6. Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1507-1510)

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Niccolò Machiavelli

Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1507-1510)

[Scritti di governo]

1

[1] Al Vicario di Firenzuola Lorenzo Guidetti. [2] Dicta die.

[3] Intendiamo quanto ci scrivi de’ danari riscossi e de’ disubbidienti; commendiamone la diligenzia tua. [4] E quanto al delitto commisso el dí del venerdí santo, vedrai se fussi possibile di avere nelle mani el delinquente, e lo punirai piú tosto in persona che in danari; quando che no, seguirai l’ordine della corte.

[5] Comanderai al Capitano di bandiera di Piancaldoli che comparisca subito al Magistrato nostro, perché voliamo da lui certa informazione. [6] E perché noi non scriviamo altrimenti ad Antonio connestabole, li dirai per parte nostra come noi lo commendiamo della diligenzia che lui ha usata in fare la mostra, e che noi siamo contenti darli licenza per 10 dí perché e’ possa ire a Castiglione a vedere e’ fatti suoi; ricordera’lli bene che si espedisca questo acciò che, ritornato, e’ possa fare la mostra di quelli che non vennono l’altra volta.

2

[1] A Bastiano di Castiglione a Vicchio. [2] 8 aprilis.

[3] Noi abbiamo eletto per Capitano della bandiera del Borgo a San Lorenzo Francesco di Matteo Sarto, alias el Moretto; pertanto voliamo liene consegni a tua posta. [4] Ultr’a di questo siamo contenti e voliamo faccia, infra x o xv dí da oggi, a tua posta in dí di festa e non altrimenti, le mostre delle tua bandiere; e ragunera’le, o bandiera per bandiera o altrimenti, come li parrà a loro commodità, pure che la mostra tu la facci a sapere tanto innanzi che non possino allegarne ignoranza; e rassegnera’lli, e manderai lista de’ disubbidienti. [5] Vale. [6] Sarà con questa lettera al Vicario che li ordina facci bandire le mostre qualunque volta da te li fia ricordato. [7] Vale.

3

[1] Al Podestà di Prato Luca Ugolino. [2] 10 aprilis.

[3] Noi, come per per altra ti si scrisse, voliamo facci intendere a chi tiene in casa Piero di Bartolomeo di Barberino, che lo può liberamente lasciare andare dove li pare; e cosí permetterai a suo padre e suo parenti di condurlo dove a loro tornassi bene. [4] Voliamo oltra di questo che tu restituisca a detto Piero lo spiede suo ed il pugnaletto che li fu tolto da la tua famiglia quando fu ferito. [5] Vale.

4

[1] Al Podestà di Barberino Niccolò Cambini. [2] Dicta die.

[3] E’ sarà inclusa in questa una nota di uomini di cotesta potesteria, e’ quali, chiamati a pigliare l’armi da Sarra, non le hanno volute pigliare; pertanto voliamo facci comandare loro dal tuo messo che, infra 4 dí dal dí del comandamento, si presentino personalmente al nostro Magistrato sotto pena della nostra disgrazia. [4] Darai avviso quando arai comandato, ed a chi. [5] Vale.

[Commissaria nella Toscana meridionale]

5

[1] A’ Priori di San Gimignano e di Colle, ed uomini di Ripomarance, mutatis mutandis. [2] xv aprilis.

[3] Noi mandiamo costí da vostre Spettabilità Nicolò Machiavegli, Secretario de’ nostri Eccelsi Signori e mandatario nostro, per eseguire alcune cose, come da lui intenderete. [4] Voliamo li prestiate plenissima fede, e desideriamo li prestiate favore ed aiuto in quello di che da lui sarete ricerchi, acciò che le opere vostre, come per lo addreto hanno fatto, rispondino a quella opinione che ha tutta questa città nelle Spettabilità vostre, que bene valeant.

[Scritti di governo]

6

[1] Die prima aprilis. [2] Fino a’ 21 d’aprile.

[3] Per parte di messer Gio. Tedesco, e per lui da Matteo di Giovanni di Renzo da Castiglione Alberti, Podestà del Bucine, fu notificato come:

[4] Domenico di Piero di Giovanni da Castiglione Alberti trovò a dí 25 Domenico del Piano di Castiglione abitante a Montealto, e scontrollo in corte di Levane e li dette dua bastonate, e dipoi con uno pugnale lo ferí in sul naso con effusione di sangue etc.

[5] Fu citato Domenico che comparissi infra tre dí dal dí dal comandamento; portò el comandamento Matteo di Giovanni soprascritto.

7

[1] A Pazzino Lucalberti Vicario di Scarperia. [2] Die 14.

[3] Tu ci scrivesti a dí xii dandoci notizia del caso successo a San Godenzo, esortandoci a procedere in questo caso in modo contro ad e’ delinquenti che li altri ne pigliassino esemplo; a che subito noi pensamo qualche espediente, esistimando che tu non ci procedessi altrimenti drento; e tanto piú lo credemo, ricevuta questa tua d’oggi, dove tu ci ricordi el caso e confortici al medesimo. [4] Sendo dipoi stato al nostro Magistrato l’Oficiale di San Godenzo ed avendoci di bocca ragualiati del caso, el quale secondo lui non è sí grave come tu ci avevi scritto, ci ha fatto ancora intendere come tu hai mandato le citazioni a tutti quelli che si trovorno a rompere la prigione; e parendoci che da l’un canto tu abbi voluto che noi riconosciàno questa causa, da l’altro che tu la voglia riconoscere tu, ne siamo maravigliati, perché se dal notaio non s’intendeva la cosa, ne poteva nascere confusione. [5] Ora poi che ’l caso è qui, noi ti facciamo intendere che ci ha sommo piacere che tu proceda contro a di loro, perché ogni volta che la iustizia arà el luogo suo sanza nostro fastidio, ci sarà sempre piú grato; ricorderemoti bene che gastigare cotesti uomini con la penna non può essere piú pernizioso, perché si perdono li uomini, fannosi inimici al paese, insegnono disubbidire a li altri e sono la pietra dello scandolo di tutti e’ mali che nascono nel nostro contado; però se tu li puoi avere in mano non mancherai di tuo debito, ma quando credessi non li potere avere, e per questo avessi ad entrare in condannagioni, penserai come altrimenti si possa procedere in questo caso con piú satisfazione nostra e della iustizia, e ci darai notizia di tuo animo.

[6] Facciamoti intendere come noi abbiamo riconosciuto el caso di Domenico d’Alessandro da Ronta, e giudicatolo che aveva a fare con Piero di Giuliano di Berto etc.

8

[1] Al Vicario di Saminiato Bartolomeo Bartolini. [2] xv maii 1507.

[3] Noi intendiamo come piú mesi fa e’ sono corse certe ferite intra Raffaello di Papino del Trilla e Menichino d’Agostino Ciabatta, tutti a dua della podesteria da Vinci. [4] E perché quando infra costoro non seguissi accordo potrebbe nascerne scandolo, voliamo facci di averli a te e vegga che faccino insieme qualche composizione; e quando non potessi condurla, comanderai loro infra uno dí determinato venghino qui al Magistrato nostro, ed avviserai.

9

[1] A Bastiano di Matteo da Castiglione in Mugello. [2] xviii maii.

[3] Noi intendiamo come in Decomano si dà ordine di fare certa festa o vero rappresentazione. [4] E perché noi sappiamo li umori di quelli uomini, e come di certe feste ne nascono gare, e da le gare si viene alle zuffe, t’imponiamo per questa che tu stia continuamente in detto luogo fino che detta festa sia terminata, ed operi con la prudenzia ed industria tua in tal modo che non vi abbi a nascere alcuno scandolo, e ti varrai dello aiuto del Podestà dove fusse di bisogno; e se ti paressi da fare piú una provisione che un’altra per il Magistrato nostro, ce ne darai avviso; ed in tutto userai una estrema diligenza. [5] Vale.

10

[1] Ad Arcangiolo da Castiglione.

[2] Per la tua lettera intendiamo come hai visitato Poggibonzi, Colle e San Gimignano, e come se’ stato veduto volentieri e desiderano che l’armi venghino etc.: commendiamo la diligenza tua. [3] E perché tu possa esequire la tua commissione, abbiamo inviato oggi per a Poggibonzi 150 petti, 150 lance e 12 scoppietti ed uno tamburo ed una bandiera di numero 31, e si sono indirizzate al Podestà di Poggibonzi con ordine te le consegni a tua posta: le quali cose ed armi hanno a servire ad armare la podesteria di Poggibonzi, perché sono circa 160 uomini, come per il quaderno vedrai, el quale ti si manda per il tuo tamburino insieme con e’ quaderni di Colle e di San Gimignano; e fra 4 o 6 dí saranno mandate tutte l’armi a San Gimignano ed a Colle. [4] Comincerai pertanto secondo la listra della podesteria di Poggibonzi ad armare quelli uomini, ed armerai prima quelli della terra, e dipoi armerai a popolo a popolo quelli del contado; e se alcuno recusassi di non volere pigliare l’arme, lo farai forzare dal Podestà e, nello armarli, a chi avessi corazza non darai petto, ed a chi avessi ronca o balestra non darai lancia. [5] Arai nondimanco avvertenza che in ogni cento fanti si mantenga almeno 70 lance, ed il restante sieno fra ronche, spiedi grandi e balestre e scoppietti; e non permetterai che alle mostre e’ venghino con altre armi che con le predette. [6] Ed armato che arai nel modo che di sopra si dice cotesta podesteria di Poggibonzi, farai bandire 4 o 6 dí innanzi la mostra di detta podesteria, e li eserciterai in quello ordine che a te parrà; ed esercitati, li rassegnerai ad uno ad uno e dara’ci notizia de’ disubbidienti. [7] Mandera’ci subito scritto e’ nomi di dua o tre giovani de’ descritti di Poggibonzi quali ti paino atti a dare loro la bandiera; noi ne fareno deliberazione e tu la darai a quello areno deliberato la abbi. [8] Questo ordine che di sopra ti si scrive circa la podesteria di Poggibonzi, terrai in armare e rassegnare per la prima volta le dua altre podesterie di Colle e San Gimignano, usando in tutto buona diligenza. [9] E noi, avanti che tu abbi armate tutte le podesterie e fatto queste tre prime mostre ad una ad una, ti scriverreno come ti abbi a governare in molte cose particulari, che al presente non accade scriverle. [10] Vale.

[Missione al Signore di Piombino]

11

[1] Illustri ac Excellenti Domino D. Iacobo Quinto de Aragonia de Appiano, Plumbini Domino, etc. [2] Amico nostro charissimo.

[3] Illustri ac Excellens Domine, etc. [4] Noi mandiamo alla Signoria vostra Nicolò Machiavelli, cittadino e Secretario nostro, per referirli alcune cose che ha avuto in commissione da noi. [5] Preghiamo quella li presti piena fede e come farebbe a noi proprii; e’ quali ci offeriamo alla Signoria vostra in ogni sua occorrenzia, disposti e desiderosi a fare per la conservazione sua quanto ci è possibile. [6] Quae bene valeat. [7] Ex Palatio nostro, die xviii maii mdvii.

[8] Priores Libertatis et Vexillifer Iustitiae populi florentini.

[9] Marcellus.

12

[1] Nicolao Machiavello Secretario concivi carissimo. [2] Ad Volterra.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Comparse questa mattina di buona ora Carlo cavallaro con la tua di ieri; ed inteso essere cessata la causa in sulla quale fu fondata l’andata tua e trovarti tu tanto indrieto, ci pare te ne possa tornare indrieto sanza andare piú avanti, e cosí farai alla ricevuta della presente. [5] Bene vale. [6] Ex Palatio florentino, die xx maii mdvii.

[7] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae Florentinae.

[Scritti di governo]

13

[1] Al Vicario di San Giovanni Guglielmo degli Alessandri. [2] 26 mai.

[3] Per certo caso occorso in su la mostra che messer Giovan Tedesco ha fatta ultimamente, noi desideriamo avere in ogni modo nelle mani tutti quelli che saranno notati nella inclusa listra; e perché a fare questa esecuzione noi giudichiamo che ti bisogni lo aiuto di Don Michele, li scriviamo l’alligata e l’imponiamo che faccia, per avere nelle mani alcuni, tutto quello che da te li sarà ordinato. [4] Tu dunque penserai el modo da tenere perché la cosa riesca bene ed onorevolmente, usando quelli mezzi e quelli termini che a te occorreranno perché le cose succedino bene. [5] E t’ingegnerai, come è detto, di averli nelle mani tutti a cinque; pure, quando e’ ne avessi a campare veruno, vorremo che rimanessino presi almeno Nicolò di Rustichello da Menzano, podesteria di Castelfranco, e Lorenzo d’Antonio Agnoletti capo di bandiera di Castelfranco. [6] E perché questa cosa vadia secreta, noi abbiamo scritto brevemente a messer Giovan Tedesco acciò che il cancelliere suo non abbi ad intendere lo animo nostro e che la cosa non si guastassi; e cosí li abbiamo scritto che non venga a Firenze, acciò che e’ predetti non piglino alcuna suspizione. [7] Voliamo bene che tu mandi subito, sotto qualche altro colore, per detto messer Giovanni, ed a lui solo leggerai questa lettera acciò che l’intenda lo animo nostro; e potrai anche parte intendere da lui che modi li paressino da servare per avere costoro, e lo avvertirai che mostri di buono animo contro a di loro ed essere per fare ogni cosa che noi non intendiamo nulla di questo caso, acciò s’addormentino etc. [8] Penserai dunque di governare bene questa cosa perché, se la riesce, tu arai manco briga con li altri e noi dareno migliore principio a questa opera. [9] I nomi della listra che di sopra si dice sono questi: Niccolò di Rustichello da Menzano Podestà di Castelfranco, Lorenzo d’An­tonio Agnoleti da Castelfranco Capitano di bandiera. [10] Da Montevarchi: Domenico di Matteo di Girolamo detto Trionfo, Lionardo di Giovanni vocato Radicchio, Luca di Giuliano di Luca di Monte Toto.

14

[1] Die 26 maii fino a dí 15 di giugno. [2] 26 mai.

[3] Ad querela d’Antonio di Giovanni Barbieri alle Falli, s’inquisisce contra:

[4] Lodovico d’Antonio Boscoli, cittadino fiorentino: perché, circa 15 dí, Andrea di Giovanni, fratello d’Antonio detto, fece alle pugna come un fanciullaccio con Domenico di ser Francesco d’Arezzo ed uno figliolo di Francesco del Sole, merciaio, e ferno la sera medesima la pace; in su la quale suffa Lodovico detto, capitando quivi, disse ad Antonio: «Io ti caverò uno occhio, ribaldo, e farotti impiccare per la gola», a che Antonio rispose: «Io non sono ribaldo e tu non se’ per farmi impiccare, né per cavarmi uno occhio», ed ognuno se n’andò. [5] Occorse dipoi che ieri, a dí 26, sendo detto Antonio nella loggia dirimpetto alla taverna delle Falli, e iaceva in su ’n muricciolo, pigliando piacere con un suo bambino, detto Lodovico venne di retro e pigliò Antonio pe’ capelli e strascinollo per la loggia e per la via sanza che si potessi mai aiutare, e li dette pugna per il capo e per il dosso, e lo ferí nella gola con quello che li aveva in mano, che non sa che si fusse; e spiccatosegli da dosso, Antonio se n’andò in casa; e Lodovico con l’arme in mano andò all’uscio, dicendo: «Esci fuora, ribaldo», e giurò piú volte che lo taglierebbe a pezzi come e’ lo trovava.

[6] Deliberorno che si comandassi a Lodovico comparissi per tutto dí 27 di marzo, o comparisca sotto pena della loro disgrazia.

[7] Referí Cazerino tavolaccino avere presentato detto bullettino alla casa alla cognata.

15

[1] A li uomini di Foiano. [2] Dicta die.

[3] E’ ci dispiace avere inteso da Agnolo da Citerna, connestabole nostro, come voi recusate provederlo di strame, legne ed alloggiamento secondo si proveggono e’ nostri soldati e secondo che sono proveduti tutti li altri nostri connestaboli da’ loro comuni; perché, conosciuta in molte cose per lo addreto la fede vostra, ci dispiace che in questo deviate da l’ordine delli altri. [4] Sanza altro replicare, ordinerete che ad A­gnolo connestabole nostro sieno fatti quelli provedimenti che nella sua patente si contengono.

16

[1] Al Capitano di Pistoia. [2] Die prima iunii 1507.

[3] Se capitassi costí in Pistoia uno spagnolo di mezza statura con berretta nera, tre dita di barba e che ha mozzo o vero ferito el naso, noi desiderremo facessi di averlo nelle mani e lo tenessi a nostra stanza. [4] Bene vale.

17

[1] A Don Michele. [2] Die ii iunii.

[3] Perché noi voliamo reprimere certo caso di grande importanza che è nato a Decomano, dove è morto uno uomo e feritone quattro, e per noi intendiamo che circa 25 uomini di quella parte che sono cagione dello scandolo si sono ridotti ad uno luogo detto Villa, che è posto sopra Decomano meno d’un miglio in su la montagna verso Vicchio, e volendo avere nelle mani costoro o levarli di quivi acciò che non possino procedere in maggiori inconvenienti, voliamo che subito vi leviate con quelli fanti e cavalli possete, e quanto piú secretamente è possibile ne andiate alla via di Decomano, ed in particulare a quello luogo che di sopra si dice, detto Villa, e veggiate di avere nelle mani di detti uomini che vi si sono ragunati el piú potete, ed in particulare di avere quelli che saranno notati. [4] Intendiamo che in detto luogo di Villa sono quattro case dove si è fatta detta ragunata, e quando voi ve le troviate e vi riesca porre loro le mani addosso, a parte li manderete subito a noi; e siamo contenti che della roba trovate in dette case viviate voi e la famiglia vostra. [5] E quando voi non trovassi in detta casa detti uomini, ed intendessi che vi si fussino ragunati, alloggerete ad ogni modo con la famiglia vostra in dette case, vivendo di quella roba vi troverrete, e vi starete infino a tanto che da noi vi sia scritto altro. [6] Ma quando intendessi che in dette case non fussi mai fatto ragunata alcuna e che questi delinquenti della Nave non vi si fussino rifuggiti, non alloggerete in dette case, ma vi ritirerete in Decomano ed attenderete da noi quello voliamo facciate. [7] Usate in questa commissione diligenza, perché la che riuscendo, vi farà onore e sarà con sommo piacere nostro. [8] E perché vi possiate levare di costí, subito vi mandiamo per il presente cavallaro sessanta ducati d’oro, e il resto della paga vi si manderà quando sarete arrivato a Decomano o in quello luogo soprascritto. [9] E’ nomi di quelli vi si dice di sopra sono questi: Francesco di Iacopo, Lorenzo di Francesco di Iacopo, Iacopo di Francesco di Iacopo, Cristofano di Iacopo, ser Lionardo di Domenico di Guccio, Noferi di Domenico, Berto di Domenico, Niccolò di Domenico, Giovanni di Iacopo, Giuliano di Giovanni di Iacopo: tutti di quelli da la Nave.

18

[1] Ad Arcangiolo da Castiglione. [2] Dicta die.

[3] Noi ti scrivemo 4 ore fa e ti significamo largamente come ti avevi a governare con cotesti descritti; e perché la lettera sarà alligata a questa, non te lo reprichereno altrimenti. [4] Ed intra le altre cose che noi ti scriviamo in essa, è che tu non facci monstra né rassegna sanza nostra licenza; e però ti scriviamo la presente e ti diamo licenza che per tutto questo mese a tua posta, in dí di festa e non altrimenti, facci una mostra, e non piú, di ciascuna delle tua bandiere; e voliamo che tu non raccozzi per ora dua bandiere insieme, ma facci un dí di festa la mostra a Poggibonzi, l’altro dí di festa a Colle, e l’altro dí di festa a San Gimignano; e fara’lo intendere a ciascuna potesteria almanco cinque o 6 dí innanzi. [5] E fatto che tu arai la mostra d’una bandiera, li rassegnerai e manderai nota de’ disubbidienti, come nella allegata ti si commette; ed a noi scriverrai el dí che tu arai fatto ciascuna mostra. [6] E fatto dette tre mostre, non ne farai piú sanza licenza nostra. [7] Sarà incluso in questo uno bando, el quale voliamo che in su ’n ogni mostra e poi in su ’n ogni mercato facci bandire da e’ messi e banditori de’ potestà de’ luoghi, acciò che ognuno intenda bene quello che lui abbi a fare. [8] Vale.

19

[1] A Pazzino Lucalberti Vicario di Scarperia. [2] x iunii.

[3] Noi intendiamo per la ultima tua come nella causa di Decomano tu pretendi avere la prevenzione e vuo’la riconoscere tu; il che ci piacerebbe assai, per avere meno questa briga, quando interamente la iustizia potessi, ordinariamente e secondo la qualità del caso, avere suo luogo, come per altra nostra ti si scrisse. [4] Pure, poiché tu l’hai nelle mani, ti ricordiamo che il caso importa, e se non si gastiga con evidenti demostrazioni e con altro che inchiostro, ogni giorno ne seguirà costà de’ simili disordini e tu ti arai dipoi a dolere di te se ’l paese fia tumultuoso, e li altri tuoi successori della opera tua; appresso che, quando ne rimanessi indreto alcuna cosa o impunita o non bene ricerca, noi saremo forzati per il debito dello Oficio nostro ricorreggerla. [5] Abbiamotelo voluto scrivere per ultimo, acciò che tu in ogni tempo possa ricordarti de’ ricordi nostri e noi fare fede di avertene avvertito.

20

[1] Ad el Vicario di Scarperia Pazzino Lucalberti. [2] Die xv iunii.

[3] Nel principio del mese passato tu ci desti avviso di quanto era occorso a San Godenzo per avere rotto alcuni di quelli uomini le carcere e trattone uno tuo prigione, e ci pregasti ne facessino demostrazione, riconoscendo questo caso; e noi ti rispondemo come noi ci procederemo drento etc. [4] Occorse poi che, intendendo come tu li avevi fatti citare, noi, per una nostra de’ ix dí, ti significamo che egli era necessario che o tu o noi riconoscessino el caso, e non tutti a dua. [5] A che tu rispondesti a dí 15 che eri contento le riconoscessino noi e che avevi fatto le citazione con consiglio de’ tuoi cavallari per addormentarli; e noi a dí 20 di nuovo ti affermamo che ’l caso non rimarrebbe impunito e che ne faremo esemplo. [6] Non abbiamo esequito poi altro che ti potessi essere noto, perché aspettavamo el tempo commodo a farlo, avendo aúto infino a qui a fare cosa di maggiore importanza ed aspettando questa causa tempo. [7] Tamen, con tutto questo, ne abbiamo alcuno di loro nelle mani e tuttavolta eravamo dreto alla esecuzione della causa. [8] È bene vero che 2 dí fa noi intendemo come tu hai messi in bando questi tali delinquenti se non compariscono a la tua corte per tutto dí d’oggi: di modo che noi restiamo ammirati di questo tuo modo di procedere, né sappiamo se si viene da smenticare le cose, o se la tua è altra intenzione non conveniente né ad uno cittadino che sia preposto ad una cura come è cotesta e che travagli con uno Magistrato quale è el nostro. [9] Pertanto ci è parso farti intendere che avendo tu rimessa questa causa a noi, noi la abbiamo presa e le voliamo dare espedizione; e tu te ne porterai in modo che noi non ci abbiamo ad usare drento termini che ti faccino carico e danno. [10] Vale.

21

[1] Al Podestà di San Gimignano Bartolomeo Orlandini. [2] Die xvi iunii 1507.

[3] Egli è stato a noi uno oratore di cotesta comunità, ed espostoci come, avendo considerato el bando mandato da noi non molti dí sono, desideravono due cose: la prima, che le condannagioni che si facessino delli disubbidienti alle mostre si volgessino al pubblico loro, perché cosí ne dispongono e’ capituli hanno con questa Repubblica. [4] L’altra, che desideravono che ’ tamburi non si appiccassino, acciò che non fussi lecito a ciascuno possere dare disagio ad uno uomo da bene di venire infino qui sendo tamburato, etc. [5] Noi, considerato questa loro domanda, abbiamo concessa loro la prima liberalmente, acciò che ’ capituli loro si osservino. [6] La seconda abbiamo deliberato cosí: che ’ tamburi si appicchino quando da noi sarà ordinato; ma quando si commetterà si aprino, siàno contenti che ’l Podestà abbi a sé detti tamburati ed esaminilli, e lui giudichi quelli fussi bene scrivere o no, e diene avviso, e cosí si leverà via e’ disagi che avessino avere a venire qui. [7] Né questo si fa per accrescere el numero che vi è al presente, ma per migliorarlo con el tempo, scrivendo delli utili e cassando de’ disutili. [8] Diamotene avviso acciò sappi, tu e e’ tuoi successori, come in questo caso vi abbiate a governare. [9] Vale.

22

[1] Patens etc. [2] Die iiii iulii 1507.

[3] Noi Nove d’Ordinanza e Milizia fiorentina significhiamo a qualunque vedrà queste nostre patenti lettere, come ostensore di esse sarà Ardingo cavallaro o suo garzone che per nostro ordine accompagna el signore Don Michele, condottieri nostro, per il dominio della Repubblica fiorentina, dove per li tempi li è commesso con 30 cavalli e 50 fanti; imponiamo pertanto a tutti voi sudditi nostri diate a detto signore Don Michele ed a sua compagnia strame, legne e alloggiamento gratis, e tutte l’altre cose per li sua danari, secondo l’uso delli altri condottieri della nostra Repubblica: il che farete per quanto stimate la grazia e temete la nostra indegnazione.

[4] Dettesi la medesima ad Antonio del Magno a dí 28 di luglio detto.

23

[1] Ad Arcangiolo da Castiglione connestabole a Colle. [2] Die vi iulii 1507.

[3] Questa mattina per il tuo tamburino è comparsa una tua di ieri, ed abbiamo inteso quello hai operato per riunire e’ descritti nostri sotto coteste potesterie e come tu ne ragunasti a Colle 100 per bandiera, e disegnavi domenica raccòrre a San Gimignano medesimamente delle dua bandiere cento per ciascuna. [4] Commendiamoti di quello hai fatto, ed anche siamo contenti che domenica tu seguiti l’ordine dato a San Gimignano; ma arai buona avvertenza che la cosa abbi quello medesimo fine, e che di tale convenzione ne nasca pace e non se ne cominci una guerra, il che non dubitiamo possa seguire, conosciuta la prudenza tua.

[5] A questo ambasciadore di Colle si è imposto che ricordi a quella comunità che ordini che non ti manchi lo strame e le legne convenienti; ha promesso operare in modo che tu non ti arai da dolere.

[6] Circa a quello che tu desideri di sapere el dí che tu hai a fare le mostre, acciò che tu potessi, ragunata la mostra, farlo intendere loro sanza avere a dare per questo stropiccio a’ rettori etc., abbiamo considerato quello che importa questa cosa, ed in effetto ci siamo resoluti per ora a non mutare l’ordine nostro. [7] E però aspetterai di fare le mostre quando da noi ti sarà ordinato, e noi te lo avvisereno tanti dí innanzi, che tu arai tempo a farlo intendere a ciascuno.

[8] E’ ti si mandò piú dí sono uno bando e ti si commisse lo facessi mandare in su le mostre che tu facevi; el quale non è ancora ito, sendo suto sturbato da cotesti uomini. [9] Pertanto voliamo che tu dia detto bando al Podestà di Colle, perché si scrive a lui come se ne abbia a governare.

24

[1] Ad Antonio da Castiglione connestabole a Firenzuola. [2] Die 8 etc.

[3] Per la tua de’ tre, ricevuta ier mattina, intendiamo come molti di cotesti scritti ti chiegono licenza per andare a pigliare danari con li connestaboli che soldano per li Viniziani. [4] Abbiamoti a fare intendere questo: che noi desideriamo sopra ogni cosa che detti nostri scritti non piglino danari per andare al soldo d’altri, e però non darai loro licenza ad nessun modo; e perché e’ non ci pare per buono rispetto da fare questa proibizione per bando, voliamo che in ogni altro modo e’ ci si usi ogni diligenza perché non partino. [5] Ed a chi ti chiederà licenza, farai intendere che se li andrà e’ sarà gastigato; ed inoltre monsterai, ed a quelli che ti domandassino licenza ed a quelli capi de’ populi che lo possino ridire a li altri, come chi andrà al soldo de’ Viniziani andrà a perdere e non a guadagnare; perché, se bene egli arà innanzi dua o 3 paghe, e’ sarà condotto in lato dove non potrà partire se non a posta d’altri, e saràvici tenuto tanto che li sconterà molto bene e’ danari presi, ed interverrà loro che li stenteranno un tempo, e dipoi o non torneranno o torneranno in camicia. [6] E perché queste cose sono vere, le farai intendere bene ed userai lo aiuto del Vicario dove bisognassi o proibirli o persuadere loro el bisogno loro; al quale comunicherai la presente lettera, e secondo el consiglio suo te ne governerai, ed a noi darai avviso se t’occorrerà intorno a questo cosa alcuna, o giudicassi se fussi da farci rimedio alcuno particulare.

[7] Quanto alla mostra, ti commendiamo. [8] Bene vale.

25

[1] Al Vicario di Firenzuola Giovanni Compagni. [2] 10 iulii.

[3] Antonio connestabole ci scrisse, pochi dí sono, come alcuni de’ sua fanti li domandavan licenza per andare a pigliare danari con Ramazotto o con alcuno altro connestabole che solda per la Signoria di Vinegia. [4] Al quale noi rispondemo che non dessi licenza ad alcuno in veruno modo, anzi facessi intendere loro che, andando, e’ contraffarebbono alla volontà de’ nostri Signori, e tornando sarebbono gastigati. [5] Scrissesegli ancora che facessi loro intendere come quella gita sarebbe con poco guadagno, per andare discosto a casa, ed in luogo che non possono tornare a loro posta. [6] Commettemogli ti comunicassi la lettera acciò che tu, intesa la voglia nostra, li prestassi ogni aiuto a tale effetto. [7] E perché noi stimiamo assai questo caso, e giudicando che la provisione che se ne sia fatta infino a qui non basti, ti scriviamo la presente e facciamoti intendere generalmente come noi desideriamo sopra ogn’altra cosa che nessuno suddito di questa Repubblica, ed in spetie e’ nostri scritti, vadino al soldo con alcuno; perché, andando tempi che noi potessimo averli ad operare, noi non voliamo che sieno partiti da casa ed a’ servizi d’altri con l’armi nostre. [8] E per fare questo effetto di nuovo in quelli modi che a te occorreranno piú espediti, farai intendere a ciascuno che, se partirà per ire al soldo d’altri sanza licenza nostra, che ne sarà punito o a l’andata o a la tornata, e sarà trattato come nostro rebelle, e fia gastigato el padre per il figliolo e l’uno fratello per l’altro. [9] E perché e’ si potrebbono dolere che, non dando noi danari, noi non volessimo che ne pigliassino con altri, farai loro intendere che le medesime cagioni perché altri vuole dare danari, faranno che noi dareno danari noi; e se sarà piú tardi, e’ sarà con loro maggiore utilità, avendoli in casa. [10] Farai loro ancora intendere tutto quello che ad Antonio si scrisse circa el pericolo che portono andando a servire e’ padroni di chi li solda, per andare in luogo, come di sopra ti si disse, discosto a casa assai e da non potere tornare a loro posta; e perché le sono cose vere, si doverrebbono persuadere loro facilmente. [11] Noi disegnamo, per dare terrore a chi volessi disubbidire e rendere reputazione a questa cosa, di mandare costà Don Michele; ed arrivato che fia, potrai fare bandire una mostra, e raccozzatogli potrai fare loro intendere di nuovo quello che di sopra ti si dice. [12] Noi confidiamo nella prudenzia tua e speriamo, mediante quella, che condurrai questa cosa secondo el desiderio nostro. [13] Vale.

26

[1] Al Capitano d’Arezzo Niccolò delli Alberti. [2] Dicta die.

[3] Mandiamoti per il presente cavallaro nostro cinquanta ducati d’oro o moneta per la valuta d’essi; voliamo li paghi a Don Michele, quando si voglia levare per a Firenzuola come si li commette; ma quando dicessi non essere quelli bastanti a levarlo, non liene pagherai ed avviserai.

27

[1] Al Vicario di Saminiato Baccio Bartolini, al Vicario di Val di Cecina Berto de Filicaia. [2] 22 iulii.

[3] Noi abbiamo inteso come e’ si truova in Lucca alcuno connestabole che fanno fanti per la Signoria di Vinegia e cercono di trarre uomini de’ paesi nostri. [4] E benché e’ ci sia difficile a crederlo, per parerci el luogo molto incommodo, tamen per non mancare di diligenza te ne voliamo avere dato avviso, perché ci dispiacerebbe assai che li uomini scritti sotto le bandiere nostre andassino a servire con le nostre armi alcuno sanza nostra licenza. [5] E però voliamo che tu usi diligenza in ricercare se tale cosa è vera, e ce ne dia avviso. [6] E perché noi non possiamo credere, quando e’ fussi pure vero, che alcuno si levassi se non venissi qualcuno a levarli e portare loro danari, vedrai con diligenza d’intenderlo; e trovandone alcuno che li andassi sullevando, o con danari o con altri, farai di averlo nelle mani e terra’lo a stanza nostra.

[Commissaria per il dominio a descrivere fanti]

28

[1] Patente.

[2] Noi Priori di Libertà, e Gonfaloniere di Iustizia del popolo fiorentino, significhiamo a qualunque vedrà le presenti nostre lettere, come ostensore d’esse sarà Niccolò di messer Bernardo Machiavegli, Secretario nostro, el quale viene costà per levare fanti per condurre verso Firenzuola, o dove bisognassi. [3] Pertanto comandiamo a tutti voi fanti d’ordinanza prestiate ogni obbedienza al prefato Niccolò, e voi Rettori li presterete ogni favore, per quanto stimate la grazia e temete la indignazione nostra.

[4] Ex Palatio nostro, die 28 iulii 1507.

[5] N. Maclavellus.

[Scritti di governo]

29

[1] A’ Priori di Colle etc. [2] Die ultimo iulii 1507.

[3] Egli è stato a noi messer Benedetto Picconi, vostro ambasciadore, ed abbiamo inteso da lui el caso successo costí infra uno de’ vostri terreri ed Arcangiolo connestabole nostro, ed il tumulto che per quello nacque, e quello che voi desiderate. [4] E veramente, come a messer Benedetto prefato si è fatto intendere, il caso ci è dispiaciuto assai, perché aremo desiderato, se Arcangiolo si teneva offeso, che lo avessi significato a noi, e cosí, se ’ vostri uomini si tenevono gravati, ce lo avessi fatto intendere e non avessin cerco per via di tumulto farsi la ragione da per loro. [5] E però, quando altra volta accaggia una simile cosa, conforterete e’ vostri uomini ad usare altri termini contro al segno nostro, e noi al connestabole da l’altra parte significhereno come e’ si abbi a governare se vuole mantenersi nella grazia nostra. [6] E quanto a quello che voi desiderate, c’ingegnereno fra qualche dí in parte satisfarvi, perché facemo sempre capitale di cotesta comunità e faremo per lo avvenire, sperando che come ella ha fatto per il passato, la sia per favorire ed augumentare li ordini di questa Repubblica, ed avere in reverenzia e’ mandati sua. [7] Bene valete.

30

[1] Die ultimo iulii 1507. [2] Ad Agnolo di Citerna.

[3] Noi intendiamo quello che tu ci avvisi per la tua de’ 28; e circa alli accordi che tu hai fatti costà per le questione che vi sono nate, te ne commendiamo assai, e cosí seguirai per l’avvenire. [4] E quando non potessi comporre alcuna cosa ce ne avviserai, perché sopra ad ogni altra cosa desideriamo che cotesti nostri stieno uniti ed in pace. [5] Quanto ad Andrea d’Albororo, preso per condannagione dal Podestà del Monte, scriviamo al Podestà che lo rilassi, perché presupponiamo che tu dica el vero che fussi condannato avanti che tu li dessi l’armi; e però farai fede per via di testimoni a detto Podestà del dí che tu li desti l’armi, e guarderai di dire la verità, acciò che non potessi accusarti di fraude, perché l’ordine nostro lo fa securo delle condannagioni che li aveva de’ dí che prese l’armi indreto. [6] E quanto a quello che tu desideri d’intendere come ti abbi a governare, ti significhiamo che li scritti non hanno altro privilegio se non che sono securi da le condannagioni vecchie e possono portare l’armi; in tutte l’altre cose e’ gli ànno ad essere trattati da e’ Rettori e da ogn’altro Magistrato come se non fussino scritti.

[7] Dispiaceci che sieno adoperati da’ Rettori a fare le esecuzioni; e però, quanto appartiene a te, lo proibirai loro per parte nostra, e noi anche ne avvertirreno e’ Rettori.

31

[1] Al Podestà del Monte Alamanno Petrucci. [2] Dicta die.

[3] Noi intendiamo come tu hai preso per una condannagione uno Andrea d’Albororo de’ nostri scritti; e perché noi desideriamo che si osservino loro e’ privilegi hanno, voliamo che, facendoti fede el connestabole nostro che detto Andrea fussi suto condannato avanti che li dessi l’armi, che tu in questo caso lo relassi; quanto che no, ne seguirai quello che vuole la ragione.

[4] Ulterius ti facciamo intendere come alcuna cosa in questa Ordinanza importa tanto quanto fa mantenerli uniti; e perché lo adoperar-li a fare esecuzioni l’uno contro all’altro è contrario a mantenere detta unione, voliamo ci abbi avvertenza; e per cosa del mondo non adopererai alcuno nostro scritto a fare alcuna esecuzione. [5] Vale.

32

[1] Al Capitano d’Arezzo Niccolò degli Alberti. [2] Die 6 augusti.

[3] Noi abbiamo ricevuto la tua de’ 4 ed inteso quanto di’ circa el non volere li nostri scritti lasciare le armi alle porte quando vengano ’ Arezzo, ma volerle portare drento etiam contra la voglia delle guardie tue; del che non ci maravigliamo, perché avendo el beneficio di posserle portare, e portandole non tanto di fuora ma etiam drento alla città e fino in questo palazzo senza esserne fatto loro proibizione, pare ancora non debbi essere loro proibito el portarle costí; e però non è da maravigliarsi se recusano di non le volere lasciare alle porte. [4] Ma perché noi siamo del medesimo animo che tu, ed iudichiamo che per ogni respetto e’ sia bene che né loro né altri le portino drento a cotesta città, abbiamo pensato di provedere che lo faccino senza alterare la immunità e privilegio loro; e per questo abbiamo ordinato di scrivere alli nostri connestaboli di Valdarno, Valdichiana, Casentino, Anghiari e Val di Tevere (li omini de’ quali luoghi iudichiamo sieno quelli che frequentano el venire a cotesta città) che faccino intendere a tutti li nostri scritti pubblicamente come noi non vogliamo che in Arezzo e’ portino le armi. [5] Ma perché li sopradetti paesi sono molto larghi e non si potrà cosí facilmente e presto farlo intendere ad ogn’omo, bisogna che anche tu abbi buona avvertenza che in su questo principio, prima che detti scritti ne sieno avvertiti, e’ non nasca tra loro e le guardie tue qualche scandolo, che non avendo notizia della intenzione e voglia nostra, e sapendo posserle portare in ogni luogo, non saria facil cosa che sendone qualcuno insieme e’ non volessino lasciarsi forzare a lasciarle alle porte; e però userai diligenza di farlo pubblicamente intendere su per cotesti mercati come la voglia nostra è che in Arezzo e’ non le portino; ed inoltre avvertire le guardie tue delle porti che discretamente e senza tumulto le faccino loro posare; o vero comandino per parte tua non entrino drento e faccinli restare di fuori; o vero, lasciandoli entrare, li accompagnino e rappresentino dinanzi a te, pure che ne sequiti lo effetto che tu e noi desideriamo, cioè che non portino armi costí.

[6] Scrivendo è comparsa la tua di ieri, e vegghiamo come egli è seguíto quello che noi dubitavamo in sul fare porre giú l’armi a costoro ex arrupto e sanza farlo loro prima intendere; né ti possiamo scrivere altro, se non che ci dolga della qualità del caso e delle parole usate dal connestabole, le quali non crediamo però sieno cosí appunto come ti è suto referito. [7] Ma dapoi che da quelli di Val di Chiana è commesso questo eccesso, noi ti mandiamo una lettera nostra ad Arcangiolo, la quale li manderai subito acciò che lui intenda come e’ si abbi a governare, e possalo fare etiam intendere a’ suoi compagni. [8] Né ci occorre altro, salvo che, nel proibire questa cosa, osservi quanto di sopra ti si dice. [9] E quando saranno ite per tutto le proibizioni, gastigherai chi non ubbidissi, salvo che noi non voliamo tolga loro l’armi perché le sono nostre; ed anche ti ricordiamo non li condanni in danari etc.

[Quarta legazione a Siena]

33

[1] Magnificis Dominis etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Sono arrivato questa sera in Siena, e ricer­cando dello essere di questo Legato, truovo per piú riscontri come sua Santità questa sera si truova ad Aquapendente e domani verrà alla Paglia, l’altro potria venire a Buonconvento; venerdí poi sarebbe qui, quando seguissi questo ordine, dove non si sa quanto debbe stare; e se li starà tutto dí domenica per vedere questa festa o se li si partirà prima, bisognerà intenderlo, arrivato che fia; e vostre Signorie lo sapranno subito. [4] Ora, quanto alle genti che lui ha e che ordine tenghino costoro ad onorarlo, io ho parlato a questi osti ed a simili brigate a chi si suole capitare a casa in simili imprese. [5] Referiscono come questa comunità ha deputato sei uomini ad onorarlo e che si terrà questo ordine: la persona del Legato con 40 o 50 cavalli della sua famiglia piú stretta, allogerà o in casa Pandolfo o nel vescovado, a chi si farà le spese onorevolmente, e li altri sua cavalli fieno tutti messi all’osteria, e digià è stato fatto intendere a li osti che stieno proveduti. [6] Non sanno già se la comunità li pagherà o lascerà pagare loro, perché non è stato loro detto altro; ma considerato el capitale che fanno di questo Legato, desiderando che favorisca le cose loro nella Magna, credono questi osti che la comunità pagherà lei, ma non ne sanno altro; come e’ si governino per il dominio, costoro non lo sanno e io non lo posso scrivere. [7] Sarò domani dove lui, ed informatomi bene del tutto, vi spaccerò una staffetta; e potrò dire alle Signorie vostre quanti cavalli abbi, perché chi dice 100 e non piú, e chi dice piú di dugento; ma quelli a chi pare da prestare piú fede si aderiscono al minore numero. [8] In summa, come io ho detto di sopra, le Signorie vostre sapranno, avanti che sia 40 ore, che cavalli abbi, come costoro si portino seco, e quando sia per essere in sul vostro. [9] Non sono già per domandare listra ad el suo maestro di casa perché non vorrei, quando e’ mi paressi essere accertato di pochi, in su la listra mi riuscissino assai, e quelle me ne sapessino el male grado, trovandosi obligate; e però io lascerò questo partito intero alle Signorie vostre.

[10] Questo dí si è ragunata la Balía in furia per certe nuove venute da Lucignano come quello castello aveva tutto dí tenute serrate le porte per paura di quelli vostri di Val di Chiana.

[11] Aspettasi, secondo ritraggo per lo universale di questa città, lo ’mperadore con una gran festa ed è desiderato da tutti. [12] Donne notizia alle Signorie vostre, perché in simili accidenti le voluntà de’ populi sogliono essere disforme a e’ capi loro. [13] Valete. [14] Senis, die x augusti 1507.

[15] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

34

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici viri, etc. [3] Giunto che io fui in Siena avanti ieri, scrissi alle Signorie vostre quello avevo ritratto del Legato e come qui si disegnava di onorarlo. [4] Non repricherò altrimenti quanto scrissi, perché spero le lettere salve; el Legato, come io scrissi alle Signorie vostre, alloggiò iarsera in Paglia, ed io di qui me ne andai a San Chirico; né mi condussi in Paglia, perché pensai piú facilmente vedere el traino suo in sul posarsi che in su el levarsi; abbergai iarsera a San Chirico, luogo per il quale le gente del Cardinale dovieno passare volendo ire a Buonconvento, secondo el primo disegno delle giornate, o fermarsi quivi. [5] Ma el Cardinale mutò ordine, e da la Paglia la persona sua con alquanti cavalli ne è andata a Pienza, dove quelli Piccolomini lo hanno intrattenuto, ed il resto di sua corte venne a San Chirico; donde io, che desideravo intendere appunto el numero de’ cavalli ha seco, e veggendo questa divisione, mandai a giorno el mio cavallaro a Pienza per numerare e’ cavalli andavano con el Cardinale, ed io rimasi a San Chirico per tenere conto del resto. [6] In summa el cavallaro tornò e mi referí avere numerato 39 cavalli, e stettevi 4 ore poi che la corte fu posata. [7] A San Chirico ne venne 57 cavalli, e circa x o meno ne erano passati per a Siena; tanto che, a farla grassa, e’ non aggiugne a 110 cavalli. [8] Ed io stetti a San Chirico fino a 22 ore per vedere che fussi bene sgocciolato ogni cosa; e se non ne viene da Roma de’ nuovi, e’ non ne ha piú; e quelli suoi camerieri e maestri di casa dicono che li ha 150 cavalli e fanno per fare numero piú onorevole. [9] Ha, oltra di questo, 32 muli da carreggio, e’ quali ho numerati; ed e’ suoi dicono che li ha quaranta muli, sí che piú di 40 non sono eglino, ma piú tosto meno, come ho detto. [10] Ha circa 50 a piè fra staffieri e famigli suoi e di quelli suoi cortegiani, che paiono la maggior parte di loro usciti delle Stinche. [11] E questo è quanto ho possuto ritrarre del vero di sua famiglia; e parendomi in questa parte avere fatto l’uficio mio, a 22 ore montai in poste e da San Chirico sono venuto qui in Siena per potere avvisare le Signorie vostre dello onore li è fatto e quando e’ parta di qui.

[12] El Cardinale, per trovarsi questa sera discosto qui 23 miglia, non verrà domani in Siena ma s’indugerà ad entrare sabato. [13] Hanno ordinato costoro riceverlo con le cerimonie da Legato, ed alloggeranno la persona sua nel vescovado; e tutti e’ suoi gentiluomini, che debbono essere circa 50, distribuiranno per case di cittadini, secondo che parrà a e’ sei deputati. [14] La ciurma tutta ne andrà all’osterie, e fieno pagate loro bene, nonostante che a li osti non sia ancora stato detto cosa alcuna, che mostra che o e’ metteranno poca gente all’osteria, o di poca qualità. [15] Per il dominio el Cardinale si è fatto le spese da sé, eccetto la persona sua e quelli che andorno a Pienza, a e’ quali quelli Piccoluomini feciono le spese. [16] Ma alla Paglia ed a San Chirico, per quelli che vi andorno, si fecie le spese el Cardinale da sé medesimo e domani farà el medesimo, se digià el Cardinale non fussi appartato in qualche luogo con pochi, il che io non so. [17] Starà qui in Siena tutto dí domenica a vedere questa loro festa, lunedí se ne verrà a Poggibonzi al piú corto, ma al piú lungo vi sarà martedí; e se io fussi resoluto del partire suo di qui appunto, io arei portato questi avvisi di bocca alle Signorie vostre; ma non sapiendo soprasederò qui tanto che io ne possa avvisare del certo; e se alle Signorie vostre occorrerà commettermi cosa alcuna, lo potranno fare. [18] Posso bene, come ho detto, fare di nuovo questa conclusione: che le Signorie vostre lo possono aspettare a Poggibonzi lunedí ad el piú corto e martedí al piú lungo. [19] Raccomandomi a vostre Signorie quae bene valeant. [20] Senis, die xii augusti 1507.

[21] Io ho differito el mandare questa staffetta a questa mattina, che siamo a dí xiii, per vedere se io possevo mandarla sanza spesa; ma non trovando, deliberai spacciarla; parte ad ore xi, hammi promesso essere costí ad ore xvii.

[22] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

35

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Scrissi a dí 12 alle Signorie vostre, e la mandai ier mattina in diligenza ed a posta. [4] Dissi per quella come el Legato enterrebbe oggi qui, e che per il dominio e’ si aveva fatto le spese da sé e che li aveva 110 cavalli, o meno, e infra e’ 30 e li 40 muli da carriaggio, e 40 a piè in circa, e come lo alloggiavano nel vescovado, la persona sua e 40 o 50 de’ suoi cavalli, ed il restante nell’osterie, e che si farebbe loro le spese, e che del partire io non sapevo se lunedí o martedí. [5] È dipoi entrato questo dí el Legato, ed è suto alloggiato come io dissi. [6] Vero è che, dove io dissi li farebbono le spese, li hanno fatto uno presente in nome della Signoria, tutto di cose da mangiare secondo che si usa fare alli ambasciadori, ma copioso, tale che dicono avere speso piú di cento ducati; né s’impacciono d’altro, ma lasciono trescare a loro. [7] Partirà detto Legato di qui lunedí mattina, e ne verrà a Poggibonzi, e martedí dipoi ne verrà a San Casciano; che cosí lui proprio ha detto volere fare; e mercoledí ne verrà costí a Firenze. [8] Questo lui lo ha detto a tavola ed io ne ho piú riscontri, sí che lo credo; e parendomi non ci avere piú faccenda, mi partirò domattina di qui; e per la ritta passo passo me ne verrò; e se alle Signorie vostre occorrerà commettermi cosa alcuna di nuovo che io faccia per il cammino, potranno farmelo intendere.

[9] Mentre che io sono stato in questa terra e fra questi Spagnoli, ho inteso qualche cosa, le quali giudico non possino nuocere quando vostre Signorie le intendino ancora loro. [10] Ho inteso come circa uno mese fa venne dua lettere da lo ’mperadore d’un tenore medesimo: una alla Balía, l’altra a Pandolfo, le quali contenevano la venuta sua, la fede che lui aveva in questa città, e dipoi li ammuniva che non dessino delli oblighi fatti piú danari a Francia, monstrando che quelli oblighi avessin fatti contro di lui non tenevano. [11] In quella di Pandolfo era, oltre a questo effetto, molti particulari in sua esaltazione, la quale lui comunicò alla Balía ed a piú arroti, e se ne onorò assai. [12] Ritraggo come questa passata dello Imperadore li dispiace assai, come colui che sta bene, e non vede piú guadagno ne’ travagli; e parlando con uno amico disse: «Se questo Imperadore passa, e’ non ne farà bene persona se non e’ Pisani»; la quale passata e’ non crede, e si fonda in su e’ Svizzeri ed in su e’ Viniziani, e’ quali crede non li tenghino el fermo. [13] Nondimanco e’ si va preparando, prima di fare credere qui che lo ’mperadore li sia amico, per tòrre favori a’ mali contenti; secundo, di fare con effetto che sia, benché infino a iermattina e’ non avessi ancora aúto lettere dal mandato suo allo Imperadore. [14] Dico cosí perché questa mattina intesi essercene venute iarsera; e se io ne potrò ritrarre nulla, ve lo scriverrò.

[15] Parlando con questi del Legato e con uomini di qualche cervello, ritraggo che la commissione sua è di fare ogni opera, inanzi ad ogni cosa, che lo ’mperadore non passi; e per levarli via la necessità del venire per la corona, ha dato autorità a detto Legato insieme ad un altro cardinale tedesco, del quale non mi ricorda el nome, di coronarlo là. [16] Ma quando lo vegga vòlto a passare in ogni modo, lo persuada a passare disarmato e li prometta l’amicizia di Francia con quelle securtà che lui stessi domanderà. [17] E quando questo anche non li riesca e che lo vegga vòlto al passare, e passare gagliardo, vegga con diligenza d’intendere le provisioni sua, se le sono da superare li ostaculi che li ha, ed avvisi; e dall’altra parte intrattenga lo ’mperadore con buone opinioni di sua Santità verso quella Maestà. [18] Scrivo queste cose alle Signorie vostre non per vere, ma come intese da uomini di qualche gravità, maxime sappiendo che non può nuocere che vostre Signorie le ’ntendino come in principio dissi.

[19] Scrivendo, è venuto qui nell’osteria el fratello del cardinale Ceserino con 15 cavalli, che da Roma va per sua faccende a Bologna. [20] Starà qui domani, e dipoi ne verrà in costà con el Cardinale; e cosí sempre questo suo fiume ingrossa.

[21] Raccomandomi alle Signorie vostre, que bene valeant. [22] Senis, die 14 augusti 1507, ora 21.

[23] Servus Niccolaus Machiavegli Secretarius.

[24] Presente de’ Sanesi ad ’ Legato:

2 vitelle scorticate ed acconce; 6 castroni scorticati ed acconci; 13 sacca di biada, 4 staia per sacco; 9 zanne di pane; 2 stanghe di mozze; 2 zanne di poponi; 12 stanghe di vino a 6 coppie di fiaschi l’uno; 9 stanghe di polli a 6 paia l’una; 4 stanghe di paperi a 6 paia l’una; 3 gabbie di pippioni grossi a 5 paia l’una; 14 piatti di pesce di maza; 12 paia di torchi bianchi; 12 mazzi di cera a 5 libbre l’uno; 16 scatole; 24 marzapani.

[Scritti di governo]

36

[1] Al Signore Iacopo. [2] Die xvii augusti.

[3] Per la vostra intendiamo come desiderresti che Girolamo, dete-nuto nelle mani del Capitano, ci fussi raccomandato. [4] Pertanto vi si fa intendere come piú dí fa si commisse al prefato Capitano ne esequisse quanto ricercava la iustizia; e conosciendo voi essere uomo iusto, ci presupponiamo che detta raccomandazione sia seguíta in tutto secondo la mente vostra. [5] Né per questa diremo altro, salvo che offerirci a voi dove potessimo beneficarvi. [6] Valete.

37

[1] A Lodovico da Cortona. [2] Die 29 augusti 1507.

[3] Che vegga di comporre la cosa infra Luca di Cristofano da Sarra e Bartolomeo del Biondo da Ama; e quando non possa, vegga si facci per il mezzo del Vicario; e quando non possi, dica per nostra parte al Vicario che commandi a 2 o 3 de’ primi per parte, e per parte nostra che venghino dinanzi a noi. [4] Valete.

38

[1] Al Podestà di Cerreto Giovanni Nelli. [2] 30 augusti 1507.

[3] Noi ci maravigliamo assai intendendo come tu hai pegnorato o cerchi di pegnorare per conto di condannagioni vecchie alcuno de’ nostri scritti. [4] Pertanto noi t’imponiamo che, se tu ne hai gravati alcuno, che tu subito restituisca el gravamento; e non li avendo ancora gravati, non li graverai. [5] E se tu lo facessi a stanza del Vicario, li scriverrai che ne scriva a noi; e se lo facessi a stanza di alcuno Magistrato, li farai intendere che faccino d’intendere da l’Oficio nostro quanto in questo caso si osserva. [6] Questo ti si dice delle condannagioni fatte dal dí che furno scritti indreto, e però arai avvertenza di non fare errore in questo caso.

39

[1] Al Vicario di Saminiato Girolamo Capponi. [2] Die 4.

[3] E’ ti si mandò piú giorni sono una listra di disubbidienti in su le mostre, e’ quali al tempo del tuo antecessore, secondo esistimavamo, non avevano pagato la debita pena. [4] Ora, perché noi intendiamo che alcuno di quelli che tu constrigni avevono pagato al tempo del tuo antecessore, o erono stati in prigione dua dí, voliamo che, quando tu riscontrassi che cosí fussi in fatto che alcuno di quelli avessi pagato o fussi stato dua dí in prigione, che tu non lo gravi, anzi lo licenzi. [5] E quanto presto potrai, ci manderai riscontro di quelli che tu arai fatti o pagare o arai licenziati o arai fatti stare in prigione, acciò che qui se ne possa acconciare le scritture. [6] Vale.

40

[1] Al Podestà di Foiano Zanobi Pedoni. [2] Die 6 septembris.

[3] E’ ti è noto la cagione perché noi abbiamo ordinato che el signore Iacopo Savello sia venuto ad alloggiare costí; e benché noi conosciamo cotesti uomini prudenti e di qualità che sieno per rendere ogni obbedienza a’ segni nostri, nondimanco, per satisfare a noi, voliamo facci, alla aúta di questa, chiamare tutti quelli che rappresentano cotesta communità e qualche arroto di piú reputazione e leggierai loro la presente, facendo loro intendere come noi voliamo che in nelle cose che ragguardono alla securtà loro e del paese, per le quali si è mandato ad alloggiare costí detto signore Iacopo, e’ prestino ogni obedienza a detto signore e seguitino tutto quello che da lui sarà loro ordinato; il che faccendo, noi ne li commendereno perché sarà secondo lo animo e desiderio nostro. [4] Vale.

41

[1] Ad Alessandro Nasi generale Commissario in Cascina. [2] Die vii septembris.

[3] Egli è stato a noi el cancelliere di messer Malatesta, e prima si è doluto essere addreto co’ pagamenti e per questo non potere tenere la compagnia contenta né fare le fazioni desiderrebbe; ed oltre al ricercare d’essere pagato a’ tempi, domandava certa suvvenzione per via di prestanza. [4] E perché si è in su questo querelato gravemente, noi abbiamo voluto vedere e’ conti suoi, e troviamo che dal principio dello anno che comincia la sua condotta infino a dí x di questo, lui arà guadagnato quattro paghe a ragione di nove paghe lo anno, come d’accordo con lui si rimase; delle quali quattro paghe se li sono pagate 3, ed al tempo de’ x dí se li pagherà la quarta; onde non sappiamo di che lui si possa dolere, perché chi paga a’ tempi suole essere buono pagatore. [5] E perché tu possa meglio e piú distintamente iustificarlo, sarà in questa una nota di mano del Proveditore nostro, dove è come lui ha aúte le paghe e quando, e lo potrai avere a te e farlo capace del vero; e quanto alla suvvenzione che domanda, li dirai che volentieri lo satisfaremo se per al presente potessimo; e t’ingegnerai, con quelle accomodate parole ti occorreranno, farlo rimanere contento monstrandogli come questa città non è per mancarli mai in nessun tempo, ma è bene per riconoscerlo quando ne abbi occasione, perché ne facciamo capitale. [6] E ci avviserai di quello arai fatto.

[7] Alle due tue ultime circa a Morello e Bernardo Canigiani, rispondereno per altra; e cosí ancora ti avvisereno come a noi paia che le stanze per la invernata futura si distribuischino. [8] Vale.

42

[1] Ad Alessandro Nasi Commissario a Cascina. [2] Die 7 septembris.

[3] Avendo inteso per altre tua quanto sia necessario alleggerire di gente d’arme, rispetto alli strami ed alla invernata che viene, cotesti luoghi, ci è parso per al presente cominciare da quelle genti che hanno ad andare piú via nelli alloggiamenti loro. [4] E però siamo deliberati che Marcantonio Colonna con tutta la sua compagnia parta di costí a tua posta, e per la via consueta farsi lo invierai alla volta d’Arezzo, dove li abbiamo assegnati li alloggiamenti, come particularmente a quel Capitano si è scritto. [5] E perché lo andare suo sia con manco detrimento del paese donde e’ passa e con piú ordine, abbiamo dato al presente cavallaro nostro una patente e commissoli lo accompagni infino a luogo; e quando e’ ti paia non abbastante, potrai aggiungerli un altro de’ tua cavallari quale a te parrà. [6] Voliamo ancora, perché detto Marcantonio abbia uno nostro segno che sia seco e lo guidi, che imponga a Benedetto Pepi, Proveditore costí, che lo accompagni e conduca a detto alloggiamento, e di quello spendessi per la via ne tenga conto e ne sarà rifatto da noi. [7] Voliamo ancora che in questa partita tu ammunisca ed avvertisca detto Marcantonio a portarsi in modo che dalle sue genti non ci venghino quelle querele che sono consuete venire l’altre volte, quando e’ si è transferito di luogo a luogo, perché le li danno carico; il che lui doverrebbe tanto piú fuggire quanto elli è manco con suo profitto e con poco utile ancora de’ soldati suoi. [8] Delli altri alloggiamenti non si è ancora preso partito, sí perché e’ ci pare che ’l differire 6 o 8 dí non importi molto, sí etiam perché sendo la condotta del signore Muzio in sul fine suo, non potavamo distribuire fermamente tali alloggiamenti infino non si ’ntenda come abbiamo a procedere seco.

[9] Quanto a Morello e Bernardo Canigiani, noi abbiamo ricondotto Morello con 30 provigionati e lo espedireno subito per a Vico; e tu potrai fare intendere a Bernardo che non stia in su la spesa de’ compagni, ma non lo lascerai già partire da Vico, perché non se li mancherà della sua provisione ed etiam si ornerà di qualche grado di che lui si doverrà satisfare.

43

[1] Ad el Vicario di Casentino Andreuolo Niccolini. [2] Die 10 septembris 1507.

[3] Egli è stato a noi uno ambasciadore della potesteria di Pratovecchio, e dolutosi che Morgante connestabole ha posto loro uno richiamo di cinque ducati per cinque mesi passati di tasse che lui dice dovere avere. [4] Dolgonsi della gravezza di questa tassa, e ricercando di esserne sgravati, ti scriviamo come la intenzione nostra è ciascuna delle podesterie dia a Morgante, qualunque volta a lui occorre stare in su e’ luoghi, strame, legne ed alloggiamento gratis; né ricerchiamo altrimenti che li abbi danari da loro. [5] Bene è vero che quando detti uomini delle podesterie, per loro commodità, si tassassino in danari, ne lascereno la cura a loro. [6] Dispiacerebbeci bene quando le tasse fussino ingorde; e però voliamo intenda questa querela di questi da Pratovecchio, e parendoti la tassa ingorda, vedrai di ridurla a termine ragionevole in modo che né loro né el connestabole si possa dolere ragionevolmente.

[7] È stato a noi oltra di questo ambasciadori da la Strada, e dolgonsi come solo el comune loro de la Strada ha sopperito alla tassa che la podesteria debbe dare a Morgante, e che la ragione vuole che cinque altri comuni di detta potesteria concorrino con loro; voliamo pertanto intenda questo loro caso ed ordini che tutta la podesteria pro rata concorra a questa spesa, e che e’ danari si paghino da tutta la podesteria mese per mese al depositario loro. [8] Vale.

44

[1] A Fivizzano Filippo da Casavecchia. [2] Die 10 septembris.

[3] Veduto quello che tu scrivi di Matteo, alias Pagliaio, da Caprigliola, e desiderando di averlo qui, voliamo che tu lo facci condurre da li uomini di cotesto paese nel modo che a te parrà, purché e’ venga securo infino a Barga; e lo consegnerai a quel Podestà al quale si è dipoi commisso quello che ne abbi ad esequire. [4] E però userai diligenza in questo, come hai fatto infino a qui.

[5] Voliamo usi ancora diligenza d’intendere tutto quello puoi circa a la colpa che li è data dello avere operato che Caprigliola si perdessi, come tu ci scrivesti; e poiché tu non lo puoi ritrarre da lui, ci scriverrai particularmente quello che da altri ne hai ritratto, e ce ne darai piú vera certezza ed avviso ti sarà possibile. [6] Vale.

45

[1] Aggiunta a tutti e’ connestaboli. [2] Dicta die.

[3] Postscripta. [4] Noi voliamo, perché le compagnie nostre sieno piú ordinate e per posserle levare ad uno tratto, che tu ordini capi di squadra in tutte le tua bandiere; ed arai cura di non fare piú che x capi di squadra per cento, ma piú tosto t’ingegnerai che sieno meno. [5] Vedrai di scèrre a questo effetto uomini di buona qualità, in modo che quelli che li abbino ad essere sotto se ne contentino; e non voliamo per ora che tu pubblichi detti capi di squadra, ma li facci per te medesimo secretamente; e fatti li arai, ci manderai listra de’ nomi loro, facendoci intendere quanti uomini sotto ciascuno arai disegnato di mettere, e basteracci avere el numero sanza che tu ci scriva li uomini altrimenti. [6] E noi, inteso che areno l’ordine tuo, deliberreno quello vorreno facci e come te ne governi.

46

[1] A Mariotto Biffoli Podestà di Civitella. [2] Die 17 septembris.

[3] Per la tua de’ 15 intendiamo quello ha commesso contro lo onore della tua corte Fabiano di Matteo d’Antonio, e come li è suto detenuto da te; e desiderando noi di darne esemplo a li altri, voliamo che tu lo faccia subito sodare per sufficienti mallevadori, per 30 o 40 ducati, di comparire fra 3 dí dal dí del sodo dato personalmente al Magistrato nostro; e dato ti arà tale mallevadori, lo licenzierai nel modo detto. [4] Vale.

47

[1] Al Vicario d’Anghiari Iacopo Tanagli. [2] Die 25 septembris.

[3] E’ sono stati a noi ambasciadori del comune di Monterchi e quererelonsi come el connestabole ha posto costí loro uno richiamo di paglia e legne ed alloggiamento, inferendo come loro sono obligati portarli dette strame e legne infino costí o contentarlo di danari; pertanto noi ti scriverreno quello che è l’animo nostro in questa materia, ed hai ad intendere come noi voliamo che quelli di Monterchi dieno al connestabole alloggiamento, strame e legne, e liene tenghino parato a Monterchi, acciò che qualunque volta li occorre andare là, che truovi lo alloggiamento in ordine e non abbi a stare in su l’osteria; e qualunque volta detti di Monterchi tenghino preparato detto alloggiamento, non voliamo che possi el connestabole domandare loro piú alcuna cosa; pertanto se per questo conto li hai gravati, licenzierai el gravamento sanza spesa.

[4] Oltra di questo voliamo abbi avvertenza che nella distribuzione del salario del cancelliere del connestabole, che è uno ducato el mese, el quale debbe pagare tutti li luoghi sottoposti alle bandiere, che, in governo in cerchio, tu facci tale distribuzione, in modo che a Monterchi non ne tocchi se non per la rata debita; ed usera’ci tale diligenza che non si possa dolere a ragione. [5] Vale.

48

[1] Al Podestà di Radda Pagolo Fenci. [2] 2 octobris.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Per questa ti significhiamo come noi voliamo ci rimetta e’ danari hai riscossi infino a qui de’ disubbidienti della prima mostra che fece cotesto connestabole; e ce li rimetterai subito, dandoci notizia da chi tu li hai riscossi particularmente.

[5] Noi intendiamo come cotesto conestabole ha tassati cotesta potesteria in 3 ducati d’oro el mese per conto dello alloggiamento, strame e legne, e come e’ fa molte altre superchierie a cotesti uomini da dispiacere; e parendoci questo prezzo disonestissimo, maxime avendo l’alloggiamento oltre a detti 3 ducati, voliamo in ogni modo che questa cosa si ricorregga; perché tu hai ad intendere questo, che lui ha ad avere strame per uno cavallo e legne per uno fuoco, e non altro, e quando egli abbi questo e’ non può chiedere alcuna altra cosa; e quando gli uomini non liene dieno, e’ le ha a valutare a prezzo onesto e non altrimenti. [6] E però farai ridurre le cose a ragionevole.

49

[1] Al Vicario di San Giovanni Giovanni Peruzzi. [2] 5 d’ottobre.

[3] E’ sarà in questa una nota de’ disubbidienti di queste ultime mostre; voliamo seguiti la usanza e costume delli altri, e questo è che tu faccia pagare loro soldi 20 per uno, overo che li stieno dua giorni in prigione.

[4] Perché noi intendiamo che messer Giovanni Tedesco ha ordinato uno tondo per podesteria per fare trarre a mira e’ sua scoppiettieri, voliamo pertanto che tu abbi a te el cancelliere di detto messer Giovanni ed intenda da lui quello che montano detti tondi, ed a chi e’ si hanno a pagare; ed inteso questo, voliamo che de’ danari si fussino riscossi da e’ disubbidienti per lo addreto, e’ quali non fussino ancora rimessi al Magistrato nostro, e de’ danari riscoterai da e’ disubbidienti delle vecchie e delle nuove listre si paghino detti tondi; e noi avviserai particularmente quanti danari vengono a chi e’ s’ànno a pagare, e quanti danari di riscosso si trovavano costí.

[5] Voliamo ancora che tu ordini a tutti e’ Podestà di quelle potesterie dove sono descritte bandiere nel tuo vicariato, che ciascuno di loro facci fare da quelli uomini una cassetta ad uso di tamburo, dipintovi drento uno san Giovanni e descritto da piè «tamburo d’ordinanza» etc. [6] E quelli cosí fatti, ognuno appicchi nella principale chiesa della sua podesteria; ed appiccati che fieno, farai bandire in su e’ mercati per parte nostra che se alcuno notificherà per via di detti tamburi alcuna persona che avessi fatto armate o ragunanza di uomini per fare alcuno insulto, o che avessi vendute o comperate l’armi del comune, o che avessi fatto alcun’altra cosa contro all’Ordinanza, li sarà dato el quarto della condannagione pecuniaria e tenuto segreto. [7] Usa diligenza in ordinare questi tamburi, ed in tutte queste altre cose ti commettiamo, acciò ti possiamo commendare. [8] Vale.

50

[1] A Giovenco de’ Medici Podestà di Prato. [2] Die 3 novembris.

[3] Avendoci fatto constare e bene certificato Antonio di Zanobi del Papa, trombetto che fu di Don Michele, avere impegnato una sua trombetta per dua ducati d’oro per li sua servizi, e parendoci ragionevole che si vaglia sopra la roba di detto Don Michele, voliamo che del cavallo morello che è di Don Michele, el quale detto trombetto ti ha fatto staggire in mano, tu facci una delle due cose: o che tu lo consegni a detto trombetto per stima, faccendoti pagare indreto quello piú fussi stimato da dua ducati in su, o veramente tu lo facci vendere allo incanto, e del ritratto ne darai dua ducati d’oro a detto Antonio trombetto, ed il restante serberai appresso di te per satisfare a delli altri creditori di Don Michele, ed a noi darai avviso di quello arai fatto. [4] Vale.

51

[1] Ad el Vicario di Casentino Andreolo de Niccolinis. [2] Die v novembris 1507.

[3] E’ ci è venuto a notizia come egli è nata di nuovo certa offesa intra Bartolomeo di Francesco Rampini da una parte e Valoriano di Francesco di Valoriano da l’altra. [4] E perché noi intendiamo che questa cosa è trattata da te, ne stiamo di buona voglia, sperando che per la tua prudenza e sollecitudine la poserà in modo che non s’arà ad intendere altro. [5] Nondimanco, intervenendo in questa questione delli scritti nostri, non possiamo per il debito dello Offizio nostro preterire di non ti raccomandare questa causa e confortarti a posarla con ogni oportuno remedio, ed inoltre offerirti e l’autorità e forze nostre quando tu giudicassi che di necessità ti bisognassino; e ci fia gratissimo intendere giornalmente quello che tale causa ne intervenga. [6] Vale.

52

[1] Iacopo Tanagli Vicario d’Anghiari. [2] 10 novembris.

[3] Noi abbiamo inteso come, tornando Michele di Salvadore del Quercia da Vogognano da la fiera a Santo Agnolo con uno paio di sua giovenchi, e volendolo la tua famiglia pegnorare, non si lasciò. [4] Donde ne è nato che tu lo hai messo in bando. [5] E dicendoci lui come questo debito, perché era pegnorato, non era suo ma del suo comune e che la sua parte aveva pagata, siamo forzati per il debito dello Ofizio nostro, sendo nostro scritto, raccomandartelo, non s’intendendo però che per questo si alteri la iustizia in alcuna parte. [6] Ricordiamoti bene che noi desideriamo che questi nostri scritti quando errano sieno puniti in ogni altra cosa che in danari, perché per la nostra Repubblica non fa impoverire o perdersi li uomini. [7] Vale.

53

[1] Littere patentes. [2] Die 20 novembris 1507.

[3] Noi Nove etc. significhiamo a qualunque capitano, vicario, podestà o altro ofiziale e rettore del dominio fiorentino come, avendo querelato al Magistrato nostro Michele di Francesco di Taluccio da Bientina contro ad Antonio del Rosso d’Arezzo, significandoci detto Antonio esserli debitore di soldi undici d’oro in oro larchi per la valuta d’uno cavallo che Bernardino d’Anghiari li vendé ne’ tempi che detto Antonio serviva Don Michele Capitano del contado nostro; al quale Antonio, sendo entrato mallevadore Michele soprascritto, ed essendo constretto ora al pagamento; e ricercandoci di aiuto oportuno contro a detto Antonio, voliamo che capitando detto Antonio o sua cose in alcuna parte della iuridizione vostra, facciate detenere appresso alla corte vostra lui o sua robe qualunque volta da detto Michele vi sarà intimato; e detto Antonio o sua robe venendovi nelle mani come di sopra, terrete a stanza del Magistrato nostro, faccendocelo intendere per esequirne dipoi quello e quanto da noi ne sarà particularmente deliberato.

54

[1] A Morgante dal Borgo connestabole a Poppi. [2] 25 novembris.

[3] Egli è stato al Magistrato nostro Battaglino da Pratovecchio ed espostoci che volendo cercare sua ventura, e per questo non potendo piú esercitare el suo ofizio di tenere la bandiera di quella compagnia, chiedeva che la si concedessi ad uno altro. [4] Ed a noi, non parendo a proposito tenere alcuno a forza, giudicando maxime non essere in Pratovecchio per mancare uomini atti a portarla, voliamo ti facci consegnare da lui detta bandiera, e dipoi eleggerai uno quale ti parrà a proposito e lo manderai al Magistrato nostro con tue lettere, acciò che noi possiamo deliberare quello che dipoi a noi occorrerà. [5] Vale.

55

[1] Al Podestà di Civitella Mariotto Biffoli. [2] Dicta die.

[3] Perché e’ ci pare ragionevole che li uomini che sono descritti sotto la bandiera di cotesta podesteria, sopportando piú carichi per essere descritti, sieno da li altri carichi assoluti ed esenti, abbiamo mandato la listra di detti descritti al Proveditore della cittadella d’Arezzo, ed impostogli che per conto delle opere di detta cittadella o rocca non ne gravi alcuno. [4] Ed acciò che questa esenzione facciamo loro si esequisca da ogni parte, ci è parso darne ancora commissione a te e dirtene lo animo nostro, el quale è che detti descritti di cotesta potesteria non sieno per dette opere gravati, né in persona né in beni, in alcuno modo ordinario o estraordinario che in qualunque modo li comprendessi, o in persona o in beni; e perché tu sappi chi sieno questi che hanno a godere questo privilegio, acciò non te ne abbi a riportare al connestabole, te ne mandiamo listra in questa, la quale terrai appresso di te, ed osserverai verso di loro quanto ti scriviamo. [5] Vale.

56

[1] A tutti e’ connestaboli dell’Ordinanza, eiusdem exempli. [2] Die vi decembris mdvii.

[3] Noi t’imponiamo usi diligenza di ritrarre quanti sbanditi e condannati sono nel numero de’ descritti sotto le tua bandiere, e tutti li metterai in su ’n una listra, podesteria per potesteria, mettendo e’ nomi e contrassegni di ciascuno; e dirai che bando o condannagione sia quella di ciascuno ed in quanto e per che conto, e quando fu condannato, in modo che noi ne possiamo d’ogni cosa sapere appunto la verità; e questo farai quanto piú presto ti sia possibile.

[4] Oltra di questo, piú settimane sono ti si scrisse come, non si faccendo al presente le mostre, che tu ogni dí di festa andassi vicitando e’ comuni e ragunandone 30 o 40 insieme, secondo la commodità delli uomini, e quelli esercitassi e li vedessi in viso, e confortassigli a stare preparati ed in ordine quando fussino comandati, il che noi crediamo che tu abbi fatto e che tu faccia continuamente; nondimanco te lo ricordiamo per la presente, acciò che tu di nuovo intenda lo animo nostro e non manchi di tuo debito. [5] Vale.

57

[1] A Damiano Bartolini Vicario di Pescia. [2] Die 7 decembris.

[3] Noi abbiamo ricevute due tue lettere responsive alle nostre ti si scrissono sopra ’l caso d’Antonio dal Borgo; e veduto quello hai scritto a rincontro di quanto c’era stato referito per parte del Capitano di bandiera, ci siamo resoluti che tu tenga cavallo e robe di detto Antonio appresso di te a stanza nostra; ed avanti deliberi di dette robe alcuna cosa, ne aspetterai da noi resoluzione; perché, conosciuta la prudenza tua, siamo certi esistimerai quanto per noi se ne delibera sia in agumento di questi nostri uomini, a’ quali noi desideriamo di dare animo di fare cose che tornino in benifizio dello stato di questa città ed in detrimento de’ nimici sua.

[4] Intendiamo come hai consegnato al connestabole le 45 lire, di che di nuovo ti commendiamo, né piú ci poteva satisfare si abbi fatto la diligenza che tu hai usata in riscuotere detti danari, perché simili esecuzioni mantengono la ubbidienza, che è la principale cosa si richiegga in questa opera.

58

[1] Die 13 decembris.

[2] Fatto chiamare per li Signori Dieci li ’nfrascritti cittadini e letto loro piú lettere e di Alamagna de’ 31 di novembre e di altrove, e domandato parere, fu consigliato nello infrascritto modo:

[3] Messer Nicolò Altoviti disse che, visto quando le cose non si sono intese sí calde parte de’ cittadini hanno giudicato si mandino li oratori, lui sarebbe della loro opinione. [4] Ma perché tale consulta fu già rimessa a li 80, maxime quando si scrisse la lettera nella Magna, li parrebbe da consigliarla con detti 80, nonostante che el consiglio suo sia che non s’indugino piú a mandare per intendere che da ogni parte scenda gente, e vedere tutti e’ potenti spendere grossamente.

[5] Messer Antonio Strozzi conferma quello che era parlato e quello che si parlerebbe; crede che ciascuno pensi per il benefizio della città di accertarsi della venuta dello Imperadore, e quanto si va piú là tanto piú si vede la preparazione farsi per la passata; e crede che la abbia ad essere in quanto si aspetterà allo Imperadore; potrebbe non li riuscire, come sono li eventi della guerra. [6] Nondimanco crede che ne abbi a fare ogni opera, il che fa segno queste fanterie venute e li andamenti de’ Ge­novesi etc.; e’ quali, veggendosi scoprire, si può credere che ne abbino qualche certezza. [7] E però si risolve che costui abbi a passare, e crede che la abbi ad essere galiarda. [8] Serve a molti, cosí a’ Viniziani, el prepararsi o di guerra o di pace con lo Imperio, e Dio voglia che la vadi bene per voi. [9] E fare le cose in uno tempo o in uno altro vi è assai differenza: e però è bene pensare come la città si abbi a governare, e crede che sia meglio comporsi seco quando le cose sono dubbie, che quando egli avessi vinto. [10] El modo da farlo non li pare da dirlo, ma che sia da pensarlo bene; e considerare quello che può o debbe domandare, e quello che si può o debbe fare.

[11] Messer Francesco Gualterotti: che ha udito le lettere da diverse bande, e pàrli che questa sera si sia visto quanto sia periculoso fondarsi in su avviso d’altri; rispetto a’ fanti venuti in Mantuano, che non si sarebbe indovinato venissino per Genova, come dicevano molti avvisi aúti; né crede sia da recare in disputa se li oratori hanno ad andare o no, perché e’ furno fatti perché li andassino quando fussi el tempo; ed el tempo pare venuto ora, udendo le cose certe della passata, nonostante che Francesco non se ne risolva a sua modo. [12] Ma crede che si debbi pensare quello che hanno a fare questi oratori; non consegnerebbe però loro tempo determinato. [13] E perché si fece altre volte una commissione secondo quel tempo, bisogna rivederla ed accomodarla con questo presente tempo, e pensarla e considerarla bene perché è cosa che importa assai. [14] Giudica che non sia da straccurare le cose della Romagna, al manco di un uomo tornando No, quando di forza non si possa.

[15] Messer Giovanvettorio Soderini: pàrli che sia d’importanza assai resolversi in questi avvisi di accostarsi o no con la Maestà Cesarea, perché, ancora che si vegga assai gente armata con lo Imperadore, e lo ’mperadore voglioloso al passare, nondimanco e’ si vede el Re fare le preparazioni sua, ed è potente. [16] Vedesi e’ Viniziani fare provisione piú tosto da credere per contro allo Imperadore che altrimenti. [17] E però, non si vedendo dove abbi ad essere la vittoria, non si può vedere dove si abbi a collocare l’amicizia, perché deliberarsi al certo nelle cose incerte fu sempre pericoloso; e però non si sa resolvere altrimenti, e conferma quello ha detto el Gualterotto delle cose di Romagna.

[18] Messer Matteo Niccolini: che veduti li avvisi, si risolve come quelli sua maggiori, che li oratori vadino; vede difficultà nella commissione da dar loro. [19] Farebbe una cosa: che farebbe per Francesco intendere allo Imperadore che li oratori andranno, e farebbene anche un’altra, che ne darebbe avviso della mandata loro in Francia per cerimonia. [20] Ma che si abbi cura donde questi oratori debbino passare, parendoli impedite le vie da Francia e da’ Viniziani.

[21] Pierantonio Carnesechi disse che a pigliare un tale partito bisogna considerarla bene; e pàrli che avendo a convenire con lo Imperadore, che si facessi cautamente, per salvarsi quando altro avvenissi. [22] Non li pare si sia errato a differire la mandata delli ambasciadori, ma darebbe commissione particulare a Francesco; e quando la si appiccassi, non si curerebbe mandare li oratori. [23] Ma sopra tutto, avendoli a mandare, che questa commissione si pensi ed esamini bene.

[24] Francesco Davanzati confermò quello ha detto messer Francesco Gualterotti.

[25] Giovanni d’Antonio di Dino confermò quello che disse messer Francesco Gualterotti.

[26] Bernardo da Diacceto approvò quello consigliò el Gualterotto e messer Giovan Vettorio, e dissene qualche ragione; dipoi soggiunse, e disse infine che non dice che li oratori si mandino o non si mandino, ma, come dissono quelli dottori, che si vegga che commissione ha ad essere la loro; e bisogna esaminarla, e che questo nocciolo lo stiacci altri che questi presenti cittadini. [27] E se sarà el meglio mandare, esaminare bene la commissione. [28] E non li pare per queste lettere che si sia ito molto innanzi.

[29] Gulielmo de’ Pazzi disse che, circa li oratori, si è consigliato sempre che vadino, ma che si goda el benifizio del tempo; e nell’ultima pratica si disse el medesimo, maxime per aspettare la ritornata di questo uomo che è ora venuto. [30] E parendo che per queste lettere si concluda la passata sua, e però consiglia che li oratori vadino; e perché li aranno ad avere qualche dí di tempo, si può in quel mezzo consigliare la commissione. [31] E che si abbi respetto al Re di Francia, ma sanza offendere sé medesimo. [32] E se alcuna cosa impedissi, o viaggio o altro, l’andata delli oratori, si vedessi di dare a Francesco qualche particulare commissione. [33] Ricordò etiam la Romagna.

[34] Giovachino Guasconi disse che si ha a pensare se li ha a passare, dipoi se li ha a vincere; di che e’ dubita, veggiendo che ’ Viniziani li soldano contro. [35] Pàrli che li oratori vadino, ma che la commissione importa tutto, e debbesi pensarla bene acciò non vadino con le mani vote.

[36] Domenico Mazzinghi: pàrli si sia consigliato che ogni volta si vegghino le forze dello Imperadore da potere passare, che li oratori si mandino. [37] E perché li pare che queste lettere la mostrino, giudica sia bene mandarli; giudica che sia da esaminare la commissione e da acconcialla bene, e da non smemorare Romagna.

[38] Pier Francesco Tosinghi: pàrli che per li avvisi e’ si abbi piú tosto a credere la passata che no, donde si accorda che sia da mandare li ’mbasciadori. [39] E crede la difficultà sia in dare la commissione, e però nel mettersi ad ordine si consigli ogni dí. [40] Ricordò Romagna.

[41] Pier Lenzi: che si abbi a credere che lo ’mperadore abbi a passare; e però non si abbi a dubitare della mandata delli oratori, ma pensare della commissione. [42] E perché qui bisogna lo aiuto di Dio, vorrebbe si facessi limosine ed orazioni per tutto, e dipoi si ragunassino e’ cittadini a consigliare.

[43] Giovan Berardi: pàrli che ognuno sia d’accordo che, veduto li apparati, si creda la sua passata; e però crede sia da mandare li oratori, ma da consigliare la commissione come è detto.

[44] Lorenzo Morelli: che sarà brevissimo, veggiendo in tutti fatto una medesima conclusione, che lo Imperadore abbi a fare opera di passare. [45] È da considerare ora se li oratori debbono ire o no, e vede alcuno variare; e lui non si sa resolvere, veggendo, mandandogli, la indegnazione di Francia; non li mandando, quella dello Imperadore; pàrli che li altri dichino quello che lui quando dicono del pensare a la commissione; il che è uno dare tempo, perché la si potrebbe fare presto. [46] E però lui ha pensato uno terzo modo, che sarebbe fare la commissione alli oratori con qualche savio cittadino, e parte pensare a questa lettera venuta ultimamente della Magna; e poi che la ’nvita di venire a qualche particulare, farlo, ed appiccare qualche pratica per mezzo di Francesco Vettori; la quale, se s’appicca, bene quidem; quanto che no, sempre potranno ire li oratori; e lo Imperadore non doverrà adirarsi, avendo prima tenuta pratica seco. [47] E potrebbesi poi alli oratori crescere la commissione in quel modo ritrarresti poterla concludere per la pratica tenuta con Francesco. [48] Ricordò Romagna, che non rimanga vòta di commissario.

[49] Giovanni Corsi: che si ritrae da li avvisi letti dua cose: l’una, la passata delli oratori; l’altra, li ostaculi perché e’ non passi; e concludendo seco e non passando, sarebbe pericolo. [50] E però si accorda a quello ha detto Lorenzo Morelli, e conferma el suo detto in tutto.

[51] Niccolò Machiavegli: pàrli chi ha messo la cosa dubbia dica el vero, e però conferma el detto di Lorenzo Morelli.

[52] Benedetto de’ Nerli approva el detto de’ dottori; e che non sia da aspettare piú ad esaminare la commissione, ed allora si vedrà se è da darla a Francesco o a li oratori.

[53] Filippo Carducci: risolvesi che sia per passare, ma non si rischia se li è per vincere. [54] Vorrebbe ribellarsi da questo periculo, e la piú importante è trattare la commissione acciò che si scuopra piú paese, e trattisi poi o per Francesco o per chi parrà ad altri. [55] Consigliò di Romagna quello che li altri.

[56] Iacopo Ciacchi: che s’accorda con li altri della passata, e delli oratori si accorda con Lorenzo Morelli in tutto; e che si ricorra a Dio e proveggasi Romagna.

[57] Tommaso Ginori: che si rapporta a li altri del passare o no. [58] E pàrli che si debbi meritamente avere rispetto a Francia a mandare li ambasciadori; ed approva molto quello disse Lorenzo Morelli, ed assegnonne anche lui le ragioni. [59] Né li dispiace anche el ricordo del Gualterotto di discorrere el particulare della commissione e venire alli individui, ed allora governarsene o per mezzo di Francesco, o mandare li oratori. [60] Ricordò la Romagna ed Iddio.

[61] Luigi della Stufa disse che li è bene pensare, ma meglio operare, e li è capace assai el modo ricordato per Lorenzo Morelli; e ricordò Romagna.

[62] Luca delli Albizzi: che la cosa è grave e pericolosa, ed infino a Lorenzo Morelli era della opinione delli altri. [63] Parlando dipoi Lorenzo, diventò della opinione di quello.

[64] Piero Guicciardini: li pare che sia da risolversi prima del tutto di quello che altri vuole fare, che mandare li ’mbasciadori. [65] Chi credessi che Massimiliano non passassi, o passando non vincessi, non doverrebbe volere discostarsi da’ Franzesi, ma aderirsi con loro per avere grado; chi credessi el contrario doverrebbe fare e desiderare el contrario. [66] Quando e’ sentí a questi giorni el timore e l’ordine de’ Franzesi, è stato piú tosto che no di opinione che lo Imperadore abbi a passare, e, passando, a vincere. [67] Fondala ancora questa opinione in su la lettera di Roma venuta a’ giorni passati, e, veduto la passata de’ 900 fanti, dubita etiam che ’ Viniziani abbino appuntato con lo Imperadore; e se soldano, lo fanno ad altro proposito. [68] Ed in summa, e’ crede che lo Imperadore passerà ed abbi ad essere al di sopra, perché non crede che ’ Veniziani, non venendo el Re di Francia in Italia, voglino convenire seco per opporsi a questa piena. [69] E però giudica che sia da pensare di appuntare seco, per non avere a stare a discrezione di una gente grossa e vincitore, e che si ricorra a Dio da dovero, e non da beffe.

[70] Gherardo Corsini: che importando el partito, se ne pigli deliberazione con piú numero di cittadini; e crede che lo ’mperadore o passerà o tenterà di passare; e conferma l’opinione di Lorenzo di Lorenzo Morelli, né che le cose di Romagna si straccurino.

[71] Antonio Giacomini confermò el detto di messer Francesco, e che si deliberi la commissione maturamente.

[72] Lamfredino Lamfredini è della opinione de’ primi tre dicitori: che si mandino li ’mbasciadori, perché per li avvisi si debba credere che lo ’mperadore debba passare, e per la provisione fanno e’ Franzesi. [73] E però non li pare da differire, sendo li oratori creati a tale effetto; e che si mandino di presente. [74] Circa la commissione, che la è da esaminare bene, e crede lui abbi ad essere dopo molte dispute; che faccino quello credino sia a benifizio della città, e dire loro che infino a tanta somma e’ faccino quello buono possono. [75] E loro potranno scrivere «noi siamo infino qui o infino qua», e da voi si potrà poi darne piú resoluta resposta e commissione, perché, sendo vero el discorso di Piero Guicciardini, vorrebbe andassino in tempo che facessino frutto e fussino accetti.

[76] Gerardo Gianfigliazzi affermò quello disse Lorenzo Morelli.

[77] Francesco Pandolfini: quello che disse messer Francesco Gualterotti.

[78] Giuliano Marucelli confermò el detto di Lorenzo Morelli.

[79] Giovanni Ambruogi confermò el detto di Lorenzo Morelli.

[80] Giovan Francesco Fantoni confermò el detto di messer Francesco Gualterotti.

[81] Bernardo Neretti confermò el detto di Lorenzo Morelli.

[Legazione in Germania]

59

[1] Francisco Victorio. [2] Die xxi novembris 1507.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Avanti che Gianni Abbate arrivassi qua con la tua de’ vi, per piú sicurtà e maggior certezza di farti intendere lo animo nostro sopra lo avviso tuo de’ 30 del passato, avamo espedito di qua Nicolò Machiavelli in poste e per la via di Ginevera acciò che ti portassi la resoluzione nostra, ed arrivando male le lettere ti potessi referire a bocca il medesimo effetto; e speriamo si condurrà salvo. [5] Venne dipoi, come è detto, Giann’Abate, né ti abbiamo da dire altro. [6] E la presente si fa piú per mandarti uno cavallaro che per altro, e non mancare di significarti quanto s’intenda dipoi dalle bande di qua. [7] E’ Todeschi venuti in Mantovano hanno dato che dire assai ad ogni uomo; e sanza aver fatto alcuno effetto, dopo un gran pericolo che hanno corso ne debbano a quest’ora essere stati rimandati, secondo che iarsera ci fu nuove da Ferrara, monstrando che si erono confessati prigioni de’ Franzesi, quali anche avevono offerto farli passare securamente per il loro paese. [8] E li Viniziani ancora avevono fatto loro salvocondotto per tornarsene a pochi per volta. [9] E tutto s’intendeva esser sequíto per ordine del Cristianissimo, per non impedire la disposizione dello accordo, del quale monstrano qualche speranza. [10] Da Roma ancora ci scrive lo Oratore nostro questa mossa essere stata tenuta e leggiera ed inconsiderata, ed ad ogni modo ha fatto gran mutazione nelli animi d’ogniuno. [11] E lo Oratore nostro ci scrive vedersi il Papa esser forte calato di quella prima opinione; ed apertamente dice sperar poco in questa passata e credere che la si abbi a resolvere, allegandone molte ragioni e subiungendo non essere fuori di proposito questa passata di questi fanti abbi avuto tale fine: perché se ne potrà sperare qualche bene, non volendo Francia stare in su la spesa ed essendo successo male allo Imperatore questo primo movimento. [12] E de’ danari che tu ci scrivesti altra volta il Papa avere accordato di dare a cotesta Maestà, monstra non se ne riscontrare nulla a Roma. [13] Inoltre ci pare da dirti che Gianni Abbate nel passar suo da Roveré trovò grossa gente a quelli confini de’ Viniziani e molto bene munite quelle frontiere di artiglierie e di gente a cavallo ed a piè. [14] Intendesi ancora di Francia quella Maestà mandare quattro altre galee sottili a Genova e non mancare di quanto è conveniente per reputazione e sicurtà di quel luogo. [15] E veramente egli è parso ad ogni uno che 900 Todeschi, che non erono piú e’ detti di sopra, avessino a fare troppe cose, avendo a mutare lo stato di Genoa e rimettere e’ fuoriusciti in Parma, nella Mirandula ed in molti altri luoghi. [16] Ed in questi termini si truovono le cose di qua, ed ad causa che le ti faccino lume al maneggio tuo costí, te le scriviamo cosí a lungo. [17] Ed è ad ogni modo cosa da notare il poco timore che hanno e’ Franzesi di questa cosa, e vedesi per molti riscontri che e’ non è simulato. [18] Resta ora donde proceda: o se gli è perché eglino sperino vincere, o che gli ’ntendino le cose di costà essere al proposito loro, o che gli sperino nello accordo, o che gli abbino per loro e’ Svizzeri; de’ quali areno caro ci scriva che fia sequíto dopo San Nicolò, o che pure e’ pensino che il Papa non ci abbi a porre le mani, o qualche altra cagione che noi non intendiamo. [19] E come è detto di sopra, noi ti scriviamo tutte queste cose perché tu possa piú securamente iudicare le cose di costà, ed a cautela ti mandiamo le copie di quelle che ti portò Niccolò. [20] E perché e’ non si può in breve tempo considerare tante cose, noi ti voliamo mettere in considerazione, quando si abbi a fare convenzione alcuna, parerci necessario averne ancora qualche cauzione dalli elettori, sendo cosí consueto, per assettare le cose con piú fondamento. [21] Ed inoltre, potendo l’Imperatore passare d’accordo con Francia ed essendo verisimile che in tal caso Francia vorrà la sicurtà delli stati di Italia e cosí si arebbe da temer meno, ci pare necessario avvertire questa parte per farlo con minore spesa che si potessi, militando diversi respetti in caso che e’ passassi d’accordo con Francia ed in caso che passi per forza contro alla voglia di quella Maestà. [22] Bene vale.

60

[1] Francisco Victorio. [2] Additus superioribus litteris. [3] Die xxiii decembris 1507.

[4] Postscripta. [5] Siamo a dí 23 e ci è parso mandarti il Mancino nostro corriere per la medesima via di Ginevra. [6] E benché e’ venga a piè, nondimeno ha promesso essere costí in poco piú che arebbe fatto con uno cavallo, e crediamo verrà piú cauto e tu lo potrai mandare per la medesima via, non essendo sicuro il cammino di Trento, ed anche verrà piú coperto. [7] Dipoi non ci è altro di nuovo, salvo da Mantova s’intende li Todeschi esser tornati in costà; ed oltre a questo in tale avviso sono queste parole formali; a dí 18 tornò il Marchese qui molto allegro e con gran fatica, e ci si tiene per fermo la pace sia fatta fra l’Imperadore e li Franzesi; io non la affermo, ma cosí si parla qui per tutto. [8] Il Mancino è pagato per il ritorno, però spaccera’lo in qua con quelli avvisi che tu arai. [9] Oggi è uno mese che Simone partí di qua, e non sappiamo se è arrivato costà o quello ne sia sequíto. [10] Vale.

61

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Scrissi da Gabella a dí 22 alle Signorie vostre; e siamo a dí 25 e sono a Ginevra e domattina parto per Gostanza, che ci sono sette giornate come mi ha detto Piero da Fossan che travaglia mercanzie con Fiorentini e con chi mi sono consigliato del cammino, e da lui preso guida e tutto. [4] Raccomandomi alle Signorie vostre. [5] Die 25 decembris mdvii.

[6] Servitor, N. M.

62

[1] [Ai Dieci].

[2] Magnifici Domini. [3] Io giunsi qui a dí xi, ritenuto tanto tempo dopo el partire di costí da la lunghezza del viaggio, da la malignità delle vie e dalla qualità del tempo in quale siamo, e di piú per avere a combattere con e’ cavalli stracchi e trovarmi allo stretto del danaio. [4] Tamen da Gabella, dove io lasciai le poste, a qui, non potevo in ogni altro tempo e modo guadagnare piú tre dí per esserci meglio di 600 miglia. [5] Scrissi da Gabella e da Ginevra per dare notizia di mio essere, le quali lettere se fieno comparse aranno tenute meno sospese le Signorie vostre. [6] Ed arrivato qui trovai Francesco in buono grado ed ottima esistimazione in questa Corte, al quale esposi a bocca la deliberazione delle Signorie vostre. [7] E perché da lui vostre Signorie saranno a pieno avvisate di quello che qui si è fatto dopo la mia giunta, non ne dirò alcuna cosa, ma solo mi rimetto a quello che da lui ne fia scritto. [8] Solo significherò a quelle per questa mia tutto quello che nel cammino da Ginevra a qui ho udito e veduto che mi paia degno della notizia vostra, acciò possino vostre Signorie meglio conietturare le cose di qua. [9] E cominciando da le cose udite, dico che da Ginevra a Gostanza io ho fatto quattro alloggiamenti in su le terre de’ Svizzeri. [10] Ed avendo ricerco in questo transito con quella diligenza ho possuta di loro essere e qualità, e come di loro ciascuno di questi dua Re possa sperare, ho inteso per relazione maxime d’uno da Filiborgo, uomo discreto, stato capo di loro bandiere ed uso nelle cose di Italia, come el corpo principale de’ Svizzeri sono xii comunanze collegate insieme, le quali chiamano Cantoni; e’ nomi delle quali sono: Filiborg, Berna, Surich, Lucerna, Bala, Solor, Uri, Indrival, Tona, Glaris, Svizer, Safusa. [11] Costoro sono in modo collegati insieme che quello che nelle loro diete è deliberato è sempre osservato da tutti, né alcuno Cantone vi si opporrebbe. [12] E per questo si abusono coloro che dicono che 4 Cantoni ne sono con Francia ed otto con lo Imperadore, perché questo non può essere se già nelle loro diete e’ non lo deliberassino; e quando lo deliberassino, sarebbe male servito l’uno Re e peggio l’altro. [13] Ma quello che semina tale opinione è che el Re ha tenuto da viii mesi in qua e tiene dua sua Oratori, Rochcalbertin e Pier Luis, apresso di loro; e per avere da quelli avvisi presti, tiene le poste da Gabella infino a loro dovunque vanno; e’ quali Oratori hanno in questo tempo atteso a circuire tutti e’ Cantoni, ed hanno con danari in pubblico ed in privato avvelenato tutto quello paese. [14] E con questo ha tenuto e ritiene indreto tutte le deliberazione fussino per fare in favore dello Imperadore; ed infino a quel dí che io passai, non si era dopo molte diete deliberato alcuna cosa. [15] Bene è vero che ne avevono a fare una el dí di Befanía a Lucerna, dove erano iti de’ dua Oratori franzesi, né si sa qui ancora quello che detta dieta abbi parturito. [16] Ma quello che io allego da Filiborg mi disse che el Re di Francia aveva troppi danari a deliberarli contro; e quando el Re de’ Romani abbi danari anche lui, non possono negarli el servirlo, ma s’ingegneranno servirlo e non essere contro a Francia. [17] E cosí ognuno giudica che quando allo Imperadore non manchi danari, non li possa mancare ’ Svizzeri. [18] Perché dubiterebbono, non lo servendo pagandoli, non si fare inimico lo Imperio, volendo essere contra alle deliberazioni di tutta la Magna. [19] E questa è la cagione che li tiene di non essere con Francia; ma le difficoltà che fanno con el Re de’ Romani sono che non vorrieno essere contro a Francia ma servirlo altrove, e lo Imperadore da l’altro canto vorrebbe o che si stessino di mezzo o pigliarne pochi, e farne a suo modo; loro di mezzo non vogliono stare, vogliono essere assai e non vorrieno combattere co’ Franzesi se non ne dessino causa. [20] E queste difficoltà hanno fatta fare loro assai diete e poche conclusioni, e credesi che questa ultima dieta arà parturito uno berlingozzo come l’altre. [21] Oltre a questi xii Cantoni ci sono dua altre qualità di Svizzeri: la Lega Grigia e li Vallesi, e tutti a dua confinono con Italia. [22] E pochi dí avanti io passassi da Filiborg, era passato uno Oratore dello Imperadore che andava alli Vallesi per disporli contro a Francia ed in suo favore. [23] Queste dua parti non sono conlegati in modo con e’ dodici Cantoni che non possino deliberarsi contro alla deliberazione di quelli: intendonsi bene insieme tutti per la difesa della libertà loro, sí che a chi mancherà dell’una sorte potrà avere dell’altra. [24] Fanno e’ xii Cantoni per difendere el paese di uomini buoni 4 mila uomini l’uno Cantone per l’altro, per mandare fuora da e’ mille in 1500 per Cantone. [25] E questo nasce perché quando e’ si hanno a difendere bisogna che pigli l’armi chi vogliono e’ Magistrati, e quando e’ vanno a militare per altri va chi vuole ire; ed in uno caso sono forzati da le leggi, nell’altro tirati dal prezzo. [26] Riscontrai a Safusa dua Genovesi che se ne tornavano in Italia per la via che io venivo; e domandandogli dello Imperadore e della sua impresa, mi dissono: «Egli è a questa ora partito da Agusta per verso Italia, e non crediamo lo truovi prima che a Trento». [27] Dissonmi che le comunità pagavano ad el Re 150 mila fiorini oltre alle genti, e che aveva fatto co’ Fucheri uno partito di centomila fiorini e dato loro certe miniere d’assegnamento; e che co’ Svizzeri sarebbe d’accordo, perché li adoperrebbe altrove che contro a Francia. [28] Arrivai dipoi a Gostanza dove stetti uno mezzo dí per intendere qualche cosa. [29] Parlai con dua Milanesi in duomo, parlai con Arrigo compositore, che ha donna costí, e parlai con uno oratore del Duca di Savoia, detto Monsignore di Virí, con el quale stetti a lungo perché lo andai a vicitare e cenai poi seco. [30] Da li primi ritrassi cose generali e galiardissime; ma Monsignore di Virí, andandolo io stuzzicando circa la impresa e li ordini sua, mi disse formalmente questo: «Tu vuoi sapere in dua ore quello che io in molti mesi non ho possuto intendere. [31] E la cagione è questa: perché e’ bisogna o risapere le conclusioni delle resoluzioni o vedere li effetti delli apparati. [32] La prima è difficile perché questa nazione è secretissima, e lo ’mperadore esercita questo suo secreto in ogni qualità di cosa; perché se e’ muta alloggiamento, e’ non manda innanzi el cuciniero se non una ora, camminato ha un pezzo, perché e’ non s’intenda dove e’ vadia. [33] Quanto alli apparati, la provincia è grande, vengono di diversi luoghi, possonsi ridurre in luoghi larghi; bisognerebbe avere una spia in ogni luogo ad intenderne el vero. [34] Io per me, per errare meno, non ti posso dire altro se non che Cesare fa tre teste: l’una a Trento per la via di Verona, l’altra a Bizanzon per la via di Borgogna, l’altra a Carabassa per la via del Friuoli; e che qui in Gonstanza concorse secondo e’ termini posti nella dieta molta gente, la quale fu subito spartita per questi luoghi. [35] E ti fo fede di questo, che questo moto è grande, e conviene che partorisca grande effetto o di pace o di guerra che infra questi dua Re naschi». [36] Questo è quanto ritrassi in Gostanza e da costui, uomo di sessanta anni e tenuto assai prudente. [37] Giunto qui non ho inteso di nuovo altro, se non che a Trento ed in velcirca si debbono trovare qualche 4 mila fanti e mille cavalli utili. [38] E quanto al danaio, non si ritrae abbi altro ordine che 120 mila fiorini li promisse lo ’mperio, oltra alle genti nella dieta di Gostanza; e di piú quelli danari li sono stati rimessi da quelli che li avevono a mandare gente, che in quello scambio li mandono danari, che si dice se doveva avere tre da lo ’mperio egli ha dua, ed il resto danari; e di piú quel partito ha fatto co’ Fucheri, e cosí certi altri partiti che fa con e’ mercanti, dando loro terre in pegno, di che non si sa appunto l’ordine né che somma se ne possa fare. [39] Di Italia che danari e’ si cavi, non s’intende; e li Viniziani attendono a farsi onore di grandi preparazioni ed hanno fatto venire qua voci di avere da mettere insieme bene 15 mila cavalli. [40] Ha fatto questo Re, poi che fu qui, una dieta di tutte le comunanze di questo contado di Tirolo e le ha richieste di aiuto a questa impresa. [41] Ritra’si hanno per concluso di servirlo di cinquemila fanti pagati da loro per uno certo tempo; e’ quali fanti, quando la deliberazione vadi innanzi, sono come se fussino a Trento. [42] Venne qui sabato nuove come mille cavalli che il Re di Buemia li manda pagati; sono già in qua cinque giornate. [43] Con tutto questo el tempo passa, dove è uno acquisto ed una perdita; perché dall’un canto ne viene la state, da l’altro le paghe de’ soldati, che lo ’mperio debbe pagare secondo la dieta, si consumono. [44] Questo è quanto io ho udito; ma quello che io ho visto è che da Ginevra a Meminghe io per tanta miglia di paese non trovai mai né uno fante né uno cavallo. [45] Vero è che intorno a Gostanza, per certe ville discosto alla strada io senti’ certi tamburacci; e chi mi disse che li erano racimoli di fanterie ch’erano restate quivi, e chi che li erano paesani che festeggiavono. [46] A Meminghe trovai che vi cominciavano ad arrivare le genti del Duca di Bertinberg, che dicono erano 400 cavalli, el quale voleva fermare quivi le genti e lui venire in Corte per intendere dal Re dove dovessi ire. [47] Trovai dipoi da Ispruch a qui per tutto el cammino circa 100 cavalli di gente d’arme. [48] Venerdí passato si fece qui una mostra di 120 fanti che mandano certe comunità. [49] El Re è qui, né si sa quando partirà; dicesi che poi che Roano fu qua, e’ non si appressò mai tanto a la Italia; credesi andrà a Trento presto, dreto alla ’mpresa sua. [50] Altro non mi occorre se non raccomandarmi alle Signorie vostre e pregarle mi avvisino quello ho a fare, perché avendo esposto a Francesco la intenzione loro, non mi ci resta faccenda. [51] E però sieno contente darmi licenza. [52] Valete. [53] In Bolsano, a dí xvii di gennaio 1507. [54] E quando per alcuna cagione vostre Signorie volessino mi fermassi qui qualche dí, il che io non credo, o mi mandino danari o scrivino a Francesco me ne dia sopra di loro, bene che Francesco infino a qui non mi abbi mai negato cosa veruna, ma sopra di me.

[55] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

63

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] *L’ultima mia fu per Simone cavallaro da Meming a dí sedici del passato. [4] Dipoi ho dato una volta, seguendo quando il Re e quando il Cardinale, di miglia 500, tanto che a dí nove giunsi qui a Bolgiano, dove era el Re. [5] E dipoi dua giorni, cioè a dí* 11, *arrivò Nicolò, el quale era venuto per via di Savoia e de’ Svizzeri. [6] E per sospetto non essere cerco in Lombardia, dove fu esaminato molto tritamente, avea stracciato le lettere, ma mi disse in bocca la conmessione vostra. [7] De la quale lo effetto fu questo: che voi eri contenti si offerissi a lo Imperadore insino a la somma di cinquantamila ducati cominciando a trenta, e cosí seguendo insino a cinquanta, ingegnandosi migliorare la città e questi dire di pagare in tre paghe almeno: la prima quando era con lo esercito in una città posta tutta in Italia, la seconda in Toscana, la terza poi tre mesi o vero a Roma come meglio si potessi. [8] Quello che a lo incontro volevi da questo Re era la restituzione delle cose vostre e la conservazione del presente stato e dominio vostro. [9] E quando la restituzione non si potessi avere, si lasciassi a rietro, ma volevi si domandassi per monstrare a lo Imperadore che non stimavi poco cinquantamila ducati; ma dell’altra cosa non volevi si levassi cosa alcuna, ma che si ampliassi in modo nel capitulare con parole e termini che voi fussi una volta sicuri non avere a pagare piú summa di questa, né a lo Imperadore per alcuna causa retta o indiretta, né a alcuno de’ suoi principi o soldati, né ad alcuno altro per lui; e cosí che voi non abbiate a essere alterati da lui né da nessuno de’ suoi che venissino con lui in Italia o che dipoi lo seguissino; e che lo effetto sia che il vostro presente stato rimanga intatto ed illeso, e che voi esercitate la iurisdizione e possediate tutte le vostre città, castella, terre e ville e luoghi come al presente esercitate e possedete, e che non vi sia diminuita dignità, autorità o preminenza né da lui né da alcuno de’ suoi; e molte altre parole mi disse circa questo effetto. [10] Io cercai subito avere audienza dal Re*, e la notte seguente dopo lo arrivare di Niccolò fui da lui, *al quale esposi con piú brieve parole mi fu possibile la intenzione vostra; ed in principio offersi trentamila ducati in tre paghe e che lui promettessi la restituzione, conservazione* et etc., come mi aveva referito Nicolò. [11] Ma sendomi risposto allora da Collauro in sua presenza che questo era offerire qualcosa meno che quello si era offerto* nel 1502 *e domandare piú, e che de la restituzione non bisognava ragionare; e veduto che la pratica si rompeva e che se non si levava la restituzione e cresceva la somma, non mi sarebbe piú suto prestato li orecchi, mi parve da lasciarmi ire a quarantamila e di fare la prima paga piú gagliarda acciò che, tirato el Re da questo utile piú propinquo, di che lui fa stima, ci conscendessi, e cosí* vostre Signorie *si venissino a rispiarmare diecimila ducati. [12] E però dissi che io sapevo la buona volontà di* vostre Signorie, *e per questo io ardirei in vostro nome promettere ducati quarantamila, da pagarne sedicimila quando fussi nella prima terra che fussi tutta in Italia e l’altra somma in dua paghe dipoi, come nel fermare questo obligo saremo d’accordo. [13] E benché le cose di Pisa vi premessino e che le ragioni vi avevi fussino buone e da essere favorite da ognuno, nientedimeno per mostrare a sua Maestà che per* vostre Signorie *non restava di fare dimonstrazione di buoni figlioli verso di lei*, vostre Signorie *sarieno contente non ne parlare, ma solo volere la conservazione e securtà* et etc. [14] *El Re udí quello dissi molto gratamente, e parvemi conoscere che lui era volto a fare questa composizione per quanto potessi iudicare da segni esteriori, ed al medesimo Collauro mi fece rispondere che a lui era piaciuto quello aveva fatto e che il dí seguente mi risponderebbe. [15] Ed innanzi mi partissi el Re chiamò Pigello da parte e lo domandò chi era questo Segretario venuto e per che via, e li disse li pareva che ’ Fiorentini facessino bono principio. [16] Questa audienza ebbi mercoledí notte a dí* 12 *e la risposta dovevo avere a’* 13, *e sono stato prorogato di dí in dí ed ancora non l’ho avuta. [17] E per questo ho determinato scrivervi acciò che voi non stiate sospesi della commessione data a Nicolò. [18] La causa donde sia venuta questa dilazione, non so se fussi per non essere in Corte el Lango, che rimase in Augusta a provedere danari, ma ci s’aspetta presto. [19] Nonostante che mi sia suto detto che al Re questa offerta è piaciuta, ma quello lo fa stare sospeso è che dubita che queste sieno parole e che voi siate per fuggirli sotto e non fare conclusione. [20] E quando pure questa conclusione si facessi, lui vorrebbe in questa prima paga ducati ventimila. [21] Ed ancora m’è suto detto che messer Paulo de Litestan ed il Serentano, dua uomini de’ primi come altra volta vi ho scritto, hanno fatto differire questa risposta per esserne di meglio, e che li era necessario farseli amici. [22] Io non avendo di questo commessione né ordine, non l’ò possuto fare se non con parole e queste ho usato calde, ma non so se saranno loro bastate; e l’ò voluto scrivere acciò ne intendiate quanto io e possiate, non essendo concluso, prima deliberarne e rispondere.

[23] Vedono* vostre Signorie *come s’è proceduto in questa commessione e come el Re non ha fatto risposta e quello che io ho ritratto esserne la causa, in modo che, considerato come fui udito gratamente e quello disse a Pigello, credo in bona parte mi sia suto referito il vero. [24] Restami secondo la commessione vostra a potere ancora offerire ducati cinquantamila; ma non credo che in piú danari consista la differenza, ma sí bene in questa prima paga, la quale lui vorrà crescere quanto potrà. [25] Ed io in qualunque risposta mi sia fatta, non sono per salire a cinquantamila né per prometterne in questa prima paga ventimila sanza che voi ne rispondiate, perché io stimo che le cose di qua mi daranno tempo d’aspettare questa risposta. [26] Ma quando vedessi il contrario e le cose venissino in quella caldezza che potrieno in un momento venire, mi lascerei andare a l’una cosa e all’altra. [27] E perché commettete che si prometta pagare questa prima paga quando lo Imperadore fia con lo esercito nella prima città posta tutta in Italia, ho ricerco destramente dove sia Trento, e da e’ paesani m’è suto detto il confino tra Italia e la Alamagna essere piú qua che Trento un miglio; e ne do avviso acciò intendiate bene tutto, ancora che da la offerta fatta nel modo commettesti, non credo vi possiate ritirare sanza cavillazione e grande sua indegnazione*.

[28] Delle cose di qua vi posso poco dire altro che quello vi habbi scritto altra volta. [29] El Re è condotto qui presso a Trento a sette leghe; e qui ha fatto una dieta delli uomini del paese suo proprio perché lo accomodino in questa impresa di qualche somma di danari. [30] E benché non lo abbino ancora concluso, pure è da credere che provedranno a uomini e danari. [31] Qui dove ora siamo non è molta gente, ma di qui a Trento ne sono distribuite per tutte queste ville, e dicesi essere infino in mille cavalli e fanti 4 mila incirca; ma infra pochi dí verranno in ogni modo circa cavalli mille 500 che sono indreto e fanti assai, benché de’ fanti è qui in luogo da poterne fare, se arà danari in uno tratto, quella somma vorrà. [32] E’ Svizzeri è opinione, come piú volte ho scritto, che se questa Maestà dà loro danari, ne arà la maggior parte. [33] Ma lui vorrebbe stessino di mezzo e loro non vogliono promettere questo, perché dicono non potere stare sanza soldo; ed in effetto si risolverà a dare loro danari, se ne arà.

[34] De’ danari sono in quella opinione sono suto sempre, che costui con difficultà ne provegga e per questo si potrà gittare a fare uno accordo con Francia e con ’ Viniziani, ma in ogni modo che facci accordo vorrà venire in Italia. [35] E se per via nissuna potrà adunare tanti danari, che ne fa ogni opera, da potere muoversi sanza accordo o aiuto di Italia, lo farà molto volentieri. [36] E’ principi ed altre città dello Imperio, benché fussi voce che nella dieta ordinassino le genti pagate per sei mesi, ora si dice hanno prorogato questa provisione per altri sei mesi. [37] E’ Viniziani pare che attendino a provedere e’ loro confini, nientedimeno lasciano andare lettere ed ogn’altra cosa che passa sanza alcuno impedimento. [38] Ed arete inteso che a quelli fanti erano scesi in Mantuano, nel ritornare indreto tolsano le armi, nientedimeno poi le rimandorno loro dreto.

[39] El parentado infra el figliolo dell’Arciduca e quello d’Inghilterra si dice essere fatto e tiensi da ciascuno per fermo.

[40] Altro non m’occorre per questa se non raccomandarmi a vostre Signorie. [41] Quae feliciter valeant. [42] In Bulsano, die 17 ianuarii 1507.

[43] Franciscus Victorius.

64

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Copia.

