Niccolò Machiavelli
XVI. Ritratto delle cose della Magna
[1] Della potenzia della Magna alcuno non debbe dubitare, perché abunda di uomini, di ricchezze e d’arme. [2] E quanto alle ricchezze, non vi è comunità che non abbia avanzo di danari in publico: e dice ciascuno che Argentina sola ha parecchi milioni di fiorini; e questo nasce perché quelle non hanno spesa che tragghi loro piú danari di mano che quella fanno in tenere vive le munizioni; nelle quali, avendo speso un tratto, nel rinfrescarle spendono poco. [3] E hanno in questo uno ordine bellissimo, perché hanno sempre in publico da mangiare, bere e ardere per uno anno; e cosí da lavorare le industrie loro per potere in una ossedione pascere la plebe e quelli che vivono delle braccia per uno anno intero sanza perdita. [4] In soldati non spendono, perché tengono li uomini loro armati e esercitati; e li giorni delle feste, tali uomini in cambio delli giuochi, chi si esercita collo scoppietto, chi colla picca, e chi con una arme, e chi con una altra, giocando tra loro onori et similia, e’ quali tra loro poi si godono. [5] In salari e altre cose spendono poco: talmente che ogni communità si truova in publico ricca.
[6] Perché li populi in privato sieno ricchi, la cagione è questa: che vivono come poveri, non edificono, non vestono e non hanno masserizie in casa; e basta loro lo abundare di pane, di carne e avere una stufa dove refuggire il freddo; e chi non ha dell’altre cose, fa sanza esse e non le cerca. [7] Spendonsi indosso 2 fiorini in x anni, e ogni uno vive secondo il grado suo a questa proporzione, e nessuno fa conto di quello che li manca, ma di quello che ha di necessità, e le loro necessità sono assai minori che le nostre. [8] E per questi loro costumi ne resulta che non esce danari del paese loro, sendo contenti a quello che il loro paese produce. [9] E nel loro paese sempre entra e son portati danari da chi vuole delle loro robe, lavorate manualmente, di che quasi condiscono tutta Italia. [10] E è tanto maggiore il guadagno che fanno, quanto il forte che perviene loro nelle mani è delle fatture e opere di mano, con poco capitale loro d’altre robe. [11] E cosí si godono questa loro rozza vita e libertà: e per questa causa non vogliano ire alla guerra se non soprapagati; e questo anche non basterebbe loro se
non fussino comandati dalle loro communità. [12] E però bisogna a uno imperadore molti piú danari che ad uno altro principe, perché, quanto meglio stanno li uomini, peggio volentieri escono alla guerra.
[13] Resta ora che le communità si unischino colli principi a favorire le imprese dello imperadore, o che loro medesime lo voglino fare, che basterebbono. [14] Ma né l’una né l’altra vorrebbe la grandezza dello imperadore perché qualunche volta in proprietà lui avessi stati o fussi potente, domerebbe e abbasserebbe e’ principi e li ridurebbe a una obedienzia di sorte da potersene valere a posta sua e non quando pare a loro: come fa oggi il re di Francia, e come fece già el re Luigi, il quale con l’arme e amazzarne qualche uno li ridusse a quella obedienzia che ancora oggi si vede.
[15] Il medesimo interverrebbe alle communità, perché le vorrebbe ridurre in modo che le potessi maneggiare a suo modo, e che avessi da loro quello che chiedessi e non quello che pare a loro. [16] Ma s’intende la cagione della disunione tra le communità e li principi essere li molti umori contrarii che sono in quella provincia. [17] E venendo a due disunione generali, dicono che e’ Svizzeri sono inimicati da tutta la Magna e li principi dallo imperadore. [18] E pare forse cosa strana a dire ch’ e’ Svizzeri e le communità sieno inimiche, tendendo ciascuno di loro ad uno medesimo segno di salvare la libertà e guardarsi da’ principi; ma questa loro disunione nasce perché li Svizzeri, non solamente sono inimici alli principi come le communità, ma eziandio sono inimici alli gentili uomini: perché nel paese loro non è dell’una spezie né della altra, e godonsi, sanza distinzione alcuna di uomini, fuora di quelli che seggono nelli magistrati, una libera libertà. [19] Questo esemplo de’ Svizzeri fa paura alli gentili uomini che sono rimasti nelle communità, e tutta la industria di detti gentili uomini è in tenerle disunite e poco amiche loro.
