XV. Ritratto di cose di Francia

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Niccolò Machiavelli

XV. Ritratto di cose di Francia

[1] La corona e gli re di Francia sono oggi piú gagliardi, ricchi e piú potenti che mai fussino per le infrascritte ragioni.

[2] La corona, andando per successione del sangue, è diventata ricca: perché, non avendo il re qualche volta figliuoli, né chi gli succedessi nella eredità propria, le sustanzie e stati e beni proprii sono rimasti alla corona. [3] E sendo intervenuto questo a molti re, la corona viene ad essere arricchita assai per li molti stati che li sono pervenuti, come fu il ducato d’Angiò e al presente come interverrà a questo re, che, per non avere figli masti, perverrà alla corona il ducato d’Orliens e lo stato di Milano; in modo che oggi tutte le buone terre di Francia sono della corona e non de’ privati baroni loro.

[4] Una altra ragione ci è potentissima della gagliardia di quello re: che è che pel passato la Francia non era unita, per li potenti baroni che ardivano e li bastava loro l’animo a pigliare ogni impresa contro al re, come era uno duca di Ghienna, di Borbone; e’ quali oggi sono tutti ossequentissimi; e però viene ad essere piú gagliardo.

[5] Ècci una altra ragione: che ad ogni altro principe circumvicino bastava loro l’animo assaltare el reame di Francia; e questo, perché sempre aveva o uno duca di Brettagna, overo uno duca di Ghienna, o di Borgogna, o di Fiandra che li faceva scala, e davagli passo, e racettavalo: come interveniva quando li Inghilesi avevano guerra con Francia, che sempre per mezzo d’uno duca di Brettagna davano che fare al re; e cosí uno duca di Borgogna per mezzo d’uno duca di Borbona. [6] Ora essendo la Brettagna, la Ghienna, il Borbonese e la magiore parte di Borgogna suddita ossequentissima a Francia, non solo mancono a tali principi questi mezzi di poter infestare el reame di Francia, ma li hanno oggi inimici; e anche il re, per avere questi stati, ne è piú potente, e lo inimico piú debile.

[7] Ancora ci è un’altra ragione: che oggi li piú ricchi e li piú potenti baroni di Francia sono di sangue reale e della linea: che, mancando alcuni de’ superiori e antecedenti a lui, la corona può pervenire in lui. [8] E per questo ciascuno si mantiene unito colla corona, sperando o che lui proprio o li figliuoli suoi possino pervenire a quel grado. [9] E il rebellarsi o inimicarsela potria piú nuocere che giovare: come fu per intervenire a questo re quando fu preso nella giornata di Brettagna, dove lui era andato in favore di quello duca e contro a’ Franzesi, e fu disputa, morto che fu el re Carlo, che per quel mancamento e defezione dalla corona lui dovessi avere perso il potere succedere. [10] E se non che lui si trovò uomo danaroso per la masserizia che aveva fatta, e potette spendere; e dipoi quello che poteva essere re, rimosso lui, era piccolo fantino, cioè Monsignore d’Angulem <...>. [11] E anche questo re, e per le ragioni dette, e per avere anche qualche favore, fu creato re.

[12] L’ultima ragione che ci è, è questa: che li stati de’ baroni di Francia non si dividano tra li eredi, come si fa nella Alamagna e in piú parte di Italia, anzi pervengono sempre nelli primigeniti, e quelli sono li veri eredi; e li altri fratelli stanno pazienti e, aiutati dal primogenito e fratello loro, si danno tutti alle arme e si ingegnono in quel mestieri di pervenire a grado e a condizione di potersi comperare uno stato, e con questa speranza si nutricono. [13] E di qui nasce che le gente d’arme franzese sono oggi le migliore che sieno, perché si truovono tutti nobili e figlioli di signori, e stanno ad ordine di venire a tal grado.

