Niccolò Machiavelli
V. De natura Gallorum
[1] Stimono tanto l’utile e il danno presente che cade in loro poca memoria delle iniurie o benifizii passati, e poca cura del bene o del male futuro.
[2] E’ primi accordi con loro son sempre migliori.
[3] Quando e’ non ti possono fare bene, e’ te ’l promettono; quando e’ te ne posson fare, lo fanno con difficultà o non mai.
[4] Sono umilissimi nella cattiva fortuna; nella buona, insolenti.
[5] Sono piutosto taccagni che prudenti.
[6] Tessono bene e’ loro mali orditi con la forza.
[7] Non si curono molto di quello che si scriva o si dica di loro.
[8] Sono piú cupidi de’ danari che del sangue.
[9] Sono liberali solo nelle audienzie.
[10] Chi vince è a tempo moltissime volte con el re; chi perde, rarissime volte.
[11] E per questo, chi ha a fare una impresa debba piú presto considerare se la è per riuscirli o no, che se la è per dispiacere al re o no. [12] E questo capo conosciuto dal Valentino, lo fece venire a Firenze con lo esercito.
[13] Ad uno signore e gentile uomo che disubbidisca el re in una cosa che appartenga ad un terzo, non ne va altro che avere ad ubbidire ad ogni modo, quando elli è a tempo; e quando e’ non è, stare 4 mesi che non capiti in corte. [14] E questo vi ha tolto Pisa dua volte: l’una quando Entraghes avea la cittadella, l’altra quando el campo franzese vi venne.
[15] Chi vuole condurre una cosa in corte, li bisogna assai danari, gran diligenzia e buona fortuna.
[16] Richiesti d’un benifizio, pensono prima che utile ne hanno a trarre, che se posson servire.
[17] Stimono in molte cose lo onore loro grossamente, e disforme al modo de’ signori italiani. [18] E per questo non posson stimare molto avere mandato a Siena a chiedere Montepulciano e non essere ubbiditi.
[19] Sono varii e leggieri.
[20] Hanno fede di vincitore.
[21] Sono nimici del parlare romano e della fama loro.
[22] Delli Italiani non ha buon tempo in corte, se non chi non ha piú che perdere e navica per perduto.