[3] Magnifici Domini etc. [4] L’ultima mia fu per Simone cavallaro da Meming a dí 16 del passato, dipoi ho dato una volta seguendo quando el Re e quando el Cardinale di miglia cinquecento, tanto che a dí viiii di questo giunsi qui a Bolgiano dove era la Maestà del Re. [5] E dipoi dua giorni, cioè a dí xi, arrivò Nicolò Machiavegli, el quale era pervenuto per via di Savoia e de’ Svizzeri. [6] E per sospetto *aveva stracciato le lettere ma mi espose a bocca la commissione vostra, de la quale lo effetto fu questo: che* vostre Signorie *erano contente si offerissi pagare all’Imperadore infino a cinquantamila ducati, cominciandosi a trenta e sequitando infino a cinquanta, ingeniandosi migliorare la città* et etc.; *che questi offerire in tre paghe almeno, la prima quando era con lo esercito in una città posta tutta in Italia, la seconda terza paga in Toscana o rincontro di Toscana, la terza piú là quattro mesi da la seconda terza paga o vero a Roma come meglio si potessi fare. [7] Quello che a l’incontro voi volevi dall’Imperadore erano tre cose: la restituzione delle cose vostre, la conservazione del presente stato e dominio vostro, e la intera sicurtà di quello. [8] E quando la restituzione non si potessi ottenere, si lasciassi indreto; ma volevi si domandassi per mostrare a l’Imperadore che cinquantamila ducati da* vostre Signorie *non erano stimati poco, ma che dell’altre dua cose e’ non se ne levassi nulla ma si ampliassi in modo nel capitulare con le parole e termini che* vostre Signorie *fussino una volta secure di non avere a pagare piú somma di questa, né a l’Imperadore per alcuna cagione retta o indiretta, né ad alcuno de’ suoi principi o soldati, né ad alcuno altro per lui; e cosí che* vostre Signorie *non avessino ad essere alterate in alcuna parte nel presente stato, libertà e dominio drento e fuori, né dall’Imperadore né da’ suoi principi o soldati che fussino venuti seco in Italia, o prima o dipoi venissino per alcuna cagione retta o indiretta; ma lo effetto fussi che ’l vostro presente stato, libertà e reggimento dovessi rimanere intatto ed illeso, e che voi dovessi esercitare lo imperio e iurisdizione vostra in tutte quelle città, castella, terre e luoghi dove al presente esercitate, e rendere ragione a tutti quelli populi a li quali ora rendete sanza ricevere alcune diminuzione di autorità, dignità o preminenzia che al presente usate per alcuno fatto o deliberazione che dall’Imperadore o da altri per lui o suoi principi o baroni si facessi. [9] Io cercai subito audienza da el Re e li esposi la intenzione vostra; ed in principio offersi trentamila ducati in tre paghe e che lui promettessi la restituzione e la conservazione in quello modo mi aveva referito Nicolò. [10] Ma sendomi risposto da Collauro, che era presente, che questo era offerire meno di quello si era fatto nel millecinquecentodua e domandare piú, e che della restituzione non bisognava ragionare, e veduto che la pratica si rompeva e che, se non si levava la restituzione e cresceva la somma, non mi sarebbe piú suto prestati li orecchi, mi parve da lasciarmi ire a quarantamila ducati e di fare la prima paga piú grassa acciò che, tirato l’Imperadore da questo utile piú propinquo, ci conscendessi, e cosí le* Signorie vostre *si venissino a rispiarmare diecimila ducati. [11] E però dissi che sapendo la buona mente di* vostre Signorie *verso di lui, ardirei in nome loro promettere ducati quarantamila e darne sedici la prima paga, quando fussi con lo esercito nella prima terra che fussi posta tutta in Italia, e l’altra somma in dua paghe dipoi, come nel fermare questo obligo saremo d’accordo. [12] E benché le cose di Pisa vi premessino e dovessi esserne favoriti da lui*, tamen *per mostrare a sua Maestà che per* vostre Signorie *non restava di fare buona dimostrazione di buoni figlioli verso sua Maestà*, vostre Signorie *sarieno contente non ne parlare per ora e solo vi ridurresti a volere la conservazione e securtà* et etc. [13] *L’Imperadore udí quello dissi molto gratamente, e parvemi conoscere che lui era vòlto a fare questa composizione, e fecemi rispondere da Collauro; mi fece rispondere che a la sua Maestà era piaciuto quello avevo detto e che il dí sequente ne risponderebbe, e nel partirmi disse a Piggello che li pareva che ’ Fiorentini facessino buono principio. [14] Questa risposta dovevo avere a dí* 13, *e sono stato prorogato di dí in dí sanza averla; acciò* vostre Signorie *non stieno sospese, questa dilazione non so se non fussi per non essere in Corte el Lango, che rimase in Agusta a provedere danari, ma ci si aspetta di dí in dí. [15] Èmmi bene fatto intendere da uno amico che messer Paulo ed il Serentano, dua uomini fra ’ primi, come altra volta ho scritto, hanno sturbato questa risposta sperando esserne di meglio, e che era necessario farseli amici. [16] Io, non avendo di questo commissione, lo ho fatto con parole le quali non so se saranno bastate; e* vostre Signorie *esamineranno e risponderanno. [17] Ho inteso ancora che l’Imperadore vorrebbe se li dessi per questa prima paga ventimila ducati.

[18] Le vostre Signorie veggono come si è proceduto in questa commessione, e come per l’Imperadore non si è fatta risposta e quello ho ritratto esserne la cagione; di modo che, considerato come mi udí gratamente e le parole disse a Piggello, io credo in buona parte mi sia suto referito el vero. [19] Restami secondo la commissione di* vostre Signorie *a potere offerire ancora diecimila ducati piú. [20] Ma io non credo che in piú danari stia la differenza, ma sí bene in questa prima paga, la quale l’Imperadore vorrà ingrassare quanto potrà. [21] Ed io in qualunque risposta non sono per salire a cinquantamila, né per prometterne in questa prima paga ventimila sanza che* vostre Signorie *ne rispondino. [22] Perché io stimo che le cose di qua mi daranno tempo ad attendere questa risposta; ma quando io vedessi el contrario, e le cose di qua venissino in quella caldezza potrebbono in uno momento venire, mi lascerei andare a l’uno de’ dua partiti. [23] E perché* vostre Signorie *commettono che si prometta pagare questa prima paga quando sia con lo esercito nella prima città posta tutta in Italia, ho ricerco cautamente dove sia Trento. [24] E da e’ paesani mi è suto referito che il confino infra l’Italia e la Magna è piú qua che Trento uno miglio, dove ne avviso acciò* vostre Signorie *intendino bene tutto, ancora che da l’offerta fatta in nel modo commettesti non credo vi possiate ritirare sanza gavillazione ed indegnazione sua*.

[25] Delle cose di qua vi posso poco dire poco altro che quello vi abbi scritto altra volta. [26] El Re è condotto qui presso a Trento ad una giornata e qui ha fatto una dieta delli uomini del paese suo proprio perché lo aiutino in questa impresa con qualche somma di danari. [27] E benché non lo abbino ancora concluso, pure è da credere provedranno a uomini e danari. [28] Qui dove siamo non è ancora molta gente, ma di qui a Trento ne sono distribuite per tutte queste ville, secondo che ho possuto ritrarre, mille cavalli e circa 4 mila fanti; e fra pochi dí verranno ad ogni modo circa cavalli 1500, che sono poco indreto, e fanti assai, benché de’ fanti è qui in luogo da poterne fare, se arà danari, quella somma vorrà. [29] E’ Svizzeri è opinione, come piú volte ho scritto, che se questa Maestà dà loro danari ne arà la maggior parte; ma lui vorrebbe stessino di mezzo e loro non vogliono promettere questo, perché dicono non potere stare sanza soldo, ma in effetto si risolverà a darne loro, se ne arà.

[30] De’ danari sono in questa opinione, come sempre fui, che costui con difficultà li provegga; e per questo si potrà gittare a fare uno accordo con Francia e con ’ Viniziani, ma in ogni modo che facci accordo vorrà venire in Italia; e se per via nessuna potrà adunare tanti danari, che ne fa ogni opera da potere muoversi sanza accordo o aiuto d’Italia, lo farà molto volentieri. [31] E’ principi ed altre città dello Imperio, benché fussi voce che nella dieta ordinassino le gente pagate per sei mesi, ora si dice hanno prorogato questa provisione per altri sei mesi. [32] E’ Viniziani pare che attendino a provedere e’ loro confini, tamen lasciano condurre qualunque passa sanza impedimento; ed arete inteso che a quelli fanti che vennono in Mantovano nel ritornare indreto feciono tòrre l’armi e poi restituire e le mandorno loro dreto.

[33] Per tutta la Corte si è pubblicato el parentado d’Inghilterra con el figliolo dello Arciduca essere concluso. [34] Raccomandomi a vostre Signorie. [35] Quae bene valeant. [36] In Pulsano, die xvii ianuarii 1502.

[37] Servitor Franciscus de Vectoris.

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[1] Ritratto fatto dal cavallaro.

[2] Partí a dí xi. [3] Lasciò l’Imperadore a Buggiano dove era el Duca di Sagna con assai gente d’arme. [4] A dí 12 era a Trento dove ’ forieri segnavono le case. [5] Eravi el Marchese di Brandiburg con 600 uomini d’arme e fanterie assai. [6] Da Buggiano a Trento sono tutte le ville prive di gente d’arme, ma piú fanterie assai che altro. [7] Venne a Roveré dove era gente d’arme non molta e fanteria assai, e fra li altri Dionigi di Naldo con 500 fanti. [8] El Conte di Pitigliano si trova ad Ossolingo presso a 5 miglia a Verona, dipoi intese era a Roveré. [9] El Legato si aspettava a Buggiano el martedí, che era rimasto adrieto. [10] Dice essere venuto per la via diritta per le terre de’ Viniziani e che le lettere li sarebbono sute aperte, ma messer Petruccio che sta col conte di Pitigliano non lasciò toccarlo. [11] Ed a Serravalle è uno conestabile che è stato alla guardia di Siena che ancora lo lasciò passare; e li altri erono tutti cerchi. [12] Trovò da Buggiano a Trento molti carri di munizione per l’artiglierie. [13] Artiglierie dice trovò poche che dice vanno per il Friuli.

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[1] Francisco Victorio Mandatario ad Cesaream Maiestatem. [2] Die xix ianuarii 1507.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Sono oggi due dí meno che cinque settimane che Nicolò Machiavelli partí di qua in poste e per la via di Ginevra e Constanza, mandato da noi con lettere de’ xvi tenute a dí 17 del passato, avendo eletto questo cammino per piú sicurtà di condurre tale avviso o in lettere o di bocca. [5] E dipoi a dí 23 con lettere di tal dí e di xxi si spacciò il Mancino corriere per la medesima via in termine di xv dí, piú perché tu avessi chi rimandare in qua che per altra cagione. [6] Dipoi a dí v del presente comparse Simone con la tua de’ 16 del passato. [7] E contenendo e’ medesimi effetti che le altre e molto piú per lo averti mandato il Machiavello con la preallegata, non ci è parso da quel tempo in qua innovare altro, e tanto piú quanto per avvisi da Roma e da Mantova s’intendeva doversi fare un’altra dieta a Banzano, donde noi abbiamo avuto opinione che il tempo sia per aspettarci. [8] E fino non abbiamo da te qualche risposta, noi non possiamo risolverci in altro né procedere piú oltre in alcun modo; e vedendola differire ci siamo resoluti a cautela mandarti di nuovo uno uomo per poterlo espedire in qua, quale verrà per la via di Trento, intendendo che vi passano delli altri. [9] Dopo la tornata di quelli fanti venuti in Mantovano non si è poi parlato molto di questa passata, ed è opinione comune che la se ne abbia ad andare a tempo nuovo; ed oltre a dirlo, e’ Franzesi ancora procedono secondo questo fine. [10] E se gli ha ad essere cosí o altrimenti areno caro che tu ce ne scriva di costà, dove in sul fatto ne potrai fare miglior coniettura. [11] Le cose di qua in ogni luogo si stanno ne’ medesimi termini, salvo che in Bologna iernotte nacque certo accidente che quella città tumultuò ed alcuni, prese le arme, ammazzorno alcuni de’ Mariscotti e missono fuoco nelle case loro e dipoi aveano preso una porta. [12] E tale avviso fu dato sanza altre circumstanzie, e fino ad ora che siamo a notte non ci è innovato altro, in modo che non sapremo farne alcun iudizio, ma in qualunque modo ella si sia non può essere senza grande disordine e perturbazione di queste bande. [13] E noi, come ti si è scritto altra volta, sempre ne abbiamo dubitato, pensando che procedendo queste cose quella città avessi ad esser sempre la prima ad alterarsi. [14] Doverrassi intendere meglio, ed intanto questo avviso ti basterà per informazione tua. [15] Ricordianti ancora di nuovo fare ogni estrema diligenzia di ritrarre che conclusione abbi fatte o cerchi fare costí el Papa, perché da Roma fino ad oggi si è visto circa a questo nel Papa piú tosto freddezza che altro. [16] Cosí ancora vedrai di ritrarne che sia dello accordo praticato per il Re Cattolico, non perché noi vi pensiamo molto ma per riscontrare certi altri ritratti, ed in somma tutto quello che possa recare favore o disfavore in alcun modo a questa passata. [17] Ieri di Pisa per uno trombetto di Tarlatino fu portato a Cascina una lettera di cotesta Maestà, la quale il Commissario mandò indrieto non li parendo conveniente riceverla per mano de’ nostri rebelli, e pensando non li avessi a mancare modo da mandarcela per altra via o almeno per tuo mezzo. [18] E per altra via di Pisa medesima, dove forse ne era la copia, si è ritratto la lettera essere de’ xiii del passato; e per essa la Maestà del Re ci confortava e comandava a ricevere nel dominio nostro e’ fuoriusciti genovesi e trattarli onorevolmente, avendo loro ordinato che se li facessino incontro e lui disegnando servirsene in questa sua passata, subiungendo di questa cosa averne parlato teco piú a lungo. [19] E scrivendo tu a’ 16 e non ne dicendo nulla, ce ne maravigliamo grandemente. [20] Non ci pare da parlarne se non ne fia mosso a te; e quando te ne fussi parlato, dissimulando sapere il contenuto di essa con termini ed escusazioni convenienti, monsterrai per la causa sopraddetta il Commissario di Cascina non aver voluto accettarla.

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[1] Francisco Victorio Mandatario apud Cesaream Maiestatem. [2] Die xxii ianuarii mdvii.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Non ier l’altro ti si scrisse il di sopra per Baccino nostro corriere, e la presente si fa solo per mandarti un altro uomo acciò lo possa rimandare indrieto e raddoppiare li spacci, poiché vengono lettere con tanta difficultà. [5] Ieri arrivò qui uno corriere sanese, e portò una lettera de’ ix a Paulo tuo fratello; e da lui s’intese a bocca molte cose di quelle di costà, e ci fu gratissimo intender bene dello esser tuo e del trovarti a Bonzano. [6] E cosí per opposito ci dispiacque e ne stiamo ammirati che a quell’ora il Machiavello non fussi arrivato, e maxime essendo detto corriere soprastato fino a dí xi del passato. [7] Partí il prefato Machiavello e con lui insieme il Diavolaccio per la via di Ginevra e Constanzia fino a dí 19 del passato. [8] Dipoi a dí 23 si mandò con la copia di quello spaccio e per la medesima via il Mancino nostro corriere, ed avantieri il soprascritto Baccino; ed ora ti si manda quest’altro che venga per la via di Trento, come ancora venne Baccino, acciò se ne conduca qualcuno. [9] E cosí confortiamo te ad usare la medesima diligenza, e tanto piú quanto tu vedessi stringere le cose, che ne stiamo con dispiacere fino non sappiamo dello arrivare del Machiavello, al quale non essendo arrivato a dí xi è forza o che il cammino li sia cresciuto fra mano o che abbi avuto qualche sinistro, maxime trovandosi a Ginevra a dí xxv del passato, che di tal luogo abbiamo sue lettere.

[10] Delle cose di Bologna, poi che si scrisse il di sopra, non s’intende particularmente altro; e vedesi, secondo ancora che ci è referito a bocca, non sarà cosa sí grave quanto si monstrò da principio, e piú tosto inimicizia privata che cosa di stato. [11] Però è bene monstrare non ne tenere molto conto, maxime che verisimilmente non accadrà parlarne, non essendo principale interesse nostro. [12] Qui si è detto, ma non ci è di luogo molto autentico, che li Viniziani hanno chiesto fanterie al Cristianissimo per servirsene dalla banda di costà: se sarà vero, si doverrà intender costí al pari che qui. [13] E di nuovo non ci è che scriverti altro. [14] Bene vale.

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[1] [Ai Dieci].

[2] Magnifici Domini etc. [3] Scrissi a dí xvii alle Signorie vostre e mandai la lettera per Raffaello Rucellai, el quale veniva costí con assai diligenza; e detti avviso dello arrivare di Niccolò, e come avevo esposto la commissione sua ad el Re, e come per li gesti sua non mi pareva li fussi dispiaciuta; e mi aveva detto rispondermi l’altro dí, cioè a dí xiii, e come ancora non mi aveva risposto e la cagione che io credevo ne fussi. [4] Delle quali lettere mando copia con la presente; né per altra cagione mi riserbai el Diavolaccio, se non per avere chi espedire qualunque volta mi fussi fatta la risposta. [5] Sono stato dipoi tenuto infino a questo giorno di dí in dí, ed io non la ho sollecitata in modo che paressi che voi la desiderassi troppo, neanche in modo discostatomene che paressi voi avessi caro la dimenticassi. [6] *Tandem col nome di Dio questa mattina fui chiamato, ed in presenza dello Imperadore dove era il Lango ed il Serentano, mi disse detto Lango come lo Imperadore aveva intesa la offerta li avevo fatto in nome vostro; ed avendola bene esaminato, li pare, volendo voi la conservazione e securtà dello stato e dominio vostro, che questi danari sieno pochi considerato la qualità di cotesta città e le altre circumstanzie. [7] Pertanto non era contento né l’accettava, ed avendo pensato di fare domanda che da voi non dovessi essere fuggita, chiedeva che voi li prestassi ora ducati venticinquemila, e’ quali voleva che di presente li fussino pagati; e che lo Imperatore in sul pagamento di detti danari farebbe una lettera diritta a voi, soscritta da lui e co’ suoi sigilli e segni consueti, per la quale si ubrigherebbe a la conservazione e securtà dello stato e dominio vostro; la quale lettera lui non voleva darvi ora, ma la vuole mettere in mano de’ Fucheri al fine che di sotto si dirà; ed inoltre che voi, fatto il pagamento di detti ducati venticinquemila, mandiate li Oratori loro eletti solennemente a incontrarlo quando sentiate sia giunto in sul Po con mandato a concludere seco; e quando arà dipoi concluso con loro, e’ Fucheri sieno ubrigati consegnare a voi le soprascritte lettere; e non concludendo le debbino rendere a lo Imperadore, ed ancora lui si obrigherrà di restituirvi intra annum detti venticinquemila ducati, in caso che la conclusione con li Oratori non si facci. [8] Ma quando detta composizione si facci, vuole che detti venticinquemila ducati vadino a conto di detta composizione, secondo che allora si converrà. [9] Monstrò el Lango con molte parole la onestà di questa petizione, e che se voi volete essere stimati da lo Imperadore dovevi darli questa arra de la dedizione vostra, e che lui da ora vi dà questa altra sotto fede di Re di trattarvi amichevolmente. [10] Risposi secondo la qualità del tempo e delle persone, dove era brievemente che questa offerta avevi fatta era sopra le forze vostre, ma avevi voluto monstrareli di non volere degenerare da’ vostri antecessori in riconoscerlo per padre e protettore vostro. [11] Ma considerando questa risposta, non vedeva perché la avessi a essere accettata da voi, vedendo il pagamento de’ danari certo e la sicurtà incerta; tamen che lo oficio mio era scriverne, e per potere intenderla piú a punto sarei il dí dopo desinare con il Lango; e questo feci per dire a lui piú apertamente quello mi pareva di questa cosa, non potendo farlo quivi per non tediare il Re. [12] Disse el Lango, nello esporre questa risposta, che era presente il Re, che era bene per piú vie mandare questo avviso e che io ne dessi a lui una copia che le manderebbe. [13] E perché, andando il Re verso Trento, quelle strade si potrieno rompere da’ Viniziani, io vi scrivessi che mandassi le vostre lettere responsive a Bologna a uno suo uomo chiamato* el dottore Rabelar, *el quale arà commodità in omni gran moto mandarle sicure; né mancherete per questo di mandare vostri uomini propri. [14] Io darò la copia al Lango dove fia scritto semplicemente questo partito, lasciando a rietro le altre circumstanze. [15] Partito dal Re, fui poco poi a lungo con el Lango, e dissili largamente che io ero certo voi non potere accettare questo partito, perché dove si parla che voi paghiate e da l’altro canto non vi sia ricompensa, si parla di cosa che cotesto populo non consentirebbe mai. [16] E perché el Lango disse che il Re li aveva di nuovo commesso mi facessi fede che tratterebbe graziosamente le* Signorie vostre, *risposi crederlo, e cosí lo crederrebbe ogni altro uomo che particularmente avessi a trattare seco, ma che una repubblica ed uno popolo si governava altrimenti che uno privato. [17] Perché costí universalmente si crederria perdersi e’ danari e non si fare amico il Re, e voi e lui sapevi come si prestano e’ danari a’ Re e come si rendono. [18] Pertanto che era assai meglio, per avanzare tempo, che il Re accettassi questa offerta che era conveniente e sopra le forze vostre. [19] E quando pure al Re paresse altrimenti, dicessi quello volessi e la cosa si facessi d’un pezzo. [20] El Lango rispose generalmente, ed infine si ridusse a richiedermi quello che voi faresti volendo fare la cosa a un tratto; a che io risposi che s’era detto e che aveva a dire lui, e questo feci per vedere se possevo in modo alcuno scoprire che animo fussi quello del Re di volere da voi. [21] Infine non si fece altra conclusione se non che scrivessi la risposta avuta e nel modo soprascritto; ed in questo mezzo lui penserebbe qualcosa e che io pensassi e riparleremoci. [22] Avevami el Lango fatto prima accennare che arebbe caro non essere solo a tenere a dipresso le cose vostre, e ne l’ultimo del parlare me ne fece fede mostrandomi avere bisogno d’aiuto, il che è quello scrissivi per altra del Serentano e messer Paolo. [23] Voi penserete sopra questo capo e ne deliberrete. [24] A me non parve di venire a la oferta de’ cinquantamila, perché vedevo che si saliva questo scaglione sanza frutto e che si faceva men grata una seconda offerta, la quale voi deliberassi fare per via de li Oratori. [25] E pensando la causa perché lo Imperadore vuole stare in su questi termini d’accattare e non vuole venire ad alcuna convenzione, non posso imaginare se non quella che già piú tempo fa scrissi, che secondo la conclusione della dieta e’ non possa ubrigarsi a potentato alcuno d’Italia. [26] E però avendo da l’un canto bisogno di danari, da l’altro non possendo per ora assicurare alcuno, piglia questa via. [27] E cosí s’è voluto governare con Ferrara e non li è per ancora riuscito; e cosí s’è governato con Siena, perché a rincontro de’ danari pagati non ha tratto Pandolfo che bone parole. [28] E veramente se questo non fussi, considerato come riceve la offerta vostra, o lui l’arrà accettata, o aria chiesto cosa da non si discostare molto. [29] È necessario pertanto che voi nel deliberarsi mettino in considerazione questo capo del prestare; perché, quando s’indirizzassino a credere a le parole, doverria bastare minore somma che ducati venticinquemila; e quando non voglino, pensino come pare loro da governarsi, e scrivino. [30] Né crederrei fussi se non a proposito mandare sanza intermissione di tempo li Oratori, perché come di sopra si dice el Re lo ricordò, e non saria male venissino piú in qua che lui non disse. [31] E ancora il Lango oggi mi disse che voi eri voluti essere troppo prudenti e mai non avevi voluto credere la passata dello Imperadore, e che se l’avessi creduta li Oratori eletti arebbonno cerco di venire. [32] Ed ancora che a tutto rispondessi, pure col mandarli potria essere che la cosa diventassi piú facile che altrimenti; non credo si muti di proposito, perché potria essere che la dieta non li avessi legato le mani e che lui non volessi fermare la composizione perché avessi animo di domandare una somma che ora li recuseresti, ma quando avessi cominciato a sborsare e lui si trovassi vincitore, non saresti fatti pregare*.

[33] Le cose della ’mpresa sono piú calde che le non erano quando a dí xvii vi scrissi, perché ogni dí capita qui fanti e gente d’arme per a Trento, e per altre vie ve ne può andare che non si veggono. [34] Qui tre dí fa si fece una mostra di 300 fanti e di piú circa di 40 scoppiettieri. [35] Da’ dí xviiii di questo a dí 22 si sono inviate circa 30 carra d’artiglierie infra grossa e minuta al cammino che per la Lega Grigia riesce in Val di Voltolina, ancora che per detto cammino possa ritorcele verso Trento. [36] E s’intende che li è convenuto con detta Lega Grigia che lo servino di 1800 fanti pure co’ suoi danari, ed in detta Lega si sono mandati bandi che nessuno pigli danari da Francia. [37] Ieri giunsono cento cavalli mandati da Uspurgh ed Olmo, e questo dí si aspettano 70 cavalli di Norimbergh. [38] Fecesi ancora ieri mostra di circa 600 fanti, ed andò bandi che chi era sanza partito e volessi danari liene sarebbe dati. [39] Passano ciascun dí a 3 a 4 per volta uomini d’arme, e cosí passa assai munizione d’arme e di vettovaglie. [40] E’ Viniziani hanno condotto tutte le genti d’arme e fanti arieno nel Veronese di qua da le chiuse intorno a Roveré, in modo che la cosa non può stare molto cosí; e puossi facilmente, come per altra scrissi, in un subito vedere qualche moto inespettato. [41] E se questo fuoco si appicca e non si sia fatto altro, le Signorie vostre veggono con che difficultà si potrà avere avvisi da quelle ed io avvisarle. [42] E le parole del Lango, presente el Re, me ne ferno questa mattina fede, il che mostra che non ha intelligenza con ’ Viniziani e per avventura o e’ non la vuole o e’ non la spera, nonostante che piú dí fa el Generale de’ Fra’ bianchi sia ito a Vinegia; e non si sa se il Re lo ha mandato proprio motu e se ’ Viniziani lo hanno ricerco, o se lui si è offerto per gratuirsi e’ Viniziani, avendo detto frate l’entrate sua in su el dominio loro. [43] Vedrò di ritrarne qualche cosa e ne avviserò vostre Signorie.

[44] Quando el Re partirà non si sa né credo che lo sappi altri che lui, e però io non lo posso scrivere alle Signorie vostre; e cosí non si può sapere quando questa guerra comincerà né donde appunto. [45] Credesi bene che al piú lungo non possa passare tutto febbraio.

[46] Ho ritratto come questo Re, non avendo el Duca di Ferrara concluso seco cosa alcuna, voleva licenziare il suo Oratore, ma ne fu sconsigliato da questi suoi. [47] E però è ancora qui. [48] Valete. [49] Die 24 ianuarii mdvii, in Pulsano.

[50] Ho dato al Diavolaccio per le spese fiorini 3 di Reno, e lien’ho dati pochi perché sono sanza danari: le vostre Signorie faccino costí el dovere. [51] Viene in su ’n una cavalla che Niccolò condusse qui, la quale sta, secondo mi ha detto, a vostre Signorie in ducati dieci d’oro. [52] Vostre Signorie se ne governino seco come pare loro, e rimborsino Pagolo mio fratello di detti tre fiorini.

[53] Servus Franciscus de Vectoris etc.

[54] Postscripta. [55] *Ho a ricordare* a vostre Signorie *che questo Re mi pare in modo indurato in sua opinione, ed ancora li pare essere tanto gagliardo che sanza danari di presente non credo si truovi con lui accordo, e piú faranno ventimila ducati contanti che cinquanta se gnene prometta a tempo*.

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[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] A’ Dieci.

[3] Magnifici Domini etc. [4] L’ultima mia fu a dí xvii del presente, la quale si mandò per Raffaello Rucellai che disse essere costí in dí sette; ed io non volli spacciare el Diavolaccio per riserbarlo a darvi avviso piú certo. [5] Per questa mi occorre scrivervi come *questa lettera non contiene nulla, ma scrivesi acciò che le vere si salvino trovando questa. [6] Quanto s m t s nu ta no non piú a s f be et u da c z i mm mi tt le u bu h i l e m ta fo fi ci pe co di ni o p g non d fe fa ma mo na pa pe pi qui r p vo d a m ta s to ti f ti ta tu vu bb cc ge ce de bo b ma mm mi su sul sal sel bo fe* fi *fu gu p co Duca Valentino quasi li la ta pa pe pi c pu qua que qui quo na ne ni no nu ra re ri ro ru ma me mi mo mu la le li lo lu ga ge gi go gu da de di do du ca de ce ci co cu con ba be bi bo bu sa se si so su sul sal sel ta te ti to tu va ve vi vo vu a b c d e f g h i l m n o p q r s t u x z u z q r h e e a a bb cc dd zz gg mm nn pp rr ss tt che come quando sempre e non non benché perché ancora vostro nostro tanto quanto e ba ca da fa la ma na pa qua ra re que pe ne me le ge fe de cs be bi ci di fi gi li mi ni pi ri ro quo po no mo lo go fo do co bo bu cu do con du fu gu lu mu nu pu ru a z b x c u c t s d e f g r h i r q l m p o n m l ca fe s che con non non no co si u u o le pa re sta re i n s i ss o da fi o a le re che quanto vostro mm mi rr come quando ra re i ru quo tu que qua pu po pi pe pa nu no ni ne na mu mo mi me ma lu lo li le la ga ge gi go gu fu fo fi fe fa du do di de da con cu ci ce ca bu bo bi be ba Re di Francia 15.15000 :. :. :. :. :. :. 2 o 3. 79.999: 100.000: 15.000::. :. :. :. :. :. [7] Questa è una cazzelleria: che menato sia la fava a chi crede che in questo mondo sia virtú veruna*. [8] Le Signorie vostre sanno ora *che o p quo non si se ba bi be bo bu no co contando che non si sa, pare di dí in dí non promettendo in nel modo che le cosi sa .... da o bi bene o male e si biago è guasto o vero innamorato ed io sto a denti sí ch’io ro gu re mo ma h lo mo la ri re zz mm mi nn pp vu vo vi va ve vi sa se si so su sul sal sel ca co ci ce con gi go gu fi fo fu va da a de d di do c d du e m ga f g ge h i fe a b gu a a fe d bb la le li ba a ca ce b c be bi bu bo con cu co ci de di do du da me fu fe fo fi gu ga go ge gi lu la lo le li ma mu me mo mi ni nu no ne pu pa po pi pe fu me da ra do di de ci co be b bo con cu me mu ma li le lo la lu gi ge go ga quo qua que qui ru ra ro re ri sel sa se si so su sul ta to tu te ti o ti vu vo vi ve va tt bb ss cc dd zz mm zz nn pp rr ancora che come quando sempre e non benché ru ro re qua questo po pu no nu mo mu lu lo li le la ga fe me ge go gu fu du do ta fu qui du bi fi fo lo mo non po quo* nihil nominus *ro ru pe ne ni no go gu bo gu fo fu fe ma pu n re ri ro ru li lo lu bo do co ancora rr*.

[9] Delle nuove di qua non ho che scrivere altro alle Signorie vostre, avendovi scritto per l’ultima quello che ci era. [10] Solo ho da farvi intendere di nuovo come continuamente viene qui uomini d’arme a dua, a 4, a 6 e cosí fanti, e tutti s’inviano alla volta di Trento, di modo che in quello luogo potria essere molta piú gente che altri non stima. [11] Ora quando el Re abbi a partire di qui, e partendo se li andrà a Trento ed andandovi se moverà per Italia, io non lo so, né credo che altri che il Re lo sappia; e però io non lo posso significare a le Signorie vostre. [12] Vedesi bene che le cose sono in termine che non si può differirle molto piú, e quando e’ passi febbraio che le non mutino viso, doverrebbe o non passare marzo o resolversi. [13] Raccomandomi a le Signorie vostre. [14] In Bolsano, die 25 ianuarii mdvii.

[15] Servitor Franciscus de Vectoriis.

70

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Terza copia d’una de’ 24 dí mandata per il Diavolaccio con aggiunta de’ dí 25 e de’ dí 26, e mandasi questa per le mani di Ferrara.

[3] Magnifici Domini et etc. [4] *Questa mattina fui chiamato da lo Imperadore, e da Lango in presenza del Re mi fu esposto da lo Imperadore aveva inteso la offerta li avevo fatta in nome vostro; ed avendola bene esaminata, li pare, volendo voi la conservazione* et etc., *che questi danari sieno pochi considerate le qualità di cotesta Repubblica; pertanto non la accettava. [5] Ed avendo pensato di fare domanda onesta, chiedeva che voi li prestassi ora ducati venticinquemila, e che lui in sul pagamento di detti danari farebbe una lettera diritta a voi soscritta solennemente, per la quale si ubrigherria a la conservazione* et etc.; *la quale lettera lui non vole consegnarvi ora, ma la vole mettere in mano de’ Fucheri a fine che di sotto si dirà. [6] Ulterius vole che voi, fatto il pagamento di detti danari, mandiate li Oratori vostri eletti solennemente a incontrarlo con el mandato quando sentirete sia in sul Po per concludere seco; e quando si concluda, e’ Fucheri sieno ubrigati consegnarvi le soprascritte lettere, e non concludendo le debbino rendere a lui e lui si ubrigherrà di restituirvi intra annum detti venticinquemila ducati quando non si concluda; ma concludendosi, vole che detti danari vadino a conto di detta composizione, che allora si fia convenuto. [7] Risposi e monstrai largamente la inequità di questa petizione; né mi bastò questo, ché io fui poi con il Lango sanza il Re e stetti una ora in persuaderli che questo partito non poteva essere accettato, per esserci drento il pagamento de’ danari certi e la conservazione incerta, e che era meglio fare le cose d’un pezzo. [8] Voleva il Lango che io facessi nuova offerta ed io non volsi, dicendo che toccava a dire a lui, né mi parve d’oferire e’ cinquantamila perché vedevo che non sarebbe suto accettato il partito, e da altra parte si toglieva reputazione a una seconda offerta che voi volessi fare per via de li oratori. [9] In summa io non potetti mai trarre altro da il Lango né scoprire altrimenti la voglia del Re. [10] E pensando io onde nasca questo che voglino stare in su l’accattare sanza fermare altrimenti la cosa, iudico che possa essere una delle due cause: o il Re non può fare composizione alcuna perché cosí si convenne nella dieta di Constanza, ed avendo da altro canto bisogno di danari entra per queste vie di volere accattare e promettere bone parole; e cosí s’è governato con Siena che ha preso e non promesso, e cosí s’è voluto governare con Ferrara, e però non ha concluso. [11] O vero costui disegna trarre da voi sí grossa somma che sa che, dicendola ora, voi non vi consentiresti; ma quando avessi sborsato e lui fussi vincitore e di obrigo, saresti forzati fare a suo modo; e però lui procede cosí. [12] E poiché l’Imperadore non si parte da questo modo de lo accattare, bisogna* vostre Signorie *esaminino questo capo, se ci è taglio veruno per loro. [13] Perché quando si voltassi a credere a le parole, doverré bastare minore somma; ed in ogni cosa che arete a trattare con costui, el danaio presente è sempre per facilitare piú ogni composizione. [14] Dissemi el Lango che io vi scrivessi che appressandosi l’Imperadore a Trento le strade si potrieno rompere e le lettere non venire secure, e che io vi scrivessi che voi mandassi le vostre lettere a Bologna a uno uomo del Re che si chiama il dottore Rabelar, che le manderà sicure, che cosí li arà ordinato; e che voi non mancassi però di mandarle per vostri cavallari per altre vie. [15] Dissemi el Lango, quando li parlai a solo, che li bisognava aiuto a favorire le cose vostre, e prima mi aveva fatto accennare che saria bene farsi amico il Serentano e messer Paulo, a che voi penserete. [16] Dissemi ancora che voi non avevi mandati li Oratori per non avere creduta la passata del Re e che, se chi era deputato lo avessi creduto, arebbe voluto questo onore di convenire, e che non era ancora bene che io non avessi mandato, trattando di composizione*. [17] Scritto insino qui a dí 24 con piú avvisi delle cose di qua che per brevità di tempo non si scrivono. [18] *Basti solo questo: che da otto dí in qua le cose sono riscaldate forte, come per quella potrete avere inteso. [19] Siamo a dí venticinque, ed avendo spacciato* el Diavolaccio *mi è suto detto da uno uomo di gran qualità in questa Corte che crederrebbe condurre il Re a fare quello volessi voi circa la conservazione vostra, e fermare una volta con voi quando al Re fussi numerati a Trento ducati ventimila, ed altri ventimila li fussino con buone cauzione promessi di pagare intra tre mesi sanza alcuna eccezione. [20] Oltre a questo, Piggello mi ha detto che parlando questa mattina con il Lango li disse, dopo qualche ragionamento: «Se e’ Fiorentini promettessino centomila ducati, io crederrei condurre in omni modo questa composizione, ma per sessanta o settantamila non me ne impaccerei». [21] Siamo a dí ventisei ed ho inteso da uomo degno di fede che i Svizzeri in questa ultima dieta sono rimasti in composizione di stare di mezzo e non servire il Re di Francia né l’Imperadore, maxime contro al Re di Francia, ma sí bene contro a li altri. [22] E l’Imperatore ha avuto molto caro questa resoluzione, per non avere a dare loro danari e potere darli a chi li piace. [23] Intendo ancora che la causa perché non accettò la offerta vostra, come in principio fece dimonstrazione, è perché a la venuta del Lango intese da lui avere provisto a Augusta bona somma di danari, in modo che in questo principio non li pare avere bisogno*. [24] Nec alia. [25] Raccomandomi a vostre Signorie. [26] Quae bene valeant. [27] Die 26 ianuarii 1507.

[28] Franciscus Victorius in Bolzano.

71

[1] Francisco Victorio Mandatario apud Cesaream Maiestatem. [2] Die xxix ianuarii mdvii.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Iarsera a due ore di notte comparse la tua de’ xvii per mano di Rafaello Rucellai, e con essa una di Nicolò de’ quale ci fu grato intendere fussi arrivato salvo. [5] E per opposito ci dispiacque grandemente lo essere stato necessitato stracciare le lettere che portava. [6] Perché avendole condotte, tu aresti potuto piú particularmente intendere lo animo nostro e pigliare piú certa regola circa il concludere questa pratica, quando la si abbi a fare, ed in spetie aresti veduto che la intenzione nostra non era di anticipare né stringere tale conclusione se non tanto quanto si stringessi e sollecitassi questa passata; e che nel secondo partito noi volavamo ancora questa parte, cioè che la Maestà del Re si obligassi a non ci fare contro nelle cose di Pisa, che è un termine piú addrieto assai che promettercene la recuperazione. [7] Ed ancora circa il luogo del primo pagamento aresti non solamente inteso che noi lo voliamo fare nella prima terra che fussi tutta in Italia, ma ancora indubitatamente in Italia, perché la intenzione nostra è sempre stata non l’avere a fare a Trento, potendo la Maestà del Re venirvi ad ogni ora ed adempiere questa condizione senza alcuno suo disagio e fuori di quello respetto che noi aviamo sempre avuto, cioè d’accordare seco in caso che passi. [8] Ed oltre a questo molte altre particularità che, essendo scorso il parlare e le offerte dove sono, non fa bisogno replicarle piú, essendo quasi necessitati stare in su quello che si è ragionato fino ad ora. [9] In che a noi occorre prima commendare la diligenza usata per te e tutto il tuo processo in questa materia; e dipoi considerato dove la cosa si truova e tutto lo scriver tuo, farti intendere la intenzione nostra essere che tu non stringa né solleciti questa materia piú che si ricerchino dí per dí le condizioni di questa passata; e che, avendo fatto l’offerta, ti tenga fermo in su quella cosí quanto a 40 mila ducati per tutta la somma come a xvi mila per il primo pagamento, ed aspetti che te ne sia risposto. [10] E di ogni difficultà che ci nasca dentro, ti rimetta a darcene notizia, presupposto sempre che tu iudichi il tempo doverti aspettare. [11] È necessario che tu facci ogni opera che questo primo pagamento non si abbi a fare a Trento per le cagioni dette, ma in una città di Italia che non sia posseduta dallo Imperadore. [12] E questa parte pare a noi che importi tanto ed a l’onore ed allo utile, ed al danno che ce ne potrebbe resultare quando la sua Maestà non passassi o differissi lungamente il passare, che noi non voliamo ti lasci andare a cederla se non per ultimo remedio ed in caso di ultima necessità, della quale bisogna che facci iudizio tu in sul fatto. [13] E cosí noi ce ne rimettiamo totalmente in te, il quale nel pigliarne partito metterai in bilancio tutto il pro ed il contro di questa cosa; e ne piglierai partito o nell’un modo o nell’altro secondo el iudizio tuo. [14] E cosí ancora rimettiamo al giudizio tuo le due altre parti, cioè di tutta la somma e di tutto il pagamento, sperando non abbi a passare e’ 40 mila per tutta la somma, né e’ xvi mila per il primo pagamento, se non in caso e quando tu intenderai non esser bene differire piú tale conclusione, ma fermarla per non l’avere a fare con peggior condizione. [15] E questa è la intenzione nostra, la quale vorremo che avessi luogo. [16] Nondimeno avendo l’Imperadore a passare, di che si lascerà fare iudizio a te, noi non recuseremo ancora andare fino a 50 mila per tutta la somma ed a xv mila per il primo pagamento, e quanto al luogo farlo a Trento. [17] Ma questo, come aviamo detto piú volte, non voliamo si faccia se non in caso che tu vedessi, rimanendo la cosa indrieto, la città averne ad essere in peggior condizione; e quella ultima parte di farlo a Trento ci pare in ogni evento assai grave. [18] Però ti ricordiamo di nuovo farne ogni instanza e non vi ti lasciare andare se non forzato da ultima necessità. [19] E questo è quanto ed in che modo voliamo fare dal canto nostro, il che come tu vedi è tutto posto in arbitrio tuo, con intenzione che tu abbi in ogni accidente e pro e contro a fare per la città il meglio che tu potrai. [20] Resta ora di nuovo ricordarti quello che tu abbi a chiedere in benefizio nostro all’incontro di questi pagamenti; il che ha due parti: l’una ragguarda il tempo passato, l’altra il tempo presente e futuro. [21] E per il passato voliamo che la sua Maestà abolisca ed annulli omni transgressione, eccesso o delitto de’ quali potessimo essere imputati; e cosí ogni pena e condennazione fatte contro a di noi se veruna ne fussi fatta per lui o per li suoi antecessori, e ci finisca da omni debito contratto per alcuno tempo o seco o con la Camera imperiale o entrate di qualunque sorte che si potessino dire essersi appartenute o appartenersi loro; in modo che lo effetto di questa prima parte sia che la sua Maestà e la Camera imperiale fino ad oggi non ci possa addomandare alcuna cosa per veruno conto né possa muoverci contro veruna azione per molestare le cose nostre o aggravarci di altre spese. [22] E per il tempo presente e futuro voliamo la prefata sua Maestà ci confermi tutte le preeminenzie, iurisdizioni, onori e tituli nostri, e ci prometta in questa sua venuta, stanza e tornata di Italia non molestare né alterare in modo o per via alcuna, né il presente governo né le terre, luoghi, castella ed entrate nostre, ma mantenerci in quello essere ed in tutto quello stato e con quelle leggi e Magistrati che usiamo, siamo e possediamo di presente senza eccezione alcuna; ed in modo vi venga ancora dentro il contado di Pisa. [23] E tutte queste cose la Maestà sua le prometta e si oblighi osservarle per sé, sue genti e soldati, cosí todeschi come italiani, e che ci sia il consenso de’ principi e baroni suoi ed elettori dello Imperio; e questo ultimo in caso che si possa ottenere e l’usanza sia cosí, benché sempre l’han-no osservato e li altri suoi antecessori ne’ privilegi concessi a questa città, dove sem-pre sono queste parole: «Sano procuratoris et baronum suorum accedente consensu». [24] E perché sarà difficile còrre appunto ed in uno tratto questo obligo, la forma sua per ora ci pare doverrebbe essere che di costà voi gittassi una minuta nella quale l’interesse della Maestà del Re fussi, circa la somma e termini di questi pagamenti, saldo in quel modo che voi restassi d’accordo ed il modo fussi fatto da te generalmente con tutti li effetti detti di sopra, aggiungendo che si avessi a distendere a senno del savio nostro e che sua Maestà ce ne avessi a far poi privilegio in buona forma. [25] E quando lo effetto sequa, mentre si penerà a provedere al danaio, si ordinerà appunto come elli arà a stare, che per ora non ci pare poterla governare altrimenti; che, volendo di qua mandarti o mandato o minuta, non sappiamo come si conducessi di costà securamente. [26] E vorrebbesi che tale scritto fussi subscritto di mano del Re e tua e di qualcuno di quelli baroni che fussino costí in Corte. [27] Abbiamo, poi che Niccolò partí di qui, mandatoti il Mancino nostro corriere per la medesima via di Niccolò; dapoi due altri, cioè Baccino e Donato per la via diretta; ed essendo arrivati li potrai rimandare in qua. [28] E ti confortiamo a duplicare li avvisi come faremo ancora noi di qua. [29] Niccolò ci scrive per la sua preallegata che desiderrebbe tornarsene, avendo satisfatto alle commissioni sue, e noi non sappiendo se ti accade servirtene di costà non li aviamo dato licenza. [30] Però scriverrai quello te ne occorre, e facendo conclusione in questo mezzo se ne potrà a l’ora tornare con tale conclusione per via secura. [31] Abbiamo ancora visto quello che tu ci scrivi di messer Paulo e del Sorentano e di Collauro, e desiderando ancora avere loro ben disposti alle cose nostre abbiamo ordinato di farti pagare di costà ancora ottocento ducati come e a chi tu vedrai, e le lettere ne fiano con la presente; de’ quali tu darai quella parte a qualunque di loro che ti parrà conveniente. [32] E Nicolò provedrai ancora di qualche somma di danari acciò che possa soprastare costí fino a quel tempo sarà iudicato necessario; e fara’li intendere che per altra nostra li scriverreno quello che abbia a fare. [33] Abbiamo sempre trovato difficultà grande in provedere costí danari, per non esser di qua chi abbia correspondenza in cotesti luoghi. [34] Però vedi di darci notizia con chi ed in che modo l’uomo si avessi a governare, e dove volgersi per provedervi, perché a mandarli di contanti ci parrebbe gittarli via, portando per il cammino tanti pericoli e maxime seguendo conclusione alcuna; nel qual caso tu farai omni diligenza d’intendere come la Maestà del Re disegnerà valersene e che modo ci si potrebbe trovare. [35] E per replicar di nuovo la intenzion nostra ti diciamo che potendo stare per tutta la somma in su 40 mila, che tu non li passi; e cosí in su xvi mila per il primo pagamento e per il luogo in una terra in Italia che non sia posseduta dallo Imperadore. [36] E non potendo questo, pure che tu facci certo iudizio della passata sua, non recusereno e sareno contenti che tu vadi a 50 mila per tutta la somma e per il primo pagamento a xx mila e per il luogo a Trento. [37] Ma è necessario che tu te ne resolva bene e chiaramente, per le cagioni dette di sopra. [38] Bene vale.

72

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] Firenze.

[3] Magnifici Domini etc. [4] Dopo l’ultima mia è comparso Baccino con le ultime delle Signorie vostre e per quelle ho inteso quanto avvisate. [5] È successo dipoi *non dice cosa alcuna la presente. T bi da su s tu non si pa ba bi b mo mi gg z o cavallaro su sa m g gi ni tanto covate ve d ca ce ci co cu ro ra ri ro vu non con fe a da .... da poi che la fertuna volse al basso la tenua de’ Troiani che tutta ardiva ed insieme con regnio ex re* fu *casso e cu ba trista misera e cattiva poscia che vide* pu*ligona morta el suo bil* pu*lidoro in su la riva del mare si* fu la dolo roba accorta* fo*rsenata latrò sí come un cane tanto il dolore li fe’ la mente torta e le do Piggello mi ha detto e però non bisogna perché la casa è vera a m c d e m f i h q n o p a r s t u x b z z e con se il mondo* fu*ssi composto di pava di ghirello è una cosa che ro n fe re bb perché non si puio fare nit got Ispruic lanzman io farlic tutta notte piic piic; ser Giovanni da Poppi è uno zugo de la sua casa che questo Maestà è uno uomo da bine; io non posso con du fu gu lu mu nu pu ru su sul sal sel tu vu cu ba be bi bo bu ca ce ci co cu da de di do du fa fe fi fo fu ga ge gi go gu la le li lo lu ma me mi bu mu na ne va ve vi vo vu sel sal sul su non potendo fare la volontà sua dicendo che le cose sono di trista natura e non potrebbeno essere di piggiore consederato che Piggello è uno cazzo di cane che entra bene ed esce male tale che non credo che l’Imperadore è uno gentile compagnone ed ha piú forza la brigata non crede* etc.

[6] Oggi si è detto come el dí di Santa Maria Candellaia debbano venire in Trento dua Oratori viniziani per abboccarsi con questa Maestà, la quale debbe el dí medesimo essere in tale luogo. [7] Chi dice che vengono per seguire e’ ragionamenti dello accordo cominciati dal generale, e quando e’ non abbino effetto se ne serviranno in tenere a bada questa Maestà. [8] Chi dice che vengono per vedere oculata fide li apparati sua. [9] E chi dice una favola e chi un’altra. [10] Raccomandomi alle Signorie vostre. [11] E perché el Re ha comandato che nessuno lo seguiti sanza suo ordine, non so per questo quando io mi partirò di qui. [12] Valete. [13] Ex Pulsano, die ultima ianuarii mdvii.

[14] Servitor Franciscus Vectorius.

73

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] Alli Signori Dieci della Guerra di Firenze.

[3] Magnifici Domini etc. [4] Dopo la venuta di Niccolò ho scritto alle Signorie vostre iiii lettere, benché ve ne sia state tre quasi d’un medesimo tinore. [5] La prima fu de’ 17 del presente per Raffaello Rucellai, la quale conteneva come avevo esposto al Re la commissione di vostre Signorie e come lui udí volentieri. [6] E dissemi di rispondere il dí sequente, ma aveva prorogato dipoi la risposta di giorno in giorno da’ dí xiii infino a quel dí; né sapevo la causa, perché non era restato non avessi destramente sollecitato. [7] E cosí in essa era qualche avviso in che termine erano le cose di qua. [8] Della quale lettera ne mandai copia per il Diavolaccio, el quale spacciai a dí 25 con lettere de’ 24 che contenevano la risposta aúta dipoi dal Re, che era in effetto *come lui non voleva accet­tare l’offerta de’ quarantamila, ma voleva di presente in presto ducati venticinque mila e darvi la conservazione; ma non la dare in vostre mani, ma la voleva depositare in mano de’ Fuccheri con ordine che quando fussi in sul Po voi li mandassi li Oratori e convenissi con lui in tutto; e se rimanevi d’accordo, e’ Fucheri vi doverrebbono dare la lettera del-la conservazione e li ducati venticinque mila metterebbono a conto di quanto era allora convenuto; ma in caso non fussi d’accordo, voleva restituire detti danari infra annum ed avere lui la conservazione da’ Fucheri. [9] Scrissi ancora la risposta avevo fatta e quanto sopra questo caso avevo parlato a ’ Lango*, ed in effetto non ne avevo potuto trarre altro; scrissi ancora come le cose di questa Maestà erano riscaldate forte, ma perché stimo quella lettera salva non replicherò a lungo ogni cosa, solo toccherò e’ capi per rispetto. [10] Dipoi pure a dí 25 ne mandai una copia per le mani del Re, perché cosí mi ordinò. [11] *E mi disse che, portando periculo per lo avvenire le risposte vostre potendosi rompere le strade, che io vi scrivessi come mandassi le lettere a Bologna al dottor Rabelar, uomo dell’Imperatore, che aveva comodità mandarle; né mancassi però mandarle per vostri cavallari. [12] Scrissi in quella che avevo ritratto da uomo grande in questa Corte che crederrebbe condurre l’Imperatore a darvi la conservazione quando voi li pagassi di presente ducati ventimila, e d’altri ventimila li dessi promessa certa pagarli infra quattro mesi. [13] Ma questo non è uomo che stia sempre presso a l’Imperatore; tale che si potria ingannare. [14] Cosí ancora scrissi che il Lango aveva detto a Piggello che a meno di centomila non si intrametterebbe. [15] Quella medesima copia mandai per via di Ferrara a dí* 26 *acciò in ogni modo ne avessi una; aggiugnendo a quella che la causa perché io credevo che l’Imperatore stessi in sul tirato, piú che prima mi persuadevo, era perché il Lango era tornato da Augusta ed aveva fatto partiti di buona somma di danari; ancora perché intendevo e’* xii *Cantoni erano resoluti stare neutrali in modo lui veniva in loro avere poca spesa o nulla*. [16] Dipoi a dí 28 di questo comparse Baccino, corriere di vostre Signorie, con lettere de’ 19 e per esse dite avermi mandato el Mancino insino a dí 23 del passato, el quale non è mai comparso. [17] Stimo in tanto tempo debbe essere capitato male. [18] Ed avete ad intendere questo, che, da Niccolò in fuora, l’ultima lettera o imbasciata che avevo aúta da vostre Signorie era stata per Simone, la quale lettera era de’ 24 di novembre. [19] A la presente di Baccino non accade risposta, perché mi pare suto mandato da vostre Signorie piú perché io abbia per chi rescrivere che altrimenti.

[20] Del tumulto di Bologna ne era stato qui qualche voce, ma si era dipoi inteso essere niente.

[21] Per la di vostre Signorie mi pare intendere che le cose di qua, secondo si ritraeva da Roma e da Mantova, parevano rafredde: ma al mio iudizio non furono mai tanto calde. [22] Scrissivi da Augusta per via di Roma la causa perché e’ fanti iti in Mantovano erano tornati, e come e’ Viniziani al ritorno li avevono disarmati e dipoi rendute le armi. [23] Scrissi ancora de la dieta che il Re doveva tenere qui, la quale non è dieta generale de la Magna ma era solo delli uomini del contado di Tirolo per trarre da loro danari; la quale dieta ha in fine concluso darli ora mille fanti pagati per tre mesi e dipoi, appiccata che fia la guerra ed avendo bisogno di suplemento, mandarliene cinquemila e diecimila ne tenere in ordine per guardare el paese. [24] Qui ogni dí comparisce cavalli e fanti, e poi che io sono qui debbono essere passati 600 cavalli o meglio; e quelli del Duca di Bertimbergh, che sono 400, sono poco adreto. [25] Sono ancora passati mentre sono stato qui meglio di 2000 fanti, ma el paese è sí grande che non si può vedere né intendere molto, ed in un subito potria uscire fuora uno esercito ragunato bene grande che non sarebbe parso prima possibile. [26] Una volta, la cosa è condotta molto innanzi, ed il Re è venuto insino qui, e questa mattina si è partito per ire a certi castelli qui vicini, e si crede che intra otto giorni andrà a Trento dove arà fanti, cavalli ed artiglieria. [27] Quello abbi a seguire poi ciascuno lo può pensare, e de necessità conviene che seguiti una delle tre cose: o che sia vituperato e perda el credito infino in Austria, o che li assalti l’Italia, o che facci pace assai onorevole per lui; la vergogna e’ non la vorrà in verun modo. [28] E però è da credere, non trovando accordo a suo modo, che venghi a la guerra e presto presto. [29] Come questo Re stia con e’ Veniziani, io non lo saprei giudicare. [30] *El Generale da Landriano tornò a dí ventotto da Vinegia, dove stette tre giorni. [31] Quello si abbi portato non so, e ne ho domandato il Cardinale; il quale mi ha detto non lo sapere, e che il Generale è bene stato da lui, ma non li ha detto niente. [32] Né io ho aúto questo per buono segno; e maxime intendendo per la vostra che da Roma le cose raffreddano, dubito che l’Imperatore, vedendo non potere trarre danari dal Papa, de’ quali ha pure bisogno, si getti a lo accordo di costoro. [33] Nondimeno non ho nulla di certo; potria essere, avanti questa si serri, intenda qualcosa piú là*.

[34] Oggi mi è suto detto come è tornato uno araldo da Verona, el quale questa Maestà mandò là a fare intendere della passata sua, e come voleva pigliare alloggiamenti per 25 mila persone. [35] Referisce esserli suto risposto da e’ proveditori che se li aveva commissione di pigliare li alloggiamenti per gente disarmata, che li pigliassi; quanto che no, li lasciassi stare, e facessi intendere a questa Maestà che se voleva passare come passò il padre, sarebbe ricevuto ed onorato; quando altrimenti, non erano per riceverlo.

[36] Se *il Papa ha dato danari a costoro o no, io non lo so né lo ho qua ritratto; e benché da questi primi di Corte mi sia detto di sí, non lo ho creduto ed ho stimato lo abbino fatto per fare andare voi. [37] Ho bene inteso che certi danari d’uffici faceva di nuovo li aveva fatti depositare in su ’ Fucheri che potrebbe essere avessi fatto pensiero servissino a questo effetto; ma* vostre Signorie *hanno a Roma melio modo ad intenderlo che non si può qui. [38] Con il Re di Ragona non intendo questa Maestà abbi fatto di nuovo convenzione; con Inghilterra intendesti come qua si disse il parentado esser fermo. [39] Di Italia non so abbi aúto danari se non da Siena, che, benché non lo sapessi certo, ne ho visto tali segni che lo credo. [40] Gente, secondo ritraggo, ha in tre parte: nel Friuli ha gente del paese, in Borgogna ha molti signori e buono esercito, ma a questa via di Trento, secondo mi pare vedere, arà il melio de la gente. [41] Potria per via di Voltolina fare qualche moto, perché la Lega Grigia e li Vallesi che sono fuora de’* xii *Cantoni lo servono di tremila fanti pagandoli lui.

[42] Sopra e’ casi nostri non ho che dire altro perché bisogna aspett*i *risposta da voi. [43] E come ho sempre scritto, l’Imperatore vi ha disegniati alti, né credo si possa abbassare se già e’ danari presenti non lo facessino calare. [44] Sommi sforzato scoprire la intenzione dell’Imperatore dandoci la conservazione, ed il Lango sempre ha fuggito dicendo: «Offerite voi»; ed ha soggiunto quando io bene chiedessi: «Voi non avete mandato» e che era conveniente* vostre Signorie *mandassino mandato a potere concludere*. [45] Vostre Signorie *penseranno bene a tutto e cosí al mandare li Oratori, maxime mentre intendono è libero il passo, che quanto piú in qua verranno tanto piú è da credere potranno giovare a la città. [46] E per dirvi quello ne intendo, sanza danari da pagare contanti e sanza eccezione non credo vi dia la conservazione, perché mi pare facci piú stima di dieci contanti che di venti a tempo*.

[47] Della lettera suta presentata al vostro Commissario a Cascina da’ Pisani e non ricevuta da esso, qui non me ne è stato parlato; né prima mi era suto detto niente da sua Maestà, né da altri per lui. [48] Circa e’ casi de’ Genovesi, era bene qui uno Genovese che si dolse meco che vostre Signorie avevono fatto ritenere uno de’ loro a San Piero a Sieve e non sapeva la causa; e mi disse aver tratto lettere da el Re in quel modo mi scrivono vostre Signorie avere ritratto, e che questa Maestà ne farebbe dire a me qualche cosa; il che non è poi seguíto, ché lo arei significato a le Signorie vostre come ho fatto l’altre cose che per suo ordine mi sono sute dette.

[49] *A lo Oratore di Ferrara intendo che l’Imperatore per ultimo gli fece questa conclusione: «Se il Duca vuole darmi danari nella Magna, ragionisi della investitura ne la Magna; se vuole indugiare a darmegli in Italia, indugiamo a ragionare de la investitura in Italia». [50] E cosí sta la cosa sospesa etc.* [51] Ex Bolgiano, die prima februarii mdvii.

[52] Servitor Franciscus de Vectoriis.

74

[1] Francisco Victorio Mandatario apud Cesaream Maiestatem. [2] Die 4 februarii mdvii.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Simone partí costà a dí 29, ed il di sopra è copia dello spaccio suo; a dí primo poi comparse il Diavolaccio ed ieri per via di Ferrara la copia con aggiunta fino a dí 26. [5] E considerato piú volte e per piú versi il tutto di questa materia, ci siamo fermi in quel medesimo che ti scrivemo a dí 29 detto; perché concludendo altrimenti non ci veggiamo dentro guadagno alcuno né di onore né di utile, anzi pericolo e carico e di qua e di là; e non ha ragione in sé perdere ad uno medesimo tempo e danari ed amici, e non acquistare né altri amici né punto di sicurtà piú; ed a spendere danari in questo modo crediamo avere ad essere sempre a tempo. [6] E però esser bene indugiare infino a l’ultimo come ancora ci pare molto conveniente, e sempre saremo per consentirlo quando noi abbiamo la sicurtà e conservazione nostra nel modo detto per la di sopra, che tu facci conclusione di quanto ti abbiamo commisso per la detta, ma con tutti quelli reservi e circumstantie contenute in essa. [7] E se noi credessimo che il partito mossoti ultimamente di pagare xx mila a Trento ed altri xx mila in termine di tre mesi avessi avuto fondamento, vi aremo forse pensato piú, presupposto nondimeno in esso qualche limitazione; ma vedendo il Lango in diversa opinione, non abbiamo voluto deliberarne. [8] Ed insomma, dove non sia la conservazione e sicurtà dello stato nostro e che tu iudichi la passata sua, non siamo per sborsare danari; e per opposito, dove sieno queste parti, siamo per posarla ed aggravarci di quella spesa ed in quel modo che si dice per la preallegata de’ 29. [9] E la risposta tua ha ad essere che questa città non può spendere sí grossamente né inimicarsi con due potenze sí grandi sanza iustificarsi con il populo, e potersi escusare con ogni altro di aver ricerco la conservazione sua e non altro, perché le qualità nostre non comportano metterci in paragone di chi può piú di noi; ed infine escludere al tutto ogni conclusione di pagar danari sanza ricompenso ed acquisto alcuno. [10] E questa denegazione nostra vedrai di porgerla con piú grate parole che ti sarà possibile, allegandone maxime quella prima cagione di non lo poter fare se non con buona iustificazione di questo populo; e da parte con il Lango potrai allargarti piú in monstrare tutto quello che importerebbe un tal partito oltre alla perdita del danaio. [11] E se a lo arrivare della presente tu non sarai venuto ad altro particulare, vedrai di ricercare diligentemente come le cose si truovino di costà e che iudizio se ne possa fare, perché potrebbe pure essere che questa cosa si differirebbe, ed ogni accidente che le dessi tempo sarebbe a proposito nostro. [12] Noi non scriverreno a Bologna per non parerci a proposito, e potrai fare intendere di costà che, accadendo, noi usereno tal via; e per le ragioni che ci muovono a questo, ci pare da qui innanzi da non dare piú a cotestoro scritti di tua mano. [13] Ècci ancora venuto a memoria secondo la natura etc. poterci, quando si venga a conclusione con tempo, essere addomandati e’ danari accattati dal signor Lodovico. [14] E però te ne avvertiamo che questo capo ancora s’includa nella generalità di tutto quello che per sé, o per altri, o in un qualunque modo che dire o pensare si potessi, ci potessi essere addomandato, ma farlo in modo da non scoprire questo nostro dubbio. [15] Le cose di qua si truovono in questi termini, che il Papa fino ad oggi pare non abbi voluto favorire questa passata se non con parole; ora se si può credere, pare che con le parole etiam la disfavorisca apertamente. [16] Ed in Francia vi è lo Oratore suo ed a Roma quelli del Cristianissimo; e nell’un luogo e nell’altro si batte di continuo; li Viniziani, sopra ’ quali è stato sempre iudicato che si volti il bilico di questa materia, per molti riscontri paiono vòlti ad resistere e stare fermi con Francia; e quando e’ sia, l’impresa non doverrà correre. [17] E questa notte per due venuti di Lombardia a bocca s’è inteso esser partito da Parma il Triulzio con 400 lance e vi mila fanti per verso Mantova in aiuto de’ Viniziani; e di Francia per lettere de’ 28 siamo avvisati il Re e Roano partire a dí iii per Lione, e dipoi avanti se bisognerà, e che gli aveano mandato a levare ottomila Svizzeri, il che se fia vero lo intenderai di costà. [18] E per questo egli è necessario che tu pigli partito dí per dí, e secondo il iudizio tuo te ne governi; ed in dubbio non aveno per male che tu abbi saldato questa pratica in quel modo che noi ti scriviamo per la presente e per la detta de’ 29. [19] E parràci avere speso questa somma con conveniente guadagno e respetto, se non per ora, almeno per un altro tempo. [20] Vale.

75

[1] [Ai Dieci].

[2] Magnifici Domini etc. [3] L’ultime mia furno a dí primo del presente, le quali si mandorno per Baccino cavallaro. [4] E per quelle a cautela repricai in sustanza quanto avevo scritto da’ 24 del passato infino a quel dí circa la risposta mi aveva fatta el Re. [5] E quanto avevo ritratto a parte dello animo suo, non lo replicherò piú giudicandolo non necessario, ma attendone bene con desiderio risposta. [6] Arrivò dipoi l’Ortolano corriere con una lettera di vostre Signorie che per averla tenuta nelle scarpe non s’intendeva punto, di che presi manco dispiacere, perché non essendo allo spaccio suo di costí comparso Raffaello Rucellai con le mia de’ 17 di gennaio, m’indovinai quelle essere copia di altre vostre. [7] Dopo lui arrivò dua dí sono el cavallaro con le del 29 del passato responsive alle mia de’ 17. [8] Ed avendo bene lette ed esaminate quelle *mi dispiace dua cose: l’una, che vi paia che io sia ito troppo innanzi con le offerte, per avventura mossi da parere loro le cose di qua fredde; l’altra, che voi mi diate commissione che io vadia molto piú innanzi quando io vegga le cose riscaldare in modo che l’Imperatore sia per passare in ogni modo e presto. [9] Perché nel primo caso mi pare essere ito rattenuto, secondo la commissione; né dubitino* vostre Signorie *che sanza vostra commissione, quando in su quella offerta si fussi venuto a conclusione, o la non si sarebbe conclusa, o circa el loco del pagamento si sarebbe posto in una città d’Italia subbietta ad altri. [10] E cosí e’ capituli pertinenti a voi si sarebbono rimessi al senno del savio vostro; e de l’una cosa e de l’altra ne avamo ragionato Niccolò ed io. [11] Nel secondo caso, dove voi mi allargate la commissione con le condizioni sanno le* Signorie vostre, *mi pare tali condizioni sieno gravi, non dico solo al piú savio e resoluto cittadino che abbi cotesta città, ma ad uno senato intero che fussi qua e vedessi dí per dí le cose come io e come le si possono ve­dere qui. [12] E benché infino all’ultima mia lettera abbi scritto in modo che di queste cose* vostre Signorie *ne possono essere iudice come me, nondimeno le discorrerò un poco piú larghe acciò vediate come le si possono appostare e quanta ventura bisogna che abbi uno ad apporsi. [13] Io voglio lasciare indreto li altri tempi dopo la giunta mia in questi paesi, ed in quanti modi e quante volte le cose hanno dato e tolto speranza, ma solo repricherò da la venuta de lo Imperadore a Bolsano infino ad ora. [14] Venne questo Re intorno a dí* 6 *del passato a Bolsano, la quale venuta, dove la doveva riscaldare le* o*pinioni, piú tosto le raffreddò, veggendolo cominciare a fare quivi una dieta de’ suoi sudditi ed andare limosinando danari, e sapendo che non era molta gente a Trento in modo che, da l’un canto veggendolo venuto innanzi tanto che non poteva tornare indreto se non con perdita* di *riputazione de la impresa, da l’altro non veggendoli gente da potere andare innanzi, chiunque era qui era intiepidito; e di qui nacque che io vi scrissi per la mia de’ diciassette: credevo ci sarebbe tempo ad aspettare la vostra risposta. [15] Soggiunsi nondimanco che le cose potevano surgere ad un tratto insperate, mosso da la larghezza del paese e da’ secreti governi di costui. [16] Viddesi poi da’ venti dí del passato infino ad ieri le cose riscaldare forte, veggendo soldare fanterie di nuovo e continuamente venirne, veggendo inviare artiglierie ed in gran numero e cavalli ogni dí venire. [17] E benché e’ fanti che si vedeno passare da Buggiano non aggiugnessino a* 3000 *e li cavalli non passassino* 1000, *e che per quello si sapeva qui in Trento ed a l’intorno non fussi piú gente che quella vi si scrisse altra volta, nondimanco si teneva certo che per altra via venissino fanterie e cavalli a proporzione di quelle si vedevano, in modo che li piú freddi non dubitavano piú de la ’mpresa sua. [18] E questo fu causa che per tutte le mia da’ dí* 24 *del passato a dí primo del presente io vi scrissi la ’mpresa ire avanti e che li assalterebbe la Italia in ogni modo, se già e’ non voleva essere vituperato, o se non aveva uno accordo assai onorevole. [19] Dipoi* el Re partí da Bolsano e stette per questi luoghi da Bolsano a qui infino a giovedí passato, nel quale dí circa ventitré ore entrò in Trento. [20] L’altro dí poi si fece qui una processione solenne dove andò la persona sua con li araldi imperiali innanzi e con la spada nuda; e giunto in chiesa, el Lango parlò al popolo dove significò questa impresa di Italia etc. [21] Tutto detto dí venerdí stettono le guardie alle porti e lasciavano entrare ognuno ma non uscire persona. [22] Lavoravasi per tutti li uomini che in questa terra sepeno menare l’ascia certe travi da fare ripari e gabbioni al modo loro. [23] Fecesi fare pane in tanta quantità da pascere quattro giorni x mila persone. [24] Passorno giú per lo Adice piú foderi carichi di ogni qualità di munizioni. [25] Furno comandati la sera tutte le genti d’armi che la notte al suono della tromba fussino a cavallo; e cosí la notte circa nove ore con uno silenzio mirabile cavalcorno. [26] Ed il Marchese di Brandiborgo con circa 500 cavalli e 2000 fanti andò alla volta di Roveré, el Re con circa 1500 cavalli e quattromila fanti andò alla via che riesce a Vicenza. [27] Dicevasi, e la ragione pareva lo richiedessi, che in uno medesimo dí era dato ordine oltre a questi dua assalti che le genti ragunate nel Friuoli movessino per accozzarsi poi con lo Imperadore e con le genti sua quando la occasione e li successi delle cose lo sopportassino. [28] Era ancora ordinato, secondo si diceva, che li tremila fanti della Lega Grigia e delli Vallesi facessino nel medesimo dí mossa verso la val Voltolina. [29] *E cosí con questi ordini parte visti, parte uditi, si stava con speranza grande del successo de la cosa*.

[30] Tornò el sabato sera el Marchese con li sua cavalli qui e si disse che lui si era presentato a Roveré, e circuito la terra e chiesto da alloggiare drento e che chi vi era aveva chiesto a risponderli tempo 6 dí e lui non liene aveva dati se non tre. [31] E cosí se ne era tornato con li cavalli e le fanterie aveva lasciate a la Petra, luogo a dua miglia presso a Roveré. [32] Lo Imperadore da l’altra parte andò a pigliare un monte chiamato la montagna di Siago, le radici della quale si distendono insino presso a Vicenza a xii miglia, dove è fra el piano ed il monte un castello de’ Viniziani detto Morostico, che fa dumila uomini. [33] El quale espugnato può dare ricapito ad uno buono esercito ed oziosamente si può assaltare Vicenza. [34] In su la cima di questa montagna sono certi comuni pure de’ Viniziani, che per essere sette si chiamano e’ sette comuni, vezzeggiati da loro, sendo in luogo importante; ed eransi fortificati con certe tagliate. [35] Ha lo ’mperadore in summa presi detti comuni e pianate le tagliate in modo che vi possono ire le artiglierie, e ve ne è già ito qualche pezzo. [36] Ed ieri mattina si disse che li aveva preso quel Marostico, *donde si aspettava che Vicenza tumultuassi, per avere l’Imperatore seco uno messere Lionardo vicentino, uomo di credito e, per essere male contento de’ Viniziani, stato fuori uno pezzo. [37] In sul bello di queste speranze iarsera circa* 21 *ora, s’intese l’Imperatore essere passato rasente questa terra ed andato ad alloggiare a Samichele discosto a qui* x *miglia in sul cammino di Bulsano, in modo che* o*gnuno è raffreddo e sta sospeso; e chi commenta questo suo assalto in uno modo e chi in uno altro, dubitando alcuni che ’ Viniziani non liene abbino fatto fare, promettendoli con questa scusa essere sua amici, per osservarlo o per tòrli la reputazione ed uccellarlo. [38] Chi crede che la sia stata sua facilità, per suggezione di qualche opinione di moto che sia riuscito vano; e chi non manca punto de la opinione pristina, credendo tutti li ordini soprascritti, dicendo che se torna indreto sarà che voglia fare qualche provedimento, el quale, nonostante lo potessi commettere, lo vuole fare in persona come è suo costume. [39] E cosí rimane questa cosa infino a questo dí. [40] Ora io vorrei domandare il piú savio uomo del mondo che avessi la commissione che le* Signorie vostre *mi danno quello farebbe, e confesso ingenue, se questa lettera fussi giunta tre dí fa, che, non che io avessi promesso el pagamento a Trento, io lo arei promesso ad Ispruc. [41] E quando io lo avessi fatto e le cose intepidissino o differissino, vorrei sapere quello se ne fussi detto costí; ma sanza intenderlo io me lo indovino. [42] Non dico questo perché mi manchi lo animo né fede ad esequire la commissione di* vostre Signorie, *ma per mostrare la gravezza di questa commissione, dove nessuno uomo, se non fussi profeta, non si potrebbe apporre se non per ventura. [43] Perché a discorrerle particularmente per quello che si vede di dí in dí, non si può conoscerne altro che per la notizia soprascritta si vegga ed a discorrerle in universali quel medesimo. [44] Ed io so che volendo vedere secondo la ragione se uno ha a vincere una impresa o no, bisogna considerare la moltitudine e qualità de’ soldati che li ha, come li può tenere insieme e che governi sieno e’ sua, e dipoi estimare le forze del nimico. [45] Che l’Imperatore abbi assai soldati e buoni, nessuno ne dubita; ma come li possa tenere insieme, qui sta el dubbio. [46] Perché non li tenendo lui sed non per forza di danari ed avendone da l’un canto scarsità per sé stesso, quando non ne sia proveduto da altri, il che non si può sapere; da l’altro sendone troppo liberale, si aggiugne difficultà a difficultà. [47] E benché essere liberale sia virtú ne’ principi, tamen e’ non basta satisfare a mille uomini quando altri ha bisogno di ventimila, e la liberalità non giova dove la non aggiugne. [48] Quanto a e’ governi sua, ne è detto parte, e non si può negare che non sia uomo sollecito, espertissimo ne le armi, di gran fatica e di gran esperienza, ed ha piú credito lui che cento anni fa alcuno suo antecessore; ma è tanto buono ed umano signore che viene ad essere troppo facile e credulo, donde ne nasce che qualcuno dubita di questa mossa nel modo soprascritto; tale che, considerato tutto, ci è che sperare e che temere ne li eventi sua. [49] Ma quello che fa sperare di lui piú sono dua condizioni che sono in Italia, le quali hanno fatto onore infino a qui a qualunque la ha assaltata, che sono: essere tutta esposta a la rebellione e mutazione, ed avere triste armi, donde ne è stato e’ miracolosi* a*cquisti e le miracolose perdite. [50] E benché vi sieno e’ Franzesi che abbino buone armi, tamen non avendo con loro e’ Svizzeri, con chi sono consueti vincere, e tremando loro el terreno sotto, è da dubitarne. [51] E considerando cosí le cose in genere fanno medesimamente starmi sospeso a pigliare una tale deliberazione; perché a volere che la commissione vostra abbi loco, bisogna che lui assalti e che vinca. [52] Io mi trovo qui, né si sa se il Re partirà oggi o domani da San Michele e sono sospeso come mi abbi a governare, perché da lui avevo ordine non mi partire da Bolgiano. [53] Ma avendo la vostra lettera ed intendendo il Re avere già mosso, mi parti’ subito per venire a offerire questo partito, dubitando non essere a tempo; ma nel cammino, trovando tornava indrieto, mi sono raffreddo. [54] E non intendendo cosa che m’abbi a fare mutare, mi risolverò a aspettare la risposta vostra. [55] E quando pure facci questa seconda offerta, la farò promettendo il primo pagamento in una città che sia in Italia sottoposta ad altri, se già come s’è detto non innovassi altro. [56] Perché, ancora che le cose sieno procedute cosí, potrebbono domani ripigliare maggiore forza; e come dopo e’ mille fanti mandati in Mantovano è seguíto questo effetto piú gagliardo di quello, cosí presto potria nascere cosa piú gagliarda di questa. [57] Né credo, come per altra si scrisse, che ventimila ducati per la prima paga ed e’ cinquantamila per la maggiore somma sia per farlo cedere, ma forse per ventura cederebbe se il pagamento fussi presente come saria questo di Trento; ma bisognerebbe averne le lettere in seno, il che come s’è piú volte scritto sarebbe possibile forse farlo calare piú che alcuna altra cosa. [58] E sempre che io abbi a pigliare partito, sendo necessitato pigliarlo da conietture che in uno evento dubbio abbi specie di certitudine, mi gitterò a la parte che io crederrò meno pericolosa. [59] Ed in questi maneggi io credo sia meglio, quando si abbi a errare, credere la passata ed errare, che non la credere ed errare; perché nel primo errore credo vi possa essere qualche remedio, nell’altro ne vedo o nessuno o periculoso. [60] Ma chi volessi comporre con piú vantaggio, bisogneria s’arrischiassi piú, a che la vostra commissione è contraria. [61] Ho voluto per questa lettera scrivervi come le cose si possono conietturare, e come lo animo mio sia di procedere, acciò che voi mi possiate regolare quando non vi paressi tale procedere bono. [62] E quando non mi regoliate altrimenti, non vi maravigliate poi quando pure lo evento delle cose non fussi conforme a la mia deliberazione. [63] Riceve’ la lettera di cambio e la commissione me ne date, useròla potendomene valere a benificio della città secondo iudicherò necessario; ma el valersene sarà difficile,* perché di qui in Augusta sono miglia trecento. [64] *E quanto al fare pagare di qua danari, maxime gran somma, non ci vedo altro ordine, insino non si esce della Magna, che per via de’ Fucheri. [65] Ed a questo credo bisogni v’indidirizziate, cioè di fare che e’ Fucheri di Roma li faccino pagare qua* a *loro quella somma disegnassi. [66] E benché di sopra dica che per la distanza del loco sarà difficile a valersene, nondimeno quando fussi gran somma e il Re se n’avessi a valere lui, non li mancherebbe modo con essi.*

[67] Al Machiavello, in mentre arò danari per me, non ne mancherà ancora a lui; né iudico per cosa del mondo fussi bene lo richiamassi, ma priego vostre Signorie che sieno contente ci stia tanto che *le cose sieno composte e lo stare suo è necessario*. [68] Nondimeno quando accadessi cosa che importassi il venire suo ed il cammino non sia molto pericoloso, son certo che lui non recuserà ogni fatica e pericolo per amore della città. [69] Valete. [70] Ex Trento, die viii februarii 1507.

[71] Servitor Francesco Vectori.

76

[1] Magnifis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] *Questa non dice nulla. [4] Ba be bi mo bu ca ce ci co cu da de di do du fa fe fi fo fu ga fe fi fo fu lo giorno se n’andava e l’aer bruno toglieva li animali che sono in fu rra da le fatiche loro ed io solo uno mi a o so mi t t se a e q fo come vu vu p mi di tu n n ge pa e sul culo e la presenza diminuisce la fama sua non si no tenta e non con* m*emorare le cose de la natura, io vi dico non si* pu*ta s ri* onde conviene per questo *io vi dico ed io credo in ogni modo per tutto si doverrebbe conietturare la impossibilità de la natura che fa le maggiori cose in questi paesi che in alcuno altro del mondo. [5] E’ ci sono certi rubaldoni grande come asini che hanno cazzi come io la coscia che vanno infilzando queste povere fantesche*, talmente che vostre Signorie *si maraviglierebbero ed appena chi non li tocca con mano lo crederrebbe*. [6] E perché si aspetta risposta con desiderio da vostre Signorie non mi scade dire di questa materia altro d’importanza che quello ho scritto di sopra, né per altra cagione scrivo la presente che per sollecitare quelle alla risposta. [7] Né ci è di nuovo altro seguíto poi che io scrissi l’ultima mia, se non che questa Maestà partí ieri di qui e n’è ita verso Bruneche e si dice che ne va nel Friuoli. [8] E veggonsi le cose piú gagliarde che mai; e sotto questa mossa fatta verso Roveré e li sette comuni è qualche grande disegno che non si può per ancora bene intendere. [9] Bisogna rapportarsene al tempo e credere per fede. [10] Né mi occorre altro che raccomandarmi a vostre Signorie. [11] Que bene valeant.

[12] Erami smenticato dire come questa Maestà ha comandato ad el Legato ed a tutti li Oratori che sono qui che vadino a stare a Marano, discosto a qui tre leghe, infino non sia loro detto altro. [13] E lo fa per lasciare questo loco vacuo alle genti d’arme che vengono continuamente. [14] Iterum valete. [15] Die xiiii februarii mdvii, in Buggiano.

[16] Servitor Franciscus de Vectoris.

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[1] Francisco Victorio Mandatario apud Cesaream Maiestatem. [2] Die xix februarii mdvii.

[3] Magnifice Orator etc. [4] La tua delli viii comparse salva a dí 16 ed il dí appresso tornò il Diavolaccio quale era suto spacciato di qui a dí 4, non avendo potuto passare. [5] E poiché noi veggiamo la nostra de’ 29 essere arrivata, per la presente sareno piú brevi, rimettendoci dell’intenzione e disegno nostro a quella. [6] Solo ti diremo che quanto appartiene al iudicare la passata di cotesta Maestà, in su che tu discorri assai, noi non vogliamo che tu sia indovino perché lo conosciamo impossibile ad uno uomo, ma sempre l’animo nostro è stato rimettere questo iudizio a te per essere in sul fatto, non per tenertene poi a sindicato ma per approvare sempre ogni partito che tu ne pigliassi. [7] E cosí ti diciamo di nuovo che secondo il iudizio tuo tu pigli partito, e basteracci che tu lo facci con convenienti respetti secondo che si troverranno le cose quel dí. [8] Ed in dubbio approverreno che tu ti sia resoluto secondo lo scrivere tuo di questa ultima, faccendo coniettura ad uno xv per lira, perché questa spesa, quando bene non ne sequa altro, non sarà gittata via in tutto se non per ora almeno in altro tempo, spendendo con quello riscontro e ricompenso che noi ti scrivemo per quella de’ 29. [9] E questo punto terrai sempre fermo, che di questa spesa se n’abbia a trarre la conservazione nostra e la esclusione d’ogni molestia ed azione che ci potessi surgere dentro, come si dice per la preallegata de’ 29. [10] E tenendo fermo questo potrai, circa la somma, estenderti fino a cinquantamila ducati; e circa il primo pagamento di presente, quando non potessi condurlo a xx mila, andare fino a xxv mila, purché se ne abbia tanto tempo che si possi trarli per via di lettere, ché altro modo non ci è. [11] Ed il piú presto ed il piú facile che noi ci conosciamo sarebbe farne pagare in Fiandra o altrove dove fussi piú commodità. [12] E questo ancora non sappiamo quanto sarà facile cosí subito ed in un tratto: non diciamo per noi, ma naturalmente per la difficultà della cosa; e quanto al luogo, non potendo convenire di farlo piú qua che Trento, fermarlo di fare a Trento. [13] E questi v mila ducati oltre a’ xx mila si sono aggiunti per darti piú larghezza, perché l’animo nostro è di fare traendone la commodità scrittati e iudicando tu la passata nel modo sopradetto; e non pensare che del partito che tu piglierai averne a rendere altra ragione che quella è conveniente in uno simile caso, perché la intenzione nostra è cosí, e molto bene s’intende la difficultà di questo iudizio. [14] Noi non ti direno altro, pensando che tu se’ in luogo da potere intendere al par di noi che riscontro e che difficultà abbia avere questa passata, ed anche iudicare che nervo sieno per avere le cose di costà. [15] E però vedi di usare diligenza d’intenderle bene acciò che tu possa resolvertene con piú maturità, ed ancora che pratiche e che andamenti andassino attorno etc. [16] Bene vale.

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[1] ... Desen buee salmen cum cive Anthoniis Rusticis commen... per Antonio Rustici ... Florens...

[2] *Questa piccola lettera vi scrivo per un fiamingo che passa a caso perché ne mandavo Simone e non ho potuto ottenere licenza da lo Imperatore, per ancora che passi, né l’ha data ad alcuno italiano. [3] Per detto Simone vi scrivevo a lungo quello mi accadeva e come era necessario rispondessi a la mia de’* 24 *del passato, e come intendevo che il Diavolaccio era stato spogliato da’ Viniziani e tornavasene in costà. [4] E per il dottor Rebelar o per suo mani non avevo ancora avute lettere, in modo stavo di mala voglia; e cosí ancora credo che qui costoro si maraviglino e pensino che voi vogliate prolungare la cosa per vedere il progresso; e hannomi mandato a Marano distante da la Corte assai, con ordine aspetti qui questa vostra risposta e poi vadi in Corte. [5] E però è necessario, per quelle vie iudicate si possa, che voi mandiate questa risposta; ed alla lettera mi portò Simone non vi fidate, perché, per le ragioni vi ho scritto per altra a lungo, non la posso esequire e le parole sarieno gittate via, ed impresa, per quel lo posso iudicare, riscalda e vedesi segni che o per guerra o per accordo costui è per fare la impresa. [6] Ed io sono qui in luogo che poco posso intendere o vedere; e Nicolò ancora è qui, perché il Re non si contenta essere seguíto. [7] Però è necessario pensiate in omni modo mandare quella risposta, ché altrimenti saria possibile le cose succedessino in modo che non saresti poi a tempo se non con disavvantaggio grande. [8] Circa li avvisi de le cose di qua arete inteso per la mia de’ dí* 8, *la quale mandai per l’Ortolano corriere e credo sia venuta salva perché e’ passi non erano ancora chiusi, quello era occorso; e come l’Imperatore aveva fatto uno assalto verso Roveré e verso certi monti che passono a Vicenza e poi era tornato indreto con ammirazione di ciascuno; di poi se ne andò a Brissina di qua da Trento dua giornate, dove ancora è. [9] E verso Trento sono iti poi circa* 2000 *fanti e* 200 cavalli, e tuttavia ne va; e dicesi vole raccozzare a Trento x *mila fanti e* 4 *mila cavalli. [10] Ha ancora mandato a Vinegia uno araldo con quella medesima imbasciata lo mandò l’altro dí a Verona e ne ha recato la medesima risposta, cioè che passi disarmato e darannoli el passo. [11] Io, come ho detto di sopra, insieme con li Oratori e Legato, siamo qui fuori di strada come relegati, e s’io non ho risposta di quella del Diavolaccio, non posso fare offerta alcuna. [12] Ma dienmi le Signorie vostre commissione certa, perché e’ si vede che lo Imperatore assalterà in ogni modo; ma se vincerà non si opporrebbe persona, veggendo el Re e li Viniziani còntroli. [13] E però di nuovo vi priego mi diate commissione certa e per tante vie che la venga, e presto. [14] Tutte queste cose scrivevo per Simone, ma piú a lungo e con piú mia satisfazione, e lo spacciai infino a’ dí* 14; *né possé passare, e questo Re lo fa, come io credo, perché le cose sua non si intendino. [15] Altro non ho che dire rispetto a chi porta, perché mando la lettera a caso; e se la porta salva, dareteli dua ducati d’oro. [16] In Marano, die ventiuno di febbraio millecinquecentosette, Francesco Vettori*.

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[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] Copia di una de’ 8, con aggiunta de’ dí xiiii e de’ dí xviiii di febbraio, con una poscritta de’ dí 23.

[3] Magnifici Domini etc. [4] L’ultime mia furno a dí primo del presente, le quali si mandorno per Baccino cavallaro; e per quelle, a cautela, repricai in sustanza quanto avevo scritto da’ 24 del passato infino a quel dí circa la risposta mi aveva fatta el Re, e quanto avevo ritratto da parte dello animo suo. [5] Non lo replicherò piú, giudicandolo non necessario, ma attendone bene con desiderio risposta. [6] Arrivò dipoi .... corriere con una vostra lettera, che, per averla tenuta nelle scarpe non s’intendeva punto; di che presi meno dispiacere perché, non essendo allo spaccio suo di costí comparso Raffaello Rucellai con le mia de’ 17 di gennaio, m’indovinai quelle essere copia d’altre vostre mandatemi per Baccino. [7] *Arrivò poi Simone cavallaro con le de’ ventinove responsive a le de’ diciassette. [8] Ed ogni cosa bene considerata mi dispiace dua cose: l’una, che paia a* vostre Signorie *che io sia ito troppo innanzi con le offerte, fondatesi per avventura in sul parere le cose di qua fredde; l’altra, che le mi dieno commissione che io vadia molto piú innanzi quando io vegga le cose riscaldare in modo che l’Imperatore sia per passare in ogni mo-do e presto. [9] Perché nel primo caso mi pare essere ito, secondo la commissione, rattenuto; né dubitino* vostre Signorie *che, sanza vostra commissione o nuova instruzione quando in su quella offerta si fussi venuto a conclusione, che se fussi fermo. [10] Perché o la non si sarebbe concluso, o circa e’ loco del pagamento si sarebbe posto in una città di Italia subietta ad altri; e cosí e’ capituli pertinenti a voi si sarebbono rimessi al senno del savio vostro; e de l’una de l’altra cosa ne avamo ragionato Niccolò ed io. [11] Nel secondo caso, dove voi mi allargate la commissione con le condizioni sanno vostre Signorie, mi pare tali condizioni sieno gravi, non dico solo al piú savio e resoluto uomo che abbi cotesta città, ma a uno senato intero che fussi qua e vedessi dí per dí le cose come io e come le si possono vedere qui. [12] E benché infino a l’ultima mia lettera abbi scritto in modo che di queste cose vostre Signorie ne possono iudicare come me, nondimeno le discorrerò un poco piú larghe, acciò vediate come le si possono appostare e quanta ventura bisogna che abbi uno ad apporsi. [13] Io lascerò indreto li altri tempi dopo la giunta mia in questi paesi, ed in quanti modi e quante volte le cose abbino dato e tolto speranza, ma solo repricherò da la venuta dell’Imperadore a Buggiano infino a ora. [14] Venne questo Re intorno a’ sei dí del passato a Buggiano, la quale venuta, dove la doveva riscaldare le opinioni, piú tosto le raffreddò, veggendolo cominciare a fare quivi una dieta de’ suoi sudditi ed andare limosinando danari; e sapendo che non era molta gente a Trento, in modo che, da l’un canto vedendolo venuto innanzi tanto che non poteva tornare adreto se non con diminuire la opinione de la ’mpresa, da l’altro non li vedendo tanta gente da potere andare innanzi, chiunque era in Corte era intepidito. [15] E di qui nacque che io vi scrissi per la de’* 17, *che io credevo che ci sarebbe tempo a aspettare la vostra risposta. [16] Soggiunsi nondimanco che le cose potevono surgere in uno tratto insperate, mosso da la larghezza del paese e da secreti governi di costui. [17] Viddesi poi da’* 20 *dí del passato infino a ieri le cose riscaldare forte, veggendo soldare fanterie di nuovo e continuamente venirne, vedendo inviare artiglierie ed in gran numero e cavalli ogni dí venire. [18] E benché e’ fanti che si vedessino passare da Buggiano non aggiugnessino a* 3000 *e li cavalli non passassino* mille, *e che per quello si sapeva qui in Trento ed a l’intorno non s’intendeva essere piú gente che per altra vi si scrisse, nondimeno si teneva certo che per altra via se ne andassi a proporzione, in modo che li piú freddi non dubitavano piú di cosa alcuna circa la impresa sua. [19] E questo fu causa che, per tutte le mie lettere da’ dí* 24 *del passato infino a dí primo del presente, io vi scrissi la impresa ire avanti e che li assalterebbe l’Italia in ogni modo, se già e’ non voleva essere vituperato o se non aveva uno accordo assai onorevole. [20] Dipoi l’Imperadore partí da Buggiano e stette per questi luoghi da Buggiano a qui infino a giovedí passato, nel quale dí circa* 23 *ore entrò in Trento. [21] L’altro dí dipoi si fece qui una processione solenne dove andò l’Imperadore con li araldi imperiali innanzi e con la spada nuda; come declarato, l’Imperadore giunto in chiesa, e ’ Lango parlò al popolo e significò la deliberazione de la dieta circa la impresa di Italia. [22] Tutto detto dí venerdí stettono le guardie a le porte e non lasciavono uscire alcuno. [23] Lavoravasi per tutti li uomini che in questa terra sanno menare l’ascia certe trave da ripari e gabbioni loro. [24] Fece fare pane in grande quantità; passorno qui per lo Adice molti foderi carichi di munizioni; furno comandate la sera tutte le gente d’arme fussino a cavallo. [25] E cosí la notte circa ore* 9 *con uno silenzo mirabile cavalcorno a lume di torchi. [26] El Marchese di Brandiborgo con circa* 500 *cavalli e dumila fanti andò a la volta di Rovereto; e l’Imperadore con circa* 1500 *cavalli e quattromila fanti andò a la via che va a Vicenza. [27] Dicevasi, e la ragione pareva lo volessi, che in uno medesimo dí era ordinato, oltre a questi dua assalti, che le genti ragunate in Friuoli movessino per accozzarsi poi con l’Imperadore quando la occasione lo portassi. [28] E cosí con questi ed altri ordini, parte visti parte uditi, si stava con espettazione grande del successo. [29] Tornò il sabato sera il Marchese con li sua cavalli qui, e si disse che lui s’era presentato a Rovereto e circuito la terra e chiesto d’alloggiare drento, e chi vi era aveva chiesto tempo a risponderli* 6 *dí e lui ne aveva dati* 3; *e cosí se ne era tornato co’ cavalli e le fanterie aveva ritirate a la Pietra. [30] Lo ’mperadore da l’altra parte andò a pigliare uno monte detto la montagna di Siago, le radice de la quale si distendono fino presso a Vicenza a* xii *miglia, dove è fra il piano ed il monte uno castello de’ Viniziani detto Morostico che fa* 2000 *uomini, el quale espugnato pò dare ricapito ad uno buono esercito ed oziosamente si può assalire Vicenza. [31] In su la cima di questa montagna sono certi comuni pure de’ Viniziani che per essere* 7 *si chiamono e’ sette comuni, che sono vezzeggiati da loro sendo posti sopra uno passo importante; ed aveno fatte certe tagliate. [32] Ha l’Imperadore in somma presi detti comuni e pianato ogni cosa in modo vi possono ire le artiglierie, e ve ne ha inviati certi oggi.

[33] E come si aspettava che Vicenza tumultuassi, per avere lo Imperatore seco uno messere Lionardo vicentino fuoriuscito de’ Viniziani, in sul bello di queste speranze iarsera circa* 21 *ora s’intese l’Imperadore essere passato rasente questa terra ed andato a loggiare a San Michele discosto a qui* x *miglia in sul camino di Buggiano, e le genti ritornarsene indreto, in modo che ciascuno era freddo e sta sospeso. [34] E chi commenta questo suo assalto in uno modo e chi in uno altro. [35] Chi crede che la sia stata sua facilità, per suggezione di qualche opinione di moto che sia riuscito vano, e chi non manca punto de la opinione pristina, credendo tutti li ordini soprascritti, dicendo che se torna indreto sarà che voglia fare qualche provedimento, el quale, nonostante lo potessi commettere, lo vuole fare lui in persona. [36] E cosí rimane questa cosa infino a questo dí. [37] Ed io vorrei domandare il piú savio uomo del mondo che avessi la commissione ho io per questa vostra quello che farebbe. [38] E confesso ingenue se questa lettera fussi giunta tre dí fa che, non che io avessi promesso il pagamento a Trento, io lo arei promesso ad Ispruc. [39] E quando i’ lo avessi fatto e le cose si andassino differendo ed intepidendo, vorrei intendere quello se ne fussi detto; ma sanza intenderlo io me lo indovino. [40] Non dico questo perché mi manchi animo né fede a esequire le commissione di* vostre Signorie *ma per mostrare a quelle la gravezza di questa commissione, dove nessuno uomo se non fussi profeta non si potrebbe apporre, se non per ventura. [41] Perché a discorrerle particularmente per quello che si vede di dí in dí, non si può conoscerne altro che per la notizia soprascritta si vegga, ed a considerarle in universali quel medesimo là. [42] Io so che a voler vedere secondo la ragione se uno ha a vincere una impresa o no, bisogna considerare la moltitudine e qualità de’ soldati che li ha, come li può tenere insieme e che governi sieno e’ sua, e dipoi estimare le forze del nimico. [43] Che l’Imperadore abbi assai soldati e buoni, nessuno ne dubita; ma come me’ li possa tenere insieme, qui è il dubbio. [44] Perché non li tenendo l’Imperadore se non per forza di danari, ed avendoli da l’un canto scarsi per sé stesso quando non ne sia proveduto da altri, il che non si può sapere, da l’altro sendone troppo liberale, si aggiugne difficultà a difficultà. [45] E benché essere liberale sia virtú ne’ principi, nondimanco e’ non basta satisfare a mille quando altri ha bisogno di ventimila; e la liberalità non giova dove la non aggiugne. [46] Quanto a e’ governi sua, ne è detto parte, e non si può negare che non sia uomo sollecito, espertissimo ne le armi e di grande esperienza, ed ha piú credito che cento anni fa alcuno suo antecessore; ma è tanto buono ed umano signore che viene ad essere troppo facile e credulo. [47] Donde ne nasce che qualcuno dubita che questa mossa non sia fatta per persuasione de’ Viniziani, domandandoli questa scusa per aderirsi seco, o per farlo, o per ingannarlo. [48] Tale che, considerato tutte queste cose, ci è che sperare e che temere ne li eventi sua. [49] Ma quello che sperare di lui piú sono due condizioni che sono in Italia, le quali hanno fatto onore infino a qui a qualunque la ha assaltata: che sono essere tutta esposta a le rebellione e mutazione, ed avere triste armi; donde ne è nato e’ miracolosi acquisti e le miracolose perdite. [50] E benché vi sieno e’ Franzesi che abbino buone armi, tamen non avendo con loro e’ Svizzeri con chi sono consueti vincere, e tremando loro el terreno sotto, è da dubitarne. [51] E cosí considerando le cose in genere, si debbe stare sospeso a pigliare una tale deliberazione; perché, a volere che la commissione vostra abbi luogo, bisogna che li assalti e che vinca. [52] Io mi trovo qui, né si sa se il Re partirà oggi da Samichele; ed io sono sospeso come mi abbi a governare, ma mi risolverò o d’aspettare la risposta de le* Signorie vostre *de la de’* 24, *o, quando pure vogli fare questa seconda offerta, la farò promettendo el primo pagamento in una città che sia in Italia sotto lo imperio d’altri, se già e’ non surgessi cosa che mi constringessi a mutare opinione. [53] Perché, ancora che le cose sieno procedute cosí, potrebbono domani ripigliare maggiore vigore; e come dopo e’* 1000 *fanti mandati in Mantuano si è fatta questa tenta piú gagliarda di quella, cosí domani potria nascere cosa molto piú gagliarda di questa. [54] Né credo, come per altra si scrisse, che* 20 *mila ducati da doversi pagare in Italia per la prima paga, né* 50 *mila per la maggiore somma, sia per farlo cedere, sendo sempre stato in su lo accattare. [55] E se cosa veruna è per farlo cedere, sarebbe el pagamento presente come forse questo di Trento; ma bisognerebbe averne le lettere in seno, il che lo farebbe per avventura calare. [56] E sempre che io arò a pigliare partito, sendo necessitato pigliarlo da conietture che in uno evento dubbio abbino specie di certitudine, mi gitterò a la parte che io crederrò meno pericolosa. [57] Ed in questi maneggi io credo sia meglio, quando si abbi ad errare, credere la passata ed errare, che non la credere ed errare. [58] Perché nel primo errare io credo vi possa essere qualche remedio, ne l’altro ne veggo o nessuno o periculoso. [59] Ho voluto per questa lettera scrivervi come le cose si possono conietturare qua e come lo animo mio sia di procedere, acciò che* vostre Signorie *mi possino regolare quando non paressi loro el procedere mio buono. [60] E quando non mi regolino altrimenti, non si maraviglino poi quando li eventi de le cose non fussino conformi a le deliberazioni mia*.

[61] *Circa el modo del pagare qui danari* et etc.

[62] *Circa Niccolò Machiavelli* etc. [63] Bene valete.

[64] In Trento, a dí viii di febbraio 1507.

[65] *El di sopra è copia di una mandata da Trento de’ dí* 8 *per l’Ortolano corriere. [66] El dí medesimo l’Imperadore, avendo inteso che io ero venuto a Trento perché aveva aúto lettere, mandò per me che era presso Trento a dua leghe, ed il Lango mi domandò per sua parte se avevo da dire niente, avendo avuto uno corriere. [67] Io, avendo bene esaminata la lettera vostra, non volli fare altra offerta, perché promettere e’ cinquantamila e la prima paga in Italia in terra non sua, vedevo offerire cosa da non essere accettata; e promettere la prima paga a Trento non mi parve, per vedere le cose de la impresa piú tosto allargare che ristringere. [68] E perché* vostre Signorie *intendino, io scrissi per la de’* 17 *avere inteso Trento essere in Italia e che, promettendo la prima paga in una terra tutta in Italia, poteva l’Imperatore gavillare e domandarli a Trento. [69] E però volli che* vostre Signorie *lo considerassi; e lo dissi da me, non perché da l’Imperadore o da altri me ne fussi accennato cosa veruna. [70] Ora* vostre Signorie *commettono che, non potendo fare altro e veggendo le cose avanti, prometta questa prima paga a Trento; ed io veggendo le cose allargarsi non lo volli fare, ma escusai quella andata il meglio mi occorse; non so già come restassi satisfatto. [71] Ordinommi per parte dell’Imperadore mi tornassi a Bolgiano, dove dua dí poi venne l’Imperadore. [72] Ed ha ordinato al Cardinale ed a me ed a tutti li altri Oratori andiamo a stare a Marano, luogo distante a qui tre leghe; e la causa dice perché questo luogo resti vacuo per le genti d’arme ci ànno a venire. [73] L’Imperadore è partito oggi di qui, chi dice per andare a Spruc, chi a Brunec verso Friuoli per muovere da quella banda. [74] Io come vi scrissi, di che di sopra è la copia, mi trovo confuso per la de’* 29 *ultima vostra. [75] E non vorrei in veruno modo questo peso sopra le spalle, di qualità da spaventare ogni uomo di qualunque qualità. [76] E chi dicessi: tu se’ in sul fatto e puoi vedere* et cetera, *rispondo che io in questo caso non ne posso intendere altro che* vostre Signorie, *perché tutto quello ò udito e veduto lo ho scritto a* vostre Signorie; *e però voi ve ne potete bene risolvere come vi paia piú utile per la città. [77] Per altra intendesti in che termine erano le cose; ora non è innovato altro se non che sempre va qualche gente d’arme verso Trento, nonostante che quelle andorno verso e’* 7 *comuni e verso Roveré sieno tutte ritirate intorno a Trento. [78] Dicesi ancora in verso Friuoli del paese proprio dell’Imperadore essere assai genti. [79] Né a questo Re per quello appare manca altro che danari, e’ quali nondimeno sarebbe possibile provedessi presto e secretamente in modo non si potria intendere. [80] Perché ne la Magna è piú d’una comunità sí ricca che potrebbe provedere a molti piú danari non ha bisogno; potrebbeli ancora avere dal Papa, ’ Viniziani o Re di Francia, o altri con chi si accordassi, e tutti in modi secreti, tale che queste cose non si possono appostare. [81] Io non voglio promettere questo pagamento a Trento, non vedendo le cose tanto chiare quanto mi scrivete vegga avanti lo prometta. [82] Da l’altro canto non vorrei, ora che io me ne vo a Marano e discostomi da la Corte assai, che costui facessi uno progresso grande, ed io non fussi poi a tempo a fare questa offerta, e voi poi mi biasimassi dicendo me essere causa de la ruina de la città per non avere offerto quello potevo. [83] Tamen mi risolverò a sequire quello mi parrà importi la ragione, e ciò che accadrà non potrà essere iustamente imputato a me. [84] Vorrei vostre Signorie mi rispondessino presto, non venendo maxime risposta a quella portò el Diavolaccio, e mi dessino ordine resoluto come mi ho a governarmi. [85] Ed acciò* vostre Signorie *sappino in che modo credo si potessi concludere con costui ed ottenere la conservazione, penso bisogni* vostre Signorie *descendino a uno de’ dua modi. [86] El primo è, volendo fare le cose piú securamente, che* vostre Signorie *si lascino andare ad uno centomila ducati o piú e distribuire e’ pagamenti el meglio si potessi, e promettere in questo caso la prima paga quando fussi in Italia in una terra non sua; e lui forse calerebbe, mosso da la grandezza de la somma. [87] Il secondo è promettere minore somma ma il pagamento presente sanza eccezione, ed a questo per ventura basterebbe quaranta o cinquantamila ducati in dua paghe; ma bisogna farlo innanzi che passi e vinca, a volere che ceda, perché poi non si sarebbe a tempo, e facendolo innanzi si potrebbe altri non apporre, e l’Imperadore per avventura cederebbe a questa somma mosso da l’utile presente. [88] Ed in qualunque di questi dua modi si avessi da l’Imperadore la conservazione e fermassisi seco lo accordo, potrebbono* vostre Signorie *venire ad una terza cosa, che sarebbe secondo le sua domande infino a qui, e questo è prestarli uno dieci o quindicimila ducati per cattare benivolenza seco; dipoi, vincendo, stare a la discrezione sua e sperare bene per questa Corte sia usata, come spera Pandolfo Petrucci. [89] Tutte queste opinioni non sono per certezza alcuna che io ne abbi ma per conietture, di che io mi potrei ingannare. [90] E benché per le mie passate lettere* vostre Signorie *possono avere inteso questo medesimo, tamen per la presente ho voluto ristringermi a questi particulari acciò che quelle possino esaminarli di nuovo e darmi commissione come mi ho a governare. [91] Né lo scrivo perché a me paia sia da deliberarne o non deliberarne alcuno, ma perché intendiate tutto; e non lo imputino* vostre Signorie *a presunzione, ma piglino tutto con quella fede che i’ le servo e mi affatico. [92] E prego di nuovo* vostre Signorie *mi dieno commissione certa, perché de le cose di qua io non ne posso intendere altro che quello vi scrivo. [93] E se io solo ci fussi confuso ne accuserei me, ma veggo da el piú savio al piú imprudente essere ne’ medesimi termini; e se stando in Corte le cose si potevono iudicare ma le avendo a stare ora discosto si potranno iudicare peggio. [94] E benché per la lettera de’* 29 *mi diate commissione che io* o*fferisca il pagamento a Trento, veggo, quando pure bisognassi, di non potere usare questa commissione. [95] Perché io non la userei sed non in nel modo mi è data, e l’Imperadore potrebbe andare per entrare in Italia o per il Friuoli o per Val di Voltolina o per la via di Borgogna, in modo che facendoli questa offerta di Trento crederebbe essere dileggiato. [96] E però* vostre Signorie *non si fidino punto di questa commissione datami, ma mi dieno nuova commissione, e piú presto possono e certa, sanza mettervi condizionale alcuna, il che potranno fare avendo inteso per tutte le mia come si trovono le cose di qua e sapendone quanto io. [97] Dolgomi bene che, sendo serrati e’ passi come io intendo, li avvisi vostri non potranno venire con quella prestezza ricercherebbe la necessità; ma prego* vostre Signorie *per tante vie spaccino ed a piè ed a cavallo che qualcuno ne arrivi. [98] Io arei mandato Niccolò dreto a la Corte, come l’altro dí sendo qui lo mandai a Trento, ma a costoro dispiacerebbe; né si possono disubbidire, e forse né lui né io staremo ne la Magna. [99] E però mi bisogna ubbidire a’ costumi del paese, e questo dí parto per a Marano. [100] Né voglio mancare di dire a* vostre Signorie *che, parlando con alcuno di questi primi, e’ quali, volendo fare parere buona la qualità di questa mossa, hanno detto che non passerà uno mese che si vedrà l’Imperadore avere fatto questo passo con massima prudenza e con suo gran vantaggio. [101] Alcuni altri, ma non de’ primi, dicono l’Imperadore avere mosso cosí per mostrare a lo Imperio che li bisogna maggiore provisione a questa impresa e che per suo onore lo Imperio fia per provederlo. [102] Alcuni altri che discorrono el fine di questa sua cosa dicono o che durerà fatica a riuscirli, o che sarà forzato, se già il Papa non sborsa, ad accordarsi con il Re di Francia o con ’ Viniziani; e che lui, per avere questa scusa con lo Imperio di accordarsi con uno de’ dua, ha fatto questo moto. [103] Alcuni ne allegano le cagioni allegate ne la soprascritta copia. [104] Ora quale si sia vera*, vostre Signorie *sono prudentissime e le esamineranno e ne faranno migliore iudizio che altri, e penseranno se fia bene trovarsi seco a lo scoperto in qualunque modo li riesca trarsi questa voglia del passare, perché sarebbe facile cosa che il Re di Francia li lasciassi a discrezione, ciascuno tenendosi forse male satisfatto di ciascuno. [105] E questo e l’altre cose dette di sopra* vostre Signorie *sapientissime possono meglio per loro sapienza esaminare che alcuno altro e poi deliberare e commettere*. [106] Raccomandomi alle Signorie vostre. [107] Quae bene valeant. [108] In Buggiano, die xiiii februarii 1507.

[109] Servitor Francesco Vectori.

[110] Non voglio omettere di ricordare a vostre Signorie con reverenza che, avendosi a concludere cosa alcuna, costoro desiderrebbono ci fussi el mandato*.

[111] Quando io credevo che Simone fussi passato Bologna, e lui arrivò iarsera qui e dice essere tornato indreto perché alla Pietra non era suto lasciato passare da’ Tedeschi, perché questa Maestà ha messo diligentissime guardie che nessuno possa passare in Italia sanza lettere sua, il che ha ordinato perché nessuno possa referire di bocca de’ suoi preparamenti. [112] Ed io, non sapendo questo ordine allo spaccio del cavallaro, non possa pote’ fare di avere questa licenza. [113] Però lo rimando ora indreto e m’ingegnerò abbi ordine di potere passare. [114] *E tutto quello si scrive in questa è quanto è sequíto infino a dí* 14 *del presente.

[115] Siamo oggi a dí* 19 *e in questi cinque dí non posso dire altro di nuovo, massime sendo qui a Marano fuora di strada dove non s’intende né vede cosa alcuna. [116] Pure per chi viene da Buggiano e da Trento intendo che continuamente passa per a Trento fanti e cavalli, e che in questi cinque dí da Buggiano sono passati piú che* 3000 *fanti e vi se ne attende continuamente; e di qui ancora ne sono passati circa* 500. [117] *Dicesi che a Landec, luogo discosto a qui dua giornate, ne sono circa* 3000 *che hanno a venire a questa volta, in modo che si vede piú tosto riscaldare la cosa che altrimenti. [118] L’Imperadore si trova ancora a Brissina, né si sa quello si farà, se verrà con questo o se pure si tirerà nel Friuoli. [119] Io da l’altro canto mi trovo qui in quella confusione che io ho scritta, la quale è quella medesima in quale si trova qualunque è qua, perché nessuno ci è che ragionevolmente possa conietturare nonché il fine, ma il principio di questa impresa. [120] E però io arei desiderato che questo avviso fussi volato per avere aúto piú presto risposta, acciò che avendo di costí resoluzione certa, potessi certamente esequire quanto m’imponevi, il che non è sequíto; e che è piú da dispiacere, intendo* el Diavolaccio, che doveva venire con la risposta della mia de’ xxiiii, è stato svaligiato ed è ritornato indreto, *sí che si aggiugne a difficultà incomodo. [121] E benché sanza altre vostre lettere mi resti da offerire cinquantamila ducati in tutto e ventimila da pagare a Trento, come per altra scrissi, non veggo modo a potermi risolvere, scrivendomi voi che io non li offeri se io non veggo la passata certa. [122] E però io scrissi che voi non vi fondassi in su questa commissione ma mi scrivessi resoluto; e cosí reprico per questa. [123] Ed io da l’altro canto anderò in questo tanto osservando le cose per aspettare se possibile fia o la risposta di quella de’* 24, *o di quella de’ dí* 8, * o di questa. [124] Ma veggo ristringere sí le cose, che se questa impresa avessi quel moto furioso che sogliono avere questi moti oltramontani, non si sarebbe a tempo. [125] Neanche so se questa offerta fussi per essere accettata, e se in questo caso ancora fussi dannoso averla offerta. [126] In summa dal canto di qua, con la commissione aúta, io non spero cosa alcuna. [127] E però desiderrei, avanti che i’ facessi piú alcuno passo, avere innanzi risposta di quella de’* 24 *almeno, se non dell’altre. [128] Quando che no, io mi governerò come Dio m’ispirerà e come io crederrò che sia il bene della città, e crederrò esserne iustificato sempre nel cospetto di Dio e de li uomini*. [129] Valete. [130] Die xviiii februarii 1507, in Marano.

[131] Idem Franciscus Vectorius.

[132] Postscripta.

[133] Questo dí ventitré di febbraio si è ottenuta, e non prima come speravo, la licenza da messere Paulo; e domani parte di qui, non so ora se potrà passare Rovereto. [134] E per non mancare di diligenza, dua dí fa mandai un’altra mia a la ventura per le mani di dua birboni che venivano in Italia. [135] E scrissi brevemente li avvisi di qua e sollecitai la risposta di quella del Diavolaccio. [136] E ricordai, e di nuovo ricordo, come sanza nuova commissione io non posso esequire quella mi mandasti de’ dí* 29 *per Simone, etiam quando mi paressi tempo da farlo. [137] Perché volendo voi offerisca a Trento ed andando l’Imperadore nel Friuoli, li parrebbe essere uccellato. [138] Dipoi disegnando l’Imperadore, come si vede per e’ cenni, valersi da voi per la conservazione di gran somma di danari, questa non è da essere accettata se già e’ non si sentissi debole, ed in questo caso non vi sarebbe drento el vostro; e giudicare se li è debole o gagliardo, non si può per le ragioni dette in questa. [139] Potrebbe bene forse calare ad una tale somma quando d’una parte se ne avessi le lettere in seno e l’altra si promettessi al certo; come anche si è scritto che, nonostante che fussi al di sopra, tamen trovandosi scarso del danaio potrebbe, veggendo el danaio presente e subito, calare. [140] E per ogni rispetto di nuovo dico che mi bisogna nuova commissione, e sebbene esaminata in tutte le parti ed in tutti li accidenti, che uno avviso basti, perché sendo serrate le vie non si può multiplicare in avvisi. [141] L’Imperadore è stato infino a dua dí fa a Brissina, dua giornate di qua da Trento; dipoi se ne è ito a Brunec in sul cammino del Friuoli. [142] Di qui da Marano dove siamo è passato, dopo ci fumo,* 1000 *fanti. [143] Dicesi ne debbe venire di qui ancora tremila che vanno verso Trento, e dicesi ne debbe a Trento ragunarsi* x *mila fanti e* 4 *mila cavalli. [144] E si ha opinione che l’Imperadore con gran gente assalterà per il Friuoli. [145] Quanta gente vi sia e donde o come vi si raguni, tanto lo posso i*o *sapere quanto vostre Signorie le cose di Napoli, quando non vi avessino chi le avvisassi. [146] Però non bisogna pensare di potere giudicare bene le cose di qua, ma solo bisogna raccomandarsi a Dio in ogni deliberazione. [147] E quello che piú mi sbigottisce è essere qui in isola perduta, né potermi partire sanza licenza né mandare altri. [148] Raccomandomi a vostre Signorie. [149] In Marano, a dí 23 di febbraio millecinquecentosette. [150] E’ si è ordinato a Simone, come è a Bologna, monti in posta acciò sia costí piú presto. [151] E però li ho dati cinque ducati d’oro, e’ quali vostre Signorie faranno pagare a Pagolo mio fratello*.

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[1] Francisco Victorio in Alamania. [2] Die 4 martii 1507.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Scrivemoti a dí 19 del passato per Baccino, e non se ne sentendo altro lo facciamo arrivato; ed a cautela il di sopra è copia dello spaccio suo. [5] Comparse dipoi a dí ii Simone con le tua tenute a’ ventitré. [6] E se prima trovavamo difficultà a còrre bene questa cosa, ora ci pare anche trovare incommodità a condurla; tutta volta sperando bene ci siamo resoluti come appresso de’ tre modi pensati da te circa il concludere etc. [7] Il primo e maggiore, cioè e’ centomila o piú, ci è, non che difficile, impossibile; e dopo la vittoria non si doverrà volere piú perché dal canto nostro non si potrà pur tanto, e però si è posto da parte. [8] Il terzo e minore, cioè per captare benivolenzia donare x o xv mila etc., ancora si è lasciato indrieto come disutile e sanza alcuno benefizio nostro. [9] E cosí ci siamo volti al secondo e di mezzo, nel quale noi ti diremo quanto si può chiaro lo animo nostro. [10] Tu lo introduci con pagamento presente sanza eccezione ed in ii paghe. [11] E noi crediamo, poiché tu di’ in due paghe, che il presente e primo pagamento abbi ad essere di una parte, e che senza eccezione importi il fare liberamente, e passi o non passi l’Imperatore. [12] Ed intendendolo cosí ti diciamo che, atteso che in noi combatte da un canto il volere assicurarci, dall’altro essendo dubbia la passata per temere di qualche disordine e danno, non troviamo resoluzione a nostro modo. [13] Nondimeno ti significhiamo che la resoluzione e volontà nostra è quasi la medesima che ti scrivemo per la soprascritta copia, cioè che tu offerisca un cinquantamila o al piú lx mila ducati per pagarne una parte di presente, cioè il terzo o al piú la metà di quello che si restassi d’accordo a Trento o in altro luogo che fussi simile e nel grado di Trento, venendo per qualche altra via, perché questo importa poco. [14] Ed il resto in due termini e luoghi, cioè quando sarà qui o piú avanti in verso Roma il primo pagamento, ed il secondo e resto di tutto l’obbligo quando sarà di ritorno in sul Po o almeno qui, ingegnandoti vantaggiare quanto ti sarà possibile ogni parte. [15] E quello che noi diciamo di qui non recusereno si dica in Toscana, inteso sempre che se ne abbi tanto tempo che si possa trarli per lettere, cioè questo primo pagamento ordinato costà o pagarli qui o a Roma, dove paressi alla sua Maestà. [16] Perché altro modo non ci è ed è necessario monstrarli che egli è forza, finché e’ non è in Italia, si truovi uno modo da valersene di costà, o per via di Fucheri o d’altri, e darcene avviso ed ordine. [17] E questo è quel modo che piú ci satisfa e quello che noi vorremo si ottenessi, parendoci piú utile per la Maestà sua e piú sicuro per noi, e però è da sperarlo piú facilmente. [18] L’altro modo che tu introduci, di pagare 40 mila liberamente e senza eccezione, cioè sequendo la passata o no, ci pare uno modo da non lo sperare; perché quando lui lo vorrà accettare, doverrà trovarsi in termine che non farà per noi il farlo. [19] Nondimeno, perché noi non voliamo mancare in tutto di non fare qualcosa, ti diciamo, e cosí è la volontà nostra, che quando ancora tu iudicassi poter condurlo, approverreno ogni partito che tu ne arai preso, e reputeremolo per bene fatto e condotto utilmente, traendone quel frutto che si disegna. [20] Ed e’ termini di questo pagamento vorremo che fussino a vantaggio nostro, cioè che la prima paga fussi al piú il terzo o la metà, ed il tempo si dividessi in piú lunghezza di tempo ed in minor somma che fussi possibile; di che lasceremo deliberare a te ed approverreno tutto quello si farà per te. [21] E con qualunque di queste due spese è necessario si abbi dalla Maestà del Re in buona forma la conservazione nostra e la confirmazione etc., e la esclusione d’ogni molestia o azione che potessi innovarsi contro a noi per qualunque conto, come ti si scrisse per la de’ 29 di gennaio, e maxime de’ debiti contratti con lui e con altri, e’ quali in qualunque modo si dicessino o potessino appartenere a sua Maestà, in modo che in questa generalità ci venga dentro e’ danari accattati dal signore Lodovico, dissimulando però questa parte; ed in somma fare di avere il benefizio nostro nel modo della de’ 29 detta e della presente. [22] Ed è necessario che il privilegio di tali benefizi si abbi in sul primo pagamento in qualunque de’ dua modi in quella forma e con quelle circumstanze che ti scrivemo per la detta de’ 29 di gennaio. [23] Non voliamo mancare di dirti, perché tu intenda la disposizione nostra, che iarsera si fece il mandato libero in te; ma per la difficultà e pericolo di condurlo salvo non ci è parso mandartelo oggi per lo apportatore della presente, ma lo mandereno per altra via piú secura. [24] E nondimeno tu per questo non resterai di fare e promettere la osservanza sopra la fede e persona tua, offerendoti per statico che noi osservereno quanto si sarà convenuto. [25] Eraci venuto in considerazione, ma non voliamo che questo difficulti le altre cose, che sarebbe bene e molto a proposito nostro convenire di pagare e la prima e l’altre paghe in Italia; e che cosí apparissi per la convenzione in pubblico e nondimeno da altro canto la sua Maestà si valessi di presente e nel modo che diciamo ne’ partiti di sopra; e quando tu il potessi ottenere, sarebbe a grande scarico e securtà nostra; e potresti fargliene la medesima cautela e nel medesimo modo che tu ti obbligassi al pagamento etc. [26] Vedrai di farne quella opera che ti sarà possibile, non guastando né differendo le altre conclusioni. [27] Questa pratica è stata tenuta sempre da noi in questo modo, dubitando dopo tanti aggiramenti possa sequire che costui passi o in un modo o in un altro per trovarci ormeggiati in su qualche cosa, nonostante che già si cominci a sentire rimbrotti e disegni d’altri. [28] Ma quando fussi creduto il contrario, non si sarebbe mai tenuta per fuggire spesa, pericolo e carico ed infiniti fastidii. [29] Di piú è nato che noi ti aviamo sempre detto e commisso queste cose in caso che iudicassi la passata non certa quanto al fatto ma quanto alla opinione tua; che molto bene intendiamo a volere obbligarsene al fine che l’arrà, bisognerebbe essere indovino. [30] Ed in questo medesimo modo per le medesime cagioni ti replichiamo per la presente il medesimo respetto; perché quando tu iudicassi per il variare delle cose che non fussi per passare, sarebbe gran guadagno lo starsene; e diciamoti liberamente che tu faccia e non faccia con buono animo quello tu intenderai esser meglio, che sarà accettato da noi con quella fede e bontà che tu l’arai fatto. [31] E questa è la ultima conclusione nostra, della quale non crediamo senza vedere altro avere a variare. [32] Bene vale.

