XXVI. Relazione di una visita fatta per fortificare Firenze

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Niccolò Machiavelli

XXVI. <Relazione di una visita fatta per fortificare Firenze>

[1] Noi vedemo prima, cominciandoci da Monte Uliveto, tutto quel ­disegno, che si era ragionato, di mettere dentro questi monti che soprastanno al di là d’Arno e lo consideramo tutto infino a Ricorboli. [2] Parve al capitano questa una grande impresa e che la facesse molti buoni effetti: pure disse che a farla non bisognava avere né fretta, né necessità e che bisognava assai gente a guardarla, ma che se ne trarrebbe questo bene, che uno esercito tutto vi si potrebbe raddurre senza dare affanno allo abitato della città. [3] Considerato il di sopra, ci parve di restrignerci alle mura, pure a quelle che fasciano il di là d’Arno, per intendere da lui come quelle, non le murando, si potessero far forti. [4] E prima ci cominciamo alla porta a San Niccolò e parve al capitano che quella porta con tutto il borgo infino alla porta a Samminiato, per essere quel sito fitto tutto sotto al monte, non si potesse tenere o difendere in alcun modo, e quello che è peggio, non si può fare forte. [5] Di modo che si giudica essere necessario escluderlo dalla città e non solamente abbandonarlo, ma disfarlo. [6] E però gli pare da muovere un muro dalla prima torre, che è sopra la porta a Samminiato e cosí a schimbesci guidarlo verso Arno, tanto che si appunti con Arno appunto sotto alle mulina di san Niccolò, e in su l’angolo fra il muro nuovo e il vecchio fare un baluardo che batta la faccia del muro vecchio e del nuovo, e nel mezzo del muro nuovo la porta con i suoi baluardi e rivellini, secondo che oggi si usano fare forti. [7] Fatto questo, come si è detto, vorrebbe spianare tutte quelle case che restano dietro in quel borgo.

[8] Doppo questo disegno, seguitamo il cammino e andati lungo il muro di fuori circa 200 braccia, saliti che fumo in sul colmo del poggio, dove è una torre alta, giudicò che fosse da fare quivi uno baluardo gagliardo, abbassando quella torre e tirandosi piú in fuora circa a 60 braccia, tanto che si abbracciassero certe casette che li sono a dirimpetto. [9] Fa questo baluardo una fortezza grande in quello luogo, perché e’ batte tutti i colli allo intorno, difende la debolezza di quelle mura, che di sotto e di sopra si aggiungono seco insino a san Giorgio, e spaventa qualunque da quella parte disegnasse campeggiarci.

[10] Arrivamo dipoi alla porta a san Giorgio, la quale gli pare da abbassarla e farvi un baluardo tondo e la uscita per fianco, come si costuma. [11] Passata questa porta, pure di fuori circa a 150 braccia, si truova un certo biscanto di muro, dove il muro muta cammino e gira in su la ritta. [12] Quivi gli parrebbe di fare o una casamatta o un baluardetto tondo che battesse per fianco. [13] E avete ad intendere che gli intende che in ogni luogo dove sono mura si faccia fossi, perché dice quelli essere le prime difese delle terre. [14] Passati piú oltre, circa ad altre 150 braccia, dove sono certi barbacani, gli pare da fare uno altro baluardo, il quale quando si facesse gagliardo e tirassisi bene innanzi, si potrebbe fare, senza fare il baluardo del biscanto sopradetto. [15] Passato questo luogo, si truova una torre, la quale gli pare da ingrossarla e abbassarla e fare in modo che di sopra vi si possino maneggiare duoi pezzi d’artiglierie grosse: e cosí fare a tutte le altre torri che si truovano; e dice che, per essere fitte l’una sotto l’altra, che le fanno una fortezza grande, non tanto per il ferire per fianco, ma per fronte; perché dice che ragionevolmente le città hanno ad avere piú artiglierie che non si può trainare drieto uno esercito; e ogni volta che voi ne potete piantare piú contro al nemico, che il nemico non ne può piantare contro a voi, che gli è impossibile che vi offenda: perché le piú artiglierie vincono le meno; in modo che potendo porre grosse artiglierie sopra tutte le vostre torri e essendo le torri spesse, di necessità ne seguita che il nimico vi può con difficultà offendere.