[14] Le fanterie che si fanno in Francia non possono essere molto buone, perché gli è gran tempo che non hanno avuto guerra, e per questo non hanno esperienzia alcuna. [15] E dipoi sono per le terre tutti ignobili e gente di mestiero; e stanno tanto sottoposti a’ nobili e tanto sono in ogni azione depressi che sono vili. [16] E però si vede che il re nelle guerre non si serve di loro, perché fanno cattiva prova, benché vi sieno li Guasconi, di chi il re si serve, che sono un poco meglio che gli altri; e nasce perché sono vicini a’ confini di Spagna, che vengono a tenere un poco dello Spagnuolo. [17] Ma hanno fatto, per quello che s’è visto da molti anni in qua, piú pruova di ladri che di valenti uomini. [18] Pure nel difendere e assaltare terre fanno assai buona pruova; ma in campagna la fanno cattiva, che vengono ad essere il contrario de’ Tedeschi e Svizzeri: e’ quali alla campagna non hanno pari, ma per difendere e offendere terre non vagliono. [19] E credo che nasca perché in questi due casi non possono tenere quello ordine della milizia che tengono in su’ campi. [20] E però il re di Francia si serve sempre o di Svizzeri o di lanzichinech, perché le sue gente d’arme, dove si abbia inimico opposito, non si fidono di Guasconi. [21] E se le fanterie fussino della bontà che sono le gente d’arme franzese, non è dubio che li basteria l’animo a defendersi da tutti e’ principi.

[22] E’ Franzesi per natura sono piú fieri che gagliardi o destri; e in uno primo impeto chi può resistere alla ferocità loro, diventono tanto umili e perdono in modo l’animo che divengono vili come femine. [23] E anche sono insoportabili de’ disagi e incommodi loro, e col tempo stracurono le cose in modo che è facile, col trovargli in disordine, superargli. [24] Di che se ne è visto la sperienzia nel reame di Napoli tante volte, e ultimamente al Gherigliano, dove erono per metà superiori alli Spagnuoli, e si credeva se gli dovessino ogni ora inghiottire; tuttavolta, perché cominciava el verno, le piove erono grandi, cominciorono ad andarsene a uno a uno per le terre circumvicine per stare con piú agi; e cosí el campo rimase sfornito e con poco ordine, in modo che li Spagnuoli furono vittoriosi contra ogni ragione. [25] Sarebbe intervenuto il medesimo a’ Viniziani, che non arebbono perso la giornata di Vailà, se fussino iti secondando e’ Franzesi almanco x giorni; ma il furore di Bartolomeo d’Alviano trovò uno maggiore furore.

[26] Il medesimo interveniva a Ravenna alli Spagnuoli che, se non si accostavano a’ Franzesi, li disordinavano rispetto al poco governo e al mancamento delle vettovaglie che impedivano loro e’ Viniziani verso Ferrara; e quelle di Bologna sarebbono sute impedite dalli Spagnuoli; ma perché uno ebbe poco consiglio, l’altro meno iudizio, lo esercito franzese rimase vincitore, benché la vittoria fusse sanguinosa. [27] E fu il conflitto grande; e maggiore saria stato se il nervo delle forze dell’uno campo e l’altro fussi stato della medesima sorte l’uno che l’altro; ma lo esercito franzese era gagliardo nelle gente d’arme, lo spagnuolo nelle fanterie: e per questo non fu tanta grande strage. [28] E però chi vuole superare e’ Franzesi si guardi dal primo loro impeto, ché con lo andarli intrattenendo, per le ragioni dette di sopra, li supererà. [29] E però Cesare disse e’ Franzesi essere in principio piú che uomini e in fine meno che femine.