81

[1] Dominis Decemviris Libertatis Excelsae Reipublicae florentinae etc.

[2] *Se io credessi che Simone fussi arrivato salvo, ché partí con mia lettere de’* 24, *quattordici e* 19 *di febbraio, non piglierei briga di repricarvi alcuna cosa; ma dubitandone, riscriverrò succintamente quanto è occorso di qua per tutto el mese passato infino ad oggi, e di piú quello che per le conietture s’intendono si possi iudicare de li eventi di questa impresa, ed appresso dove si trovino le cose vostre con l’Imperadore, e si può conietturare abbino a battere secondo il modo del procedere suo. [3] Non repricherò le scritte prima a dí* 24, 25, 26 *di gennaio ed a dí primo del passato perché le reputo salve, ancora non abbi risposta. [4] Credo ancora sia arrivata salva quella de’ dí* 8 *di febbraio mandata per l’Ortolano, dove mostravo le difficultà de lo appostare le cose di qua; e come l’Imperadore a dí* 5 *del passato aveva fatto assaltare Roveré dal Marchese di Brandiborgo con circa* 2000 *persone, e che la sera medesima si era ritirato a Trento; e come l’Imperadore in persona el medesimo dí era ito a pigliare* 7 *comuni in sul monte a Siago che risponde a Vicenza con* 5000 *persone incirca; e come si credeva che questa mossa dovessi essere gagliarda con le corrispondenze se le disegnavono, e come il Re a dí* 7 *si era ritirato verso Buggiano con ammirazione di ciascuno. [5] Andonne dipoi l’Imperadore a Brissina, luogo distante dua giornate da Trento verso Ispruc. [6] Di quivi ne andò a Brunec, in sul cammino del Friuoli, dove con circa* 6000 *persone de’ battaglioni del paese a l’intorno ha scorso per certe valle drento al dominio viniziano piú di* 40 *miglia. [7] Ed a’ Legato sono venute lettere de’ dí* 26 *di febbraio date a Bruneche che contengono queste formali parole: l’Imperadore ha preso la valle di Codauro, per la quale si va a Vinegia per il Trevigiano, e si ha lasciato dreto el castello di Bostauro, che per lo adreto era de la Chiesa di Aquileia. [8] Ancora ha preso il castello di Samartino ed alcuni altri luoghi finittimi ed il castello de la Pieve, dove era uno gentile uomo in guardia che a la giunta de’ nimici fuggí. [9] Ancora ha preso una valle detta Comeligon, dove erano in guardia e’ conti Sovoniani. [10] Dipoi ha comandato che lo esercito vadia innanzi verso il Trevigiano, et cetera. [11] Ed altro non si è ritratto de’ progressi sua di certo. [12] Intesesi bene ieri per uomini a bocca come oggi, che siamo a dí primo di marzo, l’Imperadore dovea essere a Sterzine per essere fra dua dí a Spruche. [13] E si crede che vadi per provedere danari ed impegnare certe gioie, et cetera. [14] Di verso Trento non si è dipoi innovato altro poi partí l’Imperadore di là, salvo che sono passati di qui e da Buggiano per a quella volta circa* 2000 *fanti e dugento cavalli. [15] La impresa pertanto si trova infino qui e maneggiata nel modo veggono* vostre Signorie; *ed ad indovinarne il fine non è qua uomo che si arrischi, perché qua non si intende bene se l’Imperadore è per avere favore alcuno di Italia o fuori, solo qui s’intende che ’ Viniziani hanno difficultà di danari e che li stanno in paura. [16] E perché questo Re ha mandato dua dí fa, né si sa dove, uno pre’ Luca suo consigliere ch’era l’anno passato Oratore a Napoli, si crede sia ito a Vinegia richiesto da loro per appiccare pratiche. [17] E dubitasi che costui, trovando accordo o con loro o con Francia, non vi si getti, nonostante che il Cardinale abbi aúto a dire che Francia sta da un tempo in qua piú in sul tirato, ed è piú duro che non soleva. [18] Il Papa come la faccia con costui qua non s’intende, ma si crede sia insalvatichito seco perché il Cardinale si è doluto che da la partita da Memin*ghe *in qua l’Imperadore non li ha mai conferito cosa alcuna; ed allora irato seco disse che mosterrebbe a tutto il mondo che sapeva fare guerra sanza Papa e sanza Re. [19] In summa nessuno è qui che si ardisca fare iudizio, perché e’ pare a ciascuno da l’un canto difficile che costui sanza aiuto del Papa possa fare progresso contro a’ Viniziani e Francia, maxime avendo cominciato a ferirli con una guerra lenta dove lui ha dato loro animo a resistere e tempo a provedersi; da l’altra parte la potenza de la Magna è grande e può, volendo lei, in u*no *momento risuscitare una impresa morta, nonché fare piú gagliarda questa che è viva. [20] E dicesi ora per ognuno che ha ad indovinare che l’Imperadore non ha fatto ad altro fine queste mosse sed non per fare condescendere lo Imperio a nuova provisione, perché ne la dieta si concluse uno provedimento per sei mesi, e si dette autorità a cinque principi di consentirlo all’Imperadore per altri* sei *mesi quando el primo provedimento non bastassi; e l’Imperadore, per potere mostrare che non basta, ha fatto questo assalto. [21] El Cardinale ebbe ieri uno cavallaro da Roma, e subito scrisse a lungo e mandollo in Corte. [22] E domandato da uno d’autorità quid novi, rispose avere molte buone cose e che le saperrebbe con el tempo. [23] Né altro se ne è possuto trarre come l’Imperadore stia con e’ potenti fuori di Italia. [24] Posso dire quello ho ritratto avendone aúto occasione, perché siamo qui tutti in ozio, da lo Oratore di Ragona, cioè che costui non la ha intesa bene a non fermare con el suo Re, perché quello Re era contento solo di assicurarsi del governo di Castiglia, dipoi dopo la sua morte, morendo senza eredi, lasciare al nipote tutti e’ sua stati, il che costui non ha voluto fare. [25] E lo Oratore dice che se ne è inteso perché il suo Re lo arebbe aiutato ne la guerra o ne la pace. [26] Ulterius lo Oratore di Inghilterra ha aúto a dire, poi che fu qui, che, benché sia sequíto quel parentado con el figliolo de lo Arciduca, che non è fatto nulla se il suo Re non ha Madonna Margherita. [27] E duolsi che costui pare lo meni in lunga mostrando lei non volere, e pare che li accenni, non si facendo questo, si guasterà quello altro, e che il suo Re non è per fare quelle demostrazioni farebbe avendo madama Margherita. [28] Oltra di questo e’* xii *Cantoni debbono essere ne’ termini ho scritto altre volte, perché è uno pezzo che di loro non si è ragionato. [29] Giudichino ora* vostre Signorie, *perché qui non è uomo che si ardisca a farlo, e quelle possono meglio per intendere le provisioni che fa Francia a la guerra e come egli è vòlto a la pace, e cosí il Papa; il che non si può intendere qua. [30] E per questa cagione ho scritto e cosí scrivo che* vostre Signorie *sieno contente darmi commissione certa e piglino questo partito loro. [31] Circa le cose vostre, di qua le sono in quello medesimo termine che per quella portò il Diavolaccio si scrisse, e se ne aspetta risposta. [32] E credo sia necessario secondo e’ cenni si sono visti qua, volendo la conservazione e fermare con costui una volta, venire ad uno de’ dua partiti: el primo è andare a centomila ducati o piú e promettere il primo pagamento quando fussi in una città di Italia non sua; e starebbesi piú al securo. [33] L’altro modo è obbligarsi a pagarli quaranta o cinquantamila ducati e dargliene la metà ora ed averne le lettere in seno in su la offerta, e l’altra metà promettergliene infra tre o quattro mesi sanza eccezione veruna. [34] Perché al primo per avventura lo farebbe cedere la somma grande, al secondo l’utile presente ed il bisogno. [35] E questo è piú pericoloso perché bisogna arrischiarsi.

[36] Possono* vostre Signorie *fare una terza cosa, che sarebbe secondo la chiesta sua, che è prestarli una somma di danari sanza altra conservazione, per stare dipoi a la grazia e discrezione sua. [37] Ed a questo, dove ne domanda* 25, *doverrebbe bastare dieci in quindicimila. [38] Per una di queste tre vie credo bisogni entrare a* vostre Signorie, *volendo fare conclusione, non perché io ne sappi cosa alcuna ma per conietture, di che io mi poterei ingannare facilissimamente. [39] Né mi imputino questo* vostre Signorie *a presunzione, perché tutto scrivo acciò* vostre Signorie *possino meglio deliberarsi, intendendo meglio le cose di qua. [40] Io non ho offerto la paga de’ ventimila a Trento perché, quando altro rispetto non mi tenessi, mi terrebbe non vi sendo certi se non ventimila ducati, e disegnando lui valersi di gran somma da voi non sarebbe per accettarla se non fussi debolissimo; ed in questo caso non vi sarebbe drento il bisogno di* vostre Signorie. [41] *Oltra di questo, avendo a offerire il pagamento a Trento e lui non vi sendo, e disegnando per avventura non vi andare ma entrare personalmente per altra via, crederebbe, facendoli questa offerta, essere uccellato. [42] E però di nuovo dico che mi bisogna nuova commissione e sí bene esaminata in tutte le parti ed in tutti li accidenti che uno avviso basti. [43] Perché sendo serrate le vie non si può multipricare in avvisi ed il tempo se ne va; ed uno mese poterebbe importare ora assai, sendo costui necessitato cavarsi questa voglia presto o con accordo o con guerra altrimenti fatta, o rimanere la derisione del mondo tutto. [44] Questa lettera è poco altro che in sustanza quello che io ho scritto per Simone, da qualche avviso in fuora. [45] Ingegneròmi mandarla se io poterò. [46] Ed oltre a li altri dispiaceri questi dua mi ammazzano: lo essere discosto da la Corte e non potere né mandare né ricevere lettere da* vostre Signorie. [47] *E sto assai ammirato che quelle non abbino risposto a le lettere mia mandatevi per il Diavolaccio, ancora abbi inteso che al ritorno suo sia suto svaligiato; nondimeno, sendoci venuto da Siena e da Roma messi, non so donde si venga questo non avere lettere. [48] E poi che l’Imperatore ha mosso guerra a’ Viniziani come si vede, ed avendo* vostre Signorie *sempre detto che loro sono quelli che vogliono occupare la libertà di Italia, stimerà che voi li abbiate voluto dare parole poiché vi vede differire la risposta. [49] E però di nuovo reprico che bisogna mandare una lettera in ogni modo con mandato e modo resoluto di quello che abbi a fare e fate pensiero dar li danari qua; mandatene la lettera di cambio, e per altra si scrisse che per via de’ Fucheri di Roma lo potresti fare. [50] E non pensino* vostre Signorie *che la commissione de’* 29 *di gennaio possa fare effetto alcuno, perché, come ho detto, non la userei se non a Trento e quando vedessi bene la cosa come chiara, e lui allora non la piglierebbe, massime non vi sendo danari presenti. [51] E benché si offerissino offerendoli a Trento come presenti, tamen non vi sarebbono in fatto perché bisognerebbe mandare lettere in qua e in là con uno mese di dilazione. [52] E però non è da fare in su questo fondamento alcuno. [53] Siamo a dí* 7 *di marzo e l’Imperadore si trova in Ispruc. [54] E* 3 *dí fa e’ Legato ebbe avviso di Corte come quelli deputati da lo Imperio erano contentissimi prorogare le provisioni per altri* sei *mesi, donde l’Imperadore era piú allegro che mai ed attendeva a espedire lettere a questo proposito; né s’intende altro di lui. [55] E stimasi che verrà qui fra* 6 *o* 8 *dí per essere poi dove li verrà bene. [56] Le genti che erano a Trento, che sono circa* 9000 *persone infra piè e cavallo, a due dí di questo andorno a campo a Castello Barco, luogo rincontro a Rovereto di là da l’Adice, ed è in su la ritta ad andare di qui in Italia e Rovereto è in su la manca. [57] Preselo a discrezione in* 3 *giorni che aspettorno le artiglierie, e li omini sono ancora prigioni che vi era in guardia* 40 *fanti. [58] Non s’intende che poi el campo sia mosso: chi dice andrà a Castello Brettonico, che è pure in detta mano, e chi a Rovereto dove si dice è in guardia mille* 500 Spagnoli. [59] Né altro s’intende da quella banda, né si è poi inteso altro de lo esercito che è verso el Trivigiano. [60] Né da altra banda s’intende cosa alcuna, salvo che poi entrò questo mese sono partiti da Trento verso Roveré* 80 *carra di artiglierie e dua carra cariche di catene per fare ponti. [61] Circa le pratiche di costui non s’intende anche altro, salvo che io ho inteso da dua dí in qua come e’ Cantoni servono Francia di dumila* 500 *Svizzeri. [62] E chi me lo disse disse che i’ Lango non gliene seppe negare, ma che li disse che l’Imperadore ne arebbe anche lui. [63] Di questo* vostre Signorie *per via di Lombardia ne possono avere piú vero avviso, e cosí di ogni altra cosa che costui trattassi o con Francia o con il Papa. [64] E però possono di tutto meglio giudicare che chi è qui*.

[65] In Marano, a dí sette di marzo mdvii.

[66] Servitor Francesco Vectori Orator.

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[1] Francisco Victorio apud Casaream Maiestatem. [2] Eadem die.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Noi ti abbiamo scritto a dí passati iii volte per diverse persone e vie: a’ 19 del passato, 4 e 8 del presente, e con assai chiarezza della intenzion nostra in modo che noi sareno brevi per la presente, pensando che qualcuno di tanti ne doverrà arrivar costà. [5] E senza replicarti altro circa quello che tu scrivesti a’ 23 del passato, del qual dí abbiamo l’ultima da te, ti dicemo desiderare grandemente tue lettere; ed il presente latore, che è todesco, si manda solo perché e’ torni in qua con tue lettere, come ancora si mandò un altro simile chiamato Locozo a dí 4, e Baccino per la via di Triesti a’ 19 del passato, ed ultimamente Simone colla commissione e per la diritta. [6] Desideriamo che qualcuno si sia condotto e molto piú che ne ritorni qualcuno a salvamento per intendere il sequíto da te e lo stato delle cose di costà, di che noi stiamo in grande suspensione, intendendo dalla banda di qua molte grosse provisioni allo opposito, da che si può raccòrre il simile di costà; e da altro canto pratiche d’accordo ed una nuova lega proposta al Papa tra il Cristianissimo, Cattolico e ’ Viniziani, che tutti ci paiono segni da tener conto delle cose di costà. [7] Però vedi ad ogni modo che qualcuno ne ritorni con informazione almeno a bocca dello essere in che si truovino le cose di costà. [8] Ècci nuove in privati assai fresche da Milano esservi comparso ii mila Svizzeri ed aspettarversene delli altri, che sequendo cosí dopo questo principio sarebbe cosa di momento assai. [9] Però vedi di questa parte ancora dircene qualche cosa e cosí che abbi fatto a Vinegia messer Luca Oratore Cesareo. [10] A Roma le cose di costà sono tenute molto grandi, e se la passione non ci giucassi sarebbe da resolvervisi su piú che l’uomo non fa. [11] Però vedi di scriverne o mandare chi ce ne parli a bocca. [12] Bene vale.

83

[1] Francisco Victorio. [2] Die xxi martii 1507.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Scrivemoti per uomo a posta ultimamente a dí 17 e prima s’era scritto tre altre volte per diverse persone e vie e la presente si aggiugne per abbundare in diligenza, se pure costui potessi passare e tornare di qua con tue lettere. [5] Ed il primo che noi mandiamo fu Lacozo todesco per via di Como, poi Simone per la diritta, ed ultimamente Piero Uberg, todesco, per la diritta, e prima ancora s’era mandato Baccino a’ iii del passato. [6] E pure pensiamo che di tanti qualcuno ne doverrà arrivare e tornare a salvamento, che veramente essendo già corso un mese che non abbiamo tue lettere ne siamo con desiderio ed espettazione grande. [7] Però vedi di satisfarcene in qualche modo, maxime che ogni dí noi intendiamo di qua molte cose ed essendone al buio ne abbiamo dispiacere. [8] Di qua si vede per li avversari dello Imperatore farsi molte grosse provisioni, e non si usando farle in vano, maxime con tanta spesa, è necessario presupporre di costà ancora l’impresa grande. [9] Di Francia ci è che il Re viene a Lione e forse poi in Italia, benché per molti si dubiti che venga tanto avanti. [10] Ed intendesi di certo essere tra Parma e Piacenza 4 mila Svizzeri, ed ogni dí dello Stato di Milano va nuove gente d’arme in Veronese e non cessano ’ Viniziani di soldare in ogni luogo. [11] La rotta che ebbono in Friuoli le gente di cotesta Maestà debbe essere costí nota: però non ne diciamo altro. [12] E della lega nuova preposta al Papa, come ti si scrisse per la nostra de’ 17, dalli oratori del Cristianissimo, Cattolico e ’ Viniziani non s’è poi inteso altro perché non ci sono lettere da Roma. [13] E poco ci è che dirti di nuovo d’altronde, però fareno sanza dire altro. [14] Ricordiamoti lo scriverci e spesso e diffusamente delle cose di costà. [15] Bene vale.

84

[1] Magnificis Dominis etc. [2] Florentiae.

[3] *Lo alligato a questa, come veggono* vostre Signorie, *è quanto era occorso da dí* 24 *di febbraio infino a dí* 7 *del presente. [4] E benché in esso sia alcuna cosa per al presente si potessi o tacere o ristringere*, tamen *lo mando come è scritto acciò* vostre Signorie *intendino di passo in passo come le cose si sono intese qui e farne migliore iudizio e parte conoscere el variare d’esse ed avere compassione di chi sia necessitato iudicarle. [5] Io avevo scritto la alligata a dí* 7 *da mattina perché credetti mandarla per uno romeo che poi non volse portare. [6] Dipoi el dí medesimo circa* 22 *ore el Capitano di Tirolo fece intendere a tutti li Oratori come desiderava parlarci in casa lo Oratore di Ragona per parte dell’Imperadore, dove convenuti presentò una lettera di credenza dell’Imperadore. [7] Dipoi disse come, avendo detto Imperadore inteso che li Svizzeri erono declaratisi contro a lo Imperio in favore del Re di Francia e digià mandatoli seimila fanti, aveva disposto fare loro guerra e per questo, volendo conferire con e’ Legato e con noi alcune cose, desiderava che noi ed il Legato per la via di Brissina ci conferissino a Spruche. [8] Risposesi come noi eravamo per ubbidire ma che saremo con el Legato e ne delibereremo. [9] Fumo poi con detto legato, el quale era disperato di questa gita e tutto confuso; ed in summa ci pregò fussimo contenti differire la partita a lunedí allora prossimo e che manderebbe uno suo al Re a significarli quando insieme con noi partirebbe ed a fare la scusa nostra; ed anche credo lo facessi per vedere se poteva fare sanza andarvi. [10] Governamoci con el consiglio suo e quello lunedí che fumo a dí* 13 *partimo da Marano. [11] Ed in* que*llo mezzo s’intese come lo esercito dell’Imperadore di verso Roveré non aveva fatto alcuno processo ma fermòsi intorno a la Petra, e tanto meno quello altro che è verso el Trevigiano. [12] Perché circa* 1300 *di quelli fanti sotto uno Capitano temerario furno condotti a la mazza da guide del paese sotto speranza di preda; e ridutti in certa valle dove di sopra erano feriti con e’ sassi e d’intorno circundati da paesani e cavalli e fanti viniziani circa* 6 *mila, in modo che di tanti non ne campò* 300, *e’ quali in ultimo si arresono; li altri defendendosi furono tutti morti; la quale cosa ha irritata tutta la Magna contro ad Italia e maxime contro a’ Viniziani. [13] E quel pre’ Luca che io scrivo essere ito a Vinegia è tornato e dicesi essere suto licenziato in su la nuova di detta vittoria. [14] Lo Imperadore di questa perdita non s’intende avere detto altro se non che li stette loro bene morire poi che li andorno dove e’ non dovevono. [15] E perché quello esercito non disordinassi piú, vi mandò subito el Duca di Brongiuí, reputato nelle armi. [16] A’ Legato fu scritto, avanti el partire nostro da Marano, come l’Imperadore era partito da Ispruc per essere in Svevia e fare quivi la lega di Svevia una dieta ed incitare quella lega contro a’ Svizzeri; e che in Ispruc da el coadiutore di Brissina li sarebbe detto la mente dell’Imperadore. [17] E cosí insieme con i’ Legato arrivamo qui ieri e da detto coadiutore non fu fatto intendere cosa alcuna a’ Legato, ma li disse non avere ordine alcuno per l’Imperadore. [18] Intendemo per il cammino, per lettere scritte a’ Legato non dall’Imperadore ma da uno fuoriuscito lombardo, come e’ non era vero che i Svizzeri fussino contro all’Imperadore, ma che parecchi migliaia sanza ordine de le comunità erano iti a servire Francia, donde le comunità avevono presi li Oratori franzesi si trovavono quivi e fatto intendere al Re di Francia che se non rimandava e’ loro uomini e’ non libererebbono detti Oratori. [19] E scriveva di piú che li Grigioni avevano tagliato la testa a certi che per il Re di Francia davono danari a loro uomini ne’ loro paesi; e che l’Imperadore farebbe questa dieta in Svevia non per disporli contro a’ Svizzeri ma contro a’ Viniziani acciò che, oltre a li aiuti ordinari che danno con lo Imperio, lo aiutino ancora estraordinariamente. [20] Quale ora di questi due avvisi si sieno veri*, vostre Signorie *ne faranno iudizio. [21] Questa mattina el Legato ha aúto lettere da messere Mariano, auditore di Ruota, che da Marano e’ mandò all’Imperadore; e lo avvisa come el Re è a Coppair e che ha ordinato fare una dieta ad Olmo, una tra le prime città di Svevia discosto di qui* 4 giornate, la quale debbe cominciare domenica prossima dove converranno li Oratori di detta lega, Oratori di Svizzeri e molti di questi principi; et praesertim quelli che nella dieta di Gostanza furno deputati per prorogare la provisione per altri* 6 *mesi e che il Re desiderrebbe che lui e li altri oratori andassino là, quando non li fussi grave. [22] Non si è deliberato ancora detto Legato e doverrà pigliare partito per tutto oggi, come innanzi al serrare di questa vi scriverrò. [23] Intendesi, come è detto di sopra, che questa iniuria ricevuta da’ Viniziani ha irritata tutta la Magna e che ciascuno sarà piú pronto a deliberare ed a mandare aiuti; e che per questo l’uno e l’altro esercito dell’Imperadore ingrossa assai; e noi nel cammino da Buggiano a qui abbiàno riscontro qualche cento uomini d’arme e* 600 *fanti e carra assai di lance, e biada ed altre vettovaglie e munizioni da guerra. [24] Né per infino a questo dí de le cose di qua vi posso dare altro avviso ed infino a questo dí* 19 vostre Signorie *ne intendono a punto quello che io. [25] Baccino corriere comparse detto dí* 7 *ad ore dua di notte e presentòmi una di* vostre Signorie * breve de’* 19 *del passato, la quale non risponde altro a quella portò a* vostre Signorie *il Diavolaccio ma si rimette in tutto alla commissione de la loro de’* 29 *di gennaio, aggiugnendo di piú che si possa promettere per la prima paga infino in venticinquemila, rimettendo in me pure tale iudizio; nondimeno sobiungono che lo faccia quando creda el passare suo a’* 15 *soldi per lira. [26] Io non posso volere altro di questo caso che se ne volino* vostre Signorie *e porterò questo peso el meglio saprò. [27] E perché* vostre Signorie *dicono lo facci quando creda che passi, io* ri*spondo che i’ credo a’* 22 *soldi per* lira *che tenterà di passare di nuovo e con maggiore forze non ha tentato infino qui. [28] Ma mi resta ora vedere se debbe vincere; perché, o che non tentassi di passare, o che tentassi e non li riuscissi, a* vostre Signorie *sendosi scoperte sarebbe quello medesimo. [29] E questo iudizio se lui ha a vincere o no, lo posso fare con tanto piú difficultà quanto meno intendo le forze de’ Viniziani e li apparati del Re di Francia, di che* vostre Signorie *per tutte le loro lettere non me ne hanno mai scritto cosa alcuna; ed avendole a stimare discosto mi conviene quelle de’ Viniziani sole giudicare gagliarde perché io veggo che di dua eserciti dell’Imperadore, dove in ciascuno d’essi sono meglio di sei o settemila persone, l’uno essere battuto, l’altro essere tenuto indreto. [30] Sí che se* 14 *mila persone di costui hanno aúto vergogna con ’ Viniziani soli, quale esercito li ho io a dare dove io presuppongo che vinca l’uno e l’altro insieme? [31] Pure, quando io sapessi quello che fa nel Milanese e che apparati vi sono, se il Re di Francia si sta a Bles o viene in qua, che gente abbino ’ Viniziani e come possino stare in su questa spesa; item se ’ Viniziani ed il Re di Francia sono per coniungere li eserciti insieme a questa difesa, poterei piú animosamente resolvermi e con paura di errare meno;* tamen *mi raccomanderò a Dio, e* vostre Signorie *stimeranno quello farò sia fatto a buono fine, estimando cosí essere il meglio. [32] Potrebbe ancora, come per altre ho scritto, sanza vedersi altri maggiori apparati di guerra, surgere subito una pace di che qui non se ne fussi inteso prima nulla. [33] E da dua dí in qua intendo l’Imperadore per lo sdegno ha preso con ’ Viniziani essere inclinato al Re di Francia, la quale pace è favorita da’ Legato e da Ragona; e digià s’intende e’ Legato per commissione di qua averne scritto in Francia. [34] E che per la parte di Francia una delle grande difficultà ci sono è che il Re di Francia non sa con che coscienza si possa lasciare ’ Viniziani; e che per poterlo fare con qualche colore, ha detto il Legato come il Re di Francia fa uno concilio a Lione de’ sua stati, dove vuole imporre loro che, se lui sarà servito estraordinariamente di* 600 *mila scudi, potrà non tanto difendere Milano ma battere tutta la Magna con onore ed agumento de la corona; quando che no, sarà forzato fare pace ed abbandonare ’ Viniziani. [35] E perché si crede che quelli principi vorranno piú tosto la pace con danno d’altri che la guerra con spesa loro e speranza dubbia, parrà al Re di Francia quodammodo essere forzato a lasciare ’ Viniziani al grido. [36] Se questo è vero o favola*, vostre Signorie *lo intenderanno per via di Lione: io lo ho scritto come lo ho inteso ed in secreto. [37] E chi fa iudizio di queste cose crede che costui si abbi piú tosto a trarre questa voglia di venire a Roma con lo accordo di Francia che con la guerra. [38] E* vostre Signorie *ritraendone cosa alcuna piú certa, penseranno come sia in tale caso da governarsi; e di nuovo dico che di tale cosa non credo posserne intendere nulla di certo sed non dopo il fatto. [39] E per tornare a la offerta* vostre Signorie *mi commettono facci* et etc., *repricherò quelle difficultà ci veggo, come per la alligata si dice, che sono: avergliene ad offerire a Trento, dove lui per avventura non vuole piú tornare ma venire d’altronde; non avere il pagamento subito di questa prima paga per non avere le lettere in mano, né il mandato da concludere ed il restante non essere certo; di modo, come ho detto, iudico questa offerta essere tutta a suo vantaggio e non punto a vostro. [40] Perché se si sentirà gagliardo, avendo sopra di voi animo grande, non lo accetterà; se si sentirà debole, la accetterà con vostro danno; e se si aspetta di vederlo gagliardo, non si sarà a tempo. [41] E prima iudicare non si può; farassi ora questa dieta con la deliberazione della quale io mi consiglierò, e con l’altre cose che giornalmente si udiranno e vedranno*. [42] E se il Cardinale andrà a questa dieta manderò seco Niccolò, perché a me è venuto uno accidente d’una doglia in uno braccio sí grande che io non posso stare a cavallo. [43] Però prego vostre Signorie mi dieno licenza che io me ne possa tornare a mia posta, acciò che se il male avessi bisogno di una piú lunga curazione, che io lo possa fare; né però resterà che potendo io fra qualche dí cavalcare, che io non vadia in Corte. [44] A Niccolò ho commesso che vadia ed osservi quelle pratiche e mi avvisi, *acciò possa commettere a lui quello abbi a fare e tenere, per quella via potrò, avvisate* vostre Signorie. [45] *Intendesi che l’Imperadore in questa dieta vorrà fare tre cose: fermare una volta con li Svizzeri; se potrà fare che lo Imperio li proroghi questi altri sei mesi, che non fia per ventura stato vero che tale prorogazione sia fatta; e di piú vedere di tirare la lega di Svevia a qualche cosa piú là che l’ordinario, il che s’intenderà meglio a la giornata secondo però che s’intendono le cose di qua*.

[46] Tenuta infino a questo dí 22 perché volevo vedere che resoluzione faceva el Cardinale circa l’andare in Corte, el quale scrisse al Re per vedere se poteva fuggire questa briga. [47] E non essendo ancora venuta la risposta, non mi è parso da differire piú lo spaccio di Baccino, al quale ho dato undici ducati d’oro; x per questo suo ritorno ed uno per averlo mandato da Marano a qui per intendere da Giovanni Rustichi dello essere del Re. [48] E li ho dato questi danari perché mi pare li abbi meglio guadagnati che altro mandato vostro, perché da uno mese e mezzo in qua d’Italia non ci è venuto se non lui. [49] Vostre Signorie ne rimborseranno Pagolo mio fratello.

[50] *Di nuovo ci è che il Conte Palatino è morto ed ha lasciato* 4 *figlioli. [51] Dissemi iarsera el Legato come tre Cantoni de’ Svizzeri avevono preso dall’Imperadore per caparra di ottomila fanti ottomila ducati, e che in questa dieta e’ vederanno di fare in ogni modo che li altri Cantoni ritirino quelli loro fanti che sono iti a servire il Re di Francia. [52] Questi avvisi de’ Svizzeri, maxime a me, paiono confusi e parranno anche a* vostre Signorie, *perché io non so come tre Cantoni possino mandare fuori ottomila fanti, né so come tre Cantoni abbino a volere una cosa e li altri un’altra; neanche so come seimila uomini si possino levare sanza licenza de le comunità che dette comunità non lo abbino inteso in tempo da potervi riparare. [53] Allegovi da chi, acciò* vostre Signorie *li possino meglio esaminare. [54] Io sto poi bene, grazia di Dio. [55] E dua dí fa passò di qui el Marchese di Brandiborgo per essere a questa nuova dieta, che era Capitano de lo esercito di verso Rovereto; e quivi ha lasciato Casimiro suo figliolo in suo luogo*. [56] Né altro mi occorre. [57] A vostre Signorie mi raccomando. [58] Quae feliciter valeant.

[59] Franciscus Victorius. [60] In Ispruc, die 22 martii 1507.

85

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] Copia secunda.

[3] Magnifici Domini. [4] *Avanti che io vengo a la esposizione fattami da messere Pagolo Testano, uno de’ tre che governano questo Imperadore, narrerò* a vostre Signorie *dove si trovono queste cose da lo spaccio di Simone in qua, nonostante che per Baccino scrivessi a lungo a dí* 22 *del presente; el quale se fia comparso* vostre Signorie *piglieranno questa per ricordo, quando non fussi arrivato per avviso. [5] Poi che l’Imperadore, dopo lo assalto fatto da Trento, si ritirò verso el Friuoli ed il Legato e noi fumo mandati a Marano, scrisse uno Secretario dell’Imperadore de’ dí* 26 *di febbraio a ’ Legato queste proprie parole: «L’Imperadore ha preso la valle di Codauro per la quale si va a Vinegia per il Trivigiano; ancora ha preso el castello di San Martino ed alcuni altri luoghi finittimi ed il castello de la Pieve; ha preso ancora una valle detta Comeligon, dipoi si è partito per essere a Spruch ed ha comandato che lo esercito vadia innanzi* etc.». [6] *Andò l’Imperadore dipoi a Spruc a dí dua di marzo, e dissesi per provedere danari; passò in quelli dí da Buggiano e da Marano per a Trento circa* 2000 *fanti e* 200 *cavalli; mandò in quelli dí l’Imperadore uno pre’ Luca, che fu anno oratore a Napoli, a Vinegia, né si sa o proprio motu o per ordine loro. [7] Intesesi dipoi infino a dí* sette *di marzo da chi scriveva da Ispruc a ’ Legato che quelli deputati de lo Imperio erono contenti prorogare le provisioni per altri sei mesi, e che l’Imperadore tornerebbe presto a la via di Trento. [8] Intesesi che le genti che erano verso Rovereto avevono preso Castel Barco, luogo a rincontro di Rovereto di là da l’Adice, per avere el passo da quel canto quando li venissi bene lasciare Rovereto indreto. [9] Dissesi ancora che in Rovereto erano venuti* 1500 *fanti spagnoli, e che da Trento erano partiti per a quella volta* 80 *carra o piú di munizioni con assai catene per fare ponti, e che il campo doveva procedere innanzi*, et etc. [10] *E tutto questo s’intese insino a dí* 7 *da mattina; dipoi el dí medesimo circa* 22 *ore el Capitano del Contado di Tirolo, sendo noi a Marano, chiamò tutti li Oratori in casa Ragona, e letto una lettera credenzale dell’Imperadore disse come, avendo l’Imperadore inteso che li Svizzeri erano declaratosi in favore del Re di Francia e digià mandatoli* 6000 *fanti, aveva disposto fare loro guerra; e per questo, volendo conferire con ’ Legato e con noi alcune cose, desiderava ne andassino a Spruc. [11] Partimo tutti a dí* 13 *da Marano per là; ed in quello mezzo s’intese lo esercito di verso Roveré non avere fatto altro, e di quello che era verso el Trivigiano essere stati morti* 1000 *fanti, e’ quali, condotti a la mazza sotto speranza di preda, furno circundati da assai numero di nimici*. [12] Quel *pre’ Luca in questo tanto tornò da Vinegia re infetta, secondo si disse, e licenziato in su la nuova de la morte di detti fanti. [13] Al Cardinale fu scritto per la via per parte dell’Imperadore come era partito da Spruc per essere in Svevia e fare de la lega di Svevia una dieta per incitarla contro a’ Svizzeri, ed a lui sarebbe detto lo animo suo da el coadiutore di Brissina, ma arrivati quivi non li fu fatto intendere alcuna cosa. [14] Ebbe quivi el Cardinale avvisi di Corte come e’ non era vero che ’ Svizzeri fussino contro all’Imperadore, ma parecchi migliaia di loro sanza consenso de le comunità erano iti a servire il Re di Francia, ma li rivocherebbono; che l’Imperadore farebbe questa dieta in Svevia per disporre quella lega contro* a’ *Viniziani, acciò che oltre a li aiuti ordinarii lo serva estraordinariamente. [15] Dipoi circa a dí* 21 *el Cardinale ebbe nuove di Corte come l’Imperadore è a Coppair ed ha ordinato fare una dieta ad Almo, da cominciare domenica a dí* 26, *dove converranno li Oratori de la lega di Svevia, Oratori de’ Svizzeri e molti di questi principi; e che, per avere detta dieta a finire in* 8 *dí, che detto Cardinale con li altri si fermassi a Spruc fino a nuovo avviso. [16] Intendevasi che l’uno e l’altro esercito dell’Imperadore ingrossavano, e noi nel cammino di Spruc riscontramo qualche* cento *cavalli e forse* 600 *fanti e carra assai di lance ed altre munizioni da guerra. [17] Tutti e’ soprascritti avvisi si scrissono per Baccino; dipoi si è inteso come del campo de’ Viniziani si sono partiti qualche* 300 *Spagnoli e passati di qua, il che mostra scarsità di danaio ne’ Viniziani. [18] Sono ancora arrivati nel campo dell’Imperadore verso Roveré* 1500 *Grigioni. [19] Stando le cose in questi termini ed avendo spacciato Baccino, messere Paulo detto, che sta a Trento per provedere in absentia dell’Imperadore a le cose di quello esercito, mi mandò uno a posta a Spruc a farmi intendere che io venissi a trovarlo, che mi voleva parlare per cose di importanza. [20] Mossimi subito e trova’lo qui a Bolgiano, e questa mattina, che siamo a dí* 28, *fui da lui; el quale mi disse che, essendo l’Imperadore occupato in questa dieta ed avendoli commesso che vedessi di appuntare con le* Signorie vostre, *e volendo satisfare all’Imperadore e fare piacere a quelle, perché sapeva che voi eri ora in termine che voi temevi dell’Imperadore, del Re di Francia ed ’ Viniziani; e che per voi non potevi da alcuno di costoro difendervi, e volendovi securare da tutti non avevi migliore modo che convenire con l’Imperadore, el quale o se farà guerra vi potrà defendere con le armi, o se farà pace vi defenderà con lo accordo. [21] Ed in su questo domandò quello si era domandato all’Imperadore in su la offerta se li era fatta ultimamente; e rispostoseli secondo la domanda, disse: «Io iudico sia bene l’Imperadore vi dia questa conservazione, e che voi a l’incontro li pagate sessantamila ducati in tre pagamenti: el primo di presente dopo la conclusione fatta, el secondo in Italia e dopo dua mesi dal dí del primo pagamento, el terzo pure in Italia e dopo dua mesi dal dí del secondo pagamento». [22] E che questa li pareva somma conveniente a la quale l’Imperadore doveva cedere e voi, e che ne scriverrebbe all’Imperadore ed io ne scrivessi subito. [23] Risposi che questa domanda aveva tre condizioni gravi: la prima, d’essere troppa somma; la seconda, e’ pagamenti troppo fitti; la terza, questo pagamento subito nullo habito respettu loci, per quelle cause che altre volte si erano dette. [24] Lui non rispose altro se non che io ne dovessi scrivere per tre o quattro vie, e che mi aiuterebbe mandare le lettere pagando. [25] E pure istando io in su questi troppo adosso ed in su l’altre parti, non si poté rimutarlo in altro sed non che fece che l’ultimo pagamento si facessi uno mese piú là. [26] Chiese, per potere scrivere piú particularmente a l’Imperadore, che io li dessi uno poco di nota di quello volevi; ed anche lui mi darebbe uno poco di nota di quello voleva, acciò meglio c’intendessino. [27] E cosí si rimase di scrivere; ed in questa vi si manda brevemente la domanda fatta da lui e da me, ne la quale si è aggiunto, oltre a le struzioni datemi, che nel fare pace con alcuno potentato debba pro­curare a la salute vostre. [28] Scontrai, venendo qui per il cammino, el messo di* vostre Signorie *con le lettere de’* 4 *di marzo, per le quali intesi in quanto* vostre Signorie *mi allargavano la commissione. [29] E benché la petizione di costui sia per avventura meno grave che la maggiore vostra commissione, tamen, sendo disforme in ne’ pagamenti e non avendo potuti tirarli al segno, non potevo fermarla. [30] Esami­neranno pertanto* vostre Signorie *tutto e ne risponderanno resoluto, perché come le cose si trovino di presente le lo intendono come me. [31] E sappino in summa che verso Roveré non è meno di ottomila persone né piú di* x mila, *infra ’ quali sono dumila cavalli; verso el Trevigiano non sono meno di quattromila persone né piú di* 6000; *che altra gente debba venire, io non lo so; èssi detto piú tempo che debba venire buona somma di cavalli d’Austria e dumila Buemi a piè, né per ancora si sono veduti; e de’ Svizzeri voi intendete li avvisi quanto sono confusi. [32] Quel che si farà la dieta non si può sapere; dicesi è fatta per tre cause: prima, per stabilire con e’ Svizzeri; secondo, per prorogare la provisione de lo Imperio, che forse non è ancora prorogata come si disse; terzo, perché la lega di Svevia concorra estraordinarie a questa guerra. [33] Quello che si faranno e’ Svizzeri non si può intendere. [34] La prorogazione de lo Imperio potrebbe ottenersi; el suvvenimento di Svevia già lo ottenne contro a’ Svizzeri, che, per otto mesi che durò l’ultima guerra, tenne sempre detta lega settemila persone in campo. [35] Quello che si farà ora e se si aranno piú rispetto a’ Viniziani che a’ Svizzeri, rispetto a le mercanzie loro, non si sa, e dopo la conclusione fia dificile intenderlo. [36] È morto, come vi si scrisse, el Palatino, ed è morto ancora el Duca Alberto di Baviera, il che si crede sia piú tosto per favorire la impresa di costui che altrimenti. [37] Queste cose dette di sopra sono quanto a la guerra; ma quanto a la pace, come vi si scrisse per l’ultima, la pace, maxime con il Re di Francia, è favorita dal Re di Spagna ed Inghilterra, e per avventura dal Papa. [38] Ed il Cardinale ha detto averne digià scritto in Francia, e di piú ha detto che a una de le gran cagioni che tiene il Re di Francia duro è non vedere come possa lasciare ’ Viniziani, e che ordina ora fare certa richiesta a li Stati di Francia per la guerra; e quando la nieghino, protestare loro che farà pace e lascerà ’ Viniziani. [39] È venuto di Lombardia e forse di Francia pochi dí sono uno Nicolò Frigio, mandato da ’ Legato per ordine dell’Imperadore a questo effetto; né si è inteso quello porta con ’ Viniziani. [40] Poteria essere ancora appiccato qualche pratica, perché quel pre’ Luca che tornò è passato di nuovo verso Trento; dicesi per ire a Vinegia, ma non lo so certo. [41] Come li altri di Italia stieno con costui: s’intende che il Papa infino a qui non li ha promesso cosa alcuna, né si vede sia per darli se non vede maggiore progresso. [42] Ferrara ancora non li ha dato nulla, e sono piú che dua mesi non ha mai scritto al suo Oratore; e stimo, perché ha danari assai, vorrà piú presto che lo accordo abbia a fare con lo Imperadore li costi piú, e farlo in tempo che vegga le cose tanto innanzi che non abbi a dubitare del Re di Francia o de’ Viniziani. [43] Intendo da uomo d’autorità che Mantova si scopirrà in favore di costui qualunque volta fussi in luogo lo potessi fare con sua securtà. [44] E’ Lucchesi non ci hanno mai mandato né messo né imbasciata, non che pensino a darli danari. [45] E’ Sanesi soli li hanno dato danari, ed ora corre certo altro loro pagamento. [46] Possono pertanto* vostre Signorie, *recatosi innanzi tutte queste considerazioni di pace e guerra, deliberarsi sapiendo le provisioni del Re di Francia e di ’ Viniziani, di che io sono al buio; e da tre mesi in qua per vostre lettere e per altra via non ne intesi mai nulla, e sapiendo se* è *vero che ’ Svizzeri sieno venuti per servire il Re di Francia e poi tornatisi indreto, di che possono* vostre Signorie *avere di Lombardia vera e facile informazione. [47] Ed in che consiste quanto a la guerra el vincere di costui, penseranno ancora* vostre Signorie *come facilmente o no il Re di Francia o ’ Viniziani si sieno per condurre a la pace; e con che mala condizione e’ combattono con costui, avendo sempre a pensare di difendersi e spendere uno tesoro, e non potere pensare di offenderlo per le condizioni del paese ed aderenti sua; in modo che quando le cose di costui fussino bene al basso, si potrebbe dubitare che li avessi da loro pace onorevole. [48] Ed esaminato tutto risponderanno quelli si abbi a fare, o stando le cose in questi termini, o migliorando, o peggiorando, e sieno contente distinguere se io mi ho a governare in uno medesimo modo, intendendo farsi una pace come veggendolo gagliardo in su la guerra, o se io mi ho a governare in uno caso in uno modo, e nell’altro in uno altro; e quando si voltino* vostre Signorie *a fermare accordo, sieno contente non mancare di questa diligenza di mandare e’ capituli distesi, massime quelli che fanno per loro; e li possono ciferare e virgulare sotto tutte quelle parole e clausule vogliono che per cosa del mondo non si mutino. [49] Possono ancora mandare il mandato in cifera mandando uno bianco sottoscritto da el notaio se sarà rogato, nel quale bianco si scriverrà qui dipoi el diciferato. [50] Pensino ancora* vostre Signorie *a la espedizione del danaio subita se vogliono si possa concludere in uno tratto; ed è necessario a fare questo che con la risposta ci sia l’ordine del danaio, perché altrimenti non si concluderebbe cosa alcuna. [51] E potrebbesi facilmente per questa via celare con il contratto questo pagamento presente, come* vostre Signorie *commettono per la loro ultima; né a costoro qua piace questo pagamento si facci per altri che pe’ Fucheri: cioè che questi Fucheri, in quello modo parrà a voi, abbino commissione di pagare. [52] Sieno ancora contente* vostre Signorie *avvisarmi, quando la conclusione non si avessi a saldare, con che risposta abbi o ad intrattenere costui o in che modo governarmi; perché non si potendo celare qua la venuta d’uno vostro messo e bisognandomi dire qualche cosa, vorrei averne ordine da voi. [53] E cosí sieno contente avvisarmi quello s’intende di là da cotesti monti per le cagioni dette di sopra. [54] Notino* vostre Signorie *in questa domanda di messere Paulo che la è fatta non per parte dell’Imperadore, ma solo disse avere commissione di trattare ma non di comporre, il che nasce forse che pensono con el tempo governarsi a loro vantaggio. [55] E* vostre Signorie *etiam vengono ad essere nel medesimo termine* etc.

[56] *Petitio nostra. [57] Imperator conservare promittat in forma valida presens regimen, statum libertatem et dominium nostrum, adeo ut nos confirmemur in omnibus nostris preminentiis, iurisditionibus, honoribus et titulis, quibus in presentiarum utimur in civitate nostra et etiam in omnibus aliis civitatibus, opidis, castellis, terris et locis, que nunc quocumque modo possidemus, adeo ut nostri redditus et autoritas in hoc suo adventu in Italiam augeantur potiusquam ulla ex parte minuantur etc. [58] Item promittat praeter pecuniarum summam de qua conventum fuerit a nobis aliquam aliam pecuniarum summam non petere, quacumque de causa seu vera seu falsa fuerit, aut quacumque actione ipse habuerit aut a quo vis alio habere potuerit* etc. [59] *Item promittat non facere aliquam conventionem cum aliquo Rege, Principe et Repubblica cum preiuditio nostro, immo in omnibus conventionibus per eum fiendis caveatur ne nobis aliqua iniuria inferatur; que omnia capitula et promissa amplificari et extendi debeant cum verbis et clausulis necessariis ad exprimendum et conroborandum suprascriptum efettum* etc. [60] *Petitio ex parte Imperatoris: quod Florentini promittant solvere Imperatorem sessaginta milia ducatorum solvendorum in tribus terminis, videlicet viginti milia, id est prima tertia pars solvatur in presentiarum et subito post conclusionem fattam; viginti milia, id est secunda tertia pars debeat solvi in Italia post duos menses a die prime solutionis; hoc est quo Imperator tempore fiende ditte solutionis aut exercitus eius sit in terra Italie nunc ab aliis possessa, aut cum forti manu et valido exercitu, aut si ipse Imperator ibi esset per viam pacis aut tregue cum Rege francorum aut cum Venetianis, fatte; viginti milia, id est ultima tertia pars, solvantur in Italia post tre menses a die fatte secunde solutionis*. [61] Ex Bulsano, die xxviiii martii mdviii.

[62] Servitor Francesco Vectori.

[63] A lo aportatore ho dato quattro fiorini di Reno. [64] Faranno vostre Signorie rimborsarne Paulo mio fratello.

86

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] Copia quarta.

[3] Magnifici Domini. [4] *E vi si scrisse a dí* 22 *per Baccino largamente di molti avvisi, et inter alia de la partita nostra da Marano per a Spruc per ordine dell’Imperadore per il moto si diceva li Svizzeri facevano in favore del Re di Francia; e come avanti arrivassino a Spruc, l’Imperadore era ito in Svevia a fare una dieta per inanimire quella lega contro a’ Svizzeri, dipoi si disse contro a’ Viniziani, perché i Svizzeri si erano ritirati a favorire l’Imperadore; e molte altre cose scrittevi allora e questo dí largamente repricatevi per doppie, de le quali vi ha portato una quel tedesco spacciato da voi ultimamente con lettere de’ quattro del presente. [5] Questa si scrive abbreviata con una altra copia di questa, le quali si mandano per le mani di messere Paulo Testano, che cosí ne richiese. [6] Questo messere Paulo è uno de’ tre primi che governono l’Imperadore; mandò lui per me a Spruc, e venni a trovarlo qui a Buggiano; il quale mi disse che, essendo l’Imperadore occupato in questa dieta ed avendoli commesso che vedesse appuntare con* vostre Signorie, *e volendo satisfare al suo Re e fare piacere a quelle, perché sapeva che voi eri ora in termine temevi dell’Imperadore, del Re di Francia e ’ Viniziani, perché per voi non potevi da alcuno di costoro defendervi, e volendovi securare da tutti non avevi migliore modo che convenire con l’Imperadore; il quale, o se farà guerra vi poterà defendere con le armi, o se farà pace vi defenderà con lo accordo. [7] Ed in su questo domandò quello che si era domandato a l’Imperadore in su la offerta se li era fatta ultimamente; e rispostoli secondo la domanda, disse: «I*o *iudico sia bene che l’Imperadore vi dia questa conservazione, e che voi a l’incontro li paghiate sessantamila ducati in tre pagamenti: el primo, di presente e dopo la conclusione fatta; el secondo, in Italia e dopo dua mesi dal dí del primo pagamento; el terzo, pure in Italia e dopo dua mesi dal dí del secondo pagamento». [8] E che questa li pareva domanda conveniente a la quale l’Imperadore doverrebbe cedere e voi, e che ne scriverrebbe all’Imperadore ed io ve ne scrivessi. [9] E risposesi che questa domanda aveva tre condizioni gravi: la prima, di essere troppa somma; la seconda, e’ pagamenti troppo fitti; la terza, questo pagamento subito nullo habito respettu loci per quelle cagioni altre volte dette. [10] Lui non rispose altro se non che io ne dovessi scrivere per tre* o *quattro vie, e che mi aiuterebbe mandare le lettere pagando. [11] E pure instando io in su ’ pagamenti troppo spessi ed in su l’altre parti, non si poté mutarlo in altro se non che fece che l’ultimo pagamento si facessi uno mese piú là. [12] Chiese, per potere scrivere piú particularmente all’Imperadore, che io li dessi uno poco di nota di quello volevamo acciò meglio c’intendessino, e cosí si rimase di scrivere, ed in questa vi si manda brevemente la domanda fatta da lui e da me; de la quale si è aggiunto, oltre a le struzioni datemi, che nel fare pace con alcuno potentato debba procurare a la salute vostra. [13] Scontrai venendo qui el messo di* vostre Signorie *con le lettere de’* 4 *di marzo, ed intesi quanto* vostre Signorie *mi allargavono la commissione. [14] E benché la petizione di costui sia per ventura meno grave che la maggiore vostra commissione*, tamen, *sendo disforme in ne’ pagamenti e non avendo potuti tirarli al segno, non potevo fermarla. [15] Esamineranno pertanto* vostre Signorie *tutto, e risponderanno resoluto perché come le cose si trovono di presente le lo intenderanno come me. [16] E sappino in summa che verso Rovereto* non *sono meno di ottomila persone né piú di diecimila, intra ’ quali sono 2000 cavalli; verso el Trevigiano non sono meno di quattromila persone né piú di seimila; che altra gente debba venire io non lo so; èssi detto piú tempo che debba venire buona somma di cavalli d’Austria e* 2000 *Buemi a piè; né per ancora si sono visti. [17] De’ Svizzeri li avvisi sono confusi: chi dice che quelli erano iti in Lombardia a servire il Re di Francia tornono indreto, e chi no. [18] Quello si farà la dieta in Svevia non si può sapere, la quale doveva cominciare domenica passata; dicesi bene essere fatta per tre cagioni: la prima, per fermare e’ Svizzeri de’ quali v’era già venuto Oratori di tre Cantoni; secondo, per prorogare in tutto la provisione de lo imperio per altri* sei *mesi; tertio, perché la lega di Svevia concorra estraordinarie a questa guerra. [19] Quello si faranno e’ Svizzeri non credo si possa intendere. [20] La prorogazione de lo Imperio facilmente si potrebbe ottenere, el suvenimento di Svevia già lo ottenne contro a’ Svizzeri che, per otto mesi durò la guerra ultima, tennono sempre settemila persone in campo. [21] Quello si faranno ora e se si aranno piú rispetto a’ Viniziani che a’ Svizzeri, rispetto a le mercanzie loro, non si sa, e dopo la conclusione fia difficile intenderne il vero. [22] È morto, come vi si scrisse, el Palatino, ed è morto anche el Duca Alberto di Baviera, il che si crede sia per favorire piú tosto la impresa di costui che altrimenti. [23] Queste cose dette di sopra sono quanto a la guerra; ma quanto a la pace, come si disse per l’ultima, la pace maxime con il Re di Francia è favorita da Ragona ed Inghilterra e dal Papa; ed il Legato ha detto averne digià scritto in Francia. [24] Ed è venuto di Lombardia e forse di Francia, pochi dí sono, uno Nicolò Frigio mandato da ’ Legato per ordine dell’Imperadore a questo effetto, né si è inteso quello porta; con li Viniziani potria essere ancora appiccata qualche pratica, perché uno pre’ Luca è ito attorno da l’uno a l’altro. [25] Come li altri in Italia stieno con costui: s’intende che il Papa infino a qui non li ha promesso né dato cosa alcuna, né è per darli non facendo maggiori progressi. [26] Ferrara ancora non li ha dato nulla, ed è gran tempo che non rispose mai al suo Oratore. [27] Dicesi bene che Mantova si scoprirrà in favore di costui qualunque volta fussi in luogo lo potessi fare con sua sicurtà. [28] E’ Lucchesi non ci hanno mai mandato né messo né imbasciata. [29] E’ Sanesi solo li hanno dato danari ed ora corre certo altro loro pagamento. [30] Possono dunque* vostre Signorie, *recatosi innanzi tutte queste considerazione di pace e di guerra, deliberarsi, sapendo le provisione del Re di Francia e de’ Viniziani, di che io sono al buio; né da tre mesi in qua non ne intesi mai nulla, né per vostre lettere, né per altra via; e potendo sapere* vostre Signorie *se è vero che ’ Svizzeri sieno venuti in Lombardia a servire il Re di Francia e dipoi tornatosene come si dice qui, in che consiste quanto a la guerra el vincere di costui, penseranno ancora come facilmente o no il Re di Francia o ’ Viniziani si sieno per accordare a la pace, e con che mala condizione combattono con costui, avendo sempre a pensare di difendersi e spendere uno tesoro, e non potere pensare di offenderlo per le condizioni del paese ed aderenti sua; in modo che quando le cose di costui fussino bene al basso, si potrebbe dubitare che li avessi da loro pace onorevole. [31] Ed esaminato tutto, risponderanno quello si abbi a fare, o stando le cose in questi termini, o migliorando, o peggiorando. [32] E sieno contente distinguere se io mi ho a governare in uno medesimo modo intendendo farsi una pace come veggendolo gagliardo in su la guerra, o se i*o *mi ho a governare in uno caso in uno modo e ne l’altro in uno altro. [33] E quando si voltino a fermare accordo, sieno contente non mancare di questa diligenza di mandare li capituli distesi, maxime quelli che fanno per loro; e li possono ciferare e virgulare sotto tutte quelle parole e clausole che le vogliono che per cosa del mondo non si mutino. [34] Possono ancora mandare il mandato in cifera mandando uno bianco sottoscritto dal notaio ne fussi rogato, nel quale bianco si scriverrà qui dipoi el diciferato. [35] Pensino ancora* vostre Signorie *a la espedizione del danaio subito a volere che si possa concludere in uno tratto, che ogni dilazione guasterebbe lo accordo. [36] E potre’si facilmente per questa via celare con il contratto questo pagamento presente, come* vostre Signorie *commettono per la loro ultima. [37] Né a costoro qua piace altra via che quella de’ Fucheri; cioè che questi Fucheri, in quel modo parrà a voi, abbino commissione di pagare. [38] Ancora sieno contente* vostre Signorie, *nel rispondere a questa, avvisarmi dove la conclusione non vi paressi da saldare, con che risposta si abbi ad intrattenere costui o guadagnare tempo, perché non si potendo celare qui la venuta d’uno vostro messo e bisognandomi dire qualche cosa, vorrei averne ordine da* vostre Signorie. [39] *E cosí sieno contente avvisarmi quello s’intenda in Italia per le cagioni dette di sopra. [40] Notino* vostre Signorie *in questa domanda di messere Paulo, che la è fatta non per parte dell’Imperadore, ma solo disse avere commissione di trattare ma non di comporre, il che nasce forse che pensano con il tempo governarsi a loro vantaggio. [41] E* vostre Signorie *vengono* etiam *ad essere nel medesimo termine. [42] Valete felices.

[43] Petitio nostra. [44] Imperator conservare promittat in forma valida, presens regimen, statum libertatem et dominium nostrum, adeo ut nos confirmemur in omnibus nostris preminentiis, iurisditionibus, honoribus et titulis quibus in presentiarum utimur in civitate nostra et etiam in omnibus aliis civitatibus, opidis, castellis, terris et locis, que nunc quocumque modo possidemus, adeo ut nostri redditus et autoritas in hoc suo adventu in Italiam augeantur potiusquam ulla ex parte minuantur. [45] Item promittat praeter pecuniarum summam de qua conventum fuerit a nobis aliquam aliam pecuniarum summam non petere, quacumque de causa seu vera seu falsa fuerit, aut quacumque actione quam ipse habuerit aut a quo vis alio habere potuerit. [46] Item promittat non facere aliqua*m *conventionem cum aliquo Rege, Principe et Repubblica cum preiuditio nostro, immo in omnibus conventionibus per eum fiendis caveatur ne nobis aliqua iniuria inferatur; que omnia capitula et promissa amplificari et extendi debeant cum verbis et clausulis necessariis ad exprimendum et conroborandum suprascriptum efettum. [47] Petitio ex parte Imperatoris. [48] Quod Florentini promittant solvere Imperatorem sessaginta milia ducatorum solvendorum tribus terminis uno viginti milia*.

[49] Id est prima tertia pars in presentiarum et subito post conclusionem fattam solventur. [50] Item viginti milia, id est secunda tertia pars, debeant solvi post duos menses a die prime solutionis in Italia, id est quo Imperator tempore fiende ditte solutionis aut esercitus eius sit in terra Italie nunc ab aliis possessa, aut cum forti manu et valido exercitu, aut si ipse Imperator ibi esset per viam pacis aut tregue cum Rege Francorum aut cum Venetianis fatte. [51] Item viginti milia, id est ultima tertia pars, solvantur in Italia post tres menses a die fatte secunde solutionis*.

[52] In Buggiano, die xxviiii di marzo 1508.

[53] Servitor Franciscus de Vectoris.

87

[1] Francisco Victorio Mandatario apud Cesaream Maiestatem. [2] Die viiii aprilis 1508.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Avendoti scritto da dí 4 fino a xxi del passato cinque volte per uomini a posta e per diverse vie e la maggior parte con la risposta alle tue de’ 23 di febbraio, il resto con avvisi solamente e per mandarti uomini da tornare in qua, non possiamo credere che a quest’ora non ne sia arrivato qualcuno a salvamento e che se ne ritorni con tue lettere. [5] E questa è la causa che per la presente noi non ti replichereno altro di quella resoluzione fatta sopra le preallegate tue, maxime dopo tanti dí che è penato ad arrivare Baccino e dopo tanti altri che perrà arrivare questo avviso, sendo verisimile che le cose abbino variato assai e truovinsi in luogo e termine che ciò che ti si commettessi ora fussi vano ed impossibile. [6] E però attendereno che fia sequíto in su che potrai resolverti tu prima assai che noi, ricordandoti solamente che la intenzion nostra è sempre stata, e cosí è, di stringere ed allargare questa conclusione secondo li accidenti di costà. [7] E se bene questo iudizio ti sia grave e fastidioso secondo lo scriver tuo de’ vii e xxii del passato arrivato avant’ieri per Baccino, nondimeno noi non veggiamo poterci resolvere in altro securamente né darti commissione in altro modo. [8] Però tu procederai in quel modo che parrà meglio a te, e noi sareno sempre per approvare e commendare ogni tuo partito, pensando che arai fatto cosí per bene ed onore della città, che tal fede abbiamo in te. [9] E quando noi, che siamo tanto lontani da coteste cose, ci resolviamo in uno simile modo, tu puoi pensare che non ci veggiamo dentro miglior partito. [10] Comparse come è detto avant’ieri Baccino con le tue de’ vii e xxii del passato, e ne abbiamo preso tanto piacere quanto sia possibile a pensare, respetto al desiderio che ne avamo ed alla suspensione in che era tutta questa città, non intendendo né bene né male delle cose di costà ed indovinandosi gran provisioni e qualche gran disegno respetto alli apparati che fanno all’incontro e’ Viniziani e ’ Franzesi, ed alla grande diligenza che si usa di là e di qua in proibire li avvisi e pratiche di faccende. [11] Siamoci dipoi per tali tue lettere raccolti assai, vedendo dove si truovono ed a che s’indirizzino le cose di costà, le quali a noi pare secondo lo scriver tuo che ci daranno qualche settimana di tempo, avendosi prima a fare una dieta in Svevia e poi tornare in sulla impresa. [12] Ed ècci piaciuto sommamente il pensiero che hai fatto di volerti circa le azioni nostre consigliare con le deliberazioni di tal dieta e con le altre cose che si vedranno alla giornata. [13] E similmente ci è piaciuto che Nicolò vadia là quando non vi possa andar tu, che potendo voliamo vi vadi ad ogni modo. [14] Veggiamo ancora, secondo lo scriver tuo, le forze di cotesta Maestà non essere e nell’uno luogo e nell’altro quanto si predicava di qua. [15] Ed in somma questi tuoi avvisi ci hanno satisfatto assai. [16] Maraviglianci bene come di cosa non verisimile che costà non si possa avere notizia delle provisioni ed ordini che hanno fatto e fanno e’ Franzesi ed ’ Viniziani dalle bande di qua. [17] Ed importando questa notizia quanto ella fa, noi non ne sareno per la presente scarsi, pensando che Baccino, qual verrà con la presente, si abbi a condurre salvo; e tutto quello che ti diremo in questa parte non voliamo che sia quanto al tempo a venire per cosa certa, ma te ne ragioneremo per quanto egli è di presente verisimile, e si può conietturare in futuro. [18] E’ Viniziani, secondo che si può pensare, da principio stettono suspesi assai circa il pigliar questa difesa gagliardamente, ed alcuni credono che fussi per non espendere avanti al tempo, alcuni per dubitare che ’ Franzesi non accordassino ed altri per speranza d’accordar loro. [19] Poi, o esclusi della speranza d’accordo, o necessitati di spendere, o chiaritisi bene de’ Franzesi, vi missono mano e hanno fatto provisioni grandi ed in Veronese e nel Friuoli; e per le listre che sono venute di là, defalcatone etiam una somma conveniente, si è visto che da dua o tre mesi in qua egli hanno avuto un x o xi mila fanti ed un ii mila uomini d’arme, computati e’ cavalli leggeri tra nell’uno luogo e nell’altro. [20] Ed ancora attendono a condurne ché ultimamente hanno condotto a Roma il signor Renzo da Ceri con 300 balestrieri; ma si dubita che tal condotta abbi effetto. [21] Hanno, secondo che si è inteso per relazione di chi viene di là, fortificato assai bene el passo di Roveré, e dalla banda di Friuoli s’intende ancora questo medesimo; ma noi non ne aviamo il particulare appunto. [22] Hanno dipoi aggiunto a queste loro genti le gente franzesi: che infino di gennaio vi andò, e trovasi ad Alla appresso a Roveré, messer Gianiacopo da Treulci con 300 lance, 600 arcieri e 4000 fanti. [23] E 2000 Svizzeri s’intese vi si aspettavano a’ xx del passato che si levavano da Parma e Piacenza, di quelli che sono passati di qua al soldo del Cristianissimo, di che poi non s’è inteso altro. [24] Ed oltre a questo non resta la sua Maestà da offerirne ogni dí piú e tanti quanti ne sarà bisogno. [25] E da Burges abbiamo lettere de’ xx del passato che ci avvisano quel dí el Re e Roano essere partiti per Lione per venire poi in Italia quando e’ bisogni, e che di nuovo metteva in ordine qualche gente a piè ed a cavallo; di che noi ti diamo notizia appunto in quel modo che l’aviamo noi, benché poi per lettere di Lione in privati ci sono avvisi che se era ferma e trovavasi indrieto, che potrebbe essere per avere inteso cotesta andata e dieta in Svevia. [26] Ed ieri ci fu nuove da Molins de’ 20 del passato che s’era fermo a Migliano, e non si sapeva quando verrebbe piú avanti. [27] E quanto appartiene allo stare insieme Francia e ’ Viniziani, noi non ardiremo determinarne ed affermarne per certo alcuna cosa; ma se si ha a fare coniettura dalle demostrazioni ed anche risolversi in qualche parte in sulla ragione, pare da credere di sí, non avendo e’ Franzesi fede in accordo di veruna sorte con cotesta Maestà, e similmente li Viniziani per non trovare né vedere via o verso alla sicurtà loro quando l’Imperadore avessi vinto. [28] Ed in somma avendo pensato di poterlo tenere, che se ne vantano apertamente, questa via per molti è iudicata piú onorevole per loro e di maggiore reputazione; ed anche si vede di dimostrazioni estrinseche, tutto mostra questo effetto. [29] E benché la spesa sia grande, nondimeno la Repubblica è ancora grande e ricca; e spendendo utilmente e per necessità, non par verisimile che gli abbino a mancare di quello che importa il tutto. [30] Lo stato e la città di Milano non sono altrimenti quieti che si sia qualunche altro loco pacifico, né s’intende alcuno accidente di mala natura; e tanto piú doverrà essere ora, venendo il Re a Lione ed andando fama che sia per passare piú avanti; ed oltre a questo sono restate anche gente nello Stato di Milano. [31] Restaci ora discorrere le cose del Papa, le quali in fatto sono piú confuse né s’intendono in quel modo che quest’altre, perché da un canto combatte in lui co’ Franzesi l’antico e natural suo, dall’altro lo sdegno e dispiacere per le cose passate e di Genova e de’ Bentivogli; e d’altro, non li parendo esserne stato satisfatto a suo modo, e’ se ne può male far iudizio. [32] Questo vediamo bene: che il Vescovo de’ Grassi è appresso al Cristianissimo ed al continuo vanno attorno pratiche, benché le sieno molto molto addrieto. [33] Nuoce ancora assai a questa parte il vedere il Papa e ’ Franzesi molto incarnati co’ Viniziani, e per questo, mentre che gli stanno cosí, non potere trovare molto luogo con loro ne’ suoi desiderii. [34] Da altra banda con l’Imperatore non si è mai inteso come gli stia appunto; non si ritrae già né riscontra che, di qua o di costà, che sia ito piú là che parole. [35] E molti credono che, dubitando di qualche fine in questa impresa de’ Todeschi, contro a quello che sarebbe il desiderio suo, o per via d’accordo o d’altro e’ si sia stato cosí sanza scoprirsi e sanza spendere per andare poi a cosa fatta o cum l’uno o con l’altro, pensando di avere ad essere sempre a tempo; e che, per essere Papa, ognuno l’abbia a riguardare e desiderare di averlo seco. [36] E vedesi che gli arebbe voluto che ’ Viniziani avessino patito fortemente in questo primo assalto. [37] Ed in somma le cose di qua si truovono in questi termini e hanno queste difficultà. [38] E vedesi che ’ Franzesi per ora pensono a quello che fa per loro e col Papa s’intrattengono il meglio che possono, ed in ogni luogo defendono ed esaltano le cose de’ Viniziani; e trovonsi le cose in questo essere, il quale nondimeno potrebbe ogni dí variare come ancora accade di costà. [39] E però è bene rimettersene alli effetti ed andarle esaminando dí per dí secondo li accidenti che l’aranno. [40] Noi non respondiamo altrimenti alla instanza che tu fai di aver nuova e piú resoluta commissione, perché ci pare per le preallegate scritteti, come di sopra, averlo fatto; e de’ Svizzeri venuti di qua e di quello che disegna fare il Cristianissimo a Lione per spiccarsi da’ Viniziani, perché quel primo non è molto verisimile, ancora che otto dí sono ce ne fussi avviso da Roma. [41] Intendiamo bene di Lombardia che sono stati qualche volta revocati, ma per cagione di maggiore utile loro e di maggior provisione a’ capi di quella nazione, a che pare si sia provisto. [42] Dell’altro non ci è avviso né se ne vede ordine alcuno; e per la opinione, e che il Re venga a Lione per appropinquarsi almeno, se non per venire in Italia, e non per altra cagione: che se si avessi a fare una simile congregazione, o la sarebbe ancora sí acerba che non se ne saprebbe nulla, o s’ella fussi sí matura che ne fussi costà avviso se ne vedrebbe di qua piú manifesti segni. [43] Non voliamo mancare di dirti che a volere avere le lettere del cambio è uno ragionar prima d’una cosa impossibile, poi pericolosissima a noi. [44] Perché lo averle costà vuol dire che qui sia pagato il danaio e che e’ lo sappia tutto il mondo, il che non si può fare avanti lo accordo per non sapere né dove, né come, né quanto si abbi a provedere, oltre alla difficultà che hanno ordinariamente simili cose. [45] Poi tenendole costà e non sequendo lo accordo, sarebbe del pericolo che tu intendi. [46] Ed anche sequendo accordo, il farle innanzi è uno correre pericolo manifesto sanza bisogno. [47] E per questo non è da restare quando ti paia da fare, perché potrai prometterlo sopra di te e darci uno tempo conveniente secondo ti si scrisse per la nostra de’ 29 di gennaio; e sempre te ne fareno onore.

[48] Ricordiamo lo osservare bene le cose de’ Svizzeri e che pratiche d’accordo andassino attorno, perché per molti si comincia a dubitare che non si venga con ’ Franzesi o con altri a qualche assetto. [49] E tutto questo ti si scrive per informazione tua, e voliamo che abbi riguardo a conferirne con persona. [50] Bene vale.

88

[1] Francisco Victorio apud Catholicam Maiestatem. [2] Die xv aprilis 1508.

[3] Magnifice etc. [4] Ieri dopo mangiare arrivò qui uno uomo mandato con la terza copia della tua de’ 29, ed oggi con lo originale di detta è venuto ancora l’uomo mandato da noi a dí 4 del passato. [5] E poi che questi sono arrivati a salvamento, doverrà ancora venire el terzo che tu scrivi aver mandato. [6] Non si è, per il poco tempo e per la consuetudine della città, potuto fare oggi altra resoluzione; e non si potendo fare ancora domani respetto alla festa, non volendo costui soprastare ché ha fatto tutto oggi grandissima instanza di partire, lo abbiamo lasciato tornarsene e per ora non li abbiamo potuto dare altre lettere. [7] Faremolo immediate e te le mandereno per le medesime vie che abbiamo mandato delle altre, e non guardereno perché le venghino sicure a spesa alcuna. [8] Di nuovo non abbiamo che dirti, e quanto ci era te lo scrivemo a dí xii per Baccino. [9] Bene vale.

89

[1] [Ai Dieci].

[2] Magnifici Domini. [3] *A dí* 22 *di marzo scrissi a* vostre Signorie *pe’ Baccino a lungo tutto quello era occorso da dí* 24 *di febbraio infino a quel dí, il che in parte si replicò a dí* 29 *di marzo pe’ Iacozo tedesco che portò lettere di* vostre Signorie *de’* 4 *di marzo. [4] E si significò la domanda fatta da messer Paulo, e del medesimo tinore si mandò tre altre lettere per la via di Vinegia, di Mantua e Trieste. [5] Comparse dipoi a dí primo di questo uno spacciato da la Mirandola da Simone co’ la copia delle vostre de’* 4 *e con el mandato, di che* vostre Signorie ànno a essere ubrigati assai a quel Signore, el quale in verità vi ha bene servito. [6] Al detto mandato non si dette lettera perché andò in Corte, donde non è ancora tornato. [7] Ed ancora che la mia de’* 29 *del* passato *si sia mandata per* 4 *vie, tamen *vi se ne manda la copia a cautela. [8] Ieri arrivò Piero di Giovanni con una vostra breve* de’ 17 del passato *per la quale desiderate intendere dua cose principali: dove l’Imperadore si truovi con l’ordine della guerra e con che pratiche d’accordo; di che avendo avuto la mia, doverrete restare assai satisfatti; e quando non le avessi avute, lo vedrete in bona parte per la alligata copia. [9] E per venire a li avvisi di quello è seguíto di qua di questo mese, dico che circa a dí primo lo esercito che è al Caliano verso Rovereto assaltò* 3000 *fanti di Viniziani che erano a la guardia d’un monte detto Bredonico, sotto Iacomo Corso, Dionigi di Naldo e Vitello Vitelli loro capi, dove s’erano fortificati assai*. [10] Tamen *si fuggirno subito a la giunta de’ Tedeschi e si ritirorno in su uno monte al dirimpetto; e li Tedeschi arsono molte case che erano in su detto monte e ruinorno e’ loro ripari, e la sera medesima si ritirorno ne li alloggiamenti. [11] Fatto questo venne volontà al Vescovo di Trento di fare la impresa di Riva, castello de’ Viniziani, posto in su ’ lago di Garda, e vi andò a campo in prima con forse* 2000 *suoi comandati. [12] E tanto fece che questi consiglieri consentirno mandarvi artiglieria e la metà del campo del Caliano. [13] Stettonvi circa* 5 *dí e quando ordinavono piantare le artiglierie,* 2000 *Grigioni che erano in detto campo cominciorno a dire che era loro suto promesso fiorini* 4 1/2 *il mese e che non avevono avuti se non* 4, *e portarsi molto male circa le vettovaglie in modo che ’l campo fu costretto levarsi con poco onore. [14] E parte n’è ritornato al Caliano e parte ne è qui nella terra; e de’ Grigioni ce ne sono rimasi circa* 500 *e li altri se ne sono tornati a casa. [15] Resta questo campo alquanto dimagrato, in modo che ora credo ci sieno poco piú che settemila persone. [16] Dopo la partita del campo da Riva, e’ Viniziani hanno arso certe ville a loro vicine; ed andando a dí* 13 *di questo per assaltare ed ardere certe ville d’un Conte da Reto ed essendo bene tremila, uscirno contro a loro dugento uomini del paese e li feciono fuggire e ne presono ed ammazzorno piú che* 100, *in modo che ’ Viniziani vi riceverno gran vergogna. [17] Dicesi ancora, ma questo per essere el luogo molto distante di qui non si può affermare per vero, che il Duca di Brongiuic nella valle di Cadore verso il Trevigiano ha morto circa* 300 *uomini de’ Viniziani; ed oltre a questo che, sendo ite molte gente de’ Viniziani per assaltare Fiume, terra de lo Imperadore in su la marina, sono stati ributtati da li uomini del paese e da certi cavalli si truovono là e che ne è suto morti piú che* 1000. [18] *In somma, e’ maneggi della guerra si truovono in questo stato e con quelle forze che in questa e nella alligata copia si dicono. [19] Quanto a le pratiche, la dieta non è ancora finita e lo Imperadore si truova a Ulmo; né potendo ancora sapere quello si concluderà, non se ne può dire altro che si dica per la alligata. [20] E perché le cose de’ Svizzeri importano molto in questa impresa, molto meglio ne potete intendere il vero che non posso io qui, perché potete intendere se si mantengono in Lombardia al servizio del Re di Francia o se si partono. [21] E perché costoro dicono che le comunità ne sono male contente e che se non partono prima in sul fatto, almeno interverrà al Re di Francia come intervenne al Duca di Milano, che lo abbandonorno, bisogna rapportarsene al fine, perché costoro ancora dicono, come già scrissi, che tre Cantoni ne danno loro ottomila, sí che facilmente potrebbe essere Svizzeri di qua e Svizzeri di là, e l’uno e l’altro ne facessi male. [22] Quanto a la lega, che* vostre Signorie *dicono non se ne è inteso qui cosa alcuna, ma bene di nuovo dico a* vostre Signorie *che Inghilterra, Ragona ed il Legato sollecitano la pace con il Re di Francia; a che l’Imperadore non è molto vòlto ma pare che sia vòlto piú tosto ad accordarsi con’ Viniziani. [23] E mandò loro pre’ Luca intorno a’ calendi di marzo, el quale tornò circa a dí* xii *di detto; ed arrivato all’Imperadore, fu rimandato da lui a Trento con ordine soprastessi qui, li mandassi a dire altro. [24] E circa* 6 *dí fa detto pre’ Luca là tornò a Vinegia; né si sa quello si tratti, ma nel partirsi mi disse che fra venti dí si sentirebbe qualche gran cosa. [25] E credesi per qualcuno che, se ’ Viniziani vorranno con costui accordo, che lo aranno; e quando tale accordo seguissi, non si sa come quelli principi che desiderono lo accordo con il Re di Francia si restassino contenti. [26] E se per questo l’Imperadore venissi a rimanere piú debole dopo tale accordo che prima, il che forse ha tenuto adreto e’ Viniziani infino ad ora, a che* vostre Signorie *pensino. [27] Né si pò circa le pratiche intendere altro se questa dieta non finisce; ed anche poi bisognerà, ad intenderne il vero, vedere qualche principio di effetto. [28] Dicesi che ’l Duca di Brongiuí, fratello di quello che è verso il Trevigiano, viene qui con mille cavalli; e questo tedesco, che mi portò le vostre de’* 17, *dice averne trovati per il cammino circa dugento. [29] E tutte le cose si magnificano assai con le opinioni e speranze; quel che si vegga poi è quanto ho scritto e scrivo a* vostre Signorie. [30] *Né di tale opinioni si pò mai mancarne, perché in fatto la Magna può assai e non ha se non a volere, e da una ora ad una altra la può volere e fare, il che fa che nessuno può resolversi che non abbi ad essere. [31] Dall’altro canto si vede che li è uno pezzo che la non volle, e questo fa che altri non può resolversi al tutto che l’abbi a volere; pure si vede che la ci metterebbe ora piú de lo onore suo che mai, tanto che Dio sa il fine. [32] Io sono qui per ordine di messere Paulo: impegnerommi fra pochi dí, se potrò, andare verso la Corte. [33] E* vostre Signorie *sieno contente rispondere presto a questa petizione di messere Paulo, e credino che queste cose non si possono bilanciare a punto; e sanza risposta di* vostre Signorie *qui non si può fare altro. [34] E di nuovo ricordo a quelle che sanza ordine del danaio pronto ed in fatto non si concluderrà mai qui cosa alcuna. [35] Luca da Montevarchi, stato vostro conestabile, è venuto qui dal campo de’ Viniziani e referisce e’ Viniziani avere tristissime fanterie, e se costoro si conducono a la campagna che le faranno trista prova, il che si è visto, ché sempre ne sono scapitati quando si sono condotti a riscontro l’uno de l’altro. [36] Oggi si è detto, e la nuova è uscita da questi del Consiglio, che Genova è rivolta e ha rinchiusi e’ Franzesi ne le fortezze. [37] Il che se fussi vero darebbe la vittoria a costui con meno fatica assai e forse la vostra risposta lo troverrebbe mutato d’animo da quello propose messere Paulo. [38] Debbonne a questa ora* vostre Signorie *sapere il vero a punto*. [39] Valete. [40] In Trento, a dí xvi di aprile mdviii.

[41] Servitor Francesco Vectori.

[42] A lo apportatore ho pagato quattro fiorini di Reno ... Pagolo mio fratello.

90

[1] Copia quinta abbrevviata de’ dí 29 di marzo con aggiunta de’ dí 16 di aprile.

[2] *Messere Paulo Testano, uno de’ primi che governono l’Imperadore, sendo io a Spruc, mandò per me e trovatolo a Buggiano mi disse che, sendo l’Imperadore occupato in questa dieta ed avendoli commisso che vedessi appuntare con* vostre Signorie *e desiderando farlo, voleva prima intendere quello si era per* vostre Signorie *domandato all’Imperadore in su la offerta se li era fatta ultimamente. [3] E rispostoli secondo la domanda, disse: «Io iudico che sia bene l’Imperadore vi dia questa conservazione e che voi a l’incontro li paghiate sessantamila ducati in tre; e’ quali pagamenti, el primo di presente e dopo la conclusione fatta, el secondo in Italia e dopo dua mesi dal dí del primo pagamento; el terzo pure in Italia e dopo tre mesi dal dí del secondo pagamento». [4] E benché si mostrassi molte dificultà in questa domanda, non si potette tirarlo altrove e mi commisse io ne scrivessi e mi aiuterebbe mandare le lettere. [5] Volle che io li dessi uno poco di nota di quello si voleva dall’Imperadore, e lui mi darebbe quello voleva l’Imperadore da voi. [6] E cosí si fece, di che sarà copia in questa. [7] E non venendo lui al segno di che* vostre Signorie *mi danno commissione pe’ la de’* 4 *di marzo, non potevo fermarla; pertanto* vostre Signorie *esamineranno tutto e ne risponderanno. [8] E sappino circa la notizia de le cose di qua che verso Roveré non è meno di* 8 *mila persone, né piú di diecimila, intra le quali sono* 2000 *cavalli. [9] Verso el Trevigiano non sono meno di quattromila persone, né piú di seimila. [10] Che altra parte debba venire, io non lo so. [11] Èssi detto piú tempo che debba venire buona somma di cavalli d’Austria e* 2000 *Buemi a piè; né per ancora si sono veduti. [12] Circa e’ Svizzeri li avvisi sono confusi: una volta gran numero ne era iti a’ servizi del Re di Francia; dicesi bene che sono tornati indreto. [13] Questa dieta di Svevia si dice essere fatta primo per fermare e’ Svizzeri, secondo per prorogare le provisioni de lo Imperio per altri sei mesi, che non era ancora prorogata come già si scrisse, tertio perché la lega di Svevia concorra estraordinario a questa guerra. [14] Quello si faranno e’ Svizzeri non sarebbe possibile indovinarlo. [15] La prorogazione de lo Imperio si crede facilmente si otterrà; el suvvenimento di Svevia già lo ottenne contro a’ Svizzeri che per* viii *mesi fu sovvenuto di settemila fanti. [16] Ora se si aranno piú rispetto a’ Viniziani a causa de le mercanzie di quelle comunità, non si sa. [17] È morto el Conte Palatino ed il Duca Alberto di Baviera. [18] Questo è quanto a la guerra; ma circa la pace dico che il Papa, il Re di Spagna ed Inghilterra confortono costui a la pace con il Re di Francia; e pare che il Re di Francia ci sia duro per non sapere come si lasciare e’ Viniziani; e da l’altro canto l’Imperadore è piú vòlto a farla con ’ Viniziani e manda ogni dí a Vinegia pre’ Luca ed araldi; e per ancora stanno saldi. [19] Aiuti infino a qui costui non à di Italia, perché il Papa e Ferrara non li ànno dato uno soldo. [20] Mantova li manda a dire che venga in Italia e sarà suo amico. [21] Lucca non ci ha mandato né messo né imbasciata. [22] E’ Sanesi soli li hanno dati danari ed ora corre certo pagamento: non è signorotto in cotesta provincia che non lo abbi fiutato, e ciascuno si è fuggito sanza effetto. [23] Possono dunque* vostre Signorie, *esaminate tutte queste considerazioni di pace e guerra, deliberarsi, sapendo le provisioni del Re di Francia e de’ Viniziani, di che io sono al buio. [24] E massime* vostre Signorie *possono intendere meglio di me se ’ Svizzeri sono ritornati indreto, in che consiste al tutto la impresa di costui. [25] E risponderanno* vostre Signorie *quello si abbi a fare, o stando le cose in questi termini, o migliorando o piggiorando; e sieno contente distinguere se io mi ho a governare in uno medesimo modo intendendo farsi una pace, o con ’ Viniziani, o con il Re di Francia, o con tutti a dua, o vero veggendolo gagliardo in su la guerra; o se io mi ho a governare in qualunque di questi casi diversamente. [26] E quando* vostre Signorie *ragionino d’accordo, sieno contente di mandare li capituli distesi, massime quelli che fanno per loro; e li possono mandare in cifera e virgulare sotto tutte quelle parole e clausole che le vogliono che per cosa* di *mondo non si mutino. [27] El mandato è comparso per uno mandato da Simone da la Mirandola. [28] Pensino ancora che ci sieno le lettere del danaio acciò che si possa fare el pagamento in su la conclusione dello accordo, altrimenti non si farà mai cosa alcuna; e potrebbesi* etiam *per questa celare nel contratto questo primo pagamento. [29] Ancora sieno contente* vostre Signorie *nel rispondere a questa avvisarmi, quando la conclusione non si abbi a saldare, con che risposta si ha ad intrattenere costui perché le risposte di* vostre Signorie *non si possono celare; ed anche vi prego mi avvisiate de le nuove di costà acciò possa fare migliore iudizio*. [30] Notino vostre Signorie *come messere Paulo ha fatto questa domanda non per parte dell’Imperadore, ma solo disse avere commissione di trattare ma non di comporre; il che nasce forse che pensono con el tempo governarsi a loro vantaggio.* [31] E vostre Signorie *vengono ad essere etiam nel medesimo termine.

[32] Petitio e parte nostra ut Imperator conservare promittat, presens regimen statum, libertatem et dominium nostrum adeo ut nos confirmemur in omnibus nostris preminentiis iurisditionibus, honoribus et titulis quibus de presenti utimur in civitate nostra et etiam in omnibus aliis civitatibus, opidis, castellis, terris et locis que nunc quocumque modo possedimus; adeo ut nostri reditus et autoritas in hoc suo in Italiam adventu augeantur potius*que *ulla ex parte minuantur. [33] Item promittat preter pecuniarum summam de qua conventum fuerit aliquam aliam summam non petere quacumque de causa seu vera seu falsa fuerit, aut quacumque actione quam ipse habuerit, aut a quo vis alio habere potuerit* etc. [34] *Item promittat non facere aliquam conventionem cum aliquo principe vel Republica cum preiudicio nostro ibi in omnibus conventionibus per eum fiendis caveatur ne nobis alia iniuria inferatur que omnia promissa et capitula extendi de ....... abis necessariis ad conroborandum ........... scrittum effettum. [35] Petitio ex pa... qui ........ vere Imperatorem sexaginta milia ducato ................aginti milia pro prima parte de pre ..................... fattam viginti milia pro secunda .............................. prime solutionis in Italia id est quod Imperator tempore fiende ditte solutionis ....................nc ab aliis aut per ........................................ ultima pars solvatur in Italia post tres menses a die secunde .......................................* martii 1508.

[36] Franciscus Vectorius.

91

[1] Francisco Victorio Oratori apud Catholicam Maiestatem. [2] Die xviiii martii mdviii.

[3] Magnifice vir etc. [4] Egli è suto necessario per resolvere ed ordinare la risposta alle tue de’ 29 del passato, venute parte a dí 13 per l’uomo di messer Paulo e parte a dí xv del presente per il todesco mandato da noi costà a dí 4 di marzo, riconoscere bene ed esaminare di nuovo quello e quanto è stato commisso ed esequito di costà a’ mesi passati, per non confundere questa materia ed accrescerle difficultà. [5] E di qui è nato che a dí xv detto, non essendo ancora in ordine e volendo partire subito il detto uomo di messer Paulo, e molto piú per non dare a lui la presente, aviamo differito fino ad oggi la espedizione di questa resposta, la quale quanto a darle effetto e conclusione di costà, cioè a farla o non, ha avere quella medesima condizione e respetto che hanno avuto tutte le altre commissioni dateti fino ad oggi. [6] Cioè che l’intenzione nostra è ancora di presente, come è stata l’altre volte, che tu la stringa e tiri avanti quando tu iudichi la passata dello Imperadore in qualunque modo, o per forza o per accordo; e questa deliberazione si piglia cosí respetto a volere in caso di tal passata trovarci con l’Imperatore in quella composizione, ed in caso non si vegga tal sua passata, soprasedere e tirarsene indrieto destramente. [7] E però alla ricevuta della presente se le cose di costà si trovassino raffredde o intricate in modo da fare iudizio del non, o che la si potessi differire ed andarsene in lunghezza, soprasederai come è detto e te ne ritirerai indrieto con quella destrezza che tu saprai, perché in questo caso noi non voliamo correre pericolo con danno e spesa sí grande. [8] E questo iudizio lo puoi far tu meglio e prima di noi perché, avanti che arrivi la presente, doverranno trovarsi le cose in termine da poterci veder dentro piú lume. [9] E se tu dicessi: io scriverrò e voi saprete quel tanto che so io e potrete commettermi etc., ti diciamo che nel venire e tornare le lettere correrà tanto tempo che ogni commissione nostra sarebbe fuora di tempo; ed anche quanto appartiene ad aver notizia delle cose di qua, te ne aviamo satisfatto per un’altra nostra de’ xii mandatati detto dí per Baccino; e forse al presente ti se ne manderà copia e piú accomodato modo o via ad iudicare il sí o il non di questa passata. [10] Non ci è possibile immaginare e non bisogna che tu stia in questa parte sopra di te, perché confidando una volta e della prudenzia e fede tua, ogni partito che tu piglierai sarà accettato da noi per bene preso, pensando che tu, secondo sei usato in tutte le cose, non sarai mancato in questa di sollecitudine e diligenzia e di tutti quelli mezzi che ti potessino favorire ad iudicare tal cosa. [11] Ed avendo come è detto ordinatoti quello che tu abbi a fare iudicando esclusa o differita in lungo la passata etc., ci resta dirti come tu abbi a procedere facendo iudizio della passata, la quale noi consideriamo in piú modi: o gagliarda e tutta per forza, o con accordo; e questo con tutti a dua li avversarii dello Imperatore o con uno di loro. [12] Ed in qualunque di questi tre modi ella sequa, ci pare da tenere ed usare diversi modi e termini. [13] E prima se la sarà per forza e gagliarda, voliamo che tu anticipi tempo e non stia punto in sul tirato ed immediate concluda secondo la offerta fattati, cioè non passando e’ lx mila ducati nel modo che noi diremo di sotto; ed avendo ancora dall’Imperatore quanto ti ordineremo qui appresso, perché in questo caso ci pare necessario fare cosí respetto a’ súbiti e grandi eventi e mutazioni che hanno simil guerre. [14] Né voliamo noi ingegnarti fare questo iudizio, perché in quel modo che lo possiamo far noi, lo puoi fare tu medesimamente, cioè considerare quello che arà fatto la dieta, che gente si mettino di nuovo ad ordine e che apparati facci l’Imperadore. [15] E sarà tanto piú da credere cosí quanto non s’intenderà girar pratiche d’accordo, le quali a iudizio nostro male si possono celare e condursi in uno subito. [16] E nondimeno ti ricordiamo usar diligenzia e mettere ogni industria per riscontrarne dí per dí quello si può, e questa medesima conclusione ci pare necessaria. [17] E cosí voliamo che tu la faccia in caso che l’Imperatore passi d’accordo con uno de’ dua, perché iudichiamo in questo modo ancora la passata sua gagliarda, avendo a scontrare inimico potente e ragionevolmente entrare in molte fazioni di guerra, le quali non si possono disegnare sanza gente e forze assai. [18] Ed a l’ultima parte, cioè passando d’accordo con tutti a dua, ci pare da potere differire e stare piú in sul tirato di questa conclusione per vantaggiarla il piú che si potrà, considerando che in questo modo egli abbi a passare inferiore ad altri e che non abbia a fare molta difficultà d’un poco piú o meno, cosí della somma come del tempo, atteso che vedrà averli a guadagnare ad ogni modo. [19] E però nel riconoscere le lettere tue passate, avendo trovato che con la offerta tu non hai mai passato quarantamila ducati e per la prima paga piú che xvi mila ducati, voliamo che questa offerta sia regola e termine al piú di quello che noi li avessimo a pagare, passando in questo modo. [20] E però iudicando dovere essere cosí, tu non ti gitterai a farne conclusione cosí subito come delli altri dua casi, e farai ogni estrema diligenzia di tirare ancora piú basso questa somma ed allungare e’ termini delli pagamenti piú in là che ti sarà possibile; di che nondimeno ti diremo dapoi che ordine ci paia da tenere. [21] Non voliamo in questa parte dirti quello che noi voliamo da sua Maestà ed in che modo, perché nel fine della presente fieno alcuni capituli distesi in quel modo che noi li voliamo, ed aggiugneremo particularmente quello che noi consentiremo si levassi quando non piacessi di costà. [22] Ed a tali capituli ci riferiamo, oltre a quello che ti scrivemo a’ 29 di gennaio passato. [23] Diciamo questo perché, se a te di costà o per lo avviso di tal lettera o per altra notizia ti paressi volervi dentro altro, lo possa fare pure che sia in aumento e benefizio dell’interesse e desiderio nostro. [24] Ed abbiamoti particularmente a ricordare che tu t’informi se gli è necessario o costume che in simili convenzioni intervenga il consenso d’altri che dello Imperatore; e secondo che tu troverrai cosí farai, aggiungendo che di tutti questi capituli l’Imperatore ce ne abbia a fare particulare privilegio di presente e confirmarlo e rennovarlo dipoi dopo la sua coronazione: che cosí troviamo aver fatto li altri e che per i capitoli sia obbligato farlo. [25] Ora è necessario venire al pagamento ed a’ termini e luoghi che s’à a fare; ed avendo trovato in questa cosa assai difficultà per la natura di essa, e per il pericolo e fastidio che ne può sequire, ci siamo resoluti che, avendosi a pagare e’ 40 mila in caso della passata per accordo con tutti a dua etc., il primo pagamento, cioè il terzo, si facci come la sua Maestà sarà venuta in una città di Italia posseduta da altri; il secondo, quando fia in Toscana o in Romagna; il terzo, quando sarà a Roma, in quel modo quasi che fu fatto e concluso qui per li suo Ambasciadori l’anno 1500. [26] Non voliamo mancare di dirti, nello accordar seco in questa passata, che ti sarà facile pigliare regola di quello accordo vecchio e stare in su xxx mila ducati, accordati allora venendo la Maestà sua con le medesime condizioni ed essendo d’accordo con li Franzesi. [27] Nelli altri dua modi, cioè passando gagliardo e con accordo di uno de’ dua, voliamo, come ancora è chiesto, che il terzo della somma accordata si paghi di presente; non diciamo quel medesimo dí perché questo sarebbe impossibile, ma in spazio di xv o xx dí; e voliamo si facci qui perché questo modo sarà molto piú breve e piú facile che verun altro, e servirà ancora a noi che non si saprà cosí subito per tutto. [28] E l’ordine ci pare doverrebbe essere questo: che e’ Fucheri mandassino secretamente qui loro omo con facultà di poter ricevere promesse ed obblighi di mercanti, il che non fia difficile, avendo qui corrispondenzia e fede; ed al ritorno suo di costà si pagassino per loro alla Maestà del Re, che in tutto questo tempo non correrebbe piú che uno 18 o 20 dí; ed ogn’altro modo, o di lettere di cambio o d’altro, è piú lungo e di maggior danno e pericolo a noi. [29] Però vedi comporre questo primo pagamento in questo modo, e per questa via si potrebbe fare quello effetto che noi ti scrivemmo per altre nostre, che la convenzione ed obbligo mostrassi il termine e luogo del primo pagamento essere stato perché fussi passato in Italia. [30] E per questo noi vorremo, valendosi la Maestà del Re del danaio nella maggior somma, quella satisfacessi a noi di quello che non l’importa; e questo è che le convenzioni ed obblighi non fussino di piú che 40 mila ducati, ancora che in fatto e’ si valessi di lx mila da pagarsi ne’ luoghi e tempi detti di sopra. [31] E vuolsi avere avvertenza che queste scritture si acconcino in modo, quando e’ s’abbi prima a pagare questa prima paga, che si facci ogni cosa con buona cauzione; e vuolsi pigliare quittanza in buona forma del pagamento fatto al ritorno dell’uomo de’ Fucheri, poi che arà preso qui le promesse ed obblighi di questi nostri mercanti, perché noi ne restereno debitori e li areno forse sborsati allora a tali mercatanti. [32] Li altri dua pagamenti, cioè il secondo e terzo, voliamo che si faccino l’uno ed il primo de’ dua quando l’Imperatore sarà in Toscana o in Romagna, l’altro quando sarà a Roma o di ritorno, ingegnandoti in questo ultimo andare piú là col tempo che ti sarà possibile. [33] E questa resoluzione si è fatta respetto a dua cagioni: l’una è che quando allo arrivar suo qua noi li avessimo pagato tutta la somma, atteso che sempre ha avere bisogno di denari, potremo essere richiesti e forzati a provedere di nuovo, dove, essendoli debitore, doverrà prima ricercare quello che li è dovuto che altro, e perché è facile ad ogni omo immaginare che in uno medesimo tempo non è possibile riscuotere dal debitor suo ed aggiungerli questo altro peso. [34] L’altra è che, avendo messer Paulo ordinato nella petizione sua e’ pagamenti nel modo che egli ha, è molto facile all’Imperatore adempiere quella condizione del venire in Italia, se non in altro modo almeno con una triegua di pochi dí, e cosí avere guadagnato il secondo e terzo pagamento. [35] E tanto piú ne dubitiamo quanto lui dice «in una terra», la qual parola è molto generale e puossi verificare in ogni piccol luogo, il che non è il bisogno nostro; ed avendo in questa deliberazione a perdere, quanto manco si perderà tanto men male ne sentiremo. [36] Non ci è parso distendere e’ capituli di questo pagamento perché questo è offizio dell’altra parte; ed a te basta in qualunque caso e modo della sua passata aver inteso bene l’ultima volontà e resoluzione nostra, la quale è, passando l’Imperadore gagliardo, pagare qui solamente la prima paga, l’altra a’ termini e luoghi sopradetti per le cause e respetti detti di sopra; ed in caso della passata sua d’accordo pagare il primo pagamento in una città di Italia posseduta di presente da altri, e li altri dua ne’ medesimi luoghi e tempi che in quell’altro si dice; ed in quel primo, non passare per tutta la somma lx mila ducati, in quest’altro 40 mila, ingegnandoti sempre migliorare queste condizioni in ogni parte quanto ti sarà possibile. [37] Ed in somma questa deliberazione e partito è necessario che resti in sul iudizio tuo, il quale se fia che la passata abbi a sequire pigliera’ne partito immediate; quanto che non, andrai soprasedendo e differendo col muovere difficultà e nelle somme e ne’ tempi de’ pagamenti, acciò fuggiamo e spesa e pericolo. [38] Aviamo fatto resoluzione mandarti il mandato disteso e pieno, non ci parendo quel modo introdotto da te molto a proposito, il qual mandato potrà ancora essere arrivato per uno spaccio da noi alli viii del passato; e venendo la lettera salva, doverrà anche venir salvo questo; perdendosi, non sarà carico se non dello avere voluto accordare. [39] Saranno qui appresso, come è detto di sopra, e’ capituli circa al bisogno nostro distesi in forma secondo noi assai sufficiente; e sono dettati con quella brevità e destrezza che è stato possibile per includervi dentro ogni cosa e da altro canto non lo scoprire piú che si bisognassi. [40] E le parole che noi sopporteremo se ne possino levare sono queste, cioè nel secondo capitulo «pro omni futuro tempore»; perché quando bene queste parole non vi sieno non importerà molto. [41] Altro in particulare non ci occorre di presente da mutare; in universale ti diciamo questo: quando si tenghino ferme le conclusioni principali, cioè che siamo confermati in omnibus etc., e che la Maestà sua ci prometta non molestare etc., e che ci finisca etc., purché virtualmente questi effetti vi sieno, una parola piú o meno non ci daranno briga perché noi pensiamo piú alle cose sustanziali che a cerimonie. [42] Voliamo bene che nel secondo capitulo non si levi in verun modo quello «quaecumque iura», perché questo ci ’mporta il tutto a potere recuperare le cose perdute. [43] E di queste tre cose, quando pure se n’abbi a lasciare veruna indrieto, voliamo si lasci la prima della confermazione, perché questo importa meno che non fa la promessione di non ci molestare e la fine e quitazione del debito contratto per qualunque cagione; ma bisogna lasciarlo indrieto in ultimo caso di necessità, cioè quando tu vedessi la passata sua gagliarda ed iudicassi esser bene comporre in qualunque modo. [44] E come nelle cose che appartengono a noi, pigliamo regola di tirarcene indrieto secondo la necessità, cosí ancora in quello che appartiene alla Maestà del Re non voliamo che le condizioni soprascritte circa e’ luoghi e termini del pagamento sieno immutabili. [45] Ma quando tu iudichi la passata sua gagliarda e che sia bene fermare seco, siamo contenti che, oltre al primo pagamento da farsi qui immediate in sulla conclusione come è scritto di sopra, tu consenta fare il secondo quando sua Maestà sarà venuta in una città di Italia posseduta testé da altri, e due mesi dopo quel primo pagamento; ed il terzo quando si possa averlo tre mesi dopo il secondo pagamento e quando sarà in Toscana, e fare ogni forza di tenerlo fermo a questo tempo e luogo. [46] Ma quando non si possa e tu iudichi esser bene farlo ad ogni modo, consentirlo tre mesi dopo il secondo pagamento sanza alcuno respetto di luogo come si dice di sopra. [47] E questa larghezza ti si dà per non avere a rimetterci dentro tempo quando tu ti risolvi essere bene farlo in ogni modo. [48] Ed insomma, come è detto di sopra, tutta questa resoluzione bisogna che nasca da te, e noi te ne diamo libera facultà di farlo per non avere a farla fuori di tempo, il che accadrebbe quando si avessi a spettar lettere da te; e tu all’incontro aver commissione di farlo, ed in ogni composizione bisogna fermare che tutti questi pagamenti si abbino a fare qui perché saranno piú espediti e piú facili che in ogni altro luogo. [49] E come ti s’è detto altre volte, in dubbio di questa passata ci par necessario pigliare la via piú secura, cioè comporre e convenire delle cose nostre, come per altre tue scrivesti ancor tu. [50] La aggiunta che tu hai fatto nella petizione nostra di volere che l’Imperadore non convenga con altri in preiudizio nostro è stata bene considerata; ma noi non ci siamo resoluti a fermare questo capitulo perché non sappiamo quello che la Maestà sua se ne vorrà. [51] Però lo lasciamo cosí sospeso dicendoti che tu vega e facci ogni opera che si ottenga in quel modo che in sul fatto tu potrai ottenere con piú e maggior benefizio nostro. [52] E dove noi di sopra diciamo nel secondo capitolo esser contenti si levi quando non si accetti quello per onni futuro tempore, aviamo pensato, non importando molto, esser bene concederlo totalmente per non fare ombra in quello che importa poco. [53] E cosí noi nel disteso de’ capituli lo lascereno indrieto.

[54] Capitula.

[55] Cum Serenissimus Imperator cum exercitu suo iam iter acceperit in Italiam pro corona imperatoria a summo Pontifice obtinenda requesiveritque sua Maiestas Rempubblicam florentinam de aliqua subventione pecuniarum pro expensis in huius modi suo accessu et reditu fiendis obtulentque etiam praefata sua Maiestas pro huius modi subventione benefitia convenientia; [56] cumque dicta Repubblica florentina tanquam Sacri Imperii devotissima velit pro amplissima sua erga Romanum Imperium devotione eidem sue Maiestati rem gratam facere: [57] hinc est quod praefata sua Maiestas ex parte una et Magnificus vir Franciscus Petri de Victoriis civis florentinus ut et tanquam sindicus et procurator et sindicario et procuratorio nostre dictae Reipubblicae florentinae, de cuius sindicatu et mandato constat instrumentum pubblicum manu egregii viri ser Antonii ser Anastasii de Vespuccis civis et notarii pubblici florentini sub die iii martii mdvii, ex parte altera – devenerunt ad invicem ad infrascriptam conventionem, compositionem et concordiam etc.

[58] Et primo dicta sua Maiestas omni meliori modo et de plenitudine suae potestatis etc. confermavit et confirmat Rempubblicam florentinam predictam in omnibus et singulis et quibuscumque preeminentiis iurisdictionibus, iuribus, honoribus et titulis suis quibus ipsa Respubblica florentina quomodolibet utitur de presenti velque ad ipsam quomodolibet pertinent et expectant; promittens in huius modi suo accessu stantia et reditu per se vel eius Principes, Barones, Capitaneos, stipendiarios, Theutonicos vel Italicos, aut alterius cuiuscumque nationis modo aliquo directe vel indirecte, aut sub aliquo quesito colore non molestare, perturbare vel inquietare, nec modo aliquo directe vel indirecte; aut sub aliquo quesito colore perturbari, molestari vel inquietari facere vel permittere presentem libertatem, regimen et statum dictae Reipublicae florentinae vel eius magistratus, iurisdictiones, civitates, terras, castra, villas, loca, gabellas, pedagia, redditus introitus proventus vel alia quaecumque iura ad dictam Rempubblicam florentinam de presenti quomodolibet pertinentes et spectantes et pertinentia et spectantia, sed praedicta omnia et singula permittere, dimittere et relaxare in eo esse statu et gradu in quo et prout predicta invenerit et reppererit.

[59] Item praefata sua Maiestas sponte et ex certa sua scientia et omni meliori modo, via et forma quoqua vel quibus potuit, fecit praefato Magnifico Francisco de Victoriis presenti et pro dicta Republica florentina stipulanti, recipienti et acceptanti finem, quietationem, liberationem, absolutionem et pactum perpetuum de aliquid ulterius non petendo de omni et toto eo quod, quomodolibet dicta sua Maiestas quocumque nomine petere vel consequi posset a dicta Repubblica florentina quacumque ratione, iure modo vel causa etiam penali quique vel quod quomodolibet dici vel excogitari posset usque in presentem diem quomodolibet petere vel consequi posset remissa et finita fore per inde ac si de eis, et quolibet eorum hic facte foret mentio specialis particularis et expressa.

[60] Et versa vice in compensationem omnium et singulorum predictorum, praefatus Magnificus Franciscus de Victoriis dicto nomine le­gitime promisit etc. solvere et cum effectu pagare eidem Maiestati, vel alteri pro ea legitime recipienti, summam et quantitatem florenorum ....... temporibus et terminis et locis et modis infrascriptis.

92

[1] Francisco Victorio apud Caesaream Maiestatem, etc. [2] Die xvii maii mdviii.

[3] Magnifice vir etc. [4] Baccino fu spacciato da noi a dí xii del passato con buona informazione delle cose di qua secondo e’ ritratti ed avvisi che se ne aveano allora; ed essendo partito molti dí avanti la perdita di Gorizia e di Triesti lo facciamo passato ed arrivato a quest’ora di costà se altro sinistro non li è accaduto, e venne per la via di Ancona e di Fiume. [5] Comparse da poi a dí 14 detto l’uomo mandato da messer Paulo con la tua de’ xxi di marzo, ed a dí xv fu espedito da noi con una brevissima risposta, non ci parendo sicuro dare a lui la resoluzione nostra sopra el contenuto della detta de’ 29, della quale in diversi dí ne comparse poi tre copie per Iocozo mandato da noi e per via di Vinegia e di Mantova. [6] E noi a dí 19 del passato vi facemo risposta per lo Ortolano nostro corriere con il mandato, quale venne per la medesima via di Ancona e Fiume; e non ne sapendo altro lo facciamo passato. [7] Dipoi a dí 25 detto se ne mandò copia per Giovanni della Spada, nostro uomo, quale a dí 4 del presente non avea anche trovato passaggio; e l’uno e l’altro di questi portò la risposta alle tue de’ 29 di marzo. [8] Arrivò poi a dí v del presente Piero Berg con la tua de’ xv del passato alla quale non si è fatto risposta fino ad oggi, parendoci che il contenuto di essa non lo ricercassi ed aver satisfatto per altre preallegate de’ xix del passato, e per vedere piú oltre a che cammino andassino ed in che si risolvessino le cose di qua; delle quali fino ad oggi s’intende molti diversi effetti da quelli che si sono creduti per molti e che pareano ragionevoli. [9] E la principal causa della presente si è per significarti ciò che s’intende di qua acciò possa con la notizia delle cose di costà far piú conveniente resoluzione sopra la commissione nostra datati alli 19 del passato. [10] Né intendiamo per questo alterare o stornare la commissione detta, né ritardarti da esequirla o in tutto, o in parte, o altrimenti che per tale commissione si dice, se non quanto le cose di costà ti mostrassino, perché noi di qua non possiamo giudicare se non dalla banda nostra. [11] E per questa cagione sempre ci siamo rimessi a te e fondato in sul iudizio tuo, pensando che delle forze e governo ed ordine delle cose di costà senza dubbio ne possa intendere e meglio e piú tu che noi. [12] Li avvisi che noi aviamo di qua, e di che non si fa dubbio, sono che in Friuoli li Viniziani hanno acquistato interamente Gorizia e Triesti ed insignoritosi di quelli luoghi totalmente. [13] E dalla banda di qua in Veronese hanno acquistato Agresto ed ora si dice che gli andranno a campo ad Arco o a Trento, pensando di guadagnare qualcosa da questa banda come hanno fatto dall’altra. [14] Ed intendesi loro essere gagliardi e disegnare ogni dí nuovi guadagni, e da altro canto s’intende le genti di Trento essere diminuite e la dieta essersi resoluta freddamente. [15] E da uomo intelligente delle cose di costà ci è ancor suto detto che le genti state vi mesi passati in fazione a Trento si hanno a scambiare e venire in lor luogo delle altre, che cosí è il costume del paese; il che se fussi ci farebbe credere poter esser facile che a Trento non fussi piú molta gente, essendo partite le vecchie e non venute ancora le nuove, e per questo li Viniziani disegnare qualche nuovo acquisto in quella parte. [16] Ancora sono venute lettere a Roma da Olma ed in persone da tenerne conto, che monstrano non doversi fare molto fondamento nelle cose di costà, ed oltre a questo ci sono molti altri riscontri da conietturare uno medesimo effetto. [17] Tuttavolta non avendo tue lettere da uno mese in qua, nel qual tempo sono corse tutte queste cose né potendo vedere con l’occhio le lettere di costà, ci è parso necessario scriverti la presente per fare dua effetti principalmente. [18] L’uno è per significarti quello che noi intendiamo di qua, l’altro per mandarti uno uomo per il quale tu scriva indrieto e ci dia particular notizia di tutto quello che si vede o ode e si può conietturare delle cose di costà; il che tu farai per il primo diligentemente e copiosamente, ricordandoti, e con questa notizia e con quella che tu arai di costà, messe bene in bilancio tutte le cose, resolverti in benefizio della città a pigliar quel partito che ti parrà piú conveniente. [19] Perché, come è detto, noi per la presente, essendo al buio delle cose di costà, non possiamo né anche voliamo stornare le commissioni dateti sino ad oggi, se non per quanto tu iudicassi esser bene respetto a quello s’intende di qua ed allo essere in che si troverranno le cose di costà. [20] Non voliamo lasciare di dirti che li Franzesi in Veronese si sono cominciati a leggerire di fanterie, ed a Bologna si truova già 500 Ispagnoli venuti di là. [21] E benché e’ Capitani loro dichino esser partiti per non esser contro allo Imperatore, essendo sudditi dello Arciduca, nondimeno potria ancor essere che avessino avuto licenzia respetto al non temer piú delle genti di Trento. [22] Voliamo ancora dirti dubitarsi di qua per molti che lo Imperatore non accordi con li Viniziani secondo che ancora tu scrivesti per la tua de’ 16 del passato, il che noi non sappiamo accordare, considerato da un canto l’odio del Papa contro a’ Viniziani e dall’altro la necessità che ha lo Imperatore del Papa, venendo in Italia per coronarsi. [23] Però vedi di questa parte ancora scrivercene quello che tu ne intenda. [24] De’ Franzesi non aviamo che dirti altro, non avendo già sono molti dí lettere di là. [25] Il Re si truova a Lione ed arebbe desiderato che ’ Viniziani non procedessi piú oltre per non irritare etc., nondimeno le cose di ciascheduno di loro sono condizionate in modo in questo caso dello Imperadore, che sono necessitati stare insieme, potendo qualunque di loro disordinare l’altro con poca fatica. [26] È necessario – ora che gli è chiusa questa via del mare per la perdita di Triesti e forse per la oppugnazione di Fiume, che pubblice si parla che ’ Viniziani tenteranno anche di guadagnare quel luogo per nettare il golfo in tutto – pensare che per via si possino mandare le lettere; e come noi penseremo, cosí tu ancora scriverrai quello te ne occorra. [27] Ed avendo fino ad oggi scrittoti piú volte di cose importanti e le quali non è bene che venissino a notizia di altri, ci par necessario, non l’avendo fatto prima, che alla ricevuta della presente tu debbi ardere tutte le nostre lettere e registri tuoi, e serbarti solamente il mandato; e quelle commissioni in cifra che facessino al proposito e queste anche tenerle in modo che non te ne possi esser fatto fraude o forza, perché tu medesimmo intendi quanto simil materia importi se le cose dello Imperatore non avessino quel fine che si è pensato fino ad oggi. [28] Non diremo altro se non che di nuovo ti ricordiamo scriverci piú particularmente che tu puoi delle cose di costà e mandarle per quelle vie che tu iudicherai piú facile e piú sicura.

[29] Postscripta. [30] E’ 600 ducati che tu traesti di qua si sono pagati a Zanobi del maestro Luca, e con la presente fia una breve di Agostino Semenza con la quale tu riscoterai cinquanta ducati secondo il tenore di essa, di che è stato servito qui e vedrai di averli ad ogni modo. [31] Eraci scordarto dirti che, oltre alle genti de’ Viniziani che vanno per la impresa di Arco o di Trento, le genti de’ Franzesi ancor loro vanno avanti ed il Marchese di Mantova, quale fino ad oggi si può dire essersi stato neutrale, pare che vi mandi 300 stradiotti. [32] Tutte queste cose però si ritraggono da privati in quel modo si può e potrebbono variare in qualche parte, nondimeno quanto alli effetti principali della perdita di Gorizia e Triesti non pare che se ne dubiti. [33] Bene vale.

93

[1] Magnificis Dominis Decemviris, etc.

