fare per via di bando, conviene che si pigli modo di comandare a tutti, ad uno ad uno, che venghino. [13] E però arai a te detti connestaboli, e dividerai dette listre di uomini per comuni; dipoi ad ogni sindaco darai quelli uomini li toccano, e li comanderai comandi a detti sua uomini, sotto pena della disgrazia nostra, sieno el dí di San Mattia, che sareno addí 24 del presente, a Certomondo per presentarsi a Giovan Berardi collega nostro. [14] In summa noi desideriamo fare dua mostre: l’una addí 21 del presente in domenica, e questa delli armati e scritti sotto le sei bandiere; l’altra el dí di San Mattio, addí 24 del presente, di quelli che non sono scritti ma sono suti notati per scriversi da detti connestaboli. [15] Lasceremo ora pigliare el modo a te circa el farli venire, e ti aiuterai de’ podestà de’ luoghi, de’ connestaboli e de’ loro cancellieri, usando in questo ogni diligenzia e autorità. [16] Bene vale.

555

[1] Al Vicario di Saminiato Bartolomeo Bartolini. [2] 20 februarii.

[3] E’ ci fu questa mattina, ad ore 14, notificato come Menico di Giovanni da Fucecchio aveva ferito in su ’l capo Giovanni di Giovanni di Pagolo. [4] Non lo abbiamo fatto citare, stimando che tu ne abbi la prevenzione: e quando non avessi, li farai fare comandamento si rappresenti a noi; e quando tu la abbi, ti ricordiamo solo che noi desideriamo che questi nostri uomini sieno gastigati in persona, e non in danari, cioè che le pene sieno corporali e non pecuniarie, perché non vorremo né impoverirli né perdelli.

[5] Noi ti mandiamo incluso in questa cinque listre, dove sono nota-ti potesteria per potesteria tutti quelli che nel tuo vicariato non ubbidirno alla mostra quando Antonio Giacomini venne costà. [6] E come tu vedrai per le listre, questi disubbidienti sono di dua sorte: l’una, di quelli che erano scritti prima sotto le bandiere, l’altra, di quelli che erano chiamati di nuovo per scriversi. [7] E perché e’ sono diversi e’ peccati loro, noi voliamo procedere per ora contro di quelli disubbidienti del numero vecchio e ch’erano prima scritti, e’ quali voliamo facci citare tutti. [8] E farai per pena a ciascuno pagare 20 soldi; e se alcuno non potessi o non volessi pagarli, lo terrai dua dí in prigione, e dipoi lo licenzierai, sanza che e’ paghi detti 20 soldi. [9] Voliamo paghino e’ diritti secondo la consuetudine, e li venti soldi che pagheranno, farai mettere in mano ad uno depositario che li tenga a stanza nostra, e a noi dipoi li rimetta. [10] Voliamo ancora che tu, nel citarli, ricerchi la cagione della loro inobbedienza, e trovando scusa ragionevole la ammetterai loro. [11] Circa quelli disubbidienti ch’erano de’ chiamati di nuovo, non procederai altrimenti contro di loro, ma aspetterai da noi come te ne abbia a governare, il che ti narreremo per altra, e salverai le listre.

[12] A Bastiano farai intendere che come e’ quaderni fieno saldi, se li manderanno le listre.

556

[1] Die 21 februarii.

[2] Fu notificato per lettere di ser Tommaso, cancelliere di Bastiano di Piero da Castiglione, de dí 18 etc., come addí 15 del presente, sendo Giovanni di Giovan Pagolo da Castelfranco in nella via pubblica a sedere in su ’n una trave, presso alla porta di Paterno, capitò quivi un fanciullo con altri sua compagni, quali accattavono del cacio e dell’uova; donde che detto Giovanni di Giovan Pagolo tolse un poco di cacio a detto fanciullo, e lo arrostiva con la punta della spada ad un fuoco in detta via; donde che detto fanciullo, vedendo questo, incominciò a piangere. [3] Allora venne Menico di Giovanni di Nanni, zio di detto fanciullo, e domandò detto fanciullo di che piangeva, e detto fanciullo disse: «Giovanni mi ha tolto el cacio». [4] Allora Menico trovò detto Giovanni e disse: «Tu hai fatta una bella valenzia: tu ti se’ posto con detto fanciullo, ma tu non ti porresti meco?». [5] Rispose Giovanni: «Io mi porrei con teco e con altri; ma non ho fatto questo per farti iniuria». [6] Allora Menico disse: «Non mi rompere la fantasia, che ho altri pensieri». [7] E partiti, andando verso piazza detto Giovanni sanza armi, li si fece incontro Menico con l’arme in mano, e disse a detto Giovanni: «Se’ tu quel bravo di dianzi?». [8] Allora detto Giovanni misse mano in su ’n una spada d’un suo compagno, e comincioronsi a menare, in modo che detto Menico ferí detto Giovanni con detta spada in mezzo la testa, con incisione di carne e di sangue effusione, etc.

