XII. Discorso sulla milizia a cavallo

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Niccolò Machiavelli

XII. <Discorso sulla milizia a cavallo>

[1] <Gli uomini si travagliano volentieri> nelle cose, e massime in quelle dove si veggono essere riguardati e stimati, come sarebbe questa.

[2] La milizia a cavallo la <...........> per l’ordinario, e potrebbesi cominciarla dalle pendici del dominio con obbligare le comunità a tenere tante bandiere a cavallo, come paresse a chi l’avesse a fare. [3] Li uomini che comandassono, per ora si piglierebbe di quelli che ci sono e, a poco a poco, ne surgerebbe delli altri o de’ vostri cittadini.

[4] E chi dicesse e’ si farebbono tiranni e il contado armato ha non ci ubbidire noi e anco l’ordine delle fanterie; rispondo al primo <...........................> al secondo, che la iustizia e l’avere per loro capo i cittadini, li farebbe ubbidienti: perché la iustizia fa obbedienti li eserciti interi, dove non è se non arme. [5] Poi chi pensa ad ogni inconveniente che può nascere, non comincia mai cosa alcuna; perché questa è una massima: che non si cancellò mai uno inconveniente, che non se ne scoprisse uno altro, e sempre si pigliono le cose manco ree per buone. [6] E veramente quando pure il tiranno venisse, egli è manco male stare a discrezione de’ suoi che delli esterni, come stanno le città prive dell’armi che sieno loro, come è la vostra; e cosí fosse questa cosa, o simile, intesa come ella è necessaria, a non volere stare con il piú tristo facchino che vesta armi in Italia!