[2] Magnifici Domini. [3] *L’ultima mia fu a dí* xi *di aprile mandata per Piero di Giovanni, tedesco, pe’ la quale vi avvisavo quello era successo da dí* 29 *di marzo a quel dí, il che non repricherò per essere cose non di molto momento. [4] È successo dipoi che, partito il campo de’ Tedeschi da Riva, come allora si scrisse, le fanterie tedesche quasi tutte si resolverno; e li cavalli, che erano allora circa* 1200 – *ché non sono stati mai piú, ancora si sia scritto* 2000 – se ne vennono in Trento. [5] ’ Viniziani pertanto la mattina di Pasqua tentorno di pigliare la Pietra, luogo distante a qui* 6 *miglia, e credettono occuparla d’assalto o per intelligenzia di drento; ma costoro con li cavalli e con circa* 2500 *fanti erano rimasti loro la soccorsono e li Viniziani si ritrassono. [6] Attesono dipoi costoro a risoldare fanti con piú prestezza posserno; ed avendo già circa a dí* x *di questo raccozzatene circa* 6000, *e’ Viniziani assaltorno la rocca di Cresta che è uno de’ passi che importono a’ Viniziani per venire qui e a costoro per andare in Italia. [7] Ed andando costoro per soccorrerla, non furno a tempo, che ’l signore de’ luogo la aveva già data. [8] Andorno con el campo e’ Tedeschi al Caliano che è uno borgo propinquo a la Petra ad una balestrata; ed erano* 6 *o* 7 *mila fanti e circa mille cavalli, perché le genti del Duca di Bertinberche al principio di questo mese se ne andorno a casa loro, che erano una grossa compagnia, come si scrisse. [9] Ma e’ Viniziani, desiderosi di avere la Pietra, vi vennono a campo e posonsi con lo esercito discosto a quella qualche uno* 1/4 *di miglio, e piantorono qualche* 16 *bocche di fuoco ed erano circa* 4000 *cavalli utili, piú di* 16.000 *fanti. [10] La Pietra sopra detta è una rocca posta nella radice d’una montagna in su la mano ritta a chi viene da Roveré a qui; da detta rocca si parte uno muro lungo quasi una balestrata ed assai forte che va infino a lo Adice, e nel mezzo di detto muro è una porta per dare la via a chi passa. [11] È dificile e pericoloso campeggiare questa terra sanza guadagnare detto passo. [12] E però e’ Viniziani vi vennono con ogni loro sforzo. [13] Era da l’uno a l’altro di questi eserciti uno miglio, e ciascuno di loro aveva da fronte la rocca e quel muro; da una mano l’Adice, da l’altra el monte e da le spalle e’ ridotti proprii. [14] E per essere e’ Tedeschi signori de la Pietra e del muro, e’ Viniziani erano in luogo che non potevono fuggire la giornata quando e’ Tedeschi la avessino voluta fare, né li tenne altro sed non el poco numero de’ cavalli loro e lo assai de’ nimici, perché la fanteria non stimavano. [15] Trassono e’ Viniziani di molti colpi di artiglieria, morívi assai uomini. [16] E tandem e’ Tedeschi avendo assaltato la guardia de l’artiglieria e rottola e toltone dua pezzi e l’altra impedita, presono partito e’ Viniziani di levare il campo. [17] E cosí si ritirorno a Roveré dove infino a questo dí sono, che siamo a* 29 *di maggio. [18] Le fanterie de’ Tedeschi subito dopo la partita de’ Viniziani cominciorno a risolversi. [19] E chi viene di là re­ferisce non essere al Caliano* 3000 *fanti e de’ cavalli, oltre a quelli de’ Bertinberche se ne sono iti a casa, quelli di Sassonia, di Norimbergo, d’Olmo e molti signoriotti chi con* viii *e chi con* x *cavalli o circa. [20] Le cose de la guerra sono di qua procedute cosí, ma da la parte del Friuoli* vostre Signorie *aranno inteso a questa ora come ’ Viniziani hanno preso Gorizia, Portonon e Triesti, e per dire in una parola quasi ciò che costui aveva nel Friuoli. [21] Perché questo Re non ha mai aútovi gente da difenderle o da potere comparire davanti a’ nimici, perché e’ non vi ha aúto mai* 400 *cavalli e* 4 *o* 5 *mila fanti mandati da Stiria e Carinzia, luoghi quivi vicini, e’ quali per non avere danari stanno dua dí e poi se ne vanno. [22] Questa guerra tutta si trova oggi in questo essere e maneggiata con queste forze. [23] Quanto a le pratiche, e primo circa la dieta di Svevia, ragunò l’Imperadore in Ulmo e’ capi la terza o la quarta domenica di quaresima, prepose il bisognio suo, che fu quanto già si scrisse, donde quelli capi rimasono farlo intendere a li loro e tornare con la resoluzione l’ottava di Pasqua. [24] È venuta l’ottava, non si sa* que*llo sia sequíto, né qui si sa dove sia l’Imperadore; chi dice in Colonia a creare nuovo Vescovo perché l’altro è morto, il che non so certo; chi dice in Magunza per comporre certe differenze nate per ’ confini tra lo Anglavio d’Assia e quello Arcivescovo; chi dice in Gheldria per comporre le cose di Ghelleri con Fiandra; chi dice che li è ito a Cales ad accozzarsi con el Re d’Inghilterra per conto del parentado di Madama Margherita e per accattare danari da quel Re sopra gioie. [25] Io venni, poi messere Paulo ebbe fatta la richiesta sapete, e vennici per ordine suo. [26] Sommi dipoi, veggendo tardare la risposta, voluto partire o mandare Niccolò* e *non mi ha lasciato, né per questo ho mancato di diligenzia per intendere le cose di là. [27] Perché piú dí sono mandai Baccino, e prima avevo mandato uno altro dove si trova il Cardinale, ad uno mio amico che mi scriverrà tutto* quello *arei inteso io ad essere là; ed aspettone risposta d’ora in ora e venendo a tempo ne avviserò per questa. [28] Né mi pare nondimanco, avendo aúti a stare o là o qua, avere aúto meno ventura ad essere qui che là, perché de le cose sustanziali e certe io non me ne ho a rapportare ad alcuno, avendole viste, che essendo là non arei inteso di queste il vero e di quelle mille bugie; ma assai mi pare avere inteso de la resoluzione de la dieta quando io veggo le genti de lo Imperio tutte partirsi, come si dice di sopra, finiti e’ loro* 6 *mesi: che mostra che la prorogazione de li altri* 6, *che è una di quelle cose che io stimavo piú facile, non è ancora fatta; di piú vedere tutta questa guerra da questa parte rimanere in sul contado di Tirolo, el quale ancora l’ha sostenuta* 2 *mesi* passati *che, da cavalli in fuora e circa mille fanti, tutte l’altre gente sono state proviste da loro. [29] E perché el Friuoli non ha avuti vicini sí amorevoli o sí potenti come questi, è rimaso indifeso, e si dice che insino a ora l’Austria non ha mai voluto mandarvi uno uomo. [30] Sono le cose sute insino a questo dí in questo modo, e chi o per troppa voglia o per poca fede fussi in altra openione s’ingannerebbe, perché mi sono sempre sforzato scrivere le cose in quel termine sono e non altrimenti. [31] Dieci dí fa si ragunorno e’ capi del contado di Tirolo a Bolsano per vedere di prorogare per tre altri mesi la provisione de’* x mila *fanti per la difesa di questo paese nel modo deliberorno di gennaio* passato, *quando v’era l’Imperadore, e sono ancora insieme. [32] Venne* x *dí fa qui uno mandato da’ Svizzeri a questi consiglieri per danari, dicendo era presto con* 8 mila *o* x mila *Svizzeri dove l’Imperadore li volessi; el quale fu mandato a Bolsano a quella dieta e li dissono che quivi si ordinerebbe il pagamento suo. [33] E detta dieta è stata richiesta che oltre a* x mila *fanti si paghino questi* x mila *Svizzeri per tre mesi; e si dice che sono per fare omni cosa e che questo contado può farlo e che si aspetta a fare resoluzione di vedere se questa triegua va avanti. [34] Ed avete a intendere che* 4 *dí fa fu qui uno secretario de’ Viniziani a questi consiglieri, onde dua dí sono partí di qui al Serentano ed il Vescovo ed andorno a Riva per abboccarsi con uno proveditore de’ Viniziani per trattare la triegua, ed iarsera fu qui avviso come ’ Viniziani la domandono per cinque anni e costoro la vorrebbono fare per* 4 *mesi. [35] Hanno preso tempo insino a giovedí prossimo e per ancora sono là, e se avanti che io mandi questa s’intenderà altro lo scriverrò. [36] Comparse a dí primo di questo per le mani di messer Paulo la vostra de’* 15 del passato *che conteneva lo avviso della ricevuta della mia de’* 29 di marzo. [37] *Escusai con messer Paulo la causa del non avere voi deliberato: conobbi che li dispiacque. [38] Arrivò dipoi Baccino a dí* 6 *colla vostra de’* 12 *del* passato, *a la quale non accade altra risposta per non contenere altro che avvisi;* di che ringrazio vostre Signorie, *ché qua maxime le pratiche non è modo da intendere. [39] Vennono dipoi a dí* 27 *l’Ortolano ed il cavaliere, tutti a dua insieme colla vostra de’* 19 e *la copia de’* 26 del passato *con el mandato, el quale avevo ricevuto prima per uno del Conte della Mirandola. [40] Lessi quello mi scrivevi a lungo in risposta della proposta fatta da messer Paulo, e vedendo come volete che io concluda, non potendo altrimenti migliorare quasi in quel modo fui ricerco quando io iudichi che lo Imperadore abbi a passare contro a la volontà di tutti a’ dua e’ presenti suoi avversari, o contro a la volontà d’uno di loro, non mi pare, avendone a dare iudizio io, da farlo, fondatomi non in su l’openione mia* ma in su quella di vostre Signorie. [41] *Perché per la mia de’* 29 *con la richiesta di messer Paulo io vi avvisai molto largamente, e particularmente in che termine si trovavono le cose di qua, e credo che se a voi fussi parso che le si trovassino in termine da concludere*, voi *me l’aresti commesso; e se a voi non parve allora che le erano in migliore essere, a me non pare ora che si vedono peggiorate. [42] E so che a voi, dandone io di sopra avviso particulare, parrà questo medesimo; né mi pare che ’l contado di Tirolo, sopra el quale si riposa in gran parte questa guerra, sia sufficiente, contro a la voglia del Re di Francia e de’ Viniziani, condurre l’Imperatore in Italia. [43] Né mi pare si possa credere con ragione che la Magna mandi aiuti nuovi quando la gli toglie in parte questi che ci sono. [44] E se mi fussi detto la Alamagna è potente e da una ora a un’altra la può fare grandissimo sforzo, io rispondo che questa potenzia della Alamagna* le vostre Signorie la sanno come io. [45] *E se voi avessi voluto starvene a questo, voi mi aresti commesso che io concludessi, ma volendo che io mi rapporti a quel che si fa e non a quel che si potre’ fare, a me non pare potere fare altra risoluzione. [46] Quanto al venirvi inimico d’uno solo, il che voi arete nel medesimo grado che inimico di tutti a dua, dico che a volervi venire inimico d’uno bisogna che facci pace coll’altro, ed a fare questa pace bisogna pratiche ed andracci tempo; e quando non ci andassi, io non posso fermare il piè in su questo, s’ella non è fatta. [47] Né questi ragionamenti di questa triegua mi fanno cosí presto sperare di pace con ’ Viniziani, perché le ferite che ha avute l’Imperadore da loro non doverrieno sanare sí presto, né a’ Viniziani mancare ora quelli respetti che li hanno avuti per l’adrieto di non si aderire all’Imperadore. [48] Il Re di Francia vedendolo sbattuto, starà ancora lui piú in sul tirato e doverrassi intendere, ed ora non se ne intende niente, benché per essere lontano dalla Corte* 600 miglia almeno *male posso intendere che pratiche si trattino. [49] Quanto a la pace con tutti a’ dua, io ci penso meno perché voi dite che pare avervi tempo ed io credo iudichiate prudentemente. [50] Parmi bene, sia detto con reverenza, che ne la pace d’uno abbi ad essere quelle medesime considerazioni, quanto al venire l’Imperadore potente, che in quella di tutte* a’ *dua, perché se la Magna volessi fare il debito suo, e’ non li bisognerebbe pace con persona. [51] Però faccendola con uno, conviene che la non faccia questo suo debito e che l’Imperadore per debolezza si appoggi. [52] E se la Magna con tanti inimici, dove ne arebbe piú onore e piú grado li manca, li mancherà tanto piú quando e’ sia fia appoggiato ad uno forestiero; perché il sospetto le crescerà veggendolo diventare potente per le mani d’uno terzo, in modo che chi si* accorderà *seco, de’ dua arà a pigliare questo carico di levarlo e porlo. [53] E voi arete maggiore bisogno d’altri per avventura che di lui, e che ci venga inimico di tutti a’ dua, come ho detto, non ci si vede ordine di questo pezzo. [54] Pertanto io mi starò cosí aspettando tempo; ed essendo messere Paulo a Buggiano, se non viene fra tre o quattro dí qui andrò a trovarlo. [55] Né so già come mi fare a non rompere, perché, sia detto con reverenzia, le* Signorie vostre *hanno filato questa tela sí sottile che li è impossibile tesserla; perché l’Imperadore è sempre per avere bisogno e molte volte necessità, e se* voi *non lo cogliete ne le necessità è per volere da voi molto piú che non vole ora. [56] E quando egli è in queste necessità, e’ non si vede la passata sua a* xv soldi *per* lira, *come sta la commissione vostra, e pure potrebbe essere che da uno canto e’ fussi in necessità per mantenere gente infino che fussi preparato ed allora stimare assai ogni numero piccolo di danari, e poco dipoi diventassi gagliardo e non ne volessi fare cosa alcuna. [57] E questa preparazione non si può vedere molto innanzi, e di qui nacque che io scrissi già che altri non si può deliberare che non passi a forza di ognuno, perché la Magna può e non ha se non a volere; ed e contra non si può deliberare che passi, perché la Magna non ha mai voluto. [58] Né si vede per infino a questo dí che la voglia, né si può credere che il contado di Tirolo possa, come ho detto, solo lui fare tante cose. [59] E però io parlerò con reverenza, che sarebbe necessario filarla un poco piú grossa e pigliare uno di dua partiti: o saldare questa piaga in uno tratto con l’Imperadore in quel modo chiede ed in quel meglio si potessi, sperando che vi abbi forse a venire in ogni modo se vive, se non questo anno questo altro, o solo o con altri; e veramente aspettare che sia in Italia, sperando che avendo ad avere sempre mai in ogni sua fortuna bisogno, d’essere sempre a tempo, e non si curare di spendere allora un poco piú, e cosí vedere dove è meno periculo e quivi entrare ed una volta fermare lo animo* con *el nome di Dio. [60] Perché volendo le cose grande misurarle con le seste, li uomini ut plurimum ne rimangono ingannati; e procedendo cosí ne nasce che ne la Magna voi siate tenuti franzesi e forse in Francia tedeschi. [61] E se io parlo quel che non è l’offizio mio, nasce da avere uno peso addosso grave ad ogni qualità di uomo, se quando io parlai a messere Paulo a Buggiano, nel quale tempo qui erano circa* 8000 *fanti e* 1200 *cavalli, avessi offerto e’ danari contanti, come avevo in commissione e lui li avessi accettati, a questa ora eri necessitati averli pagati. [62] E credo, intendendo le cose di qua non succedere prospere, anzi per il contrario, vi parrebbe strano che oltre al danno vi vedresti il pericolo; cosí ancora se con quelle genti costoro si fussino appiccati, come hanno aúto commodità e ne pizzica loro le mani, ed avessili rotti, cresceva tanto loro lo animo che li arebbono voluto piú danari. [63] Ed io ne sarei stato lacerato e detto che io fussi causa de la ruina vostra; e se* vostre Signorie *me ne avessino scusato, lo universale e li passionati non arieno fatto cosí. [64] E però di nuovo vi dico che ancora che le cose vadino ora fredde e lo esercito quasi che resoluto, e l’Imperadore sia mille miglia discosto, nondimeno si potreno rifare in qualunque modo ed appiccarsi e vincere e non sareno a tempo, e tanto piú non vedendo* vostre Signorie *modo a potere mandare lettere di cambio che ’ danari sieno qui e possinsi in uno subito offerire; e per dire quel modo si dà è una dilazione di* 20 dí, a costoro non la basta perché dua dí non che* 20 *li farebbono variare. [65] E tenete per certo, come di sopra dico, che lui non accetterà mai questo partito se non quando sarà debole; che quando sarà gagliardo in* 20 *dí, che saranno piú di quaranta che andrà di termine a potere valersi de’* vostri *danari, lui arà animo avere espedito gran parte della vittoria. [66] Hanno ancora ad intendere* vostre Signorie *che ora, avendo a rispondere sanza conclusione, potrà essere facil cosa che si rompa e che a costui paia che* vostre Signorie *voglino dare parole; e quando si facessi questa impressione, lo stare qua mio è tutto superfluo che non che altro non lascerà scrivere, e sapendo ho aúto il mandato, perché tutte le lettere vengono ora capitono prima in loro mani. [67] Non se gli potrà cavare del capo per modo alcuno che io non abbi avuto commessione secondo la sua dimanda e non vogli concludere, ed ho dubbi non mi mandi a stare in qualche luogo fuori di mano, acciò non possa intendere e non mi lasci ancora scrivere. [68] E però* vostre Signorie *quando ci mandono si sforzino trovare uomini tedeschi o italiani che ci sieno pratichi, perché possono condurre le lettere in qua piú secrete e piú facilmente, ché questi che sono venuti ora le hanno condotte in capo* di 35 dí *e dove sono passati per la Magna hanno bandito mi portono lettere; ed ora ho dubbio non sieno lasciati tornare*. [69] Vostre Signorie dicono che io non ho scritto *avere passato nell’offerte quarantamila ducati e* 16 *per la prima. [70] È vero che io non lo ho scritto, nondimeno* vostre Signorie *hanno ad intendere che quando messer Paulo mi fece la richiesta, mi domandò se avevo avuto mai risposta della domanda fattami per l’Imperadore de’* 25 *mila in presto. [71] E non potendo io negare non avere avuto lettere e sendo le cose in modo da non volere rompere, li dissi che* vostre Signorie *non erano per prestare danari ma che andresti bene insino a cinquantamila e* 20 *per la prima paga, quando fussi in una città d’Italia posseduta al presente da altri. [72] E questo, secondo la commessione vostra, mi parve poterlo fare molto convenientemente, né lo scrissi perché la petizione sua fu tanto maggiore respetto a’ pagamenti presenti e spessi, che della mia non mi parve fussi bisogno parlare. [73] Scrivolo ora perché* vostre Signorie *intendino il tutto*. [74] Né altro, salvo che raccomandarmi sempre a vostre Signorie.

[75] A Niccolò è venuto uno accidente che potrebbe riuscire d’importante quale è che li ha difficultà nel muovere l’orina. [76] E questi medici non sanno se questo nasce da pietra o da ventosità causata da umori grossi. [77] Sarebbesene venuto costà se le vie fussino aperte. [78] Valete. [79] Die 30 di maggio 1508, in Trento.

[80] Servitor Franciscus de Vectoris Orator.

94

[1] Magnificis Dominis Decemviris, etc.

[2] Copia d’una de’ 30 di maggio, mandata la originale per G. della Spada, con aggiunta de’ dí 8 di giugno 1508.

[3] Magnifici Domini. [4] *L’utima mia fu a dí* 16 *di aprile mandata per Piero di Giovanni Tedesco pe’ la quale vi avvisavo quello era successo da dí* 29 *di marzo a quel dí, il che non repricherò altrimenti per essere cose non di molto momento. [5] È successo dipoi che, partito il campo de’ Tedeschi da Riva, come allora si scrisse, le fanterie quasi tutte si resolverno e li cavalli, che erano allora circa* 1200 – *che non sono stati mai piú, ancora che si sia scritto di piú – se ne vennono qui drento. [6] E’ Viniziani pertanto, la mattina di Pasqua, tentorno di pigliare la Pietra, luogo distante a qui* 6 *miglia, e credettono occuparla d’assalto e forse vi aveno intelligenzia; ma costoro con li cavalli e con circa* 2500 *fanti erano rimasti loro la soccorsono e li Viniziani si ritrassono. [7] Attesono dipoi costoro a risoldare fanti ed avendo digià circa* x *dí di questo raccozzatine circa seimila, li Viniziani assaltorno la rocca di Cresta che è uno passo importante; ed andando costoro per soccorrerla non furno a tempo che ’l signore de ’ luogo la aveva già data. [8] E’ Tedeschi alloggiorno e’ loro campo al Caliano, che è uno borgo propinquo a la Pietra detta ad una balestrata, ed erano* 6 *o* 7 *mila fanti e circa mille cavalli, perché le genti del Duca di Bertinberche al principio di questo mese se ne andorno a casa loro, che erano* 200 *cavalli utili. [9] E’ Viniziani desiderosi di avere la Pietra vi vennono a campo e posonsi con lo esercito discosto a quella qualche uno 1/4 di miglio e piantorno* 16 *bocche d’artiglierie, ed erano circa* 4000 *cavalli utili e piú di* 16.000 *fanti. [10] La Pietra sopradetta è una rocca posta nella radice d’una montagna in su la mano ritta a chi viene da Roveré a qui. [11] Da detta rocca si parte uno muro lungo qualche una balestrata, assai forte, che va infino a lo Adice, e nel mezzo di detto muro è una porta per dare la via a chi passa. [12] È difficile e pericoloso campeggiare Trento sanza guadagnare detto passo e però ’ Viniziani vi vennono con ogni loro sforzo. [13] Era da l’uno a l’altro di questi eserciti uno miglio e ciascuno di loro aveva da fronte la rocca e quel muro, da una mano l’Adice, da l’altra e’ monti e da le spalle li ridotti proprii. [14] E per essere li Tedeschi signori de la Pietra e del muro, ’ Viniziani erano in luogo che non potevano fuggire la giornata quando e’ Tedeschi la avessino voluta fare, né li tenne altro se non il poco numero di cavalli avevano, ché la fanteria non stimavano. [15] Trassono ’ Viniziani di molti colpi d’artiglierie; morivvi assai uomini. [16] E tandem e’ Tedeschi avendo assaltato la guardia de l’artiglieria e rottola, e toltine loro dua pezzi e l’altra impedita, presono partito ’ Viniziani di levare il campo; e cosí si ritirorno a Roveré dove ancora sono infino a questo dí* 29 *di maggio. [17] Le fanterie de’ Tedeschi subito dopo la partita de’ Viniziani cominciorno a risolversi. [18] E chi viene di là referisce non essere al Caliano* 3000 *fanti e de’ cavalli, oltre a quelli di Bertinberche, se ne sono iti a casa quelli di Sassonia, di Norimbergo, d’Olmo e molti signorotti, chi con* 8 *e chi con* x *cavalli, tale che questo dí ci si trovano* 600 *cavalli o meno. [19] Le cose de la guerra di qua sono procedute cosí, ma da la parte del Friuoli* vostre Signorie *aranno inteso a questa ora come ’ Viniziani hanno tolto all’Imperadore Gorizia, Portonon, Triesti; e, per dire in una parola, quasi ciò che li aveva nel Friuoli. [20] Perché questo Re non vi ha mai aúto gente da potere comparire davanti al nimico, perché e’ non vi ha mai aúto* 400 *cavalli e* 4 *o cinquemila fanti mandati di Stiria e Carinzia, luochi quivi vicini, e’ quali, per non avere danari, stanno dua dí e poi se ne vanno. [21] Questa guerra tutta si trova oggi in questo stato e maneggiata con queste forze; quanto a le pratiche e primo circa la dieta di Svevia, ragunò l’Imperadore in Ulmo e’ capi la terza o la quarta domenica di quaresima, prepose il bisogno suo che fu quanto già si scrisse, donde quelli capi rimasono farlo intendere a li loro e tornare con la resoluzione l’ottava di Pasqua. [22] È venuta l’ottava, non si sa quello sia seguíto, né qui si sa dove sia el Re; chi dice in Colonia a creare nuovo Vescovo perché l’altro morí come si dice, il che non ho certo; chi dice in Magunza per comporre differenze nate intra quello Arcivescovo e Lanclanio d’Assia* per conto *di confini; chi dice in Gheldria pe’ comporre le cose di Ghelleri; chi dice che li è ito a Cales ad accozzarsi con il Re d’Inghilterra per conto del parentado di Madama Margherita e per accattare danari da quel Re sopra gioie. [23] Io venni qui poi che messer Paulo mi ebbe fatta la richiesta sapete, e vennici per ordine suo. [24] Sommi dipoi, veggendo che la risposta tardava a venire, voluto partire o mandare Niccolò e non mi ha lasciato. [25] Né per questo ho mancato di diligenza per intendere le cose di là perché piú dí sono mandai Baccino, e primo avevo mandato uno altro dove si trova il Cardinale ad uno mio amico che mi scriverrà tutto quello arei inteso io ad essere là, ed aspettone risposta d’ora in ora e venendo a tempo ne avviserò. [26] Né mi pare nondimanco, avendo aúto a stare o là o qua, avere aúto meno ventura essere qui che là; perché de le cose sustanziali e certe io non me ne ho a rapportare a veruno avendole viste, ed essendo là non arei inteso di queste il vero e di quelle mille bugie; ma* assai *mi pare avere inteso de la resoluzione de la dieta quando io veggo le genti de lo Imperio tutte partirsi, come si dice di sopra, finiti e’ loro* 6 *mesi, che mostra la prorogazione degli altri sei, che è una di quelle cose che io stimavo piú facile, non è ancora fatta; e di piú vedere tutta questa guerra da questa parte rimanere ed essere stata in su le spalle al contado di Tirolo, e da li cavalli in fuora tutte l’altre genti sono sute provedute da lui. [27] E perché il Friuoli non ha aúti vicini tanto amorevoli né si ricchi, e’ sono rimasi indefesi e dicesi che la Austria non ha mai voluto mandarvi uno uomo. [28] Sono le cose sute infino a questo dí in questa debolezza; e chi o per troppa voglia o per poca fede credessi altrimenti, ci venga o mandi, e se chi verrà sarà savio e buono mi riprenderà che io abbi scritto troppo gagliardo. [29] Dieci dí fa si ragunorno e’ capi di Tirolo a Buggiano per vedere di prorogare per tre altri mesi la provisione de’* x mila *fanti per la difesa di questo paese nel modo deliberorno di gennaio passato quando vi era l’Imperadore, e sono ancora insieme. [30] Venne ancora* x *dí fa qui uno mandato da’ Svizzeri a questi consiglieri per danari, dicendo che era presto con* viii *o* x *mila Svizzeri dovunche l’Imperadore li volessi, il quale fu mandato a Buggiano a quella dieta, dicendo che quivi si ordinerebbe il pagamento. [31] E detta dieta è stata richiesta che oltre a’* x mila *fanti e’ paghino questi* x mila *Svizzeri per tre mesi; dicesi che là è per fare ogni cosa e che questo contado può farlo e che si* a*spetta a fare resoluzione di vedere se questa tregua co’ Viniziani va innanzi. [32] Ed avete ad intendere che* 4 *dí fa fu qui uno secretario viniziano a questi consiglieri, donde non ieri mattina l’altra partí di qui el Serentano ed il Vescovo e ne andorno verso Riva per abboccarsi con uno proveditore de’ Viniziani per trattare questa tregua; e iarsera fu qui avviso come e’ Viniziani la chieggono per cinque anni e costoro la vorrebbono fare per* 4 *mesi. [33] Hanno e’ Viniziani preso tempo a rispondere fino a giovedí prossimo, e se avanti che io mandi questa s’intenderà altro lo scriverrò. [34] Comparse a dí ultimo del passato per le mani di messere Paulo la vostra de’* xv *di detto che conteneva lo avviso de la ricevuta de la mia de’* 29 *di marzo. [35] Scusai con messere Paulo la cagione del non avere voi deliberato: vidi li dispiacque. [36] Arrivò dipoi Baccino a dí* 6 *del presente con la vostra de li* xii *del passato, a la quale non accade altra risposta per non contenere altro che avvisi, di che ringrazio* vostre Signorie. [37] *Vennono dipoi non ieri l’altro l’Ortolano e Gian de la Spada tutti a dua insieme con le vostre di* 19 *d’aprile tenute a* 26 *e con il mandato, el quale avevo ricevuto prima per uno spacciato da la Mirandola da Simone. [38] Lessi quello mi scrivevi a lungo in risposta de la proposta fatta da messere Paulo; e veggendo come* vostre Signorie *vogliono che io concluda, non potendo altrimenti migliorare quasi in quel modo fui ricercato, quando io giudichi che li abbi a passare contro a la voglia di tutti a dua de’ presenti suoi nimici o contro a la volontà di uno di loro, non mi pare, avendone a dare il iudizio io, da farlo, fondatomi non in su la opinione mia ma in su quella di* vostre Signorie. [39] *Perché a dí* 29 * di marzo con la richiesta di messere Paulo io vi avvisai molto largamente e particularmente in che termine si trovavano le cose di qua; e credo che se a voi fussi parso che le si trovassino in termine da concludere, voi me lo aresti commesso. [40] E se a voi non parve allora che le erano in migliore essere, a me non pare ora che le mi paiono peggiorate; e so che a le* Signorie vostre, *dandone io di sopra avviso particulare, parrà quello medesimo. [41] Né mi pare che il contado di Tirolo, sopra a chi si riposa infino a questo dí questa guerra, sia sufficiente contro a la voglia di Francia e Vinegia condurre costui in Italia; né mi pare che si abbi a credere che la Magna mandi aiuti nuovi quando la si toglie questi che ci sono. [42] E se mi fussi detto «la Magna* è *potente e da una ora ad una altra può fare gran cose», rispondo che questa potenza de la Magna* vostre Signorie *la sanno come me; e se voi avessi voluto starvene a questo, voi mi aresti commisso che io facessi; ma volendo che io mi rapporti a quello che si fa, non a quel che si potrebbe fare, a me non pare poterne fare altra resoluzione. [43] Ma quanto al passare nimico d’uno solo, il che* vostre Signorie *hanno nel medesimo grado che nimico di tutti a dua, dico che ad essere nimico appunto d’uno bisogna che facci pace con l’altro; ed a fare questa pace bisogna pratiche ed andracci tempo, e quando e’ non ci andassi, io non posso fermare il piè in su questo se la non è fatta. [44] E questi ragionamenti di questa tregua non mi fanno cosí presto sperare di pace con ’ Viniziani, perché le ferite che ha aúte l’Imperadore da loro non doverrebbono sanare cosí presto, né a’ Viniziani mancare subito quelli rispetti che li hanno aúti per lo adreto di non si aderire a costui. [45] Francia, vedendolo sbattuto, starà anch’egli piú in sul tirato e doverrassi intendere con il tempo: di che per ora non se ne intende cosa alcuna. [46] Circa la pace con tutti a dua, io ci penso meno perché* vostre Signorie *dicono che in questa parte pare che si abbi tempo, ed a me pare* vostre Signorie *dichino prudentemente. [47] Parmi bene, sia detto con reverenzia, che ne la pace d’uno abbi ad essere quasi quelle medesime considerazioni, quanto al venire costui potente, che in quella di tutti a dua, perché se la Magna volessi fare il debito suo e’ non li bisognerebbe pace con persona. [48] Però facendola con uno conviene che la non faccia questo suo debito e che costui per debolezza si appoggi; e se la Magna, con tanti nimici, dove arebbe piú onore e piú grado li manca, li mancherà tanto piú quando l’Imperadore si fia appoggiato ad uno forestiero, perché il sospetto le crescerà vedendolo diventare potente per le mani d’uno terzo. [49] Ed a lei è poco avere a provedere qualcosa piú o meno, in modo che chi de’ dua si accorderà seco arà a pigliare questo carico di levarlo e porlo, e voi arete per avventura maggiore bisogno d’altri che di lui. [50] Pertanto io mi starò cosí aspettando tempo; ed essendo messere Paulo a Buggiano, se non viene fra* 4 *o* 6 *dí, andrò a trovarlo. [51] Né so come mi fare a non rompere perché, sia detto con reverenzia*, vostre Signorie *hanno filato questa tela sí sottile che li è impossibile tesserla, perché l’Imperadore è sempre per avere bisogno e qualche volta necessità. [52] E se voi non lo cogliete ne la necessità, egli è per volere da voi piú che non vole ora; e quando egli è in questa necessità, e’ non si vede la passata sua a* 15 soldi *per* lira *come sta la commissione vostra. [53] E pure potrebbe essere che da uno canto e’ fussi in necessità per mantenere gente infino che fussi preparato, e poco dipoi diventassi gagliardo; e queste* pre*parazioni per le ragioni ho detto altre volte non si possono vedere molto innanzi. [54] E di qui nacque che io scrissi già che altri non si può deliberare che non passi a forza di ciascuno, perché la Magna può e non ha se non a volere; ed e contra non si può deliberare che passi perché la non ha mai voluto; né si vede per infino a questo dí che la voglia, né si può credere che il contado di Tirolo, come ho detto, possa solo lui fare tante cose. [55] E però io parlerò con reverenzia che sarebbe necessario volgersi ad uno de’ dua partiti: o saldare questa piaga con costui in quel modo chiede o in quel meglio si potessi, sperando che vi abbi forse a venire in ogni modo, se vive, se non questo anno quest’altro, se non solo accompagnato; o veramente aspettare che sia in Italia, sperando che avendo avere sempre mai in ogni sua fortuna bisogno, d’essere sempre a tempo e non si curare di spendere allora un poco piú; *e cosí vedere dove è meno pericolo e quivi entrare ed una volta fermare lo animo con el nome di Dio. [56] Perché volendo queste cose grande misurarle con le seste li uomini s’ingannono, e se io parlo quel che non è l’ufizio mio, nasce da avere uno peso addosso grave ad ogni qualità di uomo. [57] E se quando io parlai a messere Paulo, che fe’ la chiesta nel quale tempo qui erano circa* 8000 *fanti e* 1200 *cavalli, avessi offerto li danari contanti come potevo e lui li avessi accettati, a questa ora eri necessitati averli pagati, e vedendo le cose di qua non succedere prospere, anzi per il* con*trario, a* vostre Signorie *parrebbe strano. [58] Cosí ancora se con quello esercito costoro si fussino appiccati, come hanno aúto commodità, ed avessino rotti li avversari, cresceva tanto loro lo animo che dove vi domandavo sessantamila non sareno stati contenti a molti piú; ed allora sarei stato incolpato de la ruina de la città, non già da* vostre Signorie, *ma da l’universale, con mio pericolo e sanza mia colpa. [59] E però di nuovo dico che ancora che le cose si veghino ora fredde e lo esercito come resoluto, nondimeno le potrensi rifare gagliarde, potrensi rifare mediocre ed appiccarsi e vincere, e tutto venire in modo che altri non le potessi regolare e non si essere poi a tempo. [60] E tanto piú non vedendo* vostre Signorie *modo a potere mandare lettere di cambio che e’ danari sieno qui e possinsi in uno subito offerire; e per dire quel modo diamo è una ... dilazione di* 20 *dí, a costoro non basta, ché dua dí non che* 20 *li farebbono variare. [61] E tenete per certo, come di sopra dico, che l’Imperadore non accetterà mai questo partito se non quando sarà debole, ché quando sarà gagliardo in* 20 *dí, che saranno piú di* 40 *che andrà di termine a potersi valere de* vostri *danari, lui arà animo avere espedito gran parte de la vittoria contra Italia. [62] Hanno ancora ad intendere* vostre Signorie *che ora avendo a rispondere sanza conclusione, sarà facil cosa che si rompa e che* vostre Signorie *non voglino dare che parole. [63] E quando si facessi questa impressione, lo stare qua mio è tutto superfluo che, non che altro, non lascerà scrivere, e sapendo che io ho aúto il mandato, ché tutte le lettere vengono ora capitono prima in loro mani, non se li potrà persuadere che io non abbi aúto commissione secondo la sua domanda e non vogli concludere, e subito non mi mandi a stare in qualche luogo fuora di mano acciò non possa non intendere e non mi lasci ancora scrivere. [64] E però* vostre Signorie, quando ci mandono, si sforzino trovare omini tedeschi o che ci sieno pratichi perché possono condurre le lettere piú secrete e piú facile; e questi sono venuti ho dubbio non sieno lasciati tornare*. [65] Vostre Signorie *dicono che io non ho scritto de le offerte quarantamila ducati e* 16 *per la prima paga. [66] È vero che io non lo ho scritto; nondimeno* vostre Signorie *hanno ad intendere che quando messere Paulo mi fece la richiesta, mi domandò se avevo aúto mai risposta de la domanda fattami dell’Imperadore de’ venticinquemila ducati in presto, e non potendo io negare di non avere aúto lettere, essendo le cose in termine da non volere esasperarlo, li dissi che* vostre Signorie *non erano per prestare danari ma che andresti bene insino a* 50 mila *e* 20 *per la prima paga quando l’Imperadore fussi in una città d’Italia posseduta al presente da altri. [67] E questo, secondo la commissione vostra, mi parve poterlo fare molto convenientemente, e non lo scrissi perché la petizione sua fu tanto maggiore, rispetto al pagamento presente e li altri troppo spessi, che de la mia non mi parve fussi bisogno parlare; scrivolo ora perché* vostre Signorie *intendino tutto*.

[68] A Niccolò è venuto uno accidente che potrebbe riuscire importante. [69] E questi medici non sanno se tale cosa nasce da pietra o da altri umori grossi che lo faccino orinare con gran dificultà; sarebbesene venuto a curarsi di costà se le vie fussino aperte. [70] Raccomandomi a vostre Signorie. [71] Die 30 maii 1508, in Trento.

[72] Servitor Franciscus de Vectoriis Orator.

[73] *Siamo a dí* 7 *di giugno. [74] Di nuovo ci è che ’ Viniziani hanno occupato Fiume, il che non si è però verificato in tutto. [75] Non sono qui rimasi trecento cavalli perché tutti quelli de le comunità e d’altri sono iti a casa, finiti e’ sei mesi. [76] E pure questa mattina se ne andorno* 20 *cavalli di Brandiborgo; sonci rimasi circa* 2000 *fanti. [77] La tregua non è ancora conclusa e non è spiccato il ragionamento, ma è differito il tempo de la resoluzione da giovedí passato e domenica prossima. [78] Baccino né l’altro mio mandato non sono mai tornati di Corte, di che io mi maraviglio. [79] Arrivò qui ieri pre’ Luca che viene da la Corte e stette qui una sera, e ne è ito a trovare ad Arca quelli che praticano la tregua. [80] Dice avere lasciato l’Imperadore a Colonia, e che di qui vi ha fatto guerra a Ghelleri e che aveva assediato Croci e come quel Duca li aveva mandato il foglio bianco. [81] Dice che l’Imperatore sdegnato contro a’ principi non volle tornare a la dieta e vi mandò il Lango; e come i principi non vogliono in alcuno modo sopportare questo oltraggio e che lo mandono a pregare vogli tornare in qua, che li daranno quanta gente vorrà e che lui fa vista di non se ne curare per farne venire loro piú voglia; e come li sa male che ’ Viniziani non hanno preso Trento perché la Magna avessi piú cagione di risentirsi, disse bene non avere lasciato gente indreto ma che in uno stante le si farebbono; e che andava ad Arco per vedere che questa tregua si concludessi per tre o quattro mesi, e quando la si concludessi si farebbe in quel tempo tale provisione che ne tremerrebbe tutta Italia; e quando non si concludessi, che l’Imperadore verrebbe in qua con tutta la Magna. [82] Messer Paulo non è venuto qui ed io non sono ito a Buggiano perché volevo, avanti li parlassi, vedere il fine di questa pratica di tregua, el quale io aspetterò per avere piú scusa a differire questa conclusione, e parmi anche piú guadagno nel tacere quando io non abbi a rispondere cosa che li piaccia. [83] Ieri arrivò qui *Piero* con la vostra* de’ 17 del passato, *la quale per essere in cartapecora e messa da lui in uno pane, e per questo prima inumidita e poi risecca, non si poté spiegare se non in pezzi e non ne ho potuto leggere* il 1/4 *e quello interrotto. [84] Parmi per quel poco ho possuto avere ritratto che voi di nuovo rimettete in me il iudicare le cose di qua; e come voi intendete che queste gente si partono per scambiarsi e che ne verrà de l’altre e che voi dubitate per qualche riscontro d’accordo intra l’Imperadore e ’ Viniziani e qualche avviso del Papa, di che non ho possuto averne parola intera. [85] E per cominciare dallo accordo con ’ Viniziani, qui non se ne intende altro, né io saprei dirne altro che quello scrivo di sopra. [86] Circa le gente che si partono per tornare dell’altre, pre’ Luca riferisce non avere lasciato gente adrieto ed è tanto che cominciò a partirsene che qualche scambio doverrebbe essere giunto. [87] E* credo *che possa essere omni cosa e che la Magna possa mandare gente e danari, ma mi pare un tristo segno vedere partire le gente insino quando il campo era a la Pietra e che si aspettava omni dí qui ed ora quando si ha a trattare di triegua o d’accordo, el quale si saria avuto piú onorevole, sendoci assai gente che sendocene rimase poche. [88] E lo essere partiti in questi tempi mostra poco amore e meno riverenzia verso l’Imperadore*, benché *circa il iudicare io questa cosa per molte mia vi ho detto la difficultà del farlo e lo ho replicato per il soprascritto. [89] E di nuovo dico che queste cose non si possono misurare a braccia piccole e, come dico di sopra, io sarei ito o arei mandato Niccolò in Corte se fussi stato lasciato. [90] Ma quando fussi suto là arei veduto meno che non ho veduto qua; e quando fussi stato là e Niccolò qua, per essere di qui a la Corte secento miglia, arei penato un mese ad avere di qui uno avviso, in modo che le cose da uno avviso a un altro arieno possuto fare* 1000 *variazioni, tanto che, come dico di sopra, non mi pare avere avuto mala sorte a essere qui. [91] Perché uno che ha a pigliare un simile partito non si può fondare se non in su quel che si vede, ed io non sono per fare altrimenti perché cosí mi pare porti la ragione. [92] E se io mi fussi detto da uomini bene degni di fede che nella dieta fatta a Ulmo si fussi ferma conclusione di fare la impresa con centomila persone, non sono per crederlo se non vedo li effetti. [93] Perché ho veduto ciascuno essere rimasto ingannato in su la deliberazione fatta l’anno* passato *a Gostanzia che fu in tanta openione e con tanto di solennità deliberata, e non se ne sono mai viste quattromila persone insieme perché tutte l’altre che si sono ragunate in Codauro e qui sono state provedute da e’ paesi circumstanti; ed ho veduto quelle poche che lo Imperio ci aveva andarsene ne’ maggiori bisogni dell’Imperadore, e vedo questi modi presenti essere simili a tutti e’ passati. [94] Però di nuovo dico a* vostre Signorie *che io non misurerò queste cose se non con l’occhio, e con quello vedrò mi consiglierò; perché avendosi a iudicare in arcata sta meglio* a vostre Signorie *che a me. [95] Dico bene che quando le si vedranno gagliarde, voi non sarete a tempo a concludere a questo prezzo, né con queste condizioni; perché potete considerare che ora, vedendosi lo Imperadore con l’acqua a la gola, è disceso a questo partito e per la voglia ne aveva ha mandate tutte le lettere a sua spese, e prima, quando li pareva essere gagliardo, voleva accattare da voi le decine delle migliaia e non si obbligare a niente. [96] E però quando fussi gagliardo o quando li paressi essere, tornerebbe nella medesima openione, la quale quando fussi alta lo mostrò la domanda del Cardinale di Brissina; e dipoi quanto piú è diventato debole, sempre è ito calando. [97] E per questo dissi che saria necessario, senza tritarla altrimenti, fermarsi in uno de’ dua partiti che nella preallegata discorro, la originale della quale si mandò otto dí sono per* Giovanni della Spada che tornò per la medesima via che venne. [98] *Io ho sopratenuta questa lettera piú uno dí per vedere se de la pratica de la tregua si faceva resoluzione alcuna. [99] E ieri fu qui nuova come la era conclusa infra l’Imperadore da una parte e li Viniziani ed il Re di Francia da l’altra, per tre anni, ed infra li aderenti ad invicem de l’una parte e de l’altra in Italia solamente, e’ quali si debbono nominare infra tre mesi; ed hanno fatto solamente li aderenti di Italia per escluderne il Duca di Ghelleri. [100] El bando andò ieri nel campo de’ Tedeschi e disse infra l’Imperadore ’ Viniziani e loro aderenti, sanza nominare il Re di Francia o mettervi tempo; dicono che domenica prossima si bandirà qui ed a Verona la tregua è fatta. [101] De’ particulari io mi potrei ingannare: con el tempo s’intenderanno piú appunto e ne darò notizia a* vostre Signorie, *le quali aranno tempo ora a deliberarsi piú commodamente potranno, sendo aperti e’ passi, o mandare e’ loro Oratori o pigliare quelli partiti parrà loro. [102] Niccolò fra dua o tre dí ne verrà a cotesta volta per venire a curarsi, ed io non lo ho potuto tenere. [103] Io me ne andrò verso il Re, aspettando licenza da* vostre Signorie, *la quale io domando di grazia per essere male disposto e la stanza mia al tutto inutile a* vostre Signorie. [104] *Perché volendo appuntare con costui,* vostre Signorie *lo possono fare con li Oratori disegnati piú onorevolmente e con maggiore satisfazione de la cosa; e non volendo appuntare, quanto piú si sta qua e piú parole si dà, piú si perde, e non potendo stare in Corte se non a posta d’altri, non possono* vostre Signorie *fondarsi in su le nuove potessino avere di qua; sí che, raguagliato il tutto, la stanza mia è superflua. [105] E però mi raccomando a* vostre Signorie. [106] Io ho dato a lo apportatore sei ducati d’oro e 16 crazie, il che ho fatto perché possa tòrre cavalli e venire subito, e li ho detto che li saranno costí messi a conto secondo che servirà. [107] Die octava iunii 1508, in Trento.

[108] Idem Franciscus de Vectoris.

95

[1] Magnificis Dominis Decemviris, etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Francesco Vettori scrisse a dí viii di questo a vostre Signorie da Trento e mandò la lettera per Piero di Giovanni Tedesco che promisse essere costí infino ieri, e vi dette avviso della tregua fatta e di molte altre cose seguíte avanti per insino a tale dí. [4] Di che a cautela dette di tutto copia a l’Ortolano, aportatore presente, el quale io spaccio questo dí di qui acciò vostre Signorie intendino prima quello che Francesco mi aveva commisso referissi di bocca, non possendo venire presto, ritenuto da la mia mala disposizione. [5] Io parti’ da Trento sabato passato a dí x, ed andando io la sera davanti a parlare al Serentano per avere una lettera di passo, mi disse che lo Ambasciadore lo andassi la mattina a trovare. [6] Fummo seco come e’ disse, el quale disse a Francesco che la tregua era fatta e che a nominare li aderenti ci era tempo tre mesi e se vostre Signorie volevono essere nominate da lo ’mperadore. [7] Rispose Francesco che non poteva dire cosa alcuna per parte di vostre Signorie, ma che le avviserebbe e liene farebbe intendere, e crede­va quanto per sua opinione che a vostre Signorie sarebbono grati tutti li onori che da lo ’mperadore fussino loro fatti. [8] Replicò el Serentano che ne scrivessi presto e dessine risposta, perché intendeva come e’ Pisani nello assalto avevi loro fatto erano ricorsi a Francia per aiuto, e non iudicava fussi bene che ’ Franzesi vi cominciassino a mandare gente.

[9] *Crede Francesco che costui abbi mosso questa cosa credendo esserne di meglio qualche cosa. [10] E crede che con mille ducati che si dessino fra lui ed uno altro la si condurrebbe. [11] E però prego* vostre Signorie *li ne dieno subito avviso. [12] Partirà Francesco domani da Trento per ire a la Corte. [13] Dio lo conduca*. [14] Raccomandomi a vostre Signorie.

[15] Quello che si è ritratto poi della tregua è questo: che nominatamente infra lo ’mperadore e li Viniziani s’intenda fatta tregua per tre anni, ed infra li aderenti e confederati delle parti da nominarsi al presente in sul contratto, e di piú infra li aderenti e confederati delle parti e de’ confederati ed aderenti de’ primi nominati, da nominarsi questi infra tre mesi; che chi possiede possegga e possa nelle cose possedute edificare; che si possa negoziare securamente. [16] Item s’intendino comprese in detta tregua tutte le terre imperiali ed aderenti a lo Imperio; la quale tregua s’intenda solo per le cose d’Italia e per li aderenti d’Italia e non altrove. [17] Bene valete. [18] Die xiiii iunii mdviii, in Bologna.

[19] Nominossi subito in sul contratto per lo Imperadore el Papa ed il Re di Ragona, e per li Viniziani il Re di Francia ed il Re di Ragona.

[20] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

[Commissione per il dominio]

96

[1] Noi Dieci di Libertà e Balía della Repubblica fiorentina significhiamo a qualunque vedrà queste nostre patenti lettere come ostensore di esse sarà lo spettabile e prudente Niccolò di messer Bernardo Machiavelli nostro Secretario, el quale noi mandiamo per levare e condurre certa quantità di fanti in quello di Pisa. [2] E per questa cagione comandiamo a tutti voi scritti nell’Ordinanza della Repubblica nostra che obediate a esso Niccolò non altrimenti faresti al Magistrato nostro, ed a voi rettori, ufficiali e sudditi che li prestiate tutti quelli favori che fussino necessarii e che lui vi ricercassi per condurre detta commissione piú facilmente. [3] Mandantes etc. [4] Datum in Palatio florentino, die xvi augusti mdviii.

97

[1] Niccolao de Caponibus. [2] Die quo supra.

[3] Noi mandiamo costí Niccolò Machiavelli, nostro Secretario, per conferire teco alcune cose appartenenti alla impresa del guasto, che fia la risposta a piú tua e la ultima resoluzione nostra in simile materia; prestera’li fede in tutto quello ti parlerà non altrimenti faresti a noi propri.

98

[1] Egregio Secretario nostro dilecto Nicolao Bernardi de Malclavellis. [2] Vico pisano.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Per il Zerino nostro cavallaro ti si manda ducati 500 in piú monete, cioè 470 in barili e trenta in grossi, acciò che dal canto nostro non si manchi di cosa alcuna. [5] Resta ora ricordarti el sollecitare per quelle ragioni e respetti che ti sono benissimo noti, e di piú fare tutto quello che si ha a fare securamente, perché non vorremo che cento fanti piú o meno avessino ad essere causa non solum di differire o impedire il disegno nostro, ma di disturbarlo al tutto con danno e vergogna della città. [6] Tu se’ prudente, e per avere el secreto di tutte le cose non è necessario discorrerti altrimenti il desiderio nostro in questo caso. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio florentino, die xviii augusti 1508, ore 16.

[9] Decem Viri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

[10] N. M.

99

[1] Spectabili viro Nicolao de Maclavellis uti fratri suo. [2] Al Pondadera.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Io ho la vostra ed ò inteso come siate giunto costí con e’ fanti di Pescia e di San Miniato, e’ quali fermerete costí per istasera. [5] E domattina a 13 ore farete d’essere qui con essi, e stasera manderetemene trenta di quelli che vi parranno piú al proposito perché domattina di buona ora gli possa mettere nella Verrucola. [6] Ò dispiacere che ’l Vicario di San Miniato m’abbi mal servito de’ guastatori, perché è una delle importanti cose che noi abbiamo bisogno; fate intendere a Lorenzo Bettini o a cotesti uomini della terra che bisogna che io abbia cinquanta guastatori di costí, e fate che stasera gli deputino, e domattina gli menerete qui con esso voi. [7] Le vettuarie vi si manderanno, nec plura. [8] Cascine, die xx augusti mdviii.

[9] Niccolaus Capponeus Commissarius generalis.

100

[1] Nicolao de Caponibus. [2] Die 26 augusti 1508.

[3] Questo punto, che sono le 22 ore, è comparsa la tua di stamani e per essa intendiamo che a volere dare el guasto dalla banda di San Michele bisognerà nuovi danari, che è fuora di quello ci fu dato intenzione. [4] Il che ci dà qualche dispiacere, perché, benché ritragga esservene pochi, non vorremo anche che quelli tanti vi restassino, acciò che li inimici fussino piú danneggiati che fussi possibile. [5] E se bene in Pisa hanno avuto una paga, questa non ci pare ancora sufficiente causa a ritirarvene indrieto, perché dove fu dato intenzione di posservi guastare con li fanti di costí solamente, potendone avere dugento secondo ci scrive Niccolò Machiavelli, ci pareva si potessi fare securamente; perché del danaio che li resta in mano, dando 5 o 6 barilotti per ciascuno, ne potrà, da martedí in là che voi dite finire la paga, intrattenere 4 o 5 dí ancor maggior somma, che doverrà essere tempo non che a sufficienza ma avanzarne. [6] E fra questi dua dí che ci restano della paga data doverrete finire tutta la banda dal canto vostro, di che ne seguirà ancora lo effetto che noi desideriamo del guardare la foce, perché sempre vi troverrete in luogo che, avendone punto avanti notizia della venuta del barchereccio, il che sarà facile ad avere respetto alla Verrucola, potrete porgere a’ legni nostri e’ favori che avete fatto fino a qui. [7] E questo tempo fino a martedí crediamo ci servirà, perché a quell’ora e’ legni del Bardella condotti da noi, come ti si disse ieri, doverranno essere in foce in sulle fazioni; anzi crediamo al certo che vi saranno, o forse prima che di costí ci è suto dato intenzione. [8] Poi da martedí in là, con quelli fanti che iudicherete abbastanza, e’ quali con li danari ha Niccolò in mano intratterete, potrete finire di dare el guasto a tutto, che in questo modo ci pare si possa fare sanza nuovi danari, e’ quali a ogni modo è necessario che bastino perché di qua non bisogna espettarne piú; e che con essi si vadi pensando di fare alli inimici tutto quello danno che sarà possibile. [9] Però è necessario solliciti per tutti ’ versi; e quando non si possi fare tutto quello che noi vorremo, il che noi desideriamo assai, si facci almeno quel piú che si può in danno de’ nimici, a che non ti potremo piú confortare per le ragioni che ti sono note; e questo è quanto ci occorre in resposta della tua e circa el procedere del guasto. [10] A Nicolò Machiavelli non si scriverrà sperando che questa li abbi ad essere comune, confortandolo ancora che quando pure bisognassi con la paga data intrattenere fino in dua dí li 500 fanti che di presente ha, s’ingegni di farlo. [11] E’ si truova in Cascina uno Daccio Albanese, quale comperò da quello favorito di che ti scrivemo una cavalla; farai di averla nelle mani perché è cosa rubata, e per il primo la manderai, che non manchi, qui al Magistrato nostro. [12] Manderai le allegate a Livorno con ogni possibile cauzione acciò non capitassino in mano de’ Pisani, ché importano troppo.

101

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die qua supra.

[3] Abbiamo questo dí in dua volte ricevuto dua tue; una de’ 25 data in Ponte ad Era e l’altra de’ 26 data in Cascina. [4] E perché al Commissario si scrive lungamente quanto ci occorre, avendoti ad essere comune non si replicherà altrimenti a te. [5] Solo ti diciamo questo: che nuovi danari non bisogna espettare, e che col resto della paga e con quelli tanti danari ti truovi in mano di piú si danneggino li nimici el piú che è possibile. [6] Però userai in questo tutta quella sollicitudine e diligenzia che è possibile e che fino a qui hai fatto, di che ti commendiamo assai.

[Scritti di governo]

102

[1] A Bastiano connestabole a Saminiato.

[2] Significhiamoti come noi ti abbiamo deputato alla guardia di Cascina con 40 di cotesti compagni delle tua bandiere; ed al Commissario di Cascina si sono mandati danari e se li è imposto ti faccia intendere quello abbi a fare. [3] Però li scriverrai di essere ad ordine e capperai di tutte le tua bandiere uomini che ti faccino onore ed abbino queste qualità: che sieno buoni uomini e possino aspettare le paghe a quelli tempi, o lunghi o brevi, che li aspettano li altri soldati che stanno a Cascina. [4] E perché a te non si dà altra provisione che quella hai ordinariamente, e da l’altro canto non volendo in tua assenzia quelle bandiere restino sanza chi in tuo nome le custodisca, voliamo lasci tuo luogotenente Petro Pagolo tuo fratello, al quale si è ordinato in premio che ’l Commissario di Cascina li paghi ora cinque ducati d’oro e che, di mano in mano, per ogni paga che aranno e’ fanti tua, lui abbi detti cinque ducati. [5] Confortera’lo a portarsi in modo che paia tuo fratello, e questi 40 fanti hanno ad essere pagati nel modo che si pagano li altri soldati stanno a Cascina. [6] Vale.

103

[1] Die 16 novembris 1508.

[2] Raunato li ’nfrascritti cittadini nella sala vecchia per lo Offitio de’ Dieci, e fatto leggere loro le lettere di Francia de’ 7 dí da Parigi e domandato parere, fu consigliato nello infrascritto modo:

[3] Francesco Temperani, per i Gonfalonieri e Dodici, disse che come parte del Magistrato acconsentirebbono stare in su ’ capituli e lettere scritte; ma quando non si possi, circa la quantità del danaio, non pare loro da toccarla o variarla; del convenire in scriptis, e’ se n’accordono. [4] Quanto al non potere strignere ’ Genovesi, se ne facci quello si può; de’ Lucchesi e Sanesi, si seguiti quello si era ordinato ne’ capituli.

[5] Piero Guicciardini disse che l’incresce faccia dificultà Francia di accordare Spagna, perché si vede dificultà di avere Pisa sanza lui, e però consigliano si ripersuada Francia di fare questo accordo con lui insieme e Spagna; e se volessi, bene quidem; quanto che no, di nuovo consultarla e sarassi a tempo. [6] Ed il farlo di presente genera tre mali effetti: sdegnare Spagna, perdere la speranza di Pisa, e dare esemplo a Spagna di volere altrettanti danari, e forse a lo ’mperadore di volerne 100 mila per uno; e per tenere fermo Francia con speranza, tenere ferma quella promessa, a parole solamente, de’ 100 mila scudi se la si avessi durante la pratica; guadagnerassi tempo ancora, il che è bene per vedere le cose dello ’mperadore dove si riducano.

[7] Messer Francesco Pepi: considerato la gravezza della cosa etc., in loro è dua opinioni: una, a che concorrono molti, che il benifizio della città sarebbe tagliare la pratica, e pare loro che non ci fussi dificultà ed anche el Re non se ne dovessi indegnare e, indegnandosene, ci fussi meno danno che farla cosí; molti altri che si facci ogni cosa di stare in su l’apuntamento già oferto di accordare contento Spagna. [8] E credono che il Re non sia per tagliar la pratica sí facilmente, e che Francia vorrà prima tastare quel che potrà fare con Spagna, e Francia tanto piú la stringerà quanto ve ne vegga piú discosto. [9] E quando pure Francia non volessi, sarebbono contenti, per tenere el Re piú che quelli primi, che si accordassi con el Re con ultimo modo della lettera. [10] E vorrebbono vi si mettessi in questa capitulazione che ’l Re di Francia avessi ad operare con lo ’mperadore, capitulando, che lo ’mperadore non vi altererebbe né impedirebbe nelle cose di Pisa.

[11] Messer Niccolò Altoviti: che quelli sua padri hanno aúta dua principali opinioni: la prima che si tagliassi la pratica quando e’ vedessino non avere a convenire con li dua re; un’altra opinione è che fussi bene vedere di convenire con li dua Re e, bisognando aggiugnere qualche somma di danari, farlo, giudicando per Pisa fussi bene speso ogni danaio. [12] E quando questo non si potessi fare, che si convenissi con Francia in scriptis e secondo la forma de’ capituli, perché l’obligo apparissi e fussi reciproco. [13] Fu limitata questa seconda opinione in dua modi: el primo che li ’mbasciadori stessino forti di capitulare con dua re, il che o sortirebbe effetto o darebbe dilazione a resolversi meglio; la seconda limitata: che quando si avessi a dare a Francia e’ centomila ducati, che gli apparissi 50 mila a Francia per la recuperazione di Pisa e 50 mila a Spagna, e 50 ad el Re di Francia ogni volta che vi restituissi qualche uno degli altri luoghi perduti e che ’ capituli si mandino di là latini e cosí si stipulino.

[14] Messer ...: che quelli sua padri sarebbono suti di parere che sarebbe bene non avere cominciata la pratica; pure, considerato dove la cosa è, e’ pensono che sarebbe facil cosa che questi dua Re fussino d’accordo e che, accordato Francia, e’ volessino poi tirarvi a 100 mila fiorini con Spagna, e per avventura poi 100 mila fiorini a lo ’mperadore; e 300 mila fiorini sarebbono impossibili a pagare a la città. [15] E però parrebbe loro da stare in su la commissione vecchia e scrivere a li ’mbasciadori, come qui si desidera, di stare a vedere quello che risponde Spagna a Re di Francia; di che Francia non si doverrebbe indegnare, e darebbesi tempo per vedere anche che sortissi la pratica dello Imperadore; non pare loro da fare l’obligo de’ centomila fiorini in scriptis, ma a parole, come si è fatto, e da vedere d’abreviare el tempo dell’anno e ridurlo a 4 mesi.

[Commissione per far fanti]

104

[1] Nicolao Machiavello Secretario etc. [2] Dove sia.

[3] Spectabilis vir, etc. [4] Per el mandato tuo da Pescia abiamo ricevuto la tua cum la nota de’ capi che tu hai disegnati in quelle compagnie, quali abiamo approvati e fermi; e non possiamo se non commendarti e della prestezza e della diligenzia hai usata in quella opera. [5] E perché noi iudichiamo che el sia bene fare questo medesimo effetto in Val di Cecina, vogliamo e commettianti che, espedito che arai cotesta parte delle bandiere di San Miniato, tu ti transferisca alle Pomarance ed ordini e’ capi in quella bandiera, e poi te ne ritorni qui, il che farai cum la tua solita diligenzia. [6] Vale. [7] Ex Palatio florentino, 29 novembris 1508.

[8] Novem Ordinum Viri Militiae Reipublicae florentinae.

[Commissaria al campo contro Pisa]

105

[1] Spectabili viro Niccolao de Machiavellis, tamquam fratri etc. [2] Alle Mulina di Quosa.

[3] Spectabilis vir, etc. [4] Io non ho vostre da dua o 3 dí sono, ed alsí io non v’ò scritto. [5] Io non so se voi m’arete dato ordine e fatto venire e’ guastatori e le bestie per dare ordine a quella palafitta ed a quello fondo; se nollo avessi fatti venire, crederrei fussi bene indugiassi al fargli venire 4 o 6 dí perché io ò qui Antonio da San Gallo ch’è malato, ed Antonio da Certaldo lo mandai piú giorni sono a Livorno dove è stato ed è occupato in fare aconciare quelle scafe per il ponte, le quali sono tanto adrieto che le non saranno ad ordine di qui a 20 dí. [6] Confortovi qualche volta la notte a mandare qualcuno di cotesti fanti verso l’Osole, perché intendo che ier notte v’entrò qualche poco di grano. [7] Io intendo che ’l Commissario è stato rubato; abbiate avvertenza che nella fortezza resti del continuo sofficiente guardia, perché di costà è passato uno che in casa Tarlatino à usato dire che la resta in modo sfornita che facilmente si piglierebbe: io nollo posso credere. [8] Pure, essendo il campo cosí fuora, ognuno debba volere correre costí; tenetevi del continuo uno di cotesti capi con conveniente guardia; avvisiate come la fate di vettovaglie; di qua c’è faccenda assai a provedere questi da San Piero per la difficultà dell’andare. [9] Altro non v’ò da dire. [10] Cristo vi guardi. [11] Cascine, die prima februarii 1508.

[12] Niccolaus Capponeus Commissarius generalis.

106

[1] Spectabili viro Niccolao de Macliavellis, uti fratri suo etc. [2] A Pescia.

[3] Spectabilis vir, etc. [4] Io ho lettere di verso Serezana in questo punto che siamo circa ore 21, fatte iersera ad ore 24, ed ò per cosa certa come l’armata iersera era arrivata nel golfo e che sollecitavono, in modo che io non ne sto senza qualche gelosia che la non venga innanzi che noi siamo ad ordine. [5] Io ho ordinato a San Miniato che domattina venghino qui con quelli fanti, e fo raunare l’altre gente d’arme, e venerdí mattina, piacendo a Dio, s’andrà alla volta di San Piero e quivi s’aspetterà sino si vega quello vogliano fare. [6] Io scrivo al signor Iacopo come venerdí mattina di buona ora si levi e vada alla volta di Libbrafatta. [7] Ordinerete voi e’ fanti e toglietene piú tosto 400 che 300. [8] E come io v’ò detto, non vi essendo di costà altri, è bene che voi andiate con esso loro ed abbiate avvertenzia che non segua disordine alcuno, e mi tegniate avvisato delle cose che arete di bisogno, e sollecitiate a Pescia ed in negli altri luoghi. [9] Avendo bisogno di piú una vettovaglia che altra, io scriverrò domani a Lucca alla Signoria come voi andrete a quella volta e che vi prestino tutte quelle commodità di vettovaglia o altro che possano; quando vi bisognassi cosa alcuna ne gli ricercherete come io vi dissi stamani. [10] Nel partirvi di costí vedete d’andare provisto di vettovaglia piú che voi potete, maxime di pane e biada; ed a Librafatta del pane aranno commodità di farne ancora loro. [11] Del vino ne arete in quello di Lucca quanto vorrete; della biada ò dato ordine di provedervene per via del lago, la quale non potrete avere prima che infra tre dí; e nonostante el pane che voi porterete ora, è bene vi convegniate col Vicario che ogni giorno ve ne mandi qualche somma. [12] Né altro mi occorre. [13] Cristo vi guardi. [14] Cascine, die 14 febbruarii mdviii.

[14] Niccolaus Capponeus Commissarius generalis.

107

[1] Niccolao Maclavello Secretario nostro carissimo. [2] Cito cito. [3] Per staffetta.

[4] Spectabilis vir, etc. [5] Iersera ricevemo la tua de’ 13 e questo punto, che siamo a 15 ore, è comparsa un’altra tua de’ 14, per la quale vediamo che il Commissario di Cascina t’ha in parte dato avviso di quello sia seguíto poi del barchereccio, che questa mattina dipoi, per sue lettere de’ 14 e di Bernardino da Carrara de’ 13, s’intende l’armata doveva iersera essere nel golfo, e servendo e’ tempi come servono, si può stimare che ad ogni ora possa essere alla Fiumara. [6] Però, dubitando che le provisioni ordinate non sieno a tempo, che avamo mandato intra le altre cose Tomaso Baldovini in Lunigiana per fare 500 fanti, li aviamo ordinato, visto questa tua, si fermi costí col danaio sanza andare piú avanti, e che tu facci quelli piú fanti che saranno di bisogno e con piú celerità sarà possibile perché la cosa non aspetta tempo. [7] Èssi ancora mandato ser Francesco da San Gimignano a Scarperia e Firenzuola per levare di quelli duo luoghi 500 o 600 fanti e spingerli subito alla volta di Cascina; perché, avendo noi lo avviso dello essere 500 fanti di sopracollo in sull’armata, avamo pensato raddoppiare le forze ed avere per ciascuna banda 800 in 1000 fanti, se saranno a tempo; che per noi non si è mancato di cosa alcuna; però solleciterai tu costí quanto sarà possibile, levando piú numero di fanti buoni che tu potrai. [8] Lo Sbardella si espedirà oggi con li scoppiettieri, e c’ingegneremo sia costí al tempo chiesto; cosí si è inviato Don Pietro con altri cento dall’altra banda. [9] Altro non ti possiamo dire ora, se non che solleciti solleciti per tutti e’ versi, perché una ora porta il tutto. [10] Vale. [11] Ex Palatio florentino, die xv februarii 1508.

[12] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice Florentine.

108

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 15 februarii.

[3] Questa mattina per le mani di Tommaso del Vantaggio, che ci promisse mandarti una staffetta, ti scrivemo brevemente quanto ci occorse in resposta dell’ultima tua, e si ordinò a Tommaso Baldovini che non andassi a Fivizzano per levare e’ fanti di là secondo l’ordine datoli, parendoci che l’armata, secondo li avvisi, fussi in luogo che non potessino essere a tempo, e si fermassi costí col danaio per provedere a quelli 300 fanti piú che ci scrivesti o piú ancora, se piú si potessi. [4] Stimiamo che la commissione nostra sarà giunta a tempo, e che arai fatto quanto per la preallegata di stamani ti commettemo ed usato tutta quella prestezza che ti sarà suta possibile, perché in questo consiste el tutto; né ne potremo piú confortare e strignere perché, fino che le provisioni non sono in su ’ luogo, non possiamo stare con lo animo posato. [5] Confidiamo assai in te e siamo certi che per te non ha a mancare; pure la cosa è ridotta in termine che non possiamo fare altro che sollicitare qualunque si truova fuora per conto di questa fazione. [6] E perché noi stimiamo che tu arai faccende assai, però voliamo ritenga teco Tommaso Baldovini e te ne serva a mandarlo innanzi ed indrieto, e per conto di vettovallie e di ciò che altro ti accadessi; cosí s’è ordinato al Capitano di Pistoia ed al Vicario di Pescia che, ricercandoli di vettovaglie o altro, subito mettino ad effetto tutto al primo avviso tuo, e cosí faranno. [7] Confortiamoti, mentre sarai in su questa fazione, non mancare della tua solita diligenzia; e bisognandoti servire ancora da Lucca di vettovaglie o d’altro, ne ricercherai quella Signoria, o in persona o per lettere, come meglio ti parrà; e scriverra’ci spesso ed ora per ora di quello segue, mandando le lettere a Libbrafatta, e da Librafatta a Pescia, e da Pescia a Pistoia con ordine venghino subito. [8] Di nuovo ti si dice che vadi in campo con le gente e non ti parta per nulla sanza licenzia, e quivi ordini e facci tutto che bisogna perché abbiamo posto in sulle spalle tua tutta cotesta cura.

109

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 16 februarii 1508.

[4] Di questa sarà apportatore Canaccio, quale viene costí per la cosa che tu sai e che a bocca ti dirà; bisognandoli favore per andare innanzi ed indrieto, gnene farai, acciò si vegga se la pratica partorisce effetto alcuno buono; riterra’lo appresso di te e dara’ci avviso di quello che segue.

110

[1] Niccolao de Machiavellis. [2] Die 17 februarii 1508.

[3] Saranno incluse nella presente 2 soprascritte a chi tu vedrai. [4] E perché egli è bene che le vadino in Pisa, vedrai d’operare con qualche modo destro che le vi sieno portate ed in modo non paia che venghino di qua, ma che chi le porta paia che vi si sia condotto con fatica e con industria. [5] Bene vale.

111

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 17 februarii 1508.

[3] Per la tua de’ 16 ricevuta questa mattina intendemo con piacere nostro la partita tua di costí con le gente alla volta di Libbrafatta, dove speriamo ti sarai condotto la sera medesima. [4] E perché el Commissario di Cascina ci scrive per sue lettere date stamani a 16 ore, l’armata essersi rappresentata alla Fiumara e da cotesta banda essere usciti fuora ’ Pisani per farli favore e fare ripari ed altre cose per fermarsi, ci maravigliamo che non fussi a quell’ora in luogo che ne potessimo avere avuto notizia. [5] Perché siamo certissimi si sarebbono ritirati, come aranno fatto alla giunta tua, di che stiamo in una suspensione grandissima fino non la intendiamo, vedendo la cosa essere in fatto ed aver bisogno di presti e potenti remedii; pure confidiamo nella sollecitudine tua e che al tempo disegnato sarai stato in su ’ luogo o poco variato, dove ti confortiamo fare tutto el possibile perché il desiderio nostro abbi effetto, conoscendo per te medesimo quanto importa. [6] E se ti bisogna cosa alcuna, avvisa, perché non si ha a lasciare indrieto nulla. [7] Al Vicario di Pescia s’è ordinato ti mandi ad ogni modo quelli 30 omini da Monte Carlo, e cosí farà. [8] Servira’tene in quello che bisognerà ed avvisaci spesso di quello segue. [9] Né ci sendo dipoi tua lettere o avviso della giunta, non abbiamo per ora da dirti altro se non che confidiamo in te e che farai tutto el possibile perché la cosa abbi el fine si desidera: che cosí piacci a Dio, etc.

112

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 18 februarii 1508.

[3] Iersera ti scrivemo brevemente quel tanto ci occorse, non ci sendo tua lettere dipoi partisti da Pescia, delle quali stavamo in non piccolo desiderio. [4] E questa mattina ad ore 13 comparse la tua de’ 16, data a foce di Fiume Morto, la quale ci ha dato piacere grande per avere inteso per quella essere giunti a salvamento in su ’ luogo, né per ancora essere intrato in Pisa alcuna cosa e la speranza che ne danno cotesti conduttieri; e sendo dalla banda di Santo Piero in Grado, come per la preallegata di iersera ti si scrisse, le altre gente, tanto manco ve ne doverrà intrare per lo avvenire. [5] Aremo bene desiderato intendere quello abbino fatto ’ Pisani allo arrivare vostro costí, avendoci el Commissario di Cascina scritto che erano usciti fuora da cotesta banda all’incontro de’ nostri e che attendevano a fare ripari e fortificarsi etc.; ché non possiamo credere non si sieno ritirati, vedendovi tanti grossi di fanti e cavalli ed al continuo ingrossare piú per la giunta delli scoppiettieri e de’ fanti di Firenzuola, quali a questa ora debbono essere poco lontani. [6] Per la prima tua non mancherai darci particulare avviso di questo, e quanti legni sieno questi dell’armata nimica, e se pigliasti partito di passare Fiume Morto e distendervi verso la foce d’Arno, e quello che voi disegnate, e che opinione avete di questa fazione. [7] Perché noi una volta siamo deliberati, poiché le gente sono fuora, fermarvele e fare el ponte ad ogni modo; ed a questo effetto abbiamo ordinato al Capitano di Pistoia vi mandi 50 some d’asse d’abeto per fare coperte a’ alloggiamenti ed altrettante a quelli di là, acciò possiate stare al coperto e con manco sinistro. [8] Sarà bene necessario che de’ correnti ed altri legni per rizzare detti loggiamenti ve ne serviate di costà e li facciate tagliare in quelli luoghi dove saranno piú commodi; e di aguti ed altre cose vi varrete da Lucca; e se ti bisogna di qua cosa alcuna, avvisa che ne sarai provisto subito. [9] Per conto del ponte, domattina di buona ora mandiamo giú Antonio da Sangallo con altri maestri di legname, e del continuo si provede a’ legni che sono di bisogno; ed a Livorno s’è commisso con celerità facci finire quelle scafe. [10] E cosí non si perderà una ora di tempo, conoscendo di quanta utilità sarà el farlo e quanto frutto se ne abbi a trarre. [11] Noi mandamo piú dí sono Francesco Serralli fuora con danari per comperare biada, e secondo lo scrivere suo questa sera ne arà condotto in Cascina 500 sacca, ed el Commissario dice averne provisto a 700; ed avendo danari in mano non ve ne doverrà mancare; ma è bene necessario intendiate di costà in che modo ve ne abbiate accomodare, non lo possendo fare noi di qua. [12] A Pescia si solliciterà quanto sarà possibile a spignere pane; cosí si scriverà a Lucca, donde siamo certi ti servirai di assai commodità intrattenendo e trattando bene chi condurrà de’ viveri, come saprai fare; e noi te ne confortiamo assai per ogni respetto, offerendo loro che, se del nostro vogliono la tratta all’incontro, la dareno volentieri di ciò che sarà di bisogno. [13] Pure se di qua ti bisogna cosa alcuna, scrivi, ché non si ha a lasciare indrieto nulla per fermarvi alla campagna e condurre questa opera del ponte.

113

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 19 februarii 1508.

[3] Iersera ti scrivemo lungamente quanto ci occorse. [4] Questa mattina dipoi a 10 ore comparse la tua de’ 17 data a 3 ore, per la quale abbiamo inteso el successo delle cose di costà fino a quella ora, le quali ci pare sieno procedute onorevolmente e con grande satisfazione nostra, eccetto che la perdita delli scoppiettieri, la quale ci ha dato non piccolo dispiacere, sendosi persi per il cattivo governo di chi li guidava. [5] Abbiamo commisso a Cascina s’ingegni di riscattare el piú presto può quelli tanti vi sono prigioni, scambiandoli con de’ prigioni si truovano a Libbrafatta ed in Cascina e con di quelli sono qui nelle Stinche. [6] A Pistoia ed a Pescia s’è sollicitato a spignere a cotesta volta pane, biada, vino ed altri viveri, e crediamo non ve ne abbi a mancare. [7] Confortiamo te a scriverci spesso e ricordarci se bisogna cosa alcuna, e tenere ragguagliato el Commissario di Cascina di ciò che segue, ora per ora, esequendo in tutto le commissioni sua, perché si maraviglia non li abbi scritto mai. [8] E’ fanti di Firenzuola doverranno essere giunti ed essere stati piú savi nel condursi costí; cosí sendo dalla banda di là giunti e’ fanti di Mugello e di piú 200 altri da Ripomaranci, vi potranno accomodare di quelli tanti li ricercherai per stare piú sicuro e potere con piú facilità fare le fazioni vostre, ricordandovi el non tentare la fortuna né mettervi a periculo sanza bisogno, perché quando in Pisa non entri cosa alcuna, si sarà fatto una ottima fazione e quello che noi desideriamo. [9] El Commissario ci scrive l’armata essersi ritirata nel golfo, e che però li pareva da farvi ridurre o al Ponte a Serchio o a le Mulina di Quosa, dove staresti con piú commodità. [10] Èsseli ordinato che del luogo ce ne rimettiamo a lui, purché sia tale donde si proibisca a’ Pisani el potere uscire fuora per potere molestare in sulla riva d’Arno quelli che sono da San Piero in Grado, ed impedire la palafitta e l’opera del ponte, ed all’armata el potere scaricare o mettere cosa alcuna in Pisa per coteste foce; intenderetevene insieme e porretevi in luogo donde questo effetto ne segua ad ogni modo, ché altro non cerchiamo. [11] Parci vi fussi ordinati benissimo e che tutto avessi bene esaminato e bene considerato. [12] Ingegnerenci di intendere se sono per venir fanti in sulla armata e darne avviso subito come ne ricerchi; né altro ci occorre per ora.

114

[1] Egregio maiori meo honorando de Machiavellis Secretario florentino. [2] Ripefractae, vel ubi esset.

[3] Egregie vir, maior honorande, etc. [4] La Signoria del Gonfaloniere mi ha commesso vi avvertisca diate avviso al generale Commissario a Cascina di tutto che segue da cotesta banda, e che di non l’avere fatto sino a qui vi è dato carico etc. [5] Appresso scriviate spesso a’ Dieci tutto quello occorre colla solita vostra diligenzia; ulterius che questo disordine seguíto degli scoppiettieri ha dato carico a tutti voi di costà, e per questo vi conforti per lo avvenire a fare opera che in ogni cosa si proceda con tale circospezione che piú simili accidenti non avvenghino. [6] Bene valete. [7] Ex Florentia, die xviiii februarii mdviii.

[8] Vester Antonius della Valle Notarius etc.

115

[1] Magnifico Viro et Commissario Val di Nebulae Francesco de Capponibus etc. [2] A Pescia.

[3] Magnifice Vir, etc. [4] Mandovi le alligate, quali con la solita diligenza manderete subito a Firenze; e altro non ho a dire alla Magnificenza vostra, se non che noi siamo qui alle Mulina di Quosa, per vedere se nuovo barchereccio venissi per entrare, per impedirlo, come si è fatto all’altro. [5] Ricordo a quella mandarci ogni dí del pane, come ha fatto fino a qui, perché ci riposiamo sulle spalle sue; né altro per questa mi occorre, salvo ricordarmi a voi. [6] Iddio vi guardi.

[7] Ex Castris, 20 febbraio 1508.

[8] Nicolaus Machiavellus, Secretarius.

116

[1] Spectabili Viro Niccolao de Maclavellis, tamquam fratri etc.

[2] Iesus Christus, a dí xx di febbraio 1508.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Io ò avuto una vostra per messer Bandino e sarò brieve. [5] Intendo le cose costí e de vettovaglie e d’altro sono con buono ordine; quando manchi cosa alcuna datene avviso. [6] Dello strame io ò scritto al Commissario che faccia forza provederne di quello di Lucca; sollecitatenelo ed avvisate quello fa. [7] Della biada, se a cotestoro paressi troppo la spelda soldi 9, datela a 8 e l’orzo 12; e come v’ò detto al pregio delle vettovaglie mettete buono ordine. [8] Io vi mando Morgante dal Borgo con la sua compagnia, rassegnatelo; cosí mi pare dobbiate rassegnare gl’altri. [9] Attendo quello che occorre al signore Iacopo e cotesti altri. [10] Circa la provisione del ponte, io mando per messer Bandino a Pagolo da Parrano la sua paga, quella di Bandinello: diteli che io stimo che a Firenze la debbino avere pagato al fratello, perché dicendomi mandarla e non vi essendo, mi penso l’abbino data a lui. [11] Al signore Iacopo dite che domani arò la sua, e subito liene darò avviso perché mandi per essa con la scorta e che per altra farò risposta a una sua. [12] E’ fanti di Firenzuola non ci sono comparsi, ché ve li arei mandati; cosí farò quando ci venghino.

[13] Io ordinerò stasera e’ cenni che m’avete detti che faccino l’armata venendo navile nessuno per volere entrare per Fiume Morto. [14] Ed io non v’ò a dire altro per ora. [15] Cristo di mal vi guardi.

[16] Nicolò Capponi Commissario a Cascina.

117

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 20 februarii 1508.

[3] Ieri per la via usata scrivemo quello che ci occorse; non ci sendo dipoi tua lettere, saremo brevi. [4] Avvisaci per la prima tua quello abbi seguíto del danaio aveva el Baldovino, e se lo hai in mano, e quanto, e se ti bisogna altro. [5] Inoltre farai rassegnare a ser Francesco tutti ’ fanti venuti costà che hanno avuto danari in su ’ luoghi, per vedere se ve ne manca alcuno e castigare chi avessi mancato, per esemplo delli altri; cosí manderai ser Francesco dall’altra banda a fare el medesimo effetto. [6] Avvisera’ci ancora che numero di gente furono quelle uscirono di Pisa per venirvi ad assaltare, cioè quanti uomini di pié e quanti cavalli; e di piú dove si truovino e’ legni di gaggia di Bardella, perché né da te, né da Niccolò Capponi né da Livorno se n’è mai avuto notizia. [7] Fara’lo per la prima volta, ché lo desideriamo assai, e terrai del continuo avvisato Niccolò Capponi di ogni particulare. [8] Le asse, che da Pistoia abbiamo ordinato, venghino per fare coperte alli alloggiamenti; non vi bisognando le farai mettere in munizione in Libbrafatta, ordinando che le sieno rassettate e tenutone diligente conto, per adoperarle accadendovi. [9] Scrivendo, abbiamo la tua de’ 18 per la quale abbiamo inteso l’ordine dato di ritirarvi col campo al Ponte a Serchio o alle Mulina di Cuosa, che è quello ti scrivemo ieri averci avvisato volere che si facessi el Commissario di Cascina quando paressi cosí a noi. [10] Rispondemoli che desideravamo 2 cose: l’una, che voi stessi in luogo dove proibissi ’ Pisani uscire ad impedire quelli nostri che lavorassino dal canto di là intorno al ponte, o molestarli in altro modo; l’altra, che per Fiume Morto non entrassi cosa alcuna. [11] E seguendo questi due effetti, che de’ luoghi piú commodi a condurli ce ne rimettiamo a lui, il medesimo diciamo a te, avvertendovi a non vi fidare che l’armata sia ritirata perché potrebbono come abbiamo detto di sopra, sendo discostati, mettersi con remi in mano per uno temporale ad un tratto ad intrare. [12] Però esaminarete bene di porvi in luogo che non abbi a seguire disordine, e ricordianvi che sendosi fatto la palafitta in su Arno, vegga se si può farne un’altra a Fiume Morto o se la è per giovare; e quando sia per far frutto ci pare facci ogni opera di farla fare, che non doverrà essere difficile sendosi fatta in su Arno, e non doverrà recare se non impedimento alli nimici. [13] Avvisera’ci etiam se fussi bene fare riempiere la fossa che è tra Serchio e Fiume Morto, e quando vi paia, lo farai far subito. [14] Inoltre vi ordinerete in modo che da cotesta banda non possa uscir di Pisa né uomini né cavalli né donne a provedersi di legne o d’altro, perché non altro luogo da valersi di simil cose. [15] Ed a questo effetto penserete di adattare el paese in modo da poter correr co’ cavagli con fare spianate, riempier fossi ed altre cose simili, le quali sendo sul fatto, potrai conferire co’ cotesti condottieri e pigliarne quel partito che iudicherete utile e securo. [16] Ingegneretevi etiam ritrarre quello si facci in Pisa, e dara’cene avviso per la prima tua. [17] Usereno diligenzia di ritrarre quanto ricordi, benché, avendo fatto intorno a ciò la provisione che hai, ne doverrai intendere il vero appunto. [18] Vale.

118

[1] Spectabili viro Niccolò Machiavelli, amico caro in campo. [2] A Libbrafatta.

[3] Spectabilis vir etc. [4] In questo punto che siamo a una ora di notte, ò aúto lo aligato piego di lettere da’ Signori Dieci, quale vi mando per l’usate mani del Commissario di Librafatta con dirli operi l’abbiate inmediate. [5] Se v’accade per il bisogno di vostra persona o mangiare o altro alcuna cosa, sanza alcuno respetto avisatene e vi provederò di buona voglia; e quando innuova alcuna cosa, fatemene consapevole. [6] Giornalmente vi provederò di pane per insino che altro mi diciate. [7] Iddio vi conservi e di mal vi guardi. [8] In Pescia, a dí xxi di febbraio 1508.

[9] Francesco Capponi Vicario e Commissario.

119

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 21 februarii 1508.

[3] Scrivemoti iermattina per le mani del Vicario di Pescia lungamente in resposta delle tue fino a quella ora. [4] Comparse iersera dipoi a 24 ore la tua de’ 19, la quale ci fu carissima; e dello esserti ritirato con le gente al Mulino delle Carte non accade dire altro, stimando al certo ti sia posto in luogo donde commodamente si possino condurre li dua effetti desiderati da noi e scrittiti per la preallegata nostra, cioè di tenere li inimici stretti in Pisa e proibire all’armata lo scaricare cosa alcuna. [5] Se cotesto è al proposito o no, ce ne rimettiamo a voi, perché quando non fussi, non sarebbe da fermarvisi, e cercare di sopportare piú tosto qualche disagio piú che lasciare passare una occasione di sorte da sperarne presto buon fine. [6] Arete pensato a tutto, però ne stiamo di buona voglia; e perché tu ricordi el ponte etc., di nuovo ti diciamo che questa mattina è partito di qui Antonio da Sangallo ed Antonio da Certaldo insieme con tutte le provisioni necessarie a farlo; e per ora non si attenderà altro, né si lascerà indrieto cosa alcuna per condurlo con prestezza come cosa necessaria a volere ultimare questa impresa. [7] Piaceci abbi rimandato indrieto Bernardino da Carrara per avere avviso del continuo quello facci l’armata; e noi di qua pensereno qualche modo per tenere lo omo ricordato da te in Mutrone, acciò ve ne vagliate nel far de’ cenni scoprendo etc. [8] Niccolò Capponi non ha fatto intendere qui altro, se non che si maravigliava assai non li avessi scritto mai etc.; però per lo avvenire lo terrai raguagliato di ogni particulare, e commettendoti cosa alcuna, la esequirai secondo l’ordine ne darà. [9] Delle altre cose non accade parlare o replicarvi, sendo certissimi che per te si fa tutto quello è possibile di bene, e le iustificazioni tue ci sono capacissime. [10] Dispiaceci che messer Bandino usi e’ termini che fa con noi, perché non sono né convenienti né laudabili; e’ quali, se avamo commesso che restituissi le bestie tolte, non lo avamo fatto né facciamo fuora del iusto o della ragione, sendo di Lucchesi nostri confederati e recuperate da loro con participazione ed ordine del Commissario nostro di Libbrafatta, precedente ancora el consenso suo che le potessino ritornare indrieto securamente, avanti che detti Lucchesi facessino cosa alcuna che tanto piú ci si metterebbe dello onore pubblico, oltre al volere che le cose loro sieno riguardate come le nostre proprie. [11] E però di nuovo siamo nella medesima opinione, e quando lui senta altrimenti o voglia allegare piú una cosa che un’altra in defensione delle ragioni che presume avere, non ce ne discostereno mai purché lo facci presto, e quanto prima tanto meglio, perché stando la cosa sospesa cosí, non sta punto bene; né altro ti abbiamo da dire intorno a questo. [12] Del provedere di strami coteste gente ci pare ne debba dare ordine al Commissario di Libbrafatta, el quale per avere piú pratica al paese lo potrà fare commodamente; e se bisogna darli qualche danaio, lo farai di quelli ti truovi in mano, non avendo lui el modo a poterlo fare altrimenti da sé, avvertendo che se ne facci piú rispiarmo si può. [13] Le paghe di Paulo piú dí sono si mandò a Cascina, e quella di Bandino si dette qui a Lionardo suo fratello; però sendo provisti, non accade altro. [14] Non siamo per ancora resoluti darti licenzia, però non ti partirai da cotesta cura fino non ti si scrive altro; e fatto sarà el ponte o in buon termine, pensereno di satisfarti; però attenderai con la solita diligenzia a fare come hai fatto fino qui, avendo cura soprattutto che cotesti fanti stieno all’ordine e non vadino svolazzando acciò non segua come delli scoppiettieri. [15] E quando tu non ti serva di Ser Francesco lo potrai rimandare acciò che lo Offizio de’ Nove non patisca disagio, ritenendo el Baldovino per valertene in quello che è necessario. [16] Scrivendo, è comparsa la tua di ieri, alla quale non occorre altro se non commendarti delli avvisi e confortarti a pensare di fare ad ogni modo al Fiume Morto la palafitta, come s’è fatta ad Arno; e possendo farne dua distante l’una dall’altra, sarà tanto meglio; cosí ti si ricorda fare riempiere quelli dua fossi, come ti si disse ieri; de’ muli c’ingegnereno provederti, pure ti andrai adattando di costà el meglio potrai; e soprattutto ti ricordiamo lo stimare el nimico, e dove voi loggiate guardare a stare sicuri, e cosí in ogni altra cosa che avessi a fare costí; né altro ci occorre per ora.

120

[1] Niccolao Capponio, Bernardo Angiolino, Nicolao Maclavello. [2] Die 22 februarii 1508.

[3] Noi intendiamo come di Val di Calci al continuo è portato in Pisa diverse cose da vivere, e questo lo abbiamo di luogo certo; però bisogna facci usare per tutto ogni possibile diligenzia di avere nelle mani qualcuno di questi tali che ve ne porgano, perché da lui s’intenderà poi delli altri e si andrà governando la cosa in modo che per lo avvenire ciascuno se ne asterrà, tale demostrazione ne fareno. [4] Questo importa assai, però ne terrai particulare conto. [5] A Bernardo Angiolini: che facessi guardare la via del monte.

121

[1] Spectabili viro Niccolao de Maclavellis tamquam fratri suo etc. [2] A Quosa. [3] Yesus Christo. [4] A dí xxii di febraio 1508.

[5] Spectabilis vir, etc. [6] Io mi transferisco stamattina sino a San Piero e tornerò domattina, piacendo a Dio, che vo per rivedere quelle gente e come sono loggiate, e per vedere se accade piú una cosa che altra. [7] Io non v’ò a dire per ora altro se non che per via di Livorno si conferma la nave essersene andata alla volta di Genova e l’altra armata essersi resoluta. [8] Iarsera venne qui la barca del signor Iacopo; quando la vogli, mandi qui per essa, che la lascio a Gino de’ Neri che la darà a chi lui o voi li scriverrete, ma li ricordo mandare la scorta. [9] Altro non m’occorre. [10] Sono vostro. [11] Cristo di mal vi guardi.

[12] Nicolò Cappone, Commissario generale in Cascina.

122

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die qua supra.

[3] Questa notte a ore x comparse la tua de’ xx e duo ore fa la tua de’ 22, alle quali respondereno brevemente; e prima alla parte di fare il ponte in su l’Osole, ti diciamo che a noi non potrebbe piú satisfare, come quelli che desideriamo che tutte le cose che si possono fare in preiudizio de’ nimici, tutte si mettino in atto. [4] Vero è che averti a provedere di qua di bestie e di marraiuoli sarebbe cosa lunga; però, avendo danari in mano, ti potrai valere e dell’una cosa e dell’altra costí del paese e d’in su ’ Lucchese, maxime pagando ciascuno convenientemente e facendo le cose con quello rispiarmo che tu potrai. [5] Il medesimo ti diciamo della palafitta, la quale aremo caro si facci quando vi parrà che sia il tempo acomodato; e delli uomini ti varrai come è detto; de’ ferramenti, sendone in Libbrafatta, ne potrai avere di quivi; e del capo maestro ne potrai scrivere a Cascina al Commissario e lui te ne provedrà, perché vi è omini assai maestri di simili esercizi; perché avendo a mandare di qua sarebbe con maggiore spesa e con piú lunghezza di tempo; però bisogna andarsi accomodando costí il meglio si può. [6] Dell’avere ordinato di fare scorrere la notte ed il dí per fare guardare che in Pisa non entri alcuno con vettovaglia né ne esca bocche disutili, non ti potremo piú commendare, perché sapiamo di luogo certo che di Val di Calci del continuo vi va buona somma di viveri; però oltre allo scorrere, farai guardare presso a Pisa e’ passi, e troverrai essere vero quello che noi aviamo ritratto; e penserai per tutti e’ versi di ovviare a questa cosa, perché è della importanzia che tu sai. [7] Dello scemare e’ fanti di Pescia e ridurli a trecento, ti diciamo che una volta noi desideriamo che costí si stia securamente e non si porti periculo e piú tosto si abbondi che si manchi per fare questo effetto. [8] Al mandare della paga, che sarà costí lunedí sanza manco nessuno, vedrai come te ne abbi a governare, perché bisognerà ti regoli secondo la quantità del danaio; e se ti sarà mandato danari per 700 solamente, paghera’ne 700; se per piú, piglierai quelli piú. [9] Egli è vero che Antonio da Certaldo ci misse innanzi di fare un ponte in sulle fune; benché non ci paia al tutto da sprezzarlo, pure la intenzione nostra è farlo in su le scafe; ed a questo fine ci siamo iti ordinando di tutte le cose necessarie per potere fare a un tratto. [10] E’ 200 ducati, per quanto starà a noi, non ti si toccheranno. [11] Ed a Pistoia ed a Pescia si è sollicitato vi proveghino; crediamo lo faranno. [12] Del tenere uno a Vioreggio, ne parlereno con questi Magnifici Ambasciadori lucchesi qui e vedremo d’esserne compiaciuti. [13] Di nuovo ti diciamo, circa il fare le palafitte e sodare il fondo all’Osole, ti vaglia di costà col danaio delle cose necessarie, e la paga si manderà ad ogni modo al tempo detto. [14] Altro non ci accade per ora.

123

[1] Spectabili viro Niccolao de Maclavellis, tanquam fratri. [2] A Quosa.

[3] Spectabilis vir, etc. [4] Io ho ricevuto dua vostre per le quali intendo quello vi scrivono da Firenze circa il fare una palafitta nell’Osole. [5] Io dubito ancora io che nolla guastino facilmente; pure ella non costerà tanto che e’ non si possa provare. [6] Io scriverrò stasera a Livorno che mandino in foce d’Arno parecchi pali; ma io non credo già che e’ bisogni tanti barchetti quanti voi dite, che doverieno bastare al piú 3 o 4 per possere passare qualcuno di qua e di là; e quando saranno ad ordine di pali e l’altre cose che bisognano, ve ne darò avviso. [7] Del fare il fondo a l’Osole, credo sia molto al proposito, ancora che, dove e’ sarà, potranno riparare con una tagliata; quando e’ paia a cotesti Signori che e’ sia utile il farla, si vuole darvi ordine ogni volta che e’ vogliono; e perché e’ dí sono grandi, sarebbe da fare uno sforzo per farlo in uno dí perché le gente non avessino alloggiare quivi; dipoi un altro dí si potrebbe ordinare la palafitta. [8] Degli omini e bestie che accadrebbano per questo effetto, avendo di qua tutti questi omini fatiche assai, con bestie per portare le vettovaglie in campo, per buoi che hanno a condurre loro le legne 7 o 8 miglia e per marraiuoli, a me pare che e’ sia piú al proposito e piú comodo quella quantità di omini e bestie che avete di bisogno a questo effetto trargli del Vicariato di Pescia: se lo scrivete al Vicario, lo farà. [9] Ed accadendo in loro spesa alcuna, tenetene conto ed io ve gli pagherò, ed avvisate a quello vi risolvete. [10] Qui comparisce maestri de’ legnami per fare questo ponte; resta ora che le scafe non sono ancora ad ordine e ci andrà qualche dí. [11] Se vi paressi che e’ si potessi fare el fondo a l’Osole e la palafitta in uno dí, si potrà anche fare ogni cosa a uno tratto. [12] Io ordinerò a Livorno e qui le cose che bisognano, e quando saranno ad ordine ve lo farò intendere perché vi possiate provedere delli omini e delle bestie di Pescia. [13] Mandovi la nota de’ cenni che s’ànno a fare quando e’ nimici si scoprissino, cosí quegli dell’armata come mi ordinasti, a’ quali farò ricordare che abbino buona cura alla foce di Fiume Morto, la quale è quella che sempre ci à fatto peggio che l’altra; ma io non posso credere che sendo le gente costí e queste di qua con comodità di potere passare, che e’ si mettino a venire.

[14] El signor Iacopo à avuto la sua paga. [15] Di nuovo non v’ò da dire altro, se non è che in Pisa la farina è montata a piú di 16 lire il sacco. [16] Né altro mi occorre. [17] Cristo vi guardi. [18] Cascine, die xxiii febbruarii mdviii.

[19] El Commissario di Livorno mi dice che quando eri a Fiume Morto da questi di qua vi fu mandato 220 picce di pane e che non à avuti e’ danari; avvisate se gli avete ritratti o come la cosa andò etc.

[20] Niccolaus Capponeus Commissarius generalis.

124

[1] Magnifico Commissario et Secretario florentino Nicolao Maclavello. [2] Domino singularissimo. [3] In campo.

[4] Magnifice vir, etc. [5] Io sono arrivato qui e questa sera me ne anderò a Pistoia. [6] Sum suto col Vicario, e fattoli intendere la necessità del pane e la somma che ogni giorno bisogna che sua Signoria ne mandi, che sono staia 70; dicemi lo manderà senza manco. [7] E la causa che già dui giorni ne è venuto poco, dice essere suto per essere stato proibito a chi lo ha recato el venderlo per ordine di Tommaso Baldovini; il che io ho iustificato per avere mostro la causa di tale proibizione essere suta per volere si vendessi prima el pane che era bagnato in su la scafa perché non si gittassi; di che sua Signoria è remasta satisfatta ed ha mandato per li omini della Guerra qui per ordinare questa provisione del pane, e dice non ne mancherà della somma delle staia 70 ogni giorno. [8] Bisogna che costí faciate un’altra provisione, e questo è che remediate che cotesti fanti non si fugghino cum gastigare chi trovassi se ne partissi, in maniera che altra volta non possa fuggirsi; perché a cammino intendo ne passa quando 4, quando 6. [9] Ho fatto intendere qui al Vicario che metta guardie qui alla strada e facci pigliare chi fussi trovato di fanti che partissi senza licenzia, il che sua Signoria ordinerà; e costí non mancate di provedervi, che uno se ne gastighi costí da buon senno farà piú frutto che 25 se ne gastigassi qui. [10] Fatelo, che vedete quanto importa. [11] Né altro, salvo raccomandarmi a voi. [12] Ex Piscia, 23 februarii 1508.

[13] Franciscus de Sancto Geminiano notarius.

125

[1] Spectabili viro Bernardo de Angelinis Commissario Ripefracte, suo carissimo. [2] A Librafatta. [3] Spectabili viro Niccolao de Maclavellis uti fratri suo etc. [4] A Quosa.

[5] Spectabilis viro etc. [6] Io ho ricevuto stamattina la vostra de’ 24 per la quale di nuovo intendo le provisione che avete di bisogno per fare la palafitta ed il fondo a Osoli. [7] Io mando domattina Antonio da Certaldo sino a Livorno a fare sollecitare quelle scafe che s’aranno ad operare per il ponte, e fra 3 o 4 dí se ne tornerà in campo a San Piero. [8] Ògli detto che faccia pure fare de’ pali per fare la detta palafitta, ed a lui ho dato comissione che venga a farla. [9] De’ navicelli credo che a Livorno non se ne troverrà tanti, ma gli è costí a Librafatta dua o 3 scafette che per ventura sarebbono buone a questo effetto; esaminatela e se coteste saranno abbastanza, bene quidem, quanto che no vedreno di provvederne qualcuno da Livorno. [10] E come Antonio sarà ad ordine da potere venire, se non ne sarete stato provisto de’ marraiuoli e delle bestie, ve ne provedrò io per la via di qua; e quando ne fussi stato provisto, daretemene avviso subito perché ordinerò a Antonio che lasci stare ogni altra cosa e venga a fare cotesto. [11] Del pane di Livorno ò visto quel dite: scriverrollo al Commissario. [12] Di nuovo non v’ò da dire altro. [13] Cristo vi guardi. [14] Cascine, die 24 febbruarii mdviii.

[15] Niccolaus Capponeus Commissarius generalis.

126

[1] Nicolao Machiavello. [2] Eadem die.

[3] Per il figliuolo d’Antonio del Magno ti si mandò stamani la paga di cotesti fanti, che con questo ci pare aver resposto in gran parte alle due tue de’ 24, sendo la piú importante parte di esse. [4] Il partito che hai preso delli strami con cotesti cavalli ci piace; e circa la palafitta ed il fondo da farsi all’Osole, ti diciamo il medesimo che per l’ultima nostra, cioè che avendo e’ danari in mano, te ne vaglia nell’una e nell’altra cosa con piú rispiarmo potrai, perché avendo a provedere di qua, sarebbe troppo lunga cosa. [5] Li avvisi datoci ci sono suti carissimi; e cosí userai ogni diligenzia d’intenderne e di stringere li nimici per ogni verso sempre con buone cauzioni e con securtà. [6] Dispiaceci che messer Bandino non restituisca le bestie a’ Lucchesi, sendo certo che avendo ragione non se li ha a mancare o di quelle o dello equivalente; né anche sono stati tali e’ portamenti nostri verso di lui che si abbi a diffidar di noi, e doveva a questa ora aver mandato qui poiché voleva essere udito, e tanto piú avendogliene fatto intendere. [7] Confortera’lo ancor tu a fare a modo nostro, benché lungamente se ne sia scritto a Cascina; e quando pure voglia stare ostinato, mandi subito perché fra 2 o 3 dí ne voliamo cavar le mani. [8] Né altro ci occorre per questa sera. [9] Vale.

127

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 26 februarii 1508.

[3] Noi responderemo brevemente alla tua de’ 25 ricevuta oggi a buona ora, perché l’ordine preso da te circa la palafitta ed il fondo delli Osoli ci piace assai, ed a Pistoia si solliciterà a mandarti e’ marraiuoli chiesti. [4] De’ navicelli e dell’altre cose lascereno pensare a voi di costà. [5] E’ danari de’ fanti saranno questa sera costí, però non bisogna dirne altro, de’ quali vedrai quanti ne abbi a ritenere dalla quantità del danaio mandatati. [6] A Pistoia e Pescia si sollicita per tutti ’ versi e Giovambattista Bartolini partirà fra dua dí, piacendoci el ricordo tuo. [7] Attendete a stare ordinati ed aver cura che in Pisa non entri cosa alcuna, avvisandoci di ciò che segue dí per dí.

128

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die qua supra.

[3] Iersera ti scrivemo quanto ci occorse; e perché noi intendiamo di buon luogo come giovedí notte proxime entrò per Fiume Morto in Pisa grano e biada di Tarlatino, però ci siamo mossi a scriverti la presente e farti intendere come noi ci maravigliamo come, sendo costí per questo conto solo, non vi ordiniate in modo tenendo cavalli e fanti a quella foce che ne possiate essere avvertiti. [4] Parci che tutta la spesa che si fa sia gittata via, poiché non seguono quelli effetti che si desiderono e per il che ella è fatta. [5] Però per lo avvenire, importando questo quanto fa, ci arete diligente cura, ordinando di tenere a quella via tante guardie che possino impedire o vero darvene notizia a tempo lo possiate fare voi, ricordando a Livorno a tenervi e’ brigantini e la fusta come ci scrivesti acciò se ne stia piú al sicuro, e quando per questo temporale non vi possino stare, provedervi voi di costí. [6] Né ti scorderai di fare fare la palafitta tante volte detta, e se non basta una, farne dua, e scriverci se ti bisogna danari, pure che noi ci assicuriamo di questo, perché avendo ridotto la cosa dove noi l’aviamo, ogni piccolo sussidio che entra in Pisa è di momento assai. [7] A Pistoia si è scritto ti provega de’ marraiuoli e delle vettovaglie. [8] Crediamo al certo lo faranno; ma è necessario che tu rimborsi il Capitano di Pistoia del ritratto fatto costí del pane. [9] Per l’avvenire si ordinerà costí uno che pigli detto ritratto acciò non abbi costí cotesta briga; rimandera’ne Labrofesso, non ne sendo costí di bisogno. [10] Né altro non ci occorre per ora, non avendo tue lettere. [11] Avendo scritto fino qui, è comparso la tua de’ 26 alla quale occorre poco che replicare, avendo per il dí sopra scritto quanto bisognava. [12] Confortianti a tenere tutti quelli modi che abbino a giovare che in Pisa non entri cosa alcuna; e Giovambattista Bartolini sarà a cavallo ad ogni modo fra dua dí, e di là potrà fare tutti ’ provedimenti necessari. [13] El ritratto fatto di Pisa ci è suto grato, e per lo avvenire desideriamo intenderne qualcosa certa; però ci userai tutti quelli che saranno possibili. [14] Del cavare di Pisa 150 omini da guerra, inteso areno da te el fondamento e li particulari di questa pratica, te ne potreno respondere ed ordinarti come ti abbi a governare. [15] A Pescia s’è ordinato e fermo ti mandi ogni dí 50 staia di pane ed altanto Pistoia, ma quello di Pistoia ci scrive non aver mai avuto ritratto di pane vi sia venuto; però, avendolo, gnene manderai o ci avviserai in mano di chi sia.

129

[1] Magnifico Commissario contra Pisanos Niccolao de Malclavellis etc. [2] In castris.

[3] Magnifice Commissarie etc. [4] Credo questa mattina vostra Signoria arà inteso del caso seguíto circa i danari lasciò il Baldovino. [5] E perché questa cosa tocca a me, cioè circa pagarli il suo danaio, dapoi che la stultizia mia merita cosí, che ogni giorno veniva qua a numerarli coram populo ed io ricevessi in guardia il danaio d’altri, per questa mi occorre dirvi che non pensiate a cosa alcuna, perché ogni volta vi vogliate rimborsare della valuta de’ detti, vi farò una lettera a Firenze, che vi ho di stanziamenti vinti circa fiorini 200 d’oro in oro; e quando non muoia, molto presto spero per via di ragione e di rappresaglie valermi etc.

[6] Come vi dico quando ne arete bisogno, vi farò detta lettera subito.

[7] Latore della presente fia il cavallaro, quale ha portato i danari che li salvò a vostra Signoria secondo ne richiedete.

[8] E’ bisogna che voi mi diate consiglio assoluto circa le bestie di messer Bandino, perché questa mattina ho aúto la alligata dal generale Commissario. [9] Ricordovi che son vostro. [10] Dio con voi. [11] Librafatta, die 27 februarii 1508.

[12] Bernardus Angelinus Commissarius.

130

[1] Nicolao Machiavello Secretario florentino, nostro etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Noi abbiamo ricevuto la tua e cum gran piacere inteso la bella e presta fazione condotta cum cotesti nostri omini di Val di Nievole, che veramente non ce ne potremo piú satisfare. [4] Dispiaceci bene el caso delli scoppettieri; e trovando el Magistrato de’ Dieci ben disposto a ricattare li presi e bonificare li feriti e chi è restato di quelli sono suti morti, non pigliereno circa questo altro assunto che di sollicitarne e’ Signori Dieci, ancora che per loro stessi lo faccino a fine che li altri omini nostri cognoschino che el caso dispiace, e che e’ non sono per essere abbandonati e piglino animo a servire di migliore voglia; e tu per l’avvenire non mancherai tenerci raguagliati delle cose di costí. [5] Vale. [6] Ex Palatio florentino, 28 februarii 1508.

[7] Novem Viri Ordinum militiae Reipublicae florentinae.

N. M.

131

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die prima martii 1508.

[3] Respondereno brevemente per stasera alla tua de’ 28 comparsa stamani a 16 ore. [4] E circa la palafitta etc., non sappiamo piú che dirci, se non che, potendo, la metta in atto; quanto che no, la solliciterai per tutti ’ versi per farlo con piú prestezza si può, perché ancora noi mal volentieri ne scriviamo, parendoci di andarcene in troppa lunghezza di parole. [5] Del serrare la via di terra di verso Lucca, andato sarà Giovambattista, si penserà a tutti ’ remedi possibili. [6] E noi ti confortiamo seguitare le guardie ordinate e commettere a chi va la notte che usi ogni estrema diligenzia di avere qualcuno nelle mani di quelli che le portano, acciò si possa avere qualche lume piú oltre come si governi questa cosa, perché conosciamo essere necessario provederci ad ogni modo, e quando s’intenda donde venga el malore si potrà piú facilmente curarlo. [7] Piaceci ancora l’ordine dato de’ fanti che stanno in su ’ brigantini perché non può che giovare. [8] Del cavare di Pisa etc., non te ne sendo stato detto altro, a noi ancora non occorre dirne altro. [9] La perdita del danaio ci dispiace assai per tutti ’ conti; crediamo arete fatto el possibile; pure, dove non è remedio, bisogna aver pazienzia ed essere piú cauto per l’avvenire; né ci è dificile a credere che la abbi dato dispiacere ancora a te. [10] Del mulo tolto a messer Bandino aspettiamo intendere da te che frutto abbi fatto lo scriverne a quella Signoria etc.

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[1] Nicolao Maclavello. [2] Die iii martii 1508.

[3] Iersera ricevemo la tua del primo, la quale ci ha dato qualche dispiacere, intendendo per quella li inimici nostri essere del continuo sovvenuti del dominio di Lucca, e tanto piú ci dispiace quanto noi iudichiamo dificile el provedervi. [4] Perché se bene quella Signoria è disposta a farvi ogni oportuno remedio, tamen è impossibile per la larghezza del paese posservi riparare in tutto: pure di quello si potrà non si ha a mancare che di cosí ci è largamente affirmato, purché s’intenda donde viene el male. [5] E però bisogna usare diligenzia in esaminare cotesti presi ed intendere da loro dove vanno per detto grano, in che modo lo hanno, chi dà loro favore e chi vi tiene le mani; e saputo questi particulari, si potrà darne notizia alla Signoria di Lucca. [6] E quando non ne faccino la demostrazione promessaci efficacemente, allora si potrà dolere di loro e pensare alli altri remedii e di piú fare ogni cosa di pigliarne delli altri per averne piú riscontri si può. [7] Le preparazioni ordinate da te per questo conto ci satisfanno, cosí ti confortiamo non ne lasciare alcuna indrieto che possa giovare. [8] E questi Oratori lucchesi che sono qui monstrano desiderare assai che si ritragga chi sieno quelli di loro sudditi che contrafanno, sendo di animo che li abbino quelli tali ad essere esemplo a tutti li altri, che sarà ottima provisione per piú conti. [9] El sollicitare la palafitta etc. ti si ricorda. [10] Sonsi eletti dua Commissarii per cotesta provincia, uno per il canto di là e l’altro per costí, e’ quali sono Iacopo Salviati ed Antonio da Filicaia; espedirannosi piú presto sarà possibile. [11] Maraviglianci che messer Bandino non abbi restituito le bestie de’ Lucchesi, come ultimamente s’era rimaso. [12] E per non ce ne andare piú in lettere o in parole, intendiamo che alla prima tua ci possa scrivere lo abbi fatto ad ogni modo; e però gnene farai intendere da parte nostra e con parole di natura che l’intenda che noi non ne voliamo avere a parlare piú; e tutto facciamo perché il iusto ricerca cosí e perché non voliamo che ’ Lucchesi possino mai dire che dal canto nostro si sia mancato della osservanzia della lega. [13] Però, avendo inteso lo animo nostro, lo esequirai vivamente e di sorte che e’ comandamenti nostri abbino effetto, altrimenti vi si metterebbe troppo dello onore di questo Magistrato, che fino a qui è stato troppo averne a scrivere tante volte. [14] E però voliamo ad ogni modo che questa sia per ultima. [15] Altro non ci occorre per ora.

133

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die iiii martii 1508.

[3] Due ore sono comparse la tua de’ 3, alla quale si responderà brevemente per contenere in maggiore parte avvisi de’ portamenti de’ Lucchesi, a’ quali si userà tutti quelli remedii che saranno possibili, e col mandare Giovambattista Bartolini, e col farlo intendere qui alli Ambasciadori loro, e con ciò che altro sarà bisogno; perché intendiamo molto bene essere necessario provedervi a non volere gittare via la spesa fatta e quella si disegna fare. [4] Aren caro intendere se ti se’ trasferito a Lucca e che effetto abbi partorito l’andata tua quando vi sia ito; desideriamo ancora che esamini con diligenzia quelli Pisani che hai presi costí per intendere da loro piú particularmente di quali ville proprio, oltre a quello cavano di Lucca, traggono el grano per posserne fare piú fondata querela. [5] A Livorno s’è fatto intendere quanto ne scrivi della partita de’ brigantini dalla foce di Fiume Morto, sanza essere cacciati dal temporale, ed ordinato che ne avverta e’ capi dell’armata, non solamente di questo ma dello scorrere tutte quelle foce; crediamo lo faranno per lo avvenire. [6] La palafitta ed el fondo all’Osoli non ti si ricorda altrimenti perché se n’è tante volte scritto che lo iudichiamo superfluo, sendo certissimi che quando sarà el tempo non mancherai di mettere tutto in atto. [7] Messer Malatesta ci scrive, ricordandoci el caso suo; fara’li intendere che attenda alle fazioni e stia di buona voglia, perché vi si provedrà in buona forma. [8] Aren caro ancora intendere quello sia seguíto delle bestie tolte da messer Bandino a’ Lucchesi.

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[1] Spectabili viro Niccolao de Maclavellis uti fratri suo etc. [2] Alle Mulina di Quosa.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Io vi scrissi ieri; dipoi non ò vostre ed io non v’ò a dire altro se non che Antonio da Certaldo sarà ad ordine domattina con 4 o 6 navicelli e con e’ pali e l’altre cose che bisognano da ficcare; e verrassene alla bocca di Fiume Morto se già e’ tempi non fussino di natura in mare che impedissi la venuta sua. [5] Se voi avete bisogno in questa fazione di cose che abbino a entrare per mare, bisognerà concordarsi col tempo; e non darà noia che il capo maestro sia costí o a San Piero: se voi non n’avessi bisogno di condurre cose per marina ed avessi solamente a procedere colla volontà vostra, io vi manderei il maestro costí e potresti fare quando e’ vi venissi bene, tanto è che e’ tempi, se e’ saranno buoni, lui non mancherà d’esservi domattina. [6] Altro non ò da dirvi. [7] Sono vostro. [8] Cristo vi guardi. [9] Cascina, die 4 martii mdviii.

[10] Niccolaus Capponeus Commissarius generalis.

135

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 6 martii 1508.

[3] La presente servirà piú per accusare la ricevuta della vostra de’ 4 che per cosa accaggia replicare o commetterti di nuovo. [4] L’andata tua a Lucca ci è piaciuta e tanto piú e’ termini usati da te. [5] Crediamo aranno giovato in qualche cosa; in quello che mancherà, suplirà Giovambattista Bartolini. [6] Ricordianti sollicitare questa benedetta palafitta e non vi perdere drento piú tempo; cosí avvertire diligentemente sanza demonstrazione se tra cotesti fanti ne è alcuno che bisogni scambiarlo, o per desiderare di tornare a casa, o per essere disutile; e della somma ce ne darai notizia acciò si possa provedervi in buona forma. [7] E benché el paese, come tu di’, sia largo e difficile a guardare, pure vi userai quella diligenzia che tu potrai per vedere di giugnerne qualcuno; ed avvisera’ci se messer Bandino restituí le bestie. [8] Né altro ci occorre per ora.

136

[1] Spectabili viro Niccolao de Maclavellis uti fratri suo. [2] Alle Mulina di Quosa.

[3] Yesus Christus, a dí 6 di marzo 1508.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Io ebbi iermattina la vostra ed intesi come eri stato a Lucca e la risposta che vi avevono fatto; vedren quello partorirà. [6] Ricordovi a fare buona guardia per cotesti monti il piú che voi potete, e se se ne piglia nessuno fatelo impiccare subito. [7] Da Firenze non ne scrivon di mandare Giovan Battista né altri. [8] Della valle di Vorno ne va piú che di luogo alcuno, secondo intendo. [9] E Daccio Albanese vi suole pure avere buona amicizia da intendervi qualcosa.

[10] Del legname che dite ci potremo servire di Val di Serchio; per il bisogno del ponte non mi pare sia da pensarvi perché qui è condotto tutto quello che bisogna. [11] Inoltre si metterebbe tempo a tagliarli, ed anche non so come fussino a proposito, perché questi abeti servono meglio; poi per ficcare non so che qualità di legni vi sia costí a proposito. [12] E dell’asse costà non n’è; ed ad ogni modo bisogna condurle di qua, simile molte altre cose che bisognano.

[13] Per lettere da San Piero ò come Antonio venne iermattina alla volta di Fiume Morto con quelle cose che bisognavono, e che ieri eri in opera per fare quanto s’era ragionato; attendo da voi il sequíto e come arete fatto buono fondo da potere passare la palafitta. [14] Non so come vi si potrà stare, non sendo le gente piú vicine; pure, facendo l’uno l’altra, è di poca spesa e poco tedio. [15] Antonio credo pure arà condotto almeno 6 o 8 barchette e liuti; e perché cosí li commissi e cosí mi disse aver dato ordine e costí ne dovete avere pure da menare 2 o 3, per questa cagione non v’ò mandato quelli da Bientina, maxime che per quello di Lucca sino nel Serchio non possono venire continuamente per acqua. [16] Per questa non altro. [17] Cristo di mal vi guardi.

[18] Nicolò Capponi Commissario generale a Cascina.

137

[1] [Ai Dieci].

[2] Magnifici Domini etc. [3] Lunedí mattina, da Paulo da Parrano e 200 fanti in fuora che rimasono alla guardia del campo, ci trasferimo con tutto el resto delle genti alla Figuretta. [4] E subito cominciamo a fare el fondo a l’Osoli con tre navicelli che la notte el signore Francesco con forse cento fanti aveva tolto a’ Pisani infino di sotto le porte. [5] Arrivò dipoi a mezzodí Antonio da Certaldo. [6] E per essere tardi e per avere ancora e’ pali e altre sua preparazioni alla marina, non possemo el dí fare opera alcuna intorno a la palafitta; e però la differimo ad ieri mattina, nel quale tempo ritornamo là con le medesime genti. [7] E per tutto dí d’ieri con el nome di Dio facemo la palafitta ed il fondo sotto la Figuretta verso foce di Fiume Morto uno miglio. [8] Abbiamo fatto tre ordini di pali, 15 per ordine, fasciati di listre di ferro, perché e’ Pisani non li possino seccare né tagliare, e le listre vengono tutte sotto l’acqua in modo noi non crediamo che a guastarla e’ si mettino; non vi possendo stare con uno grande loro agio, potrebbono bene travettare el barchetto per terra, il che li terrebbe a bada in modo che l’uomo sappiendolo potrà piú facilmente prevenirli; el fondo sta in modo che il signore Iacopo con 8 cavalli passò benissimo dua volte di là in qua. [9] Ed ogni volta che si abbi a passare e le genti portino con loro 50 fascine, passerebbe lo esercito di Serse; potrannolo guastare con tagliate, ma bisognerà loro tempo, el quale non possono avere molto securo con dua eserciti addosso; vederemo ora come se ne governeranno.