[9] Commissesi al Vicario di Saminiato, perché era prevenuto.

557

[1] A Bartolomeo Bartolini Commissario. [2] Vicario Sancti Miniatis. [3] 23 februarii.

[4] Noi ti mandiamo alligata a questa cinque quaderni, dove sono notati tutti li uomini fra vecchi scritti e scritti di nuovo, e’ quali tutti abbiamo fermi per rassegnarsi alle mostre che, per lo avvenire, si faranno sotto coteste cinque bandiere. [5] E hai ad intendere che tutti quelli che sono scritti in su detti cinque quaderni, e non sono cancellati, sono quelli che sono rimasti scritti e fermi sotto dette cinque bandiere. [6] Pertanto arai a te el connestabole e li presentarai detti quaderni, e dirai che li facci transcrivere e riordinare tutti insieme al suo cancellieri, e dipoi ci rimandi e’ quaderni; e faralli bene intendere che tutti e’ cancellati sono cassi, e li altri rimangono tutti accesi. [7] Voliamo, oltr’a di questo, che tu notifichi a ciascuno delli scritti di nuovo come li è scritto e che li è obligato obbedire alle mostre quando le si bandiranno; e in questo userai diligenzia, tu e il connestabile. [8] Dirai oltr’a di questo al connestabole che esamini quanti petti e quante lance bisogna mandare costà per conto di questi scritti di nuovo. [9] E a questo effetto, facci di riavere tutte quelle armi che sono nelle mani delli scritti vecchi che rimangono ora cassi; e cosí ricerchi se altre armi si fussino smarrite in paese, e facci di averle nelle mani. [10] E di piú esamini quanti scoppietti è bene se li mandino per fornire le bandiere, non passando x scoppettieri per cento. [11] Ma ricorderalli che usi diligenzia in vedere chi delli scritti nuovi ha l’armi da sé, perché sappiamo ve ne è assai; e a chi le ha, che sieno a proposito, non bisogna darle. [12] E però farai che li usi diligenzia in ritrovarlo e tu non li mancherai delli aiuti necessarii. [13] Quando noi ti mandamo, dua o tre dí sono, le listre de’ disubbidienti vecchi e nuovi, t’imponemo che, circa a’ disubbidienti chiamati di nuovo, aspettassi nostro avviso a procedere contro a di loro. [14] Per il che t’imponiamo facci a tutti un comandamento che, sotto pena dello arbitrio nostro, si presentino al nostro Magistrato personalmente infra 6 dí dal dí del comandamento; e ci manderai nota di coloro a chi tu arai comandato. [15] E questo ti si dice quanto a’ disubbidienti delli scritti di nuovo, perché, quanto alli scritti de’ vecchi, ti si scrisse per altra come te ne avevi a governare.

[16] Poiché tu ci fai intendere avere aúto notizia prima di noi di quel Menico da Tonda che aveva ferito Giovanni di Giovan Pagolo, voliamo che tu sia riconoscitore di questo caso. [17] E però, nonostante la citazione fatta a lui per nostra parte, voliamo la riconosca costí nella corte, secondo li ordini.

558

[1] A Piero Zanobi de’ Nobili, Podestà del Borgo a San Lorenzo. [2] Die ii martii 1506.

[3] Sarà incluso in questo uno comandamento a Goro Verde: presentera’lo, e dello averlo presentato ce ne darai avviso.

[4] Quanto a Balione, che tu hai in prigione, lo lascerai a sodamento di comparire a stanza del Magistrato nostro qui in Firenze dinanzi per tempo di dua mesi proxime futuri. [5] Vale iterum.

