XXI. Sommario delle cose della città di Lucca

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Niccolò Machiavelli

XXI. <Sommario delle cose della città di Lucca>

[1] La città di Lucca è divisa in tre parti, delle quali l’una è nominata da San Martino, l’altra da San Paulino, e la terza da San Salvadore. [2] Il primo e supremo magistrato che sia in essa sono nove cittadini, eletti tre in ciascuna di dette parti, i quali insieme con uno altro, il quale infra loro è capo, che nominono Gonfalonieri di giustizia, si chiamano la Signoria, o vero, volendogli nominare per uno antico nome, si chiamono Anziani. [3] Hanno appresso a questo un consiglio di 36 citta­dini, il quale è nomato dal numero; hanno di piú un consiglio di 72 cittadini, il quale chiamono il Consiglio generale. [4] Sopra questi 3 membri si gira tutto il pondo del loro stato, aggiunte quelle circumstanzie che particularmente nel ragionare di queste membra si diranno. [5] L’autorità della Signoria sopra il contado loro è amplissima, sopra i cittadini è nulla; ma solo dentro alla città raguna i consigli, propone in quelli le cose che vi si hanno a deliberare, scrive alli imbasciatori e riceve lettere; raguna le pratiche, che loro chiamono «Colloquii» de’ loro piú savi cittadini, il che fa scala alla deliberazione, che si ha a fare ne’ consigli, vigila le cose, ricordale e infatti è come un primo motore di tutte le azioni che si fanno nel governo della città. [6] Siede questa Signoria dua mesi, e chi siede ha divieto dua anni. [7] Il consiglio dei 36 insieme con la Signoria distribuiscono tutti gli onori e gli utili dello stato; e perché e’ vogliono che sempre mai a distribuire si truovino 36 cittadini a sedere almeno, oltre alla Signoria, ogni signore in ogni ragunata di consiglio può chiamare due arroti, i quali seggono con quella medesima autorità che i 36. [8] Il modo del distribuire è questo: eglino imborsano ogni due anni tutti quelli Signori e Gonfalonieri che nelli duoi anni futuri debbono sedere; e per fare questo, ragunati che sono i Signori con il Consiglio de’ 36 in una stanza a questo ordinata, e’ mettono in una altra stanza propinqua a quella i segretarii dei partiti con un frate, e un altro frate sta in su l’uscio, che è infra le due stanze. [9] L’ordine è che ciascuno che siede nomina uno quale gli pare. [10] Comincia adunque il Gonfaloniere a levarsi da sedere, e va e dice nell’orecchio a quel frate, che è in su quell’uscio che entra ai segretarii, quello a chi e’ rende il partito e a chi e’ vuole che gli altri lo rendino. [11] Di poi ne va innanzi a’ secretarii e mette una ballotta nel bossolo. [12] Tornato che è il Gonfaloniere a sedere, va uno de’ signori di piú tempo: poi vanno gli altri di mano in mano. [13] Doppo i Signori, va tutto il Consiglio; e ciascuno quando giugne al frate, domanda chi è stato nominato, e a chi egli debbe rendere il partito, e non prima; tale che non ha spazio a deliberarsi, se non quel tempo che pena a ire dal frate a’ segretari. [14] Renduto che ciascuno ha il partito, e’ si vòta il bossolo: e se gli ha i 3/4 del favore, egli è scritto per uno dei Signori; se non lo ha, è lasciato ire fra i perduti. [15] Ito che è costui, il piú vecchio de’ Signori va e nomina un altro nell’orecchio al frate; di poi ciascuno va a renderli il partito: e cosí di mano in mano ciascuno nomina uno; e il piú delle volte torna loro fatta la Signoria in tre tornate di consiglio; e ad avere il pieno loro, conviene che gli abbino 108 signori vinti, e 12 Gonfalonieri: il che come hanno, squittinono infra di loro gli assortitori, i quali assortiscono che questi sieno i tali mesi e questi i tali; e cosí assortiti, ogni duoi mesi li publicono. [16] Nella distribuzione delli altri offizii e’ tengono diverso modo da questo. [17] Fanno lo squittino di essi una volta l’anno, in modo che a quello offizio che sta 6 mesi, e’ fanno in ogni squittino duoi offiziali. [18] Tengono nello squittinare questo ordine: e’ mandono prima un bando, che avendosi a fare gli offici dell’anno futuro, chi vuole offici si vada a fare scrivere. [19] Qualunque adunque vuole ire a partito, va a farsi scrivere al cancelliere, e quello mette tutte le polizze de’ nomi di quelli che si sono fatti scrivere in una borsa. [20] Dipoi, ragunato che è il consiglio per fare gli officii, il cancelliere comincia a trarre da quella borsa un nome: se colui che è tratto è presente e’ dice: «Voglio ire a partito per il tale officio» e cosí va il partito; se si vince per i 3/4, quell’officio è fatto, e mettesi da canto; e per quello officio non ne va a partito piú. [21] Se non è vinto, la polizza si straccia, e non può piú ire