[10] Per questi monti non si è riscontrato cosa alcuna, né si manca né mancherà di diligenza per riscontrarlo; né ricorda piú Giovambattista perché mi persuado sia a cammino; ed in verità la sua venuta è necessaria.

[11] Quanto a’ fanti, le compagnie sono bellissime; e quanto a lo stare loro volentieri, di quella d’Antonio e di Morgante io non ne ho aúto al mondo una briga. [12] Questa di Pescia solo, il che credo nasca per essere presso a casa, spesso qualcuno di loro mi chiede licenzia per andare infino a casa. [13] Hola data a pochi e quelli pochi sono tornati el dí hanno promesso. [14] Ridussigli di 500 a 300 fanti, e’ quali si possono tenere cosí ancora dua paghe, ché pochi fieno necessitati a partirsi da dua paghe in là; bisognerà ridurli a 80 o 100, perché e’ ne viene el tempo de’ bigatti e non ci potrieno stare. [15] Direi che a quello tempo si licentiassino tutti, ma e’ si farebbe torto ad el connestabole, che è uomo da bene, ed a loro, a non volere che a questa impresa di Pisa, donde loro sperono qualche merito, non si trovassi lui e le sua bandiere. [16] Potrassi a quel tempo tòrre chi vorrà rimanere, e loro non si aranno a dolere d’essere forzati o licenziati; ma quando la si potessi tenere tutta, saria molto bene perché è una bella ed una buona compagnia. [17] Della paga di questi fanti ne sono consumati otto dí ed a li undici dí di questo la aranno guadagnata, che sarà domenica che viene. [18] Sí che lunedí bisogna dare loro danari: prego vostre Signorie operino ci sieno per le ragioni scrissi per altra, e di questo ne le prego e riprego.

[19] Uno Bastiano di ser Iacopo Orlandi, Caporale della bandiera di Pescia, al fine dell’altra paga chiese licenza dicendo sentirsi male; dettesegli perché si aveva a scemare 200 fanti. [20] Lui se n’andò a Pescia e levò di quivi 10 o 12 uomini e se ne è ito a servire e’ Viniziani contro a’ bandi e proibizioni vostri; ed intesi che per lui non mancò di sollevare tutta la compagnia e tentò 4 o 6 capi, promettendo loro 4 ducati qui ed altri 4 a Faenza. [21] Donne avviso a vostre Signorie perché se le ne faranno demostrazioni con citarlo pubblice e fare dell’altre cose possono, terranno fermi ed obedienti questi loro uomini; quanto che no, ognuno si farà beffe delle cose ed andranno in scompiglio.

[22] Messer Bandino rendé le bestie piú dí sono.

[23] A Tommaso Baldovini, come già scrissi a vostre Signorie, rimase pagati e’ primi fanti di Pescia circa 300 ducati de’ quali se ne sono perduti 183. [24] Sonsi pagate ogni dí le paglie che montano piú di 40 ducati; sonsi pagati e’ marraioli di Pistoia, da e’ primi 3 dí in fuora; èssi comperati picconi e zappe; sonsi fatti fare e’ ferri per ferrare e’ pali; dettesi piú di dieci ducati a quelli scoppiettieri feriti, e’ quali si spesono per farli medicare e condurre; èssi perduto qualche cosa del pane comperato da Lucca, in modo che non ci è piú danari, ed abbiamo anche a vivere noi. [25] Sí che è necessario vostre Signorie proveghino detto Tommaso almeno d’un cento ducati; perché oltre a li estraordinari che ogni dí accaggiano, ci è debito ciascuno dí 4 ducati d’oro, 3 nella paglia pe’ soldati ed uno in 20 marraioli ci siamo riserbati de’ cento vennono da Pistoia.

[26] Egli è stato oggi a me messer Augustino Bernardi, cittadino lucchese, mandato a me da quelli Signori a farmi intendere come, avendo vostre Signorie scritto loro una lettera un poco sopra mano fondativi in su li avvisi mia, volevono farmi intendere ch’erano per fare ogni oportuna provisione per lo avvenire che ’ Pisani non fussino proveduti; e se le non lo avevono fatto infino a qui, nasceva perché si fidavono che vostre Signorie ci provedessino loro e facessino per tutto guardare in modo che ’ Pisani non potessino andare e venire, e che io fussi contento scrivere per lo avvenire in modo che la pace avessi a mantenersi e non a resolversi. [27] Risposi che dua cagioni avevono a vostre Signorie fatto fare accordo con loro; la prima, per facilitare lo acquisto di Pisa; la seconda, per vivere chiari ed in pace con li loro vicini. [28] E se dopo lo accordo fatto bisognava che vostre Signorie sole pensassino che ’ Pisani non si valessino del dominio di Lucca, quella prima cagione dello accordo era levata via, e che si poteva fare sanza farlo, bastandoci maxime una corazza a l’una briga e l’altra. [29] E però vostre Signorie non eran per restare satisfatte se loro non ci ponevono mano da dovero, il che era non li ricevere nella loro città, gastigare chi nel contado li ricevessi o li suvvenissi o vendessi loro, il che non potavamo fare noi. [30] Né ci era altro remedio, perché e’ rimedi nostri, non dubitando e’ sudditi loro mediante lo accordo fatto delle nostre genti e da l’altro canto non dubitando di loro Signorie non li gastigando, erano incerti e sanza profitto, avendo a guardare tante miglia di paese. [31] E però bisognava mandassino fuora loro Commissari per questi confini, cacciassino via e’ Pisani, gastigassino chi li ricevessi, il che facendo vostre Signorie ne resterebbono satisfatte, e chi è qua scriverrebbe bene perché dello scrivere bene o male di loro ne aveno ad essere loro el primo motore. [32] Promisse che farebbono mirabilia e che pel passato n’era suto cagione di qualche inconveniente alcuno loro officiale fra indiscreto e tristo; e che a li uomini si possono dare li offizi, ma non la bontà e la discrezione; e che per remediarvi hanno fatto Commissari etc. [33] Pregormi, quando intendevo cosa alcuna, fussi contento scriverlo prima a’ sua Signori che a voi per levare via le male impressioni e per dare causa di farvi rimedii piú presto e sanza odio. [34] Promissi farlo ed andossene. [35] Raccomandomi a vostre Signorie. [36] Que bene valeant. [37] In Castris apud Quosi, die vii martii mdviii.

[38] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

138

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die qua supra. [3] 1508.

[4] Questa mattina comparse la tua de’ 7, la quale non ricerca troppa replica per contenere parte avvisi e parte lo effetto delle commissioni nostre. [5] Ècci suta gratissima avendo maxime inteso e la palafitta ed il fondo all’Osoli essere fatto in buona forma; però di questo non accade scrivere piú, se non commendartene. [6] Hacci ancora satisfatto assai la risposta fatta al Lucchese, sendo stato ben considerata da ogni parte; e Giovambattista Bartolini infallanter sarà a cavallo oggi o domane per a quella Signoria, dove giunto te ne darà subito notizia. [7] E’ danari de’ fanti vi saranno al tempo ad ogni modo e te si provedrà ancora di qualcosa, acciò possa suplire dove bisogna. [8] Né mancherai di fare guardare tutti cotesti monti e maxime e’ luoghi e passi piú dificili, perché per questi tali si mettono a passare, fidandosi nella dificultà del luogo, che per tale conto non vi si abbi avvertire, faccendolo el sito da sé medesimo. [9] Lo eccesso commesso da Bastiano Orlandi ci è dispiaciuto assai e conosciamo essere necessario farne demonstrazione; ed a questo fine s’è commisso al Vicario di Pescia che con la trombetta publice ed alla casa lo citi, insieme con li altri, di rappresentarsi al Magistrato nostro fra dieci dí sotto pena del capo; e si seguirà dipoi fare quello che iudichereno a proposito. [10] E bisognando al Vicario e’ nomi di quelli che sono iti seco, gnene darai, che cosí se li ordina quando non l’intendessi lui quivi. [11] E’ nuovi Commissarii partiranno per tutto dí sabato al piú lungo etc.

139

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 8 martii 1508.

[3] Tre ore fa ti scrivemo quanto ci occorse in resposta della tua de’ 7 e la presente servirà solo per farti intendere come, di luogo degno di fede, ritraiamo in foce di Serchio doversi scaricare in su legni piccoli buona somma di grani, e di Pisa debbe uscire tutto il populo per caricarselo addosso e condurlo drento. [4] A che è necessario fare dua preparazioni: la prima, che l’armata nostra o buona parte di essa stia in su detta foce, e questo ordinereno noi a Livorno, e tu ancora, potendo, li solleciterai al venire; la seconda, che voi stiate in modo provisti da averne subito notizia acciò che si vegga se, usciti saranno di Pisa, si potessi tagliare loro la via e fare qualche bel tratto, perché riuscendo sarebbe la vittoria di Pisa. [5] Però userai diligenzia in intendere la venuta de’ grani, dipoi di essere avvertito del tempo a punto usciranno di Pisa e stare in modo ad ordine che, seguendo quanto ci è suto fatto intendere, se ne cavi qualche frutto e si facci una fazione onorevole e buona; né altro ci occorre per ora. [6] Né voliamo mancare di dirti che, avendo a fare la fazione detta di sopra, vi andiate in modo cauti e forti che non segua disordine, perché è verisimile che ancora li inimici vi abbino pensato. [7] Però ancora voi vi penserete e farete le cose in modo che si guadagni e non si perda, di che Dio guardi.

140

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 9 martii 1508.

[3] Ieri ti scrivemo dua volte, però non ci accade per la presente che replicare alla tua delli 8 se non farti intendere che ’ danari saranno costí ad ogni modo al tempo, che è la principale parte per la quale ci hai scritto questa ultima. [4] Dispiaceci el caso seguíto tra Morello e Giuliano del Caccia; per lo avvenire si doverrà ordinare le cose in modo che non nasceranno simili disordini. [5] Altro non ci occorre per ora se non farti intendere che domattina partono di qui e’ dua Commissarii eletti per cotesta provincia.

141

[1] Spectabili viro Niccolao de Maclavellis uti fratri suo. [2] Alle Mulina di Quosa. [3] Yesus Christus, a dí 10 di marzo 1508.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Io ò la vostra ed inteso quello avete fatto a Lucca; se non fanno altre dimostrazion, si potrà dire fia di loro consentimento. [6] In effetto ogni notte veniva Giovam Batista; doverrà pure capitarvi stasera o domani. [7] El signore Francesco prese dua che portavon vettovaglie in Pisa; e’ sono costà e fu errore a non li fare impiccare; in effetto non si vuole rispiarmalla loro.

[8] Di quanto dite del numero delle gente che sono costí, io aspetto domani qui questi Commissari che ci vengon di nuovo e piglierassi quella resoluzione che sarà giudicata a proposito; per questo per ora non mi distenderò in altri particulari.

[9] Del fondo o passo all’Osole vi dico il simile, e per questa non ò da dirvi altro, se non che notte mandiate qualcuno a cotesti passi; ed io di qualche dí non vi manderò perché non ci ò fanti buoni a questo effetto, e quelli mandai a queste foce furon certi che c’eron capitati a sorte di quelli che ci sogliano stare; che per questo effetto li ritenni qua 2 dí, ma gli ò rimandati perché in campo ne ànno di bisogno a molte cose. [10] Sono vostro. [11] Cristo di mal vi guardi.

[12] Nicolò Capponi, Commissario generale a Cascina.

142

[1] Eidem Nicolao Machiavello. [2] Die x martii 1508.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Egli è necessario che alla ricevuta della presente tu te ne venga a Cascina: e quivi troverrai ordine di quello voliamo che tu facci. [5] E questo medesimo ti doverranno ancora avere scritto e’ Commissari, perché cosí abbiamo ordinato loro. [6] Però espedisciti subito e vientine a Cascina perché, avanti arrivi la presente, li Commissari doverranno aver provisto costí per il governo di coteste genti. [7] Bene vale.

143

[1] Spectabili viro Niccolao Maclavello Secretario florentino tanquam fratri. [2] In Castris. [3] Cito, cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Come voi vedrete per lo alligato piego de’ Signori Dieci, loro Signorie commettono vi transferiate a Cascina dove saremo, piacendo a Dio, ancora noi oggi di buona ora ed a bocca potremo conferire insieme. [6] Ma perché noi crediamo che coteste fanterie e gente d’arme del signore Iacopo resterebbono mal contente per la partita tua, però farete loro intendere come e’ danari per l’uno conto e per l’altro sono giunti; e quanto prima si potrà per uno di noi o per altro piú presto e securo modo si manderanno o saranno là, perché in fatto li abbiamo apresso di noi. [7] Ed apresso ordinerai a Tommaso Baldovini che resti costí in vostro luogo, istruendolo di quello vi parrà a proposito e necessario, cosí imponendo alle genti che lo obbedischino. [8] Abbiamo reservato apresso di noi una commissione di detti Signori Dieci in voi perché non vadi male ed anche per avere voi a fare la via di qui. [9] Et alia non occorrunt. [10] Valete. [11] Ex Emporio, die x martii 1508.

[12] E perché la partita vostra non dessi confusione o alterazione, farete noto a ciascuno venire a Cascina per essere con noi per cose importanti ed avere a ritornare subito. [13] Iterum valete.

[14] Antonius Philicaria et Alamannus de Salviatis Commissarii generales.

144

[1] Spectabili viro Niccolao de Maclavellis uti fratri suo. [2] Alle Mulina di Quosa. [3] Yesus Christus, a dí xi di marzo 1508.

[4] Spectabilis vir etc. [5] In questo punto ò ricevuto 2 vostre ed ho avuto la lettera che vi scrivono e’ Dieci, e quello mi dite che non vi pare essere bastanti, e per questo vorresti el Conte Ludovico di costà. [6] Come io vi scrissi ieri, io aspetto oggi Alamanno ed Antonio da Filicaria; conforterollo, poi se ne piglierà quella determinazione che parrà a proposito. [7] Ma io per me non credo che vi si mettino perché le gente nostre che sono a San Piero pure potrebbono passare Arno, avendo le scafe, e fare qualche diversione ogni volta che si componessi uno cenno fra voi; e loro sanno che noi abbiamo le scafe.

[8] Io sono contento che ’ 2 fratelli di Lanfranco finischino, ma io voglio che almeno lui venga fino qui a me, e con questa condizione sono contento li lasciate uscire; la giunta di Giovan Battista che n’ò piacere, ma io non l’ò già inteso che ’ Lucchesi contro a colui abbino fatto demostrazione alcuna. [9] Io stanotte feci impiccare colui; se di costà ne capita nessuno, si vuole facciate el simile, perché questo li spaventerà piú che altro; e del continuo intendo che ve ne va.

[10] De’ fanti che dite se ne vanno di cotesti conestaboli, si vuole li tegniate in isperanza, perché ad ogni modo la paga loro verrà di corto e non saranno trattati come il passato; però ditelo a cotesti conestaboli ed io ne scriverrò a Firenze.

[11] Per questa non v’ò a dire altro. [12] Cristo di mal vi guardi.

[13] Nicolò Capponi Commissario generale in Castris.

[Missione a piombino]

145

[1] Nicolao Machiavello Secretario florentino. [2] Eadem die.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Noi ti mandiamo con la presente una nostra di credenza in te al Signore di Piombino, e con essa una instruzione di quello che abbi a fare e come procedere in quel luogo. [5] Desideriamo che tu parta subito e ti sforzi di esser là presto, e secondo che tu troverrai le cose cosí procedere; e ti ricordiamo, quando non abbi a soprastar là, usar termini con quel Signore che non paia che noi manchiamo seco di fede; ed ingegnera’ti per tutte le vie e modi possibili ritrarre di questa mossa e mandata de’ Pisani là piú il vero che si può. [6] Bene vale.

146

[1] Domino Plumbini. [2] Die x martii 1508.

[3] Illustris Domine, etc. [4] Giovan Cola è stato qui e ci ha fatto intendere tutto quello che aveva in commissione dalla Signoria vostra; e noi per la fede che abbiamo in quella, abbiamo prorogato il salvocondotto ed inoltre ordinato che Niccolò Machiavelli, Secretario e cittadino nostro, qual sarà esibitore della presente, venga a trovare la Signoria vostra per significarli quel che ci occorre e come ci pare da procedere circa a quello che il prefato messer Giovan Cola ci ha referito; e cosí preghiamo la Signoria vostra a prestare piena fede al prefato Niccolò, alla quale ci offeriamo. [5] Que bene valeat.

147

[1] Commissione a Nicolò Machiavelli deliberata per li Signori Dieci. [2] Die x martii 1508.

[3] Niccolò, noi voliamo che alla ricevuta della presente tu ti lievi di costí e te ne vada a Piombino; ed a’ Commissari si è scritto questa medesima ora che proveghino costí di governo, o per via di uno di loro o altrimenti come occorrerà loro. [4] E la cagione per la quale noi ti mandiamo là si è che, come tu arai potuto intendere, il Signor di Piombino mandò circa 3 settimane sono qua uno Giovan Cola suo servitore, e ci fece intendere trovare ne’ Pisani disposizione a posare queste lor cose, e per questo che dessimo a qualche uno di loro salvocondotto per potere andar là a praticare, etc., e che di qui vi si mandassi dapoi per far conclusione. [5] Concedemoli tal salvocondotto e con esso partirono di Pisa 23 uomini, li nomi de’ quali saranno con questa. [6] Ieri dapoi tornò qui il detto Giovan Cola, ed essendo vicino al fine e termine del salvocondotto, ha ricerco con instanzia che si prorogassi tutto il mese; e noi, benché malvolentieri, l’abbiamo prorogato fino a xx dí. [7] Oltra questo, ha fatto instanzia grande che vi mandiamo nostro uomo, dicendo che e’ Pisani non vogliono parlare seco né venire a particulari di cosa alcuna se non vi è tal nostro omo. [8] E parendoci tutti questi loro motivi a fine di dilazione, per scoprire una volta il tutto di questa cosa e farlo per uomo prudente e con manco demonstrazione si può, ci siamo resoluti vi vadi tu con ogni possibile prestezza; ed arrivato con nostre lettere a quel Signore, che saranno con la presente, fara’li intendere esser mandato là da noi, secondo che lui ha ricordato, per intendere se e’ Pisani che sono quivi hanno mandato e facultà che basti a poter concludere. [9] E ne ricercherai sua Signoria se l’ha veduta, e che la facci vedere a te, perché non l’avendo, tu hai commissione tornartene subito, ed in tal caso te ne tornerai senza entrare in altri ragionamenti di questa pratica. [10] E quando il Signore vi trovassi fondamento e tu ne iudicassi il medesimo, andrai con il Signore piú oltre e lo ricercherai particularmente che cose sono quelle che questi Pisani domandano, ingegnandoti intenderne piú particularmente che si può. [11] E monsterra’li che gli accade solo intendere loro, perché dal canto nostro non si ricerca se non una cosa, e questa è Pisa libera con tutto il dominio e iurisdizione come era avanti la rebellione; e secondo che tu troverrai, cosí procederai di passo in passo, dandoci subito avviso di ciò che sarà sequíto. [12] Ed insomma la intenzione nostra è tastare questo guado, per non mancare di qualunche occasione che potessi recar benefizio, e nondimeno da altro canto non vi mettere de l’onore e dignità nostra, né dare animo a’ Pisani col monstrarne voglia, perché in fatto noi dubitiamo che ciò che si fa, si facci dal canto de’ Pisani artificiosamente per acquistar tempo e servirsi di questa dilazione a qualche loro benefizio.

[13] Ancora che noi ti mandiamo, vedrai di rassegnare se tutti e’ Pisani che si partirono di Pisa con il salvocondotto sono quivi; perché non vi essendo tutti, sarà segno che se ne saranno voluti servire per ire altrove, e lo potrai indurre al Signore per segno di non aver animo di far conclusione. [14] E se tu fussi ricerco d’altra prorogazione del salvocondotto, farai intender largamente che non sono per averlo per 2 ore piú di tempo.

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[1] Magnificis Dominis Decemviris Libertatis et Baliae Excelsae Reipublice florentine. [2] Dominis meis praecipuis.

[3] Magnifici Domini etc. [4] Io parti’ di campo lunedí, ed ieri a 20 ore arrivai in Piombino; e dopo lo arrivare mio mezza ora andai dal Signore e fecigli intendere quanto da vostre Signorie mi era suto commesso per la loro istruzione. [5] Lui mi rispose avere tenuto piú tempo fa pratica con li Pisani per accordarli con vostre Signorie, desideroso della quiete di Toscana, ed in particulare del bene delle Signorie vostre, alle quali dice essere servidore. [6] E per restrignere questa pratica, aveva confortati e’ Pisani, per Giovan Cola suo uomo, a mandare qui loro Oratori che si abboccassino con mandati di vostre Signorie per venire a qualche buono assetto. [7] Aveva bene detto loro che venissino con autorità di ragionare del dominio, perché sanza questo sapeva che non bisognava entrare in alcuno ragionamento. [8] Confortò poi vostre Signorie a fare loro salvocondotto, mandare qui loro uomini, e che il salvocondotto lo avevi fatto, ma per sí breve tempo e con termini sí suspesi da fare piú tosto resolvere che concludere le pratiche. [9] Dipoi non essendo venuto l’uomo vostro, e spirando el salvocondotto, e desideroso che la pratica non si rompessi, aveva di nuovo ricerco la prorogazione del salvocondotto e che l’uomo venissi, la quale prorogazione avevi fatta per sí poco tempo che li era impossibile fare conclusione; ed in questo suo parlare mostrò piú tosto che vostre Signorie avessino diffidato di lui che altrimenti. [10] E concluse infine che se loro avevono mandato o no non lo sapeva, perché loro non li avevano voluto dire altro, se non che avevono grande autorità di trattare e consertare, che questo vocabolo disse che usavano, con vostre Signorie del dominio di Pisa e d’ogn’altra cosa oc­corressi infra loro e vostre Signorie, e che mai li avevono voluto dire quello si avessino a trattare, né venire ad alcuno particulare. [11] E questo affermò con ogni giuramento, soggiugnendo che s’era per questo adirato con loro e quasi, non c’altro, che licenziatogli. [12] Ed in ultimo volle persuadermi che li era bene udirli e che nello udirli non si perdeva né tempo né altro. [13] Io li risposi che, volendo esequire a punto le commissioni di vostre Signorie, avevo a rimontare a cavallo e tornarmene; ed are’lo fatto, se non che nella commissione di vostre Signorie era che io vedessi d’intendere quel che costoro domandono piú particularmente che si può, quando io giudicassi che ci fussi fondamento; ed a me non pareva, dicendo el Signore di non sapere nulla, né potere intendere el particulare, né potere vedere se ci era fondamento s’io non li udivo; giudicando maxime quel che ’l Signore aveva detto essere vero, che nello udirli non si dessi loro né animo né tempo. [14] Domandò el salvocondotto infino a 20 dí, e che si togliessi loro uno appicco di querelarsi per tutto el mondo, e con loro populo, che una sí solenne loro ambasceria non fussi da uno mandato di vostre Signorie voluta essere udita, e di questo farsi belli del male animo vostro contro di loro, che è quella parte sola con che tengono ora viva Pisa. [15] Avendo io dunque consen­tito di parlare loro, mostrando farlo solo per satisfare a quel Signore, e’ vennono; e prima con uno lungo proemio si dolsono che li era suto promesso loro che verrebbe a Piombino dua o tre vostri cittadini per trattare con loro, e che li era venuto uno Secretario, che anche non veniva da Firenze. [16] E venendo a lo effetto, dissono che quello popolo pisano era contento fare tutto quello volevono vostre Signorie per pace ed unione loro, pur che fussino securi della vita, della roba e dello onore loro, e che era vero che a questo effetto non avevono altro mandato; e quando e’ lo avessino mille volte, per essere questa una cosa tanto importante, non sarieno per concludere cosa alcuna sanza nuovo consenso de’ loro superiori. [17] Io risposi a la prima parte quello che mi parve; a la seconda, mi volsi al Signore e dissi che non rispondevo nulla perché loro avevon detto nonnulla; e se volevon che io rispondessi qualche cosa, dicessino qualcosa. [18] Risposono avere detto assai, chiedendo securtà della vita, dello onore e della roba loro. [19] Risposi che li avevono a dire che sicurtà se volevon che io rispondessi; e se la securtà fussi ragionevole ed onorevole, e’ non se ne mancherebbe, perché vostre Signorie volevono da loro ubbidienza, né si curavono di loro vita né di loro roba né di loro onore. [20] E stando in questo dibattito di questa securtà loro, uscimo a questo particulare: che, avendo pensato e’ modi di questa securtà, non ce ne trovavono alcuno, se non questo, che vostre Signorie li lasciassino riserrati drento alle mura di Pisa e pigliassino tutto el resto per loro, che sarebbe bene grande dono possedere con giusto titulo quello che mai per lo addreto avete posseduto. [21] Allora io mi volsi al Signore e dissi: «Ora è chiara la Signoria vostra che costoro hanno dileggiato e dileggiono quella; perché io credo che se vi avessino detto questo prima, o se voi lo avessi creduto, voi non aresti voluto pigliare tale carico, né intromettervi in una cosa che avessi questa riuscita. [22] Pure, poi che la cosa è qui, acciò che per sempre la Signoria vostra e quel popolo di Pisa intendino lo animo nostro, e che voi e loro sappino come questa pratica si abbi a maneggiare, io vi dico che, quando voi non sete d’animo di mettervi Pisa in mano libera con tutto el dominio e iurisdizione come era avanti la rebellione, che voi non pigliate questo affanno di venire qui né altrove per trattare accordo, né anche diate questa briga a questo Signore, né ad altri. [23] E cosí quanto a la securtà della vita, robe ed onore vostro, quando voi non siate d’animo di volerne stare a la fede de’ nostri Signori, voi medesimamente non pigliate briga di affaticare persona per composizione alcuna; perché la fede de’ mia Signori non ha infino a qui avuto mai bisogno di alcuno mallevadore, e pure quando la ne avessi di bisogno, alcuno mallevadore ci basta. [24] Ma la piú ferma e la piú vera securtà vostra ha ad essere fondata in su la liberalità vostra, che voi liberamente vegnate a mettervi in grembo de’ miei Signori». [25] E qui mi distesi con quante parole piú efficaci seppi da moverli. [26] Volsimi poi a quelli contadini e dissi che m’incresceva della loro semplicità, perché giucavono un gioco dove e’ non poteno vincere; perché come e’ Pisani avessin vinto la gara loro, e’ non li vorrebbon per compagni ma per servi, e tornerebbono ad arare; da l’altro canto, se Pisa sarà sforzata, di che ad ogni ora e’ possono dubitare, e’ perderanno la roba e la vita ed ogni cosa. [27] A questo messer Federigo dal Vivaio cominciò a gridare che io volevo dividerli e che questi non erano termini convenienti. [28] Quelli contadini non dissono mai cosa alcuna e mi parve che gustassino quelle parole; e trassine questo bene nel parlare che si fece fra noi, che dicendo io che non volevono pace e che li arebbono piú guerra che non vorrebbono, Giovanni da Vico con parole alte ed efficaci disse dua volte: «Noi vogliàno la pace, noi vogliàno la pace, Imbasciadore». [29] El Signore parlò loro sopra mano ed alterato, dicendo che lo avevono uccellato etc. [30] E cosí io mi parti’, dicendo al Signore che mi volevo partire poi la mattina subito, e che se non si fussi fatto notte in quelli ragionamenti, mi sarei partito la sera.

[31] Rimase el Signore con loro, dove stette per spazio di dua ore, e circa tre ore di notte mi mandò a dire che mi voleva parlare la mattina avanti partissi. [32] Mandò questa mattina a due ore di giorno per me e mi disse che aveva, dopo la partita mia, lavato loro el capo da dovero, in modo che dissono penserebbono questa notte se ci era modo veruno a questa loro securtà e che farebbono per avventura qualche buona conclusione; e che questa mattina li erano venuti a dire che avevono pensato qualche modo che credevono che piacerebbe a vostre Signorie, e anche doverrebbe piacere ad el popolo loro, ma non erano per dirlo se non lo conferissino prima in Pisa; e per questo se ne andrebbono in Pisa, o tutti o la metà, come parrebbe a lui, per tornare con una resoluzione ferma; e che lui li aveva consigliati ad andare parte, perché li pareva a proposito che ’l filo non si rompessi, pure che li consiglierebbe di quello che paressi a me. [33] Risposigli che ero di contraria opinione e che a me pareva ne andassino tutti, perché per avventura vostre Signorie non vorrebbono prorogare piú el salvocondotto; e non lo prorogando, sarebbe cagione di maggiore rottura che andando tutti; ma vadino là, disponghino quel popolo a quello che io dissi loro ieri, faccinsi fare el mandato, mandinlo a sua Signoria con la conclusione fatta per loro, ed allora non si mancherà di credere loro e di fare qualche bene. [34] Lui stava pure in su la sua opinione come quello che li era entrata una gelosia grande addosso che vostre Signorie non si contentino che questa pratica si maneggi qui; intanto che lui mi disse: «Vedi, sganna quelli Signori, che questa pratica o la non si concluderà, o la si ha a concludere qui; e veggo bene perché tu consigli che ne vadino tutti: per spiccarla di qui». [35] Io m’ingegnai quanto io seppi di sgannarlo, e partimmi da lui resoluto che ne li mandassi tutti. [36] Tornato a lo alloggiamento, quando io fui per montare a cavallo, venne a me messer Giovan Cola e disse come, avendo fatto quel Signore intendere a quelli Pisani era bene partissino tutti, che loro non se ne sono accordati e vogliono almeno che ne rimanga dua, cioè messer Federigo dal Vivaio e Filippo di Pucciarello. [37] Io gli dissi allora: «Or vedete voi che ’ miei Signori si sono apposti, prima che dileggiavono questo Signore, poi che vogliono a loro proposito tenere viva questa pratica in Pisa»; ed io, solo per scoprirgli affatto, consigliai el Signore ne li mandassi tutti. [38] Rispose che ’l Signore ne era male contento e che aveva protestato loro che non aspettassino da voi altro salvocondotto, né che lui lo ricercassi; a che loro aveno risposto piglierebbono quel partito potrebbono. [39] E con questo mi sono partito, e questa sera mi starò a la Lumiera e domenica o lunedí sarò costí da vostre Signorie. [40] E perché quelle intendino tutto el seguíto con prestezza, vi ho scritto la presente; e mi ha promesso el cavallaro essere costí sabato ad ora di desinare, e vi sendo, vostre Signorie li faranno pagare uno fiorino, che cosí li ho promesso.

[41] Circa el rassegnare quelli che erano con li oratori, io non ho saputo per il tempo breve come farlo; honne ragionato con Ruberticco, lui mi ha detto che ci sono tutti; ed e’ mia garzoni che insieme con loro aspettavono fuora della audienza, dissono erano una catena di 16 o piú. [42] Raccomandomi a vostre Signorie. [43] Plumbini, die xv martii mdviii.

[44] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

[Scritti di governo]

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[1] Dicta die.

[2] Dicti Domini deliberorno e deliberando condussono Bernardo di Lorenzo da Firenze per loro auzino in campo con provigionati nove, oltre a la persona sua, e con stipendio fra lui e sua provigionati di fiorini 25 larghi d’oro in oro el mese per paga e per tanto tempo quanto starà lo esercito loro in campagna.

[3] Item condussino per auzino d’un altro loro campo Antonio di Giovanni cavalieri da Padova con li oblighi, stipendio e modo soprascritto.

[Commissaria al campo contro Pisa]

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[1] Nobili viro Nicolauo de Malchiavellis, Excelse Reipublice florentine Secretario dilectissimo suo amantissimo.

[2] Miser Nicolò carissimo. [3] Ho aúta una vostra lettera, la quale m’è stata gratissima. [4] Ed inteso quanto me scrivete, per doi cascioni io ò da carezzare li capi de fanterie de Ordinanza e faorirle e laudarle; l’una perché sendo che lo meritano e l’altra che non vedo l’altre sieno migliori, come s’è possuto vedere per un caso occurso quale ve dirrà a bocca lo mio cancelleri. [5] Molto piú lo farrò al presente, recordato da voi, che quanto me farrete intendere lo pigliarò per recordo de perfettissimo amico, e per una grazia non la porria aver maggiore che aver vostre lettere spesso. [6] Circa el desiderio mio, che ve ragionai, per sallire de entrare in queste Ordinanze, non lo dissi se non che prima ce avea penzato bene e so’ in quel medesimo animo; e bastariame l’animo migliorarle, quando avesse tal cura, benché non la cercaria, eccetto non me fosse azzennato che la averria. [7] E tutto l’altro me scrivete alli lochi e tempi lo farrò; ed acascandove de farme intendere qualche cosa, e non la vogliate scrivere, la possete dire ad Antonio de Cantalupo mio cancelleri quale è fidatissimo. [8] Ve rimando la lettera acciò siate certo non voglio per altri se veda e de quanto me farrete intendere serrò secretissimo. [9] A voi me recomando. [10] Ex castris, die 30 martii 1509.

[11] Vester Iacobus Sabellus, manu propria.

151

[1] Nicolao de Machiavellis Secretario florentino et concivi carissimo. [2] Dove sia per via. [3] Cito cito.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Per cosa che inporta grandemente, bisogna facci ogni forza di essere qui oggi piú a buon’ora tu potrai e con piú gente potrai; dove giunto ti ordinereno quello arai a fare. [6] Sollecita quanto puoi perché il caso lo ricerca. [7] Né altro per ora ti abbiamo a dire se non di nuovo ricordarti sollecitare venire avanti con tutta la gente che hai teco, potendo, se non con maggior numero potrai. [8] Bene vale. [9] Ex Palatio florentino, die 5 aprilis 1509, ora 15 diei.

[10] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

152

[1] Spectabili viro Niccolò de Malclavellis Secretario et cumcivi nostro carissimo. [2] Ubi ubi.

[3] Spectabilis concivis noster, etc. [4] Ieri per Iacopino nostro cavallaro ti si mandò drieto le 3 lettere disegnate per la espedizione tua a ciascuno de’ Commissari: areno caro intendere le abbi aúte. [5] E la presente è solo per farti intendere come noi desideriamo avere il piú presto potrai una listra di tutte le fanterie distinte campo per campo ci troviamo di costà, e sotto che capi a punto; e di piú una nota di tutti quelli ti pare necessario scambiare e di che bandiere e’ sono, acciò si possa provederne altanti delle medesme bandiere e mandarli alla nuova paga. [6] Tutto è necessario sapere e piú presto si può, acciò non si manchi di quello che è di bisogno e non si spenda piú di quello che è necessario, perché ciascuno domanda piú fanti; e secondo le note aviamo noi di qua, li duecento si son mandati a levare passono il numero de’ 1000 per ciascuno de’ 2 campi di una gran lunga. [7] Però ci manderai detta informazione il piú presto sarà possibile. [8] Vale. [9] Ex Palatio florentino, die xii aprilis 1509.

[10] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

[11] N. Malcla.

153

[1] Spectabili viro Niccolò Machiavelli Secretario et Concivi nostro diletto etc. [2] Ed in sua assenzia Francesco Serralli, che facci quanto si contiene nella lettera, poi la dia al prefato Niccolò a Cascina.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Alla tua di ieri, ricevuta insieme con 2 d’Antonio nostro collega, ci occorre poco che replicare, se non comendarti del discorso fattoci delle cose di costà e comendarti del procedere tuo, e commetterti che, circa le cose de’ fanti e del tramutarli da luogo a luogo e scambiarli, ti vadi accommodando in modo che di qua non se ne abbi ad aver briga. [5] Perché di qua, dal provedervi di danari in fuora ed a’ tempi mandarvi e’ pagamenti, poco altro si può fare, e di questo non si mancherà; del resto andatevi accommodando il meglio si può. [6] Hacci dato piacere intendere che cotesti signori condottieri se ne satisfaccino e lo esemplo allegato da Carlo da Cremona ce lo conferma; confortera’li a seguitare vivamente di non pigliar prigioni, perché questa guerra oramai ha bisogno di piú potenti remedi, quali, se si fussino usati per il passato, non saremo ora a questi termini; pur la cosa è in luogo che gioverà assai e noi non ne potremo piú persuadere e te e loro. [7] E’ fanti dell’Ordinanza che sono in Cascina si provederanno; quelli che sono nella Verrucola, per non li iudicare necessarii, si licenzieranno. [8] Altro non ci occorre se non confortarti ad avere buona cura di coteste fanterie e far quello di bene che tu puoi, ricordandoci dí per dí quello che ti occorrà. [9] A Niccolò Caponi si è ordinato, non sapendo se ancora ti eri fermo in Cascina, che facessi che sempre nella fortezza si trovassi 8 o 10 boni uomini con uno capo e da mangiare per xv dí almeno, e che vi faccia ridurre tutte le palle e piombo si truova in cotesta munizione; e sendo chiesto polvere da alcuni de’ 3 campi, vi manderai di cotesta cosa mettendo subito in atto le altre cose ditte di sopra. [10] Vale. [11] Ex Palatio florentino, die 14 aprilis 1509.

[12] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

[13] N. Mlli.

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[1] [Antonio da Filicaia ai Dieci].

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Ieri fu l’ultima scrissi alle Signorie vostre, e dissi per quella tanto quanto mi occorreva; questa mattina è venuto da Pisa el Finocchietto di Casentino, uno di quelli che sono prigioni col Canaccio, e per parte di tutti si raccomandono, e fannomi intendere come in Pisa hanno sentito la deliberazione fatta per le Signorie vostre del fratello di Alfonso; e che è stato loro protestato che se Raffaello sarà impiccato, saranno fatti morire tutti loro; ed inoltre mi pregorno che io mandassi loro danari da potere vivere, perché sono sanza provvedimento. [4] Ne l’ho rimandato indietro, e mandato loro tanti danari che ne potranno vivere qualche giorno, e circa la paura loro li ho mandati a confortare el meglio che ho saputo. [5] Dipoi questo dí el predicatore, che ha predicato questa Quaresima in Pisa, se ne è uscito, e venendo con alquanti frati in sulle sbarre, li feci tutti ritornare indietro a Pisa, eccetto lui a buono fine, dal quale sono stato ragguagliato a lungo delle cose di Pisa, dappoi in qua che lui vi andò a predicare; e in sostanza la riduce qui: che li Pisani non possono piú, che la miseria vi è maggiore che la non si dice, e che e’ sono mal d’accordo a pensare a bene veruno, perché e’ tristi governono, e che una parte degli uomini che sono di miglior qualità, desiderrebbono lo accordo; e che in questa sua partita quattro di loro, e’ nomi de’ quali saranno in questa, li hanno imposto che lui vegga se e’ potessi condurre lo accordo, e che vorrebbono tre cose principali: perdono di qualunque cosa; securtà che fussi loro osservato; la terza, che dandovi loro la città e contado liberamente, e giurare fedeltà perpetua – la quale cosa dicono che non fu data da principio dalli loro padri –, vorrebbono avere preminenza come qualche altra città del dominio delle Signorie vostre; e che fra pochi dí, quando fussi dato loro qualche speranza, manderebbono loro uomini ai piè delle Signorie vostre. [6] E avrebbe voluto scrivere loro di mio parere: la qual cosa gli denegai, perché e’ Pisani non avevano voluto ricevere le grazie quando le Signorie vostre le avevano volsute loro concedere, ma con li loro portamenti cattivi aggiunto male a male, e che non pensassino piú, se non che le Signorie vostre gli abbino avere per forza o a discrezione; la qual cosa vedrebbono preparare presto. [7] Quando il detto predicatore ebbe udito la risposta mia, disse: «Poi che i vostri hanno deliberato questo, fate che i Pisani ne vegghino presto il principio, perché e’ sono al termine che e’ non possono piú; e iersera se ne andò al Palagio degli Anziani piú di trecento uomini, gridando: “Noi moiamo di fame, e questi aiuti che voi aspettate non vengono; noi non arémo piú pazienza”. [8] Licenziaronli con buone parole, che fra quattro giorni piglierebbono partito che si contenterebbono: e ordinorno che questa mattina fussi in piazza pane e grano, che ieri non ve ne era stato». [9] Io ho voluto ragguagliare le Signorie vostre, e per quanto io ne intenda per qualche altro riscontro, e’ Pisani non possono andare troppo in là; e quando s’attenda a strignerli, come si è cominciato, e cominciare a fare vedere loro che si abbino a toccare con le artiglierie, e’ non bisognerà avere altri mezzi: e a questa guerra lunga le Signorie vostre le daranno fine onorevole per la nostra città; e se loro mi faranno intendere nulla, taglierò e’ ragionamenti, se di già le Signorie vostre non mi ordinassino in contrario. [10] Ho inteso che da quattro giorni in qua non vi è entrato grano: che questa è quella cosa che li conduce alla disperazione: e noi del continovo con que’ fanti e cavalli, sognamo modi che non ve ne abbia ad entrare.

[11] Abbiamo inteso questo dí la morte di Paolo da Parrano, che Iddio abbia avuto l’anima sua, perché el corpo ha dato alle Signorie vostre. [12] Io raccomando a quelle li sua figliuoli, perché cosí li promisi di fare quando lui fu ferito, se Iddio facessi altro di lui; che per la sua bontà e fedeltà è doluto a tutto questo campo. [13] Né altro per la presente mi occorre. [14] Raccomandomi alle Signorie vostre, quae bene valeant.

[15] Ex Castris apud Sanctum Iacobum, die 14 aprilis 1509.

[16] Niccolò Machiavelli si è partito questo dí, e ito a rassegnare li fanti in questi altri campi. [17] Gli ho imposto che torni poi qui, come ne scrivono le Signorie vostre, che non potrei aver piú caro che averlo appresso.

[18] Antonius de Filicaria generalis Commissarius.

155

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 15 aprilis 1509.

[3] Sarà della presente esibitore Pier Matteo di Giovanni da Livorno, uomo del Sacchetto, al quale noi abbiamo concesso dieci di cotesti prigioni pisani si truovano costí, di quelli maxime che non hanno condizione o qualità da ritenerseli, e che sieno omini atti a quello esercizio che fa lui; per tanto gnene consegnerai ad ogni sua richiesta quando ve ne sia tanti della qualità sopradetta, e quando no, li consignerai quelli tanti vi saranno da poterlo fare, etc.

156

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die qua supra.

[3] La presente ti sarà mandata da Arcangelo da Castiglione, el quale è ordinato per in campo appresso a Niccolò Capponi insieme con li altri cento di Foiano; arrivati vi saranno, richiamerai Dietaiuti costí con li sua cento ed ordinerai che il Capitano di bandiera di detto Arcangiolo, che si truova o con Carlo da Cremona o con Morello, subito si parta e vadi a trovare Arcangiolo a portare la sua bandiera, che cosí li è tocco per sorte.

157

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Io risponderò prima ad una di vostre Signorie de’ xii, per la quale vostre Signorie desiderano intendere da me che fanti sieno campo per campo e chi della Ordinanza, o fanti o altro, mi pare da cambiare, e di tutto avvisi. [4] A che dico, come poi parti’ di costí, io non sono possuto ancora essere nel campo di San Piero in Grado. [5] E però di quello io non posso ragionare, ma di questi altri dua campi vi dirò come si truovono. [6] Nel campo di Val di Serchio, dove è Commissario Antonio, sono questi fanti: el Prete da Citerna con fanti 250 di Fivizzano; Giovannagnolo da Monterchi con quelli di Castiglione del Terzieri: fanti 150; Giannisino da Serezana con e’ fanti di Casentino: 130, perché di 150 ne è perduti venti nel tradimento d’Alfonso; Morgante dal Borgo con quelli di val di Cecina: fanti 100; Antonio da Castello con quelli di Firenzuola: fanti cento. [7] Questi fanno el numero di 730. [8] Sonvi poi Giannone da Libbrafatta e Giannetto da Carda con 60 fanti; el signore Francesco e Giuliano del Caccia con 100; e Bernardino da Carrara guarda la fortezza, tale che, levato Bernardino ed Antonio, resta in masserizia 890 fanti. [9] Aveva detto Antonio Dietaiuti con cento di Val di Nievole che veniva a fornire el numero de’ mille, ma parendo a Niccolò Capponi stare qui troppo solo, li chiese in presto uno connestabole, tanto che di costí si provedessi e mandagli Dietaiuti, el quale si truova qui. [10] E credo che Niccolò li rimanderà piú tosto uno di quelli connestaboli, che di nuovo dicono viene qui, che li rimandi lui, perché sa bene el paese e sallo ancora la sua compagnia, che non lo sanno ancora questi che di nuovo sono venuti, ma lo sanno bene quelli che ha Antonio, per essere stati già dua mesi a questa scuola. [11] Ed in vero la fanteria che ha Antonio è cosí bella fanteria come io credo sia oggi in Italia. [12] Trovasi qui, oltre a Dietaiuti che non ci è anco bene fermo, la bandiera d’Anghiari sanza capo, la quale dice non vuole partire di qui, e da l’altro canto Alamanno non vuole mandare el Cerchio qua. [13] Vedremo di assettarla el meglio si potrà, venuti fieno a Cascina quelli fanti che intendo mandate di nuovo per conto di questo campo. [14] È questa bandiera d’Anghiari circa 110 uomini; sonci e’ fanti della Pieve circa 180, sonci e’ fanti di Bibbiena fanti 186, appresso ci sono quelli del Ponte a Sieve sotto Agnolone fanti 112, sonci 80 scoppiettieri che aggiungono alla somma, sanza quelli di Dietaiuti, di fanti 668 d’Ordinanza. [15] E’ fanti pratichi sono: Carlo da Cremona con 100, Daccio e Gattamelata con 60, Morello con 40, el figliolo di Saniccia Corso con 40, che aggiugne a la somma in tutto di 908, sanza Dietaiuti; tale che, se le mandono qui 200 fanti come io intendo, ci verrà ad essere piú di 1100 fanti, sanza Dietaiuti, e rimandando ad Antonio Dietaiuti o un altro simile, ne arà Antonio e’ suoi mille. [16] El modo a fare che questi fanti d’Ordinanza non diminuischino è, ogni volta che per malattia o per altra cagione e’ sono manco uno 8 o dieci per cento, ordinare al connestabole che mandi el suo cancellieri ne’ paesi della Ordinanza sua, e con la industria e con la autorità sua e vostra e de’ Rettori ne rimeni in qua el numero che manca; appresso ordinare che ’ Commissari non dieno licenza sed non a quelli che re vera sono malati. [17] E chi si fugge o disubbidisce sia gastigato qui, costí ed a casa, dove si può; e tenendo questi modi, le compagnie staranno intere e salde e sanza altro vostro fastidio. [18] Né io per me so quelle mi avessi a licenziare o richiamare in cambio a queste, se non in luogo di necessità e ne’ modi detti. [19] E m’ingegnerò, mandando vostre Signorie e’ danari a’ tempi, non abbino briga.

[20] Vostre Signorie mi scrivono un’altra loro de’ 14 per le quali mi dicono se io sono fermo in Cascina, ordinassi che sempre nella fortezza si trovassi 8 o 10 buoni uomini con uno capo e da mangiare per xv dí almeno, e che vi facessi ridurre tutte le palle e piombo si truova in munizione; la quale lettera trovò Francesco Serragli a Cascina, e lui la lesse e mandommela ieri qui, ed essendo qui e non a Cascina vostre Signorie pensino come la possevo esequire. [21] Lessila a Niccolò Capponi, el quale mi disse ne risponderebbe a vostre Signorie. [22] Pare per quelle lettere vostre Signorie disegnino mi fermi in Cascina, il che non è punto a proposito perché quivi può stare ogni uomo d’ogni qualità. [23] E se io vi stessi, non sarò buono né per le fanterie né per nulla. [24] So che la stanza sarebbe meno pericolosa e meno faticosa; ma se io non volessi né periculo né fatica, io non sarei uscito di Firenze, sí che lascinmi vostre Signorie stare infra questi campi e travagliare fra questi Commissari delle cose che corrono, dove io potrò essere buono a qualcosa, perché io non sarei quivi buono a nulla e morre’vi disperato. [25] E però di nuovo le prego disegnino sopra qualche altro quando el Serraglio non voglia starvi, il quale è molto a proposito.

[26] Io ricordo la paga di Pagolantonio e de’ suoi fanti sono alla guardia di Cascina e della Verruca.

[27] Io arò domani fornito di pagare tutte le fanterie d’Ordinanza di questo campo che al presente si truovano qui, e manderonne subito el conto. [28] Altro non ho che dire alle Signorie vostre, perché delle cose di qua di piú importanza le Magnificenze di questi signori Commissari ve ne aranno scritto, a’ quali io mi rapporto; nondimanco come primo arò agio, non mancherò di farvene un lungo discorso. [29] Valete. [30] In campo a Mezzana, die 16 aprilis mdviiii.

[31] Servus Niccolò Machiavegli Secretario.

158

[1] Nicolao Maclavello. [2] Die 17 aprilis 1509.

[3] Respondereno brevemente alla tua de’ 16 data a Mezzana, con la quale si è ricevuta la informazione di tutti ’ fanti si truovano in Val di Serchio e costí, che è suta a proposito. [4] Abbiamo commisso el medesimo ad Alamanno, il che ti si dice acciò che tu sappi che, non vi avendo altra faccenda, non è necessario vi vadi per questo solo. [5] Abbiamo ancora tutti li ricordi tua circa al mantenere coteste compagnie, li quali accadendo si metteranno in atto, ma la maggior parte bisogna nasca costà da voi. [6] E di nuovo ti diciamo che circa lo scambiare e’ conestabili da l’un campo all’altro, ce ne rimettiamo a voi, li quali di costà ve ne resolverete nel modo vi parrà a proposito. [7] E poiché tu non ti contenti stare in Cascina, approvando le ragioni che ne alleghi, siamo contenti te ne governi in quel modo che ti pare, perché ordinereno a Francesco Serralli che vi si fermi lui; e tu potrai liberamente attendere alle altre cure che ti occorreranno dí per dí a te ed a cotesti Magnifici Commissari, come tu potrai vedere per una lettera del proveditore nostro a Niccolò Capponi. [8] E’ fanti di Cascina sono stati pagati, che cosí ne dà conto Alamanno Salviati, dal quale hanno avuto una paga, ed un’altra dipoi ne ebbe di qui a dí 31 di marzo; rivedrassi el conto e provedimento e provedrannosi ad ogni modo.

159

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Questo giorno ho scritto a le Signorie vostre quanto mi occorreva delle cose di qua; per la presente mi occorre significarvi come qui è arrivato in questa ora, che siamo a 21 incirca, uno mandato dal Governatore di Genova, e mi ha portato una lettera la quale sarà con questa. [4] Hogli risposto la verità essere che ’l Commissario genovese piú dí fa partí di Pisa, ma che a Lerici, Serezana e la Spezie sono favoriti in modo ed intrattenuti e’ Pisani che, se non vi si rimedia, vostre Signorie ne patiscono un danno gravissimo; ed ho usato in detta lettera tutti quelli termini creda indurlo a vietare a’ Pisani detti luoghi. [5] Aveva detto mandato una lettera regia a Lucca, la quale debbe essere in favore della impresa nostra. [6] E però se ne è ito là questa sera ed io li ho dato una mia a l’Oratore, avvertendolo della causa della gita sua acciò possa operarci drento quel di bene può. [7] Tornerà costui domani qui per essere a Piombino, ché ha medesimamente lettere a quel Signore al medesimo effetto; farollo condurre salvo nel campo di San Piero, e lo manderò con Nicolò Machiavegli che ne va domani là con la compagnia di Foiano e con la paga di quel campo. [8] E di quivi se ne potrà detto mandato ire a Piombino ad esequire le sue commissioni. [9] Lui disegnava ire a Piombino per altra via ed io li ho messo innanzi questa, acciò che piú presto sia là, giudicando fussi bene che li avanzassi tempo. [10] Donne avviso a vostre Signorie acciò quelle sappino quanto è occorso in questo caso.

[11] Io non posso fare non raccomandi a le Signorie vostre questi uomini di Casentino, sendosi molte volte raccomandati a me ed in particulare questo giorno; perché, avendogli tutti innanzi per dare loro danari, mi si ’nginocchiorno tutti a’ piedi, pregandomi fussi contento raccomandarli a le Signorie vostre e pregar quelle non patissino che loro uomini da’ quali erono stati serviti con tanta fede fussino lasciati in preda, aggiugnendo che, avendo a morire con le armi in mano per cotesta Repubblica, mai lo recuseranno. [12] E se si facessi mai battuta a le mura, e’ vogliono essere e’ primi ad entrare dentro, pregandomi li adoperassi in qualunque fazione periculosa si avessi ad operare qua. [13] Tale che, veduta prima la fede loro ed udito dipoi queste loro parole e raccomandazioni, non ho possuto non ne fare fede a vostre Signorie, a le quali io mi raccomando. [14] Quae bene valeant. [15] Ex Castris Vallis Serculi, die xviiii aprilis mdviiii.

[16] Servitor Antonius de Filicaria generalis Commissarius.

[17] Postscripta. [18] L’arroto delle compagnie di Lunigiana, che sono 188 fanti, cioè 137 sotto el Prete e 51 sotto Giovannagnolo, ebbono danari a’ dieci dí di questo, che a dí 21 li aranno guadagnati e debbono avere la paga a dí 22. [19] Pertanto vostre Signorie mi manderanno subito la paga loro ed io li pagherò per manco tre dí, acciò venghino al pari di tutte queste altre compagnie che io ho pagato oggi, le quali hanno avere e’ danari a dí primo del mese futuro. [20] E perché la compagnia d’Arcangiolo da Castiglione, quale in cambio di Dietaiuti è venuto a stare qui, ebbe danari a dí xv, arebbe avere la sua paga a dí 27. [21] Ed io per condurla tre dí piú là, la pagherò de’ danari di quelli tre dí mi resteranno in mano arò pagati meno a le compagnie di Lunigiana. [22] E di quello poco mi resterà in mano, che sarà quanto monta la paga di tre dí da 100 a 188, ne porrò creditore el Magistrato e terronne buono conto; e cosí tutte queste compagnie verranno dipoi a pagarsi in uno dí. [23] E però vi prego mi mandiate subito la paga di quelli 188 arroti di Lunigiana.

160

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Io parti’ 3 dí sono di campo da Mezzana e ne andai in campo di Val di Serchio con Arcangiolo da Castiglione, el quale serve nel campo d’Antonio in cambio di Dietaiuti; sí che vostre Signorie leveranno Dietaiuti d’in su la listra del campo d’Antonio e lo metteranno in su quella del campo di Nicolò, ed Arcangiolo metteranno in su la listra del campo d’Antonio. [4] Viene pertanto ad essere el campo d’Antonio assettato, ed a quello di Nicolò manca, secondo el desiderio suo, che ’l Cerchio vada con questi compagni ha qui a servirlo e congiungasi con el resto della sua compagnia d’Anghiari. [5] E venendo qui questa mattina con e’ cento fanti di Val di Chiana e conferito con el signore Commissario circa e’ fanti di qui, mi rispose non potere fare di manco in questo luogo che di 750 fanti d’Ordinanza. [6] E però non vedeva come si poteva mandare el Cerchio a Mezzana; cum sit che con el Cerchio non passava detto numero, o di pochi, perché Agnolo da Citerna con li aggiunti ne ha 189, Sarra 45, ed il resto a Livorno; Cerchio 94, Capitano Piero 70, Bastiano Grasso 80, Bastiano Magro 300: e’ quali fanno la somma di 778; e cavandone el Cerchio, che ne ha 94, verrebbono ad essere meno di secento. [7] E ragionando come si avessi ad assettare questa cosa, che ’l Cerchio potessi mandarsi a Nicolò, e che queste compagnie non stessino spezzate, e che si guardassi Livorno, pare a sua Signoria che lo ’nfrascritto modo sia assai a proposito, cioè ridurre qui tutta la compagnia di Sarra, che saranno 80 fanti, ed a Livorno mandarvi 40 fanti della compagnia di Bastiano Grasso e li altri licenziare, perché ne sono molti che se ne vogliono ire a casa; ed aggiugnere a Sarra 70 fanti, el quale manderà in Mugello uno suo Capitano di bandiera a levarli, e cosí verrà ad avere Sarra 150 fanti; aggiugnere ancora al Capitano Piero infino in cento scoppiettieri, che ne ha 70; e cosí lui manderà el suo cancellieri a levarli. [8] Agnolo da Citerna ci resti co’ suoi 189, Bastiano Magro co’ suoi 300, ed il Cerchio si manderà allora a Niccolò Capponi e qui verrà ad essere, di fanti d’Ordinanza, sanza el Cerchio, venuti che fieno e’ 70 nuovi di Sarra e li 30 del Capitano Piero, 739 fanti. [9] E se vostre Signorie alla giunta del mandato di Sarra e del Capitano Piero li espe­diranno presto, si espedirà presto questa cosa, e fermeransi le fanterie di questi campi e poserassi l’animo; ed a quest’altra paga licenzierà el Commissario li 40 fanti di Bastiano Grasso e 40 ne manderà a Livorno. [10] E cosí questa compagnia sanza capo starà meglio là e quest’altre saranno unite co’ connestaboli loro. [11] Altro modo per ora non mi pare trovare da potere satisfare a questi Commissarii. [12] E però Alamanno dirizzerà questi mandati al Magistrato vostro con sue lettere e vostre Signorie saranno contente espedirli presto.

[13] Io starò qui dua dí, dipoi tornerò nel campo d’Antonio, poi me n’andrò nel campo di Niccolò per esservi quando si darà loro quest’altra paga, la quale, come io lasciai in ricordo a Nicolò, bisogna che vi sia per tutto dí 27 del presente perché tutte quelle compagnie hanno ad essere pagate da e’ 28 ad e’ 30 dí del presente. [14] Io manderò come prima potrò, che sarà avanti 4 giorni, el conto della paga che io pagai, perché non lo ho fatto prima per non avere aúto tempo. [15] Raccomandomi a vostre Signorie. [16] Ex Castris Florentinorum apud Sanctum Petrum in Grado, die xxi aprilis mdviiii.

[17] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

161

[1] Nicolao Machiavello Secretario florentino honorando etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Quello che si scrive a voi dal Magistrato era ordinato si scrivessi al Commissario. [4] E iudicando io che e’ non fussi a proposito di questa opera che e’ venissi a notizia al Commissario tal cosa, ho operato ne sia scritto a voi che, cum la vostra solita prudenzia e per la affezione ci avete, la governerete senza strepito e senza dar giuoco a chi arebbe desiderio di disordinarla. [5] Avete a sapere che della permutazione della bandiera ne fu scritto a Giovanagnolo, quale ne rispose non essere vero che l’avessi fatto; ed io ho parlato a quello che la portava in assenzia del Capitano della bandiera, che è uno Francesco Segalaro, quale si truova qui; che mi dice, poi che Giovanagnolo fu in Lunigiana, averla portata piú volte e poi per controversia nata tra el cancellieri ed el conestabole li fu levata da lui e data a Giovanmaria di Rafaello da Bagnone, che non è dell’Ordinanza, benché Giovanagnolo scriva che e’ fu armato e messovi da Dietaiuti, che non ne è nulla. [6] È ben vero che Dietaiuti scrisse già che in quella bandiera vi era qualche omo vecchio e disutile e che si potevano scambiare a qualcuno altro che era atto e che si sariano scritti volentieri; nondimeno non si scrisseno mai, né sono al libro; ed in sulla cappata che mandò Dietaiuti è fatto nota de’ nomi loro e notato come e’ non sono scritti, che sono circa cinque, fra li quali è el prefato Giovan Maria di Rafaello. [7] Io ve ne ho voluto dare avviso acciò possiate ribattere el conestabole; e sendo in uno medesimo luogo Dietaiuti e lui, ne potrete avere riscontro. [8] Non voglio ancora mancare di dirvi come nella compagnia d’Arcangelo, quale andò a levare Baccio di Ruffino per essere io impedito del male delli occhi, sono venuti in cambio di omini dell’Ordinanza di Valdarno parecchi Castiglionesi, cosí qualche altro pure di Valdarno che non sono scritti; che mi pare si faccia effetto contrario a quello che è el bisogno, a menare in questo numero chi non vi è scritto. [9] Perché chi è solito andare a soldo e non si è voluto scrivere nell’Ordinanza dispregiandola, se a questi tempi per esserne fuori fussi lasciato a casa, li verria voglia di entrarvi e cosí si verrebbe ad augumentarla; dove che, sendo accettati in cambio d’altri, oltre a che si contraffa alla legge, questi tali pigliano animo cum dire: ad ogni modo quando si anderà in campo, io arò e’ denari che darà Marzocco e quelli che mi darà un altro perché io vada in suo loco; e cosí si fa danno all’Ordinanza. [10] Io ve ne ho voluto scrivere acciò che parendovi di farci provisione, o di presente o per l’avvenire, ne siate informato, e se vi occorre comandarmi cosa alcuna qua, fatelo senza respetto. [11] Ed a voi mi raccomando. [12] Florentiae, 21 aprilis 1509.

[13] Franciscus de Sancto Geminiano notarius.

162

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Questa solo per avvisarvi come la paga de’ 93 fanti di Foiano venuti ultimamente cominciò a dí 14 e finisce a dí 25. [4] È pertanto necessario vostre Signorie mandino subito la loro paga, che la ci sia a dí 25; e cosí mandino la paga de’ bombordieri e de’ soldati de’ connestaboli fuora della Ordinanza, perché a quella paga manca piú di 300 ducati. [5] E se le Signorie vostre vogliono seguitare questi pagamenti di terza paga, è necessario mandino la paga intera di tutti questi connestaboli, ed io la darò poi a’ tempi. [6] Perché mandando un terzo di paga per volta è una confusione, perché prima sono venuti e’ tempi che sieno pagati, e se non si sta sempre con la penna in mano a ricordarli, e’ giungono altrui addosso e non ci si truovono e’ danari; sí che vostre Signorie mandino subito subito quelli delli aggiunti di Valdichiana e dipoi mandino una paga intera di tutti e’ connestaboli per levare via le confusioni dette. [7] Bisogna ancora danari per e’ marraioli ed el conto de’ danari aúti infino qui vi si manderà per il primo. [8] E dove si era disegnato che bastassino, a questo guasto de la parte che tocca a questo campo, 200 marraioli, è parso dipoi piú a proposito fare di averne 400, per posserlo dare in dua sere e piú presto uscire di questa fazione, che è importante per avere a lasciare el campo quasi solo; e quanto prima se ne esce, piú securamente si fa per avere ad ire sotto le mura dove le nostre gente vanno a periculo dell’artiglierie. [9] Raccomandomi a le Signorie vostre. [10] In Castris apud Sanctum Petrum. [11] Die 23 aprilis mdviiii.

[12] Alamannus Salviatus Commissarius generalis.

163

[1] Spectabili viro Niccolao Machiavello Secretario florentino. [2] In Castris Orator. [3] Iacopo.

[4] Spectabilis vir etc. [5] Noi ricevemo ieri la tua de’ xxi, per la quale intendemo come ti eri transferito a Sam Piero in Grado per vedere di riordinare e riunire coteste compagnie spezzate e ridurle sotto e’ capi loro; la qual cosa non ci potrebbe piú piacere, né anche ci veggiamo migliore modo a farlo, che questo che tu hai ordinato. [6] Ed a questo effetto si mandò stamani Martello con danari per levare 80 fanti e condurli costà piú presto si potrà. [7] Cosí si sono ordinati li scoppiettieri e tutti s’invieranno a Cascina, donde dipoi tu li deputerai a’ luoghi loro. [8] E cosí farai in tutte le altre cose che occorrono in questa materia per levar confusione e torci briga. [9] Né altro ci occorre per la presente. [10] Ex Palatio florentino, die xxiiii aprilis mdviiii.

[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[12] Nico.

164

[1] Spectabili viro Niccolò Malclavello Secretario et concivi nostro carissimo. [2] In campo.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Noi aviamo questo dí ricevuto una tua breve di ieri che non contiene altro che domandare la paga di cotesti fanti, che a questa ora doverrà essere comparsa; però non accade dirne altro. [5] E per lo avvenire arai solamente cura di avvertirci 4 o 5 dí innanzi del tempo che si hanno a dare e’ danari perché, intesolo, subito vi provedreno. [6] Altro non ci occorre, se non di nuovo ricordarti ad aver bona cura a cotesta fanteria. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio florentino, die xxviii aprilis 1509.

[9] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

165

[1] Spectabili viro Nicolao de Maclavellis Secretario in Castris Mezzane. [2] Yesus Christus.

[3] Carissimo Nicolò. [4] Io ho una vostra per la quale sono avisato che desiderresti rassettare queste compagnie che ciascuna avessi il capo suo, come mi diceste alla partita vostra. [5] Io sono contento a ogni cosa, ma bene vi voglio ricordare che, come arete visto, a me è suto dato la maggiore parte della fazione del guasto e non solo la maggiore parte, ma io ho a tenere il campo diviso, la metà qui e la metà in Barbericina; avendone a fare 2 parti, desiderria avere buone compagnie, il che e come lascerò governare a voi.

[6] Voi mi scrivete una lettera etc. che demostra qualcuno di questi conestaboli – potria essere stato Agnolo da Castiglione, o qualcuno altro che fussi stato – non può esser buono, perché ha riferito quello che io non ho detto, ma pensato: e di questo non voglio altro testimone che Idio e voi che mai io abbia loro detto altro che bene di voi loro. [7] È bene vero che con Agnolo mi turbai assai della licenzia aveva dato a’ x da Castiglione sanza mia saputa. [8] Ed ancora la intenzione mia fussi darla loro, come da voi n’ero richiesto, doveva lui fare il debito suo di stimare il Commessario e domandarmene licenzia; perché credo sia necessario, perché piglierebbono troppo animo; e se bene vogliono riconoscere voi, sapete non siate sempre in ogni luogo per potergli comandare. [9] Il che io apruovo, che vi amino e stimino, perché, avendo ogni giorno a essere agli orecchi vostri, tanto piú saranno obbedienti e sapranno quello che aranno a fare. [10] Ma non manca però che non debbino anche fare conto di questo Commessario, e io in su questo gli dissi villania e che mi si levassi davanti; e perché fu’ visto alterato, mi si levò dinanzi. [11] Sí che, Nicolò, avendovi scritto o lui o altri quelle pazzie che voi scrivete, reputatelo non da me, ma dalla loro mala natura; ma faresti il debito farmelo intendere, perché crederrei e colle parole e con i fatti iustificarvi il tutto e quello che è la verità; e non solo qui, ma io non mi trovai mai se non a farvi piacere. [12] E cosí son disposto sempre e sanza altro dirvi sono vostro. [13] Idio vi guardi. [14] In Castris apud Sanctum Petrum, a dí xxviiii° d’aprile 1509.

[15] Vostro Alamanno Salviati Commissario.

166

[1] Antonio da Filicaia. [2] xiii maii.

[3] Desiderando noi che questo guasto si dia piú a punto si può, e che, se possibile fussi, non ne rimanga spia a’ Pisani, e sapiendo che a questo effetto è necessario avere strumenti che sieno pratichi e con qualche amore faccino simile faccenda, ci è parso mandarvi Simone Ferrucci, presente latore, giudicandolo strumento atto a simile esercizio, del quale ti varrai in tale fazione, sollecitandola quanto ti fia possibile; in modo che, circa al dare questo guasto presto e affatto, noi e tutto questo populo ne siamo satisfatti.

[4] Altra volta ti si è scritto che tutti quelli escono di Pisa per andare per grani e tutti quelli che vanno in Pisa con grani che ti capitano nelle mani, noi voliamo che muoino. [5] E perché questa cosa è desiderata qui, noi di nuovo te lo ricordiamo e t’imponiamo osservi quanto di sopra ti si dice; cosí de’ presi infino a qui, come di quelli pigliassi di nuovo. [6] Vale.

167

[1] Bartolo di Piero Zati Capitano della Montagna di Pistoia. [2] xiiii maii.

[3] Per altra ti scrivemo quello ci occorreva circa Michele di Giovanni da Portico, ed avendo inteso di nuovo come tu lo tieni in modo stretto che li sta con periculo d’ammalare etc., voliamo lo rallarghi, in modo che li stia non con tanto suo incommodo e, da l’altro canto, te ne tenga nondimanco securo talemente che non possa fuggire. [4] Vale.

168

[1] Prioribus civitatis Pistorii.

[2] Magnifici viri etc. [3] Lo esibitore della presente sarà Nicolò Machiavelli nostro Secretario, al quale le Magnificenzie vostre presteranno piena fede a quanto ne esporrà per parte nostra, e con effetto ne esequiranno quanto ne ricercherà. [4] Bene valete, die 16 maii 1509.

169

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Io giunsi iarsera qui e parlai con la Magnificenzia del Capitano circa la provisione del pane; lui mi fece parlare con e’ deputati da questi Priori sopra la canova e con uno Betto Baroni a chi detti deputati la hanno allogata. [4] Dissonmi detti deputati avere dato a Betto 30 ducati per questo mese e lui si è obligato provedere el campo a suo guadagno e perdita. [5] E non sanno donde si possa essere nato questo disordine, dicendo Betto avere fatto suo debito e che lui che era presente disse essere convenuto con Antonio di mandare in campo da le 30 e le 40 staia di pane ogni dí, e che lo ha mandato, ma che ’l mancamento nascie da quelli di Val di Nievole, di chi el Commissario si è fidato; e da ora se el Commissario vuole, servirà el campo ogni dí di cento staia, che tanto ne logora, a prezzo e peso conveniente; ma bisogna che ’l Commissario ordini o che pane non vi venga d’altronde, o venendovene non si venda se il suo non è venduto, perché non vorrebbe averlo a gittare via. [6] Io, per me, credo che, se di qui non andrà in campo piú che 30 o 40 staia di pane el dí e che del resto si fidi in su la Val di Nievole, che spesso el campo verrà a qualche stretta; perché io ho provato come fanno quelli comuni, che oggi mandono e domani no. [7] Ed in vero non possono fare altro, non avendo el grano in casa ma avendosi a provedere di qui. [8] E credo che Antonio non abbi promesso a costoro el provedere a tutto, parendogli forse el pane scarso, a che questi deputati mi hanno promisso reparare, constituendo a questo loro canoviere termine di peso conveniente. [9] Un’altra cosa ancora ci è che ’l maestro del campo dal pane della canova non ha nulla, e da l’altro sei quattrini della soma, donde lui ha sempre persuaso ad Antonio che si provegga per via di Pescia piú tosto che per via di Pistoia. [10] Io sarò domani dov’è Antonio e parleronne seco. [11] E questo ho scritto a le Signorie vostre acciò vegghino che questa comunità ha fatto e fa el debito suo; e se disordine nascie, donde e’ viene. [12] Dicemi questo canoviere avere iarsera aúto nuove dal suo rispondente come in campo era abbundanzia; ma questi ordini non bene fermi fanno oggi abbundanzia e domani carestia. [13] Raccomandomi a vostre Signorie. [14] Quae bene valeant. [15] Ex Pistorio, die xviii maii mdviii.

[16] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

170

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Trovandoci oggi qui tutti a tre, parte per rivederci in viso, parte per ragionare quello fussi da fare dopo el guasto, el quale si può dire che sia dato, ed intendendosi in Pisa, Tarlatino scrisse, come volendo noi dare loro licenza, verrebbe a parlarci quattro loro uomini, cioè Francesco del Torto, Matteo di Gaddo, Antonio dell’Oste e Carlo Bandella. [4] E parendoci di udirli, lor vennono e li ricevemo gratamente e con buona cera; e posati alquanto, parlò Francesco del Torto per tutti, e disse come quelli loro Signori e popolo avevono creati xii uomini per venire costí a Firenze ed essere a’ piedi de’ nostri Eccelsi Signori, per comporre le cose in fra quella comunità di Pisa e loro Eccelse Signorie, e che erano venuti per farci intendere questa deliberazione e domandarci salvocondotto per loro. [5] Risposesi per noi usando prima quelle amorevoli parole potemo per imprimere loro bene nella testa la buona disposizione di tutta cotesta città verso di loro; dipoi dicemo che quello che li aveva offesi infino a qui era volere pigliare tempo, perché, se non lo avessino voluto, ma avessino anticipato, si troverrebbono con le ricolte loro salve e non sarieno sute loro tolte, e che questo tempo, in che per avventura ancora sperano, potria loro fare male per lo avvenire come per il passato. [6] E quando e’ lo volessino avanzare, e’ potevono digrossare saltim se non saldare con esso noi le cose loro, il che si poteva fare in uno giorno, potendosi essere da Pisa a qui in uno tratto; la quale cosa non si potrà fare quando fieno venuti costí circa le difficultà che nascessino nel trattare la cosa, pure nondimanco che ’ salvocondotti erano a loro posta e potevano pigliare quale de’ dua modi paressi loro, ma il primo ci pareva migliore per essere piú breve. [7] Risposono piacere loro el ricordo nostro; nondimanco per non avere altra commissione non potevano fare altro che domandare el salvocondotto, ma che tornerebbono in Pisa e ne ragionerebbono e piglierebbono uno de’ dua partiti, e lo farebbono intendere quale avessino preso e o domanderebbono el salvocondotto, o ricercarebbono di parlarci per fare el medesimo effetto; ed in questa conclusione si rimase. [8] Furno e’ nostri ragionamenti lunghi e di diverse cose, ed a noi parve ritrarre per le parole loro e per li gesti assai buona disposizione; e potria essere che, venendosi o qui o costí a trattare de’ particulari, e’ si venissi a qualche effetto buono. [9] Dissono bene non ci maravigliassimo quando tutto dí domane o anche l’altro non si facessi intendere altro, perché si farebbe per fare migliore conclusione, a che noi li confortamo e c’ingegnamo in tutti e’ ragionamenti fare loro fede che sono per trovare da cotesta città piú clemenzia, piú securtà, piú beni che non saprieno dimandare, di che mostrorno d’esserne assai capaci e di animo di farne capaci li altri che stessino ancora duri e fussino d’altra opinione. [10] Restono le cose cosí e per noi non se ne può fare altro iudizio che si possino fare le Signorie vostre. [11] Staremo a vedere che resoluzione faranno e di tutto vostre Signorie fieno raggualiate. [12] E’ nomi delli eletti non si mandono perché io, Nicolò, questa mattina ne mandai nota a le Signorie vostre; e con tutte queste pratiche non si allenta uno punto delle fazioni nostre, e cosí fareno infino a tanto che si tocchi con mano che dichino da dovero; di che, sí per le parole che dissono in pubblico a tutti noi e dipoi ad alcuno in privato, abbiamo assai buona opinione, quando le cose non sieno guaste altrimenti, di che Dio guardi. [13] Raccomandianci a le Signorie vostre. [14] Quae bene valeant. [15] Ex Castris Vallis Serchi. [16] Die xx mai mdviiii.

[17] Antonius de Filicaria, Alamannus de Salviatis,

Nicolaus de Capponibus Commissarii generales.

171

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Questo dí per altra mia scrissi quello mi occorreva a le Signorie vostre. [4] Ho dipoi ricevuto circa ore xxii una lettera di Tarlatino, per la quale mi fa intendere come quelli Pisani si sono resoluti fare meno numero di contadini, cioè da otto redurli a cinque, e tutto hanno fatto d’acordo con e’ contadini, perché hanno mostro che tanto numero di contadini passava con poco onore di quelli della città; e’ quali cinque contadini con quelli 4 cittadini vogliono mandare costí, e domani manderanno a noi per il salvocondotto. [5] Staremo ora a vedere quello che seguirà. [6] Qui è Simone da Pontremoli, come sanno le Signorie vostre, ed attende a sollecitare Tarlatino; e lui si è alleggerito delle cose sua, e per ultimo ha chiesto di trarne letta ed altre sua masserizie grosse, che mostra, volendosi cavare el letto di sotto, di volere andare a dormire altrove; ma non fia punto maraviglia che si vadia intrat­tenendo qualche dí, perché sendo questo maneggio d’accordo in fieri, debbe volere vederne o resoluzione fatta o per fatta, per averci drento qualche obligo o qualche utile con vostre Signorie. [7] E chi considerrà bene tutto, vedrà procedere le cose sua naturalmente e ragionevolmente; né io le ho credute altrimenti e non le credo; e qualunque se ne ingannassi, se ne ingannerebbe a ragione e iustificatamente. [8] Né Simone da Pontremoli può essere venuto se non perché Tarlatino se ne esca, considerato chi lo manda, e’ danari ha portati e le lettere, ed anche considerato come Simone maneggia questa cosa, come e’ la pratica e sollecita, e per ogni lettera che Tarlatino mi scrive, le quali tutte sono di sua mano. [9] Ed appresso di me mi ricorda non avere sed non una fede, e prima è per mancare della vita che di quella, e di tale fede e’ loro pari ne sogliono pure tenere conto, ed in quanto piú grado sono, piú la stimano. [10] E lo essere Tarlatino fuora di Pisa per ogni cosa che abbi a seguire non può essere piú utile per voi e piú dannoso per li Pisani; né altri termini si posseva usare a trarnelo che questi, perché a lui bisogna uscirne di furto, e con la roba non se ne può uscire di furto. [11] E’ nomi de’ cinque contadini fermi ultimamente al venire sono questi: sere Tomeo da Calci, Matteo di Gaddo, Antonio dell’Oste o del Zanna, che è tutt’uno, Carlo Bandella, Tommaso del Malasoma. [12] E’ cittadini sono quelli di che vi mandò nota Nicolò Capponi. [13] Altro non mi occorre. [14] Ex Castris apud Sanctum Iacobum, die 21 maii 1509.

[15] Antonius de Filicaria generalis Commissarius.

172

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Siamo a 18 ore ed è comparso una di vostre Signorie alla quale, per avere 4 ore sono scritto a lungo a quelle, non accade altra risposta.

[4] Di Pisa ho da Tarlatino la inclusa, per la quale vostre Signorie vedranno quello mi scrive; ed a me pare la cosa vadia avanti maxime che, per una scrive detto Tarlatino al signore Muzio, dice che stasera o domattina partiranno li Ambasciadori, che a Dio piaccia sia in buono punto per la nostra città.

[5] Venendo io, lascerò in questo luogo con buono ordine Raffaello Fedini, el quale è per suplire in ogni evento come se ci fussi la mia persona propria, e maxime per la buona disposizione e voluntà di questi signori condottieri, in modo che vostre Signorie se ne possono rendere secure e starne con lo animo posato. [6] Valete. [7] Ex Castris Florentinorum apud Sanctum Petrum in Grado, die xxiii maii mdviiii.

[8] Servitor Alamannus de Salviatis generalis Commissarius.

173

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Questo dí circa diciannove ore mi trovai in su e’ fossi con li nove Ambasciadori pisani; ed a questa ora, che siamo a 24, mi truovo con loro qui in Saminiato, donde partirò domattina e vedrò d’essere intorno a xxii ore domandasera a Legnaia a’ Capponi, secondo l’ordine mi desti per l’ultima vostra, dove aspetterò l’ordine abbi a tenere.

[4] Ricordo che vostre Signorie ordinino che ’ danari per li fanti dell’Ordinanza sieno a San Piero per tutto dí 26, che non manchi acciò non segua disordine. [5] Valete. [6] In Saminiato, die 24 maii 1509.

[7] Alamannus de Salviatis generalis Commissarius.

174

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] Yesus.

[3] Magnifici Domini. [4] Ebbi questa notte ad ore cinque la vostra, per la quale mi commettevi fussi costí ad ora di desinare e che io entrassi con questi Imbasciadori in Firenze a lo alloggiamento disegnato sanza altri respetti. [5] Pertanto fo intendere a vostre Signorie come e’ sarebbe quasi impossibile condurre costoro sanza fare colezione per la via, sendone alcuno di loro vecchio ed alcuno indisposto; pertanto fo conto posarmi a bere a luogo di Francesco Antinori, dipoi venirne costí, che enterrò in Firenze intorno a xxi ora, e per la piú pressa li condurrò a San Piero Scheraggio dove avvisate avere ordinato el loro alloggiamento. [6] Valete. [7] Ex Sancto Miniate, die 25 maii, ora xi diei 1509.

[8] Alamannus Salviatus generalis Commissarius.

[Scritti di governo]

175

[1] Antonio de Filicaria Commissario generali. [2] Die 29.

[3] Ricevemo ieri l’ultima tua, nella quale non era altro d’importanza che la zuffa fatta intra quelli di Casentino e quelli di Lunigiana: il che ci dispiace, e, benché e’ sia consuetudine che qualche volta ne’ campi surghino tali tumulti, e molti piú che non sono suti in cotesti tre campi poi che fumo in campagna — il che imputiamo tutto alla prudenza di chi gli ha aúti in governo —, nondimanco quelli tanti pochi scandoli vi sono stati ci sono dispiaciuti e dispiacciono; e desideriamo vi ponga rimedio, il che farai qualunque volta gastigherai chi ne è l’autore. [4] E ci piace che, quando tu non possa avere nelle mani chi fu cagione di questo, che tu li dia bando del capo, come tu scrivi; ma farai di publicarlo in modo che tutto el campo lo ’ntenda, acciò che li altri imparino. [5] Farai dipoi bandire che, sotto pena delle forche, nessuno ardisca, per qualunque tumulto per conto di zuffe private, pigliare la bandiera o gridare alcuno nome che metta le genti in arme; e quando alcuno controaffacessi, osserverai el bando. [6] Farai appresso intendere a’ connestaboli che faccino intendere alle compagnie loro che se alcuna se ne metterà in arme, come fecie questa di Casentino e l’altre, che tu volgerai loro addosso per reprimerli tutto el resto del campo. [7] E con queste parole ed ordini li verrai disponendo a stare in pace e non tumultuare; e se darai esemplo di qualche uno, li altri impareranno.

[8] Ancora che, per altra, ti scrivessimo seguitassi di dannificare e’ Pisani colli guasti etc., per questa ti commettiamo soprassegga in tutto el dannificarli quanto s’appartiene a’ guasti, ma solo attenderai che grano non entri in Pisa, e cosí che di Pisa non esca alcuno, rimandando in drento quelli uscissino con buone parole ed amorevolmente.

[9] Noi qui, con questi Ambasciadori, abbiamo concluso oggi certe bozze, e domattina partiranno 3 o 4 di loro per essere in Pisa per farne conclusione, e potria essere che Alamanno ritornassi in costà con loro, dal quale intenderai piú a punto el particulare.

[10] Antonio dell’Oche ci ha raccomandato el suo fratello hai costí prigione; e però noi siamo contenti lo allarghi in quello modo che a detto Antonio si satisfaccia in parte, e che tu assicuri in modo non si possa fuggire.

[Commissaria al campo contro Pisa]

176

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Iermattina parti’ di costí insieme con li sei Ambasciadori, e iarsera si arrivò qui ad ora che non parve loro di andare piú avanti. [4] Parevami che questa deputazione non fussi a proposito, di modo che io ne stavo di non troppa buona voglia; nondimanco per il cammino, avendo parlato con tutti ad uno ad uno ed a lungo, li ho trovati di tanta buona disposizione quanto dire si possa, infino ad avermi detto alcuno di loro che offeriranno a quelli che diffidano e’ loro figlioli per securtà, in modo che se e’ fatti risponderanno a le parole, si potrebbe dire di essere in Pisa. [5] Sono partiti detti sei Oratori a questa ora, che siamo a xi ore, per irne a Pisa, e tutti con la sopradetta disposizione. [6] Staremo a vedere el successo di essa, e di tutto fieno ragualiate vostre Signorie. [7] E per possere con piú commodità tenere queste pratiche e scrivere a vostre Signorie, mi fermerò, parendo cosí a li altri, a Mezzana da Nicolò Capponi; ed ad Antonio ho scritto, se li pare, si trasferisca oggi infino quivi, per conferire tutti a tre insieme del seguíto ed intenderci come ci abbiamo a governare in tali pratiche per lo avvenire. [8] Altro non mi occorre. [9] Raccomandomi a vostre Signorie. [10] In Cascina, die xxxi maii mdviiii.

[11] Servitor Alamanno Salviati generale Commissario.

177

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Ieri fu l’ultima mia alle vostre Signorie, per la quale scrissi quello che mi occorreva insino a quell’ora. [4] Poco stante dipoi ebbi lettere da Alamanno Salviati, date in Cascina, che mi faceva intendere come lui ne aveva mandato quella parte delli Ambasciadori pisani dentro in Pisa per fare esaminare e dare la perfezione a quelli capituli che s’erano disegnati costí; e che dipoi se ne voleva venire a Mezzana e quivi resterebbe, perché era luogo commodo alli Pisani quando avessino a fare intendere cosa alcuna, ed etiam a tutti a tre noi quando bisognassi che per cosa alcuna fussimo insieme. [5] Io mi trasferi’ là e dal prefato Alamanno fui raguagliato di tutto che s’era fatto costí con li detti Ambasciadori pisani, ed a me non occorre altro dire sopra ciò. [6] Attendereno ora a vedere che la cosa abbi il fine suo. [7] Io intesi che nello arrivare che feciono in Pisa li detti Ambasciadori, per lo universale si dimostrò grande allegrezza; dipoi se ne andorno in Palagio con molti di quelli primi a esaminare li detti capituli con ordine di avere questo dí il consiglio e dare loro la perfezione: che a Iddio piaccia trarci presto di questa noia. [8] Della nuova che dette il Capitano di Fivizzano non se ne è inteso cosa alcuna, che secondo l’ordine che se ne era dato se ne doveva intendere qualche cosa. [9] Noi non abbiamo mancato né mancareno di stare vigilanti il dí e la notte con quello ordine che se ne è dato per ciò. [10] Altro per la presente non mi occorre. [11] Raccomandomi alle Signorie vostre, quae bene valeant. [12] Ex Castris, die prima iunii mdviiii.

[13] Antonius de Filicaria generalis Commissarius.

178

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, etc. [3] Dopo l’ultima nostra di iersera, non abbiamo prima scritto a vostre Signorie per non essere accaduto ed aviamo caro potere dire a quelle qualche conclusione piú avanti. [4] Questa sera è venuto uno di Pisa, quale ci fa intendere che tutto questo giorno e’ contadini e cittadini sono stati in consulta, ciascuno sopra e’ casi loro, e che i contadini sono al tutto resoluti accettare e volere lo accordo. [5] E per non patire piú, desideravono e’ cittadini fussino del medesimo animo, quali dicono, dopo molte consulte, volevono indugiare a resolversene domattina; e parendo a’ contadini li volessino menare per la lunga, feciono loro intendere che non avevono ad uscire di quivi, che si avevono a risolvere, ed avevono serratogli in Palazzo perché ne facessino la resoluzione, perché cosí non volevono stare piú a nessuno modo. [6] Ed in verità si ritrae non possono piú, e quando la speranza mancassi dello accordo, morrebbono la metà di quella terra di fame perché ciascuno serrerebbe quel tanto da vivere avessi. [7] Stimiamo domattina ci abbino a significare qualche cosa e subito vostre Signorie ne fieno avvisate.

[8] Tarlatino oggi per dua sua lettere ci significa che desiderrebbe le cose sua si acconciassino e l’ultima volta mandò il conto ad uno suo fratello, quale è oggi arrivato qui. [9] Abbiamogli risposto in generali le Signorie vostre essere bene disposte verso di lui, ma, per non si trovare qui Antonio e per non sapere la fine di queste cose di Pisa, non li potavamo rispondere particularmente. [10] Crediamo facci questa furia perché li paia conoscere e’ casi di Pisa essere per prendere sesto. [11] Ed essendo d’altra parte sollecitato da Simonetto, vorrebbe avanti la partita sua farne la conclusione, sperando di doverne essere di meglio; e noi vorremmo ne fussi fuori, per non li avere a pagare alcuna cosa; e non si trovando in Pisa, non potrebbe guastare, come potrebbe e saria per fare quando vi si trovassi e vedessi che noi lo menassino in parole sanza fare conclusione. [12] Abbiamo scritto ad Antonio da Filicaia che lo faccia sollecitare dal detto Simonetto; vedreno che effetto farà.

[13] Qui vorrebbe venire ogni dí quasi tutta Pisa, chi perché stima la cosa sia per avere effetto, chi per mostrare d’essere amico. [14] Noi da domani in là, non venendo a qualche resoluta conclusione, fareno intendere che nessuno possa o debba venire se non come nimico; e sarà sprone al farli resolvere, che non è stato male lo intrattenere qualcuno di quelli bravi per dimesticarli e fare posare loro l’animo in qualche parte, perché si ritrae le difficultà essere in loro con qualcuno di quelli cittadini, che infra tutti non sono uno numero di xxv quelli hanno tenuto che infino a qui lo accordo non sia concluso.

[15] Questa sera abbiamo ricevuta la cavalcata di vostre Signorie di oggi, ed intendiamo quanto di nuovo ci dite de’ 150 fanti pisani sono partiti di Lombardia per a Pisa. [16] Abbiamo di nuovo ordinato quanto si può per noi ordinare per impedirli. [17] E quanto a Tarlatino e Simonetto, ne scriviamo di sopra tutto el successo. [18] Vero è che in questa ora, che sono tre incirca, abbiamo lettere da Antonio come Tarlatino li ha domandato salvocondotto per lui e per quelli Pisani ne merrà seco, e come si vuole partire domani e ci ricerca della opinione nostra. [19] Abbiamoli risposto li dia el salvocondotto ed a quelli Pisani merrà seco, sendo uomini di guerra; e domandandogli cosa alcuna detto Tarlatino per sua ricompensa, li responda avere bisogno parlarne con noi.

[20] Io Nicolò ricordo a vostre Signorie la paga di Daccio e di Gattamelata, perché sono oggi 36 dí ebbono danari. [21] Valete. [22] Ex Castris apud Mezanam, die prima iunii mdviiii, ora 4 noctis.

[23] Alamanno Salviati, Niccolò Capponi generali Commissari.

179

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, Domini nostri observandissimi etc. [3] Scrivemo iersera a 4 ore di notte alle Signorie vostre tutto quello era seguíto infino a quel punto. [4] Questa mattina dipoi ad una ora e mezzo di giorno venne uno mandato di Tarlatino con sua lettere, e ci faceva intendere come, avendo referito li Oratori tornati da Firenze che la cosa de’ soldati era rimessa in noi 3 Commissari, avevano detti soldati deputato lui con 4 di loro per essere con esso noi a fermarla; e giudicando noi che questi soldati volessino anticipare con e’ casi loro avanti s’intendessi qui la resoluzione fatta in Consiglio per possere migliorare le cose loro, intrattenemo detto mandato di Tarlatino come desiderosi d’intendere prima gli rispondessimo quello che iersera fussi concluso. [5] E cosí temporeggiando siamo ad ore 16 ed è venuto Andrea di Pucciarello, fratello di Filippo; e ci fa intendere per parte di Filippo come li Imbasciadori si spedivano tuttavia per venire a trovarci colla resoluzione dello acordo fatto e che ogni cosa era fermo, di che ci è parso dare avviso alle Signorie vostre per staffetta acciò intendino di mano in mano dove le cose si truovino; e con questi soldati e Tarlatino, c’ingegneremo migliorare in quanto fia possibile le cose delle Signorie vostre. [6] E di tutto si darà avviso in diligenzia a quelle e tutto quello vi si scrive si fa per relazione di detto Andrea. [7] Nondimanco ce ne rimettiamo a quanto s’intenderà dipoi particularmente da’ detti Oratori, doppo la venuta de’ quali spacceremo subito una staffetta a vostre Signorie. [8] Ex Castris Florentinis apud Mezanam, die ii iunii, ore 15, mdviiii.

[9] Alamannus Salviatus et Niccolaus Capponeus Commissari generales.

180

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] L’utima che io ho dalle vostre Signorie fu de’ dí xxx, dipoi non ho ricevuto lettere da quelle. [4] Noi fumo ieri nel campo di Mezzana tutti a tre noi insieme con li Ambasciadori pisani, colli quali si ragionò a lungo sopra le cose dello acordo. [5] Fecionsi questa conclusione, che se ne venivano costí per ratificare a tutto; ed insieme con esso loro ne è venuto Alamanno, dal quale le Signorie vostre saranno state a pieno informate. [6] A me non occorre dire altro sopra ciò salvo che ricordare la prestezza, perché, stando le cose nel termine che elle sono di presente, fanno piú a proposito delli Pisani che nostro; che sarebbe difficile a potervi rimediare interamente perché non credo che ieri fussi nel campo di Mezzana manco di 300 Pisani; e questa mattina, se io non tenessi le genti nostre alle tagliate, che non lascino passare persona, ci si sarebbe ripieno, tanti ne è venuti in quel luogo: che ne ritornerebbono tutti a casa pasciuti.

[7] E’ viene il tempo della paga delli fanti de l’Ordinanza a’ cinque dí del presente; ed in quel medesimo giorno viene ancora la paga del signor Francesco dal Monte, Giannetto da Carda, Giannone da Librafatta ed Auzino. [8] E benché e’ vada attorno questa pratica, insino che io non ne veggo fatto interamente la conclusione, mi è parso da ricordare questi danari delli fanti alle Signorie vostre, perché ancora loro stanno con li orecchi levati; e da altra parte e’ detti fanti de l’Ordinanza, come e’ non sono pagati il dí del termine, sono tutti in levata. [9] Le Signorie vostre vedranno quello che è per seguire ed ordineranno quello che iudicaranno che sia il bisogno. [10] E per la presente non mi occorre altro. [11] Raccomandomi alle Signorie vostre, que bene valeant. [12] Ex Castris apud Sanctum Iacobum, die iii iunii mdviiii.

[13] Antonius de Filicaria generalis Commissarius.

181

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, Domini mei observandissimi etc. [3] Questa sera ricevi una delle Signorie vostre di stamani delle 15 ore. [4] E perché Alamanno e li ’mbasciadori saranno arrivati costí, circa a questo non mi occorre dire altro. [5] Qui ci capitò di Pisa ieri uno numero grande di uomini e parve a tutti a 3 non negare loro lasciare portare loro qualche poco di pane, venendo tanto liberamente e mostrando tanto buona volontà. [6] Oggi similmente ce ne è tornati, ma non tanti, né ò lasciato loro portare tanto pane. [7] Domani li ristringnerò in modo, pure con buone parole, che non li lascerò né venire né portarne; ma pensino le Signorie vostre che non n’è senza grandissima fatica come ne può riferire Alamanno; pure le cose sono in termine che presto se ne doverrebbe vedere la fine. [8] E’ fanti dell’Ordinanza a dí 25 ebbono la paga e Daccio e Gattamelata sono oggi 37 dí che ebbano la loro; però le Signorie vostre ne proveghino. [9] Quando si dava il guasto io scrissi alle Signorie vostre de’ cavalli che erano stati morti a Giovanni Capoccia ed a 2 altri uomini d’arme del signor Marcantonio, e che sendo fazione straordinarie e pericolose, che sarebbe bene usarne loro qualche discrizione, e quelle mi risposano che io facessi intendere che a lui ed a chi altri ne fussi morti le Signorie vostre erano di animo di usarne loro qualche ricompensa. [10] Ora io sono soprastato sino ad ora a ricordarlo alle Signorie vostre per vedere se ne fussi stato guasti delli altri; ed essendo finito il guasto, m’è parso ricordarlo a quelle, avendone per lo scrivere loro dato qualche intenzione. [11] El cavallo di Giovan Capocca era il migliore cavallo che avessi, di pregio di cento ducati o piú; gli altri di 70 in 80 fra tutti a dua. [12] Io li raccomando alle Signorie vostre per dare animo agli altri e perché, come le Signorie vostre sanno, chi perde uno cavallo di questa qualità ne rimane disfatto. [13] Altro non mi occorre se non che mi racomando alle Signorie vostre. [14] Ex Castris Florentinis apud Mezanam, die 3 iunii, ora 4 noctis mdviiii.

[15] Niccolaus Capponeus Commissarius generalis.

[16] Benché io creda che le Signorie vostre sieno di animo liberare tutti e’ prigioni pisani avendo effetto lo acordo, pure io arò caro che quelle mi dichino particularmente se ò a fare il simile al fratello d’Alfonso che a degli altri.

[17] Quando s’entri in Pisa, credo le Signorie vostre vorranno si rifaccino quelle cittadelle quanto prima si potrà. [18] Però bisognerà pensare alle cose necessarie, maxime alle calcine, delle quali non ci è in questo paese salvo che una fornace a Vico; la quale ò ordinata che si faccia cuocere, però quando, parendo a quelle, dieno ordine di farne fare, perché non s’abbia poi a perdere tempo.

182

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, Domini mei observandissimi etc. [3] Io scrissi iersera alle Signorie vostre, e benché io sono certo che e’ non bisogna ricordarlo alle Signorie vostre, egli è bene sollecitare quello che s’à a fare con cotesti Imbasciadori, perché egli è tanto la necessità e la sicurtà che i Pisani hanno preso, per parere loro essere bene disposti verso le Signorie vostre; e tenete la cosa ferma che io non mi posso riparare che al continuo non ce ne capiti, e conseguentemente che e’ non ne portino qualcosa, io ò messo guardia a’ passi. [4] E le buone parole non bastano e le cattive non giudico a proposito usarle, sendo la cosa maxime da vederne la fine presto; pure io mi sforzerò di ritenergli e che e’ ne portino manco che sarà possibile, ed io attendo con desiderio la resoluzione di costí. [5] Né altro mi occorre se non raccomandarmi a vostre Signorie. [6] Ex Castris Florentinis apud Mezanam, die 4 iunii mdviiii.

[7] Niccolaus Capponeus Commissarius generalis.

183

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri fu l’utima mia alle Signorie vostre e per quella dissi quanto mi occorreva; e iersera a notte ne riceve’ una delle prefate Signorie vostre per le mani di Nicolò Capponi a comune con esso lui, alla quale non accade altra risposta salvo che per me si fa e farà del continuo quanto le vostre Signorie ne commettono. [4] Io ricordarò bene amorevolmente di nuovo quello che ieri ancora scrissi, che e’ si faccia ogni opera di strignere la cosa con cotesti Ambasciadori, perché stando cosí ella è tutta a proposito delli Pisani e contro a noi. [5] E benché generalmente si dica che li Pisani, che maxime li cittadini, venghino volentieri a questo accordo, io fo certo le Signorie vostre che e’ vi resta qualche legno torto. [6] Ed in questa utima consulta che si fece, che ne partorí il ritorno delli Ambasciadori costí, e’ vi fu delle fatiche; e se e’ non fussino stati li uomini del contado che vi si trovorono, egli uscivano a rotta di Palagio; e non sanza cagione dipoi e’ fanno diligentissima guardia che lettere non vadino fuora ed ancora dentro non ve ne entri. [7] Queste cose mi sono fatte intendere da uomo di buona qualità e che desidera la fine di questa cosa.

[8] Ieri ricordai alle vostre Signorie la paga di queste fanterie e scordommi di scrivere ancora di Bernardino da Carrara che si truova a Librafatta, perché la paga sua viene insieme con quella delli altri conestabili. [9] Le Signorie vostre esamineranno questa cosa secondo la deliberazione che si farà costí con li sopradetti Ambasciadori che, conchiudendosi presto, vi sarebbe dentro risparmio di danari. [10] Altro per la presente non mi occorre salvo raccomandarmi alle vostre Signorie, que bene valeant. [11] Ex Castris apud Sanctum Iacobum, die 4 iunii mdviiii.

[12] Antonius de Filicaria, generalis Commissarius.

184

[1] Spectabili viro Niccolao Machiavello, Secretario florentino in Castris, amico carissimo.

[2] Niccolò. [3] Egli è partito oggi di qui el Quaratese con tremila ducati per conto delle fanterie ed altri pagamenti. [4] E perché el danaio s’indirizza alli Commissari, per buono respetto si commette loro che dieno la cura a te di scierre quelli tanti fanti di Ordinanza si vorranno serbare per la guardia di Pisa ed a quelli fare pagare el terzo della paga secondo l’ordinario, cosí satisfare li altri che si licenzieranno di uno dí o dua piú oltre a quello avessino guadagnato di questa nuova paga, acciò se ne possino tornare a casa con qualche danaio; ed avvertirai a non pagare loro garzoni o famigli, acciò non si ritornassi alli modi vecchi e si guastassi questa Ordinanza. [5] Altro non ti abbiamo a ricordare per ora. [6] Bene vale. [7] Ex Palatio florentino, die quinta iunii 1509.

[8] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentine.

[9] N. M.

185

[1] Niccolò Machiavelli Secretario et concivi nostro carissimo. [2] Al Campo pisano.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Siamo a ore xvi e questo punto alla presenzia di ser Piero dello Apostolo si è fatto il iuramento nel modo era desiderato da cotesti Ambasciadori con tanta unione e prontezza quanto sia suto possibile, ed in numero grandissimo di cittadini come per il contratto apparirà, quale porterà seco ser Piero prefato che per essere cosa lunga non si è possuto fare ora. [5] Màndatisi una lettera del prefato ser Piero a messer Francesco dell’Ante ed alli altri, per la quale lui li avvisa del iuramento fatto alla presenzia sua e di piú el salvocondotto come hanno domandato. [6] Presenterai loro ogni cosa ed accelererai il camino per avanzare tempo etc. [7] Né altro ci occorre per ora. [8] Bene vale. [9] Ex Palatio florentino, die v iunii mdviiii. [10] Parte a ore xvi.

[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipubblice florentine.

186

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, Domini mei observandissimi, etc. [3] Iersera ricevi una delle Signorie vostre e questa notte una altra. [4] E per ora non risponderò altro perché io aspetto Alamanno a desinare ed Antonio ci sarà doppo desinare; ed occorrendo piú una cosa che una altra, se ne darà avviso alle Signorie vostre. [5] E ’ 3 Imbasciadori non si poterono iersera condurre in Pisa, ma si fermorono a Cascina e stamattina di buona ora partirono; e credo che assolutamente spediranno oggi le cose in modo che domane potreno entrare drento, perché e’ sono tutti bene disposti e non vi resta piú dificultà nessuna, e da 2 dí in qua non è stato possibile tenergli che non venghino per questi campi; e noi, veduto la certezza della cosa, ce ne siamo difesi in quel migliore modo che abbiamo possuto. [6] Tarlatino stamattina se ne è uscito ed andato alla volta di Lucca; né altro mi occorre che raccomandarmi a vostre Signorie. [7] Ex Castris Florentinis, die 6 iunii mdviiii.

[8] Niccolaus Capponeus Comissarius generalis.

187

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] Per staffetta. [3] Tenuta la presente lettera sino ad ore 21.

[4] Magnifici Domini, Domini nostri observandissimi, etc. [5] Noi siamo ridotti qui tutti a tre nel campo di Mezzana, dove abbiamo ordinato che venghino tutti e’ nostri condottieri per divisare il modo dell’entrare in Pisa ed in che modo per ora sia per rimanervi e con che guardia, di che si darà avviso per altra a vostre Signorie. [6] Io Alamanno parti’ da Saminiato questa mattina e, giunto a Cascina, ne mandai per le ritte quella parte delli Oratori vennano meco con tanta buona cera e tale satisfazione delle cose fatte che ci fanno stare di continuo di migliore voglia; e Nicolò Machiavelli referisce el medesimo di quegli vennano seco, e’ quali abergorono iersera a Cascina; e questa mattina a levata di sole dovevano essere in Pisa, e siamo ad ore 18 incirca e di là non si ritrae ancora quello si abbino fatto in publico: sono bene venuti 3 ora fa alcuni cittadini pisani qui, e’ quali fanno fede detti Oratori avere fatto privatamente una ottima relazione e che ancora non avevano parlato al pubblico. [7] Come intendereno cosa alcuna, ne scriverreno subito in diligenza a vostre Signorie, e la presente si scrive acciò quelle non stieno coll’animo sospeso ed intendino dove le cose si truovino infino a quella ora.

[8] Intendiamo ancora Tarlatino con el nome d’Iddio essere uscito di Pisa ed esserne andato a la volta di Lucca per essere dipoi in Lombardia.

[9] Attendiamo con desiderio la provisione del pane, la quale ci pare necessaria piú che altra cosa si abbi a provedere. [10] Né altro ci occorre che raccomandarci a vostre Signorie. [11] Ex Castris florentinis apud Mezanam, die 6 iunii, orae 18 1/2 mdviiii.

[12] Postscripta. [13] Alla vostra staffetta di stamane, ricevuta in questo punto, non occorre fare altra risposta, salvo che in ogni cosa di che ci avvertite usereno tutta quella diligenzia si potrà per satisfare alle Signorie vostre, e s’arà avvertenza ed a’ soldati ed a tutti gli altri che entrerranno in Pisa; e cosí accelerereno l’entrata o in quel modo che vostre Signorie ricordano, o in qualunque altro modo possibile scritto fino qui. [14] Intendiamo per uno che viene di Pisa come el Consiglio si ragunava a furia, dove concorreva quasi tutto el popolo di Pisa.

[15] Antonius de Filicaria, Alamannus Salviatus et Nicholaus Capponeus, Commissarii generales.

188

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini, Domini mei observandissimi, etc. [3] Questo dí a xxi ora scrivemo a vostre Signorie tutto quello era occorso. [4] Dipoi circa 23 ore arrivorono qui messer Francesco dell’Ante e ser Tommè da Calci, e ci feciano intendere che venivano per significarci come, dopo la giunta loro in Pisa, avendo fatto intendere la resoluzione a’ loro Priori ed essendo satisfatta loro ed a tutti quelli che l’ànno intesa, feciano pruova di avere el loro consiglio con molti altri arroti, acciò che questa cosa, che apartiene a ciascuno, si trovassi ciascuno a confermarla. [5] E dopo molta diligenza non possorno mai ragunarne quel numero disegnavano, per essere parte di loro occupati in sgomberare case, per ordinarle per ricevere noi e le gente nostre, e per essere parte de’ contadini fuori a lavorare ed a fare altri loro bisogni, di modo che li hanno per necessità differito a fare questa aprovazione domattina. [6] E questa sera dopo l’una ora di notte faranno bandire detto consiglio per domattina, e domattina non apriranno le porte fino a tanto non sia ragunato, e saranno avanti desinare qui da noi con la ratificazione fatta; e mostrorno essere molto contenti, perché li avevono trovati bene contenti e disposti di quelli che infino ad oggi erano suti d’un’altra disposizione. [7] Crediamo verranno domattina come hanno promesso, e noi vedremo domani di pigliare o tutta o parte della tenuta, insignorendoci dell’artiglierie e di parte di qualche luogo forte drento, di che dareno avviso successivamente a vostre Signorie.

[8] Questi Signori sono stati insieme oggi per quella cagione scrivemo per altra; concludano essere necessario tenere in questo principio mille fanti in Pisa; donde noi facciamo conto riserbarcene 600 della Ordinanza, ed il resto de’ conestaboli vecchi. [9] Né altro ci occorre, se none racomandarci a vostre Signorie. [10] Ex Castris florentinis apud Mezanam, die 6 iunii, ora 4 noctis mdviiii.

[11] Antonius de Filicaria, Alamannus Salviatus et Nicholaus Capponeus, Commissarii generales.

[Scritti di governo]

189

[1] A’ Commissarii di Pisa. [2] 17 iunii 1509.

[3] Questa mattina abbiamo ricevuta la vostra de’ 15, la quale ci ha assai satisfatto per rispondere a quanto ieri vi si scrisse. [4] E veduto come voi giudicate bastino per la guardia di cotesta terra 600 fanti, e come e’ connestaboli straordinarii, computato Carlo da Cremona con 50 fanti, si truovono 390 fanti, ci pare che, de’ connestaboli della Ordinanza, voi riserbiate solamente quattro connestaboli, cioè: Morgante dal Borgo, Bastiano da Castiglione, Dietaiuti da Prato ed Arcangiolo da Castiglione; e’ quali vi riserberete, con le compagnie che al presente si truovano, che aggiungono a la somma secondo la vostra listra di fanti 247. [5] E quando Arcangiolo fussi malato, potrete lasciare lui, e tòrre el Capitano Piero o Antonio da Castiglione, come a voi parrà. [6] E perché alcuno di detti connestaboli, per avere uomini pratichi al paese, hanno tenuto, mentre sono stati nelle fazioni in campo, qualche fante fuora de’ descritti delle loro bandiere, voliamo diciate a quelli che ne hanno alcuno, che li licenzino e piglino de’ loro scritti; ed a quelli che non hanno, li avvertirete a non ne tòrre, perché voliamo che le bandiere nostre sieno intere di uomini descritti, e non mescolate con altre. [7] E da quelli quattro connestaboli della Ordinanza che voi vi riserberete in fuora, licenzierete subito el restante, acciò se ne possino ire a casa avanti abbino consumata la paga. [8] Questo diciamo fondatici in su questa vostra ultima de’ 15, dove dite bastare 600 fanti. [9] Ma quando questo numero di fanti vi paressino pochi, ed e’ vi paressi di riserbarvi piú un connestabole o dua con le loro compagnie, lo farete ed avviserete di quello arete deliberato, acciò sappiamo quanti danari vi abbiamo a mandare. [10] E’ danari per Carlo da Cremona si manderanno quando si manderanno e’ loro a quelli altri connestaboli che rimangono. [11] Intendiamo quanto dite delli scarpellini volete: vedereno di provedervene. [12] E circa la polvere che voi dite non essere in Pisa, e circa li andamenti de’ Pisani che sono fuora, a Lerici ed altrove, vi confortiamo a tenere di tutto diligente cura, ed in tale modo che voi ci possiate avvisare di tutti li andamenti loro. [13] Quanto al Sacchetto, ve ne scrivemo iarsera, e di piú vi si disse come ci piacerebbe che fussino e’ sua fanti infino in 35, acciò che meglio potessi fare l’ofizio suo; e se li manderà danari quando a li altri, che fia o domani o l’altro. [14] Quanto a li strami, ci pensereno in ogni modo; e cosí non manchereno a la giornata di provedere a tutto quello da voi costà fia ricordato. [15] E voi attenderete a tirare innanzi coteste muraglie, e pigliare tutti quelli espedienti per li quali prima e meglio ci possiamo tenere securi di cotesta città e sgravarci di spesa.

[16] Noi intendiamo come de’ soldati a cavallo pisani che si trovavono in Pisa a la entrata vostra, parte ne sono per acconciarsi con alcuni di cotesti nostri condottieri, e come alcuni de’ capi ne vanno nel Reame per essere con quelli signori colonnesi: ci piace questa ultima parte, ma ci pare bene da esaminare se li è a proposito che cotesti nostri condottieri ne piglino. [17] E però ci scriverrete subito quanti sieno detti uomini a cavallo pisani, e ce ne manderete listra distinta delle qualità loro, e non permetterete in alcuno modo che alcuno de’ condottieri nostri ne pigli sanza nostra licenza; perché, avuta detta listra, esaminereno le qualità loro e quello sia da fare, e dipoi ve ne dareno particulare commissione.

190

[1] A’ Commissari di Pisa. [2] Die xxiii iunii.

[3] E’ sono stati a noi Romeo di Mona Dina e Iuliano della Chiostra, e ci fanno intendere come, da quelli che per lo addreto erano Signori di Pisa, fu loro, ed ad alcuno altro soldato simile a loro, donati alcuni beni per premio di loro fatiche che appartenevono a Pisani che non ubbidivano e non hanno ubbidito né a quelli Signori di Pisa né alli nostri Eccelsi Signori. [4] Ne’ quali beni volendo ora entrare in possessione, non è permesso loro; e ricercandoci di espedito rimedio iuxta el tenore de’ capituli fatti infra quella comunità e li nostri Eccelsi Signori, v’imponiamo li mettiate in tenuta di detti beni, il che facciamo per la osservanzia de’ capituli fatti con loro. [5] Valete. [6] Ex Palatio etc.

191

[1] A’ Commissarii di Pisa. [2] 2 iulii 1509.

[3] Apportatore della presente sarà Bonifazio di Mariotto da la Lastra, el quale viene costí mandato da noi per vedere di trarre quelli pali che si ficorno in Arno per conto del ponte, perché desideriamo si traghino: l’una perché el passo dell’Arno sia espedito, l’altra perché vi serviate di detti pali a quello ci avete fatto intendere avere di bisogno.

192

[1] Die vi iulii mdviiii.

[2] Per il proposto de’ Dieci fu parlato che consigliassino quello che a loro occorressi sopra le lettere lette, mandate da Francesco Pandolfini ed Alessandro Nasi, Oratori appresso la Cristianissima Maestà residente per allora in Milano, e scritte da’ dí ix di giugno a dí 4 di luglio.

[3] Benedetto de’ Nerli consigliò che, considerato come noi siamo in amicizia di Francia e Spagna, che saria ancora bene essere in amicizia con lo Imperadore, avendo ancora lui stato in Italia. [4] E però li parrebbe da mandare subito dua Oratori a lo Imperadore, de’ primi della città, e tanto piú lo farebbe volentieri quanto el Re di Francia se ne contenta, che venendo a rottura non farebbe cosí. [5] E però li pare da pigliare questa occasione.

[6] Messer Francesco Pepi: che li duole la partita del Re per le ragioni se ne intende etc., e questa è la prima considerazione che li dà le lettere. [7] Ed arebbe desiderato che Francia, avanti si partissi, avessi fatto una intelligenza fra voi, Mantova e Ferrara, ma che non ve lo richiederebbe già; ma quando lo avessi fatto, lo arebbe giudicato bene. [8] La seconda cosa che li pare, è quello disse Benedetto, che è mandare li ’mbasciadori, perché non vede che se ne possa perdere ma sí guadagnare. [9] E quando vostre Signorie lo volessino fare con piú certezza, e domandarne Francia, di nuovo lo possono fare.

[10] Messer Matteo Niccolini: che li pare da mandare li ’mbasciadori presto avanti venghino a rottura, e mandinsi el piú presto si può; confortò a tenere bene contento Monsignore di Ciamonte e li altri Franzesi.

[11] Iacopo Salviati: che è appunto della opinione del primo dicitore quanto a li ’mbasciadori, perché se bene non si volessi fare e’ fatti, si facessino le demostrazioni per onorarlo come si conviene etc. [12] E quando, ne’ modi del convenire seco ragionati, se ne potessi pigliare alcuno, si facessi, ancora che ’l danaio lo sbigottisca. [13] E benché molti temino assai dello Imperadore, tamen lui non se ne spaventa, perché non crede che Spagna e Papa voglino lo ’mperadore grande in Italia, ma ciò che fanno ora è per temere de’ Franzesi.

[14] Giovanni di Dono affermò quello che era detto.

[15] Piero Guicciardini disse non si sapere resolvere per ora; che li era bene considerare le cose ad una ad una, e fare quelli remedi si potessi etc.

[16] Gulielmo de’ Pazzi: pàrli le lettere d’importanza, e conosce potere nascere mille accidenti; tamen, quanto piú d’importanza sono per succedere le cose, tanto li pare piú necessario stare bene con Francia, e maxime d’intrattenere Ciamonte, come ricorda Roano; e guardare bene Pisa, come ricorda el Re; tenere bene ordinate le genti d’arme. [17] Circa el mandare a lo ’mperadore, non si discosta da’ consigli dati. [18] E se la licenza aúta dal Re di Francia al mandarli basta, non ne cercare piú; ma, non bastando, si ricercassi per non intepidire el Re.

[19] Giovachino Guasconi: che per essersi tenuti infino a qui con Francia, si vede essere stati securi e reputati; e però si tene forte seco, ancora si vegga el Papa cercare disunione infra lui e l’Imperadore; ed andandosene el Re, conforta a contentare Ciamonte, Roano e Rubertetto. [20] Pàrli sia bene consigliato che si mandi a lo Imperadore; e non se li avendo a dare molti danari, liene darebbe per avere investitura etc.; né crede per questo fare contro a Francia.

[21] Lorenzo di messer Dietisalvi: lascerà stare tutte l’altre cose; solo dirà che li pare da mandare subito li ’mbasciadori a lo ’mperadore per onorarlo, e per vedere se si potessi fare qualche composizione.

[22] Piero delli Alberti affermò quanto avea detto Benedetto de’ Nerli.

[23] Piero Lenzi conosce che male si può risolvere, per essere le lettere di molta importanza; pure, li pare che ’l Re di Francia si parte per levare via gelosia a costoro, e, partito fia, si vedrà qualche mutazione in questi principi. [24] E però li parrebbe da differire la mandata delli Oratori a lo ’mperadore, perché, mandandoli, vede perdita e non guadagno, per essere la città male vòlta a pagare danari, ed obligata infino qui a pagarne assai. [25] Sí che, mandando e non potendo seco concludere per la scarsità del danaio, se ne guadagnerebbe indegnazione e non altro, e da l’altra parte s’ingelosirebbe Francia. [26] E però o non manderebbe, o manderebbe uno secretario e non ambasciatore; e che si satisfacessi a Ciamonte in ogni modo per mantenerlo.

[27] Lorenzo Morelli: che le si giudicherebbono meglio, queste lettere, capitolo per capitolo; e pàrli, considerato tutto, che sia assai a proposito el mandare Oratori a lo ’mperadore. [28] E considera che questa città ha obligo circa le cose sua con lo Imperio, e però crede, comunque si venga, li bisognerà capitulare seco. [29] Ed è vero che li è difficultà a fare el danaio; tamen, quello che si ha a fare si ha a fare; né è ancora rottura in fra costoro, ma se ne teme. [30] Ed el Re, una volta, per ora ha consentito e confortato si mandino, e però li parrebbe che fussi meglio averlo fatto che averlo a fare, o farlo ora. [31] E se vengono a rottura, non si potrà poi farlo sanza indegnazione con il Re, perché li pare che tutto quello che si fa d’accordo con Francia, e che si conviene con lo Imperadore, sia a benefizio nostro e non altro. [32] E fatti che fussino, ed e’ non fussi bene mandarli, si può fare come l’altra volta.

[33] Crederrebbe che non fussi inconveniente, avendosi a partire el Re e lasciarci qua soli, né si sa li animi di chi ci resta quali si sieno; potendo unirsi con Ferrara, Mantua ed il Pontefice, farlo. [34] E crede che ’l Re di Francia si parte perché costoro non si unischino contro di lui, levandoli da sospetto; né crede che vegga male, né crede che ’l Papa sia contento di fare grande lo ’mperadore sanza una grande necessità. [35] E crede, accertificato della partita di Francia, el Papa sarebbe contento fare questa unione con voi, e crede che tornerebbe anche a proposito di Francia. [36] E però non crederrebbe fussi male farlo intendere ad el Re. [37] E che si stia in buona grazia di Ciamonte.