[20] Sono ancora inimici de’ Svizzeri tutti quelli uomini delle communità che attendono alla guerra, mossi da una invidia naturale, parendo loro d’esser meno stimati nelle armi di quelli: in modo che non se ne può raccozzare in uno campo sí poco né sí gran numero che e’ non si azzufino. [21] Quanto alla inimicizia de’ principi con le communità e colli Svizzeri, non bisogna ragionare altrimenti, sendo cosa nota; e cosí di quella fra lo imperadore e detti principi. [22] E avete ad intendere che, avendo lo imperadore il principale suo odio contro a’ principi e non potendo per sé medesimo abassarli, ha usato e’ favori delle communità; e per questa medesima cagione da uno tempo in qua ha intrattenuto li Svizzeri, colli quali li pareva già essere venuto in qualche confidenzia. [23] Tanto che, considerato tutte queste disunioni in comuni e aggiuntovi poi quelle che sono tra l’un principe e l’altro e l’una communità e l’altra, fanno dificile questa unione dello imperio, di che uno imperadore arebbe bisogno. [24] E benché chi fa le imprese della Magna gagliarde e riuscibili, pensi che e’ non è nella Magna alcuno principe che potessi o ardissi opporsi a’ disegni d’uno imperadore, come hanno usato da qualche tempo indreto, tuttavolta non pensa che a uno imperadore è assai impedimento non essere da’ principi aiutato ne’ suoi disegni: perché chi non ardisce farli guerra, ardisce negarli aiuti; e chi non ardisce negargnene, ha ardire, promissi che li ha, non li osservare; e chi non ardisce ancora questo, ardisce differire tanto le promisse, che non sono in tempo che se ne vaglia: e tutte queste impediscono e perturbano e’ disegni. [25] E si conosce cosí essere la verità, quando lo imperadore la prima volta volle passare contro alla voluntà de’ Veniziani e Franzesi in Italia, che li fu promisso dalle communità della Magna nella dieta tenuta in quel tempo a Gostanza xix mila persone e iii mila cavalli, e non se ne essere mai potute metter insieme tante che agiugnessino a v mila. [26] E questo perché, quando quegli d’una communità arrivavono, quelli d’un’altra si partivano per avere finito el tempo; e qualche una dava in cambio danari: e’ quali per pigliare luogo facilmente, e per questa e per l’altre ragioni, le genti non si raccozzavano e l’impresa andò male.
[27] La potenzia della Magna si tiene esser certo piú assai nelle communità che nelli principi: perché li principi sono di due ragioni: o temporali o spirituali. [28] Li temporali sono quasi redutti ad una grande debilità, parte per loro medesimi (sendo ogni principato diviso in piú principi, per la divisione equale delle eredità che gli osservano), parte per averli abassati lo imperadore con il favore delle communità, come è detto: talmente che sono inutili amici.
[29] Sonvi ancora, come è detto, li principi ecclesiastici, e’ quali, se le divisioni ereditarie non gli hanno anichilati, li ha ridotti al basso l’ambizione delle communità loro con il favore dello imperadore: in modo che li arcivescovi elettori e altri simili non possono niente nelle communità grosse proprie. [30] Di che ne è nato che né loro, né etiam le loro terre, sendo divise insieme, possono favorire le imprese dello imperadore, quando bene volessino.
