III. De rebus pistoriensibus

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Niccolò Machiavelli

III. De rebus pistoriensibus

[1] Egli è cosa notissima come d’agosto 1500 e’ Panciatichi furno cacciati di Pistoia da e’ Cancellieri, e come dipoi seguirno uccisioni e ruine gravissime in detrimento dell’una e dell’altra parte. [2] E venne la cosa in tanto che questa Signoria aveva perduta interamente la obbedienza e della città e del contado, tale che quelli Signori che sederno el marzo e lo aprile, ora fa l’anno, pensorno ad ogni modo di rimediarvi, dubitando che, procedendo la cosa cosí, e’ non seguissi di Pistoia come di Pisa. [3] E fatto sopr’ a questo assai pratiche co’ loro venerabili Collegi e spettabili Otto, deliberorno mandarvi un commissario con buone forze per insignorirsi della città e riaverne la obbedienza. [4] E cosí deliberato, circa addí 16 di aprile passato, vi mandorno un commissario con buono numero di uomini d’arme, fanterie pagate e buona quantità di comandati, e con sei pezzi di artiglierie e con ogni altro ordine da potere usare la forza, quando la fussi suta di bisogno. [5] Entrò el commissario con questo ordine nella terra e insignorissene da poterla comandare. [6] Parve dipoi a quelli Signori mandarvi dua altri commissarii e con nuove forze, e’ quali partirno medesimamente da aprile, circa addí 23. [7] E la Signoria intanto aveva concluso e fermo e’ capituli secondo e’ quali e’ commissarii si avessino a governare, e per ordine loro venne qui buon numero di Panciatichi e Cancellieri. [8] Usossi ogni mezzo per tôrre loro tutte le armi; rimessesi quelli Panciatichi che vollono tornare, e cosí seguí la cosa quieta qualche dí. [9] Ma sendo venuto dipoi el Valentinese in sulle porte di questa città e non possendo la Signoria attendere a quelle cose di Pistoia, ne seguí che le forze si ebbono a levare da Pistoia; e per loro medesime sendo etiam in buona parte diminuite, e’ Panciatichi, o che per loro medesimi se n’andassino, o pure che ne fussino cacciati, si uscirno un’altra volta di Pistoia, il che fu a pochi dí di maggio passato. [10] E dipoi, non dopo molto tempo, tornatosene qui tutti e’ commissarii e rimasa quella terra solo con li dua rettori e sanza forze, le cose si ritornorno piú tosto in maggiore che in minore confusione di prima, donde seguí molti e gravissimi accidenti; e cosí stettono insino alla Signoria di luglio e d’agosto di questo anno 1501. [11] La quale, intendendo come quelle parti cercavano di fare certi accordi fra loro e come li praticavano secretamente sanza participarne o con loro Signorie o con li rettori, e dubitando ragionevolmente che tali pratiche non fussino a proposito punto della città vostra, cominciorno con buoni mezzi a fare tentare chi era qui per l’una parte e per l’altra d’accordo; e trovandoli in qualche disposizione, deputorno dua di loro Signorie e dua per membro del Collegio che trattassino la cosa; e dall’altro canto mandorno uno mazzieri in piano e uno nella città per fare che l’una parte e l’altra non movessi; e demum, dopo lunga descussione fatta da e’ deputati s’inclusono, fermorno e ratificorno e’ capituli della pace sotto dí 21 d’agosto prossimo passato. [12] Creornosi e’ commissarii, e’ quali partirno addí cinque di settembre; e da quel tempo per insino addí 20 del sequente mese di ottobre, attesono a fare e’ sodamenti delle famiglie e dare le sicurtà delle paci, come disponevono e’ capituli. [13] Il che fatto che fu e volendo e’ nostri eccelsi Signori dare perfezione alla pace e rimettere e’ Panciatichi, mandorno un nuovo commissario con forze, e addí 20 d’ottobre passato, come si è detto, rimissono e’ Panciatichi; e ordinata dipoi la guardia che fu giudicata necessaria a mantenerli fermi, la cosa si è stata cosí infino addí 23 di febbraio prossimo passato. [14] E la cagione di questi tumulti si è referita variamente; lo effetto è questo: che avendo quelli rettori fatto intendere a’ nostri eccelsi Signori certi tumulti seguiti e come bisognava vi mandassino uno commissario, e’ Signori subito deputorno Tommaso Tosinghi; el quale partí addí 23 di febbraio detto e non giunse a tempo, perché e’ trovò e’ Panciatichi cacciati per forza di Pistoia, feritine qualcuno e morto dua de’ Signori e el capitano de’ fanti, che tutti a 3 erono di parte panciatica, e arse e rubate certe case. [15] Feciono e’ commissarii quelli rimedii posserno perché li scandoli non procedessino piú innanzi. [16] Entrorno dipoi questi eccelsi Signori, e volendo toccare fondo di queste cose e comporle, mandò per Tommaso Tosinghi; e aúto consiglio sopra a questa materia, si concluse che fusse prima da insignorirsi bene della città, e in modo che si potessi comandare e, fatto questo, che si pensassi del modo del procedere. [17] Onde ch’ e’ nostri eccelsi Signori, sanza mettere tempo in mezzo, hanno ordinato che in Pistoia, insino a’ 17 dí del presente mese, si truova 700 fanti in fatto e 90 balestrieri a cavallo; e a Pagolo da Parrano, che si truova con 40 balestrieri a cavallo a Pescia, si è mandato la paga e ordinato ubbidisca a li commissarii di Pistoia. [18] Le quali forze cosí ordinate, scrissono questi nostri eccelsi Signori medesimamente a’ 17 dí, che, subito pagate le genti, s’insignorissino della terra, disponendo le guardie ne’ luoghi necessarii, e dipoi punissino e’ delinquenti e comandassino di quelli capi dell’una parte e dell’altra che venissino qui, ruinassino e’ bastioni e tutti e’ luoghi fatti forti riducessino allo essere loro, e cosí togliessino alle parti le artiglierie e piú armi potevano. [19] E’ quali commissarii hanno esequito in buona parte, perché sono in termine da potere comandare a ciascuno. [20] Hanno dato principio di punire e’ delinquenti e li hanno citati; hanno comandato uomini da l’una e l’altra parte, che ve ne è chi ha tempo per infino a’ 25 di questo, e buona parte ne è comparsi; hanno tolte loro tutte le artiglierie e altre armi pubbliche, hanno ruinato bastioni.

[21] Resta ora come si abbia a procedere avanti, e massime circa il modo di riformare la città; la quale cosa è tutta, come e’ commissarii riferiscono, posta nello arbitrio vostro, per essere fuora tutti e’ Panciatichi e de’ Cancellieri piú che 150, tutti li altieri e scandolosi: in modo che drento non è per aversi difficultà alcuna ad esequire tutto quello che per voi sarà deliberato.