[38] Chimenti Sernigi: che le lettere arebbono bisogno di piú tempo; e risolvesi nel parere di coloro che giudicono si mandi Oratori a lo ’mperadore; e convengasi seco; e che si stia bene con Ciamonte. [39] Del resto, se ne rimette a quello sarà approvato.

[40] Giovambattista Ridolfi: che le lettere accennono diverse cose, e vede che, potendo variare, non si può discorrerle saviamente. [41] Ma è bene necessario considerare quelle che toccono a noi, e farvi quelli remedi si può. [42] Vede che ’l Re è vòlto ad irsene in Francia; crede sieno le cagioni dette; restano per questo loro, e le cose loro, piú deboli. [43] Resta lo ’mperadore in Italia; potrebbe essere galiardo e debole, ma crede che, insignoritosi del resto che resta a’ Viniziani, disegnerà venire a Roma, ed a fare questo non li bisogna molte forze. [44] Ed in questo si vede correre qui qualche pericolo. [45] E’ rimedi, se ne è detto in buona parte quali sono; che la divozione di Francia cresca e non diminuisca, tenendo Ciamonte e li altri satisfatto. [46] Iudica bene che voi vi arete in buona parte a nettare co’ panni vostri, e però vorrebbe seguire l’ordine antico vostro di onorare l’Imperio. [47] E’ principi si offendono non solamente con l’arme ma con el no li onorare; né areno scusa di non li avere mandati li Oratori, ma sí bene quando e’ volessi quello non potessino. [48] E però manderebbe li ’mbasciadori a lo ’mperadore, né vede a che si possa nuocere. [49] E questi Oratori imperiali furno qui dissono che ’ Viniziani aveno perduto lo stato per avere dispregiato lo ’mperio; sarebbe d’un altro parere piú là, che non sapendo se lo ’mperadore ha ad ire a Roma o no, o quello che si abbi a fare, si potrebbe vedere fare a le cose balzi grandi. [50] E però manderebbe uno Oratore in Spagna, ché potrebbe venire de’ tempi che sarebbe molto bene vi fussi, acciò venuto el bisogno l’uomo ve lo avessi, perché con el bisogno l’uomo non è a tempo. [51] Ricordò che si sollecitassi le fortezze di Pisa.

[52] Tommaso Ginori comfermò el detto de’ primi dicitori, e quello che ultimamente ha aggiunto Giovambattista Ridolfi.

[53] Lattanzio Tedaldi confermò quello ha detto Benedetto, Lorenzo Morelli e Giovambattista Ridolfi.

[54] Luca delli Albizzi confermò quello ha detto Giovambattista Ridolfi.

[55] Gherardo Corsini confermò quello ha detto Giovambattista, ma che sia con consentimento de’ Franzesi, e richiederneli con tale destrezza che li avessino a dire di sí; e che si tenga Oratore con el Re e con Ciamonte.

[56] Giovambattista Bartolini: che circa li Oratori da mandare a lo ’mperadore, sarebbe bene che fussi fatto; ma non sendo fatto, che secretamente si ricercassi l’opinione del Re di Francia. [57] Ed avendo el sí, mandarli subito.

[58] Lanfredino Lanfredini conferma quello ha consigliato Giovambattista Ridolfi.

[59] Agostino Dini confermò el detto di Giovambattista Ridolfi.

[60] Lorenzo Benintendi confermò el detto di Giovambattista, di Benedetto e di Lorenzo Morelli.

193

[1] A dí 3 d’agosto 1509.

[2] Parlò Piggiello Portinari e referí per parte dello ’mperadore come quella Maestà si maravigliava che questa Repubblica non li avessi mandato Oratori, secondo che avevan referito detti suoi Oratori tornati a lui; e domandato consiglio sopra questa materia, fu parlato cosí:

[3] Benedetto de’ Nerli disse che era dell’opinione medesima fu quando altra volta si consigliò sopra questa materia, cioè che li Oratori andassino; perché, sendo necessario accordare seco, quando bene non fussi galiardo lo farebbe, giudicando si avessi a fare piú a suo vantaggio. [4] E però li manderebbe in ogni modo.

[5] Messer Niccolò Altoviti confermò el detto di Benedetto; per quando fussi vero el detto di Piggiello, sarebbe necessario el farlo; quando non fussi vero che lo ’mperadore non fussi sí galiarda, tanto saria meglio el farlo; considerrebbe bene se Sua Maestà avessi autorità per lo ’mperio di capitulare.

[6] Messer Antonio Strozzi confermò el medesimo, e pàrli necessario farlo, o galiardo o debole che sia. [7] Pàrli verisimile che Piggiello abbi altro che dire che sollecitare li ’mbasciadori, non li parendo sia degnità dello ’mperadore. [8] Pure, quando non avessi che dire altro, tanto piú presto giudica si mandino detti imbasciadori.

[9] Messer Francesco Gualterotti: pàrli che la disputa del mandare li ’mbasciadori o no non sia nuova; è stato per lo addreto diversità di parere, ma poi che el Re di Francia e lui furno amici non ci è mai stato disputa, ma ognuno si è resoluto al sí; non sa per che cagione si sia differito. [10] E pàrli sia bene farlo, perché e’ tempi si mutano ed arebbevegli mandati sanza la venuta di Piggiello; e tanto piú li manderebbe, sendo venuto, e crede sia venuto solo per questo conto. [11] E però non vede come e’ non si possono mandare sanza incorrere in sua indegnazione, e poi che li è in Italia è tanto meglio mandarli; e non guardare o a sua fortezza o debolezza, perché egli è necessario capitulare con esso lui, sed non correndo almeno con manco dilazione si può, perché, venendo uno tempo che voi abbiate dificultà a mandarli, potria essere con danno di questa città.

[12] Messer Matteo Niccolini confermò el detto di messer Francesco Gualterotti.

[13] Iacopo Salviati, Giovanni d’Antonio di Dino: confermò el detto suo.

[14] Piero Guiciardini: che crede che lo ’mperadore abbi bisognio di danari, e per questo manda qua Piggiello. [15] E però, se chi andrà là non arà ordine di capitulare, lo farà piú indegnare; sicché bisogna mandarli resoluti. [16] Ma circa el mandare o non mandare, non lo vuole dire quale sia bene o no, ma che non è già per potere ire lui, per essere male disposto etc.

[17] Gulielmo de’ Pazzi: che si mandino.

[18] Tommaso Pucci: che arebbe caro che li ’mbasciadori fussino iti.

[19] Lorenzo di messer Dietisalvi: che vadino.

[20] Piero Lenzi: che vadino.

[21] Giovan Berardi: che vadino, come disse messer Francesco Gualterotti: e ricordò quello disse messer Niccolò Altoviti circa alla autorità sua.

[22] Lorenzo Morelli: che vadino, perché non ci vede perdita alcuna.

[23] Chimenti Sernigi conferma el detto di Lorenzo Morelli.

[24] Luca delli Albizzi: el medesimo.

[25] Piero delli Alberti: el medesimo.

[26] Giovambattista Bartolini: el medesimo.

[27] Francesco Vettori: el medesimo confermò che li altri; ma che si mandassino con autorità, perché costui ha bisogno di danari.

[28] Replicò Iacopo Salviati: replicò che crede che tornati li ’mbasciadori dello ’mperadore suti qui a lui, e referito e’ partiti offerti loro, ed essendo d’animo d’accettarli, non lo può muovere piú onorevolmente che mandare qui per li ’mbasciadori etc.

194

[1] A dí 13 di agosto 1509.

[2] Lessonsi lettere di Francesco Pandolfini, Oratore a Milano, e domandossi parere del mandare li Oratori a l’Imperadore, e della commissione loro, e quello fussi da fare circa quello ricercava Tarlatino di soldare uomini pisani; fu consigliato in tale forma, cioè:

[3] Messer Niccolò Altoviti: che li è bene sollecitare li ’mbasciadori vadino. [4] E quanto a la commissione, li occorre che, oltre alle commissioni generali, si stia in su lo appuntamento si fecie l’altra volta con sua Maestà, ingegnandosi migliorarle se fussi possibile. [5] E quanto al danaio, li pare che la Signoria sia in opera, ed è bene sollecitarla. [6] Quanto a Tarlatino, non crede sia bene che si lasci domesticare con e’ Pisani; pure, perché ve ne potrebbe essere alcuno, sarebbe bene non fussi in Pisa, si potrebbe lasciarlo ire.

[7] Messer Antonio Strozzi: per quel che si vegga non li pare da mutare l’opinione circa el mandare li Oratori, e però conferma vadino. [8] E circa la commissione, ha bisogno di buono esamine; e però si vorrebbe vedere quello si capitulò con el proposto e messer Hermes, e vedere la istruzione ancora che si mandò anno a Francesco Vettori, acciò si pensi di trarne maggiore frutto si può. [9] E però bisogna vedere tutte queste cose; e che bisogna che li Oratori abbino commissione e modo di farsi amici con danari, il che vale assai ne’ principii. [10] E quanto piú presto si farà questa esamina, tanto fia meglio. [11] Quanto a Tarlatino, non li dare’ licenza a modo nessuno, ma lo impedirebbe; perché, dando qualità e favore a’ Pisani, non è altro che fare grande chi ci vuole male.

[12] Messer Giovan Vettorio Soderini: che circa li Oratori, non ne vuole ragionare per essere lui etc. [13] Quanto a Tarlatino, conferma el medesimo ha detto messer Antonio, perché e’ non è altro che aumentare e nutrire la reputazione, ubbidienza ed autorità di Tarlatino con e’ Pisani; e però lo proibirebbe.

[14] Iacopo Salviati: che li Oratori si mandino per le ragioni molte volte dette in questo luogo; e però sollecita che con celerità vadino, acciò paressi non andassino o per necessità o paura. [15] Circa la commissione, crede che la importanza sia che danari si ha a spendere, o che voi volete da lui; voi volete la confermazione di quello tenete, e basterebbegli l’autorità ha. [16] Quanto a la somma, crederrebbe che fussi bene augumentare un poco la somma; pure, veduto la difficultà che si arebbe a tirarlo ne li 80, starebbe in su la resoluzione fatta con messer Hermes, perché è suta una volta approvata da la città. [17] Quanto a Tarlatino, li piacerebbe che di Pisa e’ gli uscissino; nondimanco, per non li nutrire in su l’armi e non dare piú loro autorità, conferma el detto di messer Antonio.

[18] Giovanni d’Antonio di Dino confermò el detto di Iacopo.

[19] Pier Guicciardini: che non crede che la commissione data l’altra volta basti, e che si perderà piú che non si guadagnerà. [20] E circa Tarlatino, che arebbe caro, per la parte sua, che di Pisa si cavassino quelli di poca autorità e che non sanno fare altro che l’armi, e li altri non si lasciassino andare.

[21] Lorenzo Dietisalvi confermò el detto di messer Antonio circa li ’mbasciadori, e quello di Piero Guicciardini circa Tarlatino.

[22] Domenico Mazzinghi confermò el detto di messer Antonio Strozzi.

[23] Piero Lenzi conferma el detto infino a qui delli ’mbasciadori e della commissione, ma si vorrebbe discuterla con questi piú savi cittadini; ma si vorrebbe che la città fussi ordinata da osservare quello che si promette. [24] E di Tarlatino, conferma el detto di Iacopo etc.

[25] Lorenzo Morelli: che è del medesimo parere suto altre volte circa el mandare li Oratori; e piú è al presente, e li solleciterebbe. [26] E quanto a la commissione, li pare si possa male uscire di quella commissione si deliberò al tempo di messer Hermes; e vorrebbesi vedere tutto come disse messer Antonio, ed esaminarla bene. [27] E però, quando li ’mbasciadori andassino là, tentassino la pratica; e quando si vedessi da passare quel segno, li avvisi possono venire presto. [28] E però non è necessario dare ora altra commissione. [29] Quanto a Tarlatino, li dispiace che lo ’mbasciadore li abbi dato intenzione di scrivere, perché doveva dire di scriverne a lui, e non vorrebbe liene fussi consentito alcuno. [30] E darebbe piú tosto provisione a quelli che son di qualità; li altri di poca qualità non li dare’ noia dove li andassino, ma non li piace che ne apparissi licenza.

[31] Andrea de’ Pazzi confermò el detto di messer Antonio.

[32] Giovanni Corsi confermò el detto delli altri circa li ’mbasciadori e commissioni. [33] Quanto a Tarlatino, dice quello che Iacopo Salviati.

[34] Chimenti Sernigi dixit ut supra circa li Oratori. [35] E quanto a Tarlatino, desiderrebbe che fussino fuori di Pisa; e se voi non darete loro licenza, e’ se la piglieranno.

[36] Giovambattista Ridolfi: che è della medesima opinione fu già circa li Oratori. [37] Circa la somma, consisterà o secondo che noi potreno fare, o secondo che fia gagliardo, o presto; e se porteranno danari da correre ora, crederrebbe giovassi assai, perché el danaio presente farebbe minore somma la futura. [38] Quanto a Tarlatino, non farebbe proibizione aperta, per non dare loro reputazione; ma lo farebbe bene intendere loro secretamente, e monsterrebbesi loro l’animo vostro. [39] E pigliare piú tosto partito di dare loro un poco di soldo voi.

[40] Lattanzio Tedaldi dixit ut supra de Oratoribus. [41] E di Tarlatino, conferma el detto di Giovambattista.

[42] Luca delli Albizzi: che vadino li Oratori per amore della Palissa e qualche altra prosperità. [43] Della commissione, disse el medesimo che messer Antonio Strozzi. [44] Circa Tarlatino, vorrebbe che si cavassino di Pisa, ma non sotto Tarlatino. [45] E però conferma el detto di Giovambattista.

[46] Lanfredino Lanfredini confermò el detto di Giovambattista.

[47] Bernardo Gondi confermò el detto di Giovambattista.

[48] Lorenzo Benintendi confermò el detto di Giovambattista.

[49] Chimenti Sciarpelloni confermò el detto di Iacopo. [50] E circa Tarlatino, el detto di Giovambattista.

195

[1] Alamanno Salviati etc. [2] Commissariis Pisis. [3] xx augusti.

[4] Avendosi a licenziare cotesti connestaboli dell’Ordinanza con le loro compagnie, come con Alamanno si è ragionato, e volendo dare qualche cosa a li loro compagni per questo soprastallo hanno fatto costí, aremo mandato danari per Alamanno a questo effetto. [5] Ma avendo pensato che molti di detti fanti se ne possono essere partiti da pochissimi dí in qua, e chi lasciato in pegno l’armi, e chi fatto altri loro debiti per potere vivere, e giudicando che ’ detti cosí partitisi, cacciati dalla necessità, sia bene abbino anche loro qualche cosa, ci è parso governarcene in questo modo: cioè che subito voi li licenziate e diciate loro che ne rimandino e’ loro compagni a casa, e che ciascuno di loro vi porti listra particulare del debito hanno fatto per vivere ciascuno de’ loro compagni, notando in su detta listra, come è detto, el debito, e chi lo ha contratto per vivere solamente e non per altro. [6] Ed oltre a questo, tu Niccolò ci manderai la copia delle listre facesti quando ultimamente si dette loro la paga intera; e perché e’ si rassegnorno in quello mezzo, noterai con una vergola tutti quelli che in detta rassegna non vi si trovorno; e noi, aúta detta listra, e del debito e delli uomini, pigliereno ordine di satisfare a detto debito e di fare pagare loro a casa quello ci parrà conveniente per essere cosí soprastati.

[7] Scrivendo è comparsa la tua de’ 19, e quanto a’ fanti dell’Ordinanza non ci occorre dirvi altro.

[8] Noi intendiamo come il brigantino di Spinetto è mezzo di quello che rubò e’ danari allo Angiolino a Librafatta: e però lo intenderai bene; e quando sia cosí, te ne varrai ad ogni modo. [9] Le scafe, non potendo migliorare di x ducati l’una, le finirai al prezzo detto.

[10] Questa mattina partisti tu Alamanno per costí con li danari di Carlo da Cremona e delle lancie spezzate; ed all’arrivare tuo, te ne potrai tornare tu Niccolò con buona grazia nostra, come ti si promisse. [11] Alla partita sua di costí, areno caro ci mandiate nota particulare di tutto il legname che bisogna costí acciò che, come Arno sarà in termine da posserlo mandare, si possa provederne; cosí che ci avvisiate quello seguí del legname del Ponte che era a San Piero in Grado, che pure doverebbe servire a qualcosa; e la fusta vi si ricorda metterla al coperto. [12] Ed avendo a partire tu Niccolò, esequirai tu Alamanno quanto di sopra si scrive circa lo alloggiare coteste gente d’arme, come piú volte ci avete ricordato, respetto alla penuria delli strami; ci siamo resoluti rimettere a voi di chi e quanti vi pare da ritenere costí, e quando sia da farlo, ed in che luoghi metterli; e parendovi piú una cosa che un’altra, o da avere piú uno respetto che un altro, ce ne darete avviso. [13] Se capitassi costí el Corsetto, li farete intendere destramente che si vadi con Dio, perché del Capitano dell’armata del Cristianissimo siamo ricerchi ritenerlo a sua instanzia, il che vi si dice per vostra informazione ed acciò sappiate quello ci muove a scrivervi cosí. [14] Bene valete.

196

[1] Al Vicario di Pescia Bernardo Carnesecchi. [2] ii septembris.

[3] El signore Iacopo Savello ci fa intendere come cotesti uomini di Pescia hanno ordinato le stanze per la sua compagnia de’ 50 uomini d’arme, e non per la persona sua; ed avendo, per ordine nostro, ad alloggiare ancora lui costí, voliamo ordini subito a chi rappresenta cotesta tua iurisdizione, o a chi altri lo avessi a fare, che li sia dato ancora le stanze per la sua persona secondo l’ordine e consuetudine de’ condottieri nostri, e come lui medesimo l’ebbe l’anno passato. [4] Vale.

[Legazione a Mantova per affari con l’Imperatore]

197

[1] Comissione data a Nicolò Machiavelli per a Mantova ed in quelle circumstanzie deliberata a dí x di novembre mdviiii.

[2] Decemviri Libertatis et Balie Reipublicae florentinae. [3] Nicolò, tu te ne andrai a Mantova; in compagnia tua verranno dua o tre cavallari con la somma del pagamento che si ha a fare in quel loco all’Imperadore, o a suo legittimo mandato, per il secondo termine e seconda paga di quanto se li è promisso per e’ capitoli fatti ultimamente. [4] Ed è necessario che tu e loro, o almeno tu, cavalchi in modo che vi sia per tutto dí xiiii, o al piú lungo a’ xv del presente; ed acciò che questa cosa si faciliti piú, porterai teco una lettera di credenza a quella Illustrissima Marchesana, per la quale li narrerai tutto quello che ti accadrà, ringraziandola prima efficacemente delle buone ed amorevoli demonstrazioni fatte verso e’ nostri Oratori, allargandotene assai secondo che fia conveniente. [5] Doverrà a quell’ora essere venuto in Mantova chi abbia a ricevere tal pagamento con facultà sufficiente da poterlo ricevere. [6] E per piú informazione tua hai a sapere che di tutta questa somma se ne ha a pagare mille ducati al Conte Bonifazio da Sarego, gentiluomo veronese, che cosí si dispone per e’ capituli; tutto il resto si ha a pagare a chi arà ordinato la Maestà del Re. [7] È necessario, perché questa cosa pure si è sparsa assai, che tu usi buona diligenzia in conoscere e legittimare le persone a chi tu hai a pagare; e non doverrà del Conte Bonifazio essere molto dificile. [8] E chi verrà per conto della Maestà del Re doverrà portare seco tal fede che basterà; perché chi venne a ricevere il primo pagamento portò lettere regie di commissione che si pagassino a lui, e cosí doverrà anche essere di presente. [9] Da tutti voliamo che tu pigli quitanza e fede di ricevuta di mano delle proprie persone, ed inoltre che dell’uno e dell’altro pagamento si tragga instrumento publico, perché cosí si fece dell’altro pagamento; e Giovanni Borromei ti potrà fare avere quello medesimo notaio; in casa del qual Giovanni ci pare che tu vadi a scavalcare, non intendendo tu altro in contrario. [10] E fatto questo pagamento, ci manderai per questi medesimi cavallari tutte le dette quitanze ed instrumenti, con avisarci ancora per loro ciò che s’intenderà delle cose dell’Imperadore e di tutta questa sua impresa. [11] Dipoi ti transferirai a Verona, o dove ti parrà piú a proposito, per intendere e darci notizia di quelle cose piú a punto, e non partirai di quelle circumstanzie fino che ne abbi ordine da noi, perché sendo una volta ito là per conto di questi pagamenti, sarà manco demonstrazione fermarviti che avervi a mandare altri. [12] Nella stanza tua in tutti quelli luoghi, mutandoli dí per dí secondo che accadrà, scriverra’ci diligentemente tutto quello che accadrà degno di notizia; e benché per l’ordinario voi l’aviate a fare, per il danno che ne potrebbe resultare si ricorda a te ed a’ cavallari predetti che andiate cauti ed avvertiti e con tanta demonstrazione quanto si può.

[13] Arai ancora teco una lettera di credenza al Reverendissimo Monsignore di Gursa per conto di questi pagamenti e per ciò che altro bisognassi, le quali tu userai avanti e dopo il pagamento secondo che accadrà.

[14] Ancora porterai teco copia della lettera regia detta di sopra, acciò vegga come ella ha ad essere e con che suscrizione.

[15] L’uomo che prese l’altro pagamento fu un secretario di quella Maestà, chiamato Volfgango Hemerle, uomo di piccola statura, di età di anni circa 30 o 32, un poco pienetto di carne, barba rossa e cosí e’ capelli ed alquanto ricciuti.

[16] Il notaio che rogò il primo pagamento fu ser Gabriello di ser Bartolommeo d’Albo, mantovano, e potrà fare questo instrumento come l’altro; e però non ti se ne dà copia, solo vi si vuole aggiugnere che questo è per il secondo pagamento.

[17] Ego Marcellus Virgilius Secretarius subscripsi.

[18] Istruzione a Mantova 1509.

198

[Patente]

[1] Noi Dieci di Libertà e Balía della Republica fiorentina significhiamo a qualunque vedrà le presenti, come ostensore di esse sarà Niccolò Machiavelli nostro Secretario, el quale noi mandiamo a Mantova per alcuni affari nostri. [2] E però comandiamo a tutti voi sudditi nostri, in qualunque luogo esistenti, che, accadendoli aiuto alcuno per condursi salvo, gnene prestiate; e voi altri confederati ed amici nostri preghiamo che facciate el medesimo, ricercandovene, offerendoci rendere simile e maggiore opera per li vostri quando il bisogno lo ricercassi. [3] Ex Palatio florentino, die x novembris mdviiii.

[4] Marcellus.

[5] Dare reputazione e tòrre.

199

[1] Marchionisse Mantuae. [2] Die x novembris mdviiii.

[2] Illustrissima Domina ac Excellentissima Princeps, etc. [3] Nicolò Machiavelli, Secretario e cittadino nostro, farà per nostra commissione intendere alcune cose alla Eccellenzia vostra. [4] Preghiamola li vogli prestare pienissima fede ed in quello li accadessi prestarli ogni suo favore ed aiuto, come è nostra speranza che abbi ad essere, respetto alla sua ottima disposizione verso questa città, conosciuto da noi assai volte, e maxime nella stanza ultimamente delli nostri Oratori costí, per la relazione de’ quali noi siamo necessitati ringraziare infinite volte la Eccellenzia vostra, ed in quello che accadessi accrescere ogni suo onore e commodo. [5] Quae bene valeat.

200

[1] Episcopo Gurgensi etc. [2] Die x novembris mdviiii.

[3] Reverendissime in Christo Pater et Domine etc. [4] Mittimus Mantuam Nicolaum Maclavellum, civem et Secretarium nostrum, pro expeditione secunde solutionis que Serenissimo Domino Maximiliano electo Imperatori facenda est, pro secundo termino quinta decima die presentis mensis. [5] Mandavimusque illi, ut pro hoc negocio aliisque si qua occurrent, Reverendissimam Dominationem vestram adeat et quae illi mandavimus coram exponat, in quibus eam precamur fidem ei habere certissimam et ut hactenus fecit patrocinium suscipere rerum nostrarum, pro quo multum semper illi debebimus. [6] Bene valeat Reverendissima Dominatio vestra.

201

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Giovedí a dí xv arrivai qui a salvamento, ed il dí medesimo era arrivato Piggello Portinari, e con lui messer Antimaco che fu già secretario di questo Marchese, e dipoi cacciato da lui è divenuto facendieri dello Imperadore, el quale messer Antimaco aveva lettere imperiali di commissione li pagassi e’ danari. [4] E cosí ieri dopo desinare li annoverai novemila ducati ed ho appresso di me la lettera dello Imperadore ed una quittanza di sua mano; e di tutto anche si è tratto rògo per mano del medesimo notaio che rogò l’altro pagamento. [5] Venne con messer Antimaco uno giovane veronese per avere e’ mille ducati dovevo pagare secondo la commissione di vostre Signorie; e per non avere mandato alcuno né lettera alcuna dal principale se non la fede di messer Antimaco, non liene volli pagare, e li dissi tornassi per il mandato, e liene pagherei. [6] Rimase di cosí fare e che tornerebbe oggi, ed io lo attenderò qui, e poi aúte tutte queste quittanze di questi pagamenti, le manderò per uno di questi cavallari a vostre Signorie, come mi commettono. [7] E se io avessi fatti ieri tutti e’ pagamenti ed avessivi possuto mandare le quittanze, vi spaccerei con la presente e con le alligate di Francesco Pandolfini, che Giovanni Borromei, per suo ordine, vi manda in diligenza uno di questi cavallari, e ne sarei ito questa mattina con messer Antimaco e con Piggello a la volta dello Imperadore; ma per non avere fatti detti pagamenti, e per non avere commissione di farli altrove che qui, sono rimaso, e subito fatto arò tutto, vi manderò le scritture e me n’andrò a trovare lo ’mperadore, el quale messer Antimaco mi disse a dí xii averlo lasciato a Roveré. [8] E che di quivi doveva partire per a Bassano, luogo discosto a Verona qualche 25 miglia verso el Friuoli, e che sua Maestà con uno grosso esercito voleva attendere a battere e’ Viniziani da quella parte, e da quest’altra si aveva a fare la impresa di Lignago, e che lui doveva con parte di questi danari fermarsi qui qualche giorno per ordinare cose necessarie a tale impresa; e come lo ’mperadore si era di nuovo ristretto con el Re di Francia e li mandava una solenne ed onorevole imbasceria; e cosí discorrendo, mi parlò delle cose dello Imperadore, secondo la consuetudine loro, molto magnificamente. [9] Occorse poi intorno a 22 ore, mentre e’ danari si annoveravano, che giunse un cavallaro, mandato dal Vescovo di Trento che, come sapete, è Governatore in Verona, con lettere a messere Antimaco, le quali lette lui e Piggello mi si accostorno e dissonmi avere avviso come iermattina Vicenza si era ribellata, e che ’ Viniziani v’erono drento, e per questo avere commissione d’andare, come prima potevono, a Verona con questi danari. [10] Altri particulari non mi dissono, ma uscito fui da fare detti pagamenti, intesi la nuova essere già per tutta la terra, ed il modo refersi variamente: chi dice che tutte le genti che v’erano sono state svaligiate e che il Fracassa ed il Marchese di Brandiburgo è rimaso prigione; chi che ’l popolo, levatosi in arme, ne li mandò tutti d’accordo sanza fare loro offesa alcuna; e cosí non ne ho possuto ritrarre la verità. [11] Credo che Francesco Pandolfini, per questa che lui manda in diligenzia, ve ne potrà forse dare piú vero ragguaglio. [12] Dubitasi per molti che Verona non facci il simile, e se la non lo farà, crede fia per rispetto de’ Franzesi che le sono propinqui e per avere in corpo fortezze di assai buona qualità, quando sieno munite. [13] Altro per ora delle cose di qua non ho che scrivere a le Signorie vostre; ma quando mi troverrò in luoghi piú atti ad intendere ne potrò dare piú certa notizia. [14] Io andai iermattina per parlare a la Marchesana e trovai che avanti desinare, per levarsi lei tardi, la non dà audienza ad alcuno. [15] Dopo desinare, poi, non posse’ farlo, occupato in questi pagamenti che mi tennono infino a notte; vedrò oggi ad ogni modo di parlarle. [16] Raccomandomi a le Signorie vostre. [17] Quae bene valeant. [18] Ex Mantua, die xvii novembris mdviiii.

[19] Non mando con la presente uno di questi cavallari, perché uno voglio che porti in costà le quittanze, un altro ne voglio meco in ogni modo andando in là.

[20] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

202

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Io credetti possere fare oggi el pagamento de’ mille ducati, e dipoi mandarvi tutte le quittanze e contratti dell’uno e dell’altro pagamento; ma sendo venuto questa sera el suo uomo, portò uno contratto in modo acconcio che questo nostro notaio disse che non vi si posseva fare su pagamento né rògo alcuno, di modo che lui ha aúto a rimandarlo a Verona a racconciarlo; donde veduto questa cosa differire, mi è parso spacciare Ardingo con le quittanze del pagamento de’ novemila ducati fatto a messer Antimaco, nel modo che per la alligata mia di ieri si scrive; e con questa sarà la lettera dello Imperadore, che commette si paghino e’ danari a messer Antimaco e la quittanza di mano di messer Antimaco, ed el contratto che fa fede di tale pagamento rogato per il medesimo notaio rogò el pagamento feciono li ’mbasciadori. [4] Non volle, ancora che io ne facessi instanzia grande, detto messer Antimaco dire in su la sua quittanza che questo fussi per il secondo pagamento, perché diceva che non aveva notizia del primo, e ad altri non ne prestava fede; ma volle dire per il pagamento dovuto a la Maestà Cesarea del mese di novembre; in sul contratto è bene detto e replicato piú volte per il secondo termine e pagamento. [5] Io aspetterò qui a postdomani per pagare al veronese questi mille ducati; dipoi, volendo menare meco el Zerino, mi partirò per a Verona, quando altro non nasca, e lascerò qui a Luigi Guicciardini le quittanze e contratto di detto pagamento con ordine le porti costí seco a vostre Signorie.

[6] Io ho parlato questo dí alla Marchesana, ed in nome di vostre Signorie la ringraziai dello onore fatto a li Oratori nostri, e vi aggiunsi tutte quelle cose giudicai a proposito in offerirle et etc. [7] Risposemi umanissimamente ringraziando mille volte le vostre Signorie; ed entrandole poi ne’ casi di Vicenza, mi disse non avere ancora e’ particulari a suo modo, ma si intendeva che ’ soldati e gente dello Imperadore ne erano state mandate sanza altra offesa; né anche per altra via si è inteso altro. [8] Di Verona s’intende come el Vescovo di Trento ha messo in quelle fortezze circa 1500 Spagnoli e che vi si segnavono le case per alloggiarvi gente franzese; non si sa quello seguirà, perché da l’un canto si crede che ’ Veronesi abbino una gran voglia di somigliare e’ Vicentini, da l’altro pare ragionevole che le fortezze ed e’ Franzesi vicini li abbino a ritenere. [9] Pure e’ popoli, qualche volta, si vogliono cavare una voglia sanza pensare quello che ne abbi poi a risultare; e tanto piú lo potrieno fare volentieri quando lo ’mperadore fussi a Trento, come s’intende, e di quivi si dice che li andrà a fare una dieta a Boggiano; non lo scrivo per cosa certa, ma per detta da chi viene da Verona e come cosa possibile.

[10] Giovanni Borromei credette trovare ieri uno che portassi le lettere di Francesco Pandolfini, secondo che Francesco li commetteva; ma non trovando, li è parso che Ardingo faccia con la diligenza quello che arebbe fatto uno con uno solo cavallo; e però li ha dato, perché sia costí in 2 dí et 1/2, ducati 4: vostre Signorie ne faccino di tanti rimborsare Lionardo Nasi, e di piú rimborsino ancora detto Lionardo d’uno fiorino d’oro e tre quarti pagato al notaio che ha rogato lo strumento vi si manda. [11] Raccomandomi a le Signorie vostre, quae bene valeant. [12] Ex Mantova, die xviii novembris mdviiii.

[13] Paghino ancora vostre Signorie a Lionardo Nasi uno mezzo ducato pagò Giovanni Borromei al messo portò le lettere di Francesco Pandolfini, perché cosí li ordinò Francesco.

[14] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

203

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Iermattina si partí di qui Ardingo cavallaro con mia lettere de’ 17 e 18, e per quelle dissi quanto mi occorreva, e mandai tutte le fedi del pagamento de’ novemila ducati. [4] Questa scrivo a vostre Signorie perché, spacciando Giovanni Borromei una staffetta per commissione di Francesco Pandolfini, non ho voluto venga sanza un mio verso; perché altro di nuovo non ho che scrivere fuora di quello scrissi per altre. [5] Aspetto venghi oggi da Verona quello veronese per ricevere quelli mille ducati; e fatto tale pagamento, cavalcherò in là per essere in luogo dove io possa meglio intendere le cose e con piú verità farne certo le Signorie vostre; perché questo è uno luogo dove nascono, anzi piovono le bugie, e la Corte ne è piú piena che le piazze. [6] E pure questa mattina si è detto ed affermato per tutto, che lo ’mperadore è entrato in Padova quando e’ Viniziani ne uscirno per ire a Vicenza, e si afferma per tutti e’ luoghi di questa terra. [7] Io come ho detto, pagati questi danari, me n’andrò a Verona o dove potrò piú propinquo a l’Imperadore, se ’ cammini fieno in modo fatti che si passi per alcuno. [8] Altro non ho che dire, se non raccomandarmi a vostre Signorie. [9] In Mantova, die xx novembris mdviiii.

[10] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

204

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri partii da Mantova e giunsi qui, e non ier l’altro feci el pagamento delli mille ducati e la quittanza e la fede della procura; ed il rògo lasciai a Luigi Guicciardini, con ordine lo portassi lui quando tornava costí a vostre Signorie, se già da quelle non li fussi ordinato altrimenti. [4] Lo ’mperadore si truova ad Avi, luogo di qua da Rovereto poche miglia, e si dice avere comandato nel contado di Tirolo uno uomo per casa per venirne oltre con essi al soccorso di questa città, e ci si aspetta la sua Maestà di dí in dí; per questo io non sono ito piú avanti, ed anche per non essere el cammino securo; e pure oggi, di qui a le Chiuse, sono stati presi da’ Viniziani x cavalli che andavono a trovare el prefato Imperadore. [5] Pertanto io fo conto di aspettarlo qui, dove doverrebbe riposarsi ragionevolmente tutta questa guerra. [6] Le cose di questa città si truovono in questo essere: e’ gentili uomini, parendo loro forse essere in colpa, non sono marcheschi; e’ populari e la infima plebe è tutta viniziana. [7] Pure con tutto questo, el dí che ’ Viniziani ripresono Vicenza si vide assai buon segno, perché appunto in su la nuova della perdita di Vicenza si appiccò una zuffa in piazza intra certi Spagnoli, in modo che tutta la terra si misse in arme, ed uscí qualche voce fuora che ’ Viniziani erano drento; nondimeno non fu alcuno che uscissi delle case sua e che facessi alcuna trista demostrazione. [8] Sono in questa città 4 luoghi chiusi che si guardono e di qualità che, forniti bene, vorrebbono assai tempo ad espugnargli, dove sono in guardia fanterie tedesche ed infra tutte non aggiungono a mille. [9] Sonci poi circa 3500 altri fanti infra Spagnoli ed Italiani, ècci circa mille o milledugento cavalli; ed avete ad intendere come tutte le fanterie e cavalli tedeschi, da una piccola cosa in fuora che sono qui con el Vescovo, tutti se ne sono iti via. [10] Sonci rimasti circa 200 cavalli borgognoni e quelli italiani che lui aveva soldati; sonci qualche 400 cavalli franzesi venuti in su la perdita di Vicenza mandati dal Gran Mastro; e questo dí ci è venuto mandato ancora da lui, con circa 150 cavalli, uno Conte Giovan Francesco da Bergamo. [11] Truovonsi e’ Viniziani a San Martino con loro campo discosto a qui cinque milia e con loro artiglierie, che dicono hanno qualche cinquemila fanti pagati ed un numero grandissimo di villani arrabbiati, e tutta la loro cavalleria. [12] Ed hanno scorso questo dí tutta questa campagna e rotte quante strade ci è, in modo che io ebbi una gran ventura a venire ieri e non oggi. [13] Credesi che ’ Viniziani abbino a fare ogni cosa per avere questa terra; e vanno uccellando a l’intorno per tastare el popolo e vedere se surgessi tumulto alcuno che li mettes­si drento, quando e’ veghino che questo non giovi. [14] Credesi ne verranno con le artiglierie, perché giudicheranno non avere a combattere, sed non con li soldati ci sono; perché, se ’l popolo non si mosterrà amico, non si mosterrà anche nimico. [15] E se questa festa ha ad essere, la non doverrà passare domenica, perché e’ non bisogna perdino tempo; e se non pigliano questo luogo, la presa di Vicenza gioverà loro poco, perché questa ad un tratto chiude el passo a’ Franzesi ed a’ Tedeschi, il che non fa Vicenza. [16] Dipoi dicono costoro che l’è in modo debole, che la riperderanno con quella medesima facilità che la ripresano. [17] Questi della terra che non vorrebbono mutarsi ed e’ Tedeschi hanno oggi loro speranza ne’ Franzesi, e non ragionano piú cosa alcuna de’ provedimenti della Magna, ma dicono che ’l Gran Mastro viene qui in persona e che li ha fatto muovere messer Ian Iacopo con tutte le genti d’arme che ’l Re ha in Lombardia, e che li hanno fatto 4000 venturieri e fanno scendere x mila Svizzeri; e con tutto questo esercito fieno qui subito per riavere Vicenza e rituffare l’esercito de’ Viniziani infino nel golfo. [18] Se questi provedimenti sono veri, vostre Signorie da Francesco Pandolfini ne possono avere lo ’ntero. [19] Qui mi è suto detto che ’l Gran Mastro ha mandato qui queste poche genti per dare questa speranza di soccorso a costoro e che da l’altro canto ha spacciato uno ad el Re, che debbe essere tornato in 9 giorni per intendere come sua Maestà vuole che se ne governi; né si sa come el Re se la intenderà, e se vorrà piú tosto aspettare di ripigliare le cose per sé che difendere quelle d’altri. [20] Pure nondimanco questo passo importa troppo e sta bene in mano ad ognuno, da chi sia per farli guerra in fuora.

[21] Io parlai con il Vescovo questa mattina, dicendogli la cagione della mia venuta e come io mi fermerei qui etc. [22] Viddemi molto volentieri e laudò assai le Signorie vostre della osservanzia della fede per il pagamento fatto etc. [23] E da canto mi è stato detto, e da piú d’uno uomo di conto, come questi novemila ducati sono cagione che Verona è oggi dello Imperadore e che sempre ne faranno fede; sí che tenghinne memoria vostre Signorie per posserlo ricordare a’ tempi quando altro succedessi, perché cosí è egli vero come e’ mi è suto detto e come io lo scrivo.

[24] Non mando el Zerino perché non mi pare ancora tempo da rimanere solo con Marcone. [25] È bene vero che io spendo piú che uno ducato el dí che mi è suto ordinato di salario; tamen, come sono stato per il passato cosí sarò sempre contento a tutto quello che vorranno le vostre Signorie, a le quali mi raccomando. [26] Ex Verona, die 22 novembris mdviiii.

[27] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius et mandatarius.

205

[1] Nicolao Machiavello Mandatario apud Imperatorem. [2] Die 23 novembris 1509.

[3] Spectabilis Vir etc. [4] Per Ardingo, iii dí sono, ricevemo le tue de’ 17 e 18 con lo instrumento e quitanza, e ieri per lo spaccio fatto del Borromeo per ordine del Pandulfino un’altra breve de’ xx. [5] Tutte ricercono poco o nessuna resposta, solo ti ricordiamo che nel pagamento de’ mille ducati che restano tu usi buona diligenzia come hai cominciato, in modo si paghino bene; e la quitanza o instrumento non avendo per chi mandarlo, lo potrai lasciare o al Guicciardino o al Borromeo, che ce lo mandino o portino per via secura. [6] A Lionardo Nasi si sono pagate tutte quelle partite che Giovan Borromei ci scrive avere sborsato per noi fino a’ 20 del presente. [7] La presente si manderà alla ventura, non sappiendo dove la indirizzare, pensando che a quest’ora tu sia partito da Mantova. [8] Però fia bene che tu dia particular avviso del mandarti lettere; e se Francesco Pandolfini potessi accomodarne te o tu lui, sarebbe bene che ve ne intendessi insieme per non raddoppiare la spesa per le medesime cose. [9] Non mancherai però per questo scriverci tutto quello accadrà alla giornata, ancora che tu pensassi Francesco dovercene scrivere lui. [10] Bene vale.

206

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Avanti ieri, che fumo a dí xxii, scrissi a le vostre Signorie quanto avevo ritratto delle cose di qua, e la lettera mandai a Giovanni Borromei a Mantova; ma avendo deliberato questa mattina rimandarne costí el Zerino cavallaro, li ho ordinato facci motto a Mantova a Giovanni e la porti con questa; e perché io la stimo salva, non la replicherò altrimenti.

[4] El campo de’ Viniziani quale era, come per quella dissi, a San Martino, discosto a qui cinque miglia, si ritirò ieri verso Vicenza; dicono costoro averlo fatto poiché non viddono qui farsi movimento alcuno, e non essere venuti avanti per rispetto de’ Franzesi; e benché, come per la mia ultima dissi, non ce ne fussi venuti molti, tamen non hanno voluto venire ad alcuno cimento dove e’ sieno, per non irritare el Re e fargli pigliare gagliardamente la ’mpresa contro di loro. [5] Quello che s’abbi ad essere ora qui, non è veruno che si ardisca a conietturarlo; è bene vero che si sa che il Re di Francia ha una gran voglia di questa città e che questi cittadini e gentili uomini hanno gran desiderio che l’abbi, e che lo ’mperadore non pare sia per ora sufficiente né a difenderla, né a guardarla; e che cosí non può stare, perché dopo poco tempo ci si morrà di fame, e bisognerà che Francia la sovvenga, oltre a di forze, ancora da vivere. [6] Come e’ se l’abbino ora questi Re a pigliare, bisognerà rapportarsene a li effetti, e pratica qui non s’intende che ci sia; possono vostre Signorie da Francesco Pandolfini averne piú lume. [7] Lo ’mperadore si truova ad Avi, come per l’altra dissi, discosto a Roveré poco; e si dice che attende a fare gente per venirne in qua; e se questo accidente di Vicenza non veniva, dicono che e’ sarebbe ora a Spruch. [8] Potrebbe, per avventura, sendosi ritirati e’ Viniziani, fornire questo suo viaggio a qualche buono proposito che altri non sa, benché qui si aspetti la sua Maestà con dette genti d’ora in ora. [9] Io, se da vostre Signorie non mi è commesso altro, non partirò di qui, perché dove lui è, non ha voluto né Oratori né altri seco, ma l’Oratore di Francia e quello di Ragona che andorno seco li ha mandati a Trento, dove ora sono; ed io credo che, ad intendere questi travagli, sia meglio lo stare qui che a Trento. [10] Una cosa mi farebbe andare là, che è se io credessi trarre quelli privilegii che in su la capitulazione e’ promisse, e’ quali non si sono ancora aúti; ma non me ne avendo vostre Signorie al partire mio detto alcuna cosa, né in scritto, né altrimenti, non so se io mi facessi bene o male a domandarli. [11] Altro non mi occorre, se non raccomandarmi a vostre Signorie, quae bene valeant. [12] Ex Verona, die 24 novembris mdviiii.

[13] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

[14] Messer Piggello ricorda a le vostre Signorie el servito suo e la sua faccenda di Roma etc.

207

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Poi che io arrivai qui, ho scritto dua volte a le Signorie vostre a’ 22 ed a’ ventiquattro, le quali arà presentate a quelle el Zerino; né è occorso altro di momento, se non che si vede tuttavia ingrossare questo luogo di gente. [4] E ieri vennono 1000 Guasconi da Peschiera ed oggi sono arrivati 200 uomini d’arme pure franzesi, ed a Peschiera si dice è assai gente a piè ed a cavallo, le quali debbono venire qui infra dua dí con el Gran Mastro, al quale tempo ci si aspetta anche lo ’mperadore; dopo la venuta de’ quali si dice che passeranno avanti a purgare e’ peccati di Vicenza; ed è questa gita aspettata con desiderio da e’ soldati, per la speranza della preda e per la debolezza del luogo, dove sperano con poca fatica e meno pericolo fare grandissimo guadagno. [5] Né s’intende che ’ Viniziani la fortifichino, né che faccino alcuno estraordinario provedimento, ma stannosi con le loro genti a l’intorno di quella città in certe castelletta; e costoro attendono a rubare el paese e sacheggiarlo, e vedesi e sentesi cose miserabili sanza esemplo, di modo che nelli animi di questi contadini è entrato uno desiderio di morire e vendicarsi, che sono diventati piú ostinati ed arrabbiati contra a’ nimici de’ Viniziani che non erano e’ Giudei contro a’ Romani. [6] E tutto dí occorre che uno di loro, preso, si lascia ammazzare per non negare el nome viniziano; e pure iarsera ne fu uno innanzi a questo Vescovo che disse che era marchesco e marchesco voleva morire, e non voleva vivere altrimenti; in modo che ’l Vescovo le fece appiccare, né promessa di camparlo né d’altro bene lo possé trarre di questa opinione; di modo che, considerato tutto, è impossibile che questi Re tenghino questi paesi con questi paesani vivi. [7] Se, presa Vicenza, costoro sono per fare altro, o con che convenzioni el Re di Francia venga sí gagliardo a questa impresa, io non lo so; rimettomene a quello che ne arà scritto Francesco Pandolfini, el quale, per essere piú antico qua, e appresso a uomini piú liberali, ne debbe avere ritratto qualche particulare. [8] El Vescovo di Gursa, come io intendo, non è con lo Imperadore, ma è ito piú adrento nella Magna a procacciare danari. [9] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant. [10] Ex Verona, die 26 novembris mdviiii.

[11] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

[12] Mando questa a Giovanni Borromei a Mantova, che la mandi con le prime spaccia.

208

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] A dí 26 fu l’ultima mia, la quale mandai a Giovanni Borromei a Mantova con ordine la mandassi con le prime sua, e cosí farò di questa. [4] Poi che io scrissi la sopradetta, è venuto qui circa 200 uomini d’arme, mandati pure da Ciamonte, fra Franzesi ed Italiani, intra e’ quali è venuto Tarlatino con la sua compagnia. [5] Stassi qui ora in aspettazione che si facci questo campo grosso, e dovevano infino ieri accozzarsi ad Ossolingo lo ’mperatore con el Gran Mastro; né per ancora s’intende vi si sieno convenuti, né pare che sia rimasto dal Gran Mastro, per essere stato a Peschiera infino tre dí fa. [6] Doverranno, quando e’ si accozzino insieme, fermare come ed in che modo questa guerra si abbi a maneggiare; ed io non ho lasciato addreto cosa alcuna per intendere se Francia chiede o è per avere ricompensa da lo ’mperadore per fare questa guerra, o veramente se la farà sanza altra ricompensa, parendogli assai guadagno tenere el nimico discosto a li suoi confini e levare occasione a’ populi poco fedeli di ribellarsi. [7] E non ho per ancora possuto intenderlo a mio modo, perché io non credo che chi è qui lo sappi; e con chi io ne ho ragionato di costoro, sta in su l’onorevole, dicendo che Massimiliano non darebbe a Francia uno merlo di quello Stato li tocca, e che a Francia debbe bastare che lo Stato dello Imperadore sia scudo al suo, e tocchi a lui lo essere calpesto, e che Francia è forzato a pigliare questa difesa perché e’ difende le cose sua e con piú vantaggio e con piú securtà tenendo el nimico discosto che aspettando di averlo a’ confini. [8] E pare a costoro questo partito a Francia necessario; resta ora come lui la intenderà. [9] Io non posso dire altro a le Signorie vostre, se non che cosí non può stare questo paese; e quanto piú questi Principi merranno queste guerre lente, tanto piú crescerà la voglia a’ paesani di ritornare a’ primi padroni, perché costoro sono drento a la città consumati da chi alloggia loro in casa, e di fuora rubati e morti. [10] Ed e’ Viniziani, conosciuto questo, si governano al contrario, e li fanno drento e fuora riguardare sopra quello che è credibile, da una moltitudine armata, in modo che se questi Re stanno a bada l’uno dell’altro, e non fanno questa guerra grossa e corta, e’ potrebbe nascere cosa che queste terre tornerieno piú presto che le non si partirno.

[11] Lo ’mperadore infino dua dí fa si trovava dove scrissi per l’ultima a vostre Signorie. [12] Qui venne ieri el Fracassa, el quale si dice sarà fatto da lo ’mperadore Capitano delle sua genti italiane in cambio del signore Gostantino. [13] El quale dicono se ne torna a Roma per avere aúto parole con Monsignore della Palissa di qualità che detta Palissa li ha mandato lettere di disfida; sí che per non si avere a travagliare con ’ Franzesi e’ se ne torna a Roma, e non lascia qua di lui molta buona opinione.

[14] E’ Viniziani sono con le loro genti seminati dalle 12 miglia in là e corrono e’ loro stradiotti spesso infino qui a 2 miglia; e pure ieri tolsono a costoro piú di cento cavalli da saccomanno in modo che questo dí sono iti con scorta di piú che 500 cavalli. [15] Trovonsi qui circa 4500 fanti e 2500 cavalli, che ce ne debbe essere dumila per conto di Francia; aspettasi domani 4000 fanti tedeschi e lo ’mperadore, dopo sarà abboccato con el Gran Mastro. [16] Altro non ho di nuovo che raccomandarmi a le Signorie vostre, quae bene valeant. [17] Ex Verona, die 29 novembris mdviiii.

[18] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

209

[1] Nicolao Maclavello Secretario florentino carissimo. [2] Veronae.

[3] Spectabilis vir, etc. [4] Scrivemoti fino a dí 23 per resposta delle tue portateci da Ardingo e si mandorono per via del Pandolfino, non avendo allora migliore commodità, come ancora, non spacciando a posta a Mantova, si manderanno le presenti. [5] Dissesi per esse della ricevuta di tutte quelle quitanze e contratti e ciò che altro bisognava. [6] Iersera dipoi a tre ore venne il Zerino con le tue de’ 24 e con quelle che tu avevi lasciato a Mantova de’ 22, e con lettera di Luigi Guicciardini si ricevé per il medesimo Zerino la quittanza e contratto di quelli mille ultimi ducati; e cosí non accade dirne altro. [7] Alle preallegate tue venute iersera non è necessario replicare molto per contenere poco altro che avvisi, circa e’ quali, e circa il mandare lettere come ti si scrisse per altra, sarebbe bene, per non multiplicare li spacci, che tu ne convenissi con il Pandolfino, quale, secondo che lui ci scrive, non doverrà essere molto lontano di costí, venendo ad Ussolingo, di che a quest’ora debbe essere seguíto lo effetto, se gli ha a essere. [8] Lui ci scrive de’ 25 molto diffusamente di tutto il pensiero e disegno de’ Franzesi, del quale non ti si dice altro perché, avendo a essere, lo vedrai tu in fatto. [9] Noi non sappiamo che suo servito abbia avere Pigello, e però a questa parte non te ne possiamo respondere altro. [10] Dell’altra faccenda sua di Roma li aviamo detto e di nuovo replichiamo che il deliberarne sta ad altri e non a noi, perché qui bisogna provedere a mille ducati di camera d’entrata per ricompenso etc., e fatto questo non ci è piú dificultà alcuna, come per opposito sanza questo non ci si può pensare; e dal canto nostro si è fatto e farà sempre il bisogno per contento ed onore suo, perché lo desideriamo al pari di lui, né potremo esserne piú contenti quando seguissi. [11] Lo esserti fermato in Verona ci piace ed è a punto secondo la intenzione nostra, perché noi non ti mandamo per intendere le cose di Trento o della Magna, ma di Lombardia e di questa impresa; e quando non sia altro bisogno, come sarebbe se la guerra si transferissi altrove, ti potrai stare costí. [12] Intanto, secondo il successo delle cose, noi ti potremo ordinare quello che abbi a fare; e nonostante questo, dí per dí ed ora per ora, secondo li accidenti delle cose, tu piglierai per te quello partito che fia piú necessario. [13] Quando tu partisti di qua non fu possibile per la brevità del tempo ordinarti, circa *quelli privilegi che si avevano a trarre, alcuna cosa, e disegnamo sempre in sul terzo pagamento* etc. [14] Però di questa parte non ne seguirai altro sanza nostra commissione. [15] Bene vale. [16] Ex palatio florentino, die 30 novembris 1509.

[17] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

210

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] A dí 29 del passato scrissi alle Signorie vostre, e manda’le a Mantova a Giovanni Borromei. [4] Ieri scrissi ancora a le Signorie vostre brevemente, la quale mandai per uno corrieri del Papa che veniva costí, e per quella detti avviso della venuta dell’uomo dello Imperadore con el signore Gonstantino. [5] La presente vi mando per messer Francesco da Santa Fiore, cancellieri di Pandolfo Petrucci, che se ne ritorna in costà. [6] E per quella mi occorre di nuovo scrivervi come questo abboccamento, che doveva fare el Gran Mastro con lo ’mperadore, non si è fatto; nondimeno ancora ieri si trovava el Gran Mastro a Peschiera e lo ’mperadore partí da Arco per essere a Trento, che pare cattiva via a venire in qua. [7] Sono venuti qui oggi circa a 3 mila fanti tedeschi: dicesi sono di quelli che erano a Vicenza; altra gente non si vede venga, e per chi viene da Spruch ritraggo non se ne trovare per la via, né dirsi là che ne avessi a venire. [8] Ieri questo Vescovo luogotenente, desiderando alleggerire questa città a preghiera de’ cittadini di quella, e parendoli ci fussi tanta gente potessino uscire in campagna ed alloggiare in qualcuno di questi castelli a l’intorno dove e’ tenessino el nimico piú stretto e questa città piú larga, richiese e’ Franzesi ci sono dovessino farlo; a che risposono non essere per partirsi di qui per ire avanti sanza commissione del Gran Mastro. [9] Ed a sorte in questo medesimo tempo venne nuove che lo ’mperadore aveva richiesto per mezzo del signore Lodovico da Gonzaga, che li aveva mandato a Ciamonte, del medesimo, e che Ciamonte li aveva fatto la medesima risposta, cioè che sanza nuova commissione del Re non era per fare passare Verona a le sue genti; di modo che qui si cominciò a sparlare assai de’ Franzesi per questi imperiali, dicendo che lo ’mperadore si accorderebbe con ’ Veniziani e li caccerebbe di Italia, in maniera che tutta la passata notte tutte le gente di Francia sono state a cavallo armate per la terra. [10] Ed alcuni di questi gentili uomini dubitorno forte che questa mattina e’ non se ne tornassino a Peschiera e l’altro dí ci entrassino e’ Viniziani. [11] Pure oggi (donde e’ si nasca io nol so) la cosa pare rimpiastrata, e questi capitani franzesi sono stati ad uno lungo consiglio con el Vescovo, né si sa ancora quello si abbino consigliato. [12] Pure si vede cosí al discosto che questi sono dua Re che l’uno può fare la guerra e non vuole farla, l’altro la vorre’ fare e non può; e quel che può, la va a suo proposito dondolando; ma Dio voglia che si apponga, perché se considerassi quello importa la innata desperazione di questi paesani, li parrebbe mille anni di tòrre loro dinanzi a li occhi quello esercito in che li sperano, né penserebbe ad alcuna altra cosa. [13] Ma se mantengono con questi modi a’ paesani la desperazione ed a’ Viniziani la vita, credesi, come ho detto altra volta, che in una ora possa nascere cosa che farà pentire e’ Re ed e’ Papi, e ciascuno di non avere fatto suo debito ne’ debiti tempi. [14] Questa comunità ha mandato questa mattina dua oratori a lo ’mperadore a mostrare loro dove e’ si truovono e dove e’ temono di trovarsi; aspetterassi la tornata loro, la quale sarà di momento quando non si vedessi altro che quello si vede ora; ragionasi che si debbe fare una dieta a Chenpte, di là da Spruch 3 giornate, e per avventura si crede che lo ’mperadore vi si vorrà trovare in persona.

[15] E’ Viniziani pigliono qui a l’intorno quante castella vogliono, e sentesi che li hanno fatto danno e fanno nel Ferrarese, di che persuadendomi io dobbiate avere nuove da Ferrara, non scriverò altrimenti. [16] E pure oggi si è detto che ’ Viniziani aven condutte certe galee per il Po e che il Duca di Ferrara aveva affondate loro dreto certe barche, in modo che le venivono ad essere come prese, e che si aspettavano genti franzese per possere porre loro le mani addosso.

[17] Se lo ’mperadore si fermerà a Trento, io andrò forse infino là, se prima vostre Signorie non mi rivocano, di che le prego assai perché seco non può ire persona; e per stare discosto, io posso stare costí come qui, maxime essendo qui a’ confini Francesco Pandolfini, che d’ogni cosa può tenere benissimo ragguagliato le Signorie vostre, travagliando con uomini etc. [18] Valete. [19] Ex Verona, die prima decembris mdviiii.

[20] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

211

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri scrissi a vostre Signorie e mandai le lettere per messer Francesco da Santa Fiore, cancellieri di Pandolfo Petrucci, che se ne tornava in costà. [4] Arete inteso per quelle come el dí davanti qui si era assai sparlato de’ Franzesi, perché richiesti di andare avanti, non aveno voluto farlo, ed erono stati quasi che in levata tutto il dí; e come el giorno dipoi la cosa pareva con loro rimpiastrata. [5] Ho inteso questo dí che la cagione di tale alterazione era che ’l Gran Mastro voleva da costoro la possessione di Valleggio, che è uno castello in sul Mencio, el quale castello e Peschiera sono signori di quello fiume. [6] E per avere questo passo, e’ Franzesi per loro giudicandolo, come in fatto è, assai a proposito, hanno voluto in su questa occasione vedere se se ne possono insignorire, e s’intende come la cosa è per acconcia; ma quello che ’ Franzesi promettino avendo questo castello, io non lo so certo, perché ne ho inteso variamente. [7] Chi dice che promettono guardare questa città per lo Imperadore fino che li sia ad ordine a potere procedere piú avanti, chi dice che promettono di servire Cesare con 5 mila Svizzeri e 800 lance per questa impresa di Vicenza; né so quale opinione si sia vera, tanto è che li è fatto, o per fatto, uno simile accordo infra loro; vedreno ora quello seguirà. [8] Né io ho altro da dire a vostre Signorie, perché dello Imperadore non s’intende altro che quello per altra scrissi a quelle, a le quali mi raccomando umilmente. [9] Valete. [10] Ex Verona, die ii decembris mdviiii.

[11] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

212

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] De’ dí dua fu l’ultima mia, la quale mandai per le mani di Giovanni Borromei, per cui mando ancora la presente. [4] Scrissi a vostre Signorie per quella come s’intendeva che ’ Franzesi volevono el castello di Valleggio nelle mani, avendo a servire lo ’mperadore etc. [5] È seguíto poi *che l’Imperatore mandò al castellano di Valleggio lettere per le quali li significava dessi quel castello al Re di Francia, il che lui non volse fare; donde e’ Franzesi di nuovo si volevono partire, tale che, veduto questo Vescovo questa necessità, ha mandato questa mattina con sue lettere e mandato a chi tiene quel luogo commettendoli lo consigni a’ Franzesi; ed a la tornata sua vedreno quello arà fatto*.

[6] Tornorno ieri quelli dua Oratori che io dissi che di questa terra erano andati a lo ’mperadore, e’ quali hanno ripieno di buona speranza questa città, facendo intendere per parte di quella Maestà stieno di buona voglia, perché presto sarà qui con uno validissimo esercito con el quale crede potere in brevissimi dí ultimare questa guerra; di che ciascuno ne sta contentissimo ed in espettazione grande. [7] Referiscono che lo lasciorno infra San Michele e Buggiano di là da Trento qualche 18 miglia, ancora che si dica questo dí come e’ si truova a Buggiano e che li attende con gran diligenza a fare tutto quello che può.

[8] *Qui si trovano circa* 8000 *fanti fra Tedeschi ed altri, e circa* 2500 *cavalli. [9] Sonci dipoi infino in ventimila persone fra contadini ed altri forestieri. [10] Fa questa terra* 45.000 *anime; vole ogni dí* 1500 *minali di grano ed altante brente di vino: ècci da vivere pe’ dua mesi. [11] Sono male atti questi de la terra a fare provedimento e l’Imperatore non può fare tante cose*.

[12] E’ Viniziani attendono da la parte di qua a scorrere e consumare el paese, e costoro badono per ora a guardare bene questa città. [13] El Gran Mastro a questi dí se ne ritornò a Brescia; ora dicono è ritornato a Peschiera, credesi per la cagione soprascritta. [14] Altro non mi occorre se non raccomandarmi a le Signorie vostre. [15] Intendesi come e’ Viniziani in tutti questi luoghi, de’ quali si rinsignoriscono, fanno dipignere uno San Marco che in scambio di libro ha una spada in mano. [16] Donde pare che si sieno avveduti a loro spese che a tenere li stati non bastono li studi ed e’ libri. [17] Valete. [18] Ex Verona, die vii decembris mdviiii.

[19] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

[20] Erami scordato significare a vostre Signorie come a dí 4 circa a 20 ore certi Spagnoli volendo, in uno borgo di questa città detto San Zeno, sforzare una casa e quelli di casa defendendosi, uno di detto borgo corse in uno campanile e sonò a martello in modo che tutta la città fu in arme; e fu pericolosa cosa, perché si penò un pezzo ad intendere la cagione del tumulto. [21] Pure, conosciuto, si fermò e fu subito preso ed impiccato quello che sonò a martello. [22] Messonsi in su tale romore e’ Tedeschi a piè insieme, ed allora si possé vedere che gente vi era di loro; ed annoverai diciotto bandiere che sono per bandiera intorno a 300 fanti, e’ quali fanti nel ritornarsene a casa dopo el tumulto fermo furno alloggiati nella contrada di Santo Stefano drento a la terra sotto la rocca di San Piero, ché prima erano alloggiati di fuora ed avevano consumati quelli alloggiamenti. [23] In summa, e’ si sta in questa città in gran sospetto e maxime de’ contadini, ed ogni dí ci fa bandi che ad una ora determinata e’ si presentino al Vescovo. [24] Valete iterum.

213

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Ieri scrissi a vostre Signorie l’ultima mia, la quale sarà con questa. [4] Non è ancora *tornato chi andò per consegnare Valleggio a’ Franzesi* e però io non posso significare a le Signorie vostre come la cosa sia seguíta. [5] È bene vero che qui per tutto si dice fia consegnata; la ragione vorrebbe non si stessi molto ad ire innanzi, volendo fare bene a questa città, utile a le genti sue, e male a’ nimici: perché qui è gente assai e tuttavia ne viene. [6] E pure iarsera arrivorno parecchi centinaia di fanti guasconi che venivono da Peschiera; e li Spagnoli ci sono hanno aúto danari da e’ Franzesi, sí che a queste gente non manca ad ire innanzi se non chi le comandi, il che bisogna sia, come ho detto, presto, perché s’intende che ’ Viniziani fanno certa tagliata, la quale, se la fussi lasciata loro fare, dicono questi periti del paese che sarebbe difficile mentre durassi el verno potere andare a molestarli verso Vicenza. [7] Debbe ancora el Duca di Ferrara avere bisogno che ’ Viniziani sieno stretti di qua, acciò non possino sí oziosamente assaltarlo, come hanno fatto ne’ dí passati, di che si è parlato qui ciascuno dí variamente; ma perch’io so vostre Signorie ne sono avvisate da lo ’mbasciadore del Duca appunto, non ne dirò altro.

[8] Questa sera ho parlato con uno che viene da Buggiano, che partí di là avanti ieri, e mi ha detto avere lasciato in quello luogo lo ’mperadore, el quale si diceva che partiva per andare verso Spruch, ed a Trento sono rimasti quelli forestieri che sogliono seguire la Corte con ordine non partino, ma lo attendino quivi infino che da lui non è significato loro altro.

[9] Credo, se Ciamonte viene in qua, verrà seco Francesco Pandolfini, el quale delle cose di qua potrà tenere avvisate vostre Signorie, onde la stanza mia qui sarà al tutto inutile; e l’ire dreto a lo ’mperadore ancora verso Spruch, quando bene quello non se ne curassi, sarebbe anche sanza profitto delle Signorie vostre. [10] Ma si vede che non vuole seco alcuno che l’osservi; e quanto a’ pagamenti che si hanno a fare, lo ’mperadore se ne debbe essere valuto in tutto, onde chi li ha avere verrà infino costí a trovare vostre Signorie, sí che da ogni parte la stanza mia è superflua. [11] E però aspetto per la prima intendere quello abbi a fare e con desiderio, perché poi parti’ di costí non ho mai aúto di costà alcuno avviso. [12] Raccomandomi a vostre Signorie, quae bene valeant. [13] Ex Verona, die viii decembris 1509.

[14] Servitor Niccolò Machiavegli.

214

[1] Nicolao Machiavello etc. [2] Veronae.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Iermattina di buon’ora, per via di Mantova e con lettere del Pandolfino, comparsono le tue de’ 26 e 29 del passato, alle quali, avendoti scritto a dí 30, detto della ricevuta di piú tue con le quitanze e contratti etc., non accade replicare altro. [5] Èssi inteso per lettere del prefato Pandolfino assai particularmente tutto il disegno de’ Franzesi, quali per le prime era stato di sorte che ne stavamo di malavoglia, parendoci che le cose s’indirizzassino a cammino da temerne piú tosto male che sperarne bene; e però noi eravamo resoluti scriverti che, atteso il pericolo che si portava *di cotesta terra, tu stessi avvertito a levarti in tempo che non te ne seguissi danno e disordine a noi; e nonostante quello che si è inteso poi, te lo voliamo avere detto per omni bono respetto, variando omni dí le cose quanto fanno*. [6] Scriveci il Pandolfino per una sua de’ 4 *e’ Franzesi essere al tutto resoluti pigliare questa impresa in benefizio dell’Imperatore e digià avere cominciato a dare ricapito a molte cose. [7] Non te ne diciamo altri particulari, pensando che allo arrivare della presente ne doverrà essere notizia in omni omo per essere la cosa in fatto, se altro non accade*. [8] La presente ti si manda fino a Mantova insieme con lettere del Pandolfino. [9] Bene vale. [10] Ex Palatio florentino, die viii decembris 1509.

[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublice florentine.

215

[1] Nicolao Machiavello etc. [2] Veronae.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Iermattina ti si scrisse la alligata, ed abbiamola soprattenuta per mandarla questa mattina a posta al Borromeo con lettere del Pandolfino. [5] Né abbiamo che dirti altro di nuovo, presupposto che tu intenda tutti e’ disegni e progressi de’ Franzesi, salvo che ad instanzia di *Monsignore di Ciamonte ed a’ prieghi di Ferrara ci siamo resoluti mandare in aiuto del detto Duca cento uomini d’arme, quale Duca si truova avere perso tutto el Pulesine ed avere li inimici tutto dí fino in su le porte, parendoci cosí necessario per il periculo comune e per potere co’ lo esemplo nostro confortarne ancora altri*. [6] Doverranno coteste cose allo arrivare della presente, seguendo quanto ci scrive el Pandolfino, avere mutato condizione; però vedrai di scrivercene alla giornata tutto el seguíto. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio florentino, die viiii decembris mdviiii.

[9] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[10] Marcellus.

216

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Scrissi a le Signorie vostre, oltre alle altre, a’ dí 2, 7 e 8, le quali, per non essere ancora state mandate da Giovanni Borromei, saranno con queste. [4] Tornò a dí viiii da Valleggio el mandato del Vescovo e referisce avere consegnato quello luogo a’ Franzesi con promessa di restituirlo ad ogni richiesta dello Imperadore; ed ha fatto due inventari delle artiglierie e munizioni vi erano, che uno ne ha lasciato a’ Franzesi ed un altro ne ha portato seco. [5] Sono ora sollecitati e’ Franzesi a cavalcare e loro rispondono che aspettono fanterie e certi provedimenti hanno fatto per possere condurre le artiglierie. [6] Ho inteso ancora di buon luogo come, per lasciarsi addreto con piú securtà quella città, vogliono essere signori d’una di quelle fortezze e che ’l Vescovo consegnerà loro la cittadella. [7] E perché vostre Signorie, sentendo per lo avvenire parlare di Verona, intendino meglio el tutto, sappino che Verona ha assai similitudine con Firenze, perché le mura sua pigliono alquanto di costa, ed el fiume de l’Adice che esce de’ monti della Magna, come e’ giugne a largo, non si distende per il piano ma torce in su la man manca rasente e’ monti, e divide Verona, in modo che alquanto di piano con tutta la costa è da l’Adice in là verso la Magna; e tutto el restante della città di verso Mantova è da l’Adice in qua, e, uscito detto fiume di Verona di poco, e’ lascia e’ monti e s’indirizza a largo per la campagna. [8] Ha Verona in sul monte, come dire a la porta a San Giorgio, una rocca detta San Piero; dipoi piú su alto discosto a quella, dua balestrate in su la cima del poggio, ne ha un’altra, detta San Filice; queste sono guardate da’ Tedeschi, e, perdute queste, Verona arebbe pochi remedi, ma sono assai forti, piú per il sito che per muraglia. [9] Da la parte di qua da l’Adice, verso Mantova, che viene ad essere piana come ho detto, sono dua fortezze: una di verso Peschiera, che si chiama la Rocca Vecchia, e l’altra posta verso Vicenza, che è detta la Cittadella, discosto l’una da l’altra tre balestrate; e da l’una a l’altra, da la parte di fuora, è el muro della città che fa uno mezzo tondo. [10] Oltra di questo, da la parte di drento è uno muro diritto che va da la Vecchia a la Cittadella, messo in mezzo da dua fossi grandissimi, ed infra questi dua mura ed infra l’una e l’altra fortezza sono piú case, che tutte con tutto questo spazio è chiamato el borgo di San Zeno. [11] In questo borgo sono alloggiati parte de’ Franzesi; né essendo contenti a questo, hanno voluto ancora la Cittadella, dove erano alloggiati li Spagnoli, sí che vostre Signorie per questo veggono di che parte di Verona detti Franzesi sono signori. [12] E’ gentili uomini sono di quello animo che altra volta scrissi a vostre Signorie; e parendo loro stare male e dubitando di peggio, veggendo queste voluntà d’essere mutabili, e veggendo e’ Viniziani farsi vivi ed el paese loro partigiano, attendono con sollecitudine a votare Verona delle loro robe, donne e figlioli, e conduconle in Mantova; pure stanno a speranza che Ciamonte venga, el quale, come ho detto di sopra, si dice che attende fanterie ed artiglierie, e dipoi verrà subito.

[13] Scrissi a le Signorie vostre come avevo lo ’mperadore essere partito da Buggiano per a Spruch; dipoi ci è nuova certa come e’ va ad Augusta a fare una dieta per essere ad ordine a tempo nuovo a fare suo debito; ed in su questo avviso tutti questi che seguono la Corte, che erono a Verona, stativi per essere ambigui dove lo avessino a trovare o quello avessino a fare, si sono partiti per a quella volta; donde io, veduto questo, mi è parso venire infino qui dove arrivai ieri ed espedire uno a posta a le Signorie vostre. [14] E per farlo sanza costo di quelle, ho tolto Marcone mio tavolaccino acciò che per lui mi avvisino quello vogliono che io facci, perché da li antecessori di vostre Signorie mi fu detto a bocca che, andandosene lo ’mperadore nella Magna, io me ne tornassi costí; tamen con tutto questo ne voglio intendere la deliberazione di quelle. [15] Pregole bene sieno contente darmi licenza perché lo andare in Augusta per intendere la deliberazione della dieta non è molto necessario, perché questa non è per fare altro che si abbino fatto l’altre. [16] Dipoi a lui non è grato come a li altri principi avere appresso uomini d’altre potenze; e però quelli che li ha, o egli li licenza, o egli li confina in uno luogo dove e’ comanda non partino sanza sua commissione; e vedesi che li ha lasciato tutti quelli aveva seco a Trento con ordine non partino di quivi. [17] Quanto a stare in questo paese per intendere queste cose, non è anche bisogno, perché Francesco Pandolfini, avendo a governarsi quelle per le mani di Ciamonte, sempre ve ne avviserà prima e meglio che alcuno altro. [18] Pertanto di nuovo le prego mi dieno licenza; e mai non mancherà, quando lo ’mperadore torni in qua, o per altra cagione, farmi ricavalcare di nuovo; pure quando vostre Signorie deliberassino altrimenti, mi mandino con Marcone tavolaccino, apportatore presente, Ardingo cavallaro, che mi bisogna uno che sappi el paese ed acciò che io abbia uno da potere espedire, fatta che fussi la resoluzione di detta dieta, che prima non potrete aspettare né avere mie lettere, se già vostre Signorie non volessino spendere in mandare in su ed in giú cavallari, come facevono al tempo di Francesco Vettori. [19] E cosí mi mandino tanti danari che io possa dare le spese almeno dua o tre mesi a tre cavalli che noi saremo, ed anche da potere barattare o cambiare uno cavallo quando mi mancassi, perché in quelli luoghi non si truova chi serva altrui d’un soldo. [20] Di nuovo mi raccomando a vostre Signorie e le prego mi rispondino e rimandino Marcone subito. [21] Erami scordato dire come de’ cinquanta ducati che io ebbi costí mi resta solo 8 ducati, che sono tanti quanti danari io ho. [22] Valete. [23] In Mantova, a dí xii di dicembre mdviiii.

[24] Servitor N. Machiavegli Secretarius.

217

[1] [A Niccolò Machiavelli]

[2] Spectabilis vir etc. [3] Avanti ieri per il cancelliere di Pandolfo ricevemo una tua del primo, alla quale non accadrebbe fare resposta se non fussi il desiderio che tu hai di ritornare; a che aviamo pensato satisfare per la prima altra nostra e farne resoluzione secondo il desiderio tuo, pensando, secondo che ci scrive il Pandolfino, debbe a quest’ora essersi dato costí ordine da questi Franzesi da poterne fare tale resoluzione ed intendersi meglio che disegni fare per l’avvenire l’Imperadore, *o tornarsene in qua, o irsene verso la Magna. [4] E però al primo avviso tuo del Pandolfino, non variando le cose da quello che si vede disegnato fino a ora, crediamo poterti al certo dare licenzia; e però tu soprastarai fino che ti scriviamo altra volta quello che abbi a fare*. [5] Ieri furono qui il signor Costantino ed un secretario dell’Imperadore mandati con lettere credenziali da quella Maestà; e la esposizione loro fu d’anticipare e volere di presente il pagamento dovuto loro per tutto gennaio, non si ricordando che poco meno che tutta la somma è obligata ad altri. [6] Fecesi loro intendere come stava la cosa: restàronne ammirati; ed andandosene il signor Costantino a Roma, il secretario deliberò fermarsi qui fino che avessi resposta dall’Imperadore, a chi ne ha scritto. [7] Diamotene notizia acciò possa responderne di costà, bisognando, e maxime *che hanno detto questo pagamento avea a servire a’ fanti venuti nuovamente costí; e per questo chiedevono volerli di presente, non si ricordando, come è detto, che fussino quasi tutti obligati costí in Verona a private persone, cioè al Conte Bonifazio da Sarego ed altri*. [8] Non ti scriviamo de’ disegni di Ciamonte, pensando che costí ne debbi avere total notizia. [9] Vale. [10] Ex Palatio florentino, die xii decembris 1509.

[11] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

218

[1] Magnificis Dominis etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Per Marcone mio tavolaccino scrissi a dí xii a vostre Signorie e qui ne attendo risposta. [4] È tornato questo dí el Zerino da Brescia e s’intende el Gran Mastro partirà mercoledí prossimo per a Milano, il che è tutto contrario a quello si stimava quando parti’ da Verona. [5] E pare che queste cose non sieno spinte con quella gagliardia sarebbe necessario, non vi sendo né lo ’mperadore né lui; perché io non so come sanza uno di costoro e’ si usciranno in campagnia, né so, non uscendo, come e’ si potranno stare in Verona molti dí. [6] Perché le troppe genti vi si morranno di fame, le poche vi portano mille pericoli; sí che la stanza quivi non è molto secura, se si ha a temere di quelle cose che le Signorie vostre per le loro delli 8 e de’ 9 mostrono essere bene temere. [7] Tamen io sono per stare in ogni luogo e ne aspetto risposta di quello abbi a fare da vostre Signorie; ed a la giunta del Zerino, Marcone non doverebbe essere partito, e potranno per questo di nuovo deliberare come voglino mi governi, a le quali mi raccomando. [8] Ex Mantua, die 16 decembris 1509.

[9] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

219

[1] Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Marcone, espedito da te da Mantova, comparse iersera a notte con le tue de’ 2, 7, 8 e 12 del presente; e non ricercando tutte altra resposta, salvo del provedere al desiderio tuo del ritornartene, ci siamo resoluti che il prefato Marcone domattina se ne torni a trovarti con la presente, per la quale siamo contenti e ti significhiamo che liberamente ad ogni tuo piacere te ne torni, poiché la stanza tua in coteste parti non è piú necessaria, attesa la partita dell’Imperadore e la resoluzione che hanno fatto e’ Franzesi di coteste cose, la quale allo arrivare della presente ti doverrà essere nota; e però non ti se ne dirà per la presente altro. [4] Sarà con la presente una nostra a Francesco Pandolfini, la quale tu racomanderai al Borromeo che per il primo liele mandi. [5] E tu, tornando di qua, t’ingegnerai di tornare meglio informato che potrai dello stato di cotesta provincia e di coteste imprese. [6] Bene vale. [7] Ex Palatio florentino, die xvii decembris 1509.

[8] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[Scritti di governo]

220

[1] A Dietaiuti da Prato Connestabole a Fucecchio. [2] Die prima februarii.

[3] Noi abbiamo ricevute dua tue lettere, una de’ 25, l’altra de’ 28 del passato; e quanto a la rassegna fatta della bandiera di Montaione, ti commendiamo della diligenzia; e de li inobbedienti se ne manderà listra al Vicario, e se li ordinerà li facci pagare la pena consueta. [4] E la lettera e la listra fia con questa, la quale tu li manderai subito. [5] Quanto allo scandolo seguíto infra quelli di Santa Croce e di Fucecchio, ti commendiamo di quanto hai fatto infino a qui. [6] Ma è necessario, avanti spiri la tregua, che tu vegga di posarla in ogni modo; e quando ci vegga difficultà, comanderai a quelli descritti che ti paressi capi del disordine, che si presentino infra un dí determinato al Magistrato nostro; ed a noi darai avviso del successo, e maxime se il Vicario ci ha fatto drento opera alcuna. [7] Usa in ogni cosa buona diligenzia. [8] Bene vale.

[9] Se tu iudichi sia bene fare a Stibbio uno capo, lo farai, e ce ne darai avviso abbi fatto etc.

221

[1] Al Vicario di Saminiato Niccolò Scarlatti. [2] Dicta die.

[3] Noi ti mandiamo in questa una listra di tutti quelli che della potesteria di Monteaione sono stati disubbidienti e non sono comparsi a questa ultima mostra. [4] Farai loro pagare la pena consueta, cioè: o stare dua dí in prigione, o venti soldi; la quale pena pecuniaria riscossa, rimetterai al proveditore nostro. [5] Vale.

222

[1] Al Vicario di Scarperia Alessandro Galilei. [2] Die 5.

[3] Bastiano di Bartolo di Lorenzo da Gattaia, apportatore presente, è suto assoluto da noi per non essere comparso all’ultima mostra, e però non lo graverai altrimenti. [4] Vale.

223

[1] Al Vicario di Saminiato Niccolò Scarlatti. [2] Die 15 februarii 1509.

[3] E’ ti debbe essere noto quanto e quante volte li scritti nostri sotto le bandiere di cotesto vicariato sieno stati aggravati ed affaticati nelle guerre di Pisa, e come infinite volte, sanza prezzo alcuno, e’ sono stati in quelle fazioni 6 e 8 giorni continui. [4] Questo fa che noi e ciascuno amorevole cittadino debbe averli nelle cose loro per raccomandati, e riguardargli, e fare loro qualche vantaggio da li altri, quando e’ si possa fare sanza inconveniente o altro tristo esemplo di che ne avessi a nascere scandolo. [5] Diciamoti questo perché egli è suto al nostro Magistrato Michele d’Andrea da Tonda e Giovanni di Santi di Batista da Fucecchio; ed inteso quello che li hanno referito e conosciuto le opere loro quali sieno state nelle fazioni predette, giudichiamo che sieno di quelli a chi si debbe avere qualche compassione e mostrare loro qualche ristoro de’ servizii passati. [6] E però ti facciamo intendere come e’ ci fia grato facci loro tutti quelli piaceri convenienti, acciò che e loro e li altri, quando sia di bisogno, sieno pronti a’ servizii della Republica nostra. [7] Bene vale.

224

[1] A Giovan Berardi Capitano di Pisa. [2] Die 15 februarii.

[3] Egli è stato al Magistrato nostro Giusto di Benedetto da Tonda, presente apportatore, e ci fa intendere come e’ fu un di quelli compagni che, con Bastiano di Piero da Castiglione, serví costí in Pisa infino a l’ultimo; e perché per ordine de’ Dieci a ciascuno di loro fu dato circa sei lire per essere soprastati molti dí oltre al tempo della paga, lui dice ordinò a Bastiano detto che dessi le sua lire 6 ad uno chiamato Giappatello che fa costí in Pisa una baccanella, el quale non liene ha mai date, allegando avere avere piú da compagni di Bastiano; però voliamo abbi detto Giappatello a te ed ordini che detto Giusto sia satisfatto. [4] Vale.

[Commissaria a Gargonza]

225

[1] Balie Senarum. [2] Die 12 martii.

[3] Magnifici Domini etc. [4] Domani partirà di qui Niccolò Machiavelli, Secretario nostro, mandato da noi in Valdichiana per essere sopra la differenzia che è tra li nostri di Gargonsa e li vostri di Armaiuolo, secondo che si rimase qui con messer Bernardino mandato dalle Signorie vostre. [5] Donde sarebbe necessario che le Signorie vostre ordinassino che ancora dal canto di quelle vi fussi uno uomo, il quale basterà che vi sia sabato prossimo, che sareno a dí 16, o al piú lungo domenica. [6] Confortiamo le Signorie vostre a farne subito provisione acciò che questa controversia una volta si posi. [7] Bene valeant Dominationes vestre.

[Scritti di governo]

226

[1] Al Capitano del Borgo a San Sipolcro Lorenzo Guidetti.

[2] Avendo aúto notizia, e per piú avvisi, ed in particulare da Agnolo Prosperi da Citerna conestabole delle ordinanze, come messer Martino dal Borgo solda fanterie in su cotesti confini, e per questo viene a contraffare a’ bandi e deliberazione nostre, t’imponiamo che, vista la presente, facci comandamento a detto messer Martino che, fra 4 dí dal dí del comandamento fatto, comparisca personalmente al conspetto nostro sotto pena di rebello e confiscazione di beni. [3] E quando non ubbidisca, voliamo proceda contra di lui e sua beni iuxta el tenore di detto comandamento, dandoci avviso di quanto arai seguíto. [4] Ed in tutto userai diligenza acciò ti possiamo commendare. [5] Vale. [6] Die decima maii 1510.

227

[1] Bartolomeo de Marsiliis Potestati et Commissario Floriani.

[2] Questo dí abbiamo ricevuto una tua de’ xii del presente, ed intendiamo quanto scrivi delle cose di costà. [3] In risposta della quale ci occorre prima dirti come lo animo ed intenzione nostra è che in coteste parti non si appicchi una guerra, perché, in qualunque modo sia proceduta la cosa, noi voliamo che tutto si rivegga amichevolmente in quanto apparterrà a noi, e non altrimenti. [4] A che tu arai buona avvertenza e ci userai ogni diligenza. [5] E circa la commissione scrivi avesti dal Magistrato degli Otto di esaminare testimoni etc., per vedere chi abbi rotta questa tregua, ci pare usi ogni diligenza in fare dette esamine, faccendole in modo che si abbi a prestare loro fede; e fatte le arai, ce le manderai. [6] Ed allora noi, vedute quelle, ci consiglieremo come voliamo procedere in questa causa; e se ci parrà a piú satisfazione nostra di fare venire qui di cotesti uomini, allora noi te lo commettereno: perché avanti noi abbiamo dette esamine, non ci pare da fare venire qui alcuni di loro. [7] E però usa diligenzia, acciò possa mandarci dette esamine piú presto sia possibile ed acciò che noi possiamo, mediante quelle, conoscere meglio e’ meriti di questa causa e terminarla. [8] Quanto a lo abboccarti con el Commissario sanese, quando e’ venga a trovare te costí, lo udirai e parlera’gli a sua satisfazione; ma quando e’ non venga, non ci occorre che altrimenti tu ti abbocchi seco. [9] Circa e’ porci, quando e’ sieno stati tolti in sul dominio sanese, ci pare li facci restituire loro, quando, a l’aúta di questa, non fussino restituiti. [10] Vale. [11] Die 14 iunii 1510.

228

[1] Laurentio de Morellis Potestati et Commissario Pisarum.

[2] Egli è stato avanti a noi Piero di Bartolomeo della Magona. [3] E come procuratore di mona Oretta, sua donna, e mona Ularia, sua cognata, sirocchie e figliole di ser Iacopo Fidanza di costí, ci ha esposto come Marcello Strozzi, cittadino nostro, è in possessione di certi beni che le sopradette donne nel 1494 possedevano, e ricerca che, per virtú de’ capituli fatti co’ Pisani, le prefate donne sieno messe in possessione di detti beni. [4] Pertanto noi t’imponiamo per questa abbi a te detto Piero e detto Marcello, o chi fa costí per lui, e, esaminate con diligenzia le ragioni dell’uno e dell’altro, esequirai quanto ricerca ragione e iustizia. [5] Vale. [6] Die 14 iunii 1510.

229

[1] Al Capitano di Pisa Giovanni Berardi.

[2] Noi intendiamo come egli è certa diferenzia di confini intra l’Ospedale della Misericordia da una parte, e Carlo da Cremona da l’altra; e desiderando noi che la si posi e che quello che è della Misericordia sia suo, e quello fussi di Carlo non li sia tolto, voliamo abbi a te l’una parte e l’altra, e, udite particularmente le ragioni di ciascuno, vegga di metterli d’accordo; il che, quando non ti succeda, li rimetterai a questa Signoria. [3] Vale. [4] 15 iunii 1510.

230

[1] Al Capitano e Commisario di Pistoia Benedetto de’ Nerli.

[2] E’ ci è fatto intendere per parte di chi governa el nostro Spedale delli Innocenti come, avendo tenuto piú anni sono in governo lo Spedale di San Gregorio che in cotesta città serve medesimamente a detti innocenti, per essere multiplicati continuamente, si è aúto ed ha del continuo a provedere detto spedale della facultà di questo nostro, il che torna in suo gran preiudicio. [3] E ricercando noi in tale caso di rimedio espediente, ci è parso per la presente importi che, a l’aúta di questa, sia con cotesti Magnifici Priori, e facci bene loro intendere la qualità della cosa; e dipoi li persuaderai a fare del comune loro qualche provisione per suplire ad e’ mancamenti di detto loro spedale; il che stimiamo doverranno fare prontamente, perché non è ragionevole che, sendo detto spedale bene governato, come e’ sanno, da questi nostri, che oltre a quello ci si abbi a mettere delle sustanze del nostro, con danno di chi ne ha ad essere alimentato. [4] Usa diligenza in questa commissione acciò l’abbi l’effetto suo. [5] Vale. [6] Die 17 iunii 1510.

231

[1] Potestati Buggiani Ioanni Francisco Guerrero.

[2] Nanni Talenti, di che tu lasciasti el gravamento per lettere nostre, ci fece intendere come tu lo avevi gravato per conto di privati. [3] E prestandogli noi fede, avendo lui el bullettino da questa Signoria, ci movemo a scriverti in suo favore. [4] Ma intendendo ora per questa tua come el gravamento era fatto per conto de’ Massai di Camera, e veduto la fraude di detto Nanni, scriviamo l’alligata al Vicario di Pescia e li commettiamo vegga di rigravarlo in detti buoi, acciò che tu possa esequire la commissione de’ Massai di Camera, a’ quali tu potrai scrivere el caso come è successo. [5] E dove ti bisogni in escusazione la fede nostra, siamo per prestarla. [6] Vale. [7] Die 17 iunii 1510.

[Terza legazione in Francia]

232

[1] Piero Soderini Gonfaloniere a Niccolò Machiavelli. [2] Instruzione.

[3] Eseguíto che tu arai tutto quello che per ordine de’ Dieci ti sarà commesso, dirai alla Maestà del Re per parte mia come io non ho altro desiderio al mondo che tre cose: cioè l’onore di Iddio, il bene della patria mia ed il bene e l’onore della Maestà del Re di Francia. [4] E perché io non posso credere che la patria mia possa avere alcuno bene senza l’onore ed il bene della corona di Francia, io non stimo l’uno senza l’altro; e farai fede a sua Maestà Monsignore Reverendissimo mio fratello essere della medesima opinione ed animo. [5] E se non ha fatto suo debito in visitare la sua Maestà, ne è suto cagione che il Papa non gli ha mai voluto dare licenzia, al quale bisogna che lui abbia rispetti grandi per essere suo primo signore, ed appresso uomo sí rotto e caldo nelle sue azioni, e di tanta autorità che i principi gli hanno ad avere rispetto; sicché questo lo debbe avere escusato. [6] E però lo escuserai e raccomanderai a sua Maestà. [7] Dira’le, oltre di questo, come io non desidero altro se non che sua Maestà mantenga ed accresca la sua reputazione e possanza in Italia, ed a fare questo è necessario tenga li Viniziani battuti, intrattenendosi collo Imperadore come ha fatto fin qui; e se fosse possibile, sarebbe una ottima cosa che facesse muovere loro guerra nella Dalmazia dal Re di Ungheria, perché se perdessero quelli luoghi sarebbe al tutto la rovina loro, né il Re arebbe mai piú a dubitare che risurgessero. [8] Ma quando questo non si possa fare, dira’gli gli tenga in spesa dalla banda di qua e li temporeggi con la guerra come ha fatto fino ad ora per consumarli. [9] E tutto lo intento di sua Maestà sia vòlto a due cose, volendo stare bene sicuro delle cose sue di Italia: l’uno è tenere contento lo Imperadore, l’altra è tenere afflitti i Viniziani. [10] Fatto questo, il Papa e Spagna stanno seco, perché l’uno non ha buona gente, l’altro non ha comodità di offenderlo. [11] Dirai bene a sua Maestà come e’ mi dispiace che il Papa si possa valere de’ Svizzeri, e che sua Maestà doverrebbe fare ogni cosa perché non potesse valersene, il che farà che sarà piú facile il tenerlo sotto e temporeggiarlo: perché, aggiunto a’ danari del Papa ed alla natura sua, questo favore de’ Svizzeri lo faranno troppo ardito e da fare qualche male effetto. [12] Dira’li che io giudico bene che sua Maestà debba fare ogni cosa per non rompere col Papa: perché se un Papa amico non val molto, inimico nuoce assai, per la riputazione che si tira dreto la Chiesa e per non gli potere far guerra de diretto senza provocarsi inimico tutto il mondo. [13] Pertanto egli è bene che lo trattenga, il che non gli doverrà essere difficile per non avere il Papa molti fermi appoggi dove appoggiarsi; e se la nimicizia del Papa non gli facesse altro male, gli faria spendere troppo. [14] Quanto con l’Imperadore, io ti ho detto di sopra come io giudico sia bene che il Re temporeggi seco; e perché io credo che sua Maestà spendendo per suo amore desidererebbe in ricompenso avere Verona, io ancora ne sarei desideroso acciò sua Maestà avessi meglio assicurato le cose sue di Italia. [15] Ma se questo non si può condurre, ricordera’lli per mia parte che si potrebbe pigliare un terzo modo, e questo è dare Verona ad uno signore particulare in modo che la non fussi né dell’uno né dell’altro. [16] E quando questo si conducessi, sarebbe dipoi piú facile al Re di Francia d’averla, perché chi ne fussi signore sempre farebbe a modo di quelli vicini che potessino piú. [17] Ricorderai a sua Maestà come e’ si fa troppa fortificazione a Serazzana, il che, se è per ordine suo, egli è ben fatto; quando fussi altrimenti, che egli avvertisca perché importa troppo. [18] E per ultimo mi raccomanderai infinite volte a sua Maestà.

233

[1] Regi Francorum [2] Die xx iunii mdx.

[3] Christianissime Rex et gloriosissime Princeps, pater et benefactor noster singularissime etc.

[4] Mittimus ad Christianissimam Maiestatem vestram nuntium nostrum Nicolaum Maclavellum civem et Secretarium nostrum, qui donec veniat Orator noster; qui propediem aderit Christianissime Maiestati vestre; quedam nostro nomine referat: in quibus precamur fidem illi habere certissimam gloriosissimam Maiestatem vestram, que felicissime valeat. [5] Et nos et omnem hanc Rempublicam nostram humillime commendamus.

234

[1] Die vigesimaquarta iunii 1510.

[2] Magnifici Domini Decemviri etc.

[3] Attesa la partita d’Alessandro Nasi di Corte del Cristianissimo Re e la dilazione che si mette in espedire e mandare il successore suo, acciò che quel luogo dove si resolve oggi gran parte delle azioni ed imprese di Italia non resti del tutto sanza alcuno ministro di questa Republica, deliberorono e deliberando elessono Niccolò di messer Bernardo Machiavegli Secretario et etc., per Mandatario e Nuncio della loro Republica a quel Cristianissimo Re. [4] Il quale come prima li sia ordinato cavalchi con ogni celerità in detto luogo, ed arrivato stia quivi fino allo arrivare del nostro Oratore per intendere, scrivere e referire alla giornata tutto quello che accadrà. [5] E perciò commissono e deliberorono li fussino fatte lettere credenziale al detto Cristianissimo Re.

[6] E che il salario suo fussi ciascuno dí lire x, computatovi dentro il salario suo ordinario. [7] Mandantes etc.

[8] Discessit ad exercendam suam commissionem die vigesimaquarta iunii 1510. [9] Reversus est die decimaoctava octobris 1510.

235

[1] Die quo supra.

[2] E’ Magnifici Signori Dieci di Libertà etc., servatis servandis elessono:

[3] Niccolò di messer Bernardo Machiavelli Cancelliere etc., loro Nunzio e Mandatario al Cristianissimo Re di Francia, per essere rimaso quello luogo vacuo di ambasciadore; e fino a tanto sarà iudicato necessario vi stia per dare avviso alla giornata al Magistrato loro di tutte le cose che occorreranno; con suvvenzione per le spese da farsi da lui in ditta gita di lire dieci ciascuno giorno, computato in dette lire dieci el salario che ordinariamente li corre dí per dí per conto dello Officio suo della Cancelleria, che cosí li fu dato altra volta fu mandato in detto luogo. [4] Mandantes etc.

236

[1] Nicolao Maclavello Secretario florentino apud Regem Christianissimum nostro carissimo.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Dopo la partita tua è seguíto che questi mercanti, le robe de’ quali furono tolte dalle galee viniziane, sono suti consigliati di mandare a Vinegia per vedere di recuperarle; e potrebbe essere che mandino. [4] Quando e’ segua, non sarà per altra cagione. [5] Però allo arrivare tuo in Corte fara’lo intendere, acciò che avendone notizia non se ne maraviglino né lo interpretino fatto ad altro fine, perché la causa fia solamente questa. [6] Èssene ancora scritto a Milano, dove potrà essere che ti abbino prima notizia. [7] *Il signore Marcantonio si truova in quello di Lucca ed in termine di 8 dí ha aúto dua volte danari da Roma; prima tre mila o cinque mila ducati di camera per le gente d’arme, poi 1500 per fare* 500 *fanti; e tutti si dicano pagarsi dal Papa come a suo soldato. [8] Non vediamo dove questa cosa possi riuscire, e se il Papa lo fa per l’impresa di Ferrara o pure per le cose di Genova o per altro, o se pure nasce che il signore Marcantonio non abbi patrone certo. [9] Come si sia, a noi la stanza sua in quello luogo dispiace assai; e piú si può sospettare che ’ Lucchesi lo comportino a stanza d’altri. [10] A Milano si è scritto che mostrino a’ Lucchesi quello fanno per intendere la cosa meglio, e per levarnelo se si potrà, benché lo scriverti ora di queste cose sia superfluo* perché allo arrivare tuo in Corte, doverranno avere variato assai. [11] Nondimeno, acciò che tu ne abbi notizia continuata, ti se ne è dato avviso e darà alla giornata di quanto seguirà. [12] Bene vale. [13] Ex Palatio florentino, die xxvi iunii 1510.

[14] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

237

[1] Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Fu l’ultima nostra a dí xxv ed allora si disse quanto s’intendeva *di Marcantonio*. [4] Iermattina dipoi ci furono da Roma lettere assai fresche, per le quali s’intese *el Papa avere chiamato l’Oratore nostro e, dopo una lunga esposizione di certe querele de’ Lucchesi, apertamente fece intendere al prefato Oratore nostro come Marcantonio, per non avere aúto alcuna provisione da l’Imperadore, non avea accettato la condutta sua; e che, mancando di partito, sua Santità avea condutto lei per servirsene a la guardia di Bologna insieme con l’altre gente, e però li avea dato ancora ordine di fare 500 fanti; con sugiungere che, non potendo Marcantonio predetto transferirsi a Bologna sanza grande incommodo se non per il cammino nostro, desiderava, e cosí con istanzia ricercava, che noi li dessimo il passo. [5] Donde, considerato e discusso piú volte la risposta sua, noi non aviamo veduto come onestamente e sanza carico nostro e da farne seco inimicizia se li potessi negare, volendole fare passare in casa sua e per guardata delle terre sua; e però gnene abbiamo consentito. [6] Ed aggiugnevasi a questo che, trovandosi Marcantonio nel Lucchese, poteva, quando non avessi fatto intendere prima a persona, attraversare quel poco de la montagna e trovarsi in un tratto in Bolognese. [7] Ancora si è considerato che 50 uomini d’arme che può avere non sono di tale momento che avessino a dare vinta qualunche fazione sua Santità disegnassi. [8] Fara’lo intendere a cotesta Maestà e particularmente le cagioni che ci hanno mosso a consentirlo. [9] Questa impresa di Ferrara resuona per omni verso ed il Papa ne parla tanto liberamente che da un canto è forza credere che non si muova leggermente, da l’altro ancora non si vede manifestamente che li abbi tali fondamenti che la possa fare al securo, massime stando la opposizione de’ Franzesi; della quale lui usa queste formali parole: che il Re non è per impedirlo, e quando e’ lo impedissi, trovarsi fondato in modo che non teme* etc. [10] *E nondimeno questo suo fondamento non si vede, trovandosi e’ Viniziani nel termine si truovano, lo ’mperadore, per quello che si può iudicare, coniunto con e’ Franzesi, el Re di Spagna con quelle gente che può tenere fori in Italia, si può dire in potestà d’altri. [11] Ed è necessario credere o che confidi in sé medesimo, o che questo rovescio sia condotto con grande ordine; e se bene si può sperare che presto se ne abbi a mostrare qualche spiraglio, perché è impossibile stare molto cosí, nondimeno il prevenire d’averne notizia è a gran proposito. [12] Farai diligenzia di ritrarne qualcosa per darcene notizia: ma pure in modo destro, che non si facci perdita, né generi sospetto alcuno; e cosí se sono per pigliare la ’mpresa di Ferrara, cioè per difenderla*. [13] Bene vale. [14] Ex Palatio florentino, die 29 iunii mdx.

[15] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

238

[1] Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Poi che tu partisti di qua, noi ti aviamo scritto duo volte alli 26 e 29 del passato per darti notizia di certe occorrenze del signor Marcantonio e della mandata del Tosingo a Vinegia, secondo che accadeva allora. [4] Dipoi non ci è innovato altro, salvo la ritenuta del Reverendissimo di Haus in Castello fatta dal Papa in quel modo che sarà noto di costà; né noi aviamo che scrivertene, non ne sappiendo altro. [5] Ricordiamoti lo avanzare tempo per trovarti in Corte piú presto, acciò che intendiamo che se ne delibera; e cosí ogni altra cosa necessaria a sapersi, che con desiderio n’attendiamo lettere da te. [6] Bene vale. [7] Ex Palatio florentino, die 4 iulii mdx.

[8] Decemviri Libertatis et Balie Reipublicae florentinae.

239

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Oggi sono arrivato qui dove ho trovato dua lettere di vostre Signorie, una de’ 26, l’altra de’ 29 del passato. [4] Le quali contengono piú avvisi delle cose di costà, e’ quali a lo arrivare mio in Corte comunicherò ed userò in quello modo ne commettono le Signorie vostre, secondo però che, infra sei o otto dí perrò ad esservi, le cose aranno piú o meno variato; e quando sarò là darò particulare avviso a quelle di tutto quello ritrarrò delle cose vanno attorno. [5] Ho inteso, poi fu’ qui, come dua dí fa è partito di questa terra el Vescovo di Tiboli Oratore del Papa per a la Corte, dove li è suto commesso dal Papa vadia con quanta diligenza può per notificare ad el Re la cagione dello avere sostenuto Monsignore d’Aus. [6] E mi ha detto uno che lo scontrò per il cammino come andava male volentieri in Corte, parendogli non avere a trattare come cose molto piacevoli, e ritrasse da lui che ’l Re di Spagna aveva una grossa armata in Sicilia carica di x mila uomini da guerra o piú, la quale stava quivi per servirsene, bisognando, o per lui o per li amici nelle cose d’Italia. [7] Se questo è vero o no, vostre Signorie lo possono intendere con piú certezza d’altronde. [8] Né cosa veruna me lo farebbe credere, se io vedessi el Papa meno galiardo contro a la voglia di costoro; ma bisognando questa sua gagliardia sia fondata altrove che in su la Santità sua, è necessario che simili preparamenti sieno o sieno per essere.

[9] Oltre al tenere bene avvisate le Signorie vostre di quello che a la giornata si ritrarrà in Corte, io non ho altra faccenda qua che importi, salvo quella dove si avessi a trattare di questi donativi che si promissono in questo ultimo accordo si fece con el Re, come possono sapere vostre Signorie. [10] E per questa cagione maxime io stetti a lungo in cammino con Alessandro Nasi per intendere dove si trovavono le cose e vedere come io me ne avessi a governare. [11] Da lui fu’ raguagliato del tutto; e perché da quello vostre Signorie aranno inteso el particulare, io non lo replicherò altrimenti. [12] Dirò solo brevemente la sustanza: che è che lui, per ordine costí dello Ofizio, promisse a *Rubertetto* si pagherebbe la rata loro a lui ed a *Ciamonte* in questa fiera prossima d’agosto, e come lui sta a questa fede che cosí si osservi. [13] Dissemi di piú che non credeva si potessino rispiarmare per la città quelli diecimila ducati che sono rimessi qui per conto di *Roano*, e’ quali non si sono pagati per lo accidente seguíto per le cagioni che da lui arete inteso; ma che ci vede solo uno modo a potere o salva’gli o differire almeno el pagamento qualche tempo. [14] El quale è che detti x mila ducati si distribuissino subito a’ dua prenominati per conto della porzione loro; il che farebbe prima che si satisfarebbono di quello hanno ad avere, dipoi si leverebbe loro d’innanzi a li occhi quello logoro; che li farà, mentre ci fieno, sempre stare vòlti qua. [15] Onde ne nascerebbe: o e’ non se ne parlerebbe piú, o e’ sarebbe con assai commodità di vostre Signorie. [16] È necessario vostre Signorie mi scrivino come mi abbi di questa cosa a governare quando me ne sia in qualche modo ragionato. [17] Partirò fra dua giorni per la Corte donde piú particularmente scriverrò di quelle occorrenze a vostre Signorie. [18] Que bene valeant. [19] Ex Lione, die vii iulii 1510.

[20] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius florentinus.

240

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Alessandro Nasi arrivò qui a dí 6 e ci referí dove ti avea incontrato e come credeva che tu dovessi arrivare a Lione ieri o avanti ieri. [4] Donde noi facciamo iudicio che la presente ti abbi a trovare in Corte, la quale non sappiamo se sarà a Bles o altrove, perché di qua si è sparso voce che la Maestà del Re se ne vadi in Brettagna. [5] Altri pensono, respetto a questi nuovi accidenti d’Italia e di Genova, che se n’abbi a tornare a Lione. [6] In qualunche loco e’ fia, è necessario che tu ti transferisca là quanto piú presto si può. [7] Ruberto Acciaiuoli eletto Ambasciadore per costà si apresta quanto può, e noi lo sollicitiamo tutto dí per la necessità della cosa. [8] *Doverrà a lo arrivare della presente essere costà notizia di questa novità di Genova, la quale però noi non sappiamo quale e’ si sia. [9] Ciò che si vede, e si può tenere per certo, è questo: che Papa omni suo pensiero, disegno e sforzo ha volto là; e Marcantonio ha servire per quivi, che non lo niega piú. [10] Inoltre sua Santità richiede noi, con minacciarci di travagli e briga, che li concediamo passo per tutte le genti che volessi mandare là, non pensando né a la confederazione nostra, né al periculo che ce ne potria resultare. [11] Di questa parte non si è fatto ancora resoluzione, però non se ne può dire altro; quando fia fatta se ne scriverrà il tutto. [12] Non si vede dove questa impresa di mutare lo stato di Genova sia fondata, non si può credere se non in sul Re di Spagna, poiché ha dato la investitura del Regno; ma da l’altro canto l’armata sua se ne ha andare in Africa, ed il forte de le genti d’arme sua sono in Lombardia di là da Vicenzia, e si può dire in potestà d’altri. [13] Ed altri favori per ora non ci si veggono in fatto, perseverando lo ’mperadore ne l’amicizia con Re e non sendo ancora scesi e’ Svizzeri, de’ quali ancora non si vede la partita, non che la venuta. [14] Delle cose di Lombardia non diremo altro, pensando che se ne sia informato* etc. [15] Bene vale. [16] Ex Palatio florentino, die x iulii 1510.

[17] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

241

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Per l’ultima nostra di avanti ieri adiritta al Panciatico a Lione ti si disse quanto fino a quell’ora si era inteso di nuovo. [4] Sono dipoi seguíte le cose che appresso intenderai, delle quali aviamo iudicato essere necessario dartene notizia. [5] Come si è scritto piú volte dopo la partita tua di qua e come ancora ti è noto da buon tempo in qua, e’ si è conosciuto *el Papa non si tenere bene contento de’ Franzesi ed avere aúto di continuo pensiero di nuocere loro o per un modo o per un altro. [6] E per essere uomo cauto, male si è potuto intendere il modo ed il fine particulare che vi se ne aveva proposto; pure, appropinquandosi il tempo di metterlo in atto, non ha potuto celarlo piú. [7] E dopo la ritenuta del Cardinale di Aus, secondo che pare a noi, non ha fatto alcuno reservo e con le opere e con le parole: ed ommesso quello che è seguíto a Roma, di che può essere notizia costí, ancora con lo avere mandato fuoriusciti genovesi verso Genova, commisso a Marcantonio andare a quella volta, ordinato che l’armata viniziana passi di qua. [8] A noi ha fatto intendere per mezzo dell’Oratore nostro desiderare che li diamo passo per tutte le gente a piede ed a cavallo che li accadrà mandare a Genova, arguendo con molte ragioni che lo doviamo fare, con minacciare ancora in ultimo, quando non se li faccia questa comodità, che sareno messi in briga e travagli. [9] Ed ha mostro volere presta e resoluta resposta, come quello che li pare avere le altre provisioni preste. [10] Ed in fatto questa mossa e ricerca sua da un canto ci pare fatta a fine di scoprirci e che ci dichiariamo, non vedendo che gente e’ possa mandare per il dominio nostro che ancora non le possa mandare per altra via. [11] Perché le gente d’arme sono tutte a Bologna ed in Romagna, e Marcantonio è ancora nel Lucchese, e di questi duoi luoghi si può andare a Genova sanza toccare il nostro. [12] A Roma non si vede che gli abbi gente d’arme e se si avessi a mandare fanterie la via loro saria piú per mare che per terra, per non le straziare con un cammino sí lungo e per servire meglio alle cose di Genova il mare che la terra. [13] Dall’altro canto, visto quanto sua Santità ci è dentro caldo e quanto sollecita per omni via e modo questo effetto, dubitiamo che questo suo motivo possa essere piú là che per scoprirci. [14] Perché si vede che ’ Senesi e ’ Lucchesi ne vanno con il Papa, e forse il Marchese di Mantova se fia liberato; e tiene per certo lui che l’Imperadore si abbia a partire da’ Franzesi, e che ’ Svizzeri abbino a passare ad omni modo, e che ’ Franzesi non possino riparare in tanti luoghi, e che, allentando le cose di Verona e di Vicenza per riparare a quest’altre, e’ Viniziani si abbino a fare innanzi e riguadagnare assai del perduto; tiene ancora per certo che Inghilterra non abbi a tenere il fermo, nonostante lo accordo fatto ultimamente, e l’Imperadore, separatosi da Francia, abbia a fare assai, e di là e di qua da’ monti. [15] E con tutti questi disordini pensa condurre a fine questo suo pensiero, al quale, come si vede, ha dato principio da queste cose di Genova, le quali non si ve-de però ancora in qual parte inclinino. [16] Marcantonio si sta ancora dove era, ed avendo ricerco di fare nuovamente fanti certi capi nostri sudditi, liele aviamo proibito, non potendo piú dire di aversene a servire a Bologna. [17] L’armata de’ Viniziani ancora non ci è nuove che sia suta vista di qua, nonostante che da Roma ci sieno avvisi che la era passata da Ostia in numero di* xii *galee. [18] Di quella di Spagna, se si potessi credere al Papa, si potrebbe tenere per certo che non avessi a servire a questo effetto, perché lui lo dice; ma lo fa piú tosto credere la ragione, non parendo verisimile che quello Re Cattolico sanza altra cagione si voglia intromettere qua e fare una tale demostrazione fori dello instituto suo. [19] È necessario che tutto si facci intendere a cotesta Maestà, e dopo questo si ricerchi da sua Maestà quello che pensa e disegna fare in omni evento che la cosa sia per avere, e maxime quando, per deviarci di là, noi fussimo messi in pericolo o forzati piú a una cosa che a un’altra. [20] Quello che noi pensiamo respondere a Roma fia in fatto fondato in su l’obbligo ed in su la fede nostra, ed in sul pericolo e danno che ce ne potrebbe resultare, ed in sul potere sua Santità, quando voglia fare passare gente, condurle per altra via che per il dominio nostro. [21] E tutto si farà con quella destrezza e modestia che si potrà, acciò non ce lo inimichiamo innanzi al tempo e sanza bisogno. [22] Noi non possiamo credere, avendo cotesta Maestà ed il Governatore di Genova e Ciamonte presentito questo disegno, che a questa ora non vi abbino provisto ed assicuratosene; e quando e’ sia cosí, questo travaglio doverrà cessare presto. [23] E quando egli avessino a continuare, parrebbe a noi molto a proposito, per tenere ferma la Riviera di Levante, mandare a Serezana un* 200 *lance, le quali stando quivi farebbono questo effetto e farebbeno pensare a’ Lucchesi ad altro, e’ quali di questa cosa non hanno piccolo desiderio, né ci hanno operato poco secondo la possibilità loro. [24] Desideriamo che ricordi al Re, perché le cose di Serezana importano assai allo stato di Genova, che sarebbe a proposito non lasciare piú Serezana in mano di San Giorgio e ritirarlo a sé. [25] Cosí ancora sarebbe bene riscaldare sua Maestà in queste cose di Ferrara a non le lasciare perire e per onore loro e per non avere omni dí il Papa piú difficile, il che sarebbe tanto piú quanto omni dí diventassi piú gagliardo*. [26] Bene vale. [27] Ex Palatio florentino, die xii iulii 1510.

[28] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

242

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Oggi ti si scrisse la alligata, dipoi questa sera ci sono lettere da Roma *di Franco Ghiberti, genovese, capo di parte che si trova presso al Papa, scritte a messer Ieronimo Doria mandato dal Papa per entrare in Genova con li altri sua seguaci. [4] E con esse erano due lettere franzese, una di Ciamonte scritta al Governatore di Genova del primo del presente date a Santa Croce, ed un’altra pure diritta al Governatore a Genova data a Roma, de’* 26, *da un franzese che è là. [5] Il nome non si è potuto intendere. [6] Mandolle per riscontro della debilezza di Genova, contenendo le provisioni fatte per Ciamonte, le quali, parendo poche, hanno messo animo al Papa e datoli speranza di colorire questo suo disegno. [7] La somma della lettera di Franco non è altro che sollicitare l’entrata di messer Ieronimo e delli altri in Genova avanti che le provisioni ordinate da Ciamonte vi comparischino, le quali paiono loro tanto piccole che non dubitano* etc., *fino a dire di* 1200 *scudi che Ciamonte ordinava al Governatore di Genova che si sborsassi; e fanno e’ fanti che si mandono là solamente settecento, con e’ quali dicano sarà fatica guardare le fortezze. [8] E in questo modo fanno la città a loro posta e se lo promettono tanto al certo che a quell’ora pensavono fussi seguíto. [9] Dolgonsi assai dello scrivere di Ciamonte a quel Governatore che si assicuri di quelli che dubita; ed al continuo tornono in sulle rocche tanto mal fornite; danno ordine, non sendo entrati, di ricorre gente insieme a quelli passi stretti per ovviare e rinchiudere chi venissi alla città. [10] Di provisione di gente per terra non si vede altro che Marcantonio con quelli pochi fanti, col consiglio del quale pare si abbino a governare ed il quale non s’intende ancora sia partito donde era. [11] Fanno grande istanzia che si mandi a Saona un messer Raffaellino de’ Tempassi per fare lo effetto ordinatoli, sanza specificare che per mare hanno le galee viniziane, quali alli* xi *dí avevano a essere a Nettunno per fornirsi di tutte le provisioni, che è facil cosa voglia dire di fanterie. [12] Altre provisioni in fatto non vi si vede che di forestieri di Marcantonio e di Genovesi proprio. [13] E ’ partigiani di costoro fanno un gran dire e mostrono una grande speranza dell’Imperadore e del Re di Spagna; e tengono al certo che la partita di Ciamonte di verso Padova sia per la scesa de’ Svizzeri, quale fanno subita e presta. [14] Tutto il di sopra è quanto si ritrae di dette lettere, a che noi aggiustiamo fede per avere il Papa detto tutte queste medesime cose a punto all’Oratore nostro. [15] Aviamo iudicato a proposito per non scoprire la cosa mandare tutte le sopradette lettere, pensando che basti averne notizia; di che a punto si è ancora dato notizia al Pandolfino per omo a posta che lo significhi subito a Ciamonte per possere fare quelle provisioni che Ciamonte volessi. [16] Oltre a che, noi voliamo che tu preghi cotesta Maestà che voglia di questa cosa tenerne tal secreto che non se ne abbi avere di qua rabbuffo, ed acciò si possa altra volta avere da dirli simili cose e notizie; perché quando ne fussimo scoperti, ne resulterebbe l’uno e l’altro male. [17] E se tu credessi potere farcene quello medesimo grado e muovere il Re a crederlo sanza venire a tanti particulari del che e del come, ci sarebbe ancora grato. [18] Perché ciò che si fa, si fa per importanza della cosa e perché le cose di Genova importano a lui ed a noi quanto intendi per te medesimo*.

[19] Postscripta. [20] Questa ora *ci sono nuove di verso Piombino esservi arrivato un brigantino venuto avanti per ordinare rinfrescamenti all’armata; presto si doverrà vedere se fia cosí.* [21] Bene vale. [22] Ex Palatio florentino, die xii iulii 1510.

[23] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

243

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] L’ultime che noi ti aviamo scritto furono a dí xiii per via di Ferrara e di campo de’ Franzesi, dove si mandorono per uno spaccio a posta a quel Signore, respetto a quanto s’intendeva di qua delle cose di Genova: ancora che le doverranno essere tardi, accelerandosi di qua quanto si fa, reputiamole salve. [4] Però non se ne dirà altro, solo si aggiungerà quello che si è inteso da poi. [5] Il signore Marcantonio partí del luogo dove era e si pose a San Lazzero, loco vicino a Serezana a iiii° miglia, per aspettare l’armata di mare, la quale ieri passò larga da Livorno sopra la Meloria al cammino della Spezie, in numero chi dice 14, chi 16 galee, sanza intendersi di chi sieno e’ legni, benché per ogni uomo si tiene sia quella de’ Viniziani con una sola del Papa. [6] Danno aviso di Livorno, per essere mutati e’ venti verso mezzodí, che si vedeva avea volta la prua in qua, né piú oltre s’intende fino a questa ora. [7] Da altro canto di verso Bologna ci è come ier notte le gente della Chiesa furtivamente s’insignorirono di Cento e della Pieve, di voluntà di quelli uomini; e cosí si vede ordine grande e per Genova e per Ferrara. [8] Noi non possiamo per ora fare o dire altro e tutto conviene che si determini costí. [9] Aviamo del continuo fatto intendere in Lombardia quanto è venuto a nostra notizia e cosí faremo quanto ci fia possibile d’ogni altra cosa in favore della Maestà Cristianissima. [10] Quattro dí sono comparse una tua de’ vii da Lione, alla quale per ora non accade replicare altro. [11] Bene vale. [12] Ex Palatio florentino, die xvi iulii mdx.