[30] La Francia, per la grandezza sua e per la commodità delle grande fiumane, è grassa e opulenta, dove le grasce e l’opere manuale vagliono poco o niente per la carestia de’ danari che sono ne’ popoli; e’ quali a pena ne possono ragunare tanti che paghino al signore loro i dazii, ancora che sieno piccolissimi. [31] E nasce perché non hanno dove finire le grasce loro: perché ogni uomo ne ricoglie da vendere; in modo che, se in una terra fussi uno che volessi vendere uno moggio di grano, non troverria, perché ciascuno ne ha da vendere. [32] E li gentili uomini, de’ danari che traggono da’ sudditi, dal vestire in fuori, non spendono niente; perché da per loro hanno bestiame assai da mangiare, pollaggi infiniti, laghi, luoghi pieni di venagione d’ogni sorte: e cosí universalmente ha ciascuno uomo per le terre; in modo che tutto il danaio perviene nelli signori, il quale oggi in loro è grande; e però come quegli populi hanno uno fiorino li pare essere ricchi.

[33] Li prelati di Francia traggono 2/5 delle entrate e ricchezze di quello regno, perché vi sono assai vescovadi che hanno il temporale e lo spirituale; e poi avendo per il vitto loro cose abbastanza, però tutti li denari che li pervengono in mano non escono mai, secondo l’avara natura de’ preti e religiosi; e quello che perviene ne’ capitoli e collegi delle chiese, si spende in argenti, gioie, ricchezze per ornamento delle chiese. [34] In modo che, fra quello che hanno le chiese proprie e quello che hanno e’ prelati in particulari, fra danari e argenti, vale uno tesoro infinito.

[35] Nel consultare e governare le cose della corona e stato di Francia, sempre intervengono in maggiore parte prelati; e li altri signori non se ne curano, perché sanno che le esecuzioni hanno ad essere fatte da loro: e però ciascuno si contenta, l’uno collo ordinare, l’altro collo esequire; benché vi intervenga ancora de’ vecchi già suti uomini di guerra, perché, dove si ha a ragionare di simile cose, possino indirizzare li prelati che non ne hanno pratica.

[36] E’ benefizii di Francia, per virtú di certa loro prammatica ottenuta già lungo tempo fa da’ pontefici, sono conferiti da’ loro collegi; in modo ch’ e’ canonici, quando il loro arcivescovo o vescovo muore, ragunati insieme, conferiscono il benefizio a chi di loro gli pare lo meriti: in modo che spesso hanno qualche dissensione, perché vi è sempre chi si fa favore con danari e qualche uno colle virtú e buone opere. [37] Il simile fanno e’ monaci nel fare li abati. [38] Li altri piccoli benefizi sono conferiti da’ vescovi dove sono sottoposti. [39] E se qualche volta el re volessi derogare a tale prammatica eleggendo uno vescovo a suo modo, bisogna che usi le forze, perché niegono il dare la possessione; e se pure sono forzati, usano, morto che è uno re, trarre uno tale prelato di possessione e renderla a lo eletto da loro.

[40] La natura de’ Franzesi è apetitosa di quello d’altri; di che, insieme col suo e quello altrui, è poi prodiga: e però il Franzese ruberia collo alito per mangiarselo e mandarlo male, e goderselo con colui a chi lo ha rubato; natura contraria alla spagnuola, che di quello che ti ruba mai ne vedi niente.

[41] Teme assai la Francia degli Inghilesi per le grandi incursione e guasti che anticamente hanno dato a quel reame: in modo che ne’ populi quel nome inghilese è formidabile, come quegli che non distinguono che la Francia è oggi condizionata altrimenti che in quelli tempi: perché è armata, esperimentata e unita, e tiene quelli stati in su che gl’Inghilesi facevano loro fondamento, come era un ducato di Brettagna e di Borgogna. [42] E per lo opposito, gl’Inghilesi non sono disciplinati, perch’è tanto che non ebbono guerra che delli uomini che vivono oggi ne è che mai abbi visto inimico in viso; e poi li è mancato chi li acosti in terra, dallo Arciduca infuori.

