Niccolò Machiavelli
IX. Rapporto di cose della Magna per Nicolò Machiavegli fatto questo dí 17 di giugno 1508
[1] Lo ’mperadore fece di giugno passato la dieta a Gostanza di tutti e’ principi della Magna per far provisione alla sua passata in Italia alla corona. [2] Fecela, e per suo motu proprio, e per esserne ancora sollecitato da l’uomo del pontefice, che gli prometteva grandi aiuti per parte del papa. [3] Chiese lo ’mperadore alla dieta per tale impresa iii mila cavalli e xvi mila fanti, e promisse d’aggiungerne di suo proprio insino in 30 mila persone. [4] La cagione perché e’ domandassi sí poca gente a tanta impresa, fu: la prima, perché e’ credette bastassino, persuadendosi potersi valere de’ Veniziani e di altri di Italia, come appresso si dirà; né credette mai che li Veniziani li mancassino, avendoli serviti poco innanzi, quando e’ temevano di Francia dopo lo acquisto di Genova. (Perché aveva a lor richiesta mandato circa a duo milia persone a Trento; aveva messo voce di voler ragunare e’ principi e, itosene in Svevia a minacciare e’ Svizzeri, se non si partivono da Francia; il che fece che il re Luigi, subito preso Genova, se ne ritornò a Lione). [5] Di modo che, parendo allo imperadore aver loro levato la guerra d’adosso, credeva al tutto che lo devessino riconoscere; e usò dire piú volte che in Italia: «non habebat amicos praeter Venetos». [6] L’altre cagioni ancora perché chiese sí poche gente furono perché lo ’mperio gniene promettessi piú prontamente e gnel’osservassi, e perché condescendessi piú volentiere a metterle tutte sotto la obbedienza sua, e non cercassi di darli capitani in nome dello imperio che li fussino compagni. [7] Perché non mancò chi nella dieta ricordassi (infra li quali fu l’arcivescovo di Magunzia) che sarebbe bene fare la ’mpresa gagliarda e provedere almeno a 40 mila persone, e dar loro in nome dello imperio 4 capitani etc. [8] Di che lo ’mperadore s’adirò seco e disse: «Ego possum ferre labores, volo etiam honores»:[9] tanto che si conchiuse queste 19 mila persone; e di piú che se li dessi 120 mila fiorini per supplire alla necessità del campo quanto per soldare 5 mila Svizzeri per 6 mesi, come meglio gli paressi. [10] Propose lo ’mperadore che le genti fussino insieme alle stanze il dí di san Gallo, parendoli tempo assai ad averle provedute, e commodo al modo loro del far guerra; e appresso iudicò infra detto tempo aver condutto 3 cose: l’una aversi guadagnato e’ Veneziani, de’ quali mai diffidò infino a l’ultimo, nonostante che fussi seguita la cacciata de l’oratore loro, come si sa; l’altra, aver fermi e’ Svizzeri; la terza, avere tratto dal papa e da altri d’Italia buona quantità di danari. [11] Andò pertanto praticando queste cose; venne san Gallo: le genti si cominciorno a ragunare, e lui delle 3 non ne aveva condutte nissuna; e parendogli non poter muovere, né diffidandosi ancora di condurle, inviò le genti, chi a Trento, chi altrove; e non staccava le pratiche: di modo che e’ si trovò di gennaio e consumata la metà del tempo della provisione dell’imperio, e non aver fatto cosa alcuna. [12] Dove veggendosi giunto, fece ultimum de potentia di avere e’ Veneziani, a’ quali mandò il fra’ Bianco, mandò pre’ Luca, mandò il Dispoto della Morea e i suoi araldi piú volte; e loro, quanto piú si gittava loro dreto, tanto piú lo scoprivono debole, e piú ne fuggiva lor la voglia, né ci conoscevon dentro alcuna di quelle cose per che le compagnie di stato si fanno, che sono: o per esser difeso, o per paura di non esser offeso, o per guadagno; ma vedeano d’entrare in una compagnia dove la spesa e il pericolo era loro, e il guadagno d’altri. [13] Pertanto lo ’mperadore, scarso di partiti, sanza perder piú tempo, deliberò assaltargli, credendo per avventura farli ridire (e forse gliene fu dato intenzione da’ suoi mandati), o almeno, con la scusa di tale assalto, fare che lo ’mperio affermassi e accrescessi le sue provisioni, veggendo che le prime non erono bastate. [14] E perché sapeva che, innanzi a maggior provisione d’aiuto, e’ non posseva stare sulla guerra, per non lasciare il paese a discrezione, ragunò avanti lo assalto a dí 8 di gennaio a Buggiano, luogo sopra a Trento una giornata, la dieta del contado del Tiruolo. [15] (È questo contado tutta la parte che era del suo zio, e gli rende piú