a partito: e trassi una altra polizza, e quello che è tratto, se egli è presente, dice a che ufficio e’ vuole ire a partito, e se non è presente, ha ordinato chi lo dica per lui. [22] E cosí si seguita di fare, tanto che siano fatti tutti gli officii dell’anno futuro; faccendone, come io dissi, duoi per ognuno di quelli officii che stanno sei mesi. [23] È da notare pertanto la differenzia di questi modi dello squittinare dai Fiorentini e gli altri, perché nello squittino della Signoria, chi squittina va a trovare il bossolo; e altrove si usa che il bossolo va a trovare chi squittina. [24] In nello squittino delli offizii altrove si propone quale uffizio si ha a squittinare, e dipoi si traggono gli uomini che vi hanno ad ire a partito: e vogliono che molti vi concorrino, e ancora che molti vinchino, e sia dato a chi ha piú favore. [25] Ma i Lucchesi fanno il contrario: e’ traggono prima l’uomo, e poi dichiarano a quale uffizio egli abbia ad ire, e vogliono che tal dichiarazione stia a colui che è tratto; e chi è tratto misura le forze sue, e secondo quelle elegge l’ufficio. [26] E se gli elegge male, e’ si ha il danno e perde per quello anno la facultà di andare piú a partito; e se vince, egli è suo, né vogliono che ne vadia a partito uno altro per darlo a chi ha piú favore, perché parrebbe loro che fosse ingiuria che un altro li potesse tôrre quello che una volta gli è stato dato. [27] Quale per tanto sia migliore di questi duoi modi, o il Lucchese, o il vostro, o quello de’ Viniziani, ne lascerò giudicare ad altri.

[28] Il Consiglio generale, come io dissi, sono 72 cittadini, i quali con la Signoria si ragunano, e di piú ciascuno de’ Signori può nominare 3 cittadini, i quali ragunandosi con loro hanno la medesima autorità di loro. [29] Sta questo consiglio uno anno, quello de’ 36 sei mesi, e hanno solamente questo divieto, che non possono essere rifatti del nuovo quelli che sono del vecchio. [30] Il consiglio de’ 36 rifà se medesimo; il generale è fatto dalla Signoria e da 12 cittadini squittinati dai 36. [31] È questo Consiglio generale il principe della città, perché fa legge e di­sfalle; fa triegue, amicizie, confina, ammazza cittadini, e in fine non ha appello, né alcuna cosa che lo freni, pure che una cosa sia vinta per i 3/4 di esso. [32] Hanno, oltre a’ soprascritti ordini, 3 segretarii i quali stanno 6 mesi. [33] L’offizio di questi è, come diremo noi, spie, o con piú onesto nome, guardie dello stato. [34] Questi possono un forestiero, senza altra consulta, cacciarlo o ucciderlo; vegghiono le cose della città; se intendono cosa che sia per offendere lo stato, e che riguardi i cittadini, e’ la referiscono al Gonfaloniere, alla Signoria, a’ Consigli e a’ Colloquii, accioché la sia esaminata e corretta. [35] Hanno, oltre a questi, 3 altri cittadini che stanno 6 mesi, i quali chiamano condottieri, che hanno autorità di soldare fanti e altri soldati. [36] Hanno un podestà forestiero che ha autorità nelle cose civili e criminali sopra i cittadini e sopra ciascuno. [37] Hanno di poi magistrati sopra i mercatanti, sopra le arti, sopra le vie e edificii pubblici, come hanno tutte le altre città. [38] Con i quali modi sono vivuti sino ad ora, e infra tanti potenti inimici si sono mantenuti. [39] Né si può dallo effetto se non generalmente lodarli; pure io voglio che noi consideriamo quello che in questo governo è di buono o di reo. [40] Il non avere la Signoria autorità sopra i cittadini è benissimo ordinato, perché cosí hanno osservato le buone repubbliche: i consoli romani, il Doge e la Signoria di Vinegia non avevano e non hanno autorità alcuna sopra i loro cittadini, perché egli è tanto per se stesso riputato il primo segno di una repubblica, che se tu gli aggiugni l’autorità, conviene che in brevissimi tempi faccia mali effetti. [41] Sta ben male un capo di repubblica senza maestà, come sta in Lucca, perché stando duoi mesi e avendo i divieti lunghi, di necessità vi siede uomini non reputati: il quale ordine non è buono, perché quella maestà e quella prudenza che non è nel publico si cerca a casa il privato. [42] Di qui nasce che eglino hanno bisogno di fare i Colloqui de’ cittadini, che non sono né nei magistrati, né nei consigli: il che nelle repubbliche bene ordinate non si usa. [43] E se si considererà chi siede de’ Signori a Vinegia, o chi era consolo a Roma, vedrà che i capi dello stato loro, se non hanno autorità, hanno maestà, perché come egli è bene che manchino dell’una, cosí è male che manchino dell’altra. [44] Il modo come e’ distribuiscono la Signoria e gli officii è buono, civile e ben considerato. [45] Vero è che devia dall’ordine delle