[43] Temerebbono assai delli Spagnuoli per la sagacità e vigilanzia loro. [44] Ma qualunche volta quel re voglia assaltare la Francia, lo fa con grande disagio: perché, dallo stato donde moverebbe fino alle bocche de’ Pirenei che mettono nel reame di Francia, è tanto camino e sterile che, ogni volta che e’ Franzesi faccino punta a tali bocche, cosí a quelle di verso Perpignano come di verso Ghienna, potrebbe essere disordinato il suo esercito, se non per conto di soccorso, almeno per conto delle vettovaglie, avendo a condursi tanta via; perché il paese che si lascia dreto è quasi per la sterilità inabitato e quello che è abitato a pena ha da vivere per li abitanti. [45] E per questo e’ Franzesi di verso e’ Pirenei temano poco delli Spagnuoli.

[46] De’ Fiamminghi non temono e’ Franzesi. [47] E nasce perché e’ Fiamminghi non ricolgono, per la fredda natura del paese, da vivere, e massime di grani e vini, e’ quali bisogna che e’ tragghino fra di Borgogna e di Piccardia, e d’altri stati di Francia. [48] E dipoi e’ populi di Fiandra vivono di opere di mano, le quali merce e mercanzie loro smaltiscono in sulle fiere di Francia, cioè di Lione e a Parigi, perché dalla banda della marina non è vie dove smaltirle; e di verso la Magna il medesimo, perché ne hanno e ne fanno piú che loro. [49] E però ogni volta che mancassino del commercio co’ Franzesi, non arebbono dove finire le mercanzie e cosí non solamente mancherebbono delle vettovaglie, ma ancora dello smaltire quello che lavorassino. [50] E però e’ Fiamminghi mai, se non forzati, aranno guerra colli Franzesi.

[51] Teme assai la Francia de’ Svizzeri per la vicinità loro e per li repentini assalti che li possono fare, a che non è possibile per la prestezza loro potere provedere a tempo. [52] E fanno piutosto depredazione e correrie che altro: perché, non avendo né artiglierie né cavagli, e stando le terre franzese che li sono vicine bene munite, non fanno gran progressi. [53] E poi la natura de’ Svizzeri è piú atta alla campagna e a fare giornata, che allo espugnare e defendere terre; e mal volentieri e’ Franzesi in quelli confini vengono alle mani con loro: perché, non avendo fanterie buone che stieno a petto a’ Svizzeri, le gente d’arme sanza fanterie non vagliono; e ancora il paese è qualificato in modo che le lance e gente a cavallo male vi si maneggiono, e li Svizzeri mal volentieri si discostano da’ confini per condursi al piano, lasciandosi indreto, come è detto, le terre grosse bene munite: dubitando, come interverrebbe loro, che le vettovaglie non mancassino, e ancora, conducendosi al piano, non potere ritornare a sua posta.

[54] Dalla banda di verso Italia non temono, rispetto a’ monti Apennini e per le terre grosse che hanno alle radice di quegli: dove, ogni volta che uno volessi assaltare lo stato di Francia avessi a soprastare, avendo indreto uno paese tanto sterile, bisogneria o che affamassi o che si lasciassi le terre indreto (il che saria pazzia) o che si mettessi ad espugnarle: sí che dalla banda d’Italia non temono, e per le ragione dette, e per non essere in Italia principe atto ad assaltarli, e per non essere Italia unita come era al tempo de’ Romani.

[55] Dalla banda di mezzodí non teme punto il reame di Francia per esservi la marina: dove sono in quelli porti legni assai, parte del re e d’altri regnicoli, da potere defendere quella parte da uno inopinato assalto: perché a uno premeditato si ha tempo a riparare, perché si mette tempo, per chi lo vuole fare, a prepararlo e metterlo ad ordine, e viene a sapersi per ciascuno. [56] E in tutte queste province tiene ordinariamente guarnigione di gente d’arme per giucare al sicuro.