che ccc mila fiorini, sanza porre alcun dazio; fa meglio che 16 mila uomini da guerra; ha gli uomini suoi ricchissimi). [16] Stette questa dieta in pratica 19 dí, e infine concluse di dare mille fanti per la sua venuta in Italia e, non bastando, insino in 5 mila per 3 mesi, e infino in x mila per la difesa del paese, bisognando. [17] E doppo tale conclusione, se ne andò a Trento e, a dí 6 di febbraio, fece quelli due assalti verso Roveré e Vicenza, con circa a 5 mila persone o meno, tra l’uno e l’altro luogo. [18] Dipoi si partí lui subito e, con circa a 1500 fanti e li paesani, entrò in Val di Codaura verso il Trivigiano; predò una valle e prese certe fortezze. [19] E veggendo ch’e’ Veneziani non si moveano, lasciò quelli fanti al grido, e’ se ne tirò in Svevia per intendere la mente dell’imperio. [20] I fanti in Codauro furon morti, donde lui vi mandò il duca di Bronswich, di chi mai s’intese cosa alcuna. [21] Ragunò in Svevia la dieta la 3 domenica di quaresima; e perché, anasato che l’ebbe, gli seppe di cattivo, se ne andò verso Ghelleri, e mandò pre’ Luca a’ Veniziani a tentare quella triegua, la quale si concluse a dí 6 del presente mese di giugno, perduto che lui ebbe ciò che egli avea nel Frivoli, e stato per perdere Trento: il qual fu difeso dal contado di Tiruolo, perché per lo ’mperadore e per le genti dello imperio non mancò che si perdessi, ché tutte ne’ maggior pericoli della guerra si partivono, venuta la fine de’ loro sei mesi.
[22] Io so che gli uomini, udendo questo e avendolo visto, si confundono e vanno variando in di molte parti, né sanno perché non si sieno viste queste 19 mila persone che lo ’mperio promisse, né perché la Magna non si sia risentita in sulla perdita dell’onore suo, né per che cagione lo ’mperadore si sia tanto ingannato; e cosí ogni uno varia in quello si debba o temere o sperare per lo avvenire, e dove le cose si possino indirizzare. [23] Io, sendo stato in sul luogo, e avendone udito ragionare molte volte a molti, né avendo aúto altra faccenda che questa, referirò tutte le cose di che io ho fatto capitale: le quali, se non distintamente, tutte insieme alla mescolata, risponderanno ai quesiti di sopra; né le dico come vere e ragionevoli, ma come cose udite, parendomi che lo ufizio d’uno servitor sia porre innanzi al signor suo quanto egli intende, acioché di quello vi sia di buono e’ possi far capitale.
[24] Ciascuno di quelli a chi io ne ho sentito parlare, si accorda che, se lo imperadore avessi una delle 2 cose, senza dubio gli riuscirebbe ogni disegno in Italia, considerato come la è condizionata; le quali sono: o che mutassi natura, o che la Magna lo aiutassi da dovero. [25] E cominciandosi alla prima, dicono che, considerato e’ fondamenti sua, quando e’ se ne sapessi valere, e’ non sarebbe inferiore ad alcun altro potentato cristiano. [26] Dicono che gli stati suoi gli danno d’entrata 600 mila fiorini, sanza porre dazio alcuno, e centomila fiorini gli vale lo ufizio imperiale. [27] Questa entrata è tutta sua e non la ha di necessità obligata ad alcuna spesa, perché in tre cose dove gl’altri principi sono necessitati spendere, lui non vi spende un soldo: perché e’ non tiene gente d’arme, non paga guardie di fortezze, né officiali delle terre: perché gli gentiluomini del paese stanno armati a sua posta, le fortezze le guarda il paese, e le terre hanno li lor borghimastri che fanno lor ragione.
[28] Potrebbe pertanto, se fusse uno re di Spagna, in poco tempo far tanto fondamento da sé che gli riuscirebbe ogni cosa; perché con uno capitale di 800 o novecentomila fiorini, lo ’mperio non faria sí poco, e il paese suo non farebbe sí poco che non facesse assai augumento; e avendo comodità di muover la guerra súbita, per aver gente da guerra in ogni luogo, potrebbe, trovandosi provisto di danari, muovere guerra subito e trovare con le armi ogni uno sprovisto. [29] Aggiugnesi a questo la reputazione che si tira drieto lo avere el nipote re di Castiglia, duca di Borgogna e conte di Fiandra, la coniunzione che gli ha con Inghilterra; le quali cose gli sarebbon di favor grande, quando le fussino ben usate, in modo che senza dubio tutti li disegni d’Italia gli riuscirebbono. [30] Ma lui, con tutte le soprascritte entrate, non ha mai un soldo, e, che è peggio, e’ non si vede dove e’ se ne vadino.