559

[1] A messer Giliberto spagnolo. [2] Die 5 martii.

[3] Avendoci voi scritto come e’ vi bisogna, per riordinare le bandiere vostre, trecento lance, abbiamo ordinato che Marcantonio di Iacopo d’Abia da Pistoia, con el quale abbiamo fatto mercato di 500 lance, ti provega di trecento. [4] E perché le sieno buone e a tuo proposito, voliamo che subito ti transferisca a Pistoia, e farai di trovare detto Marcantonio, e scêrrai le lance ad una ad una infino in trecento e le porrai da canto, e lui ordinerà che le sieno condotte a Pescia e consegnate a te; e tu, ricevute arai dette lance, ce ne darai avviso, e noi dipoi ti mandereno e’ ferri e le altre armi e tu le distribuirai in modo che le si mantenghino, tenendo conto particulare a chi tu le darai. [5] Vale.

560

[1] Al Vicario di San Giovanni Guglielmo delli Alessandri. [2] Die 6 martii.

[3] Noi ti mandamo piú dí sono una listra di quelli che disubbidirono quando Alamanno venne a fare costà la mostra, e t’imponemo che de’ disubbidienti chiamati di nuovo non ne seguissi altro infino che non te ne era data altra commissione. [4] Per la presente ti commettiamo facci comandare a ciascuno di detti nuovi disubbidienti che fra 4 dí dal dí del comandamento, sotto pena del nostro arbitrio, comparischino davanti a noi; e terrai conto de’ comandamenti farai per riscontrare chi ubbidisce o no.

[5] Noi abbiamo consegnato el quaderno delle bandiere di messer Giovanni Tedesco a ser Simone da Terranuova fermo e saldo da noi di quelli uomini nuovi e vecchi che a noi pare debbino rimanere scritti sotto quelle bandiere. [6] Ordinerai pertanto che riscontri detti quaderni con li suoi, e a quelli che rimangono cassi tolga l’armi e le consegni a quelli scritti di nuovo, e dipoi che armi li bisognino fare venire di qui, e diene avviso. [7] Significheralli ancora come noi abbiamo rimosso di costà Giovanni del Mare e a lui abbiamo dato in governo la podesteria di Castelfranco, e però conviene che li usi la medesima diligenzia in rivedere detta bandiera, della quale ser Simone porta anche la listra ferma. [8] La podesteria di Cascia abbiamo congiunta con quella del Ponte a Sieve e datele in governo ad Agnolone da Castiglione.

[9] E’ ti si scrisse piú dí sono ordinassi che a ser Simone soprascritto fussi pagato da tutte coteste potesterie che sono sotto messer Guidone uno ducato d’oro el mese per infino ad ottobre prossimo; di nuovo ti si ricorda, acciò facci fare detta distribuzione e che ser Simone sia pagato della fatica sua.

561

[1] A el Vicario di Poppi Ruberto Serristori. [2] Die x martii 1506.

[3] E’ ti debbe essere noto come Bartolomeo di Francesco Rampini, alias Battaglino, Capitano della nostra bandiera di Pratovecchio, è stato ferito a morte da Cannero dal Borgo a Stia, e come dipoi detto Cannero fu ferito da Girolamo fratello di detto Battaglino. [4] Pensiamo che questa querela sia nella tua corte, nondimanco, sendo cotesta provincia tutta in parte e parendoci questo caso atto a mandarla sottosopra, il che sarebbe con preiudizio della opera a che noi siamo deputati, giudichiamo che tale malattia abbi bisogno di unguento piú che ordinario: e però disegnereno mandare costí le forze nostre perché si possa procedere in quel caso in questo modo si giudicherà sia bene per posarlo. [5] E tu ci scriverrai quello che hai operato infino a qui in questo caso, e l’ordine hai in animo di tenere, quel che ne speri, acciò che noi possiamo, secondo e’ maneggi tua, vedere quel che fussi da fare, perché siamo d’animo non lasciare cosa alcuna indreto che sia bene operare per tenere cotesta provincia in pace, e perché tu possa quietamente esercitare l’ofizio tuo. [6] Vale.

562

[1] A Don Michele. [2] Die 10 martii.