[57] Spende poco in guardare terre perché li sudditi li sono ossequentissimi e fortezze non usa fare guardare per il regno. [58] E a’ confini dove sarebbe qualche bisogno di spendere, standovi le guernigioni delle gente d’arme, manca di quella spesa: perché da uno assalto grande si ha tempo a ripararvi, perché vuole tempo a potere essere fatto e messo insieme.

[59] Sono e’ popoli di Francia umili e ubidientissimi, e hanno in grande venerazione il loro re; vivono con pochissima spesa per la abundanzia grande delle grasce; e anche ogni uno ha qualche cosa stabile da per sé. [60] Vestono grossamente e di panni di poca spesa; e non usono seta di alcuna sorte, né loro né le donne loro, perché sarebbono notati da’ gentili uomini.

[61] Li vescovadi del regno di Francia, secondo la moderna computazione, sono numero centosei, computati li arcivescovadi diciotto; le parrocchie uno milione e settecento, computate 740 badie; delle priorie non si tiene conto.

[62] L’entrata ordinaria o estraordinaria della corona non ho possuto sapere, perché ne ho domandati molti e ciascuno mi ha detto essere tanta quanta ne vuole il re. [63] Tamen qualche uno dice una parte dello ordinario, cioè quello che è detto “presto danaio” del re, e si cava di gabelle (come pane, vino, carne e simile), ha scudi un milione e dcc mila; e lo estraordinario cava di taglie quanto lui vuole; e queste si pagano alte, basse come pare al re; ma non bastando, si pone preste, e raro si rendono; e le domandono per lettere regie in questo modo: «Il re nostro sire si raccomanda ad voi, e perché ha faulta d’argento, vi prega li prestiate la somma che contiene la lettera». [64] E questa si paga in mano del ricevitore del luogo, e in ciascuna terra ne è uno che riscuote tutti e’ proventi, cosí gabelle come taglie e preste.

[65] Le terre suddite alla corona non hanno fra loro altro ordine che quello che li fa el re in fare danari o pagare dazii, ut supra.

[66] L’autorità de’ baroni sopra e’ sudditi è mera. [67] L’entrata loro è pane, vino, carne, come di sopra, e tanto per fuoco lo anno; ma non passa 6 o 8 soldi per fuoco, di tre mesi in 3 mesi. [68] Taglie o preste non possono porre absque consensu regis, e questo raro si consente.

[69] La corona non trae di loro altra utilità che l’entrata del sale, né mai gli taglieggia se non per qualche grandissima necessità.

[70] L’ordine del re nelle spese estraordinarie, cosí nelle guerre come in altro, è che e’ comanda a’ tesaurieri che e’ paghino e’ soldati; e loro li pagono per mano di coloro che li rassegnono. [71] I pensionarii e ’ gentili uomini vanno a’ generali e si fanno dare la discarica, cioè la polizza del pagamento loro: di mese in mese e’ gentili uomini, e e’ pensionarii di 3 in tre mesi; e vanno al ricevitore della provincia dove abitano e sono subito pagati.

[72] Li gentili uomini del re sono 200; il soldo loro è xx scudi il mese, e sono pagati ut supra, e ogni cento ha uno capo, che soleva essere Ravel e Vidames.

[73] De’ pensionarii non vi è numero, e hanno chi poco e chi assai come piace al re, e li nutrisce la speranza di venire a grado maggiore; e però non vi è ordine.

[74] L’ofizio de’ generali di Finanza è pigliare tanto per fuoco e tanto per taglia, de consensu regis, e ordinare che le spese, cosí ordinarie come estraordinarie, sieno pagate a’ tempi, cioè le discariche ut dictum est supra.

[75] Li tesaurieri tengono lo argento e pagono secondo l’ordine e discariche de’ generali.