[31] Quanto al maneggiar l’altre cose, pre’ Luca ch’è uno de’ primi suoi che egli adopera, mi ha detto queste parole: «Lo imperadore non chiede consiglio a persona, e è consigliato da ciascuno; vuol fare ogni cosa da sé, e nulla fa a suo modo, perché, nonostante che non iscopra mai i suoi secreti ad alcuno sponte, come la materia gli scuopre, lui è svolto da quelli che gli ha intorno e ritirato da quel suo primo ordine; e queste due parti, la liberalità e la facilità, che lo fanno laudare a molti, sono quelle che lo ruinono». [32] Né la sua venuta di Italia era per altro conto tanto ispaventevole quanto per questo: perché e’ bisogni con la vittoria gli crescevono, non sendo ragionevole che gli avessi fermo il piè cosí presto; e non mutando modi, se le frondi delli arbori di Italia gli fussino diventati ducati, non gli bastavono. [33] Né è cosa che con danari in mano allora non si fusse ottenuta. [34] E però molti giudicavano savi coloro che penavono piú a darli danari la prima volta, perché egli non aveano a penare anche piú a dargliene la seconda. [35] E quando e’ non avessi aúto altre azioni contro ad uno potentato, gliene arebbe domandato in presto; e se non gli fussino suti prestati, gli spesi fino allora si sarebbon gittati via. [36] Io vi voglio dare di questo uno verissimo riscontro: quando messer Pagolo a dí 29 di marzo fece quella dimanda, io, spiccato Francesco da lui, andai a trovarlo con il capitolo fatto della petizione vostra; e quando e’ venne a quella parte che dice: «Non possit imperator petere aliam summam pecuniarum» etc., voleva che innanzi a «petere» si mettesse «iure»; e domandandolo io perché, rispose che voleva lo ’mperadore vi potessi richiedere danari in presto; donde io gli risposi in modo ch’e’ si contentò. [37] E notate questo: che dagli spessi suoi disordini, nascono li spessi suoi bisogni, e da li spessi bisogni, le spesse domande, e da quelle le spesse diete, e dalla sua poca estimazione, le debili resoluzioni e debolissime esecuzioni.
[38] Ma se fussi venuto in Italia, voi non lo aresti potuto pagare di diete, come fa la Magna. [39] E tanto gli fa peggio questa sua liberalità, quanto a lui per far guerra bisogna piú danari che ad alcuno altro principe: perché gli populi suoi, per esser liberi e ricchi, non sono tirati né da bisogno, né da alcuna affezione, ma lo servono per il comandamento delle loro comunità e per el lor prezzo; in modo che, se in capo di xxx dí i danari non vengono, subito si partono, né gli può ritenere prieghi, o speranza, o minacci, mancandoli danari. [40] E se io dico ch’e’ popoli della Magna sono ricchi, egli è cosí la verità; e fagli ricchi in gran parte perché vivono come poveri, perché non edificono, non vestono e non hanno masserizie in casa, e basta loro abondare di pane e di carne, e avere una stufa dove rifuggire il freddo. [41] Chi non ha dell’altre cose, fa senza esse e non le cerca. [42] Spendonsi indosso 2 fiorini in x anni, e ogni uno vive secondo il grado suo a questa proporzione; e nissun fa conto di quello gli manca, ma di quello ha di necessità; e le loro necessità sono assai minori che le nostre. [43] E per questo lor costume, ne risulta che non esce danari dal paese loro, sendo contenti a quello che el lor paese produce, e godono in questa lor vita rozza e libera, e non vogliono ire alla guerra, se tu non gli soprapaghi; e questo anche non gli bastarebbe se le comunità non gli comandassino. [44] E però allo imperadore bisogneria molti piú denari che al re di Spagna, o ad altri che abbia i popoli suoi altrimenti fatti.