passate repubbliche, perché in quelle il numero maggiore ha distribuito, il mezzano consigliato, il minore esequito. [46] A Roma il popolo distribuiva, il senato consigliava, i Consoli e gli altri minori magistrati esequivano; a Vinegia il Consiglio distribuisce, i Pregai consigliano, la Signoria eseguisce. [47] In Lucca sono confusi questi ordini, perché il numero di meno distribuisce, il minore e il maggiore parte consiglia e parte eseguisce; e benché nella repubblica di Lucca e’ non torni male, nondimanco non deve alcuno che ordini una repubblica imitarlo. [48] La cagione perché non torna male è perché gli onori e gli utili in quella città sono cerchi con poca ambizione, perché dall’un canto e’ son deboli, dall’altro chi li arebbe a cercare è ricco, e stima piú le sue faccende che quelli, e per questo si viene a curarsi meno di chi gli amministri. [49] Ancora il poco numero de’ cittadini che vi sono, e non essere i consigli a vita, ma per sei mesi, fa che ciascuno ne chiede e spera essere; dipoi quella autorità ch’e’ Signori hanno di nominare in ogni consiglio 2 o 3 per uno, fa quietare dimolti animi, perché molti che non credono vincere e’ partiti, credono avere amicizia con uno che ve gli facci ragunare, in modo che gli importa loro meno che distribuisca quel de’ 36 o quel de’ 72. [50] Hanno ancora in ragunare questi consigli un altro ordine, che serve a satisfazione del popolo e ad abbreviare le faccende: che se, quando e’ si raguna il Consiglio e sono passati i termini tra i quali i consiglieri vi debbono essere, e’ ve ne manchi alcuno, la Signoria può mandare fuori i suoi sergenti, e i primi cittadini che truovano condurre in consiglio per riempire i defetti del numero. [51] È ancora bene ordinato che il Consiglio generale abbi autorità sopra i cittadini, perché è uno grande freno a gastigare quelli si facessino grandi. [52] Ma e’ non è già bene ordinato che non vi sia ancora uno magistrato di pochi cittadini, come dire 4 o 6, che possino gastigare, perché qualunque l’uno di questi duoi modi che manchi nella repubblica fa disordine; il numero grande serve a gastigare e’ grandi e l’ambizione de’ ricchi; il numero piccolo serve a fare paura agli....., e a frenare la insolenza de’ giovani, perché ogni dí in una città occorrono cose che il numero grosso non può correggere: di che nasce ch’e’ giovani pigliano audacia, la gioventú si corrompe, e corrotta può diventare strumento dell’ambizione. [53] Lucca adunque mancando di questo grado che frenassi la gioventú, cognobbe questa insolenza essere cresciuta, e causare cattivi effetti nella città, donde che per frenarla fece una legge molti anni sono, che si chiama «Legge de’ discoli», che vuole dire degli insolenti e male costumati, per la quale si provede, che in Consiglio generale ogni anno dua volte, di settembre e di marzo, tutti quelli che vi sono ragunati, scrivino quale pare da confinare fuori del loro stato; leggonsi poi gli scritti, e qualunque è nominato dieci volte o piú, va a partito; e se il partito si vince per i tre quarti, e’ s’intende confinato per tre anni fuora del paese loro. [54] Fu questa legge benissimo considerata, e ha fatto un gran bene a quella repubblica, perché da l’un canto ella è un gran freno agli uomini, da l’altro non può fare moltitudine di confinati, perché da’ primi tre anni che la fu fatta in fuori, tanti, ragguagliato, ne ritorna, quanti ne esce. [55] Ma quella non basta, perché i giovani che sono nobili, ricchi e di gran parentado, rispetto alla strettezza del partito, non ne temono, e vedesi che in questi tempi vi è surto una famiglia, che si chiamano quelli di Poggio, dalla quale nasce ogni dí esempli non buoni in una repubblica buona e per infino ad ora non ci hanno trovato rimedio. [56] Parrà forse ad alcuno che sia disordine che tutti e’ partiti de’ Lucchesi si abbino a vincere per 3/4; al che si risponde che, travagliandosi le cose nelle repubbliche sempre da il sí al no, è molto piú pericoloso in quelle il sí, che il no; e piú hanno avvertire a coloro che vogliono che e’ si faccia, che a quelli che non vogliono che si faccia, e per questo si giudica meno male, che e’ pochi possino facilmente tenere che e’ non si facci un bene, che e’ possino facilmente fare un male. [57] Nondimanco se questa dificultà sta bene, la non sta bene generale, perché sono dimolte cose che sarebbe bene facilitarle; e questa del gastigare i loro cittadini è una; perché se la pena loro si avessi a dichiarare per i 2/3, i parentadi e le amicizie potrebbono con piú dificultà impedirle. [58] Questo è in effetto quanto si può dire del governo drento di Lucca, e ciò che in esso sia di buono o di reo.