[76] L’ofizio del Gran Cancelliere è merum imperium, e può graziare e condannare a suo libito, etiam in capitalibus sine consensu regis. [77] Può rimettere e’ litiganti contumaci nel buon dí, può conferire e’ benefizii de consensu regis. [78] Tamen perché le grazie si fanno per lettere reale sigillate col gran sigillo reale, però lui tiene el gran sigillo. [79] El salario suo è x mila franchi l’anno e ii mila franchi per tenere tavola; tavola s’intende per dare desinare e cena a quelli tanti del Consiglio che seguono il Gran Cancelliere, cioè avvocati e altri gentili uomini che lo seguono, quando a loro piacessi mangiare seco, che si usa assai.

[80] La pensione che dava il re di Francia al re d’Inghilterra era 50 mila franchi lo anno, e era per ricompensa di certe spese fatte dal padre del presente re d’Inghilterra nella ducea di Brettagna; la quale è finita e non si paga piú.

[81] Al presente non è in Francia che un Gran Siniscal; ma quando vi sono piú siniscal (non dico grandi che non è che uno), l’oficio loro è sopra le genti d’arme ordinarie e estraordinarie: le quale, per degnità dello officio suo, sono obligate a obedirlo.

[82] E’ governatori delle province sono quanti el re vuole e pagati come al re pare; e si fanno annuatim e a vita ut regibus placet. [83] E li altri governatori, immo luogotenenti delle piccole terre, sono tutti messi dal re. [84] E avete a sapere che tutti li officii del regno sono o donati o venduti dal re e non da altri.

[85] Il modo del fare li stati si è ciascuno anno di agosto, quando d’ottobre quando di gennaio, come vuole il re; e si porta la spesa e l’entrata ordinaria di quello anno per mano de’ generali; e quivi si di­stribuisce l’entrata secondo l’uscita, e si acresce e diminuisce le pensioni e pensionarii, come piace al re.

[86] Della quantità delle distribuzioni de’ gentili uomini e pensionarii non è numero; ma non si apruova niente per la Camera de’ Conti, e basta loro l’autorità del re.

[87] L’ofizio della Camera de’ Conti è rivedere e’ conti a tutti quelli che ministrano danari della corona, come sono generali, tesaurieri e ricevitori.

[88] Lo Studio di Parigi è pagato delle entrate delle fondazioni de’ collegi, ma magramente.

[89] Li parlamenti sono cinque: Parigi, Roano, Tolosa, Burdeos e Delfinato, e di nessuno si apella.

[90] Li studi primi sono quattro: Parigi, Orliens, Borges e Poctieres; e dipoi Torsi e Angieri; ma vagliano poco.

[91] Le guernigioni stanno dove vuole il re, e tante quante a lui pare, cosí delle artiglierie come de’ soldati. [92] Tamen tutte le terre hanno qualche pezzo d’artiglierie in munizioni; e da due anni in qua se ne è fatte assai in molti luoghi del regno, a spese delle terre dove si sono fatte con accrescere uno danaio per bestia o per misura. [93] Ordinariamente, quando el regno non teme di persona, le guernigione sono iiii, cioè in Ghienna, Piccardia, Borgogna e Provenza; e si vanno poi mutando e accrescendo piú in uno luogo che in uno altro, secondo e’ sospetti.

[94] Ho fatto diligenzia di ritrarre quanti danari sieno assegnati lo anno al re per le spese sue di casa e della persona sua: truovo averne quanti ne domanda.

[95] Li arcieri sono 400, deputati alla guardia della persona del re, tra ’ quali ne sono cento Scozzeschi, e hanno l’anno 300 franchi per uomo e uno saione, come usano, alla livrea del re. [96] Quelli del corpo del re, che sempre li stanno a lato, sono xxiiii con 400 franchi l’uno l’anno. [97] Capitaneo ne è Monsignore d’Ubegní, Cursores e il capitano Gabriello.

[98] La guardia degli uomini di piè è di Alamanni, de’ quali cento ne sono pagati di xii franchi el mese; e ne soleva tenere fino in 300 con pensione di x franchi, e di piú, a tutti, 2 vestimenti l’anno per uno, cioè uno la state e uno el verno, cioè giubbone e calze a livrea; e quelli 100 del corpo avevono giubboni di seta. [99] E questo al tempo del re Carlo.