[13] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

244

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Arrivai qui iarsera, e per essere l’ora tarda non feci intendere la venuta mia altrimenti. [4] Questa mattina dipoi mi presentai a Rubertet e li dissi la cagione della mia venuta qui, e generalmente li usai tutte quelle cerimonie sono convenienti ad uno amico della vostra città. [5] Lui mostrò avere cara la mia venuta, dicendomi come io ero venuto a tempo, perché questa Maestà voleva mandare uno a posta costí per intendere la mente di vostre Signorie verso lui, mostrando come sua Maestà aveva preso qualche alterazione della lasciata di Marcantonio e della partita dello Oratore sanza essercene uno altro in su questi affari. [6] E però bisognava cancellare questa suspizione con e’ buoni effetti e che io intenderei dal Re la mente sua, la quale bisognava che per fante proprio io facessi intendere a vostre Signorie. [7] Risposi a sua Signoria quello si conveniva a simile proposta, iustificando le Signorie vostre etc. [8] E per mostrarli che delli affari di Marcantonio vostre Signorie erano infino a dí 26 del passato incerte, li lessi la lettera mi scrivesti in quel dí e con la verità mi fu facile escusare tutto. [9] Dissigli del passo li avevi dato per a Bologna e le cagioni ve lo feciono fare; a che lui mi replicò subito che non voleva ire a Bologna ma a Genova, *di che io mostrai non avere notizia alcuna, ancora che per la vostra de’ dí* x *del presente io ne abbi inteso el tutto. [10] Perché se l’intendessino che* vostre Signorie *fussino state sospese nel negare questo passo a Marcantonio o a gente del Papa per a Genova, parrebbe loro assai avere scoperto lo animo vostro. [11] E però io ho iudicato piú a proposito s’intenda qui la proposta e la risposta ad un tratto*, la quale credo, in qualunque modo vostre Signorie la faccino, vi farà assai piú facile el rispondere a quello che di sotto si dirà.

[12] Fui dipoi davanti la Maestà del Re e con quelle piú affettuose ed accomodate parole seppi, datogli la lettera di credenza, esposi la cagione della mia venuta e dettigli notizia dello oratore fatto e che sarebbe tantost qui, aúto riguardo a la qualità dell’uomo, del cammino e della stagione. [13] Soggiunsi dipoi che sua Maestà volessi considerare le cose piccole e fatte ordinariamente come le erano in fatto e non altrimenti, e che una partita d’uno oratore ed una licenza data a Marcantonio non meritava che si avessi a pensare di mormorare di vostre Signorie perché l’opere loro passate non meritavono simili sospizioni. [14] Sua Maestà mi ricevé molto gratamente e mi disse che era certo della fede vostra ed affezione verso di lui, perché da lui voi avevi aúto di molto bene e di molto profitto, ma che li era venuto ora tempo da esserne piú certo; e mi disse: «Secretario, io non ho nimicizia né con el Papa né con alcuno. [15] Ma perché ogni dí nasce delle amicizie e nimicizie nuove, io voglio che ’ tuoi Signori sanza dimorare punto si dichiarino di quello e di quanto vogliono fare in mio favore, quando egli occorressi che il Papa o alcuno altro molestassi o volessi molestare li stati miei che io tengo in Italia. [16] E manda uno a posta subito perché io ne abbi risposta presto e me lo faccino intendere o a bocca o per lettera come pare loro, perché io voglio sapere chi è mio amico o mio inimico. [17] E scrivi loro a rincontro che io, per salvare lo stato loro, òffero tutte le forze di questo regno e venire con la propria persona». [18] E di nuovo mi commisse che io facessi intendere subito questo a vostre Signorie e ne domandassi risposta subita e che io ne andassi con Rubertet a fare questo spaccio. [19] Io risposi a sua Maestà come io non avevo che dire altro in risposta di quello aveva esposto se non che io scriverrei con quella diligenza mi commetteva. [20] Credevo bene potere dire questo, che vostre Signorie non erano mai per mancare de’ capituli avete con sua Maestà e per fare tutte quell’altre cose che fussino ragionevoli e possibili. [21] Replicò che liene pareva essere certo, ma che ne voleva ancora particulare certezza. [22] Dissi a sua Maestà della mandata di Tommaso a Vinegia e delle cagioni, di che non mi parve tenessi molto conto.

[23] Andai dipoi con Rubertet infino al suo alloggiamento e stetti seco un pezzo; lui mi replicò el medesmo circa lo scrivere costí e rimanemo li portassi la lettera e lui la manderebbe per le poste del Re a Lione e che io commettessi la fussi mandata per fante proprio. [24] E cosí ho scritto a Bartolomeo Panciatichi faccia, e vostre Signorie lo rimborseranno di quello lui scriverrà avere speso. [25] Ritoccommi Rubertet questo caso dello oratore e di Marcantonio; e benché lui fussi certo che fussi vero quanto avevo esposto, nondimanco che voi ci avevi molti nimici e subito quando trovavono cosa da calunniarvi lo facevono, e che li era bene in questi tempi non dare queste cagioni di dire male. [26] E però era necessario che qui s’intendessi per il primo avviso detto oratore essere partito e che voi vi governassi in modo con Marcantonio che ancora si vedessi che non è di consentimento vostro che si sia acconcio con el Papa e che li stia in su quello di Lucca o vadi altrove. [27] Entrò dipoi in su le cose di Genova e disse *e’ favori che li Lucchesi avevono fatto a certi fuoriusciti e quanto avevono aiutato perché si facessi novità in Genova. [28] Ed il* Re *era d’animo di pagarneli e che li era bene pensare a questo, perché in simili travagli si guadagna*. [29] Dissemi che subito che le cose si vedessino riscaldare da dubitarne, el Re verrebbe in Italia cosí presto come si sia per fare un altro privato, se fussi del mezzo verno; e con chi li sarà stato nimico non farà accordo veruno sed non con la spada. [30] E però erano questi tempi da sapersi resolvere, maxime avendo veduto tante volte esperienza della prontezza del Re a la guerra, della forza di questo regno, de’ sua prosperi successi e del buono animo suo verso cotesta città e cotesto stato. [31] E che chi non voleva ingannarsi per troppa passione, vede manifestamente che a questo regno ed a le ’mprese sua non può nuocere cosa alcuna che la morte del Re, della quale non si può temere per ora ragionevolmente, «sí che di nuovo ti dico che tu scriva a quelli tuoi Signori che questi sono tempi da guadagnare grado assai con profitto assai». [32] Truovasi qui una grande ambasceria del Re d’Inghilterra che va a Roma; non ne ho ritratto la cagione, ma Rubertet mi disse, e cosí ritraggo da altri, come egli hanno fatto una esposizione generale al Re dove erano presenti e’ primi signori del Regno e li Oratori che sono qui. [33] E nel parlare loro mostrorono con parole efficacissime la unione grande che è infra quel Re e questo, venendo infino a questi termini: che il loro Re stimava questo Re e lo accettava per padre. [34] E cosí forniti tutti questi ragionamenti mi parti’ da lui. [35] Le vostre Signorie desiderrebbono intendere, secondo che per la loro de’ 29 mi scrivono, in su che fonda el Papa questi suoi rigogli contro a costoro. [36] Qui, secondo che io ho possuto ritrarre per quel poco tempo ci sono stato, non se ne sa cosa veruna di certo. [37] E però costoro dubitano d’ogni cosa e d’ognuno *e per chiarirsi di voi, vedete quello fanno: doverranno ancora, el piú presto potranno, volere scoprire li altri*. [38] Ritraggo bene da uno amico, che parla nondimanco per coniettura, che ’l piú certo favore in su che ’l Papa si fondi ora è questo: e’ suoi danari ed e’ Svizzeri, e dipoi con l’autorità sua si crede tirare dreto Spagna e lo ’mperadore. [39] E da Spagna debbe avere buone promesse, perché si vide nella ’mpresa di Bologna che si partí da Roma sanza avere fermo con ’ Franzesi o con altri cosa alcuna certa; dipoi con la audacia ed autorità sua se li tirò dreto.

[40] Una volta, la rottura tra ’l Papa e questo Re si crede si possa dire certa, vedendo tanto scoperto el Papa nelle cose di Genova e considerato quello si mormora qua etc. [41] Quanto a’ Svizzeri, io ne so questo certo: che ’l Papa infino a 8 dí fa ha mandato loro 36 mila ducati per averne seimila, e voleva che si levassino. [42] Ma e’ Svizzeri presono quelli danari ed ora dicono che non si vogliono levare se non hanno tre paghe, che bisogna ancora 18 mila ducati; ed a dí undici di questo ne fu spacciato uno corrieri da Ginevra a Roma a chiedere detti xviii mila ducati. [43] E’ quali Svizzeri iudica qualcuno che ’l Papa li avessi disegnati per voltare lo stato di Genova, ma non si sa come el Duca di Savoia sia per concedere loro el passo. [44] E cosí nessuno si resolve ad iudicare dove queste cose si debbino o possino capitare. [45] Bisogna riportarsene a li effetti che a la giornata si vedranno. [46] Aveva el Re ordinato di revocare li Oratori suoi da Roma, dipoi ha sopratenuta la commissione.

[47] Ricordinsi le Signorie vostre di fare qualche resoluzione di quello scrissi da Lione *circa ’ donativi, perché Rubertet* oggi onestamente ha detto portare per voi ed aver portato pondus diei et estus etc. [48] In Bles, a dí 18 di luglio 1510.

[49] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

245

[1] Copia della lettera de’ dí 18, abbreviata etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Arrivai qui iarsera, e per essere l’ora tarda, non feci intendere la venuta mia. [4] Questa mattina dipoi mi presentai a Rubertet e li dissi la cagione della mia venuta e generalmente li usai tutte quelle cerimonie sono convenienti. [5] Mostrò lui avere cara la mia venuta, dicendomi ero venuto a tempo perché questa Maestà voleva mandare uno a posta costí per intendere la mente di vostre Signorie verso di lui, mostrando come sua Maestà aveva preso qualche alterazione della lasciata di Marcantonio e della partita dello Oratore sanza essercene uno altro in su questi affari. [6] E però bisognava cancellare questa sospizione con buoni effetti e che io intenderei dal Re la mente sua, la quale bisognava che per fante proprio io facessi intendere a vostre Signorie. [7] Risposi a sua Signoria etc. [8] Fui dipoi avanti la Maestà del Re e li esposi quello perché vostre Signorie mi aveno mandato e li die’ notizia dello Oratore fatto. [9] Subiunsi dipoi che sua Maestà volessi considerare le cose piccole e fatte ordinariamente come le erano in fatto e non altrimenti, e che una partita d’uno Oratore ed una licenza data a Marcantonio non meritava che si avessi a pensare di mormorare di vostre Signorie perché l’opere loro passate non meritavano tali sospizioni. [10] Sua Maestà mi ricevé molto gratamente e mi disse che era certo della fede vostra ed affezione verso di lui perché da lui avevi aúto molto bene e di molto profitto; ma che li era venuto ora tempo da esserne piú certo; e mi disse: «Io non ho nimicizia né con el Papa né con alcuno. [11] Ma perché ogni dí nasce delle amicizie nuove e delle inimicizie, io voglio che li tuoi Signori si dichiarino di quello e di quanto vogliono fare in mio favore quando egli occorressi che il Papa o alcuno altro molestassi o volessi molestare li stati miei che io tengo in Italia. [12] E manderai uno a posta subito perché io ne abbi risposta presto e me lo faccino intendere o a bocca o per lettera, come pare loro, perché io voglio sapere chi è mio amico e chi è mio nimico. [13] E scrivi loro a rincontro che io per salvare lo stato loro òffero tutte le forze di questo regno e venire con la propria persona». [14] E di nuovo mi commisse che io facessi intendere subito questo a le Signorie vostre e ne domandassi risposta subita e che io ne andassi con Rubertet a fare questo spaccio. [15] Io risposi a sua Maestà etc. [16] Fui poi con Rubertet el quale mi replicò tutto quello mi aveva detto el Re, sollecitandomi a sollecitare le Signorie vostre a farne risposta come piú largamente si scrisse nella originale, le quali cose non replico per non avere tempo, partendo ora la posta, e per non essere di molta necessità circa la importanza della domanda del Re. [17] Scrissi ancora di molti avvisi etc. [18] Valete.

246

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] A dí 18 scrissi a vostre Signorie e manda’la per le mani di Rubertet a Lione a Bartolomeo Panciatichi con ordine la mandassi costí per fante a posta. [4] Credo sia arrivata salva, e qui se ne aspetta risposta con desiderio. [5] Andai ieri a vicitare Monsignore di Parigi, uno di quelli che oggi si truovono a governare, e li parlai cerimonialmente secondo si conveniva ed a l’uomo ed al tempo. [6] È costui d’ingegno riposato e tenuto savio, e veramente e’ non possé parlare piú discretamente delle Signorie vostre e delle cose che al presente si veggono surgere. [7] E discorse *quanto il Papa errava a volere sanza cagione alcuna per fare male ad altri mettere in periculo sé e tutta Italia, e che se questa guerra andava innanzi non fu mai vista la maggiore né la piú ostinata. [8] Perché quanti piú benifici ha fatti al Papa, quanto piú ha desiderata l’amicizia sua, tanto piú li sarà crudele inimico; e seguiterallo ne lo stato e ne la persona e crederrà esserne escusato con tutto el mondo e con Dio*. [9] Discese poi in su e’ casi vostri dicendo che, quanto a Dio ed a li uomini, voi non potevi essere se non buoni Franzesi, né il Re ne credeva altrimenti perché voi vedrete apparechiate tante arme in Italia per difesa delle cose sua e suoi amici che voi non ne arete da temere. [10] *E quando il Papa fussi nimico, non vi ha a ritenere questo perché el Re non dubitò fare contro al Papa per salvarvi lo stato d’Arezzo e costrignere el figliolo ad andare con la coreggia al collo a trovallo in Asti*. [11] Sí che voi li avete ora a rendere l’opera e scoprirsi a buona ora acciò che ’l benefizio sia piú grato, il che potria tornare in benifizio vostro: *ed accennò di queste cose di Lucca*.

[12] Io gli risposi quanto mi parve conveniente e, partito da lui, *andai a vicitare el Cancelliere. [13] Costui è uomo piú caldo e tutto collera*. [14] E me ne dette una gran rimesta e dello Oratore che s’era partito e di Marcantonio, dicendo che questi erano atti di mala natura e da fare sospettare ciascuno. [15] E benché facessi una gran calca di parole per non mi stare ad udire, tamen avanti partissi da lui lo lasciai assai quieto. [16] *Venne a questi particulari nel suo parlare: che* vostre Signorie, *sendo buone amiche di Francia, dovevano, quando il Papa vi comunicava cosa alcuna contro a Francia, farlo intendere qua e da l’altro canto mostrare ad il Papa che* vostre Signorie *non erano per convenire seco; e che di questo voi non ne avevi mai fatto cosa alcuna. [17] Risposi a questo che a la partita mia costí non era alcuno in cotesta città che pensassi che fra il Re ed il Papa dovessi nascere disunione, e che per questo non era suto necessario usare alcuno di detti termini. [18] E dopo la partita mia, io non sapevo quello che ’l Papa si avessi detto* o *fatto con le* Signorie vostre; *ma quel tanto che de’ casi di Marcantonio quelle avevono inteso, tanto se ne era fatto intendere ad il Re*. [19] E cosí se altro ci fussi suto di momento, altro arebbono scritto. [20] E mi parti’ da lui lasciandolo, come ho detto, assai quieto. [21] Restami a vicitare Monsignore d’Amians e Monsignore di Bucciaglia, dua altri de’ primi del Consiglio, perché con difficultà si truovono a li loro alloggiamenti. [22] Perché in su questi moti stanno sempre insieme e non si possono avere a la spartita, ho bene parlato loro a tutti insieme quando arrivai e poi al conspetto del Re. [23] Vicitai lo Oratore di Spagna da parte del quale io ho a fare mille oferte a le Signorie vostre, perché cosí dice avere commissione dal suo Re. [24] Vicitai li Oratori dello Imperadore, che ce ne è dua: uno stanziale, l’altro pochi dí sono ci è venuto in poste secondo ho inteso, perché le genti di *questo Re non si partissino da le offese de’ Veneziani*. [25] Da costoro, fuora delle cerimonie, ritrassi, di che loro mi attestorno con mille testificazioni, la Cesarea Maestà e questo Re non potere esser piú uniti e che quella Maestà non è mai per disunirsi con questa. [26] Ora se li è vero, lo scopirrà el tempo. [27] Fui dipoi con l’Oratore del Papa, che è uno signore veramente da bene e molto prudente e pratico nelle cose di stato. [28] Trova’lo tutto male contento di questi moti e tutto maravigliato come questa cosa sia cosí ad uno tratto venuta al ferro; e pare, se mi ha detto el vero, molto piú sospeso de’ fondamenti ed ordini del Papa che alcuno altro, affermandomi non ne sapere cosa alcuna. [29] Dissemi bene, quando e’ pensava che guerra poteva essere questa e in che modo assaltata e difesa, se ne raccapricciava tutto; ed in ultimo si dolse delli errori che si erano fatti in Francia ed in Italia, de’ quali e’ poveri populi ed e’ minori principati sarieno e’ primi a patirne, e che da lui non era rimasto di mettere ogni pace, ma non la stimava piú; né altro ritrassi da lui. [30] Né in fatto de’ fondamenti del Papa non si sa veruna cosa certa per costoro. [31] E come io dissi per altra, *non sapendo nulla temono d’ogni uno e d’ogni cosa*. [32] Hanno nuove come in cotesti nostri mari sono state scoperte 22 galee veniziane; non sanno come le possino essere passate in qua sanza consentimento di Spagna. [33] Hanno nuove questo dí da Ciamonte che ’l Marchese di Mantova è libero e ne va a Roma a trovare el Papa; e Rubertet ne dette questa mattina lo avviso a lo Oratore suo qui. [34] Intendono e’ fuoriusciti genovesi essere presso a Genova a poche miglia; e questa mattina Rubertet mi disse con non molta buona cera che Marcantonio ne era ito a quella volta, donde s’intende che gli hanno fatta deliberazione, se non la mutano, di resolvere el campo hanno contro a’ Viniziani e lasciare con le genti dello Imperadore 500 lance per non partire da l’obbligo hanno seco e 300 lance mandono a Ferrara con alquanti fanti; e tutte l’altre genti d’arme e fanterie mandono nel Parmigiano per servirsene nelle cose di Genova o verso Toscana quando quelle fussino assicurate. [35] Altro non ho inteso infino a questo dí *perché quello si parla del Papa* vostre Signorie *lo possono immaginare, perché tòrli l’ubbidienza, farli uno concilio addosso, ruinarlo ne lo stato temporale e spirituale, è la minore ruina di che lo minaccino.

[36] Niccolas Alamanni questa mattina mi fece una gran querela da parte di Rubertet che* vostre Signorie *non li facevano el dovere e che ’ danari erano a Lione* etc. *e che* vostre Signorie *avevano solo questo amico e questo si cercavono perdere. [37] E cosí mi disse molte altre parole piene di querimonia. [38] Risposigli di questa cosa non sapere cosa alcuna ma sapere vostre* Signorie *de le promesse non erano per mancarli*. [39] Altro non mi occorre che raccomandarmi a vostre Signorie. [40] Que bene valeant. [41] Ex Bles, die xxi iulii 1510.

[42] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius.

247

[1] Nicolao Machiavello Mandatario apud Christianissimam Maiestatem. [2] Die xxi iulii mdx.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Abbiamo, poi che partisti da Lione, scrittoti due volte a’ xiii et xvi del presente. [5] Le prime si mandorono per via di campo de’ Franzesi, l’altra per uno spaccio fatto a Roma per Lione: doverranno l’una e l’altra essere arrivate salve. [6] Non contenevano altro che il pericolo in questa cosa di Genova e tutto quello che se ne ritraeva fino allora, per il che si riscriverrà ancora la presente e di piú per ricordare in benefizio del Re e nostro quello che si ricordò anche per le altre. [7] Il signor Marcantonio con quelle poche genti per terra e le galee per mare, in tutto xviii e due fuste, secondo li avvisi di avantieri si trovavono a Rapallo; fino a quel luogo erono ite senza impedimento alcuno. [8] Dipoi non s’intende bene quello che sequa per la varietà delli avvisi e manco se ne può fare iudizio per non sapere in fatto che provedimenti si sieno fatti di là. [9] E se si avessi a credere alla speranza che ne monstra il Papa, si potria farla spacciata; quanto poi al considerare la cosa in sé, non è da farla cosí presto spacciata. [10] Non doverrà passare ragionevolmente ii o iii dí che se ne potrà fare miglior iudizio. [11] A noi non potria la cosa importare piú, e Dio ci è testimonio del desiderio e dello operare nostro a questo effetto, e per questa cagione noi torneremo a ricordarti un’altra volta quello che si disse per altre nostre di Serzana. [12] E questo è che la non sta punto bene in mano di chi la è, e l’esperienza il monstrò iii anni sono e lo monstra ancora oggi. [13] Perché se quel luogo fussi in mano del Re, quella Riviera non saria esposta a tante alterazioni, e poche poche genti che vi si tenessino la terrebbe ferma e sarebbe causa che ogni dí non vi si metterebbono queste brigate e poserebbe molti disegni che si fanno in su quello fondamento. [14] Però voliamo che tu ne parli costí e con la Maestà del Re e con Rubertet, e vegga di riscaldarli a questo effetto, quale tornerebbe poi bene ancora a noi. [15] Queste speranze del Papa lo hanno sollevato tanto che ogni ora disegna nuove cose e contro a Ferrara e contro ad altri; né restò di minacciar noi poi che se gli dinegò il passo per mandare gente a Genova, e teniamo per certo che, quando li succedessi, che noi non mancheremo di esser travagliati. [16] E digià siamo suti forzati provedere grossamente Pisa e Livorno, ed entrare in su grosse spese per provedere ancora a molti luoghi verso Bologna e Romagna per non esser giunti sprovisti. [17] E confinando con la Chiesa come tu sai in tanti luoghi la spesa non è piccola; e qua, e per il pericolo, è tanto maggiore quanto e ’ Sanesi e ’ Lucchesi sono in questa compagnia molto caldi; e vedi per quello che i Lucchesi hanno fatto, che può e debbe la Maestà del Re reputare da loro tutto questo travaglio di Genova, perché se non avessino ritenuto quivi il signor Marcantonio, egli era sforzato disarmare, avendoli dinegato noi il territorio nostro. [18] Vuolsi in questa parte abbundare per tutti quelli respetti che tu sai. [19] E perché gli usono testé dire che non potevon fare altro e che noi mandamo loro addosso quelle genti, questo discorso è necessario si facci al Re ed a chi altri ti parrà per fare dua effetti: prima riscaldarli a provedere in benifizio commune, dipoi pensare quando fussimo molestati saria necessario essere aiutati di costà, e molto piú per lastricare la via a non esser richiesti né di gente né d’altro, avendo a guardare tanti luoghi nel paese nostro. [20] Tu scrivesti da Lione per una de’ vii di quelli donativi e quanto te ne aveva riferito Alessandro Nasi: abbiamo dipoi pensatovi e fatto resoluzione che Ruberto, quale si sollecita e partirà de proximo, ne porti costà l’ultima conclusione. [21] E però quando non te ne sia parlato, non ne parlerai ancora tu; quando te ne sia mosso, respondine quanto si dice di sopra, cioè che l’Imbasciadore ne porterà lui la conclusione. [22] Bene vale.

248

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] La mia prima lettera scritta a le Signorie vostre dopo lo arrivare mio qui in Corte fu a dí 18, la quale per essere importantissima mandai per le mani di Rubertet a Lione a Bartolomeo Panciatichi, che cosí mi ordinò el Re con ordine che detto Bartolomeo ve la mandassi a posta. [4] E benché io sia certo che la sia venuta salva, nondimanco per ogni respetto e per abbundare in cautela, io ne mando incluso in questa un poco di sunto; el quale non mandai per quella scrissi ieri a lungo a vostre Signorie, perché la posta non soprassedé tanto che io potessi averlo scritto, tanto che io mi riserbai a mandarlo con questa. [5] Né per altro scrivo la presente, perché avendo per la mia di ieri mandata a Lione per le poste regie narrate tutte le occorrenze di qua, non mi resta per la presente dire altro salvo che questa mattina, dopo una messa solenne, questa Maestà publicamente, in presenzia delli Oratori inghilesi, ha iurato e con iuramento ratificato quelli capituli che infra sua Maestà ed el Re d’Inghilterra ne’ mesi passati furono stipulati e da el Re d’Inghilterra solennemente iurati. [6] Dicesi che detti Oratori non vengono piú a Roma, come per la prima vi scrissi, ma che se ne tornono in Inghilterra, nonostante che lo Oratore del Papa mi abbi ditto questa mattina che non fu vero come si disse che li avessino ad andare a Roma, ma che li erano venuti solum a questo effetto.

[7] Poi che ebbi scritto el di sopra, fui con Rubertet, el quale mi empié di querele delle Signorie vostre, dicendomi che il Re iersera non possé piú dolersi di quelle: che in tanti moti contra di lui quelle non lo abbino mai avvisato di cosa alcuna, né fattogliene intendere nulla; e sa che le sanno meglio ogni cosa che altri in Italia, di modo che tale salvetichezza non viene da altro che da non avere purgato lo stomaco verso di lui. [8] Ed adiunse Rubertet a questo molte altre parole gravi, le quali non referisco per non infastidire vostre Signorie. [9] Escusai e purgai queste opinioni meglio che io seppi; nondimanco come sa chi è stato qua, e’ chiuggono li orecchi ad ogni cosa. [10] Però, Magnifici Signori, se quelli desiderono non si perdere costoro, è necessario mostrare loro volere essere loro amico. [11] E quando voi non possessi fare altro, almeno non mancare di questo, di spesseggiare con le lettere e con li avvisi, non perdonando a le volte a lo spaccio d’uno corriere e tenerli avvisati delle cose di costà per dare adito a chi è qua di potersi fare vedere, e credito a vostre Signorie di tener conto di loro.

[12] Questa ferita che ha voluto fare el Papa a costoro è di qualità e tanto estimata da questo Re che io credo se ne possa fare questo iudizio certo: o che se ne vendicherà con sua gran satisfazione ed onore, o che perderà ciò che li ha in Italia; e passerà presto e’ monti con duplicato impeto degli altri anni. [13] E ciascuno crede che potrà fare molto piú che non minaccia quando Inghilterra e lo ’mperadore stieno saldi, di che non si vede el contrario.

[14] Intendesi che costoro hanno fatto provisione per le cose di Genova di 10 mila fanti, oltre a le gente d’arme che mandono a quella volta, le quali gente fieno vostre vicine. [15] Pertanto vostre Signorie pensino con la loro solita prudenzia a risolversi presto acciò che la loro resoluzione sia tanto piú accetta. [16] Raccomandomi a vostre Signorie. [17] Die 22 iulii 1510.

[18] Niccolò Machiavegli in Bles, etc.

249

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Ieri per le mani di Francesco Pandolfini riceve’ dua di vostre Signorie de’ dodici del presente *le quali sono state accettissime a costoro e vennono a tempo. [4] Sono infine rimasti con ottimo stomaco e fatto capitale degli amorevoli ricordi vostri*, come piú largamente scriverrò con piú agio a le Signorie vostre. [5] Fo solo questi versi partendo una posta per Milano per allegare dette lettere e la mando sotto una lettera di Francesco Pandolfini. [6] Ho scritto a lungo a vostre Signorie poi fui qui a dí 18, a dí 21 ed a dí 22, le quali desidero sieno venute salve. [7] Hanno aúto costoro questa mattina buone nuove da Genova e sono tutti lieti. [8] Valete. [9] In Bles, die 25 iulii 1510.

[10] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

250

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] *Queste lettere de’ dí* xii *del presente che mi hanno mandato* vostre Signorie *per le mani di Francesco Pandolfini, per essere piene di buoni avvisi, consigli e deliberazioni, hanno quasi al tutto assicurati costoro che* vostre Signorie *vollino mantenere la loro amicizia. [4] E per venire a’ particulari, subito che io ebbi iarsera dette lettere, me ne andai da Rubertet e fattoli intendere tutto si rallegrò assai, dicendo: «E’ mi pare che ’ tuoi Signori faccino ora tutto quello che il Re desiderava facessino; e però è bene che il Re intenda tutto». [5] E cosí questa mattina di buona ora, sendo iarsera troppo tardi, fui con el Re e particularmente fra narrai e lessi tutto el contenuto delle lettere di* vostre Signorie. [6] *E quando venni a narrare quelle aderenzie di che il Papa si promette e cominciando a’ Sanesi e ’ Lucchesi, mi disse: «Costoro non hanno eglino non so che piazze di vostro?». [7] E replicandogli io di sí, mi rispose: «Se Dio mi darà vita, e’ non le terranno piú, né le lor città ancora; sí che scrivilo a’ tuoi Signori che ne stieno di buona voglia». [8] Venni poi a ragionare del Marchese di Mantua, donde il Re mi disse che li era libero ma che penserebbe bene dove li entrassi; quanto a l’Imperadore, disse che ne stava bene sicuro; e circa i Svizzeri disse: «Per mia fe’, io sto in dubbio s’io li lascio passare o no, perché io non so che sia meglio che il Papa sia disarmato o che li abbi un’arme indosso che l’offenda». [9] E qui discorse la natura di Svizzeri e che a lui con tanti danari e con tante forze era suto difficilissimo il maneggiargli; e concluse infine che lo tratterebbono come il Duca Lodevico, ma che aveva fatto provisione da ritenergli. [10] Ringraziò poi* vostre Signorie *de la risposta disegnavi fare al Papa quanto al passo de le genti per Genova, e che a riguardo de’ travagli in che fussi per mettervi, che ordinerebbe che tutte le genti ha da cotesta banda venissino ad ogni vostra requisizione dove vi facessi di bisogno. [11] E quanto a le provisioni di Genova mi disse: *«Genova è assicurata, perché io ebbi lettere iarsera esservi entrati 3 mila fanti ed il figliolo di messer Gianluigi dal Fiesco con 800 uomini e con altanti un nipote del Cardinale di Finale»; e che ’ fuoriusciti con le genti aveno condotte là se ne ritiravano e che le sua galee con altri legni genovesi erono iti a la volta delle galee viniziane e che non le aspetterieno; sí che sua Maestà fa Genova salva e tutta questa Corte ne è stata oggi in festa. [12] Dissemi che e’ Viniziani non potevono farsi per questo accidente innanzi né riguadagnare cosa d’importanza, perché vi rimaneva tante genti fra sue, dello ’mperadore e Spagna ch’erano sufficiente non solum a tenere e’ Viniziani ma a combattergli. [13] *Venendo a ragionare del Re di Spagna, mi disse che la sua armata se n’era ita e che non aveva datoli cagione di inimicizia, né lo credeva perché la reputazione che li dava l’amicizia sua e non altro lo tiene in Castiglia. [14] Ringraziò* vostre Signorie *de’ ricordi loro e mi disse che io fussi con el Cancelliere e con Rubertet e ne facessi loro un poco di nota. [15] Fui dipoi con loro e’ quali presono per nota el mandare dugento lance a Serezana e cosí trarre Serezana di mano di San Giorgio e di quello Raffaellino mandato a Savona. [16] E cosí mi è parso che il Re e tutti questi sua consiglieri abbino fatto e sieno per fare buono capitale degli avvisi e ricordi vostri. [17] Però* vostre Signorie *sieno contente, iudicando sia bene intrattenere costoro, usare in simili avvisi buona diligenza*. [18] Altro non si è ritratto dal Re né da questi suoi in su questi avvisi vostri, né ci è altro di nuovo delle cose di Genova, se non quello me ne disse sua Maestà. [19] Scritto infino qui a dí 25.

[20] Siamo a dí 26 e questa mattina s’intende esserci nuove da Genova quali confermano quelle che ci erano ieri. [21] Ed aggiungono di piú che, in uno Consiglio de’ Genovesi dove si raguna 300 cittadini, si prepose se si doveva spendere de’ danari di San Giorgio per difendere Genova per la Maestà del Re, e che, messo el partito, non vi fu sed non otto fave discordante. [22] Parlavane questa mattina el Re publice con lo Oratore d’Inghilterra, e publice ancora disse che ’ Fiorentini non voleno dare passo a le genti del Papa per a Genova e che li erono sua grandi e buoni amici, *aumentando le deliberazione vostre per loro quanto piú onorevolmente hanno possuto*.

[23] Io sono stato con questo Oratore di Mantova per vedere come lui comentava questa liberazione del suo patrone. [24] Lui mi disse che conveniva tale liberazione nascessi da speranza el Papa avessi di valersene in questi maneggi o da promesse che ’l Marchese convenia li avessi fatte. [25] E dicendogli io che quando fussi questo ultimo conveniva al Marchese o rompere le promesse vecchie aveva fatte ad el Re quando prese l’ordine, o rompere queste nuove avessi fatte al Papa, risposemi che le promisse che si fanno in prigione non si hanno ad osservare e che mai quel signore farebbe contro a questa Maestà; e se pure per uscire di prigione fusse forzato con la persona operarsi contro a quella, che mai con lo stato lo diservirebbe e sempre sarà quello stato a sua divozione.

[26] Io so come per altre mie ho detto che vostre Signorie desiderrebbono intendere a che cammino vadia Spagna e lo ’mperadore ed io desiderrei poterne dare a quelle qualche certo avviso. [27] Ma ci veggo male il modo perché non è ragionevole che quelli Re scrivino a costoro che sono qui el disegno loro, tale che questi Oratori loro ne vengono a restare al buio. [28] Né si può parlare qui di tale cosa se non per coniettura, la quale coniettura potendosi fare meglio per vostre Signorie, non sono già per fare io di qua. [29] Dirò solo quanto ad Inghilterra che domenica passata, come per altra scrissi, si giurò qui solennemente la pace intra questa Maestà e quella, per li Oratori d’Inghilterra e per questa Maestà, presente li Oratori e tutta la Corte. [30] E questa Maestà, quando io li dissi che ’l Papa si prometteva anche d’Inghilterra, se ne rise e disse: «Tu hai tu medesimo udito el iuramento della pace», etc.

[31] Dispiace a chiunque è qui questo movimento del Papa, parendo a ciascuno che cerchi di ruinare la cristianità e fornire di consumare l’Italia. [32] Ma poi che non li è riuscito questo caso di Genova, si spera, quando e’ non voglia persistere in questa caparbità né dare el moto a tanto male, che le cose potrebbono fermarsi: e tanto piú se ’ mezzani fussino buoni. [33] Perché, nonostante che la iniuria sia grande che ’l Papa abbi voluta fare a questa corona, nondimanco, non sendo riuscita, e da l’altro canto sendo pericoloso el volersene vendicare, perché nessuna piú onesta azione si può avere contro ad uno principe che volere difendere la Chiesa, donde ne risulterebbe che volendole questa Maestà fare contro apertamente, ha da dubitare di tirarsi tutto el mondo addosso, di modo che si crede che si lascerebbe facilmente consigliare; né e’ sali di Ferrara doverrebbono guastarla. [34] Resta ora che ’l Papa voglia; el quale doverrebbe essere, per questa impresa di Genova non li riuscita, divenuto piú umile, vedutogli mancato questo principio sotto, e conosciuto piú dificultà in questa cosa che non si prometteva. [35] E se fussi divenuto piú pauroso, non doverrebbe mancare modi da assicurarlo quando, come si è detto, e’ mezzani fussino buoni. [36] E però da personaggio buono e d’autorità, io sono stato pregato di pregare le Signorie vostre che non si voglino diffidare di condurre questa cosa e voglino con l’autorità loro fare intendere al Papa tutte quelle cose che saviamente se li possono dire, perché di qua questo tale non diffiderebbe che non si trovassi buono riscontro. [37] Io ho voluto scrivere questa ultima parte a le Signorie vostre perché mi pare non uscire dello offizio mio scrivendo ciò che io intendo ed odo in questa Corte. [38] Valete. [39] Ex Bles, die 26 iulii 1510.

[40] Servitor Niccolò Machiavegli

Secretarius apud Regem Cristianissimum.

251

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Saremo per la presente brevi, non avendo ancora tue lettere di Corte e pensando che sieno arrivate duo nostre de’ xiii mandateti per mano del Pandolfino per le poste regie. [4] Dopo le quali noi non aviamo che dire altro in quella materia, *perché da Roma non s’intende nulla e dopo la perdita di questa impresa di Genova non si può dire altro, se non che Marcantonio si salvò per mare con pochi cavalli ed il resto si sfilorono per quelle montagne. [5] Dipoi la maggiore parte sono stati chi qua e chi là. [6] Vero è che e’ Lucchesi ne hanno ricettati una parte in Camaiore; e per questo non si vuole mancare di fare l’officio verso di loro, né dimenticare quello punto di Serezana che ti si disse per la nostra de’ 13. [7] E le galee fino a dí 21 passorono sopra Livorno ed a questa ora si doverrieno trovare intorno a Civita Vecchia. [8] Non accade di questa partita delle genti da Genova dire altro, perché pensiamo a lo arrivare della presente sarà costí particulare notizia di tutto questo. [9] Si vede bene chiaro che la era tutta fondata in su speranza di fuoriusciti e fatta con sí poche provisioni che è una maraviglia a crederlo. [10] Resta ora vedere che farà el Papa e de’ Svizzeri e di Ferrara, di che non si vede ancora di qua spiraglio alcuno. [11] Noi attendiamo con desiderio tue lettere per intendere de’ pensieri ed ordini del Re e della venuta di Gurgensis qualcosa in che ti ricordiamo usare diligenza. [12] Il Zerino, che venne tre dí sono da Lione, ci significò tutte le lettere ed anco-ra le nostre, ed in qua ed in là, essere ritenute in Lombardia. [13] Però è necessario fare intendere costí che questo è un modo da non satisfare a loro né a noi; e li pregherrai a provedere in modo che le nostre possino passare, perché tenendosi questo modo si mancherà delli avvisi. [14] Il signore Alberto da Carpi, quale se ne torna da Roma, fu ieri qui e parlò lungamente in escusazione del Re di tutto quello che era seguíto a Roma nella stanza sua. [15] Ruberto è quasi del tutto ad ordine e partirà fra 8 dí; e, come ti si disse altra volta, porterà la conclusione di quelli donativi. [16] Altro non ci occorre*. [17] Bene vale. [18] Ex Palatio Florentino, die xxvi iulii 1510.

[19] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

[20] Marcellus.

252

[1] Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Avendo scritto e fatto il mazzo delle alligate, sopraggiunse il Targa spacciato dal Panciatico a Lione con la lettera regia e con la tua de’ 18. [4] E per essere l’ora tarda non si può fartene totale resposta; farassi per il primo altro. [5] Per la presente non possiamo dirti altro di quello che ti si è scritto piú volte e che sai tu medesimo. [6] *E perché le demostrazioni nostre etiam in questo caso di Genova arguiscono manifestamente l’animo nostro verso cotesta Maestà, che crediàno che poi che gli è posato si doverrà averene a iustificare bene omni cosa; maxime quando s’intenderà come è proceduto tutto*. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio florentino, die xxvi iulii 1510.

[9] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

253

[1] Amico nostro carissimo Nicolao Maclavello etc.

[2] Egregie amice noster carissime etc. [3] Abbiamo ricevuto in questa ora xxiiii la vostra de’ xviii, alla quale non accade altra risposta se non che si pagherà lo spaccio. [4] *Circa e’ donativi, noi siamo resoluti che Ruberto ne porti la conclusione seco* e non si è visto *qui persona, per tonare che abbi fatto, che non voglia osservare le obbligazioni con cotesta Maestà, nonostante che da Roma le lettere abbino fulminato*. [5] La partita di Marcantonio da noi fu per le ragioni vi sapete. [6] Cotesto Cristianissimo Re disse ad Alessandro Nasi che esso Marcantonio aveva fatto ricercare la sua Maestà di soldo: non si credette mai che queste cose procedessino tanto avanti. [7] Tuttavolta ci pare che le cose di Genova sieno in buono termine, *se el Re vorrà provedere Serezana e li altri luoghi che ciascuno stieno in mano di sua Maestà, non di altri, come piú volte è stato fatto intendere al Re e Rubertet*. [8] Ricorderete adunche di nuovo *perché ogni volta Serezana è in guardia ed in potere di sua Maestà, la Riviera di Levante non può romoreggiare; la quale, essendo in buona parte fregosa, ricerca questo effetto. [9] Questi nostri vicini si portono molto male e per loro non è restato di farci fare male: bisognerebbe conoscere gli amici dagli inimici*. [10] Arrivò qui ieri il signore Alberto da Carpi: parte domattina di qui *e potrà di bocca e forse per lettera significare la pronta ed ottima disposizione di questa città*. [11] E perché vi è scritto a lungo per il publico, non direno altro. [12] Ruberto promette partire alli viii o x del mese prossimo infallanter. [13] Bene vale. [14] Ex Palatio florentino, die xxvi iulii 1510. [15] Raptissime.

[16] Petrus de Soderinis Vexillifer Iustitiae Perpetuus Populi florentini.

254

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] *Iersera a notte comparse il Targa spacciato per ordine tuo dal Panciatico di Lione a dí* xxii *e ci portò una lettera regia ed un’altra tua de’* 18, *sopra le quali non è stato molta difficultà fare bona resoluzione perché, dove le voluntà e li animi sono conformi e la esperienza li ha approvati lungo tempo ed approva, non si trova difficultà. [4] Il Re vorrebbe da noi nuova declarazione e chiarezza dell’animo e disposizione nostra circa quello che noi siamo per fare in benefizio suo ed in difesa delli stati suoi d’Italia, offerendoci allo incontro per conservazione nostra tutto il suo potere, né noi non sapremo pensare o chiedere altro. [5] E però la resoluzione è stata e la resposta sarà molto facile. [6] Noi aviamo con il Re uno obbligo scritto per il quale è bene declarato quello che dal canto nostro si ha a fare; ancora aviamo con quella una inclinazione ed affezione naturale nella quale siamo continuati sempre con e’ suoi antecessori e continuiamo ancora seco, e per la quale aviamo in diversi tempi sopportati infiniti travagli e pericoli per non partirci dal seguitare le parti e nome franzese, come ne è testimonio tutto il mondo e sua Maestà sa meglio che verun altro. [7] Ora se il Re desidera da noi declarazione dell’animo nostro sopra quello obbligo scritto, noi lo reputiamo superfluo per non essere necessario declararlo altrimenti, avendo fino a oggi dal canto nostro adempiuto ed osservato tutte le convenzioni espresse in tale obbligo ed essendo in ferma disposizione di adempierlo per omni tempo, secondo che accadrà in omni sua parte. [8] Perché qui si viene a trattare della dignità e fede nostra, della quale noi non siamo per mancare mai infino che ci sarà possibile, maxime con sua Maestà; della quale aviamo causa tenerci bene contenti ed operare per la conservazione ed esaltazione sua tutto quello che si potrà sempre. [9] Se il Re desidera piú oltre declarazione particulare di quello che siamo per fare in benefizio suo secondo quella coniunzione ed inclinazione naturale per la quale noi altre volte aviamo sopportato assai, non vediamo di presente poterli offerire alcuna cosa certa. [10] In genere la resoluzione nostra è favorire ed aiutare le cose sue con tutto il potere ed industria nostra, e non altrimenti che faremo le nostre proprie, né mancare mai di provedere, di ricordare, avvertire, e se noi doviamo dire cosí, consigliare sua Maestà di quanto accadrà alla giornata. [11] E le cagioni perché noi non possiamo offerire a sua Maestà e tante forze e tanti aiuti sono molte, perché noi non sappiamo in che si abbino a resolvere le cose, che compagnia abbino avere li nimici suoi, che offese abbino ad essere fatte a noi e da chi e da che banda, né quello che fia necessario fare per la difesa e conservazione propria, atteso che noi ci troviamo qui nel mezzo, cinti da omni banda dal Papa, in tutti ’ luoghi da’ Sanesi e ’ Lucchesi, quali si vede al certo che hanno a seguitare li nimici suoi. [12] E pare verisimile, quando si venga all’arme, che tutte le corde di questo instrumento si abbino a risentire e ciascuno operare secondo il fine suo; e quando segua cosí, sua Maestà intende che a noi non sare’ possibile fare tante cose, aiutare sua Maestà e defendere noi, maxime sopportando ordinariamente tanta spesa che si paga omni anno a sua Maestà ed al Re di Spagna. [13] In somma la resoluzione nostra è di non mancare mai al Re di Francia dello obbligo scritto e di quello altro fare sempre quanto comporteranno le forze, le facultà nostre e le occasioni de’ tempi. [14] Ed ha il Re a tenere per certo che con l’animo e con il desiderio noi lo seguiremo sempre, perché la intenzione nostra è preporre l’amicizia sua a quella di qualunche altro. [15] Il Re, secondo che si vede per lo scrivere suo, arebbe voluto che noi fussimo prevenuti nella offesa di Marcantonio ed avanti che partissi del Lucchese, il che in noi meritava assai considerazione perché noi avamo andare a trovarlo in su ’ Lucchese, cosa poco conveniente ed a offendere uno soldato del Papa, quale fino a l’ultimo dí diceva avere andare a Bologna; donde, facendolo quivi, s’incorreva dove tu medesimo intendi; volendolo fare poi che era scoperto per Genova non si era a tempo. [16] Questa parte noi l’aviamo dissimulata e, quando non ne sia parlato, si vole tacerla del tutto; quando ne fussimo imputati con dire che noi sapavamo e dovavamo* etc., *le resposte tue hanno ad essere che noi in fatto non lo sapemo, se non poi che fu partito; e quando bene l’avessimo creduto, non potavamo iustificarlo se non poi che gli era passato Serezana, fino dove, o poco piú qua, sempre dette opinione di andare a Bologna; ed allora non si era a tempo. [17] Ed a iustificare questa parte gioverà assai il fare intendere che quelli cavalli che se ne sono tornati in qua sono stati presi e svaligiati; perché a quell’ora non si poteva piú escusare e non potavamo noi essere imputati di avere fatto una simile demostrazione contro al Papa in su una semplice presunzione. [18] Alcuni cavalli venuti di qua, come è detto, sono stati presi dalli omini nostri, e noi, per non dare cagione al Papa di maggiore alterazione, aviamo pensato con quello piú destro modo che si potrà farli restituire. [19] Perché di già il Papa ha chiamato la nazione e l’Oratore nostro e minacciato metterli in Castello se qui si farà* etc. [20] *E da Roma ne potrà essere notizia in omni luogo perché in fatto è cosí. [21] Se non accadrà avere a iustificare questa restituzione, tacera’la in tutto, lasciando correre la voce dello essere svaligiati; quando ne siamo imputati, scusera’lo con quello che è seguíto a Roma e, di piú, che non ci è parso né a proposito né onorevole inimicarsi con il Papa per uno* viii *o* x *cavalli; ed ancora quelli soldati, parenti ed amici di Marcantonio, per loro medesimi ne avevano restituito qualcuno; pregando il Re a ripigliare questa cosa come in fatto ella è e secondo lo esemplo che ci ha dato di cercare omni via per mantenersi con quella Santità in bona grazia. [22] Stamani ci sono nuove Marcantonio essere sceso in terra a Populonia; quello che seguirà, se ne darà notizia dí per dí. [23] Ancora nella parte trattata di sopra della declarazione nostra, aggiugnerai che tutto questo medesimo si è fatto ancora intendere al signore Alberto da Carpi, con il quale ne aviamo parlato lungamente e ne doverrà referire secondo quella verità che gli à visto e tocco qui con mano*. [24] Bene vale. [25] Ex Palatio florentino, die xxviii iulii mdx.

[26] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublice florentine.

255

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Scrissi l’ultima mia a dí 26 in risposta delle dua di vostre Signorie de’ xii del presente e detti avviso per quelle di tutto quello era occorso infino a quel dí, ed in spezie come questa Maestà era per dette lettere restata assai satisfatta di vostre Signorie. [4] Riceve’ iarsera dipoi una di quelle de’ xvi; e benché li avvisi fussino vecchi, non­dimeno per mostrare a questa Maestà vostre Signorie non mancavano giornalmente dello officio loro, mi presentai questa mattina davanti a quella e le conferi’ tutto e tutto le satisfe’, e mostrò d’essere avvisata dal Gran Mastro come le Signorie vostre aveno usato buona diligenza in tenerlo avvisato d’ogni occorrenza. [5] Dissemi sua Maestà avere nuove da Ciamonte come le sue genti hanno espugnato Monselice tanto onorevolmente del mondo perché preso la terra, la quale pigliorno di assalto, con el medesimo impeto presono la rocca, dove disse aveno morti 600 uomini, o meglio che uno solo non vi era campato; ed in su questo, ridendo disse: «Io fui tenuto anno un malo uomo quando, nella giornata dove io ero, si ammazzò tanti uomini; adesso Monsignore di Ciamonte sarà tenuto quel medesimo». [6] Dissemi che vi era capo un da Berzighella e che non sapeva el nome e che nel combattere quelli di Monselice gridavano tutti: «Iulio! Iulio!»; e raccontò questa nuova con piacere mirabile. [7] Di Genova disse non avere cosa alcuna e che una volta faceva quelle cose ferme e posate per sua Maestà. [8] E perché Bartolomeo Panciatichi mi scrive da Lione come in Lombardia si aprono tutte le lettere e che anche aprono quelle di vostre Signorie, io li dissi di questo, maxime perché queste ultime vostre mi furono presentate aperte, e lo pregai fussi contenta sua Maestà ordinare a quelli deputati a tale officio che non aprissino le lettere appartenenti a vostre Signorie. [9] Sua Maestà mi disse che lo farebbe e che io lo dicessi da sua parte a Rubertet, e che tale ordine si era dato generale avanti che io arrivassi e che dopo lo arrivare mio non si era accorto di provedervi per conto delle Signorie vostre. [10] Parla’ne poi a Rubertet el quale mi disse che per le prime poste ne scriverrebbe a sufficienza.

[11] Questo Oratore di Ferrara mi ha detto questa mattina come le genti del Papa oltre a lo avere preso quelli dua castelli, di che scrivono vostre Signorie per le loro de’ 16, sono ite a campo ad un altro castello. [12] E perché non si ricordò del nome, io non lo scrivo; dove nello arrivare le genti ch’erano a guardia di detto castello uscirno fuora e presono 23 uomini d’arme di quelli del Papa, di che dice che ’l Re ha aúto cosí gran piacere. [13] Domanda’lo che gente aveva el Papa insieme a quella impresa: non me lo seppe dire e dolsesi del suo patrone che lo avvisava male. [14] Dissemi bene che faceva istanza che questo Re lo soccorressi con fanterie e che il Re niene aveva dato buona speranza. [15] Vedrassi quello seguirà.

[16] Intendesi, come per altra dissi, come el Marchese di Mantova si truova a Bologna e questo suo Oratore comincia a dubitare che questa sua liberazione non li facci quanto a lo stato peggiorare le sua condizioni. [17] Stassi a vedere el procedere suo, dopo el quale se ne potrà fare miglior iudizio.

[18] Scrivendo, che siamo circa 23 ore, è arrivato di nuovo uno Oratore del Duca di Bertimberghe, signore tedesco, con circa xii cavalli, el quale è stato incontrato ed onorato da costoro. [19] Quello che si porti o per quello sia venuto, come s’intenderà, ne darò notizia a le Signorie vostre. [20] Que bene valeant. [21] Ex Bles, die 29 iulii 1510.

[22] Li Oratori inghilesi dua dí fa, onorati e donati assai, se ne partirono per tornare in Inghilterra.

[23] Servitor Niccolò Machiavegli Secretario florentino

apud Regem Christianissimum.

[24] *Io vi scrivo ne la lettera come lo Oratore di Ferrara cercava di avere fanti da questa Maestà; e questa mattina, istando sopra tale domanda, el Re li disse: «Scrivi a quello Duca che prepari quelle forze che può e che non dubiti perché presto io manderò tutte le mie forze a quella volta». [25] Ancora intendo come questa Maestà ha ordinato che tutti e’ prelati del Regno sieno a dí* xv *di settembre ad Orliens, dove vole fare uno concilio gallico e tòrre l’ubbidienza al Papa. [26] Io ho aúto queste cose di luogo autentico ed in barbagrazia; scrivole a parte acciò che* vostre Signorie *possano a loro modo comunicarle. [27] E fieno vere in ogni modo, se già el Papa non si mutassi di proposito, perché si crede che costoro ancora si riconcilierebbono seco*.

[28] Siamo a dí 30. [29] E questa mattina ci è nuove come le gente che per via di terra andorno a mutare lo stato di Genova, avendo la caccia dreto, se ne sono imbarcate una parte in su l’armata de’ Viniziani dove ànno messo sei cavalli per galea e li capi loro, e che forse cento cavalli si erano stretti insieme per vedere se potevono salvarsi. [30] Non sono costoro fuora di speranza di fare capitare male l’armata viniziana.

[31] Sonci ancora nuove come el Marchese di Mantova ha mandato a chiedere el suo figliolo per metterlo nelle mani del Papa, onde questa Maestà lo ha fatto intendere qui al suo Oratore perché li operi el contrario con la Marchesana; e detto Oratore non crede che la Marchesana sia per concederlo, né crede che anche in secreto el Marchese sia contento che si dia.

[32] La cagione della venuta dello Oratore di Bertimberghe è che, veduto questa Maestà el procedere de’ Svizzeri e come el Papa si promette di loro, per dare loro che pensare ed acciò non possino otiose servirlo, ha preso partito di dare loro molestia, o vero di minacciarli per via di questo Duca el quale è loro inimico naturale. [33] E questo dí è stato detto Oratore quasi tutto el giorno drento nel Consiglio a praticare con loro come si abbi a procedere in questa materia.

[34] Ha ancora questa Maestà mandato verso detti Svizzeri el Capitano di questi Svizzeri che sono deputati a la guardia del suo corpo per tentare da l’altra parte di riguadagnarseli o tutti o in parte. [35] E cosí vedrà fra con el dolce e con lo aspro se potrà deviarli dal Papa.

[36] *Nicolas Alamanni questo dí mi ha detto come Rubertet non si pò piú dolere di vostre Signorie che si facci, dicendo che, essendo e’ danari a Lione da potere satisfare a lui e Ciamonte, e non lo facendo, nasce che voi non ne volete fare nulla o voi aspettate di vedere se le cose loro rovinassino in Italia, e che questi sono modi poco amorevoli verso di lui e verso del Re*. [37] E sopra questo si distese con querele gravi e parole gravissime, donde io credo, se vostre Signorie vogliono potersi valere di alcuna cosa di qua, che sia necessario satisfarli, perché io veggo, quando io li parlo, che non è chiaro con voi; il che importa assai a chi si ha a maneggiare qua perché *lui è il primo*. [38] Ed oltre a questo *l’espedizioni tutte escono di mano a lui*, donde vostre Signorie per questi dua capi possono vedere quanto l’amicizia sua importi. [39] Lui non è per parlarne ma è per farlo dire e per dimostrarlo con ...

256

[1] Nicolao Machiavello Mandatario apud Christianissimam Maiestatem. [2] Die 30 iulii mdx.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Scrivemoti avantieri per risposta della tua de’ 18 e si mandorono iermattina di buon’ora per via di Milano e di campo; saranne con la presente la copia. [5] E poco accade che dire di piú, salvo significarti come a Roma fu, al pari di qui, notizia di quanto ti avea parlato e commisso il Re. [6] Ed essendo arrivato qui con la tua il Targa a dí 26 a notte, a’ 27 a Roma il Papa ne parlò con lo Oratore nostro, descendendo a tutti e’ particulari non altrimenti che se avessi veduto le lettere tue, e non negava il Tiboli averle avute dal Re. [7] Di qui è nato che il Papa se ne è forte risentito e venuto a mali termini con lo Oratore e con la Nazion nostra, come quello che pensa che si abbi ad andare piú oltre. [8] Questo avere conferito al Tiboli questa cosa non sappiamo che possa giovare ed a noi paiono modi da nuocere al certo, ed alla Maestà del Re ed a noi, e non è maraviglia se poi si va rattenuto, avendo a fare con uno Papa come è questo, il quale, se ha ardito assaltare Genova, arà in ogni cosa meno respetto a noi. [9] Però non fia se non a proposito dirne qualche cosa con Rubertet, volendo che noi ci conserviamo in benefizio loro e che sanza bisogno ed innanzi al tempo non veniamo in pericolo. [10] Ha fatto ancora il Papa un grande esclamare di certi fanti messi insieme a Parma ed a Pontremoli, e come quello che teme d’ogni cosa si va reparando con quel che e’ può e minaccia noi delle offese che teme d’altri. [11] Dopo lo avviso venuto a Roma della ruina della impresa di Genova, sua Santità persevera nel medesimo animo, o mostra di farlo, e dice volere rimandarvi nuova armata. [12] Avantieri l’armata franzese passò sopra Livorno, vii galee e iiii navi: andava drieto alle galee viniziane; non si crede le possino raggiugnere, né si sa quello abbino in animo fare o a Civita Vecchia o ad Ostia. [13] Ieri ancora ci furono nuove le genti di Bologna avere ricevute chi si erono date sponte molte terre di quelle del Duca di Ferrara, ma con condizione che volevono fare ed essere quello che facessi e fussi la rocca di Lugo, quale si sta pure in mano di Ferrara: né per ancora l’hanno quelle genti potuta espugnare. [14] Dice il Papa li Svizzeri esser levati e che Gurgensis non viene piú costà; pure dicendo di molte altre cose simili il simile ancora di queste, però fia bene osservare di costà ciò che segue e s’intende in ogni cosa. [15] Bene vale.

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[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Sanno vostre Signorie che io scrissi a quelle, piú dí sono, come non sendo al Papa riuscito el voltare Genova, ed avendo questa Maestà da l’un canto aúto paura e non male, e da l’altro el Papa trovandosi scoperto inimico di questo Re e sanza averli dato alcuno travaglio d’importanza, ma piú tosto ringagliarditolo per essersi sua Maestà quodammodo assicurato piú di Genova; e cosí essendo a sua Santità mancati degli altri favori che si prometteva, pareva a quelli che sono in questa Corte prudenti e buoni che si potessi sperare l’accordo, quando e’ si trovassi mezzano di fede che per bene di tutta cristianità e maxime di Italia ci si intromettessi. [4] Perché facilmente si può mostrare a questo Re dove e’ si mette quando e’ voglia fare guerra col Papa e che danni ne li potrebbono risultare, dove sarebbe lo spendio certo ed il fine della guerra dubiosissimo. [5] E cosí al Papa con la medesima facilità si può persuadere che mali questa guerra non solamente potria recare a la persona sua ed a lo stato temporale della Chiesa ma etiam a tutta cristianità e stato spirituale. [6] Standosi dunque le cose cosí ed avendo spesso questi ragionamenti con uno uomo qui di grande autorità, al quale dolgono infino a l’anima questi movimenti, Rubertet mandò una sera per Giovan Girolami, el quale fa qui certe faccende in questa Corte, come sa Alessandro Nasi. [7] E ragionatoli prima d’alcune sue occurrenze particulari, li saltò in su questi garbugli che si apparechiano, dolendosi forte seco di tali movimenti, monstrandoli che l’erano cose che aveno a dispiacere a chi vincessi come a chi avessi perduto; e d’uno ragionamento in uno altro concluse che credeva che ’l Papa troverrebbe di qua riscontro quando e’ volessi quietare, e lo doverrebbe fare se Idio per ruina del mondo non lo ha fatto ostinato; ma che ci vedeva male el modo a condur la cosa se un terzo non ci si intrometteva, perché el Re non vorrebbe mai cominciare a piegarsi e lui per avventura è per fare el simile. [8] E però, avendo pensato che modi ci potessino essere, ci vedeva solum le Signorie vostre, perché li altri principi sarieno per guastare, faccendo per loro tale inimicizia, ed accennando a Giovanni che per una simil cosa e’ sarebbe bene che venissi infino costí in persona. [9] A che Giovanni rispose prudentemente non negando el venire, né obligandosi a farlo; né per la sera si concluse altro, ma rimasono d’essere altra volta insieme. [10] Conferitomi da Giovanni questo e parendomi bene non lo staccare, ma vedere di tirarlo innanzi quanto si poteva, si conferí tutto con quello di autorità che di sopra si dice, al quale parendo queste parole aúte con Rubertet molto buone ed a proposito di chi desidera el bene, deliberò di andare a trovare el Re. [11] E cosí fatto, mostrò a sua Maestà e’ periculi dove li entrava e le barerie che li erano state fatte sotto per condurre el Papa e lui a questi termini, mostrandoli prima el sospetto che Spagna aveva della unione loro, perché, quando dua mesi fa l’accordo si disse essere fatto infra loro, subito Spagna, temendo non si fussi fatto a suo danno, mandò una armata in Sicilia sotto nome d’altra impresa. [12] Dipoi come e’ dibattiti di Ferrara si scopersono, chi era qua per Spagna persuadeva questa sua Maestà a non abbandonare Ferrara, e chi era a Roma mostrava al Papa come quella non faceva bene a defendere detto Duca, tanto che gli ànno condotta la cosa deve egli hanno voluto. [13] E però sua Maestà pensassi dove ella entrava e se ’l Papa gli aveva fatta questa iniuria, la non era riuscita ed era bene piú tosto sdimenticarla che darli cagione che pensassi a farliene un’altra che riuscissi, aggiugnendo a tutte queste cose molte altre ragioni che io non narro per non essere tedioso. [14] Stette el Re ad udire pazientemente, dipoi rispose: «Io confesso tutto cotesto essere vero; ma che volete voi che io faccia? el Papa mi ha battuto ed io non sono per dichinarmi mai, e sono per sopportare tutto fuora che perdere dello onore e dello stato mio. [15] Ma io vi prometto bene che, se il Papa farà verso di me demostrazione d’amore quanto è uno nero d’ugna, io ne farò uno braccio, ma, altrimenti, non sono per procedere». [16] Parve a questo tale avere scoperto assai dello animo suo, e partito da lui stette con Rubertet piú d’una ora; ed allargatisi insieme del modo del procedere in questa materia e de’ ragionamenti aúti con Giovanni Girolami, giudicorno fussi bene che venissi costí a persuadere le vostre Signorie di volere pigliare questo assunto di essere mezzi infra ’l Papa ed il Re, e che bisognava quelle lo facessino come da loro, mandando a posta uno o dua oratori a Roma solamente per questo effetto. [17] La quale deliberazione sendomi fatta intendere, io dissi che, a volere vostre Signorie pigliassino questo partito piú volentieri, bisognava che io potessi scrivere loro questa impresa piacere ad el Re, e sua Maestà essere contenta la piglino; e se il Re non me lo voleva dire, mi fussi almeno detta per parte sua da’ suoi consiglieri. [18] E rimasti cosí, Rubertet fece intendere a la Maestà del Re ogni cosa e del mandare costí Giovanni e dello intromettervi in tale maneggio e del modo del farmelo intendere, al quale piacque tutto. [19] E questa mattina sendo ito el Re a desinare, Monsignore della Tramoia, el quale da 15 dí in qua interviene in ogni consulta sempre insieme con Rubertet ed il Cancelliere, mi chiamorno e dissonmi, dopo qualche parola mordente contro al Papa, che nonostante questo, andando Giovanni Girolami a Firenze, mi facevono intendere per parte del Re come sua Maestà era contenta ed arà piacere che vostre Signorie s’intromettino fra el Papa e lui, e per questo effetto mandassino a Roma oratori e governassinsene come paressi loro. [20] Truovasi pertanto la cosa qui e Giovanni aportatore di questa ne viene costà in poste, el quale di bocca referirà a vostre Signorie tutto quanto io scrivo e piú quelli particulari che voi desiderassi intendere in questa materia. [21] E perché vostre Signorie sappino dove la cosa debbe battere in satisfazione di costoro, Rubertet ha detto, il che conviene sia tutto con conscienza del Re, che quando el Papa venissi a rimettere le differenze di Ferrara de iure, che sarebbe contento, né li darebbe briga in chi le si rimettessino. [22] Ma non bisogna già venire a questi individui se prima el Papa non si vede con le cose generali ridutto in termine da sperare che lo faccia, il che sarebbe quando e’ fermassi le pratiche co’ Svizzeri ed astenessisi di sollecitare gli altri principi, e che a bocca dessi a li oratori vostri di volere essere padre del Re, volendo lui essere suo buon figliolo, e liene scrivessi un breve, perché in su questo el Re si disporrebbe a mandare uno a Roma; ed appiccate le prime pratiche, non si dubita le non sortissino in fine buono effetto. [23] Ora le Signorie vostre sono prudentissime ed esamineranno quello scrivo e quello referirà loro Giovanni, e piglierannoci su buono partito, ma tutto bisogna con celerità. [24] Io non ho fuggito queste pratiche, giudicando che a la Città vostra non potessi venire el piú pauroso infortunio che la inimicizia di questi dua principi, per quelle ragioni che infino e’ ciechi ed e’ sordi veggono ed intendono. [25] E tutti quelli modi che ci sono da pigliare per condurre lo accordo ho iudicato buoni, né veggo diventandone vostre Signorie mezzane che le ne possino altro che guadagnare. [26] Perché o e’ riuscirà o no; riuscendo, ne seguita quella pace che noi speriamo e vogliamo, e fuggesi quelli periculi che la guerra ci potrebbe arrecare a casa; e tanto piú ci fia la satisfazione vostra quanto voi ci arete piú parte, facendovi obligati el Re ed el Papa, per li quali non si fa meno che per voi. [27] Quando ella non riesca, questa Maestà vi resta obbligato, avendo voi fatto quello che gli ha consentito e datogli piú iusta cagione di fondare le querele sua contro al Papa nel conspetto di tutto el mondo; né el Papa potrà dolersi di voi avendo persuaso la pace quando e’ non la voglia e voi li facciate contro nella guerra. [28] Tutte queste ragioni mi hanno fatto implicare volentieri in questi maneggi: quando vostre Signorie lo apruovino, io l’arò caro; quanto che no, mi escuseranno, perché secondo questo mondo qua non potevo giudicare la cosa altrimenti.

[29] Questa Maestà è in su le provisioni e preparazioni sua gagliardissime, le quali sono: avere ordinato uno concilio de’ prelati di tutto el Regno ad Orliens per a mezzo settembre; aversi fatto amico el Duca di Bertimberghe per avere fanti tedeschi e perché e’ Svizzeri abbino respetti a muoversi; avere mandato da l’altra parte el Capitano della guardia a’ Svizzeri per vedere se potessi riguadagnarne o tutti o parte; ha comandato a tutti e’ suoi capi de’ fanti che faccino le listre per levarsi in uno subito; ha comandato banda e verobanda per la guardia del Regno e per suplimento de’ cavalli quando bisognassi; ha ordinato a’ suoi generali nuovo modi di danari per suplire a la futura guerra sanza toccare e’ suoi cofani. [30] Vien qui Monsignore di Gursa, primo uomo dello Imperadore, pel quale lui vuole mandare a dire a lo Imperadore che facci d’essere a febbraio ad ordine con quella tanta gente, o poca o assai si sia, che può, perché lo vuole accompagnare in persona a Roma a coronarlo Imperadore con 30 mila fanti e 2500 lance. [31] Ed ha giurato sopra la sua anima che vuole fare dua cose o perdere el Regno: cioè coronare lo ’mperadore e fare un Papa a suo modo.

[32] El Re di Spagna ha scritto a costoro una lettera tutta favorevole per questo Re, dolendosi della impresa fatta per il Papa per Genova e che li offera 12 sua galee armate per operarle contro a qualunque vuole, o a chi e’ vuole; e sono dette lettere sanza rispiarmo veruno del Papa in favore di questa Maestà.

[33] Ha questa Maestà ordinato di fare una armata di mare per a tempo nuovo conforme a lo esercito di terra. [34] Ora chi sedassi tanti moti e con la sua prudenza ne fussi medico, considerino vostre Signorie quanto meriterebbe apresso Dio e gli uomini.

[35] Queste cose di tanta importanza mi hanno presso che fatto sdimenticare uno Oratore lucchese venuto in questa Corte da dua dí in qua, del quale non vi dirò altro per non v’infastidire; Giovanni Girolami, che ne è informato, ve ne raguaglierà a pieno. [36] In Bles, die 3 augusti 1510.

[37] Niccolò Machiavegli.

[38] Dicta die.

[39] Diedi a Giovanni Girolami una istruzione a parte dove nominai l’Imbasciadore del Papa e dissi come per suo ordine si era preceduto in questa materia cosí, e che confortava ad entrare con il Papa destramente per voltarlo a questo proposito, perché la guerra che fa a questo Re ha duoi fondamenti: l’uno è il sospetto, l’altro è l’ingiuria per conto di queste cose di Ferrara; e che bisogna quanto al sospetto farsi suo compagno, ma mostrarli che bisogna pigliare modo savio ed assecurare perché l’armi sue e nostre non bastano, e di quelle di altri non ci possiamo fidare; e dirli quello che ha scritto Spagna qua senza riservo veruno del Papa in favore di Francia e quello che il Duca di Savoia ha fatto in mandare qua. [40] Ma si potrebbe ben fare che gli altri ne promettessero per quello che il Re promettesse, il che sarebbe modo piú sicuro che ci fosse, sanza avere a disfare il mondo.

258

[1] Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Sarà con la presente copia d’una nostra de’ 28 del passato; *e mandonsi fino a Milano a posta per causa che avendola mandata duo volte e per il Buti e per il Basciano, l’uno espedito da noi, l’altro d’altri, sempre sono state ritenute a Parma. [4] Ed inoltre Bacocco, che venne stamani da Lione, ci disse esserli state in Alessandria tolte tue lettere, e noi lo crediamo perché ci portò molte tue altre de’* 26 *tutte aperte. [5] Questo disordine non è stato piccolo e fino a qui può avere nociuto piú alle cose del Re che a noi perché ne sono state ritenute assai che andavono ancora in campo, per le quali si dava notizia di diverse cose che di presente sono passate e diventate inutili. [6] La cosa non ci potrebbe essere piú dispiaciuta e per demostrazione verso di noi e per non avere potuto fare intendere al Re la resposta nostra alla sua de’* 18, *e meno alcune altre cose ci dicevano per esse le quali ora saranno tardi. [7] Abbiamone scritto* viii *dí sono ed oggi a Milano; crediamo vi si provedrà. [8] Nondimanco è ancora necessario che di costà tu vi facci ancora fare conveniente provisione e mostri al Re tutti quelli respetti che ci sono dentro. [9] Dopo la alligata de’* 28, *ci è lettere da Roma de’ 27; ed è cosa incredibile quanto il Papa si sia alterato verso di noi, mostrando che noi aviamo a fare e dire contro di lui. [10] Ed è mancato poco che non è proceduto a demostrazioni estraordinarie contro la nazione nostra, disegnando metterli in Castello e darli in preda, con tanta poca cagione quanta si possa immaginare. [11] E la principale causa della sua alterazione è stata lo avere risaputo di costà a punto ciò che ti parlò el Re e che scrivesti alli* 18 *del passato. [12] Né può averlo saputo d’altronde, perché alli* 26 *arrivorno qui le tue lettere ed alli* 27 *seguí questo a Roma; dipoi se gli avessi visto le tue lettere, non poteva recitarle piú a punto. [13] Però fia bene parlarne con Rubertet e mostrarli che queste cose recono disordine e noi ha messo in uno gran periculo; e tutto diceva el Re averne conferito al Tibuli. [14] Il signore Marcantonio scese a Piombino e dipoi si tirò in sul Sanese e non si è inteso altro. [15] L’armata del Papa costeggiò la viniziana fino al monte Argentaro; e vedutola ridutta in Civita Vecchia, dove è per stare qualche dí, se ne è ita in canale di Piombino per essere nel golfo della Spezie. [16] In Romagna seguí a dí* 29 *che il Duca e Ciatiglion, franzese, messono in fuga molto tristamente le gente della Chiesa con perdita d’alcuni pezzi d’artiglierie e recuperorono tutte le terre di quel Duca perdute in quella provincia. [17] Dopo queste cose non ci sono da Roma lettere e però non si può dire che segua di là; quando ci sarà che scriverne, se ne seguirà l’officio consueto*. [18] Bene vale. [19] Ex Palatio florentino, die 3 augusti mdx.

[20] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

259

[1] Egregio maiori meo honorando Nicolao Maclavello etc.

[2] Egregie maior mi honorande etc. [3] *Chi ama lo onore e bene del Re è di parere che si debbi fare ogni cosa per ritenere e’ Svizzeri perché questi sono per dare il moto alle altre cose. [4] E cosí per fermarli credesi che abbino a passare per la valle di Augusta e traversare lo Astigiano ed intrare in Savonese, e che di nuovo si abbi a ripigliare la impresa di Genova col favore di detti Svizzeri; e però ricordate che avvertischino. [5] Sarebbe ancora bene ricordare che cotestoro soldassino Marcantonio se la impresa va innanzi, perché leverebbono uno istrumento al Papa di qualità che non ne può avere uno altro per molestare Genova piú accomodato per terra. [6] Ricorderete ancora tenghino appresso l’Imperadore due uomini di qualità, atteso la natura sua; e se si potessi posare il Papa con iuste condizioni, ricordate si facci, perché non fa per i benestanti tentare la fortuna, atteso la invidia che è portata etc.* [7] Se fussi fatto querela *che a Marcantonio fussino stati renduti cavalli di quelli che sono stati isvaligiati*, che potrebbe essere che *’ Lucchesi cattivi farebbono intendere quello che non è, direte che il signor Muzio li ha comprati lui; e se esso signor Muzio ne ha fatto dipoi piú una cosa che una altra, non ci abbiamo da fare; una volta qui sono isvaligiati, e sono cavalli morti di fame; ed il forte si sono morti per il paese hanno corso, ed e’ sono di poca valuta. [8] Chi guadagnassi el Vescovo di Sion arebbe fatto co’ Svizzeri uno gran passo*. [9] Quando scrivete al Panciatico, ordinateli *facci una coverta a Marco del Neso sopra le sue*. [10] Questa vi si scrisse fino a dí xxx del passato.

[11] *Direte ad el Re ed a Rubertet che la migliore provisione possino fare a Genova è mandarevi uno altro governatore che sia buono e prudente, e che tenga a la piazza la fanteria vi ha a tenere; che quando el Re vorrà intendere quanti ve ne era in sul fatto, troverrà che ve ne era sí poco numero che si maraviglierà*. [12] Questo *offizio si fa per la singulare affezione si porta a sua Maestà; non voliamo manchi sua Maestà non lo intenda da noi, se da altri non li è fatto intendere. [13] E pregherrete non faccino intendere avere questo avviso dallo amico nostro*. [14] Bene valete. [15] Ex Florentia, die iii augusti mdx.

[16] Vester Antonius della Valle Notarius etc.

260

[1] Nicolao Machiavello Mandatario apud Christianissimam Maiestatem. [2] Die iiii augusti mdx.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Iarsera ti si scrisse e mandò per Pistoia e Fiumalbo diritte al Pandolfino a Milano la terza copia d’una nostra de’ 28 per la quale si rispondeva alle tua de’ 18 dette, avendo inteso che due volte erono state ritenute a Parma con tanto dispiacere quanto puoi pensare; ed inoltre con esse ti si scrisse ciò che era sequíto da poi e s’intendeva di qua. [5] Stamani dipoi avanti giorno è comparso il Zerino da Roma che se ne va a Lione e di là s’intendono tutti li infrascritti effetti. [6] Di nuovo il Papa avea minacciato la nazione e protestato loro, come si disse per l’ultima di ieri, quando qui si facessi in alcun modo contro a di lui. [7] E sono questi suoi motivi da temerne, visto la confidenzia sua nelle altre cose. [8] Ancora s’intendeva il Capitano delle galee viniziane da Civita Vecchia esser venuto a Roma; e vedesi queste cose di Genova non posare, benché per ogniuno se ne speri poco; e pare che il Papa e lui aspettino nuove galee da Vinegia; pure potrieno essere cerimonie. [9] De’ Svizzeri il Papa avea detto che il Vescovo seduriense li avea scritto bisognare che fussino x mila a volere passare per forza e che mandassi danari per il resto, subiungendo che quelli capi erono iti a tenere una dieta a Lucerna a’ 25 d’agosto per ordinare la venuta loro. [10] Avea il Papa disegnato accrescere in Bologna gente temendo etc., ed avea cominciato a fare nuove genti d’arme, ma non però con molto ordine né con molta prestezza. [11] Eravi nuova el figliuolo di Mantova trasferirsi da Bologna là e quel dí, che era dua del presente, esservi arrivato il signor Marcantonio. [12] Ancora esservi nuove dal signore Costanzio di Corte dello Imperatore, il quale dava intenzione sperare di fare e condurre qualche accordo con e’ Viniziani e si credeva d’una triegua. [13] Questo è quanto abbiamo che scrivere da iersera in qua, a che aggiungeremo per via di summario quanto ti si scrisse a’ 28 detto ed ultimamente iarsera. [14] Bene vale.

261

[1] [Al Machiavelli in Francia]

[2] Dopo la mia etc., *intendesi come pare che il Papa seguiti nella medesima opinione di volere rifare l’armata per andare a Genova; ed a Civita Vecchia, dove si è ferma l’armata de’ Viniziani, si dice essersi giunte tre galee bastarde viniziane e quattro aspettarsene; e quivi si mette a ordine la galeazza del Papa con altri legni quali vi si trovano. [3] Intendesi ancora l’armata de’ Franzesi a questi dí è stata allo intorno e dubitossi non volersi affrontare a Civita quella che vi si trovava de’ Viniziani e del Papa; pure s’intende ha dato la volta verso Genova. [4] Da Bologna s’intende che duo dí fa il Papa fu avvisato dello essere sute rimesse le sue gente fino verso Imola ed avere riperso Ugo; e perché per lettere del Legato fu dato la colpa alle genti del Duca di Urbino e per quelle di Urbino al Cardinale, il Papa starne molto adirato e iermattina vi mandò il Governatore di Roma quale è figliolo di messer Obietto. [5] E la cagione si dice per non lasciare Bologna sanza capo, uscendo il Legato fori; perché secondo si dice qui in Bologna quelli cittadini non stanno sanza sospetto per la vicinità de’ Franzesi quali dicono essere in Ferrara. [6] Mandavi di nuovo Marcantonio con quelle gente che si trova e partirà domani; e la impresa contro a Ferrara tutto dí si va ordinando, per la quale dà ordine di fare una bolla dello interditto alla quale si darà espedizione per di qui a mercoledí che si farà consistoro. [7] La quale è molto larga e comprende omni e qualunche modo; ma dello evento qui si dubita, mantenendosi il Re del medesimo animo perché, oltre alle gente mandate in aiuto di quello Signore, qui si dice quella Maestà averli fatto intendere che non dubiti che non è per mancarli; il che sendo vero, si crede non seguendo altro il Papa sia per non ne avere onore. [8] Il Papa ha aúto oggi nuove di Savoia ed intende il Duca non volere dare il passo a’ Svizzeri ed ha mandato e’ brevi del Papa al Re; ed inoltre dicano Ciamonte andarvi in persona con gente, benché di questo ultimo non se ne sa a punto il vero. [9] E piú, oltre alla difficultà del passare, se ne aggiugne una maggiore, e questo è che il Papa non ha molta facultà di mandare e’ danari per il resto del pagamento loro, sanza e’ quali si sa non sono per levarsi. [10] E nasce dalle proibizioni fattesi per il Re e per l’Imperadore nella Magna: in modo che a questi dí, richiedendo il Papa e’ Fucheri che per via della Magna li ordinassino questi pagamenti, loro lo denegarono per paura del comandamento dell’Imperadore; ed ora si vede è alle mani con diversi mercanti. [11] E stante queste difficultà, quando e’ Svizzeri non passassino, qui è opinione che, quando sua Santità avessi de’ partiti con e’ Franzesi quali ha aúti per il passato, che piglierebbe qualche accordo, benché sua Santità ha usato dire che lo accordo è a sua posta; di che non se ne può fare fermo iudicio per non si sapere la voglia del Re ed inoltre per non essere qui strumenti molto accetti; però bisogna attendere alla giornata: sua Santità usa molto magnificare queste sue cose per non mostrare di rimanere in vergogna. [12] È stato qui dua dí fa un frate della Magna, quale comprendo era suto lasciato quivi da messer Achille de Grassis quando si partí dall’Imperadore per veghiare quelle cose di là e darne notizia al Papa; e di bocca referisce l’Imperadore ingannare il Papa e darli parole, né essere per lasciare il Re. [13] E di piú: dice il Cardinale Adriano, quale a dí passati era suto citato sub pena privationis* etc., *essere suto fatto Oratore dall’Imperadore al Re d’Inghilterra per confortare lui e delli altri a un concilio. [14] Ed aggiugne il signore Gostantino non essere per fare frutto alcuno per non essere molto in grazia di quella Maestà; di che il Papa ne ha mostro non piccola alterazione, maxime per la mossa di Adriano, e di nuovo ha rimandato indrieto questo frate, dandoli commissione come Ambasciadore e la copia dell’accordo de’ capituli con ’ Viniziani, come aveva portato prima il signore Gostantino. [15] Ed essendo cosí, si vede quanto il Papa si è ingannato di quello Principe presupponendolo seco e di questo effetto se ne vede qualche riscontro; ed intendesi per lettere d’uno di Savoia, Gurgensis, quale si diceva malato, essere passato via alla volta del Re. [16] Il che sendo cosí, si presuppone la partita chiara per essere stato promesso al Papa verrebbe qua e non andrebbe in Francia. [17] Inoltre, lo Spagnolo quale fino a pochi dí fa si era molto intrinsecato con il Papa e del quale sua Santità in parole molto se ne prometteva, ora, ed in parole ed in fatti, mostra tutto il contrario con dire publice questa unione di questi Re non essere per rompersi ma per continuare nel medesimo modo, aggiugnendo molte parole larghe per le quali mostra maravigliarsi di questa impresa del Papa come sanza fondamento* etc. [18] *Dipoi, sendo suto richiesto da sua Santità che queste genti spagnole che sono nel Veronese lo debbino servire secondo la convenzione della investitura, lo ha denegato con dire che avendo a servire all’Imperadore non è per mancarne; e quando sua Santità vorrà quelle che li debbano secondo la convenzione, le farà venire del Reame, in modo che il Papa non sta molto molto di bona voglia. [19] E per ancora non ha fatto altra chiesta per non avere perduto ancora del tutto la speranza di quelle.

[20] Di Francia questi Franzesi non hanno lettere, ché il Re non ha scritto loro un pezzo fa. [21] Dicono bene quella Maestà mandare bona somma di gente a cavallo ed ottomila Guasconi per in Savoia per rompere la via a’ Svizzeri ma, per allegare autori non molto degni, non si presta fede. [22] D’Ungheria ci è nuove quello Re avere fatto una dieta, come si dette notizia costí un pezzo fa, dove si è trovato l’Oratore del Re e quello del Papa con e’ signori del Reame, dove si è consultato se si aveva a muovere guerra a’ Viniziani per riavere la Dalmazia. [23] E per trovarsi in detta dieta, oltre al Legato del Papa, un altro Vescovo, quale portò la spada in nome di sua Santità a quella Maestà, e quelli hanno referito la voglia del Papa diversamente, cioè questo ultimo referí la voglia di sua Santità essere che si movessi guerra e cosí disse avere in mandatis espresse, ed il Legato diceva il contrario, però non si fece altra resoluzione, se non d’intendere la voglia di sua Santità e, secondo quella, esequire.

[24] Dell’armata di Spagna, quale scrissi a questi dí essere partita da Trapani, ci è oggi lettere le quali avvisano Pietro Navarra, capitano di detta armata, alli* xxv *del passato di bona ora avere posto in terra a Tripoli, porto buono ed uno de’ migliori di Africa, e venendo alle mani con quelli della terra, avanti mezzodí averla presa con grande occisione di omini. [25] Quello aquisto è stimato grande sí per essere terra di piú che* 3000, *sí per la qualità del loco*. [26] Bene valete. [27] Die v augusti mdx.

262

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] E’ non accade replicare molto a una tua de’ 29 tenuta alli 30 del passato, quale comparse iermattina, avendoti scritto lungamente alli 3 e 4 *per via di Milano e per il Zerino quale veniva da Roma con uno spaccio a Lione, e per non contenere la tua preallegata particulare alcuno a che accadessi particulare resposta, maxime sendo partito di qua Ruberto e portando l’ultima resoluzione nostra circa quelli donativi. [4] Non è ancora dipoi occorso di qua cose di molta importanzia; solo s’intende le gente ecclesiastiche rifuggite in Imola essere ritornate alla espugnazione di Cotignola; ed ancora non se ne sa il fine, né che disegnino fare le gente franzesi e ducali che sono lí appresso. [5] Ciò che si ritrae da Roma, lo vedrai per copia d’una ricevuta dall’Oratore nostro de’* 5 *la quale si è mandata a Milano, per la quale via tu riceverai la presente; ed ordinato al Pandolfino che, fatto quivi d’essa il debito officio, te la mandi, acciò che la possi ancora tu comunicare con il Re, facendoli di nuovo intendere che dal canto nostro si farà diligenzia di questa e d’ogni altra cosa in benefizio suo*.

[6] Scrivendo è comparso *per via di Milano una tua breve de’* 25 *del passato, alla quale replichereno altro, volendo spacciare il presente fante. [7] Bene vale. [8] Ex Palatio florentino, die vii augusti mdx.

[9] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

263

[1] Niccolò Machiavelli a’ Signori Dieci. [2] Die nona et decima.

[3] Dopo la partita di Giovanni Girolami, con un pieno avviso delle cose di qua e con quello ordine li Signori vostri aranno visto con la mia lettera circa al vedere se ci fosse via alcuna d’accordo infra il Re ed il Papa, ho ricevuto avanti ieri due loro de’ 26 del passato. [4] E perché la Maestà del Re è ito a piacere discosto di qui tre leghe, parlai a Rubertet e dissili il contenuto delle lettere vostre, et inter cetera come quelli soldati partiti da Genova si erano rifuggiti a Camaiore, terra de’ Lucchesi. [5] Al che lui mi rispose come da Genova aveano lettere contrarie che dicevono che quelli cavalli di Marcantonio si erano rifuggiti in quello di Pisa; ed erano suti svaligiati da’ paesani, ma che vostre Signorie aveano fatto loro restituire ogni cosa; il che sapeva essere dispiaciuto al Re perché pare con simili modi che voi non andiate interamente con loro. [6] Risposili che la mia lettera diceva il contrario e che non era ragionevole, possendo loro rifuggirsi in su quello di Lucca sicuramente, che si fossero rifuggiti in su quello delle Signorie vostre. [7] Però sarà bene vostre Signorie avvisino questa cosa come la è proceduta. [8] Parvemi a proposito di andare a trovare ieri dipoi il Re, e cosí fui da sua Maestà e dissigli quello scrivevono vostre Signorie: che alla sua lettera, per averla voi ricevuta el dí scrivesti, voi non avevi ancora fatto risposta, ma che avendola fatta con fatti, con la dimostrazione buona, si aveva da credere che la saria ancora buona con le lettere. [9] Sua Maestà disse crederlo e subito mi saltò in su la medesima cosa che mi aveva detto Rubertet delle genti svaligiate e restituite, al quale io feci quella medesima risposta. [10] Soggiunse dipoi e disse: «El Gran Mastro ha fatto intendere per mia parte a quelli tuoi Signori che tenghino le loro genti da per sé, perché io me ne possa servire quando mi accaggia. [11] E cosí dico a te che tu facci loro intendere il medesimo, perché nelle cose che corrono io non penso meno al loro profitto che al mio». [12] E subito mi licenziai da lui, perché l’essere stato sua Maestà a cavallo a’ cani sino a 20 ore non mi dette piú spazio a parlarli. [13] Magnifici Signori miei, io mi parti’ di qui iermattina con Rubertet quando andai a trovare il Re; ed andai e ragionai seco queste tre leghe di cammino che ci sono, dove noi parlamo di tutte le cose d’Italia e di tutto quello che a discosto si poteva ragionare delle presenti occorrenze. [14] Dico al discosto, perché particularmente de’ disegni hanno circa all’offendere el Papa non me ne comunicò veruno, come coloro che non si fidano in tutto e non si fideranno mai delle Signorie vostre, se non le veggono scoperte con l’armi in mano insieme con loro. [15] Perché la natura di costoro è ordinariamente piena di sospetti e tanto sospettano di voi quanto che vi hanno per piú savi e per uomini che desiderate meno arisicare le cose vostre. [16] Di qui è nato che vi feciono la richiesta che per la mia de’ 18 si scrisse e che ora vi fanno quella intendete. [17] E credino le vostre Signorie come le credono el Vangelo, che se fra el Papa e questa Maestà sarà guerra, quelle non potranno fare senza dichiararsi in favore d’una parte, posposto tutti ’ rispetti che si avesse a l’altra, di che vi fa fede la presente domanda. [18] E perché, sendo voi necessitati a fare quanto di sopra si dice, la città vostra corre qualche periculo, giudica chi vi ama che sia partito savio non volere correrlo senza contrapeso di guadagno. [19] Voi intendete quello che il Re mi disse, che pensava al profitto vostro; e Rubertet piú di dua volte mi ha detto: «Voi non ragionate cosa veruna di Lucca. [20] Ora è il tempo a pensare a qualcosa». [21] E pure oggi, andando a intrattenerlo, lui mi risaltò in su e’ medesimi ragionamenti e di piú mi disse se ’l ducato d’Urbino ci stava bene. [22] Io, come sempre ò fatto in tali ragionamenti, volsi largo e non mi lasciai intendere, perché io non sono per entrare dove io non sappia l’animo delle Signorie vostre. [23] Ma veggo bene che questo accresce loro sospetto e tanto piú pensano di strignervi a declararvi per loro. [24] Né credo che l’osservanza a punto de’ capituli basti, perché e’ vorranno piú là; perché se ’ capituli ragionono solo di difesa, e’ vi vorranno oprare all’offesa, per farvi piú obbligati a loro; sí che si crede che voi abbiate a fare questa declarazione ad ogni modo, andando innanzi la guerra, o diventare loro nimici. [25] Né vi persuadiate che a questo vi abbino rispetti né credino non potere fare senza voi, perché la superbia e la potenzia loro non li tira sí bassi, e se li stanno un’ora fermi in su qualche rispetto, e’ lo sdimenticono subito. [26] Però si giudica, per chi vi ama qua, che sia necessario le Signorie vostre, senza aspettare che ’ tempi venghino loro addosso e che la necessità li stringa, ponghino alle mani tutte le presenti occorrenze e discorrino e camminino dove le possino battere; ed in ogni evento di quelle, ci faccino drento resoluzione. [27] E quando elle giudichino avere ad essere necessitate scoprirsi in tutto in favore di questo Re, sarà bene che al tempo conveniente elle pensino al profitto loro, acciò dove si ragiona che le possino perdere amici e stato, e’ si abbi anco a ragionare de’ guadagni. [28] Perché se voi giudicate essere bene arrisicare la fortuna con Francia, la cosa è in termine che di buona parte di Toscana voi ne disponesse come vi paresse, e condurrebbesi a impresa d’altri con un censo annuale d’un tempo conveniente. [29] E perché l’occasione ha poca vita, conviene vi risolviate presto; e perché io non basto a cominciare e’ ragionamenti di sí grave faccenda, bisognerebbe che all’Imbasciadore per il cammino ne facessi dare commessione; e sollecitatelo perché sappia quello abbia a ragionare di queste pratiche, acciò che non giunga qua al buio senza saperne l’animo vostro; e che egli possa dire sí e no presto, perché le non aspettano tempo. [30] E per chiarirvi meglio la mente nelle cose di qua, costoro hanno vòlto l’animo a due cose: l’una è la pace con il Papa, quando il Papa voglia cominciare a dichinarsi, di che Rubertet me ne ha fatto di nuovo fede; l’altra è, quando la pace non segua, guadagnarsi in tutto lo Imperadore, non ci veggendo per loro medesimi altro modo. [31] Quanto alla pace, io la crederrei quando costoro che dicono disiderarla non la guastassero, perché a volere ridurre un Papa dove volevono, bisognava temporeggiare li soccorsi di Ferrara e non ragionare di mutare lo stato di Bologna per non fare insospettire ed incrudelire piú il Pontefice, il che allo spaccio di Giovanni promessono di fare; ma eglino non vi stanno su e cosí mancano loro fra mano simili disegni. [32] Quanto allo Imperadore, e’ sono per farli piú o meno grassi li partiti, secondo che piú e meno giudicheranno averne di bisogno. [33] E il Re ha usato di dire ad uomo che non dice le bugie: «Lo Imperadore m’ha piú volte ricerco di dividermi seco l’Italia: io non l’ho mai volsuto consentire, ma il Papa a questa volta mi necessita a farlo». [34] E però le Signorie vostre corrono in questa guerra fra il Papa ed il Re duoi pericoli: l’uno se chi vi sarà amico perdesse; l’altro se Francia si accordasse con lo Imperadore con danno vostro; sí che sarebbe bene che lo Imbasciadore ci fosse innanzi a Gurgensis. [35] E quelli Italiani che sono qua che hanno che perdere, giudicano a volere fuggire questi pericoli, bisogna prima fare ogni cosa per vedere se il Papa si potesse accordare seco; e quando questo non si possa fare, mostrare al Re come a tenere a freno un Papa non bisogna tanti Imperadori né fare tanti romori; perché gli altri che per lo addrieto gli hanno fatto guerra, o e’ l’hanno ingannato, come fece Filippo Bello, o l’hanno fatto rinchiudere in Castello Sant’Agnolo da’ suoi baroni; li quali non sono sí spenti che non si potessi trovare modo a raccenderli. [36] E con Rubertet, nell’andare che io feci iermattina seco, non ragionai d’altro, mostrandoli tutti li modelli che ci erono drento, e dicendoli oltra di questo che, facendo guerra al Papa apertamente, essi non potevano vincere se non con loro pericolo. [37] Perché se la faranno soli, gli intendevano quello che la si tirava drieto; se la faranno accompagnati, converrà che partissino l’Italia con uno compagno, con il quale gli aranno poi a fare una guerra di nuovo, molto piú pericolosa che quella che gli avessero fatta con il Papa. [38] Egli mi consentí tutto; né sarebbe da disperarsi di non imprimere loro questi modegli nel capo, quando fosse qui piú d’uno Italiano d’autorità che ci s’affaticasse. [39] Né io ne ho fatto per altro questo discorso alle Signorie vostre se non perché voi pensiate a tutto quello che si narra qui, trovandoci cosa a proposito per la città. [40] Vostre Signorie ne istruischino bene e presto lo Imbasciadore acciò che egli possa con l’autorità sua e vostra entrare in quelli meriti che vostre Signorie giudicheranno a proposito per loro libertà.

264

[1] Copia abbreviata della mia de’ dí nove d’agosto 1510.

[2] Risposi nel principio a la loro de’ 26 *e dissi come era ito a trovare il Re discosto qui tre leghe e mi disse vi scrivessi che voi tenessi le genti apparecchiate* et etc. [3] E scrissi molte parole aúte con el Re e molti avvisi che, per non avere tempo e perché non sono però d’una grande importanza, non li copio. [4] Copierò solo ad verbum la ultima parte, quale è *questa*, cioè:

[5] *Io mi parti’, come ho detto, ier mattina di qui, quando andai a trovare il Re con Robertet; e ragionai seco queste tre leghe di cammino, dove noi parlamo di tutte le cose d’Italia e di tutto quello che al discosto si poteva ragionare de le presenti occorrenze. [6] Dico al discosto perché particularmente de’ presenti disegni hanno per offendere il Papa non me ne comunicò veruno, come coloro che non si fidono in tutto e non si fideranno mai de le* Signorie vostre *se non le veggono scoperte con l’armi in mano insieme con loro là. [7] La natura loro è essere ordinariamente sospettosa, e tanto sospetton piú di voi quanto e’ vi hanno per piú savi e per uomini che desiderate meno arrischiare le cose vostre. [8] Di qui nacque che vi feceno la richiesta che per la mia di* 18 *si scrisse e che ora vi fanno. [9] Quella intendete; e credino* vostre Signorie *come le credono el Vangelo che tra il Papa e questa Maestà sarà guerra. [10] Quelle non potranno fare sanza declararsi alla scoperta in favore d’una parte, posposto tutti li rispetti che si avessi a l’altra, di che vi fa fede la presente domanda. [11] E perché, essendo voi necessitati a fare quanto di sopra si dice, la città vostra correrà qualche periculo, iudica chi vi ama che sia partito savio non volere correrlo sanza contrappeso di guadagno. [12] Voi intendete quello che il Re mi disse che pensava al profitto vostro e Rubertet piú di dua volte mi ha detto: «Voi non ragionate cosa veruna di Lucca: ora è il tempo a pensare a qualche cosa». [13] E pure oggi, andando ad intrattenerlo, lui mi risaltò in su e’ medesimi ragionamenti e di piú mi disse se il ducato d’Urbino vi stava bene; io, come sempre ò fatto in simili ragionamenti, volsi largo e non mi lasciai intendere, perché io non sono per entrare dove io non sappia l’animo de le* Signorie vostre. [14] *Ma veggo bene che questo accresce loro sospetto e tanto piú pensono di stringervi a mostrarvi per loro; né credo che l’osservanza a punto de’ capituli basti. [15] Perché se e’ capituli ragionono solo difesa, e’ vi vorranno operare a la offesa per farvi piú obbligati a loro; sí che si crede voi abbiate a fare questa declarazione partigiana in ogni modo, andando innanzi la guerra, o diventare loro nimici. [16] Né vi persuadiate che a questo vi abbino rispetti, né credino potere fare sanza voi, perché la superbia e la potenza loro non li tira sí bassi; e se li stanno una ora fermi in su qualche rispetto, e’ lo sdimenticono poco dipoi. [17] Però si iudica per chi vi ama quasi a necessario* vostre Signorie, *sanza aspettare che ’ tempi venghino loro addosso e che la necessità le stringa, ponghino a le mani tutte le presenti occorrenze e discorrino ed esaminino dove le possino battere; e, in ogni evento di quelle, ci faccino drento resoluzione; e quando le iudichino avere ad essere necessitate scoprirsi in tutto in favore di questo Re, vegghino se è bene al tempo conveniente pensare all’utile loro, acciò dove si ragiona le possino perdere amici e stato, e’ si abbi anche a ragionare de’ guadagni. [18] Perché se voi giudicate essere bene arrischiare la fortuna con il Re di Francia, la cosa è in termine che di bona parte di Toscana voi disporresti come vi paressi; e perché la occasione ha poca vita, conviene vi risolviate presto. [19] E perché io non basto a cominciare ragionamenti di sí grave faccende, bisognerebbe che a lo Ambasciadore ne fussi dato commissione per il cammino e sollecitarlo acciò non giunga qua al buio sanza sapere di queste pratiche lo animo vostro; e che possa dire sí e no presto perché le non aspettano tempo. [20] E per chiarire meglio la mente vostra delle cose di qua, costoro hanno vòlto l’animo a dua cose: l’una è in fatto la pace, quando el Papa voglia cominciare a dichinarsi in qualche parte; l’altra è, quando la pace non segua, guadagnarsi in tutto l’Imperatore, parendo loro avere Pisa e credendo, stando fermi questi, che il Re di Spagna non sia per muoversi; né per ora ci veggono drento altro rimedio. [21] Quanto a la pace, Rubertet me ne ha di nuovo oggi fatto fede, e qua si crederrebbe, se non si dubitassi che mentre se ne ragiona nuovi accidenti, mossi o da l’uno o da l’altro, non la guasti. [22] Quanto a lo Imperatore, e’ sono per farli grassissimi partiti se ’l bisogno va innanzi, ed il Re ha usato dire, che non dice le bugie: «l’Imperatore mi ha piú volte pregato che io mi divida l’Italia seco. [23] Io ne ho mai voluto ma il Papa a questa volta mi necessiterà a farlo». [24] E però* vostre Signorie *corrono in questa guerra fra il Re e il Papa dua pericoli: l’uno se chi vi sarà amico perdessi; l’altro se il Re accordassi con l’Imperatore a danno vostro. [25] E quelli Italiani che sono qua, che hanno che perdere, iudicono, a volere fuggire questi periculi, bisogni prima fare ogni cosa per vedere se il Papa si potessi accordare seco. [26] E quando questo non si possa fare, mostrare ad il Re come a tenere a freno uno Papa non bisogna tanti imperadori condurre in Italia, né fare tanti romori, perché gli altri che per lo addreto li ànno fatto guerra, o e’ l’ànno ingannato, come fe’ Filippo Bello; o e’ l’ànno fatto rinchiudere in Castello Santo Agnolo da e’ sua baroni, e’ quali non sono sí spenti che non si potessi trovare modo a raccenderli. [27] E con Robertet ne lo andare io feci seco non ragionai d’altro, mostrandogli tutti e’ modegli che ci erano drento e dicendogli oltre a di questo che al Papa apertamente e’ non potevano fare guerra se non con loro periculo. [28] Perché se la facevano soli, egli intendevono quello che la si tirava dreto; se la facevono accompagnati conveniva partissino Italia ad uno compagno, con chi il Re avessi poi a fare una guerra di nuovo, piú pericolosa di quella avessi fatta con il Papa. [29] Lui mi consentí tutto, né sarebbe da disperarsi di non imprimere loro questi modegli nel capo quando e’ fussi qui piú d’uno Italiano di autorità che ci si affaticassi. [30] Né io ho fatto per altro questo discorso a* vostre Signorie *sed non perché voi ’ntendiate tutto quello si iudica per questi che sono qua*: acciò che, trovandoci cosa a proposito per la città vostra, possiate instruirne presto lo Imbasciadore, acciò possa con la autorità vostra e sua entrare in quelli meriti che vostre Signorie iudicheranno a proposito per la loro libertà. [31] Valete iterum.

[32] Niccolò Machiavegli in Bles.

265

[1] Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Noi ti aviamo scritto a questi dí piú volte per via di Milano e per il Zerino alli 3, 4 e 7; e per tutte si è detto quanto ci era degno di notizia; e reputandole salve, ché si sono mandate a posta fino a Milano, non le replicheremo altrimenti. [4] *Iersera dipoi per ordine del presidente di Milano ci furono portate le tue lettere da’* xxi *fino alli* 26 *del passato, e benché le fussino tarde, nondimeno ci fu carissimo intendere il contenuto loro; non ci pare richieghino particulare resposta, avendo satisfatto dipoi copiosamente al desiderio di costà per e’ preallegati spacci. [5] Ed ancora visto quanto dalli xxi e xxvi *li animi di costà erano mutati per li avvisi aúti di qua, aremo desiderio grande potere introdurre e condurre li effetti di pace, e per noi non se ne mancherebbe come non si è mancato fino a oggi; perché, piú mesi sono, aviamo tentato d’appiccare questi ragionamenti: non vi si è mai trovata disposizione e di presente ancora non vi si vede. [6] E noi per essere reputati boni amici del Re ne siamo in piú sospetto che qualunche altro; e le demostrazioni che si fanno e di minacciare la nazione e noi e molte altre cose non ci arrecano confidenzia né speranza; tutta volta quando si vegga occasione da poterne sperare bene, non si mancherà di questo officio e d’ogni altro possibile a noi in beneficio ed onore del Re. [7] Vedesi che gli animi si vanno omni dí empiendo piú di sdegno ed accrescendo mala disposizione: il Papa con essere tornato alla offesa di Ferrara e fatto tornare l’armata in questi nostri mari, ed e’ Franzesi in Lombardia raccòrre e’ Bentivogli e ragunare gente a Modana; tutti termini contrari alla pace. [8] La causa dello scrivere stasera a Milano, per quale via ti si manda la presente, è solo per significare a Ciamonte il ritorno delle galee de’ Viniziani in questi nostri mari di qua, le quali avanti ieri vennono a Piombino e dipoi alla Torre a San Vincenti, loco nostro dove posano in terra; e la presono, saccheggiorno ed arsono e menorono prigione il castellano, dipoi se ne tornorono in canale. [9] E benché la cosa sia piccola, tuttavolta la cosa non è da piacere ed ancora non sappiamo donde fussi causato. [10] E cosí se ne dà notizia a te, il quale non mosterrai di tenere molto conto di questa presura ma bene farai intendere vivamente il ritorno dell’armata acciò abbino causa di provedervi. [11] Noi per via di Livorno l’aviamo ancora significato all’armata franzese. [12] Né crediamo che questo ritorno sia per offesa ma per stare in su la reputazione e tenere Genova in sospetto. [13] Il Papa al continuo manda gente a Bologna ed ultimamente vi ha vòlto Marcantonio. [14] Né altra notizia ci è di quelle cose.* [15] Bene vale. [16] Ex Palatio florentino, die x augusti 1510.

[17] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

[18] *Di tutte le sopradette cose si dette iersera notizia a Pandolfino per omo a posta, ma passando questo corriere ci è parso mandarti la presente copia, stimando arrivi prima che la originale.*

266

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] *Tu vedrai per l’alligata copia quanto ti si scrivessi ieri e per che via si mandassi. [4] Siamo avanti giorno e da Roma ci sono nuove lettere per le quali s’intende quivi essere notizia di quanto il Re ha ordinato per Orliens alli* xv *del futuro. [5] E nondimeno la disposizione è quella medesima, né vi si vede per ancora ordine o pensiero alcuno d’accordo o di pace; e l’armata della quale ti si scrisse ieri è sollecitata ed al continuo si cresce con condurre nuovi legni. [6] Ancora pare che il Papa abbi dato licenzia a l’altro Oratore franzese in sul chiedere la chiesa di Roano per il nipote di Roano morto, benché di questa parte non se ne intenda il vero a punto. [7] E nell’impresa di Ferrara è piú caldo che mai ed omni dí vi spigne nuove gente e disegna, mancandoli e’ Svizzeri, il che si comincia tacitamente a presupporre, condurre altri* viii mila *fanti. [8] Ed in somma le cose si mostrano tanto calde e pronte alla guerra quanto si può, come tu vedi. [9] Noi per informazione tua ti scriviamo ciò che s’intende ma bisogna che tu distingua nel participarli costà: perché di quelle cose che potessino nuocere al Re, come è la venuta di questa armata, non si vole mancarne; delle altre che non facessino altro che irritare il Re, come sono queste braverie e minacci del Papa, si vole andarvi destro per non accendere piú foco che si bisogni e guastare se alcuna disposizione ci fussi alla pace, perché di qua desiderando un tale effetto si procede nel medesimo modo*. [10] Bene vale. [11] Ex Palatio florentino, die xi augusti 1510.

[12] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

[13] *Ancora ha pubblicato il Papa una scomunica molto grave contro qualunche aiutassi Ferrara in qualunche modo e della privazione del feudo di quello Duca*.

267

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Io ricevve’ ieri la risposta della mia de’ 18 e questa mattina sono venuto qui a Saiburg dove si truova el Re per comunicarle. [4] E cosí ho fatto *e tutto li è piaciuto,* come per altra scriverrò piú a lungo e con piú agio a vostre Signorie, perché la presente scrivo in sul ginocchio, partendo la posta, e la mando per la via di Ferrara. [5] Parlato ebbi ad el Re, comparsono le vostre de’ tre dí del presente e mi duole assai del tristo servizio che è stato fatto delle mie lettere in Lombardia. [6] E dieci dí sono o piú, dissi al Re e Rubertet che vi provedessino e mi promissono farlo. [7] Sommene doluto con Rubertet: maravigliasene e mi ha promesso rescriverne caldamente. [8] E perché veggiate di mie lettere quali possono essere ite male, io scrissi a dí 18, 21, 22, 26, 29 ed a dí tre per Giovanni Girolami ed a dí viiii. [9] Né per me è mancato di non fare el debito mio.

[10] *Rubertet, parlato abbi al Re, mi disse per parte di sua Maestà come quella arà caro assai che* vostre Signorie *faccino qualche aiuto secreto al Duca di Ferrara, come sarebbe prestarli danari in su cosa secure; e quando non lo volessi fare in pubblico, lo facessi fare a qualche privato vostro cittadino*. [11] E di questo me ne strinse assai. [12] Risposi che ne scriverrei, allegando che dificultà ci poteva essere, come per altra mia piú largamente scriverreno. [13] Raccomandomi a vostre Signorie. [14] Que bene valeant. [15] Ex Curia Regis apud Saiburg, die xii augusti 1510.

[16] Servitor Niccolò Machiavegli florentinus Secretarius.

268

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Come io scrissi ieri a le Signorie vostre brevemente, la quale si mandò per le mani dello Oratore di Mantova, io fui con el Re e con Rubertet a lungo dopo la ricevuta della vostra de’ 28 risponsiva a la mia de’ 18, *e feci loro bene intendere il contenuto di quella che satisfece loro assai. [4] Ed il Re mi disse: «Tu sarai con il Cancelliere e Rubertet e questi mia che ti diranno quello desidero». [5] Non fui prima uscito da lui che comparse la vostra de’ tre che mi avvisava de’ male servizio* che era fatto delle vostre lettere e mia in Lombardia. [6] Ritornai a Rubertet, dandogli quelli avvisi sono in quella e dolendomi etc.; mostra’gli ancora el periculo avieno corso e’ mercanti nostri per avere inteso el Papa solamente la domanda aveva fatta el Re a lo arrivare mio. [7] Del primo mostrò maravigliarsi e disse vi provedrebbe di nuovo; del secondo disse che non sapeva donde el Papa lo avessi potuto intendere e che ricorderebbe ad el Re ci avessi buona avvertenza.

[8] *Questo dí el Re è tornato qui in Bles ed appresso desinare el Cancelliere, dopo un grande esordio de’ meriti di Francia verso Firenze, cominciando infino da Carlo Magno e venendo ad el Re Luigi presente, mi disse come il Re intendeva che il Papa, mosso da uno diabolico spirito che gli è intrato addosso, vuole di nuovo tentare la impresa di Genova; e che per questo e’ potrebbe essere che Ciamonte avessi avere bisogno de le vostre genti d’arme per difendere lo stato suo, e che per questo desiderava stessino ad ordine, acciò che qualun*que *volta da Ciamonte fussi richiesti le fussino preste. [9] E perché l’intendeva che voi avevi a quelle frontiere parecchi migliaia di fanti ordinati, che voi anche tenessi presti quelli o simile aiuto acciò che queste demostrazioni vi obbligassino per sempre la casa di Francia. [10] Io replicai a tutti loro quello che* vostre Signorie *mi scrissono in risposta de la mia de’* 18 *e messi loro innanzi che dovessino considerare che* vostre Signorie *erano cinte dal Papa, e come per uno semplice sospetto lui era stato per fare saccheggiare li mercanti nostri, e che ogni poco* vostre Signorie *si mostrano, e’ lo farà e, conosciuto la sua collera, e’ lascerà stare ogni altra guerra e verrà a combattere quelle. [11] E però dove e’ potessino fare sanza mescolarvi in guerra, avervi qualche rispetto; e che de’ fanti vostri voi a quelle frontiere non ve ne avevi molti, ma quelli tanti vi bisognava pagare quando voi li levate, e che nuova spesa, avendo voi de l’altre che sanno, era impossibile a la città. [12] Replicorno a tutte queste cose quasi tutti in uno tratto che questo sarebbe uno reprimere uno assalto per pochi giorni e che* vostre Signorie *pensassino che il Re pensava al bene ed utile vostro come voi proprio, e che il Re di Francia faceva tale preparazioni che farebbe in Italia* caelum *novum et terram novam, in detrimento degli nimici ed esaltazione degli amici*, mostrandomi con lunghe ed affettuose parole quanto abbino a cuore lo stato di Toscana e quanto lo stimino; e commissonmi andassi a scrivere e dessi le lettere a Rubertet.

[13] Scrissi a vostre Signorie a dí nove e discorsi molte cose delle cose di qua e se sarò a tempo ne manderò con questo copia perché veggo le cose vanno a quello cammino dissi, *cioè che costoro sanza rimedio alcuno vi vogliono intricare in questa guerra. [14] E però è da pensare tanto piú a quanto scrissi allora, e pensare di potere guadagnare dove si ragiona di potere perdere*.

[15] Lo ’mperadore mandò uno araldo nel campo della Chiesa a protestare al Duca di Urbino e gli altri che non offendessi Ferrara, di che *quelli capitani si feciono beffe*. [16] E, secondo s’intende di là, le cose del Papa prosperano, che si dice ha preso Cutignuola e batte Luco. [17] Monsignore di Gursa non è ancora giunto ma ci si aspetta ogni dí.

[18] Io vi ho scritto a dí 18, 21, 22, 26, 30, 3, 9 e 12; veghino ora vostre Signorie quelle che sono rimaste fra via.

[19] Costoro sono dreto a quello cammino scrissi per la mia de’ tre e si vede che non sono per rifiutare lo accordo; e da l’altro canto fanno gran preparazioni a la guerra come si scrisse. [20] Valete. [21] Ex Bles, die 13 augusti 1510.

[22] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

[23] *Circa e’ cavalli restituiti a Marcantonio, non se ne ragiona piú ed io me ne sono stato cheto*.

[24] Mando con questa la copia della mia de’ nove, come vedrete, alligata o vero inclusa in questa.

269

[1] Spectabili viro Nicolao Maclavello mandatario et secretario florentino apud Regem Christianissimum suo honorando.

[2] Carissime etc. [3] *Il Girolamo comparse avanti ieri e tra’ consigli, ricorsi ed alfonsine non si è potuto pensare a quello che portò, pure credo si farà stamani. [4] Questo corriere parte a dí e però il pubblico non vi scrive e nondimeno io vi dirò ciò che ci è di nuovo dopo che vi si scrisse. [5] L’armata de’ Viniziani venne qua, poi si è ritirata a Civita; credo io per paura della franzese quale stamani ci è nuova essere ingrossata assai e venire a trovare dove la potrà la viniziana per trarla di questi mari. [6] Il Papa si è forte alterato con il Capitano di essa per avere lasciato seguire quello disordine alla Torre a San Vincenti, come vi si scrisse per altra, e dice non volere piú che vadi in nome di San Marco ma in nome suo, e volervi mettere e sua bandiere e ’ suoi capitani. [7] Ed è cosa incredibile quanto gli sta fisso in questa fantasia e nondimeno è cosa da ridersene. [8] Io non so quello che arà fatto costí la restituzione di quelli cavalli di Marcantonio in Lombardia. [9] Il mare è ito a cielo, pure si è posata e Francesco è proceduto con la negativa, riducendosi a dire: se cosí è, e’ non può essere cosa di momento e fatta con qualche respetto come sarebbe cosí e cosí, secondo che noi li scrivemo alli iiii: *sanza averlo mai ceduto o confessato. [10] Io ve lo dico perché, se vi pare, possiate conformarvi* etc. [11] *Da Roma non si ritrae cosa alcuna certa e di fondamento. [12] E nondimeno si conosce che il Papa non ha ancora nulla di fermo con l’Imperadore e pensa che a ogni modo e’ gli abbi a essere amico, fondandosi secondo me molto debilmente; e lui lo confessa benché per altri si dica mille novelle. [13] Pensa che Gurgensis non abbi a venire costà per esserli promisso cosí, e cosí che il signore Gostantino non era ancora arrivato in Corte, la quale, secondo disse, si trovava a Spruch. [14] De’ Svizzeri non si sa nulla, e se bene lui lo può simulare, tutta volta non pare verisimile, usando allargare e magnificare quello che li torna bene. [15] Il modo che cotestoro hanno preso di posare con il Papa sarebbe bono per l’ordinario e con omo fatto altrimenti: qui non se ne spera molto; pure credo non si mancherà d’ogni fatica ed opera. [16] È iudicato saria suto meglio mostrarsi prima bravi e gagliardi che muovere simili ragionamenti, perché la natura sua è, nel cedere d’altri, esaltare sé. [17] E l’ordine di venire a Modana con e’ Bentivogli dato a dí passati era bene pensato perché bisognava che il campo tornassi tutto in Bologna; e come seguiva questo, quelle terre prese ritornavano ed era uno aviluppare la cosa in modo da sperarne bene. [18] Questo ordine si è poi mutato ed èssi vòlto omni sforzo a Genova, a Como ed in Savoia; credo io per ovviare a’ Svizzeri, de’ quali però, per quanto dicano, non hanno certezza se sono mossi. [19] E cosí, lasciato questa parte di Ferrara e Romagna molto scarsa d’aiuti, viene quel Duca a rimanere in pericolo: lui con Ciatiglioni si trova alla Bastia del Fossato Giagnolo, loco pure forte, e da poterlo ancora fortificare piú; e ragionevolmente vi doverrebbeno potere aspettare il fine dello autunno. [20] La fortezza di Lugo si perse e Gian Pauolo Baglioni vi fu ferito d’uno archibuso in una spalla. [21] Dissesi primo della morte, poi si è detto che aveva poco male. [22] Il Papa fa tornare a Roma tutti e’ Cardinali e Ferrara sarà oggi qui; non so già quando passerà piú avanti. [23] Era di bisogno, secondo il iudicio di qua, che il Re si fussi avvicinato a Italia e rinfrescato di gente lo stato suo. [24] Perché io vi so dire che il Papa dice a chi lo vole udire che ha l’accordo a sua posta e con questa sicurtà va di continuo avanti. [25] Io vi ho scritto a balzi tutte queste nuove perché voi le sappiate ed il pubblico vi scriverrà poi quello che voi avete a dire e fare. [26] Questa sia solo per informazione vostra e per supplire con li avvisi delle cose di qua. [27] Bene* valete. [28] Ex Florentie, die xiiii 1510.

[29] Luppius tuus.

270

[1] Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Dopo la nostra de’ x mandatati per mano del Pandolfino comparse *Giovan Girolami*. [4] E di nuovo non aviamo dipoi che dirti, salvo che *intendiamo le galee viniziane in numero* xv *si trovano a Civita Vecchia surte in porto; e da Genova ci è che l’armata franzese ingrassata assai disegna andarla a trovare e poi che dette galee viniziane furono alla Torre a San Vincenzi sanza fare altro si ritirorono a Piombino, dipoi a Civita. [5] Né si vede che per ora sieno per fare altra fazione. [6] Da Roma non ci sono avvisi molti dí. [7] Delle cose di Romagna intendiamo che avanti ieri il Duca di Urbino con* 300 *lance e tremilacinquecento fanti, lasciato conveniente guardia in quelli luoghi presi, se ne tornò in Bologna. [8] Alcuni credono per timore e molti altri per pigliare il Bondeno e molti altri luoghi in sul Po; di questa parte ne debbe essere la medesima notizia costí. [9] Marcantonio si trova nel Sanese a rassettare le gente, e per ancora non si vede a che parte sia per volgersi*. [10] Bene vale. [11] Ex Palatio florentino, die xvii augusti 1510.

[12] Decemviri Libertatis et Baliae Republice florentine.

271

[1] Copia di lettera a Francesco Pandolfini a Milano.