[45] La sua facile e buona natura fa che ciascuno che egli ha d’intorno lo inganna; ed hammi detto uno de’ suoi che ogni uomo ed ogni cosa lo può ingannare una volta, avveduto che se n’è; ma e’ son tanti gli uomini e tante le cose, che gli può toccare d’essere ingannato ogni dí, quando e’ se ne avvedessi sempre. [46] Ha infinite virtú; e se temperasse quelle 2 parti sopraddette, sarebbe uno uomo perfettissimo, perché gli è perfetto capitano, tiene il suo paese con iustizia grande, facile ne le audienze, e grato, e molte altre parti da ottimo principe; concludendo: se temperassi quelle dua parti, giudica ogni uno che gli riuscirebbe ogni cosa.
[47] Della potenza della Magna veruno ne può dubitare, perché la abunda di uomini, di ricchezze e di armi. [48] E quanto alle ricchezze, e’ non vi è comunità che non abbia avanzo di denari in publico: e dice ciascuno che Argentina ha parechi milioni di fiorini; e questo nasce perché non hanno spesa che tragghi lor piú danari di mano che quella fanno in tener vive le munizioni: nelle quali, avendo speso un tratto, nel rinfrescarle spendono poco; e hanno in questo un ordine bellissimo: perché hanno sempre in publico da mangiare, bere e ardere per uno anno, e cosí per uno anno da lavorare le industrie loro, per potere in una ossidione pascere la plebe e quelli che vivon delle braccia, per un anno intiero senza perdita. [49] In soldati non spendono perché tengono gli uomini loro armati ed esercitati. [50] In salari e in altre cose, spendono poco, talmente che ogni comunità si truova in publico ricca. [51] Resta ora che le si unischino co’ principi a favorire le imprese dello imperadore, o che, per lor medesime senza e’ principi, lo voglino fare, che basterebbono. [52] E costoro che ne parlano, dicono la cagione della disunione essere molti umori contrari che sono in quella provincia; e venendo ad una disunion generale, dicono ch’e’ Svizzeri sono inimicati da tutta la Magna, le comunità da’ principi, e e’ principi dallo imperadore. [53] E par forse cosa strana a dire che li Svizzeri e le comunità sieno inimiche, tendendo ciaschedun di loro ad un medesimo segno di salvare la libertà e guardarsi da’ principi; ma questa lor disunione nasce perch’e’ Svizzeri non solamente sono inimici ai principi, come le comunità, ma eziandio sono inimici a’ gentiluomini, perché nel paese loro non è dell’una né dell’altra spezie, e godonsi, sanza distinzione veruna di uomini, fuor di quelli che seggono nei magistrati, una libera libertà. [54] Questo esemplo de’ Svizzeri fa paura ai gentili uomini che son rimasti nelle comunità, e tutta la lor industria è di tenerle disunite e poco amiche loro.
[55] Sono ancora nimici de’ Svizzeri tutti quelli uomini delle comunità che attendono alla guerra, mossi da una invidia naturale, parendo loro di esser meno stimati nell’arme di quelli, in modo che non se ne può raccozzare in un campo sí poco, né sí gran numero, che non si azzuffino.
[56] Quanto alla nimicizia de’ principi con le comunità e co’ Svizzeri, non bisogna ragionarne altrimenti, sendo cosa nota, e cosí di quella fra lo imperadore e detti principi. [57] Ed avete ad intendere che, avendo lo imperadore il principale suo odio contro a’ principi e non potendo per se medesmo abbassarli, ha usato i favori delle comunità: e per questa medesma cagione, da uno tempo in qua, ha intrattenuto e’ Svizzeri, con li quali gli pareva in questo ultimo esser venuto in qualche confidenza. [58] Tanto che, considerato tutte queste divisioni in comuni, ed aggiuntovi poi quelle che sono tra l’uno principe e l’altro, e l’una communità e l’altra, fanno difficile questa unione, di che lo ’mperadore arebbe bisogno. [59] E quello che ha tenuto in speranza ciascuno, che faceva per lo adrieto le cose dello imperadore gagliarde e la impresa riuscibile, era che non si vedeva tal principe nella Magna che potessi opporsi a’ disegni suoi, come per lo adrieto era stato: il che era ed è la verità; ma in quello che altri s’ingannava è che non solamente lo ’mperadore può essere ritenuto movendogli guerra e tumulto nella Magna, ma può esser ancora ritenuto, non lo aiutando; e quelli che non ardiscono fargli guerra, ardiscono negargli gli aiuti; e chi non ardisce negargliene, ha ardire, promessi che glien’ ha, non li osservare; e chi non ardisce ancora questo, ardisce ancor di differirli in modo che non sieno in tempo che se ne vaglia. [60] E tutte queste cose lo offendono e perturbonlo. [61] Conoscesi questo da averli promesso, come è detto di sopra, la dieta 19 mila persone, e non se n’esser mai viste tante che le aggiunghino a 5 mila; questo conviene che nasca, parte dalle cagioni sopradette, parte da l’aver lui preso danari in cambio di gente, e per avventura preso 5 per dieci.