[31] Ma vegnamo alle communità franche e imperiali che sono il nervo di quella provincia, dove è danari e ordine. [32] Costoro per molte cagione sono per essere fredde nel provvederlo, perché la intenzione loro principale è di mantenere la loro libertà, non di acquistare imperio; e quello che non desiderono per loro, non si curono che altri lo abbia. [33] Dipoi, per esser tante e ciascuna fare capo da per sé, le loro provisioni, quando le vogliono fare, sono tarde e non di quella utilità che si richiederebbe. [34] E in esemplo ci è questo: che non molti anni sono, li Svizzeri assaltorono lo stato di Massimiliano e la Svevia. [35] Convenne sua maestà con queste communità per reprimerli, e loro si obligorno tenere in campo xiiii mila persone: e mai vi se ne accozzò la metà perché, quando quelli di una communità venivano, e li altri se ne andavano: in modo che lo imperadore, disperato di quella impresa, fece accordo colli Svizzeri e lasciò loro Basilea. [36] Ora se nelle imprese proprie egli hanno usato termini simili, pensate quello farebbono nelle imprese d’altri. [37] Donde, messe queste cose tutte insieme, fanno questa loro potenzia tornare piccola e poco utile allo imperadore. [38] È perché e’ Viniziani, per il commerzio che gli hanno colli mercanti delle comunità della Magna, in ogni cosa che egli hanno avuto a fare o trattare collo imperadore, l’hanno intesa meglio che alcun altro, e sempre sono stati in sullo onorevole: perché, se gli avessino temuta questa potenzia, arebbono preso qualche sesto, o per via di danari o col cedere qualche terra; e quando egli avessino creduto che questa potenzia si potessi unire, non se li sarebbono opposti, ma sappiendo questa impossibilità, sono stati sí gagliardi, sperando nelle occasione. [39] E però, si vede che in una città le cose che apartengono a molti sono straccurate: tanto piú debbe intervenire in una provincia.
[40] Dipoi sanno le communità che lo acquisto che si facessi in Italia o altrove farebbe per li principi, e non per loro, potendoseli godere personalmente, il che non può fare una communità: e dove il premio abbia ad essere inequale, li uomini malvolentieri equalmente spendono. [41] E però la potenzia è grande, ma in modo da non se ne valere. [42] E se chi ne teme discorressi le sopradette cose e li effetti che ha fatti questa potenzia da molti anni in qua, vedrebbe quanto fondamento vi si potessi fare su.
[43] Le gente d’arme todesche sono assai ben montate di cavagli, ma pesanti, e alsí sono molto bene armate in quella parte che usano armare. [44] Ma è da notare che in uno fatto d’arme contro a Italiani o Franzesi non farebono pruova: non per la qualità delli uomini, ma perché non usano alli cavalli armadura di alcuna sorte, la selle piccole, deboli e sanza arcioni, in modo che ogni piccolo urto li caccia a terra. [45] E ècci una altra cosa che li fa piú deboli: cioè che dal corpo in giú, cioè cosce, gambe, non armono punto; in modo che non potendo reggere il primo urto, in che consiste la importanza delle gente e del fatto d’arme, non possono anche poi reggere con le arme corte, perché possono essere offesi loro e li cavalli nelli detti luoghi disarmati, e è in potestà d’ogni pedone con la picca tralli da cavallo o sbudellarlo loro; e poi, nello agitarsi i cavalli per la gravezza loro, male reggono.
[46] Le fanterie sono bonissime, e uomini di bella statura; al contrario de’ Svizzeri, che sono piccoli e corpulenti, né belli personaggi; ma non si armono, o pochi, con altro che colla picca o daga, per essere piú destri, espediti e leggeri; e usano dire che fanno cosí per non avere altro nimico che le artiglierie, dalle quali uno petto o corsaletto o gorzarino non li defenderebbe.
[47] Delle altre arme non temono, perché dicono tenere tale ordine che non è possibile entrare tra loro, né accostarsegli quanto è la picca lunga. [48] Sono ottime gente in campagna a fare giornata, ma per espugnare terre non vagliono, e poco nel defenderle; e universalmente, dove non possono tenere l’ordine loro della milizia, e’ non vagliono. [49] Di che si è visto la esperienzia poi che hanno avuto a praticare in Italia, e massime dove hanno avuto ad espugnare terre, come fu Padova e altri luoghi, in che hanno fatto cattiva pruova; e per lo oposito, dove si sono trovati in campagna, l’hanno fatta buona. [50] In modo che, se, nella giornata di Ravenna tra e’ Franzesi e ’ Spagnuoli, e’ Franzesi non avessino avuto e’ lanzcheneche, arebbono perso la giornata: perché, mentre che l’una gente d’arme coll’altra era alle mani, li Spagnuoli avevono di già rotto le fanterie franzese e guascone; e se li Alamanni colla ordinanza loro non le soccorrevano, vi erano tutte morte e prese. [51] E cosí si vide che ultimamente, quando il Cattolico re ruppe guerra a Francia in Ghienna, che le gente spagnuole temevono piú di una banda di Alamanni che aveva il re Cristianissimo, che di tutto el resto delle fanterie, e fuggivono le occasione del venire seco alle mani.