[100] Forrieri sono quelli che sono preposti ad alloggiare la corte: e’ sono xxxii, e hanno 300 franchi e uno saione l’anno a livrea. [101] Li loro maniscial sono quattro, e hanno 600 franchi per uno; e nello alloggiare tengono questo ordine, cioè si dividono in quattro; e uno quarto con uno maniscial o suo luogotenente, quando non fussi in corte, rimane dove la corte si parte, acciò sia fatto il dovere a’ padroni delli alloggiamenti; uno quarto ne va colla persona del re; e 1/4, dove il dí debbe arrivare il re, a preparare alla corte li alloggiamenti; e l’altro 1/4 ne va dove il re debbe andare il dí dipoi. [102] E tengono uno ordine mirabile, in modo che allo arrivare ciascuno ha suo luogo, fino alle meretrici.

[103] Il Preposto dello Ostello è uno uomo che seguita sempre la persona del re, e l’oficio suo è merum imperium; e in tutti quelli luoghi che va la corte, il banco suo è primo; e puossi quelli della terra propria dove si truova gravare da lui come dal proprio luogotenente. [104] Quelli che per cause criminali sono presi per sua mano non possono apellare a’ parlamenti. [105] Il salario suo ordinario è 6 mila franchi. [106] Tiene due iudici in civile, pagati dal re di 600 franchi lo anno per uomo; cosí uno luogotenente in criminale, che ha 30 arcieri pagati ut supra. [107] E espedisce cosí in civile come in criminale, e una sola volta che lo attore si abocchi col reo alla presenzia sua basta ad espedire la causa.

[108] Maestri di Casa del re sono otto: ma non ci è ordine fermo tra loro di salario, perché chi ha mille franchi, chi piú e chi meno, come pare al re. [109] E dipoi il Gran Mastro che successe in luogo di Monsignor di Ciamonte è Monsignor della Palissa, il padre del quale ebbe già el medesimo officio, che ha xi mila franchi e non ha altra autorità che essere sopra li altri mastri di Casa.

[110] L’Ammiraglio di Francia è sopra tutte le armate di mare, e ha cura di quelle e di tutti e’ porti del regno; può prendere legni e fare ad libitum de’ legni della armata; e ora è Preianni e ha di salario x mila franchi.

[111] Cavalieri de l’Ordine non hanno numero, perché sono tanti quanti il re vuole. [112] Quando sono creati, iurono di defendere la corona e non venire mai contro a quella, e non possono mai essere privati nisi morte. [113] La pensione loro è il piú iiii mila franchi; e ne è qualche uno di meno; e simil grado non si dà ad ogni uno.

[114] L’oficio de’ ciamberlani è contrattenere el re, pervenire alla camera del re, consigliarlo; e in fatto sono e’ primi del regno per reputazione. [115] Hanno grande pensione: 6, 8, x mila franchi; e qualche uno niente, perché il re ne fa spesso per onorare qualche uomo da bene, eziandio forestiere. [116] Ma hanno privilegio nel regno di non pagare gabelle; e sempre in corte hanno le spese alla tavola de’ ciamberlani, che è la prima doppo quella del re.

[117] Il Grande Scudiere sta sempre apresso del re; l’oficio suo è sempre essere sopra li xii scudieri del re, come è il Gran Mastro e il Gran Ciamberlano sopra li suoi, e avere cura de’ cavagli del re, metterlo e levarlo da cavallo, avere cura alli arnesi del re e portarli la spada avanti.

[118] E’ signori del Consiglio hanno tutti pensione di 6 in 8 mila franchi, come pare al re, e sono: Monsignor di Parigi, Monsignor di Buoccall, il baglí d’Amiens, Monsignor di Bussí e il Gran Cancelliere. [119] E in fatto Rubertet e Monsignor di Parigi governano il tutto.