[62] E per venire ad un’altra declarazione circa alla potenzia della Magna e alla unione sua, dico questa potenzia esser piú assai nelle comunità che ne’ principi, perché e’ principi sono di 2 ragioni: o temporali o spirituali; e’ temporali son quasi ridutti ad una grande debilità, parte per lor medesmi, sendo ogni principato diviso in piú principi per la divisione equale dell’eredità che gli osservono, parte per averli abbassati lo ’mperadore con el favore delle comunità, come è detto: talmente che sono inutili amici e poco formidabili nimici. [63] Sonvi ancora, come è detto, e’ principi ecclesiastici, e’ quali, se le divisione ereditarie non li hanno anniillati, gli ha ridutti al basso l’ambizione delle communità loro con ’l favore dello imperadore; in modo che gl’arcivescovi elettori, e altri simili, non possono nulla nelle communità grosse proprie: da che n’è nato che loro, né etiam le lor terre, sendo divise insieme, possono favorire le imprese dell’imperadore, quando ben volessino. [64] Ma veniamo alle communità franche e imperiali, che sono il nervo di quella provincia, dove è danari e ordine. [65] Costoro per molte cagioni son per esser fredde nel provvederlo, perché la intenzione loro principale è di mantenere la loro libertà e non di acquistare imperio; e quello che non desiderono per loro, non si curono che altri lo abbi. [66] Dipoi per esser tante, e ciascuna far capo da per sé, le loro provisioni, quando le voglino ben fare, sono tarde e non di quella utilità che si richiederebbe. [67] In esemplo ci è questo: e’ Svizzeri, 9 anni sono, assaltorono lo stato di Massimiliano e la Svevia; convenne il re con queste communità per reprimerli, e loro si obligorono tenere in campo xiiii mila persone; e mai vi se ne raccozzò la metà, perché quando quelli d’una communità veniano, gl’altri se ne andavono: talché lo imperadore, disperato di quella impresa, fece accordo con i Svizzeri e lasciò loro Basilea. [68] Or se nell’imprese proprie egli hanno usati questi termini, pensate quello faranno nell’imprese di altri! [69] Donde tutte queste cose raccozzate insieme fanno questa loro potenzia tornare piccola e poco utile allo imperadore. [70] E perché e’ Veniziani, per il commerzio che gli hanno co’ mercatanti delle comunità della Magna, la hanno intesa meglio che verun altro di Italia, si sono meglio opposti: perché s’egli avessino temuta questa potenza, e’ non se gli sarebbono opposti; e quando pure e’ se gli fussino opposti, s’egli avessino creduto che si potessino unire insieme, e’ non lo arebbon mai ferito; ma perché e’ pareva lor conoscere questa impossibilità, sono stati sí gagliardi, come si è visto; nonostante che quasi tutti quegl’Italiani che sono nella corte dello imperadore da’ quali io ho sentito discorrere le sopraddette cose, rimanghino appiccati in su questa speranza: che la Magna si abbia a riunire ad esso, e lo imperatore gittarsele in grembo, e tenere ora quell’ordine de’ capitani e delle genti che si ragionò anno nella dieta di Gostanza, e che lo imperadore ora cederà per necessità, e loro lo faranno volentieri per riavere lo onore dell’imperio, e la triegua non darà loro noia, come fatta dallo imperatore e non da loro. [71] A che risponde alcuno non ci prestare molta fede che gli abbi ad essere, perché si vede tutto il giorno che le cose che appartengono in una città a molti sono istraccurate, tanto piú debbe intervenire in una provincia; dipoi le communità sanno che lo acquisto di Italia farebbe pe’ principi e non per loro, potendo questi venire a godersi personalmente li stati d’Italia, e non loro: e dove il premio abbi ad essere inequale, gli uomini mal volentieri equalmente spendono. [72] E cosí rimane questa opinione indecisa, sanza potere risolversi a quello che abbia ad essere. [73] E questo è ciò che io ho inteso della Magna.
[74] Circa alle altre cose, di quello che potessi esser di pace e di guerra tra questi principi, io ne ho sentito dire cose assai, che per esser tutte fondate in su conietture, di che se ne ha qui piú vera notizia e miglior giudizio, le lascerò indrieto. [75] Valete.