Niccolò Machiavelli
XXIII. <Ricordo al Cardinale Giulio sulla riforma dello stato di Firenze>
[1] Io credo che tutti quegli che amano uno comune vivere approveranno, degli stati che sono stati mai in Firenze, il Gonfalonieri per assai tempo e il Consiglio grande. [2] E per questo io farei l’una e l’altra di queste due cose sanza pensarci. [3] Vero è che il modo del fare l’uno e l’altro può essere vario, perché ad uno piacerebbe il numero antico di mille, ad un altro meno numero. [4] Questo mi darebbe poca briga, pure che non fusse escluso alcuno, a venirvi. [5] E quanto al Gonfalonieri che si avesse per questa prima volta a fare, si potrebbe o farlo fare al Consiglio del c in questo modo: che si avesse a trarre 20 elezionarii che eleggessino venti cittadini del numero loro; e mandassonsi a partito infra loro; e quelli che vincessino il partito per la metà si mandassino in Consiglio, e quello che avessi piú fave fusse il Gonfalonieri. [6] Potrebbe ancora Vostra Signoria, nel fare la riforma, eleggere Lei per sua autorità questo Gonfalonieri. [7] Fatte queste due cose, bisognerebbe pensare a gli altri modi della republica dove io credo che sarebbe qualche difficultà; pure io, di quelli ordini che ci sono al presente, io ne lascerei e accrescerei alcuno, e alcuno ne spegnerei. [8] Quelli che io spegnessi, sarebbono il Consiglio del Popolo e del Cento; perché in loro luogo è il Consiglio grande. [9] Quelli ch’ io <...>