[120] Non si tiene adesso tavola per nessuno, dipoi morí il cardinale di Roano; perché il Gran Cancelliere non ci è, fa l’ofizio Parigi.

[121] La ragione che pretende il re di Francia in su lo stato di Milano è che l’avolo suo ebbe per donna una figliuola del duca di Milano, il quale morí sanza figliuoli masti. [122] Il duca Giovan Galeazzo ebbe due figliuole femine e non so quanti maschi; fra le femine ne fu una che si chiamò madonna Valentina, e fu maritata al duca Lodovico d’Orliens, avolo di questo re Luigi, disceso pure della stiatta di Pipino. [123] Morto il duca Gian Galeazzo, li successe il duca Filippo, suo figliuolo, el quale morí sanza figliuoli legittimi, e lasciò solo di sé una femina, figlia bastarda. [124] Fu poi usurpato quello stato da questi Sforzeschi, illegittimamente, ut dicunt: perché costoro dicono quello stato pervenire a’ successori e eredi di quella madonna Valentina. [125] E dal giorno che Orliens s’imparentò col Milanese, acompagnò l’arme sua de’ tre gigli con una biscia e cosí ancora si vede.

[126] In ciascuna parrocchia di Francia è uno uomo pagato di buona pensione dalla detta parrocchia, e si chiama el franco arciere; il quale è obligato tenere uno cavallo buono e stare provisto d’armadure ad ogni requisizione del re. [127] Quando il re fussi fuora del regno, per conto di guerra o d’altro, sono obligati a cavalcare in quella provincia dove fussi assaltato il regno, o dove fussi sospetto, che secondo le parrocchie sono uno milione e settecento.

[128] Li alloggiamenti, per obligo dello oficio loro, danno e’ forrieri a ciascuno che segue la corte; e comunemente ogni uomo da bene della terra alloggia cortigiani. [129] E perché nessuno abbia causa di dolersi, cosí colui che alloggia come colui che è alloggiato, la corte ha ordinato una tassa che universalmente si usa per ciascuno, cioè soldi uno per camera il dí, dove ha a essere letto e cuccetta e mutati almeno ogni otto dí; danari due per uomo il giorno per e’ lingi, cioè tovaglie, tovagliolini, aceto, agresto; e sono tenuti a mutare detti lingi ad minus due volte la settimana; ma per averne il paese abundanzia, li mutano piú e meno secondo che l’uomo domanda; e di piú sono obligati rigovernare, spazzare e rifare le letta; danari ii, ciascuno giorno e per ciascuno cavallo, per lo stallagio; e non sono tenuti per li cavalli darvi cosa alcuna, salvo che votarvi la stalla dal letame. [130] Sono assai che pagano meno, o per la buona natura loro o del padrone; ma tuttavolta questa è la tassa ordinaria della corte.

[131] Le ragione che pretendono avere gl’Inghilesi in sul reame di Francia, e piú fresche, ritraggo e truovo essere queste. [132] Carlo, sesto di questo nome, re di Francia, maritò Caterina figliuola sua legittima e naturale ad Enrico figliuolo legittimo e naturale di Enrigo re d’Inghilterra; e nel contratto, sanza fare menzione alcuna di Carlo settimo che fu poi re di Francia, oltre alla dote data a Caterina, instituí erede del reame di Francia, doppo la morte sua (cioè di Carlo sesto) Enrigo suo genero e marito di Caterina; e in caso che detto Enrigo morissi avanti a Carlo sesto suo suocero, e lasciassi di sé figliuoli legitimi e naturali maschi, che in tal caso ancora e’ detti figliuoli di Enrigo succedessino a Carlo sesto. [133] Il che, per essere stato preterito Carlo settimo dal padre, non ebbe effetto, per esser contro le leggi; allo incontro di che, gl’Inghilesi dicono detto Carlo VII essere nato ex incestuoso concubitu.

[134] Li arcivescovadi d’Inghilterra sono due. Vescovadi xxii. Parrocchie lii mila.