Niccolò Machiavelli
IV. Parole da dirle sopra la provvisione del danaio, fatto un poco di proemio e di scusa
[1] Tutte le città, le quali mai per alcun tempo si son governate per principe soluto, per ottimati, o per populo, come si governa questa, hanno aúto per defensione loro le forze mescolate con la prudenza: perché questa non basta sola e quelle, o non conducono le cose, o condutte non le mantengano. [2] Sono dunque queste due cose el nervo di tutte le signorie che furno o che saranno mai al mondo; e chi ha osservato le mutazioni de’ regni, le ruine delle province e delle città, non le ha vedute causare da altro che dal mancamento delle armi o del senno. [3] Dato che le Prestanze vostre mi concedino questo essere vero, come egli è, seguita di necessità che voi vogliate che nella vostra città sia l’una e l’altra di queste dua cose, e che voi ricerchiate bene, se le ci sono, per mantenerle, e, se le non ci sono, per provederle. [4] E veramente io, da dua mesi indreto, sono stato in buona speranza che voi tendiate a questo fine; ma, veduto poi tanta durezza vostra, resto tutto sbigottito. [5] E vedendo che voi potete intendere e vedere, e che voi non intendete né vedete quello di che, non ch’altro, si maravigliano e’ nimici vostri, mi persuado che Iddio non ci abbi ancora gastigati a suo modo e che ci riserbi a maggior fragello. [6] La cagione che da dua mesi indreto mi faceva stare in buona speranza era lo esemplo che voi avevi aúto per il periculo corso, pochi mesi sono, e l’ordine che dopo quello avevi preso: perché io vidi come, perduto Arezzo e le altre terre, e dipoi recuperate, voi desti capo alla città; e credetti voi avessi conosciuto che, per non ci essere né forze né prudenza, avevi portato quello periculo; e stimai, come voi avevi dato qualche luogo alla prudenza per virtú di questo capo, dovessi ancora dare luogo alla forza. [7] Credettono questo medesimo e’ nostri eccelsi Signori; credernolo tutti quegli cittadini che si sono tante volte affaticati invano per mettervi un provedimento innanzi. [8] Né voglio disputare se questo che corre ora è buono o no, perché io ne presto fede a chi vi si è trovato ad ordinarlo e a chi dipoi lo ha approvato. [9] Desiderrei bene che ancora voi fussi della medesima opinione e ne prestassi fede a chi vi dice che gli è necessario.
[10] E di nuovo vi replico che, sanza forze, le città non si mantengono, ma vengono al fine loro. [11] El fine è o per desolazione o per servitú: voi sete stati presso, questo anno, a l’uno e l’altro, e vi ritornerete se non mutate sentenzia. [12] Io ve lo protesto; non dite poi: «E’ non mi fu detto». [13] E se voi rispondessi: «Che ci bisognono forze? noi siamo in protezione del Re! e’ nimici nostri sono spenti! el Valentino non ha cagione d’offenderci!», vi si risponde tale opinione non potere essere piú temeraria: perché ogni città, ogni stato, debbe reputare inimici tutti coloro che possono sperare di poterle occupare el suo e da chi lei non si può difendere. [14] Né fu mai né signore né repubblica savia che volessi tenere lo stato suo a discrezione d’altri o che, tenendolo, gliene paressi aver securo.
[15] Non ci inganniamo a partito; esaminiamo un poco bene e’ casi nostri; e cominciamo a guardarci in seno: voi vi troverrete disarmati, vedrete e’ sudditi vostri sanza fede, e ne avete, pochi mesi sono, fatto la esperienza; e è ragionevole che sia cosí, perché gli uomini non possono e non debbono essere fedeli servi di quello signore, da el quale e’ non possono essere né difesi né corretti. [16] Come voi gli avete possuti o possete correggere, lo sa Pistoia, Romagna, Barga, e’ quali luoghi sono diventati nidi e ricettaculi d’ogni qualità di latrocinii. [17] Come voi gli avete possuti defendere, lo sanno tutti quegli luoghi che sono stati assaltati. [18] Né vi veggendo ora piú ad ordine che vi siate stati per lo addrieto, dovete credere che non hanno mutato né opinione né animo. [19] Né gli possete chiamare vostri sudditi, ma di coloro che fieno e’ primi ad assaltarli.
