XI. Discorso sopra le cose della Magna e sopra l’imperatore

0/0

Niccolò Machiavelli

XI. <Discorso sopra le cose della Magna e sopra l’imperatore>

[1] Per avere scritto, alla giunta mia, anno, qui delle cose dello imperatore e della Magna, io non so che me ne dire piú. [2] Dirò solo di nuovo della natura dello imperatore, quale è uomo gittatore del suo sopra tutti gli altri che a’ nostri tempi o prima sieno stati; il che fa che sempre ha bisogno, né somma alcuna è per bastarli in qualunque grado o fortuna si truovi. [3] È vario, perché oggi vuole una cosa e domani no; non si consiglia con persona e crede ad ognuno; vuole le cose che non può avere, e da quelle che può avere si discosta: e per questo piglia sempre i partiti al contrario. [4] È da altra banda uomo bellicosissimo: tiene e conduce bene uno esercito con giustizia e con ordine, è sopportatore di ogni fatica quanto alcuno altro affaticante uomo, animoso ne’ pericoli, tale che per capitano non è inferiore ad alcuno altro. [5] È umano quando dà audienza, ma la vuol dare a sua posta, né vuole essere corteggiato dalli ambasciatori, se non quando egli manda per loro; è segretissimo; sta sempre in continue agitazioni d’animo e di corpo, ma spesso disfà la sera quello conclude la mattina. [6] Questo fa difficili le legazioni appresso di lui, perché la piú importante parte che abbia uno oratore che sia fuori per un principe o republica, si è conietturare bene le cose future, cosí delle pratiche come de’ fatti: perché chi le coniettura saviamente e le fa intendere bene al suo superiore, è cagione che il suo superiore si possa avanzare sempre con le cose sue e provvedersi ne’ tempi debiti. [7] Questa parte, quando la è fatta bene, onora chi è fuora e benefica chi è in casa, e il contrario fa quando la è fatta male. [8] E per venire a discriverla particularmente, voi sarete in luogo dove si maneggerà due cose: guerra e pratica; a volere fare bene l’offizio vostro, voi avete a dire che oppenione s’abbia dell’una cosa e dell’altra; la guerra si ha a misurare con le genti, con il danaio, con il governo e con la fortuna; e chi ha piú di queste cose, si ha a credere che vincerà; e considerato per questo chi possa vincere, è necessario si intenda qui, accioché voi e la città si possa meglio deliberare. [9] Le pratiche fieno di piú sorte: cioè parte se ne maneggerà infra i Viniziani e lo imperatore, parte infra lo imperatore e Francia, parte infra lo imperadore e il papa, parte infra lo imperadore e voi. [10] Le vostre pratiche proprie, vi doverria essere facile a fare questa coniettura, e vedere che fine sia quello dello imperatore con voi, quello che voglia, dove sia volto l’animo suo, e che cosa sia per farlo ritirare indrieto, o andare innanzi; e trovatala, vedere se gli è piú a proposito temporeggiare che concludere: questo starà a voi a deliberarlo circa quanto si estenderà la commession vostra.