[2] Magnifice Orator etc. [3] Avendo ricevuto la tua de’ vii tenuta alli x fino martedí, che furno a dí xiii, *ed inteso quanto tu scrivi del dovere mandare qua Ciamonte chi richiedessi delle genti, aspettandolo di ora in ora aviamo differito la resposta e lo scriverti a posta piú che non si sarebbe fatto per l’ordinario. [4] Ed essendo venuto iersera a notte e portatoci una breve lettera di Ciamonte contenente solo la richiesta delle gente dovute secondo l’obbligo* etc., *come quelli che ci siamo resoluti presto ed in fatto quello che si può, ti diremo brevemente tutto quello che ce ne occorre. [5] L’animo e la resoluzione nostra è stata non volere mancare in alcuno modo dello obbligo e quando che il Re e Ciamonte disegnino in fatto valersene si farà; e da oggi si comincerà a darvi bono ordine acciò che quando pure Ciamonte si resolva a volere le gente nostre, non si abbi a differire. [6] E prima che le moviamo, respetto a molte cose che sono in essere, ci pare necessario significare a sua Signoria quello che ce ne occorre*. [7] Sua Signoria *ricerca queste gente e noi non vediamo che il Re ne abbi maggiore bisogno di noi, né ne possa trarre comodità equivalente al disagio e danno nostro, oltre allo essere contrario questo effetto a certa deliberazione del Re fattaci intendere per il Secretario nostro che è in Corte. [8] Per intelligenzia della quale noi particularmente ti diremo quanto siamo avvisati di là per omo spacciato di là a posta dal Re e per lettere del Secretario detto. [9] Ci significa, considerando tutto quello fine che può seguire di questa guerra tra il Papa ed il Re, contentarci che noi moviamo ragionamenti d’accordo a quella Santità, mostrando avere bona disposizione al farlo ed essere contento che come da noi ne parliamo ed introduciamo partiti per tale accordo. [10] Donde noi, aúta questa notizia secondo l’ordine qui di sua Maestà, fermàmo a Roma lo Ambasciadore vecchio che vi è. [11] E di qui alli* xiiii *dí ne partí un altro espedito da noi solo per questo effetto e con commissione di parlare con il Papa secondo l’ordine di sua Maestà, il che è tentare scoprire ed ancora condurre qualche forma d’accordo tra loro; né si è mancato dal canto nostro di ogni debita provisione. [12] E stando cosí le cose, ci pare doversi considerare la mandata di queste gente perché, volendo il Re servirsi* di *noi come di omini di mezzo e di fede, lo scoprirci in favore del Re tanto apertamente verisimilmente doverrà fare contrario effetto e fare che il Papa non che altro non ci oda, parendo verisimile che ci abbi in suspizione subito che ci vedrà muovere le armi in disfavore suo. [13] E cosí non si potrà trarre frutto alcuno dell’opera nostra secondo il disegno del Re, il che è da considerare assai. [14] Aggiugnesi a questo che il lasciare noi in Toscana spogliati di gente è uno lasciarci in preda del Papa e d’ogni altri, il che, quando seguissi, sarebbe necessario revocare le genti e, di piú, essere aiutati dal Re volendo che ci conserviamo. [15] Inoltre, non sappiamo vedere che frutto possino fare queste genti in Lombardia che non lo faccino maggiore in Toscana, perché in Lombardia non daranno nulla che pensare al Papa; quando fieno in Toscana lo faranno ragionevolmente piú respettivo, pensando potere dal canto di qua esserli turbato qualche suo disegno, il che non seguirà stando in Lombardia. [16] Donde sua Santità non temerà alcuno pericolo e parràgli avere gran sicurtà delle cose sua quando non sieno di qua gente che liele possino alterare. [17] E per ridurre in somma, a noi pare questa richiesta ci rechi disagio di presente ed in breve pericolo grande sanza alcuno profitto del Re; perché molto bene s’intende che una aggiunta di queste gente non sarà in Lombardia di tal momento che abbi a relevare molto. [18] Non vogliamo ancora mancare di dire che noi ci troviamo alla fine della state e verisimilmente questo anno non si doverranno fare molte piú fazioni, se gli è vero che noi intendiamo questo dí di Romagna le gente della Chiesa essersene venute in Bologna, lasciate in conveniente guardia quelle cose di Romagna; il che noi di qua non sappiamo donde nasce, o per timore di Bologna o per altra causa. [19] Vedesi ancora che il Papa non è piú in quella caldezza che è stato a dí passati e puossi facilmente sperare conclusione di qualche accordo, atteso dove si trovino le cose ed essendovi piú disposto chi ne ha meno cagione. [20] Tutte queste cagioni e respetti ci hanno fatto sperare di costà, o la mutazione o almeno la dilazione della mandata di queste gente, fine tanto si vegga che fine sia per avere la pratica che vi si terrà di commissione del Re, il che non doverrà differirsi sí poco che non ci troviamo al fine dello autunno. [21] E però noi aviamo voluto significare costà quello che ne occorre, dipoi si procederà secondo le obbligazioni nostre, e quello che si mosterrà dí per dí. [22] Allo eraldo che venne iersera si darà breve resposta rimettendoci a quello che tu parlerai di bocca a Ciamonte. [23] Il che tu farai secondo le cagioni e respetti soprascritti con quello piú destro modo che ti sarà possibile, istando maxime in quella prima ragione della pratica che si ha a tenere a Roma, alla quale questa mossa repugnerebbe quanto tu medesmo intendi e molto piú in su la sicurtà nostra, la quale importa a noi il tutto ma al Re ancora assai. [24] Parci che questa e per le altre ragioni cosa male a proposito essere spogliati testé di queste gente, perché noi lo reputiamo superfluo in beneficio del Re e molto pericoloso a noi per la demostrazione per la quale non sarebbe maraviglia che un Papa fatto come questo ci si caricassi in un subito addosso e ci costringessi a fare quello che noi non vorremo. [25] Né è cosa da non ne tenere conto, atteso quanto egli abbi piú volte minacciato la nazione e quanto li sia facile per terra e per mare turbare lo stato nostro; il che, quando seguissi, il Re e Ciamonte arebbeno da pensare alla conservazione nostra. [26] Queste sono le ragioni che ci muovono a desiderare la mutazione o almeno la dilazione di questa richiesta; ed è necessario che tu ne parli, e vivamente, e con gravità, perché noi desiderremo che la si risolvessi cosí, conoscendoci dentro per noi travaglio e pericolo assai. [27] E nondimeno in omni evento ti resolverai alla osservanzia dello obbligo nostro perché noi non voliamo mancarne se non con bona grazia del Re e Ciamonte, al quale t’ingegnerai con tutti e’ modi possibili persuadere le cagioni che ci muovono a desiderare quanto è detto di sopra*. [28] Bene vale. [29] Ex Palatio florentino, die xvii augusti mdx.

[30] Decemviri Libertatis et Baliae Republice florentine.

272

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] Scrissi l’ultima mia a le Signorie vostre a dí 13, e reputandola salva non la replicherò altrimenti. [4] Ieri comparsono le vostre de’ 7 con la copia di Roma; e quelle de’ 4 portava el Zerino mi scrive Bartolomeo Panciatichi che le rimasono in Lombardia. [5] Né è restato che io non ne abbi fatto molti dí sono molta diligenza con el Re e con questi suoi consiglieri; e lui mi dice ha commesso le sieno lasciate passare e loro che lo hanno scritto. [6] E cosí ciascuno fa le maraviglie ed io non posso fare altro che ricordarlo. [7] Subito dopo la ricevuta della preallegata vostra de’ 7, mi transferi’ dalla Maestà del Re e li comunicai tutti quelli avvisi e’ quali, per essere assai e da essere grati, furno uditi da sua Maestà con piacere grandissimo. [8] *E parendomi, massime per la conclusione che fa quello Oratore, che ’l Papa trovando accordo* etc., *che fussino assai al proposito di quello si scrisse per la mia de’ tre, confortai il Re a volere usare questa sbattuta del Papa con la solita prudenza sua e servirsene piú presto a fare una buona pace, riconoscendosi il Papa, che a pensare di batterlo con una guerra de la quale non si vedessi il fine; e che pensassi come tali moti non fanno pe’ benestanti, né per chi ha adempiuti tutti e’ desideri suoi come ha sua Maestà. [9] A che quella repricò con tanta efficacia quanto io non potrei scrivere, affermando con iuramento che, come da lui non è venuto fare guerra ad il Papa, cosí da lui non mancherà che si facci pace. [10] Entrò poi con di molte parole in dolersi de’ portamenti del Papa, dicendo che dopo la rotta data a’ Viniziani mai lo aveva possuto dimesticare. [11] E come lo animo suo era vòlto a la pace, cosí non mancava de le provisioni de la guerra: ed aveva di nuovo inviato a la volta d’Italia* 300 *lance che erano in Borgogna e* 3000 *uomini di piè*, perché non voleva solamente potere defendere sé e li amici sua, ma offendere e’ nimici. [12] Commendò e ringraziò vostre Signorie assai delli avvisi, mostrandomi che arà piacere d’essere per loro via giornalmente avvisato. [13] E partito da sua Maestà, mi parve a proposito, sendo el Consiglio ragunato, di andare là, e feci a la presenza di tutti el medesimo ofizio avevo fatto con el Re. [14] Né potrei referire con quanto piacere e’ fussino ascoltati da tutti loro e tutti dissono questo ofizio che fanno vostre Signorie essere di vero e buono amico.

[15] Di nuovo io non ho da dire altro a vostre Signorie se non che questo Oratore di Ferrara mi ha detto che ’l Gran Mastro ha aúta libera commissione di difendere Ferrara totis viribus; e da qualche dí in qua lo veggo stare di buona voglia.

[16] Qui è venuto secretamente uno uomo mandato dal Marchese di Mantova, dopo la venuta del quale costoro stanno di quel Marchese di buona voglia; e si crede che gli arà voluto anch’egli servirsi di questa occasione come el Re di Spagna.

[17] El Re disse questa mattina publice Giampagolo Baglioni essere stato morto da uno arcobuso, di che vostre Signorie debbono sapere meglio el vero a punto.

[18] Dopo la venuta di tali avvisi, quello amico, di chi vi scrissi per le lettere de’ tre dí, è pieno di speranza che questo accordo abbia a seguire quando vostre Signorie ci s’intromettino vivamente, maxime perché ha lettere da Roma che li danno el medesimo appicco. [19] *E lui e Rubertet* aspettono con desiderio intendere che resoluzione abbino fatto vostre Signorie in su l’arrivata del Girolamo. [20] E ieri questo tale parlò lungamente con el Re; *disseli quello che aveva da Roma, confortollo a quel medesimo li aveva parlato io e ne trasse la medesima risposta; e mostrògli di piú come quelli medesimi che aveno condotti il Papa e lui con l’arme in mano faceno ogni cosa ché e’ non la rimettessi drento, mostrando qui a sua Maestà come e’ li è impossibile che ’l Papa acquiesca mai, ed al Papa come e’ non può mai piú fidarsi di questo Re. [21] E pare ad alcuno di loro avere, mentre che questa quistione dura, lo stato suo securo, ed alcuno altro pensa di guadagnarne; soggiugnendo che sapeva che Monsignor di Gursa veniva qua con el conto fatto che, se trovava qui meglio, aderirsi, quando che no, ritornare da quelli che li avevano fatto migliore promessa. [22] Sono ad il Re queste ragioni piú che capaci e tutte le acconsente, ma si riduce infine a dire: «Che volete voi che io facci, io non voglio che ’l Papa mi batta». [23] E vedesi per questi e per altri riscontri il Re condursi male volentieri a questa guerra*; tamen *quando la forza ve lo conduca, egli è per fare la piú onorevole guerra che ancora si sia vista in Italia. [24] Ed il disegno suo è temporeggiare questa vernata e fermare bene i piè con l’Inghilterra e l’Imperatore. [25] E’ quali come arà guadagnati, non stima cosa alcuna Spagna, e dice a chi lo vole udire che lo tiene re in Castiglia; e per guadagnarsi e’ dua prenominati, e’ non perdonerà a cosa alcuna. [26] Ordina in questo mezzo questo concilio gallico, e qui sono già arrivati assai prelati ed attendono ad ordinarsi per la giornata deputata ad Orliens dove si leverà la obedienza al Papa. [27] E quando l’Inghilterra e l’Imperadore ci concorrà, creeranno uno nuovo Papa ed a tempo nuovo scenderà con tanta gente in Italia che la sua non fia guerra ma fia un viaggio infino a Roma. [28] Che Dio lasci seguire quello che sia el meglio e cavi di corpo al Papa quello spirito diabolico che costoro dicono li è entrato addosso, acciò che non facci calpestare voi e sotterrare sé; che invero se* vostre Signorie *fussino poste altrove sarebbe da desiderarlo*, acciò che ancora a co­testi preti toccassi di questo mondo qualche boccone amaro etc.

[29] Io prego quanto posso vostre Signorie, se le non vogliono che io abbi a vendere e’ cavalli e tornarmene a piè, che ordinino a Bartolomeo Panciatichi mi serva di 50 ducati perché io sono stato sempre qui con tre bestie. [30] Ed a la tornata mia io darò conto delle spese, e quelle ne delibereranno secondo la loro solita umanità [31] Valete. [32] Ex Bles, die xviii augusti 1510.

[33] Servitor Niccolò Machiavegli Secretario fiorentino

apud Regem Christianissimum.

273

[1] Viro Nicolò Machiavelli etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] *Giovanni Girolami, e con lui Simone cavallaro nostro, comparsono a dí xiii, e per lettere ed a bocca s’intese diffusamente tutto quello che tu scrivi per la tua de’* iii *e che il prefato Giovanni aveva in commissione referirci per ordine del Re; di che ci pare avere obbligo grandissimo con il Re, considerato la confidenzia che ha di noi e l’onore che ha pensato farci. [4] E veramente, se come noi aviamo coscienzia di volere ed operare sempre, etiam sopra le forze nostre, per il bene comune e compiacere al Re, cosí ancora ci rispondessino le forze e l’autorità e fede fussi tanta che bastassi, ed ancora la fortuna ce ne aiutassi, noi crederremo fare assai piú che forse non si potrà fare. [5] Perché spesso non basta la bona volontà ed intenzione a condurre uno effetto, ma è necessario che gli strumenti e la materia che ha a ricevere si trovi in disposizione da sperarne bono fine. [6] Questo desiderio di bene operare ci ha mosso piú volte, ma non in quello modo che si farà ora, a ricordare al Papa il bene e la quiete comune, e come a posare e lasciare le cose in bono essere bisognava pensare alla pace e non alla guerra, visto per esperienzia da* xv *anni in qua quanta declinazione avessino universalmente fatta le cose d’Italia, stando in su la guerra ed alterandosi omni dí piú, ora in un modo ed ora in un altro, cosí e’ minori come e’ maggiori stati. [7] La resoluzione sua è stata sempre aliena da questo fine, e sempre si è trovato, quando per un conto e quando per un altro, desideroso di comporre le cose e dare loro forma a suo modo; e molto piú l’aviamo visto in questa opinione da sei o otto mesi in qua, poi che cominciorno queste difficultà tra sua Santità ed il Re. [8] Per questa cagione noi non sappiamo quanto si possa sperare di questa pratica; e nondimeno immediate si ordinò tutto secondo il desiderio di costà: fermossi a Roma l’Oratore vecchio ed un altro se ne mandò di qui che partí alli* xiiii *del presente. [9] Èssi dato loro commissione di muovere questo ragionamento ed istruzione particulari come abbino a procedere in ciascuna parte, e tutto si farà onorevolmente per il Re. [10] Né resta altro che attendere il fine, il quale se fia secondo il desiderio* etc., *noi ce ne terremmo tanto ben contenti quanto faremo se avessimo non che duplicato, centuplicato lo stato nostro. [11] Aremo desiderato che di questo motivo fussi stata dato notizia a Milano perché non sare’ forse seguíto quello che è di essere richiesti da quello Signore di mandare secondo l’obbligo le gente nostre in Lombardia, maxime durante questa pratica, repugnando l’una cosa all’altra per non potere a un medesimo tempo essere omini di mezzo e di fede appresso il Papa, e scoprirci con le armi contro li disegni suoi; aggiunto che, stando la inimicizia del Papa con e’ Franzesi, gente d’arme in Toscana non fanno manco effetto che in Lombardia. [12] E per la securtà nostra e per il sospetto in che si tiene il Papa e li altri suoi aderenti, questa richiesta ci ha recato difficultà assai, non volendo mancare dell’obbligo e non potendo servirlo sanza pericolo nostro grande. [13] Tuttavolta la resoluzione e resposta nostra è stata quale tu vedrai per la inclusa copia, la quale ti si manda acciò che possa in conformità e con quelle medesime ragioni parlare al Re sopra questa richiesta ed usare omni industria e fare omni conato perché tal deliberazione si muti o si differisca almeno qualche poco di tempo, istando maxime nelle due ragioni dette della contrarietà della pratica di Roma e della securtà nostra. [14] E veramente quando noi consideriamo che frutto ne possa trarre il Re ed in che tempo, perché avanti che le sieno là sarà cessato la cagione o cresciuta in modo da pensare piú oltre, questo non ci pare altro che recare disagio, danni e pericolo a noi e non fare molto beneficio al Re, resolvendoti in ultimo in quello modo che scriviamo al Pandolfino, che l’obbligo si preporrà a ogni altra cosa. [15] Quanto ci è di nuovo, ti si scrive per la alligata, che sono cose di poco momento. [16] Attendiamo con desiderio tue lettere per intendere ciò che segue di costà, maxime che iersera per lettere del Pandolfino s’intese quello Signore essere avvisato dal Re come di nuovo mandava in Italia* 300 *lance e molte altre provvisioni, di che debbe essere costí particulare notizia. [17] Da Roma, etiam da iarsera in qua, non ci sono avvisi d’alcuna sorte: che ce ne maravigliàno. [18] La presente ti si manda per via di Milano. [19] Bene* vale. [20] Ex Palatio florentino, die xviii augusti mdx.

[21] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

274

[1] Spectabili viro Niccolò Machiavelli etc.

[2] Spectabili viro etc. [3] Alli giorni passati non v’abbiamo scritto per non essere occorso. [4] È questa per avvertirvi che, avendo la Maestà del Re scritto è circa a uno mese qui a Luogotenente, come vedrete per la copia che in questa vi si manda, che facessi inibizione a tutti e’ mercatanti residenti in questa terra che non dovessino pagare lettera nessuna di cambio che venisse da Roma né d’altrove per pagare danari a richiesta del Papa, né nessuno de’ sua per mandare a’ Svizzeri, e la detta lettera fu messa ad esecuzione. [5] Ora, perché la detta lettera è un poco confusa, e l’oppenione de’ piú pare che la detta lettera contenga non si debba pagare danari di nessuno luogo né per nessuna persona, ed ancora che li mercatanti intendino la volontà sua, che si vede, la detta lettera non è fatta a altro obbietto che per el Papa e sua ministri. [6] Nondimanco voi sapete che ’ mercatanti vogliono fare le cose loro chiare e non avere garbugli. [7] E per avere tale dichiarazione che sua Maestà non intendeva, se non per la cosa di sopra el Conservatore di Fiere di qui ne scrisse l’altro giorno a Monsignore le Tresoriere Robertet, e Niccolò Alamanni ebbe la carica di sollecitare d’avere tale dichiarazione. [8] Non sappiamo quello si sarà seguíto. [9] Quando non fussi, vorremo pregarvi da parte di tutti e’ mercanti di nostra nazione che ne parlassi in quelli luoghi dove vi paressi a proposito seguissi tale effetto, perché la cosa è di grande importanzia e maxime alla nazione nostra. [10] E qui non è nessuno che pensassi di pagare danari che venissino contro a sua Maestà, ed a voi non mancherà modi di sapere rimostrare quello importa di pagare e’ debiti l’uno de l’altro; la quale cosa torna non manco a utile a quelli del Reame che delli stranieri; ché infatti le lettere del cambio qui in pagamenti non ci corre danari e si compensano l’una con l’altra. [11] Ed essendo la città nostra collegata con sua Maestà e noi filiuoli di quella, non pretendendo essere manco che li sudditi sua in questo Reame, non facciamo dubbio che come uomo publico che siate, richiedendolo di cosa che non torni contro alla corona, ci rifidiamo tutti non mancherà di compiacervi. [12] La risposta vorrebbe essere qui al piú tardi a dí xxviii di questo. [13] Noi aremo avuto caro non v’avere a dare questa briga, ma come necessitati ricorriamo a voi, rifidandoci nell’amore e prudenzia vostra, ed in generale ed particulare ve ne aremo tutti obligo oltre agli altri, pregando Iddio vi conservi felice. [14] A Lione a dí xviiiio d’agosto 1510.

[15] Vostro Piero Bini, Luogotenente di Francesco Pitti, Consolo. [16] Vostro Girolamo de’ Nobili, Consigliere. [17] Luigi Cei, Consilliere.

275

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Scrivemoti a dí xviii per via di Milano e ti si respose particularmente alla tua de’ tre *e quanto ci avea referito a bocca Giovanni Girolami; e di piú ti si mandò copia d’una scritta quello medesimo dí a Pandolfino a Milano sopra una richiesta fattaci da quel Signore di mandare le gente nostre in Lombardia, la quale si reputa salva. [4] E nondimeno a cautela ne sarà con la presente un summario, non potendo mandarne per la brevità del tempo copia intera. [5] Dopo la espedizione della preallegata comparse una tua breve de’* xii *solo per conto di Ferrara; quell’altra che tu scrivi avere scritta a’* viiii *non è comparsa. [6] E Dio sa quanto noi desideravamo e desideriamo avere avviso delle cose di costà, visto quelle di qua andare a cammino non molto bono, come direno appresso, respondendo primo a quello che il Re arebbe voluto che si facessi in beneficio di Ferrara: sopra che non possiamo dire altro che quello c’insegna e forza la necessità, e che piú volte aviamo scritto a Milano, cioè non potere, per trovarci esausti e gravati di spese piú assai che non si sa o pensa, e per vederci venire in travaglio non piccolo, per il quale sarà forza spendere e provedere assai; né sarebbe possibile a un medesimo tempo fare tante cose. [7] E maravígliaci grandemente che, sborsando al continuo assai a duo Re e sopportando per noi gravi spese e volendo da noi le gente, che ancora cotestoro vogliono che pigliàno carico di Ferrara, cose in verità pensate con poca discrezione, come se noi fussimo, o per stato o per forze o per facultà, equali a chi ne ha molte piú di noi e se li apparterrebbe fare tutte queste cose prima che a noi. [8] E’ quali dopo la inclinazione, o forse a questa ora ruina, delle cose di Ferrara, veniamo in un termine ed in una condizione di piú importanzia che forse non si pensa. [9] Qui fu ieri di bona ora l’avviso della perdita di Modana; e stamani, per uno servidore del Legato che andava in poste a Roma, è stata lasciata qui fama della perdita di Regio e Ferrara. [10] Vero è che fino a questa ora, che sono le* xx, *non ci è altro avviso: che ce ne maravigliàno, essendo qui il Cardinale che pure doverrebbe in qualche modo essere avvisato; ed ancora per l’ordinario d’una tanta cosa dovea venirne, se non avvisi, almeno la fama etiam per altra via ed omini. [11] Ma in qualunche modo e’ sia, a noi pare da dubitarne assai e presupporre quello che ha fatto Modana e che s’intende della disposizione etc., che un tale effetto abbia a seguire. [12] E quando segua, omniuno, atteso il fine del Papa che è esaltare sé con la ruina d’altri, può pensare in che grado noi rimaniamo, cinti intorno intorno dalli stati ed aderenti suoi: ché quando pensiàno che per la Carfagnana e’ verrà fino presso a Pisa, ce ne pare stare male e rimanere aperti ed esposti da omni banda a quelle molestie ed insulti che vorrà, rinchiusi ed impediti, sanza avere entrata o uscita da banda alcuna. [13] Ed aggiugnesi a questo che l’armata è ancora a Civita e del continuo ingrossa e di numero di legni e di omini. [14] Ed ancora non si vede che la franzese esca di porto, nonostante dichino che la sia molto gagliarda e maggiore di quella; e l’atto seguíto a San Vincenzo c’insegna quello che se ne può temere. [15] Oltre a questo Marcantonio si trova nel Sanese con bono numero di gente a cavalli ed a piè, e di continuo ne fa piú, e si riduce verso Montepulciano molto vicino a’ confini nostri; e Giovan Pauolo Baglioni se ne è venuto a Perogia con poco male. [16] E cosí si può dubitare, considerato l’ardire suo nell’altre imprese, che ad un tratto non pensi a forzare noi per rimanere arbitro di ciò che è dallo Apennino in qua di Romagna e di parte di Lombardia. [17] Sono a iudicio nostro cose da non le stracurare; e noi perché le c’importa ora piú e prima che a verun altro, siamo necessitati ricorrere a cotesta Maestà per consiglio e quando ancora bisognassi per aiuto. [18] Però tu, con quella destrezza che saprai, li farai intendere tutto il di sopra per trarne qualche conclusione circa quelli dua effetti, per li quali conosciamo come si abbi a procedere e quanto sperare acciò che in sul fatto non si abbi a correre o portare pericolo. [19] Di presente non vediamo come per sicurtà nostra si possino mandare in Lombardia le genti, poi che questa cosa di Ferrara è seguíta nel modo che è, quando la sia vera. [20] Però vedrai di fare omni opera di persuadere al Re questo effetto, e sopra tutto vedrai di ritrarre quali sieno di presente ed in futurum e’ pensieri e disegni suoi, e se sono piú inclinati allo accordo come prima, e ciò che altro ti paressi degno di notizia.

[21] Avvisi non ci sono da banda alcuna, salvo e’ sopradetti. [22] Solo s’intende da pochi giorni in qua il Papa mostrarsi piú facile a udire ragionare d’accordo che non faceva prima; e nondimeno le demostrazioni sue sono della sorte di prima, perché disegnando partire di Roma ha voluto che Baiosa dia sicurtà di non partire, e la hanno data San Malò e Santa Croce. [23] Cosí nel parlare ancora si vede acerbo; resta ora che farà questa vittoria, cosí di là come di costà. [24] Una cosa s’intende e cominciasi quasi per tutti a credere: che ’ Svizzeri non abbino a venire, e dal Papa è uscito che gli hanno ancora a settembre a fare un’altra dieta. [25] Doverrebbe pure costí intendersene oramai il vero.

[26] Postscritta. [27] È necessario, come noi aviamo ordinato si facci a Milano, ancora tu costí facci omni diligenzia che questa chiesta delle genti si ponga da parte, perché quanto piú si pensa tanto maggiore pericolo ci si mostra e conosce. [28] E volsi, tra l’altre cagioni, numerare ancora questa: che, sendo tutti questi nostri soldati sudditi della Chiesa e del Papa, come si movessino, il Papa e con le censure e col procedere contro alli stati loro li forzerebbe a non venire e lasciare e’ soldi nostri; che non è cosa di poca considerazione a noi, perché rimarremo a un tratto spogliati di gente e per noi e per altri. [29] E che sarebbe piú a proposito mandare* 150 *o* 200 *lance di qua dallo Apennino in luogo che facessino piú respettivo il Papa, tenessino fermi questi nostri vicini e noi ce ne potessimo valere ne’ bisogni nostri*. [30] Bene vale. [31] Ex Palatio florentino, die xxii augusti 1510.

[32] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

276

[1] Nicolao Maclavello etc.

[2] Summario di lettera de’ 18 dí.

[3] *La somma di quanto noi ti scrivemo a’* 18 * fu ringraziare il Re de la fede che aveva in noi e de la buona disposizione sua a lo accordo; e come nonostante non ci paressi essere sufficienti a condurre uno tale effetto, nondimeno che subito si era ordinato quanto accadeva; ed a dí* 14 *si era mandato di qui Oratore a Roma Pierfrancesco Tosinghi e fattovi fermare quello che vi era e dato loro commissione in quello modo che il Re aveva ordinato. [4] Di che non ci è ancora resposta dipoi, perché Ciamonte ci aveva mandato uno araldo ed il Pandolfino scritto perché mandassino le gente dovute in Lombardia. [5] Ti si mandò copia de la resposta fattali e quale in fatto conteneva che non si mancherebbe de lo obbligo; e quando che volessino le gente si metterebbono ad ordine, ma che ci occorreva ricordare dua cose: l’una, che il mandare le genti in su la pratica de lo accordo faceva contrario effetto e che li era uno tòrci fede e sturbare ogni cosa; l’altra, che li era necessario pensare a la securtà nostra, li quali se mancassimo di gente, bisognava correre ogni ora pericolo di varie cose, trovandoci situati nel modo che noi ci troviamo, con molte piú parole e circumstanzie le quali puoi pensare tu medesimo. [6] Davamoti ancora alcuni avvisi, quali essendo ora vecchi si lasceranno*.

[7] *Sono dipoi, per il successo di questa impresa di Ferrara, variate le cose assai; e da Roma non ci è nulla. [8] E se mai fu bisogno che noi ci serbassimo gente in corpo, è ora, visto li modi di questo Papa, del quale si può dubitare di ogni cosa ed ad ogni ora*. [9] Bene vale. [10] Ex Palatio florentino, die 22 augusti 1510.

277

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] A dí 18 del presente fu l’ultima mia ed avvisai vostre Signorie lungamente delle occorrenze di qua, rispondendo ancora a quelle che vostre Signorie mi aveno scritte infino a quel dí. [4] Arrivorno dipoi dua vostre de’ dieci ed undici. [5] E perché el Re si truovava malato d’una tossa che ha assaltato tutto questo paese, io conferi’ a Rubertet quelli tanti avvisi che al iudizio mio vi erano comunicabili ed anche liene detti nota acciò li potessi mostrare ad el Re etc.

[6] Ancora che vostre Signorie abbino da Roma el Papa essere quasi che desperato de’ Svizzeri, nondimeno si vede che costoro ne stanno con una gelosia e sospetto grande. [7] E tanto piú che, secondo io ritraggo, e’ dicono che possono fare certa via su per Alpi continuamente, la quale non si può vietare loro né tenere che non passino nel Savonese. [8] E portando quelli da vivere seco come è loro costume, li fanno passati sopra Genova e, venuti per Riviera di Levante in quello di Lucca, sanza possere combattergli. [9] Di quivi poi confessono non si potere tenere loro el passo che non vadino in Bolognese a coniungersi con le genti del Papa. [10] Io non so el paese e potrei pigliare qualche fallacia: pare a qualcuno un lungo cammino e difficile. [11] Tamen quomodocumque sit, la verità è questa, che ne stanno in uno sospetto grande ed ardirei dire questo, che quando e’ fussino loro favorevoli, egli stimerebbono poco tutti questi altri potenti.

[12] Sono stati ancora in qualche gelosia dello Imperadore, perché questo Monsignore di Gurza non s’intendeva che venissi. [13] Nondimeno ieri ci fu nuove come egli era partito a dí 13 di questo, di qualità che sono ritornati nella medesima confidenza e stannone di buono animo.

[14] *Ma quando l’Imperatore pigliassi altra volta, che Dio guardi, bisognerebbe fare ragionamento diverso da quello si è fatto infino a qui. [15] Né si potrebbe pensare che costoro facessino altro che guardare casa loro, perché sanza fanterie tedesche, de le quali sarebbeno privi, non si riguadagnando e’ Svizzeri, non presupporrebbono muovere uno passo. [16] Ma si crede bene per ciascuno che l’Imperadore abbi a stare forte in su la sua amicizia per* e’ *patti grandi che il Re sarà per farli. [17] E però ci si corre per* vostre Signorie *pericolo in piú modi: sí che sollecitate lo ’mbasciadore, el quale desiderrei ci fussi avanti a Gurza*.

[18] Scrissi a le Signorie vostre questo Oratore di Ferrara era bene contento per le provisioni ordinate da questo Re in benifizio del suo Duca. [19] Hollo trovato dipoi in contrario animo e si duole che costoro ordinono oggi una cosa e domani la revocano. [20] E parmi che dubiti che infine quel suo Duca non capiti male, dolendosi che li pare costoro abbino troppo vòlto lo animo a tempo nuovo, pensando con la venuta del Re e con uno esercito grossissimo rimediare a tutto, sanza stimare che in questo mezzo possa capitare male alcuno amico loro.

[21] Ritraggo di buon loco el Marchese di Mantova avere promesso favorire el Papa con la persona e con lo stato, acquistata che sua Santità arà Ferrara, ed in questo mezzo starsi neutrale.

[22] Altro non mi occorre se non raccomandarmi di nuovo a vostre Signorie e pregarle ordinino a Bartolomeo Panciatichi quelli cinquanta scudi, ché io me ne possa valere, come per la de’ 18 scrissi, acciò possa, oltre al tornarmene, curarmi ancora, perché io ancora sono stato malamente ritrovato da questa tossa la quale mi ha lasciato una disposizione di stomaco sí trista che non mi piace cosa alcuna; e per arroto a Parigi è una moría sí grande che ve ne muore piú di mille el dí. [23] Dio sia quello che non ci abbandoni. [24] Valete. [25] Ex Bles, die 24 augusti 1510.

[26] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius florentinus

apud Christianissimam Maiestatem.

[27] Tra el Re e questi consiglieri si è ragionato, piú dí sono, di man­dare uno costí a fare in nome del Re residenza appresso vostre Signorie; e perché venissi piú presto disegnavono commettere a Ciamonte lo mandassi. [28] Non so se lo hanno fatto perché è cinque dí non parlai a nessuno, standomi in casa ritenuto da la tossa. [29] Iterum valete.

278

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] *Con la presente sarà un’altra nostra mandatati avanti ieri per via di Milano, per la quale verrà ancora la presente dove si manda a posta per intendere del seguíto di Ferrara e delli altri effetti che potessino essere noti quivi, donde non ci sono lettere molti dí sono. [4] Qui non è dapoi nuove che importino; e di Ferrara non ci è piú che si fussi ieri ed avanti ieri. [5] Vero è, per molti riscontri che si hanno, ci pare poterne presupporre quello effetto; e quando e’ sia, egli è necessario pensare piú oltre ed intendere bene tutti e’ pensieri e disegni di costà per potere ancora noi pensare ed ordinare bene il caso nostro. [6] E per questa causa ti si scrive la presente come ancora si è fatto a Milano, acciò che tu ricerchi ed osservi diligentemente ciò che si pensa e disegna fare, e quanto appartiene a quello che ti si scrisse avanti ieri farlo intendere vivamente, perché quanto piú pensiamo a questo successo di Ferrara, tanto piú temiamo di qualche pericolo subito ed inespettato, atteso la natura e procedere del Papa e la perdita di Ferrara nel modo che la è sequíta. [7] Da Roma ci è solamente che il Papa ha chiesto le* 300 *lance al Re di Spagna e l’Oratore li ha promiso che le si faranno cavalcare. [8] Cosí s’intende che per molte sue terre mette gente insieme a piede ed a cavallo; resta vedere se segua cosí secondo il disegno vecchio o pure per procedere piú avanti. [9] In somma, il fine di questo nostro spaccio è sollicitare a Milano e costí essere avvisati di ciò che segue di costà, il che tu farai con omni diligenzia*. [10] Bene vale. [11] Ex Palatio florentino, die xxiiii augusti 1510.

[12] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublice florentine.

279

[1] Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] *Comparse questa mattina a ora di mangiare e per via di Milano il summario d’una tua de’* viiii *con una de’* xiii *e, contenendo cose di sí difficile resoluzione, non si è potuto questo dí, atteso la festa, fartene altra resposta. [4] E nondimeno, spacciando a Milano, ti aviamo voluto mandare a cautela la copia d’una nostra de’* xxii *ed un’altra breve de’* 24, *se forse l’originale non avessi quello ricapito che noi desideriamo, per le quali possa intendere dove e come ci troviamo qua, e quali ragioni e respetti ci muovino a desiderare non essere stretti a mandare queste genti, sopra le quali in fatto si volge una gran sicurtà ed un grande pericolo nostro, pigliandolo o per uno modo o per l’altro. [5] E se bene, per non esser sequíto di Ferrara quello che si è temuto e creduto duo dí, pare cessato gran parte di quelli respetti e che non bisognassi mandarvi le alligate, nondimeno continuando il Papa in questo animo ed ordine di guerra, noi non possiamo starne securi. [6] E vediamoci al certo venire in tutti quelli pericoli che si dicono per le alligate e teniamo per certo che, subito che le gente si muovino, il Papa li abbi a pubblicare suoi rebelli e procedere contro li stati di questi nostri conduttieri, come ha di già cominciato con Tarlatino; il che quando segua è facile pensare che partito gli abbino a pigliare. [7] Dipoi questa stanza di Marcantonio a Sartiano in quello di Siena e crescere omni dí di gente a piede ed a cavallo ci tiene molto sospesi, e sarebbe tanto piú da temerne quanto noi fussimo piú spogliati di gente; poi ci è la nazione di Roma ed il pericolo che si porta dell’armata di Civita e di tanti altri stati del Papa posti intorno a noi. [8] In summa, la resoluzione è molto difficile, e nondimeno per altra ti si risponderà a punto alle tue preallegate. [9] Di nuovo ci è questo ingrossare dell’armata a Civita, sopra la quale il Papa mette gran numero di fanterie, ed esservi ito lui in persona fa credere che le cose si abbino a stringere. [10] Ècci ancora che chiedendo licenzia al Papa l’Oratore del Re, ragionando come si fa, venne seco a quello individuo che gli duole e questo è che, quando si metta Genova in libertà ed a lui si lasci Ferrara, che farà* etc.; *quando che no, omni uno pensi* etc. [11] *Puossi iudicare da questo quale abbi a essere la resposta sua nella commissione che si è data a Roma di parlare d’accordo* etc. [12] *Di che non si ha ancora resposta per l’assenzia del Papa; doverrassene presto intendere il vero. [13] Delle cose di Lombardia non diciamo, pensando che costí ne sia ogni ora particular notizia*. [14] Bene vale. [15] Ex Palatio florentino, die xxv augusti mdx.

[16] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublice florentine.

280

[1] Oratore florentino apud Maiestatem Christianissimam Roberto Acciaiuoli concivi nostro charissimo.

[2] Magnifice Orator etc. [3] Noi scriviamo in Corte al Machiavello tutte le alligate. [4] E perché le importano, vogliamo le apra e legga per avere notizia del contenuto, dipoi le mandi per avanzare tempo a lui. [5] E perché ogni dí accadrà commetterti cosa di qualche importanzia, desideriamo che avanzi tempo quanto puoi per essere in Corte presto. [6] Bene vale. [7] Ex Palatio florentino, die xxv augusti mdx.

[8] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublicae florentinae.

281

[1] Viro Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] *Noi ricevemmo duo dí sono per via del Pandolfino le tue de’* 9 *e* 13; *e per la alligata se ne fa resposta allo Ambasciadore pensando che a questa ora sia a Lione ed allo arrivare della presente possa essere in Corte. [4] E nondimeno, ricevendola tu prima, serbera’la allo arrivare suo acciò lui la esequisca, sendo però per arrivare fra dua o tre dí; quando fussi per essere piú tardo, che la dilazione nocessi, aprirra’la e seguirai secondo il bisogno quanto si scrive per essa. [5] La resoluzione nostra è stata, come tu vedrai, conforme a quello che si è scritto fino a oggi, non si potendo fare altro sanza grandissimo nostro pericolo, perché tu sai al partire tuo che ordine ci era di gente d’arme e di danari. [6] Ed a volere fare da noi questa scoperta bisognerebbe vedere e sentire il caldo del Re piú da presso, perché in fatto noi possiamo poco e nasce da’ disagi passati. [7] Vediamo che ’ Franzesi hanno a provedere in tanti luoghi che non si può per ora metterli in altri disegni quando e’ posino qualche parte di quegli travagli; de’ grandi espedienti che possino pigliare si è fare passare lo Apennino ducento o trecento lance e porre dove le stessino meglio, da che seguirebbono infiniti boni effetti in favore nostro e sbattimento d’altri. [8] Questa sarà ancora comune allo Ambasciadore*. [9] Bene vale. [10] Ex Palatio florentino, die xxvi augusti mdx.

[11] Decemviri Libertatis et Baliae Reipublice florentine.

282

[1] Copia della lettera di Ruberto Acciaiuoli.

[2] Magnifice Orator etc. [3] *E’ si è scritto dalla partita tua di qua fino a oggi assai volte, in Corte al Maclavello ed a Milano al Pandolfino, tutto quello che si è resoluto dí per dí sopra quelle richieste che ne sono state fatte, e dell’uno loco e dell’altro. [4] E sempre perché in Corte ed in Lombardia si proceda a un medesimo modo, si sono mandate in Corte le copie di quelle di Milano, e cosí e converso. [5] E però noi non replichereno per la presente quello e quanto si sia fatto da quello tempo in qua, pensando che dal Machiavello ne potrai facilmente avere la totale notizia; e maxime di quanto ultimamente si è scritto alli* 18, xxii, 24 *e* xxv *del presente per resposta e resoluzione di dua parti principali: e dichiararci per loro e mandare le gente in Lombardia, in conformità di che sarà ancora la presente per resposta di dua del Maclavello de’* viiii *e* xiii *contenente molto piú largamente che qualunche altra sua e’ dua medesimi effetti. [6] E benché per tutte le preallegate si sia fino ad oggi detto assai e quasi tutto quello che si poteva, tutta volta per piú chiarezza della cosa noi non ci curereno scriverne ancora oggi particularmente. [7] A noi pare che il Re non confidi totalmente di noi e, per chiarirsi bene dell’animo nostro, voglia che ci scopriamo amici suoi e l’accompagniamo con l’arme in questa guerra; ed oltre a questo che mandiàno in Lombardia la gente, offerendoci d’altro canto assai e molto piú che non si conviene alle condizioni nostre, maxime ora: non pensando come quelli duoi primi effetti si possino fare a un medesimo tempo, e con sicurtà nostra, e di quanto carico e spesa sia quell’altro. [8] L’obbligo di mandare le gente in Lombardia si confessò sino a dí* xviii * e non si mostrando ancora le cose tanto pericolose, si consentí il tenerle ad ordine per farne poi* etc., *subiungendo nondimeno quelle ragioni e respetti che ci movevano al contrario, il che poi si è per tutte le altre iustificato ogni dí piú. [9] E siamo condotti in loco che sanza uno evidente pericolo nostro non le possiamo discostare da noi; e le cagioni sono assai. [10] Il Papa è in questa guerra con il Re e dice e vuole avere per inimici tutti quelli che in alcuno modo se li oppongano; e perché le parole non bastano, egli ha anche proveduto di forze: àcci messo intorno Marcantonio a Sartiano in quello di Siena, Gian Pauolo a Perugia; e ciascuno di questi condottieri è sufficiente a metterci in travaglio questa parte di sopra. [11] Ma questa parte non basta, perché e’ fa venire del Reame le trecento lance dovuteli dal Re di Spagna per la investitura* etc., *e puossi credere che se n’abbi a servire dove li parrà. [12] A questo si aggiugne la disposizione de’ Sanesi e Lucchesi. [13] E perché tu intenda quanto la è inclinata a’ servizi del Papa, sappi che ’ Lucchesi, fatti come sono, hanno di già ordinato di assaltare lo stato del Duca di Ferrara in Carfagnana di voluntà e licenzia del Papa. [14] Sonci dipoi tutti li altri stati del Papa, quali non sono pochi, da’ quali tutto lo stato nostro è circundato. [15] Ha il Papa l’armata a Civita in numero assai di legni e con sopracarico di assai fanteria, con la quale in un subito si può volgere dove vuole a’ danni nostri dalla banda di sotto. [16] Ed oltre a tutte queste cose ha in mano sua la nazione nostra a Roma. [17] Tutte queste cose ci fanno andare con respetto prima a scoprirci avanti al tempo, dipoi a offenderlo. [18] Né creda veruno che noi augumentiamo queste cose piú che le sono, perché in fatto le sono cosí e la natura del Papa è quale tu sai, súbita e precipite. [19] E se gli à ardito manomettere un Re come è il Re di Francia sanza causa, ed assaltare una Ferrara difesa da sua Maestà, con manco respetto potrà muoversi contro di noi e sperarne ancora onorevole fine perché le facultà nostre non sono equivalenti alle sue. [20] A tutti questi disordini che a noi importano il tutto, ci è solo questo remedio di lasciarci con l’arme nostre, con le quali ci potreno defendere, e mentre che l’areno in casa non sareno forse manomessi. [21] Queste comodità sono grandi a noi, ma le non sono ancora piccole in beneficio del Re perché, mantenendoci, possiamo esserli a qualche proposito e profitto; perdendoci e disordinandoci, possiamo poi fare molto poco. [22] Resta d’altro canto vedere che profitto le possino fare al Re: prima elle non vi possono essere se non tardi ed a tempo che verisimilmente e le cose de’ Svizzeri e di Ferrara aranno preso qualche forma; dipoi ne viene la vernata nel qual tempo saranno disutile. [23] E quando bene le cavalcassino da oggi con quella piú prestezza che si può, non possono stare in fazione che un* xv *o* xx *dí, maxime in Lombardia, per le difficultà che reca seco la stagione che viene. [24] Ècci ancora questo, che, non avendo a servire se non per difesa delli stati del Re, perché noi non voliamo che le servino ad altro, la mandata loro non è necessaria avendo che fare assai il Papa a espedire Ferrara non che assaltare il Re negli stati sua. [25] E quando le si volessino per Genova, non possono servire; per e’ Svizzeri sono tarde in modo che, posto insieme il pericolo grande nostro ed il poco beneficio del Re, la ragione vorrebbe che noi non ne fussino per ora stretti altrimenti. [26] Il Maclavello scrive esserli stato ordinato che avvisi il tenelle ad ordine: e di piú e’ fanti de Lunigiana e di Lombardia; Francesco mostra essere stato ricerco che le si mandino a Ferrara fori dello obbligo nostro. [27] Questi dua motivi sono piú là che non si è inteso fino ad oggi; e pare a noi che vadino a quello fine che scrive il Machiavello medesimo, che voglino averci in compagnia con l’arme contro li inimici loro, non pensando quanto importi fare di noi una tale declarazione innanzi al tempo; e che ne’ fanti corre spesa dalla quale noi siamo soprafatti come loro sanno, ché tutto lo anno passato aviamo aúto debito ducentomila ducati per le spese e pagamenti fatti, e questo anno ancora ce ne resta piú che* 80 mila, e *che nello aiutare Ferrara si viene in un pericolo quale si dice di sopra, il quale noi patiremmo convenientemente, ed il Papa aria iusta cagione di farlo e procedere contro di noi con le censure e con le arme. [28] Parrà forse questa resoluzione troppo respettiva e timida; e nondimeno ella è naturale e ragionevole se il fine di queste richieste è scoprirci e declararci, e che non basti loro l’affezione naturale, l’obbligo scritto, la opinione d’ogni altri che ci tiene sospetti ed inimici solo per questo conto. [29] Veghino almeno di richiedercene in tempo che noi lo possiamo fare con sicurtà nostra, la quale noi non possiamo fare mentre che le gente loro saranno in Piamonte ed in Verona ed a Ferrara occupate ed impegnate in altre fazioni, perché la inimicizia d’un Papa come è questo non si può né debbe pigliare a caso. [30] E quando pure e’ voglino da noi altra declarazione, chieghino; perché dove è la disposizione, sempre sarà lo effetto, potendo e dovendo farlo. [31] Perché quando e’ mancassi o uno o tutti a dua questi respetti, il Re non debbe volere quello che noi non possiamo e molto meno quello che noi non dovessimo fare, cosí per onore come per sicurtà nostra. [32] E quanto appartiene alle offerte che loro ci hanno fatte, cosí costí come in Lombardia, e di Lucca e di Siena per la recuperazione del nostro e per altro, noi conosciamo che tutto procede da affezione loro e da pensare di valersi di noi, e di danari e d’altro, ma non ci pare ancora il tempo, perché al guadagno bisogna pensare quando la piena cala e non quando la viene. [33] E oltre a questo non vediamo di presente potere entrare senza travaglio grande in simili pensieri, e crediamo che sia piú al proposito nostro adoperare per ora lo scudo e la spada. [34] E però sanza venire ad altri particulari tu responderai a questa parte, quando te ne sia ragionato, che noi aremo sempre caro omni beneficio ed onore che ci farà il Re; e che quanto piú onorati e gagliardi saremo, tanto piú sua Maestà si potrà valere. [35] E per ridurre in somma quanto ti si scrive per la presente e si è scritto per altre al Maclavello circa il mandare le gente in Lombardia, la conclusione nostra è non ci parere a proposito né per la sicurtà nostra, né per beneficio del Re, per tutte quelle ragioni che si sono scritte fino a oggi, delle quali arai notizia dal Maclavello, e molto meno quando avessino a servire ad altro che alla difesa delli stati del Re; cosí circa il declararci altrimenti, che noi siamo deliberati già è gran tempo, e non vedere come lo possiamo fare sanza metterci in un subito e manifesto pericolo; ed in ultimo delle offerte fatteci, seguirne per ora quanto si dice di sopra. [36] Avanti ieri si scrisse al Maclavello per via di Milano e se li disse ciò che ci era di nuovo; dipoi non è seguíto altro; e però fareno sanza dire altro. [37] Questa s’indirizza a te e nondimeno al Maclavello si scrive che, sendoli portata prima che tu arrivi in Corte, la tenga appresso di sé fino allo arrivare tuo quando non fussi per essere piú lungo che dua o tre dí, o che la dilazione recassi disordine, nel quale caso li aviamo commisso l’apra e proceda secondo il bisogno. [38] Come si dice piú volte di sopra per tutte le preallegate nostre si è scritto al Maclavello infinite ragioni che ci muovono a questi respetti, cosí ancora di quello che noi crederremo che giovassi assai per le cose di qua. [39] Vedrai tutte dette lettere e caverai quelle ragioni e ricordi che vi sono, che sono assai, per servirtene in queste agitazioni*. [40] Bene vale. [41] Ex Palatio florentino, die xxvii augusti mdx.

[42] Decem Viri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

283

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini etc. [3] L’ultime che io ho da vostre Signorie furno de’ dí xi del presente; aranno dipoi quelle aúto piú mia de’ tre, 9, 12, 13, 18 e 24 di questo, per le quali, quando sieno arrivate salve, aranno inteso el procedere di costoro nelle cose di qua.

[4] Ieri ci fu nuove Modona essere perduta, donde costoro sono stati ieri ed oggi in Consiglio sopra questa materia; non so che deliberazione si abbino fatta. [5] Ho visto bene questo dí l’Oratore di Ferrara, che li andava a trovare, che stava di mala voglia. [6] El quale mi replicò quello che io scrissi per l’ultima mia avermi detto: come *cotestoro li aveno assai volte* pro*messo galiardi aiuti e fattone la deliberazione e poi revocatogli, come quelli che credono el Duca possa aiutarsi da sé; e da l’altra parte sono in su questi gran loro partiti, né pensono a quello che in questo mezzo può occorrere, e chi si ha male si ha il danno.

[7] Rubertet, come per altra dissi, è stato malato di questa tossa ed andandolo io dua dí fa a vedere e trovandomi solo seco, nel ragionare con lui di molte cose, li dissi, parendomi cosí a proposito di* vostre Signorie, *che se questa guerra infra il Papa ed il Re giva innanzi, che bisognava il Re avessi un gran respetto per il bene suo e vostro nel pigliare forma di valersi di* vostre Signorie. [8] *Perché quando tali ragionamenti si facevano, bisognava recarsi innanzi e discorrere quello che voi potete, dove voi sete posti e che profitto voi possiate fare ad il Re; e che la prima considerazione si aveva ad avere era che voi eri poveri e per la lunga guerra aúta e per le spese fatte, di che ancora non ne siete fuori: non si poteva ragionare di voi come di gente potente e fresca in tale spendere. [9] Appresso si aveva a considerare el luogo dove voi eri posto, che eri circundati dal Papa e da’ suoi amici, al quale con ogni suo piccolo spendio era facile da molte parti darvi briga con pericolo e spendio grandissimo vostro; e che questo poco moto de l’armata de’ Viniziani vi aveva fatto mettere in Pisa parecchi centinaia e centinaia di fanti, il che non era passato sanza spesa grande vostra. [10] Donde era necessario considerare bene questo, che il Re pensassi quando vi richiedeva di favori contro al Papa che fussino di sorte che facessino a sua Maestà bene e non male. [11] Perché quando e’ non fussino per farli molto profitto e da l’altro canto fussino per suscitare addosso a* vostre Signorie *una nuova guerra – per la quale fussi non solamente necessario che il Re rimandassi a le vostre* Signorie *li aiuti detti, ma etiam vi aggiugnessi de le sua genti, e dove sua Maestà ha ora a* pro*vedere a Ferrara, a Genova, nel Friuoli ed in Savoia, egli avessi anche a provedere in Toscana –, tali favori sarebbeno molto piú dannosi a sua Maestà che utili. [12] Per la quale cosa io lo pregavo e’ ci facessi avere buona avvertenza e pensassinsi le cose saviamente, perché chi voleva prudentemente iudicare aveva a tenere per fermo questo, che se questa guerra con il Papa andava innanzi, e’ Fiorentini farebbono uno grande aiuto ad el Re, quando e’ si difendessino per loro medesimi con quella industria potranno e non abbino bisogno degli aiuti di sua Maestà, considerato dove sono e con che facilità e da quante parte il Papa li può battere. [13] Pertanto quando e’ si ragionava in Consiglio «e’ si vole che ’ Fiorentini faccino e dichino», lo pregavo che tale domande e disegni sopra di loro fussino bene pensati, io non dubitavo che tutto fussi prudentemente determinato; e che li stava piú a sua* Signoria *che a li altri il farlo, per intendersi piú de le cose d’Italia che non faceno gli altri. [14] Parvemi che gli avessi piacere di questo ra­gionamento e mostrò notarlo. [15] Ed io nondimeno non mi spicco da quella opinione, che io vi scrissi per altra, che sieno per volervi in ogni modo mescolare in questa guerra a la scoperta quando la vada innanzi*. [16] Tamen non mancherò di parlare le medesime cose a questi altri, *facendole sempre in modo che non credino si dica questo per non osservare e’ capituli*; ma dove le ragioni si toccono con mano, come si fa qui, non ci doverrebbono potere essere simili sospetti.

[17] El Re partirà di qui sabato o lunedí, se non si muta, per ire a Torsi dove si debbe fare quello concilio che si doveva fare ad Orliens. [18] Ed è dreto a questo suo disegno per a tempo nuovo; *el quale, come per piú altre si è detto, si colorirà galiardamente quando l’Imperadore ed il Re d’Inghilterra stieno seco. [19] Ma quando costoro li mancassino sotto ed e’ Svizzeri si mantenessino con il Papa, e’ si volgerà solum a guardare li stati sua. [20] Né si crede potessi disegnare altro, fino non ne avessi smatassato qualche uno di loro; ed ogni altro che avessi bisogno di loro arebbe pazienza*.

[21] Sono costoro in buona opinione della venuta di Gursa, e poi si disse che doveva partire a dí 13 non se ne è inteso altro. [22] E questi Oratori imperiali non mostrono di avere dubbio veruno di discordia infra lo ’mperadore e questo Re. [23] Ed hanno aúto a dire che infra pochi dí el Papa arà tale cane a la coda e penserà ad altro che a fare guerra a Ferrara; e dicono che viene per il Friuoli a’ danni de’ Viniziani tremila Buemi di piè e dumila cavalli tedeschi. [24] Se fia vero, si doverrà intendere meglio con el tempo.

[25] *Scritto fino qui, ho parlato a lo Oratore di Ferrara, quale dice come si è deliberato che Ciamonte subito mandi a Parma* 300 *lance e* 2000 *fanti, e’ quali si debbono coniungere con* 1400 *fanti che il Duca ha a Reggio. [26] Il disegno loro è, se lo esercito del Papa va ad assaltare la Mirandola, andare a ripigliare Modona. [27] Ma quando si stia in Modona, che queste genti da una parte, e le altre genti che sono con* Monsignore *di Ciattiglione da l’altra, assaltino dette genti del Papa in Modona. [28] Né fa dubbio che, non si mutando questa commissione e non si ingrossando il Papa, che lo esercito di detto Papa non sia per ritirarsi, a voglia egli* o *no. [29] Altro non ci è di nuovo. [30] Raccomandomi a le Signorie vostre. [31] In Bles, die 27 augusti 1510.

[32] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius.

[33] Qui si è questo dí bandito per parte del Re, e cosí ha commesso si faccia per tutto il suo Reame, che nessuno ardisca mandare a Roma per alcuna causa benefiziale o altra cagione, sotto pena di corpo e beni, ed in tutto ha levato l’ubbidienza al Papa. [34] Costoro sanno come il Papa va dicendo che ha con questo Re la pace nella scarsella, e tanto piú si sdegnano. [35] Fovvi di questo fede, che potrebbe per ora dire il vero; ma se riesce loro fermare il piede con lo Imperatore, e’ ne rimarrà ingannato. [36] Sí che chi li dicesse questo, gli dirà la verità: e se sua Maestà non usa questa occasione a benefizio suo, e’ se ne potrebbe facilmente pentire; perché a volere che gli svolga l’Imperatore da costoro, gli bisogna (iudicandosi ragionevolmente) avere piú che dare e che promettere di costoro, li quali, come per altra mia si è detto, non sono per perdonare a nessuna qualità di condizione che lo Imperadore voglia, perché ogni altra ferita, ogni altra ingiuria parrà loro piú onesta e piú sopportabile che quella del Papa. [37] E questo Re, né dormendo né vegghiando, sogna altro che il torto gli pare ricevere da sua Santità, né ha in animo altro che la vendetta; e questo dí mi è stato detto di nuovo da uno di grande autorità, che lo Imperadore non va ad altro cammino, se non a tirare questo Re alla divisione d’Italia.

284

[1] Nicolao Maclavello.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Questo spaccio per Lione ci giugne adosso inespettato ed ad ore 24, in modo che non è possibile respondere alla tua de’ 18 ricevuta questa mattina per via di Milano; farassi altra volta. [4] *E questa dilazione nocerà tanto meno quanto a dí passati per via di Milano ti si scrisse lungamente ed avanti ieri ultimamente a Ruberto, pensando che debba essere presto in Corte. [5] Questa medesima cagione ed ancora la festa è causa che non ti possiamo ordinare li cinquanta scudi che tu desiderresti. [6] Farassi per il primo. [7] Altro di nuovo non ci è che scriverti perché delle cose di Genova e di Lombardia la ragione vuole che ne sappiate piú e meglio di noi; di verso Roma non vi si può dire, sed non che ’l Papa è venuto a Viterbo e l’armata di Civita può essere fuori, cioè venuta avanti verso Porto Ercole e Telamone, che cosí s’intendeva doveva fare. [8] El numero d’essa per via di Roma s’intende essere xii galee sottili ordinarie, tre grosse, una fusta, e tre navi biscaine, e la galeazza del Papa. [9] La franzese s’intende oggi essere venuta parte a Portoveneri e parte a Portofino, che cosí ci ha referito uno venuto a posta dal Governatore di Genova per significarci la venuta di detta armata ed offerirci etc., il quale offizio ci è suto gratissimo. [10] Mostra oltre a questo essere venuto per ritrarre ciò che s’intendeva qui di verso Roma dell’armata inimica; e noi in questa parte li aviamo satisfatto in tutto quello che si poteva. [11] L’altre cose nostre si stanno ne’ medesimi termini in suspezione non piccola per conto di questa armata di sotto; e di sopra per conto di questi condottieri che vi ha el Papa, il quale ogni dí si mostra piú animoso e si prepone grandi effetti, invitato da questa sua fortuna. [12] Ferrara si sta cosí in pericolo grande e per ora tutto depende dal termine che si piglierà con e’ Svizzeri; ed assettandosi questa parte, le altre cose si assetterebbono facilmente. [13] Questa voliamo sia comune a Ruberto quando fia costà*. [14] Bene vale. [15] Ex Palatio florentino, die 29 augusti 1510.

[16] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

285

[1] Die 29 augusti mdx. [2] Roberto Acciaiuolo Oratori apud Christianissimam Maiestatem.

[3] Magnifice orator etc. [4] Con la presente sarà una scritta poche ore sono al Machiavello per risposta d’una sua de’ 18, per la quale non si dice molto, avendo scritto avantieri lungamente a te sopra quanto il prefato Nicolò ci aveva scritto de’ 9 e 13, e quanto ci scriveva di Lombardia il Pandolfino, maxime circa la richiesta di queste genti, le quali oramai non è possibile pigliarne altro partito di quel che s’è scritto piú volte a dí passati: perché li pericoli si monstrono ogni dí maggiori e le genti scemano, come tu vedrai per le incluse copie. [5] Questa sera, poi che avemo scritto a Machiavello, ci sono venute in mano molte lettere date a Viterbo ed altrove. [6] Per tutte si ritrae universalmente il Papa, dopo la venuta sua a Viterbo, voler venire a Loreto e dipoi per Romagna a Bologna ed in ultimo a Ferrara, sperandone la vittoria, invitato e condotto da questa sua fortuna. [7] E del venire fino a Bologna si può tener per certo, dove ancora forse spera con lo avvicinarsi tener fermi li Svizzeri al passare e con la presenzia sua riscaldare l’impresa. [8] Tra le altre lettere ne abbiamo trovato dua del contenuto che tu vedrai per le incluse copie. [9] E cosí si vede verificarsi quello di che noi abbiamo sempre dubitato in questi nostri condottieri, che per esser sudditi del Papa ce li avessimo a perdere; puossi dubitare ancora delli altri quando si avessi ad entrare in fazione contro al Papa. [10] E veramente questa cosa ci reca tanto disturbo e pericolo quanto si possa imaginare, perché noi dubitiamo che costui per il Sanese non si vadi a coniungere con il signore Marcantonio dalla banda di sopra, dove tutti a dua con Giovampaulo potrieno fare assai. [11] Vedesi oramai tutto il disegno del Papa e noi fra pochi dí pensiamo potere essere molestati, perché la fama è cosí e lui lo dice e se ne vede l’ordine; e questa sua venuta a Bologna doverrà spignere assai le cose. [12] Noi rimaniamo qua in pericolo e mezzi disarmati, però non è possibile discostare da noi quelle poche genti che ci restano; anzi, saria bisogno essere accomodati di quello che si potessi. [13] Però noi vorremo che alla ricevuta della presente tu conferissi tutte queste cose alla Maestà del Re e la ricercassi generalmente di consiglio sopra quello che fussi da fare; dipoi, che noi voliamo di presente condurre fino in 200 o 300 uomini d’arme, quali ci potessino venire a servire ora; ricercare la Maestà sua se noi potessimo col favore ed opera sua essere accomodati a nostre spese di qualche condottiere italiano, diciamo italiano per poterli sopportar meglio. [14] E di questo fa’ seco instanzia, perché il bisogno è grande ed il pericolo maggiore. [15] Il signor Muzio ci ha a servire tutto dí 15 del mese futuro, e come è detto se ne doverrà andare per il Sanese a trovare il signor Marcantonio. [16] Potrebbe essere che si replicassi costí che noi ritenessimo il signor Muzio, le genti, e lo svaligiassimo, ma questo non si farebbe mai respetto allo onore e nazione nostra di Roma: perché finita la condotta gli è libero; e quanto gli ha fatto di male si è che ci ha tenuto di dí in dí in speranza di fare etc. [17] Vedrai di tutte queste cose rispondercene per il primo con miglior ritratto ti sarà possibile. [18] La fretta che ci fa questo corriere non ci lascia dire altro. [19] Ricordiamoti un’altra volta usare ogni diligenzia e fare ogni opera questo resto delle genti non ci sieno cavate di casa, e che se gli è possibile noi siamo accomodati per li nostri danari di qualche condottiere italiano. [20] Ciò che ci è di nuovo si scrive per la alligata al Machiavello e per conto di tali avvisi servira’ti di quella. [21] Bene vale.

286

[1] Egregio maiori meo plurimum honorando Domino Niccolò Machiavello etc.

[2] Egregie vir maior plurimum honorando etc. [3] *Come arete inteso, si è ritratto dal Cardinale di Volterra come con il Papa non truova stiva perché è elevato e pàrli avere Ferrara in mano, e Genova afferma affermativamente si abbi ad acconciare a voglia sua; e non ne fa dubbio alcuno per le intelligenze dice avervi e per sapere la voglia di là* etc. [4] *E pensa lunedí, che sareno a’ due del presente, partire da Montefiasconi per andare a Loreto e di là a Bologna, e da Bologna a Ferrara, e da Ferrara, accozzate le gente de’ Viniziani con le sue, pensa spingersi a Parma e poi piú avanti tanto che cacci il Re di Italia. [5] Questa è la fantasia sua e pàrli avere tutto in mano; ed ha usato dire che delibera o di morire o di vincere. [6] Le gente viniziane si truovano libere, ed accozzate con le sue faranno una grossa mazza; la importanza è, quanto a questa parte, non lasciare perdere Ferrara in alcuno modo e non permettere che le gente de’ Viniziani si unischino con quelle del Papa; ché consequendo Ferrara ed accozzando le gente dei Viniziani con le sue, pensa che ’ Svizzeri abbino a venire ad ogni modo, e con questa andata sua muoverli quando non pensassino loro di muoversi altrimenti. [7] E però si debba di costà fare ogni cosa per posare questo moto de’ Svizzeri per avere le gente d’arme libere, che bisognerà non solamente per loro ma ancora per noi. [8] Perché in prima ha fatto grossissima armata per mare ed ha a Civita Vecchia parecchi migliaia di fanti, e’ quali vuole per batterci nelle Maremme, a Livorno ed a Pisa, dove ci tiene in grande tormento e spesa, perché abbiamo avuto a distribuire tutte le gente d’arme ci restano che sono poche. [9] Perché avendoci levato Marcantonio ed ora Muzio per mezzo di Fabrizio e di Prospero che mostra grande disegno, e forse con consenso del Re di Spagna, sapete che gente ci restino che sono poche. [10] Abbiamo tentato di levare delle gente sue, né se ne può avere perché ha tanto ampliato lo stato che tutti e’ suoi soldati sono sudditi della Chiesa; ed ancora non siamo sanza grande timore che questi altri quattro principali che ci restano, per avere lo stato loro nel dominio della Chiesa, e buono stato, non ce la faccino*. [11] E però sarebbe necessario, *sanza che voi ve ne obbligassi, di ricercare se si potessi avere per insino alla somma di dugento uomini d’arme di gente italiane sotto due o tre capitani, che ve ne fussi uno atto a comandare alli altri; e questo potete tentare come da voi sanza obbligarci a nulla come è detto. [12] E quando non si potessino avere di quelli che hanno le condotte fatte, ricercate chi sarebbe in Lombardia di governo e di reputazione da potere condurre: non ne date alcuna certezza, ma avvisate scrivendo allo Officio de’ Dieci e significando tutto quello che si potessi fare, perché cosí restiamo con grandissimo pericolo: e tutto procede dalla partita di Marcantonio, che avamo le migliori gente di Italia, e meglio ad ordine; Iddio perdoni a chi ne ha cagione. [13] Rispondete ad ogni modo sopra a questa parte che è importantissima e necessaria, come per voi medesimo potete comprendere. [14] Abbiamo avuto a fornire di fanterie Campiglia, Bibbona, Vada, Livorno e Pisa grossamente, e perché il Papa accozza insieme Marcantonio e Muzio, Giovan Pagolo ed uno altro condottiero con settanta o ottanta uomini d’arme, ed uno di questi Vitelli, e vedesi che pensa di muoverci dal canto di sopra e colla armata da mare ponendo in terra le fanterie; le quali cose di quanto pericolo e di quanto momento sieno a una città stracca ed affannata come questa si può molto bene pensare di costà. [15] E però sarebbe necessario che per i nostri danari ci potessino valere di qualche gente d’arme italiana con uno buono capo; ma non ci obbligate a nulla e scrivete come di sopra. [16] Quando mandassino in Lunigiana uno centocinquanta lance, farebbono grandissimi effetti e buoni perché assicurerebbono tutta la Riviera di Levante, terrebbe fermi ’ Lucchesi che non pazzeggiassino come dubitiamo che non faccino accostandosi le gente della armata da mare. [17] Sarebbono preste a servire quando bisognassi a Parma, e qui darebbono grande animo e farebbono effetti ottimi e per altri e per noi. [18] Ma il Papa fa grande fondamento o per amore o per forza di tirare la città alla voglia sua, parlando largamente che delibera mutare questo governo che è troppo franzese e tenta tutto e’ modi da venire a simile effetto. [19] Ed è tanto avanti che io non vi voglio scrivere altro se non che ci è chi bisogna abbi buona cura alla persona sua. [20] Ferrara pensano di incommodare delle mulina, e questo credono fare facilmente con una armata; e levato via il macinato, credono chi vorrà fare arà scusa di levarsi. [21] Iddio provegga a’ bisogni nostri e mantenga e’ buoni. [22] Mandate una lista di tutti e’ condottieri loro italiani con quanti uomini d’arme, con quanto soldo e con che provisione alle persone loro; e confortate che spinghino in Italia nuove gente a cavallo perché rispetto al moto de’ Svizzeri queste che ci sono non bastano*.

[23] Postscritta.

[24] *E’ si è inteso per buona via come il Duca di Ferrara ha mandato via per Po molti giorni sono grande somma di robe; e chi l’ha viste a Busse, che dicevano andare a Milano, contò quaranta carra cariche*. [25] Essendo cosí *si farebbe e’ fatti suoi a soldare qualche somma di fanti e defendergli lo stato e dipoi fargli pagare a lui, il che sarebbe molto ragionevole. [26] Non ci allegate ed usate questo avviso come vi parrà piú a proposito. [27] Iterum bene valete. [28] *Questa e l’altre lettere sono state tocche da me e per farle piú piccole.

[29] Stando in dubbio se in questa lettera è dí o subscrizione, avete da sapere che ve la scrive il vostro ser Antonio della Valle a dí 30 di agosto 1510.

287

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] A’ Signori di Florenza.

[3] Copia d’una de’ 30 tenuta a 31 d’agosto.

[4] Magnifici Domini. [5] A dí 27 fu l’ultima mia per la quale scrissi quanto mi occorreva; comparsono ieri dopo desinare le vostre de’ 17 con la copia della lettera al Pandolfino. [6] *E conferi’ a Rubertet quanto avevi deliberato circa la venuta di Giovanni Girolamo perché con il Re non ne parlerei, non me ne avendo lui mai voluto parlare; né con altri occorre parlarne. [7] Al quale Rubertet piacque la deliberazione, tamen disse dubitava che quando il Papa volessi non fussi piú a tempo; nondimanco che ’l praticare non posseva nuocere, facendosi le cose con onore del Re* etc. [8] Dissemi che le genti del Papa erano ite a la Mirandola donde erano state levate da le loro genti con una gran rabbuffata. [9] Dissemi che de la Magna era venuto uno uomo a posta e portava inter cetera la partita certa di Gursa a dí 13. [10] *Non approvò che* vostre Signorie *per scusa del non mandare le genti allegassi le pratiche di Roma, perché questa Maestà non vorrebbe che si sognassi che venissi da lui a tentare la pace; e* per *questo non ne volle parlare, né volle che veruno de’ sua scrivessi e disegnossi che tutto trattassi come da voi. [11] Ora lo averlo fatto intendere a Ciamonte era male e ne stette di mala voglia; piacquelli che io lo avessi taciuto oggi in Consiglio, come appresso si dirà*. [12] Questi ragionamenti ebbi io seco iarsera ad una ora di notte seguíte furno tutte le cose infrascritte.

[13] *Subito che io ebbi le vostre lettere, ed inteso il contenuto di quelle ad el Pandolfino circa le genti domandate da Ciamonte, andai per parlare ad il Re, il che non mi riuscí per essere sua Maestà ancora chiociccia de la tossa ed in quel tempo anche si trovava rinchiuso con la Reina. [14] Donde io, per non perdere tempo, mi transferi’ a casa del Cancelliere dove era ragunato il Consiglio. [15] Ed intromisso da loro, dissi a quelli la richiesta che Ciamonte* vi *aveva fatta per uomo a posta del mandare vostre genti in Lombardia per servirsene a la guardia de le cose del Re, donde che voi, sopra ogni altra cosa desiderosi di osservare li capituli, avevi sanza diferire voluto dare ordine a quello fussi di bisogno per levarle. [16] Ma perché ci correva qualche tempo in espedirle, vi pareva in questo mezzo, per il bene del Re* e *vostro, mostrare ad il Re ed a Ciamonte la importanza di questa deliberazione, acciò che tutti quelli mali che ne risultassino, l’intendino che* vostre Signorie *li preveggono. [17] E però fanno intendere come la Maestà del Re ha a considerare che la ha per nimico il Papa, da le forze del quale* vostre Signorie *sono intorno intorno circundate. [18] El volere ora che* vostre Signorie *mandino le loro genti fuora di casa non è altro che voler lasciarvi disarmati in mezzo de’ nimici vostri, da’ quali possiate in uno subito essere oppressi, e di che ne abbi a resultare di necessità uno de’ dua mali: o la oppressione vostra o che quam primum el Re sia forzato, non solamente rimandare a* vostre Signorie *subito le* vostre *genti, ma aggiugnerne de le sua; e che il Re oltre a le spese che li ha di difendere Ferrara, servire a l’Imperadore, ovviare a’ Svizzeri e guardare Genova, se li aggiunga ancora lo avere a difendere con sua spesa grande Toscana e Firenze, o perderselo. [19] Donde* vostre Signorie *li pregavono fussino contenti vedere da l’un canto l’utile che caveranno de le vostre genti fuori di casa vostra, che fia nullo, e da l’altro il danno che è per recare a le cose del Re e periculo a le* Signorie vostre, *che fia grande. [20] Né credevo che in quello Consiglio fussi mai pensato la piú dannosa deliberazione e quella che da ogni parte era inutile e pericolosa, sí che* vostre Signorie *lo aveno voluto ricordare, acciò di nuovo ci potessino pensarci su; né dubitavono non avessino a conoscere questa verità e iudicare che tenere queste genti in Toscana sarebbono ad il Papa maggiore freno in bocca che averle altrove. [21] E come io aveva detto loro ne’ dí passati, cosí raffermavo loro che, se questa guerra con el Papa andava innanzi, il Re si varrebbe assai di* vostre Signorie *quando e’ non avessi briga di difenderle, considerato el sito dove sete e quanto debili e stracche. [22] Parvemi di stare tutto in su la spesa e periculi loro e vostri sanza entrare in altro perché, se io allegavo cosa che dependessi da loro, o e’ se ne sarebbono adirati, o e’ se ne sarebbono risi. [23] Perché, come sa el Girolamo, Rubertet solo e chi lui sa hanno dato principio a quello che lui portò. [24] Li altri, da la Tramoia in fuori che ci è venuto volentieri, ci sono suti tirati da costoro. [25] Ed il Re si è fatto intendere a la sfuggiasca, sí che bisogna tale pratica trattare discretamente e non la pubblicare* etc. [26] *Stettono ad udirmi tutti attentamente e, finito ebbi di parlare, dissono che io aveva detto prudentemente e che sarebbono questa mattina con el Re e credevono darmi risposta che mi satisfarebbe, perché conoscevono era necessario salvare e non mettere a periculo* vostre Signorie.

[27] Questa mattina dipoi dopo la messa, andandosi el Re a spasso per el giardino, io mi accostai a sua Maestà e li dissi tutto quello avevo ieri detto al Consiglio e piú quanto mi parve a proposito in corroborazione di quelle ragioni. [28] Risposemi sua Maestà che penserebbe a tutto e dipoi mi farebbe rispondere. [29] Parlai dipoi con tutti quelli del Consiglio a la spartita, sollecitandogli a trarre detta risposta el piú presto possevono, mostrando quello che la dilazione ne importava. [30] Dissonmi fussi oggi al Consiglio dove, dopo desinare, mi transferi’; e stato là gran pezzo fui messo drento, *dove el Gran Cancelliere mi disse come quelli signori aveno udito quanto per parte di* vostre Signorie *avevo loro esposto e, parendo loro che le ragioni allegate fussino buone, conosciuto la qualità del Papa e dove è posto lo stato vostro, accettavono el buono animo di* vostre Signorie *non altrimenti che se voi avessi mandate dette genti e che avevono concluso fussi bene le rimanessino in Toscana. [31] Volevono bene che* vostre Signorie *le tenessino preste e cosí tenessino ad ordine quelle fanterie hanno in Lunigiana, ché, volendo el Papa molestare Genova, le potessino in uno tratto spignerle in là per favorire le parti del Re; e che non mi davono questa per risposta ma solum per deliberazione fatta infra loro e che domattina sarebbono con il Re e che ne risponderieno resolutamente. [32] Parvemi da non disputare altrimenti questa loro risposta perché da l’un canto el soccorrere Genova per voi non credo si possa negare, da l’altro e’ domandono una cosa che per ora non si vede abbi a bisognare; perché, se l’armata del Re sta superiore a quella del Papa ed e’ Svizzeri non passino, io non so quello che ’l Papa possa fare a Genova. [33] E cosí mi parti’ da loro per attendere domattina la totale risposta, la quale doverrà essere questa medesima se le lettere che sopraggiugnessino di Ciamonte non la intorbidano con qualche sua sinistra interpretazione. [34] E per me non è mancato di fare ogni cosa di trarla oggi a fine ma io non ho possuto piú*. [35] Scritto fino qui a dí trenta.

[36] Siamo a dí trentuno e questa mattina avanti la messa, uscendo da el Re Monsignore di Parigi e Monsignore lo Tesorier Rubertet, *e facendomi io loro incontro, mi disse Rubertet come il Re aveva confermo la deliberazione del Consiglio in quel modo che il Gran Cancelliere mi aveva parlato, cioè che le genti vostre rimanghino in Toscana ma che voi le teniate ad ordine e cosí teniate ad ordine quelli fanti avete in Luni­giana da potere in uno subito soccorrere le cose di Genova qualun*que *volta per qualche accidente el bisogno lo ricercassi*.

[37] Dua dí fa si bandí qui che nessuno, alla pena di corpi e beni, vadi o mandi a Roma per causa alcuna pertinente al Papa o a la Camera apostolica.

[38] Ritraggo da uno amico *come l’armata franzese ha commissione di pigliare, potendo, e saccheggiare Piombino; il che se è vero, la festa a questa ora potrebbe essere fatta*.

[39] El Re parte lunedí prossimo per a Torsi per essere presente a quel concilio ordinato. [40] Valete. [41] Ex Bles, die 30 tenuta a 31 d’agosto 1510.

[42] Ricordo con reverenza a vostre Signorie mi proveghino, come per altra scrissi, di quelli 50 ducati per via del Panciatico.

[43] Servitor Niccolò Machiavegli Secretarius

apud Christianissimam Maiestatem.

288

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc. [2] Alla Signoria di Florenza.

[3] Magnifici Domini etc. [4] L’ultima mia fu de’ dí 30 tenuta a dí 31 del passato, le quali mandai duplicate, l’una per via di Bartolomeo Panciatici, l’altra per le poste regie a Francesco Pandolfini. [5] Contenevono in sentenza *come, dopo molte dispute, si era ottenuto dal Re che le vostre genti si rimanessino in Toscana, ma che voi le tenessi ad ordine e cosí tenessi presti quelli fanti di Lunigiana per potere suvvenire a le cose di Genova quando bisognassi. [6] Comparse iarsera el Girolamo e mi presentò lettere de’* 22 *di vostre Signorie e di bocca mi disse quanto* vostre Signorie *mi aveno scritto a dí* 17 *circa la pratica di Roma e circa le genti vostre. [7] E quanto a le genti, avendo trovato la cosa espedita, non occorre dirne altro; e quanto a la pratica di Roma, referi’ a Rubertet quanto io di già per li avvisi vostri li avevo referito e lui li ha fatto quella medesima risposta, che si aspetti quello che segue. [8] Questa mattina io parlai con la Maestà del Re e dissigli le genti si facieno a Perugia e Siena, e lo ingrossare della armata del Papa, e come sua Santità veniva con lo acquisto di Modona tanto piú a cignere el dominio vostro, e che ogni dí vi minacciava, e che* vostre Signorie *liene facieno intendere per avere consiglio da sua Maestà ed aiuto quando bisognassi. [9] Lui mi rispose che io vi scrivessi che voi vi aiutassi francamente in ogni cosa e che non era per mancarvi, come aveva detto altre volte. [10] Dissemi che aveva infino ad oggi a suo soldo* 15 mila *fanti e che aveva a sovvenire a molti luoghi, ma che tutto in uno colpo si assetterebbe, e che io parlassi con Rubertet e li dicessi per sua parte quello che faceva scrivere a Ciamonte. [11] Nel parlare feci con sua Maestà, li mostrai per tali avvisi quanto errore si sarebbe fatto a cavarvi le gente vostre di casa; ma che come quello era errore, cosí sarebbe bene e prudentemente fatto che sua Maestà facessi passare l’Apennino* 200 *lance; come le* Signorie vostre *scrivono, farebbe piú securtà a voi, comincerebbe a dare da pensare al Papa ed a li amici che li ha in Toscana, perché e’ non parebbe securo che in uno tratto dette lance non si spignessino avanti; e se cominciassi ad avere a pensare a defendersi, sarebbe meno ozioso e meno galiardo in su la offesa. [12] Pia*cque *assai a sua Maestà questa cosa e disse che lo voleva fare in ogni modo; ma che bisognava lasciare passare sei o otto dí per vedere che questi Svizzeri si fermassino, e poi le manderebbe. [13] Parlai poi con Rubertet, el quale mi mostrò come el Re scriveva a Ciamonte queste formali parole: «El Governatore di Genova ci fa intendere come il Papa vuole mutare lo stato di Firenze. [14] Pertanto come per altra vi dicemo, non voliamo che voi li richiediate de le loro genti perché voliamo se ne servino; e scriverrete loro che si aiutino francamente in ogni cosa che accadessi e che voi non sete per mancare loro dove bisognassi». [15] Io non mancai con Rubertet di fare l’officio debito in ricordare come bisognava a’ tempi fare di fatti e che ora era necessario si facessino vivi con questo Papa, altrimenti la non andre’ bene. [16] E se Ferrara si perdessi, e’ si perderebbe de l’altre cose in vergogna del Re e danno de li amici sua. [17] Risposemi che conoscevono che al Papa bisognava dare una mazzata da dovero, ed in su questa parola sogghignò, quasi dicessi: «E’ fia presto». [18] Altro non ne posse’ ritrarre. [19] Piacque ancora a lui che si facessi passare lo Apennino a* 200 *de le loro lance ma disse come il Re, che bisognava rassettarle prima insieme e veder quello facevono e’ Svizzeri* etc.

[20] *Le* Signorie vostre *vorrieno intendere che disegno sia quello del Re. [21] Le mia lettere passate lo hanno assai bene detto, ma ridicendolo, dico che il Re è tutto vòlto a tempo nuovo ed attende con praticare l’Imperadore ed altre provisione a tale maneggio. [22] Vorrebbe in questo mezzo temporeggiare e spendere el meno potessi, e queste spese a minuto lo fanno stare male contento. [23] Questa cagione, insieme col credere che il Duca potessi fare da sé, hanno fatto seguire il disordine di Modona, e queste medesime cagioni poterieno fare seguire de li altri simili disordini in danno di questo e di quel terzo là. [24] Li spera con la venuta sua in uno tratto rassettare tutte le cose sconce; e ciò che li spende prima, li pare gittare via. [25] È vero che poteva mandare piú* 200 *lance a Ferrara che lo potevono salvare: questo non si è fatto per difetto non tanto suo ma di chi maneggia qua ed in Lombardia le faccende sua a minuto. [26] E Dio voglia che il tempo non scopra a danno del Re e d’altri quello importi essere morto el Legato, perché, vivente lui, Ferrara non pativa mai tanto. [27] Perché il Re, non sendo vivente Roano uso a governare minutamente queste cose, le stracura; e questi che lo governono ora non pigliono per loro medesimi autorità veruna non che fare, ma di ricordare che si facci. [28] E cosí mentre che ’l medico non vi pensa ed il servigiale lo stracura, lo ’nfermo si muore. [29] E parlando io oggi con Rubertet, venne uno dipintore che li portò la immagine del Legato morto, in su la quale dopo un sospiro disse: «Se tu fussi vivo, noi saremo con il nostro esercito a Roma», le quali parole mi confermono piú in quello che sopra è detto.

[30] Scritto fino qui, a Rubertet è parso che Giovanni Girolami referisca ad il Re personalmente quanto* vostre Signorie *hanno circa la pratica di Roma dopo la sua venuta, e cosí ha fatto; e ad el Re è satisfatto. [31] È stato ordinato costí di modo che, poi che il Re si è in questa pratica piú scoperto che prima, è da sperarne piú e potrassi qui ed a Roma trattarla piú liberalmente. [32] Dio voglia che a Roma si dia principio a qualche cosa di buono avanti che di qua si muti opinione ed animo*.

[33] Di nuovo non ho che dire a vostre Signorie sed non raffermare tutto quello ho scritto per lo addreto. [34] E quanto a’ Svizzeri, costoro praticono tuttavia di accordarli e ritraggo di assai buono luogo come dicono averne già fermi 8 Cantoni. [35] Ed il segno sarà li abbino accordati, quando le genti del Re con el Gran Mastro si partiranno da’ confini loro, ed in mentre vi staranno fia segno che costoro saranno ne’ medesimi sospetti. [36] E quando le si partiranno, vostre Signorie ne potranno avere dal Pandolfino piú presta e vera notizia.

[37] Le provisioni fatte per Ferrara si dissono per altra, né per questa si replicheranno; e non deve essere vero si perdessi, come si disse costí, perché qui non ce ne è nuove, né pare se ne dubiti.

[38] Postdomani partirà el Re per a Torsi dove si fa el concilio. [39] Che Dio lasci seguire el meglio. [40] Ex Bles, die ii septembris 1510.

[41] Servitor Niccolò Machiavegli apud Regem Christianissimum.

289

[1] Roberto Acciaiuolo Oratori apud Christianissimam Maiestatem. [2] Die ii septembris 1510.

[3] Magnifico Orator etc. [4] Il Machiavello doverrà, allo arrivar tuo in Corte, averti tra le altre cose riferito certo disegno e deliberazione del Re e de’ suoi agenti, per il qual venne qua in poste 4 o 5 giorni dopo la partita tua Giovan Girolami; ed el Machiavello predetto ne scrisse a lungo alli 3 del passato. [5] La somma e lo effetto era che noi, per comun bene e per posare tanti travagli e pericoli che verisimilmente dovevono sequire d’una guerra mossa tra il Papa ed un tanto Re, dovessimo, essendo sua Maestà disposta a posare, intrometterci e muovere ragionamenti d’accordo per il mezzo de’ nostri Ambasciadori alla Santità del Papa; in che noi, mossi per tutte quelle buone cagioni che ci erano, facemmo subito quella provisione che si conveniva. [6] Ed oltre a fermare l’Ambasciadore vecchio, che era a Roma, vi mandamo quasi in poste Pierfrancesco Tosinghi, disegnato Oratore piú dí avanti a quella Santità, e si commisse a tutti a dua in quel modo che era necessario secondo la disposizione sua parlare di questa cosa. [7] Andoron a trovarlo a Montefiasconi, e dopo qualche altro ragionamento vennono con la Santità del Papa a quello desiderava la Maestà del Re: non fu possibile che gli stessi ad udire e, venuto in collera, proruppe in assai minacci contro a di noi non altrimenti che se l’avessino offeso o lo volessimo offendere; né si potette trovare seco termini o parole che lo posassino; e per questo li Ambasciadori, non confidando potere trarne alcuna buona conclusione per allora, si licenziorono da lui. [8] Sono iti dipoi cercando ed imaginando varii mezzi, e per dire tutto ad un tratto, e’ non è uomo che sappi divinare come si possa entrarli in uno simile ragionamento mentre che gli sta in queste speranze nelle quali si vede esser forte appiccato: perché dice credere assolutamente che ’ Svizzeri sieno passati, che l’armata abbia a condurre nelle cose disegnava quello che si ha promisso, e che fra 8 dí di Ferrara li debbe al certo venire in mano. [9] E con questa opinione e confidenzia viene a Bologna, per dove partí domenica da Montefiasconi, un dí avanti che non avea disegnato prima, come quello che è portato dalla volontà e speranza di questa vittoria; ed ha comandato a’ Cardinali ed a tutta la Corte che se ne vadino a Bologna ciascuno per quel cammino che vuole, e lui se ne va per la Marca e Romagna. [10] Nell’ultimo ragionamento che gli ebbe con li Ambasciadori nostri, fece un lungo discorso del pensiero suo; el quale è, secondo lui, cavare di servitú e delle mani de’ Franzesi Italia, dolendosi forte di noi che obstassino a questo suo pensiero; ed un’altra volta tornò a minacciarci, e delle censure e della nazione a Roma e dello assaltarci e d’ogn’altro male che si può temere da uno inimico armato; né si poté trovare per quelli Ambasciadori alcuna iustificazione da posarlo. [11] E dove noi credavamo potere essere autori di pace, e’ ci pare avere esacerbato l’animo suo e sollecitatolo a farci male. [12] Una cosa ce lo ha fatto parere minore: perché questi medesimi termini e peggiori sono stati usati da lui verso uno mandato del Duca di Savoia, quale sendo venuto a sua Santità per ordine di quel Signore per mostrarli e’ provedimenti di questi principi e la difficultà etc., ed offerendosi mezzano etc., lui l’ha fatto porre in carcere e datoli della fune dicendo che era una spia etc. [13] E di qui si può raccòrre quanto l’animo suo per ora sia mal disposto alla pace; né noi sappiamo vedere che sia fondato in altro che in su queste speranze, le quali quando le manchino non sappiamo imaginare in che la sua Santità si abbia a resolvere. [14] Noi per questa tenta al certo ne aviamo fatto perdita, perché resolutamente ci ha fatto intendere volere che ci determiniamo in altro modo, e se per le altre lettere si è monstro timore di queste sue cose, si è fatto ragionevolmente e molto piú lo doverrieno fare per lo avvenire perché ce lo vediamo appropinquare ogni dí piú e multiplicare di gente, ed ogni dí doverrà multiplicar piú aspettando da Napoli le 300 lance dovutoli dal Cattolico Re. [15] Ècci questa resoluzione sua parsa molto estraordinaria, e tanto piú quanto lui medesimo confessa volere richiamare il signor Constantino perché l’Imperadore li manca sotto, e perché ha mandato Gurgensis in Francia contro a quello che lui si era persuaso. [16] E del Cattolico dice non lo sapere intendere e che non li vuole dare la bolla della investitura prima che le sue 300 lance non sieno in fazione di qua; e monstra tenersi mal satisfatto dell’uno e dell’altro, e nonostante questo confida, spera e viene avanti. [17] Ed è maraviglia quanto si promette buon fine di queste sue promesse e lo fonda, come è detto, in sulla venuta de’ Svizzeri, in su la mutazione di Genova, in su l’acquisto di Ferrara e dipoi in sulla mala disposizione de’ popoli verso e’ Franzesi; le quali cose come e quando sieno per riuscirli si può intendere di costà assai meglio che non si può di qua. [18] Questo è quanto si è potuto ritrarre de’ dua parlari avuti lungamente con sua Santità, de’ quali ti si dà notizia in quel modo appunto che l’aviamo noi, acciò che ne possa respondere alla Maestà del Re per satisfare a quello suo desiderio, ed acciò conosca quello che ha partorito lo offizio fatto per noi a richiesta sua alla Santità del Papa.

[19] Questa mattina avanti giorno comparse una tua breve de’ 27 del passato data in Lione, alla quale non accade replicare altro se non sollecitarti allo andar presto in Corte perché ogni dí potrà sequire nuove cose da commetterti. [20] Ed allo arrivar tuo, o uno o dua dí presso, farai intendere al Machiavello che se ne torni a suo piacere. [21] Scrivemoti a 29 del passato per il Piti corriere nostro e la somma fu darti notizia come noi, per lettere venute da Roma dal signor Fabrizio scritte al signor Muzio, trovavamo detto signor Muzio per mezzo di detto signor Fabrizio essersi condotto a’ soldi del Papa con la medesima condotta che aveva da noi. [22] E si mandorono incluse in detta nostra le copie di due lettere del signore Fabrizio e d’un altro contenente il detto effetto, monstrandoti quanto era suto ragionevole il respetto avuto di non ci cavare le genti di casa e di non le avere a mettere in fazione contro al Papa, dubitando che le non ci avessino a servire, respetto alle censure ed il pericolo delli stati loro; ed oltre a ciò come e’ non era possibile piú per questa cagione e per farsi ogni dí il pericolo maggiore, levarsele da canto, subiungendo che, per non stare in questo pericolo, disegnando fare nuove condotte di 200 o 300 uomini d’arme, noi desideravamo essere consigliati, aiutati ed accomodati a nostre spese dalla Maestà del Re di qualche condottiere italiano, dicendo italiano per poterlo meglio sopportare, acciò non avessimo ogni dí a rimanere in pericolo di tutto lo stato nostro in su gente fatte a questo modo. [23] Desideriamo e speriamo che le sieno arrivate salve e nondimeno a cautela, per via di summario, ti si replica il medesimo acciò che in defetto di quella ti serva di questa commissione. [24] Di nuovo non ci è che scriverti molto, pensando che di Ferrara e delle cose de’ Svizzeri debbino esser costí ogni dí piú particulari avvisi. [25] Di questa armata ancora non ci sono nuove perché 3 o 4 giorni sono stati tempi molto sinistri da usare il mare. [26] Qui venne 4 o 5 dí sono uno Francesco da Campobasso, mandato dal Governatore di Genova per intendere e scrivere ciò che si ritraeva dell’armata inimica al Capitano Pregianni; e seco si fa tutto quello amorevole offizio che si può, ed il medesimo si è ordinato a Livorno, donde l’armata franzese trarrà sempre tutte quelle commodità che ci saranno possibili. [27] La presente ti si manderà per via del Pandolfino acciò che di là te la mandi subito per le poste regie. [28] Bene vale.

290

[1] Nicolao Maclavello Secretario e mandatario etc. [2] Eadem die.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Noi ti scrivemo alli xxii del passato avanti sera, dopo la quale ora si scrisse del medesimo dí a Ruberto per conto del mancarci sotto il signor Muzio Colonna, con ordine che l’uno e l’altro di voi, a chi prima le capitassino in mano, le aprissi e facessi intendere il contenuto alla Maestà del Re. [5] Mandoronsi per il Piti fino a Lione addiritte a Bartolomeo Panciatichi. [6] E nondimeno a cautela per via di summario si replica il medesimo allo Ambasciadore. [7] A te non si scrive la presente per altra cagione se non per dirti che allo arrivare di Ruberto dua o iii dí da poi, come piacerà a lui, tu te ne torni a tuo piacere per non ti tenere costà piú che si bisogni con disagio tuo e spesa nostra. [8] Bene vale.

291

[1] Magnifico viro Niccolao Machiavello etc.

[2] Carissimo Niccolò. [3] Pensando che Roberto ancora non sia comparso in Corte, vi farò questi versi e vi manderò la alligata copia di una lettera scritta da e’ Signori Dieci a Ruberto ed in absentia a voi. [4] E mi penso che la presente copia potrà comparire prima che lo originale, quale credo venga sotto lettere del Panciatico. [5] *Ciamonte persevera nella medesima opinione del volere le genti e perché credo la commissione di tal cosa dependa di costà, vi ricordo il fare subito qualche opera in beneficio della cosa per remuovere il Re di tale opinione, secondo la intenzione de’ nostri Signori*, come vedrete per la alligata copia dando notizia del seguíto.

[6] *D’avanti ieri a* xxii *ore, seimila Svizzeri passorono il Ponte alla Tresa e lontano di qui miglia* xx *e si insignorirono di quel luogo. [7] Sonsi dipoi fermi quivi senza venire piú avanti e si crede per attendere maggiore numero di loro*: intenderete che seguirà alla giornata. [8] Nec alia occurrunt. [9] Sendo comparso Roberto, questa li sarà comune e lo saluterete per mia parte. [10] Bene valete. [11] In Gallerà. [12] Die ii septembris mdx.

[13] Vester Franciscus Pandulphinus Orator florentinus.

292

[1] Egregio maiori plurimum honorando Domino Nicolao Machiavello etc. [2] Eadem die.

[3] Egregie maior mi plurimum honorando etc. [4] *In questo punto abbiamo lettere dal Pandolfino de’ trenta del passato per le quali ci ricerca con ogni efficacia, remota ogni eccezione, che noi mandiamo le trecento lance; la quale cosa non potrebbe essere al mondo piú molesta a questa città perché questo non vuole dire altro che lasciarci in preda al Papa e che acconci qui uno stato a modo suo. [5] Perché,* come per altre si è scritto, *ci troviamo intorno ’ Senesi, ’ Lucchesi, inimicissimi come sapete, ed in su’ confini ci troviamo Marcantonio con la sua compagnia, Giovan Pagolo a Perugia e Giovanni Vitelli a Castello. [6] Ed ora, a quindici giorni del presente, finisce la condotta del signore Muzio il quale se ne va con il Papa; e troviànci circundati dallo stato del Papa. [7] E però potete mostrare con quanta facilità il Papa può conseguire quello che desidera di questa città. [8] E però è necessario che voi adoperiate ogni ingegno che questo effetto non segua, e Robertet è necessario che adoperi tutte le forze sue. [9] Ruberto viene ordinato da fare fatti e non parole, e sanza demostrazione, come intenderete. [10] Provedete omnino che queste gente non si abbino a levare se costí si desidera la salute nostra*. [11] Bene valete. [12] Ex Florenzia, die ii septembris 1510.

[13] Vester Antonius della Valle Notarius etc.

293

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] *A dí dua fu l’ultima mia pe’ la quale inter cetera vi avvisai come a dí* 31 *del passato vi avevo scritto il Re avere deliberato che le vostre genti si rimanessino in Toscana a guardia de le cose vostre; e come, di piú, se li era persuaso,* secondo *le commissione vostre, facessi passare lo Apennino* 200 *lance per suvvenire con quelle dove bisognassi, il che è vòlto a fare in ogni modo ogni volta che tutte o parte de le sua genti sieno disobbligate da’ Svizzeri. [4] Scrissivi molti altri particulari de le cose di qua, di che mi rimetto a detta lettera. [5] Comparsono dipoi ieri le vostre de’* 24 e 25 *con la copia di quelle de’ ventidua, a le quali non occorre altra risposta che quella si era scritta per le preallegate mia. [6] Bene è vero che sendo in esse qualche avviso d’importanza, e non ci sendo il Re perché si era partito per a Torsi, me n’andai da Robertet e li conferi’ tutto, di che lui ne ringraziò vostre Signorie ancora mostrassi essere avvisato del medesimo per altra via. [7] Di nuovo li ricordai come li era necessario che il Re tenessi piú a dipresso le cose de li amici suoi d’Italia che non si era fatto per il passato. [8] Lui mi rispose a l’usato, che il Re non spendeva ora ad altro fine che a questo e trovavasi in su’ campi piú di* 16 mila *fanti; e che li Svizzeri o per accordo o per necessità saranno in brevi forzati a lasciare la ’mpresa, il che farà il Re piú disobbligato e potrà provedere a tutto; e che infino a qui non si era fatto poco a tenerli, perché in tenerli consiste la debolezza del Papa e la securtà de li amici del Re. [9] Cominciò poi a ragionar del Papa, dicendo che l’era una mocheria pensare che ’l Papa facessi guerra ad il Re e che non passerebbe uno mese* che *vedrebbe dove si trovassi; e* Monsignore *di Gursa è in Borgogna che vi viene e che se il Re vive uno anno, e’ si vedrà cose maggiori si sieno mai viste.

[10] Signori miei, de le cose di qua e sopra questi ragionamenti io non posso dire altro che quello abbi detto o scritto per il passato, cioè che se l’Imperadore ed il Re d’Inghilterra li tengono el fermo, egli è per voler passare in ogni modo a tempo nuovo. [11] E bisognerà bene che questi dua Re li chiegghino cose grande a volere che non le consenta. [12] E perché questo Re è vòlto tutto a questo disegno di tempo nuovo, ne risulta che Ferrara patisce e potrebbe patire qualcuno altro, perché a sua Maestà duole questa spesa e pàrli gittare via ciò che ora spende. [13] E perché* vostre Signorie *per la loro de’* xxii *dicono che bisogna farsi vivo e ricordare et cetera, dico a quelle che per me non è restato perché io mi sono fatto tanto vivo che forse è suto troppo. [14] Ed in su lo avviso de la perdita di Modona io andai in Consiglio, dolsimi di questo disordine, mostrai e’ pericoli che portava Ferrara e la necessità del provedervi, e conclusi loro che se Ferrara si perdeva, e’ perderebbono qualun*que *fussi loro amico, da Ferrara in là. [15] E cosí qua non si à mancato di tutto quello ho iudicato bene, ma d’ogni tardezza è cagione quanto io ho scritto di sopra e quanto io scrissi per la mia de’ dua.

[16] Ritraggo da uno amico come il Re insieme con il suo Consiglio, ragionando di queste cose d’Italia e di questa impresa nuova, conclusono tutti d’accordo che fussi necessario, a volere avere meno briga e piú securtà d’Italia, fare grande e potente* vostre Signorie. [17] *E da piú d’uno luogo mi risona questa cosa ne le orecchie, di che le* Signorie vostre, *quando il Re passi come si pensa, non hanno da tenere poco conto: perché mantenendosi ne lo essere presente, se quelle aranno da dubitare di stropiccio e spesa, potranno anche sperare qualche bene se già costoro nel capitulare di nuovo con l’Imperadore non fussino forzati fare o cedere a qualche cosa contro a tale buono animo loro ed in preiudizio vostro. [18] A che bisogna che chi è qua abbi buona cura* come doverrà fare l’Oratore vostro per la prudenzia sua, el quale io aspetto lunedí o martedí prossimo a Torsi. [19] E raguagliatolo delle cose di qua, il che farò in dua giorni, me ne tornerò con buona grazia delle Signorie vostre.

[20] Nel partire el Re di qui, è stato fatto intendere a lo Oratore del Papa che non venga a Torsi, ma si stia qui o vadia altrove dove vuole. [21] Donde questo Oratore è deliberato andarsene, *il che fa uno gran disturbo a la pratica di Roma. [22] Pure quando dal Papa venissi qualche cose di bene non doverrà mancare mezzi. [23] Vero è che questo non si può vantaggiare.

[24] Non voglio mancare di dire a* vostre Signorie *come alcuno qua difficulta el passare del Re in Italia per queste tre cagioni: prima, che l’universale di Francia non si lascerà gravare di spesa estraordinaria, sanza la quale sua Maestà dicono non può fare estraordinaria impresa; secondo, che l’universalità de’ gentiliomini non vorrà venire piú in Italia, dove di loro negli altri passaggi chi ha lasciato la roba e chi la vita; terzo, che la Reina e questi primi príncipi non si contenteranno che lasci el Regno ed arrischi la persona sua con periculo di questi loro stati di qua. [25] A questo è da alcuno altro replicato che queste medesime cose si sono dette dieci anni fa e lui sempre ha passato e ripassato quando li è parso. [26] E quando el potere sta in uno, sempre quando e’ vole una cosa, tutti gli altri ne vogliono quello che lui*. [27] Valete. [28] In Bles, die quinta septembris 1510.

[29] Perché el Re perrà quattro o cinque dí ad arrivare a Torsi, perché e’ va a piacere cacciando per questi villaggi, al quale tempo l’Oratore sarà arrivato, e non potendo io in questo mezzo né intendere cosa alcuna di nuovo né fare faccende con la Corte, sarà per avventura questa l’ultima lettera che vostre Signorie aranno da me per le presenti occorrenze, perché venuto l’Oratore, io mi rimetterò a tutto quello da sua Magnificenzia vi sarà scritto. [30] Iterum valete.

[31] Piacci a vostre Signorie, quando a questa ora non lo abbino fatto, di ordinare al Panciatico mi dia 50 ducati acciò possa tornarmene, e pagarne 30 a Niccolò Alamanni che lui mi ha prestati.

[32] Servus Niccolò Machiavegli Secretario florentino

apud Regem Christianissimum.

294

[1] Roberto Acciaiuolo Oratori apud Christianissimam Maiestatem. [2] Die 6 septembris mdx.

[3] Magnifice Orator etc. [4] Saranno con la presente altre nostre scritteti fino a dua, differite mandarle per difetto di spaccio, benché questo dí ancora non si possono mandare se non per via di Lombardia, dove scriviamo quest’ora piú per mandare cavallaro a Francesco che per altro. [5] Sono dipoi variate le cose assai ed ogni dí cresciuto il pericolo; e nondimeno di Lombardia ci sono chieste con maggiore instanzia le genti, e noi ne abbiamo poche e quelle poche in pericolo di perderle, secondo che si vede per il signore Muzio; ed oltre a tutte quest’altre cose, ci è il pericolo che noi portiamo ed una spesa eccessiva di guardare tutte le cose nostre. [6] De’ successi di Lombardia non ti direno altro pensando che costà ne sieno tutto il giorno particulari avvisi. [7] Il Papa, come si disse per altra, se ne viene a Bologna, e ieri doveva essere a Perugia con uno fermo pensiero di avere a vincere. [8] Con noi non si potria portare piú sinistramente con le parole e con li minacci, e di già per tutta la Marca s’è publicato aver commesso sieno arrestate tutte le robe della nazione. [9] Non se ne sa però totalmente il vero, ma se ne dubita assai, visto il processo e pensiero suo, quale è volere che noi ci determiniamo con lui, e per questo effetto e’ non è per mancare di nuocerci. [10] Tutte queste cagioni ci hanno fatto e fanno resolverci a non dare queste genti: e perciò ci è necessario che di costà tu facci vivamente ogni opera per tale effetto. [11] Domani si ha a respondere in Lombardia l’ultima resoluzione nostra sopra questo effetto, la quale si farà intendere ancora a te. [12] Da uno canto il desiderio nostro sarebbe volere e fare, dall’altro il pericolo che ce ne soprastà ce ne fa resolvere cosí, e poco altro veggiamo poter fare; pure se ne dirà domani piú a pieno. [13] L’armata del Papa due dí sono passò larga da Livorno per verso Genova: erono xv galee sottili solamente – la franzese s’intendeva essere a Portoveneri – né altro se ne intende da poi. [14] Vedesi che la diversità de’ legni fa loro sicurtà ed ardire, potendo sempre galee levarsi dinanzi a navi. [15] Qual cagione li muova o che effetto ne abbi a sequire, si può facilmente imaginare. [16] Il Governatore di Genova ed il Capitano dell’armata per lettere ed uomini a posta ci hanno fatto assai offerte in nome del Re, di che tu li ringrazierai efficacissimamente. [17] Bene vale.

295

[1] Egregio maiori meo plurimum honorando domino Nicolao Machiavello etc.

[2] Egregie vir maior plurimum honorando etc. [3] *Pare che ’ Svizzeri sieno per passare avanti: buono remedio sarebbe, per uno, che il Re ne pigliassi ancora lui qualche somma, ché sanza le fanterie sapete che e’ cavalli non vagliono. [4] Siate contento le lettere mie non mostrare ad altri: potete mostrare li effetti in una nota, la quale direte avere avuta da uno amico vostro*. [5] Bene valete. [6] Ex Palatio florentino, die vi septembris mdx.

[7] Vester Antonius della Valle Notarius etc.

296

[1] Roberto Acciaiuolo Oratori in Gallia. [2] Eadem die.

[3] Magnifice orator etc. [4] Noi sareno oggi brevi, avendoti scritto lungamente per via del Pandolfino, ché altro modo non ci è, non potendo passar fanti per la via ordinaria. [5] E la presente si fa per mandarti la inclusa copia scritta questo dí al Pandolfino per risposta di piú sue, per le quali con istanzia grande per ordine di quel Signore ci ha sollecitati e stretti a mandare le genti in Lombardia: per la quale tu vedrai l’ultima resoluzione nostra in quella materia. [6] Alla ricevuta della quale tu farai con la Maestà del Re tutto quello offizio e quelli medesimi effetti che si commettono al Pandulfino, usandovi diligenzia e mettendovi ogni tua industria acciò che questa materia si posi una volta. [7] Noi non ti scriviamo né dell’armata né delle cose di Lombardia, reputando ogni avviso che te ne dessimo tardo e superfluo. [8] Né del Papa possiamo dire altro che ci dicessimo ieri; trovavasi a Santa Maria delli Angeli poco di là da Perugia e se ne veniva a Bologna con tutta la Corte. [9] Bene vale.

297

[1] Magnificis Dominis Decemviris etc.

[2] Magnifici Domini. [3] Comparsono ieri le di vostre Signorie de’ 26 a me e de’ 27 del passato a Ruberto Acciaioli, del quale non avendo nuove mi parse leggerla. [4] E quanto a le cagioni che di nuovo dicono vostre Signorie *del non mandare le genti vostre in Lombardia, non occorre che sua Magnificenza ci facci drento altra opera, né di questa materia parli piú, non ne sendo parlato a lui, perché tutto si risolvé a dí trentuno del passato come per duplicate feci intendere a* vostre Signorie. [5] *E deliberossi che le genti vostre si stessino in Toscana, ed inoltre sono d’animo di fare passare a lo Apennino a* 200 *loro lance, come* vostre Signorie *ricordano, quando o e’ Svizzeri non li tenghino piú a bada o egli abbino tanta gente in Italia che possino fare l’una cosa e l’altra. [6] Il che non doverrebbe potere fare arrivate fussino le* 300 *lance che mandano di nuovo, e di piú cento pensionari del Re che sono per piú che* 150 *lance. [7] Ed io ho sollecitato forte fare passare di queste* 200 *lance l’Apennino, e cosí ricorderò a Ruberto facci; perché se le mandono, ci fia drento quelle comodità che* vostre Signorie *scrivano; se non le mandano si torrà loro l’animo a richiedervi di nuovo de le vostre quando e’ vegghino che* vostre Signorie *continuamente ricerchino de le loro. [8] E cosí se ne farà in ogni modo bene*.

[9] Scrissi dopo la mia de’ 31 a dí dua e cinque del presente dando avviso delle cose di qua; dipoi non ci è innovato altro. [10] E questi Oratori imperiali sono ogni dí con el Re ed intrattengonsi forte; e Monsignore di Gursa si aspetta e qui si ordina di continuo el concilio. [11] E secondo ho ritratto, egli hanno fermi molti capituli intra ’ quali intendo sono questi: se al Papa è lecito muovere guerra ad uno principe cristiano incitato e non udito; se al Papa è lecito muovere guerra ad el Re Cristianissimo etiam citato; se un Papa che ha comperato el papato e venduto e’ benefizi si debbe reputare Papa; se uno Papa del quale si pruovi infiniti obrobri si debbe reputare Papa. [12] E queste e molte altre simili conclusioni si hanno a disputare in detto concilio. [13] E dipoi si esequirà quanto credino sia bene in disonore del Papa e commodo loro.

[14] *L’altre parti de le lettere di* vostre Signorie *circa a quando costoro ragionassino di nuova convenzione o declarazione e vi ponessino innanzi nuovi guadagni, Ruberto intenderà tutto e dipoi si governerà secondo le commissioni vostre e prudenza sua*.

[15] Di Ferrara non ci è innovato da piú dí in qua cosa che abbi tolto speranza a costoro di non la difendere.

[16] De’ Svizzeri ancora che li abbino preso quel passo, pare che costoro si confidino o guadagnarli o tenerli.

[17] Siamo a 20 ore ed è arrivato uno mandato di Ruberto che mi significa come sua Magnificenza sarà questa sera qui. [18] Raccomandomi a vostre Signorie. [19] Que bene valeant. [20] Ex Torsi, a dí dieci di settembre 1510.

[21] Servus Niccolò Machiavegli Secretarius

apud Regem Christianissimum.

298

[1] Nicolao Maclavello Secretario etc. [2] Die xii septembris 1510.

[3] Spectabilis vir etc. [4] Questa mattina di buon’ora comparsono per via di Milano e mano del Pandolfino iii tue de’ 27 e 31 del passato e ii del presente, per conto delle quali si risponderà allo Ambasciadore in quello che e’ sarà necessario. [5] A te per la presente non accade dire altro, salvo che si è ordinato al Panciatico di Lione che ti paghi fino alla somma d i lta Δ, cioè cinquanta scudi, quella quantità che tu li ordinerai appresso. [6] Come ti si disse per altra, allo arrivare dello Ambasciadore in Corte, de’ dua o 3 dí appresso, te ne ritornerai quando l’Ambasciadore predetto non si volessi servire di te in altro; ed ingegnera’ti tornare bene informato delle cose di costà. [7] Bene vale.

299

[1] Roberto Acciaiuolo Oratori apud Christianissimam Maiestatem. [2] Eadem die.

[3] Magnifice Orator etc. [4] Stamani di buon’ora per via di Milano comparse la tua dell’ultimo del passato data in Lione, la qual ci dette qualche dispiacere per la dilazione che tu hai messo in transferirti in Corte, desiderando che tu vi fussi stato molto prima. [5] Intesesi ancora della ricevuta de’ vi mila cinquecento scudi pagatiti dal Panciatico, a che non accade replicare altro pensando che in Corte ne abbi a sequire l’ordine nostro. [6] Comparsono ancora per il medesimo spaccio iii del Machiavello de’ 27 e 31 del passato e l’ultima de’ dua del presente, per le quali ci dava poca altra notizia che della opera che lui aveva fatto in persuadere il Re e li sua agenti a non volere le genti nostre in Lombardia; circa a che, sendosene fatta buona resoluzione ed in Corte ed a Milano, noi non ne direno altro. [7] E poco accade che scrivere di piú o darti notizia, fuori della infrascritta copia scritta al Pandulfino questo dí, per la quale tu vedrai quanto ci è occorso scrivergli sopra piú cose delle quali tutte bisogna che tu sequa costí il medesimo ordine e ne facci il medesimo effetto. [8] E cosí sequirai con tutta la industria e diligenzia tua, maxime importando quella parte quanto fa quella per te. [9] Dell’armata venuta a Livorno non troviamo nelle preallegate del Machiavello alcun’altra cosa a che accaggia rispondere particularmente; e di quello che è sequíto là, te ne potrà informar lui. [10] Però fareno senza dire altro, solo aggiugnereno questo: che quest’ora ci sono nuove da Ancona il Papa domenica passata aver cantata la messa a Santa Maria de Loreto, ed uno dí o dua appresso aspettarsi in Ancona. [11] Sequirai con la Maestà del Re quanto per la inclusa si dice in tutte le sue parti, che a questo fine ti si manda. [12] Bene vale.

300

[1] Nicolao Maclavello etc.

[2] Spectabilis vir etc. [3] Ieri per via di Milano comparse la tua de’ 5 del presente, dipoi questa mattina per uno spaccio venuto da Lione ne ricevemo un’altra de’ 24 del passato. [4] L’una e l’altra non ricerca resposta per contenere cose vecchie e del tutto già resolute. [5] E per questa cagione non ti diremo altro avendo maxime per due altre nostre satisfatto al desiderio tuo de’ cinquanta scudi ed ordinato al Panciatico che te li paghi ad ogni tuo piacere. [6] Bene vale. [7] Ex Palatio florentino, die xvi septembris mdx.

[8] Decemviri Libertatis et Balie Reipublice florentine.

301

[1] Roberto Acciaiuolo Oratori apud Christianissimam Maiestatem. [2] Die xvi septembris 1510.

[3] Magnifice Orator etc. [4] Noi ti abbiamo scritto da’ 29 del passato in qua piú lettere ed ultimamente de’ ii, iv, vii e xiii del presente per risposta di alcuna scrittati dal Machiavello e per informazione tua di ciò che si è scritto in Lombardia al Pandolfino e di quanto è sequíto di qua degno di notizia. [5] E per esser dopo tanti dí una gran parte del contenuto loro resolutosi assai bene al proposito nostro e per reputarle tutte salve, avendo risposta dello arrivar loro a Milano, non ne replichereno altro per ora. [6] Dopo la preallegata ultima de’ xii, contenente il caso sequíto a Livorno dell’armata del Papa, non abbiamo altro che dirti, salvo che a dí xiii la partí per alla volta di Piombino; e dalla banda di qua per conto del Papa si attende ogni dí la venuta sua in Romagna, ed oggi o domani doveva arrivare a Ravenna, poi a Faenza ed ultimo a Bologna, dove si prepara per la venuta sua, la quale anche è bandita in quella terra. [7] Per tutta Romagna si è sparso fama che il Doge di Vinegia debbe venire a Ravenna a parlare al Papa: certezza alcuna non ce ne è, ma vulgarmente si parla cosí. [8] Sono pochi uomini che ardischino far iudizio di quello che il Papa abbi a fare: alcuni credono che li abbia secondo il primo disegno a venire ad ogni modo a Bologna, fondandolo in sulla natura sua etc., ed in su questo fumo di gloria di visitare quelli stati recuperati da sé. [9] Alcuni altri credono che non abbi a passare Ravenna e che la opportunità di quel sito ve l’abbi a fare sosprastare per esser commodo a trasferirsi dove meglio li verrà. [10] Noi ti scrivemo a dí 29 del passato dubitando perdere il signor Muzio, quale poi si è rifermo, e fra le altre cose ti dicemo di voler far nuove condotte per un 200 o 300 uomini d’arme e che tu ricercassi la Maestà del Re se potessino servirci di qualche condottiere italiano. [11] Abbiamo dipoi pensato a ciò continuamente ed avendo ricerco in diversi luoghi donde se ne potessi avere fra li altri, ci è stato messo innanzi il Principe di Melfi, uno dei baroni angioini del Regno di Napoli, quale ci è stato commendato assai; e per essere stato lungamente in cotesta Corte debba esser ben noto alla Maestà del Re di che sufficienzia e governo e’ sia. [12] Però alla ricevuta della presente ripigliando il parlare da quello che si scrisse a dí 29 detto, ricercherai dalla Maestà del Re quello che lei intende e se in lui sono qualità da darli il governo delle nostre genti d’arme, perché con questa condizione ci è proposto; e vedrai di ritrarne il piú ti sarà possibile, cosí della opinione che abbi la Maestà del Re della sufficienzia sua, come d’ogn’altra cosa; e di tutto ci darai poi particulare avviso. [13] Bene vale.

[Commissione per il dominio]

302

[1] Noi Dieci di Libertà e Balía della Repubblica fiorentina significhiamo a qualunque vedrà queste nostre patenti lettere, come ostensore di esse sarà Niccolò di messer Bernardo Machiavelli, Cancelliere de’ nostri Eccelsi Signori, el quale per ordine del nostro Magistrato è mandato a fare descrizione di chi debba militare a cavallo sotto li stipendii nostri. [2] E però a tutti voi Rettori comandiamo, a chi detto Niccolò si presenterà, li prestiate fede e favore in tutte quelle cose che da lui sarete ricerchi sopra tale materia. [3] E voi sudditi li presterrete ogni obedienza, per quanto stimate la grazia e temete la indignazione nostra. [4] Mandantes, etc. [5] Ex Palatio florentino, die xii novembris mdx.

[6] Niccolaus Maclavellus.