3. L’arte della guerra. Scritti politici minori

A cura di Denis Fachard, Jean-Jacques Marchand e Giorgio Masi, 1 tomo di pp. XV-726, con 1 tav. f.t., figure e diagrammi n. t., 2001

La pubblicazione dell’Arte della guerra, scritta tra il 1516 e il 1520, e della trentina di Scritti politici minori, composti tra il 1499 e il 1527, nel terzo volume della Sezione I delle Opere di Niccolò Machiavelli permette di constatare la perfetta coerenza d’ispirazione fra le opere politiche e quelle di argomento militare. La riflessione politica di Machiavelli e il discorso teorico che ne deriva sono infatti inseparabili da considerazioni sull’importanza della forza militare nella creazione e nel mantenimento dello Stato.

Già per la sua formazione culturale, fortemente segnata dalla lettura degli storici latini, Machiavelli tendeva a vedere la Roma repubblicana nettamente caratterizzata dall’impronta militare e da un controllo molto stretto delle istituzioni su un esercito costituito per lo piú da cittadini romani. D’altra parte, la debolezza di uno Stato privo di armi proprie è una realtà di cui Machiavelli ha preso coscienza a partire dalla spedizione di Carlo VIII del 1494 e dal fallimento dell’esperienza politica di Savonarola (1498), che egli definirà appunto un «profeta disarmato». I primi anni di esperienza cancelleresca (1498-1503), segnati dai tentativi falliti della riconquista di Pisa con le armi mercenarie e dalla minaccia che fa correre Cesare Borgia in difesa del debole Stato fiorentino, hanno fatto prendere coscienza a Machiavelli di quanto fosse urgente creare un’armata di milizia; mentre l’esperienza diplomatica presso le corti francese e imperiale, prevalentemente negli anni 1500-1509, gli consente di rilevare l’importanza del nesso fra le buone istituzioni e gli eserciti efficienti per raggiungere la coesione interna e la potenza esterna di uno Stato. Gli Scritti politici minori permettono di seguire la genesi e l’evoluzione di questa riflessione, che si sviluppa – anche dopo il crollo della Repubblica soderiniana (1512) – sul doppio binario della politica e della teoria militare, e che raggiungerà la sua piena maturità nelle opere maggiori, e in particolare nell’Arte della guerra.

Del resto, l’originalità di questo trattato sta proprio nell’affermazione del nesso tra scienza militare e politica, nell’esigenza della sottomissione del militare al politico, nella denuncia della pericolosità di una casta militare all’interno dello Stato con le sue regole e la sua autonomia. Ma la prova piú evidente dell’implicazione politica di tutto il ragionamento dell’Arte della guerra – anche se quantitativamente predomina il discorso tecnico – compare nelle pagine conclusive dell’opera, in cui viene tracciato un ritratto spietato dello stato di decadenza, fisica e morale, dei principi italiani contemporanei.


Testi contenuti nel volume

L’arte della guerra

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I. Discorso sopra Pisa

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II. Discursus de pace inter imperatorem et regem

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III. De rebus pistoriensibus

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IV. Parole da dirle sopra la provvisione del danaio, fatto un poco di proemio e di scusa

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V. De natura Gallorum

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VI. Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati

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VII. La cagione dell’Ordinanza, dove la si trovi e quel che bisogni fare

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VIII. Provisione della Ordinanza

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IX. Rapporto di cose della Magna per Nicolò Machiavegli fatto questo dí 17 di giugno 1508

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X. Provvedimenti per la riconquista di Pisa

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XI. Discorso sopra le cose della Magna e sopra l’imperatore

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XII. Discorso sulla milizia a cavallo

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XIII. L’Ordinanza de’ cavalli

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XIV. Ghiribizzo circa Iacopo Savello.

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XV. Ritratto di cose di Francia

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XVI. Ritratto delle cose della Magna

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XVII. Ai Palleschi

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XVIII. Ghiribizzi d’Ordinanza

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XIX. Il modo che tenne il duca Valentino per ammazzar Vitellozzo, Oliverotto da Fermo, il Signor Paolo e il Duca di Gravina Orsini in SenigaGlia

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XX. Allocuzione ad un magistrato

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XXI. Sommario delle cose della città di Lucca

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XXII. Discursus Florentinarum rerum post mortem iunioris Laurentii Medices

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XXIII. Ricordo al Cardinale Giulio sulla riforma dello stato di Firenze

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XXIV. Minuta di Provvisione per la riforma dello stato di Firenze l’anno 1522

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XXV. Instruzione d’uno che vada imbasciadore in qualche luogo.

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XXVI. Relazione di una visita fatta per fortificare Firenze

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XXVII. Minuta di provvisione per l’istituzione dei cinque Procuratori delle mura della città di Firenze

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XXVIII. Disposizioni militari per l’assalto di Cremona

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XXIX. Distribuzione de’ nuovi ripari a Saminiato

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