[16] Seguitando il cammino nostro, arrivamo dove si comincia a scendere verso la porta a san Piero Gattolino. [17] Fermossi quivi il capitano e, per considerare meglio tutto quel sito dalla porta a San Giorgio a quivi, entramo per il podere di Bartolomeo Bartolini, e veduto ogni cosa, pensò uno nuovo modo di fortificare tutta quella parte, che è dalla porta detta di san Giorgio a dove noi eravamo, senza avere a fare quelli baluardi che di sopra si sono detti; e questo nuovo modo è a muovere un muro proprio da quel principio della china, che va verso san Piero Gattolino, girando in su la sinistra verso la porta a san Giorgio, e andare secondo le piagge di quelle vallette e capitare con esso alla porta a san Giorgio, e il muro vecchio che rimarrebbe dentro, gittarlo in terra. [18] Sarebbe questo muro nuovo, da dove e’ comincia a dove e’ finisce, andando per linea retta, circa 500 braccia e dove si di­scostasse piú dal muro vecchio non sarebbero braccia 200. [19] Farebbe questi beni: e’ vi difenderebbe meglio quella parte, perché quel muro vecchio è disutile e questo sarebbe nuovo e utile; il muro vecchio, per aver drieto la grotta repente, non si può riparare e questo si riparerebbe, ché arebbe il piano; verrebbe piú innanzi a battere i colli che sono all’intorno, tale che i nimici lo potrebbono difficilmente battere e il vecchio facilmente si batte; rispiarmerebbe la spesa dei fossi, perché le ripe lo servirebbono per fossi; rispiarmerebbe le spese di tutti quelli baluardi, che si debbono fare nel muro vecchio, perché basterebbe fare nel muro nuovo certe offese per fianco di non molta spesa: tanto che si stima che si spenderebbe quasi meno a venire con questa parte di muro innanzi, che con fossi e baluardi affortificare il muro vecchio.

[20] Considerato questo sito, ritornamo al muro e scendemo verso san Piero Gattolino; e li parve che alla penultima torre si facesse un baluardo, che fosse piú in fuora della torre 30 braccia e tutte le altre torri, come è detto, si ingrossassino e abbassassino. [21] Pargli che la porta a san Piero Gattolino si abbassi e che vi si faccia un baluardo che l’abbracci in modo tutta, che la batta il muro di verso san Giorgio e di verso san Friano.

[22] Considerato dipoi quanto il colle di san Donato a Scopeto è addosso alle mura, che sono dalla porta a san Piero Gattolino ad una porta rimurata che va in Camaldoli, gli parrebbe che tutto il muro che è fra queste due porti, cioè fra san Piero Gattolino e la rimurata, si gittasse in terra e se ne facesse un altro nuovo tra l’una porta e l’altra, che si discostasse dal vecchio, nel piú largo, braccia 200, per discostarsi piú da quel colle, dove, per esser drento assai ortacci, non si farebbe altro danno che avere a guastare un monasterio delle monache di <san Niccolò>.

[23] Seguimo di poi il cammino verso san Friano: e gli parrebbe da fare alla penultima torre di verso san Friano un baluardo che venisse in fuora 15 braccia piú che la torre; la porta a san Friano farla con un baluardo gagliarda, le torri insino ad Arno ingrossarle e abbassarle. [24] In sul canto del muro che guarda in Arno, dove è un mulino, fare un baluardo che abbracciasse il mulino e battesse per tutto.

[25] Scendemo di quivi in Arno e andando lungo il muro verso il ponte alla Carraia, gli parrebbe che quel muro si empiesse di cannoniere che tirassino basso attraverso ad Arno, e dove è quel chiesino, farvi una torretta, che, piú per bel parere che per altro, sputasse per fianco. [26] E avendo nella forma soprascritta considerato tutte le mura d’Oltrarno e i colli che sono loro appresso, lo dimandamo di quelle mura di verso il Prato, che il colle di Uliveto scuopre, e di quelle di san Giorgio che scuopre san Donato a Scopeto, e di quelle della Giustizia che scuopre san Miniato, che tutte da quelli colli si potettono considerare. [27] Disse non importare niente, perché, parte per essere discosto, parte per potersi riparare con ripari a traverso, facilmente il nimico da quella parte non vi può offendere.

[28] Veduta tutta la parte d’Oltrarno, venimo di qua dal fiume e cominciamoci dalla porticciuola delle Mulina del Prato; e prima gli facemo considerare via Gora, come quelle case si appiccono con il muro che risponde ad Arno, dipoi passamo la porta e entramo nella gora dei Medici e andamo infino alla fine e entramo in su quello getto, overo terrazzo, che è in testa della gora. [29] Parvegli quello luogo da poterlo fare fortissimo, facendo uno baluardo che abbracciassi tutte le mulina, del quale la muraglia che guarda il di dentro di verso l’orto della gora si potrebbe fare sottile, perché non può essere battuta; fare ancora nella punta lassú dell’orto della gora, dove io dico essere quel terrazzo, un altro baluardo, che per fianco rispondesse a quello e per fronte battesse Arno attraverso. [30] Dice che, fatto questo, non si potrebbono mai i nimici accostare per esservi la gora, che fa fosso, e potere essere combattuti da fronte e dai fianchi da’ baluardi, e di dietro dalle artiglierie, che fossono nella parte di là dal fiume; e cosí le case di via Gora non vengono a fare a quella parte debolezza. [31] Parrebbegli da spianare di sopra la volta del risciacquatoio della Pescaia, che è propinqua a quel baluardo del terrazzo, acciocché sopra quella si potesse piantare duoi pezzi d’artiglieria. [32] Oltre a di quello, perché le case che sono da il terrazzo al ponte alla Carraia sono signori del fiume, vorrebbe tôrre loro questa signoria, faccendo un muro che le coprisse; perché dice che, rispetto a’ tradimenti, non è bene che le genti private sieno signori di quella parte. [33] Disse che la porticciuola delle Mulina verrebbe dal baluardo ad essere difesa.