[3] Noi vi commettemo al partire vostro di qui facessi di avere nelle mani Pasquino d’Antonio Borghesi e Domenico Fantechi, d’Avezzano e della podesteria di Barberino. [4] Crediamo lo abbiate esequito: il che quando abbiate fatto, vi transferirete subito in Casentino e ne andrete con la compagnia vostra a Poppi, perché è nato là alcuno inconveniente il quale voliamo si posi. [5] E quando non avessi ancora auti in mano detto Pasquino e Domenico, ci scriverrete della cagione subito, acciò noi possiamo scrivervi quello ci parrà operiate, etc.

563

[1] Al Vicario di San Giovanni Guglielmo delli Alessandri. [2] xi martii.

[3] La presente ti sarà presentata da Agnolone da Castiglione, nostro connestabole, al quale noi abbiamo consegnato in governo la bandiera della podesteria di Cascia e quella del Ponte a Sieve. [4] Pertanto voliamo che nelle cose li occorreranno lo favorisca, e in particulare gli farai dare da dette potesterie lo strame per un cavallo, legne e alloggiamento gratis, secondo el costume de’ soldati di questa Repubblica.

[5] Abbiamo oltre di questo eletto per suo cancelliere ser Giovambattista di Piero di Bartolomeo da l’Ancisa, el quale debbe avere da tutte a dua le soprascritte podesterie uno ducato d’oro ciascuno mese: e però ordinerai a chi rappresenta dette podesterie che tale distribuzione si facci, acciò che a’ tempi ser Giovambatista detto sia pagato.

[6] Ulterius ti mandiamo inclusa in questa una listra di disubbidienti quando si feciono le mostre di dette bandiere, cioè della bandiera del Ponte a Sieve, dove tu vedrai distinti quelli che de’ vecchi disubbidirno e cosí quelli che disubbidirno de’ chiamati nuovamente. [7] E voliamo te ne governi appunto secondo la commissione demo dell’altre bandiere che sono sotto al Tedesco: cioè che tu facci d’avere a te e’ disubbidienti de’ vecchi, e a quelli che non hanno scusa da ammetterla farai pagare 20 soldi o li terrai dua dí in prigione; e a quelli che de’ nuovi sono disubbidienti, comanderai che fra 4 dí dal dí del comandamento si presentino al nostro Magistrato. [8] E’ danari che tu hai preso infino a qui o piglierai per lo avvenire, ce li rimetterai el piú presto potrai.

564

[1] Al Vicario di Casentino Ruberto Serristori. [2] Die xv martii 1506.

[3] Noi abbiamo visto quello che tu ci scrivi per la tua de’ 13 in risposta di quanto ti si scrisse circa e’ casi occorsi a Pratovecchio, e ci pare che infino a qui tu abbi usato buona prudenzia per posarla; né a noi occorre darti instruzione particulare come te ne abbi a governare, se non che in genere ti dirreno che sia bene fare ogni opera che si posi el caso seguíto e non ne nasca delli altri: e però arai avvertenza alla disdetta di quella tregua e vedrai che la non seguiti, e che anche questa parte si posi; e cosí t’ingegnerai che, avanti venga el tempo de’ 25 dí, ci sia preso tale espediente che, passato quel tempo, non seguiti qualche tumulto. [4] E perché tu possa piú facilmente procedere, si è mandato costà Don Michele con la sua compagnia, e nel maneggiare questa cosa ti varrai della persona e delle genti sua; e perché lui abbi piú cagione di fare quello che tu li ordinerai, se li scrive la alligata, la quale li presenterai. [5] Né altro ci occorre, salvo che tu ci dia avviso alla giornata come le cose procedono, e t’ingegnerai che in tali differenze ci s’intrometta meno si può delli scritti nostri. [6] Vale.

565

[1] Al Vicario di Poppi Ruberto Serristori. [2] xvi martii 1506.

[3] Luca di Giovanni di Scarabatta, uno de’ nostri scritti, ci ha referito come lui è gravato alla tua corte per una condannagione di che era condannato suo padre, el quale è morto quattro anni fa. [4] E perché questi nostri scritti sono securi di quelle condannagioni pecuniarie a che e’ fussino obligati dal dí che furno scritti indreto, voliamo restituisca a questo Luca el suo gravamento e sanza spesa alcuna; e arai avvertenza per lo avvenire e per dette condannagioni non gravare alcuno de’ nostri scritti. [5] Vale.