[20] Uscitevi ora di casa e considerate chi voi avete intorno: voi vi troverrete in mezzo di dua o di tre città che desiderano piú la vostra morte che la lor vita. [21] Andate piú là, uscite di Toscana e considerate tutta Italia: voi la vedrete girare sotto el re di Francia, Viniziani, papa e Valentino. [22] Cominciate a considerare el re. [23] Qui bisogna dire el vero, e io lo vo’ fare: costui o e’ non arà altro impedimento o rispetto ch’el vostro in Italia, e qui non è rimedio, perché tutte le forze, tutti e’ provedimenti non vi salverieno; o egli arà degli altri impedimenti come si vede che gli ha, e qui fia rimedio o non rimedio secondo che voi vorrete o non vorrete. [24] E el rimedio è fare d’essere in tale ordine di forze che gli abbi in ogni sua deliberazione ad avere rispetto a voi come agli altri di Italia, e non dare animo, con lo stare disarmati, ad uno potente di chiedervi ad el re in preda; né dare occasione ad el re che vi abbi a lasciare fra e’ perduti, ma fare in modo che vi abbi a stimare, né altri abbi opinione di subiugarvi. [25] Considerate ora e’ Viniziani. [26] Qui non bisogna affaticarsi molto: ogni uomo sa l’ambizione loro e che debbono avere da voi cento ottantamila ducati, e che gli aspetton tempo, e che gli è meglio spendergli per fare loro guerra che dargli loro perché vi offendino con essi. [27] Passiamo al papa e al duca suo. [28] Questa parte non ha bisogno di comento: ogni uomo sa la natura e l’appetito loro quale e’ sia, e el procedere loro come gli è fatto e che fede si può dare o ricevere. [29] Dirò sol questo: che non si è concluso con loro ancora appuntamento alcuno; e dirò piú là, che non è rimaso per noi. [30] Ma poniamo che si concludessi domani; io vi ho detto che quelli signori vi fieno amici che non vi potranno offendere e di nuovo ve ’l dico; perché fra gli uomini privati, le leggi, le scritte, e’ patti fanno osservare la fede, e fra e’ signori la fanno solo osservare l’armi. [31] E se voi dicessi: «Noi ricorrereno ad el re!», e’ mi pare anche avervi detto questo: che tuttavia el re non fia in attitudine a difendervi, perché tuttavia non sono quelli medesimi tempi; né sempre si può metter mano in su la spada d’altri; e però è bene averla a lato e cignersela quando el nimico è discosto, ché altri non è poi a tempo e non truova rimedio.
[32] E’ si debbe molti di voi ricordare quando Gonstantinopoli fu preso dal Turco. [33] Quello imperadore previde la sua ruina, chiamò e’ suoi cittadini, non potendo con le sue entrate ordinarie provedersi, espose loro e’ periculi, monstrò loro e’ rimedi: e’ se ne feciono beffe. [34] La ossedione venne; quelli cittadini che avéno prima poco stimato e’ ricordi del loro signore, come sentirno sonare le artiglierie nelle lor mura e fremere lo esercito de’ nimici, corsono piangendo allo ’mperadore co’ grembi pieni di danari; e’ quali lui cacciò via, dicendo: «Andate a morire con cotesti danari, poiché voi non avete voluto vivere sanza essi».
[35] Ma e’ non bisogna che io vadia in Grecia per li esempli, avendogli in Firenze. [36] Di settembre nel ’500, el Valentino partí con gli eserciti suoi da Roma; né si sapeva se doveva passare in Toscana o in Romagna: stette sospesa tutta questa città, per trovarsi sprovista, e ciascun pregava Dio che ci dessi tempo; ma come e’ ci mostrò le spalle per alla volta di Pesero e ch’e’ periculi non si viddono presenti, si entrò in una confidenzia temeraria: di modo che non si possé mai persuadervi a vincere alcuno provedimento. [37] Né mancò che non vi fussi posto innanzi, e cosí ricordati e predetti tutti e’ periculi che dipoi vennono, e’ quali voi ostinati non credesti; infino a tanto che, in questo luogo ragunati a’ 26 dí d’aprile lo anno ’501, sentisti la perdita di Faenza e vedesti le lacrime del vostro Gonfaloniere che pianse sopra la incredulità e durezza vostra e vi constrinse ad avere compassione di voi medesimi. [38] Né fusti a tempo, perché, dove, avendolo vinto innanzi sei mesi, se ne sarebbe fatto frutto, vincendolo sei dí innanzi, possé operare poco per la salute vostra; perché, a’ iiii dí di maggio, voi sentisti a Firenzuola essere lo esercito inimico, trovossi in confusione la città, cominciasti a sentire e’ meriti della durezza vostra, vedesti ardere le vostre case, predare la roba, ammazzare e’ vostri sudditi, menarli prigioni, violare le vostre donne, dare el guasto alle possessioni vostre, sanza posservi fare alcun rimedio. [39] E coloro che, sei mesi innanzi, non avén voluto concorrere a pagare 20 ducati, ne fu tolti loro 200, e e’ venti pagorno in ogni modo. [40] E quando voi ne dovevi accusare la incredulità e ostinazione vostra, voi ne accusavi la malizia de’ cittadini e ambizione degli ottimati: come coloro che, errando sempre, non vorresti mai avere errato, e quando vedete el sole, non credete mai che gli abbia a piovere, come v’interviene ora. [41] E non pensate che in otto giorni el Valentino può essere con lo esercito in sul vostro e e’ Viniziani in dua giorni; non considerate che el re è appiccato co’ Svizzeri in Lombardia e che non ha ancor ferme le cose sua né con la Magna, né con Spagna, e che gli è al di sotto nel Reame. [42] Non vedete la debolezza vostra a stare cosí, né la variazione della fortuna.
[43] Gli altri sogliono diventare savi per li periculi de’ vicini; voi non rinsavite per gli vostri. [44] Non prestate fede a voi medesimi, non conoscete el tempo che voi perdete e che voi avete perduto; el quale voi piangerete ancora e sanza frutto, se non vi mutate di opinione: perché io vi dico che la fortuna non muta sentenzia dove non si muta ordine, né e’ cieli vogliono o possono sostenere una cosa che voglia ruinare ad ogni modo. [45] Il che io non posso credere che sia, veggendovi Fiorentini liberi e essere nelle mani vostre la vostra libertà: alla quale credo che voi arete quelli respetti che ha aúto sempre chi è nato libero e desidera viver libero.