[34] Considerata e disposta questa parte, ci partimo dalla porta delle Mulina e andamo lungo le mura di fuora insino al canto che arriva a Mugnone, dove gira poi il muro in su la man ritta verso la porta al Prato. [35] Parrebbegli da fare un gagliardissimo baluardo in su quel canto, che difendesse e verso le Mulina e verso la porta al Prato. [36] Vorrebbe che Mugnone e quivi e dovunque passa si riducesse ad uso di un fosso, e in quello luogo, dal canto alla porta al Prato, vorrebbe che si facesse un muro lungo Mugnone che sostenesse il terreno dalla parte sinistra, e dipoi, presso al baluardo in sul canto attraverso a Mugnone, si facesse un rattenitoio d’acqua, da poterlo scallare e turare secondo il bisogno; e lungo il muro che è dal baluardo alla porticciuola delle Mulina farvi un fosso e mettervi parte di Mugnone e poi, quando il fosso arriva alle Mulina, torcesse verso Arno, e la sboccatura si murasse da ogni parte. [37] Vorrebbe che tutte l’altezze che vi sono sopra quel muro, che sono certe creste che avanzano i merli, si riducessono al pari de’ merli. [38] Parrebbegli che la porta al Prato si abbassasse e si fortificasse con un baluardo, come si è detto di quelle d’Oltrarno.

[39] Andamone dipoi alla porta a Faenza: e tutte le torrette di mezzo vuole si abbassino e riduchinsi a merli e s’ingrossino overo allarghino, di sopra massimamente, perché vi possino giucare duoi pezzi d’artiglierie; e perché dalla porta a Faenza al Prato è assai spazio, gli pare da ridurre una di quelle torri di mezzo ad uso di baluardo, ingrossandola tanto che se gli potesse mettere le artiglierie da basso.

[40] Di quivi andamo alla porta a san Gallo, la quale si faccia forte come le altre e in una di quelle torri fare un poco di baluardo; e perché quivi Mugnone comincia ad andare lungo le mura, gli pare, volendolo ridurre a uso di fosso, che si facesse lassú alto, dove gli stesse meglio, un poco di ritegno, acciocché l’acque piú stillate entrassero nel luogo de’ fossi. [41] Volle il capitano vedere quel colle che è dirimpetto alla porta a san Gallo: dove venuto, disse che i nimici avevono quivi un forte e bello alloggiamento, ma che non poteva fare altro male alla città, se non tenere in quel luogo il nimico sicuro.

[42] Andamone dipoi alla porta a Pinti, la quale si debbe afforzare come l’altre, faccendo fra quelle e san Gallo di una di quelle torri di mezzo un poco di baluardo simile a quello che delle altre due porte dicemo.

[43] Partiti dalla porta a Pinti e iti lungo le mura circa a seicento braccia, si truova un canto, dove è una torre che ha tre canti e il muro piega forte in su la man ritta verso la porta alla Croce; e dal canto alla porta alla Croce è circa 400 braccia; e però gli pare che quivi in sul canto si faccia un grosso baluardo, che si tiri piú innanzi che la torre 30 braccia o piú, che guardi bene quelli duoi tratti di muri e offenda per fronte gagliardamente la campagna.

[44] Venimo dipoi alla porta alla Croce, la quale si debbe affortificare come le altre; e di quivi partiti per lungo le mura, si trova una torre che è dirimpetto all’Agnolo Raffaello, la quale vorrebbe si ingrossasse bene, per fare piú difese al luogo propinquo ad Arno. [45] Venimo alla porta alla Giustizia, dove gli pare da abbattere il Tempio e tutti quelli imbratti che sono intorno a quella parte e fare quivi un grossissimo baluardo, acciocché possa difendere gagliardamente quella entrata d’Arno. [46] Vorrebbe ancora che la torre della munizione, che è propinqua alla porta, si abbassasse e ingrossasse, acciocché fosse ancora piú gagliarda quella parte.